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CHE CARTA GIALLA! INNANZITUTTO

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ERO: HO SEMPRE TESSUTO ELOGI sin dalla prima edizione. Lungo la Croisette, tra palme a sembianze naLU C I A N O PA R I S I N I talizie mi sembrò che il tempo aggredisse il calendario. Un ottobre fine anno, un ottobre con il Natale, il corso dei grandi alberghi si compiaceva del lusso ad alta caratura e i luccichii, gli odori, l’altezzoso sguardo di espositori in nero da festa, ti accendevano il desiderio di esserci per starci. Un’altra Cannes: non quella captata di passaggio su una riviera che giocava di stravagante, eccitante, benessere secondo dettami Saint Tropez. Insomma: il grande, il meraviglioso. Poi, quasi a seguire il lento, impercettibile cammino dell’evoluzione, anzi della rivoluzione, non si fece più festa nelle barche di chi ce l’aveva a maggior lusso e amicizie; oppure un pranzetto ai ristorantoni dell’abbondanza sulla Croisette, l’uno accovacciato all’altro, il pesce migliore, lo champagne fluente. La rivoluzione fece mediocrità, certo; e innalzò quasi a inevitabile contrappasso i temi di una Conference che predicava, al nobile Palais, il passato incerto e il futuro da ragionare. E Cannes diventò questa Cannes, questa del dopo oltraggio covidiano dove nell’Audi-

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DAILYLUXURY

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N°11 NOVEMBRE 2021

torium si suppone d’ogni; e sempre un po’ meno di flaconi profumati. Le barche al molo chic, osannate più per spuntini a Dom Perignon che a contratti eclatanti, avevano cambiato il loro modus. Meglio l’attracco al Palais, più sicuro, più business. E adesso s’alzano il canto e i “lai” della ripresa. Quanti oratori anche fuori dall’Auditorium, ne sanno e inevitabilmente la fanno lunga. Vado. Vado allora a un piatto servito sul tovagliolo di carta gialla dei miei amici di Parma, giovani in gamba, ristorantino fuori dal caos ma dentro un menù di qualità e simpatia. ■