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HEIMATSCHUTZ PATRIMOINE

Finestra in lingua italiana

La tutela del patrimonio su scala internazionale

EDITORIALE

TEMI D’AT TUALITÀ

Morte a Venezia

IL COMMENTO

Venezia ha attirato ed entusiasmato da secoli un’infinità di persone. Il film di Luchino Visconti Morte a Venezia, tratto dall’omonimo romanzo breve di Thomas Mann, ha suscitato nel 1971 il mio interesse per l’architettura della Serenissima. L’attrattiva esercitata sta costando alla città lagunare un prezzo altissimo. Centinaia di migliaia di turisti sciamano nelle calli, seguendo le indicazioni del telefonino, gigantesche navi da crociera accostano a Piazza San Marco, snaturandone l’aspetto. Europa Nostra, l’associazione mantello delle organizzazioni attive nel campo della tutela del patrimonio culturale, ha suonato il campanello d’allarme per il pericolo di morte che corre la città. Plácido Domingo, Presidente di Europa Nostra, ha parlato di questo e d’altro nell’intervista riassunta in questa «Finestra». In occasione della XV Biennale di architettura, la Bundesstiftung Baukultur è stata invitata a presentare una serie di incontri volti a sviluppare la nostra rete internazionale. All’inaugurazione avvenuta a Palazzo Barbarigo della Terrazza, ho avuto l’opportunità di presentare l’Heimatschutz Svizzera e le sue attività. Questo interessante scambio di esperienze ci sarà utile in vista della celebrazione nel 2018 dell’Anno europeo del patrimonio culturale. L’Heimatschutz Svizzera ha già avviato i lavori preliminari: abbiamo creato una coalizione di quindici organizzazioni elvetiche per condurre una campagna nazionale e vareremo un nostro progetto digitale per rilanciare la Lista rossa.

Il clima, doppia minaccia per il patrimonio

Adrian Schmid, Segretario generale dell’Heimatschutz Svizzera

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Questa primavera, l’UNESCO ha suonato il campanello d’allarme, affermando in un suo rapporto che il cambiamento climatico sta diventando una delle principali minacce per molti siti del patrimonio mondiale. Non meno di trentun monumenti naturali e culturali ripartiti in ventinove paesi sono assai esposti al degrado dovuto all’aumento delle temperature, alla fusione dei ghiacciai, all’innalzamento del livello dei mari, a una moltiplicazione dei fenomeni naturali estremi, alle siccità più marcate e alla maggior durata della stagione degli incendi. «Il cambiamento climatico sta influenzando siti del patrimonio mondiale in tutto il mondo», ha ricordato Adam Markham, autore principale del rapporto. Alcune statue dell’Isola di Pasqua stanno per essere inghiottite dal mare a causa dell’erosione costiera. Alcune barriere coralline tre le più importanti al mondo, come le isole della Nuova Caledonia nel Pacifico occidentale, subiscono un processo di sbiancamento di un’ampiezza mai vista prima a causa dei mutamenti climatici. Anche Venezia, e saranno pochi a stupirsene, è uno dei tanti siti minacciati. Europa Nostra, l’organizzazione mantello del patrimonio europeo (di cui l’Heimatschutz Svizzera è tra i membri fondatori), aveva dichiarato qualche giorno prima che la Città dei dogi e la sua laguna erano in Europa il luogo più in pericolo. Il tenore Plácido Domingo, Presidente di Europa Nostra, l’ha detto chiaro e tondo: l’innalzamento del livello del mare, l’enorme pressione turistica, le navi gigantesche, il dragaggio dei canali, l’erosione dei fondali marini, l’inquinamento e la pesca industriale mettono a repentaglio l’integrità e l’esistenza stessa della laguna e della città. I paesi che lo scorso dicembre hanno preso parte alla Conferenza COP 21 di Parigi hanno adottato un accordo alquanto ambizioso per contenere il riscaldamento climatico.


Bene, ma ora si tratta di mettere in atto i proclami, di adottare una serie di provvedimenti incisivi, tanto in Svizzera quanto negli altri paesi. E siamo ancora assai lontani da un risultato del genere… Qui da noi, quelli che più si mostrano reticenti ad assumersi queste responsabilità sono gli stessi che più di ogni altro se la prendono con la protezione del patrimonio, come si è potuto vedere a più riprese negli interventi alle camere federali. Invocando la svolta energetica, cercano di limitare le misure a favore della natura, dei paesaggi, dei siti e dei monumenti. Lungi dal chinarsi realmente sui problemi posti dal cambiamento climatico, lo sfruttano per annacquare le disposizioni vigenti, e peraltro pure insufficienti, per la salvaguardia delle nostre ricchezze naturali e culturali. Una seconda e pericolosa minaccia che incombe sul nostro patrimonio e che va combattuta con tutte le forze.

nostri alleati nei confronti dei governi e dei poteri decisionali. Il disbrigo degli affari correnti è affidato al Segretario generale Sneška Quaedvlieg-Mihailovic e ai suoi collaboratori all’Aia e a Bruxelles, i quali possono peraltro avvalersi del sostegno del Presidente esecutivo Denis de Kergorlay, del Comitato esecutivo e di numerosi volontari. Europa Nostra mira ad animare una mobilitazione sempre più vasta per la tutela del nostro patrimonio culturale e di mostrarne il potenziale, affinché gli sia riconosciuto un ruolo centrale in seno al progetto europeo. Soltanto con la cultura, l’eredità culturale e la musica è possibile far conoscere e diffondere le idee e gli ideali europei. I beni culturali minacciati sono numerosi. Per tutelarli, è stato avviato con la Banca europea per gli investimenti il programma I 7 siti più a rischio, di cui è parte anche l’appello lanciato in primavera per salvare Venezia e la sua laguna.

Philippe Biéler, Presidente dell’Heimatschutz Svizzera

FORUM A COLLOQUIO CON PLÁCIDO DOMINGO  7

Avviare un nuovo rinascimento europeo Il celebre tenore Plácido Domingo è dal 2010 Presidente di Europa Nostra. L’abbiamo intervistato per raccogliere il suo pensiero sul futuro della conservazione dei beni culturali in Europa e per conoscere quale sia il suo rapporto con la cultura architettonica della Svizzera. Peter Egli, redattore

La passione di Plácido Domingo per la musica, la cultura e l’arte è nata già da quand’era bambino ed è rimasta intatta anche a sessant’anni di distanza. Per Europa Nostra, è importante mantenere viva la consapevolezza di quanto sia necessario conservare il nostro patrimonio culturale materiale e spirituale. L’incarico che svolge in qualità di Presidente è quello di dare un volto e una voce alle posizioni dei nostri membri e dei

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La dolce forza della cultura Plácido Domingo crede nella dolce forza della cultura e nel dialogo con i governi e le istituzioni comunitarie per trovare soluzioni che migliorino l’Europa. Il rapporto Il patrimonio culturale vale per l’Europa, pubblicato lo scorso anno, mostra la grande utilità del patrimonio culturale per la società, l’economia e l’ambiente. L’interlocutore privilegiato di Europa Nostra è l’Unione Europea, e fa naturalmente molto piacere che dopo anni di lavoro abbia deciso di proclamare il 2018 Anno europeo del patrimonio culturale. Ma non va dimenticato quanto sta accadendo altrove né di aiutare paesi come la Siria, il Mali, la Libia, lo Yemen ecc. nell’opera di ricostruzione di siti distrutti dalla guerra. Per quanto riguarda l’Heimatschutz Svizzera, Plácido Domingo pensa che sarebbe bene fosse maggiormente conosciuta in Europa, poiché potrebbe fungere da esempio per molti. Considerata la posizione centrale della Svizzera e la lunga tradizione di impegno civile a favore del patrimonio culturale, invita a una più stretta collaborazione con Europa Nostra, per esempio nella costruzione di strutture civili nell’Europa centrale, orientale e sudorientale. La Svizzera dispone di un ragguardevole numero di monumenti storici di tutte le epoche, tra cui anche realizzazioni del dopoguerra. Non bisogna dimenticare che anche opere recenti possono appartenere all’eredità culturale, come per esempio l’Opera di Oslo, posta sotto protezione nel 2012, appena cinque anni dopo essere stata ultimata. Plácido Domingo conclude con alcune note personali. Dapprima, esprimendo tutto il suo piacere a tornare in Svizzera, a Lucerna, Berna, Basilea, Lugano e in vacanza con la famiglia a Gstaad, per poi passare al suo attaccamento ai beni culturali, in particolare ai teatri dell’opera e alle sale concertistiche, dove ha trascorso buona parte della sua vita. Ma l’importante è guardare avanti, rimanere aperti, saper ascoltare gli altri. Occorre dare nuovi contenuti al progetto europeo, e nel 2018 l’Anno europeo del patrimonio culturale rappresenta un’ottima opportunità in tal senso. Se la cultura e la formazione riusciranno ad avere più peso e se la collaborazione sui piani locali, regionali ed europeo sarà più stretta, allora sarà possibile avviare un nuovo rinascimento europeo. → L’intervista originale condotta in ingese può essere letta per intero al sito www.heimatschutz.ch/rivista.


PREMIO EUROPA NOSTRA 2017  3 Invito alla presentazione di candidature Il Premio del patrimonio culturale dell’Unione Europea – Premio Europa Nostra è il riconoscimento europeo più prestigioso assegnato ogni anno ai progetti di conservazione del patrimonio maggiormente meritevoli provenienti da tutta Europa. Il Premio celebra l’eccellenza e la passione con cui architetti, artigiani, esperti del patrimonio culturale, volontari, scuole, comunità locali e media si dedicano alla causa dei beni culturali. Mediante il «potere dell’esempio», stimola la creatività e l’innovazione nell’opera di protezione del patrimonio in Europa. Nel 2017, i Premi saranno accordati a trenta iniziative e progetti al massimo. Tra di essi, sette saranno selezionati come vincitori del Gran Premio e riceveranno 10 000 euro ciascuno. I Premi sono assegnati in quattro categorie: 1. conservazione 2. ricerca 3. contributo esemplare da parte di un individuo o di un’organizzazione 4. educazione, formazione e sensibilizzazione Le candidature vanno inoltrate entro il 10 ottobre 2016.

→ www.europanostra.org

NUOVA PIAT TAFORMA DIGITALE PER GLI AMICI DEI MOSTRI IN CEMENTO  12

Mobilitazione locale, coinvolgimento internazionale

Mentre a Skopje l’azione detta di abbellimento avviata dalle autorità nel 2014 sta progressivamente cancellando dall’immagine urbana le tracce del Movimento Moderno con statue di bronzo e imitazioni in marmo, l’opposizione sta organizzandosi in rete. Gli strumenti digitali vengono sempre più adoperati anche nel campo della conservazione museale per coinvolgere un numero crescente di persone nella ricerca, nelle opposizioni e nei movimenti di protesta. Nell’autunno del 2015, sono stati lanciati due progetti incentrati sul problema del rapporto con le testimonianze del Movimento Moderno. Françoise Krattinger, Heimatschutz Svizzera

Le reazioni contrastanti che oggi ancora suscitano le facciate in nudo cemento possono essere misurate con i giudizi espressi a

Zurigo sulla torre Swissmill. Se le cerchie specialistiche si sono pronunciate in modo elogiativo, i commenti della stampa sono stati assai meno teneri: una porcheria di 118 metri, hanno scritto gli uni, uno scempio di stampo staliniano, hanno replicato gli altri, un mostro grigio senza finestre, hanno detto i terzi. Poi sono fioccate le proposte, come quella di ricoprire le facciate con edera, di trasformarle in palestra per l’arrampicata, di appiccicarci stucchi decorativi. Ripudiare tutto quanto non corrisponda a un concetto di bellezza ordinaria è un atteggiamento diffusissimo anche alle nostre latitudini. Difficile fare accettare un’estetica radicale. Queste reazioni mostrano quanto sia necessario intavolare un pubblico dibattito sugli aspetti qualitativi e problematici posti sul patrimonio architettonico ereditato dal passato. Sono molti gli stabili costruiti nel dopoguerra che rischiano di essere malamente manomessi per adattarli a esigenze diverse da quelle per cui sorsero. Due piattaforme internet create di recente tentano di diffondere le premesse per un confronto pubblico su queste opere tuttora poco apprezzate. Con l’aiuto di strumenti digitali interattivi, dovrebbero facilitare la partecipazione ai dibattiti e l’acquisizione di nuove conoscenze. Inoltre, consentono di attirare l’attenzione su iniziative locali che ricorrono ai nuovi media per mobilitare il pubblico. Campagne sui media sociali Nel 2013, a Skopje si è formato intorno all’hashtag «I love GTC» un gruppo di protesta contro il progetto del governo macedone di procedere, nell’ambito della campagna di abbellimento Skopje 2014, alla trasformazione di stampo neobarocco del Gradski Trovski Centar costruito nel 1971. Alcuni architetti locali hanno lanciato un appello via twitter e facebook per un abbraccio di massa all’edificio brutalista, a dimostrazione della simpatia della popolazione per l’aspetto originale del centro commerciale. A questa prima iniziativa, ne sono seguite altre altrettanto creative, che non hanno tuttavia smosso il governo: il 4 luglio 2016, le autorità hanno reso noto la loro intenzione di attenersi ai piani. Con la dissimulazione del piano di ricostruzione di Kenzo Tange (cfr. riquadro) e la trasformazione di immobili significativi dell’architettura assurta a notorietà come architettura brutalista, molte testimonianze architettoniche d’interesse internazionale rischiano di sparire per sempre. Esposizione virtuale Grazie all’esposizione virtuale MoMove (exhibition.docomomo. com) di edifici riconducibili al Movimento Moderno e degni di protezione, DOCOMOMO, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro attiva nella ricerca e nella conservazione di opere del Movimento Moderno, intende promuovere a livello internazionale la curiosità e la capacità di cogliere il valore di un’opera. Il sito è concepito come un inventario pubblicamente consultabile e continuamente ampliabile, contenente fotografie e i dati essenziali relativi a un edificio. Una giuria decide se accogliere o no un determinato oggetto sulla piattaforma, mentre le settanta sezioni nazionali allestiscono inventari regionali. Lo scopo è quello di documentare la diversità delle espressioni del Movimento Moderno quale eredità culturale del XX secolo. Inoltre, i paragoni dovrebbero facilitare le conoscenze e l’adozione di metodi indicati per la conservazione e il restauro che possono essere impiegati per campagne locali.

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Progetto crossmediale Il progetto crossmediale #SOSBrutalism (www.sosbrutalism. org), avviato nell’ottobre 2015 dalla Fondazione Wüstenrot, dal Museo d’architettura tedesco (DAM) e sostenuto dalla rivista virtuale d’architettura «uncube», si presenta invece come uno strumento di ricerca aperto. Con metodi semplici e a bassa soglia di accesso, chiunque può inviare suggerimenti alla redazione, che li esamina e li elabora con tecniche professionali. In tal modo, le conoscenze locali difficili da ottenere vengono raccolte e diffuse, e iniziative con finalità simili entrano facilmente in relazione. Grazie alla connessione di diverse strategie mediali, la piattaforma ha riunito in poco tempo un vasto seguito di sostenitori e già si intravedono i primi successi. Fotografie assertive e brevi testi esplicativi assumono un ruolo centrale. Tra gli elementi che concorrono al successo dell’operazione, vi è anche un tocco di leggerezza che non va comunque a discapito della correttezza dell’informazione. A partire da questa piattaforma in continua evoluzione, verranno selezionati circa centoventi oggetti e diversi temi locali per allestire un catalogo e organizzare un’esposizione. Chi è interessato a questa promettente iniziativa prenda nota dell’appuntamento di ottobre 2017 al DAM di Francoforte. L’Heimatschutz Svizzera segue con grande interesse questo progetto, al quale intende peraltro contribuire con apporti digitali propri. SKOPJE 2014 In seguito al terremoto che nel 1963 aveva raso al suolo il 65% della capitale macedone, venne bandita una gara internazionale per la ricostruzione. Kenzo Tange, esponente del Movimento metabolista giapponese, la vinse presentando un piano di ricostruzione rispettoso della topografia e della storia della città. I lavori sono durati dal 1965 al 1985. Nel 2010, il governo ha emanato il progetto di abbellimento Skopje 2014 per modificare l’aspetto della città considerato troppo socialista. Gli edifici e le opere urbane sorte secondo il piano di Tange sono state «corrette» con statue, facciate anticheggianti e colonnati che esprimono la visione storica e l’idea di identità dell’attuale governo.

→ www.espazium.ch/gradski-trovski-centar-le-centre-commercial-de-skopje

I MOVIMENTI DI SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO NEGLI USA  16

Chicago e il Movimento Moderno La tutela del patrimonio architettonico a Chicago è strettamente connessa con il Movimento Moderno. Gerold Kunz, architetto FAS, conservatore dei monumenti storici, NW

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L’assemblea annuale del Landmark Illinois (LI) si è non per caso svolta nell’Auditorium Building, poiché questo edificio opera di Louis Sullivan segna un importante punto di partenza nel campo della tutela dei beni culturali architettonici. Tra le organizzazioni protezionistiche presenti a Chicago, il LI è quella che più si avvicina all’Heimatschutz Svizzera. Sorta nel 1971 dalla Chicago School of Architecture Foundation, il LI si è subito attivato per la preservazione degli importanti monumenti presenti sul territorio chicaghese e la salvaguardia dell’aspetto della metropoli. Movimento Moderno e tutela museale A differenza di quanto accaduto in Europa, i primi passi della tutela dei monumenti storici a Chicago sono strettamente connessi all’avvento del Movimento Moderno. La prima Commissione dei monumenti storici fu istituita già attorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, e in quegli stessi anni fu pure compilato un elenco di trenta edifici storici e architettonicamente pregevoli. La prima protesta pubblica contro la demolizione di un edificio risale al 1941, allorché l’allora proprietario intendeva demolire la Robie House, una delle opere più significative di Frank Lloyd Wright. Per scongiurare l’abbattimento, Mies van der Rohe e Ludwig Hilberseimer misero in piedi un comitato. Sebbene l’edificio debba la sua conservazione più all’entrata in guerra degli USA che non alle ragioni addotte dai contestatori, questo intervento è il primo segno di vita di un’organizzazione di protezione del patrimonio a Chicago. L’interesse manifestato al lavoro di Sullivan da parte di Wright, Mies e Siegried Giedion ha posto le basi della protezione monumentale nella città. Preoccupati per l’imminente demolizione della Walker Warehouse, progettata da Sullivan, il fotografo Aaron Siskind e i suoi studenti dell’Institute of Design (che succedette al New Bauhaus) si proposero nel 1953 di documentare tutte le realizzazioni dell’architetto statunitense ancora esistenti. La prima esposizione organizzata nel 1954 fu molto seguita e condusse ai primi interventi di restauro di un edificio di Sullivan, la Ganz Hall nell’Auditorium Building. Richard Nickel Tra gli studenti del corso di fotografia di Siskind, vi era anche Richard Nickel, considerato uno dei precursori della protezione museale, che nel 1961 aveva inscenato una protesta pubblica contro la demolizione dello Schiller Building/Garrick Theater, anch’esso opera di Sullivan. Nonostante l’adesione di altre persone, non fu possibile salvare l’edificio. Quando poco dopo la Glessner House di Henry Hobson Richardson rischiò di essere abbattuta in seguito alla sua messa in vendita, nacque da quello stesso nucleo di persone la Chicago School of Architecture Foundation, che riuscì a salvare questa icona e successivamente a insediarvi i propri uffici, le proprie aule e un museo. Anche Dirk Lohan, nipote di Mies van der Rohe, si attivò per salvare la Glessner House. Assieme al nonno, riuscì a trovare da Phyllis Lambert e Philipp Johnson i fondi per rilevare l’edificio. Nel 1994, la Fondazione, da allora operante con la denominazione Chicago Architecture Foundation CAF, ha abbandonato questa sede, da quel momento adibita a museo.


Alla ricerca di soluzioni comuni Oggi come un tempo, il mezzo più efficace a disposizione di un’organizzazione attiva nella protezione del patrimonio è l’impegno pubblico. Per esempio, l’iscrizione dell’Old Cook County Hospital nella lista dei monumenti nazionali e la preparazione di un concetto di restauro hanno impegnato il LI per diciotto anni. Per Bonnie McDonald, Direttore del LI, il lavoro principale consiste nel riuscire a far sedere gli attori coinvolti attorno a un tavolo per cercare una soluzione atta a conservare l’oggetto. Al momento, l’attenzione dell’organizzazione è volta agli edifici pubblici. Non sempre è possibile raggiungere gli obiettivi desiderati: il Prentice Women’s Hospital, edificio progettato da Bertrand Goldberg nel 1975, nonostante una campagna che ha coinvolto 29 milioni di persone e una lettera al sindaco di Chicago Rahm Emanuel sottoscritta da parecchi architetti insigniti del Premio Pritzker, è stato demolito nel 2015. L’opera di tutela non si limita comunque a singoli edifici, ma prende in considerazione aree meritevoli di conservazione, dette Landmark Districts. A differenza però dell’Heimatschutz Svizzera, che con il suo servizio tecnico interviene anche in questioni di dettaglio, il LI non si occupa di come rapportarsi con i singoli oggetti.

IL SUCCESSO DEL NATIONAL TRUST  20

Tra turismo e protezione della natura e del paesaggio Il National Trust possiede 2400 chilometri quadrati di fondi distribuiti tra Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. L’organizzazione, che conta circa 4,5 milioni di aderenti, si occupa della gestione e della manutenzione dei beni architettonici e paesaggistici, mettendoli pure a disposizione del pubblico. Come conciliare fruizione e protezione? Patrick Schoeck, Heimatschutz Svizzera

Circa 16 milioni di persone accorrono ogni anno nei villaggetti del Lake District, nell’estremo lembo nordoccidentale dell’Inghilterra. I letterati e i pittori del XVIII secolo hanno contribuito a far conoscere la bellezza di questi luoghi, che, col tempo, hanno attirato frotte di turisti.

Figure come Beatrix Potter (1866–1943), ricordata soprattutto come autrice di libri illustrati per bambini, hanno messo a disposizione il loro patrimonio per sottrarre il paesaggio alla speculazione turistica. Nel 1943, la scrittrice ha lasciato la sua proprietà di 16 chilometri quadrati al National Trust, ente protezionista fondato nel 1895. Grazie ad altri lasciti e ad acquisti mirati, l’organizzazione è entrata in possesso di circa 600 chilometri quadrati, una superficie pari a quella dei due semi-cantoni di Basilea, che hanno costituito il nucleo del Parco nazionale creato nel 1951. 100 000 persone in fattoria Hill Top, la casa contadina del XVII secolo abitata da Beatrix Potter, e il terreno circostante rivestono un’importanza particolare per il National Trust: l’immagine della scrittrice promuove l’organizzazione ed esercita una forza d’attrazione magnetica, soprattutto sui turisti giapponesi. E qui si incontrano e si scontrano due elementi opposti: la fruizione, cespite d’entrata, e la salvaguardia a lungo termine dell’autenticità del luogo. Sono 100 000 le persone che ogni anno accorrono a Hill Top. Da vedere c’è una piccola tenuta con orto e giardino. Il numero di visitatori viene appositamente contenuto, nonostante il grande interesse. Nel nucleo, c’è una trentina di posteggi pubblici, chi deve aspettare viene diretto nel più grande villaggio vicino, da dove si può raggiungere la tenuta con una passeggiata di un’oretta tra muri a secco e siepi. Questi ostacoli servono a dare il tempo necessario per scoprire la bellezza del luogo. Guardando con pazienza, si ottengono molte risposte, e guide volontarie mostrano ai bambini i buchi dei topini che hanno dato a Beatrix Potter l’ispirazione per le sue storie. Una strategia di sensibilizzazione inconsueta Un sentiero conduce da Hill Top a Wray Castle, un castello fantastico un po’ in rovina risalente al XIX secolo. Il National Trust lo conserva nello stato in cui si trova. Le sue scale a chiocciola e i molti locali si prestano ottimamente a parco giochi al coperto per i bambini. La scelta di presentare stanze vuote, tappeti ammuffiti e un edificio in cattivo stato ha una sua ragione: il Wray Castle mostra quanti soldi e quanti sforzi sono necessari per la manutenzione di una magione. Non si sa di preciso quale destinazione dargli, ma tutti sono invitati a proporre idee e soluzioni. Il Wray Castle è emblematico dell’impostazione adottata dal National Trust dalla fine degli anni Sessanta. L’abbandono di una protezione del patrimonio e della natura intesa come mera conservazione di un bene a favore di un’apertura che ne consenta la fruizione al pubblico ha avuto per conseguenza un fenomenale balzo in avanti degli iscritti. Dai poco più di 200 000 nel 1970 sono passati ai quasi 4,5 milioni nel 2015, nonostante la quota d’adesione ammonti a circa 90 franchi per persona e circa 150 franchi per le famiglie. Dalla musealizzazione alla partecipazione Questo poderoso slancio è però stato preceduto da un momento di crisi. Nel dopoguerra, le elevate tasse di successione e le sorpassate strutture economiche avevano costretto molte famiglie nobili a separarsi dai loro beni, che il National Trust aveva ripreso, impegnandosi al contempo a preservarle.

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Questa politica di continua acquisizione aveva suscitato negli anni Sessanta una viva opposizione, che chiedeva più partecipazione e un impegno più mirato a tutela di paesaggi realmente minacciati. Il National Trust ha reagito a queste critiche con una strategia esemplare, creando nel 1965 una colletta denominata Enterprise Neptune per raccogliere fondi da destinare al salvataggio delle coste. Negli ultimi cinquant’anni, le donazioni e i legati hanno permesso di acquistare e mettere sotto tutela 900 chilometri di costa. Dal 1967, vengono indette settimane di volontariato. Nel 1968, l’organizzazione ha abbandonato la struttura centralista a favore di un organismo regionalizzato.

FELICI RECUPERI

Raccontare storie, trasmettere valori La svolta ha determinato un nuovo rapporto con il bene da salvaguardare: le strutture continuano certo a costituire l’ossatura delle operazioni, ma sono ora spesso arricchite da storie di vita, da racconti, da fatti che le hanno viste protagoniste. Non sono soltanto le gallerie degli antichi manieri con i ritratti degli antenati o le sale di rappresentanza a essere aperte al pubblico, ma, per esempio, anche le spartane stanze riservate al personale. Nel vecchio cotonificio Quarry Bank, vicino a Manchester, l’industrializzazione non viene presentata come mero fenomeno tecnico, bensì come storia sociale. La perdita del lavoro a domicilio di filatura e tessitura causata dall’affermazione della meccanizzazione che ha gettato nella miseria molte famiglie è raccontata mediante dispositivi interattivi. Una visita guidata racconta la triste esistenza dei bambini lavoratori che dopo una giornata di 10-12 ore di lavoro dovevano ancora occuparsi dell’orto e andare a scuola. Ai giovani visitatori, viene chiesto di spostare le casse di cotone in mezzo al frastuono delle macchine, un lavoro un tempo assegnato a bambini di sei anni. L’attuazione di queste forme di presentazione interattiva è possibile solo grazie alle circa 70 000 persone che prestano circa 4 milioni di ore di lavoro volontario per il National Trust. In Svizzera, invece, il volontariato nelle istituzioni culturali è ancora visto di mal occhio. Senza questa buona dose di prammatismo, il National Trust non potrebbe gestire le sue proprietà. I circa 700 milioni di franchi del bilancio annuale devono servire ad amministrare proprietà la cui estensione corrisponde all’incirca a quella dei Cantoni Friborgo e Neuchâtel messi assieme. La manutenzione degli innumerevoli edifici non deve sempre per forza rispettare i più rigidi criteri della conservazione museale. Sebbene i fittavoli dei poderi siano tenuti a utilizzare i fondi in modo sostenibile, non sono obbligati a praticare l’agricoltura biologica. Questa concezione di protezione, non certo perfetta in tutti i suoi particolari, ma comunque accettabile, sarebbe praticabile anche in Svizzera. In fin dei conti, serve a poco far brillare i beni più in vista e lasciare andare in malora il paesaggio antropico circostante.

Il restauro e la valorizzazione della vecchia fonte termale ai Bagni di Craveggia, in fondo alla Valle Onsernone, rappresentano un esempio ben riuscito di collaborazione transfrontaliera tra Svizzera e Italia.

→ www.nationaltrust.org.uk

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PROGETTO INTERREG FRONTIERA DI ACQUA E PACE  28

I Bagni di Craveggia, pronti di nuovo per un bagno

Lukas Denzler, giornalista, Zurigo

Il postale giallo finisce la sua corsa a Spruga, in fondo alla Valle Onsernone. Poi, bisogna proseguire a piedi per tre quarti d’ora su un comodo tratto che conduce al luogo ove un tempo in riva all’Isorno sorgeva un albergo con bagni termali, le cui rovine sono tuttora visibili. Sebbene geograficamente quel lembo di valle si trovi ancora in Onsernone, politicamente appartiene all’Italia. Da Craveggia, in Valle Vigezzo, i Bagni sono raggiungibili soltanto a piedi attraverso le montagne. Nell’ottobre del 1944, la zona fu teatro di eventi drammatici: un contingente di fascisti e di tedeschi spararono sui partigiani in ritirata verso la Svizzera, dove tutti, meno due caduti, trovarono la salvezza. Collaborazione transfrontaliera e appoggio europeo I fasti dell’albergo vanno cercati in un lontano passato. Sorto nel 1823, nel 1881 fu distrutto da un incendio. Ricostruito, fu travolto nel 1951 da una valanga. L’albergo non fu più riedificato, anzi subì nuovi danni dalla piena del 1978. Senza l’adozione di provvedimenti di protezione, col tempo anche le residue tracce dell’edificio sarebbero scomparse. È grazie allo spirito d’iniziativa di alcune persone al di qua e al di là della frontiera che è stato possibile avviare il progetto interreg Frontiera di Acqua e Pace, nell’ambito del quale è stato realizzato un percorso che unisce la Valle Onsernone, la Valle Vigezzo e la Valle Cannobina. Il restauro della fonte termale costituisce uno dei punti di maggior interesse turistico. L’ingegnere e consulente ambientale Pippo Gianoni, uno degli attori coinvolti nel progetto, ricorda che all’inizio le cose non erano messe molto bene. In Italia, circolava l’idea di sfruttare l’acqua dell’Isorno per alimentare una piccola centrale, pro-


posito avversato tanto da gruppi locali vigezzini quanto da enti e organizzazioni onsernonesi. Fu per tutti di sollievo la decisione delle autorità italiane di rinunciarvi. Lo scopo non era però soltanto quello di impedire l’esecuzione dell’opera idroelettrica, ma altresì di proporre un’alternativa, precisa ancora Gianoni. E grazie ai finanziamenti UE, il progetto interreg è diventato realtà. Acque di ieri, bagni di oggi Il progetto, in buona parte in mani italiane, prevedeva il salvataggio di quel che rimaneva dell’antica struttura e la valorizzazione della fonte termale, per far sì che i visitatori potessero nuovamente fruire delle benefiche acque. Le vecchie installazioni si trovano nella cantina dell’edificio, dove sono conservate sei vecchie vasche non attrezzate per l’uso odierno. A questo scopo, sono invece state realizzate due nuove vasche. La coordinatrice del progetto Sandra Garavaglia spiega che il granito è di provenienza onsernonese, mentre la lavorazione è avvenuta in Italia. I turisti possono ora prendersi un tonificante bagno a 28 gradi riempiendo le vasche con l’acqua addotta dalla sorgente con una nuova conduttura. Due bacini più grandi sono posti nello spiazzo antistante, uno con acqua calda, l’altro con acqua fredda del fiume. Gli interventi testimoniano il rispetto avuto dai promotori nei confronti dello storico luogo e della natura. Pur con mezzi semplici, hanno saputo offrire nuove possibilità all’odierna utenza. I Bagni di Craveggia, risorti a nuova vita, rappresentano un valore aggiunto per un turismo dolce, al quale la vallata ben si presta. Sandra Garavaglia e Pippo Gianoni sottolineano il significato transnazionale del progetto, che potrebbe essere il primo passo di un altro di più ampia portata: la collaborazione da parte italiana con il Parco Nazionale del Locarnese, il cui perimetro dovrebbe comprendere le Centovalli, la Valle Onsernone e parte della Vallemaggia. → www.frontieradiacquaepace.it

HEIMATSCHUTZ SVIZZERA

VACANZE IN EDIFICI STORICI  30

Casa Regina e la storia Casa Regina è una tipica dimora leventinese sorta a Calonico oltre trecento anni or sono, testimone dei molti corsi e ricorsi storici che si sono succeduti in questa valle dell’Alto Ticino. Dal prossimo autunno, entrerà a far parte dell’offerta di Vacanze in edifici storici. Kerstin Camenisch, Direttrice Fondazione Vacanze in edifici storici

La Fondazione Vacanze in edifici storici creata dall’Heimatschutz Svizzera accoglierà nell’autunno 2016 un nuovo gioiellino. Si tratta di Casa Regina, un edificio con una ricca storia da raccontare che sorge a Calonico, villaggio della Traversa, media Leventina. La casa costruita con la tecnica a castello, facciata in legno sul davanti, in muratura contro montagna, presenta influenze dovute alla lunga dominazione urana ed elementi di origine milanese. Costruita nel 1684, si presenta come classica casa doppia, sebbene fosse abitata da un’unica famiglia. Questa circostanza lascia presupporre che si trattasse di un’importante casa somiera. Tipico è anche il sottotetto aperto, che serviva come ripostiglio ove venivano conservati beni che non soffrivano i cambiamenti di temperatura ma che andavano tenuti al riparo dall’umidità. La costruzione delle strade carreggiabili e successivamente della ferrovia pose fine someggiamento e decretò anche il declino di Casa Regina. Rimasta a lungo disabitata, è stata restaurata a partire dal 1984, conservando per l’essenziale la sostanza storica originale. A partire dal prossimo autunno, potrà ospitare fino a un massimo di otto villeggianti.

LINEA FERROVIARIA DI MONTAGNA STORICA DEL SAN GOT TARDO  32

Patrimonio mondiale dell’UNESCO L’apertura del più lungo traforo ferroviario del mondo apre un capitolo d’incertezze sulla linea di montagna storica con i suoi arditi viadotti e gallerie elicoidali, e sulla possibilità di ammirare un paesaggio spettacolare. L’Heimatschutz Svizzera sostiene pertanto la candidatura della ferrovia del Gottardo nel Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Adrian Schmid, Segretario generale dell’Heimatschutz Svizzera

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Le vie di comunicazione tra il Ticino e il Canton Uri hanno per secoli contribuito alla creazione del mito del San Gottardo. La costruzione del Ponte del Diavolo e il passaggio delle gole del Piottino, e ora l’imminente messa in esercizio del più lungo traforo ferroviario al mondo, hanno facilitato i contatti tra Nord e Sud e sono assurti a simbolo dell’apertura economica nei confronti dell’Europa. La nuova linea di base apre un interrogativo sul futuro del vecchio e storico tracciato, un’opera impressa nell’immaginario identitario elvetico che documenta anche gli stretti rapporti con l’Europa. Gli occhi dell’Heimatschutz sul Gottardo Il San Gottardo è al centro dell’attenzione dell’Heimatschutz Svizzera sin dalla sua nascita. Una quarantina di anni fa, la dirigenza dell’Heimatschutz si era fatta promotrice della creazione della Fondazione Pro San Gottardo e raccolse 1,2 milioni di franchi per salvaguardare l’ambiente del Passo e l’ospizio. Per tutta la durata dei lavori della NFTA, il geografo e biologo Martin Furter ha seguito per conto dell’Heimatschutz Svizzera e altre sei organizzazioni ambientaliste e naturalistiche l’esecuzione delle opere (cfr. «Finestra Heimatschutz/Patrimoine» 2/2016). Ma anche senza prendere in considerazione i miti, la storica linea ferroviaria rappresenta un gioiello unico, meritevole del riconoscimento di patrimonio mondiale dell’UNESCO. Come però scritto nel rapporto del Consiglio federale a un postulato inoltrato nel 2014 dal Consigliere agli Stati urano Isidor Baumann, non sarebbe opportuno che vengano prese decisioni in merito prima del 2025. L’Heimatschutz Svizzera e la neocostituita Associazione della cultura indu-

IMPRESSUM I testi in italiano sono curati, adattati e a volte ridotti da Fabio Chierichetti 3/2016: 111mo anno Editore: Heimatschutz Svizzera (redazione: Peter Egli) Stampa: Stämpfli AG, 3001 Berna Grafica: Stillhart Konzept und Gestaltung, 8003 Zurigo Appare: a scadenza trimestrale Indirizzo: Redazione «Heimatschutz/Patrimoine» Villa Patumbah, Zollikerstrasse 128, 8008 Zurigo T. 044 254 57 00, redaktion@heimatschutz.ch ISSN 0017-9817

striale e della storia della tecnica (Vintes, acronimo in tedesco) caldeggiano una candidatura immediata della linea storica all’iscrizione nell’elenco dei beni patrimonio mondiale dell’UNESCO.

SOCIETÀ TICINESE PER L’ARTE E L A NATURA STAN  43

Salvare la casa di Hermann Hesse La STAN ha avviato una nuova operazione di salvataggio della Casa Rossa e del suo giardino a Montagnola, dove aveva abitato lo scrittore, pacifista e Premio Nobel Hermann Hesse. Una petizione in linea chiedente la conservazione del luogo lanciata all’inizio del mese di luglio ha raccolto oltre milletrecento firme. Parallelamente a questa azione, la STAN ha inoltrato in data 13 luglio un ricorso al Consiglio di Stato contro il progetto immobiliare che prevede la distruzione della casa e del parco circostante. Questi nuovi passi seguono una precedente raccolta di tremila firme che reclamava l’acquisto da parte del Comune di Collina d’Oro dell’intera proprietà, ma senza successo. → www.stan-ticino.ch

Heimatschutz/Patrimoine 3-2016: Finestra  

L'edizione di «Heimatschutz/Patrimoine» contiene una finestra che propone in italiano gli articoli più importanti. Così facendo, riusciamo a...

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