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NUOVO

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Quindicinale di calcio... e non solo

Anno V n.4

Direttore Massimo Taggiasco

28 febbraio 2013

L’Orso ha fame di vittoria!

MASSIMO TAGGIASCO

ncora una partita fondamentale, ancora una gara in cui bisogna riempire il Moccagatta. Arriva il Savona, secondo in classifica, con 8 punti in più dei grigi, che, però, hanno una gara da recuperare. Insomma, siamo al momento decisivo della stagione: possiamo ritrovarci, a breve, a sole due lunghezze dai liguri. Tutto è ancora in discussione e molte sono le formazioni in lotta per accedere

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ai play-off, dal momento che anche il Mantova, attualmente in nona posizione, non può certo essere considerato escluso dai giochi. L’Orso Grigio sembra avere ritrovato slancio ed entusiasmo, grazie ad un Presidente che è arrivato al vertice della società nel momento più delicato della stagione. Tremavamo per il nostro futuro, eravamo quasi rassegnati al peggio, poi è arrivato Di Masi e tutte le prospettive sono mutate. Come sempre, ci riserviamo di dare un giudizio definitivo e più ragionato quando avremo precisi riscontri concreti. Il calcio, però, è fatto anche di sogni ed illusioni che a volte si trasformano in realtà: la nostra impressione, al momento, è ottima. Godiamoci questo momento, nella convinzione che anche la squadra stia avvertendo il vento positivo del cambiamento. I ragazzi in maglia grigia hanno dimostra-

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A pag. 4 nostra intervista esclusiva al mister del Savona Ninni Corda

to sempre grande impegno e volontà: ci pare che ultimamente si sia aggiunto un elemento in più, quella convinzione nei propri mezzi che ha ormai contagiato tutto l’ambiente. Nella gara contro il Bassano, che ha dato concretezza alle nostre speranze, si è anche visto più pubblico (e più entusiasta) sugli spalti del vecchio ‘Mocca’. Ora, una vittoria col Savona dimostrerebbe a tutti che l’Alessandria c’è, forte e agguerrita come (e forse più) di tutte le dirette concorrenti. È il momento di crederci, di sostenere i ragazzi in modo compatto ed entusiasta: siamo ad un punto di svolta per scrivere una nuova storia, per tornare grandi. Hurrà Grigi.

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anno V n.4

HURRÀ GRIGI

STATISTICHE Il Savona vince la quarta partita consecutiva e torna a vedere la vetta

La Pro Patria inciampa a Venezia Si riapre la corsa al primo posto 24ª GIORNATA rinv.

25ª GIORNATA (3 mar. - ore 14,30)

CLASSIFICA

MILAZZO

BELLARIA IGEA MARINA

SQUADRE

V

N

P GF GS DR

PRO PATRIA

50 24 15

5

4 53 28

25

CASTIGLIONE

SAVONA

47 24 14

5

5 38 20

18

RENATE

FANO ALMA JUVENTUS

CASTIGLIONE

44 24 12

8

4 29 15

14

PRO PATRIA

FORLÌ

RENATE

41 23 13

2

8 45 30

15

BASSANO VIRTUS

GIACOMENSE

BASSANO VIRTUS

40 24 11

7

6 31 22

9

ALESSANDRIA

SAVONA

ALESSANDRIA

39 23 11

6

6 36 21

15

MANTOVA

UNIONE VENEZIA

FORLÌ (-1)

38 23 11

6

6 43 21

22

MONZA

VALLÉE D’AOSTE

UNIONE VENEZIA

38 24 10

8

6 34 31

3

MANTOVA

34 24

9

7

8 36 40

-4

MONZA (-6)

31 23

9 10

4 33 24

9

SANTARCANGELO

24 23

5

9

9 22 29

-7

VALLÉE D’AOSTE (-1) 24 23

6

7 10 27 43 -16

BELLARIA IGEA

23 23

5

8 10 24 33

GIACOMENSE

21 24

5

6 13 28 39 -11

RIMINI

20 24

3 11 10 21 28

FANO (-1)

20 24

5

6 13 27 47 -20

CASALE (-5)

15 23

4

8 11 25 38 -13

9 24

0

9 15 16 59 -43

VALLÉE D’AOSTE

ALESSANDRIA

CASTIGLIONE

FANO ALMA JUVENTUS 1-2

RIMINI

CASALE

GIACOMENSE

MANTOVA

1-2

SANTARCANGELO

SAVONA

MILAZZO

1-0

CASALE

MONZA

UNIONE VENEZIA

PRO PATRIA

FORLÌ

RENATE

rinv.

BASSANO VIRTUS

RIMINI

1-0

BELLARIA IGEA

SANTARCANGELO

rinv. 2-0

rinv.

Vallée d’Aoste-Alessandria La Lega Pro ha disposto che Vallée d’Aoste-Alessandria sarà recuperata mercoledì 13 marzo presso lo Stadio Comunale ‘F. Cerutti’ di San Giusto Canavese (TO) con inizio alle 14,30.

MARCATORI

26ª GIORNATA (10 mar. - ore 14,30) CASTIGLIONE

ALESSANDRIA

CASALE

MANTOVA

MONZA

RENATE

BELLARIA IGEA

BASSANO VIRTUS

18 reti Francesco VIRDIS

(Savona)

SAVONA

FORLÌ

16 reti Andrea BRIGHENTI

(Renate)

VALLEÉ D’AOSTE

PRO PATRIA

15 reti Matteo SERAFINI

(Pro Patria)

UNIONE VENEZIA

RIMINI

GIACOMENSE

MILAZZO

FANO

SANTARCANGELO

Massimiliano VARRICCHIO (Giacomense) 13 reti Fausto FERRARI

(Castiglione)

MILAZZO

Se volete ricevere ‘Nuovo Hurrà Grigi’ gratis in anteprima sul vostro computer potete richiedere il pdf a bassa risoluzione inviando una mail all’indirizzo: redazione@nuovohurragrigi.com. Già il venerdì che precede le partite in casa potete comunque sfogliare il giornale sulla nostra pagina Facebook

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28 feb. 2013

HURRÀ GRIGI

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SEGNI PARTICOLARI: GRIGIO di Beatrice Bruno

Degano... qualcosa di speciale redo sia arrivato il momento. Ho sempre avuto il timore di quando e come descrivere questo ragazzo... ma quando se non alla vigilia di un match così importante? È sempre stato al centro delle polemiche della stagione 2011-2012. Ha passato un anno davvero difficile, ma appena è ritornato ha dichiarato: «quest’anno è un’altra vita, non voglio far paragoni». Daniele Degano. Il nostro numero dieci. Quel ragazzo dai grandi piedi, dalla personalità contorta e dallo stile particolare. Ho cercato mille modi per descrivere la sua carriera, la sua storia e il suo rapporto con la tifoseria in modo più oggettivo possibile, ma non ci sono riuscita. Scriverò come sono in grado di fare: con il cuore. Daniele è arrivato ad agosto 2011 in Alessandria, orgoglioso della sua scelta. Ha iniziato con il piede giusto, segnando ben sei gol. Ma qualcosa è andato storto. Nessuno sa dire da cosa sia partito questo conflitto tra la sua personalità e quella dei tifosi. Si sapeva che all’interno della squadra non c’erano molte simpatie, ma si pensava fosse una tensione circoscritta. Nel giro di poche settimane, non si riuscì più a farlo giocare. Momenti di debolezza, momenti in cui era meglio abbassare la testa e nascondersi in un angolo. Momenti in cui se tutto andava male lui era il capro espiatorio. Una reazione esagerata da parte dei tifo-

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si? O una semplice vendetta nei confronti del suo modo di porsi in partita? Chi lo sa. Personalmente ho sempre visto qualcosa di speciale in quel ragazzo, che ho difeso fino alla fine. A dicembre venne ricoverato in ospedale, per un problema ai polmoni. Venne operato, passando il Natale all’ospedale. Dopo, la partenza per Rimini, dove fu ceduto in prestito. Poi quel 18 febbraio. Alla partita del centenario ha partecipato anche lui, si, da avversario. In modo diverso dagli altri calciatori... ma anche lui può vantarsi dicendo: «anche io ho partecipato, io c’ero» e magari potrebbe anche

Daniele Degano è nato a Crema il 21 settembre 1982. Con i Grigi 31 presenze e 14 reti

scappargli un: «non si poteva rovinare la festa di questo club e della sua fantastica storia!». E chissà perché il fato ha voluto così. Chissà perché il destino dei nostri colori si è incrociato con il destino di questo ragazzo. Passò in fretta l’estate e a fine luglio si rivide il suo nome in rosa. La società lo mise sul mercato, ma non ricevette alcune offerte importanti. Decise di restare. Iniziò proprio con il ritiro a Bra, il periodo che io ho chiamato ‘della rinascita’. La prima dichiarazione di mister Cusatis sulla questione Degano fu: «porterò questo giocatore ad essere amato da questa piazza, ha la testa e i piedi per diventare leader». Fano-Alessandria: la rivincita nei confronti della sorte avversa. Titoli dei giornali: ‘Degano segna e fa segnare, quest’anno è un’altra storia’ e ‘Alessandria, sei gol per la storia e due per Degano’. Era iniziato tutto da capo. Quell’orribile stagione precedente era stata cancellata, gli si era messa un’enorme pietra sopra. Si era chiusa un porta e si era aperto un portone. Ed ora eccoci qua, a pochi minuti dall’inizio di questa gara importantissima. Con un Degano che sta bene e che fa bene. Con un Degano che è capocannoniere della squadra ma che non segna da un paio di mesi. Beh, questa è la partita giusta per rigonfiare la rete. Per sentir urlare ancora una volta ‘DANIELE DEGANO’ da tutto lo stadio. Per vedere esultare un ragazzo che ha sofferto e una curva che se lo merita più che chiunque altro. Forza Daniele, facci sognare!

NEXT GENERATION SERIES GIOVEDÌ 7 MARZO ALLE 20,30 AL ‘MOCCAGATTA’

Sfida secca per la Juventus La Primavera della Juventus è pronta a calare il poker ad Alessandria. Per la quarta volta in questa stagione, i giovani bianconeri scenderanno sul terreno del Moccagatta per una gara della Next Generation Series, la Champions League dei campioni del futuro. Giovedì 7 marzo, alle ore 20.30, la squadra allenata da Marco Baroni affronterà i norvegesi del Rosenborg. Il match è valido per gli ottavi di finale, sarà quindi una sfida secca, da dentro o fuori, e per questo ancora più entusiasmante. I ragazzi bianconeri proveranno ad allungare ancora la serie positiva al Moccagatta, stadio nel quale non hanno mai perso nella fase eliminatoria. Nelle tre gare finora disputate ad Alessandria, la Primavera della Juventus ha raccolto due pareggi (3-3 con il Fenerbahce e 1-1 con il Manchester City) e la vittoria per 2-0 sul Paris Saint-Germain, una delle migliori formazioni europee a livello di Settore Giovanile. Viareggio Cup a parte, in cui è uscita prematuramente agli ottavi di finale, la Primavera juventina sta disputando una grande stagione. Oltre agli ottavi di NextGen, è in fi-

nale di Coppa Italia (la prossima settimana c’è la gara d’andata con il Napoli) ed è saldamente al comando del proprio girone di campionato. Merito di una lunghissima serie positiva di risultati, ottenuta con prestazioni brillanti e spettacolari. Un motivo in più per non perdersi la sfida di giovedì al Moccagatta con il Rosenborg.

GLI AVVERSARI SAVONA REDUCE DA 4 SUCCESSI

Noi vogliamo questa vittoria

LA ROSA DEL SAVONA PORTIERI Simone ARESTI (1986), Alessandro GOZZI (1993); DIFENSORI Nicolò ANTONELLI (1990), Lorenzo BELFIORE (1993), Tommaso CANCELLONI TOMMASO (1992), Ivan MARCONI (1989), Francesco QUINTAVALLA (1982), Davide SENTINELLI (1979), Marco TAINO (1993); CENTROCAMPISTI Davide AGAZZI (1993), Alessio ARACU (1994), Fabrizio Massimo BRAMATI (1993), Ignazio CARTA (1991), Luca CATTANEO (1989), Gianfilippo DAL POGGETTO (1992), Angelo Giacomo DEMARTIS (1984), Mattia GALLON (1992), Federico GENTILE (1985), Manuel LA ROSA (1992), Francesco MANNONI (1992), Nicola MAZZOTTI (1987), Daniele MOLINO (1987), Andrea PIOVANO (1993); ATTACCANTI Enrico FANTINI (1976), Andrea ROCCA (1994), Jacopo SBRAVATI (1990), Luigi SCOTTO (1990), Francesco VIRDIS (1985). ALLENATORE Ninni CORDA.

Dopo la trasferta ‘di fuoco’ a San Giusto Canavese, rinviata per ‘neve’, l’Alessandria dovrà affrontare uno dei match più importanti e sentiti del girone, contro il Savona: squadra guidata da Ninni Corda, che per buona parte del campionato è stata in testa alla classifica, ora invece a 3 dalla capolista ProPatria. Noi tifosi crediamo ci sia una maledizione che avvolge il Savona, in quanto negli ultimi anni non siamo mai riusciti a conquistare i tre punti. Ma c’è sempre una prima volta... e quale ambiente migliore di questo? Società finalmente solida e con grandi progetti; un pubblico che sembra si stia svegliando da un luuuuuuungo letargo; tifosi che, nonostante i limiti della squadra, sono disposti a tutto pur di incitare i ragazzi fino al termine della partita. Credere in quest’Alessandria è d’obbligo. Ma è ancora più obbligatorio credere nei nostri sogni e nel nostro futuro. Nessuno meglio di noi si meriterebbe di

disputare e soprattuto di vincere questi maledetti playoff! L’ultima gara contro il Savona, disputata al Bacigalupo all’andata non è stata particolarmente piacevole. Nonostante il rigore sbagliato da Degano, non si giocò una grande partita. Dopo aver messo ko il Bassano con, a mio parere un’ottima prestazione, tocca a quest’altra ‘big’ cadere a terra. Una vittoria sarebbe rassicurante e potrebbe convincere gli incerti, ma soprattutto i pessimisti e i gufi che quest’Alessandria può competere con le migliori squadre del girone e magari anche portare a casa punti molto importanti per l’attuale classifica che vede molte squadre ‘ammassate’ in zona playoff. Non ci resta che incrociare le dita, indossare la sciarpa e i portafortuna che ci fanno compagnia ogni domenica e sostenere i ragazzi, cantando insieme: ‘NOI VOGLIAMO QUESTA VITTORIA!!’ [Beatrice Bruno]


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anno V n.4

HURRÀ GRIGI

IL MISTER DEL SAVONA «La sfida con i Grigi è ancor più sentita del derby con L’Entella»

La partita vista da Ninni Corda MARIO BOCCHIO

L’INTERVISTA con Silvio Bolloli

uella tra l’Alessandria e il Savona non è mai una partita come le altre, i Grigi infatti nella città portuale sempre stati percepiti come acerrimi avversari. Una rivalità che affonda le sue radici negli anni ‘80, anni caldi, in tutti i sensi. Lo stadio ‘Bacigalupo’ all’epoca era ‘spennellato’ di scritte anti-Grigi, se le ricorderanno i tifosi più datati. Due piazze importanti, blasone, colori, e molto seguito, almeno allora era così. AlessandriaSavona, e Savona-Alessandria sono sempre state partite da bollino rosso. Poi i Grigi percorsero altri sentieri e si affacciarono a palcoscenici importanti, il Savona viceversa si sorbì venti e passa anni di anonimato nelle categorie inferiori. Sostanzialmente la differenza è questa. Oggi molte cose sono cambiate.

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«Siamo consci che domenica andiamo ad affrontare la squadra più completa del campionato». L’allenatore Ninni Corda ha appena incassato i tre punti della gara col Milazzo, ma si vede che non è affatto soddisfatto del rendimento della sua squadra. Quel primo tempo di abulìa ed incapacità di scrollarsi di dosso l’avversario, è lì che grida vendetta. Ma i tifosi pur con qualche critica al ‘non gioco’ della squadra, preparano l’invasione di Alessandria. Il morale è alle stelle. «Sono la nostra forza e non smetterò mai di ringraziarli» ha sempre detto il tecnico savonese di loro e con ragione. D’altronde il sostegno della tifoseria lontano dal ‘Bacigalupo’ è stato fondamentale per uscire dal momento di impasse. Gli ultimi successi in campionato hanno rilanciato prepotentemente il Savona verso la promozione in Prima Divisione e la tifoseria biancoblù si è organizzata e prepara un vero e proprio esodo verso la nostra città. Si calcola che si muoveranno in più di 200 per assistere ad una partita che promette spettacolo in campo e sugli spalti, per le note acerrime rivalità tra i supporters dell’Orso Grigio e del Delfino Biancoblu. Dall’infermeria ligure arrivano buone notizie. Demartis, reduce dalla microfrattura ad un piede, ha ripreso ad allenarsi con il gruppo ed appaiono in netto miglioramento anche le condizioni di Quintavalla, che ha lavorato a tratti coi compagni. Ancora a parte Gallon e Molino, sempre dolorante al dito del piede fratturato e Cancelloni, problemi alla caviglia. Sicuramente out Mazzotti, per il ginocchio.

Più utili che belli

Non ci sono neanche squalificati: Cattaneo e Marconi, ammoniti domenica, sono entrati solo in diffida. Fra i Grigi mancherà invece Gambaretti, squalificato già per il match di San Giusto Canavese, rinviato poi per neve. Mister Corda ha caricato a dovere i suoi. «Dobbiamo prepararci al meglio - sottolinea -, perché quella con l’Alessandria è una sfida sentitissima, ancor più del derby con l’Entella. Abbiamo già vinto in Coppa Italia e campionato, ma sappiamo bene che loro sono una squadra di grandissimo valore. Per quanto ci riguarda, non voglio più assistere in campo ad un’esibizione come quella del primo tempo di domenica scorsa. Spettacolo che mi sforzo di dimenticare in fretta per non perdere ulteriormente la pazienza». E Corda non scherza affatto. Domenica, tra il primo ed il secondo tempo della gara col Milazzo, nello spogliatoio, sembra che Corda abbia perso le staffe e siano volati bicchieri (di carta) pieni del consueto the ad altezza d’uomo. Le urla del mister si sono udite per tutto lo spogliatoio, mentre nessuno nello stanzone fiatava. Anche se la prova di Aresti e compagni non è stata esaltante, però il risultato è arrivato e, complice il harakiri del Castiglione, anche il secondo posto in classifica, in perfetta solitudine. «È vero, nell’intervallo ero arrabbiatissimo - conferma Corda . Non riuscivamo a giocare come volevamo e ho dovuto farmi sentire, gridando al punto che probabilmente ho perso qualche giorno di vita. Altri venti me li ha poi fatti perdere Fantini nel finale, fallendo quelle clamorose occasioni. Comunque nella ripresa le cose sono andate decisamente meglio e, dopo aver sbloccato il risultato, il torto è stato non chiudere prima il match. Anche su questo dovremo lavorare molto, perché complessivamente non abbiamo fatto una gran gara». Pro Patria battuto a Venezia e Castiglione ko in casa col Fano. Cosa significa? «Che è un campionato imprevedibile e molto equilibrato - sottolinea il tecnico sardo che sogna di poter un giorno allenare il Cagliari -. Non ci sono risultati scontati. Il settimo posto non è lontano e bisognerà mantenere altissima la concentrazione, perché chi sta dietro può far presto a recuperare». Fissa una tabella di marcia anche il difensore Davide Sentinelli, appena arrivato dal

Cuneo, che sta dando un contributo fondamentale in termini di qualità ed esperienza. «Bisogna fare più punti possibile da qui alla sfida diretta contro il Castiglione - dichiara -, che potrebbe essere decisiva. Ovvero, dobbiamo trasformare il nostro campo di casa in un fortino inespugnabile e, come già accaduto a Mantova, tornare dalle trasferte con più punti possibile, a cominciare da domenica contro l’Alessandria». «L’Alessandria rimane una delle favorite al salto di categoria. Quali sono i punti di forza dei Grigi? Cusatis gioca col 4-3-3 e il tridente Ferretti, Degano, Fanucchi è molto temibile. In particolare dovremo curare Degano con grandissima attenzione. Occhio anche a Rossi, un ex che qui a Savona l’anno scorso ha lasciato un buon ricordo», conclude il Mmister degli Striscioni.

Arriviamo allo scontro con il Savona dopo un turno di stop forzato causa neve… «A giudizio di entrambi gli allenatori (Giovanni Cusatis e Benito Carbone) non disputare l’incontro è stata una scelta di puro buonsenso poiché il rischio-infortuni sarebbe stato troppo elevato. Peraltro, la sosta può consentire agli alessandrini di affrontare in condizioni di maggior freschezza un’avversaria impegnativa come il Savona.» Quindi, dopo la sfida di Bassano, siamo di fronte ad un altro spareggio play-off… «La partita casalinga contro il Savona sarà utile non solo quale scontro diretto in piena zona promozione, ma servirà anche a saggiare la solidità e la maturità dell’undici grigio-nero.» ...che sino ad ora hanno suscitato più di una riserva… «Mi pare che su quest’argomento ci siamo già soffermati nel corso del nostro ultimo colloquio: semplificando, penso che l’Alessandria, quest’anno, sia l’esatto opposto di come Gianni Agnelli definiva Zidane.» Cioè, scusa??? «L’Avvocato diceva che Zidane era più bello che utile: io penso che

questa Alessandria sia più utile che bella. Anzi, diciamo pure che è una squadra anche un po’ bruttina da vedere ma che però, alla resa dei conti, si rivela redditizia nel risultato.» Dunque resti convinto delle tue idee? «Lo dicono i numeri, con una difesa (da molti considerata scarsa all’inizio del campionato) che, alla resa dei conti, ha incassato meno di un goal a partita, e un attacco non lontano dalla media delle due reti ad incontro.» Sai che molti non la pensano come te… «Evidentemente pensano che i Grigi dispongano di un potenziale tecnico molto elevato che, per svariate ragioni (magari per colpa dell’allenatore), non riescono ad esprimere. Io, invece, credo che questa sia una squadra operaia con poche, pochissime, individualità di lusso.» Resta il fatto che domenica sarà dura… «Tireremo le somme al fischio finale, ma ti dico sin d’ora che dovremo aspettarci un Savona più compatto e probabilmente bello da vedere, a fronte di un’Alessandria magari meno elegante ma certamente determinata a non farsi sopraffare.»

Nuovo Hurrà Grigi Corso Roma 85 15121 Alessandria Tel./Fax 0131 267842 Registrazione al Tribunale di Alessandria n. 627 del 28 sett. 2009 Proprietà Vento Largo di Cinzia Ariatti Corso Roma 85 - 15121 Alessandria

Stampa Aga Grafica Corso Carlo Brunet 13 - 12100 Cuneo Tel. 0171 695997 info@nuovohurragrigi.com redazione@nuovohurragrigi.com pubblicita@nuovohurragrigi.com

EVENTO LA SERA DEL VENERDÌ 1 MARZO GRANDE FESTA NEI LOCALI

L’aperitivo alla Marengo apre la festa di Golosaria Inizia ad Alessandria la festa di Golosaria, la rassegna di cultura e gusto ideata da Paolo Massobrio che quest’anno compie sette anni, e poi si snoda per tutte le colline del Monferrato alessandrino il week-end del 2-3 marzo. Ma l’atto primo della festa sarà proprio L’Aperitivo alla Marengo, giunto ormai alla quarta edizione. Il venerdì primo marzo, dalle 19, i locali della movida alessandrini si animeranno con gli inediti cocktail fatti con il Brut Marengo, da gustare con specialità locali, ricordando Gigi Capra e i personaggi del bien vivre alessandrino. Poche ore prima, alle 17,30, il momento ufficiale: a Palazzo Monferrato durante la conferenza stampa di Golosaria, verranno premiati i cocktail vincitori della ‘di Marengo’, realizzati a partire dal Brut Marengo (i cocktail saranno assaggiati nella serata di giovedì 28 febbraio da una giuria di esperti che comprende anche Piccinelli, autore della Guida al Piacere e al Divertimento). Saranno ricordate le origini dell’aperitivo alessandrino, un rito usuale in città già nel dopoguerra tra le operaie della Borsalino, e sarà presentato il terzo vino del Progetto Marengo: il Metodo Classico. Poi si animerà la festa nelle vie del centro. Diciotto i locali che hanno aderito all’iniziativa. Fantasiosi i nomi dei cocktail in gara, dall’Americano gStorto h dei Due Storti; al Cittadella del Gipsy’s, che rende omaggio al monumento della città da poco dichiarato luogo del cuore Fai; nomi futuristici come Icup del Ibar e Hop’n Vegan del Hop; o ispirati alla storia come il Novelli Marengo dell’Hemingway e il Napoleone Più Più della Vineria Mezzo Litro, vincitrice della scorsa edizione con il cocktail Napoleone. Sfiziosi gli assaggi di accompagnamento come il rabaton e pollo marinaro fatto con i gamberoni del Brillo Parlante; le degustazione di formaggi abbinamenti agrodolcidello Zogra; il di cardi su crema di Montebore del Caffè

degli Artisti. Alcuni locali puntano su menu di sostanza come la Casa del Moka, con carne cruda all’albese e vitello tonnato; la Cremeria della Piazza con i rabaton e il Nos3ss con gli agnolotti. Altri su assaggi raffinati come le verdure fresche in pinzimonio e finta bagna caoda del Bio Cafè e il di brisé al caprino ed erba cipollina dell’Escobar. Ci sarà l’intrattenimento musicale al Quarantuno con festa a tema anni’70, ma anche alla Vineria Mezzo Litro, al Treno Bar e al Gipsy’s. In definitiva ci saranno proposte per tutti i gusti e una gran voglia di visitare, se non tutti e diciotto i locali, almeno una buona parte per non perdersi nulla di questa atmosfera di inizio festa. L’invito è a prepararsi un itinerario per vivere al meglio il magico week-end di Golosaria, scegliendo i locali da visitare il venerdì sera e gli eventi fuori città del sabato e della domenica sul sito: www.golosaria.it.


28 feb. 2013

HURRÀ GRIGI

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PUNTO GRIGIO di Giovanni Mediliano

Inizia un nuovo campionato PARLA L’ORSO di Beatrice Bruno

Vogliamo degli under... e non solo in campo!

Dopo lo stop dovuto alla neve, contro il Savona si parte per la volata finale: i Grigi ci sono! artiamo pure dal presupposto che quella tra i Grigi e il Savona non è mai stata e non potrà essere mai una partita come le altre: troppa la rivalità maturata in anni e anni di sfide; troppi i campionati che hanno visto noi e loro contrapposti con analoghi obiettivi; troppo il peso di questi tre punti in ballo che potranno rivelarsi determinanti sull’esito delle rispettive stagioni. Vincere questa gara, oltre ai tre punti, potrebbe significare per i biancazzurri la quasi certezza di un trionfo inseguito già fin da quest’estate, per i grigi, invece, la possibilità di inserirsi in un discorso di promozione diretta sognato in estate, abbandonato in

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autunno e rifattosi ben concreto dopo l’avvento del nuovo patron Luca Di Masi. Patron che a questi tre punti guarda con molto interesse: non gli bastano più pareggini stiracchiati o vittorie risicate, ora vuole punti e spettacolo: questo chiede a mister Cusatis, oggi più che mai messo sotto osservazione per il presente e, soprattutto, per il futuro. Di Masi Vuole vincere, vuole iscriversi a campionati più impegnativi, vuole mantener fede alle promesse fatte al momento del suo insediamento ufficiale: grigi sul podio del calcio piemontese! Cusatis ne ha già recepito il messaggio: contro il Valle d’Aosta aveva già deciso che sa-

Così si presentavano domenica scorsa il campo e gli spalti dello Stadio Comunale ‘F. Cerutti’ di San Giusto Canavese

rebbe sceso in campo senza tener conto della presenza di giovani che garantiscano contributi economici; in campo più esperienza e determinazione, in cassa meno soldi, in classifica (forse) più punti.Con l’arrivo di marzo, giunge anche il momento di lanciare la volata finale. I grigi ci arrivano nel migliore dei modi, con la carica giusta di chi i momenti più difficili li ha ormai alle spalle; con una squadra in salute, sia dal punto di vista atletico che economico, con una classifica intrigante. Forza ragazzi, ora tocca a voi! Tornate a riempire il Moccagatta, tornate a far sognare una tifoseria pronta a sostenervi sempre.

In questa uscita intendo parlare del problema ‘giovani allo stadio’. Io, da buona quattordicenne, sono entrata per la prima volta al Moccagatta all’età di sette anni ma di fatto sono consapevole che non tutti i giovani hanno o hanno avuto un’opportunità come la mia. Ma dei Grigi ci si innamora a qualsiasi età, in qualsiasi periodo e in qualunque luogo. Ne è la testimonianza il nostro presidente, che si è avvicinato alla nostra squadra in un momento davvero deludente dal punto di vista calcistico. Ma la maglia, i colori, le persone e l’ambiente sono qualcosa di indescrivibile. Qualcosa che si prova solo tra quelle quattro mura e solo per quei colori. È inutile che continui, perché noi quelle sensazioni le conosciamo fin troppo bene. È ora di farle provare anche ai ragazzi più giovani. Il calcio è un mondo bellissimo e bisogna apprezzarne ogni sua sfumatura. Il calcio non è solo serie A, Champions League, Europei e Mondiali.

Il calcio è molto di più. Nascono proprio negli stadi come il nostro, nelle squadre come la nostra, con dei tifosi come i nostri, gli amori più grandi. Si parte dalle piccole cose, per poi arrivare in alto. Ma dobbiamo cercare di smuovere questi giovani dalla loro play station, dalla loro televisione... perché le vere emozioni si vivono qui. Qui si ride, si scherza, si canta e si esulta, capita anche di fischiare e insultare. Ma come esistono le emozioni positive esistono anche quelle negative e senza quelle negative, le positive perderebbero di valore. Portiamo questi giovani al Moccagatta. Il presidente ha delle idee molto chiare su tutto ciò, ma anche noi dobbiamo contribuire. La nuova generazione ha bisogno di sapere cosa significa vivere questa passione. Noi siamo i futuri tifosi che popoleranno la gradinata. Senza di noi, non c’è futuro. In poche parole: Fanciot tutti allo stadio!!

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Venerdì 8 marzo

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anno V n.2

HURRÀ GRIGI

NOI ABBIAMO I GRIGI NEL CUORE di Gianmaria Zanier

Fausto Mamberti Quello che... ...sempre al seguito dei grigi! n un’epoca in cui le trasferte sono diventate sempre più proibitive, e le gare in casa purtroppo non sempre hanno quell’appeal necessario per riempire gli spalti del vecchio Moccagatta, sono sempre di più i tifosi grigi che decidono di ascoltare la radiocronaca e le interviste del dopo-partita trasmesse su Radio Alex. La voce di Fausto Mamberti è nota a tutti, ma noi di ‘Hurrà Grigi’ abbiamo pensato di incontrarlo per conoscerlo un po’ meglio. Ciao Fausto! Nel ringraziarti per aver accettato il nostro invito e complimentandoci per il vostro operato, approfittiamo dell’occasione per salutare anche i tuoi amici e colleghi Franco Tasca, Alessandro Trisoglio, Matteo Serra e Simone Lazzarone: noi ci ripromettiamo di sentirli nei nostri prossimi numeri... «Ti ringrazio, anche a nome delle persone che hai citato: noi ce la mettiamo tutta per offrire ai nostri amici radioascoltatori un servizio il più possibile esaustivo, sia per quanto riguarda l’Alessandria, sia per ciò che riguarda tutto il calcio della provincia...» A questo proposito e prima di incominciare con le domande che ti riguardano direttamente, mi viene in mente un altro ‘opinionista’ di eccezione, che ha commentato insieme a te la prima gara di campionato vinta 6-0 a Fano: stiamo parlando di Gigi Poggio, che è poi il Responsabile dell’Area Comunicazione dell’Alessandria. Visto il risultato finale, senza nulla togliere agli altri tuoi bravissimi colleghi, forse è il caso che Gigi venga a trovarvi più spesso durante le radiocronache... (Ride, N.d.A.) «In effetti, non poteva esserci un inizio di campionato migliore! Quel giorno, per

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una serie di motivi sia Alessandro Trisoglio sia Matteo Serra non potevano essere presenti e, d’accordo con Gigi Poggio, abbiamo deciso di fare insieme la radiocronaca. Vista la bella esperienza, a noi farebbe molto piacere riuscire a ‘riconvocarlo’ per qualche altra occasione: d’altra parte, sappiamo perfettamente come gli impegni di Gigi siano sempre piuttosto pressanti...» Parliamo un po’ dei tuoi inizi: siamo a metà degli anni ‘80 e tu conducevi le trasmissioni da studio per Radio BBSI... «Sì, è vero. Come tutti gli inizi, è stata una cosa molto emozionante ma anche un po’ ‘traumatica’, visto che si trattava di programmi di intrattenimento e ti assicuro che a volte improvvisare in radio non è affatto semplice... Ricordo ancora il cane da guardia storico della radio: era un barboncino molto simpatico, che aveva però il vizio di ringhiare sempre quando vedeva entrare le persone al mattino. Puoi immaginarti le difficoltà che a volte nascevano per evitare che si sentisse abbaiare durante le trasmissioni! Comunque, in quel periodo Bob Accardo aveva rilevato i diritti per trasmettere l’Inter (il radiocronista era Bruno Longhi, oggi volto noto dello sport sulle reti Mediaset) da Radio Montestella di Milano, e io e Silvio Ciavardini commentavamo in studio i risultati della Serie A». La tua prima vera radiocronaca risale invece al 1991, quando seguivi l’Acqui, la Valenzana e le amichevoli dei grigi... «Confermo. La prima partita dell’Alessandria che ho commentato credo sia stata una gara di Coppa Italia contro l’Empoli: nel frattempo, però, ero già passato a Radio Delta, dove ho seguito per un paio di anni, sempre da studio, le radiocronache dei grigi fatte da Enzo Pregnolato». ...poi, nel ‘94, a Radio Cosmo, mandavi in onda prima Raimondo Bovone e poi Tino Pastorino... «Anche quella è stata un’esperienza molto importante, perché hai citato due voci davvero ‘storiche’, e non solo per ciò riguar-

da strettamente l’Alessandria Calcio. Purtroppo, quando ripenso a quel periodo, il mio ricordo non può non andare anche all’alluvione del 6 Novembre 1994... Quel giorno dovevo raggiungere Radio Cosmo per raccontare tutto quello che stava succedendo e ci ho quasi rimesso l’auto: sono riuscito a ricuperarla, ma visti i danni subìti sono stato costretto a cambiarla poco tempo dopo!» Ciò che mi hai raccontato ti fa davvero molto onore: insomma, fin dall’inizio, il tuo obiettivo è stato quello di seguire la cronaca, sportiva e non... Ma è vero che il tuo sogno fin da bambino era proprio quello di fare il radiocronista, visto che allora ti piaceva imitare personaggi storici come Nando Martellini e Bruno Pizzul? «Eh, beh... stiamo parlando dei due telecronisti più importanti degli ultimi 40 anni! Insieme a loro, mi fa piacere citare anche Albertini, che alcuni anni fa trasmetteva dalla Televisione Svizzera Italiana. E, soprattutto, vorrei ricordare Beppe Viola...» ...Beppe Viola, certo! Pur essendo scomparso prematuramente nel 1982, per fortuna ancora oggi viene spesso ricordato per la sua ironia disincantata e il suo stile davvero unico... «Precisamente. Avevo solo 13 anni quando è mancato, ma è sempre stato un po’ il mio mo-

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dello. Di lui mi piaceva lo stile originale, e il suo particolare modo di vivere il mestiere del giornalista, toccando anche argomenti che all’epoca difficilmente venivano affrontati (ad esempio, come i giocatori vivevano il rapporto con il sesso). E poi, Beppe Viola non è stato solo un giornalista sportivo: basterebbe pensare alle collaborazioni con Enzo Jannacci (valga per tutti il famoso brano ‘Quelli che...’, poi servito anche da spunto per il programma condotto da Fazio) e con Age&Scarpelli, con cui scrisse la sceneggiatura del film ‘Romanzo Popolare’ del 1974, diretto da Mario Monicelli e interpretato da Ugo Tognazzi...» ...Un film davvero molto bello, che rappresenta in maniera perfetta un certo tipo di realtà milanese della metà degli anni ‘70: da ricordare anche il piccolo ruolo recitato da Beppe Viola, nei panni di una integerrima ‘maschera’ di un cinema... «È vero, me lo ricordo bene! E comunque, tornando in modo specifico all’ambito sportivo, in lui c’era sempre un fondo di ironia e una voglia di sdrammatizzare certe tensioni che servirebbe ancora oggi...» A proposito di tensioni e toni esasperati, e tornando al tuo ruolo di radiocronista, so che se potessi cancellare un brutto ricordo, la tua scelta cadrebbe inevitabilmente su Alessandria-

Lecco dell’anno scorso. Ricordo ancora la tua voce e quella di Alessandro Trisoglio nell’immediato e concitatissimo dopo-gara: effettivamente eravate molto spaventati da quello che stava succedendo e, soprattutto, da quello che sarebbe potuto accadere, se la situazione fosse ulteriormente degenerata... «Quello fu effettivamente un dopo-gara davvero ricco di tensioni: i tifosi avevano cercato di entrare negli spogliatoi, e io e Alessandro Trisoglio ci trovavamo esattamente in mezzo. Alla fine, per fortuna, tutto rientrò nella norma: lo spavento fu comunque tanto, perchè avevamo corso seri rischi per la nostra incolumità fisica... Pur non approvando le ragioni di una protesta così violenta, poi ho compreso come la rabbia a volte possa farti agire in modo sbagliato e irrazionale. Anche per questo, nel nostro piccolo, durante le radiocronache e i vari approfondimenti, cerchiamo sempre di sdrammatizzare ogni possibile tensione, per evitare di esasperare ulteriormente gli animi, soprattutto quando le cose non ‘girano’ come vorrebbero tutti i tifosi...» Al contrario, l’andata dei playoff giocata a Salerno occupa nel tuo cuore grigio sempre un posto speciale? «Sì, senza alcun dubbio: quella è stata una giornata quasi epica. Ho ancora davanti agli occhi il ‘sacro furore’ di Camillucci, che andò a ricuperare un pallone sulla corsia sinistra, gettandosi subito all’attacco per cercare di ottenere il 2-1: tieni conto che in quel momento eravamo in 8 contro 11! Ricordo perfettamente il viaggio in treno che abbiamo fatto io e Trisoglio per arrivare a Salerno (che, tra parentesi, è davvero una splendida città, come del resto anche Sorrento) e il clima che si respirava allo stadio ‘Arechi’: non era un clima particolarmente ostile, semplicemente c’era uno stadio da 20.000 posti quasi completamente gremito, con un pubblico calorosissimo che ha incitato incessantemente la propria squadra per 90°!» Bene Fausto, l’appuntamento per tutti i tifosi è per la prossima gara: vogliamo approfittare dell’occasione per mandare un saluto a tutti coloro che seguono ogni domenica le partite dei grigi su Radio Alex? «Certo! Un grande saluto a tutti i tifosi grigi: continuate a seguirci sempre più numerosi!»

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28 feb. 2013

HURRÀ GRIGI

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L’ORSO GRIGIO RACCONTA di Mario Bocchio

L’anno in cui l’Alessandria disputò le Coppe europee orse se lo ricorderanno i più anziani ai quali allora non sfuggì l’evento, ma nel corso della sua blasonata storia l’Alessandria ha anche disputato le Coppe europee. È accaduto nel 1960 con la partecipazione alla Mitropa Cup, la più antica competizione calcistica europea per squadre di club, disputatasi per la prima volta nel 1927 e per l’ultima volta nel 1992. Il nome deriva dalla contrazione del termine tedesco Mitteleuropa (Europa centrale). Il trofeo prese ispirazione dalla Challenge-Cup, torneo di calcio tra squadre dell’Impero austro-ungarico, disputato dal 1897 al 1911. La Coppa dell’Europa Centrale fu ideata ed inizialmente organizzata dall’austriaco Hugo Meisl, segretario generale della Federcalcio austriaca, il 17 luglio 1927 a Venezia e già nell’agosto successivo il torneo prese il via. Nelle prime due stagioni vi presero parte due club da ciascuno dei seguenti stati: Ungheria, Austria, Cecoslovacchia e Jugoslavia; nel 1929 la Jugoslavia fu sostituita dall’Italia. Per alcuni anni si accarezzò il progetto di un vero e proprio campionato europeo giocato dai club più forti da sovrapporre ai campionati nazionali, ma per problemi di date il progetto naufragò. Nel 1934 le squadre ammesse da ciascuna delle quattro nazioni passarono da due a quattro e dal 1936 furono ammessi anche quattro club della Svizzera. Nel 1937 i club partecipanti per ogni nazione furono ridotti a tre per far spazio a due nuove stati: furono infatti ammesse a partecipare anche le squadre della Romania e venne riammessa la Jugoslavia, per un totale di sette federazioni coinvolte nella manifestazione. L’anno successivo i club dell’Austria non presero parte alla Coppa in seguito all’annessione da parte della Germania nazista: i tre posti lasciati liberi dagli austriaci furono occupati da un quarto club ciascuno per Italia, Cecoslovacchia e Ungheria. Nel 1939 i club partecipanti furono solo 8 ed infine il torneo del 1940, iniziato a conflitto già scoppiato, fu sospeso prima che venisse disputata la finale; a quest’ultimo torneo presero parte solo squadre rumene, ungheresi e jugoslave. Per tutti gli anni ‘30 la Mitropa godette un prestigio che in seguito è stato raggiunto solo dalla Coppa Latina negli anni ‘50 e dalla Coppa dei Campioni negli ultimi decenni. La Coppa Mitropa e la Coppa Latina furono, di fatto, le progenitrici della Coppa dei Campioni. A quell’epoca, infatti, il calcio danubiano era ai vertici europei e quello italiano si era laureato campione del mondo nel 1934 e nel 1938 e campione olimpico nel 1936. In quegli anni il calcio degli altri paesi latini, dei paesi nordici e quello tedesco erano nettamente inferiori. Gli unici esponenti di un calcio superiore rimasti fuori dalla Coppa erano i britannici, che però si ostinavano a non partecipare ad alcuna competizione ufficiale accampando una presunta ‘manifesta superiorità’. Il Bologna che vinse due volte la Coppa assurse a livelli quasi

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1 Una formazione dell’Alessandria 1959-’60. 2 L’asso del Vele Mostar, Muhamed Mujic, con il celebre portiere russo Lev Jašin. 3 Antonio Girardo. 4 Giancarlo Filini. 5 Il portiere grigio Luciano Arbizzani. 6 L’oriundo Juan Carlos Tacchi. 9 I Grigi che parteciparono alla Mitropa Cup.

Mitropa Cup 1960. Risultati

Classifica finale

Wiener SC LASK Linz First Vienna Ferencváros Udinese Vojvodina Tatabányai Bányász Spartak Trnava Baník Ostrava Partizan Belgrado Palermo Újpest Dózsa Sarajevo Vele Mostar Hajduk Spalato

Squadra Pt G V N P GF GS DR 1 Ungheria 17 12 8 1 3 25 16 +9 2 Jugoslavia 15 12 7 1 4 26 18 +8 3 Cecoslovacchia 13 12 6 1 5 24 18 +8 4 ITALIA 8 12 4 0 8 12 20 -8 5 Austria 7 12 3 1 8 17 32 -15 I GRIGI Portieri Luciano ARBIZZANI, Ideo STEFANI. Difensori Umberto BONIARDI, Giovanni GIACOMAZZI, Aldo NARDI, Franco PEDRONI, Leopoldo RAIMONDI, Romano FORIN. Centrocampisti Antonio GIRARDO, Remo MARMO, Giancarlo MIGLIAVACCA, Mario MORIGGI, Tullio OLDANI, Vittorio REGENI, Gianni RIVERA, Antonio SCHIAVONI, Cirano SNIDERO, Giuseppe TADDEI. Attaccanti Aldo DORIGO, Giancarlo FILINI, Lino INFERRERA, Cesare MACCACARO, Juan Carlos TACCHI.

Dukla Praga Sparta Praga Vasas 1. Simmeringer S.C. Austria Vienna Wiener AC Ruda Hvezda Bratislava Roma OFK Belgrado Slovan Bratislava Diósgyöri Fiorentina MTK Budapest ALESSANDRIA Bologna

mitologici e la retorica di quegli anni fece il resto coniando il famoso motto della ‘squadra che tremare il mondo fa’. In seguito i rossoblu italiani furono eguagliati nell’impresa dall’Austria Vienna, dallo Sparta Praga e dagli ungheresi dell’Újpest Dosza. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale la Coppa, definitivamente denominata Coppa Mitropa, fu riesumata nel 1955, dopo un’edizione non ufficiale nel 1951 chiamata Zentropa Cup. La Coppa era aperta a club di Jugoslavia, Italia, Cecoslovacchia, Austria e Ungheria, ed i club italiani ad averla vinta in questo periodo furono di nuovo il Bologna nel 1961 e la Fiorentina nel 1966. Dal 1979 venne modificata e trasformata in una manifestazione per i club che vincevano i rispettivi campionati di secondo livello, la serie B in Italia, fino al 1992 e, nella sua ultima versione, le uniche squadre di blasone che si aggiudicarono il torneo furono il Milan, il Torino e l’Udinese. Gli altri club italiani ad avere vinto questo trofeo sono stati l’Ascoli, il Bari e il Pisa, due volte. Nel 1989, in via del tutto eccezionale, si organizzò anche la Su-

2-1 1-3 2-3 1-2 2-0 2-2 2-1 2-0 2-1 2-1 1-2 0-1 1-2 4-1 3-1

1-2 1-3 1-3 5-1 2-4 5-0 3-3 0-1 2-3 1-4 2-0 2-0 1-2 2-1 1-0

percoppa Mitropa, sfida tra il Pisa, vincitore dell’edizione 1988, e il Baník Ostrava, primo nell’edizione del 1989. L’unico club a partecipare a tutte le prime tredici edizioni della Mitropa è stato lo Slavia Praga. Per due volte la finale è stata disputata tra squadre della stessa città: nel 1931 tra club viennesi e nel 1939 tra club di Budapest. Il First Vienna è l’unico club che ha vinto una Mitropa senza perdere nessuna partita. Vinse tutte e 6 le partite disputate nell’edizione 1931. Tutti i club che hanno disputato almeno una finale di Mitropa negli anni ‘20 e ‘30 esistono ancora oggi, eccezion fatta per l’Admira Vienna, che dopo diverse vicissitudini e fusioni è stata inglobata dall’Admira Wacker Mödling.

Tocca ai Grigi La Coppa Mitropa del1960 fu la ventesima edizione del torneo e venne vinta dall’Ungheria. Ognuno dei cinque stati partecipanti schierava sei squadre di club e venne poi stilata una classifica per nazioni.

Gli incontri si disputarono dal 3 al 10 luglio e l’Italia fu rappresentata, oltre che dall’Alessandria, anche da Roma, Fiorentina, Udinese e Palermo. Per l’Orso Grigio la stagione 1959-’60 fu anche l’ultima in serie A e l’ultima di permanenza in riva al Tanaro del giovanissimo Gianni Rivera, che partì definitivamente per Milano, sponda rossonera; la squadra infatti retrocesse tra i cadetti al termine del campionato, a tre anni dal mitico spareggio di Milano contro il Brescia. Nella Mitropa alla compagine mandrogna del presidente Silvio Sacco e del duo tecnico formato da Luciano Robotti e Franco Pedroni toccò il Fudbalski Klub Vele Mostar, meglio noto come FK Vele Mostar, o semplicemente Vele Mostar, club di Mostar, oggi in Bosnia Erzegovina. Fondato il 22 giugno del 1922 prese a nome i vicini monti Vele . Tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 fu tra i principali club della Jugoslavia, tanto da aggiudicarsi due Coppe nazionali, oltre a due finali perse nel 1958 e nel 1989, e a classificarsi al secondo posto nella stagione 1972-’73, nel 1973-’74 e nel

1986-’87. A livello europeo fece propria anche la Coppa dei Balcani per club 1980. Gli jugoslavi vinsero entrambe le partite, 4-1 e 2-1: quella del tecnico Ratomir Cabric era veramente una grande squadra, nettamente superiore ai Grigi. Su tutti i giocatori spiccava l’attaccante Muhamed Mujic, classe 1932, che venne poi ingaggiato dai francesi del Bordeaux e dalla Dinamo Zagabria. Alla fine, con la Nazionale maggiore jugoslava ha collezionato 32 presenze e messo a segno 17 gol, partecipando, proprio nel 1960, alla prima edizione degli Europei in Francia vinti dall’Unione Sovietica, e classificandosi al quarto posto nei Mondiali del 1962 in Cile. Ma al suo attivo ha anche la medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1956 a Melbourne, vinte ancora dall’Urss di Lev Jašin: la formazione jugoslava mette i brividi solo a leggere i nomi degli 11 titolari, visti i tanti campioni tutto estro e sregolatezza, ma se incontravano la giornata giusta non avevano paura di nessuno: Radenkovic, Košcak, Radovic, Krstic, Šantek, Mujic, Papec, Veselinovic, Šekularac, Spajic e Antic.


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anno V n.4

HURRĂ€ GRIGI

A TUTTOCAMPO di Gianmaria Zanier

...e alla fine, Servili ce abato 22 dicembre 2012, ore 13.48 circa. A dispetto del clima rigido e di una nebbia ogni minuto sempre piÚ fitta ho deciso di recarmi allo stadio con largo anticipo. Non c’è un motivo in particolare. O forse si... Le voci poco rassicuranti circa la permanenza di alcuni giocatori grigi mi hanno indotto ad arrivare in tempo per vedere tutto l’allenamento pre-partita: qualcuno di loro, forse, oggi giocherà l’ultima partita sul terreno del Moccagatta. Entrando osservo la curva nord praticamente deserta (ci sono solo cinque persone piÚ in alto, al centro della gradinata) e, rivolgendo lo sguardo verso il campo immerso nella nebbia, riesco soltanto ad intravedere il gruppo dei giocatori grigi che svolgono il consueto riscaldamento. Mi sposto al centro della curva: Andrea Servili, con tanto di calzamaglia nera, è già fra i pali, al suo posto di combattimento. Il suo impegno, la sua proverbiale cura di ogni dettaglio, in una definizione la sua serietà professionale oggi sembrano emergere (se possibile) in maniera ancora piÚ nitida, nonostante il clima quasi spettrale. Il terreno fangoso dell’area di rigore sembra per lui una rassicurante piscina di una calda giornata di mezz’estate: sotto la guida dell’allenatore dei portieri Gasparoni, Andrea si tuffa in ogni direzione senza risparmiarsi, ricupera un pallone prima che varchi la linea e grida un perentorio Mia! ogni volta che arriva un cross fatto da Pavanello, da Didonè o da qualche giocatore. E, nonostante il duro lavoro, trova anche il tempo di scherzare: con il sottoscritto, quando approfittiamo dell’imminente Natale per scambiarci gli Auguri, con i bambini raccattapalle rannicchiati dietro la porta (Oggi fa davvero freddo, eh?) e con i pochi tifosi in curva che seguono l’allenamento (Andrea, ma tu riesci a vedere l’altra porta con questa nebbia? Eh... basta che poi la vedano i miei compagni, là davanti in attacco!). Quel giorno, in cui ero davvero preparato a tanti cambiamenti, a molti arrivederci e a qualche forzato addio, avevo messo in preventivo che Andrea Servili avrebbe potuto difendere la porta dei grigi per l’ultima volta, viste le varie trattative in corso: cosÏ non è stato, dato che il portiere marchigiano, il 18 gennaio scorso, ha prolungato il contratto con l’Alessandria fino al 2014 ! Allora Andrea, avevamo già deciso da tempo di incontrarci per fare questa intervista... Poi, non è la solita frase fatta, è successo dav-

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vero un po’ di tutto: il tuo trasferimento ormai dato per fatto alla Pro Vercelli, la tua permanenza ad Alessandria nel momento in cui erano giĂ in corso le trattative per il passaggio di proprietĂ  della SocietĂ , un paio di nevicate di dimensioni quasi ‘siberiane’ e, giusto per non farci mancare davvero niente, il raggiungimento (e il relativo superamento) delle 163 presenze in maglia grigia, con cui hai eguagliato una leggenda come Nobili... ÂŤEh, si... Ăˆ stato davvero un periodo molto particolare! Ma sono contento che alla fine tutto si sia risolto nel modo migliore. A dicembre eravamo un po’ tutti disorientati, c’era il mercato di gennaio alle porte e, di fatto, eravamo stati messi tutti sul mercato. Puoi immaginare il mio stato d’animo, quando ho ricevuto una proposta concreta per giocare finalmente nella serie cadetta... Del resto, ora lo posso dire tranquillamente: visto come si stava evolvendo la situazione, pensavo che quella contro il Bellaria fosse davvero la mia ultima gara disputata allo stadio Moccagatta. E infatti, negli spogliatoi, data tutta la tensione accumulata in quel periodo, ero sbottato a piangere davanti ai miei compagni... Poi, con il l’avvento della nuova proprietĂ , tutto l’ambiente ha ritrovato la serenitĂ  e gli stimoli che sono fondamentali per il raggiungimento di ogni obiettivo. A livello personale, poi, è stato importantissimo sentire cosĂŹ tanta fiducia nei miei confronti!Âť A proposito di ÂŤemozioni fortiÂť, ci descrivi come hai vissuto lo scorso 17 febbraio, il giorno della partita giocata contro il Bassano?

Non potevo davvero chiedere di meglio, visto che è stata davvero una giornata perfetta! Tra l’altro, non essendo stata una partita per me particolarmente impegnativa, devo dire che me la sono gustata veramente fono in fondo: la premiazione prima della partita (che ho ricevuto da una leggenda come Nobili), i cori e gli striscioni della curva e di tutti gli altri settori dello stadio, i festeggiamenti per il 101° compleanno della società ... ...e la fascia di Capitano, che hai indossato per questa occasione davvero speciale... Eh, Camma era squalificato e quindi... (Sorride, N.d.A.) Ma al di là della battuta, con Vincenzo (cosÏ come con tutti gli altri compagni e con Mister Cusatis) ho un rapporto davvero speciale ed eravamo d’accordo che, data la circostanza cosÏ importante, sarei stato comunque il Capitano. Quella fascia, che mi ha consegnato personalmente il Presidente Luca di Masi, è stata data anche a Lino Nobili, quindi ha un valore davvero speciale. ...Infatti, ti ho visto davvero molto sorridente e felice: detto questo, i tifosi grigi si sono spesso chiesti come mai un portiere del tuo livello non abbia mai giocato almeno in Serie B... La qual cosa si sarebbe potuta finalmente verificare, ora che hai 37 anni: vale sempre il discorso che nella vita di un calciatore,

Andrea Servili con il nostro Gianmaria Zanier

oltre al rettangolo di gioco, ci sono anche altri valori a cui non si può rinunciare? ÂŤSi, perchè senza alcun dubbio (come era giĂ accaduto nel recente passato) la mia è stata una scelta di vita, visto che ormai vivo felicemente ad Alessandria da oltre cinque anni con mia moglie e i miei due figli. PiĂš che altro sai cos’è che mi sarebbe piaciuto? Concludere la mia carriera con il nome dietro la maglia insieme al numero...Âť Ăˆ vero, in effetti, c’è solo dalla serie B in su... ÂŤAnche perchĂŠ penso che, a livello calcistico, sia un po’ il sogno di tutti i ragazzini quando iniziano a praticare questo sport. Detto questo, e tenuto conto di tutto quello che abbiamo detto poc’anzi, ribadisco che sono davvero molto felice di essere rimasto ad Alessandria!Âť L’importante è che ci sia sempre la ‘tigna’... ÂŤIo la definisco cosĂŹ la cattiveria agonistica... Quando sei in campo e pensi: ‘Questo tiro non deve entrare assolutamente in porta!’. Del resto, le motivazioni fanno la differenza in tutto, sia durante gli allenamenti, sia nel corso della partita. E poi, è fondamentale andare in campo sereni: non è che uno può essere particolarmente reattivo tre mesi prima e poi non esserlo piĂš: è la testa a movere tutto...Âť Restando sul tuo ruolo e analizzando i portieri che ci sono nel nostro girone, in mente mi vengono due no-

mi: uno è quello del portiere del Savona Aresti, che lo scorso ottobre al Bacigalupo ha, purtroppo per i grigi, salvato letteralmente il risultato, e l’altro è l’estremo difensore del Bellaria Rossini, che nonostante la sconfitta della squadra romagnola, è stato il migliore dei suoi... ÂŤSono entrambi due ottimi portieri di categoria: in particolare, penso che Aresti sia davvero ideale per il gioco di Mister Corda, visto che, tra l’altro, dispone di un calcio di rinvio davvero notevole. Certo, quel giorno parò davvero tutto: quella è stata una partita che non avremmo assolutamente meritato di perdere!Âť Passiamo alla Serie A e partiamo dalla pole-position: Buffon, Handanovic, De Sanctis, Abbiati, Marchetti... ÂŤBeh, per Buffon penso che non ci siano piĂš aggettivi per definirne la bravura: ormai rappresenta una sorta di ‘icona’ dei portieri! Per quanto riguarda gli altri nomi che hai citato (peraltro tutti grandissimi

Sopra, una scena vista molte volte: Servili che para un rigore. Il fotomontaggio è un regalo di Hurrà al nostro portierone, che tanto avrebbe meritato di giocare con il suo nome dietro la maglia.

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HURRĂ€ GRIGI

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l’abbiamo sempre noi!

portieri), mi fa piacere citare in particolare Marchetti: pensa che ci ho giocato contro, quando io ero nell’Alto Adige e lui era a Biella e lottava per salvarsi... A ripensarci mi fa effetto, anche perchĂŠ ora è in forma davvero strepitosa: mi piace molto come attacca la palla, come è reattivo... Ăˆ un portiere molto bello a vedersi, spettacolare. E poi, quando si tuffa o affronta l’attaccante avversario, dĂ proprio l’idea di non avere paura di nienteÂť. Dietro loro ci sono i vari Sorrentino, Gillet, Pegolo, Agazzi (tutti a mio giudizio, davvero molto validi), e la novitĂ  rappresentata dal portiere del Pescara Perin... ÂŤSorrentino mi piace molto. Dopo tanti anni al Chievo ora ha fatto questa scelta del Palermo: una piazza molto importante, anche se la classifica dei rosanero non è certo rassicurante... Gillet mi entusiasma particolarmente: non è alto, ma ha un’esplosivitĂ  davvero incredibile! Perin ha fatto delle prestazioni molto importanti (ad esempio a Firenze) ma, a mio giudizio, essendo tra l’altro un ‘92, deve ancora crescere: per un mio gusto personale, preferisco un portiere come Pegolo, che nonostante la partenza ad handicap del Siena, sta facendo molto bene. Di Agazzi, infine, non posso che par-

larne in termini molto positivi, sia sotto l’aspetto umano, sia dal punto di vista tecnico. Dico questo perchĂŠ siamo stati un anno insieme nell’Alto Adige: se posso concedermi una battuta (anche se poi è la veritĂ ), ora lui gioca in A ma all’epoca guardava giocare me...Âť Mi sembra giusto sottolinearlo: del resto, il sorriso con cui mi stai dicendo questo è caratterizzato dal giusto mix tra orgoglio personale e sano realismo. C’è poi il caso un po’ particolare di Sirigu, il primo portiere italiano a giocare in una grande squadra straniera come il Paris Saint-Germain... ÂŤSirigu ha fatto davvero una grossa crescita, nonostante giochi in una piazza come quella di Parigi che, immagino, debba essere particolarmente esigente...Âť Mio padre aveva come modello di riferimento Lido Vieri, portiere negli anni ‘60 e ‘70 di Torino e Inter: tu ne avevi uno in particolare, quando hai iniziato? ÂŤAngelo Peruzzi: fortissimo, una vera forza della natura. Per me è stato uno dei piĂš grandiÂť. Tra l’altro, sei cresciuto nella Sambenedettese che, ha avuto come portieri all’inizio della loro carriera sia Tacconi sia Zenga... ÂŤInfatti anche loro sono stati tra i

miei primi punti di riferimento, prima ancora di Peruzzi: Tacconi in particolare, ma sicuramente anche Walter Zenga. Ricordo sempre con grande affetto quel periodo e anche quello immediatamente successivo... Sono stati anni di sacrifici personali, ma anche di piccole e grandi soddisfazioni: come quel periodo in cui, non avendo ancora la patente, passava a prendermi Mister Boniek per andare insieme allo stadio (stagione 1992/93, N.d.A.). Un grande campione, ZibĂŹ, ma soprattutto una grande persona: peccato che non abbia piĂš fatto l’allenatore, avrebbe potuto fare molto bene anche sotto questo punto di vista...Âť A proposito di San Benedetto del Tronto: in piĂš di un’occasione mi hai raccontato di aver avuto come allenatore dei portieri Pozzani, che qui ad Alessandria è sempre ricordato con grande affetto... ÂŤSĂŹ, Pozzani è stato il mio allenatore dei portieri quando ero nella Sambenedettese: ovviamente non avrei mai immaginato di giocare un giorno proprio in una delle squadre in cui aveva militato anche lui. Quando sono arrivato ad Alessandria e ho visto le foto in sede, gli ho telefonato dicendogli: ‘Mister, sai che qui ad Alessandria hanno dei bei ricordi di te?’

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A questo proposito, vorrei toccare con te due tematiche che, rispetto ai tuoi inizi, sono diventate imprescindibili nel tuo ruolo: la regola secondo la quale un portiere deve utilizzare obbligatoriamente i piedi per rinviare dopo il retropassaggio di un compagno, e l’avvento di questi nuovi palloni, che troppo spesso prendono traiettorie imprevedibili, soprattutto nei tiri da fuori area e nelle punizioni... ÂŤAnche se ero giovane, ho vissuto il periodo in cui era consentito al portiere raccogliere con le mani un passaggio del proprio compagno. In effetti, rivedendo in televisione le immagini di partite di vent’anni fa, la cosa fa un po’ sorridere: se una squadra stava vincendo, negli ultimi minuti aveva veramente la possibilitĂ concreta di non giocare quasi piĂš, sfruttando proprio questo tipo di espediente! Per quanto riguarda le traiettorie dei palloni, non posso che confermarti quanto si dice da piĂš parti: a volte prendono dei ‘giri’ davvero inaspettati, che spesso non sono affatto semplici da prevedere in anticipoÂť. Veniamo ora a una tua specialitĂ : i tanti rigori parati in questi anni... Stavo rivedendo qualche clip su Youtube: quando hai neutralizzato l’ultimo penalty a Portomaggiore, ho notato che, subito dopo, i tuoi compagni sono corsi da te per il proverbiale ringraziamento, facendolo però in maniera molto sobria, senza particolari isterismi: come se ormai dessero quasi scontato che tu quel rigore l’avresti sicuramente parato... ÂŤEh, li ho abituati troppo bene... (Ride ancora, N.d.A.) Mah, sai... il rigore è una cosa davvero particolare, che avviene in pochi secondi... Potrei cavarmela ribaltando la famosa frase di De Gregori: ‘non si può giudicare un portiere solo in base ai rigori parati’... A volte intuisci l’angolo, a volte no...Âť Sei sempre molto misurato nei tuoi giudizi e questo ti fa onore... ma quanti ne avrai parati nel corso della tua carriera? ÂŤTanti, quello lo posso dire con certezza: direi sicuramente oltre il 50%-60%...Âť Direi che è una media davvero molto alta ! ÂŤBeh, effettivamente... Mi ricordo che un anno giocavo a Tolentino, in provincia di Macerata, e ne ho parati sei. Quando ero invece nell’Alto Adige, in due stagioni consecutive ho parato due penalty a Sgrò, il giocatore che poi giocò nell’Atalanta e nella Sampdoria. Alla fine della partita mi disse: ‘Basta, a te non tirerò mai piĂš un rigore !’ Rigori a parte, ci sono state tante tue parate che sono risultate deter-

minanti per l’andamento di una partita. A me piace ricordarne due in particolare, fatte nell’anno di Mister Sarri: una con il Gubbio, proprio sotto la gradinata nord, e l’altra contro la Spal, negli ultimissimi minuti, sotto la ‘torretta’... ÂŤBeh, sono state tutte e due molto importanti. Per ciò che riguarda la prima, nonostante io di solito cerchi di essere prima di tutto efficace e concreto, ammetto che fu una parata anche piuttosto spettacolare...Âť ...e quella contro la Spal? Anche a livello di importanza, ritengo sia da collocare esattamente sullo stesso piano, ad esempio, del gol di Damonte fatto in quella partita: tutti e due i gesti tecnici hanno contribuito in maniera determinante alla conquista dei play-off... ÂŤIn effetti anche quella non fu una parata semplicissima... Nella stessa azione avevo giĂ fatto un intervento e la palla era rimasta nella nostra area: cosĂŹ, d’istinto, mi sono rialzato subito e sono andato a chiudere all’attaccante lo specchio della porta in tuffo, sulla traiettoria... E comunque sono d’accordo con te: al di lĂ  della difficoltĂ  della parata, il valore aggiunto è che stata fatta al 93°. A volte non è fondamentale una parata in sĂŠ, ma se la fai in determinanti momenti (sull’1-0, oppure nei minuti finali di una partita...), è come se valesse ‘doppio’...Âť Nel lontano giorno in cui deciderai di smettere, pensi di restare nel mondo del calcio? ÂŤSi, mi piacerebbe essere Allenatore dei portieri: è un ruolo che mi sento ‘addosso’ e per cui ritengo di avere le giuste credenzialiÂť. Bene, Andrea: mi piacerebbe concludere questa intervista lasciando a te le ultime parole, magari per dire ciò che ti sta piĂš a cuore a tutti i tifosi grigi che sono contenti di continuare a dedicarti ogni domenica il famoso coro ‘Servili ce l’abbiamo noi’: detto per inciso, contro il Bassano, l’ho sentito almeno quattro o cinque volte, se non di piĂš... ÂŤ...E infatti alla fine ero cosĂŹ commosso e felice che ho fatto anche una sorta di ‘inchino’, proprio per ringraziare il pubblico di cosĂŹ tanto affetto. Sapevo che era stata preparata una premiazione insieme a Nobili prima della partita, ma non pensavo che ci potesse essere un’accoglienza cosĂŹ calorosa! Probabilmente i tifosi vedono l’impegno e la serietĂ  che io ci metto sempre, sia durante gli allenamenti, sia durante la partitaÂť. Ăˆ proprio cosĂŹ, Andrea. Nel solco di una grande tradizione di portieri grigi, continua a tenere sempre alto il valore di una maglia davvero ‘unica’: quella dei ‘Numeri 1’.


anno V n.4

HURRÀ GRIGI

LE FIGURINE PARLANTI di Antonino Freni

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Ordinato composto compìto sordo alle provocazioni centra emozioni spettacolari multi imprese ‘spleen’ emozionali conquiste vittoriose calando ‘jolly’ con grande intùito dopo intuìto pericolo tronante incastellando l’acume al bagaglio culturale incastonato scaturisce non perisce facendosi gregatore regola-tore di Geni con la Cresta. Un nuovo Epos con fotonici Epòdi in epoca incentrata nel nuovo théâtre la magìa nel campo si dipana con schietta e vivace sinergica competenza Nel ‘Rassemblement’ di B. da acclamare pesca miracolosa racimolata sogni divengono realtà laddove palli-atica decandenza incombeva infiorescenza di giovani Talenti ‘multi-varia-etade’ e provenienza. Portentoso modulo d’attacco El-Bo-Ba-Muntari prova ‘Re-Muntari’ contagiato dal fosforico Murigno idioma andato all’ Estero ben fiero Tutto ormai gioca a suo favore al Max dei Massimi degli Allenatori contrariamente a quel che si pensi si dica rimanendo neutrale ai commenti Allegria tende, Allegri la sparge ai quattro venti. Usa mezzi ‘se-moventi’ portentosi concludenti acquiescenti senza che sian frau-dolenti l’Urbanità innanzi tutto soprattutto a pro sostento e nutrimento per guadagnar classica pagnotta l’asse d’attacco esplode ‘El diablo ‘unido’ jamàs será vencido’ prospera su Elementi scenici di tutto riguardo e rispetto. Estingue il debito pattuito con ‘assist’ tentacolari su ogni fronte privilegia risultati in piena evoluzione senza devoluzione alcuna goal primati a ‘re-conquestar’ trofei in classici deportivi Atenei Allontana cadenza ‘Greca-le’ ad Egli per nulla frontale La Livornesità di un benedetto toscano seppur contraddetto. Pur ricevendo biasimi inopportuni coi concetti attrattivi ergesi fiero per nulla ripetitivi, per niente deturpati su fioriti prati gemmati ri-confortato nella ri-conferma con senno ed equilibrio chiaro sfavilla Difese vengono sforacchiate con ripetitiva cadenza in ogni frangenza comodante aggiusta con interiore sforzo limiti ad occhi non nascosti. Al momento ‘sotto-vuoto’ a rendere sospinto non si arrende punti percentuali in questi giorni votivi sotto-votazione sale sempre più in alto in ‘borsa’ la sua Quotazione.

ndàrno! Inutile!! Superfluo!!! Massimiliano Allegri è solito ‘lavare i panni in Arno’, Al di fuori del proprio seminato: non si presta a polemiche di sorta a torto o a ragione. Ad ogni provocazione non si altera e non ‘rifila’ o, non risponde col ‘pan per focaccia’: pur sapendo che dalle sue parti ‘ri-filare’ il c.d. ‘cinque e cinque’ potrebbe sollecitare, ‘solluccherare’ le papille gustative e rendere molti benefici al palato. No! Niente e nulla da fare, purtroppo: Non risponde a schiaffo contro, con altro schiaffo contro. Non lo scuoti e non lo smuovi dal suo solerte lavoro: ‘Massim’ o ‘Maxim’ non si presta in alcun modo alle polemiche che purtroppo in quel difficile ruolo che Lui ricopre sono (per lo più sempre) all’ordine del giorno. Anch’Egli agisce papale papale ‘motu proprio’. Da buon ‘toscanaccio’ risponde per le (dovute) Rime a chiunque tenti di mettere ‘naso o bocca’ nel suo operato. Quelle Rime baciate o non baciate emanano una rara bellezza e dolcezza poiché vengono declamate con vigorìa senza strafalcioni e urla di sorta; non ci sono sbavature nelle risposte. Max rimane disciplinatamente nei ranghi con il dovuto e necessario ‘aplomb’ anglosassone: vista la sua origine ‘Leg-horn-ese’. In

I

quel di Salviano nel Campo scuola ‘Carli Salviano’: Senz’altro: lo abbiamo visto (sicuramente) tirare i suoi primi e fortunati calci nelle Giovanili livornesi. In quello stesso campo hanno tirato calci ragazzi che portavamo noi stessi per l’allenamento. Un piacevole ricordo da dividere con quei partecipanti. Da lì: da quella provetta scuola calcistica è nato Allegri e, tantissimi altri campioni che si sono messi in evidenza nel nostro campionato. Non si arrabbia il buon Massimiliano Allegri, non se la prende con chi a torto o a ragione s’insinua nel suo Lavoro per dare dritte anche giustamente, volutamente indirizzate a migliorare il tenore di vita della sua squadra: quel grande Milan ereditato a piene mani dalla famosa società milanese della sponda non interista. I rapporti si ricuciono con le vittorie: e, solo ‘ ‘odeste’ ‘sono sufficienti a riportare l’ armonia. Questa volta parliamo doverosamente del Milan. - Al momento - ‘Isola Felix’, per i brillanti risultati ottenuti in queste ultime battute di campionato e coppa. Il bagaglio ‘cultural-sportivo’ nelle prove tecniche di sorpasso per ripristinare e consolidare la leadership milanista non è per nulla fuorviante: ma, dà l’esatta misura della grande avanzata in termini di rendi-

mento proposta e in-coraggiata da M.A.. Avanti: con assoluta fulminea organizzazione di gioco con totale (comunque) ‘leggerezza’ strategica senza guardare in faccia nessuno. Max Miliàn Allegri o meglio Max Milan in tutta allegria : Allegri sprigiona un interattivo sfarzoso programma. Il buon Gigino Proietti sornione attore romanesco nei suoi brillanti ‘teatrini’ di accattivante ‘monolog-azione’ diceva: ‘m’hai rotto er calcio-cavallo’ quando qualcuno inopportunamente lo disturbava anche solo nella ‘finzione scenico-teatrale’ ed aggiungeva ancora: ‘Te ce hanno mai ‘mannato’ ar quel paese’ per rendere meglio l’idea. Allegri risponde con la massima educazione e con brillante prova agonistica con la sagace guida dei suoi giovani e fortissimi calciatori. Massimiliano frattanto senza ‘frattali’ di sorta che si poggiano sulla sua strada: invece, ha invertito la rotta a Milano. Sta costruendo Calcio: Anzi, ‘Brain-Project’ ‘Fare’ Calcio (quasi) stellare. Una nuova ‘costellazione’ si aggiunge al pianeta calcistico attuale. Ancora un paio di belle e convincenti partite vittoriose dopo l’exploit avuto battendo il Barça di Messi, Puyol e Xavi con un convincente due a zero. Il pareggio di domenica scorsa con la rediviva Inter nel secondo

Bar dello Stadio

io l tempio del calc e n è ff a c a s u a p La tua

round, non vendica la brutta batosta del girone di andata che aveva fatto perdere il magnetismo perfetto alla bussola Milanista votata sempre a Nord. Dopo quel turno negativo Il Milan era stato relegato nelle ultime posizioni e adesso invece: i giochi si sono ampiamente riaperti su ogni Fronte calcistico. Così facendo: sembra voler sposare la tesi di Michele Dalai: ‘Contro il Tiqui-Taca come ho imparato a detestare il Barcellona’; ma Massimiliano con eleganza non detesta il Barcellona lo ammira e lo apprezza per il grande formidabile gioco di squadra famoso in tutto il mondo. Lui preparandosi alla bene e meglio non lo detesta pur temendolo: velatamente lo affronta a viso aperto e trasforma il detesto in una sonante sconfitta patenda e patita dalla squadra Catalana. Non lo detesta ma lo devasta. Il ‘Me Ques Un Club’ adesso lo può far proprio Allegri. Maximilian, adesso: a squarcia gola lo può asserire. Con assoluta chiarezza in tutta Allegria e ancor di più lo potrà enunciare se supererà ulteriormente il turno nella prossima partita di ritorno con lo stesso Barça. E, per queste felici conclusioni a rete con la giusta motivazione a ‘precisa scadenza salda il conto’. Dopo il ‘Non capisce un fico secco!’: Il momento è

topicamente provvidenziale con altra sonora risposta a suon di gol e ‘remuntada’ in stile ‘Mou’ è nuovamente pronto per battere il poderoso Barcellona di Messi & Co. Il ‘Fútbol blaugrana’ è già stato avvertito. Avendolo riportato coi piedi per terra con quel sonoro e memorabile due a zero. Al ritorno, ci raccomandiamo di non perdere la giusta rotta; quella giusta via che solo ed unicamente Lui hai saputo prendere con cognizione e convinzione di ‘causa ed effetto’. Con Allegria si passa dal ‘consumismo’ calcistico velleitario ad un delizioso allettante ‘consumerico’ calcio giocato e danzato con ragazzi a testa alta, oh! Pardòn: ‘J beg your pardon’: a ‘Cresta su cresta Alta e Folta. ‘EL BO-BA ‘- ci ricorda per assonanza il fantastico Boban o meglio il ‘Gre-no-li’. Oggi in chiave multietnica, facilmente da identificare in ‘El Shaarawi Boateng e Balotelli’. Ovvero: il passaggio ideale dalle New-Age ormai superata: alla Nu-Age’ di questi giorni che invece incarna e rappresenta il trittico di imprese al momento in voga. Un ‘consumerismo’ sportivo che si presta meglio a imitare e delineare la nuova tendenza in campo alimentare. Un vero ‘anatema’ aver perso per strada per altre disavventure calciatori del calibro di Kakà, Ronaldinho e Ibra, con questi tre vitali elementi avrebbe potuto ‘distruggere’ o meglio ripetere: se non superare quel ‘Triplete’ della sempre magica cugina Inter. Massimiliano Allegri ha rivestito due importanti ruoli nella sua ancor giovane carriera: da calciatore è stato un discreto e notevole centrocampista incarnando le sembianze registiche di Max Von Sydow ben orchestrando - al centro del campo per - la bella conduzione a ‘Tutto Campo’. Da allenatore potremmo dire che incarna in questi momenti il brillante ruolo di attore come quello praticato da Maximilian Schell, - inappuntabile e perfetto - su una delle più ricche e formidabili Panchine d’Italia e del Mondo. Una grande soddisfazione per questo ancora aitante professionista del Pallone che deve le sue fortune alle ultime speciali conduzioni da allenatore in quel di Cagliari di Cellino. Nel 2010 anno agonistico più che brillante M.A. pote’ o potette conquistare la classica ed eloquente ‘Panchina d’Oro’. Da lì il provvidenziale passaggio al Milan in seguito all’ oculata super-visione degli Addetti ai lavori lombardi. I risultati ci sono al momento tutti e sono confortevoli e confortanti. Nonostante qualche indecisione societaria su acquisti e cessioni, a volte: ‘azzeccate’ altre un po’ meno, il Milan può navigare in buone e quiete acque. Nonostante fuorvianti punti di vista il Milan è in buone mani sia nella conduzione societaria che in quella tecnica. ‘ Milan l’è un Grand Milan’.

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28 feb. 2013

HURRÀ GRIGI

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SPECIAL BASKET Coach Petrozzi ha affinato le tattiche specifiche della disciplina

Ottimi Bulls anche nel 3 contro 3 La tappa a Biella vale un argento D

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una new entry nel panorama cestistico di Special Olympics, già incontrati lo scorso dicembre a Legnano dove i Tori erano riusciti a prevalere anche grazie alla presenza del centro astigiano Fea, assente a Biella per un lieve infortunio. I liguri possono contare su una maggiore prestanza fisica e nei primi minuti di gioco riescono a metter la testa avanti di 4 punti. Al rientro dopo l’intervallo coach Petrozzi prova a invertire l’inerzia dell’incontro provando

una difesa 2+1, a zona nel colorato e il play Kondi a uomo su Pavone autore di un’ottima prima frazione di gioco. L’accorgimento tattico sembra dare i suoi frutti e i Bulls pareggiano con i liberi di Zanda e effettuano il sorpasso a 3 minuti dalla sirena con il bel canestro da fuori di Pravatà. L’espulsione di Stasio per raggiunto limite di falli fa inceppare i meccanismi difensivi dei mandrogni cha accusano anche un lieve calo fisico. Il Faggio ne ap-

GAMBARINA LE QUATTRO STAGIONI DI GAMONDIO ANTICO

Primavera: Origine Longobarda L’opera ‘Alla ricerca di Gamondio, la ricostruzione in Castellazzo Bormida e in Alessandria’ si propone di raccontare storicamente i cinquecento anni del vissuto del borgo, scomparso dopo aver dato origine a Castellacium e ad Alexandria, suddividendolo nei quattro aspetti costitutivi principali, riferiti all’Alto Medioevo. Il toponimo, nelle sue due parti linguistiche tedesche gau e mundio, unite fra di loro a significare luogo protetto, la disposizione sul territorio ellissoidale del nucleo abitativo primario, le testimonianze artistiche e architettoniche fanno risalire la fondazione tra i due corsi d’acqua, Bormida e Orba, (ora Castellazzo Bormida) per iniziativa dei Longobardi, nei primi decenni della loro dominazione, durata in Italia duecento anni. La sconfitta di questo popolo, guidato dall’ultimo re, Desiderio, nel 774 d.C. per l’intervento dei Franchi, aventi come sovrano Carlo Magno, chiamati da Papa Adriano I, segna il passaggio all’instaurazione in Gamondio della Corte regia del Sacro Romano Impero tedesco prima e del successivo Feudalesimo, periodo che vive l’armonia tra i massimi poteri, Papato e Impero, con la costruzione di molte chiese, che mantengono intatte parti dell’epoca romanica. Le migliorate condizioni economiche dopo l’anno Mille, dovute ai progressi nell’agricoltura, portano, anche in Gamondio, una nuova situazione politica, il Libero Comune, determinata dall’esigenza po-

polare di libertà e di democrazia, che s’interseca con lo scontro per il primato di dominio tra Papa e Imperatore. La città acquisisce una valenza maggiore rispetto alla campagna. L’ardita soluzione di fermare l’avanzata imperiale tedesca con la costruzione di una nuova città tra i fiumi Tanaro e Bormida, ampliando Borgo Rovereto, è esposta dal console gamondiese Emanuele Boidi-Trotti nel 1167. La realizzazione, densa di accese polemiche e di lati oscuri, comporta il trasferimento di Gamondio, che nell’intenzione dell’ideatore avrebbe dovuto essere totale, nel nuovo sito. Per coloro che rimangono l’amara sorpresa di assistere al cambio di denominazione in Castellacium, ma per coloro che lo seguono è ancor più deludente, perché il nome Gamondio non viene accettato dagli altri paesi fondatori, Marengo, Borgoglio e Rovereto, e ci si accorderà invece per Alexandria, in onore di Papa, Alessandro III, alla guida della Lega Lombarda contro l’Imperatore Federico I, che avrebbe voluto ripristinare i suoi diritti sui nascenti Comuni. [Elena Garneri]

Appuntamento sabato 2 marzo alle 17. Relatori: Piera Maldini, Giovanni Cellè, Giampiero Varosio. Interviene il Vice Sindaco Oria Trifoglio

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profitta e porta a casa una meritata vittoria. Una medaglia d’argento per i Bulls che, nonostante l’amaro in bocca per aver solo sfiorato il gradino alto del podio, non hanno il tempo di recriminare perché saranno di nuovo in campo la prossima domenica (3 marzo) a Pino Torinese per un triplice impegno nel campionato nel basket 5 contro 5 Unificato (atleti con e senza disabilità insieme sul campo).

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omenica scorsa si è svolta presso la Palestra Rivetti di Biella la terza tappa dello Special Basket 2013. Il concentramento, interamente dedicato alla specialità del 3vs3, ha visto ai nastri di partenza 12 formazioni provenienti da Piemonte, Lombardia e Liguria. Gli incontri preliminari del mattino danno vita ai gironi definitivi che vedono i Bulls affrontare al primo turno i torinesi del Cuore Matto. Gli allenamenti delle ultime settimane, studiati per affinare le tattiche specifiche del 3 contro 3, danno i loro frutti sin da subito. Kondi e Zanda entrano subito in partita e fanno segnare un break importante di 8 a zero. A poco serve la buona partita di Termini (nel roster della nazionale italiana Special Olympics agli ultimi Giochi Mondiali di Atene) che tenta invano di ricucire lo strappo. Il match si conclude prima del 20° minuto di gioco per il raggiungimento anzitempo del punto numero 20 che significa prima vittoria di giornata. In semifinale i mandrogni affrontano l’altra fomazione piemontese, quel Pandha già incontrato più volte sul parquet. La chiave dell’incontro è limitare il tiro da fuori dell’ala Milazzo, miglior realizzatore dalla distanza nelle file dei torinesi. La marcatura ad uomo spetta a Fishta che porta a termine in maniera perfetta il suo compito limitando lo score dell’avversario a soli 4 punti. Al resto pensano Zanda e Pravatà molto presenti a rimbalzo e in ottima vena realizzativa. Il match si chiude con relativa tranquillità con un +7 che significa finalissima per l’oro. Di fronte l’A.S. ‘Il Faggio’ di Savona,


anno V n.4

HURRÀ GRIGI

IL BOMBER A 360° Cordiale chiacchierata in redazione tra due grandi

Semplicemente Artico... 2

1 MARIO BOCCHIO

3 ncomprensioni, quasi certamente alimentate da chi aveva comunque l’interesse a creare tensione per meri fini politici. Un giorno Fabio Artico mi ferma sotto i portici di piazza Garibaldi e, come si conviene ad un attaccante di razza che non indietreggia davanti a nessun difensore, mi propone di incontrarci. Per parlare e chiarirci. Esiste la rivalità con Ciccio Marescalco per occupare una parte importante del cuore dei tifosi grigi? Conveniamo: impossibile e non corretto fare paragoni. «Siamo davanti a due epoche diverse, due modi differenti di interpretare il calcio. È come dire se sia stato più forte Pelè oppure Maradona. Ognuno appartiene al proprio periodo», puntualizza Artico.

I

Una carriera lunga quanto la Penisola Cresciuto nella Juventus, Artico giunse alla soglie della prima squadra senza tuttavia esordire in serie A, anche se Gigi Maifredi in un’occasione lo fece sedere in panchina. Nel 1994 vinse la D con la Pro Vercelli, dove rimase sino al ‘97, quando venne ceduto all’Empoli. Con i toscani fece il suo debutto nella massima serie nella trasferta di Napoli, al San Paolo. «Per questo sarò riconoscente per tutta la vita a Mister Spalletti», tiene a far sapere. Nella sessione autunnale del mercato di quella stagione, venne prestato al Giulianova, in serie C, poi il campionato 1998-’99 a Reggio Calabria. «La Reggina ritornava in alto dopo tanti anni e io ero uno dei beniamini della tifoseria. Al Sud è però difficile, perché come dopo una vittoria vieni portato sugli altari, così dopo una sconfitta ti scaraventano senza pietà nella polvere», puntualizza. Nella stagione seguente venne acquistato dalla Ternana, contribuendo alla salvezza della squadra umbra in B con 10 gol. Prelevato dal Pescara, disputò tre sole partite, prima di trasferirsi in prestito al Piacenza. Artico non potrà mai dimenticare quando, lui conosciuto per essere un giocatore dalla idee politiche di sinistra, divenne un beniamino di una delle curve più di destra d’Italia, finanziata allora addirittura da Emo Tassi, il deputato che amava indossare sempre la camicia nera. «Quando mi videro, gli ultras del Piacenza mi affrontarono senza usare mezze parole: tagliati quei capelli lunghi da comunista»: ancora oggi Fabio si mette a sorridere.

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1 Alessandria-Derthona, 15 marzo 2008. In piedi, da sinistra: Casadei, Balestri, Bolla, Cammaroto, Artico, Baleno. Accosciati, da sinistra: Zappella (capitano), Lauro, Buelli, Longhi, Cretaz. 2 Fabio Artico intervistato da Mario Bocchio. 3 Il ritorno di Artico a Reggio Calabria, da avversario. 4 Il tifo della Curva Nord in occasione della sfortunata finale playoff contro il Como. 5 Paolo Sollier con il classico pugno alzato. 6 Paolo Di Canio e il saluto romano.

Due personaggi ‘autentici’ È stato un vero piacere assistere alla stretta di mano tra Artico e Bocchio. Mi permetto di definirli due figure autentiche, unite dalla passione per il calcio e per la politica. Poco importa che vivano queste esperienze su barricate contrapposte: dicono quello che pensano, combattono per ciò in cui credono, amano lo sport ed il calcio in particolare. Basta guardarsi negli occhi e tante incomprensioni e polemiche svaniscono, quando c’è il rispetto per l’altro, per l’avversario, così sul rettangolo verde come nell’agone politico. Sono anche fiero che questo dialogo sia avvenuto nella redazione di Hurrà Grigi. Può darsi che qualcuno li consideri scomodi, ma mai come oggi si sente il bisogno di chi è disposto a ‘mettersi in gioco’ per le proprie idee, per il proprio lavoro. Grazie e bravi! [Massimo Taggiasco]

In Emilia realizzò 7 reti come spalla del capocannoniere Nicola Caccia, conquistando nuovamente la promozione in A. A fine stagione rientrò al Pescara, nel frattempo retrocesso in C1, e successivamente vestì la maglia della Spal per due stagioni, intervallate da una parentesi in B al Messina, «dove però non sono riuscito a esprimermi al meglio». Nel 2004, per motivi familiari, si riavvicinò a casa, disputando una stagione nell’Ivrea, C2, e due nella Pro Patria, in C1. Nel 2007 venne ingaggiato dall’Alessandria. Tutto il resto è curriculum noto. Quando poco tempo fa la Pro Vercelli ha affrontato al ‘Piola’ proprio la Reggina, è stato facile pensare a Artico, per la sua militanza in entrambe le squadre. Quell’annata a Reggio non partì benissimo per i colori amaranto e, ai fini del raggiungimento dell’insperato obiettivo, furono decisivi gli innesti che arrivarono a campionato in corso, anche se allora il mercato di riparazione iniziava ben prima di gennaio. Tra questi c’erano elementi del calibro di Firmani, Tomic, Sussi, Possanzini e dello stesso Artico che con 15 reti in 29 presenze fu il capocannoniere della squadra. «Eravamo quasi tutti neofiti, al primo anno di B - ci fa notare -. L’avvio di stagione non era stato esaltante, c’era l’allenatore Giustinetti sulla graticola e in un ambiente caldo ed esigente come Reggio si iniziava ad avvertire la pressione. Noi che arrivammo dopo portammo probabilmente un pò di entusiasmo e novità. Ci so-

no rimasto davvero male. Ci sono voluti anni perché riuscissi a metabolizzare il rammarico di non aver giocato in A con la Reggina». E infatti lasciò la maglia numero 30, che pochi mesi dopo, per ironia del destino, finì sulle spalle non di uno qualunque, ma di Andrea Pirlo. Nel 2010 ci fu ritorno al ‘Granillo’ in Coppa Italia, da avversario e con la maglia dell’Alessandria, per scoprire che nessuno lo aveva dimenticato dopo undici anni. «Fu molto emozionante tornare in quello stadio. È stato bello sentire lo stesso coro dopo tanti anni. Mi è dispiaciuto che gli spalti fossero molto più vuoti rispetto ai miei tempi. Non era comunque una gara di campionato e gli stadi si stanno svuotando sempre di più ovunque. Non condivido scelte politiche come quella della tessera del tifoso che ha contribuito ad allontanare ulteriormente la gente e l’ho potuto ravvisare anche al ‘Moccagatta’ dove c’è comunque una tifoseria calda, anche se forse la disaffezione del pubblico reggino fa un pò più specie», ancora Artico.

«Non voglio dire certe cose, ma prima o poi la verità andrà detta tutta» «Il campionato di D vinto con i Grigi è stato certamente emozionante per una piazza che aveva sin troppo sofferto, l’apoteosi fu già quando sconfiggemmo senza appello la Biellese in casa - prosegue il racconto dell’ex bomber -. Iacolino è sempre stato un vin-

cente in questa categoria, dove praticamente conosce tutto e tutti, ma poi non ce la fa ad emergere nelle serie superiori. La finale playoff di C2 persa con il Como? Ancora oggi non perdono il pugno che Cozza, dopo soli tre minuti, diede ad un avversario sotto gli occhi dell’arbitro: la sua espulsione non solo condizionò l’esito della singola partita, ma compromise un intero campionato. Alla fine gli dicemmo solo di fare in fretta a lavarsi per poi girare alla larga dallo spogliatoio. Bianchi fu un buon presidente, ma a mio avviso andò in crisi quando dovette reperire la fidejussione per il ripescaggio, ma d’altronde, a quel punto, non avrebbe potuto tirarsi indietro». Convinto che al giorno d’oggi, proprio per i volumi di affari, ci sia troppo divario tra la serie A e le altre categorie, Artico individua nelle regole dell’utilizzo dei giovani un pesante handicap nei loro confronti: «Così facendo finiscono per compromettersi la carriera. Pensate che un giovane valido come era Larganà, oggi ha smesso di giocare e lavora nella metropolitana di Milano». La pagina triste e nello stesso tempo esaltante della gestione Veltroni: «Senza ombra di dubbio era un avventuriero, che voleva solo costruire un nuovo stadio in questa città. Una volta capito che non sarebbe stato possibile, si è praticamente eclissato ed è iniziato il nostro periodo in pratica di autogestione. I più anziani davano i soldi che potevano ai più giovani per le loro piccole esigenze quotidiane e Veltroni, di nascosto, veniva solo a ritirare di persona gli incassi dello stadio. Una volta venne scoperto da noi giocatori e Scappini voleva suonargliele, lo trattenemmo. Pensate che non andava d’accordo nemmeno con la figlia che aveva introdotto nella società». Quando in quel campionato l’Alessandria affrontò un’altra sua ex squadra, la Spal, Artico aveva la bellezza di 37 anni e la stampa ferrarese, presentando il match, parlò di lui addirittura come di Altafini.

«Aumentavano le primavere e diminuivano i gol, solo 7 sino a quel momento. Ma quasi tutti entrando dalla panchina nel finale e quasi tutti decisivi, quindi ottimi gol, come quello su punizione contro il Verona. Ecco il paragone con l’Altafini della Juventus. La prima finale dei playoff con la Salernitana? Là fu una bolgia, dalla quale tornammo indenni, danneggiati per le espulsioni e recriminando per un pari che avrebbe potuto essere una vittoria. Al ritorno, onestamente, rovinammo tutto nell’ultima mezz’ora, dopo il nostro vantaggio, quando non siamo più riusciti a ragionare. È vero che il rigore non c’era, ma i nostri errori mentali e tattici, con il senno di poi, non possono essere sottaciuti. Fabinho faceva quello che voleva. Come sarebbe andata se avessimo passato il turno e affrontato il Verona in finale? Posso solo dire che la Lega, considerata la grave situazione societaria, non ci vedeva certamente di buon occhio». La vicenda del calcioscommesse ha ferito non poco la dignità di Artico, che non si da ancora pace per quella retrocessione a tavolino. «Un domani dirò poi pubblicamente cosa penso di quella serie di dirigenze, ma oggi tengo soprattutto a chiarire che non fu Mister Sarri a volersene andare, ma Rossini a metterlo praticamente alla porta. In quel campionato in cui dopo tantissimi anni l’Alessandria sfiorò di nuovo la B, Sarri voleva una prima punta che stesse in area di rigore senza venire incontro, e quella non potevo essere io, e una seconda che rincorresse il mediano, e nemmeno quella ero io. Con tutto questo, però, se da grande farò l’allenatore mi ispirerò a Sarri, condivido molte delle sue idee». «La scorsa stagione fu a torto, anche da noi giocatori, ritenuta una facile passerella trionfale per un immediato ritorno in Prima Divisione. Cosa che non è avvenuta - ammette -. È stata sbagliata l’intera campagna acquisti, a cominciare dall’allenatore De Petrillo. Quando giunse Sonzogni fui sorpreso nel vedere come gli


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HURRÀ GRIGI

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appassionati di calcio e di cosa pubblica

LIBRI a cura di Franco Montaldo

politica a parte

L’ATTRAENTE CUCINA

anni lo avessero cambiato rispetto a quando mi aveva allenato alla Spal. Aveva perso moltissimo del suo personaggio di cosiddetto sergente di ferro. Ad un certo punto venne fuori che ero io a decidere la formazione da mandare in campo di volta in volta, ma erano solo cattiverie messe in circolazione da chi, all’interno, aveva interesse a destabilizzare l’ambiente di noi giocatori. Come quando dissero a Fanucchi che io volevo venderlo: lui è un ragazzo molto timido e riservato e non osava parlarmene. Fui io a parlargli per smentire questa cattiveria. Confesso che avrei voluto smettere di giocare già subito dopo la partita con la Salernitana, ma sono contento di essere entrato nella storia di questa società disputando anche la gara del Centenario contro il Rimini, segnando anche, forse l’unico momento bello di una stagione da dimenticare». L’appuntamento con l’attacco al chiodo delle scarpe bullonate è avvenuto al termine della gara ancora contro una parte del suo passato, la Pro Patria: «Ho deciso di smettere, credo che sia stato il momento giusto nella piazza che mi ha dato tanto. Cinque anni di emozioni e di momenti difficili, mi sono fatto travolgere da questa gente». L’incarico dirigenziale nei Grigi? Artico sorride: «Ho letto un tuo articolo in cui, parlando della richiesta che Capra aveva fatto ai principali giocatori di ridursi l’ingaggio, mi accusavi di non aver saputo gestire i rapporti professionali con i miei ex colleghi. Ma voi sapete che quella dirigenza praticamente non mi ha mai permesso di interessarmi dell’Alessandria? Figuravo solo sulla carta. I Grigi hanno ancora giocatori dai grandi valori morali, come il portiere Servili, che avrebbe

potuto inseguire la progressione della carriera, e sarebbe anche umanamente stato comprensibile, dicendo di sì alla Pro Vercelli, ma ha voluto restare, per il classico tozzo di pane. Questi sono comportamenti da uomini!».

Infine la politica Lui, Fabio, politicamente è schierato dalla parte completamente opposta alla mia. Ci mancherebbe altro: io rispetto le idee politiche di Artico e lui rispetta le mie. Abbiamo convenuto sul grave errore di aver coinvolto direttamente l’Alessandria nella politica. Ad Artico piace ricordare Paolo Sollier, il giocatore di Perugia e Rimini, che dopo i gol esultava con il pugno chiuso. «In fondo io sono cresciuto nella Torino operaia figlia dei conflitti sociali, e ho sempre avuto la convinzione che nella vita c’è sempre una via d’uscita e l’abitudine a prendermi sempre la responsabilità di tutto in prima persona, eliminando quella finzione che sono gli alibi». Sollier ma anche Paolo Di Canio, che salutava romanamente. «La mia generazione era convinta che con il tempo nel mondo i conflitti si sarebbero attenuati. Il presente ci ha smentito e dimostra anzi che la lotta al nemico, allo sconosciuto, al diverso, si è fatta più dura. Ma guardando ad esempio il caso di Di Canio la mia impressione è che si stia comunque cercando di stare troppo dietro ad un falso problema». Significa che sbagliano quelli che danno delle interpretazioni politiche ai loro gesti? «La politica nel calcio purtroppo c’è, e da sempre, ma non si vede, non è eclatante come quei gesti ai quali ognuno di noi può dare il valore che vuole. Ma il problema credetemi non è lì. Il dramma è quello

che ha fatto la politica vera al calcio, inteso come industria. Un’industria in piena crisi economica che negli ultimi dieci anni ha incamerato milioni di debiti e questo è il risultato di scelte politiche, di connivenze pericolose. Ma di queste cose non si parla mai, fanno più notizia i pugni chiusi e i saluti fascisti, certo». Tornando a quei gesti, comunque c’è chi teme che possano sfociare in un inasprimento della violenza negli stadi e alterare gli equilibri del complesso mondo ultrà. «Falsa demagogia: basta togliere la croce celtica o la faccia del Che dallo striscione e ci si accorge che le curve parlano tutte la stessa lingua. E poi bisogna stare attenti a demonizzare gli ultrà, perché spesso in mezzo a loro ci sono ragazzi che fanno volontariato e tutta una serie di iniziative socialmente utili. Poi magari scopri che questi tipi di soggetti sono gli stessi che alla domenica sfasciano una macchina e partecipano alla carica contro i celerini o i tifosi avversari. Ma qui entra in ballo la loro responsabilità, di canalizzare al meglio le energie positive e dargli una continuità in senso costruttivo, proteggere lo stadio come uno dei pochi luoghi di aggregazione rimasto a queste ultime generazioni». Cosa salveresti e cosa butteresti del mondo del pallone? «Del calcio di oggi salvo una sola cosa: il suo linguaggio. Un linguaggio universale, l’unico che possa dirsi tale, più di internet, e che accomuna un ragazzo dell’Africa con un coetaneo che vive al Polo Nord. Butterei invece quella massa di programmi sportivi idioti e inutili, che hanno creato una generazione di tifosi addestrati al calcio della tv che è tutto un altro sport rispetto a quello che si gioca in campo».

Emozione dalla nostra terra La ‘Cucina delle emozioni’ è il titolo del libro donato dal giornale Il Piccolo agli abbonati, ... una sorta di pellegrinaggio attraverso le antiche Vie del Sale... occasione per ritrovare gusti perduti... come dice il direttore de Il Piccolo Roberto Gilardengo nella presentazione del volume Enrico Sozzetti, nella cura del lavoro, ha consegnato all’editore una fonte descrittiva del nostro territorio, redatta di uno stile comprensibile, di lettura scorrevole accessibile a tutti, prima di essere il ricettario d’eccellenza in ogni cucina. Le stupende illustrazioni, dislocate nei punti opportuni delle oltre 190 pagine, in diverso modo raccontano il nostro territorio, con suoi panorami, gli angoli meno appariscenti eppure vivi, con la descrizione puntuale degli scorci di casa nostra, un eccellente complemento per far rivivere lo ... straordinario patrimonio di tradizioni ... recuperate.... attraverso una ricerca certosina ..., come riporta Pierangelo Taverna - Presidente Fondazione Cassa di Risparmio, nella sua prefazione, quasi a sottolineare l’affascinante sottotitolo: storia, cultura, tradizioni nella camminata gastronomica lungo le Vie del Sale (e non solo...). Ecco un cammino su antichi sentieri intrapreso in terra di Liguria, per diramare i percorsi, quasi come una ragnatela, in ogni angolo, anche nei più remoti, per raggiungere ì confini della nostra zona. Il testo è un tassello appropriato a completare la letteratura su Alessandria, sulla sua Provincia, in nuova maniera individuata nel capoluogo quale ... ‘capitale’ della tradizione gastronomica locale..., così s’esprime Piero Martinotti Presidente della Camera di Commercio di Alessandria, nel suo coinvolgente scritto. La parte centrale, forse quella maggiormente eclatante, è stata affidata agli esperti cuochi Claudio Barione e Beppe Sardi, autori delle ricercate ricette inserite, descritte nei dettagli, in modo esplicativo quale invito per gli amanti del buon mangiare a trafficare con gli attrezzi da cucina, per dire alle persone care: l’ho fatto io, ... un modo nuovo per dimostrare affetto. E, chi ama i fornelli ha un cuore grande così.

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anno V n.4 n.2

HURRÀ GRIGI

GLI OSCAR 2013

ECHI DI VIAGGIO di Simonetta Gorsegno

I PALLINI di Puppigallo

Il volto del Messico tra piramidi, chiese e vulcani

Amour

on c’è nulla di più appagante che girovagare senza meta in lungo e in largo per il Messico. Questo grande paese dell’America centrale racchiude in sé un mosaico di usanze, tradizioni e culture formatisi dall’avvicendarsi della storia e dall’ambiente ostile e impraticabile che metteva a contatto, molto spesso, paesi e popoli in territori ristretti e incomunicabili tra loro. Tanti e differenti sono i percorsi che si possono intraprendere in Messico. Tutto dipende dal taglio che si vuol dare al viaggio e dal tempo ad esso concesso. D’altro canto sarebbe inimmaginabile conoscerlo in un’unica volta. Troppo grandi le distanze, e, a meno che non si abbiano svariati mesi a disposizione, il viaggio nell’universo messicano ‘toccata e fuga’ si ridurrebbe ad una corsa sul tempo, preferendo la quantità a scapito della qualità e senza imbastire il benché minimo contatto o dialogo con la sua gente. Non basta collezionare monumenti o fatti storici per comprendere il paese; bisogna avere tempo da perdere, magari seduti in una piazza, a oziare con una ‘tequila’ tra le mani,

N

mescolarsi in un variopinto mercato per contrattare il prezzo più basso o lasciare che il canto dei ‘Mariachi’ dai grandi e neri sombreri, allieti una cena a base di ‘tapas’ sulle note di un classico ‘Cielito Lindo’. Volti diversi per un paese tutto da scoprire inseguendo le influenze delle antiche civiltà riflesse su quel che accade ogni giorno. Un viaggio iniziatico che trascende il presente per incontrare il passato lungo la linea di un percorso pianificato prima della partenza e raramente affidato al caso. La compagnia di un’auto in affitto e una buona guida a portata di mano, saranno gli ingredienti indispensabili per intraprendere un viaggio in Messico. Sarà entusiasmante cambiare ogni giorno posto e scegliere di volta in volta dove soggiornare cercando di rispettare la tabella di marcia. Il naturale punto di partenza è, senza ombra di dubbio la caotica e inquinata capitale e precisamente la piazza (zocalo) di Città del Messico; un vero e proprio scrigno di tesori coloniali, con un’attenzione particolare agli scavi tuttora aperti dell’antica Plaza Mayor che contengono le origini della città azteca. Uscendo da Città del

Messico a pochi chilometri di distanza le grandi piramidi del ‘Sole e della Luna’ attendono gli intrepidi scalatori in una ripida ascesa che culminerà nella fantastica visione, come la lettura di un’antica mappa, sulla sterminata distesa di piramidi disseminate nell’area archeologica sottostante. I cactus e le agavi sono ciò che di verde emerge e fa da sfondo al paesaggio e diventano punto focale per gli artifizi di un gringo dal grande sombrero che, seduto accanto al tempio, dimostrerà ai presenti i colori estratti dal loro succo. Rosso, giallo, verde sono gli stessi colori usati dagli aztechi per colorare le piramidi, oggi purtroppo, sbiadite. A Puebla simbolica città coloniale, è il vulcano Popocatepetl dal bieco aspetto annerito e dalla cima orlata di neve a dominare come una piramide naturale il bianco paesaggio di case e chiese barocche del centro storico. A zonzo nelle vicinanze di Puebla si incontra una montagna coperta di vegetazione. Fin qui niente di strano! Le pendici squadrate e le scalinate che compaiono al fondo del monte tradiscono la loro vera natura; sotto lo strato di terra e di erba si cela la più alta e la più ampia piramide messicana mai costruita, la cui cima è sovrastata da una solitaria chiesa barocca. Si può girarle intorno, salire fino alla chiesa, o guardarla dalla piazza della cittadina che risponde al nome di Cholula, assistendo all’esibizione dei ‘Voladores’; un silenzioso gruppo di uomini, con indosso i colori del sole al tramonto, scendono in modo circolare da un altissimo palo, fino a terra, legati alla cintola da vari giri di fune. Un rituale di-

venuto nel corso del tempo uno spettacolo per turisti che perpetua le credenze del popolo maya e le loro conoscenze sull’universo e sui pianeti. La libertà dell’auto, si sa, consente di fermarsi quando si vuole ma, a volte, raggiungere piccoli centri, seppur segnalati dalla guida, risulta arduo e difficile. Possono mancare le indicazioni, essere errate o mal segnalate. Il tempio di Tonantzintla ne è un chiaro esempio. Lontano dall’abitato che lo comprende è però una meta impossibile da tralasciare. Non esiste al mondo un capolavoro di artigianato indigeno come questo. All’interno la cupola è interamente ricoperta da stucchi e ridondante di angeli, demoni, frutta, uccelli che, in un groviglio di statue, avvalorano la tesi del sacro e del profano in un tripudio di colori. Il viso mostruoso del demone si stempera nel viso beato dell’angelo in un’atmosfera che lascia lo sguardo sbalordito e attonito, di fronte alle potenza della cultura popolare. Sarete appagati dal Messico. Sarà questo l’aggettivo imperante! Sempre se avrete la fortuna di andarci e di visitarlo in completa libertà. E ne avvertirete la nostalgia! Non banale e passeggera, ma ricorrente ogni qualvolta parlerete del Messico e dei suoi tanti volti rincorsi, su e giù per il paese in interminabili viaggi in auto, e sia che li abbiate compresi o che vi siate arresi a questa possibilità, vi avrà in altro modo entusiasmato la chiassosità dei suoi colori, i rumori, la musica, le vivaci celebrazioni religiose o animiste e lo spettacolo delle fiestas, senza contare il calore della gente incontrata che non cesserà mai di stupirvi.

CARROZZONE MUSICALE ALESSANDRINO GIOVEDÌ 2 E 9 MARZO ALLE ORE 21

Il carrozzone musicale alessandrino al circolo ‘Alessandria’ di via Ratazzi

Lo ‘Showman Mauro’ e Mike Yacin con Sarah Ghirardo

Il circolo culturale sportivo Alessandria (I Grigi) di via Ratazzi Alessandria, ospiterà il carrozzone musicale alessandrino, prima di partire con la grande tournée in tutta la provincia con tappa finale al Piper di Roma, in occasione del CantaGiro Nazionale. Lo staff del Carrozzone, nella persona del maestro futurista Mike Yacin (autore di vari manifestazioni), e dello showman Mauro, fantastico presentatore, organizzeranno due serate all’insegna della buona musica al circolo Alessandria di via Ratazzi meglio conosciuto come ‘I Grigi’, tempio della musica da ballo degli anni 60/70. Ricordiamo che nel salone delle feste sono stati ospiti le più grandi star della canzone italiana. La gara si svolgerà in due serate, dove il pubblico presente sarà il giudice supremo, perché con i loro voto si proclamerà la canzone più bella della serata, durante la quale sarà anche consegnata la 15ª fascia di miss del concorso ‘Bellezza in Cittadella’ per ragazze immagine (concorso dell’Associazione culturale Amici Della Musica, Bellezza, Cultura, Spettacolo. Nel corso delle due serate saranno ospiti le più importanti scuole da ballo della città.

DI PU PPI GA LLO

È un grande, devastante esempio di vita vera. Che ci piaccia o no, anche questo lo è; e nessuno può essere preparato a una simile situazione, come lo stesso spettatore, che attraverserà diverse fasi mentali, quasi chiedendosi perchè sottoporsi a una tale visione, sentendosi un cinico guardone che sbircia nelle vite, sconvolte dalla malattia, di queste due anziane, signorili persone. È tutto così naturale, sia nei vari risvolti, che nei sentimenti contrastanti di lui, che la ama, ma che nulla può contro l’inesorabile; e di lei, conscia del suo stato, stanca e rassegnata (come biasimarla).

Argo Ben diretto, ben interpretato e quasi privo di inutili pause verbose. È questo a decretare la riuscita di una pellicola che si basa su un fatto realmente accaduto e che sa far montare la tensione minuto dopo minuto, vista la situazione a dir poco esplosiva. Ogni attore dà il suo valido contributo, disegnando il proprio personaggio in maniera convincente (c’è chi se la fa giustamente sotto, chi tenta di ragionare, chi semplicemente si attiene al piano). Verso la fine si sente un po’ l’Americanità, ma in questo caso si può capire e giustifica la reazione (hurrà) dopo una simile odissea. Notevole.

Frankenweenie Burton trasforma in prodotto animato un suo precedente cortometraggio; e lo fa nel modo giusto, aggiungendo, ma senza annacquare troppo l’idea di base, qui rafforzata dalla presenza di un professore identico a Price (versione caricatura), che riesce a dare peso al concetto di sperimentazione, di scienza che può battere sia la morte, che una cosa ancora più difficile da eliminare, lo scetticismo della gente chiusa nel suo mondo, con le proprie inossidabili certezze. Riuscite le Burtoniane caratterizzazioni dei compagni di scuola; una sorta di Igor, un senza scrupoli, un’allucinata e un ingenuo.

Hotel Transylvania Davvero notevole. Il punto di forza di questo vivace prodotto animato è la quantità di personaggi, tutti ben caratterizzati e simpatici, unita all’elevato numero di buone idee e al piacevole humor spruzzato in giuste dosi. Sia l’inizio, con la piccola vampira accudita dal padre iperprotettivo, che la parte centrale con i ‘singolari’ clienti dell’hotel (ognuno con le proprie particolari caratteristiche) permettono allo spettatore di godere di molte gag riuscite; e il vampirico protagonista, impegnato con l’umano, contribuisce a mantenere un ritmo costante. Solo il finale è un po’ telefonato.

Cena tra amici Attori in parte e un copione incalzante, con notevoli vette umoristiche racchiuse in continui botta e risposta fanno di questa pellicola una piacevole scoperta. È incredibile come i protagonisti non lascino passare una frase senza analizzarla parola per parola, trovando sempre lo spunto per creare una polemica, che parte leggera, quasi sterile, ma grazie a litri di benzina verbale, divampa in accese discussioni in grado di minare nel profondo chi viene colpito, ma anche il ‘persecutore’, che ne subirà le ire, ricevendo puntuale il colpo basso. Da vedere, pur rischiando di ubriacarsi di parole.


Scrittori 28 feb. 2013

HURRÀ GRIGI

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Prova tecnica per un progetto di rivista letteraria

di Alessandria e del Monferrato CENDIC: 10 teatri x 32 autori (da Roma, girerà l’Italia)

Teatri in provincia, progetto da importare L’EMERGENTE MERCATO DELLA PAROLA INDUCE A CREARE ALTRI FESTIVAL Tra gli autori teatrali c’è anche l’alessandrino Claudio Braggio, che partecipa con tre monologhi umoristici

I

l progetto ‘CENDIC: 10 teatri x 32 autori teatri in provincia’ coordinato da Duska Bisconti con la collaborazione di Antonia Brancati, Federico Caramadre, Francesco Randazzo e Fabrizio Romagnoli è un’idea nata in seno al Centro di Drammaturgia contemporanea, che la sta attuando al fine di divulgare le opere di alcuni interessanti drammaturghi sul territorio nazionale e riuscire così ad instaurare un rapporto continuativo ed un confronto costruttivo con il pubblico. Le realtà territoriali che hanno aderito con entusiasmo (malgrado le mille difficoltà in cui si dibattono) sono per ora circoscritte al centro Italia e sono dieci. Tuttavia molte altre hanno già dato la loro disponibilità per estendere l’iniziativa alla prossima stagione e sono teatri presenti in Veneto, Puglia, Campania, Liguria, Toscana). Nel gruppo di autori teatrali figura anche l’alessandrino Claudio Braggio, che partecipa con tre monologhi umoristici, ‘Sarà stata la nebbia ad uccidere le idee’, ‘Quando ad una donna serve l’avvocato dei sentimenti’ e ‘La musica fa perdere i capelli’. La presentazione dello spettacolo è andata in scena a Roma lunedì 18 febbraio 2013 al Teatro ‘Lo spazio’ in via Locri 42, quindi p stato avviato il primo blocco in quel di Terni (sono dieci con una media di sei testi per ciascuna). Saranno in tutto dieci i teatri che nei mesi a seguire ospiteranno l’articolato programma di monologhi costituito da ben dieci serate per ciascun palcoscenico. Al momento sono state selezionate le piazze di S. Giovanni in Marignano, Pescara, Montalcino, Rieti, Spello-Trevi, Montevarchi, Guidonia Montecelio, Casperia (con programmazioni che eviteranno d’avere spettacoli coincidenti). Le letture sono a cura degli attori dei gruppi che porteranno avanti l’iniziativa per dieci serate spalmate sui prossimi mesi: Teatro ‘Rigodon’ di Rieti, Gruppo giovani ‘Teatro del Violangelo’, di Casperia (Rieti), ‘Diesis Teatrango’ di Montevarchi (Arezzo), ‘Compagnia Fontemaggiore’ di Spello-Trevi - Compagnia ‘Florian’ di Pescara, Associazione ‘Teatrargo Compagnia I Gerundi’ di Guidonia Montecelio, ‘Teatro dei 5 Quattrini’ di S. Giovanni in Marignano (Rimini), ‘Associazione Culturale L.S.T. Teatro’ di Montalcino (Siena), Compagnia ‘Lidabu’+ Il Progetto’ di Terni. I trentatré autori sono: Leo Augliera, Daniela Ariano, Enrico Bagnato, Alberto Bassetti, Paolo Bignami, Augusto Bianchi Rizzi, Duska Bisconti, Claudio Braggio, Roberta Calandra, Emanuele Carboni, Emanuele Cerquiglini, Violetta Chiarini, M. Letizia Compatangelo, Ferdinando Crini, Pietro Dattola, Roberto De Giorgi, Daniela Igliozzi, Marcello Isidori, Paola Lorenzoni, Luciana Luppi, Roberto Marafante, Rosa Menduni, Andrea Ozza, Pierpaolo Palladino, Alberto Patelli, Massimiliano Perrotta, Stefania Porrino, Paolo Puppa, Antonio Sapienza, Francesco Scotto, Roberto Traverso, Lina M. Ugolini, Paolo Valentini.

Anche in Alessandria il misterioso fenomeno della moltiplicazione dei festival letterari La parola sembra aver perso il suo fascino o piuttosto potrebbe aver subito una trasformazione essendo diventata merce, esattamente come accade allo spettacolo. La creazione di un festival letterario e/o poetico, anche in un Paese di pochi lettori qual è il nostro, diventa nel contempo attrattiva ed idea banale capace di catalizzare desideri, speranze, illusione di concretezza e di svelamento di futuri talenti che nessuno prima di quel momento era andato a cercare. Colpevoli noi pure ideatori del microfestival a cadenza mensile ‘Vi Piace? scrittura ad alta voce’, formula originale che funziona perché attrae il pubblico grazie al clima positivo che si instaura fra pubblico e scrittori, pubblicati o meno, che si sottopongo serenamente al giudizio (palesemente espresso) dei presenti. L’attuale forma dell’iniziativa nata nell’ottobre 2011, da gennaio 2013 ha raddoppiato con ‘Vi Piace? fuorisacco’ (a tema), è il frutto di una trasformazione: dalla semplice intenzione di condividere letture ad alta voce in un ristretto gruppo di conoscenti, alla proposta in forma di spettacolo di testi letti quasi sempre dagli stessi autori. Gli autori parlano, vengono intervistati, ma soprattutto quel che preme al pubblico è ascoltare la lettura dei testi e sono essi stessi liberi di suggerire, anzi di leggere ad alta voce, pagine di altri autori, anche non presenti alla serata o addirittura non più viventi e quindi richiamati alla memoria dalle loro pagine. Un festival che si definisce micro perché ogni segmento viene consumato in una intensa e lunga serata, che comincia alle ore 20,oo con la ‘Cena degli Scriptori

sopra la nebbia’ partecipata da scrittori e parte del pubblico sempre libero di unirsi al convivio, che prosegue secondo il programma che prevede due ore senza interruzione alcuna in cui salgono sul palco gli autori per consumare il loro quarto d’ora ‘ad alta voce’. Sino ai primi di questo mese di febbraio questo è accaduto per diciotto volte ed inevitabilmente in ogni serata il pubblico numeroso (nella totalità non sono sempre gli stessi volti, giacché il gruppo è molto più ampio di quanto si può constatare ad ogni puntata) si appassiona e rimane in sala ben oltre la mezzanotte perché quasi inevitabilmente si allunga la lista dei partecipanti. I nomi che sino ad ora si sono alternati assommano a circa sessanta e naturalmente taluni si sono presentati più volte, ma con poesie o racconti o brani di letteratura o di saggistica diversi ogni volta. L’affezione del pubblico e la partecipazione degli autori del Vi Piace? sono paragonabili, pur distinguendo le formule radicalmente diverse, al più longevo dei festival poetici (ed in quelli dispari letterario) di Alessandria ovvero la Biennale di Poesia, che ha concluso la XVI edizione nell’intera giornata di sabato 1° dicembre 2012 al museo etnografico. Un vero e proprio grande festival letterario e/o poetico in Alessandria, considerando l’attuale Secolo, non s’è ancora organizzato e la formula prevalente è quella del micro festival, pur se esteso in una o più giornate: una scelta che si rivela particolarmente adatta al territorio, ma anche ai tempi che hanno rivelato la difficoltà, per prime quelle di carattere economico e di organizzazione, a poter reggere un

evento complesso come quello, ad esempio, che si svolge a Mantova. Una scelta virtuosa per la ricerca della qualità organizzativa necessaria, ma che sta favorendo la proliferazione di altre iniziativa, di altri microfestival più o meno dichiarati (ci sono anche i semplici eventi letterari con più autori). In questi giorni di fine d’anno ci sono almeno tre o quattro gruppi diversi seriamente al lavoro, ben intenzionati a far capolino nell’imminente 2013 con un festival letterario e/o poetico che confidano abbia formula originale, partecipazione di autori graditi alla più ampia platea possibile ed in quanto tali capaci di attrarre il maggior numero di spettatori (più o meno passivi, a seconda delle scelte di carattere tecnico e di indirizzo culturale). Certo che i festival letterari trasformerebbero Alessandria in una città dedicata a questo impegno di trasformazione in merce delle iniziative, aderendo in modo costruttivo all’emergente mercato della parola. Un intenso dibattito in merito alle valenze culturali di una grande operazione (al momento del tutto scoordinata, perché i gruppi sopra citati si stanno muovendo ognuno per conto proprio), potrebbe offrire il tema per un doveroso convegno sull’argomento. La cosiddetta tribù dei lettori popola festival, premi, eventi, readings, saloni, fiere dove tutti si sentono bravi e intelligenti solo perché consumano libri, film, idee imposti dall’industria culturale. La cultura del giorno d’oggi vuole propinarci questo tendenza come una sorta di ‘oppio del popolo’ ed il rischio che appare al-

l’orizzonte è quello di farsi riempire di pensieri che non sono nostri, in modo passivo perché veniamo drogati da discussioni, presentazioni, commemorazioni nell’illusione di pensare (ma sarebbe soltanto un’illusione). Tuttavia la visione è seducente, non soltanto per Alessandria ed allora altre città potrebbero offrirsi per ospitare questa successione nell’ipotesi che possa diventare economicamente virtuosa (si consideri il turismo culturale e quello legato all’organizzazione di congressi e raduni di piccole masse). Ora, stiamo considerando un settore di nicchia, comunque, dove il profilo commerciale viene dettato dalle grandi case editrici più che dagli autori. Eppure, se sapremo tenere in debito conto il pensiero delle minoranze, avremo anche noi occasioni culturali da condividere. Non saranno certo questi piccoli, anzi meglio scrivere microfestival a mutare il tessuto economico della città, ma l’offerta culturale a livello variabile (purché non raffazzonata) avrebbe il pregio di animare nell’intero corso dell’anno anche soltanto una porzione di Alessandria. Fatti salvi i due casi citati, sulla longevità e sulla partecipazione attenta e numerosa non farei scommessa, ma la constatazione che si stanno organizzando iniziative del genere reca con sé una speranza di futuro molto preziosa. Saranno eventi di nicchia, ma l’alternativa si chiama ‘nulla’ e questa possibilità più che sfuggita deve essere combattuta con forza e decisione: per questo i frequentatori del microfestival ‘Vi Piace? scrittura ad alta voce hanno fatto proprio il motto ‘Leggiamo per legittima difesa’.

VENERDÌ 1 MARZO ALLE 21,30 ALL’ISOLA RITROVATA DI VIA SANTA MARIA DI CASTELLO

Il Microfestival ‘Vi Piace?’ Ideale agorà culturale Durante la 19ª serata verranno presentati ben quattro concorsi poetici o letterari All’Isola Ritrovata in via Santa Maria di Castello 8 (Alessandria) alle ore 21,30 di venerdì 1 marzo 2013 il microfestival letterario e poetico di Alessandria Vi PIACe? offrirà un’altra eccezionale serata di Scrittura da alta voce. Saranno ospiti la poetessa tortonese Valeria Borsa che presenterà la silloge Kalendae (puntoacapo editrice, 2011) e la scrittrice savonese Flavia Cantini autrice della serie di raccolte di racconti ‘Notti sen-

za luna’ (volume I, 2011) e ‘Notti senza luna - il Male e l’angelo’ (volume II, 2012) per i tipi di Arduino Sacco Editore. Interverranno anche i giovani talenti che danno vita ad un progetto culturale che in Casale Monferrato si focalizza intorno alla produzione, autogestita con successo, dell’unica rivista letteraria della nostra provincia ovvero ‘Babau’, giunta all’ottava uscita; il tema del numero appena uscito è quello dell’emarginazione, con parti-

colare attenzione all’arte ed agli artisti, tant’è che il gruppo creativo organizza presentazioni multimediali, di cui darà un saggio il 1° marzo (ma vi sarà la possibilità di ospitare la presentazione intera ad un prossimo ‘Vi Piace? fuorisacco’ in data da stabilire a breve). L’ideale agorà culturale alessandrina avrà l’onore di ospitare gli organizzatori di ben quattro premi poetici o letterari, capaci di offrire vivacità culturale alla provincia tutta e buone oc-

casioni di visibilità ai partecipanti. Questo è appunto il caso di importanti e consolidati premi di poesia come il ‘Concorso Guido Gozzano’ (scade il 3 agosto) ed il ‘Concorso Nazionale di Poesia Città di Acqui Terme’ (scade il 5 aprile), a cui si aggiungono il ‘Monferrato Scriptori’ (scadenza il 15 marzo, ma verrà prorogato) e ‘Concorso Letterario Gianni Fozzi e Sandro Locardi a suma tüc Gajóud’ (scadenza il 28 febbraio, ma verrà prorogato).


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I Grigi contro il Savona