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Guida Turistica del Sannio Edizione 2019 Anno I Periodico di Promozione Turistica

€ 4,00

GUIDA TURISTICA DEL SANNIO

Edizione 2019

RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione 2019

Prodotti tipici

IL CACIOCAVALLO DI CASTELFRANCO

Benevento

LA CITTÀ DALLE MILLE SORPRESE


SERVIZI INTEGRATI DI IGIENE AMBIENTALE

IMPRESA DI PULIZIE

Piedimonte Matese, via Don Bosco 2 Tel. 0823 912321 - futurambiente@libero.it futurambienteservizi.it E Futurambiente

ISO 9001

ISO 14001

OHSAS

LL-C (Certification)

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GuideSlow promuove il Turismo Lento, che avvicina l’ospite a ciò che lo circonda.

Foto di Pasquale D’Ancicco

Un modo diverso per scoprire e vivere l’atmosfera di un luogo.


Editoriale

GuideSlow, piacere di conoscervi!

Il Sannio da scoprire ... in maniera slow

di Sisto Bucci e Letizia De Crosta

Vivere e descrivere le infinite bellezze che si trovano nei piccoli borghi, lo splendore dei paesaggi naturali e il genuino sapore di piatti e prodotti tradizionali è sempre un’esperienza coinvolgente. Questo è uno dei privilegi riservati a noi che svolgiamo questo

tipo di attività professionale, soprattutto quando ci accingiamo a raccontare di “nuovi territori”, quelli che raramente sono presenti nel pantheon delle destinazioni turistiche più gettonate ma che sappiamo essere custodi di patrimoni di immenso valore culturale.

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Ebbene, questi stessi luoghi conservano tante storie avvincenti, spazi inviolati dove la natura ha creato scenari di rara bellezza e innumerevoli specialità agroalimentari che mantengono ancora quel buon sapore e profumo “di un tempo che fu”. Tutte queste importanti peculiarità rappresentano la testimonianza più autentica di meraviglie che troppo spesso vengono ignorate dai più o date per scontate da chi le vive quotidianamente semplicemente perché “abituati a goderne”. Per questi motivi, da anni, abbiamo

scelto di concentrare la nostra attenzione proprio nella promozione turistica di territori poco conosciuti, attraverso la stampa di riviste specializzate come la Guida Turistica del Matese, Guida Turistica del Medio Volturno e la Guida Turistica del Molise, con l’obiettivo di far conoscere all’esterno ciò che queste aree hanno al proprio interno. Un impegno iniziato nel 2006 che ci porta oggi, con la prima edizione della Guida Turistica del Sannio, alla realizzazione della ventesima pubblicazione.

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GuideSlow, piacere di conoscervi!

Questo lavoro, per noi molto importante, è il risultato di una lunga e attenta ricerca che ha impegnato tutta la redazione insieme ad alcuni collaboratori attivi nel beneventano che, con grande spirito di iniziativa e tanta passione per la propria terra, hanno messo a disposizione tutta la loro competenza per la produzione di contenuti originali, al solo scopo di raccontarvi “il bello e il buono” di questo ricco, generoso e antico territorio. In questa prima edizione della rivista, e nelle successive che annualmente vi presenteremo, vogliamo accompagnarvi alla scoperta dei piccoli comuni del Parco regionale Taburno Camposauro, raccontarvi le numerose bellezze collinari e montuose del Tammaro e del Fortore, della splendida suggestione che regala la Valle caudina e del misterioso fascino della città di Benevento e di tutto il terri-

torio compreso nel Sannio beneventano. Un insieme di accoglienti comuni e antichi borghi che brillano per una straordinaria varietà ambientale e un patrimonio storico archeologico di notevole valore; piccoli centri come quelli che l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi definì “presidio di civiltà”. Li troviamo arroccati su dolci rilievi o distesi nel cuore di grandi vallate, spesso suddivisi in contrade e località molto distanti tra loro, eppure… proprio in questo isolamento sono riusciti a trovare un punto di forza, perché hanno potuto conservare quell’atmosfera di autenticità e un profondo spirito identitario; luoghi dove - nel raggio di pochi chilometri si assaporano piatti tipici e produzioni molto diversi tra loro, si conservano inflessioni dialettali differenti e dove è possibile osservare

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il mutare di un paesaggio variegato che, a ogni scorcio, regala prospettive e colori sempre nuovi… tutto ciò rende ciascuno di essi assolutamente unico e riconoscibile. Si tratta di una terra naturalmente vocata al Turismo Lento. La destinazione ideale per quel tipo di turista interessato a vivere una diversa esperienza di visita, più intensa e coinvolgente, capace di comunicare il vero spirito di un luogo e quelle emozioni che difficilmente è possibile provare altrove. Per soddisfare i molteplici interessi dei lettori, negli articoli che proponiamo parliamo di argomenti che vanno dalla storia all’archeologia, dalla natura all’enogastronomia, dalle produzioni tipiche alle ricette tradizionali oltre a eventi, attività sportive e itinerari praticabili, dedicando grande spazio, inoltre, alle strutture ricettive e ai produttori presenti

sul territorio. Allo scopo di assicurarne una maggiore diffusione, a supporto della guida cartacea, tutti i contenuti sono fruibili anche sul nostro portale turistico www.guideslow.it e condivisi sui canali social Facebook e Instagram. Sicuri di dare un piccolo contributo all’incremento del turismo nel territorio sannita, vogliamo dedicare il nostro appassionato lavoro soprattutto a chi, vinto dagli impegni quotidiani, dimentica di godere delle meraviglie che lo circondano; a chi conosce bene il Sannio ma sa comunque innamorarsi ogni giorno delle sue bellezze e a chi, spinto da una sana curiosità, sceglie di raggiungere questa incantevole terra, anche in più occasioni, lasciandosi guidare ogni volta verso nuove destinazioni.

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura

sommario

Periodico di informazioni turistiche del Sannio beneventano, dal Taburno Camposauro alla Valle del Tammaro Allegato della rivista Guida Turistica del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012

10 Il misterioso Sannio

Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta

Foto di Ciro Schiavone

Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) PubblicitĂ GuideSlow srls Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Fabiola Santoro Lucio Pietrangeli Paolo Cazzulo Alfredo Tranchedone Maurizio Vetrone Davide Vella Mario De Tommasi Ilaria Melillo Liliana Corleone Camillo Campolongo Costantino Tedeschi Sabatino Mobilia Antonio Castellitto Laura Romano Ciro Schiavone Antonio Iadonisi Daniela Pennasilico Foto Ciro Schiavone Davide Vella Sisto Bucci Antonella Iannuzzi Antonio Castellitto Yuri Bucci Giovanni Scirocco Nello Plinto Gianfranco Vitolo Oasi WWF Campolattaro Oasi WWF Pannarano Traduzioni Fabiola Santoro

22 18 LaSantaChiesaSofiadi

58

Oasi WWF Montagna di Sopra

Rossa 36 Salsiccia di Castelpoto

34 LadelDormiente Sannio

16 La Zuppa di Cardone

Festa del Grano 40 Ladi Foglianise

24 Benevento, la cittĂ dalle mille sorprese

interrata 46 Ladelpatata Taburno

Finito di stampare Novembre 2019 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

di Vitulano 52 Marmo Il Rosso di Pietra

96 Falanghina del Sannio


Guida Turistica del Sannio 2019 il Buon Vivere 80 Gliconappuntamenti

86 Telesia Half Marathon

da vivere 104 IlinSannio Mountain Bike

Caciocavallo di 122 IlCastelfranco in Miscano

Croccantino 146 IldiTorrone San Marco dei Cavoti

64 Sant’Agata de’ Goti

passeggiata tra le 74 Una stradine di Solopaca

Casalduni 164 IldiGuardiano

108 Il Regio Tratturo

WWF, Lago di Campolattaro 160 Oasi

Marchigiana 116 Ladell’pregiata Alto Sannio

in mongolfiera, 150 Volare il sogno di molti “grandi” bambini

142 Pietrelcina

Antico 136 IldiBorgo Molinara

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Pagine Utili


IL MISTERIOSO SANNIO

Terra del buono, del bello e di... Janare “Et quando ce untamo con questo unguento, solemo dire: sopra acqua e sopra vento portame alla noce de Benevento. .” Dopo aver pronunciato questa formula, la janara vola via verso un luogo misterioso. L’appuntamento è ai piedi di un altissimo albero di noce, intorno al quale le streghe si riuniscono per incontrare il maligno e compiere rituali di magia nera, pratiche diaboliche e cerimoniali blasfemi. Siamo lungo le rive del fiume Sabato, in un punto non meglio definito della provincia di Benevento. È questo il luogo dove la notte di San Giovanni, il 24 giugno, si riuniscono le janare: donne malefiche, creature pericolose e temute, streghe malvagie, seguaci di Satana. La storia di questo gruppo di streghe campane è molto antica ed è legata al culto di Diana, la dea della caccia venerata nell’antica Roma, le cui discepole prendono il nome di dianarie (devote di Diana) da cui deriva il termine janare.

Nel corso del Medioevo numerose denunce di presunta stregoneria hanno portato al rogo migliaia di “streghe” che, secondo la leggenda, sono ritornate per fare pagare le torture subite alle future generazioni. La tradizione popolare ci ha tramandato racconti ricchi di particolari inquietanti. Secondo alcuni, ogni martedì e venerdì notte la donna cosparge il suo corpo con del semplice olio di oliva reso magico da uno stregone. L’unguento fa sì che la janara possa spiccare il volo ed entrare nelle case, passando attraverso le fessure come una folata di vento.

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Le vittime preferite sono i bambini, che terrorizza col suo aspetto orripilante e tortura con i suoi artigli; questi deperiscono giorno dopo giorno e allora si dice che “è stato toccato dalla janara”. In questo caso è necessario correre subito dallo stregone, l’unico capace di guarire le vittime del maleficio. Altre leggende popolari raccontano di neonati ritrovati al mattino sugli armadi o fuori la porta d’ingresso, al freddo o esposti a ogni tipo di pericolo. Gli anziani raccontano anche di come le janare si divertano a rapire i cavalli e farli correre fino allo sfinimento, mentre nelle notti di luna piena intrecciano la coda delle giumente come segnale del loro passaggio.

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di Mario De Tommasi

“La Janara era il simbolo della vita vissuta in armonia con la natura, in sintonia con la madre Terra.”

Chi sono, veramente, le streghe? Dove era il noce sotto il quale schiere di donne si recavano da ogni parte del mondo? Se volessimo partire alla ricerca del fantomatico sito magico, dovremmo fare i conti con uno dei “luoghi-non luoghi” per eccellenza dove la realtà si stratifica in tradizioni generate da sincretismi culturali, conferendo ad esso credenze e simbologie specifiche che non ne hanno annullato l’itinerario complessivo. Andare alla ricerca delle janare equivale a dover ripercorrere il mondo del “femmineo”, tracciare un viaggio della natura nel ciclo vita-morte-rinascita senza dimenticare che “ogni tempo ed ogni cultura hanno una propria immagine della superstizione”. I luoghi vissuti dai popoli sono il risultato della plasmazione culturale che li ha segnati. La città di Benevento, sorta in una località fluviale e circondata da colli e

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montagne, è situata in un centro nevralgico dell’Italia centro-meridionale, tanto che gli antichi Romani la fecero attraversare da tre delle arterie viarie più importanti dell’epoca: la via Appia, la via Traiana, la via Latina. Proprio per la sua strategica posizione geografica, è una città fortemente rappresentata da immagini simboliche; infatti, fondata e rifondata molte volte, reca nel suo DNA mitico tracce di molte tradizioni. Tra gli eventi che hanno segnato maggiormente la sua storia, ricordiamo quello che spinse i Romani a mutarne il nome da Maleventum in Beneventum: è da tale episodio che nasce la leggenda della città come luogo delle streghe. È in questo periodo che il motivo del viaggio delle streghe all’albero malefico di Benevento (trasformato dai francescani in noce) diviene uno stereotipo dell’immaginario collettivo.


Ma allora a Benevento esistono veramente le streghe? Per rispondere a questa domanda bisogna intraprendere un viaggio attraverso le figure femminili e la loro capacità di curare piccoli malesseri, i quali comportano il ricorso ad adeguati rituali terapeutici, a un mondo che fonda i suoi modelli sui miracoli della natura ed è legato a immagini ricorrenti come il sangue, i passaggi e il cerchio. Se la donna, nella sfera privata, è legata al ruolo di moglie e madre, tali aspetti sono talvolta ignorati nella sfera pubblica e sociale. La cultura popolare, la letteratura e l’iconografia la rappresentano con un’immagine diversa conferendole, in alcuni casi, i tratti e le sembianze della strega. Si attribuisce alla donna, ritenuta marginale e misteriosa, la possibilità di controllare e definire una serie di rituali, spesso connessi

con il nascere e con il morire. Una donna che diventa janara (va sottolineato che nel dialetto beneventano non esiste la parola strega) porta con sé tutta la sua valenza negativa, come la consuetudine, quando se ne parla, di evitare di nominarla utilizzando vari aggettivi sostitutivi e, qualora dovesse capitare malauguratamente di farlo, si ricorre a scongiuri pronunciando frasi del tipo “oggi è sabato” oppure “arrasso” (stai lontana). Unico caso in cui la janara ha una connotazione ambivalente, in quanto capace sia di far nascere che di menomare o far morire i bambini, è dato dalla figura della vammana (levatrice), cosa questa rilevata anche in molti dei processi alle streghe effettuati al tempo della Santa Inquisizione.

Sembra assurdo, oggi, credere a queste storie ma, badate bene, le janare esistono e sono intorno a noi. Chi ha l’opportunità di visitare i piccoli comuni del Sannio, scoprirà la Terra delle janare: un luogo con rifugi di montagna dedicati alle famose streghe e colline conosciute col nome di Colle Janara, per ricordare il luogo dove, secondo la credenza popolare, si riunivano le streghe o da dove spiccavano il volo. Si tratta, forse, di un rimedio moderno per tenerle buone? In fondo, diceva il maestro Peppino De Filippo... “Non è vero, ma ci credo”! E JANUA MUSEO Streghe Benevento

dedicato a Stefania 13

Guida Turistica del Sannio 2019


THE MYSTERIOUS SANNIO

Land of good things, of beautiful things and of... Janare And when we anoint ourselves with this ointment, we always say, above the rain and above the wind, carry me to the Benevento walnut tree

After pronouncing this magic spell, the janara flies to a mysterious place. The appointment is in the shade of a walnut tree, under which the witches gather to perform the rituals of black magic. We are along the Sabato river, in an unknown point in the province of Benevento where on the nights of June 24th, the janaras, evil women or followers of evil, used to meet. During the Middle Ages, numerous reports of witchcraft sent to the stake thousands of “witches� who, according to the legend, have returned to make future generations pay for the torture they suffered. The details that hand down the folk tales are truly disturbing. It is said that the janaras torture children by terrorizing them with their claws. With babies, they hide them to be found again on the cupboards or outside the entrance door in the cold and exposed to dangers. The janaras also enjoy making the horses run to the point of exhaustion and braiding the tail of the mares as a sign of their passage.

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“The Janara is the symbol of life lived, in harmony with mother nature.” by Mario De Tommasi

Who are janaras really? Where was the Benevento walnut tree? The city of Benevento is located in a neuralgic center of central-southern Italy. Due to its strategic geographical position, it is a city strongly represented by symbolic images; in fact, founded and refounded many times, it bears traces of many traditions in its mythical DNA. Among the events that have most marked its history, we remember that which led the Romans to change their name from Maleventum to Beneventum: it is from this episode

that the legend of the city was born as a place of witches. Then again, do witches really exist in Benevento? Popular culture tends to attribute to the woman two images: the private one - with the role of wife and mother - and the public one - considered marginal and mysterious. The possibility of controlling events often connected with birth and death gave them, in some cases, traits and features of the witch. It seems absurd today to believe in these stories but, mind you, the janaras exist and are around us.

Those who have the opportunity to visit the small towns of the Sannio, will discover the Land of Janare: a place with mountain huts dedicated to the famous witches and hills known as Colle Janara. Is it maybe a modern remedy to keep them good? After all, said the great Peppino De Filippo... “It’s not true, but I believe it”! E JANUA MUSEO Streghe Benevento 15 Guida Turistica del Sannio 2019


La Zuppa

di Cardone BENEVENTANA

A TAVOLA CON LA TRADIZIONE

di Liliana Corleone

Tra le ricette più rappresentative della tradizione sannita c’è sicuramente la Zuppa di Cardone, una pianta appartenente alla famiglia dei carciofi, utilizzata come ingrediente principe dello storico piatto immancabile sulle tavole beneventane nel periodo natalizio, capace di trasformare ogni assaggio in un tripudio di autentici sapori.

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Il cardo è una pianta tipica del periodo invernale che si contraddistingue per un sapore delicato, molto diffusa allo stato selvatico in tutto il Sannio. La ricetta che vi suggeriamo comprende diversi passaggi nella preparazione, ma l’impegno richiesto vale sicuramente tutto il sapore

e il gusto che questo piatto preparato in casa sa regalare, che si caratterizza per una bontà e autenticità davvero incomparabili.

INGREDIENTI 2 litri di brodo di pollo 2 cespi di cardo 500 grammi di carne macinata 5 uova Pane raffermo Formaggio grattugiato e pinoli Sale e pepe a piacere

PREPARAZIONE Prendete i cespi di cardo, eliminate le cime, iniziate a pelare le coste nella parte più tenera (solo nel caso in cui il cardo non sia già pulito) e tagliatele a dadini. Lasciateli riposare in una ciotola con acqua e limone per circa due ore, poi immergeteli in acqua bollente e fate raggiungere metà cottura. A parte, preparate un brodo a base di pollo ruspante. Una volta pronto, in una terrina, sfilettate la carne di pollo; intanto lasciate raffreddare il brodo. In una ciotola, mescolate la carne macinata con 2 uova, la mollica di pane sbriciolata, formaggio grattugiato e utilizzate l’amalgama appena preparato per fare delle piccole polpettine.

A questo punto, rimettete a cuocere il brodo insieme alle polpettine e al pollo sfilettato; portatelo a ebollizione, calate i dadini di cardone e lasciate cuocere per circa un’ora e mezza. Nel frattempo sbattete le tre uova rimaste e aggiungete sale e formaggio. Infine calate le uova e i pinoli nel brodo di carne e dadi mescolando bene il tutto; fate cuocere per altri dieci minuti e servite il piatto ben caldo. Se preferite, aggiungete altro formaggio grattugiato e del pepe e… Buon appetito!

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La Chiesa di

Santa Sofia di Ilaria Melillo

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Un sito UNESCO nel cuore di Benevento


foto di Sisto Bucci

Benevento è una città dai mille volti, capitale dell’antico Sannio e sede prescelta dei principi longobardi, crocevia di popoli e merci ma anche terra di misteri e leggende. È il cuore pulsante della Campania interna, un luogo che ha il dono di far innamorare e sorprendere continuamente i suoi ospiti. È sufficiente un mite pomeriggio di un qualsiasi fine settimana per godere della bellezza di questa cittadina, che brilla soprattutto per la sua storia millenaria, e regalarsi una giornata diversa passeggiando lungo il corso animato dal via vai di persone, osservando le numerose ed eleganti vetrine e intrattenendosi in qualche caffetteria.

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Chi, come me, si occupa di arte e di accoglienza turistica sa bene che Benevento è una città che ha tante sfaccettature, da scoprire e vivere pian piano; è così che voglio raccontarla, un “pezzo” alla volta, a cominciare da uno dei suoi monumenti più celebri eppure mai abbastanza conosciuto, un gioiello UNESCO situato nel cuore di Benevento. La Chiesa di Santa Sofia rappresenta uno degli edifici dell’alto medioevo tra i più importanti e meglio conservati d’Italia, realizzata nel corso dell’VIII secolo per volontà del Duca Arechi II, il sovrano di origine longobarda che volle donare alla cittadina sannita l’aspetto degno di una capitale. Arechi II - consorte della “seconda donna più importante del Medioevo”, l’illuminata Adelperga - costruì quello che secondo i

suoi piani doveva essere il monumento nazionale dei Longobardi, intitolato all’Hagia Sophia (la Divina Sapienza di Cristo), come la chiesa di Costantinopoli (Istanbul) fatta costruire dall’Imperatore Giustiniano. Situata lungo il corso principale, presenta una facciata molto semplice, che cela l’immensa ricchezza che custodisce; è sufficiente, però, superare l’ingresso per scoprire che si è davanti a un monumento unico nel suo genere. Nonostante le sue piccole dimensioni, infatti, suscita una serie di forti emozioni... un misto di solennità, rigore e fascino. All’interno si è immersi in uno scenario veramente raro da vedere, con un ambiente delimitato da una serie di archi e volte e dominato da una piccola “foresta” di colonne, alcune delle quali recuperate dagli edifici di epoca romana.

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Nell’insieme i vari elementi architettonici ricordano le tende utilizzate dalle tribù longobarde nel loro lungo peregrinare dal Nord Europa verso il Sud Italia e, allo stesso tempo, creano un bellissimo gioco di luci e ombre che suscita grande suggestione nel visitatore. Qui, un tempo, si ammiravano numerosi affreschi che avevano il chiaro obiettivo di narrare episodi biblici. Avvicinandosi

nell’area dell’altare si possono ancora osservare spettacolari scene che riproducono, tra l’altro, episodi legati alla vita di Cristo e del Battista; realizzate da maestranze orientali, questi capolavori sono una splendida testimonianza della profonda conoscenza che Arechi e Adelperga possedevano dei testi sacri. Che l’edificio dovesse distinguersi per originalità e solennità è dimostrato anche dalla sua pianta che presenta, sul lato dell’altare, un andamento circolare mentre, ai lati dell’ingresso, le mura disegnano il profilo di una stella: un impianto semplicemente unico. Nel tempo, purtroppo, la chiesa ha subito molti danni causati dai terremoti del 1688 e del 1702; i restauri effettuati successivamente ne hanno modificato in parte la struttura.


Una curiosità, ad esempio, riguarda la sua torre campanaria, andata distrutta a causa del terremoto del 1688 e ricostruita a una decina di metri di distanza, forse per motivi di sicurezza. Oggi la osserviamo imponente svettare lungo il corso, come a vegliare e proteggere la sua preziosa Sofia.

Dal 2001 questo grandioso edificio, con il suo bellissimo chiostro, è entrato a fa parte del sito seriale Unesco “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere”. Grazie alle numerose e qualificate strutture di ricezione turistica presenti, il visitatore può intrattenersi a Benevento per un intero fine settimana e avere così la possibilità di scoprire anche le tante altre meraviglie che custodisce questa città, oltre alle sue straordinarie specialità gastronomiche.

Ilaria Melillo, guida turistica abilitata E Guida Turistica Benevento & dintorni

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The Church of

St. Sophia

An UNESCO site in the heart of Benevento by Ilaria Melillo

Benevento is the city of a thousand faces. Best when discovered slowly, it is capable of making its guests fall in love with continual surprise. I want to tell of it‌ a piece at a time... starting from one of its most important monuments: the Church of St. Sophia, an UNESCO jewel located along the main boulevard. The Church of St. Sophia was built during the eighth century by the will of the original Longobard sovereign, Duke Arechi II, who wanted to donate the worthy appearance of a capital to this Sanniti town. The church was to be a national monument of the Longobards, named after the Hagia Sophia (the Divine Wisdom of Christ), like the Church of Constantinople (Istanbul) built by Emperor Justinian. The building has a very simple facade; therefore, it is necessary to go beyond the entrance to immediately understand that you are witnessing a rare monument of its kind. Inside, while immersed in a unique setting, one recalls the tents used by the Longobard tribes in their long journey from Northern Europe to Southern Italy. The environment formed by arches, vaults and columns, some of which are from the Roman period, creates a beautiful play of light and shadow that arouses great impressions. Here, at one time, there were multiple frescoes that had the distinct purpose of narrating biblical events. Approaching the altar, you can still

see spectacular paintings that reproduce scenes linked to the life of Christ and of John the Baptist; made by oriental craftsmen, these masterpieces are a splendid testimony to the profound knowledge that Arechi and his wife, Adelperga, possessed of the Holy Scriptures. The structure is also thoroughly original: it has, in fact, a curved shape on the side with the altar while the other side walls draw the shape of a star. After the earthquake of 1688, its bell tower was rebuilt about ten meters away perhaps for safety reasons. Today, we observe it towering along the avenue as if it is watching over and protecting its precious Sophia. Thanks to the diverse and qualified monuments of the capital, a tourist can spend the whole weekend in Benevento enjoying its extraordinary local dishes and discovering, in addition to the UNESCO site of St. Sophia, many other wonders that this city holds.

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di Maurizio Vetrone foto di Sisto Bucci

LA CITTÀ DALLE MILLE SORPRESE Benevento è una città dalla sto- tra Occidente e Oriente e, per queria millenaria, posizionata in uno sto, ricca e splendida ma anche strategico punto di collegamento preda di numerosi conquistatori.

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Terra fertile e rigogliosa e allo stesso tempo fragile, devastata da terremoti e alluvioni; cittĂ di Santi e Demoni, dalle tradizioni antiche e foriera di mutevoli espressioni artistiche. Ogni suo angolo racconta una storia,

ogni luogo è memoria di eventi, ogni scorcio evoca miti e leggende. Passeggiare per le sue strade è una continua sorpresa che vogliamo farvi vivere indicandovi alcuni imperdibili luoghi da visitare.

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La leggenda delle streghe di Benevento Durante il periodo dell’Inquisizione, alcune donne, sotto tortura, hanno confessato di riunirsi per il “sabba” sotto un noce nei pressi di Benevento; in particolare, nei verbali dell’interrogatorio dell’umbra Matteuccia di Francesco, arsa viva nel 1428, troviamo la descrizione precisa di come le streghe giungessero a Benevento. Matteuccia “confessa” che cospargendosi con un unguento magico e recitando la formula magica: «Unguento, unguento, mandame a la noce di Benivento supra acqua et supra ad vento et supra omne maletempo» poteva volare fino a Benevento sotto il grande noce per compiere i propri riti magici. Da allora la città è diventata il luogo prescelto dalle streghe; una leggenda

alimentata anche da superstizioni e credenze popolari, ancora oggi vivissime. Per scoprire tutto il fascino delle streghe di Benevento e i loro particolari poteri, basta fare un giro in città o nei paesi della provincia e chiedere agli anziani di raccontare delle janare, scoprendo come tutti loro, almeno una volta, in un modo e nell’altro, abbiano avuto a che fare con le janare. Per approfondirne la conoscenza e svelarne alcuni misteri, si può visitare “Janua. Museo delle streghe”, presso una delle sale di Palazzo Paolo V, un percorso che tenta di svelare il mistero delle streghe di Benevento attraverso racconti, testimonianze, documenti e rituali antichi e moderni.

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IL PONTE LEPROSO

Ne passa di acqua sotto...

I ponti di Benevento Benevento è situata in una rigogliosa valle circondata dai monti dell’Appennino campano, alla confluenza di due importanti fiumi, il Calore e il Sabato. Per comprendere appieno il suo passato, è possibile percorrere i ponti che attraversano i due fiumi; ognuno di loro è legato indissolubilmente alla città e ne costudisce in qualche modo la memoria.

Così chiamato in epoca medievale per la presenza di un lazzaretto, fu costruito dai Romani dopo aver sconfitto i Sanniti per far arrivare a Benevento la “Regina Viarum”, la Via Appia. La sua struttura, a “schiena d’asino” su quattro arcate, consente di attraversare il fiume Sabato; distrutto più volte, deve il suo attuale aspetto alla ricostruzione post terremoto del 1702. Poco distante si trova un altro dei ponti fondamentali per la città, soprattutto perché ha vissuto alcuni degli episodi più nefasti della storia della capitale del Sannio... 27

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IL PONTE VANVITELLI ... Parliamo del ponte Calore, costruito prima del Medioevo, chiamato anche ponte Vanvitelli in ricordo del profondo restauro operato dall’architetto Luigi Vanvitelli nel 1767. Quasi completamente distrutto dai devastanti bombardamenti americani del 1943, fu travolto dalla drammatica alluvione del 1949 per essere poi ricostruito nel 1960, l’anno che ha segnato la rinascita della città.

Oggi le sue tre poderose arcate regalano bellissime passeggiate, anche serali (grazie alla presenza di una suggestiva illuminazione), rese ancor più magiche dal profilo della bella Dormiente del Sannio che si staglia sullo sfondo, guardando verso Ovest. All’ingresso del ponte si trova il monumento che ricorda Manfredi di Svevia, morto nella battaglia di Benevento del 1266 e ricordato da Dante nel Canto III del Purgatorio.

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IL PONTE PAGLIUCA L’ultimo ponte che suggeriamo di visitare, ha una storia completamente diversa. Costruito sul fiume Sabato e inaugurato il 21 marzo 2019, unisce il Rione Libertà al Rione Santa Maria Degli Angeli. Dedicato al cantante lirico Silvano Pagliuca, è un ponte dalle forme avveniristiche, con il piano viario sostenuto da due

“gambe” strallate, percorso da una via ciclopedonale che attraversa gran parte della città, in un circuito che collega la parte residenziale alta e il centro storico con la periferia. Un’opera architettonica pregevole, degna di una città importante che proietta Benevento verso le principali eco-cities italiane.

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Giovanni Todesco, scopritore del fossile

Ciro, un dinosauro in città Chi raggiunge Benevento ha la magnifica occasione di poter vedere dal vivo anche un vero dinosauro. Si tratta di un fossile conservato in una lastra di calcare di un giovane esemplare di Scipionyx samniticus, un genere di dinosauro vivente in Italia nel Cretaceo inferiore, circa 113 milioni di anni fa. Ritrovato nel 1980 nell’area geopaleontologica di Pietraroja, soprannominato “Ciro”. Il suo ritrovamento ha sollevato molto clamore soprattutto nella comunità scientifica e tutt’ora è oggetto di studio da parte dei maggiori paleontologi in quanto il

fossile è quasi del tutto integro e conserva ancora alcune parti molli, tra cui i muscoli e l’intestino in cui sono state individuate tracce del suo ultimo pasto; evento straordinario che ha consentito di accrescere la conoscenza di queste creature e le loro abitudini alimentari. Attualmente “Ciro” si trova nella sede della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Benevento e Caserta, nell’ex convento di San Felice su Viale Atlantici, ospite d’onore di un coinvolgente percorso multimediale sulla paleontologia e sul sito di Pietraroja.

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L’Hortus conclusus È un luogo “magico”, nel pieno del centro storico, al termine di un suggestivo vicolo a cui si accede da Corso Garibaldi. Un luogo dove poter trascorrere delle ore senza accorgersi del passare del tempo, nel silenzio e nella meditazione, per pensare e rilassarsi nell’armonia dei colori e dei suoni della natura, resa incantevole dalle opere del maestro Mimmo Paladino. Un sito davvero particolare e unico, creato nel 1992 nell’ex chiostro di San Domenico sul modello dei giardini dei monasteri, con un impianto quadrangolare - simbolo dei quattro angoli dell’universo - e al centro il pozzo, con l’acqua che rappresenta la sorgente della conoscenza, e gli alberi simbolo della vita.

L’istallazione è una sorta di percorso della memoria dove tutte le opere dell’artista della Transavanguardia rimandano alla storia della città e alla complessità della sua millenaria cultura. Il cavallo di bronzo che si erge sulle mura, il grande scudo conficcato nel terreno, l’umanoide dalle lunghe braccia protese da cui spuntano piccole teste - il tutto in un tripudio di resti di colonne, capitelli e frontoni antichi - simboleggiano la travagliata vicenda del popolo sannita, profondamente segnato da guerre e catastrofi naturali ma sempre pronto a risollevarsi e orgogliosamente proiettato verso il futuro. Un giardino segreto e protetto dove poter ritrovare sé stessi.


La Villa Comunale, una vera oasi di pace È giardino e cuore verde della città e si trova lungo Viale Atlantici, a pochi metri dall’imponente Rocca dei Rettori. Fu realizzata fra il 1875 e il 1880, all’estremità più elevata del centro storico, su progetto di Alfredo Dehnardt, all’epoca direttore dell’Orto Botanico di Napoli. È una villa dalle linee armoniose che ricalcano la conformazione naturale del luogo con spazi organizzati su percorsi ad andamento apparentemente spontaneo, sullo stile dei giardini all’inglese, eliminando del tutto le forme geometriche e le rigorose simmetrie dei giardini all’italiana. I prati, le aiuole e il laghetto, i fiori e le piante sono tutte parti di un complesso disegno che vuole dare l’illusione di un paesaggio naturale in contrapposizione a quello artificiale della città.

Un vero e proprio “bosco” naturale dove passeggiare in perfetta sintonia con i colori e i suoni della natura. Pini, cedri, ippocastagni e alberi secolari fanno da contorno ai prati attraversati da sinuosi vialetti, creando suggestivi giochi di luci e ombre; una piccola oasi dove trascorrere qualche ora lontani dal trambusto.

Il piacere di perdersi tra le strade e i monumenti di Benevento invita a concedersi qualche giorno in più o a ritornare nuovamente per scoprire storie, segreti e misteri che regalano un’esperienza di visita capace di superare ogni aspettativa. Per informazioni e visite guidate E Maurizio Vetrone - Guida Turistica 32 Guida Turistica del Sannio 2019


Resort - Piscina - SPA

b&b

Una struttura elegante, dalle linee esterne ed interne come enormi vele, immersa nel verde collinare del basso Taburno. Ăˆ un luogo da relax e meditazione, circondato da un rigoglioso querceto e, in alcune stagioni, colorato da ginestre e ciclamini. La piscina e la SPA sono circondate da alberi frondosi e, tra i rami, danza un venticello dolce, carezzevole e continuo, in un'atmosfera sospesa tra la favola del territorio e il sogno di un'altra epoca. Durante l'estate è possibile usufruire della piscina esterna. All’interno della SPA, a disposizione degli ospiti, si trova una vasca idromassaggio riscaldata e una sauna.

  

 

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La Dormiente del Sannio IL DOLCE PROFILO DI UNA MONTAGNA

Dalla città di Benevento, alzando lo sguardo verso nord-ovest, soprattutto all’imbrunire o all’alba, si può distinguere chiaramente l’immagine di una splendida ed elegante donna che sembra soavemente distesa: è la celebre “Dormiente del Sannio”. 34 Guida Turistica del Sannio 2019


L’immagine, decisamente suggestiva, è creata dalle vette dei monti che formano il massiccio Taburno-Camposauro che disegnano, all’orizzonte, il profilo di una testa con chiome fluenti che degradano dal monte Pentime verso il fiume Calore, il corpo sinuosamente adagiato sulle cime di Camposauro e le gambe distese sulle pendici del Taburno. È una “visione” inconfondibile nota da tempi immemori, riconoscibile anche a decine di chilometri di distanza che, come un gigantesco segnale, indica e caratterizza il luogo.

Per tutti gli abitanti del territorio, oltre al fascino di rendere vivo il profilo delle montagne, la Dormiente ha un profondo valore simbolico; la figura della donna si ricollega al mito ancestrale della madre-terra e il fatto di essere distesa e immersa in un sonno profondo rappresenta la tranquillità, la pace e l’armonia dei luoghi. Gli anziani, ancora oggi, ogni mattina rivolgono lo sguardo alla Dormiente per conoscere il tempo che farà: quando il cielo è terso, il profilo si staglia grandioso e inconfondibile sullo sfondo azzurro annunciando bel tempo; il “naso sporco” e i “capelli arruffati”, cioè avvolti dalle nuvole, indicano che quasi certamente pioverà. Viaggiando da Benevento verso ovest, guardando l’orizzonte, si nota maestosa questa immagine incantevole che racchiude, sotto le sue vesti, paesaggi incontaminati, borghi suggestivi, storie e tradizioni millenarie e tante eccellenze enogastronomiche... un motivo in più per scegliere questo affascinante territorio come luogo privilegiato da scoprire un po’ alla volta, in tutta la sua bellezza.

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SALSICCIA ROSSA DI CASTELPOTO

Archivio fotografico Fattoria Muccio

Il gusto unico della tradizione antica

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Nel cuore del Parco del Taburno Camposauro si trova un piccolo borgo di origine medievale che, per la sua posizione isolata, ha conservato e tramandato nel tempo usi e costumi intatti, tra cui anche una particolare tradizione gastronomica: la “Salsiccia Rossa di Castelpoto”. Un insaccato squisito, dall’odore intenso e dal gusto sopraffino, caratterizzato dal colore rosso fuoco. Solo con l’esperienza, la manualità e le conoscenze tramandate nel tempo si riesce a ottenere una salsiccia profumata e gustosa come questa, sempre più apprezzata anche oltre i confini regionali. La lavorazione necessita di particolare cura nella selezione degli ingredienti, composizione, confezionamento ed essiccatura del prodotto. Dopo aver mondato e macinato grossolanamente carni suine locali, si passa all’impastatura aggiungendo una miscela di sale, finocchietto selvatico, infuso d’aglio e una polvere sottilissima di peperoncini, dolci o piccanti, coltivati in loco: i papauli... l’ingrediente alla base del gusto e del colore che contraddistingue la Salsiccia Rossa di Castelpoto. 37 Guida Turistica del Sannio 2019


Archivio fotografico Fattoria Muccio

Raccolti tra fine agosto e inizio settembre, i papauli vengono infilati con uno spago in modo da creare delle “collane” di circa un metro che poi vengono messe a essiccare al sole. Durante questo periodo i balconi delle case e delle masserie sono un tripudio di peperoncini messi ad “arrossire”. Una volta maturi vengono leggermente tostati in forni alimentati da legno di quercia, ulivo e vite; questa è forse la fase più delicata dell’intero ciclo di produzione. Solo l’esperienza e le capacità dei castelpotani permettono di capire il giusto grado di tostatura, in modo da rendere il prodotto adatto alla macinatura senza comprometterne le caratteristiche di gusto e colore. L’impasto così ottenuto, seguendo l’antica ricetta custodita gelosamente dai produttori, viene insaccato nel budello e inizia la fase di essiccazione che dura fino a 50 giorni in locali ben arieggiati. Questa è la ricetta base, ma ogni famiglia segue il proprio metodo di produzione creando tantissime piccole varianti di gusto 38 Guida Turistica del Sannio 2019


con alla base sempre la polvere rossa di peperone tondo. La Salsiccia Rossa di Castelpoto può essere consumata fresca, cotta alla brace o impiegata nella preparazione di sughi bianchi e rossi, in abbinamento a broccoli o altre verdure; è l’ingrediente ideale per esaltare il classico ragù di pomodoro, da abbinare a formaggi più o meno stagionati o affettata molto sottile e accompagnata con pane appena sfornato. Una particolare usanza di Castelpoto è quella di consumarla con il pane “cunzat”, una sorta di pizza con uva passa e ciccioli, tipica del luogo, perfettamente abbinata con l’Aglianico del Taburno, un vino rosso corposo e strutturato che ne esalta il gusto. Per le caratteristiche uniche e il tradizionale metodo di lavorazione è uno dei pochi prodotti del Sannio riconosciuto quale Presidio Slow Food, riunito in un consorzio che segue un rigido disciplinare di produzione che ne garantisce la genuinità e qualità.

Per far conoscere e apprezzare questa straordinaria eccellenza, a Castelpoto, ogni weekend prossimo al 25 aprile, si svolge la Sagra della Salsiccia Rossa. Nel suggestivo centro storico, presso numerosi stand si possono degustare tantissime ricette realizzate con questa salsiccia, allietati da canti e balli popolari. Un’esperienza coinvolgente, certamente da provare almeno una volta. Consorzio Salsiccia Rossa di Castelpoto PRODUTTORI

Fattoria Muccio di Carmine Muccio Azienda Agricola Giuseppe Tedino Di Gioia Farm di Palmerino Di Gioia Masseria Maio di Pierpaolo Maio

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di Maurizio Vetrone - foto di Antonella Iannuzzi

LA FESTA DEL GRANO DI FOGLIANISE

Nel piccolo comune di Foglianise tradizione, folclore, storia e devozione si fondono per diventare “arte” in occasione della festa annuale in onore di San Rocco. La mattina del 16 agosto il paese si trasforma in un museo itinerante per l’attesissima e famosa sfilata dei Carri di Grano.

I visitatori che raggiungono il borgo beneventano possono ammirare il colorato e festoso corteo delle “pacchiane” (donne che indossano bellissimi vestiti tradizionali) con in capo una gregna (cesto di paglia intrecciata simbolo dell’antica offerta al Santo) e gruppi folcloristici che annunciano l’arrivo dei carri allestiti con grandi impalcature in legno rivestite con spighe di grano finemente intrecciate.

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Sono delle “macchine da festa” davvero incredibili, maestose e armoniose. Si resta stupiti e affascinati ad ammirare la bellezza e la perfezione delle riproduzioni e increduli nel pensare che tutto ciò venga realizzato utilizzando solo modesti fili di paglia. Il clima di festa si arricchisce poi di devozione quando al corteo si unisce il simulacro di San Rocco, il Santo guaritore a cui la festa è dedicata. La sua nascita è da ricercarsi nei riti di ringraziamento di origine pagana

(poi accolti dal Cristianesimo) che vedevano molte donne, con fili di paglia intrecciati sulla testa, recare le offerte. Nel corso del XVII secolo, in seguito a una terribile epidemia di peste che decimò la popolazione di Foglianise, le offerte in grano furono destinate al taumaturgo San Rocco. Da allora la Festa del Grano si caratterizza come un atto di venerazione verso il “Santo di Montpellier”, con il grano portato verso la sua cappella in segno di ringraziamento.

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I primi carri nacquero grazie ad alcune famiglie contadine che vollero abbellire la statua di San Rocco condotta in processione. La competizione per avere il “favore” del potente Santo si spinse al tal punto da confezionare, attorno alla sua immagine, altari sempre più grandi ed elegantemente lavorati fino ad arrivare alla costruzione di vere e proprie riproduzioni in scala di monumenti e chiese. Il carro è formato da una struttura in legno sulla quale i “maestri” sistemano la paglia lavorata attraverso varie tecniche di intreccio, partendo semplicemente da una foto dell’opera da riprodurre e cercando di rendere al meglio la rappresentazione del soggetto.

La vera arte, per cui chi lavora al carro è definito “maestro della paglia”, è l’intreccio. Attraverso l’abilità delle mani, e senza l’ausilio di alcun mezzo meccanico, questi riescono a intrecciare migliaia di fili in modo da dare all’opera una grande resa decorativa, ricreando perfettamente cornici, fregi, membrature, rosoni, ornamenti architettonici, statue, portali ecc… È incredibile come questi artisti-artigiani di ogni età, senza alcuna alchimia tecnica, riescano a riprodurre chiese e cattedrali creando stupendi effetti di colore e giochi di proporzione. Tutto quello che si può ammirare a lavoro finito, e che desta meraviglia per chi lo

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osserva, è frutto di un lungo e minuzioso lavoro, un’arte che si apprende da bambini e si tramanda di generazione in generazione. La Festa del Grano di Foglianise è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo; alcuni carri, infatti, sono presenti in importanti musei in Italia e all’estero. Per la sua valenza storico artistica, nel 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso a Foglianise il titolo di Città mentre la Festa del Grano è entrata a far parte dei Grandi Eventi di rilevanza nazionale e internazionale della Regione Campania. Durante le giornate dell’evento si registrano oltre 70.000 presenze che giungono in paese per ammirare i carri, partecipare ai vari eventi in programma e degustare le eccellenze enogastronomiche del territorio. Osservare dal vivo questa straordinaria manifestazione, vivere l’insieme di emozioni

e il fervore della popolazione di Foglianise permette di entrare appieno nel clima della festa e coglierne la vera essenza. Una celebrazione dalle caratteristiche uniche, un paese accogliente, un clima ideale, buon cibo e ottimo vino, aria pulita e una natura meravigliosa accolgono e viziano i visitatori che giungono fin qui per vivere un’esperienza unica e conoscere Foglianise… una piccola gemma incastonata nel Parco regionale del Taburno Camposauro.

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E Maurizio Vetrone m 320 7084676 foglianisefestadelgrano.it prolocofoglianise.it


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LA PATATA

INTERRATA

del Taburno

Una dispensa naturale nel cuore della terra

Nei territori che fanno parte del Parco regionale Taburno Camposauro si conservano e tramandano usi e tradizioni che testimoniano il perfetto legame che unisce da sempre l’uomo e la natura.

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I moderni ritmi frenetici molto spesso portano a dimenticare questo grande patrimonio culturale ma, fortunatamente, in tutto il Sannio molte usanze secolari continuano a essere vive e, proprio per la loro genuinità e naturalezza, vengono considerate delle vere unicità. Una di queste la ritroviamo nella Piana di Prata del Monte Taburno dove, ogni anno, si rinnova il rito della “patata interrata”, una tradizione che permette di conservare i gustosi tuberi per diversi mesi e poterli utilizzare anche nei periodi più freddi dell’anno. Le patate protagoniste di questo “rituale” vengono seminate nel mese di maggio e raccolte a settembre, a circa 1.000 metri di quota, dove il terreno di montagna fertile e asciutto consente di ottenere un prodotto dalla polpa dura e saporita. A questo punto, per la loro conservazione, vengono scavate delle buche profonde circa un metro e abbastanza larghe da contenerne 2 o 3 quintali. Le patate vengono completamente avvolte nelle felci e poi ricoperte di terra tanto da creare una piccola cupola che

chiude perfettamente la buca. In questo modo la protezione dall’acqua e dal freddo rigido è garantita fino a quando verranno recuperate. La pratica di interramento non solo consente di avere il tubero in tutti i periodi dell’anno ma conferisce al prodotto particolari caratteristiche organolettiche, in quanto acquisisce tutti i “sapori” e i “profumi” naturali della montagna. La patata è un ingrediente fondamentale della dieta territoriale ed è alla base di tantissime ricette tradizionali, dalla semplice “zuppa di patate” (che rappre-

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sentava il pasto principale dei contadini) ai classici abbinamenti con carne e peperoni per preparare la gustosissima “padellaccia”, fino ai più moderni e particolari accostamenti e cotture proposte dagli chef più famosi. Grazie alle sue peculiarità, la patata del Taburno è la materia prima scelta anche per produzioni particolari, come la deliziosa marmellata aromatizzata con vaniglia e succo di limone e i crocchè dei Fratelli Salvo, famosi pizzaioli di San Giorgio a Cremano, elogiati anche da Davide Olzani, uno degli chef più influenti d’Italia.

e c n ie r e p x E o n r Tabu Alla scoperta dei sapori del Sannio

Negli ultimi anni la tradizione della patata interrata è al centro di un progetto di valorizzazione e promozione locale grazie alla nascita di una comunità di produttori che aderisce alla rete Terra Madre di Slow Food. Nel mese di settembre, nel caratteristico borgo di Cautano, Slow Food Taburno con le Comunità del Cibo (Allevatori e Produttori del Taburno e Produttori della Patata Interrata), il Comune e la Proloco di Cautano organizzano “Taburno Experience”, una manifestazione di più giorni dove la protagonista assoluta è la patata interrata del Taburno. Convegni a tema, show cooking, degustazioni eno-gastronomiche, mercatino della terra con tutti i prodotti tipici

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del territorio, escursioni in montagna che portano a partecipare a questo particolare “rito” accanto ai produttori, visite guidate nei borghi del Parco regionale e tanto altro ogni anno attirano gli amanti del turismo esperienziale, grandi esperti e appassionati di cibo. Come ci racconta Michele Frattasi, fi-

duciario Slow Food della condotta Taburno, l’evento “Taburno Experience” è un vero e proprio viaggio nel gusto, a stretto contatto con la natura e i suoi frutti più prelibati. Un’occasione da non perdere per conoscere e vivere le tipicità autentiche e le bellezze di questo lembo di Sannio.

E Comune di Cautano - Taburno Experience: la patata interrata di Cautano

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MARMO DI VITULANO

Il Rosso di Pietra

foto di Antonella Iannuzzi

Un’eccezionale risorsa naturale che l’abilità, l’esperienza e la passione di straordinari artisti-artigiani trasformano in magnifici oggetti dall’incredibile fascino. Sul Monte Camposauro, tra Vitulano e Cautano, a circa 800 metri di quota, affiorano un insieme di brecce e alabastri calcarei della cava cosiddetta “Uria” da cui si ricava il pregiato materiale conosciuto come “Marmo di Vitulano”. 52 Guida Turistica del Sannio 2019


È davvero unico per la sua incredibile varietà di venature, che vanno dal grigio al rosso, con meravigliose sfumature dal bruno scuro al porpora e al lilla fino al rosso sangue-brillante, con passaggi a volte netti e a volte delicati, di una straordinaria eleganza. Proprio la particolare policromia, disegnata dalla mano purissima di Madre Natura, rende questa roccia calcarea unica e preziosa; basta spostarsi di soli pochi metri dalla cava principale per vedere le sue fattezze completamente mutate.

Il Marmo di Vitulano è stato utilizzato fin dall’antichità; il fascino esclusivo del suo colore, simbolo di vita e forza e allegoria di regalità, potenza e lusso, fu molto apprezzato anche dal famoso architetto Luigi Vanvitelli che lo scelse per abbellire gli in-

terni della Reggia di Caserta, la residenza che doveva risplendere nel mondo superando le meraviglie di ogni altro Palazzo Reale. Si dice che Vanvitelli, impegnato nella ricerca dei materiali più belli e preziosi,

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si recò sul monte Camposauro rimanendo entusiasta della sua bellezza e le eccentriche tonalità, tanto da far costruire una strada apposita per trasportarlo velocemente dalle cave fino al cantiere della Reggia dove, ancora oggi, risplende nelle pareti dello Scalone Reale e nella Cappella Palatina. Da allora questo pregiatissimo materiale si diffonderà rapidamente in palazzi e chiese di tutta la Campania: Reggia di Portici, Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Capodimonte, Teatro San Carlo... solo per ricordarne alcuni, giungendo fino a Roma nella Cappella Torlonia di San Giovanni in Laterano e nella chiesa dei Santissimi Apostoli. Dal XIX secolo lo ritroviamo anche nei più prestigiosi edifici e chiese d’Italia arrivando anche in Francia, Nord America, Inghilterra e in Russia per rivestire le guglie del Cremlino. Oggi l’attività estrattiva è sottoposta a stringenti norme di legge improntate su un modello responsabile e nel pieno rispetto dei luoghi con precisi limiti quantitativi. Fino a qualche tempo fa il Marmo di Vitulano era utilizzato soprattutto per realizzare elementi ornamentali e

decorativi, pavimentazioni, soglie, rivestimenti, oltre ai complementi di arredo mentre negli ultimi anni sta prendendo forza un nuovo filone che tende a esaltarne le caratteristiche realizzando vere e proprie opere d’arte, oggetti di design moderno e opere di particolare pregio architettonico. Le sue sfumature, ancora oggi, sono molto ricercate da famosi scultori, architetti e designer, come il maestro vitulanese Mariano Goglia che, con le sue abili mani, la profonda conoscenza del marmo e l’innato senso artistico, è in grado di modellare ed esaltare al massimo la straordinaria policromia della pietra, liberando tutta la sua struggente bellezza.

Simposio di Scultura dei Marmi di Vitulano Mariano Goglia è uno dei promotori dell’evento che ogni anno trasforma il centro storico del paese in un laboratorio all’aperto, in cui turisti e visitatori hanno la possibilità di vedere artisti di fama internazionale che plasmano la pietra grezza trasformandola in un’opera d’arte, apprendendone storia 55

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e tecniche di lavorazione. Nella bellissima Piazza Trinità, allestita di tutto punto, questi maestri segnano, tagliano e scolpiscono la pietra grezza, in modo che da un blocco informe venga fuori un modellato artistico. Le opere vengono poi esaminate e premiate da una giuria di esperti e collocate, per volontà dell’amministrazione comunale, lungo le stradine e nelle piazze del paese, creando un vero e proprio percorso d’arte, una mostra che ogni anno si arricchisce di

nuove incredibili opere. Visitare Vitulano durante i giorni del Simposio è davvero un’esperienza intensa da vivere appieno, a stretto contatto con gli artisti e la calorosa accoglienza della popolazione locale. Quello che si può apprezzare, osservando i maestri all’opera, è qualcosa di strabiliante, una perfetta sintesi tra una risorsa naturale unica e il genio dell’uomo, in un contesto paesaggistico e ambientale che cattura lo sguardo di tutti per la sua incantevole bellezza.

Simposio di Scultura Marmo Rosso di Vitulano Spazio d’arte a Cielo Aperto a cura di Mariano Goglia m 333 2482540 E Mariano Goglia

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Oasi WWF

Montagna di Sopra

L’Oasi di Pannarano rappresenta uno scrigno di biodiversità situato nella meravigliosa area naturalistica protetta del Parco regionale del Partenio. Il suo ambiente è caratterizzato da una spettacolare foresta di faggi rigogliosi che, sulla vetta (1.598 m), assumono forme artistiche tali da immaginare mani esperte intente a modellarli. 58 Guida Turistica del Sannio 2019


Lungo i diversi sentieri dell’Oasi, oltre al faggio, si possono osservare diverse specie di aceri, tigli, agrifogli e il raro e millenario tasso. In primavera e in estate si resta affascinati dai colori e profumi dei tantissimi fiori presenti, tra cui il bellissimo giglio martagone (simbolo dell’Oasi). A ravvivare l’area, lungo sorgenti e corsi d’acqua cristallini, si trova (tra gli anfibi) la salamandra pezzata dai brillanti colori giallo e nero. Tra le 70 specie di uccelli nidificanti nell’area protetta, gli occhi più attenti possono riconoscere la poiana, lo sparviere, il gheppio, il falco pellegrino e il corvo imperiale; anche i pipistrelli, presenti con circa 8 specie, hanno trovato la loro “dimora principale”

nella scenografica grotta carsica di Mattiuccio. Tra i mammiferi, il lupo resta il vero “signore e custode” della montagna e, con il suo lungo ululato, “protegge” l’intero massiccio montuoso. L’Oasi protetta di Pannarano è la destinazione ideale per gli amanti del trekking, le famiglie e le scolaresche; conta, infatti, 9 sentieri facilmente accessibili e praticabili da tutti di cui uno - il percorso natura “La cincia mora” - attrezzato con pannelli descrittivi e un’aula didattica nel bosco. Nelle calde giornate estive il refrigerio è garantito dalle limpide e fresche acque della sorgente oligominerale “Acqua delle Vene”, situata all’ingresso dell’Oasi. 59

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Sempre all’ingresso sono anche presenti un’area attrezzata per la sosta, dove è possibile consumare uno spuntino, e il rifugio-centro visite “Acqua delle Vene”, dotato di posti letto per il pernottamento degli escursionisti e dove vengono proposti gustosissimi piatti a base di prodotti locali. Le attività che si realizzano nel cor-

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so dell’anno incontrano i più svariati interessi dei visitatori; vengono organizzati, infatti, visite guidate, campi avventura, videoproiezioni e arrampicate sportive. Le visite si effettuano su prenotazione nel corso di tutto l’anno su tutti i sentieri e possono essere anche tematiche (botaniche, birdwatching, in grotta, ecc...) secondo le


Vi aspettiamo per accompagnarvi in questo meraviglioso viaggio esigenze e le preferenze degli ospiti. Il divertimento è realmente assicurato in questo vero e proprio “teatro” naturale! Gli operatori e le guide dell’area sono impegnati quotidianamente ad accogliere i visitatori e fornirgli tutta l’assistenza e le informazioni utili per trascorrere, in piena tranquillità, giornate o weekend immersi in una natura ancora incontaminata.

OASI WWF - Montagna di Sopra Pannarano (Bn) E Oasi WWF “Montagna di Sopra” di Pannarano Costantino m 339 8305044 montagnadisopra@wwf.it www.rifugioacquadellevene.blogspot.com www.wwf.it/oasi/campania/montagna_di_sopra Si ringraziano Camillo Campolongo, Costantino Tedeschi e Salvatore Mobilia per la preziosa collaborazione

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Ospitare è un’arte e noi, dell’agriturismo Casa Lerario, ne abbiamo fatto anche una ragione di vita


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SANT’AGATA DE’ GOTI La splendida armonia di una perla del Sannio

“Un luogo sospeso nello spazio e nel tempo”, per Rosanna Biscardi, architetto e scrittrice, la ricetta che ha dato vita a questo piccolo gioiello del Sannio è la seguente: si prendono una ventina di secoli, si condiscono con un pizzico di religione corretta da essenza di tradizione e su tutto si versa una salsa speciale, fatta con un mix profumato di architettura, pittura, scultura e urbanistica, con contorno di paesaggio incontaminato. Tutto ciò si concentra in un luogo ben preciso, Sant’Agata de’ Goti, dove si respira 64 Guida Turistica del Sannio 2019


ancora oggi l’inclinazione originaria al buon vivere. Salendo dalla valle dell’Isclero si rimane affascinati dalle bastionate di case e palazzi allineati, costruiti su uno strapiombo di circa 50 metri, che formano il profilo unico e inconfondibile del suo centro storico: un borgo sorto probabilmente sull’antica città sannita di Saticula. 65 Guida Turistica del Sannio 2019


Qui si sono mescolate storie di guerrieri sanniti e romani, gastaldi longobardi e patriarchi bizantini, baroni normanni, profughi delle Repubbliche marinare, fino ai nobili casati protetti dai Borbone, in una convivenza improntata allo scambio culturale e al reciproco rispetto. Sotto il dominio dei Longobardi fu un centro molto importante, divenendo già nel 970 sede vescovile. I Normanni perfezionarono la cinta muraria perimetrale, composta da case in tufo costruite a strapiombo sui costoni tufacei naturali, protetta dai corsi d’acqua del Riello e del Martorano e così si conservò per tutto il Medioevo fino all’abolizione del feudalesimo. Ogni aspetto di questo comune possiede un fascino particolare, a partire dal nome, frutto di una storia curiosa. È certo che furono i Longobardi, nell’VIII secolo, a dedicare il borgo alla martire catanese Agata; solo in epoca normanna sarebbe stato aggiunto “de’ Goti”, ma il riferimento non sarebbe ai Goti, gli invasori germanici sconfitti nella battaglia del Vesuvio nel 553 d.C., bensì ai feudatari francesi Drengot.

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Alla scoperta del borgo... Il centro storico custodisce numerosi e inestimabili monumenti, uno scrigno pieno di tesori caratterizzato da un’affascinante atmosfera d’altri tempi; non a caso è stato anche set naturale di tantissimi film e Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Splendida da ogni lato, Sant’Agata offre una vista suggestiva dal ponte sul Martorano, sul quale è obbligatoria una sosta per immortalare il fantastico borgo fatto di case addossate in bilico sulla forra, su cui emergono i campanili e sullo sfondo il massiccio del Monte Taburno. A solo qualche decina di metri si trova il bellissimo castello longobardo, ristrutturato più volte fra il XII e il XVIII secolo; oggi si lascia notare per la sua straordinaria imponenza e per i preziosi tesori che custodisce, come il bellissimo affresco di Tommaso Giaquinto, datato al 1710, che decora la loggia al primo piano. Nelle vicinanze si trovano la Chiesa di San Menna con il suo straordinario mosaico pavimentale

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(XII secolo), uno dei più antichi databili con certezza dell’Italia meridionale, e la Chiesa dell’Annunziata, fondata nel 1237. Durante i lavori di restauro post terremoto del 1980 si scoprì casualmente, nascosto sotto l’intonaco, uno straordinario ciclo di affreschi (fine ‘300 - inizio ‘400) intervallati dalle bellissime vetrate artistiche di Bruno Cassinari (pittore e sculture molto apprezzato anche dall’artista spagnolo Pablo Picasso) e il maestoso Giudizio Universale posto sulla controfacciata. Percorrendo via Roma per inoltrarsi nel cuore di Sant’Agata, si incontrano i più importanti edifici civili e di culto del paese. Uno di questi è la Chiesa con il convento di San Francesco, risalente al 1282, che contiene al suo interno una preziosa pavimentazione dipinta nella bottega napoletana del Maestro Giuseppe Massa, autore del chiostro di Santa Chiara a Napoli. L’annesso convento, costruito tra il XIV e il XV secolo (oggi Casa comunale), ha conservato lo splendido portale marmoreo del 1747 e la divisione interna in celle monastiche intorno al chiostro con pozzo centrale. Superato il Municipio si apre, sulla destra, piazza Umberto I con il Palazzo Vescovile,

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dove tutto parla di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo di Sant’Agata de’ Goti dal 1762 al 1775. Proclamato Santo nel 1839, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie (il motivo natalizio italiano “Tu scendi dalle stelle” è una trasposizione del bellissimo canto dello stesso Sant’Alfonso “Quanno nascette Ninno”), combatté contro la corruzione politica e morale ma soprattutto si prodigò con incredibile generosità per i bisogni della poverissima popolazione locale. Nel Museo Diocesano, un’intera sezione è dedicata ai luoghi alfonsiniani con le stanze abitate dal Santo, il cunicolo dove pregava e la sua cattedra vescovile; a lui l’intera comunità dedica ogni anno 5 giorni di festa, dal 28 luglio al 1° agosto. Alla fine di via Roma si incon-

tra la chiesa più grande e ricca del borgo, il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta, costruita nel 970. Oggi, nonostante i vasti restauri di fine ‘800, si presenta come uno splendido e preziosissimo scrigno di arte Barocca con elementi caratteristici della sua travagliata storia. Altra particolarità che rende Sant’Agata de’ Goti unica sono le cave sotterranee, realizzate fin dall’antichità per costruire le abitazioni sovrastanti. Servivano da cantine vinarie e per tenere al fresco le derrate alimentari; quasi tutte comunicanti tra loro, formano una vera e propria città sotterranea, che si allunga fino al castello. Alle cantine si accompagnavano gli orti, utili per avere rifornimenti nel periodo degli assedi, ricavati in spazi sospesi lungo i costoni tufacei, tuttora presenti.

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... e della ricca tradizione enogastronomica Sant’Agata è rinomata anche per la sua gastronomia, in particolare per la produzione della mela annurca, uno straordinario frutto “riscoperto” per le sue benefiche proprietà che ha ottenuto, nel 2006, il marchio IGP. Presente già sulle tavole degli antichi Romani, la mela annurca è oggi apprezzata in tutto il territorio nazionale e utilizzata anche per la realizzazione di deliziose confetture oltre a un gradevole distillato. Di assoluta eccellenza è la produzione vitivinicola, con i nobili rosso Aglianico e il bianco Falanghina che trova proprio qui le sue origini grazie all’ingegnere

Mustilli che nel 1979 iniziò a imbottigliarlo in purezza, dando vita a un vino unico per profumo e gusto. Seduti in uno dei tanti locali del centro storico, ammaliati dal fascino di chiese e palazzi testimoni di storie affascinanti, allietati dal profumo intenso della Falanghina - magari accompagnando il calice con una gustosa ‘nfrenula (tarallino tipico del luogo) - si riesce facilmente a percepire quell’armonioso “equilibrio” tra storia, arte, fede, gusto e gioia di vivere che solo pochi luoghi magici sanno regalare... uno di questi è certamente Sant’Agata de’ Goti. www.santagatadegoti.net Si ringrazia l’architetto Rosanna Biscardi per la preziosa collaborazione

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SANT’AGATA DE’ GOTI

The splendid harmony of a “pearl” of Sannio Rosanna Biscardi, architect and writer, describes the birth of this small jewel of the Sannio: you can take about twenty centuries, seasoning them with a pinch of religion corrected by essence of tradition and a special sauce is poured over it, made with a mix scented with architecture, painting, sculpture and urban planning, with a pristine landscape. All this is concentrated in a specific place: Sant’Agata de’ Goti, a place that is the guardian of ancient stories. Every aspect of this town fascinates its visitors, starting from the name, the result of a curious story. The Longobards dedicated the town to the martyr Agata while the Normans added the name of the Goths in reference to the feudatory Drengot.

well as being awarded the Orange Flag from the Italian Touring Club. From the bridge over the Martorano river, you can enjoy the wonderful view of the village poised on a fifty-meter-high gorge with the Mount Taburno massif in the background. A few steps away is the beautiful Longobard castle. Renovated several times, it is noted for its grandeur and the precious frescoes it preserves, such as that of Tommaso Giaquinto. Nearby are the Church of San Menna, adorned with a priceless floor mosaic - among the oldest in southern Italy and the Church of the Annunciation, which preserves the extraordinary artistic stainedglass windows by Bruno Cassinari (also appreciated by Pablo Picasso) as well as a splendid Universal Judgment. Along Via Roma it is possible to reach the Church and Convent of San Francesco with the cloister, which now houses the Town Hall, and the DioceDISCOVERING THE VILLAGE... san Museum with a section dedicated to the The historic center has the charm of another places of Saint Alfonso Maria de’ Liguori, era, so much so that it has been chosen sev- bishop and author of important works and eral times to be cast by the film industry as famous religious melodies.


Continuing on, one comes across the magnificent Duomo dedicated to Santa Maria Assunta, which today is presented as an extraordinary treasure chest of Baroque art. Another articulation of this municipality are the underground tuff cellars, built to construct the overlying dwellings and used as cells for storing wine and foodstuffs.

... AND THE GASTRONOMIC TRADITION Sant’Agata is also renowned for its gastronomy, in particular for the production of the Annurca apple (which in 2016 obtained the IGP mark) which is much appreciated and sought after throughout the national territory. Of absolute excellence is their wine production, with the red Aglianico wines and the white Falanghina, having been produced in purity since 1979. Sitting in one of the many bars in the historic center, enthralled by the charm of churches and palaces, enlivened by the intense scent of Falanghina - perhaps accompanying the glass with a tasty ‘nfrenula or tarallino which is the typical snack of the place - you can easily perceive that harmonious “balance” between history, art, faith, taste and the joy of life that only a few magical places can give... amongst which is certainly Sant’Agata de’ Goti.

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AZIENDA AGRICOLA

Durante Due classici vitigni del Sannio, Aglianico e Falanghina, quasi quarant’anni di esperienza, un’unica grande passione: offrire in un calice di vino tutto il gusto e il profumo di un’incantevole terra Aglianico Colore rosso rubino con riflessi violacei, un profumo intenso caratterizzato da note di frutti rossi, giustamente tannico al gusto. Da gustare a 16/18° di temperatura.

Azienda Agricola Durante

Falanghina Colore giallo paglierino intenso, al naso presenta complessi aromi di frutta a polpa bianca, con evidenti sfumature floreali. Equilibrato e di buon corpo al gusto, eccellente per la sua freschezza inconfondibile. Da gustare a 8/10° di temperatura.

Cerreto Sannita, via Dodici Angeli 36 | Tel. 0824 861468 - 333 7014022 | www.vinidurante.it


UNA PASSEGGIATA TRA LE STRADINE DI SOLOPACA “Un sole nascosto tra le cime delle montagne ai cui piedi scorre, sinuoso, un fiume”. L’immagine dello stemma comunale rappresenta bene lo scenario che il visitatore trova davanti a sé… quello di un piccolo comune, lambito dal fiume Calore, che sorveglia lo stretto corridoio che separa i Monti del Matese dal Massiccio del Taburno-Camposauro.

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Questa stagione autunnale ci regala giornate veramente piacevoli, che invogliano a trascorrere all’aperto il tempo libero e scoprire località insolite. È il periodo adatto per ammirare i bellissimi colori del Sannio, il “regno di Bacco”, una terra famosa in tutto il mondo soprattutto per le sconfinate distese di vigneti, che nel pieno della stagione autunnale si colorano di meravigliose tinte calde e cangianti, che vanno dal giallo all’arancione, fino al rosso più vivo e acceso. Un vero spettacolo per gli occhi. Senza indugiare troppo scegliamo di raggiungere Solopaca dopo aver contattato il presidente della locale Pro Loco, Antonio Iadonisi. L’appuntamento è presso il Palazzo Ducale, dove Antonio ci dà il benvenuto con grande calore ed entusiasmo. Essendo uno storico locale, oltre che gui-

da turistica, conosce molto bene ogni angolo del suo comune e, con grande disponibilità e professionalità, ci accompagna in una bellissima passeggiata per mostrarci le bellezze e farci scoprire i sapori di questo generoso territorio. I nostri primi interrogativi riguardano proprio il Palazzo Ducale, un’elegante dimora storica che desta sin da subito la nostra curiosità. Entriamo nel piccolo cortile e, mentre osserviamo i particolari delle finestre e dello scalone, Antonio ci racconta che fu realizzato nel corso del Seicento dai nobili Ceva Grimaldi, duchi di Telese e signori di Solopaca; è stata la sede dell’erario e della corte di giustizia, mentre al pianterreno erano situate le carceri. La facciata è stata poi rifinita con un insolito bassorilievo formato da linee geometriche e figure floreali.

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È la stessa decorazione che, passeggiando sul corso cittadino, notiamo sull’esterno della chiesa intitolata al Santissimo Corpo di Cristo, fatta costruire sempre dai Ceva Grimaldi solo qualche decennio prima. Ai lati del portone d’ingresso si trovano due enormi nicchie, dove un tempo erano collocate le statue dei Santi Pietro e Paolo, il cui stile ricorda da vicino quelle realizzate dall’architetto Reale Luigi Vanvitelli. È veramente rilassante respirare il clima cordiale e ospitale di questo piccolo paesino. Lungo la strada si affacciano numerosi negozietti e botteghe e, di tanto in tanto, passando davanti alle panetterie, sentiamo il profumo buono del pane appena sfornato. Il paesaggio è veramente incantevole, con scorci che si aprono tra palazzi e case e ci permettono di osservare la bellissima vallata sottostante. Mentre proseguiamo, osserviamo ciò che rimane del castello di epoca normanna. L’edificio, in origine dotato di quattro torri cilindriche e un fossato, ha avuto sin da subito una funzione residenziale e proprio all’ombra delle sue torri si trasferirono i

telesini scampati alle distruzioni dei vari terremoti e alle esalazioni sulfuree che ne seguirono, rendendo Telese un luogo poco ospitale per un certo periodo. A osservare bene il paesaggio possiamo affermare che la campagna qui è la vera sovrana; in particolare i vigneti costellano gran parte del territorio, rappresentando una grande ricchezza per Solopaca. Antonio ci spiega che la produzione vitivinicola è un’attività ormai secolare, tanto che ogni famiglia è dedita all’allevamento di vitigni e alla produzione di vino, sia per

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uso familiare che per il commercio. Molte di loro, infatti, sono associate a consorzi di vino che producono prestigiose etichette apprezzate in tutto il mondo, a partire dal Solopaca DOC, il primo vino del Sannio ad aver ottenuto il riconoscimento di origine controllata. Continuiamo la nostra passeggiata, assaporiamo già con la nostra immaginazione il gusto di un buon calice di vino che accompagna qualche piatto locale finché i nostri passi incrociano un grande cortile con un teatro all’aperto e un cartello che riporta la dicitura “MEG: Museo Enogastronomico”: un bellissimo palazzo ottocentesco che ospita un interessante percorso didattico dedicato all’enogastronomia e agli studi legati ai prodotti agroalimentari, con una bella collezione di etichette utilizzate dalla fine dell’Ottocento a oggi. A tutela delle tipicità locali, è stata allestita anche una sezione dedicata al “falso alimentare”, curata dall’omonimo Museo dell’Università degli Studi di Salerno, dove è possibile apprendere i trucchi e gli inganni che spesso si nascondono anche dietro al più invitante dei cibi. A proposito di cibo... l’orario e un leggero languorino ci spingono verso una vicina trattoria dove, finalmente, gustiamo la famosa Falanghina del Sannio e


un ottimo piatto di pasta casareccia seguito da un saporitissimo secondo di carne. Con un bel caffè concludiamo il breve e rigenerante momento dedicato al nostro esigente palato e ritorniamo alle macchine per raggiungere, in pochi minuti, uno dei luoghi piÚ belli del complesso montuoso del Camposauro: il Santuario della Madonna del Roseto. La stradina, con una serie di tornanti che attraversano un bellissimo bosco, ci porta a 600 metri sulle pendici del Monte delle Rose, ver-


so un incantevole punto di osservazione sull’intera vallata sottostante. Sullo sfondo di un grande piazzale troviamo la chiesa, che fa parte di un complesso monastico benedettino del XII secolo, gravemente danneggiata dal terremoto del 1805 e poi ricostruita. Dal crollo si salvò solo la statua lignea della Madonna, che fu trasferita in paese nella chiesa di San Mauro. È un luogo meraviglioso immerso completamente nel verde, che traspira grande tranquillità e fascino, non solo per la sua storia ma anche per la meravigliosa e incantevole natura che lo abbraccia. Ci intratteniamo qui una buona mezz’ora, incantati da tanto splendore, ma il tempo, ahinoi, corre ed è arrivato il momento di rientrare.

Salutiamo Antonio, il nostro piacevole compagno di viaggio e insuperabile cicerone, che ci dice che c’è ancora tanto altro da vedere e, soprattutto, da gustare. Mentre lo ringraziamo per la splendida giornata che ci ha regalato, ci ripromettiamo di tornare per una seconda visita. Non c’è modo migliore che trascorrere il proprio tempo libero così, alla scoperta di luoghi poco conosciuti che custodiscono tanta arte, bellezza e cultura che meritano di essere vissute e raccontate. E Pro Loco Solopaca Si ringraziano Daniela Pennasilico e Antonio Iadonisi per la collaborazione.

Veduta panoramica dal Santuario della Madonna del Roseto

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GLI APPUNTAMENTI

con il Buon Vivere Foto di Francesco Mazzarella

SAGRE ED EVENTI DEL SANNIO

Le manifestazioni culturali ed enogastronomiche rappresentano le occasioni ideali per scoprire le migliori eccellenze di un territorio, dai prodotti tipici più genuini alle numerose bellezze storiche e naturalistiche. Per questo motivo vi segnaliamo alcuni degli eventi tra i più rappresentativi della provincia di Benevento che vi aiuteranno a scoprire i lati più sorprendenti di questa terra; per ciascuno di essi abbiamo indicato anche la pagina web cui fare riferimento per rimanere continuamente aggiornati sulle date e il programma delle varie giornate. Consapevoli di non poter dare risalto a tutte le manifestazioni, presenteremo in ogni edizione della Guida sempre nuovi interessanti “Appuntamenti con il buon vivere”, per farvi scoprire l’atmosfera calda e accogliente che si respira nel cuore della Campania. 80 Guida Turistica del Sannio 2019


Sagra del Carciofo Pietrelcinese Il 2020 è l’anno della 42^ edizione della Sagra del Carciofo Pietrelcinese, una buona occasione per conoscere e gustare il famoso prodotto principe di Pietrelcina. La manifestazione organizzata dalla Pro loco mira a promuovere questa squisita eccellenza famosa per la sua dolcezza e tenerezza. Ogni anno, nel mese di maggio, è possibile passeggiare tra gli stand che propongono i migliori piatti della tradizione (tutti a base di carciofo), degustazioni di vino e tante altre specialità locali, come olio, formaggi e miele. Musica e spettacoli folcloristici allietano la visita e guidano l’ospite in questo gustoso percorso. www.prolocopietrelcina.it 81 Guida Turistica del Sannio 2019


Cantine Aperte a Reino

A Reino la IX edizione di “Cantine Aperte” vi porta alla scoperta dei vini prodotti in casa. Ogni piccola cantina locale allestisce il proprio stand per proporre ai visitatori il “nettare degli dei”, quello destinato all’uso familiare. L’assaggio del vino accompagna i prodotti tipici locali, con tanti stand che danno vita a un clima di festa e a un’atmosfera molto suggestiva all’ombra del Castello di Reino. La manifestazione, a cura del locale Forum dei Giovani, vede in programma anche musica dal vivo per allietare la serata. Le Cantine Aperte di Reino vi aspettano nel mese di maggio. E Cantine Reinesi Aperte

Festa della Ciliegia

di Campoli del Monte Taburno Il mese di giugno è il mese della “Festa della Ciliegia di Campoli”, l’evento gastronomico che anima lo storico borgo di Campoli del Monte Taburno, organizzato dalla locale Pro loco. In questo periodo dell’anno, la regina del territorio è la ciliegia, celebrata con una manifestazione che, in un ricco programma di eventi, prevede due menu gastrono-

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mici, uno tradizionale e uno interamente dedicato a questo prelibato frutto. Oltre agli squisiti piatti, nelle giornate della festa si organizzano visite guidate ai ciliegeti, laboratori didattici e degustazioni, raduni di moto e auto storiche e concorsi fotografici. Un’ottima occasione per scoprire la buona cucina e le numerose bellezze naturali di Campoli… e ovviamente per portare a casa un bel cestino di ciliegie fresche che è possibile acquistare direttamente dai produttori. www.prolocomontetaburno.it

Sagra de lo Ciammarruchiello a Buonalbergo Da ben 46 anni la Pro Loco di Buonalbergo festeggia le lumache di terra con “La Sagra de lo Ciammarruchiello”, ormai un appuntamento fisso per chi ama la cucina della tradizione. Ad attendere gli ospiti all’ingresso del centro storico ci sono proprio i ciammarruchelli, dipinti sul pavimento stradale per segnalare il percorso che porta verso gli stand, nella piazza centrale del paese. Il menu della manifestazione prevede tantissimi piatti a base di ciammarruchelli preparati dalle esperte signore del paese. Accanto al prodotto tradizionale sono presenti anche saporiti panini e gustose pizze fritte. www.prolocobuonalbergo.org 83 Guida Turistica del Sannio 2019


Festival dei sapori e degli artisti di strada e Sagra del Cecatiello a Paupisi

Giorni al borgo a Montesarchio Da un’iniziativa della Pro loco Montesarchio, più di 23 anni fa è nata la rassegna settembrina “Giorni al borgo”, con lo scopo di valorizzare e promuovere l’antico centro storico di Montesarchio. Data la grande estensione del borgo, ogni anno la manifestazione interessa un’area diversa. Le giornate dedicate all’evento sono animate da artisti di strada, musicisti e attori mentre vicoli e piazzette vengono allestiti con scenografie artistiche. Una bellissima occasione per riscoprire la storia di uno dei comuni più importanti del caudino e la sua tradizionale gastronomia. www.prolocomontesarchio.it

Da 46 edizioni, la ricetta della manifestazione agostana di Paupisi è una: sinergia tra Amministrazione comunale, associazioni e ben 150 volontari che insieme danno vita all’evento che accoglie migliaia di ospiti. Durante le serate è possibile assaggiare i famosi Cecatielli (pasta cavata), fiori di zucca in pastella, peperoni ripieni, formaggi, braciole, spezzatino e numerose altre prelibatezze abbinate con gli eccellenti vini Aglianico e Falanghina. Oltre all’ottima gastronomia, sono organizzati magnifici spettacoli per bambini, giochi di acqua danzante e fuochi piromusicali. Ad arricchire ulteriormente il programma ci sono cortei storici e visite guidate. Per l’occasione è disponibile anche un’area camper attrezzata. E Pro Loco Paupisi

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Festa dell’Uva di Solopaca Il mese di settembre apre la stagione della vendemmia e della produzione di vino… e a Solopaca si festeggia con un lungo corteo storico seguito da una sfilata di giganteschi carri allegorici realizzati con acini di uva. Per l’occasione, si allestiscono stand gastronomici per dare la possibilità, alle migliaia di visitatori presenti, di degustare e acquistare le migliori etichette prodotte dalle cantine locali. Ben otto giornate dedicate alla cultura e al mondo del vino, con mostre d’arte, musica, percorsi gastronomici e visite guidate in cantina. Un evento giunto orgogliosamente alla 42^ edizione, che richiama tantissimi appassionati anche da fuori regione. E Pro loco Solopaca

Scopri di più!

Visita la sezione eventi del sito Guideslow.it Guida Turistica del Sannio 2019


TELESIA

HALF MARATHON INTERNATIONAL ROAD RACE testo e foto di Sisto Bucci

«Questa domenica di ottobre ci regala un risveglio davvero speciale, con un bellissimo cielo azzurro solcato solo da qualche nuvola e una piacevole temperatura mite»

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Percorriamo la strada che porta verso Telese Terme, carichi di entusiasmo e pronti a vivere una giornata diversa, ricca di emozionanti aspettative. Lasciata l’auto in una stradina secondaria, ci dirigiamo verso Viale Minieri, mentre il sole inizia a intiepidire dolcemente l’aria e si cominciano a sentire i fragori e le voci dei volontari della Telesia Sport Event impegnati a verificare che tutto sia pronto per accogliere al meglio gli ospiti, il pubblico e ovviamente la moltitudine di iscritti alla 5^ edizione della Telesia Half Marathon. Il clima è “frizzantino”, animato dai primi atleti

che scendono in strada per scaldarsi e prepararsi alla partenza, prevista per le ore 9.00; piazza Minieri e viale Europa cominciano a pullulare di persone e l’atmosfera diventa sempre più vivace ed eccitante, grazie anche ai numerosi visitatori e curiosi che si intrattengono nei vicini bar per una prima colazione. È elettrizzante essere circondati da tanto fermento e vedere la cittadina protagonista di un evento così importante; ugualmente emozionante è incrociare volti di diversi Paesi e sentirsi, per qualche ora, cittadini del mondo uniti dalla passione per lo sport.

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Nel corso delle cinque edizioni, l’impeccabile organizzazione e la straordinaria e calorosa accoglienza tipica del territorio, ha attirato migliaia di atleti di diverse nazioni a iscriversi alla Telesia Half Marathon, e altrettanti visitatori che colgono questa straordinaria occasione per scoprire un bellissimo angolo del Sannio. Questo importante risultato spinge l’Amministrazione Comunale, gli sponsor, le associazioni e decine di volontari a investire tanto lavoro, tempo ed energie in una manifestazione sportiva che si conferma, ogni anno di più, un ottimo strumento per far conoscere il territorio e attirare l’attenzione dei media e degli appassionati del mondo podistico; un impegno che è stato ampiamente ripagato dalla

folta presenza di visitatori che hanno scelto di trascorrere un intero fine settimana “sannita” per scoprire le numerose bellezze presenti, gustare i pregiati prodotti e godere della tranquillità che caratterizza questi luoghi. Così il territorio diventa un importante co-protagonista dell’evento sportivo, grazie alla realizzazione di un percorso di circa 21 chilometri (da completare nel tempo limite di tre ore) che attraversa il cuore della cittadina per raggiungere il lago di Telese, sorvegliato dalla magnifica vetta di Camposauro, e proseguire lungo i verdi paesaggi che collegano Telese Terme al comune di San Salvatore Telesino superando l’area archeologica di Telesia Vetere - con le sue bellissime mura romane - fino a “sfiorare” l’imponente

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Abbazia normanna e l’incantevole parco naturalistico del Grassano. Gli atleti si radunano sulla linea di partenza mentre tutti noi presenti aspettiamo l’attesissimo “colpo di pistola” dello starter. Alle 9.00 in punto udiamo il segnale e, sotto il nostro sguardo, osserviamo l’incredibile scena dei runner che si muovono simultaneamente fino a formare un enorme “fiume umano” che impiega più di due lunghissimi minuti per lasciare libera la postazione di partenza.


Mentre osserviamo gli ultimi atleti allontanarsi, lo speaker richiama nuovamente la nostra attenzione... i circa 950 iscritti della Telesia Pink Race sono pronti a dare inizio alla passeggiata non competitiva dedicata alla lotta contro il tumore al seno. Organizzata dalla SSD Telesia Running Team, è aperta a tutti coloro che, al grido di “Vincere si può”, vogliono sensibilizzare il pubblico sul tema della prevenzione e sostegno alla ricerca. Per dare maggiore appoggio a questo importante messaggio, la Casa di Cura Gepos effettua, nei due giorni che precedono la “Camminata Rosa”, visite di controllo senologico clinico-strumentale gratuite. Il tempo scorre velocemente e tra un caffè, qualche foto e una chiacchiera ci ritroviamo comodamente seduti nella tribuna degli ospiti, coccolati dalle hostess che ci offrono un fresco e gradito ristoro.

Accogliamo i partecipanti alla Pink Race che completano il percorso della camminata mentre lo speaker aggiorna il pubblico sulle performance degli atleti man mano che avanzano lungo il percorso, fino a sobbalzare dalla sedia nel momento in cui viene annunciato l’imminente arrivo dei primi due maratoneti che si contendono la vittoria.

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Pieni di emozione, vediamo avvicinarsi rapidamente il keniota Mwangi Joel Maina, che vince in volata in 1h 01’ 56’’, dopo un testa a testa - a pochi metri dall’arrivo - con il connazionale Koech Solomon che lo segue a soli due decimi di secondo; segnando il record delle cinque edizioni della Telesia Half Marathon. L’entusiasmo della folla continua a crescere e accompagna al traguardo anche Winfridah Moraa Moseti, che vince la gara femminile concludendo il percorso in 1h 10’ 52’’, determinando un nuovo record per la mezza maratona telesina. Da qui in avanti assistiamo all’arrivo di tutti gli altri atleti che, tra gli applausi e le incitazioni del pubblico, ritirano la loro medaglia e “corrono”, stavolta, verso il meritato ristoro. Approfittiamo subito di questa bellissima occasione per fare anche qualche foto insieme ai vincitori e godere, ancora per qualche momento, dell’elettrizzante atmosfera di una straordinaria giornata.

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Il successo della manifestazione è un vero crescendo di entusiasmo, di iscritti e di visitatori, che arricchiscono di lustro la città e l’evento stesso; non a caso la Telesia Sport Event ha già definito il calendario degli appuntamenti del 2020, che vede in programma l’evento dedicato alle famiglie con la Telesia Fun Family Run (il 7 giugno), il Trofeo Città di Telesia, gara internazionale di 10 chilometri su strada (il 21 giugno) e per concludere con la Telesia Pink Race e Telesia Half Marathon (il 4 ottobre). Sono appuntamenti immancabili, ormai diventati un must per tutti gli appassionati e runner, ma anche occasioni importanti per il territorio, che dimostrano come una competente organizzazione e una qualificata accoglienza possano fare la differenza anche per la promozione turistica dei nostri comuni e di tutto il territorio sannita.

E Telesia Half Marathon | telesiasportevent.it

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IAQUILAT il vero sapore delle eccellenze sannite

Racchiudere tutto il gusto della tradizione e della genuinità sannita in un assaggio: questo è alla base della produzione casearia Iaquilat, una straordinaria azienda fondata dalla famiglia Iaquinto nel lontano 1935


Il viaggio tra i sapori delle eccellenze del Sannio comincia nei suoi laboratori, dove il latte raccolto quotidianamente nel territorio matesino, in allevamenti certificati, viene trasformato con maestria e arte in deliziosi fior di latte, bocconcini e provole affumicate; nelle rinomate provolette “Baby Dolce”, dal sapore molto delicato, e in gustosi caciocavalli aromatizzati al

tartufo e al peperoncino, da assaporare freschi o da impiegare in fantasiose ricette. Il forte attaccamento della famiglia Iaquinto alla propria terra è impresso anche nelle cremose caciotte “Antiche Mura”, un nome che richiama le suggestive rovine dell’antica città di Telesia. La punta di diamante della produzione è il famoso Grottone, una vera delizia per i sensi: si presenta come uno squisito formaggio a pasta filata che appaga la vista col suo aspetto “occhiato” o sfogliato; inebria l’olfatto con il profumo di nocciole tostate ed esalta il palato con la nota dolce del suo sapore, data dalla stagionatura naturale in grotte di tufo. Una recente novità nel panorama della produzione casearia del Sud Italia è la crema spalmabile di Grottone. Con una consistenza soffice e un intenso sapore avvolgente, è ideale per un perfetto antipasto o aperitivo, magari accompagnato da un calice di vino Falanghina del Sannio. Queste sono le prelibatezze che Iaquilat porta nelle vostre case; eccellenze che non possono mancare sulle tavole degli intenditori e degli appassionati della buona gastronomia.

IAQUILAT | Lattai dal 1935 San Salvatore Telesino, c.da San Vincenzo Tel. 0824 947017 - 0824 947716 www.iaquilat.it caseificioiaquilat Caseificio Iaquilat


Falanghina del Sannio LA “GIOIA” IN UN CALICE

a cura di Maurizio Vetrone

Le dolci colline che degradano dal massiccio del Taburno verso valli attraversate dai fiumi, sono uno spettacolo di colori e profumi che in ogni periodo dell’anno rendono il Sannio un vero trionfo della natura, un luogo profondamente caratterizzato dalla coltivazione della vite. Una produzione copiosa e di altissima qualità, la cui eccellenza è riconosciuta e apprezzata in tutto il territorio nazionale, al punto da avere le denominazioni DOCG, DOC e IGT per più di 60 tipologie di vini; un patrimonio che fa del Sannio una vera e propria terra di Bacco.

DENOMINAZIONI RICONOSCIUTE

• DOCG “Aglianico del Taburno” • DOC “Falanghina del Sannio” • DOC “Sannio” • IGT “Beneventano”

La Falanghina è il vitigno a bacca bianca più coltivato della Campania, il cui record di produzione è detenuto proprio dalla provincia di Benevento. È un vino molto antico originario delle pendici del Taburno e dei Campi Flegrei probabilmente imparentato con il famoso Falerno bianco, vino molto ricercato dagli antichi Romani. Si dice che il suo nome derivi dall’uso di far arrampicare le viti al “falango”, un palo di legno, oppure dal greco-latino “falange” (inteso come osso del dito) per la forma allungata degli acini. Dagli anni ’50, a seguito della fillossera (un insetto che attacca le radici delle viti), si è assistito all’introduzione di vitigni più forti e produttivi come il Sangiovese, il

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Trebbiano toscano e la Malvasia di Candia, determinando la quasi totale scomparsa degli antichi vitigni locali. Solo alla fine degli anni ‘70 c’è stata un’inversione di tendenza verso la valorizzazione di viti autoctone di pregio. Riprende così la coltivazione diffusa della Falanghina vinificata in blend con altre uve, utilizzata come vino da tavola o per distillare il cognac, fin quando l’ingegnere Leonardo Mustilli, con altri pionieri appassionati, iniziò nel 1979 a imbottigliarla in purezza. Grazie alla competenza e alla passione di un gruppo di enologi e all’impegno delle cantine sociali e delle istitu-

zioni, in pochissimi anni si è assistito a un’incredibile crescita di produzione e diffusione. L’enologo Angelo Pizzi, protagonista e testimone di questa incredibile ascesa, ricorda la prima produzione di 10.000 bottiglie di Falanghina del Taburno nel 1989; le prime 300 casse furono comprate da Luigi Veronelli, figura di spicco della valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano, durante una degustazione alla Camera di Commercio di Benevento. Da lì in poi questo vitigno si è affermato sempre più per tre motivi: piace ai viticoltori perché produttivo anche nelle annate peggiori; piace ai trasformatori perché dalle sue uve è 97

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facile ottenere un buon prodotto e, soprattutto, piace al consumatore perché possiede un estratto molto alto, volume di bocca importante, degli aromi gradevoli e una buona acidità. Insomma un vino che al bere dà vera “gioia”. Negli ultimi anni, migliorando sempre i processi produttivi, le coltivazioni e la commercializzazione, si sta svolgendo un percorso di valorizzazione che mira a esaltare ancora di più le qualità della Falanghina; grazie a questa evoluzione oggi le sue bottiglie si possono trovare nelle migliori enoteche e ristoranti d’Italia e del mondo. Una vera e propria eccellenza tutta “made in Sannio”.

Nella provincia di Benevento si contano più di 10.000 ettari vitati sui circa 24.000 dell’intera regione Campania; qui si concentrano circa 8.000 imprenditori viticoli e più di 100 aziende imbottigliatrici che assicurano una produzione complessiva di oltre 1.000.000 di ettolitri di vino. 98 Guida Turistica del Sannio 2019


Un vino dalla grandissima personalità, particolarmente apprezzato per la grande fragranza dei suoi aromi. In cantina si presta benissimo a un utilizzo trasversale, caratterizzato da una produzione enologica di pregio: si ricavano vini dolci e passiti, grappe e spumanti con metodo charmat o classico e anche grandi riserve, affermandosi come uno dei migliori e più apprezzati vini bianchi della regione Campania.

Per l’importanza e il pregio delle sue uve e della produzione vinicola, l’Associazione delle 800 Città del Vino “European Recevin”, nella sede del Parlamento Europeo, ha conferito al distretto territoriale “Sannio Falanghina” il prestigioso riconoscimento di “Città Europea del Vino 2019”. L’investitura del Sannio rappresenta un importante premio alle produzioni di eccellenza che nascono dalla sapienza e dal sacrificio di viticoltori appassionati, testimoni dello storico legame di questa terra con il vino, e custodi di un territorio sano e genuino, ricco di bellezze e sempre molto generoso verso i suoi abitanti e i suoi ospiti.

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La Falanghina si distingue per un colore giallo paglierino pieno e vivace, un aroma decisamente floreale e fruttato, una struttura agile, beverina e gradevolmente acidula, dal sapore sempre fresco e morbido. Servita a una temperatura di circa 9 gradi, si abbina ottimamente con preparazioni a base di pesce fresco, crostacei e frutti di mare, formaggi freschi o stagionati. L’ampiezza dei profumi e la profondità del gusto consente di sorseggiarla anche come aperitivo, da sola o come base per cocktail e soft drink, sorprendentemente meravigliosa sulla pizza classica o gourmet. Nella versione spumantizzata è gradevole come aperitivo o sulla pasticceria, mentre la versione passita è ottima per accompagnare degustazioni di formaggi stagionati e di frutta secca. Attraversare il Sannio tra settembre e ottobre, nel periodo della ven-

demmia e delle prime lavorazioni, significa poter ammirare gli splendidi colori delle vigne, ascoltare i fragori dei vendemmiatori, sentire il profumo leggermente inebriante dell’uva appena pigiata e toccare con mano la “magia” della sua trasformazione nei piccoli borghi, dove ancora si produce il vino in casa. Un viaggio multisensoriale che affascina e coinvolge chiunque si trovi a passare o a trascorrere del tempo in terra sannita, in un paesaggio di suggestiva bellezza caratterizzato dal clima mite e dalla cordialità dei suoi abitanti; è un percorso tra vigneti, cantine e luoghi dove è possibile scoprire e assaporare la storia e la gioia di vivere attraverso l’assaggio di un calice di vino. Si ringrazia il dott. Angelo Pizzi per le preziose informazioni.

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Falanghina of Sannio THE “JOY” IN A GLASS by Maurizio Vetrone

The land of Sannio is a true triumph of nature, particularly suited to the cultivation of vines. An abundant and high quality production, whose excellence is recognized and appreciated throughout Italy, to the point of having the DOCG, DOC and IGT denominations for more than 60 types of wines. Falanghina is a variety of white grape produced mainly in the province of Benevento. It is an ancient wine whose name perhaps derives from the term “falango” for the wooden pole on which the vines climb, or from the word “phalanx” for finger bone referring to the elongated shape of the grapes. There was a decision to abandon local historical vines due to the invasion of phylloxera (an insect that

attacks the roots of vines) during the 1950s. New, strong and productive vines were introduced, such as Sangiovese, Trebbiano and Malvasia di Candia. Only at the end of the 1970s was there a turnaround towards the improvement of prized native varieties. Thus resumed the widespread cultivation of Falanghina vines, in blend with other grapes, became used as table wine or to distill cognac. The engineer Leonardo Mustilli, with other passionate pioneers, began in 1979 to bottle it for purity. Since the 1980s, this grape variety has become increasingly widespread. Even in the worst years, it produces great quality wine characterized by pleasant aromas and favorable acidity. Today, it is a true “made in Sannio” excellence. 101

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From the processing of Falanghina grapes lots of prestigious wines are obtained such as fine sweet wines, raisin wines, grappas and sparkling wines with the charmat or classic method. The wine is distinguished by a beautiful golden straw color, full and lively; a fruity and floral aroma; a beverage of a fresh and soft structure. It pairs well with dishes of fresh fish and cheeses, as well as being excellent with classic and gourmet pizza. It is ideal to be con102 Guida Turistica del Sannio 2019

sumed as an aperitif, for cocktails and soft drinks. In the sparkling version, it is pleasant as a before dinner drink or even with desserts. The raisin wine version is excellent for tastings of aged cheeses and dried fruits. Walking in the Sannio lands during the autumn months, during the harvest, gives the emotion of a multisensory journey: the view is satisfied by the magnificent vision of the colorful landscapes with the splendor of the vineyards; the sense of smell is inebriated by the fragrance of the grapes left to soak in the vats; and finally, the taste savors all the joy of living through the experience of an excellent glass of Falanghina wine.


I veri profumi dei vini del Sannio VINO DA TAVOLA DI ALTISSIMA QUALITĂ€

Viticoltori da tre generazioni Azienda Vitivinicola Grillo Pasquale Castelvenere, via Petrara 10 Tel. 0824 940447 - grillo.wine@live.it Cell. 328 8146731 - 328 4618811


IL SANNIO DA VIVERE

in Mountain bike di Antonio Castellitto

La valle telesina è una meravigliosa destinazione per tutti gli appassionati di mountain bike, grazie alla presenza di numerosi e interessanti percorsi naturalistici e urbani capaci di regalare grandi sorprese e forti sensazioni, da vivere con uno dei mezzi di locomozione piÚ nobili al mondo: la bicicletta.

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È un bel pomeriggio di ottobre e ho la splendida occasione di incontrare due Guide Nazionali di MTB per conoscere meglio le diverse esperienze che vivono i cicloturisti, più e meno esperti, in sella alle loro fedeli bike, quando giungono qui nella valle telesina. Così, davanti a un buon caffè, comincio a confrontarmi con Luigi e Michele; entrambi sono di Telese Terme e hanno unito alle loro professioni la passione per la promozione turistica territoriale. “Sono bastate poche uscite in MTB per comprendere che tutta la valle telesina, insieme all’intero Sannio, è uno scrigno di tesori storici, enogastronomici e paesaggistici che, vissuti in bike, suscitano emozioni veramente

uniche” - affermano Luigi e Michele. Ogni uscita, ogni scoperta, ha fatto sì che il piccolo gruppo di bikers locali crescesse rapidamente includendo di volta in volta nuovi “elementi” in squadra: così è nata l’idea vincente di aggregarsi in un’associazione che fino a ora ha guidato migliaia di appassionati, provenienti da buona parte del Sud Italia, nei percorsi più belli del Sannio. Come confermato dalle Guide, oggi il ciclo-escursionismo è veramente alla portata di tutti, anche grazie alle continue novità che la tecnologia propone… come la e-bike, una mountain bike elettrica, dotata di pedalata assistita, ideale soprattutto per le visite nei nostri comuni.


Al termine del tour, ciò che si legge negli occhi dei ciclo-visitatori è uno sguardo univoco: ogni ospite rimane folgorato dalla bellezza dei piccoli borghi e dei siti naturalistici come Monte Pugliano, Monte Acero e più in generale del Parco regionale Taburno Camposauro. Le sensazioni vissute dai più temerari, coloro che rincorrono le cime più alte, sono così coinvolgenti al punto da portarli a indossare guanti, casco e protezioni varie e affrontare qualsiasi condizione meteorologica per sfidare ogni volta i propri limiti. Si parte con lo stretching muscolare per garantire il dovuto riscaldamento prima di avviarsi; i primi chilometri “impongono” il grado di concentrazione necessaria, i tornanti sono maestri di vita, i boschi, i tratturi e le strade brecciate diventano il proprio habitat abituale. 106 Guida Turistica del Sannio 2019


Le soste sono fondamentali per rigenerarsi e riposare, necessarie per una pedalata in sicurezza e per scongiurare crampi e fastidi muscolari. La maggior parte dei percorsi sanniti portano verso affacci panoramici sulle meravigliose vallate circostanti che solo le montagne sanno regalare: “il giusto premio dopo la scalata è vedere il Sannio dall’alto”. L’aspetto più affascinante di tutto ciò è che anche ritornando più volte negli stessi luoghi si prova lo stesso identico stupore davanti a bellezze che, spesso, vengono date per scontate. Saluto Luigi e Michele, grato per le loro storie, che ci danno appuntamento nel Sannio, partendo da Telese Terme, dove ci aspettano con il sorriso e la voglia di divertirsi e di vivere nuove avventure. E MFb Mountain Bike Sanniti E Telesia Escursioni

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IL REGIO TRATTURO

Lungo il sentiero dei moderni cowboy testo e foto di Davide Vella

In un passato neanche troppo lontano, seguendo il ritmo delle stagioni, i pastori si incamminavano lungo impervi sentieri di montagna, insieme alle proprie mandrie e greggi, per raggiungere i freschi e nutrienti pascoli montuosi durante l’estate per fare, poi, ritorno nei ricoveri di pianura durante l’inverno. Lungo le grandi distese pianeggianti che si trovano alle falde dell’Appennino vi sono numerosi percorsi di questo genere, ma quello che interessa il nostro territorio è il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela che, par-

tendo dall’Abruzzo, raggiunge la Puglia passando per il Sannio. Nato come via militare di servizio per le legioni romane, è il terzo più lungo dell’Italia meridionale con i suoi 211 chilometri che attraversano aree molto diverse tra loro - per morfologia, geologia, clima, flora, fauna - partendo da quote superiori ai mille metri e scendendo verso le valli, unendo quattro regioni e 39 comuni appartenenti a sei province. La parte del tratturo che attraversa il Sannio beneventano interessa i paesi di Mor-

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cone, Santa Croce del Sannio, Circello, Reino, Pesco Sannita, San Marco dei Cavoti, San Giorgio la Molara e Buonalbergo. Ăˆ tuttora una strada ben delineata da 1.546 termini (cippi) in pietra numerati progressivamente, a partire da Pescasseroli, con i numeri dispari a sinistra e i pari a destra, utili per guidare il viandante. Lungo questo sentiero, ogni anno, si organizzano diversi eventi che permettono di scoprire e percorrere questa strada maestra, tramandando alle nuo-

ve generazioni la storia e il valore di un grande patrimonio culturale, per rivivere momenti di ospitalità e tradizioni che vedono anche diverse degustazioni di piatti tipici locali. Il tragitto sannita prevede una tappa presso la taverna di Monte Chiodo, situata nel territorio di Buonalbergo, per proseguire su una strada brecciata, attraverso campi verdi, fino alla taverna di Calise in San Giorgio la Molara. Nella stessa zona, poco distante l’attraversamento del fiume Tammaro, si

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può sostare in un’area dedicata presso un bellissimo e antico mulino ad acqua situato nel territorio di San Marco dei Cavoti dove, per tantissimi anni, avveniva la molitura del frumento dal quale si otteneva la preziosa farina utilizzata da tutte le massaie e la nutriente crusca per gli animali. L’intero sentiero può essere percorso con gruppi organizzati o in solitaria; a piedi, in bicicletta e a cavallo, forse uno dei modi più emozionanti… come dei moderni cowboy. Tra i paesi di San Giorgio la Molara, Circello, Pago Veiano e Castelfranco in

A sottolineare il grande valore storico del Regio Tratturo è il decreto ministeriale del 1976, che ha definito i tratturi come beni di notevole interesse per l’archeologia, per la storia politica, militare, economica, sociale e culturale sottoponendoli alla stessa disciplina che tutela le opere d’arte d’Italia.

LA RETE

DEI TRATTURI


Miscano ci sono numerosi centri equestri che promuovono e incoraggiano le escursioni a cavallo. Qui, la passione per l’equitazione è tramandata da secoli di padre in figlio;

infatti, numerosissime famiglie possiedono almeno un cavallo e, nel corso dell’anno, colgono ogni occasione per radunarsi e trascorrere bellissime giornate all’aria aperta insieme alle sempre più organizzate associazioni. Del resto i rigogliosi boschi e i rilassanti laghi della zona, sullo stesso Regio Tratturo, sono meta ideale di suggestivi camping e gite che permettono di percorrere l’affascinante e antica via maestra che portava verso la Puglia.

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AGRITURISMO

Castello

Una piccola oasi tra le montagne del Fortore L’accoglienza diventa arte quando nasce dal piacere di un incontro; è condivisione e far sentire l’ospite come fosse a casa sua. Lo sa bene il giovane ristoratore Mario Bollecchino che, dai genitori

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e dai nonni, ha imparato il significato vero dell’accoglienza, quella che considera l’ospite sacro e desidera fargli provare la calda sensazione del clima familiare, spesso legata ai ricordi dell’infanzia.


È questa l’atmosfera che si respira nell’incantevole casolare che Mario dirige dal 2001 insieme al papà Vincenzo, nato dalla storica azienda agricola di famiglia; il luogo ideale da cui partire per scoprire le montagne e lo splendido Lago del comune di San Giorgio la Molara. Il paesaggio che circonda l’agrituri-

smo è veramente spettacolare, con un maestoso panorama contraddistinto da vette montuose, valli e colline dominate da borghi e manieri, proprio come il castello che un tempo sovrastava la rupe situata a poche decine di metri dalla struttura, di cui rimangono ancora visibili purtroppo solo pochi ruderi.

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In questo splendido scenario naturalistico, tra antichi sentieri e tratturi, Mario organizza coinvolgenti escursioni a cavallo per condividere con vecchi e nuovi amici la sua grandissima passione per il mondo equestre (tradizione ben radicata nel territorio fortorino), arricchendo ogni passeggiata con brevi soste e ghiotti momenti di convivialità. Per coloro che amano questo sport, Mario programma corsi di equitazione con rilascio del patentino - con istruttori riconosciuti della Fitetrec Ante (Federazione Italiana Turismo Equestre). Con l’aiuto di esperti, inoltre, tutti coloro che ne hanno necessità, possono praticare anche sedute di ippoterapia grazie alla presenza dei simpatici e rassicuranti cavallini pony. Le attività proposte da Mario sono numerose e sempre molto partecipate, come avviene con uno degli appuntamenti più attesi e richiesti dagli appassionati: l’Equi-camping, inserito nel calendario annuale degli eventi del Castello e già in programma per il prossimo luglio. Questa escursione a cavallo di più giorni regala l’emozione di una vera esperienza da far west, offrendo l’opportunità di percorrere sentieri montuosi, dormire in tenda o sotto le stelle e bivaccare all’aperto, con la possibilità di noleggiare tende e cavalli direttamente in azienda. Chi invece desidera trascorrere qualche giorno di tranquillo relax può soggiornare nelle comode e accoglienti camere disponibili in agriturismo,

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coccolato da ogni tipo di comfort e gustando tutte le tipicità del territorio. In cucina, l’adorabile signora Nicolina si dedica alla preparazione dei migliori piatti della tradizione locale, come la squisita polenta (chiamata licco) al sugo, la ricercatissima pasta con fagioli e cotiche e ancora... i cicatielli (cavatelli), le pappardelle e i ravioli, tutti rigorosamente fatti a mano; tra i secondi, invece, la bistecca di Marchigiana IGP è tra i piatti più rappresentativi del Castello. Assolutamente da gustare sono i salumi, formaggi freschi (sottolio e aromatizzati alle erbe), ortaggi e marmellate tutti prodotti in agriturismo. Da qualche anno, nella Fattoria Didattica portata avanti dalla signora Nicolina, si svolgono anche diversi laboratori dedicati soprattutto ai bambini che, giocando e divertendosi, trascorrono piacevolmente qualche ora imparando a fare la pasta, i formaggi e i dolci, così come si faceva un tempo. La calorosa ospitalità della famiglia Bollecchino regala la rassicurante e piacevole sensazione di una giornata trascorsa in famiglia, vissuta tra le tradizioni e i sapori di un tempo e circondati da un paesaggio dal fascino unico, respirando aria pura e liberando la mente da ogni pensiero… un vero toccasana per il corpo e lo spirito.

AGRITURISMO CASTELLO San Giorgio La Molara Contrada Castello Tel. 0824 983419 www.agriturismocastello.it E Agriturismo Castello L 347 3106936

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La pregiata

Marchigiana

dell’Alto Sannio testo e foto di Davide Vella

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Sulle verdi colline che si estendono tra il Tammaro e il Fortore è facile imbattersi in “candide” figure ruminanti che annunciano la loro presenza con il suono del campanaccio: sono mucche di razza Marchigiana, enorme vanto degli allevatori locali


Facilmente riconoscibili per i loro manti bianchi tendenti al grigio, le corna nere in punta, l’addome molto ampio e gli arti brevi e robusti, la Marchigiana è famosa per essere una delle migliori razze bovine al mondo. Derivante dal ceppo Podolico (un antichissimo gruppo di razze bovine) è considerata tra le più dirette discendenti del bos primigenius - bovino selvatico europeo meglio noto col nome di Uro - giunto in Italia intorno al IV secolo d.C. durante le invasioni barbariche; data la sua grossa mole e grande capacità di resistenza fu scelto inizialmente per svolgere i pesanti e lunghi lavori nei campi.

Bos primigenius La vera e propria Marchigiana è nata agli inizi del ‘900 quando gli allevatori delle Marche hanno cominciato a incrociare l’originaria Podolica con la razza Chianina, per ottenere un migliore sviluppo muscolare e un mantello più chiaro, e con quella di razza Romagnola, per abbassare la statura degli animali e renderli più adatti ai lavori agricoli. Solo dal 1928 sono stati fissati i caratteri di quella che oggi è ufficialmente riconosciuta come razza a sé.

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I bovini di questa specie trovano il loro habitat naturale nel nostro territorio, caratterizzato da clima mite, aria pulita e incontaminata e vasti terreni boscosi ricchi di acqua e sorgenti, peculiarità

che riguardano solo un’area ristretta dell’Italia centrale; non è un caso, quindi, che la Marchigiana venga allevata specialmente nella zona appenninica del Sannio. Le vacche non sono indicate

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per la mungitura, in quanto povere di latte, al contrario le loro carni sono eccellenti e magre: la qualità superiore è data dall’ottimo sapore, dall’elevato contenuto proteico e bassi livelli di colesterolo e di acidi grassi saturi. Nel corso dell’anno questa razza assume un ruolo centrale nelle manifestazioni gastronomiche interregionali, come quella organizzata a San Giorgio La Molara, giunta già alla 14^ edizione, dove per più giorni è possibile ammirare, in una mostra di esemplari a Indicazione Geografica Protetta (IGP), la maestosità di svariati capi di bestiame, vincitori di concorsi, e degustare diversi tagli della pregiata carne cucinata in numerosi piatti della tradizione.

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CENTRO AGROALIMENTARE CERRONE

Carni... e non solo Da circa 15 anni la famiglia Cerrone porta sulle nostre tavole tutto il sapore e le genuinità del Sannio. Partendo da un’attenta selezione di pregiati capi locali, si producono grandi eccellenze a chilometro zero, trasformate e stagionate direttamente in macelleria così da avere maggiore controllo sulla qualità e sulla freschezza dei prodotti. Da materie prime certificate e selezionate si ottengono prelibati e succulenti prodotti pronti per essere gustati; tutti acquistabili nel punto vendita dell’azienda


Carni IGP

PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE SALUMI TIPICI LOCALI insieme ad altri e particolari preparati come l’arrosto tirolese all’arancia, il girello lardellato e il kebab “made in Sannio”, realizzato con carne di vitello e maiale o pollo e tacchino. Presso il Centro è possibile trovare, inoltre, un vasto assortimento di prodotti tipici del territorio oltre a un fornitissimo reparto minimarket. L’esperienza, la qualità e la freschezza dei prodotti fanno del Centro Agroalimentare Cerrone un punto di riferimento per chi apprezza e ricerca l’autenticità della migliore gastronomia sannita.

Centro Agroalimentare Cerrone San Marco dei Cavoti Via Francesco Flora, 4 Tel. 338 4078210 E Macelleria “Carni e non solo”


IL

CACIOCAVALLO CASTELFRANCO MISCANO DI

IN

foto di Yuri Bucci e Davide Vella

Al confine con le terre pugliesi si trova un ampio territorio pianeggiante, dominato da campagne, dove si stendono ampie colture di cereali e grandi fattorie attrezzate per l’allevamento di ovini e bovini; un inestimabile patrimonio paesaggistico che ha permesso, nel tempo, di sviluppare la raffinata arte della lavorazione casearia, prima su tutte quella di un pregiato caciocavallo.

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La produzione di questo caratteristico formaggio è diffusa in tutto il territorio beneventano, in particolare lungo le sponde del fiume Miscano, dove gli allevatori tendono a ridurre al massimo le condizioni di stress degli animali che, nei mesi primaverili, vengono lasciati liberi di pascolare la nutriente erba fresca; ne deriva un latte genuino e ricco di proprietà benefiche che viene lavorato per ottenere il fa-

moso “Caciocavallo di Castelfranco in Miscano”, riconosciuto quale Prodotto Antico Tradizionale dalla Regione Campania. Osservandoli esposti, questi caciocavalli si lasciano subito notare per il loro aspetto alquanto “paffuto”, la testa piuttosto minuta e una crosta giallo paglierino; al taglio, invece, si svela una pasta piuttosto compatta che tende al colore bianco avorio.

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Se l’occhio viene già appagato alla vista di tanta prelibatezza, è l’assaggio a regalare un momento di vera esaltazione data dal sapore dolce e delicato del prodotto fresco e una nota più decisa e leggermente piccante quando più stagionato. A caratterizzare la tipicità di questo formaggio sono alcune tecniche di lavorazione, che seguono ancora il tradizionale processo produttivo tramandato nel tempo. La prima consiste nell’utilizzo della “scotta bollente”, cioè il siero dal quale viene precedentemente estratta la ricotta, per effettuare la maturazione

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della cagliata; la seconda prevede la “cagliatura” in barili di legno dove si trova il siero acido della precedente lavorazione. Avviene così un rudimentale “siero-innesto” che conferisce al formaggio un aroma spettacolare e preserva tutte le proprietà del prodotto tipico. Alcuni caciocavalli (in particolare quelli prodotti nei mesi di gennaio e febbraio), inoltre, completano la loro stagionatura sotto uno strato di grano fino a 180 giorni; questa usanza dona il caratteristico colore giallino e un sapore e una fragranza “agreste” molto invitanti.


L’occasione ideale per scoprire questa eccellenza sannita è la Sagra del Caciocavallo organizzata a Castelfranco nel mese di settembre, dove si può gustare anche l’immancabile “caciocavallo impiccato”; una saporita forma semistagionata viene “appesa” su una brace ardente e fatta sciogliere per poi spalmarla un po’ alla volta su una fetta di pane bruschettata… una leccornia molto ricercata e apprezzata, capace di conquistare ogni palato.

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THE

CACIOCAVALLO CHEESE OF

CASTELFRANCO IN MISCANO photo by Yuri Bucci and Davide Vella

On the border with the Apulian lands, there is a large flat area dominated by countryside where there are cereal crops and large farms perfect for breeding sheep and cattle; a landscape with priceless heritage that has allowed the notable art of dairy processing to develop in particular with a prized caciocavallo cheese. The production of this characteristic cheese is widespread throughout the Benevento area, especially where farmers are able to reduce the stress conditions of animals to a minimum such as along the banks of the Miscano River. For this reason, they are left to graze and feed freely on nutritious fresh grass during the spring months. The result is organic milk rich in beneficial properties that has been selected and processed to obtain the famous “Caciocavallo di Castelfranco in Miscano”, recognized as a Traditional Ancient Product by the Campania Region. Observing them, these caciocavalli cheeses are immediately distinguishable for their somewhat

“round” appearance with a relatively small head and a gold yellow crust; when cut, on the other hand, a fairly compact paste is revealed which tends to be ivory white. If the eye is already satisfied at the sight of so much delicacy, it is the tasting that gives a moment of real exaltation. There is a sweet and delicate taste from the freshest products as well as a more decisive and slightly spicier note when the cheese has chance to mature. To characterize the typicality of this cheese are processing techniques which still follow the traditional ways of production that have been handed down through the generations. The first step consists in the use of the “scotta bollente” that is the serum from which the ricotta is previously extracted to make the curd ripen. The second one involves the “curdling” in wooden barrels where the acid serum from the previous processing is located. Thus, a rudimentary “serum-graft” occurs which gives the cheese a spectacular aroma and preserves all 127


the properties of a preferred product. In addition, some caciocavalli cheeses (especially those produced in january and february) complete their seasoning under a layer of wheat for up to 180 days; this method gives the cheese its characteristic yellowish color and a very inviting “rustic” taste and fragrance. The ideal opportunity to discover this local excellence is the Cacio-

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cavallo Cheese Festival organized in the city of Castelfranco in september, where you can also enjoy the inevitable “hanging caciocavallo cheese”; a tasty, semi-seasoned shape is “hung” on glowing embers, melted and then spread on a slice of toasted bread... an extraordinary taste that is highly desired and appreciated, capable of conquering every palate.


AZIENDA AGRICOLA

A circa 800 metri di altitudine, con latte crudo di Pezzata rossa, produciamo artigianalmente un caciocavallo dal sapore deciso e ricercato che conserva il profumo dei pascoli salubri e incontaminati del nostro territorio.

Azienda Agricola Troncone Antonio Castelfranco in Miscano, contrada Falceta 1 | Tel. 327 2361594 azienda.tronconeantonio@gmail.com E Azienda Agricola Troncone Antonio


consigliato da Caiazzo | www.pepeingrani.it


Montesarchio

una terra ospitale, ricca di tradizioni, custode di patrimoni inestimabili


Tenuta Caretti Agriturismo B&b Agrishop Agripub Piscina Fattoria didattica

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Nel piccolo e accogliente borgo di San Giorgio la Molara le tradizionali attivitĂ contadine sono ancora vive e molto radicate nelle piccole comunitĂ  locali, che restano ancora oggi fortemente fedeli alle usanze e agli antichi valori del proprio territorio.


Salvatore Caretti incarna bene il vero spirito di questi luoghi, appartenendo a una famiglia che, da generazioni, si dedica con grande passione all’allevamento di bovini e suini e alla coltivazione di cereali, in un contesto naturale che favorisce grande biodiversità e prodotti di qualità. Con l’obiettivo di valorizzare quanto di meglio il territorio offre, Salvatore ha ristrutturato l’antico casolare di famiglia per trasformarlo in un’incantevole tenuta, che oggi dirige insieme alla signora Leppa Margherita, promuovendo uno stile di accoglienza agrituristica sensibile verso l’ambiente, producendo direttamente energia pulita da fonti rinnovabili (eoliche e foto-

voltaiche) e prodotti alimentari a Chilometro zero. Tutti i piatti proposti nel menu dell’Agriturismo e dell’Agripub vengono realizzati unicamente con eccellenze prodotte in proprio e ricercate sul territorio. Dagli allevamenti si ottengono carni che si caratterizzano per un gusto e una tenerezza inconfondibili, la cui bontà è garantita da tecniche di allevamento che rispettano rigidi protocolli e assicurano il totale benessere degli animali. La ricerca continua della qualità ha permesso all’azienda di ottenere il riconoscimento BIO, da parte dell’Ente certificatore Suolo e Salute, e quello della “Filiera corta per la Marchigiana IGP”, un risultato che consente di creare un legame di fiducia tra produttore e consumatore.

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Le proposte del menu comprendono anche invitanti secondi piatti come il famoso braciolone di vitello, che la signora Concetta (mamma di Salvatore) lascia cuocere lentamente nel classico ragù per circa 8 ore, oltre a succulente bistecche e tagliate. Gli estimatori, su prenotazione, possono gustare anche la pregiata carne di agnello Laticauda, razza ovina tipica del territorio sannita. L’azienda ha supportato, inoltre, l’attività di ricerca dell’Università del Sannio e della Condotta Slow Food Tammaro-Fortore per recuperare semi di grani antichi e una pregiata varietà locale di granturco, l’Agostinello, che si distingue per il

bel colore dorato e i chicchi disposti in maniera un po’ “disordinata”. Da questo mais si ricava una particolare farina utilizzata per la preparazione della famosa polenta al ragù di cotechino. Tra i primi piatti troviamo ancora… pappardelle, cavatelli e il caratteristico “stivaletto” - una pasta tradizionale dal formato ritorto, ideale da cucinare con i legumi come il fagiolo cannellino bianco del Fortore e la cicerchia - oltre a squisite bruschette e zuppe insaporite con l’ottimo olio Evo da varietà Ortice e il pomodorino Verneteca sannita, entrambi coltivati in Tenuta e riconosciuti quali presidi Slow Food.

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La buona cucina dell’Agriturismo non è la sola a regalare all’ospite una piacevole permanenza. Qui, a 750 metri di altitudine, si respira un’atmosfera veramente tranquilla e rigenerante, da godere comodamente sdraiati al sole a bordo piscina o soggiornando nelle ospitali camere del Bed and breakfast. Per la gioia dei bambini, in Tenuta si trova una bella area giochi attrezzata e la possibilità di svolgere divertenti laboratori nella Fattoria Didattica dove imparare a fare la pasta e il pane e osservare da vicino grandi e piccoli animali da cortile. Grazie all’intesa sottoscritta con alcu-

ni istituti scolastici, inoltre, gli studenti hanno l’occasione di fare qui una bellissima esperienza di alternanza scuola-lavoro, con buone garanzie di una ottima crescita professionale. Infine, i “cacciatori” della buona cucina e della natura incontaminata trovano tutte le condizioni per soddisfare anche la più alta aspettativa e godere di qualche giorno di vero relax. Grazie a tutte queste peculiarità, Tenuta Caretti dimostra di essere il luogo perfetto dove tutti possono riscoprire con enorme soddisfazione, e un pizzico di stupore, un modo insolito di trascorrere il proprio tempo libero.

Tenuta Caretti

San Giorgio La Molara Contrada Santa Varva, 1 m 339 5701153 m 0824 983539 E Tenuta Caretti agricaretti@gmail.com

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Il Borgo Antico di Molinara

Sulle orme della “Pompei del Fortore” foto di Davide Vella e Antonio Castellitto

di Antonio Castellitto

Il Sannio è meta e luogo dove è possibile “perdersi” tra una leccornia che stuzzica il palato, importanti siti storici e centri abitati dal fascino antico; uno di questi è custode di tantissime storie che meritano di essere conosciute. Raggiungibile anche seguendo la Strada Statale Fortorina, è una tappa consigliatissima per chi vuole trascorrere una giornata ideale per rilassarsi e scoprire un’atmosfera veramente magica: questo è ciò che regala una delle eccellenze storiche del Sannio, Molinara, il centro medievale distrutto da un tremendo terremoto nel 1962.

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Il Borgo Antico di Molinara LUOGHI DA SCOPRIRE 1 Presentazione 2 Porta Ranna 3 Palazzo Ducale 4 Chiesa di San Bartolomeo 5 Vicoli e struttura urbanistica 7 Cinta muraria 8 Chiesa di Santa Maria dei Greci

Come una moderna Pompei, Molinara si lascia ammirare grazie alla lungimiranza della sua amministrazione e all’ottimo utilizzo dei fondi comunitari, che hanno permesso il recupero e reso accessibile a tutti questo antico centro del X secolo. La sensazione che si prova passeggiando tra vicoli e stradine lascia senza fiato. A dare il benvenuto ai visitatori è la monumentale Portaranna, antica por-

ta del borgo e fulcro della vita politica del tempo; qui si tenevano i comizi e le adunate per decretare, nell’ultima domenica di agosto, il Sindaco dell’Università (ossia del borgo fortificato) e il suo consiglio. Il panorama che si apre davanti agli occhi spazia sul vicino comune di San Giorgio la Molara, incastonato su un colle fortorino, il palazzo ducale sulla destra e la chiesa di San Bartolomeo sulla sinistra. 137

Guida Turistica del Sannio 2019


Il Palazzo Ducale, attualmente, appartiene a privati ma nel corso degli anni è stata la residenza dei signorotti locali; le ampie balconate, la torre e il cortile antistante fanno ben intuire il prestigio di questo maestoso edificio.

La chiesa di San Bartolomeo, un tempo, presentava al suo interno numerosi affreschi e contava ben 5 altari, dedicati alla Beata Vergine del Carmine, a San Bartolomeo apostolo, Sant’Antonio di Padova, San Biagio e Santa Maria delle Grazie. Il terremoto del 1962, purtroppo, la distrusse in maniera quasi totale e, oggi, la si può ammirare ricostruita soltanto in parte. Il restauro dell’abitato permette di percorrere ogni vicolo, carpirne ogni particolare e perdersi con la mente in quella che era la vita rurale di un tempo, profumata di pane caldo e di lavoro nei campi; ogni pietra ha una storia da raccontare, mentre il vento, specialmente nei pomeriggi d’autunno, schiarisce il cielo e lo rende particolarmente suggestivo, con incantevoli contrasti tra il rosa e le sfumature di azzurro. Gli snodi dei vari vicoli accompagnano i visitatori per mano, come nel caso di 138 Guida Turistica del Sannio 2019


Vico del Forno, in cui era presente il principale “panificio” dove ognuno portava la sua forma di impasto per cuocerla. In passato i forni erano luoghi di aggregazione, i “social network” dell’epoca, così come i lavatoi pubblici e le fontane monumentali; rappresentavano momenti in cui ci si confrontava, confidava e si “chattava” con la parola, lo sguardo e i gesti. Le abitazioni rurali erano molto minimali; c’erano le stalle con gli animali al piano terra o nei seminterrati e un paio di vani dove dormire e mangiare al piano rialzato; le stalle venivano utilizzate anche come celle e quando queste si trovavano nei seminterrati venivano chiamate “sottani”. I piani erano collegati tramite scale esterne, che si possono ammirare passeggiando su e giù per il borgo. Alla fine del percorso si raggiunge la chiesa di Santa Maria dei Greci, ricordata anche da un’epigrafe, oggi perduta. Alcuni documenti storici menzionano la presenza di una fontana, detta “dei Greci”, nelle immediate vicinanze della chiesa, somigliante a molte fontane diffuse nella vicina Irpinia e Puglia.

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La passeggiata permette di riscoprire la storia della “Pompei del Fortore” appenninica che merita di essere vissuta per la sua bellezza, per il modo fedele con cui racconta la vita del tardo ’800 e prima metà del ’900; ricca di punti panoramici dove poter chiudere gli occhi e lasciarsi trascinare dalle suggestioni che dona a chiunque abbia la voglia di raggiungerla. Difatti, una volta arrivati a Molinara, è sufficiente spingersi nel borgo antico per vivere un’indimenticabile esperienza di visita.

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PRETI LONGHE

CHIUSO IL MERCOLEDĂŒ

L’olio, i funghi e gli altri ingredienti utilizzati per la preparazione dei piatti sono prodotti dalla Cooperativa Agricola Molinara nei territori di Molinara e Circello La bellezza del paesaggio rurale, abbinata a pietanze uniche e alla competenza del personale, fanno di Preti Longhe un luogo unico ed esclusivo Agriturismo PRETI LONGHE Molinara, c.da Preti Longhe . tel. 366 4647265 . 338 3439854 agriturismopretilonghe.it E Agriturismo Preti Longhe


PIETRELCINA I luoghi mistici del Santo delle stigmate foto di Gianfranco Vitolo

Pietrelcina è un piccolo paesino situato su una collina lambita dal fiume Tammaro, un borgo rurale dalla natura semplice e tranquilla che con la nascita di Francesco Forgione, meglio conosciuto col nome di Padre Pio (il frate cappuccino proclamato Santo il 16 giugno 2002) è diventato una meta importantissima per chi,

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devoto o meno, desidera rivivere il cammino umano e spirituale del frate che con il suo esempio di vita, fatto di sofferenze e preghiera, è riuscito a essere amato da tutti gli uomini. Camminare nel centro del paese, nei luoghi dove “tutto è avvenuto” (come raccontava lui stesso), significa vivere un’esperienza mistica e suggestiva che concede veri momenti di pace.


Ogni cosa a Pietrelcina parla di San Pio! Qui è nato e ha vissuto per tanti anni, ha iniziato la sua vita Santa e ha avuto le prime esperienze mistiche, ed è sempre qui che ancora vive fra l’amore e la devozione della sua gente. Il borgo conserva tutto il fascino e la suggestione che caratterizzano i luoghi colmi di fede e spiritualità; forse anche per questo motivo richiama pellegrini provenienti da tutto il mondo, curiosi di scoprire “Le tracce del Santo”, un itinerario che ha inizio dalla Chiesa della Sacra Famiglia costruita, insieme al Convento dei Cappuccini, grazie ai finanziamenti della benefattrice americana Mary Pyle, figlia spirituale di Padre Pio. All’interno della Chiesa si trova l’unica reliquia del Santo conservata al di fuori di San Giovanni Rotondo: l’osso loide, un osso a forma di “U” che si trova alla base della lingua. Nel vicino Museo dei Ricordi di Padre Pio sono esposti alcuni degli oggetti più cari al Santo, come la tunica con tracce di sangue indossata durante la sua flagellazione settimanale, praticata come forma di autodisciplina.

Proseguendo verso il centro storico si trova la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove si conserva un’antica statua lignea della Madonna della Libera, invocata dagli abitanti per la liberazione dal colera (nella metà dell’800), che Padre Pio amava chiamare “A Madunnella nostra”. Qui San Pio ha celebrato la sua prima messa ed è sempre qui che, durante le sue preghiere all’Altissimo, fu colto dal fenomeno mistico della “fusione dei cuori”, durante il quale “sentì il suo cuore diventare tutt’uno con quello di Cristo”.

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Usciti dalla Chiesa, percorrendo le strette strade del rione Castello, si incontrano tutti i luoghi vissuti da Padre Pio, come la “torretta” dove iniziò lo straordinario epistolario che oggi ci consente di conoscere la sua vita, fatta di furibondi scontri con il diavolo e consolata dalle visioni degli Angeli, dei Santi e di Gesù; la casa dove nacque, in vico Storto Valle, con all’interno gli arredi originali, il piccolo camino nella cucina e tutti quegli oggetti di vita quotidiana simbolo della grande umiltà e povertà della famiglia Forgione. Salendo per gli angusti vicoli, verso la sommità del Rione Castello, si giunge alla piccola Chiesa di Sant’Anna, testimonianza reale del cammino spirituale di Padre Pio. In questa Chiesa è stato battezzato, ha fatto la prima comunione e la cresima; da sacerdote celebrava la Santa Messa e confessava le anime semplici di Pietrelcina ed ebbe numerose espe-

rienze mistiche come le apparizioni di Maria e dell’Angelo Custode. Attraverso la via del Rosario ha inizio un piccolo sentiero che porta a un altro dei “luoghi santi” di Padre Pio, Piana Romana, un luogo unico per sentire e comprendere ciò che il Santo ha vissuto. Percorrendo il viale di ulivi e passando per la masseria Forgione (la costruzione usata dalla famiglia come deposito degli attrezzi) si raggiunge la Cappella di San Francesco, eretta nel luogo dove Padre Pio amava raccogliersi in preghiera in una capannina di paglia.

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Nella Cappella è conservato l’olmo sotto il quale Padre Pio ricevette per la prima volta quei segni divini, simboli della sua santità e della sofferenza patita, che lo hanno accompagnato per tutta la vita: le stigmate. Andare a Pietrelcina dove il Signore è sceso in terra mostrandosi a questo uomo è un vero viaggio contemplativo, ricco di forti emozioni e suggestioni. Chi giunge qui può godere di splendidi panorami, del fascino di un antico borgo, delle prelibatezze di una cucina genuina, dell’ospitalità della popolazione locale e, soprattutto, può conoscere e vivere da vicino la straordinaria esperienza di un uomo divenuto Santo. www.prolocopietrelcina.it

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... il lato dolce del beneventano Protetto dalle vette dell’Appennino, nel cuore autentico del Sannio, si trova un antico borgo famoso nel mondo per la produzione di un dolce veramente unico, che vogliamo raccontarvi in questa prima edizione della Guida Turistica del Sannio: il celebre torrone noto a tutti col nome di Croccantino di San Marco dei Cavoti. Per conoscere le origini di questa straordinaria eccellenza bisogna fare un salto indietro nel tempo di oltre cento anni, quando un intraprendente giovane del luogo, Innocenzo Borrillo, decise di recarsi a Napoli per apprendere l’arte dolciaria

dello svizzero Luigi Caflisch, fondatore della famosa pasticceria nata nella metà dell’800. Rientrato dopo alcuni anni nel suo paese, Innocenzo creò un laboratorio artigianale che vantava una grande e invitante scelta di dolci; tra questi, la creazione che ebbe maggiore successo fu il “Bacio”, successivamente chiamato “Croccantino di San Marco dei Cavoti”: una piccola e gustosa barretta composta di mandorle, nocciole, miele e bianco d’uovo e originariamente ricoperta di naspro, una glassa a base di acqua e zucchero.

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Numerosi maestri pasticceri, da allora, cominciarono a elaborare nuove varianti, come quella del maestro Giuseppe Serio, che pensò bene di sostituire il naspro con del cioccolato fondente; una scelta rivelatasi vincente e ancora molto apprezzata. Nel comune di San Marco sono nati, nel tempo, diversi laboratori specializzati che testimoniano la grande fantasia e la voglia di sperimentare dei moderni maestri pasticceri, pur sempre nel rispetto della tradizione. Oggi, le vetrine dei negozi mostrano torroncini dai gusti piÚ variegati, capaci di deliziare sia la vista che il palato.

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Un risultato che nasce dall’impegno e dalla passione che “occhi e mani esperte” mettono in ogni fase della lavorazione, a partire da un’attenta selezione delle materie prime. A ogni assaggio si assapora subito la squisita granella di mandorle e nocciole che forma un prelibato cuore croccante insieme allo zucchero caramellato. Una dolcezza che si equilibra perfettamente con il finissimo cioccolato fondente che ricopre interamente il torroncino. Tutto questo ha portato il Croccante di San Marco a travalicare i confini regionali, diventando il simbolo di un momento di piacere

e gusto molto ricercato e richiesto, in particolare nel periodo natalizio. Per celebrare e promuovere questo straordinario prodotto, dal dicembre del 2001, a San Marco viene organizzata la Festa del Torrone e del Croccantino che, tra stand e degustazioni, vede la partecipazione di numerosi pasticceri che si cimentano, ogni anno, nella realizzazione del torrone più lungo del mondo: il famoso Megacroccantino, che nel 2017 ha trionfato nel Guinness World Record come torrone più lungo del mondo, misurando la lunghezza di 61,60 metri.

E Festa del torrone e del croccantino 149 Guida Turistica del Sannio 2019


volare in mongolfiera testo e foto di Ciro Schiavone

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Il sogno di molti “grandi� bambini


Era il lontano 2007 quando, chiacchierando con il mio amico Enzo delle nostre future uscite fotografiche, ho scoperto che in un paesino arroccato sulle sinuose e fertili colline beneventane, da anni (nel mese di ottobre) si svolge una manifestazione piuttosto inusuale per la zona: un raduno internazionale di mongolfiere.

Assaporando giĂ tutte le “emozioni fotograficheâ€? che ne sarebbero scaturite, i nostri occhi hanno brillato di felicitĂ . Da quel momento abbiamo iniziato a contare i giorni che ci separavano dalla nuova avventura e a pensare al tipo di attrezzatura fotografica da preparare, dato che eravamo ben intenzionati a portare a casa tanti suggestivi scatti. 151

Guida Turistica del Sannio 2019


I giorni sono volati via veloci e ci siamo ritrovati, alla vigilia dell’evento, a programmare la nostra uscita... abbiamo fissato la partenza alle ore 5.30 del mattino da Capua così da giungere a Fragneto Monforte per ammirare i primi decolli del mattino, previsti tra le 7.00 e le 8.00. A farla da padrone è la condizione meteo e soprattutto il vento; non è un caso che il programma preveda due decolli per ogni giorno della manifestazione: nel primo mattino e nel tardo pomeriggio, cioè quando

si ha maggiore stabilità dell’aria. Nel corso della giornata, infatti, il calore del sole, riflettendo sul terreno, riscalda l’aria che genera attività termica rendendo molto più difficile il controllo della mongolfiera. Siamo arrivati puntuali nel luogo dei decolli che sappiano già essere il campo di calcio del paese. Posizionati sulla bella gradinata, abbiamo preparato l’attrezzatura e visto arrivare i primi equipaggi giunti da Francia, Belgio, Germania, Lituania, Estonia e ovviamente Italia.

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L’organizzazione dell’evento è tutta “Fragnetana”, a cura del Club Aerostatico “Wind & Fire”, che dispone di tre mongolfiere con piloti e team altamente specializzati. Dopo un attento briefing sulle condizioni meteo, il responsabile dei decolli ha dato finalmente l’ok. Ecco che gli equipaggi hanno cominciato a preparare le mongolfiere, ciascuno con un proprio compito: c’era chi stendeva il pallone a terra, chi assemblava la cesta con i bruciatori...

Nella fase iniziale i palloni venivano gonfiati con dei grossi ventilatori a motore e, una volta pieni di aria, sono stati accesi i bruciatori per iniziare a riscaldare l’aria immessa. In pochi minuti, ecco che l’aria ha raggiunto la temperatura giusta per far spiccare il volo alle mongolfiere. Uno spettacolo entusiasmante che riempie il cuore di gioia tanto da sembrare dei “grandi” bambini. Il cielo era azzurro e l’assenza di vento ha consentito agli equipaggi di restare a lungo sospesi in aria sul campo di volo.

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Abbiamo contato ben 18 mongolfiere che, da lontano, sembravano tante lampadine colorate. Pian piano un leggero vento ha spinto questi enormi palloni verso le colline fragnetane. Tranquillamente le abbiamo seguite dal basso, in auto, in una scenografia quasi surreale. I campi arati e gli estesi vigneti sembravano tappezzare le colline come tante trapunte colorate; le mongolfiere e una leggera foschia hanno trasformato il paesaggio in un

perfetto quadro fotografico. Dopo la prima esperienza mattutina abbiamo deciso di fare un giro in paese, nell’attesa dei voli del pomeriggio, dove c’erano artisti di strada che intrattenevano i visitatori, convegni a tema nella sede del Municipio, mostre fotografiche e molti stand gastronomici che proponevano ogni bendidÏo per soddisfare il nostro appetito. La cortesia dei locali ci ha molto colpito e abbiamo fatto subito amicizia sia con gli

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Al mio caro amico Enzo

Da 12 anni ritorno con piacere a Fragneto Monforte che, oltre per le mongolfiere, è diventata anche un’occasione per rivedere i tanti amici che negli anni ho conosciuto in paese ed è, soprattutto, un modo per sentire meno la mancanza del mio caro amico Enzo, compagno di tante avventure fotografiche che ci ha lasciato troppo presto. Ciao Enzo, sono sicuro da lassù vedi molto meglio le nostre amate mongolfiere.

organizzatori della manifestazione sia con tante persone del posto. Nel pomeriggio siamo ritornati al campo sportivo. Le gradinate erano piene di spettatori e la collinetta sovrastante era ormai gremita di persone, per ovvi motivi molto più numerose rispetto al mattino. Ecco che la magia dei “palloni volanti” si è ripetuta. Il vento stavolta era più sostenuto, per cui, levatesi in volo, le mongolfiere si sono allontanate velocemente dalla nostra

visuale. Erano ormai le 19.00 quando i voli si sono conclusi... ma la festa è continuata in paese. Dopo aver raccolto una gran quantità di scatti fotografici, eravamo stanchi ma così soddisfatti e felici per la bella esperienza vissuta che abbiamo deciso di ritornare l’indomani mattina. Il Festival Internazionale delle Mongolfiere di Fragneto Monforte è diventato da allora un appuntamento annuale che aspetto con grande entusiasmo e trepidazione.

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Il battesimo del volo

In tutti questi anni di partecipazione, ho avuto la fortuna di volare due volte per documentare la bellezza di questo sport. Fin da bambino ho desiderato farlo, chiedendomi sempre “chissà com’è la visuale da lassù?”. Il mio “battesimo” del volo è avvenuto nel 2013 con un equipaggio lituano; ero emozionatissimo, anche perché tutto è stato organizzato velocemente dato che non era tra i miei programmi del giorno. Chi partecipa al volo non è un passeggero, diventa un membro dell’equipaggio ed è lì per dare una mano

in tutte le procedure preliminari. Preparata la mongolfiera, siamo saliti nella cesta in 4, sospesi a circa 3 metri da terra con le corde agganciate ai fuoristrada del team. Il pilota, fatti gli ultimi controlli, ha sganciato le funi... ed eccoci in volo. Una sensazione unica! Ti senti leggero, il cuore batte forte, è tutto un mondo diverso da lassù. Mi chiedo come possano una fiamma e dell’aria calda portarci così in alto. Qui entra in gioco la fisica... non c’è più spazio per il razionale ma solo per adrenaliniche emozioni.

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Il vento ci ha accompagnato sulle colline, abbiamo sfiorato anche il vicino paese Fragneto l’Abate. Chi è di sotto saluta a braccia aperte. Quando si vola in mongolfiera, a parte il soffio del vento, regna il silenzio, di tanto in tanto interrotto dal fragore delle fiammate dei bruciatori. Pian piano la tensione si è sciolta e mi sono concentrato sulle foto, per cercare di cogliere ogni istante e catturare per sempre quei ricordi. Il tempo passa veloce e dopo circa mezz’ora il pilota ha effettuato le manovre di atterraggio. Trovato un buon posto,

in mezzo ai campi, siamo scesi dolcemente e, senza un minimo di sobbalzo, abbiamo toccato suolo. Il pilota ha comunicato via radio le coordinate dell’atterraggio al team a terra, che è giunto poco dopo a prenderci con il fuoristrada. Rientrati al campo, ho ricevuto l’attestato del mio battesimo di volo e in regalo un bel magnete a forma di mongolfiera a memoria di un giorno che non potrò mai più dimenticare. E Wind & Fire Balloons - Fragneto MonforteItaly

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Lago di Campolattaro

A seguito della costruzione della diga sul fiume Tammaro, nella metà degli anni ’70, alcuni cittadini sentirono l’esigenza di intraprendere iniziative per la salvaguardia della biodiversità e la protezione della fauna spingendoli a creare un gruppo attivo con l’obiettivo di istituire un’area naturalistica protetta. 160 Guida Turistica del Sannio 2019


Dopo alcuni anni di proposte, dibattiti e discussioni, nacque l’Oasi con apposita convenzione tra la Provincia di Benevento e WWF Italia, comprendendo un’area di circa 1.000 ettari in prossimità del lago artificiale nei comuni di Campolattaro e Morcone. A seguito del riempimento progressivo dell’invaso artificiale, si è sviluppato un habitat naturale favorevole alla presenza di diverse specie di uccelli. Lungo i sentieri che costeggiano il lago è possibile osservare anche diverse e caratteristiche tipologie di alberi, colorate siepi, prati e boschetti ricchi di olmi, biancospino e rosa canina. La natura dell’area e il suo posizionamento lungo un’importante rotta migratoria, rende il lago meta di molte specie di uccelli che, durante il loro viaggio, vi trovano ristoro e riposo. Qui si può osservare il maestoso airo-

ne cenerino che nidifica in primavera; il cormorano, uccello subacqueo che, dopo aver compiuto una precisa ispezione sorvolando le acque, si tuffa verso il fondale per catturare i pesci; lo svasso maggiore, che si appresta a svolgere la coreografica parata nuziale e a costruire il suo nido galleggiante; il germano reale, che con i suoi magnifici colori spicca sulla superficie blu dell’acqua. Nel corso del tempo, diversi rapaci hanno trovato un habitat ideale per cacciare e allevare i loro piccoli, tra cui la poiana, il gheppio, il nibbio bruno e il falco pellegrino. Questi predatori diurni lasciano poi il posto ai più schivi rapaci notturni come il gufo comune, l’assiolo, la civetta, l’allocco e il barbagianni, i cui “canti” si possono ascoltare nelle incantevoli serate che l’ambiente incontaminato ci regala.

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All’interno dell’area naturalistica è attivo un centro visite (con area picnic) attrezzato per accogliere i visitatori che vogliono trascorrere piacevoli momenti di relax. I volontari del WWF Sannio, che qui svolgono la loro attività, garantiscono aperture domenicali e attività di educazione ambientale rivolta alle scolaresche che fanno visita all’Oasi. Nei pressi del lago si possono svolgere diversi e divertenti hobby: bir-

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dwatching, trekking, nordic walking e canoa, a cura dell’Associazione Canoa-vela Campolattaro che pratica le sue attività sul tratto del fiume a valle della diga e solo eccezionalmente sulle acque dell’invaso. Con l’intento di salvaguardare e promuovere un territorio ricco di biodiversità, l’Oasi WWF Lago di Campolattaro vi invita a seguire le iniziative e le proposte turistiche che troverete sul nostro sito web.


Simbolo dell’Oasi è il gruccione, uccello elegante dal piumaggio molto vivace.

OASI WWF - Lago di Campolattaro www.wwf.it/oasi/campania/lago_di_campolattaro E Oasi WWF Lago di Campolattaro Sabatino m 324 9816139 Giacomo m 320 8620738 Pedro m 349 0981102 lagodicampolattaro@wwf.it naturalmenteoasi@gmail.com Si ringraziano Camillo Campolongo, Costantino Tedeschi e Salvatore Mobilia per la preziosa collaborazione

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Il Guardiano di Casalduni di Luisa Romano - foto di Gianfranco Vitolo

Da circa mille anni Casalduni è dominato da un magnifico castello la cui presenza, nella parte più alta del borgo, è stata da sempre un rassicurante punto di riferimento per la popolazione, in quanto sede del “regio potere” e strumento di difesa di un territorio estremamente ricco.

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Attestazioni sicure sul periodo di costruzione non vi sono ma, molto probabilmente, va di pari passo con la fondazione e trasformazione di quello che in origine era un piccolo gruppo di abitazioni, un vero e proprio centro abitato produttivo situato nelle vicinanze del Regio tratturo e della Via Francigena (utilizzati rispettivamente per la transumanza e il commercio). Questo periodo corrisponde alla fase dell’incastellamento, ossia la costruzione di castelli a opera di feudatari che crearono una forte rete difensiva territoriale. Casalduni viene menzionato per la prima volta nel Catalogus Baronum nel XII secolo come “Casale di Caselatorre” feudo del milite Tommaso Fenucchio. A lui seguirono nobili proprietari legati agli Angioini che al tempo erano alla guida del Regno delle Due Sicilie. Si parla di casate importanti come i Carafa e i Caracciolo intorno ai quali, con il tempo, sono nate le leggende dei Duchi tiranni di Casalduni. Dalla fine del XVI secolo fu proprietà di altre nobili famiglie finché nel 1980, ormai in stato di profondo abbandono, è stato rilevato dall’ammini-

strazione comunale che si è occupata del suo restauro. Nel 1997 il castello è stato finalmente riaperto al pubblico e oggi ospita eventi culturali, gastronomici ed eleganti cerimonie. Il sentiero che conduce al maniero porta il visitatore, una volta raggiunta la sommità della collina, a ritrovarsi avvolto da uno scenario suggestivo che lo trasporta indietro nel tempo. È emozionante ripercorrere gli stessi luoghi vissuti da personaggi di alto rango, in cui si sono succeduti eventi di alta rilevanza storica e avere la possibilità di vedere con i propri occhi la straordinaria potenza di cui è capace la natura.

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Il castello, infatti, è fronteggiato da un’enorme rupe divisa a metà, rivelando l’effettiva violenza del sisma che colpì il centro nel 1688, lasciando quasi miracolosamente intatta la cappella di San Rocco che, col passare del tempo, è diventata parrocchia. Si può dire che i lavori di restauro non hanno intaccato il fascino e l’aura di antichità e mistero del maniero. Camminando tra gli ambienti interni o soffermandosi anche solo all’esterno, si può

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respirare e toccare con mano un passato che si manifesta ancora in tutto il suo splendore. Alla fortezza sono associate due torri d’avvistamento; una nei pressi del castello e l’altra in contrada Ferrarisi, dove si trova una taverna (oggi rudere) costruita secoli fa e utilizzata per il ristoro di soldati, commercianti e allevatori che passavano di lì per immettersi sul tratturo. Questi edifici, per la loro funzione e posizione strategica, furono utilizzati non


solo dai soldati normanni prima e angioini e aragonesi poi, ma anche da briganti e partigiani che ebbero un ruolo fondamentale per le vicende legate all’Unità d’Italia. Tutte queste testimonianze storiche offrono la possibilità di vivere un percorso che segue una linea temporale che parte dal periodo medioevale per attraversare il Rinascimento e arrivare fino all’età contemporanea. Partendo dalla contrada Ferrarisi, alla scoperta della prima torre e della taverna, si giunge sulla sommità della collina su cui sorge il maniero (e una piccola area picnic) per poi continuare la passeggiata lungo il fiume Alente, in località Terravecchia, per osservare antichi mulini e pastifici i cui resti si trovano a ridosso di una bellissima cascata. Dal Medioevo al Rinascimento il passo è breve, poiché basta giungere nel centro storico per ammirare le testimonianze di un abitato costruito intorno al 1500, quando si sopravviveva grazie al commercio di bestiame, olio e vino. Una vita serena e fatta di cose semplici, cosi come in alcuni casi lo è ancora oggi, raccontata nel Museo Contadino “La vita d’ ‘na vota” dove si conclude il nostro viaggio temporale volto al racconto di Casalduni. E Pro Loco Casalduni

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BENEVENTO

Ristorante Pizzeria DI STORA Via Roma, 207 Tel. 347 9111185 E Ristorante Pizzeria Di Stora

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Bed and breakfast SMERALDO

BASELICE Albergo Ristorante LOCANDA ANTICO SANNIO

Via Roma, 8 - Tel. 0824 968582 www.locandaanticosannio.it E Locanda Antico Sannio Q locanda_antico_sannio

Ristorante Pizzeria Braceria BOTTI E BRACE Via Santa Maria, 71 Tel. 340 6925831 www.bottiebrace.com E Botti & Brace

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Via Tiengo, 12 Tel. 328 6293680 - 329 7656779 E B&B Arco dolce Arco

Bed and breakfast LE STREGHE

Ristorante ROSSI&NERO

Bed and breakfast ARCO DOLCE ARCO

Contrada Montecalvo Tel. 324 8859918 www.smeraldobb.it E B&B Smeraldo

Caffetteria CAFÉ LE TROU Corso Garibaldi 30/32 Tel. 0824 25909 E Café le Trou Q cafeletrou

Distretto Culturale Cooperativa sociale Onlus IDEAS www.ideasannio.it | info@ideasannio.it E Per terre per bellezza e per santità

ARPAIA - ARPAISE - BASELICE - BENEVENTO


Contrada Epitaffio, 13 Tel. 0824 360108 www.oasidellanticaquercia.it E L’Oasi dell’Antica Quercia Q loasidellanticaquercia

Pub Birreria Ristorazione GOOD FELLOWS Via Port’Arsa, 32 Tel. 0824 040155 - 339 8799547 www.goodfellowspub.it E Good Fellows Pub Q goodfellowspub

Pizzeria da asporto SANTA COLOMBA DA SAVERIO Via Luigi Sturzo 1/3 Tel. 0824 364153 - 338 5821536 E Q Pizzeria Santa Colomba

BUONALBERGO Azienda agricola e apistica bio APICOLTURA MARTINO

Viale XX Settembre, 38 Tel. 347 5842654 apicolturamartino@virgilio.it E Apicoltura Martino

CAMPOLATTARO Bed and breakfast LA CARTOLINA DEL SANNIO

Strada Statale 625 Tel. 339 6514582 www.lacartolinadelsannio.it E La Cartolina Del Sannio

CASALDUNI Café Food Drink ARD ROC CASALDUNI

Via Largo Generale Romano, 3 Tel. 0824 1540022 - 3384349285 E Ard Roc Casalduni Q ardroccasalduni

CASTELFRANCO IN MISCANO Azienda Agricola e zootecnica Prodotti tipici artigianali TRONCONE ANTONIO

Contrada Falceta, 1 - SP 68 Tel. 327 2361594 azienda.tronconeantonio@gmail.com

CASTELVENERE Azienda vitivinicola GRILLO PASQUALE

Via Petrara, 10 Tel. 0824 940447 Cell. 328 8146731 - 328 4618811 grillo.wine@live.it

CASTELVETERE IN VAL FORTORE

PAGINE UTILI

Pizzeria L’OASI DELL’ANTICA QUERCIA

Affittacamere Bed and breakfast PALAZZO 1892 Corso Vittorio Emanuele III, 16 Tel. 0824 1743173 Cell. 347 1874295 - 349 5653308 www.palazzo1892.it E Q Palazzo 1892

CAUTANO Agriturismo AL TAVERNONE

Contrada Maione snc Tel. 0824 888629 E agriturismo al tavernone Q al_tavernone

BENEVENTO - BUONALBERGO - CAMPOLATTARO - CASALDUNI - CASTELFRANCO IN M. - CASTELVENERE - CASTELVETERE IN VAL F. - CAUTANO

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Agriturismo MASSERIA MONTENERO Via Maione, 2 Tel. 0824 888357 - 380 3277832 www.masseriamontenero.it E Q Masseria Montenero

CEPPALONI

PAGINE UTILI

Agripub Birreria Braceria FERMENTO Piazza C. Rossi Tel. 0824 1926712 - 327 0024381 E Fermento Q fermentoagripu | agripub_fermento

CERRETO SANNITA

Via Pontecolonna, 72 Tel. 340 3471577 www.agriturismofrancemili.it E Agriturismo Francemili

Azienda vitivinicola DURANTE Via Dodici Angeli, 36 Tel. 0824 861468 - 333 7014022

CIRCELLO Pizzeria Ristorante ANTICA TRATTORIA BACCO

Corso Municipio, 121 Tel. 0824 937720 - 0824 937344 Cell. 347 3856567 E Q Antica Trattoriabacco

COLLE SANNITA Hotel Ristorante CA’ DEL RE

Contrada Ca’ del Re (SS 212 km 42) Tel. 0824 931533 www.cadelre.com E Hotel Ristorante Ca’ del Re

FAICCHIO Azienda vitivinicola LA VINICOLA DEL TITERNO

Via Iacovelli, Massa di Faicchio Tel. 0824 814380 www.lavinicoladeltiterno.it E La Vinicola Del Titerno

Agriturismo FRANCEMILI

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FOGLIANISE Bar Caffetteria Lounge bar GRANCHIO NERO CAFFÈ

Via Roma, 39 - Tel. 0824 871504 granchionero2010@gmail.com E Granchio Nero Caffè

FRAGNETO MONFORTE Ristorante MENTELOCALE OSTERIA SANNITA

Via Ripa, 5 Tel. 331 2648275 www.mentelocale.info E Mentelocale Osteria Sannita Q mentelocale_osteria

Trattoria Ristorante tipico ANTICO CASALE CARDINALE Contrada Monterone Alto, 70 Tel. 392 7394440 E Antico Casale Cardinale

CAUTANO - CEPPALONI - CERRETO S. - CIRCELLO - COLLE S. - FAICCHIO - FOGLIANISE - FRAGNETO M.


FRASSO TELESINO

Agriturismo LE BACCHE DI GINEPRO

MELIZZANO Agriturismo Farmhouse CASA LERARIO

Contrada Tore Cola (ex III Trav.sa Tore) Tel. 0824 978390 - 333 3330832 www.lebacchediginepro.it E Q Agriturismo Le Bacche di Ginepro

Contrada Laura, 6 Tel. 0824 944018 www.casalerario.it E Casa Lerario Q casalerario

Birrificio BIRRIFICIO DEL SANNIO

MOLINARA Agriturismo PRETI LONGHE

Via Rotabile Frasso Melizzano, 26 Tel. 333 3311332 www.birrificiodelsannio.it E Birrificio Del Sannio Q birrificiodelsannio

Contrada Preti Longhe Tel. 366 4647265 - 338 3439854 www.agriturismopretilonghe.it E Agriturismo Preti Longhe

Ristorante Pizzeria SANNEAT - WINE & FOOD

Cooperativa agricola Frantoio MOLINARA Contrada Fonteroccione Tel. 348 6018075 - 339 5852185

Via Fosso, 44 Tel. 0824 1921872 E Q Sanneat - Wine & Food

GIOIA SANNITICA (CE)

Ristorante DAI NOBILI

Birrificio artigianale ERBANINA

IIa Traversa Corso Garibaldi, 2b Tel. 327 3647403 www.dainobili.it - E Q Dai Nobili

Via Curti - tel. 0823 1877060 www.birrificioerbanina.com E Birrificio artigianale Erbanina Q birrificio_erbanina

LUZZANO DI MOIANO

MONTESARCHIO Casa vacanza DAL CAVALIERE

Hotel Ristorante Resort VILLA VERDE Via San Giacomo Tel. 0823 713876 - 392 7548267 www.villaverdemoiano.it E Villa Verde Eventi Q Villa Verde Eventi

MONTEFALCONE DI VAL FORTORE

PAGINE UTILI

Via Fontana Tel. 392 1223022 www.casavacanzadalcavaliere.it E Casa Vacanza “Dal Cavaliere”

FRASSO T. - GIOIA S. - LUZZANO DI MOIANO - MELIZZANO - MOLINARA - MONTEFALCONE DI VAL F. - MONTESARCHIO

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MONTESARCHIO

Vendita e assistenza computer PC3 INFORMATICA Via G. Amendola, 15 Tel. 0824 848385 www.pc3informatica.it E PC3 Informatica

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PAGINE UTILI

Ristorante VALLE DEI GRECI Via Cirignano Tel. 0824 873636 Cell. 393 9332401 lguadagno@libero.it E Q Locanda Valle Dei Greci

Affittacamere Casa vacanze DIMORA GARIBALDINI Via G. De Marco, 1 Tel. 0824 872316 - 335 1271271 www.dimoragaribaldini.it E Dimora Garibaldini - Affittacamere

Azienda agricola TORRE DEL PAGUS Via Cirasiello, 2 Tel. 0824 886084 - 346 3544752 www.torredelpagus.it E Torre del Pagus

Bed and breakfast Resort e SPA FABULA VENTIS Contrada Frasso - Bosco di Paola Tel. 335 8078781 fabulaventis@gmail.com E Fabula Ventis B&B Resort

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Via Don Bosco, 2 - Tel. 0823 912321 www.futurambienteservizi.it E Futurambiente

PAUPISI

PIEDIMONTE MATESE (CE)

PIETRELCINA Agriturismo LA VECCHIA CASCINA

Contrada Crocelle Tel. 0824 997540 - 346 6408696 www.agritrurismolavecchiacascina.it E Agriturismo La Vecchia Cascina di Paolo & Belinda

Agriturismo PIETRE DI FIUME Via Recupo - Cell. 328 7667810 www.pietredifiume.it E Pietre di fiume Q agriturismo_pietre_di_fiume

Agriturismo Ristorante B&b MASSERIA FONTANA DEI FIERI Via Fontana dei Fieri, 71 Tel. 0824 991255 - 338 6135701 www.fontanadeifieri.it E Masseria Fontana dei Fieri Q masseria fontanadeifieri

MONTESARCHIO - PAUPISI - PIEDIMONTE MATESE - PIETRELCINA


SAN SALVATORE TELESINO

Ristorante LOCANDA DELLA LUNA

Caseificio Formaggi artigianali IAQUILAT

Piazza Bocchini Traversa Via delle Oche, 7 Tel. 320 0478609 www.locandadellaluna.net E Q Locanda della Luna di Daniele Luongo e Teresa Nardone

Contrada San Vincenzo Tel. 0824 947017 - www.iaquilat.it E Caseificio Iaquilat Q caseificioiaquilat

SAN GIORGIO LA MOLARA Agriturismo Azienda agricola Agripub B&b TENUTA CARETTI

Contrada San Varva, 1 Tel. 0824 983539 - 339 5701153 www.agricaretti.net E Tenuta Caretti

Agriturismo Azienda agricola Scuderia CASTELLO Contrada Castello, 9 Tel. 0824 983419 L 347 3106936 www.agriturismocastello.it E Agriturismo Castello

Bed and breakfast AL DOLCE RISVEGLIO Contrada Mancina, 19 Tel. 377 2883386 E Al dolce risveglio Q aldolcerisveglio

SAN MARCO DEI CAVOTI Macelleria Centro agroalimentare Minimarket CERRONE

Via Francesco Flora, 4 Tel. 338 4078210 E Macelleria “Carni e non solo”

Pub OLD HOUSE PUB Piazza Salvatore Pacelli, 1 Tel. 388 8193259 oldhousepubsas@gmail.com E Old House Pub sas

SANT’AGATA DE’ GOTI Agriturismo ANTICO POZZO DEGLI ULIVI

Via Piana del Mondo Tel. 334 3839120 E Agriturismo Antico Pozzo degli Ulivi.

Bed and breakfast MAGIONE B&B

PAGINE UTILI

■ SAN GIORGIO DEL SANNIO

Via Sopracampo, 3 Tel. 0823 953561 - 329 1338374 www.magionebeb.it E Magione B&B Sant’Agata De’Goti Q magionebb

Ristorante AGAPE Palazzo Viscardi Via Roma, 6 Tel. 338 2961502 www.agaperistorante.it E AGAPE Ristorante

SAN GIORGIO DEL S.- SAN GIORGIO LA MOLARA - SAN MARCO DEI C. - SAN SALVATORE T. - SANT’AGATA DE’ GOTI

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SANT’AGATA DE’ GOTI Agriturismo Bed and breakfast I GIARDINI DI ÈIDOS 2.0

Contrada Tuoro - Tel. 0823 957189 E Q I Giardini di Eidos Sant’Agata dei Goti

PAGINE UTILI

Via Lago dei Salici Tel. 0824 977133 - 339 2804431 www.dimoratammarosolopaca.it E Dimora Tammaro Solopaca Q dimora_tammaro

Azienda vitivinicola SANTIMARTINI Via Bebiana 107/a Tel. 0824 971254 - www.santimartini.it E Q Azienda Agricola Santimartini srl

Pizzeria Ristorante Braceria PIZZART Corso S. Cusani, 309 Tel. 0824 971623 E pizzart

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Via San Giovanni, 4 Tel. 0824 976176 - 334 9541536 E Fuorimano Telese Q fuorimanotelese

Ristorante Pizzeria ARCHIMAGIRUS

SOLOPACA Affittacamere B&b Hosteria Cantina DIMORA TAMMARO

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Specialisti in nutrizione animale MANGIMI LIVERINI Via Nazionale Sannitica Tel. 0824 976680 www.liverini.it E Mangimi Liverini SpA

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Chi SIAMO Letizia De Crosta Laureata in Archeologia classica. Ama scoprire e raccontare luoghi e storie sconosciute.

Fabiola Santoro Laureata in Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale. Appassionata da sempre di viaggi, parla quattro lingue e ha un sogno nel cassetto… far conoscere il proprio territorio a tutto il mondo!

Sisto Bucci Amante della montagna, appassionato di musica jazz e della buona cucina; continuamente a caccia “dell’eccellenza”, soprattutto da portare in tavola.

Maurizio Vetrone Laureato in Conservazione dei Beni Culturali, appassionato di arte, storia, tradizioni e natura. Guida turistica per lavoro, innamorato e profondamente legato alla propria terra di origine: il Sannio.

Davide Vella Da sempre legato fortemente al proprio territorio, al rispetto dell’ambiente, alla promozione turistica dei suoi paesaggi. Affetto dalla sindrome di Wanderlust, costantemente tra le nuvole, magari in un aereo, con dentro il backpack sguardo e mente aperti a nuovi orizzonti e culture differenti. Allievo e perduto amante della fotografia e una passione, ormai non più nascosta, per la cucina.

Lucio Pietrangeli Bassista, arrangiatore e produttore musicale, musicista da più di trent’anni, ha unito il suo amore per la musica alla passione per la promozione territoriale. Sempre alla ricerca dei luoghi più improbabili e sconosciuti per trasformarli in set per i suoi video musicali e farli conoscere a un pubblico sempre più vasto.


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