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CAPITOLO

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a luna era alta nel cielo e si stagliava contro il vasto profilo delle montagne; la sua luce risplendeva nelle chiare acque del piccolo fiumiciattolo che scorreva placidamente nella stretta valle circondata da alti alberi, antichi quanto le montagne. Quel luogo, per molti, era solo una meta da picnic, ma per pochi eletti era un luogo sacro. Con un debole scoppiettio, una figura ammantata si materializzò al limitare del bosco. L’uomo era alto e snello, con un portamento decisamente elegante; si sbottonò il mantello da viaggio gettandolo su una pietra. Indossava un paio di pantaloni eleganti, una camicia bianca e scarpe di vernice. Il volto era piuttosto giovane, coperto da una leggera peluria bionda, segno di barba non rasata da almeno due giorni. I lunghi capelli biondi erano 1


tenuti in una coda di cavallo che gli conferiva un aspetto da cantante di un gruppo rock degli anni sessanta. L’uomo si arrotolò le maniche della camicia ed estrasse dalla tasca dei pantaloni un bacchetta che rigirò più volte fra le dita, prima di puntarla in alto e mormorare: «Homenum Revelio». Un leggerissimo bagliore si diffuse dalla punta della bacchetta, come le increspature che si diffondono concentricamente sulla superficie dell’acqua; dopo alcuni secondi la bacchetta vibrò producendo nel mago uno sbuffo d’impazienza. Soppesò la bacchetta fra le mani e mormorò tra sé: «Idioti!» Quattro deboli pop risuonarono nell’aria attorno a lui mentre altrettante figure si materializzavano all’istante con le bacchette levate. Il mago biondo levò gli occhi al cielo mentre una voce rude gli ordinava di gettare la bacchetta a terra e di sollevare le mani. Così l’uomo parlò. La sua voce era calma e non molto profonda: faceva pensare al ghiaccio. «Io vi avevo avvertiti di non seguirmi …». 2


Detto ciò levò nuovamente la bacchetta al cielo e mormorò: «Comprimo». Si udì un leggero risucchio seguito dall’implosione dell’aria circostante che spedì i quattro maghi in ogni direzione. Il mago biondo puntò nuovamente con tranquillità la bacchetta contro uno dei quattro avversari pronunciando: «Petrificus Totalus»; poi lanciò uno Schiantesimo verso un secondo mago alla sua destra. Intanto gli altri due, che si erano risollevati da terra, iniziarono a sparare a raffica incantesimi contro il mago biondo. Questi teneva la bacchetta sollevata davanti a lui e la muoveva a destra o a sinistra ogni volta che il fiotto di luce di un incantesimo gli si avvicinava, come se volesse parare un affondo di spada. Sorprendentemente gli incantesimi deviavano il loro corso e scomparivano oltre la cima degli alberi. I due avversari si fermarono per un istante stupefatti, dando al mago biondo il tempo di sorridere maliziosamente e di levare dritta la bacchetta. «Avada Kedavra» pronunciò. I due maghi si gettarono di lato all’unisono, ma il fiotto verde colpì uno dei due sulla spalla sinistra, facendolo rotolare in aria inerme, privo di vita. 3


Il mago biondo abbassò la bacchetta e si guardò intorno per cercare l’ultimo mago che, evidentemente, si era nascosto dietro il vasto tronco di uno degli alberi. E si era nascosto bene. Imprecò platealmente mentre fissava la sua bacchetta con cipiglio pensoso. La bacchetta posata placidamente sul suo palmo si mosse come l’ago di una bussola, indicandogli, dopo alcuni incerti movimenti, un punto dritto davanti a lui. Il mago biondo sorrise e levò la bacchetta. Il terreno sotto i suoi piedi si allontanò e lui si librò in avanti, posandosi silenziosamente su di un ramo. Sotto di lui intravide la figura tremante dell’ultimo dei suoi stupidi avversari. Scosse la testa, deluso. Una parola, un fiotto di luce verde, e l’uomo si accasciò stecchito ai piedi dell’albero. Il mago biondo gettò una rapida occhiata all’orologio e si sedette su di una radice sporgente, vicino alla sua ultima vittima. «Mio caro idiota» disse al cadavere, «Sei morto davvero troppo velocemente! Come ci si può divertire con Auror così inesperti? Oh, 4


e ringrazia che qui ci sia io e non quel cinesino borioso che avrebbe certamente iniziato a lanciare a raffica le sue maledette fatture orientali… bah!» Diede un calcio al cadavere e poi incrociò le braccia, in attesa, continuando a mugugnare tra sé: «Sperando che quel piccolo idiota non mandi tutti i piani a rotoli: sarebbe stato meglio se ci fossi andato io al posto suo; per questa volta passi, ma se oserà contraddirmi ancora una volta, giuro che…» Levò gli occhi al cielo, lì dove la stella avrebbe iniziato a risplendere fra qualche momento. Intinse la mano nell’acqua per tergersi il viso dal sudore, poi si alzò in piedi e levò la bacchetta dritta verso il cielo. Proprio in quel momento Minami iniziò a risplendere. La sua bacchetta prese a vibrare e ad illuminarsi. Il mago biondo, dopo aver contato sette secondi sull’orologio da polso che portava al braccio sinistro, spostò la bacchetta davanti a lui, reggendola come una torcia. La puntò verso il fiumiciattolo e, dopo alcuni secondi, una luce iniziò a risplendere dal fondale. 5


L’uomo fu attraversato da un brivido di eccitazione. Stava per concludere la sua ricerca. Immerse la punta della bacchetta nell’acqua e mormorò un incantesimo: «Modum pono acquae ex sententia mea». L’acqua iniziò a ribollire e a modificarsi; lentamente il liquido chiaro si sollevò dal fondo pietroso andando a formare delle colonne reggenti un tetto intorno a ll’oggetto della sua ricerca. Il mago biondo sussultò e sorrise soddisfatto. Le luci nel cielo cambiarono colore. «La Manifestazione sta per concludersi, mi devo sbrigare» mormorò. Lasciando scorrere la bacchetta nell’acqua intorno a lui si avviò sulle pietre del fondo del fiumiciattolo e raggiunse con sei passi il suo centro; il mago raccolse l’oggetto della sua lunga ricerca e tornò sulla riva. Un secondo più tardi l’acqua del fiume ricadde sul suo letto e riprese il suo corso fra spruzzi e gorgheggi. Il mago biondo non se ne curò, ma si avvicinò al corpo del mago pietrificato e pronunciò il contro incantesimo; non gli diede neanche il tempo di riprendersi: appellò la bacchetta dell’avversario afferrandola con la sinistra. 6


Sollevò le due bacchette contro di lui, dicendo con sprezzo: «Non imbrattarmi la camicia, maiale!». Roteò le braccia per torcere le bacchette e sibilò: «Sectumsempra». Fiotti di sangue proruppero dal corpo del mago; ripeté l’incantesimo finché l’uomo non fu morto, dopodiché gettò via la bacchetta a lui estranea e intinse la sua nel sangue dell’uomo che macchiava l’erba circostante.

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Harry Potter 8 capitolo 12½  

Harry Potter 8 capitolo 12½

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