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il punto Anno XII - n°1 - Aprile 2008 - Spediz. in A.P. art. 2 comma 20C.L.662/96 Tassa Pagata - aut com.imp.fil. di Modena

Trimestrale Culturale informativo dei Periti Industriali della provincia di Modena

IN QUESTO NUMERO:

Fonti rinnovabili pagina 6 Le pompe di calore a Gas

da alternativa verde a necessitĂ  energetica

pagina 11 Passi da giganti per le rinnovabili nella finanziaria 2008

pagina 12 Semplificare la marcatura CE

Asso.P.I.M.

O OV U IL N

PIM O S AS O TIV T E DIR


EDITORIALE Bevini Alberto L’ultimo numero de “Il Punto” riportava come titolo “TEMPI NUOVI”. Ultimamente anche a livello nazionale va molto di moda il rinnovamento. Partiti, enti e ditte che cambiano nome restando sempre gli stessi. Perché? Probabilmente hanno fallito e pensano di riciclarsi con il minimo sforzo. In questi tre anni (2004 – 2007) il consiglio direttivo dell’ASSO.P.I.M. ha da prima impedito lo scioglimento dell’associazione ed in seguito ha operato cercando di creare un nuovo organismo che rispettasse lo statuto. Abbiamo creato una struttura formativa organizzando diversi corsi, alcuni anche importanti, come il convegno sulla “Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente” con la partecipazione di oltre duecento persone. Abbiamo creato un nuovo tipo di incontro “Progettiamo Insieme” dove vengono trattati

argomenti e problematiche dal punto di vista non solo normativo e tecnico, ma anche operativo e progettuale. L’incontro con argomento “Solare Termico” di otto ore ha visto la partecipazione di cinquanta persone. Anche sul piano informativo sono stati fatti molti progressi. Credo che tutti abbiano notato i miglioramenti della nostra rivista “Il Punto”. Molto si deve alla nuova redazione con l’innesto di persone veramente capaci e motivate. Per la prima volta nella storia dell’associazione è stato organizzato un evento ludico-sportivo con l’iniziativa “periti in campo”; partita di calcio e cena finale che ha coinvolto complessivamente la metà degli iscritti. Ultimo e non ultimo, il consiglio direttivo è diventato un gruppo molto affiatato dove ognuno ha dato sia materialmente che moralmente il proprio contributo. Questi tre anni sono quindi serviti ad “imbastire” una struttura che ora deve crescere. In queste condizioni, per l’Associazione, più che di “Tempi Nuovi” c’è bisogno di “CONTINUITA’”. D’altronde il nuovo direttivo di dieci persone ( sette consiglieri + tre sindaci revisori) ha solo quattro elementi nuovi, e di questi due sono già da tempo nella redazione de “Il Punto” ed un terzo è stato presidente per tanti anni di ASSO.P.I.M. Auguro quindi ai miei vecchi compagni d’avventura e ai nuovi arrivati, tutti animati da grande passione, di continuare sulla strada che abbiamo tracciato insieme.

sommario:

2 3 5 6

Editoriale Bevini Alberto

Editoriale Andrea Prampolini Ingegneri Lettara aperta alle persone di buona volontà Tecnologia Le pompe di calore a gas: cosa sono, da dove vengono, come funzionano

Anno Aprile2006 2008 Anno XII X - -n°n°1 1- -Aprile

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. IL PUNTO

Iscrizione del Tribunale di Modena n° 1489 del 22/09/1999 Proprietà ASSOCIAZIONE dei PERITI INDUSTRIALI della PROVINCIA di MODENA

Direttore Responsabile Vincenzo CAIAZZO Direttore Editoriale Andrea PRAMPOLINI

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Energia L’edificio passivo una soluzione per il mediterraneo?

Finanziaria Passi da gigante per le rinnovabili nella finanziaria 2008.

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Energia Terna punta sull’efficenza della rete recuperata l’energia di una maxi centrale

Legge D.M. Il ministero dello sviluppo economico n. 37/08

Energia Le fonti rinnovabili: da alternativa verde a necessità energica. Normativa Semplificare la marcatura CE una proposta di lettura schematizzata

In redazione Giuseppe FAZIO Andrea MORSELLI Laura CASSANELLI Alan CASSANELLI Si ringrazia per la concreta collaborazione la segreteria del Collegio dei Periti industriali e Periti Laureati della Provincia di Modena Gli articoli e le note, firmati, esprimono soltanto l’opinione dell’autore e non impegnano l’Associazione dei Periti Industriali di Modena, né la redazione del periodico.

Art Director Stefano CENSI Stampa www.quidsolutions.com Invio corrispondenza postale a Redazione de IL PUNTO Via P. Giardini, 431/C, 41100 Modena

Per contattarci Tel 059 35 14 35 - Fax 059 35 14 36 E mail: boxpunto@periti.mo.it


EDITORIALE

IL DOMANI E’ GIA’ ARRIVATO Andrea Prampolini In questi dodici anni della sua breve ma già intensa storia, l’Associazione ha vissuto situazioni molto diverse e contrapposte. Io ho avuto la possibilità di vederla nascere e di far parte da subito del suo primo Consiglio Direttivo. Ho dunque potuto vedere quanto lavoro sia stato fatto in questi anni dai quattro consigli direttivi che hanno preceduto questo quinto, eletto nello scorso mese di dicembre. Il lavoro di tutti è sempre stato indirizzato a far crescere un’associazione che doveva acquisire un’identità effettiva agli occhi degli iscritti, aldilà degli scopi dichiarati nello statuto. E’ stato un lavoro difficile svolto in prima persona dai presidenti che si sono succeduti e dai pochi che li hanno supportati attraverso un impegno concreto nell’organizzazione delle attività di formazione e di informazione della categoria. Quando si opera non sempre tutto riesce per il meglio e come è logico si sono anche commessi errori che tuttavia hanno contribuito a far crescere la consapevolezza di ciò che possiamo o che non possiamo essere. Personalmente credo che ogni miglioramento passi attraverso una mediazione tra le conoscenze acquisite e la sperimentazione di nuove idee, con una leggera prevalenza nel dosaggio, di queste ultime. Troppe volte ci siamo accorti che il domani era già arrivato e che noi stavamo ancora pensando ad un presente che ormai era quasi già passato. La ricetta che caratterizzerà questo quinto Consiglio Direttivo di Asso.P.I.M., sarà votata al rinnovamento organizzativo, non per rinnegare ciò che è stato, ma perchè i tempi cambiano e rimanere uguali a sè stessi significa rimanere indietro. Tutto ciò senza perdere di vista gli obiettivi di sempre, cioè cercare di crescere e di fornire agli iscritti quel necessario punto di riferimento per la formazione,

l’informazione e i servizi. La nostra proposta si basa non su titoli o slogan ma, come sempre e più che mai, su elementi estremamente concreti. 1.LA FORMAZIONE. Abbiamo già in calendario corsi di formazione ed aggiornamento di qualità tecnica assoluta (Ingegneria Antincendio, Classificazioni Atex polveri il prossimo 9 maggio, Progettazione di impianti fotovoltaici in collaborazione con Kyoto Club), vari workshop con aziende leader su specifiche problematiche tecniche o normative, ed inoltre abbiamo stipulato una convenzione per avere accesso a prezzi agevolati ai cataloghi di formazione di Change srl, già un punto di riferimento su Modena per chi si occupa di sicurezza nei suoi vari aspetti. 2.L’INFORMAZIONE. Continueremo nella pubblicazione de IL PUNTO che già in questo numero si è cambiato d’abito, cercando di fornire sempre più spunti di riflessione tecnica e di analisi della situazione nazionale dei periti industriali, professionisti e non solo. All’organo di stampa classico affiancheremo una newsletter che fornirà le novità più importanti in tempo reale. 3.I SERVIZI. Premettendo che si ritiene che la formazione erogata e l’informazione fornita siano già una base molto importante dalla quale partire, si svilupperanno nuovi servizi a partire dal sito internet dell’Associazione che presto vedrà la luce, affiancandosi a quello del Collegio, offrendo una galleria di servizi agli iscritti davvero interessanti: dalle iscrizioni, i rinnovi e la gestione dei propri dati personali in linea, alla possibilità di iscrizione agli eventi formativi direttamente dal sito web, 7 giorni su 7, 24 ore su 24. 4.LE CONVENZIONI. A servizio degli iscritti ASSO.P.I.M. sono state stipulate convenzioni importanti che reputiamo estremamente interessanti. La già citata convenzione con CHANGE srl per la formazione ci permetterà anche di avere un supporto di qualità assolutamente professionale nell’organizzazione dei nostri eventi formativi. Si è stipulata inoltre una convenzione con IL SOLE 24 ORE, con scontistica notevole su pubblicazioni, banche dati e software. Tra questi ultimi segnaliamo i software STR su Qualificazione Energetica, Computi e Sicurezza sul Lavoro. Abbiamo poi una interessantissima convenzione con AFROGRAFICA, per la fornitura di macchine da ufficio, cancelleria e arredo ufficio. Allegato alla rivista troverete un fascicoletto sul quale vi invito a scoprire le speciali condizioni riservate agli iscritti ASSO.P.I.M.. Altre convenzioni sono in cantiere, per cercare di offrire sempre qualcosa di nuovo in più a tutti gli iscritti. Noi crediamo che anche nella vita professionale tutto sia in costante mutazione e la chiave per garantirsi un futuro meno incerto sia quello di andare senza indugi verso tutto ciò che di nuovo i nostri tempi propongono. Noi cercheremo di esserci.

Il direttore

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ASSOPIM NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO ASSOPIM PER IL TRIENNIO 2008-2010

Asso.P.I.M.

A seguito delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo di ASSO.P.I.M. svoltesi nello scorso mese di Dicembre sono risultati eletti ed hanno assunto le cariche indicate i colleghi Periti Industriali: Andrea Prampolini

(Presidente)

Carlo Fantuzzi

(Vice Presidente)

Laura Cassanelli

(Segretario)

Claudio Scheri

(Tesoriere)

Giuseppe Fazio

(Consigliere)

Fabio Luccarini

(Consigliere)

Enrico Pivetti

(Consigliere)

Giorgio Bocchi

(Controllo Economico)

Giancarlo Chierici

(Controllo Economico)

Luca Torricelli

(Controllo Economico)

Al Presidente uscente Per. Ind. Alberto Bevini e a tutto il precedente Consiglio va un ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto.

NUOVA CONVENZIONE ASSOPIM “FORMAZIONE 2008/2009” in collaborazione con

Ente di Formazione Accreditato dalla Regione Emilia Romagna e Certificato ISO 9001

La Convenzione prevede per gli Associati ASSOPIM uno sconto del 10% sulle quote di partecipazione alle Attività Formative proposte dall’Ente. Change offre agli individui e alle organizzazioni progetti innovativi e percorsi formativi che integrano l’esperienza con nuove conoscenze e sviluppano nuove competenze e specializzazioni. Propone corsi di formazione e progetti formativi a catalogo nelle seguenti aree tematiche: • igiene e sicurezza sul lavoro • igiene e sicurezza degli alimenti • comunicazione e relazioni (livello interpersonale e organizzativo -istituzionale) • formazione dei formatori Costruisce percorsi formativi ad hoc: • Individua i problemi e analizza i bisogni • Definisce gli obiettivi e pianifica gli interventi • Progetta le unità didattiche • Applica i criteri e gli standard di qualità Fornisce strumenti e assistenza personalizzata • per individuare spazi di miglioramento aziendale • per sondare la soddisfazione dei clienti/utenti • per effettuare indagini di mercato

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News

• per rilevare i bisogni formativi • per condurre colloqui di assunzione Di seguito alcune iniziative in programma per i mesi di Maggio e Giugno: • Corso di Formazione per Responsabile e Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP e ASPP D.Lgs. 195/03 Moduli A, Moduli B per tutti i macrosettori ATECO, Moduli C, Moduli di Aggiornamento) • Corso di Formazione teorico-pratico per Lavori in quota (Addetti e Preposti al Montaggio, Smontaggio e Trasformazione dei Ponteggi, D.Lgs. 235/03) • Corsi di Formazione per Addetti al Pronto Soccorso (D.M. 388 del 2003) Per ogni ulteriore informazione è possibile consultare il sito: www.changesrl.it

Via Emilia Ovest 515, 41100 Modena Tel. 059/333024 Fax. 059821791 Mail info@changesrl.it


PUNTI DI VISTA

Lettera aperta alle persone di buona volontà Bevini Alberto Leggendo l’articolo pubblicato su Italia Oggi di venerdì 9 novembre 2007 dal titolo “Un attacco all’ingegneria italiana”, più che una presa di posizione degli ingegneri nei confronti del PDL Mantini-Chicchi sembra un’aggressione della “nobiltà” alla “plebe”. A caldo e verbalmente certi attacchi possono essere anche comprensibili, ma non può essere accettabile leggere tanta superbia su un giornale. Suggerisco alcune riflessioni a questi Signori poco attenti.

Primo In Italia c’è un abuso di titoli Dottore, Ingegnere, Avvocato ecc. che nobilita chi lo detiene. Una volta acquisito questo titolo, solitamente dai 25 ai 30 anni, sei arrivato, non importa se lo hai ricevuto dalla migliore o dalla peggiore università italiana, non importa se lo hai comprato o se te lo sei sudato, non importa se lo mantieni vivo con la formazione continua o se a 60 anni sono 30 anni che non eserciti la professione, tu sarai sempre un Ingegnere. Secondo (La mia esperienza) Da ragazzo mi diplomo con buoni voti in un ottimo Istituto Tecnico Statale del Nord Italia. Posso decidere se entrare nel mondo del lavoro o continuare gli studi. Entro nel mondo del lavoro, per aiutare l’attività di famiglia. Acquisisco competenze, faccio esperienze e pago le tasse (circa 10.000 € / anno). Un altro ragazzo continua gli studi (a volte anche perché non riesce a trovare un lavoro) e diventa Ingegnere. Allo Stato è costato 18.000 € / anno

(fonte “L’espresso”). Sono contento di aver contribuito a pagare metà dei tuoi studi, ragazzo, adesso però non mi rinnegare.

Terzo Esisterà tra gli iscritti negli albi dei Periti Industriali una sola persona più preparata, più colta, con più senso civico di un’altra qualsiasi iscritta negli ordini degli Ingegneri? Posso pensare di vivere in un Paese dove è più “quotato” un laureato di 25 anni che un Perito Industriale di 65 anni con 40 anni di esperienza professionale? Quarto Non so se ve ne siete accorti, ma nella nostra epoca, dove le competenze stanno diventando molteplici e complesse, non è più accettabile che un laureato in Ingegneria pensi di poter progettare qualsiasi cosa. I tempi sono cambiati, infatti, anche per gli Ingegneri e per poter occuparsi di sicurezza sul lavoro, sicurezza nei cantieri, clima acustico, certificazione energetica ecc., ecc., devono frequentare corsi di formazione come gli altri comuni mortali. Conclusioni Le persone sono diverse tra loro, hanno bagagli culturali, esperienze formative, capacità, opportunità e fortune diversi. Non possiamo nasconderci dietro ad un nome (titolo) per essere qualcuno. Così facendo diventiamo “CASTE”. I Collegi e gli Ordini devono attivarsi per presentare ai cittadini dei professionisti formati, al passo con i tempi e non semplicemente dei possessori di “patacche”. Fortunatamente già il mercato e le aziende selezionano i tecnici migliori, noi abbiamo l’obbligo morale di non remare contro. A tale scopo ritengo inopportuno focalizzare l’attenzione unicamente sui titoli professionali, mentre sarebbe più appropriato riferirci alle prestazioni svolte dal professionista in ambito ingegneristico-architettonico. Nessuno vuole scippare titoli o competenze, ma esigere rispetto sì! Il nostro Paese deve essere una grande famiglia dove ognuno porta quello che ha, quello che sa, per il bene di tutti, senza che nessuno possa pentirsi, un giorno, di aver fatto studiare uno dei suoi figli.

L’opinione

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TECNOLOGIA

LE POMPE DI CALORE A GAS:

Cosa sono, da dove vengono, come funzionano. Dott. Alessandro Mordini Responsabile del Marketing Department Bait Termocasa climatizzazione srl I problemi di approvvigionamento elettrico sono ormai una realtà anche in Italia. Specie d’estate, l’ormai abbondante diffusione dei climatizzatori porta sempre più spesso a picchi di richiesta che rischiano di mettere in crisi l’intero sistema elettrico nazionale. Tutti infatti ricordano il black-out che, nel 2003, mise in ginocchio il paese per circa 12 ore. Al tempo si disse che l’evento non aveva nulla a che fare con l’alta richiesta di energia, però tutti ricordano quanto fu calda e critica, sotto il profilo elettrico, quell’estate. Una situazione che ormai tende a presentarsi praticamente ad ogni arrivo della bella stagione. Il problema della richiesta elettrica, non solo estiva, in Giappone iniziò a manifestarsi fin dalla fine degli anni ’70. Infatti, dal momento che nel paese del Sol Levante riscaldamento

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Attualità

e raffrescamento si sono sempre fatti con l’elettricità (l’impiantistica idronica è, praticamente, inesistente), i blackout erano una realtà piuttosto frequente che comportava disagi di notevole entità. Per risolvere questo problema nel 1981 si è mosso direttamente il Governo giapponese che, in collaborazione con le principali aziende del gas, ha chiesto ad alcune importanti aziende motoristiche, come Yamaha, Janmar, Aisin-Toyota e Honda, di produrre climatizzatori funzionanti a gas metano o GPL. Alcuni anni di studi e prove ed ecco nel 1986 sbarcare sul mercato giapponese le prime pompe di calore con motore a gas. Denominate brevemente GHP (Gas Heat Pump), queste pompe di calore si stanno ora diffondendo anche in Europa per la loro elevata efficienza (140%), che comporta come vantaggio un notevole risparmio energetico (siamo nell’ordine di un -40% rispetto ad un sistema caldaiachiller) e, di conseguenza riduzione dei costi di gestione e dell’inquinamento atmosferico. Argomenti molto interessanti in periodo di taglio delle emissioni e riscaldamento globale, che hanno portato Tecnocasa Climatizzazione, distributore unico europeo delle GHP prodotte da Aisin, azienda del gruppo Toyota, a realizzare ben 1000 impianti in soli 6 anni. “L’alta efficienza – spiega Graziano Mogliani, presidente di Tecnocasa – è dovuta a un particolare sistema di recupero del calore prodotto dal motore che viene trasferito al


TECNOLOGIA fluido frigorigeno R410A. Da notare poi che i motori a scoppio delle nostre GHP non sono adattamenti di motori d’auto esistenti ma sono stati progettati dal centro Ricerca & Sviluppo Toyota specificatamente per questo uso. La particolare progettazione e l’alta tecnologia di questi motori consentono pertanto di avere lunghi intervalli di tempo tra gli interventi di manutenzione (fino a 10.000 ore di funzionamento, pari a circa cinque anni), con una revisione generale prevista dopo circa 40.000 ore e bassi livelli di rumorosità, comparabili a quelli delle pompe di calore elettriche”.

Per impianti multisplit VRV e ad acqua In Giappone le GHP si sono dimostrate un’ottima risposta ai problemi di blackout ed approvvigionamento elettrico, tanto che il loro utilizzo è aumentato di anno in anno con notevoli risparmi di energia elettrica sia in estate che in inverno. Inoltre la disponibilità di modelli con diversa potenza, da 22.5 a 71 kW (raffreddamento), consente di utilizzarle per la climatizzazione sia di ambienti piccoli, come abitazioni, uffici ecc., sia molto grandi come centri commerciali, hotel, industrie ecc. “Una delle principali novità di queste pompe di calore – prosegue Mogliani – sta però nella possibilità di utilizzare la stessa unità esterna per impianti multisplit VRV e per impianti tradizionali ad acqua, anche esistenti, abbinando il modulo idronico AWS Yoshi realizzato e brevettato da Tecnocasa”. Tra i principali vantaggi delle GHP rispetto alle EHP (Electric Heat Pump) si possono evidenziare la rapidità di riscaldamento degli ambienti all’avviamento, con qualsiasi temperatura esterna, e il fatto che non necessitano del ciclo di sbrinamento. “Le pompe di calore a gas non interrompono il riscaldamento per sbrinare perché oltre allo

scambiatore aria esterna/fluido frigorigeno (evaporatore) hanno anche uno scambiatore acqua calda/fluido frigorigeno che innalza la pressione di evaporazione e quindi riduce pressoché a zero la formazione di brina. Quindi nelle GHP lo sbrinamento avviene pochissime volte e comunque sempre senza l’inversione del ciclo frigorifero e senza interruzione del riscaldamento degli ambienti. Questo è possibile perché è disponibile l’acqua calda del motore”. Un’ulteriore caratteristica di queste macchine è rappresentata dalla possibilità di produrre acqua calda sanitaria attraverso uno scambiatore acqua/acqua nel cui circuito primario passa l’acqua calda del motore prima di raggiungere il radiatore-dissipatore e nel secondario l’acqua da riscaldare per uso sanitario. “Naturalmente l’acqua calda per uso sanitario – precisa Mogliani – sarà prodotta in grande quantità in estate e in minore quantità in inverno, perché, giustamente, la GHP dà priorità al riscaldamento degli ambienti”.

Il recupero del calore Come avviene nelle automobili, il motore endotermico delle pompe di calore a gas è raffreddato ad acqua. L’acqua attraversa un primo scambiatore per raffreddare i fumi di scarico del motore, poi raffredda il motore e l’olio lubrificante, e quindi raggiunge un secondo scambiatore nel quale cede il calore al gas frigorigeno. Quest’ultimo scambiatore funge, in pratica, da evaporatore del circuito frigorifero, per cui la GHP ha minore necessità di recuperare calore dall’aria esterna rispetto a una pompa di calore elettrica (EHP). In questo modo, la GHP è in grado di riscaldare efficacemente e con rapidità gli ambienti anche quando la temperatura esterna è molto bassa (fino a –20°C).

L’elettronica di supporto Le GHP sono dotate di un regolatore computerizzato che gestisce e varia la velocità del motore in base alla temperatura rilevata all’interno e all’esterno del locale; in questo modo si ottiene una minore perdita di energia e una temperatura ambiente costante. “Praticamente il regolatore lavora come un inverter elettrico perché riesce a variare la potenza in base al carico, dall’8% al 100%. E ciò è possibile perché, oltre al variatore elettronico dei giri del motore, i vari modelli di pompe di calore hanno due o quattro compressori frigoriferi, dotati di frizione magnetica, che consentono una prima parzializzazione della potenza”. Per quanto riguarda infine la manutenzione, i centri assistenza Tecnocasa hanno attualmente in dotazione il “Maintenance Board”, una piccola ma potente apparecchiatura computerizzata da collegare alla GHP per rilevare in pochi minuti tutti i parametri (oltre cento codici) e inviare comandi. Entro breve tempo sarà disponibile anche il software per il controllo a distanza

Attualità

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TECNOLOGIA tramite modem. “Le GHP Aisin per impianti di climatizzazione a espansione diretta sono largamente utilizzate in Giappone da oltre 20 anni. – conclude Mogliani – In Europa sono già stati realizzati circa 1000 impianti di climatizzazione con queste macchine, sia di tipo VRV a espansione diretta che di tipo tradizionale aria-acqua con lo speciale modulo idronico Yoshi, con ottimi risultati in termini di risparmio,

comfort ambientale, soddisfazione dell’utilizzatore e taglio delle emissioni nocive. Le GHP sono una realtà veramente valida, affidabile e ben collaudata, disponibile qui ed ora che può ridurre drasticamente il consumo di energia per il condizionamento ed il riscaldamento degli ambienti in modo da realizzare quel risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento oggi assolutamente necessari. E’ quindi auspicabile che anche la politica si adoperi affinché la grande riforma delle politiche energetiche non preveda solo grandi programmi e costosi interventi per il taglio delle emissioni, ma prenda in considerazione anche altre ottime soluzioni, come le GHP, poco costose e garantite dalla lunga esperienza giapponese”.

AWS

GHP

ESPANSIONE DIRETTA

UNITA INTERNE Indoor units

GHP AISIN

SISTEMA IDRONICO

GHP AISIN

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Attualità

AWS YOSHI

FAN COILS


ENERGIA

L’edificio passivo una soluzione per il Mediterraneo? Uwe Wienke Secondo la definizione del Passivhaus-Institut tedesco, internazionalmente riconosciuta, un edificio passivo è un fabbricato che ha un fabbisogno termico annuale di non oltre 15 kWh al metro quadrato di area riscaldata (kWh/(m2a)) e un fabbisogno annuale di energia primaria di non oltre 120 kWh/(m2a). Il basso fabbisogno termico di 15 kWh/(m2a) si ottiene principalmente per mezzo di un superefficiente isolamento termico dell’involucro edilizio, ossia riducendo ad un minimo le perdite invernali di calore. L’involucro deve essere esente di ponti termici e ad alta tenuta per escludere ogni infiltrazione d’aria fredda. Altre caratteristiche sono una ventilazione meccanica, che consente il recupero di almeno l’80 percento del calore contenuto nell’aria in uscita, e la produzione d’acqua calda tramite collettori solari.

Sezione dell’edificio passivo di Darmstadt-Kranichstein (Architetti Bott/Ridder/Westermeyer) Le principali caratteristiche di un edificio passivo sono: forte isolamento termico, finestre speciali e ventilazione meccanica controllata con recupero di calore

Il concetto fondamentale dell’edificio passivo è quello di ridurre drasticamente il fabbisogno energetico del riscaldamento a un livello tale che il calore necessario possa essere fornito con l’aria, cioè tramite il sistema di ventilazione meccanica e senza un impianto termico convenzionale. Il fabbisogno termico massimo di 15 kWh/ (m2a) è stato calcolato in relazione alle condizioni climatiche dell’Europa centrale, alla temperatura dell’aria esterna,

Attualità

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ENERGIA alla temperatura dell’aria ricambiata, alla capacità termica dell’aria e alla temperatura massima fino alla quale l’aria può essere riscaldata senza diminuire il comfort termico. Le esperienze fatte in Germania ed in Austria hanno dimostrato, in maniera convincente, che questo concetto è realizzabile nelle condizioni climatiche dell’Europa Centrale. Nella regioni settentrionali dell’Europa, dove le temperature invernali sono molto rigide, la realizzazione del concetto è più difficile. Più facile si presenta invece la realizzazione di edifici passivi nell’Europa meridionale dove gli inverni sono meno lunghi e più miti e le giornate di sole sono più numerose. Per ottenere in Europa meridionale un fabbisogno di non oltre 15 kWh/(m2a), l’isolamento termico dell’edificio può essere meno spesso rispetto a quello di un edificio passivo dell’Europa centrale, le finestre, nell’Europa centrale, con telaio a taglio termico e tre lastre di vetro, possono essere meno pesanti e quindi meno costose. Il fabbisogno termico residuo, cioè 15 kWh/(m2a), viene normalmente coperto dagli apporti di energia solare, dalle fonti di calore presenti all’interno dell’edificio – persone, lampade, elettrodomestici – e, eventualmente, da un piccolo calorifero ausiliare. Non si ha bisogno di finestre particolarmente grandi esposti a sud e nemmeno di speciali accumulatori di calore: le pareti interne e i solai in cemento armato sono sufficienti. Nelle regioni dell’Europa meridionale bisogna invece pensare al raffreddamento estivo. Naturalmente l’efficiente involucro termico dell’edificio non permette il transito di molto calore attraverso le pareti. In estate, solo l’aria calda esterna può surriscaldare gli ambienti, quando

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Attualità

le finestre sono aperte e l’impianto di ventilazione rimane spento. Ma proprio questo impianto può essere utilizzato per il raffreddamento. L’impianto di ventilazione meccanica degli edifici passivi comprende normalmente uno scambiatore di calore interrato. Facendo passare per questo scambiatore l’aria fredda invernale prima di immetterla nel sistema di ventilazione interna, l’aria si riscalda un po’, perché la temperatura del suolo in cui è interrato ha sempre una temperatura costante che varia tra i 10 e i 14°C sopra lo zero. Se si fa passare l’aria calda estiva nello stesso scambiatore interrato, l’aria viene invece raffreddata e può essere immessa negli ambienti senza un ulteriore raffreddamento. Le esperienze con gli edifici hanno dimostrato che gli scambiatori interrati sono molto più efficienti in estate che in inverno, cioè raffreddano meglio l’aria in estate piuttosto che riscaldarla in inverno. La definizione dell’edificio passivo parla anche di un fabbisogno energetico massimo di 120 kWh/(m2 a). Questo limite può essere mantenuto utilizzando ventilatori, elettrodomestici, lampade, pompe, ecc. a basso consumo energetico. Alcune case passive sono dotate di tetti fotovoltaici che producono più energia elettrica di quanta se ne consuma nell’abitazione. Il primo edificio passivo era una schiera di sei case costruite all’inizio degli anni novanta a Darmstadt-Kranichstein in Germania. Da allora in Europa sono stati costruiti migliaia di edifici con questo standard energetico, soprattutto in Germania, Austria e Svizzera. Tra questi si trovano edifici amministrativi, industriali e scolastici. Questa evoluzione ha rappresentato un grande incentivo per l’industria a sviluppare elementi costruttivi ed impianti speciali destinati proprio a questo tipo di edilizia con il risultato che il costo di costruzione degli edifici passivi è notevolmente calato e ormai non supera più di molto quello dell’edilizia convenzionale.

Bibliografia: Uwe Wienke: Edifici passivi. Standard Requisiti - Esempi , 160 pp., 99 ill., Alinea, Firenze 2002, ISBN 88-8125-627-4 http://www.miniwatt.it/mwedifici passivi.htm


FINANZIARIA

Passi da giganti per le rinnovabili nella Finanziaria 2008. Riportiamo qui integralmente l’articolo del senatore Edo Ronchi come riportato da www.qualenergia.it e a seguire il testo integrale degli articoli della Finanziaria che sono qui discussi. La Lettera del Senatore Edo Ronchi: “Al Senato sono stati approvati quattro articoli aggiuntivi all’art.30 che introducono la riforma delle rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Il testo approvato in un quadro di difficoltà, numeriche e politiche, è un importante e positivo passo di una riforma lungamente attesa, anche per la difficile gestazione. Il dibattito era iniziato con un disegno di legge che puntava a recuperare i ritardi dell’Italia nell’attuazione del Protocollo di Kyoto che fu abbinato all’esame di un disegno di legge del Ministro Bersani. Per questo fu stralciata la riforma delle rinnovabili dal disegno di legge originario con cinque articoli presentati come emendamenti al Ddl Bersani. L’urgenza della riforma e il suo rilevante peso anche economico (l’aumento del prezzo del petrolio ha fatto salire rapidamente la bolletta energetica del Paese e i ritardi dell’Italia nella riduzione dei gas di

serra hanno anche un rilevante costo economico) hanno contribuito alla decisione, sollecitata dalle Commissioni Ambiente e Industria del Senato e positivamente sostenuta anche dal Ministro Bersani, di inserire nel disegno di legge Finanziaria questa riforma. I testi di questi articoli riprendono sostanzialmente l’impianto e la lettera di quattro dei cinque articoli emendativi sui quali si era già registrato un accordo dei Senatori della maggioranza con il Ministro Bersani; il quinto articolo, quello che prevedeva un riordino dell’Enea con l’istituzione di un’Agenzia per le fonti rinnovabili e per il risparmio energetico, per il suo carattere esclusivamente ordinamentale, non ha potuto trovare spazio nella Finanziaria. Il primo articolo aggiuntivo riforma l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili. Il sistema previsto introduce il “conto energia”per gli impianti di potenza elettrica non superiore a 1 MW che, su richiesta del produttore, hanno diritto a una tariffa fissa onnicomprensiva per quindici anni, differenziata per fonte, aggiornabile ogni tre anni. Per gli impianti che superano 1 MW di potenza viene innescato una sorta di sistema in “conto energia” nei certificati verdi. I certificati verdi, del valore unitario pari 1 MWh, vengono emessi dal GSE per ciascun impianto in numero pari al prodotto della produzione netta di energia elettrica da rinnovabili moltiplicata per un coefficiente,

Normative

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FINANZIARIA riferito alla tipologia della fonte e vengono collocati sul mercato a un prezzo pari alla differenza tra il valore di riferimento (180 euro/MWh) e il valore medio annuo del prezzo di cessione dell’energia elettrica definito dall’Autorità. Il valore di riferimento incentivante viene assicurato per quindici anni, aggiornabile ogni tre anni, insieme ai coefficienti. Per il periodo 2007-2012 la quota d’obbligo di acquisto di rinnovabili, a carico dei produttori che impiegano fonti fossili secondo le modalità precedenti, viene alzata di 0,75 punti percentuali all’anno, rispetto agli attuali 0,35%. Ma i certificati verdi ulteriori a quelli necessari per assolvere alla quota d’obbligo, che col vecchio sistema restavano non incentivati, verranno ugualmente ritirati al prezzo medio dei certificati verdi registrato nell’anno precedente, fino alla copertura con fonti rinnovabili del 25% del consumo interno di energia elettrica e dei successivi aggiornamenti derivanti dalla normativa dell’Unione Europea. Con decreto del Ministro dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’Ambiente saranno stabilite le modalità per l’estensione dello scambio sul posto a tutti gli impianti alimentati con fonti rinnovabili fino a 200 kW. Per il solare resta il sistema vigente. Per le biomasse e il biogas di origine agricola, da filiera corta o da contratti quadro, si applica il medesimo sistema anticipato nel decreto fiscale collegato alla finanziaria. Il secondo articolo aggiuntivo introduce norme per facilitare la diffusione di fonti rinnovabili, semplificando le procedure autorizzative, in particolare per i piccoli impianti. Il terzo articolo aggiuntivo prevede norme per facilitare e assicurare la

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Normative

connessione degli impianti, l’acquisto e la trasmissione dell’elettricità da fonti rinnovabili. Il quarto articolo prevede una ripartizione fra le Regioni della quota minima di incremento delle rinnovabili e che le Regioni adeguino i loro piani e programmi a tali obiettivi. Nel caso di inadempienza regionale il Governo può provvedere con commissari ad acta. Con accordi di programma, infine, Governo e Regioni promuovono lo sviluppo delle imprese e delle attività per la produzione di impianti, apparecchi, interventi per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, avvalendosi in particolare delle risorse finanziarie del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013. Con poco clamore, ma se questa riforma diventerà legge con l’approvazione della Finanziaria, l’Italia si potrà rimettere al passo con i migliori Paesi europei nello sviluppo delle fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica”. Edo Ronchi - 14 novembre 2007 Segue il testo integrale di questi articoli della Finanziaria 2008: Art. 30. (Incentivi alle fonti energetiche rinnovabili) 1. Ai fini della piena attuazione della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, con particolare riferimento all’articolo 2 della direttiva medesima, i finanziamenti e gli incentivi di cui al secondo periodo del comma 1117 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono concessi ai soli impianti realizzati ed operativi. 2. La procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi di cui al comma 1118 dell’articolo 1 della citata legge n. 296 del 2006, per gli impianti autorizzati e non ancora in esercizio, e, in via prioritaria, per quelli in costruzione, è completata dal Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, inderogabilmente entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 30-ter. (Norme per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili) 1. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili, entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007, a seguito di nuova costruzione, rifacimento o potenziamento, è incentivata


FINANZIARIA con i meccanismi di cui ai commi da 2 a 12. Con le medesime modalità è incentivata la sola quota di produzione di energia elettrica imputabile alle fonti energetiche rinnovabili, realizzata in impianti che impiegano anche altre fonti energetiche non rinnovabili. Le modalità di calcolo di tale quota sono definite, entro novanta giorni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. 2. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati dalle fonti di cui alla tabella 1 allegata alla presente legge e di potenza elettrica superiore a 1 megawatt (MW), è incentivata mediante il rilascio di certificati verdi, per un periodo di quindici anni, tenuto conto dell’articolo 1, comma 382, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. I predetti certificati sono utilizzabili per assolvere all’obbligo della quota minima di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. L’immissione dell’energia elettrica prodotta nel sistema elettrico è regolata sulla base dell’articolo 13 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. 3. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati dalle fonti di cui alla tabella 2 allegata alla presente legge e di potenza elettrica non superiore a 1 MW, immessa nel sistema elettrico, ha diritto, in alternativa ai certificati verdi di cui al comma 2 e su richiesta del produttore, a una tariffa fissa onnicomprensiva di entità variabile a seconda della fonte utilizzata, come da tabella 2 allegata, per un periodo di quindici anni, fermo restando quanto disposto a legislazione vigente in materia di biomasse agricole, da allevamento e forestali ottenute nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro oppure di filiere corte. Al termine di tale periodo, l’energia elettrica è remunerata, con

le medesime modalità, alle condizioni economiche previste dall’articolo 13 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. La tariffa onnicomprensiva di cui al presente comma può essere variata, ogni tre anni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, assicurando la congruità della remunerazione ai fini dell’incentivazione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. 4. All’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, le parole da: «Il Ministro delle attività produttive» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «Per il periodo 2007-12 la medesima quota è incrementata annualmente di 0,75 punti percentuali. Con decreti del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata, sono stabiliti gli ulteriori incrementi della stessa quota per gli anni successivi al 2012». 5. A partire dal 2008, i certificati verdi, ai fini del soddisfacimento della quota d’obbligo di cui all’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, hanno un valore unitario pari 1 MWh, e vengono emessi dal Gestore dei servizi elettrici (GSE) per ciascun impianto a produzione incentivata di cui al comma l, in numero pari al prodotto della produzione netta di energia elettrica da fonti rinnovabili moltiplicata per il coefficiente, riferito alla tipologia della fonte, di cui alla tabella 1, fermo restando quanto disposto a legislazione vigente in materia di biomasse agricole, da allevamento e forestali ottenute nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro oppure di filiere corte. 6. A partire dal 2008, i certificati verdi emessi dal GSE ai sensi dell’articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, sono collocati sul mercato a un prezzo, riferito al MWh elettrico, pari alla differenza tra il valore di riferimento, fissato in sede di prima applicazione in 180 euro per MWh, e il valore medio annuo del prezzo di cessione dell’energia elettrica definito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas in attuazione dell’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, registrato nell’anno precedente e comunicato dalla stessa Autorità entro il 31 gennaio di ogni anno a decorrere dal 2008. Il valore di riferimento e i coefficienti, indicati alla tabella 1 per le diverse fonti energetiche rinnovabili, possono essere aggiornati, ogni tre anni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, assicurando la congruità della remunerazione ai fini dell’incentivazione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. 7. A partire dal 2008 e fino al raggiungimento dell’obiettivo minimo della copertura del 25 per cento del consumo

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FINANZIARIA interno di energia elettrica con fonti rinnovabili e dei successivi aggiornamenti derivanti dalla normativa dell’Unione europea, il GSE, su richiesta del produttore, ritira i certificati verdi, in scadenza nell’anno, ulteriori a quelli necessari per assolvere all’obbligo della quota minima dell’anno precedente di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, a un prezzo pari al prezzo medio riconosciuto ai certificati verdi registrato nell’anno precedente dal Gestore del mercato elettrico (GME) e trasmesso al GSE entro il 31 gennaio di ogni anno. 8. Con decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabilite le direttive per l’attuazione di quanto disposto ai precedenti commi. Con tali decreti, e per le lettere b) e c) del presente comma di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, inoltre: a) sono stabilite le modalità per assicurare la transizione dal precedente meccanismo di incentivazione ai meccanismi di cui al presente articolo nonché le modalità per l’estensione dello scambio sul posto a tutti gli impianti alimentati con fonti rinnovabili di potenza elettrica non superiore a 200 kW, fatti salvi i diritti di officina elettrica; b) sono stabiliti i criteri per la destinazione delle biomasse combustibili, di cui all’allegato X alla parte quinta, parte II, sezione 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, a scopi alimentari, industriali ed energetici; c) sono stabilite le modalità con le quali gli operatori della filiera di produzione e distribuzione di biomasse sono tenuti a garantire la provenienza, la tracciabilità e la rintracciabilità della filiera, anche ai fini dell’applicazione dei coefficienti e delle tariffe di cui alle tabelle 1 e 2; d) sono aggiornate le direttive di cui

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all’articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. Nelle more trovano applicazione, per quanto compatibili, gli aggiornamenti emanati in attuazione dell’articolo 20, comma 8, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. 9. Il prolungamento del periodo di diritto ai certificati verdi, di cui all’articolo 267, comma 4, lettera d), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applica ai soli impianti alimentati da fonti rinnovabili entrati in esercizio dopo il 29 aprile 2006 fino al 31 dicembre 2007. 10. La produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili, entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2008, ha diritto di accesso agli incentivi di cui al presente articolo a condizione che i medesimi impianti non beneficino di altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto energia, in conto capitale o in conto interessi con capitalizzazione anticipata. 11. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas definisce: a) le modalità di erogazione delle tariffe di cui al comma 3; b) le modalità con le quali le risorse per l’erogazione delle tariffe di cui al comma 3, nonché per il ritiro dei certificati verdi di cui al comma 7, trovano copertura nel gettito della componente tariffaria A3 delle tariffe dell’energia elettrica. 12. A decorrere dal 1º gennaio 2008 sono abrogati: a) il comma 6 dell’articolo 20 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387; b) il comma 383 e il primo periodo del comma 1118 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 13. Allo scopo di assicurare il funzionamento unitario del meccanismo dei certificati verdi, gli impianti diversi da quelli di cui al comma 1, aventi diritto ai certificati verdi, continuano a beneficiare dei medesimi certificati, fermo restando il valore unitario dei certificati verdi di 1 MWh, di cui al comma 5. I predetti certificati sono utilizzabili per assolvere all’obbligo della quota minima di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, unitamente ai certificati di cui al comma 2. 14. Agli impianti aventi diritto ai certificati verdi e diversi da quelli di cui al comma 1 continuano ad attribuirsi i predetti certificati verdi in misura corrispondente alla produzione netta di energia elettrica. 15. Il periodo di diritto ai certificati verdi di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 7 febbraio 2007, n. 20, resta fermo in otto anni.


ENERGIA

Le fonti rinnovabili: da alternativa verde a necessità energetica. Dario Giardi La vita ha bisogno di “energia”, energia che arriva a noi dal Sole sotto forma di radiazione elettromagnetica (calore+luce): la grande macchina della natura è alimentata dall’energia. La “macchina” della società umana, al pari della macchina della natura, necessità di energia per funzionare, cioè per la produzione di beni, servizi, attività domestiche, riscaldamento, illuminazione etc… La creazione da parte dell’uomo di un habitat tecnologico artificiale più confortevole e mirato a obiettivi di incremento della qualità della propria vita ha cominciato ad alterare l’equilibrio delle risorse e della qualità del pianeta. Questo però non vuole dire che per non sconvolgere l’equilibrio vitale del pianeta si debba necessariamente rinunciare al confort tecnologico o allo sviluppo umano che ha in così larga misura contribuito a migliorare i nostri standard di vita. Dobbiamo solo cercare di adottare opportune strategie di sviluppo della società

umana compatibili con le risorse e con l’equilibrio vitale del pianeta. Una “ricetta” potrebbe essere quella di intraprendere la via delle fonti rinnovabili. Questa scelta non sottintende soltanto un bisogno “ambientale”, di salvaguardare il pianeta abbandonando quelle fonti ad alta pericolosità ambientale come i cosiddetti combustibili fossili (quali il petrolio ed il carbone, ma anche il gas metano ed altri derivati), ma anche l’unica vera scelta strategica energetica per assicurare lo sviluppo della società umana. Quanto dureranno le riserve di petrolio? Secondo la ExxonMobil, la maggiore compagnia petrolifera, i giacimenti petroliferi sono sufficienti, ai ritmi attuali, per la fornitura di petrolio fino al 2050. Secondo la BP Amoco, la seconda compagnia petrolifera, i giacimenti accertati sono, sempre ai ritmi di consumo attuali, sufficienti fino al 2044. Le correnti di pensiero sono due: gli ottimisti e i pessimisti. Tra i primi vi è una task force scientifica dell’U.S. Geological Survey che, dopo uno studio durato cinque anni, ha concluso che il mondo ha riserve sufficienti per circa 80 anni ai ritmi di consumi attuali, circa due mila e trecento miliardi di barili, (313 miliardi di tonnellate) anche se gran parte di esse

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ENERGIA devono essere ancora scoperte. Tra i secondi, invece, ci sono i geologi del King Hubbert Center della Colorado School of Mines che ritengono che la produzione dell’oro nero toccherà il suo picco in questo decennio con 85 milioni di barili al giorno per poi scendere drammaticamente a 35 milioni nel 2020. Una previsione che molti altri esperti ritengono errata. Un consulente governativo americano, Daniel Yergin, ha dichiarato al Los Angeles Times «ormai da oltre un secolo ci sono predizioni catastrofiche sull’esaurimento delle riserve petrolifere, ma in realtà l’unica cosa sicura è che il petrolio è una risorsa finita. Non sappiamo, però, quanto ce ne sia ancora nelle viscere del pianeta». Secondo Thomas S. Ahlbrandt della Geological Survey sono stati consumati circa 710 miliardi di barili di petrolio. «Le analisi», dice Ahlbrandt, «dimostrano che ce ne sono ancora 891 miliardi sicuri più altri 688 probabili. Senza contare che ulteriori ricerche potranno portare a scoprire altri 731 miliardi di barili». Altri, però, sottolineano alcuni segnali negativi. Innanzi tutto le riserve dei paesi arabi sarebbero state sovrastimate. Poi molti giacimenti sarebbero troppo costosi da sfruttare perché situati in zone proibitive. Colin J. Campbell, un esperto che vive in Irlanda, ritiene ad esempio che le nuove scoperte daranno un massimo di 100 miliardi di barili sufficienti solo per tre o quattro anni. Infine, altri rilevano che se le multinazionali stanno iniziando prospezioni in aree come i bacini oceanici, l’Artico e l’Antartico, qualche motivo ci sarà: cioè le famose riserve delle zone temperate non esisterebbero affatto. Senza schierarsi con l’una o con l’altra corrente si possono, comunque, fare alcune considerazioni: è vero che negli anni ‘70 i catastrofisti

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davano per imminente l’esaurimento dei giacimenti petroliferi collocando l’esaurimento dei giacimenti per il primo decennio del nuovo secolo ed invece nel 2003 la domanda è ancora inferiore all’offerta di petrolio, rimane però il fatto che il petrolio è una fonte esauribile e calcolare quando finirà è un esercizio fondamentalmente sbagliato nel concetto: anche se per assurdo fosse sufficiente per soddisfare la domanda a costi contenuti per altri 100 o 200 anni non giustifica il fatto che si possa farlo con leggerezza considerando che in meno di 200-300 anni avremmo comunque esaurito una preziosa risorsa che non sarà più riproducibile. E le altre fonti non rinnovabili? Al di là dei combustibili fossili che hanno garantito lo sviluppo fino ad ora, l’altra fonte energetica che garantirebbe nell’immediato la copertura del fabbisogno energetico mondiale è il nucleare da fissione. Ma -come è noto- tale nucleare, pur se non inquina molto, ha dei problemi seri da affrontare: scorie radioattive a grande vita media, problemi relativi al sempre possibile errore umano, sicurezza dei siti da attacchi terroristici e -da ultimo- un aspetto ancora non molto noto: le riserve di Uranio (il materiale utilizzato per produrre l’energia nucleare) non sono infinite ed anzi hanno una scadenza.. Secondo un rapporto elaborato dall’agenzia dell’OCSE per l’energia nucleare (AEN) e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), pubblicato nel 1999, si stima che la quantità di uranio disponibile sul pianeta ammonti a 4 milioni di tonnellate (www.nea.fr, www.francenuc.org). Nel 1998, nel mondo, il consumo annuale d’uranio delle centrali nucleari è stato valutato pari a circa 60.000 tonnellate. A questo ritmo l’uranio sarà esaurito prima della conclusione di questo secolo. L’unica alternativa, che rimarrebbe a questa soluzione, è quella della fusione termonucleare che è ancora molto al di là da venire e tale rimarrà -presumibilmente- per molti anni. Ecco quindi che si pone una domanda: quale energia per un futuro sostenibile e che cioè si preoccupi dell’ambiente ma anche dello sviluppo della società? Per il momento l’unica risposta concreta, pratica e programmatica è: le fonti rinnovabili. Ecco quindi che le rinnovabili non saranno più solo energie pulite, “verdi”, ma rappresenteranno l’unica scelta energetica a lungo periodo praticabile in tempi brevi quando le altre fonti non rinnovabili saranno esaurite.


ENERGIA È inutile quindi porre in essere politiche energetiche che spostandosi da un combustibile fossile all’altro cerchino di rimanere a galla quanto più possibile, bisognerebbe investire subito nella ricerca nel settore delle fonti rinnovabili, che rappresentano l’unica strada percorribile a lungo termine e che dovrebbero in breve tempo acquisire competitività ed efficienza, solo così, infatti, le fonti rinnovabili diventeranno fonti a basso costo capaci di giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo. Va ricordato, infatti, che la chiave per lo sviluppo è, piaccia oppure no, la disponibilità d’energia a basso costo e che tale disponibilità oggi è resa possibile solo ricorrendo alle fonti tradizionali. Questo non esclude che in futuro le cose possano e come abbiamo detto dovrebbero necessariamente cambiare tenendo conto che se consideriamo appunto l’efficienza energetica come energia a basso costo, anche i combustibili fossili a breve non saranno più competitivi. Ad esempio, anche se non volessimo sapere quando finiranno le scorte del petrolio convenzionale (quello a buon mercato) dovremmo chiederci, però, quando la produzione comincerà ad assottigliarsi, perché l’ultimo barile di petrolio è molto più difficile da estrarre e più costoso del primo, quindi o diminuisce la domanda o salgono i prezzi, come a dire che termina il petrolio a buon mercato. E poi va anche considerato che in realtà il prezzo delle energie rinnovabili è più alto perché integra in se l’efficienza ambientale quel costo sociale cioè (l’inquinamento ambientale produce una diminuzione di benessere per gli agenti che involontariamente sono esposti ad esso; l’inquinamento genera cioè quella che viene chiamata “esternalità” che a sua volta genera un costo sociale come ad esempio

la bonifica a seguito dell’inquinamento di un sito) che dovrebbe essere aggiunto al costo dei combustibili fossili e che invece non viene considerato. In tutti i casi, nei costi dell’energia ottenuta dai combustibili fossili, manca il computo dell’impatto ambientale della combustione, cioè il prezzo di questo tipo di energia è più basso del suo costo sociale (ecco perché si è arrivati alla carbon tax che consente di consumare meno: il carbone raggiunge il suo picco di produzione nel 1996 e poi cala, visto che comincia a costare troppo). L’elettricità ottenuta per via eolica comprende il costo delle turbine e della distribuzione e non ci sono costi sociali, mentre il costo di quella ottenuta con il carbone comprende solo l’estrazione, la distribuzione, senza i costi sociali che ne derivano. L’importante è comunque iniziare seriamente ad investire in ricerca e sviluppo nel campo delle rinnovabili perché se veramente le previsioni più recenti si rivelassero valide ci troveremmo di fronte a una sostanziale scarsità di petrolio e combustibili fossili in assenza di alternative «mature» per sostituirli. Se invece possedessimo alternative mature ed efficienti rispetto alle fonti non rinnovabili non ci sarebbe tanta preoccupazione sui dati allarmanti riguardo all’esaurimento dei combustibili fossili. Passare dai combustibili fossili al nucleare o alle fonti rinnovabili non rappresenterebbe un salto nel buio; non sarebbe la prima volta, infatti, che l’umanità si troverebbe a passare da una sorgente energetica ad un’altra. È avvenuto per la legna che ha lasciato il passo al carbone, è avvenuto per il carbone che ha lasciato il passo al petrolio, sta tuttora avvenendo per il petrolio che sta progressivamente lasciando il passo al gas naturale. L’età della pietra non è finita perché si esaurirono le pietre. In effetti, quando siamo passati dal legno al carbone, non è stato perché il legno era esaurito. Quando siamo passati dal carbone al petrolio, non è stato perché il carbone era esaurito. In entrambi i casi, il passaggio è avvenuto perché si erano rese disponibili soluzioni tecnologiche piú pratiche e meno costose di quelle esistenti. Investire in fonti rinnovabili ha un vantaggio rispetto ad investire in petrolio, non si esauriscono. Senza percorrere ipotesi fantascientifiche, è possibile un futuro incentrato su rinnovabili, risparmio e migliore efficienza energetica. In effetti, a breve termine non si può ipotizzare che l’intero fabbisogno energetico di un paese sviluppato come ad esempio l’Italia possa essere coperto dalle fonti rinnovabili ma si potrebbe adottare una politica basata su un decentramento energetico:eolico (Danimarca al 15%), celle a combustibile, fotovoltaico (specie per le utenze isolate), geotermia (Italia al 2%, Nicaragua e Filippine a oltre il 26%).

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MARCHI

Semplificare la Marcatura CE una proposta di lettura schematizzata. Ing. Marco Torricelli Servizio Gestione per la Qualità (CMB - Carpi) Facendo seguito all’articolo pubblicato sul numero 2 del 2007, si tratta, attraverso una descrizione schematica, della Marcatura CE secondo la Direttiva 89/106/CEE degli Sprinkler utilizzati nelle installazioni fisse antincendio. In particolare partendo dalla norma UNI EN 12259-1 si propone un personale riassunto del suo Allegato ZA, riguardante la Marcatura CE. Attraverso una schematizzazione il più possibile essenziale si danno le informazioni necessarie a progettisti e a installatori per controllare al meglio la documentazione di accompagnamento degli Sprinkler con descrizioni ed esempi. Come per tutti i materiali da marcare CE si ricorda di controllare l’esi-

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stenza della “Dichiarazione di Conformità del produttore”, la quale rappresenta l’unico documento impugnabile legalmente perché firmato dal produttore stesso. Oltre a questo si deve fare attenzione alla presenza dell’ “Etichetta CE” nelle forme di cui all’esempio seguente e del “Certificato di conformità CE” rilasciato da un Ente certificatore terzo e indipendente. Per ultimo si ricorda che il D.M. 5 Marzo 2007 “Applicazione della direttiva n. 89/106/CEE sui prodotti da costruzione, recepita con decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1993, n. 246, relativa alla individuazione dei prodotti e dei relativi metodi di controllo della conformità delle «Installazioni fisse antincendio»”, prescrive l’elenco delle “CARATTERISTICHE TECNICHE DA DICHIARARE A CURA DEL FABBRICANTE” (vedi punto 7 della tabella seguente) e il SISTEMA DI ATTESTAZIONE DELLA CONFORMITA’ da adottare per la Marcatura CE.


MARCHI 1) CATEGORIA

Sistemi antincendio

3) NORMA DI RIFERIMENTO

4) MARCATURA CE OBBLIGATORIA

2) PRODOTTO

Installazioni fisse antincendio - componenti per sistemi a sprinkler e a spruzzo d’acqua sprinklers

UNI EN 12259-1

Da 1/9/2005

5) CAMPO DI APPLICAZIONE: Sprinkler che vengono azionati dal cambiamento di stato di un elemento o dallo scoppio di un bulbo di vetro sotto l’influenza del calore, per utilizzo in sistemi a sprinkler automatici. 6) DIRETTIVE EUROPEE APPLICABILI: - Direttiva 89/106/CEE (Direttiva Prodotti da Costruzione) 7) CARATTERISTICHE DEL MATERIALE PERTINENTI AL FINE DELLA MARCATURA CE: - Condizioni nominali di attivazione (a) - Ritardo di risposta (tempo di risposta) (a) - Affidabilità di funzionamento (a) - Distribuzione dei mezzi estinguenti (a) - Durabilità, resistenza all’esposizione del calore (a) - Durabilità, resistenza agli shock termici (a) - Durabilità, resistenza alla corrosione (a) - Rilascio di sostanze pericolose (f) 8) DOCUMENTI DA RICHIEDERE AL PRODUTTORE: - Fascicolo tecnico per l’installazione, l’uso e la manutenzione del prodotto - Etichetta CE (vedi sotto) - Dichiarazione di Conformità del produttore (vedi scheda “Dichiarazione conformità CE”) - Certificato di conformità CE del prodotto (vedi scheda “Certificato conformità CE”) 9) NOTE: (a) La caratteristica deve essere dichiarata obbligatoriamente (DM 5/3/07). (f) Per questa caratteristica, le disposizioni della Direttiva 89/106/CEE si ritengono soddisfatte dal rispetto della normativa nazionale italiana o comunitaria applicabile al momento della Dichiarazione di Conformità del produttore. Esempio Etichetta CE Simbolo CE

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Numero organismo notificato

Società xyz, via Luna 56, 45089 Milano

Nome produttore

06

Ultime due cifre anno apposizione marcatura CE

1500-CPD-0455

Numero certificato Conformità CE prodotto

EN 12259-1 Sprinklers

Norma di riferimento

Temperatura nominale di esercizio: 65°C

Temperatura nominale esercizio

Fattore K: 85

Fattore K

Modello: A spruzzo d’acqua

Tipo del modello di Sprinkler

Classe di risposta: Speciale

Classe di risposta

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MARCHI Scheda “Dichiarazione conformità CE” Direttiva 89/106/CEE

DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’ Ragione sociale: (Es. Società xyz) Sede legale: (Es. via Luna n. 56, 45089 Milano) Sede di produzione: (Es. via Sole n. 9, 42078 Piacenza) ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Il sottoscritto NOME COGNOME, in qualità di Legale rappresentante della ditta Società xyz sulla base del “Certificato di conformità CE del prodotto” n° 1500-CPD-0455 allegato alla presente DICHIARA Che i prodotti individuati nel riquadro sottostante rispondono alle disposizioni contenute nell’appendice ZA della norma UNI EN 12259-1 Installazioni fisse antincendio - componenti per sistemi a sprinkler e a spruzzo d’acqua - sprinklers Condizioni particolari applicabili all’uso del prodotto: NESSUNA

Milano, 27/5/2006 FIRMA AUTOGRAFA del Produttore

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OPERE PUBBLICHE MARCHI Scheda “Certificato conformità CE” NOME ENTE CERTIFICATORE

(Es. Istituto di Certificazione FFD Via Setti, 6 - 60002 Roma)

CERTIFICATO DI CONFORMITA' CE DEL PRODOTTO 1500-CPD-0455 In conformità alla Direttiva 89/106/CEE del Consiglio delle Comunità Europee del 21/12/88 sull'armonizzazione delle leggi, delle regole e dei provvedimenti amministrativi degli stati membri inerenti i prodotti da costruzione, emendata dalla Direttiva 93/68/CEE del Consiglio delle Comunità Europee del 22/7/93, si certifica che: Installazioni fisse antincendio - componenti per sistemi a sprinkler e a spruzzo d'acqua - sprinklers fabbricato dal produttore DENOMINAZIONE PRODUTTORE (Es. Società xyz Via Luna n. 56, 45089 Milano) UBICAZIONE STABILIMENTO DI PRODUZIONE (Es. nella fabbrica di Via Sole n. 9, 42078 Piacenza) È sottoposto dal Produttore al controllo della produzione di fabbrica ed alle ulteriori prove di campioni prelevati in fabbrica in conformità ad un prescritto programma di prove e che FFD ha effettuato le prove iniziali di tipo del prodotto, l'ispezione iniziale della fabbrica ed esegue la sorveglianza continua, la valutazione e l'approvazione del controllo della produzione di fabbrica e le prove di verifica di campioni prelevati in fabbrica. Questo certificato attesta che tutti i provvedimenti concernenti l'attestazione del controllo del processo di fabbrica descritti nell'Allegato ZA della norma: UNI EN 12259-1 sono stati applicati. Questo certificato è stato rilasciato per la prima volta il 2/4/2006 e rimane valido fino a quando non siano significativamente modificate le condizioni stabilite nelle specificazioni tecniche armonizzate richiamate o le condizioni di produzione nella fabbrica od il controllo della produzione di fabbrica stesso. Roma, 2/4/2006 TIMBRO E FIRMA

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ENERGIA

TERNA PUNTA SULL’EFFICIENZA DELLA RETE. RECUPERATA L’ENERGIA DI UNA MAXI CENTRALE L’ad Cattaneo: “Via cavi e tralicci in quantità tre volte superiore a quelli previsti dalle nuove infrastrutture”. Esulta Pecoraro Scanio: “E’ come se avessimo costruito il super impianto di Civitavecchia” di VALERIO GUALERZI ROMA - Del risparmio ottenuto in bolletta se si sostituiscono in casa le lampadine ad incandescenza con quelle a basso consumo o se si scelgono elettrodomestici di classe A al posto di quelli energivori si sa ormai praticamente tutto. Ma cosa succede se a puntare sull’efficienza energetica è un colosso come Terna? Accade che il risultato è straordinario e si può fare a meno di costruire cinque o sei nuove centrali di grossa taglia.

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Attualità

La società che gestisce la rete elettrica nazionale ha presentato oggi a Roma dieci progetti in via di realizzazione che permetteranno di recuperare circa 3.500 megawatt di energia (l’equivalente di 300 milioni di kilowattora, tanti quanti ne consumano centomila famiglie nell’arco di un anno) e di immetterne oltre mille ottenuti da fonti rinnovabili, in particolare dall’eolico, che pone problemi particolari per quanto riguarda i picchi di produzione. Un piano benedetto dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, intervenuto alla presentazione del pacchetto di interventi. “La ristrutturazione avviata da Terna sulla rete elettrica libera 4600 MW, più del doppio della mega centrale di Civitavecchia”, ha esultato Pecoraro. E’ questa, ha aggiunto, “l’imprenditoria del sì, la cultura dell’impresa e la cultura della programmazione”, che si contrappone


ENERGIA a quella “dell’incassare”. “Quando si parla di efficienza energetica - ha ricordato ancora il ministro - dobbiamo riferirci anche e soprattutto all’efficienza delle infrastrutture di trasporto dell’energia” perché “l’energia in Italia c’è, ma la bruciamo e poi la buttiamo”. A illustrare nel dettaglio i dieci progetti è stato l’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo. L’azienda, ha spiegato, “ha stanziato un investimento di un miliardo di euro per razionalizzare e sviluppare in modo compatibile con l’ambiente la rete elettrica a alta tensione in Italia”. Se il tornaconto ottenuto nel campo dell’efficienza con la rimozione degli “imbottigliamenti” è il più immediato e apprezzabile, i “10 progetti per uno sviluppo sostenibile” messi in cantiere avranno anche diverse altre ricadute positive.

già lanciato alcuni concorsi internazionali d’architettura per ottenere piloni e tralicci “esteticamente sostenibili”. Le regioni interessate dai progetti sono undici: Lombardia, Piemonte, Veneto, Umbria, Abruzzo, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, mentre il raddoppio del collegamento attraverso lo Stretto di Messina riguarda sia la Calabria, divenuta esportatrice di energia, e la Sicilia. In tutti i casi, ha rivendicato Cattaneo, è stata cercata e trovata l’intesa con le amministrazioni locali adottando i criteri della Vas, la “valutazione ambientale strategica”. Un risultato ottenuto - e questa è forse la più sorprendente di tutte le cifre fornite dal manager attraverso 40 mila ore di concertazione con enti locali ed istituzioni. E anche questo è stato un aspetto sottolineato con soddisfazione da Pecoraro Scanio. “Pianificazione e concertazione - ha osservato il ministro - sono le strade maestre da seguire per ottenere risultati importanti, esattamente il contrario di quanto stabilisce la legge obiettivo, che infatti non è riuscita a far approvare neppure l’1% dei suoi progetti”.

“Saranno eliminati cavi e tralicci in quantità tre volte superiore a quelli previsti dalle nuove infrastrutture - ha sottolineato ancora Cattaneo - 1200 chilometri di linee da smantellare a cui saranno sostituiti 450 chilometri di nuovi elettrodotti”. A guadagnarne saranno quindi anche il paesaggio e l’estetica, con l’abbattimento di 4.800 tralicci per l’alta tensione, 161 dei quali in cemento armato. Materiale per oltre sessantamila tonnellate che verrà avviato al riciclo. Inoltre saranno liberati circa 4 mila ettari di territorio. I nuovi tralicci e le nuove infrastrutture saranno messe a disposizione per altri usi, come il monitoraggio degli incendi e la diffusione della rete wifi, evitando quindi inutili raddoppi e sovrapposizioni. Si cercherà anche di realizzarle con il massimo dell’attenzione all’integrazione paesaggistica e allo scopo Terna ha

Attualità

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LEGGI E DECRETI

D.M. Ministero sviluppo economico 22/01/2008, n. 37, G.U. 12/03/2008, n. 61 Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO di concerto con IL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE Visto l’articolo 87, comma quinto, della Costituzione; Visto l’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248, recante misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria; Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; Visti gli articoli 8, 14 e 16 della legge 5 marzo 1990, n. 46, recante norme per la sicurezza degli impianti; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 392, recante il Regolamento recante disciplina del procedimento di riconoscimento delle imprese ai fini della installazione, ampliamento e trasformazione degli impianti nel rispetto delle norme di sicurezza; Vista la legge 5 gennaio 1996, n. 25, recante differimento di termini previsti da disposizioni legislative nel settore delle attività produttive ed altre disposizioni urgenti in materia e successive modificazioni; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 14 dicembre 1999, n. 558, recante il regolamento recante

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norme per la semplificazione della disciplina in materia di registro delle imprese, nonchè per la semplificazione dei procedimenti relativi alla denuncia di inizio di attività e per la domanda di iscrizione all’albo delle imprese artigiane o al registro delle imprese per particolari categorie di attività soggette alla verifica di determinati requisiti tecnici; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n. 162, recante il regolamento recante norme per l’attuazione della direttiva 95/16/CE sugli ascenasori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonchè della relativa licenza di esercizio e successive modificazioni; Visto l’articolo 1-quater del decreto-legge 12 maggio 2006, n. 173, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2006, n. 228, recante proroga di termini per l’emanazione di atti di natura regolamentare. Visto l’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni diverse), convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 2007, n. 17; Udito il parere del Consiglio di Stato, Sezione Consultiva per gli Atti Normativi, espresso nell’adunanza generale del 7 maggio 2007, n. 159/2007; Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 17 della legge n. 400 del 1998, effettuata con nota n. 0018603-17.8.2/1 del 16 novembre 2007; Adotta il seguente regolamento: Art. 1. Ambito di applicazione


LEGGI E DECRETI 1. Il presente decreto si applica agli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso, collocati all’interno degli stessi o delle relative pertinenze. Se l’impianto è connesso a reti di distribuzione si applica a partire dal punto di consegna della fornitura. 2. Gli impianti di cui al comma 1 sono classificati come segue: a) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, nonchè gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere; b) impianti radiotelevisivi, le antenne e gli impianti elettronici in genere; c) impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense, e di ventilazione ed aerazione dei locali; d) impianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specie; e) impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e ventilazione ed aerazione dei locali; f) impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili; g) impianti di protezione antincendio. 3. Gli impianti o parti di impianto che sono soggetti a requisiti di sicurezza prescritti in attuazione della normativa comunitaria, ovvero di normativa specifica, non sono disciplinati, per tali aspetti, dalle disposizioni del presente decreto. Art. 2. Definizioni relative agli impianti 1. Ai fini del presente decreto si intende per: a) punto di consegna delle forniture: il punto in cui l’azienda fornitrice o distributrice rende disponibile all’utente l’energia elettrica, il gas naturale o diverso, l’acqua, ovvero il punto di immissione del combustibile nel deposito collocato, anche mediante comodato, presso l’utente; b) potenza impegnata: il valore maggiore tra la potenza impegnata contrattualmente con l’eventuale fornitore di energia, e la potenza nominale complessi-

va degli impianti di autoproduzione eventualmente installati; c) uffici tecnici interni: strutture costituite da risorse umane e strumentali preposte all’impiantistica, alla realizzazione degli impianti aziendali ed alla loro manutenzione i cui responsabili posseggono i requisiti tecnico-professionali previsti dall’articolo 4; d) ordinaria manutenzione: gli interventi finalizzati a contenere il degrado normale d’uso, nonchè a far fronte ad eventi accidentali che comportano la necessità di primi interventi, che comunque non modificano la struttura dell’impianto su cui si interviene o la sua destinazione d’uso secondo le prescrizioni previste dalla normativa tecnica vigente e dal libretto di uso e manutenzione del costruttore; e) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica: i circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori e delle prese a spina con esclusione degli equipaggiamenti elettrici delle macchine, degli utensili, degli apparecchi elettrici in genere. Nell’ambito degli impianti elettrici rientrano anche quelli di autoproduzione di energia fino a 20 kw nominale, gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere, nonchè quelli posti all’esterno di edifici se gli stessi sono collegati, anche solo funzionalmente, agli edifici; f) impianti radiotelevisivi ed elettronici: le componenti impiantistiche necessarie alla trasmissione ed alla ricezione dei segnali e dei dati, anche relativi agli impianti di sicurezza, ad installazione fissa alimentati a tensione inferiore a 50 V in corrente alternata e 120 V in corrente continua, mentre le componenti alimentate a tensione superiore, nonchè i sistemi di protezione contro le sovratensioni sono da ritenersi appartenenti all’impianto elettrico; ai fini dell’autorizzazione, dell’installazione e degli ampliamenti degli impianti telefonici e di telecomunicazione interni collegati alla rete pubblica, si applica la normativa specifica vigente; g) impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas: l’insieme delle tubazioni, dei serbatoi e dei loro accessori, dal punto di consegna del gas, anche in forma liquida, fino agli apparecchi utilizzatori, l’installazione ed i collegamenti dei medesimi, le predisposizioni edili e meccaniche per l’aerazione e la ventilazione dei locali in cui deve essere installato l’impianto, le predisposizioni edili e meccaniche per lo scarico all’esterno dei prodotti della combustione; h) impianti di protezione antincendio: gli impianti di alimentazione di idranti, gli impianti di estinzione di tipo automatico e manuale nonchè gli impianti di rilevazione di gas, di fumo e d’incendio; i) CEI: Comitato Elettrotecnico Italiano;. l) UNI: Ente Nazionale Italiano di Unificazione. Art. 3. Imprese abilitate 1. Le imprese, iscritte nel registro delle imprese di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581 e successive modificazioni, di seguito registro delle imprese, o nell’Albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, di seguito albo delle imprese artigiane, sono abilitate all’esercizio delle attività di cui all’articolo 1, se l’imprenditore individuale o il legale rappresentante ovvero il responsabile tecnico da essi preposto con atto formale, è in possesso dei requisiti professionali di cui all’articolo 4.

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LEGGI E DECRETI 2. Il responsabile tecnico di cui al comma 1 svolge tale funzione per una sola impresa e la qualifica è incompatibile con ogni altra attività continuativa. 3. Le imprese che intendono esercitare le attività relative agli impianti di cui all’articolo 1 presentano la dichiarazione di inizio attività, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni, indicando specificatamente per quali lettera e quale voce, di quelle elencate nel medesimo articolo 1, comma 2, intendono esercitare l’attività e dichiarano, altresì, il possesso dei requisiti tecnico-professionali di cui all’articolo 4, richiesti per i lavori da realizzare. 4. Le imprese artigiane presentano la dichiarazione di cui al comma 3, unitamente alla domanda d’iscrizione all’albo delle imprese artigiane per la verifica del possesso dei prescritti requisiti tecnico-professionali e il conseguente riconoscimento della qualifica artigiana. Le altre imprese presentano la dichiarazione di cui al comma 3, unitamente alla domanda di iscrizione, presso l’ufficio del registro delle imprese. 5. Le imprese non installatrici, che dispongono di uffici tecnici interni sono autorizzate all’installazione, alla trasformazione, all’ampliamento e alla manutenzione degli impianti, relativi esclusivamente alle proprie strutture interne e nei limiti della tipologia di lavori per i quali il responsabile possiede i req u i s i t i p re v i s t i a l l ’ a r t i c o l o 4 . 6. Le imprese, di cui ai commi 1, 3, 4 e 5, alle quali sono stati riconosciuti i requisiti tecnicoprofessionali, hanno diritto ad un certificato di riconoscimento, secondo i modelli approvati con decreto del Ministro dell’industria del commercio e dell’artigianato dell’11 giugno 1992. Il certificato è rilasciato dalle competenti commissioni provinciali per l’artigianato, di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, e successive modificazioni, o dalle competenti camere di commercio, di cui alla legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni. Art. 4. Requisiti tecnico-professionali 1. I requisiti tecnico-professionali sono, in alternativa, uno dei seguenti: a) diploma di laurea in

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m a t e r i a t e c n i c a s p e c i f i c a c o n s e g u i t o p re s s o una università statale o legalmente riconosciuta; b) diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa al settore delle attività di cui all’articolo 1, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d) è di un anno; c) titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d) è di due anni; d) prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di una impresa abilitata nel ramo di attività cui si riferisce la prestazione dell’operaio installatore per un periodo non inferiore a tre anni, escluso quello computato ai fini dell’apprendistato e quello svolto come operaio qualificato, in qualità di operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all’articolo 1. 2. I periodi di inserimento di cui alle lettere b) e c) e le prestazioni lavorative di cui alla lettera d) del comma 1 possono svolgersi anche in forma di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito dell’impresa da parte del titolare, dei soci e dei collaboratori familiari. Si considerano, altresì, in possesso dei requisiti tecnico-professionali ai sensi dell’articolo 4 il titolare dell’impresa, i soci ed i collaboratori familiari che hanno svolto attività di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito di imprese abilitate del settore per un periodo non inferiore a sei anni. Per le attività di cui alla lettera d) dell’articolo 1, comma 2, tale periodo non può essere inferiore a quattro anni. Art. 5. Progettazione degli impianti 1. Per l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettere a), b), c), d), e), g), è redatto un progetto. Fatta salva l’osservanza delle normative più rigorose in materia di progettazione, nei casi indicati al comma 2, il progetto è redatto da un professionista iscritto negli albi professionali secondo la specifica competenza tecnica richiesta mentre, negli altri casi, il progetto, come specificato all’articolo 7, comma 2, è redatto, in alternativa, dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice. 2. Il progetto per l’installazione, trasformazione e ampliamento, è redatto da un professionista iscritto agli albi professionali secondo le specifiche competenze tecniche richieste, nei seguenti casi: a) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), per tutte le utenze condominiali e per utenze domestiche di singole unità abitative aventi potenza impegnata superiore a 6 kw o per utenze domestiche di singole unità abitative di superficie superiore a 400 mq; b) impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo freddo, collegati ad impianti elettrici, per i quali è obbligatorio il progetto e in ogni caso per impianti di potenza complessiva maggiore di 1200 VA resa dagli alimentatori; c) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), re-


LEGGI E DECRETI lativi agli immobili adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi, quando le utenze sono alimentate a tensione superiore a 1000 V, inclusa la parte in bassa tensione, o quando le utenze sono alimentate in bassa tensione aventi potenza impegnata superiore a 6 kw o qualora la superficie superi i 200 mq; d) impianti elettrici relativi ad unità immobiliari provviste, anche solo parzialmente, di ambienti soggetti a normativa specifica del CEI, in caso di locali adibiti ad uso medico o per i quali sussista pericolo di esplosione o a maggior rischio di incendio, nonchè per gli impianti di protezione da scariche atmosferiche in edifici di volume superiore a 200 mc; e) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera b), relativi agli i m p i a n t i e l e t t ro n i c i i n g e n e re quando coesistono con impianti elettrici con obbligo di progettazione; f) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), dotati di canne fumarie collettive ramificate, nonchè impianti di climatizzazione per tutte le utilizzazioni aventi una potenzialità frigorifera pari o superiore a 40.000 frigorie/ora; g) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), relativi alla distribuzione e l’utilizzazione di gas combustibili con portata termica superiore a 50 kw o dotati di canne fumarie collettive ramificate, o impianti relativi a gas medicali per uso ospedaliero e simili, compreso lo stoccaggio; h) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), se sono inseriti in un’attività soggetta al rilascio del certificato prevenzione incendi e, comunque, quando gli idranti sono in numero pari o superiore a 4 o gli apparecchi di rilevamento sono in numero pari o superiore a 10. 3. I progetti degli impianti sono elaborati secondo la regola dell’arte. I progetti elaborati in conformità alla vigente normativa e alle indicazioni delle guide e alle norme dell’UNI, del CEI o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea o che sono parti contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo, si considerano redatti secondo la regola dell’arte. 4 . I p ro g e t t i c o n t e n g o n o a l meno gli schemi dell’impianto e i disegni planimetrici non-

c h è u n a re l a z i o n e t e c n i c a s u l l a c o n s i s t e n z a e sulla tipologia dell’installazione, della trasformazione o dell’ampliamento dell’impianto stesso, con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare. Nei luoghi a maggior rischio di incendio e in quelli con pericoli di esplosione, particolare attenzione è posta nella scelta dei materiali e componenti da utilizzare nel rispetto della specifica normativa tecnica vigente. 5 . S e l ’ i m p i a n t o a b a s e d i p ro g e t t o è v a r i a to in corso d’opera, il progetto presentato è integrato con la necessaria documentazione tecnica attestante le varianti, alle quali, oltre che al progetto, l’installatore è tenuto a fare riferimento nella dichiarazione di conformità. 6. Il progetto, di cui al comma 2, è depositato presso lo sportello unico per l’edilizia del comune in cui deve essere realizzato l’impianto nei termini previsti all’articolo 11. Art. 6. Realizzazione ed installazione degli impianti 1. Le imprese realizzano gli impianti secondo la regola dell’arte, in conformità alla normativa vigente e sono responsabili della corretta esecuzione degli stessi. Gli impianti realizzati in conformità alla vigente normativa e alle norme dell’UNI, del CEI o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea o che sono parti contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo, si considerano eseguiti secondo la regola dell’arte. 2. Con riferimento alle attività produttive, si applicano le norme generali di sicurezza di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989 e le relative modificazioni. 3. Gli impianti elettrici nelle unità immobiliari ad uso abitativo realizzati prima del 13 marzo 1990 si considerano adeguati se dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA. Art. 7. Dichiarazione di conformità 1. Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all’articolo 6. Di tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui all’allegato I, fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonchè il progetto di cui all’articolo 5. 2. Nei casi in cui il progetto è redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice l’elaborato tecnico è costituito almeno dallo schema dell’impianto da realizzare, inteso come descrizione funzionale ed effettiva dell’opera da eseguire eventualmente integrato con la necessaria documentazione tecnica attestante le varianti introdotte in corso d’opera. 3. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto, la dichiarazione di conformità, e l’attestazione di collaudo ove previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell’opera di rifacimento, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto. Nella dichiara-

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LEGGI E DECRETI zione di cui al comma 1 e nel progetto di cui all’articolo 5, è espressamente indicata la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti dell’impianto. 4. La dichiarazione di conformità è rilasciata anche dai responsabili degli uffici tecnici interni delle imprese non installatrici di cui all’articolo 3, comma 3, secondo il modello di cui all’allegato II del presente decreto. 5. Il contenuto dei modelli di cui agli allegati I e II può essere modificato o integrato con decreto ministeriale per esigenze di aggiornamento di natura tecnica. 6. Nel caso in cui la dichiarazione di conformità prevista dal presente articolo, salvo quanto previsto all’articolo 15, non sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto è sostituito - per gli impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore del presente decreto - da una dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista iscritto all’albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che ha esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti, ovvero, per gli impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell’articolo 5, comma 2, da un soggetto che ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico di un’impresa abilitata di cui all’articolo 3, operante nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione. Art. 8. Obblighi del committente o del proprietario 1. Il committente è tenuto ad affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti indicati all’articolo 1, comma 2, ad imprese abilitate ai sensi dell’articolo 3. 2. Il proprietario dell’impianto adotta le misure necessarie per conservarne le caratteristiche di sicurezza previste dalla normativa vigente in materia, tenendo conto delle istruzioni per l’uso e la manutenzione predisposte dall’impresa installatrice dell’impianto e dai fabbricanti delle apparecchiature installate. Resta ferma la responsabilità delle aziende fornitrici o distributrici, per le parti dell’impianto e delle relative com-

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p o n e n t i t e c n i c h e d a l o ro i n s t a l l a t e o g e s t i t e . 3. Il committente entro 30 giorni dall’allacciamento di una nuova fornitura di gas, energia elettrica, acqua, negli edifici di qualsiasi destinazione d’uso, consegna al distributore o al venditore copia della dichiarazione di conformità dell’impianto, resa secondo l’allegato I, esclusi i relativi allegati obbligatori, o copia della dichiarazione di rispondenza prevista dall’articolo 7, comma 6. La medesima documentazione è consegnata nel caso di richiesta di aumento di potenza impegnata a seguito di interventi sull’impianto, o di un aumento di potenza che senza interventi sull’impianto determina il raggiungimento dei livelli di potenza impegnata di cui all’articolo 5, comma 2 o comunque, per gli impianti elettrici, la potenza di 6 kw. 4. Le prescrizioni di cui al comma 3 si applicano in tutti i casi di richiesta di nuova fornitura e di variazione della portata termica di gas. 5. Fatti salvi i provvedimenti da parte delle autorità competenti, decorso il termine di cui al comma 3 senza che sia prodotta la dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7, comma 1, il fornitore o il distributore di gas, energia elettrica o acqua, previo congruo avviso, sospende la fornitura. Art. 9. Certificato di agibilità 1. Il certificato di agibilità è rilasciato dalle autorità competenti previa acquisizione della dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7, nonchè del certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto dalle norme vigenti. Art. 10. Manutenzione degli impianti 1. La manutenzione ordinaria degli impianti di cui all’articolo 1 non comporta la redazione del progetto nè il rilascio dell’attestazione di collaudo, nè l’osservanza dell’obbligo di cui all’articolo 8, comma 1, fatto salvo il disposto del successivo comma 3. 2. Sono esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e dell’attestazione di collaudo le installazioni per apparecchi per usi domestici e la fornitura provvisoria di energia elettrica per gli impianti di cantiere e similari, fermo restando l’obbligo del rilascio della dichiarazione di conformità. 3. Per la manutenzione degli impianti di ascensori e montacarichi in servizio privato si applica il decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n. 162 e le altre disposizioni specifiche. Art. 11. Deposito presso lo sportello unico per l’edilizia del progetto, della dichiarazione di conformità o del certificato di collaudo. 1. Per il rifacimento o l’installazione di nuovi impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettere a), b), c), d), e), g) ed h), relativi ad edifici per i quali è già stato rilasciato il certificato di agibilità, fermi restando gli obblighi di acquisizione di atti di assenso comunque denominati, l’impresa installatrice deposita, entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori, presso lo sportello unico per l’edilizia, di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 del comune ove ha sede l’impianto, la dichiarazione di conformità ed il progetto redatto ai sensi dell’articolo 5, o il certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto dalle norme vigenti. 2. Per le opere di installazione, di trasformazione e di amplia-


LEGGI E DECRETI mento di impianti che sono connesse ad interventi edilizi subordinati a permesso di costruire ovvero a denuncia di inizio di attività, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, il soggetto titolare del permesso di costruire o il oggetto che ha presentato la denuncia di inizio di attività deposita il progetto degli impianti da realizzare presso lo sportello unico per l’edilizia del comune ove deve essere realizzato l’intervento, contestualmente al progetto edilizio. 3. Lo sportello unico di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, inoltra copia della dichiarazione di conformità alla Camera di commercio industria artigianato e agricoltura nella cui circoscrizione ha sede l’impresa esecutrice dell’impianto, che provvede ai conseguenti riscontri con le risultanze del registro delle imprese o dell’albo provinciale delle imprese artigiane, alle contestazioni e notificazioni, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, delle eventuali violazioni accertate, ed alla irrogazione delle sanzioni pecuniarie ai sensi degli articoli 20, comma 1, e 42, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Art. 12. Contenuto del cartello informativo 1. All’inizio dei lavori per la costruzione o ristrutturazione dell’edificio contenente gli impianti di cui all’articolo 1 l’impresa installatrice affigge un cartello da cui risultino i propri dati identificativi, se è prevista la redazione del progetto da parte dei soggetti indicati all’articolo 5, comma 2, il nome del progettista dell’impianto o degli impianti. Art. 13. Documentazione 1. I soggetti destinatari delle prescrizioni previste dal presente decreto conservano la documentazione amministrativa e tecnica, nonchè il libretto di uso e manutenzione e, in caso di trasferimento dell’immobile, a qualsiasi titolo, la consegnano all’avente causa. L’atto di trasferimento riporta la garanzia del venditore in ordine alla conformità degli impianti alla vigente normativa in materia di sicurezza e contiene in allegato, salvo espressi patti contrari, la dichiarazione di

conformità ovvero la dichiarazione di rispondenza di cui all’articolo 7, comma 6. Copia della stessa documentazione è consegnata anche al soggetto che utilizza, a qualsiasi titolo, l’immobile. Art. 14. Finanziamento dell’attività di normazione tecnica 1. In attuazione dell’articolo 8 della legge n. 46/1990, all’attività di normazione tecnica svolta dall’UNI e dal CEI è destinato il tre per cento del contributo dovuto annualmente dall’Istituto nazionale per la assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) per l’attività di ricerca ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto-legge 30 giugno 1982, n. 390, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 1982, n. 597. 2. La somma di cui al comma 1, calcolata sull’ammontare del contributo versato dall’INAIL è iscritta a carico di un apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero dello sviluppo economico per il 2007 e a carico delle proiezioni del corrispondente capitolo per gli anni seguenti. Art. 15. Sanzioni 1. Alle violazioni degli obblighi derivanti dall’articolo 7 del presente decreto si applicano le sanzioni amministrative da euro 100,00 ad euro 1.000,00 con riferimento all’entità e complessità dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze obiettive e soggettive della violazione. 2. Alle violazioni degli altri obblighi derivanti dal presente decreto si applicano le sanzioni amministrative da euro 1.000,00 ad euro 10.000,00 con riferimento all’entità e complessità dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze obiettive e soggettive della violazione. 3. Le violazioni comunque accertate, anche attraverso verifica, a carico delle imprese installatrici sono comunicate alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio, che provvede all’annotazione nell’albo provinciale delle imprese artigiane o nel registro delle imprese in cui l’impresa inadempiente risulta iscritta, mediante apposito verbale. 4. La violazione reiterata tre volte delle norme relative alla sicurezza degli impianti da parte delle imprese abilitate comporta altresì, in casi di particolare gravità, la sospensione temporanea dell’iscrizione delle medesime imprese dal registro delle imprese o dall’albo provinciale delle imprese artigiane, su proposta dei soggetti accertatori e su giudizio delle commissioni che sovrintendono alla tenuta dei registri e degli albi. 5. Alla terza violazione delle norme riguardanti la progettazione ed i collaudi, i soggetti accertatori propongono agli ordini professionali provvedimenti disciplinari a carico dei professionisti iscritti nei rispettivi albi. 6. All’irrogazione delle sanzioni di cui al presente articolo provvedono le Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura. 7. Sono nulli, ai sensi dell’articolo 1418 del Codice Civile, i patti relativi alle attività disciplinate dal presente regolamento stipulati da imprese non abilitate ai sensi dell’articolo 3, salvo il diritto al risarcimento di eventuali danni. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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