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VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DI POGGIO SAN MARCELLO

“Il valore di quelle località è attestato sia dall'onestà degli abitanti, che dall'ampiezza dei loro fortilizi, che dall'abbondanza delle loro ricchezze . . . “ (Strabone) ASSOCIAZIONE CULTURALE MINERVA P.IVA 03874040409 Direzione scientifica: Dott. Enrico Ravaioli A cura di:

Dott. Saccone Tommaso Dott.ssa Roberta Vico Dott.ssa Cristiana Margherita Francesca Triggiani MariaTeresa Gatto

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PROGETTO REALIZZATO CON IL PATROCINIO E L’AIUTO DI:

COMUNE DI POGGIO SAN MARCELLO

DIOCESI DI JESI PARROCCHIA DI SAN NICOLÓ DA BARI

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INTRODUZIONE Il comune di Poggio San Marcello è esteso per 13,52

a 387 m sul livello del mare, sulla

sinistra del fiume Esino1. Il paese conta attualmente 772 abitanti2 e conserva il nome della sua ultima indicazione monastica, San Marcello al poggio, appunto3. Il castello, attuale centro storico del paese, è tutt’ora cerchiato dalle antiche mura: esse non presentano più il ballatoio perché vi sono state costruite sopra delle abitazioni (CHERUBINI 2001, pag. 405-408). Dal punto di vista geologico le formazioni collinari, che da Poggio degradano dolcemente verso il mare, sono di costituzione calcareo-alluvionale con grossi grumi sedimentari d’epoca quaternaria; osservando la stratigrafia si incontra il banco tufaceo a circa 1 m di profondità dal coltivo (GRAZZI 1987, pag. 30) (Fig.1).

L’ANTICHITÁ PRIMA DEL 1000 Scoperte Eccetto qualche “coccetto”, come li chiamano gli abitanti, di scarso valore , nulla faceva pensare a tracce di attività antropica d’età preistorica tanto meno di epoca romana. Tale idea, comune agli studiosi locali, mutò nel 1953 quando, durante i lavori di sterro per la costruzione del campo sportivo, a 60 m dalla chiesetta di San Marcello4, alla profondità di 1 metro circa, affiorò una tomba definita inizialmente come “arcaica”(GRAZZI 1987, pag.51-54).

L’età preistorica Il Grazzi riporta l’avvenimento della scoperta avvalendosi anche degli articoli pubblicati su alcuni quotidiani regionali e nazionali5. Per quanto alcune delle notizie riportate possano risultare inesatte si tratta delle uniche descrizioni che possediamo della tomba perché, un po’ anche a causa

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Il fiume dista in linea d’aria dista 2 km. Vedi: GRAZZI 1987, pag. 14-15; dati dal sito del comune di Poggio San Marcello (www.comune.poggiosanmarcello.an.it.). 2 Dato Istat Dicembre 2012. 3 GRAZZI 1987, pag. 23. 4 Di cui si parlerà tra poco. 5 T. Bozzi, Rinvenuto uno scheletro a Poggio San Marcello in “Voce Adriatica” del 25.IX. 1953; il “Messaggero di Roma” del 27.IX. 1953; L. A. Grazzi, Variazioni storiche sui castelli della Vallesina in “L’Avvenire d’Italia” del 26. IX. 1953.

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dell’estrema fragilità dei reperti ossei e materiali 6, essa sembra essere ben presto andata perduta e attualmente non conosciamo l’ubicazione esatta degli oggetti appartenuti alla sepoltura (Fig.2). Dello scheletro si conservavano alcuni parti della scatola cranica, i due femori, alcune coste e altri piccoli frammenti poco leggibili; le ossa erano particolarmente mineralizzate e quindi molto pesanti. Dai racconti degli operai non si era riuscito a comprendere se il defunto7 fosse in posizione distesa o rannicchiata; la seconda ipotesi è avvalorata dal fatto che le suppellettili erano disposte vicino il cranio e non lungo il corpo. Nella zona della testa una spada in ferro lunga 65 cm, sul lato destro una grande pietra calcarea di forma ovale, sopra alla quale un vaso fittile pieno di humus grasso8 e una patera in buccheroide. Più isolata rispetto al corredo un’ansa di ceramica a figure nere, identificata con quella dell’industria greca di Numana di V secolo a.C. . Non erano presenti tracce di bronzo. Oltre al frammento di ceramica apulo-attica databile al V secolo a.C., il buccheroide e il vaso fittile sembrano richiamare, sempre secondo il Grazzi, la tecnica figulina del Sentino9. Effettivamente la spada in ferro, e non in bronzo, sembra far pensare a una sepoltura gallica e non picena, come si era inizialmente pensato. La scoperta ha una particolare importanza vista la sua collocazione: fino a quel momento infatti tra i comuni di Moie e Montecarotto non erano state rinvenute testimonianze protostoriche. L’interrogativo riguardante l’attribuzione del corredo a un contesto piceno o gallico non è facilmente risolvibile: il fiume Esino, come d’altronde le Marche stesse, ha sempre avuto il carattere di confine tanto che la divisione augustea in regio utilizzerà proprio questo limite per rimarcare la diversità tra l’Ager Gallicus e il Picenum10.

L’età romana La tomba del guerriero11 riaccese a Poggio una certa sensibilità archeologica12 ; furono rinvenuti vari reperti romani, alcune monete e del materiale laterizio di difficile interpretazione, ma forse pertinente a contesti funerari (GRAZZI 1987, 66-69). Inoltre Il geometra Francesco Zucchi sempre 6

GRAZZI 1987, pag.54. Giudicato un maschio adulto sia dal corredo che dal calcolo della statura in 1,70m circa. 8 E’ riportato di “stile piceno”. 9 Cronologicamente possiamo parlare dei secoli VI-V, ma anche del VI a.C., cioè a ridosso dell’invasione dei Galli Senoni sul territorio marchigiano. 10 Numerose sono le necropoli restituite dal territorio marchigiano: 70 a inumazione, caratterizzate da defunti in posizione rannicchiata e da corredi di origine etrusco-laziale (come il buccheroide?), ma risalenti al IX-VIII secolo a.C. . Tra VII e III secolo a.C. abbiamo necropoli come quelle di Novilara, Numana e Fabriano, con ceramica attica di notevole pregio (come la nostra ansa?). Con l’arrivo dei Galli nel IV secolo a.C. le necropoli picene subiscono le influenze celtiche (foderi e spade, appunto) e compaiono anche necropoli galliche vere e proprie, come Montefortino e Monteroberto, centro quasi limitrofo al nostro10 (CAMASCHELLA 2000, pag.116-117 e LUNI 2003, pag. 43-56). 11 Così è stata definita. 12 GRAZZI 1987, pag. 53. 7

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nel 1954 riporta per Poggio San Marcello il toponimo figura di Tiberio presente nelle mappe catastali fino al 1759 (GRAZZI 1987, pag. 67). Sicuramente la presenza romana in Poggio San Marcello non è correlabile all’esistenza di un insediamento, come accade sempre nella Vallesina per Planina o per Cupra Montana13: quella che è invece ipotizzabile è l’esistenza di un abitato rustico o di una piccola villa contadina14, fenomeno tipico e molto documentato nell’occupazione romana delle Marche (Fig.3). Dopo il 232 a.C. con la Lex Flaminia de agro gallico viritim dividundo15 possiamo considerare il territorio marchigiano sistemato sotto il controllo romano: 36 le città romane sul territorio regionale (17 nella VI regio, 19 nella V) collocate lungo la struttura a valli parallele tipica delle Marche. I centri possono ubicarsi presso la foce del fiume, nella media o alta valle: intorno a questi insediamenti ruotano numerosi raggruppamenti minori, definibili come pagi o rus, che vivono grazie ai centri maggiori nei quali trovano le infrastrutture fondamentali alla vita civile e dove vendono i loro prodotti16. Il Grazzi arriva anche ad ipotizzare per Poggio la presenza di una vera e propria villa signorile17, ma non è possibile confermare tale ipotesi vista l’assenza di strutture archeologiche concrete.

L’età paleocristiana e l’importanza dei ritrovamenti di Poggio Al centro del nostro interesse sempre la collina di San Marcello con la sua piccola chiesetta, ancora tanto viva nella tradizione popolare paesana18. Nel dicembre del 195319 viene in luce, sempre per i lavori del campo sportivo, il primo fondo di ceramica, definito come “tessera”, decorato internamente da una croce; il contesto di rinvenimento sembra funerario vista anche la presenza di frammenti ossei. Nel 1954 altri due fondi decorati vengono alla luce durante gli scavi eseguiti per le fognature, in Via Forni Vecchi (attuale Via Gramsci), stavolta all’interno delle mura castellane20.

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LUNI-CARDINALI 2009, pag. 369. Vedremo poi non essere probabilmente l’unica in territorio poggiano. 15 Tale editto, promosso dal console Flaminio, prevedeva la ridistribuzione delle terre conquistate dai coloni romani agli sconfitti galli: grazie a questo nasceranno i municipi marchigiani e la situazione romana delle Marche potrà dirsi sistemata. Altre tappe precedenti e fondamentali erano state: 295 a.C., sconfitta a Sentino della coalizione gallica, 283 a.C., deduzione della colonia di Senigallia, 247 a.C., presunta deduzione di Aesis (ALFIERI 1977, pag. 9192;CASSOLA 2001, pag.73-75; DALL’AGLIO 2004, pag. 72-73). 16 La bibliografia su questo argomento è particolarmente ricca: ALFIERI 1983, pag. 14-15; PACI 1998, pag. 92; LUNICARDINALI 2009, pag. 369-370…. 17 Il Grazzi si richiama ai toponimi presenti nella valle, come Clodiano o Liliano e vede sulla collina di San Marcello, luogo di rinvenimento di materiali romani oltre che della tomba arcaica, l’esistenza di un Marcellianum. A Poggio però non possediamo prove epigrafiche e soprattutto reperti di sicura attribuzione (GRAZZI 1987, pag.71). 18 La località è conosciuta da tutti i Poggiani come “casa de Neno de Sorce”, suo ultimo proprietario. Gli anziano raccontano ancora la leggenda del suo famoso tesoro, depositato, guarda caso, proprio da un cavaliere venuto da lontano (FILENI1986, pag. 162-165). 19 GRAZZI 1987, pag. 93. 20 GRAZZI 1987, pag. 117-121. 14

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Non possediamo di questi reperti se non una foto, mostrataci da uno zelante cittadino appassionato di storia ed archeologia, ed ancora una volta ci torna utile la descrizione che c’è ne fa il Grazzi. La prima è del IV secolo d.C. e raffigura una croce di tipo latino; la seconda è del V secolo d.C. e presenta una croce di tipo bizantino; la terza risulta essere del VI secolo d.C. e mostra una croce di tipo greco lobata alla maniera copta ed iscritta in un cartiglio21. I tre frammenti di Poggio San Marcello, al di là del loro valore artistico, rivestono una particolare importanza perché testimonianza del cristianesimo nella Vallesina insieme a tre lucerne rinvenute a Jesi presso il Foro Boario 22 e ora conservate e visibili al Museo Diocesano23. Premettendo che esistono nella città di Jesi anche testimonianze strutturali dell’attività dei primi cristiani 24, tali reperti fanno ipotizzare per Poggio un arrivo anche precoce della religione cristiana 25, cosa peraltro non strana per le Marche in generale che ricevono precocemente il messaggio cristiano vista la presenza dello scalo portuale di Ancona, aperto all’Oriente, e dei due assi stradali della Salaria e della Flaminia, aperti all’influenza romana 26 (Fig.4).

L’ANNO 1000 E L’AVVENTO DEL MONACHESIMO Intorno al 1000 la Vallesina è gremita di abbazie: ci sono almeno 26 monasteri e centinaia di celle monastiche. Dopo la ruralizzazione e il dissesto idrogeologico dell’età tardo antica l’insediamento rinasce proprio grazie all’intensa opera di rinnovamento dei monaci benedettini27. Per badare efficacemente a tutti i territori posseduti i monaci assumono intere famiglie, sistemandole nei boschi e nelle terre da controllare e coltivare 28. Sorgono così le ville medievali, in certi casi anche presso quei territori già interessati dall’insediamento agricolo romano. I monaci esercitano sulla popolazione sia la giurisdizione civile che quella spirituale (Fig.5). Al XII secolo risale l’unione delle varie zone rurali in villaggi e la creazione delle pievi 29, che fanno ancora riferimento alle precedenti abbazie. E’ così che il vescovo rafforza il proprio controllo sul territorio; nella Vallesina sono 7 le pievi maggiori ognuna delle quali ha una fitta rete di chiese e 21

GRAZZI 1987, pag. 121; la descrizione delle tre “tessere” è riportata anche da Cherubini (CHERUBINI 1982, pag. 34 e CHERUBINI 2001, pag.60-61). 22 Datate al IV-V sec. d.C. . 23 GRAZZI 1987, 97-101; CHERUBINI 2001, pag. 60. 24 Santa Maria del Piano in località ‘Mi nonna, ad esempio ( BIAGIONI 2006, pag. 279-293). 25 A Castelplanio, comune confinante il nostro, è conservata nel piccolo museo cittadino un’iscrizione della matrona Pomponia Grecinia, personaggio chiave del primo cristianesimo romano visto che venne battezzata da Pietro (GRAZZI 1987, pag. 109). 26 LANZONI 1927, pag. 88; PROFUMO 2008, pag. 152. 27 Dopo lo spostamento della popolazione sui rilievi collinari più sicuri, grazie ai monaci la popolazione torna a stabilirsi anche nei fondovalle (DALL’AGLIO 2008, pag. 87; SILANI 2010, pag. 579). 28 CHERUBINI 2001, pag. 18-19 e BELLINI 2007, pag.7. 29 CHERUBINI 2001, pag. 52-53.

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chiesette. Poggio San Marcello fa parte della pievania di S. Maria di Montecarotto (Plebanatus S. Marie Montis Arcerupte), la più grande della diocesi. Sul territorio comunale sono tre le chiese nominate: San Marcello, Santa Mustiola e Santa Maria del Monte30.

San Marcello al Poggio (Ecclesia sancti Marcelli Podii)31 Le antiche testimonianze di presenza antropica sulla collina sembravano autorizzare gli autori locale a immaginare che proprio qui sia nato il primo nucleo abitativo di Poggio. Probabilmente, come abbiamo accennato sopra, i monaci benedettini dovevano proprio qui essersi istallati costruendo più in basso una grancia32 per i loro contadini. La prima menzione della chiesa risale al 1290 33, essa fu la prima chiesa parrocchiale del paese almeno fino al 1400. Venne ricostruita probabilmente nel tardo XIV secolo, ma di essa rimane un antico affresco della crocifissione, ora traslocato nell’attuale chiesa parrocchiale di San Nicolò34. Sulla collina, a 200 m circa a nord del centro storico, si riconosce ancora il piccolo portale e il rosone, ora tamponati, che segnalavano l’ingresso della chiesetta35 (Fig.6). Come era consuetudine nel Medioevo, la parrocchia di San Marcello svolgeva anche la funzione funebre per i suoi fedeli: non è una novità per i cittadini di Poggio San Marcello scorgere vicino alla chiesetta femori, frammenti di cranio, coste… . Tra l’altro tali resti osteologici tendono a scivolare dal piccolo edificio verso il campo sportivo lungo la trincea occasionale venutasi a creare con lo scavo di quest’ultimo36. Vista anche la scoperta della tomba arcaica sempre sul colle e visto che la funzione cimiteriale è attestata anche dai documenti scritti, sarebbe interessante studiare la situazione cronologica di tali tombe anche per comprendere se esiste una continuità stratigrafica tra il periodo protostorico37 e quello di istallazione della piccola pieve.

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BELLINI 2007, pag. 9. Per San Marcello intendiamo Papa Marcello I. Vedi per questa chiesa : CHERUBINI 1982, pag. 41; GRAZZI 1987, pag. 215; CHERUBINI 2001, pag. 196 e BELLINI 2007, pag. 7-8. 32 La grancia era il magazzino che raccoglieva gli attrezzi e le granaglie. 33 Rationes 1290, nr. 4670. 34 L’attribuzione è incerta, ma Attilio Pastori la rimanderebbe ad Andrea di Bartolo. L’immagine rappresenta il Cristo Crocifisso e due sante, Lucia a destra e Caterina D’Alessandria a sinistra. Andrea di Bartolo sembrerebbe attivo come miniaturista, vista anche la resa dei tratti dei personaggi, tra alcune carte del Comune di Jesi. Per la cronologia ci attestiamo tra 1440-1460( DONNINELLI 2012, pag.3). 35 Poi divenuta casa privata ai primi del ‘900. 36 Il tanto famoso scavo delle scoperte del 1953. 37 La tomba potrebbe anche essere un fenomeno isolato, ma è ben documentata anche la costruzione di edifici cristiani su luoghi già interessati da insediamenti precedenti. 31

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Santa Maria del Monte (Ecclesia sancte Mariae de Monte) L’edificio sorge in località “S. Maria del Monte”, 2 km circa a sud-est del paese; della chiesa, ricostruita nel ‘500, resta solamente un muro, dopo la trasformazione in casa colonica. Viene citata per la prima volta nel 1199 in una bolla di papa Innocenzio III; essa dipendeva dall’abbazia di Sant’Elena e doveva avere un monastero annesso 38. Nei pressi della chiesetta sorgeva il castello di Colmontano di cui non restano tracce, se non nei documenti dove è nominato lo colle de Montano39; esso rivestiva una certa importanza strategica perché si trovava sul territorio che segnava il confine tra la diocesi di Senigallia e di Jesi. Santa Maria possedeva dei fondi anche presso di esso (CHERUBINI 1982, pag.34).

Santa Mustiola (ecclesia sancte Mustiole)40 La zona nella quale sorgeva la chiesetta, non più visibile, ha già restituito tracce di antica occupazione umana41: nominata per la prima volta nel 1290 (RDI, nr. 4671), sorgeva tra le attuali contrade di Zaffarana e Bacucco, dove la strada limitrofa ne conserva ancora il nome. Dovette appartenere, almeno per un certo periodo, ad un ordine monastico perché nel ‘400 si ha notizia de li frati de S. Mustiola42(Fig.7).

LE PRIME STRUTTURE DIFENSIVE E I SECOLI XIII, XIV , XV e XVI La prima menzione dell’insediamento di Poggio San Marcello è del 122343; si tratta di un atto notarile redatto a Montecarotto dal notaio Alberico e conservato all’archivio storico di Fabriano (BELLINI 2007, pag.12-13). Il borgo viene nominato per la seconda volta nel 1261 44: si tratta questa volta di una vertenza scoppiata tra il vescovo di Jesi, feudatario di Poggio, e il comune di Jesi, che sta avanzando nella conquista del suo contado. La vertenza si concluderà solo nel 1301: sarà il vescovo a ricevere parere sfavorevole, vendendo al comune di Jesi il feudo e i diritti su di esso45.

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CHERUBINI 1982, pag. 39-40; GRAZZI 1987, pag. 166-167 e BELLINI 2007, pag. 10-11. Dagli Annali Camaldolesi, IV, app. 29, col. 44(in data 1173). Esso era anche limitrofo alla Chiesa di Santa Mustiola, che illustreremo in seguito. 40 Vedi: CHERUBINI 1982, pag. 40; GRAZZI 1987, pag. 200-201 e BELLINI 2007, pag-11. 41 Frammenti laterizi e ceramici d’età romana ci dicono gli storici, alcuni attribuibili anche al IV-VI secolo d.C. (CHERUBINI 1982, pag. 33-35). Anche Santa Mustiola fu probabilmente una villa, nel significato che abbiamo attribuito precedentemente a questo tipo di insediamenti. 42 ASCJ, Catasto, V, parte 2, f.103r. 43 Momento nel quale gli abitanti incominciano ad insediarsi stabilmente a valle fortificando l’originaria grancia (BELLINI 2007, pag. 15). . 44 Gianandrea, Carte diplomatiche, doc. CLXXVII, pag.217. 45 CHERUBINI 1982, pag.34; BARCHI 2001, pag. 25 e BELLINI 2007, pag. 13. 39

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Ai primi del ‘300 gli abitanti costruiscono una cinta muraria vera e propria, probabilmente protetta anche dal un fossato, con un’unica porta d’ingresso, ma molto rabberciata. San Marcello sul colle continua ad essere la chiesa parrocchiale (BELLINI 2007, pag. 15-16) (Fig.8). Agli inizi del ‘400 il territorio di Poggio San Marcello è sotto il controllo dei Malatesta di Rimini che, nel 1411, nominano il primo capitano. A metà del ‘400 esso tornerà sotto il controllo papale. Intorno al 1450 è l’Oratorio di San Nicolò46, sulla destra dell’ingresso al castello, che diviene la chiesa parrocchiale del paese(BELLINI 2007; pag.17-18). L’edificio è in stile gotico, articolato in due campate e coperto da due crociere costolate, nella parte orientale dell’ambiente rimangono anche i resti di alcuni affreschi (CHERUBUNI 2001, pag.196 e BELLINI 2007, pag. 22) (Fig.9). Si attribuisce al Valentino l’inizio della costruzione delle mura come le conosciamo oggi, ma nel 1503, con la sua dipartita, esse sembrano essere destinate a rimanere incompiute. Papa Giulio II, temendo l’invasione turca dei territori prossimi al mare Adriatico, le fa ultimare nel 1505 (BELLINI 2007, pag.23-24). Le mura, di pianta ovale, misurano 150 m da nord a sud e 100 m in larghezza nel punto centrale del borgo. Sono presenti 6 bastioni di forma differente che rafforzano il sistema difensivo; il castello possiede ancora un’unica entrata ( CHERUBINI 2001, pag. 405-408).

LE CONFRATERNITE A POGGIO E LA COSTRUZIONE DELLE CHIESE La confraternita è un’unione di fedeli nata con riconoscimento formale dell’autorità ecclesiastica (ha una struttura gerarchica e dipende dall’autorità vescovile 47) che ha per scopo la salus animarum e la solidarietà verso i poveri e i bisognosi; essa ha sede in una chiesa, oratorio, cappella o altare 48. Le confraternite si occupavano anche dei monti di pietà e dei monti frumentari 49, che tentavano di combattere fenomeni quali l’usura, e degli ospedali (BARCHI 2001, pag.13). Con il Concilio di Trento (1545-1563) la chiesa opera una sistemazione territoriale attraverso il coordinamento delle varie tipologie confraternitali, che si uniscono per omonimia o per funzione.

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Tale oratorio era la sede di una delle confraternite di Poggio, quella appunto di San Nicolò, che sarà poi unita a quella del Gonfalone. L’Oratorio entrerà poi nei possessi della Confraternita del Santissimo Sacramento. 47 Esse differiscono sia dalle associazioni monastiche, che sono tenute ad una vita in comune e all’ emissione di voti, che dalle “pie unioni”, che invece sono aggregazioni occasionali. Le Confraternite si riuniscono periodicamente per espletare alcune pratiche di culto e di pietà (FIORANI 1995, pag. 32; CUCCO 1999, pag.8 e FAGIOLO 1999, pag. 14). 48 BELLINI 2007, pag.18-19; FIORANI 2009, pag.53-56 e LUCCHETTI 2010, pag. 9. 49 I monti frumentari sono una scorta di sementi che le confraternite conservano per quei contadini che sono costretti a consumare per la sussistenza anche le quantità necessarie per la semina (BARCHI 2001, pag. 13).

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La Confraternita del Santissimo Sacramento e la chiesa di San Nicolò La Confraternita del Santissimo50 viene riconosciuta ufficialmente il 7 Novembre 1607 con decreto che ordina che ogni parrocchia ne possieda una (FIORANI 2009, pag.107-112). Possediamo la bolla con cui Paolo V51 riconosce la confraternita poggiana52, che prende possesso anche dell’oratorio di San Nicolò e avvia nel 1595 la costruzione della prima omonima chiesa. Non abbiamo testimonianze dirette di questo nuovo edificio, ma due visite pastorali53ne denunciano lo stato miserevole: essa doveva sorgere sopra l’Oratorio di San Nicolò, occupandone il lato orientale dell’attuale canonica (BELLINI 2007, pag.30-31) (Fig.10). Nel 1758 il vescovo Fonseca ordina ai cittadini di Poggio San Marcello di costruire una nuova chiesa, nel territorio attiguo alla stessa chiesa che dovrà essere demolita; tra l’altro nel 1735 quest’ultima aveva anche subito un incendio. La nuova chiesa di San Nicolò viene realizzata tra 1763 e 1772 da Mattia Capponi (BELLINI 2007, pag.54-58). La nuova chiesa sorge al termine del corso del paese con un passaggio sopraelevato la unisce alla canonica; l’altezza è di 15 m, la navata misura 18 m in lunghezza e 9 in larghezza. L’abside misura 6 m di larghezza con un raggio di 3 m. Le proporzioni si basano dunque sul numero 3, in uno schema armonico che richiama al nuovo gusto neoclassico che si diffonde in questo periodo. La chiesa ha un’unica navata con quattro altari laterali, due per ogni lato. Tali altari sono iscritti tra due lesene e un arco; nell’intervallo tra le due cappelle (altari) è inserito da un lato il pulpito e dall’altro un coro, ornati entrambi con festoni. Anche opposto all’altare maggiore c’è il coro maggiore con l’organo, opera di Angelo Morettini di Perugia nel 1849 (BELLINI 2012, pag.17-18) (Fig.11).

La Confraternita del Gonfalone e la devozione alla Madonna del Soccorso Tale Confraternita54viene riconosciuta ufficialmente nel 1486 da Innocenzio VIII: si occupava anche del riscatto degli schiavi (FIORANI 2009, pag.84). Possediamo anche in questo caso la bolla di riconoscimento, datata 4 Luglio 1607 55. Con tale decreto la confraternita viene aggregata a quella di Roma (BELLINI 2007, pag. 37). La nascita di questo sodalizio è legata indissolubilmente alla 50

Conosciuta anche con altri nomi, come compagnia “del corpo di Cristo” o del “corpus Domini”. Vescovo di Jesi prima dell’elezione al soglio pontificio (BELLINI 2007, pag.37). 52 Essa in realtà era già nata grazie ad una bolla papale del 1588, ma tale copia non è conservata nell’Archivio Parrocchiale come la successiva. E’ riconosciuta come: Confraternita del Sagratissimo Corpo del Nostro Salvatore ch’è Jessù (GRAZZI 1987, pag. 308-309 e BELLINI 2007, pag. 30-31). 53 Del 1725 e del 1758, conservate nel nostro archivio. 54 Detta del Gonfalone perché i suoi affiliati erano ordinati sotto la bandiera della loro compagnia, levandosi in difesa di Roma per tutelare gli interessi della religione e della giustizia sotto la protezione di Maria (FIORANI 2009, pag. 79-81). 55 Nominata come: “Venerabile confraternita del Gonfalone eretta nella Chiesa di Maria SS.ma del Soccorso di Poggio San Marcello”. 51

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devozione verso la Madonna del Soccorso: tale tradizione è diffusa in tutta Italia e nelle Marche stesse,

anche

sotto

varie

denominazioni,

come

Madonna

“delle

Grazie”

e

“della

Misericordia56”(FILENI-SERINI 1991, pag.34). La Confraternita possedeva una chiesetta presso l’attuale circonvallazione del paese 57e sembra esistere sicuramente nel 1514, ma secondo l’Annibaldi era già stata costruita nel ‘400. Sull’altare già presente l’immagine della prima Madonna del Soccorso 58 sostituita nel 1608 dall’attuale, una scultura lignea raffigurante la Madonna in trono con il bambino in braccio(Fig.12). La chiesetta però già ai primi del ‘600 dà segni di cedimento strutturale(BELLINI 2007, pag.39). La Costruzione della chiesa all’interno del castello, nella posizione che conosciamo oggi, incomincia nel 1646 e termina nel 1662. Anche il Comune partecipa alla costruzione dell’edificio vista anche l’apertura di una nuova porta nelle mura castellane e di una piazza. Ma anche questa chiesa non è uno splendore perché si presenta come disadorna e coperta da un semplice tetto (BELLINI 2007, pag. 40). L’unica eccezione è riconoscibile nelle due tele dipinte da Ercole Ramazzani59, rispettivamente l’Ascensione di Gesù tra S. Francesco e S. Lucia, presso l’altare omonimo, e la Madonna con il Bambino, S. Rocco e S. Sebastiano60 presso l’altare di S. Rocco61. Solo nel 1870 si procederà ad un restauro radicale con la costruzione della cupola ad opera di Nicola Zanghi di Arcevia (BELLINI 2007, pag.40) (Fig.13). La chiesa ha una pianta ovale, sulle 8 colonne con capitello si ergono 4 archi sul cui sfondo c’è l’altare maggiore che ospita la statua della Madonna. Altri due altari laterali ospitavano inizialmente i due dipinti del Ramazzani, mentre attualmente vi sono collocate delle statue. Sopra gli archi si curva la volta a forma di cupola, che culmina con una lucerniera. Sopra la Sagrestia si trova la sede della confraternita del Gonfalone; una scaletta di legno conduce alla torre campanaria ristrutturata nel 178662 (BELLINI 2012, pag. 14).

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La Madonna ha però un’origine distinta dal Gonfalone: è già presente nel ‘400 quando scoppia nel contado di Jesi, e non solo, una tremenda pestilenza (BELLINI 2007, pag. 39). 57 In Via Sobborgo per intenderci. 58 Conservata attualmente presso il Museo Diocesano (GALEAZZI- PERLINI- URIELI 2001, pag.35; DONNINELLI 2012, pag. 9). 59 Garzone presso la bottega del ben più famoso Lorenzo Lotto, alcune delle cui opere più importanti si conservano oggi presso la Pinacoteca civica di Jesi, il Ramazzani vive il periodo artistico del Manierismo e della pittura di Controriforma (BURATTI 2012, pag. 5). 60 Alcuni cittadini appassionati di storia locale vorrebbero riconoscere in quel paesino alle spalle di San Sebastiano e San Rocco proprio Poggio San Marcello, come l’avrebbe potuto osservare e rappresentare Ramazzani da Arcevia. 61 GRAZZI 1987, pag. 283-284; GALEAZZI- PERLINI- URIELI 2001, pag.42-43; BURATTI 2012, pag. 7. 62 Una mattone ne ricorda il restauro.

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La Confraternita della Morte e Orazione e l’oratorio omonimo Questa Confraternita63era dedita all’assistenza dei moribondi o alla sepoltura e al suffragio dei defunti; nasce nel 1552 riconosciuta da papa Giulio III come “Santa Maria dell’orazione e della morte” (FIORANI 2009, pag. 116-119). Dal prezioso Archivio Parrocchiale non possediamo il decreto di nascita di questo collegio, ma dello statuto “Regole ed ordinazioni della Venerabile Compagnia della morte, ed Orazione di Poggio San Marcello (---) nella propria Chiesa di S. Croce (---)” datato al 185164. Verso la fine del XVI la Confraternita di Santa Croce incomincia la costruzione dell’Oratorio omonimo: esso è più piccolo di quello attuale, serve alle riunioni dei confratelli e come spedale per i poveri o per i viandanti. Nel 1685, su richiesta del vescovo, il piccolo Oratorio diventa il cimitero di Poggio San Marcello, almeno

fino al 1871: anche per questo motivo la chiesa è detta

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“tumulante” . Non abbiamo notizie sulla ricostruzione della Chiesa di Santa Croce, ne di quando essa assume l’aspetto che conosciamo attualmente, ma da una descrizione del 1880 essa non sembra avere particolari ornamenti artistici (BELLINI 2007, pag. 33-35).

CONCLUSIONE Le chiese di Poggio San Marcello66, oltre che per il loro interesse nella vita spirituale dei cittadini del paese, sono tra i monumenti più antichi del nostro borgo. E’ qui che dobbiamo andare a cercare le più antiche testimonianze della presenza umana67, che, quasi ininterrottamente, si spingono fino all’età moderna. Ecco perché il nostro progetto vuole valorizzare le risorse di Poggio, che, sebbene sia il più piccolo comune della Vallesina, ha molto da offrire. Grazie al lavoro svolto sul prezioso Archivio Parrocchiale68, e vista l’esistenza anche di un Archivio Comunale, sarebbe interessare sfruttare tali documenti, come i Libri delle Anime ad esempio, che possono fornirci una descrizione dell’antica popolazione di Poggio San Marcello. Inoltre si potrebbe indagare la situazione degli antichi cimiteri di Poggio, come San Marcello, ma anche San Nicolò e Santa Croce, visti anche i notevoli progressi dell’antropologia funeraria.

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Conosciuta anche come Confraternita della “Buona Morte” e dei “Poveri e della Morte”, a Poggio, Confraternita di “Santa Croce” (così come la sua chiesa). 64 BELLINI 2007, pag. 34. 65 Fino a questo momento era stata la Chiesa di San Nicolò a espletare questa funzione in quanto chiesa parrocchiale: si legge però dai documenti che oramai la cavea di tale costruzione era colma e non poteva più ospitare salme. L’oratorio avrà due cavee distinte per la tumulazione, rispettivamente, di uomini e donne e bambini. 66 Numerose per un piccolo centro come questo. 67 Non a caso, come è stato spiegato sopra, i pochi indizi della storia arcaica sono stati rinvenuti presso degli edifici ecclesiasti: San Marcello o Santa Mustiola, ad esempio. 68 Ringrazio per questo il professor Cesare Bellini e la Parrocchia di San Nicolò nella persona di Don Mariano.

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E’ inoltre urgente condurre una campagna di ricognizione sul territorio di Poggio San Marcello, specificatamente nei luoghi che sembrano ospitare le testimonianze più antiche del paese come San Marcello e Santa Mustiola. Tale lavoro non richiede ingenti risorse se non un buon adattamento alla camminata in campagna e un GPS, tecnologia che praticamente oramai tutti possiedono nella propria casa. Un lavoro di tal genere non è stato mai eseguito a Poggio e sul suo territorio, come invece è accaduto per paese limitrofi come Serra dei Conti69, ad esempio: sarebbe anche interessare ascoltare quello che hanno da dirci i nostri anziani e gli zelanti cittadini appassionati di storia, che pure esistono (Fig.14).

METODOLOGIA DEL PROGETTO DI STUDIO E VALORIZZAZIONE Attraverso un approccio multidisciplinare desideriamo, per prima cosa, sciogliere quei dubbi relativi allo sviluppo del Cristianesimo nella Vallesina e nello specifico a Poggio San Marcello. Grazie ad un primo studio conoscitivo delle testimonianze archeologiche e documentali otterremo una documentazione, su supporto digitale, organica e ben definita; adatta alla realizzazione di un percorso didattico, indispensabile per una valorizzazione dell’area per finalità turistiche.

Fase d’indagine sul campo L’approccio dello studio sarà estremamente critico e la documentazione redatta sarà sviluppata con la creazione di una piattaforma Gis70. Sarà eseguito un rilievo strumentale plano altimetrico delle strutture esistenti, mediante l’utilizzo integrato di stazione totale e/o gps. La necessità primaria nello studio del borgo di Poggio San Marcello è rappresentata dalla documentazione, accurata, delle attuali condizioni di conservazione dei vari monumenti, così da “congelare” un immagine degli edifici prima che il degrado materico, già in atto, comprometta la visibilità e la comprensione delle strutture. Il minimo intervento auspicabile è quello di documentare lo stato attuale di conservazione con un rilievo topografico tridimensionale di tutte le strutture di carattere archeologico esistenti nel paese. L’attuazione di un’indagine geofisica, con ausilio di georadar, dovrà essere condotta nelle seguenti aree: collina di Poggio San Marcello, campo nel quale sorgeva Santa Mustiola, l’oratorio di Santa

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Le attività sono anche state seguite dalla pubblicazione di un volume, molto ben curato e contenente le varie schede delle località interessate dall’attività ricognitiva. Entrambi i progetti sono dell’Archeoclub di Serra dei Conti (TRIBELLINI- VILLANI- CERESANI 2003, pag. 53-111). Analogamente a quello che è ipotizzabile anche per Poggio, anche per Serra sembra essere documentata la presenza di ville rustiche. 70 I sistemi GIS consentono di arricchire l’elemento cartografico con tutte quelle informazioni derivanti dall’analisi delle differenti composizioni che interessano lo spazio dato, diventando così uno strumento fondamentale per valutare, analizzare e rappresentare ogni fenomeno spaziale, incluso quello archeologico.

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Croce e la chiesa parrocchiale di S. Nicolò. L’indagine geofisica, eseguita con tecnologia Ground Penetration Radar, è non invasiva e volta alla conoscenza del sottosuolo, in particolare all’individuazione di strutture sepolte e di eventuali ambienti sotterranei, restituendo una mappatura precisa dell’area indagata (Fig.15).

Lo scavo archeologico stratigrafico di alcuni saggi sarà condotto grazie alle indicazione delle precedenti indagini non invasive. Al termine delle indagini non invasive, nel caso si siano evidenziate anomalie nel corso dello studio con il georadar, sarebbe opportuna l’apertura di alcuni saggi di scavo archeologico: nelle vicinanze della casa colonica di San Marcello, sui resti di Santa Mustiola, nell’oratorio di Santa Croce e nella chiesa parrocchiale di S.Nicolo’. Sarà così possibile verificare situazioni che potrebbero essere approfondite in previsione della futura valorizzazione. E’ da condursi anche una pulizia e un rilievo tridimensionale delle grotte presenti sotto il centro storico del paese di Poggio San Marcello; l’Associazione Culturale Minerva propone appunto una loro essenziale pulizia, visto che in alcuni casi sono state usate come deposito per materiali edili di scarto, in modo da poter definire il loro percorso e la loro funzione originale.

Fase di elaborazione dei dati Come detto precedentemente, l’elaborazione dei dati archeologici sarà integrata mediante una piattaforma Gis71. Analizzeremo i documenti storici relativi a Poggio San Marcello per avere un quadro, quanto più completo, del borgo nei secoli XIII – XIV. I materiali che verranno trovati72 saranno studiati e catalogati in modo scientifico; inoltre ci proponiamo di far si che essi non lascino il territorio della Vallesina trovando loro una collocazione adeguata. Gli apparati difensivi del paese saranno rilevati e confrontati, in maniera critica, con altri presenti nel territorio marchigiano, così da poter individuarne le varie fasi. Proponiamo inoltre di rendere completamente accessibili le informazioni elaborate tramite una piattaforma dedicata.

Le possibilità dei software GIS I sistemi GIS (geographic information system) consentono di arricchire l’elemento cartografico con tutte quelle informazioni derivanti da un'analisi delle differenti componenti che interessano lo spazio dato, diventando così uno strumento fondamentale per valutare, analizzare e rappresentare

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Se possibile l’Associazione si propone di utilizzare software Open-Source in modo da annullare i costi dei programmi informatici stessi. 72 E anche quei materiali già recuperati in passato, ma oggi non ancora localizzati.

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ogni tipo di fenomeno spaziale. Il dato geografico presenta caratteristiche specifiche rispetto agli altri tipi di dati, l’informazione che esso contiene è caratterizzata da una specifica posizione nello spazio e nel tempo. L’ uso dell’informazione geografica e della sua rappresentazione sul territorio tramite mappe, si è rivelato nel tempo uno strumento insostituibile per conoscere, descrivere, controllare e visualizzare i vari aspetti del mondo circostante73(MIGANI-SALERNO 2009, pag.3).

Le fasi del progetto già realizzate La Grotta di San Nicolò La Grotta della Cripta di San Nicolò è localizzata a Est all’interno delle mura di Poggio San Marcello, sotto l’odierna canonica. La Cripta, da cui si può accedere alla Grotta, si articola in due stanze, coperte da volte a crociera, dove nella prima sono ben visibili alcune tracce di un affresco. La grotta si articola in un corridoio dall’andamento irregolare (andamento E-W che svolta poi a S), con la presenza di 5 nicchie e 3 mensole scavate lungo le pareti; in alcuni punti sono ben visibili i segni lasciati nella roccia dagli scalpelli al momento dello scavo della grotta (Fig.16). Nella grotta è stata condotta una pulizia superficiale74che ha portato alla luce il primo strato di frequentazione a matrice argillosa. Successivamente alla pulizia preliminare 75, è stato effettuato un rilievo di massima della grotta con il metodo della coltellazione 76, che è stato inserito nel GIS e che servirà per la realizzazione di un modello 3D.Sono stati inoltre analizzati gli elevati delle strutture. Tale analisi ci ha fatto comprendere che la grotta è antecedente alla Cripta di San Nicolò (XIII sec.), in quanto l’elevato di quest’ultima poggia sulla grotta stessa.

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Le attuali tecnologie Gis offrono l’opportunità di poter manipolare quantità molto vaste di informazioni geografiche, potendo così capire le effettive relazioni che esistono tra i diversi dati. Una delle caratteristiche peculiari che distingue un Software Gis da altri programmi grafici, come i Cad, è proprio la capacità di utilizzare in modo integrato dati geografici e dati alfanumerici, lavorando con database spaziali sui quali effettuare analisi di vario tipo e complessità. Sinteticamente si può dire che i Cad sono strumenti che lavorano esclusivamente su informazioni geografiche e sono utili per la rappresentazione geometrica della realtà; i software Gis invece permettono di combinare le informazioni geografiche con quelle alfanumeriche consentendo di analizzare ed interpretare la realtà. L’organizzazione dei dati in una piattaforma Gis è dinamica, in quanto mutevole nel tempo: essa puo’ cambiare man mano che lo studio e l’analisi di un determinato bene progredisce fornendo nuovi dati(MIGANI-SALERNO 2009, pag.4). 74 coordinata sul campo dalla Dott.ssa Margherita Cristiana, dal Dott. Saccone Tommaso e dalla Sig.na Triggiani Francesca nei giorni 18–19 Maggio 2012. 75 Tra i materiali rinvenuti, praticamente tutti d’età moderna, anche un frammento di mattone bollato. Il dato è interessante perché Poggio San Marcello si distingue anche per la tradizionale produzione laterizia. Almeno 3 le fornaci attive a partire già dal ‘600: nel nostro caso il frammento è bollato “…ACE-N-BRAMA…”, cioè Fornace Nazzareno Bramati. Tale fornace sembra essere attiva nell’anno 1902 con un impianto particolarmente innovativo che sfruttava anche la forza del vapore (CECCARELLI 2007, pag.67-68). 76 Metodo di rilievo diretto che consiste nel misurare contemporaneamente sia le distanze orizzontali sia il dislivello .

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La Grotta dell’ex-ambulatorio La Grotta dell’Ex Ambulatorio è localizzata a Ovest all’interno delle mura di Poggio San Marcello. La grotta si articola in un corridoio dall’andamento irregolare ( andamento E-W per poi N-S ), con la presenza di 8 nicchie. Nella grotta è stata condotta una pulizia superficiale77 seguita da un rilievo di massima della grotta eseguito con il metodo della coltellazione78, inserito anch’esso nel GIS. Sono stati inoltre analizzati gli elevati delle strutture. Quest’ultima analisi ha mostrato come la grotta preceda la costruzione dell’ex ambulatorio (Fig.17).

La creazione di Heritage-online Il progetto Heritage On-Line nasce dal desiderio di alcuni laureati in Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna 79 che, dopo aver valutato con attenzione il panorama culturale dell’Italia Centrale, hanno deciso di creare un sistema per la gestione, l’archiviazione e ricerca delle informazioni culturali. Il sistema è utilizzabile da qualsiasi Ente, Associazione o Individuo che lavora nel campo della ricerca, della valorizzazione e della tutela del Patrimonio Culturale. Questa ricchezza purtroppo, in Italia, viene spesso gestito in maniera inappropriata e a costi eccessivi; se questa mentalità cambiasse avremmo a disposizione una risorsa inestimabile, da utilizzare per rilanciare l’economia della Nazione (Fig.18).

Il progetto nasce da una prima analisi del Patrimonio Culturale e da una sua suddivisione in due grandi gruppi: il Patrimonio Tangibile e quello Intangibile. Come Patrimonio Tangibile definiamo tutte quelle evidenze archeologiche, architettoniche e museali che raccontano la storia di ogni territorio nel mondo, mentre il Patrimonio Intangibile è costituito dalle infinite manifestazioni culturali come: convegni, conferenze, concerti e mostre temporanee. Internet e le nuove tecnologie digitali permettono che queste manifestazioni siano accessibili a tutti e replicabili infinite volte. Abbiamo quindi creato un sistema che, grazie all’uso delle nuove tecnologie 80 e delle moderne metodologie di valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale, darà la possibilità a qualsiasi Ente, pubblico o privato, di rendere accessibile in modo concreto e diretto il Patrimonio Culturale e fare in modo che esso diventi realmente un bene comune ed una risorsa per il Territorio.

77

coordinata sul campo dalla Dott.ssa Margherita Cristiana, dal Dott. Saccone Tommaso, dalla Dott.ssa Vico Roberta e dalla Sig.na Gatto Maria Teresa nei giorni 18-19 Maggio 2012. 78 Vedi nota n.75. 79 Alcuni dei quali anche promotori di questo progetto di valorizzazione. 80 Web, modellazione 3D e utilizzo dei Sistemi Informativi Geografici (GIS).

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Il primo luogo d’applicazione di questa metodologia per la comunicazione e la valorizzazione delle informazioni storiche, archeologiche e culturali è stato proprio il Comune di Poggio San Marcello. La mappa satellitare, ogni articolo relativo ai Beni Culturali del piccolo borgo e le relazioni dei nostri lavori a carattere archeologico sono accessibili con qualsiasi Smart-Phone grazie all’uso dei QR-Code. Se questi codici fossero posti all’esterno degli edifici storici a cui si riferiscono si avrebbe un servizio estremamente utile ai turisti in visita. Al momento è possibile visualizzare le informazioni solo in lingua Italiana ma stiamo lavorando alla visualizzazione anche nella lingua Inglese.

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TAVOLE7

Fig.1 Lo stemma del comune di Poggio San Marcello: leone rampante coronato. Particolare della prima Mappa Catastale disegnata

dal

geometra

Cingoli

Domenico

di

Masi,

corredata al libro del Catasto scritto dal medesimo nel 1769 (da FILENI 1990).

Fig.2 La tomba “arcaica� (da GRAZZI 1987).

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Fig.3 La ricognizione condotta sul territorio dell’antico municipio romano di Suasa mette in evidenza il capillare popolamento rustico (da GIORGI 2004).

Fig.4 Una delle 3 lucerne paleocristiane di Jesi.

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Fig. Disegno conservato presso l’Archivio di Stato di Ancona, proveniente dalla topografia del centro di Poggio datata al 28 Febbraio 1815 (da FILENI 1990).

Fig.6 La facciata di San Marcello.

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Fig.7 La chiesa di Santa Mustiola ancora in piedi (da GRAZZI 1987).

Fig.8 Tratto delle mura cinquecentesche.

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Fig.9 Gli affreschi dell’oratorio di San Nicolò.

.

Fig.10 Particolare della Seconda Mappa catastale del 1769 (da FILENI 1990, vedi Fig.1)

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Fig.11 Chiesa di San Nicolò, interno.

Fig.12 La prima immagine della Madonna del Soccorso (da DONNINELLI 2012).

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Fig.13 La Madonna col bambino del Ramazzani (da BURATTI 2012).

Fig.14 AttivitĂ di ricognizione sul campo.

27


Fig.15 AttivitĂ geofisica sul campo.

Fig.16 Rilievo della grotta di San Nicolò.

28


Fig.17 Veduta della Grotta dell’exambulatorio.

Fig.18 Mappa satellitare di Poggio San Marcello con l’indicazione dei principali luoghi d’interesse artistico, culturale e enogastronomico.

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Progetto di Valorizzazione del Patrimonio Culturale di Poggio San Marcello  

Progetto a cura dell'Associazione Culturale Minerva

Progetto di Valorizzazione del Patrimonio Culturale di Poggio San Marcello  

Progetto a cura dell'Associazione Culturale Minerva

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