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ANNO XVIII ­ N. 10 ­ Poste Italiane SpA ­ Spedizione in abb. postale ­ D.I. 353/2003 (conv. in L. 7/02/04 n. 46) art 1, comma 2, dcb Milano ­ SETTEMBRE­OTTOBRE 2010 DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE VIA RIPAMONTI, 37/A 20136 MILANO ­ TELEFONO 02/5829871

Dopo l’allarme della nostra associazione è arrivata l’apertura del Pirellone: “Troviamo soluzioni alle controversie”

Ruspeveloci,risarcimentilenti Battaglia di Coldiretti per garantire indennizzi rapidi alle aziende danneggiate dalle grandi opere Agricoltura motore dello sviluppo

SERVIZIO A PAG. 9 Un agricoltore indica i campi che verranno sfregiati dalla nuova tangenziale esterna di Milano. Polemiche sulle grandi opere in Lombardia

Non si fermano i mercati agricoli, intanto le aziende si buttano nel sociale SERVIZI ALLE PAG. 6, 7, 16

Qualche tempo fa mi è capitato fra le mani un articolo intitolato “Il futuro perduto di giovani e imprese”, che raccontava come in Italia ci sia una fetta di giovani, pari al 7-8 per cento della popolazione, che oggi hanno meno di 35 anni e poche prospettive per il futuro. Una situazione, ma che è sicuramente preoccupante. Per questo considero importante creare un disegno di lungo respiro per il territorio e per la sua gente. In questo contesto l’agricoltura può e deve fare la sua parte su molti fronti. A partire dal lavoro, con la formazione dei giovani e la collaborazione con le scuole e con i centri di ricerca. Credo che nelle nostre aziende esista un patrimonio di esperienze in grado di aiutare i giovani, ma non solo loro, ad aprirsi una strada, ad avere un’idea e a realizzarla, partendo dalla tradizionale attività sui campi fino alle bioenergie. Non è facile, ma si può fare. L’agricoltura può quindi giocare un ruolo sociale, oltre che economico. Anche perché le cascine non le puoi spostare a piacimento, come invece accade con le industrie e per noi il territorio è fondamentale, è vita, affetto, tradizione, legami sociali e speranza per il futuro. Speranza che devono avere le nuove generazioni e anche gli immigrati stranieri che vengono qui per lavorare onestamente. A loro ormai da anni l’agricoltura lodigiana ha offerto una sponda importante, formandoli dal punto di vista professionale, impiegandoli nelle stalle e nei campi, facendoli crescere come nuovi cittadini, integrandoli e quindi assicurando al resto della società qualche problema in meno sul fronte dell’emarginazione e della sicurezza. Gli stranieri, come i giovani, possono rappresentare una risorsa per se stessi e per il territorio, perché se avranno un lavoro e maggiore capacità di spesa, saranno i consumatori di domani e forse già di oggi. Come mi è già capitato di dire: senza latte e grana padano, carni, prosciutti e salumi, ossia senza le aziende agricole, non ci sarebbe neppure il cous cous, ossia la richiesta di prodotti legati a nuove fasce di popolazione che sono arrivate sul nostro territorio. Questa è la dimostrazione di come tutto alla fine sia connesso. Non esistono più settori a tenuta stagna. E l’agricoltura è uno di quelli che meglio si può intrecciare con tutti gli altri: dalla scuola al lavoro, dalla ricerca al commercio, fino alle bioenergie. Perché le fonti rinnovabili sono un’altra carta che ci possiamo giocare per contribuire al rilancio del territorio. Quando discutiamo di fotovoltaico sui tetti di stalle e capannoni, o di impianti per il biogas, non parliamo solo di opportunità per le imprese agricole, di minor impatto ambientale e di un nuovo modello di sviluppo e consumo, ma ci riferiamo a un indotto che riguarda la progettazione e la produzione di nuovi sistemi di energia, di turbine, di digestori, di pannelli solari, ci riferiamo alla loro commercializzazione e installazione. Tutte attività che possono offrire posti di lavoro qualificati e di lungo periodo. Insomma, un’opportunità di crescita a disposizione di molti. Carlo Franciosi Presidente Coldiretti Milano e Lodi

Il Presidente Sergio Marini ha invitato il Governo a non penalizzare l’agricoltura

L’economia vola con il Made in Italy Al Forum di Cernobbio punto della situazione sul settore e le tendenze dei consumi Per quasi un italiano su quattro (23 per cento) il cibo italiano dal campo alla tavola vale almeno il doppio, nonostante il momento di crisi economica. E’ quanto emerge dalla presentazione dei risultati della prima indagine che studia il contributo del Made in Italy alla ripresa economica, realizzata da ColdirettiSwg a ottobre 2010 e presentata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. Una maggioranza assoluta del 53 per cento degli italiani preferisce acquistare prodotti alimentari locali e artigianali che battono nettamente le grandi marche, le quali si fermano al 10 per cento. Nell’ambito del Forum, il Presidente Marini ha incontrato il ministro dell’Economia Tremonti invitandolo a considerare l’agricoltura come uno dei quei settori dove non è necessario togliere risorse. SERVIZI ALLE PAG. 2 E 3

Iniziativa realizzata con il contributo di Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura


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Coldiretti protagonista al decimo forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio

Il Made in Italy vale doppio Le tendenze dei consumi puntano sulle vendite dirette e la ricerca di prodotti locali La gente vuole comprare in cascina Una maggioranza assoluta del 53 per cento degli italiani preferisce acquistare prodotti alimentari locali e artigianali che battono nettamente le grandi marche, le quali si fermano al 10 per cento. E’ quanto emerge dalla presentazione dei risultati della prima indagine che studia il contributo del Made in Italy alla ripresa economica, realizzata da Coldiretti-Swg a ottobre 2010 e presentata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. La vittoria del prodotto legato al territorio è sancita dal fatto che oltre due terzi degli italiani (68 per cento) si sentirebbero più garantiti da un marchio degli agricoltori italiani rispetto al marchio industriale (11 per cento) e a quello della distribuzione commerciale (10 per cento). Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di una opinione confermata dal fatto che nel 2010 si è registrato un vero boom degli acquisti diretti dai produttori dove compra regolarmente il 17 per cento degli italiani con un aumento record del 55 per cento. “Favorire la presenza di prodotti locali nei punti vendita è anche l’obiettivo del progetto per una Filiera agricola tutta italiana per arrivare ad offrire prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori e al giusto prezzo” ha affermato il presidente della Coldiretti Marini nel sottolineare che “questi prodotti saranno offerti tramite la più estesa rete commerciale nazionale che coinvolge i mercati di campagna amica, i punti di vendita delle cooperative, i consorzi agrari, agriturismi e aziende agricole, ma coinvolgerà anche la rete della ristorazione a chilometri zero e la distribuzione che intenderà partecipare”. Un italiano su tre (32 per cento) acquista regolarmente prodotti a denominazione di origine e il 14 per cento quelli biologici. Si tratta della conferma che “La crisi non incide sul bisogno di sicurezza alimentare dei cittadini che continuano ad esprimere un forte interesse per le produzioni ad elevato contenuto salutistico, identitario e ambientale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel precisare che a dimostrarlo “è la crescita degli acquisti diretti dal produttore che hanno raggiunto il valore di 3 miliardi di euro e interessano più di 60mila imprese agricole tra cantine, cascine e malghe oltre a 600 mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Complessivamente - continua la Coldiretti - il fatturato dei prodotti a denominazione di origine Made in Italy ha sfiorato nel 2009 i dieci miliardi di euro realizzati per quasi il 20 per cento sui mercati esteri dove crescono parallelamente anche le imitazioni e i tarocchi.

Per quasi un italiano su quattro (23 per cento) il cibo italiano dal campo alla tavola vale almeno il doppio, nonostante il momento di crisi economica. E’ quanto emerge dalla presentazione dei risultati della prima indagine che studia il contributo del Made in Italy alla ripresa economica, realizzata da Coldiretti-Swg a ottobre 2010 e presentata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. Il valore superiore attribuito dagli italiani agli alimenti, realizzato con prodotti coltivati o allevati interamente in Italia, è eccezionale con due italiani su tre (65 per cento) che ritengono valga dal 10 per cento in su. La fiducia nel Made in Italy rispetto al prodotto straniero è del 91 per cento per gli alimenti, del 66 per cento per i vestiti, del 55 per cento nei mobili, del 49 per cento per la cosmetica, del 39 per gli utensili, del 26 per auto e motorini e del 18 per l’elettronica e cresce nel 2010 in tutti i settori. La superiorità del Made in Italy alimentare è attribuita al rispetto di leggi più severe, alla bontà e freschezza e alla garanzia di maggiori controlli. L’attenzione all’origine del prodotto è evidenziata dal fatto che sottolinea la Coldiretti - ben il 97 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti. Secondo il presidente della Coldiretti Sergio Marini si tratta di un riconoscimento dell’impegno degli imprenditori italiani nel garantire la leadership qualitativa nella produzione agricola. Il modello agricolo italiano è vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche - precisa Marini - nel valore aggiunto per ettaro di terreno, ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana, che è oltre il triplo di quella Usa, doppia di quella inglese, e superiore del 70 per cento di quelle di Francia e Spagna. Le produzioni italiane hanno poi il primato della sanità e della sicurezza alimentare, con un record del 99 per cento di campioni regolari di frutta, verdura, vino e olio, con residui chimici al di sotto dei limiti di legge. Nel nostro Paese si trova un terzo delle imprese

biologiche europee e un quarto della superficie bio dell’Unione, superando il milione di ettari. L’agricoltura italiana vanta inoltre la leadership nei prodotti tipici con 210 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti

dall’Unione Europea, senza contare le 4511 specialità tradizionali censite dalle regioni. Ma il Made in Italy a tavola è anche - conclude Coldiretti l’emblema nel mondo della dieta mediterranea, modello n u t r i z i o n a l e o r m a i

universalmente riconosciuto fondamentale ai fini del mantenimento di una buona salute e che si fonda su una alimentazione basata su prodotti locali, stagionali, freschi di cui l’Italia è particolarmente ricca.

Accordo fra Intesa e Creditagri: moratoria su mutui e scadenze Intesa Sanpaolo e CreditAgri Coldiretti, associazione che raggruppa i Confidi e le società di mediazione creditizia operanti a livello regionale e interregionale nell’ambito del Sistema Coldiretti, al quale fa riferimento la maggioranza assoluta delle imprese agricole italiane, hanno firmato oggi un importante accordo che mette a disposizione da parte del Gruppo bancario un plafond complessivo di 1,5 miliardi di euro destinato alle imprese associate al sistema Coldiretti. L’accordo, che si rivolge agli oltre 1,5 milioni di associati, è stato firmato da Corrado Passera, consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo, e dal presidente Coldiretti Sergio Marini ed è finalizzato a sostenere le imprese del settore agricolo e agroalimentare garantendo continuità del credito, liquidità per la gestione ordinaria, soluzioni di investimento a favore dello sviluppo produttivo, finanziamenti per la ricapitalizzazione e opzioni di flessibilità per le scadenze dei crediti. Obiettivi individuati e perseguiti, nell’ambito della già effi-

cace collaborazione tra il Gruppo bancario e CreditAgri, anche grazie alla creazione di un canale diretto tra azienda e banca con il supporto delle strutture territoriali della Coldiretti. CreditAgri, dopo un processo di fusione tra tutti i Confidi agricoli di espressione Coldiretti, si avvia a diventare a partire dalla fine di novembre 2010 un unico Confidi nazionale in possesso dei requisiti previsti dalla Banca ‘Italia per trasformarsi in Confidi 107 o Banca di garanzia per il settore agroalimentare. “L’accordo è un importante passo in avanti nel nostro progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana al quale assicura un volano finanziario determinate per sostenerne lo sviluppo nelle diverse aree di intervento - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare la scelta lungimirante di contribuire ad un progetto concreto in grado di dare futuro all’agricoltura italiana, valorizzandone le distintività ed il legame con il territorio, con l’offerta di prodotti alimentari al

cento per cento italiani firmati dagli agricoltori tramite la più estesa rete commerciale nazionale che coinvolge i mercati di campagna amica, i punti di vendita delle cooperative, i consorzi agrari, agriturismi e aziende agricole, ma coinvolgerà anche la rete della ristorazione a chilometri zero e la distribuzione che intenderà partecipare”. “Oggi con CreditAgri Coldiretti firmiamo un accordo che ribadisce il nostro incitamento a fare sistema, perché vogliamo spingere le pmi a credere nella ripresa e a tornare a crescere con il nostro supporto. - ha commentato Corrado Passera, consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo. Il ruolo di CreditAgri Coldiretti e la capillarità dei rapporti delle Banche del Gruppo Intesa Sanpaolo diventano a questo proposito un vero elemento strategico perché consentono di mettere a patrimonio comune la conoscenza diretta delle imprese e degli imprenditori, oggetto di un vero e proprio piano di diffusione e attuazione dell’accordo sul territorio.

Ogm, il flop delle semine biotech: nessuno le vuole “Le provocazioni con l’eclatante semina illegale di mais geneticamente modificato (Ogm) e il pressing delle grandi lobby multinazionali con imponenti campagne di promozione che hanno segnato in Italia il 2010 non convincono i cittadini che mantengono salda la propria opposizione agli Ogm, ritenuti meno salutari di quelli tradizionali da tre italiani su quattro che esprimono una opinione (73 per cento). La forte contrarietà espressa dai consumatori sui prodotti geneticamente modificati è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni nei quali

è stato condotta la tradizionale indagine della Coldiretti al Forum di Cernobbio, ed è la conferma che non si tratta di una valutazione emotiva. Un atteggiamento che dà valore alla scelta fatta dalla Conferenza della regioni che ha deciso recentemente all’unanimità di continuare a vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Italia con l’importante invito ad esercitare la clausola di salvaguardia per vietare sul territorio nazionale la semina e la produzione della patata Amflora e del mais Mon810. Con tale decisione

l’Italia - sottolinea la Coldiretti - si unisce al numero crescente di Paesi europei come Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania che hanno già vietato il mais MON 810 mentre con il medesimo mezzo giuridico per ora l’Austria, l’Ungheria e il Lussemburgo hanno vietato, altresì, la patata Amflora. Gli Ogm spingono sostiene la Coldiretti - verso un modello di sviluppo che è il g r a n d e a l l e a t o dell’omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy. La scelta di non utilizzare organismi geneticamente modificati non è

quindi il frutto di un approccio ideologico, ma riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. Su questa strada l’Italia - continua la Coldiretti - non è certo da sola poiché dopo il divieto posto anche in Germania si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove si coltivano Ogm con un drastico crollo del 12 per cento delle semine. Il drastico crollo nei terreni seminati a transgenico in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare tali prodotti non c’è neanche convenienza economica.


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Rapporto agromafie presentato al Forum dell’agricoltura di Cernobbio, Coldiretti: “Da noi più controlli e più sicurezza”

Boom delle frodi alimentari Per 6 italiani su 10 sono più temute di quelle finanziarie, sequestri dei Nas aumentati del 40% Le confezioni di generi alimentari sequestrate dai Nas sono aumentate del 40 per cento nel 2010, tanto che le frodi a tavola sono diventate quelle più temute dagli italiani, con sei cittadini su dieci che le considerano più gravi di quelle fiscali e degli scandali finanziari. A darne notizia è la Coldiretti, nell’ambito delle anticipazioni sul dossier agromafie, sulla base degli ultimi dati dell’attività dei Nuclei Antisofisticazioni nel settore agroalimentare, resi noti nel corso del X Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Villa d’Este di Cernobbio da Coldiretti e Studio Ambrosetti, dove sono stati presentati i risultati di sondaggio Coldiretti-Swg sulle frodi che preoccupano gli italiani. Alla domanda su quali fossero le frodi più gravi – rileva la Coldiretti - il 60 per cento dei cittadini ha indicato quelle alimentari poiché possono avere effetti sulla salute. Al secondo posto (40 per cento) vengono quelle fiscali, mentre le truffe finanziarie sono lo spauracchio del 26 per cento degli italiani, seguite a stretta distanza da quelle commerciali, come la contraffazione dei marchi (25 per cento). Una situazione confermata dai numeri dei Nas dai quali emerge che rileva la Coldiretti - nel primo semestre di quest’anno le confezioni di alimenti sequestrate e ritirate dal commercio ammontano a oltre 10 milioni, con un aumento record del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009, quando a finire nel mirino dei militari dell’Arma erano stati 7,2 milioni di pezzi. Aumenta anche il valore del cibo sequestrato che sale a 71 milioni di euro (+4 per cento), così come le strutture irregolari sottoposte a sequestro (+23 per cento) o chiuse per motivi di salute pubblica (+18 per cento). Rispetto allo scorso anno – precisa la Coldiretti – sono state inoltre effettuate oltre 18mila ispezioni (+ 20 per cento), mentre sono restate sostanzialmente stabili le infrazioni penali e le amministrative. Sono invece diminuiti gli arresti (da 32 a 11), ma non le denunce (+10 per cento) e le segnalazioni all’autorità giudiziaria (+ 26 per cento). In Italia si scoprono le frodi perché si fanno più controlli ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che si stima vengano “effettuati ogni anno più di un milione di verifiche ed ispezioni sugli alimenti tra le diverse forze dell’ordine e gli organismi pubblici e privati nel corso di un anno”. Tra i casi più “scottanti” seguiti dai Nas nel corso del 2010 c’è sicuramente – rileva Coldiretti – quello delle mozzarelle blu, il formaggio a pasta filata tedesco contaminato dal batterio Pseudomonas fluorescens e venduto con nomi italiani come Malga Paradiso, Fattorie Torresina e Monteverdi, ingannando i consumatori e causando gravi danni di immagine per gli allevatori italiani. Dopo il ritrovamento dei latticini colorati in varie città i carabinieri hanno sequestrato una tonnellata di mozzarelle prodotta in Germania, sulle quali è stata aperta una inchiesta con indagati in Italia e all’estero. Ma nel mirino dei Nas sono finiti anche altri alimenti, come gli oltre 10 milioni di uova non in regola con le norme igienico-sanitarie scoperte a Verona e destinate alla lavorazione dei prodotti tipici delle festivita’ natalizie, panettoni e pandori in testa. O, ancora, le 200mila bottiglie di conserva di pomodoro pericolosa trovate a Salerno e, a Siena, i 10 milioni di litri di vino da tavola pronto per essere esportato negli Stati Uniti come Chianti Docg. Senza dimenticare – continua la Coldiretti – le 25 tonnellate di cibi etnici irregolari sequestrati nel corso di un’operazione che ha coinvolto diverse città italiane, e le 50 tonnellate di alimenti scaduti ma riconfezionati con una nuova data di scadenza per essere rimessi sul mer-

Salute, il pm Guarinello: serve una procura nazionale

cato rinvenute a Milano. Importanti operazioni hanno portato anche a smantellare un commercio di capi di bestiame con certificati contraffatti e un giro d’affari per la macellazione abusiva. Tali dati confermano - sottolinea la Coldiretti - la necessità di tenere alta la guardia contro le frodi a tavola, che mettono a rischio la salute dei cittadini e fanno concorrenza sleale alle imprese che sono impegnate nel mantenere alti standard di qualità. Gli ottimi risultati dell’attività di controllo nei confronti dell’illegalità

devono essere accompagnati da una stretta nelle maglie larghe della legislazione che permette tuttora di spacciare come Made in Italy quasi la metà della spesa fatta dagli italiani perché manca l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima in tutti i prodotti alimentari in vendita. Il successo del Made in Italy alimentare - ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini - dipende qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo, dal lavoro

Una nuova procura nazionale per poter combattere in modo adeguato le frodi in campo agroalimentare. E’ la richiesta avanzata dal magistrato della Procura di Torino Raffaelle Guariniello durante il suo intervento ai lavori del X Forum Internazionale dell’Agricoltura promosso dalla Coldiretti a Cernobbio. Parlando nell’ambito della presentazione delle anticipazioni del rapporto sulle agromafie Coldiretti/Eurispes, Guariniello ha sottolineato come sia sempre più pressante la richiesta di legalità nel mondo dell’agroalimentare e come spesso le procure presenti sul territorio riescano ad affrontare solo tasselli singoli dei vari problemi senza avere la possibilità di una visione complessiva dell’intero mosaico. Così – spiega la Coldiretti - molte responsabilità restano nell’ombra e allora non ci si può stupire se molte indagini per frodi finiscono spesso con l’archiviazione. Guariniello – sottolinea la Coldiretti - ha quindi sottolineato l’importanza di fare applicare le leggi esistenti, perché le leggi non possono fare molto se rimangono solo sulla carta. Dopo avere evidenziato la necessità di attuare più controlli perché oggi questa azione è insufficiente, ha rimarcato la necessità di avere una Pubblica Amministrazione rigenerata e più efficiente su questi aspetti. “Bisogna evitare – ha sottolineato - che tra gli imprenditori che commettono reati di frodi alimentari si diffonda un senso di impunità e che i processi in questo campo procedano in modo troppo lento”. Ricordando – continua la Coldiretti - il caso di prodotti caseari etichettati come prodotti a base di latte intero e invece realizzati con cagliate lituane, ha quindi affermato che le indagini in materia agroalimentare devono avere un respiro internazionale. Oggi infatti queste indagini sono molto rallentate perché servono le rogatorie e non sempre i paesi interessati offrono il massimo della collaborazione. alla materia prima fino all’informazione ai consumatori verso i quali non possono essere tollerati inganni. La credibilità conquistata dagli agricoltori italiani nel garantire la qualità delle produzione è un patrimonio da difendere nei confronti di quanti con i falsi e la contraffazione cercano di

sfruttare la fiducia conquistata nelle campagne per vendere prodotti “taroccati”. Un crimine particolarmente odioso perché si fonda soprattutto sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti.

La posizione del Presidente della Coldiretti Sergio Marini sulla manovra finanziaria

Non aumentare i costi alle imprese “Sul discorso fiscale non chiediamo nuove misure, poiché consideriamo il sistema fiscale agricolo il più avanzato. Occorre però che questo sistema sia mantenuto e con esso quelle misure che durano da decenni e che se dovessero sparire, specie in un momento di crisi come questo, avrebbero pesanti ripercussioni sulle imprese per effetto dell’aumento dei costi del lavoro e di produzione”. E’ quanto ha chiesto il Presidente della Coldiretti Sergio Marini al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel suo intervento conclusivo al X Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, facendo riferimento alla fiscalizzazione degli oneri sociali nelle aree svantaggiate e alle accise sul gasolio agricole per il quale si registra un aumento del 22 per cento. Siamo nel momento cruciale della discussione – ha sottolineato Marini - sulla Riforma della Politica agricola comunitaria. A Tremonti chiediamo la massima attenzione nella difesa del bilancio agricolo a livello comunitario e a livello nazionale, ma non vorrei che a forza di parlare di politica agricola finiamo per morirci dentro. Dedichiamogli lo spazio che è giusto dedicargli, ricordando che se non stiamo attenti perdiamo ne il 10% in un giorno a causa dei prezzi e nessuno se ne accorge. E’ già accaduto – ha ricordato il presidente della Coldiretti al Forum di Cernobbio - in passato, non incorriamo nello stesso errore. Il documento che abbiamo presentato qualche mese fa a al Commissario Europeo all’Agricoltura, Ciolos, resta il pezzo più avanzato di discussione sul tema e consigliamo a tutti di leggerselo, per poi partire da lì. Qui a Cernobbio abbia-

mo anche parlato del progetto per una filiera agricola italiana e del suo stato di avanzamento – ha rilevato Marini -, con la presentazione dei vari accordi stipulati. Rispetto allo scorso anno abbiamo fatto abbastanza strada mentre da altre parti non sono venute proposte alternative concrete. Purtroppo questo paese si divide tra chi le cose le fa e chi bastona chi fa le cose - ha denunciato il presidente della Coldiretti -, perciò vorrei invitare a smetterla chi campa criticando il percorso di Coldiretti. Passiamo alla legge sull’etichettatura, che speriamo possa chiudere il suo percorso in settimana alle Camere, in attesa di vedere l’atteggiamento della Ue. Eb-

bene, vorrei sottolineare che se questo Paese è andato in procedura d’infrazione per 150 volte potrebbe farlo anche la 151esima. Il confronto con la Comunità – ha puntualizzato Sergio Marini - si può anche vincere e siamo noi a doverlo fare perché solo noi abbiamo da difendere qualcosa, non certo gli altri paesi. Sugli Ogm vorrei sottolineare come tutte le azioni fatte, tutte le illegalità e le pressioni da parte delle multinazionali non hanno sortito risultato. Gli italiani non li vogliono, gli agricoltori non li vogliono, i politici nemmeno, quindi Galan se ne faccia una ragione. Siamo pronti a seguirlo ha aggiunto il presidente della Coldiretti nel suo intervento a Cernob-

bio - sull’innovazione dei processi agricoli, ma va detto che l’unica cosa che da 15 anni a questa parte è stata fatta l’abbiamo fatta noi. Siamo dunque noi quelli che vanno seguiti su questa strada, ma se ce ne presenteranno una migliore, capace come la nostra di unire gli interessi di cittadini e imprese, la seguiremo. Sulle emergenze, dai pastori alla filiera del pomodoro – ha concluso Marini -, vorrei dire ai politici che la gente bisogna incontrarla quando chiede un supporto, non bisogna essere assenteisti. Le emergenze si gestiscono anche con la solidarietà e la considerazione, due valori che questo paese dovrebbe recuperare.


Economia

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Ma resta da risolvere il problema del riscaldamento che sta mettendo in grave difficoltà le colture nelle serre

Costi: il balzo dell’energia Aumento di oltre il 18 per cento, si spera nei ritocchi al ribasso per luce e gas Aumentano i costi a carico degli agricoltori. L’indice Ismea dei prezzi dei mezzi correnti di produzione agricoli (calcolato in base 2000=100) ha rilevato lo scorso agosto un incremento dello 0,8% rispetto al mese di luglio e dell’1,6% nel confronto con agosto del 2009. L’indice che si attesta a 129,9, un valore superiore alla media dell’ultimo triennio (128,9 l’indice medio per il periodo settembre 2007 – agosto 2010) ha risentito in particolare dei rincari dei mangimi e dei prodotti energetici. Più nel dettaglio i mangimi hanno registrato un incremento su base congiunturale (rispetto a luglio 2010) del 5,6% e tendenziale ( su agosto 2009) dell’8,4%, attribuibili in larga misura agli aumenti di orzo e cruscami e panelli-farine, anche se quest’ultima voce risulta invariata rispetto al mese precedente. I prezzi dei prodotti energetici hanno fatto segnare su base mensile una crescita dello 0,1% e su base annuale dell’8,5%, con punte del 18,5% per la voce energia elettrica e del 6% per i carburanti. Dopo l’aumento del 18 per cento dei costi energetici registrato in agricoltura ad agosto, la riduzione delle tariffe luce e gas con l’arrivo dell’inverno è importante per la competitività sopratutto di quelle imprese agroalimentari che necessitano di luce e riscaldamento come le serre (fiori, ortaggi e funghi), i locali per l’allevamento, la piscicoltura e l’essiccazione dei foraggi destinati al-

l’alimentazione degli animali. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente la diminuzione dei prezzi dell’elettricita’ (-0,5 per cento) e del gas, (-0,1 per cento) decisa dal primo ottobre dall’Autorita’ per l’energia nella nota sulle tariffe. Rimane però ancora irrisolto - sottolinea la Coldiretti - il problema del costo del riscaldamento per le produzioni florovivaistiche ed orticole in serra, dopo che la sospensione dell’agevolazione ad accisa zero per le serre ha determinato, per le imprese, un aumento del costo del riscaldamento del 22 per cento. Una situazione che - conclude la Coldiretti - sta mettendo in grave difficoltà il settore delle produzioni riscaldate in serra di fiori, piante e anche ortaggi che, complessivamente, vale oltre l’8 per cento del totale della produzione agricola nazionale ed alimenta un fortissimo indotto, afferente allo sviluppo di fattori di produzione, macchine, strutture, distribuzione, logistica, pubblicità, progettazione, assistenza tecnica ed altro ancora. Per quanto riguarda gli altri costi, c’è da registrate la controtendenza degli animali da allevamento, i cui prezzi hanno ceduto ad agosto l’8,3% rispetto al mese precedente, riallineandosi ai valori dell’agosto 2009, e dei concimi che registrano un ribasso tendenziale dei prezzi del 7,8% a fronte di una stabilità nel confronto congiunturale mensile.

“Agli agricoltori servono gasolio agevolato e sgravi” «Chiederò a Tremonti che si batta in sede Ecofin perchè il budget che i vari europei destinano all’agricoltura sia confermato all’1%. C’e’ poi la battaglia per la ripartizione di quell’1%. Gli chiederò inoltre alcune cose che all’agricoltura sono dovute: il gasolio agevolato per le serre, l’aiuto al settore bieticolo-saccarifero e gli sgravi alle aree svantaggiate’’. Lo ha affermato il Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, intervenendo al Forum Coldiretti di Cernobbio. «Chi produce beni agricoli, chi sta nel primario ha subìto, oltre agli effetti nefasti delle speculazioni, anche una marginalizzazione concettuale ed una delegittimazione del proprio intraprendere. Coldiretti ha ben compreso la crisi dell’economia virtuale e si è fatta carico, con la Filiera Tutta Agricola e Tutta Italiana, di una progettualità per il Made in Italy - ha sottolineato - in cui il prodotto alimentare è realmente strumento visibile della comunicazione del territorio, portavoce credibile e autorevole del nostro Paese. Condivido questa impostazione, perché ritengo che, come l’Italia moderna si ‘fa Patria’ a partire dal riconoscimento delle diversità territoriali e culturali, così noi, nella produzione agroalimentare, dobbiamo ripartire ricostruendo quel patrimonio gigantesco che è il Made in Italy. I progetti che sono stati presentati a Cernobbio da Coldiretti evidenziano una straordinario rinnovamento rispetto al passato e soprattutto mostrano come gli agricoltori intendano essere imprenditori, puntando sulla riconoscibilità, sull’identità, sulla responsabilità. La politica deve rispondere a questa nuova capacità progettuale espressa da una grande forza sociale qual è la Coldiretti, assicurando tre fattori chiave: trasparenza, regole, innovazione, se vogliamo cogliere le opportunità offerte dall’economia del sapere e dall’economia verde. Solo così possiamo vincere la battaglia per affermare la centralità e la modernità dell’agricoltura e delle implicazioni imprenditoriali e sociali che ne discendono. Sull’etichettatura dell’origine della materia prima, il 6 ottobre scorso è stato approvato all’unanimità dalla Camera dei Deputati il provvedimento ‘disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari’, ora all’esame dell’altro ramo del Parlamento. Il mio auspicio è che possa, nel più breve tempo possibile, essere trasformato in legge dello Stato. Nel dare attuazione alla norma che sarà approvata dal Parlamento Italiano, sarà mio impegno condurre e vincere insieme la battaglia per una norma sull’etichettatura a scala europea, soprattutto sapendo che il Commissario Ciolos ha già stabilito di accogliere, con la più ampia disponibilità, il testo di legge italiano. Dobbiamo poi lanciare un programma straordinario per la lotta alla contraffazione. Infatti il falso Made in Italy alimentare in Italia e all’Estero vale circa 60 miliardi, un reato compiuto da una pirateria nazionale e internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che, nel richiamarsi all’Italia mediante prodotti taroccati, nulla hanno a che fare con noi, se non per il danno gravissimo che ciò comporta per la nostra economia. Chiederò al Governo la costituzione di uno strumento specifico che superi la frammentazione delle competenze, essendo questa la causa della relativa efficacia delle azioni sino ad oggi messe in campo».

Record degli ultimi due anni

Il mais prende il volo, salgono le quotazioni Le speculazioni spingono i prezzi del mais che ha chiuso la settimana su valori massimi da due anni a 5,28 euro a bushel, un importo del 45 per cento superiore a quello di luglio, al Chicago board of trade, punto di riferimento del commercio mondiale, per le consegne nel mese di dicembre. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che a crescere nell’ultima seduta sono state tutte le materie prime agricole dalla soia che è arrivata a 11,35 dollari bushel per le consegne a novembre (+7 per cento) al grano che è quotato 7,19 dollari a bushel per le consegne a dicembre (+9 per cento), oltre al mais (+6 per cento). La spinta in alto viene giustificata dalle previsioni non positive di raccolto per effetto delle condizioni climatiche avverse negli Stati Uniti dove secondo l’ultimo rapporto dell’Usda la produzione di mais dovrebbe essere di 12,7 miliardi di bushel con un calo del 3 per cento rispetto allo scorso anno, quella di soia di 3,41 miliardi di bushel con un calo del 2 per cento mentre sul grano pesa il calo del 25 per cento della produzione in Russia che era tra i principali paesi esportatori e dell’Ucraina. Anche nell’Unione Europea a 27 per la raccolta di cereali le stime rivelano che la produzione si attesta sui 274 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 5 per cento rispetto alla produzione del 2009 a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli verificatesi in numerosi Stati membri durante la raccolta. Il livello dei prezzi per il mais, ma anche per gli altri cereali, rimane comunque ancora molto lontano dai va-

lori massimi di oltre 7 dollari per bushel raggiunti nel marzo 2008. In realtà l’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è sempre più fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l’oro fino alle materie prime come grano, mais e soia. Manovre finanziarie sul cibo che stanno “giocando” senza regole sui prezzi delle materie prime agricole dove hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e mettendo a rischio le coltivazioni e l’allevamento in molti Paesi. Garantire la stabilità dei prezzi in un mercato a domanda rigida come quello alimentare è un obiettivo di interesse pubblico che va sostenuto con l’introduzione di interventi di mercato innovativi come le assicurazioni sul reddito nell’ambito della riforma di mercato della politica agricola comune. Per stabilizzare il mercato è nata la più grande società di europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori, che ha il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non ogm. La società denominata “Filiera Agricola Italiana” è partecipata da 18 Consorzi Agrari, 4 cooperative, 2 organizzazioni dei produttori, una società di servizi di Legacoop e Consorzi Agrari d’Italia e ha il compito di gestire la contrattualistica nella coltivazione e nella commercializzazione dei seminativi prodotti in tutto il paese.

Anagrafe suina, in arrivo nuove regole

Sta per concludersi l’iter legislativo del decreto in materia di registrazione ed identificazione dei suini che per la prima volta prevede l’applicazione di sanzioni per i suinicoltori e per i macellatori che non rispettino le regole. Il testo ha già ottenuto parere favorevole del Governo ed è attualmente in discussione in Parlamento e recepisce alcune norme stabilite nel 2008 a livello europeo, volte a favorire il controllo e l’eradicazione di alcune malattie. Il provvedimento ribadisce alcuni obblighi per i suinicoltori e per i macellatori: la registrazione delle aziende presso i servizi veterinari dell’Asl e sulla Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe suina, la tenuta di un registro di carico e scarico aziendale, l’obbligo dell’identificazione degli animali con l’apposizione di un tatuaggio sull’orecchio sinistro che riporti il codice identificativo dell’azienda di nascita composto dalla sigla IT, del Codice Istat del Comune dove ha sede l’azienda, della sigla della provincia e del numero progressivo aziendale. Anche i macellatori saranno tenuti al rispetto di alcuni obblighi relativamente alla registrazione delle informazioni nella fase di macellazione.


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Terreni sventrati dalle autostrade, difficoltà per la coltivazione dei terreni e intanto risarcimenti con il contagocce

Le ruspe su campi e cascine Partono le grandi opere ma restano i problemi per gli indennizzi alle aziende Aperture dal Pirellone: “Troviamo le soluzioni” Grandi Opere, aperture di Formigoni dopo l’allarme lanciato dalla Coldiretti. Il Presidente della Lombardia, ospite al Forum internazionale dell’agricoltura di Cernobbio (Como), ha infatti dichiarato che “è importante trovare un giusto equilibrio tra consumo del territorio ed esigenze della società e dell’agricoltura. La Lombardia è una regione che sta vivendo una fase di forte sviluppo delle infrastrutture per questo ha dato vita a un tavolo permanente volto a trovare soluzioni alle eventuali controversie”. Le parole di Formigoni sono l’ennesima prova che le segnalazioni di Coldiretti sui problemi legati alla costruzione di Brebemi, Tem, Pedemontana e delle altre grandi opere lombarde “non sono affatto campate per aria” afferma Nino Andena, Presidente di Coldiretti Lombardia. Il richiamo del Presidente della Regione a favore di soluzioni condivise ed equilibrate è - secondo la Coldiretti – un invito di buonsenso a valutare gli allarmi che arrivano dal territorio sia sul fronte del consumo di suolo, sia su quello legato alla sopravvivenza delle aziende agricole e quindi al futuro di centinaia di famiglie.

E’ come se spianassero un centro come Varese, oppure come Bergamo, o ancora come la metà di Brescia, i due terzi di Cr em o n a o il 90 pe r c e n t o di Mantova. Solo che al posto delle città ci sono campi coltivati, prati, stalle, cascine e migliaia di famiglie di agricoltori. Le grandi opere della Lombardia, dalla Brebemi alla Tem, dalla Pedemontana all’autostrada dei Laghi, dalla statale 38 alla tangenziale di Morbegno si stanno portando via, secondo i calcoli della Coldiretti Lombardia, quasi 53 milioni di metri quadrati di aree agricole, che si aggiungono alla voragine di 400 mila ettari già finiti sotto una coltre d’asfalto e cemento dal 1990 a oggi, l’equivalente di due volte l’estensione delle province di Milano e Monza Brianza o pari al 90 per cento di quella di Brescia oppure come tutto il territorio delle province di Lodi, Como, Lecco e Varese messe insieme. “Adesso con Brebemi, Tem, Pedemontana si sta creando l’ennesima ferita che inghiotte le aree agricole, la punta di un iceberg di una situazione che non sappiamo ancora come si evolverà in futuro – spiega Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombardia –. In una regione che è locomotiva d’Italia, la viabilità è importante per lo sviluppo, ma il sacrificio sociale ed economico deve essere ripartito equamente e non caricato in maniera sproporzionata sugli agricoltori”. Secondo le rilevazioni della Coldiretti: -la Pedemontana (fra Como, Milano, Bergamo, Varese e la Brianza) si porterà via quasi 24 milioni di metri quadrati di territorio, -altri 18 milioni e mezzo se li prenderanno la Brebemi e relative tangenziali di raccordo fra Milano, Bergamo e Brescia. -Ci sono poi 8 milioni e mezzo di metri quadrati che serviranno per la nuova tangenziale est esterna di Milano fra Melegnano e Agrate, -a cui aggiungere anche il milio-

ne e 400 mila metri quadrati della Statale 38 fra Como, Lecco e Sondrio con la tangenziale di Morbegno, -per finire con 270mila metri quadrati per la terza corsia dell’autostrada dei Laghi A9. Un fiume d’asfalto lungo 303 chilometri, quasi la metà della lunghezza del Po, che tocca 214 comuni e “sperona” centinaia di

aziende agricole. Solo sulla Brebemi sono quasi 1.500 quelle danneggiate con terreni presi a morsi dai cantieri, cascine spianate e stalle assediate dall’asfalto. “Un anno fa, proprio a ottobre, venne firmato l’accordo per la gestione dei rapporti fra Brebemi e agricoltori – spiega Andena ma quello che doveva essere un

modo per velocizzare i tempi di costruzione e ridurre i contenziosi e le crisi si è trasformato in una specie di palude burocratica dove si tenta di prendere le aziende agricole per stanchezza mentre le ruspe sono al lavoro e i risarcimenti restano, per la maggior parte e per adesso, solo promesse neppure adeguate al prezzo sociale ed economico

Voci dalla prima linea dei cantieri: “Mi portano via tutto, cosa farò?” Mentre le ruspe avanzano, dalla prima linea dei cantieri, dietro la trincea delle cascine, si alzano le voci degli agricoltori. Dalla Pedemontana alla Brebemi, dalla Tem alla statale di Morbegno, tutti si domandano cosa succederà domani. Giuseppe Pantano, 48 anni, Desio (Milano), orticoltore: “La Pedemontana mi porterà via tutto: ho un’azienda di quasi 60 mila metri a ortaggi con 25 serre e un capannone costruito da pochi anni. Sarà tutto raso al suolo. Loro costruiranno un’area di servizio mentre io non so che fine farò. Vorrei sapere anche io qualcosa, ma nessuno mi ascolta. E’ un anno e mezzo che siamo in ballo. Meno male che non ho costruito la casa. Al posto del capannone ci faranno l’uscita dell’area di servizio. Nessuno sapeva niente fino a quando non ci siamo trovati nella lista nera degli espropri. Con la Pedemontana la mia azienda muore. Sono due anni che sto lavorando senza sapere cosa mi succederà. E’ come stare in casa la sera e non sapere se ci sarà ancora la mattina dopo. E non ho la forza per iniziare ancora da un’altra parte”. Ivana Regazzetti, 35 anni, allevatore di mucche da latte, cascina Nuova a Paullo (Milano): “La nuova tangenziale est esterna di Mi-

lano ci passerà troppo vicina e non riusciremo a fermarla e insieme alla viabilità secondaria ci toglieranno la terra e ci chiuderanno l’azienda in messo alla strade e al traffico pesante. Passeranno a 50 metri dalla casa, li vedremo dal balcone. Già 30 anni fa la mia famiglia si è dovuta spostare per fare posto alla speculazione edilizia e abbiamo deciso di andare lontano in campagna ma adesso ci hanno raggiunto anche qui. Non voglio assolutamente chiudere. Voglio essere io a decidere se farlo o meno, non si tratta solo di soldi. Dove andiamo se non possiamo ricominciare da un’altra parte?” Claudio Mapelli, 45 anni, allevatore di capre e vacche da latte, a Cassano D’Adda (Milano), cascina Gabana: “Da me il cantiere della Brebemi è aperto da giugno, le ruspe sono al lavoro a 10 metri dalla stalla, mi hanno già occupato il terreno e per adesso non ho visto un soldo di risarcimento. Quello che non capisco nell’atteggiamento della Brebemi è che sui cantieri vanno avanti come dei treni, 24 ore su 24, rispettano tutto i tempi di lavoro, fanno le occupazioni e dopo quando si tratta di indennizzare saltano fuori le difficoltà più impensabili. Quali sono le ragioni che bloccano il rispetto degli ac-

cordi? Così non si rispettano noi e il nostro lavoro”. Luciano Moretti, 48 anni, Truccazzano (Milano), vacche da latte, cascina Rossa: “L’alta velocità mi ha tagliato in due l’azienda tre anni fa e distrutto un fabbricato. Con Brebemi mi passeranno a 200 metri dalla stalla”.

che viene imposto alla nostra gente. Così non va”. Per questo la Coldiretti chiederà alla Regione Lombardia un piano regionale di salvaguardia dei suoli agricoli. “Perché la politica deve decidere il modello di territorio che vogliamo lasciare alle generazioni future, bisogna saper fare anche le giuste scelte – conclude Andena - Mettiamo in funzione un ciclo virtuoso che faccia crescere tutto il territorio perché le grandi opere siano davvero un’opportunità e non solo una ferita. Il terreno agricolo è la base di partenza di una filiera economica che non serve solo ai coltivatori, ma a diversi settrori come turismo, meccanica agricola e industria agroalimentare. Non è un verde a caso, ma una ricchezza per tutt a l a Lombardia”. Inoltre Coldiret ti chiede di intervenire direttamente su Cal (il braccio operativo del Pirellone per la costruzione delle nuove arterie) per rispettare gli accordi stipulati con le aziende agricole che stanno vivendo in prima linea l’avanzata dei cantieri, proponendo anche un coinvolgimento degli agricoltori sia nella gestione del verde lungo le autostrade sia nella creazione di punti di offerta dei prodotti a km zero nelle aree di sosta previste.


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Il modello rurale del buon cibo, del relax e dell’ambiente è fra le soluzioni più apprezzate dai consumatori lombardi

Vacanze antistress in cascina Vince il modello “agri-slow”: 125 aziende sul territorio di Milano, Lodi e Monza Brianza Balzo dell’agriturismo in Lombardia. Dal 2006 al 2009 c’è stato un aumento di quasi il 25 per cento del numero di aziende che si dedicano a questa attività, passate da 966 a 1.246 (erano appena 300 nel 1995), con una progressione media dell’8 per cento all’anno. Nella classifica provinciale, ai primi posti troviamo Brescia (250), Mantova (199), Pavia (199) e Bergamo (114). A seguire: Milano (86 aziende), Como (81), Varese (80), Sondrio (79), Cremona (65), Lecco (54), Lodi (27) e Monza e Brianza (12). Quest’anno, stima la Coldiretti Lombardia sulla base delle indicazioni arrivate dalle aziende, non ci sono state flessioni nel numero di persone che hanno scelto l’agriturismo e le previsioni per l’autunno indicano un costante apprezzamento per le gite e i soggiorni in campagna. In base alle nostre rilevazioni – spiega Terranostra, l’associazione di Coldiretti che si occupa degli agriturismi – la gente che viene da noi cerca un modello slow di vacanza, fatto di riposo, tranquillità, buon cibo, cordialità, scoperta del territorio e della natura, vivendo una dimensione rurale che, almeno per qualche giorno, aiuti a staccare dallo stress della vita quotidiana in città. Sul sito www.lombardia.terranostra.it si possono trovare tutte le informazioni e le novità degli agriturismi sul territorio. In Lombardia ci sono circa ottomila posti letto su 795 aziende che offrono il pernottamento. Mentre quasi 600 fanno vendita diretta. E sempre nel campo della scoperta dei prodotti e gastronomia tipica, le oltre 1.200 realtà presenti in regione servono oltre 60 mila pasti al giorno. La gente chiede sapori veri, alimenti genuini, cucina tradizionale e noi cerchiamo di mettere a disposizione il meglio che abbiamo – afferma Terranostra Coldiretti – con una sensibilità che spesso deriva anche dal fatto che nel 30 per cento dei casi sono delle donne a condurre le aziende”.

Gli ultimi dati di Creditagri sulle imprese che cercano di agganciare la ripresa Quadri al vino, zucche dipinte e vestiti di cereali

Aumentano gli investimenti Boom del solare sulle stalle

Boom dell’energia solare fra le aziende agricole lombarde. Secondo i dati dei primi 8 mesi del 2010 rilevati da Creditagri, il braccio operativo di Coldiretti per sostenere le imprese nei rapporti con le banche, il 40 per cento dei finanziamenti richiesti ha riguardato l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di stalle e cascine. Nell’ambito delle operazioni di smaltimento dell’amianto – spiega Creditagri Lombardia – gli agricoltori hanno deciso di inserire i pannelli solari sulle nuove coperture in modo da ottimizzare spazi e risorse”. Le aziende hanno quindi richiesto crediti per oltre 30 milioni di euro per le bioenergie, ai quali si aggiungono altri 23 milioni per i miglioramenti fondiari. Quest’anno in Lombar-

dia Creditagri Coldiretti ha assistito le imprese nella gestione di quasi 75 milioni di euro di finanziamenti con oltre 37 milioni di euro di garanzie. Intanto le operazioni di ristrutturazione del debito sono scese dai quasi 30 milioni del 2009 ai 12 milioni e mezzo dei primi mesi del 2010. “L’anno scorso è stata portata a termine la maggior parte delle operazioni di pulizia e di riordino dei conti dopo lo scossone arrivato con la grandi crisi e adesso le aziende cercano di guardare avanti partendo dall’agricoltura per poi diversificare in altri settori collegati” spiega il presidente di CreditAgri. Nel 2009 sono stati realizzati anche i maggiori investimenti per l’acquisto di macchinari e bestiame per oltre 6 milioni e 800 mi-

la euro, scesi a 3 milioni nei primi 8 mesi del 2010. In pratica le imprese hanno fatto tutto quello che potevano e dovevano per agganciare la ripresa – commenta Creditagri - Ma è necessario che le istituzioni regionali e nazionali non facciano mai mancare il loro appoggio, altrimenti è chiaro che diventa tutto più di difficile. E’ l’intero sistema che si deve muovere per crescere insieme”. A livello provinciale, la maggior parte delle nuove operazioni di sostegno al credito seguite da Creditagri nel 2010 si sono perfezionate a Bergamo (84), a Brescia (44) e a Mantova (40) e Cremona (39). A seguire: Milano-Lodi (18), Pavia (16), ComoLecco (13), Varese (8) e Sondrio (5).

Anche l’arte va bene per battere la crisi Il vino resta in cantina? Meglio utilizzarlo per dipingere esclusivi quadri. Il grano viene pagato pochi centesimi? Con le spighe si possono realizzare vestiti da sposa unici? Le zucche invendute possono diventare splendidi centrotavola mentre dalla frutta e verdura è possibile creare giocattoli al naturale e con la cera d’api saponette artistiche. I prodotti vengono sottopagati nelle campagne dove gli agricoltori scoprono l’arte per battere la crisi con opere esclusive, esposte per la prima volta alla prima Galleria della “Campagna Creativa”, inaugurata dalla Coldiretti al X Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. Un meraviglioso abito da sposa creato con spighe di grano italiano può arrivare a costare ben 5mila euro mentre per realizzarlo ci vogliono qualche metro di seta e solo 3 kg di spighe di grano, pagate afferma la Coldiretti - meno di un euro agli agricoltori, mentre non ha certamente un prezzo la creatività e il buon gusto di chi lo realizza. Se smaltire gli scarti rappresenta un costo per l’azienda, secondo l’antico detto che in campagna non si butta via niente, si può arrivare a comporre manufatti profumati come la tabacchiera ricavata dalla buccia riversa del bergamotto e trasformata in bottiglietta per aromatizzare il tabacco. E se la frutta secca italiana non regge all’invasione di quella estera, allora con grande fantasia e abilità con mandorle, miele e zucchero si costruiscono bellissimi castelli per stupire gli invitati. Il vino, gli asparagi e le erbe aromati-

che che non trovano il loro giusto apprezzamento sul mercato - continua la Coldiretti - possono diventare, su una tavolozza molto speciale, splendidi e unici colori per dar vita a straordinari paesaggi. Delle semplici zucche che in questo periodo sono disponibili nei campi in grandi quantità grazie all’abilità e alla pazienza certosina dei maestri intagliatori possono diventare, con l’utilizzo di pochi utensili, delle magnifiche sculture da posizionare come centrotavola in occasioni importanti. I coltivatori di mais, rigorosamente non Ogm, hanno invece inventato la pasta di mais, realizzata con amido di mais, aromi e colla, che è molto adatta alla modellazione di qualsiasi oggetto che la fantasia e la creatività suggerisce. Simile alla pasta di sale è molto economica e adatta ai bambini perché realizzata con prodotti naturali, ma ha una caratteristica in più, si conserva a lungo, non teme l’umidità e si asciuga velocemente. Ma anche la frutta e verdura di stagione, con i colori vivaci e le forme diverse, si prestano molto bene ad essere trasformate in originali composizioni e divertenti oggetti decorativi adatte ad ogni particolare occasione. La cera d’api, poi, disponibile presso ogni apicoltore, sotto forma di scaglie o di sottili fogli, è un prodotto del tutto naturale che permette di creare candele molto profumate e dal delizioso color ambra che ormai sono diventate un oggetto d’arredo in ogni casa. E se poi avanza della verdura nell’orto? Fichi secchi, peperoncini e fili di zucca diventano, grazie alla creatività delle imprenditrici agricole, veri e propri gioielli da sfoggiare in ogni occasione per avere un look divertente.


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La lavorazione del legno per ottenere il materiale da bruciare non può essere considerata un’attività connessa

Iva ordinaria per il cippato Chiarimento dell’Agenzia delle entrate per questo combustibile di energia rinnovabile La produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo di biomassa fa sorgere alcune perplessità in merito all’applicazione dell’aliquota IVA su alcuni prodotti. Nel caso in specie il cippato di legno. A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 124/E del 6 maggio 2009, si é pronunciata in merito all’aliquota applicabile al prodotto «cippato di legno», chiarendo che, in base alle precisazioni fornite dal competente laboratorio dell’Agenzia delle dogane, il suddetto prodotto deve essere assoggettato ad aliquota ordinaria nella misura del 20 per cento, in quanto non é riconducibile ad alcuno dei punti della Tabella A, parti Il e III, allegata al DPR n. 633 del 1972. Il chiarimento dell’Amministrazione finanziaria comporta rilevanti conseguenze, sia in materia di IVA, sia in materia di imposte dirette. Per quanto concerne l’imposta sul valore aggiunto, poiché il prodotto non é compreso nella Tabella A, parte I, allegata al citato DPR n. 633, non è possibile applicare il regime speciale per i produttori agricoli di cui all’articolo 34 dello stesso decreto, e l’IVA deve essere determinata con il regime normale, cioè non è prevista alcuna percentuale di compensazione. Ai fini delle imposte dirette, dovendosi fare riferimento alle attività di manipolazione e trasformazione previste, da ultimo, dal decreto ministeriale, nel quale non é contemplata la lavorazione del legno, tale attività non può essere considerata connessa con produzione di reddito agrario. Si ritiene, invece, applicabile la disposizione che prevede - fermo restando il rispetto della «prevalenza» - la determinazione del reddito mediante applicazione ai ricavi del coefficiente di redditività del 15 per cento, previsto per le attività di manipolazione e trasformazione di beni diversi da quelli indicati nel citato decreto. Nell’interpello, il richiedente ritieneva che alle cessioni aventi ad oggetto il cippato di legno se impiegati come biomassa per usi energetici si postesse applicare l’aliquota IVA del 10 per cento in quanto rientranti fra «tondelli, ceppi, ramaglie o fascine» di cui al punto n. 98), della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, ancorché si presentino in forma diversa. L’Agenzia delle Entrate dopo aver sottoposto ai dovuti accertamenti tecnici all’ Agenzia delle dogane che, sulla base delle risultanze degli stessi ha provveduto a determinare il corretto inquadramento doganale del prodotto in esame, ha dato il proprio parere.

In particolare la predetta Agenzia delle Dogane, sulla base dei risultati ottenuti dai test di laboratorio svolti dai propri servizi chimici centrali, ha rilevato quanto segue: «Il prodotto denominato cippato di legno deve essere considerato come legno in piccole placche o in particelle, di conifere. A tali conclusioni si è pervenuti tenendo conto del testo legale della voce 4401, considerate le Note Esplicative del Sistema Armonizzato, paragrafo B, primo comma, alle quali rimandano le Note Esplicative della Nomenclatura Combinata afferenti ai codici NC 4401 2100. Pertanto si deve ritenere il prodotto in argomento classificabile al codice NC 4401 2100. Il suddetto codice NC è riconducibile, insieme ad altri codici, alla voce 4409 lO della Tariffa doganale in vigore al 31.12.1987». In considerazione della suddetta classificazione doganale, il prodotto non è riconducibile ad alcun punto della tabella A, parti II e III, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972. Pertanto, alla cessione del prodotto sopra indicato SI rende applicabile l’aliquota IV A ordinaria del 20 per cento.

Etichetta di origine, prosegue l’iter dopo il via libera in Commissione Il via libera della Commissione agricoltura della Camera alle norme che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti è un importante passo in avanti per impedire di “spacciare” come Made in Italy il prodotto proveniente dall’estero con un costo stimato in 4,2 miliardi per la vendita di prodotti pagati come italiani senza esserlo. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che quello della Commissione presieduta dall’onorevole Paolo Russo è un passo importante e «a questo punto è necessario che la norma svolga celermente tutto il suo iter parlamentare per diventare legge dello Stato e che l’Italia si impegni a sostenerla con forza a livello comunitario». Il provvedimento mette fine ad un inganno che colpisce imprese agricole e consumatori italiani che in quasi la metà dei casi (47 per cento) ritengono che un alimento realizzato con prodotti coltivati o allevati interamente in Italia valga almeno il 30 per cento in piu’, secondo l’indagine Coldiretti/Swg. Ma scelte più informate e consapevoli sono possibili anche a seguito dell’approvazione dell’emenda-

mento dell’onorevole Cenni che aggiunge e completa la serie delle informazioni sulle caratteristiche degli alimenti in ragione dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di ogm al di là della soglia tollerata di contaminazione. Il provvedimento che dovrà passare all’esame dell’Aula della Camera ha già ottenuto una prima approvazione del Senato e risponde ai nuovi indirizzi che vengono dall’Europa dove il Parlamento all’inizio dell’estate ha votato a favore dell’obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, pollame, prodotti lattiero caseari, ortofrutticoli freschi, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e per quelli trasformati che hanno come ingrediente la carne, il pollame ed il pesce. A tale proposito è da segnalare l’impegno del commissario europeo Dacian Ciolos ad esaminare la proposta sull’etichettatura obbligatoria per il pomodoro trasformato presentata per la tempestiva ed apprezzabile iniziativa del Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan.

Tutte le indicazioni per inquadrare questa attività dal punto di vista fiscale

Lo smaltimento fanghi è prestazione di servizi Lo smaltimento di fanghi in agricoltura costituisce un’attività diversa da quelle produttive di reddito agrario quando è effettuata dalle aziende agricole sulla base di specifici contratti dai quali derivano reciproci impegni per i contraenti. Il chiarimento arriva dall’Agenzia delle Entrate che con risoluzione n. 74/E del 26 luglio ha rilevato, in particolare, che quando l’azienda agricola s’impegna a ricevere i fanghi mentre la società deputata alla gestione degli stessi si obbliga a corrispondere un compenso, tra le parti s’instaura, un rapporto sinallagmatico (un contratto a prestazioni corrispettive) che dà luogo ad una prestazione di servizi che non rientra nell’ambito dell’attività di

coltivazione, se non in via del tutto incidentale. L’utilizzo dei fanghi, quale momento della lavorazione del terreno che si estrinseca nella concimazione dello stesso, è, infatti, una mera conseguenza della prestazione di servizi che l’imprenditore s’impegna a effettuare. In particolare, si realizza una prestazione di servizi caratterizzata da due distinte tipologie di corrispettivi: a)un compenso erogato, in ogni caso, all’azienda agricola a titolo di incentivo per l’utilizzo dei fanghi; b)un altro, eventualmente dovuto, a titolo di compenso per la distribuzione e interramento dei fanghi. Tali corrispettivi sono fiscalmente riconducibili a due diverse categorie

di reddito: a) il compenso che viene erogato all’azienda che si limita a ricevere i fanghi dà luogo ad un reddito derivante da obblighi di fare non fare o permettere, identificabile tra i cosiddetti “redditi diversi”; b) poiché l’attività di spandimento dei fanghi è una prestazione di servizi inquadrabile - qualora ne ricorrano le condizioni - tra le attività agricole connesse di cui al terzo comma dell’art. 2135 c.c. ed in particolare alle «attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata», il relativo compenso è qualificato reddito d’im-

presa, che sarà determinato: –forfetariamente mediante l’applicazione all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione ai fini IVA del coefficiente del 25 per cento, nel caso in cui l’imprenditore agricolo provveda allo spandimento dei fanghi utilizzando prevalentemente attrezzature o risorse normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata; –analiticamente nel caso in cui l’imprenditore agricolo svolga tale attività non utilizzando in misura prevalente le attrezzature o risorse normalmente impiegate nell’attività principale, nonché in caso di opzione per il regime “ricavi meno costi”.


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Speciale Campagna Amica

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Le aree di Milano-Lodi e Monza-Brianza sono le prime in classifica per numero di appuntamenti sui rispettivi territori

Così cresce la vendita diretta Aumento del 180 per cento dei mercati di Campagna Amica, nata la banca dati online Swg

Numeri Giornate

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Mercati Campagna Amica: numero giornate mensili 222 Sagre, fiere e altri eventi: numero giornate 57 se

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Non si ferma la crescita dei mercati di Campagna Amica in Lombardia. Le analisi di Coldiretti evidenziano un aumento sostanziale del 180% dall’anno 2008 all’anno 2009 che ben rispecchia la graduale evoluzione del progetto di Coldiretti per “una filiera agricola tutta italiana” che ha avuto proprio nel 2009 il suo start-up. Infatti in quell’anno si sono costituite la quasi totalità delle associazioni Agrimercato lombarde, è nata la banca dati online di SWG e soprattutto in ciascun territorio si sono formate risorse umane dedicate, preposte alle attività della Fondazione Campagna Amica. Milano, Lodi e Monza e Brianza restano le province con il maggior numero di appuntamenti sul territorio. A livello regionale, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 si è registrata una diminuzione del 23% dovuta in gran parte allo scadere delle autorizzazioni di concessione delle piazze nei Comuni in cui si svolgevano i mercati. Da gennaio 2010 c’è stato un percorso atto alla ricerca di nuove opportunità e all’apertura di nuovi mercati; a marzo il numero dei mercati è ritornato quello del dicembre 2009. Questo percorso è continuato per tutto il secondo trimestre del 2010 e l’incremento costante del +30% ha avuto il suo maggiore picco a luglio. Nel secondo semestre è iniziata la fase di consolidamento dei mercati per migliorarne i servizi complementari (consegna a domicilio, intrattenimento per bambini, attività didattiche e informative, ecc.), il profilo in senso etico e ambientale (iniziative no-profit, uso di buste biodegradabili, recupero di scarti ambientali per il compost, ecc.) e la qualità espositiva dei prodotti (gazebo gialli con logo di Campagna Amica, cassette con prodotti assorti e divisi per tipologia, cartellini prezzo/origine, pannelli esplicativi ed informativi, ecc.). Grazie a questa fase, il numero di mercati (dopo il fisiologico calo estivo pari a un 7 per cento) si è stabilizzato e, in previsione, rimarrà tale nell’ultimo trimestre del 2010 e oltre. Ai mercati periodici si sommano, da gennaio 2010 ad oggi, un totale di 37 eventi unici. Con la seconda fase del progetto per una filiera agricola tutta italiana, partita a maggio, la Fondazione Campagna Amica ha introdotto l’Albo Nazionale dei Punti Campagna Amica in cui sono accreditate le aziende agricole, le cooperative e i consorzi che effettuano vendita diretta, gli agriturismi e le associazioni Agrimercato. In quest’ottica, a livello territoriale, sono state promosse iniziative di divulgazione del progetto rivolte direttamente agli imprenditori agricoli. A livello regionale, inoltre, è stata realizzata una brochure promozionale inviata, poi, a tutte le 1.355 aziende agricole che effettuano vendita diretta in Lombardia. A livello nazionale, sono stati realizzati due depliant: •il primo, tecnico, ha la finalità di spiegare l’accreditamento, l’uso del marchio e contiene il manifesto della filiera agricola italia; •il secondo accompagna il produttore all’accreditamento, passo dopo passo. Grazie a questo lavoro di divulgazione del progetto, dopo i primi accreditamenti di massa, l’incremento è divenuto costante del +36%. In maniera complementare, è stata avviata una fase molto delicata relativa ai controlli documentali e in campo (da parte di Impresa Verde) al fine di verificare costantemente i requisiti delle aziende che fanno parte della rete Campagna Amica. A tal proposito nel mese di luglio è stato sancito un accordo di collaborazione con il CAA per l’aggiornamento del fascicolo aziendale SIARL. L’andamento positivo che stanno registrando sia le vendite dirette in cascina che i vari mercati nelle aree lombarde sono un’ulteriore conferma della bontà del progetto di Coldiretti a favore delle imprese agricole e a sostegno dei prezzi all’origine in tutto il settore. Le province di Milano, Lodi e MonzaBrianza sono tra le più attive nell’apertura di farmers’ market.

Mercati di Campagna Amica in Lombardia Numero di giornate mensili: 222 Sagre, Fiere, Manifestazioni ed eventi unici Numero di giornate nel 2010: 57 Numero di giornate complessive 2010 (dato previsto): 2800

Iniziative complessive 2.800


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Speciale Campagna Amica

Il Nuovo Grano

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Fra le motivazioni di acquisto prevalgono: sicurezza, origine dal territorio e rapporto con gli agricoltori

Ecco l’identikit del consumatore Il 34 per cento ha fra i 40 e i 60 anni e la metà è rappresentata dalle donne Ma chi sono le persone che frequentano i mercati di Campagna Amica? La Coldiretti, in base alle rilevazioni presso le aziende e gli appuntamenti sul territorio ne ha fatto un ritratto: l’8 per cento ha meno di 25 anni, il 12 per cento ha tra i 25 e i 40 anni, il 34 per cento ha tra i 40 e i 60 anni e il 46 per cento ha più di 60 anni. La metà in genere sono donne. Mentre su Milano le donne rappresentano oltre il 60 per cento. In ogni caso l’82 per cento dei consumatori conosce Coldiretti e il 75 per cento conosce la Fondazione Campagna Amica. Il cento per cento dei consumatori trova interessante l’opportunità di acquistare presso i mercati, mentre Il 91% dei consumatori vorrebbe un punto vendita di Campagna Amica vicino casa propria. Se poi invece lo devono raggiungere, allora il 45 per cento considera importante poterlo fare con i mezzi di trasporto pubblico, il 45 per cento con mezzi propri (auto, bici, ecc) e il resto invece dice che è indifferente e non importa la distanza. Il 65% dei consumatori frequenta i mercati di campagna amica periodicamente: l’89 per cento una volta alla settimana e l’11 per cento almeno 2 volte al mese. Il 75% dei consumatori acquisterebbe più spesso nei mercati di campagna amica se questi si svolgessero più frequentemente. Il 95% dei consumatori preferisce acquistare prodotti freschi e di stagione direttamente dai produttori agricoli. Il 100% dei consumatori è soddisfatto dei cartellini riportanti le indicazioni del prodotto, la provenienza ed il prezzo. Il rapporto qualità/prezzo è considerato ottimo dal 23 per cento delle persone, buono dal 65 per cento e sufficiente dal 12 per cento. Il 21% dei consumatori ritiene che il rapporto tra produttore e consumatore è migliore se il produttore mette maggior passione nel rapportarsi al cliente. Il 54% dei consumatori ritiene che il rapporto tra produttore e consumatore è migliore se il produttore spiega in modo esaustivo le caratteristiche del prodotto. Il 43% dei consumatori ritiene che il rapporto tra produttore e consumatore è migliore se il produttore offre consigli su come utilizzare e valorizzare il prodotto. Il 25% dei consumatori ritiene che il rapporto tra produttore e consumatore è migliore se il produttore in generale è più cortese. L’84 per cento delle persone acquista prodotti direttamente al mercato di campagna amica perché sono più freschi, il 28 per cento perché sono di qualità, il 20 per cento perché costano di meno, il 32 per cento perché sono sicuri, per il 68 per cento è importante l’origine locale e il 28 per cento dice che compra i prodotti al mercato di Campagna Amica perché arrivano dal territorio.

Associato Unione Stampa Periodica Italiana

Enzo Pagliano DIRETTORE RESPONSABILE DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Ripamonti 37/A Milano ­ Tel. 02/5829871 (r.a.) Redazione Fabio Bonaccorso Registrazione Tribunale di Milano n. 83 dell’8/02/1992 Hanno collaborato a questo numero: Francesco Goffredo, Stefania Suanno, Andrea Repossini, Adriano Cislaghi Progetto grafico e impaginazione PMP Srl ­ Lodi Fotografie Archivio “il Cittadino” Stampa Sigraf spa ­ Treviglio (BG)

Pessano con Bornago, la sfilata del km zero Da settembre la Coldiretti di Milano e Lodi in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Pessano con Bornago ha dato inizio al “Mercato dei Prodotti Agricoli a km 0” che si tiene ogni terzo sabato del mese in Piazza Pertini dalle ore 8 alle ore 13. Il mercato è nato nel maggio 2008 e da allora ha riscosso un consenso crescente fra i consumatori. Negli stand delle aziende agricole, tutte del posto, si possono trovare salumi, miele, verdura, formaggi vaccini e formaggi di capra, farina per polenta e vino. “Questo evento serve a favorire le occasioni di contatto diretto tra produttori e consumatori, tutelare il consumatore sull’origine e la qualità dei prodotti e incentivare il consumo dei prodotti freschi e di stagione” spiega Sergio Meroni, segretario di zona della Coldiretti di Melzo. Fra Milano, Lodi e la Brianza sono già una quarantina i mercati di Campagna Amica avviati dai produttori della Coldiretti e rappresentano la metà di tutti quelli aperti in Lombardia. Il primo in assoluto è stato quello di Milano, che si tiene in via Ripamonti 35, ogni mercoledì e sabato mattina. Poi sono arrivati gli altri, fra cui quello di Lodi nella cascina del circolo Archinti dove ogni venerdì si possono trovare i prodotti del territorio.

La moglie del presidente degli Usa offre ai suoi ospiti pranzi in fattoria con visita ai campi

Anche Obama ha il suo farmers’ market Intanto gli italiani hanno speso 3 miliardi per acquistare i prodotti dagli agricoltori Come molti italiani che hanno speso 3 miliardi in un anno per acquistare prodotti a chilometri zero direttamente dal contadino, anche la first lady Michelle Obama ha scelto di offrire a 39 first ladies, presenti a New York per l’Assemblea Generale dell’Onu un pranzo in fattoria preceduta da una breve visita per esaminare in campo i prodotti portati a tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare l’impegno della first lady statunitense a favore del cibo a chilometri zero che non deve subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti. Una decisione in linea - precisa la Coldiretti - con l’inaugurazione del mercato degli agricoltori (farmers market) a due passi dalla Casa Bianca dove è stato anche realizzato un orto biologico con l’obiettivo dichiarato della first lady di educare i ragazzi al consumo di cibi sani, come la frutta e verdura locale del territorio. E proprio dall’orto presidenziale sono stati raccolti i pomodori offerti per pranzo insieme verdure utilizzate per la ratatouille “serviti” agli ospiti da Michelle Obama allo Stone Barns Center, azienda agricola no-profit a poche decine di chilometri a nord di New York utilizzata anche come fattoria didattica per l’educazione dei piu’ giovani alla campagna e alla sana alimentazione. Sul piano ambientale si stima - sottolinea la Coldiretti - che ogni pasto percorre in media quasi duemila chilometri con aerei, navi o camion, ma consumando prodotti locali, di stagione e a chilometri zero e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere le emissioni di gas serra fino a mille chili di anidride carbonica l’anno. Anche per questo cresce la sensibilità dei consumatori ed aumentano quanti acquistano, anche in Italia, direttamente dai produttori agricoli tagliando le intermediazioni e riducendo le distanze che deve percorrere il

cibo con mezzi spesso inquinanti prima di giungere a tavola, con effetti positivi sul piano economico, salutistico e ambientale. Piu’ di 3 miliardi di euro sono stati spesi dagli italiani in un anno per gli acquisti di prodotti a chilometri zero che possono contare su una rete di oltre 63mila imprese agricole, 18mila agriturismi, 500 mercati degli agricoltori di Campagna Amica, quasi 1200 distributori di latte fresco oltre a decine di ristoranti, mense, osterie, botteghe, consorzi agrari, cooperative, agriasili, vinerie, pescherie, pizzerie e gelaterie dove si servono prodotti locali e di stagione, secondo un monitoraggio della Coldiretti. Si stima peraltro - sostiene la Coldiretti - che oltre a garantire un risparmio medio del 30 per cento nel prezzo di acquisto a parità di qualità, i prodotti alimentari freschi come la frutta e verdura a chilometri zero, acquistati al mercato degli agricoltori o direttamente nelle azienda agricole, durano fino a una settimana in piu’ rispetto a quelli dei canali di vendita tradizionali perché provengono direttamente dalle aziende limitrofe, non devono subire intermediazioni commerciali, conservazioni intermedie in magazzino e lunghi trasporti che compromettono la freschezza degli altri prodotti prima di arrivare sul banco di vendita. Favorire la presenza di prodotti locali nei punti vendita è anche l’obiettivo del progetto della Coldiretti per una Filiera agricola tutta italiana per arrivare ad offrire prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori e al giusto prezzo tramite la più estesa rete commerciale nazionale che coinvolge i mercati di campagna amica, i punti di vendita delle cooperative, i consorzi agrari, agriturismi e aziende agricole, ma coinvolgerà anche la rete della ristorazione a chilometri zero e la distribuzione che intenderà partecipare

Abbiategrasso, una fiera “a tutto mais” “A tutto mais” alla fiera di Abbiategrasso, giunta alla 527esima edizione e che attira ogni anno oltre 20 mila visitatori. L’apertura è avvenuta sabato 16 ottobre e protagonista delle tre giornate (fino a lunedì 18 ottobre) è stato uno prodotti principali dell’agricoltura lombarda, il granturco, con tutti i suoi utilizzi, sia nell’alimentazione che nella bellezza. La farina di mais, infatti, oltre a essere la base di un piatto principe della tradizione del nord Italia, la polenta, può essere usata anche in cosmesi insieme a latte e jogurt per creme per la pulizia della pelle, ad esempio. Le imprenditrici della Coldiretti hanno presentato i consigli di bellezza della tradizione contadina, con dimostrazioni dal vivo su quello che si può fare semplicemente aprendo frigo o dispensa. Inoltre, la Coldiretti ha organizza-

to una mega degustazione con 500 piatti di polenta con formaggio gratinato e al pomeriggio un centinaio di bambini protagonisti di un gioco didattico che li ha portati a riconoscere, attraverso il tatto, diversi alimenti e prodotti nascosti all’interno di alcune scatole. Inoltre i più piccoli si sono divertiti ad associare alcuni prodotti di base con quelli che risultano dalla loro trasformazione: il latte

con il burro o lo jogurt, il mais con la polenta, le olive con l’olio e via dicendo. “E’ un percorso didattico – spiega Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – che

punta a dare anche alle nuove generazioni gli strumenti necessari a diventare i consumatori consapevoli di domani con una coscienza sia del valore alimentare che del legame con il territorio e la tradizione agricola dei prodotti che arrivano sulle loro tavole”. Un cammino formativo che presso l’ex convento dell’Annunciata ha coinvolto 1.500 bambini di 60 classi delle scuole elementari e medie di Abbiategrasso, Ozzero e Morimondo, con la mostra “Parlo come mangio” organizzata dalla Coldiretti, dalla Fondazione Pime e dalla Federconsumatori, con una serie di stanze interattive su prodotti, agricoltura, rifiuti, ambiente e consumi.


Economia

12 - Il Nuovo Grano

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In Lombardia il nuovo sistema cooperativo può contare su oltre ottanta realtà al servizio delle aziende

Ecco le coop del Made in Italy Vertice a Milano per la struttura di Unci - Coldiretti: pronti per la filiera agricola Debutto a Milano per le nuove cooperative del Made in Italy. All’inizio di ottobre, nella sede della regione in via Pola, si è tenuto il summit fra l’assessore all’agricoltura Giulio De Capitani e i vertici di UnciColdiretti, struttura che riunisce 83 realtà lombarde. Le nostre cooperative – ha spiegato Unci-Coldiretti – puntano a creare con i Consorzi agrari un sistema territoriale al servizio di quella filiera agricola tutta italiana che ci permetta di valorizzare e diffondere i prodotti locali. Vogliamo rompere vecchi schemi e dare vita a un modello diverso di cooperazione che metta al centro il socio e il suo reddito e che lo veda protagonista della filiera per un’equa valorizzazione delle sue produzioni nel tempo. L’assessore De Capitani ha preso atto del nuovo soggetto in campo nel mondo della cooperazione e ha chiesto maggiori informazioni sulla rete territoriale e sulle attività svolte. Il gruppo Unci-Coldiretti in Lombardia è nato il 28 giugno scorso dopo che il 2 luglio 2009 era partita l’esperienza a livello nazionale. La struttura è divisa per aree territoriale di riferimento: Bergamo (via Mangili 21), Brescia-Mantova (sede a Brescia in via San Zenone 69), Como-Lecco-Sondrio-Varese (con sede a Grandate, via Plinio 1), a Cremona (via Ala Ponzone 8), Milano-Pavia (sede a Milano in via Ripamonti 37) e poi Unci Lombardia che si trova a Milano in via Filzi 27. Attualmente oltre alle 83 cooperative aderiscono a Unci-Coldiretti anche i Consorzi Agrari di Milano, Pavia e il Consorzio agrario LombardoVeneto che copre anche le zone di Brescia e Mantova. Le nostre realtà operano in tutti i settori di punta del Made in Italy agroalimentare: lattiero caseario, zootecnico, vitivinicolo, oleicolo, cerealicolo, forestale, ortofrutticolo, nell’itticoltura e nel pomodoro da industria. Mettiamo in campo servizi innovativi, ad esempio nel comparto del credito e della finanza e una forte azione di rappresentanza sia in campo economico che istituzionale.

L

a Manovra finanziaria estiva, ha introdotto l’obbligo di indicare, a pena di nullità, negli atti di trasferimento immobiliare specifici elementi informativi (oggettivi e soggettivi) concernenti la situazione catastale dei beni stessi e la relativa corrispondenza allo stato di fatto. In particolare, dal 1° luglio 2010 è previsto l’obbligo di indicare negli atti pubblici e nelle scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti, oltre all’identificazione catastale delle unità immobiliari urbane, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto, nonché la dichiarazione, resa dagli intestatari, della conformità dei dati e delle planimetrie catastali con lo stato di fatto delle medesime unità immobiliari (coerenza oggettiva). Prima della stipula il notaio deve, inoltre, individuare gli intestatari catastali e verificare la conformità tra i titolari iscritti in catasto e le risultanze dei registri immobiliari (coerenza soggettiva). La norma introdotta dalla Manovra finanziaria, destinata al miglioramento della qualità delle banche dati catastali e di pubblicità immobiliare, si prefigge lo scopo di far emergere possibili fenomeni di elusione ed evasione fiscale nel settore immobiliare, connessi ad un mancato aggiornamento dei dati oggettivi delle unità immobiliari urbane, ai quali può corrispondere una maggiore redditività, rispetto a quella risultante in catasto, oltre che dei dati soggettivi al fine di far emergere capacità contributiva «sommersa». A seguito della conversione del decreto legge, l’Agenzia del territorio, con circolare n. 2/T del 9 luglio 2010, ha fornito le prime indicazioni necessarie ad una omogenea e corretta applicazione delle medesime, anche in coerenza con la vigente normativa catastale. In via preliminare l’Agenzia fa presente che le nuove regole non coinvolgono aspetti connessi con la pubblicità immobiliare e,

Catasto: senza identificazione nulle tutte le compravendite quindi, con la trascrivibilità o meno degli atti immobiliari. La trascrizione, infatti, non ha, di regola, efficacia sanante rispetto ad eventuali profili di invalidità degli atti trascritti, i quali possono essere fatti valere dalle parti o dai terzi interessati indipendentemente dall’avvenuta trascrizione. Gli stessi adempimenti che il notaio deve espletare prima della stipula dell’atto, diretti ad accertare la conformità tra i titolari iscritti in catasto e le risultanze dei registri immobiliari, non hanno alcuna rilevanza ai fini della trascrivibilità. Le nuove disposizioni oltre ad aver introdotto nelle conservatorie dei registri immobiliari un sistema di elaborazione automatica dei dati, individua i casi per i quali sussiste l’obbligo di presentazione della dichiarazione di variazione nello stato dei beni, con allegazione delle planimetrie catastali. La nuova disposizione prevede, quindi, ulteriori adempimenti da porre in essere in sede di stipulazione di atti pubblici e di scritture private autenticate tra vivi riguardanti il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di diritti reali su fabbricati già esistenti. L’Agenzia del territorio chiarisce che la norma si applica esclusivamente ai «fabbricati già esistenti» e alle «le unità immobiliari urbane» nel senso che deve trattarsi di immobili già iscritti al catasto edilizio urbano nonché di

quelli per i quali sussiste l’obbligo della dichiarazione di variazione nello stato dei beni. Sono, quindi, esclusi: le particelle censite al catasto terreni; i fabbricati rurali, censiti al catasto terreni, che non hanno subito variazioni, né perso i requisiti soggettivi ed oggettivi per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali; i fabbricati iscritti in catasto come «unità collabenti», in quanto non più abitabili o servibili all’uso cui sono destinati; i fabbricati iscritti in catasto come «in corso di costruzione» o «in corso di definizione», sempre che non siano stati ultimati o definiti; i lastrici solari e le aree urbane, iscritti al catasto edilizio urbano con l’indicazione della sola superficie, ai sensi dell’art. 15 del DPR n. 650 del 1972. Gli atti immobiliari aventi ad oggetto «fabbricati già esistenti» devono contenere, a pena di nullità, anche il riferimento agli identificativi catastali delle unità immobiliari urbane; tali identificativi sono rappresentati da «sezione», «foglio», «numero di mappale (particella)» ed eventuale «subalterno» . Gli identificativi catastali fanno parte, altresì, del contenuto necessario delle note di trascrizione e di iscrizione ipotecaria. La mancata indicazione di tali dati nelle

medesime note di trascrizione o di iscrizione costituisce motivo di rifiuto da parte del conservatore dei registri immobiliari. La nuova disciplina correlata alla nullità dell’atto, contribuisce ad armonizzare le disposizioni civilistiche con quelle catastali creando le condizioni per garantire l’esatta corrispondenza tra i dati catastali indicati nelle formalità ipotecarie e quelli indicati nell’atto. Ulteriore adempimento richiesto dalla disposizione in commento, sempre a pena di nullità, è quello relativo all’indicazione in atto del riferimento alle planimetrie depositate in catasto. Tale adempimento non presenta particolari criticità quando la presentazione della planimetria è stata correttamente curata in sede di dichiarazione di nuova costruzione, ovvero in sede di denuncia di variazione. Ciò si verifica se le planimetrie depositate sono conformi con lo stato di fatto dell’immobile al momento della stipula dell’atto. In relazione all’ulteriore obbligo dell’inserimento, a pena di nullità, nel documento negoziale anche della dichiarazione, resa dagli intestatari, della conformità dei dati e delle planimetrie con lo stato di fatto degli immobili urbani oggetto dell’atto, l’Agenzia del territorio precisa che qualora la planimetria catastale non riproduca fedelmente la configurazione reale (attuale) dell’immobile, l’intestatario deve presentare una denuncia di variazione, allegando la nuova planimetria aggiornata con lo stato reale dell’immobile. La presentazione della denuncia di variazione comporta, in ogni caso, l’applicazione dei tributi previsti dalla normativa catastale e delle sanzioni. È opportuno sottolineare che le eventuali discordanze fra la rappresentazione planimetrica e la situazione di fatto potrebbero sussistere sin dall’origine od essere riconducibili a vicende verificatesi in epoca successiva (lavo-

ri di ristrutturazione, trasformazione ecc.). In tale caso, le autorizzazioni edilizie rilasciate per l’immobile oggetto dell’atto possono costituire un elemento di riferimento al fine di accertare la sussistenza di tali incoerenze. L’Agenzia del territorio fa presente altresì che l’obbligo della dichiarazione di variazione in catasto sussiste nei casi in cui la variazione incide sullo stato, la coerenza, l’attribuzione della categoria e della classe, a seguito di interventi edilizi di ristrutturazione, ampliamento, frazionamento, oppure per effetto di annessioni, cessioni o acquisizioni di dipendenze esclusive o comuni, cambio di destinazione d’uso. Analogamente, comportano l’obbligo della presentazione della dichiarazione di variazione l’effettuazione di interventi con cui si realizza una rilevante redistribuzione degli spazi interni ovvero si modifica l’utilizzazione di superfici scoperte, quali balconi o terrazze. Le lievi modifiche interne, quali lo spostamento di una porta o di un tramezzo che, pur variando la superficie utile dei vani interessati, non modificano il numero degli stessi vani e la loro funzionalità, non hanno, invece, alcuna rilevanza. Da ultimo la nuova disposizione prevede che il notaio sia tenuto ad individuare, prima dell’atto, gli intestatari catastali ed a verificare la conformità degli stessi con le risultanze dei registri immobiliari (coerenza «soggettiva»). Tale verifica non può avere una valenza meramente formale, limitata al riscontro della congruenza tra le risultanze catastali ed i registri di pubblicità immobiliare, ma deve essere finalizzata ad accertare la corrispondenza delle intestazioni catastali attuali con i titolari del potere di disposizione sugli immobili oggetto dell’atto. In particolare, laddove tale conformità non sussiste a causa della mancata volturazione di uno o più atti, è necessario che gli interessati si attivino, prima della stipula, per ristabilire l’allineamento mediante la presentazione di una o più domande di voltura.


Fiscale

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Tutti i rischi del mestiere, ecco le malattie “agricole” I coltivatori diretti coloni e mezzadri sono assicurati obbligatoriamente all’Inail, quindi sono tutelati non solo se subiscono un infortunio sul lavoro, ma anche se contraggono una malattia a causa e nell’esercizio del lavoro svolto o dei materiali utilizzati (es. esposizione a sostanze dannose, rumore, ecc.). Le malattie professionali si differenziano dagli infortuni sul lavoro in quanto sono originate da una causa lenta e prolungata nel tempo (es. il lento processo di assorbimento di sostanze tossiche da parte dell’organismo), al contrario dell’infortunio sul lavoro che si caratterizza per una causa violenta e improvvisa (es. una caduta dall’alto). Il riconoscimento della malattia professionale comporta il conseguente indennizzo economico da parte dell’Inail oltre all’erogazione delle necessarie cure mediche riabilitative. In ogni caso, per i coltivatori diretti le prestazioni economiche e sanitarie sono condizionate alla regolare iscrizione negli elenchi Inps e, per i titolari di azienda, anche al regolare versamento della contribuzione Inail, la cui riscossione è affidata all’Inps, unitamente ai contributi previdenziali. Le malattie di origine professionale riconosciute dalla Legge in agricoltura sono elencate in una apposita tabella e sono associate a una o più attività o lavorazioni. Se la malattia denunciata rientra in questo elenco il lavoratore, per vedersi riconoscere il relativo indennizzo, deve solo dimostrare di aver svolto in modo non occasionale una delle attività che in base alla tabella espongono al rischio di quella malattia. Rientrano ad esempio nell’elenco delle malattie professionali in agricoltura: le malattie causate da esposizione a sostanze dannose, quelle causate da radiazioni solari, per le lavorazioni svolte prevalentemente all’aperto; la sordità da rumore; l’ernia discale lombare causata da lavorazioni svolte con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse al corpo intero: trattori, mietitrebbia, vendemmiatrice semovente; malattie da sovraccarico degli arti superiori: tendiniti e sindrome del tunnel carpale, ecc. Sono comunque indennizzabili dall’Inail anche le malattie non presenti nella tabella di Legge: in tal caso, però, il lavoratore deve dimostrarne l’origine lavorativa, vale a dire che la malattia si è verificata a causa e nell’esercizio del lavoro svolto. Data la complessità della materia e le possibili ricadute per le aziende (applicazione della Rivalsa Inail) è necessario che in caso di sospetta malattia professionale gli interessati prendano contatto tempestivamente con gli uffici del patronato EPACA. Gli operatori forniranno tutta l’assistenza necessaria, provvedendo in primo luogo ad inviare tempestivamente la denuncia all’Inail, al fine di evitare la perdita dei benefici economici e offrendo al contempo un servizio gratuito di consulenza medico legale qualificata. Per conoscere l’ufficio Epaca più vicino si può telefonare al numero verde 800.667711 o visitare il sito Internet http://www.epaca.it/.

Il Nuovo Grano

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Rilevatori al lavoro azienda per azienda per una dettagliata raccolta dei dati

Al via il censimento Questionari pronti per scattare la fotografia dell’agricoltura Presso il mondo rurale la fine del decennio (o l’inizio del nuovo, a seconda dei punti di vista) sarà scandita, forse per l’ultima volta, dal sopraggiungere di un appuntamento diventato tradizione: il Censimento Generale dell’Agricoltura. Siamo ormai ai nastri di partenza. In un giorno qualsiasi tra il prossimo 25 ottobre ed il 31 gennaio 2011 si presenterà alla porta (quella di casa, non quella che introduce agli impianti produttivi) di ogni imprenditore agricolo un rilevatore che con un questionario in mano cercherà di “ricostruire”la fisionomia dell’impresa ed i differenti ruoli svolti dagli operatori che attendono alle funzioni produttive. Tutto ciò è previsto dal 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, in conformità a quanto sancito da una norma comunitaria: il Regolamento CE n. 1166/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008. Rispondere alle domande del rilevatore, possibilmente con un po’ di pazienza e cortesia, costituisce un obbligo in capo al titolare d’impresa o ai loro delegati “informati sui fatti”, obbligo sottoposto a sanzione allorché eluso. In alternativa sarà possibile compilare autonomamente il questionario per via informatica, accedendo via internet ad un apposito programma tramite una password che sarà comunicata ad ogni imprenditore da ISTAT attraverso una lettera inviata in tempo utile a tutti gli agricoltori. Secondo quanto statuito dal già richiamato regolamento CE, l’oggetto della rilevazione dovrà essere l’azienda agricola e zootecnica, intendendo come tale “l’unità tecnico-economica costituita da terreni, anche in appezzamenti non contigui,ed eventualmente da impianti ed attrezzature varie, in cui si attua, in via principale o secondaria,l’attività agricola e zootecnica ad opera di un con-

duttore - persona fisica, società, ente – che ne sopporta il rischio sia da solo, come conduttore coltivatore o conduttore con salariati e/o compartecipanti,sia in forma associata”. Resta inteso che tra le aziende agricole sono da annoverare anche le aziende zootecniche prive di terreno agrario. Risultano escluse dal censimento le unità produttive marginali, i cui prodotti sono principalmente, se non unicamente, destinati all’autoconsumo della

famiglia imprenditoriale. Non saranno rilevati, inoltre, i terreni non utilizzati per la produzione agricola e zootecnica, come ad esempio le aree fabbricabili, i terreni completamente abbandonati, i parchi ed i giardini ornamentali a chiunque appartenenti. I rilevatori attivi sul territorio (saranno 11 per la provincia di Lodi) si muoveranno sulla base di un elenco già preordinato di aziende agricole realmente esistenti o supposte tali. Detto elenco è stato redatto

dagli uffi ci ISTAT consultando e mettendo in relazione una molteplicità di fonti informative ed archivi amministrativi da cui sono stati estrapolati quei soggetti che, per caratteristiche e posizioni, sembrerebbero svolgere un’attività rurale. In base a tale elenco, in provincia di Lodi dovrebbero essere attive 2.079 aziende agricole. Sarà compito della rilevazione riscontrare il grad di scostamento tra il dato teorico e la realtà.

Il 45 per cento delle imprese considera le “scartoffie” come il principale ostacolo allo sviluppo

La burocrazia sarà più veloce grazie al Caa Con il 45 per cento delle imprese che considera la burocrazia il principale ostacolo allo sviluppo, dalle Agenzie per imprese può venire un reale contributo alla semplificazione. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 30 settembre 2010 del Regolamento che disciplina le Agenzie per le imprese che sono i soggetti privati cui gli imprenditori si possono rivolgere per ottenere specifiche certificazioni che prendono il posto delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione, la trasformazione, il trasferimento e la cessazione dell’attività di impresa. Tra i soggetti che possono essere accreditati quali Agenzie per le imprese il Regolamento prevede espressamente - sottolinea la Coldiretti - i Centri Autorizzati di Assistenza Agricola (CAA). Si tratta precisa la Coldiretti - di una novità di grande rilievo nel senso della semplificazione e sburocratizzazione dei rapporti tra imprese agricole e pubblica Amministrazione in quanto le imprese potranno rivolgersi al CAA-Agenzia anziché agli apparati pubblici per una tutta serie di adempimenti. Il CAA, ottenuto l’accreditamento quale Agenzia per le imprese, andrà quindi a svolgere, oltre ai compiti ad esso assegnati dalla legislazione statale e regionale, anche quelli - precisa la Coldiretti - di vero e proprio Ente che si sostituisce, in determinati casi, all’Amministrazione anche nella formulazione del provvedimento finale. Con la nuova disciplina, inoltre, il CAA può candidarsi - conclude la Coldiretti - ad essere l’interlocutore delle pubbliche Amministrazioni per conto della generalità delle imprese e non solo di quelle agricole.


14 - Il Nuovo Grano

Fiscale

Settembre ­ Ottobre 2010

Secondo la Coldiretti si tratta di un’altra opportunità a disposizione delle aziende per integrare reddito e costruire un nuovo futuro

Sono in arrivo le “agri-panetterie” La produzione di pagnotte, pizze, malto, grappa e birra è considerata attività connessa Sulla Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 2010 è stato pubblicato il decreto 5 agosto 2010, con il quale è stata aggiornata la tabella dei beni che possono essere oggetto delle attività agricole connesse. Il decreto è stato emanato ai sensi dell’articolo 32, comma 2, lettera c), del T.U.I.R., il quale stabilisce che sono considerate attività agricole e rientrano nel reddito agrario le attività di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo, del bosco e dall’allevamento di animali, sempreché esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, con riferimento ai beni individuati, ogni due anni, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze su proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali. Le disposizioni in esso contenute hanno effetto dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009, e cioè dall’anno di imposta 2010. Le nuove tipologie di prodotti inserite nel reddito agrario, anche con riferimento alle note esplicative dei codici ATECO 2007, sono le seguenti: produzione di farina o sfarinati di legumi da granella secchi, di radici o tuberi o di frutta in guscio

commestibili (ex 10.61.4); – produzione di prodotti di panetteria freschi (10.71.1); –produzione di grappa (ex 11.01.0); – produzione di malto (11.06.0); – produzione di birra (11.05.0).

Si ricorda che per le lavorazioni e per i prodotti elencati ne•1 decreto, con la decorrenza ivi prevista, non deve essere dichiarato alcun reddito, in quanto lo stesso è assorbito dal reddito agrario dell’imprenditore agri-

colo che esercita le attività principali di coltivazione del fondo, della silvicoltura e di allevamento degli animali. Infine, si sottolinea che l’ampliamento del novero delle lavorazioni e dei prodotti recati dal de-

creto in esame costituisce un’ulteriore opportunità per le imprese agricole interessate al completo sfruttamento delle potenzialità produttive delle proprie aziende, anche attraverso l’esercizio della vendita diretta dei prodotti nell’ambito dei mercati di Campagna Amica. Le suddette considerazioni assumono un rilievo particolare per le imprese operanti nella filiera cerealicola per le quali, anche alla luce della semplificazione della disciplina amministrativa dell’attività di panificazione (vedi comunicazione dell’Ufficio Legale prot. n. 210/AS del 12 luglio 2006), l’inserimento nel reddito agrario della «produzione di prodotti di panetteria freschi» rappresenta un evidente incentivo fiscale e di semplificazione contabile. In particolare, quest’ultima voce comprende: – produzione di prodotti di panetteria freschi con eventuale negozio annesso per la vendita anche al dettaglio; – produzione di pane, panini, cialde, etc.; – produzione di rustici, pizzette ed altre specialità salate da forno. Secondo la Coldiretti si tratta di un’altra opportunità a disposizione delle aziende per integrare reddito e costruire un nuovo futuro.

I voucher anche per i “farmer’s market” Nella vendita diretta nei “farmer’s market” è possibile l’utilizzo del lavoro occasionale accessorio. Così, ha chiarito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in risposta ad un quesito proposto da Coldiretti in ordine al legittimo utilizzo del lavoro occasionale accessorio “nell’ambito delle attività connesse svolte dalle imprese agricole con specifico riferimento alla vendita diretta nei farmer’s market (c.d. Mercati ci Campagna Amica). L’interpello Come è noto, dopo la pubblicazione del D.L. n. 112 del 25 giugno 2008, che con l’art. 22, ha introdotto modifiche alla disciplina del lavoro occasionale accessorio di cui agli art. 70, 72 e 73 del D. Lgs. n. 276/2003, l’Inps con circolare n. 81 del 31 luglio 2008, era intervenuta illustrando le modalità della sperimentazione, precisando i limiti economici del committente e del prestatore e chiarendo le procedure per l’utilizzo dei voucher. La sperimentazione era rivolta al settore agricolo per lo svolgimento di attività di vendemmia di breve durata ed a carattere saltuario da parte di studenti e pensionati. Da allora l’intento del legislatore è stato quello di rendere più ampio possibile l’utilizzo del lavoro occasionale accessorio per il settore agricolo. Naturalmente nell’ambito dell’attività di vendita restano ferme le limitazioni previste per tale tipo di rapporto che ricordiamo: - l’attività deve risultare stagionale, salvo per i soggetti considerati “esonerati” ai fini IVA; - i prestatori si annoverano tra studenti, casalinghe, pensionati e percettori di prestazioni di integrazione salariale e di soste-

gno al reddito; Infatti nella risposta all’interpello n. 32 del 10 settembre 2010 si legge che “in ambito agricolo l’utilizzo del lavoro occasionale accessorio ex art. 70 e segg. Del D.Lgs n. 276/2003, è ammesso, per aziende non rientranti nelle previsioni di cui al comma 6 dell’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972, esclusivamente mediante l’utilizzo di specifiche figure di prestatori, ovvero pensionati, casalinghe e studenti (platea ulteriormente estesa ai percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito; v. interpello n. 16/2010)” e “circoscritte all’esclusivo ambito delle attività aventi natura stagionale”. Appurato che per le “attività agricole” è legittimo l’utilizzo del lavoro occasionale accessorio, Coldiretti ha chiesto di conoscere se tale utilizzo vale anche per le cosiddette “attività connesse” svolte dall’impresa agricola medesima. Il Ministero non ha dubbi nel chiarire che il requisito di stagionalità, valido per l’attività agricola principale non venga meno anche per le attività connesse alla stessa attività. Infatti nell’interpello si legge: “tale prerogativa, che rappresenta una specifica peculiarità della generalità delle attività agricole, deve ritenersi propria tanto dell’attività agricola principale svolta dall’imprenditore, quanto delle relative attività connesse (art. 2135, comma 3, c.c.) svolte dallo stesso, che evidentemente – in quanto appunto “connesse” – seguono necessariamente i tempi ed i modelli produttivi dell’attività principale connotata dalla stagionalità”. In particolare, poi, il Ministero riconosce che anche l’aspetto

relativo ai tempi e modi in cui si esplica l’attività di vendita diretta nell’ambito dei farmer’s market “non si connota certamente per continuità temporale – come potrebbe essere l’attività di vendita esercitata in un normale esercizio commerciale”, riconducendo la stessa nell’ambito dell’occasionalità nello svolgimento delle attività connesse previste dall’articolo 2135 del c.c. Le attività connesse L’articolo 2135 elencando le attività agricole, definisce attività connesse “le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del

territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge” Considerato che la risposta ministeriale considera stagionali le attività connesse in genere, vi è da ritenere che a prescindere dalla specificità riguardante la vendita nei farmer’s market, qualora ne sussistano le condizioni, l’utilizzo del lavoro occasionale accessorio sia possibile per lo svolgimento di qualsiasi attività connessa in agricoltura. Mercati agricoli Il chiarimento Ministeriale soccorre anche sull’individuazione dei soggetti che possono esercitare la vendita diretta all’interno dei mercati. In base al Decreto istitutivo dei “mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli” possono esercitare la vendita diretta nei mercati agricoli gli imprenditori agricoli iscritti nel registro delle imprese di cui all’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, che rispettino le seguenti condizioni: - l’ubicazione dell’azienda agricola deve essere situata nell’ambito territoriale amministrativo della Regione o negli ambiti definiti dalle singole Amministrazioni competenti; - i prodotti agricoli venduti devono provenire dalla propria azienda o dall’azienda dei soci imprenditori agricoli, anche se ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione, ovvero anche se provenienti nell’ambito territoriale di cui al precedente punto, purché nel rispetto del limite della prevalenza di cui all’articolo 2135 del codice civile; - l’imprenditore agricolo sia in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 4, comma 6, del de-

creto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; - l’esercizio dell’attività di vendita diretta all’interno dei mercati agricoli può essere esercitata dai titolari dell’impresa, ovvero dai soci in caso di società agricola e di quelle di cui all’articolo 1, comma 1094, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dai relativi familiari coadiuvanti, nonché dal personale dipendente di ciascuna impresa. Il sistema dei voucher Nell’evoluzione della normativa che regolano le prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio, l’Inps è stato individuato quale concessionario del servizio. Il pagamento delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio avviene attraverso il meccanismo dei buoni (voucher), il cui valore nominale è pari a 10 euro. È disponibile anche un buono da 50 euro e da 20 euro, equivalenti, rispettivamente a 5 e 2 buoni non separabili. Il valore netto del voucher da 10 euro nominali, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del prestatore, è quindi pari a 7,50 euro. Il valore netto del buono multiplo da 50 euro, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del lavoratore, è quindi pari a 37,50 euro; quello del buono da 20 euro è pari a 15 euro. I buoni (voucher) sono disponibili per l’acquisto su tutto il territorio nazionale, presso le Sedi INPS. I buoni “cartacei” acquistati dal committente, e non utilizzati, sono rimborsabili esclusivamente restituendoli presso le Sedi Inps, le quali emetteranno a favore del datore di lavoro un bonifico domiciliato per il loro controvalore e rilasceranno una ricevuta.


Economia

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Il Nuovo Grano ­

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C’è chi ha fatto incetta di prodotto da stoccare nei magazzini con l’obiettivo di approfittare del trend al rialzo delle quotazioni

Il Grana meglio delle azioni Il mercato dei formaggi come in Borsa: adesso corre fra stock, futures, opzioni e scommesse Grana e Parmigiano come i “futures” di Borsa. Il mercato tira alla grande e allora, secondo indiscrezioni raccolte dalla Coldiretti sulle piazze lombarde ed emiliane, c’è chi starebbe facendo scorta di forme giovani (la produzione dei primi quattro mesi di quest’anno) scommettendo sul fatto che il trend di crescita continuerà. E qualcuno si sarebbe spinto a opzionare adesso le forme che saranno preparate l’anno prossimo, fissando oggi il valore di acquisto per gli stock di domani. “In questi casi, se il prezzo sale, chi compra avrà risparmiato un po’ di soldi, se resta stabile o scende, vuol dire che ci rimetterà qualcosa. Ma di solito, chi si lancia in queste operazioni i conti se li fa bene – commenta Luigi Simonazzi, responsabile economico della Coldiretti di Milano e Lodi – Invece chi vende: da un lato piazza la produzione a un prezzo certo, dall’altro però rinuncia all’opportunità di guadagnare di più in caso di un’eventuale ulteriore salita delle quotazioni. Praticamente è quello che succede in Borsa con le azioni”. Solo che qui al posto della carta ci sono grana e parmigiano, che ormai da mesi fanno registrare aumenti percentuali a due cifre sui prezzi all’ingrosso. Il “padano” con oltre 15 mesi di stagionatura è partito da un più 10,48 per cento di maggio, ha proseguito con un più 16,93 ad agosto e ha raggiunto un più 19,68 per cento nei primi giorni di settembre con una punta di 7,65 euro a chilo sulla piazza di Milano. Il “reggiano” con 24 mesi di stagionatura è passato da più 18,52 per cento di maggio per superare la soglia del 29 per cento in questo mese con 10,65 euro al chilo. Chi poi ha in magazzino le scorte dell’anno scorso sta registrando ul-

teriori guadagni dati dalla differenza fra le superquotazioni di oggi e quelle più basse del 2009. “E’ come avere un’azione nel proprio paniere di titoli e seguirne l’andamento al rialzo sul medio periodo” spiega Simonazzi. Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Coldiretti, c’è anche chi sta facendo speculazioni lampo giocando sul prezzo del latte: ritirato dagli allevatori a prezzi fra i 34,5 e i 37 centesimi al litro (a seconda degli ac-

cordi contrattuali con le singole stalle) e rivenduto poi a 41-42 centesimi sul mercato del latte spot, quello non vincolato ad accordi ma che si muove a seconda della richiesta da parte di grandi industrie o caseifici. “Gli aumenti di padano e reggiano stanno trainando tutti gli altri formaggi, ma senza un prezzo regionale del latte di riferimento anche noi abbiamo difficoltà a capire cosa sta succedendo – racconta Paolo Mosca, 35 anni, commerciante di ali-

Coldiretti: controllare l’origine e dare reddito agli agricoltori

mentari all’ingrosso in una famiglia che da tre generazioni compra e vende grana e parmigiano in Lombardia –. Almeno prima avevamo un parametro certo sul quale misurare gli aumenti e capire come stava andando il mercato, era tutto più chiaro. Adesso le cose variano da caseificio a caseificio, non abbiamo niente di ufficiale su cui basarci”. E la nebbia che aleggia sul mercato diventa sempre più fitta. La rottura delle trattative causata

da Assolatte – commenta Coldiretti – sta squilibrando tutta la filiera. Il fatto che ci sia qualcuno che sta intermediando il latte, comprandolo e rivendendolo addirittura sulla carta, lasciando solo che le cisterne cambino destinazione, dimostra l’importanza di gestire in modo coordinato sul territorio l’offerta di prodotto. Inoltre - conclude la Coldiretti - il valore reale del latte calcolato sulle quotazioni del grana padano oscilla fra 41 e 43 centesimi al litro.

Precisazione della Corte di Cassazione

I signori del fast food ci provano Il fabbricato resta agricolo con gli ingredienti Made in Italy anche se si va in pensione Fast food, avanzano gli ingredienti Made in Italy. Dalla carne ai formaggi, le grandi catene della ristorazione veloce scommettono sui prodotti del territorio come dimostra l’ultimo panino che, domani a Milano, McDonald’s lancerà sul mercato e che sarà caratterizzato dalla presenza di mozzarella al cento per cento italiana. “Siamo felici che una realtà come McDonald’s abbia deciso di puntare sulla qualità delle nostre materie prime – commenta Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombardia - Per questo ci auguriamo che ci sia sempre un controllo costante sull’origine degli ingredienti, compreso il latte usato per la mozzarella”. Il formaggio arriverà da Lat-Bri, azienda lattiero casearia di Usmate (Monza), che con centinaia di migliaia di quintali è tra i principali importatori di latte e semilavorati stranieri in Lombardia ma che, dicono da McDonald’s, per il nuovo panino si è impegnata a utilizzare solo prodotto italiano. “Ma fino a quando non ci sarà l’obbligo di indicare sugli alimenti l’origine delle materie prime utilizzate, ogni azienda di trasformazione potrà fare come gli pare – continua Andena Quando il presidente di Federalimentare Giandomenico Auricchio sostiene che l’etichetta d’origine non è così importante, finge di non sapere che ci sono aziende che usano nomi e simboli del Made in Italy per vendere meglio prodotti, ad esempio formaggi e prosciutti, che di italiano hanno

poco o nulla. E allora è troppo comodo sfruttare la fiducia dei consumatori verso l’agroalimentare italiano e poi metterci materie prime che arrivano dall’estero”. Per quanto riguarda il settore lattiero caseario i primi cinque importatori a livello nazionale operano fra Lodi, Bergamo, Milano e Cremona con 22 milioni di quintali su un totale regionale di quasi 32 milioni e italiano di 88 milioni di quintali. In Lombardia le maggiori quantità arrivano soprattutto dalla Germania, “patria delle mozzarelle blu” (12 milioni di quintali), dalla

Francia (7 milioni di quintali) dal Belgio (3,4 milioni), dall’Austria (1,4 milioni), dall’Olanda (1,4 milioni), ma anche da Spagna, Portogallo e Islanda. Poi ci sono i Paesi dell’Est (Polonia, Lituania, Ungheria, Slovacchia, Slovenia) che pesano per quasi 4 milioni e mezzo di quintali. “Le importazioni di latte dall’estero per fare formaggi venduti poi come italiani – spiega Andena - servono agli industriali per guadagnare di più sui prezzi di vendita al dettaglio pagati dai consumatori mettendo al tempo stesso sotto pressione al ribasso quelli riconosciuti agli allevatori lombardi, che prendono pochissimo”. Dallo scorso giugno, dopo che Assolatte (l’associazione delle industrie del settore) ha chiuso ogni spiraglio di trattativa, al posto di un prezzo regionale esiste una giungla di accordi singoli che vanno dai 34,5 ai 38 centesimi al litro a fronte di una situazione di mercato in crescita da mesi, con un valore reale del latte che ormai oscilla fra i 41 e i 44 centesimi al litro. “Mi pare ci sia ampio margine per venire incontro agli adeguamenti chiesti dagli allevatori – conclude Andena – senza ricarichi ingiustificati per i consumatori”.

Il fabbricato utilizzato a fini abitativi dal soggetto titolare di trattamenti pensionistici corrisposti a seguito di attività svolta in agricoltura è rurale anche quando l’annesso terreno è condotto da terzi in possesso dei requisiti fiscali previsti dall’articolo 9, comma 3, lettera d) del DL n. 557 del 1993. La precisazione è contenuta nella sentenza n. 16527 del 14 luglio 2010 della Corte di Cassazione emessa a seguito del ricorso presentato da un associato coltivatore diretto avverso la decisione della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna che aveva negato il carattere di ruralità dell’abitazione poiché, essendo il fondo affittato a terzi anch’essi coltivatori, era venuto a mancare il legame funzionale tra il fondo e l’edificio. Oggetto del contendere i criteri di riconoscimento della ruralità dei fabbricati ai fini fiscali. In particolare, l’articolo 2, n. 3, del decreto n. 139 prevede che ai fini del riconoscimento della ruralità degli immobili agli effetti fiscali, i fabbricati o

porzioni di fabbricati destinati ad edilizia abitativa devono soddisfare le seguenti condizioni: essere posseduti dal soggetto titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sul terreno, ovvero dall’affittuario del terreno stesso o dal soggetto che ad altro titolo conduce il terreno cui l’immobile è asservito o dai familiari conviventi a loro carico risultanti dalle certificazioni anagrafiche o dai soggetti titolari di trattamenti pensionistici corrisposti a seguito di attività svolta in agricoltura o da coadiuvanti iscritti come tali ai fini previdenziali, e essere utilizzati quale abitazione, da uno dei soggetti su elencati. La Suprema Corte, accogliendo le motivazioni del ricorrente, aggiunge che la norma ha carattere innovativo e non interpretativo, e trova dunque applicazione per gli anni successivi alla sua entrata in vigore (27 maggio 1998). La stessa disposizione definisce, inoltre, un’esenzione soggettiva, spettante al titolare di trattamento pensionistico agricolo, che vale anche ai fini ICI.


Italia ­ Mondo

16 - Il Nuovo Grano

Settembre ­ Ottobre 2010

Anche gli agriasilo serviranno a rispondere ai bisogni delle famiglie: una realtà in crescita in molte zone d’Italia

Così l‘agricoltura diventa sociale Seguire disabili e minori fra vigne e asinelli: nuovo fronte lombardo dei servizi alla persona Curare i disabili fra vigne e asinelli. L’agricoltura del futuro in Lombardia passa anche da qui, da un nuovo modo di interpretare i servizi alla persona con percorsi guidati per chi soffre di disturbi psichici, fisici o ha problemi di inserimento sociale. Gli ultimi dati Istat dicono che sono oltre 300 mila (il 3,8% della popolazione sopra i 6 anni) le persone in Lombardia con un qualche tipo di handicap e che quindi hanno necessità di un aiuto “Esistono dei bisogni sul territorio ai quali anche le aziende agricole vogliono dare una risposta - spiega la Coldiretti regionale – per questo sta progressivamente nascendo una rete di strutture che nel rapporto quotidiano con la realtà rurale, dalla terra agli animali, aiuta a reinserire sia dal punto di vista sociale che lavorativo persone con problemi di varia natura. E’ un nuovo modello di welfare che avanza e si rafforza”. Alcuni esempi sono stati spiegati oggi, 29 settembre 2010, nel convegno organizzato da Coldiretti Donne Impresa negli spazi della Regione in via Pola 12 a Milano e che ha permesso di dare uno sguardo a quello che già c’è e alle prospettive per il futuro. “Noi facciamo terapia per disabili con gli asinelli e i cavalli, organizzando anche soggiorni di sollievo e abbiamo fino a 40 persone alla settimana - spiega Mariangela Lamagni, 45 anni, dell’azienda Dosso Sant’Andrea di Quinzano D’Oglio, in provincia di Brescia – Il tipo di recupero che curiamo è sia psichico che fisico ed è strategica la relazione affettivo comportamentale che si crea con l’animale che viene affidato al paziente”. Ma non c’è solo l’onoterapia o l’ippoterapia. Ma esistono percorsi lavorativi che portano a sviluppare la manualità e il rapporto con gli altri, per superare quelle difficoltà di integrazione

sociale tipiche di molte disabilità mentali. “Ogni giorno noi abbiamo due gruppi che a rotazione, dal lunedì al giovedì sono impiegate nell’etichettatura delle bottiglie di vino che produciamo o delle confetture di frutta, di mostarde e di sottolii. Il disabile si sente parte di qualcosa e acquisisce comportamenti più adeguati al tessuto sociale in cui vive” racconta Elisabetta Scabrosetti, dell’azienda agricola Andi di Montù Beccaria, nell’Oltrepo Pavese. “Le donne sono una risorsa per la società e anche nel settore agricolo la loro presenza è sempre più importante, visto

che sono titolari di oltre 17 mila imprese agricole – spiega Pina Alagia, responsabile Donne Impresa Coldiretti Lombardia – la sensibilità che sappiamo mettere in campo ci permette di agire anche in un settore delicato come è quello che vede coinvolte persone con problemi psichici o fisici” Alla cooperativa agricola Clarabella, a Iseo, nel Bresciano, ogni giorno 65 disabili assistiti da una ventina di operatori sono impegnati nelle vigne (hanno appena concluso la vendemmia), nella coltivazione degli ulivi, nella produzione di miele, nel florovivaismo e anche nella gestione di un agriturismo. “Noi abbia-

mo iniziato nel 2003 – racconta Sara Vigani, 24 anni, presidente della cooperativa – l’età media è fra i 30 e i 35 anni. Prima era in maggioranza uomini, adesso stanno aumentando le donne. I pazienti sono tutti del territorio e ci vengono mandati qui dai cps (i centri psicosociali) per intraprendere percorsi di recupero. C’è una prima valutazione delle attività in cui possono essere impegnati e poi fanno un tirocinio formativo prima di iniziare l’attività vera e propria. Diciamo pure che non è semplice e che ci vuole tanta buona volontà”. Come quella che da 23 anni ci mette la cooperativa Aretè, in Valseriana, alle

porte di Bergamo, che segue sia persone con handicap che ex detenuti con la coltivazione degli ortaggi. “Proprio con il carcere del capoluogo orobico – spiega il presidente della coop, Claudio Bonfanti – stiamo per avviare un corso di formazione per 9 reclusi per 130 ore teoriche e 170 ore pratiche dedicate all’agricoltura. Questo tipo di impegno è sicuramente un fatto positivo sia per chi deve reinserirsi nella società dopo un periodo in carcere sia per le persone con problemi psichici e comportamentali, da chi ha handicap veri e propri ai minori in difficoltà”. Ma nel nuovo welfare dei campi ci sono anche gli agriasilo. “Ne abbiamo dieci in Italia, con richieste per aprirne almeno cento – spiega Adriana Bucco, Responsabile nazionale Donne Impresa – è un modo per fare didattica sul campo in rapporto diretto con la natura e per rispondere ai bisogni delle famiglie”. L’agricoltura si conferma quindi – afferma la Coldiretti Lombardia – come un settore strategico non solo dal punto di vista economico, della sicurezza alimentare e del legame culturale con il territorio, ma è anche la fonte di una serie di risposte alle richieste della società: da uno sviluppo sostenibile con la conservazione delle aree verdi coltivate ai nuovi servizi alla persone che vedono nel ritorno alla terra un tirocinio educativo sia dal punto di vista fisico che psichico. Nel cibo come nei servizi sociali – spiega la Coldiretti Lombardia – si sta affermando un modello di filiera corta che vede sempre più vicini agricoltori e consumatori. E in questo percorso multifunzionale che punta alla trasparenza dell’origine e al km zero adesso arriva per le aziende anche la possibilità, appena introdotta, di produrre, fra l’altro, anche pane, pizza e farine.

Chiesta dalla Coldiretti un’azione più incisiva sulla limitazione degli animali e sui risarcimenti alle aziende

Assedio dei cinghiali, fronte aperto in Lombardia A Milano, Varese, Brescia, Bergamo e Pavia: paura, danni e incidenti lungo i campi coltivati

Giallo sui lupi nel Bresciano Capre e pecore sbranate, daini e caprioli decapitati: giallo sui monti del Bresciano. L’ipotesi è che si tratti di un branco di lupi. Negli ultimi tre mesi ci sono stati oltre dieci assalti fra l’area di Polaveno, zona del lago d’Iseo, e la Val Trompia. “Prima accadeva una volta ogni tanto, ma quest’anno sono già oltre settanta gli animali uccisi - spiega Roberto Gallizioli, segretario di zona Coldiretti di Iseo – prima hanno colpito solo due aziende che si trovano più in alto, ma in estate gli attacchi sono avvenuti più a valle, fra Sale Marasino, Marone e Sulzano”. Gli ultimi due episodi, nella zona di Iseo, hanno riguardato pecore e piccoli daini, dei quali sono rimaste solo le teste, come è già avvenuto per dei cuccioli di cinghiali e di caprioli. Gli allevamenti vengono assaliti di notte: gli animali sono sgozzati a morsi, quindi il branco banchetta con una delle vittime e lascia le altre in un lago di sangue. Secondo l’istituto zooprofilattico di Sondrio, le impronte, la profondità dei morsi e lo stato in cui sono ridotte le carcasse fanno pensare al 90 per cento che sia opera di lupi e non di cani randagi selvatici. Adesso si attendono le analisi del Dna e di altri reperti da parte dello zooprofilattico di Bologna. “Aspettiamo che ci sia un po’ di chiarezza e una risposta definitiva per tutte le ipotesi” afferma Roberto Gallizioli. Intanto cinque sistemi video a rilevamento di calore sono stati installati a Iseo e a Sale Marasino per realizzare foto e filmati. “Se si tratta di cani si possono prendere e portare via, se invece sono lupi come pensiamo, allora il discorso cambia e dovremo realizzare dei recinti particolari per non farli entrare negli allevamenti. Ma è la prima volta che capita una cosa di queste dimensioni dalle nostre parti” spiega Riccardo Mazzucchelli, che fa parte di un gruppo di allevatori pecore della zona. Assalti dei lupi sono segnalati anche in altre parti d’Italia, per esempio le Marche o il Piemonte. Stiamo monitorando da vicino la situazione, che non va sottovalutata – spiega la Coldiretti Lombardia - siamo preoccupati sia per i nostri allevatori che per l’impatto economico che questa vicenda può avere.

Lombardia assediata dai cinghiali. L’ultimo fronte dell’invasione, secondo quanto rilevato dalla Coldiretti Lombardia, si è aperto in provincia di Varese, in Valcuvia, dove “si muovono in branco, devastano i terreni e adesso cominciano ad avvicinarsi anche alle case” racconta Giorgio Zaffrani, 50 anni, allevatore di mucche da latte a Casalzuigno. “C’è stato un boom di assalti e i danni, per decine di migliaia di euro, sono praticamente raddoppiati nell’ultimo anno” spiega Fernando Fiori, Presidente della Coldiretti di Varese, che invierà domani una lettera all’assessore provinciale all’agricoltura Bruno Specchiarelli per chiedere risorse aggiuntive, l’eliminazione selettiva degli esemplari in eccesso e “un piano strategico che ponga un argine a questo autentico flagello”. In provincia di Varese la prima linea della guerra al cinghiale passa in Valcuvia, in Valganna e in Valceresio, ma la situazione sta precipitando in diverse zone della Lombardia, da Brescia a Milano, da Bergamo a Pavia, con oltre un milione di euro di danni negli ultimi 5 anni. Il boom demografico dei cinghiali è confermato anche dagli abbattimenti, passati dai 987 del 1999 ai quasi quattromila fra il 2009 e il 2010. La situazione è particolarmente pesante nel Comasco nella fascia che dalla riva del lago sale fine a Gera Lario, oltre che nel tri-

I campi devastati dai cinghiali nagolo compreso fra Como-Bellagio-Lecco, con un aumento esponenziale dei danneggiamenti dal 2006 a oggi. Episodi sono stati segnalati negli ultimi due anni fra Lecco e Colico. Nel Milanese, fra Magenta, Cuggiono e Abbiategrasso, di giorno si nascondono nella boscaglia lungo il Ticino per poi partire all’assalto durante la notte. “In estate, quando il livello del fiume è più basso, arrivano anche dalle zone del Piemonte usando gli isolotti di ghiaia come passaggio. Entrano e devastano prati e campi di mais. La situazione è a limite - racconta Orfeo Favotto segretario di zona della Coldiretti a

Cuggiono - Il sospetto è che alcuni esemplari selvatici si siano incrociati con dei maiali domestici, aumentando così la loro prolificità”. Nell’OltrePo Pavese la prima linea è lungo le aree montane al confine con l’Emilia e la Liguria. I comuni più colpiti sono Varzi, Val Di Nizza, Ponte Nizza, Valverde, Zavattarello e Romagnese. “I cinghiali – spiega Monica Rosina, responsabile Coldiretti per la zona di Voghera - devastano frutteti e campi di orzo e frumento. I danni aumentano del 20 per cento all’anno. Ci sono centinaia di aziende coinvolte. Senza contare gli incidenti stradali. Come è successo a me due mesi fa, di sera, nella zona di Val Di Nizza. Mi sono trovata davanti uno di quei bestioni, ho inchiodato, ma non c’è stato nulla da fare: macchina sfasciata e tanto spavento”. Nel Bresciano le valli coinvolte sono la Valcamonica, la Valtrompia, la Val Sabbia e l’Alto Garda. Mentre nella Bergamasca le aree colpite sono principalmente il Sebino e la Val Cavallina e negli ultimi tempi, spiega la Coldiretti provinciale, le avanguardie dell’esercito dei cinghiali si sono spinte fino in Val Seriana. “Servono piani di contenimento sempre più incisivi – dice Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombardia – mentre i risarcimenti devono coprire una parte maggiore dei danni e arrivare con celerità alle aziende”.

Nuovo Grano Settembre Ottobre 2010  

Periodico agricolo della coldiretti di milano e lodi

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