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ANNO XIX ­ N. 4 MENSILE ­ Poste Italiane SpA ­ Spedizione in abb. postale ­ D.I. 353/2003 (conv. in L. 7/02/04 n. 46) art 1, comma 2, dcb Milano ­ APRILE 2011 DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE VIA RIPAMONTI, 37/A 20136 MILANO ­ TELEFONO 02/5829871

SERVIZI ALLE PAG. 2 e 3 Intanto ci sono timori anche per l’Expo del 2015 che rischia di veder ridimensionato il suo originario carattere agricolo

I campi soffocati dal cemento Non si ferma l’invasione dell’asfalto sulle aree coltivate fra Milano, Lodi e la Brianza

Bilancio 2010 per i suini, in Cina scandalo sulla carne chimica

Fitofarmaci, La Coldiretti di Milano e Lodi nuove regole augura una serena Pasqua in arrivo per patentino ai soci, alle loro famiglie e quaderno e a tutti i collaboratori e amici di campagna

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Iniziativa realizzata con il contributo di Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura

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Territorio

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Coldiretti: vogliamo pagamenti rapidi ed espropri che risarciscano veramente le aziende agricole colpite dalle infrastrutture

Un grande tappeto di cemento In Italia vengono consumati oltre 500 chilometri quadrati all’anno di territorio In Italia vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio all’anno. E’ come se ogni quattro mesi spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano. La stima più attendibile di superfici urbanizzate è di 2.350.000 ettari. Una estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme, pari al 7,6% del territorio nazionale e a 415 metri quadri per abitante. Negli ultimi 15 anni, il consumo di suolo è, infatti, cresciuto in modo abnorme e incontrollato e la realtà fisica dell’Italia è ormai composta da informi fenomeni insediativi: estese periferie diffuse, grappoli disordinati di sobborghi residenziali, blocchi commerciali connessi da arterie stradali. La fotografia del consumo di suolo scattata nel 2010 nelle regioni italiane mostrava la Lombardia in testa con il 14% di superfici artificiali sul totale della sua estensione, il Veneto con l’11%, la Campania con il 10,7%, il Lazio e l’Emilia Romagna con il 9%. Le dinamiche di crescita particolarmente accelerata delle superfici urbanizzate coinvolgono soprattutto i agricoli, e solo in minor misura a carico di terreni incolti o boschivi. La trasformazione ha interessato in particolare suoli agricoli ma anche importanti porzioni di aree naturali. Sono scomparsi circa 4.384 ettari di aree agricole, il 13% del totale e 416 di bosco e vegetazione riparia. Siamo in un periodo di recessione. Il nostro Pil pro capite del 2009 è inferiore dell’ 8% a quello del 2007 e inferiore addirittura del 4% rispetto al 2000. Mentre il paese ‘sfortunato’ a cui spesso si confronta l’Italia, la Spagna, ha visto scendere il Pil pro capite 2009 solo del 5% rispetto al 2007 e salire del 7% rispetto al 2000. Sono soprattutto i giovani, già dalla metà degli anni 90, a pagare la bassa dinamicità dell’economia e della società italiana, tassi di crescita dimezzati rispetto al resto d’Europa, assenza di strumenti di protezione sociale. Ma la recessione mondiale ha impattato anche su alcuni processi di grande rilevanza ambientale, primo tra tutti la trasformazione del sistema energetico e delle sue risorse. I dati sul 2009 mostrano che la UE conseguirà nel suo insieme gli obiettivi di Kyoto ed è sulla strada per raggiungere nel 2020 gli obiettivi di riduzione del 20% sulle emissioni del 1990. Solo l’Italia - che nel 1990 non aveva nucleare e aveva pochissimo carbone da ridurre, basse emissioni pro capite e una delle migliori intensità energetiche della Ue - corre il rischio di essere l’unico paese europeo che non raggiunge gli obiettivi di Kyoto. Eppure la meta è a portata di mano, così come è possibile raggiungere gli obiettivi al 2020 per le rinnovabili e la riduzione della CO2. Sempre positivo il trend dell’agricoltura biologica che in Europa riguarda l’1,7% della superficie agricola totale ma solo in Italia è pari al 7,9% con 1.106.683 ettari di terreno in conversione o convertiti nel 2009 (erano 1.002.414 nel 2008). Un altro dato positivo riguarda la tutela delle risorse naturali: l’estensione delle foreste nel 2010 raggiunge, infatti, i 9.149 mila ettari (erano 8.759 nel 2005). Vaste e numerose anche le superfici sottoposte a tutela, con 2.288 Siti d’interesse comunitario (14,3% del totale) e 597 siti zone di protezione speciale (13,6%), complessivamente meno estese dei siti spagnoli (rispettivamente il 24,5% e il 20,6%) ma più ampi e numerosi di Francia, Germania e Regno Unito. Questioni urgenti per Coldiretti Lombardia in tema di consumo di suolo L’uso sconsiderato del suolo, in particolare di quello agricolo, ha ricadute importanti sulle aziende del nostro settore. Vediamo quali sono gli elementi che dobbiamo analizzare, singolarmente ed in una valutazione d’insieme: A)INFRASTRUTTURE: Con l’avvento delle Grandi Opere il suolo agricolo inevitabilmente si riduce – analizzando casi specifici – di una percentuale che può andare dal semplice 10% al 100% (come nel caso dell’azienda agricola Americana del Sig. Pantano), con una media pari al 35/40%. Ciò tradotto in numeri diventa il 15% del

territorio lombardo finito sotto un coltre di asfalto e cemento dal 1990 ad oggi Un sacrificio che le imprese agricole lombarde possono anche sopportare a patto che, però, vengano riconosciute alle stesse delle garanzie: 1.Semplificazione delle procedure espropriative, anche riducendo gli interlocutori; 2.certezza e rispetto dei termini di

pagamento (consentendo anche alle imprese di compiere investimenti in nome della sopravvivenza della propria azienda); 3.uso di essenze autoctone per le opere di mitigazione; 4.affidamento diretto alle imprese interessate dalle infrastrutture nelle attività di sistemazione del verde; 5.utilizzazione dei reliquati e/o delle aree dismesse per la

compensazione ambientale (affinchè non si sottragga altro territorio coltivato); 6.ripristino della rete irrigua e di accesso; 7.valorizzazione delle produzioni locali in aree dedicate nelle piazzole di sosta (al fine di rilanciare il territorio danneggiato dall’avvento dell’infrastruttura. B)DIFESA DEL TERRITORIO ATTRAVERSO LA SUA PROMOZIONE E

Non va snaturata la matrice agricola dell’attesa esposizione universale

“Non riducete l’Expo del 2015 a quattro mura fra Rho e Pero” Il futuro dell’Expo preoccupa gli agricoltori. “Ci hanno sempre detto che sarebbe stata un’esposizione universale sull’agricoltura, legata al cibo e alla necessità di nutrire il pianeta. Quello è il tema e crediamo che vada rispettato” spiega Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi di fronte ai timori che venga snaturata la matrice agricola dell’Expo, anche con un ridimensionamento dell’orto globale previsto nel grande progetto originario. Linee guida di realizzazione in base alle quali la Coldiretti ha presentato un protocollo d’intesa (ancora in fase di discussione) con Expo 2015 SpA per valorizzare le produzioni agroalimentare, il territorio, i nuovi canali distributivi del cibo (come i farmers’ market o la vendita diretta organizzata), la tracciabilità dell’origine degli alimenti, la biodiversità e la trasparenza, oltre a una rete di accoglienza che punti sul patrimonio agricolo e agrituristico. “Sono stupito – afferma Stefano Viganò di Pontevecchio di Magenta, Presidente di Terranostra Milano (l’associazione degli agriturismi), componente del tavolo della Camera di commercio per il tema dell’ospitalità con l’Expo – non sono ancora stati focalizzati tutti i temi del progetto originario e già si parla di cambiare le carte in tavola a causa delle tensioni sul futuro dei terreni. L’Expo non deve essere ridotto a quattro mura sull’area di Rho-Pero, ma va sviluppato l’aspetto agricolo e dell’accoglien-

za”. E se fra Milano e Lodi ci sono 125 agriturismi già operativi, nella cerchia urbana della città del capoluogo lombardo 2.800 ettari di terreni son coltivati da un centinaio di agricoltori. Angelo Fedeli, della cascina Battivacco, è uno di loro: “Noi abbiamo dato la nostra massima disponibilità per l’accoglienza, le idee le abbiamo ma bisognerebbe parlarne, anche se per adesso non sappiamo bene che piega abbia preso l’Expo”.

Secondo Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombardia “l’agricoltura non può essere certo considerata un elemento di contorno della manifestazione, ma è la colonna portante del progetto. Il nostro obiettivo è che le cose funzionino ed è in tal senso che ci vogliamo impegnare”. Intanto l’Expo resta una grande sfida e per fortuna comune Provincia e Regione hanno raggiunto l’accordo sull’acquisizione dei terreni.

VALORIZZAZIONE: Agricoltura non è solo produzione di beni alimentari, ma è anche tutela del territorio, fornitura di servizi e le imprese agricole multifunzionali ne sono l’essenza. Occorre sostenere misure atte a rafforzare il carattere multifunzionale dell’impresa agricola attraverso azioni che promuovano la diversificazione delle produzioni e la differenziazione dei servizi con particolare riferimento: alla tutela dell’origine dei prodotti; all’ospitalità rurale; ai servizi alla persona; alla custodia e gestione dell’ambiente; alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Contenere il consumo di suolo significa anche mantenere vive le nostre aziende agricole, che fanno del bene terra la base per la loro stessa esistenza. Bisogna promuovere azioni che favoriscano la fruizione e la conoscenza dei nostri territori attraverso le aziende che operano nelle zone rurali e le mantengono vive. C)ENERGIE RINNOVABILI La funzione prioritaria dell’agricoltura deve restare quella di produrre alimenti. Quella agroenergetica è una opportunità integrativa alla produzione alimentare come fonte supplementare di reddito da inserire nel concetto di multifunzionalità dell’agricoltura utilizzando prioritariamente i reflui zootecnici, residui colturali e comunque prodotti locali e non di importazione. Stop alle coltivazioni di pannelli fotovoltaici! Coldiretti ritiene che per un congruo sviluppo delle energie rinnovabili gli impianti non devono essere di dimensioni maggiori di 1 MW, puntando quindi su la diffusione di “microimpianti” calibrati sulle reali esigenze delle imprese e non su impianti di grandi dimensioni scollegati dai prodotti locali e da alimentare con prodotti di importazione. E’ necessario promuovere l’offerta delle agroenergie basandosi su filiere corte (locali) e sostenere la domanda di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili provenienti dal settore agricoltura. In provincia di Cremona il 15% del suolo agricolo è già stato dedicato agli impianti a biogas, per i quali sono in corso di realizzazione quasi 130 progetti (di cui 50 già in esercizio, 28 in costruzione e il resto in fase di autorizzazione), con un boom negli ultimi due anni. L’obiettivo di Coldiretti è favorire la posa dei pannelli sulle superfici coperte già esistenti in modo da evitare che finiscano “seminati” sul terreno togliendo spazio alle coltivazioni agricole. La nostra preoccupazione è rivolta da un lato ad evitare un paesaggio impoverito da estensioni di mais destinato agli impianti a biogas o da coltivazioni di pannelli solari e dall’altro puntiamo alla tutela e al sostegno degli agricoltori affinchè continuino a coltivare la propria terra. D)SISTEMI VERDI- TERRITORIO INFRASTRUTTURE STRATEGICHE Utilizzare le infrastrutture quale effettiva e concreta occasione di visibilità e sviluppo anche per le imprese agricole che, inevitabilmente, ci rimettono maggiormente, a causa della perdita di superficie coltivabile interessata dagli espropri per pubblica utilità. Compito della Regione potrebbe essere quello di affiancare le OO.PP.AA. nell’allestimento di aree di sosta dedicate precipuamente alla valorizzazione delle produzioni delle imprese agricole locali e nella creazione di meccanismi virtuosi che consentano l’affidamento diretto dei lavori di sistemazione e gestione del verde alle aziende agricole lombarde coinvolte dagli espropri per le Grandi Opere, in ossequio al dettato normativo dell’art.15 della Legge d’Orientamento (D.Lgs. 228/2001). Urge investire in progetti di valorizzazione e rilancio dell’economia locale, composta anche dal tessuto imprenditoriale agricolo, che sa fare del “bene terra” una risorsa imprescindibile e da tutelare ai fini stessi della sopravvivenza della propria impresa e quale risorsa esauribile che non si può ricreare.


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Il capoluogo lombardo perde 20 mila metri quadrati al giorno di terreni verdi, mentre Monza soffoca per i palazzi

Assediati da strade e magazzini Fra Milano, Lodi e la Brianza si fa sempre più forte la pressione delle aree urbanizzate

“Ogni giorno cancellati i campi di 2 aziende” “Fermiamo il consumo sconsiderato di suolo agricolo”: è l’allarme lanciato dalla Coldiretti, durante la presentazione del Rapporto 2011 del Crcs (Centro di ricerca sui consumi di suolo). “Nella nostra regione – ha spiegato Coldiretti – dal 1990 a oggi le infrastrutture, i palazzi e i capannoni industriali hanno occupato quasi il 15 per cento del territorio”. Secondo il rapporto del Politecnico dal 1999 al 2007 sono stati persi in Lombardia oltre 43 mila ettari di aree agricole, mentre ogni giorno vengono urbanizzati 117 mila metri quadrati, pari a oltre 500 metri quadrati per ogni abitante. “Non si può andare avanti così – la Coldiretti Lombardia – è come se sparissero ogni giorno i terreni di due aziende agricole. Le infrastrutture sono vitali, ma bisogna mettere ordine, con regole che tutelino le aree agricole. Senza la terra non finisce solo l’agricoltura, ma anche l’ambiente, lo sviluppo economico, la produzione di cibo, i servizi. E dopo cosa ci resta? Solo una striscia di asfalto”. La provincia di Monza e Brianza è quella conciata peggio con la perdita di quasi 1.500 ettari agricoli negli ultimi 8 anni. Situazione pesante anche a Milano che ha urbanizzato quasi il 40 per cento dei suoi territori, con una crescita di quasi 6 mila ettari (è come se avessero costruito un’altra città come Brescia) e una perdita di 5.533 ettari agricoli. Altro impatto pesante di capannoni, strade e palazzi è avvenuto in provincia di Varese che sfiora il 29 per cento di urbanizzazione (oltre 900 ettari agricoli spariti), mentre Bergamo ha circa il 14 per cento di aree costruite con 4.452 ettari agricoli persi. La provincia di Brescia ha coperto l’11 per cento del territorio con quasi 13 mila ettari agricoli persi in 8 anni, quella di Como si attesta sul 16 per cento di urbanizzazione (dissolti 870 ettari agricoli), Cremona ha il 10,5 per cento del territorio coperto da edifici e strade (persi 2.397 ettari), Lecco sale al 15 per cento (meno 1.428 ettari), Lodi è al 12,5 per cento di aree urbanizzate (persi 1.691 ettari), Mantova ha coperto il 12,4 per cento del suo territorio (persi 5.542 ettari di campi), Pavia si ferma al 9 per cento (ma con 5.454 ettari spariti), Sondrio è sul 2,4 per cento (persi 784 ettari)

La situazione del consumo di suolo nelle tre province di Milano, Lodi e Monza-Brianza non è delle più semplice perché i campi agricoli si trovano in una zona sottoposta a una forte pressione urbanistica sia dal punto di vista residenziale che da quello industriale-logistico. L’ultimo rapporto del Centro di ricerca sui consumi del suolo permette di avere una fotografia dettaglia di quello che sta succedendo. In Lombardia si stanno perdendo 117 mila metri quadrati al giorno, di cui 20 mila in provincia di Milano, 4 mila in quella di Lodi e altrettanti in quella della Brianza. La situazione peggiore è proprio nell’area di Monza. Ma anche gli altri territori non se la passano bene. Ecco qui quello che, secondo il Rapporto, sta succedendo. PROVINCIA DI MILANO I circa 157mila ettari di superficie

si sviluppano attorno al capoluogo regionale lombardo, su un territorio confinante con l’area brianzola. I territori agricoli sono il 52% circa dell’intera superficie, mentre i suoli urbanizzati si attestano intorno al 39%. Tra il 1999 e il 2007 si sono persi 5.533 ettari di suolo agricolo, mentre l’area urbanizzata è cresciuta di 5.958 ettari. Oggi il sistema urbanizzato è quasi completamente costituito dalla superficie di Milano, che ormai comprende i comuni di prima e seconda cintura dell’hinterland milanese. PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA La superficie totale, di circa 40mila ettari, si sviluppa nei territori a nord del capoluogo lombardo ed è coperta per la maggior parte da aree urbanizzate, che costituiscono più del 53% dell’intero territorio. Dal 1999 al 2007 queste zone sono aumentate del 6,4% mentre i ter-

reni agricoli, che rappresentano il 36% del totale, sono passati da 16.117 ettari a 14.786 ettari. Il quadro complessivo, quindi, è allarmante soprattutto perché dall’analisi del consumo di suolo emerge una continua tendenza all’espansione generalizzata e incontrollata delle aree urbane. PROVINCIA DI LODI Ha una superficie di circa 78mila ettari, che si sviluppa a cavallo tra Lombardia ed Emilia. L’80% di questa superficie è costituita da zone agricole, il 5% da suoli naturali e il 12% da terreni urbanizzati. In 8 anni, dal 1999 al 2007, si sono perso 1.691 ettari di territorio agricolo, mentre le aree urbanizzate sono aumentate di1.330 ettari. Proliferano i piccoli e i medi centri abitati che si sviluppano lungo la direttrice della via Emilia, sulla quale si attesta anche il tracciato della nuova TAV.

Lavori a tempo di record con recupero della fauna ittica e ritorno del deflusso regolare delle acque Associato Unione Stampa Periodica Italiana

Carlo Domenico Greco DIRETTORE RESPONSABILE DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Ripamonti 37/A Milano ­ Tel. 02/5829871 (r.a.) Redazione Fabio Bonaccorso Registrazione Tribunale di Milano n. 83 dell’8/02/1992 Hanno collaborato a questo numero: Daniela Maggi, Valeria Chiesa, Luigi Simonazzi Progetto grafico e impaginazione PMP Srl ­ Lodi Fotografie Archivio “il Cittadino” Stampa Sigraf spa ­ Treviglio (BG)

Gaggiano, riparata la voragine sul Naviglio Grande Nella prima settimana di aprile un improvviso cedimento del sifone del Cavo Cavone che sottopassa il Naviglio Grande a Gaggiano ha richiesto un intervento straordinario del Consorzio Villoresi per riparare il manufatto e per evitare gravi allagamenti nella zona. I lavori, iniziati mercoledì 6 aprile, si sono conclusi a tempo di record nella giornata di sabato 9. Per allestire il cantiere si è resa necessaria l’asciutta totale di un tratto di Naviglio Grande tra Abbiategrasso e Milano. I tecnici consortili si sono prodigati per deviare l’acqua disponibile nel Bereguardo, mentre nel Naviglio di Pavia sono stati collocati i traversini disponibili nelle conche per invasare il canale con le acque di colatura e garantire un minimo di portata alle derivazioni. Mentre il cantiere era in piena attività

venerdì 8 e sabato 9 sono scattate le operazioni di sorveglianza e recupero della fauna ittica. In accordo con il Servizio Faunistico della provincia di Milano. Il pesce è stato reimmesso nel Naviglio di Bereguardo dove l’acqua non è mai mancata. Nel primo pomeriggio di sabato 9 aprile, appena smobilitato il cantiere, nel naviglio è stata reimmessa una prima portata limitata di 5 mc/sec ed è stato parzialmente tolto lo sbarramento di Abbiategrasso. Una seconda manovra di aumento di 10 mc/sec è stata effettuata lunedì 11 aprile alle 10, mentre veniva rimosso completamente lo sbarramento di Abbiategrasso. Martedì 12 alle 8 è stato effettuato l’ultimo incremento necessario per raggiungere una portata derivata di 35 mc/ sec necessaria per operare con la barca fresante nei punti più difficili nel tratto superiore del Naviglio Grande.


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Analisi del comparto per l’anno appena concluso: c’è stata un’impennata per le spese per i mangimi e per l’energia

Suini, boom dell’import nel 2010 mentre i costi strozzano le aziende Secondo i dati Istat, la produzione suinicola italiana lo scorso anno è rimasta sostanzialmente stabile (+0,2% rispetto al 2009) con un numero di suini prodotti pari a 12.948.000 capi. Di questi, 8.760.434 sono stati destinati al circuito dei prosciutti dop, con un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente (dati Ipq-Ineq). Il numero dei capi macellati nel 2010 - precisa l’Anas - è stato di 13.764.351 capi, in aumento del 2,2% rispetto al 2009 e di questi, i capi macellati in Italia, ma provenienti dall’estero sono stati 816.351, in crescita del 21,5% rispetto al 2010. Nel 2010, l’aumento delle importazioni dei capi suini e delle carni e’ stato particolarmente marcato (dati Istat). Il numero di capi suini importati è cresciuto del 14% rispetto al 2009 per un totale di 43.649 tonnellate, così distribuite: 13.053 ton. di suini di peso inferiore a 50 kg (+44,7%) e 29.230 ton di suini di peso superiore a 50 kg (+4,9%). Il loro valore complessivo è salito a 70,387 milioni di euro (+20,7% rispetto al 2009). Le importazioni di carni sono aumentate dell’11,7% rispetto allo scorso anno, per complessive 1.003.636 ton: di queste 598.333 ton. erano cosce fresche e congelate (+15%). Il valore delle carni importate è stato pari a 1.903,532 milioni di euro (+12,7%). Incoraggiante l’andamento delle esportazioni: in tutto abbiamo esportato circa 294.206 ton di carne suina (peso equivalente carne fresca), un dato in aumento dell’8,1% rispetto al 2009. In aumento anche il valore delle esportazioni: secondo i dati Istat è stato di circa 1.113,037 milioni di euro (+12,5% rispetto al 2009). Secondo le stime realizzate dall’Anas, nel 2010 il volume complessivo di acquisti di carne in Italia (comprendenti gli acquisti dell’industria, della ristorazione e delle famiglie) è aumentato del 6% per complessive 2.382.349 ton (dato in equivalente carcassa). La percentuale di auto-approvvigionamento del nostro paese prosegue l’associazione - è calata del 4,1%: la carne prodotta in Italia ha soddisfatto il 66,1% del nostro fabbisogno. Sul fronte dei prezzi, nel 2010 le quotazioni dei suini sono state sostanzialmente stabili rispetto a quelle del 2009: sui mercati di Modena, Mantova e Milano i suini pesanti da 156/176 kg hanno registrato un prezzo medio 1,226 euro/ kg (+0,5% rispetto al 2009), mentre i suini leggeri da 90-115 kg a Modena hanno registrato una media di 1,339 euro/kg, in calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Le quotazioni dei suinetti, sempre sulle piazze di Modena, Mantova e Milano, hanno fatto registrare una media di 2,972 euro/kg, in leggero au-

mento rispetto al 2009 (+2,4%). In forte aumento i prezzi delle materie prime per mangimi: sul mercato di Milano, il prezzo medio del mais è aumentato del 29% rispetto al 2009, il prezzo medio dell’orzo del 22,9% e quello della crusca di frumento del 27,9%. In flessione solo la quotazione media della soia, calata del 1,5% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, il costo di una razione standard per suini è aumentato nell’anno del 18% circa. La cronica debolezza delle quotazioni dei suini vivi e l’impennata dei prezzi delle materie prime per mangimi - osserva l’Anas - hanno pesantemente compromesso la già critica situazione economica e finanziaria delle aziende suinicole italiane». L’associazione nazionale allevatori suini «auspica che al timido andamento dei prezzi dei suini dei primi tre mesi del 2011 segua una decisa rivalutazione degli stessi, accompagnata da una moderazione dei costi delle materie prime per l’alimentazione».

Sostanze tossiche nei maiali cinesi Nell’alimentazione dei maiali cinesi è stata scoperta la presenza di clenbuterolo, una sostanza chimica tossica, che può ridurre considerevolmente il grasso corporeo del maiale. gli esperti sostengono che sia estremamente pericolosa per la salute umana, causa di tumori e di una serie di altre malattie. Nelle grandi città i prodotti delle società sospettate di essere coinvolte nello scandalo sono già stati ritirati dagli scaffali dei supermercati. Wan Long, amministratore delegato della Shuanghui Group, il più grande produttore cinese di carne coinvolto nel caso clenbuterolo, si

èscusato. Lo scandalo è costato alla compagnia 12,1 miliardi di yuan (circa 1.85 miliardi di dollari). Il ministero dell’agricoltura annuncia severi provvedimenti contro l’uso di additivi tossici. la carne di maiale rappresenta il 65% del consumo di carne dei cinesi. È l’ennesimo scandalo che dimostra come fanno in altri paesi a far tornare i conti. Diossina, scarti di lavorazione, sostanze tossiche, quando non c’è marginalità da qualche parte all’estero la recuperano così. Mentre in Italia ancora agli allevatori non viene riconosciuto il valore aggiunto per la sicurezza sanitaria

Modifiche al piano nazionale per la malattia di Aujeszky Sulla Gazzetta Ufficiale n. 35 del 12 febbraio 2011 è stato pubblicato il Decreto Ministeriale con le modifiche e le integrazioni al Decreto 1° aprile 1997 recante Piano Nazionale di controllo della malattia di Aujeszky nella specie suina, successivamente integrato dalla Nota Ministeriale Prot. n. DGSAFV/III/3414/P del 23 febbraio 2011. Come già parzialmente anticipato con l’Osservatorio n. 304 del 6 dicembre 2010, le novità più rilevanti introdotte dal provvedimento sono le seguenti: 1. Viene introdotta la possibilità di utilizzare i vaccini attenuati deleti anche nei riproduttori; 2. Il veterinario aziendale, sia esso libero professionista, dipendente dall’azienda o da associazioni di categoria sarà responsabile dell’applicazione dei programmi vaccinali; 3. La corretta attuazione del programma vaccinale sarà verificata dal Servizio veterinario della ASL competente per territorio nell’ambito delle attività di farmaco sorveglianza, attraverso i dati acquisiti in azienda e i modelli 12 di cui al DPR 320/54; 4. Sul modello IV utilizzato per la movimentazione dei suini da ingrasso e da riproduzione deve essere riportata la data ed il numero degli interventi immunizzanti effettuati per la malattia di Aujeszky. La nota ministeriale ha precisato che: - Nei casi in cui non è obbligatoria la visita clinica degli animali ed il Modello IV è autocertificato dall’allevatore, è ammessa, in luogo dell’annotazione, la possibilità di allegare copie dei Modelli 12 attestanti le vaccinazioni eseguite sui suini trasportati. Nel caso di movimentazione di animali destinati allo svezzamento/magronaggio, tenuto conto che i soggetti sono al di sotto dell’età vaccinale, il Modello IV dovrà riportare le date delle vaccinazioni effettuate nella scrofaia di origine. Questa disposizione dovrà essere applicata fino a che non sarà possibile indicare direttamente in Banca Dati Nazionale l’avvenuta vaccinazione. - Nei casi in cui la visita clinica degli animali è obbligatoria, il veterinario ufficiale, contestualmente alla visita, potrà certificare sul Modello IV che i suini sono stati regolarmente vaccinati per la malattia di Aujeszky, dopo aver controllato i Modelli 12 in azienda. Si ritiene tuttavia, che l’allevatore abbia la possibilità di richiedere la visita clinica del veterinario ufficiale prima della movimentazione, anche nei casi in cui non è espressamente obbligato dalla norma: in questo modo sarà il veterinario ufficiale a certificare sul Modello IV la regolarità degli interventi vaccinali eseguiti, evitando all’allevatore l’onere di

questo nuovo adempimento burocratico; 5. Dal 1° gennaio 2013 sarà obbligatorio destinare alla riproduzione solo animali provenienti da allevamenti indenni; 6. Sulla base dei dati epidemiologici, il Ministero della Salute, sentiti il Centro di Referenza Nazionale e la Regione interessata, dichiara l’indennità su base provinciale nel caso in cui tutte le aziende abbiano ottenuto e mantenuto la qualifica secondo le prescrizioni del Piano e della Decisione 2008/185/CE; 7. Decorsi 3 anni dall’entrata in vigore del decreto, il Ministero della Salute, valutata la situazione epidemiologica con il Centro di Referenza Nazionale ed in accordo con le Regioni e le Province autonome, adotta se necessario ulteriori misure sanitarie al fine di non pregiudicare la qualifica sanitaria raggiunta da alcuni territori e di incentivare l’applicazione delle misure del Piano; 8. È prevista un’intensificazione del monitoraggio sierologico secondo lo schema del Piano di sorveglianza della Malattia Vescicolare del suino; 9. Sono introdotti sistemi diversificati per il mantenimento della qualifica di “allevamento indenne” per gli allevamenti a ciclo aperto e a ciclo chiuso, gli allevamenti da svezzamento e gli allevamenti da ingrasso. Viene introdotto anche un “sistema semplificato” per gli allevamenti che applicano un ciclo “tutto pieno tutto vuoto”. Il mantenimento della qualifica è legato, tra l’altro, anche all’obbligo di introdurre solo suini provenienti da allevamenti indenni e al divieto di introduzione di animali provenienti da stalle di sosta, fiere e mercati. Il Decreto ribadisce altresì che le movimentazioni di animali devono essere certificate con il Modello IV, compilato in quadruplice copia e che nel caso in cui le informazioni previste dal modello (inclusa la dicitura sulla qualifica sanitaria) siano già presenti in Banca Dati Nazionale, il modello può essere stampato direttamente dalla BDN. L’eventuale visita clinica degli animali deve avvenire nelle 48 ore precedenti il carico.


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Sarà in grado di rispondere alle esigenze di grosse quantità di prodotto garantendo tracciabilità e origine e valore per le aziende

Agricolturamica dal campo alla tavola Nata la nuova cooperativa agricola per rifornire di prodotti le mense, i ristoranti e gli ospedali Latte spot stabile, mentre il grana vola

Fronte stabile per il latte spot. Nella seduta di metà aprile della Borsa di Lodi le trattative son state tutto sommate tranquille e si è giunti ad una definizione dei prezzi senza grandi contrapposizioni tra i rappresentanti delle industrie casearie e quelli della produzione primaria. Entrando nel merito delle quotazioni, c’è da segnalare un sostanziale equilibrio tra domanda e offerta per il prodotto nazionale, ciò nonostante la parte acquirente abbia chiesto un leggero ritocco per il latte spot che ha fissato la quotazione a 400,00410,00 euro/ton. La Coldiretti aveva chiesta di non variare il prezzo sulla base di un sostanziale equilibrio domanda/offerta. Ma alla fine la riduzione di 5 euro/ton

chiesta dagli industriali è stata recepita da CCIAA. Per quanto riguarda poi il latte francese e tedesco, è stata apportata una riduzione identica a quella dello spot nazionale, meno 5 euro/ton sia sul minimo che sul massimo. Più importante la riduzione della quotazione del latte scremato, meno 15 euro/ton, motivata della riduzione del prezzo di burro e crema di latte. Continuano invece a “volare” le quotazioni del Grana Padano. Il prodotto stagionato (15/17 mesi) ha ormai superato i 9,00 euro/kg, mentre il fresco (9 mesi) è stato quotato 8,50/8,60 euro/kg ma sulla piazza vi sono già oggi contratti con pagamenti a 180gg, prossimi a 8,80 €/kg. Stabili gli altri formaggi e il siero di latte.

Nasce la grande alleanza per il Made in Italy. Oggi a Milano è stata fondata la cooperativa “Agricolturamica” che gestirà la raccolta dei prodotti dalle aziende agricole e le forniture per mense scolastiche, ospedaliere, pubbliche e private, società di self service, distributori automatici e ristoranti. I soci fondatori sono le aziende Scotti di Mediglia (ortofrutta), Spoldi di Cremona (salumi), Colombo di Gorgonzola (formaggi di capra), Guerci di Casteggio (vino), Zanotti di Casciago (formaggi), Andreini di Antegnate (carne), Cappelloni di Gottolengo (carne), Bonacina di Inverigo (carne), Groppelli di Monzambano (conserve), Mapelli di Cassano D’Adda (formaggi) e Andi di Montù Beccaria (vino), insieme alla coop Uno Valtellina di Tirano (mele) e alla Coldiretti Lombardia. Agricolturamica sarà la referente per la raccolta e la consegna dei prodotti delle aziende agricole socie, accorciando la filiera e rendendo tracciabile e trasparente l’origine italiana di ogni alimento. “Vogliamo creare un sistema unico di filiera in grado di valorizzare sia il complesso delle produzioni che le specificità delle singole aziende, in modo da sfruttare i punti di forza qualitativi di ciascuno attraverso nuove forme di commercializzazione” spiega Giorgio Scotti, orticoltore di Mediglia e Presidente della cooperativa. “Le eccellenze che metteremo in campo saranno una vera e propria forza d’urto dal punto di vista della qualità e dell’organizzazione, rappresentando una risorsa per noi e per il territorio” aggiunge Ettore Cappelloni, produttore di carne bresciano e socio di Agricolturamica. Per Romeo Andreini, bergama-

Giorgio Scotti all’interno di una delle serre che forniranno i prodotti alla nuova coop

sco, anche lui produttore di carne, la neonata cooperativa “vuole essere uno strumento al servizio degli agricoltori e dei consumatori per rendere più efficiente sia la raccolta che la commercializzazione”. A maggior garanzia dei consumatori gli agricoltori hanno chiesto e ottenuto che al loro fianco ci fos-

se anche la Federconsumatori, che infatti avrà un proprio rappresentante all’interno del consiglio di amministrazione. “Aggiungiamo così un altro tassello a quella filiera agricola italiana che stiamo costruendo in tutto il Paese” spiega Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombardia.

Il rispetto delle regole è indispensabile alle imprese agricole per poter percepire gli aiuti dell’Unione Europea

Fitofarmaci, revisione in arrivo per il patentino Modifiche della normativa comunitaria anche per la gestione del quaderno di campagna A seguito della nuova legislazione comunitaria sui fitofarmaci è in corso di revisione, da parte del Ministero della Salute e del Ministero delle Politiche Agricole, il Dpr 290/91 che disciplina anche il rilascio del patentino per l’acquisto e l’uso dei fitofarmaci e il registro dei trattamenti (il cosiddetto quaderno di campagna). Le nuove norme, in corso di discussione, tendono a razionalizzare ed a semplificare, per alcuni versi, tali adempimenti che sono molto importanti, al fine di garantire, da un lato, la salute degli agricoltori che utilizzano tali prodotti e dall’altro lato, quella dei consumatori ai quali occorre garantire un impiego ottimale delle sostanze attive, al fine di limitare al massimo la presenza di residui di antiparassitari. Infine, tali disposizioni producono effetti positivi anche nel ridurre l’impatto che i fitofarmaci possono avere sull’ambiente. Si tratta, in sostanza, di tre aspetti sui quali l’attenzione della collettività è sempre molto elevata per cui il rigoroso rispetto di tale disciplina è fondamentale per dimostrare i progressi che l’agricoltura ha compiuto rispetto all’uso della chimica. Si evidenzia, inoltre, che il rispetto di tali norme è indispensabile nell’ambito del regime di condizionalità, per il percepimento degli aiuti comunitari da parte delle imprese agricole. In merito al rilascio del patentino, le norme attualmente previste nel

DPR 290/91 saranno modificate nell’ambito del decreto legislativo che sarà emanato in attuazione della dir. 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei fitofarmaci e che dovrebbe essere approvato entro l’anno. Le modifiche attualmente concordate con il Ministero della salute ed il MIPAAF prevedono che i certificati di abilitazione all’utilizzo e all’acquisto vengano rilasciati dall’ufficio regionale, previo accertamento del possesso dei requisiti previsti. E’ valido per cinque anni ed alla scadenza viene rinnovato, a richiesta del titolare, in seguito all’aggiornamento. Tale durata è, comunque, automaticamente prorogata sino alla data di effettivo svolgimento dei corsi onde evitare che se la Regione non ha i fondi necessari per provvedere a tale adempimento, gli imprenditori agricoli restino nell’impossibilità di acquistare i fitofarmaci. La normativa prevede appositi corsi per la formazione e l’aggiornamento degli utilizzatori dei fitofarmaci in collaborazione con le Organizzazioni maggiormente rappresentative del settore agricolo e dei venditori di prodotti fitosanitari. Il patentino viene rinnovato ogni 5 anni a seguito della frequentazione, da parte dall’acquirente/utilizzatore di un corso di aggiornamento in seguito al quale non è tenuto a svolgere l’esame finale che, invece, è obbligatorio per chi richiede, per la prima volta, l’autorizzazione all’acquisto.

Per quanto concerne le norme proposte in materia di registro dei trattamenti, grazie ad una modifica dell’art. 42 del DPR 290/91, si prevede che gli acquirenti e gli utilizzatori di prodotti fitosanitari conservino tale documento ove sono riportati i trattamenti effettuati nel corso della stagione di coltivazione in azienda. Per registro dei trattamenti si intende un modulo aziendale che riporti cronologicamente l’elenco dei trattamenti eseguiti sulle diverse colture, oppure, in alternativa, una serie di moduli distinti, relativi ciascuno ad una singola coltura agraria. Sul registro devono essere annotati i trattamenti effettuati con tutti i prodotti fitosanitari utilizzati in azienda (classificati molto tossici, tossici, nocivi, irritanti o non classificati) entro trenta giorni dall’esecuzione del

trattamento stesso. ll registro dei trattamenti deve riportare: a) i dati anagrafici relativi all’azienda; b) la denominazione della coltura trattata e la relativa estensione espressa in ettari. c) la data del trattamento, il prodotto e la relativa quantità impiegata, espressa in chilogrammi o litri, nonché l’avversità che ha reso necessario il trattamento. La conservazione del registro dei trattamenti persegue finalità di verifica nell’ambito dei piani di monitoraggio e di controllo ufficiale realizzati sul territorio. Il registro dei trattamenti va conservato almeno per l’anno successivo a quello a cui si riferiscono gli interventi annotati. Il registro dei trattamenti può essere compilato anche dall’utilizzatore dei prodotti fitosanitari diverso dal titolare dell’azienda; in questo caso il titolare deve sottoscriverlo al termine dell’anno solare. Gli utilizzatori di prodotti fitosanitari possono avvalersi, per la compilazione del registro dei trattamenti, dei Centri di Assistenza Agricola (CAA), previa notifica alla ASL di competenza. Tale registro può essere compilato e sottoscritto anche da persona diversa qualora l’utilizzatore dei prodotti fitosanitari non coincida con il titolare dell’azienda e nemmeno con l’acquirente dei prodotti stessi. In questo caso dovrà essere presente in azienda, unitamente al re-

gistro dei trattamenti, la relativa delega scritta da parte del titolare. Nel caso in cui i trattamenti siano realizzati da contoterzisti, il registro dei trattamenti deve esser compilato dal titolare dell’azienda sulla base del modulo, previsto dall’allegato 6 della Circolare 30 ottobre 2002 n.18, del Ministero delle politiche agricole, alimentarie forestali, per ogni singolo trattamento dal contoterzista. In alternativa il contoterzista potrà annotare i singoli trattamenti direttamente sul registro dell’azienda controfirmando ogni intervento fitosanitario effettuato. Nel caso di cooperative di produttori che acquistano prodotti fitosanitari con i quali effettuano trattamenti per conto dei loro soci il registro dei trattamenti può essere conservato presso la sede sociale dell’associazione e deve essere compilato e sottoscritto dal legale rappresentante previa delega rilasciatagli dai soci. Il registro dei trattamenti deve essere compilato anche quando gli interventi fitosanitari vengono eseguiti per la difesa delle derrate alimentari immagazzinate. Il registro dei trattamenti deve essere utilizzato inoltre per gli impieghi effettuati in ambito extra-agricolo (verde pubblico, diserbo canali, sedi ferroviarie, ecc.). Sono esentati dalla compilazione del registro dei trattamenti i soggetti che utilizzano prodotti fitosanitari esclusivamente in orti e giardini familiari il cui raccolto è destinato al consumo proprio.


Lavoro

6 - Il Nuovo Grano

Aprile 2011

Per ottenere tutte le informazioni necessarie sulla procedura da seguire basta rivolgersi ai servizi Epaca del territorio

Invalidi, dichiarazione entro giugno Per quelli civili c’è tempo fino alla fine del mese per presentare la comunicazione all’Inps Principali adempimenti di tipo documentale relativi al comparto agricolo riferiti all’applicazione del

DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro

Aziende con personale dipendente

   

Gli invalidi civili avranno tempo fino al 30 giugno 2011 per presentare la dichiarazione di responsabilità all’Inps. L’annuncio viene da una nota dell’Istituto di previdenza in cui si sottolinea che il termine di scadenza del 31 marzo 2011 per la trasmissione in via telematica delle dichiarazioni di responsabilità dovute dai titolari di prestazioni assistenziali per accertare la permanenza dei requisiti di Legge è stato prorogato al 30 giugno 2011. Si rammenta che tale dichiarazione deve essere presentata dagli invalidi civili parziali, titolari di assegno mensile, ai fini dell’accertamento della permanenza del requisito relativo al mancato svolgimento di attività lavorativa. La proroga dei termini riguarda anche la dichiarazione che deve essere resa: - dagli invalidi civili titolari dell’indennità di accompagnamento, tenuti a presentare annualmente la dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza o meno di uno stato di ricovero a titolo gratuito in istituto; - dagli invalidi civili titolari del-

l’indennità di frequenza per la dichiarazione relativa all’eventuale sussistenza di uno stato di ricovero incompatibile con la prestazione assistenziale; - dai titolari di pensione e assegno sociale per la dichiarazione relativa alla permanenza del requisito della residenza stabile e continuativa in Italia e per i soli titolari di assegno sociale anche per la sussistenza dello stato di ricovero o meno in istituto. Le dichiarazioni non vengono richieste ai titolari di prestazioni di invalidità civile disabili intellettivi e minorati psichici che hanno presentato il certificato medico ai sensi dell’articolo 1, comma 254, della citata legge n. 662 del 1996. Per informazioni sulle procedure dirette ad ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile, raccomandiamo a tutti gli interessati di rivolgersi al Patronato Epaca. Gli operatori Epaca forniranno gratuitamente tutta l’assistenza necessaria. Per conoscere l’ufficio Epaca più vicino, gli interessati possono telefonare al numero verde 800.667711 o visit ar e il sit o In t e r n e t h t t p: // www.epaca.it/.

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Redazione del documento di valutazione rischi attribuendo allo stesso data certa (Art. 17), ovvero autocertificazione di avvenuta valutazione dei rischi e adempimenti degli obblighi ad essa collegati. (Art. 29 comma 5) Elenco dei principali rischi specifici oggetto della valutazione; Rischio da agenti chimici Rischio da agenti fisici rumore e vibrazioni Rischio da agenti biologici Rischio da stress lavoro correlato

Nomina del responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (R.S.P.P.),con attestato di frequenza a specifico corso di formazione. Nomina del responsabile dei lavoratori per la sicurezza (R.L.S.),con attestato di frequenza a specifico corso di formazione. Nomina del personale addetto alla gestione delle emergenze,con attestati di frequenza a specifici corsi di formazione antincendio e pronto soccorso. Uso di attrezzature di lavoro conformi alle specifiche disposizioni legislative. (Art. 21, comma 1 lettera a) Disporre di adeguati dispositivi di protezione individuale e utilizzo degli stessi in conformità delle disposizioni legislative. (Art. 21 comma 1 lettera b) Formazione, informazione e addestramento dei lavoratori. Nomina medico competente e redazione del piano di sorveglianza sanitaria. Adozione del registro infortuni. Adozione del registro dei trattamenti con prodotti fitosanitari Raccolta schede di sicurezza delle sostanze chimiche in uso. Adempimenti in materia di prevenzione incendi (Certificato Prevenzione incendi) Adempimenti in materia di sicurezza degli impianti - D.M. 37/08 (Progetto impianto elettrico e dichiarazione di conformità) Verifica periodica impianto di messa a terra D.P.R. 462/01 Sanzioni di tipo amministrativo Procedimento penale

Aziende rientranti nel campo di applicazione degli art.  230-bis codice civile (Imprese familiari)  2083 codice civile (Piccoli imprenditori) e le società semplici operanti nel comparto agricolo •

Uso di attrezzature di lavoro conformi alle specifiche disposizioni legislative. (Art. 21, comma 1 lettera a)

Disporre di adeguati dispositivi di protezione individuale e utilizzo degli stessi in conformità delle disposizioni legislative. (Art. 21 comma 1 lettera b)

Hanno facoltà di; Beneficiare della sorveglianza sanitaria (Art. 21 comma 2 lettera a) Partecipare a corsi di formazione (Art. 21 comma 2 lettera b) Ulteriori adempimenti:

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Adeguamenti in materia di prevenzione incendi (Certificato Prevenzione incendi) Adeguamenti in materia di sicurezza degli impianti - D.M. 37/08 (Progetto impianto elettrico e dichiarazione di conformità) Verifica periodica impianto di messa a terra D.P.R. 462/01

Sanzioni di tipo amministrativo

Un’economia di valori al servizio della persona La persona è al centro della organizzazione culturale, sociale e politica della società, terreno di incontro,di confronto e talvolta di scontro fra le diverse visioni di vita e del mondo. La questione a cui noi siamo invitati a dare una risposta è: che cosa sia e che cosa significhi essere persona, Da tempo assistiamo a vari tentativi volti a ridurre la persona a semplice prodotto della natura mortificando la dignità e la sua costitutiva vocazione alla trascendenza: possiamo constatare questo guardando alla concezione che si vuole dare della famiglia ,e ai tentativi di cancellare Dio dalla nostra vita . Le varie questioni tendono a separare l’inizio ed il fine della persona dall’inizio ed il fine della vita umana e di conseguenza pos-

siamo capire le discussioni che agitano la società intorno all’aborto , all’eutanasia ecc: è in gioco la verità della persona che si fonda sulla dignità che ogni persona è soggetto di diritti e doveri, di relazioni ed in fin dei conti fà riferimento a Dio. Un “ peccato” della nostra società è quella di dare totale fiducia alla tecnologia per cui la vita non è più un mistero da indagare, ma problema da risolvere, da ricercare scientificamente, la tecnologia si ritiene autonoma da ogni riferimento morale,il sistema economico ha come esclusivo obiettivo il profitto,senza il bene comune,creando monopoli e corruzione. Il cristiano ha il compito di portare il mondo al Dio di Gesù Cristo e deve entrare nella sto-

ria da protagonista di un cambiamento, dove sa che il rispetto dell’etica è mettere al centro la persona ed è l’elemento per promuovere il mercato. E’ cosciente che il potere pubblico non può e non deve fare tutto in quanto lo stato non è un Dio ma uno strumento nelle mani dell’uomo, e che serve dare spazio ai corpo intermedi, capaci di difendere i diritti a livello globale a partire dai bisogni primari. Fra questi corpi intermedi ci siamo anche noi come associazione: si tratta di realizzare un mercato governato coordinando i singoli progetti degli attori del mercato e non di una subordinazione del mercato alla politica. Lo scopo è un ordine sociale ed economico che garantisca un buon funzionamento dell’attività eco-

nomica e crei condizioni di vita umana decenti. Noi cristiani abbiamo il dovere di informare il nostro agire a principi diversi dal profitto economico, senza rinunciare a produrre valore economico, a creare relazioni, fraternità e solidarietà e dignità personali. La Pasqua ormai vicina ci aiuti ad essere discepoli del Cristo dove l’economia è strumento per la crescita umana, dove la finanza torni ad essere strumento per l’economia reale, non egemone su di essa. Noi abbiamo una concezione della persona che può aiutare a dare giusto valore all’economica ed indirizzare alla vita sociale, politica e culturale. E , coniugare economia con il dono e la gratuità. Don ClaudioVezzoli

Sua Santità il Papa Benedetto XVI


Lavoro

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Il Nuovo Grano ­

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Il meccanismo informatizzato è obbligatorio per la gestione di tutti i rifiuti considerati pericolosi

Giugno 2011, l’ora del Sistri Il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti sostituirà i vecchi registri di carico e scarico Il regime dei minimi nelle società agricole Con la Risoluzione n. 27/E del 7 marzo, l’Agenzia delle Entrate si è espressa in merito alla possibilità da parte di un professionista di applicare il regime dei minimi, anche se in presenza di una quota di partecipazione in una società semplice che esercita attività agricola e produce reddito fondiario. Il regime dei minimi (art. 1 commi 96-117 della legge 244/2007) è applicabile ai soggetti la cui attività d’impresa, artistica o professionale sia riconducibile alla nozione di “attività minima”, assoggettando i redditi da essa prodotta ad una imposta sostitutiva del 20%. Il comma 99 della stessa norma disciplina i casi in cui il regime dei minimi non possa essere adottato ed in particolare esclude: Le persone che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva; Gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni in forma individuale che contestualmente partecipano a società di persone o associazioni di cui all’articolo 5 del Tuir e a Srl di cui all’articolo 116. Per quanto riguarda l’esclusione prevista alla lettera a), è stato chiarito che gli imprenditori agricoli, anche se in regime speciale Iva, possono usufruire del regime dei minimi in relazione ad un’altra attività d’impresa o professionale eventualmente esercitata, a condizione che l’attività agricola sia svolta nei limiti dell’articolo 32 del Tuir e sia quindi produttiva ai fini Irpef di redditi fondiari e non d’impresa (Circolare 7/E del 28.1.2008, paragrafo 2.2). L’Agenzia delle Entrate esclude pertanto tutte quelle attività cosiddette eccedentarie. Per quanto concerne invece il contribuente che ha una quota di partecipazione in una delle società richiamate dal comma 99, lettera d) della legge 244/2007 (fra queste le società semplici), Agenzia delle Entrate, con la richiamata Circolare 27/E del 2011, ritiene che non ci siano preclusioni circa l’assoggettamento al regime dei minimi di un’eventuale attività professionale svolta in forma individuale, purché la società eserciti attività agricola e che produca solo reddito fondiario. Questo vale anche nel caso in cui la società semplice eserciti attività connesse di cui all’articolo 2135 c.c. e che producano reddito agrario (per esempio l’attività di produzione di energia elettrica qualora siano rispettati i parametri di prevalenza e connessione previsti nella Circolare 32/E del 6 luglio 2009). Si ritiene invece esclusa la possibilità di assoggettare al regime dei minimi un’eventuale attività professionale svolta in forma individuale nel momento in cui la società agricola eserciti attività connessa a quella agricola la cui determinazione dei redditi è forfettaria, in quanto trattasi di reddito d’impresa (prestazioni di sevizi, agriturismo,…).

Dal 1 giugno 2011 il nuovo Sistema di tracciabilità informatizzato sostituirà definitivamente i vecchi registri di carico scarico rifiuti ed i formulari di trasporto. I formulari di trasporto i registri di carico e scarico nonché il MUD vengono sostituiti con dispositivi elettronici attraverso i quali viene effettuata la gestione informatica degli adempimenti ed è assicurata la tracciabilità dei rifiuti. Dopo un periodo “ibrido” di coesistenza dei due sistemi di gestione, nel quale le imprese hanno avuto la possibilità di “testare” il nuovo sistema, dal primo di giugno la gestione dei rifiuti pericolosi sarà obbligatoriamente effettuata tramite il sistema Sistri. La modifica alla parte quarta del codice ambientale, decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152, parte dal decreto legislativo n.205/2010 che recepisce la direttiva quadro (n.2008/98). Il decreto integra e coordina le previsioni in materia di tracciabilità dei rifiuti (Sistri) definendo gli adempimenti per la gestione dei rifiuti a carico dei soggetti iscritti e non iscritti al nuovo sistema di tracciabilità. Categorie di soggetti con iscrizione al SISTRI obbligatoria: PRODUTTORI INIZIALI DI RIFIUTI PERICOLOSI •Le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi PRODUTTORI INIZIALI DI RIFIUTI NON PERICOLOSI •le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184*, comma 3, lettere c), d) e g), del decreto legislativo n.152/2006, con più di dieci dipendenti. Il decreto legislativo 205/2010 contiene inoltre , il chiarimento relativo alla categoria degli imprenditori agricoli esonerati dall’obbligo di iscrizione al sistema di tracciabilità. Con specifico riferimento agli obblighi in materia di Sistri, l’articolo 39 del decreto prevede che, fino al 31 dicembre 2011, sono esonerati dall’iscrizione al sistema di tracciabilità gli imprenditori

ENTI E IMPRESE PRODUTTORI DI RIFIUTI PERICOLOSI ADDETTI PER UNITA’ LOCALE

QUANTITATIVI ANNUI

CONTRIBUTO

Da 1 a 5

Fino a 200 kg

50 Euro

Da 1 a 5

Oltre 200 e fino a 400 kg 60 Euro

Da 6 a 10

Fino a 400 kg

60 Euro

IMPRENDITORI AGRICOLI Da 1 a 5

Fino a 200 kg.

Da 1 a 5

Oltre 200 e fino a 400 kg 50 Euro

Da 6 a 10

Fino a 400 kg

COMUNI CON MENO DI 5000 ABITANTI

30 Euro 50 Euro 60 Euro

Tabella all’allegato II del D.M.17 dicembre 2009 – dall’art. 6 del D.M. 9 luglio 2009

agricoli che producono e trasportano ad una piattaforma di conferimento, oppure conferiscono ad un circuito organizzato di raccolta i propri rifiuti pericolosi in modo occasionale e saltuario. Ai fini dell’esonero, il circuito di conferimento deve essere organizzato dai consorzi istituiti dal d.lgs. n.152/06 (Conai, Polieco, Coou, Cobat, ecc), oppure sulla base di un accordo di programma stipulato con la pubblica amministrazione, oppure sulla base di una convenzione-quadro tra associa-

zioni, piattaforma di conferimento, o impresa di trasporto. Si precisa che ad oggi non è in vigore nessun accordo di programma con la pubblica amministrazione ne in provincia di Milano ne in provincia di Lodi pertanto il mero conferimento in piattaforma ecologica di rifiuti pericolosi non è sufficiente per considerare l’azienda in regola con la normativa rifiuti. Ad oggi è in vigore una sola convenzione a livello regionale con un’unica azienda di smalti-

L’applicazione in agricoltura della disciplina sugli scarti verdi

Sugli sfalci delle potature i chiarimenti del Ministero Il Ministero dell’Ambiente, rispondendo ad un quesito formulato dalla Provincia di Mantova, ha fornito alcuni chiarimenti sul regime degli sfalci di potatura, indicando in quali ipotesi la gestione di tali residui debba essere effettuata ai sensi della normativa rifiuti. Il codice ambientale esclude talune categorie di sostanze e materiali dal campo di applicazione della disciplina sui rifiuti. Il Ministero ha precisato, quindi, innanzitutto, che tale esclusione è prevista per sfalci e potature, nonché per altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente e non mettono in pericolo la salute umana. Nel parere viene chiarito che la norma in materia di esclusioni deve ritenersi applicabile soltanto a sfalci, potature ed altri materiali che provengono da attività agricola o forestale e che sono destinati agli utilizzi descritti, mentre non comprende i rifiuti vege-

tali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali, che restano soggetti alle disposizioni della Parte IV del codice ambientale e che devono essere classificati come rifiuti urbani. Preso atto della posizione del Ministero, la questione merita un ulteriore passaggio, che, però, non risulta essere stato affrontato espressamente nel parere. Deve ritenersi, infatti, che per

gli sfalci ed i materiali indicati sia comunque sempre possibile, indipendentemente dalla provenienza, dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa, per la qualifica degli stessi come sottoprodotti e non come rifiuti. Infatti, il nuovo articolo 184 bis del codice ambientale prevede, in via generale, che un residuo di produzione può essere qualificato come sottoprodotto e non come rifiuto quando: la sostanza è originata da un processo produttivo il cui scopo primario non è produrre questa sostanza; è certo che la sostanza sarà utilizzata nel corso di un successivo processo di produzione da parte di terzi; la sostanza può essere utilizzata senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; l’ulteriore utilizzo è legale. Tale norma, che riproduce l’analoga previsione comunitaria, ha portata generale ed è applicabile a tutti i residui di produzione per i quali, alle condizioni indicate, sia possibile dimostrare che il ciclo di vita o di utilità non sono terminati.

mento che permette quindi alle aziende con quantitativi inferiori a 100 kg /annui, previa stipula di un apposito contratto di smaltimento, l’esenzione dall’iscrizione a Sistri fino al 31/12/2011. A tale scopo, la norma precisa che sono considerati saltuari ed occasionali i trasporti di rifiuti pericolosi effettuati per non più di quattro volte l’anno per quantità non maggiore di 30Kg o 30 litri/ giorno e, comunque, i 100 Kg o 100 litri/anno o i conferimenti, anche in un’unica soluzione, ad un circuito organizzato di raccolta per quantità non superiori ai 100 Kg o 100 l/anno. Quali sono i principali rifiuti pericolosi: oli esausti, batterie, filtri olio e gasolio, barattoli di fitofarmaci, neon, bombolette spray infiammabili, rifiuti veterinari a rischio infettivo, farmaci e agro farmaci scaduti. Le aziende che fanno il cambio dell’olio e delle batterie presso le officine devono assicurarsi di aver “tracciato correttamente tale smaltimento” ai fini di un eventuale controllo. Per questo motivo, la fattura deve contenere tutti i dati identificavi della macchina sottoposta a tale tipo di manutenzione nonché la dicitura “cambio olio” o cambio batteria”. Categorie di soggetti con iscrizione al SISTRI facoltativa: PRODUTTORI INIZIALI DI RIFIUTI NON PERICOLOSI •le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184*, comma 3, lettere c), d) e g), del decreto legislativo n. 152/2006, che non hanno più di dieci dipendenti; •gli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile che producono rifiuti non pericolosi; •le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività diverse da quelle di cui all’art. 184*, comma 3, lettere c), d) e g), del decreto legislativo n. 152/2006. L’adesione al Sistri prevede il pagamento annuale di un contributo, la tabella che segue riepiloga l’adempimento per la categoria “imprenditori agricoli”: I soggetti interessati dalle modifiche del contributo che alla data di entrata in vigore del decreto hanno già provveduto al pagamento dei contributi ed i soggetti che per errore hanno versato sommew maggiore rispetto al dovuto, hanno diritto , previa richiesta al Sistri, al conguaglio di quanto versato a valere sui contributi dovuti per gli anni successivi. Per qualsiasi informazione in merito al nuovo sistema di tracciabilità è possibile rivolgersi agli uffici zona di riferimento.


Italia/Mondo

8 - Il Nuovo Grano

Aprile 2011

Avanzano le importazioni, mentre chi ha le serre sta affrontando sacrifici enormi per restare sul mercato

Florovivaismo italiano a rischio Situazione pesante causata anche dalla cancellazione delle agevolazioni sul gasolio Momento di enorme difficoltà per il florovivaismo italiano: alla crisi si sono aggiunte le fortissime tensioni sul prezzo del petrolio e, da ormai un anno e mezzo, anche la soppressione dell’agevolazione sull’accisa del gasolio. Basterebbero 20 milioni di euro per rilanciare il settore, considerato di punta per l’economia agricola del nostro pae se , vist o c h e contribuisce per oltre il 6% del totale alla produzione agricola nazionale, con un fatturato di oltre 3.000 milioni di euro. Attualmente il saldo attivo nella bilancia import/ export si è ridotto a 117 milioni di euro nel 2010 (-0,2%), come conseguenza di un aumento del 9% delle nostre esportazioni a fronte di un aumento dell’11% delle importazioni e rischia di scendere ancora se non ci saranno inter-

venti decisi per rilanciarne la competitività. Soffrono particolarmente i settori delle piante da interno (+21% il deficit negli scambi) e dei fiori recisi (deficit + 18%). La corsa del petrolio sta distruggendo il florovivaismo in serra italiano: c’è chi cessa l’attività, c’è chi riconverte a coltivazioni con minor fabbisogno termico. Bisogna ripristinare l’agevolazione sul gasolio prima che sia troppo tardi. Se ne ricordino i politici, di maggioranza ed opposizione che, inevitabilmente, andranno a fare passerella a Genova. Quel fantastico mondo che potranno apprezzare di persona rischia di morire e la prossima edizione di Euroflora potrebbe essere meno colorata, meno fiorita o, più semplicemente, meno italiana.

Quantitativo di gasolio utilizzato per riscaldare le serre nel 2008 (litri) 280.000.000 Aliquota ridotta al 22% per il gasolio agricolo (•/1.000 litri)

94

Accisa (•) dovuta per il consumo annuo con aliquota al 22%

26.320.000

Aliquota minima possibile in base alla normativa comunitaria (•/1.000 litri) Accisa (•) dovuta per il consumo annuo applicando 21•/1.000 litri

21

5.880.000

Differenza tra l'accisa dovuta al 22% e la minima accisa possibile di 21•/1.000 litri

20.440.000

Fonte: dati Mipaaf-Agenzia delle Dogane, elaborazione Coldiretti

Agricoltura in controtendenza, crescono gli occupati nei campi

In controtendenza rispetto all’andamento generale torna ad aumentare l’occupazione nelle campagne. Lo affermano i dati Istat, secondo i quali nel 2010 si è verificato un aumento dei lavoratori in agricoltura dell’1,9 %, a fronte del calo generale dello 0,7%. Sono oggi 891mila gli occupati agricoli, dei quali 462mila indipendenti (+0,6%) e 429mila dipendenti (+3,3%) che fanno registrare il record della crescita tra tutte le attività produttive. Nei campi la crescita dell’occupazione riguarda sia le regioni del nord (+3,1%) che quelle del sud (+2%) mentre in flessione sono quelle del centro (-1,5 %). Dopo anni si registra dunque un ritorno al lavoro nei campi legato soprattutto alle campagne di raccolta di frutta, verdura e la vendemmia che riguarda anche studenti e giovani sotto i 40 anni. Secondo i dati, è giovane addirittura un lavoratore dipendente su quattro. “I dati – commenta la Coldiretti che associa il maggior numero di imprese che assumono manodopera - dimostrano che l’agricoltura ha grandi potenzialità per battere la disoccupazione e che la stabilizzazione delle agevolazioni contributive per le aree montane e svantaggiate, prevista dalla legge ‘Stabilità 2011’, fortemente voluta da Coldiretti, ha consentito di continuare a svolgere questa funzione essenziale. Ma restano ancora gravi problemi da risolvere in settori chiave come la pastorizia e la suinicoltura”. Un impatto positivo si deve anche all’esperienza dei buoni lavoro, i cosiddetti voucher, tenuto conto che in agricoltura sono stati utilizzati quasi un terzo (27%) dei circa 12,3 milioni di buoni cartacei per venduti in Italia dall’1 agosto 2008 ad oggi, secondo l’Inps.

Verde in città, dopo i balconi sono in arrivo gli orti a parete Non più solo a terra o sul balcone. Da oggi la verdura cresce anche sui muri di casa. E’ l’ultima frontiera della «passione per la zolla» in una regione come la Lombardia dove, stima Coldiretti, i terrazzi coltivati sono oltre un milione, mentre in Italia il 37% dei cittadini dedica parte del tempo libero alla cura del verde. Erbe aromatiche come prezzemolo o rosmarino, insalata e fragole sono solo alcuni degli elementi che possono comporre un orto a parete fai da te, a cui aggiungere magari peperoncini e legumi. «Su un pannello assorbente, spesso alcuni centimetri - spiega Fabiano Oldani, esperto florovivaista in provincia di Lodi - si creano delle sacche in cui inseriremo le nostre orticole, insieme a del terriccio di buona qualità». La disposizione non può essere casuale – spiega Coldiretti Lombardia - le piante che si sviluppano verso l’alto dovranno stare nella parte superiore del pannello, viceversa quelle che tendono verso il basso saranno sistemate negli spazi inferiori. “Una volta completato – spiega Oldani l’orto si appende al muro come un vero e proprio quadro, bello da vedere e facile da raggiungere”. E se gli orti a parete sono la novità del momento – dice Coldiretti - quella dei giardini verticali sui muri degli edifici sta diventando una tendenza consolidata: «I primi esempi sono stati in Francia - conferma Angelo Vavassori, direttore di Assofloro Lombardia - ma adesso si possono vedere anche in alcune città italiane, come ad esempio Milano». Per una parete interna a giardino vanno bene tutte le piante che necessitano di un’annaffiatura regolare e di una temperatura tra i 15° e i 20°, mentre per l’esterno sono ottime le rampicanti e le erbacee perenni. «I vantaggi sono notevoli – spiega Vavassori -. Questi «muri verdi», infatti, filtrano l’aria, generano un microclima salutare e miglio-

rano l’estetica dell’ambiente in cui si trovano». Sia i giardini verticali, che gli orti a parete richiedono cure e attenzioni quotidiane – spiega

Coldiretti Lombardia - meglio quindici minuti al giorno che due ore a settimana. Non devono mai mancare: l’acqua, la luce e il concime.

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