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Edizione 2017

PIZZA RICERCA ACCOGLIENZA

RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione 2017

COLLINE CAIATINE MONTI TREBULANI MONTE MAGGIORE ■

Le Ciliegie del Monte Maggiore

UNA VARIETÀ TIRA L’ALTRA

Alla scoperta di Roccaromana

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CAIAZZO

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€ 4,00 Guida Turistica del Medio Volturno Edizione 2017 Anno III Periodico di Promozione Turistica

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GUIDA TURISTICA DEL MEDIO VOLTURNO

NATURA, ARCHEOLOGIA E GASTRONOMIA

■ ALL’INTERNO SPECIALE Le Ciampate del Diavolo


interno 2 - 3.pdf 2 27/10/2017 19:52:59

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foto di Daniela Operato

il Medio Volturno

un territorio che merita di essere conosciuto

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CULTURA DEL TERRITORIO

Editoriale

Una partita ancora da giocare

Letizia De Crosta

“Cultura” è una parola non facile da definire, perché indica un bagaglio di conoscenze troppo vasto per poterlo spiegare in poche righe. Non a caso, molti dizionari tendono a misurare il termine dando un significato diverso a seconda che si parli di educazione, sociologia, filosofia… questo è uno dei motivi per cui si pensa alla cultura come a un mondo di nicchia che riguarda solo accademici, colti, professori. Sorge spontanea, quindi, una piccola riflessione: la cultura è davvero di tutti? Etimologicamente, la parola cultura significa “coltivare, venerare, avere cura di…” Chiunque abbia una passione e la coltiva dedicandovi attenzione e tempo, come fa un contadino con il suo orto, ha la possibilità di far crescere il suo bagaglio di conoscenze della materia e condividerlo con altri.

Questo è già fare cultura! Non è un caso che nell’editoriale di una Guida dedicata al territorio si parli di cultura, che nell’ultimo ventennio ha avuto un ruolo vitale nei processi di sviluppo dei moderni centri urbani, come dimostrano numerosi casi in tutta Europa. Analizzandoli, si rileva per tutti un elemento comune: le strategie che si adottano, per promuovere il territorio, ottengono risultati concreti e duraturi solo se riescono a suscitare il giusto interesse e il senso di appartenenza delle comunità. Possiamo quindi affermare che “cultura del territorio” significa conoscere, curare e rispettare i luoghi che ci ospitano, intesi come l’insieme delle numerose e differenti ricchezze presenti in un’area geografica ben definita. La conoscenza e il rispetto del territorio hanno una naturale quanto prevedibile conseguenza: la promozione.

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Caiazzo

Per dirla in maniera più sentimentale, il desiderio di condividere con altri un bene che si ritiene prezioso, di cui si è orgogliosi. È questa la mission di GuideSlow: contribuire a far conoscere il territorio in tutte le sue sfaccettature, a chi ne è sporadico frequentatore e a coloro che lo abitano, che molto spesso non dedicano la giusta attenzione ai tesori che hanno a portata di mano, solo perché l’abitudine fa sembrare ordinario ciò che così ordinario non è. Con la terza edizione della Guida Turistica del Medio Volturno, si testimonia l’impegno della redazione a crescere sempre più nel campo della promozione territoriale, scavando in ogni angolo per scoprire il grande patrimonio che questa terra custodisce. Ad oggi i risultati parlano chiaro: c’è sempre sorpresa ed entusiasmo da parte di

chi ci legge e riscopre un territorio che conferma di essere all’altezza di competere, con altri magari più noti, per la sua bellezza, genuinità e gloriosa storia. Si lavora arduamente, dunque, con la consapevolezza di operare su un ricco capitale (fatto di paesaggi, folclore, gastronomia, monumenti, musei…) che merita centralità nelle politiche di gestione dei territori e grande attenzione e rispetto da parte dei cittadini e dei visitatori. Anche quest’anno abbiamo selezionato per voi alcuni tesori del Medio Volturno, come le bellezze archeologiche del Museo di Teano, specialità gastronomiche Vairanesi e Trebulane, sentieri di trekking, siti naturalistici e molto altro ancora, per accompagnarvi nel meraviglioso viaggio alla scoperta di un territorio che merita di essere conosciuto. 3

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il Medio Volturno ROMA

ROMA CASSINO

CASSINOVENAFRO ISERNIA

ROCCA D’EVANDRO

ROCCA D’EVANDRO

VENAFRO ISERNIA

CAMPOLEONE CAPRIATI A PRESENZANO VOLTURNO ISERNIA

PRESENZANO

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TORA E PICCILLI

CONCA DELLA CAMPANIA

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PIETRAMELARA RIARDO

SESSA AURUNCA

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GIANO VETUSTO

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SIPICCIANO

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NOCELLETO A1 NAPOLI-MILANO Uscita Capua

CAPUA

TA CAPUA

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura Periodico di informazioni turistiche delle Colline Caiatine, dei Monti Trebulani e di Monte Maggiore Allegato della rivista Guida Turistica del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) PubblicitĂ GuideSlow srls Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Francesco Ferrini Pro Loco La Trebulana Gaetano Melillo Carmine Piccirillo Nicola Cocco Maria De Ninno Paolo Cazzulo Associazione Orme Pino Russo Gruppo Arcieri Castrum Vajrani Roberta Creta Angela Cerreto Vincenzo Abbate Andrea Mongillo Pro Loco Il Caprario Mariarosaria Mingione Foto Alessandro Santulli Enrico Raimondo Sisto Bucci Antonio Robbio Letizia De Crosta Gruppo Arcieri Castrum Vajrani Roberta Creta

sommario Ciclopiche 96 LedelMura Medio Volturno

46 LedelCiliegie Monte Maggiore

112 LecheBollicine fanno allegria

Pettera 36 Ladi Treglia

86 Assaggi diVini

Finito di stampare Ottobre 2017 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

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un comune Natura, 74 Roccaromana: 130 Pietravairano, che si fa notare Archeologia, Gastronomia

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guida turistica del medio volturno 2017 Guanto 60 IlCaleno

buono 18 IldiGigante Roccamonfina Archeologico 64 Museo di Teano

Arcieri 42 Gruppo Castrum Vajrani

bocca al 124 InLup...ino Gigante

148 Inconcucina Angela

10 Conca della Campania

PAGINE UTILI

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26 LedelCiampate Diavolo

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Rosso 118 L’Oro del Medio Volturno 29/10/2017 17:43:23


L’atmosfera di un luogo Quest’anno GuideSlow spegne la sua decima candelina; per me e per tutta la redazione è un grande motivo d’orgoglio ritrovarci al terzo appuntamento con la pubblicazione della Guida Turistica del Medio Volturno, risultato di un lavoro che continua a riservare al lettore tante piccole e preziose sorprese. Abbiamo scelto di presentare questo nuovo numero a inizio autunno, perché riteniamo che ogni territorio vada “esplorato” nei periodi più favorevoli, durante i quali è possibile cogliere il meglio delle sue espressioni. Il vasto territorio che qui mostriamo, nella stagione autunnale, partendo dalle Colline Caiatine fino ai monti di Roccamonfina passando per il Massiccio Trebulano, disegna un incantevole paesaggio fatto di colori unici, e regala i migliori frutti della terra che formano un insieme di sapori e profumi che, complici le temperature più miti, incoraggiano il visitatore anche a frequentazioni più dinamiche, che lo portano a fare lunghe e piacevoli passeggiate senza il disagio della calura estiva. In qualità di conoscitori del territorio e come redazione, sentiamo il dovere di dare suggerimenti reali e attendibili sulle attività cui dedicare il proprio tempo libero e sui siti da visitare, oltre a mettere in luce le tante piccole e interessanti realtà locali, purtroppo ancora poco note ai più. Tutto questo continuiamo a farlo da 10 anni, sempre con lo stesso entusiasmo e convinzione, anche grazie ai tanti riscontri postivi che ci incoraggiano a crescere. E lo facciamo mettendo a disposizione di chi ci segue informazioni turistiche di vario tipo, che soddisfano tutte le esigenze e gusti, attraverso canali di comunicazione di facile e immediata consultazione. Oltre alle ben conosciute guide cartacee, queste indicazioni sono disponibili sui nostri portali web, nell’innovativa App mobile e tramite i canali social.

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Sisto Bucci

GuideSlow promuove il turismo lento… che avvicina l’ospite a ciò che lo circonda. Un modo diverso per scoprire e vivere l’atmosfera di un luogo!

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CONCA DELLA CAMPANIA

La ricchezza di un paesaggio naturale 10 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Col passare del tempo, sotto i nostri occhi, la natura si trasforma continuamente e crea scenari molto spesso sorprendenti; le stagioni si alternano cambiando i colori e il volto dei luoghi che ci circondano. Quando rallentiamo i nostri ritmi, riscopriamo paesaggi che crediamo di conoscere bene e che, invece, guardati con occhi diversi, non smettono mai di stupire. Questa è una sensazione che per fortuna si

prova spesso nel Medio Volturno, un territorio che trova la sua vera ricchezza nel paesaggio rurale e naturale. Sarebbe lungo fare un elenco degli scorci più suggestivi, più o meno conosciuti, di questa zona dell’Alto Casertano, perciò vi invitiamo in una sorta di tour virtuale, per scoprire insieme quanto possa essere inaspettatamente singolare la natura nei dintorni di Conca della Campania. 11

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foto di Alessandro Santulli

Suddiviso in dieci piccole frazioni, Conca è un antico comune che fa parte del Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano e della Comunità Montana Monte Santa Croce; un dato che ci rivela la grande vocazione naturalistica di questo territorio. È completamente immerso nel verde, circondato da numerosi castagneti e dai boschi di Colle Friello e Monte Cesima (la cima più alta di una piccola catena montuosa), all’interno dei quali si sta attuando da tempo un programma di inserimento e popolamento di animali selvatici. Di particolare importanza è la presenza del Formicaleone (insolita libellula di montagna) e di un sito di nidificazione del Falco pellegrino. In ogni periodo dell’anno è veramente rilassante percorrere i diversi sentieri che si inoltrano nelle aree più collinari della zona. Nelle stagioni più calde, le ombre di castagni e faggi secolari creano un freschissimo microclima che rende la passeggiata piacevole, mentre, nella primavera inoltrata, i colori accesi e vivaci di piante e fiori rendono il paesaggio davvero allegro e festoso. Anche la stagione autunnale è ideale per visitare Conca; l’atmosfera è più distesa, i boschi si colorano di tante varietà di toni caldi, che vanno dall’arancio al rosso acceso, dando vita a uno scenario accogliente che suscita una grande sensazione di benessere. Nel tempo, tumultuosi corsi d’acqua hanno scavato la tenera roccia tufacea creando profondi canyon. Tra questi c’è il Rivo di Conca, che nasce alle falde del vulcano di Roccamonfina. Lungo il suo percorso raggiunge la cosiddetta Casa del Mugnaio, dove si trova un antico e sug-

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foto di Alessandro Santulli

gestivo ponte in pietra. Durante il periodo primaverile, quando il Rivo viene alimentato da una maggiore portata d’acqua, proprio in località Casa del Mugnaio, effettua un salto di quota di circa 50 metri di altezza, dando vita a una bellissima cascata. Lo spettacolo è garantito anche grazie alla presenza di due brevi sentieri che scendono nel canyon ai lati del grande salto, regalando una vista unica della cascata da molteplici punti di osservazione, fino a raggiungerne la base. Da qui, il torrente prosegue il suo corso tra la folta vegetazione, incrociando poco più a valle, due antichi mulini ad acqua ancora oggi in parte visibili. 13 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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foto di Alessandro Santulli

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Una seconda affascinante cascatella è situata nella frazione di Cave, in località Lieti, dove si trova anche l’omonima fontana con il vicino lavatoio. Ai piedi della cascata è stata recente-

mente riscoperta una piccola sorgente d’acqua pura che, nei secoli passati, oltre a dissetare pastori e contadini, veniva consigliata per le sue qualità terapeutiche.

La natura è solo una delle tante peculiarità di questo piccolo comune, che si possono scoprire un po’ alla volta, senza dimenticare di gustare un buon piatto locale presso una delle tante strutture ristorative qui presenti.

curiosità Spostandosi verso la piazza principale del comune, si può ammirare un sito particolarmente interessante: è il Parco Pineta Bartoli Galdieri, un giardino storico situato a ridosso del borgo medievale, ideato nel 1930 dall’architetto-giardiniere Pietro Porcinai, famoso per essere il creatore di “paradisi terrestri” realizzati in tutta Italia. Nel parco sono state raccolte circa trenta

specie botaniche provenienti da tutto il mondo, ed è stato impreziosito da statue e opere murarie che mescolano lo stile dei giardini italiani con quello inglese. Oggi il giardino è di proprietà della Curia, destinato a un progetto di recupero e di valorizzazione. È possibile comunque accedervi chiedendo informazioni al vicino istituto Casa di Nazareth.

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CERIMONIE | MEETING | CONVEGNI EVENTI AZIENDALI | CONCERTI | SFILATE DI MODA Già residenza della famiglia dal 1700, conserva tutte le caratteristiche moresche dell’antico casale di campagna. La struttura offre ai suoi ospiti la quieta atmosfera agreste, in un delicato gioco di colori tipicamente mediterranei.

Sant'Angelo in Formis, via Galatina - Capua (CE) | Tel. 338 5450890 www.masseriaadinolfi.it | info@masseriaadinolfi.it | Masseria Adinolfi

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Il Gigante Buono di Roccamonfina

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Nonostante il suo sonno, continua ad alimentare generosamente la vita di piante, animali e uomini.

Si trova al centro di una grande pianura compresa tra il fiume Garigliano e il Massiccio Trebulano. A una veloce occhiata, sembra un semplice rilievo montuoso circondato da campagne, borghi e boschi; in realtà è un enorme gigante che dorme da più di 50mila anni e, dicono gli esperti, mai più si risveglierà

Stiamo ovviamente parlando del vulcano di Roccamonfina, che se potesse parlare avrebbe molto da raccontare e ci rivelerebbe quanto è ricco e affascinante questo lembo della provincia di Caserta, la cui storia geologica si intreccia con quella di altre regioni che si affacciano sul Mar Tirreno, dalla Toscana alla Campania. L’attività vulcanica lungo la costa ha avuto inizio circa 7 milioni di anni fa, quando il Tirreno ha cominciato ad aprirsi verso est. La parte superficiale della crosta terrestre ha subito quindi uno stiramento, cioè ha ridotto il suo spessore, assottigliandosi, e il materiale fuso sottostante è salito in superficie dando vita a vulcani come quello di Roccamonfina, il più antico della Campania. Nel corso della sua vita, il Gigante di Roccamonfina ha vissuto tre grandi epoche eruttive, intervallate da lunghi periodi di riposo. Durante la prima fase di attività, siamo tra i 600 e i 400mila anni fa circa, è nato un giovane “strato vulcano”, cioè un vulcano a forma di cono formatosi grazie alla sovrapposizione di strati di lava alternati a depositi piroclastici. In questo periodo la sua altezza doveva sfiorare i 1.800 metri.

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curiosità Oggi il vulcano fa parte del Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano ed è esteso per ben 11mila ettari. È il più meridionale del gruppo dei vulcani laziali; viene considerato estinto e la sua attività eruttiva è datata tra 630mila e 50mila anni fa. Il cono vulcanico ha un diametro di oltre 6 chilometri e l’attuale edificio ha un’altezza di 1.006 metri. Questi numeri ne fanno un vulcano di dimensioni ragguardevoli, maggiori di quelle del Vesuvio. www.comune.roccamonfina.ce.it

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Questa rapida crescita ha reso le pareti del vulcano molto instabili e, come si può notare ancora oggi, il Gigante ha perso del tutto il suo versante orientale. I geologi ipotizzano che il collasso sia avvenuto anche a causa dello spostamento della nostra penisola che si muoveva, in quel periodo, velocemente verso est. Tutti questi fenomeni hanno trasformato il suo “carattere”. Le eruzioni sono diventate sempre più violente ed esplosive, conosciute anche come di tipo “pliniano”, perché del tutto simili all’eruzione che distrusse Ercolano e Pompei nel 79 d.C. Tra le vittime di questa eruzione troviamo il famoso ammiraglio e naturalista romano Plinio il Vecchio. Circa 385mila anni fa il vulcano ha ripreso la sua attività.

In questo periodo si sono formati depositi di materiale incandescente che si è consolidato nel tempo. Il tufo bruno e bianco è stato il prodotto di questa intensa e violenta fase, che ci ha lasciato una delle più importanti e antiche testimonianze di presenze di ominidi nel sito paleontologico di Tora e Piccilli (vedi a pag. 26). Dopo qualche millennio di quiete, ha avuto inizio l’ultimo periodo di vita del nostro gigante, che si è protratto fino a quasi 50mila anni fa con modeste eruzioni che hanno dato vita ai “domi”. Si tratta di piccole colline che si formano quando la lava, essendo molto densa, tende ad accumularsi e solidificandosi permette la formazione di piccoli rilievi, come quelli di Santa Croce e di Lattani.

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La dinamica attività del vulcano di Roccamonfina è stata vitale per il territorio, perché ha reso il terreno molto fertile e ha creato l’habitat adatto per il proliferare di castagneti, uliveti e rigogliosi vigneti. Col suo eterno sonno, il gigante buono ci ha fatto un ultimo grande e prezioso regalo. In tutto il territorio compreso tra Suio e Riardo, troviamo numerose sorgenti d’acqua mineralizzata e termale, altamente benefiche non solo per il corpo ma anche per lo spirito, con effetti prolungati nel tempo.

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Pontelatone Ciliegeto in fiore

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foto di Sisto Bucci

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leciampate deldiavolo SITO PALEONTOLOGICO

a cura di Paolo Cazzulo

Ai piedi del Vulcano di Roccamonfina, nel piccolo comune di Tora e Piccilli, la tradizione popolare tramanda una curiosa leggenda: si racconta di un posto maledetto, infestato da spiriti maligni che in un lontano passato si aggiravano sulla superficie ardente della lava appena eruttata, per dirigersi verso una vicina fonte d’acqua e abbeverarsi. 26 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Sembra uno di quei racconti frutto della fantasia degli abitanti del luogo (di solito molto diffusi nei piccoli borghi), ma come accade spesso, gratta gratta, alla base c’è sempre un fondo di verità. In effetti questa leggenda è stata alimentata per molto tempo da numerose e strane presenze. Parliamo di tracce profonde e di grandi dimensioni, visibili sulla superficie di uno strato di roccia, la cui forma ricorda l’impronta di un tacco equino o caprino. Una testimonianza di queste impronte risale già agli inizi dell’800, quando furono portate alla luce da una pioggia torrenziale. Gli abitanti, forse vinti dal timore di trovarsi di fronte a qualco-

sa di sconosciuto e inspiegabile, hanno da sempre evitato questo luogo, passato alla storia col nome di Ciampate del Diavolo. È trascorso più di un secolo dal rinvenimento, ma solo qualche decennio fa è emersa una sorprendente verità sulle Ciampate. 27

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Gli studi condotti da alcuni ricercatori hanno rivelato che ci troviamo di fronte a un centinaio di orme fossili, lasciate da ominidi che si muovevano su questo versante della montagna circa 350mila anni fa. Le grandi dimensioni delle impronte si spiegano in maniera semplice. Dopo una delle tante eruzioni che hanno interessato la zona, circa 380mila anni fa, il materiale piroclastico, accumulatosi alla base del vulcano, ha raggiunto una plasticitĂ e una temperatura tale da consentire agli ominidi di camminarvi sopra e di lasciare le impronte dei loro piedi. Ăˆ cosĂŹ che la massa lavica ha catturato e custodito per millenni

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il momento in cui degli individui del genere Homo hanno attraversato questo punto della collina, lasciando una indelebile traccia del loro passaggio. Questa scoperta straordinaria ci rivela qualcosa di molto importante su questi nostri antenati. Osservando in maniera attenta la forma e la direzione delle orme, gli esperti hanno dedotto che appartengono a individui che avevano un portamento molto simile al nostro,

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camminavano in posizione eretta e si tenevano in equilibrio con l’aiuto delle braccia; infatti, lungo la parete della collina, in alcuni punti, sono visibili impronte di mani di un ominide che si è appoggiato per evitare ruzzoloni durante la discesa. È da ricordare che questo è l´unico caso conosciuto al mondo di tracce fossili di una mano. In tutto il pianeta si conoscono solo due siti più antichi e si trovano in Tanzania e in Kenya. Tutto ciò contribuisce a rendere le Ciampate del Diavolo un sito paleontologico davvero unico, di eccezionale importanza a livello

mondiale, sia per il suo ottimo stato di conservazione sia per la possibilità di datare e conoscere i vari livelli di roccia e le attività degli uomini che hanno abitato qui durante la preistoria. Il sito si trova nelle vicinanze della chiesa di Sant’Andrea, raggiungibile facilmente dal borgo di Tora, in località Foresta. Da qui, indossate scarpe comode e un abbigliamento adatto, diversi sentieri naturalistici (che ripercorrono antiche mulattiere) permettono di scoprire, oltre le Ciampate, anche tutto lo splendido territorio circostante.

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curiosità LE TRACCE PRESENTI SULLA COLLINA SEGUONO DUE PISTE

La prima conserva 27 impronte e ha un andamento a zig-zag, mentre la seconda, con 19 impronte, distante solo qualche metro, ha un andamento rettilineo e prosegue in un tratto leggermente ripido. Probabilmente, per questo motivo chi ha seguito questo secondo tracciato è scivolato, come testimonia

l’impronta della mano impressa sulla roccia, che ha utilizzato per frenare la caduta e/o per rialzarsi. I piedi degli individui, di cui è stato trovato anche il calco dell’alluce, misuravano circa 20 centimetri di lunghezza e 10 di larghezza (equivalenti più o meno ad un numero 34 di scarpa).

Le visite guidate si effettuano il sabato e la domenica solo su prenotazione. Tel. 331 3020113 | www.associazioneorme.it | Ciampate DEL Diavolo

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Quando la sobrietà incontra la classe e l’eleganza accade che un giorno importante si trasformi in un ricordo meraviglioso. Il luogo dove tutto questo si realizza è

Villa Samuel

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Un’antica dimora di campagna situata in uno degli angoli più belli delle colline Trebulane, nel comune di Pontelatone. Qui la natura e la storia si fondono per creare una cornice incantevole e preziosa, che spazia dall’arte durazzesco-catalana del borgo di Pontelatone ai siti culturali e naturalistici tra i più belli e famosi presenti nell’Alto Casertano. È il luogo dove hanno soggiornato famosi personaggi del passato, come l’oratore romano Cicerone che tanto amava rilassarsi tra queste “rinomate”

colline, così come usava indicarle nei suoi scritti. La Villa è circondata da uno splendido parco, che si estende per circa 20.000 metri quadrati; uno scenario fatto di profumi, colori e suoni della natura che crea un’atmosfera edificante e trasmette un profondo senso di pace. Grandi e rigogliosi alberi ricoprono i vialetti che conducono al salone principale, con fresche ombre e delicate tinte in ogni stagione. Fontane e cascatelle regalano maggiore incanto e magia al giardino.

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La passione e la grande esperienza di uno staff altamente qualificato soddisfa le diverse esigenze degli ospiti. Finissime porcellane ed eleganti argenterie fanno parte dei raffinati allestimenti predisposti dal maître de salle. Gli esperti chef garantiscono la stessa cura e attenzione in cucina, offrendo un’esperienza culinaria di grande livello, dove il gusto della tradizione incontra l’innovazione e originali presentazioni che conferiscono poesia a ciascun piatto. La favola di molti giovani innamorati comincia proprio qui, circondati da questa incantevole cornice dove diverse coppie scelgono di giurarsi eterno amore con una elegante cerimonia all’aperto, secondo il rito americano.

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La celebrazione è unicamente figurativa e segue il matrimonio civile ufficiato in Municipio; l’emozione che si percepisce è comunque grandissima perché evoca il momento più importante della vita di due persone. Si può contare, inoltre, su una scenografia realizzata seguendo il gusto degli sposi, con la possibilità di utilizzare la cappella che si trova all’interno del parco e proseguire con i festeggiamenti evitando lunghi spostamenti. A Villa Samuel ogni dettaglio ispira vera bellezza e stile, e assicura il successo di ogni singolo evento, con una sola e unica promessa…

“Lasciate a noi il privilegio di realizzare i vostri sogni. A voi il piacere di viverli”

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Quando si visitano nuovi luoghi con l’intenzione anche di trattenersi per un lauto pasto, anziché accontentarsi di menù che propongono piatti più o meno noti, potrebbe essere utile conoscere già le specialità gastronomiche tipiche della zona o sapere prima i migliori piatti da degustare. A coloro che giungono per la prima volta nei Monti Trebulani, o che non hanno ancora provato la cucina locale, la specialità che sentiamo fortemente di consigliare è la Pettera di maiale.

Come si può intuire dal nome, l’ingrediente principale di questo piatto è il “petto” di maiale, una parte ritenuta poco nobile ma che, se lavorata da mani esperte, sa regalare un gusto veramente incomparabile. La pettera è una pietanza molto diffusa nei piccoli comuni dell’entroterra. Presenta numerose varianti grazie al fatto che, in ogni località, alla ricetta tradizionale vengono aggiunte spezie diverse che ne caratterizzano il sapore.

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laPettera

diTreglia

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Siamo tra i molti fortunati che hanno assaggiato la pettera di Treglia, frazione del comune di Pontelatone, in occasione dell’evento “I giorni della P’ttera” organizzata dalla Pro Loco La Trebulana. Attratti dall’evento, abbiamo seguito tutta la preparazione e soddisfatte tutte le nostre curiosità su questo appetitoso piatto. Nel comprensorio trebulano c’è ancora la possibilità di allevare diversi animali, tra cui il maiale, in un territorio salubre, in molti casi allo stato semibrado.

Qui è possibile arricchire la dieta quotidiana con alimenti naturali come ghiande, castagne e frutti del leccio, che i maiali trovano facilmente nel sottobosco e nei campi dove pascolano. È così che la loro carne acquista un carattere particolarmente saporito. I tagli impiegati vengono scelti tra le parti più tenere. Oltre al petto sono utilizzate anche coppa e spalla, accompagnate da un po’ di lardo. Durante la cottura, che avviene lentamente, il grasso si scioglie e rende la carne ancora più saporita e morbida.

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Le massaie più esperte raccomandano di non utilizzare olio ma di aggiungere più lardo e, per rendere il sapore ancora più delicato e unico, far sfumare la carne con vino DOC Casavecchia. La carne viene fatta rosolare in padella con le papaccelle tagliate a pezzi (tenute sott’aceto per almeno tre o quattro mesi), preparate separatamente e insaporite col grasso di cottura della carne. Infine il tutto viene unito e aromatizzato con sale, pepe e peperoncino. Dopo aver seguito attentamente (con l’acquolina in bocca) la preparazione del piatto, è “doveroso” passare all’assaggio… una vera esplosione di gusto e sapore! Il perfetto equilibrio tra l’acre e pungente delle papaccelle, seguito dalla dolcezza della carne per concludere con il retrogusto degli aromi, rende il piatto così succulento da trasformare ogni boccone in una vera goduria; da “afferrare” a occhi chiusi per assaporarlo al meglio. State sicuri che anche la persona più ligia alle diete dimenticherà per un giorno calorie e grassi, e concluderà in bellezza il suo piatto con una bella scarpetta... senza mai pentirsene.

Per tutte queste sue peculiarità, si sta lavorando affinché la “Pettera di Treglia” ottenga il riconoscimento regionale quale Prodotto Antico e Tradizionale (PAT) dei comuni dell’area trebulana.

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La manifestazione gastronomica “I giorni della P’ttera Trebulana” organizzata dalla Pro Loco La Trebulana, tra fine aprile e inizio maggio, è sicuramente l’occasione giusta per scoprire questo piatto storico, insieme alle tante altre specialità locali, non solo gastronomiche. È possibile anche degustarlo negli agriturismi e nei ristoranti del posto. Rimarrete sempre sbalorditi dal “tocco magico” che ogni chef sa dare al proprio piatto.

Pro-loco La Trebulana

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un soggiorno nella natura incontaminata

Dragoni, via San Ferdinando | Tel. 388 187 6074 www.sanmarco-agriturismo.it | info@sanmarco-agriturismo.it Agriturismo San Marco Guida Medio Volturno 2017 exe 3.indd 41

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Compagnia Arcieri

CASTRUM VAJRANI di Vairano Patenora

Pochi comuni possono vantare una storia tanto ricca di avvenimenti come quella di Vairano Patenora, terra sannita e normanna, che ha ospitato personaggi come l’Imperatore del Regno di Sicilia Federico II di Svevia e Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, il “papa del gran rifiuto”. Una storia così importante non poteva che

lasciare testimonianze notevoli sul territorio. L’Abbazia della Ferrara, situata dal XIII secolo nella campagna circostante, sebbene oggi sia costituita soprattutto da ruderi, conserva ancora una sconvolgente bellezza. A dominare il territorio e il borgo medievale c’è il castello normanno, che fu ristrutturato in epoca aragonese.

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Tutta questa eredità culturale ha portato alla nascita del Gruppo Arcieri storici “Castrum Vajrani” di Vairano Patenora”, fondato nel 2008, all’interno dell’Associazione Pro Loco Vairano Patenora. Lo scopo del gruppo è quello di promuovere il tiro con l’arco storico, un tiro con l’arco particolare detto “istintivo”, che unisce la passione per lo sport a quello per la storia che, come abbiamo visto, caratterizza fortemente questo territorio. Tutto ciò ha richiesto una lunga ricerca sulle abitudini, le tradizioni, i costumi e la cultura di un periodo particolare, quello napoletano compreso tra il XIV e gli inizi del XV secolo. Questo ha permesso ai nostri giovani arcieri di essere coerenti con l’epoca storica che rappresentano. Ma ciò che contraddistingue il gruppo arcieri è quello di essere artigiani del passato: tutto ciò che indossano, dagli abiti ai calzari e tutti gli strumenti utilizzati, borselli, armi e strumenti di lavoro, sono riprodotti artigianalmente.

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C’è di più! La passione dei nostri arcieri porta il Gruppo Storico a praticare le gare della Fitarco e i Tornei del Campionato Nazionale della LAM (Lega Arcieri Medievali). Ma l’impegno dei nostri arcieri non si limita solo a questo, dato che li vediamo impegnati anche nelle varie manifestazioni storiche che si svolgono durante l’anno. Inoltre, la compagnia da oltre due anni organizza da novembre a giugno dei corsi di tiro con l’arco, anche autorizzati e finanziati dal CONI, presso il poligono di tiro presente nel centro sportivo comunale di Vairano Patenora e gestito dalla Pro Loco. La loro presenza all’interno delle varie manifestazioni coinvolge in prima persona adulti e bambini e permette di vivere un momento davvero emozionante: quello di diventare dei moderni arcieri medievali. Se siete appassionati di storia e desiderate mettervi in gioco potete vestire direttamente i panni di un fabbro, di un artista o di un artigiano medievale, rappresentando gli antichi mestieri di questo affascinante periodo. È un modo divertente e alternativo per imparare la storia nel modo migliore, vivendola cioè in prima persona. Compagnia Arcieri Castrum Vajrani

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Monticelli Lavorazione Carni e Salumi

Lavoriamo solo carni locali certificate provenienti da aziende agricole associate Coldiretti -------Caserta -----Il tutto avviene in un raggio di massimo 10 chilometri Difendiamo la genuinità dei nostri territori e la bontà delle nostre tradizioni I salumi sono il nostro orgoglio. Li produciamo nel periodo invernale, quando il clima è più favorevole per la stagionatura, con metodi naturali e senza l’utilizzo di conservanti. L’azienda, oggi partner delle più grandi realtà locali, nasce dal desiderio di non abbandonare la cultura contadina a cui nostro padre, e prima ancora i nostri nonni, appartenevano. Un lavoro motivato principalmente da un forte attaccamento al territorio e alle antiche tradizioni, seguendo con passione tutte le fasi della filiera agroalimentare a partire dall’allevamento, fino alla macellazione e commercializzazione.

Impariamo a conoscere ciò che mangiamo!

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Le Ciliegie del Monte Maggiore una varietà tira l’altra

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a cura di Letizia De Crosta

La primavera è la stagione della rinascita, del risveglio e dei nuovi inizi; gli alberi rinvigoriscono e i prati si tingono di colori vivaci. È questo il periodo migliore per avventurarsi tra i comuni dei Monti Trebulani e perdersi piacevolmente tra stradine e sentieri di campagna. Percorrendo le strade nelle vicinanze di Pontelatone e Formicola si rimane affascinati da un paesaggio costellato da distese di ciliegi in fiore. Milioni di petali dai colori delicati, dal bianco al rosa pallido, rendono il panorama davvero incantevole e accogliente. Quando si parla di ciliegi dei Monti Trebulani salta subito alla mente la ciliegia Imperiale, una varietà da qualche anno protagonista della manifestazione

gastronomica organizzata dalla Pro Loco “Il Caprario”. Nel tentativo di scoprire qualcosa in più sulla sua storia, ho incrociato la mia strada con quella di esperti conoscitori di questo prodotto. Andrea Mongillo, giovane referente regionale per CONFEDERDIA (Confederazione Italiana dei Dirigenti e Impiegati dell’Agricoltura), già nel 2012 ha riunito intorno allo stesso tavolo diverse associazioni, per discutere di promozione delle eccellenze territoriali, puntando a mettere in risalto proprio la Ciliegia Imperiale di Formicola. Mi spiega che questa varietà ha avuto grande fama negli anni ‘70, quando veniva acquistata dalle grandi industrie dolciarie del Nord Italia, in particolare per l’utilizzo nei

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cioccolatini al liquore, ed ha fortemente contribuito a creare un’importante microeconomia rurale fondata sulla cerasicoltura. Per approfondire ulteriormente mi incontro con Vincenzo Abbate, perito esperto di ciliegio per conto del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura del CREA (Unità di ricerca per la frutticoltura, con sede a Caserta), che con enorme cortesia e disponibilità, mi mostra il risultato di attente ricerche condotte in un campo sperimentale, realizzato a Formicola nel 2011, dove tutt’oggi studia e conserva le varietà di ciliegio tipiche locali, salvandole dall’estinzione. E così scopro che nel Monte Maggiore ci sono ben quattro varietà di ciliegie: la Santa Lucia e la Stoppa,

più precoci e già pronte tra aprile e maggio; la Cannamela e l’Imperiale, che troviamo tra giugno e inizio luglio. Quattro varietà, quattro sapori e caratteristiche diverse. Vincenzo Abbate le conosce bene e mi spiega che le varietà trebulane hanno un gusto particolare. Le particolari proprietà del terreno e il tipo di clima (siamo a circa 600 metri s.l.m.) permettono a queste varietà di regalarci dei frutti unici, che non avrebbero le stesse caratteristiche se coltivate ad una quota diversa. Questo porta un altro vantaggio: non è necessario effettuare particolari interventi chimici. Quindi queste piante richiedono pochi e sani trattamenti, con ottimi risultati

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che il nostro esperto sta verificando in prima persona nel suo campo, dove vengono testate tecniche di coltivazioni non intensive, ecocompatibili e senza intervenire con trattamenti a base di fitofarmaci. Insomma è un campo innovativo, ecologico, al servizio del territorio, meritevole delle dovute attenzioni. Certo non bisogna trascurare

anche l’aspetto più romantico di questi piccoli frutti: la loro storia. Negli scritti di Plinio il Vecchio, si legge che il ciliegio acido o agriotto (il Prunus Cerasus), veniva coltivato nella regione di Cerasunte, sul Mar Nero, e fu portato in Italia dal console romano Licinio Lucullo nel I a.C. Ma le varietà coltivate a Formicola da dove provengono?

Le ciliegie hanno infinte proprietà depurative e diuretiche. Sono ricche di antiossidanti che contrastano i radicali liberi, causa dell’invecchiamento. Il loro consumo è indicato anche in caso di stress e spossatezza. Per apprezzarle al meglio è bene consumarle fresche, appena svegli e a digiuno. Non c’è modo migliore per iniziare bene la giornata, magari gustando qualche buon manicaretto come una gustosa crostata con marmellata di ciliegie del Monte Maggiore!

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La tradizione locale vuole che siano stati i Carafa, conti di Pontelatone nel XV secolo, ad aver introdotto qui la cultivar Imperiale. Vincenzo mi informa che da più di un secolo, gli agricoltori locali hanno coltivato in maniera certosina queste varietà, facendo un’attenta selezione dei ciliegi destinati all’industria e alla consumazione del frutto fresco. Come mi spiegano Andrea e

Vincenzo, in passato la cerasicoltura ha creato un enorme indotto che purtroppo col tempo è andato perso, ma oggi, nuove politiche agricole innovative potrebbero offrire grandi opportunità ai giovani per inserirsi in un settore produttivo che ha dimostrato di essere un importante polo nella produzione di un prodotto tipico e soprattutto sano.

Si ringrazia per la collaborazione: Vincenzo Abbate Andrea Mongillo Pro Loco Il Caprario

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DOVE LA REALTÀ SUPERA IL SOGNO 54 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Un antico libro di fiabe magicamente materializzato, dove solo un vero principe e una bellissima principessa possono vivere la storia che hanno sempre ascoltato da piccoli e sognato da grandi. 55 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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I tempi cambiano e con essi le mode, gli stili e i gusti delle persone. Per questo motivo è importante avere la possibilità di scegliere la cornice giusta che sappia soddisfare e rendere indimenticabili i momenti più importanti della nostra vita. Circondata da un antico querceto, Villarosa di Sclavia nasce con la spiccata vocazione di esaudire i desideri dei suoi ospiti. Grazie a una appassionata conduzione familiare, Villarosa si contraddistingue per il tocco di modernità e fantasia che i titolari sanno regalare a ogni evento. Quattro fratelli, Tito, Francesca, Roberta e Fabio, coordinano con amore e professionalità ogni aspetto organizzativo: dalla pianificazione agli allestimenti e all’accoglienza. Villarosa di Sclavia si distingue, infatti, per l’originalità e l’unicità della sua offerta. L’intera struttura è stata studiata per ca-

larsi in maniera armoniosa nell’ambiente naturale e incontaminato che l’accoglie. L’atmosfera che si respira al suo interno è davvero magica: c’è la possibilità di trascorrere i momenti salienti di una cerimonia intorno a una piscina multicolor, o in un grazioso e romantico laghetto al centro del quale spunta un elegante isolotto. La sala ricevimenti, moderna, luminosa e raffinata allo stesso tempo (capace di contenere 320 ospiti), con grandi finestre che affacciano sull’ampia tenuta circostante, un antico bosco di querce secolari con affascinanti scorci naturalistici, sono la scenografia perfetta per realizzare bellissimi album fotografici. La creatività dei giovani titolari non ha limiti. Per emozionare e stupire gli ospiti si può contare anche su spettacolari effetti scenografici realizzati con la tecnologia più avanzata.

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Villarosa di Sclavia è l’unica location che può permettersi di vantare “La Co-

lombaia”, una suite in legno di castagno interamente costruita su di un gruppo di querce secolari, finemente arredata, che conquista tutti per la sua originalità. Gli sposi possono trascorrervi la prima notte di nozze: un ambiente riservato, insolito e romantico. Il calore della struttura si fonde con la ricercatezza dei cibi e con l’esclusività del servizio. Ogni ricevimento è seguito accuratamente da uno staff qualificato e diligente. Il team dei cuochi si diverte a viziare lo sguardo e il palato di tutti gli invitati. La filosofia alla base della cucina prevede un tour tra i piatti della tradizione gastronomica locale, rivisitati e presentati in chiave moderna, il cui profumo e sapore ricordano il meraviglioso territorio da cui provengono, che spazia dalle prelibatezze del mare di Pozzuoli ai sapori eterni dei monti del Matese. 57

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Una realtà giovane che già vanta importati successi e riconoscimenti: nel 2014 è stata insignita del “Premio Olmo” dell’Alto Casertano, quale esempio di imprenditoria di successo nata in tempo di crisi; nel 2015, 2016 e 2017 è stata riconosciuta quale azienda maggiormente raccomandata e meglio valutata dal sito matrimonio.com, leader nel settore matrimoni. Villarosa sa dare una nota sorprendente e originale a ogni giorno speciale, senza che nulla venga lasciato al caso.

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È la cornice ideale per festeggiare il giorno del fatidico “SI”, ma anche per ospitare convegni, meeting, conferenze, incontri culturali e d’arte, in una cornice elegante che conquista e sorprende tutti.

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il Guanto Caleno I piccoli paesi dell’entroterra campano conservano storie singolari e affascinanti tradizioni, tant’è che quando sembra di averli scoperti e conosciuti bene, ecco che spunta fuori qualche altra gradita sorpresa. Un esempio? Magari conoscete Calvi Risorta per il suo splendido castello angioino (recentemente restaurato) e per le rovine dell’antica colonia roma-

na di Cales, come il teatro e le terme. La città è attraversata anche da una grande “autostrada” dell’antichità, la Via Latina, la strada che collegava Roma a Capua. Sarebbe un vero peccato però, trascorrere del tempo a Calvi e non chiedere notizie del Guanto Caleno. La tradizione dolciaria dei borghi campani ci ha tramandato ricette ricche di

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fantasia e molto originali, oltre che tanto gustose... e quella del Guanto Caleno conserva il sapore e la “forma” di una storia secolare. Ecco perché è un dolce unico nel suo genere. Così come raccontano le signore del posto, le vere custodi di quest’arte, l’impasto del guanto deve essere lavorato fino ad ottenere una sfoglia spessa almeno mezzo centimetro che deve essere tagliata in striscioline larghe cinque, con il guantaruolo, cioè una rotella dentata. Molte di loro possiedono un guantaruolo realizzato da artigiani locali, con legni particolari. Dopodiché le estremità delle striscioline vengono giunte per prendere la forma di ciambelle e messe subito a friggere in olio vegetale. Il risultato è una invitante e saporita “corona dorata”, appetitosa già solo a vederla. Alta, leggera, soffice e fragrante, grazie alla presenza di aromi a base di limone e anice. Una delizia per il palato; ancora più buona se ricoperta da una bella spolverata di zucchero a velo. Ecco perché merita di essere conosciuto come sua maestà, il re dei dolci caleni, e non a caso è stato riconosciuto dalla Regione come dolce tipico e tradizionale campano.

Il procedimento appena raccontato ha una storia di almeno due secoli e nasce nella piccola frazione calena di Zuni, nel 1776. Quell’anno la chiesa locale fu riconosciuta dal Re Ferdinando di Borbone, e si racconta che una signora del posto, per festeggiare l’evento, tagliò della pasta per dolci a forma di striscioline e ne avvolse una intorno alla propria mano, esclamando: “m’ par propriu nu uantu” (Mi sembra proprio un guanto). In quel preciso istante nacque il “Guanto Caleno”. Questo dolce non si trova in pasticceria, né al supermercato. Si usa infatti farlo in casa per qualche particolare occasione. Quindi, vi indichiamo la ricetta tradizionale, che potete provare a fare a casa “alla calena”, con pochi e semplici ingredienti.

INGREDIENTI 2,5 kg di farina, 25 uova, 250 gr di zucchero, 1 cucchiaio raso di sale, 1 bicchiere d’olio d’oliva, 3 limoni spremuti e grattugiati, 4 buste di lievito, 3 buste di vanillina, 250 ml di latte, 1 bicchierino di anice o vermut.

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ATTREZZATURA PER LA PREPARAZIONE Mattarello Uantaruolu (NOME CALENO) - tavolo in legno per impasto Mazzarell (NOME CALENO) - stecche di legno Rattaròla (NOME CALENO) - grattugia Stacciu (NOME CALENO) - setaccio PREPARAZIONE In una casseruola mescolare uova, zucchero, olio, anice o vermut, vanillina e limone grattugiato. Aggiungere il lievito nel latte, miscelare bene e unire all’impasto. Aggiungere la farina fino a ottenere un impasto morbido. Lasciare lievitare per circa 80 minuti. Stendere la pasta con il matterello ricavandone una sfoglia alta mezzo centimetro. Con il guantaruolo tagliare la pasta a forma di listarelle lunghe 20 cm e larghe 5. Piegare le listarelle a forma di corona (la tradizione vuole che si avvolgano intorno al polso) chiudendole con le dita.

Calarle una alla volta nell’olio bollente e con le mazzarelle girarle su se stesse fino a ottenere una cottura omogenea. Appena i Guanti sono dorati, tirarli fuori dall’olio e passarli prima nello zucchero semolato e poi nello zucchero a velo. Provate a mangiarle ancora calde, o fredde con un po’ di marmellata o crema di nocciola spalmata sopra. Sono ottime anche “vecchie” di qualche giorno, riscaldate appena appena al microonde. L’assaggio, statene certi, metterà d’accordo tutti i palati. Ringraziamo la gentilissima Signora Maria Marrese per la ricetta

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Menù a base di pesce fresco | Selezione di salumi e formaggi Primi e secondi piatti di cucina povera napoletana

Le nostre pizze sono fatte con impasto a lunga lievitazione e con prodotti di alta qualità.

SALA PER CERIMONIE Via Armando e Luigi Fuoco, 50 | Calvi Risorta | Tel. 0823 1656232 - 333 7550294 chiuso il lunedì | Ristopizza Tonino Iovino Guida Medio Volturno 2017 exe 3.indd 63

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Museo Archeologico

Nel Medio Volturno ci sono diversi borghi che custodiscono un patrimonio naturalistico, storico e archeologico di una tale ricchezza che non trova nulla da invidiare ad altri siti più noti. Spesso si percorrono inutilmente centinaia di chilometri alla ricerca di luoghi, racconti ed emozioni che invece l’Alto Casertano sa regalare a chiunque dedichi un po’ di tempo libero alla scoperta di questo meraviglioso territorio.

Se si è alla ricerca di una meta interessante, dunque, tra le destinazioni da suggerire c’è sicuramente il Museo Archeologico di Teano. Inaugurato nel 2001, il Museo raccoglie tutte le testimonianze archeologiche del territorio, frutto di numerosi interventi di scavo avviati dalla Sovrintendenza in diverse stagioni. La straordinaria qualità e quantità di materiale portato alla luce (ceramica da mensa, ex voto, rovine di santua-

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Teanum Sidicinum

ri e molto altro ancora) ha spinto la Soprintendenza e l’amministrazione comunale a individuare nel cuore di Teano la sede del Museo Archeologico Teanum Sidicinum. Tutti i materiali sono in mostra in uno degli edifici più importanti e panoramici della città: il Loggione o Cavallerizza, un incantevole palazzo realizzato alla fine del XIV secolo su strutture di epoca antica, che ha avuto diverse destinazioni d’uso nel

corso del tempo, ultima quella di museo. Con circa mille reperti esposti, il Museo ripercorre il passato dell’intero territorio, partendo dalla preistoria per finire con la tarda antichità. Nelle prossime pagine preparatevi a fare una “comoda” visita tra le sale del Loggione, nell’attesa che possiate al più presto avere occasione di scoprire di persona le bellezze di Teano e del suo Museo Archeologico.

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Museo Archeologico Teanum Sidicinum

Atrio All’ingresso del Museo si possono osservare alcuni reperti provenienti dalle necropoli romane situate lungo le strade più importanti dell’epoca, come la Via Latina (oggi Via Casilina), e dall’antica area urbana.

Sala I - La Terra dei Sidicini Questa è la sala dedicata al territorio abitato dal popolo dei Sidicini. L’elemento che più contraddistingue quest’area è la presenza del fiume Savone, lungo il quale nacquero numerosi luoghi di culto.

Sala II - I Santuari La scoperta di cimiteri e luoghi di culto ha permesso di individuare i primitivi villaggi rurali. Dai materiali depositati dai fedeli nei santuari, si può capire che nei diversi abitati si adoravano le stesse divinità e si partecipava agli stessi riti. Le opere esposte qui sono anche una testimonianza dell’alto livello raggiunto nella tecnica della lavorazione del bronzo, molto apprezzato in tutto il sud Italia.

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Museo Archeologico Teanum Sidicinum

Le Monete

Sala IV - La Vita nei Villaggi

Le vetrine situate all’ingresso della sala III rivelano quanto fosse grande la potenza economica di Teano. La città, alleata di Roma, aveva una zecca per battere monete in argento e bronzo per tutto il III secolo a.C. Tra le monete in mostra vi sono anche quelle donate dai fedeli e ritrovate nei tesoretti custoditi nei diversi Santuari.

I corredi provenienti dalle necropoli ci mostrano una società divisa in gruppi familiari, dove la figura più importante partecipava alla vita politica. Tra i vasi portati alla luce, ci sono esemplari molto preziosi prodotti da artigiani del posto che imitavano quelli greci. I villaggi vengono abbandonati alla fine del IV secolo, quando viene fondata la città principale: nasce Teanum Sidicinum.

Sala III Il Santuario di Popluna Uno scavo in località Masseria Sappegna ha portato alla luce i resti di un santuario consacrato alla dea Popluna e numerosi oggetti depositati dai fedeli in segno di devozione. Sulla base dei materiali, sappiamo che la dea era legata al mondo dell’agricoltura ed era la protettrice della popolazione locale, in particolare dei fanciulli. L’edificio di culto risale al VI-V secolo a.C.

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Museo Archeologico Teanum Sidicinum

Sala V - La Città

Sala VII - Il Teatro

A partire dal IV secolo a.C. la ricchezza si diffonde e i nobili sidicini cominciano a seguire le mode del mondo romano, come segno di grande prestigio. Si comincia a parlare il latino e la città si riempie di edifici pubblici monumentali, come il teatro, l’anfiteatro e le terme. Dai reperti conservati in questa sala si possono notare i grandi cambiamenti di questo popolo.

Nell’ultima sala sono esposte le statue e altri elementi decorativi del teatro, situato in località detta “le Grotte”. Risale alla fine del II secolo a.C. e, sulla parte superiore delle gradinate si trovava un tempio dedicato ad Apollo. Teatro e tempio formavano un unico complesso, che ricorda da vicino quello di Monte San Nicola a Pietravairano.

Sala VI - Teano Felix Durante l’età imperiale, Teano visse un periodo di grande splendore. Gli storici latini la ricordano come una delle città più potenti della Campania settentrionale (seconda solo a Capua). Era un importante centro agricolo, che inviò a Roma il grano per sfamare la popolazione della capitale nei periodi di carestia. Allo stesso tempo, Teano costruisce importanti rapporti commerciali con alcuni paesi del Mediterraneo, come l’Africa.

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Museo Archeologico Teanum Sidicinum

Chi sono i Sidicini? I sidicini abitavano il territorio oggi occupato dalla città di Teano e compreso tra Roccamonfina, Monti Trebulani e Monte Massico. Sono i vicini di casa dei popoli Sanniti, Ausoni, Aurunci e dei Campani (quelli della ben nota Terra Felix). Le fonti storiche parlano dei Sidicini a partire dal VI secolo a.C.

Il Vino Nell’Italia antica, coloro che possiedono un sevizio completo di vasi per bere vino potevano ritenersi persone molto fortunate e di status sociale elevato.

Ciò vale anche per i Sidicini, che erano molto legati alla produzione a al commercio di vino. Dopotutto il terreno vulcanico qui presente è ideale per la coltivazione di alcuni vitigni. In fondo Teano è a pochi passi dal territorio che ha dato origine al vino Falerno. Alcuni studiosi ipotizzano anche che lo Statano, una delle tre qualità del vino Falerno, venisse prodotto proprio nel territorio di Teano e da qui, trasportato in tutto il Mediterraneo. Al pari di Greci e Romani, anche i Sidicini hanno avuto un ruolo molto importante per la storia del territorio campano, soprattutto enogastronomica, e il percorso museale permette di scoprire facilmente una storia ancora poco conosciuta.

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Museo Archeologico Teanum Sidicinum

Terminata la visita, si può proseguire con una rilassante passeggiata in centro, ricco di negozi e sempre molto animato, per respirare e scoprire la magica atmosfera di questa città .

Museo Archeologico

Teanum Sidicinum

Teano, piazza Umberto I - 29 Tel. 0823 657302

Pro Loco Teano e Borghi Tel. 0823 875168

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MADE IN ITALY

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Pronti, partenza... via!!!

La voglia di aria pulita e di tradizioni e sapori antichi, che dà una nuova consapevolezza ai vacanzieri, negli ultimi anni sta dando origine a nuove pratiche, tra le quali il turismo lento, che nella sua filosofia slow permette di osservare tutto ciò che finora non si è visto, anche passandogli accanto molte volte.

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Il Simposio

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ROCCAROMANA Natura, Archeologia, Gastronomia

a cura di Sisto Bucci

I frequentatori assidui della provincia di Caserta hanno imparato a conoscere un territorio molto diverso dagli altri. Un territorio immenso e multiforme, che va dal mare alle cime tra le più alte dell’Appennino. La parte meridionale, quella più “casertana”, comprende numerosi centri urbani, dove le grandi cattedrali e gli eleganti palazzi signorili sono la più viva testimonianza di un ricco passato. 74

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legante profilo del vulcano di Roccamonfina. Un lato ancora poco conosciuto di Roccaromana, e molto affascinante, è la sua storia. Un passato custodito e “protetto” dai boschi circostanti. Lungo la strada provinciale che porta alla piccola frazione di Statigliano, sono ben visibili alcune tabelle che segnalano la presenza di due sentieri che si inoltrano nel bosco. Questi si arrampicano su per la collina dove si innalza, in maniera solenne, la Torre normanna con la vicina Cappella dedicata alla Beata Vergine del Castello. I sentieri disegnano un percorso molto suggestivo. La loro bellezza selvaggia è da qualche anno oggetto di tutela e di valorizzazione da parte dell’amministrazione comunale, che ha accolto la proposta di riconoscimento di Area Wilderness dell’Associazione Italiana per la Wilderness. Nella bellezza di questa natura Più a nord si trovano tanti comuni che mani- spuntano, inaspettatamente, le splendide tefestano apertamente le loro origini medievali, stimonianze degli antichi signori e abitanti di con grandi castelli e borghi che possono rac- questi luoghi. contare una storia millenaria. Tra questi troviamo Roccaromana. È un comune sospeso tra storia e natura, quasi nascosto tra i rilievi Trebulani, nell’area della Comunità Montana Monte Maggiore. Passeggiando tra i vicoli e le stradine del centro abitato si possono osservare affacci e scorci panoramici molto suggestivi, che abbracciano i borghi vicini dove signoreggiano le antiche torri di guardia e l’e75

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Nel presentarvi i sentieri che vi invitiamo a percorrere, abbiamo ritenuto utile inserire qualche suggerimento che renderà la vostra escursione più sicura e piacevole. Sentiero Torre Normanna - Chiesa Madonna di Castello È un sentiero ben segnalato e adatto a tutti. In diversi tratti si presenta leggermente in pendenza, ma percorribile senza troppa fatica, e si completa in circa 40 minuti.

Regala un’esperienza veramente rilassante e permette di ammirare la bellezza dei colori della natura, sentire i caratteristici profumi del sottobosco e ascoltare il meraviglioso “suono” della fauna selvatica. Il sentiero raggiunge la strada carrabile che in pochi minuti porta all’ingresso della torre. Lungo il cammino si incontrano due biforcazioni. La stradina che si incrocia al primo bivio si congiunge al Sentiero Comunità Montana Monte Maggiore.

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Il sentiero che parte dalla seconda biforcazione segue un percorso a tratti panoramico. In diversi punti la vegetazione si apre e lascia intravedere il magnifico paesaggio circostante. La passeggiata porta sino all’antica mulattiera che cinge la collina del castello e da dove si prosegue fino alla torre.

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A pochi metri dall’imbocco del sentiero Torre Normanna, sempre sulla strada provinciale, si trova una piccola area pic-nic attrezzata; qui ha inizio il Sentiero Comunità Montana Monte Maggiore, ricco di fascino e di sorprese. A pochi minuti ci si troverà dinanzi a una biforcazione. Procedendo sulla sinistra ha inizio un tratto arduo e, proprio per questo, più appassionante per gli amanti delle escursioni. Pian piano diventa più agevole, fino a congiungersi col sentiero Torre Normanna, sul quale è possibile procedere in tutta calma. Se alla biforcazione si sceglie di proseguire

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verso destra, si aprirà uno scenario diverso. Il percorso, molto agevole e comodo, rivela delle “presenze” inattese. A quasi venti minuti di cammino, circondati soltanto dalla natura selvaggia, compare un monumentale edificio: una grande torre che si innalza solitaria tra gli alti alberi del bosco. La sua presenza suscita grande sorpresa e anche l’attesa di imbattersi in qualche altra scoperta, che non è affatto delusa. Proseguendo, infatti, si incontrano le mura e le torri di difesa che cingevano la collina nel tratto inferiore, non molto distanti dal moderno centro abitato.

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Tartufo Bianco e Nero, delle diverse varietà, proveniente principalmente dal Massiccio del Matese Partendo dal nonno, che iniziò circa un secolo fa a coltivare e raccogliere le nocciole della varietà Mortarella, si arriva oggi al nipote, Gennaro D’Andrea, che conserva il nome e la passione del nonno, a cui aggiunge anche la ricerca e la commercializzazione di Tartufi e Funghi delle migliori qualità.

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La Torre Normanna Tutto questo imponente sistema difensivo sorge qui per proteggere un unico e più importante edificio: la Torre normanna, la dimora del castellano. La torre fu realizzata tra l’XI e il XII secolo, quando Roccaromana compare nelle prime fonti scritte documentarie, e potenziata nei due secoli successivi. Le strutture presenti sulla sommità della collina sono state oggetto di un importante intervento di restauro, seguito dall’amministrazione comunale con la collaborazione dell’Università di Napoli.

Il progetto ha incluso non solo la torre principale, ma anche la torre inferiore e la vicina Cappella della Beata Vergine, risalente al XII secolo. La torre si sviluppa su più livelli; in ciascuno di questi sono ancora visibili le tracce dei diversi servizi utilizzati dai suoi abitanti: il camino, la cisterna e la scala a chiocciola che portava ai piani superiori. La passerella circolare esterna, situata al primo piano, permette l’affaccio sul territorio circostante, compreso tra i Monti del Matese e Monte Maggiore.

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Munitevi di buone scarpe da trekking e di bastoncini, che saranno utili soprattutto durante la discesa, anche per evitare scivoloni lungo il sentiero spesso ricoperto da foglie. www.comuneroccaromana.gov.it Comune di Roccaromana Tel. 0823 986119 Per visite guidate alla torre rivolgersi all’Associazione Torre Normanna Torre Normanna Roccaromana

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Roccaromana e le sue tradizioni gastronomiche

Chiaramente, al termine della vostra passeggiata o escursione, consigliamo vivamente di “provare” alcuni dei piatti tipici locali più conosciuti. Se Statigliano è famosa per il suo Cacioforte, un gustosissimo formaggio caprino stagionato meglio noto anche col nome di casuforte, non si può lasciare Roccaromana senza aver assaggiato i suoi famosi gnocchi al tegamino. La migliore occasione per gustarli è la “Sagra

degli Gnocchi al tegamino”, organizzata ogni anno nel mese di luglio. Gli gnocchi vengono realizzati da alcune massaie di Roccaromana, che si riuniscono qualche giorno prima dell’evento appositamente per preparare a mano l’impasto necessario da cui si ricavano i gustosi gnocchi, che vengono poi conditi con sugo al pomodoro (coltivati dai contadini del posto) e carne di maiale.

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AGRITURISMO

LA CORTE DEL GUSTO Un’altra prelibatezza gastronomica è lo stinco di maiale La fama dello stinco di Roccaromana è legata alla storia del signor Angelantonio, un tempo titolare di un ristorante che per molti anni ha reso famosa la frazione Statigliano per la preparazione dei piatti tipici locali e, in particolare, dello stinco al forno con patate. Di recente, altri ristoratori hanno ripreso questa preziosa tradizione, elaborando diverse varianti della ricetta originale, sempre nel rispetto della sua storia.

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Tra questi vi è Rocco, dell’Agriturismo La Corte del Gusto, sempre nella frazione Statigliano, che ci rivela qualche segreto per preparare un piatto a base di stinco di maiale dal sapore unico. La prima attenzione è rivolta all’acquisto dell’ingrediente principe. C’è molta cura che la carne provenga da allevamenti, non intensivi, locali o comunque territoriali. A questo punto si prepara lo stinco, eliminando il grasso in eccesso, che viene sistemato in una teglia con un contorno di patate tagliate a grossi cubetti e aromatizzate con rosmarino, sale e olio.

Il tutto viene fatto cuocere non in un comune forno da cucina, ma nel forno a legna (quello per le pizze per intenderci). La cottura avviene lentamente, in modo che le carni conservino tutta la loro tenerezza, e, soprattutto, catturino gradualmente tutto il sapore e il profumo degli aromi aggiunti. Le varianti più gustose al piatto tradizionale vedono lo stinco aromatizzato con limone, o preparato alla “cacciatora”, con pomodorini, origano e cipolla. Preparatevi! Perché lo stinco di maiale preparato da Rocco ha un vero sapore esplosivo. Il gusto unico, dato da ogni assaggio, dipende dall’uso di ingredienti selezionati e, soprattutto, territoriali. Infatti qui si preferisce l’utilizzo di patate di Letino, cipolle di Alife e pomodorini coltivati in zona perché solo in questo modo si riesce a ricreare il sapore tradizionale, “antico”, di questo succulento piatto.

Se volete arricchire ancor di più il gusto di questa fantastica portata, accompagnatela con un bicchiere di vino Casavecchia. Il risultato è da leccarsi i baffi Agriturismo La Corte del Gusto Roccaromana, via Curiali 5 - Frazione Statigliano Tel. 0823 1764841 - 329 0659472 - 389 0586672 La Corte Del Gusto

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ASSAGGI diVINI A molti di noi sarà certamente capitato, durante un pranzo in qualche locale, di essere stati i protagonisti o di assistere a un episodio simile: si ordina il piatto desiderato e dalla carta dei vini si sceglie una bottiglia. Assaporato il primo sorso, si esclama: “Ottimo! Quasi quasi acquisto qualche bottiglia da portare a casa” a cura di Francesco Ferrini

Così, a fine serata, si esce dal locale con una bottiglia da condividere con gli amici in qualche occasione speciale. È una scena abbastanza comune, che accade almeno una volta nella vita, e non solo agli appassionati del buon vino. Detto ciò... arriva la domanda: Quanti di voi riescono a trasformare un semplice sorso in un momento di vero piacere e di divertimento? Quando siete davanti a un calice di vino, regalatevi qualche minuto “di concentrazione” e provate a leggere tutto ciò che può davvero “raccontarvi”. Sarà sufficiente imparare a riconoscere quei piccoli particolari capaci di svelarvi la lunga storia che c’è dietro ogni assaggio. Sia chiaro! La degustazione è un’arte, e come tale non può essere improvvisata, anzi richiede l’aiuto di una guida o di conoscenze che si possono acquisire grazie ai diversi corsi specialistici di vario livello. Tutti, con un po’ di attenzione e interesse, possono appendere le nozioni fondamentali e imparare a fare una corretta degustazione. Nel frattempo gli esperti corrono in nostro aiuto e, senza scendere in particolari tecnici, ci rivelano qualche utile suggerimento per imparare ad “ascoltare” un calice di vino, trasformando ogni assaggio in un momento speciale e prezioso. Come? Il segreto è racchiuso in questi pochi e semplici passaggi: osservare, odorare e gustare. Fase 1: osservate il colore del vino Il calice di vino va riempito solo per un terzo della sua capacità. A questo punto sollevatelo, inclinatelo leggermente e osservatene attentamente il colore (che dipende dal tempo di macerazione). Durante questa fase di lavorazione, la polpa chiara degli acini, a contatto con le vinacce e la buccia, comincia a colorarsi. 86 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Più il tempo di macerazione sarà lungo più il colore sarà intenso. Inoltre, nella buccia troviamo i polifenoli, sostanze che si sviluppano proprio grazie alla luce solare e che contribuiscono a caratterizzare il colore del vino. Se il vitigno è allevato in un territorio ben soleggiato e con temperature medie elevate, abbiamo una buccia dal colore più carico rispetto a quello dei grappoli di vigneti situati in zone meno esposte. Fase 2: fate lacrimare il vino Fate roteare lentamente il vino nel bicchiere. Noterete un sottile strato di liquido che rimane aderente alle pareti e pian piano formare degli archetti (in francese sono dette “lacrime”, in inglese “gambe”

e in tedesco “finestre di chiesa”). Più gli archetti sono stretti più il vino è alcolico e strutturato. Fase 3: scoprite il bouquet Quando si fa roteare il calice di vino si liberano delle sostanze molto leggere ed è possibile sentirne il bouquet, cioè l’insieme dei profumi. In realtà parliamo di diversi composti chimici che i sommelier identificano con le profumazioni presenti in natura (fruttato, mielato, etereo, legnoso etc.). Un naso più allenato riesce a percepire, sin da subito, l’aroma delle sostanze più leggere (che evaporano prima), poi via via quelle più pesanti. Come avviene per il colore, anche il profumo rivela le caratteristiche del suolo dove viene allevato il vitigno. Sicuramente condizioni sane e una buona esposizione solare del terreno favoriscono un maggiore sviluppo di quelle sostanze che sono alla base del bouquet. Non dimentichiamo, infine, l’età del vino. Indubbiamente i vini invecchiati hanno un sentore più accentuato.

Il fenomeno alla base degli “archetti” si chiama Effetto Marangoni

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Fase 4: passate all’assaggio Sorseggiate lentamente il vino. Provate a percepirne la consistenza, da liquida a viscosa. Prestate attenzione alla percezione di calore data dalla presenza di alcool oltre che dalla stessa temperatura del vino servito. Se provate una sensazione di secchezza, sappiate che dipende dai tannini, che reagiscono con alcune sostanze presenti in bocca, riducendo la salivazione. Potrete avvertire, infine, a seconda della tipologia del vino, il senso della durezza (l’acidità), l’amarezza, la morbidezza (la dolcezza) e la sapidità. Per darvi solo un’altra “drit-

ta”: un vino dal sapore acido proviene generalmente da vitigni allevati in territori dal clima freddo. Un sapore fruttato rivela la provenienza da un territorio dal clima più caldo. Come vedete, in ogni calice di vino c’è molto da leggere: una grande storia, un vitigno coltivato in un preciso territorio e il sapere dell’uomo, un artista della natura, capace di trasferire l’essenza stessa della terra in un prelibato succo. Quando avrete l’opportunità di gustare un piatto tipico del Medio Volturno, affidatevi sempre alle parole di un esperto che vi saprà consigliare uno degli ottimi vini locali, in modo da creare il migliore degli abbinamenti.

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Quindi ricordate: osservate il colore, guardate la forma degli archetti, sentite il profumo e assaporate le intense emozioni che vi regalano i primi piccoli sorsi. In questo modo non berrete semplicemente un bicchiere di vino, ma riuscirete a scoprire la bellezza e la grande qualità del territorio da cui proviene.

«Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla» Edoardo VII Re inglese (1841 - 1910)

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Piano piano, con calma e senza fretta - come l’andamento della protagonista di questo articolo l’opinione pubblica sta modificando in positivo la propria idea su un mollusco che negli ultimi tempi sta dimostrando di avere tanto da offrire in molti settori. a cura di Sisto Bucci

La Lumaca, da sempre, con la sua carne ricca di proteine ad alto valore biologico, è vista impiegata nel campo alimentare; basti pensare che già ai tempi dei Greci veniva considerata come una vera prelibatezza e, ancora oggi, a distanza di tanti secoli, affermati chef propongono sempre più frequentemente piatti a base di lumaca che ottengono grande consenso da parte dei consumatori.

saggio, meglio conosciuta come bava, viene impiegata in diversi campi della cosmetica, con evidenti vantaggi per la pelle e per i capelli, e si conferma molto utile anche nella medicina, come antibatterico, fluidificante e in mille altre terapie.

Con grande orgoglio per il territorio del Medio Volturno, nel comune di Piana di Monte Verna, ormai consolidata da un’esperienza iniziata ben 10 anni fa, si trova Più di recente, invece, la secrezione che un’azienda che ha fatto della lumaca il questo gasteropode rilascia al suo pas- suo emblema: Parco Coclè. 90 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Nata dall’intuizione, dal sapere e certamente anche dalla testardaggine del suo fondatore, Giovanni Romano, che ha subito creduto nel grande potenziale di questo nuovo settore, l’Elicicoltura, e investito risorse e attenzione nella realizzazione di una coltivazione di chiocciole (comunemente definito allevamento di lumache), realizzata in campo aperto, senza uso di mangimi o di prodotti trasformati, nutrendo le chiocciole solo con vegetali di ottima qualità. Le capacità evi-

denti e la preparazione del suo fondatore portano in breve tempo Parco Coclè a livelli molto più alti, stringendo un’importante partnership con il fondatore e allora presidente dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura, Giovanni Avagnina, che nel 2010 lo indica come riferimento unico per il Centro Sud Italia. Altre collaborazioni sono state poi consolidate con Enti di Ricerca, Università e non ultima, con l’Accademia Italiana della Cucina.

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La vivace e inarrestabile voglia di fare di Giovanni coinvolge nel tempo gran parte del territorio, portando l’Amministrazione Comunale di Piana di Monte Verna ad accettare, nel 2015, di entrare nel circuito nazionale delle “Città delle Lumache”.

Questa partecipazione ha decisamente rafforzato il senso di comunione e di appartenenza al territorio che trova anche nell’Elicicoltura un elemento di crescita per l’economia locale, e che dà certamente un forte aiuto allo sviluppo turistico nell’area del Medio Volturno.

Oltre alla coltivazione di chiocciole, grazie a un prezioso e qualificato percorso formativo, si arriva rapidamente alle prime naturali evoluzioni di un settore in piena espansione.

Coclè Ischia Una linea di prodotti cosmetici a base di bava di lumache, interamente prodotta in Campania

Coclè Art Una collezione di gioielli di alto artigianato, realizzati con gusci di lumache e inserti preziosi

Un marchio di qualità che assicura al consumatore un prodotto di eccellenza e agli associati una serie di servizi che valorizzano e semplificano il loro lavoro

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Eventi e Giornate Informative Incontro di Elicicoltura per il Centro Sud Italia Evento di risonanza nazionale, uno dei più importanti del settore, che accoglie nel comune pianese centinaia di partecipanti provenienti da ogni parte del Centro Sud Italia e non solo. Kermesse Gastronomica “Piazze della Lumaca” Degustazione piatti della cucina locale e innovativa. Fierafestival della Lumaca in Cucina Non è una sagra, ma un vero e proprio Festival dedicato esclusivamente alla lumaca. Giornate Informative Due volte al mese, vengono tenute giornate informative per far conoscere il mondo dell’Elicicoltura in tutta la sua essenza. La partecipazione è totalmente gratuita.

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Tanto altro c’è ancora da scoprire in questo affascinante e promettente settore… lasciamo a Giovanni Romano, e magari ad altri “sognatori” come lui, il compito di scrivere le prossime pagine di questo appassionante lavoro, che di sicuro non ha ancora espresso del tutto il suo alto potenziale. Per qualsiasi altra informazione o approfondimento su Parco Coclè e tutte le sue attività, vi invitiamo a visitare il sito web www.cocle.it

Parco Coclè Elicicoltura Piana di Monte Verna Via Progresso Largo Ferrari, 29 Tel. 0823 861130 | 392 1511447 romano.g@hotmail.it parcococle@gmail.com www.cocle.it Parco Coclè Elicicoltura Coclestore

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Le Mura Ciclopiche

del Medio Volturno

Chiudete gli occhi e immaginate di essere i protagonisti di un viaggio nel Medio Volturno; un viaggio particolare, che vi porta in un lontano passato, al tempo dell’espansione dei Romani verso il sud Italia. Siete in un territorio racchiuso tra le Colline Caiatine e i Monti Trebulani, luoghi che autori come Plinio il Vecchio (I d.C.) celebrano per l’aria pura e la qualità delle terre. Una terra che occupa una posizione geografica strategica, crocevia di popoli e merci che si spostano tra Lazio, Campania e Sannio. 96 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Tra i monti Trebulani e i Tifatini si apre uno stretto passaggio all’altezza di Triflisco, un corridoio naturale, comodo e veloce che collega il Medio Volturno alla grande piana campana, la famosa Campania Felix, che si estende tra Capua, il monte Massico, i Campi Flegrei e l’area Vesuviana. I popoli della costa raggiungono i territori interni via terra o risalendo con le imbarcazioni il fiume Volturno, fino al porto di Casilinum (la moderna Capua).

Certo convivere con il Volturno non deve essere semplice! È chiamato anche Volturnus celer o rapax (Volturno irruento). Nel suo letto scorrono acque abbondanti e impetuose, che spesso esondano e invadono le campagne circostanti, rendendole fertili, quasi come per farsi perdonare. Chi potrebbe mai rinunciare a terre così generose, difese naturalmente, e attraversate da acque fresche? Non sorprende quindi che sia stata una terra ambita da diversi popoli.

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I primi abitanti sono stati gli Opici (poco più di tremila anni fa), poi è stata la volta degli Osci finché, verso la metà del V secolo a.C., i Sanniti cominciano a muoversi dalle aspre montagne dell’Appennino verso le pianure dell’entroterra campano. A differenza dei Greci e dei Romani, i Sanniti non costruiscono città, ma vivono in villaggi sparsi e sistemati su alture, ciascuno con la propria necropoli. Sono nati, così, insediamenti come quello di Caiatia (Caiazzo), Trebula (Pontelatone) e di Villa Santa Croce (Piana di Monte Verna), solo per citarne alcuni. Da nord intanto incalza Roma che, una vittoria dopo l’altra, si prepara a diventare “la città eterna”, padrona dell’intera penisola. La minaccia dell’esercito romano spinge questi villaggi a proteggersi in qualche modo, e lo fanno costruendo enormi

e possenti mura, sconosciute ai più, ma di grande importanza e fascino. Sono mura a secco, formate da enormi blocchi calcarei dal peso di decine di tonnellate, uniti senza l’uso di malta o di perni. I blocchi hanno una forma irregolare e sono appena sbozzati o levigati. Il loro equilibrio (un muro di cinta può essere lungo diversi chilometri) dipende soltanto dal peso e dalla loro corretta sistemazione. Considerando gli scarsi mezzi tecnici che gli antichi avevano a disposizione, la suggestione davanti a questo tipo di opere non può che creare ammirazione e mistero. Dopo circa ventitré secoli si possono ancora ammirare questi splendidi capolavori di ingegneria e architettura, organizzando una semplice passeggiata ai siti che vi suggeriamo di seguito. 99

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Trebula Balliensis Trebula è un insediamento sannitico a controllo della strada che, attraversando i Monti Trebulani, collega la pianura campana a quella alifana. Il villaggio sannitico è inizialmente limitato a una rocca sul colle Monticelli. Col tempo si estende nel pianoro de La Corte, circondato (forse proprio alla fine del IV secolo) da una cinta in opera poligonale lunga circa 2 chilometri. L’elemento che più caratterizza le mura di Trebula è la bellissima “porta megalitica”, un ingresso imponente che trova pochi confronti sia in Italia sia nel mondo greco. Accanto alla porta megalitica sono visibili anche le “postierle” (piccole porte anguste), utilizzate dagli abitanti del posto in caso di pericolo.

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Caiatia Anche Caiatia alla fine del V secolo, insieme a Trebula e Santa Croce, è stata occupata dai Sanniti. Questi ultimi, a causa dei continui contrasti con Roma, hanno realizzato imponenti mura “ciclopiche” che racchiude-

vano un’area molto vasta, poi occupata dall’abitato romano e medievale e, in parte, da quello moderno. Tratti della cinta poligonale sono ancora visibili in diversi punti di Caiazzo, in particolare si possono ammirare in tutto il loro splendore in località Largo Fossi. Questi imponenti “ciclopi” sono la stra-

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ordinaria meta di una passeggiata che vi porterà a visitare alcuni dei luoghi piÚ interessanti del Medio Volturno, scoprendone la storia in maniera diversa, circondati da un meraviglioso paesaggio. Non dimenticate di approfittare sempre in queste occasioni di concludere la visita assaporando un buon piatto tipico accompagnato dall’ottimo vino locale.

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MURA DI MICENE Queste fortificazioni sono molto diffuse in Italia centrale e meridionale e trovano il loro antico modello nelle mura greche di Tirinto, Argo e Micene. Ne hanno parlato diversi autori greci, che le credevano

Monte Santa Croce Il sito di Monte Santa Croce è noto non solo per lo splendido panorama che è possibile osservare dalla sua sommità ma anche per le affascinanti rovine di un antico monastero benedettino (documentato dal X secolo). Magari servirà uno sguardo più attento, ma qui si trovano i resti di una doppia fortificazione sannitica in opera poligonale.

dell’età del bronzo, costruite dai ciclopi oppure dal mitico popolo dei Pelasgi. Ecco perché sono conosciute comunemente col nome di “mura ciclopiche o pelasgiche”.

Questo luogo è frequentato in età antica dal IV fino agli inizi del II secolo a.C., quando ha inizio la fase di decadenza. Le colline circostanti (Monte Pizzola, Monte Caruso) probabilmente erano utilizzate come avamposti per difendere il sito di Santa Croce e il villaggio che doveva trovarsi sul vicino Monte Cognolo, oggi destinazioni ideali per una rigenerante e piacevole escursione.

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Puntando per primi sul Pallagrello e su un’altra perla “nera” rinata in Terra di Lavoro, il Casavecchia, Vestini Campagnano produce vini di alta qualità, rispettosi delle tradizioni, del territorio e delle sue tipicità.

AZIENDA AGRICOLA VESTINI CAMPAGNANO Caiazzo, via Barraccone 5 - località San Giovanni e Paolo - Tel. 0823 679087 info@vestinicampagnano.it | www.vestinicampagnano.it | Vestini Campagnano & Poderi Foglia

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La ristorazione ha un volto nuovo!

Un locale giovane, originale e molto dinamico

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Come ci raccontano i titolari, Francesca e Stefano, è una realtà ristorativa nata con uno spirito diverso: ricevere i propri clienti e viziarli “solo con il meglio” in ogni momento della giornata. Un’offerta ambiziosa e molto fantasiosa, che introduce a Caiazzo un food presentato in maniera nuova.

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La prima colazione è un vero rituale; tante preposte, alle quali è impossibile resistere, si uniscono alle più classiche: fragranti croissant (disponibili in tante varietà) e un caffè dal gusto unico, assolutamente da provare.

Quando ormai è tardi per la colazione e troppo presto per il pranzo, è il momento giusto per uno stuzzicante aperitivo che con varie ghiottonerie ci accompagna all’ora di pranzo. L’originalità e la qualità soddisfano le più disparate esigenze: la territorialità dei piatti si traduce anche in proposte accessibili a tutti. Particolare attenzione è riservata al pranzo, disponibile anche da asporto, per andare

incontro alle necessità di chi, impegnato in famiglia o nel lavoro, non ha molto tempo a disposizione. La stagionalità si esprime attraverso un’attenta selezione dei prodotti del territorio, sempre freschi e garantiti, affiancati dalle migliori specialità della Regione, presentando gustose e insolite alternative alle specialità gastronomiche già presenti nel territorio.

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La ristorazione ha un volto nuovo!

Un locale giovane, originale e molto dinamico

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Dalla tradizione è stata rispolverata la “Mappatella”; ricorda il pranzo dei contadini che veniva avvolto in una “mappina” (il tradizionale panno da cucina) quando andavano a lavorare nei campi. Milanto la propone così: pasta fresca fatta a mano (Carrati) “alla genovese”; con cipolle alifane, sedano, carote e carne di chianina.

Viene servita in un barattolo di vetro avvolto in un tovagliolo. Nelle ore pomeridiane ci si può intrattenere per una pausa lavoro o per un piacevole incontro tra amici, gustando un buon thè, una fetta di torta e pasticcini. Quando la giornata volge al termine, Milanto diventa la meta ideale dove fermarsi per un’apericena o meglio ancora per una splendida e raffinata cena.

A contribuire al successo del locale c’è il giovane chef Angelo, che sa donare un soffio di freschezza e fantasia a tutti i suoi piatti, da quelli tradizionali a quelli più moderni. La carta delle offerte comprende gustose novità: la famosa “Marenna”. Si tratta di una tipica parmigiana di melanzane compresa in due fette di pane tostato. A seguire, tante varietà di toast, baguette e piadine che rallegrano la degustazione.

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SI LEGGE IL MENÙ E SI SCOPRE CAIAZZO!

Mentre si assaporano gli squisiti toast, si “viaggia” nella storia, tra i più famosi vicoli del paese che danno simpaticamente il nome alle varie proposte.

La serata può concludersi con una calda e soffice Graffa alla crema, appena sfornata, accompagnata con un assaggio di pregiata grappa, scelta tra le tante e preziose etichette disponibili, per scoprire la delicatezza e le tante sfumature di questo nobile distillato.

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La ristorazione ha un volto nuovo!

Un locale giovane, originale e molto dinamico

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Ad arricchire l’attenta e calorosa accoglienza di Francesca e Stefano c’è un ambiente raccolto, luminoso, con un arredo moderno e minimal che esprime gusto e semplicità, con dettagli che rendono il locale ideale anche per festeggiare importanti occasioni. L’atmosfera è rilassata e informale, con un servizio attento e puntuale. Qualunque momento della giornata si trascorra qui, lascia il palato soddisfatto e l’animo sereno. Una degustazione da fare senza fretta, che diventa un’immersione nei sapori e profumi della nostra terra.

Milanto | fine food drink. Via G.B. Cattabeni, 93 - Tel. 0823 1765869 |milantocaiazzo@virgilio.it -

Milanto Caiazzo

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le Bollicine che fanno allegria a cura di Letizia De Crosta

Tutti conoscono la passione di Ferdinando IV di Borbone per il vino Pallagrello, ormai passata alla storia. La fama della Vigna del Ventaglio, impiantata alla fine del ‘700 nelle terre di San Leucio, è giunta fino a noi oggi. Che Ferdinando fosse geloso dei suoi vigneti lo sappiamo anche dalla lapide che fece istallare sul colle Monticelli, a Piedimonte Matese, dove vietava a chiunque di camminare nell’amata vigna. Peccato che, all’epoca, il Re abbia degustato il suo tanto adorato vino… senza l’allegria delle bollicine! Sono passati più di due secoli da allora e, dopo diversi tentativi, un esperto enologo del Medio Volturno, Giovanni Piccirillo, ha superato le aspettative del Re di Napoli sperimentando sul Pallagrello Bianco processi di lavorazione particolari, per creare un prodotto nuovo di assoluta qualità: lo spumante Prima Gioia. Da qualche anno, diversi viticoltori del territorio ci hanno abituato a gustare ottimi spumanti ottenuti da uve di Falanghina, Pallagrello Nero e altri vitigni. Lo spumante di Pallagrello Bianco, al momento, rappresenta una novità nel settore vinicolo.

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Non capita a tutti di poter assistere alla creazione di un prodotto di eccellenza, in più guidati da un esperto.

Approfittiamo subito dell’invito del dottor Piccirillo a visitare la sua masseria “Beati Colli”; è un appuntamento a cui non possiamo mancare. Comincia così la nostra “escursione guidata” per scoprire come nascono le bollicine dello spumante di Pallagrello. La famiglia Piccirillo si lascia ispirare da un unico, importante, principio: “Per ottenere un vino sano, bisogna partire da un’uva sana”. Durante tutta la raccolta, quindi, si fa grande attenzione a non danneggiare gli acini di uva, e a scartare quelli non perfettamente integri. Entrati in cantina veniamo subito colpiti dal profumo inebriante del mosto. La mente vola al ricordo di qualche decennio fa, quando si aspettava il mese di ottobre per vedere intere famiglie impegnate a raccogliere l’uva e produrre il vino sufficiente a soddisfare le necessità della casa.

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L’odore del mosto riempiva le strade dei piccoli comuni, e dalle cantine si sentiva il rumore del torchio che portava il tempo al ritmo di ogni secondo.

La nostra visita continua… osserviamo le bottiglie in attesa della “presa di spuma”. Dopo lunghe e meticolose procedure, il vino viene sottoposto a una seconda fermentazione per liberare l’anidride carbonica necessaria a creare l’effetto effervescenza. Tutta questa fase di spumantizzazione avviene completamente in bottiglia, come prevede il metodo classico, meglio conosciuto come metodo champenois. Quando la fermentazione può dirsi completata, le bottiglie vengono posizionate gradualmente a testa in giù, per far depositare i residui all’altezza del collo, che può essere anche congelato con appositi macchinari. Successivamente, la feccia viene espulsa per effetto della pressione, stappando velocemente la bottiglia. Si esegue poi una nuova tappatura e, infine, viene montata la gabbietta per rinforzare la chiusura.

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Certo le cose sono un po’ cambiate rispetto a qualche anno fa. I produttori di vino sono sempre più esperti e utilizzano tecnologie anche complesse per le varie fasi di lavorazione. Tuttavia, stringere tra le mani una bottiglia che contiene il frutto di tanto lavoro regala sempre le stesse, autentiche emozioni. A conclusione dell’escursione guidata, il nostro ospite ci invita a degustare una flûte della sua recente creazione.

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E’ proprio vero! Le bollicine mettono grande allegria. Quel frizz esalta le papille gustative, amplificando i sapori e i profumi: “è una pausa di brio e di festa”, che non trova paragoni con nessun’altra bevanda. Le perle dorate che risalgono il calice hanno un aspetto veramente magico ed elegante. Quindi, non rimandiamo oltre… leviamo i calici e festeggiamo. Saranno molte le occasioni per dirsi “auguri” con le bollicine di Pallagrello Bianco.

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La Bottega di Nonna Elena ENOTECA | PRODOTTI TIPICI | VINI ALLA SPINA Chi è alla ricerca di un locale caratteristi- L’atmosfera che si respira è sempre caco e originale allo stesso tempo lo può lorosa e accogliente. Si è subito trovare a pochi passi dal centro di catturati dalla simpatia e dalla corVairano Scalo. dialità dei titolari, Dora e Flavio, Non è solo una semplice enoteca una splendida coppia impegnata ma una vera e propria boutique da oltre 35 anni nel campo delgastronomica, dove è possibile la gastronomia. Collegata alla scoprire le migliori tipicità itasala, si trova la bottega di famiglia: una salumeria avviata liane. Seduti comodi intono a nel 1981 da nonna Elena, tavoli ricavati da piccole botti di legno, si possono degustare cresciuta nel tempo grazie alla le migliori etichette di rinomate grande passione e attenzione di cantine e birrerie, anche internazioFlavio e Dora per le specialità e le nali, elegantemente in mostra nelle gran- eccellenze della buona cucina. di teche che circondano la sala.

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Oggi, La Bottega di Nonna Elena, esalta il palato dei veri “appassionati del gusto”, assicurando una ricercata selezione di formaggi, sottoli, salumi e insaccati provenienti da tutta Italia, pur conservando una particolare attenzione verso i prodotti del territorio, come i succulenti bocconcini di Suino Nero Casertano, i famosi caciocavalli del Matese e gli ottimi vini del comprensorio Trebulano; prodotti che conquistano i sensi con i loro profumi e le intense fragranze. Sicuramente è il locale adatto per festeggiare momenti speciali e, soprattutto, il luogo di incontro ideale per buongustai e intenditori che, tra un calice di vino e un

ricco e succulento tagliere, possono trascorre piacevolmente il tempo in una vera “sala di degustazione del buono”. La Bottega di Nonna Elena è un meta imperdibile per i cultori del vino e anche per i neofiti, dato che, periodicamente, Flavio e Dora organizzano corsi di avvicinamento al vino con la collaborazione di esperti sommelier. Gli incontri si svolgono dal giovedì alla domenica a partire dalle ore 17.00. Un primo passo per lo sviluppo di un piacere che diventa man mano sempre più coinvolgente.

La Bottega di Nonna Elena Vairano Scalo - via Napoli, 170 Tel. 0823 988949 - Cell. 339 6866781 La bottega di nonna Elena

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DEL MEDIO VOLTURNO Per molto tempo abbiamo creduto che lo zafferano fosse una spezia utilizzata solo per le ricette tipiche delle regioni del Nord Italia, in particolare per la preparazione del famoso risotto alla milanese. In effetti, fino a qualche anno fa, era rarissimo trovarlo tra i barattoli di sale, pepe e origano, nella dispensa di una cucina del Sud Italia. Da qualche decennio, però, alcune vecchie abitudini nel settore della gastronomia stanno cambiando. La voglia di sperimentare nuovi accostamenti e sapori diversi si è diffusa sempre più.

Questa tendenza ha coinvolto anche i produttori che, uscendo dagli schemi, e in molti casi con grande successo, hanno seguito diverse vocazioni: il ritorno ai cari prodotti tipici o l’introduzione di nuovi tipi di colture… come lo zafferano.

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Si tratta di una tipica spezia orientale, menzionata già nel Vecchio Testamento, che gli arabi hanno diffuso dall’Oriente in tutti i Paesi del Mediterraneo. Per quanto riguarda l’Italia, il primato di averla importata per prima viene conteso tra la Sicilia e l’Abruzzo. Oggi le coltivazioni più famose sono quelle presenti nelle regioni del Centro Italia, ma da qualche tempo se ne contano diverse anche in Campania. La nostra attenzione, al momento, è tutta rivolta a un campo particolare, sorto da qualche anno nelle terre del Medio Volturno, a Pietravairano. Proprio in questo comune, un decennio fa, Roberta Creta muoveva i suoi primi passi nel mondo agricolo, diventando un’esperta nel settore della trasformazione dei prodotti dell’orto. Non c’è dubbio che, allora come oggi, sia una forte passione a guidarla in questo lavoro. L’amore profondo per la terra, unito a un grande intuito (e aggiungiamo anche coraggio), ha spinto questa giovane donna a sperimentare qualcosa di nuovo per il territorio, creando il primo campo dedicato alla coltivazione dello zafferano.

Il suo è un grande laboratorio biologico all’aperto, dove si stanno testando nuovi metodi e tecniche di coltivazione, affinché la pianta (Crocus Sativus) possa esprimere al meglio tutto il suo potenziale produttivo. Le temperature di quest’area (più calde rispetto a quelle dei campi in cui lo zafferano viene comunemente coltivato) e le caratteristiche del terreno, si stanno dimostrando molto favorevoli all’introduzione di questa pianta - come Roberta ci spiega - assai preziosa sotto tanti punti di vista.

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Nonostante il suo aspetto minuto e sottile, la pianta di zafferano è molto resistente e non necessita di cure particolarmente complesse. L’impegno maggiore è richiesto in pieno autunno, al momento della fioritura, quando dai bulbi interrati in estate nascono i fiori che riempiono e colorano il campo con i loro petali viola. La raccolta avviene sempre di buon mattino, quando il calice è ancora chiuso, e coinvolge, nel nostro caso, tutti i membri della famiglia che, con grande entusiasmo e allegria, partecipano a questo rito che si prolunga per diversi giorni e richiede metodo e accortezza, perché è molto importante non danneggiare il calice del fiore che viene delicatamente adagiato in piccole ceste di vimini. Subito dopo si procede alla “sfioratura”. I fiori vengono disposti su un tavolo e qui comincia un lavoro cer-

tosino: da ogni singolo calice si estraggono i filetti rossi (stigmi o stimmi) che vengono messi subito a essiccare. A questo punto, il nostro zafferano è pronto per essere consumato, sminuzzato con delle forbicine oppure macinato.

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La coltivazione di questa pianta non implica solo impegno fisico, ma anche un momento di incontro con la madre terra, con i suoi colori, suoni e profumi; è come ritornare alle nostre origini dimenticando i ritmi della ordinaria quotidianità. Roberta ha imparato a riconoscere e rispettare i tempi della natura e le abitudini dei suoi piccoli abitanti, come le api. Queste vengono attratte dai colori vivaci del campo al momento della fioritura, e svolazzano da un fiore all’altro a caccia di nettare e polline. Capita di frequente - ci dice Roberta sorridendo - di dover aspet-

tare che le api finiscano il loro compito prima di poter continuare la raccolta. Sembra quasi di descrivere una sorprendente esperienza zen. Grazie a questo importante lavoro, una spezia che sembrava così esotica, distante dalle nostre abitudini e dai nostri gusti, è diventata una prelibatezza che arricchisce di sapore la nostra cucina; allo stesso tempo lo zafferanno si caratterizza per essere un prodotto veramente pregevole, che è possibile coltivare nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda.

Parlare di zafferano significa anche parlare d’amore. Secondo il mito, la pianta di Crocus, da cui si ricava lo zafferano, nacque dall’amore di Croco per la ninfa Smilace; un legame affettivo che gli Dei non condivisero, perciò punirono i due innamorati trasformando Croco in un fiore bellissimo e prezioso.

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Per produrre un chilogrammo di zafferano, sono necessari circa 250.000 fiori. Se pensiamo che da ogni bulbo nascono in media 5 fiori e ciascuno di essi possiede tre stigmi, è facile capire perché sia definito l’oro rosso. Le caratteristiche del clima e del terreno, nell’area del Medio Volturno, permettono di produrre una spezia molto più carica di colore e sapore; ciò significa che basta una piccola quantità di zafferano per donare, a un piatto semplice, un gusto del tutto particolare. Infatti, è sufficiente solo un grammo di prodotto per preparare un bel primo piatto che soddisfi il palato di 20 persone. Zafferano di Pietravairano

Concludiamo il nostro viaggio nel mondo dello zafferano, suggerendovi una squisita ricetta C

Paccheri con Zafferano di Pietravairano, pomodorini gialli e baccalà

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Ingredienti per 4 persone 30 paccheri trafilati al bronzo 30 stimmi di zafferano di Pietravairano 500 grammi di baccalà bagnato 8 pomodorini gialli (se non li avete potete usare quelli rossi dimezzando la dose)

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Preparazione In una padella mettere un po’ di olio extra vergine di oliva con uno spicchio d’aglio e far rosolare. Togliere l’aglio e aggiungere i pomodorini tagliati a cubetti e lo zafferano. Aggiungere un pizzico di sale e mezzo bicchiere di acqua; riportare a bollore, coprire con un coperchio e lasciar cuocere, a fuoco lento, per 20 minuti. Nel frattempo, cuocere il baccalà in acqua bollente. Scolare e sfilettare. Aggiungere il baccalà, aggiustare di sale se necessario, e lasciare insaporire per altri 10 minuti. Spegnere e lasciare riposare. Cuocere i paccheri. Aggiungere un po’ d’acqua di cottura e del prezzemolo tritato al sughetto. Scolare la pasta al dente e far saltare in padella per qualche minuto.

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Impiattate e…

BUON APPETITO!

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IN BOCCA AL LUP... INO GIGANTE

Le origini del lupino sono molto antiche e lontane. È un legume che proviene dal Vicino Oriente e si è poi diffuso in tutti i paesi del Mediterraneo, dove la sua coltivazione si è sviluppata fino ai nostri giorni. 124 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Oggi ne esistono tante varietà, una sola però presenta un aspetto alquanto singolare e caratteristico: è il Lupinone o Lupino Gigante. Osservandolo è facile intuire il perché di questo nome: per la sua forma tondeggiante e per la misura che supera 1,5 centimetri di diametro. È conosciuto anche col nome di Gigante di Vairano, perché viene coltivato in un territorio ben circoscritto, compreso tra i comuni di Vairano Patenora, Tora e Piccilli, Pietravairano, Caianello e Teano. È sicuramente tra i legumi più interessanti e meno conosciuti nel panorama agroalimentare italiano. Nel corso della sua storia millenaria è sempre stato considerato il cibo dei viaggiatori o dei poveri. Ancora oggi sulle nostre tavole non è molto diffuso; il più delle volte viene utilizzato come semplice stuzzichino oppure negli aperitivi.

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Eppure nuovi studi, compiuti da esperti del settore, lo hanno reso protagonista di una grande riscoperta. Questo legume ha così tante proprietà e benefici da accontentare proprio tutti: è conosciuto anche col nome di “carne dei vegetariani”, perché ricco di proteine, oltre che di fibre, vitamine, minerali e carboidrati. Di recente, si è cominciato a lavorare il lupino per ricavarne un tipo di farina utilizzata per preparare pasta, pane e biscotti… con una nota in più: essendo il lupino privo di glutine (come tutti i legumi), tutto ciò che si può ottenere dalla sua lavorazione può essere inserito anche nella dieta dei celiaci. Grazie all’alto contenuto di acidi grassi omega-3 aiuta a diminuire i livelli di colesterolo cattivo e a prevenire i radicali liberi: ciò significa combattere l’invecchiamento cellu-

lare. Infine, favorisce il senso di sazietà, per la felicità anche di chi è a dieta. Ma le sorprese non finiscono qui. Sapevate che… “Il nome di lupino, quasi piccolo lupo […] si fa derivare dalla sua proprietà di far perire tutte le erbe inutili, privandole di aria e di luce col suo folto fogliame”. Così, nel 1870, il Vocabolario Metodico Italiano dedicato all’agricoltura definiva il lupino una pianta che ha nel nome il suo destino. Questa raggiunge un’altezza di un metro e mezzo circa ed è nota la sua capacità di “ingrassare” il terreno. Infatti, restituisce al suolo più sostanze di quante ne assorba e riduce la crescita di piante infestanti; inoltre, la sua linfa contiene sostanze che allontanano diverse tipologie di insetti dannosi.

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Negli ultimi decenni la coltivazione del lupino è stata mano a mano sostituita da colture ritenute più redditizie. Questa tendenza, fortunatamente, si è diffusa in maniera molto limitata nel territorio di Vairano, nonostante le mille difficoltà che si incontrano quotidianamente nel settore agricolo. Qui infatti, diversi produttori, affiancati da Slow Food Campania e Fondazione Slow Food per la Biodiversità, hanno partecipato al progetto “Presidio della Biodiversità dell’Alto Casertano” con l’obiettivo di tutelare e valorizzare i prodotti tradizionali locali, tra cui il Lupino Gigante, riconosciuto anche quale presidio Slow Food.

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Ora che conoscete tutti i benefici che questo pregiato seme regala, provate solo a immaginare in quanti modi potreste utilizzarlo in cucina… non parliamo solo di piccoli snack e apertivi, ma molto di più.

Avete mai pensato di utilizzare il lupino per preparare primi e secondi piatti? Basta solo un pizzico di fantasia! Provate a riscoprire questa eccellenza del territorio del Medio Volturno, consumandola più spesso.

Intanto vi suggeriamo una gustosa specialità. (La ricetta è stata selezionata tra quelle presenti sul sito lorenzovinci.it)

POLPETTE DI LUPINI

Ingredienti: 400 gr di pane raffermo 250 gr di latte 3 cipollotti

2-3 cucchiai di parmigiano grattugiato 3 uova 3 funghi porcini 250 gr di lupini in salamoia

PROCEDIMENTO Fate ammorbidire il pane tagliato a pezzetti in una ciotola con del latte tiepido; nel frattempo, pulite e tritate i cipollotti. Tritate finemente i funghi. Riducete i lupini in purea con il frullatore. Strizzate il pane e aggiungete le uova, i cipollotti tritati, il parmigiano, i funghi, la purea di

lupini, sale e pepe. Spolverizzate con il pan grattato e impastate il tutto. Formate delle palline e fatele friggere nell’olio a 180° per qualche minuto. A cottura conclusa, appoggiate le polpette su carta assorbente per asciugare l’olio e servite.

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Benvenuti al Casale Cantelmo! La qualità è il nostro ingrediente preferito. Un laboratorio gastronomico che fonda le sue radici nella tradizione culinaria locale e nell’attenta selezione delle materie prime. L’anima di Casale Cantelmo risiede nella scelta degli alimenti e nei loro accostamenti, ciò vuol dire: cura nel conoscere la provenienza, attenzione verso le certificazioni di qualità, precedenza a prodotti a Chilometro Zero e da filiera corta e controllata.

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Pietravairano

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foto di Enrico Raimondo

Percorrendo la Strada Statale Telesina, a soli pochi chilometri da Caianello, sulle colline che scorrono al suo fianco, si scorge Pietravairano; un comune che si fa notare subito per il suo aspetto particolarmente scenografico.

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Il borgo antico è sorto su una serie di terrazze e, guardandolo da lontano, ricorda la forma di una grande piramide, la cui sommità è dominata dai resti del castello medievale. Per chi ha intenzione di scoprire ogni suo angolo, senza dubbio l’aiuto di una guida

del posto risulta molto prezioso. Quando si raggiunge il centro storico, davanti agli occhi del visitatore si apre uno scenario del tutto inaspettato, costituito da un grande labirinto di stradine, vicoli e scalini che rendono la passeggiata ricca di sorprese.

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Nel borgo si incrociano numerosi palazzi gentilizi costruiti tra il ‘700 e l’800. Si possono osservare enormi facciate decorate con stucchi, bifore e splendidi portali che recano stemmi familiari, simbolo delle nobili famiglie che le hanno abitate. In diversi punti, piccole loggette regalano rilassanti panorami: qui è possibile sostare e godere del paesaggio sottostante che si apre fino alla costa tirrenica. Sulla piazza principale si affaccia la Collegiata di Sant’Eraclio, che è tra le chiese più antiche del territorio; risale, infatti, al 1182. Al suo interno è conservato un plastico che ricostruisce il centro storico di Pietravairano come appariva prima dei bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra mondiale. 133 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Poco più avanti, si trovano la Chiesa e il Convento di Santa Maria della Vigna; risalente al XV secolo, fu ricostruita, dopo un incendio, nel corso del ‘600. L’origine del convento è legata a una tradizione secolare che ricorda la scoperta, avvenuta nel 1384 nella vigna di un certo Paolo Della Vecchia, di un affresco raffigurante la Beata Vergine Maria nell’atto di porgere un chicco di uva al Bambino Gesù che tiene sul grembo. Dal cortile antistante si può osservare Monte San Nicola, sulla cui cima è stato portato alla luce, e recentemente restaurato, un monumentale Teatro-Tempio di epoca romana (II-I secolo a.C.). Questo prezioso ritrovamento ha reso Pietravairano una meta molto appetibile per tutti gli amanti di escursionismo che, oltre al Monte San Nicola, hanno riscoperto il fascino del borgo medievale con il suo castello e dei sentieri naturalistici che circondano questo grazioso comune.

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IL CASTELLO

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Partendo dalla Chiesa di Santa Maria della Vigna si può fare una bella passeggiata nella parte più alta del borgo. Una breve salita attraversa torri e archi d’ingresso che conducono alle rovine del castello e alla piccola Cappella della Santa Croce. La torre principale, recentemente recuperata, restituisce perfettamente l’immagine concreta di una torre angioina, con l’ingresso situato al primo piano (per motivi difensivi) e con i locali sottostanti che ospitavano una cisterna d’acqua a servizio dei piani superiori. La torre ha una struttura cilindrica e una grande base scampanata detta “a zampa di elefante”. Per questi elementi, la torre mastia svela le sue chiare origini, anche se un sito fortificato doveva già essere presente qui prima dell’anno Mille. Per la sua posizione privilegiata, dal castello si gode un panorama con scorci meravigliosi.

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In lontananza, si può scorgere anche il castello della piccola frazione di San Felice, circondato da un borgo medievale disabitato da secoli. Camminando intorno alla torre si trova un passaggio piuttosto angusto che conduce all’esterno dell’area del castello. Qui si può imboccare un sentiero battuto che corre lungo tutto il versante meridionale del Monte Caievola, fino a raggiungere il borgo di Marzanello Vecchio.

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escursione a

MARZANELLO VECCHIO È possibile raggiungere Marzanello Vecchio partendo dalla Chiesa del Calvario o, in alternativa, dal borgo di Pietravairano. Lasciando la macchina in prossimità del Convento di Santa Maria della Vigna, si può raggiungere il castello per poi intraprendere il sentiero battuto che conduce fino alla Chiesa del Calvario. 140 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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Il percorso è ben segnalato, semplice e molto panoramico. Lungo il cammino, si incrociano diversi percorsi che portano verso la parte alta della collina, al Sassone Belvedere e al Sasso più piccolo, poco più avanti. Questi due speroni rocciosi sporgono verso il borgo come due enormi guardiani; alcuni decenni fa è stato necessario rivestirli completamente con una speciale protezione, perché soggetti al fenomeno di sgretolamento, potevano costituire un serio pericolo per l’inco-

lumità dei residenti a valle. Proseguendo sul sentiero principale, in pochi minuti si giunge alla Chiesa del Calvario. Il culto della Madonna del Calvario è attestato qui almeno dal 1527. Da allora, numerosi fedeli seguono la tradizionale Via Crucis che conduce in questo luogo, dove è conservata anche la statua della “Pietà” che viene condotta in paese la notte del Giovedì Santo, per rientrare il lunedì dopo la settimana in Albis. 141

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A questo punto ha inizio il percorso più lungo, di circa 3,5 chilometri, con tratti esposti ai raggi diretti del sole. Consigliamo, dunque, di organizzare l’eventuale passeggiata nel periodo primaverile o autunnale. Non è necessario un grande equipaggiamento, se non una scorta d’acqua, qualche snack e comode scarpe

da trekking. Anche qui si incrociano diversi sentieri che portano verso la sommità della collina, ma con una pendenza maggiore. Perciò è meglio tenersi sempre sul percorso principale. Diversi tornanti portano pian piano a quote leggermente più elevate. Raggiunto il “Valico del Varo” si lascia il percorso carrabile e si prende,

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a sinistra, un piccolo sentiero che entra nella pineta. In brevi tratti la fresca ombra fa ottima compagnia fino a quando, fiancheggiando Monte Forte e tornati alla luce del sole, si scorge la meta: il borgo di Marzanello Vecchio. Il borgo si raccoglie intorno a una collina e affaccia su un’ampia pianura delimitata da un lato dalle montagne di Roccamonfina, dall’altro dai monti Trebulani. Nacque intorno al IX secolo, nel pieno periodo di inca-

stellamento, quando le popolazioni, minacciate dai popoli germanici e dai saraceni, si rifugiavano in siti strategici per proteggersi. L’ultimo abitante di Marzanello Vecchio fu un tale Michele, che visse come un eremita tra questi ruderi fino agli anni ‘30 del secolo scorso. Da allora nessuno più ha abitato questo luogo, che recentemente ha visto un intervento pubblico di restauro che ha riguardato, in particolare, la maestosa chiesa di San Nicola situata sulla cima della collina.

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Il fascino di queste rovine crea sempre forti suggestioni. Mentre si osservano i resti delle case, delle porte e delle mura, capita di immaginare gli abitanti del posto impegnati nel-

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le loro quotidiane attività , in una lontana giornata del medioevo. Il magnifico panorama circostante incornicia perfettamente l’antica bellezza di questo borgo.

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LA MAGIA DEL PRESEPE Il borgo di Pietravairano ha conservato nel tempo tutto il fascino di un centro storico del ‘700-‘800; sembra quasi un modello, in scala gigante, del tradizionale presepe napoletano. Non a caso il centro storico si presta a essere la scenografia ideale per l’evento promosso dall’Associazione Pietravairano Città Presepe Onlus. L’idea di organizzare il Presepe Vivente è nata nel 2003 ad opera dei soci fondatori dell’Associazione. Da allora, ogni due anni, le strade, le cantine e i palazzi signorili vengono aperti e trasformati in vecchie botteghe, carceri, antiche abitazioni e taberne dove sono rappresentate le antiche arti e mestieri, riproposti da almeno un centinaio di residenti che vestono i panni di figuranti. Ognuno riproduce realisticamente le 146 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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quotidiane scene di vita di un antico territorio soggiogato dai Romani: dagli artigiani che lavorano fisicamente i materiali che hanno a disposizione, alle urla dei prigionieri tenuti legati nelle carceri. Un percorso guidato porta i visitatori all’intero della “rinata” Betlemme, fino a raggiungere la loggetta dove viene ricostruita la grotta della Natività. Ormai è diventata una tradizione affidare il ruolo della Sacra famiglia ai genitori dell’ultimo nato del paese. Un gioco di luci, profumi e suoni permettono di riscoprire una Pietravairano insolita, quella dell’anno “zero”, dove a intrattenere gli ospiti ci sono anche succulenti tipicità preparate per l’occasione. Un evento sicuramente imperdibile.

Per informazioni sull’appuntamento di quest’anno:

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foto di Antonio Robbio

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incucina

con Angela a cura di Angela Cerreto

Con la nuova sezione che andiamo a inaugurare in questo numero, “In cucina con Angela”, vogliamo presentare a voi lettori appassionati di cibo e di buona cucina uno spazio ricco di curiosità, suggerimenti e ricette per creare piatti unici e originali, partendo proprio dai prodotti tipici. Nelle diverse edizioni della Guida Turistica abbiamo imparato e impareremo a conoscere la grande proposta enogastronomica offerta dal territorio del Medio Volturno: tanti prodotti, molti dei quali conosciuti anche a livello nazionale, divenuti simbolo di genuinità e alta qualità. La rubrica nasce proprio grazie alla passione per la cucina di Angela Cerreto, specialista di ricette tipiche e tradizionali. Insieme a lei ci divertiremo a trasformare le grandi eccellenze che ci regala la nostra terra in gustosi piatti da condividere con la famiglia e gli amici. Cominciamo con una ricetta semplice da preparare, che conosce numerose varianti: Peperone “cornetto” ripieno. Angela ci propone una sua personale interpretazione di questa invitante ricetta, introducendo alcuni prodotti tipici dell’Alto Casertano. A voi lasciamo il piacere di realizzare questo piatto comodamente a casa vostra e di assaporarlo in buona compagnia. Alla prossima ricetta !!!

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PEPERONE “CORNETTO” RIPIENO Ingredienti per 5 persone: 10 peperoni 500 gr. di pane raffermo Una ventina di olive di qualità “Caiazzana” denocciolate (speziate con finocchietto e aglio) Formaggio vaccino stagionato Due manciate di pomodorino riccio ben maturo Olio EVO da oliva Caiazzana Origano del Matese Capperi Prezzemolo, basilico, aglio, sale e pepe 149 Guida Turistica del Medio Volturno 2017

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PREPARAZIONE Svuotare i peperoni, lavarli e lasciarli asciugare a testa in giù. Separare la crosta del pane dalla mollica e sbriciolare quest’ultima. Tagliare la crosta in cubetti in modo che ciascuno faccia da “coperchio o tappo” a ogni peperone. In una terrina, mettere la mollica e aggiungere i pomodorini tagliuzzati, formaggio, capperi, aglio e prezzemolo tritati, origano e olive tagliate a rondelle. Condire con olio EVO, sale e pepe a piacere. Amalgamare il tutto e riempire i peperoni per poco più della metà. Chiudere ciascun peperone con un cubetto di pane e friggere il tutto in padella. Porre i peperoni su carta assorbente per un paio di minuti. Una volta pronto servire i peperoni accompagnati dai cubetti di pane fritti e…

Buon appetito!

UNA GUSTOSA E SEMPLICE VARIANTE: sostituire i pomodorini con una melanzana preparata “a funghetto” da aggiungere al ripieno.

SUGGERIMENTO:

visto che molto spesso i tappi “spariscono” dai peperoni pronti, prepararne una sostanziosa manciata da friggere con i peperoni e sistemarli al centro del piatto di portata.

SE AVANZA IL RIPIENO:

cuocere degli spaghetti e, in una padella, friggere per qualche minuto il ripieno avanzato. Scolare la pasta versarla nella padella e mantecare. Aggiungere un filo d’olio EVO a crudo e qualche foglia di basilico.

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Enoteca e Gastronomia IL SIMPOSIO

Ristorante Pizzeria LA GRONDAIA

Via Genovesi - Tel. 0823 869669 347 0867074 - Il Simposio

Via Montano Dei Rossi Tel. 0823 1454285 327 4033473

Ristorante Bar Pizzeria LA MAISON DE CAMPAGNE Corso Umberto I, 50 Tel. 0823 869362 - 349 7931149 La Maison de Campagne

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Apicoltura APICOLTURA LANDOLFI Via San Vito Tel. 340 9017181 - 329 5319132 www.apicolturalandolfi.it

Caseificio CASEIFICIO SAN SAVERIO Via Bonifica - Tel. 0823 980419 www.caseificiosansaverio.it

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Agriturismo SAN GIOVANNI Via Cicini Seconda, 3 - Tel. 339 3275628 Frazione San Giovanni e Paolo antoniosangiovanni59@libero.it Agriturismo San Giovanni Caiazzo

Azienda Agrituristica TEMI DI TERRA Via Pozzillo II, 9 Tel. 0823 615186 - 331 4451334 www.temiditerra.it Temi di Terra

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Ristorante IL GENERALE

Via Barraccone, 5 - Fraz. San Giovanni e Paolo Tel. 0823 679087 - www.vestinicampagnano.it

L. go Plebiscito Veneto - Ristorante Il Generale Tel. 0823 862606 - 335 6854394

Bar Caffetteria Tisaneria ANTICA CAFFETTERIA PORTA VETERE

Ristorante Bar MILANTO

Piazza Porta Vetere Tel. 0823 868016 - 339 3109042 Caffetteria Porta Vetere

Bier Pub Cafe NERO 56 Strada Provinciale 330 Tel. 0823 868178 - 349 7645776 Nero 56

Centro Carni LA MARCHIGIANA Via Cattabeni, 65 - Tel. 339 8919224

Lounge Music Bar BORGO ANTICO CAFFÈ Piazza G. Verdi - Tel. 0823 862704 Borgo Antico Caffè Caiazzo

Osteria Pizzeria ANTICA OSTERIA PIZZERIA PEPE Piazza Porta Vetere, 4 - Tel. 0823 868401 www.anticapizzeriapepe.it

Via G.B. Cattabeni, 93 - Tel. 0823 1765869 milantocaiazzo@virgilio.it - Milanto Caiazzo

Ristorante Pizzeria LE VOLTE DI ANNIBALE E BACCO Via Ponte, S.P. 39 Tel. 0823 610788 - 338 2911370 Le Volte di Annibale e Bacco

Ristorante Pizzeria e Area pic-nic RIO DELLE TAVOLE Via Cerretelle, c.da Cameralunga Tel. 0823 862371 - 347 5438096 www.riodelletavole.it - Rio delle tavole

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Pizzeria PEPE IN GRANI

Agriturismo L’APE E IL GIRASOLE

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Castel Campagnano

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Guida Turistica del Medio Volturno 2017

Azienda Vitivinicola TENUTA CAMPAGNANO Via Castagneto, 15 - Tel. 327 7584581 Tenuta Campagnano www.tenutacampagnano.it

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Castel di Sasso

Ristorante RISTORANTE DEL BORGO

PAGINE UTILI

Piazzetta San Biagio, 7 - Fraz. Sasso Tel. 0823 878051 - 347 2926204 Ristorante del borgo www.ristorantedelborgo.net

Conca della Campania

Agristor Country House BORGO PATIERNO Via Patierno Calce, 7 Tel. 0823 923585 - 335 8096299 Borgo Patierno Agristor

Dragoni

Ristorazione e Pernottamento AGRITURISMO SAN MARCO Via San Ferdinando - Tel. 388 1876074 www.sanmarco-agriturismo.it info@sanmarco-agriturismo.it Agriturismo San Marco

Formicola

Ristorante Pizzeria LA PINETA Via Santuario Maria SS. del Castello, 8 Tel. 340 4639640 - 328 6885320

Galluccio

Agriturismo e Bed & Breakfast LE VIGNE Via Provinciale per Suio - loc. Martocci Tel. 0823 925862 - 328 7814749 www.levignedigalluccio.com Agriturismo Le Vigne

Liberi

Agriturismo MASSERIA IL SOFFIO Via Provinciale - loc. Cese Tel. 0823 870619 - 338 9764602 Masseria “Il Soffio”

Ristorante per Cerimonie VILLAROSA DI SCLAVIA Via San Paolo - Villarosa Di Sclavia Tel. 333 9060910 - 329 8823334 www.villarosadisclavia.it

Marzano Appio

Ristorante Pizzeria WHITE STONE Via Casilina, 8 Tel. 0823 927310 - 338 4405860 White Stone - Ristorante Pizzeria

Piana di Monte Verna

Agriturismo FONTANA BOSCO Frazione Villa Santa Santa Croce Tel. 0823 868667 - 339 3613037

Caseificio LA TERESINA Via Arciaco, 7 - Caseificio “La Teresina” Tel. 0823 861743 - 349 6364631

Elicicoltura PARCO COCLÈ Via Campo Sportivo, 19 Tel. 0823 861130 - 392 1511447 www.cocle.it - Parco Coclé Elicicoltura

Vendita Caffè in cialde e capsule Centro Assistenza Macchine e Distributori G.B.C. SERVICE Via Villanova, 45 - Tel. 345 0566688 GBC Service

Pietravairano

Agriturismo CASALE DEL SESTO Via Sei Tomoli, 2 Tel. 345 5279052 - 392 0017881 Casale del Sesto

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Ristorante Pizzeria A’ PATRICELLA

Via Ghiande di Luca, 7 Tel. 0823 984377 Caseificio RUSSO

Via Ponte Pellegrino, 21 Tel. 0823 659227 - 346 5202690 Ristorante Pizzeria A’ Patricella Pontelatone

Osteria Pizzeria AL POZZO DI SAN LORENZO

Pontelatone

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Agriturismo LE FONTANELLE Via Salomoni Acquasanta, 14 Tel. 0823 659263 Mob. 347 2926204 www.agriturismolefontanelle.it Agriturismo Le Fontanelle Pontelatone

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Roccaromana

Affittacamere LE NONNE

Via Ponte Pellegrino 1/a Tel. 0823 659236 - 339 4082588

Frazione Statigliano Tel. 333 5210796 - 0823 644448 vannaper@icloud.com www.lenonnestatigliano.com e Affittacamere le Nonne

Ristorante per Cerimonie VILLA SAMUEL

Agriturismo LA CORTE DEL GUSTO

Via Salomoni Acquasanta Tel. 0823 876276 - Mob. 349 1651600 www.villasamuel.it Villa Samuel

Via Curiali, 5 - Frazione Statigliano Tel. 0823 1764841 Mob. 329 0659472 - 389 0586672 La Corte Del Gusto

Pastificio artigianale PUNTO E PASTA

PAGINE UTILI

Via Padre Cipriani Caruso Tel. 338 2634970 - 334 8822195 Osteria Pizzeria “Al Pozzo Di San Lorenzo”

Presenzano

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Guida Turistica del Medio Volturno 2017

Ruviano

Ristorante LA COLOMBAIA Via Nazionale - Ristorante La Colombaia Tel. 0823 615009 - 330 813002

Sant’Angelo in Formis

Ricevimenti e Cerimonie MASSERIA ADINOLFI Via Galatina - Tel. 338 5450890 www.masseriaadinolfi.it info@masseriaadinolfi.it Masseria Adinolfi

Vairano Patenora

PAGINE UTILI

Azienda Agricola D’ANDREA Tartufi per passione Via Napoli, 391 Tel. 0823 988819 - 331 8079840 info@tartufidandrea.it - www.tartufidandrea.it Tartufi D’Andrea azienda Agricola

Country House LA VECCHIA CORTE Via Sant’Antuono Tel. 0823 644644 - 392 7465168 www.vecchiacorte.it - La Vecchia Corte

Ristorante Pizzeria CASALE CANTELMO Via Patenara - Casale Cantelmo Tel. 338 6411429 - 338 7614231 www.casalecantelmo.it

Ristorante VAIRO DEL VOLTURNO Via IV Novembre, 60 - Tel. 0823 643018 www.vairodelvolturno.com

Vairano Scalo

Enoteca e Prodotti tipici LA BOTTEGA DI NONNA ELENA Via Napoli, 170 Tel. 0823 988949 - 339 6866781 La bottega di nonna Elena

Osteria OSTERIA DEL BACCALÀ Via Napoli, 220 - Tel. 0823 988240 388 9962540 - 380 1864355 www.osteriadelbaccala.it Osteria del Baccalà

Panetteria, Pizza, Rustici, Dolci ANTICHE BONTÀ Via Risorgimento (zona mercato) Tel. 388 9910685

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