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Direttore Massimo Taggiasco

Manovra di sorpasso!

MASSIMO TAGGIASCO

inalmente l’Alessandria che tutti abbiamo sognato in avvio di stagione! Una squadra forte, cinica, che sa soffrire ma che porta a casa il risultato anche solo con un gol di scarto. Certo, non abbiamo ancora visto un undici che impone il proprio gioco, che detta per novanta minuti i ritmi della partita (il Castiglione non era certo un grande spauracchio),

F

ma finalmente possiamo dire di avere una squadra vera. Le ultime due vittorie (ottima quella casalinga contro il Monza) ci hanno riportato nelle zone alte della classifica. Siamo al quinto posto, a due sole lunghezze proprio dal Real Vicenza che scende oggi al Moccagatta e che già abbiamo sconfitto all’andata. Insomma, c’è aria di sorpasso. L’ottavo posto è già lontano tre punti: la classifica è ancora corta, ma a breve non

dovremmo più avere il problema di guardarci alle spalle. Il gol di domenica scorsa del neoacquisto Ferrani è un po’ il simbolo di questa rinascita, il premio al Presidente Di Masi che ha fortemente creduto nel suo progetto, ha insistito per regalarci e regalarsi una grande Alessandria. La cosa che, in questa momento, ci pare di poter dire, al di là dell’entusiasmo per i buoni risultati recenti, è che finalmente il progetto della nuova dirigenza sembra prendere corpo. Non siamo più solo alla fase delle buone intenzioni, magari pagate a caro prezzo. Ora ci pare che si stiano ponendo le basi per dare vita ad una rosa che ci permetta non solo di entrare nelle prime otto e di permanere, quindi, nel calcio che conta, ma anche e soprattutto di garantire un futuro importante. Questa è un’Alessandria che può durare, che è costruita per andare sempre più avanti. Noi tifosi dobbiamo credere in questo progetto, perché dobbiamo e vogliamo esserne parte integrante: viverlo ogni domenica al fianco dell’Orso Grigio. Tutti al Moccagatta, l’Alessandria deve tornare grande! Hurrà Grigi!

Anno VI n. 2 • 31 gen. 2014

ALESSANDRIA• ViaMilano35• Tel.0131260043

Quindicinale di calcio... e non solo


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anno VI n. 2

HURRÀ GRIGI

DETTO FUORI DAI DENTI di Mario Bocchio

Il letargo dell’Orso è terminato el momento forse più difficile della stagione, i Grigi sembrano aver finalmente trovato la continuità e il cinismo agonistico per trarre da un campionato che pareva opaco e deludente, insperati stimoli per generare soddisfazioni nella piazza. Le due vittorie di fila contro Monza e Castiglione ci suggeriscono questa chiave di lettura: l’Alessandria non poteva più sbagliare e non ha sbagliato. Erano state profetiche le parole di Francesco Morga alla vigilia della sfida contro i brianzoli: «Mi sono calato in questa realtà da subito e mi sento pienamente coinvolto nella lotta che faremo fino in fondo per ottenere il massimo. Qui c’è tutto per fare bene: i compagni, l’ambiente, la curva. Non possiamo sbagliare». Contro una squadra in difficoltà e per questo ancor più cattiva e decisa, una diretta concorrente, il Vecchio Orso ci ha messo orgoglio e impegno. Abbiamo assistito finalmente ad una prova convincente di una squadra che ha lottato con grinta e nel fango, come ai vecchi tempi. Alla fine nulla da fare per il coriaceo Monza. Aiutato non poco dall’arbitro in una rimonta che fortunatamente non c’è stata. Nel primo tempo i Grigi hanno creato tanto e, come purtroppo capita spesso, hanno incassato il goal del pareggio subito dopo il vantaggio. Questa volta è stato un pezzo di bravura dell’avversario, quindi bisogna dare merito a Finotto che ha concluso bene un’azione di contropiede, anche se Mariotti avrebbe anche potuto commettere un logico (a quel punto più che giustificato) fallo. A livello però di azioni e di gioco, l’Alessandria ha fatto meglio dei lombardi. Nella seconda fra-

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zione di gioco la gara è stata un po’ più equilibrata e abbiamo segnato con Valentini, abbiamo avuto anche altre occasioni e poi è stato bravo Poluzzi nell’unica palla-goal del secondo tempo del Monza a mantenere il vantaggio. Il neoacquisto Davide Baiocco, giocatore di grande esperienza che ha calcato i terreni della A e della B (ce lo ricordiamo a Perugia, Catania e Brescia) ha fatto una buona prestazione, contando che era un po’ di tempo che non giocava. Ha interpretato bene la gara e negli ultimi minuti è stata determinante la sua capacità nel gestire il pallone e nell’ aiutare i compagni di squadra. Nel dopo gara abbiamo concordato con Mister D’Angelo nel fare i complimenti ai ragazzi rientrati nell’undici titolare, come Cavalli e Scotto. Hanno giocato con grandissimo spirito e qualità. Oltre al goal, Cavalli ha amministrato tantissimi palloni. Giudizi positivi an-

21ª GIORNATA

che per Romano, Tanaglia e Sampaolesi che hanno avuto poco spazio finora, perché sono entrati subito dentro la partita in modo determinante e questo è molto importante per il gruppo. «Le assenze ci possono essere, ma con lo spirito e la mentalità giusta si superano le difficoltà», ha voluto rimarcare il tecnico. La trasferta di Castiglione delle Stiviere è stata un esordio perfetto per l’altro acquisto cosiddetto ‘di riparazione’, Manuel Ferrani. La squadra non ha preso goal e lui ha siglato la rete della vittoria, quindi pensiamo che meglio di così non avrebbe potuto andare. Nell’azione del vantaggio c’è stata una mischia in area, Ferrani è riuscito a smarcarsi; Cavalli ha messo una bellissima palla verso la porta e lui è riuscito ad arpionarla, superando il portiere avversario. Proveniente dal Teramo, Ferrani è un centrale di difesa a quattro e adesso si sta adattando a giocare

in una difesa a cinque, come terzo di destra. Nelle trasferte di Porto Tolle e Sassari, terminate entrambe con altrettante sconfitte, l’Alessandria aveva giocato meglio di domenica, ma contro il Castiglione ha portato a casa i tre importantissimi punti. «Secondo me, il pari sarebbe stato più giusto. Anche se nel secondo tempo non abbiamo rischiato nulla», ha voluto ammettere con onestà intellettuale D’Angelo. Ma giocare bene e non vincere è una magra consolazione, che non porta da nessuna parte. Ancora D’Angelo, nella lettura tecnica della gara contro il Castiglione: «Allargando il gioco sui nostri quinti li avremmo messi in difficoltà. Nel secondo tempo infatti siamo riusciti a dare più spazio a Mora e a Spighi. Ci sta che si soffra sui calci piazzati, anche perché loro erano molto fisici. Dietro abbiamo avuto qualche piccola sbavatura, ma la squadra dal punto di vista dell’atteggiamento difensivo non ha mai sofferto niente, se non sui calci d’angolo. Dopo il vantaggio, l’arrivo di Baiocco ci dà una grande mano nella gestione della palla per l’esperienza che ha». Due parole infine, proprio su Baiocco. 38 anni non sono pochi, anche perché il fisco è stato usurato da tante battaglie a grandi livelli, ma se lo stesso reggerà, unitamente alla capacità di avere ancora stimoli, siamo certi che potrà essere lui, insieme ad un altro ‘nobile decaduto’ (nel senso buono, sia ben chiaro), Riccardo Taddei, a prendere per mano il Vecchio Orso per condurlo a quei traguardi capaci di ridare entusiasmo ad una città che purtroppo si è ritrovata più grigia delle care e storiche maglie. Peggio ancora: umiliata e dimenticata da tutti.

TRASFERTE DI FEBBRAIO

Ferrara e Rimini I tifosi grigi organizzano un pullman gran turismo in occasione delle due trasferte consecutive a Ferrara e Rimini. Per Ferrara, domenica 9 febbraio, ritrovo alle ore 8,45 e partenza alle ore 9 da piazza Garibaldi. Costo 25 euro. Prenotazioni entro venerdì 7 febbraio. Per Rimini, domenica 16 febbraio, ritrovo alle ore 7,45 e partenza alle ore 8 da piazza Garibaldi. Costo 35 euro. Per questa trasferta è richiesto un numero minimo di 30 partecipanti per avere il pullman garantito. Prenotazioni entro venerdì 14 febbraio. Informazioni e prenotazioni al numero 338 9065045 e presso l’Amico Fruttaio in piazza Marconi ad Alessandria.

ANTICIPO DI MARZO

Col Mantova al venerdì in diretta TV In data odierna, la Lega Pro ha ufficializzato che la gara tra Alessandria e Mantova, valevole per la 30ª giornata del Campionato di Lega Pro Seconda Divisione, si disputerà venerdì 28 marzo 2014, alle ore 20.45, con la trasmissione in diretta televisiva su RAI SPORT 1.

22ª GIORNATA 02/02/2014 - ore 14,30

CLASSIFICA

CASTIGLIONE

ALESSANDRIA

0-1

FORLÌ

BASSANO VIRTUS

SQUADRE

PT

V

N

S GF GS +/-

BRA

BELLARIA

4-1

VIRTUS VECOMP VR

BELLARIA

BASSANO VIRTUS

42 21 12

6

3 35 21 14

BASSANO VIRTUS

CUNEO

1-0

MANTOVA

BRA

SANTARCANGELO

40 21 11

7

3 29 11 18

SANTARCANGELO

DELTA PORTO TOLLE

0-0

SPAL

CASTIGLIONE

REAL VICENZA

35 21 10

5

6 35 29

6

MANTOVA

FORLÌ

2-2

RIMINI

MONZA

RENATE

34 21

9

7

5 24 17

7

MONZA

REAL VICENZA

3-1

CUNEO

PERGOLETTESE

ALESSANDRIA

33 21

9

6

6 37 24 13

RENATE

RIMINI

1-1

ALESSANDRIA

REAL VICENZA

SPAL

33 21

8

9

4 35 31

4

TORRES

SPAL

2-2

SANTARCANGELO

RENATE

V. VECOMP VERONA 31 21

8

7

6 27 20

7

PERGOLETTESE

VIRTUS VECOMP VR

1-1

DELTA PORTO TOLLE

TORRES

RIMINI (1)

30 21

8

7

6 29 26

3

MANTOVA

29 21

6 11

4 38 32

6

MONZA

29 21

7

8

6 33 31

2

PERGOLETTESE

27 21

6

9

6 18 18

0

DELTA PORTO TOLLE 26 21

6

8

7 28 25

3

FORLÌ

26 21

7

5

9 28 32 -4

TORRES

25 21

6

7

8 24 30 -6

CUNEO

24 21

5

9

7 23 23

CASTIGLIONE

17 21

2 11

BELLARIA (2)

12 21

3

4 14 20 42 -22

8 21

2

2 17 19 56 -37

MARCATORI

23ª GIORNATA 09/02/2014 - ore 14,30

Danilo ALESSANDRO

(Real Vicenza)

Roberto FLORIANO

(Mantova)

Reti 17

Massimiliano VARRICCHIO (Spal)

SPAL

ALESSANDRIA

14

REAL VICENZA

CUNEO

14

PERGOLETTESE

DELTA PORTO TOLLE

Simone MASINI

(Mantova)

9

VIRTUS VECOMP VR

FORLÌ

Gianmarco CONTI

(Virtus Vecomp VR)

9

BASSANO VIRTUS

MANTOVA

Davide SINIGAGLIA

(Monza)

8

BRA

MONZA

Omar TORRI

(Cuneo)

8

TORRES

RENATE

Michele MARCONI

(Alessandria)

7

BELLARIA

RIMINI

Michele VALENTINI

(Alessandria)

5

CASTIGLIONE

SANTARCANGELO

BRA

Per ricevere i pdf di Hurrà Grigi gratis in anteprima basta inviare una mail a: redazione@nuovohurragrigi.com, ma si possono già sfogliare sulla nostra pagina Facebook nel corso dei giovedì che precedono le partite al Moccagatta.

G

0

8 20 34 -14

■ Play-out; ■ Retrocessione Rimini -1 punto, per violazioni al regolamento CO.VI.SO.C Bellaria -1 punto, per violazioni al regolamento CO.VI.SO.C


31 gen. 2014

HURRĂ€ GRIGI

3

PUNTO GRIGIO di Giovanni Mediliano

PARLA L’ORSO di Beatrice Bruno

SarĂ la volta buona?

Uragano Alessandria

[Foto Francesco

all’insidiosa trasferta di Castiglione delle Stiviere i Grigi tornano a casa, oltre che con tre punti dal peso specifico estremamente interessante a questo punto della stagione, anche con la conferma di due aspetti di cui, su questa rubrica, si è discusso parecchio. Il primo è che questo ‘mercato di riparazione’ dicembrino, tra arrivi, partenze ed esclusioni assortite, ha rimescolato un po’ le carte nello spogliatoio, riuscendo forse a creare quell’ambiente che è sempre mancato finora. Quell’ambiente che regala sicurezza,

D

Barilaro]

tranquillità , voglia di sacrificarsi non solo per raggiungere il proprio obiettivo personale ma per fare squadra. Quel gruppo che fin qui è mancato, forse è nato a Castiglione. Qualche spiffero è arrivato anche dal centro Michelin: Ci siamo di piÚ con la testa, qualche meccanismo ha finalmente cominciato a girare nel verso giusto. Non è mai stato un problema fisico, solo mentale. E forse ora tutti i tasselli sono finiti al loro posto. Voci di spogliatoio, da interpretare come... vox Dei. Il secondo aspetto è legato allo splendido gol di testa

    

 Vineria

     



(quasi da centravanti di razza) messo a segno da Ferrani. Spesso abbiamo ricordato quanti potenziali punti in meno possa aver rappresentato perdere praticamente fin da subito un terminale offensivo come Ferrari. La punta presa per dare sfogo al gioco, per concretizzarlo, per finalizzare le giocate sopraffine ma spesso sterili dei tanti giocatori di classe presenti in rosa. Aver avuto una presenza ‘fisica’ pesante lĂ davanti avrebbe sicuramente rappresentato quel qualcosa in piĂš che avrebbe potuto portare i Grigi nelle primissime posizioni di classifica.

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Posizioni che, comunque, seppure in ritardo, stanno apparendo all’orizzonte. La classifica si sta facendo interessante e, per chi non si accontenta di arrivare tra le prime otto ma vuole anche dare prestigio al passaggio nella C unica, si preannuncia un futuro prossimo da... progressivo avvicinamento alla vetta. Basta solo che, veramente, quel qualcosa che sembra essere scattato nella testa dei nostri ragazzi trovi conferma, già fin da oggi. I campionati si vincono in primavera: l’Alessandria si sta preparando a lanciare lo scatto decisivo.

La vittoria fuori casa che tutti attendevano. La dimostrazione che quelle di Delta Porto Tolle e Porto Torres sono state solo due giornate storte e nulla di piĂš. Grigi che soffrono, ma che sanno soffrire. Grigi che dopo un po’ di smarrimento si ritrovano e portano a casa un risultato importante. Grigi che lottano. Si poteva fare di piĂš? Sia con quattro, sia con un gol, i punti in palio erano comunque tre. Troppo importante vincere. Per noi, per loro, per il presidente. Per confermare e per rassicurare. Quanta sicurezza in difesa, con un Poluzzi che migliora di partita in partita, acquistando sempre piĂš fiducia; con un Ferrani che segna, che si disimpegna come niente sui corner, che non permette a nessun attaccante di superarlo. Quanta frenesia in attacco: con Morga che fa di tutto per segnare e per tenere fra i piedi ogni pallone; con l’irrefrenabile grinta di Scotto che ricorda ai compagni di non mollare; con la rapiditĂ , l’esperienza e la freddezza di un Rantier carichissimo, che dona alla squadra quel pizzico di pepe che basta per andare a segno e assicurarsi il calore di un pubblico prettamente alessandrino. Quanto spirito di squadra riesce a trasparire! Dopo tanto tempo, si riprova quell’inconfondibile sensazione. Quando la curva inonda il campo con il coro: ‘Grigi, Grigi, Grigi’, e i ragazzi spingono piĂš che mai. Quando il terreno sembra quasi tremare e l’aria non è mai stata piĂš pesante, si fa fin fatica a respirare. Quando sembra che il tempo si stia fermando, rendendo quel coro interminabile e quel momento, cosĂŹ infinitamente lungo. Quando si subisce un contropiede che si riesce subito a contrastare e dagli spalti parte un boato che fa sobbalzare il cuore. Quando si prova quella sensazione in cui ci si sente UNA COSA SOLA. Ecco l’uragano Alessandria. Che trascina e fa trascinare. Che distrugge e disorienta. Che colpisce e affonda. Che disarma e condanna. Ecco l’uragano Alessandria, che come un orso appena svegliato da un letargo ha fame di gloria, di vittoria e di entusiasmo. Ecco l’uragano Alessandria che sugli spalti scalda e incita. Che non smette mai di farsi sentire; con la voce, con le mani, con il cuore. Ecco l’uragano Alessandria, che sta pian piano arrivando. Attenzione, o girone A, temere l’Alessandria è all’ordine del giorno. PerchĂŠ questo è solo l’inizio.


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anno VI n. 2

HURRÀ GRIGI

ATTACCO LA LENTA E CAUTA RIPRESA DEL GIOCATORE CHE È MANCATO DI PIÙ

Fausto Ferrari è tornato nel gruppo È da un po’ che non si sente più parlare di Fausto Ferrari, arrivato con tanta voglia di scendere in campo e mostrare il suo valore al popolo grigio, ma frenato appena prima di iniziare il campionato da un giovane difensore del Villalvernia in quel periodo allenato da Roberto Casone. È stato un brutto colpo, avevamo tutti riposto molta fiducia nella sua figura dopo quel toccante video messaggio di inizio stagione, dove si scusava per la sua assenza alla presentazione ufficiale, promettendo però di rifarsi sul campo. Sarebbe stato davvero piacevole vederlo segnare in maglia grigia, anche perché ogni volta che lo abbiamo incon-

trato da avversario è riuscito sempre, in qualche modo, a ‘buttarcela dentro’. Ma ora, quali sono le condizioni del nostro attesissimo bomber? Da qualche settimana ha ripreso ad allenarsi con il gruppo, cercando di non forzare troppo, per evitare così di avere ricadute. Speriamo tutti di rivederlo al più presto, indiscrezioni dicono che possa essere a disposizione di mister D’Angelo già per la partita a Rimini, o la domenica dopo in casa con il Renate. Nonostante queste constatazioni non ufficiali, speriamo tutti che Fausto possa tornare al più presto, perché con lui l’attacco sarebbe al completo e inquieterebbe qualsiasi difen-

sore avversario, fin a sognarselo di notte. Ti stiamo aspettando Fausto, con l’incontenibile voglia di vederti esultare ruggendo sotto una Nord calorosa, entusiasta e colma di gente. Una Nord che si fa sentire come in quella trasferta a Montichiari, dove ci hai fatto tanto dannare per novanta minuti. Una Nord che pian piano si sta riempendo... sperando ritorni quella di un tempo. Sperando di poterti veder segnare almeno un gol. Sperando di poterti far ricevere dopo una rete, quel calore di cui hai tanto sentito parlare ma che non ti abbiamo potuto dare per tutto questo tempo. Sperando di raggiungere insieme quell’obbiettivo così importante. [Beatrice Bruno]

FACCE DA CURVA di Beatrice Bruno

TOP PLAYER(S) di Beatrice Bruno

Giancarlo FERRANDO «Grigi, una vocazione»

Davide Baiocco e Manuel Ferrani

l protagonista di questa edizione è Giancarlo Ferrando, frequentatore della nostra Nord e dei social sui Grigi, il quale ci racconterà le sue esperienze, le sue idee e la sua passione. Iniziamo subito. Ricordi la tua prima volta al Moccagatta? «La mia prima volta al Moccagatta risale al 1972, ero molto piccolo, avevo sei anni e non mi ricordo precisamente quale partita fosse, ma ho stampata nella mente la figura di Lorenzetti, ragazzo biondo che dominava il centrocampo.» Cosa significa per te essere tifoso? Hai un aneddoto a cui sei particolarmente affezionato? «Per me essere tifosi significa vivere con i Grigi e per i Grigi. Viverla con gli amici, con i clienti... magari anche con qualche calciatore. Essere tifoso significa vivere la propria squadra fino in fondo. Significa aspettare che arrivi il fine settimana per andare allo stadio. Significa avere una sorta di vocazione, un richiamo, che parte dal cuore e che non si ferma davanti a niente. I Grigi occupano buona parte della mia vita. L’aneddoto a cui sono particolarmente affezionato risale a tanto tempo fa, quando ero ancora piccolo. Mi ricordo che Nils Liedholm era venuto ad assistere ad una partita dei Grigi al Mocca. Mi aveva accarezzato e mi aveva fatto un autografo che conservo tutt’ora. Me lo sono ritrovato come allenatore un po’ di tempo dopo ed è stato davvero fantastico con me. Poi una figura che ricordo volentieri è Dino Ballacci, unico ed inimitabile allenatore. Il più carismatico di tutti. Aveva un modo di vedere il calcio tutto suo.» Quale coro porti nel cuore e perché? «Io mio coro preferito è quello che fa ‘Grigi Grigi Grigi’ a voce singola e poi tutti insieme ‘Alè Alè Alè, Forza Grigi Forza Grigi Forza Grigi’. È il primo coro che ho imparato e uno dei primi che ho sentito venendo allo stadio. Mi ha sempre tra-

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smesso adrenalina... Una curva che canta quel coro è qualcosa che mette i brividi, ha un effetto pazzesco.» Qual è stata la partita più bella e la partita più triste a cui hai assistito? «La partita più bella in casa contro il Verona. Quella punizione, l’attesa, l’ansia che saliva, difensori che non mantenevano la distanza... Poi il gol l’esultanza e la gioia. A momenti cadevo giù dai gradoni, pioveva ed era tutto molto scivoloso! La più triste è stato lo spareggio contro la Reggiana... Perso 2-1 nella stagione 19741975. Eravamo più di diecimila a San Siro e perdere così è stato davvero deprimente. Avevo otto anni ed ero scoppiato a piange! Ho pianto contro la Salernitana nel 2011, figurati se non piangevo nel ‘75!» Il migliore e il peggiore giocatore che hai visto in maglia grigia. «Il migliore Arrigo Dolso. Classe indiscussa, sinistro

fatato. Era tipo Maradona per il Napoli. Mi sono affezionato a quel giocatore in una maniera incredibile. Davvero tanta roba! Di peggiori ce ne sono stati tanti. Ma guardando il passato recente direi Mazzuoli è quello che proprio non si poteva vedere. Io ovviamente pongo critiche a livello tecnico e mai umano! Non mi permetterei mai.» Fai una critica costruttiva alla dirigenza. «L’unico gesto che non ho compreso della nuova dirigenza è quello della fascia da capitano, tolta dal nulla e data in mano a Ferrini, arrivato dal nulla e sparito nel nulla. Non ho capito il perché di una decisione così drastica e insensata. E trovo che il presidente debba avvicinarsi ad un uomo di calcio, che abbia le conoscenze e i trascorsi adatti per riportarci in alto. Piena fiducia a Luca Di Masi!» Qual è stata la tua trasferta più emozionante?

«Sicuramente lo spareggio a Modena contro il Prato, con Ciccio Marescalco in attacco.. Eravamo almeno il triplo dei Pratesi, e mi chiedo ancora adesso coma abbiamo fatto a perdere quella partita, eravamo una squadra davvero molto forte...» C’è un giocatore delle scorse stagioni che rimpiangi? «Sì, rimpiango Floriano. Mi è sempre piaciuto tantissimo: tanta grinta, tanta corsa e tanta tecnica, un esterno che ci avrebbe fatto comodo. E poi sta facendo una buonissima stagione quest’anno, è fin capocannoniere pur non essendo una prima punta.» Dimmi tre aggettivi per descrivere la squadra di quest’anno. «Alterna, fisica e inespressa. L’ultimo aggettivo è quello che più la rappresenta: non mi spiego un giocatore come Rantier, con una carriera come la sua. Probabilmente deve ancora trovare alcuni equilibri, vedo però che pian piano sta acquistando sicurezza e freddezza. Uno come lui quando attacca gli spazi deve mangiare il campo e far impazzire gli avversari. Se Rantier riesce a trovare il suo equilibrio, con Taddei di nuovo in campo, questa squadra potrà davvero arrivare fra le prime tre.» Si può definire finalmente rinata questa Alessandria? «Secondo me sì. Dobbiamo aspettare il risultato contro il Real Vicenza per poterlo dire con certezza, penso che questa gara sia la prova del nove. Penso però che avendo i ragazzi un buon rapporto ed essendo molto uniti questa squadra possa raggiungere e addirittura superare l’obbiettivo prestabilito. Se vinciamo domenica non ci fermerà più nessuno.» Un augurio per il futuro? «Spero di rivedere il Mocca un po’ più pieno. Quando si è abituati a vedere lo stadio colmo di gente, sentirsi in pochi è un po’ deprimente. Tutta la città alla stadio! HURRÀ GRIGI!»

Davide Baiocco e Manuel Ferrani. Due giocatori che nulla hanno in comunque, oltre alla maglia grigia. Arrivati da qualche settimana, sono riusciti a contribuire in modo decisivo al percorso verso l’obbiettivo grigio, meritandosi un piccolo spazio nella nostra rubrica ‘Top player’, che solo per questa volta, diventerà ‘Top PlayerS’. In ordine di arrivo in Piemonte, partiamo da Davide Baiocco. Centrocampista con tanti anni di esperienza, è riuscito in 180 minuti a far zittire tutti quei gufi che lo davano per finito. 38 anni, fiato da maratoneta e fisico da ragazzino. 38 anni, una carriera da mani nei capelli e un sorrisone stampato sul viso. 38 anni, una visione di gioco unica e un’umiltà che si è vista poche volte. 38 anni, spirito di sacrificio e due occhioni chiari in cui brilla la voglia di calcio. Perugia, Reggina, Catania, Brescia. Serie A, Serie B e Prima Divisione. Tutto ciò coronato da due piedi fatati, due polmoni d’oro e un’irrefrenabile corsa. Una sicurezza al centrocampo, un punto di riferimento per i più giovani, un conquistatore di spalti. A Catania lo descrivevano come un giocatore meraviglioso, sul prato e fuori. E ad Alessandria, si inizia a constatare che lo sia ancora, nonostante siano passati un po’ di anni dall’esperienza siciliana.

Manuel Ferrani, classe ‘87, un metro e novanta di grinta e vivacità. Ha dato movimento e più certezze alla difesa, concedendo pochissimo all’attacco del Castiglione. Neanche una partita e la sua media gol si è subito alzata. Ha iniziato nel Verrucchio club romagnolo militante in serie D, nella stagione 2006-2007. Poi tre stagioni a Bellaria, una nella Giacomense e altre tre nel Teramo. Partendo quasi sempre titolare e accumulando più di venti presenze a stagione. Un giocatore fisico e potente. Un colosso che aiuterà i nostri difensori a chiudere qualsiasi spazio possibile. Un ragazzo giovane ma con tante buone qualità per andare un alto e fare un salto di categoria... Possibilmente insieme ai Grigi! Sperando che i due ragazzi continui-

no come in queste ultime gare a dare il meglio di se’, ci facciamo un in bocca al lupo per la gara che ci attende. Adoss Grison!


31 gen. 2014

HURRÀ GRIGI

ESSEBI di Silvio Bolloli

5 COLPO D’OCCHIO SULLA CITTÀ

Sulla buona strada

di Mauro Morando

l sole è tornato a splendere sulla strada dell’Alessandria Calcio in questo nebbioso (e, ultimamente, pure nevoso) gennaio 2014 e, scorrendo il tabellino, ci si può imbattere in alcune cifre decisamente incoraggianti. Infatti, nelle quattro partite disputate da quando il nuovo anno ha visto la luce, l’undici mandrogno ha inanellato tre vittorie ed una sola sconfitta, accumulando nove punti in classifica e, quel che più conta, realizzando sette reti (alla media di quasi due a match), incassandone quattro: non saranno questi numeri irresistibili, ma appaiono senza dubbio più che sufficienti a realizzare l’obiettivo di far parte della metà nobile della classifica, quella desinata a rimanere tra i professionisti del calcio italiano. Andando poi ancora più a fondo, si può notare che l’attacco, tutt’ora orfano di Ferrari, appare comunque in buona forma, senza carenze d’organico e in condizioni tali da sopperire perfino a qualche infortunio di troppo, mentre la Difesa, pur confermandosi nota un poco dolente, nel complesso tiene botta. E poi ci sono le confortanti novità del calcio mercato che hanno visto l’Alessandria portare a casa ben cinque nuovi elementi, tre dei quali, cioè a dire la punta Morga, il difensore Ferrani e il pregiato centrocampista Baiocco, hanno già mostrato di essere in grado di innalzare il potenziale tecnico della compagine: Morga è apparso infatti tonico e ficcante fin dal suo debutto nella casalinga contro il Monza, Ferrani si è rivelato decisivo a Castiglione, mentre Baiocco sembra in grado di dirigere l’orchestra, all’altezza del baricentro, come da alcuni anni non si vedeva più fare tra le mura del vecchio ‘Mocca’. Ad ogni

Sbagliato affermare che Alessandria e gli alessandrini, sono grigi nell’intimo, anzi per me gli alessandrini sono capaci di grandi cose, peccato che, a mio avviso, pochi e sempre gli stessi personaggi, tendano a bloccare tutto e tutti in questa che, al contrario, sarebbe potuto diventare una piacevolissima città. Dell’inventiva e sorprendente capacità locale, n’è esempio Andrea Antonuccio alessandrino classe 1968, apprezzato professionista e richiesto per il suo lavoro, in diverse parti d’Italia e del mondo, ma meno conosciuto sicuramente in Alessandria dai più. Andrea di professione fa il mago, può sembrare un fatto curioso invece conoscendolo e spero di riuscire a presentarlo ai più, attraverso quest’intervista, risulta essere un vero genio nel suo genere, ideatore di un sistema che molti cercano di copiare. Andrea tu chi sei? «Sono uno, che ha avuto il coraggio di seguire un sogno che avevo fin da bambino, poi divenuta passione ed ora lavoro.» Da dove vieni e soprattutto dove vai? «Vengo da una famiglia della media borghesia, papà ufficiale dell’esercito mamma insegnante, impostata ma serenamente felice nella sua quotidianità, dove vado si vedrà, ma sono fiducioso di andare verso qualcosa di positivo.» Come ti è venuta in mente l’idea di fare il mago di professione? «Fino al 2007, lavoravo per il gruppo FIAT, nella comunicazione, ma non vedevo prospettive con quell’impiego, mentre come mago, ero sempre più richiesto per eventi e quindi, anche se la scelta non è stata facile, quella di proseguire solo come mago è stata però, consapevolmente inevitabile.» Che mestiere è, il mago e come si svolge? «Due sono i miei personaggi, Mago pancione per i bambini e il Numerolo per gli adulti. «La differenza sta nell’intrattenimento e coinvolgimento, il mago pancione per i bimbi con magie pensate per loro, mentre per gli adulti il numerologo lavora con la magia dei numeri. Quando come Numerologo sono invitato a convention aziendali, l’azienda mi comunica dei numeri che possono essere, targets per la forza vendita o statistiche, così che io riesca a preparare e realizzare, una performance personalizzata. Poi con il sistema che ho elaborato personalmente e con il coinvolgimento di uno o più del pubblico, trovo attraverso i numeri, stati e caratteristiche del soggetto, riuscendo poi così a far ricordare con più attenzione quegli stessi numeri che presentati in forma classica non rimarrebbero impressi. L’evento, l’idea, lo scopo è che quei numeri importanti per l’azienda, rimangano impressi nelle menti di chi assiste allo spettacolo. Sembra un gioco in realtà e una forma di calcolo e di matematica che porta al risultato che è nella testa dell’interlocutore, lasciandolo di stucco.» Raccontami una situazione particolare che hai vissuto nella tua vita di mago. «La cosa che più mi riempie di gioia nel fare il mestiere di mago, è, quando vedo i bimbi ridere di gusto e l’abbraccio di alcuni di loro a fine spettacolo. Degli adulti, mi rimane lo stupore che li riporta all’infanzia, per una cosa che non riescono a spiegarsi e che nonostante le loro esperienze e capacità professionali non riescono a controllare.» Con la tua città, Alessandria come si sposa il tuo lavoro? «Ad oggi vivo in città, ma senza poter, che si trasforma in voler fare nulla. Lavoro in Italia e all’estero, ma nella mia città non ho avuto richieste o probabilmente, mancano gli spunti per poter pianificare il mio lavoro. Mi fa piacere vivere in Alessandria, dove trovo casa mia con i miei affetti.» Tu hai figli e se in un futuro volessero fare i maghi? «Per fortuna sono come i figli del pasticcere che non amano i dolci e ad oggi, nessuno dei due ha manifestato interesse per la magia e quindi sono tranquillo.» MAGIA.

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buon conto, al di là dell’aspetto squisitamente tecnico, ciò che forse dovrebbe incoraggiare di più i supporters è la vitalità dimostrata dalla società in quest’ultima campagna acquisti, che ha visto non soltanto concretizzarsi nei fatti il dichiarato proposito di rafforzare l’organico ma anche l’arrivo dello sponsor ‘Relais 23’, a riempire un vuoto importante sulle maglie dopo il clamoroso flop della passata stagione: quindi tutto, dopo il mese di gennaio, lascia intravvedere una società determinata ad investire sulla crescita dell’Orso al punto che perfino talune perplessità sull’allenatore sembrano, almeno per ora, superate. Ma se queste sono le buone ‘nuove’, non possiamo fare a meno, nell’ottica di una analisi il più possibile obiettiva della situazione, di andare a scovare quanto ancora non funziona come dovrebbe, magari cominciando dalla difesa Infatti, i quattro goals incassati nelle ultime quattro partite fanno capire che il reparto si conferma, così come dall’inizio dell’anno, il vero tallone d’Achille dell’intera squadra: ad oggi, del resto, è chiaro che né Sirri né Ma-

riotti sono stati due ingaggi tali da far fare il salto di qualità e, se si pensa che fino a poche settimane fa il sovente deludente Viviani era costantemente in ballottaggio per una maglia da titolare e che a Castiglione si è addirittura celebrato il fatto di non avere incassato neppure una rete (quasi come se si trattasse di un evento eccezionale), è facile comprendere quanto il pacchetto arretrato sia stato certamente più croce che delizia fino a questo punto del campionato. Sul punto, poi, potrebbe bastare una semplice indicazione, quella secondo cui l’Alessandria non ha incassato goals in appena cinque partite tra le ventuno fino ad ora disputate, mentre è un dato di fatto che i migliori del reparto restino Sabato e quello straordinario professionista che si è sempre rivelato Cammaroto; in un contesto del genere è evidente che molte speranze vengano riposte nella new entry Ferreli mentre Poluzzi, pur in crescita, continua a non reggere il confronto con il miglior Servili, le cui prestazioni sottotono, nell’ultimo lustro, si potrebbero forse contare sulle dita delle mani ma le cui trentanove primavere certamente pesano. Altre note un poco dolenti sono quelle rappresentate dalla qualità del gioco, che a tratti lascia ancora a desiderare, e (ma le due cose sono certamente connesse) dall’approccio mentale alla partita: però la strada intrapresa appare giusta e difetti ed imperfezioni possono comunque essere utili a non sentirsi mai troppo appagati e a mantenere gli stimoli giusti per cercare di fare sempre di più, magari a partire da quello stesso Real Vicenza che segnò il momento più alto della sfortunata gestione Notaristefano.

Il mago alessandrino

NUOVO SPONSOR IL RISTORANTE-ALBERGO R23 È IL CUORE DELLA TENUTA VITIVINICOLA DELLA FAMIGLIA COSSETTI

Ralais Ventitre con i grigi fino a giugno 2015 Il logo R23 Relais Ventitre (che per la cabala è il numero della fortuna) ha esordito sulla maglia dell’Alessandria in modo vincente domenica scorsa nella gara contro il Monza, un accordo partito quindi con il piede giusto, che ieri mattina è stato ufficialmente presentato ai giornalisti durante un incontro conviviale svoltosi presso la struttura ricettiva, che si trova in località San Colombano a Castelnuovo Belbo. Durante l’incontro, al quale erano presenti i titolari di R23 (che è un ramo aziendale della Cossetti, che produce vini piemontesi di qualità dal 1891), il presidente Di Masi, lo staff dirigenziale ed i giocatori Cavalli e Taddei dell’U.S. Alessandria calcio, è stata rimarcata la forte intesa, il legame e le affinità tra la società grigia e Relais Ventitre, il cui logo campeggerà sulle maglie dell’Alessandria calcio fino a giugno 2015. «Abbiamo puntato sulla credibilità di un’azienda storica del territorio e con i titolari abbiamo subito condiviso valori ed obiettivi - ha dichiarato il responsabile marketing dell’Alessandria Luca Borio nella conferenza stampa – soprattutto perché consideriamo questa struttura una vera eccellenza del territorio, un luogo meraviglioso che farà sicuramente bene al lavoro di immagine dell’Alessandria. I

brand Cossetti vini e R23 sono sicuramente in linea con quello dell’Alessandria calcio ed è scaturito un accordo commerciale positivo, che è già partito nel miglior modo». Parole di apprezzamento all’accordo appena raggiunto sono state espresse nei propri interventi da parte del presidente dell’Alessandria calcio Luca Di Masi: «È un accordo che parte da una qualità umana delle persone e vogliamo far diventare questa splendida struttura un ‘quartiere grigio’ da frequentare abitualmente» ed anche da parte di Clementina Cossetti, una delle titolari del’azienda

radicata da sempre nel territorio e leader nel proprio settore, che esporta all’estero il 60% della produzione (soprattutto vini rossi tipici del territorio), la quale ha anche voluto ricordare che «il nonno Clemente e il papà Mario sono stati grandi tiifosi grigi e che uno dei tre figli maschi (Mario), classe 1998, gioca nelle giovanili dell’Alessandria calcio». Infine è intervenuto Manuel Bonzano, marito della signora Clementina, che è un grande sportivo, appassionato di equitazione, campione del mondo nella specialità reining, con ‘monta

americana’ a cavallo, che nell’azienda agricola di circa centocinquanta ettari alleva con impegno e passione centocinquanta cavalli, sessanta dei quali di proprietà e gli altri affidati da diversi proprietari solo all’addestramento, il quale ha chiuso l’incontro conviviale aggiungendo: «Sono onorato di questa sponsorizzazione, che è partita da una passione di entrambi nel proprio lavoro e sono convinto che potrà essere nel futuro vantaggioso per le due aziende». Il ristorante-albergo R23, realizzato nella casa padronale della famiglia Cossetti, cuore della tenuta vitivinicola, è un luogo di pace e relax, immerso nelle colline, che apre le sue porte a chi desidera un soggiorno immerso nella natura ed offre anche un servizio ristorante di eccellenza proposto dallo chef Marco Fortina, che garantisce una cucina di qualità e di eccellenza, essenziale e giovane, avendo lavorato in precedenza con Ugo Alciati, uno dei più grandi chef italiani, prima nel ristorante Guido e poi a Fontanafredda. La cucina tradizionale italiana e piemontese viene quindi proposta dallo chef Fortina al ristorante di Relais Ventitre in maniera innovativa, con ingredienti di grande qualità e freschezza. [Mario Marchioni]


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anno VI n. 2

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CENT’ANNI DI GRANDI SFIDE Ricerca a cura di Mario Bocchio, fotografie da museogrigio.it

Firenze ‘La bella’ nel fango e nell n serie A Alessandria e Fiorentina si sono affrontate in totale 22 volte; 8 sono i successi dei Grigi, 9 quelli del club viola e 5 i pareggi. 22 gol è il bottino complessivo dei piemontesi, 35 quello dei toscani. La prima sfida si giocò il 3 gennaio 1932 allo stadio ‘Littorio’ di Alessandria e si concluse con il successo dei Grigi per 1-0, grazie alla realizzazione di Cinzio Scagliotti al 43’. Sempre nel corso di quell’anno, l’Orso andò a vincere al ‘Giovanni Berta’ di Firenze, il 26 maggio, ancora di misura per 1-0: ancora gol di Scagliotti al 65’. L’alessandrino Cinzio Scagliotti è considerato dalla critica un buon giocatore degli anni Trenta: militò in squadre di alto livello come Alessandria, Fiorentina, Juventus e Milan, prima di chiudere la carriera in serie C. Di ruolo attaccante, fu prevalentemente mezzala sinistra, venendo all’occorrenza schierato anche come centravanti. Debuttò in A a 18 anni, nella gara Modena-Alessandria (0-1) del 2 febbraio 1930; a partire dal campionato 1930-’31 fu schierato titolare con continuità e attirò le attenzioni del CT della Nazionale italiana Vittorio Pozzo, che nel 1933 lo convocò in azzurro, tuttavia non venne mai schierato in campo. Nel 1932 fu vicino al trasferimento al Napoli, ma lasciò Alessandria solo l’anno dopo, quando venne ceduto proprio alla Fiorentina. Con i Gigliati fece il suo esordio anche a livello internazionale il 23 giugno 1935, nella gara di Coppa dell’Europa Centrale contro l’Újpest, vinta dai toscani per 4-3. Lasciò Firenze nel 1937 per giocare, da riserva, nella Juventus e poi nel Milan. Militò infine in terza serie, vestendo le ma-

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Il più grande giocatore ad aver vestito le due maglie è stato l’italoargentino Francisco Ramon Lojacono che divenne un idolo della tifoseria alessandrina in quella che gli storici del calcio definiscono la sua seconda giovinezza

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Tutte le partite 03/01/1932 Aless.-Fiorentina 1-0 26/05/1932 Fiorentina-Aless. 0-1 25/09/1932 Fiorentina-Aless. 3-1 26/02/1933 Aless.-Fiorentina 0-3 17/12/1933 Aless.-Fiorentina 3-1 29/03/1934 Fiorentina-Aless. 0-0 27/01/1935 Fiorentina-Aless. 4-1 26/05/1935 Aless.-Fiorentina 2-0 15/12/1935 Aless.-Fiorentina 2-1 12/04/1936 Fiorentina-Aless. 0-0 01/11/1936 Aless.-Fiorentina 1-0 28/02/1937 Fiorentina-Aless. 1-0 10/11/1946 Fiorentina-Aless. 2-0 06/04/1947 Aless.-Fiorentina 1-1 21/12/1947 Fiorentina-Aless. 2-1 09/05/1948 Aless.-Fiorentina 1-0 08/09/1957 Aless.-Fiorentina 1-0 26/01/1958 Fiorentina-Aless. 0-0 28/09/1958 Aless.-Fiorentina 1-4 08/02/1959 Fiorentina-Aless. 7-1 17/01/1960 Aless.-Fiorentina 3-3 22/05/1960 Fiorentina-Aless. 3-1

glie di varie squadre: Prato, Salernitana, Baratta Battipaglia e Forlimpopoli. Per la stagione 1932-’33 l’Alessandria affidò la conduzione tecnica della squadra allo svizzero Heinrich Bachmann, noto in Italia anche come Enrico Bachmann, Bachmann I o Backmann, proveniente dal Torino, che subentrò all’ungherese Ferenc Molnár.

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Il 25 settembre 1932, davanti al pubblico amico, la Fiorentina ottenne la sua prima vittoria sui Grigi per 3-1 grazie al centro di Sarni e alla doppietta del campione del mondo uruguaiano Pedro Petrone Schiamone mentre la rete della bandiera fu firmata da Notti. Successo toscano anche nel ritorno, il 26 febbraio 1933: Busini III, Gringa e Prendato. Con que-

sto successo i conti vennero pareggiati: le statistiche annotarono due successi ciascuno in quattro scontri diretti. Sotto la guida dell’allenatore austriaco Franz Hänsel (durante il fascismo il suo nome venne italianizzato in Francesco), il 17 dicembre 1933 i Grigi confezionarono un ineccepibile successo: 3-1, grazie alla tripletta di Giovanni Ric-

cardi; di Viani II il gol fiorentino della cosiddetta bandiera. Giovanni Riccardi, centrocampista della cosiddetta ‘scuola alessandrina’, che negli anni Venti e Trenta plasmò mediani e ali di grande valore, giocò con la maglia grigia del sodalizio piemontese per sei stagioni, ottenendo un sesto posto in serie A (esordì in un derby contro il Casale del 1930)

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e nebbie di Alessandria 5

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1 Riccardi. 2 Notti. 3 Scagliotti. 4 Campionato 1932-’33: manifesto. 5 Si riconoscono Gastaldi, Borelli, Costenaro e Riccardi. 6 I Grigi a Firenze nel campionato 1932‘33 In piedi, da sinistra: Cattaneo, Scagliotti, Grillo, Avalle, Notti, Barale, Marchina, Perazzo. Accosciati: Fenoglio (che si sta sedendo), Mosele e Borelli. 7 Heinrich Bachmann. 8 Rudolf Soutschek. 9 Luciano Arbizzani e Giuliano Sarti al ‘Moccagatta’. 10 Alessandria-Fiorentina 1-0, torneo 1957-’58. 11 Alessandria Fiorentina 1-4, stagione 1958 -’59. 12 Poco prima di Alessandria-Fiorentina, giocata il 17 gennaio 1960. Si riconoscono Hamrin, Rivera, Forin e Migliavacca.

nel 1931-’32 e la finale di Coppa Italia 1935-’36. Tra i suoi pigmalioni, gli allenatori Franz Hänsel e Rudolf Soutschek, che intuirono il suo potenziale offensivo. Nel 1936 esordì in Nazionale B e, pochi me-

si dopo, fu acquistato dall’ambiziosa Lazio con ai compagni di squadra Milano e Busani per la cifra, allora enorme, di 400.000 lire. Il 29 marzo 1934 l’Alessandria riuscì nell’impresa di pareggiare

0-0 a Firenze. In quegli anni, in riva al Tanaro, emersero le capacità di schierare i giocatori in campo del già citato viennese Soutschek, che si sedette poi proprio sulla panchina dei Viola, vincendo il

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torneo di B 1938-’39 e la Coppa Italia 1939-’40. E del connazionale Karl Stürmer. Il 15 dicembre 1935 ci fu un’ altra vittoria alessandrina per 2-1: vantaggio mandrogno con Gastal-

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di al 1’, pareggio di Borsetti al 12’ e marcatura del successo ad opera di Notti al 24’. Il 12 aprile 1936 le barricate difensive alessandrine riuscirono a resistere e fu ancora un pareggio a reti inviolate in riva all’Arno. Indimenticabile fu il gol del successo per 1-0 al ‘Moccagatta’ il 9 maggio 1948. Indimenticabile e caro perché porta la firma di Aristide Coscia, ‘Il Bolide’. L’8 settembre 1957, sempre al ‘Mocca’, arbitro Moriconi di Roma, i Grigi si imposero nuovamente per 1-0 grazie ad Alessandro Vitali al 32’. Per incontrare una pesante sconfitta casalinga dobbiamo tornare al 28 settembre 1958, quando al triplice fischio finale dell’allora principe degli arbitri Concetto Lo Bello, i Grigi vennero travolti per 4-1: Francisco Ramon Lojacono, Kurt Hamrin e l’argentino naturalizzato italiano Miguel Montuori Montuori, tutti fuoriclasse i mattatori gigliati. Da Aldo Dorigo su rigore la consolazione grigia. L’8 febbraio 1959, all’allora ‘Comunale’, oggi ‘Artemio Franchi’ di Firenze, da sempre Campo di Marte, l’Alessandria rimediò un clamoroso e umiliante 7-1, che vide nell’ordine andare in rete: Lojacono al 10’, Cervato al 26’ su rigore, Segato al 30’, Giacomazzi (autogol) al 62’, Montuori al 68’, l’oriundo Tacchi per l’Alessandria al 69’, ancora Lojacono all’85’ e Hamrin all’88’. Come noto l’italoargentino Lojacono divenne poi un idolo della tifoseria alessandrina, in quella che gli storici del calcio definiscono la sua seconda giovinezza. Il 17 gennaio 1960 ci fu il pirotecnico 3-3 ad Alessandria: Cesare Maccacaro, Gianni Rivera e Giancarlo Migliavacca nel tabellino dei padroni di casa; Petris, Hamrin e Fantini per la Fiorentina. L’ultima sfida tra questi due blasonati club risale al 22 maggio 1960: Fiorentina batte Alessandria 3-1: doppietta dello svedese figlio di un imbianchino Hamrin, Azzali e ancora Maccacaro.

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HURRÀ GRIGI

San Valentino tra storia e leggenda

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Lettera d’amore a San Valentino

Mio adorato, scrissi una volta, se le è sera nella mia casa, nella casa di tutti; come ti ni, nello stesso vici case non avessero tetti, potremmo sembrare tuttirmo a pensare che potrei soffe formicaio, a dividere le stesse briciole e, mi la, che si siede accanto a essere io la donna che mette il pane sulla tua tavo dividere il cibo...e l’amore. , le ore scivolavano via, Questa notte mi ha dato dei sogni meravigliosi .. mentre le prime luci scandite da un tempo senza tempo, senza lancette. ivo solo il bisogno di dell’alba ci accompagnavano alla macchina, sentdi un bacio, l’ultimo. trattenerti ancora, un attimo per pietà.. il tempoancora una volta... la Come sul molo, all’alba, quando ci si stringe o come le donne di un sent guerra non aspetta. Ecco, quando ti lascio, mi partire... per amor mio non tempo, il fazzoletto in capo, la gola stretta, non partire. E penso a quando il nostro tempo sarà finito; è così dolce stare con te, troverò il modo per non lasciarti, Dio deve indicarmi la strada. a Oggi, come due naufraghi, ci siamo dissetati si quell’amore che mai disseta, seppure la fonte non esaurisce mai. Piano piano, mi parlavi dei tuoivo sogni, delle speranze. Sola nelle strada guarda il tuo sorriso, ed ero ancora sul molo, la gola stretta, e la nave si allontanava. Grazia Smilovich

io bra ino. b e t f 14 Valen ticate n San dime ntica a Nona rom lume l na a ela ce cand di

origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità. Per gli antichi Romani il mese di Febbraio era considerato il periodo in cui ci si preparava all’arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita. Si iniziavano i riti della purificazione: le case venivano pulite, vi si spargeva il sale ed una particolare farina. Verso la metà del mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali (dei che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati). Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, il dio Lupercus. I Luperici, l’ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e qui compivano i sacrifici propiziatori. Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali, come segno di fertilità; ma il vero e proprio rituale consisteva in una specie di lotteria dell’amore. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna e opportunamen-

te mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L’anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. I padri precursori della Chiesa, determinati a mettere fine a questa pratica licenziosa, hanno cercato un santo ‘degli innamorati’ per sostituire l’immorale Lupercus. Nel 496 d.C Papa Gelasio annullò questa festa pagana ed iniziarono il culto di San Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. San Valentino nato a Terni nell’anno 175 d.C. divenne così il patrono dell’amore e protettore degli innamorati di tutto il mondo. Valentino dedicò la sua vita alla comunità cristiana e alla città di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i se-

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guaci di Gesù. Fu consacrato vescovo della città nel 197 d.C. dal Papa San Feliciano. è considerato il patrono degli innamorati poiché la leggenda narra che egli fu il primo religioso che celebrò l’unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana. La storia di San Valentino ha due finali differenti. Secondo una versione, quando l’imperatore Aureliano ordinò le persecuzioni contro i cristiani, San Valentino fu imprigionato e flagellato lungo la via Flaminia, lontano dalla città per evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli.


lentino 31 gen. 2014

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Mentre la seconda versione racconta che, nel 270 d.C. il vescovo Valentino, famoso per aver unito in matrimonio un pagano ed una cristiana, fu invitato dall’imperatore pazzo Claudio II che tentò di persuaderlo a convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire a sua volta Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio 270 d.C. San Valentino fu lapidato e poi decapitato. La storia sostiene, inoltre, che mentre Valentino era in prigione in attesa dell’esecuzione si fosse innamorato della figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla. Si racconta che prima di mo-

rire Valentino le avesse mandato un messaggio d’addio che si concludeva con ‘dal vostro Valentino’. Una frase che nel tempo è diventata sinonimo di Vero Amore.

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anno VI n. 2

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ollo o tassa di possesso: se un tempo dovevano pagarlo solo le auto che circolavano (è ancora così per i veicoli storici), da qualche anno è una tassa che va pagata a prescindere che si usi o meno un mezzo (auto, moto, camper, etc). L’importo da pagare si calcola incrociando la potenza in kW e un moltiplicatore differente da regione a regione stabilito anche in base alla categoria di emissioni cui appartiene (il famoso Euro, per intenderci). Tutto questo a partire da una tariffa minima sia per le auto che per le moto, anche questa decisa in sede regionale. Ad ogni modo, senza stare a recuperare tariffe, in rete ci sono molti strumenti per fare il calcolo ed anche recuperare l’importo preciso conoscendo la targa dell’auto o della moto per cui si deve pagare la tassa (consigliamo il sito dell’Agenzia delle Entrate).

B

Modalità di pagamento Sono diverse le modalità per pagare. Si può andare in un’agenzia ACI o di pratiche automobilistiche, oppure in posta o anche nelle tabaccheria con ricevitoria semplicemente comunicando la targa. Se però i precedenti bolli non sono stati pagati la cosa si complica e la tabaccheria non basta più, meglio rivolgersi all’ACI o ad un’agenzia specializzata in pratiche auto.

Pagare il bollo on-line Gli strumenti telematici per pagare tramite Internet il bollo auto non mancano. È possibile farlo

BOLLO

Dove si paga È possibile pagare il bollo: ■ presso gli uffici postali (tutti gli uffici postali sono provvisti di collegamento con l’archivio delle tasse automobilistiche regionali); ■ presso le agenzie di pratiche auto aderenti al consorzio Sermetra; ■ presso le agenzie di pratiche auto Avantgarde; ■ presso le delegazioni A.C.I. - Automobile Club d’Italia; ■ via internet sul sito delle Poste Italiane oppure sul sito della Banca Sella nel caso in cui si sia correntisti di tale banca; ■ presso le tabaccherie abilitate.

tramite il sito dell’ACI, tramite il servizio BolloNET nelle regioni che lo supportano. Sono comprese Abruzzo, Basilicata, provincia di Bolzano, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana, provincia di Trento, Umbria, Valle d’Aosta.

Quando pagare L’intestatario del veicolo, auto o moto che sia, deve provvedere al pagamento entro l’ultimo giorno utile, cioè l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza del bollo, se si tratta di veicoli già circolanti. Per quelli nuovi, invece, entro l’ultimo giorno del mese di immatricolazione; se la pratica è avvenuta negli ultimi dieci giorni del mese è consentito pagare entro quello successivo.

Esenzioni: auto a Gpl, metano, elettriche, ibride e bifuel Per le categoria di auto più ecologiche sono previste esenzioni totali (per cinque anni nel caso delle elettriche) o parziali ma fino anche al 75% nel caso di quelle alimentate esclusivamente a GPL o metano mentre quelle a doppia

alimentazione non godono di incentivi. Altre esenzioni sono previste per i veicoli intestati a portatori di handicap a condizione che non superino i 2.000 cc se a benzina e i 2.800 se a gasolio.

Veicoli storici esenti Passati i 30 anni dalla prima immatricolazione, tutti i veicoli, sia

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AUTO

1ª parte

continua sul prossimo numero

Conservate la ricevuta Non è più necessario avere con sé il tagliando che attesta il pagamento della tassa (solo i ciclomotori devono averlo quando circolano) anche perché ormai i controlli sui pagamenti vengono effettuati per via telematica dalle regioni quindi le Forze dell’Ordine non chiedono più di esibirlo in caso di controllo. Attenzione però: conservate le ricevute di pagamento per almeno tre anni, in caso di verifiche potrebbero esservi richieste.

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Come verificare se il bollo auto è stato pagato

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auto che moto, sono esenti dal pagamento della tassa di proprietà. Ma attenzione perché devono pagare una tassa di circolazione (20/30 euro, dipende dalla Regione) in caso vengano utilizzati sul suolo pubblico. Bastano, invece, 20 anni se l’auto o la moto è inclusa negli elenchi dei veicoli di interesse storico. Resta comunque la tassa di circolazione.

Conviene sapere che ormai non si sfugge più al controllo su chi ha pagato e chi non ha pagato il bollo auto. Le multe previste variano in base al tempo trascorso oltre la data utile per il pagamento, quindi conviene accedere al ravvedimento operoso invece che aspettare la multa della Regione. Quando anche questa non venisse pagata, si riceverà una cartella esattoriale con dei termini per il pagamento, trascorsi i quali si rischia anche il fermo amministrativo del veicolo, le cosiddette ganasce fiscali. Per pagare oltre i termini sono previste diverse sanzioni. Entro i 30 giorni di ritardo si paga il 2,5% di multa sull’importo del bollo oltre agli interessi giornalieri con tasso del 3%. Fra i 30 giorni e i 12 mesi interessi e sanzione del 3%. Oltre l’anno di ritardo, invece, la multa è del 30% con gli interessi al 1,3% calcolati sul semestre.

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Hai acquistato una macchina usata e vuoi accertarti che il bollo sia stato pagato regolarmente? Tra mille impegni hai dimenticato l’importo e la scadenza del bollo auto che devi pagare? Non temere, ci sono un paio di servizi online che possono venirti in aiuto e risolvere il tuo problema senza costringerti a lunghe telefonate o a interminabile file negli uffici. ■ Se vuoi scoprire come verificare il pagamento del bollo auto, puoi rivolgerti ai siti Internet di Agenzia delle entrate ed ACI che offrono la possibilità di conoscere importo e stato del pagamento del bollo auto stando comodamente seduti a casa. Tutto gratis e senza dover affrontare attese infinite. Ecco come, in dettaglio.

■ Se vuoi scoprire come verificare il pagamento del bollo auto, collegati al sito Internet dell’Agenzia delle entrate e compila il modulo che ti viene proposto specificando la tua regione di residenza (Regione beneficiaria), la categoria del veicolo, la targa del veicolo e l’anno di pagamento negli appositi menu a tendina e campi di testo. Clicca quindi sul pulsante Visualizza pagamenti e attendi qualche secondo per ottenere il risultato con le informazioni sul bollo della tua auto. Purtroppo, il servizio offerto dall’Agenzia dell’Entrate copre solo i bolli delle auto della regione Marche e delle regioni in cui la gestione della tassa automobilistica è di competenza dell’Agenzia delle Entrate (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia e Valle D’Aosta). In ogni caso, puoi sfruttare il servizio di Calcolo del bollo in base ai dati identificativi del veicolo per calcolare il bollo auto in tutte le regioni d’Italia (esclusa la provincia autonoma di Bolzano).

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A TUTTOCAMPO di Gianmaria Zanier

Tino PASTORINO Il calcio vissuto in ogni sua sfaccettatura di questa passione credo che sia fondamentale: magari ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma come si suol dire, il personaggio è ‘da tenere da conto’, assolutamente!» Partiamo dall’inizio della tua carriera di conduttore radiofonico e dalla lunga amicizia che ti ha legato a Marcello Marcellini: giocavate a calciobaL’incontro

con una delle voci radiofoniche storiche dei grigi e attuale Ufficio Stampa dell’Alessandria Calcio

ome radiocronista, ho commentato più di cinquecento partite dei grigi, dal 1986 fino al 2000, per poi riprendere nel 2010 con Radio Gold, con cui ho fatto le ultime tre stagioni. Da quest’anno sono entrato nell’Ufficio Stampa dell’Alessandria, con cui sto completando la mia esperienza per ciò che riguarda il mondo del calcio: prima a livello giornalistico, poi a livello professionale (avendo fatto in passato anche il dirigente di una società dilettantistica) e ora in questa nuova veste, vivendo ‘dal di dentro’ la realtà di una società professionistica...» È innegabile che, rispetto al recente passato, con l’avvento del Presidente Di Masi si siano subito poste le basi per un’ambiziosa operazione di rilancio del ‘brand Alessandria’... «Sono completamente d’accordo. Soprattutto se si tiene conto del panorama delle società di calcio attuali – in particolare a livello di Lega Pro – e del momento economico-sociale attuale non certo favorevole. Avere avuto la fortuna di trovare un personaggio di questa caratura, di questa importanza e

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lilla a casa sua e lui si inventava le radiocronache di queste partite... «Beh, stiamo parlando proprio degli inizi... Ci trovavamo sempre a casa sua e dato che io ero molto più forte di lui (ride di gusto, ndr.), l’unico modo che aveva per battermi era proprio quello di ‘ubriacarmi’ facendo le radiocronache di quello che stava succedendo. Così, quasi per scherzo, ci siamo inventati questo modo di commentare le partite che poi abbiamo sviluppato, nel bene e nel male e in tempi diversi. La mia prima radiocronaca in assoluto credo sia stata un’amichevole pre-campionato, contro la Sampdoria: si trattava, in sostanza, di ‘prove tecniche di trasmissione’ per Radio Cosmo. Fatto sta che quella sera venne comunicato ufficialmente il ripescaggio dei grigi in C/2 tra il primo e il secondo tempo, con il risultato che una normalissima amichevole estiva si trasformò in una vera e propria bolgia per via dei festeggiamenti: fu quella sera che, ad Alessandria, praticamente iniziò l’’era Amisano’. C’è anche da tenere conto che tra me e Marcello c’è praticamente una generazione di differenza: se infatti lui ha potuto commentare lo spareggio contro il Prato a Modena nel 1985, io ho

avuto la fortuna di essere il testimone della ‘rivincita’ tra le 2 squadre a Reggio Emilia nel 2000...» Immagino che sia motivo di grande orogoglio essere stata la ‘voce radiofonica ufficiale’ di un evento così importante come quello dello spareggio vinto dalla squadra grigia, allenata quell’anno da Claudio Maselli... «Ah, sicuramente: una partita indimenticabile, alla fine di una cavalcata trionfale rappresentata da 61 punti che, paradossalmente, quell’anno non furono sufficienti per ottenere la promozione diretta. Quel giorno, però, Montrone e Masitto fecero la differenza...» Tra gli altri, in campo per i grigi c’erano Lizzani, Grauso e Scaglia (che entrò al 20° della ripresa), mentre nel Prato c’erano gli ex Toccafondi e Argentesi, il futuro esterno sinistro grigio Simone Bonomi e Maccarone, che aveva ancora un po’ di capelli e ci fece anche un gol: ora è ancora ad Empoli con Croce e Romeo, agli ordini di Mister Sarri... «È vero: in effetti Maccarone quel giorno segnò anche un gran gol di testa... Comunque, anche se sono passati ormai un po’ di anni, quella partita ha rappresentato un momento davvero importante della recente storia della squadra grigia. Così come rimane una ‘pietra miliare’ la trasferta a Lavagna nel 2008 che, di fatto, sancì il ritorno in C/2 dopo i noti fatti societari che portarono al fallimento di 5 anni prima: pensa che quella partita Radio Gamma me la fece commentare da Lavagna, al di fuori dei canali radiofonici, per tutti i tifosi dei grigi che si erano radunati in Piazzetta della Lega». So che un altro dei periodi che ricordi sempre con piacere è quello in cui Enzo Ferrari ha allenato qui ad Alessandria... «Sì, certamente... Anche perché, senza nulla togliere alle altre emittenti che c’erano allora, Radio Cosmo aveva uno spessore tale che ti permetteva di avere un certo tipo di rapporto con la società e ti posso garantire che, in quel momento, non era facilissimo andare a cena con Gino Amisano. Ricordo ancora la moglie che, scherzosamente, mi accusava sempre di farle venire il mal di cuore ogni volta che raccontavo le partite per radio... E’ stato in queste occasioni che ho avuto modo di parlare anche con Enzo Ferrari, che in quel momento

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aveva appena concluso un’esperienza importante in Spagna e in Italia aveva allenato giocatori del calibro di Zico, Causio e Mauro: anche solo aver ascoltato i discorsi di un uomo di calcio come Ferrari per me rappresenta uno dei ricordi più significativi». Parliamo invece di un personaggio controverso come Corrado Orrico... «Personalmente non potrò mai dimenticare il momento in cui a Cremona ho assistito al litigio che Orrico fece con Franco Lerda, con quest’ultimo che si lamentava perché era stato schierato nonostante fosse stirato. Oppure una gara tra Alessandria e Siena, valevole per le zone alte della classifica: quel giorno lo stadio era veramente strapieno, ma fu una partita davvero bruttissima, forse la peggiore che io abbia mai visto... Orrico ha inventato la ‘gabbia’, un certo modo spregiudicato di applicare il ‘gioco a zona’ e si è creato un carisma di un certo tipo: però, se andiamo a vedere le vittorie effettive ottenute nel corso della carriera...» Altri aneddoti? «Indubbiamente sono stati anni molto intensi, anche perché ho avuto la fortuna di vedere tanti giovani ‘promesse’ che poi hanno fatto delle carriere davvero notevoli. Un giovanissimo Pippo Inzaghi in un Leffe-Alessandria, oppure un Galante appena diciottenne ma già molto elegante (calciava bene sia di derstro che di sinistro), o l’accoppiata De Ascentis-Zambrotta con la maglia del Como: la cosa curiosa è che quel giorno tutti gli addetti ai lavori rimasero impressionati più che altro dalla prestazione del primo, mentre in realtà la grandissima carriera l’ha fatta, come tutti ben sappiamo, soprattutto Zambrotta (che comunque allora ricopriva il ruolo di ala pura, mentre poi si è reinventato difensore laterale esterno). Ho visto giocare a Pistoia, in prestito dal Bari, un giovanissimo centrocampista laterale dalla chioma bionda che mi fece una grande impressione: era Legrottaglie, che poi, con il passare del tempo, è diventato un forte difensore centrale. E poi le apparizioni di Montella con la maglia dell’Empoli: nel terribile incidente con Tonini in cui si ruppe tibia e perone sotto la ‘torretta’ e poi, due anni dopo, insieme a Birindelli (che allora giocava ala destra), nello sfortunato ritorno dei playout della stagione 1993/94...» Quella partita me la ricordo be-

ne anch’io: a marcare ‘a uomo’ Montella, di cui già allora si diceva un gran bene, fu schierato Maddè (nonostante quest’ultimo indosasse curiosamente la maglia numero 11)... «Esattamente. Tra l’altro Maddè fece una prestazione davvero notevole, visto che, perlomeno quel giorno, l’ex attaccante di Sampdoria e Roma e attuale allenatore della Fiorentina non ci fece gol: da notare che sulla panchina dell’Empoli c’era Luciano Spalletti, allora in veste di giocatore-allenatore subentrato poche settimane prima a Mister Luciano Donati...» Concludendo questa bella chiacchierata e ringraziandoti per la disponibilità, ti chiedo quali sono le principali differenze tra i primi anni vissuti allo stadio da semplice tifoso e il periodo successivo da radiocronista, giornalista e attuale addetto stampa... «I primi anni vissuti allo stadio coincidono con quelli della mia adolescenza e quindi hanno un fascino particolare... Ricordo ancora oggi con emozione il bandierone attaccato ad una gigantesca canna di bambù e sventolato nella curva nord insieme a due miei compagni di scuola in quel famoso Alessandria-Parma del 1973, vinto per 1-0 con gol di Salvadori. Oppure tutte le partite viste in casa e in trasferta nell’anno successivo, quello della conquista della Serie B, con l’indimenticabile Dino Ballacci in panchina (ma esonerato a quattro giornate dalla fine, nonostante la promozione virtualmente già conquistata): di quell’annata custodisco gelosamente tutti i biglietti e ne vado molto fiero! Devo dire, comunque, che ho sempre avuto la passione di catalogare vecchie gazzette e quotidiani, con tutte le formazioni e i vari articoli. Inoltre, durante la settimana, mi segnavo tutto su dei block-notes: mi è sempre piaciuto essere informato e conoscere le caratteristiche dei giocatori, anche in un’epoca in cui non c’erano ovvviamente ancora internet o wikipedia. In realtà, il tempo che uno dedica alla ricerca di dati e notizie resta sempre lo stesso, anche se oggi ormai è sufficiente schiacciare un tasto del computer. Ritengo tuttavia che sia molto più appassionante e stimolante, crearsi un archivio personale, oltre ad avere una solida base culturale: e poi, onestamente, per quanto mi riguarda credo che il calcio sia sempre stato nel mio ‘dna’...».

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SPECIAL OLYMPICS A Biella i Cissachini conquistano l’oro dopo una finale emozionante

3 contro 3 i Bulls sono i più forti

omenica scorsa si è svolta presso la Palestra Rivetti di Biella la seconda tappa dello Special Basket 2014. Il concentramento, interamente dedicato alla specialità del 3vs3, ha visto ai nastri di partenza dodici formazioni provenienti da Piemonte e Lombardia. Il mattino, dedicato agli incontri preliminari disputati per selezionare gironi composti da squadre di livello omogeneo, fa segnare la prima vittoria di giornata a scapito del Team Passportout di Varallo Sesia. Nel tabellone ufficiale i Bulls affrontano al primo turno i padroni di casa dell’Asad Biella Blu. Kondi e Zanda entrano subito in partita e fanno segnare un break importante di 8 a zero. A poco serve la buona partita di Luca De Pieri (nel roster della nazionale italiana Special Olympics ai Giochi Europei di Roma 2006) che tenta invano di ricucire lo strappo. Il match si conclude prima del 20° minuto di gioco

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per il raggiungimento anzitempo del punto numero 20 che significa prima vittoria di giornata e una prestazione da incorniciare per tutti i componenti del roster che si dividono equamente il referto con 4 punti a testa. In semifinale il destino pone sul cammino dei mandrogni l’altra formazione di casa. L’Asad Biella Bianca scende in campo con l’intenzione di vendicare la sconfitta dei compagni blu. L’ala Naim Kalid, in doppia cifra alla sirena, ne mette 3 di fila e porta Biella sul 6 a 0. Durante il time out tecnico coach Petrozzi decide il passaggio dalla zona ad una difesa ad uomo più aggressiva allo scopo di limitare il tiro da fuori dei lanieri. Il cambio tattico dà subito i suoi frutti: la new entry assoluta, la guardia astigiana Samantha Scioscio, al suo esordio tra le file dei Bulls, prende in mano le redini dell’incontro e segna 8 punti di fila che significano sorpasso. Il match si chiude con rela-

tiva tranquillità con un +9 che significa finalissima per l’oro. Di fronte gli avversari di sempre del Pandha Torino anche loro a punteggio pieno. La chiave dell’incontro è limitare il tiro da sotto del centro Mazzo, una presenza importante in mezzo all’area. La marcatura ad uomo spetta a Stasio che porta a termine in maniera perfetta il suo compito limitando lo score dell’avversario a soli 2 punti. La partenza è in salita per i mandrogni che vanno subito sotto di 5 e stentano a ritrovare la fluidità di inizio torneo. Il gioco molto fisico dei cugini costringe Fishta e Kondi a caricarsi di falli e a rischiare l’uscita anticipata dal parquet. Complice la zona 1-2 dei Pandha che fanno densità nel colorato ai Tori non resta che giocare la carta del tiro da fuori. Zanda va a segno dalla media distanza in precaria posizione di equilibrio e restituisce fiducia ai compagni che cominciano a crederci. Fishta ruba palla sulla rimessa successiva, segna il canestro del -1 subendo fallo e mette a referto anche il libero addizionale del pareggio. A 30 secondi dalla fine è il play Kondi a prendersi la responsabilità dell’ultimo tiro. Sfrutta il blocco di Stasio e chiude il pick and roll con un canestro da sotto. Nonostante l’uscita anticipata di Fishta per sopraggiunto limite di falli, i Bulls difendono sino alla sirena il +2 che significa oro. Un successo meritatissimo che migliora la seconda piazza conquistata nell’edizione 2013 e fornisce ad atleti e staff le motivazioni per continuare a fare bene anche nel prossimo appuntamento che li vedrà protagonisti domenica 16 febbraio a Limbiate per la terza tappa dello Special Basket dedicata alla pallacanestro 5vs5 tradizionale.

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Grandi ‘Rabatons’

Solo qualche mese fa vi avevamo raccontato di come un variegato gruppo di alessandrini avesse messo in piedi una squadra di touch (una specie di rugby che non prevede placcaggi, né azioni al piede), e di come, dominati da una sana incoscienza dentro il basso ventre, avessero partecipato ad un importante torneo di Treviso, sfidando squadre italiane ed europee. Dire che in quella occasione i Rabatons (questo il nome del team) non avevano brillato è un eufemismo. Anzi, quei risultati avrebbero scoraggiato chiunque dal proseguire. Chiunque, ma non i Rabatons, che hanno continuato a ritrovarsi tutte le settimane, trovato una nuova sede (il campo del DLF, grazie alla fondamentale collaborazione sorta con l’APD Rugby), partecipato ad altri tornei più o meno ufficiali, allargato il gruppo e, infine, si sono iscritti alla Federazione. Tutto ciò significa poter partecipare ai tornei validi per il campionato nazionale, il cui titolo si assegna sulla base dei punteggi ottenuti nel corso dei vari tornei, con un meccanismo simile a quello del circuito ATP di tennis). Domenica 26 gennaio, nel primo torneo ufficiale cui hanno partecipato e che si svolgeva a Torino, i Rabatons (rappresentati da Micaela Barberis, Tom Bird, Lodovico Como, Davide De Faveri, Domenico Dirutigliano, Federico Schneider, Stefano Sainato e Marilena Laganà in prestito dai Leprotti di Torino) hanno sorpreso tutti, classificandosi al terzo posto finale, grazie alle tre vittorie ottenute contro Milano, Varese e Settimo Torinese, il pareggio con Torino e le due sole sconfitte per mano di Brianza e Monza. Un risultato che ha sorpreso molti (primi fra tutti i partecipanti) e che, siamo certi, fornirà ulteriori benzina ed entusiasmo a questo gruppo che sta dimostrando, nei fatti, che non è mai troppo tardi per provarci.

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LIBRI LA PARIS-ROUBAIX VISSUTA DA DUE AMICI ALESSANDRINI UNITI DALLA GRANDE PASSIONE PER LA BICI

Le avventure di Giuseppe Ottonelli e Marco Porta Paris-Roubaix, il nostro viaggio nell’inferno del Nord è il risultato di un’esperienza sportiva non comune, tuttavia il sostrato pone in evidenza quanto l’amicizia sia importante per ciascuno, non solo nelle imprese sportive. La bicicletta ti sorprende sempre, si scopre un lato diverso ogni volta che la guardi, la pensi, la immagini. Veicolo di amicizia.... Le parole, condivise da chi scrive queste osservazioni, sono il pensiero di Maurizio Fondriest, un profes-

sionista del pedale dal 1987 al 1998 il quale ha raggiunto tappe importanti nel corso della sua carriera di corridore. La passione per le due ruote non contagia, né mai ha contagiato, solamente Giuseppe Ottonelli e Marco Porta, gli autori del testo i quali si spingono bel oltre all’impiego della bicicletta come mezzo indispensabile per ovviare al traffico cittadino, subissato quotidianamente dai mezzi a motore più o meno ingombranti, nonché malodorosi.

CARPE DIEM di Grazia Smilovich

A proposito di... Avete presente il nostro angolo speciale? Quello che ognuno di noi ama di più, dove rifugiarsi quando la vita ti bastona, dove raccogliere le idee, le lacrime, le risate solitarie? Quello. Che non può essere uguale per tutti, perché lo eleggiamo col cuore. Il mio angolo, da sempre, è un foglio bianco. Non una poltrona comoda e un po’ sgualcita, non un angolo della casa, un foglio. Il mio angolo viene sempre con me, abbiamo camminato a fianco, inciampando spesso, per tanti anni. Ci siamo rialzati ogni volta, complici nel dolore, solidali, fiduciosi nel futuro. Il mio angolo è piccolo come una mano, mi tiene stretta; ma è grande come l’oceano, ci stiamo tutti. Benvenuto a chi, come me, crede che valga sempre la pena di riprovare. A chi sorride, non perché il sorriso non costa nulla, ma perché arricchisce sempre almeno due persone. Benvenuto a chi ha la voglia e la curiosità di continuare, perché ora il gioco si è fatto duro e noi siamo qui.

La competizione sulle due ruote spinte dai muscoli ha contagiato l’uomo fin dalle prime birote costruite quasi interamente in legno fino ai giorni nostri, quando nella pagina di apertura del testo si rileva: La Parigi-Roubaix non è solo una corsa in bicicletta, è soprattutto una sfida con la parte più intima e nascosta di un uomo: in altri termini il discorso cade sempre sull’amicizia. Gli autori, entrambi alessandrini, proprio con questo presupposto hanno colto l’occa-

sione per intraprendere il viaggio descritto in maniera entusiasmante, con uno stile accessibile a tutti i lettori, certamente molto indicato ai ragazzi per le sfumature raccolte nelle dettagliate descrizioni. Sono un centinaio di pagine d’avventura, iniziate sempre con la conoscenza rafforzata da stima reciproca dei protagonisti, nei quali è scattata la molla grazie alla passione delle due ruote. Dunque, quasi per scherzo, sono iniziati i preparativi in sincronismo

I PALLINI di Puppigallo

ECHI DI VIAGGIO di Simonetta

Lo sguardo di Satana-Carrie

La metà del

Se non fosse il remake di una pellicola degli anni 70, sembrerebbe uno spot alquanto convincente contro il bullismo. A parte cellulari e internet (saranno deleteri per la ‘povera’ protagonista), non ci sono novità in questa riproposizione di un personaggio difficile da scordare. La regista infatti si limita a fare il compito assegnatole, senza rischiare di reinterpretare troppo una vicenda che aveva nella protagonista e nella madre i suoi punti di forza. La domanda quindi sorge spontanea... Perché farlo? Comunque, se si riesce a superare una parte centrale senza guizzi, il risultato non è male, nonostante La Spacek fosse più inquietante e sinistra.

The Counselor-Il Procuratore Poco prima di Natale, dopo accessi di entusiasmo alternati a momenti di leciti ripensamenti, ho adottato un bambino a distanza, frastornata da messaggi pressanti, continui ‘Manda un sms, SUBITO, la sua vita dipende da te’, angosciata da sguardi liquidi, supplichevoli nella loro inconsapevolezza. È stata quella la molla. Perché i bambini sono sinceri, hanno ancora la purezza dell’anima, quella che da tanto non alberga in noi adulti, che siamo sempre attenti a fingere come attori consumati e dentro magari, una malinconia pressante come un macigno. Così, quella tristezza senza filtri, esibita senza vergogna perché reale, ha vinto tutte le resistenza; i dubbi no, ma quelli sono il nostro salvavita, teniamoceli stretti. Ho aderito a tutto il pacchetto: cure mediche, alimentazione adeguata, istruzione di qualità. Qualunque cosa per asciugare quegli occhi, pozzi senza fine dove si potrebbe annegare, perdere la serenità per sempre. A volte sullo schermo passano immagini di sorrisi sdentati, commuoventi quanto le lacrime, perché altrettanto strazianti. Nei giorni seguenti mi sono sorpresa a pensare spesso che viso potesse avere il ‘mio’ bambino, ho cercato di fargli un identikit, quasi fosse un ricercato, il naso potrebbe essere così, e lo sguardo? Con il passare del tempo ho un po’ accantonato il pensiero, il lavoro, la famigli, si sa. Ma il giorno che è arrivata la busta con il materiale legato al bambino, un po’ stropicciata nella cassetta perché non ci entrava, ho avuto un tuffo al cuore. Chi

non è mai stato fuori da una nursery con il naso schiacciato sul vetro non può capire. L’ho portata in casa e appoggiata sul tavolo, quasi scottasse. Ora potevo vedere, sapere e non mi decidevo ad aprire; poi uno strappo secco, ho lacerato la busta senza più esitare, odio i tagliacarte e non ne capisco l’utilità. Una cartellina in cartone, come un biglietto d’auguri grande formato, e lui ancora non appariva. Un depliant con l’ubicazione del paese d’origine, nel cuore dell’Africa, una scheda di presentazione, ‘dove sei, bambino?’ pensavo aprendo piano, come si fa con un pacco che potrebbe esploderci in mano. E poi eccolo. Mi guardava serio da una Polaroid 13x18. Nessun sorriso, niente lacrime, solo la sua dignità nel viso non felice. Un ragazzino di 14 anni, con la maglia azzurra troppo larga attorno al collo troppo magro e dietro un muro di mattoni. Quasi un coetaneo per il mio secondogenito, non un piccolino con le mosche che si nutrono del suo stesso pasto appoggiate alle labbra, un ragazzo. Consapevole di tutto il male che lo circonda, provato dalla sua vita dura, forse non ha sorriso perché non ha niente per cui sorridere; perché mai dovrebbe farlo per me che sto a migliaia di chilometri? Lui non può sapere che invece io ho sorriso, e ho riso, e pianto. La sua foto sta appesa nel mosaico di ritratti dei miei figli, come uno di loro, chissà se riuscirò a dirglielo un giorno. Per ora glielo scrivo, userò il mio angolo speciale, il mio foglio bianco, e oggi inizierò una lettera così: Caro figlio lontano...

l’uno con l’altro indifferentemente, consoni delle ardue difficoltà, delle insidie come ogni responsabile competizione richiede, proprio come riporta la frase di Fulvio Ervans a pagina 41... per certi viaggi non si parte quando si parte. Si parte prima... Il testo è reperibile presso i negozi di Alessandria: Olmo La Biciclissima sito in spalto Gamondio, 43; Sea World Travel & Diving via San Lorenzo, 44. [Franco Montaldo]

Il mestiere ha molto aiutato Scott nella realizzazione di questa pellicola dal basso contenuto, con l’aggravante di alcuni momenti quasi imbarazzanti (i siparietti amoroso-sbrodolosi di lui e lei e, su tutti, la scena dove la Diaz ‘violenta’ una povera Ferrari inerme). Comunque, le riprese e alcune loca tion (la villa) sono di livello, i personaggi piacevolmente sopra le righe, i dialoghi, seppur non certo indimenticabili, non urtano l’apparato acustico (smancerie amorose escluse) e la vicenda, dall’esito piuttosto scontato, viene seguita senza sbuffare. Non male, vista la sceneggiatura.

Il Grande Match I due grandi vecchi meritavano un copione migliore, o almeno, che fosse coerente con una vicenda così paradossale, nella quale due dinosauri del pugilato tornano a gonfiarsi sul ring dopo decenni. Qui non doveva esserci spazio per intermezzi pseudoseri, come il figlio mai conosciuto e il rapporto con la ex. In più, il manager di colore è ridicolmente insopportabile (per fortuna non compare sempre); e anche il vecchio coach di Stallone, seppur simpatico, non è una novità come personaggio. Servivano molte sforbiciate e un po’ più di spremitura di meningi per il match finale. Mediocre commediola.

Last Vegas Sembra che a Hollywood non sia rimasto altro che fare remake, o utilizzare, come in questo caso, vecchie glorie della celluloide. Dopo ‘Il Grande Match’ infatti, ecco sfornata questa grande riunione di gerontoamici, per una commediola facile facile, senza guizzi, che si muove al ritmo dei quattro protagonisti (il mestiere li aiuta). Ma se nei primi venti minuti si possono appezzare alcune simpatiche battute sull’età, purtroppo, più si procede e più la pellicola viene annacquata, soffocata da siparietti poco originali, stucchevoli e dalle beghe interne, con inevitabile donna saggia in aiuto. Mediocre.

l racconto del mio viaggio in Iran è dedicato in primo luogo a tutte le persone e sono davvero tante che, con parole o con mimiche del volto hanno cercato di dissuadere la mia scelta. A loro va il mio resoconto di viaggio, alla loro inconsapevolezza e alle loro frettolose conclusioni nel liquidarlo come un ‘paese a rischio’. Ai loro occhi sarò apparsa superficiale o estremamente imprudente ad affrontare una simile avventura, ma ho preferito soprassedere e lasciare a loro le personali considerazioni, piuttosto che esibirmi in approfondimenti politici e culturali sul paese. Non avrei comunque abbattuto alcuna barriera mentale. «Sono pur sempre arabi, attentatori e integralisti» avrebbero sentenziato. Errore eclatante. Non venga in mente di dare dell’arabo a un iraniano. È un affronto inaudito. Semmai la Persia subì la dominazione araba, molto tempo dopo l’avvento delle splendide civiltà che il paese conobbe. Di origine ariana furono i fondatori dell’antica Persepoli: gli achemenidi, gli inventori della scrittura cuneiforme. Ciro il grande e Dario furono chiamati ‘i re dei re’ e furono loro per primi a tessere la storia persiana. Costruirono Persepoli un luogo di culto e di rito mitralico impareggiabile. Oggi dei fasti di allora, sopravvivono su una immensa spianata grandi portali, stipiti, architravi e un’immensa scalina-

I

ta su cui sono raffigurati dignitari provenienti da ogni parte del mondo antico nell’atto di porgere doni al re. Ancora oggi le rovine di Persepoli impressionano per la grandiosità e per il misticismo che le pervade. Le iscrizioni in linguaggio cuneiforme, sovrastanti le gigantesche statue dalla sembianza di toro, sono pregne di mistero per chi le guarda, e inducono a decifrarne il significato. Il simbolismo espresso dalle raffigurazioni incise nella pietra, seduce e ammalia qualsiasi viaggiatore che si spinge, nonostante le altissime temperature, fino a qui. Non si sa se fosse un luogo cerimoniale o religioso, sta di fatto che ogni pietra ridonda del mito zoroastriano, diffusosi più di 2000 anni fa come religione filosofica, adoratrice del fuoco e degli elementi. Sotto un sole devastante il sito irradiava bellezza e mistero e più mi aggiravo tra le vestigia più mi sentivo trasportare nei più antichi recessi del tempo. Visitammo la necropoli dove erano sepolti i re achemenidi e con mio grande stupore notai che nella roccia era scolpita un’enorme croce. Ritrovare un simbolo

CARROZZONE MUSICALE APPUNTAMENTO SABATO 1

Quelle emozioni


17 gen. 2014 31

HURRÀ GRIGI

15

LA MUSICA CHE GIRA INTORNO di Davide De Faveri

Lo sai che Luca canta ancora? Luca Carboni è uno di quei cantautori di cui troppo spesso ci si dimentica. Ed è una dimenticanza ingiusta, perché pochi sono riusciti, come lui, a cantare gli ultimi tre decenni della nostra storia, spesso con gemme di rara bellezza e sempre in perfetta sintonia con i tempi vissuti. Proprio per questo, molti di quei brani fanno parte, a pieno diritto, del nostro patrimonio cultu-

Gorsegno

mondo mondo 1ª parte continua sul prossimo numero

rale pop. Non è un caso se un indiscusso maestro come Franco Battiato ha detto: «Ho sempre stimato Luca, come artista e come uomo. Silvia lo sai è una di quelle canzoni che non invecchierà mai, perché ispirata e vera e cantarla è stato un vero piacere.» Già, perché Carboni ha voluto festeggiare il trentennale della propria carriera regalandosi (e regalandoci) nove duetti con altrettanti grandi protagonista della musica italiana, che hanno reintepretato alcuni dei suoi più grandi successi del

cristiano in un luogo molto più antico del credo che io stessa professavo mi fece riflettere. Forse il cristianesimo aveva attinto dalla sacralità di questi luoghi ancestrali? E il fuoco zoroastriano che arde da millenni nel tempio di Yadz, una cittadina alle propaggini del deserto, non ha anch’esso riferimenti con la luce eterna, con le candele che abitualmente noi accendiamo nei luoghi di culto e nelle celebrazioni religiose? Più mi addentravo nella storia persiana più i dubbi affollavano la mia mente e la trasformavano in una selva intricata di dilemmi irrisolti. Se guardavo fuori invece il paesaggio non aveva nulla di bello da offrire. Un deserto piatto e incandescente con una timida vegetazione rinsecchita e una foresta di fili elettrici che tagliava in due parti, del tutto indistinguibili, il mondo fuori dal finestrino. Cielo e terra si univano in una miscela color ocra. Anche le città erano una naturale prosecuzione di colore. A Yadz ci fermammo due giorni per visitare le torri del silenzio, montagne sulla cui cima si ergevano delle costruzioni simili a castelli. Anch’esse luoghi sacri zoroastriani su cui un tempo venivano abbandonati i morti senza dar loro sepoltura, affinchè gli uccelli ne sbranassero le carni. Non si ricorreva alla cremazione né alla sepoltura perché i morti erano ritenuti impuri mentre la terra e il fuoco erano sacri e incontaminabili.

passato. Questi brani, insieme a tre inediti, costituiscono l’ossatura di Fisico e Politico, uscito lo scorso autunno. Tra gli ospiti, oltre a Battiato, che si è confermato ancora una volta grande interprete, spicca la presenza di Tiziano Ferro in una meravigliosa versione de Le persone silenziose, di Alice, che impreziosisce Farfallina, di Miguel Bosè,

TV, MORTE E ALTRE SCHIOCCHEZZE

di Luciano Olivieri

di Giorgio Baracco

Fioca

Neve

Am son ausà ‘sta mateina con la fioca ch’la drucava bela, bianca, pulida e feina tucc i cup za l’ambiancava. Quant voti i m’han svigià quandi ch’a j’era ancur fanciot! «Veri a vighi! A l’ha fiucà! Anfilti el brai coi scarfarot» «Quatti ben!» - am diva me mari -, che ad fora u j’è da tremè!» Po ui rivava anche me pari che l’andava a travajè. «A vagh a vighi sa son bon a fe parti cula machina suta al purton; ma asgagti, su preparti sbroiti a fe sa culasion!» U sn’andava con u so paltò ans la strà peina ad fioca; um ciamava dop ampò: «U j’è la calà che am bloca!» Buta ari moto. La part pù! Prova ancur con la manuvela po papà el calava zu... «Va! Dam ‘ria man a pusela!» Pusè la Quatordes za cariaia, peina ad merce per sì negosi, an tla fioca ch’l’era drucaia u t’avniva an buca u tosi. Ponta chi, ponta da là finalment a s’anviarava. A s’arfiaiavu bei e sciupà po papà um salutava: «Ades a vagh. Am racumand! Ans i libi dat da fè. Uà che andè per el mond a l’è pu dura che studiè!» «Ciau! Ciau... Ciau Papà.»

Mi sono alzato questa mattina con la neve che cadeva bella, bianca,pulita e fine tutti i tetti già imbiancava. Quante volte mi han svegliato quando ero ancora ragazzino! «Vieni a vedere! È nevicato! Infilati i calzoni con le calzine di lana!» «Copriti bene!» - mi diceva mia mamma -, che fuori c’è da tremare!» Poi arrivava anche mio papà che andava a lavorare. «Vado a vedere se son capace a far partire quella macchina sotto il portone; ma datti da fare, su preparati, sbrigati a fare colazione!» Se ne andava con il suo cappotto nella strada piena di neve; mi chiamava dopo un po’: «C’è il sentiero nella neve che mi blocca» Metti in moto. Non parte più! Prova ancora con la manovella poi papà scendeva... «Và! Dammi una mano a spingerla!» Spingere la Quattordici già caricata piena di merce per quei negozi, nella neve che era caduta, ti veniva in bocca la bile. Spingi di qui, spingi di là, finalmente si metteva in moto. Prendevamo fiato proprio scoppiati poi papà mi salutava. «Adesso vado. Mi raccomando! Sui libri datti da fare. Guarda che andare per il mondo è più dura che studiare! «Ciau! Ciau...ciau papà.»

da Sanremo... Mike Yacin, che ne è il produttore, mentre la presentazione è affidata allo Showman Mauro affiancato dalla bravissima Clotilde, volto nuovo dello spettacolo che farà gli onori di casa ai cantanti ospiti della serata. Nel corso della serata i cantanti partecipanti, che saranno molti alla luce dell’alta adesione, faranno ascoltare le più belle canzone di Sanremo e il pubblico in sala tramite un applausometro proclamerà la più bella canzone della serata.

suoi pezzi più romantici. La titletrack si avvale invece della collaborazione di Fabri Fibra ed è tutto giocato sulla contrapposizione tra la dimensione individuale (fisica) e collettiva (politica) di ciascuno di noi. Il pezzo più riuscito è senza dubbio C’è sempre una canzone, scritta da Ligabue e perfetta per la voce malinconicamente roca di Carboni: una sorta di j’accuse nei confronti di chi considera le persone come ‘particolari da ignorare’ ed un invito a non permettere che questo accada, ma sopratutto a non dimenticare mai che esiste sempre ‘una canzone ancora da sentire’.

L’ANGOLO DEL DIALETTO

FEBBRAIO AL CIRCOLO CULTURALE ‘ARTE INSIEME’

Sull’onda del successo di critica e di pubblico della serata in omaggio agli anni sessanta, ‘L’associazione Culturale Musica e Canto-Carrozzone Musicale Alessandrino’ presenta ‘Emozioni da Sanremo’, kermesse musicale di arte, cultura e spettacolo. Un ricordo delle più belle canzoni del nostro grande festival, lungo sessant’anni. La manifestazione ha già avuto molto successo nella passata edizione, la regia come sempre è affidata al maestro

nella trascinante Inno nazionale e di Elisa, che ha contribuito a trasformare Vieni a vivere con me in un pezzo power-pop che pare uscito dal repertorio dell’artista triestina. Non potevano mancare gli amici Jovanotti, a suo agio nel rap di Ci vuole un fisico bestiale e Biagio Antonacci, nella sempre deliziosa Primavera, nonché i concittadini Samuele Bersani e Cesare Cremonini che ci raccontano la Bologna notturna (Gli autobus di notte) e le fughe verso la riviera romagnola (Mare mare). Quanto agli inediti, il solo brano a firma Luca Carboni è Dimentica, che si inserisce a pieno diritto tra i

NUOVO

Hurrà Grigi

Organo dell’Associazione Culturale Orso Grigio Corso Roma 85 - 15121 Alessandria - Tel./Fax 0131 267842 Registrazione al Tribunale di AL n. 627 del 28 sett. 2009 redazione@nuovohurragrigi.com pubblicita@nuovohurragrigi.com Stampa: CSQ Centro Stampa Quotidiani Via dell’Industria, 52 - 25030 Erbusco (BS) - Tel. 030 7725511

Qualcosa del genere

Lunga vita al genere. Non il maschile e il femminile, ma al telefilm di genere, una nicchia poco esplorata e sfruttata, dolosamente evitata e sfuggita da major e produttori hollywoodiani. Almeno fino a qualche anno fa. Ma i tempi cambiano, i gusti del pubblico cambiano, il mondo cambia e il risultato è che ci vogliono prodotti nuovi, più frizzanti, meno abusati oltre che, ovviamente, di qualità. Gli ultimi due, tre anni verranno ricordati dalla critica televisiva come quelli segnati dal definitivo affermarsi del genere sul piccolo schermo (e su quelli ancora più piccoli che ci portiamo sempre con noi, tablet e smartphone). Mad Men, American Horror Story, The Walking Dead, Game of Thrones hanno dimostrato, awards e numeri alla mano, di poter reggere il confronto con qualsiasi corazzata seriale. Hanno dimostrato che i luoghi comuni per cui la sospensione dell’incredulità, il meccanismo con cui lo spettatore sospende le proprie facoltà critiche per godere di un’opera fantasia, non avrebbe potuto attivarsi di settimana in settimana, o che l’horror fosse incompatibile con una lunga narrazione, erano nulla più che luoghi comuni, appunto. Che quel che conta è se parliamo di una buona storia o meno. L’intelligenza dell’ovvio, verrebbe da dire. Intendiamoci: non è che le scorse decadi non ci avessero consegnato serie tv di genere, in tutto o in parte, ma solo negli ultimi anni il genere (ah la maledizione della ripetizione...) ha trovato la sua maturità artistica, la sua voce distinta. Chi non ricorda Hercules, la saga di Star Trek, i telefilm supereroistici (Smallville in testa)? Eppure adesso parliamo di un’altra cosa... Parliamo di The Walking Dead, il telefilm più visto dalla fascia demografica 18-48, la più rilevante per i pubblicitari, parliamo di Game of Thrones che ha fatto incetta di Golden Globe ed Emmy o di Mad Men, uno dei telefilm più scaricati sull’Internet. Parliamo di prodotti che scavano nei clichè del genere, fantasy, horror o fantascienza che sia, per smontarli, decostruirli, rimontarli. Di telefilm che attingono a piene mani alla lezione cinematografica per plasmarla ai vizi, ai tic ed alle inclinazioni dello spettatore moderno. Un fenomeno che non è più solo confinato tra il Pacifico e l’Atlantico. Due casi su tutti si impongono nella vecchia Europa: Misfits e Les Revenants. Il primo, un oltraggioso mix di teendrama e telefilm superoistico, rinnova l’eterna lezione degli X-Men, i supereroi con superproblemi, calandocela in un’opaca realtà urbana dell’Inghilterra dei nostri giorni; il secondo, una delle più piacevole sorprese della 2013, è un telefilm sugli zombie, ma che rinuncia fin da subito a tutti gli stereotipi del genere per accompagnarci in un viaggio che ci interroga sul significato della rinuncia, della perdita, dell’assurdità della vita (di questo telefilm , che a breve dovremmo vedere anche in Italia, gli Americani dovrebbero fare l’ennesimo remake/adattamento). A dimostrazione che le buone idee non hanno patria. Peccato che non ce ne siano di più.


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