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L’ANDROIDEMINIMALISTA

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SETTEARTICOLI X SETTEMESI


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Introduzione

...e sono già sette mesi! Ebbene sì: esattamente sette mesi fa, l'Androide Minimalista iniziava ad esistere. Il 7 Settembre 2010. Sono stati sette mesi intensi, che hanno costituito la fase di rodaggio ed start-up di un blog che ogni giorno sono più felice di aver aperto, per le soddisfazioni che mi regala, ma soprattutto per lo spazio che mi offre e che mi obbliga, contrastando la mia pigrizia, a pensare e trasporre in parole ciò che penso. Recentemente mi è stata fatta conoscere una massima che trovo molto vera: "Il linguaggio dà forma al modo in cui pensiamo e a quello che possiamo pensare". Credo infatti fortemente che il nostro modo di esprimerci e comunicare non si limiti a trasmettere i concetti, ma li influenzi e dia loro una forma, con sfumature uniche e importanti. Scrivere su "L'Androide Minimalista" è per me un quotidiano esercizio di comunicazione, che mi insegna a modellare sempre più precisamente le

mie riflessioni, e di conseguenza mi porta a scoprire nuovi modi di pensare, rielaborare e capire. Per celebrare il settimo mese di Androide allora, ho pensato di raggruppare sette articoli: ho scelto quelli che mi sono piaciuti di più e li ho impaginati in un PDF. Non è un eBook, non è un manuale di minimalismo e meno ancora è una guida ad Android: sono semplicemente poche pagine che rendono più comodo rileggere quelle che per me sono state tra le principali riflessioni on-line di questi mesi.

un prodotto tecnologico, è solo, esclusivamente, una raccolta di contenuti che la fanno da padrone su uno sfondo bianco, raccontando a volte di Android, a volte di minimalismo, altre di internet... ma sempre di me e del percorso che sto seguendo/cercando/ inventando.

Con questo non voglio dire che l'Androide Minimalista è uno sproloquio egocentrico nato da manie di protagonismo (ok, forse un po' si dai...), ma solo che qui mi metto in gioco e parlo in prima persona. Rispetto ai precedenti progetti lo vivo come un Chi di voi mi conosce salto di qualità, senza il all'esterno di questo blog quale non sarebbero potuti probabilmente sa che, prima esistere gli articoli raccolti dell'Androide, ho iniziato (e qui. Per questo ho voluto a volte concluso) svariati creare questa raccolta: per progetti, sia sul web che segnare un passaggio, nella vita "vera". Ho lasciare un segno lungo la suonato, scritto, giocato... strada, fare un punto e non vi annoio con i dettagli, passare alla fase successiva. li trovate tutti nella mia pagina personale se vi Se ve li eravate persi, o interessano. La differenza semplicemente vi va di principale tra questo blog e rileggerli con me, leggete tutti i progetti precedenti questo file e magari fatemi però è una sola, sapere che ne pensate, non fondamentale: qui ci sono io potrò che esserne felice. -davvero io- che espongo Buona lettura! pensieri e punti di vista. Non Elisa è un'espressione artistica nè


L’ANDROIDEMINIMALISTA SETTEARTICOLI X SETTEMESI

SOMMARIO I.

L'abbastanza e la ricerca della felicità ..................................................7

II.

Auto-ritratto minimalista: ode all'imperfezione....................................9

III.

Il minimalismo di Angry Birds, analisi di un successo..........................11

IV.

(Anti)minimalismo: ode alla carta.......................................................13

V.

Il minimalismo tecnologico e la trasparenza dello strumento ............15

VI.

Il minimalismo è roba da ricchi? ........................................................17

VII.

Minimalismo e decluttering "interiore"...............................................19

VIII. Credits & Licenze ..............................................................................23


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Immagine creata da Carl Richard

MERCOLEDÌ 5 GENNAIO 2011

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L'abbastanza e la ricerca della felicità "I soldi non fanno la felicità". Ce lo hanno ripetuto più di una volta, ma è proprio vero? Se lo sono chiesto anche i ricercatori della Princeton University, che a tal proposito hanno condotto uno studio ottenendo un risultato piuttosto significativo: avere "abbastanza" soldi rende contenti.

Mentre può sembrare piuttosto ovvio che non avere di che vivere possa rendere la vita difficile e far provare emozioni negative, quel che sorprende maggiormente è che, secondo lo studio, coloro che hanno "di più" non sono in media più contenti di coloro che hanno "abbastanza".

Dai risultati sembra emergere, in altre parole, una soglia (che i ricercatori della Princeton hanno posizionato a 75.000$ all'anno [cioè circa 56.000€]) oltre la quale avere più soldi non incide in modo significativo sulla felicità. Rappresentazione perfetta del concetto è


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lo schema in testa al post, creato da Carl Richard.

come il guadagno annuo, anche il minimalismo ha soglie differenti per ogni suo Per chi volesse approfondire praticante: a qualcuno l'argomento, QUI c'è il link bastano poche t-shirt e un all'articolo del Time che ne laptop, ad altri serve una casa (sebbene non gremita tratta. di mobili e cianfrusaglie), una macchina e Il risultato di questo studio probabilmente anche sembra affermare che  ciò che occorre per gioire della qualche cambio d'abito in propria vita è "l'abbastanza" più. Il valore assoluto della soglia non è forse poi così e non, come ci insegna il modello consumista, il lusso, importante. Ciò che davvero conta invece, è saper l'eccesso, il perennemente individuare la propria nuovo. Quello che sembra divisione tra necessario e dare la felicità non è la superfluo, tra sufficiente, ricchezza infatti, ma la serenità derivante dall'avere troppo e troppo poco. Non sarà forse la chiave per di che condurre una vita la felicità, ma marcare bene dignitosa e far fronte agli nella mente il magico punto imprevisti comuni. di equilibrio tra ciò che ci La ricerca della felicità è il occorre per vivere bene e motore che ha spinto gli esseri viventi sin dall'origine ciò che invece ci occupa spazio e a volte ci impedisce della vita e non la si può di respirare, è un ottimo certo racchiudere in un modo per iniziare a cercarla numero, ma la soglia di ed arrivarci il più vicino 57.000$ è comunque un possibile. indicatore importante, che merita una riflessione e che fa pensare in modo forte al Cade dunque a proposito una delle citazioni Einstein minimalismo. Si tratta di un valore medio, più diffuse nel web circa il minimalismo: "Semplifica dato dai differenti ogni cosa il più possibile, ma "abbastanza" definiti dai non di più". soggetti partecipanti alla ricerca: probabilmente per qualcuno di essi si traduceva in qualcosa di più, per qualcun altro in pochi elementi essenziali. Così


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Hayter Stanley William - Cirque

GIOVEDÌ 27 GENNAIO 2011

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Auto-ritratto minimalista: ode all'imperfezione Il minimalismo è il mio stile.  Lo era da prima che scoprissi che si chiama così, da prima che trovassi i blog che ne parlano. Ho scelto uno stile minimalista da quando ho sentito di voler cambiare vita: ho cercato un modo per farlo, senza nomi o cartellini, ed ho

scoperto di voler puntare all'essenza, al significato, a ciò di cui mi importa invece che a ciò di cui mi dovrebbe importare. Sono minimalista, ne sono convinta. Tuttavia, spesso mi capita di interrogarmi su questo "mio" minimalismo. Perchè mi sembra che sotto l'etichetta ci siano

aspetti che non combaciano, quesiti irrisolti che non se ne vanno, rumori e scricchiolii di fondo che non sembrano in armonia con il modo di vivere che ho scelto.


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Il "coraggio" di lasciare tutto? A volte mi chiedo se il minimalismo non sia invece una scelta di paura. C'è qualcosa di rassicurante nel non posserede nulla, non avere un luogo fisso in cui abitare, non avere legami vincolanti. Ti fa sentire indipendente, libero, leggero. Ti fa sentire quasi invulnerabile. Se non sei legato a niente non rischi di perdere nulla, poche cose possono ferirti davvero. L'assenza di legami materiali e l'accumulo compulsivo sono due opposti, ma non accade spesso che gli opposti coincidano? Eliminare tutto non rischia di diventare una forma di autoprotezione, autocompiacimento ed autoillusione come il circondarsi di oggetti?

esperimento ideale, funziona in ambiente asettico, nel vuoto assoluto. Quando ci sono le emozioni in gioco invece, i pensieri si intrecciano e dell'ottimizzazione se ne fregano. E più le emozioni sono forti, meno si fanno comandare. Siamo dotati di sentimenti, non sempre positivi e non sempre costruttivi: rinnegarli o fare finta non sia così è una repressione. La chiarezza, a volte, semplicemente non è possibile: troppe emozioni.

non puoi, semplicemente non puoi, interrompere anche se vorresti. L'entropia di un universo vivente può essere ridotta, ma non invertita.

Quindi? Significa che il minimalismo è una moda senza fondamento? Che ho sbagliato a crederlo "mio" o che, semplicemente, per me non funziona? No. Significa soltanto che il minimalismo non è un dogma. Significa che non esiste il minimalista perfetto, ma Semplificare, solo tanti minimalisti umani semplificare, e fallaci. Che la vita non è semplificare? una pasta inerte da Ma la vita non è semplice, quasi mai. Ci sono persone, modellare a piacimento impegni, necessità, richieste. senza interferenze, ma Puoi eliminare quelle inutili, piuttosto un fiume in piena su cui navigare con più puoi sfoltire l'agenda, puoi piacere possibile, cercando fare downshifting, di schivare le rocce. decluttering e tutto il resto(ing)... ma la vita resta Uno stile di pensiero è qualcosa che abbiamo La chiarezza di un casino. dentro e si riflette all'esterno pensiero è la strada per Non puoi (non vuoi!) in quello che facciamo, non eliminare gli affetti e le il successo? viceversa. La complessità, a amicizie, e dunque ci sarà Si, è vero: avere molti volte, ci sa insegnare più sempre qualcuno che non interessi/pensieri/idee e dell'ordine e saperli organizzare porta ad fai in tempo a vedere e dell'organizzazione se ottimizzare il proprio tempo qualcun altro che devi sappiamo ascoltarla e far e le proprie energie, e quindi correre per incontrare, ad essere più produttivi con qualche telefonata a cui non tesoro di quel che viviamo. riesci a dedicare il tempo e Un minimalista è una meno fatica. la calma che meriterebbe e persona viva e piena di Bello e buono, ma tutto qualche conversazione che sensazioni come gli altri, che questo, come in un


prima di essere un esempio di produttività e massimizzazione è un'anima nata per sentire ed emozionarsi. Non potranno mai combaciare tutti gli aspetti, i quesiti che hanno avuto risposta ne genereranno sempre altri a cui non sappiamo rispondere, non raggiungeremo mai la perfezione se non in teoria. Il mio stile di minimalismo è un'ode all'imperfezione. Perchè solo ciò che è imperfetto ha la possibilità di evolversi, e solo ciò che si evolve lascia la sua traccia in ciò che attraversa, scambia la sua energia, regala e riceve vita da chi incontra. Il mio minimalismo non ha sale bianche senza mobili, non mi permette di infilare tutti i miei averi in uno zaino, non mi consentirebbe di abbandonare il lavoro in ufficio e vivere viaggiando per il mondo. Il mio minimalismo è un'approssimazione, un limite che non si raggiunge, qualcosa che esiste dentro di me, sfugge alle definizioni e con me si adatta alla vita, cercando l'essenza in ogni forma e l'equilibrio tra ogni estremo. E gli scricchiolii di fondo che sento, quando mi faccio

le mie mille domande, sono i continui assestamenti del pensiero al cambiare ininterrotto del mondo. Se ci sono, vuol dire che qualcosa si muove, cambia, cresce. Se non tutto è perfetto, significa che sono viva.


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Alfred Hitchcock - 'The Birds'

MERCOLEDÌ 9 FEBBRAIO 2011

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Il minimalismo di Angry Birds, analisi di un successo Per San Valentino è stata rilasciata ieri una versione a tema del gioco più popolare sui device Android: Angry Birds Hongs and Kisses. Proprio a proposito del nuovo rilascio, sorgono spontanee alcune considerazioni sul successo strepitoso di questo titolo, in apparenza non

eccessivamente originale, eppure irresistibile per quasi tutti i suoi utilizzatori. Il successo di Angry Birds è decisamente fuori discussione. Già scaricatissimo sullo store Apple, il gioco è stato successivamente rilasciato anche per Android, per la cui piattaforma nei primi due giorni sono stati

effettuati circa due milioni di download. Difficile dimenticare l'annuncio su Twitter degli sviluppatori Rovio: "Another day, another million!". Mentre arrivano sul mercato mobile processori e schede grafiche sempre più potenti, che permettono giochi più


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evoluti e gameplay più complesso, gli uccellini restano saldamente alle prime posizioni della classifica dei giochi più cliccati, rilasciando anzi aggiornamenti che aggiungono sempre nuovi livelli. Come già scritto analizzando il successo di Tetris, un gioco complesso può colpire maggiormente, coinvolgere, rapire... ma per breve tempo. Ci sono titoli spettacolari da cui non ci si staccherebbe per settimane, ma non sono mai, o quasi mai, quelli che a lungo andare rimangono sempre popolari e che riescono a conquistare la fetta più grande del pubblico. La semplicità sembra dunque essere indispensabile per rendere un gioco immortale, ma perché? La risposta l'ha trovata lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi nel 1975, con la definizione di "Flusso". Da Wikipedia: [...]uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività. Si caratterizza per il totale coinvolgimento, focalizzazione sull'obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento del compito

Lo psicologo non si riferiva certo al mercato di videogame per cellulari quando ha condotto il suo studio, ma non sembra strano pensare che la capacità di indurre un "flusso" nel giocatore sia il segreto dei giochi intramontabili. Csíkszentmihályi ha definito delle caratteristiche generali, che accomunano le attività in grado di creare un flusso, e che potrebbero per molti versi definire i tratti ideali di ogni game. Riporto le più significative in relazione al mondo videoludico: Obiettivi chiari Le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare. Non ci sono tutorial o variabili: quel che ci si aspetta dal giocatore è sempre lo stesso in ogni livello, dal primo all'ultimo. Che si tratti di abbattere maiali verdi, allineare mattoncini, consumare file di palline... lo scopo del gioco è evidente ad un primo sguardo.   Un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato

e futuro ma solo sul presente) Non è necessario ricordarsi i livelli precedenti o prepararsi a quello successivo, ogni schermo è un mondo a se stante e può essere giocato a minuti oppure a giorni di distanza dal precedente. L'assenza di una storyline, che arricchisce titoli pensati diversamente, nel caso di giochi casuali come Angry Birds o Tetris è un alleggerimento piacevole, che libera risorse mentali e circoscrive ancor più l'attenzione sul livello attuale.   Retroazione diretta e inequivocabile Ll'effetto dell'azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro. Non ci sono tempi di caricamento o ragionamenti complessi: il gioco è fluido, lo scorrimento rapido. Colpito il bersaglio, ottenuti punti e bonus, superato il livello. La mancanza di tempi di attesa viene molto curata nei titoli di successo, che possono essere giocati su svariate piattaforme e non presentano, grazie alla loro semplicità, requisiti hardware proibitivi, che ne


limiterebbero la fruizione alla fascia più alta del pubblico.   Bilanciamento tra sfida e capacità L'attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto. Questo magico punto di equilibrio è il Santo Graal degli sviluppatori... la logica di progressione della difficoltà dei livelli deve essere accuratamente progettata, così da non scoraggiare ma al contempo non annoiare il pubblico. Non a caso la programmazione delle intelligenze artificiali di un videogame è un aspetto cruciale del suo sviluppo, che spesso segna la differenza tra fiasco e successo commerciale.   Senso di controllo La percezione di avere tutto sotto controllo e di poter dominare la situazione. I comandi sono chiari e intuitivi, il giocatore ha l'impressione di poter gestire ogni aspetto della partita. La presenza del touchscreen è di grande aiuto in questo, poichè poter utilizzare le proprie mani per calibrare il colpo o spostare un elemento aumenta in modo sensibile la connessione tra

gioco e giocatore, legando in modo molto diretto la volontà e la sua trasposizione digitale.   Piacere intrinseco L’azione dà un piacere intrinseco, fine a se stesso. Non ci sono secondi fini con cui si gioca: tutto ciò che si desidera è vincere per il piacere di farlo, senza conseguenze o ripercussioni nel mondo esterno.

Secondo i concetti espressi dallo psicologo quindi, la chiave del successo sembrano essere ancora una volta la semplicità ed il messaggio diretto, che deve dominare ogni aspetto del prodotto. Lo stesso Ville Heijari, uno degli sviluppatori di Angry Birds, ha riassunto ottimamente in un'intervista l'unico vero indice di successo di ogni gioco: Avevamo l’impressione di avere qualche cosa di davvero eclatante, ma la conferma definitiva l’abbiamo avuta quando il nostro Direttore Generale ha mostrato alla madre (che di solito non gioca) una versione di Angry Birds quasi terminata. La madre ha rifiutato di restituire l’iPhone per tutto il weekend!


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Immagine creata da “io Ribelle”

VENERDÌ 18 FEBBRAIO 2011

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(Anti)minimalismo: ode alla carta Uno dei passaggi per me fondamentali nel rendere più "minimal" il mio stile di vita è stato senza dubbio la riduzione drastica della quantità di carta. Ebook invece di libri, navigatore invece della cartina, appunti digitali invece che foglietti... Potrei fare un centinaio di esempi credo, e in tutti il passaggio dalla

carta al digitale risulterebbe un miglioramento che facilita la vita. Ma questo non è un post su come la carta sia in molti campi sostituibile, bensì una riflessione su come in alcuni altri non lo sia affatto.

La carta come strumento di pensiero Scrivere al computer è molto più veloce, è vero. Ma proprio per questo, come sostiene anche Umberto Eco in questo bell'articolo, la scrittura a mano riveste un ruolo fondamentale e insostituibile: grazie alla sua lentezza ci permette di pensare


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meglio a quello che stiamo per scrivere, di cercare la forma migliore per le nostre frasi, di creare costruzioni grammaticali più articolate e gradevoli. L'assenza di un correttore automatico inoltre non ci assicura contro gli strafalcioni come accade nelle nostre pagine digitali, così da rendere imprescindibile, anche per i più pigri, la rilettura. E rileggendo si rivede, si riformula, si raffina. Come per la musica, le foto e i video è fondamentale il montaggio ed il ritocco prima della distribuzione al pubblico, così è vitale la revisione per un testo scritto prima di essere diffuso. Si parla spesso del declino delle abilità linguistiche delle nuove generazioni e a mio avviso la diffusione delle tastiere anche tra i giovanissimi non è del tutto priva di colpa.

siete tra coloro che sanno scrivere senza guardare, e dunque dovete spostare lo sguardo dai tasti al monitor più o meno in continuazione, vi sarete accorti che la scrittura digitale manca di fluidità, di continuità: c'è un'innegabile interruzione nel flusso di pensiero e di stesura, a volte fatale quando si sta seguendo una linea sottile di pensiero. Scrivere non è un gesto "naturale": dalla nascita sappiamo osservare, emettere suoni, respirare... a scrivere invece bisogna imparare. Significa che dobbiamo attivare nuovi percorsi all'interno del nostro cervello, che non sono gli stessi, non potrebbero esserlo vista la natura estremamente differente dei due processi, che si attivano quando scriviamo a mano. Come dimostra una ricerca condotta da neurofisiologi La scrittura a mano sviluppa francesi e norvegesi  le aree funzioni del cervello cerebrali attivate dalla differenti dalla scrittura con scrittura manuale e quella la tastiera digitale sono differenti: La coordinazione occhioutilizzare solo uno dei due mano, il lavoro sincrono di metodi porta all'atrofia dei abilità visive e intellettive, è percorsi creati per l'impiego senza dubbio uno degli dell'altro. Anche uno studio aspetti che per molti statunitense infine ha utilizzatori esclusivi della dimostrato che bambini tastiera va perduto. Se non delle scuole elementari che

hanno frequentato un corso di calligrafia utilizzano un vocabolario più complesso e forme di espressione più elaborate dei loro coetanei. La carta come veicolo di emozioni e stati d'animo Al computer scriviamo tutti e tutto allo stesso modo, sulla carta ogni tratto, anche tracciato dalla stessa persona e nelle stesse condizioni, sarà sempre unico ed irripetibile. L'analisi della scrittura è ad esempio il più evidente campo di applicazione di questa unicità. Un biglietto scritto a mano rivela uno scorcio profondo della personalità e dei sentimenti del suo autore, rendendo spesso più significative poche righe di un intera pagina di blog personale. Non si tratta solo di trasmissione di dati oggettivi: la scrittura a mano diventa in questo caso l'equivalente del tono di voce in una conversazione, insostituibile da qualsiasi mezzo digitale. E comunque diciamocelo: chi stamperebbe un biglietto romantico al computer o regalerebbe un mazzo di fiori con un biglietto firmato in digitale?


La scrittura a mano come forma d'arte Dagli amanuensi fino ad oggi, la calligrafia è un'arte che resiste al tempo. In molte culture la calligrafia è ritenuta una delle maggiori espressioni artistiche, come ad esempio nel mondo orientale e nella cultura araba. Come scrive il sito shodo.it, dedicato alla calligrafia giapponese: L'azione del pennello converte in segni i gesti del calligrafo. Questi segni possono essere decisi o incerti, veloci o lenti, sottili o spessi, ma contengono sempre una forza che tradizionalmente viene definita qi/ki (traducibile approssimativamente in "energia vitale"). Questa forza circola nei singoli segni e nei rapporti che s'instaurano tra di loro[...] La calligrafia permette di registrare un ritratto del "cuore" del calligrafo: sulla carta viene tracciato un percorso che sgorga dalla sua interiorità; la composizione che ne risulta, basata su rapporti proporzionali, ritmi, equilibri, pieni e vuoti, ecc. equivale alla registrazione di un sismografo dell'animo umano.

Fonti •Scrivere a mano o al computer? di Marco Dal Cin •Repubblica: Scrivere a mano rende i bambini intelligenti


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Il primo computer (Immagine by lawaonline.com)

MERCOLEDÌ 16 MARZO 2011

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Il minimalismo tecnologico e la trasparenza dello strumento Cos'è davvero la "tecnologia minimalista"? Oggetti piccoli dallo splendido design che ne sostituiscono un gran numero? Velocizzare l'accesso alle informazioni e permettere la condivisione in un click con interfacce leggere ed intuitive? Utilizzo consapevole e mai

eccessivo del web e dei social network e periodi di digital sabbatical? Forse un mix di tutto questo... ma forse anche altro.

velocizzano molte attività. "Minimalismo tecnologico" per me significa vivere meglio delegando ad assistenti digitali i compiti che La tecnologia può posso evitare di avere molti aspetti svolgere "minimalisti", che personalmente, senza dubbio rendono liberando tempo e più immediata e veloce risorse mentali. l'esperienza utente, Significa non dovermi semplificano la vita e portare appresso dieci


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piccoli gadget che svolgono agnuno una funzione, ma un solo oggetto che faccia tutto. Significa anche non intasare la casa di libri letti una volta e poi abbandonati sullo scaffale ad accumulare polvere quando posso godermeli in formato eBook, mostrare fotografie con facilità semplicemente scorrendole sul cellulare, giocare on-line dal divano di casa con un tablet connesso senza bisogno di fili, risparmiare carta e inchiosto utilizzando biglietti digitali per treno ed aereo...  Potrei elencare un altro milione di cose. Ma cosa accomuna, in ultima analisi, tutto questo? La trasparenza del mezzo.  Quello che davvero ci regala il minimalismo in ambito tecnologico è la scomparsa dello strumento, in favore del contenuto. Non importa che ci sia di mezzo un tablet pc, lo schermo di un mac, un cellulare di ultima generazione o che altro: quando tutto funziona e non ci richiede fatica per essere utilizzato, sono i contenuti a farla da padroni, e ci dimentichiamo del mezzo tramite cui vi accediamo. Uno strumento minimalista è, in primo luogo, uno strumento trasparente.

Non importa poi molto quale sia la sua marca, il suo prezzo, il suo hardware: ciò che conta davvero è che sia lo strumento giusto per chi lo utilizza, il più adatto a soddisfarne le esigenze ed il più intuitivo per la forma mentis del fruitore. Qualcuno preferisce l'approccio Apple, qualcuno l'interfaccia minimalista del WP7, qualcun altro vuole personalizzare all'estremo il proprio Android: sono fermamente convinta che non esista un "migliore" e "peggiore" assoluto tra queste differenti scelte, ma solo la loro capacità di rispondere alle attese e conformarsi ai percorsi mentali di chi deve utilizzarle. 

è immediato e semplice da comprendere, e non necessita di spiegazioni. Splendido esempio, secondo me, il manuale dell'iPad, constituito da un singolo, semplicissimo, foglio.    Completezza Fruire del contenuto senza limitazioni dovute allo strumento è indispensabile per bypassare quest'ultimo. Uno strumento che non supporta flash, ad esempio, ci ricorderà sempre la sua presenza ad ogni animazione non caricata.   Automatismo Passare ore a configurare il proprio mezzo di accesso ai dati ci distoglie da ciò che conta davvero. Un mezzo trasparente sa riconoscere Quali sono le caratteristiche da solo le reti a cui che permettono al mezzo di connettersi e regolare scomparire?  l'accesso agli account onVelocità L'attesa, senza line in base alle dubbio, ci fa ricordare che informazioni già in suo qualcosa sta tra noi ed il possesso.  contenuto: un mezzo trasparente è un mezzo E' un'osservazione empirica, veloce, senza eccezioni. ma fino ad ora non ho mai   conosciuto casi che la Intuitività smentissero: più un sistema Dover pensare a come è trasparente, meno l'utente accedere alle sarà propenso a cambiarlo. informazioni, inevitabilment Conosco persone che hanno e, rende l'interfaccia aggiornato il loro sistema, ci sensibile e vi focalizza hanno combattuto per l'attenzione: un buon mezzo qualche tempo per


configurarlo e modellarlo secondo il proprio desiderio, e poi hanno optato per il downgrade alla versione precedente.  "Ma non ha molte feature interessanti, presenti invece nel nuovo modello", qualcuno prima o poi fa notare. La risposta è sempre, invariabilmente, qualcosa che suona come: "E' vero, ma ha quello che serve a me, esattamente come piace a me".  ...e che altro conta più di questo?


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(Immagine by jfphotography)

LUNEDÌ 21 MARZO 2011

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Il minimalismo è roba da ricchi? Ridurre, eliminare, semplificare... bello, ma a volte mi trovo davanti a realtà che mi fanno realizzare quanto poter scegliere di vivere con poco sia un privilegio non concesso a tutti.

futuro. Quando non hai avuto abbastanza, ci pensi due volte prima di buttare qualcosa". Anche R. ha un box pieno di oggetti che non usa, ed anche a lui ho chiesto perchè non F. ha una cantina piena se ne liberasse. "Perchè di oggetti che non usa. se in futuro mi "Perchè non li butti?", servissero, non potrei gli ho chiesto; "Perchè permettermi di potrebbero servirmi in

ricomprarli", è stata la sua risposta. Probabilmente questo è un post provocatorio, che racconta un aspetto parziale della realtà e lo dipinge con linee forse troppo semplici. Ma è anche una trasposizione sincera di alcuni pensieri su cui mi trovo a riflettere da un po'.


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Il minimalismo, o forse il suo lato che a me è più vicino e che più vivo in prima persona, non è accessibile a tutti. Me ne rendo conto sempre più, sebbene possa sembrare un controsenso. Se da un lato è vero che non accumulare oggetti e non comprare solo per il gusto di farlo fa risparmiare, così come è anche vero che alcuni si avvicinano ad una vita più semplice proprio perchè in tempi di crisi si trovano obbligati a ridimensionare le proprie abitudini, dall'altro essere minimalisti richiede un modo di ragionare che germoglia solo da un certo tipo di terreno. "Poter" essere minimalisti non è solo un fatto di soldi, è questione di mentalità. Per entrare nella mentalità del minimalista, o almeno di chi si avvicina a questo stile, credo occorra un certo livello di benessere iniziale, altrimenti l'idea che "meno è più" resta uno slogan che sa un po' di puzza sotto il naso. Per eliminare, devi prima avere. Sarà forse scontato, ma per decidere di eliminare prima devi possedere. Chi si trova a dover affrontare spesso il desiderio di comprare

qualcosa e doverlo frenare perchè non ne ha la possibilità, non si sognerà mai di scegliere il minimalismo. Magari vivrà con poco, ma lo farà desiderando di avere di più. Chi non è certo di poter comprare ciò di cui avrà bisogno in futuro, ci pensa due volte prima di liberarsi di qualcosa... non si sa mai! Portarsi in giro un gioiellino tecnologico (tanto per fare un esempio che mi riguarda in prima persona) che in pochi centimetri e pochi grammi ci fa da navigatore, macchina fotografica, videocamera, cellulare, agenda e walkman, non è alla portata di tutti. Non devi essere milionario per permettertelo, ma è comunque un lusso. Ripensare l'arredamento di casa per rendere l'ambiente domestico più semplice, in molti casi ha dei costi, perchè significa cambiare qualche mobile o dotarsi di accessori appositi. I gusti minimalisti prevedono pochi oggetti, ma quasi sempre quel poco che c'è, perchè stia bene e sia di bell'aspetto, deve essere scelto con cura,   e magari a volte costa un po' di soldi o un bel po' di tempo per andare a scovare proprio l'occasione che fa per noi, che non tutti hanno.

L'utilizzo del digitale per minimizzare gli oggetti necessari nella nostra vita pone una barriera di apprendimento e di abitudini che tagli fuori la fetta di popolazione meno in confidenza con la tecnologia. Gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti. Ma al di là dell'aspetto pratico, la ricerca di una maggiore semplicità non nasce proprio, per forza di cose, dal possedere in abbondanza? Chi non conosce il superfluo (o non lo può sperimentare per mancanza di mezzi) che senso può vedere nel minimalismo? Le persone più genuinamente minimaliste che ho conosciuto nella mia vita non sapevano di esserlo. Non consideravano il loro modo di vivere, che detto tra parentesi rappresenta per me un esempio da seguire ed in molti casi un modello di riferimento, nulla di speciale o elaborato, e sono certa che, se qualcuno avesse loro suggerito di parlarne in un blog, lo avrebbero preso per matto. Credo che queste persone avrebbero giudicato gran parte della corrente minimalista che si sta


sviluppando ai giorni nostri un movimento un po' snob fatto di locali semi-vuoti, mobili senza decorazioni nè soprammobili e gente dalle strane abitudini. Lo dicevo in apertura: questo è un post provocatorio. Il suo senso non è dimostrare che il minimalismo è solo apparenza o che è un gioco da ricchi o una moda da borghesi che vogliono sentirsi spirituali, bensì mostrare che basta poco perchè lo diventi. Basta un niente perchè la semplicità scivoli in banalità, in estremismo o in snobbismo, e se dovesse succedere sarebbe un vero peccato. Il senso del minimalismo è interiore, la sua valenza non è visibile, il suo peso non si misura in oggetti che non possediamo. Quello che fa un minimalista sono i pensieri, le consapevolezze, le scelte, le riflessioni. E il senso del minimalismo, forse, sta anche nel farsi domande scomode. Come questa.


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Il primo computer (Immagine by theology21.com

LUNEDÌ 28 MARZO 2011

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Minimalismo e decluttering "interiore" Vuotare gli armadi, tenere la casa ordinata e libera da roba inutile, decluttering e organizzazione... sono tutte operazioni esteriori. Fanno bene, non ci piove. Probabilmente aiutano anche ad apportare cambiamenti più profondi, adattare lo stile di vita pratico al concetto teorico,

trasporre in azioni i propositi. Ma da sole non significano nulla.

esteriore. Secondo me il minimalista "vero" è quello che ha spazio e ordine dentro di sè, prima che intorno, e che sa distinguere cosa buttare e cosa tenere Già ho detto diverse tra i suoi volte quanto consideri pensieri prima che tra il minimalismo uno la sua roba. stile di pensiero ed una Durante il mio condizione mentale, percorso però, mi sono prima che uno stile di resa conto che essere vita e di espressione minimalisti dentro è


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molto, ma molto più difficile che esserlo fuori. Il bisogno di decluttering, ultimamente, lo sento più in testa che intorno e questo mi ha portata a fermarmi e fare alcune considerazioni.

Una sudata... ma anche un bel miglioramento!

Minimizzare è un toccasana per la mente e per il cuore: con la mente libera si pensa meglio. Lo si sa, lo dicono tutti... ma io lo ripeto. Il L'ordine esteriore non grosso problema è... lasciare compensa il disordine da parte il problema! Una interiore: vivere in locali volta che la mente è vuota ordinati e minimalisti fa c'è spazio perchè la bene ed è piacevole, ma non soluzione prenda forma. significa nulla, se il caos è Inoltre, così come per il interno. Se siamo noi i primi cervello, anche il cuore è un ad essere disordinati, la organo che necessita spazio: perfezione e l'armonia non perdere tempo con esteriore non possono sentimenti non costruttivi è regalarci vero benessere: al il segreto (almeno per me) massimo ci distraggono, o per una vita migliore. peggio ancora ci illudono. Semplificare... ma non Liberare spazio interno è troppo: la vita non è più faticoso: i pensieri sono semplice. Non c'è niente da un po' come i mobili... se ce fare, la complessità ne sono troppi non ci si dell'esistenza è muove più. Ma arredare con proporzionale al numero di gusto la propria mente è relazioni e interessi e un'arte complessa e a volte scendere al di sotto di un faticosa: lasciar andare i certo livello di caos pensieri, anche quando non esistenziale implica ci servono più, non è abbandonare alcuni contatti semplice e richiede uno e piaceri che invece ci fanno sforzo ed un'auto-analisi bene. L'ascetismo non è non indifferente. Toglierci di cosa per tutti, di certo non dosso un vecchio rancore, o lo è per me, quindi ok alla imparare a convivere con un semplificazione, ma non al ricordo sgradevole, equivale taleban-minimalismo. a buttar fuori un divano "Semplifica tutto il possibile, ingombrante: non passa ma non di più", diceva dalla porta e va smontato. Einstein; "oppure

rimpiangerai ciò che hai abbandonato", aggiungo io. Mantenersi elastici: scegliere il minimalismo è soggettivo e personale. Essere minimalisti è una scelta di vita: nessuno può impedirci di farla, ma nessuno è obbligato a seguirci. Percorrere una strada da soli può essere forse più complesso che in due, ma questo non ci autorizza a forzare alla riduzione chi ci sta attorno. Rispettare le esigenze e gli spazi altrui è una base irrinunciabile per permettere la convivenza di minimalisti e non.


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Credits Questi articoli sono stati scritti da Elisa Barindelli. Si tratta di materiale originale, creato appositamente per il blog da cui è stato tratto. Per avere maggiori informazioni su di me o per contattarmi, visitate “L’Androide Minimalista” oppure consultate la mia pagina personale.

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