Guida Turistica di Caserta e provincia 2021

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Edizione 2021

RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione 2021

Caserta

IL PARCO DELLA REGGIA Matese

L’ITINERARIO DELLE ACQUE Castel Volturno

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€ 4,00 Guida Turistica di Caserta e provincia Edizione 2021 Periodico di Promozione Turistica

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GUIDA TURISTICA DI CASERTA E PROVINCIA

L’OASI DEI VARICONI


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Insieme, sempre un passo avanti

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Agente Generale Mauro Martino Piedimonte Matese, via Matese 2 m 0823 784203 Fax 0823 785260 k 54209@unipolsai.it E UnipolSai54209


Un modo diverso per scoprire e vivere l’atmosfera di un luogo.

BENVENUTO TURISTA! Le numerose bellezze della provincia di Caserta e i suoi abitanti ti aspettano per offrirti un soggiorno ricco di emozioni. Ricorda però di rispettare sempre l’ambiente e le persone che ti ospitano, sarà un regalo per te e per il territorio che stai visitando.

Foto di Vincenzo Perretta

Guideslow promuove il Turismo Lento, che avvicina l’ospite a ciò che lo circonda.



la Provincia di Caserta

CASERTA

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura Periodico di informazioni turistiche di Caserta e Provincia Supplemento della Guida Turistica del Matese

Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (CE) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (CE) Pubblicità GuideSlow srls Piedimonte Matese (CE) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Fabiola Santoro Chiara Rozera Claudio Berna Pro Loco Casertavecchia Angela Cerreto Pro Loco Caiazzo Roberto Fratta Matese Discovery Foto Ciro Schiavone Enrico Raimondo Vito Perrotta Gianfranco Carozza Sisto Bucci Giovanni Soligo Antonio Natale Francesco Farina DroneFly Claudio Berna Roberto Fratta Alessandro Santulli Matese Discovery Vincenzo Perretta Letizia De Crosta Claudia Berna Traduzioni Fabiola Santoro Finito di stampare Luglio 2021 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

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ROCCAMONFINA

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TORA E PICCILLI

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CAPUA

Il Fungo Porcino

In copertina Il Parco della Reggia Foto Antonio Natale

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8 Il Borgo d'Arte VALOGNO

16 La Cattedrale

SESSA AURUNCA

Centopertose 72 Daal Tifata

86 con Angela IN CUCINA

22 Oasi dei Variconi

CASTEL VOLTURNO

28 Itinerario Slow

Le Ciampate del Diavolo

Le Madri


78 Visita al Borgo

CASERTAVECCHIA

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140 Tra natura, sport e storia MONTE MAGGIORE

SANTA MARIA CAPUA VETERE

Il Teatro Tempio

CASTEL DI SASSO

106 Il Parco della Reggia CASERTA

154 In canoa sul Lago

SAN GREGORIO MATESE

126 Il centro antico CAIAZZO

PARCO NAZIONALE DEL MATESE

66 Anfiteatro Campano

PIETRAVAIRANO

118 La cascata di Arbusti

160 Itineraio delle Acque

120 L'Oliva Caiazzana

90 7 cose da fare in città CASERTA

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Pagine UTILI

GUIDA TURISTICA DI CASERTA 2021


Oltre la Reggia

La provincia di Caserta «un po' alla volta» Abbiamo il piacere di presentare la nuova Guida Turistica di Caserta e provincia pubblicata da GuideSlow. Un periodico dedicato a chi abita questi luoghi e a quei visitatori che desiderano scoprire un territorio dalle tante e inaspettate vocazioni. Pubblicare una nuova guida turistica, in un periodo difficile per tutti e in particolare per il mondo editoriale, è una grande sfida soprattutto per chi, come noi, rappresenta una piccola realtà indipendente che, con modesti mezzi e senza alcun sostegno pubblico, fa il possibile per promuovere territori che meritano di essere maggiormente conosciuti. È un impegno portato avanti con passione da oltre 15 anni, un lavoro di comunicazione turistica rivolta al Matese, al Medio Volturno, all’intero Sannio beneventano e alla regione Molise, con l’unico obiettivo di promuovere tutte le eccellenze locali, quelle che solo occasionalmente vengono inserite nei più noti e pubblicizzati itinerari turistici. La città di Caserta, con la sua Reggia e il

Belvedere di San Leucio, è una tappa quasi “obbligata” per i turisti che scelgono la Campania e decidono di raggiungere il capoluogo casertano per visitare le cosiddette “delizie borboniche”. Purtroppo, uno studio pubblicato dalla Confcommercio, oltre a confermare un crollo del numero dei visitatori nel post lockdown, afferma che quello casertano continua ad essere un turismo “mordi e fuggi”, fatto di persone che, dopo aver visitato le principali attrazioni, vanno via ignorando del tutto le altre bellezze presenti in città e in tutta la provincia. Stiamo parlando di un patrimonio culturale, naturale ed enogastronomico che richiede ben più di qualche ora di permanenza per essere apprezzato al meglio. Ed è proprio per questo motivo che, con il primo numero della nuova rivista e con le successive edizioni, sostenute puntualmente dal sito web e dai canali social di GuideSlow, vogliamo raccontare che “oltre la Reggia c’è di più”. In tutta la provincia, si possono ammirare le preziosità del secondo anfiteatro più grande

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d’Italia, teatri romani, antichi santuari, templi nonché importanti collezioni museali. È possibile godere di piacevoli passeggiate in alcuni piccoli borghi che conservano ancora integro il fascino medievale. Vogliamo parlare, inoltre, del sapore dei pregiati vini prodotti nel territorio insieme alle straordinarie eccellenze casearie, passando per i numerosi piatti e dolci della tradizione locale che sempre più stanno vivacizzando l’offerta gastronomica di ristoranti e pizzerie. Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di presentare la grande biodiversità vegetale e animale che caratterizza le aree protette presenti, dai polmoni verdi del massiccio del Matese e del Roccamonfina ai boschi del Tifata e della catena di Monte Maggiore, e di descrivere i bellissimi sentieri che questi stessi luoghi custodiscono, ideali per cimentarsi in lunghe escursioni. Saranno, poi, raccontati gli innumerevoli e rappresentativi eventi organizzati in ogni momento dell’anno dai volontari di tante associazioni locali. Tutto ciò senza trascurare le attività commerciali, artigianali e di ricezione turistica capaci di rendere il soggiorno dei visitatori ancora più confortevole e appagante. Abbiamo, così, deciso di “allargare” il nostro impegno di promozione abbracciando l’inte-

ro territorio provinciale per accompagnare visitatori e turisti alla scoperta degli angoli più remoti della provincia di Caserta. Un elemento che contraddistingue tutte le nostre pubblicazioni è legato alla produzione dei contenuti, frutto di strette collaborazioni con le associazioni locali e con esperti nonché profondi conoscitori del territorio, allo scopo di divulgare informazioni sempre aggiornate e originali per suggerire le esperienze più emozionanti che un luogo può regalare. Un “luogo” che comprende ben 104 comuni, tra città, borghi collinari e montani, sorvegliati dagli Appennini e bagnati dal Mar Tirreno, da millenni crocevia di popoli e merci, dove la storia umana e quella naturale hanno tramandato testimonianze materiali e culturali oltre a tradizioni culinarie e religiose ancora molto radicate e di conseguenza profondamente vissute. Ci auguriamo che questa prima edizione della Guida Turistica di Caserta e provincia sia un ulteriore contributo per una crescita turistica che riconosca tutto il bello che c’è in questo meraviglioso territorio. Noi ve lo racconteremo un po’ alla volta. Sisto Bucci 77

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ALLA SCOPERTA DI

Valogno BORGO D'ARTE

Nella provincia di Caserta ci sono numerosi borghi che meritano di essere visitati; caratteristici e accoglienti centri dove sono ancora vive le grandi tradizioni del passato e gli amanti della natura, dell’arte e della storia riescono a dare soddisfazione alle proprie passioni e interessi.

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Uno di questi è il borgo di Valogno, una delle numerose frazioni del comune di Sessa Aurunca, inserito nell’area protetta del Parco regionale di Roccamonfina - Foce Garigliano. In questo piccolo centro, abitato da meno di cento persone, le attività commerciali si contano sulle dita di una mano; sembra quasi uscito da un racconto fantastico e, a dire il vero, questa sensazione si rafforza ancora di più quando si incontra il volto simpatico e amichevole di Giovanni Casale. Lo si può vedere affaccendato nella sua bottega o seduto su una panchina, con il suo completo elegante e la barba ben raccolta. Sembra un personaggio uscito da una fiaba, invece è reale. A lui, alla moglie Dora e ai figli Francesca, Valerio e Pasquale si deve la nascita del progetto che ha trasformato Valogno in un borgo d’arte, salvandolo dal rischio di spopolamento e abbandono. Un difficile periodo che ha colpito questa bella famiglia, l'ha portata a lasciare la provincia romana per ritornare in terra aurunca, nel paese di origine, nel quale ha tramutato il grigiore delle case, per la maggior parte disabitate, in un tripudio fantasioso di immagini e colori. Dora e Giovanni, circa dieci anni fa, hanno fondato un’associazione e preso contatti con artisti locali e nazionali per dare vita al progetto "I Colori del Grigio", un’iniziativa che ha ridato vita alle facciate delle case con la realizzazione, finora, di oltre 40 opere tra murales e allestimenti d’arte.

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All’ingresso del borgo si viene accolti dalla chiesa principale, dedicata a San Michele, e dallo sguardo intenso dell’artista messicana Frida Kahlo impressa sulla parete di una bottega tutta particolare, un piccolo museo ed emporio dove si trovano gadget e piccole riproduzioni delle opere che si scoprono lungo le strade di Valogno. È qui che Dora e Giovanni ricevono i visitatori, condividendo con loro la bellissima esperienza che ha portato il centro a essere ciò che è oggi. Dalla loro bottega ha inizio la visita di Valogno Borgo d’Arte. Passeggiando tra stradine e case, da un lato ci si riscopre bambini conquistati dalla bellezza dei fantastici racconti dipinti sui muri; dall’altro si percepisce il

senso profondo della vita, di un’esistenza che ritorna alla natura e viene esaltata dai sentimenti. Il borgo è, a tutti gli effetti, una galleria d’arte a cielo aperto. È come sfogliare un enorme libro di fiabe. Davanti agli occhi compaiono profili di folletti, fate e favolosi vascelli; storie di briganti e del Risorgimento; immagini ispirate alla natura e al paesaggio o che

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rappresentano, in maniera profonda e toccante, i grandi temi della vita trasformati in linee e colori, come la raffigurazione delle varie fasi dell’amore. I fortunati abitanti di Valogno sono abituati a vedere volti nuovi che gironzolano tra i vicoli e, con molta simpatia e cordialità, guidano i visitatori alla scoperta di scorci e dipinti intrattenendosi anche qualche minuto a raccontarne il significato e la storia. Una dolce melodia porta all’interno di un atrio dove si trova un bellissimo pianoforte

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e un tavolo con sedie tra numerosi oggetti retrò. La targhetta all’ingresso definisce questo allestimento “Pensatoio”; in effetti sembra di rimanere sospesi nel tempo attratti dall’intera composizione e circondati da un bosco incantato dipinto sulle pareti. Nei vicoli, invece, si rimane conquistati dall’arte dei fumetti e dai personaggi di cartoni animati e poi, a seguire, le opere rimandano all’essenza dell’esistenza e alla natura, con i murales "L'Albero della Vita" e "La Vendemmia". Valogno è la dimostrazione di come l’arte può cambiare il corso di una piccola e sconosciuta realtà, portandola alla ribalta sullo scenario turistico e “colorando” anche l’animo di chi lo vive.

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I colori hanno portato gli abitanti a essere un po’ custodi di questo prezioso angolo di territorio, e lo dimostra il fatto che molti di loro fanno a gara per tenere puliti i muri e le strade, mettendo a disposizione nuovi spazi per la creazione di opere d’arte… un’arte che è delizia per gli occhi e balsamo per l’anima. Se ancora non l’avete fatto, vi suggeriamo di vivere l’esperienza di una visita in questo “museo a cielo aperto” del tutto particolare. Dora e Giovanni vi aspettano per raccontarvi la storia di una rinascita. E Valogno Borgo d'Arte

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DISCOVERING

VALOGNO Village of Art

Valogno is a small inhabited center that seems straight out of a fairy tale, where there are less than a hundred inhabitants and commercial activities can be counted on one hand; but right here you can discover a story made of sacrifice and hope. It is the story of Giovanni Casale, his wife Dora and their children, Francesca, Valerio and Pasquale, to whom we owe the birth of the project that transformed Valogno into an art village. A difficult period that hit this beautiful family led them to leave the province of Rome to return to their homeland, where they transformed the greyness of the houses into an im-

aginative riot of images and colors. Dora and Giovanni, about ten years ago, founded an association and got in touch with local and national artists to give life to the "I Colori del Grigio" project, an initiative that has given new life to the facades of 40 works including murals and art installations. The village is, to all intents and purposes, an open-air art gallery. Before the eyes appear goblins, fairies and fabulous vessels; stories of brigands and of the Risorgimento; images inspired by nature and the landscape or which represent, in a profound and touching way, the great themes of life transformed into lines and

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colors, such as the representation of the various phases of love. A sweet melody leads into an atrium where there is a beautiful piano and a table with chairs among numerous retro objects. The plaque at the entrance defines this set-up as "Pensatoio"; in fact it seems to remain suspended in time attracted by the entire composition and surrounded by an enchanted forest painted on the walls. In the alleys, however, you would be captivated by the art of comics and cartoon characters and then, later on, the works refer to the essence of existence and nature, with the murals of the Tree of Life and the Harvest. Walking through

the narrow streets, you can rediscover children conquered by the beauty of the fantastic stories painted on the walls and you can perceive the profound meaning of life. The lucky inhabitants of Valogno are used to always seeing new faces wandering through the alleys and, with great sympathy and cordiality, guide visitors to discover glimpses and paintings, even spending a few minutes telling their meaning and history. If you haven't done it yet, we suggest you experience a visit to this very special "open-air museum". Dora and Giovanni are waiting for you to tell you the story of a rebirth. 15

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La Cattedrale di Sessa Aurunca Foto di Giovanni Soligo

La Cattedrale o Duomo di Sessa Aurunca è il principale luogo di culto della diocesi, dedicato ai Santi Pietro e Paolo e risalente all’inizio del XII secolo. I cantieri della Cattedrale furono aperti per volere del Vescovo Giacomo, che volle riprodurre a Sessa le stesse architetture dell’abazia di Montecassino.

Per la sua realizzazione furono utilizzati, in parte, materiali di epoca romana, provenienti dalle terme, dal teatro e da altri edifici sacri. I numerosi interventi architettonici di epoche diverse, eseguiti per salvaguardare l’edificio dallo scorrere del tempo e dai danni causati da alcuni terremoti, non hanno modificato il fascino dell’impianto originario.

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La sua imponente facciata è scandita da grosse arcate, da colonne e statuine di leoni oltre a “figure mostruose e misteriose” caratteristiche dello stile architettonico del periodo. È facile farsi conquistare dalla maestosità dei suoi ambienti interni: le eleganti colonne, il raffinato altare e molte decorazioni colme di bellezza ma anche di messaggi occultati tra geometrie e simboli sacri di epoche lontane.

Di particolare splendore sono il pulpito e il pavimento a mosaico. Il primo è rifinito da un elegante mosaico e sostenuto da sei colonne che hanno come base figure di leoni e leopardi scolpiti; il secondo, invece, tra misteriosi simboli e figure geometriche, rappresenta il cammino dell’uomo verso la salvezza. Il Duomo di Sessa Aurunca, per le sue numerose particolarità, è un luogo tutto da scoprire che merita senz’altro una visita. 17

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The Cathedral of Sessa Aurunca

The Cathedral or Duomo of Sessa Aurunca is the main place of worship of the diocese, dedicated to Saints Peter and Paul and dating back to the early twelfth century. The construction sites of the Cathedral were opened at the behest of Bishop Giacomo, who wanted to reproduce the same architecture of the Montecassino abbey in Sessa. For its construction, materials from the Roman era were used, in part, from the baths, the theater and other sacred buildings. The numerous architectural interventions from different eras, carried out to safeguard the building from the passage of time and from the damage caused by some earthquakes, have not changed the charm of the original structure. Its imposing facade is marked by large arches, columns and statuettes of lions as

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well as "monstrous and mysterious figures" characteristic of the architectural style of the period. It is easy to be conquered by the majesty of its interiors: elegant columns, the refined altar and many decorations full of beauty but also of messages hidden between geometries and sacred symbols of distant times. Of particular splendor are the pulpit and the mosaic floor. The first is finished with an elegant mosaic and supported by six columns based on sculpted figures of lions and leopards; the second, on the other hand, between mysterious symbols and geometric figures, represents man's path to salvation. The Cathedral of Sessa Aurunca, for its many peculiarities, is a place to be discovered that is certainly worth a visit.

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Quel sapore che non hai ancora provato


La grande vetrina di Domitia Carni presenta i migliori tagli selezionati oltre a un vasto assortimento di carni lavorate, pronte da cucinare. La passione e la fantasia di Salvatore combinano sapore e qualità per offrire al cliente una vasta varietà di scelta; la sua esperienza, inoltre, assicura ai veri appassionati della brace la frollatura perfetta per una carne da favola.

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Oasi dei Variconi

Appena fuori dal comune di Castel Volturno si trova l’Oasi dei Variconi, una delle più importanti zone umide della Campania; un’area naturalistica protetta che dal 1993 è entrata a far parte della Riserva naturale Foce Volturno e Costa di Licola della Regione Campania per un motivo tra i più affascinanti che la natura possa regalare. 22


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Foto di Ciro Schiavone


L’area è un “ponte” per circa 250 specie di uccelli, identificate dai ricercatori, che si muovono due volte l’anno tra l’Europa e il Nord Africa, seguendo lunghe rotte migratorie. Nella zona dei Variconi questi uccelli hanno trovato il luogo ideale per rifocillarsi, sostare e, non ultimo, nidificare. L’ambiente, infatti, si estende su ben 194 ettari costellati da una serie di laghetti costieri, comunicanti tra loro, dove il clima ha favorito lo sviluppo di una folta e bassa

vegetazione che dà ospitalità a vivaci e colorati uccelli tra cui cormorani, fenicotteri e aironi. Un occhio attento può scorgere anche i tanti abitanti delle acque palustri: rane, raganelle, tartarughe di acqua dolce e tanti altri. Grazie a un importante progetto di riqualificazione, quindi, si è provveduto a creare un percorso che permette ai numerosi visitatori di accedere all’Oasi e ammirare le sue bellezze.


All’interno della riserva sono state realizzate delle passerelle che permettono di avvicinarsi ad alcune capanne, realizzate per l’avvistamento di uccelli, e vivere un’esperienza inaspettata ed entusiasmante. I percorsi presenti all'interno della riserva sono diversi, come le bellezze da poter ammirare. Partendo dalla strada "Domitiana" si incontra una folta pineta che degrada verso il mare, lasciando spazio alla macchia mediterranea e a qualche stagno e pratelli che ospitano tantissime varietà di orchidee. Durante il periodo primaverile, vi è una vera e propria esplosione di colori, dovuta alla fioritura delle tante specie che popolano l’area; tra queste ce ne sono anche molto rare, come la Daphne sericea (Dafne olivella). I sentieri, che si intersecano tra loro, sono di facile percorrenza e adatti anche a scolaresche che numerose vengono qui ogni anno.

Per entrare nella Riserva è necessaria l'autorizzazione preventiva dell’Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di Caserta, in quanto è totalmente recintata e i visitatori sono sempre accompagnati dal personale forestale.

ENTE RISERVE VOLTURNO LICOLA FALCIANO Castel Volturno, via Giotto 13 . Tel. 0823 764712 www.riservevolturnolicolafalciano.it 25 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Un’azienda leader nel settore della verniciatura dei metalli che grazie a due nuovi impianti riesce a verniciare a polvere qualsiasi oggetto di natura metallica: ferro, alluminio e acciaio. L’alta capacità tecnologica di cui si dispone, riesce a far tornare in vita tanti oggetti, per la casa o da giardino, probabilmente destinati alla rottamazione o alla discarica: sedie, tavoli, panchine, scooter e molto altro. Si offre consulenza gratuita per combattere l’invecchiamento di elementi di arredo da giardino o comunque di oggetti esposti agli agenti atmosferici.

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ITINERARIO

slow A passeggio tra i borghi del Vulcano Roccamonfina

Nella parte più settentrionale della provincia di Caserta, piccoli e caratteristici borghi, boschi rigogliosi e antiche tradizioni costellano una vasta area verde protetta, quella del Parco regionale di Roccamonfina - Foce Garigliano. È una terra “sorvegliata” da un antichissimo gigante buono, il vulcano Roccamonfina, che vi invitiamo a scoprire attraverso l’itinerario che proponiamo in questo articolo per vivere un fine settimana particolare, da trascorrere tra natura, storia e gastronomia. L’itinerario è suddiviso in cinque interessanti tappe che suggeriscono tutto quanto c’è da vedere e gustare tra le pendici e il cuore verde del cratere.

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TEANO Si parte alla scoperta dell’antica cittadina di Teano che, per la sua strategica posizione geografica, era conosciuta in passato come “porta d’ingresso” della Campania. Storica capitale del popolo sidicino, conserva importanti testimonianze archeologiche risalenti sino al VI secolo a.C., molte delle quali sono custodite nel Museo Archeologico Teanum Sidicinum, ospitato nel Loggione, uno splendido edificio di fine XIV secolo. Terminata la visita al Museo suggeriamo di immergervi tra i vicoli e le numerose chiese circostanti e di spostarvi anche fuori del centro abitato,

dove si trova il teatro romano e, poco più distante, la Basilica di San Paride, un antico luogo di culto dell’XI secolo custode di leggende, arte e storia. Particolarmente suggestive sono anche le Ferriere del Savone, un antico insediamento industriale risalente al periodo borbonico, da decenni in stato di abbandono e per gran parte conquistato dalla vegetazione. In tutto il territorio viene coltivato il pregiato “Cece di Teano”, riconosciuto “presidio” Slow Food. Questo piccolo legume racchiude un sapore intenso e sapido oltre a essere molto versatile in cucina e adatto a preparare diverse tipologie di ricette.

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Foto di Nicolò Lamberto

ROCCAMONFINA Risalendo verso il cratere, si giunge nel cuore del vulcano per scoprire non certo il magma incandescente ma la bella Roccamonfina, famosa per le ricche sorgenti d’acqua e i suoi caratteristici castagneti. Il centro cittadino, molto attivo e ricco di attività commerciali, invita a fare una bella passeggiata nel giardino comunale, gustare freschi e saporiti gelati artigianali e qualche specialità locale in uno dei tanti ristoranti presenti. A un paio di chilometri dal centro, nel vicino Santuario della Madonna dei Lattani, si può ammirare uno dei panorami più suggestivi

della zona oltre a uno splendido chiostro affrescato e una piccola grotta dove, si racconta, sia stata trovata la statua della Madonna titolare del santuario stesso. Ogni anno, tra fine settembre e inizio ottobre, le strade della città si riempiono di stand e visitatori, provenienti da tutta la regione e oltre, per partecipare alla famosa Sagra della Castagna e del Fungo Porcino, una delle manifestazioni gastronomiche più importanti della provincia, tanto da diventare un maxi-evento che, dal 2021, si celebrerà tutti i fine settimana di ottobre e novembre. 31

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


CONCA DELLA CAMPANIA Proseguendo sulla SP14 si raggiunge Conca della Campania, destinazione ideale per coloro che vogliono godere della bellezza di un paesaggio, ricco di corsi d’acqua e cascate, come quella del Rivo, situata a poche decine di metri dalla “Casa del Mugnaio”. Nei pressi di quest’ultima si imbocca il Sentiero dei Mulini, che conduce verso il ponte in pietra e il punto in cui il torrente Rivo compie un grande salto nella gola sottostante. Un percorso ben segnalato permette di scendere giù nella gola per ammirare i mulini in pietra e la cascata in tutta la loro magnificenza e poi risalire seguendo un circuito ad anello molto semplice, accessibile anche ai bambini, che rimangono ogni volta estasiati dalla bellezza selvaggia di questo luogo.

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TORA E PICCILLI Il comune di Tora e Piccilli è l’ultima tappa di questo itinerario. Lo si riconosce da lontano con la sua torre normanna che domina l’intero paesaggio. I palazzi nobiliari delimitano la strada principale e accompagnano il visitatore nel pieno centro storico; alcuni di essi si distinguono per le grandi dimensioni, come il palazzo ducale fatto costruire dalla famiglia dei Galluccio intorno alla metà del Settecento. In periferia, nella vicina località Foresta, si trova invece uno dei più importanti siti paleontologici del mondo: le Ciampate del Diavolo (vedi approfondimento a pag. 40). Grandi e misteriose orme hanno suggestionato per secoli gli abitanti del posto, che hanno attribuito queste tracce a entità soprannaturali. Prima di lasciare Tora e Piccilli non dimenticate di assaggiare i sapori protagonisti del territorio: olio, castagne e funghi insieme agli immancabili formaggi di capra e pecora accompagnati dal vino delle numerose aziende vitivinicole locali.

Quando scegliete di seguire uno dei nostri itinerari slow, decidete da dove partire e cosa visitare tra i diversi punti d’interesse indicati. Potete organizzarvi in modo da dedicare un unico fine settimana all’intero percorso o suddividerlo in più tappe da scoprire in più occasioni. In ogni caso, vi suggeriamo di viverlo senza fretta, prendendovi tutto il tempo necessario per lasciarvi coinvolgere dall’atmosfera, dai sapori e dalle bellezze delle località suggerite.

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Festival della Vita “Vivere è... Dialogare”

Il Festival della Vita giunge all’XI edizione. La manifestazione che celebra la cultura della vita e della solidarietà dà appuntamento dal 22 al 24 ottobre 2021 per approfondire il tema “Vivere è… dialogare”. Per l’occasione, saranno premiati il prof. dottor Paolo Antonio Ascierto, il musicista Eugenio Bennato e lo showman Antonio Mezzancella per il prezioso contributo umano e professionale profuso nel loro campo lavorativo. La XII edizione si terrà, invece, dal 29 gennaio al 6 febbraio 2022 e avrà come tema "Vivere è... riscoprire". Si ripartirà da Caserta, città che ha visto la nascita del Festival, per poi muoversi verso Aversa, Napoli, Positano, Maiori, Isola d'Ischia, Roccaraso e in molte altre località per incontrare gli Enti, le Associazioni e le grandi personalità che danno il volto e la voce alla manifestazione.

K festivaldellavita.it m 349 1066912 k centroculturale.campania@stpauls.it

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Nella rigogliosa vegetazione presente nell’area vulcanica del Roccamonfina, tra boschi di querce, carpini e castagni, la natura del terreno favorisce la crescita di un tipico ed eccezionale prodotto. Qui, tra fine estate e inizio autunno, nasce e prolifera il famoso e saporito Porcino del Roccamonfina. Questo fungo comprende più specie; le più diffuse sono quelle appartenenti al gruppo del Boletus edulis: Boletus aereus (porcino nero), Boletus edulis (propriamente detto porcino), Boletus reticulatus (porcino reticolato).

fungo porcino delVulcano Roccamonfina Il

a cura di Claudio Berna

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Porcino Nero

È uno straordinario prodotto della terra, dal sapore caratteristico e dalle ottime proprietà organolettiche, che gli abitanti del luogo hanno saputo ben valorizzare trasformandolo in un’importante risorsa economica. Grazie alle sue qualità è stato il primo fungo in Campania a essere inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali dal MIPAAF (Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) con la denominazione di Fungo Porcino del “Vulcano Roccamonfina”. Il fungo vero e proprio, in realtà, è costituito da una fitta ragnatela di cellule (micelio) che si trova sotto la superficie del terreno; questa rappresenta la porzione durevole del fungo che è strettamente e intimamente legata a radici di piante “comari” (tra cui quelle citate) con cui intrattiene uno scambio di sostanze nutritive (acqua, zuccheri, antibiotici, sali minerali) favore-

vole ai due organismi. Questo fenomeno di simbiosi mutualistica è definito “micorrizia”. La parte che emerge dal suolo e che si raccoglie per il consumo, impropriamente detta “corpo fruttifero”, rappresenta la forma riproduttiva sessuata del fungo. Milioni di spore vengono generate dall’apparato riproduttore (situato sotto il cappello) e disperse nell’ambiente circostante, ma solo pochissime riescono a dare vita a nuovi funghi che tendono, perciò, a formarsi sempre negli stessi posti; ecco perché è assolutamente vietato l’uso di uncini, rastrelli e di ogni tipo di strumento che possa compromettere lo strato umifero del terreno e l’apparato radicale della vegetazione, cioè degli elementi che costituiscono l’habitat ideale per la sua espansione. Anche per questo motivo, durante la raccolta, i funghi devono essere adagiati in ceste di vimini o in contenitori “forati”

Micelio

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Porcino Reticolato


Porcino

Roverella

Carpino Bianco

che facilitano la diffusione delle spore. Il porcino del vulcano Roccamonfina si distingue per il caratteristico cappello carnoso, più o meno scuro; per il gambo più panciuto, di colore bianco, ornato spesso da un reticolo bruno; per la parte fertile (simile a una spugna), posta nella parte inferiore del cappello, di colore bianco in gioventù, poi ingiallente, inverdente e tardivamente imbrunente; per la carne soda di colore bianco, dal profumo decisamente inebriante e così intenso da permettere quasi di riconoscerlo tra i sentori del sottobosco. Assai ricchi di acqua, e moderatamente di proteine di alto valore biologico, sali minerali e vitamine, 100 grammi di funghi sviluppano solo dalle 11 alle 35 chilocalorie: perfetti da utilizzare in una dieta ipocalorica.

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021

Farnia

Castagno

Porcini Secchi


Il punto di forza di questo porcino, tuttavia, rimane il sapore gradevole che riesce a dare un tocco di sapidità a tutti i piatti in cui entra trionfante da protagonista, anche in piccole dosi. Per gustarne appieno tutto il gusto, l'ideale è utilizzarli freschi per preparare il classico risotto oppure l'intramontabile tagliatella ai funghi porcini, meglio ancora se fatta con la pasta fresca. In alternativa possono essere essiccati (in modo da preservare tutti i profumi e gli aromi) e consumati quando e come più si preferisce o conservati sott’olio… seguendo il metodo che vi suggeriamo. COME PREPARARE I PORCINI SOTT’OLIO Dopo averli spazzolati per bene e ripuliti con un panno umido, lasciati interi o tagliati a pezzettoni, i nostri bellissimi funghi si lasciano cuocere per alcuni minuti in una pentola contenente acqua, aceto e sale. L’acidulazione previene lo sviluppo del batterio botulino. Per arricchire il sapore chi lo desidera può aggiungere anche qualche aroma: limone, prezzemolo o peperoncino. Una volta scolati, lasciare asciugare accuratamente per qualche ora e riporre in un vasetto di vetro; la ricopertura con olio sarà l’atto finale prima della chiusura del coperchio del vaso di conserva.

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Al fine di prevenire un’intossicazione botulinica, è importante lavorare seguendo una linea di preparazione che non si incroci mai con suppellettili o strumenti usati sulla materia prima “grezza”, operando secondo scrupolose regole elementari di igiene, dal lavaggio delle mani alla sterilizzazione dei recipienti di conservazione. A questo punto il vasetto deve “riposare” almeno qualche settimana per poi aprirlo e, finalmente, gustare la genuina bontà che regala il territorio del Roccamonfina. È sufficiente un po’ di fantasia per preparare tante ricette diverse. Il Fungo Porcino del Vulcano Roccamonfina “penserà” a profumare e impreziosire di sapore ogni singolo piatto.

Foto di Claudia Berna e Claudio Berna

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le Ciampate del diavolo

Ai piedi del vulcano Roccamonfina, nel piccolo comune di Tora e Piccilli, la tradizione popolare tramanda una curiosa leggenda: si racconta di un posto maledetto infestato da spiriti maligni che, in un lontano passato, si aggiravano sulla superficie ardente della lava appena eruttata per dirigersi verso una vicina fonte d’acqua e abbeverarsi.

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Sembra uno di quei racconti frutto della fantasia degli abitanti del luogo (di solito molto diffusi nei piccoli centri), ma come spesso accade, gratta gratta, alla base c’è sempre un fondo di verità. In effetti questa leggenda è stata alimentata per molto tempo da numerose e strane “presenze”. Parliamo di tracce profonde e di grandi dimensioni, visibili sulla superficie di uno strato di roccia, la cui forma ricorda l’impronta di uno zoccolo equino o caprino. Una testimonianza di queste impronte risale già agli inizi dell’800, quando furono portate alla luce da

una pioggia torrenziale. Gli abitanti, forse vinti dal timore di trovarsi di fronte a qualcosa di sconosciuto e inspiegabile, hanno da sempre evitato questo luogo, passato alla storia col nome di Ciampate del Diavolo. È trascorso più di un secolo dal rinvenimento, ma solo qualche decennio fa è emersa una sorprendente verità. Gli studi condotti da alcuni ricercatori hanno rivelato che ci troviamo di fronte a circa 80 orme lasciate da ominidi che si muovevano su questo versante della montagna ben 350mila anni fa. Le grandi dimensioni delle impronte si spiegano in maniera semplice.

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Dopo una delle tante eruzioni che hanno interessato la zona per diversi millenni, il materiale piroclastico accumulatosi alla base del vulcano ha raggiunto una plasticità e una temperatura tale da consentire di camminarvi sopra. È così che la massa tufacea ha catturato e custodito il momento in cui degli individui del genere Homo hanno attraversato questo punto della collina, lasciando un’indelebile traccia del loro passaggio. Questa scoperta straordinaria ci rivela

qualcosa di molto importante su questi nostri antenati. Osservando in maniera attenta la forma e la direzione delle orme, gli esperti hanno dedotto che appartengono probabilmente a ominini che avevano un portamento molto simile al nostro, mantenendo la posizione eretta e aiutandosi con le braccia per tenersi in equilibrio; lungo la parete della collina, in un punto particolare, è ben visibile anche l’impronta lasciata da una mano.

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Dobbiamo immaginarli come gruppi di nomadi e cacciatori che hanno frequentato questo territorio per un periodo di tempo abbastanza lungo. Il sito paleontologico di Tora e Piccilli è tra i più antichi al mondo insieme ad altri rinvenuti in Europa e in Africa e risulta essere davvero unico nel suo genere, oltre che di eccezionale importanza, sia per l’ottimo stato di conservazione che per la possibilità di datare e conoscere i vari livelli di roccia e le attività degli uomini che hanno frequentato questi luoghi nei millenni.

Il sito si trova in località Foresta, nelle vicinanze della chiesa di Sant’Andrea, raggiungibile facilmente dal borgo di Tora. Da qui, indossate scarpe comode e un abbigliamento adatto, diversi sentieri naturalistici,

che ripercorrono antiche mulattiere, permettono di scoprire, oltre le Ciampate del Diavolo, anche tutto lo splendido territorio circostante. E Ciampate DEL Diavolo 43 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021



ENOTECA PRODOTTI TIPICI SPECIALITÀ ALIMENTARI DEGUSTAZIONE DI PRODOTTI LOCALI Una fornitissima enoteca con le migliori etichette di vino e, ancor di più, una vera e propria boutique gastronomica con un notevole assortimento delle migliori tipicità italiane e locali. Collegata alla sala principale si trova la bottega di famiglia: una salumeria avviata nel 1981 da nonna Elena, cresciuta nel tempo grazie alla grande passione e attenzione per le specialità e le eccellenze della buona cucina. L’atmosfera che si respira è sempre calorosa e accogliente. Si è subito catturati dalla simpatia e dalla cordialità dei titolari, Dora e Flavio, una splendida coppia impegnata da oltre 35 anni nel campo della gastronomia. La Bottega di Nonna Elena esalta il palato dei veri “appassionati del gusto”, assicurando una ricercata selezione di formaggi e salumi provenienti da tutta Italia, conservando una particolare attenzione verso i prodotti del territorio, come i succulenti bocconcini di Suino nero casertano, i famosi caciocavalli del Matese e gli ottimi vini del comprensorio trebulano; prodotti che conquistano i sensi con i loro profumi e le intense fragranze. Sicuramente è il locale adatto per festeggiare momenti speciali e, soprattutto, un luogo di incontro per buongustai e intenditori che, tra un calice di vino e un ricco tagliere, possono trascorre momenti piacevoli in una vera “sala di degustazione del buono”.

La Bottega di Nonna Elena

Vairano Scalo, via Napoli 170 Tel. 0823 988949 - 339 6866781 E Q La bottega di Nonna Elena


Un evento particolare, che si svolge ogni domenica sera da settembre a giugno, richiama un pubblico sempre più numeroso: L’Aperitivo Cattivo. Un allegro momento di convivialità, con musica e degustazioni, diventato un appuntamento fisso dei giovani dell'Alto casertano ma anche delle province di Isernia e Frosinone. E Q Aperitivo cattivo


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PIETRAVAIRANO

Il Teatro Tempio Uno dei più belli e rari esempi di impianti del tipo teatro tempio, accertati in Sud Italia, si trova sulla sommità di Monte San Nicola, nella frazione Sant’Eremo del comune di Pietravairano. All’altezza di circa 500 metri s.l.m. è stato individuato un antico santuario costituito da un tempio e un teatro, posti su due terrazze a quote differenti, la cui straordinaria scenografia è accentuata ancor di più dal panorama circostante.

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Il Tempio Sulla terrazza superiore è situato il tempio, un edificio a pianta rettangolare detta “tuscanica”: è costituito da un’anticamera che permette l’accesso a tre ambienti molto simili (cellae) dove dovevano trovarsi le statue delle divinità adorate in questo luogo. Il Teatro Del teatro, posto a una ventina di metri più in basso, si conservano la cavea semicircolare, ricavata sfruttando il pendio naturale della collina, e la scaena (la struttura dov’era rappresentata la scenografia) situata lungo il margine meridionale della terrazza, rinforzata da quattro torrette. La cavea ha uno sviluppo lineare di circa 800 metri e si suppone avesse una capienza di circa 2.000 posti a sedere. Nei pressi dell’edificio sacro è stata portata alla luce una cisterna che doveva essere, in origine, la cava da dove è stato prelevato parte del materiale di costruzione. Il santuario di Pietravairano, insieme a quello molisano di Pietrabbondante, rappresenta un raro esempio di tempio a tre celle in ambiente sannitico, di epoca tar-

do-repubblicana (II-I secolo a.C.): è la testimonianza materiale dell’avanzata romana nel territorio della Campania settentrionale. Probabilmente il centro urbano di Teanum Sidicinum, l’attuale Teano, ha avuto un ruolo importante nella trasmissione dei modelli monumentali e scenografici dell’architettura romana nel cuore del Sannio, secondo una direttrice che raggiunge l’area appenninica, come testimoniano anche i resti del teatro di Pietrabbondante (IS).

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Foto di Giuseppe Paolisso

Nella sua veste di santuario di altura, a controllo di un’importante via di comunicazione, è facile pensare che il complesso di Pietravairano rappresentasse un punto di riferimento per le popolazioni circostanti. Era dunque un forte simbolo di potere e di identità collettiva. Con i contributi stanziati dalla Regione Campania, il Comune di Pietravairano ha avuto la possibilità di recuperare il sito archeologico attraverso un importante intervento di restauro durato diversi anni e giunto, ormai, quasi a conclusione. È previsto, inoltre, anche un impianto di risalita che permetterà di raggiungere il sito in pochi minuti a coloro che sono impossibilitati, o che semplicemente non preferiscono incamminarsi lungo il sentiero. Si consiglia di organizzare la propria visita evitando i mesi più caldi dell’anno (il percorso è interamente esposto al sole) e ricordando di portare con sé dell’acqua e qualche snack. Il sentiero è accessibile a tutti pur presentando brevi tratti un po’ più impegnativi. Una piccola fatica che regala, tuttavia, una visita e una panorama tra i più incantevoli e avvincenti della provincia.

TEMPO MEDIO DI PERCORRENZA: salita 45 minuti / discesa 30 minuti DISTANZA COMPLESSIVA: 1.800 metri DISLIVELLO: 100 metri DIFFICOLTÀ DEL PERCORSO: T = Turistico

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Avendo un po’ di tempo a disposizione, suggeriamo di concludere l’escursione con una visita al centro storico, per ammirare le bellezze del borgo e il fascino del territorio circostante dai suoi belvedere. Pietravairano è un comune che si distingue per il suo aspetto particolarmente scenografico. Si sviluppa, infatti, su una serie di terrazze panoramiche dominate dai resti del castello medievale, facilmente raggiungibile con una breve passeggiata tra incantevoli vicoletti ed eleganti residenze storiche. E Scarpanauta Della Pietra

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PIETRAVAIRANO

The theatre-temple A beautiful example of Roman theatre-temple is located on top of Monte San Nicola, in the town of Pietravairano, 500 meters above sea level. The theatre and the temple are placed on two different terraces, which emphasize even more the scenic layout of the sacred area. The Temple The temple has a plan that the ancient Romans called "Tuscanica", with three very similar environments (cellae) where the statues of the deities were placed, and a large antechamber.

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The Theatre Of the ancient theatre is preserved the auditorium with the seats, made using the slope of the hill, and the stage, where the actors moved. It is assumed that the theatre could accommodate around 2,000 seats.


The sanctuary of Pietravairano represents a rare example of a temple with three cells in a Samnite environment, from the late Republican period (2nd-1st century BC): it is the material testimony of the Roman advance in the territory of northern Campania. Located on a high ground and on the border between the Samnite and Sidicini territories, the building represented a reference point for the surrounding populations. The town of Pietravairano had the opportunity to recover the archaeological site through an important restoration that lasted several years and which has now almost reached its conclusion.

AVERAGE WLAKING TIME: 45 minutes uphill - 30 minutes downhill TOTAL DISTANCE: 1,800 meters DIFFERENCE IN ALTITUDE: 100 meters DIFFICULTY OF THE ROUTE: T = Tourist

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WEDDING | RICEVIMENTI | EVENTI


Ci sono luoghi di cui ci si innamora a prima vista, che fanno sentire chi li vive protagonisti di storie romantiche e senza tempo, di quelle che si leggono nelle pagine dei libri. Sono queste le emozioni che, spesso, spingono nella scelta della location dove celebrare i momenti più importanti della propria vita. Le stesse che si possono vivere in una tenuta storica capace di regalare magia, immersa nel paesaggio di Vairano Patenora, terra di storia e cultura: Tenuta D’Ausilio.

Un sogno fra eleganza e natura


Una dimora risalente al 1612,

ristrutturare la dimora seicentesca nel rispetto del progetto iniziale, armonicamente inserita nella riportando alla luce le forme e i splendida natura circostante, dove si materiali originali, dando vita a una respira raffinatezza e intimità. location dotata di camere e ampi spazi La storia della tenuta è legata a quella per eventi esclusivi. della famiglia D’Ausilio e al loro forte Due grandi sale si affacciano sul parco legame col territorio e le antiche con giardino all’inglese e piscina, tradizioni contadine. dove si possono ammirare tutte le Una sensibilità che ha permesso di sfumature della flora mediterranea

WEDDING | RICEVIMENTI | EVENTI


che colorano con bellezza e stile gli eventi che si ospitano in ogni stagione. L’amore per il territorio si può osservare ma anche assaporare, grazie a una cucina che sa esaltare al meglio i sapori di un angolo della Campania abbracciato da verdi cime montuose. Le migliori eccellenze agroalimentari vengono rielaborate seguendo metodi

di preparazione all’avanguardia, che tengono conto anche di tecniche di respiro internazionale, per portare qualità ed emozioni in ogni piatto. Una gestione attenta sotto ogni aspetto, affidata a un personale altamente qualificato, rende unico e irripetibile ogni evento e trasforma il sogno in realtà... una realtà che vive di storia, eleganza e natura.

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madri capua

le di

Foto di Vito Perrotta

Nel Museo provinciale Campano di Capua si può ammirare una delle collezioni archeologiche più straordinarie al mondo: Le Matres Matutae, splendido risultato di una scoperta avvenuta per caso verso la metà dell’800.

Durante i lavori di risistemazione di un terreno privato nel comune di Curti, furono ritrovate delle statue in tufo rappresentati figure femminili. Fu solo il primo di una serie di ritrovamenti che hanno portato alla luce oltre 160 statue risalenti a epoche e stili differenti ma tutte raffiguranti donne sedute su un trono con in braccio dei neonati in fasce o fanciulli rappresentati in piedi accanto al trono. Una delle numerose statue, che si possono ammirare nelle sale del Museo di Capua,

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presenta caratteristiche diverse dalle altre. È di grandi dimensioni e mostra nelle mani una colomba e una melagrana. Tradizionalmente viene considerata come l’immagine dell’antica dea Matuta, alla quale fu dedicato un Santuario situato fuori dall’antica città di Capua. Insieme alle statue, infatti, vennero alla luce numerosi frammenti

riferibili a un edificio sacro risalente al VI secolo a.C. e frequentato fino al I secolo a.C. Tra altari, edifici e piccole sculture, le Matres in tufo hanno rappresentato per secoli una forma di dono offerto alla dea Matuta in forma propiziatoria o di riconoscenza per una “grazia” ricevuta.

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La genuinità della cucina tradizionale

Una storia familiare iniziata nel 1979 da Pasquale Centore con un piccolo girarrosto, che oggi, ampliato e arricchito nell’offerta, continua grazie al figlio Franco e al prezioso contributo di sua moglie Laura, appassionati e cultori di cucina. Un punto di riferimento per chi vuole trasformare un pranzo o una cena in un momento sfizioso senza rinunciare al gusto. 62


Genuino come gli ingredienti utilizzati, selezionati con attenzione da Franco e Laura e lavorati con arte dal personale di cucina, per realizzare piatti dal sapore autentico. Tradizionale per l’idea di portare in tavola le ricette tipiche del territorio; piatti che una volta venivano preparati solo la domenica quando si riuniva l’intera famiglia. Rosso fuoco Il piatto storico è il famoso pollo allo spiedo, cotto con la giusta lentezza in un grande girarrosto a legna. Un cuore infuocato che dona una croccantezza e un sapore particolare alle carni. Oltre al pollo si possono gustare, sempre allo spiedo, anche cosciotti di tacchino e quaglie.

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Sono i veri sapori di un volta, da gustare comodamente seduti nell’adiacente saletta o da portare a casa.

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Un vasto assortimento di primi e secondi piatti e una grande varietà di contorni di stagione che colorano e danno sapore alla tua tavola. Ad arricchire il menù di Appia Food c’è anche un’interessante scelta di piatti a base di pesce oltre a stuzzicanti e variegati fritti.


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L’Anfiteatro Campano

DI SANTA

MARIA CAPUA VETERE

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Una vera

meraviglia

italiana

Gli anfiteatri rappresentano una delle testimonianze più forti della storia politica, sociale ed economica di un popolo. Quando li osserviamo nella loro magnificenza e monumentalità ci abbandoniamo all’immaginazione e facciamo rivivere nella nostra mente tutto ciò che poteva accadere tra gli spalti e l’arena. Vediamo i gladiatori che rendono onore all’imperatore prima di andare allo scontro; fantastichiamo sui feroci e cruenti combattimenti accompagnati dalle grida del pubblico che incoraggiava alla lotta; immaginiamo il grande andirivieni di servi e del personale di servizio che si spostavano tra gallerie e sotterranei. Insomma, questi spettacoli mettevano in moto una macchina organizzativa con esigenze tali che solo le maestose strutture di un anfiteatro potevano soddisfare.

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In tutta Italia si contano più di cento edifici di questo tipo, più o meno ben conservati. Alcuni di essi offrono ancora una suggestiva scenografia a eleganti manifestazioni culturali, come quello di Santa Maria Capua Vetere o Capua antica, la città dello schiavo Spartaco e dei famosi Ozi. È un luogo che rappresenta un ricco giacimento di tesori storici e archeologici; non a caso fu definita da Cicerone come altera Roma e in effetti è stato realmente uno dei centri più importanti della storia della nostra penisola.

Secondo solo al Colosseo, per grandezza, l’Anfiteatro di Capua o Anfiteatro Campano ha ospitato incredibili combattimenti gladiatori. Probabilmente, la sua architettura richiama quella del “fratello maggiore”, con quattro ordini di spalti accessibili grazie a un organizzato sistema di scale e gallerie. Le numerose arcate che scandiscono la facciata erano decorate con statue di marmo e rilievi rappresentanti divinità. È emozionante osservare, tra i pochi ancora presenti, il volto di Diana raffigurato sul versante orientale dell’anfiteatro.


CURIOSITÀ Conquistati da tutta questa magnificenza è facile che sfugga all’attenzione “un piccolo particolare” presente all’ingresso dell’anfiteatro: un arco “nascosto”, più precisamente un disegno inciso su una parte del pavimento che circonda l’edificio. È un modello che riproduce il profilo, in di-

mensioni reali, di un arco formato da una serie di blocchi (conci) in calcare. Sulla base delle misure e dei confronti effettuati dagli studiosi, l’arco in questione risulta essere un poco più piccolo rispetto a quelli dell’anfiteatro. Dato che questo edificio è stato per secoli anche una ricca miniera di materiali da riutilizzare in nuovi cantieri, è facile ipotizzare che qualche “marmoraro” possa aver realizzato l’impronta dell’arco per rimodellare i blocchi di calcare, recuperati nell’arena, da riutilizzare altrove.


La dea dei boschi e della caccia sembra guardare il monte Tifata con il bosco a lei consacrato più di 2.000 anni fa, dimora del suo Tempio e della cerva che allattò il piccolo Capys, eroe fondatore dell’antica Capua. I sotterranei mostrano un sistema di stanze e corridoi, accessibili ai visitatori, insieme alle botole che si aprivano e chiudevano all’occorrenza per creare grandiosi “effetti speciali” durante gli spettacoli. A poche decine di metri sono ancora visibili i resti dell’anfiteatro repubblicano (II-I secolo a.C.) dove combatté Spartaco, solo in parte portato alla luce. Probabilmente divenne troppo piccolo,

col tempo, per contenere il numero sempre crescente di spettatori e fu quindi sostituito dal monumentale edificio imperiale. Non è un caso, dunque, che Capua vide la nascita di una vera e propria scuola gladiatoria, importante come quelle di Roma e Pompei. All’interno dell’area archeologica è presente anche un moderno Museo dei Gladiatori dove sono conservati numerosi reperti e componenti di armature e armi, sia autentiche che riproduzioni. Un originale diorama, invece, rievoca una scena di combattimento con figure di gladiatori rappresentati in un contesto sonoro e a dimensioni quasi reali.

Questo sito così ricco e affascinante, inserito nel circuito di visita che comprende il Museo Archeologico dell’Antica Capua e il vicino Mitreo, è testimone di una terra che custodisce piccoli tesori e, allo stesso tempo, grandi storie che spesso sfuggono ai nostri occhi.

Santa Maria Capua Vetere, piazza I Ottobre . Tel. 0823 844206 www.polomusealecampania.beniculturali.it

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Da Centopertose al Tifata Un’escursione “urbana” tra storia e natura a cura di Letizia De Crosta

Rilassarsi nel verde, godere di un meraviglioso panorama e trascorrere una giornata facendo una piacevole escursione in natura. Se siete della zona o anche solo di passaggio a Caserta dovete sapere che, contro ogni tendenza e luogo comune, potete regalarvi una meravigliosa e rigenerante giornata all'aperto senza allontanarvi troppo dall’area urbana. Ho provato di persona questa esperienza, cogliendo al volo l’invito della Pro Loco Casapulla a partecipare a una passeggiata sul Monte Tifata, partendo da un antico sentiero scavato nel tufo: un tratturo recuperato e valorizzato dalla Pro Loco e dall’Amministrazione comunale di Casapulla. I giovani

volontari dell’Associazione hanno realizzato un affascinante itinerario Ecomuseale che ha inizio dalle grotte di Centopertose e raggiunge la cima del Tifata attraverso un percorso che unisce storia e natura. Dai cancelli di Via vicinale San Giovanni, località Centopertose, si arriva alla prima storica cava, oggi abbandonata, dall’aspetto spettrale e magico allo stesso tempo; sembra il set di un film. Tutt’intorno c’è tanto verde, l’atmosfera è davvero rilassante e si procede verso la prima tappa, il Montanino, su un sentiero molto agevole e facilmente percorribile da tutti. Ogni tratto regala un bellissimo panorama; è sufficiente non concentrarsi solo sulla meta ma provare a osservare anche ciò che si lascia alle spalle. È proprio il caso di farlo! L’intero percorso permette di osservare uno scorcio della piana casertana dal fascino unico: l’incantevole cornice paesaggistica che circonda la Reggia di Caserta sembra conservare ancora l’antico splendore di

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un quadro del ’700; un quadro dipinto dalla mano dell’uomo e dalla natura. Ancora poche centinaia di metri e si raggiunge il Montanino. Qui, dove un tempo venne collocata una statua della Madonna, oggi si trova una croce che si affaccia sull’immen-

sa distesa della pianura campana, dominata dall’imponente figura del Vesuvio. È opportuno fermarsi qualche minuto, per riposare un po’ e per godere di una superba veduta, prima di riprendere il cammino. Sono luoghi, questi, in cui secondo la tradizione si fermò Annibale: “… in questo stesso Monte, là dove la pianura si estende, che dicesi di Montanino, fu lungamente accampato Annibale col suo poderosissimo esercito…” (Storia civile della fedelissima città di Capua, Francesco Granata, 1752).


Da questo punto il percorso diventa leggermente più impegnativo. Il sentiero poco a poco si fa più ripido, ma ciò che continua a offrire alla vista è impagabile. L’occhio spazia tra la valle (la storica Campania Felix) e i territori più interni, con la splendida Oasi delle Salicelle, la catena dei monti Trebulani, il maestoso Matese e il massiccio del Taburno. Accompagnati da questo panorama si raggiungono i luoghi sacri agli antichi capuani. Si osservano ancora le rovine del Tempio di Giove, la cui facciata principale era probabilmente

rivolta verso la città di Capua. Giunti qui è necessario raccogliere le forze per percorrere ancora qualche centinaia di metri e raggiungere finalmente la cima del Tifata (603 metri s.l.m.), segnalata da una gigantesca croce luminosa. L’intero hinterland casertano, fortemente urbanizzato, osservato dalla vetta appare per ciò che realmente è: un insieme di tanti piccoli centri cittadini immersi in una verde e grande pianura. Qui, l’animo umano riesce a ritrovare il primitivo legame con la natura e si quieta.

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INFORMAZIONI TECNICHE Il percorso ha inizio in Località Centopertose (100 m), tocca la collina ‘’Croce Santa’’ del Montanino (291 m) e raggiunge la vetta del Monte Tifata (603 m) Difficoltà: Turistico (T) - impegnativo in diversi punti. Da evitare nei periodi più caldi. Attrezzatura: scarpe da trekking, abbigliamento a strati, una buona scorta d’acqua, uno spuntino, protezione solare, cappellino e occhiali da sole. Si consiglia l’uso di bastoncini. Dislivello: 500 metri circa Tempo di percorrenza: 5 ore circa. info.prolococasapulla@gmail.com

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From Centopertose to Tifata An "urban" excursion between history and nature by Letizia De Crosta

Caserta offers the possibility of a beautiful and regenerating walk in the green without straying too far from the urban area. In fact, the Pro Loco Casapulla association has recovered an ancient sheep track to create an Ecomuseum path that starts from the Centopertose caves and reaches the top of the Tifata, through a path that combines history and nature. From the gates of via vicinale San Giovanni you pass the karst cavities of Centopertose to continue towards an historic disused quarry with a magical and peculiar aspect and reach the first stop of the route: the Montanino cross, accompanied by

a panorama that seems to come out of the 18th century. After a short stop to refresh and enjoy the superb view, you can continue the journey which, from this point, becomes a little more challenging, but increasingly spectacular from a panoramic point of view. The eye ranges from the Campania coast to the innermost territories, towards the Matese Massif and Mount Taburno. With so much beauty in the eyes you reach a sacred place to the ancient Campania, today represented by the ruins of the temple of Jupiter. At this point it is necessary to collect the energies to get closer to the top of Tifata (603 m a.s.l.)

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The place is marked by a gigantic luminous cross while the landscape offers a spectacular vision: the immense territory of Caserta, which looks like a single and large agglomeration of houses and palaces, observed from above appears formed by many small towns immersed in a large green flat land. The soul, immersed in peace and silence, manages to find the primi-

tive bond with nature and calms down ... and everything seems more magical and beautiful. TECHNICAL INFORMATION The route begins in Centopertose (100 meters above sea level), touches the '' Croce Santa '' hill, Montanino, (291 meters above sea level) and reaches Monte Tifata (603 meters above sea level) Difficulty: Touristy (T), but challenging in several points, to be avoided in the hottest periods. Trekking clothing, a good supply of water (there are no water sources on the route) and sun protection are recommended.

k info.prolococasapulla@gmail.com 77 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Casertavecchia

Un borgo diviso tra antichi misteri e affascinanti realtà 78 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Foto di DroneFly

La fama di Caserta e del suo territorio è legata soprattutto alla storia dei re Borbone e ai siti reali, divenuti nel tempo le principali attrazioni turistiche del luogo. Pochi sanno che la città abbraccia numerosi rioni e ben 23 frazioni, alcune delle quali sono delle preziose destinazioni che custodiscono importanti tesori naturalistici e storico-artistici che la-

sciano veramente estasiati. Per questo motivo vogliamo portarvi alla scoperta, in questa e nelle prossime edizioni della Guida, di ciascuno di questi luoghi. Per il momento cominciamo da un piccolo e significativo borgo la cui storia è legata a misteriose “presenze” e attraenti testimonianze storiche: Casertavecchia.

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Delle sue origini si conosce veramente poco se non fosse per uno scritto del monaco benedettino Echemperto, risalente al IX secolo, in cui fa riferimento a un piccolo abitato, situato tra le montagne, denominato Casa Hirta, ossia villaggio di difficile accesso. Con l’arrivo dei Normanni l’aspetto di questo piccolo villaggio collinare è cambiato, cominciando a splendere di bellezza grazie alla costruzione di diversi edifici, come la cattedrale consacrata nel XII secolo al culto di San Michele Arcangelo. La piazza della cattedrale non è molto lontana dall’ingresso del borgo, dove c’è una piccola terrazza con una piacevole

vista sulla pianura campana fino al Vesuvio e la costa con le isole. Da qui sembra tutto così piccolo mentre la frenesia che vivono le grandi città appare lontana; non c’è caos né rumori assordanti, si respira solo un clima di pace e serenità. Una stretta stradina svela il caratteristico impianto medievale, con tipiche case in pietra calcarea e tufo grigio tra i cui tetti si elevano gli alti campanili della chiesa dell’Annunziata e del duomo. Come una sentinella attenta a sorvegliare il tutto, c’è il torrione del castello che si innalza sulla sommità del centro abitato. Risalente al IX secolo, con i Normanni il castello diventa una residenza fortifi-


cata di cui resta il massiccio “maschio” o Torre dei falchi. Con le sue imponenti dimensioni, siamo davanti a uno dei torrioni più grandi d’Europa, utilizzato in parte a conservare derrate alimentari (nei piani inferiori) e in parte come residenza signorile (i piani superiori). Con la caduta dei re Borbone, la struttura è stata convertita in cisterna per essere, in tempi più recenti, restaurata e riconosciuta Monumento Comunale.

Se, giunti qui, udite all’improvviso degli strani vocii non stupitevi: la torre, infatti, è abitata dal fantasma di Siffridina, consuocera del grande sovrano Federico II di Svevia. Si racconta che fosse così legata a questi luoghi che, quando fu imprigionata a Trani fino alla fine dei suoi giorni, il suo spirito fece ritorno a Casertavecchia per dimorare nelle stanze della torre. A pochi passi dal castello, inoltrandovi verso il centro del borgo, si incrocia la chiesa dell’Annunziata, risalente alla prima metà del XVI secolo anche se, oggi, appare quasi completamente ristrutturata. La sua principale funzione è stata, negli anni, prettamente sociale, legata al sostentamento delle famiglie più povere, tant’è che qui venivano a sposarsi le coppie appartenenti alle classi sociali più umili.

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Il duomo si affaccia sulla piazza principale; un austero quanto maestoso edificio che conquista il visitatore con i suoi diversi stili e un impianto architettonico che richiama quello dell’abbazia di Montecassino. Superata la soglia di ingresso si fanno ammirare subito le due file di nove massicce colonne che sembrano provenire da edifici molto antichi, forse i templi pagani che un tempo si trovavano nel territorio. Proprio a queste colonne è legata la leggenda delle fate di Casa Hirta: si narra, infatti, che i boschi tifatini fossero abitati da piccole e magiche creature alate che aiutarono la popolazione del villaggio a costruire la cattedrale; più

precisamente trasportarono le colonne, che ammiriamo ancora oggi, in cambio della sola gloria eterna. La cupola del duomo è quella che si nasconde meglio agli occhi dell’osservatore, anche se la sua bellezza è pari a quella delle chiese di Amalfi, di cui riproduce lo stile di ispirazione araba. Proseguendo oltre, il borgo regala ancora una piccola chicca… quella che un tempo fu la chiesa di San Pietro venne trasformata, nel XV secolo, in una dimora gentilizia successivamente abbandonata per divenire, negli anni ’70, la residenza di una “fata”; non di quelle magiche, stavolta, ma una in carne e ossa: Ursula Pannwi-

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tz, un’artista tedesca che scelse Casertavecchia come luogo del cuore. L’artista ha recuperato l’antica dimora mattone dopo mattone, conservando l’integrità delle particolari finestre da cui deriva il nome “casa delle bifore”. Proprio alla signora Pannwitz sono legati i curiosi e simpatici simboli del borgo: gli spiritelli, dei simpatici vasetti in terracotta caratterizzati da divertenti faccine, che hanno lanciato la tradizione della produzione ceramica da parte di alcuni artigiani. Ognuno di questi vasetti nasconde un bigliettino con su scritto un desiderio destinato ad avverarsi al momento della rottura. Potrebbe mai concludersi qui la passeggiata? Certamente no! Dopo aver raggiunto il secondo affaccio panoramico, nella parte bassa del borgo, si può approfittare di una sosta in uno dei tanti ristoranti per assaporare una succulenta tipicità della tradizione locale: la pasta al sugo di cinghiale, uno straordinario piatto che racchiude i sapori genuini di una volta. Solo dopo aver ammirato le sue bellezze e gustato le sue eccellenze si può considerare terminata la visita a Casertavecchia, un luogo che lascia negli occhi la bellezza e nell’animo l’emozione di una passeggiata tra magiche e affascinanti storie. Casertavecchia, nel mese di settembre, fa da scenografia agli spettacoli di fine estate del famoso festival “Settembre al Borgo” che vede in programma concerti, visite guidate e incontri culturali con artisti di fama internazionale.

www.casertavecchia.net E casertavecchia.net 83


Casertavecchia

A village divided between ancient mysteries and a fascinating reality

The village of Casertavecchia is a center whose history is linked to mysterious "presences" and attractive historical testimonies. Originally it was a small village protected by the mountains, dating back to the 9th century. With the Normans, in the 11th century, it was enriched with important buildings, including the cathedral. The main square is not far from the entrance to the village, where there is a

panoramic terrace that overlooks the Campania plain to the coast with the islands. Of the Norman castle remains an imposing tower among the largest in Europe. According to legend, it is haunted by the ghost of Siffridina, a co-mother-in-law of Emperor Frederick II of Swabia. A few steps away is the church of the Annunziata, from the 16th century, once frequented by the poorest families, so

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much so that couples belonging to the humblest social classes came to get married here. A few steps away is the cathedral, whose features are reminiscent of the abbey of Montecassino while the dome recalls the Byzantine style of that of Amalfi. According to a legend, small winged creatures helped the inhabitants of the village to transport the columns that can still be admired today inside the building. Continuing further, the village still offers a small gem: the residence of a fairy, not magical but in flesh and blood. It is Ursula Pannwitz, a German artist who was responsible for the restoration of an ancient residence known today as the Casa delle Mifore (with particular windows). Also linked to her is the idea of creating spirits, nice terracotta jars characterized by funny faces, which launched the tradition of ceramic production by some artisans. Walking through the narrow streets and alleys, you can take advantage of a stop to taste some typical local dishes, in particular based on wild boar meat. Only at this point can the visit to Casertavecchia be concluded, a place that leaves the beauty in the eyes and the emotion of a walk through magical and fascinating stories in the soul. Casertavecchia hosts the famous “Settembre al Borgo” festival every year, which includes concerts, guided tours and cultural meetings with internationally renowned artists.

www.casertavecchia.net E casertavecchia.net 85


incucina

con Angela Una ricetta tramandata nei secoli

a cura di Angela Cerreto

Secondo alcuni storici gastronomici, la ricetta che vogliamo proporvi in questo articolo sarebbe un adattamento della “Olla podrida”, una specialità di origine spagnola.

la MINESTRA

maritata

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87 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Se così fosse, la nascita del nostro piatto si collocherebbe intorno al XIV secolo, quando a Napoli regnavano gli Aragonesi. Altri, invece, lo fanno risalire al tempo dell’antica Roma. Già nel I secolo a.C., Marco Gavio Apicio riportava nei suoi appunti la ricetta di piselli maritati, raccolta insieme a molte altre dello stesso autore nell’opera “De re coquinaria”. Secondo gli storici, furono i Romani a diffondere in tutta Europa non tanto il piatto ma la “formula matrimoniale”. Anche se non possiamo essere sicuri di

ciò, certo è che ovunque sono diffuse molte ricette che uniscono carni a verdure o legumi. Dal canto nostro, possiamo affermare che la Minestra Maritata è uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica contadina, che si tramanda da secoli in quasi tutti i Paesi del Mediterraneo. Nel tempo certamente sono state adottate molte variazioni, in base ai gusti e alle disponibilità degli ingredienti, che vedono soprattutto l’impiego di parti meno nobili di carni unite a ortaggi coltivati o selvatici. INGREDIENTI

Quella che proponiamo qui è una variante locale della Minestra Maritata, che vede protagonisti i prodotti del territorio casertano. Utilizzando ingredienti oltre quelli riportati preparerete di certo un’ottima zuppa, ma non sarà la nostra Minestra Maritata.

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CARNI DI MAIALE

» osso di prosciutto - un gambetto » pancetta stagionata - 300 g » orecchia salata (se si preferisce) » piede di maiale salato (se si preferisce) » cotiche salate - 300 g » salsiccia fresca - 300 g » salsiccia di polmone - 300 g (oggi è più diffusa quella secca, ma attenzione che sia senza fegato)

» costine salate - 300 g (tracchiolelle fresche)

VERDURE

» broccoletti 400 g » broccoli di foglia 400 g » borragine 300 g » verza 300 g » cicoria 300 g » scarola 400 g » torzelle 300 g » 1 sedano 4 spicchi di aglio » maggiorana » peperoncino e sale


PROCEDIMENTO Disporre in una capace pentola l’osso di prosciutto e tutti i pezzi di carne stagionata. Coprire con acqua non salata e mettere in cottura a fuoco medio per circa un’ora. Dopo questa prima bollitura, sarebbe opportuno sostituire l’acqua perché potrebbe risultare salata e troppo ricca di grassi. Aggiungere, quindi, le carni fresche e lasciare cuocere per altri 30 minuti. A questo punto togliere il tutto e calare nel fondo di cottura le verdure, l’aglio e il peperoncino tritati. Intanto tagliare la carne a pezzetti (compresa la cotica del prosciutto) e aggiungerli alle verdure; solo quando queste saranno cotte, regolare di sale. Gustate la minestra con pane di lievito madre, cotto a legna (meglio se di un paio di giorni), e un buon bicchiere di vino rosso. Dato che le quantità degli ingredienti sono abbondanti, vi invitiamo a condividere la Minestra Maritata con tutti i vostri cari. Buon appetito!


Alla scoperta

di Caserta

7 cinose da fare città

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Per molti turisti di ogni nazionalità, la città di Caserta è famosa per la presenza di alcuni dei monumenti più importanti della storia artistica della nostra bella Italia. Ci riferiamo, innanzitutto, al Palazzo Reale più grande del mondo con il suo immenso parco, ambizioso progetto dell’architetto di origini napoletane Luigi Vanvitelli, e del Complesso di San Leucio: monumenti riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità insieme all’imponente Acquedotto Carolino.

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La maggior parte dei turisti, che si sposta di solito tra Napoli e la costiera amalfitana, raggiunge Caserta proprio per ammirare la maestosa bellezza di questi luoghi. Trattenendosi qualche giorno in più, potrebbe scoprire che ci sono tanti altri punti d’interesse, esperienze e sapori che meritano la stessa attenzione che viene destinata ai siti Reali. I nostri suggerimenti raccolgono solo una parte di tutto ciò che la città offre, che ovviamente non si possono esaurire in un unico articolo. Per il momento, vi proponiamo 7 cose da fare in un elenco variegato, in modo da accontentare gusti e preferenze differenti, cominciando da… 92 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


7 things to do in Caserta

Discovering the city In the eyes of tourists from all over the world, Caserta is famous for the magnificent history of the Borbone Kings and for the royal residences among the most beautiful in the world, such as the Royal Palace and the Real Borgo of San Leucio, recognized by UNESCO as a World Heritage Site together with the imposing Caroline Aqueduct, in the municipality of Valle di Maddaloni. Staying a few days longer, however, you can discover many other faces of the city, places of interest and experiences to do that many visitors do not expect. That is why we have collected several suggestions of the things which can be done in the city that can meet the most diverse interests of the visitor. Aware that it is not possible to exhaust them all in one article, we begin to propose 7 things to do in Caserta, starting with...

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Visitare il

Planetario Vincere la forza di gravità, viaggiare nel tempo e nello spazio, vedere con i propri occhi ciò che finora si è solo immaginato o letto sui libri, restando comodamente seduti in un ambiente perfettamente climatizzato, guidati da una voce narrante con un suggestivo sottofondo musicale: il Planetario di Caserta è tutto questo! È il primo interamente digitale del Centro-sud Italia, dominato da una cupola di 7 metri, che ospita una platea da 41 posti. Il cuore pulsante della visita sono gli spettacoli tematici che raccontano i protagonisti, le leggi e le scoperte che hanno portato alla nascita della scienza astronomica. Al termine degli spettacoli, un piccolo percorso museale articolato in 5 sale mostra strumenti scientifici, installazioni e modelli di veicoli spaziali, corpi celesti, rocce e minerali. Completa il tour una sezione dedicata alle testimonianze (racconti, proverbi, detti popolari, prassi agricole e artigianali) legate all’astronomia nelle civiltà del passato e in quelle più moderne. www.planetariodicaserta.it

Visit the

Planetarium In a beautiful audience, guided by a narrator and background music, you can travel in space to observe what you commonly read in books or fantasize as children, discover the laws and achievements of astronomy. The evocative explanation of the Universe follows an interesting visit to the Planetarium museum which ends with a section related to astronomy in past and more modern civilizations.

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Vivere le vie dello

Shopping Insieme ai grandi centri commerciali, presenti nel raggio di qualche chilometro, il centro cittadino soddisfa le aspettative di chi ama passeggiare facendo acquisti. Sarebbe lungo fare un elenco delle vie dello shopping di Caserta, essendo una città animata da numerose attività commerciali e artigianali. Quello che vi suggeriamo è di cominciare dalle vie principali (via Mazzini e corso Trieste) per spostarvi nelle stradine secondarie, passando tra piazze e raffinati palazzi d’epoca, incrociando eleganti negozi di abbigliamento e calzature, storiche mercerie, botteghe di artigianato artistico, centri di bellezza e parrucchieri che trasformano la passeggiata in una coccola di relax da dedicare alla propria persona.

2 Experience

the shopping streets

Caserta is a city animated by many commercial and artisanal activities and is able to satisfy those who love to walk while shopping. We suggest starting from Via Mazzini and Corso Trieste to then move to the secondary streets where there are clothing stores, footwear, historic dry goods store, artistic craft shops and even beauty centers and hairdressers that transform the walk into a pamper of relaxation to be dedicated to own person.


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Vedere la mostra

Terrae Motus All’interno del Palazzo Reale è presente, dal 1994, la collezione artistica Terrae Motus, dono del gallerista napoletano Lucio Amelio e dedicata al terremoto del 1980. L’obiettivo di Amelio è stato dar vita a una rassegna che fosse “un terremoto continuo dell'anima”, per questo motivo contattò numerosi artisti di fama mondiale. Ben 65 risposero positivamente e parteciparono alla rassegna, tra cui il grande Andy Warhol. Custodita in alcune sale della Reggia, la mostra accoglie il visitatore con un’opera di Joseph Beuys che invita a riflettere sul fatto che il palazzo più prezioso che possa possedere l’uomo risiede “nella sua testa, nel suo sentimento, nella sua volontà”. Il percorso si conclude con il famoso “Fate presto” di Andy Warhol; l’appello diffuso la notte del 23 novembre del 1980 diventa oggi un’esortazione ad affrontare con coraggio le difficoltà che spesso si incontrano.

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MANGIARE E DORMIRE A CASERTA Bed and breakfast A CASA DI AMICI

Via Martiri di Bellona, 14 Tel. 333 9099680 E B&B A Casa Di Amici

Bed and breakfast

L’INSOLITA REGGIA

Piazza Gramsci, 4 Tel. 349 6837791 www.insolitareggia.it E L’insolita Reggia B&B Caserta

Hotel

CASERTA ANTICA

Via Tiglio, 75 Tel. 0823 371158 - 339 8280026 www.hotelcaserta-antica.it E Q HOTEL Caserta Antica

See

the Terrae Motus exhibition

The Terrae Motus art collection has been housed inside the Royal Palace since 1994, created by the Neapolitan gallery owner Lucio Amelio and dedicated to the November 1980 earthquake that struck many areas of Campania. More than 60 artists of international caliber participated in the exhibition, including Andy Warhol. His "Make it soon" concludes the rich itinerary with an exhortation to face the difficulties that surround us with courage.

Pizzeria

ELEMENTI DI MIMMO PAPA

Via Salvatore Arena, 6 Tel. 0823 1767358 - 329 8575196 www.elementipizzeria.it E Elementi di Mimmo Papa Q elementi_pizzeria

Pasticceria Bar VALANGE Piazza della Seta - San Leucio Tel. 0823 302751 E Valange Q valange64

Pizzeria Caffetteria Autolavaggio Distributore carburante e GPL

PIZZA HOUSE CAFE | MY ENERGY

SS Sannitica 87, 61 bis - Vaccheria Tel. 0823 485295 Q pizza_house_cafe E Pizza House Cafe - New Energy

Ristorante Pizzeria

LA LOCANDA DEL BORBONE

Viale I° Ottobre 25, San Leucio Tel. 0823 304665 E La Locanda del Borbone

Comunicazione e Marketing BRAINS AT WORK Viale Melvin Jones, 6 Tel. 0823 304226 www.brainsatwork.it E brainsatwork Q brainsatworkit Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


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Visitare l'Eremo di

San Vitaliano Tra i siti monumentali più belli da vedere c’è da menzionare l’Eremo di San Vitaliano, situato nella verde frazione di Casola, dove secondo la tradizione sostò il santo vescovo capuano Vitaliano. È un luogo di pellegrinaggio, sede di incontri spirituali e culturali di rilievo nazionale. Nella sua austera semplicità, l’edificio trasuda spiritualità e anche tanta bellezza. Superato l’arco del muro di cinta, si rimane subito affascinati dall’elegante sobrietà del campanile e dalla suggestione del piccolo viale che accoglie i visitatori guidandoli fino al portico d’ingresso. I numerosi interventi di restauro hanno preservato il fascino altomedievale dell’Eremo, rendendolo un sito romantico oltre che luogo dove trascorrere del tempo immersi nella splendida natura dei colli Tifatini. www.eremosanvitaliano.it

Visit the Hermitage of

San Vitaliano

In the small hamlet of Casola you can admire the Hermitage of San Vitaliano, dedicated to the holy bishop of Capua. A simple and austere building that exudes spirituality, beauty and history, with its early medieval appearance. It is a romantic site as well as a place to spend time immersed in the splendid nature of the Tifatini hills.

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Voglia di

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Caffè, gelato o movida? Insieme alle luci della notte, man mano che le ore si fanno piccole, si accende anche la movida. Il tramonto segna l’ora dell’apericena: i tavolini cominciano a riempirsi di ricchi e colorati apertivi per lasciare spazio, in tarda notte, a un più brioso dopocena che ha il sapore di un vivace bicchiere di vino o qualche energico drink. Nei bar, caffetterie e tea room, la tentazione di assaporare qualche dolce o una deliziosa bevanda la fa da padrona. Tra caffè e profumate miscele di tè fino a elaborati cocktail e deliziose creazioni di pasticceria, a Caserta c’è una grande scelta di locali dove soddisfare i propri gusti. Uno dei dolci protagonisti della città è senza dubbio il gelato, grazie alla presenza di eccellenti gelaterie artigianali. Studio e voglia di sperimentazione danno vita ai grandi classici dell’arte gelataia oltre a novità molto originali che conservano, comunque, tutto il naturale sapore del prodotto che le ispira.

Do you want

coffee, ice cream or nightlife? As night approaches, nightlife lights up in the city. Sunset marks the appointment with aperitifs and shots but also a sparkling glass of wine or some energetic drink. In many corners of the city there are bars, cafes and tea rooms where it is tempting to stop and taste a sweet or a delicious coffee or some fine blend of tea. In different parts of the city there are also numerous historic ice cream parlors which, alongside the great classics, present novelties that still retain all the natural flavor of the product that inspires them. 99

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


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Respirare il romanticismo del

Real Sito di San Leucio Il Real Sito di San Leucio, ideato da Ferdinando di Borbone, è stato comune autonomo fino agli anni ’20 del secolo scorso, oggi è frazione di Caserta. Il Re trasformò l’antica tenuta di caccia dei Conti Acquaviva in una realtà all’avanguardia dal punto di vista politico, sociale e artigianale. Qui, verso la fine del Settecento, si diede inizio a un’arte ancora oggi tra le più ricercate e raffinate al mondo: la lavorazione della seta. Visitare San Leucio è sco-

prire la storia della sua seta, i luoghi in cui essa veniva prodotta, conoscere il grande progetto di comunità ideato da Ferdinando e vivere la bellezza di un luogo magico, quasi incantato. Un borgo situato a pochi passi dal capoluogo di provincia dove si riesce a vivere la tranquillità e l’armonica bellezza di un piccolo centro abitato, una bellezza che nasce non solo dalla sua storia ma anche dal “monumento naturale” che l’abbraccia e lo tiene in alto, come un diamante, a regnare sullo splendido panorama che corre fino al mare. Se volete trascorrere un momento romantico da Re, venite ad ammirare il tramonto dal Belvedere di San Leucio: osservate il sole mentre si “tuffa” dolcemente nel mare salutando la costa e le isole, lasciando il posto a tante piccole luci che animano la città e la rendono viva e colorata.

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Breathe in the romance of the Real Site of San Leucio Visiting the Royal village of San Leucio means discovering the history of an avant-garde community, born thanks to the will of King Ferdinand of Borbone, who started one of the most elegant and refined art in the world: silk processing. It means knowing the places where it was produced and experiencing the magic of a magical, almost enchanted place. A village located where you can experience the tranquility and harmonious beauty of a small town. If you also want to spend a romantic moment, like a king, come and admire the sunset from the Belvedere of San Leucio: observe the sun while it gently "plunges" into the sea, greeting the coast and the islands and giving way to many small lights that animate the city and make it alive and colorful.


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Passeggiare a

Vaccheria Vaccheria è una delle numerose frazioni di Caserta, situata sui colli tifatini alle pendici del monte San Leucio. È molto frequentata dagli amanti della natura e delle escursioni e dai pellegrini che percorrono la via Francigena, che l’attraversa. Nella bella piazza principale si erge la chiesa di Santa Maria delle Grazie, in stile neoromanico, che fu costruita in soli 23 mesi. Alle spalle della chiesa si trova il piccolo borgo dall’aspetto medievale, destinato originariamente agli operai che lavoravano nei setifici di San Leucio. Oggi ospita diverse botteghe artigiane e attività commerciali. Vaccheria è il luogo dove scoprire anche le tipicità gastronomiche locali. Ogni anno nel mese di giugno si organizza la manifestazione “Mozzarelliamo”, dove si degusta la pregiata Mozzarella di Bufala Campana DOP oltre a tante altre eccellenze del territorio. Nel mese di dicembre, invece, il borgo fa da scena a un bellissimo Presente Vivente.

Stroll through

Vaccheria Vaccheria is a small hamlet of Caserta very popular with nature lovers and hikers, as it is also crossed by the Via Francigena. The ancient village, where a church built in just 23 months stands, now hosts numerous commercial and artisan activities. The center is famous above all for food and wine events such as "Mozzarelliamo", dedicated to Mozzarella of Bufala Campana DOP, and the "Living Nativity".


I suggerimenti inseriti in queste pagine non vogliono certo essere un itinerario turistico da seguire punto per punto ma rappresentano una raccolta dell’insieme di attività che si possono fare assecondando i propri gusti, esigenze e, non ultimo, il tempo che si ha a disposizione… a voi la scelta. Da parte nostra, l’augurio di una buona permanenza a Caserta.

The suggestions given represent a first collection of the set of activities that you can do and also complete according to your tastes, needs and, last but not least, the time you have available ... the choice is yours! For our part, we wish you a good stay in Caserta.

Si ringraziano per le foto: Enrico Raimondo, Antonio Natale, Gianfranco Carozza, Planetario di Caserta 103 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


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Il Parco

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DELLA REGGIA DI CASERTA


Foto di Ciro Schiavone

Può un’opera di architettura e ingegneria del ‘700 essere considerata, ancora oggi, un vero capolavoro dell’arte all’avanguardia? A Caserta è possibile! Il Palazzo Reale con il suo straordinario Parco ne sono una bellissima testimonianza. Soffermarci sulla storia della Reggia e delle sue meraviglie, invitando alla visita, sembra quasi scontato. Si tratta di un gioiello architettonico e artistico conosciuto in tutto il mondo. È un orgoglio, non solo per chi vive a Caserta, vederla protagonista in speciali televisivi, oppure un riferimento nei libri di storia dell’arte e, ancora, ricercata da visitatori e turisti di ogni nazionalità. Il suo fascino, però, non si limita solo alla bellezza dei suoi appartamenti e dei suoi giardini.

Storia di fontane, giardini e di un “sogno reale”

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La Reggia di Caserta è un simbolo di supremazia e potenza, di razionalità ed efficienza, come dimostrato principalmente dal progetto che ha dato vita al Parco e all’imponente Acquedotto Carolino. Proprio su questi vogliamo soffermarci, per potervi raccontare la storia di un sogno divenuto “reale”, in tutti i sensi, grazie a un’idea molto ambiziosa. Luigi Vanvitelli fu l’architetto, incaricato dal re Carlo di Borbone, che elaborò il progetto e inaugurò i cantieri nel 1753.

Purtroppo non riuscì mai a vedere il Parco completato; nel 1773, anno della sua morte, non era stata ancora realizzata nessuna vasca. Fu suo figlio Carlo a proseguire il progetto, apportando delle variazioni all’idea iniziale. L’obiettivo era quello di dare vita a un’elegante e ordinata serie di fontane, cascatelle, prati e bacini abbelliti da giochi d’acqua e raffinati decori, fondendo lo stile del giardino rinascimentale italiano con quello dei giardini delle grandi residenze europee, in particolare di Versailles.

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La pendenza data dal terreno accentua un curioso effetto ottico: le diverse vasche, che si susseguono per l’intero percorso, creano l’illusione che le acque della cascata sommitale scorrano seguendo una linea ininterrotta quasi fino all’ingresso. Nella realtà, lunghi bacini si alternano a piccoli prati disegnando la cosiddetta Via d’Acqua, un lungo percorso che inizia con la fontana Margherita, seguita da quella dei Delfini, dall’esedra di Eolo, dalla Fontana di Cerere e poi quella di Venere e Adone e si conclude con il gruppo scultoreo della Fontana di Diana e Atteone.

109 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Il bacino dei Delfini prende il nome dalle statue realizzate con marmo estratto dalle cave del vicino comune di Bellona e costituite da tre mostri marini con testa di delfino. L’idea originaria, prevista nel disegno di Luigi Vanvitelli,

Proseguendo si ammira la bella Fontana di Eolo, una bella esedra in marmo caiatino, scandita da arcate, piccole aperture e decorata da ben 28 statue. È rappresentato il momento in cui la dea Giunone chiede al dio del vento di allontanare Enea dall’Italia scatenando una tempesta di venti ritratti da figure alate che escono dalle grotte retrostanti. La grande vasca simboleggia il mare 110

vedeva qui delle sirene. Probabilmente, il figlio Carlo semplificò il progetto senza però togliere nulla al significato simbolico che si voleva dare alla scultura, che vuole rappresentare la grande potenza dell’acqua.

Le immagini della vasca e di tutte le fontane sono di Antonio Natale


che abbraccia le isole Eolie, dimora del dio. L’opera è incompiuta; mancano, infatti, la statua di Eolo e quella di Giunone su di un carro trainato da pavoni. Quest'ultima è situata presso i vicini uffici della Soprintendenza, così come una delle tre isole che doveva essere presente nel bacino. A seguire si incontra la Fontana di Cerere, dea della fertilità, circondata da ninfe, amorini, gruppi di tritoni e dalle personificazioni dei fiumi siciliani Anapo e Arethusa. La dea tiene in alto un medaglione con il simbolo della Trinacria.


La successiva Fontana di Venere rappresenta il drammatico momento in cui la dea, follemente innamorata di Adone, lo scongiura di non andare a caccia. Tra gruppi di amorini e cani festanti, appare il dio Marte nelle vesti del cinghiale che lo ferirà a morte.

L’ultimo bacino è dominato dalle sculture che ritraggono Diana, circondata dalle sue ninfe e in procinto di tuffarsi in acqua, e Atteone mentre spia di nascosto le sue nudità. Per vendetta, la dea lo tramuta in un cervo che verrà sbranato dai cani.

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Ai lati, due scale conducono sulla sommità della collinetta da cui sgorga l’alta cascata del torrione.

Si può accedere, qui, a una caverna da cui si gode il bellissimo panorama che corre verso il mar Tirreno.

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Un’opera del genere aveva bisogno di una portata d’acqua di una certa rilevanza. Per questo Vanvitelli pensò a una grandiosa impresa ingegneristica che catturò l’attenzione di tutta l’Europa del tempo ed è, ancora oggi, una delle opere più importanti fatte eseguire dai Borbone: l’Acquedotto Carolino. L’intero tracciato percorre circa 38 chilometri e collega le sorgenti del monte Taburno al Parco Reale, superando paludi, colline e valli, mantenendo una pendenza

eccezionale di solo mezzo millimetro per ogni metro. Il suo percorso è per gran parte interrato a eccezione di alcuni tratti che vedono la presenza dei cosiddetti ponti-canale. I più importanti di questi sono i Ponti della Valle, nel comune di Valle di Maddaloni, costituiti da una serie di arcate in tufo che si sviluppano su tre livelli. Un’opera monumentale degna di un re che raggiunge un’altezza di 60 metri e una lunghezza che supera i 500 metri.

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il rifornimento di acqua potabile della città di Napoli, della nascente città di Caserta e di San Leucio. Lungo il suo percorso alimentava mulini, pastifici e serviva all’irrigazione di terreni. Non era, quindi, il frutto di vanesi desideri di un re che aveva manie di grandezza, ma una vera opera che doveva servire al popolo. Un capolavoro che abbiamo la fortuna di poter ammirare ancora oggi in tutto il suo splendore.

Foto di Ciro Schiavone

Il giorno dell’inaugurazione dell’Acquedotto, il 7 maggio 1762, l’acqua impiegò quattro ore per raggiungere Caserta dal Taburno. Dopo un’infinita e scalpitante attesa, zampillò dalla collina di Briano dando vita alla cascata. Fu un momento di grande gioia e soddisfazione non solo per Vanvitelli ma anche per la squadra di studiosi e di matematici che collaborò con lui. La grandezza di questo progetto è legata soprattutto al fatto che l’Acquedotto doveva migliorare

115 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Il futuro nelle tradizioni del passato


Unire tradizione e modernità significa ricercare le migliori eccellenze del territorio, da rielaborare in maniera originale e innovativa. È una forma d’arte che trasforma ogni singolo ingrediente in un capolavoro gastronomico. Il giovane chef Enrico Sabino studia e sperimenta nuove combinazioni e accostamenti, per portare in tavola i veri sapori del territorio, sia di terra che di mare, che rispettano alti standard di qualità e freschezza. Per ogni occasione viene creato un menu ad hoc per realizzare molto più di un semplice pasto. Dalla colazione di lavoro agli eventi più esclusivi, ogni assaggio diventa un’esperienza di gusto.

Chef Enrico Sabino

LIBERI, via Provinciale 1 Tel. 0823 1445298 . 329 7139701 www.panearso.it E Q Pane Arso


Castel di Sasso La cascata di Arbusti Sasso è uno dei caratteristici borghi che, insieme ad altre piccole frazioni, fanno di Castel di Sasso un comune "sparso". Per la sua favorevole collocazione nel punto più alto del territorio, presenta una suggestiva terrazza panoramica dalla quale si può ammirare la piana campana fino alle isole del golfo di Napoli e, sul versante opposto, i magnifici panorami delle colline che coronano i piccoli comuni trebulani. In particolari periodi dell’anno, quando le piogge sono più copiose, in località Arbusti è possibile ammirare una bellissima e “misteriosa” cascata naturale che, precipitando dalla parete rocciosa del borgo, prosegue il suo corso fino a riversarsi nel fiume Volturno. A volte, la bellissima, si lascia ammirare solo per qualche giorno… per poi ripresentarsi alla “prima occasione”.

118

Un viaggio

nellanatura


Foto di Alessandro Santulli


L’Oliva Caiazzana

Il nostro viaggio alla scoperta “dell’oro verde” del Medio Volturno inizia dalle Colline caiatine. È qui che troviamo uno dei migliori prodotti di questa terra: l’Oliva Caiazzana. “L’olivo è la prima tra tutte le piante”, afferma lo scrittore romano Columella nel suo De re rustica, a sottolineare l’importanza che questa pianta ha per l’uomo da 4.000 anni. Di sicuro, la Caiazzana è ancora oggi un frutto di fondamentale importanza per la storia e l’economia locale. 120 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Da secoli, in questi territori, si riserva particolare attenzione alla produzione olearia di qualità, come è attestato negli Statuti di Alvignano e di Caiazzo scritti tra il XIV e il XV secolo, dove si regolamentavano le attività di coltivazione e di produzione. Questa particolare cultivar solo qui è stata individuata e si è affermata grazie alla felice condizione climatica, caratterizzata da una piovosità

limitata concentrata nel periodo autunno-vernino, e da temperature miti che in estate raramente raggiungono valori elevati. La Caiazzana presenta una maturazione precoce, è pronta per la raccolta già a inizio ottobre e produce tutti gli anni. Il frutto maturo presenta una polpa poco amara, con un colore violaceo fino al nocciolo, che tinge le mani… “se non tinge non è Caiazzana”.


La natura dei terreni, profondi, freschi e dotati di buona fertilità, contribuiscono a determinare le particolari caratteristiche chimiche e organolettiche dell’olio che si ricava da questo prezioso frutto. L’olio che ne deriva ha un fruttato leggero, tendenzialmente dolce, con una nota aromatica alla mandorla e un colore tendente dal giallo paglierino al verde.

“Olio nuovo, vino vecchio” dicono i contadini. Si sa che l’olio degrada col tempo, a differenza del vino; col suo gusto delicato e armonico è adatto al consumo immediato oltre ad avere vantaggi salutistici che la sua freschezza implica. L’olio “novello” ha un’ottima accettabilità da parte del consumatore ed è adatto per le ricette più delicate. Da alcuni anni sono sempre più numerose le aziende locali che si dedicano alla produzione di Olio Extravergine da Oliva Caiazzana, ma questo frutto ha una duplice attitudine: è un’ottima oliva da mensa oltre che da premitura. Così riferiva il professore Giuliano Palumbo, studioso locale, in una sua relazione: “[...] Ci raccontava un vecchio contadino [...] che, in ogni proprietà esistevano soltanto una o due piante d’Olivo caiatino, il cui frutto era destinato alla tavola, previa cottura al forno, con l’aggiunta d’aglio, arance, sale e finocchietto, appositamente triturati.

122 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Sul desco di Natale, per tradizione, non poteva mancare questa speciale oliva, che veniva consumata negli intervalli tra una pietanza e l’altra...”. Ebbene sì! La massima espressione della Caiazzana è l’oliva da tavola, da gustare in salamoia o essiccata. Nel primo caso, bisogna lasciare le olive in una soluzione di acqua e massimo il 3% di soda caustica (idrossido di sodio) per 8/12 ore, poi lavare bene e lasciarle fermentare e conservare in salamoia. Un processo che permette di eliminare il sapore amaro del prodotto e consente di assaporarle con gusto. Per la preparazione delle olive appassite, molte famiglie utilizzano ancora il metodo tradizionale. Si condiscono le olive con alloro, sale, finocchietto e peperoncino, per poi farle fermentare 1520 giorni. A questo punto, si lasciano nel forno qualche ora per farle essiccare. Un modo semplice per gustare un prodotto autoctono, genuino e dal sapore unico.



LOUNGE BAR

Alta gamma di distillati, vini, birre e cocktail E Q Il Buco Lounge Bar . Vico San Giovanni, 2

STREET FOOD

Cuoppi . Taglieri . Panini E Q Il Buco Street Food . Via A. A. Caiatino, 24

WINE

Selezione di vini, liquori e distillati E Q Il Buco Wine . Via A. A. Caiatino, 31

EVENT

Bar catering . Noleggio attrezzature Allestimento ville e party E Q Il Buco Event . Via A. A. Caiatino, 44

RELAX

B&b . Area picnic . Villa privata . Party E Q Il Buco Relax . Via Santa Cristina, 10

IL BUCO . CAIAZZO

Tel. 377 2111464 - 0823 868772 . www.fantasticday-ilbuco.it


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Caiazzo


Il modo migliore per apprezzare lo spirito di un luogo è senza dubbio “perdersi” in esso e conoscere gli angoli più nascosti, quelli che spesso sfuggono allo sguardo del visitatore più frettoloso. Approfittando di un po’ di tempo libero, di una bella mattinata (meglio se fresca e soleggiata) e indossate un paio di scarpe comode si può partire alla scoperta dei vicoli di Caiazzo. Dall’età antica al Medioevo, il centro caiatino ci ha lasciato un meraviglioso scrigno di tesori sparsi in un insieme di strade, vicoli e viuzze che formano un divertente labirinto urbano nel quale inoltrarsi senza fretta.

nel

una passeggiata

centro antico

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Lasciata l’auto nel comodo parcheggio di Rione Garibaldi, ci si incammina lungo il corso principale, via Cattabeni, una strada piena di negozi e molto animata dal continuo via vai di persone e mezzi, per raggiungere, in pochi passi, piazza Porta Vetere. Superata la piccola loggetta del belvedere, dove si trova il monumento dedicato ai caduti, ha inizio la strada principale del centro antico di Caiazzo: via Aulo Attilio Caiatino. La strada ricalca il decumano della città romana, l’asse principale che attraversava Caiatia in direzione est-ovest.

Lungo questa via, ancora oggi, sono presenti molte iscrizioni che ricordano la costruzione di importanti edifici finanziati da personaggi illustri. Si procede senza fretta e si imbocca il decumano, da dove partono numerose stradine e vicoli che si incrociano tra loro. Si può scegliere di proseguire la passeggiata in uno di questi e, camminando tra scale in pietra in alcuni tratti coperti, si scoprono scorci interessanti sia per il fascino del percorso sia per l’inaspettata presenza di significativi LEGENDA


MANGIARE E DORMIRE A CAIAZZO Agriturismo Camere TEMI DI TERRA

Via Pozzillo II, 9 - Tel. 331 4451334 E Q Temi di Terra

Food and wine PAM 2.0

Via Latina, 72 - Tel. 388 1508509 www.pamduepuntozero.it E PAM 2.0 Q pamdue.zero

Lounge bar Caffetteria

BORGO ANTICO CAFFÈ

Piazza S. Stefano Menecillo Tel. 346 3051086 E Q Borgo Antico Caffè Caiazzo

Osteria Pizzeria

ANTICA OSTERIA PIZZERIA PEPE

Piazza Porta Vetere, 4 - Tel. 0823 868401 www.anticapizzeriapepe.it E Q ANTICA PIZZERIA OSTERIA PEPE

edifici, come la Chiesa di Sant’Apollonia, situata in un angolo quasi nascosto proprio all’imbocco della Salita Francesco Manselli. Non molto distante c’è Palazzo Santoro, dimora nobiliare del XIV secolo, oggetto di restauri e ristrutturazioni che gli hanno donato l’attuale aspetto settecentesco.

Pasticceria Gelateria Bar SPARONO Via G.B. Cattabeni, 34/36 Tel. 0823 868707 www.pasticceriasparono.it E Pasticceria Sparono

Pastry & Shop

SWEET HOUSE

Via Roma, 43 Tel. 328 4638129 - 346 5758200 E sweet_house_pasrty_shop sweethousecivitella@gmail.com

Pizzeria

PEPE IN GRANI

Vicolo San Giovanni Battista, 3 Tel. 0823 862718 - 1764940 www.pepeingrani.it E Q Pepe in Grani

Ristorante

IL GENERALE

Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 - 335 6854394 E Ristorante Il Generale

Street food Lounge bar Relax IL BUCO Vico San Giovanni Battista, 2 Tel. 377 2111464 E Q Il Buco Street Food E Q Il Buco Relax


Proseguendo si incrocia Vicolo San Giovanni Battista, una scalinata in pietra stretta tra due palazzi, che invita a scendere tra i vicoli, nel cuore del quartiere dove si possono ammirare i palazzi durazzesco-catalani che conservano ancora inalterate le loro caratteristiche facciate del XIV-XV secolo. Pochi metri e si arriva a Palazzo Mazziotti, monumentale edificio del XV secolo che, in un’iscrizione posta nel cortile, ricorda il vescovo Mirto Frangipane, autorevole caiatino che nel 1492 ottenne tale carica dal re Ferdinando I d’Aragona. Il palazzo ospita la biblioteca civica e il Museo Kere, museo della civiltà e della tradizione contadina. Negli spazi del vecchio giardino, annesso al palazzo, c’è un’area archeologica dove sono presenti resti di edifici di epoca romana e medioevale. Risalendo via Umberto I si ritorna verso il decumano e si incrocia Piazza Santo Stefano Menicillo che, al tempo dell’occupazione romana, era il foro di Marco Gavio. 130 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021

Tutt’intorno si trovavano gli edifici pubblici, probabilmente anche un tempio sul quale oggi sorge l’imponente Cattedrale di Santo Stefano. Accanto alla Cattedrale di Caiazzo si può ammirare il Seminario cinquecentesco e il palazzo Vescovile, sede dell’Archivio Storico Digitale Diocesano che conserva pergamene e testi


risalenti all’anno Mille. A pochi metri, la Cappella Egizi o di Sant’Agnese, menzionata in un documento del 1600, è la testimonianza di un esponente di nobile famiglia che fece ritorno dalla prima Crociata con le insegne di un egizio ucciso, che da allora utilizzò come stemma.

131 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Si riprende il cammino. Il corso si “srotola” verso il punto più alto del centro antico, dominato dal castello sorto sull’acropoli osco-sannita. Lungo questo tratto si incontrano la chiesa dell’Annunziata e quella dell’Immacolata Concezione risalente al Seicento, seguita dalla Cappella della Confraternita del Santissimo Rosario annessa alla Chiesa di San Nicola De Figulis. Dall’altro lato, verso

ovest, si percorre il decumano per ritornare a Porta Vetere. La passeggiata diventa sempre più stimolante! Si prosegue ormai trascinati dalla curiosità di scoprire cosa si nasconde in queste stradine, come il Palazzo Savastano, un edificio seicentesco che presenta una bellissima facciata in stile tardobarocco, decorata con busti che raffigurano simbolicamente i giorni della settimana. Poco più avanti, in una piccola piazzetta, si trova il Municipio, che occupa le stanze del convento francescano. Secondo la tradizione, il complesso fu donato dal vescovo Almundi allo stesso San Francesco quando venne in visita a Caiazzo. Nonostante il lungo percorso, la visita ancora non è ancora finita! Sarebbe opportuno fare una breve sosta e rifocillarsi un po’ all’ombra dei grandi pini di Porta Vetere per poi spostarsi verso il quartiere Porta Pace e proseguire alla volta di Portanzia. Qui si intrecciano e si susseguono scorci e vicoli affascinanti e misteriosi. Si ha veramente l’impressione di essere in un labirinto.

132 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


SHOPPING

«Quanti piccoli comuni possono vantare di aver ospitato uomini illustri?» La domanda sorge spontanea mentre si legge la targa che informa il visitatore di essere giunto presso il palazzo che ospitò, nel XIII secolo, Pier delle Vigne; funzionario del re Federico II, reso tristemente famoso da Dante che lo ricorda nel XIII Canto dell’Inferno.

A CAIAZZO Macelleria aziendale

FATTORIA DELLA ROCCA

Via Cicini delle Saudine, 3 fraz. San Giovanni e Paolo Tel. 340 3458373 www.fattoriadellarocca.it E Fattoria Della Rocca

Azienda apistica

MIELE CAIATINUS Strada Provinciale 336 n. 49 Tel. 351 5762526 E Q miele_caiatinus

Azienda agricola biologica LA QUERCIOLAIA

Via Paolo Aldi, 14 Tel. 349 4186624 E La Querciolaia Q agricolalaquerciolaia

Centro estetico specializzato in trucco permanente VALENTINA VARCHETTA

Via G.B. Cattabeni, 68 - Tel. 333 4270879 E Q Valentina Varchetta

Centro ottico GreenVision OTTICA CORNIELLO

Via G.B. Cattabeni, 26 Tel. 0823 868907 - www.otticacorniello.it E Q Ottica Corniello

Vendita e assistenza informatica Telefonia THE TECHNICIAN STORE Via G.B. Cattabeni, 22 Tel. 333 8471093 - www.thetechnicianstore.com E Q The Technician Store

Oreficeria Gioielleria COSE BELLE

Via G.B. Cattabeni, 49 Tel. 334 1781995

Parrucchiere

OVER HEAD LAB Via G.B. Cattabeni Tel. 327 4478349 E Q Over Head Lab

Studio di ingegneria Sicurezza sul lavoro Antincendio Progettazione Impianti GIOSÈ SANGIOVANNI

Via Valardo - Tel. 349 2936419


Un ultimo sforzo porta verso Largo Fossi, percorrendo via Messeri o via San Francesco, un ampio piazzale dove si può ammirare uno degli esempi più belli di mura in opera poligonale in Campania (risalente al IV secolo a.C.) e un panorama che si apre verso la piana del Volturno e la catena dei monti Tifatini.

Questa intensa passeggiata di certo non può raccontare completamente tutte le bellezze caiatine ma regala l’opportunità di visitare un importante centro dell’Alto casertano dove il fascino della storia si accompagna egregiamente a profumi e sapori tipici veramente eccezionali. Oltre che per la storia, Caiazzo è famosa anche per l'enogastronomia, ricca com’è di agriturismi, aziende agricole e ristoranti molto attenti nella ricerca e nella trasformazione di eccellenze locali, per portare sulle tavole piatti di altissima qualità e genuinità. Questi stessi prodotti, inoltre, vengono interpretati in maniera originale e sapiente da veri maestri della pizza che hanno fatto dell’offerta caiatina una delle più qualificate e riconosciute anche a livello internazionale.

134 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Le ultime tendenze e le tecniche più moderne per donare ai tuoi capelli la cura e il look che meritano.

“Quando i capelli sono a posto, puoi cavartela in ogni occasione”. IRIS APFEL

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Caiazzo, via G.B. Cattabeni . Tel. 327 4478349 E Q Over Head Lab


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Una splendida terra ricca di antiche tradizioni


Foto di Alessandro Santulli

Il sapere e le tradizioni che arrivano dal passato sono ancora oggi protagoniste nella produzione vitivinicola dell’area caiatina e trebulana, un territorio che trova una delle sue migliori espressioni nei sentori dei vini Pallagrello e Casavecchia.


CASEIFICIO

Mozzarella di bufala Formaggi tipici

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Tra le numerose eccellenze gastronomiche del Parco nazionale del Matese, un posto d’onore spetta alla produzione casearia, realizzata ancora oggi nel rispetto delle antiche tradizioni locali. Dal 1892, l’impegno delle varie generazioni della famiglia Gentile è volto a garantire la qualità dei suoi prodotti. Il latte lavorato nel caseificio La Sovrana proviene soprattutto dagli storici allevamenti bovini e bufalini di famiglia situati nella verde e fertile piana alifana, alle pendici del Matese. Questa preziosa materia prima viene trasformata in una grande varietà di formaggi dal sapore eccezionale; partendo dal caciocavallo fino a una ricca e stuzzicante varietà di formaggi sia freschi che stagionati. Anche la Mozzarella è protagonista nella vetrina del caseificio, portando nel Matese il gusto dell’antica produzione dei Mazzoni. Questa punta di eccellenza viene proposta nella sua versione classica accanto all’invitante “mozzarella figliata” e la famosa “zizzona”.

La lavorazione a Chilometro Zero riesce a unire una delle più storiche tradizioni casearie della provincia di Caserta alla genuinità del territorio matesino, traducendoli in autentiche bontà che vi aspettano per essere gustate. • Mozzarella di bufala • Formaggi tipici • Colazioni

CASEIFICIO LA SOVRANA . Alife, Strada Provinciale 330 n. 10 m 0823 783261 - 340 6836060 E Azienda Agricola La Sovrana 139 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


ESCURSIONE A MONTE MAGGIORE Tra natura, sport e storia I Monti Trebulani, detti anche Colli Caprensi (dalla vetta del Monte Capraio), rappresentano un massiccio montuoso situato in pieno territorio casertano, distaccato dall’Appennino campano e nel cuore del Medio Volturno. Ben posizionati tra i Monti del Matese e il Mar Tirreno, il loro crinale appare molto sottile e strapiombante, caratteristiche che rendono queste montagne una destinazione affascinante e molto ricercata dagli appassionati di escursionismo. Dopo aver esplorato in lungo e in largo, nel corso degli ultimi anni, i numerosi sentieri del Massiccio del Matese mi affaccio anche io nella valle del Volturno e decido finalmente di partire all’esplorazione del Monte Maggiore e dei suoi eremi.

Febbraio 2020 La primavera è quasi alle porte. L’inverno quest’anno è trascorso in maniera alquanto anomala: privo di neve e con temperature inusuali rispetto al periodo, più alte del previsto. La giornata è all’insegna del

140 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021

bel tempo e, come al solito, la mia sveglia suona prestissimo. Si va! Il sentiero scelto per la salita è il “Fosso della Neve” con partenza da Pietramelara, un percorso antico praticato dai monaci già nel Medioevo. In compagnia di


testo e foto di Roberto Fratta

Angelo, immancabile compagno di escursioni, giungo all’imbocco del sentiero. Siamo già a 547 metri di altitudine e l’orologio segna le 7.30. La segnaletica incisa sul legno è ben definita; fin dalla partenza ci fa capire che siamo sulla strada

giusta. Ci inoltriamo nel bosco dove i timidi bucaneve si fanno spazio tra le foglie che ricoprono i gradoni in legno, costruiti negli anni passati, che rendono la prima parte della salita molto agevole. Alcune croci in ferro battuto richiamano la

nostra attenzione. Ne contiamo circa 10 lungo il cammino, a ulteriore conferma che stiamo percorrendo un’antica strada di pellegrinaggio al termine della quale troviamo il primo obiettivo della giornata: l’eremo di “Fradejanne”. 141

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


È una piccola ma significativa chiesetta posta su uno spigolo di roccia sporgente, a quota 900 metri, come a sorvegliare la sottostante valle. Il Matese è lì, dirimpettaio imponente e protagonista del vasto paesaggio che si stende sotto il nostro sguardo; distinguiamo anche i monti San Nicola e Caievola e, poco distante, il Monte Melito, parte integrante dei Trebulani. Una breve sosta con qualche foto è d’obbligo: il fitto bosco molla la presa e lascia intravedere a sprazzi il panorama che fino a ora ci aveva nascosto. Una volta ripreso il cammino, scorgiamo in lontananza lo sperone di Pizzo San Salvatore. La sua cresta spoglia e a strapiombo aumenta in noi la voglia di raggiungerlo! C’è ancora tanto cammino da fare; il sentiero prosegue con saliscendi che si susseguono e proseguono per diverse

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centinaia di metri e, poco prima del “bivio”, costeggiamo una grande roccia utilizzata per l’arrampicata sportiva, sulla quale riconosciamo subito almeno quattro “vie di risalita” della parete… molto carina. La deviazione per la cresta finale non si lascia notare facilmente ma, con un po’ di attenzione, notiamo un “fuori-sentiero” che si impenna tra piccole rocce e la boscaglia. A partire da questo punto il percorso diventa più difficoltoso ed è consigliabile a chi ha una buona esperienza di escursionismo.


Respiro controllato e passo sicuro, insieme alla consapevolezza della difficoltà che si sta per affrontare, sono fondamentali per svolgere questo tratto in sicurezza. I tratti più difficili non si fanno attendere, nonostante ciò ci muoviamo con dimestichezza tra le rocce, spesso usando anche le mani. I segnali di colore giallo e rosso che troviamo lungo la cresta ci sono di grande aiuto. Qualche albero qua e là, “placche” di rocce e passaggi strettissimi e obbligati ci conducono all’anticima del pizzo, ovvero Cima Martino, a 1.020 metri. Si prosegue. L’obiettivo non è lontano. Dopo circa due ore di cammino finalmente siamo in vetta: Pizzo San Salvatore è conquistato. Sia-

mo a 1.037 metri di quota. Il panorama è bellissimo, una visuale a 360 gradi che spazia dalla valle telesina al Golfo di Gaeta e guarda la valle del Volturno fino al Golfo di Napoli con le sue isole maggiori. Il Sole è alto e riflette nel mare; sembra di poterlo toccare con mano. Ci godiamo il paesaggio e dopo uno spuntino in tranquillità riprendiamo la via del ritorno. L’escursione, però, non è terminata; la giornata è lunga e abbiamo ancora tante altre ore di luce a disposizione. Restano da visitare l’eremo di San Salvatore e la grotta di San Michele nel territorio del piccolissimo borgo “fantasma” di Croce, quindi nel versante occidentale del massiccio trebulano. 143

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Giunti al bivio in cui ci eravamo staccati dal sentiero, proseguiamo lungo l’agevole e invitante stradina in discesa che ci conduce al santuario di San Salvatore, un tempo monastero benedettino. È una meta molto suggestiva data la sua collocazione, alla quota di 850 metri. Il monastero risale all’anno Mille, ben tenuto e ricco di storia; la percezione del culto religioso è immediata, il silenzio regna sovrano. La porta d’ingresso in legno, recentemente restaurata, è aperta per chi desidera visitare il luogo o, semplicemente, recitare una preghiera. A ridosso dell’eremo sporge un’imponente roccia, nota anche come “il Buddha” per la sua caratteristica forma, divenuta nel tempo sito di arrampicata sportiva e luogo di ritrovo di molti appassionati. Conclusa la visita al monastero ci attende l’ultima tappa: la grotta di San Michele. Il percorso continua in discesa, proseguiamo. Dopo qualche tornante si incrocia un cartello che devia nettamen-

te nel bosco fitto: è lui, il sentiero che ci accompagna tra enormi rocce calcaree, “scavernamenti” e buchi in parete: siamo nel posto giusto! L’ingresso della grotta è qui, dietro l’angolo: una caverna naturale consacrata al Santo Arcangelo Michele. Il caratteristico stillicidio la rende umida e un po’ scivolosa ma allo stesso tempo molto suggestiva e colorata mentre qualche lume e un bouquet di fiori segnalano la sporadica frequentazione dell'uomo. Anche l‘ultima meta della nostra escursione è stata raggiunta!

144 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


A questo punto prendiamo la via del rientro, riconquistando il cammino verso l’eremo di Fradejanne. Mentre ritorniamo a Fosso della Neve facciamo un resoconto della giornata; siamo in perfetto orario e molto soddisfatti del giro effettuato. Tra una chiacchiera e l’altra, eccoci di nuovo al punto di partenza. Che dire, il Monte Maggiore è un complesso tutto da esplorare. Su entrambi i versanti si contano decine di sentieri, per la maggior parte molto agevoli e accessibili, che regalano belle emozioni dal punto di vista panoramico (dato i suoi numerosi affacci), la possibilità di praticare attività sportive (grazie alla presenza di importanti pareti di arrampicata) e il fascino del suo patrimonio culturale rappresentato da siti dalla storia millenaria. Durata: 4 ore escluso le soste Percorso totale: 10 chilometri Dislivello: circa 500 metri Difficoltà: EE (Escursionisti esperti) 145 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


ALLEVIAMO PASSIONE, POTENZA E LIBERTÀ • Cavalli di razza Quarter Horse e Paint Horse • Puledri domati e pronti per l'addestramento da performance di Cutting o Reining • Seme di stalloni geneticamente prestigiosi • Eventi western e country con competizioni e clinics


MATESE RANCH Località Defenza, Lago del Matese . San Gregorio Matese Tel. 335 1304366 . 388 3267285 www.mateseranch.it E Q Matese Ranch


FALODE VILLAGE

A pochi passi dal Lago del Matese, la natura incontaminata incontra la genuinità e l’accoglienza dell’Agriturismo Falode, circondato da una cornice naturalistica e paesaggistica veramente unica: l’area protetta del Parco nazionale del Matese.


Estesa su circa 350 ettari, l’azienda abbraccia grandi praterie e pianori e racchiude boschi di faggi, ruscelli e sorgenti. Per godere di queste immense bellezze, è possibile scegliere tra diverse soluzioni di soggiorno: i mini appartamenti de La Baita, dotati di piscina, area giochi e barbecue; La Vecchia Dimora, con vista panoramica sul lago; le camere de Il Rifugio, nel cuore di Falode; lo Chalet

del Principe, ideale per ospiti a mobilità ridotta o per chi desidera organizzare un soggiorno durante la settimana. Coloro che riescono a rinunciare a qualche comodità per provare nuove esperienze possono “dormire sotto le stelle” nella vicina area campeggio. Tra natura e attività sportive ci sono tante opportunità per occupare il tempo libero.

149 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Falode Village è il punto di partenza per escursioni a piedi o in mountain bike intorno al lago e nei boschi circostanti o per raggiungere le vette più ambite del Matese. In autunno si può passeggiare nel bosco tra le bellissime tinte calde del foliage, mentre in estate si cammina protetti dalla fresca ombra dei faggi. Insieme a guide qualificate si può partecipare a uscite a cavallo seguendo sentieri adatti a chi ha poca esperienza o percorsi più impegnativi per gli esperti. Si organizzano, inoltre, piacevoli visite aziendali su caravan in stile western. Scivoli, corde, scale, altalene… con questi 150 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


e tanti altri giochi si possono intrattenere i bambini in totale sicurezza, a poca distanza dal ristorante e dall’area picnic. Per gruppi di visitatori e scolaresche vengono organizzati laboratori di Fattoria Didattica, che offrono l’occasione di entrare in contatto con tutti gli animali dell’azienda e di far vivere esperienze insolite, come la produzione di formaggi. La Falode è l’esempio concreto del Chilometro Zero.

Un’attenzione particolare è rivolta all’intera filiera produttiva che va dagli allevamenti di ovini, bovini e suini (dove si seguono tecniche che tengono conto del benessere animale) alla lavorazione delle materie prime per ottenere prodotti unici derivati da carni e latte, come bistecche e salsicce fresche, capicollo e salumi stagionati o formaggi come caciotte, caciocavalli, yogurt e molto altro ancora.

151 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


152 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


Tutti questi prodotti sono disponibili nel punto vendita presente all’ingresso della struttura, pronti da acquistare per assaporare a casa le genuinità matesine o allestire un divertente picnic nell’area dedicata, attrezzata con tavoli e griglie. Insomma, Falode Village rappresenta

un perfetto campo base dove poter scegliere l’attività che più si preferisce praticare. Ogni offerta è curata nei minimi dettagli e, complice la magnifica cornice ambientale, la permanenza regala sicuramente un’esperienza appagante e indimenticabile.

CASTELLO DEL MATESE Azienda agrituristica FALODE VILLAGE Loc. Acqua di Santa Maria Tel. 0823 919233 - 919265 www.falode.it E Q Agriturismo Falode 153 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


San Gregorio Matese Lago del Matese In tutto il Matese, a oltre 1.000 metri di altitudine, ci sono preziosi gioielli naturali che regalano esperienze uniche ed entusiasmanti. In ogni stagione si scoprono colori e profumi diversi e frequentemente si fanno anche simpatici incontri con la fauna locale. Oltre alle escursioni a piedi e in bici è possibile vivere questi bellissimi luoghi da una prospettiva insolita ed emozionante: solcando le acque dei tre laghi in canoa canadese o kayak, anche in compagnia di guide specializzate. Il Lago del Matese in particolare, molto conosciuto anche per essere “il lago carsico più alto d’Italia”, regala la rara occasione di navigare su un’immensa “foresta sommersa”, rifugio di carpe, tinche, lucci e tanti altri pesci. Scopri di più

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In canoa

sulMatese



Canoeing onthe Matese Throughout the Matese, at over 1,000 meters above sea level, there are precious natural jewels that offer unique and exciting experiences. In every season, different colors and scents can be discovered and frequently there are also nice encounters with the local fauna. In addition to excursions on foot and by bike, it is possible to experience these beautiful places from an

unusual and exciting perspective: crossing the waters of the three lakes in a Canadian canoe or kayak, even in the company of specialized guides. Lake Matese in particular, also well known for being "the highest karst lake in Italy", offers the rare opportunity to navigate an immense "submerged forest", a refuge for carp, tench, pike and many other fishes. www.matesediscovery.it . Tel. 331 9459556 E Matese Discovery Q discoverymatese

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È l’amore per il suo lavoro a spingere il giovanissimo Antonio Morra a ricercare diverse combinazioni di farine per ottenere sapori unici e originali, sempre nel rispetto delle antiche tradizioni. Nel suo laboratorio artigianale dà vita a una produzione di eccellenza, fatta di forme e ripieni gustosi, dal pane fragrante e croccante ai caratteristici taralli, oltre a pizze rustiche, calzoni e altre prelibatezze, senza dimenticare i dolci tipici del territorio. Un profumo e un sapore che conquistano gli occhi e il palato di tutti i clienti grazie a una passione che assicura la massima qualità.

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“ Quando il fornaio ama ciò che fa, te ne accorgi al primo morso”


ITINERARIO

delle

acque

UN VIAGGIO NEL PARCO NAZIONALE DEL MATESE

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Sorgenti, laghi e ruscelli e ancora fiumi, torrenti e cascatelle. Non si può raccontare il Matese senza parlare della sua preziosa acqua cristallina e incontaminata; fonte di vita che da millenni alimenta una straordinaria ricchezza vegetale e animale e dona un fascino particolare all’intero paesaggio. Per guidarvi tra i numerosi tesori che il Matese custodisce, partiamo proprio dall’elemento che più caratterizza il territorio: l’acqua, vera “guida e conduttrice” in questo viaggio attraverso alcuni borghi che fanno parte del Parco nazionale del Matese.

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PRATELLA Iniziamo nella parte settentrionale del Matese occidentale, dal comune di Pratella, un piccolo centro famoso per la presenza di ricche sorgenti d’acqua riconosciuta tra le migliori d’Italia, tanto da essere imbottigliata e distribuita anche all’estero da una famosissima azienda. Proprio nelle vicinanze del fiume Lete, da

una bella fontana pubblica si può gustare liberamente una fresca acqua sulfurea-ferrosa, le cui proprietà sono di grande aiuto al nostro organismo. Molte persone si recano qui proprio per fare una “salutare” passeggiata in riva al fiume e per conoscere meglio questo piccolo paesino.

162 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


PRATA SANNITA

A pochi chilometri troviamo Prata Sannita. Il comune presenta due centri abitati: quello moderno conosciuto come Prata Superiore, dove si concentrano le attività commerciali e di intrattenimento, e quello medievale di Prata inferiore. Nel borgo medievale suggeriamo di raggiungere il castello, realizzato poco prima dell’anno Mille, oggi aperto al pubblico solo su prenotazione. In alcune stanze, recentemente restaurate, sono ospitati tre diversi musei: il Museo delle due Guerre Mondiali, il Museo della Civiltà contadina e il Museo del Vasaio. Le strutture che si possono osservare oggi risalgono al XIV secolo e sono lo splendido risultato dell’arte e dell’architettura angioina.

A pochi passi dal castello, in località Porta di Lete, si trovano un ponte medievale costruito su un preesistente ponte romano e un mulino dove fino agli anni Cinquanta venivano macinati i cereali. Proprio alle spalle del mulino si imbocca un viottolo che costeggia il corso del Lete e porta fino alle cascatelle di Prata e alle rovine della storica cartiera, tra stretti passaggi e ponticelli in legno. Qui raccomandiamo particolare attenzione perché, in alcuni punti, il sentiero è angusto e scivoloso; è quindi consigliabile indossare scarpe idonee. Per visitare il castello lucia.daga@libero.it Tel. 0823 941080 - 06 86326043 163

Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


FONTEGRECA

Lasciata Prata Sannita, l’itinerario conduce in pochi minuti verso Fontegreca. Qui, il fiume Sava ha dato vita a uno scenario naturale unico, con un protagonista d’eccezione: il Bosco degli Zappini, meglio conosciuto come Cipresseta di Fontegreca. Un sito che sembra uscito da un racconto fantastico, reso magico da cascate d’acqua, piscine naturali e un gioco di luci e ombre che mutano in ogni stagione; un luogo dove si mescolano natura e fede. Al suo ingresso, infatti, si trova il Santuario della Madonna dei Cipressi, le cui origini sono legate alla leggenda di un giovane pastorello che vide apparire la Vergine nei pressi di una grotta, all’interno del bosco. Il clamore dell’avvenimento convinse alcuni monaci a realizzare un luogo di preghiera dove, ancora oggi, viene venerata l’immagine della Madonna. Se siete appassionati di escursionismo vi suggeriamo il sentiero naturalistico di Monte Scoltrone (1.019 metri s.l.m.) che inizia proprio nei pressi del santuario ed è identificato dal Club Alpino Italiano con la sigla 4A. Raggiunta la cima si può godere del bellissimo panorama che abbraccia la valle di Prata da un lato e le montagne del Matese dall’altro.

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Completata la visita a Fontegreca, proseguiamo in direzione di Gallo Matese. È un caratteristico comune di montagna, con un piccolo borgo situato al centro di una fertile vallata circondata da vette montuose. Tra le produzioni locali spicca un’eccellenza utilizzata in molte ricette della cucina contadina: il Fagiolo bianco di Gallo Matese, riconosciuto anche come Prodotto Agroalimentare Tradizionale dalla Regione Campania. È un legume molto digeribile e versatile, protagonista del frattaccio, una gustosa polenta a base di farina di mais. Nella vicina frazione Vallelunga si trova la Forra del Peschio Rosso. Si tratta di un contrafforte calcareo lungo circa un chilometro scavato dal torrente Rava e costituito principalmente da ferrite, che determina il particolare colore della roccia, da cui il nome. Le pareti rocciose danno vita a uno spettacolare canyon mentre le cascate e le vasche naturali creano uno scenario impervio, molto ambito dagli esperti di torrentismo. Per chi preferisce rilassarsi in un ambiente meno selvaggio non c’è nulla di meglio che fare una passeggiata sulle sponde del Lago di Gallo, un grande bacino d’acqua nato

GALLO MATESE

dallo sbarramento del fiume Sava. Per gli amanti delle escursioni ci sono diversi sentieri diretti verso le vette circostanti (Monte Cinnamello, Monte Pietrauta e Monte Scoltrone), indicati dal CAI con le sigle 7A-7B-7C-7D. Uno dei più belli da percorrere è sicuramente quello che conduce a Campo Figliolo e alla Fontana dei Palombi, una fontana secolare lunga diversi metri costituita da nove vasche scavate nella roccia; a ridosso della fontana vi è anche un massiccio tavolo in pietra che ospita fino a 30 persone. È un sito che invita a fermarsi per godere appieno della bellezza e dei suoni della natura.


LETINO C’era un tempo una principessa longobarda di nome Letizia che, per dimenticare le sue pene d’amore, usava immergersi nelle gelide acque del fiume Lete. Oggi il “fiume dell’oblio” è un sito di grande interesse naturalistico, dove si vive la tranquillità e il fascino del paesaggio. Questo corso d’acqua dà il nome al comune più alto della provincia di Caserta: Letino, da scoprire in una passeggiata che parte dal belvedere sul Lago di Gallo passando per strette stradine, scalinate in pietra, vicoli e scorci panoramici fino a raggiungere la piazza con la bella chiesa di San Giovanni Battista con il suo alto campanile.

Proseguendo oltre si raggiunge il castello che ospita il Santuario dedicato alla Madonna del Castello. Fino a qualche decennio fa le donne di Letino avevano l’abitudine di indossare l’abito tradizionale. Un costume secolare che colpisce per la vivacità dei suoi colori, definito dagli esperti l’abito folcloristico più bello d’Italia. Nella piazza principale, solitamente nel mese di agosto, si svolge “La Parentezza”: una rievocazione folclorica che mostra al pubblico le varie fasi della vestizione della sposa letinese, un complesso e lungo rituale che rappresenta una preziosa testimonianza delle usanze legate a un tempo ormai lontano.

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LAGO DEL MATESE L’ultima tappa dell’itinerario porta al Lago del Matese. Profondo pochi metri, la superficie riflette elegantemente la cima più alta della catena montuosa, il Monte Miletto. Decine di sentieri, mulattiere e similari, alcuni segnalati dal Club Alpino Italiano, partendo dal lago e con diversi livelli di difficoltà, conducono verso vette, valli, boschi, rifugi e masserie. C’è solo da scegliere se esplorarli a piedi o in mountain bike. Tutta l’area del lago presenta zone perfette dove poter stendere a terra una tovaglia e godersi uno splendido picnic all’ombra di grandi faggi. Raccomandiamo, in maniera accorata, di raccogliere sempre i

rifiuti prodotti e riportarli con sé, lasciando tutto in ordine e pulito.

Così, oltre i 1.000 metri di altitudine, con il lago carsico più alto d’Italia, si conclude il nostro itinerario slow. Un percorso suggerito a chi desidera conoscere un territorio ricco di piccoli tesori a pochi chilometri dalla città. Un modo nuovo per ammirare questi luoghi, con la possibilità di adattare il percorso alle proprie esigenze e al tempo che si ha a disposizione, con l’opportunità di completarlo in momenti diversi… quindi tornando più volte, con la certezza di scoprire sempre nuove e affascinanti bellezze.

167 Guida Turistica di Caserta e provincia 2021


una terra ospitale che rappresenta il luogo ideale per le tue vacanze

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Letino

Santuario della Madonna del Castello e sullo sfondo il Lago di Gallo Matese

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Ristorante IL GENERALE Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 Tel. 335 6854394 E Ristorante Il Generale

Street food Lounge bar Relax IL BUCO Vico San Giovanni Battista, 2 Tel. 377 2111464 E Q Il Buco Street Food E Q Il Buco Relax

CAPUA Bed and breakfast IL VICOLO

Vico Mercato, 4 Tel. 393 3905606 Cell. 393 6205502 www.bnbcapuailvicolo.it E bnbcapua Q ilvicolobnb

Ristorazione Fast food APPIA FOOD Via Santa Maria Capua Vetere, 119 Tel. 0823 622444 Cell. 334 7406685 E Appia Food

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Hotel CASERTA ANTICA Via Tiglio, 75 Tel. 0823 371158 - 339 8280026 www.hotelcaserta-antica.it E Q HOTEL Caserta Antica

Pasticceria Bar VALANGE Piazza della Seta, San Leucio Tel. 0823 302751 E Valange Q valange64

Pizzeria ELEMENTI DI MIMMO PAPA Via Salvatore Arena, 6 Tel. 0823 1767358 - 329 8575196 www.elementipizzeria.it E Elementi di Mimmo Papa Q elementi_pizzeria

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CASTEL MORRONE

Via San Mauro, 12 Tel. 0823 430491 www.caseificiocappiello.it E Q Caseificio Cappiello

Bar Caffetteria NAZIONALE Via Delle Pietre, 10 Tel. 0823 390189 - 338 3335009 E Q Bar Nazionale

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Viale Risorgimento, 10/12 Tel. 0823 680098 E Q Domitia CARNI

LETINO Pizzeria Ristorante I BRIGANTI

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LIBERI Ristorante PANE ARSO

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■ PASTORANO

Ristorante Pizzeria OSTERIA JAN Via Gaetano Diana, 15 Tel. 0823 879791 www.osteriajan.it E Q Osteria Jan

PIANA DI MONTE VERNA Agriturismo FONTANA BOSCO

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