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lo Spallino ANNO 2 - NUMERO 5 - COPIA GRATUITA

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L’EDITORIALE

di Enrico Testa

Quando la carta canta il ritornello-tormentone Quello che c’è da dire è facile, veloce, scontato. E non è una novità. Non mi ha mai entusiasmato sentire la curva cantare quella sorta di coro o ritornello tormentone. Colpa mia, s’intende, e il motivo è soltanto uno. Lo trovavo poco educativo sportivamente parlando o scrivendo. Mi spiego: logico che tutti vogliano vincere ma capita di fare una gran partita e magari, alla fine, viene fuori un pareggio. E allora tu, tifoso, devi esultare comunque perché puoi essere soddisfatto della prova dei nostri eroi. In questo campionato, però, la Ovest ma anche la tribuna e i parterre e tutti, insomma, non hanno mai visto la Spal uscire dal campo con tre punti in tasca. Siamo ancora all’inizio del torneo, è vero, tempo per rimediare ce n’è ancora abbastanza, è sacrosanto, ma è anche giunta l’ora di regalare un successo a tutto il popolo biancazzurro soprattutto in una partita difficile come questa. Una partita che, proprio per la consistenza dell’avversario, potrebbe rappresentare la vera svolta per la squadra di Dolcetti. Noi lo speriamo, ci cre-

diamo e, più che altro, cantiamo usando l’unico mezzo che può sostenere la nostra immensa passione, la carta e queste parole scritte, appunto, cantando. Insieme a tutto lo stadio... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere... Noi vogliamo solo vincere, vincere, vincere...

Sommario 2 L’editoriale DI ENRICO TESTA 3 Il profilo Giacono Cipriani DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 4 Fuoricampo Il ritorno del “Baz” DI DANIELA MODONESI 8 Le immagini Spal-Rimini 9 Le immagini Giulianova-Spal 10 L’intervista Andrea Migliorini DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 12 Il vivaio A CURA DELLA REDAZIONE 14 Dietro le quinte Raffaella Giagnorio DI ALESSANDRO ORLANDIN 17 Il personaggio Mirco Di Tora DI IRENE RIGHETTI 16 La storia siamo noi Christian La Grotteria DI SERGIO RAVANI 20 L’avversario Il Pescara DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 22 La trasferta Valle del Giovenco Pescina DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 24 Qui Paolo Mazza Spal-Pescara

lo Spallino Iscrizione al Trib. di Ferrara n. 1/2009 del 19/01/200 19/01/2009 Editore: Roberto Labardi - Direttore: Enrico Testa Grafica e Stampa: Tipografia Altedo srl In redazione: Alessandro Orlandin, Andrea Tebaldi, Annalisa Fenzi, Augusto Bolognesi, Daniela Modonesi, Diego Stocchi Carnevali, Eleonora Manfredini, Federico Pansini, Giorgio Achilli, Luigi Telloli, Marcello Maranini, Natale Patria, Sergio Gessi, Sergio Pesci, Sergio Ravani, Stefania Andreotti, Beatrice Bergamini, Nicola “Delez” De Leonardis Direttore Responsabile: Gianpietro Testa Fotografie: Agenzia Business Press La collaborazione a questo periodo è da considerarsi del tutto gratuita quindi non retribuita. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di tutto il materiale contenuto.


Giacomo Cipriani

Alla (ri)scoperta del nuovo bomber di Diego Stocchi Carnevali Ventinove anni tra qualche giorno, bolognese (ma la mamma è ferrarese), settantadue gettoni in serie A e ottantaquattro in serie B e un bottino complessivo di ventuno reti: è l’identikit del nuovo panzer biancoazzurro Giacomo Cipriani. Due gravi infortuni lo hanno tenuto lontano dai campi di gioco per quasi due anni consecutivi (tra il 2001 e il 2003 e tra il 2005 e il 2007) compromettendone definitivamente la consacrazione ad alti livelli. Uno e ottantasei per ottanta chilogrammi si fa notare a tal punto da essere acquistato in comproprietà dalla Juventus alla fine degli anni ‘90. Convocato svariate volte nelle nazionali di categoria, debutta nell’ottobre del 1999 nell’Under 21 di Marco Tardelli con cui disputerà quattro gare segnando una doppietta nel febbraio del 2001. Proprio nel 2001 sigla una doppietta spettacolare a San Siro contro il Milan che lo porta all’apice della carriera: purtroppo poco tempo dopo inizia il calvario che lo porterà a subire lunghi e complicati interventi al ginocchio e tanti mesi di riabilitazione. Torna in campo nella stagione 2003/2004 e gioca metà campionato con il Piacenza e metà con la maglia della Sampdoria tra A e B: in trentotto gare complessive segnerà 5 reti facendo coppia con Fabio Bazzani in maglia blucerchiata in quelli che considera “tra i mesi migliori della sua carriera”. L’anno successivo torna a Bologna in A e, giocando con discreta continuità, segna anche due gol senza riuscire però a salvare i felsinei dalla retrocessione. Resta sotto le Due Torri nelle tre stagioni che seguono infortunandosi ancora gravemente nel 2005 e tornando in campo solo a gennaio 2007 quando con la maglia dell’Avellino in B segnò due reti in diciassette presenze incrociando il partente Bracaletti, destinato al Sassuo-

IL PROFILO

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AMARCORD di Natale Patria Udine, 25 Ottobre 1953 1953-54 SERIE A

UDINESE-SPAL 1-1 UDINESE: Puccioni, Zorzi, Toso, Menegotti, Tubaro, Snidero, Ploegher, Szoke, Virgili, Beltrandi, Mozzambani. SPAL: Bertocchi, Lucchi, Dell’Innocenti, Zamperlini, Bernardin, Castoldi, Cardinali, Olivieri, Bulent, Ekner, De Vita. Arbitro: Campanati di Milano. Marcatori: Szoke, Ekner. Ferrara, 25 ottobre 1959 1959-60 SERIE A

SPAL-BOLOGNA 0-0 SPAL: Nobili, Picchi, Bozzao, Micheli, Ganzer, Balleri; Novelli, CoreIli, Rossi, Massei, Morbello. BOLOGNA: SantareIli, Capra, Pavinato, Mialich, Greco, Fogli; Cervellati, Demarco, PivateIli, Campana, Fascetti. Arbitro: Jonni di Macerata. Parma, 25 ottobre 1964 1963-64 SERIE B

PARMA-SPAL 1-2

lo nel mercato invernale. Infine l’ultima stagione l’ha disputata con la maglia del Rimini: ventisei gare e cinque gol (è il suo record personale). Tra le vittime illustri dei suoi gol si annovera il portiere Francesco Toldo beffato due volte prima con la maglia del Bologna in un Fiorentina-Bologna del 2001, poi con quella della Sampdoria in un Sampdoria-Inter del 2004. Prima di approdare alla Spal si è allenato per due mesi con la Primavera del Bologna. In estate ha rifiutato offerte dalla categoria superiore, Salernitana e Crotone su tutte, per rimanere il più possibile vicino a casa e per rimettersi in gioco prendendo in considerazione solo la Spal e il progetto della dirigenza estense considerando Ferrara una tappa decisiva per il proseguimento della sua carriera.

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Certi amori non finiscono Fanno dei giri immensi e poi ritornano Adolescente nella Primavera della Spal e oggi di nuovo in biancazzurro In mezzo, diciassette anni di calcio vissuti pericolosamente Infortuni, sacrifici, la serie A e la Nazionale i derby, Cosmi, il gol al Milan... Ma soprattutto Alessia, Niccolò e Martina di Daniela Modonesi Certe docce fredde o ti temprano o ti riducono in pezzi, c’è poco da fare. E Fabio Bazzani ne sa qualcosa. RayBan Aviator, tuta grigia, barba forse di due giorni, il portachiavi della Fortitudo tra le dita e parecchie cose da raccontare. Le parole corrono veloci, fiere, a tratti dure e senza sconti. Come la sua carriera, costruita su una gavetta lunga e paziente, minata da legamenti traditori, messa a dura prova dal fuoco amico dei tifosi, incappata in gestioni sull’orlo del fallimento. Peggio delle montagne russe, tra il picco della serie A e il baratro della riabilitazione. Poi ancora su, con tre convocazioni in Nazionale, fino all’ennesimo sabotaggio dei crociati e alla ridiscesa agli inferi delle categorie meno pregiate. Di solito ci si scoraggia per molto meno. Ma con Bazzani è un’altra storia. Dove hai cominciato a farti le ossa?

“Ero bambino e andavo nei campetti vicino a casa, a Bologna. A sette anni, i miei genitori mi hanno iscritto alla Panigal, una società dilettantistica. E quello che fino ad allora era stato solo un passatempo si è trasformato in una passione, una malattia. Non perdevo un allenamento e non volevo mai mancare alle partite. Non mi piacevano le macchinine o i pupazzetti, ma solo il pallone. E la mia famiglia ha sempre assecondato questa inclinazione. Figurati che mio padre ha un album con tutti gli articoli usciti su di me, sin dagli esordi”. Avrà anche le foto di un giovanissimo Bazzani in maglia biancazzurra… “Franco Colomba, che allenava la Primavera della Spal, mi aveva notato in un torneo. Così, nel 1992, entrai negli Allievi nazionali. È stata la mia prima esperienza fuori casa, anche

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se non ho mai traslocato a Ferrara. Facevo il pendolare: partivo in treno la mattina e tornavo la sera. Ero pieno di entusiasmo e giocare nel settore giovanile per me significava una grande opportunità di crescita. Anche perché la prima squadra si era affacciata alla B proprio quell’anno”. Che ricordo hai di quell’esperienza? “A livello personale andò bene: segnai otto, nove gol, e fui promosso nella Berretti. Ma a fine stagione la società mi informò con una lettera che non ero stato confermato, perché avevano tagliato la Primavera. Ci rimasi molto male”. E oggi ti consideri ancora “malato” di calcio? “Di certo non sono guarito, anzi sto peggio! Quando sei più giovane, non sai ancora a cosa vai incontro. Mentre a trentatré anni e dopo diversi infortuni, anche gravi, gli stimoli possono venire meno. Ho sofferto a ogni stop forzato, ma ogni volta ho preferito affrontare dei sacrifici e tentare di recuperare, pur di tornare in campo. Se continuo, è per passione, perché mi sento motivato. Non certo per i guadagni che ho alla Spal”. E quando la passione verrà meno? “Quando allenamenti e partite diventeranno un peso, mi tirerò indietro. Magari restando nel mondo del pallone con un ruolo diverso. Ma non sarà una decisione facile, perché per diciotto anni non ho fatto altro che il

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calciatore. E mi sento ancora tale, a tutti gli effetti. Adesso non riuscirei proprio a vedermi senza le scarpe da calcio ai piedi”. Diventare marito e padre ha cambiato il tuo modo di interpretare lo sport? “Alessia, Niccolò e Martina mi hanno dato maturità, serenità, fiducia. Senza di loro non sarei mai riuscito ad affrontare la via crucis degli infortuni. Hanno spesso colmato la mia infelicità, sono stati il motore della mia ripresa. Soprattutto avere dei bambini ti porta ad essere più lucido, a sentirti più responsabilizzato. E metti a fuoco cosa conta davvero nella vita”. Se un giorno Niccolò ti dicesse che vuole seguire le tue orme? “Lo sta già facendo! Non ha ancora tre anni, ma calcia tutto ciò che vede e ha qualcosa come trenta palloni! Ieri siamo andati in un negozio di giocattoli dove Niccolò aveva visto un’automobilina e io cominciavo a sentirmi sollevato. Ebbene, alla fine l’automobilina è rimasta nel negozio e a casa ci siamo portati il trentunesimo pallone!”. Proveresti a scoraggiarlo? “No, a patto di vederlo tornare dagli allenamenti col sorriso. Dovrei sapere che si diverte, che affronta il calcio con spontaneità, che impara a stare insieme agli altri”. E come gli spiegheresti la differenza tra la A e le categorie minori? “La A è il top, è un altro mondo. Giochi negli stadi più belli, in club strutturati, con e contro i giocatori migliori d’Italia e d’Europa. Ma gli direi anche che motivazioni e adrenalina non dipendono dalla serie. E che quando non puoi più andare avanti – perché ti fai male, ad esempio –, scendere di categoria e rimetterti in discussione non è affatto un male. Per arrivare alla A, di gavetta io ne ho fatta tanta. E tutto ciò che ho ottenuto l’ho conquistato da solo. Ma quando è stato necessario, ho ricominciato dal basso”.

Complici anche gli infortuni. “Il primo è stato la rottura dei legamenti al ginocchio sinistro, nel 1996. Ero al Venezia, appena approdato al professionismo, ed è stata una mazzata. Poi, per nove anni non mi è più successo niente, neanche una distorsione. Fino al 2005, alla Sampdoria. In un’amichevole contro la Fiorentina, mi sono saltati i legamenti del ginocchio destro. E dopo la riabilitazione mi sentivo bene, purtroppo”. Perché purtroppo? “La Samp mi schierò subito al posto di Bonazzoli, che si era rotto i legamenti pure lui. Così ricominciai giocando tre partite in una settimana. E al terzo incontro i crociati, freschi di ricostruzione, hanno ceduto di nuovo. Ero terrorizzato all’idea di dover affrontare un altro intervento, con tempi di recupero anche più lunghi della volta precedente”. Sei mai arrivato a pensare di ritirarti? “Nel 1999-2000 mi sono trovato a un bivio. Il mio cartellino lo aveva il Venezia che, dopo un infortunio, mi aveva prestato al Varese. Là ho giocato e segnato poco, perché ero in condizioni precarie. Stavo meditando di abbandonare, quando Serse Cosmi e Walter Sabatini, oggi direttore sportivo del Palermo, videro in me delle potenzialità e mi vollero all’Arezzo, in C1. Quello è stato il mio trampolino di lancio, con venti gol senza rigori”. E con Cosmi l’idillio è proseguito… “Mi ha chiamato anche al Perugia, in A, gestione Gaucci. La mia prima domenica allo stadio Curi è stata da incorniciare. Alle 19 del venerdì si chiudeva il mercato e alle 18.55 il mio procuratore, Silvano Martina, mi telefonò urlando: “È andata, ti hanno preso!”. Ho fatto le valigie e sono arrivato a Perugia a mezzanotte. La mattina dopo c’era la rifinitura e Cosmi mi consegnò la maglia da titolare, che proprio non mi aspettavo. La prima partita era contro il Milan di Terim e andammo in vantaggio con

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non solo calcio un mio gol di testa, su cross di Ze Maria. È stato esaltante”. Un’altra partita che rivivresti? “I tre derby con la Samp di Novellino, anche perché in due occasioni ho segnato. E poi, le emozioni che ti dà un derby sono uniche. In campo non riesci nemmeno a parlare coi compagni, tanto il tifo è assordante. Senza contare che le stagioni a Genova hanno coinciso con la mia consacrazione in serie A e mi hanno completato, fatto maturare, diventare un uomo”. A parte Sabatini, Cosmi e Novellino, a quali altre figure ti senti legato? “Da milanista, ho amato Van Basten e soprattutto Maldini, per la sua professionalità e per l’attaccamento ai colori. Ammiravo anche Batistuta e Alan Shearer. Oggi, invece, credo che il più forte attaccante in circolazione sia Drogba del Chelsea”. E tu in che cosa sei forte? “Ho qualità da prima punta. Privilegio il gioco aereo e la finalizzazione in area di rigore. E credo di aver lasciato un buon ricordo di me ovunque abbia giocato. Ho sempre onorato la maglia che indossavo. Penso che un giocatore debba dare tutto se stesso per la squadra, la proprietà, i tifosi. È una questione di rispetto. Cosa che non ho visto l’anno scorso a Pescara”. Ovvero? “La società stava fallendo e non sapevamo neppure dove giocare. Ma a parte questo, il gruppo era poco unito e molto presuntuoso. In A e in B trovi più disciplina, più osservanza delle regole. Dopo l’esperienza a Pescara, mi ero spaventato. Mi stavo convincendo che, più si scende di categoria, più i giocatori si sentono dei Maradona. Invece la Spal mi sta dimostrando che non è sempre così. Qui ho trovato compattezza, serietà, rigore”. E pochi punti in classifica… “Il problema è che creiamo tante occasioni, ma realizziamo poco. Però sono contento della continuità che sto avendo, sia negli allenamenti sia

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nelle partite. E il progetto di Pozzi e Bena, che conosco dai tempi del Brescia, mi piace. Per questo ho fortemente voluto il passaggio alla Spal. Anche rischiando, visto che in ritiro ci sono andato senza contratto”. A proposito di situazioni rischiose: come elabori le delusioni, tipo il rigore sbagliato contro la Ternana? “Quella domenica ero distrutto. In quei casi preferisco non parlare con nessuno e rimuginarci su da solo. Per me, un bel silenzio è meglio di tante parole di conforto. Dopo mi passa e, di solito, il lunedì il morale è già tornato alto”. Sotto la divisa indossi ancora una maglia della Fortitudo? “Non posso più farlo, sennò verrei multato. La mia unica scaramanzia è uno stacco di testa che faccio quando entro in campo. Speriamo che ci porti un po’ più di fortuna…”.

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LE IMMAGINI

Spal-Rimini Da sinistra: la sfiga non è finita e c’è poco d’andare in pace come si vede dall’espressione di Zamboni dopo un’occasione non concretizzata dalla Spal. Sfortuna che comincia (nel primo piano di Valtulina qui a destra) proprio dall’infortunio dell’attaccante biancoazzurro dopo pochi minuti dall’inizio della partita. In alto a destra: il debutto del giovane Alessandro Marongiu al quale sono bastati pochi attimi per dimostrare tutto quanto si dice (bene) di lui. In basso: la foto di gruppo per le telecamere di Raisport prima del posticipo tra Spal e Rimini.

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Giulianova-Spal

LE IMMAGINI

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In alto da sinistra: Andrea Migliorini, migliore in campo nel match di Giulianova. A destra: i soliti, incredibili, fantastici e più aggettivi abbiamo ne mettiamo... tifosi spallini in terra d’Abruzzo. Qui a fianco: il debuttante, si fa per dire, Cipriani prepara il bellissimo gol del vantaggio biancoazzurro. A destra: Eros Schiavon va ad applaudire i supporters biancoazzurri presenti anche a Giulianova. In basso: l’occasione grossa capitata sui piedi buoni di Alessandro Marongiu quasi allo scadere della gara.

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L’INTERVISTA

Andrea Migliorini

Alla Spal è arrivato soltanto in prestito perché il Livorno crede molto nel ragazzo Sogni, ambizioni e idee di uno dei pochissimi giovani registi che gioca in Prima Divisione Dagli inizi nel Venezia fino a Udine con l’amico-mister Vanoli. Il suo procuratore è Zamuner al quale Pozzi ha fatto una testa così per avere questo centrocampista dai piedi buoni di Diego Stocchi Carnevali Ventuno anni compiuti a marzo e già sei riuscito a ritagliarti uno spazio importante in un ruolo così delicato in mezzo al campo. “Fa piacere vedere che alla mia prima vera esperienza da professionista l’allenatore mi abbia dato tutta questa fiducia anche se ora sta a me dimostrare di potermela meritare. Se guardiamo le altre squadre in effetti è difficile vedere dei giovani a centrocampo che abbiano il compito di costruire il gioco, io sono stato fortunato a trovare questa società che mi ha voluto fortissimamente e dovrò essere bravo a conquistarmi domenica dopo domenica la maglia da titolare”. Di te parlano tutti in maniera eccelsa: in cuor tuo ti senti un predestinato? “Ci sono ragazzi bravi alla mia età che poi si perdono strada facendo. I complimenti fanno piacere ma, alla pari delle emozioni, devi imparare a gestirli il più in fretta possibile in questo ambiente perché, anche se ti vengono fatti per il tuo bene, ti possono allo stesso modo rovinare e non ti consentono di capire realmente quanto vali. Solo il campo mi dirà se avrò modo nel prossimo futuro di fare da grande il calciatore. Ogni giorno imparo qualcosa di più, dagli altri e da me”.

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Andrea Migliorini Con Ferrara l’impatto sportivo non è stato dei migliori: per il momento i fischi hanno di gran lunga superato gli applausi e non hanno risparmiato neanche te. “Ci sta, chi paga il biglietto ha tutto il sacrosanto diritto di esprimere il proprio disappunto alla fine della partita. I fischi fanno parte del gioco e bisogna accettarli, siamo pagati anche per questo. Più che al calciatore Migliorini quegli “ululati” dopo la gara con la Ternana hanno fatto male all’uomo, al ragazzo, che sta crescendo e, come tutti i giovani, ha dei limiti altrimenti a quest’ora chissà dove sarei a giocare se fossi un fenomeno con i piedi e nella testa. Nonostante questo non mi hanno scalfito più di tanto, quando hai la coscienza tranquilla e sai di aver fatto tutto quello che potevi in quel momento ti entrano da un orecchio e ti escono dall’altro: li ho capiti naturalmente, li ho metabolizzati, so dove ho sbagliato e il mio impegno a non ripetere certi errori c’è ogni giorno e in ogni allenamento. Da un pubblico così legato ai suoi colori è normale questo genere di reazioni. E’ soprattutto di questi momenti che un giorno dovrò ricordarmi se avrò la fortuna di arrivare in serie A”. La tua carriera: tutto comincia all’età di quindici anni. “Dopo essermi diplomato e aver fatto le giovanili nel Venezia parto alla volta di Udine dove ritrovo mister Nunzio Zavettieri (oggi allena la squadra lettone del Fk Ventspils insieme a Cristian Baglieri) già mio allenatore in laguna alla guida di un settore giovanile più che competitivo: qui resto tre anni e ho la fortuna di conoscere Rudy Vanoli con cui ho instaurato un bellissimo rapporto tanto da sentirci ancora spessissimo. Da Udine passo in comproprietà al Livorno l’anno scorso dove però mi faccio male praticamente subito e quando mi riprendo vengo girato a gennaio in prestito alla Pro Patria: ho giocato poco a Busto Arsizio, era una grande squadra, con giocatori veramente importanti e a posteriori penso che avrei potuto fare una scelta diversa per giocare con maggiore continuità. In estate il Livorno mi ha riscattato completamente dall’Udinese e oggi sono qui”. Sei arrivato a ritiro iniziato: com’è stato l’approccio con la Spal? “Sapevo tramite il mio procuratore Zamuner che il direttore Pozzi mi voleva fortemente tanto da chiamarlo quasi tutti i giorni in estate per avere notizie sul mio

L’INTERVISTA

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conto: è bastato questo per metterci un minuto a decidere quando è arrivata la proposta e sono corso subito a Mezzano di Primiero. Un grazie particolare lo devo a mister Dolcetti che mi ha immediatamente dato fiducia facendomi giocare l’amichevole con la Lazio anche se ero con il gruppo da poche ore dandomi le chiavi giuste per superare la mia proverbiale timidezza che almeno all’inizio mi porto sempre dietro ovunque vada. Poi ci sono loro, i miei compagni di squadra, un gruppo di amici prima di tutto, vero e sincero in una città piccola e calorosa, che ti coccola come una mamma: Ferrara è davvero splendida e mi dispiace già adesso sapere che a giugno dovrò lasciarla”. A proposito: comunque vada in estate tornerai al Livorno. “Purtroppo sì, il Livorno non ha voluto sentire ragioni e mi ha ceduto in prestito secco qui alla Spal: è il mio cruccio, mi dispiace da morire perché la continuità per un giovane nel sentirsi parte di un progetto a lungo termine è fondamentale. A giugno tornerò con gli amaranto e poi si vedrà: l’unica cosa che so è che tutto dipende da me, da quanto giocherò e da quanto farò bene in questo campionato”. Il tuo idolo è Pirlo, in tanti vedono in te le caratteristiche di Albertini. A chi ti senti più vicino? “Oggi mi sento solo Andrea Migliorini poi tra qualche anno lo vedremo dove sarò riuscito ad arrivare. Adesso penso alla Spal, c’è un campionato iniziato non benissimo da raddrizzare e una tifoseria da riconquistare giorno dopo giorno a suon di risultati positivi. C’è da lavorare sodo e solo in questo senso. Crescere a tal punto da assomigliare anche solo a un decimo di questi due campioni passa anche da questa sfida a Ferrara che dobbiamo assolutamente provare a vincere domenica dopo domenica. Se ci riusciremo potrò andarmene via certamente triste ma felice allo stesso tempo. Lascerei un ricordo importante e avrei quel barlume di speranza in più di poter tornare qui anche la prossima stagione”.

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IL VIVAIO

gli spallini di domani

Il bilancio bisettimanale è positivo nonostante le due sconfitte della Berretti di Beppe Brescia Buono l’avvio di stagione per i ragazzi di Arbusti e Jonatan Binotto I complimenti di Zamuner per gli spallini di Labardi Buone notizie anche per la squadra Esordienti ’97 allenata da Franco Fabbri a cura della Redazione

Sono stati quindici giorni caratterizzati da alti e bassi, quelli che hanno visto protagoniste le squadre del Settore Giovanile spallino. Iniziamo dalla Berretti di mister Brescia che incassa due sconfitte consecutive, macchiando così, in termini di risultati, il brillante avvio di torneo. Ma sia contro il Bassano in casa (0-2 per la squadra dell’ex centrocampista del Vicenza Zironelli) sia nella trasferta di Noceto contro il Crociati, la seconda squadra biancazzurra ha giocato bene, non sfruttando le tante occasioni create. Un motivo in più per rimpiangere, un po’ egoisticamente, l’assenza di Alessandro Marongiu impegnato con la Prima Squadra. Stesso cammino, invece, per le due compagini Nazionali, ovvero gli Allievi di Fabio Arbusti e i Giovanis-

E’ una valanga biancazzurra grazie agli Esordienti di Gigi Pasetti simi di Binotto. Una vittoria (3-2 degli Allievi sulla Lucchese, reti di bomber Rubbini, Maestri e Ansaloni, 2-1 dei Giovanissimi sul Prato, grazie a Mantovani e Formigoni) e una sconfitta. Amara quella subita da Binotto & C. a Lucca, 2-0 con arbitraggio non all’altezza e Spal in dieci per quasi tutto l’incontro. Di misura quella degli “Arbusti boys” a Sassuolo, con il punto biancazzurro segnato da Maestri su punizione. Classifica che comunque sorride a entrambe le formazioni spalline, a conferma di un comune buon avvio di campionato. Più faticoso, come forse era nelle previsioni, il cammino delle due selezioni Regionali. Due sconfitte in altrettante partite è il bilancio che non deve certo scoraggiare. Battuta dal Parma 4-2 (gol spallini di Furini

e Cevenini) e dalla Reggiana 2-0 la squadra dei ‘94 di Massimo Albiero, doppio 0-2 per i Giovanissimi ‘96 guidati da Labardi, a Ravenna, davanti al grande ex Giorgio Zamuner che ha elogiato i biancazzurri per il gioco espresso) e la domenica successiva contro la capolista Piacenza. Buone notizie arrivano dagli Esordienti ‘97 di Franco Fabbri che hanno collezionato 4 punti in 3 partite (pareggio 1-1 contro il Sassuolo e vittoria 2-0 sul Crociati). Per chiudere questa carrellata, annotiamo la valanga di reti che i piccoli calciatori di Luigi Pasetti stanno dispensando ai malcapitati avversari. Ma delle squadre della Scuola Calcio spallina scriveremo più approfonditamente nei prossimi numeri de Lo Spallino.

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DIAMO LORO UN FUTURO


gli spallini di domani

IL VIVAIO

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LE CLASSIFICHE BERRETTI Verona 12; Itala San Marco 9; Bassano 8; Rimini, San Marino 7; SPAL, Crociati Noceto 6; Portogruaro, Reggiana 5; Giacomense, Ravenna, Sacilese 3; Bellaria 2; Sambonifacese 1. A sinistra: gli Allievi Nazionali andati al gol. Dall’alto: Marco Rubbini, Damiano Ansaloni e Luca Maestri A destra: i Giovanissimi Nazionali. Dall’alto: Andrea Mantovani e Luca Formigoni A destra, in basso: Attilio Molossi, classe 1996, centrocampista dei Giovanissimi Regionali Professionisti di Roberto Labardi

ALLIEVI NAZIONALI Parma 10; Sassuolo 8; SPAL, Viareggio, Piacenza 7; Prato, Mantova 6; Modena, Lucchese 5; Bologna, Reggiana 4; Spezia, Carrarese 2; Giacomense 0. ALLIEVI REGIONALI PROFESSIONISTI Cesena 16; Reggiana 14; Parma 13; Crociati Noceto 12; Bologna 11; Ravenna, Modena 9; Sassuolo 8; Fed. Sammarinese 6; SPAL 4; Bellaria 1; Giacomense 0. GIOVANISSIMI NAZIONALI Bologna, Fiorentina, Empoli 15; SPAL 12; Parma 10; Liorno 9; Prato, Lucchese 7; Modena 6; Grosseto, Spezia 5; Reggiana, Viareggio 4; Sassuolo 1; Carrarese, Giacomense 0. GIOVANISSIMI REGIONALI PROFESSIONISTI Piacenza, Reggiana, Crociati Noceto 15; Parma 13; Cesena 11; Ravenna 9; Sassuolo, Bellaria, Modena 7; Rimini, Bologna 6; SPAL, Fed. Sammarinese, Giacomense 3. GIOVANISSIMI PROF. FASCIA B (1997) Reggiana 9; Piacenza, Parma 6; Sassuolo 5; SPAL, Modena 4; Rimini 3; Ravenna, Cesena 2; Crociati Noceto 0.

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DIETRO LE QUINTE

Raffaella Giagnorio

RAFFAELLA la dottoressa-SPAL La signora Giagnorio da quattro anni è responsabile dello staff medico Una presenza insolita nello spogliatoio in un mondo prettamente maschile “Me lo chiese Andrea Mangoni un po’ per caso ma mi trovo benissimo perché c’è grande rispetto e questo gruppo di giocatori è ottimo con professionisti esemplari Bazzani è davvero incredibile e gli esperti come Lorenzi e Zamboni hanno una dedizione particolare”

di Alessandro Orlandin

Vedere comparire una figura femminile in campo, dotata di chioma bionda, al momento di soccorrere un giocatore provoca un effetto un po’ strano. Alla richiesta di intervista la dottoressa Raffaella Giagnorio mostra un certo stupore: “Io? E che c’entro io?”. Poi sorride e scherza: “Potrei rispondere con dei ‘no-comment’”. Una donna in mezzo a ventisette calciatori, dicevamo. Potrebbe sembrare l’incipit di una barzelletta o di una storiella di dubbio gusto magari raccontata addirittura da un premier. Invece è realtà da quattro anni, da quando l’allora direttore sportivo Andrea Mangoni le propose di entrare nello staff spallino: “Si è trattato di una collaborazione nata un po’ per caso: mi stavo occupando delle visite di idoneità sportiva per i giocatori della squadra quando mi venne offerto di lavorare a tempo pieno per la Spal”.


Raffaella Giagnorio Aveva mai avuto a che fare col mondo del calcio prima? “Non direttamente, ho sempre lavorato con atleti impegnati in sport individuali e l’offerta mi lasciò un po’ spiazzata. Sia per l’importanza dell’impegno sia per il contesto in cui l’avrei affrontato. Al tempo arrivai quasi a pensare che se si rivolgevano a me dovevano essere davvero disperati!” (ride). Come è stato l’impatto con un ambiente prettamente maschile e spesso maschilista? “Devo dire buono. È stato normale fare i conti con un tantino di diffidenza all’inizio, anche da parte mia. Ma i giocatori mi hanno accolta con grande rispetto e il rapporto è sempre stato molto bello, con tutti’. Eppure le donne impegnate nel suo ruolo devono essere davvero pochissime. “Se non sbaglio tra tutte le serie professionistiche dovremmo essere quattro o cinque: una percentuale bassissima. Ma capisco bene che la presenza di una donna in un ruolo del genere possa creare delle perplessità”. In questo senso ha mai avuto problemi di “discriminazione” tra gli addetti ai lavori? “No, mai. Può sembrare sorprendente ma

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ho sempre trovato persone intelligenti e rispettose. Al massimo devo fare i conti con qualche battutina ogni tanto, ma nulla più. Certo, a volte, negli spogliatoi e in trasferta capita di sentirmi dire ‘Lei signorina che ci fa qui?’ ma penso sia normale. Stavo addirittura pensando di adottare una maglia con scritto ‘non signorina ma dottore’”. Altro sorriso, contagioso. Si trova bene con questo gruppo di giocatori? “Non bene, benissimo! Mi hanno sempre trattata con grande gentilezza e rispetto. Come tutti gli altri nell’arco di questi quattro anni. E va detto che il bel rapporto si estende anche al resto dello staff tecnico e medico: da quel punto di vista abbiamo una squadra da serie A con professionisti bravissimi nei loro rispettivi campi. Molte società non considerano l’importanza di uno staff medico che sappia fare una corretta prevenzione e programmi personalizzati per i giocatori”. Eppure questa intervista cade proprio in un momento di infermeria piena. “In effetti è vero, ma sono tutti piccoli acciacchi, niente di veramente serio per fortuna”. Fortuna che sembra mancare a gente come Rossi e Valtulina. “Loro in effetti hanno un conto aperto con la buona sorte. Ed è un peccato perché sono entrambi due ottimi giocatori, ma sono certa che appena tornati in forma faranno la loro parte”. In compenso Fabio Bazzani sembra essere in una buona condizione, nonostante i brutti infortuni che ha patito in passato. “Fabio è un professionista incredibile, ha una dedizione da fuori-categoria, su que-

DIETRO LE QUINTE

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sto non c’è dubbio. E come lui ce l’hanno molti altri senatori dello spogliatoio, da Lorenzi a Zamboni. E se vuole le rivelo anche chi sono i miei preferiti”. Prego. “Ghetti e Rossi sono due persone incredibili. Di Guido non mi spiego perché non abbia mai giocato più in alto, in questa categoria è sprecato. E Paolo è un ragazzo d’oro, è davvero raro trovare qualcuno con un carattere come il suo”. Segue con trasporto le vicende della squadra oppure riesce a mantenere un profilo istituzionale? “Diciamo che mi piacerebbe riuscire a mantenerlo ma non ci riesco, sono tifosa anch’io! Quando sono in panchina a volte mi agito perché ci tengo molto e vedo che i ragazzi si impegnano sempre al massimo per fare bene. Addirittura ho il sospetto che l’espulsione di Dolcetti a Cava sia nata da una mia parola fuori posto: diciamo che può capitare, no?”. Ennesimo sorriso, velato da un po’ di imbarazzo. Capita mai che i giocatori si rivolgano a lei per sfruttare la sua particolare sensibilità femminile? “A volte, sono soprattutto i ragazzi più giovani a venire a parlarmi qualche volta, immagino sia normale cercare una figura un po’ rassicurante tra i componenti dello staff. Da questo punto di vista ritengo che dotarsi di uno psicologo sarebbe un potenziamento non indifferente e immagino che la società ci stia pensando”. Ecco, la società: in quattro anni ha vissuto due gestioni diverse. Ci sono differenze tangibili? “Senza dubbio, se Tomasi era animato da una passione sincera devo dire anche che negli ultimi due anni gli standard di professionalità si sono elevati di tantissimo”.

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IL PERSONAGGIO

Mirco Di Tora

Da Malborghetto alle Olimpiadi in Cina da Copparo ai Mondiali di Roma In piscina il nuotatore ferrarese colleziona 14 titoli nazionali e i record nei 50 e 100 metri dorso Oggi è un personaggio grazie al talento, a uno spot e a una stretta di mano a Michael Phelps Con il calcio ha pochi rapporti ma... “Conosco bene Lo Spallino perché mio cugino segue la Spal ovunque”

di Irene Righetti

MIRCO DI TORA il campione spallino

Mirco Di Tora è entrato nella leggenda del nuoto italiano con 14 titoli nazionali e il doppio record nei 50 e nei 100 metri dorso. Olimpiadi di Pechino, Mondiali di Roma, ma anche Universiadi di Bangkok, Europei di Eindhoven, e molti altri appuntamenti internazionali in cui ha sempre brillato, riuscendo costantemente a migliorarsi limando di volta in volta quel primato italiano da lui stesso firmato e dimostrando così di avere la stoffa del vero campione. Il ragazzone ventitreenne di Malborghetto di Boara di strada ne ha fatta parecchia da quando iniziò a nuotare a Copparo; e chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un fuoriclasse? I segnali certamente c’erano, ma da qui a pronosticare che avrebbe fatto il grande balzo in avanti entrando nella storia del nuoto italiano ce ne vuole. E invece così è stato: con caparbietà, determinazione e tanta disinvoltura è

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Mirco Di Tora riuscito ad imporsi passando presto da semplice comparsa a protagonista. Protagonista dentro e fuori dall’acqua, come quando ha stretto la mano in mondovisione al pluri-medagliato Michael Phelps, o posa in biancheria intima per un noto brand italiano, o si improvvisa speaker ai microfoni Rai per commentare le gare dei compagni di squadra. Che cosa dobbiamo aspettarci ancora dal dorsista più forte d’Italia? Forse che cambi sport e si butti nel calcio? Non proprio ma piuttosto che di calcio e di Spal, oltre che naturalmente di nuoto, ce ne parli. Partiamo dai tuoi esordi, quando hai iniziato a nuotare? “Ho esordito all’età di cinque anni nel Centro Nuoto di Copparo grazie al quale ho raggiunto importanti risultati che mi hanno permesso di fare il salto di qualità e di passare in seguito nella forte squadra di Bologna - Azzurra ’91 - e nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato”. Un salto da gigante che ti ha permesso nel 2008 di partecipare ai Giochi Olimpici e quest’anno ai Mondiali di Nuoto di Roma. Che cosa ricordi maggiormente dei due eventi? “Per quando riguarda i Giochi ricordo l’atmosfera: dai primi giorni in cui facevo il turista sulla Grande Muraglia, agli ultimi dove assistevo impotente al lavoro degli operai che smontavano la piscina togliendole le corsie per sistemarla in vista delle gare di nuoto sincronizzato. L’altra cosa che mi ha colpito è stata l’organizzazione quasi maniacale dei cinesi. Pensa che per fare apparire sempre strapieno lo stadio c’erano delle comparse che andavano ad occupare i posti vuoti! Dei Mondiali invece mi sono rimaste impresse due gare: la

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semifinale e la finale dei 50 metri; leggere sul tabellone che avrei gareggiato con i migliori nuotatori del mondo è stato davvero emozionante”. Alle Olimpiadi hai stretto la mano a Michael Phelps; ai Mondiali invece? “Mi sono congratulato con il fortissimo dorsista britannico LiamTancok; quando mi sono avvicinato ha sbuffato scherzosamente, spiegando che non ne poteva più di vedermi campeggiare di fronte a casa sua”. Si riferiva alla campagna pubblicitaria che hai realizzato insieme ai compagni di Nazionale per un noto brand italiano? “Proprio così, una bella esperienza che per il momento però si è esaurita”. I prossimi impegni sportivi? “Parteciperò ai Campionati Europei in vasca corta che si terranno in dicembre a Istanbul e in aprile 2010 ai Mondiali di Dubai”. Parliamo ora degli allenamenti, come sono scanditi? “Mi alleno due volte al giorno per un totale di quattro ore dal lunedì al sabato, con la sola domenica libera quando non gareggio”. Abbiamo parlato di nuoto, ora parliamo di Spal… Come prima cosa posso dirti che conosco bene “Lo Spallino” in quanto mio cugino Massimo è un accanito tifoso che segue instancabilmente la Spal anche in trasferta e conserva come una reliquia tutti numeri del giornale”. Non dribblare e dimmi qualcosa della Spal 1907. “Se devo essere sincero sono andato al Paolo Mazza poche volte perché generalmente le partite coincidono con le gare

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di nuoto; diciamo che la Spal la vivo più attraverso i racconti in famiglia”. Hai mai giocato a calcio? “Con gli amici qualche volta quando si facevano le partitelle ero sempre tra gli ultimi ad essere scelto perché ero scarsissimo: tiravo da una parte e la palla finiva dall’altra. Crescendo però, essendomi fisicamente rafforzato, sono diventato abbastanza bravo. Con il tempo mi sono specializzato nel ruolo di portiere; ho i riflessi pronti, le “manone”, ed essendo anche abbastanza alto non me la cavavo male”. Hai una squadra del cuore? “A parte la Spal che è la squadra della mia città, diciamo che simpatizzo per la Juventus”. Hai mai pensato che forse al posto del nuotatore professionista avresti potuto fare il calciatore? “Non proprio in questi termini, ma ogni tanto mi capita di pensare che se nel calcio fossi stato dotato come nel nuoto ora chissà dove sarei. I calciatori grazie agli sponsor e alla grande visibilità guadagnano cifre da capogiro. Nel nuoto purtroppo non è così anche se oggi, per fortuna, ci sono nuotatori che non possono lamentarsi. Ma sono pochissimi in tutto il mondo, e per arrivare a quel livello bisogna aver fatto enormi sacrifici e risultati incredibili”. Nuoto e calcio… Direi che la conclusione per forza di cose la lasciamo ancora al calcio: che cosa vuoi dire al team biancazzurro? “Vorrei fare un incoraggiamento a tutta la squadra, al presidente, all’allenatore, insomma allo staff completo e poi un grosso in bocca al lupo affinché la Spal possa disputare una grande stagione!”

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LA STORIA SIAMO NOI

parola di ex

Christian La Grotteria da quest’anno è al Bassano ma non dimentica gli anni in biancazzurro “Sono andato via perché avevo voglia di giocare Ferrara mi manca e mi mancano anche i ragazzi con cui abbiamo creato un bel gruppo nella scorsa stagione. Alla fine di ogni allenamento facevamo noi le pagelle... Io mi davo sempre nove... ” di Sergio Ravani

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parola di ex Raggiungiamo Christian La Grotteria mentre si sta dirigendo in auto a Bassano per la sessione d’allenamento. Allora, come ti trovi a Bassano? “Bene. E’ una piazza particolare, con i relativi pro e contro: ci sono pochi tifosi, un migliaio circa, e il calore del tifo sugli spalti mi manca, però è un posto molto tranquillo per giocare. Pensa che, nonostante la brutta partenza in campionato, non è mai venuta a mancare la tradizione del terzo tempo, quando ci si ritrova a mangiare e bere coi tifosi dopo la partita: sembra di giocare in un altro Paese!” Perché hai chiesto di essere ceduto al termine della scorsa stagione? “Abbiamo scelto insieme, io e la Spal, e non sono pentito della decisione. L’anno scorso, per la prima volta in carriera, avevo accettato un ruolo che, almeno in partenza, mi vedeva come riserva, e un altro anno così non volevo farlo. Non ho mai fatto storie, era giusto che giocasse Arma e il modulo di base prevedeva una sola punta centrale; per me lo spazio non era molto, e avevo voglia di tornare a giocare di più”. A Bassano stai riuscendo a giocare con continuità? “Sì. Abbiamo cambiato da poco allenatore: con quello di prima, Roselli, era difficile andare d’accordo, ma quello di adesso, Beghetto, è molto bravo, anche se è alla sua prima esperienza. Con lui ho sempre giocato dall’inizio e sono arrivate due vittorie e un pareggio”. In che ruolo vieni impiegato, e qual è quello a te più congeniale? “Ora gioco da punta centrale, anche se in carriera ho fatto quasi sempre il trequartista. Ad Ancona e Palermo ero libero di giocare come volevo o, a volte, venivo impiegato come seconda punta. Rendo al meglio quando a fianco ho un attaccante veloce che entra negli spazi, complementare a me. L’anno scorso giocavamo invece spesso con una punta centrale e due esterni d’attacco, ma anche così le cose possono diventare simili”. Si parla di un disimpegno di Renzo Rosso, patron della Diesel Jeans, a causa dei mancati risultati seguiti a ingenti investimenti. “Con noi non ha detto così. Comunque parla e si vede poco; il suo arrivo è annunciato

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dal rumore del suo elicottero, e difficilmente manca al terzo tempo. Le decisioni vengono prese da suo figlio, che è il presidente”. Cosa ti manca di Ferrara e della Spal? “La città è bellissima e tutti vorrebbero venire a vivere e giocare lì. Ho tuttora un ottimo rapporto coi vecchi compagni di squadra e gli addetti ai lavori, e ne ho avuto la riprova quando sono tornato recentemente col Bassano in Coppa Italia. Più che un compagno in particolare, mi manca lo spogliatoio, perché c’era davvero un bel clima. Mi mancano le pagelle che facevamo sempre dopo le partitelle d’allenamento: io mi davo sempre 9, e finivamo regolarmente a litigare scherzosamente”. Con te gioca anche Pepé Anaclerio, altro ex spallino. Parlate mai di Spal e di Ferrara? “Sì, mi ha parlato della sua esperienza a Ferrara come di un periodo felice, e mi ha chiesto com’è l’ambiente adesso. Io gli ho detto che è sempre bello, ma che rispetto ai suoi tempi c’è forse qualche difficoltà in più”. Sei sempre stato un personaggio discusso, sia dentro che fuori dal campo, per via del tuo modo di giocare e del tuo carattere così diretto. “Hai detto benissimo, è proprio così: o mi si ama, o mi si odia, ma sono una persona corretta. Non vendo fumo, dico sempre quello che penso, anche se do fastidio, e non bacio la maglia dopo due partite per entrare nelle grazie dei tifosi. Sono sempre i risultati sul campo che parlano per te”. A Ferrara hai avuto anche qualche screzio con una parte della tifoseria. “Tutto è nato da un malinteso verso la fine del primo anno, poco prima dei playoff. Ci fu un battibecco con alcuni tifosi, a seguito del quale uno di loro fu portato via dalla polizia. Gli amici di quel tifoso diedero la colpa a me, ma non ero stato io, bensì un compagno di squadra più giovane di me (di cui fa il nome, ndr), che si guardò bene dall’uscire allo scoperto. Io non rivelai nulla, e decisi di accollarmi le accuse di quei tifosi, fino a quando non ce la feci più a sopportare e reagii in malo modo, peggiorando la situazione. L’anno successivo, comunque, ci fu un chiarimento”. Ti ritieni soddisfatto della tua carriera, o credi che avresti avuto di più senza tutti quegli infortuni, a causa dei quali ti avevano affibbiato anche il soprannome di “La Cristalleria”? (ride) “Quel soprannome è dovuto a Miglietta, un mio compagno di squadra di allora. Se si pensa che sono stato quattro anni a Padova, di cui più della metà fuori a causa di fratture e altri infortuni gravi subiti sul campo, si capisce subito che la mia carriera ne ha risentito pesantemente”. Quali sono stati invece i momenti più

LA STORIA SIAMO NOI

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belli? “Professionalmente, in Italia ho avuto le stagioni migliori ad Ancona e Palermo. Nel mio primo anno qui feci bene ad Ancona, dove segnai il gol salvezza nei playout di C1 col Foggia, e anche l’anno dopo, tanto che accettai l’offerta dell’ambizioso Palermo. Fu subito serie B, e nei tre anni in Sicilia mi feci volere molto bene dalla tifoseria. Mancammo anche la serie A per soli tre punti. Poi venne Padova, e infine Ferrara, che considero comunque un’esperienza positiva, perché credo che qualcosa di buono l’abbiamo fatto”. Nelle tue vene scorre sangue italiano, per la precisione calabrese, ma dall’Argentina sei arrivato tardi, all’età di 24 anni. “Non me la sono sentita di lasciare prima la mia famiglia. Dopo il divorzio dei miei genitori mi sono trovato a dover mantenere da solo i miei tre fratelli più piccoli, che andavano ancora a scuola, mentre io giocavo già in serie A. Quando sono diventati più grandi e ho sistemato le cose, sono partito per l’Italia”. Hai sempre avuto la fama di uno sciupafemmine, passando dalla fidanzata argentina tornata dopo poco in Sudamerica, alla fotomodella della Repubblica Ceca... “Ma dove hai trovato queste cose?” Se vuoi, ti mando le fonti. (ride) “No, no, che la mia compagna s’arrabbia!” Adesso però ti sei sistemato: sei pure diventato papà! “Sì, un’altra ragione per cui ho scelto di venire a Bassano è per stare vicino alla mia famiglia. Mia figlia Penelope compie in questi giorni un anno, e giocando qui riesco a starle più vicino. Fare il papà è bellissimo, anche se non si dorme”. Hai anche un bar ben avviato. E’ quello il tuo futuro, o vorresti rimanere nel mondo del calcio? “Il bar forse lo venderò. Mi piacerebbe rimanere nel calcio, anche se le statistiche dell’Associazione Calciatori dicono che solo il 10% ci riesce. Mi piacerebbe aiutare mio fratello diventando agente di giovani calciatori da portare in Europa dall’Argentina”. Hai trovato molte differenze tra il sistema calcio argentino e quello italiano? “In Argentina facevamo i ritiri e ci allenavamo su spiagge vastissime. Ci facevano anche correre parecchio, ma ci divertivamo e finivamo sempre col bagno in mare. C’era tutto un altro spirito, e un po’ l’ho ritrovato qui a Bassano. Qualche sera fa ho visto in tv Genoa-Inter: alla fine della partita, i tifosi del Genoa, che perdeva 0-5, cantavano incitando la propria squadra come se stesse vincendo. Bisognerebbe recuperare quello spirito lì, e chissà mai che un giorno ci si riesca”.


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L’AVVERSARIO

il Pescara

MASSIMO BONANNI un fuoriclasse a Pescara

Nonostante una carriera importante e mezzi notevoli ha accettato la Prima Divisione “grazie all’ambizioso progetto che c’è qui a Pescara” dopo una serie di incomprensioni con i tifosi del Vicenza e alla Sampdoria con Novellino “Quando penso di subire dei soprusi non resto zitto Sono contento di ritrovare Bazzani, una delle persone più belle che abbia mai conosciuto durante la mia carriera” di Diego Stocchi Carnevali

Dopo una trafila che ti ha portato in giro per l’Italia e sempre tra A e B sei tornato in questo campionato dopo otto anni. Perché? “L’ultima volta che ho fatto la C è stato quando ho disputato il mio primo campionato da professionista con la Viterbese. Poi ho sempre giocato tra A e B, in effetti. Ho detto sì al Pescara perché avevo voglia di mettermi in discussione per l’ennesima volta, mi ha affascinato sin da subito il progetto di questa società che vuole a tutti i costi tornare al più presto nel calcio che conta e ha allestito una rosa veramente importante. Mi hanno cercato e voluto a ogni costo e fatto capire di credere in me e questo è stato fondamentale affinché scoccasse la scintilla giusta”. Dall’esperienza negativa in Grecia, al rapporto burrascoso prima con i tifosi del Vicenza e poi con Novellino alla Sampdoria. Ci racconti come sono andate davvero le cose? “A ventanni fai scelte che a posteriori molte volte non rifaresti più: in Grecia giocai in serie A un anno in una forma-

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zione che aveva una dirigenza tutta italiana dopo essermi lasciato convincere da un amico: alla fine non mi hanno mai pagato. Ho provato a rivolgermi alla Fifa ma mi hanno dato torto perché là vigono leggi diverse dalle nostre. A Vicenza, in B, ho giocato e segnato tanto ma è finita come ancora oggi non me lo so spiegare bene nemmeno io: come squadra siamo riusciti a retrocedere nonostante a gennaio fossimo a tre punti dai playoff e con i tifosi sono sorti così tanti malintesi che

LA ROSA PORTIERI Bartoletti, Pinna, Prisco DIFENSORI Medda, Mengoli, Olivi, Petterini, Romito, Sembroni, Vitale, Zanon CENTROCAMPISTI Bonanni, Carboni, Coletti, Dettori, Gessa, Szatmari, Tognozzi, Verratti, Zappacosta ATTACCANTI Artistico, Ganci, Inglese, Sansovini, Testardi, Zizzari

li portano tuttora a fischiarmi appena ci torno: non puoi capire la sofferenza che provo quando ci penso. Con Novellino le cose sono andate male sin da subito: una mattina si è alzato male e ha pensato bene che Bonanni dovesse stare tre anni in tribuna e non dovesse fare più parte del progetto Sampdoria: da lì, complice forse anche il mio “caratteraccio” è nato un braccio di ferro con società e allenatore e appena ho potuto sono andato via. Purtroppo sono fatto così se penso di subire dei soprusi non me ne sto zitto. E pago”. Un campione mai definitivamente esploso, si dice di te. E’ la verità? “Non sta a me dirlo. Sicuramente sto maturando ancora anche se ho ventisette anni e sono migliorato rispetto agli anni di Vicenza. Il mio limite è sempre stata la continuità sia nell’arco della partita stessa sia come prestazione durante il campionato. Questo penso mi abbia penalizzato e non poco. Poi, ripeto, anche il fatto di non mandarle a dire se non mi sta bene qualcosa non mi ha sempre giovato”. Del Neri, Conte, Delio Rossi, Mazzarri, Iachini e Gustinetti. Chi ti ha dato qualcosa in più degli altri tra questi allenatori?

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il Pescara “Del Neri a Palermo mi ha aiutato tantissimo e sotto il profilo umano è stata una persona squisita, non è facile fare la A a Palermo per un ventiduenne ma ho sempre giocato. Antonio Conte a Bari già dimostrava di essere un grandissimo allenatore e tecnicamente è quello che mi ha fatto maturare ancora di più”. Pur essendo uno e novanta macini chilometri lungo la fascia ogni domenica ma di testa non segni quasi mai. Quali sono le tue caratteristiche? “Sono più contento quando segnano i miei compagni anche se in duecento e passa gare tra A e B ho fatto una ventina di gol alla fine. Tiro le punizioni dall’esterno a tagliare in mezzo e sono la mia arma principale: penso sia una dote naturale

che ho allenato anche tanto però ai tempi delle giovanili della Roma”. A Ferrara ritroverai Fabio Bazzani con te alla Sampdoria. “Perché gioca quel gran rompiscatole? (ride). Fabio è un grandissimo, tenace come lui ne ho conosciuti davvero pochi. So che è stato qui a Pescara l’anno scorso e spero non abbia istinti di rivalsa perché non molla mai e se potessi non vorrei mai averlo contro. Appena ti distrai un attimo lui è lì pronto a fregarti e la mette dentro. Un marpione vero con un istinto del gol al di sopra della media. Lo ricordo con grande affetto e rimane una delle persone più belle che ho conosciuto a Genova”.

IL MERCATO ACQUISTI Zappacosta (c, Fiorentina, Rs) Gessa (c, Grosseto) Medda (d, Alghero) Artistico (a, Udinese, Pr) Pandolfi (p, Sangiustese) Delfini (d, Fano, Fp) Mengoni (d, Chievo, Pr) Pinna (p, Salernitana) Carboni (c, Portogruaro) Ganci (a, Salernitana) Tognozzi (c, Reggina) Zanon (d, Celano) Petterini (d, Foligno) Zizzari (a, Ravenna, Co) Szatamari (c, Reggina, Pr) Matarazzo (d, Sv) Bonanni (c, Sampdoria) Olivi (d, Piacenza) Verratti ( a, Sv ) Sansovini (a, Grosseto Romito (d, Napoli, Rs) Amadio (p, Andria, Fp) Tabacco (d, Lecce, Fp) Irineu (a, Lecce, Fp) Dettori (c, Avellino, Fp) CESSIONI Borghese (d, Genoa) Foglia (d, Piacenza, Rn) Ciofani (a, Cisco, Co) Siniscalchi (d, Ascoli, Fp)

Perrulli (c, Ascoli, Fp) Simon (a, Piacenza, Fp) De Sousa (a, Torino, Fp) Bazzani (a, Sv) Fruci (d, Celano) Rapino (d, Cavese) Delfini (c, Sv) Fortunato (c, Sv) Irineu (a, Sv) Di Stefano (d, Sangiovannese, Pr) Tabacco (d, Sangiovannese, Pr) Prizio (d, Pro Vercelli) Cuomo (d, Foggia) Zeytulayev (c, Sv)) Colantonio (d, Campobasso) Pisciotta (c, Igea Virtus) Angotti (d, Igea Virtus) Iandoli (c, Sv) De Sousa (a, Sv) Mottola (d, Pro Vasto, Pr) Vicentini (c, Pro Vasto, Pr) Corsi (c, Monopoli, Pr) Ferraresi (c, Pescina) Zarini (d, Igea Virtus, Pr) Stella (c, Igea Virtus) Felci (c, Taranto) Indiveri (p, Cassino) Scappaticci (c, Cassino) De Martis (d, Nuova Angolana) Serao (d, Avellino) Testardi (a, Sampdoria, Pr) Camorani (c, Cassino, Pr) Del Pinto (c, Fano, Pr)

L’AVVERSARIO IL CAMMINO DEL PESCARA 1A GIORNATA PESCARA-RIMINI 2-0 (Olivi e Verratti) 2A GIORNATA CAVESE-PESCARA 1-1 (Artistico) 3A GIORNATA LANCIANO-PESCARA 2-2 (Olivi e Artistico) 4A GIORNATA PESCARA-PESCINA VDG 1-0 (Tognozzi) 5A GIORNATA GIULIANOVA-PESCARA 1-1 (Zizzari) 6A GIORNATA PESCARA-ANDRIA 1-0 (Ganci su rig.) 7A GIORNATA PESCARA-TERNANA 2-1 (Sansovini e Dettori) 8A GIORNATA PORTOGRUARO-PESCARA 2-2 (Olivi e Sansovini) 9A GIORNATA PESCARA-RAVENNA 2-1 (Ganci e Bonanni su rig.)

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LA TRASFERTA

Valle del Giovenco Pescina

Hanno la maglia che assomiglia al Celtic e il ruolo di neopromossa non rende onore a una società che ha i mezzi per fare la Prima Divisione Cappellacci è tornato in panchina e ha un potenziale di giocatori niente male. L’ultimo rinforzo è addirittura l’ex interista Cesar e potrebbe arrivare Spinesi In difesa c’è Birindelli, in attacco anche Choutos, il vecchio Cipolla e Bettini

ATTENTI AL LUPO Il Pescina grandi firme di Diego Stocchi Carnevali La società si chiama ufficiosamente Pescina Valle del Giovenco, ha sede legale a Pescina ma sede operativa ad Avezzano, è nata nel 2005, ha alle sue spalle un paio di fusioni e altrettanti cambiamenti di colori sociali e, come se non bastasse, per chiudere il cerchio, dal prossimo campionato si chiamerà FC Avezzano VdG. I biancoverdi marsicani (a proposito la maglia è identica a quella del Celtic) si affacciano alla Prima Divisione con tanto entusiasmo ma, come spesso accade agli esordienti, hanno dovuto pagare lo scotto del noviziato con un inizio balbettante e a farne le spese è stato mister Perrone al cui posto è stato chiamato Cappellacci, un ritorno, sulla panchina abruzzese. Se gli addetti ai lavori la candidano tra quelle formazioni che faranno più fatica a mantenere la categoria, il mercato estivo dice che questa società ha un programma ben diverso: importantissimi gli innesti del centrale Molinari (protagonista della promozione in B del Gallipoli) e del terzino Birindelli (ex Juventus) ma soprattutto fondamentali quelli degli at-

taccanti Franciel (brasiliano, dal Gela, fermato sino a oggi da un intervento chirurgico alla mascella ma cercato anche da squadre di B), Choutos (a 16 anni esordiva in A nella Roma e negli ultimi anni ha vinto quattro scudetti in Grecia con l’Olympiakos segnando 34 reti in 59 partite totali in patria dopo averne vinto un altro all’Inter), Balint (19 anni, talento ungherese e già nel giro della Nazionale) e il vecchio Cipolla accanto al confermatissimo Bettini. Da non sottovalutare nemmeno l’ingaggio dell’esterno Cesar (contratto triennale per lui con opzione per il quarto, una vita in serie A tra Lazio, Inter e Bologna) e il non impossibile approdo in maglia biancoverde di Gionatha Spinesi (cinquanta reti nelle ultime quattro stagioni tra A e B attualmente svincolato per problemi famigliari ma ormai pronto al rientro). Per chi pensa che sarà una passeggiata si ravveda in anticipo: in casa è una squadra che sa esaltarsi come poche e ha un altro punto di forza dettato dalla coppia di portieri Bifulco-Merletti: ventisette anni il primo, venti il secondo CAFFETTERIA MUSIC BAR AMPIE SALE PER RINFRESCHI E BUFFET APERITIVO

e un futuro prossimo per entrambi destinato a palcoscenici di ben altro spessore. Insomma, come dice una vecchia canzone di Lucio Dalla: “Attenti al lupo”.

LA ROSA PORTIERI Bifulco, Meo, Merletti DIFENSORI Birindelli, Blanchard, Di Berardino, Gentili, Locatelli, Molinari, Morgante, Petitto, Piva, Pomponi CENTROCAMPISTI Bettega, Censori, Cruciani, De Angelis, Del Signore, Ferraresi, Giordano, Laboragini, Luzi, Rebecchi ATTACCANTI Balint, Berra, Bettini, Carosone, Choutos, Cipolla, Franciel

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Valle del Giovenco Pescina IL CAMMINO DEL PESCINA VdG 1A GIORNATA PESCINA VDG-CAVESE 0-0 2A GIORNATA COSENZA-PESCINA VDG 1-1 (Piva) 3A GIORNATA PESCINA VDG-PORTOGRUARO 0-1 4A GIORNATA PESCARA-PESCINA VDG 1-0 5A GIORNATA PESCINA VDG-RIMINI 2-0 (De Angelis e aut. di Catacchini) 6A GIORNATA MARCIANISE-PESCINA VDG 0-2 (Ferraresi e Choutos) 7A GIORNATA PESCINA VDG-TARANTO 0-2 8A GIORNATA TERNANA-PESCINA VDG 0-2 (Bettini e Locatelli) 9A GIORNATA PESCINA VDG-LANCIANO 1-1 (Rebecchi)

La prossima trasferta

IN VIAGGIO CON LA SPAL Mangiare a Pescina RISTORANTE REVÈ Avezzano (AQ) - 8, via Kolbe tel. 0863.410451, 389.1792218 RIST. PIZZERIA IL PALENTINO Cese (AQ) - 8, via Pascoli tel. 0863.508260 RIST. VALLE DEL GIOVENCO Pescina (AQ) – 1, via S. Rinaldi tel. 0863.842191 PIZZERIA RIST. FONTE RIO Avezzano (AQ) - 1, via Fonte Rio tel. 0863.412180 RIST. PIZZERIA LA NUOVA RUPE Pescina (AQ) - Strada S.S. 83 tel. 0863.80176

LA TRASFERTA

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C’ERA UNA VOLTA L’EX

Del Neri, Franchini e Bisso ecco i protagonisti del “doppio turno” di Andrea Tebaldi Iniziando il viaggio dalla serie A, Del Neri (Sampdoria) anche se con il pari 1-1 a Roma contro la Lazio ha perso la vetta della classifica a vantaggio dell’Inter, è assolto dalla rosea: voto 7 “non rinuncia mai al gioco anche in inferiorità numerica e alla fine ha di che reclamare”. Allegri vede il suo Cagliari precipitare nelle zone basse della classifica dopo la sconfitta per 2-1 nello scontro diretto di Catania: voto 6 “Cagliari ordinato ma fin troppo prudente”. Passando ai giocatori Pellissier per una volta non va a segno nel Chievo sconfitto in casa 1-2 dal Bari: voto 6.5 “si batte senza però avere fortuna, il portiere gli nega un gol nella ripresa”. Thomas Manfredini (Atalanta) è infortunato e non gioca in Udinese- Atalanta 1-3. Contini è protagonista nel Napoli vittorioso 2-1 contro il Bologna: voto 6 “con grinta spinge in area il pallone verso Quagliarella che segna”. Passando al campionato cadetto: continua la permanenza di Pierobon in panchina sia nella vittoria del Cittadella 2-1 a Salerno sia nel successivo pari interno 1-1 con il Piacenza. Cortellini del Modena in campo (voto 5.5) nella vittoria della sua squadra per 1-0 a Torino; panchina invece nel successivo impegno interno, perso per 0-3 contro il Frosinone. Rachid Arma, superate le noie al ginocchio delle scorse settimane, ha assistito, come sempre avvenuto finora, dalla panchina alla vittoria per 2-1 del Torino ad Ascoli. Infine voto 6 per Consonni (Grosseto) nella vittoria esterna 2-3 a Sassuolo. 6.5 per Ginestra (Gallipoli) entrato nel secondo tempo, ingresso che però non ha contribuito a raddrizzare la partita persa per 1-0 contro la Triestina. In Prima Divisione Leonardo Rossi (Viareggio) ottiene un pareggio 0-0 a Pagani (voto 6), e una sconfitta interna (voto 6) 0-2 contro il Foligno. Nel primo incontro della formazione toscana in campo anche Martucci, voto 5 con sostituzione a inizio ripresa. Artico (Alessandria) merita un 6.5 nella vittoria della sua formazione a Monza mentre non era in campo nella sconfitta 3-1 a Lecco. Passando al girone B, dopo la vittoria a Ferrara, prosegue il buon momento, almeno di risultati, per Melotti: il suo Rimini batte 2-0 il Real Marcianise, voto 5.5 al tecnico però. Nel Portogruaro che, nonostante la sconfitta di Andria, resta in vetta alla classifica Cunico prende 6.5 nel match interno pareggiato con il Pescara 2-2 e 5.5 con sostituzione nella successiva sconfitta per 1-0 nel testacoda in Puglia. Specchia ha visto entrambe le partite dalla panchina. Tra gli ex spallini sicuramente vive un momento d’oro

Andy Selva: suo è il timbro nella vittoria 3-1 del Verona sull’Andria: tre reti e voto 8 in pagella. Meno lucido nella successiva trasferta di Reggio (0-0), match in cui la rosea ha dato all’attaccante di San Marino un 5. Nelle ultime due partite rispettivamente 6.5 e 7 per Berrettoni (Verona) anche se sostituito in entrambi i match. Rete inutile per Temelin (Reggiana) in RavennaReggiana 3-1 a giochi già fatti: voto 6. Cinque invece il voto al centravanti della Reggiana nel successivo 0-0 interno contro il Verona. Sempre in Ravenna-Reggiana 3-1, 6.5 per Fonjock che invece non arriva alla sufficienza ed è sostituito nel successivo incontro perso dal Ravenna 2-1 a Pescara (voto 5). In Seconda Divisione 6 per Moro (Spezia) nella sconfitta in trasferta per 3-1 contro il Mezzocorona. Non un bel momento per la Pro Belvedere di Discepoli: sconfitta per 0-5 in casa contro il Mezzocorona (voto 5) e successivo 0-0 in trasferta con la Villacidrese (voto 6). Bisso è protagonista a Legnano: due vittorie negli ultimi due incontri, 0-2 in trasferta contro il Canavese senza gol ma voto 7; ancora 7 e con rete decisiva nell’1-0 successivo contro il Pavia. Voto cinque per Rivaldo (Gubbio) in Sangiustese-Gubbio 0-0 mentre 6.5 nella successiva vittoria interna contro la Nocerina. Chadi nella capolista Lucchese nel girone B sempre in campo: 6 nell’incontro interno con la Sangiovannese 0-0 e 7 nell’1-1 esterno contro la Pro Vasto. 6 per Giorgi, entrato nella ripresa, nella sconfitta della Giacomense per 1-0 a Bassano. Incontro visto dalla panchina invece il successivo 1-1 interno contro il Celano. Sempre in Bassano-Giacomense, ma sulla sponda veneta, 5.5 per La Grotteria sostituito al quarto d’ora del secondo tempo. 6 per il Gaucho nel successivo pareggio esterno per 1-1 contro l’Itala San Marco. Nel girone C di Seconda Divisione continua il momento d’oro di Franchini a segno nella vittoria della Cisco Roma contro il Manfredonia voto 6.5. Ottima prestazione anche nel match precedente: voto 6.5 nel pareggio 1-1 della Cisco contro la Juve Stabia. A segno anche Agostinelli (Igea) nell’1-1 tra Igea e Siracusa voto 7. Voto 6 nella successiva sconfitta sul campo del Melfi. Melfi in cui Gianni Careri sta vivendo un ottimo momento con due vittorie consecutive: 1-2 a Manfredonia (voto 6 per l’ex-portiere biancazzurro) e 1-0 all’Igea (voto 6). Ottimo periodo anche per l’altro ex-portiere biancazzurro Nordi che con il suo Gela ha battuto 1-0 il Brindisi, voto 7.5 e ha pareggiato 0-0 a Cassino, voto 6.


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LA DOMENICA NEL PALLONE

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SPAL-PESCARA, 25 ottobre 2009 CLASSIFICA

CIPRIANI BAZZANI

9

CENTI

11

BEDIN (Cazzamalli) SCHIAVON

10

4

MIGLIORINI

7

ZAMBONI GHETTI (Bortel)

1

PINNA

8

LORENZI

3 6

3

5

6

VITALI

2

5

OLIVI

CAPECCHI

2

MENGONI

1

MEDDA (Zanon)

-

11

11ª GIORNATA 1 NOVEMBRE 2009 ANDRIA CAVESE GIULIANOVA PESCARA PESCINA VG PORTOGRUARO POTENZA MARCIANISE RIMINI

8

MARCIANISE CAVESE GIULIANOVA FOGGIA PESCARA POTENZA RIMINI PESCINA VG ANDRIA

4

-

7

COSENZA PORTOGRUARO RAVENNA REGGIANA SPAL TARANTO TERNANA VERONA LANCIANO

BONANNI

Allenatore: CUCCUREDDU. A disp.: Bartoletti, Romito, Coletti (Tognozzi), Carboni, Zizzari (Zappacosta), Artistico, Verratti.

DIFFIDATI: Migliorini (Spal), Lorenzi (Spal), Zamboni (Spal) 10ª GIORNATA 25 OTTOBRE 2009

DETTORI

9

SANSOVINI

Allenatore: DOLCETTI. A disp.: Ioime, Bortel, Cabeccia, Cazzamalli (Bedin), Laurenti, Bracaletti, Marongiu.

GESSA

CABECCIA (Ghetti)

LE PROBABILI FORMAZIONI

12 11 11 11 9 7 7 7 5

TOGNOZZI (Coletti)

REGGIANA GIULIANOVA VIRTUS LANCIANO CAVESE SPAL FOGGIA ANDRIA BAT REAL MARCIANISE POTENZA

10

19 19 19 15 13 13 13 12 12

GANCI (Zizzarri)

PORTOGRUARO HELLAS VERONA PESCARA TERNANA RIMINI TARANTO COSENZA RAVENNA PESCINA VdG

REGGIANA COSENZA VERONA TARANTO SPAL TERNANA FOGGIA LANCIANO RAVENNA

CLASSIFICA MARCATORI 5 reti: Selva (Verona). 4 reti: Marchi (Portogruaro), Biancolino (Cosenza). 3 reti: Olivi (Pescara); Frara (Rimini) e Stefani (1 rig. Reggiana); Altinier (Portogruaro), Bocalon (Portogruaro), Corona (1 rig. Taranto), Scotto (Cosenza), Tedesco (Marcianise) e Temelin (Reggiana). 2 reti: Ceccarelli (Verona); Concas (Ternana), Lacheheb (Ternana), Packer (Ravenna), Tulli (1 rig. Rimini) e Varriale (Cavese); Arma (Spal ora al Torino), Artistico (Pescara), Bazzani (Spal), Berrettoni (Verona), Campagnacci (2 rig. Giulianova), Cunico (Portogruaro), Ganci (1 rig. Pescara), Innocenti (Taranto), Melchiorri (Giulianova), Noviello (Ternana), Polani (Potenza), P. Rossi (1 rig. Reggiana), Piovaccari (Ravenna), Sansovini (Pescara)


Lo Spallino n.5