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Buon riposo. pagina precedente, in senso orario: la camera degli ospiti con letto di MLB, lampada Atollo di Vico Magistretti (Oluce). Tessuti Dedar per i cuscini, biancheria Fendi; la stanza del primogenito Mason: rivestimento del soffitto di Ralph Lauren, letti di Restoration Hardware; il bagno padronale: rubinetteria Kalista, sanitari di Kohler; la “scarpiera” di Kourtney, design Richard Landry Architects. a destra: il mezzanino.

appositamente creato un mobile in rovere». Un altro pièce de résistance è la cucina. «È il cuore della casa. A Kourtney piace molto cucinare e lo fa insieme ai figli, alla tata e, ovviamente, al cuoco. La cucina ha diverse aree per mangiare, tra il bancone e il tavolo della colazione, dove la famiglia si riunisce per quei pasti informali che connotano l’odierna vita quotidiana. L’aggiunta di pezzi unici e opere d’arte serve per incorporare anche qui il genius della casa. Ma il progetto tiene conto pure della passione di Kourtney per la convivialità. In casa c’è un flusso costante di persone, parenti, amici, e nei fine settimana si organizzano barbecue e feste in piscina. La cucina e, di riverbero, il grande tavolo della zona pranzo sono perfetti per tali occasioni e soprattutto per il Natale quando si radunano qui tutti i Kardashian. Il tavolo da pranzo è su mio disegno e trovo che si abbini alla perfezione alla collezione di poltrone originali di Pierre Jeanneret (collega di Le Corbusier), i cui cuscini in pelle Cortina introducono un tocco di colore in sintonia con quelli dei Roy Lichtenstein appesi alle pareti. In generale la scelta degli arredi è stata molto accurata, attingendo da case d’asta e rivenditori di tutto il Paese. Ci sono pezzi importanti di Pierre Jeanneret, Jules Leleu (la scrivania nello studio appartenuta al presidente francese François Mitterrand), Rick Owens, Charlotte Perriand, Oscar Niemeyer, Jean Prouvé, Osvaldo Borsani e Jean-Michel Frank, Vico Magistretti, insomma la crème del design del ’900». Anche l’arte ha un ruolo importante nel creare l’atmosfera della villa? «Sì, è presente ma con giudizio. Kourtney voleva una casa molto classica e insieme moderna, che consentisse di esporre opere contemporanee senza che ciò rendesse la scena domestica il surrogato di una galleria d’arte. Ci sono pezzi importanti di Richard Serra, Damien Hirst, Doug Aitken e Roy Lichtenstein,

per dirne alcuni, più un ricco florilegio di fotografie: ma si è badato a spaziarli con agio affinché non comunicassero, con il loro affastellamento, l’ansia dell’horror vacui tipica del collezionista». Com’è nello stile di Bullard, in casa si respira un’atmosfera eclettica, sofisticata, una ricercatezza mai ingombrante, un po’ legata al mood del Modern Mid-Century, lo stile degli anni ’50 e ’60. «Volevo che per Kourtney e la famiglia la villa rappresentasse davvero un nuovo inizio, un rifugio intimo, ma pure aperto agli amici, confortevole per chi ci abita e per gli ospiti. Un’espressione pubblica e privata dello stile di Kourtney, del suo gusto raffinato e libero, orientato al lusso esclusivo e alla modernità». FINE

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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