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H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

VIAGGI > Fishing in Galtur > Crazy Bear Lodge > The Myth of Ponoi > Antigua Fly Fishing

Chatbox > Intervista a Raimonda Lanza di Trabia

STORIA & COLLEZIONISMO > Storia della mosca secca > L’arte nella pesca: AD Maddox > Fullydressed

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri


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VIAGGI 8

Fishing in Galtur

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Crazy Bear Lodge

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The Myth of Ponoi - Osenka

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Antigua Fly Fishing

Chatbox

www.h2omagazine.it

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Intervista a Raimonda Lanza di Trabia

SOMMARIO

STORIA & COLLEZIONISMO 38

Storia della mosca secca

56

L’arte nella pesca: AD Maddox

62 Fullydressed

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F I S H I N G

T R A V E L L I N G

who want to tell and share their through mondo che desiderano condividere la The videos in competition will be awarded by aexperience jury panel on Saturday, I video inraccontare gara sarannoepremiati da una giuria Find out how to on come partecipare su 29, 2014 instories Riva del Garda, Trento, SABATO 29 MARZO 2014 a Riva delScopri Garda-Trento concomitanza con Find out how to participate participate on in conjunction with the Scopri come partecipare suil March short video loro esperienza attraverso breviinvideo racconti (max 3 min.) (max 3 min.) RISE FLY FISHING FESTIVAL trentinofishing.it trentinofishing.it presso ExpoRiva Caccia Pesca Ambiente at ExpoRiva Hunting Fishing Environment Theoutvideos in competition will be awarded by a jury I video in gara saranno premiati da una giuriasu Find how to participate on Scopri come partecipare panel on Saturday, March 29, 2014 in Riva del Garda, SABATO 29 MARZO 2014 a Riva del Garda-Trento trentinofishing.it Trento, in conjunction with the in concomitanza con il For other informations Per ulteriori informazioni to fly@aea.it RISE FLY FISHINGask FILM FESTIVAL

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Anno VI - Numero 4 Inverno 2013

W I N T E R

2013

H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri

SOMMARIO

VIAGGI > Fishing in Galtur > Crazy Bear Lodge > The Myth of Ponoi > Antigua Fly Fishing ChATBox > Intervista a Raimonda Lanza di Trabia SToRIA & CoLLEZIoNISMo > Storia della mosca secca > L’arte nella pesca: AD Maddox > Fullydressed

In copertina opera di AD Maddox

Giorgio Cavatorti Direttore Editoriale

Pescare... Viaggiando

H2O anno VI Dicembre 2013 Direttore Responsabile Sara Ballotta Direttore Editoriale Giorgio Cavatorti Vice Direttore Dante Iotti Caporedattore Emilio Arbizzi Redazione Giorgio Cavatorti Via Verdi,30 42027 Montecchio Emilia (RE) e-mail: info@cavatortigiorgio.it Hanno collaborato a questo numero: Emilio Arbizzi, Riccardo De Stabile, Stephan Dombay, Rasmus Ovensen, Luca Avarello Art Director Giuditta Soavi giuditta@edigrafica.net Collaborazione Grafica Omar Gade Stampa: “Tipografia Moderna” Bologna (BO) Responsabile viaggi di pesca Stefano Bellei

Chi l’avrebbe mai detto, una rivista nata per scherzo fra amici che volevano condividere viaggi ed esperienze di pesca che è al settimo anno di pubblicazione ed è in incremento continuo. E’ proprio vero che la passione rende possibile l’impossibile! In questo numero partiamo alla grande con un pezzo sul British Columbia a pesca di trote spettacolari, per poi continuare con un articolo fotografico di Stephan Dombaj sul fiume Ponoi in Russia. Rimanendo in tema di salmoni, siamo finalmente riusciti a strappare un’ intervista ad una pioniera italiana della pesca al salmone atlantico, Raimonda Lanza di Trabia. Arte nella pesca ai massimi livelli con la bella e brava artista americana AD Maddox, mentre la sezione storica è dedicata a William Steward e la pesca a risalire. Rasmus Ovensen ci illumina sulla costruzione delle fullydressed e Luca Avarello ci fa sognare la pesca ad Antigua. Chiudiamo il numero con un articolo sul Galtür in Austria, esempio di come dovrebbe essere gestito un tratto di fiume. Chissà che qualche nostro politico faccia le vacanze in quella zona e si impegni a migliorare le nostre acque…! Buona Lettura Giorgio Cavatorti

Fotografi di Redazione: Marco Agoletti, Alessandro Seletti Traduzioni: Rossella Catellani, Elisabetta Longhi, Silvia Rioli Autorizzazione Tribunale di Bologna n°8157 del 01/02/2011 Poste Italiane spa- Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - aut. Roc N°20825 del 10/03/2011 - DCB Bologna Una copia € 7,00 Arretrato € 10,00 Abbonamento annuo € 25,00 Abbonamento estero € 45,00 L’abbonamento si può pagare tramite: Bonifico bancario IBAN IT23Y0760102400000007504417 C/C Postale n° 7504417 Intestato a H2O srl - Via Rodolfo Audinot,4 - 40134 BOLOGNA Gli abbonameni non disdetti un mese prima della loro scadenza,con lettera raccomandata, si intendono automaticamente rinnovati Copyright © 2008 Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione anche parziale senza l’autorizzazione della Redazione. Fotografie e manoscritti non richiesti non vengono restituiti. Per qualsiasi informazione inerente i viaggi trattati nel magazine, vi invitiamo a contattare la Redazione. Per informazioni sugli abbonamenti : +390516641191 - +390510452815

Who would have thought, a magazine founded as a joke between friends who wanted to share travel experiences and fishing which is in its seventh year of publication, and it is steadily increasing! It's a matter of fact that passion makes the impossible possible ! We open this issue with an article about amazing trout fishing in British Columbia, then we continue with the wonderful photos of Ponoi River in Russia by Stephan Dombaj. Speaking of salmon, we got an interview with an Italian pioneer of Atlantic salmon fishing, Raimonda Lanza di Trabia. Art in fishing at its highest levels with the beautiful and talented American artist AD Maddox, while the historical section is dedicated to William Steward and upstream fishing. Rasmus Ovensen enlightens us on the construction of fullydressed flies and Luca Avarello makes us dream in Antigua. We close with an article on Galtür in Austria, an example of how a stretch of river should be run. Who knows, maybe one of our politicians happens to spend his holidays in this area and decides to improve our waters ...! Happy reading Giorgio Cavatorti

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Fishing in Galt端r di Giorgio Cavatorti

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When you go fishing in a new reserve that you don’t know yet, especially if it is near your home, you are often skeptical at the beginning. “If it’s such a nice river, if there is fish, then how come I don’t know it?” Curiosity sometimes increases your desire to discover new places and luckily you get some nice surprises every now and then. That’s what has recently happened to me when I went fishing in Galtür, a nice village at about 90 km west of Innsbruck on the Vermunt River. I had already fished

downstream there, in the surroundings of Ischgl, but in the upper part of this stream I didn’t have any good contacts. With its 1.584 m. altitude above the sea level, Galtür borders Vorarlberg and it is situated at the end of the Paznauntal valley. The name comes from the word “culture”, which recalls all the cultural work performed by the Engadiner in this region. The first tourists were the mountain climbers who ventured on the Silvretta group, but in the past Galtür was the destination of

many pilgrimages as well. Due to its altitude and to the fresh mountain air, today Galtür is the first health resort in Tyrol for allergic and asthmatic people. Beyond the village there is the towering mountain chain of Silvretta, with as many as 74 mountains and glaciers over 3.000 meters high. Mountain lovers have got more than 250 km of paths available for trips and Nordic-walking, while motorcyclists will find it fascinating to ride along the alpine panoramic route of Silvretta, starting from the

Paznauntal valley and going all the way to Vorarlberg. In winter months the skiing area of Galtür, called Silvapark, brings you to an altitude of 2.300 mt. above sea level, with as many as 12 ski lifts and 40 km of tracks. The landscape of Silvretta is also perfect for excursions with snowshoes as well as for high mountain skiing. Nature invites you to explore it even outside the trodden paths. With this regard, much attention is paid to safety and to the danger of avalanches. In 1999 the


Quando si va a pescare in una nuova riserva che non si conosce, specialmente se è vicino a casa, spesso si parte prevenuti. “Se è un bel fiume, se c’è pesce, come faccio a non conoscerlo?” A volte la curiosità aumenta la voglia di scoprire nuovi posti e fortunatamente ogni tanto capita anche qualche bella sorpresa. E’ quello che mi è successo recentemente andando a pescare a Galtür, un grazioso paese a circa 90 km ad Ovest di Innsbruk sul fiume Vermunt. Qui avevo già pescato a

valle nella zona di Ischgl, ma nella parte alta di questo torrente non avevo ancora buoni contatti. Con un’ altitudine di 1.584 m s.l.m., Galtür è situato al confine con il Vorarlberg, alla fine della valle Paznauntal. Il nome deriva dalla parola “cultura” come a voler ricordare tutto il lavoro culturale svolto dagli Engadiner in questa regione. I primi turisti furono gli alpinisti che si avventurarono sul gruppo Silvretta, ma in tempi passati Galtür era anche meta di numerosi pellegrinaggi. Grazie

alla sua altitudine e quindi all’aria fresca di montagna, oggi Galtür è il primo luogo di cura del Tirolo per persone allergiche e asmatiche. Al di là del paese s’innalza la stupenda catena montuosa della Silvretta, con ben 74 montagne e ghiacciai che superano i 3.000 metri. Gli appassionati della montagna hanno a disposizione più di 250 km di sentieri per escursioni e nordic-walking, mentre i motociclisti troveranno affascinante la strada panoramica alpina Silvretta che

parte dalla valle Paznauntal ed arriva fino a Vorarlberg. Nei mesi invernali l’area sciistica di Galtür, chiamata Silvapark, vi porta a 2.300 m s.l.m. con ben 12 impianti di risalita e 40 km di piste. Il paesaggio della Silvretta è anche perfetto per escursioni con le ciaspole e per lo sci d’alpinismo. La natura invita ad essere esplorata anche al di fuori delle piste. A questo proposito viene dedicata molta attenzione alla sicurezza sulle piste e al pericolo delle valanghe. Nel 1999 il paese è stato

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coperto da una valanga e reso inaccessibile per alcuni giorni. Da allora sono state predisposte molte strutture antivalanga e oggi Galtür ospita l’ “Alpinarium”, un centro multifunzionale edificato a ridosso di una barriera antivalanga. L’occasione per pescare in queste acque mi è capitata a giugno: mentre mi recavo all’annuale fiera della pesca Efftex, che quest’anno si è svolta a Vienna, ho allungato un po’ il tragitto e mi sono fermato due giorni a Galtür.

Innanzitutto vorrei complimentarmi per la gestione manageriale di questa enorme riserva, che con i suoi 45 km di fiumi e 6 laghi offre un buon prodotto per svariate tecniche di pesca. Per quanto riguarda la pesca a mosca ci sono circa 10 km di fiumi e 2 laghi con regolamentazione no-kill; il lago in cui ho pescato io è pieno di grosse fario e salmerini, così come l’affluente Jamtal. I due tratti di torrente sono ben popolati di fario e salmerini in quantità e buona taglia, e anche i tratti

in cui è permesso trattenere qualche trota sono ben ripopolati con pesci di ottima qualità. Due i riferimenti per alloggiare: l’hotel Sabine, situato nel centro di Galtür, è dotato di ogni confort per il pescatore compresa una stanza per asciugare waders a attrezzature da pesca. Il titolare Didi, a richiesta, fa anche il servizio guida essendo un buon pescatore. Altra possibilità di alloggio é la Pension Zeinisjoch, a circa 1800 m. e aperta solo nei mesi estivi. Questa sistemazione è consigliata a chi

ama la solitudine ad alta quota, con l’incantevole vista di uno splendido lago di fronte alla pensione ed un’altro raggiungibile solo a piedi in una ventina di minuti. I recapiti di questi due alberghi si trovano nello spazio pubblicitario all’interno del magazine. In tutti i casi un’ottima destinazione per una vacanza con la famiglia.

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village was hit by an avalanche making it inaccessible for a few days. Since then, a lot of anti-avalanche structures have been created and today Galtür hosts the “Alpinarium”, a multifunctional center built against an anti-avalanche barrier. I had the opportunity to fish these waters in June: while I was going to the yearly fishing exhibition Efftex, which was held in Vienna this year, I slightly extended my journey and stayed two days in Galtür.

First of all I’d like to praise the professional management of this huge reserve, which offers a good product for various fishing techniques, with its 45 km of rivers and 6 lakes. As far as fly-fishing is concerned, there are about 10 km of rivers and 2 lakes with a no-kill regulation; the lake I fished in is full of big brown trout and chars, and so is its tributary Jamtal. The two stretches of the stream are well-populated with a number of fairly-sized brown trout and chars, and even the stretches where you are

allowed to keep some of the trout, are well-repopulated with very high quality fish. There are two reference accommodations: Hotel Sabine, situated in the center of Galtür, is provided with every comfort for fishermen, including a room to dry waders and fishing equipment. The owner Didi, upon request, can be your guide too, as he’s a good fisherman. Another accommodation is the Zeinisjoch Pension, which is situated at about 1800 mt. and is only open during summer months. It

is recommended to those who love high mountain solitude, with a marvelous view on a wonderful lake in front of the boarding house, and another lake that can be only reached through a twenty minute walk. You can find the addresses of both hotels in the advertisements inside the magazine. It is, in any case, an excellent destination for a holiday with your family.


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RAIMONDA LANZA DI TRABIA INTERVIEW- INTERVISTA a cura della redazione


Da tempo sentivamo parlare di Raimonda Lanza di Travia, ogni tanto appariva nell’elenco degli invitati nelle serate del museo della pesca di Manchester nel Vermont, oppure come testimonial di tour operator internazionali. Qualcuno dubitava perfino della sua esistenza, ma finalmente è arrivata l’occasione per conoscerla e strapparle un’ intervista per il nostro magazine. > Allora Raimonda, raccontaci un po’di te. Da bambina passavo lunghe estati in Sicilia , abitavamo in un castello antico a picco sul mare. La cosa che mi piaceva di piu' era pescare i tonnarelli alla traina con una piumetta bianca come esca e i polipi (che mordevo poi in testa) e i gamberetti con un retino. Tutto questo è rimasto nelle pieghe della mia memoria per tanti anni fino a quando un’ amica inglese per caso mi invito' a raggiungerla per una settimana di pesca ai salmoni in Alaska. Colsi al volo l’occasione, pur non avendo

mai pescato alla mosca prima, e mi rituffai a capofitto in quelle atmosfere selvagge che tanto mi piacevano da bambina. > Quando hai iniziato a pescare a mosca? Iniziai proprio in Alaska, mi piaceva cosi' tanto che pescavo giorno e notte, aiutata dal fatto che là non tramonta mai il sole e c’è luce anche di notte. > C’è qualche personaggio a cui ti sei ispirata? Non penso di aver avuto personaggi che mi ispiravano, avevo invece una gran voglia di stare nella natura, di essere in contatto con i pesci tramite quel finale trasparente, di sentire l’ acqua e i sassi dei fiumi sotto i piedi.


– THE GAME CHANGER.

Raimonda Lanza di Travia is a name we’ve heard of for a long time, we used to read her name on the list of evening guests at the fishing museum in Manchester, Vermont, or as a testimonial of international tour operators. Someone even doubted that she ever existed, but luckily we have recently had the occasion to meet and interview her for our magazine.

We could write an entire book on the adventure that has led to the development and introduction of the Cross S1 series of flyrods, but we won’t. Instead, we would rather ask you to try one because the only way to truly understand what we mean is to test one for yourself.

> Well, Raimonda let us know something about you. When I was a child I used to spend long summers in Sicily: we lived in an old castle overlooking the sea. What I liked most was trolling for tuna with a white feather as a bait and fishing for octopi (that I then bit on the head) and prawns with a landing-net. All this has remained in the folds of my memory for many years, till an English friend invited me over to go fishing for salmon in Alaska for a week. I took the opportunity, though I had never fly-fished before, and I threw myself wholeheartedly into that wild atmosphere that I used to love so much when I was a child. > When did you start fly-fishing? I started right there in Alaska. I enjoyed it so much that I fished all day and night long. Due to the fact that the sun never goes down there, there is light during the night as well. > Is there anyone who has inspired you? I don’t think that anyone has inspired me, but I’ve always desired to be around nature, in touch with fish through that transparent line, feeling the water and stones of the river under my feet. > You have fished all of the best rivers in the world, what is your favourite country? My favourite destination is New Zealand, where fishing for trout is marvellous and you sight-fish in wonderful forests going up and down crystalline rivers.

What is Powerlux™ Composites? 3M™ Powerlux™ Composites feature a revolutionary technology that contains nano-sized spheres of silica so small, they are able to flow between individual filaments of carbon fiber, creating a matrix of strength throughout the entire composite. The resulting material enables designers to develop rods that are not only incredibly strong and durable, but also lighter in weight and more sensitive. FIG. 1: Getting more nanoparticles between each carbon fiber is the key to the performance enhancements of 3M™ Powerlux™ Composites.

Fig 1.

FIG. 2: This SEM image shows the Fig 2. rough, three-dimensional surface area that occurs when a 3MTM PowerluxTM Composite is stressed. The exceptional bond between the particle and the resin significantly hinders cracks from spreading. The result: tougher, stronger rods.

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> Hai pescato in tutti i fiumi migliori del mondo, qual è il paese che preferisci? La mia destinazione preferita e' la Nuova Zelanda, la pesca alle trote lì e' stupenda, si pescano a vista in foreste meravigliose risalendo fiumi dall’ acqua cristallina. > Molte fotografie ti ritraggono in Islanda, che fiumi frequenti abitualmente? In Islanda ho pescato sul Laxa Kjos, sul Sela, sul Midfeidara, sul Grimsa, sul Laxa Adaldal; tra qualche giorni tornerò in Islanda, ma non a pesca di salmoni come d 'abitudine, questa volta pescherò trote sull’Upper Laxal Adaldal. > Purtroppo le acqua italiane non sono all’altezza di quelle estere, peschi anche in Italia?

E’ vero, le acque italiane non sono cosi “wild” come all’ estero, ma pesco spesso sul Rio Sesto in val Punteria, dove insieme ad alcuni amici gestiamo una piccola riserva, e nelle valli del cuneese. > La nostra redazione, in collaborazione con alcune riserve, organizza periodicamente corsi di pesca per signore;ci auguriamo di vederti in uno di questi corsi, magari come insegnante… Sarei felice di partecipare ad un corso di pesca a mosca per signore, mi divertirebbe molto vedere come se la cavano e soprattutto sarebbe un’occasione per demolire qualche pregiudizio, tra cui la convinzione che la pesca sia noiosa. La ringraziamo molto per il tempo che ci ha concesso.


> In many of your pictures you are in Iceland: which rivers do you often go fishing on? In Iceland I fished on the Laxa Kjos, on the Sela, on the Midfeidara, on the Grimsa and on the Laxa Adaldal. I’m going back to Iceland in a few days, but not for salmon fishing as I usually do, this time I’ll go fishing for trout on the Upper Laxal Adaldal. > Unfortunately Italian waters are not up to the waters abroad, do you still fish in Italy? That’s true, Italian waters are not so “wild” as abroad, but I often go fishing on the Rio Sesto stream in the Pusteria valley, where some of my friends and I manage a small reserve, and in the valleys in the province of Cuneo. > Our editorial staff, in cooperation with some reserves, regularly organize fishing courses for ladies; we wish you could come to one of these courses, maybe as a teacher… I would be happy to take part of a fly-fishing course for ladies; it would be funny to see how they find their way out and, most of all, it would be a chance to overthrow some prejudices, e.g. the idea that fishing is boring. Thank you very much for the time you spent with us.


CRAZY BEAR LODGE 24


di Emilio Arbizzi


The heavy sound of the radial engine becomes thunderous as soon as the pilot pushes the lever, the flight on the seaplane wouldn’t be tolerable without headphones. We are leaving from the Ninpho Lake on a wonderful sunny day: Vancouver is at about 2 hours’ flight. We are in British Columbia, the most western region of Canada, 300 km far from the Pacific coast. Our flight lasts about 40 minutes and we are going to reach the Crazy Bear lodge, on the homonymous lake surrounded by woods, lying at the foot of a mountain still covered by snow. The plane flies at a low altitude, then it softly lands on the slightly rippling surface of the lake: Ken and Virginia are waiting for us smiling on the terrace of the lodge together with Precious, a gorgeous two-year-old female mongrel dog. We immediately put our bags in the cabin built with fir trunks on a huge cliff overlooking the lake: there is no electricity, the water is pumped out from the lake, the phone doesn’t work....... there is just one wood stove and a propane gas cylinder to fry eggs and bacon, just enough to let you know that you are in the middle of a wonderful nowhere. My first thought is fishing and Ken, who lives here for two months a year, describes us the best spots of the area; the water in the streams connecting the several lakes is rather low and we’ll have the best chances by fishing in the lakes close to the tributaries. Our first day ends too soon, time flies when your enthusiasm is high: nymph fishing is the most productive kind of fishing and allows you to catch the biggest fish. The trout are not huge, almost all of them are between 35 and 40 cm, but they are extremely wild and


Il suono cupo del motore stellare diventa assordante non appena il pilota affonda la leva, senza le cuffie non sarebbe sopportabile il volo in idrovolante. Decolliamo in una splendida giornata di sole dal Ninpho Lake: Vancouver è a circa 2 ore di volo. Siamo in British Columbia, la regione più occidentale del Canada a 300 km dalla costa del Pacifico. Il volo dura circa 40 minuti e il nostro lodge è il Crazy Bear sull'omonimo lago incastonato tra i boschi sotto una montagna ancora ricoperta di neve. L'aereo vira a bassa quota per poi posarsi con dolcezza sulla superficie appena increspata del lago: Ken e Virginia ci stanno aspettando sorridenti sul terrazzo del lodge insieme a Precious, una meravigliosa femmina di cane meticcio di 2 anni. Mettiamo subito le nostre sacche nella cabin costruita con tronchi di abete su un enorme scoglio a picco sul lago: manca la luce, l'acqua viene pompata dal lago, il telefono non funziona....... c’è solo una stufa a legna e una bombola di gas propano per friggere uova e pancetta, quanto basta per capire che ti trovi catapultato nel mezzo di un nulla meraviglioso. Fin da subito il pensiero va alla pesca e Ken, che vive qui due mesi all'anno, ci illustra gli spot migliori della zona; l'acqua negli stream che collegano i tanti laghi è piuttosto bassa e le migliori opportunità le avremo pescando nei laghi in prossimità degli immissari. La prima giornata finisce troppo

presto, il tempo vola quando l'entusiasmo è alto, la pesca a ninfa è la più redditizia e quella che ti consente di catturare i pesci di taglia maggiore. Le trote non sono enormi, quasi tutte tra i 35 ed i 40 cm, ma sono estremamente selvagge e forti, dotate di pinne ragguardevoli e scatenano lotte spettacolari con improvvisi salti fuori dall'acqua. Anche pescando a secca con grossi terrestrial, però, le catture non mancano e regalano certamente i momenti più divertenti. Qui non c’è la pressione di pesca alla quale siamo abituati in tanti fiumi e laghi in Italia e in Europa, quindi non sono necessari finali lunghissimi, bastano i classici 9 piedi con un tip del 4 x. La prima cena, a base di polpette e patate cucinate da Ken, termina con un brindisi alla giornata e, poco prima che faccia buio, mettiamo la legna nella stufa e ci infiliamo sotto il piumone. Qui la vita ha altri ritmi: sveglia al levare del sole, si mangia quando si ha fame, si dorme quando è buio, quindi, ora che sta albeggiando, è ora di alzarsi. La colazione è molto calorica, così fino a sera siamo a posto. Prepariamo attrezzatura e barche e partiamo in direzione della parte più alta del Crazy Bear Lake in prossimità dell'immissario dove ancoriamo la barca vicino a riva. Il nome Crazy Bear è stato dato dal vecchio proprietario della zona che, tornando al lodge ogni inizio stagione, trovava sempre un grande orso bruno che nel periodo invernale sembrava aver


strong, with considerable fins, and they engage in spectacular fights with sudden jumps out of the water. However, even if you fish in shallows with big terrestrials, you can catch some fish and enjoy funny moments. Here we don’t have that fishing pressure we are used to on many rivers and lakes in Italy and Europe. Therefore, very long leaders are not necessary, all you need is the classical 9 feet with a 4 x tip. Our first dinner, made up of meatballs and potatoes cooked by Ken, ends with a toast to the day spent and, just before it gets dark, we put the wood into the stove and we slip under the duvet. Life has got different rhythms here: we get up at dawn, eat when we are hungry, sleep when it’s dark, and now that it’s dawning, it’s time to get up. Breakfast is high in calories, so we will be fine till evening. We prepare our equipment and boats and leave towards the upper part of the Crazy Bear Lake, close to the tributary where we anchor the boat near the shore. The name Crazy Bear was given by the former owner of the area: whenever he came to the lodge at the beginning of each season, he always found a big brown bear which seemed to have settled here for the winter season. It was a shy and respectful bear, a bit crazy too (hence the name), as it was sometimes sitting on a bench of the lodge, sometimes on the staircase or even on the boat! We then get

off the boat and while we are walking along a path with Ken, we suddenly hear a rustling sound: it’s Ken’s dog that had just greeted us at the lodge one hour ago! Only God knows how he did it in such a short time, since there are no paths… I smile and pat him and, after half an hour of walking, we reach the upper lake, where we find another boat at our disposal. We head the boat towards the opposite shore and then the unbelievable happens: Precious starts to run, dives into the water and swims! I can’t believe it! I can’t imagine that he’s still following us! The first hour of fishing passes by without any great emotions, then the day turns out for the best and the trout begin to awaken. You feel strong pulls with a streamer or with heavy nymphs and sinking tails, but as the temperature rises, our big dry flies trigger the predatory instinct of these wild and colorful rainbow trout. I often stop, wind up the tail and look around: it’s just us, nothing else. I observe my mates, who skillfully twirl the tail and catch splendid fish, while I am moved seeing Ken’s dog coming again. He lies down on a narrow sand stretch and keeps looking at us, his snout resting between his paws. I don’t dare thinking of the efforts that he made to join us here. On the way back Precious travels on the boat with us, sitting on the prow and, as a good captain, he checks whether we’re going the right way back home.


preso dimora proprio qui: era un orso timido e rispettoso, e un po’pazzo (da qui il nome) perchè a volte lo trovava seduto su una panca del lodge, a volte sulla scala e perfino sulla barca! Scendiamo quindi a terra e mentre percorriamo un sentiero con Ken, all'improvviso sentiamo un fruscio: è il cane di Ken, che solo un'ora prima avevamo salutato al lodge, che ci ha raggiunto! Come abbia fatto, visto che non ci sono sentieri, e come abbia potuto metterci così poco tempo, solo Dio può saperlo........ sorrido e lo accarezzo e dopo mezz'ora di cammino arriviamo al lago superiore dove troviamo a disposizione un'altra barca. Indirizziamo la barca verso la riva opposta e qui accade l'incredibile: Precious comincia a correre poi si tuffa in acqua e nuota ! Non ci credo, non posso pensare che ci segua ancora! La prima ora di pesca passa senza grandi emozioni, poi la giornata gira per il meglio e le trote cominciano a svegliarsi. A streamer o con ninfe pesanti e code affondanti si sentono forti strattoni, ma con l'aumentare della temperatura anche oggi grosse mosche secche scatenano l'istinto predatorio di queste selvagge e coloratissime rainbow. Spesso mi fermo, avvolgo la coda e mi guardo intorno: ci siamo noi e nient'altro. Osservo i miei compagni che abilmente volteggiano la coda e catturano pesci stupendi, mentre io mi commuovo nel vedere arrivare ancora una volta il meraviglioso cane di Ken. Si sdraia su una sottile lingua di sabbia e, con il muso appoggiato tra le zampe, ci osserva. Non oso pensare alla fatica che ha fatto per raggiungerci fin qui. Al ritorno Precious sale in barca con noi, si siede a prua e, da bravo comandante, controlla se la direzione è quella di casa. Il giorno seguente mi alzo poco prima


The day after, I get up just before dawn. I go out completely muffled and discover what a magic moment this is: I delightedly admire the awakening of the day while I’m preparing my camera, careful not to miss the image of the moon, which looks as though it were dissolving in the sky. The inevitable breakfast, very high in calories, introduces another fishing trip to another beautiful lake. Lancillotto gets on a little rowboat and ventures on the outer bank, Aladino catches one trout after another with a streamer he has got the royalties of, while I’m taking some photos before starting to cast at a short distance. There’s nothing to see on the surface, no insect, no fish rising: but under water there is an entire world in motion and all you need to do is strip powerfully in order to trigger the predatory instinct of the trout. The sun is hot, the light is strong and I move to the opposite bank: Aladino and I can hardly move along the banks of the lake, there is no path, the branches and fallen firs force us to constantly change direction and in order to move 100 meters forward you need to go double as many. The lake is not deep at all and we manage to fish in wading too, with the water reaching up to your waist, towards evening we mount big dry flies in foam or big sedges, which disrupt the seemingly calm afternoon we have just spent as we let them glide on the water. Just before getting on the

boat again, I go down the steep bank between the path and the stream separating the two lakes, I go upstream looking for a possible passage, then, bent under a branch, I struggle to cast a big red grasshopper, which didn’t even make it to the water…Thrilling! The next day, it’s two hours to the “lake with no name”, considering the boat trip and the walk. The path is beautiful, with a thick fir forest and a rich underbrush still sparkling in the dew of the night. The lake is rather small, the green water contrasts with the light blue shining sky. Fishing is relatively easy: today the trout rise determined and voracious on dry flies too, mostly grasshoppers and terrestrials in foam. We fish till the afternoon with no breaks, but then the wind goes up and soon the weather changes for the worse. We walk back under a heavy shower, fishing would be useless, so we keep the boat “straight” and go definitively back to the lodge. That same evening, Ken urges us to try fishing the “Secret Lake”: the name makes us curious, but planning the trip is extremely complicated due to the difficulties and the time it takes to get there. Therefore we decide to go to the Stewart Lake (that is the lake north of the Crazy Bear), which has granted us very nice moments till now. We’ll mostly fish on the right bank and for this reason we prepare two boats. After a good start, we spend the morning with no highs or lows


dell'alba, esco tutto imbacuccato, è un momento magico: guardo estasiato il risveglio del giorno mentre preparo la macchina fotografica ben attento a non perdere l'immagine della luna che pare dissolversi in cielo. L'immancabile e super calorica colazione apre un'altra battuta di pesca in un altro bellissimo lago. Lancillotto sale su una piccola barchetta a remi e si avventura sulla sponda esterna, Aladino con uno streamer di cui possiede le royalties cattura una trota dopo l'altra mentre io scatto alcune foto prima di iniziare a lanciare poco più in là. Sulla superficie non si vede nulla, nessun insetto, nessuna bollata: solo sotto c'è un mondo in movimento e basta strippare con energia per scatenare l'istinto predatorio delle trote. Il sole è caldo, c'è una forte luce e provo a spostarmi sulla sponda opposta: io e Aladino percorriamo le sponde del lago a fatica, non esiste sentiero, i rami e gli abeti caduti impongono continui cambi di direzione e per avanzare 100 metri se ne percorrono almeno il doppio. Il lago è poco profondo e riusciamo a pescare anche in wading con l'acqua fino in cintura: verso sera montiamo grosse mosche secche in foam oppure grosse sedge che fatte patinare sull'acqua sconvolgono l'apparente calma del pomeriggio appena trascorso. Poco prima di risalire in barca scendo la riva scoscesa che separa il sentiero dal torrente che separa i due laghi, vado verso monte cercando un passaggio

possibile poi, chinato sotto un ramo lancio a fatica una grossa cavalletta rossa che non fa nemmeno in tempo a toccare l'acqua............da brividi! Il giorno seguente il “lake with no name” è, tra barca e cammino, a due ore da qui. Il sentiero per raggiungerlo è magnifico, una fitta foresta d'abeti con un ricco sottobosco ancora scintillante per la rugiada della notte. Il lago è abbastanza piccolo, l'acqua verde contrasta con l'azzurro di un cielo lucente. La pesca è relativamente facile, oggi le trote salgono decise e voraci anche sulle mosche secche, perlopiù cavallette e terrestrial in foam. Peschiamo fino al pomeriggio senza sosta, ma poi si alza il vento e ben presto il tempo volge al brutto. La camminata al ritorno è accompagnata da un forte acquazzone: pescare sarebbe inutile quindi manteniamo la barca “a dritta” e rientriamo definitivamente al lodge. La sera stessa Ken ci esorta a provare la pesca nel “Secret Lake” : il nome ci incuriosisce, ma programmarne l’ uscita è estremamente complicato per la difficoltà ed il tempo che occorre per raggiungerlo, quindi decidiamo per lo Stewart Lake (il lago a nord del Crazy Bear) che fino ad oggi ha regalato ottimi momenti. Pescheremo prevalentemente verso la sponda di destra e prepariamo quindi due barche. La mattina, dopo un buon inizio, trascorre senza infamia e senza lode e anche il pomeriggio non è certo entusiasmante, il cielo


and the afternoon is not exciting either: the sky gets cloudy and we hardly catch anything. I am adrift, as the engine of my boat is not willing to start up. Aladino and Lancillotto are far away from me, on the other boat, and I hope that they will come and tow me, sooner or later.....meanwhile I fish with a streamer, but the water is very deep here, I haven’t got any sinking tail with me and chances of catching any fish are very little. Nevertheless, some trout turn up and I don’t realize the time passing by and it is late. I suddenly turn and see in the distance my mates making signs with their arms; I answer by shouting that my engine is not working. I begin to mess with the start-up and in the end, after twenty attempts, it starts. I head towards them and, when I am just a few meters away, I burst into laughter when they dejectedly show me that the rope starter of the engine is broken. The week passes quickly and we only realize that it’s time to leave when Ken tells us that the seaplane will pick us up the day after. Therefore, in the evening, before having dinner, we prepare our luggage and dry the our waders and boots by the heat of stove which has been taken care of by our dear Lancillotto these days. The only time that the operation was carried out by Aladino, I risked my life due to the smoke accumulated under the roof, as I was sleeping in the loft. That night, before lying down, I had left my last will at the foot of the bed. When I woke up, I immediately threw it away: contrary to Crazy Horse, who shouted at his Lakota warriors “Hoka Hey” (today is a good day to die) before every battle, I must still take a lot of other trips before I can shout such a thing!


si annuvola e le catture scarseggiano. Io sono alla deriva in quanto il motore della mia barca non vuol saperne di partire. Aladino e Lancillotto sull'altra barca sono lontani, spero che prima o poi vengano a rimorchiarmi.....nel frattempo pesco a streamer ma qui l'acqua è molto profonda, non ho con me una coda affondante e le chances di cattura si riducono molto. Ciò nonostante qualche trota arriva e non mi accorgo del tempo che passa e dell'ora ormai tarda, all'improvviso mi volto e vedo in lontananza i miei compagni che mi fanno segnali con le braccia; rispondo urlando che il mio motore non va. Mi metto ad armeggiare sull'avviamento e al ventesimo tentativo il motore si avvia. Mi dirigo verso di loro e, giunto a pochi metri, scoppio a ridere quando, sconsolati, mi mostrano la corda dell'avviamento del motore spezzata. La settimana scorre velocemente, ci rendiamo conto che è tempo di partire solo quando Ken ci avvisa che domani l'idrovolante passerà a prenderci. La sera prima di cena quindi prepariamo le sacche e asciughiamo waders e scarponi al calore della stufa che in questi giorni ha sempre gestito il buon Lancillotto. L'unica volta che l'operazione è stata eseguita da Aladino, io, che dormivo sul soppalco, ho rischiato la vita per il fumo che si era accumulato nel sottotetto. Quella notte, prima di coricarmi, avevo lasciato il mio testamento ai piedi del letto. Al risveglio ho immediatamente buttato lo scritto: al contrario di Cavallo Pazzo, che prima di ogni battaglia urlava ai suoi guerrieri Lakota “Hoka Hey” (oggi è un buon giorno per morire), io devo fare chissà quanti e quali altri viaggi prima di poter lanciare un simile grido.


in contemporanea con

Fiera di Vicenza, 8 - 10 Febbraio 2014 Orario di apertura Sabato 8 e Domenica 9 Febbraio: 9.00-19.00 Lunedì 10 Febbraio: 9.00-16.00 Biglietto intero: € 15,00 Biglietto ridotto: € 10,00 Biglietto Gruppi Organizzati € 5,00 Riduzioni: Possessori di Licenza di caccia e di pesca

Omaggi: ragazzi fino ai 12 anni, disabili e loro accompagnatori Ticket on line su www.huntingshow.it o www.pescareshow.it € 10,00

www.pescareshow.it


La mosca secca: storia ed evoluzione. 1ÂŞ parte

di Riccardo De Stabile


Nel 1850 i membri dell’Houghton Club, il più prestigioso club di pesca a mosca dell’Inghilterra, si ritrovavano nel mese di maggio, elegantemente vestiti con tanto di marsina e cilindro, in riva ad un fiume a pescare solennemente a scendere con lunghe canne a doppia impugnatura. Quando c’erano le schiuse delle mosche di maggio i loro servitori si lanciavano a caccia degli insetti vivi che venivano imprigionati in cassettine di legno per essere poi impalati su ami legati a sottili lenze che i pescatori lasciavano svolazzare nella brezza gentile dell’Hampshire, così come avevano fatto i loro padri e sicuramente anche i loro nonni. Quando la brezza si trasformava in un vento troppo forte per le loro lenze, ripiegavano innescando piccoli pesci vivi sugli ami. Sicuramente, quando si ritrovavano a tavola a discutere sulle catture del giorno, sarà sembrato loro che nulla dovesse o potesse mai cambiare. Tuttavia, già alla fine del secolo, le canne a doppia impugnatura erano diventate pezzi d’antiquariato e la mosca secca praticata a risalire regnava indiscussa, una

trasformazione che non ha precedenti nella storia di questo sport. La pesca con mosca secca come la conosciamo oggi ha avuto un grande impulso nella metà del diciannovesimo secolo, ma da tempi immemorabili i pescatori sono stati attratti dall’uso di una mosca galleggiante. Persino all’epoca dei romani le mosche non affondavano immediatamente e le tecniche e le attrezzature che usavano facevano sì che le mosche si posizionassero sopra o molto vicino alla superficie. Possiamo immaginare che i nostri antenati fossero osservatori attenti quanto noi e che si fossero accorti che il momento migliore per prendere un pesce era subito dopo il lancio, quando la mosca galleggia meglio. Se vogliamo una prova documentata di questo basta leggere quanto scrive Blaine a pagina 1144 del suo Sport Rurali . Egli non era certo uno scienziato e certamente non aveva mai sentito parlare della mosca secca, perché doveva essere ancora inventata, nondimeno afferma con assoluta certezza che :


‘Il momento in cui è più facile avere un attacco della trota è appena essa tocca l’acqua. Anche le mosche che vengono soffiate sull’acqua raramente affondano subito; quelle che vi si posano rispondendo al loro istinto galleggiano ammirevolmente sulla superficie grazie ad una serie di bollicine sotto le zampe”. E’ una idea interessante quella di tante bollicine che impediscono agli Effemerotteri di bagnarsi le zampe, ma anche se Blaine non sapeva niente di tensione superficiale, sapeva esattamente come usare una mosca. L’elenco dei primi autori che menzionano la mosca galleggiante è molto lunga. Abbiamo citato Blaine, ma ci fu anche anche Chetham che nel 1681 scrisse:

“Le mosche che catturano di più sono quelle che lavorano sulla superficie dell’acqua…” George Scotcher, nel 1810 sapeva esattamente come usare una

Black Gnat:

‘…a volte uso un artificiale nero che faccio cadere sull’acqua con estrema delicatezza e così rimane sull’acqua, poi lo rilancio spesso, ma delicatamente perché se non hai molta pratica lo fai affondare…”. La metamorfosi finale della mosca galleggiante nella mosca secca si ebbe nella seconda metà del diciannovesimo secolo, quando i pescatori dovettero superare le difficoltà causate dall’ adozione di attrezzature ‘moderne’. Se leggiamo i libri scritti in questo periodo troveremo che gli autori offrono ogni sorta di consiglio per tirarsi fuori dai guai. Nel 1838 Shipley disse:

‘Lasciate che la mosca galleggi gentilmente lungo l’acqua avvicinandosi progressivamente a voi e fate un nuovo lancio ogni due o tre iarde percorse. Raccomandiamo soprattutto di lanciare


spesso. Il pesce di solito prende la mosca non appena questa ha toccato l’acqua, ammesso che sia stata lanciata delicatamente e nel modo corretto. La frequente ripetizione dei lanci fa asciugare la lenza e la mosca e di conseguenza le mantiene più asciutte e leggere”. Tre anni dopo (1841), nel suo Vade Mecum, Pulman disse la stessa cosa:

‘Ora, è impossibile far nuotare sull’acqua una mosca artificiale bagnata come se fosse una mosca naturale, per cui quando viene offerta ad un pesce che è in attività, questa, affondando

sotto di lui, non viene notata. Ciò è ovvio, perché se sostituiamo una mosca bagnata e pesante con una leggera e asciutta e la facciamo artisticamente volteggiare sull’acqua al di sopra del pesce e la posiamo dolcemente, in nove casi su dieci questo la prenderà come se fosse un insetto vero. Diciamo anche che affinché ciò accada occorre che l’imitazione sia il più verosimile possibile, almeno per quanto riguarda il colore e le dimensioni; pensiamo infatti che se fosse del tutto diversa il pesce ne sarebbe sorpreso e spaventato e potrebbe anche smettere di mangiare fino alla ricomparsa di una preda a lui familiare”. E’ difficile stabilire una data esatta in cui la mosca secca


divenne ciò che noi intendiamo oggi, poiché si trattò più di una lenta metamorfosi che di un improvviso cambiamento. Uno sguardo generale ai modelli usati durante la metà del diciannovesimo secolo mostra un graduale adattamento delle vecchie mosche artificiali che venivano costruite con materiali che ne accentuavano la capacità di galleggiamento. Un tacito accordo guidò questo processo: non era più sufficiente che le mosche si posizionassero in superficie, dovevano rimanerci. Nonostante tutte le prove che abbiamo di questo processo evolutivo, un uomo in particolare può essere identificato come il pioniere della mosca secca: un commerciante inglese di attrezzature da pesca chiamato James Ogden. Lo storico Hills sostiene che Ogden introdusse la secca sul Why nel Derbyshire nel 1865 con un successo tale che il proprietario di quelle acque fu costretto a vietarne l’uso. Le conseguenze di quel divieto e il risentimento degli altri pescatori nei suoi confronti possono spiegare il motivo per cui Ogden mantenne il riserbo sulla sua scoperta per parecchio tempo, ma quando finalmente decise di mettere mano alla penna, il commerciante di Cheltenham non lasciò dubbi sull’importanza della sua scoperta:

…Da quando introdussi, quarant’anni fa, le mie mosche galleggianti, la passione per la pesca a mosca è dieci volte superiore a quella di quando ero ragazzino. Ho sempre saputo che più un torrente veniva frustato dalle lenze, più i pesci diventavano sospettosi e timidi e ho sempre avuto come regola quella di non lasciare mai un pesce mentre si sta nutrendo in superficie. Ho sperimentato ogni mosca e ogni tecnica in mio possesso, e per caso ho notato che, contrariamente a quanto

generalmente si diceva, ovvero che una mosca secca avrebbe spaventato la trota che mangiava in superficie, se la mia mosca restava in superficie e non faceva del dragaggio, la trota ne veniva attratta e la aggrediva molto più spesso e meglio di quanto non facesse con una sommersa. In seguito a queste osservazioni decisi di introdurre le galleggianti. Trovo consigliabile usare una unica mosca con una lenza corta. Ogden era sicuramente un uomo attento; per esempio il suo commento sul dragaggio è il primo di questo genere e in seguito “galleggiare senza dragare” sarebbero diventate le parole d’ordine dei pescatori a mosca secca. A pagina quattro del libro di Ogden, egli dà le istruzioni per costruire la prima mosca secca con hackle. Ma il fattore decisivo a favore del suo diritto alla fama é il fatto che due dei suoi modelli di Mayfly vennero inclusi nel particolare volume di Aldham, Un Piccolo Trattato sulle mosche e sull’arte di costruire mosche artificiali, che venne pubblicato nel 1876. Le due Mayfly che Ogden costruì per Aldham erano diverse da tutto quello visto prima di allora: erano chiaramente secche e costruite su un amo con occhiello. È necessario sottolineare la loro importanza perché furono le prime secche della storia della pesca a mosca. Non molto tempo dopo fu possibile comprare questo nuovo tipo di mosche nei negozi. David Foster vendeva mosche galleggianti già nel 1854 e pubblicò una serie di modelli nel 1882. I modelli di Foster hanno un aspetto molto moderno, con hackle rigido di gallo e ali divise e piuttosto diritte, ma osservandole bene si vede che tutte le sue mosche sono costruite con l’occhiello in gut, che si dimostrò successivamente una debolezza fatale.


The Myth of Ponoi Osenka

by Stephan Gian Dombaj


When the salmon season is about to end in most typical salmon nations, such as Norway, Sweden, Iceland, Finland or Canada, and after the spawning time has come around, the autumn run of bright silver fish on the Ponoi River can begin. The

so-called Osenka, or autumn-run salmon, stay in the sea all summer long, so that they can feed on the abundant food available there. The run starts in August, which means that the majority of fish hibernate in the river for spawning. The direct

consequence of such behavior is that the fish are extremely well-fed and bright silver, with a body-mass index of a rugby ball – and this until October/ November! If you follow the water veins of the Russian peninsula Kola, you will inevitably notice the Ponoi


River, as it is the biggest water system. The Ponoi River lies just on the 67th parallel, that is within the Polar Arctic Circle, and flows into the Barents Sea after 400 km, which makes it the longest river of the peninsula. The Ponoi campsites, which have become legendary due to the absolutely incredible number of fish caught by every rod, rank among the top ten of the business. With

over 1000 fish on 20 rods in the opening week, this is more than legitimate – these are mere numbers, that say nothing about the fulminant bites on dry flies and riffle hitches in summer, or about the ballistic acrobatics of a fat autumn fish... Here are some pictures reinforcing this impression.


Quando nella maggior parte dei paesi da salmoni come la Norvegia, la Svezia, l’Islanda, la Finlandia o il Canada, sono state deposte le uova e la stagione si approssima alla fine, sul Ponoi è l’ora della risalita autunnale dei pesci argentei. I cosiddetti Osinka,

o salmoni della risalita autunnale, rimangono in mare per tutta l’estate a rifocillarsi, grazie all’abbondante disponibilità di cibo; ad agosto cominciano la risalita e la maggior parte va a svernare nel fiume per deporvi le uova. Come conseguenza

di questo comportamento questi pesci sono molto ben nutriti e di un argento lucente, con una massa corporea simile a quella di una palla da rugby – e questo fino a ottobre/ novembre! Seguendo le venature d’acqua della penisola russa di


Kola, il Ponoi balza inevitabilmente all’occhio, in quanto si tratta del maggiore sistema idrografico. Direttamente sul 67° parallelo e dunque all’interno del circolo polare artico, il Ponoi sfocia nel mare di Barent dopo ben 400 km, il che lo

rende il fiume più lungo della penisola. Divenuti leggendari per il numero assolutamente incredibile di pesci pescati per canna, gli accampamenti sul Ponoi si posizionano fra i top ten del settore. Con più di 1000 pesci su 20 canne nella settimana d’apertura,

ciò è più che giustificato – sono solo meri numeri, che non dicono nulla delle fulminanti abboccate su mosche secche e riffle hitch in estate, o delle acrobazie balistiche di un grasso pesce autunnale... Ecco alcune immagini che rendono bene l’idea.


www.altosarca.it


L’ arte nella pesca

AD Maddox a cura della redazione

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AD Maddox è nata a Nashville, nel Tennessee. Cresciuta in un ambiente artistico, da quanto ricorda ha sempre dipinto. Dopo aver viaggiato in tutto il mondo, a vent’anni si è stabilita a Jackson Hole, nel Wyoming, dove ha iniziato la sua carriera professionale dipingendo trote. “Le trote sono camaleontiche, cambiano continuamente colore dentro e fuori dall’acqua – rappresentano un’intrigante tavolozza di colori, nonché una sfida artistica.” Maddox, autodidatta, dipinge ad olio soprattutto su lino belga e sviluppa ogni pezzo con la tecnica a sfoglia che costituisce

il suo tratto distintivo. Affascinata dai colori vivaci, Maddox si sente sempre messa alla prova da ogni pezzo. “Ogni dipinto ha una difficoltà peculiare, un punto dove devo pizzicare, armonizzare e dosare finemente i colori per permettere all’immagine di emergere. Questa è l’infinita lotta dell’artista!” Il suo stile cambia continuamente, come mostrano le sue opere nel corso degli anni. Maddox attualmente risiede a Nashville, dove divide il suo tempo tra l’atelier e le escursioni di pesca a mosca, oltre naturalmente a dedicarsi al motociclismo!


AD Maddox was born in Nashville, Tennessee. She was raised in an artistic environment and has been painting for as long as she can remember. After traveling extensively in her 20's she settled in Jackson Hole, Wyoming where she began her professional career painting trout. “Trout are chameleon-like, constantly changing color in and out of water – they represent an intriguing color palette and artistic challenge.” Maddox, self-taught, paints in oil mainly on Belgian linen and develops each piece with her signature

layering technique. Fascinated by bright colors, Maddox is constantly challenged by each piece. “Each painting has a crux where I have to tweak, harmonize and fine tune the colors for the image to pop. This is the never-ending bullbait as an artist!” Her style is always changing as portrayed in her works through the years. Maddox currently resides in Nashville where she balances her studio time with fly fishing trips and of course … Motorcycling!

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Inaugurazione Like a River Anche il tempo, dopo una notte di freddo e pioggia, ha voluto partecipare all’inaugurazione di Like a River regalandoci una splendida giornata. Sabato 12 ottobre ha ufficialmente aperto questo grande store dedicato al mondo della pesca a mosca: oltre 300 mq di esposizione dove, oltre ad attrezzature, materiali da costruzione ed abbigliamento sono state create aree "dedicate", dai testi riguardanti la storia del fly fishing, al mercatino dell'usato, al noleggio di attrezzature, all’information desk sugli eventi che si susseguiranno nei prossimi mesi. A disposizione dei partecipanti un travel office, per il quale é stata attrezzata una splendida Airstream americana degli anni '60, e una casting pool esterna di 20 metri. Oltre 400 persone, provenienti dalle regioni del Nord Italia, hanno trascorso un’ intensa giornata testando le novitá di Hardy, Guideline e Sealevel, hanno toccato con mano le nuove collezioni Columbia, Buff, Patagonia e Simms, ammirato la preziosa esposizione di attrezzature d'epoca e si sono entusiasmati guardando filmati e fotografie di viaggi indimenticabili. Fotografi sui bordi della casting pool e cine-operatori hanno mostrato in diretta le riprese fatte con i droni di questo indimenticabile evento.


L’etica del costruttore di mosche:

DA DOVE VENGONO I MATERIALI CHE USIAMO PER COSTRUIRE LE MOSCHE? di Rasmus Ovesen

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Vi siete mai chiesti da dove vengono e come sono stati prodotti tutti quei materiali colorati per montare le mosche che trovate nel vostro negozio di pesca? Sono davvero in pochi a esserselo chiesto, ma vale senz’altro la pena di prestarvi un po’ d’attenzione. I MIEI CASSETTI pullulano di materiali colorati ed esotici per la costruzione delle mosche. Li ho accumulati negli anni e sistemati con molta cura. Molti sono sintetici, ma alcuni sono naturali, come le piume di marabù, CDC e di collo di gallo, così come pezzetti di pelle che provengono da animali come la volpe polare, l’alce, l’alce americano, la capra, il visone, l’opossum, il procione, il canguro e le lepri. In una vecchia scatola, dove è riposta un’ampia collezione di materiali classici per la costruzione delle mosche da salmone, sono conservate pelli di fagiano dorato, martin pescatore e faraona. Questa scatola contiene anche piume di pappagalli, fagiani di lady Amherst, are macao, anatre spose, struzzi, ghiandaie eurasiatiche, tacchini e galli della giungla – giusto per menzionare quelli che mi vengono in mente per primi. DA BAMBINO trovavo affascinante andare ad esplorare i negozi che vendevano materiali per la costruzione di mosche e di solito spendevo lì tutti i miei soldini. Con le loro trame, luminescenze, sfumature e illimitate applicazioni, i materiali per il montaggio delle mosche costituivano un tesoro di creatività –sempre ovviamente con la speranza che le mosche risultanti avrebbero poi prodotto alcune belle abboccate. Raccoglievo i materiali freneticamente dagli scaffali e me li portavo a casa – e non ho mai fatto distinzioni tra materiali sintetici e naturali. Si trattava semplicemente di fare delle mosche, e tutti i miei sforzi al banco di costruzione non hanno mai dato adito a speculazioni diverse da quelle inerenti le composizioni, le proporzioni e la scelta dei colori.

Il primo problema etico, in termini di montaggio di mosche, me lo posi quando una campagna di Greenpeace mi portò a conoscenza del fatto che alcuni cacciatori della Groenlandia pare cacciassero e uccidessero delle foche in forte pericolo di estinzione con delle clave – e in alcuni casi le scuoiavano vive. Da allora non potei più costruire mosche da salmone che prevedevano una sezione del corpo fatta di dubbing di foca senza pensare a come quel dubbing era finito nel mio negozietto di pesca. Erano stati adottati metodi discutibili di uccisione e scuoiamento e le foche erano davvero in pericolo come sosteneva Greenpeace? Se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato, è ad essere scettico in merito a tutte le rappresentazioni radicalizzate della verità. Tuttavia, anche se non potevo essere certo della provenienza dei miei materiali per costruire mosche – e se le affermazioni di Greenpeace erano veritiere – io non riuscivo più a comprare materiali da costruzione naturali senza pensare a come erano stati fatti, e se la loro produzione era o no legittimata alla luce del loro intento d’uso. Le mie mosche erano davvero tanto importanti da dover versare inutilmente sangue per produrle? COL PASSARE DEGLI ANNI l’attenzione a questo problema si fece sempre più evidente, o perché gli animali da cui provenivano i materiali erano minacciati o perché si diceva che fossero stati cacciati e uccisi disumanamente, come nel caso della mia pelle d’orso polare, del mio gallo della giungla (certificato), e non da ultimo dei miei pezzetti essiccati di pelle d’anguilla: tutti provenienti da specie in pericolo. Fu anche il caso delle code di volpe polare che usavo così frequentemente. Venivano da animali spesso catturati usando orribili trappole a cesoia – trappole che causano agli animali inutili stress e sofferenze prima di ucciderli. Inoltre, non potevo ignorare tutti i classici materiali che avevo accumulato per costruire mosche.

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Have you ever wondered where all the colourful fly tying materials in your local fly fishing shop come from and how they were produced? Very few have, but it is definitely worth giving a bit of consideration.

without thinking about how that dubbing had ended up in my local fly tying shop. Had it involved doubtful slaughtering and skinning methods, and were the seals really threatened like Greenpeace seemed to be suggesting?

MY FLY TYING ARCHIVES are teeming with colourful and exotic fly tying materials. They have been accumulated throughout the years and have been systematized with great care. A lot of the materials are synthetic, but quite a few of them are natural. This, for instance, is the case with the many hackle capes and the marabou and CDC feathers. It is also the case with a lot of the dubbing materials that I use so frequently, as well as all the pieces of skin that I cherish – skins that stem from animals like polar fox, elk, moose, goat, mink, opossum, racoon, kangaroo, and hares. In an old archive, where a large collection of classic salmon fly tying materials are stowed away, golden pheasant-, kingfisher-, and guinea fowl skins are stored. This archive also contains feathers from parrots, Amherst pheasants, macaw, wood duck, ostrich, Eurasian Jay, turkey, and jungle cock – just to name those that come to my mind first.

If there’s one thing life has taught me, it is to be sceptical of all radicalized representations of the truth - if it even makes sense talking about such a thing in finite terms. But even though I couldn’t know for sure, where my own fly tying materials were stemming from - and whether or not Greenpeace’s claims were trustworthy - I was no longer capable of buying natural fly tying materials without speculating on how they had been made, and whether or not the production of them could be legitimized in light of their intended use. Were my flies really so important, that unnecessary blood had to be spilt?

AS A KID it was fascinating to enter the fly tying shops and squander away all my pocket money. With their textures, glows, colours and unlimited applications, the fly tying materials constituted a creative treasure trove - with a small attached hope that the resulting flies would later induce some heady strikes. The materials were picked frantically from the display walls and brought back home – and I never differentiated between synthetic and natural materials. It was just fly tying, and all my efforts at the fly tying desk never gave rise to any speculations other than those evolving around compositions, proportions, and choice of colours. IN MY CASE, the first ethical landslide in terms of tying flies happened when a Greenpeace campaign made me aware that some Greenland hunters apparently hunted and killed extremely stressed and frightened seals with clubs – and in some instances skinned them alive. Suddenly, I couldn’t tie salmon flies involving a body section of seal dubbing,

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AS THE YEARS PASSED, more and more of my fly tying materials drew attention to themselves – either because the animals they stemmed from were threatened or because rumours suggested they were being hunted and killed inhumanely. This, for instance, was the case with my polar bear skin, my (certified) jungle cock, and not least my pieces of dried up eel skin flanks: all of them stemming from endangered species. It was also the case with the polar fox tails that I was using so frequently. They came from animals that quite often are caught using horrific scissor traps – traps that cause the animals unnecessary stress and suffering before being killed. Also, I couldn’t ignore all the many classical fly tying materials I had accumulated. They mainly consisted of exotic bird skins from the very heart of the rainforest, and I could hardly bare the thought of how they had ended up in my archives. Generally, it became painfully obvious that there was a lot I didn’t know about my fly tying materials. It worried me – and it continues to do so. For instance, I still don’t know whether or not some animals are being hunted solely for the purpose of producing fly tying materials, and if the hunting methods are questionable. I have no idea whether the production of genetically engineered hackles is ethically sound. And I have no real clue as to whether or not the


Consistevano principalmente di pelli di uccelli esotici provenienti dal cuore della foresta pluviale, e io penavo al pensiero di come fossero finite nei miei cassetti. In generale, divenne dolorosamente ovvio che c’erano un sacco di cose che non sapevo dei miei materiali per montare le mosche. Questo mi angustiava – e continua ad angustiarmi. Per esempio, io tuttora non so se certi animali sono stati cacciati solo per produrre materiali per costruire mosche artificiali e quali siano i metodi di caccia usati. Non ho idea se la produzione di penne del collo manipolate geneticamente sia irreprensibile dal punto di vista etico. E non ho neppure idea se l’uso di certi materiali classici per la costruzione crei una richiesta artificiale di specie tropicali d’uccelli in pericolo… I PESCATORI A MOSCA E I COSTRUTTORI DI MOSCHE sono persone particolarmente attente, che apprezzano la bellezza esistente in Natura in tutte le sue forme. Oltretutto, la maggior parte di noi è così consapevole delle problematiche ecologiche da attivarsi per cause ambientali e azioni finalizzati a incrementare le riserve ittiche – e non da ultimo il benessere degli animali. Comunque, quando si tratta di materiali per costruire mosche artificiali, è difficile capire quando agire e come reagire. Nel corso degli anni ho cominciato a usare materiali sintetici in misura sempre maggiore, e adesso quando compro materiali naturali mi accerto di essere sicuro al 100% che provengano da specie animali non in pericolo, uccise e trattate degnamente. (A questo riguardo serve avere amici che siano avidi cacciatori). Inoltre, ho cominciato a fare domande spinose ai venditori al dettaglio e ai produttori dei materiali da costruzione – non solo per diventare io stesso un po’ più colto, ma anche per far sapere agli attori del mercato che responsabilità hanno in termini di benessere animale e conservazione delle specie. Non sta certo a me decidere come si debbano comportare gli altri, ma credo che in ogni circostanza sia utile essere un po’ critici e scettici rispetto a quelle cose che non

sono caratterizzate da una perfetta trasparenza. Tenetelo dunque a mente la prossima volta che sedete al vostro banco di costruzione o fate capolino nel negozietto del posto. La consapevolezza comincia con la curiosità! Usate le alternative sintetiche. Ci sono un sacco di materiali da costruzione che si possono evitare. Per esempio, ci sono oggigiorno così tanti differenti materiali da dubbing sul mercato che ha poco senso comprarli naturali. Lo stesso vale per tanti materiali per costruire le ali. Polar Aire e Poly Bear sono giusto due esempi che imitano perfettamente le lunghe fibre lucide di un vero orso polare. Più o meno allo stesso modo, le ali di volpe polare possono essere facilmente sostituite da fibre polari senza per questo diminuire l’efficacia delle mosche che ne risultano. In linea generale, ci sono tantissime alternative sintetiche ai materiali naturali esistenti, sono facili da procurarsi e non costano molto. Oggi si possono trovare persino piume sintetiche di gallo della giungla di altissima qualità – per esempio il ProSportfisher Pro Jungle Cock HD. Si tratta di una piuma realistica come una foto, stampata su piccole lamine di plastica, che, oltre a durare più a lungo delle piume naturali, è anche più economica. Fate attenzione! Specialmente i costruttori di mosche da salmone hanno a che fare con un sacco di materiali esotici che provengono da animali protetti o in pericolo – in particolare uccelli. Cites, che è un’organizzazione basata su un trattato internazionale del 1973 per la protezione delle specie gravemente minacciate, opera per fermare il commercio illegale di animali, pellicce, pelli e simili. Certifica diversi materiali per la costruzione delle mosche da salmone, il che significa che – quando si acquista, per esempio, un collo certificato da Cites – si può stare assolutamente certi che i materiali sono ecosostenibili. È il caso di uccelli quali il gallo della giungla, la cornacchia indiana, la faraona vulturnina, il tragopano satiro, l’argo e lo speroniere di Palawan – giusto per menzionarne alcuni.

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use of certain classic fly tying materials creates an artificial demand for threatened species of birds in the tropics… FLY FISHERMEN AND FLY TYERS are typically deeply engaged individuals with an acute appreciation of the subtle beauty that exists in Nature and in its overwhelming diversity. Moreover, most of us are environmentally conscious to the point where we get involved in conservational causes, stock enhancement efforts - and not least animal welfare. However, when it comes to fly tying materials, it is difficult to know when and how to react and act. I have started to use more and more synthetic materials, and when I do buy natural materials, I make sure that I am 100% certain that they come from non-threatened animals that have been killed and handled soundly. (In this regard it helps having friends that are avid hunters). Moreover, I have started to ask the retailers and the producers of the fly tying materials some critical answers – not just to become a bit wiser myself, but also to let the market players know that they have responsibilities in terms of animal welfare and conservation. Whether or not you should do the same isn’t for me to assess. But under all circumstances, it is healthy to be a little critical and sceptical in terms of things that aren’t characterized by complete transparency. So keep this in mind the next time you sit down at your fly tying desk or pop your head in at your local fly tying shop. Awareness starts with curiosity! Use Synthetic Alternatives. There are lots of fly tying materials that make sense avoiding.

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For instance, there are so many different synthetic dubbing materials on the market nowadays, that it hardly makes any sense buying natural ones. As an example, SLF Dubbing is the perfect seal substitute, and it also doubles nicely as hare’s ear dubbing. The same thing goes for a lot of wing materials. Polar Aire and Poly Bear are just two examples that perfectly imitate the long, glossy fibres of a real polar bear. In much the same way, polar fox wings can easily be substituted with synthetic Polar Fibres without diminishing the effectiveness of the resulting flies. Generally, there are lots of synthetic alternatives to existing natural materials, and they are easy to get a hold of and fairly inexpensive. Even synthetic jungle cock feathers of great quality can be had nowadays – for instance the ProSportfisher Pro Jungle Cock HD. It is a photo-realistic feather printed on small plastic sheets, and besides being more durable than the natural feathers, they are also cheaper. Be careful with… Especially as a salmon fly tyer, you’re dealing with a lot of exotic materials that stem from endangered or threatened animals – especially birds. Cites, which is an organisation based on an international treaty from 1973 for the protection of critically endangered species, works to stop illegal trade with animals, furs, skins, and the likes. They certify quite a few salmon fly tying materials, meaning that – when you buy, for instance, a Cites approved cape - you can be absolutely sure that the materials are sustainable. This is the case with birds such as jungle cock, Indian crow, Guinea Vulturine, Satyr Tragopan, Argus, and Palawan – just to mention a few.


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LA SCELTA DELLA DESTINAZIONE Secondo me esistono due modi di affrontare i viaggi di pesca e quindi due tipi di pescatori. Quelli che partono sapendo che prenderanno quasi sicuramente i pesci e che non vogliono correre rischi, e quelli che preferiscono andare alla scoperta di posti poco conosciuti, dove devi aprire la mente, essere disposto a scoprire nuovi orizzonti e metterci impegno, sacrificio, intuito e tanta passione pur di prendere anche un solo pesce in dieci giorni. Non sono meglio gli uni o gli altri, sono solo diametralmente opposti e noi apparteniamo alla seconda categoria. In questo viaggio abbiamo voluto spingerci oltre e andare alla ricerca di qualcosa che ci permettesse di essere un po’ dei pionieri, correndo il rischio di fare un viaggio a vuoto, ma

anche magari di scoprire il posto della vita, di associare il viaggio di pesca ad un’ avventura. Curiosando un po’ su internet, chiedendo consigli ad alcuni amici, ma soprattutto fidandoci del nostro istinto abbiamo scelto: ANTIGUA E BARBUDA!!!! L’ ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO Le informazioni riguardanti la pesca a mosca su queste due isole sono molto poche, principalmente vengono organizzate battute di pesca a traina, a spinning o a bolentino. E la cosa ci ha incuriosito ancora di più. Su internet troviamo il sito dell’unica guida di pesca a mosca presente sull’isola: Nick Williams. Dopo un intenso scambio di mail concordiamo tre giorni full-day con lui sperando di riuscire a capire

come muoverci in modo autonomo nei restanti sette giorni. Nick si rivela fin da subito molto disponibile, praticamente un tour operator a 360 gradi e non solo una guida di pesca. Ci ha trovato la casa dove soggiornare ad un ottimo prezzo, un’auto a noleggio anch’essa ad un prezzo vantaggioso e ci ha dato tutte le indicazioni di cui necessitavamo per la pesca e per tutto quello di cui avevamo bisogno prima della nostra partenza. Lo scambio di mail è stato fittissimo, è durato più di un mese con più mail al giorno e molte telefonate. In diverse occasioni siamo stati sul punto di desistere per vari motivi (tutti legati al fatto che la pesca a mosca in quel posto è sconosciuta) ma alla fine abbiamo deciso di partire.

Antigua e Barbuda Fly Fishing di Luca Avarello

THE CHOICE OF THE DESTINATION In my opinion there are two ways of engaging on a fishing trip and therefore two types of fishermen. There are those who leave knowing that they will almost certainly catch fish and don’t want to run any risks, and those who prefer venturing in not well-known places, where you must open your mind, be ready to discover new horizons and commit yourself with self-denial, intuition and a lot of passion, just to catch one fish in ten days. The ones are not better than the others, they are just exactly the opposite and we belong to the second category. During this trip we tried to go beyond the trodden paths, in search of something that would enable us to be pioneers in a way, even running the risk of travelling

for nothing, or discovering the place of our life, thus making an adventure out of the fishing trip. After browsing a bit on the internet and asking some friends for advice, but most of all trusting our instinct, we made our choice: ANTIGUA AND BARBUDA!!!! THE ORGANIZATION OF THE JOURNEY There is just very little information about fly-fishing on these two islands, where they principally organize poleand-line, spinning or trolling rod fishing trips. And this made us even more curious. On the internet we found the site of the island’s only fly fishing guide: Nick Williams. After an intense mail exchange we agreed on three full days with him, hoping that we would

manage to understand how to move autonomously in the remaining seven days. Nick was just from the beginning very willing to help us, practically a tour operator in every respect and not just a fishing guide. He found us a house where to stay at a very good price, a car to rent at a convenient price as well, and he gave us all the directions we needed. The mail exchange was very frequent and lasted longer than one month, with several mails every day and a lot of phone calls too. On several occasions we were on the point of giving up for various reasons (all of them linked to the fact that fly-fishing is unknown there), but in the end we decided to leave.


THE JOURNEY AND THE SPOTS ANTIGUA We left Milan in the snow and arrived in Antigua at 30 degrees!! What a dream!!!! Nick was so kind that he came and picked us up at the airport though he wasn’t asked to, and after half an hour (Antigua is a very big island, indeed) we reached our wonderful house on the southern coast of the sea, in Cades Bay to be precise. We organized the first fishing trip for the following morning. Our goal was permits and tarpons. To find the former there is a short way …they are practically just outside our house! We have got beach access from our house and after ten meters there is a very long reef, and along its 3 km you come across several permits of different sizes. We saw some small-sized and medium-sized, but also some huge ones. Unfortunately we didn’t catch any of them in all our holiday! They are really difficult to catch, they live in low bottoms and waves immediately shift away our fly as soon as it touches the water, so the fish has very little time to

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see it. Whoever goes fishing for permits usually knows very well what I mean… you must be very good at casting, the wind often prevents you from being accurate, permits bite when they want to...fishing for permits is like that. Towards mid-morning, just at the end of the tide which is good for permits, Nick takes us to a brackish water lagoon not connected with the sea, to fish tarpons with a float tube. We had never done it before and we were enthusiastic for this way of fishing. In the lagoon you see tarpons rolling almost everywhere. The lagoon is not very big in this dry season, but from September to November, in the rain season, it becomes wider and offers more and more spots. After some casts to become familiar to the float tube, we began fishing in the true sense of the word. We didn’t have to wait long for tarpons to come…in four or five hours the flies of both of us were attacked about ten times in total and we caught three. They were baby tarpons from 4 to 20 pounds, but Nick told us that you may even catch 40 lb. specimens. Anyway, we were very happy and satisfied - it doesn’t occur to you in many other places to

hook such a number of fish in a day. Days were organized more or less in the same way, that is permits in the morning and tarpons in the afternoon, and just for a change, to have a little fun after the stress with the permits, we found a canal where we caught a jack almost every time we cast, before having lunch. At the end of our holiday Luca caught a couple of 20 lb. big babies. At lunch Nick took us to a hut where we ate excellent local food, from fried fish to chicken wings…everything tasted really good!!!!! While talking to Nick we discovered that, once upon a time, in Antigua the flats and the areas where we had fished for permits were densely populated with bonefish, which had by then almost disappeared due to the natives’ practice of fishing with nets. Natives seem to have very little respect for the fish, the concept of catch & release, which is indeed linked to the development of fly-fishing, hasn’t spread there and the local government is not interested in this aspect of tourism.


IL VIAGGIO E GLI SPOT: ANTIGUA Partenza da Milano sotto la neve ed arrivo ad Antigua con 30 gradi!! Un sogno!!!! Nick, gentilissimo e senza che ci fosse dovuto, viene a prenderci all’aeroporto e dopo mezz’ora di viaggio (Antigua è un’isola molto grande) raggiungiamo la nostra stupenda casa sul mare sulla costa sud, a Cades Bay per l’esattezza. Organizziamo la prima uscita di pesca per il mattino seguente. Obiettivo permit e tarpon. Per i primi la strada da fare è molto poca… praticamente sono sotto casa! Dalla nostra abitazione abbiamo l’accesso alla spiaggia e a dopo dieci metri inizia un lunghissimo reef di 3 km lungo il quale si incontrano veramente tantissimi permit di varie misure. Ne abbiamo visti di taglia piccola, di medi, ma anche di veramente grandi. Purtroppo non ne prenderemo neanche uno in tutta la vacanza! Sono veramente difficili, stanno in fondale basso e l’onda sposta subito la nostra mosca non appena si appoggia in acqua quindi il pesce ha pochissimo tempo per vederla. Chi va

a permit spesso sa cosa intendo dire… ci vuole tanta bravura a lanciare, il vento spesso impedisce la precisione, il permit mangia quando vuole lui... la pesca a permit è così. Verso metà mattina, non appena finisce la marea giusta per i permit, Nick ci porta in una laguna di acqua salmastra non collegata al mare a pescare tarpon dal float tube. Non lo avevamo mai fatto prima e siamo rimasti entusiasti di questa modalità di pesca. In laguna si vedono tarpon rollare praticamente ovunque. La laguna non è molto grande in questa stagione secca, ma da settembre a novembre, stagione delle piogge, diventa più estesa e gli spot al suo interno si moltiplicano. Dopo alcuni lanci fatti giusto per capire come muoversi con il float tube iniziamo ad entrare in pesca veramente. I tarpon non si fanno attendere…in quattro o cinque ore in due abbiamo avuto una decina di attacchi alle nostre mosche e tre sono stati catturati. Si tratta di baby tarpon, dalle 4 libbre alle 20, ma Nick ci ha detto che capita anche di prendere esemplari da 40 libbre. In ogni caso siamo molto contenti e soddisfatti perchè avere così tanti

agganci in un giorno di pesca non capita in molti altri posti. Le giornate erano organizzate più o meno nello stesso modo ovvero permit alla mattina e tarpon al pomeriggio con la variante che per avere un po’ di divertimento dopo lo stress dei permit abbiamo trovato un canale dove praticamente ad ogni lancio catturavamo un jack prima di pranzo. Alla fine della vacanza sono usciti un paio di Bigbaby sulle 20 libbre entrambi presi da Luca. A pranzo Nick ci portava in una baracca dove abbiamo mangiato veramente bene cibi tipici del posto, dal pesce fritto alle alette di pollo…tutto eccezionale!!!!! Parlando con Nick abbiamo scoperto che una volta ad Antigua le flat e le zone dove andavamo in cerca di permit erano densamente popolate da bonefish, ora praticamente spariti in seguito alla pesca con le reti da parte degli abitanti del posto. Pare che i locali siano molto poco rispettosi del pesce, qui non si è sviluppato il concetto di catch&release legato appunto allo sviluppo della pesca a mosca e il governo locale non è affatto interessato a questo aspetto del turismo.

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BARBUDA Noi però vogliamo fare di tutto per prendere dei bonefish e Nick ci dice che a Barbuda (l’altra isola di questo stato) si possono trovare in una laguna chiamata Codrington Lagoon, ma lui non c’è mai stato e non può esserci di grande aiuto. Invece un grandissimo aiuto ce lo dà nell’organizzare il viaggio da Antigua a Barbuda, ci prenota il traghetto per andare e il volo per tornare, ma soprattutto ci procura l’incontro con Shiraz, un abitante di Barbuda che possiede una barca e che accompagna quei pochissimi turisti che visitano Barbuda per fare delle escursioni per osservare i fenicotteri e gli altri numerosissimi uccelli che nidificano in questa immensa laguna e per passare delle giornate su spiagge impossibili da raggiungere senza barca. Inoltre si rende anche disponibile a farci da guida di pesca ma diciamo che non è una vera e propria guida come Nick. Shiraz ci viene a prendere con il suo pick-up all’arrivo del traghetto, ci conduce in un piccolo supermercato dove compriamo poche cose da mangiare, tante cose da bere e soprattutto del ghiaccio da mettere nella nostra borsa termica poiché dovremo trascorrere due giorni in tenda in questo posto senza contatti con la civiltà. Partiamo in barca e ci facciamo portare praticamente al centro di questa laguna dove Shiraz pensa che sia un buon posto per piantare la nostra tenda. Dico pensa

perché lui non ha mai visto nessuno fare questo prima. Il posto è da sogno, regna il silenzio, la natura, l’unico rumore che si sente è quello del vento che muove le foglie delle mangrovie… rimaniamo per un attimo disorientati da questo paradiso, ma c’è poco tempo da perdere, dobbiamo preparare il campo per trascorrere le notti e il sole sta per tramontare. Riusciamo a montare la tenda, fare un bel fuoco e organizzare tutto prima del buio. Io dormo poco e male perché non ho il materassino, ma soprattutto perché ho il pensiero fisso sui bonefish!!! Ci saranno come dicono? Non ne ho visti ieri in quel poco tempo….Ne vedremo? Avremo le mosche giuste? Ci sarà la luce giusta per vederli? Saranno in school o saranno dei solitari da inseguire e pescare a vista? Insomma ho tutti quei pensieri e quelle ansie che ha un pescatore quando va in un posto nuovo da solo, senza guida, senza informazioni, senza sapere nulla di nulla. Per fortuna la notte passa in fretta e prima che venga chiaro sono già fuori dalla tenda. Mi faccio in caffè, preparo la canna e aspetto che faccia chiaro. Il sole sorge in un attimo ma le nuvole lo nascondono e la visibilità in acqua è scarsa, il vento soffia forte, insomma le condizioni non sono delle migliori. Metto gli scarponcini e inizio a camminare a caso per questa immensa laguna senza sapere dove andare e cosa fare. Inizio a pensare, a riflettere, a concentrarmi, ad osservare attentamente l’acqua per vedere anche

il minimo segnale di pesce. Qualcosa si muove (normalmente le guide chiamano questa situazione “nervous water”), l’adrenalina sale, mi avvicino molto lentamente. Osservo bene, il sole esce per un attimo dalle nubi. Penso: “ci siamo”. Aspetto ancora un attimo che quei pesci si avvicinino e arrivino a distanza di lancio….non ci posso credere sono mullets (pesci caraibici simili ai cefali). Riprendo a camminare ma non vedo nulla, allora decido di fare dei “blind cast” in corrispondenza di macchie di vegetazione e aggancio piccoli snappers e piccoli groupers. Non è la strategia giusta. Inizio a pensare che qui dei bonefish non ce ne siano, oppure che siano da tutt’altra parte visto che la laguna è infinita. Inizio ad essere pessimista, e per esserlo io…..Il mio compagno di avventura addirittura non pesca nemmeno e conoscendolo questo mi spaventa. Non mi perdo d’animo e inizio a pensare dove potrebbero essere i bonefish in un posto così, anche in base alla mia discreta esperienza (che conta pochissimo poiché in ogni posto dove sono stato ho sempre trovato condizioni estremamente diverse tra loro). Decido di controllare tutte le zone riparate dal vento a ridosso delle mangrovie dove l’acqua non è increspata. Cammino a fatica poiché in certi punti si sprofonda fino al ginocchio, è veramente dura, tanti al mio posto (come il mio compagno) non sarebbero disposti a soffrire così tanto per un pesce! Quando tutto sembra

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BARBUDA However, we wanted to do our best in order to catch bonefish and Nick told us that in Barbuda (the other island of this state) there was a lagoon called Codrington Lagoon, but he had never been there and couldn’t help us much in this respect. Nevertheless, he helped us a lot by organizing our journey from Antigua to Barbuda, he booked our ferry to get there and the flight back, but most of all he arranged our meeting with Shiraz, a man living in Barbuda who owns a boat. Shiraz organizes excursions for the tourists who want to watch the flamingos and the several other birds which build nests in this immense lagoon, and for those who want to spend some days on beaches impossible to reach without a boat. Furthermore, he also made himself available to be our fishing guide, but let’s say that he’s not just a real guide like Nick. Shiraz came and picked us up when the ferry arrived, he took us to a small supermarket where we could buy something to eat and drink and especially ice to put into our freezer bag, as we would have to spend two

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days in a tent in that place, without any contact with civilization. We left on a boat and arrived in the middle of the lagoon, where Shiraz thought there was a good place to pitch our tent. I said “Shiraz thought”, as he had never seen anybody do that before. It was a dream place where silence and nature reigned and the only noise you could hear was that of the wind moving the leaves of the mangroves…we got confused for a while seeing such a paradise, but we had little time to lose, as we had to prepare the camp for our nights and it was nearly sunset. We managed to pitch our tent, lit a good fire and arranged everything before dusk. I slept little and badly because I had no mattress, but most of all because I had the fixed idea of bonefish!!! Would there ever be any, as they said? I hadn’t seen any so far….Would I ever see any? Would we have the right flies for them? Would there be the right light to see them? Would they appear in shoals or would they be solitary specimens to follow and sight-fish? In short, I had all those thoughts and anxieties that a fisherman has when he goes to a new place on his own, without a

guide, without any information, without knowing anything about anything. Luckily, the night was fast over and before dawn I was already outside my tent. I prepared myself a coffee, got the rod ready and waited till it dawned. The sun rose in an instant, but the clouds hid it and the water visibility was scarce, the wind blew hard, in short the conditions were not good. I put on my boots and began to walk through this immense lagoon, without knowing where to go and what to do. I started thinking, reflecting, concentrating and attentively observing the water to notice even the slightest sign of the fish. Something moved (guides normally call this situation “nervous water”), adrenalin went up, I got nearer very slowly. I observed carefully while the sun came out of the clouds for a moment. I thought: “Here we are”. I waited for one more moment for those fish to come nearer at cast distance… .I couldn’t believe they were mullets (Caribbean fish similar to grey mullets). I started walking again, but I couldn’t see anything, then I decided to make “blind casts” in proximity of bushes and I hooked small snappers and small


perso e sto veramente valutando l’idea di abbandonare, vedo due pesci partire a razzo, velocissimi, spaventati dai miei passi che sono un po’ pesanti e rumorosi. Dalla velocità ma soprattutto dalla lunghezza penso siano barracuda. Li vedo in lontananza che si fermano, sempre in coppia. Mi avvicino pianissimo e capisco che sono due bonefish veramente grandi. Appena ho l’occasione lancio davanti a loro di circa un metro. Lascio posare la mosca giusto il tempo che se ne accorgano, inizio a fare piccoli strip. Entrambi i pesci vedono l’imitazione. Dopo un paio di strip più veloci uno dei due si decide ad afferrare il mio shrimp e parte verso il centro della laguna. E’ potentissimo, mi sfila parecchio backing e ogni volta che ne recupero un po’ poi se lo riprende. La battaglia dura una decina di minuti ma riesco e portarlo sulla spiaggia. Un pesce stupendo, stimato sulle 9-10 libbre, veramente grande, con dei colori stupendi. Nella mia vita ne ho preso uno solo più grande di questo. La cattura di questo bonefish mi ha reso in quel momento l’uomo più felice del mondo. Secondo me un pesce preso in questo posto, con

questo sacrificio, con questa ricerca, con questa fatica vale cento pesci presi in un altro posto. Ma sono solo punti di vista ovviamente… Riprendo coraggio e mi rimetto a camminare per la laguna. Ne prendo nello stesso identico modo un altro dopo poco. Questo era un solitario. Ho capito dove cercare i pesci, come camminare per non disturbarli, dove osservare, come approcciarmi a loro. E tutto da solo, senza guida, senza consigli, senza aiuti. Queste sono le soddisfazioni più grandi per un pescatore. Dopo il secondo mi sento appagato, io non amo prendere mille pesci, me ne bastano uno o due presi come intendo io. Allora mi dedico al mio compagno di pesca e insieme ci mettiamo alla ricerca del “suo” bonefish. Arriva una school di 10/12 pesci ma il vento non gli permette di lanciare correttamente e, disturbati, fuggono. Passano pochi minuti e altri due ci vengono incontro, forse troppo vicini, ma lui è bravo e rapido e riesce a mettere la mosca giusto davanti e in un secondo si sente la frizione cantare. Un altro pesce di ottima taglia. Anche lui è soddisfatto e felice per una cattura tanto difficile quanto meritata!

CONSIDERAZIONI FINALI Il viaggio è stato decisamente positivo dal mio punto di vista. E’ chiaro che non è la meta di chi si aspetta di prendere tantissimi pesci in modo facile e senza sforzo. Antigua è un posto poco inflazionato dal punto di vista della pesca a mosca poiché l’isola è molto vasta ed esisteranno sicuramente altri spot tutti da scoprire. E’ l’ideale per chi decide di andarci anche con la moglie perchè si può organizzare una mezza giornata di pesca al tarpon, con ottime possibilità di cattura, e a mezzogiorno tornare alla propria casa o al resort comodamente in macchina. Per Barbuda invece ci sono due possibilità: o si è disposti a spendere follie perché i resort sono super esclusivi oppure si sceglie di stare in tenda con grande spirito di avventura. Qui la pesca al bonefish garantirà sicuramente grandi soddisfazioni soprattutto dal punto di vista della taglia media dei pesci.

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groupers. It was not the right strategy. I began to think that there weren’t any bonefish there, or that all of them were somewhere else, since the lagoon was endless. I started being pessimistic, which is very unusual for me…..My adventure mate didn’t even fish and, so as I knew him, this upset me. I didn’t lose my heart and began to think where the bonefish could be in such a place according to my quite good experience (though experience is of very little importance, as in every place I went to I’ve always found extremely different situations). I decided to patrol all the areas sheltered from the wind behind the mangroves, where water is not rippled. I could hardly walk, as I sank up to my knees in some spots, it was really hard, so hard that in my place many people (like my mate) wouldn’t be ready to suffer so much for a fish! When everything seemed to be lost and I was really considering the idea of giving up, I saw two fish fling away at the fastest, scared by my quite heavy and noisy footsteps. From their speed, but most of all from their length I guess they are barracudas. I see both of them stop in the distance. I get nearer very slowly and understand that they are two really big specimens of bonefish. As soon as I have got the occasion of doing it, I cast about one meter in front of them. I let the fly lay down just for the time they could notice it and I began making small strips. Both fish see the

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imitation. After a couple of faster strips one of them decided to bite my shrimp and then headed for the middle of the lagoon. It was very strong, unthreaded a lot of backing and caught it again every time I retrieved some. The battle lasted for about ten minutes, but I succeeded in taking it ashore on the beach. It was a gorgeous enormous fish, estimated to be about 9-10 lb., with wonderful colors. I had caught only one bigger than that in my life. The catch of this bonefish made me in that moment the happiest man in the world. In my opinion, a fish caught in this place, after such a sacrifice, such a search, such a labor is worth a hundred fish caught in another place. It’s just a point of view, of course… I took heart again and started walking through the lagoon again. I caught another one, identical to the former, in the same way some time after. This was alone. I had understood where to look for fish, how to walk so as not to disturb them, where to look for them and how to approach them. And I did all of this by myself, without a guide, with no advice and no help. This is the greatest satisfaction for a fisherman. After the second catch I felt satisfied, as I don’t wish to catch a thousand fish- one or two are enough, if they are caught as I like it. Then I devoted myself to my fishing mate and we set forth together in search of “his” bonefish. A shoal of 10/12 fish arrived, but the wind didn’t allow him to cast properly, so

they were disturbed and swam away. After a few minutes another two came towards us, perhaps too near, but he was good and swift enough to make the fly lay down just in front of them and in a second we heard the clutch hiss. It was another fish of very good size. He was happy and satisfied as well, as his catch had been as hard to make as well-deserved! FINAL CONSIDERATIONS The trip was absolutely positive from my point of view. It’s clear that it is not the destination for those who expect to catch lots of fish in an easy way and with no effort. Antigua is not a crowded place for fly-fishing, as the island is very large and there will certainly be other spots to discover. It is ideal for those who decide to visit it with their wife, as they can organize half a day of tarpon fishing, with excellent chances of catches, and comfortably come back home or to their resort at midday by car. For Barbuda there are two possibilities instead: if you are ready to spend lots of money, you can choose a very exclusive resort; otherwise you can spend the night in a tent, which is very adventurous. Fishing for bonefish will bring you great satisfaction for sure there, especially if you consider the average size of fish.


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