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PADOVA VIC. SANTONINI 12 ASSOCIAZIONE ONLUS

CASA DEL FANCIULLO

N. 152 - 1 GIUGNO 2009 - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353 / 2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 2, DCB PADOVA

4 maggio 1884: 125 anni della nascita di don Giuseppe

25 luglio 1909: 100 anni di sacerdozio di don Giuseppe

UN ANNO PER RICORDARE E CELEBRARE


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IN QUESTO NUMERO

Associazione CASA DEL FANCIULLO - ONLUS Vic. Santonini 12, 35123 Padova C/C postale n. 10339356;

IL DIRETTORE Un tesoro nascosto di don Orlando

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Coordinate Bancarie: Cassa di Risparmio del Veneto Filiale Ospedale Civile - Agenzia 16 iBAN: IT25 O062 2512 1970 7400 9077 01E

VITA DELLA CASA Nuovi progetti per guardare con occhi rinnovati, al futuro a cura del Direttore

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Per destinare il 5 per mille dell’IRPEF: C.F. 80039540283 Telefono: 049/8751075 Fax: 049/659179 cadelfanciullo@tin.it www.cadelfa.it melograno.cadelfa@tin.it melogranogiovani.cadelfa@tin.it N. 152 - 1 Giugno 2009 Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - Art. 1, Comma 2, DCB Padova

Direttore: Don Orlando Galiazzo Direttore Responsabile: Mons. Antonio Barbierato Autorizzazione del Tribunale di Padova n. 29 con decreto del 24-101949. Imprimatur Patavii, Danilo Serena, Vic. Gen. I dati forniti dai soci dell’Associazione Casa del Fanciullo vengono utilizzati esclusivamente per l’invio del giornale e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo. Stampa: Mediagraf S.r.l., Noventa Padovana (Padova) Redazione: Matteo Berto, Bruno Brizi, Agostino Coppe, Daniela Pipinato, Renato Marangoni, Gianni Rampazzo Collaboratori: Fausto Angeli, Chiara Gaiani, Carlo Lotto, Clara Zotta, Elisa Bettio, Filippo Lazzaro, Giovanni Lavezzo, Cesaro Mariano Foto: Archivio Casa del Fanciullo, Luigi Perseghin Quota annua di adesione: € 10.00 Sostenitore: € 30.00

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IL DIRETTORE

Lo splendore di una Casa al servizio della famiglia di Matteo Berto

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Nel nostro giardino gli allori non finiscono mai di Andrea Cambi

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UN NUOVO SERVIZIO I Gruppi di Parola a cura di Daniela Pipinato

UN TESORO NASCOSTO Quando il Figlio dell’Uomo verrà nella sua gloria... cercherà i volti di quanti gli hanno teso la mano.

passo evangelico qui i lrichiamato (Matteo 25, 9

IL MELOGRANO PIù È la gioia a segnare il passo a queste giornate di Elena De Piccoli

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IL MELOGRANO Siete pronti a tinteggiare la vostra estate? di Elisa Bettio

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A proposito di colori di Anna Pomponio

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Il saluto di Daniela di Daniela Pipinato

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LETTERA APERTA Educarsi per educare di Monica Lazzaretto

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LA RIFLES SIONE La notte: una, nessuna e centomila di Monica Lazzaretto

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MAPPAMONDO Celebrare un amore disinteressato a cura di padre Renato Zilio

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34-40) segna la conclusione di tutta l’attività pubblica di Gesú. Egli è circondato dai suoi discepoli che lo stanno ascoltando per imparare i suoi segreti. Forse un po’ come noi, essi sono motivati per lo piú da preoccupazioni umane. Ma il Maestro, senza mortificare le loro aspirazioni, cerca di aprirle verso una prospettiva diversa, originale. Una rappresentazione grandiosa alla fine dei tempi… e tutti i popoli staranno davanti al grande sovrano, divisi in due gruppi; la diversa collocazione fa presagire una diversa sorte. Sorge subito una domanda: quale criterio determina la distinzione? «… Io ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete, e mi avete


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Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: «Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». E il re risponderà loro. «In verità io vi dico: tutto quello che avete fato a uno solo di questi miei fratelli piú piccoli, l’avete fatto a me». (Mt 25, 34-40) dato da bere…». A fare la differenza non sono i titoli, le cariche umane, la ricchezza o la povertà, ma qualcosa di fortemente impegnativo: l’amore concreto verso gli altri,

l’aiuto cioè a chi è in una condizione di bisogno. Gesú assume come oggetto di valutazione le necessità corporali… e come metro, quindi, la carità espressa nei mille

aspetti nella vita, nell’esistenza comune, quella di tutti i giorni, contrassegnata da semplici azioni, gesti concreti comprensibili per chiunque. In queste azioni Gesú stabilisce

una differenza determinante per il giudizio finale. Gesú valuta anche il gesto piú piccolo rivolto a vantaggio del prossimo, e lo ritiene come se fosse stato rivolto a sé: egli si identifica con tutti coloro che soffrono. I fratelli che versano nel bisogno ci sono anche oggi; essi ci interpellano e attendono il nostro aiuto. Anche se sei di fretta, immerso nelle tue importanti occupazioni quotidiane, tutto preso dal lavoro e dai risultati da perseguire in modo efficiente, ferma per un attimo la tua corsa, accogli e interpreta questa provocazione del Vangelo. Gesú bussa alla tua porte, è nascosto in molte presenze umane, anzi, si identifica con esse; ritiene come fatta sé l’azione caritativa che rivolgi e dedichi al fratello meno fortunato di te. Tu allora non vorrai accoglierlo? Seguendo il suggerimento del Vangelo, ti disporrai anche a qualche piccolo sacrificio e sentirai che stai andando ad incontrare Gesú, mano con mano col fratello, contento e sereno perché hai condiviso almeno una parte della tua vita con gli altri. don Orlando 3


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VITA DELLA CASA

NUOVI PROGETTI PER GUARDARE, CON OCCHI RINNOVATI, AL FUTURO Riguardo alla Casa del Fanciullo, in questi ultimi mesi sono state prese decisioni importanti con l’obiettivo di migliorarne il funzionamento dei servizi e della contabilità e di prospettare, per i tempi a venire, nuove e valide attività. questi mesi la nostra i ncasa, per le gravi difficoltà finanziarie, ha preso contatti con la Curia vescovile della diocesi di Padova e con l’Opera della Provvidenza Sant’ Antonio di Sarmeola di Rubano; col consenso dei soci, l’amministrazione della Casa ha stipulato una convenzione che coinvolge le tre istituzioni nel funzionamento, nei progetti educativi e nella soluzione dell’attuale situazione debitoria. Abbiamo rinunciato alla proprietà dei nostri immobili nel territorio padovano, mantenendo l’usufrutto per trent’anni. La Diocesi di Padova ha messo a disposizione della nostra casa la signora Susanna B. per aiutarci ad affrontare i problemi che ci affliggono; da parte dell’OPSA (Opera della Provvidenza San Antonio) il nostro socio Matteo B. è stato designato per analoghe mansioni; Susanna e

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Matteo, con questi specifici incarichi, saranno presenti nelle sedute del nostro Consiglio di Amministrazione. L’obiettivo è quello di migliorare il funzionamento dei servizi e della contabilità, di prospettare nuove attività in un progetto complessivo che

tenga conto della situazione presente e dei possibili sviluppi futuri. Noi siamo fiduciosi, e li ringraziamo, perché li riteniamo persone molto capaci e sensibili alle esigenze della nostra Casa. La nostra Associazione si sta attivando per ottenere l’accreditamento che le nuove normative richiedono. Qualcosa cambierà nei servizi che potremo offrire, ma la persona, con la sua dignità e i suoi bisogni, rimarrà sempre al centro della nostra attenzione e caratterizzerà le nostre attività. Il “palazzetto” attiguo alla grotta della Madonna

è stato restaurato, anche con un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio e della Regione Veneto, con l’impegno di adibirlo ad attività di utilità sociale; si pensava ad una casa-famiglia o ad una comunità-alloggio; ma con l’OPSA e la Curia diocesana si sta valutando la possibilità di subordinare la sua utilizzazione ad un progetto di utilità socio-sanitaria che assieme alla cooperativa “G. Olivotti” di Mira (VE) stiamo mettendo a punto; va detto, per inciso, che la cooperativa “Olivotti” sta già svolgendo un’attività di assistenza ai minori


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SOTTO LO SGUARDO DI MARIA

Il Gruppo dei Giovani Imprenditori Confcommercio Ascom di Padova ha donato ai bambini e ai ragazzi del Melograno un grande uovo di cioccolato per rallegrare e “addolcire” le festività pasquali. Ringraziamo tutti i giovani imprenditori, nella persona del presidente Marco Ruzzante, e in special modo del signor Riccardo che si è fatto tramite per questo dono gradito. Foto sopra: un momento di festa dei ragazzi, desiderosi di assaporare il grande uovo.

nella nostra sede di Liedolo (TV). Comunichiamo anche una nota dolente; quest’estate la nostra casa alpina d Miliès di Segusino (TV) non potrà essere messa a disposizione dei gruppi estivi, perché dobbiamo adeguare gli ambienti alle nuove normative, che ci permetteranno in futuro (speriamo) di aprire di

nuovo i battenti. Siamo fiduciosi nella Divina Provvidenza; in futuro potremo annunciare qualche bella notizia, ma ora possiamo godere dell’aria buona dei monti solo rimanendo fuori, all’aperto, o sotto una tenda, in attesa di tempi migliori. Dio veda… e provveda. il Direttore

Per la nostra Associazione il mese di maggio è significativo, l’ultimo suo giorno per noi è giorno di festa, perché ricorre l’anniversario della fondazione del nostro istituto. Il padre fondatore, don Giuseppe Paccagnella, il 31 maggio 1922 inaugurò la sua Opera ponendola sotto al protezione della Madonna della Divina Provvidenza e del Sacro Cuore di Gesú e di Maria. Da allora, il servizio prestato alle famiglie bisognose e ai ragazzi si è svolto ininterrottamente. Per questo i giovani ospiti che frequentano la nostra Casa intensificano du-rante questo mese le preghiere alla Madonna, per il buon andamento dell’Opera e perché la Provvidenza divina continui la sua generosa assistenza al bene di molte persone. La preghiera rivolta con fervore alla Madre del Cielo si fa piú calorosa; in questo modo rafforziamo la nostra fede e ci sentiamo figli che ricorrono all’aiuto e alla protezione materna di Maria santissima; la invochiamo perché ci soccorra quando siamo fragili spiritualmente, e ci rimetta sulla strada degli ideali del nostro credo cristiano. Si è pregato per tutti, e si continua a pregare rivolgendo alla Madonna ogni giorno varie richieste, comprese le intenzioni dei benefattori che ci sostengono con le loro offerte, proprio davanti alla sua immagine, perché esaudisca la preghiera e rimuova le preoccupazioni di fronte a certe necessità. La Vergine della Divina Provvidenza ci protegga, sempre, specialmente nei momenti tristi e difficili della vita. Ripetiamo tutti, a nostro conforto, la bella invocazione: «Ave, o Maria».

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VITA DELLA CASA

Mai coF AMiGLiA. LO SPLENDORE DI UNA CASA me oggi parola piú sprecata nella politica; parola piú oggetto di critiche, rivendicazioni, ipotesi di superamento, … FAMiGLiA. Mai come oggi, nei momenti di difficoltà e malattia, troppo spesso unica àncora di salvataggio per anziani non autosufficienti, disabili che invecchiano, malati da assistere. FAMiGLiA. Mai come oggi nei cuori, nelle preghiere, nei discorsi ufficiali del papa Benedetto e della Chiesa italiana consapevoli come sono che attorno al tema della famiglia ruota la centralità stessa dell’essere umano nella sua dimensione antropologica piú autentica, l’essenza stessa del messaggio evangelico dell’Amore. FAMiGLiA. Mai come oggi additata come responsabile del disagio giovanile pur nella consapevolezza che, troppo spesso, i comportamenti dei giovani non sono altro che una risposta ad un vuoto creato da noi adulti. FAMiGLiA. Mai come oggi grande occasione e opportunità. È nella famiglia, infatti, che apprendo i fondamentali della vita, i fondamentali di accudimento, di salute, 6

AL SERVIZIO DELLA FAMIGLIA

Le tante attività che si svolgono nel grande complesso di Via Santonini sono tutte rivolte a dare un sostegno alla Famiglia, ricreando un clima di fraternità e condivisione secondo il desiderio originario del Fondatore.

di sopravvivenza, ma anche e soprattutto i fondamentali dei valori autentici: l’amore, il

rispetto, la fratellanza, la pace, la fede, la preghiera, la condivisione, l’onestà, l’impegno, il sacrificio, la

sobrietà... FAMiGLiA. Mai come oggi serve allora uno spazio concreto di aiuto, un’azione efficace di sostegno, una strategia educativa di supporto. In questi ultimi tempi ho avuto modo di riavvicinarmi, con piacere, alle molte iniziative della Casa del Fanciullo: se potessi in sintesi definire la bella e viva realtà di promozione umana che ho conosciuto, non esiterei a definirla un servizio di sostegno alla famiglia. La famiglia, infatti, è il filo conduttore dei servizi che alla Casa del Fanciullo si svolgono. è un servizio di sostegno alla famiglia “Il Melograno” nelle sue espressioni a favore dei piccoli della scuola primaria (ex elementari), secondaria di primo grado (ex scuole medie) e di secondo grado (fino alla terza superiore). È un servizio di sostegno alla famiglia che fatica a conciliare i tempi di lavoro con i tempi di cura, ed è un servizio alla famiglia che, per diverse condizioni di vita (disagio sociale, culturale, economico, momento di crisi o difficoltà, fatica di integrazione sociale...) stenta nell’educazione dei propri figli.


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VITA DELLA CASA

Aiutare i ragazzi nello studio, affiancarli nelle attività del tempo libero, creare spazi di ascolto e dialogo è un servizio che rende la Casa del Fanciullo un’agenzia educativa a sostegno della genitorialità, anche quella segnata da sofferenze e disagio. È un servizio di sostegno alla genitorialità, anche nel difficile momento della separazione, il punto appena attivato ma molto richiesto di mediazione familiare che ha nei “gruppi di parola” la prima espressione concreta di questa nuova frontiera per la Casa del Fanciullo. È un servizio a sostegno della famiglia la promozione dello sport che viene attivata nella palestra Casa del Fanciullo, in collaborazione con diverse agenzie sportive del territorio, con la realtà della pallacanestro femminile in primis che proprio presso la Casa del Fanciullo ha la sua sede e gioca le partite dei tornei under 13-14 e 17. Lo sport è da sempre, oltre che cura del corpo, spazio privilegiato di crescita nella cooperazione, rispetto delle regole, rispetto dell’avversario visto non come nemico ma come elemento di con-

Scopri la famiglia… la tua e quella degli altri. L’amore sa scoprire sempre nuove attese, nuove speranze! Conosci la famiglia, la tua e quella degli altri, di quella conoscenza di amore che sa comprendere e donare. Aiuta la famiglia, la tua e quella degli altri. L’amore vero saprà dirti che cosa fare per aiutare. Difendi la famiglia, la tua e quella degli altri: … il dono dell’unione profonda e vera in Gesù sia la sua difesa e la sua gioia. Senti la famiglia, la tua e quella degli altri, allora scoprirai un mondo stupendo: io, tu, noi… uniti nel volerci bene! Accogli la famiglia, la tua e quella degli altri, con una generosità dimentica di sé, che non conosca limiti nel donare. Sostieni la famiglia, la tua e quella degli altri. La vita conosce difficoltà e ansie: diffondi pace, accresci speranza. Godi della famiglia, della tua e quella degli altri. Aiuta a godere dei doni di Dio, perché intorno si irradi la luce. Ammira la famiglia, la tua e quella degli altri: perla preziosa nel campo del mondo, meraviglia della vita che corre nel tempo. Ringrazia per la famiglia, per la tua e per quella degli altri… Con te, altri si sentiranno “figli” del Padre che è nei cieli e, in Gesù, loderanno il dono che rimane in eterno. (Cartolina delle Edizioni “Fonte nel Deserto” delle Benedettine di S. Agata sui due Golfi, NA)

fronto, voglia di arrivare, impegno e sacrificio. È un servizio di sostegno alla famiglia anche il convitto per gli studenti: in esso infatti i giovani trovano un ambiente familiare in cui studiare, incontrare amici, formarsi come cittadini e cristiani; in esso i loro genitori sanno di poter trovare condivisione con gli ideali che hanno condotto i loro

figli a studiare a Padova e a scegliere la Casa del Fanciullo quale ambiente di vita. E soprattutto è famiglia la comunità della Casa del Fanciullo, la grande rete di incontri, relazioni, amicizie che si vivono con le persone che abitano alla Casa del Fanciullo e che hanno fatto della Casa non solo un luogo di lavoro o di servizio ma soprattutto

e innanzitutto un luogo privilegiato di fraternità e condivisione secondo le parole del fondatore, don Giuseppe Paccagnella: «Umiltà tra di voi, pazienza con voi stessi, generosità nel compatirvi, nell’aiutarvi, nel sostenervi nella via del bene». Una famiglia, la Casa del Fanciullo, che consiglio di frequentare. Matteo Berto 7


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VITA DELLA CASA

NEL NOSTRO GIARDINO GLI ALLORI NON FINISCONO MAI Condividiamo la gioia della laurea di Giovanni Andrea Baldassi in Tecnologie forestali, e di Giovanni Ghebber in Ingegneria dei metalli.

en ritrovati nel nostro B piccolo spazio riser-

vato alle belle notizie degli studenti Cadelfa. Ci tengo a sottolineare il termine “studenti” perché tra uscite serali, filmetti, inverosimili periodi di letargia, partite di calcio, basket e varie altre attività, a volte si rischia di non focalizzare piú quello che è il nostro principale dovere. Fortuna qualcuno, ogni tanto, decide di richiamare la nostra attenzione e di annunciarci il raggiungiEmmanuele mento di un Ghebber traguardo festeggiato dagli importante. In data 16 amici della Casa febbraio, del Fanciullo Giovanni A n d r e a Baldassi, presso la facoltà di Agraria, ha conseguito la Laurea triennale in Tecnologie Forestali ed Ambientali con una tesi dal titolo “Variazione della comunità micorizzi-

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ca in un focolaio di mal dell’inchiostro del castagno”. A proposito di attività extra studio, una domanda viene spontanea: “Qualcuno di voi ha mai visto studiare il nostro sciatore/maestro/pescatore/fotografo/kate-surfer /calciatore e chissà quali

altre cose?”. Il mistero rimane ma, in ogni caso, sincere congratulazioni ad un ragazzo che ha saputo coniugare svariati interessi con l’attività didattica; Giovanni, tutt’oggi ospite della Casa, ha già iniziato i due anni che lo porteranno alla specializzazione. Il giorno 30 aprile invece, è stato il turno di Emmanuele Ghebber, che ha conseguito la Laurea triennale in Ingegneria dei Materiali con una tesi dal titolo “Deposizione laser assistita Giovanni Andrea di film aurei Baldassi su leghe me“coronato talliche”. d’alloro”, tra i Emmanuele suoi cari genitori termina un lungo percorso, iniziato all’interno della Casa già dalle scuole superiori, per iniziare una nuova esperienza lavorativa in una prestigiosa azienda di occhialeria. Le nostre congratulazioni ed un grosso in bocca al lupo pure a lui, nella speranza (… certa…) che torni a trovarci presto e magari accompagnato da un altro lauto rinfresco (... questa, forse, è una speranza un po’ meno certa…). Alla prossima! Andrea Cambi


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UN NUOVO SERVIZIO

a cura di Daniela Pipinato

Presso la Casa del Fanciullo, in collaborazione con il Centro Servizi Volontariato della Provincia di Padova, dallo scorso mese di marzo ha preso avvio un nuovo progetto di sostegno ai bambini accomunati dall’esperienza della separazione dei genitori.

I GRUPPI DI PAROLA on è facile descrivere con le parole degli incontri N vissuti attraverso gli sguardi, le risate imbarazzate,

i sorrisi, le lacrime, ma ci provo ugualmente. Provo a raccontarvi cosa abbiamo condiviso nel primo percorso dei Gruppi di Parola con un gruppetto di 6 bambine, accomunate dal fatto di aver già vissuto, nonostante la giovane età, la separazione dei propri genitori. Prima di entrare nel vivo di questa esperienza, mi sembra opportuno fare una breve premessa necessaria per capire da dove nasca l’idea di avviare dei gruppi cosí specifici. Come vengono coinvolti i figli nel processo della separazione? Quanto viene loro comunicato di quanto sta accadendo? Si può tenerli fuori dal conflitto coniugale? Mettere al corrente il proprio figlio della decisione di separarsi è forse, per i genitori, uno degli aspetti piú difficili e preoccupanti che sono chiamati ad affrontare nel lungo processo della separazione: significa rispondere a mille perché, toccare con mano il disorientamento e la sofferenza che naturalmente seguono questo tipo di comunicazione. Questo è uno dei motivi per cui, cosí spesso, i genitori preferiscono evitare di dirlo, magari rassicurati dalla convinzione, cosí ampiamente diffusa, che i bambini “sono cosí piccoli che non si sono accorti di niente” o che “le questioni tra mamma e papà riguardano soltanto loro” o per l’intenzionalità di “tenerli fuori dal conflitto”. Ma i figli nel conflitto ci sono da sempre e tenerli fuori non è possibile e l’illusione di farlo “per il loro bene” nasconde l’incapacità a volte di ammettere la responsabilità e l’impegno che la separazione comporta, soprattutto nei confronti di chi la subisce. Le ultime ricerche sul campo confermano purtroppo quanto fin qui detto: circa l’80% dei figli di coppie che si stanno separando non viene informato su quanto sta

accadendo nella propria famiglia. Piú precisamente, circa il 23% dei bambini dichiara che non è stato informato da nessuno e al 46% è stata comunicata una battuta del tipo “domani tuo padre se ne va di casa”. Pertanto i figli vengono lasciati spesso da soli ad affrontare uno degli eventi piú stressanti che possano capitare al nucleo familiare e, se non viene data loro alcuna spiegazione di quanto è successo, ciascuno si costruirà una propria verità che il piú delle volte prevede la responsabilità del figlio stesso con il conseguente e devastante senso di colpa: “Ho capito perché il papà se n’è andato di casa - raccontava un bimbo di 6 anni in un incontro di mediazione – perché da un po’ di settimane facevo i capricci per andare a scuola”. Il bambino per crescere ha bisogno infatti di avere due genitori e di non perdere nessuno dei due: accade allora che per evitare la demonizzazione del padre o della madre, riversi su di sé la colpa e la responsabilità della separazione. Soprattutto se è ancora piccolo e la sua dipendenza affettiva è strettamente legata a quella dei genitori, nel momento in cui questi litigano è come se avesse due parti di sé in lotta tra di loro e anche se decide di schierarsi con una delle due, il prezzo da pagare è il sentirsi in colpa per aver tradito l’altra… Da questa premessa, si può intuire quanto sia allora necessario accompagnare tutti i membri di una famiglia in questa fase piú o meno lunga di passaggio (e i tempi dipendono molto dal grado di conflittualità che precede, accompagna e molto spesso segue la separazione) ad un nuovo equilibrio familiare. Come ci sono molti modi di vivere ogni esperien9


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UN NUOVO SERVIZIO

za piú o meno positiva che segna la vita di ogni persona, cosí anche la separazione può essere affrontata con modalità che influenzeranno il futuro dei due ex-coniugi e dei figli. La dichiarazione di separazione è pertanto un evento cruciale, perché nel momento in cui un gruppo si disgrega è bene che un altro progetto prenda forma e tutti i membri della famiglia devono avvertire pertanto che, mentre alcuni legami si spezzano, altri permangono. Per accompagnare questa fase di transizione la mediazione familiare ha un ruolo fondamentale perché tenta di riportare l’attenzione dei due adulti sull’esercizio della funzione genitoriale, che permane aldilà della rottura del vincolo coniugale: in un momento in cui è cosí difficile ritrovare una propria dimensione personale e si è impegnati a porre dei confini nella relazione con l’ex-coniuge, diventa spesso difficile mettersi in ascolto dei bisogni dei bambini, troppo spesso sottovalutati nelle loro capacità di capire cosa sta accadendo. È nel momento in cui le risorse emotive dei genitori sono maggiormente esasperate dal conflitto e dalle sue conseguenze, che i bambini hanno maggiormente bisogno di sostegno emotivo e di coerenza educativa. Accanto alla mediazione, rivolta in particolare alla coppia genitoriale, i Gruppi di Parola sono una risorsa specifica per i figli, per accompagnarli in questo momento di transizione. Il “Gruppo di Parola” permette infatti lo scambio e il sostegno tra bambini dai 6 ai 12 anni accomunati dall’esperienza della separazione dei propri genitori: nel percorso avviato a marzo i partecipanti erano tutte bambine dai 6 ai 9 anni; in 10

quello di maggio il gruppo è misto e l’età è tra i 9 e gli 11 anni. È un progetto assolutamente nuovo sul territorio padovano, che viene avviato dopo aver seguito un percorso formativo all’Università Cattolica di Milano e realizzato grazie alla collaborazione del Centro Servizi Volontariato della Provincia di Padova. I bambini che stanno vivendo questa trasformazione della propria famiglia spesso raccontano che la testa è ingombra di preoccupazioni per quello che succede a casa e non hanno spazio per ascoltare e per fare le “cose” della loro età: sentono parlare di avvocati e di tribunale e non capiscono cosa cambierà nella loro vita. E se i genitori pensano che i figli “siano rimasti fuori dal conflitto” o che non sappiano, è vero invece che questi recepiscono le vicende dei "grandi" e sostituiscono le informazioni reali, che il piú delle volte non vengono fornite, con delle fantasie che molto spesso comprendono la responsabilità del bambino stesso: il senso di colpa, come abbiamo già visto, è purtroppo frequente e doloroso. Molto spesso il disorientamento, che travolge i bambini in questa lunga fase di trasformazione delle relazioni familiari, si accompagna ad una grande solitudine. Non sanno bene come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi, le difficoltà che incontrano per la separazione di mamma e papà e non sanno con chi parlarne. Partecipare ad un Gruppo di Parola permette ai bambini di esprimere ciò che vivono: emozioni, dubbi, timori, fantasie, preoccupazioni che occupano la loro mente impedendo di vivere il loro tempo di bambini. La condivisione tra bambini permette di far uscire il singolo bambino dall’isolamento, affrontando tematiche di fondamentale importanza in un ambiente accogliente che permetta di “nominare” l’evento della separazione, che in questo modo viene decifrato e ridimensionato. Il percorso si compone di quattro incontri di due ore ciascuno: nella seconda parte dell’ultimo incontro sono invitati entrambi i genitori per la restituzione di quanto è emerso. Molto spesso, dopo questo incontro, i genitori richiedono degli incontri di mediazione per essere sostenuti nel compito genitoriale, che ben sappiamo di difficile gestione dopo aver interrotto il legame coniugale. L’obiettivo finale è quello di riavviare o consolidare la comunicazione all’interno della propria famiglia, che sta vivendo un grande momento di trasformazione, dopo aver accompagnato il bambino a riconoscere le risorse che può trovare dentro di lui e nell’ambiente in cui vive. ❐


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IL MELOGRANO PIÚ UN ARCOBALENO NEL CUORE

È LA GIOIA A SEGNARE IL PASSO A QUESTE GIORNATE Elena, da poco giunta presso il Centro il Melograno, ci racconta la sua giornata fatta di incontri e di attività varie dove le ore purtroppo corrono veloci, contrassegnate da un clima di fraternità e di gioia. crivo e racconto queS sto mese come un

mese di avventure da quando sono arrivata qui al Melograno Piú. Io, Elena, studentessa e frequentatrice della scuola Ruzza, vi voglio raccontare di questo bellissimo Centro: il Melograno Piú.

Caro diario, è già da un mese o forse un po’ di piú che frequento il Centro; mi trovo abbastanza bene con tutti, ho conosciuto nuova gente e mi sono fatta degli amici. Vengo qui perché ho la possibilità di essere

Pelle bianca come cera, pelle nera come la sera, pelle arancione come il sole, pelle gialla come limone, tanti colori come i fiori. Di nessuno puoi fare a meno per disegnare l’arcobaleno: chi un solo colore amerà un cuore grigio per sempre avrà. (dal Libro di Piroska; Marcello ARGILLI, Fiabe di tutti i colori, Editori Riuniti)

seguita ed aiutata in tutte le materie scolastiche. Gli educatori sono buoni, bravi e simpatici con tutti noi

studenti. Vado al Centro tre volte alla settimana: il lunedí, il martedí e il venerdí. La mensa è ottima, la cuoca Antonietta è simpatica, e dopo pranzo ci si riposa sino alle 15.00. Dalle 15.00 alle 17.00 si studia e si eseguono i compiti con insegnanti specializzati nelle varie materie. Dopo le 17.00 ci si trova tutti insieme per fare una gustosa merenda e poi si può decidere se rientrare a casa o se restare qui fino alle 18.00 partecipando a giochi di gruppo organizzati dagli educatori e da alcuni volontari dell’Associazione. Elena De Piccoli 11


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IL MELOGRANO

Casa L ’Associazione SIETE PRONTI A TINTEGGIARE del Fanciullo, con il servizio interno dei Centri educativi pomeridiani del “Melograno” propone anche quest’anno l’ ESTATE A COLORI rivolta a bambini/e e ragazzi/e dai 6 ai 18 anni. Le attività saranno strutturate e diversificate in base all’età e al numero dei partecipanti e comprenderanno iniziative che si realizzeranno sia all’interno della struttura (laboratori, giochi di gruppo e attività sportive in palestra) che all’aperto (piscina, mare, visite guidate). il Centro “Melograno Bimbo”, rivolto a bambini/e della scuola primaria dai 6 ai 10 anni, propone tre settimane di Centro Estivo dal 15 giugno al 3 luglio. L’organizzazione del servizio prevede la copertura giornaliera dal lunedí al venerdí dalle ore 9:00 alle ore 16:00 presso l’Associazione Casa del Fanciullo con servizio mensa incluso. Ogni venerdí i bambini parteciperanno ad un’uscita giornaliera, indicativamente al mare o in collina, con pranzo al sacco preparato dal servizio mensa dell’Associazione. I laboratori (di pittura, origami, espressivo-teatrali, carta riciclata) saranno impo12

LA VOSTRA ESTATE?

Anche durante le vacanze estive continua presso l’Associazione Casa del Fanciullo l’attenzione ai minori che caratterizza l’attività dei nostri Centri. L’iniziativa ESTATE A COLORI coinvolge i minori dai 6 ai 18 anni!

stati in base alle inclinazioni e agli interessi che i bambini dimostreranno in itinere. il Centro “Melograno”, rivolto a ragazzi/e della scuola primaria di secondo grado dagli 11 ai 14 anni, organizza tre set-

timane di Centro estivo dal 15 giugno al 3 luglio. Il servizio prevede la copertura di tre pomeriggi alla settimana (lunedí, mercoledí, venerdí) dalle ore 13:00 alle ore 18:00 presso l’Associazione Casa del Fanciullo con

servizio mensa incluso. Il Centro estivo rappresenta uno strumento di prevenzione al disagio giovanile attraverso la realizzazione di attività finalizzate alla socializzazione e alla cura del momento educativo. Alla proposta potranno iscriversi ragazzi/e dagli 11 ai 18 anni. il Centro “Melograno Piú”, rivolto a ragazzi/e del primo triennio della scuola di secondo grado, propone un servizio di sostegno scolastico sia ai ragazzi/e che dovranno affrontare gli esami di licenza di terza media sia ai ragazzi/e delle superiori che saranno impegnati negli esami di qualifica professionale dal 15 giugno al 3 luglio dal lunedí al venerdí dalle ore 9:00 alle ore 14:00 con pranzo incluso. I minori avranno la possibilità di partecipare a delle simulazioni di prove d’esame e di studiare individualmente con un educatore di riferimento e/o con insegnanti volontari. Quando possibile, verranno attivati dei piccoli gruppi di studio seguiti da un insegnante specifico per materia. Anche durante le vacanze estive continua presso l’Associazione Casa del Fanciullo l’attenzione ai minori che carat-


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A PROPOSITO DI COLORI Sono Anna, da sempre amo la pittura e stare a contatto con i ragazzi. Con gioia mi sono ritrovata tra piccoli e grandi artisti in “erba” per abbellire le stanze nelle quali trascorrono alcuni pomeriggi al Melograno. Impugnate le tavolozze a... regola d’arte... (con il pollice che le blocca), siamo partiti insieme per quest’avventura. Ogni ragazzo, avvolto dal fascino del colore, lasciava emergere sorprendenti emozioni che si trasformavano via via in forme e sfumature non prevedibili. Le iniziali pareti bianche acquistavano, cammin facendo, un’atmosfera quasi magica, ed era molto interessante per me interagire con i ragazzi affinché riuscissero ad esprimersi al meglio. Il mio bilancio è risultato positivo, osservando i loro occhi luminosi, l’impegno con il quale operavano ed il risultato finale. Le pareti cosí ottenute mi narrano parte delle loro storie: gioie, fatiche, sogni, sentimenti ed emozioni che lasciano spazio alla speranza nella fortuna della condivisione. Sono io che ringrazio i ragazzi, i loro educatori e don Orlando, per la fiducia che hanno riposto in me. Credo sia importante continuare a confidare in questi ragazzi, sostenerli, incoraggiarli magari; allora i loro sogni colorati potranno trasformarsi in realtà. Le pareti dipinte si apriranno e diventeranno lo scenario verosimile delle loro speciali esistenze! Con affetto Anna Pomponio ANNA POMPONIO IN “MISCELLANEA 1989 -2009” C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante (Qohelet 3,2). I ragazzi e gli educatori dei Centri Educativi pomeridiani del “Melograno Bimbo”, “Melograno” e “Melograno Piú” hanno invitato Anna Pomponio ad allestire una mostra presso il salone conferenze dell’Associazione “Casa del Fanciullo”. Sabato 14 e domenica 15 marzo 2009 Anna Pomponio ha presentato MISCELLANEA 1989-2009 in cui ha recuperato e valorizzato le tappe del suo percorso artistico, personale e spirituale. In Miscellanea sono stati esposti venti anni di produzione artistica, opere che hanno chiuso un periodo per lasciare spazio al nuovo, perché “c’è un tempo per ogni cosa”. Una mostra significativa nella sua valenza totalizzante, che ha saputo abbracciare le piú svariate tecniche pittoriche e di manipolazione materica dal loro apparire alla loro scomparsa. Auguriamo ad Anna di continuare a donare emozione e gioia attraverso i colori dei suoi quadri.

terizza l’attività dei nostri Centri: l’ESTATE A COLORI offre infatti ai bambini e ragazzi della città l’opportunità di partecipare a momenti di aggregazione e socializzazione, allegerendo e sostenendo

nel contempo i genitori e le famiglie nell’assolvimento delle proprie funzioni educative. Il valore della proposta, oltre che nella tipologia delle attività offerte, consiste soprattutto nella relazione

educativa che ciascuno dei ragazzi inseriti presso i nostri Centri ha già instaurato con l’équipe che li segue durante l’anno scolastico. Con l’occasione ringrazio tutti gli educatori e i

collaboratori/volontari che con la loro professionalità e passione aumentano il valore formativo delle proposte dei Centri e favoriscono la crescita globale dei ragazzi. Elisa Bettio 13


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IL MELOGRANO

ossiamo venire arricP chiti da diversi incon-

tri ed esperienze, ma poi ognuno deve fare la sua strada. Ogni risposta è personale: non ci sono modi uguali per amare, né modi uguali per chiudere un’esperienza. Non è facile “dire due parole” su questi 12 anni vissuti al Melograno, come non è stato facile chiudere questa esperienza cosí intensa e arricchente. Se dovessi oggi aprire il bagaglio di tanto vissuto, non ci troverei certo alcuna ricetta educativa né alcuna sintesi per come impostare una relazione. Quello che in realtà ci trovo è il senso di un bisogno universale: l’amore è necessario perché a ciascuno di noi esistere non basta. In questo posso dire di essere maturata, nelle relazioni arricchenti con innumerevoli storie, fatte di tante ferite e altrettante risorse. Quello che il Melograno cerca di offrire è proprio questo: amore fatto di accoglienza, collaborazione tra operatori e con i volontari, attenzione al singolo ragazzo, valorizzazione delle risorse di ognuno… perché una persona può fiorire e sbocciare solo quando sa di essere amata.

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IL SALUTO DI DANIELA Dopo 12 anni vissuti al Melograno in qualità di respondabile, Daniela segue ora il nuovo progetto “I Gruppi di Parola” (vedi pagg. 9-10) a sostegno dei bambini accomunati dall’esperienza della separazione dei genitori.

Solo allora diviene completamente sé stessa. La bellezza di tanti incontri è stata legata anche al fatto di non doverli mai chiudere con un giudizio, una definizione, ma sempre con una prospettiva, tra ciò che arriviamo a comprendere e ciò che ci sfugge perché fa parte dell’essenza misteriosa dell’essere

umano. E insieme ad un immenso grazie ai ragazzi incontrati in questi anni, alle loro famiglie e a tutti coloro con i quali ho collaborato, ringrazio “l’esperienza” del Melograno perché ha fatto maturare in me il desiderio di dedicarmi alla famiglia che nello specifico sta vivendo la crisi legata alla sepa-

razione dei genitori: non a caso parlo già di genitori, perché è fondamentale che alcuni passaggi siano accompagnati e comunicati in modo chiaro ai figli, che inevitabilmente sono coinvolti nelle vicende familiari, ma che il piú delle volte vengono considerati delle “comparse” piú che degli “attori”. E invece proprio tutti gli attori protagonisti della trasformazione della famiglia hanno bisogno di essere sostenuti, perché da una crisi si può uscire maturati e rinforzati solo se questa viene riconosciuta, accolta e accompagnata. Un caro saluto! Daniela Pipinato


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LETTERA APERTA

a cura di Monica Lazzaretto

“Ad un valore si può credere, accettarlo come luce orientatrice per la propria vita se lo si è trovato e non lo si è inventato” (Martin Buber)

EDUCARSI PER EDUCARE Camminare sorretti dallo sguardo Ad un convegno al quale ero stata invitata per una relazione, mi hanno colpito alcune semplici domande poste, con tono provocatorio, da un collega a proposito di educazione: “Ma noi, che ogni giorno siamo chiamati ad educare, a crescere, a curare i piú piccoli, cosa pensiamo della vita? Come e quando ci confrontiamo sul suo senso? Cosa davvero desideriamo per le generazioni future?”. Sembrano domande scontate, a cui sappiamo dare una risposta, ma il silenzio della sala diceva molto di piú: insinuava che tanti adulti sono ormai stanchi, sfiduciati, che forse da anni non “aggiornano” il loro senso sull’essere nel mondo, declinato in termini personali, familiari, di cittadinanza, di comunità. Ma se ci sentiamo cosi, allora mi chiedo: con che occhi guardiamo la vita? Che indicazioni a procedere si possono dare alle generazioni piú giovani, se siamo sfiduciati e stanchi? Guardavo qualche giorno fa un bambino di un anno

che cercava di camminare e mi ha molto colpito osservare che quando un piccolo comincia a fare i primi passi quello che guarda non è dove posa il piede, ma il volto di sua madre. Mi è venuto in mente, con una certa nostalgia, quando i miei figli hanno cominciato a camminare e anch’io mi sono messa di fronte a loro, a pochi passi. Il loro sguardo era fisso su di me, con i loro occhi cercavano nel mio volto il coraggio, la forza, la sicurezza e la tranquillità che servivano per riuscire in un traguardo evolutivo molto importante: camminare da soli. Ad un certo momento si capisce che non occorre piú tenere i figli per mano, si possono sostenere con lo sguardo, con l’espressione incoraggiante del sorriso, per gratificarli poi con l’abbraccio finale a suggellare la cosa buona che sono riusciti a fare, la cosa bella che dà loro sempre piú la possibilità di diventare indipendenti… anche da noi genitori. il timoniere, la boa e… il mare aperto Se il timoniere non ha chiaramente in mente una rotta verso cui tendere, perché si meraviglia se il suo equipaggio teme la deriva? Se i genitori faticano a dare senso e valore a ciò che affermano e, molto spesso, vivono senza essere orientati verso una meta, come possono essere credibili e affidabili? E come possono i loro figli crescere elaborando un progetto di vita che, lontano da qualsiasi mercificazione della loro intelligenza e sensibilità, permetta loro di realizzarsi pienamente? Tendere verso una meta è concepire la propria vita in continua trasformazione, è sapersi in cammino avendo nella propria bisaccia i riferimenti che servono: una bussola, una mappa, delle risorse… e tanto fiato. È accettare gli eventi che accadono e sapere situarli in un processo evolutivo che porta verso una comprensione sempre piú adeguata e profonda di sé, della propria storia, dei propri limiti, delle possibilità e del senso dello stare al mondo. Per molte persone, 15


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LETTERA APERTA

invece, essere adulti significa essere “arrivati”, sapere già, avere già vissuto, aver definito una volta per tutte ciò che è giusto da ciò che non lo è, ciò che si può da ciò che non è permesso, ciò che… da ciò che non… Sembra che questi tipi di adulti, invece che continuare a pensare cose nuove, cercare stimoli e provocazioni tali da permettere loro di poter anche cambiare idea, ridefinire un giudizio, ri-aggiustare un obiettivo, ri-vedere un percorso, una meta, sprechino la loro intelligenza nel tentativo continuo di riorganizzare i propri pregiudizi, di ridefinire e rinforzare i propri stereotipi. È anche questo un modo di difendersi, di cercare la propria sicurezza ma, rispetto al compito di educare le generazioni future alla vita, è davvero poco utile. A volte sembriamo timonieri incagliati in una boa, condannati a girarci sempre intorno, a ripetere le stesse parole, a rimuginare gli stessi pensieri. Magari proprio quando i nostri figli, incautamente a volte, ma con tanta energia vitale, orientano la prua verso il mare aperto, impavidi e incoscienti vogliono superare le loro colonne d’Ercole alla ricerca di nuove terre, nuove parole, nuove emozioni, nuovi sguardi che sappiano sorreggere non piú i loro primi passi ma il loro cammino. È in questi momenti che si sente piú grande la distanza, la separazione tra le generazioni, la difficoltà ad incontrarsi in un territorio (sguardo?) condiviso. La circolarità e la reciprocità della relazione Educarsi per educare, crescere per accompagnare nella crescita, l’esperienza dell’apprendimento e quella dell’insegnamento si incontrano in una relazione circolare, si tessono insieme in una educazione reciproca. Noi generiamo dei figli che a loro volta ci generano come genitori, mettiamo al mondo figli che, a loro volta, ci rimettono nel mondo come genitori. L’atto generativo non è lineare, è circolare: diamo alla vita e siamo riposizionati nella vita, educhiamo i nostri figli e in questa rela16

zione avviene che anche loro educano noi: ci interrogano, ci richiamano, ci criticano, ci spiegano, ci cercano… Pensare la relazione in termini di reciprocità è fondamentale, l’io e l’altro impegnati assieme in una cocostruzione di senso, in una co-operazione attiva e creativa che può avvenire solo se ho un altro davanti a me, diverso da me, che mi provoca, mi invita. E io lo riconosco e riconoscendolo lo chiamo per nome. La reciprocità è infatti la caratteristica prima del riconoscimento, non è un’esperienza unilaterale che può essere definita una volta per tutte. Se proviamo a cogliere della relazione queste implicazioni piú articolate e complesse, possiamo posizionare l’atto educativo in un modo piú costruttivo: non tanto ciò che io faccio per l’altro, quanto piuttosto ciò che facciamo insieme, che ci doniamo reciprocamente, riconoscendoci uno di fronte all’altro, necessitanti entrambi. E dentro a questo profondo riconoscimento, che è la condizione imprescindibile di ogni atto relazionale ed educativo, potremmo spingerci poi, come adulti, un passo piú in là e domandarci: “Che parole usa la nostra speranza?”. MONiCA LAZZARETTO R esponsabi l e C ent ro S t udi C ooperat i v a G. Ol i v ot t i cent rost udi @ ol i v ot t i . org Docent e com andat a MIUR i n C om uni t à Terapeut i ca


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LA RIFLESSIONE

a necessità che l’uoL mo ha di ritualizzare,

di avere tempi e luoghi di celebrazione che marchino una chiara separazione dal quotidiano, non è certo una novità del nostro tempo ma fa parte della storia dell’umanità, dei percorsi di significazione delle sue culture e civiltà. Molte possono essere oggi le forme dello spazio e del tempo ritualizzato, da quelle piú intime e familiari a quelle pubbliche e condivise. La dimensione del piacere presenta un’ampia declinazione di questo tipo di spazi, e conseguen-

LA NOTTE: UNA, NESSUNA E CENTOMILA Il mondo della notte, all’interno del quale i giovani (.. e non solo) giocano una molteplicità di volti possibili, dove possono sentirsi uno (unico), nessuno (invisibile), o centomila (identità plurime) pone questioni importanti.

ti tempi, che vanno da ciò che comunemente si chiama il “distretto del loisir”, i luoghi del divertimento quali villaggi per le vacanze, discoteche, centri di svago come Gardaland, megacentri commerciali... ai circuiti

piú tradizionali, piú “impegnati” come musei, biblioteche, teatri. Tutti luoghi dove, fatte le dovute e necessarie distinzioni, i linguaggi, le liturgie, gli “abiti” comportamentali cambiano e, con essi, la percezione del tempo,

creando una netta cesura rispetto alla routine quotidiana. Quello che probabilmente oggi salta piú all’occhio è che certe “interruzioni” con la normalità, la quotidianità, hanno sempre piú un senso di spaccatura, di fuga, di escape dalla realtà e si legano in maniera sempre piú indissolubile con il mondo della notte: tradizionalmente considerato tempo di rifugio, di mistero, di riflessione, mondo “altro”, appartato, silenzioso, solitario. Questo mondo è visitato da abitatori notturni, sempre piú giovani, che lo scelgono per moltissimi motivi, non ultimo quello di nascondersi agli occhi degli adulti, sottrarsi alle regole, alle convenzioni, alla chiarezza del giorno. La notte è vasta, ha molti tipi di frequentatori, molti luoghi, riti, trasgressioni, difficile enumerarli tutti, si può solo fare qualche accenno. Alcuni giovani frequentano locali, pub, discoteche, rave... altri preferiscono restare rintanati fisicamente nella propria stanza trascorrendo ore e ore di fronte ad un computer per viaggiare virtualmente, navigare su internet o dialogare 17


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LA RIFLESSIONE

in chat. Altri ragazzi invece si divertono a partecipare a giochi pericolosi, come folli corse in moto o in automobile, o si sfidano nell’attraversamento di strade ad alta percorribilità con il semaforo rosso, una nuova, e altrettanto terribile, declinazione dell’atto ordalico della mitica roulette russa dove a turno si punta alla tempia il revolver con un solo colpo in canna. Molti di questi giovani, incapaci di elaborare la propria ricerca di significati, “agisce” in questo modo il proprio mondo interno, mettendo in atto condotte a rischio e, pur essendo perfettamente “normali” nell’arco della settimana, si scatenano nel week-end alla ricerca esasperata di stati emotivi forti, estremi, che pongano in secondo piano quelli piú scontati e banali legati al quotidiano. Sono giovani che si connotano per questa loro esasperata ricerca di sensazioni, i sensation seekers, che hanno un’evidente dispercezione del rischio, sostenuti da un pensiero magico, spesso residuo infantile, che li porta a pensare che a loro non succederà nulla, che vale la pena di lanciarsi come trapezisti in acrobazie folli, nel tentativo 18

estremo di affermare il proprio "esserci", in una ricerca confusa della propria identità e di un riconoscimento. La notte li accoglie, li nasconde, li copre. Si tratta di condotte inconsapevoli che paradossalmente portano dentro di sé la dimensione della ricerca che è tipica dell’adolescenza, età di messa alla prova, di provocazione, di scoperta di sé, di nuove sensazioni, della misura delle capacità personali e del proprio coraggio… Purtroppo, a questo riguardo, i dati che giungono dall’epidemiologia confermano che l’adolescenza è l’età in cui ci

si ammala di meno ma si muore di piú: prima causa di morte sono gli incidenti stradali. La notte fa da scenario dunque a tante possibilità piú o meno trasgressive, che si legano al desiderio di sfruttare al massimo il tempo libero e “liberato”, vissuto come opportunità di sperimentarsi e di fare scelte autonome, svincolate dal controllo degli adulti. Il tempo libero, del divertimento, si va sempre piú opponendo, e non integrando, al tempo ordinario del lavoro e dello studio, vissuto e subito come il tempo della performance, della misura, della prestazione, del

risultato. Premesso che la maggior parte degli adolescenti vivono questa affascinante e inquieta età della vita all’interno di un contesto valoriale e progettuale di sana normalità ed efficace contenimento e accompagnamento da parte del mondo adulto, va riconosciuto però anche che esiste un numero sempre maggiore di giovani che si spingono “oltre”, nel tentativo di “sfruttare al massimo” il proprio tempo libero, approdando all’alterazione dello stato mentale come ulteriore strumento di ricerca del piacere attraverso l’uso di sostanze. Sono spesso ragazzi assolutamente normali che, tuttavia, nel fine settimana, si trasformano, "slatentizzando" tutto ciò che è possibile portare “a galla”, buttare fuori. Si tratta di comportamenti, non necessariamente violenti, che hanno, forse, a che fare con il desiderio di essere liberi e di ritrovare se stessi, desiderio espresso e inseguito in modo disorientato e impulsivo. C’è chi si cerca con messe alla prova pericolose e adrenaliniche e chi immerso nella musica ad alto volume con luci psicadeliche in discoteca.


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LA RIFLESSIONE

Anche questo luogo, come la strada, è spazio di celebrazione di "riti" notturni tra i piú diversi, il cui comune denominatore è la sperimentazione di un io che da un lato si s-vela, dall’altro si confonde in un’esperienza fusionale, in uno stordimento collettivo dove gioca un ruolo fondamentale l’alterazione dello stato mentale personale e di gruppo. L’uso di sostanze è un necessario coadiuvante allo svolgimento del rito: cugine delle anfetamine, le pillole d’ecstasy aiutano a reggere lo stress, la fatica del ritmo e del ballo continuo, e diventano talvolta il fine

di una aggregazione piacevole in cui ci si sente amici di tutti senza però la necessità di relazionarsi, realmente, con nessuno. Il mercato di questi stimolanti continua a crescere: la possibilità di sintetizzare sempre nuove sostanze è pressoché infinita. Normalmente queste sostanze non scatenano aggressività quando il loro effetto è pieno ma, mano a mano che si affievolisce, ansia e tensione affiorano e devono essere contenute assumendo nuove pastiglie o associandole ad altre sostanze sedative: l’alcool è la piú comune. A questo punto la situa-

zione mentale può deteriorarsi molto… L’ecstasy agisce allentando i freni inibitori, facilitando l’instaurazione di rapporti piú disinvolti e disinibiti con gli altri, rendendo possibile resistere alla stanchezza delle ore piccole. Questo suo effetto stimolante ed euforizzante ha fatto sí che essa divenga un complemento pressoché inevitabile di una dimensione di vita che ha "ucciso il sonno". In discoteca altro elemento fondamentale è la musica, ciò che ormai di essa prevale è il ritmo, o meglio, il tempo battuto, regressivo, tribale, osses-

sivo, ipnotico. Luci e ritmo sembrano fornire un supporto irrinunciabile, uno sfondo alla rappresentazione di sé o al raggiungimento di uno stato di trance vissuta quasi sempre da soli, seppure in mezzo a tanta gente. Il D.J. non si occupa piú solo della musica ma, assieme ai suoi collaboratori, ai promoter, ai barman, ai vocalist ed alle cubiste, costruisce gli spazi e i tempi di una rappresentazione collettiva, stabilisce il crescendo della festa non stop, le variazioni sul tema. Questi spazi e questi tempi sono per chi è in grado di “entrare” ed è invitato a questa rappresentazione. E per entrarci ci sono modalità, gerarchie chiare e distinte, secondo le appartenenze, tutto comincia già all’entrata: sono diversificati gli accessi e gli spazi riservati a seconda dei biglietti, degli inviti, dei gruppi. Ma quando si è entrati, la regola diventa lasciarsi portare ma, a volte… ci si perde. È in questo tipo di ritualità, di iniziazione che le sostanze che circolano possono essere funzionali. Infatti il loro uso sembra tollerato dai piú: anche da chi non le assume. E qui si aprirebbe 19


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LA RIFLESSIONE

un altro importante discorso, sempre sollevato negli scritti della Torti quando sottolinea che "le discoteche sono luoghi istituzionalizzati della trasgressione ritualizzata, quindi vanno viste all’interno di una ambigua relazione prodotta dall’industria dell’intrattenimento che da una parte promuove la trasgressione, mentre dall’altra tenta di controllarla”. Questo significa che le facili denunce sull’irresponsabilità di giovani scriteriati dovrebbero dunque essere perlomeno condivise con altrettante responsabilità del mondo adulto, in particolare di coloro che gestiscono le proposte di intrattenimento e trattano i ragazzi né piú né meno come potenziali consumatori, clienti cui poter vendere… sempre di piú. Chi progetta e gestisce situazioni di divertimento risponde, inevitabilmente, ad una rigida logica di mercato, che prevede il confezionamento di prodotti sempre piú attrattivi e seduttivi, che soddisfino 20

le richieste di un cliente abituato ad essere sempre piú esigente. Sono mondi lontani da noi questi, lontani dal nostro essere adulti, educatori, dove si vivono storie per lo piú sconosciute e impensabili, ma sono dati di realtà che proprio perché adulti non possiamo ignorare, possono sorprenderci ma non devono disorientarci. Il mondo della notte, all’interno del quale i giovani (.. e non solo) giocano una molteplicità di volti possibili, dove possono sentirsi uno (unico), nessuno (invisibile), o centomila (identità plurime), pone sul tappeto que-

stioni importanti che ci restituiscono come problema una dimensione fondamentale della adolescenza: la dimensione ludica della persona, la ricerca legittima del piacere e del benessere che assorbe tante delle energie vitali degli esseri umani e dei piú giovani, in particolare. Dimensioni fondanti con le quali l’adulto ha ormai poca dimestichezza, difficilmente infatti siamo in grado di incontrare e confrontarci con gli adolescenti sulla dimensione del piacere, della trasgressione senza cadere in resistenze timorose. Sono però parti fondamentali dell’essere che

vanno intercettate, accolte, educate. Solo cosi, in una rotta non di collisione ma di avvicinamento, di com-prensione di questi mondi volutamente sottratti allo sguardo degli adulti, possiamo concepire assieme una alfabetizzazione nuova del piacere, un’ "educazione al divertimento" che, etimologicamente, conduca verso un benessere non da consumare, da "strizzare", frutto di stra-volgimento ma verso un benessere capace di autogenerarsi, autoprodursi in una forma sempre nuova e sempre "cre-attiva". Sapendo che non è possibile negare questi mondi… soprattutto quando, di fronte alle prime prove, ai primi amori, alle prime separazioni, i ragazzi sentono il bisogno, in assenza di cerimonie corali e pubbliche condivise, di inventare delle cerimonie intime e collettive parallele dove tornano riti e segni di iniziazione tribali come con il ballo, il tatuaggio, il piercing, l’atto di coraggio, la sfida, che segnano e “segnalano” in maniera indelebile sui loro corpi, e pericolosamente nel profondo della propria psiche, che stanno cercando di diventare grandi! Monica Lazzaretto


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MAPPAMONDO

e tre giovani suore L indiane di Obock ci attendono, come sempre, una volta alla settimana. Attendono l’eucarestia. Rendere grazie a Dio, il senso vero di ogni eucarestia. Sí, rendere grazie per questa vita che vivono qui, in pieno Islam. Venute tutte dal Kerala, sono a servizio di uomini, di donne, di bambini musulmani nell’ospedale, nell’insegnamento o nell’aiuto concreto ai nomadi e ai poverissimi villaggi piú all’interno. Vita povera, sofferta, austera anche la loro, qui, in Africa. Tutto un altro mondo, diverso dalle loro origini. E parlano indi, inglese, francese, afar, e... con quel sorriso sempre sulle labbra, un’altra lingua, ancora. Quella del cuore. Percorrere piú di 200 km per celebrare l’eucarestia con un gruppo di cinque, sei o al massimo una quindicina di persone valorizza il mio sacerdozio. La presenza del Signore, che si riconosce nella frazione del pane, le consola. Le rafforza. Dopo aver condiviso le proprie energie e le loro qualità migliori per un popolo che non si conosce molto. Che non vive la nostra religione. E viene da tradizioni ancestrali

CELEBRARE UN AMORE DISINTERESSATO ben lontane. Ma di cui ci si fa compagni di viaggio. E che si ama. Proprio come sul cammino verso Emmaus, quello straniero che si era aggiunto... Mi risuona, cosí, la raccomandazione di Timothy Radcliffe, domenicano: «Abbiamo bisogno di entrare in dialogo con altre culture, con altre religioni per trascendere i limiti della nostra identità europea. E diventare pienamente cattolici». E, infatti, qui è il dialogo della vita, bello ed esigente. Del vivere insieme, seppure differenti. E del farsi dono. Due sono i polmoni di questa piccola diocesi di Gibuti, nel Corno

d’Africa, immersa nel grande mondo musulmano: la carità e l’insegnamento. Lo sottolinea con passione il suo giovane vescovo, il padovano Giorgio Bertin. Sapendo che per le scuole cattoliche solo il direttore è cristiano, mentre il resto è musulmano: i ragazzi, gli insegnanti, i programmi. Ancora una testimonianza di servizio a questa società. D’altronde, piú che attività religiose come processioni, grandi preparazioni di comunioni, sacramenti o messe ad ogni ora… a parte una bella comunità di militari attorno alla cattedrale, qui c’è il deserto. E delle oasi: le minuscole comunità di

cristiani. Dove è essenziale scendere profondamente alle radici della propria fede. Esprimere il suo senso misterioso, grandioso. E ritrovare quella sorgente, che disseta e aiuta a resistere nella propria azione di solidarietà e di empatia, per far crescere questo popolo. Nella sua differenza. E nella comune umanità. Testimonianza ammirevole dei discepoli del Signore, qui, nella terra del Profeta. Non si è qui per convertire, ma unicamente per amare. Pur silenziosamente, infatti, squillano nell’aria e negli animi le parole di Giovanni Paolo II ai giovani nello stadio di Casablanca: «Voi siete testimoni della grandezza di Dio, noi, invece, di un Dio che è amore». Ecco una testimonianza di universalità, di rispetto dell’alterità e di vera cattolicità, mi dico. Pensando alla nostra bella Italia. Dove sembra imporsi, invece, una pericolosa regola d’oro: chiudersi nel proprio particolare. Rifiutare la differenza dell’altro. Perdere il senso di servire una comunità nel suo insieme, al di sopra di ogni particolarismo. Curare, in fondo, i propri interessi. Qui, invece, 21


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COMUNICAZIONI

si capisce che la vita vale perché si fa dono. Non ai suoi. Ma a un popolo immensamente differente. E immensamente bisognoso di noi. Quest’Africa, definita recentemente “speranza della Chiesa” ci insegna e ci ricorda proprio questo. Un cristianesimo purificato. Essenziale. Privo di qualsiasi interesse. «Piantiamo sementi, che spunteranno domani» si legge all’entrata di Caritas-Gibuti. «Inaffiamo sementi già piantate, sapendo che portano una promessa di avvenire... Siamo profeti di un avvenire che non ci appartiene». Parole di Mons. Romero, che trovano qui il loro giusto posto. In quest’amore gratuito. Ed è il comandamento nuovo, assolutamente originale nel Vangelo. Testimonianza di povertà, di fragilità e di amore disinteressato che costato qui, quotidianamente. Ed esperienza di tutta una Chiesa, fragile, minoritaria, che si spende a servizio dell’altro. A questi discepoli il Signore dona una ricompensa sorprendente. Sí, la ritrovi qui, nel cuore di ognuno: la gioia. P. Renato Zilio, missionario scalabriniano 22

In questi ultimi mesi sono tornate alla casa del Padre: la signora NERINA PASQUALIN (09.09.1920 - 20.03.2009; e la signora ANTONIA SCHIAVON (31.01.1914 - 08.05.2009) amica, benefattrice e per un periodo ospite della nostra Casa. Per i nostri fratelli e amici defunti rivolgiamo al Signore preghiere di suffragio. Per i familiari e per tutti noi continuiamo a pregare perché insieme possiamo continuare il nostro pellegrinaggio terreno, uniti da una fede incrollabile, che ci dà forza per superare questo doloroso momento, e dalla fraterna amicizia che ci accompagna nel cammino di tutti i giorni.

Neri na Pas qual i n

Ant o ni a Schi av o n

iNCONTRO A MiLiES Il consueto incontro con gli ex allievi a Milies di Segusino (TV), nella nostra Casa Alpina, si terrà domenica 26 luglio 2009. La sera del 25 luglio, è il 100° ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE PRESBITERALE DEL NOSTRO PADRE FONDATORE, DON GIUSEPPE PACCAGNELLA, e ci sarà un concerto nella chiesa di Segusino. Speriamo di rivederci in tanti, come nelle altre occasioni, per condividere la nostra amicizia e la nostra gioia. Il ritrovarci con scadenza annuale è nato come desiderio di molti ex-allievi per non lasciare passare anni prima di ritrovare amici, fratelli e superiori della Casa; per far memoria di quanto si è ricevuto negli anni di permanenza presso la Casa del Fanciullo; per pregare per quanti ci hanno preceduto nella Casa del Padre e perché la Casa del Fanciullo possa continuare a trovare le energie necessarie al suo servizio e al suo operare. Saranno con noi gli Alpini del Gruppo di Segusino che, come di consuetudine, si ritrovano nella stessa domenica per la festa del loro gruppo. L’invito è aperto a tutti: ex-allievi, allievi, benefattori e simpatizzanti. Vi aspettiamo.


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COMUNICAZIONI RACCOLTA DI RICORDI E GIUDIZI SU DON GIUSEPPE PACCAGNELLA Gli anni passano veloci e rischiano allora tanti ricordi del passato di svanire e di dileguarsi. Così è importante che tante cose viste direttamente o ascoltate da persone degne di fede, su Don Giuseppe Paccagnella, non vadano perdute. È anche un suggerimento per stendere una memoria che abbia valore probatorio, quando potrà iniziare, se il Signore vorrà, una causa di Beatificazione del Fondatore della Casa del Fanciullo. Invitiamo perciò, quanti hanno conosciuto direttamente don Giuseppe, a mettere per iscritto eventi significativi vissuti con lui, o a evidenziarne aspetti positivi e negativi (difetti e qualità) del suo comportamento umano e religioso. Il materiale sia inviato al seguente indirizzo: Segreteria dell’Associazione “Casa del Fanciullo” Onlus, Vicolo Santonini 12 – 35123 Padova. Per informazioni: tel. 0498751075.

25 luglio 1924 Oggi è il 15° anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Quante memorie. Corro ai piedi del tabernacolo a ringraziare Gesù benedetto. 25 luglio 1925 Oggi 16 anni dalla mia ordinazione sacerdotale. Quante grazie! Il Cuore di Gesù mi assista e (mi) renda conforme alla SS.ma Volontà. Scrivo a mons. Vescovo per il suo 30° di sacerdozio. Inginocchiato prego ritirato e ringrazio Gesù nell’anniversario 16° della mia prima Messa (...)

UN MODO SEMPLiCE PER AiUTARCi... Carissimi soci, amici e simpatizzanti dell’Associazione “Casa del Fanciullo” Onlus, l’ultima legge finanziaria ha previsto la possibilità di destinare il 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche anche per sostenere le ONLUS iscritte in un elenco nel quale è stata inserita anche la nostra associazione. Ogni contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito apponendo semplicemente la firma nell’apposito riquadro previsto dai modelli CUD, 730 e UNICO ed indicando il codice fiscale dell’organizzazione cui intende venga destinata la sua quota del 5 per mille.

il Codice Fiscale dell’Associazione “Casa del Fanciullo” Onlus è il seguente: C. F. 80039540283 Vi ricordiamo che la scelta di destinare il 5 per mille non comporta alcun aggravio per il contribuente; si tratta solo di scegliere a chi destinare una parte delle proprie imposte. Sottolineiamo inoltre che il contribuente può apporre sia la firma per la destinazione dell’8 per mille che quella per la destinazione del 5 per mille; una scelta non esclude l’altra. Vi ringraziamo per il sostegno che vorrete continuare a dare all’Associazione “Casa del Fanciullo” Onlus, e restiamo a disposizione per ulteriori informazioni. In aggiunta a quanto spiegato nell’Informativa sul trattamento dei dati, si precisa che i dati personali del contribuente verranno utilizzati solo dall’Agenzia delle Entrate per attuare la scelta. 23


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ASS. CASA DEL FANCiULLO - ONLUS - Vicolo Santonini, 12 - 35123 PD C.C. postale n. 10339356 / C.F. 80039540283 (per destinare il 5 per mille dell’IRPEF) / Coord. Bancarie: Cassa di Risparmio del Veneto - Fil. Ospedale Civile - Agenzia 16 iBAN iT25 O062 2512 1970 7400 9077 01E


Casa del Fanciullo - N. 152 - giugno 2009