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IX La notte

Nella notte

La Chimera

Nella notte Nella notte Mi sono unito alla notte Alla notte senza limiti Alla notte

Non so se tra roccie il tuo pallido Viso m’apparve, o sorriso Di lontananze ignote Fosti, la china eburnea Fonte fulgente o giovine Suora de la Gioconda: O delle primavere Spente, per i tuoi mitici pallori O Regina o Regina adolescente: Ma per il tuo ignoto poema Di voluttà e di dolore Musica fanciulla esangue Segnato di linea di sangue Nel cerchio delle labbra sinuose, Regina de la melodia: Ma per il vergine capo Reclino, io poeta notturno Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo, Io per il tuo dolce mistero Io per il tuo divenir taciturno. Non so se la fiamma pallida Fu dei capelli il vivente Segno del suo pallore, Non so se fu un dolce vapore, Dolce sul mio dolore, Sorriso di un volto notturno: Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti E l’immobilità dei firmamenti E i gonfii rivi che vanno piangenti E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

Mia, bella mia Notte Notte di nascita Che mi riempie del mio grido Delle mie spighe Tu che mi invadi Che fai ondeggiare ondeggiare Che fai ondeggiare tutto attorno E fumi, sei molto densa E muggisci Sei la notte Notte che giace, notte implacabile, E la sua fanfara, e la sua spiaggia, La sua spiaggia in alto, la sua spiaggia dovunque La sua spiaggia beve, il suo peso è re, E tutto si piega Sotto di lui Henri Michaux

Dino Campana, Canti Orfici -+

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ombre la notte inesorabile,

IX La notte

Poi c’è . Arriva sempre, è fatta di freddo e di buio, ma cela un mistero

pieno di paura

e di fascino.

La luce artificiale si muove sulle facce

e ne ridisegna i tratti. E così la notte cela i volti dietro una maschera. Come la maschera del teatro permette all’attore di vivere mille avventure, gli permette d’essere chi vuole, la notte si riempie delle sue e i personaggi sono liberi d’essere chi vogliono.ombre ombre rende in realtà Ma la mascheraombre ombre interno visibile qualcosa dell’ ombre ombre esterno. che viene sintetizzato all’

ombre ombre ombre

ombre

ombre

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IX La notte

La notte si prende cura di tutto Una notte ho incontrato Il compagno di giochi ideale. Per amore S’è fatto cacciare con me Da ogni locale E si è sdraiato per terra E mi ha tenuto per mano E mi ha parlato per ore E mi ha ascoltato per ore E ha bevuto tutta la birra che ha potuto

Ora che è solo un ricordo Unico Prezioso Perchè non lo vedrò più Penso al bacio Che mi ha chiesto Prima di separarci Bacio meritato Che gli avrei dato Che gli ho negato Per rispetto di qualcuno Che dello stesso rispetto non mi ha ripagato.

...

Per le

strade

di notte il mio

viso celato Quando non

riconosci di me che

un certo stile

Quando rendo me stesso

un altro immaginato

Questi trucchi imprudenti, tutto

questo è il tuo stile,

il tuo stile... Leo Ferré


IX La notte

i

Notte Nera

Sono sicuro Era il tramonto del prima Ma all’alba del dopo Manca tutta una Notte Nera

ei

La

ir

no

s tte

ie d p iem

if o u t

sm a t n

a

Lunga come non mai Sento che resto

immobile

Percepisco segnali Che ogni mio

gesto può innescare

Notte di giorno In cui vedo il sociale vincere

Non chiedo più niente So che tutto ora può dipendere da me

Notte che culla

Alcova e tomba da distruggere

Come i fantasmi

Che i miei ricordi fanno vincere Su me

Su me

Su me

Su me Valerio Lundini 93


IX La notte

Abdicazione Prendimi fra le braccia, notte eterna, e chiamami tuo figlio. Io sono un re che volontariamente ha abbandonato il proprio trono di sogni e di stanchezze. La spada mia, pesante in braccia stanche, l’ho confidata in mani più virili e calme; lo scettro e la corona li ho lasciati nell’anticamera, rotti in mille pezzi. La mia cotta di ferro, così inutile, e gli speroni, dal futile tinnire, li ho abbandonati sul gelido scalone. La regalità ho smesso, anima e corpo, per ritornare a notte antica e calma, come il paesaggio, quando il giorno muore.

Amico

Fernando Pessoa

Ho bisogno di un amico, e il migliore amico nel momento del bisogno, è stato il ragazzo con cui per anni ho condiviso amore e odio.. la persona che mi ha sempre detto ciò che pensa

a cui posso svelare

i miei lati più oscuri. Le sue parole mi hanno

verità,

per questo lo chiamo amico.

.)

che il suo amore grande e

scuro come la notte,

ha trovato una risposta altrove, io che sono stata incapace d’accoglierlo che ne ho avuto

paura,

quando a me era rivolto,

fatto piangere un mucchio di volte, perché dicevano la mia

Sono contenta che oggi

posso contare su

un’amicizia

che forse non merito, di cui però sono grata.

.*


(alla notte, a volte segue l’alba, se si è molto pazienti..) IX La notte

Scambio (1 Gennaio 2008 ) Di una faccia così innocente con riccioli da angioletto e piccole bugie malcelate

anche se fa freddo, anche se mio fratello sta cercando

non mi fido

non me ne importa nulla

ma sul momento e scambio con i suoi occhiali la mia sciarpa e i miei guanti. Perché lui ha freddo e io non ho più freddo

di farsi menare dalla security, anche se è la situazione meno vivibile

in cui potessi trovarmi,

sto bene.

A mezzogiorno siamo ancora lì che ci dividiamo la sciarpa

... sotto un sole che finalmente scalda.

perché lui mi fa ridere. Così alle sei del mattino

gelo lucido

dopo ore di e voglia d’andare via

finalmente non ho più paura e sto bene... .,


X Il tempo

Addio Proprio vero che il tempo e la distanza Che mi separa da voi Santifica tutto.

E vi ho portati tutti qui con me (Per questo i bagagli erano così pesanti) Nella mia stanza in affitto

E in giro per queste strade in salita/discesa Ma ora penso Nel vostro cuore

C’è sempre un pensiero per me? Forse qualcuno mi aveva

Già cancellato prima che partissi E qualcuno sta ancora tentando Di cancellarmi E qualcuno tenta d’aggrapparsi ai

Ma li sente sfumare...

ricordi

Per qualcuno invece

Le distanze e le parole e i silenzi Non contano Come per me. chi vede lei vede un quadrochi l’ode, ode una musicaconoscerla è un’ebbrezza innocente come giugnonon conoscerla, afflizione averla per amica un calore come se il sole ti risplendesse in mano. (1568, Emily Dickinson)

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X Il tempo

Ecco il mio segreto Gine che porto con me ovunque e ovunque sono con loro nelle loro preghiere anche se le strade sono

Mery’s change of humor La più seria e la più matta delle gine mi fa pensare che ogni cosa è doppia e le possibilità sono infinite.

quattro strade diverse e portano in posti diversi quello che ci unisce

è qualcos’altro va persino oltre ogni mia speranza ogni mia aspettativa

e le nostre stesse possibilità.

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X Il tempo

Ho pena delle stelle

L’essere triste lume o un sorriso...

Che brillano da tanto tempo, Da tanto tempo... Ho pena delle stelle. Non ci sarà una

Delle cose,

stanchezza

Di tutte le cose, Come delle gambe o di un braccio?

Una stanchezza di esistere, Di essere Solo di essere,

&%)

Non ci sarà dunque, Per le cose che sono,

Non la morte, bensì Un’altra specie di fine, O una grande ragione: Qualcosa così, Come un

perdono? Una sola moltitudine, Fernando Pessoa


X Il tempo

Sei solo un’ombra, adesso. Per me eri la persona più bella

La più importante. Non so chi sarei adesso Se non ti avessi avuto

Come compagno d’avventure Nel tuo periodo migliore

Senz’altro sarei diversa Senz’altro sarei peggiore. Non mi hai insegnato Ad essere forte Non avresti mai saputo proteggermi, Ma per me, lo so

Avresti preso gli schiaffi Se non li hai presi é solo perchè Un tuo solo gesto contrariato Appariva talmente inaspettato,

Indifeso...

Disarmante... A me faceva piangere.

Dove sei finito Non lo so Forse non sei così diverso

E allora è mia la colpa,

Se ormai non ci riconosciamo più.


X Il tempo

Il giorno di natale

per un momento hai invaso la mia vacillante persona delle tue certezze avvolgendomi in un abbraccio che lo sussurra da sè:

“ti voglio bene davvero”

senz’ombra di dubbio. Beh, io, proprio io, c’ho sputato sopra a queste certezze, qualche mese fa. Per me non era abbastanza: la certezza assoluta mi sembra propria di chi non si chiede nulla. E io avevo bisogno di parole e tu le hai trovate quando non volevo ascoltarle più Il giorno di natale, comunque, sei arrivato splendente nella tua giacca nuova gli occhi chiari che tanto ho amato e tanto ho odiato, perché impenetrabili il sorriso fermo la voce salda io quasi in pigiama truccata male un pò impastata da chissà quale serata siamo la cicala e la formica pensa se davvero avessimo finito per sposarci... &%-

sarebbe stato un suicidio!

Insomma.. mi porti una collana

che tre anni fa avevi fatto tu e me l’avevi fatta indossare solo per vedere

quanto eri stato bravo e non me l’avevi regalata mica.

3 anni fa..

ti sembra adesso il momento di fare un gesto così carino? ora che neanche posso far finta di non commuovermi perchè è natale ed è il regalo più bello e si vede da un chilometro che l’unico a guadagnarci da questa separazione sei stato tu che hai trovato 2 occhi azzurri profondi niente a che vedere coi miei

verde sporco di grigio. Così continuo a rotolare su strade dissestate e va bene, va bene così!

è quello che voglio. Ma chi l’avrebbe mai detto che alla fine sarei stata io a sparire?

“Resta poco di quest’amore dai percorsi segnati” M.V. &%.


Il tempo scorre lungo i bordi. M.V.

Mimì

X Il tempo

Che c’entra lui? Ah! Io non lo so. Però c’entra, questo è sicuro. Non in molti lo conoscono, e di quelli che lo conoscono per alcuni è un poeta da quattro soldi,

gli altri lo amano. Chiaramente io sono tra questi... Non è tanto per i testi, o per la

musica,

ma in quello che ci ha trasmesso nei nostri

anni più dorati,

fatti di concerti in giro, notti all’aperto,

birre annacquate. Un sacco di sogni poveri, di cui eravamo ricchi. Una bellezza che solo noi potevamo cogliere dall’alto dei nostri diciassette anni.

Con “le

tasche piene d’acqua”

siamo stati felici di niente.

Felici di tutto. &&%

Val E qui ci sarebbe troppo troppo da dire da cantare anni e anni meraviglie su meraviglie

poesia che mi hai raccontato tu speranza e vetro allontanamenti/avvicinamenti Il bianco e il nero che abbiamo recitato ogni sabato e ancora siamo qui immerse nelle nostre vite

senza più maschere, ormai siamo grandi a volte lontane,

mai divise. &&&


X Il tempo

Cambiamenti Da questa

separazione

che ti ha quasi

spezzato

ho potuto vedere la tua

fragilità

molto ben nascosta in tutti questi anni dall’atteggiamento dittatorio che sempre hai avuto con noi.

Allora ho provato

a starti accanto per una volta

fine della lotta ti ho già perdonato da tempo

lo vedi poi le cose cambiano anche in meglio.

Mi spiace che per te

il prezzo è stato alto

ma forse era l’unico modo per riscoprirti nuovo. &&'

&&(


X Il tempo

&&)


Partenza Ho abbastanza visto. Ho incontrato ovunque la visione. Ho abbastanza avuto, frastuono di cittĂ  la sera e sotto il sole e sempre. Ho abbastanza conosciuto le fermate della vita. Ho frastuoni e visioni, parto per affetti e per rumori nuovi. Arthur Rimbaud


XI Epilogo

Ritorno a Urbino Torno a Urbino dopo mesi parto mentre il cielo rischiara in un’alba limpidissima. Per una volta non riesco e non voglio dormire. Cinque ore di pulman sospeso tra cielo e terra attraverso un paesaggio che non smette mai di stupirmi... Non vivo più qui. Ma la mia storia a Urbino è iniziata prima dell’Isia nell’estate in cui avevo quindici anni e non finisce con l’Isia. Tornerò, ho mille motivi e un legame profondo che ho scoperto in tre lunghi inverni molto più forte di quella magia spensierata che avevo assaporato d’estate.

&&-

È nei vicoli, nelle mura, di un posto che gira su se tesso dove anch’io ho girato come una tigre in gabbia nel nero di un segreto fino a guardarlo in faccia.

Non vivo più qui.

E poi un passo fuori Urbino spazi a perdita d’occhio arrampicarmi senza guardare giù e superare la paura del vuoto che sentivo a ogni passo.

&&.


XI Epilogo

Le folle

A ciascuno la sua Chimera.

Non a tutti è concesso di immergersi nella moltitudine: godere il bagno della folla è un’arte; e può farlo soltanto chi, alle spese del genere umano in un’incetta di vitalità, ha ricevuto in dono da una fata fin dalla culla, insieme a quel soffio, il gusto del travestimento e della maschera, l’odio della fissa dimora e la passione del viaggio. Moltitudine, solitudine: termini consimili e scambievoli in un poeta attivo e fecondo. Chi non sa popolare la propria solitudine, non sa neppure essere solo in mezzo a una folla indaffarata. Il poeta gode di questo privilegio incomparabile, di poter essere a sua volta se stesso ed altri. Al pari di quelle anime erranti alla ricerca di un corpo, egli entra, quando vuole, nella parte d’ogni personaggio. Per lui solo, tutto è vacante; e se certi luoghi sembrano essergli preclusi, è perché ai suoi occhi non valgono la pena d’esser visitati. Il passeggiatore solitario e assorto ricava una speciale ebbrezza da questa comunione universale. Chi sposa facilmente la folla conosce quelle gioie febbrili, da cui saranno per sempre esclusi sia l’egoista, chiuso come uno scrigno, sia il pigro, relegato come un mollusco. Egli adotta come sue tutte le professioni, tutte le gioie e tutte le miserie che le circostanze gli propongono. Quel che gli uomini chiamano amore, è ben piccola e ristretta e flebile cosa, se paragonata a questa ineffabile orgia, a questa santa prostituzione dell’anima che si dona tutta intera, poesia e carità, all’imprevisto che si mostra, all’ignoto che passa. È bene istruire talvolta i felici di questo mondo, non foss’altro che per umiliare un solo istante il loro stupido orgoglio, sul fatto che esistono gioie superiori alle loro, più vaste e più sottili. I fondatori di colonie, i pastori di popoli, i preti missionari sperduti in capo al mondo, sanno di certo qualcosa di queste ebbrezze misteriose; e, nel cuore della grande famiglia che il loro genio ha costruito, devono sorridere a volte di coloro che li compatiscono per una fortuna così viva e per una così pura vita.

Sotto un grande cielo grigio, su un vasto piano polveroso, senza strade, senza erba, senza un cardo, senza un’ortica, incontrai tanti uomini che se ne andavano curvi. Ognuno di essi portava sulla schiena un’enorme Chimera, pesante come un sacco di farina o di carbone, o come l’equipaggiamento di un legionario romano. Ma la bestia mostruosa non era solo un peso inerte; al contrario, avviluppava e comprimeva l’uomo con i suoi muscoli elastici e potenti, artigliando al petto la sua cavalcatura con i suoi larghi unghioni; così che la sua testa leggendaria stava proprio sopra la fronte della vittima, come uno di quegli orribili elmi con i quali i guerrieri antichi sapevano di accrescere il terrore dei nemici. Interrogai uno di quegli uomini chiedendogli dove andassero così. Mi rispose che né lui né gli altri ne sapevano qualcosa; ma che da qualche parte certamente andavano, dato che erano incalzati da un invincibile bisogno di procedere. Cosa curiosa da notare: nessuno di quei viandanti pareva irritato contro la bestia feroce che aveva appesa al collo e aggrappata alla schiena; si sarebbe detto che ognuno la considerasse come parte di sé. Tutti quei volti provati e seri non esprimevano alcuna disperazione; sotto la volta angosciante del cielo, con i piedi affondati nella polvere d’un suolo desolato quanto quel cielo, essi camminavano con l’espressione rassegnata di chi è condannato a sperare senza fine. E il corteo, sfilando accanto a me, andò a sfumare nell’aria bassa dell’orizzonte, laggiù dove la superficie stondata del pianeta si sottrae alla curiosità dello sguardo umano. E per qualche istante mi prese l’ostinazione di voler intendere quel mistero; ma ben presto l’irresistibile Indifferenza mi fu addosso col suo peso, a gravarmi più di quanto non lo fossero quelli schiacciati sotto il peso delle loro Chimere.

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Charles Baudelaire, Lo spleen di Parigi &'&


XI Epilogo

Insieme portami dove c’è gente portami dove non bisogna parlare portami dove non si paga niente e fa che il giorno si dimentichi di arrivare portami dove la notte non si spegne portami dove si vede la strada portami dove non conosco la strada e fa che il giorno si dimentichi di arrivare portami dove è morbido portami dove non si sente portami dove non si aspetta e fa che il giorno si dimentichi di arrivare portami dove non sono mai stato portami dove non sarei mai potuto andare portami dove potrei stare e fa che il giorno si dimentichi di arrivare

“E continuo a toccare i punti in cui mi manchi... e li sento cedere� 122

portami dove non si scende portami dove non si torna a casa e fa che il giorno si dimentichi di arrivare El~Muniria

El~Muniria 123


Bibliografia

Bibliografia

Musica

1) AA/VV, Vitamin D, New Prospectives in Drawings, Phaidon 2007 2) Baudelaire Charles, Lo Spleen di Parigi, Einaudi 1997 3) Beard Peter, Peter Beard, Photo Poche, Exibition Catalogue 1996 4) Benni Stefano, Blues in sedici, Feltrinelli 1998 5) Burns Charles, Black Hole, Coconino Press, 2007 6) Campana Dino, Canti Orfici, Newton 2003 7) Carnevali Emanuel, Il primo dio, Adelphi 1978 8) Clementi Emidio, Gara di resistenza, Gamberetti 1997 9) Clementi Emidio, La notte del Pratello, Fazi Editore 2001 10) Clementi Emidio, L’ultimo dio, Fazi Editore 2004 11) Costantini Gianluca, Vorrei incontrarti, Illustorie Fernandel 2005 12) Donà Cristina, Appena sotto le nuvole, Oscar Mondadori 2000 13) Frost Robert, Conoscenza della notte e altre poesie, Einaudi 1965 14) Heller Steven e Ilic Mirko, Handwritten, expressive lettering in the digital age, Thames & Hudson 2006 15) La Crus, Crocevia, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori 2001 16) Lerici Gianluca, L’arte del prof. Bad Trip, Shake 2007 17) Maffesoli Michel, Del nomadismo. Per una sociologia dell’erranza, Franco Angeli 2000 18) Manco Tristan, Street sketchbook, L’Ippocampo 2007 19) Mauss Marcel, Saggio sul dono, Einaudi 2002 20) Michaux Henri, Brecce, Adelphi 1984 21) Michaux Henri, Equador. Diario di viaggio, Quodlibet 2005 22) Michaux Henri, Altrove. Viaggio in Gran Garabagna. Nel paese della Magia. Qui Poddema, Quodlibet 2005 23) Pessoa Fernando, Una sola moltitudine, Adelphi 1979 24) Pessoa Fernando, l’enigma e le maschere, Mondadori 1996 25) Vassalli Sebastiano, Amore lontano, Einaudi 2005 26) Vassalli Sebastiano, La notte della cometa, Einaudi 2006 27) Vassalli Sebastiano, Cuore di pietra, Einaudi 2006

1) Ataraxia,Paris Spleen: Bienvenue a l’Enfer!, Cold Meat Industry 2006 2) Ardecore, Chimera, Il Manifesto 2007 3) El Muniria, Stanza 218, Homesleep 2004 4) Karate, In a Place of Real Insight, Southern 1997 (Traccia 1, This, plus slow song) 5) Massimo Volume, Stanze, Underground 1993 6) Massimo Volume, Lungo i bordi, Wea, 1995 7) Massimo Volume, Da qui, Mescal, 1997 8) Massimo Volume,Club Privé, Mescal, 1999 9) Mauro Ermanno Giovanardi,Cuore a nudo, Radio Fandango/Edel 2007

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Filmografia 1) Cristina Donà, Appena sotto le nuvole, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2000 (dvd allegato) 2) Wong Kar Wai, In the Mood for Love (2000) + 2046 (2004) 3) Peter Greenaway, I racconti del cuscino, 1996 4) La Crus, Crocevia, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2001 (dvd allegato) 5) Wim Wenders, Alice nelle città, 1973 6) Walter Salles, I diari della motocicletta, 2004

Web The online sketchbook of Kevin Cornell www.bearskinrug.co.uk/sketchbook The online sketchbook of Sergi Ferrando web.mac.com/bibfortuna www.sarafanelli.com www.derekhess.com www.paulascher.com www.coconinopress.com www.fernandel.it www.lookatbook.com www.moleskine.com http://www.moleskine.it/eng/_interni/city/exhibition.htm

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Ringraziamenti

Grazie a: Betta e Arianna che mi hanno sostenuto in questi anni a Urbino, appoggiando costantemente le mie piccole battaglie. Sandro Natalini, che nel darmi fiducia mi ha permesso di buttarmi con passione nelle cose. Tutti gli altri amici di Urbino con cui ho condiviso momenti spensierati, affetti, seratacce e tante altre cose che è meglio non citare qui, gli amici che ho perso per strada, quelli che ho trovato quando era quasi il momento di separarsi, quelli che mi hanno aiutato da lontano e ci sono sempre quando torno: le Geene (Annalisa, Mery,Sbiri), Valentina, Giulio, Valerio, Mamma e Papà, Davide e Daniele, Giulia e Futura, quelli che sono come comete e che colorano tutto d’argento quando passano (Baudelaire, Simmy), tutti i compagni di viaggio, quelli che non ti abbandonano mai e quelli che è quasi come non ci fossero, quelli con cui condividi poche ore e mentre le vivi sai già che non le dimenticherai mai e che sono preziose anche se non torneranno. Dovrei ringraziare tutte le persone che ho disegnato, che mi hanno parlato, con cui ho condiviso anche solo un pezzetto di vita, ma mi limiterò a dedicargli in blocco tutto questo lavoro che ho potuto realizzare grazie a loro, e che ho fatto per loro e anche un pò per me, per mettere un pò d’ordine, o forse per buttarla in caciara, come mio solito. Susanna

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