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lo Spallino ANNO 2 - NUMERO 8 - COPIA GRATUITA

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L’EDITORIALE

di Enrico Testa

La nuova Spal

Notaristefano non l’ha mandato a dire. Era a Ferrara da un nanosecondo, giusto il tempo di parlare con la sua nuova società e di apparecchiare la sala per la conferenza stampa di presentazione. Poi le prime dichiarazioni, qualcuna di rito, e subito concetti chiari e prospettive lunghe. Bisogna giocare veloci e palla a terra. A voler riassumere parecchio il pensiero del tecnico, il suo calcio è fatto così. Rapido e bello a vedersi. Questo ha subito chiesto l’allenatore ai suoi giocatori e questo ha immediatamente provato durante i primi allenamenti. Dopo il primo tempo di Verona, decisamente da dimenticare, ecco la svolta. Si ritorna negli spogliatoi, Bazzani suona la carica e Notaristefano dice poche cose ma abbastanza chiare (eufemismo). Dice, cioè, di giocare in libertà, senza star lì a preoccuparsi, di mettere il pallone per terra e di svegliarsi. Il nuovo corso biancazzurro, e cominceremo a vederlo tra qualche partita, (ri)nasce da qui. Dalla necessità di non avere paura, di non fare tremila calcoli, di non pensare al tabù del Paolo Mazza. In un certo senso è un po’ quello che

disse a suo tempo un certo Gibì Fabbri. Poche storie e, perché no, tanto divertimento. Ecco perché abbiamo scelto di titolare così: senza paura. La classifica e il numero delle giornate archiviate ribadisce che di tempo ce n’è eccome per rimediare a un inizio di stagione complicato e, almeno in casa, quasi disastroso. Il pareggio rimediato a Verona in mezzo a quella bolgia infernale e senza tifosi ferraresi, in un clima surreale e allucinante oltre che incomprensibile, può, anzi deve, diventare la svolta. La svolta di un cammino che potrebbe ancora rivelarsi pieno di soddisfazioni soprattutto quando ritornerà anche quella fortuna che – vedi l’infortunio di Cipriani prima di entrare in campo al Bentegodi – finora è decisamente rimasta a guardare. La partita di giornata, il derby con la Reggiana, proprio come una settimana fa la sfida alla capolista Verona arriva nel momento giusto. Bisogna soltanto giocare da Spal perché il Paolo Mazza deve tornare a essere un fortino inespugnabile. Palla a terra e pedalare, ovviamente. Forza Spal, ovviamente atto secondo.

Sommario 2 L’editoriale DI ENRICO TESTA 3 Lettera aperta DI CESARE BUTELLI 4 Fuoricampo Lorenzi, il guerriero ragazzino DI DANIELA MODONESI 8 Le immagini Spal-Lanciano 9 Le immagini Verona-Spal 10 L’intervista Egidio Notaristefano DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 13 Il vivaio A CURA DELLA REDAZIONE 14 L’inchiesta Gli spallini e il fantacalcio DI SERGIO RAVANI 16 Il personaggio Donald Soffritti DI NICOLA “DELEZ” DE LEONARDIS 18 La storia siamo noi David Sesa DI FEDERICO PANSINI 20 L’avversario La Reggiana DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 22 La trasferta Real Marcianise DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 24 Qui Paolo Mazza Spal-Reggiana

lo Spallino Iscrizione al Trib. di Ferrara n. 1/2009 del 19/01/2009 19/01/200 Editore: Roberto Labardi - Direttore: Enrico Testa Grafica e Stampa: Tipografia Altedo srl In redazione: Alessandro Orlandin, Andrea Tebaldi, Annalisa Fenzi, Augusto Bolognesi, Daniela Modonesi, Diego Stocchi Carnevali, Eleonora Manfredini, Federico Pansini, Giorgio Achilli, Luigi Telloli, Marcello Maranini, Natale Patria, Sergio Gessi, Sergio Pesci, Sergio Ravani, Stefania Andreotti, Beatrice Bergamini, Nicola “Delez” De Leonardis Direttore Responsabile: Gianpietro Testa Fotografie: Agenzia Business Press La collaborazione a questo periodo è da considerarsi del tutto gratuita quindi non retribuita. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di tutto il materiale contenuto.


Cesare Butelli

Caro Aldo, ti scrivo Caro Aldo, sai meglio di tanti altri quanto io sia riservato, maniacalmente riservato. Sai anche quanto il Direttore (questo Direttore) sia insistente, maniacalmente insistente. E allora ho ceduto, per questa edizione sui generis di “c’è posta per te”. Per dirti cosa, poi? Per dirti quello che già sai. Ma, come sostiene un mio carissimo amico, le lettere alla fin fine non sono altro che uno strumento per scrivere a se stessi. Non ci avevo mai pensato prima, in effetti probabilmente non sbaglia nell’affermarlo. Non ci siamo incrociati molto spesso in questi sedici mesi circa attraversati insieme. Sono pochi ma personalmente mi sono bastati per apprezzare le tue doti, professionali e personali. Non a caso ti ho aperto anche le porte di casa mia, e chi mi conosce sa che la qual cosa significa per me molto di più della condivisione di trenta bicchierate al bar… In questi rari incroci abbiamo parlato molto

LETTERA APERTA

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AMARCORD di Natale Patria

poco di calcio, del resto il confronto sarebbe stato impari. Io ne capisco molto poco, tu ne sai “a pacchi”, checché ne sostengano i detrattori. Già, il calcio… Una cosa che ho capito anche io è che il pallone brucia tutto in maniera molto, molto veloce. Figuriamoci un allenatore che perde sistematicamente le partite in casa… Questo il capo d’accusa, cui ha fatto seguito la dolorosissima “condanna”, il cosiddetto esonero. Qualcosa però mi dice che spenderai la tua carriera, peraltro ancora in fase di start-up (perlomeno a certi livelli), in categorie più nobili (ho detto categorie e non piazze, perché la Spal è la Spal…). E’ un augurio/percezione al quale unisco quell’abbraccio che ancora non sono riuscito a darti da quando ci siamo “separati”. Ma non mancherà certo occasione. Buona fortuna Aldo! Cesare Butelli

Ferrara, 29 Novembre 1942 1942-43 SERIE C

FERRARA-MANTOVA 4-1 FERRARA: Luisetto, Casini, D’Agostini, Maini, Mantovani, Mariotti, Crevola, Badiali, Astorri, Pavan, Baiocchi. MANTOVA: Tricarico, Mezzadri, Faccioli, Grisanti, Malagoli, Mongero; Bonesini, Ternieri, Mantovani, Frattini, Biagini. Arbitro: Dabroi di Forlì. Marcatori: Mantovani, Astorri, Pavan 2 (S). Frattini (M). Ferrara, 29 Novembre 1953 1953-54 SERIE A

SPAL-JUVENTUS 1-3 SPAL: Bertocchi, Lucchi, Dell’Innocenti, Busnelli, Bernardin, Castoldi, Pellicari, Stefanini, Bulent, Ekner, De Vita. JUVENTUS: Angelini, Bertuccelli, Manente, Gimona, Ferrario, Pinardi, Muccinelli, Ricagni, Boniperti, J. Hansen, Praest. Arbitro: Granville di Roma. Marcatori: Stefanini (S), Praest 2, Riragni (J) Ferrara, 29 Novembre 1964 1964-65 SERIE B

SPAL-ALESSANDRIA 0-0 SPAL: Bruschini, Olivieri, Bellei, Ranzani, Balleri, Frascoli, De Bernardi, Bagnoli, Cavallito, Massei, Muzzio. ALESSANDRIA: Nobili; Poppi, Sogliano, Carlini, Migliavacca, Vitali; De Cristoforo, Codecasa, Bettini, Soncini, Oldani. Arbitro: Piantoni di Terni.

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L’hanno svezzato nel miglior vivaio d’Italia maestri come Vavassori e Favini. Complici di un destino che per lui aveva in serbo la serie A – dentro e fuori l’Atalanta – e qualche infortunio di troppo. Ma anche gli amici delle giovanili da tenersi stretti, l’Under 21 di serie C i Mondiali con la Nazionale militare e una famiglia da allargare di Daniela Modonesi

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In che senso ti hanno aspettato? “Tra i tredici e i quindici anni la mia statura è schizzata di parecchi centimetri e sono cominciati i problemi alle ginocchia e alle ànche. Non mi riconoscevo più. Ciononostante, la società decise di portarmi in Primavera, il primo passo verso il professionismo”. Di solito, le grosse opportunità comportano anche qualche rinuncia. “All’inizio, dover prendere il treno per Bergamo tre volte alla settimana mi è un po’ pesato. Per fortuna mi accompagnava mio nonno, il mio primo, grande tifoso. Poi ho cominciato ad avere tutti i pomeriggi impegnati e nessun week-end libero, a fare una vita diversa dai miei amici di infanzia. E il sacrificio più grande è stato perdere alcuni di loro, quelli che giocavano con me nella squadra del paese, Montello. Quando mi hanno voluto al Ponte San Pietro, che vanta uno dei settori giovanili più prestigiosi dopo l’Atalanta, sono arrivate le prime gelosie e mi sono sentito escluso”. Amicizie vere con altri calciatori ne hai mai coltivate? “Cambiando spesso città, mantenere i contatti è complicato. E io sono abbastanza solitario. Ma con alcuni compagni delle giovanili dell’Atalanta il rapporto è ancora stretto e risale ai tempi in cui andavamo insieme in trasferta, con il pulmino. Penso a Gianpaolo Bellini – tuttora a Bergamo –, ad Alex Pinardi, che è al Modena, e ai gemelli Damiano e Cristian Zenoni, oggi rispettivamente al Parma e al Bologna”. Che eredità ti ha lasciato l’imprinting dell’Atalanta? “È stata una palestra di vita. Avevamo a che fare con veri e propri educatori, che ci insegnavano valori come l’umiltà, il rispetto dei ruoli, la responsabilità. E per loro, la priorità dello studio sulle partite era fuori discussione. Dovevamo sempre consegnare la pagella e chi non andava bene saltava gli allenamenti”. Peggio che in collegio! “Sì, ma così ho imparato ad affrontare più serenamente il mondo del calcio, dove gli esami non finiscono mai e di tempo per staccare la spina ne resta poco. È anche grazie a quell’esperienza se sono contento della vita che ho fatto e ho ancora l’entusiasmo di un ragazzino”. A proposito: da ragazzino per chi tifavi? “La passione per il pallone e per l’Atalanta me l’ha tramandata mio papà, che mi portava sempre allo stadio. Ogni secondo era buono per giocare, anche in casa, e non so quanti vetri ho rotto! Mentre a scuola, all’intervallo, ci costruivamo la palla con giornali e scotch. Uno dei miei idoli di quegli anni è stato Aldo Cantarutti: un nome, un programma! Dopo una tripletta contro il Verona, si tolse la maglia e per me diventò una specie di eroe. Poi

“Allenati sempre con impegno, per farti trovare pronto”. “Non sentirti sconfitto, solo perché non vieni schierato in campo”. “Dopo un infortunio, concentrati sul recupero per la battaglia successiva”. Comandamenti tratti da “L’arte della guerra” di Sun Tzu? No, quelli sono già sul comodino di troppi manager e allenatori (vedi Guidolin). Qui siamo oltre. Sempre di strategia militare in fondo si tratta, ma applicata al calcio. Anzi, elevata a stile di vita. Quella di Stefano Lorenzi da Calcinate, per la precisione. 192 centimetri di serenità zen, di passione inossidabile per il pallone, di determinazione a non farsi abbattere dall’artiglieria nemica. Anche quando i proiettili glieli hanno sparati gli amici di infanzia, improvvisamente avvelenati dall’invidia. E pazienza se, poi, il tendine sotto il gluteo, quello dell’adduttore e la caviglia hanno alzato bandiera bianca. Una tragedia, direbbe qualunque persona normale. Danni collaterali, correggerebbe Lorenzi. E che altro aspettarsi da uno che gioca ancora “con l’entusiasmo di un ragazzino”? Per un calciatore di lungo corso come te, cambiare allenatore a campionato iniziato non sarà niente di eccezionale. Ma come hai vissuto l’avvicendamento Dolcetti-Notaristefano? “Nella mia carriera ho cambiato anche due, tre tecnici all’anno. E quando succede, è stimolante, dà una scossa all’ambiente. Ci si sente come il primo giorno di scuola e tutti vogliono mettersi in mostra. Ma è anche una sconfitta da dividersi in parti uguali, a partire dai giocatori. Comunque, ho chiamato Dolcetti per ringraziarlo, perché sono stato bene con lui. Resterà sempre uno dei migliori professionisti con i quali abbia lavorato”. Il maggiore debito di riconoscenza, con chi senti di averlo? “Con Giovanni Vavassori. È grazie a lui se sono entrato nelle giovanili dell’Atalanta e poi in prima squadra, in serie B. A me e ad altri compagni diede fiducia anche l’anno successivo, quello della promozione in A. Ci voleva bene come un padre ed eravamo talmente legati a lui che ci chiamavano “Vava-boys”. Sei il prodotto di uno dei vivai più prolifici del calcio italiano. Crescendo all’Atalanta, eri quasi matematicamente certo di farcela? “Quando mi hanno preso, frequentavo la prima media. E per me, il pallone era ancora solo una passione, il coronamento di un sogno. Qualcosa che mi emozionava, ma non un lavoro. All’Atalanta l’ambiente era molto selettivo e ogni anno qualche compagno non veniva confermato. Lì ho avuto la fortuna di conoscere Mino Favini, uno dei migliori osservatori d’Europa. Che a Como, peraltro, ha scoperto Notaristefano. Se mi hanno aspettato e scommesso su di me, lo devo anche a Mino”.

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ho ammirato Caniggia. Abbiamo anche giocato insieme, quando era a fine carriera, e si è dimostrato una persona seria, senza pose da primo attore”. In una precedente intervista a “Lo Spallino”, ricordavi come l’apice della tua carriera sia coinciso con l’inizio del tuo calvario… “Dopo la promozione dell’Atalanta in serie A, la società decise di puntare su giocatori nuovi, malgrado la nostra difesa fosse stata la migliore del campionato. A quel punto ho preferito andarmene, perché mi sono sentito messo in discussione. Così sono tornato in B, in prestito all’Arezzo. Dove alla prima partita, nell’azione che mi ha portato al gol, il tendine sotto il gluteo si è distaccato. Hanno anche sbagliato a curarmi e ho finito col perdere una stagione intera. Altri incidenti e altri stop li ho avuti al Treviso, di nuovo in A, e al Pescara”. Mai temuto di non farcela? “Alcuni momenti sono stati duri, specie quando ho incontrato allenatori e dirigenti poco

disponibili a parlare, a valutare a fondo i miei problemi. Le prime due partite a Treviso, per esempio, per me significavano una rinascita, mentre altri le hanno sfruttate per affossarmi, senza proteggermi dalle critiche. Ma io ho pensato sempre e solo a guarire. E in questo mi ha aiutato tanto Michela, mia moglie. Lei non segue il calcio e non viene mai allo stadio, ma è una persona solare, che sa capirmi al volo”. Ti ha seguito sin dall’inizio della carriera? “Ci siamo sposati nel (controlla sulla fede) 2007, ma ci conosciamo dal 1998. Quando sono andato ad Arezzo, lei è venuta con me. Pensandoci bene, non è che mi abbia portato molta fortuna! (Ride) Senza Michela, in realtà, non avrei saputo cogliere gli aspetti positivi di quell’infortunio. Nei weekend in cui l’Arezzo giocava in trasferta, ad esempio, abbiamo visitato la Toscana”. Cosa sogni per il tuo futuro? “Altri figli, oltre a Francesco. Che non ha ne-

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anche due anni, ma con la palla è micidiale. E quando vede la mia divisa, pronta per essere indossata, capisce che sto partendo per una trasferta. Allora dice “partita”, comincia a piangere e mi si attacca alle gambe!”. E tu pensi che resterai sempre attaccato al pallone con altrettanta tenacia? “Quando non giocherò più, dovrò inventarmi qualcosa. Forse prenderò il patentino. Preparare i ragazzini o fare il tecnico in seconda non mi dispiacerebbe, sempre che io abbia le qualità giuste. Un’altra ipotesi è quella di aprire una palestra di riabilitazione. Anche perché qualcosa ormai penso di saperne…”. Gli infortuni hanno cambiato il tuo modo di giocare? Sei diventato più prudente? “Sicuramente. Sono nato come un difensore piuttosto duro e fino ai ventisei anni mi facevo rispettare. Ero così anche in allenamento e i compagni mi temevano. Le mie qualità erano la concentrazione sull’uomo e l’aggressività. Dopo essermi fatto male, invece, ho imparato a stare più attento e oggi gioco più di esperien-

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za, cerco maggiormente la posizione”. Forse non tutti sanno che nel tuo curriculum c’è anche la Nazionale… “Quando giocavo a Carpi, ho portato per due anni la fascia di capitano dell’Under 21 di serie C e ho partecipato a molti tornei. Poi, mentre ero di leva, sono stato vice-campione del mondo ai Mondiali di calcio militari, che quell’anno si tenevano in Iran. Un’esperienza allucinante! Siamo rimasti là per un mese, rinchiusi in una struttura militare, e sono dimagrito sette chili. C’erano più mitra che cibo”. È un po’ presto per i bilanci, ma sei comunque uno dei seniores della Spal. Che cosa vedi alle tue spalle? “Vedo uno sportivo che si è guadagnato tutto ciò che ha ottenuto. Senza scoraggiarsi di fronte agli incidenti e senza prendere come una sconfitta il fatto di dover restare in panchina, qualche volta. Sono ormai un vecchio, ma di quelli buoni! Quando posso, cerco di dare un po’ di consigli ai più giovani e vedo che ci capiamo. Sai cosa mi ha detto Paolino Rossi, proprio l’altro giorno? Che per lui sono un esempio! E sentirselo dire da Paolino, che per tutta la squadra è un modello di serietà, umiltà e abnegazione, mi ha riempito il cuore…”.

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Spal-Lanciano A sinistra, Aldo Dolcetti nell’ultima sua partita sulla panchina della Spal. A destra, foto di gruppo prima di Spal-Lanciano. Sotto, da destra, Alessandro Marongiu sempre più integrato nella prima squadra. In basso, a sinistra, Eros Schiavon esce demoralizzato dal campo dopo l’ennesima sconfitta casalinga. Sotto, il rigore che ha deciso la partita. Capecchi non c’è arrivato per un attimo.

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LE IMMAGINI

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Dall’alto, a sinistra, Bracaletti dagli 11 metri è perfetto nel tiro che vale il pareggio a Verona. Accanto, il tabellone elettronico archivia il risultato positivo per la Spal in uno stadio tradizionalmente ostico. Qui accanto, Guido Ghetti il migliore nel match contro i gialloblu. In basso, il rientro di Paolino Rossi come al solito si è rivelato decisivo nella rimonta spallina. A destra, il nuovo allenatore Notaristefano all’esordio sulla panchina della Spal in compagnia dell’allenatore dei portieri Lazzarini.

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L’INTERVISTA

Egidio Notaristefano

di Diego Stocchi Carnevali

ESCLUSIVA. A Lo Spallino il nuovo tecnico racconta tutto. Da quando giocava a oggi dal calcio che vuole ai giocatori spallini che sta imparando a conoscere. Dall’intervista esce il ritratto di un allenatore di sani princìpi e sacrosanta ambizione con alcune caratteristiche particolari tipo… l’obbligo del divertimento in panchina. Poi i progetti biancazzurri, il settore giovanile, i meriti di Dolcetti e tanto ma tanto altro…

E’ passato un anno esatto da quel 30 novembre 2009 che ti ha visto sedere per la prima volta in una panchina del Paolo Mazza. Allora era quella del Novara. Domenica farai il tuo esordio, stavolta però da allenatore della Spal. Che effetto fa? “All’inizio ci sarà un po’ di emozione, è normale, ma appena l’arbitro fischierà penserò solo alla partita e ai ragazzi che dovrò cercare di accompagnare e sostenere per tutta la partita meglio che posso. In effetti è una strana coincidenza pensare che un anno esatto fa parlavo da avversario e oggi mi ritrovo a guidare una delle squadre più importanti del calcio italiano. Sarà una bella responsabilità e spero sia un’avventura che duri il più a lungo possibile. Qui c’è una cosa che ci accomuna, la fame di vittoria: manca a voi, alla piazza, ai tifosi e manca soprattutto a me, ecco perché bisogna crederci e avere entusiasmo. Il progetto Spal che mi è stato illustrato dalla dirigenza è di quelli importanti, a partire dal settore giovanile che diventerà nel breve il nostro piccolo tesoro da custodire e preservare quanto e forse più della prima squadra. Lì nascerà la Spal del domani”.

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Egidio Notaristefano A proposito, oltre ad essere un allenatore che non ha mai avuto problemi a lanciare i ragazzi, si dice tu sia anche un ottimo educatore. “Credo che sul mio modo di pensare e di essere abbiano inciso positivamente gli anni di Como: è stata l’esperienza più importante della mia vita perché lì mi sono formato come uomo prima ancora che giocatore. Erano gli anni in cui uscire dal settore giovanile comasco era motivo d’orgoglio perché gli allenatori e i preparatori che gravitavano intorno a quell’ambiente erano dei maestri di vita oltre a essere uomini di campo bravissimi. Era il periodo di Borgonovo con cui ho avuto la fortuna prima di giocare poi di aprire una scuola calcio. Di quegli anni mi è rimasto il rigore, la disciplina, le regole e il rispetto per gli altri oltre ovviamente al divertimento nel dare un calcio a un pallone. Quando manca una di queste componenti non puoi giocare a calcio. Infatti ho smesso anche per questo motivo. Ho dato i gradi di capitano a Legati a Legnano ad appena vent’anni e con quella squadra ho avuto la prova che i giovani sono un patrimonio inestimabile che bisogna allo stesso tempo maneggiare con cura”. Quando hai capito che era giunto il momento di smettere? “Ho chiuso la carriera tra i dilettanti, ma non faceva per me. Sembra banale ma quando capisci che non ti diverti più è arrivato il momento di dire stop. Aggiungiamo poi un’altra cosa che può sembrare strana, ti faccio questo esempio: l’allenamento era fissato per le sette di sera ma a quell’ora al campo ci trovavamo in tre, perché gli altri giustamente lavoravano e arrivavano dopo. Pur capendoli e ammirando la loro passione, perché lavorare e giocare a calcio non è da tutti, non riuscivo a farmi andare giù questo modo di fare calcio. Ero rimasto professionista nella testa ma non lo ero più nelle gambe per giocare a livelli buoni. E mi sono fermato. Per tre anni. Odiando il calcio”. Come mai? “Probabilmente è un passaggio obbligato anche questo. Hai vissuto così tanti anni di ritiri, partite, partite e ritiri che arrivi sfinito e mentalmente non ce la fai più. Ho smesso anche di seguirlo, non mi interessava più, non andavo a vedere neanche le partite e ho cominciato a lavorare con un amico che ha una compagnia di assicurazioni. Questa piccola parentesi mi è servita moltissimo: ho approfondito attraverso corsi specifici di comunicazione l’aspetto umano delle relazioni interpersonali e quando mi è tornata da un giorno all’altro la voglia di tornare a respirare il profumo dell’erba del campo ho iniziato a trasferire nel calcio quello che avevo imparato. Sono due mondi diametralmente opposti da un punto di vista lavorativo eppure nel come affrontare le situazioni e le persone non sono così lontani”.

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Poi una nuova avventura: arriva la chiamata del Legnano. “Ho cominciato come allenatore della Primavera prima di passare in prima squadra: l’idea era quella di costruire un settore giovanile sulla falsariga di quello del Como tanto che a Legnano si era trasferita una persona che era già stata con i lariani ai miei tempi e sapeva come costruire quel tipo di progetto. Dopo un anno mi hanno chiamato a guidare i grandi: ci siamo salvati con una banda di ragazzi giovanissimi con cui ancora oggi mi sento molto frequentemente come Legati (oggi al Crotone in B), Lanteri (di proprietà del Novara) e Mattioli (attualmente nel Foggia). Credo di non aver fatto molto, ho solo tirato fuori da ciascuno di loro quelle qualità già di per sé evidenti a tutti, tranne che a loro stessi”. A Novara l’anno dopo non è finita come ti aspettavi... “Ci sta, è cambiato il direttore sportivo e come ben sai anche loro si portano dietro spesso allenatori con cui hanno instaurato un certo tipo di rapporto professionale e di amicizia. Mi è dispiaciuto andare via perché ho visto che squadrone hanno costruito quest’anno, una corazzata davvero. L’anno scorso dopo un bel girone di andata ci siamo fermati al ritorno: squalifiche, infortuni, un mercato di gennaio sbagliato e in cui mi è toccato adattare Legati terzino causa l’infortunio di Gheller, mettiamoci pure la partita di Verona con Rafael che ci parò tre rigori in movimento tagliandoci di fatto le gambe. Alla fine queste cose le paghi e abbiamo fatto molto meno del potenziale che avevamo”. Tre caratteristiche di Notaristefano allenatore. “Sono una persona serena, un buon motivatore e un grande lavoratore sul campo, di queste cose ne sono sicuro”. Capitolo Spal: che squadra hai trovato? “Ho trovato dei giocatori smarriti, nel senso che non sono per nulla consapevoli della loro forza. Non è una frase fatta perché lo dimostra l’andamento incredibile che hanno avuto in casa e in trasferta: se tu fuori viaggi a media playoff, possibile che in casa, dove sei tra l’altro supportato dal tuo pubblico, non riesci a costruirti un fortino dove gli avversari quando mettono piede in campo sanno già a prescindere che portare via punti sarà quasi impossibile? Lavoreremo su questo, sulla testa, sono bravi e sono forti e migliori di un anno fa aldilà del girone che è quattro volte superiore rispetto a quello settentrionale. A noi questo

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L’INTERVISTA

Egidio Notaristefano

Il giocatore Egidio Notaristefano nasce il 4 febbraio 1966 a Milano. La sua carriera da calciatore dura quindici anni e mezzo ma un terzo la trascorre a combattere contro infortuni più o meno gravi che ne hanno precluso l’inserimento definitivo ad alti livelli: per colpa di un serio problema al ginocchio ha perso la possibilità di trasferirsi dal Como alla Juventus. Inizia nel Como dove rimane per tredici anni facendo tutta la spola dal settore giovanile alla prima squadra: alla fine di lui si conteranno oltre centoventi gare disputate in serie A dove ha vestito le maglie di Como, Bologna e Lecce, un centinaio in B suddivise tra Como, Lecce e Perugia e altrettante in terza serie dove ha giocato nell’Alessandria e poi nel Meda prima di chiudere tra i dilettanti della Pro Lissone. Nel Salento, tra le fila dei giallorossi ha conosciuto sia Davide Torchia sia l’attuale allenatore in seconda biancoazzurro Ceramicola. Centrocampista offensivo centrale di indubbie qualità, buona tecnica e ottima visione di gioco, ha segnato in tutto ventiquattro reti disputando dieci gare con la maglia della Nazionale Under 21 di Giannini, Vialli, Mancini e Zenga allenata da Azeglio Vicini. Conquista tre promozioni in A con Como, Lecce e Perugia e una in C2 con il Meda.

L’allenatore non deve interessare, abbiamo poco tempo per raddrizzare la stagione e voglio che la loro autostima raggiunga quanto prima i livelli che si addicono a questi ragazzi”. A Verona, dopo un brutto primo tempo è arrivata una ripresa di grande carattere. “Ho cambiato modulo in corsa e ho capito che dovrò proseguire su questa strada. Ho trovato una squadra atleticamente perfetta e con una grande predisposizione a lavorare in gruppo e il merito è tutto di Aldo Dolcetti che mi ha lasciato un materiale umano di prima qualità con cui posso programmare in tutta serenità. Siamo molto bravi a ripartire, a trovare gli spazi e la profondità ma dobbiamo abbinare velocità, palleggio e intensità per novanta minuti di fila. La mia squadra deve correre tutta la partita, pressare e colpire subito usando, se possibile, le fasce laterali e le incursioni dei terzini e dei centrocampisti. Il progetto ce l’ho ben chiaro, il tempo è poco ma con l’entusiasmo a mille mio e di questi ragazzi potremo rendere il giusto merito alla nostra squadra quanto prima. A Verona dopo il primo tempo è scattato qualcosa nei loro occhi che prima non c’era. E allora dobbiamo solo credere di

più in noi stessi mi sono detto”. Qual è la Spal ideale secondo te? “A me non piace soffrire in panchina. Io la partita la guardo come un tifoso che sta sugli spalti e voglio divertirmi e se non mi diverto mi incavolo. Ho la convinzione che se a me non piace come giocano allora non piacerà neanche al pubblico e ancor meno a loro che sono in campo: le partite e le stagioni si perdono anche così, quando i tuoi giocatori non si divertono tra di loro e non vivono come un piacere giocare a calcio”. Un’ultima domanda, da chi prendi spunto per i tuoi allenamenti? “Da tutti, anche dagli allenatori di mio figlio che fa gli Esordienti. Non sono i Capello, i Prandelli o i Lippi gli unici in grado di farti scuola. Chi incontri lungo la tua strada nel calcio e fuori non è mai banale a prescindere ma ha sempre una storia da raccontarti, bella o brutta che sia non è importante, bisogna ascoltarla e rifletterci sopra e essere abili nel saper cogliere la parte migliore che poi puoi farla tua adattandola ai tuoi princìpi. Vale per il calcio questo, ma credo valga anche per la vita di tutti i giorni”.

Poco incline ai numeri e ai moduli, lo si può definire per certi versi un allenatore “camaleontico” per avere sempre sin qui dimostrato un’ottima lettura in corso delle partite cambiando in corsa la disposizione degli uomini a seconda dell’avversario. Il suo calcio è fatto per dominare l’incontro: ritmo, velocità, intensità e pressing costante sul portatore di palla avversario. Ecco perché occorre che i suoi giocatori siano al top della condizione atletica. Non si adatta all’avversario pur facendone uno studio accurato e ha un’idea di base della difesa a quattro con gli esterni che devono essere in grado di fare la fase di copertura e di supportare i centrocampisti. Lecito aspettarsi dunque, quando la condizione sarà ottimale, una linea mediana composta da tre uomini davanti ai quali si apriranno a ventaglio altri due giocatori per creare gli spazi per i centrocampisti In definitiva, per gli amanti dei numeri la Spal di Notaristefano dovrebbe prevedere un 4-3-2-1 sulla falsariga del Novara della scorsa stagione. Le varianti sono il 4-4-1-1 e il 4-4-2 adoperato con ottimi risultati a Legnano due stagioni fa. Prima della Spal ha ricevuto diverse offerte di categoria tutte rifiutate sul nascere perché come dice lui “la differenza la fanno i programmi e non le parole” e a Ferrara i programmi ci sono.


gli spallini di domani

La squadra di Arbusti va a vincere in trasferta sul campo della capolista Parma grazie al solito Diglio e a Bernardini. Una vittoria e un pari per i ‘97 del responsabile tecnico Successo importante anche per la Berretti di Brescia contro l’ostica Sambonifacese a cura della Redazione

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Applausi per l’impresa degli Allievi Nazionali Bene anche i ragazzi allenati da Franco Fabbri

Facce da gol: Alessandro Diglio e Matteo Bernardini, protagonisti della vittoria degli Allievi Nazionali a Parma.

Gianfranco Albini in rete con gli Allievi Regionali a Ravenna.

Marco Gelli, autore del gol su rigore del momentaneo pareggio in SpalFiorentina Giovanissimi Nazionali. Edoardo Pavani, esterno destro dei Giovanissimi Regionali, ha siglato il terzo gol della sua squadra sul campo del Modena.

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IL VIVAIO

La nostra consueta panoramica sulle squadre giovanili biancazzurre non può non iniziare dall’impresa compiuta dagli Allievi Nazionali di mister Arbusti. Dopo il pari casalingo di sette giorni prima contro il Prato (1-1, Diglio-gol), è arrivata la grande vittoria sul campo della capolista Parma, guidata da Fausto Pizzi, ex talentuoso calciatore di Parma e Inter. Le reti del solito Diglio e Bernardini hanno steso i ducali, dopo una partita davvero intensa, come conferma l’allenatore spallino Fabio Arbusti: “Loro sono una squadra che prova sempre a giocare e, su questo aspetto, devo dire che ci assomigliamo anche se la qualità del loro gruppo è davvero impressionante. Sono contento per il nostro primo tempo. Abbiamo affrontato il Parma senza timore. Il nostro vantaggio è stato meritato, anche se poteva essere un pareggio il risultato più equo. Vincendo, comunque, non abbiamo assolutamente rubato nulla. Faccio i complimenti ai miei ragazzi anche se loro sanno che questa vittoria deve solo servire per proseguire a crescere”. L’impresa riuscita agli Allievi non si è ripetuta nel campionato Giovanissimi, dove i Nazionali di Binotto sono stati sconfitti dalla Fiorentina. Un 3-1 con un rigore per parte (realizzazione di Gelli per l’1-1 biancazzurro) con la forza fisica dei viola a fare la differenza nella ripresa. Resta il fatto che il gruppo allenato dall’ex tornante di Bologna e Inter ha dimostrato di essere all’altezza della situazione, a conferma delle buone qualità espresse fino a questo punto del torneo. Restano imbattute, in queste due settimane, le squadre regionali. Gli Allievi raccolgono due pareggi, prima lo 0-0 contro il Sassuolo poi l’1-1 di Ravenna firmato Albini. Quattro punti in due trasferte per i Giovanissimi ‘96. Infatti, dopo il 2-2 di San Marino (reti di Rizzato e Veronesi) è arrivato il successo esterno sul campo del Modena (3-0 con doppietta del bomber Favaro e pallonetto bellissimo di Pavani). Buone notizie anche dai ragazzi nati nel 1997 guidati in panchina dall’allenatore-responsabile tecnico Franco Fabbri che prima battono il Cesena 4-1 e poi vanno a strappare un meritato 0-0 sul campo del Modena, al termine di una partita davvero combattuta. Chiudiamo con la Berretti di Brescia che mette quattro punti nel proprio pallottoliere, sommando il punto raccolto nella sfortunata trasferta di Bellaria, con la Spal raggiunta al 93° quando era in vantaggio per 2-1 (realizzazioni di Valtulina e Pascarella) ai tre guadagnati nella sfida di Baura contro la forte Sanbonifacese. A decidere il match il sigillo del

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biondo Pierluigi Barca. Da segnalare, l’inaspettata presenza di Roberto Mancini sulle tribune del campo di Bellaria, intento a seguire la prestazione del figlio maggiore, in gol su calcio di rigore. Il mister di Jesi si è dimostrato disponibilissimo con tutti, intrattenendosi a lungo con i genitori dei ragazzi di Beppe Brescia. Anche se, sul suo futuro, non ha voluto esprimersi. Peccato, sarebbe stato un grande scoop firmato Lo Spallino!

LE CLASSIFICHE BERRETTI Verona 25; Rimini 22; Bassano 20; Itala San Marco 15; Reggiana, San Marino 14; SPAL 13; Crociati Noceto 12; Portogruaro 11; Bellaria IgeaM. 9; Ravenna 8; Sambonifacese, Sacilese 4; Giacomense 3. ALLIEVI NAZIONALI Parma 20; Prato 19; SPAL, Reggiana 15; Piacenza 14; Mantova 13; Modena, Sassuolo 12; Carrarese, Lucchese 11; Viareggio 10; Bologna 8; Spezia 6; Giacomense 3. ALLIEVI REGIONALI PROFESSIONISTI Cesena 26; Parma 25; Crociati N. 21; Modena 19; Rvenna 17; Reggiana 16; SPAL 13; Sassuolo*, Bologna* 12; Fed. Sammarinese* 9; Bellaria Ig.M. 7; Giacomense* 2. (*una partita in meno) GIOVANISSIMI NAZIONALI Fiorentina 30; Empoli 29; Bologna 23; Livorno 18; SPAL, Parma 17; Prato 14; Grosseto 12; Modena*, Reggiana, Lucchese 11; Spezia 10; Viareggio 8; Carrarese, Sassuolo 4; Giacomense* 0. (*una partita in meno; Empoli penalizzata di 1 punto) GIOVANISSIMI REGIONALI PROFESSIONISTI Parma 29; Reggiana 27; Crociati N. 24; Piacenza* 22; Cesena 20; Rimini*, Modena 13; Bellaria* 11; Fed. Sammarinese*, Sassuolo*, Bologna* 10; Ravenna* 9; SPAL* 7; Giacomense** 3. (*una partita in meno; ** due partite in meno) GIOVANISSIMI PROF. FASCIA B (1997) Reggiana 20; Piacenza*, Parma* 13; Sassuolo*, Rimini 12; Ravenna* 9; SPAL* 8; Modena* 7; Cesena, Crociati N. 3. (*una partita in meno)

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L’INCHIESTA

gli spallini e il fantacalcio

E’ il gioco più diffuso tra quelli che riguardano il calcio e non solo. Si può partecipare tramite internet, sui giornali o con gli amici: ovviamente parliamo del fantacalcio Abbiamo chiesto ai giocatori biancazzurri la loro esperienza in materia, gli affari migliori e gli spallini più adatti a un hobby del genere: Schiavon, Zamboni e Bazzani i preferiti Segnalazioni anche per Centi, Cabeccia, Migliorini e Cipriani di Sergio Ravani

Il fantacalcio, come molti sanno, è un popolare gioco che consiste nell’organizzare e gestire squadre virtuali formate da calciatori reali, scelti fra quelli che giocano il torneo cui il gioco si riferisce (generalmente la serie A, ma anche Champions League, Mondiale, Europeo). E’ diffusissimo sul web e sui quotidiani sportivi in tutte le sue varianti, alcune delle quali regalano ai vincitori ricchi premi. Può essere anche giocato semplicemente tra un gruppo di amici, che prima dell’inizio della stagione danno vita all’asta estiva per accaparrarsi i giocatori più desiderati, disponendo di un budget per allestire una rosa completa. Le fantasquadre si affrontano in una serie di partite, il cui esito è determinato dalla somma dei voti assegnati in pagella dai quotidiani sportivi e dai punti “bonus” e “malus” dovuti ai gol fatti e subiti. Anche altre variabili concorrono alla definizione del risultato, come ad esempio gli assist e i cartellini ricevuti. Col fantacalcio si realizza il sogno di possedere una squadra, seppur virtuale, ricoprendo tutti i ruoli, dal presidente all’allenatore, dal direttore sportivo all’osservatore specializzato nello scovare giovani talenti non troppo conosciuti e poco costosi, magari pescandoli nelle serie inferiori. Il rischio, paradossalmente, è di scoprirsi a gioire più per i risultati della propria fantasquadra che per quelli della reale squadra del cuore, ma a un tifoso appassionato ciò non accadrebbe mai. Soprattutto se tifa biancazzurro. Anche qualche giocatore della Spal si diletta col fantacalcio, o ha giocato in passato. Ad esempio, il napoletano e tifoso partenopeo Raffaele Ioime. “Giocavo l’anno scorso tra amici. In squadra avevo Quagliarella, Lavezzi, Hamsik, Julio Cesar, Maicon e anche Mandelli, perché è mio amico. Tutti hanno fatto un buon campionato e hanno contribuito all’andamento positivo della mia squadra. Giocavamo venti euro alla

settimana, ed era un passatempo divertente”. Se la Spal fosse in serie A, e gli attuali spallini rientrassero quindi tra i calciatori da acquistare all’asta, chi prenderesti per la tua squadra? “Prima di tutto me stesso, così divento titolare e mi faccio giocare sempre, e poi Schiavon, Bedin, Bazzani e Cabeccia perché sono miei amici (ride); non farmi fare classifiche di merito, altrimenti potrei far torto a qualcuno”. Anche Andrea Gaspari giocava fino all’anno scorso. “Giocavo con gli amici per passare il tempo. All’asta estiva avevamo un budget di trecento milioni di fantasoldi, mentre puntavamo cinque euro veri ogni settimana, ma spesso mi dimenticavo di fare la formazione settimanale. In squadra avevo Abbiati, che è stato un buon affare, perché nessuno lo voleva; io l’ho preso con la spesa minima e ha sempre giocato. Da buon milanista avevo anche Zambrotta. Della Spal comprerei Cabeccia e Migliorini, perché credo avranno un bel futuro e anche Bracaletti e Centi, giocatori che mi piacciono e hanno fatto campionati importanti”. Gianluca Laurenti giocava coi compagni di scuola. Quali sono stati i tuoi top e i tuoi flop dell’asta dell’anno scorso? “L’acquisto più azzeccato è stato senz’altro Mascara: non lo voleva nessuno, l’ho pagato il minimo e ha fatto un gran campionato. Al contrario, Trezeguet si è rotto subito e non ha giocato mai. Comunque la mia squadra è arrivata nelle ultime posizioni”. Chi compreresti della Spal attuale? “Bracaletti, che è uscito dal periodo nero, Centi che è un lusso per la categoria, e poi anche Zamboni, Cabeccia e Cipriani”. Anche Giacomo Pallara giocava con i compagni di classe. “Quest’anno sono troppo impegnato e non ho più tempo per giocare: sto anche andando a scuola guida. L’anno scorso eravamo dieci, dodici giocatori, puntavamo trenta euro a te-

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gli spallini e il fantacalcio sta e io sono arrivato terzo, vincendo sessanta o ottanta euro, non ricordo bene. Facevamo l’asta in estate e a gennaio, e tra i miei acquisti migliori ricordo Di Natale, Ibrahimovic, Cassano, Pirlo, De Rossi. Tra i peggiori, invece, Amoruso e Bianchi. Della Spal prenderei quelli dal rendimento più continuo: Zamboni, Schiavon, Migliorini, Cazzamalli, Bazzani”. Anche Giacomo Cipriani, che non gioca a fantacalcio ma lo segue, pensa che il rendimento costante sia importante per decidere l’acquisto di un giocatore. “Prenderei Zamboni, perché è un difensore che sbaglia poco e garantisce sempre qualcosa in più della sufficienza”. Paolo Rossi giocava coi compagni di squadra del Bellaria. “Giocavamo a coppie. La cosa che più mi appassionava era l’asta estiva, durante la quale ognuno aveva le proprie strategie: c’era chi privilegiava l’acquisto di difensori che fanno gol e chi invece puntava di più sugli attaccanti forti. Io avevo comprato Del Piero, perché stravedevo per lui, e anche tanti altri juventini. Nel nostro fantacampionato c’erano dieci squadre, e la mia era a metà classifica. Del-

L’INCHIESTA

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la Spal prenderei Zamboni per i bei voti e le poche ammonizioni, Schiavon per i gol come centrocampista e Bazzani per gli assist e i gol”. Un altro che giocava coi compagni di squadra, in questo caso del Chievo, è Stefano Lorenzi. Visto che eravate in serie A, c’era un conflitto d’interessi! “Sì, c’era chi si acquistava da solo, soprattutto gli attaccanti (ride). Ricordo che cercavo di andare sull’usato sicuro, tipo Batistuta, e su giocatori non ancora del tutto affermati, come Di Vaio. Della Spal di oggi, Schiavon sarebbe un affarone!” Si unisce al coro pro-Schiavon anche Rosario Licata, che ha sempre giocato con gli amici. “Lo prenderei subito, perché fa gol!” Anche Fabio Bazzani gioca con un amico. “Mi ha coinvolto lui, e ogni tanto mi chiama per chiedermi dei consigli, ma io non sono il primo attore. Della Spal prenderei Schiavon, perché segna i gol, e la differenza al fantacalcio, in termini di bonus di punti, la fanno soprattutto quelli che segnano di più”.

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E’ stato l’attaccante della Spal Fabio Bazzani il protagonista dell’incontro con tifosi e addetti ai lavori, organizzato da Asics e da Derby Sport di Nicola Finessi, esclusivista, per Ferrara e provincia, del materiale ufficiale Spal 1907 marcato Asics. Il bomber ha firmato autografi e posato per le classiche foto ricordo, assecondando le richieste dei tanti sostenitori presenti all’appuntamento. Per Derby Sport, il connubio Spal-Asics è un gradito ritorno al passato, visto che la nota azienda piemontese è stata per anni sponsor tecnico dei biancazzurri. Nella foto: un sorridente e “griffato” Bazzani tra lo staff del “Derby” e Dino Benini (primo a sinistra) di Asics.

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IL PERSONAGGIO

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A Ferrara è nato e cresciuto e ha studiato fino a diventare fumettista e vignettista Da Lambretti alla Walt Disney Company Italia disegnando Topolino e non solo Tutto nonostante la nostra città offra pochissime chance E poi la Spal: “Ero tifoso negli anni di Galeone e Gibì Fabbri e ricordo Albiero, Paramatti, Bergossi… oltre a un’amichevole con il Napoli di Maradona. Ma perché non possiamo vincere uno scudetto anche noi?” di Nicola “Delez” De Leonardis

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Donald Soffritti Vivi, se non sbaglio, a Bologna, la rossa. Ferrara di che colore la vedi? “In verità vivo a Molinella, a metà tra Bologna e Ferrara... Ferrara la vedo bianca e azzurra ovviamente! Scherzi a parte, allontanandoci dalla politica e dai colori a essa annessi, la vedo bianca, eterea, un posto dove si vive bene tra “un bicier ad bon vin ross, du caplazz, na sguciarà ad purè e ‘na ftina ad salama da sug!” Ferrara avrebbe una storia e cultura artistica come poche città in Italia. Un’ottima scuola d’arte e un’importante università. Ma pochissimi sono i concittadini che entrano nel mondo dell’arte. Un mondo romantico ma poco remunerativo. E cosa si potrebbe fare a Ferrara, di più? “Ma sai, Ferrara dal punto di vista artisticolavorativo offre pochissimo se non niente, manca quasi tutto. Io che lavoro nell’editria, ho dovuto per forza di cose spostarmi prima a Milano, poi a Bologna e adesso, che ormai il giro ce l’ho, sono a Molinella. A Bologna, ad esempio, di editori ce ne sono, non sono grossissimi, ma per chi volesse iniziare qualche possibilità c’è. Magari dopo questa “crisi-constrictor”. Stesso discorso per l’illustrazione. E pensare che con un richiamo come le meravigliose mostre di Palazzo dei Diamanti, il pensare di creare una struttura formativa per i ragazzi, in collaborazione con le gallerie d’arte italiane o, nel caso fumettistico/illustrativo, con editori, poteva essere una cosa molto interessante da fare. Molte volte ho pensato che una scuola di fumetto a Ferrara potesse essere una cosa che avrebbe potuto far piacere a molti giovani talenti e a Ferrara stessa, ma non è mai stata fatta... Di nomi grossi nel mondo del fumetto italiano legati a Ferrara ce ne sono un po’, cito Zaghi, Bonazzi, Mari, Campi... non siamo digiuni! Mancano iniziative e sicuramente fondi, come al solito. Credo che la famosa provincialità attribuita a Ferrara sia dovuta dal fatto che non ci sono proprio sbocchi per i giovani in genere, figuriamoci per gli artisti della matita e del pennello. Purtroppo un concorso di fumetto ogni tanto non basta...”. Hai mai preso spunto, per i tuoi lavori, a qualche fatto o accadimento avvenuto a Ferrara? “Forse non ricordi Soffrittik! Lì c’era tutta Ferrara e la sua ferraresità! Insieme a Gianni Fantoni ci siamo veramente divertiti tantissimo in quel periodo! Sempre pensando a Ferrara, una volta proposi agli organizzatori

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del Buskers Festival di fare un fumetto legato allo stesso Festival, da vendere poi durante la manifestazione, che raccontasse storie e aneddoti legati agli artisti ospiti, e ce ne erano di veramente belli, credo fosse per il decennale... Purtroppo naufragò tutto per motivi economici. Non trovarono i fondi per l’operazione. Un vero peccato direi, era una bella occasione. Con Carlo Chendi invece, famosissimo e storico sceneggiatore Disney con il quale ho un bel rapporto di amicizia, si pensava di fare una storia ambientata a Ferrara per Topolino, nel Palazzo Diamanti; il soggetto c’è ancora, però anche quel progetto si fermò e adesso giace lì, in attesa di essere ritirata fuori, non so come né quando. Tra l’altro Carlo è ferrarese di nascita, nacque a Ostellato e visse fino ai 14 anni a Ferrara, alla quale è molto legato, prima di trasferirsi a Milano e poi, in pianta stabile, a Rapallo. Chissà, forse un giorno... Io l’idea di fare qualcosa ambientato a Ferrara ce l’ho e prima o poi la farò! Le uniche altre cose che ho fatto e sto facendo ambientate a Ferrara sono piccole e belle storielle di 16 pagine a fumetti a scopo educativo che, ora per il Comune di Ferrara, ora per la provincia, vengono poi distribuite nelle scuole. Quella che sto ultimando adesso è ambientata tra i Torrioni e il parchino delle noci... Le faccio insieme ad Alessandro Zangara, giornalista dell’ufficio stampa del comune, e ha come protagonista un teenager chiamato Tonio”. Due colori basilari per Ferrara sono il bianco e l’azzurro. Sei stato, oppure sei tuttora, tifoso della Spal? Qualche aneddoto? “Ai tempi dell’Istituto d’arte negli anni ‘80 e un po’ negli anni ‘90, quando ancora seguivo il calcio oltre che giocarlo. Stiamo parlando di quando era allenata da Galeone, Gibì Fabbri, Discepoli, e militavano nomi (in ordine spar-

IL PERSONAGGIO

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so) come Bresciani, Paramatti, Albiero, Bergossi, il grande Cervellati tra i pali, Buriani, Vanoli... Andai anche a vederla allo stadio in una amichevole con il Napoli, per vedere Maradona ovviamente, che dette un millesimo di quello che poteva fare (chi glielo faceva fare in un’amichevole?), ma il vederlo toccare la palla così come lo faceva lui era una goduria, a prescindere! Aneddoti non ne ricordo, troppo tempo è passato, però in classe ricordo benissimo che parlavamo spessissimo delle gesta della Spal, direi tutti i giorni! Chissà se un giorno avremo la soddisfazione di vederla vincere un campionato di serie A... Tra l’altro io sono torinista (anche se non lo seguo più) e prima della Spal non mi dispiacerebbe vedere vincere un campionato di A pure al Toro. Hai voglia a sognare!” LA CARRIERA Donald Soffritti nasce a Ferrara nell’aprile del 1967. Dopo aver frequentato l’istituto Dosso Dossi e l’Accademia delle Belle Arti a Bologna, intraprende la carriera di fumettista e vignettista sotto l’egida di Bonvi. Debutta col personaggio di Lambretti e nel 1997 approda alla Walt Disney Company Italia, disegnando storie per Topolino e Witch. Fra le altre cose nel 2007 realizza il manifesto di Cartoomics, il Salone del fumetto a Milano.


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LA STORIA SIAMO NOI

parola di ex

Passano gli anni (trentasei) ma lui è sempre il solito grande personaggio che in biancazzurro ha messo insieme 76 partite e la bellezza di 20 reti. Adesso gioca a Rovigo ma non ha dimenticato la “sua” Spal. “Vivo a Ferrara, vengo al Paolo Mazza, seguo sempre l’attualità biancazzurra perché ho tanti amici dentro e fuori dal campo Mi dispiace per Dolcetti. Secondo me la squadra è davvero buona e può vincere il derby contro la Reggiana”

di Federico Pansini

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La classe non è acqua, quando si parla di David Sesa. Gli anni passano, cambiano magari strade e percorsi ma l’ex capitano biancazzurro rimane persona e professionista esemplare, sotto ogni punto di vista. Al suo secondo anno a Rovigo, Sesa non ha certo dimenticato le stagioni a Ferrara: tre annate, non collimate con le soddisfazioni di squadra, ma che lasciano indelebile il ricordo del trequartista svizzero nei cuori dei tifosi spallini. David Sesa, ben ritrovato. trentasei anni e non vederli e nemmeno sentirli, visto il suo ruolo di leader nel Rovigo. «Mi diverto, ancora oggi come sempre da quando gioco a pallone. Ho sempre detto che avrei smesso una volta perse le motivazioni, ma giocare a calcio mi appassiona ancora moltissimo e fino a quando questa passione dura... Ora voglio concludere questa stagione qui a Rovigo, poi la prossima estate farò il punto della situazione e deciderò se continuare ancora». Appena le è possibile, non si perde le partite della Spal al “Mazza”. Un legame ancora fortissimo, quello con i colori biancazzurri? «Sicuramente e non potrebbe essere diverso.

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Vivo a Ferrara, voglio bene alla Spal, mi interesso dell’attualità biancazzurra, e lì ho tanti amici, dentro e fuori dal campo. Poi, parlando da calciatore, alla Spal ho passato due annate e mezzo bellissime, che ricordo con tanto affetto (dal gennaio del 2006 al giugno del 2008, 76 presenze e 20 reti all’attivo indossando la fascia da capitano)». Adesso è in programma un derby che lei, a Ferrara, ha vissuto da protagonista diverse volte. «Quelle con la Reggiana sono partite particolari, che si aspettano sempre con grande trepidazione e poterne far parte in campo è davvero emozionante per via dell’atmosfera che si respira, soprattutto al Mazza. Lo stadio pieno, il calore della curva e del pubblico: non possono essere gare come le altre. E nei miei anni alla Spal, abbiamo sempre avuto una tradizione positiva nei derby. Abbiamo quasi sempre vinto e in un qualche caso pareggiato, anche se in maniera emozionante». Un ricordo in particolare delle sfide con i granata? «Quel due a due in rimonta al “Giglio” (stagione 2007/2008). Eravamo sotto di due gol, ribaltammo il risultato proprio nei minuti finali grazie a un gol di La Grotteria e regalammo a noi e ai nostri tifosi una gioia insperata. Personalmente, mi piace ricordare il derby anche perché sono riuscito ad andare due volte a segno, una a Reggio Emilia e l’altra qui a Ferrara». Intanto la Spal ha cambiato la guida tecnica, esonerando Dolcetti e affidando la panchina a Notaristefano. Ha seguito la vicenda? «Sì. Ho conosciuto Aldo Dolcetti la scorsa stagione quando, prima di andare a Rovigo, sono stato in ritiro con la squadra. Mi è parso immediatamente come una persona molto a modo, gentile, disponibile e molto preparato. Spiace per il suo allontanamento, ma si sa che quando i risultati non arrivano, nel calcio il primo a pagare è l’allenatore». Notaristefano (e il fido assistente Ceramicola) hanno un trascorso importante nel Lecce, come lei... «E’ vero, anche se loro due in Salento giocarono qualche anno prima di me. La colonia di ex leccesi alla Spal si è allargata: ci sono anche i miei amici Zamboni, Cipriani e Bedin, tre grandi giocatori». Il neo allenatore ha debuttato con un punto sul difficile campo del Bentegodi

LA STORIA SIAMO NOI

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contro la capolista Hellas. «Un ottimo viatico per il futuro: bisogna avere pazienza, dare il tempo al nuovo mister di infondere metodi e tipologia di gioco alla squadra, ma sono certo che ci sia tutto il tempo utile alla Spal per ritornare in alto in classifica. L’organico biancazzurro è completo e competitivo al massimo, ne sono convinto senza alcun dubbio». Spal-Reggiana: su chi punta? «Nemmeno da chiederlo, sulla Spal. La Reggiana è una buona squadra, ma in queste partite il fattore campo conta e non poco. E sono certo che la mia ex squadra giocherà con la voglia di fare risultato per iniziare a fare punti in casa».

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L’AVVERSARIO

la Reggiana

L’ex spallino è diventato il bomber della Reggiana “Fischiatemi pure ma sarebbe bello un applauso finale a tutti Così si risponde a chi reprime e vieta l’accesso allo stadio A Ferrara sono stato benissimo ma qualche allenatore non mi ha capito. Mi hanno fatto male i fischi ricevuti l’anno scorso ma ancora di più il fatto di non essere stato chiamato quando c’è stata la festa del centenario: al Paolo Mazza sarei venuto subito” di Diego Stocchi Carnevali Sono passati sei anni dall’ultima volta che hai indossato la maglia della Spal. Che ricordi hai di Ferrara? “Ho giocato e vissuto per la maglia biancoazzurra tre anni e mezzo della mia vita, da nessun’altra parte sono rimasto così tanto, un motivo ci sarà pure... Non è il solito luogo comune che lì si sta troppo bene e allora un giocatore non rende: Ferrara è blasone, è storia, è passato illustre, è una fetta importante del calcio e per chi indossa quella maglia e quei colori deve essere un onore come lo è stato per me. A Ferrara sono stato bene, ho sempre avuto un rapporto molto buono

A Reggio il sogno di

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la Reggiana con la tifoseria e con la gente, ecco perché l’anno scorso ci sono rimasto male per quei fischi quando sono arrivato con la Cremonese: nel calcio, per carità, ci sta tutto e il contrario di tutto ma non penso di aver meritato un simile trattamento e ancora oggi non me lo spiego”. I fischi possono voler dire due cose: non hai lasciato un grande ricordo oppure eri temuto per gli oltre settanta gol che hai segnato nei quattro campionati successivi lontano da qui. “Può essere anche questo. So benissimo di non aver contribuito a un bel niente, ho tante responsabilità e lo dico chiaramente perché

IL CAMMINO DELLA REGGIANA 1A GIORNATA REGGIANA-LANCIANO 0-1 2A GIORNATA RIMINI-REGGIANA 1-1 Stefani su rig. 3A GIORNATA REGGIANA-REAL MARCIANISE 3-1 Andersson, Rossi e Alessi 4A GIORNATA PORTOGRUARO-REGGIANA 2-1 Stefani 5A GIORNATA REGGIANA-CAVESE 1-0 Nardini 6A GIORNATA TARANTO-REGGIANA 0-0 7A GIORNATA REGGIANA-COSENZA 5-2 Temelin (2), Stefani, Ingari e Rossi su rig. 8A GIORNATA RAVENNA-REGGIANA 3-1 Temelin 9A GIORNATA REGGIANA-VERONA 0-0 10A GIORNATA REGGIANA-FOGGIA 3-4 Alessi, Rossi e Stefani su rig. 11A GIORNATA ANDRIA-REGGIANA 1-1 Rossi 12A GIORNATA REGGIANA-POTENZA 2-1 Stefani e Andersson

non mi sono mai nascosto dietro a un dito: ci ho messo del mio ma degli allenatori che ho avuto a Ferrara dimmi tu quanti di loro hanno fatto carriera? Quanti di loro, mi chiedo, mi avevano veramente capito? Quanti mi hanno dato fiducia? Giocavo una partita e segnavo, poi in quella dopo giocavo da titolare e non segnavo e subito finivo in panchina: non ho fatto quattro partite di seguito da titolare con la maglia della Spal e un attaccante ha bisogno di sentirsela cucita addosso, la fiducia. Altrimenti non puoi dare il massimo. C’erano allenatori che durante la settimana mi riempivano di elogi e poi la domenica mi facevano sedere vicino a loro. Sono andato via amareggiato, dispiaciuto e rattristato con me stesso ma anche con chi non mi ha mai voluto capire fino in fondo”. Hai l’opportunità di spiegare quello che non hai potuto o voluto raccontare prima di andare a Messina sei anni fa. “Ho voluto e voglio bene alla città e alla sua gente. Lì è nato mio figlio, puoi ben capire quali erano le mie intenzioni, certo non di andarmene troppo presto. Con Donigaglia e Botteghi avevamo tutte le intenzioni di riportare la B nel giro di due anni. Abbiamo fallito, è vero, cambiavamo quindici giocatori a stagione e non puoi pensare di vincere così senza programmazione. Ho avuto compagni d’attacco importanti come Pellissier, l’unico che ha segnato più di me negli anni successivi. Quando c’ero io a Ferrara ho conosciuto un altro giocatore con cui sono rimasto in grande amicizia: Bruno che oggi segna a raffica in B: anche lui non giocava però, o perché era troppo giovane o chi lo sa, resto dell’idea che sia mancata la fiducia. E mi ha fatto male non aver potuto dimostrare un terzo di quello che potevo fare. Come mi ha fatto un gran male non ricevere neanche una telefonata per il centenario della Spal. Sarei venuto. Perché parte della mia vita è legata a voi”. Parliamo di te: una battuta sulla Cremonese e una sulla Reggiana. “Non mi aspettavo di finire fuori rosa a Cremona: avevo segnato ventuno reti la stagione prima poi, l’anno scorso, mi son ritrovato con

LA ROSA PORTIERI Manfredini, Nutricato, Tomasig DIFENSORI Anderson, D’Alessandro, Ferrando, Girelli, Gualandri, Mallus, Mei, Stefani, Zini

13A GIORNATA GIULIANOVA-REGGIANA 1-0

CENTROCAMPISTI Alessi, D’Amico, Ferrari, Maschio, Nardini, Romizi, Saverino, Viapiana

14A GIORNATA REGGIANA-PESCARA 2-1 Stefani su rig. e Ingari

ATTACCANTI Eusepi, Guerra, Ingari, Morelli, Rossi, Sekyere, Temelin

L’AVVERSARIO

IL MERCATO ACQUISTI D’Amico (c, Catania, Co) D’Alessandro (d, Genoa, Co) Romizi (c, Fiorentina, Co) Morelli (a, Fiorentina, Co) Manfredini (p, Fiorentina, Co) Scantamburlo (d, Venezia, Rs) Andersson (c, Sv) Eusepi (a, Genoa) P.Rossi (a, Cittadella, Pr) Ferrando (d, Viareggio) Sekyere (a, Inter, Pr) Girelli (d, Sassuolo) Viapiana (a, Lugano) Temelin (a, Cremonese) Saverino (c, Cremonese) Cosner (d, Bassano, Fp) Mallus (d, Viareggio, Fp) CESSIONI Martini (a, Frosinone, Fp) Sinicropi (d, Bassano, Fp) Esposito (d, Inter, Fp) Bucolo (c, Catania Fp) Florian (a, Treviso) Acosty (a, Fiorentina) Arati (c, Fiorentina) Catellani (a, Catania) Bruccini (c, Pro Patria) Grieco (c, Spezia) Cosner (d, Sv) Ponzo (c, Sv) Scantamburlo (d, Spezia) Cutolo (c, Celano, Pr) Bruno (d, Como) N.Padoin (c, Spezia) Dall’Acqua (a, Juve Stabia) Migliaccio (c, Crociati Noceto) qualche problema fisico in più e con compagni di reparto che si assomigliavano un po’ tutti, vedi Guidetti. Rifiutai la B per rimanere a Cremona e mi sono ritrovato a spasso neanche dodici mesi dopo insieme a Graziani e Saverino. Quindi è arrivata la chiamata della Reggiana ed è dalla terza di campionato che sono qui: non siamo giovanissimi anche se tra noi ci sono i vari Romizi, D’Alessandro ed Eusepi che hanno già fatto vedere buonissime cose nelle loro squadre Primavera. Certo, non abbiamo fatto tutti insieme la preparazione... Per questo viviamo ancora di alti e bassi”. Spal-Reggiana, gara complicata anche per l’ordine pubblico. “Sono due tifoserie che non devono dimostrare niente a nessuno, con una maturità che ho potuto apprezzare in prima persona che non tutte hanno. Per questo mi sento di dire di fischiarmi pure ma a fine partita vorrei sentire un lungo applauso per tutti, ferraresi e reggiani. Farebbe capire a chi reprime e vieta che non si va da nessuna parte continuando così. Non può rimanere solo un sogno”.

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LA TRASFERTA

Real Marcianise

MARCIANISE... una REAL sorpresa A sei chilometri da Caserta il sogno continua Una volta vestiva il gialloblu anche il padre dei fratelli Cannavaro. Sempre qui Fabio ha fatto la mascotte per i campani la Prima Divisione è già un miracolo Quest’estate è partito Innocenti ma Poziello e Tedesco stanno garantendo i gol necessari L’inizio è stato così così ma la squadra non si arrende e il giovane difensore Murolo è richiestissimo

di Diego Stocchi Carnevali A Marcianise il sogno continua. A sei chilometri dal capoluogo provinciale Caserta va in onda il secondo campionato consecutivo di Prima Divisione della storia dei gialloverdi. Fondata nel 1985 sulle ceneri della rinomata Rifo Sud che nel 1981/1982 ha superato con il portiere Antignani il record del mondo di imbattibilità, tra le sue fila hanno militato tra gli altri Adriano Grava e Pasquale Cannavaro (papà rispettivamente del difensore Gianluca e dei fratelli Cannavaro con il campione del Mondo Fabio mascotte dei campani per quasi quattro stagioni) prima di ottenere una storica promozione in C2 nel 1986. Venduto il di-

ritto sportivo alla società Valdiano riparte dai campionati minori fino al 1999 quando cambia nome in U.S Marcianise e nel 2004 viene acquistata dall’attuale patron Salvatore Bizzarro, imprenditore beneventano che ne cambia anche i colori sociali, dal biancoceleste si passa al gialloverde e porta subito i campani tra i professionisti. Dal 2005 al 2008 la squadra ottiene brillanti risultati in quarta serie fino al conseguimento della promozione grazie a mister Vullo e ai gol dell’attaccante romagnolo Innocenti (oggi al Taranto) riuscendo poi a classificarsi al settimo posto al suo primo anno della storia in quella che un tempo era la C1 grazie questa volta all’operato di mister Fusi (oggi al Foligno) e al direttore sportivo Vincenzo Montefusco sconfiggendo squadre attrezzate per la promozione in B del calibro di Foggia e Arezzo. La stagione attuale non è partita sotto i migliori auspici. Un mercato pressoché immobile e una cessione importante come quella di Innocenti non adeguatamente rimpiazzata hanno subito fatto capire che sarebbe stato un anno di grande sofferenza. Aldilà del cambio in panchina tra Ammirata e Boccolini sono arrivati soltanto tre giocatori, l’esterno sinistro Tomi dal Catanzaro e i centrocampisti Alfano dalla Cavese e Alvino dall’Ischia decidendo così di puntare tutto sul gruppo consolidato degli anni scorsi con bomber Poziello (con 55 reti è il bomber più prolifico della storia dei campani) e l’ormai non più giovane Tedesco (autentica rivelazione e autore sin qui di tre reti, mai aveva segnato così tanto nei due anni precedenti in Campania) a cercare di tamponare la pesante eredità lasciata da Innocenti. Un occhio di riguardo al difensore Murolo, classe 1983: è la stella della squadra, da otto anni in gialloverde, su cui si sono già posati gli occhi di diverse squadre di categoria superiore. Da non sottovalutare anche i centrocampisti Manco, Alfano e Della Ventura tutti dotati di un buon tiro così come D’Ambrosio, il più esperto della formazione di Boccolini. Si gioca al “Progreditur”, impianto costruito nel 1989 tornato ad ospitare le gare interne del Marcianise dopo un anno di esilio al “Pinto” di Caserta.

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IL CAMMINO DEL REAL MARCIANISE 1A GIORNATA TARANTO-REAL MARCIANISE 1-0 2A GIORNATA REAL MARCIANISE-PORTOGRUARO 1-2 Tedesco 3A GIORNATA REGGIANA-REAL MARCIANISE 3-1 Tedesco 4A GIORNATA REAL MARCIANISE-GIULIANOVA 1-2 Alfano 5A GIORNATA POTENZA-REAL MARCIANISE 0-2 Poziello e Della Ventura 6A GIORNATA REAL MARCIANISE-PESCINA VDG 0-2 7A GIORNATA FOGGIA-REAL MARCIANISE 1-3 D’Ambrosio, Tedesco e Romano 8A GIORNATA REAL MARCIANISE-CAVESE 0-0 9A GIORNATA RIMINI-REAL MARCIANISE 2-0 10A GIORNATA COSENZA-REAL MARCIANISE 1-1 Manco 11A GIORNATA REAL MARCIANISE-LANCIANO 2-2 D’Ambrosio e D’Apice su rig. 12A GIORNATA VERONA-REAL MARCIANISE 2-0 13A GIORNATA MARCIANISE-ANDRIA 3-0 Tomi, Manco e Poziello 14A GIORNATA MARCIANISE-RAVENNA 0-1

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Real Marcianise

LA ROSA PORTIERI De Luca, Fumagalli, Mezzacapo DIFENSORI Ciano, D’Apice, Filosa, Murolo, Orsi, Porpora, Russo CENTROCAMPISTI Alfano, Alvino, D’Ambrosio, Della Ventura, Di Napoli, Manco, Montanari, Piscitelli, Romano, Tomi ATTACCANTI Galizia, Poziello, Tedesco

IL MERCATO ACQUISTI Tomi (c, Catanzaro) Alfano (c, Cavese) Alvino (c, Ischia) Montanari (d, Cesena, Rs) Compagnone (c, Sampdoria, Rn) CESSIONI Vanacore (c, Potenza) Innocenti (a, Taranto)

La prossima trasferta

IN VIAGGIO CON LA SPAL Mangiare a Marcianise RISTORANTE LA VIGNARELLA San Leucio (CE) - via Vaccheria, 13 tel. 0823.305340 LA PARATELLA PALAZZINA BORBONICA San Leucio (CE) - via Giardini Reali, 1 tel. 0823.362277-0823.301497-335.1373757 LOCANDA DELLE TRAME San Leucio (CE) - via M.Sofia di Baviera, 1 tel. 0823.304055 RISTORANTE LA GATTA MANGIONA Caserta (CE) - via per Garzano, 1 tel. 0823.342758-339.1155493 RISTORANTE ANTICO MASTRANGELO Casertavecchia (CE) - p.zza Vescovado, 1 tel. 0823.371587

LA TRASFERTA

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C’ERA UNA VOLTA L’EX

Chadi e Rivaldo sono padroni del centrocampo Franchini segna sempre, partenza ok per Buglio di Andrea Tebaldi La sosta per consentire la disputa di amichevoli e spareggi per i mondiali del Sudafrica 2010 ha fatto sì che si sia disputato solo un turno di serie A negli ultimi 15 giorni. Dalla massima serie parte la carrellata tra le prestazioni degli ex-biancazzurri che si basa sui voti degli inviati sui campi de La Gazzetta dello Sport. Torna a vincere la Sampdoria di Gigi Del Neri che batte 2-1 a Genova il Chievo: voto 6.5 “la Samp ritrova reti, vittoria e ritmo”. Allegri (Cagliari) perde 4-3 uno spettacolare match a San Siro contro il Milan ma è promosso a pieni voti dalla rosea: voto 7 “il Cagliari che gioca con tanta personalità è merito delle idee e delle intuizioni tattiche dell’allenatore”. Passando al campo, Sergio Pellissier con il Chievo perde 2-1 a Genova ma è promosso: voto 6.5 “tutta grinta, non si ferma mai”. Manfredini assente nella formazione dell’Atalanta che ha vinto 0-2 a Siena. Nello 0-0 del San Paolo tra Napoli e Lazio, Contini fra i partenopei fa 90 minuti in panchina. Scendiamo in serie B. Cittadella in difficoltà: le due sconfitte consecutive (1-2 in casa con il Gallipoli e 2-0 a Trieste) sono state viste da Pierobon dalla panchina. In campo invece nel Modena da alta classifica Cortellini: voto 5.5 in ModenaCrotone 0-2; voto 6 in Albinoleffe-Modena 0-3 con sostituzione nel finale. Continua a vedere raramente il campo Arma nel Torino: 90 minuti in panchina nello 0-0 a Piacenza. Nel 2-2 tra Grosseto e Salernitana, 90 minuti in campo con i toscani per Consonni: voto 6. Il sempre più sorprendente Gallipoli vince a Cittadella con una doppietta di Ginestra: voto 7. 0-0 interno successivo contro il Mantova e voto 6 per il bomber. Nella Prima Divisione girone A, respira il Viareggio di Leo Rossi: dopo la sconfitta interna 0-1 contro il Varese (voto 6) arriva il successo interno 1-0 contro l’Arezzo (voto 7). Nei due incontri in campo anche Martucci: voto 5.5 nella sconfitta contro i lombardi, voto 7 nel successo nel derby. Nuovo acquisto ex-spallino per l’Alessandria che ha ingaggiato mister Buglio. E l’inizio dell’allenatore è stato promettente: pareggio 1-1 a Cremona in casa di una squadra di vertice; voto 6.5 e successiva vittoria interna 1-0 contro la Paganese. Rete decisiva segnata da Artico entrato a metà ripresa: voto 7 per l’attaccante che invece era assente nel precedente incontro di Cremona. Trasferendoci al girone B in Portogruaro-Taranto 1-0 in campo Cunico (voto 6.5) sostituito nel finale da Specchia (senza voto). Nella successiva sconfitta di Foggia 2-1: sigla il momentaneo vantaggio proprio Cunico (voto 6.5). Sempre a fasi alterne il Rimini di Melotti: vittoria interna 2-0 contro il Cosenza (valutazione 6.5), sconfitta per 2-1 a Potenza (voto 6). Dopo lo 0-0 nella nebbia nel

big match di Pescara, l’ex attaccante biancazzurro Berrettoni nel Verona prende 5.5 nell’1-1 contro la Spal: voto 7. Selva, infortunato, è sempre assente nella formazione scaligera. Fonjock è titolare nel centrocampo del Ravenna nella sconfitta per 1-0 a Terni (voto 6) mentre assiste dalla panchina all’affermazione dei romagnoli per 0-1 sul campo di Marcianise. Nella Reggiana, che oggi è di scena al Mazza, a Giulianova in campo Temelin: voto 5 e sostituzione a metà ripresa nella sconfitta 1-0. Mentre assiste dalla panchina alla vittoria per 2-1 al Giglio sul Pescara. Davvero nutrita la pattuglia di ex-spallini in Seconda Divisione. Iniziando dal girone A Bisso nel Legnano in campo nell’1-1 interno contro il Crociati Noceto: voto 6. 90 minuti in campo anche nella trasferta vittoriosa per 0-2 contro la Sanbonifacese: voto 6. Doppia trasferta e quattro punti per lo Spezia: 1-1 in casa della Valenzana con Moro presente 90 minuti (voto 6); voto 7 e rete nella successiva vittoria 0-2 contro il Crociati Noceto. Nel girone B voti alti e sempre protagonista Chadi nella capolista Lucchese contro il Fano (31) e voto 7 per il centrocampista; 7 anche nella trasferta al vertice pareggiata 1-1 a Prato. Positive anche le prove di Rivaldo nel Gubbio: nella vittoria per 3-0 contro il Celano 90 minuti in campo con voto 7; prova positiva anche nella sconfitta per 2-0 contro la Pro Vasto: voto 6.5. Nelle partite del Bassano assente La Grotteria. Spicciolo di partita anche per Giorgi nella Giacomense: entra in campo a metà ripresa (voto 5) nella sconfitta per 1-0 a Prato. 90 minuti in panchina invece nel pareggio 0-0 contro la Sangiovannese. Nel girone C, Franchini nella Cisco Roma che ha pareggiato 1-1 contro il Melfi è in campo 90 minuti (voto 5.5); è poi protagonista la domenica successiva a Monopoli: 1-1 e segnatura in occasione della rete del pareggio. Nel match di Roma prova positiva di Careri nel Melfi (voto 7); voto 6 nel successivo pareggio interno 2-2 contro il Noicattaro. Ha passato una brutta settimana il Gela di Nordi con due sconfitte: 1-0 a Barletta (voto 6.5 per il portiere), e 1-4 in casa nella sfida al vertice contro il Catanzaro (voto 6). 0-0 per l’Igea Virtus di Agostinelli: voto 6 per l’attaccante. In campo tutta la partita anche nella successiva sconfitta contro la Normanna 2-0. CLASSIFICA MARCATORI EX Franchini (Cisco Roma, 2ª Divisione) Moro (Spezia, 2ª Divisione) Agostinelli (Igea Virtus, 2ª Divisione) Bisso (Legnano, 2ª Divisione) Pellissier (Chievo Verona, Serie A) Selva (Verona, 1ª Divisione)

6 gol 6 gol 5 gol 5 gol 4 gol 4 gol


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LA DOMENICA NEL PALLONE

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SPAL-REGGIANA, 29 novembre 2009 CLASSIFICA

CAZZAMALLI BEDIN SCHIAVON BRACALETTI

9

CIPRIANI

10 4 8 7

BAZZANI

LICATA (Quintavalla) LORENZI ZAMBONI GHETTI

11

3 5 2

CAPECCHI

3

1

5

1

4

MEI

TOMASIG

2

ZINI

-

STEFANI

PROSSIMO TURNO 6 DICEMBRE 2009 ANDRIA COSENZA FOGGIA GIULIANOVA LANCIANO MARCIANISE POTENZA REGGIANA VERONA

GIRELLI

GIULIANOVA FOGGIA ANDRIA POTENZA COSENZA LANCIANO REGGIANA VERONA MARCIANISE

8

-

11

CAVESE PESCARA PESCINA VDG PORTOGRUARO RAVENNA RIMINI SPAL TARANTO TERNANA

6

SAVERINO

Allenatore: DOMINISSINI. A disp.: Manfredini, Maschio (Andersson), Mallus, D’Alessandro, Ferrari, Eusepi, Temelin (Ingari).

DIFFIDATI: Bazzani (Spal), Lorenzi (Spal), Migliorini (Spal), Alessi (Reggiana), Mei (Reggiana), P. Rossi (Reggiana), Stefani (Reggiana) OGGI 29 NOVEMBRE 2009

10 (Maschio)

ANDERSSON (Maschio)

Allenatore: NOTARISTEFANO. A disp.: Ioime, Bortel, Quintavalla (Licata), Centi, Rossi, Marongiu, Valtulina (Laurenti).

ALESSI

9

INGARI (Temelin)

6

LE PROBABILI FORMAZIONI

17 17 16 16 15 15 13 13 12

VIAPIANA

GIULIANOVA VIRTUS LANCIANO SPAL PESCINA FOGGIA POTENZA ANDRIA CAVESE MARCIANISE

7

28 27 24 23 21 21 19 19 19

NARDINI

HELLAS VERONA TERNANA PESCARA PORTOGRUARO RAVENNA COSENZA REGGIANA TARANTO RIMINI

TARANTO PORTOGRUARO CAVESE TERNANA RAVENNA SPAL PESCARA PESCINA VDG RIMINI

CLASSIFICA MARCATORI 6 reti: Altinier (Portogruaro) e Stefani (4 rig. Reggiana). 5 reti: Biancolino (1 rig. Cosenza), Salgado (2 rig. Foggia) e Selva (Verona). 4 reti: Ceccarelli (Verona), Olivi (Pescara), Catania (Potenza), Concas (Ternana), Noviello (Ternana), P. Rossi (1 rig. Reggiana), Corona (1 rig. Taranto), Marchi (Portogruaro). 3 reti: tra gli altri Schiavon (Spal), Bazzani (Spal), Temelin (Reggiana). 2 reti: tra gli altri Bracaletti (1 rig. Spal), Arma (Spal ora al Torino), Alessi (Reggiana), Anderson (Reggiana), Ingari (Reggiana). 1 rete: tra gli altri Centi (Spal), Marongiu (Spal), Migliorini (Spal), Cipriani (Spal), Meloni (Spal), Nardini (Reggiana).

Lo Spallino n.8  

La rivista del tifo spallino

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