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1 GIUGNO

SANTO DOMINGO DE LA CALZADA - TOSANTOS

Km 27’8

Tempo di cammino

Ore 7

Oggi la sveglia ci viene da cinque spagnole che per fare casotto sono fatte apposta. Già ieri pomeriggio non si è potuto riposare perché la camerata era proprio adiacente la cucina e loro, che si sono cucinate il pranzo, tra preparare, mangiare, rigovernare e poi giocare, non hanno taciuto un secondo, né hanno tentato di usare un certo riguardo per chi voleva ritemprarsi. La sera poi hanno dato il meglio del meglio. E’ vero che il silenzio va rispettato dopo le 22, ma qualche decibel in meno… Il nostro programma oggi prevede di allungare un po’ la tappa, anziché fermarci a Belorado contiamo di proseguire per Tosantos (chissà che non riusciamo a seminarle…). Anche questo tratto di strada si snoda attraverso i campi, i paesi che attraversiamo sono molto distanti tra l’uno e l’altro e anche se il traffico non è intenso, camion e macchine che viaggiano a velocità sostenuta, inquinano pace, silenzio e riflessioni. Nota personale: da quando ho iniziato questa avventura nella considerazione di me stessa scendo precipitosamente di quotazione. Insomma, porto con me poche cose e tutto quanto ho sta in uno zaino. Non è come a casa dove di cose e di spazio ne ho molto di più e pazienza se tra cassetti e armadi non ricordo dove metto le cose, la smemoratezza senile è alle porte per non dire che ormai è un male conclamato, ma qui, …insomma, o non trovo o perdo oppure, quando cerco di organizzarmi, altro non faccio che peggiorare le cose… A Saint Jean primo bucato nel primo rifugio; lavo, stendo, ritiro e ripongo nello zaino distribuendo le cose in sacchetti a seconda dell’utilizzo…l’indomani prendo il sacchetto della biancheria per cambiarmi dopo la doccia e…ho perso le mutande. Non le ho più ritrovate. Accidenti quanto mi dispiace, le avevo pagate ben un euro al mercato, …qualche giorno dopo, prima di entrare a Logrono ci fermiamo sulle rive di un laghetto (o grosso stagno) e…perdo il coltellino. Tre giorni dopo, mentre siamo fermi per uno spuntino, un pellegrino francese ci si avvicina e ci domanda se parliamo la sua lingua, dopo di che chiede se qualcuno di noi, giorni fa, non ha per caso perso qualche cosa. Alla mia risposta affermativa e dopo avergli detto cosa e com’era, me lo consegna… quando si dice la provvidenza, la fortuna o l’attenzione al prossimo… Adesso ci manca il dentifricio ma me ne guardo bene dal dire che probabilmente l’ho dimenticato io a Najera…Emilio sa solo che manca e se non fa domande …io taccio. E’ comunque un continuo cercare di tutto, la benda, le pastiglie, la crema, cerco e non trovo salvo poi ritrovarmi le cose in mano quando non mi servono più o non è il momento giusto per utilizzarle…il povero “S. Antonio dalla barba bianca capace di far ritrovare quello che manca” dovrebbe essere praticamente sempre al mio servizio…ma non penso sia giusto monopolizzare il suo operare quindi non sempre lo prego e faccio della caccia al tesoro il mio gioco quotidiano…eppure…ieri sera …ho preparato lo zaino con tutta la cura di cui sono capace…(si fa per dire) e così oggi, fatti si e no dieci passi mi fermo, tolgo lo zaino dalle spalle e incomincio a cercare in tutte le tasche… Il libro delle lodi normalmente è nella tasca del marsupio, proprio per averlo a portata di mano, e ieri sera sono sicura di avercelo messo…peccato che poi io abbia deciso di mettere il marsupio nello zaino …dopo le lodi cerco la corona del rosario, ne ho con me due, ma il più delle volte, per non


fermarmi a ribaltare tutte le tasche, il conto lo tengo con le dita e così come sempre mi succede quando prego senza la corona, le decine diventano per lo meno quindicine…(ma sono sicura che né Maria né le persone per cui sto pregando se ne avranno a male). Oggi nelle mie riflessioni “la morte di Gesù”. In ogni chiesa che visito vado a cercare il crocifisso e mi soffermo a contemplarne il viso. Quando una persona muore si nota che il volto (soprattutto se ha sofferto molto), è disteso e sereno come di chi ha finalmente trovato la pace tanto agognata, ma il volto di Gesù no. Il volto di Gesù è sofferente sempre, anche nella morte, come a dire anche dall’aldilà: -“uomo, perché mi fai soffrire, perché non vuoi capire e non ti ravvedi?”… non soffre tanto, o solo, per la sua crocifissione quanto, o soprattutto, per noi, suoi figli cocciuti e indomiti…esattamente come a volte capita a noi genitori quando vediamo i nostri figli rifiutare i nostri insegnamenti e i nostri consigli, incamminandosi su strade che non condividiamo e che ci turbano pace e sonno. Perdonaci Gesù per questo dolore eterno…so anch’io cosa vuol dire soffrire per i figli e le loro scelte, ma non voglio continuare con pensieri capaci solo di rattristarmi, per cui riprendo a pregare con le dediche anche per procurarmi, almeno con il pensiero, un po’ di compagnia. Queste le persone che per l’occasione diventano mie compagne di marcia: Sr Caterina e suore salesiane (così sono a Jerago) tutti i bambini che conosco gli studenti che stanno terminando l’anno scolastico Kitila e la sua famiglia (adozione a distanza) tutti i ragazzi che frequenteranno l’oratorio feriale proseguo poi con: il consiglio pastorale le persone a cui credo di essere antipatica (perchè volendo pregare per chi mi è antipatico ho capito che non c’era nessuno) i giovani della mia comunità due mie coscritte che tanto si sono raccomandate e i compagni di lavoro. Sto camminando a testa bassa per vedere bene dove metto i piedi, non voglio certo prendere un’altra storta alla caviglia ma, ad un tratto, mi gridano di guardare in alto perché c’è una cicogna che volteggia proprio sopra la mia testa. Già da qualche giorno, naso all’insù, cerco sui campanili delle chiese i grossi nidi che sporgono e mi capita spesso anche di vedere spuntare dal bordo qualcuno di questi grossi uccelli e a volte anche i loro piccoli e io mi incanto a guardarli ma oggi, non so perché, un pensiero in più mi balena nella mente… Da noi ci sono molti bambini e di cicogne nemmeno l’ombra, qui invece tantissime cicogne e pochissimi bambini, in alcuni paesi poi non si vede in giro nessuno, né grande né piccolo…non sarà che mi hanno imbrogliato con la storia delle cicogne che portano i bambini?.. Pensiero cretino a parte,finalmente eccoci a Belorado. Una visita veloce alla chiesa di S. Pedro, perché l’altra, dedicata a S. Maria possiamo vederla solo da fuori in quanto è chiusa, la pausa per uno spuntino l’abbiamo già fatta per cui proseguiamo per quello che dovrebbe essere l’inizio della tappa di domani, il paese di Tosantos dove, nel rifugio parrocchiale San Francisco de Asis, sappiamo esserci un’accoglienza fraterna e generosa. Un’accoglienza simile l’avremmo trovata anche a Granon, se solo ieri avessimo proseguito per una manciata di chilometri in più, ma il non trovarci in sintonia sul percorso e il non condividere gli stessi ideali, così come gli stessi obiettivi, si sta rivelando un problema che mai avremmo pensato di avere. Ci accontentiamo di ascoltare da Cristina, Giuliano e Marco la splendida esperienza di preghiera e condivisione fatta in questo ostello ricavato in un campanile quasi millenario, dove il parroco della chiesa di S. Giovanni Battista sa accogliere quanti bussano alla sua porta in modo semplicemente


straordinario. La visita al campanile poi ci dà un’idea che conferma e sottolinea quello che i nostri amici ci raccontano e devo ammettere che un po’ di invidia mi pizzica il cuore. Granon è l’ultimo paese della regione che ci lasciamo alle spalle per entrare nella grande e storica Castglia-Leon. I primi due paesi che incontriamo sono Redecilla del Camino dove S. Domingo fu battezzato e Viloria de Rioja dove invece nacque. Il paesaggio castigliano si presenta aspro, duro e…affascinante. Si ha da subito un assaggio di ciò che ci aspetta camminando tra i campi infiniti e i primi altipiani dove la cognizione del tempo sembra svanire. Lasciata Belorado attraversando il ponte sul rio Tiron arriviamo in poco tempo alla meta prefissata dove scavata in una roccia, che ci appare proprio di fronte appena entrati in paese, possiamo ammirare l’ermita della Virgen de la Pena. L’hospital è una piccola casa i cui servizi sono ridotti al minimo indispensabile e dove per letto ci sono solo dei materassini bassi allineati uno di fianco all’altro sul nudo pavimento, ma quel che conta è che la cena va preparata tutti insieme e insieme condivisa. Ci sarà poi un momento di preghiera, ma questo lo racconterò dopo, quando l’avrò vissuto, ora la solita doccia e il doveroso bucato quindi via a vedere la chiesetta costruita sulla roccia dove apparve la Vergine della “pena”. Qui “pena” non vuol dire dolore ma “roccia” però io, sulla scia dei misteri dolorosi che oggi si contemplano, prego per tutti coloro che hanno una pena nel cuore. La statua che raffigura la vergine qui venerata è però esposta nella chiesa al centro del piccolo paese ai piedi di questo sperone di roccia per cui scendiamo, accompagnati dalla signora che custodisce entrambe le chiese, per andarla a vedere. Mentre scendo una preghiera nasce dal cuore anche per la Chiesa, non edificio ma corpo mistico di Cristo, in quanto anche lei vive il dolore dei tanti figli lontani. In questo piccolo e semplice tempio dove raccogliersi è facile e immediato l’hospitalero, che nel frattempo ci ha raggiunto, ci invita a cantare tutti insieme la Salve Regina e così quanti che siamo, francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi, italiani e forse anche qualcuno di altra etnia, ci ritroviamo per voce sola a cantare “Mater misericordiae, vita dulcedo et spes nostra salve…” E’ il primo venerdì del mese e una orazione va al Sacro Cuore mentre con gli occhi cerco il lume acceso che rivela la presenza del Tabernacolo, poi via è ora di preparare la cena tutti insieme o per lo meno quanti riusciremo a stare nella piccola cucina dell’albergue, mentre gli altri si divideranno il compito di apparecchiare o poi, di lavare i piatti. E’ tutto pronto e mentre aspettiamo che la pasta sia cotta (il menù è: pasta al pomodoro e insalata mista) Josè Louis, l’hospitalero ci fa fare le prove di canto. Scegliendo tra quelli in latino, accessibili a tutti, opta per il Magnificat, Ubi caritas e il Laudate Domine, facendoci cantare addirittura a due voci. Serviranno poi ma la pasta è pronta e qualche cosa mi dice che è squisita e che tutto quello che succederà da adesso in poi (che racconterò domani) mi si imprimerà in modo indelebile nella memoria.


PREGHIERA A LA VIRGEN DE LA PENA A nuestra madre la Virgen de la Pena Para el caminante y el peregrino En el hueco de esta pena Te quedaste Virgen Santa Para ayudar al peregrino Que va por el camino. Madre nuestra no nos dèjes Cùbre les bajo tu manto En la vida y en la muerte. Confiad recurrir Confiad en nuestra madre Que ella nunca os fallarà Y dunque nuestro amor le falte Nunca ella nos dejarà de amar. Gracias madre Adios Virgen de la Pena Dunque me voy no te olvido Se queda mi corazon En este trono metido.

Foto 9


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