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lo Spallino Finalmente! Anno 2 - Numero 11 - COPIA GRATUITA

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L’EDITORIALE

di Enrico Testa

Volare... rasoterra aspettando il mercato Lo dico per i più positivi. Non guardate quanto è distante la zona playoff. Non fatelo. Almeno per adesso. Continuate a ragionare domenica per domenica, giornata dopo giornata, partita dopo partita. E volate bassi. Meglio: rasi al suolo. Fate come predicava l’Arrigo Nazionale: “umiltè”. E se lo scrivo io, principe degli ottimisti malgrado tutto, potete fidarvi. Il successo, e più che altro l’ottima prestazione di domenica scorsa, sono soltanto, o devono essere, la base di (ri)partenza. Ricominciamo da qui, dalla prima vittoria di Notaristefano, dalle due ultime partite senza subire gol, da questo modulo che lo stesso tecnico ha considerato definitivo in tempi non sospetti. La Spal di oggi, sul piano della sostanza e della difesa, assomiglia a quella che aveva fatto sognare un anno fa. Manca ancora la cosa principale, però, che si chiama continuità. Ecco, queste due partite consecutive in casa diranno qualcosa di più anche da questo punto di vista. Diranno, per esempio, se nel nuovo corso è compreso anche l’addio al tabù Paolo Mazza. E, più che altro, diranno se ci si può tirare fuori in fretta dalle sabbie mobili che porteranno ai playout. Tutto il resto, ora, è noia o sogni mostruosamente proibiti quindi da rinviare più avanti. Ammetto e recito il mea culpa. Un minuto dopo l’esultanza di Terni stavo per cominciare a compilare la solita, illusoria tabella di marcia. Ma mi sono fermato subito e mi sono

insultato da solo. Guai a guardare così avanti nonostante, all’inizio di stagione, fossero decisamente diverse le aspettative. Ma questa è un’altra storia e, vedremo alla fine, se anche un’altra Spal. Personalmente credo di no ma, si sa, non sto dalla parte dei gufi nemmeno quando la classifica condanna inequivocabilmente il mio pensiero, figuriamoci adesso. Piuttosto, per una volta non sono d’accordo con le dichiarazioni societarie del dopo Terni alla voce mercato. Capisco bene che l’euforia fa dire cose forti – io, per esempio, ho urlato a squarciagola: “Cipriani in Nazionale” – ma è sbagliato pensare che adesso persino un paio di rinforzi siano inutili o, peggio, assurdi. Errore. I rinforzi servono, eccome. Magari pochi, magari senza fare gli errori di un calciomercato di riparazione fa ma servono. Notaristefano sarebbe contentissimo di avere un sinistro basso, un centrocampista centrale di qualità e una mezzapunta-esterno. Sottoscrivo tutto anche se il probabile ritorno di Meloni mi fa stare più sereno. Sul regista e su un po’ di qualità in più in mezzo al campo, invece, ha ragione il tecnico. Questa è la scommessa vera. Migliorare la Spal. Abbastanza per poter affermare che tutto quello che ho scritto finora sono puttanate clamorose. Ecco come contraddirsi volentieri in due righe. Con i rinforzi che servono, e soltanto con loro, almeno io guardo avanti, tal dig che guardo avanti. Forza! et

Sommario 2 L’editoriale di Enrico Testa 3 L’intervento di Daniele Vecchi 4 Fuoricampo Lazzarini’s cut di Daniela Modonesi 8 Le immagini Spal-Ravenna 9 Le immagini Ternana-Spal 10 L’intervista Giuseppe Meloni di Alessandro Orlandin 12 L’iniziativa a cura della Redazione 13 Il vivaio a cura della Redazione 14 La storia siamo noi Ottavio Bugatti di Piero Capogrosso 16 Il personaggio di Nicola “Delez” De Leonardis 18 Casa Centi di Sergio Ravani 20 L’avversario La Cavese di Diego Stocchi Carnevali 22 Il prossimo avversario Il Taranto di Diego Stocchi Carnevali 24 Qui Paolo Mazza Spal-Cavese

lo Spallino Iscrizione al Trib. di Ferrara n. 1/2009 del 19/01/2009 Editore: Roberto Labardi Direttore: Enrico Testa

Grafica e Stampa: Tipografia Altedo srl

Collaboratori: Alessandro Orlandin, Andrea Tebaldi, Annalisa Fenzi, Augusto Bolognesi, Daniela Modonesi, Diego Stocchi Carnevali, Eleonora Manfredini, Federico Pansini, Giorgio Achilli, Luigi Telloli, Marcello Maranini, Natale Patria, Sergio Gessi, Sergio Pesci, Sergio Ravani, Stefania Andreotti, Beatrice Bergamini, Nicola “Delez” De Leonardis, Piero Capogrosso Direttore Responsabile: Gianpietro Testa Fotografie: Agenzia Business Press La collaborazione a questo periodo è da considerarsi del tutto gratuita quindi non retribuita. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di tutto il materiale contenuto.


Daniele Vecchi

Pensieri biancazzurri tra trasferte e ricordi

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di Natale Patria

Catanzaro, 24 gennaio 1965 SERIE B

mente e repressivamente vietata ai tifosi ferraresi. Lavorando per una multinazionale dei media mi ritrovo a fare, oltre che il giornalista per Euroleague TV (parte di questa multinazionale), mia vera mansione e passione, anche vari “ciappini” redazionali, dalle news per Gazzetta.it allo sci freestyle, fino ad arrivare recentemente agli highlights della serie B. La prima partita che la redazione mi assegna è, ovviamente, Padova-Vicenza. Che schifo. I miei pensieri ritornano inevitabilmente allo stadio Appiani di Padova quel 16 maggio ‘93, dove alcuni tifosi spallini visibilmente alterati dall’andamento della partita e della stagione sgretolano e lanciano pezzi di asfalto verso i tifosi padovani, amarezza, scoramento, delusione, incontenibile rabbia per quel 2-3 maturato negli ultimi minuti di partita, dopo che la Spal è stata lungamente e meritatamente in vantaggio, vedendosi sfuggire punti fondamentali per la corsa alla salvezza, sensazioni e sentimenti sapientemente e fedelmente raccontati nel romanzo di Enrico Astolfi “Palude”, edito da Carmelina Edizioni. Emozioni vissute in Curva Ovest, dove ho trovato anche l’amore della mia vita, emozioni vissute assieme ad amici, di qualsiasi natura e di qualsiasi estrazione sociale e politica, il pallone nel sette, ta ta tatata tatatata DAL PRA’, rulla rallo rulla rallo eh! eh!, lo striscione per Paolo Lombardo dopo il suo esonero, a Trieste IN CAMPO il 12 aprile 1992, in Curva Est mentre la Ovest veniva ricostruita, nei quarti di finale di Coppa Italia 1981 nella vittoria 1-0 sul Torino, la scritta “Rubio Cesso” rimasta per anni su un cassonetto della spazzatura nei pressi dello stadio, miliardi di luoghi vissuti fino in fondo assieme a centinaia di amici alcuni dei quali ci hanno lasciato per sempre, sempre e comunque con la Spal e per la Spal. * Daniele Vecchi è quello che si dice un personaggio. A parte il giornalismo per American superbasket, Venerdì di Repubblica, Bounce magazine (giornale americano di basket), Euroleague tv e Infront sports, Daniele è il chitarrista dei mitici Strike e anche scrittore (nove libri all’attivo, molti di basket e due per la Carmelina: “Colonnine”, thriller ambientato nella periferia di Ferrara e Milano, e “NYC vibrazioni”, libro fotografico su New York. La foto l’abbiamo invece scelta perché Frangia era il suo gruppo di tifosi, da sempre legato alla vecchia guardia e ai ragazzi della mutua.

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di Daniele Vecchi*

Pensieri sparsi e sconnessi sull’essere spallino. “SOLO SPAL”, a Ferrara c’è solo la Spal, il resto dello sport ferrarese è distrazione, dicono alcuni amici. Partono i ricordi, eccoli che arrivano, il primo è esilerante. Il cappellino del perugino. Il perugino che arrivato assieme al suo cappellino sul nostro pullman in uno sperduto autogrill della Puglia, chiedeva al suo interlocutore ferrarese “non ho ancora capito se il cappellino gliel’ho regalato o me l’ha rubato”, mentre il sogghignante interlocutore ferrarese lo rassicurava “non ti preoccupare, GLIEL’HAI REGALATO”. Dormire disteso nel corridoio dello stesso pullman (assieme all’amico fraterno rosso di capelli) in mezzo ai detriti colati sulla sporca moquette della passerella dopo 1600 chilometri di viaggio, sentire sempre lo stesso amico fraterno dai capelli rossi dire, poco prima dei Mondiali 94 negli Stati Uniti, “i Mondiali? Min frega nient, Il calcio è finito il 19 giugno”, domenica maledetta domenica dello spareggio di Verona contro il Como, quella stessa Verona che siglò il veloce ritorno in serie C1 dopo la tribolata stagione di Serie B 92-93, quella stessa Verona recente-

L’INTERVENTO

CATANZARO-SPAL 0-0

CATANZARO: Provasi, Nardin, Bigagnoli, Mecozzi, Tonani, Maccacaro, Vanini, Marchioro, Zavaglio, Gasparini, Orlandi. SPAL: Bruschini, Olivieri, Pasetti, Reja, Balleri, Bozzao, Bagnoli, Massei, Muzzio, Frascoli, Crippa. Arbitro: Monti di Ancona La Spal comincia subito bene la stagione 1964-65 e a parte la sconfitta a Reggio Emilia alla seconda giornata di campionato dimostra di essere una temibile concorrente alla promozione per le altre aspiranti, cioè: Napoli, Brescia e Lecco. Durante il campionato si registrano alterne vicende e perfino un momento in cui i tifosi disperano di poter rivedere la propria squadra nella massima divisione, ma una vittoria a Bari per 1 a 0 gol di Massei e un’altra a Modena 2 a 0 reti di Crippa e Muzzio ridanno fiducia alla tifoseria spallina inoltre, occorre ricordarlo, nell’ultima partita di campionato, mentre la Spal viene sconfitta a Potenza 2 a 1 con reti di Carrera e Bercellino II° per il Potenza e Bagnoli per la Spal, i cugini del Modena con una caparbia difesa del risultato impediscono al Lecco di raggiungere i biancazzurri in classifica decretando automaticamente il ritorno della Spal in serie A in compagnia di Brescia e Napoli. L’impresa dei goleador Muzzio e Cavallito, rispettivamente con 13 e 7 reti, unitamente a tutto il resto della squadra guidata da capitan Massei, viene festeggiata dai tifosi ferraresi con grande euforia, al ritorno da Potenza il pullman con a bordo il presidente Mazza, gli allenatori G.B. Fabbri, Francesco Petagna e tutti i giocatori, gira tutto il pomeriggio per il centro cittadino, salutato entusiasticamente da migliaia di tifosi al colmo della gioia. Una nota di curiosità è il gol che in campionato il 2 maggio 1965 (Spal-Brescia 2 a 1) segna il giovanissimo Pezzato, destinato a diventare negli anni successivi uno dei giocatori più amati dai tifosi ferraresi.

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Più vite di un gatto, Alessandro Lazzarini da Viareggio Prima solo portiere, anche in serie A (vedi Pisa) Poi allenatore di portieri. Quindi, promotore finanziario Infine, per ora, di nuovo allenatore di portieri e tecnico in seconda. Alla Spal, per la precisione In mezzo una moglie, due figli, molti infortuni, qualche lacrima e un motto: “Desidera fortemente le cose o non arriveranno mai” di Daniela Modonesi

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Taglia e cuce, ma non fa il sarto. Costruisce profili e analizza schemi di comportamento, ma non si occupa di assassini seriali. È stato un enfant prodige, ma alla voce “meteore” il suo nome non c’è. Ha più cicatrici e placche al titanio di Rambo, ma ai tempi del Vietnam era impegnato al massimo con le pistole da sceriffo e i pugni rotanti di Mazinga. Prima era l’allievo e ora è il maestro, ma non è iscritto all’Ordine Jedi. Oddio, forse un po’ Jedi lo è, Alessandro Lazzarini. Che mette la “forza mentale” al primo posto, per un calciatore. Che si è sempre rialzato dopo ogni schianto, ogni fallimento societario, ogni menisco saltato. Che non può fare a meno del suo freddo Mac, ma si emoziona ancora quando ricorda Francesco. La sua guida, il suo Obi-Wan Kenobi, il suo papà. Ora sei allenatore in seconda e prepari i portieri, ma un tempo eri dall’altra parte della barricata… “Sì e sono sempre stato in porta. I primi calci al pallone li ho tirati da bambino: dopo la scuola, giocavo con gli amici all’oratorio e nei campetti vicino a casa. Quelle partitelle erano l’unico momento in cui mio fratello maggiore mi portasse volentieri con sé! Un po’ perché il portiere non voleva farlo nessuno, un po’ perché quel ruolo mi era congeniale”. Di quali ingredienti è fatto un buon portiere? “Deve essere un atleta e avere elasticità e potenza. Anche se l’aspetto decisivo non sono le qualità fisiche, ma la forza mentale. Chi sta in porta ha un profilo atipico: fai parte della squadra, ma la domenica sei solo. Sei l’ultimo baluardo e, se prendi un gol, ti trovi tutti contro. E poi è un ruolo un po’ ingrato dal punto di vista economico”.

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È pagato molto meno degli altri? “Beh, sì. A parte – s’intende – i casi limite tipo Buffon”. E dai campetti sotto casa come sei approdato al professionismo? “Mi presero nei Pulcini esordienti alla V2 Darsene 1949 di Viareggio, la mia città. Poi sono passato nelle giovanili del Pisa, dove ho seguito tutta la trafila dagli Allievi alla Primavera. Facevo il pendolare in pullman e ai compiti mi dedicavo di notte. A tredici anni ho fatto anche dei provini per Roma e Milan”. Un ragazzino ambizioso, insomma. “Nella mia famiglia, nessuno ha mai giocato a calcio, mentre io sono sempre stato convinto di essere nato per questo sport. Sin da piccolo, avevo solo il pallone per la testa. E per questo, purtroppo, ho trascurato un po’ la scuola e fatto piangere mia madre!”. I tuoi genitori avevano altri piani per te? “Volevano semplicemente il mio bene e non mi hanno mai fatto mancare il loro appoggio. Ma mia mamma era molto protettiva e così piangeva. Non era come molti genitori di oggi, che spingono i propri figli a buttarsi nel calcio a ogni costo”. E dopo il Pisa? “A diciannove anni, fui mandato per un anno in serie C, all’Alessandria, dove ho conosciuto Notaristefano. Quello è stato il mio primo allontanamento da casa e l’impatto iniziale è stato difficile. Il compagno con cui dividevo l’appartamento fu venduto dopo un paio di mesi e io mi ritrovai solo. Piangevo sempre disperato”. Pure tu! Un percorso lastricato di lacrime… “Sì (ride, ndr)! Dopo qualche mese, però, le

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cose sono cambiate. Stavo andando bene, ero il portiere meno battuto del campionato. E così, quella che era iniziata come un’esperienza traumatica si è trasformata in uno dei capitoli migliori della mia vita. Poi sono rientrato al Pisa, dove ho esordito in serie A a poco più di ventuno anni. E a ventidue mi sono sposato”. Hai bruciato le tappe. Mai un intoppo, una crisi? “Al contrario. La mia carriera è stata condizionata dagli infortuni. Molti pensano che un portiere si faccia meno male dei compagni, ma non è così. Ho ancora addosso una placca con quattro viti per l’ulna. L’intervento al tendine di Achille mi è costato un anno di stop. Mi sono giocato due menischi, ho subito un trauma cranico…”. Direi che può bastare! Peggio di un reduce di guerra… “Sì, ma mi sono sempre rialzato. Il primo, grosso, incidente l’ho avuto al Modena, in B, dove ero andato in prestito. E dopo la riabilitazione, ho faticato parecchio a riprendermi il posto. Poi arrivano le ricadute e i dolori continui a sentirli. Ma devo tenermi in esercizio, perché preparare i portieri richiede un certo impegno fisico”. Il tuo curriculum parla anche del fallimento di due società.

“Quello del Pisa, nel 1994, ha segnato il momento peggiore del mio percorso calcistico. Avevo appena firmato un contratto triennale con Romeo Anconetani, che voleva chiudere la propria gestione con il ritorno in serie A. Invece andò in rovina. Sono rimasto in B per sette mesi, passando al Como, ma non era più la stessa cosa. Nel 2008, invece, ho vissuto il fallimento della Lucchese, dove avevo consolidato una posizione di preparatore”. Dopo queste batoste, hai mai pensato di cambiare aria? “Oh sì”! Nel 2000, quando ancora giocavo, ho cominciato a pensare al mio futuro fuori dai campi. Ho dato l’esame da promotore finanziario e ho portato avanti questa attività in parallelo al calcio: la mattina facevo l’agente e il pomeriggio allenavo i portieri della Lucchese. Certo che, tra crollo delle borse e crisi dei mercati, ho scelto proprio l’anno giusto per fare il promotore! Comunque, quando Dolcetti mi ha telefonato per propormi di lavorare con lui alla Spal, ho fatto una scelta di vita diversa e sono tornato al calcio a tempo pieno”. E la tua famiglia, tua moglie? “Quando ho deciso di venire a Ferrara, sapevo che sarebbero rimasti a Viareggio: i miei figli –

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Marco, diciassette anni, e Chiara, undici – erano già grandi. Stare lontani non è facile, ma se vuoi fare carriera e raggiungere i tuoi obiettivi, non ci sono molte alternative. Ogni tanto, specie quando i risultati non arrivano, si fanno strada i dubbi, lo scoramento e ti chiedi se hai fatto bene. Ma non mi sono mai pentito della mia scelta. Talvolta anche mia moglie mi domanda se sarà sempre così”. E cosa le rispondi? “Che per ora la mia strada è questa. È chiaro che, se andassi alla Juventus o in Inghilterra, la mia famiglia me la porterei dietro. Diciamo che cerco di essere un marito e un padre presente, seppure a distanza. Uso tanto il telefono, Skype. Quando torno a casa, do una mano a Chiara per i compiti. A Marco no, perché fa lo Scientifico e di matematica e fisica io non ne capisco niente!”. Marco sta seguendo le tue orme? “Come tutti i bambini, lui...” Bambini?!? Ma ha diciassette anni! “I miei figli per me sono i miei “bimbi”. Marco gioca negli Allievi del Viareggio, ma non gli ho mai fatto pressioni. Anzi, lo volevano nella Lucchese, ma è giusto che sia lui a decidere cosa vuole fare. E poi, a scuola è molto più bravo di com’ero io alla sua età e non voglio che molli tutto”.

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non solo calcio A proposito di scuola, esiste un “metodo Lazzarini” di preparazione dei portieri? “Ho studiato qualche elemento di psicologia e ho imparato alcune piccole tecniche. Diciamo che cerco di creare un rapporto diverso da quello che i ragazzi hanno con l’allenatore”. “Diverso” in che senso? “I miei portieri mi danno del tu, mi chiamano “Ale”, non “mister”. Ma se li devo bastonare, lo faccio e loro mi rispettano. Prima di conoscere il modo di lavorare di Dolcetti, il mio approccio era più “mentale” che tecnologico. Del resto, mostrare dei video ai giocatori più giovani ha senso. Ma con un portiere esperto, come ad esempio Capecchi, non ce n’è bisogno: se commette un errore, è lui il primo ad accorgersene”. Il rapporto con Dolcetti com’è stato? “Mi ha fatto scoprire un altro mondo, un approccio nuovo e affascinante. In poco tempo, ho raggiunto una mia piccola professionalità, anche grazie al Mac, e Aldo mi ha trasferito alcuni compiti. Che Notaristefano, vista la stima che già c’era tra noi, mi ha lasciato”. In pratica, che cosa fai? Come lavori? “Guardo almeno tre, quattro partite della squadra avversaria insieme all’allenatore e lui mi chiede di evidenziare certi aspetti. In base alle sue richieste, costruisco una clip con i profili dei giocatori, lo schema che applicano, un’analisi delle le palle inattive e così via”. Lazzarini’s cut… Dalle tue parole sembra quasi che il calcio sia una scienza esatta. “Non lo è, ma se non ti aggiorni, rischi di restare indietro. Anche se, in Italia, il merito o l’aggiornamento non sono sempre determinanti per fare carriera. Nemmeno nel nostro ambiente…”. Cosa conta, allora? “Desiderare fortemente le cose, che altrimenti non arriveranno mai. Senza, però, porsi obiettivi impossibili. Io ce la sto mettendo tutta per arrivare in questo mestiere, ma tengo d’occhio le alternative”. Alternative più sicure? Dove non si rischia l’esonero? “Quello di Aldo per me è stato una sconfitta. In un certo senso, lui ha pagato e io no, perché la società ha voluto farmi continuare. Ma anche questo fa parte del calcio”. Come ti spieghi l’andamento della Spal fino a Terni? “Non è facile capirlo. Ma non concordo con chi pensa che la Spal sia stata la più grande delusione del 2009. L’esclusione dai playoff ha scontentato pure me, ma quella è un’altra storia. Credo che la qualità della squadra sia più o meno la stessa della scorsa stagione. Dopo la promozione in C1 c’era più entusiasmo e forse questo ha compensato, nascosto, alcuni problemi che sono rimasti e che quest’anno sono esplosi. D’altra parte, in diciassette anni di gioco e sei da allenatore, non avevo mai visto una piazza passare così velocemente dall’esaltazione alla depressione più nera. Servirebbe più equilibrio”. Tu non hai mai vissuto momenti di esaltazione? “Pisa-Inter 0-1, il mio esordio in A! La partita non

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andò bene, ma quello è stato il giorno più bello della mia carriera, il coronamento dei miei sogni di bambino. È stato un piccolo passaggio, ma ho potuto viverlo da protagonista”. Senti di dovere qualcosa a qualcuno? “L’unico debito che riconosco di avere è con mio padre Francesco. Ora non c’è più, ma mi ha trasmesso un po’ della sua mentalità. Lui faceva l’operaio, aveva una famiglia numerosa e ha combattuto ogni giorno per farcela. Senza mai lamentarsi e mostrandosi per come era realmente”. Gli assomigli, in questo? “Ci provo! È anche per questo che mi interessano la comunicazione e la PNL”. Ovvero? “Vuol dire programmazione neuro-linguistica. È una tecnica psicologica secondo cui, manipolando col linguaggio i processi neurologici, si possono influenzare i comportamenti. Studiare la comunicazione mi è utile sia nel lavoro che nel contatto con gli altri, per comunicare bene e apparire come sono davvero. Cosa che forse, quando ero giovane, non sempre mi è riuscita. Magari avrei avuto una carriera diversa, non so. Ma ora m’importa solo di essere qui, alla Spal, e mi ritengo fortunato”.

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Spal-Ravenna SPAL 0 RAVENNA 0 A sinistra: l’ennesimo anticipo di Marco Zamboni migliore in campo nelle fila biancazzurre. A destra: una conclusione stoppata di Fabio Bazzani. Sotto: i giocatori spallini reclamano un rigore che poteva anche starci. In basso a sinistra: un lettore d’eccezione de Lo Spallino quale il presidente della Carife, Alfredo Santini. A destra: la curva ovest ritorna a colorarsi di bianco e di azzurro grazie all’entrata di vessilli e bandiere.

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TERNANA 0 SPAL 1 Sopra, da sinistra: una foto di gruppo prima della partita, da incorniciare visto il risultato finale. A destra: il primo piano di alcuni tifosi spallini tra i quali spicca il presidente Cesare Butelli. Qui a fianco: il bomber Cipriani, ancora una volta decisivo, realizza il gol che vale i tanto attesi tre punti. A lato: il direttore d’orchestra dirige, la ovest esegue: da Terni forza Spal!

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L’INTERVISTA

Giuseppe Meloni

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Giuseppe Meloni Se c’è una qualità in cui Giuseppe Meloni eccelle è la coerenza di spirito: sorridente e spiritoso lo ricordavamo a luglio, al suo arrivo a Ferrara. Identico lo abbiamo ritrovato oggi, sei mesi più tardi e dopo un calvario (si spera finito) dovuto a quella che era sembrata solo una semplice botta. “Sono tre mesi che dico sempre le solite cose ai giornali”, scherza. Beppe, la gente vuol sapere come stai? “Le mie sensazioni sono buone, la scorsa settimana ho iniziato a correre con una certa continuità e a calciare in porta: il dolore al ginocchio ogni tanto si fa ancora sentire, ma i progressi si vedono di giorno in giorno. Ad esempio fino a qualche tempo fa lo stretching mi provocava dolore, ora decisamente meno”. Possiamo ipotizzare di vederti almeno in panchina contro il Taranto? “(Fa mentalmente i conti con i giorni). Sì, è possibile, se non succedono altri imprevisti!”. I tifosi fanno molto affidamento sul tuo ritorno per risolvere i problemi in zona gol. Questo ti mette pressione? “No, non particolarmente. So che i tifosi fanno affidamento sulle mie caratteristiche, d’altronde comporre un attacco con giocatori che combinino velocità e forza fisica sarebbe l’ideale per tutti. Le aspettative possono essere un piccolo peso sulle spalle ma non mi fanno paura: quando scendo in campo lo faccio per dare sempre il massimo”. Dalla semplice contusione a oltre tre mesi di stop: ti è mai capitato di pensare che questo infortunio potesse rappresentare un macigno sulla tua carriera tra i professionisti? “Beh sì, ci ho pensato e ci penso ancora. Il

problema che ho avuto è comunque una cosa che ci può stare, la valutazione è stata difficile per via della sua natura un po’ strana. In questi casi poi c’è il rischio di voler forzare anche psicologicamente il recupero e magari di fare peggio. Sicuramente mi è dispiaciuto dover rimanere fermo, sia perché non mi era possibile aiutare la squadra nel momento di difficoltà e sia perché speravo di potermi ritagliare uno spazio importante tra i titolari. Comunque resto dell’idea che ‘volere è potere’ e quindi mi preparo a recuperare e a riprendermi tutte le soddisfazioni che mi sono mancate”. Questo è lo spirito giusto. In questi mesi di inattività hai approfittato per conoscere un po’ meglio la città? “A dire la verità non molto, perché tra riposo forzato e terapie di recupero non mi è rimasto tantissimo tempo libero. Però posso dire che a Ferrara mi trovo molto bene e mi piace molto la vicinanza che i tifosi mi hanno dimostrato. Sono sempre molto gentili ed è bello sentire che aspettano il mio ritorno per dare una mano alla Spal”. Ti sei abituato anche al clima umido e nebbioso? “(Ridacchia) Di nebbia in realtà ne ho vista meno del previsto! E poi vengo da una zona in cui fa comunque parecchio freddo d’inverno, quindi non ci sono stati particolari problemi d’adattamento”. Molti critici di questa Spal sostengono che certi calciatori non rendano perché a Ferrara si sta troppo bene... “Mah, secondo me è una teoria che non sta in piedi. Ti faccio un esempio: l’anno scorso con l’Arzachena facevo parte di un gruppo a cui piaceva parecchio divertirsi e fare festa, eppure alla domenica si giocava bene e spesso si vinceva. Diciamo che quello della vita fuori

Il periodo buio, dovuto a un infortunio particolare sembra finalmente alle spalle. Il bomber ha ricominciato ad allenarsi e si appresta a rientrare tra i giocatori a disposizione. Per la Spal si potrebbe trattare di un rinforzo importante per la sua velocità e per i gol Lui, intanto, è cresciuto, maturato e non vede l’ora di mettere finalmente in mostra le sue qualità migliori

I MELONI

L’INTERVISTA

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dal campo può essere uno dei tanti fattori che possono influenzare il rendimento di un calciatore, ma non il principale. L’importante è condurre uno stile di vita da professionista, impegnandosi soprattutto negli allenamenti”. A proposito di vita da professionista: ci viene in mente quel diverbio con Pozzi in un allenamento. Può considerarsi come un effetto collaterale del tuo primo anno da pro? “Diciamo di sì, dai. Capita di prendere certe cose alla leggera quando non ci si è ancora totalmente immedesimati nella mentalità del calciatore di professione. Non si è trattato né di cattiveria, né di pigrizia, semplicemente di un po’ di ingenuità da parte mia nel non capire che in una squadra come questa le regole vanno rispettate alla lettera. Se poi ci mettiamo il fatto che in quel momento per l’attacco eravamo a disposizione solo io e Bazzani si può capire un certo nervosismo da parte del direttore nello strigliarmi. È stata un’esperienza pedagogica, diciamo così”. In questi primi mesi alla Spal con quali compagni hai stretto i rapporti più stretti? “Sicuramente con il gruppo dell’ora di pranzo tra un allenamento e l’altro: Cabeccia, Ioime, Bortel e Gaspari”. Tutti giovani e tutti isolani-meridionali, eccezion fatta per il bresciano Gaspari. “Sì, anche se Bortel non mi sembra proprio meridionale... (ci pensa) però avendo passato un bel po’ di tempo a Manfredonia magari un po’ lo è diventato (ride)”. Coerente fino in fondo, appunto.

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IL VIVAIO

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Spettacolari Allievi di Arbusti Sono secondi dietro al Parma Dopo la lunga sosta sono già ricominciati alcuni campionati Continua il momento d’oro delle squadre giovanili biancazzurre. La copertina è ancora una volta per le formazioni che disputano i tornei nazionali. Ottimo avvio anche per i Giovanissimi di Binotto. Più difficile il cammino della Berretti di Brescia che dopo due sconfitte consecutive strapazza i cugini della Giacomense. E tanto per cambiare va ancora in gol il giovane bomber Atragene a cura della redazione Lasciati da parte spumante e panettone, le squadre del settore giovanile spallino sono tutte tornate al lavoro. Per la Berretti di Beppe Brescia e per le due formazioni che disputano il campionato nazionale, ovvero gli Allievi di Arbusti e i Giovanissimi di Binotto, sono già iniziati gli impegni ufficiali. Per i biancazzurri di Brescia, un inizio di 2010 un po’ in salita per via di due sconfitte: il 3-2 di Portogruaro (Atragene e “Pigi” Barca i marcatori), e il 2-1 contro la Reggiana dell’ex Amerigo Paradiso (gol spallino di Atragene), davanti a un altro ex, Tonino Soda. Due sconfitte amare per la Spal, la prima giocata su un campo ai limiti della praticabilità, la seconda segnata dall’espulsione del portiere Righetti (mani fuori area). Il riscatto è arrivato nel derby contro i “cugini” della Giacomense, sul perfetto terreno di gioco di Baura. Un 3-0 che non lascia spazio a discussioni, visto che la Spal ha sprecato anche un calcio di rigore con Atragene, comunque in gol insieme a D’Elia e Barca. Continua spedita, invece, la marcia degli Allievi Nazionali, grazie ai quattro punti conquistati nelle trasferte di Reggio Emilia e di Carrara. Protagonista il centravanti Chierici: classe ’94, si devono a lui la doppietta decisiva contro la “Regia” (2-1) e il momentaneo 1-1 di Carrara, partita combattutissima sul sintetico della città

apuana e decisa da un gol in extremis di Gianfranco Albini (autore del 2-2 finale). Così facendo, i ragazzi di Arbusti restano al 2° posto, alle spalle del Parma, peraltro battuto nello scontro diretto. Quattro punti in due gare anche per i Giovanissimi guidati da Binotto. In vantaggio dopo un minuto sul campo della Carrarese (Giuseppe Guerriero il realizzatore), i biancazzurri hanno chiuso con un pareggio 1-1, prontamente riscattato dalla vittoria casalinga sul Viareggio (1-0 firmato Luciani). Anche i Giovanissimi Nazionali continuano la loro spedita corsa verso le fasi finali. E’ vero che il progetto costruito dalla società biancazzurra e perseguito dagli allenatori prevede la crescita dei singoli e del collettivo attraverso il gioco e l’educazione, come ha sempre sostenuto il responsabile Elio Lauricella. Ma è innegabile che i risultati positivi, come quelli che stanno conquistando le due selezioni nazionali, diano ancora più prestigio all’intero movimento giovanile spallino. Che, anche grazie alla recente convocazione in Nazionale del portiere Pierluigi Gollini, sta vivendo un momento davvero ricco di soddisfazioni. Se, come dice il presidente Butelli, la Spal del futuro sarà “edificata” sulle giovanili, siamo convinti che la strada sia quella giusta. Quindi forza, giovane Spal!

A destra: Mattia Chierici, degli Allievi Nazionali

A fianco: Giuseppe Guerriero, classe 1995, Giovanissimo Nazionale

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Siamo andati a ritrovare un ex davvero particolare Ecco aneddoti, ricordi, dediche racconti… insomma di tutto di più di un personaggio che ha davvero fatto la storia dei biancazzurri “Ferrara e la Spal resteranno per sempre nel mio cuore Ringrazio il vostro giornale per questa opportunità e, ancora oggi, ringrazio di cuore il mitico Commendatore Paolo Mazza”

di Piero Capogrosso

L’appuntamento, stavolta, è con un numero uno, di ruolo e di fatto: Ottavio Bugatti. Al sette volte nazionale gli diciamo che siamo de Lo Spallino e vogliamo ricordare insieme la sua permanenza ferrarese a distanza di qualche anno… Il bravo Ottavio mi dice subito che “... Guardi, se fosse possibile a Ferrara tornerei anche a piedi, non è facile dimenticare la città, la gente, i portici, la Spal soprattutto…”. Per non fare confusione interrompo per chiedergli di ricostruire, in particolare per i più giovani, la sua carriera. “Sono nato a un tiro di schioppo da Milano, a Lentate sul Seveso qualche anno addietro, e come tanti ragazzi iniziai subito, non a giocare, ma a fare il portiere. Però, la carriera vera e propria iniziò con la “Vita Nova” di Giussano, vicino casa, quindi nel 1950 passai al Seregno in serie B. Fui subito titolare, infatti saltai solo due o tre partite per indisponibilità e quando mancava all’incirca un mese alla fine del campionato, con la Spal ai vertici della classifica e il Seregno condannato alla retrocessione, il Presidente, il Cavalier Dell’Orto mi comunicò che saremmo andati a Bologna per in-

contrare il Commendator Paolo Mazza. Forse l’incontro di Bologna fu una cortesia dei due Presidenti nei miei confronti in quanto, a quei tempi, la società ti cedeva, con o senza il tuo consenso. A dire la verità, inizialmente i tifosi non furono tanto contenti del mio arrivo, in quanto coincideva con la partenza di Bertocchi che aveva disputato un grande campionato e io ero, non solo uno sconosciuto, ma arrivavo da una squadra che era retrocessa. Ricordo che appena arrivato in città alloggiavo con il turco Aziz Bulent in una pensione vicino allo stadio, credo che fosse in via Arturo Cassoli. Avevo come allenatore Antonio Janni, un omone educato, molto preparato tecnicamente che dava sicurezza e cercava sempre di non farti sentire inferiore a nessuno. Non a caso, nella mia prima partita di serie A, giocata a Torino con la Juventus, pur essendo febbricitante, fui all’altezza della situazione e pareggiammo meritatamente per 1-1. Non ho mai dimenticato il mio esordio in serie A contro la pluriscudettata Juventus, con un attacco formato da giocatori che erano già dei campioni, quasi tutti nazionali. C’era Karl ed Svend Hansen, Karl Praest, nazionali danesi, un certo Giampiero Boniperti, un tal Ermes Muccinelli. Il nostro primo campionato nella massima divisione fu esaltante, i tifosi vissero domeniche indimenticabili. Anche il secondo anno, l’ultimo per me, prima di essere ceduto al Napoli, fu ricco di soddisfazioni. Ricordo i pareggi di Milano con l’Inter (avrebbe vinto il campionato) di Torino con la Juventus. Affrontavamo le grandi squadre senza timore riverenziale. Di Ferrara ricordo tutto, per esempio il mio caro amico Mantovani, un bravo sarto che aveva l’attività sartoriale in centro, il ristorante “Nazionale” dove la squadra andava a pranzo prima delle partite interne, il “Gatto Bianco”, dove molti di noi andavano durante la settimana sia a pranzo che a cena. E poi, l’uso forse un po’ smodato del “dupè” che noi giocatori usavamo per andare allo stadio sia per le partite che per gli allenamenti…”. Pur non essendo un appassionato di auto, mi incuriosisce sapere il tipo di “cupè” che avevano i giocatori spallini, per cui chiedo ad Ottavio Bugatti se lui, milanese, avesse un “cupè” della lombarda Alfa Romeo. Il “vecchio” numero uno mi corregge subito dicendomi che “… Forse non mi sono spiegato bene, si andava, come si dice in Brianza, in “dupè”, cioè

la storia siamo noi

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a piedi!”. Come uomo e come giocatore devo molto alla Spal e a Mazza, un presidente che aveva competenza calcistica e credo un naturale fiuto nell’intuire l’affare. Non a caso, durante la sua gestione una trentina di sconosciuti furono venduti da calciatori oramai da nazionale. A Ferrara ritornai come allenatore dei portieri ma questa è un’altra storia e preferisco non parlarne perché quel campionato andrebbe spiegato bene e in profondità. Semmai sarà per un’altra volta, per adesso ringrazio “Lo Spallino” per essersi ricordato di me, e attraverso queste pagine rivolgo un caloroso saluto ai tifosi della gloriosa Spal e all’intera città di Ferrara…”.

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Siamo rimasti colpiti dalle capacità e dall’originalità di questo giovane artista ferrarese Così lo abbiamo conosciuto e gli abbiamo chiesto del suo mondo e delle possibilità (zero) che la nostra città offre Sul calcio e la Spal ha solo un aneddoto da raccontare “Credo di essere l’unico che non è mai stato all’interno dello stadio Paolo Mazza” di Nicola “Delez” De Leonardis

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Michele Barbieri Non è particolarmente ispirato da Ferrara nelle sue produzioni in genere. Sbaglio? “No, in realtà non sbaglia, la mia ispirazione nasce da un ben più ampio respiro, ossia da viaggi, all’estero come in Italia, ma anche da letture e da ciò che avviene o è accaduto nel mondo, da esperienze di vissuto interiorizzate e rielaborate. Fare arte o creare, per me, è un linguaggio universale che attraversa tempo, costumi, nazionalità religioni… è un unico lungo racconto di viaggio, un messaggio per chi ne usufruisce, è una lettura dei tempi ma anche tanto altro che un singolo “codice” linguistico non può descrivere. L’uomo ha sempre fatto arte: Manualità, cervello ed emozione. Non ricordo chi disse: “Chi crea e fa arte aiuta l’umanità a comprendere il disegno di Dio”. Ferrara è un elemento esterno alla sua sfera emozionale o preferisce non farlo vedere? Ferrara è la mia città, e quindi non può essere estranea, ma è un punto di partenza, l’uomo abita la terra eppure ha sempre guardato alla luna, Armstrong quando vi camminò smise di essere terrestre?” Ferrara è stata culla di diversi artisti, nel mondo della pittura o della scrittura o della cinematografia. La città viene spesso rappresentata nella sua provincialità, sia “mentale” che geografica. Lei riesce ad attingere stimoli da dove? Altre città, altre “mentalità”? “Come già detto dai viaggi, che ti portano a conoscere persone, popolazioni, a incontrare realtà e vissuti diversi dal proprio, così come ho descritto nel mio libro: “A quale punto della notte è già mattino? (2001. Corbo Editore) ma anche dal disagio e dalla necessità di non accettare “il grande malessere dell’esistenza”. Dalla curiosità, e dal voler comprendere, dal frequentare Gallerie, musei, mostre, altri artisti. Dai libri e la lettura, ma anche da tanta osservazione. Del resto se ben guardiamo quasi tutti (se non tutti) gli artisti che ai quali lei pensa sono andati via da Ferrara. Facciamo un esempio attualissimo, il Boldini… forse solo oggi lo celebriamo, perché?”. E come fare per trasfonderne un po’ a Ferrara? “Come ha detto lei Ferrara è provinciale

arroccata in sé stessa e nei propri “meccanismi”. L’arte è difficile, soprattutto quella moderna, una volta erano i grandi “padroni” a sovvenzionarla… i Duchi, la Chiesa… oggi appare forse un po’ più inutile. Credo che ci

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vorrebbe un po’ di trapianto di “intellighenzia” (per citare Dostoevskij). Menti “aperte” e molto spazio ai giovani a iniziative che portino a comprendere perché l’arte è bella, unica, irripetibile, emozionale. Soprattutto l’arte può essere fatta e usufruita dappertutto, non necessariamente in gallerie e musei. Ci vorrebbe meno dipendenza dal soldo e dalla “politicizzazione”, se mi è concesso questo termine. L’arte è di tutti (chiediamo a Andy Warhol e alla Pop Art). Pensiero utopico? Sì certo, allora mettiamola sul soldo: ha mai visto un’opera d’arte svalutarsi?”. Un’idea artistica per Ferrara: cambiare i programmi o i programmatori? E cosa farebbe lei, se avesse un budget degno di tale nome? “Entrambi, perché accontentarsi? Non vedo degni risultati. Credo che una delle prime cose sarebbe creare un museo-galleria polivalente di arte moderna e contemporanea degno di tale nome, magari dove non solo si vada a vedere, ma anche a fare arte, incontrare chi la fa, i grandi e i “nessuno”. Poi permettere a chi fa arte di contribuire a diffonderla: perché in tutte le scialbe rotonde che abbiamo non facciamo mettere agli artisti qualche scultura, istallazione, fontana? Altre città lo fanno. Altra cosa: mettere a disposizione spazi in disuso e creare eventi, concorsi, incentivare anche i privati, negozianti, ditte a farsi promotori di artisti… vogliamo prendere Berlino ad esempio? In ogni luogo accade un piccolo grande evento artistico. Non è sempre vero che arte vuol dire denaro, ma sempre vuol dire idee crescita, incontri, gente che va e viene… insomma vita, no? Non per niente il mio moto è: “Creo… quindi sono!” Ferrara la domenica si colora di bianco e azzurro, i colori della Spal. Un tempo di più, ora in maniera più mesta. Ha ricordi ed aneddoti che la collegano al mondo dello stadio “Paolo Mazza”? “Deluderò qualcuno, ma sono un appassionato di automobilismo e vela, e il mondo del calcio mi è completamente estraneo e indifferente. L’aneddoto che ho, forse, è che non ho mai messo piede all’interno del “Paolo Mazza”. LA CARRIERA

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Michele Barbieri nasce a Ferrara il 29 agosto 1968. E’ un’artista a tutto tondo. Sul suo sito www.michelebarbieri.it si spazia dalle arti grafiche e pittoriche a quelle letterarie e teatrali, arrivando agli “art toys” tendenza artistica del momento, ossia la personalizzazione di “giocattoli artistici da collezione” per adulti. Molteplici i concorsi, le pubblicazioni e le personali, a Ferrara, in Italia ed all’estero. “Michele Barbieri artista unico e poliedrico che sa concretizzare le proprie fantasie nelle sue opere sorprendendo il fruitore con continui cambi e colpi di scena... Maestro Giuseppe Cascella 8/1/2009”

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CIAO LUIS Abbiamo deciso di pubblicare questa prima puntata delle nostre interviste “casalinghe” nonostante sapessimo bene che Luis Centi fosse in partenza. Al momento di andare in stampa, però, la cessione è ancora da definire e lo stesso Centi (grazie!) ha voluto avvertirci del fatto che il giorno della pubblicazione lui chissà dove poteva essere. Una correttezza che abbiamo apprezzato tanto da pubblicare con ancora più piacere “Casa Centi” anche per augurare un in bocca al lupo all’ex capitano. (et)

La famiglia Centi vive a Piacenza, ed è composta da papà Luis Fernando, mamma Paola e i piccoli Tommaso (6 anni) e Simone (3 e mezzo). L’indubbio fascino dei trent’anni di Paola è aumentato dall’accattivante erre moscia tipica delle terre piacentine. Come vi siete conosciuti, tu e Luis? “Io avevo quindici anni, e lui diciannove. Il Piacenza, dove aveva fatto la trafila delle giovanili, lo aveva mandato in prestito a Carpi, ma a Piacenza tornava spesso, soprattutto nel periodo in cui dovette operarsi a un ginocchio. Una mia amica aveva il fidanzato nella Primavera; io l’accompagnavo, e così ho conosciuto Luis”. Mi pare di capire che non seguissi il calcio. “Non ne sapevo nulla! Poi ho cominciato a seguirlo, ma anche adesso non ne capisco granché”.

PRIMA PUNTATA. Cominciamo a raccontarvi le famiglie dei protagonisti spallini con la storia e gli aneddoti di Luis e di Paola, conosciuta quando lei aveva appena quindici anni E poi i piccoli Tommaso e Simone con un papà particolare, generoso e maniaco della pulizia che nell’ambiente casalingo si trasforma Ma il vero personaggio è Virgola un drago barbuto tutto ferrarese di Sergio Ravani

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Luis mi ha detto che sei la donna ideale da sposare, che quando ti ha conosciuta è rimasto colpito dalla tua bellezza e dalla tua semplicità, e che eri già più grande dei tuoi quindici anni. Tu invece da cosa ti sei fatta intrigare al primo impatto? “Dal suo carattere introverso, ma si capiva che aveva molto da dare”. Evidentemente non ti sbagliavi. Poi, col tempo, cos’altro hai imparato ad apprezzare in lui? “La sua concretezza è la dote che apprezzo di più. Non parla molto, ma fa molti fatti. Non accetta compromessi, non è una banderuola, e ha la forza di mantenere le sue idee fino in fondo”. Torniamo alla vostra storia. Vi siete messi insieme molto giovani, poi quali sono state le tappe fondamentali della vostra unione? “Dopo un lungo fidanzamento, ci siamo sposati il 15 giugno 2002, quando io avevo ventidue anni. Poi sono nati Tommaso e Simone. Sono due bambini vivacissimi, che giocano insieme e litigano dopo pochi minuti”. Com’è Luis come papà? “E’ perfetto. E’ molto, molto attento e preciso, mentre io lascio passare certe cose, tipo cuffia, sciarpa... Quando è a casa, facciamo sempre tutto insieme: che si giochi alla Play-

station o si vada al cinema, in sala giochi o in piscina, non ci separiamo mai”. Tommaso gioca a calcio nei “Primi calci” del Piacenza, ma ce l’ha la maglia della Spal? “Sì, gliel’ho comprata io sulla bancarella fuori dallo stadio. Ho preso la più piccola che avevano, ma, nonostante sia da bimbo, gli sta grandissima e gli arriva alle ginocchia!” C’è la voglia del terzo figlio? “A dire il vero sì, c’è il desiderio di avere la femmina, e poi ogni tre anni sento come una scadenza la voglia di avere un altro bimbo. Credo però che questa volta me la farò passare, perché un conto è il desiderio, e un altro è gestire una famiglia con tre bambini”. La famiglia è composta solo da voi quattro, o avete qualche animale? “Amiamo tutti gli animali, e abbiamo un drago barbuto di nome Virgola. Tommaso si è innamorato di lui vedendolo in un negozio di animali a Ferrara, ed ora ci siamo affezionati tutti. E’ definito un rettile d’approccio, cioè si fa avvicinare, accarezzare, ed è l’ideale per approcciarsi ad altri rettili. Vive in una teca, è discreto e bravo, si fa fare il bagno nell’acqua tiepida e si nutre di grilli e cavallette vivi. Pensavamo che questa cosa fosse più problematica, ma ora non è così, e anche i bambini assistono curiosi a questa specie di lezione di scienze naturali dal vivo”. All’inizio del 2009 e durante l’estate scorsa tuo marito ha avuto momenti particolarmente difficili, legati alla sua avventura calcisitica a Ferrara. Non intendo tornare a parlarne, ma come li ha vissuti la vostra famiglia? “Si vedeva che non era sereno, che c’era incertezza, ma è stato bravo a non farci pesare la situazione. Il calcio non lo porta a casa, e le tensioni le tiene per sé”. Di Ferrara e degli spallini cosa pensi? “E’ una bella città. I tifosi, forse, a volte sono troppo esigenti, e rischiano di rimanere delusi”. Quale dote di Luis vedi rispecchiata nel suo modo di stare in campo? “Anche in campo si vede la sua generosità. E’ una persona capace di darsi completamente agli altri, e in campo cerca sempre il passaggio ai compagni. Non sempre, però, questa sua generosità viene ricambiata”. Ci sarà però qualche difetto di tuo marito che non sopporti!? “E’ molto pignolo, anche troppo; vuole tutto in ordine, è un maniaco della pulizia e ha la mania della polvere: starebbe sempre a spolverare dappertutto!” Come immaginate il vostro futuro dopo che Luis avrà smesso di giocare? “Ogni tanto ci pensiamo, ma non abbiamo ancora preso decisioni. Ci piacerebbe vivere in un posto di mare, perché la vita vicino al mare è molto più serena. A me basterebbe anche vendere cose sulla spiaggia, vorrei fuggire dal quotidiano, amo la vita semplice; soprattutto

CASA CENTI

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il mare d’inverno fa bene all’umore. Non avrei problemi nemmeno ad andare in Colombia, dove Luis ha i parenti di sua madre. Magari potremmo aprire un ristorante. Credo anche che Luis sarebbe un ottimo allenatore, perché ha carisma, lo ascoltano, è un punto di riferimento per i giovani: mi pare che l’abbia dichiarato recentemente anche Marongiu”. L’hanno detto anche altri suoi compagni. Prima parlavi di aprire un ristorante: chi di voi due ha il pallino dei fornelli? “Attualmente sono casalinga, mi occupo dei bambini e cucino sempre io. Mi piace cucinare messicano, piccante, e anche il pesce. Abbiamo spesso gente a cena, parenti, amici, e se viene qualcuno all’ora di cena scatta sempre l’invito a fermarsi. Luis in cucina non sa fare niente, non è nemmeno capace di preparare una pastina in brodo! In compenso, gli piace molto mangiare, di tutto”.

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L’AVVERSARIO

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E’ questo esterno forte e sottovalutato uno degli uomini più forti dei campani che come la Spal non hanno finora risposto alle attese. La storia di Antonio è legata a un compagno che non c’è più: “Sì, Catello Mari ci manca sempre. Di Ferrara mi colpì molto il calore della gente e la curva dei tifosi Ma come fanno i biancazzurri a non volare con quei giocatori?”

Antonio, subito una domanda scomoda: ma perché un giocatore come te non è riuscito a rimanerci in serie B? “Non te lo so dire sinceramente. Forse è stata anche colpa mia, forse non mi hanno ancora notato a sufficienza le altre squadre o magari non la merito proprio la categoria superiore (ride). Non è importante però. Fa piacere sentire il tuo nome accostato a qualche squadra, per carità. Ammetto che, dopo Messina, dove comunque feci abbastanza bene con trenta partite e due reti, mi chiamarono il Pisa, il Grosseto e l’Ascoli dove nel frattempo era finito mister Di Costanzo che avevo avuto tra i peloritani. D’accordo col diesse però ho preferito fare ritorno nella mia Cava per vincere, dove già ero stato le quattro stagioni prima del mio trasferimento in Sicilia. Sono a casa, i compagni sono fantastici, siamo un gruppo sano, e anche la società mi fa sentire importante quanto i nostri splendidi tifosi. Poi ora ho anche famiglia, una bimba di due anni e mezzo, una moglie, ho bisogno di stabilità e certezze. Cava non mi ha mai fatto mancare nulla e davvero penso di aver trovato qui la mia dimensione”. Sei soprannominato “il Pavel di Cava” per via della tua somiglianza nel modo di giocare a Nedved. Pensi ti calzi questo accostamento oppure no? “Anche da queste piccolezze capisci l’affetto

che i tifosi nutrono nei miei confronti e da napoletano quale sono io sono cose queste che mi riempiono il cuore. Io ci provo a dare il meglio di me ogni partita, non sempre ci riesco anzi, ho avuto veramente un inizio pessimo, mi facevo rabbia da solo, non riuscivo a dare nulla ai miei compagni e a questa gente che so quanto sia legata a noi. Poi per fortuna la pubalgia mi è passata, ho recuperato e pian piano sto trovando la continuità. Magari fossi veramente come Nedved, ma se i miei tifosi mi chiamano “il Pavel di Cava” allora va bene così. Per loro posso essere anche Nedved non c’è problema”. Un avvio di campionato non facile, una Cavese costretta ben presto a mettersi il coltello tra i denti e lottare per mantenere la categoria. Te l’aspettavi? “Non siamo una squadra che può mirare alla promozione questo sì, ma ho la sensazione che abbiamo anche raccolto meno di quello che avremmo potuto. Il calcio è anche questo e ci sono stagioni, come per voi del resto, che nascono proprio male e non c’è verso di girarle. Siamo riusciti a ritrovarci ultimi in una classifica cortissima di un campionato non bellissimo ma equilibrato dove pareggiare vuol dire fondamentalmente perdere. Siamo mancati in fase offensiva, i numeri ce lo dicono chiaramente del resto, ma adesso sembra che qualcosa stia cambiando, in meglio”.

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la Cavese UN GIRONE FA CAVESE-SPAL 2-2

CAVESE (3-4-3): Russo, Farina, Nocerino, Lagnena, Bacchiocchi, Cipriani, Vittorio, Maiorano, Turienzo, Favasuli, Schetter. A disp.: Pane, Rapino, Pozza, Prevete, Tarantino, Varriale, Sorrentino. Allenatore: Agenore Maurizi. SPAL (4-3-2-1): Capecchi, Ghetti, Cabeccia, Bedin, Zamboni, Lorenzi, Schiavon, Migliorini, Bazzani, Bracaletti, Quintavalla. A disp.: Righetti, Bortel, Rossi, Cazzamalli, Laurenti, Valtulina, Meloni. Allenatore: Aldo Dolcetti. Arbitro: Andrea Coccia della sezione di San Benedetto del Tronto. Assistenti: Luca Bisceglia di Crotone - Salvatore Longo di Paola. Marcatori: al 4‘ pt. Schiavon (S), al 45’ pt. Bacchiocchi (C), al 49 st. Favasuli (C), al 54‘ st. Migliorini (S). Calci d’angolo: 4 - 3 a favore della Cavese. Ammoniti: Tarantino (C), Lorenzi (S). Espulsi: il direttore generale della Spal Pozzi e l’allenatore della Spal Dolcetti. Note: Pomeriggio a tratti soleggiato con una leggera pioggia nella ripresa, terreno in ottime condizioni con circa 2369 spettatori. Trasferta vietata per i tifosi di Ferrara in ottemperanza alla decisione del Prefetto della Provincia di Salerno con la chiusura del settore ad essi riservato. Ordinanza emanata nella prima giornata di campionato e valida fino al 30 settembre. Tutto merito dell’arrivo in panchina di Stringara? “Lui è un allenatore esperto, conosce la categoria, mister Maurizi invece era all’esordio ma con noi aveva fatto un lavoro buonissimo, giocavamo bene prima come giochiamo bene ora con mister Stringara, con la differenza non da poco che prima faticavamo a fare risultato. Adesso, diciamolo piano, stiamo tornando una squadra da metà classifica, il nostro obbiettivo di inizio stagione”. Da capitano della Cavese, in poche righe, se vuoi, ricordaci chi era Catello Mari. “Catello era prima di tutto un amico. Non facciamo retorica ma capita spesso che il destino ti regali persone bellissime per talmente poco tempo che poi fai fatica a fartene una ragione quando non ci sono più. Era il nostro numero sei, il difensore di quella Cavese che tornava in C1 dopo oltre vent’anni. Non ti dico quella sera prima di apprendere della tragedia quanto eravamo felici insieme, allegri, gioiosi. Paradossale il clima che avremmo respirato di lì a poche ore, di incredulità, mestizia, rabbia, impotenza, tutto. C’era una frase che Catello ripeteva spesso nello spogliatoio: “squadra allegra, Dio l’aiuta”, l’abbiamo fatta nostra ed è

il nostro motto. Era un ragazzo buono, di personalità, stabiese doc e proprio in procinto di tornare a casa morì in un tragico incidente la sera dei festeggiamenti a soli ventisette anni, nel pieno della sua carriera. Era con noi fino a poche ore prima, felice come pochi, perché prima di venire a Cava non aveva mai giocato tra i professionisti. Per lui si sarebbero aperte prospettive importanti, era bravo. Fu un colpo durissimo. A Cava, successivamente, gli è stato dedicato un graffito e intitolata la curva Sud del nostro stadio, mentre a Castellamare è stato promosso un Memorial a ricordo della sua figura; inoltre è stato girato il lungometraggio Ciao Catello amico, calciatore e fratello, in gara al “26th Milano International Ficts Festival 2008 ”. Insieme agli amici di sempre con cui eravamo più legati come Tony D’Amico (ora al Foggia) e Gerardo Alfano (ora al Marcianise) quando c’è qualche manifestazione in suo onore cerchiamo di essere sempre presenti. Gioco con la sua maglietta dal giorno della sua morte, lui è con me e con tutti i miei compagni e tifosi. Se potessi rivolgermi a lui adesso gli direi che stiamo ritrovando l’allegria, quella che lui ci insegnava essere capostipite di ogni vittoria. Aveva ragione, il calcio a Cava, come poi ovunque per me, deve essere fatto di giocatori che per prima cosa devono avere buoni sentimenti, divertirsi. I risultati sono una conseguenza di tutto questo”. L’ultima domanda riguarda Spal. All’andata finì 2 a 2. Che squadra ti ricordi? “Una squadra che giocava a sprazzi ma fatta da giocatori di altra categoria. Costruita per traguardi ambiziosi poi è normale che quando sei sul fondo vuol dire che puoi fare molto di più, che non ti alleni bene in settimana o magari non riesci a farlo con la giusta continuità e concentrazione per chissà quali motivi. I vostri nomi fanno paura solo a guardarli, la Spal non merita quella posizione ed è impossibile

L’AVVERSARIO LA ROSA DELLA CAVESE

Portieri: Pane, Russo Difensori: Andreozzi, Bacchi, Carbonaro, Chirico, Cipriani, D’Orsi, Di Stani, Farina, Lagnena, Nocerino, Pozza, Radi, Rapino Centrocampisti: Bacchiocchi, Favasuli, Maiorano, Pascucci, Scartozzi, Schetter, Siano, Spinelli Attaccanti: Bernardo, Cruz, Tarantino, Turienzo, Varriale

che non ne veniate fuori. Mi ricordo qualche anno fa quando venni a Ferrara, era l’anno della C2, quella curva così stretta, coperta, con i tifosi attaccati al campo, mi sembrava di giocare sui campi del sud tanto era il calore che dava la vostra gente. E’ una fortuna avere persone che ti seguono con così tanta passione e lo stesso vale per noi, ogni domenica sono tantissimi quelli che ci seguono e ci incitano facendo chilometri e chilometri. Speriamo non sia l’ultima volta domenica che ci vedremo, meritiamo entrambe qualcosa di più. L’importante è lottare con umiltà. lealtà e allegria, il resto sono sicuro che verrà da sé”.

IL CAMMINO DELLA CAVESE 1a giornata: Pescina-Cavese 0-0; 2a giornata: Cavese-Pescara 1-1 (Farina); 3a giornata: Verona-Cavese 1-1 (Varriale); 4a giornata: CaveseSpal 2-2 (Bacchiocchi e Favasuli); 5a giornata: Reggiana-Cavese 1-0; 6a giornata: Rimini-Cavese 1-0; 7a giornata: Cavese-Ravenna 1-0 (Bernardo); 8a giornata: Marcianise-Cavese 0-0; 9a giornata: Cavese-Ternana 1-0 (Varriale); 10a giornata: Portogruaro-Cavese 0-0; 11a giornata: Cavese-Cosenza 1-1 (Schetter); 12a giornata: Taranto-Cavese 1-0; 13a giornata: Cavese-Potenza 0-1; 14a giornata: Andria-Cavese 1-0; 15a giornata: Cavese-Giulianova 2-2 (Bacchi e Varriale); 16a giornata: Foggia-Cavese 0-0; 17a giornata: Cavese-Lanciano 0-2; 18a giornata: Cavese-Pescina 2-1 (Bernardo e Bernardo); 19a giornata: Pescara-Cavese 1-2 (Bernardo e Schetter); 20a giornata: Cavese-Verona 0-0.

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PROSSIMO AVVERSARIO

il Taranto

RIVOLUZIONE TARANTINA I rossoblù sono i protagonisti di questo mercato di riparazione In puglia è arrivata una squadra nuova fatta di nove rinforzi cinque dei quali titolari Il personaggio è sempre bomber Corona ma attenti ai giovani Cortese (12 gol in 13 partite in D) e Triarico. Tra gli altri sono stati acquistati anche l’espertissimo Coppola e Rajcic è in prestito dal Bari di Diego Stocchi Carnevali Il Taranto è la regina indiscussa del mercatino di riparazione di gennaio. Per carità, diciamolo subito ma diciamolo anche piano, va bene cambiare ma quando si decide di fare piazza pulita e portare in riva allo Jonio ben nove giocatori, cinque dei quali possibili se non certi titolari, allora vuol dire sostanzialmente due cose: punto primo ci troviamo di fronte ad una autentica potenza economica, la più forte probabilmente dopo il Pescara, di tutta la Lega Pro; punto secondo, vuol dire che a Ferrara, molto banalmente, vedremo tra una settimana una squadra nuova di zecca, ancora da amalgamare, che per forza di cose Brucato non avrà ancora plasmato a sua immagine e somiglianza. Non è poi detto che cambiare tutto in un mese, in ruoli chiave tra l’altro, sia sinonimo di vittoria assicurata. L’esperienza degli ultimi anni ci insegna che a vincere sono solitamente le squadre che hanno alle

CAMBIO IN PANCHINA Con la sconfitta di domenica scorsa il Taranto ha deciso di ricorrere al terzo esonero della stagione. Dopo Braglia è toccato a Brucato saltare. La squadra è ora affidata al già ex allenatore rossoblu Dellisanti.  loro spalle un gruppo collaudato ma ciò non toglie che adesso i rossoblù dovranno vincere ogni domenica per non deludere il Presidente D’Addario capace di regalare alla città e alla coloratissima tifoseria pugliese una squadra da prime posizioni. Infine, a una settimana dalla chiusura del mercato può succedere ancora qualcosa, un ritocco, anche se dalla sede sono stati chiari: si lavora solo in uscita per trovare una sistemazione consona a quei calciatori che devono fare esperienza o che hanno mediamente disatteso le aspettative estive non dando al Taranto quello che il loro bagaglio tecnico può dare. Senza dimenticare che la rivoluzione è stata necessaria per regalare a mister Brucato quegli uomini capaci di interpretare al meglio il 4-4-2 dopo un calciomercato estivo improntato esclusivamente al 3-5-2 tanto amato da mister Braglia esonerato proprio al termine della sfida dell’andata contro la Spal, persa per 2 a 1. In lista di sbarco tra gli altri ci sono LA ROSA DEL TARANTO Portieri: Barasso, Bremec Difensori: Bolzan, Calori, Colombini, Crovetti, Imparato, Lolli, Migliaccio, Nocentini, Panarelli, Prosperi, Viviani Centrocampisti: Berretti, Bisignano, Coppola, Cuneaz, Di Roberto, Felci, Giorgino, Gori, Magallanes, Mezavilla, Quadri, Rajcic, Scarpa, Strambelli, Taulo Attaccanti: Corona, Cortese, Falconieri, Innocenti, Russo, Triarico

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l’eclettico centrocampista Correa a cui non sono bastati i tre gol siglati sin qui per convincere la dirigenza, così come l’esterno di centrocampo Felci ex Pescara, i centrocampisti Magallanes, Berretti e Mezavilla (un passato a Catania e Perugia), il centrale difensivo Nocentini (pupillo di Braglia), il laterale sinistro Lolli e l’ala Nicola Strambelli. In entrata hanno vestito sin qui il rossoblu il difensore Panarelli dal Brindisi (ex Torino e Avellino tra le altre) a cui dovrebbe aggiungersi l’esterno sinistro di difesa Colombini proveniente dal Benevento. A centrocampo i cambi maggiori: sono arrivati due esterni nuovi, a sinistra Cuneaz dal Mantova (scuola Juventus, può agire anche sulla corsia opposta) e a destra Di Roberto dal Foggia (un passato a Frosinone in B dove ha subìto un grave infortunio che non gli ha permesso di mantenere la categoria). A questi si aggiunge il cileno Crovetto in prestito dalla Triestina che può essere impiegato indifferentemente alla numero tre o alla numero undici. In mezzo due perni di assoluta qualità: Carmine Coppola dall’Arezzo, ex capitano del Messina, novanta partite in A e oltre cento in B classe 1979 e Ivan Rajcic in prestito dal Bari, qualità indiscussa, classe 1981, trecento partite tra i professionisti un terzo delle quali vissute da protagonista con la casacca dei galletti. Il croato viene da un’ultima stagione tribolata (solo undici partite a Frosinone in prestito) ma si candida a essere uno dei migliori nel suo ruolo. In attacco ecco il giovane Triarico in prestito dal Lecce e bomber Cortese dal Chievo, agrigentino doc, classe 1984, un campionato disputato da protagonista assoluto sin qui nel Nissa squadra sicula di serie D dove ha realizzato ben dodici reti in tredici gare. Non dimentichiamo poi che gli jonici hanno confermato come logico bomber Corona al centro dell’attacco assieme al suo compagno di reparto Innocenti oltre al gioiello Russo (già convocato in maglia azzurra di categoria) e sul quale si sono già puntati gli occhi di molte società di categoria superiore. Da tenere in grande considerazio-

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il Taranto IL CAMMINO DEL TARANTO 1a giornata: Taranto-Marcianise 1-0 (Corona); 2a giornata: Ternana-Taranto 2-1 (Scarpa); 3a giornata: Taranto-Rimini 1-0 (Correa); 4a giornata: Ravenna-Taranto 1-1 (Corona); 5a giornata: Taranto-Spal 1-2 (Innocenti); 6a giornata: Taranto-Reggiana 0-0; 7a giornata: Pescina-Taranto 0-2 (Corona su rig. e Innocenti); 8a giornata: Taranto-Giulianova 0-0; 9a giornata: Foggia-Taranto 0-0; 10a giornata: Taranto-Potenza 2-2 (Mezavilla e Correa); 11a giornata: Pescara-Taranto 1-1 (Russo); 12a giornata: Taranto-Cavese 1-0 (Correa); 13a giornata: Portogruaro-Taranto 1-0; 14a giornata: Lanciano-Taranto 1-1 (Corona); 15a giornata: Taranto-Verona 0-0; 16a giornata: Andria-Taranto 2-1 (Quadri); 17a giornata: Taranto-Cosenza 2-1 (Felci e Quadri); 18a giornata: Marcianise-Taranto 3-3 (Bolzan, Corona e Corona); 19a giornata: Taranto-Ternana 1-0 (Corona); 20a giornata: Rimini-Taranto 2-0. ne l’ala Scarpa (trentacinque gol nelle ultime cinque stagioni), il centrocampista Quadri che dopo un’andata al di sotto delle aspettative ha ritrovato la classe (e i gol) dei tempi laziali e l’esterno destro Calori già avuto da Brucato a Mantova. Come già detto all’andata la Spal riuscì nell’impresa che oggi sulla carta sembra ancora più ardua. I tifosi del Taranto possono stare tranquilli, i playoff sono il traguardo minimo per questa corazzata.

UN GIRONE FA

TARANTO-SPAL 1-2 TARANTO (433): Bremec; Calori, Migliaccio, Nocentini, Bolzan; Felci (13’ s.t. Innocenti), Mezavilla, Correa (30’ s.t. Quadri); Falconieri (25’ s.t. Iraci), Corona, Scarpa. A disposizione: Barasso, Viviani, Berretti, Magallanes. Allenatore: Braglia SPAL (4231): Capecchi; Ghetti, Zamboni, Lorenzi, Cabeccia; Migliorini (16’ s.t. Quintavalla), Bedin; Schiavon, Centi (25’ s.t. Cazzamalli), Laurenti (11’s.t. Bracaletti); Bazzani. A disposizione: Righetti, Bortel, Valtulina, Meloni. Allenatore: Dolcetti Arbitro: Bagalini di Fermo (Belcastro di Tauranova – Fascetti di Reggio Calabria) Marcatori: 2’ p.t. Bazzani (S), 35’ s.t. Centi (S), 43’ s.t. Innocenti Ammoniti: Felci per il Taranto; Migliorini, Centi per la Spal Angoli: 6-2 per il Taranto Spettatori: 5.000 circa (sparuta rappresentanza di tifosi ospiti quantificabile in una ventina di tifosi) Note: sciopero del tifo della Curva Nord, occupata dai tifosi jonici, in segno di protesta per la Tessera del tifoso. Ad inizio gara minuto di raccoglimento per i soldati italiani vittime dell’attentato di Kabul.

PROSSIMO AVVERSARIO

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C’era una volta l’ex

Artico e Franchini, i bomber non si fermano e in panchina volano Allegri e Buglio di Andrea Tebaldi Il nostro viaggio tra le prestazioni degli ex giocatori biancazzurri, che ha come punto di riferimento voti e giudizi degli inviati sui campi della Gazzetta dello Sport, questa settimana prende in esame i vari turni di campionato disputati dalla ripresa dei tornei nel nuovo anno. Anche il 2010 non sorride tanto alla Sampdoria di Delneri: 1-1 interno con il Palermo (voto 6 “la squadra migliora”; sconfitta 1-0 a Napoli (voto 6 “mette bene in campo la squadra”); altro pareggio interno 1-1 contro il Catania (voto 5.5 “non riesce a inventare la mossa che manda al tappeto il Catania”). New entry tra gli allenatori in A con De Biasi che ora è sulla panchina dell’Udinese: sconfitta 2-0 all’esordio a Bari (5.5 “dovrà lavorare tanto”); prima in casa 1-1 con la Lazio (voto 6); 6.5 nello 0-0 a Parma “cambia tutto il possibile per arrivare al successo”. Vola molto alto il Cagliari di Allegri: 7 punti in tre gare e alta classifica per gli isolani. E sono alti i voti del mister: Cagliari-Roma 2-2 (voto 6 “nel finale corregge la squadra”); Bologna-Cagliari 0-1 (6 “la squadra ha i tempi giusti”); Cagliari-Livorno 3-0 (voto 7.5). Senza reti l’avvio d’anno di Pellissier (Chievo): 6.5 nella sconfitta 0-1 contro l’Inter, “i pochi pericoli costruiti dal Chievo portano la sua firma”. Nella formazione veneta sempre presente in panchina come dodicesimo il portiere Squizzi. Esce a metà del primo tempo Manfredini nell’Atalanta nella sconfitta con il Napoli 0-2: senza voto. Contini (Napoli) in panchina nella vittoria contro la Samp 1-0 e nello 0-0 col Palermo. Passiamo al campionato cadetto. Nell’Ancona Colacone in campo 12 minuti (senza voto) nella vittoria 2-1 con la Triestina; voto 5 nella sconfitta 2-0 a Mantova; 90 minuti in campo e voto 6 nello scontro al vertice col Lecce. Nel Mantova che pareggia 1-1 a Torino, il gol del pari a tempo scaduto è di Carrus: voto 6.5. Voto 6.5 anche nel successivo 2-0 con l’Ancona e 6 nella sconfitta 2-1 a Trieste. Nel Cittadella sempre in panchina Pierobon. Segna Soligo nella Salernitana, anche se la sua formazione perde 1-3 contro il Brescia (voto 6.5); voto 5.5 nel pari 0-0 a Vicenza e 6.5 nella sconfitta 1-0 a Frosinone. In panchina Salvetti (Sassuolo) nell’1-1 di Empoli; titolare e voto 7 nella successiva Sassuolo-Lecce 1-1. Cacia nella Reggina entra a pochi minuti dal termine in Reggina-Sassuolo 1-1, senza voto; 5.5 il voto nella sconfitta per 2-0 contro l’Albinoleffe mentre gioca solo 10 minuti nella sconfitta interna 1-3 contro il Cesena (senza voto). Nutrita pattuglia di ex presente nel Modena: nella vittoria nella neve contro il Cesena voto 6 a Diagouraga, senza voto Cortellini sostituito a metà del primo tempo e 6 per Bruno. Nella sconfitta 1-0 a Gallipoli, 5 a Bruno, Diagouraga senza voto in campo solo uno spezzone di gara e Cortellini in panchina per tutto l’incontro. Nello 0-0 col Padova in campo solo Cortellini 5.5. Sempre pochi scampoli di gara per Arma nel Torino: in panchina nei match con Mantova (1-1) e Cittadella (sconfitta esterna 2-0); entra all’85’ nella vittoria 4-1 sul Grosseto (senza voto). Nella formazione toscana 6.5 a Consonni nel pareggio 1-1 tra Reggina e Grosseto; 7 nella vittoria 1-0 contro l’Empoli; 4.5 nella sconfitta 4-1 col Torino, match in cui si fa espellere a metà ripresa. Assente nei toscani Valeri. Nel Gallipoli per Ginestra ingresso nel finale nella vittoria col Modena 1-0 (senza voto); va a

segno anche se il gol è solo per gli annali (voto 6) nella pesante sconfitta interna 1-4 contro l’Ascoli. Due i turni disputati in Prima e Seconda Divisione. Leonardo Rossi (Viareggio) prende 5 nella sconfitta 1-0 a Lumezzane e 6 nella vittoria contro il Figline. Solo panchina per Martucci. L’Alessandria di Buglio perde 1-0 con la Pro Patria (voto 6 al mister e 6 all’attaccante Artico) ma nella domenica successiva pronto riscatto e vittoria fuori casa contro il Pergocrema: 1-2, voto 6 a Buglio e voto 6.5 per Artico autore del gol decisivo a tempo scaduto. Nel girone B 6.5 a Cunico in Portogruaro-Marcianise 0-0 e sostituito a metà ripresa; voto 6 nell’altro pareggio sempre 0-0 con il Pescina. Nel Verona, 6 per Berrettoni nel 2-2 contro il Lanciano; 5.5 con sostituzione nel finale nel pari 0-0 a Cava dei Tirreni. Assente nelle due gare Selva. Il Rimini di Melotti va sempre a scatti: sconfitta per 3-1 a Reggio Emilia, voto 5 al mister; vittoria 2-0 contro il Taranto in casa, voto 6.5 all’ex tecnico spallino. 90 minuti in panchina a Ferrara tra i romagnoli per Fonjock in Spal-Ravenna 0-0. Qualche minuto in campo (senza voto) nel 2-1 contro il Potenza. Nella lanciatissima Reggiana che batte 3-1 il Rimini, 15 minuti per Temelin (senza voto); nel successivo incontro rete decisiva a Marcianise nel finale, 20 minuti dopo l’ingresso in campo: voto 6. Nel Cosenza che vince a Avezzano col Pescina: voto 6.5 a Roselli, pochi minuti per La Canna (senza voto). Nel successivo tonfo interno con il Giulianova 3-4, 5.5 a Roselli e 90 minuti in panchina per La Canna. In Seconda Divisione 2-2 per il Legnano di Bisso con la Pro Belvedere, 6 il voto; nel successivo 2-2 contro lo Spezia, 6.5 con ennesima rete stagionale per l’attaccante. Moro è in panchina in entrambi gli incontri dello Spezia. Nel girone B dominio assoluto della Lucchese che marcia a velocità altissima: sempre presente Chadi, voto 6 nel 3-1 alla Giacomense; voto 6 nel recupero vinto a Poggibonsi e voto 6.5 nella vittoria contro il Bellaria. 5.5 per Rivaldo tra gli umbri in Bellaria-Gubbio 1-1; voto 6 nella successiva vittoria 0-1 a San Marino. Voto sei per La Grotteria in campo 90 minuti in Bassano-Poggibonsi 2-2; Gaucho che va a segno siglando la rete del pari in Colligiana-Bassano 1-1. Pochi scampoli di gara per Giorgi (Giacomense) nel match pareggiato con l’Itala San Marco 1-1. Nel girone C sempre protagonista Franchini a segno nel 4-0 della sua Cisco Roma sul Noicattaro: voto 6.5. Chiudiamo il quadro con i portieri: nel Gela Nordi prende 6 nel pari 1-1 con l’Igea; sempre 6 nella vittoria esterna 0-1 con la Scafatese. Careri nel Melfi prende 6 nel 3-0 al Barletta; stesso voto nella trasferta vinta 0-2 contro la Normanna. CLASSIFICA MARCATORI TRA GLI EX Artico (Alessandria, Prima Divisione) Franchini (Cisco Roma, Seconda Divisione) Bisso (Legnano, Seconda Divisione) Moro (Spezia, Seconda Divisione) Agostinelli (Igea Virtus, Seconda Divisione) Bruno (Modena, Serie B) Selva (Verona, Prima Divisione) Pellissier (Chievo Verona, Serie A)

9 gol 8 gol 8 gol 6 gol 6 gol 6 gol 5 gol 4 gol


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LA DOMENICA NEL PALLONE

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Spal-CAVESE, 24 gennaio 2010 CLASSIFICA

11

CIPRIANI BAZZANI

VALTULINA

9

6

MIGLIORINI

4 8 7

10

LORENZI ZAMBONI GHETTI

3 5 2

CAPECCHI

QUINTAVALLA SCHIAVON (Bedin)

1

4

RUSSO

5

FARINA

Andria - RIMINI Giulianova - MARCIANISE LANCIANO - FOGGIA Pescina - PESCARA POTENZA - TERNANA Reggiana - PORTOGRUARO Spal - CAVESE Taranto - RAVENNA Verona - COSENZA

6

Allenatore: STRINGARA. A disp.: Pane, Nocerino (D’Orsi), Carbonaro, Bacchi, Tarantino, Cruz, Varriale.

DIFFIDATI: Migliorini, Quintavalla, Centi, Schiavon (Spal). OGGI 24 GENNAIO 2010

CIPRIANI

8

1

7

Allenatore: NOTARISTEFANO. A disp.: Ioime, Licata, Bortel, Bedin (Schiavon), Rossi, Marongiu, Laurenti.

2

D’ORSI (Nocerino)

11 3 MAIORANO FAVASULI SPINELLI BACCHIOCCHI RADI

9

* 1 punto di penalizzazione

10

CABECCIA

LE PROBABILI FORMAZIONI

VIRTUS LANCIANO 26 ANDRIA 23 SPAL 22 CAVESE 22 GIULIANOVA 22 PESCINA 21 FOGGIA *21 MARCIANISE 20 POTENZA 19

BERNARDO

35 35 32 31 31 30 30 30 27

SCHETTER

HELLAS VERONA REGGIANA RAVENNA TERNANA PESCARA COSENZA PORTOGRUARO RIMINI TARANTO

prossimo turno 31 GENNAIO 2010 Cavese - REGGIANA Cosenza - ANDRIA MARCIANISE - POTENZA PESCARA - GIULIANOVA Portogruaro - LANCIANO Ravenna - FOGGIA Rimini - PESCINA TERNANA - VERONA SPAL - TARANTO

CLASSIFICA MARCATORI 9 reti P. Rossi (1 rig. Reggiana); 8 reti Piovaccari (Ravenna) e Stefani (6 rig. Reggiana), Altinier (Portogruaro); 7 reti Biancolino (2 rig. Cosenza) e Corona (1 rig. Taranto), Sy (Andria); 5 reti Campagnacci (3 rig. Giulianova), Ceccarelli (Verona), Danti (Cosenza), Improta (4 rig. Lanciano), Nardini (Reggiana), Noviello (Ternana), Salgado (2 rig. Foggia), Selva (Verona),Tozzi Borsoi (3 rig. Ternana) e Tulli (1 rig. Rimini); 4 reti (tra gli altri): Cipriani (Spal), Bernardo (Cavese); 3 reti (tra gli altri): Bazzani (Spal), Schiavon (Spal), Varriale (Cavese); 2 reti (tra gli altri): Arma (Spal ora al Torino), Bracaletti (1 rig. Spal), Schetter (Cavese); 1 rete (tra gli altri): Centi (Spal), Marongiu (Spal), Meloni (Spal), Migliorini (Spal), Farina (Cavese), Favasuli (Cavese), Bacchi (Cavese), Bacchiocchi (Cavese).


LoSpallino