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DIOCESI DI VENEZIA

28 maggio 2011

GENTE VENETA: tel. 041 959999

Sito web: www.gvonline.it

SALESIE A VENEZIA

ISSN 1973-6835

Il saluto del Patriarcato a mons. Beniamino Pizziol

Santità: dono e compito del card. Angelo Scola, Patriarca

L

a partenza del Vescovo Beniamino avviene subito dopo il dono della Visita del Santo Padre e quello della Beatificazione dell’amato Giovanni Paolo II, segni potenti, tangibili della presenza di Gesù che è risorto ed è sempre con noi (Antifona della Messa del giorno di Pasqua). segue a pag. 3

numero 23

Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, NE/VE - Giornale Locale ROC

MESTRE

Gran restauro Un Don Vecchi 5 per una materna per anziani che cresce meno autonomi

E’

U

un segnale in controtendenza: una scuola materna in cui gli iscritti aumentano tanto da far sì che si passi da una a due sezioni (e presto forse a tre), e da indurre a investire soldi ed energie in una gran restauro dell’edificio. E’ la scuola delle suore Salesie a Dorsoduro, nuovo tassello della rivitalizzazione della zona della Salute.

n nuovo Centro Don Vecchi, riservato a chi sta perdendo la propria autonomia, ma non vorrebbe essere relegato in una casa di riposo. E’ il nuovo fronte su cui sta lavorando don Armando Trevisiol, che questa volta ha trovato un pronto appoggio da parte della Regione. L’anno prossimo potrebbero aprire i cantieri.

a pag. 13

a pag. 18

PRIMA PAGINA - Il 1° giugno, alle 18.30 a S. Marco, il saluto della Chiesa e della città al vescovo eletto di Vicenza

Il grazie di Venezia a un suo figlio La parola a chi ha conosciuto e stimato mons. Pizziol

S

u una cosa tutti sono d’accordo: sulle doti umane, di pastore, di gran lavoratore che contraddistinguono mons. Beniamino Pizziol, il “figlio di Venezia” che il Papa ha scelto per guidare l’importante diocesi di Vicenza. Chi l’ha conosciuto in questi anni vive un duplice sentimento: di dispiacere per la partenza di “don Beniamino”, come lo chiamano in tanti; e di soddisfazione per la responsabilità che gli è stata affidata. Il prossimo 1° giugno, alle 18.30 nella Basilica di S. Marco, il vescovo eletto di Vicenza celebrerà ancora una volta con noi, prima di insediarsi sulla Cattedra berica il 19 giugno alle 17.00.

Stiamo perdendo il senso del mistero? di Sandro Vigani

B

asta una foto, per conoscere una cosa? La risposta, naturalmente, è no. Eppure nella civiltà del "tutto e subito", dove la realtà sembra darsi soprattutto nell'istantanea delle immagini e delle parole, a volte sembra quasi di sì. Stiamo rapidamente diventando orfani di uno dei beni più preziosi e necessari alla vita: il senso del mistero. Tanto che, se il positivismo scientifico riteneva vero solo ciò che si poteva riprodurre in laboratorio, oggi respiriamo una sorta di neopositivismo massmediatico, che ci porta a considerare vero solo ciò che si vede. Un esempio è la “tv verità” – in particolare nella sua accezione di “tv del dolore” – che pretende di mostrare la vita in ogni suo dettaglio sezionandola, entrando in modo indiscreto nelle vicende umane più segrete e violandone l'intimità. Un’illusione che sazia la curiosità, ma non alimenta la conoscenza. E’ vero invece che se si indugia troppo nel guardare l’immagine della realtà così come essa si dà, si perde ciò che sta al di là, anzi, dentro. Quello che un’immagine non potrà mai mostrare o dire e spesso è verità più vera, che dà significato ad ogni istante dell'esistenza. Si perde il mistero, che chiede altri linguaggi - quello simbolico, evocativo, intuitivo - e coinvolge la persona in ogni sua dimensione, affettiva, intellettuale, spirituale e corporea. Quando parlo di mistero, non mi riferisco a qualcosa di oscuro e inconoscibile, che quasi fa paura. Mi riferisco piuttosto alla trama stessa dell'esistenza umana, che si dà alla conoscenza e alla relazione interpersonale solo quando si accetta di coinvolgersi con essa. segue a pag. 9

Direttore: Sandro Vigani

Anno XXXVII

foto R. Roiter

alla pagg.

3-6

ALL’INTERNO BENEDETTO DA LEGGERE A SCUOLA CON L’ASTRONAUTA IL NUOVO MODERATOR CURIAE Il Patriarca: ogni giorno si legga Umberto Guidoni spiega una frase dei suoi discorsi lo spazio nelle elementari a Mira Designato don Danilo Barlese a pag. 11 a pag. 24 a pag. 7


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Venezia dice grazie a un suo figlio Il saluto della diocesi a mons. Pizziol, nuovo vescovo di Vicenza

DALLA PRIMA

Santità: dono e compito (...) In questi giorni così intensi possiamo dire di aver gustato le primizie della Sua resurrezione: sul dolore per il distacco vince la gioia per il dilatarsi di una compagnia che si approfondisce in forza del sì di ciascuno alla volontà del Padre. Come quando un figlio o un fratello parte dalla famiglia di origine in obbedienza alla sua vocazione: la famiglia non si impoverisce. Più che l’esperienza della perdita fa l’esperienza dell’allargamento. Il cuore impara una misura più grande, accostandosi un po’ di più all'ampiezza, alla lunghezza, all’altezza e alla profondità dell’amore di Cristo. Uno dei più importanti semi gettati da Benedetto XVI durante la sua preziosa visita nelle nostre terre è stato il potente richiamo alla comunione: «Siate nelle vostre Chiese e in seno alla società “quasi beatorum chorus” come affermava Girolamo del clero di Aquileia, per l’unità della fede, lo studio della Parola, l’amore fraterno, l’armonia gioiosa e pluriforme della testimonianza ecclesiale»

La Chiesa che gli ha dato i natali, e che in 64 anni di cammino l’ha visto seminarista, prete e infine vescovo sta per salutare mons. Beniamino Pizziol. «“Ci” e “mi” mancherai», gli dice il Patriarca. E anche gli altri che abbiamo interpellato.... (Benedetto XVI, Saluto ad Aquileia, 7 maggio 2011). Davvero siamo stati confermati nella fede e i vincoli di comunione tra le Chiese del nuovo Nord Est, oggi in particolare con quella di Vicenza, si sono rinsaldati. Con il cuore pieno di gratitudine per la sovrabbondanza di questi doni, e reso più certo del disegno buono con cui la Provvidenza ci conduce, ripetiamo il nostro grazie al Vescovo Beniamino per l’instancabile, intelligente dedizione con cui ha servito la nostra Chiesa. La risposta, recentemente riportata dalle pagine di questo giornale, a chi gli chiedeva conto del suo personale incontro con il Santo Padre durante la visita di cui è stato capace e infaticabile “regista” ne rispecchia fedelmente lo stile umano, essenziale ed intenso, di fatti più che di parole: «“Santità, lei mi ha nominato vescovo di Vicenza.

La ringrazio della stima che ha avuto”. È stata sufficiente una stretta di mano e lo sguardo dei suoi occhi. Ho lavorato per la Chiesa, per il Papa, e sono contento!». Grazie, Eccellenza. “Ci” e “mi” mancherai. Non possiamo celare lo strappo che questo distacco comporta. Eppure la tua partenza è motivo di gioia e di fierezza grandi per tutti, ogni giorno più consapevoli del dono che nella tua persona viene fatto a ciascuno di noi e alle nostre comunità. Ma quanto più è importante il dono tanto più è impegnativo il compito ad esso legato e grave la responsabilità che è domandata. Il sì umile e totale alle circostanze vocazionali che il Signore ci manda, così come ce le manda, è la strada maestra della santità, cioè – quante volte ce lo siamo ricordato? – della piena riuscita della nostra umanità e dell’utilità per il mondo. + Angelo card. Scola patriarca

Il 1° giugno la messa a S. Marco e la possibilità di un saluto personale Gli verrà donato un pastorale con i santi veneziani e vicentini

S

arà con una messa, celebrata insieme a lui, che la Chiesa veneziana saluterà mons. Beniamino Pizziol in partenza per Vicenza. Mercoledì 1° giugno, alle 18.30 nella Basilica di S. Marco, sono invitati alla celebrazione i sacerdoti, i diaconi, i religiosi/e, i fedeli laici, le associazioni e i movimenti, le autorità civili e religiose. Per permettere la massima partecipazione, le messe della sera saranno sospese per convergere tutti in cattedrale. La funzione sarà trasmessa in diretta da Telechiara e BluRadio Veneto. Sarà il futuro vescovo della diocesi berica a presiedere l'eucaristia, alla quale assisterà il Patriarca. Al termine della celebrazione è previsto un saluto da parte di un laico e del card. Scola, di cui mons. Pizziol è stato stretto collaboratore in questi anni veneziani. Dopo la funzione ci sarà la possibilità di salutarlo personalmente e fare un brindisi insieme a lui nel cortile del Palazzo Ducale. Nell'occasione di questo saluto la diocesi

gli donerà un pastorale con, effigiati, san Marco, i santi Felice e Fortunato, la Madonna Nicopeia e la Madonna di Monte Berico, unendo in questo modo le tradizioni religiose delle Chiese di Venezia e di Vicenza. Inoltre gli sarà consegnata un'offerta in denaro per la sua Carità: offerta che monsignor Pizzol ha già deciso venga destinata a quelle opere che la nostra Chiesa sosterrà in occasione del pellegrinaggio di settembre in Terrasanta (S. Maria di Gerico, il Baby Hospital, Effatà, Le Creche, la parrocchia di Bet Jala e il Patriarcato di Gerusalemme). Chi desidera partecipare a questi gesti che esprimono la riconoscenza della nostra Chiesa nei confronti di monsignor Beniamino, può farlo entro il 1° giugno attraverso il proprio parroco o utilizzando il seguente conto corrente: Diocesi Patriarcato di Venezia, Banco Popolare di Verona e Novara, Filiale 709 Venezia, Iban: IT 53 M 05188 02070 000000009317. Causale: Dono Monsignor Beniamino.


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foto di Alessandro Scarpa

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Il card. Cè: «La Madre di Gesù non lo lascerà mai solo» Dal suo studio si vedrà il santuario mariano di Monte Berico

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stato lo stesso mons. Pizziol a raccontare, in un'intervista a Gente Veneta, che il Patriarca emerito Marco Cè ha una capacità che gli è quanto mai utile nei momenti delle grandi decisioni e degli annunci inaspettati: «Ha il grande dono di pacificarmi». Così è accaduto anche quando gli ha comunicato la nomina ricevuta a vescovo di Vicenza: «Beniamino - mi ha detto - affidati». Lo ripete, il card. Cè, in questa intervista: «Si lasci condurre da Dio». Eminenza, un prete veneziano, formato anche alla sua scuola, diventa pastore di una grande diocesi: cosa vuol dire per Venezia e per lei? La chiamata di mons. Pizziol (don Beniamino per tutti noi) a più ampie responsabilità pastorali era nell’aria, considerata la stima di cui era circondato dall’episcopato veneto e non solo. Ma ci sembrava che la sua presenza fosse così preziosa per Venezia che rifiutavamo l’idea di dovercene privare. Con tutto questo la sua nomina a Vicenza - una vasta diocesi, ricca di realtà ecclesiali e dalle grandi tradizioni religiose - è stata un motivo di gioia condivisa da

tutti. Anche perché ci è parso non improprio leggere in questo evento un atto di riconoscimento per l’intero presbiterio diocesano nel suo impegno di fedeltà e nella sua generosa laboriosità. Quali sono, ai suoi occhi, le maggiori doti di Mons. Pizziol Ho sempre apprezzato in don Beniamino la pacatezza e la misura, quell’equilibrio nobile che gli consentiva di avvicinarsi alle persone, credenti e non, con apertura di cuore e di affrontare i problemi con passione ma senza angoscia. Per me è stato un affettuoso collaboratore: abbiamo lavorato volentieri insieme specialmente nel periodo in cui gli avevo affidato la parroc-

chia di San Trovaso, pensando soprattutto all’università, ai docenti e agli studenti, perché il Vangelo fosse annunziato anche in quel mondo tanto importante per il futuro della società. Don Beniamino è entrato nel mondo dell’università con mitezza e rispetto, intrecciando rapporti e dialogando con tutti, raccogliendo stima e simpatia. Qual è il suo augurio per questo nuovo servizio? La parola fraterna che gli dico congedandomi da lui è solo questa: si lasci condurre da Dio, come Abramo, chiamato a uscire dalla sua terra. Il compito che lo attende è grande: ma il Signore che, sconvolgendo ogni sua progetto, gli ha affidato questa missione, non gli lascerà mancare l’aiuto necessario per compierla. Io so che l’episcopato è un servizio esigente, che mette alla prova. Però il Signore non ci lascia soli. “Il Signore è con te” ha detto l’angelo a Maria nel giorno dell’Annunciazione. Mi hanno riferito che dallo studio della casa del Vescovo di Vicenza si vede il santuario della Madonna di Monte Berico. La Santa Madre di Gesù, sotto gli occhi della quale, nel Seminario della Salute, mons. Pizziol si è formato, gli sarà sempre vicina e non lo lascerà mai solo.

Il saluto della diocesi a mons. Pizziol, nuovo vescovo di Vicenza

Venezia dice grazie a un suo figlio di Paolo Fusco


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Carissimi, con gioia e trepidazione mi sto prepar ando a celebrare insieme l'eucaristia di ringraz iamento per il dono della nostra amicizia in Cri sto. Offriremo al Signore quanto siamo rius citi a compiere, per sua grazia, in questi ann i di lavoro intenso e appassionato. La fede in Cristo Risorto ci concede di restare sempre uni ti a Lui e tra di noi. Nulla ci potrà mai separa re dall'amore di Cristo, non lo spazio e il tempo, non la distanza e l'assenza, ma in Lui gli incontri e le amicizie si dilatano e si compiono. Nel Risorto viviamo una comunione pien a con coloro che abbiamo conosciuto anche per poco tempo, con coloro che hanno varcato la soglia del tempo per entrare nell'etern ità di Dio, con coloro che ci hanno accompagnato quotidiana mente nella gioia e nelle fatiche del ministero presbiterale ed episcopale . Con questa fede sento di dovermi conged are da questa Chiesa diocesana che mi ha generato, cresciuto e formato e che ho amato con tutte le mie forze, il mio cuore e anc he con tutti i miei limiti. Faccio scorrere davanti ai miei occhi i volti pieni di stupore dei bambini, i volti trepidanti e pensier osi degli adolescenti e dei giovani, i volti preoccupati di tanti genitori e di tanti lavoratori, i volti pacificati e sereni dei nostri anz iani e di volti affaticati e dolenti dei nostri ammalati, e dal cuore sale un inno di ringraziamentoa Dio per aver posto sul mio cammino questa schiera innumerevole di amici. Nell'attesa di incontrarci, vi anticipo tutta la mia riconoscenza e gratitudine per la benevolenza e la paz ienza che avete manifestato verso la mia persona. Vi saluto con gioia e affetto e su tutti invoco la benedizione del Signore.

Lavoratore instancabile: parola di segretaria Così lo descrive la sua collaboratrice

«R

accontare questi anni con mons. Beniamino? Già mi commuovo...». Francesca Palma da nove anni lavora fianco a fianco con lui, come segretaria del vicario generale, divenuto poi anche vescovo ausiliare. La stima che ha per mons. Pizziol si coglie al volo. «Si può dire che ci siamo trovati. Il Patriarca dice che “ciò che ti è dato ti corrisponde”. E' vero... Credo di aver interpretato il suo stile: lui è molto disponibile, ascolta sempre tutti e sta un passo indietro agli altri; non vuole fare il protagonista, ma stare in una posizione defilata. E così ho imparato a fare anch'io. Ormai avevo imparato a capire cosa vuole anche da uno sguardo, senza bisogno di parlarci». Poco incline alle chiacchiere, scrive invece tantissimo. «Deve aver consumato un numero spropositato di penne, che compro a scatole da 12. Scrive ovunque». Di lui racconta ancora che «è un lavoratore instancabile. Quando è diventato vicario generale – continua Francesca – ha sposato in generale la diocesi, in particolare il suo vescovo, fin quasi a dimenticare la sua vita privata e per-

Attento, capace di ascoltare, sempre calmo: mons. Pizziol attraverso gli occhi di chi lo conosce L’augurio: «Confidi nell’aiuto del Signore in questa grande impresa che ha davanti»

«

Non solo ho collaborato con lui nelle vesti di vescovo ausiliare e vicario generale: è stato anche per anni il mio parroco, quando si trovava a S. Trovaso. Era molto disponibile e attento». Il parrocchiano del nuovo vescovo di Vicenza è Marco Agostini, direttore generale del Comune di Venezia e amministratore delegato dello Studium Generale Marcianum, già comandante della Polizia locale. «Ha sempre avuto un'attenzione particolare per i Vigili urbani, perché un fratello per molti anni ha fatto quel lavoro. Per questo era attento alle problematiche della categoria e ne capiva le difficoltà», ricorda Agostini. Ma è negli ultimi tempi che per motivi di lavoro i contatti si sono infittiti: la preparazione della visita del Papa ha visto una grande collaborazione tra mons. Pizziol, presidente del comitato organizzatore, e Marco Agostini. «Ci sentivamo mediamente quattro volte al giorno. Lui è sempre di una calma serafica. E' un uomo buono, attento a risolvere i problemi. E ha una grande disponibilità all'ascolto. Quand'ero capo di gabinetto del sindaco mi diceva: “Facciamo in fin dei conti lo stesso lavoro: ascoltiamo per conto di un capo quello che la gente vorrebbe dirgli e che invece viene a dire a noi...”». Un ricordo è fisso nella memoria di Marco Agostini: l'occasione in cui ha conosciuto don Beniamino, che si incrocia con la storia del nostro settimanale. «Quando mio papà era direttore di Gente Veneta,

Mons. Pizziol insieme al card. Scola, al termine di una partita di calcio giocata per beneficenza. Il nuovo vescovo di Vicenza era da giovane un promettente calciatore

don Beniamino era cappellano a S. Stefano. Ricordo come se fosse oggi che una domenica mio papà torna a casa e dice: “Don Mario Senigaglia mi ha consigliato un giovane prete che può collaborare con noi...”. Era Beniamino, che ho conosciuto in quell'occasione». Il rapporto con la sua famiglia, racconta, è sempre stato molto affettuoso. «E' veramente uno di famiglia». Per questo, «dal punto di vista personale mi spiace moltissimo che parta. Ma provo anche gioia perché il Signore l'ha chiamato a governare una delle diocesi più importanti e più complesse d'Italia. L'augurio che gli faccio è che riesca a conservare la sua tranquillità e a confidare nell'aiuto del Signore, in questa grande impresa che ha da-

vanti». «Ho conosciuto mons. Pizziol quando era ancora “don Beniamino”, agli inizi degli anni Ottanta, nella parrocchia di S. Stefano», racconta Alessio Bui, attuale capo di gabinetto della presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto. Dopo essersi persi di vista per ragioni di lavoro e di domicilio, la frequentazione riprende negli anni 2000, quando Bui viene a lavorare a Venezia ed entra nel consiglio di amministrazione della Fondazione Ciliota e dell'Opera S. Maria della Carità. «L'ho sempre trovato un uomo per bene, un grande lavoratore, con una disponibilità e simpatia che mette a proprio agio gli interlocutori. L'ho sempre trovato pronto ad aiutare, a confortare e a

comprendere i bisogni di tutti, al di là di ogni differenza politica o appartenenza religiosa. E' stato un dono per me l'averlo potuto conoscere. Sono convinto che sarà un grande valore aggiunto per la città di Vicenza». «Ricordo quando ero piccolina – racconta Maria Letizia Milanese, presidente della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali - e andavo a trovare la nonna a Marghera. Allora mio zio era in Seminario e ogni tanto veniva a casa della nonna con Beniamino, che non so se fosse già prete o no, insieme ad altri seminaristi. Io giocavo con loro e per me era una gioia grandissima: provavo una grande ammirazione per loro, perché erano persone per me esemplari, che aveva-

sonale. Ultimamente faceva solo una settimana di ferie, non di più». Il suo rapporto con il Patriarca «si capisce che è di tipo fraterno, di stima reciproca», testimonia Francesca. «Mons. Beniamino prova una grande ammirazione per il Patriarca. E così il Patriarca si vede che ammira le capacità che mons. Beniamino ha nei rapporti umani». Mons. Pizziol, continua Francesca, «è una persona che mette serenità a chi lavora con lui. E' sempre sereno, anche se gli cade il mondo addosso. Non si agita, non è scontroso.

Francesca Palma Durante la preparazione della visita del Papa a Venezia, nei momenti in cui eravamo sovraccarichi di lavoro, lui era pronto a dire, di fronte alle difficoltà: “Tranquilli, la cosa si risolve...”. Non l'ho mai visto avere cattive giornate». L'augurio che gli fa per la sua nuova missione? «Di non perdere la serenità e non farsi prendere dall'ansia. E di trasmettere anche alle persone che incontrerà quello che ha trasmesso a noi. Non potrà che essere così: è una persona che vuole davvero bene alle persone e alla Chiesa».

Alla conferenza stampa di presentazione del palco papale

Marco Agostini

no fatto una scelta importante. E tra essi c'era, appunto, Beniamino, il cui nome mi ricordava un po' il Beniamino Franklin che probabilmente avevo appena studiato a scuola, e la cosa mi divertiva e lo prendevo in giro un po'. Lui sorrideva e stava volentieri con me e con noi. Poi, negli anni, ci siano ritrovati tante altre volte, ma sempre mi tornava nel cuore la memoria di questo incontro così semplice, molto familiare e personale, che ancora oggi mi dà un segno di lui». «Ero un ragazzino quando lui è stato ordinato sacerdote – dice Nicola Chiarot, animatore di un gruppo giovanile del vicariato di Cannaregio – e il ricordo è legato a quando, nella mia parrocchia di San Giobbe, sono andato con altri ragazzi ad attaccare sui muri i manifesti con cui lo si salutava e gli si augurava una buona vita da sacerdote». Ma l'umanità e la semplicità di mons. Pizziol sono chiare in un altro ricordo: «Era da poco divenuto vescovo e, ad un convegno, una persona gli domandava come dovesse rivolgerglisi, adesso che la condizione era cambiata. “Chiamatemi come avete fatto fino ad adesso – ci ha risposto-: io sono don Beniamino”». «Ho incontrato don Beniamino in ambito ecumenico quasi una trentina di anni fa», racconta Gabriella Cecchetto, referente ecumenico del Centro Pattaro e membro cattolico del Consiglio locale delle Chiese cristiane di Venezia. «Di lui ho apprezzato subito la sincerità nell'impe-

Gabriella Cecchetto

gno a contribuire, con la preghiera e il costante dialogo con le Chiese sorelle, al raggiungimento dell'unità tra i cristiani, sviluppando gli insegnamenti del comune maestro don Germano». Molto sensibile alla tematica ecumenica, pur senza avere ruoli istituzionali, mons. Pizziol ha dato il suo contributo fattivo alla causa nelle vesti di vicario generale. Oltre a predicare nel corso dell'incontro di preghiera che si tiene a S. Marco, nel corso della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, ha lavorato per offrire luoghi di culto ai fratelli ortodossi che, diventando sempre più numerosi, chiedevano alla nostra Chiesa ospitalità e spazi. «Un lavoro silenzioso – testimonia Gabriella Cecchetto – ma molto prezioso e importante per costruire fratellanza tra le Chiese cristiane che vivono in questo territorio». Di mons. Pizziol Gabriella Cecchetto ha avuto modo di apprezzare anche la grande capacità di ascolto e di guida nella scoperta della ministerialità del matrimonio cristiano, quando si è dedicato alla preparazione al matrimonio di giovani coppie. «Il mio augurio per don Beniamino, ora che sta per assumere la grande responsabilità di vescovo nella Chiesa di Vicenza, è quello che si legge nella Bibbia nel libro dei Numeri (6,24-26): “Il Signore ti benedica e vegli su di te. Il Signore ti sorrida con bontà e ti conceda i suoi doni. Il Signore posi su di te il suo sguardo e ti dia pace e felicità”».


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6 Giorgio Orsoni Il sindaco: «Ha dato prova di essere un vero pastore» «Perdendo lui, la città di Venezia perde prima di tutto un amico». Ne è convinto il sindaco Giorgio Orsoni, che ha cominciato a frequentare il sacerdote parecchio tempo fa, anche attraverso il suo incarico di Primo Procuratore della Basilica di S. Marco. «E' un uomo di chiesa che ha un profondo radicamento nella nostra realtà. Questo fatto gli consente di avere una grande capacità di comprensione ed elaborazione delle problematiche veneziane. E' anche un uomo di grandi capacità lavorative e di mediazione, in grado di tenere rapporti con tutte le istituzioni, come ha mostrato di saper fare in questi anni nella sua veste di vicario generale e vescovo ausiliare». A livello umano, il sindaco ha potuto apprezzare «la grande attenzione che riserva a chi gli parla: ha grandi capacità di ascolto e di farsi carico dei problemi che gli ven-

gono presentati, insieme a una grande serenità nell'affrontarli». L'augurio che fa a “don Beniamino”, «come familiarmente lo chiamiamo molti di noi, è di poter trovare a Vicenza un ambiente come quello veneziano, dove è circondato dalla stima e dall'affetto di tutti noi; e di poter svolgere il suo ministero con quell'intensità e passione che ha dimostrato qui a Venezia. Come vescovo ha veramente dato prova di essere un pastore, per il suo atteggiamento costruttivo nei confronti di tutte le realtà sociali della città».

Amos Luzzatto Il presidente della comunità ebraica: «In lui si vedeva il volto di amici» «Avevamo un gruppo di studi ebraici che vagava tra molte sedi, non avendone una di propria, finché non siamo stati ospitati a S. Trovaso, dove era parroco mons. Pizziol. Quasi tutte le volte che ci riunivamo partecipava alle riunioni anche lui, perché si approfondivano temi che interessavano anche a lui». Lo racconta Amos Luzzatto, presidente della Comunità ebraica di Venezia, già presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane. «L'impressione che ho avuto di lui è di una persona seria, umile, che vuole imparare. Era assetato di conoscere, uno con cui è piacevole conversare, con cui ci si può aprire, per ragionare e spiegare. E' una mente aperta e attenta, che senza presunzione vuole conoscere cose nuove o approfondire cose già conosciute, senza dare giudizi, in uno scambio reciproco. E' così che è nata un'amicizia che si è consolidata negli anni». Tanta era la curiosità del sacerdote per il modo di giudicare, secondo la tradizione ebraica, una questione o un'altra. «Io glielo spiegavo con grande felicità, perché vedevo in lui una persona capace di ascoltare e di interessarsi».

Mons. Pizziol, accosciato al centro con la targa vinta in un torneo di beneficenza. L’immagine richiama il suo essere stato “capitano” di una squadra di preti

L'amicizia ha avuto motivo di rinfocolarsi grazie ai molti incontri che ci sono stati negli anni seguenti, quando mons. Pizziol è diventato vicario generale e Amos Luzzatto ha assunto impagni extraveneziani. «Lo considero uno dei miei buoni amici di Venezia», confida il presidente della Comunità ebraica. Quale immagine mons. Pizziol ha offerto della Chiesa veneziana, agli occhi di Luzzatto? «L'immagine di amici. Semplicemente di amici...». Ora che parte per Vicenza, «con tutto il cuore gli faccio un augurio di continuare ad essere quello che è sempre stato quando era a Venezia e che l'ha fatto diventare amico di tanta gente. E di mantenere i rapporti con noi in modo che si possa allargare anche a Vicenza la collaborazione che abbiamo avuto nei suoi anni veneziani».

Il saluto della diocesi a mons. Pizziol, nuovo vescovo di Vicenza

Venezia dice grazie a un suo figlio di Paolo Fusco

Massimo Cacciari «A Vicenza farà benissimo E gli auguro di fare ancora di più...» E' una conoscenza che risale agli anni Ottanta quella tra mons. Pizziol e Massimo Cacciari, docente e politico veneziano, per tre volte sindaco di Venezia. «Era un sacerdote molto conosciuto a Venezia e io a Venezia lavoravo», racconta. «Ho avuto poi modo di incontrarlo in qualche occasione all'epoca della mia prima campagna elettorale. Allora si usava, quando si preparavano i programmi per la città, lavorare insieme sulle cose, in vista di un progetto di città. La sua parrocchia era frequentata da tanti giovani che lavoravano con me, non solo in politica». Nel tempo si è sviluppato un rapporto «di grande affetto, simpatia e stima reciproca. I contatti erano quelli normali tra un sindaco e un sacerdote che ricopre incarichi così importanti per l'amministrazione della città: questioni relative a restauri, caccia a finanziamenti che mancano sempre, organizzazione di eventi». L'immagine che mons. Pizziol dava di sé e della Chiesa che rappresentava «era molto vicina a quella che aveva appreso da Marco Cè: l'immagine di un pastore molto vicino alla gente e molto attento alla dimensione spirituale ed evangelizzatrice del suo ruolo». Di lui ha apprezzato in particolare «la grande modestia, nel

senso vero e buono del termine, insieme a l l a semplicità e alla capacità di ascolto, doti belle per un sacerdote; che ad occhi poco attenti possono nascondere la cultura, la preparazione e anche le capacità pratiche ed organizzative, che in lui sono grandissime». Massimo Cacciari non ha dubbi che mons. Pizziol a Vicenza potrà dare il meglio di sé. «E' una Chiesa molto vivace e aperta, che conosco molto bene, visto che mons. Nonis mi ha invitato a tenere convegni che erano strapieni di persone. So che è atteso da mons. Nonis con grande affetto e simpatia; anzi, addirittura entusiasmo. Non ha bisogno di alcun augurio: a Vicenza farà benissimo e gli auguro di fare ancora di più, visto che troverà il miglior ambiente possibile. E poi è ancora giovane: penso che ci saranno, nella sua vita, ulteriori movimenti...».


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VENEZIA - Prime riflessioni del card. Angelo Scola dopo la venuta del Santo Padre, espresse al Consiglio pastorale diocesano, perché la visita non resti in superficie

«I discorsi del Papa, una lettura per tutti i giorni» Dopo la visita di Benedetto XVI a Nordest il Patriarca invita a rileggere le sue parole e meditarle giorno dopo giorno «Ricordiamoci che i discorsi del Papa non sono parole, ma sono una eco del dono prezioso della sua presenza tra noi»

L

a visita del Papa è un aiuto formidabile per entusiasmarsi dell'ordinario e, in definitiva, per convertirsi. Il pericolo maggiore, al contrario, è di seppellire questo evento così denso sotto una coltre vischiosa di commenti superficiali. Lo ha sottolineato il Patriarca durante la riunione, venerdì 20 al Centro Card. Urbani di Zelarino, del Consiglio pastorale diocesano, al suo secondo ritrovo – il primo alla presenza del card. Scola – dopo il recente rinnovo. L'invito a tutti è a prendere sul serio la realtà – e con essa se stessi – evitando il pericolo che spesso si corre all'indomani di un evento, per quanto importante esso sia stato. Il pericolo è di smaltire in breve quanto è accaduto; e, ancor più, di banalizzarlo. «E' un po' come quando buttiamo un sasso nello stagno», è l'immagine usata dal Patriarca: «All'inizio c'è il ribollire dell'acqua, poi qualche ondina e infine tutto si acquieta». Gli avvenimenti rischiano di essere effimeri, insomma, e la loro rimozione progressiva e veloce. Il pericolo dell’estetismo. «Ma ancor più – riprende il card. Scola – mi preme avvertire della pericolosità di un atteggiamento: l'estetismo. Che consiste nel limitarsi ad osservazioni, magari giuste, ma di superficie». Il commento del tipo “se avessero messo gli altoparlanti più avanti avremmo sentito meglio” o “c'erano poche bandiere lungo il percorso in Canal Grande”...: ecco cosa rischia di portar via anche le cose più importanti. Ed è per questo che l'invito, ai membri del Consiglio pastorale diocesano così come a qualunque credente, è a riflettere sul magistero del Papa, sul suo insegnamento. A partire dal dato della sua presenza tra noi: a partire, cioè, dall'atto che è stata la visita compiuta da Benedetto XVI per incontrare le Chiese del Nordest.

Benedetto XVI legge il discorso al mondo della cultura, dell’arte e dell’economia alla Basilica della Salute domenica 8 maggio (foto R. Roiter). Sopra, il Santo Padre accolto dal Patriarca in San Marco

La presenza fa la differenza. «In questi mesi preparatori – continua il Patriarca – abbiamo detto numerose volte che non sarebbe stata la stessa cosa incontrare il Papa dal vero oppure in televisione. Che cosa fa la differenza? La presenza. Perché il cristianesimo è l'avvenimento dell'incontro con Cristo e, dunque, è presenza. Se non lo è, rischia di ridursi ben

«Mi preme avvertire della pericolosità di un atteggiamento: l’estetismo. Che consiste nel limitarsi ad osservazioni, magari giuste, ma di superficie»

presto a puro discorso. Solo la presenza garantisce l'incontro e in essa si apre il senso profondo dell'Eucaristia, illuminata dalla Parola di Dio, in quanto irruzione gratuita della presenza del Risorto nella vita di ogni uomo». Alla presenza, che implica il coinvolgimento e la testimonianza, consegue l'esortazione che lo stesso Benedetto XVI ha rivolto a tutta la comunità ecclesiale, in particolare durante l'assemblea in San Marco. Ha detto il Santo Padre: «Amata Chiesa che sei in Venezia! Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre». Vivere eroicamente l’ordinario. Questo “vai oltre”, evidenzia il Patriarca, è lo scatto che permette di dare armonica consistenza a quell’atteggiamento ascetico che consiste nel vivere eroicamente l'ordinario. L'accelerazione, insomma, si ha là dove si riconosca che ogni circostanza e ogni rapporto che costituiscono la trama della nostra vita d'ogni gior-

no - «sono quasi un sacramento della presenza di Dio che ci viene incontro». Allora perfino i gesti routinari e banali acquistano solidità e fervore: «Perciò andare oltre è convertirsi». Ecco le buone ragioni per non cedere alla tentazione dei commenti superficiali alle parole del Papa: sarebbe come rendere “liquido”, inconsistente - per usare l'im-

Le foto ufficiali della visita del Papa on line Ecco dove trovarle e come richiederle Durante i vari momenti della visita del Papa ad Aquileia e Venezia (il 7 e 8 maggio scorsi) il fotografo ufficiale dell’Osservatore Romano ha scattato tantissime istantanee dei diversi incontri ed appuntamenti con il Santo Padre. Tutte le foto, davvero molto belle, sono ora disponibili e visibili sul sito vaticano www.photovat.com: occorre entrare nella “Galleria Fotografica” e poi cliccare sulle foto relative a Benedetto XVI presenti nella sezione “Visite

Il trevigiano Michele Dimiddio eletto presidente

E’

il trevigiano Michele Dimiddio il nuovo presidente dell'Agesc, Associazione genitori scuole cattoliche, del Veneto. Unanime la votazione che si è svolta alla presenza della presidente nazionale Maria Grazia Colombo. Il nuovo rappresentante veneto succede ad Adriano Coccia che ha guidato l'Agesc regionale per due mandati. Michele Dimiddio, 48 anni, già alla guida dell’associazione provinciale di Treviso, sposato e padre di due figli, è un funzionario del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel corso dell’assemblea elettiva che si è svolta al collegio Barbarigo di Padova, è stato eletto anche il vicepresidente regionale nella persona di Luigi Mazzi, proveniente dall’Agesc

di Verona, segretario Orazio Rossi e tesoriere Luigina Maran. Del comitato fanno parte anche i presidenti provinciali. All’inizio del decennio dedicato dalla Cei all’educazione, sono tante le “sfide” che l’Agesc si appresta ad affrontare, forte del suo patrimonio di valori e di oltre 10.000 iscritti in tutto il Veneto (in provincia di Venezia si contano 7 istituti iscritti e 800 associati). L’impegno sarà innanzitutto profuso perché alle scuole paritarie siano riconosciuti, non solo a parole, i diritti garantiti dalla Costituzione italiana. Il che significa, tra l’altro, anche riconfermare nelle consolidate forme e modalità dalla Regione Veneto il buono scuola. «L’Agesc – ha dichiarato il neoletto presidente regionale Michele Dimiddio – dovrà cercare insieme a Fism

(Federazione scuole materne), Fidae (Federazione istituti di attività educative) e con i Centri di formazione professionale di riconquistare il terreno che abbiamo perso in Regione perché sia effettivamente garantito il diritto allo studio, il diritto a scegliere il percorso educativo per i propri figli. Dobbiamo far capire che i soldi dati alle paritarie non sono soldi sottratti alle statali». Compito della nuova presidenza dell’Agesc regionale sarà anche quello di aumentare il già cospicuo numero di associati: «Vorremmo entrare in tutte le scuole per far capire cosa facciamo e per cosa lottiamo: la scuola paritaria è un diritto nostro e dei nostri figli ed è interesse dei genitori e non solo dei gestori far in modo che funzioni sempre meglio».

apostoliche in Italia” e con riferimento a quest’ultimo viaggio ad Aquileia e Venezia. Per chi è interessato, si segnala inoltre che le stesse foto possono essere acquistate - avendo cura di indicare con precisione il numero esatto della foto - rivolgendosi direttamente a: Servizio Fotografico L’Osservatore Romano - Città del Vaticano - tel. 06.698.847.97 - fax 06.698.849.98 - email: photo@ossrom.va .

Il punto

SCUOLA - Con l’assemblea elettiva l’associazione scuole cattoliche ha rinnovato le cariche

Agesc Veneto: i nuovi vertici

«Riflettere sul magistero papale è motivo per valorizzare il tempo estivo: in vacanza, nei campi scuola...»

magine di cui si è servito Benedetto XVI alla Salute - il suo magistero. Ogni giorno qualche riga. Se la scelta, che esercitiamo nella nostra libertà, è invece quella di dar rilievo al magistero papale, ecco alcune indicazioni pratiche del Patriarca: «Non lasciamo passare giornata senza rileggere qualche riga di questo magistero e senza operare questo paragone: come si innesta nella mia vita, nella mia carne e nella carne della comunità di cui faccio parte?». E ancora: «Riflettere sul magistero papale è motivo per valorizzare il tempo estivo. In vacanza, nei campi scuola, in parrocchia la sera, nei campeggi o nei luoghi di ritrovo, questa è un'occasione per invitare amici e insieme fare un lavoro di ascolto e comprensione. Ricordiamoci che i discorsi del Papa non sono parole, ma sono una eco del dono prezioso della presenza del Santo Padre tra noi». Giorgio Malavasi

La sagra del diavolo di Pietro Nonis*

S

iamo stati educati con pochi divertimenti, noi nati nella prima metà del Novecento, e se qualche gusto si profilava, in ciò che potevamo essere o fare, non mancava mai qualche ostile adulto: donna, per lo più, ma anche gli uomini, specialmente preti e affini, facevano del loro meglio per amareggiare i bocconi che avremmo voluto assaggiare. Così avveniva, per esempio, che qualche austero nostro educatore chiamasse le vacanze – alle quali il desiderio si volgeva con qualche mese di anticipo – “le vigne del diavolo”. Allora si credeva al diavolo molto più di adesso: lo si vedeva un po’ dappertutto e lo si considerava – come dev’essere, se davvero è angelo decaduto – astutissimo e quasi onnipresente. Già in seminario, dove noi aspiranti al sacerdozio passavamo la maggior parte dell’anno, l’opinione di un Satanello ubiquitario (il diavoletto che non ti abbandonava un momento), faceva sentire la sua presenza. Ma quando, finite le scuole, si

tornava a casa, in paese, con gli amici di sempre, allora interveniva il parroco. Egli aveva sortito da madre natura un temperamento riflessivo più triste che giocoso. Predicando non si stancava di gridare: “Ragazzi e ragazze, ricordatevi che il mondo si danna per via di quella roba!”. Quale fosse quella roba non diceva, ma il fatto stesso che non la nominasse lasciava pensare che si trattasse di uno dei frutti dei quali, durante le vacanze, il diavolo faceva vendemmia. Insomma, quasi quasi, se al nemico dell’anima nostra ci credevamo davvero, ad un certo punto dell’estate veniva voglia di affrettare con desiderio il rientro fra le mura rassicuranti del seminario. Il guaio era che rientrando ti piombava addosso immancabilmente il dovere dello studio, della scuola, della disciplina: frutti che non si trovavano nella vigna del Maligno, capace di farti desiderare anche ciò ch’era meglio non pensare, non dire, non fare. *vescovo emerito di Vicenza


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8 VENEZIA - Dedicato a “Questione morale, questione di coscienza”, il corso è stato frequentato da 70 persone, di tutte le età

La Sfisp risveglia la voglia di fare politica

Il direttore Sfisp Maurizio Padovan

Chiuso l’anno formativo della Scuola socio-politica della diocesi. Il bilancio del direttore Padovan: «Positiva l’affluenza, si è creata una rete di relazioni e ora i corsisti chiedono spazi di partecipazione»

C

on l'uscita di domenica 22 maggio a Ca' Tron di Roncade e l'incontro martedì scorso con Miguel Gotor, autore del volume “Il memoriale della Repubblica”, dedicato agli scritti di Aldo Moro, si è concluso l'anno formativo della Scuola di formazione all'impegno sociale e politico del Patriarcato di Venezia. Un anno che coincide con il ventennale della Sfisp, che si festeggerà ad autunno, oltre che con la fine del mandato triennale del direttore Maurizio Padovan. Motivi più che validi per provare a tracciare un bilancio, a partire dalla conclusione dell'anno formativo intitolato “Questione morale, questione di coscienza”. «Un programma per così dire anomalo – premette Padovan – perché non c'erano questioni strettamente politiche nel programma. Anche se in realtà i due termini “coscienza” e “questione morale” con il passare dei mesi sono diventati di stretta attualità». Pubblico e privato due dimensioni da agganciare. L'idea di fondo era quella indicata dal logo scelto per il corso di quest'anno, due tessere del puzzle non incastrate, ma molto vicine: «Rappresentano – spiega il direttore – la dimensione privata e quella pubblica che per noi dovrebbero agganciarsi. Oggi vige un fuorviante dualismo che ha a che fare con la questione morale e con la coscienza. Occorre un'educazione alla coscienza come presupposto trasversale alla politica. Significa che prima di educarsi al come si amministra, serve educarsi alla coscienza politica. E' quanto ha cercato di fare la nostra scuola». Il gradimento dei corsisti. Un primo bilancio arriva direttamente dai corsisti ai quali è stato sottoposto un questionario di valutazione dell'anno appena trascorso. Dalle risposte è emerso che il primo modulo “Educare alla coscienza politica” è risultato essere molto gradito: «Mi ha un po' sorpreso il fatto che proprio questo modulo – rivela Padovan – sia risultato il più frequentato, mi ha sorpreso perché aveva temi slegati rispetto alla realtà e non presentava nomi altisonanti che facessero da richiamo. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che stiamo oggi raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato anni fa alla Sfisp, che si è fatta conoscere per la bontà delle sue proposte. Per

cui ora anche se vengono presentati temi o relatori non conosciuti, il pubblico si fida». Le cifre della partecipazione. I risultati di questo lavoro si misurano anche in termini numerici: se tre anni fa il corso era frequentato da una quarantina di persone, ora siamo arrivati a 70. «Ma non è solo una questione numerica. E' una partecipazione di alta qualità, da parte di persone molto attente e interessate». Persone di varia estrazione e cultura, oltre che di tutte le età: «Abbiamo un terzo di under 30 – riferisce Padovan – un terzo di adulti e un terzo di pensionati. Hanno tutti una cultura medio-alta ed è interessante notare che ci sono persone per nulla legate alla realtà ecclesiale. La scuola in questo senso continua a fare da cerniera tra due mondi ed è capitato che persone ormai lontane dalla fede, attraverso la frequenza della scuola, abbiano ripreso ad interrogarsi. Questo mi ha fatto piacere perché significa che la nostra proposta diocesana riesce ad arrivare a tutti, e riesce a far passare certi valori. Non è un caso se tutti i questionari hanno ripor-

tato una valutazione positiva al fatto che il corso abbia fatto riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa. E in tutto questo ha una grande importanza anche la testimonianza, soprattutto dei giovani corsisti che hanno testimoniato con la loro presenza e i loro valori la bellezza della dimensione di fede». Altri spazi di azione. Il modulo più apprezzato in assoluto, poi, è stato quello laboratoriale, dedicato alla costruzione di una comunità. Un modulo che ha richiesto la partecipazione attiva e che ora sta interrogando non poco gli organizzatori della scuola. «E' emersa - riferisce il direttore - in maniera molto forte l'esigenza da parte dei corsisti di avere più spazio per essere attivi, per partecipare. Spazi

La Scuola socio-politica diocesana festeggerà in autunno il ventennale

però che non credo debbano essere forniti dalla scuola. Qui ci si prepara, ci si interroga, si riflette, ma poi servono altri spazi dove intervenire, dove agire, spazi che forse non ci sono. Nella scuola si immettono degli stimoli, ma poi se ne deve discutere anche altrove. Il problema è: dove? E' emerso chiaramente che le persone chiedono di discutere di più, di interrogarsi, magari sulla base di chiavi di lettura definite. Ma rimane il problema degli spazi di discussione. Spazi che non possono essere la scuola». Voglia di mettersi in gioco. E' il tema della partecipazione. Le persone che hanno frequentato la scuola socio-politica sono disponibili a mettersi in gioco in prima persona per il bene comune della propria comunità, il problema rimane capire in quali termini, con quali prospettive. «Io vedo una distinzione non più tra pubblico e privato – osserva Padovan – ma tra pubblico e politico, dove il pubblico è il custode del territorio che delega al politico le responsabilità e le decisioni. In questo senso il termine politico

indica l'azione di una comunità matura che affronta e si fa carico dei problemi, secondo il principio della sussidiarietà». Però manca ancora una cultura di questo genere: quando in una comunità, che può essere un quartiere, una zona, una singola strada... si presenta un problema, di solito si sceglie la via della protesta e non della proposta. Anche di questo si è parlato nella scuola: «Ora i corsisti hanno la consapevolezza che il cambiamento dipende anche da loro stessi. Manca però uno scatto ulteriore: uscire dalla scuola e portare tutto questo negli altri ambienti, perché non ha senso rimanere solo nell'ambito della scuola, solo perché qui ci si capisce». Un bilancio. Il bilancio dell'annata trascorsa, che si allarga anche al mandato di Maurizio Padovan, si riassume in tre parole chiave. «Sono relazione, progettualità, stile. Relazione, cioè la scuola come spazio e occasione di relazione tra corsisti e docenti. Tra i docenti si è creata una rete di relazioni, qualcuno ha proposto altri nomi e questa è stata un'occasione di cre-

scita per la scuola, per i corsisti ma anche per gli stessi docenti, che sono entrati così in una rete». Seconda parola, la progettualità: «L'impostazione è stata quella di avere una chiara genesi di senso e di avere un orientamento a lungo termine, che è il contrario di quanto avviene oggi in politica, dove i termini sono quelli dell'oggi, delle emergenze da affrontare. Invece per seminare ci vuole tempo». Infine lo stile. «Qui entra il tema della cattolicità in politica. Non dell'unione dei cattolici in politica, ma piuttosto del riconoscimento di uno stesso stile, indipendentemente dalle appartenenze. Può essere questa la risposta migliore». Ma stile, aggiunge e conclude Padovan, nel senso di comune denominatore, riguarda anche le scuole sociopolitiche e qui si registra un insuccesso: «Non siamo riusciti a far lavorare di più e insieme le scuole del Triveneto. Dobbiamo lavorare insieme ma tutte con lo stesso stile. Invece ancora non si riesce». L'appuntamento ora è per l'autunno, quando sarà il Patriarca a celebrare il ventennale della Scuola sociopolitica diocesana, fucina di pensiero e di coscienza politica con un orizzonte ben preciso: il bene comune. Serena Spinazzi Lucchesi

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La Camera dei deputati italiana ha definitivamente ratificato la Convenzione per la messa al bando delle munizioni Cluster (bombe a grappolo). Essa proibisce l'uso, il commercio e la detenzione negli arsenali di questo tipo di bombe e impegna gli Stati firmatari alla bonifica dei propri territori o al sostegno dei paesi afflitti dal problema. Finora è stata firmata da 108 paesi e ratificata da 58. Si tratta di un grande risultato, offuscato però da alcune questioni non affrontate dai nostri politici: ad esempio, le banche italiane possono, tramite strumenti finanziari, accordare aiuti ad aziende che producono questo tipo di armi in paesi non aderenti alla Convenzione, violando così lo spirito del Trattato. Spetta a noi tutti vigilare sugli investimenti dei nostri risparmi (www.disarmo.org). Secondo la diplomazia francese è inopportuna la riduzione della missione Onu nella Repubblica Democratica del Congo, poiché sarebbe necessario un sostegno logistico all'organizzazione del voto e garantire la sicurezza delle zone instabili dell'Est per tutelare i civili e le risorse locali. Il parlamento

Iscritto al ROC n. 1542 dal 4 settembre 2001. Registrazione al Tribunale di Venezia n. 556 del 13 novembre 1975 .

STAMPA Centro Stampa delle Venezie, Via Austria 19/b, 35127 Padova

dell'Uganda ha eletto la prima donna presidente dell'Assemblea: è Rebecca Alitwale Kadaga, nota attivista dei diritti delle donne, membro di spicco del Movimento di resistenza nazionale ed ex vicepresidente del parlamento dal 2001 al 2011. Secondo il ministro della Acque e delle Foreste del Gabon «la protezione

del patrimonio forestale non è incompatibile con gli interessi economici». In questo paese le foreste ricoprono l'85% del territorio e dal 1°gennaio 2010 si possono esportare solo prodotti già trasformati localmente e non legname in tronchi, con rammarico di Cina e Francia, finora grandi importatori di legname dal Gabon.

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VENEZIA - Intervista ad Abdulaziz Sager, divenuto membro onorario del corpo accademico dell’Università Ca’ Foscari

Abdulaziz Sager, presidente della Gulf Research Center Foundation, con il rettore di Ca’ Foscari Carlo Carraro siglano il sostegno alla neonata Scuola di Relazioni Internazionali dell’ateneo veneziano

L’osservatorio del Golfo arabo: Le rivolte del Nord Africa non arriveranno in Arabia saudita, qui la realtà è diversa Per il presidente del Gulf Research Centre, il governo sta già attuando riforme economiche e civili

A

bdulaziz Sager è presidente e fondatore del Gulf Research Centre, fondazione nata nel 2000 con sedi in Svizzera, a Cambridge, a Dubai e in Arabia Sadita. Membro del comitato scientifico della Fondazione Arab Thought e del Centro di Ginevra per il controllo democratico delle forze armate, Sager è particolarmente interessato alle questioni strategiche del Golfo. A Venezia ha ricevuto nei giorni scorsi il titolo di Membro onorario del Corpo Accademico dell’Università Ca’ Foscari. Dott. Sager, lei terrà una conferenza dal titolo “La primavera araba: quale ruolo per l’Europa?”. Anche se l’Arabia Saudita e il Golfo non sono ancora stati interessati direttamente dalle rivoluzioni (con la parziale eccezione del Bahrayn), che eco hanno avuto le rivoluzioni tunisina ed egiziana nei Paesi del Golfo? Occorre distinguere tra la posizione del governo e la reazione della gente comune. La gente ha espresso profonda solidarietà e sostegno al movimento, mentre i governi sono molto preoccupati. Ora che sono crollati stati di polizia molto forti, nessuno può dirsi al sicuro. La gente alza la voce e domanda un contratto sociale. Negli ultimi dieci anni l’Arabia Saudita ha conosciuto un movimento riformista, che si batteva soprattutto per una monarchia costituzionale. Lei vede una continuità tra questi primi tentativi e la nuova situazione? Certamente c’è una continuità con il movimento costituzionalista. In particolare si registra una richiesta di cambiamento politico, che comprenda una maggiore partecipazione e più membri eletti all’interno delle istituzioni. Lei fa parte del Consiglio provinciale della Mecca. Qual è la Sua esperienza in questo tipo d’istituzione? In realtà non faccio più parte del Consiglio provinciale del-

la Mecca. Ho seduto in Consiglio per due mandati, fino al 2008, il massimo consentito dalla legge. Questi consigli devono dare al governo suggerimenti su questioni locali, per aiutare la leadership ad avere una visione più chiara delle priorità del Paese. Penso che questo tipo di forum consultativi, come anche i consigli delle municipalità, siano molto utili per fornire degli stimoli. Le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto sono state scatenate da questioni economiche. Vede un’analogia possibile con la situazione dell’Arabia Saudita? Mentre questi due Paesi sono stati colpiti dalla crisi globale, l’Arabia Saudita sta vivendo il suo secondo boom petrolifero. Il governo ha appena approvato un bilancio con enormi investimenti in infrastrutture e welfare. Le rivolte violente si producono o per povertà estrema o per estrema ingiustizia (molte persone detenute senza processo, oppressione e controllo capillare etc.). Nessuna di queste due realtà si applica all’Arabia Saudita odierna. Il governo agisce con attenzione in entrambi i campi, in particolare sul fronte economico. La questione della libertà religiosa è spinosa, in particolar modo in Arabia Saudita, sia per le minoranze islamiche (gli sciiti) sia per gli immigrati cristiani. Nel Paese non c’è un grande dibattito su questioni settarie: piuttosto si insiste sui diritti politici ed economici. Ad esempio, non penso che la contrapposizione sunniti-sciiti sia significativa per comprendere la situazione corrente. Noi consideriamo la minoranza sciita che vive nelle province orientali come dei sauditi. Il governo non ha nessun problema con loro finché non seguono agende straniere. Quanto ai cristiani, possono celebrare nelle Ambasciate. L’Arabia Saudita è stata colpita alcuni anni fa da un’ondata di terrore. È probabile che il terrorismo riguadagni terreno sulla scia

delle rivoluzioni e delle rivolte? Dopo la morte di Bin Laden vediamo che non c’è più un comando unificato del terrore. Invece di una sola al-Qaida, è più corretto parlare di tante “al-Qaide”. Negli ultimi anni il governo saudita ha mostrato un forte impegno nel contrastare al-Qaida. Inoltre nelle manifestazioni recenti in Medio Oriente non abbiamo visto bruciare neppure una bandiera americana o israeliana o sventolare una bandiera verde degli islamisti. È un fatto che merita una riflessione. Se dovesse riassumere in alcuni brevi punti un’agenda riformista, quali sarebbero le priorità principali?

Prima di tutto, dare più potere alla gente, cioè permettere loro di partecipare in modo più efficace alla vita politica. In secondo luogo insisterei sulla giusta distribuzione delle ricchezze, perché non tutta l’Arabia Saudita o il Golfo hanno lo stesso livello di sviluppo. Terzo punto: responsabilità e trasparenza nell’amministrazione. Anche la libertà di espressione e l’intera questione femminile è importante. Ma c’è una precondizione perché tutti questi cambiamenti possano aver luogo: è la presenza di legge e ordine. Caos e disordine metterebbero in pericolo l’intero processo. Martino Diez Fondazione Oasis

IMMIGRAZIONE - Nella colonia dell’ente a Bibione

Il Cif di Venezia ospita 35 profughi: «Hanno rischiato la vita, li aiutiamo» Della Puppa: «Sono collaborativi, non avventurieri»

L

a cosa che non ha senso è considerarli avventurieri, approfittatori. «Sono persone che hanno sofferto davvero», dice Margherita Della Puppa, presidente dell'ente morale del Cif di Venezia: «Come avremmo potuto non aprirgli le porte?». Ecco perché, in collaborazione con la Caritas diocesana, il Centro italiano femminile di Venezia, ha accettato di accogliere, nella sua struttura ricettiva di Bibione, un certo numero di profughi. «In realtà saremmo stati maggiormente preparati ad ospitare famiglie o donne con bambini. Invece, a parte due nuclei familiari - spiega la signora Della Puppa - sono arrivati quasi solo giovani uomini, 35 in tutto. Ma sono davvero deliziosi, rispettosi e collaborativi. Altro che avventurieri». La premessa, dunque, è smontare un luogo comune: «Non è che questi giovani si siano messi in viaggio e abbiano rischiato di morire per andare

Gocce di liturgia

di mons. Orlando Barbaro

Ma la libertà religiosa in Arabia Saudita ancora non c’è Riforme sì, ma con cautela e a piccoli passi: questo potrebbe essere lo slogan che attualmente predomina nei circoli governativi in Arabia Saudita. Il Paese (2 milioni e 2mila km2 per 25 milioni di abitanti) nasce nel Settecento dall’alleanza tra un emiro locale (Ibn Sa‘ûd) e un predicatore fondamentalista. Sviluppatasi enormemente grazie al petrolio, l’Arabia Saudita ha ora il problema di conciliare la propria tradizione islamica con la modernità (nuove tecnologie, civiltà delle reti etc.). Le decisioni ultime spettano alla famiglia reale (lo Stato è tuttora una monarchia assoluta), la quale comprende però migliaia di persone, più o meno vicine ai circoli che contano. Le spinte al cambiamento vengono dai gruppi liberali e islamisti. L’intervista che proponiamo è significativa sia per quello che inserisce nell’agenda riformista (maggiore partecipazione, diritti politici ed economici) sia per quello che omette (libertà religiosa). Il milione quasi di immigrati cattolici che lavorano nel Paese non ha alcuna visibilità. (M.D.)

VENEZIA - I corsi di lingua (e non solo) promossi dal Comune

Italiano, cucina, cucito: così le donne Margherita Della Puppa: «Sono davvero straniere entrano in contatto con noi uomini e donne che Corsi per 214 donne, 110 adolescenti e 51 bambini hanno sofferto. Come uecentoquattordici sti dal Servizio immigrazione non aprirgli le porte?»

D

alla ventura. Perciò li accogliamo volentieri, con gli stessi criteri con cui, negli anni ’90, abbiamo accolto bosniaci e kosovari». I criteri sono pochi e chiari: «Chiediamo che siano persone rispettose delle regole e dell'ambiente e che abbiano voglia di fare un percorso di inserimento». Cosa che è già iniziata: anche per evitare inutili e dannosi ozi, molti sono impegnati in un corso d'italiano, altri danno una mano in qualche lavoretto. Certo, l'accoglienza va regolata anche dal punto di vista dei rapporti con le istituzioni. E, ad oggi, manca ancora una convenzione che incarichi il Cif in questo senso e che preveda anche un sostegno allo sforzo che l'ente sta compiendo. «Noi conclude Margherita Della Puppa - abbiamo detto sì nell’emergenza; spero che gli enti preposti ne siano consapevoli». (G.M.)

donne, 110 adolescenti 51 bambini. Sono le persone straniere che hanno seguito i corsi di italiano offerti dal Servizio Immigrazione del Comune di Venezia, in collaborazione con alcune associazioni del terzo settore. Una scelta precisa, quella fatta dall'amministrazione comunale: «Abbiamo voluto rivolgerci alle fasce deboli dell'immigrazione, le donne e gli adolescenti, perché per loro c'è meno attenzione», ha commentato l'assessore alle Politiche sociali del Comune Sandro Simionato tracciando un bilancio dei progetti. Se gli uomini hanno varie modalità per imparare la lingua (al lavoro o con corsi ad hoc) per le donne e i ragazzi c'è quasi un vuoto. E ciò si ripercuote sui test di conoscenza dell'italiano, che ora sono richiesti per legge per il rilascio del permesso di soggiorno: il tasso di bocciatura è molto alto (siamo al 40%) e occorre in qualche modo intervenire. Le modalità dei corsi propo-

sono state articolate per rispondere a varie esigenze, inoltre hanno coinvolto una serie di associazioni del terzo settore in un meccanismo di sinergie che sempre di più rappresenterà il futuro del welfare: «Occorre però mettersi in rete ha osservato Gianfranco Bonesso, responsabile del Servizio Immigrazione - perché sono tante le proposte che arrivano dal territorio e il rischio è di disperdere energie». Sono stati 15 i corsi gratuiti di formazione linguistica per principianti e non principianti (gestiti dalle associazioni Kamelè e Congiuntamente), più due corsi rivolti alle donne analfabete o debolmente scolarizzate. Per loro l’opportunità non solo di imparare l’italiano, ma anche di socializzare, con la possibilità di partecipare (grazie alle donne dell'associazione San Lorenzo XXV Aprile) anche al laboratorio di cucina e cucito (da cui è uscito l'opuscolo “Un mondo di ricette”). (S.S.L.)

25. La seconda lettura: un terzo incomodo?

APPUNTI

D

Stiamo perdendo il senso del mistero?

opo il canto del salmo responsoriale ecco il terzo testo proposto dalla liturgia. Il Sirboni, come emerge dal titolo, lo chiama terzo incomodo, e quest’affermazione è determinata dal fatto che nella maggior parte dei casi, tranne i tempi forti e le solennità dell’anno liturgico, segue una sequenza propria indipendente rispetto ai temi della prima lettura e del Vangelo. Spesso questo testo ci propone infatti una lettura continua o semicontinua di lettere paoline o pastorali, dando la sensazione di un accumularsi di testi semplicemente perché la struttura liturgica lo richiede. In realtà la Parola di Dio è sempre un dono che la Chiesa ci fa e che non abbiamo il diritto, in nessun modo, di sprecare. Ecco allora alcuni suggerimenti: prima di tutto è da evitare nell’omelia lo stiracchiare il testo per individuare concordanze improbabili con il tema della celebrazione; meglio piuttosto, in coda alla nostra omelia, dedicare qualche minuto per richiamare gli interrogativi che emergono dal testo stesso.

Può esser utile, soprattutto durante il tempo ordinario, impostare l’omelia proprio sulla seconda lettura, aiutando l’assemblea a conoscere e meditare su un intero testo del Nuovo Testamento. Un altro consiglio è quello di far precedere la lettura da un breve commento con le caratteristiche che ben sottolinea il Sirboni: «È utile ribadire che tali monizioni che precedono le letture non sono e non devono essere un riassunto di ciò che verrà proclamato, ma devono in qualche modo suscitare la domanda alla quale la lettura offrirà una risposta. È chiaro che una simile monizione non può essere improvvisata poiché presuppone una corretta esegesi del testo e un lavoro non sempre facile per sintetizzare con poche ed efficaci parole l'interrogativo che sta alla radice del testo» (Sirboni S., “Beati gli invitati alla cena dell’agnello: conoscere, celebrare e vivere la messa’, Ed. Queriniana, Brescia 2010, 56). Non dimentichiamo che per molti che partecipano alla liturgia eucaristica, questa è l’unica possibilità di ascoltare un testo per lo più sconosciuto.

segue dalla prima (...) Un esempio, per capire, è il rapporto amoroso tra un uomo una donna: chi può pretendere di conoscere fino in fondo la persona amata? Non è proprio il suo essere "mistero" a rendere possibile una relazione capace di crescere per tutta la vita, liberando al tempo stesso chi ama dalla tentazione di possedere la persona amata? Lo stesso vale per il nostro rapporto con Dio: non si potranno mai esaurire lo stupore, la meraviglia e la riconoscenza di fronte all’irrompere di Dio nella storia personale e comunitaria. Credo che sia soprattutto a causa della perdita del senso del mistero che la riforma liturgica promossa dalle concilio Vaticano II si è realizzata solo a metà. In questi anni le nostre liturgie sono cresciute in direzione dell'incontro tra le persone. Sono diventate importanti momenti di so-

cializzazione e di comunione. Ma il loro linguaggio rimane ancor oggi poco evocativo, introduce poco al mistero di Dio. Non è esente dalla tentazione di razionalizzare l’evento liturgico, quasi bastasse spiegarlo per far sì che chi lo vive vi partecipi veramente. Ho l'impressione, anzi, che troppe volte il linguaggio liturgico si fermi alla soglia dell'esperienza di Dio. Anche i simboli della liturgia rischiano di rimanere un buono strumento mediante il quale la comunità si riconosce in rapporto a se stessa, ma molto meno in rapporto a Dio. A volte poco si respira, nelle nostre celebrazioni, l'appello a quel Dio che si è incarnato per far comunione con gli uomini, ma rimane pur sempre il mistero che sta davanti agli uomini, di cui nessuno può pretendere di esaurire la conoscenza.


GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

10 CHIESA - Si è aperta lunedì con la prolusione del card. Bagnasco la 63a Assemblea dei vescovi

Cei: Italiani stanchi delle risse Per il card. Bagnasco «la politica è ridotta a litigio perenne e a vaniloquio» Dai vescovi un appello per il lavoro e un richiamo a imprese e banche

«L

a gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più». Non sono state parole tenere quelle usate dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione che ha aperto il 23 maggio in Vaticano la 63ma Assemblea generale dei vescovi italiani nei confronti della situazione politica italiana. Il cardinale ha definito «inguardabile», la politica che oggi ha visibilità perché «ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e – se si può dire – noiosa. È il dramma del vaniloquio, dentro – come siamo – alla spirale dell’invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità». E' per questo che si assiste ad un progressivo disamoramento della gente verso la vita pubblica. «Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza ha affermato il card. Bagnasco - del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto. Ambiti come l’allerta emergenziale, che erano non solo funzionanti ma anche ragione di sollievo, oggi appaiono fiacchi e meno reattivi. A potenziale contrasto, c’è una stampa che appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall’altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo, mentre dovrebbe essere fondamentalmente altro: cioè informazione non scevra da cultura, resoconto scrupoloso, vigilanza critica, non estranea ad acribia ed equilibrio. Ma se-

gnaliamo lo iato anche per dare voce all’invocazione interiore del Paese sano che è distribuito all’interno di ogni schieramento. Dalla crisi oggettiva in cui si trova, il Paese non si salva con le esibizioni di corto respiro, né con le slabbrature dei ruoli o delle funzioni, né col paternalismo variamente vestito, ma solo con un soprassalto diffuso di responsabilità che privilegi il raccordo tra i soggetti diversi e il dialogo costruttivo. Se ciascuno attende la mossa dell’altro per colpirlo, o se ognuno si limita a rispondere tono su tono, non se ne esce, tanto più che la tendenza frazionistica si fa sempre più vistosa nello scenario generale come all’interno delle singole componenti». «Angoscia per il lavoro che manca». Il Presidente della Cei è entrato poi nel vivo delle questioni che stanno a cuore ai vescovi, esprimendo in particolare «angoscia» per «il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro». Angoscia delle famiglie che diventa motivo di preoccupazione anche dei vescovi: «Questa angoscia è anche nostra: sappiamo infatti che nel lavoro c’è la ragione della tranquillità delle persone, della progettualità delle famiglie, del futuro dei giovani. Vorremmo quindi che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro. Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. Vorremmo che gli adulti non trasmettessero ai figli atteggiamenti di

sufficienza o disistima verso lavori dignitosi e tuttavia negletti o snobbati. Vorremmo che il denaro non fosse l’unica misura per giudicare un posto di lavoro. Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell’ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività. Vorremmo che tutti i cittadini sentissero l’onore di contribuire alle necessità dello Stato, e avvertissero come peccato l’evasione fiscale. Vorremmo che il sindacato, libero mentalmente, fosse sempre più concentrato nella difesa sagace e concreta della dignità del lavoro e di chi lo compie, o non riesce ad averne. Vorremmo che le banche avvertissero come preminente la destinazione sociale della loro impresa e di quelle che ad esse si affidano. Vorremmo che scattasse da subito tra le diverse categorie un’alleanza esplicita per il lavoro che va non solo salvato, ma anche generato. Vorremmo che i giovani, in particolare, avvertissero che la comunità pensa a loro e in loro scorge fin d’ora il ponte praticabile per il futuro». «Una infame emergenza». Non è mancato un doloroso accenno alle ultime vicende che hanno pesantemente coinvolto un sacerdote in Liguria, accusato di gravi fatti di pedofilia. «Sull’integrità dei nostri

L’apertura lunedì scorso della 63a Assemblea generale dei vescovi italiani

sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale. Ma le ombre - ha aggiunto card. Bagnasco - anche le più gravi e dolorose, non possono oscurare il bene che c’è». Citando la lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede per le “linee guida” riguardo ai casi di abusi sessuali da parte del clero, il card. Bagnasco ha parlato di «un’infame emergenza non ancora superata, la quale causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra solidarietà, e ha reso noto che «da oltre un anno, su mandato della Presidenza Cei, è al lavoro un grup-

d etto fra noi

po interdisciplinare di esperti proprio con l’obiettivo di ‘tradurre’ per il nostro Paese le indicazioni provenienti dalla

di Carlotta

Q

finché quel significato si è dispiegato davanti ai tuoi occhi. Io ho resistito mille volte più di Te a quella voce, finché sulla mia strada, sotto la sabbia e la terra delle mie debolezze, a poco a poco sono comparse altre tracce più vive e più vere, che mi parlavano di quanto il tuo Figlio mi amava. Anche oggi, molte volte, so di resistere a quella voce, e mi affido alla pazienza di Dio perché poco a poco mi aiuti a leggere nelle pagine della mia vita le parole che scrive per me.

Il Signore è entrato, potente, Maria, nella casa della tua esistenza, e la storia del mondo è cambiata per sempre, duemila anni fa, perché Tu quel giorno hai detto di «sì». Il vento di Dio ha soffiato forte e mescolato le carte dei tuoi progetti, come il vento della primavera a volte alza la sabbia sulla riva del mare. Penso alla tua paura, Maria, quel giorno. Alle parole con le quali, stupita, chiedi conto al messaggero di Dio di quello che sta accadendo in Te: «Come è possibile, io non conosco uomo». E penso alle paure che tante volte hanno popolato la casa della mia vita, ai momenti di buio, di dolore, di incertezza. Alle direzioni così strane che spesso ha preso la mia strada, a come il vento di Dio l'ha battuta e ha scombinato le tracce che credevo indispensabili per orientami.

Maria, hai accolto nel tuo grembo il figlio di Dio. Sei stata ad un tempo madre e figlia. Mi chiedo come hai vissuto questo duplice ruolo. Quel figlio che cresceva in te e poi accanto a te, era tuo ma non ti apparteneva. Lo amavi come ogni madre, accarezzavi per lui i tuoi progetti, mentre lo cullavi tra le tue braccia, e dovevi ogni giorno distaccarti da lui, lasciare che andasse per la sua strada dove lo voleva suo Padre. La vita è fatta anche di molti distacchi.

Maria, dopo la prima paura ti sei fidata. O forse ti sei abbandonata, arresa alla voce del Signore alla quale sentivi di non poter resistere. Forse non sempre hai capito subito, ma hai conservato nel tuo cuore il senso di quello che ti accadeva. E al tuo cuore hai attinto negli anni che sono venuti, mentre accompagnavi tuo figlio Gesù giorno dopo giorno verso la croce,

Maria, io credo che per poter affrontare i momenti più difficili accanto a Gesù, Tu abbia avuto nel tuo cuore un'invincibile speranza, che si era accesa quando il messaggero di Dio ti aveva assicurato che il Signore non ti avrebbe mai abbandonata. Maria, abbiamo il tesoro più grande che un uomo possa sperare di avere, la perla per la quale vale la pena vendere tutto, abbiamo con noi il Signore. Aiutaci ad accendere la nostra speranza, perché il fuoco di Dio che non distrugge, ma dona la vita, bruci dentro di noi e attorno a noi. Fa che comprendiamo che vale la pena di credere, essere cristiani conviene: così impareremo a guardare la vita ed il mondo con occhi pieni di luce. Sandro Vigani

Venuda

Fincantieri: è crisi

Lo stabilimento Fincantieri di Marghera si salva dal piano di ristrutturazione, ma sono a rischio circa 100 posti

Preghiera a Maria alla conclusione del mese di maggio

uando ti penso, Maria, vedo una giovane donna che si prepara al matrimonio, una figlia d'Israele cresciuta nella fede e nella storia di un popolo col quale Dio ha intrecciato una meravigliosa alleanza. Vedo una donna che sta progettando il proprio futuro, pensa alla casa, ai figli, allo sposo, è innamorata della vita e delle tradizioni della propria gente. E' piena di attese, di curiosità e forse anche di un po' di timore.

Congregazione, e il cui esito sarà presto portato all’esame dei nostri organismi statutari». (Sir)

Proteste dei lavoratori di Genova e Castellammare contro il piano industriale di Fincantieri che prevede la chiusura dei cantieri di Castellammare e Sestri Ponente, e il ridimensionamento di quello siciliano e il taglio di 2551 posti di lavoro: «Piano duro ma coraggioso per assicurare un futuro all'impresa» dice l'amministratore delegato Giuseppe Bono. Petardi e fumogeni alla prefettura di Genova, dove 13 persone sono rimaste ferite nel corso dei tafferugli, municipio occupato e 3 feriti a Castellammare di Stabia.

Palestina all’Onu? Alla sessione inaugurale dell'Assemblea Generale dell'Onu, l'Autorità Nazionale Palestinese chiederà «l'ammissione a pieno titolo» nell'Organizzazione, presso cui è «osservatore», ma non il «riconoscimento» formale come Stato indipendente, «decisione sovrana che spetta ai singoli Paesi prendere»: ha detto il rappresentante dell'Anp, Saeb Erekat. Intanto però il premier israeliano Benjamin Netanyahu respinge la proposta del presidente Barack Obama «che Israele accetti di ritirarsi lungo le linee antecedenti alla guerra del 1967, sia pure con correzioni di confine, nel contesto degli accordi di pace».

Premier a reti unificate L'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha comminato pesanti multe a Rai e Mediaset per violazione delle norme sulla par condicio per le interviste fatte da molti telegiornali venerdì scorso al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: il massimo della multa, 258 mila euro, a Tg1 e Tg4 colpevoli anche di essere "recidivi", e 100 mila euro a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Le interviste a Berlusconi, «contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, ed omologhe per modalità di esposizione mediatica» hanno «determinato una violazione dei regolamenti elettorali» della Vigilanza e dell'Agcom.

L’invasione del cemento

Ogni anno in Europa una superficie estesa come la città di Berlino viene invasa dal cemento

Una superficie estesa più della città di Berlino ogni anno in Europa viene occupata dall'espansione urbana e dalla costruzione di infrastrutture di trasporto: tra il 1990 e il 2000 nell'Ue sono stati cementificati almeno 275 ettari di terreno al giorno, 1000 kmq all'anno. «Una tendenza insostenibile che rischia di compromettere la disponibilità di terreni fertili e riserve idriche per le generazioni future. Il suolo è una risorsa indispensabile per diversi servizi ecosistemici da cui dipendono tutte le forme di vita sul pianeta», ha affermato il commissario europeo all'ambiente Janez Potocnik che propone un triplice approccio: limitare l'espansione dell'impermeabilizzazione del suolo; attenuarne gli effetti; compensare in altre aree.


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GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

PASTORALE GIOVANILE - Venerdì scorso il card. Scola ha dialogato con i giovani della diocesi, per affidare loro un mandato missionario in vista della Gmg

Giovani pronti alla missione, spinti dalla gratitudine Gesù - ha spiegato il Patriarca - è un Dio che si rende reale in mezzo a noi, irresistibile per chi ha avuto il dono di incontrarlo «La testimonianza è l’esplosione grata di una persona che ha gratuitamente ricevuto». Come un innamorato, pronto al “per sempre”

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ssere missionari nel mondo è una condizione che appartiene a ciascuno di noi, secondo modalità e carismi diversi. Ai cristiani è stato dato un ruolo più impegnativo: compiere la propria missione come amici di Cristo. Per farlo, bisogna essere “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (Col 2,7): sono le parole che accompagnano la prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà dal 16 al 21 agosto a Madrid, in Spagna. Centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo all'incontro con Papa Benedetto XVI. La sera di venerdì scorso, sulla scia dei ricordi ancora vividi della visita del Pontefice a Venezia, i ragazzi della Diocesi che si stanno preparando alla Gmg hanno assaporato un primo momento di incontro e di festa a Zelarino, attorno al Patriarca Angelo Scola e al vescovo eletto di Vicenza mons. Beniamino Pizziol. Il tema è stato, appunto, quello dell'essere missionari saldi nella fede. La serata è stata animata dal gruppo musicale della parrocchia di S. Lorenzo di Mestre: a partire dal brano del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù dà il mandato ai discepoli aggiungendo “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), sono stati dati degli spunti di riflessione per dialogare col Patriarca. Comunicare la verità, come una musica. Un breve stralcio tratto dal film “The Mission” ha introdotto la prima domanda: un missionario nel mezzo della giun-

gla del Sud America riesce ad attirare a sé e a rabbonire gli indigeni che lo circondano con aria minacciosa, e che rimangono incantati dal suono della melodia che esce dal flauto del sacerdote. Sarà poi Claudia a chiedere al card. Scola: «La verità è come la musica, tutti l'apprezzano. Ma ho paura che noi giovani a volte siamo strumenti stonati e poco efficaci. Come imparare ad essere accordati per essere testimoni in ogni luogo e senza presunzione della verità della fede?». «La musica – risponde il Patriarca Angelo – è un linguaggio universale che ci accomuna molto più della parola. Ma se non ci fosse un concorrere della melodia di base e degli strumenti che la suonano in una sinfonia, sarebbe solo un'accozzaglia di suoni. Ecco, come la musica la verità è la corrispondenza tra la realtà e il mio io, e si impone per la sua presenza. La verità è sempre amorevole anche quando è dura, perchè rispetta la realtà». Comunicare un incontro, senza sforzi. La verità con la V maiuscola? Gesù, che è “la verità vivente e personale”, è un Dio che si rende reale in mezzo a noi. Per questo è irresistibile per chi

ha avuto il dono di averlo incontrato. Il Patriarca ricorda le recenti parole del Papa a Venezia, quando ha detto che «il cristianesimo consiste nell'incontro personale con Gesù, solo in questo modo diventa parte di te». Ed ecco la risposta: «Così è inevitabile che si comunichi, non c'è nessuno sforzo da fare. Ne resti così potentemente coinvolto che cambia il tuo modo di vedere le cose, di studiare il greco, di impostare il tuo lavoro futuro, di trattare il tuo fidanzato. La testimonianza è l'esplosione grata di una persona che ha gratuitamente ricevuto».

Il rischio della testimonianza. E quando incontriamo gli ostacoli posti dai nostri amici, le fatiche e le obiezioni che ci pongono di fronte? La risposta a questo la si trova nel video: il missionario corre un grande rischio per cercare un contatto con gli indigeni, e sceglie la musica per comunicare la verità. «L'irresistibile voglia di testimoniare Gesù non si ferma di fronte a nessun rischio», continua il Patriarca. «Poi come l'altro risponderà non lo sappiamo, ma in questo sta l'avventura della vita. Solo così la vita diventa una sinfonia, e non siamo più

stonati né scordati». È importante la consapevolezza che i nostri amici cercano la vita bella che dà Gesù, ma non hanno avuto il nostro dono: qualcuno gli deve far vedere la strada, e per farla vedere bisogna viverla. Da Ol Moran. A proposito di missionarietà, la serata è stata arricchita dalla presenza di un gruppo di giovani della parrocchia di Ol Moran, in Kenya, che sono in pellegrinaggio insieme a don Giacomo Basso in Italia sulle orme di san Marco, il patrono della loro parrocchia, e per conoscere la Diocesi di Venezia. I giovani si presentano con allegria, parlando in inglese ed esprimendo la loro gratitudine di trovarsi in mezzo ad altri giovani come loro che dimostrano che la Chiesa è universale. Andrea, anche lui di S. Lorenzo, è stato in Kenya l'anno scorso a vivere l'esperienza della realtà missionaria e al suo ritorno in Italia si è domandato come continuare ciò che aveva conosciuto lì: «Come essere testimoni nella quotidianità, e come capire quale missione c'è per noi?». E’ come innamorarsi. Ancora una volta il Patriarca Angelo è pronto a cogliere la sfida: «Non dimentichiamoci che la missione non nasce mai da un dovere ma dalla sorpresa bella di un sentimento che ci cambia». Il paragone è

con l'innamoramento: si impone alla nostra vita come una cosa affascinante, come un'esperienza di gioia, e quand'è così tutti siamo disposti alla definitività, al “per sempre”. Ci si tira indietro quando si incontra la prova. Ma Gesù ha detto che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo. La missione, insomma, è la condizione della vita, che uno la debba vivere qui o debba andare ad Ol Moran o in Brasile. Vocazione e missione. Il mio modo personale di essere missionario? «La strada per capirlo – continua il card. Scola – è la vocazione: la risposta alla chiamata di Gesù, che ha un disegno di bene personale su di te. La parte principale della vocazione è seguire Cristo, sempre in comunità, ma all'interno di questa grande vocazione lentamente lo Spirito di Dio Risorto lascia dei segni per permettere alla tua persona di realizzarsi e di essere felice, cioè di essere santa». È bello poi guardare indietro alle tappe della propria vita e accorgersi della sua unità – e nel dirlo il Patriarca ripercorre idealmente il suo percorso - «perchè vedere l'unità della vita ci fa già essere nella Resurrezione di Gesù». Il mandato. Al termine del dialogo col Patriarca Angelo è stato dato a tutti i ragazzi il mandato missionario: si è trattato di un semplice gesto, il dono di un block notes e di una penna legati a un cordoncino su cui è scritto “Ricevi e inoltra”. Laura Campaci

DESIGNAZIONI - Uno degli incarichi di mons. Pizziol passerà all’attuale parroco di Carpenedo CONVENTION CARITAS IL 28 A MESTRE

Don Danilo Barlese a S. Marco: sarà il nuovo Moderator Curiae

S

arà don Danilo Barlese, dopo la partenza di mons. Beniamino Pizziol per Vicenza, a spendersi perché il motore della Curia patriarcale giri al meglio. Giovedì 19 maggio è stata annunciata la sua nomina a Moderator Curiae: dovrà lasciare la parrocchia di Carpenedo, di cui attualmente è parroco, per dedicarsi a tempo pieno al nuovo incarico. Le mansioni. Il compito del “moderatore di Curia” è quello di coordinare, sotto l'autorità del vescovo e d'intesa col Vicario generale, tutto quanto riguarda gli affari amministrativi della Curia (dai materiali di uso quotidiano alle strutture, al personale, alle apparecchiature...) e provvedere che ogni addetto della Curia, compresi i direttori e i responsabili degli uffici, svolgano correttamente le loro funzioni. Altre mansioni verranno assegnate dal Patriarca all'atto della nomina o in un successivo mansionario. Di fatto il card. Scola ha già anticipato a don Barlese cosa si attende da lui. «Desiderio del Patriarca – racconta l'interessato – è che i soggetti dell'azione pastorale

siano le comunità; mentre gli uffici di Curia devono essere strumenti a servizio di questi soggetti. Io devo fare in modo che i vari uffici costruiscano con questa finalità, in modo coordinato, questo legame con le parrocchie. Da un lato devo metterli nelle condizioni che chi viene in Curia possa ricevere un servizio reale; dall'altro costruire un coordinamento tra i direttori degli uffici, perché l'organizzazione dei progetti e la predisposizione dei calendari possa avvenire valorizzando strumenti e persone». Contatti con le comunità e le associazioni. Don Danilo Barlese lavorerà a tempo pieno per ottenere questi risultati. Per questo dovrà lasciare ad altri la guida della comunità di Carpenedo. Manterrà invece l'incarico di assistente ecclesiastico della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali, «per la quale avrò anche più tempo di adesso. Il Patriarca vorrebbe che mi dedicassi molto a visitare le parrocchie, anche per rendere presente il legame tra la parrocchia, le associazioni e i movimenti», spiega don Barlese. «Anche attraverso la celebrazione delle Cresime ci saranno

occasioni di incontro, per essere presente in Curia ma anche nelle comunità parrocchiali». Fino a luglio don Danilo conta di dividere il suo impegno tra la parrocchia e la Curia; in agosto potrebbe esserci il passaggio di consegne e il trasloco a Venezia, dove il Moderator Curiae risiederà. Sarà anche Canonico onorario di S. Marco, assumendo il titolo di monsignore. Un nuovo tornante. «E' sicuramente, come ha detto anche mons. Pizziol di sé, un nuovo tornante della mia vita: mi metto nelle mani del Signore. Si cresce, per essere in grado di affrontare i nuovi incarichi che ci vengono posti davanti, anche grazie alle comunità in cui si è vissuti. Nei miei parrocchiani c'è stato dispiacere, ma anche accettazione: anche di questo sono stato contento». Alla sua comunità don Danilo ha detto, quando è stata resa pubblica la designazione: «Ho sempre accolto con piena disponibilità e con gioia quello che il Signore mi ha chiesto. L'ho fatto e lo farò con passione e con tutto il cuore. Voglio bene e continuerò a voler bene a Carpenedo, come vorrò

Don Danilo Barlese

Terzo appuntamento dell'anno con la “Convention Caritas” che riunisce le persone dello staff direttivo e i responsabili delle strutture caritative per vivere un particolare momento di comunione, condivisione e maggiore conoscenza reciproca. L’incontro si terrà sabato 28 maggio, dalle ore 16.00 alle 19.00. presso la sede Caritas di Mestre in via Querini, 19/a (Centro pastorale Papa Luciani). Interverrà anche, in quest’occasione, il vescovo mons. Beniamino Pizziol che riceverà così ufficialmente il saluto e il ringraziamento di tutto lo staff Caritas. Tra i punti all’ordine del giorno della Convention vi è l’aggiornamento sul progetto “Cittadella della Carità”, una riflessione sui cardini del volontariato (gratuità, solidarietà, responsabilità) in occasione dell'anno europeo sul volontariato ed una comunicazione sull’attuale situazione del fenomeno migratorio.

IL 2 GIUGNO FESTA UNITARIA DELL’AZIONE CATTOLICA bene a chi il Signore mi farà incontrare ora. Sono stato sempre contento della sua chiamata e spero di esserlo sempre, con l'aiuto della sua grazia e con l'aiuto di tante persone, come è stato a Carpenedo». Il nuovo vicario generale. Il compito di Moderatore di Curia è stato svolto finora da mons. Beniamino Pizziol, congiuntamente a quello di vicario generale. Prima di lui, era toccato a mons. Antonio Meneguolo. Mons. Pizziol resterà in carica come vicario generale fino al 9 giugno, giorno in cui si festeggiano i giubilei sacerdotali. Il suo successore sarà scelto dal Patriarca «rispettando il metodo della sinodalità», ha detto durante la Scuola di Metodo: ascolterà il parere di alcuni membri degli organismi diocesani di partecipazione. La nomina sarà comunicata entro la festa del Redentore. (P.F.)

Giovedì 2 giugno è in programma, presso la parrocchia S. Giorgio di Chirignago, la festa unitaria 2011 dell’Azione cattolica diocesana. L’appuntamento è fissato alle ore 10.00 per il momento di ritrovo e accoglienza con dolci, caffè, pizza e… palloni per tutti; seguirà una visita guidata al vicino Istituto Don Orione con anche la possibilità di incontri spontanei con gli ospiti. Alle 12.00 ci sarà la celebrazione eucaristica seguita dal pranzo al sacco. Nel pomeriggio giochi e tornei vari per bambini, ragazzi e giovani mentre per gli adulti una fisarmonica aiuterà a ricordare ed accompagnare le vecchie canzoni. E, per finire, una “lotteria sui generis”, il saluto della presidente Silvia Marchiori e la preghiera di ringraziamento concluderanno la giornata di festa.

CONCLUSO IL CORSO DELL’AGENZIA LA FONTAINE Si è concluso nelle settimane scorse il corso di formazione su “Amministrazione e gestione della scuola paritaria cattolica”. Il percorso formativo proposto alle scuole dall'Agenzia Patriarcale Card. La Fontaine e dalla Fism Provinciale di Venezia - in collaborazione con la Pastorale scolastica del Patriarcato - è stato articolato in 6 sessioni e 4 seminari di approfondimento su argomenti fondamentali per una corretta e innovativa gestione e amministrazione delle scuole cattoliche paritarie. Ha registrato la partecipazione di 131 persone (tra gestori, amministratori, segretari, collaboratori, insegnanti, coordinatrici ecc.) in rappresentanza di 59 scuole (32 nel territorio del Patriarcato e 27 delle altre diocesi presenti nella provincia di Venezia). Tutto il materiale proposto nel corso delle sessioni e dei seminari è a disposizione di tutti nel sito dell'Agenzia (www.agenziapatriarcale.it) ed inoltre le registrazioni integrali delle sessioni in aula, grazie alla collaborazione con Rete Sicomoro e Soluzione Srl, sono disponibili on-line all'indirizzo http://www.retesicomoro.it/Objects/Pagina.asp?ID=2015.


GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

12 SCUOLA DI METODO - Sabato si è chiuso l’ultimo tratto del cammino dedicato alle implicazioni dei misteri cristiani

Mentre attendiamo la nuova creazione Il mondo sarà ricapitolato in Cristo: che significato ha per la nostra vita, di fronte alla pretesa di compiere il destino del cosmo con le sole forze umane o alle opposte tentazioni di disimpegno?

C

on l’incontro di sabato scorso la Scuola di metodo diocesana è giunta ad un punto di svolta. E’ stato, infatti, completato il secondo grande tratto del suo percorso, quello avviato quattro anni fa e dedicato alle implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche dei misteri cristiani. In precedenza, tra il 2004 e il 2007, questo particolare momento e luogo di comunione della Chiesa veneziana si era soffermato ad approfondire le quattro “dimensioni fondamentali” della vita e della comunità cristiana (rigenerazione del popolo di Dio attraverso comunità dall’appartenenza forte, educazione al pensiero di Cristo, educazione al gratuito, apertura alle dimensioni del mondo) che hanno accompagnato - come “finalità” - tutto il cammino della Visita pastorale chiusa solennemente dal Papa lo scorso 8 maggio durante l’assemblea ecclesiale a S. Marco. La nuova creazione. L’ultima istruzione del Patriarca, per completare la riflessione sulle implicazioni “cosmologiche” dei misteri cristiani, si è concentrata sulla “nuova creazione” (una parte dell’escatologia) che - ha osservato il card. Scola - è

«l’annuncio della trasformazione-compimento definitivo del cosmo, scarsamente messo a tema nelle nostre comunità cristiane. Eppure sia la testimonianza biblica, sia il magistero della Chiesa, anche recente, offrono molti elementi per approfondire questo mistero della nostra fede. In essi la prospettiva escatologica è fondata sull'evento dell’incarnazione, passione e morte e resurrezione di Gesù Cristo». Cosa insegna la fede, a proposito della nuova creazione? Ecco i punti delineati dal Patriarca: «Il compimento definitivo del disegno di salvezza include la ricapitolazione di tutte le cose, e quindi della realtà crea-

IL CARD. VANHOYE AGLI ANIMATORI DI GDA Sarà il card. Albert Vanhoye, notissimo ed apprezzato biblista e studioso di esegesi biblica, l’ospite d’onore al convegno degli animatori dei gruppi di ascolto della Parola in programma sabato 28 maggio al Centro pastorale card. Urbani di Zelarino: il gesuita belga interverrà in mattinata ed approfondirà il tema "La giustificazione per mezzo della fede secondo la Lettera ai Galati". La giornata di convegno inizierà alle ore 9.00: è prevista l'introduzione al convegno di mons. Valter Perini, l'intervento del card. Vanhoye e un successivo dialogo con lui; di seguito ci sarà anche l’intervento di mons. Beniamino Pizziol, vescovo eletto di Vicenza, sul tema "Rapporto tra lectio divina e catechesi". Dopo il pranzo, alle ore 15.00 verrà presentato il sussidio 2011-2012 per gli animatori dei gruppi d'ascolto "San Paolo e le sue comunità: Lettera ai Galati" (a cura di Luisa Bienati e della commissione diocesana); seguirà un momento di dibattito.

ta, in Cristo. La Scrittura parla di nuovi cieli e nuova terra. Ciò implica una dinamica di continuità (nulla viene perduto, “io risorgerò”) e una di discontinuità (“diventiamo polvere” e tutto è fatto nuovo, perché redento). Non conosciamo il “come” ma sappiamo che il mondo sarà redento e la vita eterna esprimerà una profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo. La speranza cristiana, poi, non implica disimpegno con la storia; al contrario esige un coinvolgimento “critico” con la storia e con il cosmo». Trasformato e ricapitolato in Cristo. Il mistero della nuova creazione - ha proseguito il card. Scola - «mette in rilievo il valore del cosmo-mondo-creato: non è destinato ad essere annichilito ma ad essere trasformato e ricapitolato in Cristo. I cristiani sanno che il cosmo non è Dio ma non è destinato a perire. La partecipazione del cosmo al destino finale ci dice dell’impossibilità di separare assolutamente uomo e cosmo e, quindi, dell’unità tra dimensione antropologica e cosmologica. Sia l’uomo che il cosmo, in forza del destino comune, sono destinati ad essere cieli nuovi e terra nuova».

Sul rapporto con il cosmo il Patriarca ha, poi, indicato altre tre implicazioni: «La prima, e fondamentale, è la critica alla pretesa utopica di portare a compimento il destino del cosmo con le sole forze umane. La seconda viene dal fatto che la speranza nei cieli e terra nuovi non disimpegna i cristiani rispetto al lavoro nel mondo e all’opera di perfezionamento del cosmo. La terza può essere descritta a partire dalla coscienza che il cosmo, in forza della redenzione, cessa di essere un ostacolo all’espressione della verità dell’uomo ma può diventare finalmente strumento espressivo dell’umano». Il Risorto e il modo di vivere il presente. Durante la preghiera iniziale dell’incontro il Patriarca aveva introdotto il tema richiamando il discorso del Papa alla Salute nel passaggio dedicato alla “Serenissima”, letta in collegamento alla Gerusalemme celeste (la “Città santa”, vera “Serenissima”): per Benedetto XVI è un “titolo davvero stupendo, si direbbe utopico, rispetto alla realtà terrena, e tuttavia capace di suscitare non solo memorie di glorie passate ma anche ideali trainanti nella progettazione dell’oggi e del domani”. Il card. Scola ha così aggiunto: «Bisogna situare la realtà nella pienezza della sua luce. Il reale è compiuto solo quando vi si scopre quell’ideale trainante che sempre sottende, perché l’ideale feconda il reale, ne è la sostanza, offre la direzione e il senso del cammino». E, riecheggiando ancora le parole del Papa, ha invitato soprattutto «a recuperare la relazione costitutiva, l’incontro vivo e vitale con Gesù Risorto: è ciò che genera l’uomo nuovo e il popolo nuovo. Il Risorto è già la modalità sostanziale di vivere il presente». Alessandro Polet

DOCENTI DI RELIGIONE ALL’IDR DAY Nell’intera giornata di giovedì 2 giugno, a partire dalle ore 9.45, presso il Centro pastorale card. Urbani di Zelarino, si svolgerà la quarta edizione dell' “Idr Day” che coinvolge gli insegnanti di religione cattolica della scuola dell'infanzia e primaria insieme alle loro famiglie. L’incontro è così presentato da Roberto Azzalin, direttore del relativo ufficio diocesano: «E’ una tradizione, ormai, che vede i docenti ritrovarsi alla fine dell'anno scolastico e del loro percorso formativo, svolto attraverso una serie di incontri con relatori di grande valore, per vivere assieme un po' di tempo in convivialità, anche con la presenza dei familiari». Il culmine dell'incontro sarà la messa di ringraziamento presieduta dal vicario episcopale mons. Valter Perini alle ore 12.15 nella chiesa del Centro pastorale; nel corso della mattinata è previsto un momento comune nel quale si ripercorreranno i momenti più significativi dell'anno trascorso (dall'incontro con il Patriarca a settembre a quello con il Papa, passando per i corsi di aggiornamento come quello itinerante effettuato recentemente in visita a Ravenna) e verranno, inoltre, festeggiati i docenti che hanno compiuto tappe significative della loro carriera professionale. «Seguirà - continua Azzalin - un concerto di musica sacra che sarà occasione per introdurre i partecipanti alla liturgia eucaristica ma anche per godere la bellezza di un'espressione artistica che molti legami ha con l'insegnamento della religione». La giornata si concluderà poi con il pranzo.

FAMILIARI DEL CLERO IL 3 GIUGNO A S. MARCO Venerdì 3 giugno, alle ore 16.00, un appuntamento comune chiama a raccolta familiari del clero, genitori e parenti dei sacerdoti: la S. Messa celebrata e vissuta insieme a S. Marco (nella cappella di S. Teodoro) e presieduta da mons. Antonio Meneguolo. «Sarà l'occasione - spiega l’assistente ecclesiastico don Angelo Munaretto - per affidare al Signore tutti i sacerdoti delle nostre comunità, in particolare i due diaconi che sabato 18 giugno saranno ordinati preti. Insieme, poi, ringrazieremo il Signore per il bene che ha operato in mezzo a noi mons. Beniamino Pizziol, ora chiamato a guidare la diocesi di Vicenza. E attorno alla mensa del Signore desideriamo rinsaldare anche i vincoli di fraternità che ci legano gli uni gli altri, rinnovando l'impegno a creare attorno ai nostri sacerdoti quel clima di famiglia che la Madonna, per prima, ha cercato di far sperimentare agli Apostoli prima della Pentecoste».

Nella settimana da sabato 28 maggio a domenica 5 giugno ricorre il compleanno di alcuni sacerdoti diocesani. Sono: mons. Silvano Brusamento, nato il 28 maggio don Roberto Mariuzzo, maggio 30 maggio p. Ottavio Bolis Crs, maggio 3 maggio A questi sacerdoti vanno i più sentiti auguri di buon compleanno da parte della redazione di GENTE VENETA, anche a nome della comunità ecclesiale

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VI Domenica di Pasqua At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21 Acclamate Dio, voi tutti della terra 30L At 16,11-15; Sal 149; Gv 15,26-16,4a Il Signore ama il suo popolo 31M Visitazione B. V. Maria Sof 3,14-17 opp. Rm 12,9-16b; Cant. Is 12,2-6; Lc 1,39-56 Grande in mezzo a te è il Santo d'Israele 1M At 17,15.22-18,1; Sal 148; Gv 16,12-15 I cieli e la terra sono pieni della tua gloria 2G At 18,1-8; Sal 97; Gv 16,16-20 Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia 3V At 18,9-18; Sal 46; Gv 16,20-23a Dio è re di tutta la terra 4S At 18,23-28; Sal 46; Gv 16,23b-28 Dio è re di tutta la terra

Sesta domenica di Pasqua

Amore e comandamenti Il commento di don Roberto Trevisiol Non so se Gesù parlava come racconta l’evangelista Giovanni. Spero tanto di no, perché non è facile per un sempliciotto come me “Se mi amate, osser verete i seguirlo nei suoi ragiomiei comandamenti; e io namenti “inverigolati”. pregherò il Padre ed egli vi Certe sue pagine semdarà un altro Paràclito perbrano un minestrone ché rimanga con voi per oppure un cestino di sempre, lo Spirito della ve“lego” buttati alla rinrità, che il mondo non può fusa. ricevere perché non lo vede E allora, a costo di far e non lo conosce. Voi lo coinfuriare qualche stunoscete perché egli rimane dioso di Sacra Scrittupresso di voi e sarà in voi. ra, cerco di mettere in Non vi lascerò or fani: verrò ordine le varie affermada voi. Ancora un poco e il zioni come a me semmondo non mi vedrà più; voi brerebbe logico. invece mi vedrete, perché io 1. “Ancora un poco e vivo e voi vivrete. In quel il mondo non mi vedrà giorno voi saprete che io sopiù”. Gesù sta concluno nel Padre mio e voi in me dendo la sua giornata e io in voi. Chi accoglie i terrena. Di lì a poco, miei comandamenti e li osanzi, pochissimo (siaser va, questi è colui che mi mo ormai alla fine delama. Chi ama me sarà amal’ultima cena e Giuda si to dal Padre mio e anch’io è già messo in moto) lo amerò e mi manifesterò a sarà arrestato, condanlui” nato, flagellato e crociGv 14,15-21 fisso. 2. Ma la sua assenza sarà solo sul piano puramente esteriore. Perché “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi” e “voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”. Questa promessa fa eco ad un'altra, riferita dall’evangelista Matteo: “Ecco, io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Perché anche se Gesù sarà “nel Padre” potrà ugualmente mantenere un legame strettissimo con i suoi amici: “Io sono nel Padre e voi in me e io in voi”. 3. E questa presenza si realizzerà mediante un inviato: “lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi”. Questo Spirito è innanzitutto un “Consolatore”, in greco “paraclito”, che significa anche avvocato, difensore, uno che sta dalla tua parte senza “se” e senza “ma”. 4. Ma attenti bene: ogni cosa ha il suo prezzo, il suo biglietto da pagare: perché il mio Spirito rimanga con voi e per mezzo suo il Padre ed io facciamo altrettanto, occorre che “osserviate i miei comandamenti”, perché solo chi “accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” e chi mi ama “sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Ho riscritto il testo di Giovanni all’occidentale. Ho sbagliato? E adesso ci faccio sopra un paio di brevi sottolineature. La prima riguarda lo Spirito Santo. Che a molti cristiani (e per un certo verso e per tanto tempo anche per me) conta meno dell’Angelo custode. Il Padre, si sa, è il Creatore e il Signore, e un giorno sarà anche nostro Giudice; il Figlio è venuto in carne ed ossa a morire per noi, ma lo Spirito Santo… sembra che ci poniamo nei suoi confronti come don Abbondio con “Carneade… chi era mai costui?” (dai Promessi Sposi). E invece il Vangelo ci avverte che lo Spirito Santo è Gesù presente oggi per me; è il Padre che ascolta le mie invocazioni; è colui che mi aiuta a fare il bene e ad evitare il male così che io, senza di lui, non posso nemmeno dire “Gesù è il Signore” (1Cor 12,3). Altro che storie. La seconda sottolineatura è che per poter dire o sperare di amare il Signore è necessario osservare i suoi comandamenti. E qui casca l’asino. In una sua lettera Giovanni dice che i comandamenti del Signore non sono gravosi (1Gv 5,3). Ma forse era fuori dal mondo, o troppo santo per sentire la fatica della fedeltà. Ahimè… magari fossimo come lui!

Il vangelo di domenica dal racconto dell’evangelista Giovanni


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GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

S. POLO-S. CROCE-DORSODURO

IL 31 AL CENTRO PATTARO

Ambiente: c’è ancora tempo?

“Una Chiesa che si racconta”

La sezione “Scienza e fede” dello Studium cattolico veneziano promuove l’incontro “Ambiente, tecnologia, etica. Un incontro tra scienza e fede”. L’appuntamento è per martedì 31 maggio, alle 18, al Centro “Pattaro” in Campo S. Maurizio. Interverranno Mario Alverà (The Climate Project - Venezia) su “Rio, Kyoto, Copenhagen, Cancun… C’è ancora tempo?” e Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum) su “Rassegnati al Global Warming? Etica dell’ambiente per uno sviluppo sostenibile, nell’incontro tra progresso scientifico, antropologia e teologia”.

Si conclude domenica 29, alle ore 16 nella chiesa di San Giovanni Elemosinario, la rassegna "Una Chiesa che si racconta", organizzata dal vicariato di S. Polo - S. Croce - Dorsoduro. «Attraverso la musica, l’architettura e l’arte pittorica - scrive il Vicario don Antonio Biancotto - desideriamo offrire ai visitatori la testimonianza di una Chiesa viva, che ripropone con entusiasmo il tesoro trasmesso dai credenti nei secoli: Cristo Risorto». Domenica il gruppo strumentale e soprano "Laudate omnes gentes" eseguirà musiche di Bach, Vivaldi, Händel. Ingresso libero.

di

Venezia

DORSODURO - Inaugurazione per un altro tassello della rivitalizzazione della zona della Salute. In aumento i bambini iscritti

VENEZIA - Gioia Tiozzo: «Internet ha così funzione sociale»

Salesie: gran restauro e materna in crescita

Associazione “100x100venezia”, dopo il sito uno sportello fisico in città

Sabato alle 17 mons. Pizziol benedirà la scuola a pochi passi dalla Salute, in cui è terminato da poco un grande intervento Una vasca impedirà all’acqua alta di entrare, gli impianti sono nuovi ed è stata creata una sala per incontri da cento posti

E’

un gran restauro per una scuola materna in crescita. Ma è anche di più: è un nuovo tassello della “primavera della Salute”, cioè della rivitalizzazione di una zona che, fino a qualche anno fa, era “desertificata”. Viene benedetto sabato 28, alle ore 17, da mons. Beniamino Pizziol (a una delle ultime presenze veneziane prima di fare ingresso, da vescovo, nella diocesi di Vicenza) l'intervento di restauro e ristrutturazione di cui ha goduto la scuola materna retta, a Dorsoduro 108, dalle suore Salesie. Si è trattato di un intervento radicale, che ha permesso, in primo luogo, di impermeabilizzare l’edificio: l’acqua alta non entrerà più, a meno che non arrivi a quote davvero eccezionali, oltre i 180 centimetri. E poi, quando ci sarà il Mose, diventerà un ricordo a tutti gli effetti. Ma totalmente rinnovati sono anche gli impianti e la stessa suddivisione di alcuni spazi. Tanto che, anche in forza della crescente richiesta da parte delle famiglie, la scuola si è attrezzata per passare da due a tre sezioni. E pensare che la seconda sezione è stata aperta solo due anni fa... I lavori hanno permesso anche di adibire una antica e da lungo tempo dismessa cappella a sala per incontri, con una capienza di circa cento posti. Tra gli interventi, curati dagli architetti Vittorio e Nazareno Santelli, anche un recupero:

quello di una scala a chiocciola di notevole fattura, inaccessibile fino a poco tempo fa, e con la singolarità di avere i gradini infissi nella parete, che ne è l'unico sostegno. «Noi Salesie - commenta suor Francesca Bortoli - abbiamo creduto e investito in questa scuola perché è parte di un progetto didattico e culturale cristiano, che si completa con il Marcianum e l'istituto Cavanis». (G.M.)

“VIVIAMO VENEZIA”, FESTA A DORSODURO Si rinnova l'appuntamento con la Festa a Dorsoduro, organizzata dall'associazione “Viviamo Venezia”, che coinvolge anche le parrocchie della zona. Tra venerdì 27 (apertura degli stand, in campo dell'Angelo Raffaele, alle ore 20) fino a domenica 29, si succederanno incontri, giochi, musica e occasioni per gustare qualche “cicheto” in compagnia. Sabato 28 alle ore 19, in particolare, amministratori del Comune, della Municipalità e dell'Autorità portuale saranno disponibili per descrivere gli interventi che si stanno progettando o realizzando, in zona, soprattutto tra l'area portuale, Santa Marta e l'ex Italgas.

ALBERONI: GIOCO E PREGHIERA RICORDANDO NICOLA Nei giorni 12-15 maggio, nel campo sportivo della parrocchia S. Maria della Salute agli Alberoni, si è svolto il 2° Memorial Nicola Vianello: un grande successo, un susseguirsi di emozionanti sfide calcistiche concluse ai rigori. La grinta dei ragazzi ha coinvolto totalmente gli spettatori, sia bambini che adulti. E la pioggia di domenica mattina non ha tolto la fiducia e l’entusiasmo. Alle 11 la S. Messa è stata officiata dal parroco don Lucio e da don Paulo, che con la sua omelia ha saputo trarre dalle parole del Vangelo frasi di conforto e speranza per chi ha vissuto momenti di grande dolore. Alle 14.30 il tempo è migliorato ed in campo hanno giocato due squadre di calciatori in erba e la grande finale tra la squadra di Malamocco e la classe III^ B dell’Istituto “P. Sarpi” (scuola frequentata da Nicola) che si è aggiudicata la magnifica coppa “Nik”. In patronato lo spettacolo dei burattini di Giuliano Morasco ha rapito grandi e piccini, poi la premiazione di tutti i partecipanti con una medaglia ricordo, mentre alle prime tre squadre classificate è stata consegnata una coppa argentata con intarsi di colore blu. Prima di dare inizio alle premiazioni Veronica e Giacomo - cuginetti di Nicola – hanno lanciato in cielo un grappolo di palloncini bianchi ed azzurri. Solo alla fine della premiazione è ricominciata la pioggia, ma all’interno del patronato era già pronto un ricco rinfresco e in conclusione la torta che Chiara e Walter hanno voluto offrire a tutti i presenti per festeggiare il compleanno del figlio Nicola. Nella foto: la squadra vincitrice del torneo, la 3B della scuola P. Sarpi, assieme a Chiara e Valter, genitori di Nicola. (Ale.Var.)

VENEZIA

Per collegare, gratuitamente, domanda e offerta di case

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allo sportello in internet a quello in campo San Barnaba. Il sito 100x100venezia, che offre uno spazio gratuito per gli annunci di chi cerca e chi offre casa in provincia di Venezia, avrà presto una sede fisica in città. «Osservando i primi annunci – spiega Gioia Tiozzo, presidente dell'associazione culturale 100x100 che ha realizzato il sito – ci siamo accorti che la quasi totalità delle persone che offrono immobili su Venezia ha più di 65 anni; poiché non tutti sono abituati a navigare in rete, abbiamo ritenuto opportuno aprire uno sportello che li aiutasse ad usufruire del servizio. Il locale lo metterà a disposizione l'Esu di Venezia, presso l'ostello per gli studenti a San Barnaba. Inoltre, proprio agli studenti universitari che cercano alloggio a Venezia sarà dedicata una nuova sezione del sito». I primi 41 annunci. Il servizio, attivo da alcuni mesi, si avvale di un database per gli annunci molto complesso. «Ci abbiamo lavorato per anni – continua Gioia Tiozzo – e

ora siamo in fase di test. I 41 annunci presenti in questi giorni sono frutto del passaparola perché non abbiamo ancora iniziato con la pubblicità. È presto, quindi, per fare delle analisi statistiche sul mercato immobiliare, anche se si può già notare che la maggior parte degli avvisi riguarda la vendita di immobili di tipo residenziale». Un luogo di incontro nel web, a vantaggio dei cittadini. 100x100venezia, inoltre, ha iniziato a suscitare interesse tra gli attori del territorio: comune di Venezia, Confartigianato e Iuav sono alcuni sostenitori dell'iniziativa. «Con la nostra piattaforma - spiega Gioia Tiozzo - chiunque voglia offrire immobili in affitto o in vendita per scopi residenziali o commerciali potrà farlo semplicemente registrandosi, identificandosi con un documento e accettando alcune regole, necessarie per garantire l'affidabilità degli annunci. Le stesse condizioni sono poste a chi vuole rispondere ad un annuncio. Il contatto, poi, avviene direttamente. Non siamo un'agenzia di intermediazione perché non ci intromettiamo nella trattativa tra i due privati: forniamo solo il luogo virtuale in cui domanda e offerta possono incontrarsi. Il nostro obiettivo è dimostrare le potenzialità sociali della rete attraverso un servizio che, per una volta, sia a vantaggio del cittadino e non del turista». Marco Andriolo

di Giorgio Malavasi

CIF, CONVEGNO REGIONALE A VENEZIA

Il campo da calcio rinnovato a Murano, a spese del Comune

Murano, campo nuovo

Ponte Accademia, il nuovo slitta

Campo da calcio, s'intende: è quello inaugurato giovedì 19 in Sacca San Mattia. Esisteva già, ma era quasi impraticabile. Insula, per conto del Comune, ne ha realizzato uno nuovo, regolamentare, con erba sintetica e nuove recinzioni, anche per evitare che ci mettano su casa i numerosi conigli che vivono nella Sacca.

Sembrava cosa quasi fatta. E invece l'impresa bolognese che pareva avrebbe costruito, a proprio spese, un nuovo ponte dell'Accademia in cambio di pubblicità, si è ritirata. Pare che l'impresa avesse chiesto al Comune una compartecipazione ai costi (dai 6 agli 8 milioni). Ma Ca' Farsetti ha detto no.

Actv, bisognerà tagliare

Rubati mattoni del 1100

Per il 2011 Actv prevede un deficit di circa 11 milioni, riducibili a 7 se la Regione stanzierà nuovi danari. Per andare verso il pareggio, dice il presidente Panettoni, bisognerà ridurre il personale (di 50 persone) e alcuni servizi.

Il muro di cinta del monastero di San Nicolò, al Lido, è più leggero. Qualcuno si è appropriato di alcuni mattoni, facilmente staccabili o già caduti, visto che il muro è in degrado. Per quanto si tratti di semplici mattoni, il ladro deve aver pensato che hanno quasi mille anni...

Un sacco di mostre La settimana che sta per iniziare è tutta all'insegna dell'arte contemporanea. L'evento principe è l'inaugurazione della Biennale d'arte, ma molti altri eventi saranno disseminati per la città, tanto che si parla di non meno di cento mostre al via. C’è chi ha calcolato in venti milioni di euro il giro d'affari (affitti, organizzazione eventi, trasporti, alloggi...) legato alla sola Biennale.

E’ morto Alberto Telaroli Improvvisamente, a 84 anni, è mancato Alberto Telaroli. Lidense ma da alcuni anni residente a Varese, per 45 era stato alla guida dei cantieri navali di famiglia, in riviera San Nicolò.

In tempi magri per tutti, Actv cerca di pareggiare i conti riducendo il personale di 50 unità, nonché i costi di alcuni servizi

Un cineporto a Venezia? L'idea è di creare un’area attrezzata e specializzata per sostenere e realizzare eventi cinematografici (film, documentari, spot...). Anche perché, dicono in Comune, in 7 anni la città ha ospitato 1414 produzioni, dalle più piccole a “The Tourist”.

50 milioni in meno E’ su questa cifra che il Comune di Venezia ragiona per il bilancio di previsione: a tanto ammonta la minore disponibilità di quattrini nelle casse comunali. Pesano la riduzione dei trasferimenti statali e i minori introiti dal Casinò. «Spenderemo solo in manutenzioni urgenti», annuncia il vicesindaco Simionato.

Il Centro Italiano Femminile (C.I.F.) del Veneto, nei giorni 21 e 22 maggio ha organizzato a Venezia, presso la Scuola d’Infanzia “Capitanio” del Cif stesso, un fine-settimana di studio e formazione per dirigenti e aderenti dell’associazione. “Per un impegno consapevole” titolo dell’iniziativa, si proponeva il duplice intento di offrire da una parte gli strumenti “tecnico-procedurali” a coloro che guidano l’associazione nei diversi ambiti territoriali, dall’altra di rinnovare in tutte le aderenti il sentimento dell’appartenenza. Alla presenza di circa un centinaio di aderenti, provenienti dalle varie province, la presidente regionale Goretta De Battisti ha illustrato i contenuti. La presidente nazionale Maria Pia Campanile Savatteri, presente a tutti i lavori, ha manifestato la sua stima e soddisfazione per il grande impegno del CIF del Veneto, il più numeroso tra i cif regionali per iscrizioni.

I 14 NUOVI MAESTRI DEL LAVORO Il 1° maggio, Festa del Lavoro, ha avuto luogo la cerimonia per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro a quei lavoratori che si sono particolarmente distinti per almeno 25 anni presso le proprie aziende dimostrando abilità, affidabilità, onestà e laboriosità. Per la Regione Veneto, il Presidente della Repubblica ha decorato 89 neo Maestri del Lavoro, dei quali 14 per la Provincia di Venezia. Ecco i nomi dei nuovi Maestri della nostra provincia (qui accanto nella foto) che erano accompagnati dalla Console di Venezia Roberta Di Mambro: Luigi Accardi, Francesco Aguzzi, Claudio Bertoldo, Ginetto Buoso, Antonino Cusumano, Moreno Fabbian, Lidia Furlan, Tiziano Pasquon, Pietro Pisano, Francesco Santoro, Antonio Tarzia, Mirco Trabuio, Anna Trevisan, Massimo Zane.


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GIUDECCA - Festa di compleanno, giovedì scorso, per l’associazione, che accompagna l’inserimento di una cinquantina di donne, spesso con bambini piccoli

Casa Famiglia: chiudere il cerchio con il lavoro Creare un’impresa sociale grazie alla quale dare lavoro alle donne già ospiti di Casa Famiglia Pio X per completarne l’iter di emancipazione: è l’obiettivo dell’associazione che, sostenuta da 400 persone, opera per la struttura di accoglienza

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biettivo chiudere il cerchio. Cioè dare lavoro, oltre che una casa, alle donne più fragili o in situazione di difficoltà. E' questo il regalo di compleanno che l'associazione Amici di Casa Famiglia onlus avrebbe il piacere di ricevere – o di farsi – nel mentre festeggia i suoi primi sei anni di vita. Giovedì 26 maggio, nel giardino di Casa Famiglia San Pio X alla Giudecca, una folta delegazione delle circa 400 persone che in questi anni hanno sostenuto l'associazione ha “spento le candeline” di compleanno. Occasione per fare il punto e per delineare nuovi traguardi. Impresa sociale, l’ultimo anello. L’associazione e Casa Famiglia, che nel 2010 ha festeggiato i cent'anni dalla fondazione, stanno accompagnando circa cinquanta persone tra donne e bambini ancora accolti in Casa oppure nei quattro mini appartamenti alla Giudecca o nei vari appartamenti in gestione offerti a locazione agevolata da persone caritatevoli. Casa Famiglia, inoltre, gestisce un asilo nido aperto al quartiere, che accoglie trenta bambini. Ma l'obiettivo è, appunto, di chiudere il cerchio: «L'impresa sociale – spiega il presidente dell'associazione, Ro-

berto Scarpa - è uno dei nostri sogni: ci manca infatti l'ultimo anello della catena per quanto riguarda affrancamento ed emancipazione delle nostre ospiti, che è il lavoro». La dozzina di appartamenti messi a disposizione di chi ha completato il percorso all'interno della Casa, infatti, danno un notevole sollievo. Ma oltre a un tetto serve, appunto, un lavoro: «L'autonomia economica è altrettanto indispensabile - prosegue Scarpa - e a noi piacerebbe procurarla gestendo direttamente un'impresa. Ciò che ci frena è la carenza di energie. Oggi sono dieci le coppie di sposi che, nell'ambito della Pastorale della famiglia, si impegnano attivamente per Casa Famiglia. Ma non bastano per avviare questo nuovo progetto». «Si riceve più di quel che si dà». Ma perché, viene da domandarsi, varrebbe la pena di impegnarsi in prima persona per Casa Famiglia e per i suoi ulteriori obiettivi? «Perché si riceve, in termini di umanità, di più di quel che si dà», conclude Roberto Scarpa: «E poi perché siamo seguaci di Cristo, che ci ha insegnato che dobbiamo prenderci cura degli altri, in particolare dei più piccoli e più deboli». Giorgio Malavasi

CRESIMA PER 77 RAGAZZI DELLA COMUNITÀ PASTORALE DEL LIDO, DOMENICA SCORSA IN SAN MARCO Ben 77 le ragazze e i ragazzi della Comunità pastorale del Lido che, domenica scorsa nella basilica di San Marco, hanno ricevuto il sacramento della Confermazione. Presenti i sacerdoti del Lido, ha presieduto la liturgia mons. Beniamino Pizziol.


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ECHI DELLA VISITA

CASTELLO

Il volto di Cristo in vetro, opera di Dino Rosin, in dono al Papa

Tanta gente alla processione di Maria Ausiliatrice

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quileia e Venezia unite da un prezioso manufatto in vetro di Murano. Anche questo ha rappresentato uno dei momenti particolari della visita a Nordest del Pontefice, Benedetto XVI. Un volto di Cristo in vetro di Murano su supporto in legno a forma di “Croce di Aquileia”, eseguito a mano a puntello in vetro massiccio: così il maestro vetrario muranese Dino Rosin, a nome della “Dino Rosin Arte Studio” e della falegnameria isolana di Andrea e Paolo Santini, ha voluto omaggiare Benedetto XVI il 7 maggio scorso al suo arrivo ad Aquileia, qualche ora prima di spostarsi in Laguna. La consegna di quest’opera (che andrà in Vaticano), avvenuta per il tramite della parrocchia del centro udinese, ha un alto valore simbolico, come ha spiegato lo stesso maestro vetraio. «Aquileia – ha detto – rappresenta la ‘culla’ del sentimento religioso a Nordest, mentre Murano, con la sua produzione vetraria seppur in grave crisi, è rimasto l’unico polo produttivo del centro storico lagunare. Per i fedeli di questi territori sono stati due giorni indimenticabili». In una lettera di presentazione al Santo Padre, Dino Rosin scrive: «Con quest’opera intendo manifestare il dono di grazia ricevuta per la mia manualità nel-

S

Il Crocifisso in vetro e legno, opera di Dino Rosin

l’arte del vetro e offrirla a Sua Santità affinché interceda con l’Altissimo perché il lavoro e l’artigianato tutto dell’isola di Murano riprenda e sia motivo di pace e serenità in tutte le famiglie che da questo lavoro dipendono». Umberto Sent

i è ripetuta, martedì scorso, la tradizionale processione di Maria Ausiliatrice. Dopo aver percorso le calli di Castello, la processione ha raggiunto la Basilica di San Pietro dove il parroco, mons. Renato Tasso, ha tenuto una breve omelia esortando i presenti ad avere fiducia nella Vergine Ausiliatrice e ricordando come Maria sia sempre stata presente nella storia della città lagunare. Molti i partecipanti alla processione, con in testa i bambini dalla prima Comunione e i ragazzi del Patronato, che hanno seguito la processione lungo le calli pregando e cantando in onore di Maria; il 31 maggio ci sarà il ritorno via acquea.

SS. APOSTOLI, UNA RELIQUIA DI PADRE POPIELUSZKO Una reliquia di padre Jerzy Popieluszko, il sacerdote polacco assassinato dalla polizia polacca nel 1984 e dichiarato beato lo scorso anno, è arrivata in dono alla parrocchia dei Ss. Apostoli. Padre Popieluszko, nato nel 1947, fu uno dei più coraggiosi a denunciare il regime comunista in Polonia all'inizio degli anni ’80; celebrò e predicò molte volte per gli operai aderenti al sindacato Solidarnosc. Il 19 ottobre 1984 fu rapito e ucciso da parte di tre funzionari del ministero dell'interno. Ai suoi funerali parteciparono più di 400.000 persone e nell'87, sulla sua tomba, pregò Giovanni Paolo II. Nel 2010 è stato proclamato beato.

Il parroco don Renato Tasso tiene la riflessione, in San Pietro, al termine della processione

Echi della visita del Papa: alcuni ragazzi del gruppo Amici Domenico Savio del Patronato Salesiano di Castello, accompagnati dagli animatori, da alcuni genitori e dall’incaricato dell’Oratorio don Duilio Peretti, alla fermata del vaporetto dei Giardini pronti per andare in piazza San Marco ad accogliere Benedetto XVI sabato 7 maggio


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16 SCUOLA - Una delle ragazze seconda al concorso nazionale

Serra Club, sabato premio a tre alunne del “Farina” Al Centro Cosulich, premia mons. Pizziol

“L’

amicizia cos'è, secondo te? Ti senti amico di Cristo?”: era questo il tema del concorso scolastico promosso dal Serra Club di Venezia, la cui premiazione avverrà sabato 28 maggio alle ore 16 al Centro Cosulich (Dorsoduro 908/a). Sarà il Vescovo eletto di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, a premiare i vincitori del concorso scolastico in cui si è distinta la seconda classe dell'Istituto Farina, retto dalle Suore Maestre di Santa Dorotea. Gli alunni hanno partecipato al concorso con entusiasmo, avendo approfondito il tema con il valido aiuto delle insegnanti di lettere e di religione. Le insegnanti hanno proiettato due film, uno su S. Paolo e uno su S. Pietro, si sono soffermate sul tema dell'amicizia, in particolare tra Gesù e i suoi discepoli, ed hanno fatto preparare due cartelloni sul tema dell'amicizia. Nella scelta degli elaborati dei premi sono stati privilegiati quelli in cui si evidenzia una maggiore elaborazione personale e religiosa. Le tre premiate sono: Margherita Rizzetto Pajer (1° premio), Beatrice Rossi (2° premio) e Isabella Bacchin (3° premio). Considerato il livello generale degli elaborati, la commissione aggiudicatrice ha deciso di consegnare a tutti i partecipan-

ti un attestato di partecipazione ed un sacchetto di cioccolatini. E a conferma della serietà della preparazione dei ragazzi partecipanti al concorso, Beatrice Rossi si è aggiudicata anche il secondo premio del concorso nazionale del Serra, al quale hanno partecipato i vincitori dei concorsi locali. La premiazione di quest'ultimo concorso avrà luogo il 12 giugno a Nomadelfia (Grosseto) in coincidenza con il Consiglio Nazionale del Serra.

MUSEO DI STORIA NATURALE APERTO GRATIS, SABATO, PER LE SEI NUOVE SALE Sono sei le nuove sale che vengono aperte al Museo di Storia naturale di Venezia, completando così l'intervento di riallestimento e restauro della struttura, che viene restituita alla città nella sua interezza. Sul tema “Le strategie della vita”, le sei nuove sale presentano specie attuali ed estinte, abitanti dell’acqua, della terra e dell’aria, di dimensioni gigantesche o microscopiche. Per festeggiare l'evento, il Museo viene aperto gratuitamente, sabato 28 maggio, dalle 10 alle 17; previsto anche uno spazio bambini, dalle 15 alle 17, con giochi e laboratori a cura di Coop. Limosa, con distribuzione di materiali, gadget e merenda al museo.

INIZIATIVE - Martedì 31 maggio alle ore 18 alla Fenice

Bruno Vespa con il suo ultimo libro per la nuova stagione dello “Studium” La libreria si propone come motore di idee e dibattito

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on l’arrivo a Venezia di Bruno Vespa che presenta il suo ultimo libro “Il Cuore e la spada”, la Libreria Studium inizia una nuova stagione, in cui, in modo più evidente che in passato, si propone come motore di idee e di dibattito culturale per la città di Venezia. Passata di recente alla gestione diretta della casa editrice Marcianum Press, la libreria dà il via a questa nuova stagione ospitando la presenta-

zione dell’ultimo libro di Bruno Vespa presso le Sale Apollinee del Teatro La Fenice martedì 31 maggio alle ore 18. Dall’inizio del Risorgimento allo scontro tra Berlusconi e Fini, il popolare giornalista racconta la storia dell’Italia unita portando in scena uomini e donne che hanno fatto e stanno facendo il paese. Saranno presenti, insieme all’autore, il direttore del Gazzettino Roberto Papetti e Domenico Basso, direttore di Antenna 3 Nord Est.

Bruno Vespa, 67 anni compiuti il 27 maggio, presenta il suo nuovo libro, invitato dalla libreria Studium, da poco tempo gestita da Marcianum Press


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MESTRE - E’ formato da alunni ed ex della S. Gioacchino

Il Kolbe children’s Choir riceve un bottino di premi Classificato primi nel Veneto, terzo in Italia

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rimi nel Veneto, terzi in Italia. E in più chi li ha preparati e li dirige ha ricevuto un premio come “giovane maestro emergente”. Il “Kolbe children's Choir”, diretto da Alessandro Toffolo, ha collezionato un bottino di riconoscimenti al sesto concorso nazionale corale per voci bianche “Il Garda in coro”, che si è svolto a Malcesine sul Garda dal 19 al 22 maggio. Si tratta di un coro di voci bianche che si è costituito da circa due anni in seno al Centro culturale Kolbe di Mestre. E' formato da 35 coristi, allievi (di quinta elementare) ed ex-allievi (di prima e seconda media) della scuola S. Gioacchino di Mestre. A Malcesine il gruppo dei coristi è stato accompagnato dalle famiglie: una “carovana” di un'ottantina di persone. Sabato 21 pomeriggio ha avuto luogo l'esibizione, valutata nella categoria “repertorio profano”; la sera stessa la proclamazione dei vincitori ha regalato non poche soddisfazioni ai ragazzi, alle loro famiglie, al Centro Kolbe, alla scuola S. Gioacchino e a chi in questo tempo ha creduto in questa sfida. Il “Kolbe childrens's Choir” si è classificato terzo della sua categoria; ha ricevuto il premio "Asac" come miglior coro veneto, con punteggio superiore a 80/100 (premio che non era più stato assegnato ad un coro veneto da alcuni anni). Infine, il premio "Edizioni musicali europee" è andato al maestro Alessandro Toffo-

lo, come miglior giovane direttore. Per i bambini è stata un'esperienza indimenticabile, segnata da batticuori della vigilia e durante l'esibizione e grande contentezza per l'esito della prova e il viaggio nel suo complesso. «Quando sono entrata sul palco ero intimidita, ma ho tirato fuori tutta me stessa e ho cantato a squarciagola». «Le emozioni che ho provato in tutto questo tempo mi hanno trasmesso la passione per cantare. Le nuove amicizie strette con i compagni mi fanno sentire sicurezza. Non importa vincere, ma importa il divertimento e il piacere di cantare. Continuerò a far parte di questo coro perché ho un maestro in gamba e che sa veramente insegnare». «Questo concorso non lo scorderò mai e lo terrò nel mio cuore come un tesoro perché non è una cosa che si vive tutti i giorni». «La cosa che mi è piaciuta di più è stata la premiazione (e la piscina in albergo...)». I piccoli coristi, per il futuro, hanno le idee chiare: «Spero che, se il prossimo anno parteciperemo, arriveremo primi». Un grazie viene anche da una famiglia: «Siamo profondamenti grati al maestro Toffolo che ha saputo riconoscere e coltivare una dote di nostra figlia; con amore e fermezza, con sensibilità e delicatezza, questo maestro ci aiuta nel nostro compito educativo. Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti. Sono anche questi i frutti dellle scelte formative e didattiche dell'istituto S. Gioacchino».

Il Papa dà la comunione a Marina Rusca, l’8 maggio a S. Giuliano

di Mestre e dintorni

MESTRE - E’ morta Marina Rusca, che l’8 maggio era stata tra i 40 comunicati dal Papa. Ha affrontato con gran fede la malattia

L’ultima gioia di Marina, prima di morire: ha ricevuto la comunione dal Santo Padre

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uel giorno, a S. Giuliano, è stato quasi il coronamento di un percorso. Di più: l'ultimo atto di affidamento, in una storia costellata da tante, troppe fatiche. Marina Rusca 11 giorni dopo aver ricevuto la comunione direttamente da Papa Benedetto XVI, davanti a circa 300 mila persone, è stata chiamata in cielo, al termine di una lunga malattia. Lascia il marito Giorgio Malacchini anche lui salito sul palco papale - e due figlie di 13 e 18 anni. Sono indubbiamente nel dolore, ma non nella disperazione, sorretti dalla stessa fede che aveva guidato Marina nel corso del suo calvario. Catechista in parrocchia, alla Beata Vergine Addolorata di via Bissuola, ha seguito fino a non molto tempo fa un gruppo di ragazzi che l'anno prossimo riceverà la cresima. «Era una donna che viveva con intensità la sua fede, con uno spirito molto positivo e aperto, sempre pronta ad aiutare, anche da malata», testimonia il parroco don Mauro Haglich. «La malattia non l'ha fatta chiudere in se stessa, né ha spento il suo sorriso. Non era mai fonte di scuse, partecipava anche alle riunioni dei cate-

chisti: e se non c'era era proprio perché non riusciva ad alzarsi dal letto». La sua battaglia era iniziata nel luglio del 2005, a 42 anni, quando ha scoperto di avere un tumore al seno. Ha subito un intervento e da allora sono iniziati lunghi cicli di terapie, interrotti in questi sei anni sì e no per sei mesi. La sorella una decina di anni prima si era ammalata dello stesso male, riuscendo a guarire. Per questo Marina, all'inizio, ha preso serenamente questa prova, «con una grande forza d'animo», racconta il marito Giorgio. Neanche un anno dopo si scoprono delle metastasi, che segneranno inesorabilmente il suo percorso. «E' allora che l'ho vista veramente preoccupata. Ma ha dato prova di grande dignità e forza, mo-

L’esibizione e un momento di pausa per alcuni del Coro

strando di essere una donna meravigliosa: e i risultati di quanto ha seminato in questi anni si sono visti in questi giorni», nota Giorgio. Dopo un primo crollo fisico nell'ottobre del 2009, c'è stata una nuova ripresa nel gennaio del 2010. Marina riprende anche il lavoro di impiegata nello studio del notaio Francesco Candiani. «Era molto legata al suo lavoro: non ha mai messo la sua malattia davanti a niente», testimonia Giorgio. Tra aggravamenti e ricadute, in mezzo a continui cicli di terapie, «ha sempre condotto la sua vita normalmente, come mamma, impiegata e catechista». A Pasqua ha letto in chiesa una toccante testimonianza sulla risurrezione. Conoscendo il desiderio della moglie, Giorgio ha chiesto a mons. Pizziol se non fosse possibile inserire la moglie nel gruppo di persone che avrebbero ricevuto la comunione dal Papa l'8 maggio a S. Giuliano. Il vescovo ausiliare si è adoperato a questo fine: e sabato 30 aprile ha consegnato a Marina - commossa - il pass necessario. «Marina per mons. Pizziol aveva una venerazione», ricorda il marito. «E lui, quando poteva, la chiamava, le scriveva, la ricordava nella preghiera. Ha fatto un regalo anche a me, permettendomi di accompagnarla e di ricevere anch'io la comunione dal Santo Padre». La mattina dell'8 maggio Marina ha percorso a piedi il

tragitto dall'ingresso del parco (Porta Rossa) fino all'area liturgica. L'emozione più forte è stata al momento della comunione. «Salendo verso il palco - racconta Giorgio - mi è sembrato che Marina si stesse andando a consegnare nelle mani del Signore: ha consegnato il suo corpo, la sua anima. Non si cancellerà mai dalla mia mente il momento in cui si è inginocchiata davanti al Papa. Non finirò mai di ringraziare don Beniamino per il regalo che ha fatto a Marina. E' stato il coronamento di un cammino di fede che abbiamo fatto assieme». Molti sacerdoti hanno aiutato i coniugi Malacchini in questi anni. Anche i medici hanno speso per lei tutta la loro professionalità e umanità. Una carissima amica, Michela Businello, ha aiutato Marina a livello psicologico. Il parroco, don Mauro, ha manifestato in più modi il suo affetto e la sua premura. Il 9 e il 10 maggio Marina è andata al lavoro. Venerdì 13 è partita per gli esercizi spirituali, al Cavallino. Ma il morso della malattia ha cominciato a farsi feroce, rendendo difficile il camminare e anche la lucidità. Alla partenza, l'ha salutata con un abbraccio, tra gli altri, il card. Marco Cè. Lunedì 16 è stata ricoverata in ospedale: continua è stata la processione di amici in visita. Anche le figlie sono riuscite a salutare la mamma per l'ultima volta. Giovedì 19 è partita serena, con il sorriso, da questo mondo. Il funerale, lunedì scorso, non è stato solo una funzione religiosa, ma una festa; e la chiesa non è bastata per contenere tutti i partecipanti. «Abbiamo sentito tanto amore conclude Giorgio - per questa donna che ha insegnato tante cose con la sua dignità». Paolo Fusco


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18 MESTRE - Il nuovo progetto di don Armando Trevisiol, che ha visto una inedita collaborazione tra un consigliere Idv e un assessore del Pdl...

Un nuovo “Don Vecchi”, per chi sta meno bene Il progetto è sempre più vicino, dopo che la Regione ha promesso un prestito a tasso zero e il pagamento di una retta Eviterà a 45 anziani, con la dovuta assistenza, di andare in casa di riposo: risparmieranno loro ma anche l’ente pubblico

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arà il numero cinque (si rischia ormai di perdere il conto). Il prossimo “Centro don Vecchi” che don Armando Trevisiol vuole realizzare, però, non sarà come gli altri. Avrà una fisionomia particolare per rispondere a un problema ormai non più rinviabile: come si può venire incontro alle necessità di cura degli anziani, ospiti dei tre centri finora attivi e del quarto che in autunno sarà aperto a Campalto, non più del tutto autosufficienti? Si tratta di circa 35 persone che nei miniappartamenti di Carpenedo o di Marghera non sono più in grado di provvedere a se stessi, né farebbero i salti mortali per andare in casa di riposo. Dove peraltro non basta suonare il campanello per trovare un posto. Progetto pilota regionale. Ecco, è partendo da questa esigenza che il sacerdote di Carpenedo sta per aprire un nuovo fronte, utile anche per chi non è della famiglia del "Don Vecchi". Anzi, utile agli anziani di tutto il Veneto. Ci sono infatti tutte le premesse perché possa diventare un progetto pilota regionale. Sarà una residenza per anziani in perdita di autosufficienza o con autosufficienza fragile. Da tempo don Armando cullava l'idea di una struttura a metà strada tra la residenza per anziani autosufficienti e la casa di riposo. Ma stavolta il progetto sta per decollare proprio perché la Regione Veneto l'ha sposato. «Loro sono interessati a un'iniziativa del genere: le spese che devono sostenere per gli anziani non autosufficienti sono enormi. Così è nata la convinzione che ci siano delle fasi intermedie, che portano alla non autosufficienza, nelle quali si può intervenire per dare un aiuto, meno oneroso e più attento alla dignità dell'anziano, che in casa di riposo è espropriato della sua capacità di scelta e della sua vo-

Alcuni ospiti del Centro Don Vecchi di Marghera giocano a tombola nel soggiorno comune. Sotto, la visita di Remo Sernagiotto, assessore regionale alle Politiche sociali, al Centro Don Vecchi di Carpenedo, accompagnato da Gennaro Marotta, alla presenza di don Armando Trevisiol

lontà», spiega don Trevisiol. Interesse bipartisan. La svolta è avvenuta un po' per caso. Prima l'incontro con Gennaro Marotta, consigliere regionale dell'Italia dei Valori, a un dibattito televisivo. A lui il sacerdote ha confidato il suo cruccio per questi anziani non più autonomi. Poi la promessa di Marotta: «Le porto l'assessore Remo Sernagiotto», che guida le politiche sociali nel Veneto. E così è stato. In visita al Don Vecchi di Carpenedo, a fine gennaio, l'assessore regionale è rimasto incantato. Si aspettava una sorta di casa di riposo, ha trovato invece un ambiente pulito, ordinato, con gli anziani che vanno e vengono. A perorare la causa – in linea con le intenzioni della Regione – si è messo anche un altro assessore regionale mestrino, Renato Chisso. Così l'idea ha potuto diventare progetto.

Lo staff. Attorno a un tavolo si sono seduti due architetti, Francesca Cecchi e Anna Casaril, Rosanna Cervellin, in pensione da poco dopo essere stata responsabile del servizio infermieristico dell'Ulss 12, e due colonne dello staff che ha sempre dato una

mano a don Armando: Andrea Groppo e Rolando Candiani, che dirige il Don Vecchi. Gli architetti hanno studiato una struttura che ha per base un modulo composto da due stanze, in ciascuna delle quali risiede un anziano, grandi abbastanza per ospi-

tare all'occorrenza, per ragioni di cura, anche un parente; un bagno, un cucinotto e un soggiorno in comune. «Così gli ospiti – commenta don Armando – possono vivere in modo autonomo quando credono, ma hanno anche la possibilità di trascorrere insieme altri momenti della giornata». Avendo una ridotta mobilità, possono così anche scambiare quattro chiacchiere con il vicino di camera. Il sostegno regionale. Per realizzare il progetto, per 45 posti letto, la Regione sarebbe pronta, in primo luogo, a concedere un mutuo venticinquennale a tasso zero: «Per noi è più conveniente che se ci dessero un terzo del costo finale», nota il sacerdote. E in più una retta di 22 euro circa per ospite. Dal canto suo il Don Vecchi 5 assumerebbe del personale per accudire all'ambiente e alle perso-

Don Armando Trevisiol

ne (pulizia personale, pasti, accudienza...). Se si aggiungono altri servizi, come la fisioterapia, l'importo della retta potrebbe crescere, ma restare comunque a livelli incomparabilmente più bassi rispetto alle case di riposo o alle Rsa. Chi paga cosa. Perché la filosofia è la stessa degli altri centri Don Vecchi: le spese di costruzione vengono coperte da contributi di solidarietà (dei mestrini, degli ospiti più abbienti, di istituzioni varie); al vitto provvedono gli ospiti stessi; l'unica spesa a loro carico è rappresentata dalle utenze, dal riscaldamento e dalle spese condominiali. Insomma: è come se avessero una donna di servizio e una badante da condividere tra più persone, pagata dalla Regione. Solo, a chi ha una pensione più alta viene chiesto un contributo, per sostenere chi ha meno e per far crescere altre strutture di questo tipo. Capito il risparmio, per gli ospiti e per l'ente pubblico? Il di più, in termini qualitativi, è rappresentato da un ambiente familiare, che non ha per nulla carattere sanitario, in cui è garantita la privacy, perché si ha una propria stanza, con dentro le proprie cose; e gli anziani non vengono sradicati dall'ambiente in cui hanno messo radici: il Centro Don Vecchi, appunto. «Permettiamo all'anziano – è la promessa di don Armando – di gestire la propria vita fino in fondo. Si abbatterebbero i costi per la collettività e si riserverebbe la casa di riposo solo per le situazioni più gravi». Paolo Fusco

Sorgerà a Carpenedo. O a Campalto Il costo sarà di 3,5 milioni di euro

A luglio sarà pronto il Don Vecchi 4 L’inaugurazione sarà l’8 ottobre

La prima pietra potrebbe essere posata nei primi mesi del 2012

Altri 64 miniappartamenti per anziani a Campalto

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ove si può realizzare questa residenza per anziani con autosufficienza fragile? L'ideale, per don Armando Trevisiol, sarebbe costruirla vicina al Centro Don Vecchi di Carpendo. Sta trattando, allo scopo, con il proprietario di un terreno tra il Don Vecchi e la via Martiri della Libertà. Ma se la trattativa non dovesse andare a buon fine, l'altra ipotesi è di utilizzare una parte del terreno a fianco del Centro Don Vecchi 4, a Campalto. Si tratta di 5.000 mq che risulteranno separati dall'altra parte della proprietà quando verrà costruito dall'Anas il by-pass di Campalto. Un sottopasso potrebbe unire le due strutture. Per la costruzione, secondo gli esperti di don Armando, sarebbero necessari 3,5 milioni di euro. Con un prestito a tasso zero da restituire in 25 anni la Fondazione Carpinetum di solidarietà cristiana onlus si farebbe carico di una rata di

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L’area in cui sorgono i Centri Don Vecchi a Carpenedo

circa 150 mila euro all'anno. Don Armando sarebbe contento se si potesse posare la prima pietra nei primi mesi del 2012. La fiducia c'è: «Non abbiamo mai visto un entusiasmo e una disponibilità da parte di un ente pubblico come la Regione mostra di avere per questo progetto».

Don Armando: «Mai visto tanta disponibilità da parte di un ente pubblico»

a data e l'ora dell'inaugurazione sono già fissate, potete già scriverle in agenda: sabato 8 ottobre, alle ore 11.00. Don Armando Trevisiol potrà tagliare il quarto nastro per un nuovo Centro Don Vecchi realizzato, questa volta a Campalto. Entro la fine di luglio, infatti, l'azienda consegnerà il fabbricato che ospiterà 64 miniappartamenti per anziani, dei quali 8 in grado di accogliere una coppia, costruito secondo uno schema non molto diverso da quello di Marghera. Oltre agli appartamenti saranno a disposizione degli ospiti abbondanti spazi comuni, con tavoli e divanetti, per favorire la socializzazione. La novità, stavolta, riguarda il risparmio energetico: uno dei lati corti del fabbricato ospiterà pannelli fotovoltaici; sul tetto è stato predisposto tutto per installarne altri, quando ci saranno i soldi per procedere. Dopo la consegna si provvederà al-

Ecco come sarà il Centro Don Vecchi 4 di Campalto

l'arredo, quindi all'assegnazione degli alloggi. Sul fronte della gestione, coloro che oggi garantiscono il buon andamento della struttura di Marghera – i signori Lino e Stefano – passeranno a Campalto, dopo aver passato le consegne a un'altra coppia che continuerà la loro opera.

Ci saranno anche pannelli solari per la produzione di energia


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CHIRIGNAGO - E’ stato restaurato nel 2006

L’organo compie 100 anni: concerto il 2 giugno

IL 2 GIUGNO AL ROSSAROL “CORRI AL FORTE" Si intitola "Corri al forte - meeting people" l'iniziativa che avrà luogo giovedì 2 giugno presso Forte Rossarol a Tessera. Il programma prevede, nella splendida cornice naturalistica dell'ex struttura militare (dove sono ospitate dal Centro Don Milani comunità per richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati), una corsa competiviva di 5 o 10 chilometri, con partenza alle ore 9.30 (iscrizioni dalle ore 8.00 alle 9.00). Al termine della corsa ci sarà un momento di festa, con musica e buffet etnico e, per chi vuole, approfondimenti con esperti sui temi dell'immigrazione.

Fu realizzato dalla ditta Mascioni nel 1911

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on il concerto strumentale e vocale di giovedì 2 giugno alle ore 20.30 la chiesa di san Giorgio di Chirignago festeggia i cento anni del suo organo Mascioni. Era infatti il 1910 quando mons. G. Battista Buso, arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914, all’età di 89 anni, con la Fabbriceria della parrocchia e motivato dalla riforma musicale Ceciliana, commissionò la costruzione di un organo alla ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio di Varese: era il terzo organo di Chirignago, parrocchia allora molto estesa. Il secondo era stato realizzato dal veneto Pietro Bazzani nel 1877 per la nuova chiesa di Chirignago, appena costruita; e sarebbe stato venduto poi alla chiesa di Dolo nel 1914. Il primo era stato un Callido del 1767, opera 33, nella vecchia chiesa di Chirignago, demolita per ampliare e rettificare via Miranese. Il progetto dell’organo Mascioni fu coordinato dall'ing. Ignazio Saccardo, nobile veneziano presente spesso nella villa di famiglia a Chirignago, il quale progettò anche la cantoria in legno sopra l’ingresso principale della chiesa, dove lo strumento, realizzato a Cuvio con il numero d’opera 300 in meno di un anno, fu instal-

lato prima della Pasqua del 1911, in occasione del 50° anniversario della presenza di mons. G. B. Buso a Chirignago. L’opera costò alla parrocchia 9.200 lire. Il collaudo avvenne il 1° giugno 1911 per opera del Maestro Oreste Ravanello, Direttore della Cappella Antoniana di Padova, per il quale l’organo era il re degli strumenti e che così scriveva del Mascioni di Chirignago: “Tengo a dichiarare che la massima lode deve darsi ai ripieni. Meravigliosi registri questi! D’un suono dolce, argentino e nello stesso tempo robusto e maestoso”. Il nuovo organo presentava e presenta una consolle posizionata in cantoria, composta da 2 tastiere di 58 note e da una pedaliera di 30 pedali paralleli. I registri sono 51. Le canne sono 1604: 18 ne furono rubate nel 1944, negli anni tristi della guerra, e mons. Riccardo Bottacin, arciprete di Chirignago in quel periodo, le ordinò nuove alla Ditta Mascioni nel 1949, per un costo di L.145.000. L'organo, anche se sottoposto più volte a manutenzione, versava negli ultimi tempi in condizioni tali da richiedere un serio restauro che è stato realizzato su commissione dell’attuale parroco don Roberto Trevisiol, convinto da-

LA FESTA DI MAGGIO A S. ANDREA DI FAVARO

L’organo posizionato nella cantoria e un particolare della sua consolle

gli appassionati ed esperti di musica della comunità. L’intervento è stato affidato nel 2006 alla stessa Ditta Mascioni che lo aveva costruito nel 1911 e che, per riportarlo a nuova efficienza, lo ha smontato completamente in tutte le sue strutture, trasportandone alcune nei laboratori specializzati di Cuvio. Nella storia degli ultimi cento anni di Chirignago l’organo Mascioni è stato una presenza importante: ha dato solennità alla vita liturgica in un territorio che fino agli anni ’50 si estendeva da Marghera fino a Zelarino, ha accompagnato la preghiera dei momenti felici e di quelli dolorosi di tante generazioni, ha determinato la nascita e la

presenza quasi centenaria di una corale parrocchiale conosciuta e stimata da tutti i paesi circostanti, ha stimolato ed arricchito la vita culturale. Sembra giusto quindi alla comunità, giovedì 2 giugno, celebrare la significativa ricorrenza col concerto organizzato dal Gruppo culturale “A. Luciani”: lo si farà con la presenza del Maestro organista Silvio Celeghin di Noale che eseguirà musiche di Vivaldi, trascritte per organo, di M. E. Bossi, di O. Ravanello, di S. Zanon e di F. Liszt. Il programma vocale con 10 brani di musica sacra sarà invece eseguito dal coro “San Bartolomeo Ap.” di Ballò di Mirano diretto dal Maestro Diego Trevisan. (L.F.B.)

Inaugurata il 26 maggio, proseguirà fino al 6 giugno la "Festa di Maggio" organizzata nella parrocchia di S. Andrea di Favaro. Si potranno assaggiare i piatti dello stand gastronomico (fino al 29 maggio e dal 1° al 6 giugno). Nelle stesse serate si potrà ballare con musica dal vivo; a disposizione dei bambini ci saranno i giochi gonfiabili. Domenica 5, alle 16.30, la IV Festa del bastardino; alle 21.00 estrazione premi Lotteria di primavera.

FINO AL 2 GIUGNO LA XII SAGRA DI BISSUOLA Dal 27 al 29 maggio e il 1° e 2 giugno la parrocchia di S. Maria della Pace ospiterà la XII Sagra di Bissuola. In quelle serate sarà aperto lo stand gastronomico; ballo liscio il 28 e 29 maggio e il 1° giugno. Venerdì 27, alle 20.45, concorso "Si salvi chi può" per artisti dilettanti; il 2 giugno, da "Area Zelig", cabaret con "Paolo e Max". Il 29 maggio processione mariana; a seguire la messa solenne.

FESTA DELLA PARROCCHIA A S. GIOVANNI EVANGELISTA Dal 1° al 5 giugno nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista va in scena la 18^ Festa della parrocchia. Fornitissimo, come sempre, lo stand gastronomico, che proporrà anche pizza (mercoledì e venerdì) e pesce fritto (da venerdì a domenica). Mercoledì 1 serata giovani, giovedì 2 serata danzante, venerdì 3 musica e balli a cura dei giovani della parrocchia, sabato 4 serata danzante, come pure domenica 5; e ancora tornei di briscola, scopa, ping pong e calcio balilla. Domenica 5 la santa messa solenne; al termine brindisi sul sagrato.

FESTA DI S. MARIA GORETTI DAL 3 AL 5 GIUGNO Dal 3 al 5 giugno si svolgerà presso la parrocchia di vicolo della Pineta, a Carpenedo, la Festa di S. Maria Goretti. La comunità si riunirà in preghiera martedì 31 alle 20.30 per la chiusura del mese mariano e l'infiorata a Maria; domenica 5 giugno, alle 11.00, per la messa a conclusione dell'anno pastorale e la festa dei lustri di matrimonio. Dal 3 al 5 giugno sarà aperto il servizio di ristoro. Il 3 giugno, alle 21, "La Corrida": dilettanti in patronato; il 4 giugno serata di danze Country; il 5 giugno serata danzante.


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AMMINISTRAZIONE - Sabato il primo consiglio comunale

MANIFESTAZIONI - Ora la mostra sarà itinerante

La nuova giunta: ecco nomi e deleghe E’ Il sindaco mantiene

Il Sile tra natura e arte: un successo di pubblico

stata varata la nuova giunta comunale che amministrerà Quarto d’Altino nei prossimi cinque anni. Il sindaco, Silvia Conte, potrà contare sull'aiuto di quattro assessori (uno in meno della scorsa amministrazione) e tre consiglieri delegati. Non solo il primo cittadino è donna, ma anche il suo vice: Raffaela Giomo, oltre alle deleghe dell'edilizia privata e dei servizi socio-sanitari, sarà vicesindaco. Radames Favaro si occuperà di ambiente, viabilità e trasporti, energie rinnovabili, protezione civile e sport. A Paolo Albertin vanno i lavori pubblici, il patrimonio, le manutenzioni, l'arredo urbano e il lavoro. Tutti e tre questi assessori sono stati scelti tra i consiglieri eletti nella lista "Silvia Conte Sindaco". E' un esterno, invece, con competenze tecniche, Guido Sartoretto, cui sono stati affidati il bilancio, i tributi e il personale. Ad altri tre consiglieri del-

alcune deleghe di peso: urbanistica, cultura, attività produttive la lista che ha vinto le elezioni sono state affidate delle deleghe: Gianni Foffano seguirà le politiche giovanili, la Tav e gli inceneritori; Roberto Pavan la tutela e la valorizzazione della laguna; Emanuele Taschin si occuperà in particolare delle esigenze della frazione di Portegrandi. Silvia Conte, infine, ha tenuto per sé alcune deleghe di peso: le politiche per la famiglia, l'urbanistica (il Comune dovrà redigere il Pat), la Polizia locale e la sicurezza, il turismo, le pari opportunità,

Molti visitatori alla mostra della Pro Loco

di Quarto d’Altino S la pubblica istruzione, la cultura e le attività produttive. La prima riunione del Consiglio comunale è fissata per sabato 28 maggio alle ore 16.00, in modo da coinvolgere anche la cittadinanza. Sarà suonato l'inno nazionale e si assisterà al giuramento sulla Costituzione. «Chiederemo ai cittadini anche di esporre le bandiere tricolore e di tenerle esposte fino alla festa nazionale del 2 giugno», spiega il sindaco. Nei primi giorni dopo l'elezione, come promesso, il nuovo sindaco ha ottenuto

che l'orologio del nuovo edificio dell'Ater entrasse in funzione. «Un segno della cura e della voglia di far ripartire questo paese», spiegava Conte al nostro giornale. E nel corso del fine settimana il nuovo primo cittadino ha già visitato tutte le frazioni: venerdì ha brindato nel capoluogo, sabato ha partecipato alla messa della mamma alle Crete (si veda qui sotto), domenica ha presenziato alla manifestazione "Altino in altalena" mentre alla sera era alla sagra di Portegrandi. (P.F.)

ono stati migliaia i visitatori della mostra “Il Sile tra natura e arte” a Quarto d’Altino: un successo di pubblico sorprendente che, dal giorno dell’inaugurazione avvenuta il 30 aprile scorso, ha catalizzato l’attenzione di cittadini, autorità locali, giornalisti, amanti dell’arte e della cultura in genere. Sono stati soprattutto i giovani i protagonisti all’interno del nuovo stabile comunale, acquistato dall’Ater, dove la Pro Loco ha allestito la mostra che ora sarà itinerante: soprattutto le scolaresche del territorio, accompagnate dai loro insegnanti, hanno contribuito ad accrescere il flusso dei visitatori e ad incrementare l’inte-

TELETHON - In collaborazione con Federparchi

“Walk of life” sul Sile L’ambiente promuove la ricerca

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l Parco del Sile apre le porte alla ricerca sulle malattie genetiche: infatti nel weekend del 28 e 29 maggio, nel territorio del parco si svolgerà l’iniziativa “Walk of life, il cammino per la ricerca”, promossa da Telethon in collaborazione con Federparchi – Europarc Italia. Solidarietà e valorizzazione del patrimonio naturale. La manifestazione ha lo scopo di coniugare la solidarietà sociale con la valorizzazione del patrimonio naturalistico nazionale, mettendo in evidenza l’antico e stretto legame tra uomo e natura, in concomitanza con la settimana europea dei Parchi; saranno infatti più di 100 in Italia i parchi coinvolti nell’iniziativa, che mira alla raccolta di fondi per la cura di malattie genetiche rare. La ricerca scende in strada. «Per dare ulteriore benzina alla macchina della ricerca dobbiamo essere presenti in diversi momenti dell’anno e raggiungere anche chi non guarda la televisione – ha dichiarato il presidente di Telethon Luca di Montezemolo – ci augu-

riamo per questo che tante famiglie italiane scelgano di passare una giornata piacevole e di avvicinarsi ai temi della ricerca in un contesto diverso. Cosa c’è di meglio che passare qualche ora all’aria aperta, in posti bellissimi, imparando qualcosa ed aiutando chi è meno fortunato?». A piedi, in kayak, in bicicletta. Attraverso questo evento non competitivo si offre ai visitatori la possibilità di intraprendere varie escursioni a piedi, in kayak, in bicicletta alla scoperta del Parco naturale regionale del fiume Sile: per quel che riguarda le passeggiate, è possibile intraprendere il percorso denominato “Il Sile, l’antica Via dei Dogi”, che dal centro di Treviso si dirige verso la provincia di Venezia, seguendo il corso sinuoso del Sile. Per chi vuole intraprendere i diversi percorsi a piedi o in bicicletta, a Casale sul Sile, presso la frazione di Lughignano in via Torre n. 70, sono disponibili le cartine tematiche del Sile e il servizio noleggio biciclette che permetterà di dirigersi sia verso Treviso sia

MESSA DELLA MAMMA ALLE CRETE Una messa per ricordare tutte le mamme: secondo la tradizione, è stata celebrata sabato scorso alle Crete, nella palestra della frazione. L'appuntamento è stato posticipato rispetto alla Festa della Mamma, a causa dell'arrivo del Papa a Venezia lo scorso 8 maggio. Hanno assicurato la loro presenza sia il nuovo sindaco che quello che ha appena cessato il suo incarico. Celebrante era don Jacob, che quest'anno tornerà in Africa: è stata anche un'occasione per un saluto a lui.

verso Quarto d’Altino, nelle giornate del 28 e del 29 maggio, dalle 9.00 alle 20.00; lungo i percorsi saranno dislocati dei punti di raccolta, dove il visitatore potrà trovare ristoro e partecipare alla gara di solidarietà attraverso una donazione libera. Una novità del 2011 è la possibilità di effettuare escursioni in kayak: dalla sede di via Torre a Casale, si potranno noleggiare le imbarcazioni e risalire il fiume fino al porticciolo di Casier o scendere secondo corren-

te fino a Casale sul Sile. «Motivo di grande orgoglio». «Per il sistema dei parchi italiani, il fatto che Telethon ci abbia chiesto di essere parte di questo progetto è motivo di grandissimo orgoglio – ha dichiarato Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi – sarà una grande occasione per sensibilizzare gli italiani su due missioni importanti: salvaguardare un grande patrimonio di biodiversità (le aree protette sono il 12% del territorio italiano) e aiutare la ricerca a trovare le

terapie per tante malattie genetiche rare». Anche in internet. Anche Internet contribuisce a favorire l’iniziativa: è nato infatti un sito ad hoc (www.walkoflife.it), che permetterà di raccogliere tutti i momenti salienti di “Walk for life” e dove è possibile trovare l’elenco di tutti i parchi che hanno aderito al progetto, scoprire tutte le attività programmate, caricare fotografie e commentarle insieme agli amici. Beatrice Giai Gischia

resse per il principale soggetto ispiratore dell’esposizione: il Sile. «Siamo soddisfatti della manifestazione che ha coinvolto attivamente un gran numero di volontari», ha detto il presidente della Pro Loco Renato Salomoni. «Sono state più di ottanta le persone coinvolte nell’organizzazione delle Mostre in piazza di quest’anno: devo ringraziare tutti coloro che hanno lavorato con noi in questa grossa impresa, perché per la prima volta abbiamo avuto a disposizione un locale diviso in due piani, da destinare interamente agli espositori locali e internazionali. Devo sottolineare anche la collaborazione con l’Associazione Fenix, che ha montato il plastico del fiume Sile all’interno del primo piano del Centro Culturale: è stato un lavoro certosino». Grande entusiasmo anche da parte del curatore della mostra Dante Carraro: «Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto più di un anno fa: ad aprile – maggio 2010 ho cominciato a raccogliere le adesioni degli espositori per il 2011, innescando un meccanismo di crescita del livello della manifestazione; poi sono iniziati i contatti per ricercare gli sponsor e per rielaborare la Cartella finale. Chi ha assistito alla cerimonia di inaugurazione, in realtà, ha visto solo l’ultimo atto dei lavori, che hanno richiesto preparazione e impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti. Siamo convinti che ora abbiamo sfondato una porta e che il meccanismo di crescita culturale del nostro paese è ormai avviato: manifestazioni come questa si devono alla caparbietà di tante persone che lavorano in sinergia solo spinti dalla passione e dall’amore per l’arte». Nella mostra “Il Sile tra natura e arte” hanno presentato le loro opere, realizzate per l’occasione, 16 pittori: Lino Epiphany, Roberto Marangon, Paolo Canciani, Manola Mazzon, Claudia Rossini, Sonia Chinellato, Silvano Sartori, Daniela Bonesso, Ilario Menegaldo, Plinio Zorzi, Luigi Rincicotti, Celestino Mazzon, Simone Bonato, Roberto Furlan, Cristina Mavaracchio, Rossella Steffan; uno scultore: Gianfranco Miotello; sette poeti: Dante Carraro, Claudio Widmar, Lino Epiphany, Tiziano Spigariol, Barbara Livio, Michele Balen, Massimo Bisconcin. Per conservare memoria dell’evento, tutti i quadri e le poesie, riprodotte su carta speciale nel formato 50x40, sono state raccolte in una cartella, acquistabile dal pubblico. (B.G.G.)


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PORTO SANTA MARGHERITA

Maratona di biciclette Si corre domenica 29 maggio a Porto Santa Margherita la maratona di biciclette e mountain bike per tutti, organizzata da Diego Rizzetto della “Gelateria la Fiesta” in collaborazione con lo stabilimento “Verde Mare Club” e i ristoranti “Twister" e "Portesin”. Si parte da Porto Santa Margherita alle ore 10, lungo la pista ciclabile di Duna Verde, il percorso si sviluppa all’interno dell’entroterra di Caorle ed Eraclea Mare, 20 km lungo stradine e sentieri immersi nella campagna che costeggiano il fiume Lemene. (D.B.)

del

Litorale

ERACLEA - Andrea Babbo: Al di là del risultato (la vittoria di Talon su Teso) ha vinto il dibattito

CAVALLINO-TREPORTI - Appuntamento il 19 giugno

«Durante le elezioni qui a Eraclea si è fatta politica su temi “alti”»

Il Palio remiero 2011 apre ai turisti Dalla Svizzera in arrivo un dragonboat

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l voto ad Eraclea è stato caratterizzato, al di là dell'esito, da un dibattito alto, improntato sui temi dell'etica, grazie agli stimoli dell'Associazione culturale “Fra terra e cielo” di Eraclea. Dopo l'intervista su GV del presidente Andrea Babbo, l'associazione aveva sottoposto un questionario etico ai candidati: «Lo spessore delle risposte e il numero di contatti internet, più di cento al giorno, ha certamente lasciato un segno importante nel panorama politico-culturale di Eraclea ed aperto una speranza per il destino della nostra città», è il commento del presidente. A lui GV ha chiesto un commento successivo al voto, che ha portato alla vittoria di Giorgio Talon sul sindaco uscente Graziano Teso. «Premesso che un’analisi di tipo politico sulle recenti elezioni amministrative – esordisce Babbo – è un esercizio che esula dalla “mission” di un Centro culturale, tuttavia, quello che è accaduto in questa campagna elettorale merita alcune riflessioni. L’impressione che abbiamo avuto è che la politica in qualche modo faccia sempre più fatica a far emergere l’ideale che la muove, ma quando il livello dei discorsi viene elevato al punto in cui si gioca la vera partita dell’umano, la risposta non si faccia attendere: è come una boccata di ossigeno, un raggio di sole tra le nuvole, ed è qualcosa di cui tener conto». Cosa è emerso dalle risposte del questionario etico? Una cosa è emersa con prepotente evidenza dalle risposte:

dove è ignoto il principio autentico dell’agire umano è ignota anche la fine. Una politica al servizio del popolo porta a una città laboriosa e prolifica ma una politica rinchiusa in se stessa consegna i cittadini alla tetra figura della paura e della sfiducia. Nel suo intervento a GV ha insistito molto sull’idea di bene comune. Vuol provare a dare concretezza a questa idea in modo che possa essere utile a chi è stato investito della responsabilità di governare il territorio? Noi amiamo guardare la nostra città, le sue trasformazioni in relazione alla consapevolezza che i suoi abitanti ne hanno. Mi spiego: molti di noi hanno in testa un’idea di città scontata, il mare come risorsa da spremere e non da valorizzare, la piazza come luogo di commercio e non di relazioni, le frazioni come dormitorio... insomma un’idea di città funzionale e utilitarista, non identitaria. La città sta cambiando, l’uomo moderno sta cambiando e di questo cambiamento noi percepiamo solo gli aspetti più immediatamente visibili, la casa di riposo, il terzo piano del municipio, la nuova farmacia, la pista ciclabile, tutte

cose necessarie ma il gusto del vivere, dov’è? La voce delle persone va ascoltata non basta usarla per elaborare statistiche. Ci sono cose che alle statistiche sfuggono: il desiderio di vivere, la bellezza, la resistenza della persona all’invadenza dei poteri (non solo quello politico ma anche quello dei media, della moda, del politically correct). Una bella idea di città quella che sta illustrando... Io credo che si possa parlare seriamente solo di ciò che si ama, anche se questa è, in realtà, la cosa più difficile ma, secondo me, difficile vuol dire umano, perché essere delle bestie è più facile che essere uomini, ed è l’amore per Eraclea a dettarci le parole e a cercare di offrirle agli altri per condividere tutto questo. Una città si costruisce non attorno al potere ma attraverso gli incontri tra le persone. Chiudere una scuola, perdere il ruolo fondamentale delle piazze, non avere un teatro in cambio di volumetrie e capannoni, tutto questo non ha prodotto libertà, ma una fragilità impressionante. Se chiudono una scuola e mettono al loro posto un fast food siamo tutti un po’ più poveri, tutti abbiamo un pezzo di solitudine in più. Per

L’associazione Fra terra e cielo ha animato la campagna elettorale proponendo un questionario etico ai candidati. «Ora il sindaco pensi a Eraclea»

Tra le novità anche la partenza a cronometro dei campioni

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Andrea Babbo

questo affermiamo la necessità di creare spazi di aggregazione attraverso nuovi luoghi di convivenza e, dove possibile, di valorizzazione di quelli esistenti. C’è bisogno di un rinnovato coraggio culturale dentro la città, dobbiamo fidarci di quello che siamo a partire da quello che c’è, non da ciò che manca. In cultura non esiste neutralità, chi non costruisce inevitabilmente demolisce, chi non fa crescere fa tappo. C’è qualcosa che vuol dire al nuovo sindaco? Di amare Eraclea. Al resto possono pensare i tecnici, i membri della “squadra”. Il sindaco è qualcosa di diverso da un premier o da un parlamentare, non è, innanzitutto, un politico: è una presenza umana forte che deve essere in grado di amare la città con determinazione e coraggio. Se il sindaco è una presenza importante, il cittadino è più disposto a fare sacrifici perché si sente parte di un’opera comune. In caso contrario un primo cittadino concentrato a compiacere i potenti cercherà di evitare i conflitti in modo che tutto continui a funzionare come sempre ossia a invecchiare, a perdere senso, a togliere ogni speranza. Giampaolo Rossi

LITORALE

di Giampaolo Rossi

Il neo sindaco dice no

Giorgio Talon, neosindaco di Eraclea, ha detto no alla spiaggia dei nudisti

Memorial Renato Gelli

Il neo sindaco di Eraclea Giorgio Talon, contrariamente al suo collega di Jesolo, non è interessato ad aprire una parte dell'arenile dell'isola del “Mort” ai naturisti. Una richiesta in tal senso sembra arrivato da un gruppo di russi. L'area del Mort giuridicamente appartiene a Jesolo ma sul suo uso c'è in piedi una lunga controversia con Eraclea.

Sabato 21 e domenica 22 maggio presso il Palasport dell'Istituto professionale Cornaro del lido di Jesolo si è svolto il 32° Campionato nazionale Libertas Karate, il 19° Trofeo Città di Jesolo Arno Cattel e il 7° Memorial Renato Gelli indetti dal Centro Nazionale Sportivo Libertas e organizzati dal Comitato Regionale Libertas del Veneto.

Mare e Vela a Scuola

L'assessorato alle Politiche sociali di Jesolo lancia un progetto per la realizzazione di orti per anziani. Sulle base delle domande presentate l'Amministrazione comunale stipulerà un disciplinare per l'utilizzo degli orti. Gli assegnatari costituiranno un gruppo di lavoro. Ulteriori informazioni al Centro Diurno per la Terza Età “S. Pertini” dal lunedì al sabato dalle 14.00 alle 19.00; tel 0421350603

Il progetto “Il Mare e la Vela a Scuola", promosso da Hobby Vela Jesolo con il patrocinio del Comune si concluderà al "Teatro Vivaldi" di Jesolo il prossimo 3 giugno, alle ore 10. Nel progetto sono stati coinvolti circa 120 alunni dei due Istituti comprensivi del comune. Sarà proiettato un video con il materiale raccolto durante lo svolgimento del progetto con immagini registrate sia in classe che in barca.

Festival dei fiori Il 28 e 29 maggio Jesolo ospita la Finale Nazionale della Coppa Italia Federfiori, organizzata dalla Federazione italiana dei fioristi di Confcommercio. Sarà il veronese Federico Savoia a rappresentare il Veneto. Teatro dell'evento lo spazio all'aperto tra il Palazzo del Turismo e piazza Brescia. Claudio Marigo, presidente provinciale Federfiori Venezia annuncia anche che una mongolfiera di 6 metri di diametro sarà sospesa a 13 metri d'altezza sul Palaturismo.

Orti per gli anziani

Orti per gli anziani a Jesolo: le domande vanno spedite al Centro Pertini

Salvata dal suicidio Una donna di Eraclea è stata salvata dal suicidio grazie ad un'amica con la quale stava chattando e alla quale aveva confidato di voler farla finita. L'amica ha subito avvertito la Questura ed è scattata la macchina dei soccorsi che ha portato gli agenti del Commissariato di Jesolo nella abitazione della donna, ad Eraclea, trovata già priva di sensi. Portata in ospedale, la donna se la caverà.

onto alla rovescia per il Palio Remiero 2011, in programma il 19 giugno, che quest’anno, oltre alle contrade di Cavallino-Treporti, coinvolgerà anche i turisti. Superate anche quest’anno le difficoltà economiche, la manifestazione che ricorda le tradizioni della voga alla veneta è stata conferma e presenta pure delle novità. «Parteciperà anche un gruppo di vogatori svizzeri in dragonboat da Basilea annuncia Armando Ballarin, vice presidente dell’associazione Palio Remiero - fra le novità il menù del Palio a chilometri zero e la partenza a cronometro per le regate delle campionesse e dei campioni. Partiranno per primi quelli con il punteggio più alto di qualificazione. Fra le regate satellite quella delle parrocchie con 8 partecipanti provenienti anche da fuori Cavallino e i campioni di voga con i bambini in caorlina». «Questa edizione arriva dopo un momento di difficoltà - ricorda il sindaco Claudio Orazio - ma il Comune farà la sua parte con un contributo di 10.000 euro e varie esenzioni». Altri contributi sono arrivati dalla

Provincia (2.000 euro) e dalla Regione (8.000 euro). Nei giorni scorsi si sono svolti i sorteggi per gli abbinamenti fra i colori e le contrade della nuova edizione. Il bianco è andato al Saccagnana, il canarin al Lio Piccolo-Mesole, il viola al Ca’ Vio, il celeste al Punta Sabbioni, il rosso al Cà Pasquali, il verde al Treporti, l’arancio al Cavallino-Faro Piave-Ca’ di Valle, il rosa al Ca’ Savio e il marron al Ca’ Ballarin. Confermate anche le feste delle contrade, le serate enogastronomiche che faranno da apripista alle gare di voga. I prossimi appuntamenti sono il 26 maggio nella contrada a Punta Sabbioni, il 27 maggio sempre a Punta Sabbioni si terrà la Serata Giovani mentre il 29 maggio ci sarà la festa di contrada Mesole. Un Palio Remiero 2011 molto atteso quello di questa estate che vede il presidente Aldo Rosso al suo primo mandato nella manifestazione remiera del litorale nord arrivata alla undicesima edizione. Fra le novità anche la scelta dell’artista Gianmaria Potenza che sarà l’autore del Palio d’arte. Giuseppe Babbo

CAVALLINO-TREPORTI - Nonostante 4000 firme raccolte

Visite a pagamento al poliambulatorio Ancora nessuna risposta dall’Ulss 12 Residenti e turisti costretti a pagare per le visite specialistiche

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uattromila firme e due sindaci per un ticket sanitario che non arriva. E’ il riassunto dell’ennesima anomalia sanitaria che sta vivendo Cavallino-Treporti. Gli oltre 13.000 residenti, ma anche i 6 milioni di turisti che abitualmente frequentano il litorale nord, continuano a chiedersi perché per una visita medica sono costretti a rivolgersi a pagamento al Poliambulatorio San Marco, quando la stessa struttura fin dal 2009 ha ottenuto il nullaosta per ben 17 diverse specialità da parte dell’Agenzia regionale socio sanitaria per operare nell’ambito del sistema sanitario veneto. A risolvere il problema non è servita né la petizione pubblica del 2010 che ha raccolto ben 4.000 firme né, le reiterate richieste dei sindaci Erminio Vanin prima e Claudio Orazio poi: dall’Ulss 12 di Venezia nessuna risposta. La vicenda ha dell’incredibile a fronte di una domanda che va dalle 6000 alle 8000 prestazioni all’anno per cardiologia, angiologia, dermatologia, neurologia, oculistica, chirurgia generale e plastica e medicina dello sport (centro

regionale autorizzato). Ma anche ortopedia, fisiatria, day hospital compreso. «A questo punto - dichiara Alfonso Sinisi, responsabile della struttura - sono aperto a qualsiasi trattativa anche se, da medico e da cittadino, resto allibito di fronte al silenzio e alla latitanza dell’Ulss 12 che, proprio per voce del responsabile del distretto sanitario 9 (che comprende Lido, Cavallino Treporti e Burano), ci ha più volte chiesto la massima collaborazione. Ora, in quanto imprenditore nel settore della sanità, ho associato la mia azienda all’Asi (Associazione sviluppo imprenditoriale di Cavallino Treporti), perché se è vero come è vero che l’unione fa la forza, sostenuto dall’associazione, pretendo una risposta o almeno un incontro con un referente credibile per risolvere un problema di servizio pubblico che riguarda oltre alla nostra vasta comunità anche quei milioni di turisti che la frequentano ogni anno». «L’inerzia della burocrazia o eventuali altri interessi non possono penalizzare la salute dei cittadini», ha aggiunto il presidente dell’Asi Massimo Bernardo. (G.B.)


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GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

CAORLE - Preoccupazioni del Comune sul tema delle concessioni degli arenili, ma non solo

CAORLE - Segnalazioni dei genitori arrivate in Comune

Poste, uffici pubblici, sanità e turismo Lo sfogo di Sarto: «Siamo lasciati soli»

Battaglia all’alcol ai minori Puniti anche gli “amici”

Il sindaco Marco Sarto

J’accuse del sindaco: «Scarsa attenzione alle località balneari»

«S

iamo alla deriva. E preoccupa soprattutto l’assordante silenzio delle istituzioni». E' questo il “grido di dolore” lanciato dal sindaco di Caorle, Marco Sarto, che ad un anno dal suo annunciato addio alla carriera politica, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Anzi, più che un sassolino. A preoccupare Sarto è la situazione non solo a livello locale. «Stiamo vivendo un momento di straordinarie difficoltà, non solo economiche ma sociali. Ci vengono continuamente sottratti servizi senza nessuna possibilità di reazione; e molti di quelli che rimangono sono di un’inefficienza clamorosa. Penso, ad esempio, all’Ufficio delle entrate». Oggi a Portogruaro è rimasto, infatti, solamente una sorta di “front-office” e se un residente del Veneto Orientale ha necessità di discutere una qualsiasi pratica è costretto a recarsi all'ufficio centrale di Marghera. «Siamo tornati indietro di 40 anni», commenta amara-

mente Sarto. Il primo cittadino non risparmia critiche neppure alla gestione di servizi essenziali quali la sanità regionale e la consegna della corrispondenza. «Dire che la sanità è allo sbando sembra riduttivo: conti regionali in profondo rosso che nel giro di pochi giorni rientrano, ma soprattutto liste d’attesa insostenibili per qualsiasi paese civile, ospedali da chiudere o non chiudere, reparti che vengono trasferiti, anzi no. E da ultimo la soppressione dei punti di prelievo in diversi comuni. Sulla condizione di Poste italiane non aggiungo nulla a quanto già detto: credevamo di aver toccato il fondo ma forse non è così». «Manca una politica turistica». La preoccupazione principale di Sarto riguarda soprattutto la politica turistica del governo, della Regione Veneto e della Provincia di Venezia. L'assenza di un chiaro indirizzo in materia preoccupa le località turistiche e Caorle non fa eccezione: «E’ una situazione desolante. Soprattutto se si pensa a

quanta poca attenzione Regione Veneto e Provincia di Venezia riservino al turismo balneare; basta leggere la proposta di legge sull’argomento, licenziata dalla Giunta Regionale, che trascura completamente la prima industria non solo del Comune di Caorle ma di tutte città del litorale. La considerazione viene spontanea: ci troviamo abbandonati a noi stessi, soli con i nostri cittadini». Contestata poi la decisione sulle concessioni delle spiagge: «Si cerca solo il consenso politico», afferma il sindaco riferendosi alla proposta formulata nel decreto sviluppo del Governo. «Quando noi sindaci, negli scorsi anni, chiedevamo garanzie per i nostri imprenditori ci rispondevano che non si poteva andare contro Bruxelles e oggi ci ritroviamo con un assurdo diritto di superficie di 90 anni, trasformato frettolosamente in 20 anni, per il quale viene da chiedersi che senso abbia comportarsi correttamente, considerato che è stato emanato solo per sanare abusi edilizi nelle Regioni

del sud». A Caorle, invece, da tempo si teme che i privati possano subentrare al Consorzio Arenili, ente senza scopo di lucro, nella gestione degli arenili. La discussione sulla proposta del Governo è dunque seguita con particolare interesse in città. Da ultimo, il sindaco ha voluto esprimere la propria preoccupazione per la grave situazione in cui versano le Aziende di Promozione Turistica. Le Apt hanno da sempre rappresentato un importante pilastro dell’economia turistica per tutti i comuni del litorale. A tutt’oggi, però, ancora non si sa quali funzioni potranno rivestire a causa dei continui tagli di cui sono state protagoniste. «Non sappiamo se gli uffici apriranno o meno, se i dipendenti verranno riassunti o se dovranno trovarsi un’altra occupazione. Di certo vediamo che materiale informativo non ne viene stampato e l’apertura al pubblico degli uffici è ridotta al minimo». Riccardo Coppo

Sanzioni per chi regala alcolici agli under 16

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inorenni in stato d'ebbrezza: è allarme in città dopo che, nelle scorse settimane, sono giunte al sindaco Sarto diverse segnalazioni da parte di genitori che hanno trovato i propri figli, non ancora sedicenni, in preda ai fumi dell'alcool. «Mi hanno contattato alcuni genitori – ha dichiarato, infatti, Marco Sarto per informarmi del fatto che i loro figli minorenni sono rientrati a casa in evidente stato di alterazione alcolica. E’ palese che questo tipo di situazione, oltre che essere illegale, rappresenta un danno per la salute dei ragazzi ed una triste pregiudiziale per la vita futura dei più giovani. Ho quindi inteso chiedere un più attento controllo sui locali pubblici da parte degli agenti della Polizia Locale e, se necessario, anche con azioni in borghese». Il comune di Caorle ha dunque deciso di riprendere la crociata anti-alcool ai minori, cominciata con una prima ordinanza nel 2009. Accanto alla legge vigente sul scala naziona-

JESOLO - Iniziativa della Fondazione terra d’acqua e dell’Aja

I VOLONTARI CLOWN IN OSPEDALE

Gli hotel chiedono un euro a turista Ma per progetti di solidarietà

Il nostro naso rosso per illuminare un sorriso

Nasce “Jesolo spiaggia etica”: contributi in favore del sociale

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adicare la cultura del dono sul territorio». Parole impegnative pronunciate da Paolo Rizzante, presidente della Fondazione terra d'acqua, nella sede dell'Associazione degli albergatori jesolani annunciando, assieme al presidente dell'Associazione Massimiliano Schiavon e al presidente dei giovani albergatori Matteo Rizzante, per l'inizio della campagna “Jesolo spiaggia etica”. La formula è molto semplice: ai turisti, al termine del loro soggiorno, sarà chiesto un contributo volontario di un euro per finanziare un progetto a favore delle categorie più bisognose e disagiate. La Fondazione raddoppierà con risorse proprie quanto verrà raccolto nel corso della stagione estiva dagli albergatori. «Il progetto da finanziare – ha precisato Paolo Rizzante – sarà deciso di comune accordo con gli albergatori». Una nuova trovata a scopo pubblicitario? Niente affatto e il presidente degli albergatori lo precisa subito: «La nostra associazione ha una lunga tradizione di solidarietà, ogni anno ci impegniamo a favore di numerose iniziative, anche se non ne diamo mai notizia. Ora ci si è presentata l'opportunità di unire le nostre forze a quelle della Fondazione e abbiamo risposto subito di sì. Desideriamo rendere protagonisti con noi i nostri ospiti e sarà nostra cura tenerli puntualmente aggiornati su come saranno utilizzate le risorse raccolte». Ad aprire la strada a questa iniziativa sono stati i giovani

albergatori, contagiati dall'entusiasmo del loro presidente Matteo Rizzante: «Quest'idea – spiega – mi è venuta osservandone una analoga durante un mio viaggio all'estero. Ne ho parlato con i miei colleghi e abbiamo già una trentina di aziende che hanno aderito. Ma sono certo che, strada facendo, altre se ne aggiungeranno». L'iniziativa seppur annunciata in questi giorni è avviata ormai da più di un mese. Un tempo che ha consentito di sperimentare la reazione dei turisti. «Certo – continua Matteo Rizzante – occorre coinvolgere soprattutto i nostri collaboratori che sono quelli che hanno un contatto più diretto e continuativo con i nostri ospiti. In questo primo mese la risposta è stata decisamente incoraggiante. I turisti hanno risposto positivamente superando anche le nostre attese». Anche l'amministrazione comunale ha espresso il suo sostegno all'iniziativa: «Questa campagna – ha commentato l'assessore Simone Camani – non ha solo un valore economico ma rilancia l'immagine di una città solidale». La Fondazione Terra d'acqua è una Onlus che opera in un vasto territorio che comprende buona parte del Veneto orien-

di Marzia/CinCiunCian* tale ed altri comuni dell'Altinate, è attiva dal 2008 e interviene in vari settori che vanno dal sociale alla cultura, dallo sport alla tutela dei beni culturali ed artistici. Il suo metodo di intervento è appunto quello di raddoppiare le risorse che una struttura sul territorio riesce a reperire autonomamente. «Oggi il terzo settore è particolarmente in difficoltà – spiega Paolo Rizzante – e dunque ci rivolgiamo al territorio per reperire risorse da investire in progetti di carattere sociale e culturale. Questa iniziativa ci pare estremamente importante perché, oltre al significato economico, diventa una occasione di radicare la cultura del dono. Al momento abbiamo qualche idea sul progetto da mettere in campo con le risorse che saranno reperite dagli albergatori e che noi raddoppieremo. Ma su questo dovremo confrontarci con gli albergatori». Sorge però un'obiezione: un euro a turista non era stato proposto come tassa di soggiorno dal sindaco, con la decisa contrarietà degli albergatori? «Contributo di solidarietà e tassa di soggiorno sono due cose completamente diverse» è la risposta del presidente Massimiliano Schiavon. Ora l'impegno è di allargare il numero delle aziende aderenti. Ogni albergo aderente sarà riconoscibile perché affiggerà all'ingresso il logo dell'iniziativa. E i turisti condivideranno con Jesolo non solo la bellezza della vacanza ma anche lo spirito di solidarietà. (G.P.R.)

Si svolta domenica 15 maggio a San Donà di Piave la “Giornata del Naso Rosso” dedicata ai volontari-clown di Vip Venezia onlus che portano il sorriso ai bambini ricoverati in ospedale. Riportiamo qui una testimonianza.

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gnuno di noi attende la “Giornata del Naso Rosso” come se fosse il proprio compleanno. Dalle musiche agli spettacoli, dalle gags al truccabimbi, dalla giocoleria alle marionette, dal teatro al canto, nulla deve mancare. In questa nostra festa bizzarra ogni cosa acquista un valore diverso. E’ troppo bello notare che anche su un volto appassito scoppia un sorriso all’improvviso ed è impossibile fermare il fiume in piena di bimbi che corrono, come aquiloni colorati, con il trucco realizzato sui loro

volti. Un lungo tappeto rosso segna il perimetro di una piazza tanto grande quanto improvvisamente piccola a contenere la gioia e le risate dei nostri amici, che si affollano all’entrata del nostro circo immaginario per vederci in qualche divertente scenetta. Il sole continua a splendere alto e ci riscalda fino a tarda notte, quando, sistemata anche l’ultima scatola, ci ritroviamo in cerchio ad abbracciarci e a condividere emozioni, immagini e chiacchiere della giornata, con la consapevolezza che un altro anno è passato. Con la nostra costanza e impegno abbiamo saputo ridare un sorriso a chi lo ha smarrito da tempo e trasmettere fiducia e speranza che nella vita le cose possono sempre cambiare colore. Quindi? Indossiamo con orgoglio il nostro naso rosso! *Vip Venezia onlus

ERACLEA: IL VESCOVO TITOLARE IN VISITA Domenica 1° maggio la comunità di Eraclea ha ricevuto in visita il vescovo titolare di Eraclea mons. Enrico Dal Covolo, attuale Rettore Magnifico dell'Università Lateranense in Roma, che ha amministrato le Cresime ad oltre una cinquantina di ragazzi (compresi 4 giovani). Il vescovo è stato accolto dalla Banda Musicale di Eraclea, che l'ha accompagnato fino alla chiesa, dove è entrato benedicendo i parrocchiani. Erano presenti anche le autorità, in testa il sindaco col gonfalone. Prima della messa il vescovo ha voluto salutare ad uno ad uno tutti i Cresimandi con i rispettivi padrini o madrine e ha consegnato personalmente anche una corona del Rosario missionaria, con l'invito ad animare la recita del Rosario.

le che vieta la vendita di alcolici ai minori di 16 anni, e che l'ordinanza riprende, il Comune aggiunge il divieto di consumo ai minori di 16 anni e pure il divieto di cessione a qualsiasi titolo di bevande alcoliche agli under 16. Nel provvedimento è stato stabilito che negli esercizi pubblici e negli esercizi commerciali di qualunque tipo, il titolare sia tenuto ad apporre appositi avvisi indicanti il divieto di vendita degli alcoolici. La sanzione prevista per le violazioni alle prescrizioni dell'ordinanza, compreso l'obbligo di esposizione dell'avviso, è di 100 euro. In caso di violazioni da parte di minori, ne rispondono i genitori o coloro che sono tenuti alla sorveglianza. E' inoltre prevista la confisca delle bevande e dei contenitori. E' dunque positivo il segnale lanciato dal Comune con questa vera e propria battaglia all'abuso di alcool: il problema delle dipendenze da sostanze in città è molto sentito e, purtroppo, non riguarda solo i più giovani. Anche le parrocchie hanno da tempo avviato un percorso di sensibilizzazione e di aiuto alla famiglie che ha portato all'organizzazione di ben due fiaccolate, di uno spettacolo teatrale curato dai ragazzi della Comunità Cenacolo, ente fondato nel 1983 da Suor Elvira Petrozzi, nonché di incontri informativi sul tema. (R.C.)

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Oggetti smarriti: ora si ritrovano on line

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i arricchisce di un nuovo servizio telematico il portale web del Comune di Caorle. Da qualche giorno, chi ha smarrito il portafogli o il cellulare, può consultare da casa la lista degli oggetti smarriti recuperati dalla polizia locale di Caorle. Per poter visionare l'elenco, basterà visitare il sito web del comune www.caorle.eu e da lì andare alla sezione dedicata ai “Servizi On-line” tra i quali figura, appunto, la lista degli oggetti smarriti. Nell'elenco sono riportate la data, l’ora e la località del ritrovamento, oltre naturalmente alla descrizione dell’oggetto. Non saranno indicate, invece, informazioni che possano violare il diritto alla privacy dei proprietari degli oggetti ritrovati. Questo servizio, che rappresenta sicuramente un importante aiuto per i turisti stranieri, rappresenta solamente l'ultima novità telematica del portale comunale: negli ultimi mesi sono state introdotte aree dedicate al pagamento di multe, tasse, alla richiesta di permessi per la zona a traffico limitato, nonché l'albo pretorio. (R.C.)


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SCUOLE “LEOPARDI” DI MIRA

EDITORIA - La generosità cristiana in Riviera del Brenta

Lezione di ecologia con le tinche

“Lumini”, quattro opere di carità in un libro Testo di Elsa Marchiori sui “luoghi del dono”

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n pezzo di spirito cristiano e caritatevole della Riviera del Brenta, quello dei “luoghi del dono”, costruiti da persone che dedicano la propria vita al prossimo, arriverà nelle mani di Benedetto XVI. “Lumini”, l’ultimo libro della scrittrice mirese Elsa Marchiori, edito per i tipi di Charta Bureau, è stato infatti inviato al Pontefice dopo la sua visita a Venezia di domenica 8 maggio. «Oltre alle notizie di morte e di terrore, esiste il bello e il buono – sottolinea Elsa Marchiori -. Esistono molteplici modelli di donazione di sé ai più deboli e ai più bisognosi. La preziosa occasione della visita di Benedetto XVI nel Nordest è stata per me una spinta per offrirgli questo mio lavoro, dedicato a lui, ai suoi messaggi e a quelli dei pontefici che l’hanno preceduto. Un libro che vuole mettere in luce alcune delle associazioni, realtà e persone che nel nostro territorio si spendono ogni giorno per il prossimo». «La Riviera del Brenta - aggiunge Renato Maria Cesca, presidente del Rotary Club Riviera del Brenta, che ha sostenuto il progetto editoriale - è un territorio ricco di storia, di tradizioni e di persone generose e disponibili ad occuparsi degli altri, soprattutto dei più deboli e dei più soli». “Lumini” racconta la storia e le opere della Comunità Casa Nostra di Dolo, creata nel 1933 da monsignor Vincenzo Fares per accogliere i bambini abbandonati; della Cooperativa Olivotti di Mira, aperta negli anni ’70 per volere di monsignor Giuseppe Olivotti quale centro di sostegno e recupero di minori con gravi difficoltà, soprattutto legate alla tossicodipendenza e a problemi familiari; e ancora, dà lustro alle attività di Casa San Raffaele di Mira, centro Caritas di accoglienza per extracomunitari e alla Casa Famiglia Sicar di Mira, gestita con passione dai coniugi Nicoletta e Alberto, diacono a San Nicolò di Mira. «Il titolo del libro deriva dall’espressione usata da Papa Luciani per indicare i luoghi del dono della Riviera del Brenta, con l’augurio che la piccola luce possa accenderne molte altre», conclude Elsa

Marchiori. Il testo si può trovare nelle librerie di Dolo e di Mira e verrà distribuito nelle prossime domeniche presso le parrocchie rivierasche nelle quali operano le quattro strutture.

Riviera

MIRA - L’astrofisico, che ha partecipato ad alcune missioni della Nasa, era affiancato dallo scrittore Andrea Valente

Lo spazio? A scuola lo spiega l’astronauta La lezione di Umberto Guidoni nelle scuole “Morante” e “Goldoni”

L’

esplorazione dell’universo spiegata… ai bambini. Non è l’aula di un’università quella dove risuonano le leggi di fisica, ma la stanza di una scuola elementare. Agli alunni di quinta, tra risate e occhi sbarrati dalla sorpresa, la forza centrifuga è raccontata con l’esempio del moto delle mutande

MIRA - Altre zone raggiunte dal nuovo sistema di raccolta

Dimezzato in un anno il rifiuto secco: merito della raccolta porta a porta L’indifferenziato si riduce dal 60% al 27%

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ontinua a crescere la raccolta differenziata nel comune di Mira. A quasi un anno dall'introduzione delle zone a raccolta “porta a porta” e dei cassonetti “a calotta”, si cominciano a vedere i primi risultati. Un dato su tutti: la “scomparsa” del secco indifferenziato. Nel 2009, il “secco” superava il 60% , mentre nell'ultimo anno è crollato al 27,2% nelle zone con i sistemi a calotta e porta a porta. Sempre la maggior differenziazione ha fatto registrare la crescita nella raccolta del multimateriale, passato dal 10,3% al 23,3%; della carta, cresciuta dall’8,6% al 23,1%, dell’umido, salito dall’11,9 al 26,4%. Meno secco, uguale più differenziata? Sembra proprio di sì, visto che dal 44% di media del 2009 ci si sta attestando verso il 52% in tutto il territorio, con punte sensibilmente più alte proprio lì dove è stato introdotto il sistema “a calotta” e la raccolta “porta a porta”. Proprio in virtù di risultati incoraggianti, il sistema si sta

RIVIERA

allargando a tutto il territorio comunale. Il “porta a porta” è arrivato anche in via Brentelle, aggiungendo un altro pezzetto di Mira alle altre zone in cui il servizio è già attivo dallo scorso anno :via Nazionale e via Venezia (da via Confine Mira Vecchia a via Colombara a Oriago), nonché nelle vie Marconi, dei Pini, dei Pioppi, dei Platani, dei Salici, delle Betulle e Savoldelli. Marco Dori

nella lavatrice. Le scuole elementari E. Morante e C. Goldoni ospitano, durante un ciclo di incontri con gli autori di libri per ragazzi, tra gli altri autori, anche l’astronauta Umberto Guidoni e lo scrittore e illustratore Andrea Valente. I bambini delle classi V sono arrivati all’incontro preparati: hanno letto infatti Martino su Marte (Editoriale Scienza, 2007), libro di narrativa fantastica, scritto da Valente ma “aggiustato” scientificamente con le pillole di Guidoni, astrofisico, in missione nello spazio con la Nasa nel 1996 e nel 2001. Valente, lo scrittore, che da piccolo odiava la scienza, come racconta agli alunni, l’ha riscoperta anche grazie al fascino dello Spazio che fatalmente racconta ai ragazzi, anche loro conquistati. Anche Guidoni fa breccia, esponendo l’astronomia con un linguaggio semplice e preciso, e raccontando della sua incredibile avventura anche attraverso le fotografie: il pubblico della Morante non trattiene un “oh” corale quando sullo schermo compare la Terra vista dal cielo. Ecco il tramonto, ecco le nuvole che coprono la Terra come un velo, il Mediter-

LALO, LA SAGGEZZA DEL LAVORO Lavorare stanca, diceva Cesare Pavese, ma rende anche capaci di raggiungere grandi risultati e soddisfazioni. E’ un po' la filosofia di vita di Giovanni Biasiolo, da tutti conosciuto a Mira come Lalo, titolare per decenni del bar-trattoria “La Rosa” a Mira Porte. Lalo è intervenuto - commosso e appassionato nel ricordare - all'incontro di presentazione del libro che Elsa Marchiori gli ha dedicato, “La Rosa di Lalo” (edizioni Charta Bureau). Il 13 maggio scorso, all’Ecomuseo di Mira (foto qui a destra), Lalo ha raccontato l'enorme mole di lavoro, i tanti aneddoti, i molti momenti di umanità vissuti in una vita di inistancabile dedizione alla sua “Rosa”.

raneo e l’Egitto, che di notte si illumina lungo il Nilo, ecco un vulcano e finalmente lo stivale dell’Italia, con Venezia fatta a pesce. «Nello spazio le cose galleggiano», spiega Guidoni, che parla della sua vita nell’astronave. «Come vi immaginate la forma di una candela? La fiamma non è a punta, è rotonda. E come vi immaginate l’acqua? Fluttua, come una bolla». Grazie alle fotografie, i ragazzi rivivono in qualche modo l’esperienza dello spazio. E poi tocca a loro fare domande: da piccolo anche tu pensavi: da grande farò l’astronauta?, chiede una bambina. «Fin da piccolo avevo sognato di fare un viaggio nello spazio, e l’unico modo per farlo è stato fare l’astronauta. Mi auguro che un giorno non sia più così, che chiunque possa andare». E racconta: «Con me ho portato qualche piccola cosa, le foto di mia moglie e mio figlio, la bandiera italiana, e la bandiera europea… oltre al parmigiano!». Guidoni è stato il primo europeo a entrare in una stazione orbitante. Poi, tra le domande scientifiche sull’origine della luna o sulla materia delle stelle, racconta del cibo liofilizzato

che mangiano gli astronauti, e del loro modo di dormire, spesso “in piedi”, fluttuando, o in un’amaca-sacco a pelo, dove comunque si galleggia. Il bagno, dentro la parete, si chiude con una tendina dalla quale escono le gambe dell’astronauta «ma quando sei in bagno, puoi guardare dall’oblò la Terra: è uno dei bagni più belli che esistano!». E non poteva mancare la domanda sugli alieni: «L’universo è così grande – spiega Guidoni - che solo nella nostra galassia conosciamo centinaia di migliaia di stelle. Sappiamo che di pianeti ce ne sono tanti. Le stelle più vicine hanno pianeti. Sappiamo già che esistono due o trecento pianeti, negli altri sistemi solari. Sono tutti pianeti grandi, è possibile che ci siano altri pianeti abitati, ma non lo sappiamo. Forse su Marte ci sono forme di vita estremamente semplici, perché c’è l’acqua. Ma a una cosa non credo: alle navicelle che arrivano e fanno i cerchi sul grano!». Cosa vi ha spinti a scrivere Martino su Marte?, chiede una bambina, Anna: «Per chi scrive, una delle cose più importanti è incontrare chi conosce e ha vissuto le cose. E ancora più bello spiega Valente - è scrivere con persone diverse, confrontandosi con nuove idee. Per uno scrittore, non sapere le cose è molto utile, perché è più facile immaginarsele. Il trucco del libro è inventarsi una storia strampalata, e poi… aggiustarla. Il nostro incontro è stato molto utile e bello: e infatti andiamo avanti!». E, infine, lo scrittore lancia un appello: «I primi astronatuti hanno portato con loro nello spazio un libro: Viaggio nella Luna di Jules Verne. Se qualcuno di voi andrà sul pianeta rosso, vi raccomandiamo: portate con voi Martino su Marte!» Silvia Tessari

di Giorgio Malavasi

8 tonnellate di rifiuti Hanno più che raddoppiato la quantità raccolta l'anno scorso. Domenica scorsa 150 persone hanno raccolto circa 8 tonnellate di rifiuti tra le barene della laguna di Mira. Circa 400 i sacchi riempiti con ogni genere di pattume. Tantissimi i rifiuti raccolti in una domenica di lavoro volontario da circa 150 persone nella laguna di Mira

della

Gli alunni della quinta A della scuola elementare “Giacomo Leopardi” di Mira Porte, con gli insegnanti Cosimo Panico e Gabriella Fregonese, a lezione di ecologia, hanno partecipato nei giorni scorsi al ripopolamento su Taglio del Brenta con alcune centinaia di giovani tinche, di 15-20 centimetri ciascuna, per circa 200 chili totali.

Un milione di risarcimento? I genitori di Mehdi, il ragazzo 13enne che nell'aprile dell'anno scorso è morto annegato nel canale Novissimo, si sono costituiti parte civile chiedendo al comune di Mira un risarcimento di 1 milione e 140mila euro per varie omissioni tra cui la mancata installazione di barriere di protezione.

Sciopero alla Pansac Ancora contrasti alla Pansac di Gambarare. I sindacati hanno deciso lo sciopero (di 16 ore) per protestare contro la proprietà, che chiederebbe di parlare di esuberi ma non darebbe garanzie sul piano di ripresa del lavoro.

Foto di gruppo per tutti gli alunni delle scuole elementari miresi “Goldoni” e “Morante”, che hanno partecipato all’incontro con l’astronauta Umberto Guidoni e lo scrittore Andrea Valente. Guidoni e Valente hanno scritto insieme il libro “Martino su Marte”


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CRICKET

Il Venezia punta al terzo posto Il Venezia Veneta Sanitaria Cricket Club ha battuto il Genoa 1893 nel "derby" delle Repubbliche marinare. Con questo successo la squadra veneziana si proietta con decisione verso il terzo posto della classifica di serie B, alle spalle dei “colossi” Brescia e Latina Lanka. Domenica i leoni arancioneroverdi sono chiamati a dar continuità alle proprie prestazioni sui campi trevigiani della Ghirada contro il Casteller.Intanto la scuola media "Di Vittorio" di Mestre si è aggiudicata il primo trofeo Kwick Cricket Festival, promosso da Federazione Cricket e Uisp.

Le due vincitrici della regata mista disputata sabato scorso: Angelica Villegas e Anna Santagiustina. Sotto tutti i vincitori (foto di Kevin Lucich)

VENEZIA - Sabato scorso la regata conclusiva, vinta da un equipaggio femminile composto da Angelica (studentessa) e Anna (prof)

Voga la scuola: 650 “promesse” del remo Crescono gli appassionati, grazie alle lezioni di voga nelle scuole

«V

ivere Venezia, scoprire e sviluppare la cultura marinara, recuperare tradizioni e interagire con l’ambiente, sono alcuni degli obiettivi di “Voga la scuola», dice la prof. Sabina Lorenzini, responsabile del progetto, giunto all’VIII edizione. Sabato scorso si è svolta la regata conclusiva, con 9 equipaggi "misti", composti cioè da alunni e insegnanti. Ma quello della regata è solo il momento conclusivo di un progetto che dura tutto l'anno scolastico e prevede per elementari e medie: lezioni di teoria, visita alle remiere cittadine, uscita in laguna con diversi tipi di imbarcazione, concorso grafico e testuale, dal quale si scelgono i disegni per le locandine e gli inviti di “Voga la scuola” e Regata Interistituti. Per i ragazzi delle superiori invece: corsi di perfezionamento di voga alla veneta e manifestazione finale, ovvero la Regata mista. Una formula, quella di "Voga la Scuola", che si sta rivelando vincente, tanto che ogni anno aumenta il numero di scuole coinvolte. Quest’anno hanno partecipato 650 ragazzi

tra elementari, medie e superiori, di 11 scuole di Venezia centro storico e provincia. Sono infatti la Provincia e il Comune di Venezia a patrocinare il progetto del Polo Tecnico Corner-Sanudo-Fermi, ma con la collaborazione di numerose realtà a cominciare dal supporto prezioso della presidente della remiera Giudecca, Giovanna Della Toffola, che ospita le regate, per proseguire con l’aiuto dell’Osservatorio Naturalistico della Laguna e del territorio di Venezia che ha fatto un lavoro di educazione all’ambiente sulla laguna, in collaborazione con l’U.S.T. VII di Venezia, il Coni provinciale e DLF Sport Mare. Sabato 21 maggio alla Giudecca il pubblico presente in barca o sulla riva per fare il tifo era davvero numeroso. «E’ stata una gara disputata con passione e molto combattuta – dice la preside del Polo Tecnico di Venezia, prof. Maria Grazia Castellano –. Noto un’enorme condivisione, spontaneità e desiderio di esserci. Anche l’ultimo equipaggio ha vogato con grinta fino alla fine». Presente all'appuntamento anche Marina Nostran, del-

l’Ufficio scolastico provinciale: «Sono sempre molto felice di partecipare a queste manifestazioni, è un momento di gioia; si vedono le belle iniziative che ci sono nella scuola. Ed il fatto che abbiano vinto le ragazze mi rende molto fiera». La prima classificata della XVIII regata è stata infatti la mascareta rossa di Anna Santagiustina e Angelica Villegas (5 C Istituto Corner indirizzo biologico); di poco distanti, i secondi Claudio Peressin e Tommaso Cracolici (5 A Itis Fermi indirizzo meccanica). «E’ una bella esperienza – dice Angelica, 20 anni - vissuta con allegria». «Un’occasione per crescere, per scambiarsi i ruoli» commenta Anna Santagiustina, docente alla Dante Alighieri -. Quando capita, infatti, che un

CALCIO Venezia stagione finita Eliminato dal SandonàJesolo E’ finita l'avventura play off del Venezia che domenica scorsa si è arreso al SandonàJesolo: 2-3 il risultato al Penzo che ha di fatto concluso la stagione degli arancioneroverdi. Era iniziato nel migliore dei modi il match, con il gol di Mazzeo dopo soli 8 minuti. Ma l'ammonizione all'attaccante che si era tolto la maglia per festeggiare, è costata cara. Dopo il gol del pareggio al 18' (Nicoletti) e successivo vantaggio degli ospiti a inizio ripresa, al 5' minuto arrivava l'episodio chiave: secondo cartellino giallo per Mazzeo e conseguente espulsione. Il Venezia rimasto in dieci riusciva a pareggiare con Nichele ma poi tornava sotto (Migliorini 28'). Il Venezia spera ora nei ripescaggi per salire in LegaPro.

BASKET Umana Reyer: scattano le semifinali play off Scattano venerdì le semifinali play off per l'Umana Reyer Venezia. Dopo aver eliminato la Snaidero Udine (3-0 la serie) ora tocca alla Prima Veroli. Si comincia venerdì sera (ore 20,45) al Taliercio con gara1, poi ancora in casa domenica (stessa ora) e la prossima settimana a Frosinone, venerdì e domenica. L'altra semifinale, che si gioca con un giorno di anticipo, è tra la Fastweb Casale Monferrato e la Sigma Barcellona Pozzo di Goto. Chi vince approda alla finale, che mette in palio un posto in serie A. E' stata infatti attivata da Teramo (penultima in A) la wild card che le consente di rimanere nel massimo campionato e riduce a una soltanto le promozioni dalla Legadue.

alunno sia più bravo dell’insegnante?» Qui è possibile, perché Angelica, una forza della natura, aiuta a crescere Anna, professoressa, che non ha una tradizione remiera e voga a volte insieme alle amiche. Con “Voga la scuola” si scambiano

le parti, il docente impara e ascolta l’alunno ed entrambi mettono in comune le espe-

rienze, rispettando la laguna e assaporandone la bellezza. Alessandra Varagnolo


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26 Dialogo su “Abitare il mondo domani”, alla Fondazione Cini, tra la studiosa norvegese Janne Haaland Matlary e il Patriarca Scola. Matlary: «Nell’era globale si ha idea che l’intero mondo abbia il diritto di emigrare in altri stati. Ma non è così»

“A

bitare il mondo domani: quale identità sociale?” è il titolo dell’incontro, promosso da Expo 2015, che si è tenuto mercoledì 18 alla Fondazione Cini di Venezia, quarto ed ultimo del ciclo “Expo e Chiesa: un dialogo aperto verso il 2015”. La studiosa dell’università di Oslo Janne Haaland Matlary ed il Patriarca di Venezia Angelo Scola hanno offerto due ampie relazioni sul tema al pubblico presente, oltre cento persone, molte delle quali autorevoli rappresentanti del mondo delle istituzioni veneziane e non solo. «L’isola di san Giorgio, e la Fondazione Cini in particolare, è stato uno dei pochissimi luoghi dove, durante la stagione della guerra fredda, era consentito agli studiosi di oltrecortina di venire a trovare i colleghi occidentali. Un luogo quindi di apertura, cultura, relazioni sociali, contaminazione reciproca e anche spiritualità che in qualche modo anche oggi, ospitando questo incontro, rinnova questi suoi tratti fondamentali»: così ha detto Giovanni Bazoli, presidente della Fondazione Giorgio Cini, aprendo i lavori e dando la chiave di interpretazione dell’evento. Migrare non è un diritto tout court. «Nell’era globale si ha quasi l’impressione che l’intero mondo abbia il diritto di emigrare in altri stati. Ma non è così»: esordisce così Janne Haaland Matlary, docente all’università di Oslo e presso il collegio universitario della Difesa Nazionale Norvegese. «Non esiste - prosegue la docente - il diritto di immigrazione economica o migrazione generica. Esiste soltanto il diritto di richiesta di asilo politico quando la nostra vita è in pericolo. In Europa, e in particolar modo in Italia, l’enorme impatto degli immigrati che si spostano per motivi economici, minaccia di far crollare lo stato e la società». «Come cittadini - continua la studiosa - abbiamo dei diritti e dei doveri. C’è un contratto tra i governanti e coloro che sono governati; spesso questo prende forma in una costituzione. Segue allora che essere cittadino di uno stato è qualcosa di particolare, uno

Il card. Scola: «La figura omerica del ciclope Polifemo, che non riconosce la legge dell’ospitalità e perciò vive in modo ferino fuori del consorzio umano, diviene paradigma d’ogni dissoluzione barbarica della convivenza umana»

STOP A POLIFEMO Alla Fondazione Cini, per Expo 2015, si parla di “Nutrire il pianeta”. Il Patriarca: No alla logica ferina del ciclope

Il Polifemo omerico, emblema, secondo il Patriarca, della dissoluzione della convivenza

status condiviso solo con altri cittadini, un privilegio di coloro che hanno fondato e condiviso una data società. Questi che hanno «costruito il paese», ne hanno portato il peso per generazioni. Ecco perché esiste legittimamente qualcosa che si considera interno allo stato e c’è un “di fuori", e non c’è un diritto di immigrazione in uno stato». Ci rimette chi ha davvero diritto di asilo. Janne Haaland Matlary distingue il tema dei “diritti umani” da quello del “contratto sociale” alla base degli stati e invita a definire con precisione i motivi per i quali le persone si spostano: «L’immigrazione è un tema totalmente differente dall’asilo politico. La gente che è in pericolo di vita nel suo paese natale ha diritto di chiedere asilo in un altro stato. Ma non si può negare che i veri rifugiati politici stiano riscontrando difficoltà eccezionali nel vedere la loro domanda esaminata nello stesso momento in

Il tavolo dei relatori e il pubblico, mercoledì 18 alla Fondazione Cini nell’isola di San Giorgio

cui migliaia di migranti economici vengono in Europa». Concludendo il suo intervento, la Matlary non fa mancare un giudizio sulla situazione dell’immigrazione dal Nord Africa verso l’Italia: «Nella situazione in cui si trova l’Italia oggi – quasi uno stato di emergenza – i partners europei devono assumersi

Alessandra Borghese: Sul tema “Nutrire il pianeta” i cristiani hanno una proposta basilare «Per abitare il pianeta insieme ad altre persone che hanno culture diverse, l'unico modo di farlo in modo pacifico è sapere chi siamo, conoscere la nostra identità, comprese le nostre radici cristiane, nel caso nostro. A quel punto sarà più facile aprirsi agli altri. Ma se non conosciamo neanche noi stessi, come possiamo aprirci agli altri?». Alessandra Borghese, promotrice e coordinatrice degli incontri del ciclo “Expo e Chiesa: un dialogo aperto verso il 2015”, spiega così il senso anche della conversazione del 18 maggio scorso alla Fondazione Cini di Venezia. “Nutrire il pianeta”: perché una lettura spirituale. «Il tema di Expo 2015, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” - continua Alessandra Borghese - ha una valenza etica basilare, sia per l'oggi che per il domani. Quindi una lettura anche da parte del mondo ecclesiale può aiutare ad avvicinarci all'evento. Perché l'argomento ha sì una valenza tecnologica, politica ed economica, ma non solo. Il tema del cibo ha infatti un significato simbolico e pratico straordinario, perché è un'esperienza elementare e universale. Perciò anche una lettura spirituale, e di spiritualità cristiana, è del tutto pertinente».

Poi c'è il contributo concreto che la Chiesa, in forza del suo credo, dà già nel “nutrire il pianeta”: «La Chiesa – prosegue la giornalista, autrice di alcuni noti libri, tra cui “Con occhi nuovi”, in cui racconta la propria conversione - è fondamentale perché è in prima linea nella maggior parte dei paesi che soffrono. Se non ci fossero i nostri missionari sparpagliati nel mondo, le nostre mense, le nostre scuole e i nostri ospedali, credo che per la società civile globale sarebbe molto più difficile tirare avanti. Meno male – lo dico da cattolica – che ci siamo». A Venezia, città del dialogo. Da qui l'opportunità di riflettere come si è fatto il 18 a Venezia, concludendo così il ciclo di quattro appuntamenti avviato a Roma, all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, con un incontro su “Alimentare la pace”: «Venezia l'abbiamo scelta perché storicamente è sempre stata luogo di dialogo e di accoglienza, così come la Fondazione Cini. E del Patriarca conoscevamo l'interesse e l'acutezza su questi temi». (G.M.)

molto di più di un carico di aiuti umanitari. Questo non è un problema dell’Italia, è un problema dell’Europa». Le cinque parole chiave secondo il Patriarca. Il Patriarca Scola basa invece la sua relazione sulle quattro parole chiave che compongono il tema di Expo 2015 «Nutrire il pianeta. Energia per la vita»: alimentazione, energia, pianeta, vita. E sulla quinta, “persona”, che dalle prime quattro emerge in modo significativo. «Ciascuna forma di vita – afferma il card. Scola – ha bisogno di energia e l’energia viene fornita dall’alimentazione. A sua volta, il nesso vita-alimentazione incide sullo sviluppo del pianeta. Da questa circolarità complessa emerge allora la quinta parola chiave: la persona che con gli

strumenti del suo vivere e del suo lavoro, contribuisce a trasformare in positivo o in negativo la natura nella quale vive». Il Patriarca continua: «L’attuale crisi alimentare non implica soltanto una questione di tecnica istituzionale. È innanzitutto una questione di concezione della vita umana. Ecco perché la Chiesa ritiene prioritario “contrastare soprattutto l’egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci” (Caritas in Veritate, n. 2). Proprio questa riduzione del cibo a merce, a mero bene di consumo da fruire individualmente, appiattisce lo spessore umano del bisogno primario di ali-

mentarsi, un bisogno che è invece sempre intrecciato con un bisogno di legame, di ospitalità, di convivialità». Il bisogno, insomma, è un segno della nostra fragilità ma pone anche il tema della soddisfazione umana: «Del bisogno di cibarsi l’uomo fa un’arte culinaria, del bisogno di vestirsi fa uno stile d’abbigliamento e di relazione sociale, del bisogno di ripararsi fa un sapere architettonico e un modo di trasformazione dell’ambiente. Questo rivela che l’uomo in rapporto a specifiche situazioni di bisogno è sempre teso al “superamento”, al “progetto” sia mediante trasformazioni pratiche, sia mediante l’attribuzione di significati culturali a ciò che egli stesso fa. La soddisfazione umana implica l’apertura ad una prospettiva di compimento integrale dell’esistenza, che non può essere affrontata con una misura puramente quantitativa». Non imitiamo Polifemo. Di conseguenza l’abitabilità presente e futura del mondo non dipende solo dalla disponibilità di risorse, ma dall’orizzonte di riconoscimento reciproco entro cui le risorse verranno distribuite: «Non ci può quindi essere vera cooperazione internazionale – continua il card. Scola – senza solidarietà e sussidiarietà, perché nessun aiuto umanitario, nessuna redistribuzione di ricchezza è veramente un bene se non onora/ospita l’umano che è comune a ciascuno di noi. Se il cibo, come qualsiasi altro bene, diviene merce, cioè non viene offerto anche e soprattutto come segno di una cura per il valore umano di chi lo riceve, può condurre all’ottundimento e al corrompimento, perché non è ad adeguata misura dell’uomo. La figura omerica del ciclope Polifemo, che non riconosce la legge dell’ospitalità e perciò vive in modo ferino fuori del consorzio umano, diviene paradigma d’ogni dissoluzione barbarica della convivenza umana. Questa, al contrario, ha a suo fondamento la relazione come legame originario, in questo senso «religioso» (religio, re-ligatio), ed ha la fiducia come attitudine fondamentale. La partita – conclude il Patriarca – sembra proprio questa: o si trovano i modi teorici e pratici di riattivare la fiducia come risorsa generativa fondamentale del bene primario del riconoscimento, oppure nel mondo di domani si rischia di sopravvivere più che di vivere». Fabio Poles

Il card. Scola: La convivenza si fonda sulla relazione come legame originario e sulla fiducia come attitudine fondamentale. Senza di esse, più che vivere si sopravvive


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IL 30 AL TONIOLO

GALLERIE

MESTRE, 4 GIUGNO

Moni Ovadia per il manifesto sull’acqua

Blanca De Nicolas e Alex Voinea alla Scoletta

Fondazione Duomo, la solidarietà secondo Emma Bonino

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arà Moni Ovadia, lunedì 30 maggio alle ore 21 al teatro Toniolo di Mestre (ingresso gratuito) a presentare il manifesto “Acqua, dono di Dio e bene comune”. L’attore interverrà insieme a Ugo Mattei, docente di diritto e autore dei quesiti referendari per cui si voterà il 12 giugno (tra questo quello sulla privatizzazione dell'acqua), Gianfranco Bettin, assessore all’ambiente del Comune di Venezia, e don Gianni Fazzini, direttore Ufficio Pastorale degli Stili di Vita del Patriarcato di Venezia «L’acqua - spiega il primo capitolo del manifesto - è uno dei grandi doni della creazione, tramite i quali Dio dona la vita a tutte le sue creature. Non a caso, gran parte delle religioni dell’umanità vede in essa un segno della presenza del Mistero e un simbolo di purificazione e rinascita». Il manifesto si compone di undici punti ed è diviso in quattro capitoli. Non mancano proposte concrete per non sprecare l’acqua: scegliere, ad esempio, la doccia al posto del bagno, non lasciare rubinetti aperti, evitare le perdite, fare attenzione nella scelta dei prodotti, privilegiare l’uso dell’acqua da rubinetto... Ma c'è anche una dimensione più “politica”, che sottolinea come quello all’acqua sia

Moni Ovadia

L’attore presenterà, insieme a don Fazzini, Bettin e Mattei, il testo, sottoscritto da 33 diocesi, che sottolinea il valore dell’acqua come dono di Dio e bene comune “un diritto da tutelare”: l’acqua non può essere trattata come una “mera merce”; le autorità devono garantirne “la qualità”; la gestione dell’acqua deve essere “comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto”. E si parla anche dell’imminente referendum sulla gestione dell’acqua. L’invito è a “partecipare attivamente al dibattito” davanti a un appuntamento “che mira a salvaguardare l’acqua come bene comune e diritto universale, evitando che diventi una merce privata o privatizzabile». Informazioni: tel. 041.538.14.79; e-mail: segreteria@veneziastilidivita.it

I

naugurazione multietnica, il 16 maggio, alla presenza di un folto pubblico alla Scoletta San Zaccaria Centro d'Arte San Vidal Ucai di Venezia, per due artisti spagnoli con proprie personali esposizioni. Si tratta della pittrice e poetessa Blanca De Nicolas e del pittore Alex Voinea. Nel corso della serata il vernissage è stato allietato dalla lettura di una lirica della De Nicolas recitata dalla poetessa Silvia Bignetti e da una esibizione di danza flamenca del ballerino Jesus Martin, il tutto molto apprezzato dal pubblico presente. La Manifestazione intitolata "Admirabilis" è stata condotta dal critico Giorgio Pilla. La "parte" pittorica appare molto interessante in quanto i due artisti sembrano manifestare la loro espressione artistica con linguaggi completamente diversi (la De Nicolas con puntuali descrizioni figurative di alto lignaggio, mentre Voinea si affida ad un espressionismo astratto informale e, talvolta, con declinazioni segniche di particolare andamento grafico), avendo tuttavia in comune il "tema dell'acqua" visto dal loro punto di osservazione quale elemento purificatore materiale e spirituale per la nostra città.

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L’inaugurazione della mostra alla Scoletta di San Zaccaria

Si spiegano così i vari riferimenti portati dalla De Nicolas per ricordare come l'elemento liquido appaia a Venezia sotto varie forme quali la fontanella a San Beneto, presso Palazzo Fortuny, oppure una fuga del Canale di Palazzo con in primo piano l'elegante silhouette di una gondola alla riva che pare protendersi nello spazio prospettico, quanto un angolo di scalinata che da l'illusione di perdersi nell'incombente assalto dell'alta marea ("De Profundis"), optando talora per l'eleganza di una caraffa colma di trasparente liquido atto a soddisfare le necessità fisilogiche del genere umano. A lato del tema principale la De Nicolas ci propone una serie di ottimi lavori dal contenuto simbolico facenti parte della sua visione del mondo e dello spirito che più Le appartiene. Come accennato Alex Voinea è artista che conduce le

proprie emozioni sul limitare dell'astrazione proponendo, non a caso, il tema dell'acqua a mezzo di impressioni psico-fisiche rappresentanti momenti emotivi che si concretizzano quali visioni immateriali aventi il compito di ricordare al fruitore l'importanza dell'elemento equoreo per la vita di Venezia ("Reflejos e Caminos") qui tradotti nell'animismo evocativo in cui il complesso urbano appare quando invaso dalle acque: una lastra equorea in cui case e palazzi si specchiano, con un sentore di mistica paura, ma pure di ammirazione per uno spettacolo che solo appartiene alla nostra città. Insomma due artisti capaci di vedere e sentire la vita della realtà anadiomene non solamente in funzione dell'apparenza ma altrettanto concependola quale fenomeno spirituale. Giorgio Pilla

a possibile solidarietà: come convivere nel XXI secolo” è il titolo dell’intervento che Emma Bonino, Vice Presidente del Senato, terrà sabato 4 giugno, alle ore 11.00, nell’aula magna del Centro Le Grazie, in via Poerio a Mestre. L’incontro con Emma Bonino, uno dei più autorevoli esperti di relazioni internazionali - spiega la Fondazione del Duomo, che promuove la conversazione - permetterà di approfondire il senso della parola “solidarietà” – una delle sei parole chiave della Carta europea dei Diritti fondamentali – nel contesto della convivenza tra culture, etnie e religioni intorno al Mediterraneo e nelle nostre città. Nel frattempo è già stato fissato anche l’incontro che affronterà l’ultima parola chiave della Carta (la parola “giustizia”), chiudendo così il lungo viaggio del ciclo “La metropoli dei diritti”, avviato dalla Fondazione del Duomo presieduta da Paolo Costa. Il tema sarà “Giustizia urbana: risposte possibili agli ultimi (arrivati)” e consisterà in un dialogo tra Alessandro Pajno, giurista, presidente di sezione del Consiglio di Stato, e don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano; si terrà sabato 15 ottobre, alle ore 11, a Mestre.


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COME CONTATTARE GENTE VENETA

ABBI TEMPO PER LA MORTE

Scrivete lettere brevi: saremo costretti a tagliare i contributi al di sopra delle 3000 battute (50 righe dattiloscritte). Scrivete lettere pacate: cestiniamo gli interventi offensivi. Scrivete a Gente Veneta, via Querini 19/a, 30172 Mestre; o faxate allo 041.5069621. Via Internet scrivete a genteveneta@patriarcatovenezia.it Telefonate (041.959999), e la vostra opinione sarà pubblicata.

Che avverrà? Tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo Seneca, De brevitate vitae

DIPENDENZE

Alcolisti anonimi, perché contattarli

La messa “antica” di San Giuliano, davvero cattolica

Caro Direttore, sullo schermo delle trasmissioni televisive andate in onda in occasione della recente visita del Papa a Venezia, sono stati fatti scorrere i testi di numerosi sms inviati dai telespettatori. Uno mi ha particolarmente colpito e diceva: «Santo Padre, prega perché io riesca a smettere di bere. Roberto». Davanti ad una così accorata invocazione vi prego di pubblicare questo suggerimento, che nasce dalla mia esperienza personale sull'argomento. Hai problemi con l'alcool? Hai mai sentito parlare di Alcolisti Anonimi? Se si, è forse la pigrizia che ti impedisce di entrare in un gruppo; oppure è la vergogna? Ma probabilmente non sai come funziona. Entrando troverai nella stanza persone che hanno od hanno avuto il tuo stesso problema, sedute attorno ad un tavolo, presieduto da un alcolista sobrio da tempo, che ha il compito di annotare il nome di battesimo dei presenti. Non ti verrà chiesto nulla, né da dove vieni, né quanto o cosa bevi. Nessuno ti giudicherà. Nessuna iscrizione e nessuna tassa. Alcolisti Anonimi non è una setta ed è conosciuta in tutto il mondo. Sono invece anonime le persone che frequentano e ciò per garantire la riservatezza di ogni partecipante. Potrai aprire il tuo cuore, esprimere i tuoi dubbi con una semplice alzata di mano. Oppure, semplicemente, ascoltare. Avrai libera scelta: rimanere oppure andartene quando vuoi. Tornare? Deciderai tu stesso. Ti chiederai come sia possibile tutto questo. E' tutto gratuito? Che vantaggio ne traggono coloro che partecipano alle riunioni? Il loro scopo primario nasce dal fatto che, aiutando te, essi aiutano se stessi a rimanere sobri. Gratuitamente hanno ricevuto e gratuitamente danno. Più semplice di cosi! L'unica “medicina” per fermare la malattia dell'alcolismo ti verrà somministrata in pillole d'amore e di comprensione. Non esiste un alcolista che non possa essere recuperato. L'unico requisito richiesto è il tuo desiderio di smettere di bere. Puoi venire da solo oppure con un famigliare, il quale sarà ben volentieri accolto nella stanza accanto, dove troverà a sua volta l'aiuto necessario. Prendi il coraggio a due mani ed entra anche tu a far parte di questa grande famiglia. Ti trascrivo di seguito l'indirizzo di uno dei gruppi che operano in città: Venezia, Castello fondamenta della Tana 1923/A; telefono 041.520.99.33. Su tua richiesta ti verrà fornito l'elenco di tutti i gruppi presenti nella provincia di Venezia, così potrai andare dove ti sarà più comodo. Tutti possono partecipare: uomini e donne di qualsiasi età. Purtroppo la malattia dell'alcolismo può colpire chiunque; l'importante è rendersi conto di essere nel problema e sapere che c'è la possibilità di recuperare la propria vita.

alla sua persona, usando termini come “Sua Santità” , “Padre Santo”, ecc., quando, proprio il nostro Patriarca Angelo, in un’intervista ad Avvenire di Venerdì 6 maggio (pag. 23) alla domanda: “Che cosa chiedete dunque al Pontefice con questa visita?”, lui, il Patriarca risponde: «Di allargare la nostra mente ed il nostro cuore ad accogliere il disegno di Dio. Oseremo tra l’altro dargli del “ Tu”, per mettere in evidenza una delle caratteristiche fondamentali del cristianesimo che è il rapporto tra persona e persona». Ecco, alla luce di quanto affermato, non è più bello e semplice parlarci, comunicarci dandoci e, anzi, “osando” il tu, rispettoso certo del ruolo istituzionale che uno ricopre in seno alla Chiesa, privilegiando così una delle caratteristiche fondamentali del Cristianesimo che è il rapporto tra persona e persona?

W.S.

Renato Sfriso

Egregio Direttore, mi permetta di esprimere il disagio e il disappunto che ho provato nel leggere un articolo apparso martedì 10 maggio sul Gazzettino di Venezia, nel quale venivano riportate le dichiarazioni di alcuni sacerdoti della Diocesi di Venezia circa la presunta inopportunità di celebrare la liturgia eucaristica in lingua latina da parte del Papa durante la solenne e bellissima Messa officiata al parco di S. Giuliano a Mestre. Non riesco proprio a capacitarmi di come alcuni uomini di Chiesa, vuoi per superficialità, vuoi per scarsa preparazione storica, vuoi per un vero e proprio travisamento su cosa realmente sia la fede e il culto cattolico, possano criticare la precisa e ben ponderata scelta dell'attuale Pontefice di restituire decoro, sacralità e dignità al culto dovuto a Dio (culto che mirabilmente si esprime nel Santo Sacrificio della Messa) anche attraverso il ripristino del latino nella parte più importante della Messa, la Consacrazione eucaristica. Forse non ci si rende ben conto che coloro che hanno simili opinioni disprezzano, implicitamente, le modalità con cui la Chiesa Cattolica ha celebrato la sua liturgia per quasi duemila anni, cioè fino alle riforme post-conciliari avvenute alla fine degli anni sessanta. La Chiesa ha forse sbagliato per tutti questi secoli e ha ritrovato la "via smarrita" soltanto negli ultimi quarant'anni? Il 99% dei santi che conosciamo e veneriamo hanno sempre assistito e/o celebrato Messe in latino, nella liturgia latina hanno maturato la loro fede, la loro vocazione e la loro santità. Questo non ci dice niente? La Chiesa di Cristo è "Cattolica", che significa "universale". Ora, la massima espressione, la testimonianza più eccellente della sua cattolicità (cioè universalità) è data senza dubbio dall'uso di un'unica lingua liturgica, immutabile e uguale in tutto il mondo: il latino, la quale è e rimarrà la lingua ufficiale della Chiesa, nella quale sono redatti tutti i libri liturgici compreso il Messale. Non dimentichiamoci che il tanto decantato concilio Vaticano II (talvolta utilizzato come un vessillo atto a giustificare qualsiasi abuso liturgico e dottrinale in direzione di qualunque novità in rotta col passato) aveva espressamente raccomandato che l'uso della lingua latina e del canto gregoriano dovessero venire conservati nella liturgia, anche in caso di eventuali modifiche che fossero state successivamente attuate (costituzione "Sacrosanctum Concilium"). Questa raccomandazione, purtroppo, è stata tradita nel vortice tumultuoso e assetato di novità degli anni settanta. Papa Benedetto XVI, nella sua paziente opera di recupero della bellezza e della solennità della liturgia della Messa (la cosiddetta "riforma della riforma"), ha deciso di reintrodurre alcuni elementi della tradizione che, negli ultimi decenni, l'incuria e la sciatteria del-

bravissimi tutti i volontari! L'unica cosa che mi è dispiaciuta è stata la scelta dell'animazione liturgica, che a mio modo di vedere non aveva nulla a che fare con la Comunità presente. Il coro e l'orchestra sono stati bravissimi, ma l'Assemblea ha faticato moltissimo ad inserirsi, rimanendo solo spettatrice di molti momenti. Mi è tornato alla mente il modo di dire dei miei nonni "sono andato ad ascoltare messa"... Io e mia moglie abbiamo avuto il privilegio di poter partecipare, come delegati parrocchiali, alla conclusione della visita pastorale in basilica. Il nostro amato Papa Benedetto ci ha rivolto incoraggianti, delicate e chiarissime parole "da parroco" di questa nostra Chiesa: ho avuto la netta sensazione che fosse perfettamente a conoscenza della nostra situazione. Che giorno splendido, l'8 maggio! Grazie! Franco Piazzon

LA VISITA DEL PAPA/1

LA VISITA DEL PAPA/2

Io oserei dare del tu a Benedetto

8 maggio, tutto splendido (tranne i canti)

Caro Direttore, ho vissuto con gioia e trepidazione la visita del nostro amatissimo Papa Benedetto XVI. Se c’è una cosa però che non riesco a capire è quell’insistenza circa il modo di rivolgersi

Cara Gente Veneta, che giorno splendido, domenica 8 maggio, a cominciare dalla commovente partecipazione alla santa Messa di San Giuliano! L'organizzazione della giornata è stata impeccabile,

LA VISITA DEL PAPA/3

I due giorni della speranza Cara Gente Veneta, la campagna di primavera è bellissima. Gli alberi si inseguono a filari e il verde ben coltivato si distende sullo sfondo di casolari e campanili. Il

la grande maggioranza dei celebranti hanno, di fatto, mandato nel dimenticatoio. Tra questi importanti elementi troviamo, ad esempio, la presenza ben visibile del crocifisso e dei candelieri al centro dell'altare, la comunione data sulla lingua e in ginocchio, il ripristino del latino almeno nella seconda parte della Messa (Liturgia Eucaristica), la valorizzazione del canto gregoriano tanto raccomandato dal Concilio, l'uso di paramenti dignitosi e curati, ecc... Ma tutto questo, il Santo Padre lo fa da anni e ad ogni Messa da lui celebrata, sicuramente auspicando di essere imitato dai confratelli vescovi e sacerdoti. Possibile che il clero veneziano se ne sia accorto soltanto ora? Alla Messa di S. Giuliano erano presenti tedeschi, croati, ungheresi, ecc... Se la liturgia fosse stata celebrata in italiano queste persone non si sarebbero sentite deliberatamente escluse? Il Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa, è una unità indivisibile e l'uso del latino nella liturgia esprime in modo perfetto e mirabile questa unicità e universalità. Inoltre, mi fa altrettanto specie sentir dire da un prete, nello stesso articolo sopra citato, che la Messa di S. Giuliano è stata "ingessata" e poco animata. Capisco che i parroci d'oggi siano spesso diventati dei veri e propri "show-men" e che le Messe da loro celebrate siano talvolta poco più che intrattenimenti da avanspettacolo che devono divertire e coinvolgere la gente. Ma la Messa è essenzialmente un atto di culto dovuto a Dio, nonchè la riattualizzazione del Sacrificio che Cristo compì con la sua morte in croce sul Calvario per la redenzione degli uomini. Si assiste alla Messa con deferenza, rispetto e silenzio, non con applausi o balletti! A quanto pare, malgrado i limpidi insegnamenti del Santo Padre, i nostri uomini di Chiesa fanno orecchie da mercante. Francesco Boato Mestre

Contesto totalmente, non solo come direttore di Gente Veneta, ma anche come parroco, queste sue affermazioni: “Capisco che i parroci d'oggi siano spesso diventati dei veri e propri "show-men" e che le Messe da loro celebrate siano talvolta poco più che intrattenimenti da avanspettacolo che devono divertire e coinvolgere la gente”. Può darsi che ci siano alcuni abusi, ma sono certo che la stragrande maggioranza dei preti della nostra diocesi celebra l'Eucaristia nel rispetto totale del rito e del suo significato. (S.V.)

Veneto fiorito accoglie il Papa. Aquileia è la prima tappa, collocata all’origine di un’irradiazione che ha toccato le nazioni vicine, permeandole di Vangelo. Al nostro tempo, tutto deve ancora ricominciare, come un’umanità che si rinnovi per nuove nascite. Lo slogan della visita dice che il Papa viene a confermarci nella fede. Ci conferma rinnovandoci, a partire dal cuore che accoglie e dalla mente che riconosce. La bellezza antica della basilica riserva a noi, pellegrini da Chioggia, la prima fila. Nella spianata immensa del parco San Giuliano incontra tutto il

popolo di Dio che si riunisce a fiumane dalle parrocchie del Triveneto e dei suoi larghi dintorni. Colpisce il richiamo così insistente alla risurrezione del Signore nelle letture che precedono e conformano la liturgia della domenica, mentre risuona il concerto delle campane di Pasqua posizionate sul verde prato. Siamo nati dalla risurrezione e siamo viventi per Cristo. Il raccordo tra la fecondità del passato e la promessa di un faticoso presente, è il filo che attraversa tutti i discorsi del Papa e lega insieme i sapienti saluti del vescovo Dino ad Aquileia e del patriarca Angelo nel parco

di San Giuliano. Passato e presente si intrecciano nella bellezza dei canti della liturgia celebrata nell’immensa spianata che si illumina di tutti i colori di una folla variopinta, con la maestosità del coro, gli accenti gregoriani, la melodia della lettura del Vangelo e del Canone romano nella preghiera eucaristica, proclamata in latino dalle voci del Papa, dei vescovi, dei sacerdoti. La parola di Papa Benedetto arriva limpida e decisa a descrivere il cuore delle genti venete e un futuro di speranza. Don Angelo Busetto

LA VISITA DEL PAPA/4

Grazie, Santo Padre, di essere stato tra noi “Se non diventerete come bambini, non entrerete” (MT18,3). L’ho sentita molto vicina questa frase di Gesù. Ed è con questo spirito infantile che ho voluto andare incontro a papa Benedetto XVI, venuto a farci visita proprio nella nostra città. Sì, sono andata felice di essere nel popolo di Dio, radunato dal Vicario di Cristo, intorno al banchetto eucaristico, segno delle nozze di Dio con la nostra umanità. Mi sono immersa nella folla, per sentirmi parte di essa, per vivere i sentimenti di quelle folle che seguivano Gesù, di cui leggiamo sempre nella scritture, ma difficilmente ci immedesimiamo in esse. Ho vissuto quest’esperienza con la gioia e la curiosità di un bambino che si entusiasma di fronte alla novità che gli si pone dinanzi. Per me è stato un vero dono di Dio essere lì al parco di San Giuliano. Arrivare da pellegrina insieme ad altri pellegrini della mia comunità e vederne tantissimi altri, di tutte le età, giungere al luogo del raduno; tranquilli, decisi, desiderosi di esserci e di rispondere ad un invito importantissimo. Migliaia di persone in movimento per raggiungere il luogo indicato da Dio, per confermare la loro fede in Gesù Cristo, unico salvatore del mondo. Nella soleggiata giornata, donataci dal Signore, accarezzata da un dolce venticello, ho vissuto una vera esperienza di Chiesa, in forte comunione con il Pastore scelto da Dio e con i fratelli della mia comunità e di tutte le comunità del Nordest. Che bellezza, vedere, anche se da lontano, tanti vescovi e presbiteri, vestiti di bianco, radunati insieme. Sembrava di vivere una pagina dell’Apocalisse di S. Giovanni, libro di grande speranza (Ap 7,9-15). Il Risorto era visibilmente tra noi. Grazie, Santo Padre, per essere venuto tra noi a ricordarci con la tua presenza e con le tue parole che siamo cristiani, figli di Dio, testimoni di Cristo Risorto. Simonetta Fornaro


GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

30 SABATO 28 ore 9.00 Uf ficio diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi c/o Centro pastorale card. Urbani - Zelarino. XII Convegno degli animatori dei gruppi d’ascolto. Inter vengono al mattino il card. Alber t Vanhoye (sul tema “La giustificazione per mezzo della fede nella lettera ai Galati”) e il vescovo mons. Beniamino Pizziol (“Rappor to tra lectio divina e catechesi”). Prosegue nel pomeriggio con la presentazione del sussidio 2011/2012 “San Paolo e le sue comunità: Lettera ai Galati” ore 16.00 Caritas diocesana c/o Sede di Mestre (Via Querini). “Convention” della Caritas diocesana con inter vento del vescovo mons. Beniamino Pizziol

Anniversario della mor te di mons. Gino Trevisan (1997)

DOMENICA 29 ore 9.30 Par r occhia Ss. Ger vasio e Protasio - Carpenedo. Celebrazione delle cresime. Presiede il vescovo mons. Beniamino Pizziol ore 10.00 Par rocchia Ss. Er magora e For tunato (S. Marcuola) - Venezia. Celebrazione delle cresime. Presiede il vicario episcopale mons. Giacomo Marchesan ore 10.30 Par rocchia SS.

Risur r ezione - Marghera. Celebrazione delle cresime. Presiede mons. Dino Pistolato ore 11.00 Par rocchia S. Ilario - Malcontenta. Celebrazione delle cresime. Presiede il vicario episcopale mons. Valter Perini ore 11.00 Par r occhia S. Giacomo dall’Orio - Venezia. Celebrazione delle cresime. Presiede il vicario episcopale mons. Orlando Barbaro ore 11.00 Par r occhia S. Pietro in Bosco - Oriago. Celebrazione delle cresime. Presiede mons. Angelo Centenaro ore 11.30 Par rocchia Ss. Ger vasio e Protasio - Carpenedo. Celebrazione delle cresime. Presiede il vescovo mons. Beniamino Pizziol ore 17.00 Studium cattolico veneziano e Scuola Grande S. Rocco c/o Chiesa S. Rocco - Venezia. Incontro musicale attorno al tema “Ave maris stella” con il soprano Patrizia Vaccari e Christopher Stembridge all’organo. L’incontro viene replicato alle ore 20.30 nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista a Gambarare di Mira ore 17.00 Comunità evangelica luterana di Venezia e Segretariato Attività Ecumeniche di Venezia c/o ex Scuola dell’Angelo Custode (Campo Ss. Apostoli) - Venezia. Incontro sul tema “La vicinanza di Dio

all’uomo dell’Alleanza”, a conclusione del XXV ciclo di dialogo cristiano-ebraico. Relatore: Amos Luzzatto (presidente della Comunità ebraica di Venezia)

LUNEDÌ 30 ore 21.00 Ser vizio diocesano di Pastorale per gli Stili di Vita e Assessorato all’Ambiente del Comune di Venezia c/o Teatro Toniolo - Mestre. Moni Ovadia presenta il Manifesto “Acqua, dono di Dio e bene comune”. Inter vengono Ugo Mattei (Docente di Diritto e autore dei quesiti referendari), Gianfranco Bettin (Assessore all’Ambiente del Comune di Venezia) e don Gianni Fazzini (incaricato diocesano della Pastorale per gli Stili di Vita)

MARTEDÌ 31 ore 18.00 Studium cattolico veneziano (sezione “Scienza e fede”) c/o Centro di Studi Teologici “Germano Pattaro” - Venezia. Incontro di studio sul tema “Ambiente, tecnologia, etica. Un incontro tra scienza e fede”. Inter vengono Mario Alverà (The Climate Project - Venezia) su “Rio, Kyoto, Copenhagen, Cancun… C’è ancora tempo?” e Alber to Peratoner (Studium Generale Marcianum - Venezia) su “Rassegnati al Global Warming? Etica dell’ambiente per uno sviluppo sostenibile, nell’incontro tra progresso scientifico, antropologia e teologia”

Anniversario della mor te di mons. Luigi Cucco (2005)

MERCOLEDÌ 1° or e 18.30 Basilica S. Marco - Venezia. S. Messa solenne di “congedo” presieduta da mons. Beniamino Pizziol, vescovo eletto di Vicenza, alla pr esenza del Patriar ca card. Angelo Scola

Anniversario della mor te di don Angelo Rizzati (1999)

GIOVEDÌ 2 ore 9.30 Uf ficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo inter religioso c/o Parrocchia dei Tolentini Venezia. Incontro della commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. L’incontro prosegue nel pomeriggio ore 9.45 Uf ficio diocesano per l’insegnamento della religione cattolica / Settore infanzia e primaria c/o Centro pastorale card. Urbani - Zelarino. “IdR-Day 2011”, giornata di fine anno per gli insegnanti di religione del settore (aper ta anche ai familiari) con celebrazione della S. Messa alle ore 12.15, presieduta dal vicario episcopale mons. Valter Perini, e a seguire il pranzo ore 10.00 Azione cattolica diocesana c/o Parrocchia S. Giorgio - Chirignago. Festa unitaria 2011 con visita guidata all’Istituto Don

Orione (alle 10.45) e celebrazione eucaristica (alle 12.00). L’iniziativa prosegue nel pomeriggio

VENERDÌ 3 ore 16.00 Familiari del clero c/o Basilica S. Marco (Cappella S. Teodoro) - Venezia. S. Messa, presieduta da mons. Antonio Meneguolo, a conclusione dell’anno di attività associativa

SABATO 4 ore 11.00 Fondazione del Duomo di Mestre c/o Centro culturale S. Maria delle Grazie - Mestre. Lectio magistralis di Emma Bonino, vicepresidente del Senato, sul tema “La possibile solidarietà: come convivere nel XXI secolo?” nell’ambito del ciclo “La metropoli dei diritti” ore 16.00 Apostolato della Preghiera c/o Chiesa S. Zulian - Venezia. S. Messa per i genitori con un figlio in cielo

DOMENICA 5 Missionari Saveriani - Zelarino. Giornata Saveriana ore 17.00 Studium cattolico veneziano e Scuola Grande S. Rocco c/o Chiesa S. Rocco - Venezia. Incontro musicale attorno al tema “Laudate Dominum in sono tubae” con Gabriele Cassone (tromba naturale) e Antonio Frigé (organo). L’incontro viene replicato alle ore 20.30 nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista a Gambarare di Mira ore 17.00 Comunità evangelica luterana di Venezia e Segretariato Attività Ecumeniche di Venezia c/o ex Scuola dell’Angelo Custode (Campo Ss. Apostoli) - Venezia. Incontro sul tema “Shekinà: la presenza di Dio in eventi terreni”, a conclusione del XXV ciclo di dialogo cristiano-ebraico. Relatore: Amos Luzzatto (presidente della Comunità ebraica di Venezia)

DANIELA DOMENIN E MICHELE FIORINDO si sono uniti in matrimonio sabato 21 maggio 2011 nella parrocchia di S. Giovanni Battista a Jesolo Auguri da tutta la compagnia e da tutti gli amici che vi vogliono bene. Cav. Pietro


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GENTE VENETA n. 23, 28 maggio 2011

RIASSUMENDO... Sfisp, voglia di politica Si è concluso l’anno formativo della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico del Patriarcato di Venezia. Un anno che coincide con il ventennale della Sfisp, che si festeggerà ad autunno, oltre che con la fine del mandato triennale del direttore Maurizio Padovan. «Un programma per così dire anomalo – premette Padovan – perché non c’erano questioni strettamente politiche nel programma. Anche se in realtà i due termini “coscienza” e “questione morale” con il passare dei mesi sono diventati di stretta attualità». E dai 70 corsisti è emersa la voglia di mettersi in gioco.

a pag. 8

L’Arabia non si ribellerà «L’Arabia Saudita sta vivendo il suo secondo boom petrolifero. Il governo ha appena approvato un bilancio con enormi investimenti in infrastrutture e welfare. Le rivolte violente si producono o per povertà estrema o per estrema ingiustizia: nessuna di queste due realtà si applica all’Arabia Saudita odierna». A dirlo è Abdulaziz Sager presidente e fondatore del Gulf Research Centre, particolarmente interessato alle questioni strategiche del Golfo e appena nominato membro onorario del Corpo Accademico dell’Università Ca’ Foscari.

a pag. 9

Chiudere il cerchio Obiettivo chiudere il cerchio. Cioè dare lavoro, oltre che una casa, alle donne più fragili o in situazione di difficoltà. E’ questo il regalo di compleanno che l’associazione Amici di Casa Famiglia onlus avrebbe il piacere di ricevere – o di farsi – nel mentre festeggia i suoi primi sei anni di vita. «L’impresa sociale – spiega il presidente degli Amici, Roberto Scarpa - è uno dei nostri sogni: ci manca infatti l’ultimo anello della catena per quanto riguarda affrancamento ed emancipazione delle nostre ospiti. Cioè il lavoro».

a pag. 14

Dopo il Papa, il cielo E’ morta appena 11 giorni dopo aver ricevuto la comunione direttamente dal Papa, durante la messa al parco di S. Giuliano. Marina Rusca, donna di gran fede, aveva tanto sognato di vivere quel momento, dopo sei anni di lotta contro la malattia; e mons. Pizziol aveva fatto di tutto per esaudire quel desiderio. Il marito Giorgio racconta il suo calvario, vissuto con grandissima dignità, senza smettere di essere moglie, madre di due ragazze di 13 e 18 anni, catechista, impiegata in un noto studio notarile.

a pag. 17

Stop a Polifemo Dialogo su “Abitare il mondo domani”, alla Fondazione Cini, in vista dell’Expo 2015 di Milano, tra la studiosa norvegese Janne Haaland Matlary e il Patriarca Scola. «Nell’era globale - afferma la Matlary - si ha idea che l’intero mondo abbia il diritto di emigrare in altri stati. Ma non è così». «La figura omerica del ciclope Polifemo - argomenta il card. Scola - che non riconosce la legge dell’ospitalità e perciò vive in modo ferino fuori del consorzio umano, diviene paradigma d’ogni dissoluzione barbarica della convivenza umana».

a pag. 26

Lunario

dal 28 maggio al 3 giugno 2011 Il primo di Giugno è Luna Nuova

I Santi e le Feste della settimana Sant'Emilio, Santa Restituta, Santa Giovanna d'Arco, Visitazione della Beata Vergine Maria, San Giustino martire, Santi Marcellino e Pietro, San Carlo Lwanga e compagni martiri

Sagre e Feste in Veneto in giugno Noale (Ve), Palio di Noale dal 16 al 19 giugno; Conegliano (Tv), Dama vivente il 18 e 19 giugno; Venezia, L'Infiorata il 26 giugno; Arquà Petrarca (Ro), Il palio delle contrade, dal 27 maggio al 6 giugno; Venezia, Regata delle antiche repubbliche marinare, il 2 giugno; Bastia di Rovolon

(Pd), Festa del Pane e dei Dolci, il 4 e 5 giugno; Santa Maria di Sala (Ve), Feste cortesi, il 4 e 5 giugno; Dolcé (Vr), Storia e sapori, il 4 e 5 giugno; Venezia, Vogalonga, il 5 giugno; Vigonza (Pd), Rievocazione storica medievale, il 5 giugno; Meolo (Ve), Sagra paesana di San Giovanni Battista, il 14 giugno; Chioggia (Ve), La Marciliana, il 18 e 19 giugno; Strà (Ve), Il palio delle barche, il 21 giugno; Cerro Veronese (Vr), La festa del fuoco, il 23 giugno; San Fior (Tv), Antica Sagra dei SS. Pietro e Paolo, il 26 giugno; Belluno, Mercatino dell'Antiquariato, il 26 giugno.

Il Libro delle Erbe: il Cipresso Del Cipresso si usano due parti distinte; le foglie (o i giovani rami) e i frutti. Le prime, relativamente ricche di olio essenziale, hanno proprietà balsamiche ed espettoranti per uso interno; per uso esterno possono essere utilizzate con proprietà detergenti, leggermente antisettiche e riepitelizzanti. I frutti più ricchi di tannini, hanno proprietà astringenti, vasocostrittrici, antiinfiammatorie e vengono utilmente impiegati, per via

interna o esterna, nel trattamento delle varici e delle emorroidi, per tonificare la muscolatura della vescica e impedire la perdita involontaria di urina durante la notte.

Le Ricette di Giugno: Spek e Melone Giallo E' una variante del più conosciuto “Prosciutto e melone”. Il piatto è identico, solo che cambiano gli ingredienti. Al posto del consueto melone, si usa un melone dalla scorza gialla. La polpa è dolce, ma molto meno saporita di quella del melone classico. Lo spek è un prodotto del maiale che usa parti meno nobili del prosciutto crudo, ed ha un gusto più intenso di questo, dovuto anche all'affumicatura. Il piatto che ne risulta è molto differente dal tradizionale prosciutto e melone: il gusto saporito dello spek ne viene esaltato e leggermente addolcito.

Modi di dire veneti Testa da bìgoli: Sciocco; Testa da piri: Stupido


Gente Veneta