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HERCùLE

GIOVANI TRISTI INCURSIONI NEL GROTTESCO


Hercùle GIOVANI TRISTI INCURSIONI NEL GROTTESCO


Indice

GIOVANI TRISTI Giovani tristi Vacanza Palestra Carnevale

5 7 12 17 INCURSIONI NEL GROTTESCO

Incursioni nel grottesco

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GIOVANI TRISTI


Giovani tristi Aprì una confezione di pancetta e buttò il contenuto nella padella sul fuoco; lasciò sfrigolare per un po’. Poi aggiunse mezza cipolla e due hamburger e dopo un po’ anche un uovo. Intanto che il tutto cuoceva si era versato un bicchiere di vino dalla bottiglia nel frigo. Pigiò il bottone della tivvù: il telegiornale volgeva al termine, così girò su un canale locale che mandava una televendita. Prese tutto quello che c’era nella padella e lo mise in un piatto, lo coprì di maionese e di salsa piccante e se lo mangiò con due fette di pancarrè. Nel frattempo si era finito la bottiglia di vino. Aveva voglia di un caffè, ma non aveva tempo per prepararselo, aveva un appuntamento. Salì sulla macchina e si diresse verso il parcheggio in cui lo aspettava il suo amico, la sola persona con cui condivideva la vita al di fuori del lavoro. Se avesse avuto un po’ di coraggio si sarebbe ammazzato, o avrebbe cominciato a frequentare la parrocchia, andando a messa tutti i giorni e prendendo parte alle iniziative dei parrocchiani. Ma il suo carattere non gli permetteva di fare né l’una né l’altra cosa. Quella notte c’era la nebbia. Nonostante ciò se si alzavano gli occhi al cielo si poteva vedere, velata dalla foschia, una luna piena a metà. Dalla radio uscivano le note di un requiem di Mozart. «‘sta roba mi ha proprio rotto i coglioni» disse all’amico, che rimase indifferente. Si sintonizzò su una stazione che mandava una canzone di Laura Pausini. Mentre la cantante si esibiva in banali ritornelli fece un rutto che sapeva di cipolla e vino. Il rutto lo aveva imbarazzato, sentiva che doveva vomitare. Fece accostare il compare e sceso dall’auto rovesciò per terra il contenuto dello stomaco. Ripresosi si accorse che l’amico aveva fermato la macchina davanti a un cimitero. Evidentemente la nebbia gli aveva impedito di rendersi conto che si stavano avvicinando a un camposanto. Chiamò il compagno e fecero un giretto intorno alle mura del triste luogo, che non era molto grande. Il cancello era aperto, entrarono e si misero a girare un po’ tra i loculi. Passeggiando e curiosando scoprirono che tra le pietre tombali 5


ce n’erano due con su incisi i loro nomi e con sopra le loro foto. C’erano anche la data di nascita e quella di morte, antecedente di due anni quel venerdì sera. Non si stupirono più di tanto. Uscirono dal cimitero e rimontarono in macchina: la luce dei fari fu presto inghiottita dalla nebbia.

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Vacanza Era fatta. Avevano lavorato sodo ultimamente, ma ora era finita. Avevano sostenuto tutti gli esami e finalmente si sarebbero potuti laureare. Tutto come nei loro piani. Restava la tesi, ma a quella si sarebbe pensato dopo, ora era tempo di concedersi una bella e meritata vacanza. L’isolamento non gli pesava più di tanto: lo starsene chiusi dentro casa, tutto il giorno, da soli, mentre fuori impazzava l’estate e i giovani vivevano le avventure che una volta anziani avrebbero ricordato con piacere; quelle avventure che, nella vecchiaia, gli avrebbero fatto apparire la giovinezza come un periodo felice dell’esistenza. Forse per loro non sarebbe stato così; ma tanto per loro non era mai come era per gli altri, perché loro erano diversi. Le poche uscite che si concedevano, in cui si risolveva praticamente tutta la loro vita sociale, erano soprattutto infrasettimanali, concentrate nei giorni che vanno dal martedì al giovedì: uscivano presto, verso le nove e andavano in qualche locale, o in estate a qualche sagra paesana; prendevano una birra, se la bevevano rimanendo in silenzio, seduti a un tavolo lontano dagli altri clienti, dalle altre persone; partivano presto, verso le dieci e mezza, quando la gente cominciava ad arrivare. Sempre soli, sempre in silenzio. Ma ora era tempo di pensare alle vacanze, al sole, al mare, alle ragazze: avevano affittato un appartamento in una località balneare frequentata soprattutto da persone anziane. I loro famigliari sapevano che sarebbero andati via un paio di settimane, loro due soli: non erano preoccupati per i figli, non davano troppo credito alle voci di paese che li dipingevano come “strani”, anche se riconoscevano che in effetti erano un po’ isolati; ma d’altra parte pensavano che erano pur sempre studenti brillanti e che il mondo era bello perché era vario: prima o poi la ruota della fortuna sarebbe girata anche per loro. Prima o poi.

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Per arrivare, in macchina, nel luogo in cui avrebbero trascorso la vacanza impiegarono circa tre ore: erano partiti verso mezzogiorno e alle tre del pomeriggio erano giunti a destinazione; per evitare il traffico avevano guidato nelle ore più calde della giornata e poiché la vettura su cui avevano viaggiato non era dotata di aria condizionata quando scesero dalla macchina erano madidi di sudore. Appena arrivati non si preoccuparono di scaricare i bagagli, neanche le cibarie, ma si fiondarono in casa e dopo essersi assicurati che tutte le finestre fossero chiuse e tutte le tapparelle abbassate chiusero a chiave la porta. Trascorsero il pomeriggio seduti su due sgabelli, senza parlarsi, fissando il pavimento nella semioscurità del salotto; non si erano lavati dopo la sudata fatta durante il viaggio e non si erano neanche tolti le scarpe: la maglietta sì però e il sudore asciugato aveva già formato delle chiazze arancio sulla canottiera, sulla pancia e sotto le ascelle. Verso le otto uno dei due si recò al gabinetto, per pisciare e cagare: lasciò la porta aperta e dato che tutte le finestre erano chiuse in poco tempo l’appartamento si riempì dell’odore del cesso. L’altro disse che aveva fame e che sarebbe andato a comprare qualcosa da mangiare. Prese la macchina, che aveva già cominciato a puzzare di roba andata a male e si diresse verso una pizzeria: comprò una pizza intera alle cipolle e mezza con il salame; comprò anche una bottiglia di vodka. Tornò a casa con il cibo e la bottiglia di vodka; parcheggiò, entrò e chiuse la porta a chiave. L’altro all’arrivare dell’amico non diede il minimo segno di vita e sembrava essere entrato in catalessi; ma quando vide la bottiglia di vodka si rianimò un poco: la prese, la stappò e si bevve un bel sorso di liquore ghiacciato, mentre l’altro divorava la pizza alle cipolle, ingoiando boccone dopo boccone senza quasi masticare. Poi anche lui si bevve un bel sorso di vodka e fece un rutto e un peto. Nel giro di dieci minuti avevano finito la bottiglia: quello dei due che era rimasto a casa aveva mangiato poco, solo una fetta di pizza con il salame e sembrava aver mutato il proprio stato dalla catalessi alla cachessia: era tutto bianco in volto e aveva gli occhi sgranati: si alzò barcollando e per poco non cadde a terra; si recò al gabinetto e vomitò più volte, finché ai conati 8


seguì il rigetto di soli succhi gastrici. Erano le dieci di sera e decisero di dormire un po’. Misero la sveglia per le due del mattino. Alle due la sveglia suonò: si alzarono e uscirono di casa, chiudendosi la porta alle spalle. Intorno a loro il silenzio era pressoché totale: i villeggianti anziani ormai erano andati a dormire da un pezzo e i pochi giovani erano partiti dal paese per andare in qualche locale di tendenza e non sarebbero tornati prima dell’alba. Entrarono in macchina: l’odore di marcio nell’abitacolo era veramente sgradevole. Ciò nonostante si misero in viaggio senza abbassare i finestrini. Girarono per tre quarti d’ora prima di trovare un cimitero sufficientemente isolato; parcheggiarono l’automobile, aprirono il cancello ed entrarono nel camposanto. Non erano nuovi a frequentazioni notturne di simili luoghi e anzi, a dire il vero, la visita di un cimitero era una tappa obbligata delle loro uscite in coppia. In genere facevano un giro delle tombe e si divertivano a scovare i sepolcri di bambini, o comunque di persone morte giovani. Poi facevano un secondo giro e canzonavano i morti con cui, almeno a giudicare dalle fotografie sui loculi, la natura era stata particolarmente avara per quanto concerne la bellezza fisica. Mentre giravano prendevano dei fiori dalle tombe e se li offrivano a vicenda, simulando le movenze degli innamorati. Alla fine dei giri sceglievano un sepolcro particolarmente maestoso e ci pisciavano sopra. A volte uno dei due si rinchiudeva nella cappella del cimitero, dove in genere è situato l’ossario e ci sono i ceri accesi a ricordo dei defunti. L’altro rimaneva fuori; non sapeva con esattezza cosa avvenisse all’interno della cappella, ma credeva che il compagno si masturbasse. Comunque, a questo riguardo erano sempre stati molto discreti. Quella notte non avevano fretta, o pressioni, così decisero di aspettare l’alba all’interno del cimitero. Quando il sole spuntò sull’orizzonte abbandonarono il triste sito e si misero in cerca di un bar aperto per poter fare colazione. Ne trovarono uno sul lungomare: presero cornetto e cappuccino. Nella bevanda di uno dei due galleggiava un pelo nero e riccio: non aveva voglia di discutere e poi aveva fame, così bevve lo stesso 9


il suo cappuccino ingoiando il pelo. Aspettarono che aprissero il supermercato e il tabaccaio: comprarono fagioli in scatola, pesce surgelato, due bottiglie di un’imitazione della coca cola, un cartone di vino rosato e una confezione di sigari toscani. Tornarono a casa e misero il pesce a scongelare nel lavandino. Erano le nove del mattino e decisero di andare a riposarsi. Il primo a svegliarsi fu quello che aveva vomitato la sera prima: si recò in cucina, aprì il cartone del vino e la bottiglia di cola e si bevve prima un bicchiere dell’uno, poi un bicchiere dell’altra; si mangiò due porzioni di fagioli e due pezzi di filetto di merluzzo, crudo: tanto, non era capace a cucinarlo. Gli vennero i crampi allo stomaco e cadde in terra, contorcendosi mentre si teneva la pancia, piangeva e urlava. L’altro, quello che aveva la brutta abitudine di masturbarsi nella cappelle dei cimiteri, si svegliò a causa dei lamenti dell’amico e piuttosto irritato gli diede un pugno sulla testa, colpendolo alla tempia, così da fargli perdere conoscenza. Poi se ne tornò a dormire. Quando si svegliò erano le sei del pomeriggio e notò che il compagno era ancora steso sul pavimento del salotto: questa volta si spaventò e cercò di rianimarlo: gli rovesciò sulla faccia mezza bottiglia di cola: la cola gli entrava nel naso, facendolo annaspare e soffocare, ma ancora non sembrava aver voglia di svegliarsi. Gli tirò giù i pantaloni e le mutande e cominciò a bruciargli con l’accendino i peli del culo e delle palle: in meno di cinque secondi era in piedi vispo e pronto a scattare come un topolino inseguito da un gatto. Nella sua apatia non rimproverò neanche il compagno: andò al gabinetto e si sedette sulla tazza per andare di corpo. La merda aveva la consistenza della cacarella e tutto l’appartamento si riempì di un odore acido. Il suo compagno si aprì una confezione di fagioli e cominciò a mangiare: sembrava che il suo appetito fosse stimolato dall’odore di cacca, contrariamente a quello che accade alla maggioranza delle persone. Quando il compagno debole di stomaco e di corpo si fu ripreso un poco, si sedettero sugli sgabelli nel soggiorno e cominciarono a fumare i toscani, senza pausa: ogni volta che ne finivano uno ne accendevano un altro. Dopo mezz’ora 10


si trovarono nella necessità di aprire almeno una finestra, altrimenti sarebbero soffocati. Al termine della confezione avevano la bocca secca, le gengive doloranti e le labbra screpolate e inoltre respiravano a fatica e avevano tutti e due il mal di stomaco. Il resto della vacanza proseguì più o meno sullo stesso tono: si potrebbero descrivere altri picchi, ma tanto ai ragazzi, all’interno della propria visione immorale della vita, questi apparivano come eventi di ordinaria amministrazione. I famigliari attesero invano il loro ritorno: una mattina, al termine di una nottata di bagordi e malefatte, i due trovarono ad attenderli nell’appartamento una scomoda conoscenza dell’essere umano nel suo breve periodo di permanenza cosciente su questa terra: il cappio. Il cappio è la prova che un dio c’è e che essi si erano spinti troppo oltre con le proprie malefatte.

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Palestra «[…]questa vita fa tutto da sé […]» Marco Masini

Si erano incontrati per caso. Avevano frequentato le superiori insieme, ma non si vedevano da anni, così avevano deciso di organizzare una cena. I due (i padroni di casa) vivevano assieme in un appartamento di un palazzo costruito negli anni sessanta in un quartiere di edilizia popolare che ora era in preda al degrado più spinto e si era ridotto a un ghetto per extracomunitari e persone disagiate. Non erano omosessuali, anche se le ragazze - perlomeno quelle “in carne ed ossa”, con tutto il loro corredo di manfrine, fisime ed idiozia - non gli interessavano più di tanto. Il terzo, il compagno di scuola che avevano incontrato per caso in una delle loro rare uscite dall’appartamento, era invece un donnaiolo e aveva il fisico scolpito perché frequentava una palestra tre sere a settimana. Personalmente ritenevano la palestra un luogo da cafoni e non capivano perché la gente per fare sport piuttosto che immergersi nella natura preferisse rinchiudersi in luoghi chiusi a respirare il sudore altrui. A dire il vero però non è che nella proprie vite tenessero in particolare considerazione la salute e la forma fisica. Uno lavorava infatti in casa, al computer, disegnando layout per pubblicazioni e volantini per bambini. La sedia su cui lavorava – nonostante fosse stata grigia in partenza – aveva assunto delle tinte arancioni e quando si metteva un paio di mutande nuove queste dopo una seduta di cinque giorni senza doccia si impregnavano talmente tanto di sudore che non era più possibile mandare via le macchie, neanche in lavanderia. Era goloso di barrette Lion e nonostante abitassero al primo piano prendeva sempre l’ascensore perché il fare due rampe di scale lo mandava in affanno. Insisteva perché si facessero portare la spesa a casa, come i vecchi. L’altro era stato un brillante studente ed anche un discreto sportivo, 12


ma si era lasciato andare alla mollezza più totale. Beveva almeno due bottiglie di vino al giorno e aveva preso a fumare la pipa. Era porno dipendente e in media ogni giorno si masturbava tre volte, arrivando a raggiungere picchi di sette-otto volte quando trovava qualcosa che lo eccitava in particolare modo; il suo idolo era l’attore pornografico Arnold Schwartzenpecker, famoso per le abbondanti eiaculazioni. Non lavorava. Era ricco di famiglia e il padre per levarselo dai piedi aveva stipulato davanti a un notaio un contratto con cui si impegnava a fornirgli una rendita mensile fino al raggiungimento del trentesimo anno d’età (credeva – la cosa era plausibile - che il figlio sarebbe morto prima). Per inciso quest’ultimo giovane coltivava anche la propria personalità artistica: possedeva un unico libro – un libro di poesie di Ada Negri – e lo leggeva in continuazione; le pareti della sua camera erano tappezzate di immagini di prodotti alimentari ritagliate dai depliant con le offerte speciali dei supermercati che arrivavano nella posta condominiale, con cui si divertiva a fare dei collage. Al termine della cena il palestrato, trovandosi a disagio con quelli che erano evidentemente due disadattati e conoscendo la passione dei suoi ex compagni di studi per il grottesco, si congedò accennando scherzosamente a un integratore che circolava in palestra e che era da poco stato messo fuori legge, che aveva tra gli effetti collaterali quello di aumentare copiosamente il volume di sperma prodotto nelle eiaculazioni. I padroni di casa rimasero seri e si scambiarono un’occhiata di intesa mentre salutavano l’amico accompagnandolo alla porta. Il giorno dopo erano iscritti alla palestra che si trovava all’angolo dell’isolato. Al termine della prima settimana di allenamenti il ragazzo goloso di barrette Lion era tutto una tendinite, tanto che non riusciva nemmeno a camminare senza farsi in continuazione delle abbondanti iniezioni di antidolorifico. L’altro, quello dalla personalità artistica, aveva cominciato – su invito di un frequentatore abituale della palestra (un tizio alto un metro e cinquanta, con un po’ di alopecia, i baffi e vestito 13


sempre con una calzamaglia rosa shocking) – a prendere degli ormoni, e nel giro di tre giorni i peli del culo gli si erano infoltiti talmente tanto che ogni volta che andava di corpo doveva farsi uno shampoo tra le chiappe. Al termine della seconda settimana fu chiaro che il grassone non poteva andare avanti negli allenamenti: il suo tutor lo aveva diffidato dal presentarsi di nuovo in palestra dopo che un sanitario – intervenuto poiché il giovane al termine di una sessione alla panca non riusciva più a muoversi - gli aveva diagnosticato due ernie e tre strappi muscolari gravi. L’“artista” invece – probabilmente anche grazie agli ormoni di cui ormai faceva un uso smodato – si sentiva in ottima forma e continuava a frequentare la palestra con la sola prospettiva di lavorarsi il suo fornitore al fine di ottenere il famigerato integratore dai grotteschi effetti collaterali. Nel frattempo aveva preso a ordinare da internet – seguendo i link pubblicitari nei siti pornografici che visitava in continuazione– confezioni di citrato di sildenafil a basso costo con le quali aveva ormai riempito la scarpiera che teneva in camera e che usava a mo’ di armadietto. Quando finalmente – dietro uno spropositato corrispettivo di mille euri - riuscì ad ottenere dal pusher un abbondante quantitativo del farmaco illegale abbandonò la palestra e si rinchiuse in casa a rimestare tra i tre terabyte di video pornografici che aveva scaricato dalla rete al fine di realizzare una compilation delle scene di eiaculazione che trovava più eccitanti. Cominciò anche ad assumere l’integratore (e impose al coinquilino di fare altrettanto), in dosi tre volte superiori a quelle che lo spacciatore gli aveva indicato come limite dal punto di vista del mantenimento della salute. Alla fine riuscì a mettere insieme un video di due ore e mezza selezionando le scene che preferiva dalle serie A good source of iron, Feeding Frenzy e No cum dodging allowed per quanto riguarda il porno made in U.S.A., e Semen Club e Sperm Viking per la JAV. Il giorno seguente diede corpo per la prima volta alla fantasia che lo ossessionava da quando aveva sentito parlare dell’integratore, e alla concretizzazione della quale negli ultimi tempi aveva dedicato tutte le proprie fatiche.

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La mattina appena svegliati (vale a dire alle tredici e trenta, come accadeva di solito) i due amici fecero colazione accompagnando al caffelatte quattro pasticche a testa dei farmaci contro la disfunzione erettile che il ragazzo dalla personalità artistica aveva acquistato su internet. Alzarono il riscaldamento al massimo, e posizionarono in soggiorno due stufette elettriche (di cui una con ventola), in modo da trovarsi completamente a proprio agio una volta che si sarebbero spogliati. Sul tavolino in mezzo alle poltrone era stata poggiata un’insalatiera riempita con tre confezioni grandi di “rustiche” San Carlo e un calice di cristallo che il grassone aveva vinto con i punti del supermercato. Sul mobile tv era stato posato il portatile del ragazzo debosciato. Si spogliarono completamente e si misero a guardare una puntata di Nebbie e delitti con Luca Barbareschi, aspettando che le pasticche che avevano assunto facessero effetto. Dopo tre quarti d’ora il giovane dalla personalità artistica aveva il cazzo così duro che credeva che se lo avesse strusciato sul muro avrebbe grattato via l’intonaco. Il pene del grassone invece non era riuscito ad andare oltre la semierezione: il giovane aveva assunto un’espressione triste e fissava il pavimento davanti a sé; aveva cominciato a mangiare le patatine e aveva già svuotato a metà l’insalatiera. Il suo amico porno dipendente riteneva di essere pronto e mise su la compilation che aveva preparato. Mentre sullo schermo scorrevano le immagini disgustose che attraverso il filtro della sua perversione gli apparivano così eccitanti l’“artista” se lo menava di gusto, ed ogni volta che raggiungeva l’acme eiaculava – in quantità abnormi, grazie alla droga che aveva assunto nei giorni precedenti – nel calice: dopo tre volte lo aveva colmato a metà. Ogni tanto qualche schizzo finiva nell’insalatiera, sopra le patatine: il grassone non se ne curava e continuava a mangiarle con la sua espressione triste. Dopo che ebbe eiaculato per la quarta volta il giovane debosciato guardò con serietà l’amico adiposo, che con gli occhi – senza abbandonare l’espressione triste - fece un cenno di assenso: entrambi sapevano che era necessario, allo stesso modo in cui era necessario per 15


l’acqua dei fiumi scorrere dai monti verso il mare e non viceversa. Il ragazzo si alzò, andò verso il portatile e mise su l’altro filmato che aveva preparato per l’occasione: si trattava di una compilation di spezzoni dei film reality gay di Gabriele Paolini, tra cui la scena in cui il “profeta del condom” viene inculato da “Koks Xor”; come sottofondo musicale della compilation aveva messo in loop la versione della canzone La verità cantata al festival di San Remo da Giuseppe Povia in coppia con Marco Masini. Il giovane tornò dal grassone, che lo aspettava con le ginocchia allargate poggiate sul pavimento, abbracciato allo schienale della poltrona e con il ventre appoggiato sul sedile della stessa. L’“artista” intinse il birillo nel calice e lo infilò nell’orribile buco del culo del coinquilino. Con l’amico che gli si muoveva dentro il grassone riuscì finalmente a raggiungere la completa erezione e mentre ascoltava con trasporto le farneticazioni di Paolini eiaculò sul parquet un seme così denso che dovettero passare la cera due volte per far sparire la macchia. Il rituale si ripeté per quattro giorni, al termine dei quali il giovane dalla personalità artistica cominciò ad accusare dei terribili dolori al basso ventre. Dovette recarsi in una struttura sanitaria, dove gli fu diagnosticata una prostatite acuta. Una settimana dopo era di nuovo all’ospedale perché - dopo essersi bevuto una bottiglia di grappa per farsi forza - aveva appoggiato il pene su un tagliere e se lo era amputato con un coltello: non riusciva più a convivere con l’organo per mezzo del quale aveva perpetrato quegli atti così repellenti, pur sapendo che anche se lo avesse voluto non avrebbe potuto esimersi dal compierli.

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Carnevale Si era proprio nel colmo del carnevale e nonostante le aziende per cui lavoravano avessero bisogno di loro per evitare che la scure del fallimento calasse sul futuro di una sessantina di famiglie si erano presi tre giorni di ferie senza preavviso, per prepararsi e prendere parte alla tradizionale sfilata dei carri allegorici. Trascorsero il primo giorno dedicandosi al travestimento: decisero di mascherarsi l’uno da mummia e l’altro da Zorro. Si recarono pertanto in un negozio di articoli da festa (che commerciava anche fuochi d’artificio) ed acquistarono due maschere, una calzamaglia, un mantello e un cappello. Comprarono anche diciotto scatole di raudi, venti bombolette di schiuma spray e quindici di stelle filanti. Poi si recarono al discount, dove riempirono il carrello con una confezione da dieci di carta igienica doppio velo (per fare le bende della “mummia”), quindici confezioni da quattro di uova da allevamento biologico e l’occorrente per trascorrere la giornata successiva, vigilia dell’immancabile appuntamento. Tornati a casa cominciarono a mascherarsi, usando un tappo di sughero annerito sul fornello per fare i baffi di Zorro. Poi, senza smettere i panni del travestimento, dopo aver visto i cartoni animati andarono a letto alle nove in punto, come facevano da bambini. La mattina seguente si alzarono alle otto e fecero colazione con doppia razione di cereali Nesquik e latte al cioccolato. Poi iniziarono la lunga maratona di film che avevano in programma: avevano speso ottanta euri per prendere all’unico videonoleggio rimasto aperto in città – il cui proprietario era dipendente da videopoker e spacciava cocaina per mantenere il figlio che si era ritrovato tra i piedi per caso – la serie completa di Venerdì 13 e Rambo. I film erano rigorosamente in VHS e per vederli dovettero recuperare in cantina un vecchio videoregistratore con annessa presa scart. Mentre i banali slasher proseguivano i due – travestiti da Zorro e mummia – mangiavano avidamente marshmallow scaldato sul fornello a gas, che dopo una trentina di minuti cominciò ad 17


emanare un mortifero e dolciastro fumo nero, essendo completamente incrostato. Alle sei del pomeriggio si prepararono una terribile piadina con salsiccia, frittata, peperoni e maionese e la accompagnarono con due tazze fumanti di Ciobar. Poi avviarono la visione di Rambo I. Quando l’ultimo film della serie arrivò ai titoli di coda – erano ormai le undici – gli amici si ritirarono nelle proprie stanze senza lavarsi i denti, eccitati per aver trasgredito l’orario canonico ed essere andati a letto tardi. Il giorno dopo si svegliarono presto, pieni di trepidazione per la giornata che li attendeva. Mangiarono due confezioni intere di merendine e dopo aver fatto a cuscinate rovesciando tutti i suppellettili dell’abitazione si misero ad esplodere i petardi, facendo saltare metà delle cassette per le lettere del vicinato. La sfilata dei carri iniziò alle due del pomeriggio, accompagnata da una timida pioggia. I due, mascherati e grottescamente fuori luogo si misero a inseguire i trattori addobbati per l’occasione e a spruzzare la schiuma spray addosso ai bambini, tra le proteste dei genitori e degli astanti. In particolare presero da parte uno sfortunato bambino di otto anni travestito da uomo ragno e dopo avergli tolto la maschera e le mutande gliele rimisero completamente colme di stelle filanti e schiuma, facendo annaspare il poveretto che cominciò a piangere e a correre disordinatamente – essendo temporaneamente accecato invocando la mamma. Terminata la sfilata si recarono all’Oratorio, da dove nel tardo pomeriggio sarebbe partita la “processione degli incappucciati” che avrebbe portato in giro per il paese San Simino, un fantoccio capro espiatorio dei mali della comunità, per poi arderlo dopo la messinscena di un processo. Mentre attendevano l’inizio dell’evento si intrufolarono in una sala in cui era stato allestito un rinfresco da una comitiva di mamme che avevano preparato ciascuna un dolce, si strafogarono di cialde con la panna e torta pinguino e pisciarono di nascosto nelle bottiglie di Sprite e Coca Cola. Finalmente la processione partì. 18


Si defilarono subito dal corteo indirizzandosi ai giardini pubblici (frequentati principalmente da anziani con il pannolone accompagnati da badanti dell’est Europa interessate ai loro risparmi) e dopo aver raccolto in una busta tutte le merde di cane trovate ci imbrattarono la vicina sede del PD, contraltare dell’Oratorio nel loro paese che ancora rispettava gli stereotipi di Giovannino Guareschi. Nel frattempo gli incappucciati avevano raggiunto il centro storico e facevano sfilare San Simino davanti alla Chiesa e al Palazzo dei Conti. Quando la processione imboccò il viale che portava al teatro corsero verso la macchina per prendere le scatole di uova e le portarono sulla terrazza dell’orribile bar con cui negli anni ottanta era stato ampliato, deturpandolo, l’edificio di stile eclettico. Una pioggia di uova salutò la folla festante al suo passaggio davanti al locale, portando molta gente a imprecare e a lanciare maledizioni contro i due adulti mascherati da Zorro e mummia, la cui presenza cominciava ad essere associata a diversi eventi spiacevoli accaduti nel corso del giorno di festa. Il corteo tuttavia proseguì in direzione del posto da cui era partito, l’Oratorio. Il pupazzo fu portato sul campo di sabbia adiacente la Chiesa, su cui diverse generazioni di ragazzi avevano visto nascere e poi in genere morire la propria passione per il calcio giocato. La messinscena del processo ebbe luogo, accompagnata dai tradizionali cori: «Trecè, quattrocè, ‘na gallina e ‘n gallinaccio!». Quando il capo degli incappucciati lesse la sentenza per il brigante San Simino e avvicinò la torcia al pupazzo per incendiarlo ci fu una terribile esplosione. Mentre attendevano la partenza della processione i due amici avevano infatti farcito il fantoccio con due taniche di benzina e una bomba carta confezionata con la polvere da sparo dei raudi, il tutto con lo spirito di fare una burla. Il capo degli incappucciati perse un braccio e tra i presenti un bambino vestito da Pokemon rimase cieco da un occhio mentre una bambina vestita da Sailor Moon rimase pesantemente sfigurata in volto.

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I due uomini si resero conto di avere esagerato con gli scherzi pesanti, ma erano in pace con se stessi perchĂŠ non erano piĂš bambini e pertanto la mamma non li avrebbe redarguiti.

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INCURSIONI NEL GROTTESCO


Incursioni nel grottesco «Quando t’alegri, omo d’altura, va’ puni mente a la seppultura; […]» Beato Jacopone da Todi

È morto, gli clonano il profilo Facebook per postare messaggi diffamatori sul web. È sterile, fa finta di essere incinta: si mette un cuscino sotto la pancia, prende un passeggino e lo spinge avanti e indietro per la piazza principale del paese. Impara un complesso linguaggio di programmazione – stando sveglio le notti e compromettendosi la salute – per creare un database della sterminata collezione di pornografia che possiede. Il suo idolo, musicista e attore nella serie che guardava da bambino con la nonna, muore di tumore: scarica la discografia, compra l’eroina, si chiude in casa, abbassa tutte le tapparelle, si inietta la droga e si lascia morire di overdose mentre ascolta piangendo la sua dolce voce morta (perché la vita è difficile). Sono ragazzi tranquilli di provincia, vanno in vacanza in una grande città e si fanno di eroina. Non rispetta le donne: ferma le ragazze per strada, muove il bacino in modo osceno e dice sorridendo maliziosamente «lo vuoi il manganello telescopico?» (paragona il suo pene a un manganello telescopico). Odia la gente, va in vacanza in un località balneare prediletta da famiglie e coppiette: fa la passeggiata lungomare con un manganello telescopico alla cintola, lo usa per spaccare i parabrezza delle macchine 23


con l’adesivo “bimbo a bordo”. È a cena dai parenti, in una casa elegante arredata in stile moderno, mangiano in silenzio delle pietanze da asporto, si cala le braghe, si accuccia e caga sul pavimento (nell’indifferenza di tutti, che continuano a mangiare senza guardarlo): arriva un robottino che aspira la merda e gli netta il buco del culo. Riconoscere i cazzi in un confronto all’americana. È una persona discreta, si rasa completamente i capelli e le sopracciglia, si pittura quest’ultime con la matita e si mette un evidente parrucchino: si sparge la voce che ha un tumore e sta facendo la chemioterapia. Fa finta di essere menomato di un braccio e fa quattrocento chilometri di viaggio in macchina guidando e cambiando marcia con una sola mano (come esperimento). Si diplomano, partono in macchina per il viaggio della loro vita: trascorrono tre settimane in Autogrill senza mai lavarsi e cambiarsi gli abiti, mangiando esclusivamente panini e consumando prodotti di caffetteria. Una persona esageratamente grassa, ha sviluppato un modo per respirare con il naso mentre mastica per non interrompere le sue sedute di mangiata e masticazione continua della durata di diverse ore. Abita in un palazzo, si sveglia durante la notte perché sente dei rumori all’ingresso, si allarma, apre la porta e trova un giovane ubriaco che gli sta cacando sullo zerbino. Vive da solo, è pigro, non pulisce mai l’abitazione, cerca sul giornale l’annuncio di una donna delle pulizie e prende contatti: gli rubano 24


tutto e gli occupano casa, diventa un barbone. Telefona alla gente la notte, li tira giù dal letto, li allarma e poi fa una pernacchia. Fa tutte le procedure per acquistare un appartamento, apre il mutuo, il giorno che ci entra per la prima volta (con le finiture fresche e arredato) si butta dal balcone. Sono immigrati, hanno un bambino di un anno, sono indigenti, lo nutrono esclusivamente con prodotti del discount: gli vengono le emorroidi, sviluppa un tumore al colon, gli devono asportare il tratto terminale dell’intestino, rimane compromesso per il resto della sua vita. Gli piace fare scherzi pesanti, noleggia un canadair e ci fa allagare la casa dell’amico. Fanno un raid notturno buttando magnum nella Chiesa alla messa di Natale. Passa l’intera giornata lavorativa a riavviare il computer fingendo di lavorare. Vede il “signore degli anelli”, abbandona il lavoro, si traveste da nano e intraprende il cammino Norcia-Subiaco. Lavora fuori, diffama sul web, con costanza e spavalderia, le persone del posto in cui vive ed è cresciuto, il fine settimana si vergogna a farsi vedere in giro e noleggia una camera in un albergo fuori città (in un piccolo paese). Esce prima dal lavoro, prende un permesso per tornare a casa a farsi 25


le seghe. Due autisti di ambulanze si sfidano a una gara di velocità lungo la superstrada (con le sirene spiegate). Vestito bene, raccoglie una merda di cane commentando sdegnato il comportamento dei padroni e poi si sbafa di nascosto la leccornia. Lo stesso individuo: noleggia una camera in un albergo modesto e fa festa: si traveste, si ubriaca, fa carnevalate e devasta la stanza (da solo). Riempie il Liquidator con Flow, potentissimo acido per sturare il lavandino. È laureato, non trova lavoro, è grasso ed ha una corta barba nera: si traveste da pennuto e va nella piazza principale della sua città fingendo di svolazzare tra la gente per protestare contro la sua condizione. È disadattato, gli è morta la madre, si lava il cazzo, le palle e il buco del culo con detersivi per il bucato (a volte pretratta con l’ammorbidente): non sa come si fa, nessuno glielo ha mai spiegato. È un giovane solitario e vagabondo che può vivere modestamente senza lavorare grazie a una piccola rendita: per avere un contatto umano quando giunge in una nuova città si appoggia a una minoranza religiosa (tipo neocatecumenali o testimoni di Geova), studiandone preventivamente la liturgia (lo fa in modo seriale, variando le confessioni). Mangia a pranzo e a cena al ristorante – per lui questo vuol dire essere ricchi e mantenere lo status symbol - anche per gli snack esce e va al bar. Non lava i vestiti, getta quelli sporchi nei panni della Caritas, porta abiti sporchi e lisi, ma di buona fattura e abbinati con gusto ed eleganza. 26


È ossessionato dalla morte: si suicida mangiando la merda radioattiva degli scarichi controllati. Vuole diventare radioattivo per permanere. Registra tutto quello che fa e che dice per conservare memoria di sé (periodicamente sbobina su supporto analogico per paura dell’inaffidabilità della tecnologia). Sa che quando muore diverrà schifoso e puzzerà come di pannolone di vecchio in una stanza in cui non si è mai cambiata l’aria e non ci potrà mai fare niente. Messo in una cassettina ad ammuffire (lanuggine bianca come sulle pesche). Va per ragioni di lavoro in una grande città, insulta per motivi di campanilismo un gruppo di ultras locali, lo randellano alla testa e sulla schiena con un manganello telescopico di acciaio: diventa tetraplegico, non riesce ad articolare bene la parole per il resto della sua vita, diventa cieco. È vecchio, è inutile, passa tutta la giornata in solitudine a non far nulla: la mattina si veste bene (un abito color avana) e porta a spasso il cane, a metà percorso riempie le braghe (fa metà passeggiata con le mutande piene). Ragiona a breve termine perché il mondo cambia troppo in fretta, si rifiuta di versare i contributi previdenziali: si ammala, non può più lavorare, diventa un barbone. È un lavoratore rispettabile e un bravo padre di famiglia: scappa di casa e si lascia morire di fame in un casolare abbandonato nel bosco. Entra in ufficio pubblico, si reca alla toilette e caga sul pavimento. È un grassone, frequenta un forum di cosplay, un giorno esce di testa e pubblica un set di foto in cui sborra sulle sue mutande sudate e lecca la 27


sua stessa sborra (il suo nickname è panino99). Prende una multa per parcheggio in sosta vietata (è la prima multa della sua vita): si sente perseguitato, abbandona il lavoro e la famiglia e va a vivere in un’altra nazione. Partecipa a un matrimonio, si ubriaca, caca in un angolo e si netta l’ano con lo strascico della sposa. Scrive delle cose estreme, si vergogna a pubblicarle nella propria cittadina: prende la macchina, si reca in una cittadina poco lontano e la tappezza di volantini e brochure dedicati alla propria opera. Decide di farsi cremare e disperdere le ceneri: dopo tre generazioni nessuno si ricorda di lui, non c’è più traccia della sua esistenza (anche le foto sono state gettate via). Fa attività sportiva, campeggia una notte nel bosco con gli amici dopo aver camminato per quaranta chilometri: si ubriaca bevendo una intera bottiglia di whiskey. Si iscrive a una serie di social network e siti online dedicati all’improvement del proprio business: è disoccupato, passa le giornate in casa in pantofole e canottiera. Non è contento della sua vita, pensa che familiari ed amici lo ricordino associando il suo nome a foto dei momenti più significativi in cui è sorridente: si spara in testa e gli si scoperchia il cranio. Va a una festa danzante, spara al cubista palestrato e lo rende tetraplegico: viene condannato per tentato omicidio e deve scontare venti anni di galera.

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Va a una festa di bambini, picchia il mago a sangue per farsi svelare i trucchi: lo uccide e viene condannato all’ergastolo. È un giovane timido ma orgoglioso, sfida a una gara di bevute un gruppo di turisti del nord Europa in una località sciistica e beve sedici litri di birra e tre litri di “Schnaps”: gli viene la cirrosi e deve mettersi in lista per il trapianto di fegato. Passa la giornata esposto a campi elettromagnetici del Wi-Fi e del cellulare: gli viene un tumore al cervello, diventa cieco, non riesce più ad articolare le parole e muore. Non è contento della sua vita, fa un giro in macchina per una strada di campagna e stira un ciclista (di proposito). È una persona tranquilla, si è laureato con il massimo dei voti ed è diventato dipendente a tempo indeterminato di un’azienda: una mattina si sveglia e si fa riempire il corpo di tatuaggi di slogan e simboli nazisti. La morte imprimerà un tatuaggio indelebile sul tuo corpo. È in perfetta salute, ha il certificato di sana e robusta costituzione: prende un mutuo per acquistare un costosissimo macchinario per la pulizia intestinale e ci si attacca per quindici ore al giorno per tre settimane. Acquista una macchina di grossa cilindrata, un Telepass e diversi trolley e valige per trasportare gli abiti: vive in provincia, è pensionato e non si sposta mai di casa. Si deve far asportare la prostata, sa che non farà mai più attività sessuale.

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Vive da solo, fa il fico: si mette un giacchetto di jeans e dei vistosi occhiali da sole, si guarda allo specchio del bagno e orina sul pavimento. È deceduto negli anni settanta, lo esumano per gettare i suoi resti nell’ossario comune: l’ultima cosa che ha visto sul letto di ospedale prima di morire e stato uno sketch comico di Enrico Montesano. È esaurito: si pianifica la vita segnando ogni attività da svolgere sull’agenda del cellulare, passa la giornata in piedi guardando lo schermo e aspettando gli avvisi (anche per andare al gabinetto). È vestito da atleta, mangia una piadina con melanzane, cipolle, scamorza e salame piccante e si mette a correre nel mezzo della città: gli prende un affanno e si vomita sulle scarpe. Si iscrive in piscina: entra, si chiude in un box e mangia un borsone pieno di dolciumi. Prende la macchina aziendale, prima di restituirla caca sul sedile e chiude ermeticamente i finestrini. Mette la testa a posto, si sposa: fa l’addio al celibato, va in discoteca, assume per la prima volta droghe sintetiche, gli si bloccano i reni e deve fare la dialisi per il resto della sua vita. Acquista un abito di altissima sartoria da quattromila euri, lo porta a casa e ci ritaglia con le forbici un buco da cinque centimetri di diametro in corrispondenza dell’ano. Acquista un abito elegante spendendo duemila euri e lo indossa per andare a mangiare al McDonald’s: si sporca completamente di maionese e grasso (mastica appositamente con la bocca spalancata per sbrodolarsi). 30


Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Kevin. È dipendente dall’odore dello sterco fresco. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Lancellotto. Il burbero: colleziona volantini con offerte commerciali, torna a casa e ci si pulisce il culo. Si sposa: va in viaggio di nozze a Norcia (ci trascorre tre settimane). È di mezza età, è solo e non accetta il naturale invecchiamento, investe i risparmi di una vita in ripetute sedute intensive in un centro benessere (lifting, laser agli occhi, trattamento anti caduta capelli e solarium): gli viene una paralisi facciale, diventa cieco, gli cadono capelli e denti, sviluppa un melanoma e muore. Acquista su internet un prodotto rinvigorente e lo assume quotidianamente per due mesi: gli cadono tutti i capelli e i denti. Possiede due cellulari, ci caca sopra, li accoppia facendo un «sandwich» di merda, lo mette sotto vuoto, lo spedisce in un pacco al datore di lavoro e fugge da casa correndo fino allo stremo: viene folgorato da un infarto. Vive in un parcheggio pluripiano, respira continuamente i gas di scarico delle automobili, gli viene un tumore. È goloso di caramelle dietetiche, prende contatti con un’azienda produttrice di dolciumi, fa il bagno in una bibita sperimentale ad altissima concentrazione di aspartame: gli viene un tumore. È iscritto e partecipa attivamente a una board di coprofagi (il suo 31


nickname è Troy98). Prende una laurea in informatica studiando la notte e abbandona il lavoro con l’obiettivo di costruire il più grande sistema informativo cimiteriale del mondo. Esce di testa, diventa autistico e si mette a cantare in continuazione jingle pubblicitari (Carglass ripara, Carglass sostituisce). Vive da solo, assume costantemente eccitanti perché è ossessionato dall’idea di morire nel sonno (l’immagine che gli torna alla mente è quella del suo corpo trovato nero con lenzuola, coperte e materasso intrisi di liquami putrefattivi). Ordina un taser su internet (è legale) e lo prova su un cane randagio. Si sono dati appuntamento per un suicidio collettivo, si salutano con entusiasmo e con movenze e gesti “da giovani” e si tolgono la vita. Lavora troppo, ha una verruca: una mattina si sveglia sconvolto e si getta in un occhio il liquido caustico per la verruca (la boccetta ha la stessa forma del prodotto contro le borse): rimane cieco. È giovane, è morto, è composto nella bara: vestito bene, non è ancora putrefatto ma ha tutta la faccia gonfia (gli hanno iniettato dei liquidi per impedirgli di putrefarsi). Vive in macchina, sviluppa un congegno per farla impennare (è una macchina sgraziata tipo Uno). Prova gratificazione nel farsi portare via la portiera dalle macchine che gli passano accanto - é una portiera che si rimonta subito. È ossessionato dalla morte: smette di mangiare, diventa anoressico, si 32


riduce pelle e ossa, ai familiari che gli vengono a fare visita piangendo risponde sorridendo e con sguardo allucinato: « tanto e così che tutti dovremo diventare, no?» . È un’adolescente complessato, è vergine, vuole che tutti credano che faccia attività sessuale: acquista due scatole di profilattici, eiacula dentro ognuno dei preservativi e li lascia nelle cassette delle lettere del vicinato. Vuole andare a lavorare all’estero, abbandona il lavoro, lascia la fidanzata e gli amici, sostiene 150 colloqui: viene assunto, il primo giorno di lavoro si licenzia e si getta da un ponte. È ossessionato dalla morte: si iscrive a quindici banche del seme di diverse nazioni per lasciare il maggior numero possibile di testimonianze di sé dopo la sua dipartita. Vuole fare una sorpresa alla fidanzata, entra dentro casa di soppiatto con un mazzo di rose nascosto dietro la schiena, lei lo capisce e gli fa uno scherzo mettendogli un terribile spavento: gli viene un’ischemia e rimane ritardato. Ha un’ipertrofia dell’io, è saccente, vuole essere sempre al centro dell’attenzione, sul lavoro schiaccia i colleghi asserendo di essere il più bravo a fare le cose: gli viene un ictus, diventa demente, non riesce più ad articolare le parole e perde la bava dalla bocca. Impazzisce, riempie i social network con pagine di insulti pesanti e post diffamatori verso politici e imprenditori locali (si firma “el feccia”). È ossessionato dalla morte: immagina la sua salma indifesa sperduta in una cassettina in un immenso cimitero metropolitano (nella foto sul loculo sorride e ha un papillon). 33


Sta per morire, il religioso che gli dà conforto gli parla con una pesante inflessione dialettale, gli chiede «lei di dove è padre», lui risponde «non importa, vengo dal posto verso cui tu stai andando»: chiude gli occhi e muore. La sua squadra del cuore vince una importante competizione: si ubriaca, esce di casa nudo avvolto nella bandiera nazionale, incendia una macchina, muoiono due bambini. Va al ristorante, si alza in piedi tutto rosso e si mette a urlare e ad inveire platealmente contro il ragazzino intimidito che fa il cameriere accusandolo di avergli sputato nelle pietanze. Fanno i sommelier, pisciano di nascosto nel decanter e servono del vino costoso a dei clienti con indosso quindicimila euri di abiti e gioielli che commentano con gesti di apprezzamento: «a che delizia, che incomparabile bontà!». Ha quaranta anni, è piena estate, è in perfetta salute, è divorziato senza figli, ha preso le ferie per riflettere sulla sua vita, guarda sul divano in mutande sghignazzando e sorbendo una bibita ghiacciata un episodio di Scuola di polizia: viene stroncato da un infarto improvviso, lo trovano dopo una settimana nero e gonfio e con il mobile intriso di liquami putrefattivi (perché i vicini si lamentano del cattivo odore). Si presenta al lavoro in mutande (sono delle mutande da capodanno rosse con disegni e frasi osceni e allusivi). È ossessionato dalla morte, lo tormenta il pensiero di non sapere di che morte morirà: si spara con un fucile, gli si scoperchia il cranio e gli collassa la faccia, diventa irriconoscibile. Ha novantadue anni, il nipote gli fa ascoltare musica techno, gli 34


prende le braccia e gliele muove a ritmo dicendo «questa è la musica dei giovani, questa è la musica del futuro»: il giorno dopo muore e viene sepolto sottoterra, dopo quindici anni la salma è completamente mineralizzata. Crede nel mitridatismo, legge su una rivista che i pesci contengono piccole quantità di mercurio, apre una pila e ne sugge avidamente il contenuto: diventa cieco, gli si bloccano i reni e deve fare la dialisi per il resto della sua vita. È ossessivo, utilizza in continuazione e a sproposito il termine “recipiente”. È ossessivo, utilizza in continuazione e a sproposito il termine “prodotto caseario”. È al mare, c’è un omicidio, ha una fortissima colite e va a cacare sul terrazzo del luogo del delitto: lo scambiano per l’assassino e viene condannato all’ergastolo. Si sente fico: compra un orologio da polso grande come un piatto da minestra, lo indossa in continuazione, sviluppa una fortissima tendinite e gli devono amputare la mano. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Beowulf. Guarda la partita della nazionale di calcio, la sua squadra favorita viene sconfitta: si ubriaca e si impicca. Prendono due lauree forti in discipline scientifiche, fanno un master e una scuola di alta specializzazione: vengono assunti come operai in un baulificio e in un’azienda che produce cibo per cani.

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Va dall’estetista per farsi rasare il buco del culo. Si laurea con grande soddisfazione dei familiari, il giorno dopo gli parte un embolo e muore: sulla targhetta del loculo accanto al nome appongono la qualifica di “dottore”. Sta lottando contro un tumore, le invia un volume di duecento pagine contenente riproduzioni di “trionfi della morte” e miniature allegoriche a tema “memento mori”. Il figlio di nove anni ha una malattia degenerativa, chiede un mutuo per pagare le cure e investe tutto il denaro in “gratta e vinci”. Deve fare una scelta difficile, si consiglia con gli amici più fidati e prende una decisione sofferta: il giorno dopo muore in un incidente stradale. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Diomede. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome “cravatta”. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Giovanni Paolo. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Teodoro (il culo). È un piccolo e onesto imprenditore, il suo paese sta attraversando un periodo di crisi, si reca all’estero per valutare degli investimenti per salvare la sua azienda e le famiglie dei suoi dipendenti: appena arrivato lo picchiano a sangue, lo derubano, lo portano in un ospedale arretrato, gli viene la meningite e muore. È ossessionato dalla morte, lo tormenta l’idea che un giorno qualcuno potrà raccontare la storia della sua vita (comprensiva di data, luogo e 36


ragioni della morte). È ossessionato dalla morte, ferma la gente per strada e gli ricorda, con aria bonaria e l’atteggiamento di chi la sa lunga, la brevità e la vanità della vita: viene investito da un auto di grossa cilindrata, diventa tetraplegico e demente, dopo tre mesi muore. Entra in un forum della Caritas destinato all’assistenza agli immigrati e ai barboni e lo riempie di insulti razzisti e classisti (il suo nickname è nazigol47). Pubblica su un forum delle foto che lo riprendono mentre infila una matita nel culo di un gatto (il suo nickname è tortellone 16). Si traveste da Sailor Venus e si masturba, pubblica il video su un forum di quindicenni (il suo nickname è uovo40). Gli va male una cosa sul lavoro, si agita, comincia a gesticolare e a vociare: gli viene un infarto e muore. Va al lavoro, si reca alla toilette e ci rimane per due ore: i colleghi che vanno a controllare perplessi sentono provenire dal gabinetto delle risate sguaiate. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Ruben. Fa il tutore in un asilo, è sempre sorridente ed è benvoluto dai bimbi e dai genitori: una mattina si sveglia e si fa tatuare una mosca sulla fronte (la sua giustificazione è che lo fa per motivi religiosi). Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome Marzapane. Non sopporta la pressione della famiglia, sale in macchina, si reca 37


in una strada isolata ai piedi di un monte e si mette a urlare a pieni polmoni fino a che ha fiato: le viene un ictus, perde il controllo degli sfinteri, non riesce più ad articolare le parole e muore. Si ubriaca e non si presenta al lavoro: viene licenziato, gli fanno una causa legale, gli pignorano la casa e gli prendono i soldi in banca, diventa un barbone. E’ anziana, vive sola, c’è una terribile ondata di caldo, le prende un collasso e muore: il giorno dopo fa dei temporali e rinfresca (al suo funerale non si presenta nessuno). Vive in un paese di “furbi”, prova a rubare cento euri: lo condannano a dieci anni di carcere, gli pignorano la casa, viene picchiato in galera, sviluppa dei complessi e si suicida. Due signori di mezza età, svolgono un lavoro di rappresentanza e sono stimati dalla comunità di appartenenza: noleggiano per due settimane uno chalet in Svizzera, si ubriacano e si raccontano storie di fantasmi. È affamato, ordina una pizza da asporto, si reca nel locale dieci minuti prima, lo trova vuoto, sbircia dietro il bancone e vede il pizzaiolo in piedi sul tavolo che gli sta cacando sulla pizza. Vive da solo, fa il fico: si mette in salotto in occhiali da sole e mutande da capodanno, abbassa tutte le tapparelle, accende tutte le luci, mangia sette panini del McDonalds e tre frappè con gelato alla fragola, beve cinque litri di Sprite, si infila i diti in gola e vomita sul pavimento. È un’amante della natura, acquista un camion di fertilizzante e se lo fa scaricare nel soggiorno per respirare sempre l’odore della campagna. Sono benestanti, hanno due figli, li fanno studiare in scuole private 38


e vanno in vacanza prendendo l’aeroplano: uno dei due coniugi si ammala e ha bisogno di assistenza continuativa, smettono entrambi di lavorare, finiscono i soldi in banca, gli pignorano la casa, diventano barboni, vanno in piazza per denunciare la loro condizione e vengono uccisi dalla polizia. Impazzisce, contatta ragazze tredicenni su internet e invia loro foto dei propri genitali e del proprio ano peloso (si firma “er nandrolone”). Consegna un documento per lavoro, il cliente gli telefona per chiedergli spiegazioni su alcuni passaggi non chiari, lui risponde «faccio una verifica e la richiamo»: va in un bosco e si getta da un dirupo. È anziano, non riesce più a muoversi e ad alzarsi dal letto, ha un pannolone: si compiace degli stronzi più puzzolenti che fa (quando arriva l’infermiera per cambiarlo la guarda negli occhi e sorride). È appassionato di birre, vini e liquori, vuole provarne la più ampia varietà possibile: gli viene la cirrosi epatica e un tumore al fegato, muore mentre è in lista per il trapianto. Sono una giovane coppia, hanno una bambina piccola, perdono il lavoro, decidono di andare una settimana in vacanza al mare tra mille sacrifici per preservare la normalità e godersi la vita: la prima notte gli entrano i ladri nel bilocale, gli stuprano la moglie e gli uccidono la figlia per farsi dare i soldi che non hanno, lo randellano con un pezzo di ferro, rimane tetraplegico. È ossessionato dalla morte, gli muore il padre, impazzisce: lo tormenta l’idea della putrefazione della salma nel loculo, il parroco che lo segue gli dice «non ti preoccupare, è un processo molto lento, poi la controcassa in zinco preserva le povere spoglie», profana la tomba e scoperchia la bara per verificare lo stato di conservazione del cadavere. 39


Scopre di avere un tumore, sa di essere condannato a morte, vuole assaporare per l’ultima volta la libertà: trascorre dieci giorni all’interno di un cinema multisala, guarda tutti gli spettacoli, mangia solo nachos e gelati e beve solo bibite gassate, caca e piscia fuori della tazza, agli spettacoli ride sguaiatamente guardando negli occhi gli spettatori infastiditi. Alla fine si chiude in un box del gabinetto e si lega un sacchetto di plastica intorno alla testa. Scopre di avere un tumore, sa di essere condannato a morte, vuole assaporare per l’ultima volta la libertà: noleggia un auto, getta via il cellulare e guida in modo sconsiderato fino al circolo polare artico, dormendo in macchina, mangiando frutta secca, bevendo birra e consumando droghe leggere. Al termine si getta nell’oceano con la macchina. Lascia la macchina dal meccanico per un controllo e gliela utilizzano per una rapina: viene arrestato e condannato all’ergastolo, in carcere lo pestano a sangue e muore. Fa una sorpresa al fidanzato, acquista una cena da asporto a base di pesce con torta a forma di cuore e bottiglia di spumante, entra di soppiatto in casa e lo trova seduto in poltrona con gli occhiali da sole e un enorme cetriolo infilato nel culo mentre guarda attentamente un film coprofago giapponese. È giovane, fa attività sportiva per mantenersi in forma: fa un terribile incidente con la bicicletta e gli devono amputare tutte e due le gambe (una all’altezza dell’inguine, l’altra dal ginocchio in giù). È ossessionato dalla idea che i vicini lo spiino, per verificarlo sporge il culo dalla finestra e ci infila a rotazione quindici cetrioli di diverse dimensioni.

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Viene eletto sindaco dopo un’agguerrita campagna elettorale, si insedia in pompa magna nell’ufficio comunale: si pulisce quotidianamente il culo con il tricolore. È un professore universitario, nello studio in cui riceve gli studenti è appeso al muro incorniciato il suo diploma di laurea su cui sono evidenti delle abbondanti e ripetute strisciate di merda (ci si è pulito il culo). Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome latrocinio. Si drogano, gli nasce una bambina, gli mettono nome Blonde. Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome sterco (è tutto suo padre). Si drogano, gli nasce un bambino, gli mettono nome diarrea. Odia la gente,si striscia dei biglietti di carta sull’ano e sui genitali sudati e li distribuisce nelle cassette delle lettere (si firma Jacques le misanthrope). Il padre gli paga un costoso viaggio intercontinentale in una delle capitali del mondo per fargli vedere come funzionano le cose, appena arrivato all’aeroporto noleggia un taxi per i bassifondi e comincia una vita da barbone. Ha un piccolo attacco di cuore, decide di cominciare a correre in campagna per restare in forma e preservare la salute: il primo giorno viene investito da un quad guidato da un giovane drogato e muore. Attacca una golf car uccidendo l’autista con un bastone (è stanco perché ha fatto una lunga passeggiata) e intraprende una fuga per mezzo 41


della medesima: viene fermato dalle forze dell’ordine e condannato all’ergastolo. È giovane, “vive al massimo”, viene stroncato da un’epatite fulminante: sulla schiena ha tatuato “chi vuol esser lieto sia”, dopo due anni il tessuto è completamente ammuffito e la scritta non è più leggibile. Progetta un complesso mausoleo per un amico con un servizio igienico strutturato in modo che gli scarichi convoglino gli escrementi sulla faccia della salma.

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