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lo Spallino ANNO 2 - NUMERO 13 - COPIA GRATUITA

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L’EDITORIALE

di Enrico Testa

Sogni e salvezza Il problema, ammesso che sia un problema, è il solito. Che si chiama ottimismo. Bisognerebbe stare qui a scrivere che bisogna pensare soltanto alla salvezza, che queste prossimi impegni, a cominciare da quello con l’Andria, devono servire a portarsi lontano dalle sabbie mobili della zona playout. E’ tutto vero ed è giusto, anzi di più, continuare a volare bassi e pensare solamente a chiudere il più tranquillamente possibile una stagione nata male e, scongiuri autorizzati, finita meglio. Poi, però, guardi il calendario e la classifica e visto che la Spal le potenzialità le aveva anche in principio e ora le ha riscoperte, è impossibile, da tifosi, non cullare sogni di gloria. Facciamo così: pensiamo a far punti nei prossimi tre, fondamentali appuntamenti e poi, soltanto poi, diamo un’occhiata alla classifica e vediamo quanto sono distanti i playout. Cominciamo dall’Andria, la squadra che in coda, proprio insieme con la Spal, sta meglio. E’ un avversario tosto, quello allenato da Papagni, che ha giocatori buoni e si è addirittura rafforzato non poco nel mercato da poco concluso. Delle tre partite che i biancazzurri di Notaristefano dovranno affrontare da oggi in poi credo che sia proprio questa la più tosta, quindi la più importante nonostante la classifica dica altro. E allora sotto con questa partita, sotto con la voglia di

tenere a casa altri tre punti d’oro lungo la strada che porta a una salvezza tranquilla, senza spareggi. La curiosità, per i tanti che non erano presenti alla risaia di Potenza (come sempre, invece, standing ovation per i soliti noti che c’erano) è tutta per Vlado Smit, ultimo acquisto spallino che già al debutto ha messo in campo, e in porta, un sinistro come pochi. Secondo: sarà interessante vedere il principale talento made in Ferrara, Marongiu detto Marooney per somiglianza fisica e… speriamo non solo, giocare titolare dietro a Cipriani al posto dello squalificato Bazzani. Così come sarà importante recuperare i piedi dell’unico regista che abbiamo, Migliorini, quasi certamente di nuovo titolare vista l’assenza di Schiavon. Singoli, pronostici, chiacchiere, scaramanzie, formazioni probabili a parte resta questo appuntamento da non fallire e da tifare. La Spal ha un’altra possibilità per dimostrare di essere guarita e di avere ancora da dire in questa strana, equilibrata stagione. Basta poco. Basta continuare così. Basta giocare. Basta crederci.

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Sommario 2 L’editoriale DI ENRICO TESTA 3 L’intervento DI ALESSANDRO SOVRANI 4 Fuoricampo Egidio Notaristefano DI DANIELA MODONESI 8 Le immagini Spal-Taranto 9 Le immagini Potenza-Spal 10 L’intervista Daniele Pedruzzi DI ALESSANDRO ORLANDIN 12 L’iniziativa Card biancazzurra 13 Il vivaio A CURA DELLA REDAZIONE 14 Speciale Calcio mercato A CURA DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 16 Il personaggio Vasco Brondi DI NICOLA “DELEZ” DE LEONARDIS 17 Botta e risposta Cristian Servidei DI DEBORAH MAZZOLENI 18 L’inchiesta Casa Capecchi DI SERGIO RAVANI 20 L’avversario L’Andria DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 22 La trasferta Rimini DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 24 Qui Paolo Mazza Spal-Andria

lo Spallino Iscrizione al Trib. di Ferrara n. 1/2009 del 19/01/2009 19/01/2 Editore: Roberto Labardi Direttore: Enrico Testa Grafica e Stampa: Tipografia Altedo srl Collaboratori: Alessandro Orlandin, Andrea Tebaldi, Annalisa Fenzi, Augusto Bolognesi, Daniela Modonesi, Diego Stocchi Carnevali, Eleonora Manfredini, Federico Pansini, Giorgio Achilli, Luigi Telloli, Marcello Maranini, Natale Patria, Sergio Gessi, Sergio Pesci, Sergio Ravani, Stefania Andreotti, Beatrice Bergamini, Nicola “Delez” De Leonardis, Piero Capogrosso, Deborah Mazzoleni, Stefano Calasso Direttore Responsabile: Gianpietro Testa Fotografie: Agenzia Business Press La collaborazione a questo periodo è da considerarsi del tutto gratuita quindi non retribuita. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di tutto il materiale contenuto.


Alessandro Sovrani

Potenza ieri e oggi Ricordi e speranze

L’INTERVENTO

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AMARCORD di Natale Patria

di Alessandro Sovrani

Milano, 21 febbraio 1960 - SERIE A

Ore e ore di viaggio per raggiungere e tornare da Potenza. Infinito spazio a disposizione per riflettere, ripercorrere, fantasticare su passato, presente e futuro della Spal e del calcio di casa nostra, che non è solo quello biancoazzurro, ma quello che coinvolge tutto il panorama del pallone nazionale. Tanto, tanto tempo per analizzare temi e situazioni che, purtroppo, spesso ben poco hanno a che fare con quelli che maggiormente desidereremmo prendere in considerazione, ovvero gol realizzati, subiti, classifiche, assetti tattici, gesti tecnici, acquisti e cessioni. Ovviamente il primo pensiero va alle migliaia di inutili chilometri che la cervellotica decisione della Lega Pro ha costretto quest’anno a far sobbarcare alle trentasei società di Prima Divisione ed ai loro tifosi, al tirar delle somme senza giustificazione alcuna. Cosa di positivo in questa scelta ci avranno trovato Macalli e la sua band? Arcano che cerchiamo di svelare da mesi ma, alla fine, sono diminuiti spettatori e incassi ed aumentate le spese. Morale della favola: strategia fuori luogo, anche perché nulla è cambiato, pure sul piano dell’interesse per appassionati e addetti ai lavori, anzi! Adesso siamo qui a chiederci cosa succederà in estate, quando sarà il momento della composizione dei gironi della stagione 2010/2011. A proposito, quante squadre potranno iscriversi? Ci aspettiamo minacciose valanghe di fulmini, saette, previsioni di terremoti e catastrofi. Covisoc e Commissioni varie “questa volta non faranno regali”, tuoneranno dalla nuova sede della Lega fiorentina, ma poi tutto si concluderà con le ormai abituali bolle di sapone. Alcune squadre (poche) saranno escluse e rimpiazzate dal solito gruppetto di ripescate, quindi via alla scoperta dei cinque raggruppamenti tra Prima e Seconda Divisione, con molte delle novanta società in difficoltà a garantire gli stipendi e far fronte a tutti gli impegni, che prevalentemente dirotteranno i loro impegno nell’escogitare strategie e sotterfugi per far apparire tutto in regola a Leghe, Federazioni ed Istituti vari. E noi? A sperare almeno di non dover peregrinare per tutto lo stivale e tornare con la mente al pareggino del Viviani, soprattutto a quel campo sportivo (non stadio e avanti con le deroghe!!!) dove il 20 giugno del 1965 la Spal, sulla cui panchina sedevano Petagna e G.B. Fabbri, con Bruschini; Pasetti, Bozzao; Bagnoli, Ranzani, Olivieri; Muzzio, Bertuccioli, Massei, Capello e Crippa, fe-

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SPAL-JUVENTUS 3-6

steggiò l’ultima promozione in serie A. Quel lontano pomeriggio, di 45 anni fa, finì 2 a 1 per i rossoblu, con reti di Carrera, Bagnoli e Bercellino II. Erano i tempi in cui cellulari, internet, radio e tv libere e private non erano nemmeno in gestazione e difficilmente negli stadi erano reperibili linee telefoniche. L’unico mezzo di comunicazione, per chi non era allo stadio e ansiosamente attendeva di conoscere il destino della sua amata, era “Tutto il calcio minuto per minuto”, ma nelle ultime tre giornate, per disposizioni della Lega, che temeva combine varie, non erano previsti collegamenti e aggiornamenti dai campi di gioco, per cui il black-out informativo era totale. Ai giovani di oggi sembrano favole ma, a quei tempi, quella era la realtà. Le voci degli inviati ed i risultati giungevano solo per i punteggi finali e spesso dopo lunghe, estenuanti ed immotivate attese. La Spal, prima degli ultimi 90’, godeva di due lunghezze di vantaggio sul Lecco, che ospitava un demotivato Modena, quindi doveva almeno conquistare un punto (allora la vittoria ne valeva due), per avere la certezza del ritorno in serie A. Al fischio finale del Signor Vitullo di Roma, che sanciva il successo del Potenza, Massei e compagni rientrarono a capo chino negli spogliatoi, trepidamente seguiti con lo sguardo, tra il rassegnato e l’implorante, dalle alcune centinaia di fedelissimi che, in pullman, avevano raggiunto il capoluogo lucano. Anche i tifosi rimasti a Ferrara, informati dalle notizie che trapelavano dagli uffici dalla stazione, dove i ferrovieri di fede biancoazzurra, sfruttando i ponti telefonici delle F.S., erano riusciti a conoscere il risultato del Viviani dai loro colleghi della Basilicata, sapevano solo della sconfitta della Spal. Ormai tutti erano rassegnati allo spareggio con i lombardi. Poi le radioline, che allora diffondevano solo il segnale di mamma Rai, annunciarono lo 0 a 0 di Lecco, proprio nello stesso istante in cui il Presidentissimo Paolo Mazza reperiva un telefono nei pressi del Viviani, a sua volta apprendeva del pari garantito dai miracoli del portiere del Modena e rispediva i “ragazit” in campo ad abbracciare i tifosi giunti da Ferrara, dove contemporaneamente partiva la festa per le vie attorno al Duomo ed al Castello. Anche se i tempi sono cambiati, un sogno, una speranza, siamo autorizzati a coltivarli: tornare a liberare la nostra pazza gioia per un trionfo biancoazzurro che, per il calcolo delle probabilità, per i corsi e i ricorsi storici, prima o poi dovrà pur materializzarsi e, se andiamo proprio attraverso conti, cabale e amenicoli vari, che sono linfa dello scaramantico universo del calcio, i tempi per non parlare di miraggi sembrano ormai essere giunti a maturazione... Per favore, non svegliateci, è lecito e ci fa stare bene.

di Ercole Mangiavillano

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SPAL: Nobili, Picchi, Bozzao, Micheli, Catalani, Balloni, Novelli, Massei, Rossi, Ganzer, Corelli. JUVENTUS: Mattrel, Garzena, Sarti, Emoli, Cervato, Leoncini, Nicolè, Boniperti, Charles, Sivori, Stacchini. Arbitro: Marchese di Napoli. Marcatori: Charles (3), Rossi (2), Sivori (2), Leoncini, Massei. Dopo otto campionati in serie A, nel corso degli anni cinquanta, la Spal si accinge ad affrontare con l’impegno e l’entusiasmo tipico delle squadre provinciali il nuovo decennio che le si presenta davanti. Sarebbe stato, questo, il tempo del Bologna del «così si gioca in paradiso», della «grande» Inter di Helenio Herrera e del Milan «che avrebbe vinto tutto», di Nereo Rocco. Anni di bellissime sfide nelle quali si affrontano gli squadroni, lanciando coraggiosamente decine di giovani e giovanissimi. Nel settembre del 1959, la Spal disputa il suo più esaltante campionato di serie A, che la porterà a conquistare un prestigioso quinto posto in classifica, a pari punti col Bologna e col Padova di «paron» Rocco. Quell’anno la Spal segna 44 reti e il cannoniere è Morbello con 12 gol e la squadra termina il girone di andata con 21 punti, praticamente una media scudetto. Picchi, Balleri, Rossi, Morbello, Ganzer, Micheli, Bozzao, Novelli, Corelli e altri ancora, unitamente ad Oscar Massei, l’italoargentino che per anni ed anni è stato il simbolo dei colori biancazzurri, sono gli artefici di bellissime vittorie, prima fra tutte quella colta a Bologna per 3 a 2 (reti di Morbello, Massei, Rossi), dopo una dura battaglia. È l’unico anno in cui la lotta per la retrocessione non preoccupa il pubblico più di tanto, e non è certamente l’ultimo anno in cui gli squadroni lasciano Ferrara dopo aver abbandonato sul campo parte della loro tradizionale baldanza. Il motto che negli anni sessanta campeggia in una cornice appesa a un muro del bowling cittadino, dice: «Essendo la Spal una squadra corsara, avrà vita dura chi passa a Ferrara». È una realtà, così come sono realtà i pranzi che colleziona il simpatico Pendenza, predicendo ai tifosi sonanti vittorie. Naturalmente qualche volta il Comunale viene violato, ma solamente da squadre di grande prestigio, una di queste avviene il 21 febbraio quando al comunale di Ferrara si presenta la Juventus che poi dominerà questo campionato aggiudicandosi lo scudetto.

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Giocatore-bandiera del Como (se dodici anni vi sembran pochi…) astro nascente della serie A dei primi sponsor e dei primi stranieri Dieci presenze e un gol in Under 21, la Nazionale militare gli anni al Lecce tra promozione e karaoke. Per una grande occasione sfumata (la Juventus) ambizioni e temperamento sono rimasti intatti. Anche da allenatore. E adesso alla Spal di Daniela Modonesi

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Due gessetti rubati a scuola o qualche sasso rosso recuperato per strada ed ecco che, come per incanto, pochi metri quadrati di asfalto si trasformavano in un campo semi regolamentare. Nessun incantesimo, invece, poteva nascondere agli occhi-radar della mamma le ginocchia sbucciate, le scarpe impastate di polvere, la maglietta troppo sudata. Specie se la trance agonistica aveva fatto perdere di vista l’ora e ci si presentava a casa quando la cena era in tavola già da un pezzo. Scene consuete, all’ombra del campanile di Solaro, dalle parti di Saronno. Dove un bambino di nome Egidio – sempre troppo giovane per giocare coi più grandi – non ci sperava quasi più di fare il calciatore. Dimenticando che il destino, qualche volta, i talenti li premia. Magari con la serie A, la Nazionale, gli stadi più prestigiosi. O con una seconda carriera da allenatore. Che forse non ripagherà di un treno per Torino perso tanti anni prima, ma che qualche soddisfazione potrebbe riservarla. In biancazzurro, per esempio. Com’era Egidio Notaristefano da bambino? “Era uno che, dopo aver mangiato e fatto i compiti, non rimetteva piede in casa prima delle sette di sera. E come me, decine di altri coetanei del mio quartiere. Solo nel cortile del palazzo in cui vivevo, eravamo una cinquantina”. Quasi cinque squadre complete… “Infatti organizzavamo tornei e giocavamo a tutto: calcio, baseball, tennis. Ho imparato un sacco di sport da autodidatta. Nelle sfide con gli altri quartieri, vincevamo sempre noi. Oggi, purtroppo, è diverso: non sono molti i bambini che si avvicinano al pallone per reale predisposizione o passione. Più spesso c’è lo zampino dei genitori”. I tuoi ti hanno condizionato? “No, hanno cominciato a seguirmi solo quando sono entrato negli Allievi del Como, a circa sedici anni”. Un vivaio tanto inesauribile quanto selettivo, quello del Como. Come ci sei entrato? “Quando avevo dodici anni, a Solaro e nei paesi vicini emersero le leve calcistiche: 1963, 1964, 1965, ma purtroppo non il 1966, cioè il mio anno. Così mi scartarono, perché ero troppo piccolo, e mi ritrovai solo. La domenica andavo a vedere le partite dei miei amici e durante la settimana, per ingannare il tempo, mi dedicavo al biliardo. Peccato che non arrivassi nemmeno al tavolo! Finché un giorno il presidente della società sportiva di Solaro mi disse: «Egidio, vuoi giocare? Vai a prendere un documento d’identità, un paio di scarpe e vieni al campo»”. Non sarai stato nella pelle… “E feci subito gol! Il mio ruolo era di terzino sinistro e, dopo un paio di partite, l’allenatore mi volle nella squadra dei più grandi. Passò un altro mese e mi portò alle selezioni per

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le giovanili del Como. Che furono un mezzo trauma”. Avevi paura che non ti scegliessero? “Sì, saremo stati trecentocinquanta ragazzi. I bambini di oggi mi sembrano più spregiudicati, mentre io ero terrorizzato. Volevo che il mio sogno di fare il calciatore restasse intatto e temevo che il provino avrebbe rovinato tutto. Invece mi presero e, dopo otto selezioni, fui l’unico ad arrivare in prima squadra”. Che ricordo hai di quegli anni? “Bellissimo. Le giovanili del Como sono state la mia seconda famiglia, con allenatori-educatori che mi hanno plasmato anche come uomo. Poi, certo, è stato un periodo faticoso”. In che senso? “La mia giornata tipo dai quattordici ai diciotto anni può rendere l’idea: sveglia all’alba, zaino in spalla e borsone per l’allenamento, due chilometri a piedi per prendere il pullman diretto a Saronno e altri due chilometri per raggiungere l’istituto tecnico che frequentavo. Ogni tanto mia mamma, per non rifilarmi sempre il solito panino, mi preparava una schiscetta con spaghetti e spezzatino. Dopo la scuola, andavo in stazione ad aspettare il treno per Como e pranzavo su una panchina. Quarantacinque minuti di viaggio, quindi il pullman per arrivare all’allenamento. E questa era solo l’andata! Rincasavo a tarda sera, mangiavo, stramazzavo sul divano e mi svegliavo alle quattro del mattino per fare i compiti”. Della serie: “Ciò che non ti uccide, ti rafforza”! Ma i compiti fatti all’alba in quali voti si traducevano? “Mai rimandato né bocciato! Ho sempre avuto facilità nello studio, anche grazie a una buona memoria”. All’epoca eri già diventato un centrocampista? “Sono stato terzino sinistro fino agli Allievi. Poi l’allenatore decise che dovevo fare il centrocampista-regista, perché mi riconosceva buoni piedi, visione di gioco, capacità di dettare i tempi. Diciamo un profilo alla Pirlo o alla Liverani”. Un po’ quello che manca alla Spal? “Sono caratteristiche rare da trovare sul mercato. È un ruolo in cui l’esperienza può aiutare, ma solo in parte. Serve innanzitutto uno spiccato talento, nel senso di intelligenza calcistica”. Dovevi averla, se per anni ti hanno indicato come una delle promesse del calcio italiano. Penso alla serie A, all’Under 21, alla Nazionale militare. “Anni duri ed esaltanti. Tanti viaggi e i primi incidenti, anche per una predisposizione genetica ad avere problemi alle ginocchia. Vedi la partita di Coppa Italia, nel 1988, quando un infortunio al crociato destro mi fece perdere tutta la stagione”. Oltre al treno per la Juventus, che ti aveva messo gli occhi addosso. Immagino l’avvilimento…


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“Fu una sfortuna, ma non mi sono mai demoralizzato. A certi livelli non puoi permettertelo, altrimenti sei finito. La ripresa è stata faticosa, perché mi sembrava di aver disimparato a giocare e non trovavo più i ritmi giusti. Ma dopo sei mesi ho capito che potevo ancora farcela. Probabilmente, senza quell’incidente, la mia carriera sarebbe stata più brillante. Eppure mi ritengo soddisfatto: ho conosciuto gli stadi più belli e mi sono sempre sentito amato”. Nemmeno un rammarico? “L’università: ho sbagliato a non andarci. Quando sei un calciatore, di tempo libero te ne resta parecchio ed è un peccato sprecarlo”. Per gli allenatori è diverso? “Ti dico solo che i miei spostamenti si limitano al triangolo albergo-campo di allenamen-

to-stadio Mazza. Da quando sono a Ferrara, in centro ci sono stato venti minuti. E non mi vergogno di dire che, fino a poco tempo fa, la città la giravo con il navigatore…”. Chiuso il capitolo rimpianti, qual è stato il momento più alto della tua carriera? “La promozione del Lecce in serie A, nel 1992. Fu un’annata fantastica e non mi sono mai più divertito così tanto. Molti compagni di squadra erano scapoli e così finivamo per stare sempre insieme. Ogni pasto si trasformava in una tavolata da quindici persone. E avevamo il karaoke”. Cantavate? “Abbiamo anche registrato delle cassette! Quell’anno spesi qualcosa come nove milioni di lire per comprarmi un karaoke professionale. Dopo gli allenamenti, se faceva freddo o se non sapevamo cosa fare, ci trovavamo tutti

a casa mia e cantavamo Battisti, Vasco Rossi, Ramazzotti”. Ho capito, ti piace la musica. E di qualche giocatore, sei mai stato fan? “Sì, di Johan Cruyiff. E ho adorato Maradona. Uno così non c’è mai più stato. Ogni volta che il Como incontrava il Napoli, dalla panchina seguivo solo il Pibe, non la partita. Poi, quando Azeglio Vicini mi ha convocato nell’Under 21, mi sono ritrovato fianco a fianco con quelli che per me erano dei miti. Facce che sino ad allora avevo visto solo sulle figurine Panini”. I tecnici delle giovanili del Como, Vicini… Gli allenatori continuano a fare capolino nelle tue parole. Senti di appartenere a una scuola? “Ho avuto tante, ottime guide. Su tutte Marchesi, che è stato anche alla Spal. Come

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gliatoio nuovo, chiarisco subito che anch’io sono lì per migliorare. E ai giocatori chiedo di fidarsi di me, perché ciò che vivono l’ho già sperimentato e forse so come aiutarli. Un allenatore deve saper captare i segnali della squadra e motivarla, specie in serie A. Ai miei tempi, il mister era padrone del futuro di un calciatore. Non esisteva lo svincolo e due anni di professionismo non ti risolvevano la vita. Eravamo motivati anche perché volevamo sistemare la nostra famiglia e sapevamo che ci sarebbe voluto molto tempo. Oggi, invece, i meno intelligenti e ambiziosi si siedono sugli allori e si bruciano dopo poche stagioni andate bene”. Di allori, per quest’anno, neanche l’ombra in casa Spal… “L’obiettivo è la salvezza, ma dobbiamo pensare innanzitutto a vincere, senza guardare la classifica. I ragazzi hanno voglia di lavorare e di fare bene. E credo che tutte le avversarie siano alla nostra portata. La fase difensiva è tornata solida e ci servirebbe solo qualche doppione in certi ruoli, per restare coperti in caso di infortuni o squalifiche”. Chiarite le ambizioni – ridimensionate – della squadra, le tue quali sono? Ora indossi sempre la sciarpa del Vecchio Astra, ma il tuo futuro dov’è? “Tiene un caldo, quella sciarpa… Sembra di avere al collo un plaid! Io sono ambizioso e non mi dispiacerebbe tornare in serie A. Poi resta il fatto che, dall’inizio del campionato, la metà dei club delle varie categorie ha esonerato il proprio tecnico. Perciò, specie oggi e specie per gli allenatori, il futuro è incerto. Ma di sicuro a Ferrara ci sto bene. E voglio essere professionale, rappresentare un punto di riferimento per la società e i giocatori”.

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SPAL 2 TARANTO 0 Dall’alto a sinistra, un super sorridente presidente Cesare Butelli. Di fianco, i lavori encomiabili di volontari e non per togliere la neve del Mazza. Nelle foto a destra, Milan Bortel e la panchina biancazzurra con Ioime scatenato. Sotto, il capitano Marco Zamboni e Giacomo Cipriani, protagonisti del match.

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LE IMMAGINI

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Da sinistra, la tradizionale stretta di mano tra capitani prima della partita. Qui a destra, Luca Capecchi controlla con difficoltà il pallone nel pantano impraticabile di Potenza. Sotto, i mitici sempre presenti tifosi della Spal. Sotto, Marco Cabeccia e il tecnico Notaristefano.

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L’INTERVISTA

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Daniele Pedruzzi

Daniele, centrocampista, gran fisico è uno dei rinforzi invernali della Spal. Doveva andare in prestito per giocare ma alla fine è rimasto con l’intenzione di scalare la posizione di quarto centrocampista centrale Storia di un ragazzo agli inizi di carriera seguito da diversi club di serie A e poi penalizzato dagli infortuni: “Ferrara per me è il massimo e farò l’impossibile per meritare una conferma Con Quintavalla abbiamo già giocato insieme a Lumezzane, il Direttore è un secondo padre”

Daniele Pedruzzi, centrocampista, ventiquattro anni da compiere a marzo: è stato lui il primo volto nuovo aggiunto alla rosa spallina grazie al valzer degli scambi nel mercato di riparazione. Abbiamo scelto di conoscere un po’ meglio questo imponente ragazzo (184 cm la sua altezza) giunto da San Marino per sostituire Cazzamalli, passato alla squadra del Titano. Prima di tutto, come stai? Gli infortuni sono definitivamente alle spalle? “Sì, mi sento bene: finora ho lavorato a parte a causa di qualche problema muscolare, ma ora sono pronto a lavorare a pieno carico con il resto del gruppo”. Impossibile non chiederti quali siano le tue sensazioni dopo un mese di lavoro in biancazzurro… “Sensazioni buone, senz’altro. È un’esperienza che mi intriga, ho voglia di mettermi a disposizione del mister e di giocare. Soprattutto per respirare l’atmosfera di questo campionato e di un pubblico per me del tutto inedito”.

Quali sono le differenze più marcate tra l’esperienza sanmarinese e questa? “Beh, è una differenza abbastanza netta, al di là della categoria qui si respira aria di calcio vero, di alto livello. Gli stimoli sono sicuramente più forti, complici il campionato con più seguito e l’importanza di una società storica come la Spal”. Fin dai primi giorni del tuo arrivo si era parlato di un dirottamento in prestito per consentirti di giocare con continuità, ma poi non se ne è fatto nulla. Avresti preferito questa soluzione? “No, sono contento di essere rimasto qui: sono determinato a fare la mia parte con questa maglia”. Il tuo inserimento nel gruppo come è stato? “Ottimo, sono stato accolto molto bene e ho trovato uno spogliatoio unito, dove anche i giocatori più esperti sono sempre a disposizione dei giovani”. Hai legato con qualcuno in particolare? “Diciamo che sto facendo amicizia un po’ con tutti: l’unico che conoscevo già dai tempi di Lumezzane è Quintavalla. Ma torno a ripeterlo: questo mi sembra un gruppo unito e composto da bravissimi ragazzi”. In compenso conosci molto bene Bortolo Pozzi. “Sì, con lui c’è un rapporto che dura fin dagli inizi della mia carriera: è sempre stato di grandissimo aiuto per me, si può quasi dire che sia stato una sorta di secondo padre per me”. Guardando indietro al tuo passato non si può fare a meno di pensare come gli infortuni abbiano rallentato una carriera che sembrava destinata a riservarti grandi soddisfazioni: il tuo procuratore ha ricordato come non più tardi di qualche anno fa diversi club di serie A ti tenessero d’occhio. “È vero, ma essere seguiti da squadre di A non vuol dire necessariamente andare a giocarci! Ho avuto problemi che sicuramente hanno condizionato il mio percorso di crescita tecnica, ma che in compenso mi hanno consentito di crescere dal punto di vista psicologico. E tutto sommato non mi sento di dare troppo peso agli infortuni: questi inconvenienti nel calcio di oggi succedono abbastanza spesso e non sono certo l’unico ad aver avuto problemi”. Al tuo arrivo qualche tifoso ha ironizzato, definendoti un ‘Cazzamalli coi capelli’, vista la somiglianza nella corporatura… (Ride) “A dire il vero lui non lo conosco neanche abbastanza bene da sapere se sia vero o no sotto il profilo tecnico. Di sicuro vi posso dire che sono un centrocampista offensivo che sa interpretare diversi ruoli, anche l’esterno se necessario”. Insomma ti candidi come alternativa ver-

L’INTERVISTA

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satile per mister Notaristefano. “Sì, chiaro che le maglie in mezzo per il ruolo di centrocampista centrale sono solo due, ma spero di poter dare presto il mio contributo”. Al di là degli obiettivi personali, quali devono essere gli obiettivi di questa Spal? “Di certo il traguardo principale deve essere quello di raggiungere una posizione sicura di classifica il prima possibile. E da lì poi si dovrà vivere alla giornata, tenendo conto che in fondo la graduatoria è molto corta e che da qui alla fine può succedere di tutto. Di certo dobbiamo pensare a mantenere il buon stato di forma che abbiamo dimostrato di recente”. Il tuo contratto scade a giugno di quest’anno: ti ritieni di passaggio a Ferrara o pensi di poter ottenere la riconferma anche per la prossima stagione? “No, la mia speranza è di aprire un nuovo capitolo qui, convincendo il direttore a rinnovarmi il contratto: di certo darò il massimo e farò in modo di mostrare le mie qualità all’ambiente e ai tifosi”. orla@lospallino.com approfondimenti su www.lospallino.com

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L’INIZIATIVA

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gli spallini di domani

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IL VIVAIO

Settimana dura per le giovanili tra derby e gare “impossibili” La Berretti di Brescia deve arrendersi ma di misura al fortissimo Verona (0-1) nonostante i rinforzi Pallara e Laurenti. Un’altra sconfitta per i promettenti Allievi di Arbusti in difficoltà dopo mezzo torneo travolgente. Un gol del piccolo Dolcetti vale l’impresa dei Giovanissimi di Binotto che dominano contro il Sassuolo. Stop di misura per gli Allievi Professionisti allenati da Massimo Albiero a cura della redazione

LE CLASSIFICHE BERRETTI Verona 42; Rimini 37; Bassano 35; Reggiana 34; Portogruaro 30; Crociati N. 29; Spal 28; S. Marino 26; Sambonifacese, Itala S. Marco 20; Ravenna 16; Bellaria 13; Sacilese 11; Giacomense 8. ALLIEVI NAZIONALI Parma 40; Prato 35; Spal 31; Piacenza 30; Reggiana, Sassuolo 29; Bologna 24; Mantova 22; Lucchese Libertas 20; Modena 19; Esperia Viareggio, Spezia 16; Carrarese 13; Giacomense 4. ALLIEVI REGIONALI PROFESSIONISTI Cesena 32; Parma 28; Crociati N. 22; Bologna 21; Reggiana, Ravenna 20; Modena 19; Sassuolo 18; Spal 14; Fed. Sammarinese 13; Bellaria 10; Giacomense 2. GIOVANISSIMI NAZIONALI Empoli 58; Fiorentina 52; Livorno 39; Bologna 36; Modena 32; Parma 29; Prato, Spal 28; Grosseto 27; Esperia Viareggio, Spezia 21; Lucchese 18; Reggiana 17; Sassuolo 12; Carrarese 10; Giacomense 2. GIOVANISSIMI REGIONALI PROFESSIONISTI Parma 38; Piacenza, Cesena 32; Crociati N., Reggiana 31; Bologna 22; Rimini, Bellaria 17; Sassuolo, Ravenna 16; Modena 14; Spal, Fed. Sammarinese 13; Giacomense 4.

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Associazione di Volontariato

Settimana di derby e di big match quella che ha visto protagoniste le squadre del settore giovanile spallino. Iniziamo dalla Berretti di Giuseppe Brescia, sconfitta per 1-0 sul campo di Baura dalla capolista Verona. Rinforzati dagli innesti di Pallara e Laurenti, i biancazzurri partono bene, impensierendo la difesa gialloblu, grazie soprattutto all’inventiva di D’Elia. Ma proprio l’infortunio dell’esterno spallino spegne l’iniziativa dei ferraresi, messi ripetutamente in difficoltà dal Verona, specie sui calci piazzati. Proprio da due di questi arrivano altrettante reti, la prima annullata per fuorigioco, la seconda risulterà determinante per la vittoria scaligera. Gran bella squadra, il Verona visto a Baura: forte fisicamente, dinamico, ricco di individualità e “giovane” (quasi tutti i titolari sono del 1992). La Spal ha dato tutto ma ha pagato a caro prezzo l’infortunio di D’Elia e la non perfetta condizione di Pallara e Laurenti, apparsi a corto di condizione visto lo scarso impiego degli ultimi mesi. Per quello che riguarda i campionati Nazionali, super derby per gli Allievi di Arbusti, purtroppo sconfitti per 1-0 dal Bologna dell’ex fantasista spallino Fabio Perinelli. Gara equilibrata, giocata sul campo sintetico di Savignano sul Panaro e decisa da un’azione un po’ rocambolesca nata direttamente da fallo laterale, proprio negli ultimi minuti di gioco. Per gli Allievi spallini una sconfitta che fa seguito a quella di domenica scorsa contro il Sassuolo ma che non pregiudica la possibilità di raggiungere le fasi finali, anche se questo, a giudizio di mister Arbusti, “deve essere uno stimolo per i ragazzi e non un peso psicologico, un qualcosa che toglie serenità e spontaneità”. Vittoria invece per i Giovanissimi Nazionali che con un gol di Dolcetti su punizione (mancino liftato sotto la traversa dopo pochi minuti di gioco) incamerano tre punti importanti contro il Sassuolo. Partita fatta sempre dai ragazzi di Binotto che prendono anche due legni con Luciani e Nako ma che rischiano la beffa a pochi

Stefano Furini (Allievi Regionali)

Davide Gasparro, Giovanissimi Nazionali

Gabriel Nako, Giovanissimi Nazionali

minuti dal termine quando diventa determinante il portiere Gollini che stoppa il centravanti avversario involatosi solitario verso la porta. Da segnalare le buone prove di Formigoni, Nako, Dolcetti e Gasparro e l’esordio più che positivo di Lorenzo Favaro, attaccante rodigino dei Giovanissimi 1996. Arrivando ai Campionati Regionali, sconfitta di misura (1-2, rete biancazzurra di Furini) per gli Allievi di Massimo Albiero nell’altro derby in programma, sempre contro il Bologna e terzo rinvio consecutivo per i Giovanissimi di Roberto Labardi che, tempo e campi permettendo, riprenderanno questa domenica ospitando il Ravenna.

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SPECIALE

calciomercato

In testa il Verona si rafforza ancora e non sembra avere rivali lungo la strada che porta alla serie B. Grandi firme e grossi acquisti anche per le squadre in lotta per evitare i playout. Più di tutte si sono rafforzate le due pugliesi che ora sono le principali rivali dei biancazzurri. Occhio anche alle sorprese Giulianova e Lanciano a cura Diego Stocchi Carnevali

SPAL, attenta ad Andria e Foggia ANDRIA voto 7 La priorità era ringiovanire (riuscita) e sistemare il centrocampo con un regista (Mezavilla) e un trequartista (Chiaretti) e la società ha lavorato alla perfezione. Si aspettano i recuperi di Dionigi e Maccan, è esploso Sy e anche in difesa la zona sinistra appare ben coperta con l’arrivo di Polverini. Occhio a La Carra, gioiellino prelevato dal Monopoli di cui si parla benissimo. Si salverà senza patemi. CAVESE voto 6 Inventato esterno sinistro di centrocampo da Stringara, il neoacquisto Radi sta facendo la differenza. L’attacco si è alleggerito dopo le partenze di Tarantino e Sorrentino e potrà contare sulla scommessa Insigne (‘91) dal Napoli, vero talento in erba della società partenopea. Dal Taranto è arrivato Berretti per alzare il tasso tecnico in mezzo al campo. Parlare di salvezza non è utopistico.

ma delle pericolanti oggi, forse, è quella che rischia meno. GIULIANOVA voto 6.5 L’asfittico reparto offensivo potrà contare su Maritato (dalla Fiorentina). Il centrocampo ha un Censori in più vista la perdurante assenza di Pucello. Sono stati respinti i numerosi assalti per il centrale difensivo Vinetot e per l’esterno sinistro Migliore. Se ne riparlerà a giugno a salvezza (si spera) raggiunta. Manca un uomo d’ordine a centrocampo, Carratta è troppo alterno. Pericolante. COSENZA voto 6 Alla fine si è lavorato soprattutto in uscita. Rimasto Biancolino è partito Ceccarelli e anche Danti pur venduto al Siena resterà con i silani sino a giugno. La difesa è stata puntellata con l’arrivo di Scognamiglio dal Crotone, non è arrivato il nome di grido che ci si aspettava o forse, più semplicemente è già in casa e corrisponde a quello di Stefano Fiore. Già così è da playoff. FOGGIA voto 7.5 Ugolotti potrà contare su di una squadra che esce rivoluzionata dal mercato. Pesante l’addio di Goretti, colmato con gli arrivi del centrale Di Dio dalla Ternana e di Artipoli dalla Lazio. A centrocampo colpaccio con Agnelli (ex Lecce e Verona), Desideri (ex Bari) e Millesi (ex Catania e Salernitana). In attacco Ceccarelli può e deve essere il sostituto naturale di Salgado. Amalgama tutta da trovare

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LANCIANO voto 6.5 Doveva partire Vastola insieme a Colussi e si è cercato sino all’ultimo di trovare una sistemazione agli epurati. Nulla di tutto questo ma gli abruzzesi alla fine hanno piazzato il grande colpo con l’esterno destro Aquilanti dalla Pro Patria che si va a sommare alla punta Sinigaglia dal Cesena. Era una squadra da salvezza prima e oggi, paradossalmente, può anche permettersi di sognare un posto al sole in tutta tranquillità. Trattenuto Sansone si può pensare a programmare la prossima stagione. MARCIANISE voto 5 Insieme alla Spal ha il parco attaccanti più povero (numericamente) del girone e già questo è un limite. Se poi a questo sommiamo un centrocampo tecnicamente scarso e poco incline al palleggio par difficile che i campani possano con il solo Sorrentino (dal Catanzaro) potersi permettere una salvezza tranquil-

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calciomercato la. Boccolini dovrà puntare tutto sul gruppo e sulla fortuna. In bocca al lupo. PESCARA voto 6.5 Non serviva molto, forse nulla. La società si è cautelata con Soddimo per sopperire all’infortunio di Gessa che lo terrà lontano dai campi ancora per qualche mese e non è solo una semplice alternativa. E’ arrivato D’Alterio come numero due, Medda non ha convinto appieno. La sensazione è che vada solo ritrovata quell’armonia di gruppo venuta a mancare dopo l’esonero di Cuccureddu. A un precario equilibrio psicologico di uomini corrisponde un potenziale altissimo. Da serie B. PESCINA voto 5 L’importante era vendere. Pesantissima la cessione di Blanchard dietro, altrettanto quella di Franciel in avanti solo in parte bilanciata dal tesseramento dell’ottimo Negro dal Celano. Sono partiti anche Censori, Laboragine, Cruciani, Piva (metà della vecchia guardia) a fronte del tesseramento dell’ala Capparella e dello svincolato Dall’Acqua. Via Livorno è arrivato il centrale difensivo Di Bella. L’età media si è alzata notevolmente, in barba a chi dice che il futuro è dei giovani. Ci sarà da soffrire per mantenere la categoria e non poco. PORTOGRUARO voto 5.5 Non è successo niente di eclatante o forse sì: la cessione di D’Alterio non è stata rimpiazzata a dovere e a questo punto Calori dovrà inventarsi qualcosa per colmare una lacuna evidentissima. La soluzione di dirottare Siniscalchi sembra quella più percorribile con Gardella al centro. Playoff? Mah...

SPECIALE

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REGGIANA voto 5.5 Ci si è alleggeriti di un paio di giovani che non vedevano mai il campo e ne è arrivato un altro (Castiglia) che con ogni probabilità farà la stessa fine. Se lo scorso gennaio la Regia riuscì a mettere a segno il colpo Martini in attacco quest’anno nulla è stato fatto in questo senso. Panchina corta e la primavera si avvicina. In mezzo al campo ha qualità da vendere ma a calcio vince chi fa gol. RIMINI voto 5 Da Fava a Margiotta passando per Cavalli e Moscardelli. Alla fine è arrivato Morante che, con tutto il rispetto, non è proprio lo stesso genere di attaccante. In compenso sono stati ceduti i vari Marchi e Docente, sono state ignorate le sirene per Vitiello e Regonesi (che in estate non potranno essere non sentite) e si punta molto (troppo) su Tulli, Nolè e Matteini. Indebolita può serenamente salvarsi. TARANTO voto 8 Ha cambiato tutto o quasi. In difesa è arrivato il punto interrogativo Magnusson mentre Panarelli e Colombini rimpolperanno la panchina, in mezzo Rajcic è già un caso e gli viene preferito Giorgino, Coppola sembra già essersi invece ambientato benissimo. Le ali faticano, Cuneaz era uomo Brucato che Delli Santi vede già molto meno e sia Crovetto che Di Roberto non stanno impressionando. In attacco trattenuto il gioiello Russo, si sono aggiunti Cortese e Ferraro oltre al separato in casa Falconieri. Un organico di prima qualità ma che andrà gestito in maniera maniacale. Solo allora si potrà parlare di playoff che apparentemente sembrano davvero alla portata della formazione jonica.

POTENZA voto 5 I lucani giocano due partite, entrambe difficilissime per salvarsi: una nell’aula dei tribunali e una sul campo. Capuano aveva chiesto la cessione di quattro giocatori ritenuti dannosi per l’ambiente ma non è stato accontentato per mancanza di richieste. Sono arrivati tra gli altri Taccola e Magliocco dal Messina, Prisco dall’Aversa Normanna ed Evangelisti dall’Olbia. Squadra di guerrieri. Ma fino a quando avranno voglia di combattere quando il destino sembra già segnato?

TERNANA voto 5.5 Doveva firmare Curiale, ma alla fine non è arrivato. Poteva arrivare Cuffa per illuminare il centrocampo, ma alla fine è rimasto a Padova. Si è indebolita la difesa. Agli arrivi di Quondamatteo e i giovani Imburgia e Procida sono corrisposte ben cinque cessioni nel reparto e, se non bastasse, Negrini (ex Empoli) dovrà giocarsela con Concas per una maglia da titolare (!). In attacco c’è l’ex Palermo Balistrieri. Troppo poco per puntare a qualcosa di più di una semplice salvezza.

RAVENNA voto 7 L’arrivo di Correa alza notevolmente la qualità in mezzo al campo e con Toledo ricompone il tandem delle meraviglie di Busto Arsizio (manca solo Fofana che è metà del Ravenna ma che con i giallorossi ha chiuso). Non è arrivato Curiale in attacco che rimane anche privo di un elemento di velocità, così come Basso e Riberto sono rimasti alle dipendenze di Esposito. Serafini ha sopperito la partenza di Ferrario finito al Lecce e Biserni garantisce quantità sulla fascia destra. Da playoff.

VERONA voto 8,5 La regina del mercato è questa, non il Taranto. Non vince chi cambia tanto e chi ha più soldi ma chi li sa spendere e li mette a disposizione per completare quelle (poche, pochissime) lacune d’organico. Dalla Bona è un giocatore eccelso e insieme a Russo ed Esposito compone un trio inavvicinabile per la categoria. L’attacco ha in Di Gennaro l’ariete che tanto mancava a Remondina. Per il resto si è puntato a confermare una squadra che già adesso è in testa alla classifica. Quattro mesi alla serie B.

TUTTI INSIEME PER HAITI Un'altra bella iniziativa dell'organizzazione "Uno sguardo verso Sud". Non potete mancare, infatti, all'appuntamento in programma per venerdì 26 febbraio allo stadio Paolo Mazza. Si tratta di una partita benefica in programma alle ore 19 tra i Master della Spal e la Vecchia Ovest composta dagli storici tifosi biancazzurri della Vecchia Guardia, dell'Astra e non solo. A seguire un'asta benefica con gadget messi a disposizione da vecchi giocatori spallini. Tutto per aiutare le popolazioni di Haiti. Lo Spallino sostiene l'ennesima encomiabile iniziativa dell'associazione "Uno sguardo verso Sud" e mette a disposizione dell'asta benefica l'intera collezione del giornale. Vale la pena aggiungere che questa iniziativa riguarda la costruzione di una casa famiglia ad uso dei bimbi haitiani rimasti orfani dopo il terremoto ed è tutto diretto e gestito dalla Comunità di Sant'Egidio di Roma nella persona di Don Matteo Zuppi con il quale Uno sguardo verso Sud collabora attivamente. Sarà la stessa associazione, infatti, con altro personale di Sant'Egidio a recarsi ad Haiti per consegnare il denaro raccolto alle Autorità Ecclesiastiche del luogo che daranno inizio alla costruzione di questa casa famiglia.

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IL PERSONAGGIO

Vasco Brondi

Il musicista ha vinto il Premio Tenco e ha anche pubblicato un libro. Come “Le luci della centrale elettrica” ha avuto uno strepitoso successo di critica e pubblico. Qui racconta il suo rapporto con la nostra città e una serata particolare in terra “nemica” quando “i bellissimi personaggi che si incontrano in curva mi hanno costretto a salutarli inneggiando ai biancazzurri”

LA CARRIERA Le luci della Centrale Elettrica, alias Vasco Brondi, nasce a Ferrara nel 1984. Esordisce nel 2007 con un demo autoprodotto dal titolo omonimo, fortemente influenzato dai lavori di Rino Gaetano e dei CCCP, che riceve buoni riscontri di critica. Nel maggio 2008 pubblica il suo album d’esordio, “Canzoni da spiaggia deturpata”, che riprende alcune canzoni dal precedente lavoro. Il disco ha ricevuto un ottimo riscontro di pubblico e critica, vincendo anche la Targa Tenco 2008 come Miglior Opera Prima cantautorale dell’anno. A ottobre 2009 è uscita anche il primo libro di Vasco Brondi “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” che raccoglie i post del suo blog e altro materiale.

di Nicola “Delez” De Leonardis Prerogativa delle nuove generazioni è quella di essere incazzate. Il titolo del tuo libro ne è un esempio lampante... Una risposta anche all’ambiente nostrano, Ferrara? “Non credo che sia una prerogativa delle nuove generazioni, magari. Una prerogativa delle cosiddette “nuove generazioni” mi sembra più che altro un “farsi i cazzi propri”, nel senso di badare solo a se stessi e a quello che ci succede individualmente. Un “si salvi chi può”, quando non un “tutti contro tutti”. Ferrara come altre città piccole del nord ha la splendida capacità di fare crescere una sorta di insofferenza che può essere anche positiva, può sempre essere un motore propulsivo per farci cambiare le cose”.

Emergere in tutti i campi è impresa difficile. Particolarmente nella musica e, forse, particolarmente a Ferrara. Qual è la situazione qui da noi rispetto al resto d’Italia (intendo come opportunità di esprimersi, spazi per provare, “attenzione” mediatica e, ahimè, politica)? “Il problema di emergere è molto secondario. Prima di tutto c’è il problema di impegnarsi e di lavorare su qualcosa di decente. Emergere viene dopo. Emergere non deve essere il fine, se molte cose non emergono ci sono dei buonissimi motivi. A Ferrara non è più difficile che in un’altra città, anzi forse a Roma o a Milano è ancora più difficile per la grande quantità di offerte e perché chi cresce in grandi città a volte mi sembra abbia uno sguardo

meno particolare, meno personale. O forse anche perché in pratica chi cresce in una città dove non c’è un cazzo da fare è più facile che impari a suonare, che legga molto, che si crei anche un mondo interiore in rapporto con quello esterno. Ma sono solo ipotesi. È sempre automatico e semplice lamentarsi della città in cui si vive, le dinamiche sono molto simili anche in zone geografiche diverse. Gli spazi per i ragazzi non è assolutamente detto che debbano cadere dall’alto, storicamente non è mai successo. Il discorso è complesso. Da una parte c’è sicuramente un’amministrazione che in molti casi deve leccare il culo ai comitati di quartiere, alla reazione dei residenti, e in questo modo ostacolano ciecamente il lavoro anche di locali che vogliono proporre concerti o dj set o mostre d’arte o anche solo la possibilità di non fare diventare Ferrara una necropoli dove si deve chiudersi in casa alle sette di sera per non dare fastidio ai vecchi che guardano Gerry Scotti in televisione. Tenendo anche poco conto del fatto che chi apre un locale lo fa perché deve mantenersi e sopravvivere e non per fare solo festa”. “… Gronda più livore, disgusto e disillusione questa breve raccolta di testi che l’intera enciclopedia della canzone d’autore italiana” (da Rockerilla). Recensione del tuo album d’esordio. Scusa se è poco... In qualche modo però queste sensazioni che esprimi riflettono anche una specie di amore verso la tua terra d’origine... come vorresti fosse corrisposto? “Il rapporto con Ferrara forse viene fuori anche di più nel libro (Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero, Baldini&Castoldi) e non me ne ero neanche accorto. Dopo più di due anni in giro, in cui ho abitato a Milano e a Bologna sono tornato volentieri a Ferrara, un po’ per i miei amici e la mia famiglia, un po’ forse per autolesionismo… Fare questo lavoro a Ferrara è meglio di farlo a Milano, ti permette di staccare, di avere a che fare con persone che fanno tutt’altro lavoro e che giustamente e amorevolmente se ne fregano di quello che fai, questo direi che mi rilassa e mi fa stare nella realtà. Rimane una città che per me è come una calamita fortissima, che non riesco neanche a razionalizzare del tutto, che quando scrivo mi torna in mente, in cui i rapporti umani sono come distillati. Come gli amori migliori preferisco che non sia corrisposto”. Purtroppo le urla di rabbia e disillusione si alzano (troppo spesso) allo stadio di Ferrara... hai dei ricordi, degli aneddoti da raccontare che ti legano alla Spal? “Personali vaghi, delle urla che la domenica dallo stadio arrivavano all’improvviso fino alla casa dei miei genitori quando ero piccolo. Dei miei amici che mi raccontano le turbolente trasferte a Rovigo o i bellissimi personaggi che incontrano in curva. E di quando sono venuti a vedermi ad un concerto a Bologna (quindi in terra “nemica”) e con il locale pieno zeppo hanno voluto a tutti i costi che dal palco li salutassi inneggiando alla Spal, possibilmente con bestemmia allegata”.

Vasco, Ferrara e un concerto con tanto di saluto spallino

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BOTTA E RISPOSTA

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Ricordi e previsioni secondo Cristian Da Gibì ibì Fabbri bb i a Spal-Solbiatese l lbi fino a Italia e prossimi Mondiali di Deborah Mazzoleni

Tre caratteristiche che deve avere la tua squadra ideale. “Professionalità, convinzione e astuzia”. L’allenatore che ricordi con maggior affetto. “Gibì Fabbri”. E quello che non vuoi ricordare? “Quello che mi ha messo in panchina”. Tre nomi del calcio: un portiere, un difensore e un attaccante. “Dida, Ferrari e Filippo Inzaghi”. Il tuo peggior difetto. “Dicono che sono un po’ pignolo, mi piace fare le cose bene, non credo sia un difetto”. Meglio avere rimorsi o rimpianti? “Nella vita ci sono sempre entrambi”. Do you speak english? “Yes a little… I’ve a level of school”. Le hai mai prese? “Sì un pugno nel sottopassaggio degli spogliatoi”. Le hai mai date? “Un pugno in campo”. Se non fossi diventato un calciatore? “Non lo so ma avrei continuato sicuramente gli studi” Meglio un giorno da leone o cento da pecora? “Cento giorni sono tanti… si possono fare un sacco di cose”.

Il tuo compagno di squadra più simpatico. “Ne ho avuti tanti…”. Il tuo compagno di stanza nei ritiri più simpatico. “Sesa”. Un suo pregio e un suo difetto. “E’ una persona seria ma guardava sempre troppo calcio in tivù!”. Gli altri dicono che sei forte perché... “Uso sempre la testa”. La cosa più brutta che ti è capitata nel calcio. “Gli infortuni, alcuni molto gravi”. Hai mai pensato di smettere di giocare? “Assolutamente no… l’idea di abbandonare il calcio non mi ha mai lontanamente sfiorato”. Hai mai simulato durante una partita? “Eh sì… purtroppo sì…”. La partita che ricordi più volentieri. “Lo spareggio Spal-Solbiatese a Verona nel 1991”. E quella che vorresti dimenticare? “Il derby perso con la Lazio”. Chi vince il campionato di prima Divisione quest’anno? “Spero la più organizzata”. Chi vince i prossimi mondiali? “L’Italia…. voglio essere ottimista!”

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L’INCHIESTA

terza puntata

Storia, gusti, ideali, curiosità… insomma tutto del numero uno spallino e della sua fantastica moglie Alessia che a Ferrara in versione ultrà ha trovato amici e compagni di trasferte Compreranno casa in città perché qui si trovano benissimo. Lui gioca lei insegna in palestra e le due figlie Maria Carlotta e Cecilia hanno preso rispettivamente da mamma e papà che formano decisamente una coppia bella simpatica, positiva e felicemente integrata”. di Sergio Ravani

CASA CAPECCHI

La famiglia Capecchi vive a Ferrara, ed è composta da papà Luca, mamma Alessia e le piccole Maria Carlotta (sette anni e mezzo) e Cecilia (quattro). Alessia non è certo il tipo di donna che passa inosservato: al contrario, a un’indubbia avvenenza accompagna quella che, per sua stessa ammissione, può tranquillamente essere definita una certa “mancanza di discrezione”, prerogativa che ne ha fatto un personaggio molto conosciuto tra i tifosi, soprattutto quelli che hanno la fortuna di ammirarla in curva, quando si posiziona dietro la porta del suo amato Luca. Vale la pena, però, di non fermarsi all’apparenza, perché Alessia è una donna di una sensibilità fuori dal comune, e regala pudicamente i lati più profondi e in chiaroscuro del suo essere interiore solo a pochi eletti, indice di una riservatezza solo apparentemente in contrasto con la sua immagine “pubblica”. Come vi siete conosciuti, tu e Luca? “La mia famiglia si era trasferita a Imola quando ero ragazzina. Lavoravo in un negozio di dischi di cui Luca era cliente. Ci siamo messi insieme tredici anni fa: Luca aveva ventidue anni e io venti. Dopo tre anni ci siamo sposati, un anno dopo è nata Maria Carlotta e, dopo altri tre, Cecilia”. Cosa ti ha colpito di lui al primo incontro? “Gli occhi azzurri... anche se erano castani! Avevano una brillantezza che me li faceva apparire azzurri, e facevano trasparire il suo candore e la sua purezza d’animo”. Come ti ha chiesto di sposarlo? “Una sera eravamo a cena con amici. A un certo punto siamo rimasti soli, si è creato un momento di grande intimità e... me l’ha chiesto allora”. Poi è cominciata una vita di spostamenti. “Luca ha trovato in me un bel punto fermo, che

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terza puntata non si scoraggia se deve fare i traslochi. Finora ne abbiamo fatti otto: in quattro anni a Ravenna abbiamo cambiato tre case, poi Pisa, Cagliari, Castelfranco Veneto, Cittadella... Solo a Sora facevamo avanti e indietro da Sabaudia, dove abbiamo comprato una casa vicino al mare per l’estate. Adesso, però, sentiamo l’esigenza di acquistare una casa dove vivere stabilmente, e la stiamo cercando a Ferrara, dove per ora viviamo in un appartamento in affitto in centro”. Come dovrà essere la vostra casa? “Dovrà sapere di noi, ed essere piena di cose che la identifichino, a differenza di quelle che in questi anni abbiamo cambiato per i continui spostamenti”. Come mai adesso avete deciso di mettere radici proprio a Ferrara? “In trenta secondi eravamo felici anche negli altri posti dove abbiamo abitato, come ad esempio a Cagliari, dove abbiamo subito socializzato coi vicini, avevamo il salumiere di fiducia, il pizzicagnolo... ma Ferrara è la città ideale! Si gira in bici, la gente è socievole, e queste piccole rassicurazioni le trovo in centro: le stesse frasi dal macellaio, le stesse persone con cui scambiare due chiacchiere...”. E poi il bel rapporto instaurato coi tifosi. “Non mi era mai capitato di interagire così nelle altre piazze, e anche Luca partecipa. Stavolta, però, sono io che faccio da tramite coi tifosi, e non lui. Tra i ragazzi della curva, Fioro, Lemona, Gigignho, Filo ed altri mi stimolano dal punto di vista culturale, letterario e musicale, e questi scambi d’informazioni avvengono in un ambiente goliardico, divertente, anche al di fuori delle occasioni create dalle partite”. Luca non è stato esente da critiche, quest’anno. Come le ha vissute? E ciò si ripercuote in qualche maniera sul tuo rapporto coi tifosi? “Luca non risente degli sbagli e, quando ne commette, fa mea culpa con me e con i giornalisti. La sua sfortuna è stata di aver commesso un paio di errori di seguito, il che li ha fatti risaltare di più. Io frequento la parte della tifoseria che applaude, sostiene, va in trasferta. Ai prepartita cerco di non mancare, e spesso vado in trasferta con loro. Non sono in imbarazzo a farlo, ma ho paura che gli altri lo siano. A Giulianova, ad esempio, non sono andata perché non volevo esporre i compagni di viaggio alle critiche”. E della tifoseria ferrarese in generale cosa pensi? “Il tifoso ferrarese è chiacchierone, nostalgico, parla sempre dei campionati veri di una volta, e magari non viene allo stadio perché ha qualcosa di meglio da fare”. Non hai mai avuto paura delle attenzioni

femminili che senz’altro circondano Luca? E lui di quelle che ricevi tu? “Non temo la concorrenza, non percepisco interferenze dall’esterno, e lo stesso vale per lui nei miei confronti. L’energia che prendo dall’esterno, come ad esempio con questa chiacchierata con te, la riverso sulla famiglia, e anche lui ne risente in positivo”. Anche a me fa molto piacere parlare con te, ma se ti stanchi o devi andare, dimmelo tranquillamente. “Non devo andare da nessuna parte, e non mi sto stancando: per me è come fare una seduta dallo psicanalista!”. Allora ti chiedo pregi e difetti di Luca. “Non si ferma mai alle apparenze, si dà sempre per primo, e poi magari scopre dopo che si è affidato alle persone sbagliate. Sotto questo punto di vista ci assomigliamo molto. S’inalbera per delle cretinate, vuole sempre essere puntuale e mette in moto gli altri troppo per tempo, mentre io sono molto veloce a preparare tutto. E’ un bravo papà, e quando è a casa sta sempre con le bambine. Adesso che lavoro di sera come istruttrice di pilates, quando Luca non ha allenamento e può tenere le bambine, prepara lui la cena, anche se in cucina me la cavo meglio io: preparo dolci, crostate, tiro la sfoglia col mattarello...”. Come vi piace passare il tempo libero? “Quando Luca non ha allenamento, ci piace girare insieme in bici per la città la mattina, infilarci in un vicolo sconosciuto... Non programmiamo mai nulla: l’unica imposizione che ci diamo è di fare dei viaggi ogni tanto, perché ci piace, e quest’anno andremo senz’altro in una capitale europea. Sia a me sia a Luca piace navigare in Internet e leggere libri. Lui, ad esempio, è spesso sul blog di Beppe Grillo, e legge biografie di personaggi storici, i romanzi di Camilleri, Terzani... Tra le mie letture, De Luca, Mazzantini, Comencini e tanti Premi Strega. Luca non è un amante dello shopping, ma andiamo insieme e gli piace comprarmi indumenti molto femminili: lui mi

L’INCHIESTA

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consiglia, e compra dopo averli visti indossati. Cerca i vestiti anche per Cecilia, la più piccola, che vuole vestirsi come un maschio: adesso si veste solo con delle magliette a maniche corte sopra, e a maniche lunghe sotto. Maria Carlotta, invece, è tutta frivolezze anche nel modo di vestire”. Dopo aver parlato con le vostre bimbe, ora so che Maria Carlotta è estroversa, fa danza classica e ha il fidanzato; Cecilia, invece, è timida, gioca a calcio, e veste da maschiaccio. Sembrano parecchio diverse... “Maria Carlotta è cresciuta prevalentemente con me; Cecilia, invece, ha avuto un rapporto più stretto col padre. Quando è nata la seconda, abbiamo deciso che se ne sarebbe occupato in maniera prevalente lui, per non farle pesare la nascita della piccola. Per questo penso che la più grande assomigli a me, mentre credo che Cecilia voglia assomigliare al padre, giocando a calcio e vestendo come un maschio. Maria Carlotta è bravissima a scuola, nonostante i continui cambi di classe in seguito agli spostamenti di città, tant’è vero che le maestre ci hanno addirittura esonerato dai colloqui. Cecilia è vero che è fondamentalmente timida, ma qualche tempo fa sono entrata alla materna e stava facendo Power Ranger coi maschi!”. Come immagini il vostro futuro quando Luca avrà smesso di giocare? “Magari potremmo aprire una palestra, dove insegnare entrambi pilates, tanto Luca lo alleno io. Potrebbe anche rimanere nel calcio allo stesso tempo: con che ruolo, si vedrà, perché siamo aperti a tutto. A parte le figlie, la decisione di prendere casa qui a Ferrara è la prima definitiva della nostra vita insieme, perché finora nella nostra unione si è sempre aggiunto quanto si è costruito, senza immaginarlo prima”.

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L’AVVERSARIO

Andria UN GIRONE FA

ANDRIA-SPAL 0-0 ANDRIA: Mennella, Pierotti, Di Simone, Paolucci (dal 46’ s.t. D’Allocco), Goisis, Pomante, Doumbia, Bellavista, Maccan, Anaclerio (dal 5° s.t. Rizzi), Margarita (dall’11° s.t. Sibilano). A disp.: Pazzagli, Braca, Ottobre, Sy. All.: Papagni. SPAL: Capecchi, Bortel, Cabeccia, Bedin, Zamboni, Lorenzi, Schiavon (dal 31’ s.t. Bracaletti), Cazzamalli, Bazzani, Centi (dal 40’ s.t. Marongiu), Laurenti (dal 1’ del s.t. Meloni). A disp.: Righetti, Ghetti, Quintavalla, Licata. All.: Dolcetti. Arbitro: Vallesi di Ascoli Piceno (Savelli e Ridolfi). Ammoniti: Zamboni, Meloni, Bortel. Espulsi: Di Simone.

Il difensore è tornato in campo dopo il lungo calvario dell’infortunio e i risultati si sono visti La sua esperienza è notevole, la sua carriera è da raccontare. Tifoso del Bari ha giocato in A anche con Cassano nella sua squadra del cuore ma ha avuto “troppo poco” Ventura come allenatore “Qui ad Andria mi trovo benissimo, Papagni è bravo Ma dobbiamo pensare soltanto alla salvezza. Attenti a Sy è umile e bravissimo Per me è la prima volta al Paolo Mazza, uno stadio storico e all’inglese” di Di Diego St Stocchi hi C Carnevali li

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SIBILANO

totem di ANDRIA Il calvario sembra essere giunto al capolinea: da qualche settimana a questa parte sei al primo posto nella top ten dei migliori difensori del campionato. “Sono molto soddisfatto, gli obbiettivi che mi ero dato a inizio stagione erano quelli di giocare, giocare e ancora giocare per ritrovare quei minuti nelle gambe e quella freschezza atletica che il grave infortunio dell’anno scorso a Verona mi aveva fatto perdere. Per questo devo ringraziare l’Andria calcio che mi ha dato l’opportunità di mettermi ancora una volta alla prova, ha creduto in me e spero di poter continuare a ripagare questa

dirigenza con delle buone prestazioni sul campo”. La tua è una carriera che parte dalla tua Bari con cui hai giocato otto su quattordici campionati compreso l’esordio in A. “Sono stati momenti ed emozioni fortissime. Penso che non ci sia nulla di più bello e intenso di potersi permettere il lusso di esordire in serie A con la maglia della squadra della propria città. Ho avuto fortuna a riuscirci anche se spesso penso che se le cose fossero andate in un altro modo probabilmente avrei avuto occasione di rimanerci più a lungo nel-

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Andria LA ROSA DELL’ANDRIA Portieri: Mennella, Sansonna, Spadavecchia. Difensori: Ceppitelli, Di Simone, Fiorentino, Losito, Milella, Nicolao, Pierotti, Pomante, Sibilano. Centrocampisti: D’Allocco, Doumbia, Giorgetti, Iennaco, Iezzi, Marciano, Paolucci, Rizzi. Attaccanti: Anaclerio, Dionigi, La Carra, Maccan, Sy. la massima serie. Ho perso quasi tre anni di carriera tra infortuni e servizio militare che mi impediva di allenarmi con costanza con i miei compagni e saltai una stagione intera con il Bari in A. Forse anche allenandomi con continuità avrei giocato poco perché davanti a me c’erano calciatori di grande esperienza come Garzya, Neqrouz, Innocenti e De Rosa e ammetto che da loro almeno ho imparato i trucchi del mestiere”. A proposito di Bari: ma ti aspettavi che la squadra di Ventura quest’anno potesse mettere sotto le grandi del calcio italiano? “Ne parlavo a inizio campionato con i miei compagni. Loro mi prendevano in giro perché vedendo i nomi non avevano fiducia che il Bari potesse salvarsi. Invece io ci ho sempre creduto e non solo perché sono tifoso, ma perché conosco bene Ventura. Questo allenatore a livello tecnico e tattico è stato quello che mi ha dato tutto pur avendolo avuto solo sei mesi a Verona. La mia sfortuna è di averlo incontrato troppo tardi nella mia carriera invece Ranocchia e Bonucci hanno la fortuna di poter crescere piano piano sotto la sua guida e non è poco”. Hai avuto anche la fortuna di conoscere e giocare insieme ad Antonio Cassano. “Un giocatore che sin dalle giovanili non poteva sbagliare. Un fuoriclasse che è riuscito ad emergere da una realtà difficilissima in cui viveva grazie al gioco del calcio. Un miracolato che ha saputo mettere a disposizione degli amanti di questo gioco un talento assolutamente fuori dal mondo accomunato però anche da un carattere tutt’altro che gestibile (ride). Mi auguro possa trovare il suo equilibrio una volta per tutte non so se a Genova o in quale altra città, l’importante è che non smetta mai di essere quel ragazzo buono e affettuoso che era con tutti. Arriva da un quartiere e da una famiglia complicata e forse troppo presto ha dovuto fare i conti con tante persone che gli si sono avvicinate solo per avere notorietà e sfruttare la sua immagine e non perché a lui ci tenevano veramente o volevano aiutarlo sul serio. Il calcio è anche questo. Gli amici sono pochi. Erano anni difficili quelli per i giovani. Se giocavi in A a diciassette anni dovevi essere un fenomeno e lui lo era come lo è oggi e come avrebbe potuto diventarlo anche Enynnaya frenato però da

tanti problemi fisici (oggi gioca in eccellenza al Meda). Quella gara in cui entrambi segnarono contro l’Inter fu l’inizio della scalata per Antonio e del declino per Hugo”. La stella di quest’Andria che viaggia a ritmo playoff è Ousmane Sy. Ce lo descrivi? “Ousmane è una persona umile ed è un grande lavoratore. Sta facendo non bene ma benissimo, ha la fiducia di tutti noi, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante pur avendo davanti calciatori più esperti di lui come Dionigi e Maccan. Di lui mi piace la modestia, la dedizione che ha nel lavorare insieme a tutti noi per migliorarsi. Poi si diverte quando gioca e questo è il connubio perfetto per un calciatore che non sempre si realizza: vai in campo, giochi, segni e ti diverti. Magari vinci pure che non fa mai male. E allora capisci anche perché quest’Andria sta anche facendo così bene in questo momento. Siamo partiti in sordina, male se vogliamo, ma grazie anche a mister Papagni abbiamo trovato il nostro piccolo equilibrio. Sappiamo dove possiamo arrivare ma non ci possiamo permettere il lusso di pensare a qualcosa di più che non sia la salvezza. Il gap iniziale che abbiamo accumulato di punti insieme a tutte quelle giornate di squalifica (otto in sei giornate) avrebbero tagliato le gambe a chiunque. Ci siamo rialzati e adesso va decisamente molto meglio”. Un difensore a cui vorresti assomigliare. “Quando ero giovane io ho sempre avuto una grande ammirazione per Franco Baresi. Non ha vinto il Pallone d’Oro e questa penso sia una delle più grandi sconfitte del calcio, sarebbe stata un’onoreficienza strameritata. Ho sempre sposato il suo modo di giocare al calcio, pulito, corretto e intelligente tanto che fatico a pensare che per noi difensori della mia leva questo non sia uno dei modelli se non l’unico da poter provare quantomeno ad emulare”. IL CAMMINO DELL’ANDRIA 1a giornata: Andria-Ternana 0-1; 2a giornata: Potenza-Andria 3-1 (Giorgetti); 3a giornata: Andria-Foggia 0-1; 4a giornata: Rimini-Andria 2-1 (Goisis); 5a giornata: Andria-Cosenza 1-0 (Maccan); 6a giornata: Pescara-Andria 1-0; 7a giornata: Andria-Spal 0-0; 8a giornata: VeronaAndria 3-1 (Sy); 9a giornata: Andria-Portogruaro 1-0 (Mastrolilli); 10a giornata: Lanciano-Andria 2-2 (Ottobre e Ottobre); 11a giornata: AndriaReggiana 1-1 (Sibilano); 12a giornata: AndriaGiulianova 1-1 (Sy); 13a giornata: Marcianise-Andria 3-0; 14a giornata: Andria-Cavese 1-0 (Dionigi); 15a giornata: Pescina-Andria 1-1 (Doumbia); 16a giornata: Andria-Taranto 2-1 (Sibilano e Sy); 17a giornata: Ravenna-Andria 3-1 (Mastrolilli); 18a giornata: Ternana-Andria 2-1 (Anaclerio); 19a giornata: Andria-Potenza 3-1 (Sy, Sy su rig. e Sy); 20a giornata: Foggia-Andria 0-2 (Rizzi e Sy); 21a giornata: Andria-Rimini 1-0 (Pomante); 22a giornata: Cosenza-Andria 1-1 (Chiaretti); 23a giornata: Andria-Pescara 1-1 (Chiaretti).

L’AVVERSARIO

A proposito di correttezza, due rossi in duecentocinquanta partite da professionista dicono che sei un numero cinque assolutamente atipico. “L’agonismo e la cattiveria sono due cose diametralmente opposte per me. Quando entro in campo uso ogni mezzo per fermare i miei avversari ma non ricordo di aver mai oltrepassato il limite. Non è nel mio stile e probabilmente non ho neanche quel carattere ruvido che mi porta come può portare altri ad avere sempre battibecchi con chi mi trovo davanti. Loro fanno il loro lavoro e provano a segnare, io faccio il mio e provo a impedirglielo. E poi, se posso, vado io in attacco e provo a segnare così mi prendo una soddisfazione doppia (ride). Aspetto con impazienza di ritrovarmi contro Giacomo. Lo conosco bene, non ci vediamo dalla serie A ma è dalle giovanili che lo marco e proprio contro il suo Bologna vinsi una Coppa Italia con la Primavera del Bari. Anche se manca Bazzani rimane sempre un gran bel “montone” il Cippo e i nostri duelli sono sempre stati all’ultimo sangue ma di una correttezza unica. Sono sicuro che vi divertirete anche voi (ride)”. Per te sarà una novità giocare al Paolo Mazza. “Di Ferrara non c’è stato un compagno di squadra che non me ne abbia parlato bene. E purtroppo ho sempre dovuto sentire i racconti degli altri che ci giocavano in quello stadio con un pubblico che mi dicono essere particolarmente caldo e appassionato. Per me sarà la prima volta e ci tengo tantissimo a giocare in uno stadio all’inglese e pieno di storia, dove hanno giocato fior di campioni ai tempi della A. Mi unirò umilmente a loro e spero di portarmi a casa un bel ricordo di questa partita”. diego@lospallino.com approfondimenti su www.lospallino.com

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LA TRASFERTA

Rimini

La stagione dei romagnoli è stata fin qui altalenante ma i biancorossi sperano ancora in un posto nei playoff. In casa hanno il rendimento migliore ma la società attraversa un momento delicato in virtù dell’ennesimo atto intimidatorio andato in scena davanti alla sede. Particolarmente e giustamente temuto l’ex e ora spallino Giacomo Cipriani di Diego Stocchi Carnevali

RIMINI il sogno continua Non è una stagione semplice per la truppa di Mauro Melotti: appena due settimane fa è andato in scena il secondo atto intimidatorio nei confronti della società Rimini Calcio. Una testa di maiale, infatti, è stata lasciata sulla porta della sede accompagnata da una minaccia scritta a lettere cubitali sul muro dello stadio. E’ stata questa la macabra scena che un dirigente del club romagnolo si è ritrovato davanti quando si è recato al Romeo Neri. Non è la prima volta che accade una cosa del genere. Quest’estate sotto la vettura dell’ex capitano

UN GIRONE FA SPAL-RIMINI 1-2

SPAL: Capecchi; Bortel, Zamboni, Lorenzi, Cabeccia; Bedin, Cazzamalli, Schiavon (36’st Bracaletti); Centi, Valtulina (9’pt Agoridin, 28’st Marongiu), Bazzani. A disp.: Righetti, Ghetti, Quintavalla, Migliorini. All.: Dolcetti RIMINI: Pugliesi; Catacchini, Lebran, Vitiello, Regonesi; Frara, Cardinale, D’Antoni, Giacomini (16’st Ischia); Tulli (26’st Di Piazza), Longobardi (38’st Docente). A disp.: Tornaghi, Temperino, Christensen, Nolè. All.: Melotti. Arbitro: Paparazzo di Catanzaro (Mascherano, Deriu). Marcatori: 27’pt Giacomini, 2’st D’Antoni; 3’st Bazzani. Ammoniti: Lorenzi, Bedin, Cardinale, Pugliesi.

Adrian Ricchiuti, ora in forza al Catania, era stata fatta esplodere una bomba carta. Il tutto a corollario della nona sconfitta esterna stagionale maturata sul campo della pericolante Cavese. I romagnoli sono arrivati a un bivio della loro stagione: o lottare per un posto nei playoff o sopravvivere alla meno peggio cercando di evitare quella tremenda lotteria dei playout che poi tanto lontani non sono. Il mercato invernale non ha convinto i supporters riminesi: si è a lungo parlato dell’arrivo di un bomber di razza come Margiotta e Cavalli ma alla fine si sono dovuti accontentare del prestito di Morante dal Lanciano che, con tutto il rispetto, non è proprio la stessa cosa. La difesa poi sembra risentire e neanche poco dell’assenza di un leader in grado di comandarla: Vitiello è bravo ma non è un numero sei quanto invece un numero due, Regonesi è solo il lontano parente di quel giocatore tanto ammirato in B nelle ultime stagioni (anche se le sue punizioni sono sempre velenosissime) e i vari Lebran, Ischia e Catacchini non garantiscono affatto quella sicurezza che necessiterebbe una società che voleva subito risalire. Strano il calcio in Romagna, là dove appena tre stagioni fa arrivava la Juventus oggi è rimasto solo un timido e malinconico ricordo. Si sapeva che, come altrove, la crisi economica non avrebbe risparmiato i biancorossi: è rimasto D’Antoni, a lungo corteggiato dal Pescara e da società di serie cadetta, Frara si sta riprendendo solo adesso da quell’in-

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fortunio muscolare patito quasi due mesi fa che lo ha costretto a un lungo stop e in attacco è l’estroso Tulli a dare brio a una manovra tutt’altro che brillante. Il giovane esterno di proprietà del Vicenza (e già autore di undici reti con la maglia del Mezzocorona l’anno scorso in Seconda Divisione) sta vivendo un IL CAMMINO DEL RIMINI 1a giornata: Pescara-Rimini 2-0; 2a giornata: Rimini-Reggiana 1-1 (Tulli rig.); 3a giornata: Taranto-Rimini 1-0; 4a giornata: Rimini-Andria 2-1 (Docente e Frara); 5a giornata: Pescina-Rimini 2-0; 6a giornata: Rimini-Cavese 1-0 (Longobardi); 7a giornata: Rimini-Portogruaro 2-3 (Tulli e Di Piazza); 8a giornata: Spal-Rimini 1-2 (Giacomini e Vitiello); 9a giornata: Rimini-Marcianise 2-0 (Frara e Frara); 10a giornata: Ternana-Rimini 3-0; 11a giornata: Rimini-Ravenna 1-0 (Docente); 12a giornata: Foggia-Rimini 3-0; 13a giornata: Rimini-Cosenza 2-0 (Matteini e Cardinale); 14a giornata: Potenza-Rimini 2-1 (Longobardi); 15a giornata: Rimini-Lanciano 0-0; 16a giornata: Verona-Rimini 0-1 (Tulli); 17a giornata: RiminiGiulianova 2-1 (Nolè e Tulli); 18a giornata: Rimini-Pescara 0-0; 19a giornata: Reggiana-Rimini 3-1 (Tulli); 20a giornata: Rimini-Taranto 2-0 (Longobardi e Longobardi); 21a giornata: Andria-Rimini 1-0; 22a giornata: Rimini-Pescina 3-0 (Nolè, Nole, aut. Ferraresi); 23a giornata: Cavese-Rimini 1-0.

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Rimini LA ROSA DEL RIMINI Portieri: Pugliesi, Tornaghi. Difensori: Baccin, Brighi, Catacchini, Ischia, Lebran, Regonesi, Rinaldi, Vitiello. Centrocampisti: Cardinale, Christensen, D’Antoni, Ferretti, Frara, Giacomini, Malaccari, A. Marchi, Temperino, Tulli. Attaccanti: Kirilov, Longobardi, Matteini, Morante, Nolé, Sari. periodo di non particolare forma ma è dalle sue parti che la Spal dovrà oltremodo guardarsi per non incorrere in quelle prepotenti accelerazioni che fanno di questo giocatore il migliore nel suo ruolo. L’attacco può contare su Matteini (ma non è quello di Parma, non ancora almeno), su Nolè (sottovalutato forse oltremodo a dispetto delle grandi qualità che possiede) e sull’altalenante Longobardi. Attenzione però: in casa i romagnoli sono squadra spietata che lasciano poco o nulla alle avversarie al contrario di quello che accade lontano dal Neri dove i biancorossi vanno incontro ad una inspiegabile involuzione. Un girone fa in notturna l’eccezione che conferma la regola: il Rimini vinse la sua prima partita esterna proprio a Ferrara contro una Spal che oggi può però contare sul grande ex di turno Giacomo Cipriani che avrà tutto l’interesse per dimostrare ai romagnoli di aver preso una decisione affrettata lasciandolo libero alla fine della scorsa stagione. diego@lospallino.com approfondimenti su www.lospallino.com

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LA TRASFERTA

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C’ERA UNA VOLTA L’EX

Super Allegri in serie A. Tra i cadetti spicca Carrus ed è finalmente titolare Arma. Bene anche il Gaucho di Andrea Tebaldi Ennesima puntata del nostro viaggio tra le prestazioni degli ex-giocatori biancazzurri prendendo come base di riferimento voti e giudizi degli inviati sui campi della Gazzetta dello Sport. In serie A, vola la Sampdoria di Del Neri: 2-0 all’Atalanta (voto 7 “bravo e coraggioso”; vittoria per 1-2 a Siena (voto 7, “il campo gli dà il voto esaltando le sue scelte”; nuova affermazione con la Fiorentina 2-0 (7, “non sbaglia una mossa”). Respira l’Udinese di De Biasi: 1-1 a Catania (6.5 “l’Udinese sempre in partita”); vittoria per 3-1 sul Napoli (voto 6 “buon primo tempo, così così la ripresa” prima dell’onorevole sconfitta a Milano contro il Milan per 3-2 (voto 6 “la squadra ha idee, geometrie e buone gambe”). Continua la marcia del Cagliari di Allegri: nel pareggio 2-2 con la Fiorentina prende 7 “ha tipi che non vanno mai in tilt”; nella sconfitta per 3-0 contro l’Inter voto 5.5 al mister “se ha una colpa è presentarsi davanti alla capolista con la solita sfrontatezza”. Infine nella vittoria per 3-1 sul Bari ancora 7: “l’ottavo posto certifica la bontà del suo lavoro”. Passando al campo, Pellissier (Chievo) a segno nell’1-1 contro il Bologna (“segna un gol e i suoi tagli infiammano i fianchi altrui”; nella sconfitta 1-0 col Genoa prende 5.5 “ha due ottime occasioni da gol e le spreca entrambe”; in campo anche nella sconfitta interna 0-1 contro il Siena, 5.5 “alla ricerca di palloni impossibili, giornata anonima”. Tra i veronesi sempre presente in panchina Squizzi. Manfredini (Atalanta) in campo nello 0-2 con la Samp (6, “è il pilastro più solido della difesa”, protagonista nella vittoria sul Bari (6, “un recupero importante in avvio”; nello 0-0 di Catania-Atalanta prende 6.5 “casellante inflessibile”. Passando alla serie B per Colacone (Ancona) 90 minuti e voto 5 nella sconfitta 1-0 a Cittadella; assente nella vittoria contro l’Albinoleffe e 5.5 nella sconfitta della sua squadra per 3-0 a Empoli. Nella Salernitana sempre presente Soligo che prende 6.5 nella sconfitta 3-2 a Sassuolo segnando anche una delle due reti della sua squadra; voto 6 nella sconfitta a Modena. Carrus protagonista nel Mantova che batte 2-1 il Crotone con anche una sua rete: voto 7.5. Nel successivo pari con l’Ascoli prende 6 che è lo stesso voto della trasferta persa per 3-1 a Reggio Calabria. Sempre presente Pierobon come dodicesimo sulla panchina del Cittadella. Nel Sassuolo 6 a Salvetti nella vittoria sulla Salernitana; 6 anche nell’affermazione a Trieste. 5.5 invece nello stop interno per 1-2 contro il Gallipoli. Nella Reggina che perde a Vicenza 3-1 in campo da metà ripresa Cacia: voto 6.5. Prova positiva anche nella vittoria per 3-1 sul Mantova, partita in cui realizza anche la rete del parziale 3-0. Il Modena batte 1-0 la Salernitana: 6 a Diagouraga, 6 a Cortellini e 6.5 a Bruno, tutti in campo per tutto l’incontro. Nel successivo pareggio a Lecce, tutti e tre i giocatori assenti. E, finalmente, è arrivata a Torino anche la prima volta di Arma in campo 90 minuti: voto 6 nella trasferta vinta per 0-1 contro l’Albinoleffe. Nel 2-2 tra Gallipoli e Grosseto assenti tutti gli ex biancazzurri: Centi e Ginestra tra i pugliesi e Consonni tra i toscani. Consonni rientra in squadra nella vittoria per 3-0 del Grosseto contro il Cittadella: voto 7. In Prima Divisione 6 per Rossi (Viareggio) sia nello 0-0 tra toscani e Monza sia nella sconfitta 2-0 a Crema. Assente Martucci. Nel Como avviene subito l’esordio di

Agodirin: 20 minuti in campo nel finale della sconfitta interna contro il Figline, naturalmente senza voto. L’Alessandria di Buglio pareggia 2-2 a Figline, 6 il voto per il mister, assente dal campo Artico. Nel match successivo, la squadra piemontese perde 1-3 il derby contro lo schiacciasassi Novara ma non sfigura: voto 6 a Buglio e 90 minuti in campo con anche la rete dei locali per Artico: voto 6.5. Nel girone B, nell’1-1 tra Portogruaro e Lanciano, 90 minuti in campo e 6 per Cunico. Va a segno nella successiva partita, anche se è una rete che serve a poco, nella sconfitta 2-1 a Giulianova, voto 6.5. Nella Reggiana 90 minuti in campo e voto 5 a Temelin nella sconfitta 2-0 a Cava dei Tirreni. 5.5 per lui nel successivo pari interno 0-0 col Taranto. Il Verona galoppa in vetta alla classifica: 6.5 per Berrettoni sostituito a metà ripresa nella vittoria per 2-0 a Terni e 7 nell’affermazione per 2-1 sul Ravenna. Sempre assente Selva. Melotti mister del Rimini prende 5 nella sconfitta a Cava, poi voto 6.5 nella vittoria per 3-1 sul Pescina Valle del Giovenco. Nel Ravenna assente Fonjock, nella sconfitta a Verona. Va in panchina nel successivo match pareggiato 0-0 col Foggia. Nel Cosenza che pareggia 1-1 contro l’Andria, 6.5 per Roselli. Tra i calabresi pochi minuti senza voto per La Canna. 6 per entrambi nella vittoria 0-1 a Lanciano. Infine la Seconda Divisione. Nello Spezia Moro entra a metà ripresa e segna nella vittoria 0-2 contro il Canavese; voto 6 con ingresso a metà ripresa nella sconfitta 1-0 a Vercelli. 5.5 per Bisso (Legnano) con sostituzione a metà ripresa nell’1-0 al Carpenedolo; 90 minuti e 6 nel successivo pareggio 1-1 col Mezzocorona. Nel girone B la Lucchese batte 1-0 l’Itala San Marco: voto 6 per Chadi tra i toscani. Nel passo falso di Celano (1-0) è in panchina. Nel Gubbio, che vince 4-2 in trasferta con la Colligiana, voto 6 per Rivaldo sostituito nella ripresa. Stesso voto anche nella sconfitta interna col Bassano. Bassano che pareggia 3-3 col Prato con 6.5 per La Grotteria; nella successiva vittoria a Gubbio è proprio del Gaucho il gol decisivo: voto 7.5. Nel San Marino, Cazzamalli dopo l’espulsione all’esordio è squalificato. Nella Giacomense, 5.5 per Giorgi in campo tutto l’incontro nella vittoria 0-1 a Poggibonsi; 6 nel pareggio 1-1 col Fano. Concludiamo infine la carrellata col girone C: il Cassino perde in casa 0-1 contro l’Isola Liri: 90 minuti in campo e 5 per Bracaletti; 5 entrando nella ripresa anche nella successiva sconfitta di Melfi. 0-0 tra Cisco Roma e Vico Equense con Franchini assente; 6.5 per l’ala nell’1-1 col Barletta. Nel Gela che perde 1-0 a Monopoli, 6 sia per Nordi che per Agostinelli; nello 0-0 col Siracusa 6.5 a Nordi e 5.5 ad Agostinelli. Il Melfi di Careri infine perde 2-0 a Siracusa (voto 6) e batte in casa 2-0 il Cassino (sempre 6). CLASSIFICA MARCATORI TRA GLI EX Artico (Alessandria, Prima Divisione) Franchini (Cisco Roma, Seconda Divisione) Bisso (Legnano, Seconda Divisione) Moro (Spezia, Seconda Divisione) Agostinelli (Igea Virtus, Seconda Divisione) Bruno (Modena, Serie B) Pellissier (Chievo Verona, Serie A) Selva (Verona, Prima Divisione)

10 gol 8 gol 8 gol 7 gol 6 gol 6 gol 6 gol 5 gol


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LA DOMENICA NEL PALLONE

qui Paolo Mazza www.labottegadelpane.it

FERRARA C.so Isonzo, 115 Tel. 0532.768493

Via Borgo dei Leoni, 55 Tel. 0532.202565

Via Arianuova, 48/a Tel. 0532.241976

Corso Porta Reno, 113 (presso Despar)

SPAL-ANDRIA, 21 febbraio 2010 CLASSIFICA

CIPRIANI

9

MARONGIU

SMIT MIGLIORINI BEDIN QUINTAVALLA

7

GHETTI

10

11 8 4

BORTEL ZAMBONI

3 6 5 2

3

CAPECCHI

5

NICOLAO (Polverini)

1

4

SIBILANO

1

2

POMANTE

SPADAVECCHIA

PIEROTTI

11

-

8

PROSSIMO TURNO 28 FEBBRAIO 2010 ANDRIA CAVESE FOGGIA GIULIANOVA PESCARA PESCINA POTENZA RIMINI REGGIANA

6

REGGIANA GIULIANOVA FOGGIA RIMINI CAVESE ANDRIA PESCINA PESCARA POTENZA

7

-

DOUMBIA

COSENZA LANCIANO MARCIANISE PORTOGRUARO RAVENNA SPAL TERANTO TERNANA VERONA

PAOLUCCI

Allenatore: PAPAGNI. A disp.: Mennella, Dionigi, Rizzi, La Carra, Iennaco, Polverini (Nicolao), Ceppitelli.

SQUALIFICATI: Schiavon e Bazzani (Spal). DIFFIDATI: Bedin, Marongiu, Migliorini, Quintavalla e Cipriani (Spal); Iennaco, Sibilano, Pomante, Di Simone e Ceppitelli (Andria). OGGI 21 FEBBRAIO 2010

MEZAVILLA

Allenatore: NOTARISTEFANO. A disp.: Ioime, Gaspari, Licata, Pedruzzi, Laurenti, Rossi, Valtulina.

CHIARETTI

10

* 1 punto di penalizzazione

9

CABECCIA

LE PROBABILI FORMAZIONI

VIRTUS LANCIANO 28 ANDRIA 28 CAVESE 28 SPAL 27 GIULIANOVA 26 MARCIANISE 25 FOGGIA *23 PESCINA 22 POTENZA 21

SY

44 37 36 35 34 34 33 33 32

AMACLERIO

HELLAS VERONA PESCARA REGGIANA TERNANA PORTOGRUARO COSENZA RIMINI RAVENNA TARANTO

VERONA MARCIANISE COSENZA TARANTO PORTOGRUARO TERNANA LANCIANO SPAL RAVENNA

CLASSIFICA MARCATORI 9 reti P. Rossi (1 rig. Reggiana), Altinier (Portogruaro). 8 reti Biancolino (2 rig. Cosenza), Piovaccari (Ravenna) e Stefani (6 rig. Reggiana), Sy (Andria), Tedesco (Marcianise). 7 reti Corona (1 rig. Taranto). 6 reti Campagnacci (3 rig. Giulianova), Ceccarelli (Verona), Tozzi Borsoi (3 rig. Ternana). 5 reti (tra gli altri) Cipriani (Spal). 3 reti (tra gli altri) Bazzani e Schiavon (Spal). 2 reti (tra gli altri) Marongiu (Spal), Arma (Spal ora al Torino), Bracaletti (1 rig. Spal ora al Cassino), Mastrolilli (Andria), Ottobre (Andria), Sibilano (Andria). 1 rete (tra gli altri) Centi (Spal ora al Gallipoli), Bedin, Meloni, Migliorini, Smit (Spal), Anaclerio, Chiaretti, Dionigi, Doumbia, Giorgetti, Goisis, Maccan e Rizzi (Andria).

Lo Spallino  

La rivista del tifo spallino