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29 gennaio 2012

L’ora della svolta

MASSIMO TAGGIASCO orniamo a sperare o, forse, ad illuderci. Tre vittorie di fila, comunque, sono fatti: la risalita è innegabile. 28 punti e decima posizione in classifica: lo spettro dei play-out si è decisamente allontanato. Noi continuiamo a guardare verso le prime posizioni: la quinta in classifica (il San Marino) è a nove punti. La rimonta non è impossibile. Le tre vittorie, due delle quali in trasferta, ci consegnano una squadra che, se anche non sempre esprime un gran gioco, è comunque tornata su livelli più che accettabili di determinazione, volontà e umiltà, tutte armi fondamentali per un campionato che non esprime certo grandi valori. Per capire, finalmente, quale sarà il futuro di questa squadra, secondo noi, sono fondamentali le prossime quattro gare: oggi la Virtus Entella (sesta con 33 punti), poi trasferta a Cuneo (quarta con 39 punti), poi il derby casalingo col Casale (oggi primo con 43 punti) ed infine ancora una gara in casa, contro il Rimini (ora secondo a 42 punti). È un vero e proprio tour de force con alcune delle squadre più ambiziose del girone: se l’Orso saprà sfruttare la grande occasione di queste tre partite casalinghe, si potrà ancora salvare la stagione. Ultimamente le formazioni di vertice hanno rallentato vistosamente, mentre l’Alessandria sembra avere ritrovato la propria identità e, magari, finalmente, un po’ di fortuna. Insomma, comunque si voglia giudicare il momento, è chiaro che tutto è ancora possibile. Forza ragazzi, è il momento di tornare in alto. Hurrà Grigi.

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anno 4 n. 2

HURRÀ GRIGI

L’INTERVISTA a Silvio Bolloli (Radio Voce Spazio)

I frutti della mini-rivoluzione inizio del 2012 è stato al di sopra delle nostre più rosee aspettative... «Non c’è alcun dubbio: alzi la mano chi avrebbe mai osato pensare che l’Alessandria, dopo le sconfitte contro Sambonifacese, Pro Patria e Lecco, avrebbe inaugurato il nuovo anno con un filotto di tre vittorie consecutive!». A cosa dobbiamo un rendimento così imprevedibile come quello che ha caratterizzato le prestazioni dell’Alessandria dall’inizio del campionato ad oggi? «Credo che debbano distinguersi almeno quattro fasi: una prima caratterizzata da una cronica carenza di gioco, personalità e tenuta atletica (solo in parte mascherata dall’illusione delle prime due vittorie), a cui è succeduto un periodo di netta ripresa, nel mese di Novembre (con otto risultati utili consecutivi, conditi da tre vittorie, in pratica coincidenti con l’arrivo del nuovo allenatore, Giuliano Sonzogni). A questo punto c’è stato un nuovo tracollo, con un solo punto in quattro partite, fino alle recente, seconda resurrezione». Nell’ultimo numero avevamo parlato di andamento quasi schizofrenico dei risultati: oggi, a distanza di quindici giorni, hai le idee più chiare su quello che sta succedendo? «C’è un dato di tutta evidenza, cioè che una parte importante della origi-

L’

Jacopo Fanucchi. Dopo un periodo di appannamento, il bomber ha cominciato a segnare. I suoi gol e quelli del compagno di reparto Nassi, saranno fondamentali nel girone di ritorno naria formazione titolare è uscita di scena (penso a Martini, Cuneaz, Simeoni, Degano e a gran parte del pacchetto difensivo); di contro abbiamo assistito alla promozione in prima squadra di giovanotti come Pasino e Scarabelli ed all’arrivo di nuovi elementi quali Santoni e (proprio in settimana) Floriani: in altre parole c’è stata una sorta di mini-rivoluzione interna seguitando a dar fiducia all’allenatore». Pensi che tutto questo sia un bene? «I risultati, per ora, dicono di sì, premiando la scelta della Società di confermare il Mister a fronte di un ‘giro di vite’ all’interno dello spogliatoio. Tuttavia non è facile giudicare le reali potenzialità di una squadra composta, almeno in parte, da ragaz-

zi con poca esperienza alle spalle: pertanto concordo sul fatto che gli ultimi risultati siano stati al di sopra delle migliori aspettative (permettendoci oltretutto di compiere un bel passo avanti in classifica). Ma c’è una cosa sulla quale non ho alcun dubbio…». Cioè? «Sul fatto che certe prestazioni dell’Alessandria, nella prima metà della stagione, non siano state degne, né del valore, nè dell’esperienza dei giocatori in campo». Per cui? «Per cui è evidente che c’era qualcosa che non funzionava dal punto di vista psicologico perchè non è pensabile che una squadra che perde in casa contro il Lecco, fanalino di coda, o contro la Sambonifacese (in undici

contro otto!), vada poi ad inanellare nove punti in tre partite contro squadre che occupano posizioni di classifica superiori; basti pensare, a titolo d’esempio, alla recente vittoria per 2 a 1 sul campo di quello stesso Borgo a Buggiano che all’andata, al ‘Mocca’, ci aveva letteralmente schianta-ti». In effetti, all’inizio della stagione, ci domandavamo se i problemi fossero di tipo fisico o mentale... «Mi pare che questa risposta l’abbia fornita la stessa Società, ponendo in essere quella mini-rivoluzione di cui parlavamo». Ritieni sufficiente l’organico di cui i grigi dispongono? «Dipende da qual’è l’obiettivo ci si pone: nell’ottica di una promozione probabilmente non ancora, se pensiamo che l’allenatore ha chiesto rinforzi e che, benché la Società si sia già mossa con gli arrivi di Santoni e Floriani, si attende ancora un difensore centrale di sostanza. Mi pare però che ci si stia muovendo nella giusta direzione». Adesso ci aspetta un mese tremendo... «Senza dubbio: le trasferte di Cuneo e Treviso, e le partite casalinghe contro Casale e Rimini, saranno un’autentica prova del fuoco. Mi auguro che i Grigi si esprimano al 110%, tra l’altro proprio nelle settimane in cui festeggeranno il loro secolo di vita».

Il centenario sulle maglie Dalla partita casalinga di oggi con la Virtus Entella, la maglia dei Grigi sarà arricchita del logo ufficiale del centenario. La necessaria autorizzazione è pervenuta nei giorni scorsi dalla Lega Pro. Il marchio, sarà posto al centro della maglia stessa, tra lo scudetto della società e la griffe dello sponsor tecnico.

Omaggio a Paolo Perugi Nella recente trasferta a Borgo a Buggiano, i giocatori grigi hanno svolto l’allenamento di rifinitura sul campo di Montale, paese natale del compianto Paolo Perugi. Approfittando della circostanza, una delegazione della società ha reso omaggio alla tomba di Paolo, che riposa nel cimitero del suo paese d’origine.

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29 gen. 2012

HURRÀ GRIGI

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PUNTO GRIGIO di Giovanni Mediliano

Dobbiamo prepararci ad un’altra ‘estate calda’! l Savona costretto a portare in tribunale i propri libri contabili e a vedersi sventolare sotto il naso la dichiarazione di fallimento. Analogo destino per la Triestina. E chissà quante altre società, in un sistema che è arrivato a un punto tale di crisi da rischiare l’implosione, saranno invitate a farsi da parte a causa di una palese incapacità a onorare gli impegni economici presi. Da qui alla prossima estate prepariamoci a più o meno grosse sorprese: la crisi economica che sta travolgendo il paese, in tutti i suoi settori, non risparmierà di certo un mondo, quello del calcio di seconda fascia, che nella crisi c’era già da un bel pezzo. Il riordino dei campionati, voluto e programmato dai dirigenti della Lega Pro, si realizzerà più a livello di segreterie, di avvocati, di corsi e ricorsi che non grazie ai risultati maturati sul campo. Sarà un’altra estate calda! Da alcuni anni ormai, o per una fidejussione che arriva e non arriva, o per un nuovo presidente che non si decide ad acquistare la società, o per una ‘giustizia ingiusta’ che ci ha tenuti a fare gli equilibristi sul filo per un paio di mesi, salvo darci poi lo spintone che ci ha fatti precipitare in C2, le estati grigie sono state parecchio tormentate. Non illudiamoci: sarà così anche la prossima. Gli scenari che si stanno presentando e che potranno caratterizzare i prossimi mesi di maggio/giugno/luglio potranno essere diversi, e comunque non privi di interrogativi. Opzione A: questa nuova

I

A Borgo terza vittoria consecutiva BORGO A BUGGIANO ALESSANDRIA

1 2

Reti: 22’ Nassi (A); 44’ Grassi (B); 72’ (rig.) Fanucchi (A) BORGO A BUGGIANO: Grandi, Tafi, Lorenzini (86’ Stella), Moretti, Di Giusto, Settepassi, Gialdini, Mugelli (74’ Castaldo), Paganelli, Grassi, Santini (62’ Rocchi). A disposizione: Strambi, Di Stefano, Crociati, Gucci. Allenatore: Aldo Firicano. ALESSANDRIA: Servili, Ciancio, Sabato, Cammaroto, Scarabelli, Giardina (82’ Nocciola), Santoni (77’ Artico), Roselli, Nassi, Fanucchi, Pasino (65’ Segarelli). A disposizione: De Marco, Patacchiola, Baresi, Pandiani. Allenatore: Giuliano Sonzogni. Arbitro: Daniele Chiffi (Padova). Assistenti: Fabrizio Ponzeveroni (Padova) e Savino Tedeschi (Bergamo).

squadra grigia, ricostruita negli uomini e nello spirito da una campagna acquisti invernale coraggiosa e intelligente, recupera posizioni su posizioni (favorita anche dalla mediocrità di un campionato che sembra voler attendere il recupero delle cosiddette ‘corazzate’) e, o direttamente o attraverso i play-off, conquista uno dei tre posti che garantiscono la C1 per la prossima stagione. Opzione B: sul campo non tutto va per il meglio ma il flop economico di tante (troppe) società fa in modo che a una società sana, con i conti in regola, a posto con tasse e pa-

gamenti, venga garantito comunque un posto in paradiso. Opzione C: si verifica una delle due situazioni precedenti. Ma a questo punto Alessandria e l’Alessandria che risposta saranno in grado di dare? Una società che ha saputo ridare credibilità a una situazione assolutamente deficitaria, che ha saputo garantire risposte economiche certe, che ha riallacciato rapporti di fiducia con il Palazzo, saprà fare il passo successivo: conquistare, cioè, anche la fiducia incondizionata di una tifoseria che, scottata dalle esperienze degli ultimi anni e dalla mancanza di ‘cer-

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tezze certe’, ha sempre guardato a questo nuovo gruppo alessandrino di dirigenti con un misto di riconoscenza e di scetticismo? Sono proprio le ‘certezze certe’ a mancare: non solo sul campo, occorre che anche in società sia ben definito e definibile un organigramma tale da cancellare qualsiasi dubbio e qualsiasi perplessità. Per troppo tempo il mondo grigio è stato costretto a muoversi tra ipotesi ed equivoci: ora chiede trasparenza e serenità. Ma non illudiamoci più di tanto: comunque sia sarà un’altra estate da vivere col fiato sospeso.

Note: giornata di sole, campo in buone condizioni. Ammoniti: Mugelli (B) al 30’, Fanucchi (A) al 73’, Moretti (B) all’89’. Espulsi: Tafi (B) al 72’ per somma di ammonizioni, Strambi (B) (dalla panchina) all’88’ per proteste, Artico (A) al 90’ per fallo di reazione. Calci d’angolo: 9 a 2 per il Borgo a Buggiano. Recupero: PT 3 min, ST 5 min.

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anno 4 n. 2

HURRÀ GRIGI

22a GIORNATA (22 gennaio 2012)

23a GIORNATA (29 gennaio 2012)

Borgo a Buggiano

ALESSANDRIA

1-2

Montichiari

Borgo a Buggiano

Casale

Bellaria Igea M.

1-3

Lecco

Casale

Sambonifacese

Cuneo

2-2

Savona

Giacomense

Pro Patria

Lecco

3-0

Cuneo

Pro Patria

CLASSIFICA Pt

G

V

N

P GF GS +/-

Casale

43 22

13

4

5 33

18 15

Rimini

42 22

13

3

6 27

21

Treviso

40 22

11

8

3 36

19 17

Cuneo

39 22

12

3

7 37

29

San Marino

37 22

11

4

7 40

27 13

6

8

Renate

Mantova

2-2

Treviso

Renate

Giacomense

Montichiari

2-2

Mantova

Sambonifacese

Virtus Entella

33 22

9

6

7 31

20 11

Virtus Entella

Poggibonsi

3-0

Poggibonsi

Santarcangelo

Santarcangelo

33 22

10

3

9 27

23

4

Santarcangelo

Rimini

3-0

Rimini

Valenzana

Poggibonsi

29 22

8

5

9 32

31

1

Valenzana

Savona

0-0

ALESSANDRIA

Virtus Entella

Renate

28 22

7

7

8 24

23

1

San Marino

Treviso

1-0

Bellaria Igea M.

San Marino

ALESSANDRIA

28 22

8

6

8 26

27

-1

Bellaria Igea M.

28 22

7

7

8 25

28

-3

24a GIORNATA (5 febbraio 2012)

Giacomense

27 22

6

9

7 31

35

-4

5 10

7 23

29

-6

19 10

MARCATORI LAPADULA Gianluca

San Marino

14

Cuneo

ALESSANDRIA

Mantova

25 22

PERNA Massimo

Treviso

11

Giacomense

Lecco

Pro Patria

24 22

10

7

5 29

SERAFINI Matteo

Pro Patria

10

Virtus Entella

Mantova

Borgo a Buggiano

24 22

6

6

10 25

30

-5

Montichiari

24 22

7

5

10 28

35

-7

VARRICCHIO Massimiliano

Cuneo

Valenzana

Montichiari Savona

23 22

6

9

7 24

22

2

Sambonifacese

23 22

6

5

11 24

39 -15

Valenzana

15 22

3

6

13 18

34 -16

13 22

2

7

13 14

45 -31

9

PERA Manuel

Poggibonsi

9

Pro Patria

Poggibonsi

ROSSO Daniele

Virtus Entella

9

Sambonifacese

Renate

TADDEI Riccardo

Casale

9

Casale

Rimini

Lecco

GRAZIANI Ivan

Santarcangelo

9

San Marino

Savona

BRIGHENTI Andrea

Sambonifacese

8

Borgo a Buggiano

Treviso

DEGANO Daniele

Alessandria

6

Santarcangelo

Bellaria Igea M.

Penalizzazione del campionato -13 Pro Patria - Inadempienze CO.VI.SO.C. -4 Savona - Inadempienze CO.VI.SO.C. -2 Alessandria - Inadempienze CO.VI.SO.C. -2 Montichiari - Deferimento del Procuratore federale -1 Treviso - Violazione Licenze Nazionali

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29 gen. 2012

HURRÀ GRIGI

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GLI AVVERSARI Dopo le tre vittorie consecutive, oggi sapremo se l’Alessandria è pronta a volare alto

Esame di maturità contro l’Entella CHIAVARI (Genova)

LA ROSA

l 14 marzo 1914 viene fondato a Chiavari il Foot Ball Club Entella, per volere, tra gli altri, di Pippo Lanata. La neonata società deve il suo nome ad un corso d’acqua: trattasi del locale torrente Entella. Fin dalle sue prime partite, giocate sul campo di piazza Roma, l’Entella sfoggia una maglia a strisce bianco-celesti verticali, in tutto e per tutto simile a quella attuale. Nel 1920-21 l’Entella partecipa al campionato di Promozione Ligure, allora II livello del campionato italiano di calcio. I decenni successivi, fino alla scoppio della Seconda Guerra Mondiale, vedono la squadra ligure disputare i campionati regionali, che si trasformano in seguito nella serie C. Nel dopoguerra, l’Entella conosce uno dei periodi più bui della sua storia, giocando per circa quindici anni nei campionati di Promozione Ligure, IV serie e serie D. Torna finalmente in serie C negli anni Sessanta e diventa presenza fissa. Ma nel 1972 retrocede ancora in serie D per rimanerci fino al campionato 1984-85 che vince con pieno merito. Si aprono le porte della serie C2. Nella prime due stagioni di C2, l’Entella ottiene il suo massimo risultato tra i professionisti: uno splendido quinto posto in classifica. Ma è un fuoco di paglia. Il buio torna ancora l’anno successivo nel quale la compagine genovese non si iscrive al campionato. Arriva addirittura la retrocessione in Promozione. Gli anni Novanta, vedono l’Entella

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LA RO

I biancocelesti esultano con i propri tifosi, al termine della vittoriosa partita contro i grigi, nel girona d’andata calcare i campi dell’Eccellenza Regionale, con un paio di promozioni in CND seguite però da altrettante retrocessioni. Ma il peggio a Chiavari deve ancora arrivare: la fine della storica società è sancita dalla Lega Nazionale Dilettanti. Il 14 luglio 2001, dopo ottantasette anni, l’Associazione Calcio Entella Chiavari fallisce per inadempienze finanziarie. Trascorso un anno dal fallimento, nell’estate del 2002, parte finalmente un nuovo progetto: nasce l’Unione Sportiva Valle Sturla Entella che disputa il Girone B della Promozione Regionale. Negli anni successivi la società cambia ancora denominazione (Associazione Calcio Chiavari V L, poi

Associazione Calcio Dilettantistica Virtus Entella), dispuntando mediocri campionati di Eccellenza Regionale. Nell’estate del 2007 un nuovo cambio alla presidenza sembra poter fornire all’Entella la solidità che le è mancata negli anni precedenti: è il turno del chiavarese Antonio Gozzi, che riesce finalmente a riportare i biancocelesti in serie D. Nel 2008-09, da neopromossa, disputa una stagione da metà classifica, regalandosi anche una sfida dal sapore amarcord contro lo Spezia. Il campionato successiva termina con il secondo posto in classifica utile per disputare i playoff. Il Casale però nega la gioia della promozione, elimindo l’Entella nel

secondo turno. Ma la soddisfazione di tornare tra i professionisti è rimandata di poche settimane: a causa dei numerosi posti lasciati liberi da squadre fallite nelle categorie superiori, il 4 agosto 2010 viene ripescata in Seconda Divisione, ritornando così nel calcio professionistico dopo 22 anni di lontananza. Nella prima stagione del ritorno in Lega Pro, 2010-11, si classifica al quattordicesimo posto nel girone A e viene eliminata nel primo turno di Coppa Italia. Il resto è storia recente: la Virtus Entella occupa la sesta posizione in classifica, che le garantirebbe un posto nei playoff. Tra le sue fila l’ex grigio Daniele Rosso.

P - Andrea Paroni (89) P - Alessandro Bonaccorsi (93) P - Gianluigi Godano (91) D - Simone Fantoni (92) D - Andrea Talignani (91) D - Nicola Falcier (91) D - Marco Villagatti (83) D - Matteo Bertoli (83) D - Davide Scantamburlo (78) D - Michele Russo (86) D - Francesco Zampano (93) C - Giseppe Dolce (91) C - Stefano Favret (81) C - Alessio Cargiolli (89) C - Zaccaria Hamlili (91) C - Mirko Chiarabini(93) C - Roberto Musso (80) C - Gennaro Volpe (81) A - Nunzio Lazzaro (80) A - Lorenzo Staiti (87) A - Daniele Rosso (86) A - Giampaolo Ciarcià (80) A - Nicola Lenzoni (78) A - Matteo Serlini (91) Allenatore - Luca Prina

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anno 4 n. 2

HURRÀ GRIGI

LE FIGURINE PARLANTI di Antonino Freni

Non ci resta che danzare!!! Un inchino che incanta tra una corsa e una danza nello stadio Inter-Nazionale del ‘Meazza’ teatro delle due grandi squadre milanesi: l’Inter e il Milan per celebrare al meglio il suo Giappone: (L’Impero del Sole) che anche nel mondo del calcio si rigenera non tramontando mai nonostante le ripetute catastrofi

YUTO NAGATOMO Un esplosivo Nag-Atom-ico di inusitata potenza calcistica col suo piccolo piede coincide coi programmi interisti fa da apripista alla squadra nei cuori sempre capolista stimola imperterrito il pubblico osannato osannante con un inchino per nulla fuorviante del tutto eclatante. Esterno destro anche sinistro, e interno destro, alterno esterno parallelo e tre-quartista, esterna rare scene in un Interno nell’Internazionale un contegno di grande ritegno mai sdegno in-cline al gol, in-chino per un saluto, Inchino nel benvenuto Inchino sempre piaciuto, unicità di rara specie mal non fece. Corre, svicola, scatta in progressione e infonde sue effusioni Simpatia allo stato puro a pelle a naso con la palla al piede Il nuovo Samurai è dell’Inter così parlò al mondo dal Web il popolo interista, con Lui amore a prima vista, al primo tocco al primo spettacolare gol essenziale per rinforzare l’esiziale.

anziamo, danziamo, altrimenti siamo perduti! Dice così Pina. Pina chi? Naturalmente: Pina Bausch. La Bausch invita (categoricamente) il Corpo di Ballo che gestisce di volta in volta nella Sua mitica scuola a Tupperwal con una semplice perentoria sollecitazione e, i Suoi Discenti in reverenziale obbedienza eseguono l’accorato appello. E, così recita (anche) la locandina del prestigioso nuovo film di Wim Wenders dedicato alla mitica ed indimenticabile Pina. Un nuovo capolavoro del Regista de ‘Gli Angeli (o il cielo) sopra Berlino’ è in piena programmazione in questi giorni.

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Esibizioni gratificanti con inchini rinnovati più che azzeccati apprezzati, applauditi, incensati, immortalati dalla folta schiera Chi capitombola al momento della ‘frombola’ e chi rombola al momento della segnatura e lascia segno di primagenitura il nuovo Zanetti si fa avanti caparbio-fiero a mo’ condottiero. Il Samurai dall’elegante ‘Banzai’ al servizio di Sua Maestà mostra l’Inter nostra in rimonta nella classifica che più conta ‘strada facendo’ l’anche facondo Yuto va verso il gol fecondo sfodera il meglio di sé il moderno combattivo fier guerriero dall’aspetto e dal comportamento misurato compìto austero. L’inchino il vituperato inchino nei Prati verdi del San Siro assume la veste di un testimonial sincero, per nulla fuorviante per nulla scostante, nulla affatto al mondo risultante sminuente semplice garbato fine leggero austero un inchino dal sapore vero a cuore aperto a cuor sincero nel ‘parterre’ delle nostre Terre.

E, noi per Voi lo abbiamo visto per assecondare, per assemblare il giapponesino Yuto Nagatomo con quella formidabile ballerina tedesca. Sotto quel cielo ‘teutonico’ e plumbeo anche storie fantastiche possono essere vissute e narrate. L’arte è capace di un ‘trainspotting’ magniloquente che parla una Lingua universale, comprensibile non (solo) ai Pochi ma (anche) ai Molti. Quanti richiami culturali! quante interpretazioni etniche e quanti riferimenti poetici scaturiscono dalle immagini e dalla bocca negli ‘assoli’ dei solisti del Ballo nella ricostruzione filmica ‘per-petrata’ dal grande Regista quel Wilheim detto Wim: Wim Wenders nell’Opera cinematrografica dedicata alla Bausch. Facciamo nostro il reciso imperativo di Pina: e al nostro Beneamino odierno: Yuto Nagatomo dedichiamo la nostra pagina inserita nell’Albun delle Figurine Parlanti. E, allora: Danza, danza ragazzo, Danza! Noi lo invitiamo a percorrere questo stupendo ‘Passaggio’ artistico: Gli diciamo, dopo il rituale inchino, il vero inchino (fra il devoto e il mistico) senza alcuna supina acquiescenza che rivolge al pubblico del Meazza: Danza ragazzo, Danza! Oltre al corri ragazzo, corri. Non è una ‘fuga per la vittoria’ la sua ma, una ‘performance’ che lo conduce (t)ridente in una cornice specularmente fantasmagorica come quella di San Siro che solo essa sa essere. Non è un inchino ruffianesco quello che

Lui rivolge al suo Pubblico per accattivarne il tifo; L’inchino che Lui rivolge è un approccio particolare equivalente ad un saluto scaturente dalla inimitabile saggezza della Scuola (civica e morale) giapponese. Garbo e signorilità di pari passo accompagnano Yuto nella sua avventura italiana. Occorre ricordare, che Egli è stato uno dei pochi fra i tanti ad essere determinato ed incisivo nella convinzione anche in tempi non sospetti che l’Inter sarebbe rinata senza implodere minimamente. Nagatomo (tutt’altro) era convintissimo della ‘remuntada’ in Stile ‘Mou’ o ‘Leonardesco’ il suo massimo Precettore oggi si è rei-ncarnato nella ra(i)nieriana conduzione di Claudio Ranieri, tanto per avvicinarci al Sommo Rilke. Visto che stiamo parlando di Mostri Sacri Tedeschi: Pina Bausch e Wim Wenders. In un intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport Nagatomo (nei fatti e nelle dicerie) si mostrava fiducioso della nuova Rinascita interista: dopo l’avvio non certo brillante dei magnifici dell’ ‘Internazionale Ca-polista’. Il nostro piccolo goleador che assomiglia nel fisico e nel gioco al miglior Giaccherini ex Cesena e Suo ex Compagno (ora accasatosi presso mamma Juve), determinante e determinato per la conquista di qualcosa di consistente: si erge come principale Paladino per la causa interista. I gol li sta facendo e sono sempre determinanti. Colpisce anche di testa, Lui appena alto quel

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29 gen. 2012

HURRÀ GRIGI

7 GIOVANI IN PRIMO PIANO

Ai Grigi 2003 il 1° torneo “Montello Atlante”

necessario sufficiente per ben figurare in campo. Yuto Nagatomo è l’uomo della rinascita ‘sinèddochea’ della sua Terra Madre: Il Giappone, martoriato e deturpato ‘quantisticamente’ nel tempo e negli anni a più riprese, vuoi per l’Atomica, vuoi per i terremoti, vuoi per i nuovi terrori apocalittici: quegli ‘Tsunami’ che di tanto in tanto si abbattono catastroficamente in quello specchio di Mare e in quello spicchio di Terra. Yuto sopravvive consapevolmente sìncrono alla temerarietà e forza d’animo che contraddistingue la Sua Gente nel mondo. Non si perde in scoramenti e continua la sua ‘lotta per la vita’dopo aver visto gli effetti devastanti a Fukushima. Un piccolo grande Uomo nel fisico, un Gigante nella vita. Continua a portare in Italia e nel mondo il suo messaggio di ‘sana e consapevole’ sfida sportiva per un rifiorimento anche morale del martoriato Popolo giapponese.

Al ‘Tanztheater’ di ‘Wuppertal’ Pina Bausch Art Director, dà inizio alle Danze con coreografie scarne ed essenziali. Basta un tappeto di terriccio sparso su un palco; basta lo scorrere di un acquazzone su un prato; o bastano delle sedie avvicinate l’una all’altra in una solinga stanza per dare lustro e vigorìa alla scena forte del ballo. In gioco entra l’abilità del danzatore o della danzatrice che sfida apertamente le leggi della Fisica, riuscendo a ‘muoversi’ con delicatezza e con eleganza eccezionale sulla punta dei piedi ‘cliccando’ sugli stessi un carico fisico che va dai 50-60 e più chilogrammi, senza compromettere l’esibizione, riuscendo ad incantare gli Spettatori con estrema finezza. Yuto, il piccolo folletto nipponico corre fulmineo in lungo ed in largo per il campo alla ricerca spasmodica del colpo di classe ad effetto per incamerare applausi ed elogi che virtualmente

trasmetterà ai Suoi oltre Oceano. Un piccolo coraggioso giovanotto di appena 26 anni danza nel Prato di San Siro portando una Luce particolare all’intero Popolo giapponese danzando e correndo nello spettacolare Stadio che vide grandi del passato di inimitabile valore e carìsma: Vedi alla Voce: Rivera, Mazzola, Facchetti, Burgnich, Picchi, Baresi, Trapattoni, Maldini, Altafini, Sani, Lodetti e così via. Un piccolo ‘eroe dei due mondi’ riscrive una pagina preziosa in una Terra straniera a Lui Massim-Amente ospitale. Il ragazzo che si definiva essere ‘in trance’ inchinandosi riconoscente ai suo estimatori, apre un nuovo capitolo nella storia del calcio nazionale. Dopo ‘Il mio amico Erik’ Con Yuto si apre il filone: ‘Il nostro nagatomico Yuto’. Chissà se W.W. Scriverà un nuovo capitolo sul mondo del Calcio prendendo come soggetto ispiratore Y.N.

Nove squadre al via e vittoria finale dei grigi dell’Alessandria al 1° torneo “Montello Atlante”, riservato alla categoria Pulcini 2003 e disputato, domenica scorsa, al centro sportivo Don Bosco di Corso Acqui in Alessandria. Al girone finale a tre si sono qualificate, oltre ai piccoli grigi, anche le formazioni dell’Asti (tutti del 2004!) e la squadra A della Don Bosco Alessandria, che, nelle qualificazioni avevano eliminato Fulvius Samp, Don Bosco B, Aurora Alessandria, Le Grange, Real Novi e Castelnovese. Le ultime tre sfide hanno fatto registrare le vittorie dell’Alessandria sulla Don Bosco (5 a 1) e sull’Asti (6 a 2), che hanno consegnato il trofeo ai “ragazzi terribili” di mister Di Gregorio, e quella dell’Asti (2 a 1) sui piccoli gialloverdi allenati dalla coppia Cipriani - Pezzano. Buon successo di pubblico e spettacolo in tutte le gare offerto dai quasi cento piccoli calciatori che si sono dati battaglia per la conquista del trofeo.

TORNEO “LA BOTTEGA DELL’ORO”

Don Bosco: protagonosti i “Piccoli Amici” I vercellesi del Le Grange si sono aggiudicati il torneo “La Bottega dell’Oro”, disputatosi sabato 21 gennaio scorso sui campi della Don Bosco Alessandria e riservato ai Piccoli Amici del 2005. Sei squadre al via che hanno portato a una serie di partite di finale combattute e dall’esito incerto. L’Arquatese ha avuto la meglio per 2 a 0 sul Dertona Calcio Giovanile nella finale per il quinto posto. Si è dovuti arrivare ai calci di rigore per stabilire la vincente della finale per il terzo posto tra Don Bosco e Cassine: dopo il 3 a 3 dei tempi regolamentari, hanno avuto la meglio i padroni di casa per 7 a 6. Finalissima tra Fulvius Samp e Le Grange, con i vercellesi che superano i valenzani con il risultato di 4 a 2. In questo fine settimana, intanto, sarà ancora tempo di tornei alla Don Bosco: protagonisti i Piccoli Amici del 2004 nel 1° Trofeo “Bar des Amis”.

i, rovarc l locale t o a i n Vie o de ttofond n o r s e t n i n i a all’ i musicte soft! a r e v o tr bien e un am

Bunga Bunga Club

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anno 4 n. 2

HURRÀ GRIGI A TUTTOCAMPO di Gian Maria Zanier

DOLSO Quando il calcio era tecnica e fantasia ARRIGO DOLSO iao Arrigo, l’ultima volta che ci siamo visti, è stato durante l’incontro tra gli ex giocatori grigi avvenuto nel Comune di Alessandria lo scorso giugno. Cosa fai adesso nella vita ? Abiti sempre a Portoferraio, all’Isola d’Elba? So che tempo fa hai gestito anche un bar... «Si, abito sempre a Portoferraio e attualmente sto facendo l’allenatore di una squadra di Allievi, vicino a Livorno. Il bar c’è ancora, ma è soprattutto mia moglie ad occuparsene. Alla fine, insomma, non ho resistito al richiamo del campo da gioco...» Tra le altre cose, qualche anno fa hai svolto anche l’attività di direttore sportivo a Civitavecchia: come giudichi quell’esperienza ? «Si, a Civitavecchia ho ricoperto quell’incarico per circa un anno: è stata una bella esperienza, peraltro abbastanza diversa rispetto a quella che avevo fatto da calciatore. Dopo un po’ di tempo, però, ha pesato il fatto che dovessi viaggiare avanti e indietro ogni settimana. Quindi, alla fine, ho preferito tornare stabilmente qui a Portoferraio e iniziare l’attività di allenatore degli allievi.» Senti Arrigo, mio papà Adriano mi ha sempre detto che i calciatori mancini sono quelli che calciano la palla meglio di tutti... E che tra tutti i mancini che aveva conosciuto, tu eri quello che lo aveva impressionato maggiormente. Ricordo sempre una sua frase che suonava più o meno così: “Nessuno sapeva dare ‘del tu’ alla palla come Arrigo...” «Eh, addirittura!» (Ride di gusto, N.d.A.) Arrigo, non fare il modesto... «Beh, a parte il fatto che tuo papà era un grande (tra l’altro era anche un lui un mancino), aveva ragione... Nel senso che chi calcia di sinistro ha qualcosa in più: lo si vede già nei bambini più piccoli, il loro è un approccio diverso, tutto particolare...» E di te in particolare cosa mi dici ? Cito testualmente da Wikipedia, l’enclopedia più autorevole esistente su Internet: ‘Arrigo Dolso è stato un calciatore estroso, con un eccellente sinistro e una tecnica fuori del co-

C

26 maggio 1974. L’Alessandria festeggia al Moccagatta la promozione in serie B conquistata la settimana prima a Mantova. Da sinistra: Pozzani, Dolso, Di Brino, Reja, Maldera, Dalle Vedove. Accosciati: Barbiero, Volpato, Colombo, Baisi, Manueli mune che lo hanno fatto paragonare a Mario Corso. Il carattere non solido [...] e i piaceri della vita, non gli hanno permesso di raggiungere quei livelli cui poteva ambire’. «Mah, sai... soprattutto nei primi anni, a Udine, ero uno a cui quasi tutti volevano dare dei calci nel c... perché non passavo mai la palla: ne ero letteralmente innamorato, mi piaceva e mi divertivo da matti! E poi avevo una predilezione particolare per il tunnel: ne ho fatto uno anche al nazionale olandese Ruud Krol, quando avevo già 35 anni e giocavo a Grosseto. Ogni tanto ripenso alla mia carriera... Sai, io sono andato a Roma a 19 anni e mezzo, e sono stato accolto da una città stupenda. Era la metà degli anni ‘60... un periodo irripetibile! E poi a me piaceva andare in giro di notte; oltrettutto i primi tempi abitavo vicino al Piper, quindi, appena potevo, andavo sempre lì oppure in Via Veneto...» A questo proposito, ti faccio una domanda non semplicissima: rispetto a quel magico periodo fine anni ‘60 - inizio anni ‘70, è peggiorata di più la qualità della vita, della musica o del calcio? «È una bella domanda... Sicuramente sono cambiate davvero molte cose. Nel calcio, ad esempio, quando un ragazzo giovane doveva essere visionato, la prima cosa che ti chiedevano era: ‘Com’è tecnicamente ?ì Adesso, la prima cosa che ti spiegano è ‘com’è fisicamente’. L’aspetto ago-

GIOCA E VINCI CON IL

nistico ora viene prima di tutto: allora chi era bravo tecnicamente giocava sempre, ora gli allenamenti sembrano fatti soprattutto per ‘palestrati’...» E di Ezio Vendrame, amico comune di te e di mio padre, cosa mi racconti ? Anche lui era il classico giocatore tutto ‘genio e sregolatezza’, vero ? «Eh, anche lui non scherzava, certo! Eravamo ragazzini e venivamo tutti dalla provincia di Udine. Siamo stati anche Campioni d’Italia della Primavera, nel 1963. Però da un certo punto in poi Vendrame l’ho perso un po’ di vista, perchè sono andato a Roma e ci sono rimasto fino al ‘71. Poi, ho incontrato di nuovo tuo papà ad Alessandria: era la metà degli anni ‘70 e nel frattempo ci eravamo sposati entrambi. Infatti arrivai da Varese con mia moglie Marisa e la figlia Talitha, un nome aramaico. C’era tua madre, che ho rivisto con molto piacere a giugno, nell’incontro al Comune di Alessandria che prima hai citato... E c’eri già anche te, anche se eri molto piccolo: ora che ti ho rivisto recentemente, devo dire che somigli tantissimo a tuo papà...» Ti ringrazio, Arrigo: è una cosa che mi dicono in tanti e mi fa sempre molto piacere! So che, per ciò che riguarda il periodo di Alessandria hai due tipi di ricordi: uno calcistico, ovviamente (con la conquista della Coppa Italia di Serie C e la conquista dell’ultima promozione in Serie B), e l’altro più artistico, visto

che in quel periodo hai iniziato a dipingere... «È vero, è stato un bel periodo. Per ciò che riguarda la pittura, poi, ricordo che mi aveva preso di brutto. A volte, addirittura, arrivavo in ritardo ad allenarmi o, qualche volta, chiamavo al telefono per dire che non mi sentivo tanto bene e che mi sarei presentato il giorno dopo... » ...magari dovevi finire un quadro e non volevi perdere l’ispirazione... «Eh, beh... Sai.. mi dispiaceva lasciare a metà un’idea che avevo in mente e allora...» (Sorride sornione, N.d.A.) Però, nonostante quello che mi stai dicendo, so che c’era un rapporto davvero speciale tra te e l’allora Presidente dei Grigi Paolo Sacco... È vero che eri un po’ il suo ‘preferito’ e che una volta ti disse: «Ti pagherei solo per vederti palleggiare nel mio giardino»... ? «È vero. La famiglia Sacco mi aveva davvero preso a ben volere, così come ti confermo la storia che il padre avrebbe voluto vedermi palleggiare nel suo giardino... una frase che mi riempì di orgoglio!» Allora per compensare questo presunto ‘buonismo’, ti farò una domanda più cattiva: si dice che, durante le partite giocate nelle giornate calde di fine primavera, ti sistemassi stabilmente per tutta la gara sotto la fascia che era coperta dall’ombra della tribuna, per resistere meglio alle

inter club

temperature afose... «Si, è vero anche questo: ancora adesso sono una persona che soffre molto il caldo e quindi, soprattutto d’estate, appena posso, cerco un po’ di ombra per ripararmi...» ...allora nel secondo tempo eri disposto a cambiare anche fascia, pur di non allontanarti dalla zona meno torrida... «Certo, anche perché l’importante era stare nei pressi della panchina, per trovare un po’ di refrigerio quando c’era la possibilità...» L’ultima domanda è più legata alla stretta attualità: l’Alessandria si è ritrovata in pochi mesi dal sogno per una Serie B sfiorata alla delusione per una stagione incolore vissuta in C2: quanto conta secondo te l’aspetto psicologico in questi casi ? «Mah, sai... Io penso che certe situazioni si debbano vivere dentro uno spogliatoio... Così, dall’esterno, è difficile dare un giudizio... Quando affiorano determinate problematiche, c’è chi reagisce con carattere e magari trascina anche gli altri (di solito capita a chi ha qualche anno in più o è nella squadra da più tempo), e c’è invece chi tende ad isolarsi, perché è di carattere più introverso... Comunque sia, fare gruppo è importante, perchè solo tutti insieme si può uscire da una situazione negativa!» Grazie Arrigo per la bella chiacchierata e auguri per la tua attività! «Grazie a te e un saluto a tutti i tifosi grigi!»

alessandria

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Scrittori

Prova tecnica per un progetto di rivista letteraria

di Alessandria e del Monferrato A Genova sabato 25 febbraio dalle 9,30 alle 18,30

Il microfestival poetico e letterario di Alessandria

Le buone pratiche del teatro

Vi PIACe? Scrittura ad alta voce

Aderisce anche Storie del Monferrato

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alazzo Ducale, la Sala del Maggior Consiglio, sabato 25 febbraio dalle ore 9,30 alle 18,30 ospiterà l’ottava edizione de ‘Le buone pratiche del teatro’ evento per il confronto di idee e sensibilità ideato e condotto dagli ottimi Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, stavolta con la collaborazione di Genova Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura. Il vento sta cambiando; anche nel teatro italiano. Così come ha continuato a cambiare in passato, nel teatro come nella società, in direzioni spesso imprevedibili ma con rinnovato vigore. Le nostre scene hanno visto, per limitarsi ai decenni del dopoguerra, il susseguirsi di diversi movimenti, che più o meno consapevolmente ne hanno segnato l’evoluzione. Nell’immediato dopoguerra i teatri stabili, e via via le successive declinazioni della regia. La prima avanguardia romana degli anni Sessanta. Il Convegno di Ivrea nel 1967. Il ‘68 e l’esplosione delle cooperative. Negli anni Settanta l’animazione e il teatro ragazzi, i gruppi di base e il Terzo Teatro. Per quasi quarant’anni, ormai, le successive generazioni del nuovo: la post-avanguardia, i Teatri 90 e ancora oltre, fino ai nuovissimi emersi negli anni Zero. La moltiplicazione e la disseminazione dei festival su tutto il territorio nazionale, non solo nella stagione estiva. Negli anni Novanta la narrazione, il teatro civile e i teatri delle diversità. Più di recente, gli intrecci tra satira e politica, con comici che innescano movimenti politici, mentre giornalisti e opinion-makers fanno spettacolo. Una storia ancora più ricca e articolata, fatta di una molteplicità di ‘onde teatrali’ che hanno praticato innovazioni insieme estetiche e organizzative, con un effetto decisivo nel rapporto con il pubblico. Le mille realtà, e gli individui, che hanno animato queste onde si sono fatti portavoce di queste novità e hanno lottato per affermarle nella loro pratica, nel loro rapporto con ‘il teatro che c’era’ e con l’intera società. Il teatro intrattiene un dialogo profondo con le trasformazioni della società e della cultura. Sovente le invenzioni dei teatranti danno forma e rendono visibili le novità - compresi i conflitti e le involuzioni - che emergono nel tessuto sociale, a volte le anticipano con straordinaria sensibilità. La scena nutre le trasformazioni della polis, e se ne nutre: riattiva gli spettatori e con loro la società, usando gli strumenti della sua consapevolezza, che è umana ed estetica prima ancora che politica. Nel corso di questi (quasi) settant’anni di storia repubblicana, queste invenzioni teatrali, appassionate e necessarie, hanno trovano nelle istituzioni pubbliche una risposta più o meno attenta e rapida. Ministero ed enti locali hanno periodicamente ‘aperto’ a queste emergenze sia con sostegni finanziari, sia con normative. Oggi l’Italia sta vivendo una grave crisi economica, politica e morale e sta per affrontare profonde e rapide trasformazioni. Non a caso anche il teatro italiano si è messo in moto: l’occupazione del Teatro Valle è il sintomo più clamoroso di una protesta che è prima di tutto volontà di cambiamento: emblematica l’attenzione che oggi riscuote, anche in campo culturale, il concetto di ‘bene comune’. I movimenti non possono nutrirsi solo dell’entusiasmo che caratterizza il loro ‘stato nascente’, inevitabilmente destinato a perdere slancio; prima o poi, se vogliono davvero incidere, i movimenti spontanei devono darsi una struttura, una forma. Dal canto loro, le istituzioni non possono restare impermeabili a quanto accade intorno a loro: se lo fanno, rischiano di diventare vuote

burocrazie, che hanno come principale obiettivo l’autoconservazione (e infatti, quando insistono ad arroccarsi, rischiano di implodere o di essere spazzate via). Senza dimenticare che anche il teatro, da secoli, è fatto di istituzioni, anche se spesso fragili e precarie. Istituzione economica è la compagnia teatrale: le società dei comici dell’arte nate nel Cinquecento, basate su un contratto tra liberi e uguali, inventarono un soggetto giuridico che si è poi esteso a diversi altri settori dell’economia. Istituzione architettonico-urbanistica, oltre che economica, è l’edificio teatrale, inserito nel tessuto della città accanto ad altri luoghi emblematici del nostro vivere civile. Istituzioni più o meno longeve sono anche i festival, i circuiti, le scuole, le accademie di teatro… Così anche i teatri (e il teatro nel suo insieme) si strutturano come istituzioni; ed entrano in rapporto con altre istituzioni. Prima di tutto quelle politiche e amministrative, con i loro diversi regolamenti e controlli, dal governo centrale agli enti locali, nelle loro varie articolazioni. Queste istituzioni hanno le loro esigenze (che esprimono con un sistema di regole ed affidando eventuali commissioni e incarichi), e possono decidere di sostenere l’attività teatrale con sostegni economici, diretti o meno, o con la fornitura di servizi. Il teatro può entrare in contatto anche con altri soggetti economici: committenti, mecenati e sponsor, e gruppi in vario modo organizzati di spettatori. Sono dunque due nodi intrecciati quelli che deve affrontare il nuovo che emerge con vitalità nel teatro: da un lato strutturare (o rinnovare) le proprie forme istituzionali; dall’altro costruire un rapporto con altre istituzioni, una relazione necessaria - vista la natura sociale e civile del teatro - ma che condiziona inevitabilmente il suo sviluppo. In questa edizione delle Buone Pratiche del Teatro si cercherà di capire se esistono punti d’equilibrio efficaci tra due tensioni: come è possibile conciliare gli entusiasmi spesso confusi della scoperta e del rinnovamento con le esigenze e il modus operandi delle istituzioni? Il vento del cambiamento sta soffiando con grande forza, dentro e fuori dal teatro. Molti dei fragili equilibri raggiunti fino a oggi sono inevitabilmente destinati a cambiare. Si cercherà di comprendere questo cambiamento e indirizzarlo secondo principi di umanità, bellezza e libertà. Nel corso della giornata, come d’abitudine intensa e ricca di passioni, verranno affrontati questi temi non tanto da un punto di vista storico e teorico, ma soprattutto cercando di esaminare come questi problemi vengano affrontati nella pratica. Oltre ai temi accennati, si parlerà anche di molte esperienze: il movimento degli indignati teatrali (al Teatro Valle e non solo) anche in rapporto a quanto sta avvenendo all’estero, il corretto rapporto tra teatri e amministrazioni pubbliche, i criteri di valutazione dell’attività teatrale e le relative responsabilità (dalla commissione ministeriale in giù), quello che abbiamo definito ‘il metodo Pisapia’ ovvero pregi e difetti della nuova politica del’ascolto, i cittadini che si impegnano a rilanciare un teatro abbandonato da anni, il neonato premio dei siti e dei blog di informazione e critica teatrale, il Sud tra evoluzione e involuzione (le residenze in Puglia, la rete dei teatri in Sicilia, il nodo Campania, uno stabile per la Basilicata, la Calabria tra scandali e opportunità), l’evoluzione di reti e residenze (dalla Lombardia alla Liguria, dalla Puglia alla Sicilia), l’evoluzione del teatro sociale e di comunità, lo sviluppo dei teatri delle diversità e delle differenze...

La quinta serata venerdì 3 febbraio

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unziona, anzi sta diventando modello il format del primo micro festival microfestival poetico e letterario di Alessandria ‘Vi Piace?’, che venerdì 6 gennaio 2012 ha festeggiato alla grande la quarta serata, quella di metà percorso in considerazione della cadenza mensile che terminerà a maggio di quest’anno con l’appuntamento finale del primo anno di attività. Autori e pubblico si divertono ogni volta: numerosi tanto alla cena detta degli Scriptori (sopra la nebbia, per esser completi), quanto alla serata organizzata come sempre al circolo ‘L’isola Ritrovata’ in via Santa Maria di Castello nr 8 in Alessandria. Il prossimo incontro è annunciato per venerdì 3 febbraio 2012, sempre alle 21,30 sino alle 23,30 circa, per un’altra serata che seppur segue una linea editoriale consolidata, ogni volta è una bella sorpresa per i testi letti dagli autori e per la presenza di ospiti che offrono spunti di riflessione non soltanto in merito a letteratura e poesia. I sempre molto apprezzati ‘conduttori del gioco’ Claudio Braggio e Franco Galliani a metà serata hanno affrontato, con la preziosa collaborazione di Ivana Arieri dell’Anmil di Alessandria, un tema sociale importante com’è quello delle difficoltà che incontrano giorno i non vedenti e gli ipovedenti muovendosi in città. Nello spirito del micro festival sono state condotte due sperimentazioni che hanno fatto calare alcuni dei presenti in mondo che è difficile immaginare, giacché il nostro modo di vivere si appoggia soprattutto sul senso della vista. Nel corso della serata si sono avvicendati sul palco i poeti Monica Giacobbe, vincitrice con la poesia ‘L’ostacolo’, Ernesto Bettoni, Lia Tomasino alias Lia Tommi, Gianfranco Isetta e Walter Zollino, nonché gli autori di racconti Marina Elettra Marametto, Anna Zucca, Cristiano Mussi, Marcello Tedesco. Ospiti lo scrittore Domenico Di Filippo che ha letto una delle sue storie di mare e la poetessa in vernacolo Rosanna Ivaldi. La terza serata si è svolta venerdì 2 dicembre 2011, quando un numeroso pubblico ha ben accolto undici autori: Lia Tommi, Gianfranco Isetta, Walter Zollino, Roberto Chiodo e Fabio Izzo e gli scrittori di racconti Marcello Tedesco, Matteo Piombo e Flavio Fracasso ed il pubblico ha votato per il passaggio alla finale della poesia ‘Serena’ di Lia Tommi. La se-

Il maggior consiglio del teatro italiano. Movimenti e istituzioni organizzato dalla webzine www.ateatro.it

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a otto anni le Buone Pratiche del Teatro costituiscono un’occasione unica di incontro e confronto per le arti dello spettacolo dal vivo in Italia: raccoglie ogni anno diverse centinaia di teatranti, amministratori, studiosi, studenti... La stampa ha definito le Buone Pratiche del Teatro ‘gli stati generali del teatro italiano’ (per l’edizione genovese sarebbe più opportuno parlare di ‘Maggior Consiglio del teatro italiano’). Il tema è ‘Istituzioni e movimenti’: ovvero come il teatro entra in relazione con i movimenti politici e sociali, e come le istituzioni possono dare forma ai movimenti estetici. Nel corso della giornata, si parlerà della storia recente, ma soprattutto dell’attualità, a partire dal Teatro Valle Occupato. Particolare attenzione verrà data alla situazione della Liguria, con la nascita di TILT e la nuova prospettiva delle residenze; ma si discuterà anche della situazione del Sud. Questi temi ne incroceranno altri: come applicare il concetto di bene comune alla cultura, la nuova politica degli spazi, le forme di sostegno alla drammaturgia italiana, l’evoluzione della critica teatrale tra carta e

rata e l’evento sono stati ritenuti buone occasioni per presentare e promuovere alcuni libri appena editi: il romanzo ‘Capolinea’ di Domenico Di Filippo, una bella storia d’avventura e di mare; il saggio ‘Come un volo di farfalla’ di Chiara Parente, che ha raccolto sue articoli arricchite da note sulle bellezze architettoniche storiche d’Italia mettendovi molto Monferrato; la silloge ‘Indizi… Forse’ in cui Gianfranco Isetta ha ordinato la sua produzione poetica. La seconda serata del micro festival è avvenuta venerdì 4 novembre ed ha visto il gradimento del pezzo ‘Disincanto’ di Cristiano Mussi, ammesso quindi alla serata finale sebbene potrà comunque partecipare con proposte diverse, così come potranno fare gli altri autori presenti: Gisella Margara, Marcello Tedesco, Walter Zollino, Fabio Torti, Rosalia Tomasino (Lia Tommi) e Anna Zucca. Nel corso del primo incontro, venerdì 14 ottobre, si erano cimentati Neva Maroccolo, Gisella Margara, Walter Zollino, Flavio Fracasso e Rosalia Tomassini (lia Tommi) che con la poesia ‘Il cielo’ ha guadagnato la partecipazione alla puntata finale. Scrittori e poeti, ma anche saggisti possono partecipare leggendo brani inediti se desiderano entrare in gara, ma chiunque può proporre brani inediti o di altri autori tenendo conto che ciascuno ha a disposizione soltanto 15 minuti di tempo. Il pubblico presente, ma anche gli stessi partecipanti possono votare l’intervento che giudicano il più gradito. Gli organizzatori si sono già attivati per progettare una pubblicazione dedicata all’iniziativa, in cui saranno raccolti i testi dei vincitori di tappa. Questo successivamente alla serata finale, prevista in una serata di maggio del 2012: in quell’occasione verrà messa in palio una grande bottiglia di ottimo vino, che il vincitore o la vincitrice dovrà condividere con gli astanti secondo regolamento, ma potrà portarsi a casa il vuoto che grazie all’etichetta personalizzata sarà comunque un pezzo unico di pregio. La partecipazione è gratuita sebbene riservata agli iscritti Arci o Uisp, ma è possibile aderire versando la quota d’iscrizione annua la sera stessa dell’evento. L’auspicio formulato da pubblico e autori è che l’iniziativa unica nel suo genere favorisca l’incontro fra scrittori e pubblico come buona occasione d’amicizia, di convivialità in un virtuoso clima di libero confronto fra opinioni.

web... Hanno già assicurato la partecipazione: Sergio Ariotti, Antonio Attisani, Angelo Berlangieri, Luca Borzani, Claudio Braggio, Marco Cacciolla, Antonio Calbi, Margherita Casalino, Stefano Casi, Giulio Cavalli, Nicola Ciancio, Patrizia Coletta, Emanuele Conte, Patrizia Cuoco, Angelo Curti, Elio De Capitani, Claudio Facchinelli, Alessandro Garzella, Salvo Gennuso, Carmelo Grassi, Filippa Ilardo, Isabella Lagattolla, Elena Lamberti, Michele Losi, Laura Mariani, Giovanna Marinelli, Luigi Marsano, Alberto Pagliarino, Velia Papa, Dolores Pesce, Andrea Rebaglio, Carlo Repetti Alessandro Riceci, Margherita Rubino, Anna Russo, Giovanni Sabelli Fioretti, Gigi Spedale, Giulio Stumpo, Antonio Taormina, Teatro Valle Occupato, Alessandra Valerio, Laura Valli... Per informazioni, suggerimenti, proposte, comunicazione di esperienze interessanti si può scrivere a info@ateatro.it. Quanti avessero difficoltà a raggiungere Genova, potranno seguirlo in diretta streaming su www.studio28.tv e su http://www.facebook.com/events/120239078 091401/. Si segnala l’anteprima de Le Buone Pratiche venerdì 24 febbraio alle 17 nel Museo Biblioteca dell’Attore in Genova con la presentazione del nuovo saggio di Anna Maria Monteverdi ‘Nuovi media, nuovo teatro’.


Scrittori di Alessandria e del Monferrato

29 gennaio 2012

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LA CITTÀ SOPRA LA NEBBIA di claudio Braggio Avvertimento per quanti scrivono favole (racconto di Bernardina)

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a ra-gazza, EEvelina se pproprio ci tenete a ddarle un nome… Oh, insomma, la ragazza era una tipa che muoveva piano il tempo per spostare i luoghi soltanto quanto era necessario e in quell’alba ancora confusa con la notte insonne lasciò i pensieri al loro posto affinché non la distraessero dalla guida, tanta era la preoccupazione di sbagliare strada, di mancare l’obiettivo o di non essere pronta per ogni evenienza. Briosa tanto da piacere soprattutto agli assai rari uomini vispi, pur se lei non aveva occhi che per lui. D’accordo, era un uomo brutale, poco sensibile alle altrui necessità, rispettoso solamente del suo egocentrismo, ma sentiva di volergli bene; anzi a poco a poco aveva finito col provare qualcosa di più, sì, insomma, doveva addirittura amarlo perché ne avvertiva la mancanza ogni qualvolta che se ne andava per quelle sue trasferte di lavoro. In auto, sempre in auto. Le piaceva guidare, andando veloce ed in quel modo stava procedendo per strade già conosciute, ma assaporava quegli istanti quasi fossero un’esperienza nuova; come quella di bere due caffè doppi uno dietro l’altro sperando che la avrebbero tenuta sveglia a lungo e invece si stavano organizzando per accanirsi sulla sua colite cronica, perciò sentiva le palpebre abbassarsi e sfiorava la strada dritta con storie al momento assenti mentre la mente scivolava lentamente sul ritmo dell’unica audiocassetta che teneva in auto. Lui, anche lui ha diritto ad un nome perciò diamogli per buono Adelmo, s’era infuriato e quando si rese conto dell’assenza di Evelina rovistò nella stanza da letto, nella loro stanza, in modo tutt’altro che meticoloso, gettando all’aria ogni cosa, pur se temeva che nessuno avrebbe riordinato, mai più. Fece un pensiero. Situazione insolita, ma tutto quel movimento gli stava rimescolando il sangue e qualcosa doveva pur essere arrivato al cervello. A che cosa serve studiare tanto ad una donna, si domandò, se poi quando ti lascia non riesce a scrivere neanche un biglietto di addio? Una come lei poi, che si vantava di poter esprimere in poche parole qualunque pensiero, anche il più complesso e invece per una cosa così semplice niente, anzi niente di niente. Evelina amava chiamare sé stessa Trilly e si trattava come se fosse stata una terza persona; in questo modo le pareva d’aver più forza nell’affrontare il mondo, che non le era mai piaciuto tanto e aveva quasi timore di quella decisione che l’aveva spinta alla ventura, esasperata dai continui litigi sulla impossibilità maschile di adeguarsi alla volubilità femminile. Un paio di cassetti non rientrarono perfettamente nei loro vani, per quanto si può ritenere che in qualche modo siano ritornati al loro posto, dopo una paio di colpi decisi; tuttavia s’erano incastrati ridisegnando la linea dei mobili, con talune parti che avevano rinunciato alla primitiva destinazione, facendo un secco rumore di legna spezzata. Ci sarebbe voluto troppo tempo per controllare e per riparare eventuali danni.

Poeti d’assalto uccidono cabaret drammatico (settima parte)

Senza destare i desideri che piano piano si stavano assopendo sulla strada percorsa, Evelina gettò il telefono portatile alla prima curva che le aveva svelato l’aperta campagna, immaginando d’aver centrato l’acqua corrente del fosso che doveva essere ancora colmo delle piogge dei giorni passati. Niente da fare con quei cassetti che erano sempre stati la sua dannazione. Alcuni si ostinavano a non rientrare, oppure non volevano uscire più ed altri giacevano esamini sul pavimento. Nessuno era pieno ormai, giacché tutta la roba stava sparpagliata e gli indumenti di accavallavano con inutili carte d’ogni tipo e colore. Sorrise beffardamente regalando ad Adelmo divenuto ex amato l’unico pensiero di quell’alba anch’essa ormai compiuta, pensandolo intento a rovistare in modo esagitato in una vana ricerca, avendo lei messo tutto il denaro nella sua borsetta ed in uno scatolone nel baule posteriore gli oggetti di valore che possedevano. Alla fine l’omaccione accettò la realtà e cacciò un urlò con quanto fiato aveva in gola, tanto per rendersi conto che poi in fondo era così stupido come lei si era ostinata a fargli credere; almeno non fino al punto di non sapere quale fosse la meta di quella fuga, troppo repentina per esser veramente pericolosa, per un tipo così meticoloso. Sull’autostrada così dritta da poter sostituire l’ago della bussola non sarebbe stato difficile raggiungere la casa natale e tre ore s’erano già sciolte tra la memoria del percorso e quella della sua vita, specialmente degli ultimi avvenimenti. In prossimità della fine del viaggio i ricordi andavano affollandosi e stavano forse insorgendo per ammainare la bandiera dell’immaginazione, mentre una sorta di rivolta interiore si stava trasformando in paura della follia, che invece potrebbe esser preziosa nell’infondere coraggio a patto che venga ben accolta dentro di noi. La vecchia utilitaria e quanto dei suoi averi gli era rimasto in tasca sarebbero stati sufficienti per raggiungerla, convincerla a tornare o quanto meno a restituire il maltolto. Con le buone… Perché l’amava. Se non avesse voluto saperne, avrebbe tentato almeno di fare a metà. Con le buone o con le cattive. Perché l’amava. Altrimenti non avrebbe avuto dubbi. La divisione dei momenti felici l’avrebbe rimandata ad un secondo tempo; nei mesi successivi senz’altro, quando nonostante tutto sarebbero riaffiorati con impeto. Evelina spalancò gli occhi e diede una gran pedata al freno facendo stridere l’asfalto ancora bagnato per lunghi tratti… Che proprio non voleva saperne d’arrestarsi. Nel corso della sua carriera di uomo risoluto e sempre pronto ad assumere decisioni gli era riuscito bene solamente di affannarsi; quindi lo fece al meglio sbattendo contro le uniche due auto parcheggiate accanto alla sua. Dopo vari tentativi uscì dal maledettamente stretto cortile condominiale. Pensò al deprezzamento dell’auto qualora immes-

Già pubblicati: sul numero del 30-10-2011: ‘Prologo’, ‘Le idee sono sempre sospette’, ‘È pericoloso spandere creatività’, ‘Viaggi mentali con supplemento rapido’; sul n. del 13-11-2011: ‘La cultura è una malattia del posto’, ‘Adottate un’artista e tenetelo a distanza’; sul n. del 2011-2011: ‘Davvero l’idiozia non è reato penale?’; sul n. del 4-12-2011: ‘Il Brachetto, per Bacco! (conferenza lampo di Ossimoro)’, ‘Cabaret drammatico dell’allocco felice’, ‘Non posso più scrivere lettere d’amore’; sul n. del 18-12- 2011: ‘Attento a dove lo punti l’amore?’, ‘Raccontare i poeti è una scelta iperrealista’, ‘Che cos’è il nutrimento per l’anima?’; sul n. del 15-01-2012: ‘Manuale di navigazione per i sentimenti’.

sa nel mercato dell’usato, nonché al vertiginoso aumento dell’assicurazione che l’avrebbe costretto a stipulare un nuovo contratto. Evelina ci rovistò dentro, a fondo, ma quel paesaggio non stava in nessun angolo della memoria, ma lei non aveva alcuna voglia di verificare, nel timore d’aver torto. Lui stava correndo sulla stessa autostrada senza capire a quale diavolo di gioco stavano giocando, per colpa di quella ragazzina impertinente, e non aveva affatto tempo per farsi spiegare le regole, che tanto, non appena si fossero ritrovati, avrebbe cercato di sovvertirle, contrastando quella sua benevola opera di convincimento per farle seguire il suo desiderio, che poi era quello di vederla felice a qualunque costo; ficcandole in quel suo cervello sconclusionato che era per il suo bene, con le buone o con le cattive. Evelina sospirò e volgendo lo sguardo tutt’intorno decise che in fondo qualcosa era veramente cambiato nella sua vita, in quel preciso momento. Egli sbucò in strada quasi come aveva visto fare nel film della sera prima, degnando appena d’una occhiata sdegnosa il bestemmiante vecchietto in bicicletta. Mentre si allacciava la cintura di sicurezza disegnando una traiettoria confusa che lo portò a sfiorare un cassonetto della spazzatura. Provò a formare il numero del telefono portatile di lei, imprecando fra una sterzata e la successiva della sua gimkana fra auto e pedoni, perché continuava dare il segnale di libero. Gioiosamente si lasciò vincere dalla tentazione di esserlo e così divenne veramente Trilly, personaggio che era sempre stato in lei. Ai poliziotti della stradale dichiarò liberamente, con parole che fluirono senza ritegno alcuno, che avrebbero dovuto esser più duri con quelli che non rispettano il codice della strada. Questo perché lui era stato costretto a tentare un sorpasso a destra, rimanendo incastrato fra il marciapiede, una automobile in sosta e un autocarro. Se il camionista invece di tenere il centro della via avesse accostato, evitando di fare il comodo proprio, nonostante egli avesse più volte strombazzato col clacson e fatto lampeggiare gli abbaglianti, tutto quello sconquasso non sarebbe accaduto. Ecco. Disse a Trilly che era proprio bello andare verso Nord Nord Ovest facendosi guidare dall’immaginazione, un’altra amica che non avrebbe perdonato ripensamenti; ti vuole tutta per sé; allora la assecondi rischiando ogni tanto di andare a sbattere contro qualcosa che potrebbe rivelarsi poco piacevole, come il grugno di Faccia di Cane, un soprannome che pure lui sapeva esser azzeccato, ma non provate a dirglielo in sua presenza a meno che non sappiate correre più veloci del suo coltello o vogliate acquistare uno dei suoi braccialetti d’oro, la sua parola è la garanzia che vi serve, al prezzo che insiste nel consigliarvi, senza costringerlo a noiose di-

scussioni eventualmente da troncare facendo scorrere una lama affilata fra parole offensive. Il tempo è prezioso. Evelina in sosta alla stazione di servizio dell’autostrada stava per fare anche un’altra nient’affatto richiesta conoscenza, che quando aveva accostato accanto alla sua automobile era tutta intenta a pensare che poteva non essere male, anzi meno bene che ballare su un cubo e meglio, anzi ‘più meglio’ che stare sulla strada al freddo, a fare ‘l’amica di tutti’, o come diavolo si presentava, e farsi dare un passaggio da un camionista, certo non sarà il massimo della vita, ma si sta al caldo dentro la cabina e così anche negli autogrill fra un pausa e l’altra; se poi t’acconci bene, un rappresentante da far su per starsene in motel si trova sempre; poverini, che ci hanno sempre una solitudine accanto al sedile e pensano, ma le mogli sapranno sbrogliarsela, sapendo che i loro uomini difficilmente rientreranno prima di una tarda ora di cena. Nessuna fretta di capirsi prima di aver compreso tutte le diverse coloriture del meraviglioso che la stava circondando, anche quel nuovo acquisto. E Faccia di Cane stava pensando, come gli accadeva ogni volta che mandava in porto un piccolo affare del genere, che no, proprio non aveva avuto fortuna nella vita. Cercate di capirlo: dove lo trovate un altro così abile nel trovare sempre la vittima giusta? Regge bene la parte da anni, sì di quello che per necessità deve sbarazzarsi degli ori di famiglia, così nessuno si pone dei dubbi sul reale valore dell’oggetto, perché comunque lui vende anche la storia che ci sta dentro. Non si interessava mai degli occasionali clienti, anche perché non ci teneva proprio che tornassero, neppure se intenzionati a fare altri acquisti. Per quella biondina però avrebbe fatto volentieri un’eccezione, tanto lo incuriosiva quel bel pacchetto di banconote fruscianti, che rischiava di soffocare nella borsetta. L’amica fece spazio tra i suoi pensieri ad una lunga intensa maliziosa occhiata che portò in dono un’idea nuova. Anche le donne vanno bene visto che pagano non soltanto per fare, ma anche per sentirsi raccontare qualcosa della tua vita, e lei quel che non sapeva lo inventava di sana pianta o lo prendeva in prestito dalle vite di altre disgraziate par suo. Così si dava da fare con quel che capitava, facendo intendere che con lei era sufficiente un cenno per avere un poco di divertimento. Meglio se la cliente aveva un aspetto piacevole, come una delle vittime mattutine di Faccia di Cane. Tuttavia aveva ricambiato una volta solamente il sorriso, ed aveva preferito rovistare nel baule posteriore della sua auto, da cui aveva tratto fuori una valigetta piena zeppa di oggetti d’oro e fra loro aveva gettato l’ultimo acquisto. Trilly sentì in cuor suo che le descrizioni si dovrebbero soffocare con la parola libertà quando questa ha ancora la capacità di esaltare gli animi, esattamente come accade per ogni nuova conquista. Come quella il ‘non più tanto giovane ma ancora in forma con tutta quella palestra che fa’, che per trovargli un nome lo chiamiamo Giacomo, prontissimo nel raccattare le forze e le chiavi dell’auto di lei cadute a terra, per riconsegnargliele sfiorando le mani dell’affascinante sconosciuta che aveva appena chiuso il baule posteriore della gialla auto sportiva. La buona occasione per presentarsi, sventolando un sorriso un poco più grande dell’incipiente calvizie, ben dissimulata da un taglio accurato, come tutto quel che aveva


Scrittori di Alessandria e del Monferrato indosso o nell’animo, convinto d’esser ancora un ammaliatore d’alto livello, nonostante avesse virato alla boa degli ‘anta’ da qualche tempo ormai. Fece notare che era un’ora insolita per un aperitivo pur se poco avrebbero potuto benissimo sbarazzarsi d’ogni convenzione con un tocco d’originalità, ma per un caso fortuito erano nella giusta direzione per raggiungere in un meno di un’ora un agriturismo, buona cucina quasi a ridosso delle Alpi e stanze confortevoli per un salutare riposino. Proposta divertente che Evelina e Trilly (e Immaginazione) anime smarrite accettarono sorridendo compiaciute specialmente per merito della tanto ostentata cortese disponibilità. Non avevano bisogno di giustificazioni né per quel che stavano facendo e neppure per non averlo fatto mai. Femmine intriganti come poche, l’una più dell’altra, rese ancor più appetibile da una timida resistenza frammista a desiderio affiorante. Così soltanto dopo alcune parole gettate come rampini da esperto bucaniere, Giacomo era riuscito a suggellarono la nuova unione con un passaggio di consegne e suoni, odori, immagini esaltate percorrendo le linee del piacere, condite con alcune vaghe promesse a rafforzare la nascente amicizia, in quel loro galleggiare ancora un poco circospetto sebbene in acque condivise. Una cartina stradale li elesse a generali di future manovre amatorie, da affrontare su un terreno neutro ad entrambi, dopo adeguate e stuzzicanti libagioni a lungo decantate. Anche un paesaggio caratteristico non avrebbe affatto guastato. Magari dopo. Avrebbe anche potuto essere un sogno senza per questo somigliare ad una parentesi, come una notte fuori di casa senza permesso semplicemente per fare un dispetto. Faccia di Cane seguì ogni movimento con pazienza: ne aveva veramente tanta, oltre al tempo. Osservò con noncuranza il tipo aveva agganciato la sua preda; no, non che lo fosse ancora, ma il pensiero di tutti quei soldi lo tormentava. Se non se ne erano andati via subito e seguitavano a parlottare e ridacchiare come due liceali, allora era segno che avrebbe avuto una possibilità di farsi spazio. Bastava aver pazienza ed attendere. Infatti il vecchio gadano se l’era tirata sgommando con la sua auto sportiva ultimo modello, facendosi seguire dalla temporanea custode di una fortuna che avrebbe dovuto esser già sua, quindi si era immediatamente infilato dietro con la sua auto dal motore truccato, sostando un attimo appena per caricar su l’occasionale complice, che poteva venir utile, specialmente al momento di bloccare le possibili vie di fuga alla biondina. Qualche volta avevano fatto coppia, non per questioni di sesso, perché a Faccia di Cane non puoi parlargli di soldi a meno che tu non voglia dargliene; così anche per quell’occasione non avevano dovuto scambiare molte parole; dovevano agire subito e per i particolari avrebbero detto poi, col denaro ed i gioielli in mano, facendo un conto che al momento era difficile da concludere. Sorrideva felice ad ogni sorpasso senza mai esser veramente sicura di nulla, neppure d’esserci proprio. Pensò che si sarebbe dovuta conservare sempre la possibilità di distrarsi così da dar modo al viaggio di terminare, in fondo a qualcosa, ogni volta. Una sbandata, un colpetto con la carrozzeria che si piega, un’altra sbandata e la carrozzeria che si piega in un altro punto, con la berlina che va a sbattere contro il guardrail. Faccia di Cane è lesto a rallentare e poi a mettersi in coda, fermandosi giusto a pochi metri dalla portiera da cui era emersa la biondina, barcollante, con le mani al capo. Quando metti piede a terra, si era detta ‘l’amica di tutti’, neanche guardarla la ragazza, che poi Faccia di Cane potrebbe essere infastidito nel suo lavoro, quindi si precipitò verso il baule posteriore e lo aprì, cercando nello scatolone la valigetta dei loro sogni; ancora tanto viva nella sua memoria da non aver bisogno di controllare mentre tornava al suo posto. Stavolta niente mezzo e mezzo, che Faccia di Cane tiene i soldi, va a comprarsi roba da calare, così i suoi sogni avranno un margine più alto. ‘Amica di tutti’ si teneva stretta stretta agli amici suoi veri, che avrebbe rigirato fra le dita per giorni interi, godendone per sé stessa, prima di fonderli in un unico lingottino da tenere in banca, al riparo dai malfattori. (segue sul prossimo numero)

29 gennaio 2012

III

Scriptori sopra la nebbia

Monferrato Scriptori microfestival? Primo incontro di libero confronto delle opinioni

L

e buone idee per potersi dire tali debbono circolare, incontrarsi, mescolarsi fra loro: proprio questo è avvenuto fra gli Scriptori sopra la nebbia venerdì 6 gennaio nelle sede provinciale della Uisp di Alessandria. L’occasione era quella della quarta serata del microfestival ‘Vi Piace?’, incontro serale a cadenza mensile all’Isola ritrovata circolo in cui s’affollano scrittori e poeti e pubblico. Nel corso di questo primo incontro si è discusso di come poter unire le forze, fare sistema magari organizzando un unico festival dedicato all’arte della scrittura (letteratura, poesia, ci-

nema, teatro) ovvero se forse non sarebbe meglio organizzare una rete di eventi da snocciolare nel corso dell’anno, magari cambiando luoghi e contesti. Un risultato positivo s’è ottenuto: gli organizzatori del micrifestival letterario e poetico di Alessandria ‘Vi Piace?’, della ‘Battaglia dei Poeti’ di Castellazzo Bormida (seconda domenica di settembre) e di ‘Nutrimenti’ (ultimo fine settimana di maggio) in quel di Novi Ligure non soltanto dialogano, ma confidano in un miglioramento dei risultati sino ad ora ottenuti proprio coordinando forze sia per mettersi in re-

te, sia per favorire la nascita di altri eventi a tema capaci di offrire un positivo ritorno d’immagine anche per gli aspetti legati al turismo, culturale e no. Auspicata la creazione di micro festival dedicati alle forme di scrittura letteraria, cinematografica e teatrale con l’ausilio di giornate seminariali o addirittura veri e proprio Laboratori ovvero Botteghe di Scrittura per far emergere e quindi curare nuovi talenti (il fai-da-te non aiuta affatto l’industria della cultura, anzi mai come in questi tempi la affossa). Di fondamentale importanza evitare

di snaturare le iniziative, che nella loro piccola dimensione conservano nel contempo un pericolo in grado di distruggerle ed un pregio raro che le rende particolarmente attraenti. Piuttosto saranno utili giornate (o mezze giornate) come questa prima intitolata ‘Scriptori sopra la nebbia’ per il confronto di esperienze e progetti essendo anche buone occasioni per cercare e offrire collaborazioni. Un virtuoso clima di libero confronto fra opinioni avrà il pregio far crescere queste ed altre nuove iniziative culturali in Monferrato, rendendo un buon servigio ad autori e lettori.

A Torino gli stati generali della cultura in Piemonte

Comitato emergenza cultura in Piemonte Annuncio per costituire l’assemblea generale

I

nvitiamo tutti i soggetti interessati alla cultura nel nostro territorio, a partecipare all’Assemblea generale del Comitato emergenza cultura Piemonte che avrà il seguente Ordine del giorno: Convocazione degli Stati generali della cultura in Piemonte. L’attuale paralisi dell’amministrazione regionale non giustifica l’immobilismo di tutti gli operatori, politici e culturali, che potrebbero invece riesaminare ed evolvere il sistema cultura a vantaggio di tutta la popolazione. Chiediamo quindi ai rappresentanti di tutte le realtà culturali regionali di contribuire con le proprie competenze alla creazione di un nuovo piano di sviluppo della cultura in Piemonte, secondo criteri trasparenti e modalità democratiche, tali da consentire un maggiore benessere sociale ed economico. Lavoriamo insieme per confrontarci su quella che potrebbe essere l’impostazione migliore di un sistema cultura efficace, per essere pronti ad applicare un nuovo ordinamento nel più breve tempo possibile. Questo appello è rivolto a tutti gli operatori culturali piemontesi e alle amministrazioni comunali piemontesi con preghiera di diffusione presso le associazioni con sede sul loro territorio. Chi intende partecipare all’Assemblea generale inviando propri delegati è pregato di darne conferma all’indirizzo comitatoemergenzacultura@gmail.com Ai partecipanti verrà inviato lo schema dei lavori e comunicata al più presto la data di convocazione.

L

Piano di lavoro degli stati generali Premessa

a proposta di un confronto fra gli operatori culturali del territorio, aperto a tutti i soggetti interessati, nasce e si colloca nel contesto più ampio della nostra società, segnata dalla crisi attuale del sistema e dalla conseguente necessità, avvertita dalla popolazione, di partecipare maggiormente alle scelte, manifestando il dissenso e confrontandosi per individuare soluzioni più adeguate per affrontare le criticità e per promuovere lo sviluppo a favore di tutte le classi sociali, secondo principi democratici di una equa distribuzione delle opportunità e delle risorse.

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Considerando ora l’ambito specifico del Sistema Cultura in Piemonte (senza per questo dimenticare il contesto generale), vorremmo subito evidenziare due aspetti fondamentali: ✓ il valore sociale ed economico dell’ azione culturale, tema più volte dibattuto e per il quale restiamo sempre disponibili al confronto nelle sedi che si riterranno più opportune; ✓ il drammatico problema immediato dei fondi regionali destinati alla cultura per l’ anno 2011, che se ulteriormente ridotti rispetto all’ anno precedente, temiamo determineranno una grave involuzione, con una dispersione delle risorse umane ed economiche investite in un lungo processo avvenuto negli ultimi trenta anni. Gli Stati Generali della cultura sono necessari per rivedere le regole e le modalità di relazione fra le istituzioni pubbliche e i soggetti privati che operano a finalità pubblica, secondo un piano condiviso di sviluppo della cultura in Piemonte, fondato sul lavoro e sull’ intervento culturale diversificato dei molteplici soggetti che si adoperano a corrispondere alle diverse necessità culturali presenti nella nostra società. Gli operatori culturali riunitisi nel Comitato Emergenza Cultura propongono quindi un primo schema dei punti da affrontare contando sull’ apporto dei partecipanti, per l’ampliamento e la precisazione ulteriore dei diversi aspetti da considerare. Sarà quindi importante definire un metodo di lavoro e un calendario degli incontri, secondo una tempistica coerente ai tempi di programmazione e a quelli di definizione dell’entità degli investimenti e dei criteri di assegnazione.

I

Obiettivi

l lavoro svolto intendiamo sia finalizzato al raggiungimento dei seguenti obiettivi: ✓ Sviluppo culturale, in quanto diritto di tutti i cittadini, in attuazione dell’art. 9 della Costituzione: radicamento, diffusione e distribuzione della cultura nel territorio. Attività culturale socialmente utile, per la coesione dei diversi cittadini e per l’incremento della qualità della vita ✓ Mantenimento dei posti di lavoro e creazione di nuove opportunità per i giovani e per l’occupazione culturale in futuro. Conseguente indotto per l’occupazione in altri settori. ✓ Riqualificazione del territorio, in particolare delle periferie e di altre aree culturalmente depresse. Scambi con l’estero e relativi servizi per il turismo culturale. ✓ Incremento della ricerca, della produzione e della distribuzione artistica e culturale nella piena libertà culturale degli autori-operatori per la salvaguardia del pensiero, dell’emozione, dell’espressione e della comunicazione fra le persone che desiderano partecipare attivamente alla comunità. ✓ Sviluppo delle esperienze artistiche e culturali nel sociale: formazione, innovazione e qualificazione professionale, anche a confronto con altri paesi. A questi risultati crediamo si possa aspirare avendo cura di riconoscere e promuovere le potenzialità già presenti sul territorio, cercando di individuare le dinamiche di interazione più proficue fra tutte le componenti.

Schema dei lavori per una riforma di legge del sistema culturale regionale 1) La mappatura Mappatura degli organismi culturali operanti nel territorio: sia quelli già in rapporto con gli enti pubblici (gli enti potrebbero fornire gli elenchi di tutti i soggetti), sia quelli nuovi che non rientrano negli elenchi. (promuovere un censimento delle realtà più giovani). 2) Gli organismi Definire quali devono essere le caratteristiche degli organismi culturali, secondo le diverse tipologie, da precisare anche rispetto alle funzioni, perchè possano essere riconosciuti dagli enti pubblici. 3) I progetti Modalità di presentazione dei progetti e definizione della tempistica necessaria ad una corretta programmazione e realizzazione delle attività. 4) I criteri Criteri di scelta delle attività e delle strutture culturali da sostenere. Stabilire le modalità di individuazione delle qualità e delle quantità. Verifica dell’attività svolta e modalità di rendicontazione. 5) I contratti Valutare le possibili alternative alle modalità attuali di sostegno alle spese tramite contributi. Ovvero come una certa azione culturale a finalità pubblica o di pubblico interesse può essere economicamente riconosciuta affinchè sia compiutamente realizzata. Stabilire parametri per individuare uno standard di riferimento per l’entità dei costi delle diverse attività. 6) Il coordinamento Coordinamento fra gli enti e organizzazione fra gli organismi culturali, per la creazione di una programmazione organica al territorio tramite un ‘Sistema Sensibile’, formato da più ‘reti’ e ‘filiere’, anche utili alle economie di scala e al contenimento dei costi. 7) Le risorse Incremento delle risorse per gli investimenti: modalità di partecipazione delle fondazioni bancarie; nuove modalità per stimolare il finanziamento dei privati (dai servizi culturali prestati alle aziende, ai crediti di imposta, come ad esempio il tax credit applicato alla produzione cinematografica); interazione fra i diversi ambiti dell’intervento pubblico (cultura e turismo, cultura e patrimonio culturale, cultura e istruzione, cultura e sanità, cultura e politiche sociali, ecc.); progetti nazionali e internazionali, coordinali dagli enti, che coinvolgono più organismi culturali del territorio, anche con finanziamenti europei. 8) I lavoratori Miglioramento della condizione dei lavoratori del settore culturale: ripristino dell’indennità di disoccupazione e rifinanziamento del fondo regionale per la cassa integrazione in deroga che riguarda anche settori della cultura e analisi degli altri diritti di cui usufruiscono i lavoratori di altri settori che potrebbero essere considerati anche per gli operatori culturali. Equiparazione delle piccole e medie imprese culturali, al pari delle imprese degli altri settori, per aver accesso ai bandi pubblici di sostegno alle imprese, anche in relazione alle normative europee che regolano il settore.

Torino, 1 novembre 2011 Comitato Emergenza cultura del Piemonte


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29 gen. 2012

HURRÀ GRIGI

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Cissaca Bulls oggi in campo per il quadrangolare

Tutti al PalaCima di Alessandria per lo ‘Special Basket’ MARCO PETROZZI* iparte la stagione agonistica dei Cissaca Bulls che oggi, domenica 29 gennaio, testano i nuovi schemi provati nelle sedute di allenamento settimanali. Torna infatti al PalaCima di Alessandria lo ‘Special Basket’, il torneo di pallacanestro dedicato ad atleti con disabilità intellettiva giunto alla sua settima edizione organizzato dal Cissaca con la collaborazione di Special Olympics Italia. Anche quest’anno la formula scelta è quella del quadrangolare: oltre ai mandrogni scenderanno in campo le formazioni di Como, Torino e Reggio Emilia. Quella alessandrina è solo la prima delle sette tappe che compongono il circuito nazionale (complessivamente 31 squadre ai nastri di partenza suddivise in 8 gironi provenienti anche da Sicilia, Sardegna e dal Canton Ticino) che vedrà il suo atto conclusivo a Legnano il 24 marzo. I Tori sono chiamati a confermare le ottime prestazioni offerte nella passata edizione che li ha visti conquista-

R

Il torneo di pallacanestro dedicato ad atleti con disabilità intellettiva è giunto alla sua settima edizione re un doppio oro sia nel girone dedicato al basket unificato (atleti con e senza disabilità insieme nello stesso campo) che nel girone C del basket tradizionale. Le novità di quest’anno vedono l’ingresso nel roster di due nuovi atleti: il play Emiliano Fishta e l’ala Mirko Pravatà entrambi molto vogliosi di sperimentare in campo la competenze acquisite in 4 mesi di training. Più ordinato il primo e con buona propensione alla finalizzazione, molto aggressivo in difesa il secondo grazie alla sua ottima rapidità di gambe. Altro innesto importante il partner Giorgio Buzzi che si aggiunge ai veterani Alessio Marzullo e Luca Ugaglia. Buzzi, da tempo tifoso dei Tori, ha deciso di fare il ‘grande passo’ e di scendere sul parquet a fianco dei propri ‘eroi’ cestistici. L’organizzazione dell’evento, che promette di offrire un eccellente spettacolo anche dal

punto di vista tecnico, è stata resa possibile dalla rete costruita negli 11 anni di attività dei Bulls che possono contare sulla collaborazione del Consiglio Regionale del Piemonte, del Comune di Alessandria e della Provincia nella persona dell’Assessore Mariagrazia Morando da sempre tifosissima degli atleti speciali. A dare un contributo essenziale Sabino Di Donna il rappresentante AIAS a fianco dei Bulls anche in questa occasione. Si parte alle ore 13 con il match fra Cissaca Bulls e Cuore Matto Torino. A seguire Como vs Reggio Emilia, ancora la formazione emiliana contro Torino e, a concludere il pomeriggio di sport e solidarietà, Bulls vs Como. L’invito rivolto a tutti gli appassionati di basket è quello di partecipare numerosi ad una manifestazione che assume un valore che va oltre il semplice evento agonistico. Coach Cissaca Bulls

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anno 4 n. 2

HURRÀ GRIGI

L’ORSO GRIGIO RACCONTA di Mario Bocchio

La metamorfosi di Elio Vanara e il tiro micidiale di Mario Fara on la stagione 1959-‘60 si concluse la permanenza in Serie A dell’Alessandria. L’ultima apparizione della stagione calcistica, prima del risposo estivo, fu la Coppa delle Alpi, manifestazione che era solita vedere in campo squadre italiane e svizzere di A e B. L’Alessandria affrontò al primo turno al ‘Moccagatta’ lo Chaux de Fond e sugli spalti, forse per la delusione patita dalla retrocessione, vi furono solo 1500 spettatori. Al di là del risultato, che vide i Grigi perdere per 2-0, l’incontro ebbe una singolare e storica coincidenza: segnò l’ultima apparizione in maglia grigia di Gianni Rivera e contemporaneamente l’esordio di Elio Vanara. Nato a Fubine, classe 1944, crebbe nelle giovanili grigie anche lui sotto la guida di Cornara e si mise già in evidenza nel 1959 nel torneo internazionale disputato con gli juniores a Montpellier. Iniziò la carriera come terzino e venne poi spostato all’ala destra nella partita d’esordio. I giudizi della stampa furono più che positivi sulla prestazione fornita in campo dal quindicenne calciatore alessandrino e identificarono il lui il futuro del calcio ‘mandrogno’, arrivando addirittura a proporlo come successore di Rivera. Ancora in evidenza nelle partite della Coppa Italia 1960, Vanara si fece notare per una bella rete segnata contro il Milan. Un infortunio di Tullio Oldani gli aprì le porte della prima squadra e nel campionato 1960-‘61 si mise in evidenza con 7 presenze ed una rete segnata, nella prima partita casalinga contro il Monza. Queste buone prestazioni gli valsero la convocazione per la Rappresentativa nazionale juniores per il Torneo U.E.F.A. in un gruppo di azzurrabili che comprendeva anche Sandro Mazzola e Roberto Rosato. Nel torneo successivo, 1961‘62, Vanara partì tra i titolari e confermò la fiducia concessagli dall’allenatore Pietro Rava giocando ben 16 gare e andando a segno 4 volte, in un attacco in cui Cappellaro dominò alla fine la classifica cannonieri della B con 21 gol. In quel campionato il giovane grigio dapprima contribuì con una rete, alla quinta giornata, arrotondando così il bottino con cui i Grigi espugnarono il campo del Prato 40, poi si scatenò contro il Messina, undicesima giornata di andata, e si sostituì al cannoniere Cappellaro, che in cattiva vena fallì anche un rigore, segnando tre reti che portarono alla vittoria l’Alessandria. Il talento e la grinta di Elio Vanara vennero premiati con la convocazione nel primo gruppo di atleti per la selezione preparatoria dei Campionati del Mondo del 1962: la prestazione fu buona e venne messa in rilievo dall’intera stampa nazionale, ma purtroppo un grave incidente al ginocchio, subìto nella trasferta del 14 gennaio a San Benedetto del Tronto lo bloccò per parecchio tempo escludendolo dalle successive selezioni. Per Vanara il campionato finì dopo 15 apparizioni in prima squadra e 4 reti all’attivo. La forte costituzione e la volontà di giocare ne facilitarono la guarigione; all’avvio del campionato infatti fu di nuovo presente nella squadra grigia. Esordio casalingo alla seconda giornata d’andata e rete della vittoria proprio contro la Sambenedettese, 21, squadra contro la quale aveva patito l’infortunio la precedente stagione. In tutto 17 presenze e 2 reti, una quella già citata, l’altra quella segnata a Lucca la terz’ultima di campionato che, oltre a contribuire alla vittoria esterna 2-1, permise ai Grigi di conquistare due punti decisivi per evitare

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8 Foto n. 1 Una curiosa fotografia: durante un allenamento dei Grigi Mario Fara viene acrobaticamente scavalcato da Vanara. 2 I Grigi 1961-’62, decimi classificati in B. In piedi, da sinistra: Arbizzani, Migliavacca, Soncini, Oldani, Bettini, Schiavoni, Melideo. Accosciati: Cappellaro, Bassi, Giacomazzi e Vanara. 3 Elio Vanara supera de difensori nell’incontro casalingo con il Brescia nel campionato di serie B 1962-‘63. 4 Mario Fara con la maglia dei Grigi in un incontro con il Cagliari. 5 Genoa-Milan: Vanara contrasta Gianni Rivera. Due alessandrini in Serie A. 6 L’Alessandria 1960-’61, settima classificata in Serie B. In piedi, da sinistra: Migliavacca, Stefani, Melideo, Bercellino, S. Bettini, Nardi. Accosciati: Vitali, Snidero, Vanara, Fanello e Soncini. 7 Una formazione grigia nel torneo 1962-’63. In piedi, da sinistra: Vitali, Melideo, Verga, Nobili, Fara, Tenente. Accosciati: Vanara, Bettini, Giacomazzi, Migliavacca e Lorenzo Bettini. 8 Elio Vanara. 9 Campionato di Serie B 1963-’64. Da sinistra: Vanara, Verga, Lorenzo Bettini, Migliavacca e Fara. 10 Formazione dell’Alessandria 1963-’64 (Serie B). In piedi, da sinistra: Nobili, Oldani, Fara, Melideo, Vitali, Tenente. Accosciati: Migliavacca, Bettini S., Giacomazzi, Vanara e Verga. 11 Mario Fara al ‘Moccagatta’ contrastato dal cagliaritano Greatti.

la retrocessione. Il campionato 1963‘64 fu forse decisivo per il futuro di Vanara ormai ventenne. Dopo alcune apparizioni come attaccante venne schierato come terzino a seguito di un infortunio patito dal vecchio Giacomazzi. In questo ruolo, in cui non giocava dall’epoca delle giovanili, Vanara riscoprì entusiasmo ed agonismo che esaltarono le sue virtù atletiche. Disputò 34 partite segnando anche una rete nella vittoriosa trasferta di Brescia. A questo punto, la grande occa-

sione per il calciatore alessandrino, già richiesto la precedente stagione da diverse società di Serie B: venne ceduto nel 1964 al Genoa che militava in A. Amaral, allora allenatore rossoblu, lo aveva notato, e per il tipo di gioco a zona da lui applicato, un ex attaccante era l’ideale. In quel campionato il difensore disputò 22 incontri segnando anche 2 reti: fu questo l’unico campionato giocato in Serie A da Vanara, infatti alla fine della stagione il Genoa retrocesse in B e con i

‘Grifoni’ l’alessandrino disputò altre tre stagioni per un totale di 71 presenze. Sempre in Serie B venne ceduto nel campionato 1968-‘69 al Perugia, dove per sei stagioni visse forse il suo periodo migliore alternandosi nei più svariati ruoli della difesa. Nonostante le molte richieste restò fedele ai colori del Perugia, con i quali giocò ben 189 gare segnando 3 reti. Ormai trentenne tornò alla sua Alessandria, che nel frattempo era stata promossa nel campionato di Serie B: giocò ancora

una stagione ad alto livello purtroppo culminata con la retrocessione in C. Seguirono ancora un paio di campionati in grigio poi il calciatore decise di interrompere una carriera che, forse, non fu pari ai suoi meriti ed alle sue capacità. 182 presenze e 28 reti segnate in maglia grigia, in nove campionati giocati sulle rive del Tanaro. Il triste ed implacabile destino della vita ha colpito inesorabilmente Vanara, che oggi non è più tra noi.


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11 DETTO FUORI DAI DENTI di Mario Bocchio

Sta plasmando i grigi alla sua maniera

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12 Campionato di B 1967-’68: Fara con la maglia del Catania. 13 Catania 1967, Fara con il guardalinee Carlo Palmieri, anche lui di Alessandria, storico gestore della ricevitoria del Totocalcio in via Pontida. 14 Mario Fara beniamino del pubblico rosaazzurro del ‘Cibali’. 15 1967, la Nazionale Olimpica che conquistò i Giochi del Mediterraneo sconfiggendo in finale la Francia. In piedi, da sinistra: Anastasi, Vecchi, Fara, Baisi, Botti, Cresci. Accosciati, da sinistra: Pasetti, Parola, Scala, Battisodo e Chiargi. Alla guida tecnica Gigi Peronace. 16 Vanara in azione durante Alessandria-Lanerossi Vicenza di Coppa Italia. 17 Campionato di Serie A 1969-’70, Mario Fara gioca nel Bari.

Come Mario Fara. Ruolo trequartista, è scomparso nel 2005 all’età di 59 anni. Suo padre Pietro, originario di Litta Parodi, di mestiere faceva il macellaio al macello pubblico di Alessandria e come tutti i compaesani stravedeva per il mondo del calcio. Grande era il desiderio di vedere uno dei suoi figli emulare le gesta dei campioni nati e cresciuti a Litta Parodi. Mario tirò i suoi primi calci nella Don Bosco per poi crescere nell’Alessandria, dove esordì diciassettenne in Serie B nella stagione 1962-’63, Alessandria-Como 1-2. Anche lui come Vanara considerato in gioventù possibile erede di Gianni Rivera, non conquistò mai i successi del suo conterraneo. Tuttavia la classe di Mario era genuina e la visione di gioco formidabile, per non parlare del suo tiro secco e imperdonabile. Il 16 aprile 1964 ‘La Stampa’ pubblico l’articolo dal titolo ‘L’Alessandria vuole riprendersi per evitare la retrocessione in C’ e l’allenatore Porcelli si espresse in questi termini: ‘Potrò nuovamente contare su Fara e Melideo … Il rientro di Fara, in particolare, sarà molto importante per noi, dato che il ragazzo costituisce una pedina quasi indispensabile per le nostre caratteristiche di gioco’. E ancora, sempre su ‘La Stampa’ di lunedì 4 e martedì 5 marzo 1964, dopo l’incontro casalingo dell’Alessandria contro il Simmenthal Monza terminato sul punteggio di 1-1, i Grigi e Fara vennero descritti nel seguente modo: ‘La ripresa inizia con l’Alessandria all’attacco e al quattordicesimo minuto Fara si merita gli applausi del pubblico pur sbagliando una facile occasione. La mezz’ala alessandrina parte da tre quarti di

campo in area biancorossa, dribbla con rara perizia due difensori avversari e ne taglia fuori altrettanti con un preciso passaggio a Vitali; peccato però che ricevuto il pallone dal compagno concluda nelle braccia del portiere’. Il giornalista terminava l’articolo dicendo che ‘il ragazzo Fara gioca benissimo, ma da solo può fare poco. Dovrebbe costruire le azioni e concluderle, a volte ci riesce perfino, ma è illogico pretendere da lui l’impossibile’. Debuttò in Serie A con il Bologna nel 1964-‘65, senza tuttavia riuscire ad imporsi come titolare fra i rossoblu (6 presenze in due stagioni), dove spiccavano campioni del calibro di Haller, Bulgarelli, Fogli e Perani. Giocò poi principalmente in Serie B con Catania, Bari, Monza ed Arezzo. In Sicilia approdò dopo divergenze con la dirigenza felsinea e, in virtù del gioco messo in mostra, nell’estate del 1967 venne convocato nella Nazionale Olimpica per i Giochi del Mediterraneo. La competizione iniziò all’insegna della polemica sollevata da alcune Nazionali nordafricane nei confronti dell’Italia per il fatto che gli Azzurri annoveravano giocatori professionisti del calibro di Fara, Anastasi e Chiarugi. La vittoria finale dell’Italia sulla Francia avvenne in modo fortunoso e rocambolesco: il trofeo venne assegnato ai nostri giocatori per sorteggio, dopo che la partita era terminata 0-0, ma già durante le qualificazioni gli Azzurri avevano sconfitto sonoramente i Galletti transalpini. Questa fu la formazione schierata da Gigi Peronace nella finalissima: Vecchi, Pasetti, Botti, Battisodo, Cresci, Scala, Baisi, Parola, Anastasi, Fara e Chiarugi. Altri due elementi di quella

‘rosa’ (dove figurarono anche Rampanti e Savoldi) scriveranno pagine importanti nella storia dell’Orso Grigio: Baisi ed il secondo portiere Zanier. Il 12 dicembre 1967 ‘La Stampa’ pubblicò l’articolo di Maurizio Caravella sulla partita vittoriosa del Catania sul Novara: ‘Dopo aver scartato Udovich e Tagliavini Fara segnava facendo passare il pallone tra il portiere ed il palo: un esempio di potenza e di precisione’. Col Bari raggiunse la promozione in Serie A al termine del campionato 1968-‘69 e disputò l’unico campionato da titolare in massima serie nella stagione 1969-‘70, quando con due doppiette in occasione di due successi interni su Brescia e Juventus realizzò 4 delle 11 reti all’attivo dei pugliesi. In carriera ha collezionato complessivamente 36 presenze e 4 gol in Serie A e 291 presenze e 37 reti in Serie B. Cessata l’attività agonistica, divenne direttore sportivo dell’Alessandria 1988-‘89 e dell’Arezzo, dopo il fallimento del 1994. L’impresa più suggestiva dell’intera carriera Fara la compì il 26 aprile 1970 sul campo neutro di Napoli, quando la Juve venne sconfitta 2-1 dal Bari e, come detto, lui segnò due reti, che rappresentarono il suo definitivo saluto a quel grande palcoscenico costituito dal campionato di Serie A. Il suo fisico, infatti, si stava gradualmente appesantendo e gli impediva sul campo quei movimenti necessari a dare maggiore velocità e scorrevolezza all’azione. Il suo impegno agonistico in allenamento ed in partita era sempre lodevole, ma ciò che gli permise di rimanere in auge fu la sua immensa classe e la precisione nei passaggi smarcanti.

Di Giuliano Sonzogni si dicono sempre le stesse cose. Che risistema le squadre in crisi. Che quando è vicino al grande risultato inciampa su un ostacolo, spesso il più basso. Che, come disse Mourinho «non ha vinto niente». Insomma, che è come il medico che non ti fa morire ma non ti fa mai stare bene, definizione tramutata da ciò che Antonio Sibilia, presidente dell’Avellino, diceva di un altro tecnico dall’aplomb signorile: Rino Marchesi. Ma poi sotto sotto scopri che non è così: nel 1999 fu ingaggiato dagli svizzeri del Lugano, in Lega Nazionale A svizzera, per poi subentrare a Massimo Morgia sulla panchina del Palermo in Serie C1. Alla prima stagione ottenne un sesto posto in campionato, mentre nell’annata successiva venne esonerato dal patron Franco Sensi e sostituito da Ezio Sella a due giornate dal termine (il 1º giugno), con il Palermo che tuttavia conquistò la promozione in Serie B grazie soprattutto ai risultati ottenuti da Sonzogni nell’arco dell’intera stagione. È difficile essere originali. Infatti l’esperienza di Sonzogni con i Grigi è un déjà vu. Li ha presi che avevano grossissime difficoltà, li ha guidati per tutto il girone d’andata irrisi persino dal Lecco. Poi i primi passi non epocali (il successo sul Renate), poi la normalizzazione è proseguita con baldanza e oggi, dopo il 2-1 a Borgo a Buggiano, se ne riparla come di una squadra candidata a dire la sua e a pretendere rispetto dagli avversari. «Abbiamo ripreso quota, ora puntiamo a zone di classifica diverse. Poi si vedrà. Bisogna però superare il tabù del Moccagatta, dove fatichiamo a

fare punti», ha dichiarato Sonzogni dopo il match in Toscana. Chissà se sarà possibile una rincorsa record ai play-off? Sonzogni sbandierò fin dall’arrivo l’idea di fare di questa squadra una vera squadra, non fosse il professionista che è sarebbe stato facile considerarlo un ‘pataccaro’. Ora lo si guarda con più attenzione. L’Alessandria sembra avere imparato a giocare alla sua maniera, che è semplice e priva di avventurismi. Alla fine questo rude (e nello stesso tempo signorile) bergamasco gira Italia (sono 16 complessivamente le panchine sulle quali si è seduto, incominciando nel 1978 la professione di trainer con il Ponte San Pietro) pare essere riuscito a spiegare che con lui si torna a non deflettere dallo stampo antico. Ai suoi giocatori ordina sempre di giocare un calcio rassicurante, che non produca mal di testa. Questo non significa che Sonzogni non martelli i giocatori, nè che diffonda il verbo copacabanico di Leonardo, che i milanisti definivano con graffiante ironia ‘l’allenatore toda joia, toda beleza’. Sa essere duro e, ci assicurano, persino greve nei commenti. Però l’Alessandria si è rasserenata. Cavalli bolsi sono tornati a correre. I giovani hanno preso coraggio. I senatori che bollarono le novità di Alessio De Petrillo, condannandolo a fallire, hanno ritrovato nel Mister Giuliano la guida che li difende da ogni intrusione. Giocatori esperti in arrivo? Non sappiamo se la dirigenza vorrà regalarli a Sonzogni, complice anche il gioco degli scambi, ma il gruppo pare finalmente aver preso a funzionare. E già domenica contro la Virtus Entella vedremo se l’Aggiustatore avrà definitivamente rimesso a posto la cassetta degli attrezzi.

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Viaggio nel cuore degli anni Ottanta, quando anche la ‘C’ era piena di grandi giocatori

E venne l’epoca moderna delle star MARIO BOCCHIO e varie formazioni dei Grigi che vanno dal campionato 1982-’83 alla stagione 1986-’87 hanno annoverato vere e proprie ‘star’, che sono partite da Alessandria per approdare al grande calcio, recitando parti certamente non da comprimari. Due di loro, dopo essere cresciuti nel settore giovanile alessandrino, hanno militato in grandi club per poi fare ritorno in riva al Tanaro, sicuramente avanti nell’età ma capaci ancora di deliziare l’intera categoria della C2 con la loro classe superba e sopraffina. Stiamo parlando di Pier Paolo Scarrone e di Gigi Manueli. Figlio d’arte, suo padre Secondo è stato un buon giocatore grigio tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Scarrone più che calciare sembra addomesticare il pallone. Aveva soprattutto nei calci piazzati l’arma letale. Paolino è nato ad Alessandria il 29 giugno 1951. Centrocampista di classe, ambidestro, all’occorrenza anche rifinitore dietro le punte, crebbe nelle giovanili dell’Alessandria, non tardando a diventare oggetto di interesse per le grandi squadre: lo acquistò nel 1970 il Milan, contando di trovare in lui un possibile erede di Gianni Rivera. In rossonero tuttavia Scarrone giocò poco, chiuso oltre che dal suo illustre concittadino, anche da Benetti, Bigon e Sogliano, finendo per disputare solamente tre partite nell’arco di due campionati, con una rete all’attivo realizzata contro il Cagliari, a San Siro, all’esordio in Serie A. Nel 1972-‘73 venne ceduto al Genoa come contropartita per il passaggio di Maurizio Turone al Diavolo, e diede così l’addio alla massima serie. Il prosieguo della sua carriera lo portò infatti a militare nel Bari per due anni in B e tre anni in C, e poi ancora in Serie C con Parma, Reggina, Livorno e Alessandria, dove è tornato a fine carriera. Luigi Manueli è nato a Voghera il 7 marzo 1953. Cresciuto sportivamente anche lui nell’Alessandria, ottenne una promozione in Serie B nel 1973‘74. Dopo tre stagioni in cadetteria con Alessandria e Varese, esordì in A con l’Atalanta nella stagione 1977-‘78. Tornato a Varese nel 1979 ottenne in seguito due promozioni consecutive in massima serie, nel 1980-‘81 con il Genoa e nel 1981-‘82 con il Verona. Con gli scaligeri giocò anche la finale d’andata di Coppa Italia 1982-‘83 e 10 incontri in massima serie, sempre nella stessa stagione. Successivamente ritornò nei Grigi, in Serie C2, nel 1983-‘84 (con 191 gare disputate è il 14º giocatore più presente in maglia grigia). Ha smesso di giocare nel 1988, dopo un torneo di Serie D con la Cairese. In carriera ha totalizzato complessivamente 31 presenze e 2 reti in Serie A e 206 presenze e 20 reti in Serie B. Prima Nando Cerafogli poi l’ambizioso progetto societario dei fratelli Calleri, che giunsero ad Alessandria parlando un linguaggio che forse non tutti capirono, unitamente all’intuizione tecnica del Ds Carlo Regalia, hanno permesso al pubblico del ‘Moccagatta’ di vedere all’opera giovani del calibro di Giancarlo Camolese, Angelo Gregucci, Eugenio Sgarbossa e Massimo Carrera. Centrocampista, Camolese, originario di Torino, crebbe calcisticamente nell’Unione Sportiva San Mauro, per passare poi in forza al Torino nel 1974, arrivando a giocare in prima squadra in Coppa Italia. Vestì poi le maglie di Biellese, Reggina, Alessandria, Lazio, Padova, Vicenza, Taranto e a fine carriera con la Saviglianese. Terminata la carriera da giocatore completò gli studi, laureandosi a Torino in scienze motorie nel 2002. Iniziò la carriera di allenatore nel 1997 proprio dove aveva iniziato quella da

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Foto n. 1 Il periodico del Milan dedica la copertina alle giovani promesse rossonere: Paolo Scarrone è il secondo giocatore accosciato, partendo da sinistra. 2 Paolino capitano dell’Alessandria nel campionato 1984-’85: dietro di lui si scorge Camolese. 3 I Grigi 1983-’84. In piedi, da sinistra: Carraro, Cavaglià, Pagano, Perego, Cappellari, Lorenzo, Gregucci, Beccari. Seduti: Santini, Sgarbossa, Viganò (mass.), Ferretti (all.), Colombo (2° all.), Scarrone, Manueli. Accosciati: Marangon, Salvadori, Camolese, Fratena, Rastelli, Tommasi. 4 Pier Paolo Scarrone in Serie A sulle figurine Panini. 5 Massimo Carrera e Angelo Gregucci. 6 Sgarbossa al ‘Mocca’ con l’Alessandria. 7 Gigi Manueli con l’Alessandria durante l’ultimo campionato in B dei Grigi. 8 Poker d’assi per l’Orso Grigio. Partendo da sinistra: Ciccio Marescalco, Giancarlo Camolese, Paolino Scarrone e Gigi Manueli. 9 Manueli con la maglia del Genoa. 10 Il noto giornalista Bruno Bernardi in maglia bianconera in un derby tutto particolare. In granata è infatti ritratto Giancarlo Camolese, ex Grigio e sempre innamorato dell’Alessandria. 11 Giancarlo Camolese in azione di gioco al ‘Mocca’. 12 Massimo Carrera nella Juventus.

calciatore, ossia al Torino, dove ha allenato la squadra sotto la supervisione del direttore tecnico scozzese Graeme Souness, ma l’esperienza non fu delle migliori, infatti entrambi furono sollevati dall’incarico dopo pochi mesi dall’inizio del campionato. Così Camolese andò ad allenare nelle giovanili della Saviglianese. Il grande salto professionale lo compì nel corso della stagione 2000-‘01, quando subentrò a Luigi Simoni alla guida ancora una volta del Torino, quart’ultimo in Serie B, e lo guidò alla conquista della A, chiudendo il campionato al primo posto, dopo aver imposto ritmi da record. All’esordio nella massima categoria ha ottenuto la qualificazione all’Intertoto con la squadra granata. E’ stato poi esonerato ad ottobre 2002 dopo un inizio di campionato non esaltante, sebbene avesse guadagnato più punti dell’anno precedente. Nella stagione 2003-‘04 è subentrato a Franco Colomba alla

guida della Reggina, in Serie A, conducendo la squadra amaranto alla salvezza ma non venendo riconfermato per la stagione successiva. Nel 2005 è diventato allenatore del Vicenza (squadra della quale era stato capitano nella stagione 1990-‘91), ottenendo la salvezza all’ultima giornata e venendo riconfermato per la stagione 2006-‘07. Venne allontanato all’inizio della stagione successiva per far posto al è subentrato a Fernando Orsi alla guida del Livorno, ultimo in classifica in Serie A. Dopo un buon recupero, un girone di ritorno difficoltoso gli è costato l’esonero a poche giornate dalla fine. Dal 24 marzo 2009 è nuovamente sulla panchina del Torino, dove subentra a Walter Novellino, non riesce tuttavia a salvare la squadra granata dalla retrocessione, che arriverà il 31 maggio 2009 dopo la sconfitta per 3-2 contro la Roma, nonostante 10 punti conquistati in 9 partite la mancata salvezza

gli costerà la riconferma per la stagione successiva. Al tempo della sua esperienza in grigio era solito ossigenarsi la lunga chioma. Stiamo parlando di Angelo Adamo Gegucci, da San Giorgio Ionico. Ha debuttato in Serie C1 con il Taranto, per poi militare per quattro stagioni in Serie C2 nell’Alessandria, prima di compiere il salto nella Lazio. Con i biancocelesti ha giocato ben sette stagioni di fila, prima di vestire la maglia del Torino per un anno (curiosamente l’unica rete siglata da Gregucci in maglia granata fu proprio ai danni della Lazio, allo Stadio Olimpico), per poi chiudere la carriera alla Reggiana dove ha militato per quattro stagioni. Dopo una buona carriera come giocatore, ha iniziato quella da tecnico come viceallenatore nella Reggiana, annoverando anche una breve parentesi da traghettatore assieme a Speggiorin. Nel 2000 approda alla Viterbese in coabitazione con Dell’Orto, ma l’esperienza

si conclude dopo pochi mesi. A seguito dell’assunzione di Roberto Mancini quale allenatore della Fiorentina, inizia una collaborazione esterna, perchè non può essere il vice per il precedente impegno nella stessa stagione con la società laziale. Nel 2001 può infine diventare il secondo di Mancini, fino alle sue dimissioni avvenute l’11 gennaio 2002: a questo punto assieme all’altro vice, Chiarugi, prende in mano le redini per una settimana fino all’avvento di Ottavio Bianchi. Nel 2002 subentra in corsa sulla panchina del Legnano, mentre nel 2003 arriva il salto in Serie B con il Venezia, squadra che guida ad una salvezza sofferta e conquistata allo spareggio contro il Bari. L’anno successivo è sempre in Serie B, ma alla Salernitana, con cui conquista ancora una salvezza. Nell’estate 2005 approda in Serie A al Lecce, ma viene esonerato dopo sole cinque disastrose partite, in cui raccoglie un pari e quattro scon-


29 gen. 2012 fitte. Il 3 ottobre 2006, dopo l’esonero di Giancarlo Camolese, Gregucci diventa il nuovo allenatore del Vicenza, e grazie a lui la squadra dei biancorossi si risolleva dal penultimo posto fino a metà classifica, nonostante un finale di campionato non proprio tranquillo. Guida i berici a salvezze più tranquille anche nei due tornei successivi. Con un colpo di scena, il 5 giugno 2009, attraverso un comunicato sul proprio sito ufficiale, l’Atalanta annuncia di averlo assunto come allenatore, in sostituzione di Luigi Del Neri approdato alla Sampdoria. Il 21 settembre viene esonerato dall’incarico di allenatore dei nerazzurri bergamaschi dopo la pesante sconfitta per 4 a 1 contro il Bari. A conferma del suo scarso feeling con la Serie A, detiene pertanto un poco gratificante record: ha allenato nella massima divisione due squadre diverse con il medesimo risultato: mai una vittoria, solo due pareggi e otto sconfitte. Il 3 ottobre 2010 viene ingaggiato dal Sassuolo, in sostituzione dell’esonerato Daniele Arrigoni. Il 9 maggio 2011 viene a sua volta esonerato; gli subentra Paolo Mandelli, allenatore della Primavera. Sotto la guida tecnica di Arrigo Sacchi, Gregucci ha debuttato anche nella Nazionale maggiore a Cipro. Spazio anche a Eugenio Sgarbossa, veneto classe 1964, che da ragazzo giocò nelle giovanili del Torino, per poi passare all’ Orbassano, all’Alessandria, alla Lazio, alla Rondinella di Firenze. Ceduto poi al Monopoli, approdò quattro anni più tardi alla Reggiana, con cui ottenne la prima storica promozione in Serie A del club, al termine della stagione 1992-‘93. Lasciò Reggio Emilia dopo cinque stagioni: 61 presenze e due reti in A. Concluse la sua carriera nella SPAL e, successivamente, nella Triestina. Iniziò poi ad allenare. Infine il forte difensore Massimo Carrera, che si fa le ossa nell’Alessandria e poi vince tutto (o quasi) nella Juventus di Lippi: ha smesso di giocare a 44 anni. Classe 1964, è cresciuto nella Pro Sesto, ma si è affermato con la maglia del Bari che ha vestito per cinque stagioni, prima di passare nel 1991 alla Juventus. Nel campionato 1984-’85 ha vestito per 31 volte la maglia grigia dell’Alessandria. Nella squadra bianconera guidata da Giovanni Trapattoni venne schierato come terzino destro, ruolo che ricopriva anche a Bari, disputando un’ottima prima stagione in bianconero, che culminò con la convocazione nella Nazionale di Arrigo Sacchi, e dimostrando una grande versatilità. Nel 1994 con l’arrivo di Marcello Lippi venne schierato come libero, al posto dell’incerto Fusi, e divenne un pilastro della squadra che al termine della stagione conquistò campionato e Coppa Italia. Nella stagione successiva arrivarono a Torino giocatori del calibro di Pietro Vierchowod e perse il posto da titolare, subentrando spesso dalla panchina ma non facendo mancare mai l’ottimo apporto. Dopo aver totalizzato 166 presenze con una rete in maglia bianconera e vinto scudetto, Coppa Italia, Champions League, Coppa UEFA e Supercoppa Europea, nell’estate del 1996 venne ceduto all’Atalanta. Divenne subito capitano e leader della squadra orobica: la militanza in nerazzurro è durata otto stagioni per un totale di 207 gare e 3 reti. A Bergamo divenne una bandiera proprio per la grinta che mise in ogni partita nonostante l’età ormai avanzata. Lasciò Bergamo nel 2003 per accasarsi al Napoli e la stagione successiva, passò al Treviso. In Veneto rimase solo una stagione ed il 28 ottobre 2005, nonostante i quarantuno anni suonati, firmò con la Pro Vercelli. Al termine della stagione 2007‘08, ad ormai 44 anni, decise di lasciare il calcio giocato per dedicarsi all’attività di allenatore nelle giovanili della Juventus. Le ottime prestazioni al primo anno in maglia bianconera gli valsero la convocazione in Nazionale, con la quale scese in campo un’ unica volta il 19 febbraio 1992 a Cesena in un’ amichevole contro San Marino.

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IERI E OGGI I campioni dell’Alessandria visti da Mario Bocchio

Antonio Colombo e i 15 campionati in grigio: supera le 500 presenze, un record Quindici campionati consecutivi giocati con la maglia grigia rappresentano il più apprezzabile biglietto da visita di Antonio Colombo. Il popolare Toni, prima in veste di calciatore e successivamente come tecnico, è rimasto fedele ai colori grigi dal campionato 1968-‘69. «Prima dell’esordio nell’Alessandria mi ero avvicinato al calcio nella squadra del mio paese natale, Mezzago in provincia di Milano - racconta - Allora molto giovane, appartengo alla classe 1947, venni ingaggiato dal Legnano, squadra di Serie C in cui iniziai la trafila nei settori giovanili dal 1964 al 1967. L’anno successivo giocai il mio primo campionato di Serie C, sempre nelle fila lilla del Legnano: mi misi in evidenza e venni ingaggiato nella stagione successiva dall’Alessandria con il centravanti Tomy». Iniziò così per Colombo la sua lunga avventura grigia. Quattro tornei sempre ai vertici delle presenze tranne il campionato 1971-‘72, quando un infortunio lo tenne a lungo fuori squadra. Con i Grigi venne convocato nella Rappresentativa della Lega di Serie C e nel 1973 fece parte della formazione che conquistò la prima Coppa Italia dei semiprofessionisti. Furono questi i momenti migliori dell’Alessandria che per alcuni campionati sfiorò la promozione in Serie B. L’obiettivo ven-

ne raggiunto nel torneo 1973-74. Per il bravo Toni fu la più grande soddisfazione. In Serie B disputò un solo campionato ma si mise in grande evidenza per le sue doti di abile e grintoso marcatore delle punte avversarie. «Fu anche l’anno delle grandi scelte - spiega - vi furono richieste da parte di altre squadre ma io rimasi ad Alessandria». Continuò la sua carriera in grigio per altri otto campionati di Serie C e poi nel 1983 l’abbandono definitivo anche se un pò forzato dalle circostanze. Iniziò così la carriera di allenatore, dapprima come secondo di Ghio poi di Ferretti. Rimase comunque nella società e nel periodo della presidenza dei Calleri ebbe la sua più grande occasione quando, dopo l’esonero di Mari, gli venne affidata la squadra che si trovava al centro della classifica. «Ero riuscito ad amalgamare il gruppo dei giocatori e a portare la compagine nel girone di ritorno a sfiorare la promozione - tiene a precisare con orgoglio - A pari punti con il Prato venimmo sconfitti nel drammatico spareggio contro gli stessi toscani giocato a Modena». Qualche amarezza nel periodo buio della presidenza Bertoneri lo allontanò per un breve periodo dall’Alessandria ma successivamente con Gino Amisano tornò ad occuparsi del settore giovanile pro-

prio nel ventennale della sua permanenza in grigio. Calciatore di ottimo livello emerse sempre per la sa grinta e la sua caparbietà, mai domo fu sempre il cruccio degli avanti avversari che dovettero sudare le proverbiali sette camicie con lo stopper grigio. Grande lottatore sul campo, è stato l’emblema dell’Alessandria negli anni Settanta; con 407 presenze in campionato ha stabilito con i Grigi un record imbattibile. Con le gare di Coppa Italia Colombo supera le 500 presenze, un vero atto di fedeltà alla maglia dell’Alessandria ed un record di gettoni che ci riporta indietro nei tempi, quando il calcio alessandrino fece la storia di questo sport. Nella classifica dei Grigi con più presenze Colombo, saldamente al primo, precede addirittura Renato ‘Ciaplen’ Cattaneo e Mario ‘Cavalluccio’ Pietruzzi. È realtà, storia e leggenda l’esasperata rivalità tra i Grigi ed i Nerostellati di Casale Monferrato, tra l’altro diventata ingrediente essenziale dell’epopea calcistica del Quadrilatero piemontese. Ciccio Marescalco, autentico idolo della tifoseria ‘mandrogna’, ancora oggi ribadisce che non avrebbe mai giocato per il Casale, a costo di rinunciare ad eventuali ingaggi maggiori rispetto all’Alessandria. Per non tradire. Nell’attuale campionato di Seconda Divisio-

ne Toni Colombo invece lavora come ‘secondo’ di Francesco Buglio proprio a Casale e, per come stanno andando le cose, sta guardando i Grigi dall’alto della classifica. Ma la decisione di Colombo non può e non deve essere considerata un tradimento, perché lui ha e avrà comunque sempre i Grigi nel cuore. La spiegazione è semplice e la conferma proprio il diretto interessato: «Non so cosa avrei dato per essere chiamato dalla nuova dirigenza, magari anche solo per occuparmi dei giovani. Ho aspettato ma nessuno si è fatto vivo. Io d’altronde ho bisogno di lavorare, sono un professionista». Già, il buon Toni è figlio di quel calcio di provincia che nulla ha avuto a che fare con i riflettori del palcoscenico della A: tanto sgobbare e pochi soldi messi da parte, perché c’era da mettere su famiglia e da vivere, mica da sperperali con le ballerine dei night club. E poi quella vita dissoluta, che tanto ossessionava presidenti e allenatori, ai tempi di Toni potevano permettersela veramente gli assi della massima serie e forse, forse, qualche nobile decaduto che accettava di giocare in B. Anche per quanto riguarda Toni Colombo, il Capitano per eccellenza, Alessandria ha confermato di non avere riconoscenza e memoria storica.

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11 Foto n. 1 Toni Colombo, con la storica fascia di capitano, mentre entra sul prato del ‘Moccagatta’ prima di una partita dei Grigi. 2 Campionato 1967-’68, un giovane Colombo nel Legnano insieme a Marchioro. 3 Intervento volante del forte stopper e capitano grigio. 4 Sassaroli e Colombo in azione. 5 Grigi schierati al ‘Moccagatta’. Partendo da sinistra, si riconoscono: Ciceri, Fusi, De Luca, Magri, Colombo e Berta. 6 Colombo lotta contro gli attaccanti della Pro Patria. La foto ha un vago sapore inglese. 7 L’ Alessandria nel campionato 1970-’71. In piedi, da sinistra: Paparelli, Colombo, Sassaroli, Piacentini, Magri, De Luca. Accosciati: Di Pucchio, Lorenzetti, Ciceri, Mantellato e Berta. 8 I Grigi nella stagione 1975-’76, la prima dopo l’ultimo campionato di Serie B. In piedi, da sinistra: Zanier, Cazzola, Reja, Giani, Di Brino, Colombo. Accosciati: Baisi, Borghi, Pillon, Vanara e Frigerio. 9 Toni Colombo viene premiato dallo storico segretario Gianfranco Coscia per le 399 partite con la maglia grigia. 10 Colombo nell’Alessandria 1976-‘77. 11 Antonio ‘Toni’ Colombo è qui ritratto contro la Biellese: la promozione in B fu per lui la più grande soddisfazione. Nella serie cadetta disputò un solo campionato ma si mise in grande evidenza per le sue doti di abile e grintoso marcatore delle punte avversarie. Fu anche l’anno delle grandi scelte, vi furono richieste da parte di altre squadre ma ‘Toni’ rimase ad Alessandria. Fu la sua più grande dimostrazione di fedeltà a questo club. 12 Mario Bocchio con un’autentica parata di ‘stelle’ grigie: Ciccio Marescalco, Giancarlo Camolese, Pier Paolo Scarrone, Toni Colombo e Gigi Manueli.


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anno 4 n. 2

HURRÀ GRIGI

EMOZIONI DA SANREMO La tappa di sabato 21 gennaio al ‘Barkilo’ di Largo Museo del Ferro

Elisa Vanzan vince la quinta serata interpretando ‘La voce del silenzio’ Per comunicazioni telefonare al 3333930420 (Mauro) o scrivere a: mariusm@alice.it - http://ilcarrozzonealessandrino.blogspot.com/ www.facebook.com/mario.mossuto#!/mario.mossuto www.youtube.com/mariusmstaff

L’OROSCOPO di Guido Bergamin* ARIETE Il denaro e il vostro assestamento nella vita professionale avranno il sopravvento su ogni altro pensiero. Un benevolo Imperatore vi renderà determinati nel farvi valere: avrete la possibilità di stipulare buoni accordi e di migliorare le vostre condizioni lavorative. TORO Sarete dotati di comunicativa particolarmente efficace e vi sentirete stimolati su diversi fronti. Il Bagatto favorirà le questioni finanziarie e vi consentirà di realizzare ottimi guadagni, a patto che manteniate una costante concentrazione.

MIKE YACIN Associazione Culturale Amici della Musica e del Canto, nella prima serata musicale del 2012, dedicata al festival della canzone italiana ‘Emozioni da Sanremo’, ringrazia tutte le persone presenti che con il loro affetto ci seguono appassionatamente, i gestori del ‘Barkilo’ che ci hanno ospitato e un ringraziamento particolare a tutte le persone, vista l’affluenza di pubblico, non sono potute entrare: «grazie di cuore a tutti!!!». Vince la quinta serata di ‘Emozioni da Sanremo, ‘La voce del Silenzio’ nella bellissima

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interpretazione di Elisa Vanzan, pensate che questa canzone ‘una pietra miliare’ fu interpretata nel lontano 1968, dal grande Tony Del Monaco insieme all’altro mostro sacro della canzone mondiale ‘Dionne Warwick’. Ebbene: si classificò soltanto al 14° posto (Incredibile!), senza nulla togliere alla canzone che vinse quell’anno: ‘Canzone per te’ di Sergio Endrigo. Al secondo posto si è classificata ‘Angelo’ di Francesco Renga e interpretata da Luca Caltanisetta e al terzo posto ‘Strano il mio destino’ di Giorgia, interpretata da Clotilde Armellini. Nel corso della serata, è stata conse-

gnata la fascia per ‘Bellezze in Cittadella’ alla sedicenne Rita D’Alessandro che si annovera nel lotto delle finaliste che andranno a contendersi in ‘Cittadella’, lo scettro di Ragazza Immagine. Ospite il presidente del consiglio provinciale di Alessandria Giovanni Barosini , che nel suo intervento ha ribadito che continuerà a seguirci sempre con grande affetto. Si ringrazia il gruppo Paglieri ‘Sell System’ che ci omaggia sempre con i suoi prodotti i vincitori delle nostre manifestazioni, il Gruppo AMAG di Alessandria, Fiori allo Specchio di Basoli Maria che con il presente floreale

omaggia sempre le nostre ragazze e naturalmente non poteva mancare ‘Hurrà Grigi’ il periodico sportivo alessandrino, dove il nostro Direttore Artistico Mike Yacin ne è collaboratore e che tramite Lui i miei scritti vanno a buon fine. Ha presentato come sempre il nostro grande e unico lo ‘Showman Mauro’, la Direzione Artistica affidata a Mike Yacin, la parte tecnica sonora è di Mario Mossuto e l’assistenza tecnica a Raf Mercadante.Sabato 28 Gennaio 2012 la sesta serata dedicata a ‘Emozioni da Sanremo’ al ‘Hollywood Cafè’ di Piazza Carducci, 5 ad Alessandria di Luca e Giorgia.

*Cartomante, Occultista Via Alfieri, 6 Alessandria Tel. 0131 444933

GEMELLI Cercate di scuotervi la pigrizia di dosso e di dare un nuovo impulso alla vostra vita! Grazie all’’arcano della Giustizia riuscirete a prendere decisioni fondamentali in modo lucido e vantaggioso e manterrete la calma anche nei momenti cruciali.

SCORPIONE Nei prossimi giorni avrete la possibilità di dare il via, senza rischiare più di tanto, ad un progetto che vi sta a cuore da tempo. Il Papa vi sosterrà in ogni vostra iniziativa, regalandovi lucidità e lungimiranza. Sarete particolarmente favoriti negli studi e nelle attività intellettuali in genere.

CANCRO Vivrete qualche piccola ansia e sentirete un gran bisogno di tranquillità. Il benefico Eremita vi aiuterà a ricercare la vostra vera essenza ed a mettervi in luce senza tentennamenti, facendovi anche ritrovare amici fidati e preziosi che avevate trascurato.

SAGITTARIO Condizionati dal Matto, mostrerete un atteggiamento polemico sia nel rapporto di coppia che con tutti coloro che hanno a che fare con voi, dai colleghi di lavoro ai parenti. È assolutamente necessario che adottiate il massimo buonsenso e riflettiate prima di agire!

LEONE L’orgoglio è tipico del vostro segno, perciò in questi giorni vi sentirete particolarmente suscettibili nei confronti di coloro che non elogiano a sufficienza le vostre doti… La Temperanza vi suggerisce di non cedere all’emotività e di continuare serenamente il vostro lavoro.

CAPRICORNO Farete nuovi incontri, coinvolgenti e passionali… Cercate di vivere al meglio questi attimi davvero speciali, tenendo però d’occhio le finanze, che non sono brillanti quanto la vita sentimentale e necessitano di una certa prudenza! L’Innamorato è la carta per voi.

VERGINE A causa dell’Appeso vivrete momenti altalenanti di serenità e nervosismo, dovuti al fatto che il lavoro non ingrana proprio come vorreste. Dovrete pazientare… ma in compenso l’amore ed i sentimenti in generale procederanno a gonfie vele!

ACQUARIO La Stella apporterà grandi novità ed aspettative nella vostra vita. Sarete attratti dai cambiamenti e dotati di energia e creatività. Aumenterete decisamente i ritmi di lavoro ed i risultati non tarderanno ad arrivare.

BILANCIA Risanerete un importante rapporto affettivo che era stato interrotto o tenuto in sospeso e che, in futuro, avrà un peso determinante nella vostra esistenza. La Papessa vi renderà particolarmente affascinanti ed interessanti agli occhi di chi vi circonda.

PESCI Sarete battaglieri e perfettamente in grado di rispondere agli attacchi della concorrenza. L’arcano del Carro vi donerà concentrazione e capacità organizzativa, permettendovi di raggiungere il successo desiderato senza incorrere in dimenticanze e trascuratezze.

Vi dò appuntamento al prossimo numero


29 gen. 2012

HURRÀ GRIGI

Esposizione a Milano

15 ECHI DI VIAGGIO di Simonetta Gorsegno

Artisti alessandrini alla Chie Art Gallery

Lanzarote

FRANCO MONTALDO a Direzione della Chie Art Gallery intende confrontare sei artisti con una mostra collettiva denominata ‘Incontri’, scelti fra autori di lavori interessanti, basati su singolari raffigurazioni, eseguiti con diverse tecniche, provenienti da vari ambiti artistici, fermo restando il comune denominatore rivisto con l’amore per l’arte pittorica..., così come scrive nella lettera di presentazione Ilaria Sisti. La scelta è caduta su soggetti capaci di esprimere creatività, nell’arco delle più disparate correnti culturali, quali l’espressionismo l’astratto, il geometrico, l’informale, ecc... una sfera pressoché completa di raffigurazioni, scaturita nell’ambito di tutta l’arte migliore. L’esposizione intende, con questo progetto, gratificare i visitatori con un’opportunità di confronto fra raffigurazioni conosciute o meno, capaci di donare sensazioni emotive. Le opere presenti sono firmate da: Erri Rossi, Giovanna Pesenti, Manuela Bausone, Riccardo Giulietti, Saverio Galano e Valeria Perversi. La nostra attenzione, com’è doveroso, si sofferma sui pittori alessandrini presenti all’esposizione Incontri. Manuela Bausone vive, lavora ad Alessandria. Ha frequentato il Liceo Artistico Bramante di Asti, quindi diplomata al Corso di Decorazione all’Accademia di Belle Arti Albertina di Torino, con la tesi di Laurea in Storia dell’Arte sul movimento artistico dell’Informale, soffermando il percorso di studi intorno all’atto creativo, liberamente espresso e tuttavia consapevole. Dal finire degli anni ’80 ha partecipato a concorsi, premi, mostre personali, collettive di notevole spes-

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sore artistico. Saverio Galano vive, lavora a Cassine. Inizia il percorso nel labirinto dell’arte visiva attraverso la fotografia, per mezzo della diapositiva a colori. Lo sviluppo, la stampa in

bianco e nero colpiscono la sensibilità con maggior fascino; su questa disciplina partecipa a diversi concorsi e mostre collettive da una quindicina d’anni.

di Ponzano A. e C.

In passato, l’idea di un viaggio a Lanzarote non mi aveva mai sfiorato. La consideravo un’isola per turisti con poca voglia di avventura e tanta voglia di comodità. Ma devo ricredermi. Visitarla in auto è stato il modo più autentico per conoscerne la bellezza e apprezzare la volontà di chi ha strenuamente lottato per conservare le peculiarità naturali, ostacolando piani urbanistici selvaggi e, in sintonia con il paesaggio, ne ha rinforzato le visioni con l’allestimento di punti panoramici sbalorditivi, mettendo in luce il bello dell’isola, così come oggi si presenta. Fuoco, acqua e vento: sono gli elementi, a dimorare abitualmente nella vulcanica Lanzarote. Insolita e selvaggia e in alcuni tratti inospitale, è dominata da paesaggi contrastanti che si affiancano e si integrano in discrepanti e acuti colori. Tant’è vero che il mare di lava scivola e si stempera nel candore delle case affacciate a mezzogiorno, lambite dall’azzurro dell’Oceano Atlantico. Molti parlano di una somiglianza con la luna e credo che in parte sia vero, se si considerano le distese laviche, composte da cenere e da lapilli fuoriusciti da tempo inenarrabile dai camini delle montagne di cui l’isola è completamente ricoperta. Ma a Lanzarote oltre al nero c’è di più. C’è un ininterrotto spettacolo naturale a cui non si può restare indifferenti poiché è la natura il vero intrattenimento. La costa frastagliata e le calette battute dal vento sono un eden per i surfisti che in sella alle onde sfidano il mare in acrobatici esercizi circensi. Le onde lunghe e continue si sovrappongono tra loro in un incessante suono senza fine. Un lago verde emerge smeraldino a pochi passi dal mare. Non ha forma: è uno specchio d’acqua immobile che irradia luce, abbaglia e stupisce. Escludendo i luoghi noti, l’isola ha in serbo uno dei tratti di costa più spettacolari, in cui è la forza della natura ad esprimersi. L’ho incontrata percorrendo la costa rivolta a ovest e non ho potuto fare a meno di fermarmi e conoscerla. E’ una visione meravigliosa, la sequenza di nere scogliere davanti a me. L’esito di quel fiume di lava sceso in mare diversi secoli fa che si è spento nell’incontro con le gelide acque dell’Oceano Atlantico. Le rugose pareti verticali si gettano nel mare che le investe e le infrange ad ogni onda. Esploro la zona circostante, i dirupi altissimi di pietra ruvida, le grotte in cui gorgoglia il mare e gli strani precipizi che la lava prima di mutare in pietra ha aperto. Guardo giù, come guardare dentro ad un pozzo e ancora una volta vedo l’inesausto movimento del mare ribollire nello spazio angusto, ne odo la voce contro la parete su cui sbatte. Torno sui miei passi e scelgo una pietra come podio naturale per sedermi e godere ancora della vista. Non ho bisogno di nulla; oltre alla perfezione non può esserci nulla. E’ la natura a provocare miriadi di sensazioni in me. Accolgo la brezza frizzante e pulita che sale dal mare, ascolto la musicalità delle sue onde e tutta la potenza che le induce a replicare per un tempo infinito. Sento il sole sulla pelle scaldarmi, il vento accarezzarmi il corpo e tormentare i miei capelli e mi sento libera in volo come il gabbiano sopra la scogliera. Dinanzi a questo scenario permeato di eternità, ora più che mai comprendo quanto l’uomo abbia un bisogno assoluto della natura e dipenda da essa per vivere e quanto invece la natura possa dell’uomo fare senza.

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