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Il Parco Tre Ville è un’area verde urbana del comune di Palazzolo sull’Oglio (BS) conosciuta da molti ma vissuta da pochi. La presenza del castello e del suo carattere dominante, l’eleganza delle tre ville, intrise da un fascino nostalgico, e la rigogliosa vegetazione, non sono bastati ad attirare negli anni l’attenzione verso coloro che potevano intervenire per riqualificare l’area. Lo scenario è rimasto immutato nel tempo e nessuno ha saputo evidenziare il potenziale che esso possiede. Un potenziale inespresso, che con gli anni è andato ad affievolirsi a causa del forte degrado a cui è sottoposto. Il lavoro di Tesi è dedicato alla redazione di un Piano di Recupero, il quale propone una serie di interventi concreti e realizzabili con l’obiettivo di ritrovare l’essenza originale del parco. Il processo di progettazione termina con l’evoluzione del parco nella sede istituzionale di un probabile Ecomuseo. L’operazione non si limita alla sola progettazione ma prende in esame le previsione del Piano di Governo del Territorio che è in fase di adozione, cercando un dialogo con i principi di tale strumento urbanistico. Il progetto quindi non si limita al perimetro del solo ambito d’intervento ma coinvolge anche il contesto in cui è inserito, collegandosi alla “rete verde” prevista nel quadro di sintesi del Documento di Piano e potenziando le connessioni con il centro storico cittadino. Lo step successivo del procedimento consiste nello specificare le risorse economiche che il comune ha a disposizione, cercando di intuire chi possa contribuire alla realizzazione del piano. Si dimostrano quindi utili gli 11 Ambiti di Trasformazioni individuati nel PGT, i Piani Attuativi e la programmazione triennale delle Opere Pubbliche stabilita dalla commissione comunale. Individuando le spese inadeguate o i sovradimensionamenti degli standard qualitativi è possibile identificare le probabili fonti economiche per la fattibilità del piano di recupero. Un ruolo fondamentale è assunto anche dalla Regione Lombardia, la quale mette a disposizione un contributo per operazioni finalizzate alla valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali in materia di Ecomuseo.


Abstract


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Palazzolo sull’Oglio


Parco Tre Ville

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Figura 14.

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Il parco verso la fine XVIII


Parco Tre Ville

L’area dell’Ambito d’intervento è il parco pubblico di proprietà del comune, conosciuto come il Parco delle Tre Ville. Il nome deriva dalla presenza delle tre ville, sorte a cavallo tra XIX e XX secolo, realizzate come dimore residenziali dei grandi industriali, due dei quali di origine svizzera, che possedevano le loro industrie manifatturiere sul territorio. La presenza di tali ville ha donato all’intera area un carattere “romantico - signorile”... L’area di 36.182,92 mq, individuata all’interno del Piano dei Servizi del PGT con il numero 185 e designato come parco urbano, è delimitato a sud dal complesso fortificato denominato Rocha Magna (di epoca...) e si estende verso nord fino alla confluenza tra via Zanardelli e via Sgrazzutti. Il parco è posizionato in uno dei luoghi urbani più interessanti e suggestivi di Palazzolo, ossia sul terrazzo orientale che sovrasta l’alveo del fiume Oglio, dominando il centro storico posizionato ad una quota altimetrica inferiore. Prima che il terreno fosse utilizzato per la collocazione delle ville padronali e degli edifici di contorno, come le residenze per i custodi, stalle e depositi, alla fine del Settecento la zona era comunemente chiamata “Teze”.Il termine deriva dal latino “tegere” (coprire), indicando dei toponimi “teza” e “tezon”, antiche tettoie o fienili poi trasformati in ovili. In questo caso sta ad indicare la struttura formata da travi conficcate nel terreno e sostenenti un tetto di paglia o fogliame sotto la quale venivano allevate circa 200 pecore “forestiere”. I pastori al servizio dei tezoni avevano il permesso di pascolare le greggi nei prati pubblici o lungo i fossati. Si riporta di seguito la descrizione che riporta F. Ghidotti in un articolo del 2005.

“...La zona era compresa fra tre vicoli: Salnitro, Chiuso e Teze. Secondo le indicazioni del catasto 1810, i numeri di mappa 2229 e 2230 risultavano di proprietà della Regia Finanza e sono “una casa inserviente alla fabbrica del salnitro ed un orto”. Una squadra di muratori, diretti da tre capomastri, in tre giorni portarono a compimenti le tettoie e recintarono gli spazi in dovevano stazionare 200 pecore. Attraverso la seriola Fusia giungono a Palazzolo, proveniente dal lago d’Iseo, i tini di legno e le caldere. Per la costruzione dei fornelli sono impegnati 20 pesi di calcina, tre carri di sabbia, un migliaio di mattoni, che il comune compra nelle fornaci di Torbiato. Sotto le tettoie viene depositato uno strato di terra, ricca di calcio e potassio, sul quale pascolano le pecore, i cui escrementi, mescolandosi col terriccio continuamente rivoltato, danno un composto da cui si estrae, con raffinazione, il salnitro. La preparazione dura due anni in capo ai quali, nell’ottobre del 1488, tre carri di polvere nera è spedita a Bergamo per fabbricare la polvere da sparo. Questo vero e proprio laboratorio chimico, diretto da un mastro salnitraro, continua a funzionare per quattro secoli. Nel 1578 si accerta che “ in questa terra non vi è il coperto fatto, ma vi si lavora e vi si conduce la terra dalle sottoscritte Pontoglio, Cologne, Adro e Capriolo” . Responsabile del funzionamento della fabbrica è mastro Pietro Carlin, che cura anche il bergamasco. La repubblica veneta, che deteneva il monopolio del salnitro, ne appaltava la produzione ai privati con contratti della durata di sei anni. Nel 1810 viene effettuata una visita ai 29 tezoni del Bresciano e per quello di Palazzolo si ordina “il riattamento del copertume e di rimettere alcune spranghe al circondario, e di provvedere al manente”. Si ordina al “salnitraro di rompere il pegorino dell’anno scorso e di aggrumarlo come ha fatto con quello di due anni anteriori; quale l’ho ritrovato ben condizionato e spero per la bontà e quantità, sarà fertilissimo di nitro”. Viene anche ordinato di portare 200 carri Parco Tre Ville

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Figura 15.

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Produzione del salnitro - Incisisione XVII-XVIII sec.


Figura 16. Planimetria Generale Parco Tre Ville Estratto Tav. 1.4

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di terra nuova. Il tezone é fornito di pecore a norma di legge. Il fattore ed i reggenti fecero presente “esservi due rossi di pecore forestiere, che danneggiano i pascoli del tezone”. Si ordina di far sloggiare quelle pecore che non sono addette al tezone ponendole sotto sequestro.... Con il dominio francese ed austriaco i tezzoni decaddero e solo alcuni furono mantenuti per l’approvvigionamento locale. Furono completamente abbandonati dopo che nel 1847 era stata scoperta la nitrocellulosa...” F. Ghidotti, articolo “La Fabbrica del Salnitro”, Palazzolo sull’Oglio, 2005 Nel 1891 ebbe inizio la costruzione di Villa Kupfer, per terminare completamente alcuni anni dopo. Il propritario, Emilio Kupfer, industriale di origni svizzere, insieme al socio Giovanni Niggeler, fondò alla fine del 1888 la società Niggeler&Kupfer mettendosi alla direzione di un’azienda impegnata nel campo della filatura e tessitura del cotone presente sul territorio palazzolese già da 12 anni. L’azienda vantava il primato nell’utilizzazione dell’energia elettrica: nel 1883 lo stabilimento venne dotato, primo della provincia di Brescia, di illuminazione elettrica prodotta da una dinamo “Tecnomasio” a corrente continua. La residenza Kupfer venne edificata in una posizione ben esposta del parco, vicino al centro edificato e alla fabbrica di proprietà della famiglia ma, in quel tempo, a diretto contatto con la campagna. Non a caso nell’aera che si sviluppa verso nord vennero successivamente realizzate anche le ville borghesi della famiglia Niggeler (ora di proprietà del comune e sede del Centro Anziani) e della famiglia Lanfranchi (ora sempre di proprietà comunale e sede del Fondo Librario Antico). Queste tre ville d’inizio novecento, attualmente prestigiose sedi di funzioni pubbliche, come per la Villa Kupfer che accoglie il museo navale e la sede dell’associazione Ekoclub, impreziosiscono il grande parco nato dalla fusione delle tre aree verdi di pertinenza e, nell’insieme, costituiscono un ambito urbano estremamente accattivante e significativo, uno spazio urbano di facile fruizione e di alto valore ambientale e aggregativo. La Villa Kupfer fu progettata e costruita secondo i canoni del “buon costruire” che venivano seguiti nel campo dell’architettura borghese di fine ottocento: lo si può facilmente notare dall’articolazione e dalla disposizione degli spazi interni residenziali e di servizio, dalla scelta dei materiali da costruzione e di finitura, dalla scelta e dall’uso delle tecnologie d’avanguardia per la realizzazione degli impianti (elettrico, termico, igienico e sanitario) in grado di assicurare il massimo confort abitativo. Inoltre, la sua posizione all’interno di una vasto giardino, progettato secondo i gusti dell’epoca, dona alla villa il giusto grado do privacy e permette di mostrarsi come simbolo plastico della ricchezza e del rango sociale della famiglia. La presenza di una portineria dotata di stalle, rimessa e portico e del “casino del custode” rende ancora più maestoso l’impianto compositivo del progetto, assecondando sia la necessità di dare valore simbolico alla residenza sia garantire la riservatezza che, tipicamente, la borghesia industriale straniera ricercava. La cifra stilistica di Villa Kupfer, come per le altre, è squisitamente eclettica, anche se con moderato impatto, ed alcuni dettagli compositivi (quali, ad esempio, le finiture degli interni o le accentuate pendenze della copertura) rimandano ad uno stile marcatamente mitteleuropeo, piuttosto che alla più familiare tradizione costruttiva italiana dell’epoca. Le tre ville presentano un’architettura in stile Liberty, ricca di motivi lineari e flessuosi dei prospetti, grande incisività grafica e ricerca nella scelta dei materiali per le decorazioni, collocate soprattutto a coronamento delle aperture e nella fascia sottotetto da motivi prevalentemente geometrico. Lo stile si presenta in modo sobrio ed elegante, con balconate e balaustre riccamente ornate. Anche internamente vi sono palesi richiami allo stile

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Parco Tre Ville


Figura 17. Villa Kupfer - 1891 Figura 18. Villa Kupfer - 2011

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liberty con soffitti decorati e contornati da fregi, pavimenti in parquet posato a disegno, serramenti in legno con portali lavorati con motivi floreali o geometrici e scale imponenti in marmo e pregiate balaustre in legno. Dal punto di vista tecnologico, nelle ville sono presenti sistemi di riscaldamento che all’epoca risultavano decisamente innovativi, che furono fatti realizzare da un’azienda austriaca, la Gebruder Sulzer Winterthur,. Quest’ultima installò, ad esempio, nella Villa Kupfer un sistema composto da una caldaia posta nel piano interrato, che incanalava il calore mediante elementi deviatori, gestiti manualmente, nei vari piani dell’edificio a secondo di quale fosse occupato in quel momento, oppure due stanze non comunicanti condividevano lo stesso elemento riscaldante, posizionato all’interno della tramezza divisoria. Attualmente la Villa Kupfer è occupata al piano terreno dal museo Navale, il quale espone modelli e riproduzione di velieri e imbarcazioni storiche. I vascelli, riproposti in varie scale sono accompagnati da cimeli e manufatti appartenenti allo scenario nautico. Al Primo piano, invece, si trovano le sedi di due associazioni culturali, una delle quali, Ekoclub, si occupa di promuovere attività inerenti alla conoscenza e protezione dell’ambiente, ed organizza iniziative didattiche per le scolaresche. Il piano superiore, o sottotetto, che originariamente ospitava gli ambienti per la servitù dei padroni di casa e quindi dotato di poco pregio architettonico ed estetico non accoglie nessuna attività, ma anzi, è sottoposto ad una forte degradazione dovuta alle pessime condizioni della copertura e infiltrazione di volativi. La Villa Niggler, in posizione centrale all’interno del parco, è sede del centro anziani. L’associazione, è stata fondata negli anni ’70, durante un periodo caratterizzato da una forte attenzione da parte della giunta comunale alle tematiche sociali. L’amministrazione decide di acquistare la villa per creare un centro sperimentale, diurno, per gli anziani della città. L’operazione prende il via seguita da entusiasmo pressochè totale della popolazione. L’idea, semplice ma efficace, è quella di dare alle persone di età pensionabile l’oppurtanità di uno spazio per potersi ritrovare ed insieme costruirsi motivi di aggregazione e di dialogo. Per questo motivo, l’area intorno alla villa è stata attrezzata con un edificio per la ristorazione autogestito con salette per il gioco, un campo bocce e una pista da ballo all’aperto. Ad oggi, tali attrezzature vengono utilizzate sporadicamente se non in occasionali eventi o periodi stagionali e la villa apre le sue porte solo in pochi giorni durante la settimana e utilizzata solo in parte mentre alcuni piani rimangono serrati. La villa Lanfranchi, posizionata nella parte più a nord del parco, è l’edificio di più recente costruzione, rispetto alle altre due residenze. Aquistata dal comune negli anni 70, la villa venne frequentata e vissuta dai cittadini per i seguenti 20 anni in quanto sede della Biblioteca comunale. Nel piano terra, rialzato di un metro e 40, si trovavano le stanze di lettura e gli scaffali colmi di libri e manuali, al primo piano invece una sala per riunioni e convegni. Dal 2006 la biblioteca, essendo aumentato di gran lunga il numero dei libri presenti e per esigenze organizzativelogistiche, venne trasferita nei locali del prestigioso edificio delle ex scuole elementari. Ad oggi, la villa è inutilizzata accoglie nel suo interrato la raccolta della biblioteca privata della fondazione Lanfranchi - “Fondo Antico”, che non essendo ancora archiviato non è fruibile dagli utenti interessati, un repertorio di testi di inestimabile valore ma non ancora consultabile., alcuni volumi risalenti addirittura al XVI secolo. Un’altra presenza importante domina il paesaggio sud del parco ed è quella del Castello, conosciuto anche come Rocha Magna. Il castello sfruttava la caratteristica orografia del sito e rappresentava il nucleo del sistema difensivo sorto sulla sponda sinistra dell’Oglio, in antitesi alla “Rocha Parva” dell’opposto fortilizio murense. Con una forma irregolare grossolanamente triangolare, il castello si articola in un lungo terrapieno con orientamento nord-sud interrotto da tre torri di forma circolare: la Torre Mirabella, sulla quale nel XIX secolo venne costruita la Torre del Popolo, la Torre della Rivellina ed una terza torre, altrimenti detta della Porta di Fuori, più piccola e collocata all’esterno della cerchia difensiva cittadina. Si accede all’interno del fortalizio attraverso una complessa

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Figura 19. Villa Niggeler - 1923 Figura 20. Villa Niggeler - 2011

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struttura muraria munita di guardaiole detta Porta del ponte Levatoio della Riva. I fossati che circondano l’intero complesso erano privi d’acqua e, in caso di necessità, erano destinati ad uso agricolo. Entrando all’ingresso principale troviamo gli edifici predisposi per l’alloggiamento del castellano e delle guarnigioni. I fabbricati creano una cortina tra la porta ed il cortile più interno, al quale si accede attraverso uno stretto passaggio, che rasenta il Mastio. La torre a pianta quadrangolare, detta anche Torre della Salvezza, si ergeva presumibilmente con un’altezza maggiore ed era destinata all’ultima difesa. L’imponenza dei resti fa solo lontanamente immaginare le dimensioni originarie di questo edificio la cui struttura muraria differisce dal resto del complesso, realizzato per lo più con massi, ciottoli alluvionali e mattoni. Il grande cortile interno ha un impianto planimetrico irregolare con al centro la cisterna d’acqua che approvvigionava le guarnigioni. Qui sorgono i resti della Porta de la Secura, anch’essa munita di ponte levatoio e rivellino, che fungeva da via di fuga verso il territorio bresciano ed era protetta da una spessa muraglia che, costeggiando la ripa scarpata della quadra della torre della Porta di Fuori, si innestava sulla Rivellina. Da quest’ultima partivano le mura cittadine, il cosidetto terralium moledinorum, innestandosi sopra ad un imponente contrafforte, visibile ancora oggi, e dirigendosi verso la porta dei mulini che si trovava nei pressi delle antiche isole. Dopo il 1517 la rocca venne ceduta al Comune e, perduta la sua importanza strategica per la difesa di Palazzolo, ormai non più terra di confine, venne destinata ai più svariati usi. La presenza imponente di questo rudere storico conferisce al parco un valore aggiuntivo, nonostante essi non dialoghino direttamente, in quanto non esiste, ancora, un collegamento fra i due sistemi, sono ugualmente complementari. Il primo non sussisterebbe senza l’altro. Oltre al castello e alle tre ville, nel parco sono dislocati altri elementi che hanno partecipato alla formazione dell’assetto conclusivo che possiede oggi tale area. Su via Zanardelli si affacciano gli edifici dei custodi, ora semplici residenze. La più imponente, quella di servizio alla Villa Kupfer, è dotata di ampi spazi interni, una volta utilizzati come stalle e fienili, mentre esternamente, nascosto agli occhi da una alta fronda di canne di bambù si trova un recinto per allevamento di animali di piccola taglia, come capre, daini o pecore. Rimanendo nell’area verde che circonda la villa Kupfer è possibile notare anche la piccola ma graziosa “Casa delle Bambole”, una semplice struttura in legno realizzata sul finire dell‘800 che doveva essere il capanno dei giochi delle figlie del padrone di casa. le quali custodivano le loro compagne di gioco corredate da eleganti servizi da the e vestitini ricamati. Di fronte a questo piccolo gioiello, si erge la voliera, una struttura in ferro e rete metallica che accoglie varie specie di volativi, per lo più domestici, come galline, quaglie o faraone. A nord della Villa Kupfer, si trova invece l’antica serra. La struttura oggi è in uno stato avanzato di degrado, sottoposta alle intemperie atmosferiche e alla infestazione di vegetazione spontanea, non è agibile. Ma un tempo svolgeva il suo compito di accudire piante e specie floreali al suo interno, protette da un sistema di vetrata curva in ferro e vetro esposta a sud, mentre internamente il soffitto era composto da travi lignee a vista.

Negatività Il parco si presenta come un diaframma tra il livello altimetrico superiore e quello storico più inferiore della città, ciò nonostante la presenza di una forte recinzione perimetrale composta da murature importanti in mattoni e pesanti inferiate in metallo, lungo Via Zanardelli, non consentono una facile permeabilità dell’area; ad aggravare la condizione partecipano il posizionamento degli ingressi, segnalati solo da dossi stradali con i passaggi pedonali, e la difficile discesa del versante, che avviane mediante due scale in pietra serena molto ripide, una a nord, all’ombra della torre del Popolo ed una a sud, a lato della Chiesetta del Russ. All’interno del parco si trovano altri sentieri

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Figura 21. Incrocio Via Sgrazzutti e Via Zanardelli - 1928 Figura 22. Incrocio Via Sgrazzutti e Via Zanardelli - 2011

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Figura 23. Villa Lanfranchi

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Figura 24. Planimetria della Rocha Magna

Nel mezzo della terra vi è il Castello circondato di mure, attorno il quale vi sono le fosse, et e li condotti fossero buoni, si potrebbe farli andar l’acqua a torno, essendo di larghezza, el tonghezza, 14, cavezzi con case, et quadro dentro. La terra ha quattro Porte, et vi è una torre per Porta. Una si chiama la Porta de Riva, l’altra di Molini, un’altra la Porta di Carvassai, et l’altra la Porta da Mura [...] Il tezon del salnitraro grande che ogni cinque anni vengono a far il salnitro.Vi stanno i capeletti in numero di dodici nel castello et dano gran spesa alla comunità” Giovanni Da Leze, 1609-1610

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Figura 25. Vista Aerea della parte sud del Parco Tre Ville e della Rocha Magna

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di discesa verso il centro cittadino, ancora visibili tra la vegetazione ma non più utilizzati perché inadeguati dal punto di vista delle dimensioni che li rende impraticabili, uno di questi è quello che si snoda dal retro di Villa Kupfer. Il sentiero percorre il versante (cosiddetto “Russ”) e scendendo verso sud con una dolce pendenza sotto le fronde degli alberi giunge alla Guardiola attraverso un ponte sospeso sulla seriola Fusia. Riuscire a recuperare questo percorso consentirebbe un collegamento diretto con il centro storico, facilitando anche la percorrenza (non avendo di fatto gradini). All’interno del parco persiste una netta suddivisone in tre zone, dovuto alla presenza delle tre ville e alle diverse funzioni. Tale suddivisione è evidenziata, in particolare tra Villa Kupfer e Villa Niggeler, con una barriera muraria in calcestruzzo, la quale consente un collegamento tramite solo un cancello. La barriera oltre che essere un impedimento fisico di permeabilità tra le due aree, è anche un ostacolo visivo: il muro alto circa 3 metri blocca totalmente la visuale verso sud, e rende difficile percepire l’area nel suo insieme. Anche tra villa Niggeler e la Villa Lanfranchi, un passaggio lastricato e un muretto posto su un lato rendono difficile uniformare gli spazi, difficoltà aumentata dall’assenza di un percorso che unifichi e attraversi costantemente le tre aree.

Tipologia di Giardino La differenzazzione degli spazi è stabilita anche dalla tipologia di giardino che circondano le ville. La villa Kupfer è attorniata da un “giardino all’inglese” nel quale vengono accostati elementi naturali ad artificiali, per creare uno spazio che si presenti molto naturale. La natura si mostra rigogliosa e seppur può apparire selvaggia non è mai incolta. Il giardino all’inglese nasce sulla scia della concezione illuminista della natura, significa cioè che essa è in grado di esprimere emozioni così come si vede, senza dover apportare nuovi elementi che creino delle figure rigide e geometriche come accade per il giardino all’italiana. La parola d’ordine nel giardino all’inglese è proprio naturalezza e se all’occhio del visitatore poco attento possa sembrare un insieme di piante e fiori disorganizzare tra loro, non è affatto così. Anche il giardino all’inglese nel suo aspetto tutto così naturale presenta la medesima cura e dedizione verso le piante, che però, in questo caso non devono sottostare a dei rigidi schemi. Si tratta di una tendenza di interpretare in maniera libera il giardino senza crearne dei vincoli da rispettare. Il percorso del giardino all’inglese non segue uno schema non ha dei percorsi che non appaiono dritti e lineari ma sinuosi. L’atto della piantumazione, seppur sembra uno schema libero, mette sempre in risalto quelle che sono le necessità e l’esigenza della pianta stessa per quel che riguarda la giusta esposizione solare. Questo tipo di giardino è in grado di sprigionare emozioni, ed essere al tempo stesso, anche piuttosto elegante, in questa “disordinata” confusione. Scenario totalmente diverso se si oltrepassa la muratura, ove si incontra un giardino all’italiana. L’architettura del giardino italiano è caratterizzato dall’avere forti schemi geometrici, disegnati soprattutto mediante l’utilizzo delle aiuole e la potature delle piante. Villa Niggeler è circondata da un verde studiato, che dona all’edificio una giusta importanza evidenziata mediante un sistema simmetrico del verde e nella posa dei grandi Tigli (Tilia Platyphyllos). Inoltre è adornato da statue, una vasca d’acqua e terrazzamenti (oggi incolti) rivolti verso il fiume, alla ricerca del paesaggio circostante, tipici della tipologia di giardino. Le siepe di bosso, potate alla stessa quota e posizionate lungo i perimetri delle aiuole, lasciate internamente solo a erba, definisco i rigidi percorsi e le zone funzionale dell’area. Di fronte alla villa il disegno si basa su linee curve e la formazioni di ovali, mentre la parte dedicata al passatempo degli anziani è segnato invece da un rigoroso schema di linee rette.

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Figura 26. Giardino all’Inglese - Villa Kupfer

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Figura 27. Barriera tra Villa Kupfer e Villa Niggeler

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Figura 28. Giardino all’Italiana - Villa Niggeler

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Figura 29. Veduta aerea del centro di Palazzolo Sull’Oglio

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Parco Tre Ville  

estratto tesi: il parco tre ville

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