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L’EDITORIALE

di Enrico Testa

La carta, la rete e Facebook... Lo Spallino non si ferma più Rieccoci. La differenza è che, stavolta, non tifiamo e raccontiamo soltanto attraverso il giornale peraltro completamente rinnovato. Da quest’anno siamo anche in rete grazie al nuovo sito www.lospallino.com. Un grande sforzo di un gruppo di innamorati della Spal. Uno sforzo quotidiano per narrare piccole e grandi vicende biancazzurre alla velocità della luce, quello che soltanto internet può garantire. Interviste, statistiche, notizie, curiosità, filmati, fotografie, iniziative, vignette, cronache… Abbiamo deciso di raddoppiare la nostra passione per-

ché abbiamo sentito la voglia di Spal crescere smisuratamente negli ultimi mesi grazie al lavoro della società, al rispetto di valori antichi spesso dimenticati come il settore giovanile, all’identità spallina, alla storia, la nostra bella storia, insomma grazie a tutto quello che ci fa nuovamente tifare, soffrire ed esultare con orgoglio per la nostra Società Polisportiva Ars et Labor. Settimana dopo settimana, per quanto riguarda la versione cartacea, e adesso ora dopo ora sul web cercheremo di diffondere più che

possiamo il verbo spallino. Di raccontare le vicende biancazzurre, ovvio, ma anche di pungolare il presidente Butelli e i suoi collaboratori ad allargare ancora di più l’universo biancazzurro. Il merchandising e il museo sono soltanto due dei settori ancora inesplorati che potrebbero portare nuova linfa e nuovi entusiasmi a girare attorno al mondo spallino. Ci proveremo anche qui chiedendo a voi di mandarci la documentazione del vostro materiale spallino in modo da agevolare una, speriamo imminente, esposizione del genere. Ma questo è soltanto un esempio. Il resto lo vedrete e giudicherete con il passare delle giornate calcistiche perché non sempre, purtroppo, l’impegno accontenta tutti. Noi speriamo e vogliamo riuscirci. A testa bassa, lavorando proprio come in una squadra. La nostra giovane squadra fatta di ragazze e ragazzi che alla domenica vanno alla Spal e gli altri giorni pensano (anche) a Lo Spallino. Crediamo di poter dare un contributo per poter realizzare l’unica cosa importante. Che è quella di continuare a far crescere l’entusiasmo intorno a una squadra rinata. Scrivendo, pubblicando, raccontando e, anche se da qui, tifando. Anche per questo abbiamo deciso di esserci anche su Facebook con il gruppo de Lo Spallino. Per adesso grazie a tutti. A chi ha creduto in questa nuova ma già grande avventura come il nostro editore Roberto Labardi, a chi ha deciso di stamparla, a chi vuole dare una mano come tutti i nostri collaboratori e a chi vorrà leggerci. L’estate è finita, ora andiamo in pace a goderci un nuovo campionato. Come prima, più di prima… Forza Spal.

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Sommario 2 L’editoriale DI ENRICO TESTA 3 L’intervento DI UBALDO PANTANI 4 Fuoricampo Il Comandante Pozzi DI DANIELA MODONESI 8 L’intervista Marco Valtulina DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 10 Le immagini Estate biancoazzurra 12 Il ritiro Uno Spallino a Mezzano DI ENRICO TESTA 14 Le immagini Le amichevoli 15 Le immagini Coppa Italia 16 Il personaggio Beppe Brescia DI FEDERICO PANSINI 18 La storia siamo noi Davide Torchia DI ALESSANDRO ORLANDIN 20 Il vivaio DI ALESSANDRO ORLANDIN 22 L’avversario Il Cosenza DI DIEGO STOCCHI CARNEVALI 24 Qui Paolo Mazza Spal-Cosenza

lo Spallino Iscrizione al Trib. di Ferrara n. 1/2009 del 19/01/200 19/01/2009 Direttore Responsabile: Gianpietro Testa Editore: Roberto Labardi - Direttore: Enrico Testa Grafica e Stampa: Tipografia Altedo srl In redazione: Alessandro Orlandin, Andrea Tebaldi, Annalisa Fenzi, Augusto Bolognesi, Daniela Modonesi, Diego Stocchi Carnevali, Eleonora Manfredini, Federico Pansini, Giorgio Achilli, Luigi Telloli, Marcello Maranini, Natale Patria, Sergio Gessi, Sergio Pesci, Sergio Ravani, Stefania Andreotti Fotografie: Agenzia Business Press La collaborazione a questo periodo è da considerarsi del tutto gratuita quindi non retribuita. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di tutto il materiale contenuto.

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Ubaldo Pantani

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L’INTERVENTO

In bocca al lupo a tutti gli spallini da un comico con una mano sola... di Ubaldo Pantani

“Renzi, Cavasin, Ferrari, Castronaro, Albiero, Miele…”. È snocciolando questa formazione che da anni, prima di ogni spettacolo, faccio la prova microfono. La scansione fonetica precisa e affilata di ogni suono si addice alla perfezione a quei cognomi mitici e galvanizzanti, “Rampanti… Grop”. Se il fonico ha bisogno di ulteriori settaggi allora passo alla più recente “Torchia, Lancini, Paramatti, Zamuner…”. Nessuno mi hai mai chiesto che cosa stessi decantando – eccetto un fonico di Bologna che mi ha inspiegabilmente detto che andava tutto bene dopo appena 3 secondi di prova – un po’ perché la gente da un comico ci si aspetta di tutto, un po’ perché è notoriamente distratta. Sono formazioni storiche della Spal, la mia squadra del cuore. Da tempo immemore? No, dal 1979, da quando un modenese, Panini, mi fece scoprire il fascino di quelle maglie e da quando un livornese, Tagliaferri, me ne regalò una. Da allora fu amore vero che mi portò allo stadio di Pisa, dove attualmente vivo, a vedere la prima partita. Pisa-Spal, prima giornata, anno 1979. In gradinata, col mi babbo, ma vicino al settore dei tifosi spallini affascinato dall’eleganza di

Albiero e dagli striscioni dei tifosi. Fu 0-0, risultato ad occhiali come si diceva un tempo. Trentanni dopo mi trovo a scrivere un in bocca al lupo alla mia squadra del cuore, nel sito e nel giornale di amici spallini mica da ridere: Enrico Testa, Roby Labardi, Federico Pansini. Credo che faremo benissimo, sto scrivendo con una mano, ovvio, e che sarà un campionato ricco di soddisfazioni. Il mister mi piace da morire, è secondo me l’acquisto più importante. Ho fiducia in Bazzani come in Obama. Punto su Meloni e, spero vivamente che rimanga Arma (a proposito un rumor dice che Arma sia un nome d’arte attribuitogli la prima volta che l’hanno visto sotto la doccia). Se come direbbe Lapo “credo che si debbi crederci perché Spal non è solo un nome ma anche un augurio credo che Si Possi Andare Lontano!”. Forza ragazzi!!! Vorrei ringraziare Roby Labardi per i buoni uffici mostrati nel fare in modo che quest’anno la mia squadra di calcio amatoriale – promotrice di iniziative di solidarietà e, del terzo tempo ad ogni gara interna per avversari e arbitri – possa indossare una muta della Spal. Grazie ancora.

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Pensieri, parole e storia di Gianbortolo Pozzi, Direttore Generale spallino. Dagli ovetti con le sorprese al calcio, dai bilanci prima di tutto al tifo per il Genoa, dalle scoperte Balotelli, Cassetti e tanti altri al settore giovanile. “Qui ci ispiriamo ad Atalanta e Chievo e a un certo Paolo Mazza. Vogliamo costruire una Spal in grado di camminare da sola. Siamo a buon punto. I giocatori strafamosi fanno fallire i progetti”

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di Daniela Modonesi

Mai che scattino al momento giusto, le reminiscenze liceali. Un Bortolo c’era di sicuro, nei “Promessi Sposi”. Ma era cugino di Renzo o di Lucia? Buio totale. Tocca andare a controllare (voto 4). Tessitore alla filanda, generoso e pragmatico, Bortolo Castagneri è il “buon figliuolo” che “ha fatto danari” e che, al momento del bisogno, offre asilo a Renzo Tramaglino, ricercato come rivoluzionario dal governo di Milano (voto 9, a Castagneri e alla Provvidenza). Fine dell’excursus letterario. E inizio della storia di un altro Bortolo, non meno ‘tessitore’, generoso e pragmatico di quello di manzoniana memoria. E pure lui, in un certo senso, in missione per conto della Provvidenza. In realtà, più che Bortolo, Gianbortolo. Perché, come precisa Pozzi, “i miei hanno avuto la brillante idea di chiamarmi come mio nonno e di aggiungere, chissà perché, “Gian”...”. Ma poco importa. Tanto, il Direttore Generale della Spal è per tutti “il Comandante”. Di soprannome e di fatto. Solido come i bilanci che passano per le sue mani. Tenace come il gel che gli scolpisce i capelli. Netto come le linee che le basette rockabilly e la montatura squadrata gli disegnano sul viso. Battagliero e ambizioso come la Spal che sta plasmando. Si trova a suo agio con l’etichetta di “Comandante”? “Butelli e Bena mi lasciano fare un lavoro di ampio respiro. Ma se è vero che mi piace ascoltare tutti, dialogare, confrontarmi, alla fine le decisioni voglio prenderle io. Quindi sì, mi sento a mio agio con quel soprannome. Anche perché a comandare ci sono abituato. Già nei giovanissimi del Lumezzane, sono sempre stato capitano. E negli juniores, pur essendo il più piccolo, la fascia era mia”. Era un bravo giocatore? “Scarsissimo! Ho smesso presto, perché ho capito che come calciatore non avevo futuro. Anzi, ero pericoloso per gli altri: colpivo tutto ciò che si muoveva!” Una mina vagante, insomma… “A ventuno anni ho appeso le scarpe al chiodo, per comincia-

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re a lavorare seriamente. Sono partito dall’azienda in cui era impiegato mio padre, poi sono passato alla fabbrica di stampi di mio suocero, a Lumezzane”. È un lavoro che le piace? Sembra lontano anni luce dal calcio. “Ritrovare in commercio prodotti che ho visto nascere dal nulla – dagli specchietti per auto ai giochini degli ovetti Kinder – mi dà una grande soddisfazione. E questa attività ha molto in comune con quella di direttore generale di una società sportiva”. In che senso? “Sono entrambe funzioni di gestione che comportano il controllo di un processo, pubbliche relazioni, investimenti. E calcolo del rischio: tanto negli stampi quanto nel calcio, si fa presto a passare dalle stelle alle stalle”. Poi il pallone è uscito dai suoi orizzonti? “Sì, fino a trent’anni ho seguito solo il Genoa, per cui tifo tuttora”. E al Genoa lo sanno? Non le hanno mai proposto un ruolo di dirigente? “In effetti, quando il Genoa era in difficoltà, mi offrirono di rilevarlo. Ma al gruppo di grandi imprenditori che rappresentavo a Lumezzane non interessava e non se ne fece nulla”. Torniamo al Comandante trentenne. “Sono diventato dirigente del settore giovanile del Lumezzane. Dopo circa tre anni, mi hanno affidato la prima squadra e poi la gestione del club, come Direttore Generale e Presidente”. Il suo nome è sinonimo di bilanci in ordine, anzi in attivo. Una rarità, di questi tempi. Specie nel calcio, dove si fa la conta delle società scampate al fallimento. Dove ha imparato? “Vengo da una scuola di industriali

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autorevoli e concreti che, pur avendo grandi possibilità, sono sempre stati attenti a non sprecare. Uno di questi è Aldo Bonomi, oggi Vicepresidente di Confindustria. Un grande maestro”. Cosa le ha insegnato? “A spendere il giusto e a fare investimenti mirati. I club di serie A dovrebbero avere margini di guadagno e quelli di B riuscire a reggersi in piedi. Mentre in C è diverso: la proprietà ci rimette sempre e limitare al massimo le perdite è già un bel traguardo. Per raggiungerlo, bisogna poggiare su una struttura di qualità. È controproducente puntare su giocatori strafamosi e costosissimi, se questo fa fallire il progetto sportivo”. E il suo progetto sportivo è ancora quello che ormai più di un anno fa, alla presentazione della nuova Spal, aveva condensato nel sibillino «Preferisco parlare coi fatti»? “Sì, non è cambiato. La Spal che vogliamo costruire, un giorno, a prescindere da chi ne sarà il proprietario, do-

vrà poter camminare da sola. Questo richiede di salire di categoria. Ma senza fretta, affrontando rischi calcolati. Nel nostro girone, ad esempio, Taranto, Verona e Pescara stanno spendendo e spandendo. Noi, invece, ci sentiamo più vicini al modello di Atalanta e Chievo. In questa strategia rientra anche la scelta di dirottare ingenti risorse sul settore giovanile, vero polmone della società. Come aveva capito già Mazza”. Il fiuto da talent scout non le manca: Balotelli, Simone Inzaghi… “… Cassetti, Belleri, Nicola Ferrari. Tra i calciatori che oggi militano in A e in B, più di venti sono usciti dai miei vivai. La prima squadra è la vetrina della Spal e il suo andamento ne è il termometro. Ma chi non scommette sui giovani non va da nessuna parte. Arma e Cabeccia sono la prova che questa impostazione può dare buoni esiti”. Quindi, il messaggio è: abbiate pazienza e i risultati arriveranno.

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non solo calcio “Esatto, i frutti del nostro lavoro si vedranno nel giro di qualche stagione. Fermo restando che la squadra, finora, è andata molto meglio del previsto. A me interessa una crescita costante, che non deve per forza esprimersi con il successo sportivo. Poi capisco l’impazienza di chi ha visto la Spal in A e in B e la vorrebbe di nuovo a quei livelli, subito”. Un passo indietro: cosa l’ha portata a Ferrara? “Nel 2002 dovevo lasciare il Lumezzane, ma ho ceduto alle pressioni di chi mi voleva Presidente e sono rimasto. Sbagliando. Così ho perso almeno quattro anni e solo nel 2006 sono andato al Brescia, come General Manager. Terminata quell’esperienza, mentre valutavo l’offerta dell’Albino Leffe, allora già in B, Bena mi informò che stava per acquisire la Spal, in C2. Gli dissi: «Se mi lasci campo libero, ci sto»”. E cosa l’ha spinta a rifiutare la succulenta offerta del Bassano? “Il progetto su Ferrara è troppo affascinante per mollare tutto. E poi, il verbo “mollare” non rientra nel mio vocabolario”. Mai un’incertezza, mai un attimo di scoramento? “Beh, di delusioni ne ho provate. Su tutte, i playoff contro la Pistoiese nel 1999 e contro il Cesena nel 2004, per la promozione in B. In entrambi i casi, abbiamo perso in modo rocambolesco, diciamo così. E mi fermo qui. Quello del calcio è un ambiente complesso, intricato, insidioso. Se accetti di farne parte, devi saper combattere con intelligenza. Di solito riesco a capire quante probabilità ho di vincere una guerra. Ma capita anche a me di andare in crisi…”. E come reagisce? “Mi sforzo di restare lucido, di tenere i piedi per terra. E non prendo decisio-

ni. Questa è la mia forza. Mia e, credo, del mio team, che è di alto livello. Io do tutto me stesso alla società, ma pretendo dagli altri la stessa dedizione. Chi lo fa, lo proteggo e provo a motivarlo, se non rende. Chi non lo fa, con me ha vita breve”. Nelle sue giornate, alla voce “tempo libero”, c’è qualcosa di diverso dal pallone? “Sono andato a qualche concerto: Elton John, Anna Oxa con quell’altro, come si chiama?” Ah, non lo so! Ma deve essere stato un concerto memorabile… (Ride) “È che i biglietti me li procurano gli amici… Mi piace anche leggere libri di economia, oltre a quelli su Spal e Genoa. A dire il vero, il mio passatempo preferito è guardare le partite, specie quelle della primavera di A e B e del Genoa. Il sabato sera, però, vado a cena con familiari e amici. E c’è il divieto tassativo di parlare di calcio!” Meno male. Le partite della Spal

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le rivede? “No. Per me, le sensazioni più vere sono quelle che si vivono sul momento. Ecco perché gli incontri li seguo dalla panchina, non dalla tribuna. Solo stando lì puoi capire le scelte dell’allenatore, i comportamenti dei giocatori. Ed è questo che a me interessa. Mi sento responsabile di ciò che fa la squadra”. Prima che la formazione scenda in campo, cosa fa? È risaputo che, negli spogliatoi, superstizioni e scaramanzie si sprecano. “Non mi considero uno scaramantico. Gli unici rituali che osservo sono quelli di non mangiare e di isolarmi dal mondo, a mezz’ora dal fischio di inizio. Lascio giù i telefoni e quello che mi succede intorno non mi riguarda più. Di certo, non arrivo ai livelli di quel dirigente del Brescia che, prima delle partite, andava sempre a toccare la gobba di un tifoso…”.


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L’INTERVISTA

Marco Valtulina La prima domanda è scontata: dopo un ritiro così travagliato come ti senti? “E’ stato un periodo difficile ma credo di poter dire che sono sulla strada giusta: il principio di pubalgia che mi ha colpito durante il ritiro è stato curato benissimo dallo staff medico e sono abbastanza fiducioso: ho avuto tempo per recuperare pienamente ed entrare in forma per questo inizio di campionato”. Le malelingue si chiedono come sia possibile che la Spal abbia acquistato un giocatore già rotto. Vuoi spiegare bene il tuo problema? “Il 26 aprile mi sono infortunato giocando contro il Pergocrema, un danno normale, uno stiramento di primo grado al retto femorale. Come tutti gli infortuni muscolari necessitano di tempo e di tanta pazienza che è quello che è mancato alla Pro Sesto che mi ha voluto utilizzare a tutti i costi per gli spareggi salvezza contro il Venezia. Forzare il rientro ha poi prodotto un effetto domino che non mi ha permesso di presentarmi nelle condizioni che avrei voluto qui a Ferrara”.

“Mi piace fare l’esterno d’attacco. Se dovessimo andare in B resterei, con il Torino lo abbiamo già deciso. Qui ho trovato un gruppo super, mi dispiace soltanto di aver avuto a che fare con un vecchio infortunio durante il ritiro”

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Marco Valtulina Pochi giorni di allenamento, pochi i momenti passati sul campo con la squadra. Come credi di poter conquistare la fiducia di mister Dolcetti? “Io sono uno del gruppo e faccio il mio lavoro con costanza, sacrificio e passione. Sono in pace con la mia coscienza quindi so che potrò solo contribuire positivamente alla causa biancoazzurra. Come ho già detto sono venuto a Ferrara per vincere. E da protagonista. Non forziamo i tempi, non so nemmeno io quando vedremo il miglior Valtulina. Ma lo vedremo. Io insieme a voi. E molto presto. Con il mister non mancheranno le occasioni di confronto: ci capiremo sicuramente e quando gli obbiettivi sono comuni la maggior parte del lavoro secondo me è fatto. Poi la parola passerà al campo”. Ti sei sbilanciato: “Se sto bene posso anche fare dieci gol”. Confermi? “Non nego che quando l’ho detto avevo appena firmato. Ero preso da un grande entusiasmo. Ma non lo rinnego, ci mancherebbe. Sono un giocatore a cui piace far fare gol più che farli però, quando c’è da mettere la palla in porta non mi tiro certamente indietro. E allora perché non pensare in grande? Dai, dieci gol, promesso!”. Se mantieni la promessa potresti non essere più a Ferrara l’anno prossimo: il Torino è in agguato. “Con la Spal c’è già un accordo sulla parola in caso di B. Non penso ad altro adesso, voglio godermi tutta questa stagione sperando che gli infortuni mi stiano lontani. In caso contrario li affronterò con la stessa grinta e la stessa determinazione con cui li ho affrontati sino ad ora. Sono qui in comproprietà ma penso alla Spal. E ci voglio pensare ancora per tanto tempo”. Raccontaci la tua carriera? “Giovanili divise tra Inter e Pro Sesto: quattro anni a Milano fino ai Giovanissimi Nazionali, tra i miei compagni c’erano tra gli altri Federici e Biabiany che oggi è a Parma in A. Poi sono andato a Sesto San Giovanni dove ho esordito in prima squadra: a oggi conto quattro reti in quarantaquattro presenze. L’anno scorso si è fatto vivo il Torino che, l’11 luglio, mi ha acquistato, lasciandomi poi in prestito a Sesto. Quest’anno le due società sono andate alle buste e il Toro mi ha riscattato cedendomi poi alla Spal in comproprietà. In attesa di indossare la maglia granata eccomi qui”. Passiamo al Valtulina giocatore. “Io sono un esterno di centrocampo: il mio modulo ideale è il 4-4-2 perché ho più spazio e libertà di potermi muovere a mio piacimento e sfruttare corsa e dribbling che

Pagina 8: Primo piano di Marco Valtulina durante gli allenamenti a Mezzano.

Pagina 9: In alto Valtulina e Bedin, coppia acquistata dalla Pro Sesto. In basso: Valtulina è ancora con Bedin e il direttore Pozzi nel giorno del raduno al Centro di via Copparo.

sono le mie caratteristiche principali. Nel 4-3-3 c’è da correre meno, alla fine devo solo controllare il terzino e soprattutto, spesso, dovrei giocare spalle alla porta e prendere il pallone di testa, la mia pecca”. Nella Under 20 di C Veneri come ti utilizza? “Lui ha capito come sfruttare le mie potenzialità e con il 4-4-2 rendo al meglio. Posso stare sia a destra sia a sinistra della fascia anche se preferisco la corsia mancina che mi assicura maggiore sicurezza per sfornare gli assist”. Di Ferrara cosa ne pensi? “Sono stato una settimana prima di partire per il ritiro, non l’ho ancora visitata bene, prevalentemente sono stato tra Piazza Ariostea e la zona del Castello Estense: è affascinante, ricca di storia. Con calma, ora che ho trovato casa in centro, la visiterò come merita”. Un difetto della tua prossima città? “Le zanzare. Sono tantissime. Troppe. Meno male che ci sono solo da tarda primavera-estate!”. Dei tuoi compagni che hai iniziato a conoscere chi ti ha favorevolmente colpito? “Direi tutti, senza che questa sia retorica. Siamo un bel gruppo, in ritiro sono stato in camera con Paolino Rossi, un ragazzo stupendo con cui mi sono trovato benissimo. Poi una menzione la merita sempre il capitano: Zambo ha sempre ragione (ride). Poi c’è Meloni con cui avrei dovuto condividere casa a Ferrara inizialmente: per fortuna non è andata così, non deve essere una piacevole esperienza trovarsi in casa uno come Beppe (ride ancora)! Scherzi a parte va tutto a gonfie vele. Abbiamo fame di calico e ora si comincia a fare sul serio”. A Ferrara ritrovi Maurizio Bedin. Con lui hai riscoperto la fede. Come ti ha cambiato? “Con Maurizio porto avanti la fede da Atleta di Dio che lui stesso mi ha fatto conoscere a Sesto. Una cosa meravigliosa perché, qualsiasi cosa succeda, non ti senti mai solo anche quando accanto a te sembra non ci sia nessuno. E’ un’esperienza bellissima che farò in modo di far crescere sempre di più”. Veniamo al campionato. La Spal è finita nel girone sud. Che ne pensi? “Non credo sia vero quando si dice che al nord il calcio è più tecnico e al sud invece si giochi puntando tutto sul fisico: è troppo semplicistico e banale. La realtà è che il calcio anche al sud negli anni è diventato più tecnico e al nord più fisico. Non è la zona geografica che fa un campionato ma i calciatori. Si tratta di un brutto, bruttissimo girone per tanti motivi, trasferte

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lunghissime e avversarie super attrezzate”. Tra le compagne di viaggio della Spal chi vedi favorita? “Mi vengono in mente tre squadre: Verona, Pescara e Taranto. Hanno costruito degli squadroni incredibili. Ma non possiamo snobbare nessuno: Potenza, Lanciano, Rimini, Ravenna, Reggiana e occhio anche al Pescina. Attenzione anche a quelle squadre che non hanno fatto grandi stravolgimenti e che puntano quindi su di un gruppo consolidato. Magari non lotteranno per vincere il campionato ma sicuramente ci daranno tantissimo filo da torcere fino all’ultimo. Non dobbiamo abbassare la guardia, la C è una palude da cui è difficile districarsi e sin da subito dovremo partire a mille”. E la Spal? A cosa potrà ambire secondo te? “Partiamo per fare meglio dell’anno scorso. Siamo qui per questo e la voglia di poterci misurare con una nuova realtà e la curiosità stessa che ne deriva è veramente tanta. Ai tifosi c’è da promettere solo una cosa: l’impegno e l’onore per la maglia biancoazzurra. Poi quello che verrà lo deciderà il campo. Come sempre”.

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LE IMMAGINI

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Da sinistra in alto: il prezioso lavoro di Gino Vecchi, il magazziniere, durante il ritiro di Mezzano. Due Cinquecento spalline alla sfilata storica di Fiera di Primiero. Una casa biancoazzurra sempre nel centro del paese. Una veduta dei monti sopra Mezzano. I tantissimi tifosi spallini presenti per assistere alla prestigiosa amichevole contro la Lazio.

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Da sinistra in alto: il giorno dell’arrivo di Bazzani a Ferrara e l’abbraccio con il vecchio amico Bubu Mantovani. Il presidente Cesare Butelli si intrattiene con alcuni tifosi sugli spalti per la partita Spal-Lazio. Un gruppo di giocatori spallini all’arrivo nel campo d’allenamento di Mezzano. Altri tifosi biancoazzurri durante il ritiro, hanno assistito anche alle amichevoli meno importanti. Persino le pecore di Mezzano si sono fatte tentare dalle imprese calcistiche della Spal.

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UNO SPALLINO A MEZZANO

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La festa del ritiro goliardico e quelli che sono loro la Spal di Enrico Testa

Ho compiuto quattordici anni il giorno di Spal-Bolzano. E’ stato in quel momento, lì sugli spalti dell’impianto di Mezzano, che ho capito che è veramente questa l’età più bella. E pazienza se a vedermi sembro decisamente più vecchio. La pancetta, i capelli bianchi ai lati, il fatto che fumo e che bevo e mica poco, insomma l’età fanciullesca è soltanto quella dello spirito. Da quando sono venuto qui in ritiro con la Spal sono ringiovanito in un battibaleno. La lettura dei giornali in albergo con Loro, la colazione con

Loro, la sigaretta con Loro, poi l’allenamento, la cena, due chiacchiere, le carte, Meloni detto il biscazziere, il poker dove comanda Zambo... mi sembra di giocare a subbuteo con omarini in carne e ossa e decisamente poco miniature. Ecco perché questa mia regressione fatale che, soltanto in parte, può spiegare quello che non sarà un articolo ma una lista di pensierini tipica dei quattordici anni. Che comincia dal viaggio di partenza. Il ritrovo alle 7 del mattina in piazza Verdi. Il trasferimento verso Mezzano

con Maurizio, il fratello di Sir Pongo. L’arrivo a Mezzano e l’incontro con la squadra. La conoscenza dei nuovi finora conosciuti soltanto via facebook. Il primo pranzo che non si scorda mai su in baita con Hoss, 10may, Ditto e la Stefi. Il via all’alcool libero a prescindere dalle ore della giornata. La grappa che è alla genziana o all’arancia. Il primo allenamento. Le chiacchiere con il Comandante. Poi la serata a sorpresa quando tra Vecchia guardia e Astra l’arrivo in albergo è in massa e il buon Pozzi al suo

lo Sp il quotidiano

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il cartaceo

s st


estate biancoazzurra bel daffare per convincere Pv che no, a quest’ora non può andare a salutare Bazzani. Poi succede di tutto di più. Pv che perde i pantaloni un minuto sì e l’altro pure, la proprietaria dell’albergo che chiede al Comandante di vietare l’accesso alle camere all’uomo nudo, cioè al solito Pv che chiede cento euro alla moglie di Pozzi per accettare il divieto alle stanze. Detta o scritta così non da l’idea del divertimento. Il resto è la messa, sì la messa, per mantenere il voto fatto quando il Comandante ha detto no al Bassano, l’arrivo di Serg e di Manu che sono partiti da casa Butelli a Lucca a notte fonda e passando per Ferrara sono arrivati in tempo anche loro per la funzione religiosa obbligata dal voto fatto e la Stefi costretta ad alzarsi all’alba perché la nostra messa va documentata. Quindi un altro pranzo e stavolta c’è anche il mitico Francesco Ulivi spallino da Poggibonsi, l’attesa per l’amichevole con il Bolzano neanche fosse la finale di Champions con il Chelsea, l’arrivo al campo mezzora prima nemmeno fossimo al Bernabeu e poi il delirio, la festa, un pomeriggio che entra tra i primi dieci di una vita onestamente più che soddifacente, tre ore di risate che è impossibile scrivere al computer la cronaca della partita e anche qui tocca ricorrere al pensierino, a una serie di pennellate perché ci vorrebbe un’enciclopedia per raccontare tutto e un artista per decrivere lo stato d’animo. Da Roma, tanto per dire, nessun collega si azzarda a telefonare perché sanno dell’esperienza indimenticabile per un malato di Spal. Quelli che riescono a leggere il mio stato entusiasta su facebook o si preoccupano per quel che rimane della mia salute mentale, tipo Dario Celli del Tg2, oppure ridono giustamente di questo povero pirla che sono io in balia degli eventi biancazzurri e della goliardia più sfrenata. E allora eccoci. Arrivano i tifosi e lo spettacolo co-

mincia. Giagio chiede se qualcuno vuole una birra e dopo cinque minuti riappare con una cassa in mano, Leo fa suonare un megafono techno, Pv urla a Zambo che a Lecce “a ghe un sol ristorant, un molo e le fighe sono tutte da Massimo”, Red che fa partire il coro “noi non siamo uno Spal club”, Geo che lancia “Don Bedin” e lui che risponde con una benedizione, tutti che partecipano, Riccardo che canta, Smoking pure, Fioro fa il capo degli ultras e io ci metterei la firma perché fosse così ancora, le fidanzate che partecipano, le battute che si sprecano. Nel dopo partita, poi, la goliardia prosegue, il collega Sovrani subisce pannelli pubblicitari con scritte tipo bagni e servizi che Pv mette dietro l’intervistato, i giocatori restano lì a scherzare, Schiavon, Meloni, Zamboni e anche Dolcetti si prestano a questo nuovo e familiare clima che si respira. E qui il quattordicenne che di questi tempi è in me ha un improvviso scatto di maturità (apparente) prima di chiudere questa versione estiva di una rubrica che da quest’anno andrà in stampa soltanto sul sito

UNO SPALLINO A MEZZANO

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de Lo Spallino. Il resto, infatti, sono pensieri e parole in seria libertà. Considerazioni sparse e personali sulla nuova Spal. In attesa che il mercato si concluda la squadra è più forte dell’anno scorso. Il reparto maggiormente rafforzato è il centrocampo dove Bedin e Migliorini già sembrano una coppia piuttosto assortita. Bazzani è una scommessa che in caso di vittoria vale tantissimo. Meloni può solo crescere ma il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette. Zambo deve per forza rimanere. Bortel sembra essere spallino da parecchio per sicurezza e tranquillità. Dolcetti ha un organico più consono alle sue idee calcistiche. Il clima che si respira attorno alla squadra, rispetto a un anno fa, è decisamente migliore. Le amichevoli contano zero ma i tantissimi tifosi venuti a fare scampagnate a Mezzano dimostrano l’affetto ritrovato e contagioso. Ce ne sarebbe tanto altro da dire e scrivere. Per ora, però, basta così. Anzi no. Siamo noi e sono loro, la Spal.

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LE AMICHEVOLI

estate biancoazzurra

Ai lati: SPAL-LAZIO 1-2 Marcatori: 53’ Zarate (L), 82’ Pandev (L), 85’ Martucci (S)

Sotto: SPAL-CATANIA 2-3 Marcatori: Sardo (C) al 33’, Meloni (S) al 44’, Plasmati (C) al 68’, Antenucci (C) al 75’, Centi (S) al 85’.

Gatto Ristorante Cucina casalinga

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estate biancoazzurra

A sinistra: SPAL-COMO 2-1 Marcatori: Arma (rig.) al 23’, Meloni al 40’, Riva (rig) al 69’

A destra: SPAL-ALBINOLEFFE 3-1 Marcatori: 24’ Previtali (A), 41’ Bracaletti (S), 6’ sts Quintavalla (S), 10’ sts Arma (S)

Sotto: PALERMO-SPAL 4-2 Marcatori: 22’ Laurenti (S), 32’ pt (rig.) e 35’ pt Miccoli (P); 7’ st Simplicio (P), 25’ st Cavani (P), 34’ st Arma (S)

COPPA ITALIA

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IL PERSONAGGIO

Beppe Brescia Già lo scorso anno rivederlo al Centro di via Copparo, quotidianamente, con i ragazzi della Berretti ha avuto spesso e volentieri l’effetto di un amarcord bello e salutare. Oggi, Giuseppe Brescia, per tutti Beppe o Pino, è impegnato sul campo con la prima squadra, come collaboratore di Aldo Dolcetti: un altro bel tuffo nel passato di ricordi indelebili. Beppe, della Spal, è stato simbolo nei primi anni ‘90 e capitano dell’ultima storica e indimenticabile promozione in serie cadetta. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, la disponibilità e la professionalità di Brescia – qualità già mostrate da calciatore – sono al servizio dell’undici di Dolcetti, dopo l’ultima stagione ricca di successi e grandi risultati conquistati con la rappresentativa giovanile della Berretti.

Tra giovani e prima squadra

””Con Con Dolcetti il feeling èa ss assoluto. H o ttrovato r Ho un gruppo o ttim e completo.” ottimo

Brescia al servizio della Spal

““II g io giovani in prima ssquadra? qua U na soddisfazione Una cche he d dimostra l’interesse rriscoperto isco per il vivaio“

di Federico Pansini

Manutenzione di aree verdi, potature, disseccamenti. Traslochi con piattaforme sino a 30 metri di altezza. Servizi di pulizie industriali e civili. Opere di risanamento ambientale. Trasporti e facchinaggio in genere.


Beppe Brescia «Sono contento di questo periodo di lavoro con Aldo e con i ragazzi della squadra – spiega Brescia – e più sono passati i giorni più mi sono rendo conto del feeling che si è creato in maniera spontanea e immediata con tutti, specialmente con lo stesso Dolcetti. Ci troviamo d’accordo su tutto, ci confrontiamo sulle idee, parliamo di calcio e metodologie di lavoro. Lui, ancora prima di me, aveva intuito che questa poteva diventare una bella collaborazione caratterizzata da un unità d’intenti che si è consolidata e devo ringraziare la società per avermi dato la possibilità di entrare nel gruppo della prima squadra». Che differenze ci sono passando dall’essere giocatore a collaboratore dello staff tecnico? «E’ una situazione diversa, ciò che viene spontaneo fare adesso è dare consigli utili, specialmente ai calciatori più giovani, perché nel passato ho vissuto un esperienza simile e prima di loro. Ma devo dire che tutti, dal primo all’ultimo componente della rosa, hanno accettato ogni tipo di suggerimento con grande umiltà. Sembrerebbe scontato, ma nel calcio non è sempre così: nel gruppo della Spal questa è una caratteristica importante che rende questo insieme di ragazzi e persone speciali, perché sei ascoltato e questa è dimostrazione di stima e rispetto». Programmi per il prossimo futuro? Resterai con la prima squadra o tornerai dai tuoi ragazzi? «Nella prossima stagione mi dividerò, un po’ con la Berretti, un po’ con Dolcetti e la sua squadra. Stiamo pensando a una soluzione che mi consenta di non trascurare nessuna delle due cose». Veniamo alla rosa che hai potuto conoscere in ritiro a Mezzano: che idea ti sei fatto della nuova Spal?

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«Buonissima, perché si è lavorato bene e dal mio punto di vista la rosa è completa in ogni reparto. Ripenso alla prima gara con il Como, la squadra in campo ha provato a mettere in pratica tutto quanto quello provato in allenamento nelle settimane di ritiro e molte cose sembra già averle assimilate. Insomma la direzione, soprattutto nel lavoro quotidiano è quella giusta». Nel settore nevralgico del campo, la mediana, Bedin e Migliorini: i biancazzurri sembrano avere alzato, e di parecchio, il tasso tecnico. «Sono d’accordo, si tratta di due puntelli notevoli per il reparto che alla Spal dello scorso anno mancavano. Bedin ha tanta esperienza, Migliorini è giovane ma con grandissima qualità. Considerando poi che nel ruolo ci sono anche Schiavon e Cazzamalli, il centrocampo biancazzurro può contare su elementi di spessore, senza dubbio». Tornando proprio al debutto stagionale, in Coppa c’erano duemila persone al Mazza ed era il 2 di agosto... «Sì un numero impressionante. I tifosi della Spal ci sono sempre, e sempre con tanto entusiasmo. Uno stimolo grosso sicuramente per la squadra e per cercare di ricambiarli sul campo». Tornando indietro negli anni, la passione del pubblico è rimasta intatta, anche nei tuoi confronti. «A Ferrara il tifo è passionale, caldo e coinvolgente. Nel mio caso, ti confido che ad Auronzo, in occasione della amichevole pre-campionato con la Lazio, mi sono emozionato moltissimo. Sono uscito dal tunnel e i ragazzi hanno intonato il coro “un capitano, c’è solo un capitano” nei miei confronti. Si tratta di manifestazioni d’affetto che fanno piacere anche perché inaspettate. Ed è la dimostrazione che se uno indossa questa maglia con impegno e sacrificio, poi i tifosi lo capiscono immediatamente». Capitano di ieri tu, capitano di oggi Zamboni, osannato dai tifosi. «Ci conoscevamo da tempo, ma nelle settimane di lavoro insieme abbiamo avuto la possibilità di approfondire il rapporto. C’è grande affetto nei suoi

IL PERSONAGGIO

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confronti. Lui qui si trova bene, si è affezionato a Ferrara, e a lui, viceversa, si sono legati squadra, società e tifosi. Anche ai miei tempi arrivarono offerte dalla serie B, ma di fronte all’affetto ho scelto di stare qui. Vedo Zambo legato al biancazzurro nello stesso modo». Girone della Spal complesso, quello di quest’anno. Sei d’accordo? «Si tratta di un esperienza nuova per tutti rispetto a quella dello scorso anno, avversarie mai affrontate se non quelle poche squadre che erano nel nostro campionato anche nella passata stagione. Cambiano le compagini, per la maggior parte storiche e ambiziose, cambiano gli scenari, visto che in trasferta troveremo pubblico e ambientazioni molto caldi. Abbiamo comunque in squadra giocatori abituati a questi palcoscenici e sono comunque dell’idea che la Spal abbia le carte in regola per fare un bel campionato». Intanto nella rosa della prima squadra ci sono cinque dei tuoi ragazzi della Berretti. «E’ un bel segnale per la Spal e per i ragazzi del settore giovanile, la società porta avanti questo progetto con impegno. E’ un motivo di soddisfazione perché significa che il lavoro dello scorso anno è stato fatto bene ed è apprezzato. I cinque giovani che ci sono quest’anno, e sarebbero potuti essere ancora di più, hanno lavorato con impegno e dedizione ogni giorno. Su questa strada potranno togliersi delle grosse soddisfazioni anche perché a guidarli hanno un allenatore come Aldo che non guarda all’età ma al giocatore e alle sue qualità».


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LA STORIA SIAMO NOI

parola di ex

“Ho cominciato a occuparmi di giocatori grazie a Tullio Tinti. Seguo sempre la mia Spal. Questa società ha fatto un ottimo lavoro. Ora si tratta di fare un piccolo passo avanti. I giocatori ci sono. Pozzi e Dolcetti sono una garanzia.”

DAVIDE TORCHIA

il tifoso-procuratore di Alessandro Orlandin

Il suo cognome di certo evoca bei ricordi per il popolo spallino, il calcio delle formazioni a memoria, di Torchia, Lancini, Paramatti. L’inizio di una sorta di litania, l’evocazione di una squadra che ha fatto sognare Ferrara. Oggi Davide Torchia di mestiere fa il procuratore e conserva ancora ricordi felici della sua esperienza nella città estense. “Il rapporto con la città? Amore a prima vista, frutto di un’alchimia particolare che si respirava a Ferrara. Una piazza che aveva e che tuttora ha tutto: tradizione, un centro sportivo, un affetto dei tifosi che raramente ci si aspetta di trovare in Emilia. Fui letteralmente conquistato, mi sono sentito come se fossi a casa”. E poi c’era un gruppo di calciatori di un certo livello. “Assolutamente, i miei ricordi più felici sono legati a loro. Un gruppo composito ma molto unito, tanto che il legame d’amicizia con tanti compagni di allora è presente ancora oggi a quasi vent’anni di distanza”. Oggi lavori come procuratore: come è iniziata questa sua nuova carriera? “Si è trattato di una scelta improvvisa, maturata durante l’ultimo anno da calciatore. Il mio procuratore Tullio Tinti mi propose di iniziare questa espe-

Viale XXV Aprile, 113/115 - Ferrara Tel. 338.8400849 - 393.6715521 Orario: dalle ore 7.00 alle ore 01.00 Chiuso domenica pomeriggio

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parola di ex rienza e così cominciai a lavorare con grande impegno soprattutto sui giovani calciatori, pratica un po’ trascurata al tempo. Diciamo che non ho avuto tempo di progettare carriere alternative ed è andata bene così”. Da ex spallino e da addetto ai lavori come vedi questa società e questa squadra? “Questa nuova Spal è nata in un periodo di profonda crisi per il calcio italiano: il mantenimento della categoria è già un risultato importante, basti vedere che fine hanno fatto certe società di Lega Pro finite in mano a gestioni poco oculate. Il lavoro svolto finora è ottimo, ora si tratta di fare un piccolo passo in avanti e a giudicare dal mercato questo sembra possibile”. A detta di molti l’organico appare rinforzato. “Sono d’accordo: alla spina dorsale dell’anno scorso sono stati aggiunti ottimi elementi e giovani di prospettiva. Il connubio tra esperienza e gioventù sembra realizzarsi pienamente, senza dimenticare l’abilità di Dolcetti che ritengo essere un allenatore capace e una persona perbene, qualità non trascurabile”. Un giudizio su Rachid Arma, nome al centro di tutto il mercato. “Merita pienamente l’interesse che ha suscitato in diverse squadre. Sembra retorico da dire, ma mettersi in luce nella Spal genera parecchia attenzione

tra gli addetti ai lavori. Bortolo Pozzi è un esperto del mestiere nonostante la giovane età e ha fatto bene a fissare un prezzo di prospettiva per il ragazzo”. Da un bomber emergente a uno in cerca di rilancio come Fabio Bazzani. “In questo caso va tenuto conto che tra i calciatori con la carta d’identità un po’ ingiallita ci sono quelli che scendono in serie C per svernare e quelli che lo fanno per ripartire e lavorare con motivazione. Non conosco personalmente il giocatore, ma ritengo che faccia parte di quest’ultima categoria: è arrivato fino in cima facendo grandi sacrifici e sono certo che ha molta voglia di prendersi delle soddisfazioni con questa Spal. Attenzione però a non creare troppe aspettative attorno a lui: non esiste il giocatore con la bacchetta magica, servirà un po’ di tempo ma alla lunga si rivelerà un trascinatore”. La Spal è attesa alla prova di un girone di ferro. “Ho notato, in effetti ci sono molte squadre che aspireranno a un campionato di vertice e questo non agevola certo l’opera. Va detto poi che il criterio con cui sono stati creati i gironi è incomprensibile: la vecchia divisione nord/sud sarebbe stata preferibile sotto molti punti di vista”. Inoltre c’è il pericolo di trovare ambienti piuttosto caldi. “Non credo che questo sia un aspetto determinante, non è più come vent’anni fa. A preoccupare dovrebbe essere di più il livello tecnico di un avversaria. E poi nella Spal ci sono calciatori di una certa esperienza che non si faranno certo intimidire”. Vuoi inviare un messaggio ai lettori de Lo Spallino e ai tifosi in generale? “Voglio dire che ricordo ancora tutti con grandissimo affetto, anche per quel che riguarda la sfera extra-calcistica. Ai tifosi dico di stare vicini alla squadra perché avere una passione del genere è motivo di grande orgoglio. Mettere la Spal al primo posto in questo calcio sempre più televisivo fa onore ai supporter ferraresi”.

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LA STORIA SIAMO NOI

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IL VIVAIO

gli spallini di domani

Piccoli spallini si radunano di Alessandro Orlandin

Lunedì scorso al Centro di via Copparo l’inizio della nuova stagione delle formazioni giovanili che quest’anno salgono a nove. Ad accogliere i biancazzurri di domani il Direttore generale Elio Lauricella, Aldo Dolcetti e tutti i tecnici. Obiettivo crescere e trovare un altro Laurenti.

DIAMO LORO UN FUTURO


gli spallini di domani

La nuova gioventù spallina ha avuto il suo battesimo di fuoco in un afoso pomeriggio ferrarese, sotto un cielo colorato, manco a farlo apposta, di biancazzurro, complici le tante nuvole. Cinque le selezioni che si sono radunate il 17 agosto sui campi del centro d’addestramento di via Copparo: la Berretti di Beppe Brescia, gli Allievi Nazionali di Fabio Arbusti, gli Allievi Regionali di Massimo Albiero, i Giovanissimi Nazionali di Jonathan Binotto e quelli Regionali guidati da Roberto Labardi. I primi ad entrare in campo in mattinata sono stati i trenta ragazzi (di cui ben otto in prova) affidati a Fabio Arbusti che in un perfetto clima da primo giorno di scuola hanno seguito con attenzione il lungo discorso del proprio istruttore per poi iniziare gli allenamenti fin da subito con il pallone. Diverso l’approccio per la seconda squadra scesa in campo nella giornata: Massimo Albiero sceglie di cominciare con molto lavoro fisico e pochi esercizi col pallone: “Adesso farete fatica – dice sorridendo ai ragazzi l’ex centrale spallino – ma un bel fisico robusto farà la differenza durante la stagione”. Il resto della famiglia di via Copparo giunge durante il pomeriggio e prosegue gli allenamenti fino all’imbrunire, tra fatica, sudore, sorrisi e indicazioni dai rispettivi allenatori. Non mancano visite assai gradite: al

Associazione di Volontariato

Pagina 20: In alto da sinistra: Brescia con Elio Lauricella. La formazione Berretti. In basso: gli Allievi Nazionali.

Pagina 21: In alto da sinistra: i Giovanissimi Nazionali. I Giovanissimi Regionali di Roberto Labardi. Sotto: Albiero con i suoi Allievi Regionali.

Centro arrivano anche il direttore generale del settore giovanile Elio Lauricella e il mister Aldo Dolcetti. Il primo per passare in rassegna i gio-

IL VIVAIO

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vani biancazzurri, il secondo per ammirare il figlio Lorenzo, aggregato ai giovanissimi nazionali. Ma non solo, l’allenatore della prima squadra ha voluto parlare ai ragazzi della Berretti di Brescia, che sono chiamati a diventare il futuro della Spal come dimostrato recentemente da Gianluca Laurenti e non solo. Diversi anche gli stimoli che i vari addetti ai lavori hanno provato a trasmettere ai giovani calciatori: Lauricella ha sottolineato “l’importanza di trovarsi in una società come la Spal: serve da parte vostra la consapevolezza di essere qui per coronare il sogno di diventare calciatori ma soprattutto di poter intraprendere un percorso umano fatto di valori, che serviranno nella vita di ogni giorno una volta cresciuti”. E se Arbusti ai suoi predica la filosofia del “non esiste un «io» in una squadra bensì un «noi»” ed esige spirito di gruppo, Roberto Labardi punta su disciplina, entusiasmo e spallinità: “Non serve solo la tecnica per fare il calciatore, servono entusiasmo, rispetto per regole e avversari, spirito di squadra. Non siete in una squadra qualunque: portare questa maglia deve rendervi particolarmente orgogliosi perché questi sono colori ricchi di storia, che in tanti vorrebbero vestire al posto vostro”. Sotto il cielo dipinto di biancazzurro, guidati dai propri maestri, piccoli spallini crescono. Poi, da settembre, cominceranno i vari tornei.


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L’AVVERSARIO

Cosenza

La neopromossa del giovanissimo tecnico Toscano l’anno scorso ha fatto il record di punti in Lega Pro con la migliore difesa tra i professionisti. La rivoluzione estiva ha portato giocatori di categoria e giovani promesse. La velocità è un punto di forza. Porchia è la chioccia, La Canna e Roselli gli ex

di Diego Stocchi Carnevali

Il bunker

COSENZA Sarà la Spal a tenere a battesimo il ritorno in Prima Divisione del Cosenza del giovanissimo mister Toscano dopo ben ventitré anni. All’esordio assoluto sulla panchina dei lupi della Sila la scorsa stagione, il trentanovenne allenatore di Carpetoi ha subito impressionato il pubblico calabrese con il suo agile 4-3-3 in grado di trasformarsi all’occorrenza in un camaleontico 4-4-2 a gara in corso: in questo modo sono state ben diciannove le vittorie a fronte di appena cinque sconfitte nel campionato appena terminato con una cavalcata irresistibile verso la promozione fatta di 67 punti finali (miglior punteggio assoluto della Lega Pro) e con una difesa granitica (16 reti al passivo, la meno perforata di tutti i tornei professionistici). Quello che si presenterà a Ferrara non sarà però lo stesso magico, come dai più definito, Cosenza. Le intenzioni della società sono che lo diventi nel tempo e, perché no, già in questo torneo. Sono state infatti tantissime le partenze decise dal diesse Mirabelli un po’ per svecchiare una rosa decisamente avanti con l’età, un po’ per rinforzare degnamente la squadra vo-

gliosa, quanto la piazza, di tornare in serie B il prima possibile. A oggi della formazione che ha conquistato la prima posizione nel torneo di Seconda Divisione appena concluso, sono rimasti i soli Mortelliti, Danti e De Rose: il resto è nuovo di zecca. Lasciati partire i due bomber di razza Galantucci e Polani sono arrivati Ceccarelli (grande stagione a Monopoli l’anno scorso tanto da essere osservato da formazioni di categoria superiore ma il Chievo proprietario del cartellino ha scelto di girare il ventiseienne a Cosenza) e i giovani Scotto e Caccavallo rispettivamente scuola Genoa e Lecce: su di loro sono riposte le speranze di una stagione da protagonisti. In porta, partito l’esperto Ambrosi destinazione Cisco Roma, sempre dal Lecce è giunto il giovane Gabrieli (già una decina di presenze in B per lui) che si è fatto male seriamente durante l’estate. Così è arrivato Spadavecchia dal Pescara. Davanti a lui un reparto tutto da scoprire: due colpi di grande spessore quelli che hanno portato a vestire la casacca rossoblu il centrale Sandro Porchia, calabrese doc, una vita in B, esperto rigorista


Cosenza e tiratore eccelso dei calci da fermo e, al suo fianco, Vito Di Bari, tra i migliori difensori dello scorso torneo, giunto a titolo definitivo dal Taranto. Anche le corsie laterali avranno nuovi interpreti: Maggiolini numero 3 dal Novara e Nastasi numero 2, un ragazzo di cui si dice un gran bene. Se passiamo alla zona nevralgica sono due i ritorni che hanno caratterizzato il calciomercato dei lupi: Fabio Roselli e Mario La Canna che, dopo sfortunate esperienze tra Ravenna e Grosseto, tornano con la voglia di essere protagonisti: entrambi sono ex giocatori della Spal. A questi si aggiunge il mastino De Rose, già cercato in categoria superiore, fondamentale perno di una zona del campo su cui l’anno scorso i cosentini hanno fondato gran parte delle loro vittorie. L’alternativa sarà Danti che però spesso, parte dieci metri più avanti, interscambiandosi sovente con La Canna. Sicuro di un discreto minutaggio sarà anche il giovane Piro: attenzione ai numeri che ha in serbo questo ragazzo prestato dal Chievo che qualcuno, certamente azzardando, ha dipinto come un piccolo Francesco Totti. In attacco i punti fermi sembrano Mortelliti e uno tra La Canna e Caccavallo sulle corsie esterne con Ceccarelli al centro a fare da boa. Attenzione alla velocità, sarà questa l’arma più importante dei silani a cui la Spal dovrà fare grande attenzione.

L’AVVERSARIO

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IL MERCATO

La prossima trasferta

ACQUISTI Roselli (c, Ravenna) La Canna (c, Sv) Ceccarelli (a, Monopoli) Gubinelli (a, Tor Tre Teste) Nastasi (d, Spezia) Almetonis (p, Siena, Pr) Caccavallo (a, Lecce, Co) Porchia (d, Grosseto) Amico (d, Genoa, Pr) Scotto (a, Genoa, Pr) De Pascalis (c, Bari) Piro (c, Chievo, Pr) Di Bari (d, Taranto) Maggiolini (d, Novara) Ungaro (d, Reggina, Pr) Olivieri (c, Sv) Pinzan (p, Sassuolo, Sv)

In viaggio con la Spal

CESSIONI Morelli (d, Sambiase) Moschella (d, Sambiase) Braca (d, Sv) Galantucci (a, Sv) Occhiuzzi (c, Sv) Zangaro (d, Catania, Fp) Catania (a, Potenza, Fp) Polani (a, Juve Stabia) Battisti (c, Juve Stabia) Ambrosi (p, Cisco Roma) Profeta (c, Catania, Co) Parisi (d, Aversa Normanna)

LA ROSA Portieri Almetonis, Pinzan Difensori Amico, Bernardi, Chianello, Di Bari, Maggiolini, Musca, Nastasi, Porchia, Ungaro Centrocampisti De Pascalis, De Rose, Doninelli, La Canna, Mortelliti, Olivieri, Piro, Roselli Attaccanti Caccavallo, Ceccarelli, Danti, Scotto Allenatore Toscano

MANGIARE A RAVENNA

Osteria Porticino, Piazzale Adriatico, 4, RAVENNA. Specialità pesce. Da 26 euro di media. Tel. 0544-531199 Taverna S.Romualdo, Via S.Alberto, 364, RAVENNA. Cucina tradizionale emiliane. Da 22 euro. Tel. 0544-483447 Osteria dei Binari, Via Facciani, 1, Cotignola (RA). Cucina regionale tipica. Da 25 euro. Tel. 0545-24165 La Gardela, Via Ponte Marino, 2, RAVENNA. Cucina emiliano romagnola. Da 24 euro. Tel. 0544-217147 Casa Conti Guidi, Via Boncellino, 113, Bagnacavallo (RA). Cucina regionale. Da 25 euro. Tel. 0545-63094

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LA DOMENICA NEL PALLONE

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SPAL-COSENZA, 23 agosto 2009

ROSSI

7

GHETTI

2

ARMA

9

BRACALETTI VALTULINA

10 MIGLIORINI BEDIN

11

8 4

LORENZI ZAMBONI

CABECCIA

6 5

CAPECCHI

1

3

1

5

PINZAN

2

8

MAGGIOLINI

10

DI BARI

6

UNGARO

4

ROSELLI

TERNANA POTENZA RIMINI CAVESE RAVENNA VIRTUS LANCIANO COSENZA REAL MARCIANISE FOGGIA

DANTI (Bernardi)

-

PORCHIA

ANDRIA GIULIANOVA PESCARA PESCINA PORTOGRUARO REGGIANA SPAL TARANTO VERONA

DE ROSE

OGGI - 23 AGOSTO 2009

11

Allenatore: DOLCETTI. A disp.: Ioime, Gaspari, Bortel, Schiavon, Laurenti, Meloni, Bazzani.

9

CAZZAMALLI (SPAL)

7

SQUALIFICATI

MORTELLITI (Caccavallo)

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CECCARELLI

Tabellini e statistiche su

LA CANNA

3

LE PROBABILI FORMAZIONI

Allenatore: TOSCANO. A disp.: Almetonis, De Luca, Nastasi, Chianello, Bernardi (Danti), Olivieri, De Pascalis, Caccavallo (Mortelliti)

PROSSIMO TURNO - 30 AGOSTO 2009 CAVESE COSENZA FOGGIA POTENZA RAVENNA REAL MARCIANISE RIMINI TERNANA VIRTUS LANCIANO

-

PESCARA PESCINA GIULIANOVA ANDRIA SPAL PORTOGRUARO REGGIANA TARANTO VERONA

anno II numero 1  

La rivista del tifo spallino

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