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PADOVA VIC. SANTONINI 12

ASSOCIAZIONE ONLUS

CASA DEL FANCIULLO

N. 151 - 1 DICEMBRE 2008 - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353 / 2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 2, DCB PADOVA

Il Melograno continua a crescere

Buon Natale e gioioso Anno Nuovo!

NATALE: abbraccio di fraternità


IN QUESTO NUMERO

Associazione CASA DEL FANCIULLO - ONLUS Vic. Santonini 12, 35123 Padova C/C postale n. 10339356;

IL DIRETTORE Il bene non fa rumore di don Orlando

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C.C. bancario n. 907701E Agenzia 16 - Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ABI 06225 CAB 12197 CIN 0

L’AUGURIO Una grande gioia a cura del Direttore

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IL MELOGRANO Benvenuti al MelogranoBimbo di Daniela Pipinato

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Per destinare il 5 per mille dell’IRPEF: C.F. 80039540283 Telefono: 049/8751075 Fax: 049/659179 cadelfanciullo@tin.it www.cadelfa.it melograno.cadelfa@tin.it melogranogiovani.cadelfa@tin.it N. 151 - 1 Dicembre 2008

Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - Art. 1, Comma 2, DCB Padova

Direttore: Don Orlando Galiazzo Direttore Responsabile: Mons. Antonio Barbierato Autorizzazione del Tribunale di Padova n. 29 con decreto del 24-101949. Imprimatur Patavii, Danilo Serena, Vic. Gen. I dati forniti dai soci dell’Associazione Casa del Fanciullo vengono utilizzati esclusivamente per l’invio del giornale e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo. Stampa: Mediagraf S.r.l., Noventa Padovana (Padova) Redazione: Matteo Berto, Bruno Brizi, Agostino Coppe, Daniela Pipinato, Marangoni Renato, Gianni Rampazzo Collaboratori: Fausto Angeli, Chiara Gaiani, Carlo Lotto, Clara Zotta, Elisa Bettio, Filippo Lazzaro, Foto: Archivio Casa del Fanciullo, Luigi Perseghin Quota annua di adesione: € 10.00 Sostenitore: € 30.00 2

IL DIRETTORE

Solidale sarai tu! di Elisa Bettio

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Rosolina Mare 2008: tra tuffi, sprazzi e giochi a cura degli Educatori

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Quando il sonno cede il posto... al brivido! di Veronica Murroni

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MAPPAMONDO Il mondo in casa... a cura di padre Renato Zilio

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VITA DELLA CASA Hai un alloro sul collo. Ti sei laureato, per caso? il Solito Ignoto

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NELLA LUCE DI DIO Ricordando don Giulio Le affettuose premure di sorella Nori di Bruno Brizi COMUNICAZIONI Raccolta di ricordi e giudizi su don Giuseppe Paccagnella a cura della Redazione Don Renato: Monsignore... ma non troppo! a cura degli Amici della Casa

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IL BENE NON FA RUMORE Nel silenzio al prossimo impegniamo le nostre capacità e i nostri talenti, certi che ben poco riusciamo a realizzare se non confidiamo nella Provvidenza.

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a qualche anno nella nostra Casa è in corso una trasformazione nell’accoglienza dei ragazzi. All’interno della nostra associazione, con il Melograno, a fronte di nuove forme di difficoltà e di povertà, si è allargato il campo del servizio, perché da quest’anno è prevista anche l’accoglienza dei bambini delle Scuole Elementari, oltre ai giovani delle Medie e dei primi due anni delle Superiori. Abbiamo valutato le nostre forze e abbiamo deciso che la cosa si poteva fare; così, senza particolari clamori, il nostro progetto di assistenza ai giovani si articola ulteriormente e si espande. Vivere giorno dopo giorno a stretto contatto con gli adolescenti non è


facile. Il mondo è cambiato e presenta nuovi stili di vita, talvolta particolarmente licenziosi, che i giovani subito assumono come modelli. Di qui le difficoltà di una proposta “positiva” che si ispiri ai principi etici; i nostri educatori e volontari cercano tuttavia di sostenerla e si prodigano affinché i ragazzi si comportino in modo corretto nel rapporto con gli altri. L’équipe del Melograno ce la mette tutta; alla base del suo percorso formativo ed educativo c’è competenza, dedizione e tanta voglia di fare del bene. Nell’accompagnare

Un giorno saremo premiati soprattutto per il bene che siamo riusciti a condividere.

la crescita dei ragazzi, alla lunga, e con tanta pazienza, gli educatori riescono ad ottenere qualche risultato. Essi sono convinti che anche nei giovani ospiti della Casa ci sono valori, talenti e potenzialità notevoli da incoraggiare e coltivare; rimanendo loro a fianco, facendoli riflettere ed evidenziando i loro piccoli progressi, i ragazzi possono cambiare il loro atteggiamento e migliorare il proprio comporta-

mento. Gli educatori e i volontari sono impegnati con i distinti gruppi degli ospiti affidati al Centro, e sotto la loro responsabilità si adoperano alla formazione dei singoli, ispirando fiducia nei piccoli e incoraggiando lo sviluppo dell’espressione delle loro capacità, nel rispetto delle regole da seguire per

agire e muoversi bene con gli altri. Il loro obiettivo è quello di far sì che, quando essi si ritroveranno adulti, di fronte a grandi sfide e varie opportunità, non si lascino cadere nelle trappole della nostra società che spesso sacrifica l’individuo al profitto, al potere e al denaro facile che dà origine alla corruzione e alla malavita. Le buone maniere e i sani principi, che stanno alla base dell’azione degli educatori, devono determinare un clima di fiducia reciproca, caratterizzare la condotta di tutti, grandi e piccoli, aprire nuovi orizzonti alle speranze del lavoro paziente e costante che punta sul risultato di una formazione che sviluppi e faccia maturare le capacità dei ragazzi, affinché emerga il meglio che c’è in loro e perché siano forti di fronte alle malvagità e alle ingiustizie. La nostra associazione vaglia la scelta delle persone che affiancano i giovani ospiti. Queste 3


L’ AUGURIO

persone devono mettersi sempre in gioco, anzitutto con l’esempio, e poi con la disponibilità e l’azione concreta nel momento educativo, che richiede costanza e creatività nell’elaborare nuove occasioni e nuovi programmi. Possono trovarsi di fronte a situazioni difficili, ma queste non devono scalfire minimamente il loro atteggiamento di ottimismo, non devono mortificare la speranza in loro riposta per la crescita dei ragazzi di cui si stanno occupando. Per la nostra Casa, essi devono trovare sostegno in Dio, amore e padre che non abbandona mai i propri figli; con la fiducia che riponiamo in Lui, troveranno la luce che li farà uscire dalle situazioni critiche; con la pazienza e l’umiltà sapranno dare sicuramente risposte adeguate. In verità, l’accoglienza e l’ospitalità verso il prossimo fanno parte di quell’amore che, come cristiani, siamo chiamati ad esercitare in quanto figli di Dio. L’origine dell’amore verso il prossimo si trova nella Bibbia, ma è richiamato a gran voce nel Vangelo; questo amore contraddistingue la storia della Chiesa fin dalle sue 4

UNA GRANDE GIOIA PER L’UMANITÀ

Il Natale ci aiuta capire che Dio è con noi. Gesù ha realizzato un patto di bontà suprema: l’alleanza di Dio con l’uomo. Egli non ci abbandonerà mai e ci chiama a confidare nel suo aiuto in ogni momento. Il Natale infonde in noi una grande gioia, perché con l’Incarnazione del Figlio di Dio sulla terra - una vera svolta epocale - ci è stato donato l’Amore della riconciliazione che cancella il peccato. Gesù è venuto perché il mondo si salvasse; la bontà infinita di Dio ha fatto sì che il Figlio suo, Gesù, nascesse come noi e comparisse in terra per riscattare ai suoi occhi tutte le azioni dell’uomo, facendo partire una nuova storia. Sì, cari amici lettori, Gesù è il Salvatore; il Bambino che contempliamo nella grotta durante la celebrazione del Santo Natale è il dono della salvezza; facendosi uomo, Dio ha reso degna la nostra vita facendola partecipe della sua figliolanza. Ha aperto a noi il varco della vera vita, ci ha comunicato lo splendore di una speranza che supera tutti i mali che ci possono affliggere. Gesù viene ancora in questo Natale, ci sprona a crescere al meglio e ad affrontare con maggior coraggio il nostro cammino. Egli illumina le nostre coscienze, ci libera dal male, continua ad offrirci la grazia per rinnovare lo spirito e migliorare il nostro stile di vita con una condotta virtuosa e caritativa. Accogliamo con entusiasmo il Natale di Gesù: “Adorazione sia per noi la sorgente di dei Magi” di Orlando una esistenza più consaSorgato. pevole, più certa, più vera, più bella. Auguriamo a tutti di ritrovarsi convinti in questo impegno. Felice Natale e Buon Anno 2009 a tutti. Il Direttore origini; se ad esso conformiamo il nostro stile di vita, sarà cosa utile per la società in cui viviamo, perché sentiamo il bisogno di una vita onesta in cui si affermino i valori che aiutano l’uomo a trovare concordia e pace. Modelli da imitare…

lungo i secoli la Chiesa ce ne ha additati molti; sta a noi impegnarci allo stesso modo per il bene del prossimo. L’amore che Gesù ci ha indicato e proposto di esercitare è anche un vero dono, che si aggiunge ad altri; un giorno saremo ricompensati soprat-

tutto per il bene che abbiamo condiviso. Nel servizio al prossimo impegniamo le nostre capacità, i nostri talenti, ma saremo più efficaci se disporremo dell’aiuto del Signore e confideremo nella Provvidenza divina. don Orlando


IL MELOGRANO

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BENVENUTI AL MELOGRANOBIMBO

envenuti al MelogranoBimbo: questo il cartello di benvenuto che accoglie i bambini delle Elementari all’ingresso della loro stanzetta che nelle prossime settimane assumerà tutte le sfumature accoglienti grazie ad un laboratorio del colore guidato dall’artista Anna… Eh sì, finalmente da settembre di quest’anno abbiamo aperto le porte dei nostri Centri anche ai nostri amici più piccoli, accompagnati nei loro pomeriggi dalla fantasia e determinazione di Luisa! L’avvio del nuovo

Dallo scorso settembre abbiamo aperto le porte dei nostri Centri anche ai bambini delle Elementari, accompagnati nei loro pomeriggi dalla fantasia e determinazione dell’équipe dei nostri qualificati operatori. Centro è stato reso possibile grazie ad un finanziamento del Centro Servizi Volontariato della Provincia di Padova, che ancora una volta conferma il sostegno nei progetti educativi che riguardano i minori e le loro famiglie. Con l’offerta formativa ai bambini della scuola primaria, si completa la proposta educativa del Centro Melograno: dai 6

ai 18 anni in spazi e contesti diversificati per età, offriamo quotidianamente un servizio di mensa, laboratori espressivoricreativi, due ore di studio dedicate ai compiti con il supporto di educatori e di insegnanti delle varie materie, attività sportive nell’ampio spazio della palestra… il tutto guidato da un’équipe di educatori preparati e

appassionati, che costantemente seguono i ragazzi e rendono possibile un lavoro qualificato grazie anche al contatto quotidiano con le famiglie, con le scuole frequentate dai ragazzi e con i vari servizi socio-sanitari che talvolta ruotano attorno alla famiglia. Accanto all’attività quotidiana con i ragazzi, viene poi offerta la possibilità di consultare lo sportello di orientamento scolastico gestito dalla prof.ssa Raise e lo sportello psicologico rivolto ai ragazzi ma soprattutto alle famiglie gestito dalla dott.ssa Maschio. Per i ragazzi iscritti al Melograno l’accesso agli sportelli è gratuito; per gli esterni che ne dovessero fare domanda, verrà richiesto un piccolo contributo per l’Associazione. Nel corso dell’anno vengono poi organizzate attività inerenti l’am5


IL MELOGRANO

bito formativo, per rispondere sia al bisogno di formazione continua presente nelle professioni educative, che per offrire occasioni di aggiornamento e confronto per i genitori… Queste proposte sono concretizzabili grazie alla partecipazione di bandi del Centro Servizi Volontariato della Provincia di Padova; pertanto la loro frequenza o la diversa tipologia delle attività proposte dipende proprio dalla possibilità e dal tipo di finanziamento ricevuto. C’è un altro grande progetto in cantiere, che mira a rispondere ad un bisogno presente sul territorio che riguarda ancora i più piccoli! È ancora prematuro parlarne… aspettiamo la conferma del finanziamento e, se ci sarà, ne parleremo con piacere nel prossimo numero! Dopo i Centri Melograno e MelogranoPiù, anche con il MelogranoBimbo e con i progetti complementari si cerca di cogliere e seguire l’eredità lasciataci dal fondatore don Giuseppe Paccagnella che instancabilmente ripeteva: “I piccoli, non posso dimenticarli: sapeste come li ricordo, li penso e li seguo!”. Daniela 6

SOLIDALE SARAI TU! Alla Festa Provinciale del Volontariato, tenutasi a fine settembre nelle Piazze del centro storico di Padova, fra le oltre trecento realtà del sociale presenti non poteva di certo mancare l’Associazione Casa del Fanciullo.

sarai tu!” è il S olidale motto che ha accoma

pagnato la 5 edizione della Festa provinciale del Volontariato, che si è svolta domenica 28 settembre 2008 nelle piazze del centro storico di Padova. La manifestazione ha coinvolto in un solo giorno più di trecento realtà del sociale che operano nella nostra provincia. L'obiettivo della Festa è di coinvolgere aziende, imprese sociali, associazioni e privati cittadini affinché possano sentirsi

solidali e parte attiva nel territorio. Alle 10.00 anche il Centro educativo “Melograno” era in Piazza dei Signori ad allestire il suo gazebo espositivo con il prezioso contributo e il talento creativo di educatori, ragazzi/e che frequentano il dopo-scuola, tirocinanti e volontari del Servizio Civile. La manifestazione è stata un'occasione preziosa per illustrare le attività dei Centri e presentare le nuove proposte, per incontrare le

famiglie e per fare conoscenza con persone disponibili ad offrire parte del proprio tempo e le proprie competenze a servizio degli altri. Nell'arco della giornata abbiamo incontrato nuovi volti, nuove realtà, con cui ci auguriamo di poter collaborare prossimamente. È stata un'esperienza arricchente, una festa che ha reso visibile l'impegno e la passione verso il prossimo con l'allegria e la gioia dello stare insieme. Come coordinatriceeducatrice del “Melograno Più” colgo l'occasione per ringraziare tutti i volontari e i collaboratori che il pomeriggio seguono i nostri ragazzi con profonda sensibilità e motivazione, spinti dal desiderio di rendersi utili e di impegnarsi per gli altri. Elisa Bettio


IL MELOGRANO

ROSOLINA MARE 2008: TRA TUFFI, SPRAZZI E GIOCHI Il camposcuola nella località marina è stato un’esperienza davvero speciale che ha permesso ai ragazzi sia grandi che piccoli di potersi conoscere e “vivere”- in un modo completamente nuovo e unico - la quotidianità. a sabato 21 a sabato D 28 giugno 2008, noi educatori insieme ai

ragazzi del Melo e del Melo +, abbiamo condiviso una straordinaria settimana al Camping Rosolina Nord, nella località balneare di Rosolina. Siamo partiti con l’entusiasmo alle stelle e la voglia di festeggiare finalmente, e dopo un intero anno di duro studio, l’anno scolastico. Abbiamo “abitato” per una settimana in quattro bungalows autonomi, ma tutti vicini tra loro, ognuno dotato di una propria cucina, bagno e letti a castello. La sveglia suonava la mattina all’alba delle 8.30 con il dolce rumore dei coperchi delle pentole sbattuti dal nostro alzabandiera Enrico! Ed ecco l’inizio della giornata: a turno ognuno si occupava di preparare la

colazione, pronta per tutti alle ore 9:00 con caffè fumante e biscotti… perché, si sa, Pippo se non prende il caffè non parte…. Altri ragazzi volontari, poi, lavavano e asciugavano le stoviglie che erano così già pronte per il gruppo addetto alla preparazione del pranzo. Una squadra eccezionale! Dopo colazione, tutti in piscina con le gare di tuffi o in spiaggia ad abbronzarsi al sole. Attenzione, però, alle scottature (ti ricordi vero, Cosmin?) e alle punture di zanzara: un capitolo va doverosamente aperto su questo argomento: quante zanzare! Insetti bionici, modificati geneticamente per resistere all’autan e agli zampironi…. (il primato va comunque a Carola con ben 30 punture sulla schiena realizzate in 7


IL MELOGRANO

UN GRAZIE PARTICOLARE

una sola serata)… Meno male che c’erano le creme, gli adorati impacchi d’acqua gelata sulle schiene doloranti e i grattini del dopo cena (vedi Moreno). Come dimenticare, poi, le partite di beach volley in spiaggia e i terribili “battesimi della sabbia”: Tricheco (per chi non lo sapesse, parliamo sempre di Enrico) scrutava le sue vittime da lontano e non era mai sazio fino a quando la sepoltura non era ultimata. E poi all’una tutti a tavola affamati! E dopo un pranzo abbondante un’oretta all’ombra per riposare in santa pace e ritrovare le energie per il pomeriggio… guai a non far riposare Pippo! Tra un pisolino e una partita a scala 40... (Danieleeeee!) i nostri pomeriggi continuavano sempre tra la spiaggia e la piscina. Ma il momento migliore che tutti i ragazzi aspettavano era quello dei balli di gruppo che l’animazione del camping proponeva a bordo piscina tutti i pomeriggi alle 17.30. Con la nostra energia facevamo ballare tutti quanti, sia dentro che fuori dall’acqua (grazie al fascino di Luana, Daniele ha scoperto la sua voca8

zione per la discoteca). Prima di cena tutti in fila alla doccia e di corsa a tavola per gustare i piatti dei nostri magnifici cuochi Jouness detto HULIO ed Enrico detto TRIKKI. Da dimenticare gli scherzi agli educatori a base di sale nel caffè e cubetti di patate nella macedonia (Dai, però; Clara, sei cascata come una pera!) Ed ecco il momento migliore della giornata: la notte! Serate di animazione, bagni di mezzanotte, dormite sotto le stelle, 4 salti in discoteca e in sala giochi, gare di velocità a bordo dei risciò e tutti al bar della spiaggia a seguire e tifare gli azzurri per i

Un grazie in particolare va: A Hulio per il mitico panino con frittata e cipolle A Trikki per le sabbiature alle educatrici... un po’ di peeling fa sempre bene! A Moreno per aver scoperto la tua natura di ballerino di salsa! Ad Angela ed Elisa per essersi proposte come ballerine di salsa… con Moreno. A Daniele per l’allegria ritrovata grazie ai sorrisi di Luana. A Carola e Giorgia per i consigli sull’abbigliamento e le acconciature. A Renna e Ricky per le vostre fughe ogni volta che si doveva lavare i piatti. A Cosmin per aver detto “dopo questa esperienza… il melograno è una fantasticata”. A Jabir per aver capito che con le lenti a contatto non c’è feeling… A Ilham per aver ballato ogni canzone sempre a ritmo… il tuo però! A Jacopo per aver perso la maglietta più bella durante una corsa… con il risciò. E non per ultimi… a tutti noi educatori, Filippo, Clara, Luisa, Irene, Veronica, Elisa! mondiali… Il camposcuola è stato un’esperienza davvero speciale che ha permesso ai ragazzi sia grandi che piccoli di potersi conoscere e “vivere” in un modo completamente nuovo e unico la quotidianità. Credere fino in fondo nella possibilità di poter realizzare questa esperienza ci ha reso educatori ancora più determinati e appassionati. Un abbraccio a coloro che con noi hanno condiviso questa settimana meravigliosa! Gli educatori


IL MELOGRANO

QUANDO IL SONNO CEDE IL POSTO... AL BRIVIDO! La notte di Hallowen è trascorsa al Melograno tra scherzi e risate: una simpatica opportunità per conoscere gli altri in una situazione insolita. Poi, al lunedì, tutto è tornato come prima, ma con una certezza in più. a notte tra il 31 ottoL bre e il primo novembre, nota come la

notte di Hallowen, il Centro Educativo Melograno ha subìto una trasformazione. L’intenzione degli educatori era di organizzare qualcosa di bello per i ragazzi, qualcosa che loro avrebbero ricordato e che soprattutto non si sarebbero mai aspettati. Così è nata l’idea di festeggiare la ricorrenza di Hallowen, non tanto intesa come festa da celebrare, quanto piuttosto come occasione di incontro e divertimento, come sorpresa. Per questo motivo l’équipe educatori si è messa all’opera, trasformando gli spazi diurni in labirinti segreti infestati da bambole che penzolavano dal soffitto, per creare mistero attorno a quei luoghi che

quotidianamente i ragazzi conoscono e vivono. È accaduto così che le aule di studio son diventate ambienti per dormire e per sognare tra i cuscini. Dopo aver stabilito la regola di non accendere luce alcuna, ha avuto inizio una caccia al tesoro di squadra, in cui ciascun componente potesse essere d’aiuto agli altri per svelare gli indizi, affinché tutti insieme trovassero il bottino di caramelle nascosto. Sarà stato per la creatività degli scheletri, dei vampiri e dei fantasmi notturni in cui i ragazzi si erano mascherati che presto missione è stata compiuta, svegliLa notte di Hallowen il Centro Educativo Melograno ha subìto una simpatica trasformazione!

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IL MELOGRANO

ando la fame di tutti. E allora di corsa a mangiare, mentre qualcuno saltando faceva acrobazie sui materassi e qualcun altro scappava da una strega… per poi appisolarsi insieme guardando un film. Così è trascorsa la notte di Hallowen al Melograno, tra scherzi e risate, all’interno di un ambiente condiviso, in cui poter passare il tempo della notte con gli amici, creando l’opportunità di scoprire e conoscere gli altri in una situazione insolita. Questo è stato motivo di gioia e entusiasmo per tutti, la voglia di stare in compagnia superava quasi quella di dormire… anche se poi, dopo tanto stancarsi, ognuno ha preso sonno. Fattosi mattino sulle note musicali di canzoni che lo stereo spargeva tra i corridoi, pian piano ci si è svegliati desiderosi di iniziare a raccontare, alla luce del giorno, quel che era stato vissuto poche ore prima e che già stava divenendo esperienza comune. Perciò a colazione si cercava di distinguere chi era colui che russava, quell’altro che nel buio calpestava i compagni oppure l’educatore “guastafeste” che a notte inoltrata chiedeva il silenzio. 10

In tal modo il buonumore ha scaldato il risveglio, lasciando in ciascuno il gusto del giorno che inizia, della notte che ormai è finita e un pizzico di tristezza per il momento dei saluti. Dopo aver ripiegato coperte, ritirato candele e festoni, è iniziato il rientro a casa propria, nutrendo al contempo la strana sensazione di lasciare un luogo che intanto era divenuto più familiare. Al lunedì il Melograno è tornato ad essere il luogo di sempre, sebbene in noi rimanga l’immagine di quella sera, cosicché

FIOCCO AZZURRO

Il 29 luglio 2008 è nato PIERGIORGIO di Chiara Gaiani e Matteo Berto (indimenticabile operatore della Nostra Casa). Affidiamo questo piccolo fratellino alla Madre della Divina Provvidenza, nostra patrona, e per lui e per tutti i bambini e le nostre famiglie chiediamo ogni grazia e benedizione dal Cielo.

Che la festa sia riuscita è certificato dal fatto che la voglia di stare in compagnia superava assai quella di andare a dormire…

ben sappiamo che ora è diverso, che il Centro può sempre serbarci proposte inconsuete, che questo pazzerello Melograno può dare vita a nuove iniziative, ad altri scenari, soprattutto che è capace di altri sguardi, di vedere oltre il “luogo comune”, scoprendo nella trasformazione di qualcosa che c’è sempre stata il dettaglio particolare di ciò che si incontra per la prima volta. Da ciò nasce la sensazione di poter sperimentare la novità e il movimento, pur restando dove si pensa che il posto sia lo stesso. Veronica Murroni


MAPPAMONDO

a cura di P. Renato Zilio

Presentiamo di seguito tre racconti di vita che P. Renato Zilio ci ha inviato da Londra, dove svolge il suo ministero tra gli immigrati. Gli italiani, i portoghesi e i filippini sono i protagonisti di questi episodi: comunità che si raccontano, ed entrano in comunione, attraverso i propri usi e costumi.

È

IL MONDO IN CASA...

la mia domenica a Londra. Al mattino, alla prima messa, è una valanga di portoghesi che invade la chiesa del Redentore di Brixton Road, al Centro Scalabrini. La chiesa è zeppa, i bambini sono seduti anche sui gradini dell’altare, ma in fondo c’è ancora gente in piedi, nonostante tutto. “O povo de Deus no deserto andava” incomincia come un boato trionfale, solido e sicuro, cantato con tutte le fibre dell’anima e un commovente senso di popolo. È la loro storia che cantano, storia di migranti portoghesi: il deserto lo stanno vivendo ancora, dispersi come schegge da una ventina d’anni in un'immensa metropoli. Leggo il Vangelo sulla vigna del Signore, mentre i chierichetti danno svelti ad ognuno un grosso chicco d’uva nera o bianca. L’omelia è tutta nel raccomandare loro: masticare lentamente, assaporare interiormente, scoprirne il segreto... Dolcezza e amarezza, una dopo l’altra, emergono, così, come le qualità proprie di un'esistenza. È solo un grano d’uva, ma è il concentrato del lavoro dell’uomo, delle qualità della terra, delle battaglie di una vigna, di un innesto e una potatura sofferti, dello sguardo di Dio... Il tutto, una splendida parabola di ogni vita migrante. Una bella catechesi per questi adulti oggi, che prosegue poi nelle sale per i loro trecento e venti ragazzi...

Arrancando a fatica, sulle gradinate della chiesa ecco alle 11.00 arrivare... i nostri, gli italiani! Da più di quarant’anni vivono a Londra, l’età è ormai ben alta... ma la fede pure, fortunatamente. Cantano gagliardi, soprattutto gli uomini, provenienti dal nord Italia con voci di vecchi alpini. Ci sono solo due bambine sperdute, ma al posto d’onore: sono chierichette. Chiesa discretamente colma, assemblea calma. Alla fine breve e tranquilla processione alla Madonna in un angolo illuminata di ceri; qualche attimo di emozione: il culto della mamma, è vero, fa parte della nostra cultura. E si arriva giusti a mezzodì... per l’aperitivo accanto, al bar della Missione: rito che i nostri consumano con piacere tra chiacchiere nostrane. Anche questo fa parte di noi. La chiesa si riempie e si svuota lungo tutta la giornata domenicale: individui o popoli diversissimi si alternano davanti allo stesso Dio, il Dio di Abramo. Dopo tante Missioni che ho incontrato è questa una delle rare che ha allargato la sua tenda, facendosi la casa di tutti e invitando a sentirti parte di varie culture. Per tutti tu sei il loro “my father” ed è sempre qualcosa che ti tocca dentro. E così, nel pomeriggio celebro ancora per un'altra gente. Uno stuolo di ragazze filippine entra nella 11


MAPPAMONDO PROCESSIONE A LONDRA

chiesa degli italiani come un dolcissimo tsunami. Alcune formano una piccola orchestra, altre il coro, altre poi le danze, qualche filippino ancora e... la chiesa è presto piena! Molte si trovano nelle sale della Missione già dal mattino, perché l'hanno eletta come il loro nido: qui si incontrano, scambiano informazioni, pranzano, cantano, allestiscono un recital... Moltissime sono badanti nelle famiglie inglesi, attualissima vita di solitudine e di esilio. E qui riprendono le forze, coltivano la vigna della loro cultura, il terreno della loro fede. Così, nella messa serale in inglese e tagalog mi trovo ad abbandonarmi ad occhi chiusi a un inedito surf sulle onde di canti delicati e melodiosissimi che sanno di altri mari, che respirano altre terre... Ma a tarda sera, il famoso doppio bus rosso di Londra se le porta a casa tutte. A dire il vero, è la città che se le porta via dalla loro casa, che ormai è la nostra Missione. Coraggio, domani è... monday, si lavora! Così, ogni domenica sera, il mondo se ne va. 12

Avanzava barcollando non troppo sicura dei suoi passi, anche se bellissima, su un cuscino di fiori bianchi e gialli... A prima vista, le luci di pizzerie e di snack bar, i lunghi profumi di hot dogs, di patatine e di pesce fritto non erano proprio terreno adatto alle sue abitudini. Questa lunga processione serale per le vie di Londra, verso le otto di sera, sembrava un 13 ottobre veramente originale. Tuttavia, la Madonna di Fatima avanzava con quel suo dolce, imperturbabile sorriso a fior di labbra. Ogni tanto qualche inglese tagliava la processione parlando al telefonino, mangiando sandwich o con tra le dita un pezzo di pollo, noncurante di tutto. Sacro e profano mescolati insieme si affrontavano in maniera aperta. Ma lei sempre materna, misericordiosa: è venerdì sera, qui in Inghilterra si sa, finita la settimana di lavoro, ci si scatena ovunque tra birra, alcool e cibi vari... La polizia inglese con il caratteristico nero cappello ovale, faccia seria da Scotland Yard (ma qui i... segreti di Fatima non allarmano), inquadrava la processione con simpatia e con radioline di servizio che strillavano ordini, mentre i rossi bus doppi di Londra ci sfioravano di qualche millimetro. Occasione buona per vedere come tutta la gente dall’interno tirava gli occhi, e così quella intenta ai fast food girare insieme la faccia, incuriositi da questa meditativa camminata aux flambeaux, che si snodava per vie cittadine normalmente impegnate nello shopping... I portoghesi erano fieri di far conoscere alla loro Patrona la città, in cui vivono in una dinamica diaspora. I filippini erano estasiati di poter cantare e pregare compatti sul suolo pubblico. Gli italiani gradevolmente sorpresi di rivivere vecchie tradizioni ormai dimenticate: camminare pregando insieme. Ma soprattutto era la Madonna la più felice di tutti di vedersi così confermata Madre dei popoli. Mamma universale. E di insegnare a questi suoi figli ad avere un cuore aperto, grande, per essere capaci di camminare nella vita con chi viene da altre culture, da mondi diversi... Era ormai un popolo nuovo, misto, fatto di tre comunità etniche, che avanzava in un’unica cordata: gli italiani, i portoghesi e i filippini emigrati a Londra. I loro canti e le loro preghiere in differenti lingue testimoniavano lo spirito di questa iniziativa di ottobre: la fratellanza tra popoli migranti di fronte alla Madre di Dio. Alla fine, dei gesti di tenerezza concludevano la preghiera, fatta di una


MAPPAMONDO fede semplice e vera. Con emozione davanti a tutti, padre Giandomenico appende al collo della Vergine il rosario d’argento di Carmen, ormai morente: l’ha offerto il giorno prima, segno di un incontro imminente con Maria, lassù... E poi le centinaia di fazzoletti bianchi dei portoghesi che spuntano d’incanto, come tradizione vuole, mentre si alza tenerissimo il canto finale di addio alla Signora di Fatima “O Mae, adeus!”. Perfino i bambini sventolano un candido fazzolettino di saluto: passare di mano in mano una tradizione religiosa è un insegnamento favoloso di questo popolo. Terminata la processione, si entra in massa nelle sale della Missione di Brixton Road, dove un gruppo musicale molisano, Ecletnica Pagus, stava presentando strumenti antichi e splendide musiche; la zampogna, naturalmente, ne era regina. Così, il presentatore, ignaro di tutto, sottolineava subito: “Come sempre i nostri molisani nel mondo arrivano in ritardo...”. I portoghesi guardano i filippini sorridendo... Sì, entrare nella cultura dell’altro è una cosa bella: una cosa seria, in fondo, ma che a volte fa sorridere. E che i migranti, anche nella preghiera, sanno imparare.

VIAGGIO ALLE ORIGINI...

E così, in qualche istante, domenica scorsa ci siamo imbarcati per un lunghissimo viaggio. Pur rimanendo a Londra, al Centro Scalabrini, si è viaggiato l’intero pomeriggio: destinazione Filippine. “Viaggio fan-tastic!” esclamerebbero sillabando gli inglesi, con questa parola che hanno sempre sulla bocca. Elegantemente, quasi senza accorgerci, infatti, siamo entrati nel mondo delle 7107 isole, di due lingue ufficiali, inglese e tagalog, di 85 dialetti locali, di una fede cattolica all’80 per cento, rara eccezione in estremo Oriente, di una minoranza convinta di musulmani, dell’avventura in emigrazione per circa otto milioni di abitanti, donne soprattutto, e di una storia tormentata e varia.... Lo si è vissuto attraverso canti, danze, cibi tipici, un’atmosfera impeccabilmente sorridente e una nostalgia intensa, commossa di una comunità di filippini. Ormai di casa qui a Londra, da circa trent’anni. Alla fine, la tradizionale “danza del bambù” e la “danza della luce” in piena oscurità hanno coronato il tutto per forza e suggestione. Presentare la propria cultura agli altri è sempre una prova forte di esistenza: raccontarsi, infatti, è il più bel modo di esistere. Ed è stato come introdursi con un filo di Arianna nei meandri della loro storia, nell’inconscio collettivo di 90 milioni circa di abitanti di isole, nella loro ricerca di dignità, di coesione, di autonomia e nel senso delle origini, radici sotterranee che fanno respirare l’anima di ognuno. Per questo affresco collettivo ogni ragazza filippina si era acquistato un vestito tipico, fatto su misura, di gusto tradizionale o dal lontano sapore spagnolo per la seta, la forma, i colori... Non sembrava vero, ma era come rivivere la storia di Cenerentola. Semplici, fedelissime badanti vestite da sorridenti principesse o da eleganti contadine dell’arcipelago del Pacifico presentavano la storia della propria gente. Con essa il succedersi dei secoli tra miti, riti e quel grande senso del vivere insieme che nutre un popolo di mare. Interessante osservare nell’assemblea attentissima anche vari datori di lavoro, a volte con tutta la loro famiglia, curiosi di conoscere il background, il mondo della loro baby-sitter. Un mondo così lontano, differente e complesso da essere sia nel cibo che nei volti un sorprendente cocktail di aspetti cinesi, malesi, spagnoli... ed altri ancora. 13


MAPPAMONDO Un makata, anziano poeta filippino, con la serenità epica di Omero e accompagnato da varie scene, snodava il filo di una storia di invasioni, di conversioni, di resistenze, di esperienze di colonialismo vissuto, di mondi e ambizioni di stranieri, spagnoli, americani, giapponesi... con un pathos in crescendo. A un certo punto, tenendo la bandiera tra le mani scoppiò l’inno nazionale, mentre i personaggi in costume tradizionale, immobili come statue, strappavano foto ed emozione ai presenti. È vero, è un popolo di migranti che rivive le sue origini, a undicimila chilometri dall’oceano che li ha visti nascere... Ma in questo caso fa sempre bene ricordare le parole di G.B.Scalabrini: “La patria per il migrante è la terra che gli dà il pane”. Infatti, in bella mostra c’era da un lato la bandiera a colori rosso-blu della terra dove si vive, quella inglese, vera patria solo per i propri figli, forse... Questo cultural show della comunità filippina era iniziato con un momento magico: un intenso, silenzioso momento di preghiera. “Sì, da noi”- spiegava padre Jake – “si prega sempre, prima di iniziare qualsiasi cosa... è come invitare lo spirito di Dio ad accompagnarci, sennò come si fa?!” - aggiungeva interdetto. Ecco una fede, osservo, di cui non solo è impastato tutto un Paese, ma ogni singolo individuo. Infatti, intravedi in loro subito due aspetti, quasi dei geni ereditari di questa cultura: la fede, trasmessa dai missionari spagnoli dopo l’arrivo di Magellano nel 1521, e lo spirito americano, che si ritrova nella loro familiarità con la lingua inglese. Anche se è sempre un piacere ascoltarli pure nell’altra lingua, il tagalog, rapida e sillabica... Queste donne migranti lasciano la loro famiglia a migliaia di chilometri - osserva qualcuno di loro - per assistere con ogni dedizione le famiglie inglesi, le famiglie degli altri!

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Non so se in Italia vengono in mente considerazioni simili sulle nostre badanti, mi trovo a pensare... l’aspetto umano sfugge a volte alla nostra considerazione sugli emigranti, quando invece è il fondamento di ogni relazione. “Bisogna imparare a valutare un essere umano non per quello che fa o per quello che P. Renato Zilio, ex allievo della non fa, ma per Casa del Fanciullo e ora quello che soffre...” missionario scalabriniano a - ricordava inaLondra, è l’autore di queste scoltato uno scritsplendide riflessioni. Studi tore tedesco. A fine letterari all’Università di Padova e studi teologici a Parigi, giornata, le musimaîtrise in Scienza e Teologia che sfumano, le delle Religioni, viaggio di studi danze si fermano, in Cina e Giappone, ha diretto il le luci si spengono: Centro interculturale giovanile ognuno di questo di Ecoublay, nella regione Parigina. Ha diretto a Ginevra dolce popolo delle la rivista della comunità italiana Filippine, popolo di “Presenza Italiana”. Esperienza mare, viene come al CIEMI di Parigi, missione a inghiottito da queGibuti (Corno d’Africa). sta enorme, oscura città. Come non ricordare, allora, lo stupore di Ibn Arabi nel vedersi trasformare dalle situazioni e dai mondi più diversi incontrati, mantenendo vivo, però, nel suo cammino, l’essenziale... “Il mio cuore si è aperto a tutte le forme: è un pascolo per gazzelle, un chiostro per monaci cristiani, un tempio per gli idoli, la Kaaba del pellegrino, le tavole della Torah ed il libro del Corano. Io seguo la religione dell’Amore: in qualunque direzione avanzino le sue carovane, la religione dell’Amore sarà la mia religione e la mia fede”. Senso meraviglioso di una vita: esso conduce spesso tra infinite trasformazioni l’esistenza di un migrante. Ed è così anche per questo popolo. Irresistibilmente. p.Renato Zilio, missionario scalabriniano


VITA DELLA CASA

HAI UN ALLORO SUL COLLO! TI SEI LAUREATO, PER CASO? Condividiamo la gioia della laurea di Giordano e Alberto. ben ritrovati amici O h,lettori! Come sempre

la vita qui in collegio prosegue con non poche gioie. Gioie? Ma sì, mi riferisco agli allori che han circondato il collo dei nostri compagni e amici negli ultimi mesi! Ebbene sì, sto parlando proprio di loro, i nostri eroi: Giordie e il Conte! Giordie è il nostro affezionatissimo Giordano Segato che ha portato a termine i suoi studi in Ingegneria dell'automazione conseguendo il diploma di laurea triennale in data 29 settembre 2008. Dopo tanti sforzi, esami, nottate di studio, ubriacature, serate in discoteca al Fish Market con l'inseparabile Sandro (ciao Sandrone!!!) e serate da Giampy c... vabbè ci siamo capiti, chi... ha raggiunto la mèta ambìta presentando una tesi sui Codici Convoluzionali (prendendo come voto un

Giordano Segato Alberto Cavallin

bel 98! Wow!) e scegliendo però di terminare qui i suoi studi. Adesso il caro Geordie è ritornato nella sua natale Biella, ed è in cerca di lavoro... Speriamo bene! Nella vita caro Geordie, incontrerai tante persone e non sempre queste si porranno nei tuoi confronti in maniera positiva per farti crescere; alcune persone si porranno in maniera negativa, ma non per questo ci si deve abbattere rinunciando a quel po' di crescita che anche una persona negativa può darti. E poi, siamo sicuri che l'incontro con una persona che non ci tratta in maniera gentile non sia un motivo di crescita interiore e di rinforzo del carattere più di 100 persone che ci lodano e ci trattano con cortesia? Abbiamo sicurezza che la presenza di persone di quel genere ci siano nel mondo universitario e non

nel mondo del lavoro? Prima di augurarti tanta fortuna nel lavoro, Giordano, volevamo fraternamente dirti di non lasciare che le difficoltà mettano in ombra le tante qualità che possiedi... Chi ha orecchi per intendere...! In Bocca al Lupo Geordie, e che Inuyasha sia con te! (Anche qui chi ha orecchie per intendere...!). Passiamo adesso all'altro alloro di casa, quello del nostro Conte Adalberto! In realtà dietro al nome in codice di “Conte Adalberto” si cela l'identità di Alberto Cavallin! Esatto, ragazzi, proprio lui! Proprio quel losco figuro che il 18 novembre 2008 se ne andava in giro per quel di Padova vestito da ragazza

(!?). No tranquilli, questo travestimento non era nulla di preoccupante, era solo una trovata goliardica dei suoi amici per festeggiare il suo 92 come voto di laurea in Scienze Politiche. Anche Alberto dopo lunghe dormite, fresche birrette serali in compagnia, cartoni animati giapponesi, e perché no, anche dopo un po' di studio ha presentato la sua tesi su La formazione continua in Italia arrivando anch'egli al traguardo della laurea triennale. Il nostro Eroe prosegue ancora lungo la via per la laurea specialistica. In bocca al Lupo per questi altri due anni, Alberto e buona nott... no scusate... e buona vision... ancora no! Buono studio! (Ecco ce l'ho fatta!). Dopo questa festa di allori citiamo il buon Shadi che da quasi un anno rompe le scatole con il fatto che sta per laurearsi e molto probabilmente sarà lui l'alloro della prossima bat-puntata. Beh, Shadi, sbrigati a costruire questi ponti e tanti in bocca al Lupo anche a te! Bene, ragazzi, e con questo il Solito Ignoto vi saluta e vi da appuntamento al prossimo numero! Solito Ignoto 15


NELLA LUCE DI DIO

RICORDANDO DON GIULIO Don Giulio è stato una persona semplice, piena di fede, che ha letto nella luce della Provvidenza tutta la sua vita, vissuta nell’obbedienza. Determinante fu l’incontro con don Giuseppe Paccagnella e quindi con la Casa del Fanciullo, alla quale è rimasto sempre profondamente legato.

artedì 30 settembre M all’Opera della Provvidenza di Sarmeola

ha concluso il suo lungo cammino terreno don Giulio Pesavento. Nato a Thiene il 10 novembre del 1918, entrò direttamente al liceo del Seminario maggiore, fatto piuttosto raro a quei tempi. Ordinato prete nel 1942, dopo un anno come prefetto nel Seminario minore, viene nominato vicerettore del collegio vescovile di Thiene: sono gli anni in cui il collegio è punto di riferimento della resistenza, per cui il rettore mons. Zannoni viene condotto in carcere a Padova. Terminata la guerra e trasferito Zannoni al collegio vescovile Barbarigo in Padova, don Giulio lo segue, intraprendendo anche lo studio universitario di fisica, che presto interrompe. Nel 1947 la nomina di cooperatore e direttore del patronato di Asiago “tutto da 16

ricostruire”. Dopo un paio d’anni viene chiamato a sostituire il giovane cooperatore morto improvvisamente a San Daniele in città e vi resta come vicario. Il ritorno a Padova è per lui un segno della Provvidenza che gli consente di conoscere prima e approfondire poi il rapporto di amicizia con don

Giuseppe Paccagnella, fondatore dell’attuale Casa del Fanciullo. Nel 1956 don Pesavento viene inserito nella Casa del Fanciullo per assistere i ragazzini ospiti nella sede di Liedolo; nel contempo è cooperatore in parrocchia. Nel 1947 viene nominato cooperatore nella vicina Semonzo. Nel 1971 il Vescovo gli chiede di assumere la responsabilità della piccola parrocchia di Oliero. Don Giulio sente anche questo incarico come una chiamata di Dio. Nel 1984, per motivi di salute, ottiene dal vescovo Franceschi di ritirarsi finalmente nella Casa del Fanciullo, prestandosi molto volentieri per l’aiuto festivo nelle parrocchie di Bojon e di Cartura. Due anni fa, ormai invalido, accettò l’ospitalità dell’Opera della Provvidenza, dove recuperò energie e visse sereno fino alla conclusione della sua

vita terrena. La celebrazione eucaristica del funerale, venerdì 3 ottobre, in mattinata all’OPSA, viene presieduta da mons. Alfredo Magarotto, essendo il vescovo Antonio impegnato per il pellegrinaggio veneto ad Assisi. Nel 50° del suo sacerdozio don Giulio volle affidare ad un libro le sue memorie, soprattutto le intenzioni e l’animo con cui aveva vissuto la sua vita di uomo e di prete. Vi traspare un animo semplice, pieno di fede, che legge nella luce della Provvidenza tutta la sua vita, vissuta nell’obbedienza. Troviamo la sintesi della vita interiore di don Giulio in alcune espressioni del suo testamento, anche dove chiede che il suo funerale sia il più semplice possibile “conformemente allo spirito evangelico e allo stile della Casa della Carità, per la quale è vissuto, ha pregato e si è sacrificato fino all’offerta della vita in comunione col Cristo Crocifisso e sommo sacerdote”. Riposi in pace, nella piena e gioiosa comunione con il suo Signore. (da: La Difesa del Popolo, 5 ottobre 2008)


NELLA LUCE DI DIO

Nori, ci hai C ara lasciato il 19 agosto

di quest’anno, ma in noi vive ancora fervido il ricordo degli anni trascorsi assieme. Ultimamente mi ero abituato a chiamarti sorella Nori, sorella Gigia, perché tra noi c’era veramente un rapporto confidenziale. Siamo stretti e vicini a tuo marito, Luigi Perseghin, che tuttora è profondamente addolorato per la tua morte e che ti ha assistito fino all’ultimo con ammirevole costanza. Formavate un duo inseparabile nel dedicarvi ai bisogni della nostra Casa. Mi ricordo quanto eri affezionata e premurosa con mia mamma e quanto mi siete stati vicini quand’è morta, or sono più di cinque anni. Ti voglio ricordare affaccendata nel preparare le tagliatelle e i rufiòi ripieni di mostarda, le tue tortemargherita e le ciambelle col buco, che non mancavo mai di richiedere ed apprezzare per la gioia dei brindisi fatti in comune durante le feste dell’anno, qui, nel nostro collegio. E ne preparavi per tutti! Ma ho presenti anche i magnifici pasticci e i risotti con i funghi da te e Gigi raccolti in montagna a Milies,

Onorina Barbirato, al centro della foto, mentre conversa amabilmente con un gruppo di amici.

LE AFFETTUOSE PREMURE DI SORELLA NORI Onorina è stata parte della nostra Comunità: nella preghiera, nella chiesetta, nel refettorio, negli studi, negli spazi delimitati dalle nostre mura. E di questo La ringraziamo di cuore, certi però che è ancora in mezzo a noi. dove eri una garanzia per l’apertura della casa colonica durante i mesi estivi, e dove ti fermavi anche fino a novembre per altre incombenze che assieme al marito avevate concordato col direttore don Orlando (la pulizia degli ambienti, il guardaroba, la lavanderia, il funzionamento degli impianti, il taglio dell’erba nei prati, la raccolta della legna, la

cura dei fiori, l’ospitalità dei ragazzi, i contatti con i responsabili dei gruppi estivi, quelli con la gente del posto). Non posso dimenticare i giorni qui trascorsi, davanti al focolare che ci riscaldava, mentre magari fuori pioveva e faceva freddo, davanti alla grigliata di carne o pesce che con abilità Gigi faceva brillare in un clima di

calorosa familiarità, mentre tu ai fornelli preparavi la minestra di fagioli freschi o i tagliolini fatti a mano, con gli amici numerosi che ti sei fatta in paese e che si sono mostrati sempre disponibili ad aiutare la nostra casa. Ma ricordo anche i giorni trascorsi a Liedolo, perché ci davamo appuntamento, invitando a partecipare anche gli altri, per la fine dell’anno o per il breve periodo delle vacanze pasquali. Eppure, a parte le cose buone che ci preparavi, era il clima che riuscivi a creare che mi convinceva e mi rasserenava. Così anche a Padova, nella sede principale dell’Associazione. Non posso dimenticare la cura 17


NELLA LUCE DI DIO

assidua per la nostra chiesetta, per i fiori e le piante che portavi, quando erano belle fiorite, davanti all’altare o che sistemavi di fronte alla attigua statua di bronzo del nostro fondatore don Giuseppe Paccagnella, per la pulizia dell’ambiente e la spolveratura dell’armonio e dei banchi della chiesa che Gigi recentemente aveva restaurato. Ma ricordo la tua presenza anche nel guardaroda, assieme a mia mamma, a stirare i panni della gente di casa col tuo superferro a vapore, a rammendare, a cucire grembiuli… mentre Luigi si occupava di letti, di armadi, di porte, di tavoli da riparare o da restaurare, oppure usciva col camioncino per raccogliere mobili e altro; a proposito, con lui sei andata più volte, immancabilmente almeno una volta all’anno, a ritirare presso una fabbrica e un centro di raccolta a Monselice montagne di giocattoli da distribuire ai ragazzi. Mi piaceva il tuo sorriso e il tuo entusiasmo nelle cose che dovevi fare. Ma apprezzavo soprattutto la tua scelta, quella di prodigarti per la nostra Casa gratuitamente, perché era anche la tua, per18

Altri amici in questi ultimi mesi ci hanno lasciato e sono tornati alla casa del Padre: il 3 luglio 2008 l’ex allievo PERICOLOSI DOMENICO; il 21 settembre 2008 il signor SATTIN RICCARDO, papà del nostro allievo Edoardo; il 16 novembre 2008 il signor BABOLIN GIUSEPPE (16.11.2006), papà dei nostri ex-allievi Carlo e Gianni. Per i nostri fratelli e amici defunti rivolgiamo al Signore preghiere di suffragio. Per i familiari e per tutti noi continuiamo a pregare perché insieme possiamo continuare il nostro pellegrinaggio terreno uniti da una fede incrollabile, che ci dà forza per superare questo doloroso momento, e dalla fraterna amicizia che ci Babolin Giuseppe accompagna nel cammino di tutti i giorni. ché continua ad essere anche quella del tuo Luigi. Non perdo occasione di parlare di te con Gigi, perché sono sicuro che quello slancio che tu imprimevi nelle vostre comuni azioni di carità continua ad avere efficacia in lui e gli dà forza per continuare ad operare tra noi. Non ci sei più, eppure ti sento presente ancora, perché sei stata parte della nostra comunità, nella preghiera, nella chiesetta, nel refettorio, negli studi, nei cortili, negli spazi delimitati dalle nostre mura (che considero sacre), e ti ringrazio di cuore. Bruno Brizi

✰ SANTA MESSA ✰ ✰ DI NATALE ✰ Come ogni anno, la nostra Casa apre le sue porte la notte di Natale per la SANTA MESSA DELLA MEZZANOTTE a tutti i collaboratori, gli allievi, gli exallievi, benefattori e amici. È questo un momento forte e ricco di significati per tutti noi: aprire le porte di Casa e le porte dei nostri cuori ai disegni della Provvidenza Divina, per essere sempre attenti alle nuove esigenze, pronti ad accogliere il Dio Bambino che nasce ancora una volta tra noi, e per servirlo nell’uomo povero, solo, dimenticato. Inizieremo alle 23.30 con la Santa Veglia; alle 24.00 la Santa Messa. Al termine ci ritroveremo per un momento di fraternità e di gioiosa condivisione. A tutti i nostri benefattori, amici, allievi ed ex-allievi porgiamo i migliori auguri di un Santo Natale e di Buon Anno 2009.


COMUNICAZIONI RACCOLTA DI RICORDI E GIUDIZI SU DON GIUSEPPE PACCAGNELLA Gli anni passano veloci e rischiano allora tanti ricordi del passato di svanire e di dileguarsi. Così è importante che tante cose viste direttamente o ascoltate da persone degne di fede, su Don Giuseppe Paccagnel-la, non vadano perdute. È anche un suggerimento per stendere una memoria che abbia valore probatorio, quando potrà iniziare, se il Signore vorrà, una causa di Beatificazione del Fondatore della Casa del Fanciullo. Invitiamo perciò, quanti hanno conosciuto direttamente don Giuseppe, a mettere per iscritto eventi significativi vissuti con lui, o a evidenziarne aspetti positivi e negativi (difetti e qualità) del suo comportamento umano e religioso. Il materiale sia inviato al seguente indirizzo: Segreteria dell’Associazione “Casa del Fanciullo” Onlus, Vicolo Santonini 12 – 35123 Padova. Per informazioni: tel. 0498751075.

31.12.1929

Come è breve il tempo! ... fugge e l’uomo non se ne avvede... i grandi avvenimenti colpiscono, impressionano al momento in cui avvengono... ma poi col tempo un po’ alla volta resta di essi solo un languido ricordo... passano... anche i benefici ricevuti col tempo illanguidiscono... tante volte si dimenticano... tutto passa e presto... avvenimenti lieti e tristi... beni... onori... creature. Non è però così del vero amore di Dio. don Giuseppe Paccagnella

DON RENATO: MONSIGNORE... MA NON TROPPO! Il nostro caro amico don Renato Marangoni ha compiuto la bella età di 50 anni tondi tondi e per non farsi mancare nulla ha ritenuto opportuno ricordare il 25° anniversario di ordinazione presbiterale, o meglio, come si usa in questi ultimi tempi con la riforma Benedettina-Sedicesima, il suo 25° anniversario di suo servizio come operaio nella Vigna del Signore. Per l'occasione ha festeggiato con i suoi compagni di seminario e con i suoi familiari e con noi queste liete ricorrenze. Se non bastasse, il vescovo Antonio ha pensato bene di nominarlo Vicario Episcopale per l'apostolato dei laici, canonico della cattedrale e monsignore. Stiamo ancora cercando un sarto ecclesiastico per la veste rossa infiocchettata con fascia. Non si trova facilmente! Ma insomma, don Renato, ne lasci qualcuna anche per noi, no!? Su questa nota scherzosa, è proprio il caso di farti gli auguri, caro don Renato, visto che alle congratulazioni, alle felicitazioni e alle allegrezze ci ha pensato la diocesi intera. Auguri e che Dio te la mandi buona. Noi studenti della Casa del Fanciullo ti abbracciamo calorosamente e ti auguriamo tante buone cose... nella speranza che continui a vivere tra di noi in Cadelfa! Anche don Orlando, Pierino (con le suore di ogni congregazione del mondo), Pompeo, Bruno, Elio, i novizi e tutte “le ultime ruote del carro” della Cadelfa vogliamo esserti vicini e ricordarti con affetto per la tua presenza e per la tua amicizia donata con simpatia. 19


ASS. CASA DEL FANCIULLO - ONLUS - Vicolo Santonini, 12 - 35123 PD C.C. postale n. 10339356 / C.F. 80039540283 (per destinare il 5 per mille dell’IRPEF) / C.C. bancario n. 907701E, Agenzia 16 - Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ABI 06225 - CAB 12197 - CIN 0


Casa del Fanciullo - N. 151 - Dicembre 2008