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COURTESY ROBERT GLIGOROV. COURTESY PACI CONTEMPORARY GALLERY, BRESCIA-PORTO CERVO, IT. COURTESY BERTOZZI & CASONI. COURTESY GESTALT GALLERY PIETRASANTA & GALLERIA PACK MILANO

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a sempre la casa è un universo complesso, la cui personalità si sviluppa ben oltre l’idea di decorazione, che pur ne rappresenta un aspetto fondamentale. Gli interni sono espressione di chi li abita, sono scrigni di memorie e di stratificazioni di ricordi, sono catalizzatori di emozioni, e spesso diventano la materia privilegiata per gli artisti, che li trasfigurano sulla tela o all’interno di complesse installazioni. Il mondo nascosto delle case, analizzato secondo una visione trasversale, è stato studiato da Chiara Fagone, architetto e docente di storia dell’arte contemporanea, autrice del libro Geografia di un interno (Milieu Edizioni, 35 euro). Come recita il sottotitolo, “Luoghi dell’abitare e ricerca artistica tra memoria e rappresentazione”, il volume punta a una definizione a 360 gradi della casa, letta attraverso una ricca selezione di opere di maestri di ieri e di oggi, da Jan Vermeer a Dan Flavin. Stanze, mobili, interni e architetture compongono un affresco concettuale suddiviso per categorie, tra cui la stanza come microcosmo in cui viaggiare, lo spazio della creazione e la casa-museo. Il filo conduttore è la capacità degli artisti di ricreare la casa, evidenziandone la personalità. «Lo spazio domestico può divenire il tramite di una fantasia in grado di confondere le coordinate spaziali della stanza e delle sue presenze», spiega Fagone, che nel libro sottolinea come la trasfigurazione estetica degli interni possa dare origine a visioni volutamente destabilizzanti e inattese. «L’opera, immagine fotografica, installazione o scultura, rappresenta un’oscillazione rispetto ai percorsi del

consueto e del quotidiano. Una prospettiva spesso inquieta e surreale che va a sovvertire l’immaginario rassicurante della casa e dei suoi ambienti, possibilità che il cinema continua a sperimentare». Ci si rende conto di ciò sfogliando il volume, che appare come un dettagliato atlante dell’abitare poetico, dove si passa dalle stanze di Van Gogh alle scene della Finestra sul cortile di Hitchcock, dagli interni fantastici di Sandy Skoglund alle fugaci visioni di interni di Fragonard. Notevole rilievo ha la fotografia che, ben lungi dal creare un duplicato degli interni, li racconta in maniera emozionale. «In particolare la staged photography rende possibile la ricomposizione di un contesto, appositamente progettato e allestito, per costruire scene di grande impatto come anche immagini di sottile e pervasiva ambiguità», continua Fagone. «La prerogativa della fotografia di essere una attendibile riproduzione della realtà viene utilizzata da alcuni autori per creare immagini accattivanti, suggestive allucinazioni come perturbanti scenari di vita; spazi manipolati, mondi quotidiani contraffatti. Inquietanti visioni o curiosi miraggi si trasformano in scenari plausibili». FINE

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Il gusto dell’insolito. 1. Il tuffatore in casa di Elena di Robert Gligorov, 2001. 2. Circulation Desk - The City di Lori Nix, 2012. 3. Intervallo di Bertozzi & Casoni, 2010. Sono alcune delle opere che compongono il ricco apparato iconografico di Geografia di un interno di Chiara Fagone.

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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