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ANNO XX ­ N. 7 MENSILE ­ Poste Italiane SpA ­ Spedizione in abb. postale ­ 70x100 LO/MI ­ LUGLIO­AGOSTO 2012 DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE VIA RIPAMONTI, 37/A 20136 MILANO ­ TELEFONO 02/5829871

Giovedì 5 luglio a Roma si è tenuta l’annuale assemblea della Coldiretti con 15 mila agricoltori da tutte le regioni

L’Italia che fa l’Italia Il Made in Italy come leva per lo sviluppo del nostro Paese in difficoltà

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Il presidente Sergio Marini: I segreti del meno burocrazia e più tipicità matrimonio Ritornare a fare ciò che sappiamo fare, cioè puntare sui nostri territori e sulle nostre tipicità. E’ questa la ricetta per uscire dalla crisi che il Presidente Nazionale di Coldiretti, Sergio Marini, descrive dal palco del Palalottomatica di Roma di fronte a quindicimila agricoltori provenienti da tutte le regioni d’Italia, in occasione dell’annuale assemblea della principale organizzazione agricola Il discorso del Presidente del Paese. Spronato e appoggiato dalle parole dei ministri Corrado Passera (Sviluppo Economico) e Mario Catania (Politiche agricole), che hanno voluto essere presenti e intervenire ai lavori dell’assise, il Presidente Marini traccia la strada da percorrere nel

futuro prossimo: “Avanti su etichettatura, internazionalizzazione e semplificazione”. La lotta che Coldiretti sta portando avanti per l’indicazione di origine obbligatoria in etichetta su tutti i prodotti, è una battaglia di civiltà a tutela di tutti i consumatori. A favore delle imprese e dei produttori, invece, Coldiretti chiede una maggior sburocratizzazione con l’eliminazione degli adempimenti inutili e una Nazionale di Coldiretti maggior internazionalizzazione, con l’impegno di proseguire sempre più nel progetto della Filiera Agricola Italiana che ha già raggiunto importanti traguardi. SERVIZIO A PAG. 3

perfetto nell’assise regionale dei pensionati di Coldiretti

Iniziativa realizzata con il contributo di Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura

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Rinnovati i contratti provinciali di lavoro agricolo a Milano Lodi e Monza Brianza SERVIZIO A PAG. 9


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Al Palalottomatica di Roma Eur, 15 mila agricoltori si sono ritrovati per l’annuale assemblea della Coldiretti

L’Italia che non si arrende Il rilancio del Paese passa anche dalla valorizzazione del vero Made in Italy Sono stati 15 mila gli agricoltori provenienti da tutte le regioni d’Italia che giovedì 5 luglio hanno partecipato all’annuale assemblea di Coldiretti, al Palalottomatica di Roma Eur. “L’Italia che fa l’Italia”: è stato questo il tema su cui si è discusso nella tradizionale assise della principale organizzazione agricola italiana. Tanti gli ospiti presenti che hanno affiancato e ascoltato le parole del Presidente Nazionale di Coldiretti, Sergio Marini: il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Monsignor Mariano Crociata, il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari, il presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, oltre che i vertici delle forze dell’ordine e della guardia di Finanza. All’incontro anche una folta delegazione della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza capitanata dal Presidente Carlo Franciosi e dal Direttore Carlo Greco. “La nostra agricoltura può dare un contributo fondamentale per il rilancio del Paese – spiega il Presidente Franciosi -. Come ha ricordato il nostro Presidente Nazionale, Sergio Marini, per uscire dalla crisi dobbiamo puntare

Una panoramica dell’assemblea della principale organizzazione agricola italiana al Palalottomatica di Roma Eur sulle tipicità del nostro territorio e sulla creatività delle nostre imprese. I diversi primati ottenuti nella qualità e nella salubrità dei prodotti dimostrano che il modello agricolo italiano è vincente nel mondo”.

“Con il progetto della Filiera Agricola Italiana – spiega il direttore Carlo Greco – vogliamo valorizzare il nostro territorio producendo cibo sano e sicuro, creando nuova occupazione e nuova economia. Tra

Milano, Lodi, Monza e Brianza abbiamo già oltre 40 farmers’ market attivi e altri sono in via di definizione”. “La nostra agricoltura – spiega ancora Carlo Franciosi - va aiutata perché produce beni etici durevoli

in termini sociali ed ambientali che non sono misurati dal Pil, ma dai quali dipende molta parte della qualità della vita dei consumatori”. Per questo Coldiretti chiede con forza l’applicazione della legge sull’etichettatura d’origine e una maggiore semplificazione. In Italia, le aziende sprecano 100 giorni all’anno per sbrigare le pratiche burocratiche. Bisognerebbe – spiega la Coldiretti – eliminare tutti quegli adempimenti inutili, mantenendo quelli che garantiscono la sicurezza alimentare ed ambientale che qualificano il nostro made in Italy. “A tutela delle produzioni agroalimentari italiane – precisa il presidente della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Carlo Franciosi –, che rappresentano il 15 per cento del Pil nazionale, è necessario che venga approvata al più presto una legge sull’etichettatura d’origine. La nostra è una battaglia di civiltà, in difesa del lavoro dei nostri agricoltori e della salute dei nostri cittadini, troppo spesso ingannati dal falso made in Italy”. E proprio contro i “tarocchi” - conclude la Coldiretti – bisogna creare un percorso di penetrazione dei mercati internazionali per non lasciare che il finto made in Italy continui ad occupare il mercato mondiale dell’agroalimentare.

I ministri Corrado Passera e Mario Catania esaltano l’importanza del settore primario nell’economia nazionale

Per combattere la crisi serve più agricoltura Internazionalizzazione, semplificazione ed etichettatura alcuni degli impegni assunti di fronte a Coldiretti Più agricoltura per superare la crisi. E’ la “ricetta” scaturita dagli interventi dei Ministri e delle personalità intervenuti all’Assemblea nazionale della Coldiretti, davanti ai quindicimila imprenditori agricoli ritrovatisi al Palalottomatica di Roma. “In un periodo così difficile il vostro mondo ha dimostrato capacità imprenditoriale e unità di intenti” ha sottolineato Corrado Passera, titolare del dicastero dello Sviluppo economico. “Ci sentiamo impegnati verso il vostro mondo – ha continuato - perché voi siete un pezzo molto importante anche quantitativamente e non solo per il Prodotto Interno Lordo perché la società è molto più del Pil, e molte cose che mandano avanti il mondo non si comprano e non si vendono”. Secondo Passera molti altri settori non ci sarebbero senza l’agricoltura e “molto del ‘marchio Italia’ non ci sarebbe senza l’agroalimentare. Un Paese si tiene se si riconosce in una identità che nasce da tradizioni, ma anche dalla condivisione di una idea di futuro e molti momenti cupi sono stati superati grazie alla condivisione di un progetto, con valori come i vostri, che significano competitività, ma anche coesione sociale”. Sul fronte dell’internazionalizzazione, il ministro ha sostenuto la necessità di favorire forme di aggregazione di filiera per la crescita internazionale. Rimettere l’agricoltura al centro del modello di sviluppo è anche l’impegno del Ministro delle Politiche agricole Mario Catania. “Per il futuro – ha detto - dobbiamo definire quale modello di sviluppo vogliamo per il Paese: ci siamo dimenticati quanto l’agricoltura può rappresentare come traino sui mercati mondiali e troppe volte è stata considerata residuale”. Secondo Catania “dobbiamo partire dalla realtà dell’impresa agricola italiana che, come ha detto Ma-

Il ministro dell’Agricoltura Mario Catania

rini, è ricca per produzione e occupazione ad ettaro, ma non ha un adeguato riconoscimento economico”. Catania ha detto che la sua sfida sarà chiedere a Bruxelles una normativa che riconosca in modo evidente qual è l’origine del prodotto fresco e trasformato. “Non faccio deviazioni – ha affermato – e resto sulla strada della tutela della qualità e dell’origine”. “Non sono contento di come funziona la filiera in Italia – ha proseguito il ministro – perché ci sono prodotti ortofrutticoli freschi che arrivano sul mercato a 2 o 3 euro mentre ai produttori vengono corrisposti 30 centesimi. Non è giusto. Bisogna scardinare un sistema dove c’è troppa intermediazione parassitaria. Rimuovere ostacoli per i produttori. Tutta la Gdo deve cercare un contatto diretto con i produttori ed eliminare le intermediazione dannose”. Catania ha poi fornito rassicurazioni sull’allarme lanciato dal presidente Marini sulla scadenza dei termini per i decreti

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera

Il Presidente Nazionale Sergio Marini con gli esponenti del Governo Monti

sui terreni demaniali, esprimendo anche il suo rammarico per il continuo consumo di suolo: “Negli ultimi 30 anni – ha ricordato – ci siamo

mangiati 5 milioni di ettari agricoli: è una follia, un delitto che dobbiamo fermare”. Catania ha affrontato anche la questione delle ener-

gie rinnovabili “che – ha detto – non possono entrare in competizione con l’agricoltura alimentare, facendo lievitare gli affitti dei terreni. Per questo abbiamo riscritto la normativa indirizzando i finanziamenti ai sottoprodotti agricoli e non a produzioni no food”. Il ministro ha poi annunciato che i negoziati della nuova Pac sono molto difficili, ma che è sostenuto da tutto il Governo e che ha bene in mente gli interessi dell’agricoltura italiana, tanto da assicurare che “la Pac che verrà – ha detto – sarà una Pac in cui le risorse andranno solo a chi fa veramente agricoltura e che lo sviluppo rurale verrà incentrato sulle esigenze delle imprese e non su altri interessi”. Infine, il Ministro ha sostenuto che c’è molto da fare sul fronte della pubblica amministrazione, ma assai presto si cercherà di “girare pagina” su questa vicenda. Per dare risposte alle imprese abbiamo bisogno di buona politica e non di cantastorie e antipolitica.


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Dalla crisi alla spending review, il Presidente Nazionale di Coldiretti Sergio Marini detta la linea per un futuro migliore

Torniamo a fare ciò che sappiamo “Scommettiamo sulle nostre tipicità e alla politica diciamo: meno burocrazia e più riforme” Un discorso ampio e attuale quello che il Presidente Nazionale, Sergio Marini, ha tenuto dal palco del Palalottomatica. Dalla crisi alla spending review, dalla burocrazia alla lentezza della politica, il Presidente ha analizzato tutti i punti caldi dell’attualità politica ed economica, lanciando un appello affinché le istituzioni siano più pragmatiche e considerino l’agricoltura e il modello agro-alimentare italiano una leva su cui puntare per il rilancio del Paese. Di seguito alcuni stralci tratti dall’intervento di Sergio Marini CRISI, PER BATTERLA L’ITALIA SCOMMETTA SULLE TIPICITÀ “Noi rappresentiamo un’idea di crescita e di sviluppo completamente diversa da quella dominante: l’Italia e il suo futuro sono legati alla capacità di tornare a fare l’Italia, cioè di essere l’Italia della grande creatività, delle piccole e medie imprese agricole, artigiane, manifatturiere che poi sanno crescere e conquistare il mondo. C’e’ una Italia del buon cibo e di quell’agroalimentare che sa incontrare i bisogni profondi dei consumatori e dei cittadini, del turismo, dell’arte, della cultura, della bellezza, dell’innovazione intelligente. E’ questa l’Italia futura, quella per cui il territorio è una miniera di opportunità, il cui modello di sviluppo è compatibile con la salvaguardia di un capitale umano e sociale unico al mondo e con la sapiente ricerca della felicità e dello stare bene insieme”. SPENDING REVIEW: TAGLI I 100 GIORNI DI BUROCRAZIA “Occorre cogliere l’occasione della spending review per togliere di mezzo una volta per tutte quegli adempimenti burocratici inutili che tolgono all’attività di impresa vera cento giorni l’anno. Il vero vantaggio di una spending review “possibile” non è solo nel taglio del personale pubblico che sarà difficile per il costo sociale che ne deriverebbe ma nel recupero di almeno cento giornate di lavoro all’anno che gli imprenditori perdono per stare dietro alle carte. Non vanno certo eliminati quegli adempimenti che garantiscono la sicurezza alimentare ed ambientale che qualificano il nostro Made in Italy, ma non c’è dubbio che troppo spesso la burocrazia si inventa pratiche per giustificare se stessa. Basterebbe ridimensionare questa micidiale spinta creativa per recuperare qualche punto di Pil”. C’E’ UNA VIA ITALIANA ALLO SVILUPPO “Il modello delle economie di scala e le leggi del Pil e della finanza da sole stanno impoverendo le nostre famiglie e i nostri territori spingendo a produrre al minor costo senza tenere in alcuna considerazione il prezzo sociale, ambientale ed etico che provocano. Siamo convinti che il nostro Paese possa ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali solo se saprà ripartire dai territori, in primo luogo dal loro patrimonio ambientale e culturale, e dalla creatività delle sue piccole e medie imprese che insieme rendono distintivo il marchio Italia. Una via che saprà reggere anche la competizione globale, contando sulla produzione e su flussi di merci speciali per biso-

Il Presidente Sergio Marini durante l’intervento all’assemblea annuale di Coldiretti

Il Presidente Marini firma le bandiere ai soci gni speciali, percepiti dai consumatori sparsi in molti luoghi del mondo. Ma vi è anche un altro aspetto, forse più importante. L’agricoltura che rappresentiamo, fatta di dialogo diretto con la società attraverso la vendita diretta e di risposte concrete alle sue scelte di consumo sempre più consapevoli, racconta che si può generare nuova economia e nuova occupazione arricchendo nel contempo la comunità, garantendo la nostra gente prima come cittadini e poi come consumatori. E’ tempo di ripensare lo sviluppo in una logica di benessere secondo principi di sostenibilità, etica del lavoro e coesione sociale”. RIFORME: POLITICA SPESSO HA SMARRITO CAMMINO “Troppo spesso la politica ha smarrito il suo cammino: non media fra le spinte conflittuali dei ceti e degli Stati, con sempre maggior frequenza confonde gli interessi particolari con quelli generali. Così in Italia e così in Europa. Si dice che stiamo vivendo una crisi finanziaria economica globale: questa è una “non verità” perché quella che stiamo vivendo è una crisi “politica globale”. La responsabilità è infatti della politica che ha fatto un passo indietro, accettando la globalizzazione dei mer-

L’arrivo dei partecipanti al Palalottomatica

cati senza globalizzarsi. In ciò non è mancata una certa supponenza: l’idea infatti che il mercato si sarebbe auto-regolamentato è stata puntualmente smentita dalla storia. La globalizzazione senza regole è diventata globalismo, il mercato senza regole mercatismo dove tutto è merce e il Pil è l’unico misuratore con la speculazione che vince sull’etica e sul lavoro. Dalla politica non si prescinde, oltre c’è il vuoto, lo sappiamo, ma sappiamo anche che “la cattiva politica” rischia di compromettere il destino del paese e il destino dell’Europa. Abbiamo bisogno di tanta buona politica, che sappia intervenire tempestivamente, che sia rivolta al fare, che ritrovi una salda visione etica. Ne abbiamo bisogno a casa nostra e fuori. Per usare le parole di De Gasperi: lo sforzo di mediazione e di equità è compito necessario dell’Autorità europea”. INVESTIRE SU VALORI ETICI E BENI COMUNI “Possediamo una borsa valori che sa misurare con puntualità solo il danaro e la ricchezza. La crisi in cui viviamo non deve oscurare la necessità di investire anche su un’altra gamma di valori, che sono valori che non si vendono e acquistano e che quindi non sono misurati dal Pil ma sono durevoli,

continuativi che non conoscono erosione: la socialità, l’amicizia, la famiglia, lo stare bene assieme, la spiritualità nelle sue varie espressioni culturali, la solidarietà. In questi anni l’Italia ha conosciuto il logorio di una serie di beni che nell’ultimo cinquantennio le hanno consentito di diventare una grande potenza economica. Un ulteriore peggioramento su questa strada, potrebbe comprometterne severamente la ripresa. Vi sono “beni” dalla cui stabilità dipendono le energie stesse e la coesione dell’intera comunità: ci riferiamo alla salute, alla formazione, al concetto di sussidiarietà, alla strumentazione scientifica, a condizioni di lavoro ‘dignitose’ che necessariamente comprendono una soglia di reddito equa per tutti. Dalla tenuta di questo patrimonio, in un’economia sociale di mercato dipendono le vite delle famiglie, l’avvenire dei figli, l’autunno degli anziani e i singoli destini individuali. Noi restiamo impegnati per far sì che l’azione dello Stato, delle amministrazioni pubbliche, dei soggetti privati sia avviata in questa direzione”. LA MERCIFICAZIONE DEL CIBO AFFAMA UN MILIARDO DI PERSONE “La mercificazione del cibo accende focolai di rivolte e costringe un miliardo di persone a soffrire

la fame. La speculazione non dà ormai riparo da periodiche volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, che è solo uno degli effetti di un sistema economico globale che ha declassato il cibo a merce qualsiasi dimenticandone l’essenza come bene essenziale e, per sua natura, a destinazione universale. E’ sul valore del cibo come bene comune e della produzione agricola come sua premessa primaria che si basa il nostro progetto a sostegno dell’agroalimentare italiano. Il valore del cibo come bene comune è l’unico che possa garantire uno sviluppo sostenibile della produzione alimentare fondato sui territori che coniughi i principi di sovranità e sicurezza alimentare con quelli di equità e accessibilità di tutti al cibo. E’ attorno a questo valore che la nostra agricoltura di qualità concilia gli interessi delle nostre imprese con quelli dei cittadini e della collettività”. UE: LA POLITICA TORNATA SOVRANA. VETO ANCHE SU PAC “Con il recente vertice di Bruxelles la politica ha dimostrato che puo’ recuperare la sua sovranità e l’Italia puo’ tornare ad avere il ruolo che merita nei confronti degli altri Paesi membri. La politica ha battuto un colpo anche grazie alla minaccia di veto dell’Italia che non bisogna avere paura di usare nei momenti centrali, come la riforma della politica agricola comune (Pac) dalla quale dipende molto del futuro del cibo, dell’ambiente, del paesaggio e della qualità della vita del Made in Italy. L’agricoltura produce beni etici durevoli in termini sociali e ambientali che non si misurano con il Pil, ma dai quale dipende molta parte della qualità della vita degli italiani”. L’AGROALIMENTARE ITALIANO E’ UN MODELLO VINCENTE “Nel grande mare della globalizzazione ci salveremo solo ancorandoci a quei prodotti, quei manufatti, quelle modalità di produzione che sono espressione diretta dell’identità italiana, dei suoi territori, delle sue risorse umane. Questo patrimonio è inalienabile e costituisce la più forte leva competitiva del nostro ‘produrre’, come confermano le imitazioni del nostro Made in Italy su scala mondiale che hanno raggiunto proporzioni gigantesche a riprova della sua assoluta unicità e della sua straordinaria bontà. L’agroalimentare italiano è un riferimento per individuare strategie di sviluppo per l’intero Paese: il modello agricolo italiano è infatti vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Germania, Francia e Spagna e il triplo di quella Inglese. Leadership per i prodotti tipici, record di longevità grazie alla dieta mediterranea, top di presenze per il turismo eno-gastronomico, i sistemi di controllo più efficaci del mondo per garantire la salubrità dei prodotti, sono alcuni dei primati del Made in Italy agroalimentare. Un settore che rappresenta il 15 per cento del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro.


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Da Monsignor Mariano Crociata, Segretario generale della Cei, a Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia

Le altre voci dal palco di Roma “Gli agricoltori meritano rispetto per il ruolo economico e sociale che svolgono” Il Segretario generale della Cei, Monsignor Mariano Crociata, il presidente di Slow Food International, Carlo Petrini, il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari e il presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Sono stati questi gli ospiti che, dal Palalottomatica di Roma, hanno rivolto un saluto caloroso agli imprenditori agricoli accorsi da tutta Italia per l’assemblea nazionale. Di seguito riportiamo i passaggi essenziali dei loro interventi. Monsignor Mariano Crociata Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Il primo a prendere la parola è stato Monsignor Mariano Crociata, Segretario generale della Cei, introdotto dal Segretario nazionale Coldiretti Enzo Gesmundo. “Sono particolarmente contento di ritornare in mezzo a voi in occasione di questa Assemblea nazionale” ha esordito Monsignor Crociata, esprimendo il proprio apprezzamento verso il Presidente Sergio Marini e i consulenti ecclesiastici che accompagnano da vicino il cammino della Coldiretti. “La perdurante crisi economica e finanziaria, con le sue incognite pone gli imprenditori di fronte a sfide inedite e difficili, che siete chiamati ad affrontare da Cristiani, coltivando rinnovato e profondo senso di responsabilità, dando prova di condivisione e solidarietà” ha affermato Monsignor Crociata, riprendendo le parole stesse del Santo Padre. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha poi auspicato un ritorno ai valori essenziali, “alle stesse radici di fede cui – ha detto – la Coldiretti si è sempre richiamata, operando nel valore della carità e nel solco del magistero sociale della Chiesa”. Il senso del dovere, la capacità di condivisione e di sacrificio, la solidarietà, l’osservanza delle giuste esigenze del riposo e della rigenerazione corporale e spirituale sono tutti i valori che Monsignor Crociata ha riconosciuto a Coldiretti e agli imprenditori agricoli. “Da qui – ha aggiunto – passano le condizioni per la stessa riscossa rispetto a una crisi che se si manifesta con evidenza sotto il profilo economico, affonda in realtà in un profondo disorientamento morale, che ha portato ad anteporre al bene comune gli interessi e le esigenze individuali, o comunque di parte”. Poi, dalle parole di Mons. Crociata, “un riconoscimento” rivolto a Coldiretti “per l’opera educativa e sociale che portate avanti con generosità”. In merito alla manovra del Governo, che in questo momento di difficoltà ha chiesto sacrifici anche al settore agricolo, Mons. Crociata ha riconosciuto che Coldiretti ha saputo unire le ragioni della giusta difesa del settore primario alla “disponibilità a contribuire, con dei sacrifici, al superamento della difficile prova che il nostro Paese vive”. Sul fronte occupazionale, Mons. Crociata ha dato atto che tanti giovani, e tanti immigrati, “anche grazie all’opera di Coldiretti si sono inseriti in agricoltura”. “Siete portatori di un’agricoltura attenta alla comunità, alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, alla salubrità dei prodotti e degli allevamenti, garanzia di qualità”. “Rientra in questa cultura – ha aggiunto – la grande opportunità del progetto di Campagna Amica, che ha saputo creare nuovi rapporti tra chi produce e chi acquista”. Mons. Crociata si è congedato dalla platea di Coldiretti augurando a tutti gli agricoltori di continuare con fiducia e innovazione, “investendo nella riscoperta di vecchie produzioni, colture biologiche, servizi prestati a enti pubblici o privati , con nuove proposte (come la cosmesi, le erbe officinali),

Il palco delle autorità all’assemblea nazionale di Coldiretti consapevoli che il vostro lavoro già anticipa per il nostro Paese quei tempi migliori che tutti attendiamo”. CARLO PETRINI Presidente Slow Food International No all’agricoltura produttrice di cibo scadente a basso prezzo. E’ quanto ha affermato il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, durante il suo intervento dopo aver messo in evidenza il prezioso ruolo svolto dal settore agricolo anche dal punto di vista ambientale e aver biasimato lo spreco di cibo. “Negli ultimi 50 anni - ha detto – si è purtroppo persa la valorialità del cibo. In ogni angolo del pianeta il cibo ha invece un forte valore per chi lo produce”. Secondo il presidente di Slow Food il cibo è energia per la vita e deve quindi avere il giusto valore. Rimarcando la necessità di rifiutare lo spreco, di difendere la Terra Madre e la biodiversità, di valorizzare la filiera corta, di difendere il suolo agricolo che nel nostro Paese è sotto attacco speculativo, Petrini ha affermato “che bisogna dare valore agli agricoltori perché presidiano un nuovo concetto di economia”. In conclusione ha quindi posto l’accento sulla necessità di consolidare il rapporto tra produttore e consumatore nonché

L’intervento di Monsignor Mariano Crociata di difendere la biodiversità che rappresenta un valore forte e pertanto deve essere mantenuta nei campi. Per il presidente di Slow Food prioritaria deve essere anche la difesa della legalità. “Non è possibile – ha detto – che i contadini nel nostro paese vengano considerati come l’ultima ruota del carro. Essi sono presenti da oltre 10 mila anni e quindi meritano rispetto. Il loro la-

voro è simbolo di una nuova economia e di una nuova giustizia sociale”. CATIUSCIA MARINI Presidente Regione Umbria Un lavoro antico fatto sul territorio. Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, definisce così l’opera degli agricoltori dal palco del Palalottomatica. “La Coldiretti ha detto - rappresenta la grande

forza e la grande qualità dell’agricoltura italiana, uno dei settori in grado di farci uscire dalla crisi. Se il nostro Paese è uno dei più amati da artisti e turisti lo deve anche al fatto che l’agricoltura ha mantenuto la sua funzione essenziale, di impresa produttiva e di salvaguardia del paesaggio. Per Catiuscia Marini è necessario dare valore economico alla qualità e alla multifunzionalità della impresa agricola per permettere ad essa di esplicare tutte le sue potenzialità. E’ questa la strada – ha concluso - sulla quale si deve indirizzare l’azione del governo. VINCENZO TASSINARI Presidente COOP Italia Coldiretti e Coop Italia non possono non collaborare. E’ il messaggio lanciato da Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia. “Viviamo un momento di recessione dei consumi, una recessione – ha esordito che riguarda tutte le nostre imprese. Un fenomeno che accomuna tutti i Paesi europei. Il consumatore europeo si sta impoverendo per l’inflazione, che a livello italiano sta superando il 4 per cento. E il reddito dei cittadini cresce meno dell’inflazione. La causa – ha detto Tassinari - è la speculazione che attacca la nostra produzione. Abbiamo una politica economica sbagliata che impoverisce le famiglie italiane. Serve invece una politica economica che punti al sostegno e alla solidarietà, soprattutto dei soggetti più deboli”. In una fase del genere, secondo Tassinari, la priorità assoluta è comprendere i bisogni dei consumatori rilanciando i consumi e le produzioni. “Ma il consumatore vuole scegliere e i nostri prodotti – ha detto il presidente di Coop Italia - devono tenere conto del potere di acquisto diminuito. Occorre utilizzare la formula del prezzo più giusto. Noi lavoriamo con 10.000 imprese agricole e conosciamo bene i problemi. La distribuzione non è più un’isola felice perché anche noi sentiamo pesantemente la crisi. Insieme a Coldiretti abbiamo lanciato la pasta “100% Italia”, valorizzando il valore dell’italianità. Il 90% dei cittadini italiani riconosce il valore dell’equo compenso alla produzione. La Coop può sviluppare le produzioni italiane, può svolgere un ruolo da cerniera. Noi possiamo mettere delle barriere – ha aggiunto il presidente di COOP Italia - ma le dobbiamo mettere nella testa dei consumatori italiani, barriere che sono rappresentate dai nostri valori”.

Il Presidente della Repubblica scrive una lettera ai vertici della Coldiretti

Il messaggio di Giorgio Napolitano Per il capo dello Stato l’agroalimentare può contribuire a una crescita forte e sostenibile “L’assemblea nazionale della Confederazione nazionale Coldiretti costituisce occasione importante per riaffermare il valore del grande patrimonio di capacità imprenditoriali, di dedizione al lavoro, di tutela delle tradizioni agro-alimentari, di attenzione alla difesa dell’ambiente di cui è ricca l’agricoltura italiana”. E’ quanto si legge nel messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al presidente della Coldiretti Sergio Marini, in occasione all’Assemblea nazionale della principale organizzazione agricola italiana, a Roma. “In una situazione economica difficile, Coldiretti è chiamata ad offrire un apporto rilevante di riflessione e di proposta sul contributo che questo settore puo’ dare alla ripresa di una crescita, forte e sostenibile, dell’economia italiana. In questa direzione assume grande rilievo l’impegno, testimoniato anche dalla fattiva e costante attivita’ della vostra organizzazione, per la valorizzazione delle necessarie forme di collaborazione ed associazione tra produttori. Sono certo che gli associati ed i dirigenti della Coldiretti parteciperanno con la tenacia e l’intelligenza che hanno sempre dimostrato al comune sforzo per superare le attuali difficoltà”.


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I tempi e i risultati della politica nazionale ed europea nella prima analisi dell’ultima legislatura presentata a Roma

In Italia il Parlamento lumaca Un anno per ogni legge, nel settore primario due su tre rimangono inapplicate Nell’ultima legislatura in Italia è stato impiegato in media quasi un anno (359 giorni) per approvare ciascuna delle proposte di legge di iniziativa parlamentare. E’ quanto è emerso dalla prima analisi sull’efficacia della politica italiana e comunitaria nell’ultima legislatura illustrata dal Presidente della Coldiretti Sergio Marini, nel corso dell’Assemblea annuale dell’organizzazione degli imprenditori agricoli. “Si tratta di un record negativo a livello comunitario con il parlamento spagnolo che ha impiegato in media 163 giorni per approvare una legge nella IX legislatura (1aprile 2008 - 13 dicembre 2011) e quello francese 271 giorni nella XIII legislatura (periodo 20 giugno 2007 - 30 settembre 2011) ma che - ha affermato Marini - fa addirittura impallidire la pesante burocrazia dell’Unione Europea dove, nel periodo dall’avvio del Trattato di Lisbona ad oggi, per completare un processo legislativo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio dei Ministri a 27, si è impiegato in media “appena” 264 giorni, il 36 per cento di tempo in meno. Il problema è però che in molti casi - ha sostenuto Marini - le procedure di approvazione a livello nazionale e comunitario si intersecano o si sommano e i tempi di attesa per i cittadini e le imprese si moltiplicano”. Dall’analisi emerge inoltre che, nel nostro Paese sulle 8.205 proposte e disegni di legge presentati nel corso dell’ultima legislatura appena 205 sono andati in porto ed approvati, con una percentuale di efficacia di appena il 2,5 per cento, che metterebbe in crisi qualsiasi azienda italiana. “Si assiste ha sottolineato Marini - ad una proliferazione di proposte destinate a rimanere nel vuoto che non ha eguali in Europa. Questo significa ha continuato Marini - una perdita di energie, tempo e risorse, ma anche tante illusioni nei confronti delle aspettative dei cittadini e delle imprese e tante speranze destinate a svanire con la fine della legislatura”. In Germania nei cinque anni della XVI legislatura sono state presentate al Parlamento 905 iniziative legislative ma ne sono state complessivamente approvate ben 612 con una percentuale di approvazione di circa il 68 per cento mentre in Spagna su 559 iniziative legislative presentare 203, ben il 36 per cento, sono state approvate nella IX legislatura (1 aprile 2008 - 13 dicembre 2011) e in Francia nella XIII legislatura ( periodo 20 giugno 2007 - 30 settembre 2011) su 5064 presentate sono state approvate 439 (9 per cento). “Nell’Unione Europea, dall’attuazione del trattato di Lisbona ad oggi, gli atti legislativi con procedura ordinaria sono stati 315

dei quali 86 già completati, con una percentuale del 27 per cento che - ha concluso Marini - è di oltre dieci volte superiore a quella del parlamento italiano”. Focalizzando l’attenzione sull’attività legislativa nel settore agricolo, si scopre che nell’ultima legislatura italiana, sulle 233 iniziative di legge parlamentare assegnate alle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato nel corso dell’ultima legislatura solo 3 sono state approvate, ma di queste 2 sono rimaste del tutto inapplicate. “Se la situazione è preoccupante a livello generale, per il settore agricolo - ha sottolineato Marini siamo di fronte ad un quadro insostenibile per la mancata attuazione di norme fortemente attese dalle imprese agricole e dai consumatori che hanno peraltro trovato una positiva convergenza tra tutte le forze politiche, come la legge sull’obbligo di indicare in etichetta la prove-

qualsiasi tentativo di innovazione legislativa nel settore. La disattenzione nei confronti dell’agricoltura è stata peraltro resa evidente dall’incredibile turnover che si è verificato alla guida del dicastero dell’Agricoltura dove nel corso della legislatura - ha concluso Marini - si sono alternati ben quattro Ministri, alcuni dei quali sembravano addirittura disinteressati o in parcheggio”. A livello comunitario, con quasi nove anni di attesa (3.240 giorni) prima che si realizzi la completa applicazione, il titolo di “provvedimento lumaca” spetta al Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, a conferma della pesante e impropria influenza delle lobby sui temi dell’alimentazione e della trasparenza del mercato. Ci sono voluti 1.392 giorni (46 mesi), dal 31 gennaio 2008 al 22 novem-

tempo intollerabile rispetto alle esigenze delle imprese agricole e dei consumatori che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare gravi emergenze alimentari che hanno pesato enormemente con pesanti conseguenze in termini economici e soprattutto di vite umane. Le emergenze alimentari dovute alle sofisticazioni sono costate solo in Italia almeno 5 miliardi negli ultimi dieci anni, dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melanina al grano canadese contaminato dall’ocratossina fino alla carne di maiale irlandese alla diossina che è stata trovata nei mangimi e negli allevamenti in Germania. “Si tratta di emergenze che nascono da tentativi fraudolenti di risparmiare sui costi di produzione del cibo per farlo arrivare a prezzi stracciati sugli scaffali”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “i rischi tendo-

nienza delle materie prime impiegate negli alimenti”. Ad essere approvata ad inizio legislatura, nel novembre 2008, e parzialmente applicata, è stata solo la legge (le norme) sul “Rilancio competitivo del settore agroalimentare” mentre ferme al palo sono sia quella sulla regolamentazione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma che quella sull’etichettatura di origine degli alimenti. Se per la legge sull’etichettatura approvata nel febbraio 2011, con il consenso unanime di tutti i gruppi parlamentari, mancano i decreti applicativi, per la legge del maggio 2011 recante disposizioni concernenti la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma manca il decreto attuativo che deve essere emanato di concerto tra Ministero delle Politiche Agricole, Ministero della Salute e Ministero dello Sviluppo Economico e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. “Il rinvio a decreti applicativi hanno bloccato di fatto - ha denunciato Marini -

bre 2011, per concludere il procedimento di approvazione del regolamento, che è entrato in vigore il 13 dicembre 2011: ma l’odissea non è finita per il consumatore. Dal 13 dicembre 2014 (2.510 giorni dalla presentazione della proposta legislativa) scatta solo l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili. “Per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data - ha continuato Marini - rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità. L’entrata in vigore dell’obbligo di fornire ai consumatori maggiori informazioni in etichetta resta di fatto indeterminata. L’etichettatura nutrizionale, infine, si applicherà solo dal 13 dicembre 2016, per un totale appunto di 3.240 giorni. Una latitanza che - ha sostenuto Marini - fa assomigliare molto l’Europa all’Italia quando si tratta di smantellare interessi consolidati che fanno affari sulla mancanza di trasparenza a danno dei consumatori”. Si tratta infatti di un arco di

no ad aumentare proprio in tempi di crisi con un numero crescente di consumatori che è costretto a risparmiare sul cibo”. “E’ quindi paradossale – ha concluso Marini che occorrano quasi nove anni per rendere operative normative condivise e fortemente attese proprio in un momento di grande difficoltà economica dell’Unione Europea”. Un ulteriore aspetto emerso dalla prima analisi sull’efficacia della politica italiana nell’ultima legislatura riguarda i riflessi negativi sulle imprese di molti adempimenti burocratici entrati in vigore. Un esempio su tutti – spiega la Coldiretti – riguarda il settore vitivinicolo dove alcune norme introdotte hanno causato la scomparsa del 10 per cento della produzione italiana di vini Doc, il simbolo del Made in Italy nel mondo. “L’inefficacia della politica - ha sottolineato Marini - si traduce anche in una ridotta qualità dell’attività legislativa che spesso rimanda a provvedimenti amministrativi che alimentano una tecnocrazia fine a se stessa che mette a rischio la

competitività delle imprese”. Un esempio eclatante viene dal vino che è il prodotto alimentare più esportato all’estero, simbolo del Made in Italy, ma che deve fare i conti a livello nazionale con un peso insostenibile di pratiche e documenti. “Dalla vendemmia 2008 - ha denunciato Marini - sono stati introdotti 12 nuovi adempimenti burocratici a carico delle imprese vitivinicole che producono vini a Doc e Docg, per l’entrata in vigore dei Decreti Ministeriali 29 marzo 2007 prima e 2 novembre 2010 poi sui controlli per i vini a Denominazione”. Il risultato è stato che molte aziende sono state costrette a rinunciare a produrre vini a denominazione d’origine per l’impossibilità di far fronte ad adempimenti spesso inutili che sottraggono ben 100 giornate di lavoro all’anno al tempo trascorso in vigna e in cantina e che hanno portato alla riduzione dei terreni destinati a produrre vini a Docg e Doc che sono passati dai 316 mila ettari del 2007 a 284 mila ettari del 2011, con una perdita stimata di produzione pari a oltre 100 milioni di litri di vino doc. Dalla produzione di uva - ha sottolineato Marini - fino all’imbottigliamento e vendita le imprese devono assolvere a oltre 70 attività burocratiche e relazionarsi con ben 20 diversi soggetti che vanno dal Ministero delle Politiche agricole alle Regioni, dalle Province ai Comuni, fino ad Agea, Organismi pagatori regionali, Agenzia delle Dogane, Asl, Forestale, Ispettorato Centrale qualità e repressione frodi, Nac, Guardia di Finanza, Nas, Camere di Commercio, organismi di controllo, consorzi di tutela, laboratori di analisi. Ma il peso della burocrazia - rileva Marini - è anche nella impressionante quantità di norme di settore. Più di 1.000, contenute in circa 4.000 pagine di direttive, regolamenti, comunicazioni, note e decisioni del Consiglio e della Commissione europea, leggi, decreti, provvedimenti, note, circolari e delibere nazionali e regionali. Un carico che rischia ora di gravare ancora di più sulle imprese, con la messa a regime del nuovo sistema di certificazione e controllo dei vini a Denominazione. “Appesantire inutilmente i carichi burocratici per i riconoscimenti dei vini a denominazione di origine significa indebolire il legame del vino con il proprio territorio, ridurre la competitività del Made in Italy e favorire la delocalizzazioni verso l’estero anche per effetto dall’annunciata liberalizzazione dei diritti di impianto, dello zuccheraggio e della nuova categoria dei vini varietali senza legame con il territorio di produzione”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini.


Speciale Palalottomatica

6 - Il Nuovo Grano

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La spending review degli italiani: si cambiano spesa e vacanze Più pasta (+ 3 per cento) e meno bistecche (-6 per cento):gli italiani, in tempo di crisi, cambiano le proprie abitudini e attuano una spending review anche a tavola. E’ quanto emerge dal rapporto della Coldiretti su “La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani” illustrato dal Presidente Nazionale Sergio Marini ed effettuato sulla base dei dati relativi ai primi cinque mesi del 2012 elaborati da Coop Italia per l’Assemblea Nazionale della Coldiretti. In media si stima che la quantità dei consumi alimentari sia diminuita dell’1,5 per cento: scendono gli acquisti di pesce (-3 per cento) e ortofrutta (-3 per cento) al contrario di pane e carne di pollo, in rialzo rispettivamente del 3 per cento e dell’1 per cento. Aumentano anche gli acquisti di tagli di carne alternativi, meno conosciuti e più economici. Oltre ai prodotti, cambiano anche le preferenze degli italiani riguardo al luogo dove fare spesa: se ben il 43 per cento, infatti, ha ridotto rispetto al passato la frequenza dei negozi tradizionali, il 29 per cento ha invece aumentato quella nei discount, mentre il 57 per cento ha mantenuto stabili i propri acquisti nei supermercati. “Il fenomeno di riduzione significativa dei negozi tradizionali – spiega il Presidente Nazionale Sergio Marini - determina anche effetti negativi legati alla riduzione dei servizi di prossimità e un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurez-

za sociale dei centri urbani”. Contro lo spopolamento dei centri urbani un’azione importante è svolta della rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica che puo’ contare nei paesi e nelle città su 5.326 aziende agricole, 753 agriturismi, 1.028 mercati, 178 botteghe per un totale di 6.532 punti vendita, ai quali si aggiungono 131 ristoranti e 109 orti urbani. La crisi influisce anche sul modo di consumare i pasti: molti hanno detto addio alla colazione al bar ritornando alle mura domestiche con latte, caffè e biscotti, miele e fette biscottate, il cui consumo è cresciuto del 5 per cento. Un’abitudine che - sottolinea la Coldiretti - riguarda anche i pranzi e le cene sempre piu’ spesso preparate in casa e che fa crescere i consumi di olio di oliva (+7 per cento), ma anche di vini tipici (+6 per cento) a conferma della tendenza a trascorrere piu’ spesso momenti conviviali a casa. Un aspetto positivo della spending review a tavola degli italiani è il taglio dei vizi e degli

sprechi: gli acquisti di caramelle, ad esempio, sono diminuiti del 6 per cento, quelli di liquori del 3 per cento. Giù anche gli aperitivi, i prodotti di cioccolato, le bibite e i dessert. E con la crisi si riscopre anche il piacere di prepararsi in casa i cibio che mangiamo, utilizzando le materie prime: ecco spiegato il +8 per cento negli acquisti di farina, il +6 per cento per le uova e il +4 per cento per il burro. Acquistando gli ingredienti e non il prodotto finito – spiega la Coldiretti – si risparmia e si ha la garanzia della qualità degli ingredienti che si usano. Secondo l’analisi Coldiretti/Swg, un italiano

su tre (33 per cento) prepara piu’ spesso rispetto al passato la pizza in casa, il 19 per cento piu’ frequentemente fa addirittura il pane, il 18 per cento marmellate, sottoli o sottaceti, il 13 per cento la pasta e l’11 per cento i dolci, rinunciando ai dessert confezionati i cui acquisti scendono non a caso del 10 per cento. Ma un numero crescente di italiani non si accontenta della preparazione casalinga dei cibi e si dedica addirittura alla coltivazione: quasi una famiglia italiana su tre dispone di un orto (30 per cento) e il 13 per cento coltiva ortaggi in terrazza, veranda o sul davanzale, secondo la Coldiretti. “Ricostruire il rapporto che lega il cibo che portiamo ogni giorno a tavola con il lavoro necessario per coltivarlo nel rispetto dei cicli della natura è un passo importante per un Paese come l’Italia che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere”, ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini. Anche durante le vacanze, la tendenza è quella del “fai da te”: tornano infatti i pranzi al sacco per un italiano su tre. Oltre a ritrovare il gusto di cucinare in casa, partendo dalle materie prime, molti italiani in tempi di difficoltà economiche riducono o annullano lo spreco rispetto al passato: tra questi il 66 per cento lo ha fatto attraverso una spesa più oculata, il 43 per cento diminuendo le quantità acquistate, il 54 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il

45 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza. In particolare, ben sei italiani su dieci vanno a caccia di sconti e offerte speciali, con il 49 per cento dei consumatori che fa la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi e scegliere quello più conveniente. Tra le tendenze emergenti si evidenzia anche l’aumento di quanti acquistano cibo locale e di stagione, tutti comportamenti che incidono positivamente sugli sprechi alimentari che ogni anno, in Italia, provocano una perdita di valore stimato pari a 37 miliardi di euro, in grado di garantire l’alimentazione a 44 milioni di persone. A finire nella spazzatura è circa il 30 per cento del cibo acquistato, soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che vengono sempre piu’ spesso salvati dal bidone con il ritorno piu’ frequente in tavola dei piatti del giorno dopo: dalle ottime polpette di carne alle frittate di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima e ancora la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia, ma anche la classica panzanella per recuperare anche il pane e le macedonie di frutta. Un ritorno ad un passato piu’ povero che ha dato pero’ origine a gustose ricette diventate simbolo della cultura eno-gastronomica del territorio come - conclude la Coldiretti - la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.

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Territorio

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Coldiretti incontra i produttori per una nuova società sul latte Una nuova società di scopo per la commercializzazione del latte. E’ stato questo il tema centrale dell’incontro che la Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza ha tenuto con i soci lo scorso 11 luglio nella sede abbiatense dell’associazione. “Abbiamo proposto la possibile creazione di questo nuovo strumento – spiega il direttore Carlo Greco, presente all’incontro – per dare più potere contrattuale ai nostri produttori nelle trattative con la grande industria e per rispondere a quelle che sono le indicazioni del Pacchetto Latte UE”. La grande partecipazione all’incontro e l’intenso dibattito dimostrano l’interesse degli allevatori che si sono presi alcuni giorni di tempo per metabolizzare e valutare la proposta. La particolarità di questa nuova società – spiega la Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza – starà nell’offrire il latte all’industria di trasformazione, in base ai suoi parametri qualitativi e alle specifiche proprietà organolettiche. In questo modo, la società di scopo punta ad offrire all’industria casearia un servizio innovativo che, consenta a quest’ultima di acquisire latte che risulta il più adatto alla sua specifica produzione industriale. Ovviamente, questo servizio dovrà trovare una sua valorizzazione economica e permettere all’impresa agricola di valorizzare al massimo

il proprio prodotto Made in Italy. Il comparto – conclude la Coldiretti Interprovinciale – sta attraversando un momento molto delicato, schiacciato da una parte da un prezzo inadeguato e dall’altra da costi di produzione fuori controllo. Unica nota positiva, i risultati di AGEA in merito alla produzione lattiera nazionale della campagna 2011/2012 che, a conteggi ultimati, è rimasta all’interno del quantitati-

vo nazionale garantito perciò, per il terzo anno consecutivo e nonostante l’incremento produttivo, non vi saranno imputazioni di prelievo.In una situazione così delicata, dove le aziende per far quadrare i bilanci sono chiamate ad esercizi di fine economia agraria, la società di scopo rappresenta un’opzione da non sottovalutare poiché permetterebbe agli allevatori di fare rete e incrementare il loro peso sul mercato.

Cogliamo l’occasione per ricordare che è stato da poco sottoscritto un accordo sul prezzo del latte, tra le Organizzazioni Agricole ed una primaria Industria Casearia. L’intesa, valida dal mese di giugno fino a settembre 2012, prevede che al produttore vadano 38 centesimi al litro a cui si debbono sommare i premi qualità. Questo prezzo spiega la Coldiretti non ci può vedere soddisfatti ma in questo preciso momento, con una situazione economica nota e un crollo dei consumi “verticale”, abbiamo ottenuto le migliori condizioni possibili. La nostra, è stata una scelta di responsabilità, si è voluto fissare un prezzo minimo per il latte conferito all’industria e dare alle aziende un riferimento da utilizzare nelle singole trattative private. Poiché abbiamo avuto modo di rilevare che, alcune industrie casearie non hanno adeguato il prezzo del latte a quello stipulato dall’accordo, non possiamo che auspicare che provvedano con la fatturazione dei prossimi mesi.

I segreti del pane in tre lezioni Coldiretti organizza un corso di panificazione dedicato agli imprenditori agricoli. Tre serate in cui imparare i segreti del lievito madre per poter preparare il pane e le focacce, riconoscere le farine e il loro utilizzo. Il corso consiste in tre lezioni, una teorica e due pratiche in cui apprendere ricette, tecniche per impastare, manualità per modellare pane e focacce. Il corso inizierà lunedì 10 settembre presso la sede di Coldiretti Lombardia via Filzi, 27 (zona stazione centrale) per continuare con le due serate pratiche l’11 e 12 settembre presso il laboratorio di Monza del mastro panettiere Davide Longoni. Costo: gratuito per imprenditori agricoli, familiari e dipendenti della provincia di Milano Adesioni: massimo 15 iscritti, termine iscrizioni lunedì 27 agosto. PER INFO E PRENOTAZIONI: stefania.suanno@coldiretti.it tel. 02.97094511

Le mani della città sull’antica cascina: via i campi in arrivo 800 appartamenti Le mani della città su una delle ultime cascine di Milano. E’ appesa a un filo la sorte della Cascina Zerbone, 400 mila metri quadrati di terreni e 120 vacche da latte, situata a soli sette chilometri dal Duomo, a ridosso della tangenziale est, a fianco del centro Cardiologico Monzino: il rischio è che finisca tutto sotto una colata di cemento con palazzi per oltre 800 appartamenti. “Se tutto rimane così – spiega Giampiero Arioli, 50 anni, titolare dell’azienda – ci porteranno via quasi tutti i nostri terreni. Il fabbricato resterebbe, ma senza campi da coltivare come faremo a sfamare le mucche e produrre 1.500 litri di latte al giorno? E poi le case sorgerebbero proprio a ridosso della stalla”. Una situazione che è stata spiegata ai cittadini durante una manifestazione di protesta che si è tenuta lo

Associato Unione Stampa Periodica Italiana

Carlo Domenico Greco DIRETTORE RESPONSABILE DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Ripamonti 37/A Milano ­ Tel. 02/5829871 (r.a.) Redazione Daniela Maggi Registrazione Tribunale di Milano n. 83 dell’8/02/1992 Hanno collaborato a questo numero: Fabio Bonaccorso, Luigi Simonazzi Progetto grafico e impaginazione PMP Srl ­ Lodi Fotografie Archivio “il Cittadino” Stampa Sigraf spa ­ Treviglio (BG)

scorso martedì 3 luglio 2012 alle ore 10.30 davanti a Palazzo Marino a Milano. Per l’occasione Giampiero Arioli ha regalato ai passanti alcune bottiglie con il latte prodotto dalle sue vacche. La famiglia Arioli abita la cascina Zerbone da quasi duecento anni. I bisnonni di Giampiero presero in affitto i terreni oggi di proprietà del comune di Milano, che ha dato il via libera alla costruzione del complesso residenziale. “Dal 2007 ci è scaduto il contratto di locazione – continua Arioli –. Da allora si fa un rinnovo annuale che non ci dà alcuna garanzia: noi vogliamo mantenere quest’attività, aprire un agriturismo e una fattoria didattica ma è tutto bloccato perché non abbiamo certezze per il futuro”. I lavori di costruzione dovrebbero partire nel 2014. Intanto la cascina, di proprietà del

Consorzio Canale Navigabile, è stata da poco messa all’asta. “Ci piacerebbe comprarla per continuare a essere agricoltori – conclude Arioli -. Se proprio non si può bloccare il progetto e costruire altrove, su un’area già edificabile, chiediamo che le case vengano realizzate a una certa distanza dall’azienda e che ci vengano assegnati altri terreni da coltivare”. Stiamo assistendo – spiega la Coldiretti Lombardia - a una continua erosione dei campi: dal 1999 al 2009 solo nella provincia di Milano sono stati consumati oltre 70 milioni di metri quadrati di suolo verde e agricolo, a una media di 20 mila metri quadrati al giorno. Il video con la storia della famiglia Arioli è visibile sul canale youtube della Coldiretti Lombardia all’in dir iz z o www. yo u t u be.com/coldirettilombardia

Giampiero Arioli, titolare della cascina Zerbone, davanti a Palazzo Marino

Si all’energia rinnovabile ma non danneggi il territorio L’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili è condivisibile e auspicabile purchè gli impianti utilizzati per produrla non vadano a ostacolare o, peggio ancora, ad impedire il regolare svolgimento dell’attività agricola. E’ questa la posizione che da tempo sostiene Coldiretti e che la Federazione Interprovinciale di Milano, Lodi, Monza e Brianza ha ribadito in occasione della presentazione delle linee guida per la produzione di energia da fonti rinnovabili all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. Lo stesso documento, redatto dalla direzione dell’Ente, ricorda come gli impianti per la produzione di energia rinnovabile presentano sia fattori positivi, come la produzione di energia pulita, sia fattori negativi, rappresentati dagli impatti che tali strutture potrebbero comportare sul paesaggio. In particolare – sottolinea la Coldiretti Interprovinciale – sottrarre suoli per la produzione agricola al solo scopo di produrre energia non è una

scelta di buonsenso. Per questo, ad esempio, è necessario che venga impedita la realizzazione di impianti fotovoltaici su suolo coltivato o coltivabile. I pannelli fotovoltaici, invece, possono essere installati sfruttando ad esempio lo spazio sui tetti degli edifici o recuperando aree dismesse non più destinabili all’agricoltura. Gli impianti a biogas – spiega ancora la Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza – devono essere collegati e funzionali all’attività agricola. La possibilità di integrare il reddito delle imprese attraverso la produzione e la vendita di energia rinnovabile ottenuta con l’impiego degli scarti aziendali è senz’altro una cosa positiva e la maturità e l’affidabilità raggiunta da tecnologie come quella basata sulla digestione anaerobica, che permette di produrre biogas a partire da diverse matrici organiche, non può che essere vista positivamente dal mondo agricolo. In sostanza, la digestione anaerobica è un ottima tecnolo-

gia per rispondere all’esigenza di convertire in energia gli scarti delle aziende zootecniche (deiezioni animali), contribuendo così a risolvere la questione nitrati, ma l’alto livello incentivante e la versatilità degli impianti ha favorito, specie nella pianura padana, la diffusione di impianti di grossa taglia alimentati attraverso un impiego pressoché esclusivo dell’insilato di mais, con conseguente alterazione, a livello locale, delle dinamiche di approvvigionamento di foraggio e del valore d’affitto dei terreni. Quindi sì agli impianti a biogas per integrare il reddito dell’azienda agricola purchè non siano di grandi dimensioni e purchè utilizzino solo gli scarti delle aziende zootecniche. Infine – conclude la Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza – gli impianti idroelettrici possono essere realizzati purchè questo non comporti una diminuzione dell’acqua disponibile per le necessità irrigue delle aziende agricole.


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Economia

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Per l’Anas, l’Associazione nazionale dei produttori, le spese di produzione vanificano il miglioramento della produttività italiana

Suini, allevarli costa sempre più Nel 2011 il settore ha rappresentato il 28 per cento dell’intera zootecnia da carne Nel 2011, nel settore suinicolo, gli elevati costi di produzione hanno vanificato il miglioramento del valore della produzione. E’ quanto emerge dall’Assemblea annuale dell’Anas, l’associazione dei suinicoltori italiani. Secondo i dati diffusi, infatti, l’anno scorso il comparto ha registrato un aumento del valore della produttività pari al 14 per cento rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare quasi il 28 per cento dell’intera zootecnia da carne. D’altro canto, però, i costi all’origine si sono mantenuti molto elevati, a causa degli alti livelli raggiunti dalle materie prime per i mangimi: basti pensare che il costo di una razione standard per suini è aumentato di un ulteriore 24 per cento rispetto al 2010, anno in cui prese il via l’impennata delle quotazioni. Secondo l’Anas, l’indice dei prezzi dei suini è rimasto sostanzialmente stabile negli anni, mentre quello dei costi ha superato del 30 per cento la media dei costi del quinquennio 2006-2010. Il settore suinicolo italiano, pertanto, rimane sotto pressione e questo si sta traducendo in una contrazione del patrimonio scrofe che, a giugno dell’anno scorso, si è ridotto del 7,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2010, mentre nel dicembre 2011 è diminuito dell’1,2 per cento rispetto a dicembre 2010. Purtroppo gli esperti si attendono un’ulteriore contrazione indotta, come ha sottolineato il presidente dell’Anas Andrea Cristini, sia dall’assenza di adeguati interventi di sostegno, sia dalla prossima entrata in vigore delle norme sul benessere delle scrofe gestanti prevista per il primo gennaio 2013. Il fenomeno potrebbe alterare alcuni asset fondamentali della suinicoltura italiana, come quello delle produzioni tutelate che abbisognano di suini nati ed allevati in Italia. Una soluzione indicata dagli stessi suinicoltori sarebbe quella di valorizzare in modo più efficace le produzioni di qualità tutelate che in questa difficile congiuntura economica e nonostante il loro maggior prezzo, sono riuscite a mantenere buone performance a livello dei consumi domestici e di esportazioni nel resto del mondo.

Ortofrutta,via libera alle nuove indennità di ritiro Sono state definite le nuove indennità di ritiro per i prodotti ortofrutticoli. Il comitato di gestione dell’Ocm unica ha approvato la proposta di modifica del Regolamento Ue n°543/2011, riguardante alcuni meccanismi relativi alla prevenzione e gestione delle crisi di mercato nel settore ortofrutticolo. La proposta era stata preannunciata dal Dacian Ciolos, il commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, in risposta alle sollecitazioni che erano arrivate da Italia, Francia e Spagna. In particolare l’interesse era rivolto all’adeguamento delle indennità di ritiro dei prodotti oggetto di crisi, importi fissati da tempo, troppo distanti dai prezzi di mercato, al punto da non coprire assolutamente i costi di produzione attuali. Nella proposta approvata vengono adeguate le indennità che, si ricorda, sono cofinanziate dall’Ue al 50 per cento, previste per i ritiri operati dalle Op ortofrutticole, solo per alcuni prodotti. Il regolamento verrà pubblicato tra la fine di luglio ed i primi di agosto, ma gli importi dei ritiri sono applicabili retroattivamente a partire dal 1° luglio 2012. Nella tabella ecco i nuovi importi delle indennità di ritiro.

€/100kg Cavolfiore Pomodoro* Pomodoro** Mele Uva da tavola Albicocche Nettarine Pesche Pere Melanzane Meloni Angurie Arance Mandarini Clementine Satsuma Limoni

Distribuzione gratuita 15,69 7,25 27,45 16,98 39,16 40,58 26,9 26,9 23,85 22,78 31,37 8,85 21,00 19,5 22,16 19,5 23,99

Altre destinazioni 10,52 7,25 18,3 13,22 26,11 27,05 26,9 26,9 15,9 15,19 20,91 6,00 21,00 19,5 19,5 19,5 19,5

Vecchi importi 10,52 7,25 7,25 13,22 12,03 21,26 26,9 26,9 12,59 5,96 6,00 6,00 21,00 19,5 19,5 19,5 19,5

Fonte: Proposta Commissione, elaborazione Coldiretti * periodo dal 1-6/31-10 ** periodo dal 1-9/31-5

Ue, meno mais e grano tenero in aumento quello duro Meno grano tenero e mais, più grano duro. E’ lo scenario che emerge dall’analisi di Coldiretti sui dati di Copa Cogeca, il Comitato che riunisce gli agricoltori e le cooperative dell’Ue, sulla campagna cerealicola 2012/2013 nei ventisette Stati dell’Unione. La produzione totale di cereali diminuirà dell’1,4 per cento, passando da 286,1 milioni di tonnellate a 282,1, coltivate su 56,3 milioni di ettari. In calo il grano tenero. Secondo le previsioni, se ne produrranno 125,6 milioni di tonnellate, il 2,3 per cento in meno rispetto alla campagna precedente. In aumento, invece, il grano duro, con 8,3 milioni di tonnellate (+2,5 per cento). Scendono il mais, con un calo del 2,2 per cento e 1,5 milioni di tonnellate in meno, e l’orzo (-0,8 per cento). Segno negativo anche per il triticale (-7,5 per cento) e il sorgo (-16,9 per cento), mentre salgono la segale (+11,4 per cento) e l’avena (+4,3 per cento). Per quanto riguarda l’Italia, le previsioni danno in aumento sia il grano tenero che quello duro. Il primo passa da 2,8 milioni di tonnellate a

3,3 milioni. Il duro si attesta a quota 4,2 milioni di tonnellate, rispetto ai 3,6 raccolti lo scorso anno. In calo il mais, che scende da 10,1 milioni a 9,9 milioni di tonnellate. Bene anche orzo e avena mentre diminuiscono i raccolti di sorgo e segale. Tra gli altri principali produttori di cereali “piange” la Spagna, con una produzione totale di 15,5 milioni di tonnellate contro i 21 dello scorso anno. Raccolti in calo anche in Germania e in Polonia, mentre salgono in Francia (da 63,6 a 66 mln/tonn), Gran Bretagna e Ungheria. Per quanto riguarda, invece, i semi oleosi, la produzione totale europea passerà da 28,7 milioni di tonnellate a 27,8 milioni. Nel dettaglio, la soia si mantiene sostanzialmente stabile con 1,2 milioni di tonnellate, mentre il girasole cala del 3,7 per cento (da 8,4 a 8,1 mln/tonn) e la colza del 3,1 per cento (da 18,9 a 18,4 mln/tonn). In Italia la produzione di girasole si mantiene stabile a quota 241mila tonnellate mentre la soia fa registrare un leggero aumento, da 720 a 125mila tonnellate.


Lavoro

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Sono stati siglati gli accordi per gli operai agricoli e i florovivaisti operanti nei territori di Milano, Lodi, Monza e Brianza

Lavoro,rinnovatiicontrattiprovinciali Le nuove disposizioni varranno fino al 31 dicembre 2015. Ecco le novità principali Rinnovati i contratti provinciali di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti delle province di Lodi, Milano, Monza e Brianza. Diverse le novità contenute nei verbali di accordo; di seguito verranno schematizzate le principali ricordando che per ogni chiarimento o approfondimento è possibile rivolgersi presso gli uffici zona della Coldiretti più vicini. Provincia di Lodi Il contratto approvato varrà fino al 31 dicembre 2015 e sarà applicato a tutte le aziende che svolgono attività agricole e connesse, comprese gli agriturismi (per i quali è stata aggiunta tra le mansioni quella di aiutocuoco) e la produzione di energia elettrica attraverso impianti di biogas o fotovoltaico. Nel nuovo accordo, si stabilisce che il CIM (ovvero l’Ente Bilaterale) su richiesta delle aziende, può reperire il materiale e gli indumenti di lavoro nel rispetto delle normative vigenti. I costi saranno sostenuti dalle aziende che daranno la loro disponibilità all’acquisto. Sul versante del lavoro straordinario, notturno e festivo, si chiede l’applicazione del regime fiscale agevolato sulle voci retributive previste anche da apposito accordo. Le tariffe speciali per il lavoro svolto di notte sono state aggiornate e valgono anche per il personale degli agriturismi. Al “Responsabile del processo di gestione di impianto bioenergetico” o “addetto al processo di gestione di impianto bioenergetico” è stata riconosciuta, in caso di intervento richiesto dall’azienda fuori dal normale orario di lavoro, un’indennità d’intervento. All’articolo 18 si precisa che, per quanto riguarda il trattamento delle festività (S. Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, SS. Pietro e Paolo), deve essere usufruito entro il 30 giugno dell’anno successivo. In caso contrario verranno retribuiti nella mensilità di luglio in ragione di 1/26 per ogni festività ovvero per le rimanenti ore residue. Il lavoratore, inoltre, potrà richiedere il godimento delle ferie maturate in un biennio, in un’unica soluzione in relazione al ricongiungimento con i propri familiari nei paesi d’origine o per motivate esigenze personali. Viene confermato l’incremento della retribuzione del 2,1 per cento per l’anno 2012, mentre per l’incremento riferito al 2013 si rinvia ad apposita trattativa autunnale. Sono stati inoltre adeguati i rimborsi a pié di lista. Per il gentil sesso è stato deciso che alle donne in maternità e nel periodo di

gravidanza non potranno essere assegnati lavori pesanti e nocivi, prevedendo inoltre un cambio mansione per questi periodi. In caso di malattia e infortunio, il calcolo del limite dei 180 giorni di calendario deve essere eseguito “a ritroso per un anno dall’evento”. Inoltre è stata introdotta la facoltà da parte del lavoratore, una volta terminato il periodo di comporto, di richiedere, in caso di particolari e gravi patologie, un periodo di aspettativa non retribuita per un periodo massimo di 120 giorni. In caso di diniego il lavoratore può rivolgersi, entro 15 giorni, all’Osservatorio. Il datore di lavoro, al superamento dei 150 giorni di malattia, comunica al lavoratore l’approssimarsi della scadenza del periodo di conservazione del posto di lavoro. L’aspettativa può essere richiesta anche in caso di infortunio sul lavoro. Inoltre, per malattia, infortunio e maternità, sia per gli operai agricoli a tempo indeterminato sia per gli apprendisti, è prevista l’integrazione al 100 per cento del salario sino a certificazione dell’INAIL della chiusura dell’infortunio. Per gli operai agricoli a tempo indeterminato, per gli apprendisti e gli operai a tempo determinato con almeno 151 giornate di contribuzione nel biennio è prevista l’integrazione per malattia all’80 per

cento del salario contrattuale per i primi tre giorni e del 98 per cento del salario contrattuale fino alla scadenza del periodo di comporto. Per gli operai agricoli a tempo determinato con meno di 151 giornate di contribuzione nel biennio rimangono confermate le integrazioni già in vigore. Le integrazioni di cui sopra sono a carico della Cassa Integrazione Malattia (C.I.M.) sempre che l’azienda sia in regola con i versamenti dei contributi ad essa dovuti. In caso contrario saranno a carico dell’azienda. E’ stato poi aggiunto un nuovo articolo che tratta della procedura da adottare in caso di avvicendamento dei contratti d’appalto. Infine, ai compiti dell’Osservatorio provinciale sono stati aggiunti i seguenti: monitorare l’utilizzo di tutte le tipologie contrattuali alternative al contratto di lavoro subordinato; promuovere la stabilizzazione dei lavoratori a fronte di opportunità e incentivi forniti dal legislatore. Tutti gli istituti hanno decorrenza, per quanto compatibili, dal 1 gennaio 2012. Provincie di Milano, di Monza e Brianza Il nuovo contratto, valido fino al 31 dicembre 2015, al momento in cui scriviamo questo articolo, è stato sottoscritto tra Confagricoltura, Coldiretti, CIA e FAI CISL. Uila Uil e Flai

CGIL per motivazioni diverse si sono momentaneamente astenute. La prima novità riguarda i permessi retributivi, che saranno pari a 41 ore annue e comprenderanno le ore di permessi per festività religiose soppresse cosiddette ex festività - legge 54/77; la festività del Patrono del luogo; la vigilia di Natale per il settore agricolo e orticolo e dei permessi R.O.L. pari a 4 ore annue per il settore florovivaistico. La festività del Patrono della Diocesi viene soppressa. Tra i permessi straordinari è stato previsto il congedo matrimoniale agli OTD, a partire dal terzo anno, purché siano stati assunti per almeno due anni nella stessa azienda (anche non consecutivamente) per almeno 101 giornate all’anno. Per il lavoro festivo, invece, si propone la rotazione dei dipendenti per il lavoro domenicale dove strutturale. Dal 1 gennaio 2013, per la malattia, l’infortunio e la maternità nel periodo di astensione obbligatoria si è prevista un’integrazione C.I.M. alle indennità INPS/INAIL per raggiungere il 100 per cento delle retribuzioni. In sede di anticipazione il datore di lavoro erogherà la retribuzione. A tempo opportuno riconoscerà la tredicesima, la quattordicesima mensilità e il TFR per intero. In sede di rimborso al CIM l’azienda oltre l’importo anticipato

Secondo l’Inail nelle campagne la maggior riduzione degli incidenti negli ultimi dieci anni

Nei campi sempre meno infortuni Calo record del 56 per cento. Meno 24 per cento per i casi mortali E’ nelle campagne che si è verificata la maggiore riduzione degli infortuni sul lavoro negli ultimi dieci anni durante i quali hanno registrato una riduzione del 56 per cento con un calo del 24 per cento per le morti nello stesso periodo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Inail che evidenziano nel 2011 un totale di 46.963 infortuni in agricoltura con 115 casi mortali. Molto resta tuttavia ancora da fare e per questo è necessario continuare con decisione sulla strada intrapresa con interventi per la semplificazione, la trasparenza, l’innovazione tecnologica e la formazione, che sappiano accompagnare le imprese nello sforzo di prevenzione in atto. Il trend registrato conferma il prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni per rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro come dimostra il progressivo e costante calo degli infortuni con tassi nettamente superiori a quelli degli altri settori

dovrà richiedere la maggiorazione per i ratei di 13ma, 14ma e il TFR. Dal 1 gennaio 2013, la quota di contribuzione CIM a carico dei dipendenti sarà a carico dell’azienda. Per il settore florovivaistico, dal primo gennaio 2014 scatta la maggiorazione per il riposo compensativo, che sarà elevata al 20 per cento. Per il personale di allevamenti, caseifici, agriturismi, invece, la tariffa speciale per il lavoro effettuato di notte verrà calcolata su base oraria e non più mensile. Novità anche per il settore orticolo dove l’orario di lavoro, a partire dal primo gennaio 2013, sarà uniformato a quello del settore agricolo tradizionale valevole per le aziende non zootecniche (fatte salve diverse intese a livello aziendale). Sempre sul fronte dell’orario di lavoro, il lavoratore potrà chiedere l’istituzione di una banca ore che non potrà superare le 39. Ciò significa che se il datore accoglierà la richiesta le ore di straordinario (fin ad un massimo di 39) potranno essere pagate per la sola maggiorazione maturando così tante ore di permesso quante sono le ore accantonate. Se non utilizzate entro l’anno solare tali ore verranno retribuite. Per i contratti a termine le Parti si sono impegnate ad una verifica di tutto il capitolato attinente alla materia delle varie tipologie di assunzioni a termine già previste nel CCNL, mentre per il contratto di assunzione di apprendistato si rinvia alla definizione delle norme legislative in corso di approvazione. Novità in arrivo per le lavoratrici donne: è stato infatti riconosciuto il diritto di chiedere il part-time al rientro dalla maternità. Tale diritto è riconosciuto ad una sola lavoratrice nelle aziende fino a 50 dipendenti in funzione della fungibilità delle lavoratrici interessate e in base al criterio della priorità cronologica della presentazione delle domande. Viene data la possibilità al lavoratore di chiedere un periodo di aspettativa non retribuita di sei mesi, superato il periodo di comporto. In tale periodo, concesso per malattia, può essere richiesto l’anticipo del TFR (possibile in tutti i casi di gravi e prolungata malattia). Sul fronte occupazionale, per favorirne la stabilizzazione, per gli agriturismi è stato prevista la possibilità di procedere ad assunzioni con mansionario polivalente (cioè con la possibilità di impiegare l’operaio per più mansioni compatibilmente con le proprie capacità tecniche e possibilità fisiche). Se il lavoratore non dovesse adempiere correttamente ai propri compiti, il datore dovrà comunicare allo stesso l’applicazione della sanzione (quando prevista di provvedimento disciplinare) entro e non oltre 15 giorni dall’iter procedurale pena il suo decadimento. Sul fronte dei rimborsi sono state aggiornate le indennità di trasferta: nel settore florovivaistico 9 euro giornalieri per prestazione occasionale e 7 euro per prestazione abituale, nel settore agricolo tradizionale le parti possono concordare un tetto massimo per il rimborso a piè di lista del vitto che però non potrà essere inferiore a 13 euro al pasto. Nel caso di trasferta senza pernottamento, l’indennità sostitutiva del servizio mensa per ciascun pasto consumato fuori azienda è di € 13,00 per gli operai agricoli tradizionali e orticoli. Previsti anche aumenti salariali così determinati: il salario mensile viene aumentato del 2,3 per cento sulla base dei salari in vigore al 31-12-2011 per il 2012 a decorrere dal 1 maggio 2012. Per definire l’adeguamento salariale decorrente dal 1 gennaio 2013 in unica soluzione, le parti concordano di incontrarsi nel mese di ottobre 2012. Premio Provinciale di produttività (vale anche per Lodi): 2 per cento in quattro anni del monte salario annuo 2011 per qualifica.


Lombardia

10 - Il Nuovo Grano

Luglio­Agosto 2012

Oltre 400 i partecipanti provenienti da tutte le province per l’assemblea organizzata a Sarnico in provincia di Bergamo

I segreti dei “matrimoni da record” al summit regionale dei pensionati “Tieni gli occhi spalancati prima del matrimonio e semichiusi dopo” consigliava nel 1700 lo scienziato americano Benjamin Franklin. “Ci vuole pazienza” aggiunge oggi Giancarlo Ughetti, 78 anni, di Goito (Mantova) sposato da mezzo secolo con moglie Carla. Loro sono una delle 30 coppie che giovedì 12 luglio 2012, in occasione del Summit regionale dei Pensionati della Coldiretti Lombardia, hanno festeggiato le unioni che vanno avanti da oltre 40 anni. Il programma è iniziato alle 10 del mattino con la Santa messa a Sarnico (Bergamo) presso la chiesa parrocchiale di “San Martino Vescovo”, seguita da una gita sul lago d’Iseo. Per concludere l’assemblea e il pranzo con oltre 400 partecipanti a Clusane, frazione del comune di Iseo, nel Bresciano e la consegna di un attestato del Vaticano ai protagonisti dei “matrimoni da record”. Secondo l’Istat, oggi, la metà delle unioni si conclude con un divorzio o una separazione dopo convivenze che durano fra i 15 e i 18 anni. “Capisco che il mondo è un po’ cambiato – commenta Ughetti, dall’alto del suo mezzo secolo di convivenza con la moglie – ma per stare insieme bisogna volersi bene e saper sopportare, visto che qualche difetto il buon Dio ce lo ha anche lasciato e quindi quando ci sono i

Alcuni rappresentanti dei pensionati della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza momenti di stizza, bisogna prenderli come un temporale che poi passa”. Quando si è sposata, Giovannina Carolli di Offlaga (Brescia) aveva 25 anni e 28 suo marito Giovanni Migliorati, sono insieme da 50 anni e adesso lei sorride quando pensa che lui continua a essere un po’ disordinato (ma in genere tutti i mariti

lo sono) e a lasciare il pigiama da una parte e le ciabatte dall’altra: “Bisogna avere pazienza e gestire le cose insieme perché anche questo tiene legati - dice lei - I giovani non hanno più pazienza e per una stupidata litigano e si separano”. Mentre Emilio Fappani, 83 anni e sua moglie Martina Dalè, che vivo-

no a Olmeneta (Cremona) il 25 novembre prossimo festeggeranno i 53 anni di matrimonio. “Purtroppo” commenta lui con un sorriso. E aggiunge: “Il segreto per stare insieme così a lungo non lo so. Forse io non sono mai stato troppo in casa. Ho sempre lavorato e ancora adesso che ho 83 anni guido il trattore, an-

che se mia moglie brontola”. E se si litiga, poi si fa la pace come racconta Rosanna Rondi di Pedrengo (Bergamo) che si è sposata che aveva 20 anni e sta con suo marito Giovanni Carrara da 45 anni: “Ci sono momenti meno belli, ma poi torna il sereno. In fondo siamo stati educati che ci si sposa nel bene e nel male. Una volta cede l’uno e una volta l’altro. E si sopportano i difetti. Per esempio mio marito ha sempre parlato poco: una volta mi dava fastidio, ma poi ho capito che è nel suo carattere. Io sono un’ex operaia e mi sono dovuta abituare alla vita in cascina e mio marito mi ha aiutato molto, mi ha capito e mi ha spinto a partecipare a corsi di aggiornamento e alle attività della Coldiretti. Sono contenta e rifarei tutto”. L’importante, spiegano i protagonisti dei matrimoni da record della Coldiretti, è mettersi d’accordo. Pierluigi Cerri, 69 anni, di Gerenzago (Pavia) sposato da 40 anni con Anna Maria Merlini, spiega: “Quando ci si mette assieme ognuno perde un po’ di libertà a favore dell’altro e serve un grande spirito di collaborazione”. Insomma, bisogna avere una visione di lungo respiro, perché, come disse una volta lo scrittore Edmond Rostand, autore del Cyrano di Bergerac: “Il matrimonio semplifica la vita, ma complica la giornata”.

Rilevazione della Camera di Commercio di Milano che ha analizzato i contratti di fornitura avviati il primo aprile

Il prezzo dell’energia corre sempre più in alto Nel secondo trimestre 2012 aumenti dal 10 al 18 per cento. Penalizzate le piccole e medie imprese Continuano a crescere nel secondo trimestre 2012 i prezzi dell’energia elettrica per le piccole e medie imprese lombarde che comprano sul mercato libero e arrivano ai livelli massimi dal 2009. Crescono del 18 per cento i prezzi per chi consuma nelle ore notturne, del 10 per cento per i negozi di vicinato e di circa il 10 per cento per gli artigiani. Emerge dall’ultima rilevazione effettuata dalla Camera di Commercio di Milano, con il coordinamento scientifico di REF Ricerche, per i contratti di fornitura avviati il 1° aprile 2012. Penalizzate soprattutto le piccole e medie imprese lombarde che consumano di più nelle ore serali e notturne e che hanno organizzato i processi lavorativi su due o tre turni giornalieri. Per un’impresa del commercio, ad esempio un tipico negozio di vicinato, che consuma 35 MWh all’anno prevalentemente di giorno, la spesa per la fornitura passa da 8.100 a 8.900 euro (circa il 10 per cento in più). Per un ristorante, che consuma 150 MWh/ anno e preleva energia elettrica anche la sera, l’incremento è ancor più rilevante: la spesa varia dai 31 mila euro nel 2011 a 35.000 euro nel 2012 (circa il 13 per cento in più). Nel caso di un’impresa metallurgica, che lavora a ciclo continuo su tre turni con un volume di prelievo pari a 800 MWh/anno, la spesa aumenta da circa 140 mila euro a poco meno di 153 mila euro annui (circa +8,5 per cento). Per una tipica impresa artigiana lombarda che lavora su un turno giornaliero e consuma meno di 300 mila kilowattora all’anno, il prezzo fisso alla partenza relativo ad una fornitura monoraria (prezzi uguali in tutte le ore del giorno) con durata di 12 mesi attivata il 1° aprile 2012 ha registrato un aumento del

7 per cento rispetto ad un anno fa, mentre il prezzo variabile sale di circa il 10 per cento. Entrambi si collocano su livelli superiori ai 92 euro per mille kWh consumati (92 euro/MWh). Per i contratti a prezzi multiorari, ovvero con prezzi differenziati tra le ore diurne (F1), serali (F2), notturne (F3), continua la crescita dei corrispettivi nelle ore serali e notturne: rispetto all’aprile 2011, i prezzi in F3 per contratti (a prezzo fisso) di durata annuale sono cresciuti di circa il 18 per cento (a 79 euro/MWh), quelli in F2 del 5% (a 94 euro/MWh) e quelli in F1 del 3% (a 100 euro/MWh). L’aumento del costo della fornitura di energia elettrica per le PMI lombarde si deve alla componente di prezzo della materia prima energia, che riflette l’evoluzione delle quotazioni del petrolio e dei combustibili di generazione, ma anche

ad alcune voci tariffarie stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e pagate da tutti i clienti finali, sia che si approvvigionino

sul mercato libero sia che si rivolgano al servizio di maggior tutela. A fine aprile, l’Autorità ha rivisto al rialzo del 33 per cento la compo-

nente di costo della fornitura in cui rientrano gli oneri per il finanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, etc....) e nello stesso mese il governo ha messo mano per la seconda volta in sei mesi alla struttura impositiva sui consumi di energia elettrica delle imprese. A gennaio vi era stata l’abolizione dell’addizionale provinciale e la determinazione di un nuovo livello dell’aliquota dell’accisa erariale rispetto al precedente regime. Ad esempio, per oltre il 90% delle imprese lombarde, il livello di tassazione era passato da 14.46 euro ogni mille kWh al mese, in vigore fino al dicembre 2011, a 12.1 euro a partire dal 1° gennaio 2012. Con il nuovo intervento si prevede dal prossimo giugno un marginale rialzo dell’aliquota a 12.5 euro ogni mille kWh consumati ogni mese.

In regione riparte la caccia al tarlo asiatico Riparte la campagna contro il tarlo asiatico di Regione Lombardia. Quest’insetto, originario dell’Asia, è innocuo per l’uomo ma molto pericoloso per le colture. Si nutre, infatti, di legno e, dopo essersi insediato in un albero, si riproduce velocemente e ne divora l’interno con la conseguente morte della pianta. Da qualche anno, anche nella nostra regione è stata rilevata la presenza di questo coleottero che, quando è adulto, è riconoscibile per le grosse dimensioni e le lunghe antenne. Da dieci anni il Servizio Fitosanitario Regionale sorveglia il territorio per eliminare le piante colpite e contenerne così la diffusione concentrata soprattutto in ambito urbano. Per questo motivo

Regione Lombardia lancia un appello a tutti i cittadini affinché segnalino la presenza di questo insetto: per farlo ci si può rivolgere, per opportune informazioni e segnalazioni, agli uffici di zona di Coldiretti. Grazie al monitoraggio costante e all’azione di eradicazione e sostituzione delle piante infestate svolte finora, la diffusione del tarlo asiatico è rimasta circoscritta a una trentina di comuni su tutto il territorio regionale, alcuni dei quali situati nella provincia di Milano. Secondo la regione, dal 2008 a oggi non sono stati riscontrati nuovi focolai di infestazione, ma anzi si è ridotto il numero delle piante attaccate (circa 3.000).


Attualità

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Immobili rurali e impianti fotovoltaici, ecco come fare per accatastarli Agli immobili rurali con impianti fotovoltaici, quando sussiste il carattere di ruralità, è attribuita la categoria “D/10 - fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole». Lo ha chiarito l’Agenzia del Territorio con la nota prot. 31892 del 22 giugno scorso indirizzata agli uffici provinciali e alle direzioni regionali in merito all’accertamento degli immobili ospitanti gli impianti fotovoltaici. Per quanto riguarda i criteri per l’attribuzione della categoria e della rendita catastale, l’Agenzia ricorda che, come già indicato nella Risoluzione 3/2008, gli immobili ospitanti centrali elettriche a pannelli fotovoltaici devono essere accertati nella categoria D/1 – opifici. I pannelli devono inoltre essere inclusi nella determinazione della rendita catastale perché è grazie a loro che l’immobile acquisisce il carattere di centrale elettrica. Al contrario, non è importante che gli impianti siano amovibili o posizionabili in un altro luogo. Sono infatti considerati immobili tutte le parti che concorrono all’autonomia funzionale e reddituale. Per l’obbligo di accatastamento e determinazione della rendita di un impianto fotovoltaico, non è quindi fondamentale l’amovibilità, quanto la capacità di produrre un reddito. A prescindere dal metodo con cui impianto e immobile sono uniti, per determinare la rendita catastale dell’immobile che ospita l’impianto fotovoltaico l’Agenzia del Territorio indaga sulla loro effettiva correlazione. L’Agenzia ha inoltre chiarito che non sussiste l’obbligo di accatastamento per le installazioni fotovoltaiche integrate o realizzate sulle aree di pertinenza di immobili censiti al catasto edilizio urbano, che in questo caso vengono considerate pertinenze degli immobili e non unità immobiliari autonome. Se l’impianto fotovoltaico fa aumentare il valore capitale dell’immobile dal 15% in su, è necessario presentare una dichiarazione per la variazione e ri-determinazione della rendita catastale. Se per necessità civilistiche l’impianto e il fabbricato devono essere individuati separatamente, prima si fraziona il fabbricato individuando i subalterni, poi, quando la realizzazione dell’impianto è ultimata, si presenta domanda di variazione nella categoria catastale D/1 o D/10 se è possibile ottenere il riconoscimento della ruralità. Criteri generali per l’attribuzione della categoria e rendita Per quanto concerne le installazioni fotovoltaiche per le quali sussiste l’obbligo di accatastamento nella

nota in argomento viene precisato che nel caso di installazioni fotovoltaiche architettonicamente integrate o parzialmente integrate (definite all’articolo 2 del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 19 febbraio 2007, emanato di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) ed a quelle realizzate su aree di pertinenza, comuni o esclusive, di fabbricati o unità immobiliari censiti al catasto edilizio urbano, non sussiste l’obbligo di accatastamento come unità immobiliari autonome, in quanto possono assimilarsi agli impianti di pertinenza degli immobili ma è necessario procedere, con dichiarazione di variazione da

parte del soggetto interessato, alla rideterminazione della rendita catastale dell’unità immobiliare a cui l’impianto risulta integrato, allorquando lo stesso ne incrementa il valore capitale (o la relativa redditività ordinaria) di una percentuale pari al 15% o superiore, in accordo alla prassi estimativa adottata dall’amministrazione catastale (circolare Agenzia territorio n. 10 del 4 agosto 2005, nell’ambito dell’applicazione dell’articolo l, comma 336, della legge 30 dicembre 2004, n. 311). Nel caso in cui sorga la necessità, per finalità civilistiche, di individuare separatamente il fabbricato e l’installazione fotovoltaica realizzata sulla copertura, si procede pre-

liminarmente al frazionamento del fabbricato, individuando con i rispettivi subalterni le porzioni immobiliari componenti l’unità secondo le previsioni richiamate al paragrafo 3.3 della circolare n. 4 del 29 ottobre 2009. In particolare, deve essere preliminarmente individuato il lastrico solare, oggetto di trasferimento di diritti reali. Quando sussiste il carattere di ruralità Nella nota in argomento, per quanto concerne la ruralità degli immobili ospitanti gli impianti fotovoltaici, viene precisato che agli immobili realizzati su fondi agricoli deve essere riconosciuto il carattere di ruralità dopo aver accertato che: • l’azienda agricola esista, ossia si riscontri la presenza di terreni e beni strumentali che congiuntamente siano, di fatto, correlati alla produzione agricola; • l’energia sia prodotta dall’imprenditore agricolo, nell’ambito dell’azienda agricola; • l’impianto fotovoltaico sia posto nel comune ave sono ubicati i terreni agricoli, o in quelli limitrofi; • almeno uno dei requisiti oggettivi, richiamati al paragrafo 4 della circolare n. 32 del 2009, sia soddisfatto. Agli immobili ospitanti le installazioni fotovoltaiche, censiti autonomamente e per i quali sussistono i requisiti per il riconoscimento del carattere di ruralità, nel caso in cui ricorra l’obbligo di dichiarazione in catasto, ai sensi degli articoli 20 e 28 del regio decreto legge 13 aprile 1939, n. 652

(convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249), è attribuita la categoria «D/10 -fabbricati per funzioni produttive connesse al/e attività agricole», introdotta con decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 139. Quando non sussiste l’obbligo di dichiarazione Non sussiste, comunque, alcun obbligo di dichiarazione al catasto, qualora sia soddisfatto almeno uno dei seguenti requisiti: • la potenza nominale dell’impianto fotovoltaico non è superiore a 3 chilowatt; • la potenza nominale complessiva, espressa in chilowatt non è superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto, indipendentemente dalla circostanza che sia installato al suolo ovvero, sia architettonicamente o parzialmente integrato ad immobili già censiti al catasto edilizio urbano; • per le installazioni ubicate al suolo, il volume individuato dall’intera area destinata all’intervento (comprensiva, quindi, degli spazi liberi che dividono i pannelli fotovoltaici) e dall’altezza relativa all’asse orizzontale mediano dei pannelli stessi, è inferiore a 150 metri3, in coerenza con il limite volumetrico stabilito all’articolo 3, comma 3, lettera e) del decreto ministeriale 2 gennaio 1998, n.28. Per maggiori informazioni, consulta il sito http://www.fattoriedelsole.org/ oppure ci si può rivolgere all’ufficio zona Coldiretti più vicino.

Monitoraggio Coldiretti: cento milioni di litri in meno dalle vacche stressate dall’afa

Caldo, crolla la produzione di latte A seguito dell’ondata di caldo straordinario che ha stressato anche le mucche in Italia sono stati prodotti quasi 100 milioni di litri di latte in meno a distanza di un mese dall’arrivo del primo dei tre anticicloni che hanno attraversato l’Italia. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia che le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni piu’ roventi. Per le mucche – sottolinea la Coldiretti - il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte anche se in soccorso in molte stalle sono scattate le contromisure con l’accensione di ventilatori e doccette refrigeranti e l’utilizzazione di integratori specifici a base di sali di potassio nell’alimentazione preparata dagli allevatori che fanno però aumentare in misura esponenziale i costi a carico delle imprese. Ma l’afa e le temperature continua la Coldiretti - hanno tolto l’appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime e con un conseguente, sostanziale calo dell’accrescimento. Il caldo ha pesanti effetti - sottolinea la Coldiretti - nel mondo animale con le api che non riescono a prendere il polline e il nettare met-

tendo a rischio la produzione di miele dopo che l’estremizzazione delle temperature medie invernali, con un febbraio di forte gelo perdurante e poi un marzo con punte di calore estive, non ha certo favorito l’uscita dall’inverno degli allevamenti apistici. Tutto questo ha contribuito a far salire il conto dei danni provocati dal caldo e dalla siccità all’attività agricola che, secondo stime della Coldiretti, ammontano già a 400 milioni di euro. Il mais è la coltura agricola piu’ colpita con le piante appassite in decine di migliaia di ettari che non potranno neanche essere raccolte nelle regioni del nord, ma danni pesanti - sottolinea la Coldiretti - sono stimati anche per il pomodoro destinato alla trasformazione industriale per la produzione di passate, polpe e sughi con un crollo del 20 per cento in media sulla produzione attesa, anche se la qualità resta buona. La mancanza di precipitazioni ha ridotto la produzione anche dell’erba medica, foraggio necessario per l’alimentazione degli animali nelle stalle e quella di altre coltivazioni come il girasole e le bietole, ma a soffrire sono anche le verdure e la frutta per effetto della cosiddetta evapotraspirazione (la perdita di acqua dal terreno e dalle piante) che con le temperature bollenti ha raggiunto livelli che - conclude la Coldiretti - si registrano normalmente a fine luglio/agosto.


Attualità

12 - Il Nuovo Grano

Luglio­Agosto 2012

Confermato dal Comitato Speciale Agricoltura dell’Ue prevede più protezione per le Dop e le Igp

Pacchetto qualità, trovato l’accordo

Il Comitato Speciale Agricoltura (Csa) ha formalmente confermato l’accordo sul “Pacchetto qualità” , che era stato raggiunto a livello informale da Commissione, Parlamento e Consiglio dei Ministri. Questa intesa è passata senza il sostegno dell’Italia, perché dall’accordo è stata esclusa la questione sulla gestione dei volumi delle Dop e Igp (proposta da Coldiretti e fatta propria dal Parlamento Europeo, per permettere ai produttori di programmare i volumi dell’offerta). Tale aspetto, comunque, è stato trasferito nell’ambito delle discussioni sul futuro della Pac, in particolare nella proposta di regolamento sulla Ocm unica. Questi i principali aspetti dell’accordo sancito dal Csa che dovranno essere formalmente adottati dal Parlamento europeo presumibilmente a settembre, per poi passare infine all’adozione finale, con il voto del Consiglio, entro la fine dell’anno. Dop/Igp - marchi d’area: il compromesso raggiunto prevede la possibilità di indicare in etichetta la rappresentazione della zona geografica di origine e il testo, una grafica o un simbolo che si riferiscono allo Stato membro e / o regione in cui è situata l’area geografica di origine. Dop/Igp - definizione di “Fasi di produzione”: Commissione, Parlamento e Consiglio dei Ministri si sono accordati per definire le fasi di produzione come: “la produzione, la trasformazione e l’elaborazione”, confermando quindi la definizione contenuta nel Reg. 510 attualmente in vigore. Dop/Igp - azioni amministrative e giuridiche per prevenire o fermare l’uso improprio delle denominazioni: Commissione, Parlamento e Consiglio dei Ministri hanno accolto l’emendamento che rafforza la protezione delle denominazioni Dop/Igp anche quando queste sono utilizzate come ingrediente. Dop/Igp - controllo ex ufficio: è stato raggiunto l’accordo sul “controllo ex ufficio” che permette agli Stati membri di mettere in atto le necessarie azioni amministrative e giuridiche volte a prevenire o fermare l’uso improprio a discapito delle “indicazioni geografiche prodotte o commercializzate nei rispettivi Stati Membri”. Dop/Igp - procedura di opposizione sulla registrazione: in generale, per le Dop, le Igp e le Stg, una volta ricevuto dalle autorità nazionali una richiesta di registrazione, la Commissione ha 2 mesi per provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione. In seguito alla pubblicazione, gli Stati membri o i Paesi terzi interessati avranno 3 mesi di tempo per presentare opposizione. Qualora la Commissione europea riceva un avviso di opposizione, senza indugio, deve trasmetterlo alle autorità nazionali che hanno presentato la richiesta di registrazione. Dopo l’invio dell’avviso di opposizione, l’opponente avrà poi 2 mesi di tempo per presentare dichiarazione di opposizione motivata. Da quel momento, se la Commissione riterrà la motivazione fornita ammissibile, ha 2 mesi per convocare le parti interessate e, in un limite temporale di 3 mesi (prorogabile fino a 6), attenderà gli esiti delle consultazioni. La decisione finale della Commissione sull’iscrizione o la non iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni protette avverrà tramite atti di esecuzione.

Stg: il campo di applicazione del sistema rimane aperto ai prodotti primari (e non più ai soli prodotti trasformati, come richiesto dalla Commissione), purchè presenti sul mercato da almeno 30 anni. La Commissione potrà definire, mediante atti delegati, le condizioni di deroga per determinati prodotti o piatti pronti. Le Stg attualmente registrate senza riserva di nome (è il caso della mozzarella e della pizza napoletana, potranno continuare a essere utilizzate fino a 10 anni dall’entrata in vigore delle nuovo regolamento sulla qualità. Tuttavia, entro 3 anni dall’entrata in vigore, agli Stati membri viene riconosciuta la possibilità di presentare alla Commissione l’elenco di quelle che intende mantenere anche dopo il termine dei 10 anni (così detta “procedura semplificata”) e, in questo caso, la Commissione entro due mesi, sarà tenuta a pubblicare l’elenco ricevuto nella Gazzetta Ufficiale del-

l’Unione, contro il quale entro tre mesi c’è la possibilità di presentare una dichiarazione di opposizione. Prima di avviare la procedura a livello Ue, lo Stato membro deve però aver avviato la procedura di opposizione a livello nazionale. Indicazioni facoltative di qualità: sarà introdotta una “base giuridica” che consenta la creazione di nuovi termini di qualità facoltativi “orizzontali”, quali ad esempio: “prodotto di montagna”, “Prodotto dell’agricoltura delle isole”, “Prodotto locale”. Questi possono essere introdotti attraverso l’adozione di atti delegati. Allo stesso modo, anche la modifica degli attuali termini di qualità facoltativi potrà essere fatta tramite atti delegati. Prodotti di montagna: viene istituita l’indicazione facoltativa «prodotto di montagna”, rispetto alla quale: le materie prime e i mangimi per gli animali d’allevamento devono provenire essenzialmente dalle

aree di montagna e, in caso di prodotti trasformati, anche la trasformazione deve aver luogo in tali aree. Tuttavia viene riconosciuto alla Commissione il potere di disciplinare, attraverso atti delegati, la possibilità di stabilire deroghe affinché il processo di trasformazione possa avvenire in aree diverse da quelle di montagna, così come il caso in cui, da queste, provengano le materie prime o i mangimi. Indicazione prodotti delle isole: entro il termine di 12 mesi dall’entrata in vigore del nuovo regolamento sulla qualità, la Commissione europea dovrà condurre uno studio sull’opportunità di creare una nuova indicazioni di qualità facoltative, denominata “Prodotto dell’agricoltura delle isole”. Prodotti locali e vendita diretta: entro il termine di 12 mesi dall’entrata in vigore del nuovo regolamento sulla qualità, la Commissione europea dovrà condurre uno studio sull’opportunità di istituire un nuovo regime di etichettatura per l’agricoltura locale e la vendita diretta, al fine di assistere i produttori nella commercializzazione dei loro prodotti a livello locale. Per quanto attiene la proposta legislativa di modifica del Reg. 1234/2007, riguardante le norme di commercializzazione (Com (10) 8988 rev.2), nella prima fase inclusa nel pacchetto qualità Ue, allo stato attuale questa verrà discussa nel contesto del pacchetto «Pac - Ocm unica”. Infine, vale la pena ricordare che lo scorso 14 giugno è stato pubblicato il Reg. Ce N. 501/2012, recante iscrizione dell’Igp Zhenjiang Xiang Cu, un tipo di aceto di riso fermentato, la cui principale materia prima è il riso glutinoso. Ciò conferma il forte interesse dei Paesi extra europei (Cina in particolare), di ottenere il riconoscimento di marchi di qualità europei attestanti l’indicazione dell’origine per affermarsi sul mercato internazionale.

La siccità negli Usa infiamma la speculazione La siccità più cruenta dal 1988 ad oggi, sommata a temperature particolarmente elevate, sta mettendo a serio rischio la produzione di mais nel Corn Belt degli Stati Uniti e le speculazioni sulle commodity agricole riprendono piede e spingono i prezzi alle stelle. Le coltivazioni dell’Illinois, dell’Iowa e dell’Indiana sono ormai in parte compromesse e gli agricoltori sono di fatto impotenti poiché solo una piccola parte del Belt è irrigua. Così, i prezzi dei prodotti agricoli e i loro future sono stati in tensione nell’ultima settimana e si sono registrati rialzi nelle quotazioni che solo la ripresa della speculazione può giustificare. In questa realtà, dalla metà di giugno ad oggi i prezzi di frumento e mai sono aumentati di oltre il 30% e i loro future per le consegne a fine luglio hanno registrato un incremento del 6.8% che in un tempo così ristretto è una vera esagerazione. Alla situazione statunitense si vengono poi a sommare le previsioni di produzione del di frumento e

orzo in Russia e Ucraina. Le stime di produzione di questi cereali, inizialmente ipotizzate in ca. 56 milioni di tonnellate, sono state riviste pesantemente al ribasso, le ultime previsioni parlano infatti di un raccolto pari a ca. 49 milioni di tonnellate. Fortunatamente non siamo ancora ai livelli di produzione del 2010, anno in cui Putin bloccò le esportazioni facendo letteralmente impazzire i mercati ma ciò nonostante, non mancano i motivi di tensione. All’impennata dei prezzi dei cereali si deve poi sommare la quotazione re-

cord della soia, il cui valore dall’inizio dell’anno è aumentato del 20% ca. e che negli ultimi giorni ha “sfondato il muro dei 500 €/ ton. Tutto questo si innesta su di una congiuntura economica notoriamente difficile, dove il valore delle nostre produzioni zootecniche, latte e carni, è al palo a causa della crisi dei consumi. Il prezzo attuale di latte, suini e bovini da carne, può far fronte a questa impennata dei prezzi di cereali e soia? Ovviamente non si può generalizzare, poiché a seconda della capacità di auto approvvigionamento ogni singola azienda ha un proprio costo di produzione ma, sinceramente temiamo di no. Qualora questa situazione dovesse protrarsi per un lasso di tempo prolungato, potrebbe assestare un duro colpo alla nostra zootecnia e “l’emorragia” di stalle potrebbe riprendere. Ovviamente la nostra Organizzazione, che già lo scorso anno aveva manifestato il proprio dissenso in merito alle speculazioni della finanza sul cibo, sta già valutando azioni e eventuali manifestazioni di dissenso verso una economia globale che soffoca la zootecnia locale.

NOTIZIE IN BREVE Mais, prorogato stop ai neonicotinoidi Proroga di altri sette mesi della sospensione cautelativa dell’autorizzazione all’impiego di sementi di mais trattate con prodotti fitosanitari contenenti le sostanze attive neonicotinoidi, per i possibili effetti sulla salute delle api. Lo ha deciso il Ministero della Salute dopo la decisione della Commissione consultiva dei prodotti fitosanitari. Più attenzione a piante e fiori Il Ministero delle Politiche agricole, assieme alla Coldiretti, ha chiesto alla Commissione Ue una maggiore attenzione al settore florovivaistico, particolarmente colpito della crisi economica. Necessario rivedere la classificazione merceologica di piante e fiori per rendere più trasparente il mercato, riformulando i codici doganali e una verifica approfondita della portata dei troppi accordi bilaterali di libero scambio che utilizzano il settore a livello di merce di scambio, liberalizzando le importazione da paesi extracomunitari che hanno regole e costi di produzione profondamente inferiori a quelli a cui sono assoggettate le imprese comunitarie Valtellina devastata dalla grandine Sfiora i due milioni e mezzo di euro la prima stima dei danni del tornado di vento e grandine che ha investito, la notte tra l’11 e il 12 luglio scorsi, la Valtellina (Sondrio) causando la perdita di quasi 70 mila quintali di mele e radendo al suolo 30 mila metri quadrati di frutteti. Fotovoltaico, dal 27 agosto il V° conto energia Partirà dal 27 agosto il V° Conto Energia fotovoltaico, approvato con Decreto ministeriale del 5 luglio 2012 e pubblicato sul Supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale„ n. 159 del 10 luglio 2012 - Serie generale. Il Gse, Gestore dei servizi elettrici, ha comunicato all’Autorità per l’energia elettrica e il gas l’aggiornamento del costo cumulato annuo per gli incentivi, pari a 6 miliardi di euro per 14.300 MW di potenza installata, equivalenti a oltre 400mila impianti fotovoltaici in esercizio. L’Autorità ha così determinato il raggiungimento del tetto massimo e ha fissato il 27 agosto quale data di decorrenza delle nuove modalità di incentivazione. Il Quinto Conto Energia cesserà di applicarsi dopo 30 giorni solari dal raggiungimento di un costo indicativo cumulato di 6,7 miliardi di euro l’anno, data che sarà comunicata dall’Autorità per l’energia. Quindi, il costo massimo degli incentivi è fissato a 700 milioni di euro l’anno. Credito, tagliati del 35% i finanziamenti alle imprese agricole Sono stati tagliati del 35 per cento i finanziamenti alle imprese agricole nel primo trimestre del 2012 con il credit crunch che ha colpito anche il settore primario al quale sono stati sottratti circa mezzo miliardo di euro di finanziamenti nel corso del 2011. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Ismea, in riferimento alle dichiarazioni del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco all’assemblea dell’Abi, dove ha invitato gli Istituti di credito a sostenere le imprese solide. La stretta creditizia ha toccato i finanziamenti per ristrutturazioni (-31% rispetto al 2010), seguiti da quelli per investimenti (-11%) e per esigenze gestionali (-7%).

Le informazioni contenute negli articoli potrebbero subire variazioni successive al momento della stampa. Gli aggiornamenti verranno indicati nel nuovo numero del giornale. Se volete contattare la redazione de “Il Nuovo Grano” per informazioni tecniche, suggerimenti o commenti potete scrivere al seguente indirizzo: Federazione Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza, via Ripamonti 37/A Milano. Oppure inviate una mail a: milonews.mi@coldiretti.it

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