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Thiene vista dai giovani I luoghi, i pensieri, le difficoltà e le proposte dei giovani di Thiene

Diario­ricerca finanziato dalla Regione Veneto, Assessorato ai Servizi Sociali Progetto Open Door Veneto Radicà Cooperativa Sociale 2010

a cura di Gregory Brunello e Alberto Carollo


La foto di copertina è di Luca Leonardi, primo classificato nel concorso fotografico "Thiene vista dai giovani" anno 2010.

Le foto inserite nel documento sono state selezionate come finaliste al concorso.

foto Marco Greselin


foto Lorenzo Busellato

Introduzione Metodologia Luoghi Pensieri DifficoltĂ Proposte Conclusioni Note

INDICE pag. 5 pag.13 pag.15 pag.21 pag.31 pag.39 pag.46 pag.51


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INTRODUZIONE In ogni città ci sono zone, quartieri, strade che nella percezione comune vengono definite periferie: sono aree con problematiche diverse, con un “disagio” spesso legato a scarsità di risorse e opportunità che coinvolge anche le fasce giovanili della popolazione. Il progetto “Open Door Veneto ­ costruire promuovere partecipare” si propone di lavorare nelle “periferie” di quattro città della Regione, Vicenza, Padova, Bassano del Grappa e Thiene, in un processo di coinvolgimento degli adulti significativi, gruppi giovanili informali del territorio e istituzioni, finalizzato al superamento delle condizioni di “svantaggio”. A gestire questi percorsi sono le Cooperative Sociali Radicà di Calvene, Adelante di Bassano del Grappa, Cosmo di Vicenza e l'Associazione Maranathà di Cittadella grazie alle figure dei “tutor” che hanno l'obiettivo di sostenere i gruppi informali nella progettazione e realizzazione delle loro idee per lo sviluppo di azioni che migliorino la loro condizione di vita. Ciascuna organizzazione ha lavorato in azioni diverse a seconda delle proprie peculiarità e competenze. Nell'area di Thiene il progetto è stato ideato in base all'esigenza, emersa da più soggetti, di ricercare e comprendere ciò che i giovani di Thiene pensano e propongono per la loro città. “Open Door Veneto” è un progetto finanziato dall'Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Veneto che ha saputo dare continuità ad una sperimentazione europea che nel 2009 ha coinvolto quattro periferie di diversi stati dell'Europa tra cui quella di Padova. Gli obiettivi del progetto sono i seguenti: ­ promuovere la partecipazione giovanile intesa come processo di confronto, di progettazione e realizzazione di idee; ­ sperimentare nuovi strumenti di coinvolgimento dei giovani, ricercando i canali informativi più funzionali per una diffusione più ampia del messaggio; ­ favorire l’intergenerazionalità; ­ promuovere processi di co­progettazione con i diversi soggetti del 5


territorio favorendo il lavoro di rete; ­ sostenere la cittadinanza attiva e il volontariato; ­ favorire dei veri percorsi di interculturalità; ­ valorizzare le subculture giovanili e delle "periferie". Chi siamo La Cooperativa Sociale Radicà Onlus nasce dal gruppo di operatori e volontari che dal 1983 a Calvene svolgono attività di accoglienza per minori seguiti dai servizi sociali e per i quali si rende necessario l’affidamento temporaneo al di fuori della famiglia. Nel corso degli anni si sono sviluppati altri servizi tra cui l'Educativa Territoriale presso la famiglia di origine del minore e l'area di promozione e prevenzione Stabile Infermenti. La Cooperativa Radicà nasce all’interno dell’esperienza del Progetto La Zattera Blu ed è parte integrante di tale Progetto, basato sui valori della solidarietà, legalità e trasparenza. Nel 2003 si costituisce Stabile Infermenti, un’equipe di animazione di comunità che lavora nel territorio in sinergia con le Amministrazioni Comunali, le scuole, le Associazioni e il mondo dell’informalità. L'obiettivo di Stabile Infermenti è diffondere una cultura di responsabilità, legalità, solidarietà e giustizia attraverso la promozione della partecipazione, del protagonismo e della cittadinanza attiva. L’equipe propone progetti di animazione di comunità (gestione dei Progetti Giovani), percorsi formativi sulla legalità e sul senso civico attraverso la pratica del volontariato, laboratori sulle relazioni di gruppo, viaggi­esperienze e campi di lavoro.

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La cornice del lavoro: la periferia. Qualcuno potrebbe chiedersi se ha senso parlare di periferia a Thiene. Un dubbio che ha coinvolto anche noi operatori quando, nel definire il progetto Open Door Veneto, non avevamo ancora concordato come chiamare la cornice territoriale dentro la quale si sarebbe svolto il nostro lavoro. Uscì, quasi sottovoce, il termine “periferia”, sebbene potesse sembrare inadatto a descrivere un territorio come l'Alto Vicentino caratterizzato da un'urbanizzazione e una connessione tra paesi che ha sfumato i confini comunali e alleggerito la differenza tra “centro” e “fuori dal centro”. In realtà riteniamo che non sia una parola decontestualizzata: se guardiamo la letteratura e le discipline che hanno analizzato il mondo periferico scopriamo che c'è un tratto comune tra quelle che, nei vari Stati e con diversi nomi, vengono chiamate periferie (ad esempio: Slum, Barrios, Bidonville, Ghetto, Barriadas, Favela, Borgata, Banlieu): sono la lontananza dal centro, la tendenza alla discriminazione degli abitanti, la povertà (o addirittura l'indigenza). Il “mondo periferico” è un “insieme di gruppi umani, numericamente consistenti, sparsi per tutto il globo, che sono presenti nella storia eppure ne restano fuori (….). Un mondo presente, formicolante e vivo, che tuttavia l'ufficialità considera come combustibile inerte”¹. Questi significati hanno portato a definire la nostra idea di periferia: una periferia sociale, che può non coincidere con quella urbanistica o geografica, ma che è costituita da gruppi di persone che si sentono fuori dalla storia “ufficiale”, poco coinvolti nei processi culturali, nei servizi alla persona, nelle attenzioni delle politiche comunali, costretti a muoversi dal proprio quartiere per trovare “qualcosa da fare”. Le periferie sono animate al loro interno da una multidimensionalità di mondi (i residenti, l’associazionismo, le istituzioni, gli immigrati, lo sport, ecc..) ma si sentono estromesse dai processi decisionali di trasformazione urbana, nei quali sono poco coinvolte. Non è un mistero che le grandi città sono note e vengono apprezzate generalmente per ciò che possiedono di eccezionale, magari addirittura di unico, e che le amministrazioni locali tendono a far 7


conoscere e sviluppare ciò che è particolarmente qualificato e importante e che dà peculiare significato e valore. Tutto questo è abitualmente concentrato nel cuore della città. Al di fuori del centro cittadino sta la periferia che costituisce, nella migliore delle situazioni, una realtà di funzioni senza splendore, senza vitalità e colore e, nella peggiore, il luogo dell’assenza di qualità o della carenza di servizi, del degrado e dell’insicurezza. Proprio per la presenza di questi scenari, diversi autori hanno recentemente parlato di declino della città. Un sociologo, Giuliano Della Pergola, che ha sostenuto tale tesi, così ha scritto: “Grandi problemi s’affacciano in questo nuovo stadio della formazione dei sistemi urbani complessi. Questi mi sembrano i quattro problemi più impellenti: l’avvento di nuove forme di miseria, che costituisce l’altra faccia della medaglia della nuova ricchezza

foto Abramo Tognato

indotta dalle Nuove Tecnologie dell’Informazione; le molte questioni legate alla creazione di una società multietnica; il problema ambientale; il governo delle nuove aree urbanistiche e informatizzate”². L’architetto Pier Luigi Cervellati individua il declino della città nella congestione prodotta dall’abusivismo edilizio e da villettopoli, nella deregolazione, nella mancanza di pianificazione³. 8


Il senso del nostro lavoro a Thiene Facendoci provocare da questi studi, consapevoli anche del fatto che nell'Alto Vicentino non possiamo parlare di aree di disagio o degrado tout court, abbiamo ricercato nel nostro ambito lavorativo territoriale un quartiere che potesse richiamare, per alcuni aspetti, le definizioni sopra citate. La scelta è ricaduta sul quartiere dei Cappuccini (in riferimento al santuario Madonna dell'Olmo dove sono presenti i Frati Cappuccini) di Thiene: un quartiere a ridosso del centro, costituito da insediamenti abitativi popolari che si alternano a ville e costruzioni recenti. Un quartiere definito da alcuni abitanti come “dormitorio”, che soffre la mancanza di servizi (pubblici esercizi, farmacia, spazi pubblici) e che in passato ha registrato vari casi di devianza e tossicodipendenza, e un alto numero di famiglie residenti con basso reddito. Molti giovani che vivono in questo quartiere spesso fanno riferimento alla “piattaforma”, una serie di strutture sportive come un campo di basket, un campo di calcio, uno spazio per pattinare e un parcheggio, utilizzate e vissute positivamente da alcune squadre e da alcuni gruppi amicali, ma luogo anche di atti di vandalismo e con una mancanza di attività aggregative. L'aspetto che caratterizza di più questo quartiere è il senso di distanza dall'attenzione e dalla vita del centro, che porta spesso anche i gruppi di adolescenti ad un forte pendolarismo cittadino o extraurbano. Periferia è anche questo: lontananza dalle occasioni “altre” di relazionalità, di aggregazione; lontananza dalla possibilità di partecipare, fosse anche la partecipazione ad un piccolo evento di quartiere; sentirsi percepiti come appartenenti ad un gruppo a cui i “grandi” prestano poca attenzione. La periferia così va oltre il confine delle “sbarre” del treno o della strada che fa da segnavia. Diventa definizione trasversale per delineare uno stato, un modo di vivere la città e il proprio ruolo di cittadini. Per questo motivo le nostre intenzioni iniziali di concentrare il lavoro sui soli giovani del quartiere sono dovute cambiare in fretta: i forti spostamenti all'interno della 9


città ci hanno obbligato a “inseguire” i gruppi in altri luoghi di Thiene, tra i gradini del Duomo, i parchi, le stazioni dei bus e dei treni, i bar. Una ricerca quindi non solo di quartiere ma della città, che ancora una volta ci aiuta a sottolineare come qualsiasi tipo di studio sulle nuove generazioni necessiti di dinamicità e capacità di cambiare punto di vista, mantenendo comunque come scopo quello di far emergere la voce dei giovani di Thiene. Per noi operatori della Cooperativa Radicà che svolgiamo un lavoro di animazione di comunità, il progetto “Open Door Veneto” si è qualificato come un'occasione insostituibile per lavorare tra le strade di Thiene a stretto contatto con giovani mai coinvolti in progetti simili, dopo 7 anni di esperienze progettuali con i giovani nei Comuni limitrofi, nelle scuole, nel territorio. L'ideazione e la realizzazione di questo progetto è, come spesso accade, un lavoro a più mani. In primis, vogliamo ricordare l'ULSS di Thiene, in particolare l'Ufficio di Tutela Minori e il dott. Mariano Carretta che hanno sostenuto con forza l'importanza di un progetto di animazione nella città di Thiene. A questa richiesta hanno risposto con una bozza del progetto Giovanni Spillere e Alberto Carollo che con caparbietà hanno ricercato anche dei canali di finanziamento. Grazie al contributo della Regione Veneto e all'instancabile lavoro del Gruppo Regionale Politiche Giovanili del CNCA si è potuta concretizzare l’idea iniziale, dopo un'opportuna rivisitazione progettuale ad opera di Gregory Brunello e Alberto Carollo, che poi di fatto hanno realizzato e seguito tutte le azioni. Un grazie particolare va a Cristina Lamana Sanz, volontaria del Servizio Volontario Europeo che con entusiasmo ha affiancato i due animatori per le strade della città.

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Le azioni svolte Il progetto a Thiene è cominciato a giugno con una fase di osservazione e analisi. Questa prima fase ci ha permesso la costruzione di una “mappa sociale”, attraverso il monitoraggio dei luoghi di aggregazione del target di riferimento (15­25 anni), delle strutture accessibili ai ragazzi, dei servizi, della presenza o meno di figure adulte di riferimento. È stato in questa fase che ci siamo resi conto di come restare fermi nel quartiere dei Cappuccini sarebbe stato controproducente per analizzare le esigenze dei giovani che per loro natura, soprattutto nel periodo estivo, si spostano molto. Inoltre, in questo primo periodo, abbiamo intervistato alcuni adulti che ricoprono diversi ruoli nel quartiere: il parroco, il presidente del comitato di quartiere, il direttore della scuola, il barista, ecc. Per queste figure era stata predisposta un'intervista semi­strutturata che aveva lo scopo di analizzare il punto di vista di chi lavora e spende del tempo per il proprio quartiere. Queste interviste ci hanno aiutato a cogliere alcune tematiche importanti e ci hanno soprattutto indicato alcuni luoghi da monitorare con maggiore attenzione. La seconda fase del percorso ci ha permesso innanzitutto di stabilire un contatto con i ragazzi nei luoghi individuati durante la fase di osservazione attraverso un aggancio informale che consisteva in un'intervista realizzata con una videocamera. L'aggancio realizzato ha avuto una doppia valenza: da una parte raccogliere pensieri e idee per strutturare la ricerca; dall'altra creare una banca dati di numeri telefonici, contatti, relazioni utili per poter attivare percorsi di partecipazione in futuro. Gli operatori hanno passato giornate intere in strada, fermandosi nei bar, nella stazione delle corriere, nei parchi giochi, sui gradini del Duomo. Le reazioni alla vista degli animatori sono state molteplici, ma mai di chiusura: alcuni sono stati sfuggenti nelle risposte, molti hanno colto al volo l’occasione di potersi esprimere liberamente sulla propria città, altri sembravano aspettare l'occasione dell'intervista per stringere una relazione che spesso non si è conclusa con lo spegnimento della telecamera. 11


La terza fase ha seguito due percorsi: il primo ha visto l'elaborazione e l'organizzazione delle interviste fatte ai giovani con la successiva pubblicazione della ricerca che state leggendo; il secondo è consistito nel riagganciare, tra i soggetti contattati, quelli più interessati a organizzare un evento di presentazione della ricerca, che fungesse da “punto di domanda” per la cittadinanza. La ricerca infatti non intende essere la meta, ma la fotografia di ciò che i giovani pensano della città dove vivono, studiano, lavorano (o non lavorano). Non vuole essere un “punto e a capo” ma piuttosto un punto di domanda forte rivolto agli adulti che, a vari livelli, costruiscono politiche per i giovani thienesi. Per tale motivo la ricerca sarà presentata all'Amministrazione Comunale, come principale destinataria di questa indagine, perchè ha la facoltà di trasformare queste sollecitazioni in percorsi progettuali. Il secondo soggetto a cui abbiamo pensato sono gli operatori del distretto ULSS di Thiene, con i quali abbiamo condiviso l'importanza di un lavoro di strada e sulla strada per monitorare anche quelle situazioni di disagio importante con le quali lavoriamo quotidianamente fianco a fianco da molti anni. Ma è comunque una ricerca scritta con una modalità che permetta una facile fruizione anche da parte del singolo cittadino, giovane o meno giovane, interessato a capire ciò che si pensa della città di Thiene. Questa ricerca non ha l'ambizione di essere esaustiva o definitiva: è una fotografia, realizzata con l'aiuto dei giovani incontrati durante un'estate di lavoro. Giovani anche di differenti età, estrazione sociale e occupazione, che hanno detto la loro opinione su una serie di domande stimolo e dalle cui risposte emergono idee differenti, a volte contrastanti, ma fortemente indicative di quali problematiche vengono vissute dai giovani e quali tematiche li coinvolgono maggiormente. Per chi fosse interessato a contribuire con altre proposte, riflessioni o domande non esiti a scrivere una mail a opendoorthiene@gmail.com Per tutti, buona lettura.

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LE INTERVISTE AI GIOVANI DI THIENE: METODOLOGIA Per comprendere il punto di vista dei giovani sulla loro città, li abbiamo cercati e osservati, agganciandoli per strada o nei loro luoghi di ritrovo. Nel corso del progetto sono stati 104 i giovani contattati. A giugno 2010 alcuni di questi ragazzi sono stati coinvolti in momenti di riflessione mediante la tecnica del focus­group, durante i quali si è prestata attenzione a raccogliere una pluralità di voci e avviare un confronto tra i presenti sugli aspetti positivi e negativi della loro città e sulle proposte che vorrebbero avanzare. Sono state effettuate interviste strutturate a 61 giovani, con un’età media di 17 anni (dai 13 ai 22 anni). Di questi 61 intervistati, 53 sono studenti, 4 lavoratori e 4 disoccupati. Gli intervistati sono residenti a Thiene, tranne 3 di paesi limitrofi ma che di fatto trascorrono la maggior parte del tempo in città per gli impegni scolastici e altre attività. Ad ogni intervistato sono state poste le seguenti domande: ­ Dove abiti? ­ Cosa fai nella vita? ­ Dimmi tre aggettivi per descrivere Thiene. ­ Cosa ti piace della tua città? ­ Cosa non ti piace della tua città? ­ Secondo te quali sono le difficoltà maggiori per un giovane nella tua città? ­ Immagina di esser diventato il sindaco di Thiene. Cosa faresti per i giovani? ­ Cosa vorresti organizzare o proporre per la tua città? Le domande sono state poste in modo tale da favorire una chiacchierata informale durante la quale si è cercato di approfondire il punto di vista e l’opinione personale dei giovani intervistati riguardo la propria città. Questo ha reso possibile una pluralità di opinioni e idee su aspetti positivi e negativi di Thiene, sulle difficoltà maggiormente sentite dai giovani e sugli aspetti più propositivi. 13


Tutte le interviste sono state videoregistrate e poi trascritte integralmente. In una fase successiva sono state leggermente sintetizzate per poter classificare le risposte secondo dei tipi ricorrenti. Analizzando e confrontando le risposte ottenute, si è provveduto ad organizzarle secondo quattro temi: luoghi, pensieri, difficoltà, proposte. Questa scelta è stata effettuata in funzione della presente pubblicazione per favorire una visione più chiara e ordinata. Abbiamo poi scelto di raggruppare le risposte secondo le opinioni e le tematiche che emergevano, lasciando ampio spazio alle frasi originali degli intervistati che compongono gran parte dei prossimi capitoli. Ve le restituiamo così come ce le hanno dette, senza troppe censure.

foto Pietro Stivanello

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LUOGHI I giovani sono in continuo cambiamento: nel giro di pochi mesi variano le mode, gli interessi, la musica, i luoghi di ritrovo. I ragazzi sono “migranti” a seconda dei periodi dell’anno e della giornata, perciò ci siamo impegnati per andarli a scovare nei vari luoghi di ritrovo nei diversi momenti della giornata. Abbiamo passato del tempo con loro, fuori da scuola, seduti sulla panchina di un parco, in piedi in un parcheggio, alla stazione degli autobus, nei bar o presso i campetti sportivi. In questo capitolo andiamo a descrivere quanto abbiamo osservato e quanto ci hanno raccontato riguardo i luoghi che vivono della loro città. Un primo passo per volerne capire i bisogni. Sicuramente uno dei luoghi più citati dai ragazzi intervistati, nel descrivere ciò che più piace della città, è il centro storico: per passeggiare, incontrarsi con gli amici, andare nei negozi o nei bar. Inoltre viene data importanza alla presenza di spazi verdi, come luoghi di ritrovo, pur avanzando qualche critica. I “parchetti” chiudono troppo presto e costringono i ragazzi a restare in strada o sotto i portici di casa a chiacchierare dove poi vengono costantemente ripresi perché fanno rumore. In secondo luogo alcuni parchi non vengono sentiti come dei posti “sicuri”. I luoghi criticati dai giovani intervistati sono le scuole, alcune delle quali versano in cattivo stato, l’Urban Center, percepito come distante dai giovani e poco utile al bisogno di trovare spazi dove stare o fare qualcosa, e infine gli impianti sportivi, troppo pochi e non molto curati.

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foto Luca Leonardi

Il centro Mi piace andare in centro per trovarsi e conoscere gente. Ci sono tante comodità, parchi, negozi, piscina. C'è tanta roba per i giovani, basta conoscere i posti, basta sapersi controllare. Mi piacciono certi posti, si può stare tranquilli, non come a Padova che è tutto incasinato. Si va in giro a bar, tipo a giocare a freccette. Dove ci si trova? al New, al Duomo, fuori Thiene, allo Yourban. Mi piacciono i bar, il movimento che c’è e la biblioteca. I parchetti.

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È bello che ci siano molti parchi per i giovani. Nei parchetti certe sere è meglio non entrarci. Al Bosco, al donatore, tutti. Se non sei in un ambiente chiuso pieno di persone è meglio stare a casa. Andiamo al parco a giocare a calcio con gli amici. O si viene qua in piattaforma (zona Vianelle) o si va in centro. I parchi chiudono troppo presto, noi non sappiamo dove andare dopo le 22 e invece di farci stare in strada potrebbero tenerli più aperti. Le scuole… da risistemare! Dovrebbero mettere a posto la nostra scuola. Cadono giù pezzi di soffitto, abbiamo le sedie che sono quelle dell'asilo. Non abbiamo neanche i ‘poci’ per pulire le lavagne, non abbiamo neanche la carta igienica: per pulirsi uno se la deve portare da casa. La scuola mia è vecchia, cade a pezzi. Le scuole sono messe male. Urban center Ai giovani darei un posto dove stare. Un posto dove vivere la giornata o la serata. E un posto dove potersi informare. A Thiene c'è l'Urban center ma penso che nessun giovane sappia cosa sia, a parte quello che è veramente interessato alla cosa. E poi è sempre chiuso. Non c'è motivo per i giovani di interessarsi veramente. Quando hanno fatto l'inaugurazione c'erano solo grandi, non c'è niente per i giovani là dentro. Ci vorrebbe più propaganda. 17


È stato inutile fare l'Urban center. Non so quanta gente ci vada. Erano più utili i cessi pubblici. Impianti sportivi Gli impianti sportivi fanno schifo. Per far impegnare i giovani nello sport in maniera concreta servono anche degli impianti che possano tenere le persone e quelli che ci sono fanno schifo. Sistemerei la cittadella dello sport. Li è un posto bellissimo ma adesso è un rudere purtroppo. Le strutture sportive e di ritrovo sono poche e tristi. I soldi pubblici a volte vengono spesi male, ad esempio la cittadella dello sport. Le mancanze I giovani che abbiamo incontrato ricercano spazi di vita propri, luoghi dove passare il tempo senza l’obbligo di consumare, e magari senza dover essere etichettati o guardati a vista. Tanti ragazzi li abbiamo incontrati presso luoghi periferici a ridosso del centro storico, dei “non luoghi” di attesa, di passaggio, di ritrovo dove si aggregano spontaneamente, si danno appuntamento, aspettano che arrivi il bus o semplicemente che passino le ore. Molti giovani si ritrovano sui gradini davanti al duomo, sulle panchine in zona Bosco, alla stazione degli autobus, nei parchetti. Luoghi dove possono stare per ore seduti senza dover spendere soldi ma anche luoghi dove le idee e le energie di questi ragazzi non possono fiorire più di tanto. Ascoltando le loro voci emerge fortemente il bisogno di trovare degli spazi alternativi ai bar, dei centri aggregativi dove incontrarsi, passare il tempo insieme potendo dare sfogo ai propri interessi, dalla musica 18


allo sport, allo skate e all’arte, spazi dove, con il giusto accompagnamento, i giovani potrebbero avere la possibilità di esprimersi, relazionarsi, scambiarsi esperienze e crescere, magari producendo anche qualcosa di positivo per sé e per il proprio territorio. Manca un luogo dove i giovani possano stare senza che dopo due minuti ti caccino via dicendoti qui non si può stare. Ci vogliono più luoghi di incontro ma non solo per i giovani. Non solo bar.. un punto di ritrovo. Ad esempio adesso si sta sulle scalinate (del Duomo). Manca uno skate park. Potrebbero fare qualche centro. Come era la Sede una volta, magari farla con un po' più di robe. Ad esempio a Malo si trovano al centro giovanile. Mancano posti di ritrovo alternativi ai bar, ci si trova sugli scalini del Duomo, mancano spazi gratuiti e aperti a tutti. Manca il divertimento. Ad esempio una volta c'era lo skate park in Sede e poi l'hanno tolto. Thiene non mi piace a livello di spazi pubblici: ci sono tanti parchi, tante zone verdi ma sono poco utilizzate. A Breganze c'è il centro per i giovani sempre pieno. Qua non c'è. Qua hanno tirato via le giostre e messe chissà dove! Io terrei i parchi più aperti perché chiudono sempre troppo presto, e poi vengono i ranger a rompere alle dieci in estate. Fa schifo. Qua 19


(piattaforma zona Vianelle) si sta fino alle undici. Alla sera per noi è l'unico posto, almeno ci divertiamo qua. L'alternativa è stare sotto casa ma con la musica rompono. Ci vorrebbero spazi per ascoltare musica, per ritrovarsi. Spazi per condividere espressioni e passioni, per autogestirsi un po’. Pochi spazi per i giovani, non ci sono luoghi d'incontro per i giovani. Non ci sono concerti, feste e spazi per i giovani, per la musica e l’arte. In Villa Fabris si potrebbe far suonare gruppi musicali delle scuole.

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foto Erika Barbieri


PENSIERI In questo capitolo lasciamo spazio ai pensieri dei giovani di Thiene sulla loro città. Dalle domande “Descrivi Thiene con 3 aggettivi” e “Cosa ti piace e cosa non ti piace di Thiene?” sono emersi apprezzamenti, critiche e una pluralità di opinioni riguardanti la propria città, la gente che ci vive e alcune questioni percepite come importanti dai giovani. Le opinioni che riportiamo risultano a volte contrastanti, ma non delineano due gruppi definiti e distinti di intervistati con idee divergenti. Infatti da alcune interviste sono emerse contemporaneamente dimensioni molto diverse del vivere la propria città. Thiene viene definita da ben 18 intervistati su 61 come una città noiosa per i giovani, con poche iniziative rivolte a loro. Le parole che alcuni ragazzi usano per passare questo messaggio danno l'idea di un’insoddisfazione nel viverci dentro: “triste”, “monotona”, “desolata”, “vuota”, “schifo”. D’altra parte Thiene viene definita da 15 ragazzi anche come una città carina e tranquilla in cui si può vivere bene e con dimensioni tali da poter conoscere molte persone. Un buon numero di intervistati (12 su 61) avanza critiche sulla gente che ci abita e sulla mentalità chiusa, diffidente, chiacchierona e razzista, con pregiudizi sugli stranieri, sui giovani in generale che si ritrovano presso spazi pubblici e sul loro modo di vestire. Inoltre molti si lamentano che ci sono troppi bulli e sbruffoni. Triste, desolata, silenziosa, noiosa… È un po' sopravvalutata come città. Dovrebbero evitare di organizzare feste ridicole senza senso come fanno ultimamente a Thiene, senza alcuno scopo. Non c'è 21


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foto Luca Leonardii


divertimento secondo me, c'è noia e basta. Quindi chiudere i bar a mezzanotte è un po' ridicolo, la gente al sabato sera esce alle dieci e mezza... tu cosa fai, vai a letto a mezzanotte come i ‘veci’? Non tanto popolata la sera. Vuota, nel senso che non c'è gente. Triste, tanto, non vivibile dai giovani, perché non possono fare festa, priva di idee. Non vedo mai niente in giro per Thiene. È desolata, gente sbagliata per me o forse sono sbagliato io per il paese, non m'ispira. È una sensazione che ho a pelle, non ti saprei dire i motivi dettagliati. Ci sono troppo pochi locali per i giovani, troppe poche cose di tendenza, troppa poca gente che motivi altra gente. Non ci sono proposte, non c'è niente per i giovani e perciò la gente si sposta fuori. Non molto giovanile, poco aperta ai giovani, ci sono troppo poche iniziative per i giovani. Schifo, noia, monotonia. Monotona, vuota, poco dedicata ai giovani. È diventata una casa di riposo per anziani. Gli anziani ci vivono bene a Thiene. Se il sindaco avesse voluto mettere a bada le lamentele, c'è riuscito. Con poche iniziative giovanili però si sta bene, non mi lamento. Poche iniziative, non c'è mai niente. 23


Silenziosa, non ci sono tanti divertimenti per i giovani. Bella, magari a volte è un po' monotona, non fanno tante feste. Cosa non mi piace? Tutto, non c'è niente in giro; fa schifo, dovrebbero fare qualcosa per attirare i giovani. Noiosa per le iniziative che coinvolgono poco i giovani. Molto limitata, senza svolta per i giovani, su tutto quanto molto restrittivo il discorso. Poco sfruttata, poco divertente, piccola, provinciale. Bellina ma non c'è quasi mai niente da fare. Le poche manifestazioni sono sempre quelle, quindi ci si annoia comunque. Non mi piacciono le manifestazioni che fanno, tipo le cose storiche. Bella, tranquilla e vivibile… Innovativa in certi campi. Giovane, divertente e affollata. Carina, abbastanza accogliente. Ci sono i giardini, si può camminare, se non c'è certa gente si sta bene. Ci sono tanti luoghi di ritrovo.

foto Tina Lorandi

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foto Luca Bertezzolo

Abbastanza pulita, chiusa, con negozi selettivi. Ha pretese abbastanza alte, non è aperta a tutti gli ambiti economici. Un po' provinciale, non è tipo Milano dove ci sono 10000 robe, ma bella. Bella come storia e monumenti. Carina, mi piace, città ben organizzata, con qualche festa alla domenica. Mi piace la tranquillità, si può vivere. Mi piace l'ambiente, la tranquillità che si può avere. È vivace certe sere, ci sono tanti giovani anche se preferiscono certe volte andare da altre parti. 25


foto Pietro Novello

Bella; tranquilla, non ci sono troppe cose che danno fastidio; interessante, ha dei posti molto belli, ci sono delle serate dove c'è abbastanza gente d'estate, ci si diverte. Thiene è una città tranquilla, si vive bene, ma tante cose mancano. Non è una metropoli troppo grande dove c'è inquinamento e caos, ci sono gruppi di ragazzi. A volte è bella quando ci sono feste. A me piace in generale, quando vieni in centro. Bella, piccola ma ci sono tante persone, abbastanza cose anche per essere una città piccola, c'è abbastanza roba. Conosci tutti! Mi piace la familiarità che ho con le persone, si conoscono tutte. 26


C'è tanta gente qua e là in giro, viene gente da fuori. Non mi piace la gente... Ci sono troppi pregiudizi sugli stranieri. Alcuni hanno la cittadinanza, altri sono nati qui. Lavoriamo e studiamo eppure altri, italiani, quando ci vedono seduti al parco vengono a controllare. Ci chiedono cosa abbiamo in tasca, ci dicono che siamo tutti uguali, pensano che abbiamo fumo eppure noi siamo qui al parco per non stare sotto il sole a chiacchierare. Si è sempre visti dagli altri che “sanno già cosa fai tu”, riescono trovare un modo per “guadagnare” qualcosa da te. Thiene è chiacchierona. Razzista. Non mi piace la gente, è un po' diffidente. Di Thiene non mi piacciono alcune persone: ostentano il loro denaro, si ostenta troppo quello che si ha. Tutti sparlano di tutti e invece dovrebbero un po' farsi gli affari propri. C'è tanta ipocrisia. Non mi piacciono certi pensieri, tipo che ti vedono vestita cosi per strada pensano che tu sia una drogata. La gente: un po' troppo razzista, parlano sempre male, alcune non tutte. Non mi piace la gente che ci abita. Certa gente, i cosiddetti attaccabrighe. 27


I ragazzi sbruffoni. Un po’ troppi bulli in giro. Thiene è pericolosa a volte. Sicurezza Conversando con i giovani di Thiene è emerso fortemente il tema della sicurezza, in maniera molte volte contraddittoria. Da un lato 6 giovani apprezzano il fatto che la città è sorvegliata e richiedono più attenzione per i fatti di risse e bullismo che, raccontano, succedono troppo spesso. Dall’altro in 17 percepiscono la presenza delle forze dell'ordine come una cosa eccessiva: ci sono troppi controlli della polizia, le multe vengono ritenute esagerate per fatti leggeri, i giovani si sentono molto controllati e sono costretti a rispondere a domande solo perché stanno fermi in un posto. Qualcuno afferma che le forze dell’ordine “quando servono non ci sono” e che vanno a controllare i posti sbagliati. Sicurezza: aspetti positivi È protetta come cittadina e anche carina. Sicurezza è molto sorvegliata. Le cose che decide il comune sono molto apprezzabili ad esempio mettere i vigili di quartiere e ci sentiamo più sicuri anche noi. Ad esempio vicino a casa mia che ci sono i campi si trovano siringhe e cosi si chiamano i vigili e loro arrivano lì subito.

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Sicurezza: aspetti negativi Troppa severità dei vigili, c'è meno libertà rispetto alle altre città come Schio. Un altro aspetto negativo è troppa polizia in giro. Troppi controlli, è inutile mettere tanti carabinieri. Troppa gente inutile, uno sperpero di soldi che potrebbero usati in altre maniere. I ‘pulotti’ rompono, fanno troppi controlli, danno multe inutili. Ti fermano perchè hai le braghe basse. Prima di tutto vedo che non ci sono proprio posti per i giovani per incontrarsi. Infatti al sabato non ci sono giovani per la città, girano dove c'è qualcosa da fare, qua a Thiene non li vedi e, se ci sono, sono fermi lì in qualche posto e poi c'è sempre qualcuno che rompe le scatole che chiama la polizia, che ti dice "tu sporchi" o che ti dice "tu non devi stare qua".

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foto Abramo Tognato


Gli ‘sbirri’ rompono tanto, quando siamo nei parchi ti vengono a chiedere i nomi, fanno domande, se ci vedono in gruppo pensano subito male. Troppi vigili in giro, poca libertà per i motorini. Siamo troppo controllati. I vigili sono dove non dovrebbero essere. Girano troppo dove non ce n'è bisogno. Risse ne succedono tante. Ci sono ventimila abitanti e duemila ‘sbirri’. Troppi ‘pulotti’ , cattivi, troppi e qualsiasi cosa fai ti guardano male. Troppo seguita dalla polizia, troppo controllata, troppi ‘sbirri’ che girano, che controllano ogni giorno, che fanno domande.

foto Abramo Tognato

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DIFFICOLTÀ Abbiamo voluto approfondire quali sono le difficoltà vissute e percepite dai giovani cittadini di Thiene. Analizzando le risposte ottenute alla domanda “Quali sono le difficoltà maggiori per un giovane nella tua città?”, il tema che ricorre più volte (in 15 interviste su 61) è sicuramente quello del lavoro: i giovani intervistati vedono poche opportunità per loro e si aspettano notevoli difficoltà nel trovare un impiego. In secondo luogo è emerso il tema del bullismo. Molti ragazzi hanno assistito a scene di bullismo, minacce e risse. Alcuni sostengono di sentirsi insicuri a passeggiare in certe zone, in quanto ci sono compagnie che cercano sempre un motivo per “tacar rogne”. Un’altra difficoltà sentita dagli intervistati è l’impegno scolastico, i cambiamenti introdotti con la riforma Gelmini e l’obbligo di studiare fino ai 16 anni. Vengono poi vissuti come difficoltà i pregiudizi e la mentalità dei giovani che si basano troppo sull’apparenza, su come ci si veste. È emerso il problema dell’uso di sostanze, del giro di spaccio che alcuni ritengono diffuso e della possibilità e del rischio per tutti di “finire in giri sbagliati”. Qualcuno afferma che bisognerebbe dare un “sostegno” ai giovani. Alcuni si lamentano che ci sono poche iniziative e che la voce dei giovani non viene ascoltata sufficientemente. Altri ci hanno parlato dei problemi di integrazione tra i giovani di diverse estrazioni sociali o gruppi di appartenenza e una maggiore difficoltà di inserimento per gli immigrati rispetto al passato. Il lavoro Bisogna fare salti mortali per avere un lavoro, almeno decente. Poche opportunità per sfondare in ogni ambito. 31


Prima di tutto c’è la difficoltà di trovar lavoro.


Qui? Non hai tanti sbocchi, finita scuola, il 90% delle volte devi andare via. Trovare un lavoro non è semplice, anche per portare in giro le pizze non è facile. Il lavoro, forse un giorno non troveremo tanto lavoro, non ci sono tante cose da fare che vanno bene per i giovani. Non trovare lavoro, non avere la possibilità di avere un lavoro che possa fruttare molto; non si crede nei giovani, bisogna avere un minimo di curriculum, bisogna avere esperienza, ma come fai ad avere esperienza se non ti lasciano farla? In questo momento trovare un lavoro, non è tanto facile, vai nelle agenzie e ti dicono “ti chiamiamo, ti chiamiamo”, ma niente. Il bullismo Qua cercano di attaccare rogna anche per le mutande che hai addosso, per come sei vestito. È una roba assurda. Ci sono compagnie brutte che fanno danni in giro. La libertà di uscire in centro e passeggiare spensierato: tu giri in centro e c'è gente che ti minaccia o che ti picchia. Succede con gente della mia età o anche più piccoli. Arrivano lì in 10, sembra il 68. Alla sera se sei una ragazza non c'è abbastanza controllo, se torni alle dieci è abbastanza pericoloso. Quelli della nostra età o anche più piccoli che vanno in giro a minacciare gente. 33


Ci sono degli stranieri che se li guardi 2 secondi vengono lì e ti pestano. A un mio amico è successo. Soprattutto in zona bosco. Se vieni da fuori dipende dalle compagnie che trovi in giro. Ce ne sono di buone e altre sono tutti ‘teppistelli’. Ci sono molti attaccabrighe, ci é successo spesso di assistere a risse. La scuola Andare a scuola troppe ore, e poi dovrebbero cambiare la Gelmini. Lo studio, con le nuove leggi della Gelmini che anche se hai una materia sotto vieni bocciato. Troppe ore scolastiche. È difficile impegnarsi a studiare, andare bene a scuola. Farei una legge per non aspettare per forza i 16 anni per andare a lavorare. Cioè se uno, finite le medie, vuole dare lavorare dovrebbe potere. Per l'orientamento: le scuole che ci sono qua non permettono di andare a conoscere le scuole di altri paesi. La scuola, ci sono tante compagnie che non pensano alla scuola ma pensano a divertirsi. I giudizi sull’apparenza / i pregiudizi A Thiene ci sono pregiudizi. Si giudica anche solo per come si è vestiti. Sono i giovani che giudicano. A Thiene la gente si basa tanto su come si veste la gente. La mentalità. 34


Sostanze Ho sentito delle storie soprattutto al Parco del Donatore. Dicono che girano determinate cose. Sono giri sbagliati che coinvolgono di tutto. Anche le medie. Fuori dalla scuola ad esempio. Tutti i ragazzi hanno la possibilità di finire in giri sbagliati. Le nuove generazioni dovrebbero avere un sostegno, una direzione da seguire. Penso che se una città vuole avere una comunità giovane con una strada dovrebbe darle qualcosa da seguire. Cercherei di tutelarli di più. C'è certa gente che è meglio che stia al suo paese. C'è tanto giro di spaccio. Sapersi orientare: alcuni giovani fanno amicizia con i grandi che li spingono a fumare e ubriacarsi. C’è gente che non è ben guardata, che non si comporta bene, è anche brutto vederla in giro cosi, come gente che si droga, non è bello avere la città piena di gente che usa queste sostanze. Gira troppa droga. Poche iniziative per i giovani Trovare qualcos'altro al di fuori del bar, non c'è altro. Poche iniziative del Comune per i giovani. Oppure quando ci sono, rompono. Ad esempio quando hanno fatto l'assemblea di tutti gli istituti al campo di calcio, hanno rotto per dar il campo di calcio e dopo l'hanno restituito com'era ma poi si sono lamentati. Non c'è divertimento secondo me, c'è noia e basta. 35


Trovare da divertirsi. Passare il tempo, difficoltà? Non saranno mica difficoltà?! Ci sono pochi spunti di svago. Non sei sicuro di andare là e trovare divertimento. Si potrebbe fare di più per noi giovani, a meno che non vai all'acr. La difficoltà è trovare qualcos'altro da fare al di là della scuola o dello sport. Se mi regalassero una bici sarei più tranquillo. Sentirsi poco ascoltati Non viene ascoltato, non può dire la sua, viene ascoltato solo chi è potente e ha i soldi. È un posto tanto, tanto controllato. Non puoi mai fare niente, non puoi mai sfogarti. Anche il sindaco non ci sostiene tanto, la nostra parola non vale tanto come quella degli adulti, a volte i giovani possono dare consigli utili. L’integrazione Integrarsi? No, non è un problema, adesso forse si stanno complicando un po' le cose, un po' di tempo fa bastava un anno ed eri integrato, ma non ho ancora sentito di difficoltà. Quando uno non ha un gruppo dove trovarsi, magari è da solo e non fa un cazzo. L’integrazione tra gli altri giovani. Thiene è vissuta da molti tipi diversi di giovani: il ricco, il benestante, il bullo, quello che vive 36


normalmente, c'è troppa differenza tra un ragazzo e l'altro e allora si formano i vari gruppi e i bar di riferimento per ciascun gruppo. Ăˆ difficile l‘inserimento degli immigrati sulla popolazione, sulla vita.

foto Luca Leonardi

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foto Marco Greselin


PROPOSTE Abbiamo infine voluto indagare gli aspetti più propositivi dei giovani di Thiene ponendo le seguenti domande “Immagina di esser diventato il sindaco di Thiene. Cosa faresti per i giovani?” e “Cosa vorresti organizzare o proporre per la tua città?”. In linea con quanto abbiamo già scritto sul capitolo riguardante i luoghi e in particolare la mancanza di spazi alternativi ai bar dove incontrarsi, molti giovani hanno proposto l’apertura di centri dove trovarsi, fare e ascoltare musica, dedicarsi allo sport e ad altre attività e inoltre il rimodernamento delle strutture sportive già esistenti. Sono anche arrivate varie proposte riguardo le iniziative per i giovani e non solo: incontri informativi, corsi e opportunità per i giovani riguardo il lavoro, la politica e l’attualità, concerti, feste a tema, attività di volontariato, lavori in gruppo e viaggi. Da rilevare che sia per gli spazi che per le iniziative, le proposte degli intervistati hanno sottolineato l’importanza dell’aspetto relazionale, la possibilità di conoscere persone nuove e di confrontarsi anche su un tema specifico. Un buon numero di intervistati propone un maggior dialogo tra l’Amministrazione e i giovani, specificando che bisogna trovare un modo di comunicare più vicino a loro, che si deve “andare in giro” a parlare con i giovani, a raccoglierne i bisogni e i suggerimenti valorizzandone la creatività. Ma prima di tutto bisogna volerli ascoltare. Altre proposte che riportiamo di seguito sono in linea con le difficoltà e i pensieri già espressi nei capitoli precedenti: migliorare le scuole e aiutare i giovani a trovare lavoro. Infine ritorna il tema della sicurezza, con alcuni che chiederebbero più controlli la sera a causa delle risse e altri che ne vorrebbero meno perché si sentono “assaliti” e discriminati per i controlli troppo insistenti quando “non stanno facendo nulla di male”.

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Spazi Metterei a posto le strutture e gli spazi frequentati dai giovani: scuole, parchi, stazioni, luoghi sportivi. Aprirei spazi gratuiti di ritrovo oltre le parrocchie. Aprire un luogo nuovo diverso, da trovarsi, dove si faccia musica e che non si facciano ristrettezze per orari casino. Farei parchi più belli e non spenderei soldi per costruire e poi distruggere. Costruirei dei parchi e quando si rompono li metterei a posto, li terrei a lungo aperti anche fino alle 23.00, 23.30 se no si va sotto i portici ma la si fa casino. Farei più locali dove trovarsi la sera, come pub e discoteche ma solo per gli adolescenti, cosi al posto di andare in giro in brutti posti i genitori saprebbero che sei in un posto sicuro. Uno skate park. Volevamo un campo, delle porte, invece di spendere soldi per le sigarette perché non comprare due porte? Sarebbe bello uno stanzone con dei divanetti, un piano per un dj, un piano bar e noi saremmo contenti, creare più momenti per fare serate a tema, ad esempio, oltre l'apertura dei negozi, mettendo dei tendoni con qualcosa per fare divertire i giovani. Un luogo dove si può far festa la sera, di sabato, tipo una discoteca qua a Thiene che chiuda verso l'una, le due per i giovani; un ritrovo di amici in giro. 40


Aprirei molti spazi di divertimento per giovani dove far feste. Anche i posti per gli stranieri dove una volta facevano le feste, perché nella nostra cultura c'è molto divertimento. Creare più spazi per i giovani. Qui a Thiene secondo me c'è solo lo Yourban. Il campo di calcio in via dei Quartieri è lasciato lì non si sa a far cosa. Potevano fare una bella area concerti, ma non solo concerti. Lo skate park in sede. Fare dei punti d'incontro per quelli della nostra età dove non ci siano solamente feste, ma anche modi alternativi per stare insieme, magari un concerto per trovarsi e organizzarsi: è anche un modo nuovo per conoscersi. Darei uno spazio libero ai giovani in modo da organizzare concerti con gruppi locali e mettere un specie di bar vicino in modo che i giovani possano passare lì il tempo. Iniziative Organizzerei incontri informativi, corsi e opportunità per i giovani riguardo il lavoro, la politica, cosa succede nel mondo. Fare più attività alla sera anche non solo per i ragazzi ma anche per gli adulti. E poi feste. Il quartiere Cappuccini mi sembra un po' isolato dalle altre parti. Organizzazione di feste, concerti visto che abbiamo Villa Fabris. Alla nostra età piace tanto la musica e li si potrebbero fare tante cose. 41


Fare più cose per intrattenere: mettere dei gruppi che suonano delle sere, chiamare gente ballare. Feste, gruppi che suonano, negozi aperti. Si potrebbero organizzare delle iniziative nel Parco del Donatore. Più feste con un tema dove si può divertirsi e imparare qualcosa. Più feste tipo il buon rientro in modo che la gente s'incontri, si conosca meglio in modo da evitare anche i casini. Organizzerei viaggi per i giovani, anche all’estero. Fare più attività per andare dagli anziani, coinvolgerli anche con altre attività, volontariato, concerti, cose diverse. Ci sono i momenti per far festa. Ma ci sono i giorni in cui si deve lavorare, facendo insieme. Ci si può divertire anche lavorando insieme. Dialogo / ascolto Al primo posto i giovani perché sono il futuro. Lasciare più creatività ai giovani, migliorare il rapporto e dialogo tra sindaco e giovani. Non c'è valorizzazione della gioventù. Aprirei tanto il dialogo tra il sindaco e i giovani, con discussioni, proporre idee nuove e ascoltarli di più. Creare occasioni di incontro tra i giovani ma non per star seduto. Occasioni di dialogo vero, fare robe concrete, servirebbe voler ascoltare. 42


Andrei a chiedere ai giovani cosa vogliono e cercherei di soddisfarli. Più iniziative musicali, concerti. Dar voce ai giovani e ascoltando proposte nuove. Troverei un modo di comunicare più vicino ai giovani, sentire le opinioni dei giovani. Andrei in giro, chiederei ai giovani certi suggerimenti, certi locali li terrei più aperti. Scuole A chi se lo merita e non ha la possibilità, dare dei sussidi ogni tanto. Come ad esempio il progetto Leonardo. Mettere a posto la scuola. Cercherei di accelerare i tempi della costruzione delle scuole nuove perché i licei servono e sono anche pericolosi. Allo scientifico è un devasto perché ci sono di quelle classi che non stanno in piedi. Dobbiamo entrarci noi, non i nostri pronipoti. Rendere universitaria Thiene. Creare un qualcosa per gli studenti, in modo che più giovani vengano verso Thiene. Lavoro Più lavoro per i giovani. Aiutarli, sia stranieri che italiani, a trovare lavoro. Posti per i giovani, posti per lavoro. Prima di tutti loro, solo loro... ma siamo noi il futuro! 43


Sicurezza Meno vigili perché andar via con i motorini è un disastro. Un po' troppa sicurezza, sono tanto pignoli i vigili. Più sicurezza in centro ci sono risse la sera. Tirerei via un po' di leggi rompiscatole come quella che non si può portare in doppio in bici e in scooter. Cosa servono le bmx che son fatte per quello? Abolirei certe leggi: se un gruppo di giovani si raduna o fa chiasso, dopo due minuti ti trovi una pattuglia di polizia che ti chiedono cosa fate e dopo due minuti tirano fuori discorsi che non hanno niente a che fare con noi.. non sanno che non siamo tutti uguali, tutti i giovani non usano sostanze. Più controlli tra i giovani, succedono tante robe qua, ma non vengono fuori. Un po' più controlli da parte di forze di polizia. Anche il fatto della polizia, non serve mettere tutta questa polizia che controlla, è sempre pronta lì ad assalirti. Altre proposte Mi piacerebbe che la domenica una volta al mese non ci fossero le macchine e tutte le strade fossero chiuse da un'ora a un'ora, sarebbe bellissimo. Metterei a posto le strade. 44


Fare più zone verdi. Diminuirei lo stipendio degli assessori. Tirerei via un'altra legge, quella dello sputo: a mio zio hanno dato una multa da 100 euro perché gli era entrato un animaletto in bocca! Dovresti chiederlo a uno di 14 anni probabilmente, non a me. Mi sento in un'altra fascia d'età. Io ho bisogno della mia busta paga, dei miei negozi aperti, delle tose, degli amici, non ho bisogno del sindaco. Mi è dispiaciuto tanto che hanno spostato le giostre distanti. Togliere le barriere architettoniche. Farei più parchi, aiutare le genti povere. Aiutare la gente che non hanno lavoro, non hanno genitori; più sostegno per le persone che non hanno una casa, non hanno un lavoro. Io legalizzerei la marijuana. È il fatto di far capire alle persone che intanto c'è una cultura intorno quel tema lì. Se è legale l'alcool e le sigarette che fanno male non vedo perché non legalizzare la marja che è una cosa che fa star tranquilli ed è naturale. Patente a punti la tirerei via. Legalizzazione droghe leggere. Io metterei a posto le strade perché io vado in giro in motorino, ci sono molte buche.

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CONCLUSIONI Dopo aver osservato i giovani di Thiene e aver ascoltato la voce degli intervistati, sono emerse alcune considerazioni che suggeriscono di prestare maggiore attenzione a certi temi e soprattutto a certi bisogni nel pensare le politiche giovanili del territorio di Thiene. Il primo bisogno esplicitato dai giovani con una certa chiarezza è quello della socialità, su due livelli: un primo livello è quello della necessità di relazionarsi, del mettersi insieme, magari con foto Luca Leonardi iniziative che permettano di conoscere altri coetanei e non; un secondo livello è quello dell’esigenza di trovare degli spazi da socializzare, dove “stare”, relazionarsi, sfogarsi, confrontarsi, condividere esperienze e coltivare i propri interessi senza l’obbligo di consumare come al bar. Queste prime due considerazioni non sono di sicuro una novità per chi lavora con i giovani nel campo dell'animazione: il desiderio di stare insieme, di fare festa, di divertirsi, di condividere del tempo è uno degli aspetti che ci caratterizza per tutta la vita e che in particolare nel periodo adolescenziale ci permette di maturare e crescere attraverso il confronto con il gruppo dei pari. È interessante però sottolineare il desiderio frequente da parte degli intervistati di cercare uno spazio loro, che non sia quello del bar, il “solito” bar, dove uno è consumatore e basta, ma di volere una sorta di “contenitore” dove il gruppo può giocare un ruolo attivo, può “abitare” lo spazio mettendo in gioco le proprie idee, facendosi stimolare, oppure semplicemente non sentendosi obbligato a ordinare un bicchiere. A margine di questo 46


primo aspetto una nota: alcuni anni fa un ricercatore di Milano facendo un lavoro molto simile al nostro ebbe una risposta di questo tipo: “A Milano non c'è niente da fare!”. Di Milano si possono dire molte cose, ma che non ci sia niente da fare è dura! Forse il giovane medio è coerente con il suo ruolo, deve cioè criticare, gli riesce più facile dire ciò che manca o non si vede, forse “recitando” la sua parte. Ricordiamoci quindi che il tema degli spazi non può trovare risposta solo nell'aprirne di nuovi, ma anche attraverso un percorso, rivolto ai giovani, di consapevolezza degli spazi già esistenti ma che non sono conosciuti e di un miglioramento della gestione di quelli che già ci sono per poter coinvolgere attivamente i ragazzi. Ascoltando le descrizioni della propria città da parte degli intervistati, ci siamo trovati davanti ad apprezzamenti per quanto riguarda il centro storico, le dimensioni e la “tranquillità” di Thiene, ma anche a forti critiche e insoddisfazioni dovute alla sensazione che il mondo giovanile venga trascurato per quanto concerne iniziative, coinvolgimento, ascolto, possibilità. L’impressione che noi operatori abbiamo avuto conversando con tanti giovani di Thiene è che questa negatività non sia solo dettata dal dover recitare la parte di chi critica. Abbiamo percepito un malessere, un disagio diffuso le cui cause possono essere molteplici e complesse. Può essere effettiva noia, mancanza di opportunità di mettersi in gioco e di esprimersi: la città è stata da alcuni definita triste, noiosa, senza svolta per i giovani, desolata e vuota. D'altra parte può essere l’insicurezza generale che si respira in tutte le fasce d'età e che in particolare in età adolescenziale si acutizza, soprattutto se un giovane pensa al proprio futuro lavorativo fatto di incertezza e precarietà, che appaiono come le maggiori difficoltà da affrontare. Se un adolescente vede il futuro come una minaccia e l'inserimento nel mondo del lavoro (e quindi nel mondo adulto) come improbabile, noi, adulti, politici, operatori e genitori, abbiamo la nostra quota di responsabilità.

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Un altro aspetto che abbiamo registrato è una preoccupazione per la sicurezza personale causata dal ripetersi di atti intimidatori e aggressivi, verbali o fisici. Molti ragazzi (17 su 61 intervistati) ci hanno riferito di aver assistito a scene di bullismo, minacce e risse. Alcuni, sentendosi insicuri a passeggiare in certe zone, richiedono maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine. Probabilmente però il problema bullismo non si può risolvere solamente con un maggior numero di controlli da parte delle forze di polizia ma promuovendo anche percorsi di educazione e di costruzione di un ben­essere diffuso dal punto di vista sociale e non solo economico. Una maggiore attenzione ai bisogni dei giovani e uno sforzo nell’avvicinarsi a loro, accompagnandoli in esperienze di crescita dal punto di vista sia personale che come cittadini, contribuirebbe a prevenire e contenere alcune situazioni di disagio nel vivere la propria città. Uno dei punti più controversi che spicca dalle interviste riguarda la sicurezza: se, come abbiamo visto, da un lato viene apprezzata la sorveglianza e viene richiesta maggiore attenzione per i fatti di risse e bullismo, dall’altro viene percepita come soffocante. Dalle domande “cosa non ti piace della tua città” e “descrivi Thiene con tre aggettivi”, 17 intervistati hanno affermato che c’è un’eccessiva presenza della polizia, che alcune multe per fatti leggeri sono esagerate e che loro si sentono molto controllati, con poca libertà di stare in gruppo in luoghi pubblici dove vengono spesso “assaliti” da troppe domande e controlli. Una severità, percepita come eccessiva dagli intervistati, che li porta a sentirsi trattati come “differenti”, forse perché in grossa contraddizione con il fatto che una parte del contesto adulto non sta educando alla legalità: qualcuno può pensare che il rispetto delle regole valga solo per il ragazzino col motorino truccato e non per chi commette reati più gravi. E questo può fare rabbia. Infine un altro punto critico sottolineato da alcuni giovani sta nella mentalità della gente, definita chiusa, “chiacchierona” e diffidente, con pregiudizi sul modo di vestire, sui giovani che si ritrovano in 48


gruppo e sugli stranieri. È emerso anche il tema delle sostanze ma spesso con parole rimaste sullo sfondo, dette per rinforzare un discorso riguardo a “giri” sbagliati o luoghi ritenuti pericolosi. Forse questo ambito è stato volutamente sfiorato dai giovani per non addentrarsi in argomenti troppo delicati che possono riguardare loro stessi o persone a loro vicine. L’uso e la diffusione di sostanze, e il tema delle dipendenze in generale, meriterebbero una ricerca e un lavoro ad hoc. Non intendendo limitarci alla fotografia dei bisogni e delle criticità, vogliamo sottolineare come le proposte che i giovani hanno lanciato dimostrino per alcuni il desiderio di darsi da fare, per altri la consapevolezza delle risorse e delle mancanze reali che ha la città e per molti l’importanza riconosciuta a temi quali l’ambiente, il rispetto delle persone, il dialogo con l’Amministrazione Comunale, la libertà, i diritti, in particolare per quanto riguarda la scuola e il lavoro. Voce ai giovani Da addetti ai lavori abbiamo una certa riserva a parlare ancora di partecipazione. Se guardiamo l'enorme mole di letteratura in materia, i programmi europei, nazionali e regionali, le linee guida delle politiche giovanili, le finalità di quasi tutti i progetti in favore dei giovani, le consulte e gli organismi di rappresentanza, i Progetti Giovani, insomma il lavoro delle politiche giovanili dal Duemila a oggi, si parla sempre di partecipazione. Ma come spesso succede quando si abusa di una parola, si rischia di perderne il significato primario. Per questo non vogliamo parlare ancora di partecipazione: abbiamo bisogno di cambiare le parole, trovarne di nuove per farci stimolare e provocare, suscitando azioni che sappiano tessere novità. Era il 2003 quando un gruppo di 4 giovani provenienti da esperienze molto diverse tra di loro si incontrarono con l’obiettivo di sostenere le 49


nuove generazioni nell'espressione dei loro interessi, in particolare la musica. Dall’ascolto dei bisogni dei giovani prese forma il primo progetto di Stabile Infermenti, finanziato dalla L.R. 29/88 e intitolato “Do, Re, Mi e...ti?”, che aveva come scopo la costruzione di sale prove musicali in 6 Comuni dell'Alto Vicentino tra cui Thiene. Dopo sette anni di assenza tornare a Thiene e chiedere ai ragazzi cosa pensano della loro città ci è sembrata un’azione necessaria. Perché era davvero da troppo tempo che nessuno in città fermava un giovane per strada per chiedere: “ma tu cosa ne pensi della tua città, quali proposte hai?”. Se pensiamo ai volti del centinaio di ragazze e ragazzi incontrati siamo convinti di aver colto nel segno: abbiamo cioè praticato un'azione di avvicinamento e conoscenza, abbiamo fatto domande, provocato pensieri, raccolto proposte. In buona sostanza abbiamo prestato tempo e ascolto, abbiamo passato di mano un piccolo megafono che, con tutti i limiti e le difficoltà di questo lavoro, intendiamo usare per amplificare la voce dei giovani e farla arrivare all'orecchio di chi amministra la città. È un'azione politica, ne siamo consapevoli: quando politica significa cogliere le esigenze, le domande mute, i bisogni e trasformarli in proposte, per attivare percorsi di cambiamento e crescita della comunità. È il primo passo di quello che noi intendiamo per partecipazione. È vita reale oltretutto: lontana dalla virtualità che attraverso i social network sta trasformando la democrazia di internet in gossip; lontana dalla tv o dai giornali dove esporre la propria idea è secondario all'apparire o allo scandalizzare; lontana dalle forme “canoniche” della politica che da una parte viene percepita sempre più distante dai cittadini e dall'altra, con le sue scelte, sta trasformando il modo di vivere di molti. Questo progetto è un'occasione. I giovani hanno detto la loro e noi animatori di strada li abbiamo sostenuti. Quando una voce arriva all'orecchio non è più questione di partecipazione, ma di responsabilità e di scelte.

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NOTE

1. Ferrarotti F. Macioti M.I., Periferie. Da problema a risorsa, Sandro Teti Editore, Roma 2009.

2. G. Della Pergola, Il declino della città. Saggi di sociologia urbana, Liguori, Napoli, 1994. 3. P. L. Cervellati, “Sconfitti sulle periferie”, in V. Emiliani, V. Raponi, P. Vizzini, Il declino della città. Quaderni del Circolo Rosselli, Giunti, Roma, 1996, n. 3.

Open Door è un progetto del CNCA Veneto finanziato dalla Regione Veneto Assessorato ai Servizi Sociali

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