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CAPITOLO 18

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E

ra molto presto quando Harry riuscì a liberarsi dalle opprimenti cure di Madama Chips. Entrare all’alba in infermeria e prendere il posto di Hermione non era stato neanche lontanamente difficile quanto uscirne legittimamente con la propria identità. L’infermiera era sempre molto premurosa, ed Harry, per evitare una dose di sciroppo che voleva fargli ingurgitare con forza, dovette impegnarsi parecchio; malgrado lo stato di perfetta salute, lei continuava a vedere in lui un malessere da altro-giorno-in-infermeria. Uscendo da quella stanza si sentiva ancora euforico per quello che era accaduto la sera prima, ma un leggero imbarazzo cominciava a tormentarlo; il pensiero che di lì a poco avrebbe incontrato Ginny lo agitava. 1


Arrivò velocemente nell’Atrio, dove doveva esserci la bacheca con i risultati. Non avrebbe mai pensato di trovare qualcuno lì a quell’ora, ma si sbagliava. La longilinea figura di Draco Malfoy stava guardando attentamente il tabellone. Indossava il mantello da viaggio già accuratamente allacciato. Non capiva cosa ci facesse lì abbigliato di tutto punto per uscire. Si avvicinò lentamente guardando nella stessa direzione del Serpeverde; tra le ordinate righe del tabellone lesse: Malfoy Draco ha superato i M.A.G.O. del settimo anno, risulta pertanto diplomato a tutti gli effetti alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

Harry rimase senza fiato. Draco si voltò verso di lui. «Che c’è Potter? Problemi?». Poi tornò a guardare il tabellone. «Tranquillo... la tua fidanzatina ha superato gli esami... non stare in pena!» concluse con una punta di spavalderia nella voce. Harry non si lasciò provocare, conosceva già l’esito dell’esame di Ginny ed in quel momento nella sua mente c’era posto solo per quello che aveva appena scoperto. 2


«Ma tu... hai ...» tentennò. «Non riesci neanche a parlare? Certo... ho sostenuto gli esami di ottobre» disse. «L’anno scorso io ho studiato ...» perse la frase tra chissà quale pensiero. «Quindi tu adesso ...». Nuovamente Draco lo anticipò. «Io adesso me ne vado... lascio questa scuola». Poi si avvicinò osservando l’espressione stupita di Harry. «Ti sembra una cosa così strana voler lasciare Hogwarts?» disse con la voce che iniziava a spezzarsi. Solo un paio di mesi prima, Harry aveva riflettuto sul fatto che alla fine dell’anno sarebbe stato costretto a lasciare la scuola. Per lui era un fatto ineluttabile, ma doloroso. «Non ti viene in mente che, forse, non per tutti queste mura hanno lo stesso significato che hanno per te?». Si stava alterando senza motivo. Harry aveva come l’impressione che qualcosa di profondamente represso stesse cercando di uscire allo scoperto; Draco aveva passato degli anni terribili. Probabilmente non al pari di Harry, ma quella storia aveva segnato profondamente anche la sua vita. «E quando pensi ...?». «Subito» rispose prima che fosse completata 3


la domanda. «Ho già fatto portare alla stazione i bagagli... il treno parte tra poco». Draco Malfoy stava lasciando Hogwarts per sempre. Il Serpeverde diede le spalle ad Harry, per dirigersi verso il portone d’ingresso. «Aspetta... che farai ora?». «E che t’importa?». Tornò a guardare Harry. «A chi importa? Non importa nemmeno a me! Mi basta lasciare questo posto, i professori, quegli odiosi quadri petulanti... e mi basta lasciare te, Harry Potter!». «Ma cosa dici, Malfoy?». «Non capisci cosa significa per me tutto questo? Non capisci che dolore mi provoca?». «Non puoi parlare così... dopotutto hai vissuto sette anni qui ...». «E allora? Che senso hanno avuto questi sette anni? Per me adesso non hanno alcun senso... per me adesso nulla ha senso! Tutto quello in cui ho sempre creduto ora non vale niente! Ho sempre cercato di comportarmi come era richiesto a un mago del mio genere... e adesso?». «E come ti era richiesto comportarti? Cercare di uccidere quelli che credevano in te?». «Certo che no! E poi, secondo te, io veramente avrei avuto il coraggio di uccidere Silente?». 4


Harry non seppe rispondere. Per mesi si era posto quella stessa domanda: se Piton non fosse intervenuto, Malfoy sarebbe andato fino in fondo? «Come avrei potuto uccidere Silente? È impossibile solo pensare di conoscerlo veramente e... e decidere di ucciderlo. Credi che abbia contato qualcosa solo per te?». «E non potevi chiarirti le idee un po’ prima? Se due anni fa avessi fatto questo discorso chiaro ...». «Taci» sputò. «Tu non puoi nemmeno tentare di capire ...». Poi raggiunse l’entrata e tirò il portone di quercia. L’aria esterna entrò violenta e fredda. Ma Harry non la sentì, il gelo che provava in quel momento era molto più intenso. La nebbia mattutina che ricopriva il parco iniziò ad insinuarsi all’interno. Draco mosse un passo fuori dal portone, sembrò soffermarsi quasi volesse aggiungere qualcosa, ma poi continuò a camminare. Harry corse sulla porta. «Aspetta!». Malfoy si bloccò sull’ultimo gradino e si girò, i suoi occhi erano ricoperti da un velo di lacrime. «Tutto a posto tra di noi?». «Potter, tra di noi non sarà mai “tutto a po5


sto”». Si asciugò gli occhi. «Maledetta nebbia» si giustificò. «Come potrà mai essere tutto a posto?» sembrava quasi parlare a sè stesso, strinse i pugni. «Anche l’intervista su Piton ...» alzò gli occhi su di lui. Lo sguardo si indurì. «Tu sei la causa di tutti i miei guai, già questo è duro da accettare. Ma dato che tu sei Harry Potter, come se questo non bastasse, hai dovuto anche salvarmi la vita e, perciò, sarò costretto ad esserti sempre riconoscente» fece una smorfia. «Ed è questo che non riuscirò mai a sopportare!». Harry non ne era totalmente sicuro, ma quello che aveva detto Draco poteva sembrare un ringraziamento. Quello era probabilmente il massimo di gratitudine che poteva aspettarsi da lui. Finalmente ebbe l’impressione che Draco stesse per esplodere e tirare fuori tutte le sofferenze provate negli ultimi mesi. Ma sapeva benissimo che se c’era una cosa che quel ragazzo sapeva fare maledettamente bene era contenersi. Questi voltò per l’ultima volta le spalle al castello senza guardarsi indietro, e prese a scendere dalla collina. Ben presto la nebbia lo inghiottì totalmente. Harry lo guardò sparire mentre lasciava Hogwarts 6


per chissà quale meta, mentre lasciava la sua vita per cercarne una nuova. Non gli sarebbero mancate le sue frecciatine, i loro contrasti... quelli no, in ogni caso Malfoy rimaneva una persona sgradevole e indisponente. Tuttavia i recenti avvenimenti gli avevano fatto capire che, in fondo, non erano poi tanto diversi; Draco era solamente nato nella famiglia sbagliata. Fu così che la nostalgia e la compassione per quello che era il suo miglior nemico, allo stesso tempo arrogante e fragile, attenuarono la gioia dirompente provata la sera prima. Le loro strade si dividevano: Malfoy intraprendeva la strada della maturità, la strada che lo avrebbe portato ad un lavoro, ad una vita diversa... e lui? Un lavoro ce l’aveva già, quello di Auror, ma per poter affermare di esserlo a tutti gli effetti doveva completare l’ultimo anno scolastico. Non seppe mai quanto rimase lì, immobile, senza fare caso alle dita che si intorpidivano poco a poco, mentre cercava di cogliere uno scintillio di capelli biondi tra la nebbia mattutina che avvolgeva il parco. Si riprese quando una piccola folla di studenti iniziò ad assieparsi intorno al tabellone, tutti curiosi dei cambiamenti che ci sarebbe7


ro stati. Si intrufolò anche lui in mezzo agli altri per dare una scorsa ai risultati: oltre a quelli di Ginny e Malfoy altri nomi spiccavano tra le file dei promossi ai loro rispettivi anni. Persino Pansy Parkinson aveva conseguito i M.A.G.O. insieme ad altri Serpeverde, qualche Corvonero e un Grifondoro, Seamus Finnigan. Anche lui avrebbe lasciato la scuola. Notò infine, con grandissimo stupore, che aveva sostenuto e superato l’esame anche Luna. A questo punto lui, Ginny, Ron, Hermione, Neville e Luna si trovavano allo stesso anno. Sorrise. Era l’ultimo anno per tutti e il capitolo Hogwarts, che era stato e probabilmente sarebbe rimasto uno dei più belli della sua vita, si stava avviando alla conclusione. La divisa scolastica ormai gli andava stretta, in tutti i sensi. Il vento gelido continuava a battergli sulla schiena: il portone era ancora aperto. La nebbiolina fine, che si insinuava dentro il castello, dava un’aria tetra all’Ingresso. Raggiunse la pesante anta e la richiuse con tutte le sue forze. Lo stomaco reclamò la sua attenzione con un cupo brontolio, distogliendolo dalle sue silenziose considerazioni; Harry si diresse verso la Sala Grande. 8


L’esito degli esami aveva animato notevolmente, nel bene e nel male, l’atmosfera fiacca che caratterizzava le quotidiane colazioni. Un chiacchiericcio eccitato dominava la Sala seguito da abbracci e commozione; solo Pansy Parkinson era scossa da singhiozzi senza controllo. Dai brandelli di conversazione che riuscì a cogliere, Harry capì il motivo del pianto irrefrenabile: Draco se n’era andato dal castello senza di lei. Questo confermò quello che aveva pensato poco prima: il ragazzo voleva tagliare per sempre dalla sua vita tutto ciò che riguardava la sua permanenza a Hogwarts, lei compresa. Pansy fulminò Harry con lo sguardo quando si accorse che la stava osservando, mentre le sue amiche ricambiarono con un ghigno. Si avvicinò al tavolo dei Grifondoro dove poco più in là Seamus stava salutando i compagni che si congratulavano con lui. Harry si sedette al solito posto, avrebbe salutato il compagno nel dormitorio più tardi. Era stanco. Le sue gambe erano incredibilmente pesanti. Non aveva dormito. «Guarda che Madama Chips ti dà ancora la caccia». Ron si era avvicinato, buttando svogliatamente la borsa a terra. 9


«Eh? Ah... si?» balbettò impacciato. Per un attimo aveva temuto il peggio. «Pensavo fossi ancora in infermeria ed ero venuto per vedere come stavi, ma Madama Chips mi ha accolto con un certo... disappunto» continuò Ron inarcando le sopracciglia per sottolineare l’ultima parola. Iniziò a servirsi di uova e pancetta. «Come hai fatto a svignartela?». «In effetti pensavo che non ce l’avrei mai fatta... ma appena è entrata nel suo ufficio, ne ho approfittato!» disse compiaciuto. «E il resto... com’è andato?» chiese l’amico abbassando la voce. «Il resto? Ehm... benissimo, tutto benissimo!» rispose Harry cercando di rimanere impassibile. Faceva fatica a portare avanti quella conversazione, doveva pesare accuratamente le parole oltre che controllare le sue espressioni; la sua risposta però soddisfece pienamente Ron che si servì sereno di un abbondante piatto di porridge. Continuarono a mangiare in silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri. Cercava di riflettere ancora sulle parole di Draco ma, adesso che era seduto alla lunga tavola dei Grifondoro, non riusciva a concentrarsi su altri che non fosse Ginny. Era talmente assorto che non si accorse che lei ed Hermione erano entrate in Sala Grande. 10


Deglutì forzatamente e si alzò di scatto. «Ma che ti prende?» chiese allarmato Ron, alzando la testa dal piatto. «Ah... sono arrivate». Harry incrociò lo sguardo di Ginny e sentì lo stomaco contorcersi. Ora la guardava sotto un’ottica diversa, tra loro si era creata un’intesa molto più profonda, erano diventati estremamente complici. Sentì improvvisamente caldo quando lei appoggiò le labbra sulla sua guancia per salutarlo. Il ricordo della sera prima, ancora molto vivido, fu offuscato per un istante dal burrascoso arrivo di Hermione. «Buongiorno!» li salutò. «Pronti per il ripasso domenicale?» chiese ammiccando. «Hermione, siamo appena a Novembre, e ieri è stata una giornata devastante, risparmiaci!» disse Ron, cercando in Harry e Ginny degli alleati. «Questa mattina sono sceso presto, volevo leggere i risultati degli esami, e ho visto Draco che lasciava la scuola». «Anche Draco ha sostenuto gli esami? Veramente?» chiese Hermione, sorpresa. «Sembra quasi che ti dispiaccia» le disse scocciato Ron. «Beh, a me no! Ha sempre dato un sacco di fastidio, e poi... con Hyde sempre tra i piedi 11


sarà come se Malfoy non se ne fosse mai andato, temo. Non credi, Harry?» concluse, con rinnovato livore. «Sì ...» rispose distrattamente Harry. «Andiamo a salutare i ragazzi che se ne vanno?» propose Ron. «Io vado in biblioteca. E voi ricordate che avete un mucchio di compiti da fare. Io vi ho avvertiti!». Puntando il dito contro i tre, si dileguò tra i tavoli della Sala Grande. Rimasero silenziosi, guardandosi negli occhi. Harry sapeva benissimo che, dopo un’affermazione del genere, non gli restava altro che aprire i libri e studiare; ma pensò bene di ignorare il senso di colpa e godersi la domenica. * Man mano che passavano le settimane, Harry non faceva quasi più caso alla mancanza dei molti alunni che avevano deciso di terminare anzitempo l’anno scolastico; altri e più spassosi personaggi si erano aggiunti ad animare le lezioni. I commenti di Luna su improbabili congiunzioni astrali durante l’ora di Astronomia o il continuo stuzzicarsi di Ginny e Ron rendevano le lezioni molto più leggere. 12


Solo Hermione pareva non godere dei cambiamenti; voleva scoprire qualcosa di più su Uglick e non faceva altro che ripetere la sua solita tiritera: “i M.A.G.O. si stanno avvicinando”. Tutte le materie si stavano rivelando sempre più complesse e difficili da gestire, man mano che procedevano col programma. «Potter, fai attenzione per piacere!». Il rimprovero della professoressa Sprite lo fece sobbalzare in modo colpevole. A nulla servì il suo tentativo di riconcentrarsi sulle Cynoglosse, piantine esili color ambra, rimedio efficacissimo contro la spruzzolosi, che dovevano innaffiare con cura: lo scoppio di risate arrivò fragoroso e irritante. Come poteva prestare attenzione ora che Ginny stava nella sua stessa classe? Harry guardò Ron, come per scusarsi, ma l’amico era tutto preso dal suo compito per eseguire esattamente ciò che Hermione gli sibilava all’orecchio. Il ragazzo sapeva bene che una mancata esecuzione voleva dire un voto molto, molto scarso. A malincuore tornò a fissare la sua Cynoglossa; Harry non riusciva proprio a concentrarsi. Fortunatamente, l’ora finì presto e i ragazzi cominciarono a raccogliere le proprie cose e a imba13


cuccarsi con sciarpe e mantelli pesanti per ripararsi dal vento gelido. Harry tenne la porta della serra aperta per lasciare passare i tre amici; si diressero veloci verso il portone di quercia. «Una lezione inutile!» sbottò Ron, una volta varcata la soglia, togliendosi la sciarpa rosso e oro. «Buona solo a farci prendere il raffreddore...» ma venne fulminato da un’occhiata di Hermione. «Ci sarà sicuramente nell’esame dei M.A.G.O.!» esclamò contrariata la ragazza. «Io ho appena finito gli esami, per un po’ non voglio sentirne parlare!» intervenne Ginny, agitando la rossa chioma per togliere alcune foglie che erano rimaste impigliate. «Aspetta, ti aiuto io!» si offrì Harry, avvicinandosi. «Lascia perdere i miei capelli... non dovresti andare, piuttosto?» lo rimproverò lei, guardandolo di traverso mentre terminava da sola l’operazione. «In che guai ti sei cacciato, questa volta, Potter?» lo canzonò Ron, con una vocina in falsetto che assomigliava in maniera sorprendente a quella della Preside. «Di cosa state parlando, voi tre?» si informò Hermione, curiosa. 14


Harry sapeva che non le piaceva venire a conoscenza delle novità dopo gli altri, ma non aveva voglia di sorbirsi una ramanzina per il fatto di essersi dimenticato di lei, quindi le spiegò velocemente la situazione, senza darle il tempo di replicare. «Stamattina ho trovato nel tuo canguro un messaggio di Kingsley. Mi pregava di raggiungerlo nei sotterranei subito dopo la lezione di erbologia. Mi è passato di mente» troncò subito. Ma non era la frase giusta da dire. «Certo, ormai pare che tu abbia solo... altro, per la testa» brontolò. Sembrava sapesse. Possibile che Ginny avesse già spifferato tutto? Questa volta fu il turno di Ron di non comprendere ciò di cui stavano parlando; la bocca semi-aperta e lo sguardo un pò perso erano segni inequivocabili. Deciso a non offrire il fianco per altri eventuali affondi, Harry chiuse la questione sostenendo di essere già in grave ritardo. Senza ulteriori indugi, si dileguò oltre il portone e scese a passo di marcia verso i sotterranei. Percorse per qualche metro il lungo corridoio illuminato da fioche torce opalescenti, finchè non vide un’aula aperta: il Ministro della Magia si era accorto di lui e gli stava venendo incontro con la mano tesa. 15


La stanza era desolante, senza alcun mobile, per fortuna che il camino situato nell’unica rientranza in fondo alla stanza ospitava un fuoco scoppiettante. «Harry tutto bene?» chiese tendendogli a sua volta la mano. «Diciamo di sì ...» fece, stringendola. «Devo parlarti Harry... ci sono brutte notizie» disse con voce ferma. Si avvicinò al camino e appoggiò una mano sulla mensola. Harry rimase in silenzio mentre Kingsley sospirò sonoramente. «Lo scorso cinque Settembre, quando Minami ha brillato la prima volta, non è stata solo Hogwarts a subire un attacco». Il ragazzo trattenne il fiato: era accaduto qualcosa di grave. «Quattro Auror, in missione, hanno perso la vita, uccisi brutalmente». Sì girò e lo guardò negli occhi. «Stavano seguendo una pista, e vista la fine che hanno fatto, doveva essere buona. È stata una tragedia. Ho dovuto informare le famiglie, è stato davvero penoso. Gli Auror avevano tutti moglie e... due di loro anche dei figli» scosse la testa, quasi volendo cacciare il dolore dalla sua espressione. 16


Il ragazzo fece un paio di passi indietro appoggiando la schiena al muro. Orfani! pensò stringendo i pugni con rabbia. Stava accadendo di nuovo: sangue innocente e sofferenza stavano ricominciando a dilagare nella comunità magica. «Non te ne ho parlato prima perché non volevo distrarti dai tuoi studi, ma ora... vedi, ad Halloween, quando Minami ha brillato di nuovo, eravamo all’erta, tutti gli Auror erano in servizio. C’era una squadra intera appostata nel luogo in cui abbiamo trovato i corpi dei nostri colleghi l’ultima volta. Non avevamo nessun indizio su dove iniziare le ricerche e, anche se le probabilità erano scarse, abbiamo pensato che avessero ancora qualcosa in sospeso». «E avete visto giusto?». «In effetti è apparso un mago, nello stesso esatto luogo e nel preciso istante in cui Minami era al massimo della sua luminosità». Si fermò, sembrava esitasse ad arrivare al nocciolo del discorso. «L’avete preso?». «No... ci è sfuggito, però... però l’hanno riconosciuto». L’attesa stava diventando snervante. «Arriva al dunque, chi era? Racconta». 17


«Scusa, è che non trovo le parole. Quel mago era il professor Uglick, era dal giorno in cui ha lasciato la scuola che non avevamo sue tracce, ed ora è riapparso proprio in quel punto. C’erano molte voci sul suo conto... ma Minerva era così sicura... temo che farlo insegnare in questa scuola sia stata una mossa più che avventata». «Non mi è mai piaciuto quel professore...» cominciò titubante cercando di non lasciar trapelare tutti i suoi sospetti «si è comportato in modo strano fin dal primo giorno. ». Il Ministro lo fissò attentamente facendogli capire che aveva attirato la sua attenzione, ma Harry non voleva scoprirsi troppo. «Ma come posso io...» un groppo in gola gli bloccò la voce. «Ma come posso io starmene qua a perdere tempo sui libri quando fuori succedono queste cose? È chiaro che anche io faccio parte di questa faccenda... io... o quello che vogliono da me». «Harry... tu non stai perdendo tempo. E soprattutto non voglio avere un bersaglio come te in giro per il mondo. Anche se hai ragione su una cosa: fai parte della faccenda, e per questo voglio che tu sia pronto» riprese il Ministro appoggiandogli un braccio sulle spalle «Abbiamo allora pensato 18


di farti fare un po’ di esperienza con i migliori e potrebbe esserci qualcuno che non apprezzerebbe questo scambio di sapere tra popolo e popolo». Harry capì che si riferiva agli americani. «Abbiamo pensato che il professor Willis potrebbe addestrarti mentre gli altri Auror sono impegnati nelle indagini» abbozzò un sorriso poi continuò «Comunque, bando alla ciance, ho poco tempo e parecchie raccomandazioni da farti». «Pensavo me le avessi fatte tutte ormai» intervenne Harry. «Quasi» lo rassicurò Kingsley. «Ora... voglio che tu capisca un paio di cose: Willis è un americano e quindi non sappiamo che tipo di addestramento abbia in serbo per te. Se ti sembra che le sue prove siano troppo dure e pericolose, avvertimi. Ci sono dei regolamenti da rispettare e non posso permettere che Hudson faccia qualcosa d’illegale. Mi sono raccomandato anche con lui». «Non è permesso a Willis portarti a spasso con scope o cose simili. Se la S.M.S. si svolge fuori dai confini di Hogwarts è bene che il Ministero sia avvisato della vostra meta e durata del viaggio». «Una S.M.S. ?» chiese Harry curioso. «Una Spedizione Magica Segreta rispose sorridendo il Ministro. «È chiaro, Harry?» continuò poi, fissandolo negli occhi. 19


«Chiaro» annuì Harry, sostenendo lo sguardo e mettendo da parte a malincuore l’idea di farsi insegnare qualche trucchetto di volo da Willis I due si scrutarono per un attimo; poi Kingsley sorrise e si avviò verso il camino. «Devo scappare, adesso. Sono in ritardo alla riunione con i capi settore... penso che troverai il professor Willis nel suo ufficio» esclamò Kingsley, prendendo della Polvere Volante da un sacchetto sopra il camino. «Stammi bene Harry, e non cacciarti nei guai! ». «A presto» salutò Harry. Kingsley sparì in una vampata smeralda. Harry uscì dal sotterraneo richiudendosi la porta alle spalle. Salì in fretta gli scalini, sbucando nella Sala d’ingresso nella speranza di trovare Ginny, Ron ed Hermione lì ad aspettarlo, ma la trovò vuota fatta eccezione per un ragazzo riccioluto che appendeva a colpi di bacchetta un messaggio in bacheca. Avrebbe voluto poter dire agli amici che andava da Willis e perché, ma sicuramente erano già in aula e lui non voleva attirare l’attenzione entrando a lezione iniziata. Arrivato nel corridoio del terzo piano lo trovò totalmente buio, l’unica fonte di luce era quel20


la proveniente dall’ufficio di Willis attraverso la porta socchiusa. Si avvicinò con cautela, tenendo la mano appoggiata al muro, per non inciampare. Sentì chiaramente la voce del professore e un’altra cantilenante rispondergli. «Sempre così catastrofico, eh?». Il sarcasmo nella voce di Willis si poteva quasi toccare con mano. «Il tempo d’agir ti è stato concesso, ma tu non hai fatto nessun progresso Va’ a fidarti di un mago scellerato non se ne avrà niente di guadagnato». «Certo, certo! Non capisco proprio perché perdo tempo ad ascoltarti » riprese Willis, alzando la voce. «Mentre tu rimembri a ciò che egli vide Giano il Bifronte si è voltato e ride: pensavo che tu fossi un mago abile, non uno ignorante e vulnerabile». «Io vulnerabile?» domandò esterrefatto Willis, quasi come se fosse stato colto alla sprovvista. 21


Harry, che ormai era vicino alla porta, si allungò per poter sbirciare nella fessura. Il mantello turchese di Willis gli copriva gran parte della visuale. Sulla parete a destra del professore, l’unica visibile, un enorme poster lo raffigurava in tenuta da Quidditch mentre compiva spettacolari giravolte e diversivi. Harry non riusciva a scorgere il suo interlocutore. «NON HO MAI PERSO UNA BATTAGLIA! DEVE ANCORA NASCERE IL MAGO CAPACE DI METTERMI AL TAPPETO!» l’improvvisa ira fece sobbalzare Harry, tanto che rischiò di appoggiarsi alla porta e spalancarla. «Il Sacro Fuoco sempre di più brucia. Lo scopo raggiungerà con ferocia. Non ti cullare sulla dotta pianta, la promessa può essere infranta. Harry sentì i passi del professore percorrere la stanza verso la parete opposta dove si apriva una piccola porta. Il ragazzo vide che non c’era nessuno a parte il professore e... il suo cilindro viola. Era proprio quest’ultimo che fremeva e si contorceva sopra la scrivania del professore. 22


«La tua insolenza lascia senza fiato, Continua così e verrai rimpiazzato, e adesso dove vorresti scappare? Non ho ancora finito di cantare!».   «Adesso devo dirti anche quando vado in bagno? Chi sei tu? La mia balia o il mio cappello? Quando avrò bisogno di carta igienica te lo farò sapere!» sbottò Willis sbattendosi la porta alle spalle. Harry avvicinò ulteriormente l’occhio alla fessura. Stava pensando a cosa fare quando... «Entra Harry Potter, non tergiversare; credimi, non fa bene tentennare. Dal mio teso canto sei stato attratto e adesso ti avvicini di soppiatto». Harry si guardò ai lati e alle spalle, poi, non potendo far altro, spinse la porta ed entrò nell’ufficio. Numerose lampade ad olio rischiaravano un ambiente che di ufficio aveva poco. Le pareti erano costellate di cartine geografiche con numerose spille rosse ferme in alcuni punti. Sulle spille pendeva un cartellino con un nome. Harry si chiese se erano maghi pedinati dal professore o dal M.B.I stesso. 23


«Scusi!» cominciò a bassa voce tentando di giustificarsi. «Dovevo vedere il professor Willis e ...» ma il cilindro lo interruppe continuando il suo canto. «Dal genio di un grande mago son nato e da quel momento mai ho sbagliato. In America ho ottenuto esperienza in Inghilterra porto conoscenza». Harry fece qualche passo incerto verso la scrivania. Il Cilindro piroettò due volte su se stesso, poi proseguì. «Non mordo mica, non aver paura, per bocca ho solamente una fessura. Son detentore di grandi abilità nessuno al mondo ne ha neppur la metà». «Maghi potenti bramano di udire ma non a tutti spetta di riuscire solo un mago giovane e beniamino fa al caso del Cilindro Canterino». Il cilindro tacque rimanendo immobile. Harry si guardò intorno preoccupato. La porta dietro cui era sparito Willis non si aprì come sperava, e fu costretto a volgere l’attenzione verso il cilindro. 24


«Le verità non saranno celate ma le risposte che cerchi svelate, tutte le porte ti si schiuderanno e ti sarà rivelato ogni inganno». Risposte? Cosa sapeva il cilindro? Harry deglutì arretrando di un passo. «Se senza diffidare mi indosserai son sicuro che mai te ne pentirai, per te solo intono il sublime canto perché per te sia motivo di vanto». «La tua decisione non rinnegherai perché ciò che ti spetta scoprirai Uglick per te ora è un grande mistero, insieme scopriremo chi è davvero». Harry rimase perplesso, come faceva il Cilindro Canterino a sapere di Uglick e che cercava notizie su di lui? «Il Sacro Fuoco truce su Hogwarts brucia, da lunghissimo tempo ormai si crucia. Se noi due una cosa sola saremo son convinto che lo paleseremo». 25


Harry rimase estrefatto sembrava che il Cilindro gli leggesse nella mente e che rispondesse alle sue domande inespresse. Non sapeva cosa fare. Forse, per la prima volta, avrebbe avuto l’occasione di snodare gli enigmi e i misteri che lo perseguitavano dall’estate, magari sapere cosa significavano le visioni che aveva avuto. Aveva tutto ciò a portata di mano? Si guardò intorno ancora una volta. Il professor Willis nei poster sfrecciava tra le nubi inseguendo il boccino d’oro senza prestargli la minima attenzione. Sarebbero bastati pochi attimi per infilarsi il cilindro in testa e ascoltare ciò che aveva da dire. «Un dono speciale ti voglio fare, affinché di me ti possa fidare. Là l’instabilità potrai osservare, in colui che si è deciso a scappare». «I congiunti doppi e da odio legati, Li hanno per l’eternità condannati. Intelletto d’uomo e forza bestiale, lo rende pericoloso e mortale». «Ad Hogwarts dimora e custodisce, ciò che allo stregone il sangue unisce. inchiodato sempre sta nel suo posto, non si può di certo abbatterlo tosto». 26


«Il tuo sguardo carico d’attenzione rivela un’imminente evoluzione su, dài, allunga le mani e afferrami ponimi sul giovin capo e serrami». Harry allungò le braccia per afferrarlo, appoggiò i polpastrelli sul tessuto lucido e uno strano brivido lo percorse risalendo le braccia e propagandosi per il corpo. Lo afferrò portandolo sopra di sè quando... «Potter!». Harry sobbalzò rimettendo a posto il cilindro. «Non credo di averti dato il permesso né di entrare né di toccare le mie cose» disse Willis perentorio. «Mi scusi... ho sentito una voce... credevo che ...». «Credevi... che?» chiese dirigendosi nervosamente verso il cappello e afferrandolo dalla scrivana. «Che ...» Harry divenne paonazzo non trovando una scusa plausibile ma il professore non sembrava interessato alla sua risposta. Dopo aver rigirato il Cilindro più volte nelle mani ed evidentemente accertato l’integrità, la sua espressione si rasserenò. «Bando alle ciance, abbiamo cose più urgenti da fare». Poi sorrise tornando il professore 27


accomodante di sempre. «Sei pronto ad allenarti con me?». «Ehm...più o meno. Comunque si, sono pronto» rispose Harry lanciando un occhiata al cilindro, che però rimase immobile e fermo nelle mani del proprietario. «Benissimo, allora direi che potremmo vederci sabato prossimo» fece l’americano calcandosi il cilindro sul capo «Ora ci aspettano a lezione, vieni!». Harry seguì il professore giù per le rampe di scale e i corridoi. Nella sua testa continuavano a rimbombare le parole del Cilindro. Come poteva sapere tante cose su Uglick? Che legame aveva il Cilindro americano con il vecchio professore? «Bene Potter. Riscaldato la bacchetta?» chiese il professor Willis appena fuori dall’aula. «Come?». «Oggi niente noiose spiegazioni!» rispose senza dare altri dettagli. Entrando nell’aula di Difesa Contro le Arti Oscure si sorprese trovando tutti i compagni in piedi in fondo all’aula. Banchi e sedie non c’erano più, unico pezzo d’arredamento era una pedana appositamente disposta nel punto in cui normalmente c’era la cattedra. 28


Si avvicinò con aria interrogativa ai suoi amici. «Cos’ hai?» chiese Ginny. «Nulla, nulla... immagino sia inutile chiedere cosa sta succedendo». «No invece, “Lezione di Duello Magico”. C’era un avviso della McGranitt fuori dalla porta. La preside ha dato il permesso per effettuare, durante le ore di Difesa, un duello dimostrativo in cui noi dell’ultimo anno dobbiamo affrontare Willis, come se fosse un Mago Oscuro». Il professor Willis amava soprenderli con lezioni poco convenzionali, anche se questa per molti di loro non sembrava essere una novità: in fondo era quanto avevano già fatto al tempo della Umbridge, assieme all’Esercito di Silente. Questa volta, però, sarebbe stata diversa: avrebbero dovuto duellare con il professor Houdson Willis. «Accidenti» esclamò Ron. «Non mi sembra vero di dover incrociare le bacchette con il professor Willis, anche se credo mi sarebbe piaciuto di più fare una partita a Quidditch, con lui» concluse ridendo. «E magari nella stessa squadra!» aggiunse Ginny. «Preferibilmente nella stessa squadra!» confermò Ron. 29


«Bene ragazzi» richiamò il silenzio il professore, «possiamo cominciare la nostra esercitazione pratica. Ricordo, innanzitutto, che lo scopo è di simulare, per quanto possibile, cosa potrebbe capitarvi nella realtà. In proposito so bene che molti di voi, nonostante la giovane età, hanno partecipato alla battaglia di Hogwarts dello scorso anno, e ciò dovrebbe mettervi allo stesso livello di chi, come i miei studenti americani, è già abituato a tale tipo di esercitazione». Mentre il professore continuava a spiegare come si sarebbe svolta la lezione, sul suo capo il cilindro se ne stava immobile e assopito come un comune copricapo babbano. «Ciò che faremo oggi è la simulazione di un vero duello, dove nessuna delle due parti sa che incantesimo gli verrà scagliato contro e che tipo di difesa verrà elaborata dall’avversario. È per questo» continuò, «per garantire la vostra incolumità, che sarò solo io il vostro antagonista. Prima di cominciare, vi ricordo che sono ammessi tutti i tipi di incantesimo, anche e soprattutto provenienti dalle correnti magiche alternative che abbiamo studiato nelle scorse lezioni. Meno, ovviamente, le maledizioni senza perdono». Il professore fece una pausa. «Tra l’altro, la cattedra di Difesa contro le Arti Oscure ha una brutta fama, qui ad Hogwarts 30


e non vorrei continuare la tradizione!» concluse in tono scherzoso. A questa battuta, tutti risero e, in un certo senso, la tensione si allentò. «Bene» concluse Willis «vi ricordo, infine, che escluderemo, almeno nelle prime esercitazioni, gli incantesimi non verbali, in modo che tutti possano conoscere e valutare ciò che avrete elaborato per l’occasione; se non c’è altro, possiamo cominciare. Chi vuole essere il primo?». Hawaii si face subito avanti salendo sulla pedana. «Vediamo cosa ci combina la secch ...» commentò Ron a bassa voce, «...ehm, volevo dire la sapientona americana». Ginny, invece, sembrava più interessata a Harry che al duello. «È successo qualcosa?» chiese. «Ti vedo strano ...». Il cilindro lo aveva profondamente turbato; non riusciva proprio a celare la sua preoccupazione. «In effetti sì» il ragazzo fece segno agli amici di avvicinarsi. «Vi devo parlare» disse a bassa voce scagliando un Muffliato con un impercettibile movimento della bacchetta e delle labbra. Hawaii, intanto, fece un breve inchino verso Willis, dopodiché estrasse la sua bacchetta facen31


dole effettuare degli strani ghirigori prima di puntarla verso il professore, dopodiché esordì: «Incanto deflexo!». Dalla sua bacchetta scaturirono diversi raggi di luce multicolori, che si diramarono nelle varie direzioni per poi puntare tutti su Houdson Willis che, per nulla sorpreso, pronunciò: «Convergodevio». I raggi di luce, a questo punto, cominciarono a dirigersi uno sull’altro, convergendo su loro stessi ed annullandosi, sino a scomparire, in una sorta di vortice creato dalla bacchetta di Willis. «Ben fatto, miss Mayflowers» esordì Willis, vedendo l’espressione demoralizzata della ragazza. «Se non avessi conosciuto l’incantesimo, mi avrebbe sicuramente abbattuto». «Ma professore» chiese Hawaii, «potrei sapere dov’è che ho sbagliato?». «Come dicevo, una cosa è la teoria ed un’altra è la pratica: tutto quel rituale iniziale mi ha fatto immediatamente capire che incanto stava per scagliarmi contro, e mi sono predisposto» spiegò il professore. «Vede, nella realtà occorre dissimulare, utilizzando una buona dose di fantasia». Mentre Neville si faceva avanti, Harry raccontò agli amici cosa era successo nell’ufficio di 32


Willis quando era rimasto solo con il Cilindro, cercando, faticosamente, di ricordare i versi che aveva sentito. «Ma sei sicuro di non aver frainteso?» chiese Ron. «In fondo quel Cilindro ne spara molte di cose sgangherate». «Fidati Ron, sapeva esattamente quello che diceva». «Non ha molto senso quello che ci hai riportato ...» lo interruppe Hermione. «Pensi di riuscire a ricordare le parole esatte?». Probabilmente la ragazza era già un passo avanti nei ragionamenti. «È succeso tutto troppo velocemente... non lo so... ricordo vagamente; le parole non avevano molto senso». «Ora avanti un altro» li interruppe Willis, mentre Neville tornava al suo posto un po’ abbacchiato. «Venga lei signor Weasley» disse rivolto a Ron, probabilmente attirato dalla loro poca attenzione alla lezione. «Io?» chiese Ron «Si, lei! Su, non è il caso di essere timidi, proprio lei, uno degli eroi di Hogwarts» lo canzonò il professore provocando l’ilarità dei ragazzi americani. 33


Ron, dopo aver dato uno sguardo ai suoi amici, prese posto sulla pedana; si concentrò per un attimo come se volesse focalizzare un ricordo, dopodiché pronunciò: «Honaoko kakun... ehm... dara!». Con sommo stupore di tutti - Ron compreso accanto al professor Willis, comparve un enorme mazzo di girasoli a grandezza d’uomo, legati tra loro da un grazioso nastro rosa. «La ringrazio sentitamente per il gentile omaggio, Signor Weasley» esordì il professor Willis, «anche se penso che non fosse proprio questa la sua vera intenzione». Ron era diventato rosso fuoco, sino alla punta delle orecchie, anche perché aveva fatto una figuraccia davanti al suo campione di Quidditch preferito. Hermione si portò vicino all’orecchio di Harry. «Da quello che mi hai raccontato ritengo assolutamente necessario riascoltare esattamente le parole del Cilindro». «Hermione sai qualcosa che noi non sappiamo?» chiese Ginny. «Ne parleremo... ma ora dobbiamo concentrarci sulla lezione. Oggi pomeriggio andrò dalla McGranitt e proverò a chiederle in prestito il pensatoio». 34


«Geniale! Ma come pensi di convincerla a dartelo?» chiese Ginny ammirata. «Suppongo che basterà dirle che una compagna si è sentita male e l’ho dovuta accompagnare in bagno, perciò ho perso una parte della lezione... adesso però, fatemi seguire!». Harry riportò lo sguardo sul Cilindro ancora sopito sulla testa di Willis. «Signor Weasley, non si demoralizzi: il problema con gli incantesimi di origine orientale è che bisogna fare molta attenzione a come si pronunciano. Almeno per noi occidentali è molto meglio utilizzarli come incantesimi non verbali, focalizzandoci sugli effetti che si vogliono ottenere eliminando, nel contempo, tutti i problemi di pronuncia». Detto questo, puntò la sua bacchetta verso il mazzo di girasoli e pronunciò: «Verto». Al posto del mazzo di girasoli, comparve un mostruoso Troll dall’aria feroce, che, subito, si avventò su Willis. «Hokaoko nakundara!» pronunciò con la bacchetta puntata: subito il Troll crollò a terra, come un burattino disarticolato, incapace di reggersi sulle gambe e di muovere coordinatamente braccia e mani. 35


«Risano... Reprendo» pronunciò, ed il Troll tornò normale, per ritrasformarsi nel mazzo di girasoli. «Ora, signor Potter, tocca a lei» la voce di Willis lo fece trasalire. Salutò Ron che tornava al suo posto dandogli una pacca sulla spalla e salì sulla pedana malvolentieri mentre con la coda dell’occhio seguiva Hermione che usciva velocemente dalla classe. Il professor Willis, con la bacchetta già puntata su di lui, lo scrutava da sotto il Cilindro e solo allora Harry si rese conto che non aveva idea di cosa avrebbe fatto. Preso dai discorsi, non aveva pensato affatto a come avrebbe affrontato il professore. Poco male: avrebbe improvvisato come al solito; lo aveva fatto tante volte, in situazioni di reale pericolo. Questa, se non altro, era solo una esercitazione. Non la si poteva nemmeno confrontare con il duello con Voldemort nella Battaglia di Hogwarts. Anche se il fatto di essere l’unico a sapere di avere la fedeltà dell’Arma che il Signore Oscuro stava utilizzando gli aveva dato un discreto vantaggio... E improvvisa, come una pugnalata a tradimento, un’idea nuova e spaventosa si fece strada tra 36


i suoi pensieri. Harry si impietrì. Ora non aveva quel vantaggio... anzi ora lo sapevano tutti. «Vinca il migliore!» disse il professore chinando leggermente il capo. Harry era bloccato, come poteva essere stato così stupido da non pensarci fino a quel momento? Prima di agire, doveva capire bene come funzionavano le cose, aveva poco tempo, e qualsiasi sua decisione gli si sarebbe potuta ritorcere contro. Willis lo fissò attentamente mentre impugnava la bacchetta e sorridente lo incoraggiò: «Su Potter, sia un po’ più veloce. Non possiamo certo star qui fino a domani e non penso che il resto della classe abbia voglia di saltare il pranzo per lei». Harry, nel frattempo, aveva estratto la sua Bacchetta di Agrifoglio che docile scivolava fra le sue mani, facendo riacquistare al ragazzo un briciolo di sicurezza. Doveva fare qualcosa ma non sapeva cosa. «Accio bacchetta», provò. «Protego!» si difese con disinvoltura Willis. «Inusuale in un duello. L’incantesimo d’appello è inefficace se colui che ti affronta ha la bacchetta stretta in mano. Non sai fare di meglio? Devi attaccare! Tarantallegra». 37


Harry non sperava che l’incantesimo di appello funzionasse, per cui prontamente schivò la risposta del professore spiccando un salto e spostandosi di lato. Willis non attaccò, evidentemente aspettava la sua contromossa. Peccato che dei veri nemici non sarebbero così leali, pensò. «Potter, coraggio! Hai paura forse di farmi del male?» esclamò la sua voce sprezzante. Mosse la bacchetta per preparare l’incantesimo fissandolo negli occhi. Sapeva quale sarebbe stata la mossa del professore e ne ebbe conferma non appena pronunciò l’incanto. «Confundus!». Harry strinse la bacchetta di agrifoglio eseguendo un incantesimo di protezione non verbale. Si voltò velocemente di lato per poi cadere a terra chiudendo gli occhi, senza mollare la presa dalla bacchetta. «Questo Voldemort non doveva essere un mago poi così forte se è stato steso da uno che non riesce a schivare nemmeno un semplice incantesimo Confundus» lo canzonò il professore. «Oppure dobbiamo dedurre che hai avuto solo una grossa dose di fortuna?». Le risate degli americani riempirono l’aula. Ma a lui non importava, era andato tutto fin troppo bene. 38


Si mise seduto guardandosi attorno spaesato. Ginny gli si fece vicino velocemente. «Signorina Weasley si prenda cura di lui e lo porti giù dalla pedana, devo continuare la lezione». Lei annuì seria. Lo prese sotto braccio e lo accompagnò in fondo all’aula aiutata da Ron e Hermione. Lo fecero sedere a terra contro il muro, mentre lui continuava a strabuzzare gli occhi in maniera folle. Hermione levò la bacchetta per farlo ritornare in sé ma, mentre stava per formulare l’incantesimo Harry le strizzò l’occhio e riprese un’espressione presentabile. «Ma che diavolo ...» bisbigliò Ron. «Mi sembrava strano che non avessi schivato quel semplice Confundus. Cosa ti è saltato in mente?». «È l’unica cosa che mi è venuta in mente di fare, non mi ero reso conto di quello che stavo rischiando». «In che senso parli di rischiare? È solo un’esercitazione!» disse Hermione, interrompendo il flusso dei suoi pensieri. Ma la risposta di Harry morì sulle sue labbra. Il professore si era girato ancora una volta verso di loro. 39


«Bene, continuiamo, chi vuole provare? Signorina Weasley?» chiese Willis, visibilmente ansioso di andare avanti con la lezione. Ginny si mosse verso il centro dell’aula. Alcuni americani la indicarono facendo smorfie, ma Hyde li fece smettere. L’espressione della ragazza era così risoluta che tutti si zittirono. Ginny sfoderò la bacchetta. Proprio quando i due duellanti erano pronti a combattere, qualcuno bussò lievemente alla porta dell’aula facendola risuonare fragorosamente nel silenzio. «Avanti!» esclamò Willis, senza nascondere la sua irritazione. Dalla porta entrò strascicando i piedi Gazza, seguito dalla sua inseparabile gatta. «La signora preside richiede la sua presenza, professore» sbottò torcendosi le mani callose. «Può dire a Minerva che la raggiungerò non appena avrò concluso la lezione» dichiarò l’americano, agitando la mano come per scacciare una mosca fastidiosa. «Vede, professore, c’è anche il signor Derriger che l’attende nell’ufficio della preside» continuò Gazza, scoccando occhiate malevoli agli studenti intorno a lui. 40


«Logan?» fece Willis, come preso alla sprovvista. «È arrivato da pochi minuti, signore» disse Gazza, tornando zoppicando verso la porta e tenendola aperta per invitarlo ad affrettarsi. «La stanno aspettando» Il professor Willis, senza indugiare oltre, si avviò verso l’uscita. «Lezione finita, ragazzi. Ci vediamo lunedì mattina. Come compiti ripassate gli incantesimi non verbali! ». Le lampade si affievolirono. Uscirono tutti lentamente bisbigliando sulla novità appena appresa. Ron si avvicinò a Harry, seguito da Neville. «Cosa pensi sia venuto a fare qui Derriger di così importante?» chiese Ron. «Chi è?» chiese Neville curioso. «Il Segretario del Presidente dei Maghi d’America» rispose Harry. «Come va, Neville, tutto bene?» aggiunse poi guardando la faccia tesa dell’amico. «Stanco da morire, Harry. La professoressa Sprite non riesce più a seguire tutte quelle nuove piante americane da sola, sono rimasto tutto il pomeriggio ad aiutarla». «Eh, sì. Ultimamente passi più tempo fuori che in sala comune» fece Ron, guardando in direzione 41


del bagno delle ragazze. «Finirai per lasciare la pelle attaccata a un Tentacolo Velenoso». «Tentacula velenosa» lo corresse Neville, stiracchiandosi. «Sicuramente mi ci vorrebbe un po’ di riposo». «Magari una bella partita a scacchi?» propose speranzoso. «E la consideri riposante?» sibilò Ginny, arrivando e mettendo un braccio attorno alla vita di Harry. «Effettivamente preferirei un po’ di vacanza» rispose cauto Neville, tentando di allontanare il discorso dal gioco in cui Ron era un rinomato, indiscusso e imbattuto campione. «Su!» esclamò Ron, dandogli una pacca sulla spalla. «Le vacanze di Natale sono vicine!» «Bastassero quelle per risolvere tutto...» rispose Harry cupo. Ginny lo guardò preoccupata. Ma lui lo era ancora di più. Tempo prima aveva creduto di aver risolto almeno uno dei problemi che aveva sulle spalle, almeno momentaneamente. Ma ora si rendeva conto che era stato solo un piccolo passo; la grande responsabilità che aveva non poteva certo essere nascosta. 42


Harry Potter 8 - Capitolo 18  

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