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ANNO XIX ­ N. 6 MENSILE ­ Poste Italiane SpA ­ Spedizione in abb. postale ­ D.I. 353/2003 (conv. in L. 7/02/04 n. 46) art 1, comma 2, dcb Milano ­ GIUGNO 2011 DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE VIA RIPAMONTI, 37/A 20136 MILANO ­ TELEFONO 02/5829871

Rinnovati anche il consiglio direttivo, il collegio sindacale e quello dei probiviri, spazio ai giovani ai vertici di Coldiretti

“Crisi dura, ma ne usciremo” Carlo Franciosi rieletto Presidente della Federazione, bilancio di un anno in trincea Carlo Franciosi è stato confermato alla guida della Coldiretti di Milano e Lodi, la più importante associazione di imprese agricole presente nelle province di Milano, Lodi e Monza Brianza. L’assemblea elettiva si è tenuta lo scorso venerdì sera, 27 maggio 2011, presso la cooperativa San Rocco di Pontevecchio di Magenta. Il presidente ha tracciato un quadro della situazione del mondo agricolo, sottolineando che la crisi ha compito duro ma che ci sono le possibilità per uscirne e tornare a crescere. È stato eletto anche il nuovo Consiglio Direttivo (in rappresentanza delle diverse zone), composto da: Nino Andena di Codogno, Giuseppe Baroni di Abbiategrasso, Renato Bellaviti di Melzo, Matteo Berneri di Melzo, Fortunato Borsani di Magenta, Cri-

Suini: piano di emergenza per le aziende, summit con la Regione

stian Capoferri di Cuggiono, Ferdinando Cornalba di Milano, Tiziano Cozzaglio di Monza, Raffaele Dondoni di Monza, Fausto Frigerio di Monza, Piernatale Invernizzi di Magenta, Umberto Lovati di Melegnano, Marco Lunati di Lodi, Luigi Madonini di Codogno e Claudia Rinaldi di Lodi. Del collegio sindacale fanno parte: Angelo Fedeli di Milano (Presidente), Rodolfo Fusarpoli di Magenta e Gianenrico Grugni di Lodi, con i supplenti Stefano Ciserani di Codogno e Gateano Rozzi di Abbiategrasso. I probiviri sono: Luigi Merlo (Presidente) di Cuggiono, Antonia Mantegazza di Monza, Leonardo Dornetti di Codogno, con i supplenti Pietro Baroni di Abbiategrasso e Donato Redondi di Magenta. SERVIZI ALLE PAG. 2 E 3

Orticoltori in campo contro la psicosi SERVIZIO A PAG. 5

Tutti a Roma il 7 luglio 2011 Oscar Green per la filiera agricola italiana 2011:

SERVIZI A PAG. 4

Iniziativa realizzata con il contributo di Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura

premiato Frigerio per la sua filiera del mais e del farro

SERVIZIO A PAG. 6


2 - Il Nuovo Grano

Speciale Assemblea

Giugno 2011

Analisi della situazione: dal latte ai suini, dal florovivaismo all’orticoltura tutti i comparti produttivi sono in sofferenza

“Questa crisi ha colpito duro” La relazione del Presidente Carlo Franciosi durante l’ultima assemblea della Coldiretti La ripresa non è ancora arrivata e anche l’agricoltura, come altri settori produttivi, fatica a vedere la fine del tunnel. E’ vero che qualche timido segnale positivo nel lattiero caseario e nel vitivinicolo esiste, ma è altrettanto vero che gli altri settori, come la suinicoltura, i cereali, la carne bovina o il florovivaismo e l’ortofrutticolo, arrancano. Nel 2010 la crisi ha colpito duro e nei primi mesi di quest’anno non abbiamo certo notato una svolta. Ed è una tendenza che riguarda un po’ tutti i comparti produttivi, dall’industria all’artigianato. Che cosa sta capitando, quindi? Purtroppo non siamo riusciti ancora a metterci alle spalle, la peggiore crisi degli ultimi anni e la cosa che fa ancora più rabbia è che si tratta di una crisi che non dipende da noi, ma dagli squali della finanza che negli ultimi dieci anni hanno speculato su ogni settore, compreso quello agricolo, mettendo le quotazioni dei nostri prodotti sulle montagne russe delle grandi borse mondiali e scatenando una tsunami di prezzi dal quale hanno tratto beneficio i signori della carta e dei computer, quelli che spostano grandi partite di merci da un punto all’altro del globo senza alzarsi dalle loro poltrone negli uffici di qualche grattacielo in America ed Europa. Insomma, in un mondo dove le crisi vengono globalizzate, le perdite sono a carico di chi lavora e produce mentre i guadagni vanno ai grandi giocatori dei mercati internazionali, quelli che raramente sanno che la “terra è bassa” e che conoscono la fatica quotidiana di noi imprenditori agricoli. Per questo come Coldiretti, attraverso la filiera agricola italiana, stiamo costruendo un sistema in grado di aumentare i guadagni delle nostre aziende per intercettare nuove fasce di consumatori non solo a livello privato, ma anche pubblico con la grande ristorazione in modo da garantire importanti flussi di reddito alle imprese agricole e permettere loro di uscire da questa lunga e cronica crisi. Ma vediamo come sta andando settore per settore. Per quanto riguarda il latte, il 2010 ha permesso di registrare quotazioni in salita dopo anni terribili durante i quali le nostre aziende hanno lottato con le unghie e con i denti per restare sul mercato, coprire i costi e sopravvivere. La ripresa delle quotazioni è stata favorita dal boom del grana padano e del parmigiano, che però ha riguardato in particolare quelle stalle che forniscono il prodotto a caseifici che si occupano di questi due popolari formaggi duri. Il trend al rialzo ha in parte trainato anche gli altri allevamenti, ma non nella misura che sarebbe stata auspicabile. L’accordo che abbiamo firmato con Italatte, l’ex Galbani, è stato un modo per mettere un punto fermo, creare una base sulla quale costruire altre intese migliorative per tutti. Resta poi da valutare l’impatto che avrà la riforma della Pac sulle quote latte e sulla produzione. Quella che è certa è invece la difesa della legalità, contro chi ha danneggiato gli allevatori producendo fuori dalle regole e che adesso, a Milano si trova sotto processo, accusato di truffa per oltre 100 milioni di euro e che rischia pesanti conseguenze. Non ci piace che qualche allevatore abbia guai giudiziari, ma è anche vero che noi avevamo messo in guardia tutti dai venditori di sogni che possono poi trasformarsi in incubi. Per fortuna sono rimasti in pochi a non aver regolarizzato le proprie posizioni, ma proprio per tutelare la maggioranza di chi ha fatto ogni sforzo per restare nelle regole, non possiamo permetterci passi in-

Il Direttore della Federazione Carlo Greco e il Presidente Carlo Franciosi durante l’assemblea dietro sulla linea della legalità. Dobbiamo invece fare passi avanti sul fronte delle facilitazioni per le nostre imprese, sia dal punto di vista burocratico, degli aiuti comunitari e delle innovazioni per portare reddito alle aziende. Per questo la Coldiretti sta costruendo la filiera agricola italiana: abbiamo cominciato con gli spacci in cascina, poi abbiamo progressivamente aperto i mercati che l’anno scorso hanno raggiunto la quota 40 fra Milano, Lodi e Monza, poi ci sono aggiunti i negozi e gli agrimarket. A tutto questo stiamo aggiungendo accordi per la fornitura dei nostri prodotti a mense di scuole e ospedali, parlando con le istituzioni e Una parte dei soci intervenuti mentre ascolta con attenzione la relazione sullo stato dell’agricoltura sensibilizzando la volontà politica verso quello che Ma c’è anche l’energia, dal carbu- rò continuano a mettere a disposirante per i mezzi agricoli e quelli da zione dei consumatori non solo il arriva dalle nostre aziende. Qui non stiamo parlando solo di riscaldamento per le serre, che ha meglio dei prodotti, ma anche delun’azione di facciata, ma di un rappresentato una pesante spesa la professionalità e della consulenprogetto che deve portare e porte- aggiuntiva per le aziende. Dobbia- za. I supermercati questa consulenrà concreti risultati economici alle mo chiedere al governo che ven- za non la danno e le piante che nostre aziende e al tempo stesso ci gano ristabilite quelle facilitazioni mettono in vendita non possono esfarà alleati dei consumatori, sem- che, in particolare per le serre, ci so- sere paragonate a quelle che la pre più attenti al cibo sano che arri- no state tolte e che sono invece vi- gente può trovare nei nostri vivai. tali per il lavoro delle nostre azien- Per questo dobbiamo avviare una va dal territorio. grande opera di informazione e di Di sicuro non possiamo permetterci de. passi indietro, perché qualsiasi spa- E non dimentichiamoci del costo rilancio per fare delle serre il centro zio libero verrebbe occupato da al- dei terreni, fra i più alti in Italia. Lo di un nuovo movimento dei consutri che toglierebbero opportunità e sappiamo tutti: se un ettaro nelle matori amanti del verde, lavorannostre zone oscilla fra i 60 mila e i 90 do a progetti comuni che aggrerisorse alle imprese agricole. Quindi andiamo avanti senza pau- mila ettari, è chiaro che diventa ghino i consumatori al fianco dei ra, nonostante le difficoltà quoti- sempre più difficile far nascere nuo- nostri floricoltori e generando così un benefico movimento economidiane con le quali ci scontriamo ve imprese, mentre quelle esistenti ogni giorno sul fronte dei costi di devono fare i salti mortali per far co. quadrare i bilanci. Un ciclo virtuoso che deve essere gestione delle nostre attività. Infatti l’aumento dei cereali, il mais Il florovivaismo, ad esempio, stretto assolutamente essere riattivato anad esempio è arrivato a 26 euro a fra concorrenza straniera, burocra- che per il settore suinicolo, uno dei tonnellata, se da un lato sta dando zia, costi in salita e difficoltà di mer- più colpiti sia sul fronte dei costi che un po’ di respiro a chi fa monocol- cato, sta pagando un pesante da- su quello dei ricavi. Gli allevatori di tura, dall’altro sta facendo pagare zio alla crisi. Nel 2010 non si sono visti questo fronte della zootecnia sono un pesante dazio agli allevatori. Ma movimenti positivi, anzi, l’eliminazio- al limite. non è solo quello. Tutti i cereali dal- ne dell’accisa agevolata ha dato Anzi, qualche volta arrivano anche l’anno scorso a oggi sono aumentati. un duro colpo alle imprese, che pe- sotto il limite, chiudendo o ade-

guandosi a una soccida che rischia di farne non imprenditori, ma salariati di qualche grossa società. Nella crisi della suinicoltura nel 2010 e ancora oggi giocano diversi fattori: i costi di gestione e del foraggio, il crollo delle quotazioni causato anche da forti importazioni dall’estero, un certo ristagno dei consumi e soprattutto una politica ribassista dei macelli che, a loro volta, si scontrano con le richieste della grande distribuzione. Valori della carne poco sopra l’euro al chilo non sono sostenibili per le nostre imprese, considerata poi la moltiplicazione del prezzo che avviene per il consumatore al dettaglio. Per sbloccare questa situazione è strategico che gli stessi consumatori sappiano cosa portano in tavola e abbiano possibilità di scegliere fra carne italiana e carne straniera. Inoltre stiamo sperimentando con alcuni nostri allevatori la produzione di un suino leggero che costi di meno in fase di crescita e che incontri di più il gusto dei consumatori e quindi le esigenze dei macelli. La situazione è seria anche per la carne bovina, con quotazioni ferme da almeno cinque anni a fronte di costi in aumento, con una perdita che varia da azienda ad azienda, ma che a livello generale, solo nell’ultimo anno, tocca il 10 per cento. Ma non dobbiamo arrenderci. Noi agricoltori siamo gente abituata a rimboccarci le maniche e a lavorare. Però chiediamo al mondo politico di snellire la burocrazia, di riconoscere il valore delle imprese agricole già riconosciute dai cittadini consumatori, anche nell’instaurazione di nuovi rapporti di filiera e darci gli strumenti per fare fronte alla concorrenza straniera anche sul fronte dei costi e della burocrazia. Basta vedere quello che succede nel settore orticolo, dove ogni anno abbiamo sempre gli stessi problemi per i lavoratori stagionali, con flussi di ingresso e permessi che assomigliano sempre di più a una lotteria o a una gara al dito più veloce quando c’è da prenotarsi per i vari “click day” sulle richieste di accesso per gli stranieri. La politica deve capire che come aziende non possiamo stare dietro ogni volta ai capricci di qualche burocrate, ma che bisogna semplificare al massimo le procedure per garantire da una parte la manodopera alle aziende, dall’altra l’opportunità di lavoro a chi la cerca. Anche all’interno dei Parchi i controlli devono riguardare normative attuali e non obsolete superate dalla realtà, in funzione di quello che sono le aziende oggi. Mentre per quanto riguarda la diffusione dei prodotti, stiamo lavorando anche con realtà della grande ristorazione per accordi di filiera che garantiscano frutta e verdura delle nostre aziende nei piatti delle mense di scuole e ospedali, garantendo così flussi di reddito importanti sia dal punto di vista economico che delle prospettive di crescita delle imprese. In conclusione, se da una parte durante il 2010 abbiamo dovuto fare fronte a diversi focolai di crisi, dall’altra abbiamo messo le basi per nuove opportunità di crescita e di lavoro per le nostre aziende, che dobbiamo sviluppare e rafforzare. La Coldiretti, al contrario di altri, vuole offrire alle sue imprese socie occasioni per crescere e svilupparsi, vuole far capire alla politica che l’agricoltura è una base strategica di partenza per lo sviluppo e il progetto per la difesa del Made in Italy grazie alla Filiera agricola italiana. Carlo Franciosi Presidente Coldiretti Milano e Lodi


Speciale Assemblea

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Approvato il bilancio 2010 e il preventivo 2011, sostegno da parte di tutti al progetto della filiera agricola italiana

Franciosi rieletto Presidente Rinnovati gli organismi della Federazione di Milano, Lodi e Monza Brianza, spazio ai giovani Carlo Franciosi è stato confermato alla guida della Coldiretti di Milano e Lodi, la più importante associazione di imprese agricole presente nelle province di Milano, Lodi e Monza Brianza. L’assemblea elettiva si è tenuta lo scorso venerdì 27 maggio 2011, presso la cooperativa San Rocco di Pontevecchio di Magenta. Franciosi apre così il quarto mandato della sua Presidenza. È stato eletto anche il nuovo Consiglio Direttivo (in rappresentanza delle diverse zone), composto da: Nino Andena di Codogno, Giuseppe Baroni di Abbiategrasso, Renato Bellaviti di Melzo, Matteo Berneri di Melzo, Fortunato Borsani di Magenta, Cristian Capoferri di Cuggiono, Ferdinando Cornalba di Milano (Locate Triulzi), Tiziano Cozzaglio di Monza, Raffaele Dondoni di Monza, Fausto Frigerio di Monza, Piernatale Invernizzi di Magenta, Umberto Lovati di Melegnano, Marco Lunati di Lodi, Luigi Madonini di Codogno e Claudia Rinaldi di Lodi. Del collegio sindacale fanno parte: Angelo Fedeli di Milano (Presidente), Rodolfo Fusarpoli di Magenta e Gianenrico Grugni di Lodi, con i supplenti Stefano Ciserani di Codogno e Gateano Rozzi di Abbiategrasso. I probiviri sono: Luigi Merlo (Presidente) di Cuggiono, Antonia Mantegazza di Monza, Leonardo Dornetti di Codogno, con i supplenti Pietro Baroni di Abbiategrasso e Donato Redondi di Magenta. Nel ringraziare della collaborazione i consiglieri uscenti, Franciosi ha sottolineato la presenza di giovani all’interno della nuova squadra di governo della Federazione interprovinciale “perché grazie alla loro energia e alle loro motivazioni possiamo far crescere ancora di più la Coldiretti”. Prima del voto, il Direttore Carlo Greco ha preso la parola davanti a cento persone, fra Presidenti di Sezione, politici e vertici regionali della Coldiretti (il Presidente Nino Andena e il Direttore Eugenio Torchio), il Direttore Carlo Greco ha illustrato i numeri della rappresentanza di Coldiretti e l’importanza dell’attiività dell’associazione in un territorio come quello di Milano, Lodi e della Brianza. La Coldiretti è quindi la prima organizzazione del settore agricolo a livello provinciale, come certificato da organismi terzi. Il Presidente Carlo Franciosi ha fatto la sua relazione sullo stato dell’agricoltura nelle tre province nelle quali opera la Federazione sottolineando come “le aziende non sono ancora uscite dal tunnel della crisi, esistono barlumi di speranza per mais, riso e latte, ma il florovivaismo sta pagando un prezzo alto al caro energia e alla

Alcuni momenti dell’assemblea durante i quali si sono svolte le operazioni di voto per l’elezione del Presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza. Numerosi interventi di rappresentanti delle istituzioni e della politica

cancellazione delle agevolazioni sul gasolio, mentre gli allevamenti di suini si trovano in una situazione che sta portando molti ad andare in soccida abbandonando l’attività imprenditoriale vera e propria. E questo non è un bene. Dobbiamo continuare a lavo-

rare sul fronte dell’identificazione dei prodotti e della filiera agricola italiana per dare alle aziende italiane la possibilità di crescere rafforzarsi. Ancora troppi prodotti arrivano dall’estero e vengono venduti come fossero italiani senza che i consumatori

possano esserne consapevoli”. Il Presidente Carlo Franciosi è stato quindi eletto dall’assemblea. Durante l’assemblea sono intervenuti l’assessore regionale Alessandro Colucci, il Presidente del Consorzio Agrario Luigi Gruppi, il Presidente del Consorzio Vil-

loresi Sandro Folli, il Direttore generale dell’agricoltura della Provincia di Milano Paolo Lassini e l’assessore all’agricoltura della provincia di Lodi Matteo Boneschi. Tutti hanno espresso sostegno all’attività di Coldiretti sul territorio.


Sindacale

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Vertice con la regione Lombardia, chiesta la moratoria sulle rate dei mutui e il taglio dei tassi di interesse sui finanziamenti

Piano di emergenza per i suini Serve subito il decreto applicativo della legge sull’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta

Pacchetto latte Ue, le novità dopo l’estate Sarà discusso in aula dopo la pausa estiva il «pacchetto latte», che la commissione agricoltura del parlamento europeo ha approvato il 27 giugno scorso con una serie di modifiche, sintetizzate in otto emendamenti di compromesso (il cui testo in inglese è disponibile sul sito www.agrapress.it, sezione documenti recenti), a cui si è aggiunto un emendamento orale che chiede alla commissione esecutiva di intervenire anche nel settore dell’olio d’oliva. Per il latte, gli emendamenti approvati riguardano: INTERPROFESSIONE: è stata prevista la possibilità di partecipazione della distribuzione; CONTRATTI: è stata prevista l’obbligatorietà dei contratti; è stata modificata la percentuale massima di latte “controllato” da una singola organizzazione di produttori all’interno di uno stato membro, che passa dal 33 al 40 per cento; sono state previste deroghe all’obbligo di aderire ad un’unica OP; è stato previsto che il contratto fissi il prezzo pagato ai produttori per non meno di un anno, le regole per la rinegoziazione; dettagli sui tempi di pagamento e le procedure, le caratteristiche del prodotto e le regole applicabili in caso di forza maggiore. ORGANIZZAZIONI DI PRODUTTORI: sono state inserite nuove norme concernenti il riconoscimento delle organizzazioni di produttori e loro associazioni. PROGRAMMAZIONE PRODUTTIVA: è stato inserito un nuovo articolo che

prevede la possibilità per i formaggi Dop e Igp di programmare la produzione. Intanto per il secondo anno consecutivo l’Italia non ha superato il Quantitativo Nazionale Garantito di quota latte. A fronte di una possibile produzione di 10,88 milioni di tonnellate, il quantitativo prodotto è stato di 10.612.314 tonnellate quindi i produttori non saranno assoggettati a prelievo. Rispetto allo scorso anno c’è la “novità” di AGEA che ad oggi ha già effettuato i calcoli di fine periodo e comunicato ai primi acquirenti di provvedere alla restituzione delle eventuali trattenute mensili. Solitamente l’Agenzia si riservava di comunicare agli acquirenti calcoli e restituzioni entro il 31 di agosto generando disagi economici a quei produttori che avevano superato il proprio QRI senza ricorrere ad affitti in corso di campagna. Quest’anno invece, la certezza del mancato superamento della soglia nazionale e chiarito nel corso della scorsa campagna l’inapplicabilità di trattenute ai produttori in mancanza di codesto superamento, AGEA ha ritenuto logico anticipare quanto più possibile la restituzione. Sono già note anche le produzioni per singola regione e la Lombardia si conferma la prima regione per produzione: 4.379.856 tonnellate pari al 41% del totale, seguono l’Emilia Romagna con 1.618.255 tonnellate, poi il Veneto con 1.099.469 tonnellate.

Consorzio carni bovine: qualità, sicurezza e origine In Lombardia gli allevatori di bovini da carne ormai da moltissimi anni si sono organizzati ed operano consapevoli dell’importanza di garantire al consumatore qualità, bontà, sapore tenerezza della carne, ma soprattutto la certezza di reperire un prodotto ineccepibile dal punto di vista igienicosanitario. A livello territoriale operano Associazioni e Consorzi Carne di Qualità le cui produzioni sono certificate e realizzate nel rispetto di precisi e severi disciplinari. Alcune di queste realtà nel dicembre 2009 si sono anche riuniti nel Consorzio Regionale Produttori Carni Bovine della Lombardia al quale aderisce, il Consorzio Qualità Carne Bovina di Milano che associa 48 aziende agricole con un potenziale produttivo di 20.000 capi. Sono invece convenzionati con il Consorzio alcuni impianti di macellazione e di lavorazione, nonché vari punti vendita ubicati nei centri urbani oppure, come spacci agricoli, nelle campagne. Il consorzio ha il riconoscimento per l’etichettatura volontaria della carne bovina ai sensi del reg. CE 1760/2000. Gli altri soci sono l’ Associazione Produttori Bovini Carne di Bergamo, il Consorzio Carni Bovine Scelte di Brescia, il Consorzio Carne Bovina Documentata di Mantova. Le attività dei Consorzi e degli allevamenti sono inoltre sottoposte costantemente ai controlli pubblici esercitati dai Servizi veterinari delle competenti ASL.Le razze di bovini da carne allevate in Lombardia appartengono alle principali razze da carne diffuse sul territorio europeo (Charolaise, Limousine, Piemontese, Monte Beliarde, Simmental ma anche Meticcia, Croise, Blonde d’Acquitanie, Polacca, Garronese, Guascone).

Un momento del vertice fra gli allevatori e i rappresentanti della Coldiretti e l’assessore regionale all’agricoltura Giulio De Capitani Contributi per l’abbattimento di almeno due punti percentuali dei tassi di interesse sui finanziamenti erogati dalle banche, una moratoria di almeno due anni sulle rate dei mutui attualmente in essere, un sistema di regole contro le speculazioni che tramite le bioenergie stanno mandando alle stelle i prezzi dei terreni e dei cereali e l’impegno della Regione a far sentire il suo peso affinchè il Ministero dell’Agricoltura vari prima possibile il decreto applicativo della legge sull’obbligo dell’origine in etichetta. Sono queste le richieste più urgenti che il 30 giugno scorso, presso la nuova sede della Regione Lombardia a Milano, la Coldiretti ha presentato all’assessore regionale Giulio De Capitani durante un vertice che ha visto la partecipazione di una importante delegazione di oltre 30 allevatori di suini (arrivati da tutte le province) guidata dal presidente della Coldiretti Lombardia Nino Andena, che ha dichiarato: “La situazione è al limite e rischiamo per davvero di perdere un settore che in dieci anni ha visto raddoppiare i costi degli allevamenti e dimezzare le quotazioni della carne. Bisogna intervenire subito”. L’assessore Giulio De Capitani, insieme al direttore generale dell’agricoltura Paolo Baccolo, ha assicurato che saranno prese misure a sostegno degli allevamenti lombardi sia per quanto riguarda le garanzie sui finanziamenti alle aziende che per la proroga le rate sui mutui. Mentre per scoraggiare le speculazioni generate dalle fonti rinnovabili, la Regione non darà un centesimo ai progetti dei privati per gli impianti a biogas. Ma oltre agli interventi urgenti, la delegazione di Coldiretti ha presentato anche una serie di misure a medio lungo termine che vanno da un’applicazione della direttiva nitrati che non penalizzi ingiustamente le aziende alla riduzione della burocrazia, dall’apertura di nuove linee di credito nell’ambito del piano di sviluppo rurale a un contratto tipo con parametri per indicizzare il prezzo dei suini, fino a maggiori controlli sul ruolo e l’attività dei Consorzi di tutela delle Dop.

Prezzi bassi e costi alti, così le aziende chiudono

Il Presidente Marini blocca un carico di prosciutti stranieri al Brennero “Nel 2005 gli allevamenti di suini nel Lodigiano erano 240, mentre oggi sono attivi solo 140. In pratica abbiamo perso oltre la metà delle aziende. Se contiamo anche Milano e la Brianza ne saranno rimaste poco meno di 250” commenta Marco Lunati, allevatore di Mairago (Lodi) e consigliere nazionale dell’associazione che raggruppa le aziende del settore. Il 30 giugno scorso a Milano Lunati ha partecipato al vertice con l’assessore all’agricoltura della Regione Giulio De Capitani durante il quale è stato discusso il piano di emergenza proposto da Coldiretti Lombardia per salvare il comparto. Con Lunati c’erano Giuseppe Mascheroni di Corte Palasio e Paolo Ferrari di Codogno. “I costi sono alti e le quotazioni basse, si tratta di un mix micidiale che rischia di portare al tracollo molte aziende che così non possono più andare avanti, servono misure urgenti sul piano finanziario, sia per quanto riguarda gli interessi sulle risorse che le banche potrebbero mettere a disposizione sia per la proroga delle rate dei mutui già in essere” spiega il direttore Carlo Greco che ha guidato la delegazione degli allevatori della Coldiretti di Milano e Lodi che ha affiancato quelle delle altre province lombarde. “In Europa – commenta Lunati - hanno affrontato la crisi incentivando l’allevamento di scrofe nazionali e valorizzando il prodotto, mentre noi importiamo troppi suinietti dall’estero. Bisogna puntare su una chiara indicazione d’origine e trovare nuove strade, come quella del suino light che stiamo cercando di portare avanti, ma ci serve aiuto per questo progetto. Le istituzioni si debbono muovere al più presto, non c’è più tempo”.


Territorio

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Grazie al Patronato Epaca riemerge la “pensione perduta”: centomila euro, più mille al mese a un cinquantenne Quando si dice un giorno fortunato. Grazie all’Epaca Coldiretti (il patronato per i servizi alla persona) a Milano un 50enne ha scoperto di avere diritto a un tesoro di quasi centomila euro lordi, 75mila al netto delle tasse, più mille euro al mese per tutta la vita. Si tratta degli assegni Inps, mai riscossi, della pensione di reversibilità della moglie scomparsa dieci anni fa. “Il marito si era rivolto a noi per altri motivi – spiegano i funzionari Epaca - ma grazie ai controlli che effettuiamo su ogni situazione abbiamo trovato questo tesoretto”. E per l’uomo è stata una vera sorpresa. “Era convinto – spiegano dall’Epaca – che la moglie non avesse lavorato abbastanza per ricevere la pensione”. Invece la donna, deceduta nel 2001, per

quasi 20 anni aveva versato i contributi, frutto del lavoro da dipendente aziendale. Ora, il tesoretto andrà al marito e ai due figli minorenni. Non è il primo caso di “pensioni dimenticate” ritrovate dall’Epaca Coldiretti: in maggio a una 76enne della provincia di Mantova sono stati restituiti 55mila euro di arretrati (frutto dei contributi versati quando lavorava come bracciante agricola) più un assegno di 460 euro al mese. “Sono risultati positivi che testimoniano l’efficienza dei servizi gratuiti che mettiamo a disposizione della gente– commenta la Coldiretti di Milano e Lodi - Ogni anno nei nostri uffici passano oltre 40mila persone, non necessariamente legate al mondo dell’agricoltura, a cui offriamo assistenza e consulenza”.

Il benvenuto della Coldiretti al cardinale Scola: guida importante per tempi così complessi La Coldiretti di Milano e Lodi dà il benvenuto al nuovo arcivescovo di Milano Angelo Scola con una lettera inviata a firma del Presidente Carlo Franciosi e del Direttore Carlo Greco. “Eminenza Reverendissima, abbiamo accolto con gioia la Sua nomina alla guida della comunità cattolica milanese. Nel nostro Statuto viene riportato che la nostra Organizzazione si ispira alla dottrina sociale della Chiesa cattolica; lo dimostra la nostra azione sindacale che, da sempre, è rivolta alla difesa dei diritti professionali dei coltivatori con viva attenzione alla tutela dei valori della famiglia, della vita e dell’ambiente.

Siamo a porgerLe i migliori auguri di buon lavoro e la nostra disponibilità per una fattiva collaborazione con la Diocesi. Siamo sicuri che Ella saprà offrirci quegli spunti di riflessione e di azione così necessari per interpretare tempi complessi come quelli che stiamo vivendo. Anche a nome di tutti i nostri agricoltori ed operatori che lavorano nella nostra Federazione formuliano gli auguri più sinceri per la Sua preziosa attività pastorale che seguiremo con umile obbedienza. In attesa della possibilità di poterLa incontrare, inviamo il nostro più caloroso benvenuto unitamente a deferenti saluti”.

Ricerca della Camera di commercio di Milano sulle tendenze degli acquisti e il rispetto per l’ambiente: tutti sono interessati all’origine

Le donne lombarde hanno scelto: prodotti Made in Italy e di stagione Altro che sushi o kebab. La borsa della spesa delle donne lombarde si riempie di prodotti stagionali e made in Italy. E’ quanto emerge dalla ricerca “Donne e ambiente” della Camera di Commercio di Milano, alla quale ha partecipato anche Coldiretti Milano, che è stata presentata giovedì 16 giugno nel capoluogo lombardo. Secondo quest’analisi, infatti, oltre il 90% delle intervistate ritiene rilevante, nella scelta degli alimenti, la provenienza italiana e la stagionalità. Circa la metà delle donne, inoltre, considera molto influenti sulle scelte d’acquisto le qualità dei prodotti Doc e Dop e la tracciabilità della merce. “Sono dati che dimostrano la bontà del cibo italiano - spiega Ambrogia Bardelli, responsabile di Donne Impresa Coldiretti di Milano e Lodi -. In un momento come questo, in cui si sta creando una psicosi da batterio killer, bisogna

che le persone sappiano che i nostri prodotti sono sicuri”. L’italianità è insidiata dal falso Made in Italy che ogni anno, nel mondo, vale circa 50 miliardi di euro. Vengono taroccati i nomi, oppure le confezioni e in alcuni casi vengono addirittura usate le denominazioni originali. “Per sapere davvero quello che finisce sulle nostre tavole – spiega Coldiretti - serve un’etichettatura chiara e precisa. In questo senso, il decreto presentato recentemente dal ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, rappresenta un passo avanti perché impone dimensioni leggibili nell’etichetta e il giusto posizionamento sul prodotto”. Per garantire la trasparenza dell’origine, la Coldiretti sta realizzando il progetto della filiera agricola italiana, che sarà composta da oltre ventimila punti di offerta al consumatore tra spacci aziendali, farmers’ market, agriturismi e botteghe.

Campagna Amica: arrivano le botteghe Il progetto “Filiera agricola tutta Italiana” prende sempre più forma. Il Consorzio Produttori Campagna Amica e Fondazione Campagna Amica hanno predisposto il Kit – Botteghe e si va dunque in maniera spedita verso l’apertura di punti vendita esclusivamente riconducibili al prodotto agricolo ed agroalimentare tutto italiano. Il successo dei Mercati attivati su tutto il territorio ha accelerato la realizzazione del progetto. Le Botteghe accorceranno le distanze tra produttore e consumatore attraverso la vendita diretta dei prodotti provenienti dalla filiera agricola tutta italiana firmata dagli agricoltori e si avviano ad essere presenti in almeno la metà delle province italiane, ed anche con più presidi in un’unica provincia. Il CPCA (Consorzio Produttori di Campagna Amica), costituitosi il 24 marzo 2011, ha come obiettivo la promozione e la gestione dei punti di vendita diretta attraverso l’insegna “Campagna Amica, La Bottega”, preoccupandosi sia dell’attività logistica dei soci, sia della realizzazione di servizi commerciali e di assistenza per l’intera rete. Dopo aver definito il format e lo studio della localizzazione dei punti vendita ha già attivo l’Ufficio Commerciale per i grandi contratti in tutte le filiere delle società di scopo e per tutta la rete di Campagna Amica(mercati, fattorie, agriturismi), per il canale HO.RE.CA.(Hotel, Ristorazione e Catering) oltre che per il canale GDO (Grande distribuzione organizzata). Il Consorzio si è dotato di una struttura molto snella, oltre che di un portale Web dove attraverso processi trasparenti si incontreranno l’offerta dei produttori e la domanda della nascente rete di vendita, facendo diventare protagonisti il produttore ed il consumatore. Il primo perché deciderà il prezzo del proprio prodotto ed il secondo perché avrà certezza che dietro quel prodotto c’è un impresa agricola italiana.La vendita diretta attraverso le Botteghe di Campagna Amica diventa così l’unico ed autentico strumento di esaltazione e valorizzazione del prodotto italiano.

Psicosi batterio, orticoltori mobilitati con maxi insalate e tabella antipanico Due maxi insalata Made in Italy a Milano e Monza e una tabella antipanico per le famiglie. Gli orticoltori della Coldiretti di Milano e Lodi scendono in campo contro la psicosi del batterio killer. Prima il 7 giugno presso il capoluogo lombardo e poi il 9 giugn presso il farmers’ market di viale Romagna gli agricoltori di Campagna Amica hanno preparato grandi insalate miste con cetrioli e pomodori da mangiare in pubblico e da offrire ai consumatori. A Monza anche una delegazione di rappresentanti politici provinciali e comunali, guidati dal presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi ha partecipato all’iniziativa mangiando cetrioli e pomodori per dimostrare che non c’è nulla da temere, soprattutto se si scelgono prodotti italiani e se si seguono alcune elementari regole di buonsenso. Per aiutare i consumatori la Coldiretti ha distribuito la “tabella anti panico” con suggerimenti e notizie sul batterio e sulle principali norme di buonsenso per una tranquilla igiene alimentare domestica. “Per combattere la paura servono la massima trasparenza sui prodotti e un po’ di buonsenso – spiega Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – per questo stiamo organizzando una serie di iniziative di sensibilizzazione sul territorio per spiegare alla gente che con i prodotti italiani, come ha confermato lo stesso ministro della Sanità, non c’è nulla da temere. La presenza dell’indicazione d’origine, che purtroppo non è stata ancora estesa dall’Europa a tutto il settore agroalimentare, rappresenta una buona arma nelle mani dei consumatori per fare scelte serene e consapevoli”. Secondo un’indagine

Coldiretti/SWG il 91% degli italiani si fida di più del cibo prodotto in Italia perché è ritenuto più fresco (25%), garantito da maggiori controlli (25%) e più sicuro perché rispetta leggi più severe (19%). Da qui il successo dei farmers’ market (40 nelle sole province di Milano, Lodi e Monza Brianza), degli spacci in cascina, dei farmers’ shop (Biassono, Legnano e Parabiago) e dei bancomat della salute (a San Donato Milanese). “Di fronte alla preoccupazione della gente – dice Carlo Franciosi, Presidente di Coldiretti Milano e Lodi – è necessario spiegare ancora meglio

l’origine dei prodotti e il valore, anche sul fronte della sicurezza alimentare, di quelli coltivati nei campi e nelle serre degli agricoltori italiani. Prima dell’acquisto, per essere più tranquilli, basta controllare da dove arrivano i prodotti e prendere quelli Made in Italy”. In Lombardia, dove si producono oltre un milione e 300 mila tonnellate di frutta e ortaggi, il danno stimato per il settore a causa della psicosi da batterio killer – spiega la Coldiretti – ha raggiunto i 5 milioni di euro. “E’ una situazione pesante – spiega Mario Bossi, Presidente degli orticoltori milanesi – la gente ha paura, la richiesta di cetrioli è crollata e sta rallentando anche quella degli altri ortaggi. Per uscire da questo cortocircuito bisogna dare la massima informazione e trasparenza possibile sull’origine dei prodotti, sui passaggi dal campo alla tavola e sulle modalità di coltivazione”.


Territorio

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Partecipanti da ogni angolo della Lombardia: c’è chi resiste in montagna e chi è riuscito a portare il proprio vino negli hotel extralusso di Dubai

Oscar Green, vince l’agricoltura Premio speciale a Fausto Frigerio di Vimercate per la sua filiera del mais e del farro Portano il vino nel più famoso hotel extra lusso di Dubai, ma non dimenticano l’oratorio sotto casa. Vanno su Internet per la spesa on line, ma curano anche gli ulivi del lago d’Iseo. Resistono sui terreni di montagna, mentre in pianura non abbandonano la “cultura del mais”. Sono i giovani imprenditori della Coldiretti premiati questa mattina a Milano, a Palazzo Giureconsulti, con la consegna degli Oscar Green 2011 dell’agricoltura lombarda. Storie di idee e lavoro, rischio e risultati. Facce di agricoltori, ma anche di ragazzi che ci hanno provato e ce l’hanno fatta. Premio speciale “Agricoltura Lombardia” a Fausto Frigerio di Vimercate che ha sempre coltivato il mais, re dei cereali lombardi. Ma poi ha capito che bisognava anche trasformarlo in farine non solo per la polenta, ma anche per le torte, i biscotti, il pane e a Natale per dei piccoli panettoni. Da qualche mese alle sue colture si è aggiunto il farro dalla quale si ottiene una farina che serve per spaghetti, penne e maccheroni. Nello spaccio aziendale si trovano anche frutta e verdura di stagione, oltre a prodotti di altre aziende agricole della zona. Erano 86 le aziende lombarde in concorso, dieci quelle premiate nelle categorie Esportare il territorio, In-Generation, Oltre la filiera, Paese Amico, Stile e cultura d’impresa, Sostieni lo sviluppo, Campagna Amica, più tre riconoscimenti speciali Montagna, Agricoltura e CreditAgri. Prevista la menzione speciale “Dai Consumatori”. I vincitori sono: Fausto Garrò di Bagnolo San Vito (Mantova), Fausto Frigerio di Vimercate (Brianza), Patrizia Torti di Montecalvo Versiggia (Pavia), Mario Setola di Lurate Caccivio (Como), Livio Cantalupo di Ponte San Pietro (Bergamo), Luigi Scarani di Cigognola (Pavia), Nadia Turelli di Sale Marasino (Brescia), Davide Trombetta di Ostiano (Cremona), Don Roberto Besozzi della Parrocchia di Monvalle (Varese) e Jan Zecca di Sondrio. Menzione speciale ad Alessandra Albisetti di Cernusco Lombardone (Lecco). “Ognuna di queste storie – spiega Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – ci racconta un pezzo di Lombardia, di voglia di fare e di mettersi in gioco partendo dall’agricoltura che si dimostra sempre più in grado di offrire spunti e opportunità anche per le nuove generazioni. Un settore che non è affatto residuale come molti pensano, ma che custodisce

Periti in agraria, corsi serali a Villa Cortese

le radici di un rilancio generale del Made in Italy in molti campi: dall’export alla cultura, dall’alimentazione ai servizi alla persona, dal turismo alla difesa dell’ambiente”. Ed è nell’ambito di un rinnovato patto di collaborazione fra città e

campagna che sempre questa mattina, in occasione degli Oscar Green 2011 è stato firmato il protocollo d’intesa fra i giovani imprenditori della Coldiretti e l’associazione Movimento Giovanile 1535 per la creazione di quattro

“food corner del km zero” a Milano in zona Duomo, parco Sempione, giardini Montanelli e stazione Centrale per la distribuzione di snack e frullati da passeggio con i prodotti delle aziende agricole del territorio.

I “giardini verticali” crescono sull’Arengario I giardini verticali si fanno strada in città. Anche Monza ha sperimentato questa nuova tendenza, ricoprendo i muri dell’Arengario, sede del Comune, con vere e proprie “pareti verdi” che – spiega la Coldiretti Lombardia – piacciono sempre di più per il loro valore ambientale ed estetico. Il giardino verticale si realizza fissando alla parete scelta una base di panno assorbente nella quale si creano le nicchie per le piante: per gli interni vanno bene essenze che necessitano di un’annaffiatura regolare e di una temperatura tra i 15° e i 20°, mentre per l’esterno sono più adatte le rampicanti e le erbacee perenni, senza dimenticare orticole e aromatiche. P ian t e e f io r i – c o m m e n t a l a

Coldiretti Lombardia - non solo migliorano l’aspetto estetico dei nostri centri urbani, ma aiutano a contrastare lo smog, una buona manutenzione del verde vuol dire una maggiore qualità di vita per tutti. La nuova veste dell’Arengario, costituita da aromatiche, insalate e oltre dieci varietà di tappezzanti, è stata creata in occasione del primo Green Street Festival (dal 26 al 29 maggio scorsi), un appuntamento che mira a rilanciare il florovivaismo lombardo. Nella provincia di Monza Brianza il florovivaismo rappresenta il 50% del settore agricolo. A livello regionale, invece, si contano circa 2500 aziende che, nel 2009, hanno mosso un giro d’affari di circa 600 milioni di euro.

L’istituto Tecnico Agrario “Gregorio Mendel” di Villa Cortese per l’a.s. 2012/2013 intende richiedere alla Provincia di Milano l’apertura di un Corso serale per operatori del settore, lavoratori, disoccupati, cassaintegrati. Il corso serale che avrà un percorso didattico flessibile (con parziale esonero dalle lezioni in presenza di esperienze scolastiche pregresse validabili), consente a tutti i possessori di licenza media e a coloro che abbiano già frequentato Istituti superiori, grazie anche al riconoscimento di crediti formativi, il recupero di anni di studio al fine di conseguire il diploma di Perito in Agraria, Agroalimentare e Agroindustria . Riprendere gli studi rientra tra le opportunità che a livello europeo fanno parte dell’educazione permanente, dell’apprendere lungo tutto l’arco della vita. Il diploma che si consegue al corso serale ha pieno valore legale e consente l’inserimento nel mondo del lavoro in aziende o enti pubblici di indirizzo agrario forestale, in cooperative di servizi ed inoltre consente l’accesso alla libera professione. Il diploma permette l’iscrizione a tutte le facoltà universitarie. Il diploma costituisce titolo preferenziale nelle graduatorie per l’accesso ai finanziamenti comunitari, nazionali e regionali in agricoltura. Ed è quindi un ottimo strumento per chi vuole migliorare la propria azienda agricola. Per l’iscrizione é necessario avere uno di questi 3 requisiti: 1) Possesso dell’ ammissione alla classe 3^ di un Istituto Tecnico Agrario. 2) Ammissione alla classe 3^ di qualunque Istituto Superiore e superamento di esami di idoneità, , relativi alle materie delle stesse classi dell’Istituto Tecnico Agrario. 3) Diploma di terza media e superamento di esami di idoneità, da effettuarsi presso l’Istituto, relativi alle materie del biennio dell’Istituto Tecnico Agrario. Si prevede un’ organizzazione flessibile annuale e settimanale delle lezioni; il riconoscimento dei crediti formativi, grazie ai quali chiunque già possieda competenze acquisite in seguito a studi compiuti precedentemente o ad esperienze maturate in ambito lavorativo, potrà chiedere il parziale esonero dalla frequenza delle lezioni. Il corso di studi ha la durata di tre anni, ma è possibile iscriversi, se non si possiedono i 3 requisiti sopra elencati, ad un monoennio ( prima e seconda in un anno) che consente l’ammissione alla classe terza. Le lezioni si svolgeranno dal lunedì al venerdì; inizieranno di norma alle ore 18,00 e termineranno alle 23,00. Il sabato pomeriggio si terranno le esercitazioni pratiche.


Fiscale

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Una piccola mappa di sopravvivenza per non avere problemi con il fisco e gestire con tranquillità i beni delle aziende agricole

Attenti al reddito dei terreni Ecco tutte le trappole che si possono nascondere nella contabilizzazione delle rendite Come è noto il reddito derivante dall’attività agricola è normalmente dichiarato attraverso il Reddito Agrario, pertanto quando si parla di reddito dei terreni si pensa alle rendite catastali ad essi riferite. Ma i terreni “producono” altri redditi. Redditi di diverso tipo. Basti pensare alla vendita di un terreno e all’eventuale plusvalenza che ne può derivare e all’assoggettamento all’IVA, oppure all’espropriazione dello stesso e alle diverse modalità di tassazione dell’indennità corrispondente, oppure ancora a terreni siti all’estero o all’acquisto di un terreno che ancora prima del possesso è indice di capacità economica diventando “spia” di redditi posseduti. In tempo di dichiarazione dei redditi tutto questo diventa importante e va tenuto in debita considerazione quando si forniscono i dati e le notizie per la redazione della dichiarazione stessa. Reddito agrario Il titolare dell’impresa agricola individuale, esercente le attività agricole indicate all’art. 2135 del Codice civile, anche a seguito della modificazione delle comunioni tacite familiari di cui all’art. 230-bis, ultimo comma, del C.c. e delle società semplici, dichiara il reddito di tali attività mediante il reddito agrario. In presenza di costituzione di impresa familiare, avvenuta con le modalità previste dall’art. 5, comma 4, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, il reddito agrario è dichiarato parte dal titolare dell’impresa, nella misura minima del 51%, e parte dai collaboratori dell’impresa familiare, come risulta dall’atto costitutivo, complessivamente nella misura massima del 49% delle spettanze, e comunque confermate a consuntivo in base alla qualità e quantità di lavoro effettivamente prestate in modo continuativo e prevalente nell’impresa. In caso di impresa coniugale svolgente attività agricola, naturalmente non gestita in forma societaria, il reddito agrario è attribuito al 50% tra i coniugi. Anche ai soci delle società agricole, quando possibile, viene attribuito il reddito catastale e pertanto, anche ai soci di tali società (quando si verificano tali presupposti). Si deve però tenere conto che la dichiarazione su base catastale non è possibile per alcune attività agricole considerate «connesse» per le quali è previsto un particolare regime forfetario oppure in caso di allevamenti o coltivazioni in serra eccedenti i limiti previsti dall’art. 32 del TUIR. Redditi non determinabili catastalmente Esistono anche redditi di natura fondiaria non determinabili catastal-

Associato Unione Stampa Periodica Italiana

Carlo Domenico Greco DIRETTORE RESPONSABILE DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Ripamonti 37/A Milano ­ Tel. 02/5829871 (r.a.) Redazione Fabio Bonaccorso Registrazione Tribunale di Milano n. 83 dell’8/02/1992 Hanno collaborato a questo numero: Daniela Maggi, Adriano Cislaghi, Luigi Simonazzi Progetto grafico e impaginazione PMP Srl ­ Lodi Fotografie Archivio “il Cittadino” Stampa Sigraf spa ­ Treviglio (BG)

mente (censi, decime, quartesi, livelli, lastrici solari, aree urbane e altri redditi consistenti in prodotti del fondo o commisurati ai prodotti stessi), compresi quelli dei terreni dati in affitto per usi non agricoli. Si tenga conto che questi redditi non beneficiano di alcuna deduzione di spese. Anche i terreni situati all’estero vanno dichiarati, riportando l’ammontare netto assoggettato ad imposta sui redditi nello Stato estero. Se nello Stato estero l’immobile non è assoggettabile ad imposizione, quest’ultimo non deve essere dichiarato a condizione che il contribuente non abbia percepito alcun reddito. Se nello Stato estero gli immobili sono tassabili mediante applicazione di tariffe d’estimo o in base a criteri similari, indicare l’ammontare risultante dalla valutazione effettuata nello Stato estero, ridotto delle spese eventualmente ivi riconosciute. Se il reddito derivante dalla locazione dell’immobile sito all’estero non è soggetto ad imposta sui redditi nel Paese estero, indicare l’ammontare del canone di locazione percepito, ridotto del 15 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese. Se tale reddito è soggetto all’imposta nello Stato estero, indicare l’ammontare dichiarato in detto Stato senza alcuna deduzione di spese. In tal caso spetta il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero. Comunque gli investimenti di beni patrimoniali collocati all’estero indipendentemente dalla effettiva produzione in Italia di redditi di fonte estera imponibili nel periodo d’imposta devono essere indicati anche nel quadro RW. Terreni edificabili Le cessione a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione solitamente determinano una plusvalenza da dichiarare. Al riguardo si precisa che per terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria si intendono quelli qualificati come edificabili dal piano regolatore generale o, in mancanza, dagli altri strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione e che la plusvalenza si realizza anche se il terreno è stato acquisito per successione o donazione ovvero è stato acquistato a titolo oneroso da più di cinque anni. Terreni espropriati Anche le plusvalenze e le altre somme percepite a titolo di indennità di esproprio o ad altro titolo nel corso del procedimento espropriativo sono tassabili. Tuttavia si ricorda che la dichiarazione di tali redditi interessa i soli contribuenti che hanno percepito somme assoggettate alla ritenuta alla fonte a titolo d’imposta e che intendono optare per la tassazione di tali plusvalenze nei modi ordinari (tassazione separata o, per opzione, tassazione ordinaria), scomputando conseguentemente la predetta ritenuta che, in tal caso, si considera a titolo di acconto. Di fatto la dichiarazione dei redditi si compila per richiedere un rimborso più che per pagare una differenza. Con l’espressione “esproprio”si fa riferimento a quanto percepito a titolo di indennità di esproprio o ad altro titolo nel corso del procedi-

mento espropriativo e a seguito di occupazione acquisitiva, compresi gli interessi su tali somme e la rivalutazione. Per la nozione di occupazione acquisitiva deve farsi riferimento all’espropriazione di fatto che si verifica quando la pubblica autorità, occupando illegittimamente un suolo privato e destinandolo irreversibilmente a realizzazioni di interesse pubblico, crea i presupposti per la emanazione di un provvedimento giudiziario che riconosce al privato una somma a titolo di risarcimento per la privazione del suolo stesso. In forza delle citate disposizioni, le indennità e le altre somme devono essere dichiarate a condizione che siano state corrisposte relativamente ad aree destinate alla realizzazione di opere pubbliche o di infrastrutture urbane all’interno di zone omo-

genee di tipo A, B, C e D di cui al D.M. 2 aprile 1968, definite dagli strumenti urbanistici, e di interventi di edilizia residenziale pubblica ed economica e popolare di cui alla L. 18 aprile 1962, n. 167, e successive modificazioni. Non vanno assoggettate a ritenuta e, pertanto, non vanno dichiarate le indennità percepite in relazione all’esproprio di aree diverse da quelle indicate (quali quelle di tipo E ed F) indipendentemente dall’uso cui sono destinate. Va precisato che le somme percepite a titolo di indennità di esproprio o ad altro titolo nell’ambito del procedimento espropriativo, nonché quelle comunque riscosse a titolo di risarcimento del danno a seguito di acquisizione coattiva conseguente a occupazioni d’urgenza divenute illegittime, come avanti individuate, compresa la rivalutazione, danno luogo a plusvalenze . Invece le somme percepite a titolo di indennità di occupazione, diverse da quelle prima considerate, nonché gli interessi comunque dovuti sulle somme da cui derivano le anzidette plusvalenze, danno luogo a “redditi diversi” e vanno pertanto dichiarati per il loro intero ammontare. Non danno luogo a plusvalenza le somme corrisposte a titolo di indennità di servitù in quanto nei casi di specie il contribuente conserva la proprietà del cespite. Non devono, altresì, essere assoggettate a tassazione quali indennità di esproprio le somme relative ad indennità di esproprio di fabbricati ed annesse pertinenze, né le indennità aggiuntive spettanti ai sensi dell’art. 17, comma 2, della L. n. 865 del 1971, ai coloni, mezzadri, fittavoli ed altri coltivatori diretti del terreno espropriato.

Come si calcola la plusvalenza Ai fini del calcolo delle plusvalenze dei terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria e delle indennità di esproprio e simili, il costo di acquisto deve essere prima aumentato di tutti gli altri costi inerenti e poi rivalutato sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. Al costo così determinato e rivalutato va poi sommata l’eventuale Invim pagata. Se si tratta di terreni acquistati per effetto di successione o donazione si assume come prezzo di acquisto il valore dichiarato nelle relative denunce ed atti registrati, o in seguito definito e liquidato, aumentato di ogni altro costo inerente, dell’Invim e dell’imposta di successione pagate. Ai fini della determinazione della plusvalenza in luogo del costo d’acquisto o del valore dei terreni edificabili, dal 2002 è consentito assumere, il valore ad essi attribuito mediante la perizia giurata di stima redatta a suo tempo, previo pagamento di un’imposta sostitutiva del 4%. L’amministrazione finanziaria può prendere visione degli atti di stima giurata e dei dati identificativi dell’estensore richiedendoli al contribuente il quale, pertanto, è tenuto a conservarli. I costi sostenuti per la relazione giurata di stima, qualora siano stati effettivamente sostenuti e rimasti a carico del contribuente, possono essere portati in aumento del valore iniziale da assumere ai fini del calcolo della plusvalenza in quanto costituiscono costo inerente del bene. Terreni agricoli La cessione di terreni agricoli effettuata dopo un quinquennio dall’acquisto non produce plusvalenza. Di contro se i terreni agricoli sono ceduti nel quinquennio determinano un plusvalenza da dichiararsi nella dichiarazione dei redditi oltre a determinare la decadenza delle agevolazioni fiscali eventualmente richieste all’acquisto. Terreni soggetti a lottizzazione Il calcolo delle plusvalenze derivanti dalla cessione di terreni lottizzati si diversifica da quello dei terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria. Si tenga conto che costituisce lottizzazione non il mero frazionamento dei terreni, ma qualsiasi utilizzazione del suolo che, indipendentemente dal frazionamento fondiario e dal numero dei proprietari preveda la realizzazione contemporanea o successiva di una pluralità di edifici a scopo residenziale, turistico o industriale e, conseguentemente, comporti la predisposizione delle opere di urbanizzazione occorrenti per le necessità primarie e secondarie dell’insediamento. Si tenga quindi conto di ogni operazione obiettivamente considerata di lottizzazione o di esecuzione d’opere per l’edificabilità di terreni, anche se realizzata al di fuori o in contrasto con i vincoli urbanistici. La norma definisce lottizzazione qualsiasi trasformazione urbanistica o edilizia dei terreni anche quando tale trasformazione venga predisposta attraverso il fraziona-

mento e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il numero, l’ubicazione o la eventuale previsione di opere di urbanizzazione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti, denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio. Per quanto riguarda le spese inerenti ai terreni lottizzati (vendita di terreni ed edifici a seguito di lottizzazione o di opere finalizzate a rendere i terreni stessi edificabili) si precisa che esse sono costituite dal prezzo di acquisto o dal costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente, ovvero dal valore rideterminato con perizia nei termini stabiliti. In particolare, per i terreni che costituiscono oggetto di lottizzazione o di opere intese a renderli edificabili, se gli stessi sono stati acquistati oltre cinque anni prima dell’inizio delle citate operazioni, si assume come prezzo di acquisto il valore normale del terreno al quinto anno anteriore. Per i terreni acquisiti a titolo gratuito e per i fabbricati costruiti su terreni acquisiti a titolo gratuito si tiene conto del valore normale del terreno alla data di inizio delle operazioni che danno luogo a plusvalenza. Si precisa che per gli acquisiti per donazione, si assume come prezzo o costo di costruzione quello sostenuto dal donante. Se la percezione dei corrispettivi non avviene interamente nello stesso periodo d’imposta, le spese vanno calcolate proporzionalmente ai corrispettivi percepiti nel periodo d’imposta, anche se già sostenute, con ulteriore loro scomputo proporzionale in occasione della dichiarazione degli altri importi nei periodi d’imposta in cui ha luogo la relativa percezione. La rideterminazione del valore I valori dei terreni edificabili, dei terreni agricoli e dei terreni oggetto di lottizzazione per i quali il valore di acquisto è stato rideterminato nel 2010 devono essere distintamente indicate con il relativo versamento dell’imposta sostitutiva del 4%, nella dichiarazione dei redditi sulla base della perizia giurata di stima. Si ricorda che nel 2010 potevano essere oggetto di rivalutazione i terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2010 per i quali l’imposta sostitutiva è stata versata entro il 31 ottobre 2010. Nel caso di comproprietà di un terreno o di un’area rivalutata sulla base della perizia giurata di stima, ciascun comproprietario deve dichiarare il valore della propria quota per la quale ha effettuato il versamento dell’imposta sostitutiva dovuta. Nel caso di versamento cumulativo dell’imposta per più terreni o aree deve essere distintamente indicato il valore del singolo terreno o area con la corrispondente quota dell’imposta sostitutiva dovuta su ciascuno di essi. Terreni e Imposta sul valore aggiunto Si ricorda infine che la cessione di un terreno suscettibili di utilizzazione edificatoria, effettuate da imprenditori agricoli, costituisce operazione rilevante anche ai fini dell’IVA. Pertanto in caso di cessione di un terreno non agricolo, quando vi è coincidenza tra l’imprenditore e il proprietario del terreno stesso è d’obbligo assoggettare tale cessione all’IVA e non all’imposta di registro. In caso di comproprietà verrà fatturata la quota di competenza dell’imprenditore assoggettando il rimanente valore all’imposta di registro.


Italia/Mondo

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Con una corretta gestione delle rinnovabili nei prossimi dieci anni produzione pari a tre centrali atomiche

Dai campi energia anti nucleare L’agricoltura ha una potenzialità di15,8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio Dalle campagne italiane è possibile ottenere nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese agricole e senza causare danni al territorio. E’ quanto è emerso nel corso dell’incontro promosso dalla Coldiretti a Venezia “Per una filiera agricola italiana e rinnovabile” sul futuro energetico dell’Italia dopo i risultati del referendum che ha respinto la costruzione di centrali nucleari in Italia. In questo nuovo scenario - ha sottolineato la Coldiretti l’agricoltura gioca un ruolo decisivo poiché si propone di contribuire al bilancio energetico nazionale con una produzione di energia verde effettivamente sostenibile per l’ambiente ed integrata col territorio, privilegiando l’efficienza energetica anche grazie alla possibilità, tipica degli impianti agricoli di piccole dimensioni, di impiegare l’energia termica prodotta evitando gli sprechi e valorizzando i residui delle attività agricole, forestali e zootecniche. Secondo lo studio presentato da Coldiretti, la produzione energetica potenziale complessiva dell’agricoltura al 2020 può raggiungere infatti 15,80 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio). Si tratta - ha spiegato la Coldiretti - della somma 4,3 Mtep prodotti attualmente dal settore con i 11,50 Mtep che potenzialmente potrebbero aggiungersi nei prossimi dieci anni. Il risultato è un contributo pari all’8 per cento del bilancio energetico nazionale al 2020 (2,2 per cento attuale più la quota di espansione potenziale del 5,9 per cento). Sul piano ambientale sviluppando le rinnovabili con il coinvolgimento diretto del mondo agricolo e senza causare danni al territorio, si potrebbero evitare emissioni paria a 26,37 milioni di tonnellate all’anno di anidride carbonica (CO2), con un impatto occupazionale al 2020 di poco meno di 100.000 unità. Tuttavia, per attivare questo processo è necessaria un politica mirata, poichè, se è vero che oggi l’agroenergia rappresenta una opportunita’ il rapporto tra la tutela del territorio agricolo e lo sviluppo delle energie rinnovabili richiede – ha sostenuto la Coldiretti - la determinazione di puntuali criteri di bilanciamento. I principali strumenti, in questo senso, riguardano la definizione delle procedure autorizzative e la differenziazione dei livelli di incentivazione. E’ importante, allora, che la semplificazione autorizzativa sia effettivamente rivolta agli impianti di piccola taglia e che invece - ha precisato la Coldiretti - si continui a contrastare la diffusione dei grandi

Il business delle fonti pulite non sia per i soliti noti

Il Presidente nazionale Sergio Marini impianti fotovoltaici su suolo agricolo. Sul piano degli incentivi, inoltre, è vitale che i decreti attuativi della recente riforma del settore rinnovabili (Dlgs 3 marzo 2011, n.28) vengano emanati con sollecitudine, superando quelli che sino ad oggi sono stati i fattori limitanti di uno sviluppo sostenibile ed equilibrato delle rinnovabili sul territorio nazionale (indiffe-

Lo sviluppo delle rinnovabili dopo l’addio del nucleare non deve diventare un business per i soliti noti. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini, al Forum Internazionale sul futuro energetico dell’Italia dopo i risultati del referendum, nel denunciare il rischio di manovre speculative sulle rinnovabili con infiltrazioni anche della criminalità. Le energie rinnovabili di origine agricola – ha sottolineato Marini - possono dare un contributo al problema energetico del Paese ma

renziazione delle tariffe, mancanza di premialità per l’efficienza energetica e per la maggiore sostenibilità economica e ambientale di impianti alimentati da biomasse di origine locale o provenienti da filiere corte). Anche dal punto di vista tecnologico - ha continuato la Coldiretti - si apre una nuova sfida, che dovrà passare per l’adattamento delle

deve essere rispettato il primato della produzione del cibo nella gerarchia delle priorità. L’Italia – ha precisato Marini - è un Paese che ha conquistato nel mondo i primati nella produzione alimentare e nella bellezza paesaggistica che non possono essere messi in discussione da uno sviluppo senza regole delle energie rinnovabili che tolgono terreno fertile all’agricoltura, favoriscono le speculazioni e deturpano in modo indelebile l’ambiente. Gli stessi risultati del referendum hanno dimostrato

tecnologie degli impianti alle dimensioni ed alle strutture delle realtà produttive agricole e di allevamento nazionali, costituite essenzialmente da imprese di dimensioni medie e piccole. Importante - ha precisato la Coldiretti - è anche sostenere lo sviluppo di sistemi e di tecniche complementari (come quelle per l’abbattimento dei carichi azotati a valle della produzione

Riso, Pac da mantenere anche dopo il 2013 La consulta di settore della Coldiretti ha approvato le linee programmatiche proposte per regolamentare l’Organizzazione Comune di Mercato del riso dopo il 2013. Il documento legato al progetto di filiera agricola italiana, è stato sottoscritto e condiviso dal resto della filiera risicola. Nella definizione della Politica agricola europea (Pac), la Commissione Europea ha da sempre riconosciuto la specificità del settore riso nel preservare l’integrità territoriale, tutelare la biodiversità e gestire efficientemente il sistema irriguo. Inoltre, l’impianto economico-finanziario adottato nell’ambito dell’Organizzazione Comune di Mercato del settore ha consentito di mantenere e sviluppare la coltivazione anche in aree dal delicato equilibrio idrico e ambientale, favorendo la conservazione di un patrimonio paesaggistico ricco di tradizio-

ni e culture plurisecolari, contribuendo pure a consolidare la specificità del tessuto imprenditoriale agricolo territoriale. In questo contesto, il settore propone che nella Pac post 2013 siano confermate tutte le risorse che attualmente regolano il comparto del riso; allo stesso tempo, chiede il mantenimento dell’aiuto specifico erogato in funzione del ruolo ambientale che la risaia svolge e a tutela dei maggiori costi di produzione che il produttore risicolo sopporta per rispettare l’ecosistema e mantenere l’equilibrio idrico del territorio. Nella futura Politica agricola comune vanno inoltre implementate tutte quelle misure che possono favorire il contenimento dei costi, miglioramento dell’efficienza e il consolidamento del reddito attraverso: forme assicurative agevolate sia sul reddito che

contro le calamità naturali; sostegno allo stoccaggio presso le strutture dei risicoltori per favorire una maggiore fluidità dell’offerta attraverso la graduale immissione del prodotto sul mercato (questo contribuirà alla stabilizzazione dei prezzi, evitando il concentrarsi dell’offerta solo in determinati periodi della campagna); reti di salvaguardia nei casi di crisi di mercato; miglioramento dei rapporti interprofessionali e della contrattualistica, utilizzando tutte le forme di aggregazione; interventi per la valorizzazione e la promozione con particolare attenzione allo sviluppo di filiere corte. In questo quadro emergono però delle preoccupazioni su come la Commissione Europea sta orientando scelte di politica internazionale nelle negoziazioni Wto, dove occorre sostenere l’attuale stabilità finanziaria

del settore garantita dalla Pac; alcuni meccanismi proposti per modificare sostanzialmente il quadro tariffario che regola l’attuale sistema mercantile mondiale potrebbero alterare fortemente i mercati comunitari in termini di concorrenza e di reddito agricolo. Per tutte queste ragioni Coldiretti ritiene che vadano ricercati i giusti equilibri internazionali sui tavoli competenti, ma tenendo sempre presente che le politiche comunitarie introdotte nel comparto risicolo e condivise dalla filiera vanno difese e consolidate. Il sistema-Italia rappresenta infatti il motore trainante per l’intera economia risicola europea con circa 5.000 imprese agricole specializzate, oltre 10.000 famiglie impiegate nell’indotto e 247.653 ettari coltivati nel 2010 per un giro d’affari complessivo superiore a 1,3 miliardi di euro.

che per gli italiani – ha sostenuto Marini - piu’ importante dell’autosufficienza energetica è la qualità della vita messa a rischio dalla paura di avere una centrale nucleare vicina. Questo segnale va ascoltato dalla politica soprattutto quando sono in gioco interessi importanti come il nucleare o gli ogm. Non necessariamente quello che ci offre la scienza va bene ai cittadini che devono essere per questo sempre coinvolti soprattutto nelle decisioni destinate a condizionare la vita per sempre.

di biogas da reflui zootecnici) o innovative quali la produzioni di biocarburanti di nuova generazione, alla scala territoriale consona e senza impiegare ogm. “Ci sono diversi motivi che ci avevano già convinti che in Italia era meglio tenersi lontani dalle centrali nucleari ed investire sulle energie rinnovabili” ha affermato nelle conclusioni il presidente della Coldiretti Sergio Marini. “Innanzitutto, - ha sottolineato Marini - c’è il tema della sicurezza che è drammaticamente tornato alla ribalta dopo il disastro in Giappone, che non si puo’ semplicemente liquidare come una questione “emotiva”. In secondo luogo, - ha continuato Marini - sarebbe stato assurdo per l’Italia avviare oggi un percorso che ci impegnerebbe per diversi anni proprio quando molti Paesi, a cominciare dalla Germania, hanno invece deciso in questi giorni di uscire dal nucleare. In ultimo, è bene tenere in mente anche per il futuro che sulle applicazioni scientifiche che potenzialmente possono arrecare danni planetari, irreversibili e irrisolvibili, come il nucleare e gli ogm - ha precisato Marini - i cittadini hanno il diritto e il dovere di potere decidere se e come ciò che la scienza propone debba essere applicato. Da parte nostra ha concluso Marini - siamo ben lieti di poter continuare a produrre il buon cibo libero dalle contaminazioni del nucleare, libero dagli ogm e ad emissioni zero. Cioè proprio quello che la gente ci chiede.


nuovo grano numero 6/2011