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Guida Turistica del Medio Volturno Edizione 2018 Anno IV Periodico di Promozione Turistica

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Castello di Pietravairano

il Medio Volturno

un territorio che merita di essere conosciuto

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IL 2019: ANNO NAZIONALE DEL TURISMO LENTO

Editoriale

Un’occasione di rilancio per tutte le mete meno conosciute

Letizia De Crosta

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Da qualche anno i dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (United Nations World Tourism Organization) rilevano un cambiamento delle abitudini dei turisti e dei visitatori legate all’utilizzo del proprio tempo libero. Già vent’anni fa, nella Conferenza Mondiale sul Turismo Sostenibile, si faceva riferimento ai mutamenti che «hanno caratterizzato l’evoluzione storica del turismo, in parallelo con le profonde trasformazioni delle nostre società, che si stanno progressivamente avvicinando a nuove categorie di valori, quali l’ambiente naturale e la cultura, considerati ormai patrimonio comune dell’umanità e permeati dai concetti condivisi di diritti umani e qualità della vita» (Carta di Lanzarote, Canarie, 24-29 aprile 1995). In molte regioni italiane, da anni, si stanno già vivendo questi cambiamenti, tant’è che le offerte turistiche sono state arricchite e diversificate proprio per andare incontro alle esigenze dei visitatori. Sempre più persone sono attratte da proposte enogastronomiche legate a piccole realtà familiari, capaci di raccontare la storia che c’è dietro ogni prodotto; molte altre

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preferiscono muoversi a piedi o anche in bici per scoprire e ammirare i territori da un’altra prospettiva Considerando questa tendenza, risulta molto stimolante l’annuncio dato dall’ex ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini di proclamare il 2019 “Anno nazionale del Turismo Lento” (dopo l’Anno dei Cammini, quello dei Borghi e quello del Cibo Italiano). È facilmente intuibile quale grande occasione sia questa per le destinazioni di visita meno note e, nel nostro caso, per i comuni del Medio Volturno, che rivestono tutti i requisiti per candidarsi quali mete di pregio del Turismo Lento. Questo vasto territorio, dominato dal verde della natura e abbracciato dal fiume Volturno, presenta dolci colline coltivate a vigneti e uliveti che si alternano a piccoli borghi nei quali ancora vivono, fortemente radicate, abitudini e tradizioni secolari. Sono luoghi che non conoscono uno sviluppo turistico fatto di grandi numeri ma, al contrario, presentano le caratteristiche ideali per un turismo sostenibile, diverso, in altre parole Slow.

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Per questi comuni è giunto finalmente il momento di agire, prendere coscienza del grande potenziale inespresso che questa meravigliosa terra possiede e cominciare a valorizzare in maniera più incisiva i propri siti e le aree di interesse culturale, naturalistico e sportivo, per permettere al visitatore di vivere un’esperienza diversa, lasciando un valido motivo per tornare ancora e fargli scoprire, ogni volta, qualcosa di nuovo. È fondamentale ribadire, tuttavia, che i tesori paesaggistici, naturalistici e archeologici non bastano a trasformare un territorio in un attrattore turistico, ma bisogna considerare i luoghi come “sistemi integrati” dove si mettono in gioco figure diverse: i singoli abitanti, le associazioni e le strutture che forniscono ai visitatori servizi diretti e indiretti. Le parole chiave sono: genuinità, ecologia e accoglienza. Proprio quest’ultima mette in evidenza le responsabilità che hanno gli abitanti nel contribuire a tenere ordinati e abbelliti vicoli e quartieri. Le amministrazioni pubbliche hanno il dovere di garantire una buona qualità dei servizi turistici primari, dalla pulizia delle strade all’istallazione di

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un’adeguata segnaletica, e permettere la corretta fruizione dei siti visitabili. L’ospitalità interessa anche coloro che operano in prima linea nel settore della ricezione (commercianti, albergatori, ristoratori e associazioni) che hanno il “dovere” di far sentire il visitatore ben accolto, instaurare empatia e far riscoprire l’autenticità dei rapporti umani allo scopo di rendere più soddisfacente la sua permanenza. Le nostre aree interne dovranno partire proprio da questi pochi e semplici gesti, che coinvolgono direttamente tutti noi singolarmente. Iniziative come l’Anno nazionale del Turismo Lento suscitano l’interesse di migliaia di persone, disposte a percorrere anche molti chilometri per scoprire le bellezze nascoste di terre meno note. È l’occasione giusta, dunque, per mostrare quanto sia ricco e attraente il Medio Volturno, per la sua storia e i suoi paesaggi, e quanto possa essere calorosa l’accoglienza mostrata dagli abitanti. Tutte le azioni citate sono indispensabili per vedere finalmente iniziare il vero rilancio dell’economia locale anche attraverso il Turismo Slow.

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il Medio Volturno ROMA

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ROCCA D’EVANDRO

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CAPUA

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NAFRO ERNIA

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura Periodico di informazioni turistiche delle Colline Caiatine, dei Monti Trebulani e di Monte Maggiore Allegato della rivista Guida Turistica del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) PubblicitĂ GuideSlow srls Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Paolo Cazzulo Fabiola Santoro Lucio Pietrangeli Biagio Romano Adriana Parillo Toni Verolla Iandoli Orsola Mario L. Capobianco Luigi Russo Rosalinda Izzo Trekking Castel Morrone Giuseppe Gallina Angela Cerreto Foto Alessandro Santulli Sisto Bucci Letizia De Crosta Mario L. Capobianco Trekking Castel Morrone ASD Veloclub VentoContrario Luca Ferdinandi Antonio De Simone

sommario In copertina Ulivo secolare Foto di Alessandro Santulli

20 Baia e Latina

38 Escursione a Monte Maggiore

api 10 Ildellemondo

Pizza 34 LaFigliata

46 IldiProsciutto Rocchetta

Finito di stampare Settembre 2018 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

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Comole 76 Ledi Castel Morrone

al Casavecchia 94 Pappardelle e Zuppa delle Fontanelle

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guida turistica del medio volturno 2018 Galluccio 118 IlRosso DOC

scoperta 56 Alla delle Colline Caiatine minestra 82 LaMaritata

98 IldelSuperalimento Medio Volturno

al Teatro Il fungo porcino del Vulcano 106 Escursione Tempio di Pietravairano 125 Roccamonfina

passeggio tra 88 RandonnĂŠe Reale 131 Ai borghi del vulcano

154 Pagine Utili Guida Medio Volturno 2018 - IMPAG 25.indd 7

148 Ildelsentiero Re 11/10/2018 14:49:02


Il Medio Volturno

una terra generosa e accogliente

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L’apicoltura rappresenta per l’Italia un settore di grande importanza, tanto che il nostro risulta tra i primi paesi europei per la produzione di miele. Ăˆ un comparto che si va ampliando, data la grande richiesta di prodotto e grazie alla diffusione di tecniche agricole sostenibili ed ecologiche e a un ridotto uso dei pesticidi, che sono tra i principali nemici delle api.

Il mondo delle api a cura di Lucio Pietrangeli

un eccezionale esempio di lavoro di squadra 10

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Il mondo delle api La specie che si osserva maggiormente negli allevamenti è la domestica Apis mellifera. Originaria dell’Africa, ha raggiunto la Francia per poi diffondersi in tutta Europa. La colonia presente in un’arnia è composta da un’ape regina, centinaia di fuchi e qualche decina di migliaia di operaie (femmine sterili). È straordinario osservare come ciascuna di esse necessiti dell’aiuto degli altri membri per sopravvivere. Ogni ape, infatti, ha un preciso compito da assolvere. Tra le operaie, ad esempio, vi sono le nutrici (che si prendono cura delle larve), le ancelle (che assistono l’ape regina) e le bottinatrici (che hanno il compito di raccogliere nettare e polline). Ogni ape raggiunge fino a 100

fiori durante ogni volo di ricognizione. Per produrre un chilogrammo di miele si devono visitare almeno 2 milioni di fiori. La grande organizzazione che contraddistingue il mondo delle api e la loro riconosciuta intelligenza ha lasciato nello stupore molti studiosi, perfino Galileo Galilei le cita in alcuni scritti. Le api sono abili architetti, capaci di costruire un alveare realizzando celle a forma di esagoni perfetti, senza spreco di spazio. All’interno delle celle vengono depositati polline e nettare. Quest’ultimo, maturando, diventa miele che viene utilizzato come scorta di cibo per il periodo invernale. Dell’intera produzione delle api, solo una piccola parte viene prelevata dall’apicoltore.

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Miele liquido o cristallizzato? Appena estratto, il miele ha una consistenza liquida e viscosa. La cristallizzazione, o solidificazione, si verifica quando gli zuccheri cominciano ad aggregarsi, in maniera dipendente dalle temperature e dalla tipologia di nettare da cui deriva.

Molto spesso si preferisce il miele liquido a quello cristallizzato solo per una questione estetica. Sappiate però che se lo si lascia qualche ora a una temperatura un po’ più alta ritorna di nuovo allo stato originale. La cristallizzazione è sintomo di un prodotto che non ha subito molti processi di raffinazione ma è il risultato di un semplice fenomeno naturale, che permette di gustare un miele genuino che conserva tutte le sue proprietà.

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Apicoltura

Landolfi

CUSTODI DELLA NATURA

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Insieme a poche altre regioni, la Campania è rinomata per la qualità del suo miele, legata, tra l’altro, alla grande biodiversità vegetale e alla presenza di vaste aree dove si vanno diffondendo pratiche biologiche di coltivazione, le stesse che da anni adotta la famiglia Landolfi nella fattoria di Baia e Latina Salvatore Landolfi è un appassionato apicoltore che, da qualche anno, ha concretizzato il suo grande sogno: dare vita a un’azienda a conduzione familiare dedicata all’apicoltura. Come spesso accade, anche il suo è iniziato quasi per gioco. Circa 40 anni fa ha cominciato ad allevare le prime api e oggi, insieme a sua moglie Brigida, ha realizzato uno dei più importanti allevamenti del territorio e un laboratorio per la produzione di miele. È sufficiente fare una breve passeggiata tra le sue arnie per rimanere affascinati da questi piccoli e industriosi insetti. La vita delle api operaie dura circa 45 giorni, un periodo breve ma ricco di impegni e attività per queste piccole lavoratrici, molto importanti per noi

sotto tanti aspetti; infatti, insieme ad altri insetti, le api hanno un ruolo fondamentale per la conservazione della biodiversità, grazie alla loro attività di impollinazione.

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Questo porta Brigida e Salvatore, in alcuni periodi dell’anno, a trasferire temporaneamente le loro arnie in diversi frutteti di varie regioni d’Italia, dove avviene un miracolo della natura: svolazzando da un albero all’altro, le api favoriscono l’impollinazione dei fiori che, altrimenti, non produrrebbero i frutti. In questo modo si diversifica anche la tipologia del miele prodotto. Il tutto in un rapporto perfettamente paritario... la famiglia Landolfi accudisce e protegge le api, che in cambio regalano un prodotto dalle caratteristiche straordinarie.

Così, in azienda, troviamo mieli di ciliegio, acacia, eucalipto, sulla, castagno e il classico millefiori, oltre alla melata. Tutti questi mieli si distinguono principalmente per il loro sapore e colore. Oltre al miele, all’interno del laboratorio si trovano vasetti di “perle” di polline. Come confermato da Brigida, si tratta di un alimento ideale da gustare a digiuno, ad esempio nello yogurt o sciolto in una bevanda calda. I benefici sono notevoli: il polline è disintossicante, aiuta a ridurre l’appetito ed è una fonte nobile di vitamine e proteine. Troviamo, ancora, la pregiata pappa reale e la cera che viene lavorata per ottenere eleganti oggetti per la casa e creazioni per occasioni speciali, da utilizzare come bomboniere e segnaposti. Tra natura incontaminata, ronzio di api e profumo e sapore inebriante dei loro prodotti, si intuisce come la famiglia

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Landolfi abbia avuto la capacità di trasformare la favola in una realtà ecologica, sostenibile e di successo. Un esempio e una guida per quei giovani che hanno il desiderio di impegnarsi in un settore che può dare grandi soddisfazioni e insegna, come prima cosa, a essere amorevoli custodi della natura.

Oltre che nel punto vendita aziendale di Baia e Latina, tutti i prodotti Landolfi si trovano anche nei supermercati. Aggiungeteli alla vostra lista della spesa, una volta provati ritornerete ad acquistarli sicuramente.

Azienda Apistica Salvatore Landolfi Baia e Latina, via San Vito Tel. 340 9017181 Apicoltura Landolfi #official www.apicolturalandolfi.it

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Lungo la Strada Provinciale 289 si trova Baia e Latina, un comune nato dall’unificazione di due centri abitati dalle origini antichissime. Ancora oggi restano fisicamente separati, ma i circa 2 chilometri che li dividono non hanno certo impedito agli abitanti di conservare gli stretti rapporti sociali che da secoli continuano a mantenere. Per il visitatore vale proprio la pena fermarsi qui, perchÊ tra torri, borghi e chiese si può scoprire la bellezza di un territorio e di una storia che si mescola con antiche e curiose leggende.

Baia e Latina una terra di storia e leggende a cura di Letizia De Crosta

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La torre di Latina è adiacente alla Chiesa e al Monastero della Madonna delle Grazie, e domina la collina del centro abitato. Della torre si distinguono i diversi ambienti interni,

distribuiti su vari livelli, e parte della merlatura sommitale. Non distante sono visibili ancora i resti della cinta fortificata che rafforzava la difesa della collina.

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Ăˆ possibile raggiungerla comodamente in auto, tuttavia suggeriamo di fare una bella passeggiata e godersi l’intero percorso che, attraverso il bosco, arriva alla loggetta della Chiesa. Non è un caso che sia stato il luogo prescelto per costruire una torre di avvistamento.

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Qui c’è un bellissimo affaccio sulla Pianura alifana e sull’intera catena del Massiccio del Matese, del quale si possono distinguere le diverse cime: da monte Monaco di Gioia (guardando a est) fino ai monti Favaracchi e Scoltrone (guardando a nord). Quando le giornate sono ter-

se si scorge in lontananza anche una parte del massiccio della Majella. Qui si vive un’atmosfera quasi surreale e molto rilassante, lontani da ogni frastuono... perfetta per chi desidera rallentare un po’ il proprio ritmo di vita. Recuperate le energie, si può scendere la collina e spostarsi verso Baia.

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Arrivati in piazza Morrone si prende la stradina principale che attraversa l’antico borgo; seguendola si raggiunge facilmente, anche a piedi, la Chiesa della Madonna dell’Assunta. Al suo interno sono custodite le statue di quattro santi: l’Assunta, i Santi Cosma e Damiano e San Lazzaro. Secondo un’antica leggenda fu la stessa Vergine Maria a chiedere la costruzione del Tempio, apparendo in sogno a un fedele. Così, in omaggio alla Vergine, ogni anno i residenti portano in processione le antichissime statue dei Santi in occasione della festa popolare dedicata proprio all’Assunta.

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Posta un po’ più in alto, sulla stessa collina, si trova la torre di Baia. Leggenda vuole che questa sia stata abitata da un importante astrologo, noto con l’appellativo di “Saggio”, a cui si rivolgevano cavalieri e dame per conoscere il proprio futuro. Secondo il racconto, il Saggio fu interpellato anche da Beatrice d’Aragona (XV secolo) alla quale predisse che sarebbe diventata regina. La profezia si avverò; infatti nel 1476 Beatrice fu incoronata Regina d’Ungheria. Il ritrovamento all’interno della torre di strumenti scientifici (lenti da focale e testi di carattere magico-esoterico-astronomico) avvalora molto l’ipotesi che vi abbia soggiornato un “mago”. Oggi dell’antica dimora sono visibili solo pochi ambienti che riescono comunque a trasmettere una sensazione di forte suggestione e mistero, che ancora alberga intorno a questo luogo. Baia e Latina è una destinazione poco frequentata ma ricca di interesse, la cui storia è ancora da scoprire... forse è proprio questo a renderla particolarmente affascinante. 25 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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... un’altra delle mete da non perdere senza dubbio è

la Chiesa

dell’Annunziata

Una piccola e stupefacente opera d’arte nel piccolo borgo di Latina

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Se c’è un territorio che non smette mai di stupire questo è il Medio Volturno. La sua ricchezza si respira nell’aria e si scopre in angoli che inaspettatamente si presentano al nostro sguardo; ad esempio in una piccola chiesa di campagna come quella della Santissima Annunziata, nel borgo di Latina. La chiesa affaccia sulla Strada Provinciale 289 ed è facilmente riconoscibile dalla monumentale scalinata d’accesso e dall’aspetto, solo apparentemente, semplice. A un’occhiata più attenta, infatti, è possibile notare la straordinaria bellezza di questo edificio, consacrato solo alla fine del ’500 dal Vescovo Ottavio Mirto. Il portale d’ingresso, in legno di castagno, conserva ancora l’antica macchina di serratura; ma è varcata la soglia che si può ammirare uno spettacolo inimmaginabile.

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La pianta della chiesa ha un’architettura essenziale, suddivisa in tre navate separate da eleganti pilastri e archi. A stupire di più, tuttavia, sono le splendide e vivaci decorazioni barocche che impreziosiscono gli interni. Mentre si procede verso l’altare, su un bellissimo pavimento in cotto napoletano, lo sguardo viene letteralmente catturato dal soffitto che è interamente rivestito da un tavolato ligneo meravigliosamente decorato nel ‘700. Le immagini principali rappresentano due scene della Natività: sul lato dell’ingresso si possono osservare i Re Magi che omaggiano Gesù Bambino; verso l’altare è raffigurata, invece, la visita dei Pastori.

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Agli angoli sono dipinte le allegorie delle quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. Colpiscono molto i bellissimi colori pastello, l’eleganza e la delicatezza delle raffigurazioni che riescono a suscitare anche un’infantile sensazione di meraviglia.

Non si conoscono ancora gli artisti che hanno operato all’interno della chiesa. Sicuramente uno studio approfondito potrà portare alla luce aspetti curiosi e interessanti di un lontano e ricco passato.

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Gli Affreschi dell’Annunziata Lo stupore, però, può solo aumentare quando ci si sposta verso le navate laterali. Qui sono presenti bellissimi affreschi, il più antico dei quali risale addirittura al ‘300. In tutti, la figura principale è la Madonna in trono con Bambino, rappresentata di volta in volta in vesti e scene diverse. Sulle pareti della navata destra purtroppo si trovano affreschi poco visibili, mentre quelli della navata sinistra sono ancora ben conservati. Fine XV inizio XVI secolo La scena del registro inferiore reca l’immagine della Madonna in trono col Bambino. A sinistra del trono si riconosce la figura di San Francesco, quella opposta non è identificabile. Superiormente è rappresentata la flagellazione di Cristo. Notevoli sono i due flagellatori che indossano caratteristici abiti rinascimentali. XVI secolo Si riconosce la figura di San Francesco inginocchiato, in attesa di ricevere le stimmate. Di epoca successiva è un affresco della Maddalena e della Madonna Addolorata ai lati del Cristo crocifisso.

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XVI secolo Madonna della Grazia con Bambino, incorniciata da elementi architettonici che recano eleganti motivi floreali. Sullo sfondo, un paesaggio popolato dalle anime del Purgatorio.

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Fine XIV secolo Dietro l’altare barocco è raffigurata una bellissima Annunciazione. Rilevante è la resa prospettica della dimora gentilizia. Si nota il soffitto a cassettoni e le bellissime figure dell’angelo che reca un candido giglio e della Madonna sorpresa a leggere un libro. XIV secolo È l’affresco più antico di tutti. Rappresenta una Madonna in trono con Bambino tra due figure di Santi, incorniciata da un motivo ad archi e due colonnine.

Quello della Chiesa dell’Annunziata è un tesoro di inestimabile valore che ha attraversato indenne (o quasi) diversi secoli per regalarsi a noi. Un’importante testimonianza del grande fermento artistico e culturale che si è vissuto in questo territorio, che dimostra continuamente di non avere nulla da invidiare ad altri più ricercati.

Tel. 338 9447593 Si ringraziano Biagio Romano e Adriana Parillo per la preziosa collaborazione. 31 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Situato nel piccolo borgo di Statigliano, il nostro Affittacamere prende vita dalla ristrutturazione delle vecchie abitazioni delle nonne Marzia e Giovanna, che nel 2016 sono diventate a tutti gli effetti un’accogliente struttura ricettiva dislocata in due edifici. L’ambiente ricreato si concretizza nella familiarità e nella semplicità, nella cortesia e nella disponibilità a soddisfare le più diverse esigenze.

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Entrambe le strutture sono dotate di ogni comfort, dal servizio lavanderia all’aria climatizzata; curate in ogni dettaglio, dalla biancheria colorata alle aree esterne, arricchite di fiori per far sì che l’ospite possa realmente “sentirsi  a casa”. Un soggiorno presso Le Nonne garantisce quella tanto ricer-

cata tranquillità che, purtroppo, nelle città di oggi sembra ormai svanita per sempre. Che sia anche solo per un fine settimana, venite a godere della bellezza di un borgo immerso nella natura e a scoprire i sapori di un tempo, che qui da noi si possono ancora gustare.

Affittacamere Le Nonne Roccaromana, frazione Statigliano Via Montanari e Vico Borrelli Tel. 0823 644448 - 333 5210796 vannaper87@gmail.com www.lenonnestatigliano.com Affittacamere “Le Nonne” Affittacamere le nonne

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la Pizza Figliata di Partignano

UN DOLCE CHE PROFUMA DI MEDITERRANEO a cura di Sisto Bucci

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Si scrive Pizza ma sembra più uno strudel attorcigliato, con un gusto che ricorda i dolci sapori legati all’infanzia. La Pizza Figliata di Partignano, piccola frazione di Pignataro Maggiore, è un dolce casalingo le cui origini non si conoscono. Il ricordo dell’antica ricetta è nelle abili mani delle massaie dell’agro caleno; sono queste meravigliose donne a mantenere ancora viva la tradizione della Pizza Figliata, una specialità gastronomica diventata anche simbolo di devozione religiosa. Viene preparata, infatti, la terza domenica di settembre in occasione delle celebrazioni in onore di San Vito Martire e Nostra Signora, per

essere gustato dopo un’attesa anche di qualche settimana. Si pensa che tra gli Etruschi che hanno abitato Capua “Vetere”, già otto secoli prima di Cristo, fosse diffuso un piatto a base di noci e miele; fu tuttavia con l’arrivo degli Arabi (nel corso del Medioevo) che nacque un dolce molto simile alla moderna Pizza Figliata. Una cosa è certa: miele e noci sono prodotti che da sempre si trovano facilmente in tutto il Mediterraneo. Si tratta di alimenti molto ricercati perché ricchi di calorie e fonti di energia, ecco perché assumono un ruolo di grande importanza soprattutto nella cucina contadina. 35

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Il segreto della sua lunga conservazione è negli ingredienti: noci, miele, uova, zucchero, farina, olio extravergine di oliva e qualche aroma. Nei comuni che circondano Pignataro Maggiore si trovano piccole varianti della ricetta originale che prevedono l’aggiunta di cacao e uva passa.

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Su proposta di Toni Verolla, presidente della Pro Loco Pinetarium, una commissione presieduta dal sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, ha assegnato alla Pizza Figliata il marchio De.Co. (Denominazione Comunale), ufficializzando la sua nascita nel rione Partignano e l’appartenenza al patrimonio gastronomico e culturale pignatarese.

curiosità Perché la pizza è detta “figliata”? Secondo alcuni racconti, i contadini usavano piantare alberi di noci ogniqualvolta nasceva una figlia femmina. Secondo altri, nel linguaggio parlato, “figliare” è una distorsione che deriva da “sfogliare”; la sfoglia del dolce, dopo qualche giorno di conservazione, infatti, tende a sfaldarsi al momento del taglio. Le massaie fedeli alla tradizione eseguono la preparazione della pizza in maniera quasi rituale. L’inizio dell’autunno rappresenta il periodo ideale per preparare questo dolce: le noci abbondano e il miele aiuta a conservare inalterato il gusto di questa antica specialità gastronomica.

L’impasto si ricava amalgamando farina, uova, olio di oliva e zucchero e lo si lascia riposare un po’ prima di fare una “spiana”. Sulla sfoglia ottenuta si stende il ripieno composto da noci e miele, con l’aggiunta magari di qualche aroma (scorzette di limone o di mandarino e vino bianco); il tutto viene quindi arrotolato su sé stesso, come uno strudel, e poi ripiegato a mo’ di ciambella. A questo punto il nostro dolce è pronto per la cottura nel forno a legna (in passato si friggeva nell’olio di oliva) e, una volta raffreddato, viene ricoperto di miele. Ma non è ancora giunto il momento di gustarlo! Chi rispetta la tradizione lo lascia riposare almeno qualche giorno, in modo da far armonizzare tutti i sapori. Solo allora si può assaporare la tradizionale e gustosissima Pizza Figliata.

Si ringrazia la Signora Iandoli Orsola per la preziosa collaborazione.

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ESCURSIONE sul monte

maggiore

Una visita agli antichi Eremi a cura di Mario L. Capobianco

Tra dolci colline e montagne “pizzute�, nel Medio Volturno spicca per la sua imponente mole la Catena di Monte Maggiore che, data la sua grande estensione e il numero considerevole di sentieri presenti, permette di praticare un escursionismo veramente adatto a tutti. 38 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Oggi vogliamo presentarvi una passeggiata molto particolare, attraverso un percorso che riesce a unire il fascino di una natura incontaminata alla suggestione di antichi edifici: il sentiero che porta agli Eremi di Monte Maggiore. Si parte dal borgo “fantasma� di Croce; piccola frazione del comune di Rocchetta e Croce ormai completamente disabitata. 39 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Si può lasciare l’auto nella piazzetta principale (575 metri slm) e rifornirsi di acqua fresca nella vicina fontanella. Qui un cartello segnala l’inizio del sentiero che in circa 50 minuti porta all’Eremo di San Salvatore. Percorsi i primi metri si incontra una vecchia chiesa e, tra muretti a secco e un sentiero lastricato in pietra, si prosegue lungo la Via Crucis. Ogni tanto si presenta qualche tratto di pendenza più accentuato ma i gradoni costruiti con paletti e pietre a secco agevolano molto il cammino. Alla nona stazione, segnalata da una croce, c’è una deviazione che porta, dopo poche decine di metri, alla Grotta di San Michele (785 metri slm).

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Ritornati sul sentiero principale, e percorso un buon tratto di strada, si intravedono tra gli alberi due enormi rocce che si stagliano verso l’azzurro del cielo. Sono le falesie che sovrastano il Santuario di San Salvatore

(857 metri slm). Lungo le ripide pareti, sono state attrezzate delle “vie” per l’arrampicata sportiva; numerosi appassionati si danno appuntamento in questo sito per mettere alla prova le loro abilità.

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Dopo una meritata sosta, chi lo desidera può proseguire il cammino (per circa un’ora) sul sentiero che porta all’Eremo di Fradejanne. Il percorso si snoda a mezza costa, con un affaccio panoramico sul Monte di Giano e la vallata sottostante. È caratterizzato da un tracciato che alterna tratti in terra battuta con tratti rocciosi, con due punti panoramici naturali che, in condizioni di tempo sereno, consentono una vista sulle isole partenopee. In base alle poche notizie disponibili, è noto che un frate di nome Giovanni, alla fine del XV secolo, fondò una cappella tra i boschi del Monte Maggiore per permettere alle comunità di boscaioli, che lavoravano qui instancabilmente, di partecipare alla messa domenicale. Ancora oggi la cappella

porta il nome del frate fondatore che la consacrò alla Vergine. Questo è un luogo dove veramente si percepisce un profondo senso di serenità e pace, quindi non sorprende il fatto che in passato sia stato scelto per lo studio e la contemplazione.

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Ăˆ sicuramente una bella escursione che consigliamo a tutti gli appassionati che, volendo, potrebbero scegliere di allungare il percorso per raggiungere altre suggestive mete come Pizzo San Salvatore (consigliato solo a escursionisti esperti), Nocce e Fontana Murena.

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IMPRESA DI PULIZIE

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Il Prosciutto --di Rocchetta a cura di Fabiola Santoro

La vocazione agricola del territorio del Medio Volturno è ben nota, come conosciuta è anche la grande varietà di produzioni che offre. Alcune di queste hanno ottenuto rilevanti riconoscimenti e conquistato importanti settori di mercato per la loro eccellenza, come nel caso di alcuni tipologie di vini e formaggi. Altri hanno conosciuto una sorte diversa; col tempo la produzione è diminuita o, addirittura, andata persa, lasciando solo il ricordo della loro elevata qualità. Ne è un esempio proprio il prosciutto di Rocchetta e Croce. Passeggiando tra le strade di Rocchetta e chiacchierando con alcune persone, si scopre che qui la produzione del prosciutto era una vera e propria arte locale.

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LA TRADIZIONE SECOLARE Per moltissimi anni, le famiglie del posto hanno vissuto di agricoltura e allevamento proprio grazie alle favorevoli caratteristiche del territorio, infatti Rocchetta sorge su uno sperone roccioso a circa 500 metri di altitudine, come una bellissima terrazza sulla piana campana. È un luogo ben esposto al sole e accarezzato da una brezza che arriva puntuale nel primo pomeriggio, famoso anche per i formaggi e l’olio. Per la produzione del prosciutto, negli anni, si ricercava la materia prima tra gli allevamenti di Pelatello Casertano.

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Successivamente, l’aumento della richiesta, sempre maggiore rispetto all’esiguo numero di capi disponibili in zona, ha spinto molte famiglie a preferire il maiale comune, che veniva allevato anche allo stato semibrado.

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LA DENOMINAZIONE Questo prosciutto ha ottenuto dalla Regione Campania il riconoscimento di prodotto tradizionale con la denominazione “Prosciutto di Rocchetta”.

LA PRODUZIONE Il procedimento di lavorazione richiedeva tempi lunghi e grande attenzione. Le famiglie selezionavano le cosce (i quarti posteriori) di maiali di almeno un anno di età per prepararli alla salatura. Ogni coscia riposava sotto sale grosso per un numero di giorni corrispondente al proprio peso in chilogrammi. Successivamente, si lasciavano asciugare in luoghi freschi e ventilati. La superficie non protetta dalla

cotenna veniva ricoperta da uno strato di sugna e peperoncino, una sorta di mistura capace di tenere lontani gli insetti. La successiva pressatura permetteva alla carne di compattarsi meglio ed eliminare tutte quelle sostanze che potevano “guastare” l’interno del prosciutto. Dopo qualche giorno di attesa seguiva la stagionatura in cantina. Non mancava chi attrezzava camere idonee per effettuare anche l’affumicatura.

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Il sapore e il profumo di questo prodotto sono impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di gustarlo e ne parla con evidente orgoglio. Purtroppo, negli ultimi anni, la produzione di prosciutto è andata diminuendo fino a scomparire; ma ancora oggi potrebbe rappresentare uno strumento di rilancio per il territorio di Rocchetta e un’interessante opportunità per quei giovani che hanno voglia di mettersi in gioco valorizzando, con nuovo slancio, una punta dell’eccellenza locale. Si ringrazia la signora Rosalinda Izzo per la preziosa collaborazione

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la felicità dello stare insieme

Ristorante Pizzeria “A’ Patricella” Pontelatone, via Ponte Pellegrino 21 - Tel. 0823 659227 - 393 5173985 Ristorante Pizzeria A' Patricella Pontelatone

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Le sale Un ambiente intimo e confortevole dove poter trascorrere una serata tranquilla e intraprendere un viaggio enogastronomico d’eccellenza. The Rooms An intimate and comfortable environment where you can spend a quiet evening and starr an enogastronomic journey.

Il Giardino Tra le mura di antichi palazzi, il giardino di Pepe in Grani offre uno spazio esterno ideale per trascorrere le vostre serate estive degustando proposte gourmet e godendo, allo stesso tempo, della frescura della bella stagione.

The Garden Between the walls of ancient buildings, the garden of Pepe in Grani offers a special space where you can spend your summer evenings savouring our gourmet proposals and enjoying the fresh air of the warm season.

Sala Belvedere Gustare una pizza ammirando il bellissimo tramonto sulle valli caiatine o immersi in un romantico chiaro di luna. La sala Belvedere è la location ideale per una piacevole serata in compagnia o per un tenero tête-à-tête. “Belvedere” Panoramic Room The place where you can taste a pizza while admiring the sun setting over the beautiful valleys of Caiazzo or diving in the romantic moonlight. The “Belvedere” room is the ideal location for a delightful evening with friends or for a sweet tête-à-tête.

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Sala Degustazione La location per i veri gourmet. Immergetevi in un’esperienza enogastronomica unica, coinvolgendo i vostri sensi. Il gusto e l’olfatto saranno stuzzicati dalle sapienti degustazioni proposte da Franco Pepe; la vista vi darà ulteriori imperdibili sensazioni grazie alla possibilità di vedere in diretta la creazione di un grande prodotto artigianale.

Tasting Room The location for the true gourmet experts: in a unique enogastronomic experience you can involve your senses. Not only the masterful tastings proposed by Franco Pepe will engage your sensed. But most of all your sight will give you further unforgettable feelings watching directly the creations of the handicraft product.

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Authentica ... è un’emozione da condividere in intimità. “Ricordo mio padre, lavorando dietro a un banco in legno, riusciva a guardare tutti i tavoli. Voglio ritornare all’intimità del mio lavoro”.

Authentica ... is an emotion to share in intimacy. “I remember my father, working behind a wooden desk, he was able to look all tables. I woud like to come back to intimacy of my job”.

Un posto dove ritornare alle origini, in cui è possibile ascoltare, meditare, creare. Dove è possibile formare, istruirsi e fare ricerca. Un posto vissuto con intimità, in maniera esclusiva, per esaltare i sapori, per approfondire, per riconciliarsi, per dare spazio al rapporto umano.

A place for coming back to the roots, where we can listen, we can meditate, we can create. A place where it is possible to form, to learn and to research. A place to live, exclusively, for enhancing flavours, to deepen, to reconcile ourselves, to discover again human relationship.

Non è un invito a rallentare. A Caiazzo non si spegne mai la luce né il fuoco. La sala è stata ricavata nell’ultimo ambiente a disposizione del palazzetto di vico San Giovanni Battista. All’ultimo piano, adiacente alle camere per gli ospiti. Un’idea quindi che, non a caso, porta in direzione dell’ospitalità.

It’s not an invitation to slow down. In Caiazzo light and fire never switch off. The room has been obtained in the last space available in the little building in vico San Giovanni Battista, at the top floor, near the guest rooms. Not by chance, an idea is linked to ospitality.

La pizza, il mestiere, il contatto umano Un tavolo per 8 persone, un banco di lavoro per il pizzaiolo e un forno. Ferro, legno e pietra i materiali utilizzati. Un ambiente semplice, “per ritrovare me stesso, e il mestiere che torna a essere protagonista”

A pizza, a job, the human contact A table for 8 persons, a workbench for the pizza chef and an oven. Iron, wood and stone are the materials used. A genuine location, “to discover myself, and the job that comes back to be the leading actor”

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Ospitalità Nel cuore del centro storico di Caiazzo, ridente cittadina della provincia di Caserta, in un antico palazzo del ‘700 completamente ristrutturato con un design modernissimo ma nel rispetto dell’originale architettura Settecentesca, Pepe in Grani offre l’accoglienza delle sue due eleganti camere complete di ogni comfort e con la possibilità di godere dell’inimitabile gusto delle pizze firmate Franco Pepe, comodamente in camera. Hospitality In the heart of the historic center of Caiazzo, a lovely little town in the province of Caserta, inside an ancient building of the 1700s and completely renowed in a modern looking style but respecting the original architecture, Pepe in Grani recepts its guests in the two elegant and full comfort rooms with the possibility of enjoying the inimitable pizzas of Franco Pepe directly and comfortably in those rooms.

Vico San Giovanni Battista, 3 Caiazzo (CE) Italia Tel. +39 0823 862718 info@pepeingrani.it www.pepeingrani.it Coordinate GPS 41°10’38.0°N 14°21’56.6°E

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ITINERARIO TURISTICO

Alla scoperta delle Colline Caiatine 56 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Gli itinerari turistici proposti da esperti conoscitori di un territorio regalano sempre ai visitatori nuove esperienze, perché riescono a svelare realtà poco conosciute che assicurano grandi emozioni.

Per questa quarta edizione della nostra guida, abbiamo pensato di proporvi un percorso che collega i comuni di Castel Campagnano, Ruviano e Caiazzo e porta alla scoperta delle Colline Caiatine.

Ovviamente si tratta di un itinerario da percorrere in auto, ma secondo noi è adatto anche a chi è abituato a spostarsi in bici; infatti l’intero tragitto è compreso in soli 27 chilometri.

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CASTEL CAMPAGNANO

Un piccolo borgo di origine medievale invita a passeggiare in antiche stradine e porta a scoprire il fascino di alcuni edifici del ‘600-‘700. Tra le diverse testimonianze presenti nel centro storico, meritano una speciale menzione la chiesa rupestre dedicata all’Arcangelo Michele (che ancora oggi

custodisce preziosi affreschi del X-XII secolo) e la chiesa della Madonna delle Neve, le cui origini risalgono al ’300. Di particolare interesse sono anche le cantine ipogee, completamente scavate nel tenero tufo grigio, alcune delle quali raggiungono la profondità di 20 metri.

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Tutt’intorno al centro abitato le campagne sono ricoperte da distese di uliveti e vigneti, a testimoniare la vocazione agricola del territorio. Sulle tavole di ristoranti e agriturismo trovano posto, infatti, prodotti di grande eccellenza: dai vini Pallagrello e Casavecchia all’Oliva Caiazzana, oltre che pregiate carni provenienti da allevamenti locali.

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Le colline che sovrastano il borgo regalano bellissimi punti panoramici sulla piana del Volturno, sulla valle del Sannio e il massiccio del Taburno. Il paesaggio è veramente unico e molti scorci ricordano ampiamente il profilo delle piÚ note colline toscane.

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RUVIANO Uscendo da Castel Campagnano, fiancheggiando il fiume Volturno, si raggiunge il comune di Ruviano; terra di tradizioni e folclore. Il legame con la terra e le usanze agricole e artigianali, qui, è ancora fortemente vissuto dalla gran parte degli abitanti. Dalla “Festa della Cultura contadina” alla “Festa della trebbiatura” si celebrano i prodotti della terra e la tradizione culinaria locale, legata alla produzione del vino Pallagrello, ai prodotti da forno, all’Oliva Caiazzana e a diversi tipi di formaggi.

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Tra i prodotti ruvianesi più famosi e apprezzati c’è la storica pizza fritta, protagonista della sagra dedicata alla preparazione delle “pizzelle” più buone della provincia. Queste si contraddistinguono per essere di grandi dimensioni e squisitamente croccanti. Ruviano è anche terra di folclore, dove si riesce a unire il sacro e il profano in un’unica, divertente e goliardica manifestazione: quella dedicata ai “cornuti”, festeggiati il giorno di San Martino (11 novembre). Una processione, cui partecipano rigorosamente solo uomini, attraversa le strade del centro storico, dominato dall’antica Torre dell’orologio, fino a raggiungere la piazza principale per dare fuoco a un fantoccio di paglia in segno beneaugurale.

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CAIAZZO Terminata la visita a Ruviano si prosegue verso la cittadina di Caiazzo. È sufficiente incamminarsi tra le strade del centro antico per ammirare splendidi palazzi e dimore storiche. Caiazzo è la città dei campanili, con numerose chiese che presentano architetture che abbracciano diversi periodi storici e sono arricchite da preziosi tesori dell’arte pittorica. La bella e vivace atmosfera che si respira, animata dai negozi e dagli eventi organizzati dalle associazioni, accresce ancora di più il fascino di questo centro. Moderni artigiani ripropongono laboratori d’arte ceramografa, gruppi folcloristici tengono viva la tradizione dei balli antichi mentre il gruppo teatrale da anni rende onore a importanti figure come quella di Giuseppe Jovinelli, impresario teatrale caiatino di fine ‘800 noto in tutta Italia.

Caiazzo si distingue anche a “tavola” grazie a pregiate produzioni di altissima qualità di olio, legumi, ortaggi e vino, fortemente cresciute negli ultimi tempi. Questi prodotti sono i protagonisti dell’antica cucina tradizionale che viene riproposta, in chiave contemporanea, nei tanti ristoranti e agriturismi della zona.

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Prima di lasciare il capoluogo caiatino bisogna assolutamente gustare la pizza… una vera e propria arte ben radicata nel territorio che, negli ultimi anni, ha visto l’apertura di molte qualificate pizzerie. Tutte assicurano ai clienti un’adeguata accoglienza e un prodotto di alta qualità. Anche grazie ai numerosi riconoscimenti ottenuti dal famoso “fornaio moderno” Franco Pepe, Caiazzo è celebre in tutto il mondo, tanto da essere diventata una vera “meta turistica della pizza” che vede quotidianamente giungere da ogni dove un gran numero di visitatori.

In queste pagine vi abbiamo proposto tre comuni per molti aspetti simili tra loro e, allo stesso tempo, con tante particolarità uniche che li contraddistinguono, da scoprire un po’ alla volta, magari dedicando un fine settimana a una rilassante vacanza alla scoperta delle Colline Caiatine.

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Guideslow promuove il turismo lento, che avvicina l’ospite a ciò che lo circonda. Un modo diverso per scoprire e vivere l’atmosfera di un luogo.

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Milanto

fine food drink

Via G. B. Cattabeni, 93 Tel. 0823 1765869 milantocaiazzo@virgilio.it Milanto

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Sparono DOVE L’ARTE INCONTRA IL GUSTO DELL’ALTA

PASTICCERIA

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Quanto lavoro c’è dietro un dolce artigianale? Quanta passione e abilità? Si possono solo immaginare le ore trascorse in laboratorio a studiare le quantità, di Sisto Bucci a bilanciare gli ingredienti e a sperimentare nuovi accostamenti. Non c’è improvvisazione per coloro che vogliono raggiungere l’eccellenza. La vera pasticceria è scuola, studio, continua ricerca e anche attitudine.

Poi c’è l’alta pasticceria, che aggiunge a tutto ciò anche un pizzico di estro… quanto basta per trasformare un dolce perfetto in un’opera d’arte. Tutto questo è il bagaglio culturale del maestro pasticciere Giuseppe Sparono; questo è ciò che, più di quarant’anni fa, quando era ancora ragazzo, apprendeva nei laboratori casertani dai più grandi rappresentanti della pasticceria napoletana. Grazie alla loro rinomata esperienza, ha acquisito quei segreti “di bottega” che lo hanno portato finalmente ad aprire la sua pasticceria nel lontano 1983.

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Don Peppino rappresenta egregiamente il gusto della tradizione. Tra le sue numerose creazioni può vantare la realizzazione di un dolce che ha fatto storia: il Sospiro d’Angelo. Un invitante semifreddo formato da due strati di pan di Spagna insaporiti da una bagna a base di liquori miscelati e poi creme, scaglie di cioccolato fondente e granella di nocciole, ricoperto infine da un generoso strato di cacao. A buona ragione, la preparazione di questo dolce è tutelata anche da un brevetto. Oggi è possibile gustare l’esclusivo e originale Sospiro d’Angelo solo nell’unica sede della pasticceria Sparono a Caiazzo.

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I grandi risultati ottenuti in oltre 30anni di attivitĂ , colmi di esperienza, talento e conoscenza, si sono trasformati in una preziosissima ereditĂ , accolta con gioia ed entusiasmo dalla

nuova generazione Sparono: Michele e Pietro, due fratelli uniti dalla passione per la pasticceria che esprimono due stili diversi nelle loro creazioni.

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Michele sposa in maniera singolare la tecnica dolciaria e il forte legame con il territorio; questi sono gli elementi che lo ispirano nella realizzazione delle sue opere. Così in vetrina si scorge un tipo di cannolo che, da più di dieci anni, rappresenta ancora una grande novità per il settore. Un dolce che ha trovato nel Medio Volturno una nuova composizione. Qui la croccante sfoglia, per pochi giorni l’anno, tra agosto e settembre, abbandona il classico ripieno alla ricotta per traboccare di una gustosa e sublime crema al fico d’India. Accanto al cannolo, la neonata torta Castellum rappresenta un vero viaggio tra i sensi... a partire dalla forma e dai decori che ricordano il territorio con le sue fortezze medievali; il sapore, invece, sbalordisce per la presenza di spezie e di aromi utilizzati solitamente in cucina, come il rosmarino e l’origano, che Michele impiega con originalità in alcuni dei suoi dolci.

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Pietro, invece, come una sorta di neofuturista, non segue le regole… ama crearle, pur nel rispetto dei preziosi insegnamenti che gli sono stati trasmessi dal sapiente genitore. In ogni opera racconta qualcosa della sua vita; come nell’ultima realizzazione, “Ritrovato amore”, un inno a due innamorati che il destino ha riunito superando le barriere del tempo

e dello spazio. È una torta “a specchio” a cinque strati, luccicante come l’impeto e il genio artistico di Pietro, complici il suo interesse per l’arte e gli studi di musica in conservatorio. Al taglio si può quasi percepire la diversa consistenza e composizione di ogni strato, ciascuno dei quali riesce a regalare un’esperienza degustativa nuova e autentica.

Forme, tecniche e decorazioni evolvono e mutano seguendo stili e tempi, ma il sapore resta quello dell’artigianalità, derivata dalla grande esperienza del maestro pasticciere Giuseppe Sparono che, grazie alla sua passione e all’innegabile talento, ha saputo creare una realtà unica nel Medio Volturno. Un importante punto di riferimento riconosciuto e apprezzato anche a livello nazionale che, per nostra fortuna, continuerà il suo percorso verso successi sempre più grandi e meritati.

Sparono Caiazzo, via Cattabeni 34/36 Tel. 0823 868707 www.pasticceriasparono.it Pasticceria Sparono

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Le Comole di Castel Morrone

A pochi minuti da Caserta si può raggiungere un sito tra i piÚ interessanti e curiosi d’Italia per il fenomeno naturale che lo ha generato. Si trova a Castel Morrone, un piccolo comune situato nel cuore dei Monti Tifatini. Dal 1527 si ha testimonianza di due grandi voragini presso Monte Fioralito, distante solo qualche chilometro dal centro abitato.

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Si tratta di due giganteschi sprofondamenti del terreno, dalla forma e dalle dimensioni molto diverse tra loro. Il più piccolo ha la forma di una “damigiana”, con un’apertura di 30 metri di diametro e una base di 50 metri e sembra sia collegato, tramite un canale sotterraneo, a quello più grande. Quest’ultimo ha la forma simile a quella di un enorme cilindro, con un diametro di circa 250 metri e una profondità di 280 metri. Queste voragini in realtà sono due doline, meglio conosciute dagli abitanti del posto col nome di comole, termine che in dialetto significa proprio “avvallamento”.

Probabilmente le loro origini risalgono al Cretaceo (circa 145 milioni di anni fa), quando negli strati rocciosi del suolo si sono formate numerosissime e sottili fratture che si sono allargate nel tempo a causa dell’azione erosiva dell’acqua provocando il cedimento del terreno e la conseguente nascita della comola. Sebbene i fenomeni carsici siano molto diffusi in molte regioni d’Italia, le doline di Castel Morrone hanno da sempre attirato l’attenzione degli scienziati, perché la loro forma è “tipica” ma non molto frequente in Campania. Inoltre, per le dimensioni raggiunte, la comola grande è stata definita la dolina “da crollo” più vasta d’Italia.

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Le sorprese, tuttavia, si rivelano solo nel cuore di questi profondi anfratti. Proprio per le sue caratteristiche, all’interno della comola grande si è creato un microsistema naturale dove si può osservare una grande varietà di specie vegetali e animali. In particolare è diventata curiosamente il luogo preferito delle cornacchie, o meglio, delle mamme-cornacchie che per tre settimane all’anno trasformano la comola in una

nursery dove far nascere i propri piccoli. Con una breve passeggiata è possibile raggiungere la comola grande, anche se la visita risulta molto complicata per chi non conosce il sito, in quanto non c’è un sentiero che permette un’agevole discesa; per questo motivo consigliamo di non avventurarsi mai da soli ma di contattare l’Associazione Trekking Castel Morrone, che può fornire tutte le indicazioni necessarie.

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L’Associazione è costituita da un nutrito gruppo di volontari impegnati nella promozione del territorio di Castel Morrone; sono esperti conoscitori del luogo che nel tempo hanno individuato e tracciato diversi percorsi che portano a scoprire le tante meraviglie custodite nel cuore dei Monti Tifatini.

La comola piccola è ricoperta da una fitta vegetazione, quindi è molto pericoloso avvicinarsi perché non è visibile e c’è la possibilità di ritrovarsi all’improvviso in una situazione rischiosa.

Associazione Trekking Castel Morrone Trekking Castel Morrone CE 345 8569741

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IL GENERALE OSTERIA IN CAIAZZO

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Caiazzo Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 - 335 6854394 www.ristoranteilgenerale.com Ristorante Il Generale ristoranteilgenerale

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incucina

con Angela

LA MINESTRA maritata Una ricetta tramandata nei secoli a cura di Angela Cerreto

Secondo alcuni storici gastronomici, la ricetta che vogliamo proporvi in questo articolo sarebbe un adattamento della “Olla podrida”, una specialità di origine spagnola. Se così fosse, la nascita del nostro piatto si collocherebbe intorno al XIV secolo, quando a Napoli regnavano gli Aragonesi. Altri, invece, lo fanno risalire al tempo dell’antica Roma. Già nel I secolo a.C., Marco Gavio Apicio riportava nei suoi appunti la ricetta di piselli maritati, raccolta insieme a molte altre dello stesso autore nell’opera “De re coquinaria”. Secondo gli storici, furono i Romani a diffondere in tutta Europa, non tanto il piatto, ma la “formula matrimoniale”. Anche se non possiamo essere sicuri di ciò, certo è che ovunque sono diffuse molte ricette che uniscono carni a verdure o legumi.

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Dal canto nostro, possiamo affermare che la Minestra Maritata è uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica contadina, che si tramanda da secoli in quasi tutti i Paesi del Mediterraneo. Nel tempo certamente sono state adottate molte variazioni, in base ai gusti e alle disponibilità degli ingredienti, che vedono soprattutto l’impiego di parti meno nobili di carni unite a ortaggi coltivati o selvatici.

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Quella che proponiamo qui è una variante locale della Minestra Maritata, che vede protagonisti i prodotti del Medio Volturno. Utilizzando ingredienti oltre quelli riportati preparerete di certo un’ottima zuppa, ma non sarà la nostra Minestra Maritata.

INGREDIENTI CARNI DI MAIALE

»» osso di prosciutto - un gambetto »» cotiche salate - 300 g »» salsiccia di polmone - 300 g (oggi è diffusa quella secca, ma attenzione che sia senza fegato) »» costine salate - 300 g (tracchiolelle fresche) »» orecchia salata (se si preferisce) »» piede di maiale salato (se si preferisce) »» salsiccia fresca - 300 g »» pancetta stagionata - 300 g

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VERDURE

»» broccoletti 400 g »» broccoli di foglia 400 g »» borragine 300 g »» verza 300 g »» cicoria 300 g »» scarola 400 g »» torzelle 300 g »» sedano 1 »» aglio - 4 spicchi »» maggiorana »» peperoncino »» sale

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PROCEDIMENTO

Disporre in una capace pentola l’osso di prosciutto e tutti i pezzi di carne stagionata. Coprire con acqua non salata e mettere in cottura a fuoco medio per circa un’ora. Aggiungere ora le carni fresche e lasciare cuocere per altri 30 minuti. A questo punto togliere il tutto e calare nel fondo di cottura le verdure, l’aglio e il peperoncino tritati. Intanto tagliare la carne a pezzetti (compresa la cotica del prosciutto) e aggiungerli alle verdure; solo quando queste saranno cotte, regolare di sale. Le nostre nonne avevano l’abitudine di eliminare l’acqua della prima bollitura delle carni, perché era troppo ricca di grassi; quindi, se dopo qualche minuto di bollitura dovesse affiorare troppo grasso eliminatelo semplicemente cambiando l’acqua. Gustate la minestra con pane di lievito madre, cotto a legna (meglio se di un paio di giorni), e un buon bicchiere di vino rosso. Dato che le quantità degli ingredienti sono abbondanti, vi invitiamo a condividere la Minestra Maritata con i vostri cari…

Buon appetito!

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Il Medio Volturno

una terra generosa e accogliente

visita il nostro sito e scopri di piĂš www.guideslow.it Guida Turistica del Medio Volturno

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Randonnée Reale Uno strumento di conoscenza dei luoghi “nei dintorni della Reggia” di Caserta e un esempio di cicloturismo in Campania 88 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Dal francese Randonnée significa passeggiata, escursione, gironzolare. Randonnée vuol dire andare in bici divertendosi con una diversa filosofia: un viaggio di scoperta che permette di sentire nuove sensazioni e di godere delle meritate soste. La Randonnée è un viaggio, dove il vero traguardo è nelle emozioni vissute lungo il percorso; quel traguardo che ogni ciclista conserverà nel cuore e nei ricordi. Che cosa è dunque la Randonnée? È una prova sportiva, senza classifica, su distanze differenti alla portata di tutti, con l’intenzione di avvicinare le persone alla pratica del cicloturismo. È convinzione dell’Associazione Veloclub VentoContrario che il cicloturismo possa essere un vero attrattore turistico, tanto da aver posto in essere due Randonnée: la “Reale” e “delle Sorgenti”. Con esse, si propone di far esplorare ai ciclisti e ai loro accompagnatori un’area della Campania che da sempre suscita emozioni in chi si ferma a contemplarla, catturando l’attenzione nei confronti di un territorio che si presenta ricco di storia, cultura e tradizioni. Luoghi incantevoli che potranno essere vissuti percorrendo stradine incontaminate e degustando i tanti prodotti tipici locali.

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I percorsi tracciati per la Randonnée Reale sono stati individuati principalmente su strade secondarie, a basso traffico automobilistico, dette anche “riciclovie”. Ai partecipanti viene consegnato un “road book”: un libro che indica nel dettaglio la strada da seguire e il tempo massimo per percorrerla. In occasione di questi eventi, il ciclista viaggia in completa autonomia affrontando una sfida contro se stesso per concludere il percorso entro il limite massimo previsto. Lungo il tracciato sono previsti dei punti di controllo e

di ristoro, organizzati in collaborazione con i soggetti della cittadinanza attiva come le Pro Loco e le altre associazioni di volontariato che ricoprono un ruolo determinante per quanto riguarda l’accoglienza e il contatto con le genti locali. La convinzione è che grazie alla collaborazione di tutte le comunità coinvolte, si possa concretamente realizzare uno sviluppo sostenibile del territorio, che al Nord come al Sud può generare circuiti virtuosi tra nuove esperienze, con ricadute positive sull’economia locale, nel pieno rispetto dell’identità locale.

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LA RANDONNÉE REALE La seconda edizione della Randonnée Reale, che si è svolta il 30 settembre 2018, con partenza e arrivo nel suggestivo borgo di Castel di Sasso, è valida come prova Audax Club Parisienne (ACP) omologazione mondiale di Randonnée, prova del campionato Italiano di Randonnée dell’Audax Randonneur Italia (ARI). Il percorso ha avuto l’obiettivo di guidare i tanti amanti della bici attraverso i siti UNESCO della Provincia di Caserta: dalla Reggia, con il suo Parco Reale e il Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, ai Ponti della Valle (l’Acquedotto Carolino); ma anche di far scoprire suggestivi luoghi poco conosciuti “nei dintorni della Reggia”: i borghi di Sant’Agata dei Goti, Caiazzo e Castel Campagnano con le splendide Colline Caiatine; Pietravairano con il suo Teatro Tempio; i borghi delle acque minerali di Riardo e Pratella; Roccaromana, i siti Reali di caccia del Monte Maggiore e i tanti piccoli comuni disseminati sul territorio ricchi di testimonianze storiche. Testimonial della II Randonnée Reale è stata Juliana Bhuring; la prima e più veloce donna a percorrere il “Giro del mondo in bici”.

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Lavorazione Carni e Salumi Ci identifichiamo in tre semplici elementi: tradizione, territorio e qualità! La tradizione è ciò che ci ispira in questo lavoro; dai nostri antenati abbiamo appreso le autenticità della cultura contadina, fatta di impegno e lungo lavoro ma anche di pulizia e integrità verso l’ambiente. Il territorio è il nostro riferimento; tutti i fornitori allevano i propri animali seguendo il naturale ciclo di vita. Qui vive ancora una forte vocazione agricola, con aziende di piccole dimensioni dove bovini e suini hanno la possibilità di crescere a contatto con l’ambiente. Per garantire la qualità assoluta lavoriamo solo carni provenienti da aziende certificate e seguiamo tutte le fasi della filiera, dall’allevamento alla trasformazione. Tutti i prodotti, sia freschi sia trasformati, filetti, salami, salsiccie, prosciutti, pancette, sono lavorati e confezionati con metodi naturali, nel rispetto dei tempi e delle stagioni, senza ricorrere all’uso di conservanti.

Lavoriamo solo carni di allevamenti dell’area del Monte Maggiore associate Coldiretti Caserta

Difendiamo la genuinità dei nostri territori e la bontà delle nostre tradizioni

offriamo solo il meglio!

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PAPPARDELLE AL CASAVECCHIA E ZUPPA DELLE FONTANELLE Le eccellenze del territorio in un piatto… anzi due I ristoratori del Medio Volturno sanno di avere a che fare con grandi eccellenze gastronomiche e hanno imparato a renderle protagoniste nei loro piatti. Sono prodotti che custodiscono una storia, caratterizzati dalla qualità di una produzione locale e da un profumo e un sapore che solo questo territorio sa regalare. Tra i migliori piatti di questo genere sicuramente i due che vi stiamo per presentare meritano particolare attenzione.

PAPPARDELLE AL CASAVECCHIA Vino Casavecchia, carne di Suino di razza casertana e un pizzico di peperoncino sono gli ingredienti alla base di una gustosa ricetta targata Pasquale Izzo. È un piatto che rivela un’attenta ricerca dei prodotti e la voglia di sperimentare, cercare e trovare diversi abbinamenti, per scoprire nuovi sapori. Così nascono le Pappardelle al Casavecchia, dall’unione di farina da grano duro, uova, sale e vino Casavecchia. Il rosso trebulano, corposo e forte, dona all’impasto un colore violaceo e un sapore delicato ma persistente, che si armonizza piacevolmente con il ragù di Suino casertano insaporito da un pizzico di peperoncino e da circa 5 ore di cottura lenta, durante la quale gli aromi della carne esaltano il gusto del pomodoro e liberano un profumo che inebria i sensi.

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LA ZUPPA DELLE FONTANELLE È possibile che tre ingredienti “umili”, come pane, formaggio e cipolle, possano essere eccellenze che celebrano un territorio? Decisamente sì! Se si parla di cipolla di Alife, provola di Caiazzo e pane di Pontelatone. La prima, oltre a essere presidio Slow Food, è un Prodotto Agroalimentare Tipico (PAT) delle terre alifane, capace di conservare anche in cottura una dolce croccantezza che dà carattere a ogni piatto; la provola, ottenuta dalla lavorazione di latte caiatino, si distingue per un gusto particolare e molto delicato; il pane di Pontelatone ha il sapore della casa, dell’impasto realizzato a mano e il profumo della cottura nel forno a legna. “Pane, cipolla e core cuntiento” si diceva un tempo, per indicare un piatto povero e genuino. Oggi, invece, la combinazione di pane e cipolla è una vera e succulenta prelibatezza, ben rappresentata dalla Zuppa delle Fontanelle: una base di cipolla e cubetti di pane, i cui sapori si legano tra loro in maniera superba, ricoperta da uno strato di provola affumicata.

Tre ingredienti semplici per celebrare tre territori, Alife, Caiazzo e Pontelatone, alla maniera di Pasquale Izzo; il ristoratore che ama raccontare questa terra attraverso i suoi piatti. L’Agriturismo Le Fontanelle si trova nella verde campagna di Pontelatone, ed è la destinazione perfetta per scoprire i piatti del territorio. Il luogo dove un insieme di sapori e odori rivelano la bontà e l’autenticità del Medio Volturno.

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Macelleria . Prodotti tipici . Salumi di produzione propria

Una storia che inizia alla fine degli anni ’70, quando Nicola Zullo e sua moglie Domenica decisero di aprire la loro macelleria. Lui si occupava dell’allevamento del bestiame e lei, anche grazie all’innata simpatia, si dedicava alla conduzione del punto vendita. Come nella migliore tradizione, con il passare degli anni il testimone passa al figlio Giovanni che coinvolge, ovviamente, la moglie Carmela. Giovanni gestisce tutta l’azienda anche con altri componenti della famiglia (si allevano ovini, bovini e suini) e si accerta quotidianamente che tutto preceda bene

perché, come lui stesso dice, “ai miei clienti devo offrire sempre il meglio”. La signora Carmela invece, nel laboratorio aziendale, si occupa della preparazione di salumi, formaggi e speciali lavorazioni di carni pronte per essere cucinate. Lei stessa ritiene che la clientela, informata dai programmi di cucina che si vedono in televisione, è molto più esigente, quindi: “quando entrano in macelleria, devono essere colpiti anche dai colori e dai prodotti preparati da noi, perché la tradizione dello stare a tavola è ancora un imperativo, oltre che un piacere a cui pochi rinunciano”.

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L’offerta della macelleria Zullo comprende anche un ricchissimo assortimento di prodotti alimentari di qualità: dai formaggi locali, come la Caciotta del Matese, ai salumi e formaggi di produzione propria, conserve alimentari, ottimo olio della zona, vini di produzione di aziende del posto come il Primo Santagata… e tanti altri. Una famiglia che vede i suoi componenti accomunati non solo da un legame affettivo

ma anche dalla passione innata per il mestiere; da tutto ciò traggono un’evidente e dichiarata soddisfazione personale che per loro non ha prezzo. E come dice Giovanni “noi componenti della famiglia Zullo ringraziamo ogni cliente che ci preferisce. A chi compra al nostro banco per me è come se dessi il frutto del mio lavoro a qualcuno della mia famiglia”. Buon Appetito!

Alvignano - Corso Umberto I° Tel. 0823 614102 Macelleria Zullo

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Parlare dei tropici in una guida turistica dedicata al Medio Volturno può sembrare bizzarro. In fondo si tratta di territori che appartengono a due mondi diversi, distanti tra loro migliaia di chilometri, con storie, tradizioni e costumi completamente differenti. Eppure si può affermare che queste terre così lontane, in realtà, in qualche modo sono molto vicine. 98 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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IL “SUPERALIMENTO” DEL MEDIO VOLTURNO

Da qualche anno, infatti, c’è un filo “verde” che le unisce; un legame che è possibile indicare con un “nome e cognome” ben precisi: Alga Spirulina, nota negli ambienti scientifici come Arthrospira platensis. La Spirulina è una microalga di colore verde-blu che, come è possibile notare solo al microscopio, ha la curiosa forma di una spirale (da cui il nome).

Grazie ad alcuni scritti risalenti al ‘500, è stato scoperto che probabilmente era conosciuta e consumata anche dai popoli Aztechi, perché ritenuta già allora un’eccellente fonte di energia. Nonostante ciò è stata ignorata per alcuni secoli, fino a quando studi approfonditi, condotti nel corso dell’800, hanno rivelato i grandi benefici di questa particolare alga. 99

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IN UN PICCOLO VEGETALE, GRANDI BENEFICI Per le sue proprietà, l’alga Spirulina è un integratore naturale completo; le proteine costituiscono il 65% del suo peso (più della soia) e svolgono una funzione antiossidante… in poche parole prevengono l’invecchiamento e aiutano i tessuti a rimanere sani. La presenza di acidi grassi omega 3 e omega 6 la rendono un perfetto antinfiammatorio e vasodilatatore mentre i sali minerali e le vitamine aiutano a combattere stress e stanchezza e a dare grande energia. Non è un caso se, già nel 1974, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’ha definito come “il migliore alimento del XIX secolo”. Nel 2008, invece, la FAO l’ha descritto come il “cibo del futuro”, in grado di contrastare il problema della malnutrizione. Inoltre non contiene colesterolo e aiuta a tenere sotto controllo la glicemia, diventando un vero toccasana per chi soffre di diabete.

UN SUPERALIMENTO NATURALE Cosa lega questa pianta tropicale al Medio Volturno? La Spirulina è un vegetale, quindi si comporta come tutte le altre piante: cresce in ambienti caldi e soleggiati e utilizza la luce del sole per produrre sostanze nutritive e ossigeno. Proprio nel bosco di Selvapiana, comune di Alvignano, l’alga ha trovato il suo habitat naturale grazie alla presenza di un clima ideale.

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In questo territorio, inoltre, non ci sono grandi impianti industriali quindi la buona qualità dell’aria e dell’acqua (assorbiti dall’alga) permettono di operare in un contesto salubre, senza il bisogno di ricorrere a eccessive manipolazioni e sprechi energetici in opere di depurazione. L’impianto realizzato ad Alvignano è costituito da una grande serra che ospita lunghe vasche dove proliferano le microalghe. Per ottenere un chilogrammo di proteine di Spirulina serve 1/50 dell’acqua necessaria per ricavare la stessa quantità di proteine animali.

Grazie al processo di produzione adottato dai biologi Antonio Mirto e Onofrio Biasi, che prevede anche il riciclo dell’acqua, abbiamo un tipo di coltura a impatto zero per l’ambiente. Ogni mattina, approfittando della frescura, si procede con la raccolta delle alghe pronte per essere trasferite in laboratorio; dopo aver sottratto l’acqua in eccesso vengono messe a essiccare a circa 40 gradi, temperatura perfetta per conservare intatte tutte le loro proprietà. A questo punto, il prodotto è pronto per essere confezionato.

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LA SPIRULINA IN CUCINA La Spirulina trova numerosi usi in cucina, tanto da poter essere utilizzata come ingrediente in diverse ricette, sia sotto forma di polverina che in comodi stick. Questi ultimi possono essere consumati direttamente, come condimento di insalate o immersi in un vasetto di yogurt. La polverina, invece, può essere miscelata con altri ingredienti per preparare pasta, pane e taralli... senza dimenticare i dolci. Dove quest’alga è più conosciuta, sono molto diffusi

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i frullati a base di mela, banana e spirulina. Questi sono solo alcuni esempi, infatti, la Spirulina si può abbinare a un’infinità di piatti, sia vegani che a base di carne; tutto dipende dalle preferenze di chi cucina e, ovviamente, di chi li gusta. Come per ogni alimento è sempre importante non eccedere; una dieta bilanciata prevede il consumo di massimo 3 grammi di Spirulina al giorno.

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Un ambiente di coltura pulito e una corretta manipolazione sono fondamentali per determinare la bontà del prodotto finale, ecco perché è bene sempre consumare un alimento che sia regolarmente certificato. Antonio, Onofrio e Rita prestano particolare attenzione a questi aspetti; e anche per questo motivo che l’azienda da loro fondata, “Biospira”, ha ottenuto importanti e meritati riconoscimenti oltre a essere inserita tra le “Migliori start-up innovative del 2018”. Una grande vittoria e tanta soddisfazione per due giovani ricercatori che hanno deciso di investire con fiducia in un territorio che, sempre più spesso, sta dimostrando di poter superare ogni aspettativa.

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Escursione al Teatro Tempio di Pietravairano-

a cura di Luigi Russo

Una bella passeggiata, si sa, fa molto bene alla salute, facilita l’apporto di ossigeno e migliora la circolazione sanguigna. Passeggiare all’aperto, come confermato anche dall’ambiente medico scientifico, potenzia questi benefici e riduce lo stress, favorendo il rilascio delle endorfine (gli ormoni del benessere). Dunque, se camminare fa bene, e farlo all’aperto è ancora meglio, uno dei luoghi ideali per questa pratica è sicuramente il Medio Volturno. Qui si trovano numerosi sentieri che tutti possono percorrere, lungo i quali è possibile scoprire anche angoli e panorami inaspettati di una terra meravigliosa e poco conosciuta.

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Tra i più suggestivi consigliamo un sentiero, leggermente impegnativo, che dal comune di Pietravairano porta a Monte San Nicola, dove si trova il complesso monumentale del Teatro-Tempio romano. Raggiunta la frazione Sant’Eremo, un’opportuna segnaletica indica l’inizio del sentiero. Il tratto iniziale è piuttosto impegnativo, in quanto un po’ ripido e privo di gradoni; quindi bisogna prestare particolare attenzione. Superata la prima parte, il cammino diventa più agevole e raggiunge un bell’affaccio sulla piana sottostante. Seduti comodi su una panchina è possibile sostare e osservare l’elegante e maestoso profilo della catena di Monte Maggiore e la valle del Volturno. Da qui in poi, fino alla cima di Monte San Nicola, il panorama si apre sempre di più, regalando la splendida immagine di un paesaggio che parte dalla costa tirrenica, con le isole di Ischia e Capri, fino alla piana Alifana e alcune delle cime del Massiccio del Matese.

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A dominare questo immenso territorio c’è il Teatro-Tempio, un complesso architettonico risalente al II-I secolo a.C. che rappresenta una tappa delle conquiste romane verso il Sud Italia. Il sito è oggetto di un importante restauro archeologico, in via di ultimazione.

L’impianto, nel suo insieme, crea uno stupefacente effetto scenografico accentuato dalla sua posizione a circa 500 metri di altitudine, con il tempio e il teatro disposti su due livelli differenti. In basso si trovano le gradinate del teatro che accoglievano gli spettatori e, allo stesso tempo, rappresentavano anche un elemento di rinforzo per il monte sul quale poggia il tempio. Di questo si riconoscono le tre cellae (stanze) che probabilmente ospitavano le statue delle divinità adorate. È un sito affascinante e molto singolare, che testimonia la grande capacità ingegneristica dei popoli che lo hanno realizzato.

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Per la sua bellezza, il complesso richiama molti visitatori provenienti anche da fuori regione. Ăˆ stato necessario, quindi, progettare la realizzazione di un mezzo di trasporto a cremagliera (che sarĂ ultimato a breve) per consentire la visita anche a chi non ama o ha difficoltĂ  a camminare. Inoltre, periodicamente, il teatro rivive la sua originaria funzione accogliendo eventi di natura teatrale e musicale.

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INFORMAZIONI

Tempo medio di percorrenza: salita 45 minuti - discesa 30 minuti Distanza: 900 metri Dislivello: 100 metri Difficoltà del percorso: Turistico L’accesso al sito è gratuito.

Da evitare nei mesi più caldi. ...Fornirsi di acqua e di un leggero spuntino. Indossare scarpe da trekking e abbigliamento adeguato.

Teatro-Tempio romano di Monte San Nicola

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Azienda agricola Creta Pietravairano - Tel. 328 056 3502 Zafferano di Pietravairano

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Il Medio Volturno

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IlUNGalluccio Rosso DOC VINO DALLE GRANDI POTENZIALITÀ 118 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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La storia dei vini del Medio Volturno porta a scoprire curiosità sempre molto interessanti, che confermano ancor di più la ricchezza di questo lembo di terra campana. Nel territorio del vulcano Roccamonfina la produzione agricola ha raggiunto livelli qualitativi di eccellenza. Ciò non sorprende affatto se pensiamo che le attività vulcaniche e le caratteristiche geologiche del terreno hanno determinato un tipo di suolo molto favorevole ad accogliere tante pratiche agricole, soprattutto quella vitivinicola. A testimonianza di ciò ci sono le parole di Giannantonio Cam-

pano (noto umanista del ‘400 nativo di Galluccio) che in un’occasione inviò una cesta di uva all’amico Jacopo Ammannati, cardinale di Pavia, descrivendola con queste parole: “è sana, vigorosa, non inferiore al miele imetteo…”. Ancora in questo territorio, nel corso del Seicento, il duca fiorentino Velluti Zati allevava con successo il vitigno Aleatico col quale produceva il famoso Vin Santo, “spacciato” nelle piazze fiorentine come prodotto toscano. Per il suo sapore era molto apprezzato e richiesto durante le cene organizzate a Firenze.

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Ci siamo, quindi, diretti nei comuni del Roccamonfina per conoscere meglio la pregiata realtà vinicola del territorio, in particolare il famoso Galluccio Rosso DOC.

La produzione è regolata da un disciplinare che impone una vinificazione di uve coltivate esclusivamente nei comuni di Galluccio, Mignano Monte Lungo, Conca della Campania, Tora e Piccilli e Rocca d’Evandro. La sua composizione deve essere costituita per il 30% di uve da vitigni a bacca rossa e per il 70% di Aglianico, che trova il suo ambiente ideale anche nei dintorni del Roccamonfina. Si ottiene così un vino giovane dal colore brillante, un bellissimo rosso rubino che tende col tempo verso il rosso granata.

Il Galluccio si presta bene all’invecchiamento perché smussa tutte le spigolosità della nuova produzione; col passare del tempo, infatti, la durezza e i tannini lasciano spazio a un sapore molto più morbido. Quando alla vista si nota un colore molto intenso e poco vivace vorrà dire che si è davanti a un bicchiere di ottimo vino affinato. Inoltre, come previsto dal disciplinare, se lo si lascia invecchiare per più di due anni (di cui uno in botti di legno) il Galluccio DOC può assumere anche la specifica di Riserva.

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Il vino rosso, per essere apprezzato al meglio, dovrebbe essere bevuto in due tipologie di bicchieri. I vini giovani vanno serviti in un semplice calice panciuto e tenuti a una temperatura media di 13-14 gradi; quelli invecchiati, invece, si assaporano meglio se serviti a circa 16 gradi in un calice di tipo “Grand Ballon�.

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Per quanto riguarda gli abbinamenti, questo rosso sposa benissimo i piatti della tradizione rurale. Quindi, se avete intenzione di preparare una pasta al sugo, un arrosto, un secondo a base di selvaggina o la tipica e sostanziosa minestra maritata, a tavola non può mancare una bottiglia di Galluccio. Il Galluccio Rosso DOC ha delle qualità ormai note anche oltre il territorio nazionale, grazie al lavoro di numerosi viniviticoltori che producono un “nettare” che ha il sapore della storia e della terra del Vulcano Roccamonfina.

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Nella rigogliosa vegetazione che circonda il comune di Roccamonfina, tra boschi di querce, carpini e castagni, la natura vulcanica del terreno favorisce la crescita di un tipico ed eccezionale prodotto. Qui, tra fine estate e inizio autunno, nasce e prolifera il famoso e saporito porcino dell’area di Roccamonfina. Questo fungo comprende piÚ specie. Le piÚ diffuse nel comprensorio sono quelle appartenenti al gruppo del Boletus edulis: Boletus aereus (porcino nero), Boletus edulis (propriamente detto porcino), Boletus reticulatus (porcino reticolato).

fungo porcino delVulcano Roccamonfina Il

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Micelio

È uno straordinario prodotto della terra, dal sapore caratteristico e dalle ottime proprietà organolettiche, che gli abitanti del luogo hanno saputo ben valorizzare trasformandolo in un’importante risorsa economica. Grazie alle sue qualità è stato il primo fungo in Campania a essere inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali dal MIPAAF (Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali) con la denominazione di Fungo Porcino del “Vulcano Roccamonfina”. Il fungo vero e proprio, in realtà, è costituito da una fitta ragnatela di cellule (micelio) che si trova sotto la superficie del terreno; questa rappresenta la porzione durevole del fungo che è strettamente e intima-

mente legata a radici di piante “comari” (tra cui quelle citate) con cui intrattiene uno scambio di sostanze nutritive (acqua, zuccheri, antibiotici, sali minerali) favorevole ai due organismi. Questo fenomeno di simbiosi mutualistica è definito micorrizia. La parte che emerge dal suolo e che si raccoglie per il consumo, impropriamente detta “corpo fruttifero”, rappresenta la forma riproduttiva sessuata del fungo. Milioni di spore vengono generate dall’apparato riproduttore (situato sotto il cappello) e disperse nell’ambiente circostante, ma solo pochissime riescono a dare vita a nuovi funghi che tendono, perciò, a formarsi sempre negli stessi posti; ecco perché è assolutamente vietato l’uso di uncini,

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rastrelli e di ogni tipo di strumento che possa compromettere lo strato umifero del terreno e l’apparato radicale della vegetazione; cioè degli elementi che costituiscono l’habitat ideale per la sua

espansione. Anche per questo motivo, durante la raccolta, i funghi devono essere adagiati in ceste di vimini o in contenitori “forati” che facilitano la diffusione delle spore.

Porcino reticolato

Porcino

Porcino nero Roverella

Castagno

Carpino bianco

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Il porcino del Vulcano Roccamonfina si distingue per il caratteristico cappello carnoso, più o meno scuro; per il gambo più panciuto, di colore bianco, ornato spesso da un reticolo bruno; per la parte fertile (simile a una spugna), posta nella parte inferiore del cappello, di colore bianco in gioventù, poi ingiallente, inverdente e tardivamente imbrunente; per la carne soda di colore bianco, dal profumo decisamente inebriante e così intenso da permettere quasi di riconoscerlo tra i sentori del sottobosco. Assai ricchi di acqua, e moderatamente di proteine di alto valore biologico, sali minerali e vitamine, 100 grammi di funghi sviluppano

solo dalle 11 alle 35 chilocalorie: perfetti da utilizzare in una dieta ipocalorica. Il punto di forza di questo porcino, tuttavia, rimane il sapore gradevole che riesce a dare un tocco di sapidità a tutti i piatti in cui entra trionfante da protagonista, anche in piccole dosi. Per gustare appieno tutto il sapore, l’ideale è utilizzarli freschi, per preparare il classico risotto oppure un ottimo piatto di tagliatelle fatte in casa. In alternativa possono essere essiccati (in modo da preservare tutti i profumi e gli aromi) e consumati quando e come più si preferisce, o conservati sott’olio… seguendo il metodo che vi suggeriamo.

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COME FARE I PORCINI SOTT’OLIO Dopo averli spazzolati per bene e ripuliti con un panno umido, lasciati interi o tagliati a pezzettoni, i nostri bellissimi funghi si fanno cuocere per alcuni minuti in una pentola contenente acqua, aceto e sale. L’acidulazione previene lo sviluppo del batterio botulino. Per arricchire il sapore chi lo desidera può aggiungere anche qualche aroma: limone, prezzemolo o peperoncino. Una volta scolati, lasciare asciugare accuratamente per qualche ora e riporre in un vasetto di vetro; la ricopertura con olio sarà l’atto finale prima della chiusura del coperchio del vaso di conserva. Al fine di prevenire un’intossicazione botulinica, è importante lavorare

seguendo una linea di preparazione che non si incroci mai con suppellettili o strumenti usati sulla materia prima “grezza”, operando secondo scrupolose regole elementari di igiene, dal lavaggio delle mani alla sterilizzazione dei recipienti di conservazione. A questo punto il vasetto deve “riposare” almeno qualche settimana per poi aprirlo e, finalmente, gustare la genuina bontà che regala il territorio di Roccamonfina. Basta un po’ di fantasia per preparare tante ricette diverse... il Fungo Porcino del Vulcano Roccamonfina “penserà” a profumare e impreziosire di sapore ogni singolo piatto. Si ringraziano per la preziosa collaborazione Claudio Berna e Romolo Sciacca Foto di Claudio Berna e Claudia Berna

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ITINERARIO TURISTICO

Borghi, natura, panorami e buon cibo sono il mix perfetto per chi vuole impiegare al meglio il proprio tempo libero e, come ben sappiamo, il Medio Volturno è la meta che soddisfa le aspettative di questo tipo di visitatore. L’itinerario che vogliamo proporvi in questo articolo è una vera passeggiata tra i borghi del Roccamonfina, che è possibile effettuare sia in macchina che in mountain bike. Come sempre gli itinerari che vi segnaliamo sono di natura Slow; quindi concedetevi del tempo, rilassatevi e decidete da dove partire e cosa visitare tra i numerosi punti d’interesse che vi suggeriamo in queste pagine, con la possibilità di percorrere interamente l’itinerario o di suddividerlo in più tappe.

A passeggio tra i borghi del vulcano “Roccamonfina”

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Il viaggio di Guideslow attraverso i borghi più belli del Medio Volturno parte da Tora e Piccilli, due piccoli centri che formano un unico comune, situato a un paio di chilometri dal bivio che si trova lungo la SS 6 Casilina che da Vairano Scalo conduce verso Mignano Montelungo

TORA e PICCILLI Il borgo Tora, il capoluogo comunale, si trova su una delle pendici del vulcano. Il suo aspetto è quello di un tipico borgo medievale, raccolto sulla sommità di una collina intorno alla bellissima torre normanna, resa famosa dalla manifestazione che ogni anno rievoca il suo incendio e l’assedio del borgo. La storia di questi luoghi è antica oltre che molto affascinante. Per visitare Tora, bisogna lasciare l’auto nella piazza principale e seguire via Castello per risalire verso la torre. La passeggiata nel centro storico permette di raggiungere diversi punti panoramici da dove è possibile ammirare l’intero paesaggio circostante, costellato di castagneti e boschi di querce.

La Torre Normanna È un maestoso edificio risalente al XII secolo, alla piena epoca normanna. Tutti coloro che si spostavano tra Lazio e Campania, sul versante orientale del Roccamonfina, non potevano sfuggire al controllo delle guardie appostate sulla torre che, nonostante i vari rifacimenti, ha sempre conservato l’originaria funzione di punto di avvistamento. Dal 1888, la sommità della torre ospita un’enorme campana realizzata da maestri napoletani. Lungo tutto il percorso per raggiungere la torre si susseguono grandi palazzi signorili, alcuni dei quali si distinguono per le grandi dimensioni, come il Palazzo Ducale fatto costruire dalla famiglia dei Galluccio intorno alla metà del Settecento.

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Curiosità: il silenzio dei giusti L’accoglienza di torani e piccilesi è documentata anche dalla storia. Durante gli eventi che segnarono il secondo conflitto mondiale, Tora e Piccilli accolse diverse famiglie di ebrei provenienti da Napoli. L’intera comunità, compreso il podestà, rimase in silenzio e nascose la loro presenza ai tedeschi che giunsero qui dopo l’8 settembre (quando l’Italia passò dalla parte degli anglo-americani) per razziare e deportare prigionieri. La scelta fatta dalla comunità di Tora e Piccilli è passata alla storia come “il silenzio dei giusti”. È l’unico esempio in Italia di una cittadina che si è interamente schierata a favore della comunità ebraica. Sicuramente un motivo in più per spingersi fin qui e scoprire la magica atmosfera di questo luogo.

Le Ciampate del Diavolo A più di un secolo dal loro rinvenimento, in località Foresta, è emersa la verità sulle Ciampate del Diavolo. Le tracce presenti su uno strato roccioso (frutto di un’eruzione del vulcano Roccamonfina), che antiche leggende vogliono impresse da demoni e spiriti maligni, sono in realtà impronte di piedi lasciate dal passaggio dei primi uomini che hanno abitato questi luoghi, durante uno dei loro spostamenti alle falde del vulcano. Si contano, ad oggi, un centinaio di orme che seguono diversi percorsi e in un solo caso compare anche un’impronta lasciata da una mano. Quello de Le Ciampate del Diavolo è il terzo sito paleontologico più importante al mondo per quanto riguarda la presenza di impronte umane, sia per la sua antichità che per l’ottimo stato di conservazione delle tracce capaci di rivelare tanti segreti sulle abitudini e capacità dei nostri antenati vissuti circa 350mila anni fa. Il sito è aperto a visite guidate su prenotazione. www.associazioneorme.it Ciampate DEL Diavolo

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Convento di Sant’Antonio Lungo la strada che collega Tora a Piccilli, nel 1709, il duca e barone Francesco Galluccio fece costruire una chiesa e un convento dedicato a Sant’Antonio per donarlo ai frati Cappuccini. Nel corso del tempo ha avuto diverse funzioni, da municipio a ospedale garibaldino; nel 1904 il complesso religioso fu restituito ai frati Cappuccini per poi ospitare la Comunità Mariana “Oasi della Pace”. Secondo una simpatica tradizione, ogni anno ai frati del convento veniva regalato un maiale, ritenuto sacro perché donato a Sant’Antonio. I più anziani ricordano, ancora nei loro racconti, di un maialino che circolava liberamente per il paese, con una campanella al collo che attirava l’attenzione degli abitanti, i quali erano soliti dargli qualcosa da mangiare. Consumato il pasto, il maialino faceva ritorno allegramente al convento. Si ringrazia l’arch. Gennaro Farinaro

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Da Tora e Piccilli si può imboccare via Santissimi Filippo e Giacomo e percorrere circa sei chilometri per raggiungere il comune di

CONCA della CAMPANIA

Anche a Conca della Campania gli ospiti vengono accolti dal castello che affaccia sulla piazza principale. Questo risale al XII secolo, ma mostra molti rimaneggiamenti avvenuti nel corso del tempo, infatti intorno al Cinquecento è stato trasformato in una residenza in cui si conserva un bellissimo ciclo di affreschi. Oggi si può ammirare la cappella Ottocentesca dove è custodita la statua della Madonna della Libera, in legno di cedro del Libano. I monaci benedettini dell’Abazia di Montecassino si insediarono qui nell’VIII secolo, bonificarono i terreni e costruirono i primi villaggi e case coloniche. Ad attirare i frati furono proprio i terreni fertili e il clima mite e salubre del luogo. Il paesaggio di Conca, infatti, complici le passate attività vulcaniche e la favorevole posizione geografica, presenta particolarità veramente uniche. 137

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La cascata Conca della Campania è famosa per le sue bellissime cascate. Quella di Rivo di Conca si raggiunge facilmente superando la “casa del Mugnaio” e seguendo il sentiero che scende verso il ponte in pietra che scavalca il Rivo. Da qui si può osservare lo straordinario salto nella gola sottostante. Seguendo il sentiero segnalato, immersi in una vegetazione rigogliosa di muschi, fiori e felci, si scende giù nella gola per ammirare i mulini in pietra e la cascata in tutta la sua magnificenza. È possibile proseguire lungo il sentiero e ritornare su verso il ponte in pietra. Il circuito ad anello è molto semplice e percorribile da tutti, anche dai bambini che rimarranno estasiati dalla bellezza selvaggia di questo luogo.

foto di Luca Ferdinandi

curiosità Tra i maggiori ospiti di Conca possiamo ricordare Pietro Porcinai, famoso architetto paesaggista che ha realizzato grandi opere in tutta Italia; a Conca ha creato un parco dove si mescolano lo stile del giardino inglese con quello classico italiano, la Pineta Bartoli Galdieri, dove l’architetto raccolse una ricca collezione di specie botaniche provenienti da tutto il mondo.

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Terminata la visita a Conca della Campania, l’itinerario porta verso il cuore del vulcano per scoprire, non certo il magma, ma la città di Roccamonfina; una cittadina molto attiva e animata, famosa per le ricche sorgenti d’acqua e i suoi caratteristici castagneti.

ROCCAMONFINA

Santuario dei Lattani Come prima tappa consigliamo sicuramente una visita al Santuario della Madonna dei Lattani, che si raggiunge lasciando la Strada Provinciale 14 e imboccando via Lattani. La strada conduce su uno dei rilievi situati all’interno del vulcano. Posto a circa 850 metri slm, il Santuario gode di una meravigliosa posizione panoramica. La sua fondazione è attribuita a San Giacomo della Marca e San Bernardino da Siena che realizzarono un piccolo edificio che ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso del tempo, fino al restauro degli anni ’60 del secolo scorso. 139 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Di particolare bellezza è il chiostro, delimitato sui quattro lati da splendidi portici, archi e volte affrescate con motivi vegetali e scene che ritraggono momenti della vita di San Francesco.

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Passeggiata in centro Terminata la visita al Santuario è possibile spostarsi verso il centro cittadino, fare una passeggiata tra i negozi e assaggiare qualche prodotto locale, ricordando che nel periodo autunnale il territorio di Roccamonfina regala i suoi migliori frutti: funghi e castagne. Ogni anno le vie della città si riempiono di stand e visitatori, provenienti da tutta la regione e oltre, per partecipare alla Sagra della Castagna e del Fungo Porcino. In questa occasione si possono gustare piatti della tradizione a base di prodotti di stagione.

un po’ di tempo, si può raggiungere in auto il convento di San Domenico, a poche decine di metri dal centro di Roccamonfina, e incamminarsi lungo la mulattiera che porta in località Cerquarola. La passeggiata è breve e si cammina completamente immersi nella natura. La destinazione è il borgo fantasma di Cerquarola, un sito di origine medievale abbandonato dai suoi abitanti in seguito a un terremoto. È molto suggestivo camminare lungo le mura difensive e tra i ruderi in pietra ricoperti dalla vegetazione. Tra le strutture ancora visibili vi è una “neviera”: una sorta di magazzino dove veniva raccolta la neve che cadeva d’inverno per Borgo di Cerquarola consumarla sotto forma di ghiaccio duranAvendo a disposizione scarpe comode e te i mesi caldi. 141 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Terminata la visita a Roccamonfina, proseguendo lungo la Strada Provinciale 111, si fa rotta verso

TEANO

Sin dall’antichità, è stato un centro con un ruolo da protagonista nel territorio, a partire dalla fondazione da parte dei Sidicini intorno al IV secolo a.C. Il coraggio e il valore di questo popolo fu tanto grande da resistere per secoli alla conquista romana, infatti fu tra gli ultimi popoli italici a cadere sotto il dominio di Roma. È una cittadina ricca di arte e storia, che riesce a sorprendere anche per la bellezza del paesaggio che la circonda, inserita nel

Parco Regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano. Proprio a Teano si trova uno degli esempi più belli di archeologia industriale: le Ferriere borboniche del torrente Savone; una grande industria realizzata dai Borbone e attiva almeno fino agli anni ‘60. L’energia utilizzata dai macchinari veniva prodotta dalle correnti del torrente e le sue incantevoli cascate. Le Ferriere non sono facilmente accessibili a causa della fitta vegetazione.

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Il museo di Teano Il museo di Teano è ospitato in un bellissimo edificio quattrocentesco, conosciuto col nome di Loggione o Cavallerizza. Ăˆ un vero museo del territorio, che racconta la storia della cittĂ dalle origini alla conquista romana. Il percorso si snoda attraverso sette sale, dove sono conservati circa mille reperti provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza in tutto il territorio circostante.

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Il teatro romano Teano si scopre un po’ alla volta. Tra le mete più interessanti merita particolare attenzione sicuramente il teatro romano, situato a ridosso della collina di Sant’Antonio. Risalente al II-I secolo a.C., è considerato uno dei più antichi teatri poggianti su arcate. Doveva far parte di un grande complesso monumentale dominato da una terrazza sulla quale si trovava un tempio probabilmente dedicato ad Apollo. Fu restaurato in età augustea, quando Teano divenne colonia romana e per l’occasione fu arricchito di marmi preziosi e raffinate decorazioni. Foto di Antonio De Simone

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La Basilica di San Paride È stata edificata nell’XI secolo sul luogo dove, secondo una leggenda, San Paride annientò il culto pagano del dragone per istaurarvi un culto cristiano nel corso del IV secolo. È un bellissimo edificio in tufo realizzato secondo lo stile dell’architettura romanica, che conserva nei suoi sotterranei i resti di un tempio paleocristiano regolarmente visitabile… se non si soffre di claustrofobia.

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Le destinazioni segnalate nell’itinerario sono solo alcune delle meraviglie da scoprire in questi comuni, tra sentieri naturalistici, enogastronomia e siti d’arte; qui vivono tradizioni, profumi e abitudini di un tempo lontano, per nostra fortuna ancora molto radicate. Provate a trascorrere un fine settimana nei luoghi del buon vivere, per scoprire la bellezza e le emozioni che solo territori come questi sanno regalare.

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Il SENTIERO dEL RE di Letizia De Crosta

Il bosco di San Vito a Sant’Angelo in Formis

“Terra bellissima, fonte di denaro e di pace e di sostentamento per i popoli” Con queste parole Cicerone, nel I secolo a.C., descriveva i territori della Campania Felix 148 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Nonostante le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, tali bellezze e ricchezze si possono ancora percepire nella grande varietĂ , nei gusti e nella qualitĂ  dei prodotti enogastronomici; nelle numerose testimonianze storiche tanto invidiate e nella bellezza di un paesaggio compreso tra mare e montagne. 149 Guida Turistica del Medio Volturno 2018

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Tra i numerosi tesori che la natura ha modellato in questo territorio si trova il Bosco di San Vito, a Sant’Angelo in Formis, piccola frazione di Capua. A passeggio tra suggestivi sentieri e piante secolari scopriamo di trovarci nel polmone verde dei monti tifatini, famosi per essere stati una delle tenute di caccia più amate dai Borbone. Proprio la famiglia Reale ha lasciato qui interessanti testimonianze di ingegneria idraulica. In punti strategici, all’interno del bosco, si trovano infatti pozzi di areazione e manutenzione dei canali d’acqua che disegnano una rete sotterranea su di un lato della collina tifatina.

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Questo luogo, un tempo era ricco di sorgenti, come quelle di Sansò, Fico, Riccia e San Vito. Molte di queste sono prosciugate, anche se ancora resistono piccoli corsi d’acqua che hanno formato l’habitat ideale per la

dimora e la proliferazione della Salamandrina dagli occhiali o terdigitata. I molti sentieri presenti, tutti ben segnalati, si percorrono con una certa facilità e non richiedono particolare preparazione fisica.

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Tra le principali diramazioni del Sentiero del Re segnaliamo il sentiero delle Rocce, dei Noccioli, del Generale Garonna e delle Salamandrine. Il percorso più lungo e impegnativo è quello che, partendo da Sant’Angelo in Formis, conduce fino a San Leucio. Ciascuno di questi regala il piacere di un’atmosfera incredibile. Dopo aver percorso poche decine di metri, tutto il frastuono della città è già dimenticato; nessun suono di clacson, nessun rombo di auto né schiamazzi, ma solo l’allegro cinguettio degli uccelli, il soffio del vento che sfiora le foglie e la beata frescura degli alberi. Oltre a queste meraviglie offerte da madre natura, al termine dei sentieri si possono raggiungere affacci panora-

mici sull’Oasi delle Salicelle e i Monti Trebulani da un lato o sulla vasta piana campana dall’altro. Gli escursionisti un po’ più pratici possono intraprendere il sentiero che collega la Basilica benedettina a San Leucio.

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Un percorso che fa da cornice alla natura, alla storia e alla sorprendente arte di questi luoghi. Quella che vi stiamo proponendo è una passeggiata che sa regalare emozioni e benessere, che consigliamo di fare in compagnia

di due ciceroni d’eccezione: Giovanni Nocera e Nicola Conetta, giovani volontari e appassionati conoscitori del bosco, che da qualche anno dedicano le proprie energie alla valorizzazione di questo incantevole luogo.

LA SALAMANDRINA TERDIGITATA

Popola i territori racchiusi tra la Campania centrale e la Calabria. Per le sue caratteristiche, la specie che popola il Medio Volturno di distingue per un patrimonio genetico che, da tempo, suscita l’interesse del mondo scientifico. L’habitat ideale di queste creature è costituito da colline e montagne (con un’altitudine compresa tra i 200 e i 900 metri s.l.m.) situate nella fascia climatica mediterranea.

Grotte, pozzi e fonti sono i luoghi preferiti dalle femmine per deporre le larve. Il maschio della salamandrina ha, invece, un’attitudine più terricola. Anche se è a basso rischio di estinzione, questa è una specie considerata protetta, così come riportato dall’Appendice II della Convenzione di Berna, essendo anfibi molto sensibili ai cambiamenti climatici e all’inquinamento.

Il sentiero del re -Percorsi Naturalistici S.Angelo in formis, Capua – Si ringraziano Giovanni Nocera e Nicola Conetta per la preziosissima collaborazione.

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Enoteca e Gastronomia IL SIMPOSIO

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PAGINE UTILI

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Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 Cell. 335 6854394 Ristorante Il Generale

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CASTEL CAMPAGNANO Azienda agricola e vitivinicola DAVIDE CAMPAGNANO

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Via Iacovelli, Massa di Faicchio Tel. 0824 814380 www.lavinicoladeltiterno.it La Vinicola Del Titerno

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PAGINE UTILI

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PIANA DI MONTE VERNA

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