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BARBUDA Noi però vogliamo fare di tutto per prendere dei bonefish e Nick ci dice che a Barbuda (l’altra isola di questo stato) si possono trovare in una laguna chiamata Codrington Lagoon, ma lui non c’è mai stato e non può esserci di grande aiuto. Invece un grandissimo aiuto ce lo dà nell’organizzare il viaggio da Antigua a Barbuda, ci prenota il traghetto per andare e il volo per tornare, ma soprattutto ci procura l’incontro con Shiraz, un abitante di Barbuda che possiede una barca e che accompagna quei pochissimi turisti che visitano Barbuda per fare delle escursioni per osservare i fenicotteri e gli altri numerosissimi uccelli che nidificano in questa immensa laguna e per passare delle giornate su spiagge impossibili da raggiungere senza barca. Inoltre si rende anche disponibile a farci da guida di pesca ma diciamo che non è una vera e propria guida come Nick. Shiraz ci viene a prendere con il suo pick-up all’arrivo del traghetto, ci conduce in un piccolo supermercato dove compriamo poche cose da mangiare, tante cose da bere e soprattutto del ghiaccio da mettere nella nostra borsa termica poiché dovremo trascorrere due giorni in tenda in questo posto senza contatti con la civiltà. Partiamo in barca e ci facciamo portare praticamente al centro di questa laguna dove Shiraz pensa che sia un buon posto per piantare la nostra tenda. Dico pensa

perché lui non ha mai visto nessuno fare questo prima. Il posto è da sogno, regna il silenzio, la natura, l’unico rumore che si sente è quello del vento che muove le foglie delle mangrovie… rimaniamo per un attimo disorientati da questo paradiso, ma c’è poco tempo da perdere, dobbiamo preparare il campo per trascorrere le notti e il sole sta per tramontare. Riusciamo a montare la tenda, fare un bel fuoco e organizzare tutto prima del buio. Io dormo poco e male perché non ho il materassino, ma soprattutto perché ho il pensiero fisso sui bonefish!!! Ci saranno come dicono? Non ne ho visti ieri in quel poco tempo….Ne vedremo? Avremo le mosche giuste? Ci sarà la luce giusta per vederli? Saranno in school o saranno dei solitari da inseguire e pescare a vista? Insomma ho tutti quei pensieri e quelle ansie che ha un pescatore quando va in un posto nuovo da solo, senza guida, senza informazioni, senza sapere nulla di nulla. Per fortuna la notte passa in fretta e prima che venga chiaro sono già fuori dalla tenda. Mi faccio in caffè, preparo la canna e aspetto che faccia chiaro. Il sole sorge in un attimo ma le nuvole lo nascondono e la visibilità in acqua è scarsa, il vento soffia forte, insomma le condizioni non sono delle migliori. Metto gli scarponcini e inizio a camminare a caso per questa immensa laguna senza sapere dove andare e cosa fare. Inizio a pensare, a riflettere, a concentrarmi, ad osservare attentamente l’acqua per vedere anche

il minimo segnale di pesce. Qualcosa si muove (normalmente le guide chiamano questa situazione “nervous water”), l’adrenalina sale, mi avvicino molto lentamente. Osservo bene, il sole esce per un attimo dalle nubi. Penso: “ci siamo”. Aspetto ancora un attimo che quei pesci si avvicinino e arrivino a distanza di lancio….non ci posso credere sono mullets (pesci caraibici simili ai cefali). Riprendo a camminare ma non vedo nulla, allora decido di fare dei “blind cast” in corrispondenza di macchie di vegetazione e aggancio piccoli snappers e piccoli groupers. Non è la strategia giusta. Inizio a pensare che qui dei bonefish non ce ne siano, oppure che siano da tutt’altra parte visto che la laguna è infinita. Inizio ad essere pessimista, e per esserlo io…..Il mio compagno di avventura addirittura non pesca nemmeno e conoscendolo questo mi spaventa. Non mi perdo d’animo e inizio a pensare dove potrebbero essere i bonefish in un posto così, anche in base alla mia discreta esperienza (che conta pochissimo poiché in ogni posto dove sono stato ho sempre trovato condizioni estremamente diverse tra loro). Decido di controllare tutte le zone riparate dal vento a ridosso delle mangrovie dove l’acqua non è increspata. Cammino a fatica poiché in certi punti si sprofonda fino al ginocchio, è veramente dura, tanti al mio posto (come il mio compagno) non sarebbero disposti a soffrire così tanto per un pesce! Quando tutto sembra

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H2omagazine winter 2013