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AmericanI A FIRENZE Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo

Firenze, Palazzo Strozzi 3 marzo - 15 luglio 2012

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SCOPRI FIRENZE CON LO SGUARDO DEI GIOVANI ARTISTI AMERICANI

INTRODUZIONE DEI CURATORI

Alla fine dell’Ottocento l’America usciva da una guerra civile durissima e aveva da poco festeggiato il primo centenario dalla costituzione dello Stato nazionale. Dopo l’Unità d’Italia e i cinque anni durante i quali era stata capitale dello Stato italiano, Firenze attraversava un periodo di rinnovamento e di rinascita civile che faceva seguito ad anni di torpore: era una città dinamica e contemporanea. I giovani artisti americani accorrevano in massa a Firenze per scoprire un passato di cui fino ad allora si erano limitati a leggere nei libri, e per apprendere le ultime tendenze della pittura. Arrivavano a Firenze freschi, impetuosi e pronti ad assorbire il fascino della vecchia Europa come le tecniche pittoriche più recenti. Firenze ebbe un impatto significativo sui giovani artisti americani, che per parte loro lasciarono un segno importante nella cultura cosmopolita fiorentina. Questa mostra vi invita a esplorare la città attraverso lo sguardo dei giovani artisti americani.

La mostra illustra i rapporti che i pittori del Nuovo Continente instaurarono – dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima guerra mondiale – con Firenze e la Toscana. Dalla fine della guerra civile il flusso di artisti americani verso l’Europa ebbe infatti un notevole incremento: essi desideravano conoscere i monumenti antichi e confrontarsi quindi con l’arte del passato, ma erano anche attratti dal fascino e dalla varietà dei paesaggi, dalla luce, dalle pittoresche fisionomie degli abitanti. Nelle sei sezioni della mostra sono presentati più di trenta artisti americani che vissero e lavorarono a Firenze: alcuni notissimi, come John Singer Sargent, altri meno conosciuti, proposti per la prima volta in Italia. Tutti, una volta tornati in patria, saranno fondamentali per la formazione delle giovani generazioni e per la nascita di una rinnovata pittura americana. Le loro opere dialogano, nel percorso della mostra, con quelle di pittori fiorentini e toscani – Signorini, Corcos, Gordigiani – che si avvicinarono maggiormente alla maniera sofisticata e densa di suggestioni letterarie di quella colonia cosmopolita.

Fatti guidare Didascalie pensate per famiglie e bambini In tutta la mostra ci sono didascalie speciali che invitano le famiglie a esplorare il mondo dei giovani artisti americani a Firenze.

Francesca Bardazzi - Carlo Sisi

La cartella del pittore Vedrai le famiglie usare questa speciale valigia, piena di attività pensate per tutte le età. Prendine una al Punto Info al primo piano, la restituirai a fine visita. Il kit disegno Durante il percorso in mostra disegna sul blocco la tua versione tutta speciale delle opere esposte. Chiedi, al Punto Info al primo piano un kit disegno (è gratis) da usare e restituire alla fine della visita. Chiedimi Il personale con il distintivo speciale “Chiedimi” può aiutarti a saperne di più sulla mostra, anche nella tua lingua: se hai bisogno di sapere qualcosa chiedi a loro. 4

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I. Camera con vista Firenze esercitò una forte attrazione sugli americani: la città manteneva ancora l’atmosfera del passato anche se gli interventi urbanistici imposti dalla politica sabauda – le demolizioni del Mercato Vecchio e del Ghetto, l’abbattimento delle mura – stavano progressivamente alterando l’immagine ricercata da quei sentimental travellers. La loro prima tappa, a Firenze, era uno degli alberghi del centro, ma l’obiettivo principale era quello di stabilirsi appena fuori città, in una villa sulle colline da affittare o da acquistare, soprattutto se circondata da curati giardini. Ville che permettevano di vivere a contatto con la natura e col paesaggio, e che diverranno meta dei protagonisti della cultura e del bel mondo internazionale, soggetto esse stesse di quadri evocativi e di trasfigurazioni letterarie. Da quegli osservatori privilegiati, gli americani partivano a piedi, in calesse, in bicicletta o in automobile alla scoperta di panorami e monumenti consacrati da una tradizione che, per gli stranieri, era divenuta quasi leggenda.

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Fratelli Alinari Veduta del Lungarno Corsini a Firenze, con il Grand Hotel de New York 1890 circa foto Firenze, Archivi Alinari

John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) La camera d’albergo 1904-1906 circa olio su tela Collezione privata Nonostante Sargent fosse nato a Firenze, era uno straniero cosmopolita e, tornando in città, soggiornava in albergo. Il dipinto introduce nelle dimore temporanee dei sentimental travellers americani: stanze di lavoro nelle quali note e schizzi, presi all’aperto, si trasformavano in quadri o pagine di narrazioni e diari di viaggio. La luce intensa, vibrante e calda, filtra dalle persiane che schermano il calore estivo.

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Joseph Pennell (Philadelphia 1860-New York 1926) Lasciando Montepulciano 1882 in Joseph and Elizabeth Robins Pennell, An Italian Pilgrimage, London, Seeley, 1887 Firenze, Kunsthistorisches Institut in Florenz, Max-Planck-Institut / Firenze, collezione privata Artista e grande patito della bicicletta, l’illustratore reporter Joseph Pennell riuscì a conciliare le sue passioni, illustrando i vagabondaggi sull’Humber Tandem, un triciclo a due posti con cui – zaino in spalla e bagaglio nel cestino – percorse nel 1884 le strade di campagna tra Toscana e Lazio insieme alla moglie Elizabeth Robins. Un’idea di viaggio coniugata a quella di avventura. Lorenzo Gelati (Firenze 1824-1899) Il dolce far nulla sulle rive dell’Arno 1869 olio su tela Firenze, Collezione dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze

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La scena illustra l’interesse di Gelati per il dato reale: le baracche e i panni stesi narrano di una vita misera, inserita nell’ambito della storia postunitaria, cui sembra alludere il brandello del tricolore. La complessità sociale dell’epoca si riflette anche nelle mutazioni urbanistiche di Firenze divenuta capitale, e l’artista aggiunge al quadro – con un intervento posteriore al 1875 – la veduta del piazzale Michelangelo e il proseguimento dei Lungarni oltre Ponte San Niccolò.

Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901) Mercato Vecchio 1881-1883 olio su tela Viareggio, Istituto Matteucci La zona centrale del mercato, con la colonna dell’Abbondanza e il pittoresco intrico di vicoli, è mostrata da Signorini nella sua vivacità operosa. Veniva però additata come ricettacolo di sporcizia e malattie, porgendo il fianco agli assertori delle demolizioni, progettate sin dal 1880. All’intervento si oppose l’“Associazione per la difesa di Firenze Antica”, in cui militava Vernon Lee insieme ad altri residenti stranieri, che dalle colline presidiavano la conservazione della città medievale e rinascimentale. Silvestro Lega (Modigliana 1826-Firenze 1895) Il villino Batelli a Piagentina 1863 olio su tela Viareggio, Istituto Matteucci Dal 1862 Lega si trasferì con i suoi amici macchiaioli dal centro della città alla zona di Piagentina, fuori Porta La Croce, fra l’Arno e Fiesole. Un sobborgo, allora in aperta campagna, che divenne rifugio di numerosi artisti quando si rivelò la volontà politica di mutare l’immagine di Firenze per trasformarla in una città moderna. Per Lega il villino della famiglia del tipografo Vincenzo Batelli divenne un fulcro anche affettivo, a motivo del suo amore per la giovane figlia Virginia. 9


II. AMERICANI A FIRENZE Gli artisti americani soggiornarono spesso a Firenze portandovi le esperienze fatte prima in patria, poi in altri centri europei e nei tours del vecchio continente. Frank Duveneck e William Merritt Chase condivisero momenti importanti sia in Germania che in Italia: Duveneck lavorò e insegnò a Firenze negli anni ottanta, accompagnato da un gruppo di pittori americani, i cosiddetti Duveneck boys, suoi seguaci già a Monaco di Baviera. Chase visse a Firenze nelle estati fra il 1907 e il 1913 quando vi trasferì le sue summer class: classi estive sul modello di quelle che lui stesso e altri pittori americani tenevano nella campagna e nelle località marine del New England. I ritratti di Henry James e Vernon Lee introducono al cuore della colonia angloamericana, composta di intellettuali, scrittori, critici d’arte; gruppi che si muovevano tra Parigi, New York e Firenze condividendo la stessa vita brillante e intellettualmente vivace. Le illustrazioni di Joseph Pennell e Maxfield Parrish documentano le ville e i giardini da loro frequentati durante i soggiorni fiorentini.

John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Autoritratto 1906 olio su tela Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano Il dipinto fu commissionato dalla direzione della Galleria degli Uffizi, che nel 1906 scelse Sargent assieme a William Hunt e Philip Steer per rappresentare la cultura anglosassone nella storica collezione degli autoritratti. La posa fiera, memore delle opere di Van Dyck, mostra Sargent ben conscio del ruolo e della notorietà raggiunti, consapevolezza che gli fece accettare la commissione nonostante si fosse ripromesso di abbandonare il genere del ritratto, che pure lo aveva reso celebre. Cecilia Beaux (Philadelphia 1855-Gloucester 1942) Autoritratto 1925 olio su tela Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano Nei primi decenni del Novecento fu richiesto l’autoritratto per la collezione degli Uffizi a tre artisti americani: Chase, Sargent e – unica presenza femminile – Cecilia Beaux. Un importante riconoscimento ufficiale per l’artista, che si dedicò alla pittura come a una professione e fu la prima docente donna alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia.

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William Merritt Chase (Williamsburg 1849-New York 1916) Autoritratto 1908 olio su tela Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano Nel 1907 la Direzione della Galleria degli Uffizi richiese un autoritratto a Chase, impegnato nella prima delle tre summer class da lui organizzate a Firenze. L’artista vi pose mano tornato a New York, facendolo recapitare meno di un anno dopo. Forse per influsso della destinazione, il dipinto mostra un debito nei confronti dei maestri cinquecenteschi del nord Italia, concentrandosi sulla espressività dello sguardo.

Ernestine Fabbri Sargent e Jack Bosio a cavallo nella pineta di Forte dei Marmi 1913 foto Drusilla Gucci Caffarelli

Robert Vonnoh (Hartford 1858-Nice 1933) Ritratto di Bessie Potter Vonnoh 1915 olio su tela New York, National Academy Museum, dono di Bessie Potter Vonnoh e Robert William Vonnoh Il ritratto della scultrice americana Bessie Potter, vissuta a Firenze negli anni novanta, dipinto dal marito Robert Vonnoh, rimanda, per piglio e stile, all’Autoritratto di Elisabeth Vigée-Le Brun (1790) conservato agli Uffizi. La citazione di una pittrice di fama era il modo per celebrare il talento della moglie, rimarcandone la consapevolezza di essere l’erede di un’antica tradizione femminile.

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Frank Duveneck (Covington 1848-Cincinnati 1919) Ritratto di William Merritt Chase 1876 circa olio su tela Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, lascito di T. Edward Hanley

James Carroll Beckwith (Hannibal 1852-New York 1917) Ritratto di William Merritt Chase 1881-1882 olio su tela Indianapolis, Indianapolis Museum of Art, dono dell’artista

Il quadro, che risale agli anni in cui i due giovani pittori, grandi amici, studiavano insieme all’Accademia di Monaco, si inserisce nella moda dei ritratti incrociati fra artisti. Duveneck segue gli insegnamenti della scuola tedesca: i toni scuri, i contrasti di luce, la pennellata spessa, la penetrazione psicologica e il realismo appresi da Wilhelm Leibl, che ha diffuso in Germania la pittura di Courbet e Manet.

Primo della serie dei ritratti a figura intera di amici, il dipinto fu concepito nel corso della traversata atlantica dei due artisti, che si imbarcarono sul Belgenland diretti in Europa insieme ad altri giovani colleghi nell’estate del 1881. Durante il viaggio Beckwith tracciò degli schizzi, utilizzati poi a Parigi nell’inverno successivo per questo ritratto di Chase in piedi sul ponte della nave, presentandolo come un personaggio alla moda.

Thomas Eakins (Philadelphia 1844-1916) Ritratto di William Merritt Chase 1899 circa olio su tela Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture, Garden, Smithsonian Institution, dono di Joseph H. Hirshhorn

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Nonostante la dedica, l’opera non è testimonianza di affetto reciproco, ma dei rapporti controversi fra i due artisti. Il cosmopolita e aggiornato Chase, già figura di spicco delle istituzioni artistiche newyorkesi, giunse nell’appartata Philadelphia per guidare la Pennsylvania Academy, da cui contemporaneamente Eakins si congedò. I due artisti erano molto diversi: Eakins, di carattere ritroso, aveva uno stile ormai superato rispetto alla moderna pittura dagli effetti luminosi.

John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Ritratto di Ambrogio Raffele 1911 circa olio su tela Firenze, Galleria d’arte moderna, di Palazzo Pitti All’inizio del Novecento, diminuita la pressante attività di ritrattista, Sargent tornò a viaggiare per l’Europa, spesso diretto verso località alpine. Lo accompagnavano anche artisti italiani, come il paesaggista piemontese Ambrogio Raffele, conosciuto probabilmente a Roma e dal 1904 abituale compagno delle escursioni montane di Sargent, fra Purtud in Svizzera e il Sempione.

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John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Ritratto di Henry James 1913 olio su tela Londra, National Portrait Gallery, lasciato in eredità da Henry James James e Sargent si erano conosciuti a Parigi nel 1884, ed era nato subito un grande interesse dello scrittore per l’artista, che incarnava l’ideale del personaggio cosmopolita. Entrambi avevano scelto di vivere in Europa e non fecero mai ritorno definitivo in patria. In James è costante la dialettica fra vecchio e nuovo mondo, come nella pittura di Sargent è evidente l’intento di coniugare esperienze artistiche europee e tradizione americana per dar vita a un linguaggio ricercato e originale. Joseph Pennell (Philadelphia 1860-New York 1926) Fiesole. Villa Medici 1901-1902 circa matita, penna, inchiostro nero su carta avorio Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

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Fra Otto e Novecento Villa Medici, in cui Lorenzo il Magnifico aveva accolto pittori, filosofi e letterati, visse il suo periodo angloamericano: ne furono proprietari l’artista e collezionista inglese William Blundell Spence (dal 1862 al 1897), poi Lady Sybil Cutting, madre della futura scrittrice Iris Origo, che aveva sposato in seconde nozze lo scrittore Geoffrey Scott (1909-1911); in seguito i Mac Calman (1911-1959). Non sappiamo se Pennell la frequentasse o se l’abbia semplicemente disegnata in lontananza.

John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Ritratto di Vernon Lee 1881 olio su tela Londra, Tate lasciato in eredità da Miss Vernon Lee tramite Miss Cooper Willis Sargent ritrasse Vernon Lee – nome d’arte di Violet Paget, saggista, scrittrice e teorica d’estetica di famiglia inglese – in tre ore di posa a Londra nel 1881. I due, coetanei e allora venticinquenni, si erano conosciuti da bambini fra la Costa Azzurra e Roma, tappe fondamentali degli anglosassoni nell’Europa del sud. Si erano poi frequentati quando nel 1873 i Paget si erano stabiliti a Firenze, dove la scrittrice è vissuta ed è morta nel 1935 nella sua villa del Palmerino nei pressi di Maiano. Joseph Pennell (Philadelphia 1860-New York 1926) Fiesole. Villa Böcklin 1901-1902 circa penna, inchiostro nero su carta avorio Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Il disegno fa parte delle illustrazioni realizzate da Pennell per il libro The Road in Tuscany, scritto da Maurice Hewlett per l’editore Macmillan di Londra. Quando viene realizzato lo schizzo di villa Bellagio, Arnold Böcklin vi era morto da poco più di un anno: Pennell lo aveva conosciuto già nel suo primo soggiorno fiorentino del 1883 attraverso i Duveneck boys, alle cui serate in una trattoria di via Guelfa partecipava talvolta anche il venerato maestro svizzero.

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Arnold Böcklin (Basel 1827San Domenico di Fiesole 1901) Autoritratto 1893-1895 olio su tela Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano L’autoritratto fu richiesto a Böcklin dalla Galleria degli Uffizi nel 1893, anno del ritorno dalla Svizzera e del trasferimento nella villa Bellagio a San Domenico, dove l’artista trascorse l’ultimo periodo della vita. Nel dipinto, non finito, lo studio dalle pareti scure e spoglie, per evitare riflessi impropri, è illuminato dalla fonte di luce e di aria che muove la tenda. Joseph Pennell (Philadelphia 1860-New York 1926) Fiesole. Villa Palmieri 1901-1902 carboncino, sfumino su carta avorio (gessetto bianco) Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Joseph Pennell soggiornò in Toscana nel 1901 e 1902 per illustrare il libro di Maurice Hewlett The Road in Tuscany. A Commentary, cui era destinato anche questo disegno. Villa Palmieri, nella quale Giovanni Boccaccio immaginò si fossero riuniti i dieci giovani del Decameron, fu acquistata nel 1873 da Alexander Lindsay, conte di Crawford che realizzò il grandioso parco romantico e vi ospitò la regina Vittoria.

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Maxfield Parrish (Philadelphia 1870-Plainfield 1966) Vicobello 1903 in Edith Wharton, Italian Villas and their Gardens, London, Bodley Head, 1904 Firenze, Istituto Britannico di Firenze Firenze, collezione privata Nel 1903 il disegnatore americano Maxfield Parrish attraversa l’Italia per illustrare gli articoli di Edith Wharton destinati alla rivista «The Century», poi riuniti nella guida Italian Villas and their Gardens (1904). Scrittrice e artista ricercavano il genius loci dei giardini italiani rinascimentali e barocchi. Il libro unisce i sintetici testi della donna, che viaggiava su una pionieristica automobile, e le vedute evocative di Parrish, rielaborate in studio sulla base di schizzi e foto. Joseph Pennell (Philadelphia 1860-New York 1926) Case sull’Arno a Firenze 1902 incisione colorata, in Henry James, Italian Hours, Boston, Houghton Mifflin Co, 1909 Firenze, Istituto Britannico di Firenze Era stato Pennell stesso a convincere l’editore Heinemann a una collaborazione con James, che portò a questa edizione illustrata di Italian Hours. L’occhio dell’illustratore e quello di Henry James, pittore mancato, si congiungono nel volume, e dunque la serie di pastelli su fondo bruno presenta una straordinaria omogeneità di tecnica e conduzione. 19


III. IL CIRCOLO DI EGISTO FABBRI Fabbri, pittore e collezionista di Cézanne nato a New York ma di origini italiane, intrattenne rapporti con Sargent, con Mary Cassatt, con Mabel Hooper e il marito Bancel La Farge, figlio del pittore John, e con alcuni impressionisti, tra cui Degas e Pissarro, conosciuti nei suoi soggiorni parigini. I volti, le attitudini, le eleganti figure di uomini e donne del gran mondo internazionale illustrano intense relazioni culturali e sociali. La scelta di farsi ritrarre da un pittore statunitense formatosi in Europa era diventata, fra gli esponenti delle più influenti famiglie americane, una moda e uno status symbol. Illuminante il confronto con la ritrattistica italiana – in particolare con Giovanni Boldini, il cui stile era il più affine a quello di Sargent – che anche in Toscana aveva raggiunto livelli internazionali negli ateliers di Vittorio Corcos e di Michele Gordigiani, pittori particolarmente richiesti dall’aristocrazia e dall’alta borghesia dell’Italia umbertina.

Ernestine Fabbri Egisto Fabbri restaura i dipinti murali della loggia di Bagazzano 1915 foto Drusilla Gucci Caffarelli

Egisto Fabbri (New York 1866-Firenze 1933) Autoritratto 1885-1890 olio su tela applicata su compensato Drusilla Gucci Caffarelli Fabbri, formatosi a New York alla scuola di Weir, dipinse il quadro poco dopo essere giunto in Europa, mentre – fra Firenze e Parigi – completava la propria educazione artistica. La pennellata spessa del colletto bianco è l’unico generico riferimento alla pittura di Cézanne, delle cui opere dal 1896 Fabbri diventerà uno dei primi e più importanti collezionisti, in un’epoca in cui pochi lo comprendevano e apprezzavano.

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Edmund Charles Tarbell (West Groton 1862-New Castle 1938) Autoritratto 1889 olio su tela New York, National Academy Museum dono della famiglia di Samuel T. Shaw Tarbell dipinse l’Autoritratto tre anni dopo il ritorno dall’Europa, quando fu chiamato a insegnare alla Museum School di Boston. Il dipinto si inserisce nella tradizione accademica americana, fondata su una solida struttura disegnativa e coloristica, mentre la cromia bruna è desunta dal maestro tedesco Otto Grundmann. La pennellata bianca del colletto apre però uno spiraglio sui nuovi modelli impressionisti conosciuti a Parigi. Egisto Fabbri (New York 1866-Firenze 1933) Ritratto di una giovane amica americana 1892 olio su tela Drusilla Gucci Caffarelli Fabbri coglie nell’amica un’espressione di timidezza che contrasta con l’abbigliamento di foggia maschile, che allude al desiderio di emancipazione femminile, diffuso in quegli anni tra artiste e intellettuali quali Mary Cassatt, Edith Wharton, Vernon Lee, Gertrude Stein. La natura morta sul tavolino è ispirata a quelle di La Farge, ma in luogo dei raffinati fiori del pittore americano, nel vaso giapponese sono disposti narcisi gialli, testimoni della predilezione di Egisto per uno stile di vita semplice. 22

Ernestine Fabbri (Genova 1863-Firenze 1941) Ritratto di Maria de Piccolellis d’Aragona 1889 olio su tela Firenze, Grand Hotel Cavour Pittrice e fotografa non dilettante, Ernestine Fabbri fu fedele compagna fin dalla giovinezza del fratello Egisto, con cui condivise la passione per l’arte. Studiò a New York alla scuola di Weir, poi si perfezionò in Europa. In coppia con Egisto si muoveva fra Firenze, la Spagna, Parigi e la campagna francese, dove incontrò Pissarro, che considerò sempre il proprio maestro. Mary Cassatt (Allegheny City 1844-Chateau de Beaufresne) 1926 Ritratto di Alexander J. Cassatt e di suo figlio Robert Kelso Cassatt 1884 olio su tela Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, acquistato con il W.P. Wilstach Fund e con un contributo di Mrs. William Coxe Wright La pittrice, l’artista americana più legata agli impressionisti, raffigura il fratello maggiore, potente uomo d’affari. È uno dei rari ritratti maschili della Cassatt, che preferì soggetti di donne in interni e madri con bambini in teneri atteggiamenti. Fu la capostipite di questo genere, che avrà molta fortuna fra i colleghi americani, sebbene abbia perseguito durante tutta la carriera una personale autonomia artistica, modello per molte artiste donne. 23


John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Ritratto di Miss Priestley 1889 circa olio su tela Londra, Tate, donato da Miss Emily Sargent in memoria del fratello attraverso l’Art Fund La pittrice Flora Priestley, frequentatrice dei più esclusivi salotti del Nuovo e del Vecchio Mondo, era nata a Firenze (nel 1859, dove si spense nel 1941) ed era stata educata a Parigi presso l’Académie Julien. Il ritrattista, sempre più famoso e ricercato, comunica nella posa non convenzionale la spontaneità e l’energia della donna, amica – oltre che di Sargent e dei Fabbri – anche di Vernon Lee. Vittorio Corcos (Livorno 1859-Firenze 1933) Ritratto della figlia di Jack La Bolina 1888 olio su tela Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti La figlia di Augusto Vecchi, amico di Corcos meglio conosciuto con lo pseudonimo di Jack La Bolina col quale firmava i suoi racconti di mare, è ritratta sullo sfondo della costa presso Castiglioncello. Elegantissima nell’abito grigio ravvivato dal viola del bouquet, la giovane sorride al pittore, noto per essere un «peintre des jolies femmes».

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John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Ritratto di Arthur George Maule Ramsay, conte di Dalhousie 1900 olio su tela The Earl of Dalhousie Rimasto orfano dei genitori a soli nove anni, Arthur – qui ventiduenne – fu insignito del titolo di quattordicesimo conte di Dalhousie. Il ritratto presenta un giovane dandy moderno: atteggiamento e abbigliamento raffinati testimoniano gusti e sensibilità che spesso, secondo Henry James, distinguono anche i viaggiatori americani approdati in Europa. Giovanni Boldini (Ferrara 1842-Paris 1931) Ritratto del pittore Lawrence Alexander “Peter” Harrison 1902 olio su tela Collezione privata Fu probabilmente Sargent a presentare Harrison – pittore inglese di una certa notorietà – a Boldini, impegnato in quel 1902 a Londra a ritrarre personaggi dell’alta società. Boldini insiste sul fine profilo del giovane sofisticato e sulla ricercata eleganza dell’abito dai preziosi toni di madreperla.

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James Abbott McNeill Whistler (Lowell 1834-London 1903) Ritratto di George W. Vanderbilt 1897-1903 olio su tela Washington, National Gallery of Art, dono di Edith Stuyvesant Gerry George Washington Vanderbilt (18621914), appartenente a una delle famiglie più importanti e ricche d’America, era imparentato per matrimonio con i fratelli Fabbri. Per il ritratto l’elegante e colto committente offrì a Whistler la favolosa somma di mille ghinee in anticipo e altre mille alla consegna. Il pittore cominciò a lavorare nel giugno del 1897, ma il quadro rimase incompiuto alla morte dell’artista. John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) A Torre Galli: signore in giardino 1910 olio su tela Londra, Royal Academy of Arts Sargent dipinse questa tela nel 1910, ospite del marchese Farinola nella villa di Torre Galli presso Scandicci, dove realizzò altri dipinti, disegni e acquerelli. L’artista fu ispirato dall’atmosfera colta e insieme serena e rarefatta del luogo, animato da eteree figure femminili vestite di bianco che sembrano far parte di una recita. Il dipinto illustra lo spirito con cui gli angloamericani di Firenze immaginavano e mitizzavano il Rinascimento.

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Thomas Eakins (Philadelphia 1844-1916) Il violinista 1904 olio su tela Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, dono di Joseph H. Hirshhorn Il dipinto, rimasto incompiuto, ritrae Hedda van den Beemt, violinista dell’orchestra di Philadelphia. All’epoca la musica si intrecciava spesso all’arte figurativa e alla letteratura, anche nei cenacoli internazionali degli espatriati in Europa. A villa Gattaia, abitata da Charles Loeser e dalla moglie Olga, la stanza destinata alla musica al primo piano accoglieva due pianoforti e sei dei suoi Cézanne. John La Farge (New York 1835-1910) Fiori su un davanzale 1861 circa olio su tela Washington, Corcoran Gallery of Art, acquisto del museo, Anna E. Clark Fund La Farge, una delle personalità artistiche più influenti negli Stati Uniti della seconda metà dell’Ottocento, eseguì il dipinto a Middletown, in Rhode Island. Insieme ai fratelli Henry e William James fu allievo di William Morris Hunt, da cui deriva sia l’attenzione al passaggio fra luce e atmosfera dell’interno e quella esterna, sia l’utilizzo di toni monocromatici per la tenda. La composizione e la pennellata espressiva sono da confrontare con le opere del maestro francese Thomas Couture. 27


Mabel Hooper La Farge (Cambridge 1875-Mount Carmel 1944) Natura morta con melograno 1930 acquerello New York, Benjamin La Farge La pittrice e scrittrice Mabel Hooper sposò Bancel, figlio di John La Farge, anch’egli pittore. All’inizio del Novecento, durante un soggiorno a Parigi conobbe Egisto Fabbri di cui divenne amica. Si dedicò quasi esclusivamente all’acquerello e a nature morte floreali, seguendo l’esempio del suocero, dal quale trasse, oltre a tecnica e soggetti, l’eleganza della composizione, i delicati accostamenti cromatici, l’unione di elementi tratti dalla natura con suppellettili orientali. Julian Alden Weir (West Point 1852-New York 1919) Natura morta 1902-1905 olio su tela Indianapolis, Indianapolis Museum of Art, James E. Roberts Fund Il percorso artistico e umano di Weir è comune a quello di altri artisti americani della sua generazione: dalla pittura accademica, alla ricezione del più moderno linguaggio del momento, l’impressionismo, fino all’elaborazione di una pittura originale, propriamente americana. In questa Natura morta il pittore si cimenta con la tradizione dei maestri spagnoli, da lui molto ammirati.

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Julian Alden Weir (West Point 1852-New York 1919) Rose 1880-1890 olio su tela Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, dono di un donatore anonimo Rose documenta il periodo antecedente all’entusiasmo di Weir per l’impressionismo e la sua adesione al gruppo di pittori aperti alle mode europee: i “Ten American Painters”, fondati nel gennaio 1898. Le coppe orientali inseriscono il quadro e il suo autore nel solco della passione per l’arte giapponese, introdotta in America da John La Farge. L’artista fu maestro di Egisto ed Ernestine Fabbri, cui consigliò di recarsi in Spagna a copiare le opere dei grandi maestri. Julian Alden Weir (West Point 1852-New York 1919) Casa di campagna 1910 circa acquerello Londra, Bank of America Merrill Lynch Collection Weir, che grazie al sostegno di una benefattrice aveva soggiornato in Francia a partire dagli anni settanta dell’Ottocento, propone una veduta della campagna americana realizzata con una pennellata impressionista memore delle opere di Pissarro, ma condivide la cromia chiara di artisti statunitensi quali Metcalf e Vonnoh.

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Egisto Fabbri (New York 1866-Firenze 1933) Paesaggio della Marne 1890-1895 olio su tela Drusilla Gucci Caffarelli La Veduta della Marne è uno dei rari paesaggi di Fabbri. Allievo di Pissarro, Egisto si recò negli anni novanta a dipingere nella campagna presso Eragny-sur-Epte dove l’artista francese viveva dal 1884. Per la presenza delle case tipiche del nord della Francia e per la struttura compositiva la Veduta richiama i dipinti di Pissarro e alcuni paesaggi di Cézanne degli anni settanta.

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IV. L’immagine di Firenze e della Toscana La visione si allarga dai panorami cittadini alla campagna dei dintorni, fino ai luoghi della regione più amati dagli artisti americani, come le cave di Carrara e i giardini delle ville lucchesi. Ciascun pittore elabora una personale interpretazione delle città visitate e del paesaggio toscano collegando la formazione ricevuta in patria allo stile maturato nel corso delle esperienze vissute nei diversi centri artistici europei, in particolare la Francia degli impressionisti. La campagna fu il soggetto prediletto dai pittori americani, felici di poter lavorare outdoor: idealizzato oltreoceano per le sue ascendenze classiche, il paesaggio toscano era avvolto da un’aura alimentata soprattutto dall’immaginazione poetica che vi ricercava quel genius loci costantemente evocato nei romanzi di Edith Wharton, di Henry James, di Elisabeth Pennell. Con eguale sentimento della natura, i pittori toscani succeduti ai macchiaioli colgono i caratteri salienti della loro terra fornendo un suggestivo contrappunto alle analisi cromatiche dei loro colleghi americani.

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Ernestine Fabbri Vernon Lee nel giardino del Palmerino estate 1914 foto Drusilla Gucci Caffarelli

Frank Duveneck (Covington 1848-1919) I ponti: Firenze 1880 circa olio su tela applicata su cartone laminato Saint Louis, Saint Louis Art Museum, acquisto del museo I ponti dipinti da Duveneck e da Hassam interpretano l’atmosfera di una Firenze osservata secondo canoni stilistici diversi: il primo più legato alla tradizione ottocentesca, il secondo contraddistinto da una pennellata frammentata di origine impressionista, attenta alle variazioni della luce. Il quadro risale ai primi anni fiorentini dell’artista quando – fra il 1879 e il 1881 – in compagnia dei Duveneck boys trascorreva gli inverni in Toscana e le estati a Venezia.

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Frederick Childe Hassam (Dorcester 1859-East Hampton 1935) Ponte Santa Trinita 1897 olio su tela Washington, Smithsonian American Art Museum, dono di John Gellatly Realizzato durante il soggiorno fiorentino del 1897, alla vigilia dell’adesione di Hassam al gruppo dei Ten American Painters, il dipinto rielabora l’insegnamento impressionista appreso a Parigi. Per tutta la carriera l’artista si è dedicato a ricerche sul colore e sulla luce: nel quadro ricrea un’atmosfera invernale, stagione della sua sosta a Firenze. Joseph Pennell (Philadelphia 1857-1926) Ponte Vecchio e le case sull’Arno dalla parte di San Jacopo 1901-1902 circa carboncino, traccia di biacca su carta bianca ingiallita Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Joseph Pennell è stato un importante illustratore di libri di viaggio rivolti a ricchi e raffinati cosmopoliti. Il carboncino era destinato ad affiancare i testi di Maurice Hewlett nel volume The Road in Tuscany (1904), ma i due autori non erano in sintonia: ad esempio, per lo scrittore Ponte Vecchio era testimonianza di un illustre passato, mentre per Pennell – come per James – i segni lasciati dal tempo permettevano di entrare nello spirito del luogo. 33


John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Studio di architetture, Firenze 1910 circa olio su tela San Francisco, Fine Arts Museums of San Francisco, acquisto del museo, dono della M.H. de Young Museum Society, con i fondi donati dal Charles E. Merrill Trust Lo straordinario “capriccio” moderno unisce l’angolo del loggiato degli Uffizi che guarda all’Arno al giardino di Boboli: una visione che annulla la distanza tra i due luoghi. Sargent si appropria degli spazi, li trasforma e rende propri e intimi, avvolgendoli nella luce dorata di un’estate mediterranea. Thomas Hotchkiss (Hudson 1834 ca.-Taormina 1869) Cipressi e convento di San Miniato 1864 olio su tela Rockland, Collection of Farnsworth Art Museum dono di Mrs. Dorothy Hayes Hotchkiss, giunto in Italia nel 1860 passando da Londra e Parigi, vi è vissuto a lungo, tanto da poter essere considerato un vero e proprio espatriato, al pari di Elihu Vedder, di cui fu grande amico. Il pittore faceva parte del gruppo di artisti americani che prediligeva atmosfere ricche di mistero e ambiguità, di cui si trovano riscontri letterari in romanzi di Nathaniel Hawthorne come il Fauno di marmo.

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Arthur Bowen Davies Utica 1863-Firenze 1928 Fiesole vista da Monte Ceceri 1927 gouache e matita su carta Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, dono di un benefattore anonimo Nel 1927, alla fine della vita e della carriera artistica, Davies aveva trascorso alcuni mesi in Italia dipingendo soprattutto paesaggi ad acquerello. La veduta di Fiesole restituisce, con delicatezza e armonia cromatica, l’immagine di uno dei luoghi più amati dai viaggiatori stranieri. Davies fa emergere i profili della collina, mentre la luce definisce i volumi degli edifici – tra i quali si distingue la villa di Maiano – appena segnati dal tratto della matita. Joseph Pennell (Philadelphia 1857-1926) Veduta di Firenze dalle colline di San Miniato Veduta di Fiesole con il teatro 1901-1902 circa matita nera, tempere policrome su carta bianca ingiallita Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Nelle due vedute, destinate a illustrare The Road in Tuscany, Joseph Pennell dimostra uno stile sempre più fluido e pittorico, influenzato da Whistler che riteneva, pur senza esserne mai stato allievo, proprio maestro. Dopo aver usato a lungo inchiostro e penna per delineare minuziosi scenari, Pennell si avvicina al carboncino e le sue opere acquistano intensità chiaroscurale.

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Willard Leroy Metcalf (Lowell 1858-New York 1925) Fiesole 1913 olio su tavola Old Lyme, Florence Griswold Museum, dono di Mrs. Henriette Metcalf Il dipinto è conservato a Old Lyme dove, alla fine dell’Ottocento, si era formata una colonia di artisti detta “American Giverny”, in riferimento alla località francese celebre per la presenza di Claude Monet. A Old Lyme i pittori americani, affascinati dal paesaggio del Connecticut, dipingevano en plein air avvicinandosi sempre più alla pittura impressionista. Tra questi Metcalf, che aveva a lungo viaggiato in cerca di nuovi spunti per i suoi dipinti di paesaggio.

Elihu Vedder (New York 1836-Roma 1923) Letto del torrente Mugnone vicino a Firenze 1864 olio su faesite San Francisco, Fine Arts Museums of San Francisco, dono di Mr. and Mrs. John D. Rockefeller III Vedder, che abitava nei pressi del Mugnone, amava il torrente, vicino al quale poteva trovare quei luoghi appartati cari anche ai macchiaioli. Tuttavia il paesaggio del dipinto, disabitato e brullo, fa ipotizzare possa trattarsi di uno scorcio della Val Nerina, dove l’artista lavorò insieme all’amico Hotchkiss. Dei macchiaioli Vedder adotta il formato orizzontale e la pittura sintetica.

Elihu Vedder (New York 1836-Roma 1923) Domenicani. Un convento vicino a Firenze (Tre monaci a Fiesole) 1859 circa olio su tela San Francisco, Fine Arts Museums of San Francisco, dono di Mr. e Mrs. John D. Rockefeller III

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Tra il 1857 e il 1860 Vedder visse a Firenze, dove conobbe i macchiaioli, prese parte alle discussioni del gruppo e dipinse con loro nei dintorni delle città. Questo quadro fu forse presentato, insieme ad altri, all’esposizione della Società Promotrice di Belle Arti tenutasi nel 1860: la partecipazione del pittore americano all’annuale appuntamento fiorentino ne conferma la piena adesione all’ambiente artistico locale.

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Ernestine Fabbri Cortile di villa Gamberaia 1900 foto Drusilla Gucci Caffarelli

Elizabeth Lyman Boott Duveneck (Cambridge 1846-Paris 1888) Villa Castellani a Bellosguardo 1886 acquerello Washington, National Museum of Women in the Arts, dono di Frank Duveneck Villa Castellani, dove Elizabeth Boott visse col padre fin dall’infanzia e col marito Frank Duveneck negli anni ottanta, rappresentò per lei la vera casa, in cui l’amico Henry James ambientò parte di Ritratto di signora, iniziato a scrivere a Firenze. Il raffinato paesaggio rievoca un momento felice, quando Elizabeth dipingeva insieme al marito sulle colline intorno alla città.

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Frank Duveneck (Covington 1848-Cincinnati 1919) Villa Castellani a Bellosguardo 1887 olio su tela New York, Brooklyn Museum, acquisizione Healy - Fund B La pittura di Duveneck era divenuta più morbida e luminosa dopo lo spostamento da Polling – presso Monaco in Alta Baviera – a Firenze dove, dal 1879, trasferì i corsi di pittura in seguito all’inizio della relazione con Elizabeth Boott, sposata poi nel marzo 1886 a Parigi. William Merritt Chase (Williamsburg 1849-New York 1916) Un giardino italiano 1909 circa olio su tela Norfolk, Chrysler Museum of Art, dono di Edward J. Brickhouse Il quadro raffigura il giardino di villa Silli, detta anche la Meridiana, in via Cosimo il Vecchio, fra Careggi e Fiesole. Chase prese in affitto la villa nel 1907, l’acquistò nel ’10 e vi trascorse le estati fino al ’13. Nell’atmosfera dell’estate toscana il pittore trovò soggetti ideali per sperimentare le variazioni della luce nel mutare delle ore, secondo una pratica comune ad altri pittori americani, in particolare Hassam.

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Adolfo Tommasi (Livorno 1851-Firenze 1933) Il giardino della Villa Reale di Marlia post 1912 olio su tela Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti Dopo essersi dedicato a raffigurare scene di vita rurale, dal 1912 Tommasi dipinge ville e giardini della Lucchesia: un soggetto, la villa, che diventa in quegli anni simbolo letterario di confortevole e privilegiato osservatorio sul lavoro campestre che vi si svolge attorno. William Merritt Chase (Williamsburg 1849-New York 1916) L’Orangerie 1909 olio su carta applicata su tela, montata su pannello Houston, collezione privata Chase passò numerose estati a villa Silli, una delle tante abitazioni dei dintorni di Firenze, circondate da giardini e ricche di passato, offerte in affitto o in vendita agli stranieri a prezzi per loro favorevoli. Come scrive Henry James, simili ville erano «fuori dalla posizione obbligata all’interno della città medievale», e per questo «ancora più degne d’ammirazione».

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Elizabeth Lyman Boott Duveneck (Cambridge 1846-Paris 1888) Foglie d’autunno 1880-1885 olio su tela Newport, William Vareika Fine Arts Ltd Lizzie – come veniva chiamata – grazie al padre Francis Boott aveva ricevuto un’educazione completa, non solo in pittura, nelle più prestigiose scuole europee e americane, e con i migliori maestri. Il quadro rivela la volontà dell’artista di sperimentare nuove strade, perfezionando costantemente la propria arte, come altri colleghi americani che soggiornarono in Europa. Henry Roderick Newman (Easton 1843-Firenze 1917) Anemoni selvatici fiorentini 1881 acquerello su carta Sheffield, Museums Sheffield, Collezione della Guild of St. George Newman aveva eletto Firenze propria patria adottiva, risiedendovi dal 1870 fino alla morte e trovando fonte di ispirazione nelle architetture della città e nelle campagne. In sintonia con le indicazioni di John Ruskin, che aveva invitato gli artisti a studiare direttamente la natura e a scoprirvi la bellezza delle piante selvatiche, Newman non isola i fiori in una composizione ma li descrive nel loro ambiente.

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William Merritt Chase (Williamsburg 1849-New York 1916) Oliveto 1910 circa olio su tela appplicata su tavola Chicago, Terra Foundation for American Art, Daniel J. Terra Collection A Firenze Chase era venuto nella doppia veste di pittore e maestro. Fra il 1907 e il ’13 vi tenne infatti le sue summer class: lezioni, riservate a studenti americani, organizzate sul modello di quelle nate negli anni novanta a Shinnecock, presso Long Island, dove l’artista aveva una casa di vacanza. Uno degli scopi era insegnare agli allievi a dipingere en plein air, applicando i colori direttamente sulla tela senza disegno preliminare.

Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901) Contadina con gerla e cane 1895 olio su tela Livorno, E. Angiolini Bottega d’Arte Dagli anni ottanta Signorini applica alla pittura di paesaggio una nuova libertà, sperimentando scorci insoliti e forti contrasti luminosi in modo da raggiungere una relazione fra dato reale e “sensazioni”. Si assiste così a una svolta nella maniera di rappresentare il paesaggio, che assume implicazioni sentimentali e simboliche.

Elihu Vedder (New York 1836-Roma 1923) Contadina che fila 1867 circa olio su tela Chestnut Hill, McMullen Museum of Art, Boston College Il soggetto della donna che fila, spesso affrontato da Vedder, è frequente nella pittura naturalista di secondo Ottocento, al pari di altri temi sul lavoro contadino. Anche gli artisti italiani mostrano le attività nei campi con la stessa vena elegiaca che Vedder pone in quest’opera, con l’inserimento della filatrice in un vasto paesaggio, forse toscano, studiato dal vero.

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Ernestine Fabbri Piero degli Antinori in bicicletta 1901 circa foto Drusilla Gucci Caffarelli

Frank Duveneck (Covington 1848-1919) Cortile italiano 1886 olio su tela Cincinnati, Cincinnati Art Museum, dono dell’artista In seguito alle nozze con Elizabeth Boott, Duveneck si stabilisce a Firenze nella villa che il padre di lei prendeva in affitto da anni. La tavolozza del pittore ha ormai assorbito tutta la luminosità estiva della Toscana, violenta e contrastata dalle ombre: forse il culmine espressivo per un artista poi segnato dalla prematura scomparsa della moglie e dal rientro definitivo in America.

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John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) La pigiatura dell’uva: cantina fiorentina 1882 circa olio su tela Fredericton, Canada, The Beaverbrook Art Gallery In una cantina, che l’artista aveva probabilmente visto a Firenze, due uomini e una donna fanno girare l’asse verticale di uno strettoio, il grande torchio utilizzato per spremere le vinacce. Un’altra donna li aiuta, quasi appesa al braccio orizzontale. La luce che scende da una finestrella sul fondo rischiara la volta, mentre la luminosità proveniente dall’ingresso mette in risalto bigonce, botticelle e un grande tino, che assumono la valenza di una natura morta. Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901) Il Ghetto di Firenze 1882 olio su tela Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea La veduta del Ghetto documenta la precaria situazione del quartiere che dal 1893 sarebbe stato cancellato dal “piccone risanatore”, sulla base di un progetto urbanistico deprecato dalla comunità anglosassone. Il vicolo, umido e fatiscente, contrasta con gli intonaci candidi delle case rinnovate, segnando il contrasto fra città moderna e medievale. Signorini ripeté varie volte il soggetto, che ebbe fortuna commerciale soprattutto presso il collezionismo straniero.

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John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Buoi al riposo 1910 circa olio su tela New York, courtesy of Adelson Galleries Quando trovava motivi d’ispirazione Sargent non temeva le intemperie: i buoi maremmani furono dipinti nella calura estiva, fuori da una stazione in attesa di un treno in ritardo, mentre i compagni si erano rifugiati all’ombra. Questi animali attraevano Sargent, che ne ha schizzati, disegnati e dipinti in gran numero. Edmund Charles Tarbell (West Groton 1862-New Castle 1938) Testa di modella italiana 1884-1885 olio su tela Newburyport, Lepore Fine Arts Tra la fine del 1884 e l’inizio del 1885 Tarbell è a Venezia, affascinato da Tiziano come i suoi colleghi americani, fra cui Whistler e Sargent, e impegnato a scoprire scorci poco noti. Era conquistato anche dalle fisionomie dei modelli locali: questa ragazza fa parte della schiera di contadine e popolane dipinte dai veneziani contemporanei o dai macchiaioli, ma anche dal giovane Sargent e dai suoi connazionali.

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Silvestro Lega (Modigliana 1826-Firenze 1895) Nastro rosso 1885 olio su tavola Courtesy Marco Bertoli Lega concentra sui volti la propria ricerca, dimostrando di appartenere a quella cultura della realtà che imponeva agli artisti il confronto con il vero. L’indagine sui temperamenti trasforma però il ritratto nella descrizione di una complessità esistenziale, mentre gli stranieri di passaggio in Italia sono attirati dalle caratteristiche somatiche dei loro modelli, simbolo di un mondo idealizzato da una tradizione letteraria secolare. Frank Duveneck (Covington 1848-1919) Fioraia fiorentina 1886 circa olio su tela Cincinnati, Cincinnati Art Museum, dono dell’artista Il soggetto italiano è trattato secondo modelli internazionali, nonostante il quadro sia stato dipinto nei pressi di villa Castellani a Bellosguardo: la giovane, che di locale ha solo capelli e occhi scuri, indossa un costume ideato dal pittore stesso, simile a quelli delle donne dei quadri di Duveneck di ambientazione veneziana.

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Frank Duveneck (Covington 1848-1919) Ragazzo italiano 1880 circa olio su tela Davenport, Collection of the Figge Art Museum, dono del Dr. C. T. Lindley Nel 1879 Elizabeth Boott, che aveva seguito le lezioni di Duveneck a Monaco, lo incoraggiò a lasciare la Germania con i suoi allievi e colleghi, i Duveneck boys, per trascorrere almeno un inverno a Firenze. Nel quadro, dipinto poco dopo l’arrivo in Italia, pare che l’artista abbia sentore delle ricerche di Lega e Fattori, nonostante facesse parte del circolo dei Boott, uno di quei cenacoli internazionali raramente partecipi della vita culturale cittadina. Willard Leroy Metcalf (Lowell 1858-New York 1925) Pelago in Toscana 1913 olio su tela Buffalo, Collection Albright-Knox Art Gallery, Sherman S. Jewett Fund Metcalf ha dipinto il borgo toscano di Pelago, non lontano da Firenze, nel corso del viaggio in Europa del 1913, quando sostò anche in Toscana. Il paese arroccato sul colle aveva attratto il pittore americano, affascinato dalla campagna e dal sapore della storia che vi si respirava. Con pittura rapida viene restituito il borgo immerso nella bruma invernale.

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Elihu Vedder (New York 1836-Roma 1923) Le balze di Volterra 1860 olio su tavola Youngstown, The Butler Institute of American Art, dono della American Academy of Arts and Letters Nell’agosto del 1860 Elihu Vedder trascorse tre settimane a Volterra, dipingendo dal vero insieme con alcuni connazionali, tra cui Hotchkiss, suo grande amico. Nel quadro, dall’accentuato taglio orizzontale, la veduta dal basso esalta la maestosità del paesaggio, e l’inserimento della figura umana nella natura desolata ne accresce la valenza simbolica. La pittura è quella densa e per ampie macchie di colore elaborata da Vedder a contatto con i toscani. John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Buoi di Carrara 1911-1913 matita e acquerello su carta Londra, Tate, donato da Lord Duveen Nel 1911 Sargent si recò a dipingere nei pressi di Carrara. Alle cave, al duro e pericoloso lavoro della lizzatura e alle fatiche dei buoi, l’artista ha dedicato una serie di acquerelli e dipinti. I grandi animali sono fissati in un momento di riposo, legati a coppia e distribuiti senza rispettare prospettiva proporzioni. Non sappiamo se si tratti dell’unione di vari schizzi dal vero o se vi sia un’influenza della fotografia stereoscopica, che l’artista esercitò proprio a Carrara. 49


Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901) Mattino a Pietramala 1889-1890 olio su tela Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano-Genova Restano numerose versioni di vedute montane realizzate da Signorini – a partire dal 1880 – nei pressi di Pietramala, un’impervia zona di pascolo del Mugello, a nordest di Firenze. Fra i contemporanei non ebbe molta fortuna questa pittura rapida, di un Signorini che guarda al postimpressionismo e, forse, alla coeva produzione divisionista di Giovanni Segantini. John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Dafne (Fantasia in un giardino) 1910 aquerello su carta New York, courtesy of Adelson Galleries Ospite del marchese Farinola a Varramista, in provincia di Pisa, Sargent visitò anche villa Garzoni a Collodi: l’artista apparteneva a una generazione particolarmente attratta dagli scenari dei giardini italiani rinascimentali e barocchi. La villa era famosa per il parco ricco di statue, tra cui la Dafne, desunta dal celebre marmo di Bernini.

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Elihu Vedder (New York 1836-Roma 1923) Cipressi e papaveri 1880-1890 olio su tela New York, The Metropolitan Museum of Art, dono di Iola Stetson Haverstick L’opera si colloca al tempo del lungo soggiorno a Roma di Vedder, segnato dalla frequentazione del Caffè Greco e dall’adesione alla società di pittori “In Arte Libertas”. Per il gruppo, guidato da Nino Costa, l’attento studio dal vero doveva essere completato dal rilievo concesso all’immaginazione, come in questo scorcio di parco romano, con il muro che impedisce la vista ma offre spazio alla fantasia. George Inness (Newburgh 1825-Bridge of Allan 1894) Il monaco 1873 olio su tela Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy dono di Stephen C. Clark in occasione del 25esimo anniversario della Addison Gallery Inness eseguì il dipinto durante il suo secondo soggiorno in Italia, in un angolo del parco, allora aperto al pubblico, di villa Barberini a Castel Gandolfo, residenza estiva del papa. Il luogo viene trasfigurato divenendo espressione dello stato d’animo dell’artista, intento a cogliere e restituire l’essenza misteriosa della natura. 51


V. Il culto del Rinascimento Il culto del Rinascimento era evocato e celebrato dalla colonia anglosassone: lo attestano lo studio della Notte di Michelangelo del giovane Sargent, prova della fortuna di quel soggetto nella cultura letteraria e artistica americana, e altre opere che ribadiscono la passione per gli old masters. Il mito del Rinascimento, incentivato dagli studi di William Roscoe, dalle inchieste di John Ruskin e dalla fortuna dei romanzi di Walter Scott, aveva identificato in Firenze la meta di avventure estetiche e letterarie per chi proveniva d’oltreoceano. I sentimentals travellers potevano incontrare nei musei le più insigni testimonianze della civiltà rinascimentale, apprezzare negli edifici l’essenziale solennità evocata dalle glorie trascorse, cogliere nel più semplice manufatto un perfetto esempio di funzionalità mista a bellezza. Dal 1896 si avrà poi a disposizione un testo fondamentale per la riscoperta del Rinascimento: The Florentine Painters of the Renaissance dell’americano Bernard Berenson.

John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Studio da “La Notte” di Michelangelo 1870 grafite su carta New York, The Metropolitan Museum of Art, dono di Mrs. Francis Ormond Si deve a un Sargent appena quattordicenne questo disegno della Notte della tomba di Giuliano de’ Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. Sargent era stato educato in casa fino ai dodici anni, ma la mancanza di istruzione istituzionale fu compensata da quella ricevuta girando per l’Europa, dove la famiglia aveva scelto di vivere. Il giovane si esercitò frequentemente nel disegno di celebri sculture, sia a Roma che a Firenze. John Singer Sargent (Firenze 1856-London 1925) Modello italiano post 1900 acquerello e grafite su carta New York, The Metropolitan Museum of Art, dono di Mrs. Francis Ormond Molti degli studi di nudo maschili di Sargent sono collegati all’elaborazione, prolungatasi dal 1890 al 1919, dei dipinti murali destinati alla Public Library di Boston. Sargent scelse spesso modelli italiani: dal 1892 cominciò a ritrarre (forse anche per questo acquerello) il pugile dilettante Nicola D’Inverno, rimasto al suo servizio per più di ventisei anni come cameriere e fedele assistente.

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George de Forest Brush (Tennessee 1855-Hanover 1941) In giardino 1906 olio su tela applicata su lastra di zinco New York, The Metropolitan Museum of Art, dono di George A. Hearn Nel 1903 l’artista si trasferì con la famiglia a Firenze, dove visse per qualche anno in una villa di via San Leonardo. Vi dipinse In giardino, in cui ritrasse la moglie con l’ultimogenita Thea in braccio e la piccola Mary al fianco. Un dipinto dal sapore preraffaellita, di gusto botticelliano, che la raffinata cornice neorinascimentale, esempio del revival artigianale toscano di fine Ottocento, trasforma in elegante tabernacolo. Elizabeth Lyman Boott Duveneck (Cambridge 1846-Paris 1888) Natura morta con rose e lira 1878 olio su tela Newport, William Vareika Fine Arts Ltd

VI. L’AMERICA AL FILTRO DELLA PITTURA E DEL ROMANZO Si compie infine il percorso inverso, tornando al di là dell’Atlantico al seguito degli artisti americani che, dopo aver viaggiato in Europa, rientrano a casa con un bagaglio ricco di esperienze. I quadri sono stati quasi tutti realizzati da artisti che hanno dipinto Firenze e la Toscana e che, una volta tornati in America, hanno fatto rapida carriera grazie alle esperienze avute nel vecchio continente. Whistler, Mary Cassatt e Sargent elessero invece a nuova patria l’Europa, sebbene si sentissero sempre degli esiliati. Scene di intimità sono ambientate negli interni domestici: i protagonisti sono spesso mogli e figli colti in atteggiamenti affettuosi, presentati con un’intensità e una naturalezza sconosciute alla pittura europea. Il bianco delle vesti delle donne si trasforma nel simbolo della purezza e della giovinezza (l’«età dell’innocenza»), ma anche del dinamismo e dell’ottimismo della classe media statunitense e della stessa America; metafora della consapevolezza di appartenere a un Nuovo Mondo in cui si afferma un moderno ideale femminile, del quale si fecero interpreti soprattutto Henry James ed Edith Wharton.

La pittrice – memore dei modelli di John La Farge – dedica all’amica Alice Bartlett questo raffinato e tenero omaggio, per ricordare il periodo felice in cui studiava a Roma, frequentando anche Henry James. Elizabeth era stata a Boston una delle Huntites, come venivano chiamate le allieve di William Morris Hunt.

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Edmund Charles Tarbell (West Groton 1862-New Castle 1938) La stanza della colazione 1902-1903 olio su tela Philadelphia, Pennsylvania Academy of the Fine Arts, dono di Clement B. Newbold La stanza della colazione appartiene al genere Interior with figures di cui Tarbell fu maestro. L’atmosfera di intimità casalinga è sottolineata dall’ambientazione ricca di particolari: il quadro di Tiziano, il busto rinascimentale, le stampe giapponesi, ma anche la cucina in cui è affaccendata una domestica. Il dipinto fu molto ammirato da critica e pubblico americani perché conservava spirito e semplicità degli antichi maestri olandesi. Thomas Wilmer Dewing (Newton Lower Falls 1851-New York 1938) Il gossip 1907 circa olio su tavola Minneapolis, Minneapolis Institute of Arts, dono di Mrs. Margaret Weyerhaeuser Harmon Dall’inizio del Novecento, dopo il ritorno da Londra dove aveva lavorato nello studio di Whistler, Dewing cominciò a ritrarre, con gusto narrativo, simili gruppi di sofisticate ed eteree signore vestite di bianco, sedute in interni disadorni e con le pareti monocrome. Spesso le cornici neorinascimentali dei quadri del pittore furono disegnate dall’architetto Stanford White. 56

Michele Gordigiani (Firenze 1835-1909) I figli nello studio (bozzetto) 1880 circa olio su tela Firenze, Fondazione Carlo Marchi La scena familiare è ambientata nello studio di Gordigiani, al primo piano della sua abitazione da poco edificata nella zona di Porta a Pinti. I quattro figli sono sorpresi in atteggiamenti diversi, nell’atelier arredato secondo il gusto dei moderni studi d’artista: mobili antichi e moderni, tappeti e oggetti utili per allestire uno scenario destinato ad accogliere ricchi committenti anche stranieri. Frederick Childe Hassam (Dorcester 1859-East Hampton 1935) La finestra a Est 1913 olio su tela Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, dono di Joseph H. Hirshhorn La stanza in cui la donna è ritratta presenta elementi tipici degli interni borghesi americani dell’epoca: la natura morta sul tavolo e l’elegante paravento che, come i disegni dell’abito, rimanda al gusto per l’arte orientale. Il pittore sviluppa una dialettica simbolica fra casa e città che – solo percepita attraverso le tende leggere – resta distante dalla figura femminile e dal suo mondo.

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Joseph DeCamp (Cincinnati 1858-Boca Grande 1923) La cucitrice 1916 olio su tela Washington, Corcoran Gallery of Art acquisizione del museo, Gallery Fund

Michele Gordigiani (Firenze 1835-1909) Ritratto della marchesa Maria Luisa Ginori Lisci 1884 olio su tela Collezione privata

La quotidianità del gesto della donna che cuce in un interno casalingo, disinteressata alla vita che si intravede al di là della finestra, richiama analoghi soggetti di Tarbell, Benson e Hassam. DeCamp aveva stretto amicizia con i primi due già dagli anni ottanta quando, tutti insieme, insegnavano alla Boston Museum School: un gruppo molto unito, che venne detto “The Tarbellites”.

Gordigiani si era dedicato sin da giovane al ritratto, passando rapidamente da uno stile disegnativo ancora in auge fra i giovani macchiaioli, alla grande maniera internazionale, conosciuta nei viaggi in Francia e ammirata nello studio parigino di Boldini. Fra i protagonisti del bel mondo fiorentino la marchesa Maria Luisa Ginori Lisci, che sarebbe morta ancor giovane di lì a due anni, era nota per la sua raffinata eleganza.

William Morris Hunt (Brattleboro 1824-Isles of Shoals 1879) Ritratto di signora col ventaglio 1860-1870 circa olio su tela Washington, Hirshhorn Museum, and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, acquisto del Museo Hunt ritrae, a figura intera, un’elegante signora della buona società americana in un tradizionale interno del New England, con mobili scuri e libri appoggiati sul tavolo e sul pavimento. L’abito azzurro pallido, l’incarnato del volto, le rose sul corpetto, creano un contrasto con il secondo piano in ombra.

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Ernestine Fabbri Teresa Fabbri 1913-1914 circa foto Drusilla Gucci Caffarelli

Bessie Potter Vonnoh (St. Louis 1872-New York 1955) Ritratto di Jessie Wilson (Mrs. Francis B. Sayre) 1912-1913 bronzo Old Lyme, Florence Griswold Museum La statuetta raffigura Jessie Wilson, seconda figlia del presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. La scultrice Bessie Potter, sposata al pittore Robert Vonnoh, aveva sempre sognato Firenze e l’Italia, dove volle venire a imparare a cavare il marmo e a studiare i maestri antichi per affermarsi in una professione che, anche nella liberale America, era principalmente riservata agli uomini.

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Bessie Potter Vonnoh (St. Louis 1872-New York 1955) Il ventaglio 1910 bronzo argentato Washington, National Museum of Women in the Arts, dono di Wallace e Wilhelmina Holladay Bessie Potter realizzò questo bronzetto argentato con una tecnica allora diffusa in Francia, ma non ancora in America. Per sperimentare le sottili variazioni di luce e colore, si rifece a modelli impressionisti di Rodin, incontrato a Parigi, e di Paul Troubetzkoy, dalle cui opere, viste a Chicago durante l’Esposizione Universale del 1893, trasse ispirazione per le sue eleganti figure femminili. Lilla Cabot Perry (Boston 1848-Hancock 1933) Signora con ciotola di viole 1910 circa olio su tela Washington, National Museum of Women in the Arts dono di Wallace e Wilhelmina Holladay Il mazzetto di viole sulla mensola del camino – fiore cui l’artista aveva dedicato anche una poesia –aveva dato il titolo originario al dipinto, Pansies. Lilla Cabot, vissuta a Tokyo col marito Thomas Perry, docente di letteratura inglese, armonizza l’interesse per l’arte giapponese con i colori intrisi di luce e la libertà di pennellata degli impressionisti.

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Giovanni Boldini (Ferrara 1842-Parigi 1931) Ritratto di Miss Bell 1903 olio su tela Genova, Raccolte Frugone Il ritratto dell’elegante signora fu dipinto da Boldini in un anno che lo vide particolarmente impegnato a soddisfare le richieste della buona società internazionale. Per Boldini, che a Parigi aveva frequentato Sargent nel 1884, il pittore americano rappresentava un concorrente: i due artisti, pur nelle differenze della loro pittura, avevano infatti un ideale di bellezza femminile affine. John White Alexander (Allegheny 1856-Pittsburgh 1915) Ritratto di Miss Helen Manice (poi Mrs. Henry M. Alexander) 1895 olio su tela New York, Brooklyn Museum, dono di Mrs. Helen G. Rhinelander and Mr. DeForest M. Alexander Helen Manice siede in una stanza arredata con mobili tipici delle case del New England, gli stessi interni descritti nel romanzo Roderick Hudson di Henry James. Sebbene avesse soggiornato a Parigi, Alexander, uno tra i più fedeli Duveneck boys, non si unì ai Ten American Painters, aderendo invece alla più tradizionalista Academy of Design di New York. Il pittore non idealizza il soggetto, ma sottolinea la dimensione domestica della scena, come avviene spesso nei quadri americani. 62

Michele Gordigiani (Firenze 1835-1909) Ritratto di Giulietta giovinetta 1887 circa olio su tela Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti Gordigiani, per il quale hanno posato sovrani e aristocratici di tutta Europa, è qui impegnato a ritrarre la figlia Giulietta, probabilmente sedicenne, con una libertà formale che ne sottolinea il carattere vivace e l’indole inquieta. Fra il 1871 e il 1878, in occasione dei Salon e delle Esposizioni Universali, il pittore era stato più volte a Parigi, dove incontrò l’ormai celebre Boldini, già amico nei primi anni fiorentini. Lilla Cabot Perry (Boston 1848-Hancock 1933) Il cappello verde 1913 olio su tela Chicago, Terra Foundation for American Art, Daniel J. Terra Collection Lilla Cabot Perry ritrae la secondogenita Edith con il volto in parte ombreggiato da un grande cappello. Si avverte la forte partecipazione emotiva nei confronti della figlia, sofferente di disturbi mentali, ritratta con espressione malinconica. Le mani sono, insieme al copricapo, il fulcro della composizione: su di esse converge la luce, resa con pennellate dinamiche che attestano l’adesione dell’artista all’impressionismo.

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Theodore Robinson (Irasburg 1852-New York 1896) Angelus 1879 circa olio su tela Waterville, Colby College Museum of Art, legato di Mr. and Mrs. Nevil Ford Una bambina della Francia del nord è ritratta in preghiera presso uno stagno, con una pittura libera ma robusta che fa emergere i volumi, mentre la luminosità mattutina esalta il colore della veste. Il titolo richiama le celebri opere di Millet, che Robinson ammirava profondamente. Analoghe figure femminili immerse nel paesaggio saranno ricorrenti nel percorso artistico del pittore. William Morris Hunt (Brattleboro 1824-Isles of Shoals 1879) Pascolo nei pressi di uno stagno 1860-1870 circa olio su tela Londra, Bank of America Merrill Lynch Collection Quando dipinge questo quadro Hunt è l’artista più celebre di Boston, oltre che l’insegnante più avanzato, non solo per lo stile, ma anche per avere aperto alle donne, nel 1868, la prima classe di pittura. Dedito prevalentemente al paesaggio, è figura trainante nell’ambiente culturale della città e la sua passione per l’arte francese crea nuove mode tra i ricchi e colti collezionisti bostoniani.

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Frederick Childe Hassam (Dorcester 1859-East Hampton 1935) Ritratto di Miss Weir all’aperto 1909 olio su tela Sacramento, Crocker Art Museum, acquistato con fondi donati da Mr. and Mrs. Vern C. Jones e altri donatori Hassam si dedicò soprattutto a dipingere vedute e ambienti urbani, e questo è uno dei suoi rari ritratti. I lineamenti della figlia dell’amico pittore Julian Alden Weir, delineati con precisione, contrastano con il paesaggio, restituito con tocco impressionista, in linea con la rielaborazione dei modelli francesi da parte dei pittori americani, che non recisero mai il legame con la tradizione accademica del loro paese. Joseph DeCamp (Cincinnati 1858-Boca Grande 1923) L’amaca 1895 circa olio su tela Chicago, Terra Foundation for American Art, Daniel J. Terra Collection Intorno alla metà degli anni novanta DeCamp ritrae spesso moglie e figli nel giardino della casa di campagna del Massachusetts. L’artista, come altri connazionali, contrappone le figure disegnate accuratamente al paesaggio caratterizzato dal colore e dalla tache degli impressionisti conosciuti durante i soggiorni in Francia.

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Giuseppe Graziosi (Savignano sul Panaro 1879-Firenze 1942) Mio figlio 1909 olio su tela Firenze, Eredi Graziosi Il pittore ritrae il figlio Paolo e la moglie Bianca Coduri, artista svizzera venuta a Firenze nel 1896 per studiare all’Accademia con Giovanni Fattori, che per primo aveva aperto in Italia le classi alle donne. Graziosi raffigura un momento di intimità , tratteggiandolo nei minimi particolari: un’atmosfera domestica che richiama le contemporanee esperienze internazionali, e in particolare iconografie e temi cari a Mary Cassatt.

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Ernestine Fabbri Edith Shepard Fabbri con la figlia Teresa e la nipote Tecla Ludolf a Bar Harbor 1899-1900 foto Drusilla Gucci Caffarelli

Ernestine Fabbri Signora e bambina a Viareggio 1903 circa foto Drusilla Gucci Caffarelli

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William Merritt Chase (Williamsburg 1849-New York 1916) Mattino sul frangiflutti, Shinnecock 1897 circa olio su tela Chicago, Terra Foundation for American Art, Daniel J. Terra Collection

Frank Weston Benson (Salem 1862-1951) Estate 1909 olio su tela Providence, Museum of Art, Rhode Island School of Design, legato di Isaac C. Bates

La spiaggia di Shinnecock Bay a Long Island si trovava vicino alla casa dove, fra il 1891 e il 1902, Chase trascorse le estati con la famiglia, gli amici pittori e gli studenti delle summer class. Per quanto pennellata frantumata e macchie di colore rivelino una conoscenza dell’impressionismo, il dipinto rappresenta un emblema della nuova pittura americana per la luce chiara e avvolgente e per l’ampiezza dell’orizzonte, che contrasta con le piccole figure.

Estate illustra uno dei temi principali della mostra: la rappresentazione della donna americana a confronto con quella europea. Le figlie e la nipote del pittore, con le loro vesti bianche, incarnano il dinamismo e l’ottimismo della giovane nazione americana, rivelando una nuova figura femminile intraprendente ed emancipata.

Frank Weston Benson (Salem 1862-1951) Le sorelle 1899 olio su tela Chicago, Terra Foundation for American Art, Daniel J. Terra Collection Benson ritrae le figlie, che dieci anni più tardi saranno le protagoniste di Estate, nel paesaggio del New Hampshire. L’artista – che aveva aderito ai Ten American Painters, distaccatisi dai colleghi più conservatori della Society of American Artists per diffondere un linguaggio artistico moderno – riadatta alle tradizioni americane la pennellata frammentata, il taglio fotografico e l’uso di dipingere all’aria aperta degli impressionisti. 68

Vittorio Corcos (Livorno 1859-Firenze 1933) In lettura sul mare 1910 circa olio su tela Collezione privata Corcos ambienta la scena sul terrazzo della propria casa di Castiglioncello, su cui siede la figliastra Ada insieme a due giovani dandy. In lontananza si scorgono Vada e la sua costa, con i primi insediamenti industriali. L’atmosfera del quadro rispecchia una Castiglioncello frequentata sia da facoltosi stranieri che da un circolo di artisti e letterati.

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Il Vieusseux a Palazzo Feroni Il Vieusseux a Palazzo Feroni Al Gabinetto di lettura fondato nel 1820 a Palazzo Buondelmonti (Piazza Santa Trinita) dal mercante ginevrino Giovan Pietro Vieusseux, si sono abbonati, pagando una quota di associazione, tutti i forestieri di passaggio o residenti a Firenze tra Otto e Novecento. Dal 1873 al 1898 il Vieusseux occupa i locali a piano terreno di Palazzo Feroni, con ingresso da Via Tornabuoni 2. Per la lettura in sede, le Reading rooms sono aperte dalle 8 alle 22; i giornali sono distribuiti in tre sale per aree linguistiche: italiani, francesi e russi, inglesi e tedeschi. La Circulating library, destinata al prestito a domicilio, è aperta dalle 9 alle 17. I locali della circolante sono tappezzati di libri alle pareti: nella sala più grande, carrelli carichi di libri, tutti rilegati in pergamena e carta marmorizzata, con un cartiglio che indica orari e modalità del prestito. In queste sale, negli ultimi venticinque anni dell’Ottocento, sono passati circa 50.000 lettori, in larga maggioranza britannici e americani. Per gli stranieri è una tappa d’obbligo, e non solo per la lettura: «un luogo dove prima o poi si incontrano tutti quelli che conosci tra gli stranieri residenti a Firenze» dice il protagonista di Indian Summer, romanzo dell’americano William D. Howells. Dal Libro dei soci, dove ciascuno registra anche il proprio recapito in città, si scopre che John S. Sargent alloggiava all’Hotel d’Angleterre e che Henry James nel 1880 è all’Hotel Royal de l’Arno, dove inizia a scrivere Ritratto di signora.

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Testi Ludovica Sebregondi Traduzioni Stephen Tobin (italiano-inglese) Mila Alieva (inglese-russo) Xue Cheng (italiano-cinese) Coordinamento editoriale Elena Bottinelli Ludovica Sebregondi Progetto grafico RovaiWeber Design La pubblicazione è stata pensata per accompagnare la mostra Americani a Firenze Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo Firenze, Palazzo Strozzi 3 marzo-15 luglio 2012

A cura di Francesca Bardazzi Carlo Sisi Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze con Comune di Firenze Provincia di Firenze Camera di Commercio di Firenze Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana Con il patrocinio di Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze Ministero degli Affari Esteri Ministero per i Beni e le Attività Culturali Con il contributo di Ente Cassa di Risparmio di Firenze Con il supporto di Bank of America Merrill Lynch Terra Foundation for American Art Jan Shrem and Maria Manetti Farrow Paulson Family Foundation Ferrovie dello Stato Italiane Aeroporto di Firenze Società Aeroporto Toscano ATAF Unicoop Firenze Firenze Parcheggi Fondazione Corriere della Sera Realizzazione della mostra Fondazione Palazzo Strozzi

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Fondazione Palazzo Strozzi Piazza Strozzi, 50123 Firenze

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www.palazzostrozzi.org

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Sargent e gli impreSSioniSti del nuovo mondo Firenze, Palazzo Strozzi 3 marzo - 15 luglio 2012 2

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