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a r t i g i a n a t o tra arte e design N°73/ Maggio 2009

Oro Arezzo, 30° edizione

Didattica internazionale al Salone del mobile Carlo Zauli,

Scultore

Koinè 2009 L’edizione del Ventennale

D.O.C., Dergano Officina Creativa

Sandra Baruzzi

Vuoto a perdere SAM, spazio Arti e Mestieri

Baccarat Crystal Candy set


Artigianato Tra Arte e Design Anno 2009 - Numero 73 Maggio/Giugno/Luglio www.mestieridarte.it DIRETTORE RESPONSABILE: Ugo La Pietra DIREZIONE EDITORIALE: Franco Cologni COMITATO SCIENTIFICO: Enzo Biffi Gentili, Gillo Dorfles, Vittorio Fagone, Anty Pansera REDAZIONE: Alberto Cavalli Simona Cesana Alessandra de Nitto

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Sommario

Ugo La Pietra / EDITORIALE

L’istruzione artistica Licia Martelli

D.O.C., Dergano Officina Creativa Simona Cesana

Didattica internazionale al Salone del Mobile

HANNO COLLABORATO: Daniela Brugnoto Cristiana di Nardo Lea di Muzio Licia Martelli Vittorio Amedeo Sacco INSERZIONI PUBBLICITARIE: Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte IMPAGINAZIONE/GRAFICA: Emanuele Zamponi

Daniela Brugnoto

Carlo Zauli, Scultore Vittorio Amedeo Sacco

Sandra Baruzzi, vuoto a perdere Ugo La Pietra

Oro Arezzo, 30° edizione

EDITING: AG Media S.r.l. UN PROGETTO DI:

Simona Cesana

Baccarat Crystal Candy set Lea di Muzio

Koinè 2009. L’edizione del Ventennale Cristiana di Nardo

SAM, spazio Arti e Mestieri Alberto Cavalli

Tendenze Salone Alberto Cavalli

Il Tempo del Design In Copertina: Jaime Hayon, Cristal Candy Set, Baccart, 2009.

Franco Cologni

Antichi Maestri e Apprendisti Stregoni

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Comitato tecnico e corrispondenti per le aree artigiane Alabastro di Volterra Irene Taddei

Ceramica sestese Stefano Follesa

Marmo di Carrara Antonello Pelliccia

Bronzo del veronese Gian Maria Colognese

Ceramica umbra Nello Teodori

Marmi e pietre del trapanese Enzo Fiammetta

Ceramica campana Eduardo Alamaro

Cotto di Impruneta Stefano Follesa

Marmo del veronese Vincenzo Pavan

Ceramica di Albisola Viviana Siviero

Cristallo di Colle Val d’Elsa Angelo Minisci

Mosaico di Monreale Anna Capra

Ceramica di Caltagirone Francesco Judica

Ferro della Basilicata Valerio Giambersio

Mosaico di Spilimbergo Paolo Coretti

Ceramica di Castelli Franco Summa

Gioiello di Vicenza Maria Rosaria Palma

Oro di Valenza Lia Lenti

Ceramica di Deruta Nello Teodori

Intarsio di Sorrento Alessandro Fiorentino

Peperino Giorgio Blanco

Ceramica di Vietri Sul Mare Massimo Bignardi

Legno di Cantù Aurelio Porro

Pietra di Apricena Domenico Potenza

Ceramica faentina Tiziano Dalpozzo

Legno di Saluzzo Elena Arrò Ceriani

Pietra lavica Vincenzo Fiammetta

Ceramica piemontese Luisa Perlo

Legno della Val d’Aosta Franco Balan

Pietra leccese Luigi De Luca

Pietra Serena Gilberto Corretti Pizzo di Cantù Aurelio Porro Tessuto di Como Roberto De Paolis Travertino romano Claudio Giudici Vetro di Altare Mariateresa Chirico Vetro di Empoli Stefania Viti Vetro di Murano Marino Barovier Federica Marangoni

“Rame smaltato”, progetto di Ugo La Pietra realizzato da Rosanna Migliore, docente all’Istituto d’Arte di Saluzzo, Laboratorio di rame smaltato.

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Ugo La Pietra / EDITORIALE

L’istruzione artistica English text page 72

La salvezza e la rivalutazione dell’arte e delle arti applicate italiane passano necessariamente attraverso l’istruzione artistica. Ma ormai da troppo tempo le scuole ad indirizzo artistico, e in particolare gli Istituti d’Arte, si trovano in una situazione di grave degrado culturale e gestionale. Tutti sanno che le scuole secondarie di indirizzo artistico e musicale occupano per la classe politica e per certa intellighenzia un posto secondario e, quando non del tutto ignorate, sono la cenerentola della scuola secondaria superiore. La cultura italiana, dall’antica riforma Gentile, ha sempre messo in secondo piano le discipline artistiche rispetto a quelle umanistiche. Ancora oggi in Italia le arti si considerano riservate esclusivamente ad una ristretta élite di persone dotate di particolari attitudini, ignorando che è sempre più sentita la necessità di qualificare le nuove generazioni verso una pratica professionale in grado di superare la figura del “garzone di bottega” per sviluppare capacità di autoproduzione verso la cosiddetta “impresa”,

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capace di coniugare attività intellettuale e manuale. L’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, una delle più antiche e prestigiose accademie d’Italia, rischia di chiudere; il glorioso Istituto d’Arte di Monza sembra debba lasciare la sua antica sede all’interno della Villa Reale che da tempo è stata impoverita della altrettanto famosa Biennale delle Arti Applicate. Da tutti gli Istituti d’Arte si alza un grido d’allarme e di preoccupazione che ha fatto nascere il C.I.A.N. (Coordinamento Istruzione Artistica Nazionale, www.istruzioneartistica.it), fondato per esprimere il dissenso nei confronti dei provvedimenti ministeriali che provocherebbero un drammatico sconvolgimento nel mondo dell’istruzione artistica e della cultura tutta. Si parla troppo di recupero delle attività creative manuali e si dimentica che da decenni nei tanti Istituti d’Arte, collocati all’interno di vari territori e caratterizzati in rapporto alle loro risorse, sono stati progressivamente e inesorabilmente smantellati i laboratori.


D.O.C. Dergano Officina Creativa Nella periferia storica milanese un’associazione che riunisce molti talenti accomunati dal “fare creativo”.

Ugo la Pietra, “Brindiamo all’Europa Unita” (mobile bar realizzato da F.lli Boffi), ospite circuito D.O.C., FuoriSalone, Milano 2009.

Photo Andrea Rossetti

Licia Martelli


Photo Andrea Rossetti

Gabriella Sacchi, “Giochi di terra e giochi d’acqua” (grés), ospite circuito D.O.C, FuoriSalone, Milano, 2009.

In una città dove si producono ormai soprattutto idee, nel quartiere di Dergano-Bovisa a Milano invece è presente e attivo un discreto numero di botteghe artigiane, dove il “fare” segue il “pensare” dei relativi titolari e si realizzano a mano opere di ceramica, di restauro, di falegnameria, di pittura, di lavorazione del metallo come di fotografia, grafica e molto altro…Una schiera di creativi che trovano in questa periferia storica milanese il luogo ideale per i loro laboratori, showroom e officine creative, che si sono riuniti in un’associazione e si presentano sotto il nome di: D.O.C., Dergano Officina Creativa. Una proposta di prodotti D.O.C. che in questo quartiere sono stati pensati e in questo quartiere vengono fatti utilizzando le risorse di questo territorio, e da qui partono per tutto il mondo. I prodotti dei “docs” sono infatti presenti in prestigiose gallerie, concept store e case di tutto il mondo. L’Associazione D.O.C., senza scopo di

lucro, forma, promuove e diffonde espressioni della cultura e dell’arte, con particolare riferimento a tutte quelle forme d’arte che nascono e/o si sviluppano nelle botteghe artistiche, artigiane e della creatività in genere, promuovendo la diffusione e la conoscenza del mondo del “fare creativo” contemporaneo in bottega. I Docs sono gli interpreti contemporanei della creatività, laboriosità e auto imprenditorialità delle officine che si insediarono nel quartiere ai primi del Novecento, rappresentandone la naturale continuità senza la quale sembra non esserci futuro. L’Associazione, in particolare, intende creare sinergie tra le diverse realtà presenti nel quartiere di Dergano, contribuendo allo sviluppo e all’identità del territorio-quartiere e promuovendone le risorse. Le officine creative interpretano la vocazione di un territorio dove le numerose botteghe e laboratori ancora presenti sono nati all’inizio del secolo scorso come

indotto all’insediarsi, in questa periferia storica di Milano, di numerose fabbriche dal settore chimico a quello farmaceutico e manifatturiero, che hanno creato un polo industriale di importanza interregionale. Ora queste industrie, quasi totalmente dismesse, sono state in parte occupate dal Politecnico di Milano e dalla Triennale Bovisa, in parte trasformate in studi, loft, laboratori, e in parte sono ancora in trasformazione. La naturale conseguenza è un nuovo fermento creativo decisamente rilevato nelle botteghe fin qui conosciute, alcune storiche e molte appena trasferite. Le officine creative creano un’interazione col quartiere attraverso le mostre, i laboratori e gli eventi proposti che induce una sorta di rivitalizzazione della bottega, ovvero il “negotium” letteralmente il luogo del “non ozio” e quindi del fare, dell’accogliere e comunicare. Realtà in rapida dismissione nel tessuto urbano metropolitano e che invece

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Who Made,
 Blossom Metallic, 2009.

è forse ormai il momento di iniziare a conservare e tutelare per non perdere quel tipico tessuto sociale di quartiere che tale luogo induce, per conservare un’identità di quartiere qui ancora presente e preziosa in una città come Milano, che si sta ormai definitivamente spersonalizzando. Il progetto D.O.C. si è presentato pubblicamente alla città in occasione del Salone del Mobile 2009. Nel 2009, infatti, la lista degli amici del D.O.C. si è triplicata, e pertanto si è scelta la settimana del salone del Mobile di Milano come evento catalizzatore di una moltitudine di operatori, italiani ed esteri, quali buyer, giornalisti, gallerie tutti potenzialmente interessati alle attività dei Docs. Per il fuori salone D.O.C. ha proposto un circuito alternativo a quelli ormai consolidati, per aprire una finestra sul mondo del fare contemporaneo in bottega, e per catalizzare l’attenzione su una zona di Milano nuova a questo

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Francesca Caira, Gilet, 2009.


Foto di Valentina Zanobelli

Stefano Puzzo, ceramica FuoriSalone, Milano 2009.


Foto Valentina Zanobelli

Licia Martelli, TavolaRiga, 2009.

tipo di manifestazioni ma che con la vicinanza della Triennale Bovisa e del Politecnico e con l’effettiva presenza di tutte le botteghe finora censite, scopre, e quasi impone, la vocazione di questo territorio urbano. Vocazione che non si esaurisce evidentemente con l’evento “fuori salone”, ma che tutto l’anno si ripropone attraverso eventi, mostre, laboratori aperti al pubblico identificando il D.O.C. come vero e proprio attivatore culturale. In occasione di questo fuori salone, per ottenere una proposta unitaria all’interno di un sistema di botteghe dalle attività tanto differenti tra loro, si è scelto un tema comune entro il quale ognuno ha lavorato secondo proprie vocazioni e strumenti: il tema del “GIOCO”, sviluppato in tutte le sue sfaccettature, soprattutto con la proposta di oggetti/installazioni che hanno saputo scatenare un’ empatia immediata con l’osservatore,

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voglia di sorridere, ridere e giocare insomma, per esorcizzare i tempi bui ...C’è dunque la volontà esplicita di scatenare il clima di dibattito e ricerca, naturale nell’ambito del design, dove il contenuto crea la forma, dove la proposta estetica è mutuata ancora dal pensiero e dalla lente di ognuno attraverso la quale interpretare una realtà di lavoro e innovazione. Un sistema di prodotti originali ed unici, frutto di un saper fare tradizionale applicato alla trasmissione dei valori estetici delle singole realtà creative. In occasione del Salone del Mobile D.O.C., il circuito milanese della creatività applicata, ha presentato in tutta la zona Dergano-Bovisa 11 mostre a cura delle Officine Creative D.O.C. oltre a mostre ed eventi con ospiti prestigiosi.

Le Officine D.O.C.: Arte e Natura, Caira Design, Ceebee, Ceramiche Libere!, Ceramiche Puzzo, Efesto, Falegnameria Bevilacqua, Jole Prato/Carlo Giordana, Lorenzo Crivellaro, Polignum, Whomade Gli ospiti D.O.C.: Arte for Interior, Bodi Design, Sergio Barboni, Bau Design, Cittadellarte, C.L.A.S.S., Co-Creando/O2 Italia, Roberta Colombo, De.de.p, Ugo La Pietra, Fondazione Aldo Morelato, Tomolo Nogoo, italiastraordinaria, Design, Gabriella Sacchi Licia Martelli, architetto, paesaggista, designer e ceramista, ha una visione rinascimentale della sua professione: interdisciplinare, a 360°. Con esperienze lavorative autonome nei vari settori, è sempre stata attratta dalle enormi potenzialità del lavoro in team, a coronamento di questa inclinazione nel


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Officine D.O.C. 1. Arte e Natura 2. Caira Design 3. Ceebee 4. Ceramiche Libere! 5. Ceramiche Puzzo 6. Efesto

7. Falegnameria Bevilacqua 8. Jole Prato/Carlo Giordana 9. Lorenzo Crivellaro 10. Polignum 11. Whomade

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2008, fonda il D.O.C, l’associazione Dergano Officina Creativa, un gruppo multidisciplinare di creativi che sviluppano delle potenzialità professionali in comune, interpretano una nuova vocazione di un quartiere, e hanno voglia di valori quali trasparenza, fiducia e sincerità …. rispetto delle regole insomma, almeno nel loro microcosmo. Pertanto questi ultimi valori sono imprescindibili per entrare nel D.O.C insieme a buone doti di creatività e professionalità.

Photo Andrea Rossetti

D.O.C. via Guerzoni, 39 - 20158 - Milano. Tel. 02/69901136 www.derganofficinacreativa.it info@derganofficinacreativa.it Officine D.O.C., FuoriSalone, Milano, 2009. 8

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Foto Valentina Zanobelli

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Simona Cesana

Didattica internazionale al Salone del Mobile Percorsi didattici che oscillano tra ricerca e aspirazione ad entrare nel mondo della produzione


Aldo Bakker “Fiasca per aceto”, Design Academy di Eindhoven, FuoriSalone, Milano, 2009


Design Academy Eindhoven, FuoriSalone, Milano, 2009.


Willem deRidder, “(nothing to) hide”, cestini in pelle cotta, Design Academy di Eindhoven, FuoriSalone, Milano, 2009

Da molti anni le scuole di design di tutto il mondo trovano nel Fuori Salone una vetrina ideale per promuoversi a livello internazionale, lanciare le proprie strategie didattiche e progettuali, chiarire le proprie identità e peculiarità, raccogliere consensi e iscrizioni. Le proposte meglio strutturate vengono dalle accademie estere, prima tra tutte la Design Academy di Eindhoven che quest’anno si è messa in mostra al Romeo Gigli Cafè. Sulla scia dell’esperienza del collettivo olandese Droog Design, la messa in scena della Design Academy di Eindhoven ha presentato progetti degli studenti, progetti e prototipi di ex-studenti con studi e proposte ormai avviate, uno shop di cataloghi e gadgets e un’area laboratorio dove era possibile vedere all’opera, ognuno al proprio “banco di lavoro”, vari creativi alle prese con

Design Academy Eindhoven, FuoriSalone, Milano, 2009.

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la realizzazione di mini-progetti, modelli, prototipi, idee che prendevano forma essenzialmente dal fare manuale. Il lavoro di laboratorio è sicuramente un aspetto sul quale la didattica dell’accademia di design olandese si fonda e dà i propri frutti: lavoro di laboratorio per sperimentare, verificare, creare con le mani libere di seguire le idee della testa, aspetti del fare progettuale che nelle scuole italiane è sempre più difficile praticare. Il Fashion Institute di Arnehem ha presentato progetti legati per lo più al mondo della moda e caratterizzati dalla stessa matrice: ricerca progettuale attraverso la sperimentazione dei materiali, manipolazione della materia come essenza del fare creativo. Creative Academy, la scuola di design e creative management del Gruppo Richemont (fondata a Milano nel 2004) si è misurata

Sam Baron, Campana in vetro soffiato con martello, Fabrica, FuoriSalone, Milano, 2009. Tak Cheung, Campana in vetro soffiato con manici di bicicletta, Fabrica, FuoriSalone, Milano, 2009. Tak Cheung, Campana in vetro soffiato con orecchie di mucca, Fabrica, FuoriSalone, Milano, 2009. Cristina Dias Campana in vetro soffiato con spago da palloncino, Fabrica, FuoriSalone, Milano, 2009.

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Song Yijun, Installazione nel negozio Cartier, Milano, 2009.

“Shanghai” appendiabito, disegnato da De Pas, D’Urbino, Lomazzi per Zanotta (1973). Trasformato da Catarina Carreiras in “Bunch of Tools”.

invece con il mondo del lusso. In concomitanza con il Salone del Mobile, infatti, Cartier ha presentato a Milano la nuova collezione Trinity ispirata al celebre anello tre ori, mito intramontabile della Maison, reinterpretato in chiave contemporanea e preziosa: nuove declinazioni per un anello mitico, dalla formidabile carica innovativa, che rivela nelle sue forme un forte coinvolgimento con il design. Cartier ha pensato quindi di celebrarlo chiedendo agli studenti di Creative Academy di lasciarsi ispirare da questa collezione e dalla nuova campagna pubblicitaria “Trinity. All about you forever” per progettare l’allestimento di alcune delle vetrine della boutique di Milano. I ventuno studenti provenienti da tutto il mondo, iscritti quest’anno ai corsi di Creative Academy, hanno elaborato in totale 36 progetti; una giuria composta da alcuni manager di Cartier Italia e di Cartier International ha scelto, tra questi, quello che è stato realizzato ed esposto nelle vetrine della boutique di via Montenapoleone. Il progetto risultato

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Laboratorio per la lavorazione del legno, Università di Bolzano, 2009.

vincente è stato quello del giovane designer cinese Song Yijun. Anche Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, ha partecipato al Salone del Mobile con i progetti dei suoi studenti, selezionati in tutto il mondo: non solo creazioni ad hoc, ma anche riedizioni di pezzi storici, come il mitico attaccapanni “Shanghai” di Zanotta rivisitato da Catarina Carreiras utilizzando gli attrezzi tipici dei contadini. Un richiamo alla natura che, una volta di più, si è confermato uno dei trend domi-

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nanti della kermesse. La collaborazione tra i giovani creativi di Fabrica e gli artigiani-artisti veneti ha prodotto risultati stupefacenti anche nel campo del vetro e della ceramica, come risulta dagli oggetti esposti sia al Fuori Salone, sia al Salone Satellite (www.fabricafeatures. com). Anche altre due piccole realtà italiane hanno dato prova di slancio internazionale: la Facoltà di Design e Arti dell’Università di Bolzano, e il Corso di Laurea in Disegno Industriale della Repubblica di San Marino – frutto della collaborazione


Tavolo “Unfassbar”, dettaglio, Università di Bolzano, FuoriSalone, Milano, 2009.


fra l’Università IUAV di Venezia e la locale Università degli Studi. L’Università di Bolzano offre un modello didattico che tenta di avvicinarsi al lavoro di bottega: l’ambiente è internazionale e punta a un connubio tra teoria e prassi, sottolineando l’importanza del lavoro sperimentale praticato in piccoli gruppi. Al Salone ha presentato una doppia esperienza: “attimo sospeso”, un progetto di comunicazione allestito nei suggestivi Chiostri della Basilica di San Simpliciano e, al Satellite, “undassbar”, un tavolo che evidenzia con “tracce” tangibili di segno e di materia l’interazione “intangibile” tra le persone che si siedono attorno ad esso condividendo un’esperienza conviviale. Due proposte molto concettuali, quasi in antitesi con quella presentata lo scorso anno dove si era posto l’accento sull’autoproduzione, avviando il marchio “Fucina” per la produzione dei progetti degli studenti. La Facoltà di Design di San Marino ha in comune con l’Università di Bolzano un ristretto e selezionato numero di studenti e un percorso formativo trasversale fra progetto del prodotto e della comunicazione visiva, avva-

Università del Design di San Marino, Salone Satellite, Milano, 2009. Ph. Roberto Bandiera.

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Workshop “La pelle come limite” di Riccardo Blumer, corso di Laurea in Disegno Industriale, Università di San Marino, 2008

Riccardo Blumer, “La pelle come limite”, Galleria Luisa Delle Piane, FuoriSalone, Milano, 2009.


lendosi di un corpo docente fatto di designer e grafici professionisti. Al Satellite ha presentato una vetrina dei propri corsi mentre al Fuori Salone, presso la Galleria Luisa Delle Piane, è stato presentato il progetto di Riccardo Blumer “La pelle come limite” realizzato con gli studenti della Facoltà nel semestre estivo 2008. La mostra intendeva indagare la pelle come confine tra il nostro mondo e tutto ciò che è fuori da noi presentando i manufatti degli studenti, fatti di semplici ricerche e interpretazioni della materia. Superato il ruolo didattico delle scuole si pone il problema dell’ingresso dei designer nel mercato. Il Seoul Design Festival, esperienza nata nel 2002 per promuovere il design coreano in tutto il mondo, lavora appunto come incubatore di talenti per inserirli, grazie al supporto di una struttura forte e organizzata, nel mercato internazionale. In occasione del Salone 2009 è stata presentata, al Museo Minguzzi, una selezione di progetti di 22 giovani designer coreani, sotto il titolo di “Artworks”: un focus sul design coreano tra arte e impresa, un connubio tra alto artigianato e alta tecnologia, come ad unire la rivalutazione del patrimonio della cultura tradizionale coreana con il grande know how di questo paese nel campo della tecnologia (basti pensare alle aziende Samsung, LG e Hyundai). Colori, materiali e lavorazioni tipiche della tradizione riprese per creare opere uniche con l’intento di tracciare un’identità della cultura del design coreana. Un’operazione di ampio respiro, presentata a Milano e che farà tappa anche a Berlino e in altre città, anche per pubblicizzare il ruolo di Seoul che, nel 2010, sarà capitale mondiale del design. Le proposte di queste realtà evidenziano la volontà di le-

Lampada “Drop”, Seoul Design Festival Museo Minguzzi, FuoriSalone, Milano, 2009.

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gare l’esperienza didattica a quella produttiva: legame certamente importante da praticare, purchè questo non significhi limitare e circoscrivere la libertà di ricerca che dovrebbe trovare, all’interno delle scuole e delle accademie, il terreno più fertile per essere sviluppata.

Lee Hye Soon, Kimono tradizionale, Seoul Design Festival Museo Minguzzi, FuoriSalone, Milano, 2009. “Tile Clock”, Seoul Design Festival Museo Minguzzi, FuoriSalone, Milano, 2009.

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Daniela Brugnoto

Carlo Zauli, Scultore

A Torino la prima tappa europea di un ciclo espositivo internazionale, inaugurato nel 2007 in Giappone, dedicato al grande scultore ceramista faentino.

Carlo Zauli, nel suo atelier, 1975.


Carlo Zauli, “Piramide” - 1973-74.

Dopo la recente retrospettiva itinerante con tappe in Giappone a Kyoto, Gifu, Tokyo e Yamaguchi, Torino rende omaggio a Carlo Zauli con una mostra curata da Flaminio Gualdoni e organizzata dalla Fondazione Palazzo Bricherasio con la collaborazione del Museo Zauli e di Renata Bianconi. Nelle sale storiche di Palazzo Bricherasio e negli spazi esterni di via Lagrange saranno in mostra circa quaranta sculture che documentano le principali tematiche della ricerca artistica e della originalità inventiva di Zauli e che rappresentano i momenti della sua massima adesione al dibattito scultoreo internazionale. Grande protagonista della scultura italiana del dopoguerra, Carlo Zauli (Faenza 1926 – 2002) si forma nell’ambito dell’arte della ceramica, dai cui codici formali si distacca a partire dagli anni Sessanta, evolvendo la sua tecnica verso una ricerca espressiva e plastica più complessa che prende forma in grandi opere in grés, materia privilegiata del suo fare artistico. Flaminio Gualdoni, nel saggio introduttivo al catalogo, sottolinea come l’opera

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di Zauli sia “[…] cultura d’artefice, la sua: da faentino, è cultura di terra e di plasticare. È un’acquisizione progressiva di capacità tecniche e di pensiero del fare. […] Cultura d’artefice, appunto, in un clima, quello delle scuole e dei laboratori di Faenza, che vede il transito e l’incrocio di figure eminenti, come il Lucio Fontana che lavora alla tomba Melandri e giovani come Nanni Valentini e Giuseppe Spagnulo: che, dunque, da subito s’intride dello scambio critico alto tra ciò che vien detto – nelle ormai sclerotiche categorie critiche d’allora – arte applicata, e ciò per cui monta in uso il termine ricerca pura. Ben nota da subito, d’altronde, Giulio Carlo Argan che “dell’opera di Zauli non ha proprio senso chiedersi se sia scultura o arte fittile, come se il significato delle forme dipendesse dalle materie e dai procedimenti con cui si realizzano. Il periodo che giunge sino al 1962 è per Zauli periodo di acquisizione di una certezza fondamentale. Che sentirsi artifex bonus e maestro in una disciplina non è condizione retriva, impediente il libero corso dello sperimentare,

bensì fondativa, comunque, perché forte di una identità, di una radice, di una prospettiva di storicità: e dunque ineludibile. Perché sia una condizione premessa al fare, e non la ragione stessa del fare […]” Il catalogo della mostra, edito da EditorialeSilvana, è introdotto da un saggio critico di Flaminio Gualdoni e presenta, accanto al testo di un’intervista fatta a Zauli nel 1987, alcuni storici saggi di autori che ne hanno accompagnato il percorso: da Giulio Carlo Argan a Cesare Vivaldi, da Yoshiaki Inui a Giorgio Cortenova. Palazzo Bricherasio Sale Storiche Via Teofilo Rossi ang. Via Lagrange TORINO Dal 15 maggio al 14 giugno 2009 www.palazzobricherasio.it info@palazzobricherasio.it Tel. 0115711811 www.museozauli.it info@museozauli.it Tel. 054622123


Carlo Zauli, “Bianco Esploso” 1976. Grés. Museo Carlo Zauli.


Vittorio Amedeo Sacco

Sandra Baruzzi, Vuoto a perdere

Le opere dell’artista ceramista di Castellamonte in mostra nelle sale di Palazzo Botton, futuro Museo della città

“Sorprende la morte - Naufragando”, 2004. Terracotta, smalti, ossidi, colori, modellazione per estrusione e a mano. Dim: 42cm x 46cm x 15cm.


“Casatlantica”, 2000. Terracotta di Castellamonte, smalto, lustro metallico (oro), modellazione a mano. Dim: 28cm x 36cm x 28cm.

L’unicità dell’evento artistico è data dalla trattazione delle tematiche, dall’originale percorso creativo e dalla ricchezza di “materie e materiali in cerca di comunicazione” presenti nelle sale espositive di Palazzo Botton. Una testimonianza di dipendenza fra le arti, una scultura che è pittura e poesia ma anche viceversa. Concreta e tangibile l’apertura al dialogo fra le espressioni: poesia, scultura, pittura, fotografia, grafica sconfinano l’una nell’altra, si rappresentano e sviluppano l’intimità e l’intuizione di Sandra Baruzzi. Un avvolgimento, un groviglio delle forme d’espressione voce cantata e/o gridata del vissuto nel contemporaneo. I progetti artistici procedono simultaneamente, le idee si integrano e si elaborano in un continuo mutamen-

to: pare quasi che tutto avvenga per incanto ma con disincanto. Una poetica personale che si propone ad altri nella ricerca di condivisione, nel sostegno delle diversità. Una feconda e sofferta coniugazione di materie e di materiali che cerca di comunicare. Ogni linguaggio, ogni materia, ogni procedimento espressivo sconfina, va oltre gli steccati; l’artista è investita di responsabilità per il gesto creativo e per la scelta consapevole delle tematiche. Linguaggi diversi per entrare in territori diversi, contaminazione di codici per andare oltre lo spazio individuale e soggettivo, per avvicinarsi agli altri, per avere l’accesso a varcare altre soglie, per incamminarsi verso pensieri ed atti collettivi che abbandonino consolidati stereotipi e gemmifichino cambiamento… che

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comprende il “vuoto a perdere”. In questi luoghi di andi-rivieni il pensiero recupera la natura più pura della propria materia: il colore prende forma e suono, la parola crea immagini e dimensione, i pensieri ed i sentimenti approdano al “fare”. Una multidisciplinarietà che tende ad esercitare continue domande, un’azione critica e autocritica che porta allo sfinimento e per questo sono incluse la sosta, il silenzio, l’osservazione. Ma ecco il richiamo dell’artista verso l’interlocutore a meditare sulle contraddizioni dell’esistenza. E’ proprio nel “vuoto a perdere”, nella consapevolezza della perdita, che si incontra, seppur con immensa sofferenza, il superamento del limite e dei limiti e s’aspira al “pieno a trovare”. Un gesto, una luce, un commento diventano metafore d’improvviso impeto creativo. Anche un frammento riesce a dare vitalità alle intuizioni; le immagini, i colori, le forme si combinano alle parole e nascono inedite relazioni, si configura una nuova armonia, una visione di un universo artistico-poetico supportato dall’autoironia che permette di mantenere alta l’attenzione per non risultare, innanzi tutto, aliena a se stessa e per alimentare continuamente la consapevolezza di quanto siano effimere e relative le sue conoscenze... Carta, colore, segno, immagine entrano in campo sul piano dell’immaginazione trasfiguratrice, per un naturale quanto personale linguaggio di visualizzazione. La Baruzzi ha sempre a mente che molto spesso è la realtà a superare l’immaginario e in questa si pone attenta osservatrice. Osservatrice non indifferente e disinteressata, impegnata a conservare alta l’attenzione sugli avvenimenti attuali, a raccogliere e proporre le diverse Sandra Baruzzi all’interno del suo atelier.

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“Denso di parole il silenzio”, 2003. Terracotta, smalti, colori, ossidi, modellazione a mano, decorazione a pennello. Dim: 42cm x 37cm x 8cm.


“Casastellata”, 2002. Terracotta di Castellamonte, ingobbi, smalti, modellazione per estrusione e a mano. Dim: 60cm x 36cm x 10cm.

sollecitazioni anche se in antitesi, con la consapevolezza amara che della verità unica non c’è certezza alcuna. Nella sua ricerca si incontra la necessità del commento personale e del confronto per cercare di abbandonare il “vuoto”, per dar forma, per dar coscienza, per arginare l’aridità dell’esistenza con un’espressione, seppur tormentata, di originale comunicazione multidisciplinare. L’insieme si fa portavoce della inevitabile fragilità umana: immagini, volumi, colori, parole, segni, vengono uniti e dalla loro relazione scaturisce un’esplosione di sensualità, di tensioni, di possesso, di violenza, di dolcezza, d’amore e d’odio. Una presa di coscienza, una consapevolezza, una denuncia che ci conduca oltre l’omologazione, che non comprenda necessariamente il riscatto, che porti in seno la salvaguardia delle specificità culturali ed artistiche perché vere ed autentiche testimonianze di riflessioni, di sentimenti, di slanci creativi, che aspirano alla libertà nel rispetto di tutte le identità. Sandra Baruzzi, Vuoto a perdere A cura di Vittorio Amedeo Sacco Castellamonte, Palazzo Botton 18 aprile-10 maggio 2009

Sandra Baruzzi con Ugo La Pietra nel Laboratorio di Arte della Ceramica all’Istituto Statale d’Arte di Castellamonte (TO)

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Ugo La Pietra

OroArezzo, 30° edizione Successo per l’edizione 2009 della prestigiosa fiera toscana, nel segno della qualità e della continuità

Gianfranco Ferré, Spilla in oro giallo con fusione a cera persa impreziosita da pavè di diamanti terminante a riviera. Finitura lucida davanti e ad effetto seta per il retro. Collezione “Oro d’Autore”. Realizzazione Goldhouse Gioielli.

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L’idea di una manifestazione dedicata alla lavorazione dell’oro ad Arezzo, è nata a metà degli anni Settanta e si è concretizzata nel 1980, grazie all’inaugurazione del Centro Affari e Convegni. Dopo alcuni anni di attività, all’inizio del Duemila, la fiera aretina si accredita come la seconda mostra orafa per importanza del nostro Paese, ma è con la nascita della prestigio-

sa collezione “Oro d’Autore”, con l’allestimento di mostre affascinanti sui gioielli del passato, con l’istituzione di premi e concorsi di design orafo, fino alle più recenti iniziative che coinvolgono le grandi firme della moda che OroArezzo diventa una manifestazione nota in tutto il mondo. L’edizione 2009, malgrado il periodo di recessione, vede la sostanziale tenuta dei visitatori e il


Dolce&Gabbana, Collana portebonheur con catene groumette, rosario in oro tricolore e maglie a cordoncino. Sferette di corallo e turchese, amuleti in diamanti, perla, madreperla, turchese cabochon, citrino e miniatura antica. Collezione “Oro d’Autore�. Realizzazione UnoAErre Italia


confortante livello degli ordini che non è diminuito. Questa edizione rappresenta inoltre un momento di particolare valore storico per un accordo tra i vari enti fieristici di Vicenza, Alessandria e Arezzo teso alla collaborazione per lo sviluppo del sistema orafo nazionale e per l’armonizzazione degli eventi espositivi. Fiera di grande qualità, più che dei grandi numeri, OroArezzo continua ad attirare buyer stranieri e giornalisti che hanno potuto ammirare le opere dei nove vincitori di “Première”: selezione di nuovi gioielli ormai diventata una classica iniziativa della manifestazione, che tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 vedremo brillare nelle vetrine dei gioiellieri di tutto il mondo. La selezione delle nove aziende vincitrici della 18° edizione di “Première” è stata effettuata da una giuria composta da giornalisti in rappresentanza di tredici testate internazionali che ha premiato le aziende: “Condito” di Torre del Greco, “Daniela Coaro” di Vicenza e poi sette firme aretine: “Daveri Vicenza”, “Jessica”, “New line”, “NuovaDuecentrotrentaAErre”, “PVZ”, “Sem-Ar”, “Uno A Erre”. Alla manifestazione fieristica si è affiancata la prestigiosa mostra “Oro d’Autore”, inaugurata nel 1988 presso il Museo Archeologico Nazionale “G. Mecenate” di Arezzo. Oggi, dopo l’edizione curata da Lara Vinca Masini, quella dedicata a Nino Franchina, e soprattutto l’edizione avente come titolo “Piero della Francesca” del 1992 presentata da Gillo Dorfles, “Oro d’Autore” è di fatto una ricchissima raccolta di opere progettate dai più famosi scultori e designer tra cui Dadamaino, Mattiacci, Moretti, Munari, Bini, Cappello, Carrino, Cascella, Ceroli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Dalisi, Sottsass, Dorazio a cui si sono aggiunti artisti americani, giapponesi e argentini. La collezione, che è stata presentata in diversi centri espositivi in tutto il mondo promuovendo così l’arte orafa italiana, ha sempre

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Venturino Venturi, “Omaggio a Piero”. Collezione “Oro d’Autore”. Realizzato da Gapi.

Dario Fo, “Omaggio a Piero”. Collezione “Oro d’Autore”. Realizzato da Eurocatene.


Roberto Cavalli, Bracciale in oro giallo a struttura modulare a spira con elementi imperniati e animati da molla interna. Diamanti incastonati a riccio. Collezione “Oro d’Autore”. Realizzazione Rosato.

offerto un alto valore aggiunto alla manifestazione fieristica che è stata arricchita, per l’edizione 2009, dalla presentazione della collezione privata di Giovanni Raspini, una raccolta di argenti toscani, e in particolare fiorentini e senesi, del 1700 e del 1800. Caratteristica comune degli argenti toscani, ben visibile nella collezione Raspini, è lo stile sobrio dato dalla decorazione ridotta al minimo: un’eleganza che nasce dalla semplicità e che esalta l’esecuzione e il rigore del progetto. OroArezzo quindi è una manifestazione che unisce esigenze commerciali e ricerca culturale, radicando la manifestazione nel territorio e lanciando le qualità produttive italiane nei mercati internazionali. Gioiello premiato durante la manifestazione “Premiére”. Realizzato da Condito, Torre del Greco, 2009.

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Simona Cesana

Baccarat Crystal Candy Set Un nuova collezione di cristalli firmata dal designer e artista spagnolo Jaime Hayon

Passeggiare per Milano in occasione dell’appuntamento annuale con il “Fuori Salone” riserva sempre piacevoli sorprese: quest’anno, tra la scoperta di qualche bel cortile interno e l’inaspettata trasformazione di vie non percorse da tempo, mi ha sorpreso la bellezza di una collezione di alto artigianato che porta il marchio Baccarat. Gustare con gli occhi la meraviglia, generata dalla forza monumentale e dalla fragile leggerezza del cristallo, dalla profondità del colore e dalla sua luminosa trasparenza, dalla ricchezza formale e dalla purezza della materia, dall’eleganza di una tradizione secolare e dalla giocosa creazione di un progetto contemporaneo: questo il piacere che mi ha trasmesso la collezione “Crystal Candy Set” disegnata da Jaime Hayon e realizzata nelle fabbriche Baccarat. La collezione, formata da 9 pezzi in edizione limitata a 25 esemplari, fa parte della serie “Rencontre”: nuovi incontri tra Baccarat e creativi contemporanei, per reinterpretare il patrimonio storico/ produttivo e la magia del cristallo

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Jaime Hayon, Cristal Candy Set, Baccarat, 2009.


Jaime Hayon, Cristal Candy Set, Baccarat, 2009.


Sketchbook, Ph. N. Klunder.

della maison francese. L’incontro tra Baccarat e Hayon ha prodotto oggetti allo stesso tempo giocosi e forti, che con un solo sguardo trasmettono il sapore e il profumo di dolcezze al caramello. L’incontro, in questo caso, è stato anche tra due materiali così vicini ma allo stesso tempo così lontani: il cristallo e la ceramica. Il cristallo, con la sua trasparenza sontuosa e con il suo colore profondissimo, e la ceramica bianca, con la sua opacità satinata. E la magia è anche nel gioco tra i due materiali: la luce colorata del

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cristallo si riflette sulla volta interna, smaltata d’oro, della ceramica, per restituire all’esterno, sulla pelle bianca satinata, un’ombra di luce color rubino. Giochi di luci e di materiali che rispecchiano l’approccio creativo dell’artista spagnolo, in un continuo alternarsi di citazioni ed influenze, di abbondanza ed eclettismo. Chantal Granier, nella presentazione di Hayon, lo descrive come un “[…] Almodovar del design … perennemente assetato di incontri, di esplorazioni di nuovi continenti. Il paradosso nasce da un

carattere globale che si fonde con fonti di ispirazione che si rifanno alla sensualità delle origini: profumi, suono, lingue, sensazioni dell’infanzia e delle radici iberiche. Colori primari, eccessi, forme organiche e barocche per le ceramiche e gli arredi, … immaginazione vissuta come flusso ininterrotto in punta di pennello o di matita colorata, degno di un disegnatore di grande talento.[…]” La creatività di Hayon ha trovato, nelle maestranze di Baccarat, abili mani pronte a interpretare il suo progetto e a trasformarlo


Jaime Hayon, Cristal Candy Set, Baccarat, 2009.

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Jaime Hayon, Ph. N. Klunder.

sapientemente in un’opera unica, nella migliore tradizione del marchio: dal cristallo soffiato a bocca, all’attento lavoro di molatura che trasforma la massa in pietra preziosa, alle delicate decorazioni a pennello, tutte lavorazioni tipiche del cristallo che la fabbrica Baccarat ancora, per fortuna, preserva e tramanda alle nuove generazioni, di mano in mano.

Jaime Hayon, Cristal Candy Set, Baccarat, 2009.

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Gio Ponti

Gio Ponti è stato l’artista che più di ogni altro ha trasformato la produzione Richard Ginori 1735: direttore artistico della manifattura dal 1923 al 1930 mise in atto un rinnovamento integrale che coinvolgeva le forme e i decori delle ceramiche, ma anche la grafica dei cataloghi, i manifesti, le foto pubblicitarie e i loghi delle varie linee di prodotto. Nel 1925, all’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Parigi le ceramiche di Ponti ricevettero il premio più prestigioso, il Grand Prix. Il suo eclettismo ripensava ed esprimeva con vivificante sicurezza gli stilemi dell’Art Noveau, ma anche il neoclassicismo, l’arte etrusca ma anche l’esoterismo, come il più impertinente dei surrealisti.


Lea di Muzio

Koinè 2009 1989-2009, l’edizione del Ventennale Rassegna biennale internazionale di arredi liturgici e componenti per l’edilizia di culto

Anche nell’edizione del suo ventennale Koinè, la rassegna biennale internazionale di arredi liturgici e componenti per l’edilizia di culto che si è da poco conclusa presso la Fiera di Vicenza, ha rappresentato l’evento espositivo e convegnistico di riferimento imprescindibile per tutti gli operatori italiani e stranieri del settore religioso: aziende produttrici, artigiani, artisti, architetti, studiosi e clero. Oltre 12.000 visitatori dai cinque continenti e 350 espositori hanno contribuito al successo della manifestazione. La manifestazione ha avuto inizio nel 1989 a Vicenza grazie all’interesse e al sostegno della Fiera di Vicenza e della diocesi di Vicenza; da allora Koinè continua ad essere simultaneamente un evento espositivo-commerciale ed un momento culturale unico in Europa nel settore dell’oggettistica, dell’arredo liturgico, dell’edilizia di culto e dei beni culturali ecclesiastici. La sezione Ricerca, animata da un comitato scientifico multidisciplinare, composto da religiosi e da laici, si è proposta di far arrivare il messaggio innovatore del Concilio Vaticano II ai produttori

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di oggettistica religiosa, vesti liturgiche, vasi sacri e sacra suppellettile, arredamento, arte e architettura per la liturgia considerati come una realtà unitaria e non scindibile in parti. Nell’arco di vent’anni la sezione Ricerca - che fin dalla prima edizione ha potuto contare sulla collaborazione costante dei due Uffici della Segreteria Generale della C.E.I., l’Ufficio per la nuova edilizia di culto e l’Ufficio per i beni culturali - con le mostre di design “tematiche” e le Giornate di studio è diventata un importante momento formativo e di scambio per studiosi, artisti, architetti, liturgisti, designer, e quanti si interessano al vasto campo delle arti e dell’artigianato per la liturgia e per il culto. In occasione del ventennale della rassegna, le mostre di Koinè si sono articolate in due sezioni: una dedicata al consueto tema monografico e l’altra dedicata ad una mostra retrospettiva con le opere e i prototipi più significativi realizzati per le mostre di Koinè delle edizioni passate. La mostra monografica 2009 è stata dedicata a “Gli oggetti per uso liturgico”, tema già affrontato nell’edizione del


Uno scorcio della retrospettiva sugli arredi liturgici. La rassega di oggetti di uso liturgico realizzata da Rossi &Arcandi.

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1991, argomento tra i più delicati su cui Koinè ha ritenuto opportuno ritornare, dopo tanti anni. La vasta gamma di suppellettili realizzate per la mostra rappresenta l’esito del dialogo all’insegna degli orientamenti che la Chiesa ha tracciato a partire dal Concilio Vaticano II che ha visto coinvolti Rossi&Arcandi, azienda vicentina di artigiani dell’argento, e Koinè Ricerca. Gli oggetti presentati in questa sezione, infatti, sono stati pensati e realizzati per rispondere alle esigenze dell’odierna liturgia: improntati alla sobrietà, alla semplicità delle forme, evitando l’uso di segni e simboli religiosi come puri elementi decorativi. Il lavoro di ricerca e di studio dei prototipi realizzati da Rossi & Arcandi, è stato frutto di un’attenta riflessione sui documenti elaborati dal comitato scientifico di Koinè

Alda Casal Casati, “Casula”, dettaglio. La parte della Retrospettiva dedicata alle vesti liturgiche

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Rossi&Arcandi, vari oggetti ad uso liturgico.

(preziose linee guida per affrontare da una prospettiva diversa il design degli oggetti per uso liturgico) e sull’esperienza maturata dall’azienda nel mondo dell’argenteria, collaborando con designer e progettisti famosi. Accanto alla mostra monografica, la retrospettiva “Koinè 1989-2009” ha riproposto molti degli oggetti realizzati in passato per le mostre monografiche che si sono soffermate, di volta in volta, su temi quali il calice, la casula, le sedi e sedie per le chiese, la porta di ingresso della chiesa, l’altare, la

custodia eucaristica, la luce della fiamma con il contributo di artisti e noti designer, quali Michele De Lucchi, Gabetti e Isola, Ugo La Pietra, Angelo Mangiarotti, Afra e Tobia Scarpa, ecc. Il nutrito programma delle Giornate di studio, poi, rivolte ad architetti, progettisti, artisti, liturgisti, sovrintendenze ai monumenti, incaricati diocesani e clero, è stato realizzato con la partecipazione dei massimi esperti. I temi trattati hanno spaziato dalle attività culturali e didattiche dei Musei diocesani, alla progettazione di nuove chiese, all’adeguamento degli spazi celebrativi secondo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II e all’inventariazione informatizzata dei beni culturali ecclesiastici oltre che alle questioni e ricerche riguardanti l’acustica e l’illuminazione degli spazi per il culto. Di notevole interesse è stata la tavola rotonda dedicata alla progettazione di nuove chiese, a cura del Servizio Nazionale per l’Edilizia di Culto della C.E.I., che ha visto interagire la Conferenza Episcopale Italiana con i vincitori degli ultimi concorsi per la progettazione di chiese banditi dalla C.E.I. insieme ad importanti liturgisti; assai rilevante anche la Giornata di formazione promossa dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della C.E.I., in cui è stato presentato in anteprima il progetto dell’anagrafe degli Istituti culturali ecclesiastici secondo cui archivi, biblioteche e musei ecclesiastici disporranno per la prima volta di uno spazio privilegiato in rete per fornire informazioni complete sul proprio patrimonio, per dare notizie sui servizi e per essere facilmente individuati sul territorio da quanti sono interessati. Fiera di Vicenza, 18-21 aprile 2009 www.koinexpo.com

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Cristiana Di Nardo

SAM, Spazio Arti e Mestieri

A Firenze un nuovo spazio interamente dedicato all’artigianato artistico di qualità


Il cortile del Conventino, sede dello Spazio SAM


Nell’Oltrarno di Firenze, alla presenza di un vasto pubblico e di numerose autorità, lo scorso 22 aprile si è inaugurato SAM, Spazio Arti e Mestieri: un centro polifunzionale di oltre 3500 mq dedicato all’artigianato di qualità, con 35 botteghe le cui attività spaziano dalla lavorazione del legno e del ferro, alla decorazione, alla scultura, pittura, stampa, incisioni, restauro e altro ancora. Le botteghe sono state scelte attraverso un apposito Bando comunale che ne ha definito gli standard qualitativi e di produzione. Lo spazio è nato dal restauro di un convento carmelitano costruito nell’Ottocento e noto col nome di “Conventino”, che nel corso degli anni è stato anche ospedale militare e sede del comando di Liberazione Oltrarno; nel 1921 il complesso passò ad un privato che ne affittò gli spazi come laboratori di scultura, incisione e altri mestieri d’arte e da allora è rimasto un punto di riferimento per artisti e artigiani

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della città. Illustri pittori e scultori vi hanno lavorato: Pietro Annigoni, Agostino Giovannini, Arnaldo Miniati, Ugo Bartolini, Venturino Venturi e altri, a testimonianza di un luogo fucina di idee e di cultura. Il Comune di Firenze, col suo intervento di recupero avviato nel 2003, ha voluto rispettare la storia di questo complesso. Il nome SAM, acronimo di Spazio Arti e Mestieri, è anche il nome di un noto personaggio del cinema, il protagonista di “Provaci ancora Sam” di Woody Allen: anche gli artigiani ci riprovano; lo spazio stesso prova di nuovo ad essere un punto di riferimento per l’artigianato cittadino e non solo. Le attività che qui si svolgono, distribuite nei vari laboratori, sono molteplici e testimoniano la creatività, la sapienza e la sensibilità artistica di coloro che li animano. Qui coesistono botteghe di artigiani e artisti, di restauratori d’opere già esistenti e di creatori di nuovi oggetti; è possibile quindi compiere

un percorso completo e vario tra i mestieri, a contatto con espressività e professionalità diverse. Oltre alla creatività, ciò che unisce tutti gli artisti e gli artigiani del Conventino è il rapporto con la materia: per questo nei corridoi comuni del primo piano è stato allestito un percorso visivo e tattile per i visitatori, che parte dalla materia e attraverso di essa arriva alle tecniche e agli strumenti che la plasmano. Questo “percorso di conoscenza” offre vari tipi di esperienze di contatto con la materia: tattili (toccare la materia e piccoli manufatti grezzi), visive (guardare la materia, i colori, le trasformazioni con tecniche e strumenti diverse), uditive (ascoltare i rumori della bottega, i racconti degli artigiani, i

Paola Aringes, tessuto “Caffé”, particolare. Luciano Ghersi, “Bici e Drago”, particolare.


Vista d’insieme della mostra.

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suoni delle attrezzature). Lo Spazio SAM si propone di diventare luogo di divulgazione e didattica dell’arte e dell’artigianato, di conoscenza e comprensione dei processi produttivi e creativi dei mestieri artigiani. Sono in programma mostre d’arte e d’artigianato, oltre a convegni, seminari, workshop, laboratori didattici, scambi culturali con istituzioni analoghe in Italia e all’estero. Lo Spazio ha anche finalità didattiche e si propone di diventare luogo dove i giovani possano imparare i mestieri che rischiano di scomparire, come quelli legati alla ceramica, al vetro, al legno. Sarà inoltre sede della Fondazione di Firenze per l’Artigianato (ente culturale nato nel 2002), nonchè luogo di aggregazione per i cittadini, che potranno passeggiare nel grande chiostro adibito a giardino pubblico: uno spazio creativo e di

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Marzia Resi, tessuto “Mandala”, particolare.

Cristiana di Nardo,“I felt Green”, abito in feltro.


lavoro da vivere e da fruire, un punto di riferimento per l’eccellenza artigiana e per la sperimentazione artistica nella città. In occasione dell’inaugurazione, si è aperta anche la mostra “MADE! MATERIA MANO MACCHINA - Un filo che si è fatto tela”, il primo evento espositivo qui ospitato, che prosegue fino al mese di giugno. La mostra è stata curata da Cristina Degl’Innocenti, curatore e ideatore anche dello Spazio SAM, ed è stata realizzata in collaborazione con il Coordinamento Tessitori, associazione fiorentina che raduna numerosi artisti e artigiani italiani operanti nel settore tessile e della fiber – art. La mostra parte dal concetto di materia/ fibra per arrivare a quello della tela/ intreccio e presenta varie opere realizzate con materiali tessili in senso lato: tessuti a telaio, patchwork, feltro, fili metallici e molto altro. I visi-

tatori hanno modo di scoprire e toccare le possibilità della materia: un filo può diventare gomitolo, matassa, groviglio e può essere trasformato dalla mano dell’uomo in molti modi diversi. Sono esposte opere di illustri nomi dell’arte tessile italiana: Graziella Guidotti -docente all’Università di Architettura e all’Istituto d’Arte di Firenze-, Eva Basile -Presidente del Coordinamento Tessitori e docente alla Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze-, Luciano Ghersi -artista tessile, filosofo e docente di tessitura-; inoltre, opere di Paola Aringes, Silvia Beccaria, Marina Costatino, Laura De Cesare, Heidi Bedeknecht, Cristiana Di Nardo, Gaia Girard, Anna Maria Mangani, Esther Ramseier, Marzia Resi, Letizia Strigelli, Giulia Zavattoni. Dal 22 al 24 aprile si è inoltre tenuto il convegno internazionale “In Hand”, progetto finan-

Laura de Cesare, tessuto “Reperto”, particolare.

ziato dall’Unione Europea, a cui hanno partecipato artigiani e artisti e alcune rappresentanti di scuole dei quattro Paesi coinvolti: Italia, Bulgaria, Francia e Spagna. Si è discusso della situazione dell’arte e del design in campo educativo e di possibili collaborazioni nel mondo dell’artigianato artistico. Al termine del progetto sarà realizzata una mostra collettiva itinerante degli artisti coinvolti. SAM / Spazio Arti e Mestieri Via Giano della Bella, 20/1 - 20/2 Firenze Tel. +39 055 2322269 www.spaziosam.it

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Alberto Cavalli

Tendenze Salone English text page 74

Michelangelo Pistoletto con Juan E. Sandovel, “Mezzoterra Mezzomare”, Alias, 2009.

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La quarantottesima edizione del Salone del Mobile, l’evento (anzi: la serie di eventi) dedicato al design e ai complementi d’arredo più importante del mondo, è stata dominata da un’idea di bellezza funzionale tipica degli anni Cinquanta: un’idea che si è concretizzata in scelte cromatiche molto incisive, in una serie di splendide riedizioni di pezzi storici, ma anche in una ricerca minuziosa di forme e progetti innovativi. “Ma l’innovazione non è qualcosa di assurdo, da ottenere a ogni costo. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’idea, anche piccola, ma in grado di portare un vantaggio competitivo” ha dichiarato a Il Sole 24 Ore Carlo Guglielmi, Presidente del Cosmit. Un vantaggio competitivo che numerose aziende ritrovano già nella loro storia, come risulta dai mitici pezzi di design che sono stati rinfrescati o presentati in nuove edizioni e che trovano uno splendido

esempio nella versione metallizzata della poltrona Up5 e dal pouf Up6, di Gaetano Pesce per B&B Italia. Si è manifestato con chiarezza il bisogno di trovare un equilibrio tra crisi e innovazione, sostenibilità ed estetica: un equilibrio che può venire solo da una creatività illuminata, applicata a progetti ragionati e ragionevoli. Come ha dimostrato Pierre Paulin, con le sue bellissime nuove proposte per Magis. Con i suoi oltre 3000 espositori, una quota record di visitatori da tutto il mondo che ha superato le 300.000 presenze, le centinaia di giovani designer e gli eventi che si susseguono in ogni angolo della città, il Salone del Mobile rappresenta forse la più rilevante concentrazione di menti creative: una concentrazione che, come rilevato da Tyler Brule (direttore della rivista “Monocle”), dovrebbe produrre più effetti del G20. I primi effetti sono forse quelli


Gaetano Pesce, “UP5” riedizione in argento, B&B Italia, 2009.

già messi in luce da Guglielmi, che ha descritto quest’ultima edizione come una sorta di cartina di tornasole per identificare chi siano gli attori veramente in grado di esprimere qualcosa, di far fronte alla crisi. Meno prodotti, ma migliori: una scelta che si è tradotta in progetti più sobri, più vicini a quelle “cose giuste, vere, naturali, semplici” di cui parlava Gio Ponti. Patricia Urquiola, una dei designer più talentuosi del contemporaneo panorama internazionale, ha dichiarato sempre al Sole 24 Ore che “la creatività e l’intuizione diventano qualcosa di reale, di effettivo, se c’è uno spazio adeguato per realizzarle. Di questi tempi, dico che il rigore è la cosa più preziosa che io abbia imparato dagli architetti milanesi”. Il rigore, insieme alla curiosità, a una grande energia e a un’attenzione sempre più pervasiva alle tematiche

ecologiche è infatti emerso come uno dei trend più rilevanti: non come improbabile ritorno al minimalismo, ma come una chiara volontà di eliminare ciò che non è essenziale senza rinunciare al piacere dei colori, alla novità delle forme e al senso di ammirazione che ci si aspetta di fronte alle grandi opere di design. Opere che nascono dalla fertile unione tra le menti dei creativi e le mani degli artigiani. Sobrietà. La collezione 360° di Konstantin Grcic per Magis è l’epitomo di questo rinnovato bisogno di un design più sobrio, quasi scaleno: niente formalismi, solo concetti, progetti e perfezione funzionale. Dalle forme purissime che Arik Levy ha disegnato per Swarovski, lavorando su forme molecolari e tagli nitidi, alle proporzioni perfette del letto Lakki di Piero Lissoni per Porro; dal tavolo Adelchi, preziosa proposta

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Taste Lounge di Richard Ginori, Milano, 2009.

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di Armani Casa, alle linee rigorose di Luxor (Cappellini); dalle mensole Sequence che Patricia Urquiola ha creato per Molteni & C. alla lampada Totem di Zaha Adid per Artemide, la direzione dominante può essere sintetizzata nel concetto giapponese di Shibui – eliminare ciò che non è essenziale. Una direzione perfettamente visibile nel divano Toot, disegnato sempre da Piero Lissoni per Cassina, o nelle nuove collezioni per la casa di Frette, che uniscono una qualità raffinata e discreta a un altissimo livello artigianale. Senza alcun eccesso. Sostenibilità. Come ha dichiarato Daniel Libeskind, “è folle progettare un’architettura o un oggetto di design senza pensare alle risorse, all’ecologia, all’ambiente”. La natura è il vero trend del Salone, sia in una versione arcadica e sognante, sia nelle sue possibilità reali o visionarie. Esempio del primo caso

è la riedizione dell’attaccapanni Shanghai di Zanotta realizzato da Catarina Carreiras di Fabrica, utilizzando gli attrezzi tipici del lavoro dei contadini. Chiari esempi di un’attenzione più realistica alla natura e all’ambiente sono invece visibili nel trionfo delle fibre naturali e nell’importanza che il legno viene di nuovo ad assumere: intagliato a mano, lucidato, esotico o scolpito in forme suggestive, il legno è di nuovo protagonista di rilievo, come si vede nel tavolo Kauri di Matteo Thun per Riva 1920 o nel tavolino Loi6 di F.lli Boffi. Il bisogno chiaramente espresso è quello di uno stile di vita più sostenibile, ragionevole ed ecologico, come è emerso dalle installazioni volute da Interni presso l’Università Statale (tra cui la torre di Luca Trazzi, o il progetto di Michele De Lucchi per ENEL). “La rivoluzione verde deve potersi evolvere senza interrompere la cultura del


Patricia Urquiola, “Fergana”, Moroso, 2009.

progetto estetico”, ha affermato Massimo Josa Ghini: un comandamento molto ben osservato e, si spera, recepito. Colore. Divani e poltrone splendenti come gemme, sedie e tavoli in tinte trasparenti e scintillanti, mosaici dalle tinte intense o tessuti preziosissimi: il colore è di nuovo al centro dell’attenzione. Il sofa Turner di Hannes Wettstein per Molteni & C., per esempio, è di un rosso fiammante; Agatha Ruiz de la Prada firma solari tappeti in cui i suoi classici elementi decorativi sono realizzati in colori pieni di vita; la Vegetal Chair di Roman ed Erwan Bouroullec per Vitra è di un verde che richiama la natura; Kartell da sempre realizza progetti utilizzando plastica in tinte pop, mentre Moroso ha dato voce a straordinari artigiani africani che hanno presentato le luci, i toni e i colori della loro terra in splendide sedute intrecciate. Stile. Se Prada ha scelto Seoul per presentare Transformer, la creatura visionaria di Rem Koolhas destinata ad accogliere sfilate ed eventi, numerosissimi marchi di moda hanno

invece eletto il Salone del Mobile di Milano a piattaforma privilegiata per presentare le loro collezioni casa, o per intensificare i propri legami con l’architettura. Presso il suo teatro, Versace ha presentato Emotional Refractions: tre pezzi (una dormeuse, una lampada e un tavolino) dalla scintillante struttura in cristallo, dove i dettagli in seta, velluto e pelle accentuano la forte identità tattile e la scultorea leggerezza del materiale. Rigore nelle forme e materiali lussuosi anche per Fendi, che con il progetto Craft Punk ha coinvolto dieci giovani designer / artigiani nella creazione di installazioni ed opere partendo da materiali quali pelli e tessuti. Antonio Marras ha presentato presso la sede de Il Sole 24 Ore il suo gregge, composto da 99 pecore-pouf bianche e una nera: avvicinando la borsa Pagodon di Kenzo al suo ricco héritage sardo, Marras ha focalizzato la sua attenzione sui temi dell’identità, del rischio e della sperimentazione. La prima collezione casa di Diesel è all’insegna della musica e del rock, ed è composta da pezzi molto forti

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Ross Lovergrove, “Cosmic Leaf”, Artemide, 2009.

e incisivi creati da Moroso e Foscarini. Paul Smith ha prediletto stampe floreali, Missoni ha applicato a pezzi quali la chaise longue Cordula la sua inimitabile palette di colori, mentre Milan Vukmirovic ha applicato il suo stile lussuoso e rigoroso a una serie di pezzi per Trussardi. Serie limitate e tessuti firmati Rubelli per Armani Casa. Tradizione e innovazione. Richard Ginori, la storica e prestigiosa manifattura toscana fondata nel 1735, ha chiesto alla designer Paola Navone di creare una lounge presso il Padiglione Visconti di Via Tortona; come scenografia speciale di questa Taste Lounge, l’architetto e designer ha concepito un allestimento in cui protagoniste non erano solo le collezioni firmate Richard Ginori 1735, ma anche immagini e suggestioni visive legate alla storia

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dell’azienda, le creazioni di porcellana provenienti dalla fabbrica (intere o spezzate a formare tessere di mosaico o rielaborate in modi diversi), per una rilettura d’autore dell’identità e dello stile Ginori. L’allestimento è stato impreziosito anche da opere in porcellana realizzate in esclusiva dalla designer per la quarta edizione di Taste, nell’ambito del progetto “Bon Souvenir”: una limited edition di piatti ispirati ai “buon ricordo”, decorati reinterpretando i marchi delle 170 aziende protagoniste del salone di Firenze. Il rapporto tra tradizione d’eccellenza e un’innovazione che nasce dal rispetto e dal riconoscimento dei valori storici dei marchi è emersa in numerosi allestimenti, a ulteriore conferma del necessario rapporto tra l’approccio del designer e il savoir-faire dei maestri d’arte. Trasparenza. Il bisogno di respirare

aria nuova si percepisce chiaramente dall’uso di materiali come il vetro, il cristallo e le plastiche trasparenti: non solo per lampadari o lampade, come nell’Opus Circular di Lolli & Memmoli, ma anche per tavole, sedie, librerie. Fabio Novembre, per esempio, ha disegnato per Kartell il tavolo Fleur, con petali multicolori che sostengono un piano trasparente; il tavolo Capriccio di Jacopo Foggini per Edra offre uno spettacolare gioco di riflessi tra il piano di vetro e la sinuosa base in acciaio; Marc Newson ha reinterpretato il famoso Atmos di Jeager-LeCoultre trasformandolo in un cubo di cristallo dagli angoli smussati, realizzato da Baccarat. Outdoor. Ogni muro nasconde un’opportunità: la casa del futuro è fatta di spazi interconnessi. Questa tendenza verso un rapporto più


Marras sulla pecora nera del pouf “La Beeea e il gregge viaggiatore” con alle spalle il sottobosco allestito nel cortile della sede del Sole 24 Ore

intimo con la natura (come esemplificato dalle case-foresta progettate da Stefano Boeri) è sottolineata dal successo dei mobili che possono facilmente adattarsi ad arredare uno spazio sia interno sia esterno, da una camera a un giardino o una terrazza: come Road di Roda, disegnato da Rodolfo Dordoni, o la poltrona Intrecci di Emu, la proposta di Eugeni Quitlle per Driade, o ancora Eden, il maxi divano in alluminio di Unopiù. E-Bay ha presentato un’installazione suggestivamente intitolata Dream Rooms, e posta nel giardino di fronte alla Triennale: interno ed esterno, realtà e sogno, fantasia e rigore sembrano chiedere uno spazio meno angusto e più organizzato per potersi esprimere al meglio. Luce. In connessione con il Salone ha avuto luogo la XXV edizione di

Euroluce, appuntamento biennale dove 525 marchi hanno presentato le loro ultime creazioni e hanno affrontato le tematiche dell’ecologia e sostenibilità. A partire dall’uso del LED fino al recente interesse per le lampade in grande scala, i temi trasversali sono stati “il sogno” e “la geometria”, che hanno offerto le più belle e spettacolari creazioni dell’intero Salone. Attorno al tema del racconto fantasy ruotano l’atteggiamento sognante di Raggi, che trova una magnifica declinazione nel candelabro Vanderbilt da lui disegnato per Barovier & Toso; la lampada Cosmic Leafe di Ross Lovergrove per Artemide, che è stata unanimemente acclamata come uno degli oggetti più belli in mostra; l’istallazione di Ingo Maurer, chiamata Fisherman’s tears. La geometria e la funzionalità futuristi-

ca caratterizzano invece Nozzle di Modular Design, Spore di Massimo Iosa Ghini e Chignon di Piero Russi per FontanaArte, mentre le forme geometriche di K-Ray (disegnato da Philippe Starck per Flos), di Itis (di Naoto Fukasawa per Artemide) e Tatoo di Marco Piva per La Murrina evocano un mondo raffinato e scevro di orpelli dominato da luminosità e funzionalità. La nuvola luminosa di Cerith Wyn Evans, sospesa sopra il Museo della Triennale, indica chiaramente come l’immaginazione e la tecnica sono due facce della stessa medaglia, impossibili da dissociare.

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Alberto Cavalli

Il Tempo del Design Atmos 561: Marc Newson incontra la grande tradizione di Jaeger-LeCoultre

Si deve all’estro e al rigore di Marc Newson la nuova fisionomia della storica pendoletta ATMOS di Jaeger-LeCoultre, realizzata all’insegna dell’equilibrio formale e della semplicità stilistica: il designer australiano ha infatti progettato una cassa con le sembianze di una straordinaria bolla di cristallo, che valorizza la leggerezza e l’eleganza di questo orologio di design contemporaneo,

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vera icona realizzata in serie limitata a 888 esemplari.Nel corso della sua carriera Newson ha toccato ogni ambito del design, dall’arredamento agli utensili, dalle biciclette alla decorazione d’interni di case, uffici e ristoranti, come un vero e proprio inventore dei secoli passati. Caratterizzate da profili curvilinei, armoniosi e audaci, le sue opere fanno parte di alcune delle più prestigiose colle-

zioni pubbliche e private del mondo; con la Atmos 561, presentata in Triennale in occasione dell’ultimo Salone del Mobile, il progettista della celebre sedia “Orgone Strecht Lounge” ha saputo catturare, in un’interpretazione di sorprendente forza innovativa, l’essenza stessa della pendoletta che da 80 anni, rappresenta la più riuscita sfida al sogno del moto perpetuo. “Ciò che


Marc Newson alla presentazione della pendola Atmos 561, prodotta da JagerLeCoultre, alla Triennale di Milano.

più amo in questo oggetto è che, nel momento in cui lo si acquista, durerà per tutta la vita”, ha infatti dichiarato il designer, che insieme ai maestri orologiai della manifattura svizzera ha dato una veste nuova a un oggetto percepito come una sorta di patrimonio nazionale, tanto da essere il regalo ufficiale della Confederazione Elvetica a illustri personaggi del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo. Con la Atmos 561, Marc Newson torna all’età d’oro del design industriale, agli anni 50, quando lo sviluppo dei processi di fabbricazione apre strade inedite ai progettisti d’oggetti che, da quel momento in poi, si troveranno sempre al crocevia tra forma e funzionalità. Confermando l’intramontabile classicismo per cui è sempre stata apprezzata, la Atmos anche nella nuova versione siglata 561 si caratterizza per un’estetica

originale e al tempo stesso minimalista, trasparente e suggestiva, quanto lo è il suo movimento “quasi” perpetuo. Il progetto di Marc Newson punta sull’equilibrio e sul rigore formale, conferendo un fascino del tutto particolare alla consultazione delle indicazioni visualizzate dall’orologio. Le ore e i minuti si leggono su un quadrante trasparente, mentre le funzioni complementari sono riportate su dischi rotanti: il primo al centro - indica il mese in corso, mentre il secondo - a ore 6 - visualizza le fasi di luna ed è siglato con il numero 561, la referenza del nuovo calibro che anima la pendoletta. Per sviluppare questo straordinario progetto è stato necessario ridisegnare alcuni elementi del movimento, affinché potessero inserirsi armoniosamente all’interno della suggestiva bolla in cristallo, appositamente realizzata per Jaeger-LeCoultre

dalla prestigiosa maison Baccarat. “Realizzare questa struttura si è rivelata una vera sfida” ha confidato Newson; “non doveva risolvere solo una questione estetica, ma anche funzionale”. Solo Baccarat è stata all’altezza di raccogliere questa sfida, grazie alla straordinaria abilità dei suoi maestri nella lavorazione del cristallo. Non solo alta orologeria e design contemporaneo, dunque, ma anche l’eccellenza dei maestri di Baccarat: perché è proprio nel dialogo continuo tra designer e maestro d’arte che la creatività prende vita, divenendo funzionale ed ergonomica. È nello scambio continuo tra la genialità della mente e l’intelligenza della mano che si perpetua quella logica da bottega rinascimentale che tuttora sta alla base delle migliori produzioni internazionali.

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La Fondation de la Haute Horlogerie incrementa le attività di promozione dell’Alta Orologeria

Fondata nel 2005, la Fondation de la Haute Horlogerie (FHH) ha come missione principale la promozione della cultura e del savoir-faire dell’Alta Orologeria, a livello internazionale. La Fondation ha quattro principali obiettivi: - Informare gli appassionati e gli amanti di orologi - Suscitare vocazioni e risvegliare passioni - Affermare il suo ruolo di « Think Tank » dell’industria dell’Alta Orologeria - Formare i professsionisti dell’Alta Orologeria Dal 2005, la FHH continua a sviluppare azioni di informazione e formazione nel mondo, accogliendo nuove partnership che condividono la volontà di difendere attivamente i valori appartenenti all’industria dell’Alta Orologeria. Numerose partnership Le partnership della FHH sono in continua crescita. Fanno parte della Fondation ben 29 marche e 5 istituzioni che rispecchiano l’autenticità, la creatività e l’innovazione, legittimando così la loro partnership con la FHH: A.Lange & Söhne, Antoine Preziuso, Audemars Piguet, Baume & Mercier, Boucheron, Cartier, Chanel, Chopard, Corum, Daniel Roth, Gérald Genta, Girard-Perregaux, Greubel Forsey, Hermès, Hublot, IWC, Jaeger-LeCoultre, JeanRichard, Montblanc, Panerai, Parmigiani, Perrelet, Piaget, Richard Mille, Roger Dubuis, Tag Heuer, Vacheron Constantin, Van Cleef and Arpels, Zenith; Fédération de l’industrie horlogère suisse - Musée de l’horlogerie et l’émaillerie, Genève - Musée, d’Horlogerie Beyer, Zurich - Musée d’Horlogerie du Locle, Château-des-Monts - Musée international d’horlogerie, la Chaux-de-Fonds. Premio speciale della giuria al Grand Prix d’Horlogerie de Genève Le Grand Prix d’Horlogerie de Genève 2008 ha premiato la Fondation de la Haute Horlogerie, attribuendole il Premio speciale della giuria. Il premio ha omaggiato non un prodotto, ma un’organizzazione nell’ambito dell’orologeria, che rappresenta il savoir-faire elvetico.

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Recentemente, la Fondation de la Haute Horlogerie ha promosso e sviluppato le seguenti attività : La lotta contro i falsi : « Fake watches are for fake people ». Nel gennaio scorso, la FHH ha lanciato una campagna internazionale contro la contraffazione, in collaborazione con la Fédération de l’industrie horlogère suisse. Attraverso questa campagna, la Fondation si impegna più che mai a difendere gli interessi delle sue marche, per sensibilizzare la gente sui danni di questo flagello mondiale. Numerosi media internazionali (giornali, siti internet e manifesti publicitari) sostengono già questa campagna. (Cfr. www.hautehorlogerie.org, sezione Haute Horlogerie Preservation)

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Salone Internazionale dell’Alta Orologeria, 2008.

La Watch@Tablet® La FHH ha sviluppato un supporto di informazione e formazione, destinato ai venditori di orologeria, per concretizzare la sua missione formativa e per gestire la complessità di questa professione, data la quantità di innovazioni tecniche. La Watch@Tablet è come un computer portatile, senza tastiera, dotato di un touch screen. È possibile integrare tutte le informazioni necessarie alla vendita e alla formazione del personale, grazie ad un sistema di immagini particolarmente didattiche e interattive (Cfr. www.hautehorlogerie.org, sezione Watch@tablet®). Il primo Forum de la Haute Horlogerie Il 13 novembre 2008, la Fondation de la Haute Horlogerie ha invitato, presso la sede del World Economic Forum di Ginevra, una sessantina di marche appartenenti al perimetro dell’Alta Orologeria per partecipare al primo Forum de la Haute Horlogerie. Evento esclusivo e riservato ai patron delle più importanti Maison, il Forum è stato concepito come un momento di scambio di opinioni e riflessioni sul tema : « L’industria del tempo in mutazione », alla presenza di speaker internazionali di prim’ ordine. Questo primo Forum ha dato conferma del ruolo della Fondation nel difendere i valori dell’Alta Orologeria e nello stimolare una riflessione sugli sviluppi futuri. Grazie a queste attività, la Fondation de la Haute Horlogerie ha affermato la propria posizione e la propria vocazione nella difesa dei valori appartenenti all’industria orologiera; industria caratterizzata da tradizione, savoir-faire e innovazione.

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35.000 visitatori a Campionaria delle qualità Successo per il David, capolavoro tra i capolavori Milano, 11 maggio 2009 – 35.000 persone hanno colto l’opportunità offerta da La Campionaria delle Qualità Italiane, che si è chiusa ieri a fieramilanocity, di un percorso alla scoperta del meglio della produzione Made in Italy. Le eccellenze del nostro paese si sono messe in mostra dal 7 al 10 maggio: dalla Ferrari ai moderni elicotteri di AgustaWestland Finmeccanica, dagli yacht di lusso alle esperienze di agricoltura biologica, dai tessuti hi-tech alle più esclusive ceramiche italiane, dalle nuove tecnologie in fatto di risparmio energetico alle produzioni enogastronomiche tipiche di alcune zone italiane. “Esiste una larga condivisione sui punti di debolezza dell’Italia, mentre altrettanto non si può dire sui nostri punti di forza. In questi giorni alla Campionaria delle qualità italiane abbiamo visto rappresentata un’idea di Italia

che coglie nelle caratteristiche del nostro sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro.” Ha commentato Ermete Realacci, presidente di Symbola, Fondazione per le Qualità Italiane. “Una scommessa che si nutre di valori e di coesione sociale, di innovazione e ricerca, di ambiente e cultura, tutti elementi che possono rappresentare formidabili fattori produttivi in grado di valorizzare i saperi e i talenti dei territori. Quello che emerge è che esiste in Italia che nel corso di questi anni si è rafforzata in molti settori puntando proprio sulla qualità e oggi è in grado di affrontare la crisi economica”. Protagonista di questi quattro giorni di mostra il testimonial della manifestazione, il David di Donatello. Orgoglioso di questo successo Maurizio Lupi, amministratore delegato di Fiera Milano Congressi: “l’ospitalità data al David

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esprime la vocazione di crescita funzionale di una location che a fine 2010 diventerà il più importante Centro Congressi d’Europa: una struttura massimamente modulabile e in grado di ospitare eventi di diversa natura, inclusi quelli legati all’Expo 2015 che va a integrare l’offerta, già importante, del Gruppo Fiera Milano. Il grande successo dei visitatori che sono venuti ad ammirare il David è la conferma che la città sa cogliere queste occasioni”. La statua, grazie alla collaborazione tra Fondazione Fiera Milano e Fiera Milano Congressi, sarà visitabile ancora gratuitamente al pubblico fino al 31 maggio, tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00. Intensa l’attività convegnistica, che ha visto susseguirsi oltre 40 appuntamenti, con presenze illustri come, tra gli altri, Mauro Moretti, amministratore delegato Ferrovie dello Stato a parlare di infrastrutture e mobilità, Riccardo Amoroso responsabile sviluppo progetti nazionali divisione energie rinnovabili di Enel a introdurre il tema dell’energia Made in Italy, e Alessandro Azzi presidente

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BCC, sponsor della manifestazione, a discutere sul tema delle banche di comunità. Tante le visite istituzionali che hanno confermato l’importanza di questo appuntamento. Il presidente della Camera dei Deputati Gianfanco Fini ha scelto La Campionaria delle Qualità Italiane per presentare la web tv della Camera, incontrando anche un gruppo di studenti, e il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha fatto visita alla stand dell’Esercito Italiano e delle altre istituzioni pesenti. Il Ministero dell’Interno, ha sostenuto la solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo con la mostra fotografica-fund rasing “L’Aquila com’era, L’Aquila com’è”, dove si poteva toccare con mano la campana della torre crollata della chiesa di San Bernardino dell’Aquila, recuperata dopo il terremoto e trasportata a Milano dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La mostra è stata possibile grazie alla collaborazione VVFF che ha fornito anche le foto di attualità, per testimoniare concretamente i disastri al patrimonio artisitico aquilano e la casa editrice

abruzzese CARSA, che ha messo a disposizione il suo archivio storico. La Regione Abruzzo ha anche voluto essere presente con uno stand istituzionale per ripartire concretamente con il rilancio delle imprese locali. A conclusione della manifestazione è stata annunciato il premio Anteo come migliore partecipazione del sistema imprenditoriale regionale allo stand Unioncamere - Regione Marche, che ha visto la presenza attiva di circa 10 realtà, presentate al pubblico direttamente dagli imprenditori. Infine, al Parco Agroalimentare del San Daniele il riconoscimento come miglior esempio del settore enogastronomico, in mostra.


Franco Cologni

Antichi Maestri e Apprendisti Stregoni English text page 76

Franco Cologni, presidente della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Senex puerum portabat, puer autem senem regebat: era il vecchio a portare il bambino, ma era il bambino a guidare il vecchio. Con il canto di questo graduale la saggezza della Chiesa delinea una situazione difficile da comprendere, eppure misteriosamente reale: come il parto della Beata Vergine Maria. Che sia un vecchio a portare un bambino, è cosa scontata e naturale. Ma che sia il bambino a guidare il vecchio è cosa inaudita e forse un po’ scandalosa, soprattutto in una società che si vuole moderna e democratica, ma dove in realtà siamo ancora tutti disperatamente attaccati ai nostri antichi privilegi. Eppure, questa doppia dinamica è nell’ordine delle cose: è il Maestro a portare l’allievo nei segreti orti dell’arte, ma è l’allievo a guidare il Maestro verso la contemporaneità del gusto e della tecnica. Gli antichi Maestri descritti da Thomas Bernhard erano certo grandi artisti, ma nessuno di essi era immune da qualche difetto, ingenuità o addirittura errore che alla fine ne sviliva l’opera, almeno agli occhi dell’autore. Più che antichi, sono Maestri distrutti dal proprio tempo. L’apprendista stregone di Goethe, al contrario (una ballata da cui Paul Dukas trasse un poema sinfonico immortalato da Topolino, nel film Fantasia), dimostra tutti i limiti e gli errori in cui incorre il giovane Maestro-in-pectore quando si appropria di strumenti che non sa padroneggiare, e che gli si rivoltano contro perché non riconoscono in lui la “voce del Padrone”. Gli americani hanno dei buffi nomi per designa-

re chi occupa posizioni di potere e chi ne insidia il ruolo: Queen Bees, ovvero api regine, e Wanna-Bees, ovvero (letteralmente, e sfruttando il gioco di parole) coloro che ambiscono a “essere”. Le Queen Bees, forti del loro status e del loro potere, si murano vive in un rituale sempre più logoro e perdono i contatti con la realtà; le Wanna-Bees si affannano in mille modi per emergere, per farcela, per scavalcare gli ostacoli che le escludono dalla fama, e mettendosi sempre e comunque contro l’establishment crescono rancorose e scontente. È dunque alla saggezza della Chiesa che dobbiamo guardare per delineare un rapporto tra allievo e Maestro, tra antica sapienza e novità dello sguardo, che possa consentire al savoir-faire di propagarsi e all’intelligenza della mano di rinnovarsi: il vecchio porti il giovane, lo sostenga, lo nutra, ma sia il giovane a guidare il vecchio, quando il mondo esige un cambiamento di gusto, di prospettiva o un’evoluzione. Un esempio applicabile anche al rapporto tra i grandi maestri d’arte e i giovani apprendisti stregoni che si misurano con il nostro tempo: un esempio che, come anticipato nell’editoriale, dovrebbe venire compreso anche da chi reputa che l’istruzione professionale, artistica e tecnica debba sempre restare ai margini dei piani di sviluppo didattico. Senza trasmissione del sapere non ci saranno più né allievi, né maestri, né quelle belle cose che rendono migliore la vita e che tutti noi, ognuno a modo suo, amiamo e difendiamo.

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Ugo La Pietra / EDITOR’S LETTER

Art Education

The salvation and re-evaluation of art and the applied arts in Italy must pass through art education. However, schools with an artistic orientation, and in particular, art institutes, have been in a situation of serious cultural and managerial decline for too long. Everyone knows that the secondary schools concentrating on the arts and music are not a priority for the political class and a certain part of the intelligentsia, and even when they are not totally ignored, they are the Cinderella of the secondary school sector. Since the Gentile reform of yore, Italian culture has always put artistic disciplines on a lower level with respect to the humanities. Today in Italy, the arts are still considered as being reserved for a restricted set of the elite endowed with special attitudes, ignoring the fact that people feel the need more and more to give younger generations the qualifications for professional practice that can go beyond the figure of the “garzone di bottega”, or studio help, and develop skills of self-production in a so-called “firm” that can unite intellectual

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and manual activities. The Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” in Perugia, one of the oldest and most prestigious academies in Italy, risks closing; it seems that the glorious Istituto d’Arte in Monza must leave its age-old headquarters in the Villa Reale, which has long been waiting for a Biennale delle Arti Applicate, the biennial of applied arts. A cry of alarm and concern is coming from all of the art institutes, and as a result, C.I.A.N. (Coordinamento Istruzione Artistica Nazionale, www. istruzioneartistica.it), a coordinated effort for art instruction Italy, has been founded to give voice to the dissent against ministerial provisions that can cause violent upheavals in the world of art education and the whole of culture. There is too much talk about retrieving creative manual activities, and people forget that for decades, in the many art institutes located in the various territories and each characterised by its own resources, the studios and workshops have been gradually and inexorably dismantled.


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An air of bon ton pervades the new proposals presented in Milan for the 48th edition of the Salone del Mobile, the world’s most important trade fair for design, furniture and complements. The functional beauty of the Fifties seems to be back: maybe because the financial crisis has brought all the most important Brands to focus on their best products, to refine them, to get back to the roots of their excellence. Or maybe because the colourful, optimistic research typical of that decade (applied to materials and shapes) has been perceived as a real element of innovation. “But innovation is not something absurd, to achieve at all costs. What we need is an idea, even a small one, but an idea that can bring competitive advantage” explains Carlo Guglielmi, President of COSMIT – the society that has organized the Salone del Mobile since 1961. A competitive advantage that for a number of brands already lies in their history: many legendary pieces have in fact been refreshed, or presented in new versions, like the UP5 armchair by Gaetano Pesce for B&B. A clear sign of the necessity to find a balance between crisis and innovation, sustainability and aesthetics: a balance that can only come from clear-sighted creativity, applied to reasonable projects. As Pierre Paulin has shown, with his two new sublime projects for Magis presented at the Salone. With its almost 3000 exponents, over 300,000 visitors from all over the world, hundreds of young designers and events, the Salone represents perhaps the most relevant concentration of creative minds in the world. A concentration that, as Tyler Brulé (Editor of the cult magazine “Mononcle”) declared, is likely to produce more effects than the G20. Its first effects have already been presented by Guglielmi, who described this last edition as a healthy litmus test to identify who the best actors really are. Less products, but better ones: projects have

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Alberto Cavalli

Salone del Mobile 2009: Trends and Tendencies become more sober, more driven, closer to the “right, true, natural, simple things” Gio Ponti cried out for. Patricia Urquiola, one of the most talented contemporary designers, stated in the Italian newspaper Il Sole 24 Ore that “creativity and intuition become something real, something effective, if there is an adequate space to realize them. In such times, I say that rigour is the most precious thing I learnt from Milanese architects”. Rigour, together with curiosity, energy and a careful attention to ecology, is one of the most powerful trends that emerged: it’s not an improbable “back to minimalism”, but a clear will to eliminate the unessential without giving up the pleasure of colour, the novelty of shapes and the sense of admiration we expect from excellent pieces of design, and from the daily masterpieces that spring from the fertile union of the creators’ minds and the artisans’ hands. Sobriety. The collection 360° that Konstantin Grcic created for Magis is the epitome of this new need for a sober, scalene design: no formalism, just concepts, projects, functional perfection. From the pristine shapes that Arik Levy designed for Swarovski, working on molecular structures and cuts, to the perfect proportions of the Lakki bed by Piero Lissoni for Porro; from the Adelchi table, precious proposal of Armani Casa, to the rigorous lines of Luxor by Cappellini; from the Sequence bookshelves by Patricia Urquiola for Molteni & Co. to the Totem lamp by Zaha Hadid for Artemide, the dominating direction can be

condensed in one Japanese concept: Shibui, eliminating the unessential. The Toot sofa by Piero Lissoni for Cassina perfectly epitomizes the renovated demand for an exquisite, unaffected elegance, which find its natural complement in the lavish linge de maison proposed by Frette: top quality, great craftsmanship, exclusive design. But with no excess. Sustainability. As Daniel Libeskind has said, “It’s crazy to project an architecture or an object of design without thinking about resources, ecology, environment”. Nature is the real, evident and transversal trend of the Salone, declined in both its Arcadian and romantic allure, and its visionary possibilities. In the first sense, the young designers of Fabrica have re-edited Zanotta’s Shanghai hatstand by assembling farmers’ instruments of work. Natural fibres triumph everywhere, and wood (hand-carved, polished, exotic, sculpted in emotional shapes) takes centre stage again, as in the Loi6 coffee-tables by F.lli Boffi, for instance, or the Kauri table by Matteo Thun for Riva 1920. The need is for a more sustainable, reasonable and ecological way of living: not just recycling, but also re-thinking, reshaping, re-inventing. Energy from the sun (Luca Trazzi for Olmi/Pramac or Michele De Lucchi for ENEL) and the re-use of materials (as shown by gallery owner Rossana Orlandi in Madeathome, or by Patricia Urquiola with her valorisation of traditional artisans’ techniques) are the biophysical foundations of nature, which have to be connected to those ethic and aesthetic requirements that are at


the basis of successful design. “The green revolution must evolve without betraying the culture of the aesthetic project”, says Massimo Josa Ghini. A commandment very well observed and, hopefully, well received. Colour. Shining on sofas and armchairs, declined on chairs and transparent surfaces, fragmented in mosaics or displayed in an endless array of precious fabrics, colours take centre stage again: the use of rainbow tones is refined and sober, chic, often oneiric but always seducing. The Turner sofa by Hannes Wettstein for Molteni & Co., for instance, is in flaming red; Agatha Ruiz de la Prada signs happy carpets where her simple and funny signs are realized in cheerful tones; the Vegetal Chair by Roman and Erwan Bouroullec for Vitra is in a splendid green; Kartell has made its most recognizable trade mark of colourful plastic pieces, signed by top, while Moroso presents the lights, colours and allure of Africa through the works of designers from that Continent, who have proposed a new and enchanting idea of beauty - nourished by tradition, innovation, hope and (of course) a very personal use of hues. Style. If Prada has chosen Seoul to inaugurate Transformer, a visionary creature by Rem Koolhas, numerous fashion brands have relied on the Milanese Salone to present the novelties of their home collections, or to strengthen their connections with the world of design. Versace hosts Emotional refractions: three pieces (a dormouse, a lamp and a table) where the shiny crystal structure is completed by silk, leather and velvet, to communicate a strong tactile identity enhanced by the sculptural lightness of the material. Rigour in shape and luxury of materials for Fendi, too, which with the project Craft Punk involved ten young creators to use the brand’s waste materials (leather, buttons...) to create new installations. Antonio Marras presents his flock of poufs on the

premises of the newspaper Il Sole 24 Ore, designed by Renzo Piano: inspired both by the Kenzo Pagodon bag and by his Sardinian background, the designer has focused on identity, risk and experimentation. Music and rock for the first (and very much acclaimed) home collection by Diesel, which features very strong and innovative pieces produced by Moroso and Foscarini, while Paul Smith has selected colourful flowered fabrics and Missoni gave free reign to its famous colour palette for pieces like the Cordula chaise longue. Milan Vukmirovic has introduced his geometric, refined pieces for Trussardi, while Armani has opted for limited editions and precious details. Tradition and innovation. Richard Ginori (Italy’s most historic porcelain manufacture) asked designer Paola Navone to create a lounge dominated by the one-of-a-kind pieces of its centuries-old archives, alternated to the contemporary one-of-a-kind proposals where new and eclectic visions are clearly recognizable. Faraway, distant suggestions come from the seas painted by Michelangelo Pistoletto on six Leggera armchairs by Blumer for Alias. Transparency. The need to breathe in new air is clearly visible in the wide use of glass, crystal and transparent plastic: not only for chandeliers or lamps, like the Opus Circular by Lolli & Memmoli, but also for tables, chairs, bookshelves. Fabio Novembre, for instance, designed the table Fleur, with multi-colored petals sustaining a transparent plan, for Kartell; the Capriccio table by Jacopo Foggini for Edra is a spectacular play on reflection between the glass plan and the sinuous steel base; Marc Newson reinvented the famous Atmos clock by Jaeger-LeCoultre with a boule of glass by Baccarat. Outdoor. Every wall hides a possibility: the house of the future is made of interconnected spaces. This trend towards a very

close relationship with nature (as epitomized by the forest-houses projected by Stefano Boeri) is emphasized by the success of pieces of furniture that can easily be placed either in a room or in a garden, or terrace: like the Road by Roda, designed by Rodolfo Dordoni, the Intrecci armchair by Emu, the proposals of Eugeni Quitlle for Driade or Eden, the maxi-sofa in aluminium by Unopiù. Light. In synergy with the Salone, the XXV edition of Euroluce took place, a biannual appointment where 525 brands presented their latest creations and faced the interlocutory thematic of ecology and sustainability. From the use of LED to the emerging trends for lamps on a big scale, the transversal trends have been “dream” and “geometry”, and they have given birth to the most spectacular and beautiful creations of the whole Salone. The fairy-tale, dreamlike attitude of Raggi finds a magnificent declination in the Vanderbilt chandelier for Barovier & Toso; the Cosmic Leaf lamp by Ross Lovergrove for Artemide has been universally acclaimed as one of the most beautiful pieces presented; Ingo Mauer created an installation called Fisherman’sTears. Geometry and futuristic functionality distinguish Nozzle by Modular Design, Spore by Massimo Iosa Ghini and Chignon by Piero Russi for Fontana Arte, while the geometric shapes of K-Ray (designed by Philippe Starck for Flos), of Itis (by Naoto Fukasawa for Artemide) and of Tattoo by Marco Piva for La Murrina evoke a clean, refined world dominated by lightness and functionality - without giving up style and personality. The luminous cloud by Cerith Wyn Evans, suspended over the Triennale Museum, clearly indicated how, two sides of the same coin, imagination and technique are the impossible to separate.

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Franco Cologni

Masters and Sorcerers’ Apprentices

Senex puerum portabat, puer autem senem regebat: the old man carried the child, but the child ruled the old man. In the song of this gradual, the wisdom of the Church delineates a situation that is difficult to understand, yet mysteriously real: like the parturition of the Blessed Virgin Mary. We can take it for granted that an old man should carry a child – it is only natural. But that a child should rule over an old man is unheard of and perhaps even a little scandalous, in a society that is supposed to be modern and democratic, but that, all things considered, is still desperately attached to its age-old privileges. Yet this twofold dynamic is the order of the day: it is the Master to lead the pupil into the secret gardens of art, but it is the pupil who will guild the Master towards contemporary taste and technique. The Old Masters described by Thomas Bernhard in his book were certainly great artists, but none of them was without faults, ingenuity or even errors that in the end debased their work, at least in the eyes of the author. More than Old Masters, they are Masters destroyed

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by their own time. On the contrary, Goethe’s Sorcerer’s Apprentice (a ballade from which Paul Dukas drew a symphonic poem immortalized by Mickey Mouse in the film Fantasia), demonstrates all of the limits and errors that the young protégé incurs when he takes possession of tools that he does not know how to handle, and that rebel against him because they do not recognize “the Master’s voice”. Americans have funny names to designate those who occupy positions of power and those who try to undermine the role: Queen Bees, who rule the hive, and Wanna-Bees, or (literally, and exploiting the play on words) those who “want to be (e)”. The Queen Bees, mighty in status and power, seclude themselves in a ritual that becomes more and more exhausting and they lose touch with reality. The Wanna-Bees scurry about in thousands of tasks in order to stand out, to make it, to overcome obstacles that prevent them from achieving fame, and since they are always and in any event against the establishment, they become resentful and unhappy. Thus it is to the

wisdom of the Church that we must look in order to trace out a relationship between pupil and Master, between ancient wisdom and to have a new look at things, which can allow savoir-faire to be disseminated and the intelligence of the hand to be renewed: the old man carries the youth, supporting and nourishing him, but is it the youth who will rule the old man when there are changes in taste or perspective, or when an evolution occurs. An example that can be applied to the relationship between the great art masters and young sorcerers’ apprentices that are measuring themselves up against our times: an example that, as hinted at in the editorial, must also be understood by those who maintain that professional, artistic and technical instruction must always remain within the limits of plans for didactic development. Without the transmission of knowledge, there will no longer be pupils or masters, nor will there be those beautiful things that enrich the life that all of us lead, love and defend – each in his or her own way.


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