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ANNO XIX ­ N. 2 MENSILE ­ Poste Italiane SpA ­ Spedizione in abb. postale ­ D.I. 353/2003 (conv. in L. 7/02/04 n. 46) art 1, comma 2, dcb Milano ­ FEBBRAIO 2011 DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE VIA RIPAMONTI, 37/A 20136 MILANO ­ TELEFONO 02/5829871

Una certezza in più per le aziende, mentre chi è nel settore del Grana Padano già gode di quotazioni superiori

Latte, accordo per il futuro L’intesa siglata con Italatte parte da 39 centesimi e arriverà a settembre a 40,2 centesimi al litro

SERVIZIO A PAGINA 5

Stoccaggi europei e maiali “light” per battere la crisi dei suini SERVIZIO A PAG. 4

Pagliano lascia la Federazione provinciale per andare a guidare il Veneto

Terreni, Passaggio del testimone: sui valori Greco è il nuovo Direttore medi il Lodigiano fa peggio di Milano e Monza

Passaggio di testimone alla Direzione della Federazione Provinciale di Milano e Lodi. Enzo Pagliano è stato chiamato dalla Coldiretti Nazionale a prendere le redini della Federazione regionale del Veneto, mentre a Milano e Lodi arriva Carlo Greco. “Sono sicuro – ha affermato il Presidente Carlo Franciosi – che entrambi sapranno svolgere in modo egregio il compito loro affidato. Sia Greco che Pagliano assumono incarichi di prestigio che li occuperanno molto ma che daranno loro anche molte soddisfazioni. E tutti e due i nostri migliori auguri di buon lavoro e un caloroso benvenuto a Carlo Greco”. SERVIZIO A PAG. 3

Carlo Greco

Iniziativa realizzata con il contributo di Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura

Enzo Pagliano

SERVIZIO A PAG. 2


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Territorio

- Il Nuovo Grano

Febbraio 2011

In riva all’Adda invece la commissione non ha voluto sentire ragioni e ha congelato le quotazioni ai livelli 2010

Vam, solo Lodi non aumenta Milano e MonzaBrianza hanno invece adeguato i valori medi fondiari dei terreni COMMISSIONE PROVINCIALE ESPROPRI DELLA PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA Tabella dei Valori Agricoli Medi dei terreni valevole per l’anno 2011 ­ (ex art. 41 comma 4 del D.P.R. n. 327/2001 e successive modifiche ed integrazioni) TIPI DI CULTURA Seminativo Seminativo Irriguo Prato Prato Irriguo e Marcita Orto Orto Irriguo Frutteto Vigneto Incolto Produttivo Pioppeto Bosco Colture Florovivaisti.

Le Commissioni Espropri delle Provincie di Milano, Lodi e Monza Brianza, nel corso delle sessioni tenutesi a fine gennaio, hanno deliberato i valori agricoli medi valevoli per l’anno 2011 e riscontrabili nelle tabelle riferentesi a ciascuna Provincia e come sotto riportate. Prima di leggere dette tabelle è opportuno informare che nel corso del precedente anno 2010 solo la Commissione costituita dalla Provincia di Lodi aveva deliberato nei tempi previsti dalla legge i relativi vam mentre le Provincie di Milano e Monza Brianza hanno costituito con notevole ritardo – addirittura a fine anno – le rispettive Commissioni le quali, di conseguenza, hanno determinato i vam già a fine anno 2010. Tornando ai numeri, la Commissione di Lodi aveva deliberato per il 2010 rispetto ai valori del 2009 un modestissimo aggiornamento dei vam e questo con la forte opposizione della rappresentanza agricola e della Coldiretti in particolare in ragione del fatto che comunque gli stessi non erano in linea con la tendenza del mercato fondiario locale. Le Commissioni di Milano e Monza Brianza avevano deliberato invece un congruo aggiornamento dei vam relazionato alle tendenze del mercato fondiario delle due realtà territoriali. Per il 2011 presso la Commissione di Lodi si è ripetuta, anzi è peggiorata la situazione registratasi nel 2010; i Commissari di parte non agricola hanno preteso con motivazioni infondate il congelamento dei vam ai valori del 2010 anche di fronte alle fondate e documentate motivazioni dei Commissari di parte agricola – di espressione Coldiretti in primis - che invece hanno richiesto l’allineamento dei vam alla realtà del mercato fondiario lodigiano che per gli addetti ai lavori è, notoriamente, in tensione. Alla conta è prevalso l’atteggiamento di parte non agricola con l’ingiustificabile esito sortito Diversa la situazione su Milano e Monza e Brianza dove invece – come si evince dalla lettura – vi è stato l’aggiornamento dei valori alla realtà del mercato fondiario e dove vi è stata la condivisione di tutti i componenti le Commissioni – anche di quelli di parte non agricola – che hanno fatto propri i motivi ed i fatti certi rilevati sul mercato fondiario e proposti dai componenti di parte agricola e di Coldiretti in particolare.

Associato Unione Stampa Periodica Italiana

Enzo Pagliano DIRETTORE RESPONSABILE DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Ripamonti 37/A Milano ­ Tel. 02/5829871 (r.a.) Redazione Fabio Bonaccorso Registrazione Tribunale di Milano n. 83 dell’8/02/1992 Hanno collaborato a questo numero: Marco Lunati, Pierluigi Castiglioni, Andrea Repossini, Rossana Cozzolino Progetto grafico e impaginazione PMP Srl ­ Lodi Fotografie Archivio “il Cittadino” Stampa Sigraf spa ­ Treviglio (BG)

Regione Agraria N. 1 Euro/mq.Regione Agraria N. 2 Euro/mq.Regione Agraria N. 3 Euro/mq.Regione Agraria N. 4 Euro/mq. 5,30 5,40 5,40 5,40 6,22 6,22 6,33 7,10 5,30 5,40 5,40 5,40 6,22 6,22 6,33 7,10 7,25 7,25 7,38 6,78 11,42 11,87 11,64 11,79 7,17 7,17 7,33 8,65 5,68 5,68 5,79 ­­­­­­­­ 2,46 2,46 2,50 2,62 4,80 4,80 4,89 5,53 2,54 2,54 2,59 2,59 13,29 13,29 13,55 13,03

NOTE 1) I valori riferiti all’anno 2011, sono stati approvati nella seduta del 31/01/2011; 2) I valori relativi ai tipi di colture di cui ai numeri 7 – 8 ­10­11­12 si riferiscono al solo terreno nudo, il soprassuolo dovrà essere valutato a parte; 3) I valori sono espressi in •../mq. ed arrotondati a due decimali. REGIONE AGRARIA N. 1 – Brianza Milanese (12 Comuni): Besana in Brianza, Briosco, Camparada, Carate Brianza, Correzzana, Giussano, Lesmo, Renate, Triuggio, Usmate Velate, Veduggio con Colzano, Verano Brianza; REGIONE AGRARIA N. 2 – Pianura del Seveso (22 Comuni): Albiate, Barlassina, Biassono, Bovisio Masciago, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Cogliate, Desio, Lazzate, Lentate sul Seveso, Lim­ biate, Lissone, Macherio, Meda, Misinto, Muggiò, Nova Milanese, Seregno, Sivico, Varedo, Vedano al Lambro; REGIONE AGRARIA N. 3 – Pianura di Monza (20 Comuni): Agrate Brianza, Aicurzio, Arcore, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Busnago, Caponago, Carnate, Cavenago in Brianza, Conco­ rezzo, Cornate d’Adda, Mezzago, Monza, Ornago, Roncello, Ronco Briantino, Sulbiate, Villasanta, Vimercate; REGIONE AGRARIA N. 4 – Pianura tra il Lambro e l’Adda (1 Comune): Brugherio.

COMMISSIONE PROVINCIALE ESPROPRI PER LA PROVINCIA DI MILANO Tabella dei valori agricoli medi dei terreni valevole per l’anno 2011 ­ (ex articolo 41 del D.P.R. n. 327/2001 e successive modificazioni ed integrazioni) TIPI DI COLTURA SEMINATIVO SEMINATIVO IRRIGUO PRATO PRATO IRRIGUO O A MARCITA ORTO ORTO IRRIGUO FRUTTETO (2) VIGNETO (2) VIGNETO SPECIALIZZATO (D.O.C.) (2) INCOLTO PRODUTTIVO PIOPPETO (2) BOSCO (2) COLTURE FLOROVIVAISTICHE (2)

REGIONE REGIONE REGIONE REGIONE REGIONE REGIONE REGIONE REGIONE AGRARIA N. AGRARIA N. AGRARIA N. 3 AGRARIA N. 4 AGRARIA N. 5 AGRARIA N. 6 AGRARIA N. 7 AGRARIA N. 8 1 2 €/mq. (3) €/mq. (3) €/mq. (3) €/mq. (3) €/mq. (3) €/mq. (3) €/mq. (3) €/mq. (3) 5,24 5,24 5,24 5,13 5,70 5,19 5,09 4,41 6,22 6,22 6,22 6,64 7,19 7,07 6,56 5,67 5,24 5,24 5,24 5,13 5,70 5,19 5,09 4,41 6,22 6,22 6,22 6,64 7,19 7,07 6,56 5,67 7,25 7,25 7,25 6,46 7,08 6,66 6,38 6,81 11,42 11,87 11,42 10,67 12,46 11,57 10,43 10,76 7,17 7,17 7,19 = 8,63 8,47 = 8,06 5,68 5,68 5,68 = = = = 6,51 = = = = = = = 10,95 2,57 2,57 2,57 2,39 3,01 2,70 2,33 2,42 4,80 4,80 4,80 4,32 5,52 5,43 4,27 4,52 2,66 2,66 2,66 2,46 2,98 2,66 2,39 2,51 13,29 13,29 13,29 11,87 14,04 12,79 11,73 11,52

NOTE (1) I valori riferiti all’anno 2010, sono stati approvati nella seduta n. 2/2010 del 11/11/2010 (2) I valori relativi ai tipi di colture di cui ai numeri d’ordine 7,8,9,11,12 e 13 si riferiscono al solo terreno nudo; il soprassuolo dovrà essere valutato a parte. (3) I valori sono espressi in euro/mq ed arrotondati a due decimali REGIONE AGRARIA N. 1 – PIANURA DI LEGNANO: 16 COMUNI: Arconate, Buscate, Busto Garolfo, Canegrate, Castano Primo, Cerro Maggiore, Dairago, Legnano, Magnago, Nosate, Parabiago, Rescaldina, San Giorgio su Legnano, San Vittore Olona, Vanzaghello, Villa Cortese. REGIONE AGRARIA N. 2 – PIANURA DI SEVESO: 5 COMUNI: Cesate, Garbagnate Milanese, Paderno Dugnano, Senago, Solaro. REGIONE AGRARIA N. 3 – PIANURA DI MONZA: 9 COMUNI: Basiano, Cambiago, Carugate, Grezzago, Masate, Pozzo d’Adda, Trezzano Rosa, Trezzo sull’Adda, Vaprio d’Adda. REGIONE AGRARIA N. 4 – PIANURA DEL CANALE VILLORESI: 27 COMUNI: Arese, Arluno, Bareggio, Bernate Ticino, Boffalora sopra Ticino, Casorezzo, Cassinetta di Lugagnano, Corbetta, Corna­ redo, Cuggiono, Inveruno, Lainate, Magenta, Marcallo con Casone, Mesero, Nerviano, Ossona, Pero, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Rho, Robecchetto con Induno, Santo Stefano Ticino, Sedriano, Turbigo, Vanzago, Vittuone. REGIONE AGRARIA N. 5 – PIANURA DI MILANO: 17 COMUNI: Baranzate, Bollate, Bresso, Cesano Boscone, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Cormano, Corsico, Cusano Milanino, Milano, No­ vate Milanese, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese, Segrate, Sesto San Giovanni, Settimo Milanese, Vimodrone. REGIONE AGRARIA N. 6 – PIANURA TRA LAMBRO ED ADDA: 31 COMUNI: Bellinzago Lombardo, Bussero, Carpiano, Cassano d’Adda, Cassina de Pecchi, Cernusco sul Naviglio, Cerro al Lambro, Colturano, Dresano, Gessate, Gorgonzola, Inzago, Liscate, Locate Triulzi, Mediglia, Melegnano, Melzo, Opera, Pantigliate, Paullo, Pessano con Bornago, Pioltello, Pozzuolo Martesana, Rodano, San Giuliano Milanese, San Zenone al Lambro, Settala, Tribiano, Trucazzano, Vignate, Vizzolo Predabissi. REGIONE AGRARIA N. 7 – PIANURA TRA TICINO E LAMBRO: 28 COMUNI: Abbiategrasso, Albairate, Assago, Basiglio, Besate, Binasco, Bubbiano, Buccinasco, Calvignasco, Casarile, Cisliano, Cusa­ go, Gaggiano, Gudo Visconti, Lacchiarella, Morimondo, Motta Visconti, Noviglio, Ozzero, Pieve Emanuele, Robecco sul Naviglio, Rosate, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Vermezzo, Vernate, Zelo Surrigone, Zibido San Giacomo. REGIONE AGRARIA N. 8 – PIANURA DI CODOGNO: 1 COMUNE: San Colombano al Lambro.

COMMISSIONE PROVINCIALE ESPROPRI DELLA PROVINCIA DI LODI Tabella dei Valori Agricoli Medi dei terreni valevole per l’anno 2011 ­ (articolo 41 ­ comma 4 del D.P.R. n. 327/2001 e successive modifiche ed integrazioni) TIPO DI COLTURA SEMINATIVO SEMINATIVO IRRIGUO (4) RISAIA STABILE PRATO PRATO IRRIGUO MARCITA ORTO ORTO IRRIGUO FRUTTETO (2) VIGNETO VIGNETO SPECIALIZZATO (D.O.C.) INCOLTO PRODUTTIVO PIOPPETO (2) BOSCO (2) COLTURE FLOROVIVAISTICHE (2)

REGIONE AGRARIA N. 1 VALORI MEDI euro/mq. (3) 3,86 5,52 4,39 3,86 5,52 5,06 6,02 9,36 ­ ­ ­ 1,95 3,64 1,97 10,11

REGIONE AGRARIA N. 2 VALORI MEID euro/mq. (3) 3,86 5,38 4,39 3,86 5,38 4,90 6,02 8,86 7,35 5,95 10,59 1,95 3,64 1,97 10,11

REGIONE AGRARIA N. 3 VALORI MEDI euro/mq. (3) 3,80 5,02 4,39 3,80 5,02 4,90 6,02 8,63 ­ ­ ­ 1,92 3,61 1,94 10,11

REGIONE AGRARIA N. 1 ­ PIANURA DI LODI (27 Comuni): Abbadia Cerreto, Boffalora d’Adda, Borgo San Giovanni, Casaletto Lodigiano, Casalmaiocco, Caselle Lurani, Castiraga Vidardo, Cervi­ gnano d’Adda, Comazzo, Cornegliano laudense, Corte Palasio, Crespiatica, Galgagnano, Lodi, Lodi Vecchio, Marudo, Merlino, Montanaso Lombardo, Mulazzano, Pieve Fissiraga, Salerano sul Lam­ bro, San Martino in Strada, Sant’Angelo Lodigiano, sordio, Tavazzano con Villavesco, Valera Fratta, Zelo Buon Persico. REGIONE AGRARIA N. 2 ­ PIANURA DI CODOGNO (19 Comuni): Bertonico, Borghetto Lodigiano, Brembio, Camairago, Casalpusterlengo, Castiglione d’Adda, Cavacurta, Cavenago d’Adda, Co­ dogno, Graffignana, Livraga, Mairago, maleo, Massalengo, Ossago Lodigiano, Secugnago, Terranova de’ Passerini, Turano Lodigiano, Villanova del Sillaro. REGIONE AGRARIA N. 3 ­ PIANURA LODIGIANA DEL LUNGOPO’ (15 Comuni): Caselle Landi, Castelnuovo Bocca d’Adda, Corno Giovine, Cornovecchio, Fombio, Guardamiglio, Maccastorna, Me­ leti, Orio Litta, Ospedaletto Lodigiano, San Fiorano, San Rocco al Porto, Santo Stefano Lodigiano, Somaglia. NOTE: (1) Approvati con delibera n. 3 del 27 gennaio 2011 (2) I valori dei tipi di colture di cui ai numeri d’ordine 9, 13, 14 e 15 si riferiscono al terreno nudo; il soprassuolo dovrà essere stimato a parte. (3) I valori sono espressi in euro/mq ed arrotondati a due decimali; (4) I valori evidenziati in grassetto riguardano le colture più redditizie tra quelle coprenti una superficie superiore al 5% di quella coltivata


Sindacale

Febbraio 2011

Il Nuovo Grano

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Il Presidente Carlo Franciosi: “Sono sicuro che sapranno svolgere al meglio gli importanti incarichi loro affidati”

Direzione, arriva Carlo Greco Passaggio del testimone con Enzo Pagliano che va a dirigere la Federazione del Veneto Cambio della guardia alla direzione della Coldiretti di Milano e Lodi. Enzo Pagliano passa il testimone a Carlo Greco. Pagliano 47 anni, sposato, due figli, dal 2007 è direttore della Coldiretti di Milano e Lodi e adesso andrà a dirigere la Federazione regionale del Veneto. Greco invece arriva da Imperia, dove era direttore dal 2007. Sia Greco che Pagliano sono direttori di prestigio e valore che, sono sicuro, sapranno svolgere al meglio gli importanti incarichi che sono stati loro affidati” commenta Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi che insieme al consiglio ha accettato la nomina alla presenza del segretario nazionale organizzativo Vincenzo Gesmundo. «Sono onorato di questo incarico - afferma il neo direttore Carlo Greco - ringrazio il Presidente nazionale Marini e il segretario nazionale organizzativo Gesmundo, il Presidente Franciosi e tutto il consiglio di Coldiretti Milano e Lodi di aver accettato la proposta confederale. Sono pronto a lavorare con la dirigenza per proseguire nella progettualità che la Coldiretti di Milano e Lodi ha rea-

I pensionati: non togliete risorse al pubblico “Non tagliate la sanità pubblica” questo l’allarme lanciato oggi da Antonio Mansueto, 74 anni, leader nazionale dei pensionati Coldiretti che a Milano in via Filzi, presso la sede della Federazione regionale ha incontrato i vertici regionali dell’associazione pensionati che in Lombardia rappresenta oltre 40 mila persone. Per la Federazione di Milano e Lodi era presente il delegato dei pensionati Carletto Rossi Nella sua relazione il presidente nazionale, affiancato dal segretario nazionale Danilo Elia, ha puntato il dito contro i tagli alla sanità pubblica e contro quelli ai comuni che stanno colpendo in particolare i servizi di assistenza. Mansueto ha preso come esempio le conquiste della Coldiretti in campo sociale (pensioni, Antonio Mansueto mutue e assegni familiari) per dire che rappresentano un valore non solo per il settore agricolo, ma per tutta l’Italia grazie anche all’opera dei patronati Epaca presenti in modo capillare su tutto il territorio regionale e nazionale. Il presidente ha quindi schierato i pensionati a sostegno del progetto della filiera tutta italiana portato avanti da Coldiretti grazie al quale si rafforza l’economia e si offrono maggiori opportunità sia alle aziende agricole che ai consumatori. “Proprio per questo – ha concluso Mansueto – faremo una serie di assemblee sul territorio per spiegare ai nostri pensionati e a tutta la gente il valore delle vendite dirette e dell’etichettatura dei prodotti grazie anche alla nuova legge appena approvata sulla spinta dell’azione di Coldiretti”.

l’aiuto della Federazione Regionale con il suo Presidente Nino Andena e il Direttore Eugenio Torchio. Un caro saluto a Enzo Pagliano e un sincero ringraziamento per l’operato svolto». Carlo Domenico Greco è nato ad Alessandria il 19 aprile 1968, ha frequentato l’istituto di Agraria a Casale ed ha iniziato a lavorare come tecnico commerciale presso una ditta del settore agricoltura prima di essere assunto nel 1990, sempre come tecnico, in Coldiretti Alessandria. Nel 1992 è diventato segretario di zona a Casale Monferrato, Il nuovo Direttore Carlo Greco dove ha maturato lizzato in questi anni, valorizzando una considerevole esperienza nelil progetto di Coldiretti (una filiera la gestione organizzativa del lavotutta agricola e tutta italiana) per ro ed accresciuto le proprie conodare un forte impulso alla redditivi- scenze in merito alle problematità delle imprese grazie anche al- che sindacali. Nel 1997 diventa se-

gretario di zona per la sede provinciale di Alessandria, dove sviluppa le proprie capacità nei rapporti interpersonali con la gestione del personale dipendente ed arricchisce l’esperienza lavorativa grazie al contatto con le differenti realtà di zona nella vasta estensione territoriale. Nel 2002 è Direttore della sede di Torino, e matura esperienza nei rapporti di tipo istituzionale con gli Enti pubblici nonché nel coordinamento amministrativo e gestionale dell’intera struttura provinciale. Viene anche nominato Amministratore Delegato della società Impresa Verde Torino Srl. Dopo un breve passaggio nella sede di Pavia, dove perfeziona esperienze di tipo organizzativo e gestionale, nel 2007 è Direttore della sede provinciale di Imperia, nonché Amministratore Delegato della società Impresa Verde Imperia Srl, acquisendo capacità e conoscenze in settori nuovi quali la floricoltura e l’olivicoltura, e approfondisce la gestione dei rapporti istituzionali ampliandoli a dimensioni internazionali. E’ sposato ed ha due figlie.

Il saluto di Enzo Pagliano «Ringrazio il Presidente Carlo Franciosi, il consiglio, la dirigenza della Coldiretti di Milano e Lodi, tutta la struttura e i soci per la positiva esperienza che ho vissuto in questa federazione. Grazie per la collaborazione che mi è stata data e che ci ha permesso di costruire insieme un altro pezzo del progetto della Coldiretti per una filiera agricola italiana».

Trasparenza, filiera corta e qualità dei prodotti: così l’agricoltura si prepara alla Pac post 2013

Trovato dunque l’accordo con la sottoscrizione di un documento da parte di tutte le rappresentanze della filiera (organizzazioni agricole, cooperative e sindacati con esclusione dell’industria che non ha firmato) sulla Pac post 2013. Il documento rappresenta un deciso passo avanti verso la condivisione di un modello agroalimentare dove la centralità e il protagonismo tornino nelle mani degli agricoltori e del territorio, ma anche un forte pungolo a Governo e Parlamento italiano e alla Ue per sostenere una idea di futura Pac decisamente orientata all’impresa agricola professionale che opera sul territorio e ad una filiera agroalimentare gestita dagli agricoltori. Trasparenza, filiera corta, informazione ai consumatori, qualità, più efficaci strumenti di mercato, assicurazione al reddito, difesa del budget, sussidiarietà e semplificazione, e, ancora, centralità del lavoro e contrasto alla rendita fon-

diaria sono, infatti, le parole chiave del documento e non vi è dubbio che ciascuna rappresenti un fondamento storico nel sostegno al nostro progetto di filiera agricola italiana firmata dagli agricoltori. Naturalmente saranno i comportamenti che ciascuno assumerà nei prossimi mesi a chiarire se queste firme sono state apposte per convincimento pieno o per opportunità consigliata dal particolare momento che vive la rappresentanza. Noi ci auguriamo che si sia la prima fattispecie a prendere corpo e lavoreremo per quello, diversamente non perderemmo neanche un minuto, la nostra strada la conosciamo e sappiamo anche come andare veloci. Ma torniamo all’accordo: il documento sottoscritto sostiene una Pac che favorisca la competitività dell’agricoltura sotto il profilo economico ambientale e sociale, che sia in grado di innovare le attuali inefficienze nella fase di programmazione e gestione dell’offerta,

che risponda alle domande dei consumatori in tema di informazione e trasparenza, che crei le condizioni per il protagonismo e la gestione diretta da parte degli agricoltori di filiere corte e trasparenti per favorire l’occupazione, che ridia centralità al territorio e all’economia reale. Ed ancora è presente una richiesta al governo per un forte impegno per il mantenimento del budget agricolo nazionale. Si confermano i pagamenti diretti – disaccoppiati - e la necessita di una redistribuzione graduale per superare il criterio storico. E’ prevista inoltre una qualificazione della spesa, privilegiando agricoltori attivi e professionali, centralità del lavoro e contrasto delle posizioni di rendita fondiaria. Si chiede un nuovo articolo 68 capace di premiare i comportamenti virtuosi ma anche di rappresentare un’ancora per settori strategici o che necessitano di ristrutturazione.

Si propongono misure di mercato che privilegino soprattutto le assicurazioni ai prodotti e al reddito. Si sostiene uno sviluppo rurale che assuma una caratterizzazione decisamente più agricola rispetto al passato, per evitare dispersioni di risorse, che stimoli un modello produttivo che combini sostenibilità economica sociale ed ambientale e che concentri le risorse verso le imprese e il mercato. Un Psr che finanzi gli investimenti tesi all’innovazione, all’organizzazione, alla promozione, all’accorciamento, efficienza e trasparenza delle filiere. Si chiede il superamento dei limiti dimensionali ai fini del Piano di sviluppo rurale per le imprese di filiera, ma solo nei casi che queste siano controllate dai produttori agricoli. In ultimo si concorda sul rafforzamento della sussidiarietà e sulla semplificazione delle procedure. Sergio Marini Presidente Nazionale Coldiretti


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Il Territorio

Febbraio 2011

Servirà a entrare in una fascia di consumo coperta fino a oggi da carne che arriva dall’estero

Il suino “light” contro la crisi L’obiettivo è andare oltre i prosciutti e tagliare i costi di allevamento degli animali Bruxelles prova a dare fiato al mercato facendo scattare gli aiuti allo stoccaggio PRODOTTI

Contro la crisi dei suini, arriva il maiale “light”. Carne magra, italiana e con meno spese di allevamento: sono queste le basi del progetto presentato il 24 febbraio all’Elpzoo di Zorlesco (Lodi) per diventare una delle possibili vie d’uscita alla morsa che, fra prezzi di vendita bassi e costi di produzione sempre più alti, sta stritolando le aziende agricole. “Continueremo a fare il suino pesante, sui 170 chili, le cui cosce servono per i prosciutti Dop– spiega Marco Lunati, consigliere nazionale dell’Anas e allevatore della Coldiretti di Milano e Lodi - ma vogliamo entrare in quella fascia di mercato del consumo domestico di carne di maiale che fino a oggi è stata coperta dalle importazioni dall’estero. Per questo, grazie all’accordo con un grande macello legato al mondo delle cooperative cominceremo a produrre suini leggeri di massimo 130 chilogrammi di peso”. I vantaggi saranno: maggior freschezza del prodotto per i consumatori, il prezzo di vendita (le stalle sapranno prima quanto intascheranno), il minor tempo di allevamento (4 mesi) e quindi spese più basse per l’alimentazione degli animali, oltre a un maggiore controllo sulle fluttuazioni del foraggio vista la brevità del ciclo di gestione degli animali. L’obiettivo – spiega la Coldiretti Lombardia – è diversificare la produzione e offrire agli allevamenti italiani un’altra fascia di mercato dando ai consumatori carne italiana di alta qualità. In Lombardia il progetto punta a coinvolgere le province dove si concentra la maggior parte degli allevamenti: Lodi, Brescia, Milano, Bergamo, Cremona e Mantova. Il sistema dovrebbe entrare a regime entro l’anno: si partirà con 50 mila capi per arrivare a quasi mezzo milione. In Italia si consumano oltre 365 mila tonnellate di carne suina (un 38% di “bistecche” e il 61,42 per cento di salumi) per un valore che supera i 3 miliardi e 751 milioni di euro. Rispetto a un anno fa l’import è salito di quasi l’11%, mentre in Italia (la Lombardia pesa per oltre il 40 per cento) vengono allevati ogni anno 13 milioni di suini più altri 843 mila nati all’estero, per un totale di un milione e 620 mila tonnellate.

AIUTO (€/T) per 90 giorni

IMPORTO AIUTO (€/T) AIUTO (€/T) GIORNALIERO per 120 giorni per 150 giorni (€/T)

Mezzene, presentate senza piede anteriore, coda, rognone, diaframma e midollo spinale

376

398

420

0,74

Prosciutti, spalle, parti anteriori, lombate con o senza collare, oppure i collari soli, lombate con o senza scamone

416

435

455

0,65

Prosciutti, spalle, parti anteriori, lombate con o senza collare, oppure i collari soli, lombate con o senza scamone, disossati

459

476

499

0,67

Pancette, tali quali o in taglio rettangolare

343

362

381

0,65

Pancette tali quali o in taglio rettangolare, senza la cotenna e le costole

369

389

408

0,66

Tagli corrispondenti alle parti centrali (middles) con o senza la cotenna o il lardo, disossati

373

395

416

0,73

Crisi dei suini, l’Unione europea giovedì 3 febbraio, alla borsa merprova a dare una scossa al merci di Mantova (una delle piazze di cato. Sono infatti scattati gli aiuti riferimento insieme a Milano) si è allo stoccaggio per periodi di 90, raggiunto 1,275 euro, pari a 3 cen120 o 150 giorni. L’obiettivo è favotesimi in più rispetto la seduta prerire l’acquisto degli animali da parcedente, ma ancora molto al di te dei centri di raccolta (macelli e sotto la soglia di sopravvivenza. altre realtà) e al tempo stesso diGli allevamenti sono al limite – afminuire la quantità di prodotto liferma la Coldiretti Lombardia – e bero circolante sul mercato. quelli che resistono camminano sul Quattro anni fa, quando venne filo del rasoio perché da una parte varato l’ultimo aiuto all’ammasso, cercano di non svendere i suini in per la Lombardia furono stanziati attesa che il mercato si riprenda, circa 5 milioni di euro. Per adesso è ma dall’altra hanno costi sempre impossibile sapere quante dopiù pesanti, considerato il boom mande saranno accettate, perdelle quotazioni del mais che hanché tutto viene deciso a Bruxelles no raggiunto i 24 euro al quintale è c’è da battere la concorrenza di contro i 15 euro dell’inizio dell’anFrancia e Germania, paesi che no scorso (un aumento di quasi il hanno spinto molto per questo 40 per cento). provvedimento. Due volte alla setL’unità di crisi appena creata dalla timana le richieste presentate in Coldiretti sta studiando diverse Lombardia vengono spedite alla strade per salvare le aziende: acIl Parlamento europeo Ue. cordi di sospensione delle rate La speranza della Commissione bancarie per un anno per gli alleeuropea è che togliendo prodotto dal mercato le vamenti che si sono indebitati per portare avanti quotazioni delle carni suine diano cenni di ripresa. Il l’attività, produzione di maiali leggeri, concentrazioprovvedimento è scattato il primo di febbraio e ieri, ne dell’offerta tramite associazioni di imprese

Fotovoltaico, si va verso i 7000 Megawatt di potenza installata Il Gestore dei Servizi Energetici ha comunicato che a fine 2010 la potenza complessiva degli impianti fotovoltaici in esercizio, che a oggi hanno fatto domanda di ammissione agli incentivi al Gse, ammontava a 2.800 Megawatt (MW) su oltre 140.000 impianti. L’occasione è stata l’audizione informale davanti alla X Commissione Senato nell’ambito dell’acquisizione dei pareri relativi allo schema di Decreto Legislativo, approvato lo scorso 30 novembre dal Consiglio dei Ministri, che recepisce la Direttiva 28/2009 CE. Se però si considerano anche le domande relative all’anno scorso, che potranno arrivare entro fine febbraio, si stima che la potenza complessiva potrebbe raggiungere il valore di 3.000 MW su 150.000 impianti. Nel solo anno 2010, quindi, la nuova potenza fotovoltaica installata sarebbe pari a 1.850 MW, con un incremento del 160% rispetto all’anno precedente (711 MW). Sono inoltre pervenute al Gse comunicazioni per circa 55.000 ulteriori impianti per una potenza di 4.000 MW, in aggiunta agli impianti in esercizio sopra citati, a seguito della legge 129/2010 che prevede di riconoscere le tariffe 2010 agli impianti fotovoltaici che entreranno in esercizio entro giugno 2011 purché abbiano comunicato la fine dei lavori entro il 31 dicembre 2010. Valutando anche queste ultime richieste si deduce che la potenza complessiva degli impianti installati, se pure non ancora tutti collegati alla rete elettrica, potrebbe essere pari a 7.000 MW su 200.000 impianti contro i 1.142 MW di fine 2009. Nel corso del 2011, inoltre, potrebbe essere già raggiunto il target di 8.000 MW che il Piano di Azione Nazionale sulle fonti rinnovabili ha previsto per l’anno 2020 per gli impianti fotovoltaici.


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L’accordo con Italatte mette fine a troppe incertezze e arriverà alle porte dell’autunno con valori in crescita

Latte, un’intesa di ampio respiro A settembre 40,2 centesimi al litro, mentre chi fa Grana già gode di quotazioni superiori “Un accordo di buon senso che mette fine a una situazione di incertezza per le aziende agricole che durava da troppo tempo” questo è il commento della delegazione Coldiretti dopo la firma dell’accordo sul prezzo del latte con Italatte, azienda leader del settore, in particolare per i formaggi molli. La rappresentanza di Coldiretti era composta da Nino Andena, Presidente di Coldiretti Lombardia, da Ettore Prandini, Presidente Coldiretti Brescia, da Carlo Franciosi Presidente di Coldiretti Milano e Lodi, da Giancarlo Colombi Presidente di Coldiretti Bergamo, da Fortunato Trezzi, Presidente di Coldiretti Como, da Alberto Marsetti Presidente di Coldiretti Sondrio, da Riccardo Gorzoni per la Coldiretti di Mantova, da Barbara Manzoni per la Coldiretti di Cremona e da Vilma Pirola per la Coldiretti di Pavia. L’accordo prevede un netto miglioramento per le condizioni applicate alle stalle: con una partenza per gennaio 2011 a 39 centesimi rispetto ai 36,5 del dicembre 2010 e l’arrivo a settembre 2011 con 40,2 centesimi al litro. “E’ stata una trattativa complessa perché mai come in quest’ultimo anno le tensioni internazionali hanno influito sui rapporti fra allevatori e industria sia per quanto riguarda le materie prime, come mais e soia, sia per quel che riguarda il latte – hanno spiegato Andena e Francio- tive da parte degli allevatori. Sesi – ma siamo convinti che un riferi- condo Gianenrico Grugni, allevamento di mercato fosse indispensa- tore di Cervignano (Lodi): “Il prezzo bile e influirà positivamente su tutti è in linea con i mercati del latte venduto al bangli altri comparti co. Questo aclattiero caseari e cordo serve cosui loro prodotti”. me riferimento e La durata di 9 non vieta a nesmesi dell’accorsuno di fare condo – spiega antratti a valori sucora Franciosi – è periori. Chi dà il anche un modo latte per il grana per dare una qualcosa in più maggiore progià prende In spettiva e stabiliogni caso, il preztà alle imprese zo stipulato con agricole, valorizItalatte è una zando il ruolo del base sotto la settore lattiero quale non scencaseario lombardere. Inoltre, in do e le sue inimiassenza di un actabili produzioni cordo anche le Made in Italy. industrie hanno “Chi ogni giorno difficoltà nei raplavora in cascina Il Presidente Carlo Franciosi porti con superapprezza il valomercati. Una delre di un’intesa che offre una base economica di partenza e permette le positività è la durata che permetdi programmare l’attività lungo un te all’agricoltore di programmare. periodo di mesi senza l’assillo del Le fluttuazioni di materie prime e giorno per giorno” ha detto Nino mercato possono mettere a rischio Andena, Presidente di Coldiretti l’azienda e un punto fermo è utile, Lombardia. Temi che hanno riscon- anche perchè la sfera di cristallo trato reazioni sostanzialmente posi- per prevedere cosa può succede-

re domani non ce l’ha nessuno”. Per Michele Negroni, allevatore di Abbiategrasso (Milano): “Si tratta di un buon accordo, probabilmente quanto di meglio si poteva ottenere in questo momento e con un mercato, per il latte che non va al Grana, in cui la forbice dei prezzi è estremamente ampia. Si oscilla infatti dai 35,5 ai 40 centesimi al litro. I 39 centesimi otterranno indubbiamente l’effetto di riequilibrare il mercato perché nella situazione attuale a fronte di una stalla che incassa 41 centesimi, ce ne sono almeno altre cinque che ne se ne vedono riconoscere 37,5 e rischiano la bancarotta. Ovviamente sarebbe stato meglio avere da subito i 40 centesimi ma, anche il contratto sottoscritto da Coldiretti e Italatte ex Galbani, che evidenzia un mercato in ascesa, mette punti fermi, che consentono di programmare l’attività e gli esigui investimenti che le aziende possono permettersi.” “Quello dell’ultimo accordo è un buon prezzo, ben diverso da quelli, penalizzanti e svilenti, che ci sono stati imposti in un passato neanche tanto lontano per il nostro latte. – commenta Barbara Manzoni, allevatrice di Agnadello (provincia di Cremona), conferente Italatte -

Considero, soprattutto, importante il fatto che, dopo accordi trimestrali o al massimo semestrali, noi allevatori conferenti a Italatte possiamo oggi fare i conti con un buon accordo che dura nove mesi Questo ci dà certezze e la tranquillità di poter ragionare sul futuro, programmando al meglio la nostra attività. Chi, come me, è cresciuta in agricoltura, appassionandomi a questo lavoro sull’esempio della mia famiglia, sa bene quanto sia importante, per un’aziende agriIl Presidente cola, avere la prospettiva di organizzarsi per un tempo medio lungo. Mi auguro che l’accordo firmato da Coldiretti rappresenti l’inizio di un’inversione di tendenza, che apra le porte ad una nuova stagione in cui la qualità e la sicurezza del latte italiano possano essere rico-

nosciute e adeguatamente remunerate”. Mario Facchinetti, allevatore di Brignano Gera d’Adda (BG) insieme al fratello gestisce un allevamento di 200 vacche in lattazione e conferisce il latte al Consorzio Produttori Milano e dice:“Se si tiene conto del momento, quello fissato a livello regionale è un buon prezzo, anche perché rappresenta un punto fermo da cui le imprese possono partire per valorizzare la qualità e programmare la propria attività. Auspichiamo che i costi di produzione non aumentino ulteriormente , se ciò accadrà sarà indispensabile fare le opportune valutazioni quando il prezzo verrà rivisto”. Wilma Pirola azienda agricola Papetti a Landriano (Pavia): “Sono contenta di aver fatto un prezzo che consenta alle aziende agricole di porre le basi per il lavoro futuro e i futuri investimenti. Forse si poteva ottenere qualcosa in più ma a scapito della possibilità di intavolare migliori trattative alla scadenza di questo accordo di nove mesi con futuri ulteriori benefici. Non dobbiamo scordarci che fino a ieri percepivamo 36,5 centesimi al litro e con il nuovo accordo che negli ultimi tre mesi tocca quota 40,2, poniamo le basi per una soluzione soddisfacente da settembre in avanti”. Michelangelo Zucchi, che guida l’azienda Abbazia di Orzinuovi (Brescia) afferma: “Questo accordo è sicuramente ciò che di meglio si poteva fare in questo momento con i francesi di Galbani. Avrei preferito un’intesa regionale con Assolatte poiché gli accordi aziendali per noi produttori non sono il massimo. Tuttavia un prezzo fissato fino a settembre 2011 mette la mia azienda perlomeno nelle condizioni di avere alcuni punti fermi sui quali programmare la prossima campagna”. Mentre Marcello Gasperini di Cuvio in provincia di Varese sintetizza: “L’accordo coNino Andena stituisce un punto fermo ed un riferimento di mercato importante. A livello locale ci auguriamo che ci siano condizioni per trattative ed accordi migliorativi, che valorizzino una attività che si svolge su un territorio difficile e in condizioni ambientali complesse».

Trasferimento terreni, ecco la norma che semplifica le agevolazioni fiscali La Coldiretti in merito alla disposizione contenuta nel cosiddetto decreto “mille proroghe” relativa ai requisiti e ai criteri per l’applicazione di agevolazioni fiscali per il trasferimento dei terreni ha ritenuto che la nuova norma, nel perseguire finalità di razionalizzazione dei soggetti beneficiari, di superamento di vincoli obsoleti e la semplificazione delle procedure, fosse sganciata dalla previgente legislazione riferita agli anni ‘50. In passato, si sono verificate situazioni di ritardo nel rilascio e nella presentazione della certificazione sull’abitualità della lavorazione manuale della terra e sulla idoneità del fondo da acquistare alla proprietà contadina nonché fattispecie di decadenza

dalle agevolazioni a seguito di complicazioni burocratiche. Dinnanzi agli atteggiamenti di alcune amministrazioni che hanno inteso legare la concessione delle misure alla persistenza di competenze e di procedure superate, la Coldiretti ha presentato, all’Agenzia delle Entrate, apposita istanza concernente la corretta interpretazione della legge. La Direzione centrale normativa dell’Agenzia ha chiarito con apposita risoluzione che, sotto il profilo soggettivo, assume esclusiva rilevanza l’iscrizione nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale del coltivatore diretto o dell’imprenditore agricolo professionale mentre sotto il profilo oggettivo risultano interessati

soltanto gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni e relative pertinenze, qualificati agricoli in base agli strumenti urbanistici vigenti. Il legislatore ha voluto rimodulare la disciplina agevolativa in materia stabilendo ex novo sia i requisiti soggettivi ed oggettivi nonché le cause di decadenza dalle agevolazioni. Conseguentemente, ai fini della fruizione del regime agevolativo non è più richiesta la sussistenza delle condizioni della legge n. 604 del 1954, venendo meno, così come affermato dall’Agenzia, “anche la funzione della certificazione da parte dell’Ispettorato provinciale agrario competente, che attesti la sussistenza dei richiamati requisiti”.


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Chiarimento dell’Agenzia delle entrate: devono essere tassati in proporzione al tempo e non in un’unica soluzione

Contributi “in conto impianti” Così vanno considerati i fondi erogati agli agriturismi nell’ambito dei piani di sviluppo rurale I contributi erogati nell’ambito dei piani di sviluppo rurale alle imprese agrituristiche devono essere considerati contributi in conto impianti e non contributi in conto capitale. La conseguenza (per le sole imprese che determinano il reddito nei modi “ordinari”) è che gli stessi devono essere tassati pro rata temporis (ovvero in proporzione al tempo, come correttamente operato dalle imprese) e non in un’unica soluzione, come invece preteso dalla Guardia di Finanza. Come è noto, nel corso del 2009, la Guardia di Finanza ha attuato un piano di verifiche, denominato “Operazione Saturno”, finalizzato al controllo delle aziende agrituristiche, con particolare riferimento al trattamento tributario dei contributi regionali erogati nell’ambito dei Piani di Sviluppo Rurale. A seguito delle suddette verifiche, sono stati elevati numerosi verbali in quanto, ad avviso dell’organo accertatore, i contributi in parola dovevano essere qualificati contributi in conto capitale e non contributi in conto impianti. Nonostante un precedente parere favorevole a livello locale, la Guardia di Finanza ha ritenuto di insistere con l’azione accertatrice su tutto il territorio nazionale, e, di conseguenza, è stato necessario un intervento di Coldiretti a livello centrale (attraverso un’istanza di consulenza Giuridica) al fine di ottenere un definitivo, e generale, chiarimento sulla fattispecie. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 2/E del 22 gennaio, in accoglimento della tesi di Coldiretti, ha confermato che i contributi regionali finalizzati ad interventi di ristrutturazione dei fabbricati rurali, nonché all’acquisto di macchine, attrezzature, impianti, arredi, e simili, utilizzati per l’esercizio dell’attività agrituristica devono essere considerati contributi in conto impianti e, conseguentemente, sono sottoposti alla disciplina fiscale prevista per questi ultimi. Le imprese agrituristiche possono, così, tirare un sospiro di sollievo.

Alla BIT debutta la mappa degli agriturismo, un settore in espansione per rispondere alle richieste dei consumatori

Crescita del 10 per cento per le “cascine da vacanza” Le fattorie raccontate in un click Al via il concorso della Regione

Nel 2011 aumenterà di oltre il 10 per cento il totale delle “cascine da vacanza” sia sul fronte della ristorazione che su quello dell’alloggio. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia, realizzata in occasione dell’apertura a Milano della BIT (Borsa Internazionale del Turismo), sulla base delle rilevazioni dall’associazione Terranostra. Si tratta di un settore in espansione dove il 30 per cento dei titolari è donna – spiega la Coldiretti Lombardia – nella nostra regione oltre 1.200 aziende agricole offrono ogni giorno cir-

ca 8 mila posto letti e più di 60 mila pasti con specialità del territorio. Alla BIT è stata distribuita gratuitamente la prima mappa regionale degli agriturismi di Terranostra Coldiretti con l’indicazione dei servizi offerti: ristorazione, alloggio, vendita diretta, attività ricreative e culturali, prodotti bio e servizi di fattoria didattica. La pubblicazione sarà poi diffusa in ogni provincia della Lombardia “La gente viene da noi alla ricerca di un modello di vacanza fatto di riposo, tranquillità, buon cibo, cordialità, scoperta del terri-

torio e della natura, una dimensione rurale che aiuti a staccare dallo stress della vita di città spiega Alessandra Morandi, presidente regionale di Terranostra – Sul sito www.lombardia.terranostra.it si possono trovare tutte le informazioni e le novità degli agriturismi sul territorio”. A livello nazionale il turismo enogastronomico vale 5 miliardi di euro con 2,7 milioni di viaggi nel 2010 per andare alla scoperta di un territorio che conta 221 prodotti Dop, oltre 4.500 specialità tradizionali e 504 vini fra Doc, Docg e Igt.

In attesa della primavera si “semina una foto”. Regione Lombardia in collaborazione con un pool di associazioni agrituristiche guidate da Terranostra Coldiretti ha infatti indetto un concorso per trovare l’immagine più bella e significativa legata all’agricoltura e alla didattica rurale dalle Alpi al Po. Tema del concorso, aperto a tutti i maggiorenni, è illustrare l’attività didattica in una fattoria: i fotografi dovranno affrontare il tema approfittando delle visite delle scolaresche oppure in occasione di una visita con bambini di propria conoscenza. I partecipanti dovranno trasmettere al massimo tre immagini alla segreteria organizzativa, entro e non oltre il 15 maggio 2011. Prima però, dovranno accreditarsi, compilando un modulo di iscrizione (su www.agricoltura.regione.lombardia.it) entro e non oltre il 15 marzo 2011. Le foto saranno scattate da ogni concorrente in una sola azienda, scelta sulla base di un elenco di fattorie didattiche aderenti all’iniziativa, e dopo aver concordato la visita con i responsabili dell’azienda prescelta. Una giuria di qualità, presieduta dal fotografo Gianni Berengo Gardin, indicherà le foto vincitrici e un’ampia selezione fra le migliori immagini pervenute. Affiancheranno Berengo Gardin, Denis Curti (Direttore di Contrasto), Carlo Silva (fotografo Regione Lombardia), Chiara Mariani (Sette – Corriere della Sera), Saverio Paffumi (Direttore Editoriale di FreeMedia), Valeria Sonvico (Terranostra – Coldiretti) e il fotografo Giampietro Agostini. Il primo premio prevede un buono di mille euro in materiale fotografico e un cesto di prodotti del territorio. Il secondo premio consiste in un buono di 500 euro da spendere nel circuito delle fattorie didattiche. Il terzo classificato avrà un cesto prodotti del territorio. Inoltre la selezione delle migliori fotografie servirà per allestire una mostra nel Palazzo della Regione nel prossimo giugno. Tutti i dettagli del concorso si possono trovare sul sito www.agricoltura.regione.lombardia.it oppure contattando Terranostra Lombardia, capofila del progetto.


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Bisogna valorizzare il ruolo delle nostre imprese e snellire la burocrazia per uno sviluppo equilibrato delle aree protette

Parchi: date voce agli agricoltori Nuova legge in arrivo: necessario garantire la rappresentanza negli organi di gestione La problematica relativa alle aree naturali protette è sicuramente di grande importanza ed attualità, molto sentita da tutta la Società, ed in particolare dal mondo agricolo, che direttamente opera nella natura svolgendovi un ruolo multifunzionale. L’esigenza di assicurare adeguati livelli di protezione e coniugarli con la necessità di una razionale fruizione delle risorse naturali, nel rispetto dei diritti e delle tradizioni culturali delle popolazioni coinvolte, si può soddisfare solo cogliendo gli spunti della politica ambientale di livello europeo dove nel corso degli ultimi anni si è registrata una importante convergenza verso l’impostazione di una nuova politica ambientale basata sulla gestione complessiva del territorio, applicando una differenziazione dei regimi di tutela nel rispetto delle attività produttive, ricreative e delle tradizioni e consuetudini locali. Il concetto guida da seguire, quindi, deve essere quello di assicurare un sistema che consenta di soddisfare gli essenziali bisogni della comunità civile anche in termini di salvaguardia dello spazio per una razionale fruizione delle risorse naturali, assicurando nel contempo una pianificata e complessiva gestione di tutto il territorio, non limitandosi alle sole “aree protette”, finalizzandone le azioni di tutela essenzialmente alla salvaguardia della destinazione agricola. Con altre parole si può affermare che i parchi non possono e non devono sottrarre i beni ambientali alle utilizzazioni private, ma tali utilizzazioni devono diventare la base di permanenza delle condizioni di conservazione; i parchi non possono e non devono più calare dall’alto con vincoli autoritari, ma devono scaturire dal consenso delle popolazioni che nel parco vivono. Parchi, quindi, non come isole di governo autoritario delle risorse naturali immerse nel restante territorio abbandonato a se stesso. Si tratta di stabilire un nuovo ed importante principio: l’ambiente naturale ed i territori agricoli non sono “spazi vuoti” da occupare secondo piani regolatori prettamente urbanistici, ma occorre un vero e proprio “piano regolatore generale del territorio”. Un piano che tuteli l’ambiente naturale ed agro-silvo-pastorale riconoscendone la destinazione produttiva e la sua utilità socioeconomica. Per ovviare a tutto ciò, bisogna arrivare a riconoscere, esplicitamente, non solo i doveri ma anche i diritti di chi vive e opera su territori che non possono essere vincolati al punto da determinare l’impossibilità di una qualsiasi loro pur corretta e razionale utilizzazione economica o ricreativa. E’ una necessità ancora più evidente se si ammette che gli ambienti naturali attualmente ricompresi in molte aree protette, o che si vorrebbero ricomprendere in futuro, si sono mantenuti ed evoluti sino ad oggi proprio grazie ad un’attenta e sapiente gestione territoriale attuata dai residenti e finalizzata a scopi agro-silvo-pastorali e faunistico - venatori evitandone il degrado o destinazioni alternative che ne avrebbero comunque decretato la scomparsa. PARCHI E AZIENDE AGRICOLE: LE PRINCIPALI CRITICITA’ I problemi riguardano in particolare le aziende agricole che ricadono in parchi naturali o riserve naturali ove vigono le disposizioni discendenti dalla Legge n. 394/91. Tali regimi, seppur graduati secondo principi di zonizzazione, comunque pongono vincoli e complicazioni burocratiche anche per la realizzazione di semplici pratiche tradizionali, o di interventi di recupero e miglioramento, di fatto limitando le attività produttive e le opportunità di fruizione di vaste aree territoriali di proprietà privata. A questi problemi, si aggiungono poi le difficoltà derivanti dalla sovrapposizione o dalla difficile individuazione delle competenze tra Enti di Gestione ed Enti locali, con un maggior disorientamento per il cittadino che diviene ancor più sensibile alle imposizioni. La legge n. 394/91 stabilisce che sia la legge

istitutiva del parco naturale regionale a definire la perimetrazione provvisoria, le misure di salvaguardia, ad indicare il soggetto gestore e gli elementi del piano del parco, nonché i principi del regolamento del parco. Comunque, sempre la stessa legge n. 394/91, prevede che il regolamento del parco debba disciplinare: a.la tipologia e le modalità di costruzione di opere e manufatti; b.le modalità di svolgimento delle attività artigianali, commerciali, di servizio e agro-silvopastorali; c.il soggiorno e la circolazione con qualsiasi mezzo di trasporto; d.i limiti alle emissioni sonore, luminose e di altro genere; e.l’accesso pubblico al parco anche attraverso percorsi e strutture idonee. Sono inoltre vietate tutte le attività che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio ed in particolare la movimentazione di terra o la modificazione del regime delle acque. Il rilascio di concessioni o autorizzazioni relati-

aree naturali protette, infatti, va condizionata all’accertamento dei requisiti previsti da diverse normative, tra le quali: l’art. 1, comma 2) della L. n. 394/91 che precisa che le aree naturali protette (parchi naturali e riserve naturali) possono insistere solo ed esclusivamente dove si ritrovi quel “patrimonio naturale” definito come “formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale”; l’art. 22, comma 3 della stessa L. n. 394/91 che aggiunge che tali aree a parco naturale devono insistere “.. soprattutto nei demani e nei patrimoni forestali regionali, provinciali e comunali e di Enti pubblici”. la Legge 11 febbraio 1992, n° 157 che prevede precise disposizioni in merito alla pianificazione faunistico-venatoria del territorio regionale e provinciale, definendo il principio della destinazione differenziata del territorio agrosilvo-pastorale, ivi comprese le aree da sottoporre a protezione per le quali è prevista una percentuale che può oscillare dal 20 al 30% in pianura e dal 10 al 20 % in montagna, ricom-

ve ad interventi, impianti ed opere all’interno del parco è sottoposto al preventivo nulla osta dell’Ente parco. L’Ente parco può esercitare espropriazioni o il diritto di prelazione sul trasferimento della proprietà e di diritti reali sui terreni situati nelle zone a riserva. E’ evidente, quindi, che l’inserimento di aree agricole in zone a parco naturale determina una lunga serie di negatività così riassumibili: •complicazioni di carattere urbanistico: prassi per rilascio di concessioni subisce notevole appesantimento e applicazione di parametri diversi e più restrittivi rispetto a quelli del restante territorio; •difficoltà nel beneficiare delle provvidenze di numerosi regolamenti comunitari per i vincoli strutturali ed operativi; •penalizzazione delle attività soprattutto legate all’allevamento zootecnico per le restrizioni nell’uso dei reflui; •limitazioni funzionali sia nella produzione dei beni che dei servizi (aziende faunistiche, agrituristiche, ecc) per i vincoli posti alla fruizione ricreativa dell’ambiente; •complicazioni finanziarie dovute alla diminuzione dei valori catastali e di mercato dei fondi, nonché al peggioramento dei rapporti con gli istituti di credito per la minore “affidabilità” riconosciuta alle aziende; •aggravio dei danni alle colture dovuti alla presenza in concentrazioni incontrollabili di fauna selvatica; •impedimenti tecnici e burocratico-ammnistrativi posti dall’operatività quotidiana dei parchi (controlli, circolazione mezzi vigilanza, vincoli non predeterminati ma conseguenti al regime di protezione). Bisogna comunque considerare che l’individuazione di aree a parco naturale dovrebbe avvenire solo se esistono territori che presentano i requisiti di alta naturalità stabiliti dalla legge n. 394/91, soprattutto di proprietà demaniale e non privata, e che comunque non siano già gestiti privatamente in modo tale da assicurare il mantenimento ed il miglioramento dell’ambiente. L’identificazione delle zone interessabili da

prendendo in tali percentuali tutti i territori ove la caccia è vietata per qualsiasi effetto o disposizione. IL PROBLEMA PARTICOLARE DELLE AZIENDE AGRI-TURISTICO-VENATORIE E FAUNISTICO VENATORIE Pur rispettando sia la legge n. 394/91 sia la legge n. 157/92, l’identificazione dei parchi naturali e delle riserve naturali pone per il mondo agricolo un altro problema. Infatti, molte imprese agricole che, in via ormai prioritaria o per l’integrazione dei redditi tradizionali, esercitano attività economica nell’offerta di prelievo venatorio, utilizzano aree di loro proprietà, o comunque da loro condotte, che presentano elementi di rilevante valenza ambientale e che potrebbero essere soggette ai vincoli previsti dal regime di parco naturale o riserva naturale. Bisogna considerare che tali aziende svolgono non solo una funzione economica ma anche, nel contempo, una fondamentale funzione sociale (assicurando numerosi posti di lavoro ed investimenti nell’indotto) ed ambientale (mantenendo con professionalità di assoluto rilievo ed investimenti privati consistenti aree territoriali altrimenti destinate all’abbandono ed al degrado). Calare parchi o riserve naturali su tali aziende o anche solo su parte di esse, determinerebbe la loro chiusura, con conseguenti e gravissime ripercussioni di carattere economico e sociale. Si perderebbero professionalità e risorse private finalizzate alla tutela ed al miglioramento ambientale, obbligando il settore pubblico ad interventi finanziariamente più rilevanti e spesso inattuabili. Quindi, una accorta volontà politica, potrebbe, anzi dovrebbe prevedere l’esclusione di tali aziende da aree a parco o riserva naturale, in considerazione della loro importanza socio-economica ed ambientale. LE PROPOSTE DI MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE REGIONALE IN MATERIA DI AREE PROTETTE In Lombardia la legge n. 394/91 sulle aree protette è recepita dalla l.r. n. 86/83 e successive modifiche ed integrazioni.

Nel marzo del 2008 fu presentato dalla Giunta un pdl di modifica della l.r. n. 86/83 che fu oggetto di nostra valutazione e osservazione. Tale pdl non completò il suo iter e quindi la l.r. n. 86/83 non venne in quell’occasione modificata. Le nostre osservazioni furono principalmente rivolte a sottolineare come la tutela del maggior valore naturalistico e paesistico delle aree protette non possa prescindere dalla considerazione della componente economica agricola, quale espressione della gestione del territorio tutelato e quindi a richiedere che venga sempre rispettata la relazione indissolubile che lega l’imprenditore agricolo alla terra che coltiva, valorizzando la funzione di gestore del territorio svolta dalle imprese agricole. Sempre per questa motivazione, richiedemmo la presenza di una rappresentanza del mondo agricolo in tutti i contesti di individuazione e gestione dell’area oggetto di tutela ambientale. Tali richieste sono ancora oggi attuali. La Regione, infatti, si appresta a presentare un nuovo pdl di modifica della l.r. n. 86/83 che intende: - valorizzare la peculiarità del modello sovra comunale di gestione e organizzazione delle aree protette lombarde, preservarne il patrimonio e promuovere un rilancio del sistema regionale, anche migliorandone l’efficacia della gestione e razionalizzando la spesa; - rivisitare le norme che caratterizzano la governance delle aree protette, aggiornando il loro ruolo sulla base dei cambiamenti intercorsi, sia di natura giuridica che di evoluzione del contesto socio-territoriale; - semplificare le procedure di pianificazione nell’ambito delle aree protette, valorizzare i parchi locali di interesse sovra comunale (PLIS); - definire una nuova disciplina per i poteri di deroga e le misure di compensazione ed integrare le disposizioni relative ai siti di Rete Natura 2000. CONTENUTI ESSENZIALI DEL PDL Sono due i campi di intervento del progetto di legge; il primo è quello relativo alla governance, il secondo riguarda l’efficienza gestionale, la riduzione della spesa e la semplificazione. Relativamente alla governance, il pdl propone la trasformazione degli attuali enti gestori in enti pubblici, con la partecipazione obbligatoria, anche in termini contributivi, degli enti locali territorialmente interessati (Comuni, Province, Comunità Montane), nonché di quelli volontariamente aderenti. Quanto alle esigenze di riduzione della spesa, anche a seguito della manovra di luglio del Governo (legge 122/2010), il progetto di legge ipotizza l’esercizio in forma associata o convenzionata, da parte di più parchi, di una serie di funzioni; inoltre, gli enti gestori, su base volontaria, potranno proporre alla Giunta l’accorpamento tra loro. Relativamente alla semplificazione, la legge definisce procedure semplificate per l’individuazione dei parchi naturali, per le rettifiche ai confini dei parchi e per l’approvazione del piano del parco naturale (che sarà approvato dalla Giunta regionale e costituirà un titolo specifico del PTC di parco regionale), nonché una migliore definizione dei poteri sostitutivi regionali, degli interventi in deroga. La valorizzazione dei parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) viene attuata attraverso uno specifico articolo della legge, che ne definisce le finalità, le modalità di gestione e istituzione e i compiti dell’ente gestore. La legge dispone infine l’abrogazione della legge regionale 26/1996, relativa all’organizzazione degli attuali consorzi di gestione delle aree protette. LE NOSTRE PROPOSTE 1.valorizzare il ruolo delle imprese agricole; 2.definire le rappresentanze del mondo agricolo negli organi dei parchi; 3.semplificazione adempimenti e procedure per le imprese.


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