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e R o t r e b I Ro T A N i s a c in

I C I L FE

e r a r iglio

m r e p si s e ta i t v s e a i s r p o i o l pr eg a m l e l e ir d t s Ă  e it G l a u la q

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Roberto Re / - INCASINATI + FELICI

INDICE Leggenda Indù

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INTRODUZIONE

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In che tempo vivi? Ma tu cosa vuoi? Cosa aspetti? Quali scuse usi? In quale storia vivi? Quali e-mozioni hai? Come comunichi? Cosa credi? Quali regole hai? Con chi vai? La caccia al tesoro continua…

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- incasinati + felici è un ebook da leggere, guardare, ascoltare, uno strumento per la tua crescita personale e una guida per conoscere meglio il mondo HRD Training Group. TROVERAI:

Link a video di Roberto Re

Consigli di libri e dvd per approfondire

Corsi HRD

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Leggenda Indù Una vecchia leggenda Indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano degli dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brama, Signore degli dei, decise di privarli del potere divino e decise di nasconderlo in un posto, dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu dunque quello di trovare un nascondiglio. Quando gli dei minori furono riuniti a consiglio per risolvere questo dilemma, essi fecero la loro proposta: “Sotterriamo la divinità dell’uomo nelle viscere della terra. Lì non potrà mai trovarla!”. Brahma tuttavia rispose: “No, non basta. Oggi l’uomo non è in grado di arrivarci, ma prima o poi avrà gli strumenti per farlo e la ritroverà”. Gli dei allora replicarono: “In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli oceani”. E di nuovo Brahma rispose: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà gli abissi di tutti gli oceani e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie”. Gli dei minori, impensieriti, conclusero allora: “Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere sulla terra o in mare luogo alcuno che l’uomo non possa un giorno raggiungere”. E fu così che Brahma, dopo aver riflettuto, disse: “Ecco ciò che faremo della divinità dell’uomo: la nasconderemo dentro l’uomo stesso, nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto, dove non gli verrà mai in mente di cercarla”. E nei millenni a seguire, l’uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato ogni angolo del pianeta, scalato montagne, scavato la terra e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova da sempre dentro di lui.

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Cerchi la felicità e non la trovi? La leggenda Indù suggerisce che: TUTTO CIÒ DI CUI HAI BISOGNO È DENTRO DI TE! Forse stai pensando: “Ma è solo una leggenda! È roba per primitivi e bambini! Io sono un adulto e per di più evoluto.” E se ti dicessi che “Tutto ciò di cui hai bisogno è dentro di te” è uno dei presupposti della mia attività di coach? Avevo solo vent’anni quando ebbi la fortuna di imbattermi in un corso che insegnava a usare meglio la propria mente e a sfruttare di più il proprio potenziale. Da allora sono passati tanti anni ma la mia voglia di capire, osservare e studiare che cosa rende le persone più o meno efficaci non è diminuita affatto. Continuo ad essere costantemente affascinato da come noi esseri umani siamo in grado di trasformare la nostra realtà in un paradiso o in un inferno, da come i nostri pensieri condizionano i nostri risultati e da come, imparando a usare meglio questo potentissimo strumento di cui ci ha dotato madre natura, possiamo trasformare le nostre esistenze ed essere felici o infelici. Quando lavoro a tu per tu con qualcuno come Coach, due domande mi guidano costantemente nell’interazione con questa persona e sono “Che cosa vuole?” e “Cosa gli impedisce di ottenerlo?”. Come pensa, cosa crede, come agisce, quali condizionamenti ha ricevuto o si è auto imposto fanno sì che questa persona non sfrutti a pieno le sue potenzialità? Sei pronto per un viaggio alla scoperta del tesoro racchiuso dentro di te? Hai mai partecipato ad una caccia al tesoro? Per ogni tappa ci sono DOMANDE ed enigmi da risolvere. Ebbene, anche questo nostro viaggio sarà scandito da una serie di domande, lo strumento prediletto da noi coach. Perché? Perché un coach non è un guru che insegna la Verità, ma colui che

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aiuta le persone a trovare le proprie risposte, la propria strada verso la felicità. Ed è ciò che farò in questo ebook. Ogni capitolo avrà dunque inizio con una domanda e … con una fiaba. Caccia al tesoro? Fiabe??? Hai capito bene. Il mio obiettivo è farti tornare un po’ bambino per riscoprire il segreto della felicità che spesso si dimentica crescendo. Osserva i bambini. Per loro LA FELICITÀ non è un obiettivo da raggiungere come per noi adulti ma UNO STATO NATURALE. La maggior parte delle persone adulte dice: “Sarò felice… quando avrò finalmente una casa”, “quando avrò un compagno/a”, “quando avrò un figlio”, o “quando avrò un lavoro nuovo”… L’essere umano quando è ancora “puro”, quando non ha ancora subito i condizionamenti dell’ambiente circostante, quando non ha ancora installato nel suo essere le “regole” che determineranno la sua visione del mondo, è felice naturalmente. Quando un bambino gioca spensierato e ride non ci chiediamo: cosa sarà successo? Al contrario iniziamo a preoccuparci quando è triste ed imbronciato. Con gli adulti sembra che funzioni l’esatto opposto. E’ assai frequente vedere gente che si lamenta del tempo, dell’euro, del governo e chi più ne ha più ne metta, tanto che quasi ci sorprendiamo quando incontriamo una persona che sorride.

I bambini ci insegnano che la felicità è a nostra portata di mano. Anzi, nasciamo già con questo dono, il guaio è che, crescendo, CI INCASINIAMO LA VITA con una serie di strategie, per lo più inconsce, che ci fanno perdere la capacità di vedere ciò che di bello c’è intorno e dentro di noi. www.robertore.com

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Nel corso della mia carriera di coach ho raccolto un vasto repertorio di strategie

di

incasinamento

che

ho illustrato nel mio secondo libro intitolato Smettila di incasinarti! di cui questo ebook è un piccolo assaggio. “E già – dirai tu – non è mica così semplice come sembra. Quando si è bambini la vita è più semplice, perché non hai tutte le responsabilità che comporta l’essere adulti.” Ecco

la

parola

magica:

RESPONSABILITA’. Peccato che spesso questa parola venga usata come alibi per la propria infelicità come se fosse un peso che non dà alcuna possibilità di scampo. Così anziché dire: “Io sono responsabile di come sto e se qualcosa non mi piace, ho il potere di cambiarla” a volte la gente preferisce dire : “Non ho possibilità di scelta. Devo pensare alla mia famiglia, non posso cambiare lavoro”, “Ho la casa da pulire, i figli da accompagnare a calcio, danza, inglese… non posso proprio concedermi qualche ora solo per me”. In realtà questo significa scaricare la responsabilità della propria infelicità sul mondo esterno, significa mentire a se stessi. Noi adulti rimproveriamo i bambini quando raccontano delle bugie, ma che dire di quelle che raccontiamo a noi stessi? “Qui certe cose funzionano così e non si può cambiare nulla…” “Vorrei, ma non ho tempo…” In alcune situazioni rassegnarsi può sembrare un atteggiamento maturo, ma 8

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siamo proprio certi che non nasconda la paura di crescere veramente? Hai fatto caso che la parola responsabilità è composta da due parole? RESPONS-ABILITÀ. Ed è proprio per renderti ABILE di fornire RISPOSTE produttive che ho deciso di “disturbarti” ponendoti tante domande. TI DISTURBERÒ! Perché dico questo? Perché so che tutti vogliamo essere più felici, ma al tempo stesso facciamo resistenza al cambiamento e qualunque modifica dello status quo ci disturba. Spesso anche quando il cambiamento potrebbe essere in meglio, quando non stiamo bene dove siamo. A volte le persone accettano situazioni inaccettabili: perché il “dolore” di cambiare è maggiore del “dolore” di restare dove sono. Ecco che c’è chi rimane per sempre in un rapporto di coppia che ormai da tempo non esiste più o chi continua a subire ogni tipo di angheria in un posto di lavoro che odia con tutto se stesso o chi accetta supinamente una situazione familiare drammatica con disagi e aggressioni. Tutte situazioni insopportabili, che però, per certi versi, sono diventate consuetudini rassicuranti. In fondo, per quanto distante possa essere dalla felicità, tutti noi abbiamo una ZONA DI CONFORT fatta di abitudini e schemi mentali che è come un nido, un abbraccio morbido che dà un senso di tranquillità e di capacità di prevedere gli imprevisti. In questo video spiego come

funziona

la

zona di comfort. La nostra difficoltà ad uscire dalla zona di comfort è uno dei principali nemici della nostra crescita e della nostra evoluzione. www.robertore.com

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Per essere felici il futuro deve essere incerto Jorge Wagensberg Quanto più riusciamo ad affrontare anche il senso di insicurezza, tanto più saremo agenti del nostro cambiamento e responsabili del nostro destino. Il mio obiettivo come coach è allenarti a convivere con l’insicurezza. Beh cosa ti aspettavi? Una passeggiata? Non sarà un percorso facile, ma ti assicuro che ne varrà la pena. Pronto per la caccia al tesoro? VIA!

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In che tempo vivi? Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto. Dopo una curva incontrarono una bella ragazza

in chimono e sciarpa di seta che non poteva attraversare la strada.

“Vieni ragazza” disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere. Ekido non disse nulla finché quella sera non

ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non potè

trattenersi. “Noi monaci non avviciniamo le donne” disse a Tanzan “e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l’hai fatto?”.

“Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù - disse Tanzan - Tu la stai ancora portando con te?”

-101 storie Zen cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi -

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E tu vivi nel presente come Tanzan o nel passato come Ekido? Raramente le persone si comportano come Tanzan. La nostra mente vaga costantemente sulla linea del tempo: siamo così proiettati sul passato, cioè su ciò che è accaduto, o sul futuro, cioè quello che potrebbe accadere, che perdiamo la capacità di vivere e goderci il presente. E nel nostro continuo vagare avanti e indietro con la mente tra passato e futuro, indovina un po’ su cosa tendiamo a concentrarci di più? Ovviamente su ciò che non è andato bene in passato e su tutto ciò che potrebbe accadere che non vorremmo che accadesse in futuro. Così molte persone vivono immerse nei sensi di colpa, frustrazione e rimorso per ciò che hanno fatto o non hanno fatto in passato. Ansia, inquietudine e preoccupazione sono invece gli stati d’animo che spesso sopraggiungono quando ci si proietta al futuro. Così spesso anche il piacere dei bei ricordi dura poco, lasciando dietro di sé un velo di malinconia e l’entusiasmo per un’impresa futura si converte in ansia. Insomma, è come se ci fosse un monito che ci ricorda che la felicità non è una condizione di questa terra.

FRUSTRATI E INSODDISFATTI Ripensando al passato c’è chi si focalizza sempre su ciò che avrebbe potuto fare di più rispetto a ciò che ha effettivamente fatto anche quando le cose vanno bene. Questo è un gioco dal quale si esce sempre perdenti, perché è chiaro che per ogni cosa che fai ne puoi individuare cento, mille, un milione che non hai fatto!

ROSI DAL RANCORE E ZAVORRATI DAL SENSO DI COLPA I ricordi di torti subiti in passato spesso inacidisce la vita e indebolisce il corpo di persone che non riescono a perdonare e lasciar andare. L’incapacità di perdonare è stata definita “il più spietato killer silenzioso del

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mondo occidentale”. Da essa possono avere origine cardiopatie, cancro, nonché l’indebolimento del sistema immunitario ed è proprio dalla combinazione di queste tre patologie che è dovuta la maggior parte delle morti premature nella nostra società. Se vuoi approfondire questo tema puoi leggere il libro che ho scritto con il medico e coach Roy Martina: Energy C’è poi chi non riesce a perdonare se stesso e allora viene oppresso dal senso di colpa, uno degli stati emotivi più tipici che ci porta il passato e che ci toglie un sacco di energie. Imparare

dagli

fondamentale

errori

per

è

crescere

cosa ed

evolverci come esseri umani, ma dobbiamo imparare ad apprendere la lezione e, una volta acquisita maggiore consapevolezza, lasciare andare il passato PERDONANDOCI e ACCETTANDO il fatto che le cose sono andate così e non si può tornare indietro. Non è possibile volare in alto portando con sé dell’inutile zavorra… Purtroppo, come abbiamo già visto all’inizio di questo ebook, la gente spesso si “affeziona” alle proprie zavorre, perché fanno parte della zona di confort. Trai dal passato lezioni per il futuro (cosa puoi fare meglio) e ricordi piacevoli che ti fanno stare bene e lascia andare le zavorre!

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EDUCATI DALLA PAURA Alcuni studi dicono che mediamente un ragazzo giunto all’età di 16 anni si è già sentito dire almeno 250.000 volte ciò che non si può fare. Pensi che abbia avuto lo stesso numero di messaggi riguardo a ciò che può fare? Probabilmente nemmeno la decima parte… Pur essendo nati con una naturale predisposizione VERSO il piacere, crescendo veniamo PROGRAMMATI a fuggire VIA DAL dolore. Non a caso uso il termine programmati. In questo video spiego come funzionano le leve piacere–dolore

Anni e anni di condizionamento da parte della famiglia e della società, basati su ciò che non si deve fare e sulle conseguenze negative di ciò che accadrà se malauguratamente lo faremo, hanno modificato il nostro modo di pensare e di approcciare le situazioni. Così, poco alla volta, iniziamo a focalizzarci sul potenziale dolore e abituiamo la nostra mente a pensare, come prima cosa, a “cosa potrebbe succedere se” e, giorno dopo giorno, evitare il dolore diventa sempre più il nostro pensiero fisso.

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PRE-OCCUPATI Visto che siamo stati educati con la paura è assolutamente normale per noi esseri umani preoccuparci ed è talmente normale farlo che, a furia di usare questo verbo, non ci rendiamo conto che il verbo stesso è un nonsenso linguistico! Non è possibile “pre” occuparsi: o ci si occupa di qualcosa o non ci se ne occupa! Se io ti dicessi di “prechiudere” il libro che hai tra le mani oppure di “prealzarti” da dove sei seduto, mi prenderesti per pazzo, giusto? Non vuol dire niente “prechiudere” o “prealzarsi”: o chiudi il libro o non lo chiudi, o ti alzi o non ti alzi! Non si può “pre-fare” qualcosa, o la si fa o non la si fa! ;-) Molte persone, vorrebbero apportare dei cambiamenti a se stesse o alle proprie vite, scegliere quel lavoro o quel modo di essere che li farebbe stare bene, ma poi evitano di farlo perché si fanno condizionare dalle loro stesse preoccupazioni. Lo ripeto: lascia andare le zavorre!

I bambini ci insegnano... a vivere nel presente e godere di ciò che stiamo facendo!

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MA TU COSA VUOI? C’era una volta una principessa che ogni mattina, dopo l’accurata toeletta, si affacciava sul davanzale della finestra e a occhi aperti sognava il principe

azzurro. Lo immaginava arrivare su un cavallo bianco, lentamente avvicinarsi a lei, invitarla a salire sul suo cavallo e da lì partire per vivere felici e contenti. Una mattina il cielo era più limpido del solito e la principessa, scrutando

l’orizzonte, vide qualcosa che si avvicinava. Non credeva ai propri occhi. Era proprio un cavallo alato, bianco, bellissimo, che veniva verso il suo

davanzale. E sul cavallo c’era un principe. Il cuore della principessa batteva forte dall’emozione. Il principe invitò la principessa a salire sul cavallo. E la

giovane lo fece con tutto lo slancio che aveva accumulato nella lunga attesa,

cinse il busto del principe e gli chiese: “E adesso dove mi porti?” E il principe rispose: “Questo me lo devi dire tu. Il sogno è tuo”.

- Citata da C. Casula in “I porcospini di Schopenhauer” -

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Tu che cosa vuoi veramente? Quando pongo questa domanda raramente le persone sanno rispondere con certezza, mentre quasi sempre sanno elencarmi con esattezza tutto ciò che NON VOGLIONO e anche se queste due cose possono apparire molto simili, sono diametralmente opposte, soprattutto per l’effetto che hanno sulla nostra mente. Ma come possiamo ottenere qualcosa, se non abbiamo la minima idea di cosa sia? E ti dirò di più: è uno dei motivi principali per i quali, per ironia della sorte, possiamo attrarre nella nostra vita esattamente ciò che non volevamo. Ci sono uomini e donne che sembrano avere l’innata abilità di continuare ad attrarre nella loro vita le persone sbagliate e le storie sbagliate. Innata abilità? No. Hanno solo chiarissimo ciò che non vogliono e sono così esclusivamente proiettati su quello che, guarda caso, lo attraggono! Per una strana legge universale, più pensiamo a ciò che non vogliamo, più tendiamo ad attrarlo nella nostra vita. L’Universo “ascolta” i nostri pensieri! Inoltre, se ci muoviamo pensando costantemente a ciò da cui fuggiamo, siamo come una persona che corre guardandosi costantemente le spalle: di certo andare in una direzione e guardarne un’altra non gli permette di correre veloce quanto potrebbe e in più aumenta considerevolmente la probabilità di andare a sbattere da qualche parte! Quando sappiamo esattamente cosa vogliamo e ci focalizziamo su quello, la nostra mente vive in anticipo quella situazione iniziando a crederla POSSIBILE, associa ad essa le sensazioni positive che derivano dall’idea di raggiungerla e ovviamente in questo caso noi ci muoviamo “verso” la meta con meno paure e resistenze. Se poi l’Universo casualmente fosse in ascolto… riceverà questa volta i giusti suggerimenti!

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Guarda

questo

video in cui parlo di

un

argomento

affascinante: il S.A.R Purtroppo

a

molte

persone

è

stata

installata

la

paura

di scegliere cosa si desidera! Per questo anziché

attivare

il

S.A.R. usano una specie di “SALVAVITA” che scatta in automatico quando il cervello osa proiettarsi sui propri desideri, i propri sogni e che “censura” automaticamente quei pensieri “pericolosi” riportandole immediatamente “con i piedi per terra”. Ma con il piccolo particolare che questo dispositivo automatico, al contrario di quello che abbiamo in casa, invece che “salvare” la vita, alla lunga la rovina perché ci allontana da ciò che potrebbe rendere felici. ALCUNE DOMANDE PER TE Se domani ti si presentasse il genio della lampada, sapresti senza ombra di dubbio cosa chiedergli, oppure esprimeresti desideri banali tipo “una macchina nuova”? Ma cosa ti farebbe stare davvero bene, senza che necessariamente ti renda la vita “facile”? Cosa ti farebbe vivere una vita degna di essere vissuta, dove non tutto va sempre bene, ci mancherebbe, ma della quale potresti costantemente essere fiero, felice e soddisfatto? Senza saper rispondere a queste domande, diminuiscono notevolmente le possibilità di vivere la vita che meritiamo… Ricorda: come si può ottenere qualcosa che neppure si sa cosa sia?

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La cosa più bella è che quando una persona si dà le vere risposte a queste domande, fa una scoperta meravigliosa: che spesso quello che vogliamo non è così distante e che a volte bastano davvero poche piccole cose per farci stare bene…

I bambini ci insegnano anche a godere delle PICCOLE COSE e...a non aver paura di CHIEDERE E TU COSA CHIEDI A TE STESSO? Cosa vuoi di più dalla vita? Goals è un seminario sulla

motivazione

avanzata

per

imparare obiettivi

a

porsi

chiari

pianificare

e

come

raggiungerli con successo. Al termine affronterai anche la prova del Firewalking con cui potrai mettere subito in pratica le tecniche apprese in questa intensa giornata di crescita personale.

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COSA ASPETTI? A un uomo la cui barba stava bruciando, la moglie disse preoccupata: “La tua barba è in fiamme! Sbrigati! Fai qualcosa!”

Ed egli replicò: “Sto già facendo qualcosa! Sto pregando perché piova”

- Anthony De Mello -

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Il pensiero di per sé non produce risultati: solo l’azione produce risultati. E tu cosa fai? Aspetti e speri che un problema si risolva da sé? Aspetti che la felicità cada dal cielo? Hai mai cercato il significato del verbo “sperare” sul vocabolario? Ebbene, alla parola “sperare” corrisponde la seguente definizione: “stare con l’animo in desiderosa attesa di un qualche risultato o evento favorevole”. Ciò vuol dire che chi spera non fa altro che aspettare che la situazione cambi, che gli altri cambino idea o atteggiamento, senza pensare di cambiare lui in prima persona, di fare il primo passo. Risultato? Cosa pensi possa accadere all’uomo dalla barba in fiamme? Nella migliore delle ipotesi può perdere la barba, nella peggiore si può ustionare anche una parte del viso. Probabilmente allora e solo allora farà qualcosa. Spesso le persone agiscono solo dopo aver provato una dose molto forte di dolore prima di cambiare la propria vita, tanto che statisticamente la “rimandite” è una delle malattie più diffuse nel pianeta terra! Cosa ci fa procrastinare? LA PAURA. La paura della delusione, del fallimento, di scoprire di non valere abbastanza, del rifiuto, della critica della solitudine… E a darle man forte, al suo fianco, troviamo naturalmente la sua accompagnatrice preferita: l’insicurezza. Più siamo condizionati in una modalità “via da”, più faremo di tutto per evitare queste due terribili sensazioni, insicurezza e paura, e fuggiremo a gambe levate da tutte le situazioni che possono procurarci potenziale disagio e dolore emozionale.

I bambini insegnano...ad AGIRE spinti dal PIACERE

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Fondamentalmente la rimandite nella sua forma più leggera è soprattutto una strategia per allontanare momentaneamente lo stress e la pressione. E allora si “perde tempo” in chiacchiere al telefono, via mail o su facebook piuttosto che fare ciò che invece sarebbe importante…Ma a volte capita che quelle attività perditempo diventino degli schemi di comportamento che vengono attuati sempre più frequentemente, con la convinzione che “perdere tempo” sia il miglior modo per combattere lo stress e allora la situazione si complica. La forma più acuta di rimandite è data dalle “grandi fughe” ossia dalle situazioni nelle quali scappiamo a gambe levate da ciò che ci spaventa. Ciò ha un effetto negativo sulla nostra autostima, poiché ci lasciano la netta sensazione di non aver avuto il coraggio di fare ciò che avevamo deciso. Certo troveremo comunque il modo per rendercelo accettabile e in questo caso la società ci aiuterà, dandoci inevitabilmente ragione e addirittura considerandoci persone sagge, riflessive e di buon senso quando diremo cose tipo: “Sulle cose importanti non bisogna avere fretta”. Insomma, trovandoci delle giuste scuse, saremo anche in grado di trasformare magicamente la nostra codardia in assennatezza e ci sentiremo persone responsabili e giudiziose. Come sconfiggere la rimandite? Lo spiego in questo video.

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Il Power Pole è una delle metafore formative che utilizziamo per aiutare le persone a liberarsi dalle zavorre emotive ed entrare in azione. Il Power Pole è una delle prove del Power Seminar

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QUALI SCUSE USI? Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato

e tentò d’afferrarli. Ma non ci riuscì. “Robaccia acerba!”, disse allora fra sé e sé; e se ne andò.

- Esopo -

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Certo che viviamo in una società strana! Da un lato ci educa con la paura (stai attento…, non illuderti perché se poi fallisci soffri...) , dall’altro lato ci trasmette l’idea che avere paura o sentirsi inadeguati sia qualcosa di “sbagliato” e che contraddistingue persone deboli e inette. Sfido poi che le persone crescono disorientate e si incasinano la vita costruendosi identità fatte di menzogne che hanno il solo scopo di farle sentire ok. Purtroppo mentire a se stessi è un terribile boomerang: ci evita disagio a breve termine, ma ci garantisce dolore nel lungo periodo, perché prima o poi ci tornerà indietro… Ai bambini insegniamo che “le bugie hanno le gambe corte” e che mentire è peccato. Però, allo stesso modo, siamo abituati a pensare che mentire ogni tanto a qualcuno per evitargli un dolore si possa fare: in tal caso non è più dire menzogne, ma è dire una “bugia a fin di bene”. Quindi, visto che mentire a noi stessi serve ad evitarci dolore, allora possiamo farlo, è accettabile. Peccato che il particolare che in questo caso ci sfugge è che… non è per niente “a fin di bene”! Mentire a se stessi è una delle abitudini più deleterie per la nostra autoimmagine e riesce poco per volta a corrodere profondamente la fiducia in noi stessi. D’altra parte potresti mai fidarti veramente di chi non ha il coraggio di dirti come stanno davvero le cose? Nel libro Smettila di Incasinarti! ho illustrato i 5 passaggi del meccanismo di auto giustificazione. Sono infiniti i modi in cui le persone riescono a mentire a se stesse e prendersi in giro da sole, ma, fondamentalmente, le tipologie di menzogne a se stessi possono essere racchiuse in tre principali categorie, ognuna con il suo bel tornaconto psicologico: “Io sono fatto così” 26

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Dirsi questo e, di conseguenza, crederci, ci “giustifica” dal non agire. Inoltre, questa affermazione della nostra identità soddisfa due dei nostri bisogni fondamentali: quelli di sicurezza e importanza. Il messaggio tra le righe è: “Sono fatto così, lo so (ne sono certo) e non ho intenzione di cambiare” (nuovamente certezza in chi sono e in chi sarò, oltre a un senso di unicità, di importanza). “Non è colpa mia!” Questo tipo di affermazioni ha in comune lo scaricare le responsabilità all’esterno. Possiamo lamentarci fino a diventare la vittima, il povero innocente oppresso dalle circostanze avverse o, meglio ancora, l’accusatore che si erge puntando il dito contro tutti coloro che lo avversano ingiustamente. Giustificandoci in questo modo riusciamo addirittura a trasformare le nostre fughe in “atti eroici”, uscendone fuori addirittura con la sensazione di essere i veri vincitori morali. “Dopotutto a me non importa” E’ il caso della storiella di cui è protagonista la volpe. In questo caso il senso del nostro valore viene salvato togliendo importanza a quello che era, fino a poco tempo prima, il nostro oggetto del desiderio. Anche in questo caso possiamo sentirci particolarmente saggi ed equilibrati perché abbiamo scelto di non disperdere inutilmente energie per qualcosa di misero valore e, perché no, provare anche un piacevole senso di superiorità nei confronti di tutti quelli, poverini, che non si rendono conto di quanto poco valore abbia l’uva… E’ indubbiamente straordinaria la nostra capacità di usare la razionalità per trovarci le più scaltre e astute motivazioni logiche per ottenere il risultato che il nostro cervello, come abbiamo già detto più volte, costantemente persegue, ossia evitare il dolore.

Ma tutto questo funziona? NO!

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Guarda il video Non mentire a te stesso

Le persone mentono a se stesse per soddisfare dei bisogni psicologici, come quello di sicurezza, di cui non possono fare a meno quanto l’ossigeno. E qualsiasi cosa permetta di alleviare quella sensazione di disagio e dia loro l’impressione di riprendere il controllo della situazione all’istante, come accade quando viene deformata la realtà mentendo a se stessi, è bene accetta e dà la sensazione che “funzioni”. Ma non è così. E’ solo un’illusione. Ciò che ci toglie dal dolore nell’immediato spesso ci può creare una quantità di dolore più grande in tempi più lunghi e questo accade quasi sempre quando mentiamo a noi stessi: prima o poi dovremo affrontare la realtà. Per ironia della sorte questo meccanismo di difesa, che mettiamo in atto con la finalità unica di proteggerci, alla lunga ci impedisce di crescere e quindi, in ultima analisi, ci mantiene deboli e in balia delle circostanze. L’unica vera protezione nella vita è la nostra crescita personale. Infatti, è solo crescendo e sviluppando la nostra autostima che possiamo gestire meglio le nostre emozioni, vivere positivamente la critica altrui, affrontare

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serenamente le difficoltà, sentirci ok anche quando sbagliamo, rapportarci positivamente col mondo esterno o assumerci con entusiasmo le responsabilità.

I bambini ci insegnano a crescere con gioia Crescere con gioia è possibile con strutturata

in

HRD Academy, l’accademia del successo

tre

seminari full-immersion nell’arco di un anno, nata appositamente per dare a tutti i partecipanti l’occasione percorso

per di

un

crescita

individuale e completo.

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IN QUALE STORIA VIVI? C’era una volta un eroe valoroso che sfidò un drago per conquistare il tesoro e sposare la principessa…

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Ogni grande storia, non solo quelle scritte per i bambini, ha uno schema simile a questo. Osserva i bambini, ma anche gli adulti, quando ascoltano una storia: bocca aperta, sguardo fisso, attenzione totalmente focalizzata. Gli esperti di storytelling definiscono questo stato “trans narrativa d’ascolto”. Le storie esercitano un grande potere su di noi: coinvolgono, appassionano, motivano, danno senso, indicano una direzione e a volte ci aiutano ad uscire da una situazione di impasse.

Le favole non dicono ai bambini che esistono i draghi, i bambini già lo sanno che esistono, le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere uccisi Gilbert Keith Chesterton

I bambini ci insegnano il potere delle storie Questo è il vero potere delle storie! Le storie lavorano per immagini e simboli, e il linguaggio delle immagini e dei simboli è il linguaggio della nostra mente più profonda. Così, mentre la parte razionale del nostro cervello segue i contenuti del racconto, la parte inconscia ne assorbe la “morale”, il messaggio che la storia porta con sé tra le righe. Le storie di successo utilizzano sempre uno schema ben preciso articolato in 7 elementi principali. Guarda caso, sono proprio gli stessi elementi presenti nelle storie personali che gli individui si raccontano e nelle quali spesso rimangono intrappolati senza avere la possibilità di dire “e ora vivo felice e contento!”

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Ecco i 7 elementi della storia: Il Desiderio - Il Problema - L’Avversario - Il Piano - Il Conflitto - La Rivelazione L’Equilibrio. Da millenni gli uomini si tramandano storie basate su questo schema e questi sette elementi sono impressi nel profondo del nostro inconscio tanto quanto in quello della coscienza collettiva. In

questo

video

spiego come funziona lo schema narrativo Non è casuale quindi che,

quando

una

persona racconta la sua storia della quale è ovviamente l’attore protagonista in tutto e per tutto, tenda a drammatizzarla utilizzando la stessa identica struttura, trasformandosi nell’eroe vittima delle vessazioni dell’avversario con il quale si è aperto un sanguinoso conflitto. È facilmente comprensibile come, da un punto di vista psicologico, questo abbia dei vantaggi notevoli. Scaricare la responsabilità sull’altro e sentirci l’eroe che combatte contro il terribile nemico, ci fa sentire bene, nel giusto, ci gratifica e giustifica qualsiasi nostro comportamento. Come nelle storie di successo anche nella nostra storia abbiamo bisogno di una RIVELAZIONE per essere felici. Abbiamo bisogno di quella consapevolezza, quel cambio di paradigma che fa sì che la vita non sia più la stessa, che raggiungiamo l’equilibrio invece di continuare a vivere nel conflitto, a combattere.

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I problemi che abbiamo non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha creati Albert Einstein La rivelazione non è altro che il raggiungimento di un livello di pensiero più alto, che non ci fa più vivere il problema nello stesso modo, ma cambia il nostro punto di vista su qualcosa che ci riguarda e, conseguentemente. la nostra vita cambierà per sempre, poiché è cambiata la nostra mentalità. Solo una rivelazione permette all’eroe di uscire dal conflitto, di elevarsi ad un livello più alto, dove ciò che gli faceva male non ha più potere, e di entrare in una storia più piacevole e costruttiva. Una rivelazione. E poi capire, accettare, perdonare, lasciare andare… ALCUNE DOMANDE PER TE Qual è la tua storia riguardo a quella situazione conflittuale dalla quale ormai da tempo non riesci a smuoverti? Chi è l’avversario che stai incolpando e quanto concentrare su di lui le responsabilità ti fa sentire l’eroe che tutti noi in fondo vorremmo essere? E di quale rivelazione avresti bisogno per uscire fuori dalla tua storia e raggiungere

il

tuo

personale equilibrio? I 7 elementi della storia illustrati

vengono durante

il

leadership seminar, il corso più profondo e rivelatore di HRD training Group. 34

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QUALI E-MOZIONI HAI? Parecchi anni fa, un uomo vendeva palloncini per le strade di New York.

Quando gli affari erano un po’ fiacchi, faceva volare in aria un palloncino. Mentre volteggiava in aria, si radunava una nuova folla di acquirenti e le

vendite riprendevano per qualche minuto. Alternava i colori, sciogliendone

prima uno bianco, poi uno rosso e uno giallo. Dopo un po’ un ragazzino afroamericano gli dette uno strattone alla manica della giacca, lo guardò

negli occhi e gli fece una domanda acuta: “Signore, se lasciasse andare un

palloncino nero, salirebbe in alto?”. Il venditore di palloncini guardò il ragazzo

e con saggezza e comprensione gli disse: “Figliolo, è quello che è dentro i palloncini che li fa salire”.

- Tratto da “Ci vediamo sulla cima” di Zig Ziglar -

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Gioia, entusiasmo, amore… sono la sostanza che ci fa volare. Sono le nostre e-mozioni positive. Nell’arco di una sola giornata proviamo un ventaglio complesso di emozioni, alle quali, convenzionalmente, diamo dei nomi che ci aiutano sia a chiarire a noi stessi cosa stiamo provando, sia a poter condividere con altri i nostri stati d’animo. Chiamiamo positive tutte quelle emozioni che ci fanno sentire potenti, vitali, importanti, vivi, gradevoli e liberi (ci fanno volare) e chiamiamo invece negative quelle emozioni che generano in noi frustrazione, rabbia, impotenza, depressione. Una vita felice non è fatta solo di emozioni positive ma è quella dove la loro presenza è sensibilmente maggiore della presenza di quelle negative. Ogni emozione è importante e sarebbe impensabile vivere senza stati d’animo negativi. Anche se cerchiamo il più possibile di rifuggirle, le emozioni negative svolgono molte funzioni straordinariamente utili ai fini del progresso della specie e della cooperazione tra gli esseri umani: ci stimolano a trovare strade alternative, ad evolverci, a metterci in discussione, a chiedere aiuto, a capirci meglio, ad attuare cambiamenti. A volte sono addirittura la chiave di volta per accedere alle nostre migliori risorse. Ci sono autori e compositori, ad esempio, che nella malinconia vivono flussi artistici invidiabili o uomini e donne che nella rabbia trovano la spinta e l’energia per affrontare situazioni che normalmente avrebbero evitato. Il guaio è quando le emozioni prendono il sopravvento: quando la paura non ci aiuta a dare il meglio ma ci paralizza, quando la rabbia diventa il nostro unico motore e non ci consente di costruire ma ci porta a distruggere, quando lo stress non ci dà l’energia per affrontare nuove sfide ma ci logora… Quando stiamo troppo a lungo in stati depotenzianti, facciamo del malessere il

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nostro compagno principale di vita, con la conseguenza di vivere costantemente nel disagio e, in breve tempo, far diventare quelle sensazioni abituali, tanto da sentirle poco per volta parte di noi, parte di chi noi siamo.

I bambini insegnano a non restare troppo in stati emotivi depotenziati È incredibile la velocità con la quale i bambini escono da quegli stati d’animo e li lasciano andare. Per un bambino è normalissimo piangere a dirotto per qualcosa e, due minuti dopo, giocare felice e sorridente o viceversa. Soprattutto quando vivono stati d’animo negativi tendono a ripristinare il più presto possibile il loro stato naturale che, è bene ricordarlo, è la gioia e non la tristezza o la musoneria. Il fatto che sia possibile fare questo così facilmente quando si è bambini può forse voler dire che potenzialmente potremmo farlo anche da adulti? Certo che sì ma a patto di buttare via buona parte dei condizionamenti limitanti che abbiamo assorbito negli anni riguardo a questo soggetto! Il primo condizionamento di cui dobbiamo liberarci è l’idea che le nostre emozioni non dipendano da noi ma dal mondo esterno. “Quando fai così mi fai proprio arrabbiare!” “Poveraccio, gli è venuta la depressione” Quante volte hai detto o hai sentito dire frasi di questo genere? Cos’hanno in comune? In queste affermazioni c’è qualcosa di esterno che determina attivamente lo stato d’animo di un individuo che può solo subire passivamente la situazione. Quindi ciò che hanno in comune è che sono tutte FALSE! È falso affermare che “TU mi fai arrabbiare”: la verità è che “IO mi arrabbio quando tu ti comporti in quel modo”, che non è il tuo comportamento responsabile di come io reagisco, ma sono io che non ho la capacità gestire le mie emozioni www.robertore.com

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in quel frangente, quando avrei chiaramente la possibilità di non reagire in quel modo! È ovvio che se come sto non dipende da me, ma dipende dall’esterno, solo qualcosa di esterno potrà guarirmi (ad esempio uno psicofarmaco). Ma guarda caso chiunque sia uscito dalla depressione l’ha fatto perché a un certo punto è stato in grado di trovare dentro di sé le risorse per poterne uscire! Ricorda: Non possiamo cambiare qualcosa se non ci assumiamo la responsabilità del fatto che possiamo cambiarlo. Quindi

I nostri stati d’animo dipendono da noi? SI! Allora possiamo fare qualcosa per gestirli meglio? SI!

Come? Prova ad immaginare una persona depressa. Come la descriveresti? Con tutta probabilità la testa è bassa, lo sguardo a terra, le spalle ricurve, la respirazione superficiale e un po’ accelerata, i movimenti lenti e privi di energia, il volume della voce basso e il tono monocorde. Pensa adesso ad una persona felice ed entusiasta e anche in questo caso fattene un’immagine mentale: molto probabilmente questa volta avrai visualizzato una figura con postura eretta, volto sorridente, torace aperto, tensione muscolare ed un livello di energia decisamente superiore a quello della precedente, una gestualità che tende ad espandersi verso l’esterno, un volume e un tono di voce brillanti. Gli stati d’animo si riflettono nella fisiologia della persona, trasformandosi in precise posture e movimenti, in una maggiore o minore tensione muscolare, in una respirazione di un certo tipo. Tuttavia, la cosa importante, della quale dobbiamo diventare consapevoli, è che è altrettanto vero anche il procedimento inverso, ossia che l’uso che

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facciamo del nostro corpo condiziona fortemente gli stati d’animo. Non è infatti neurologicamente possibile provare grande entusiasmo con la fisiologia della depressione e viceversa. Ciò significa che possiamo usare la nostra fisiologia per modificare i nostri stati d’animo. Senza bisogno di tecniche pazzesche, possiamo fare qualcosa per diminuire sensazioni sgradevoli e improduttive: ad esempio, respirare profondamente quando siamo in tensione favorisce il rilassamento, così come allentare la tensione intorno al collo e sulle spalle con semplici movimenti, oppure fare qualche saltello, così come farsi una bella risata senza alcun motivo. Sono azioni semplici e addirittura banali, ma, a causa dell’interazione mente/ corpo, comunque efficaci e utili allo scopo di abbassare l’intensità di un’emozione negativa che in quel momento ci sta disturbando. Oltre alla fisiologia gli elementi che ci permettono di gestire al meglio le nostre emozioni sono il FOCUS e le PAROLE. Nel mio libro Leader di te stesso ho anche dedicato un ampio capitolo a questo tema. Inoltre

ho

creato

un corso dal titolo Emotional

Fitness

dove

le

persone

non

si

limitano

ad le la

apprendere tecniche gestione

emozioni

ma

per delle le

sperimentano subito e spesso si stupiscono piacevolmente di come sia facile e veloce passare da uno stato emotivo depotenziante ad uno potenziante, elevando il livello di www.robertore.com

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energia. Usare la fisiologia per attuare dei cambiamenti emozionali è utile, veloce ed efficace, ma non risolve nulla se non viene coltivato un dialogo interno, una comunicazione con se stessi che aiuti a sviluppare sensazioni di benessere invece che stimolare malessere e, soprattutto, che non crei costantemente condizionamenti negativi. Ma di questo parliamo nel prossimo capitolo.

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COME COMUNICHI? Il mago pronunciò tre volte la formula magica “abbracadabbra” . E il principe si trasformò in ranocchio…

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I maghi delle favole, quelli tipo Merlino, per fare le loro magie usavano gli incantesimi, ossia parole sotto forma di formula magica ripetute con incisività più e più volte, che riuscivano a trasformare un uomo in un ranocchio. Ed è incredibile, ma noi facciamo esattamente lo stesso! Ci ripetiamo così tante volte le cose che poco per volta le nostre parole diventano la nostra realtà, creando le nostre “storie” e le nostre convinzioni. La grande differenza tra un incantesimo e un’affermazione è che il primo aggiunge all’affermazione stessa il coinvolgimento emotivo. Quanto più c’è emotività nell’esprimersi, tanto più la nostra fisiologia sarà coinvolta con un ben preciso tono di voce, un certo volume, una certa tensione muscolare e, ovviamente, sensazioni congruenti al messaggio che stiamo verbalmente inviando alla nostra mente.

I bambini insegnano che gli incantesimi funzionano. Come quelli delle favole, anche gli incantesimi verbali possono essere “malefici” e “benefici” e purtroppo i primi sono i più diffusi. Ecco alcuni esempi di incantesimi malefici: “Non ci posso fare niente!”” “Non ce la farò mai!” “Io sono fatto così!” “Non cambio mai!” “Con me non funziona!” Alcuni individui sono veri e propri maestri nel limitare le loro potenzialità con questo tipo di incantesimi negativi. Continuano a ripetersi frasi depotenzianti che poco per volta diventano per loro assolutamente vere. Ad un altro genere di incantesimi negativi appartengono le seguenti affermazioni. “Tutti gli uomini sono uguali…” oppure “Nessuno mi amerà mai come merito!”.

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Si tratta di generalizzazioni: bastano due o tre insuccessi per concludere che è sempre così, che le cose non cambieranno mai, che tutte le volte accade, che nessuno potrà cambiare questo stato di cose. Facendo questo creiamo in noi la convinzione che le cose non potranno cambiare in alcun modo e, appena il nostro cervello riceverà il messaggio, inizierà a comportarsi di conseguenza creando esattamente quella realtà. Infine, altri incantesimi malefici sono domande del tipo “Ma perché? Perché proprio a me? Cos’ho fatto di male per meritarmi questo?” Innanzitutto, quando ci facciamo delle domande, il nostro cervello cerca immediatamente delle risposte e perciò alla domanda “Perché proprio a me?” risponde a velocità della luce, senza esitazioni: “Perché sei sfigato!”. Come se non bastasse la domanda “Cos’ho fatto di male per meritarmi questo?” presuppone che l’inconveniente è successo perché ho fatto qualcosa di male e che per questo mi merito una punizione divina! Insomma, il risultato di quelle domande è di sentirsi immediatamente “cornuto e mazziato”! E continuare a ripetersi quelle domande non farà altro che farmi focalizzare ulteriormente sul problema, facendomi sentire assolutamente impotente. Quindi: stai attento a come parli! Guarda il video:

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DOMANDE E tu come ti incanti? In che modo puoi trasformare i tuoi incantesimi malefici in incantesimi benefici? Il linguaggio che usiamo forma le nostre credenze e le nostre credenze determinano i nostri risultati! C’è

una

l’influenza nostro

disciplina del

che

linguaggio

comportamento.

studia sul Si

chiama Programmazione Neuro Linguistica (PNL).

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COSA CREDI? Si racconta di un mendicante, talmente saggio e colto da suscitare addirittura la curiosità del re che lo fece chiamare al suo palazzo e lo ascoltò.

Incantato dal suo carisma, lo nominò, seduta stante, primo ministro. Il mendicante si trasferì a palazzo dove fu rivestito di abiti sontuosi. Un grande

appartamento del palazzo divenne sua dimora. Il suo ufficio era occupato da un grande focolare, un tavolo ed un angolino nel quale ascoltava la gente.

Non sapendo leggere e scrivere poteva occupare il suo tempo ad ascoltare

e parlare. Il metodo funzionò così tanto che in pochissimo tempo trasformò il paese e lo portò alla fama mondiale.

C’era però un segreto che non piaceva a nessuno. Ogni giorno per mezz’ora il Primo Ministro entrava in una stanza accessibile solo a lui.

Passando il tempo la curiosità divenne così grande che perfino il re in persona

volle saperne di più. Il Primo Ministro si oppose al re e arrivò a dire: “O lei si fida o rimetto l’incarico” .

Questo gesto fece aumentare non solo la curiosità ma anche i dubbi.

Il Primo Ministro diede le dimissioni e poi aprì la porta al re. Dentro c’erano in un angolo i vecchi abiti del mendicante. “Vede maestà, volevo solo ricordarmi ogni giorno chi ero … e chi diventerò”.

- Citata da Don Antonio Mazzi in Di squola, si muore?! (la q al posto della c è voluta)

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Le credenze riguardo noi stessi sono come gli abiti più comodi che abbiamo e, per quanto possano essere brutti, logori e fuori moda tenderemo a conservarli, attendendo l’occasione giusta per indossarli di nuovo. Ciò che crediamo (non solo riguardo a noi stessi ma anche riguardo al mondo) ha un enorme impatto su tutta la nostra esistenza: le credenze condizionano la percezione di noi stessi e della realtà che ci circonda, ci portano ad attribuire un determinato significato agli eventi, influenzano il nostro comportamento e, di conseguenza anche i risultati. La convinzioni che abbiamo possono essere potenzianti, ossia rassicurarci e darci forza, coraggio ed energia, farci sentire amabili e degni di attenzione e di fiducia, sentire che comunque vadano le cose ce la faremo, sentirci fortunati e meravigliosi. Sono credenze depotenzianti invece quelle che ci fanno pensare che i nostri sforzi sono vani, che le persone ci vogliono fregare, che il mondo va sempre peggio, ecc. Le prime ci danno accesso alle nostre risorse positive, ci spingono a fare, ad agire, ci aiutano a far meglio. Le seconde limitano il nostro potenziale. Potenzianti o limitanti che siano tenderemo comunque inconsciamente a confermarle, a far sì che la nostra profezia si autorealizzi.

Che tu creda di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione Henry Ford Ok passi per le credenze positive, ma perché mai le persone tendono a confermare anche le credenze negative? Una credenza non è altro che una sensazione di certezza riguardo a qualcosa.

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È un nostro punto fermo, qualcosa che sappiamo che è così. Le nostre credenze sono il fulcro della nostra zona di comfort, la base dei nostri schemi di pensiero, e, per questo motivo, abbandonarle ci crea insicurezza, ci dà la sensazione di essere psicologicamente senza controllo. Al contrario, avere la sensazione di sapere come stanno le cose, confermare le proprie convinzioni, alimenta la percezione di apparente benessere, anche se raramente ha effetti positivi per la crescita personale. Infatti non cresciamo come esseri umani se continuiamo ad avere il bisogno di vivere nella sicurezza, ma quando iniziamo ad essere in grado di muoverci con tranquillità, fiducia e un sano equilibrio nell’incertezza. Ma è proprio perché le credenze soddisfano alla grande il nostro bisogno di sicurezza che difficilmente siamo disposti a metterle in dubbio. Anzi, ne cerchiamo continuamente conferme! Insomma, per quanto brutta e puzzolente, la zona di confort ci fa sentire comodi e al calduccio! ;) Le credenze possono diventare delle vere trappole che ci impediscono di crescere. Quando una persona decide di cambiare un comportamento, un’abitudine o un lato del suo carattere, spesso il nemico più grande è rappresentato dalle credenze relative a se stessa che la legano alla vecchia identità, impendendogli di vedersi in modo diverso rispetto a come è sempre stata. È come se ci fosse una parte di sé che già sa e che si aspetta che le cose non cambieranno. E ovviamente la profezia si autorealizzerà facilmente, perché, anche se per un po’ di tempo questa persona riuscirà a mantenersi coerente con i suoi nuovi propositi, al primo “sgarro”, appena si troverà a rientrare nel vecchio comportamento, immediatamente dirà a se stessa “Vedi? Ci sei riuscito per un po’, ma alla fine sei sempre il solito!”. Ed ecco che immediatamente tutto il lavoro fatto fino a quel punto verrà immediatamente vanificato. Un cambiamento è reale e definitivo solo quando cambia la nostra identità.

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Se invece non cambia la nostra identità, ci sentiremo di più noi stessi in quei vecchi panni e appena potremo li indosseremo nuovamente (ricordi la storiella del mendicante che aveva conservato i propri abiti?), provando la tranquillizzante sensazione di sicurezza che psicologicamente sperimentiamo nel rientrare nella nostra zona di comfort. E questo accade anche se la vecchia identità ci porterà soltanto dolore, problemi e frustrazioni: non ha importanza! Non c’è tornaconto psicologico più grande per l’essere umano dell’essere coerente con l’immagine che ha di se stesso. Per questo farà sempre tutto ciò che è in suo potere per farlo sentire esattamente come crede di essere. E sottolineo, come crede di essere, non come è veramente. Chi noi siamo veramente è qualcosa di molto più grande e straordinario di quanto possiamo immaginare. Chi noi siamo nella nostra essenza è qualcosa di così bello e stupefacente che qualsiasi parola possiamo abbinare a “io sono” non potrà mai neppure minimamente spiegare quello che è il nostro potenziale. Pensa

a

limitiamo potenziale

quanto il

nostro quando

diciamo: sono negato per…

I bambini insegnano che le credenze si possono cambiare. In Smettila di incasinarti! racconto come sono riuscito a scrivere due libri di successo proprio cambiando una credenza relativa alle mie abilità di scrittore. È sicuro che, se non avessi eliminato quelle credenze limitanti riguardo a me 48

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stesso, se non avessi espanso la mia identità, tanto da aggiungere anche al Roberto di prima, il Roberto scrittore che non esisteva fino a farlo diventare parte integrante di me, Leader di te stesso non sarebbe mai stato scritto e, men che meno, Smettila di incasinarti! Non è stato semplice ma ne è valsa la pena: non solo per la crescita esponenziale della mia carriera che è derivata dalla pubblicazione di quei libri e per le soddisfazioni che ricevo quotidianamente dalle e-mail di lettori che mi raccontano i benefici che ne hanno tratto, ma soprattutto per il tipo di persona che sono diventato. Questo è il vero scopo degli obiettivi: raggiungerli ci permette di diventare qualcosa di più di quello che eravamo, di sviluppare una nuova immagine di noi, di aumentare l’autostima e la fiducia nelle nostre capacità. Risultati dei quali godremo per sempre e grazie ai quali la nostra vita non sarà mai più la stessa. ALCUNE DOMANDE PER TE Qual è un obiettivo che hai messo da parte perché, sotto sotto, non credi nelle tue possibilità? Quali aspetti della tua identità ti stanno limitando nel creare la vita che desideri? Quali credenze sarebbe bene che buttassi via come fossero

spazzatura

che

inquina

soltanto il tuo ambiente?

Non permettere a te stesso di diventare il tuo limite! Sei puro potenziale. Datti la libertà di usarlo. In Leader di te stesso, ho dedicato www.robertore.com

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il capitolo piĂš lungo di tutto il libro (ben 40 pagine!) a questo argomento, per sviscerare passo passo come nascono, come e perchĂŠ agiscono, in che modo influenzano la nostra vita le nostre credenze, ma soprattutto come si cambia una credenza. Durante Emotional

il

corso Fitness

puoi sperimentare il potere delle credenze affrontando la prova del fire walking, una splendida

metafora

formativa.

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CHE REGOLE HAI? Mi hanno raccontato di un uomo che rimase scapolo tutta la vita perché cercava la donna perfetta.

Quando compì 70 anni qualcuno gli chiese: “Hai viaggiato in lungo in largo da

New York a Katmandu, Roma, Londra… Non sei riuscito a trovare una donna perfetta? Neanche una?”

Il vecchio si fece triste e rispose: “Si, una volta l’ho trovata. Un giorno, tanto tempo fa, ho trovato la donna perfetta”.

L’interlocutore rispose: “E cosa è successo? Perché non l’hai spostata?” . Con aria ancor più triste il vecchio rispose: “Lei cercava l’uomo perfetto”.

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Se dovessi scrivere una lista delle condizioni necessarie affinché tu ti senta felice, cosa scriveresti? Ecco alcune risposte possibili: • “Sentirmi in forma” • “Passare del tempo con i miei figli” • “Non avere alcun problema finanziario” • “Sentirmi amato dal mio compagno/a” • “Una bella giornata di sole” • “Ricevere una bella notizia” • “Avere tempo da dedicare a me”. Quella lista sono le tue “regole” per la felicità, il regolamento scritto nel tuo cervello che determina se ti senti felice oppure no. Che cos’è una “regola”? Una regola non è nient’altro che una credenza espressa sotto una di queste due forme: “Quando accade x, allora significa y” e quindi credenze del tipo: • “Se non mi dici tutto allora non sei un buon amico” • “Se mi telefoni spesso allora mi ami” • “Se non mi parli vuol dire che non mi consideri” oppure “Se accade x, allora poi succede y”, di cui fanno parte convinzioni come: • “Se sei troppo buono, poi le persone se ne approfittano” • “Se guadagni molto, la gente ti invidia e perdi gli amici” • “Chi si lascia andare troppo in amore, soffre”. Le nostre regole hanno un ruolo fondamentale: ci servono per catalogare velocemente le situazioni e attribuire un significato a tutto ciò che succede. Senza le nostre credenze non avremmo punti di riferimento, vivremmo nell’equiprobabilità: senza convinzioni tutto sarebbe sostituibile e avremmo serissimi problemi a crearci una nostra visione del mondo. 52

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A volte però sono proprio le nostre regole che ci rendono infelici. Come? Basta cambiare una vocale e il risultato cambia. Ripensa alla lista delle tue regole di felicità. Queste condizioni sono legate tra loro da “o” oppure da “e”? Nel primo caso hai molte possibilità per sentirti felice, poiché sia che succeda quella cosa “o” quell’altra “o” quell’altra ancora, ognuna di queste ti permetterà di stare bene. In questi termini la quantità non è nient’altro che maggiori possibilità, come andare in un ristorante e avere un menù estremamente lungo, completo e vario: avremo maggiori possibilità di mangiare come più ci piace. Se invece le condizioni sono legate tra loro da e avrai meno possibilità di essere felice perché dovrai aspettare che tutte le condizioni siano rispettate. Se poi oltre alla e ci aggiungi anche molti assoluti o il verbo “dovere”, il tutto diventa ancora più complicato. Osserva la lista di prima con queste semplici variazioni linguistiche: • “Devo sentirmi sempre in forma” • “Devo passare molto tempo con i miei figli” • “Non devo mai avere alcun tipo di problema finanziario” … È facile notare come, in questa versione, quelle stesse regole siano improvvisamente diventate estremamente rigide. Quindi, quante probabilità ha una persona di sentirsi bene se, perché questo accada, devono essere soddisfatte troppe regole e troppo rigide? Molto vicine allo zero. Troppe persone, al giorno d’oggi si creano così tante regole per loro stesse che, per sentirsi ok dovrebbero essere dei superuomini o delle superdonne. Se per sentirti di successo devi essere meglio di Bill Gates, se per sentirti bella devi essere più “figa” di dieci top model messe insieme, se per sentirti un buon genitore devi avere una famiglia più perfetta di quelle delle pubblicità della www.robertore.com

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Barilla o per sentirti sicuro devi avere controllo su ogni cosa che si muove sulla crosta terrestre, ci sono buone probabilità che avrai difficilmente accesso a quelle sensazioni. Se in più le tue regole non dipendono nemmeno da te, ma dall’esterno (tipo “deve esserci una bellissima giornata di sole”, “devo ricevere una bella notizia” o “Lui o lei deve dirmi che mi ama”), non avrai neppure grande possibilità di tua

influenzare felicità,

sarà

la che

determinata

totalmente

dai

comportamenti degli altri

o

da

eventi

esterni. Guarda il video

Chi mette la sua felicità nelle mani delle circostanze, limita le infinite possibilità di stare bene a una sola e si rende totalmente dipendente, fisicamente, mentalmente ed emozionalmente da quel risultato. Insomma

Troppe regole, troppo rigide sono una garanzia di infelicità! Questo non significa che allora non dobbiamo avere regole! Come abbiamo detto un po’ di regole sono indispensabili per una vita sana e degna di essere vissuta. Ciò che è fondamentale è avere alcuni “paletti” solidi riguardo a ciò che riteniamo veramente importante per noi e che abbiamo deciso che vogliamo nella nostra vita e poi mantenersi flessibili sul resto, avendo un grande menù di possibilità per stare bene.

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Anche nei rapporti con gli altri troppe regole troppo rigide sono una garanzia di infelicità! Il problema delle regole è che ognuno ha le sue ed è ovviamente convinto che le sue siano quelle giuste! “Se non mi chiami almeno 10 volte al giorno non mi ami” “Se non resti in ufficio oltre le 18.00 non ami il tuo lavoro” . Questo è il gioco del “se questo quello” , un gioco sì, ma per nulla divertente che spesso rappresenta la rovina di rapporti personali o professionali. Nel gioco “se questo quello” si tende a trasformare in regola il significato che noi attribuiamo ad una situazione o comportamento. Ci dimentichiamo che la nostra interpretazione della realtà non è una verità assoluta. Quando ti viene la tentazione di giocare al “se questo…quello” poniti queste domande: “Ma le cose stanno proprio così?” “Ho tutte le informazioni necessarie per poter affermare questo?” “Che altro potrebbe voler dire?” E trova più di una risposta prima di trarre delle conclusioni. Nel gioco “se questo quello” perde chi si fa intrappolare dall’altro e accetta di vivere secondo le sue regole. Ti è mai capitato di sentirti “obbligato” a comportarti in un certo modo? Di fare qualcosa che non ti piace o che non vorresti solo per compiacere qualcuno o semplicemente per evitare che questa persona si arrabbi? Ma nessuno ci obbliga a vivere secondo le regole degli altri! Come nessuno ci obbliga a vivere secondo le nostre regole, se ci rendiamo conto che sono vecchie, anacronistiche o, peggio ancora, se sono state installate da qualcun altro e quindi non sono altro che le sue regole che ho fatto mie anche se, sotto sotto, non mi piacciono nemmeno un granché. Non esiste una regola che ci obbliga a rimanere ancorati a credenze limitanti.

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Siamo noi a decidere quali sono le giuste regole per noi. E se siamo intelligenti, le scegliamo in modo che ci permettano di essere felici. Ma bisogna essere intelligenti. ;)

I bambini ci insegnano che se le regole del gioco non ci piacciono o sono troppo rigide meglio cambiare gioco La revisione delle proprie regole di vita è uno dei momenti chiave del

Leadership Seminar

dove

le persone diventano padrone del proprio destino.

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CON CHI VAI? “C’era una volta un vecchio, un ragazzo e un asino. Stavano andando in città e decisero che il ragazzo sarebbe salito sull’asino. Mentre camminavano passarono delle persone che esclamarono che era un peccato che il ragazzo stesse sull’asino e il vecchio a piedi. Il vecchio e il ragazzo decisero che forse le critiche erano giuste, così cambiarono posizione. Più tardi passarono altre persone che esclamarono che era davvero un peccato che il vecchio facesse andare a piedi un ragazzo così piccolo. I due decisero che forse entrambi avrebbero dovuto andare a piedi. Dopo un po’ passarono altre persone che esclamarono che era da stupidi andare a piedi avendo un asino. Il vecchio e il ragazzo decisero che forse le critiche erano giuste. Così decisero che avrebbero dovuto salire entrambi sull’asino. Dopo un po’ passarono altre persone che esclamarono che era peccato caricare così un povero animale. Il vecchio e il ragazzo decisero che forse le critiche erano giuste. Così decisero di portare loro l’asino. Mentre attraversavano un ponte perdettero la presa e l’asino cadde nel fiume e annegò”.

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Quante persone rischiano di perdere una parte importante di sé perché si fanno condizionare nelle loro scelte, nelle loro azioni, nei loro stessi pensieri, dall’ambiente che li circonda? Permettono costantemente agli amici, alla famiglia, ai colleghi, al “pensiero comune”, di interferire con i loro desideri o addirittura determinare le loro decisioni. La paura (sempre lei) della critica, di ciò che gli altri possano pensare, di essere giudicati negativamente, muove la maggior parte delle persone sul palcoscenico della loro stessa vita come marionette in un teatrino di strada, facendogli perdere la propria identità. C’è perfino chi vincola la propria felicità a quella altrui. È il caso di quei figli che si laureano per far felice la propria madre, di quelle donne che lasciano il proprio lavoro far felice il marito o per il bene dei figli… Osservando più approfonditamente le persone che cercano sempre di rendere felici gli altri, capiamo che spesso lo fanno per senso di colpa o per paura del giudizio altrui. E questo non funziona! È completamente diverso fare qualcosa perché lo si ritiene giusto dal fare qualcosa perché ci si sente “obbligati” a farlo! Il risultato ha un diretto effetto nei confronti della nostra felicità e del nostro benessere: infatti, nel primo caso ci sentiamo bene quando lo abbiamo fatto, felici e appagati per aver agito come ritenevamo giusto. Nel secondo, anche se ciò che abbiamo fatto è una cosa buona di per sé, non ci sentiamo bene, ma con un senso di frustrazione addosso, con la sensazione di aver agito manipolati dall’esterno, senza una vera libertà di scelta. E, a giudicare da quante persone mi raccontano di sentirsi spesso in questo modo , il fenomeno è davvero molto diffuso... Purtroppo, investe ancor più pesantemente il mondo femminile che subisce molto di più dell’universo maschile il condizionamento del “dover fare tutto al meglio e come gli altri si aspettano che sia fatto”! Ma uomini o donne che siano, sono in tanti coloro che si sentono bene, solo se il mondo che li 58

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circonda permette loro di sentirsi così. Il limite più grande delle persone che subiscono troppo l’influenza del mondo esterno e che cercano troppo l’approvazione altrui è che, malgrado i risultati che possono avere ottenuto, vivono costantemente nella paura. Infatti, le persone che ci circondano e che sono importanti per noi, esercitano un grosso potere nei nostri confronti. Uno dei bisogni che tutti quanti noi esseri umani abbiamo in comune è quello di essere amati e la paura inconscia di non essere amati è comune ad ogni uomo o donna di questo pianeta. Le altre persone sono uno dei mezzi fondamentali attraverso il quale soddisfiamo questo bisogno. A chiunque fa piacere ricevere approvazione, un complimento, un sorriso, un gesto d’amore (sempre che non ci siamo incasinati così tanto da aver associato dolore a queste cose, come abbiamo già visto in precedenza…). È normale e non c’è niente di male in questo. È quando abbiamo l’assoluto bisogno di riceverne per poterci sentire “ok” che diventiamo dipendenti dall’opinione altrui e, conseguentemente, iniziamo a comportarci come gli altri vogliono per evitarne il rifiuto e la disapprovazione. La paura della critica è in realtà la paura di perdere l’affetto delle persone intorno a noi, la paura di restare soli e non essere amati. E’ un’emozione che tutti nella loro vita, vivono o hanno vissuto (quindi stai tranquillo: sei “ok”!) e che ha anche i suoi lati positivi, perché spinge le persone a far bene le cose, a stare attente alle reazioni altrui, a sviluppare sensibilità. Spesso persone che hanno ottenuto grandi risultati, sono riuscite a farlo perché inizialmente la paura della critica li ha portati ad essere particolarmente attenti e accurati. Ma se può dare qualche vantaggio all’inizio, è sicuramente una “zona d’ombra” di cui liberarsi, perché crea inevitabilmente dipendenza e una persona dipendente non è mai veramente libera. Per svincolarsi dalla paura della critica è necessario iniziare a focalizzarsi consapevolmente sul fare le cose per la propria soddisfazione, gioia e www.robertore.com

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divertimento e cominciare a sentirsi approvati e amati soprattutto da se stessi. AMA TE STESSO! Con questo non intendo dire che devi fare a meno degli altri. Chi si focalizza solo sulla soddisfazione egocentrica dei propri bisogni, senza tenere minimamente conto delle conseguenze che possono essere generate da questo, è semplicemente un poveretto, un immaturo, un approfittatore, insomma una disgrazia per la società! E mi auguro che tu non voglia essere questo tipo di persona. Ama te stesso significa anche: cerca l’ambiente che fa per te. DOMANDA PER TE In che modo l’ambiente in cui vivi, le persone che frequenti stanno ostacolando o facilitando la tua ricerca della felicità? Scegli le persone a cui dare retta e a cui chiedere consiglio tra quelle che sono un buon esempio e che vivono una vita che anche tu vorresti vivere! E anche in quel caso, ascolta attentamente e poi decidi con la tua testa. Ma solo dopo aver ascoltato il tuo cuore.

I bambini ci insegnano…ad ascoltare il nostro cuore. Chi

partecipa corsi HRD

ai

sperimenta il potere dell’ambiente per la crescita e

trova

personale fantastici

compagni di viaggio verso la libertà e la felicità.

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LA CACCIA AL TESORO CONTINUA Siamo quasi giunti alla fine di questo ebook e ti ringrazio per avermi permesso di essere il tuo Coach attraverso queste pagine. Forse ci siamo già incontrati e se non è così mi auguro di avere un giorno la possibilità di conoscerti personalmente a uno dei miei seminari in giro per l’Italia e l’Europa. E se vorrai inviarmi una email con i tuoi commenti o il racconto di come stai vivendo la tua caccia al tesoro sarò anche lieto di leggerla. Già, perché la tua caccia al tesoro continua. Il motivo per cui ho scritto questo ebook non è di insegnarti il segreto della felicità. Non sono un insegnante, né un guru. Sono un formatore, un coach. Sono un allenatore di individui e un allenatore è considerato bravo e capace quando i suoi atleti tirano fuori il meglio di loro stessi e non solo se si limitano a conoscere perfettamente sulla carta tutte le più moderne teorie di miglioramento delle performance. Perciò, affinché tu possa far fruttare il tempo che hai dedicato fin qui alla lettura di questo ebook permettimi in queste ultime pagine di diventare il tuo personal coach e di suggerirti una scheda di allenamento che ti permetta di trasformare queste pagine in risultati. Questa è la scheda che ho suggerito anche al termine del Smettila di incasinarti! dove puoi ritrovare un approfondimento dei temi che ho trattato in questo ebook. Ecco la scheda. 1. Rinforza le conoscenze acquisite 2. Diventa sempre più consapevole del tuo dialogo interno 3. Credi in te stesso 4. Innamòrati dell’insicurezza! 5. Metti a fuoco ciò che vuoi! 6. Non cercare in nessun modo di essere “perfetto” www.robertore.com

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7. Sviluppa comprensione, compassione e perdono 8. Sviluppa le tue abilità di comunicazione 9. Non vedere tutto in bianco o nero! 10. Assumiti la responsabilità della tua vita al 100% Se ti piace l’idea di avere un coach a tua disposizione anche nei ritagli di tempo per restare sempre allenato ti suggerisco un programma che sta avendo molto successo: la Leadership University

Ed ora ti saluto ricordandoti che

tutto ciò di cui hai bisogno è già dentro di te. Sta solo a te tirarlo fuori e goderne dei risultati. Tu sei puro potenziale. C’è una scintilla divina dentro di te. Coltivala con amore e nutrila ogni giorno. Ricorda che sei su questo pianeta con uno scopo, che di certo non è soffrire, ma vivere una vita degna di essere vissuta! La felicità implica il coraggio di vivere la vita che vogliamo, di seguire i nostri desideri, di credere nei nostri sogni. Scegliere liberamente di diventare quello

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che vogliamo essere e perseguirlo con gioia, amore e passione.

Non aspettare di realizzare i tuoi obiettivi per essere felice. Vale il contrario, potrai raggiungere quegli obiettivi più facilmente se sarai una persona felice. Hai capito bene. Quando pensiamo che “se arriverò lì allora sarò felice”, riempiamo di stress e paura di perdere la strada che ci porta alla nostra meta e spesso, una volta raggiunta, ci troviamo tristemente a chiederci “è tutto qui?” Le persone di “vero” successo, cioè coloro che raggiungono i loro obiettivi, ma che soprattutto stanno bene con se stesse, sono felici e soddisfatte, non hanno bisogno di raggiungere un obiettivo per essere felici, ma hanno imparato a raggiungere i propri obiettivi felicemente! Hanno capito che il successo non sta nella destinazione, ma nel viaggio e allora GODITI IL VIAGGIO!

Con i migliori auguri di una vita piena di felicità. Il tuo Coach, Roberto Re

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