Happy Aquatics & Wellness n.3 2021

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Allenamento in palestra quando riapriremo e riforma dello sport: scenari in divenire - ph Abhinav Bindra Foundation, Tecnobody

collettivo –, mentre viene esclusa la forma di società cooperativa, attualmente consentita, stante il mancato richiamo al Titolo VI del codice civile, riguardante, appunto, le cooperative. Sempre in tema di cooperative, la nuova normativa richiama l’articolo 2-bis. del D.Lgs. 112/2017 (Disciplina dell’impresa sociale) che non considera distribuzione indiretta di utili i ristorni ai soci, operati ai sensi dell’art. 2545-sexies del codice civile che si riferisce alle cooperative. Si tratta di una svista o di una precisa scelta del legislatore? E, in quest’ultimo caso, che fine fanno le attuali società sportive dilettantistiche in forma cooperativa? In ogni caso è evidente la confusione. Ma c’è di più. L’articolo 90 della legge 289/2002, al comma 1 non abrogato dalla nuova normativa, estende alle società sportive dilettantistiche di capitali la disciplina tributaria agevolata riguardante le associazioni. Tale disposizione, in mancanza di una norma di coordinamento che la estenda anche alle società spor-

tive dilettantistiche di persone introdotte dal decreto di riforma, non è ad esse applicabile, con la conseguenza che l’adozione della nuova forma societaria non è conveniente e quindi non sarà di fatto adottata. Appare evidente la necessità di introdurre al più presto norme chiare di coordinamento. Profili di criticità e di incertezza si presentano anche rispetto dall’osservanza dell’articolo 42 del decreto legislativo in esame, che introduce l’obbligo, per palestre, centri e impianti sportivi di ogni tipo, di affidare ad un chinesiologo o un istruttore di specifica disciplina il coordinamento dei corsi e delle attività motorie effettuati a fronte di pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo. Infatti, la medesima disposizione stabilisce che “Sono esentati dall’obbligo di cui al comma 1: a) le attività sportive agonistiche disciplinate dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate o dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal CIP;

PER RIORDINARE MEDIANTE RIFORME OCCORRE AVERE A RIFERIMENTO SIA LA NORMATIVA ESISTENTE ALLA QUALE METTERE MANO, SIA I DESTINATARI DI QUELLA NORMATIVA ED IL MONDO NEL QUALE OPERANO

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b) le attività motorie a carattere ludico ricreativo non riferibili a discipline sportive riconosciute dal CONI e dal CIP, tra cui il ballo e la danza, nonché le attività relative a discipline riferibili ad espressioni filosofiche dell’individuo che comportino attività motorie.” E’ indice di approssimazione, oltre che il profilo formale dell’uso del termine “esentati” (maschile plurale) con riferimento alle “attività sportive e motorie” (femminile plurale) indicate nelle lettere a) e b), anche il profilo sostanziale. Relativamente a quest’ultimo aspetto, l’esenzione dall’obbligo opera in presenza di attività sportive agonistiche, disciplinate dalle FSN, DSA e dagli EPS (lett. a)), cosa accade se l’attività sportiva, anche se disciplinata dalla FSN, DSA, e EPS viene invece svolta in maniera non agonistica? Ad esempio: se una società sportiva dilettantistica nel proprio centro svolge soltanto corsi di nuoto o di tennis, quindi con modalità non agonistiche, è o non è esentata dall’obbligo del coordinatore qualif icato? Dalla lettura della norma sembrerebbe che l’esonero non si applichi, ma qual è la ratio? E ancora, per le attività motorie a carattere ludico ricreativo non riferibili a discipline sportive riconosciute dal CONI e dal CIP (lett. b)) è previsto l’esonero dall’obbligo del coordinatore. In questa previsione si fa riferimento al CONI e al CIP, mentre nel-