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MATTIA AQUILA. COURTESY MINOTTI

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lessandro Zaltron, curatore della collana “Romanzi d’impresa” per Franco Angeli e autore di Di domenica, mai, una volta ha scritto: «Le descrizioni delle aziende tendono a omologarle, è la loro storia che le differenzia una dall’altra e rende unica ciascuna di esse. Le storie costruiscono e definiscono la vera essenza delle imprese, per questo vanno raccontate». Ed è per questo che la storia di Minotti, azienda mobiliera di Meda specializzata in imbottiti ma non solo, va raccontata. Nel suo piccolo è in effetti una saga, ha i suoi capitoli, i suoi protagonisti, l’epica, i dolori, i successi, un suo plot avvincente. Inizia nel 1948, mentre prendeva le mosse la Ricostruzione postbellica in un clima di vivifica volontà di rinascita. Il primo personaggio a entrare in scena è Alberto Minotti, il fondatore. Per raccontarlo ci vengono in aiuto i suoi figli Renato e Roberto, che dal 1991, quando lui è scomparso prematuramente, guidano l’impresa: «Anche se eravamo molto giovani, in fabbrica ci andavamo spesso e lo vedevamo al lavoro. Era un uomo sorprendente. Aveva un forte senso del dovere e un grande rispetto per gli altri. Da quando siamo entrati in azienda ci ha sempre lasciati liberi di esprimerci. Questo ci ha fatto capire l’importanza, il peso e la gratificazione della responsabilità».

Grazie alla sua visione, alle sue strategie la società da laboratorio artigiano diventa industria senza tuttavia mai perdere il gusto del fatto ad arte e il piacere della manualità. Un savoir-faire che sarà il fil rouge di un’evoluzione che conduce l’azienda ad avvicinarsi allo stile moderno. Negli anni ‘60 si instaura una collaborazione importante con Gigi Radice. Dice Roberto Minotti: «Come nostro padre, Gigi, un architetto visionario, trasmetteva carisma. Aveva uno spiccato talento artistico, era un ottimo pittore e un maestro nella caricatura. E naturalmente un designer di genio, con uno stile a mezza strada tra Frank Lloyd Wright e Gio Ponti. I pezzi che disegnò per noi vanno oggi in asta a prezzi incredibili: è uno dei motivi per cui quest’anno abbiamo deciso di rieditarne alcuni». La “strategia dei progettisti” si sviluppa, la scuderia Minotti cresce anche con lo scopo di intercettare il gusto internazionale: tra gli anni ’70 e ’80 collaborano con l’impresa Riccardo Salvini e Sergio Moscheni, e poi, con l’ingresso in azienda di Renato e Roberto, si aggiungono Giuseppe Bavuso, Antonello Mosca, Giuseppe Viganò e Studio Opera, sempre perseguendo una modernità che fa capo all’originale claim “Classici oggi. Classici domani”. Nel 1991, in seguito a un arresto cardiaco, scompare Alberto Minotti: per Renato e Roberto è uno shock terribile, il papà era 

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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