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Edizione 2019

RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione 2019

COLLINE CAIATINE, MONTI TREBULANI E DEL ROCCAMONFINA La Salsiccia di Treglia

UNA TRADIZIONE ANCORA VIVA

Itinerario turistico

UNA PERFETTA VACANZA “LENTA”

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€ 4,00 Guida Turistica del Medio Volturno Edizione 2019 Anno V Periodico di Promozione Turistica

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■ ALL’INTERNO SPECIALE ANFITEATRO CAMPANO


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il Medio Volturno

un territorio che merita di essere conosciuto

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ESSERE turisti PROPRIA terra

Editoriale

nella

Letizia De Crosta

Nel corso di questi primi cinque anni, l’attività di promozione turistica condotta da Guideslow nel Medio Volturno ha raggiunto un gran numero di lettori che, nel tempo, si sono affezionati alle nostre pubblicazioni tanto da farne collezione. Oltre alle guide cartacee divulghiamo informazioni turistiche territoriali attraverso il sito guideslow.it e i canali social e, certificato quotidianamente da Google Analytics, abbiamo constatato come centinaia di persone seguano i suggerimenti dati su itinerari ed eventi, idee per escursioni e attività sportive, indicazioni sulle aziende che fanno dell’ospitalità il loro punto di forza e quanto risulta utile per trascorrere qualche ora, o un fine settimana, nel nostro territorio. Sin dalle prime edizioni della Guida Turistica del Medio Volturno abbiamo avuto un grande ed entusiastico apprezzamento anche da parte di chi vive nei luoghi da noi raccontati e ci siamo resi conto che, in realtà, una risposta così forte è legata al fatto che molti non conoscono le numerose meraviglie che questa terra custodisce perché si è portati spesso a pensare che non vi siano grandi attrattori turistici; in fondo non abbiamo l’imponente Colosseo o i suggestivi canali di Venezia, non ci sono le bellissime cascate delle Marmore o le maestose Dolomiti, non troviamo famose città d’arte o grandi impianti sportivi, eppure… dovremmo essere veramente orgogliosi di poter passeggiare, a pochi minuti da casa, lungo gli stessi sentieri boschivi che venivano percorsi dai grandi Re Borbone e di poter visitare, nella splendida Santa Maria Capua Vetere, il secondo anfiteatro più grande del pianeta dopo il Colosseo. Possiamo vantare di avere, a Caiazzo, la migliore pizzeria del mondo e trovare la prima DOC della storia mondiale all’ombra

del vulcano Roccamonfina, il vino Falerno del Massico. È possibile visitare, nel raggio di pochi chilometri, ben tre siti UNESCO e, ancora, ammirare nel territorio di Teano un’orchidea spontanea unica al mondo, l’Elleborina del Savone… E potremmo continuare ancora a lungo con un elenco che comprenderebbe riconosciute e pluripremiate primizie e unicità agroalimentari e storiche, le stesse che sono da anni protagoniste dei nostri articoli. A differenza di altre ben note classifiche,

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è questo “il vero volto” di una terra che vogliamo raccontare e che merita di essere messa in mostra e conosciuta, iniziando da chi ha la fortuna di poterla osservare, gustare e vivere ogni giorno. Quindi, in occasione di questa quinta edizione della Guida, sentiamo di voler condividere il lavoro della redazione, insieme a quello dei preziosi e insostituibili collaboratori, con tutti coloro che abitano questo territorio perché siano loro stessi i primi “testimonial” di questo meraviglioso angolo della Campania,

a esserne i primi visitatori e turisti e a invitare amici e conoscenti a fare altrettanto. Questo è il regalo più bello da fare ai luoghi che ci accolgono amorevolmente da sempre, ricordando anche che “consumare e promuovere il proprio territorio” aiuta a sostenere piccole e grandi attività locali che con tanto impegno riescono a offrire ai propri ospiti, insieme a straordinarie eccellenze, anche un’esperienza di visita ricca di intense e profonde emozioni. 3

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il Medio Volturno ROMA

ROMA CASSINO

CASSINOVENAFRO ISERNIA

ROCCA D’EVANDRO CAMPOLEONE

ROCCA D’EVANDRO

VENAFRO ISERNIA

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NOCELLETO A1 NAPOLI-MILANO Uscita Capua

CAPUA

TA CAPUA

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura

sommario

Periodico di informazioni turistiche delle Colline Caiatine, dei Monti Trebulani e del Roccamonfina Allegato della rivista Guida Turistica del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) Pubblicità GuideSlow srls Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Fabiola Santoro Lucio Pietrangeli Daniela Morelli Trekking Castel Morrone Antonio Croce Angela Cerreto Mariarosaria Mingione Danilo Raimondi Foto Gianfranco Carozza Enrico Raimondo Ciro Schiavone Letizia De Crosta Nicolò Lamberto Angela Cerreto Sisto Bucci Paolo De Simone Oscar Geremia di Controluce Giuseppe Paolisso Alessandro Santulli Antonio Croce Giovanni Scirocco per Dronefly Mario L. Capobianco Trekking Castel Morrone Traduzioni Fabiola Santoro

In copertina L’Anfiteatro Campano Foto di Sisto Bucci

di Santa 14 GliMariaaffreschi a Marciano

scoperta 30 Alla di Castel di Sasso

Mirto 8 Ildelsentiero

Salsiccia 22 Ladi Treglia

44 LedelSagre Medio Volturno

Finito di stampare Luglio 2019 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

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56 Elleborina del Savone

la festa del 58 CioccolaTeano, cioccolato nella capitale sidicina

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Guida Turistica del Medio Volturno 2019 di volo 104 Campo Rains Club Caiazzo

Virtuale 60 IldiMuseo Cales

tour, un viaggio tra i vini DOC 78 Wine del Medio Volturno

un salto nel 66 Pietramelara, tempo lungo circa 500 anni Basilica di Santa Maria 88 Lain Compulteria

94 IldelKetchup Medio Volturno

perfetta 132 Una vacanza “lenta”

le notti 124 CantinArte, di San Giovanni

agricola 98 Ladelvocazione Medio Volturno

156 Pagine Utili Guida Medio Volturno 2019 - 20.indd 7

“nascosto” 114 L’dell’ArcoAnfiteatro Campano

152 LedelFerriere Savone 146 Cece di Teano 27/07/2019 14:46:07


Il sentiero del Mirto

620 CAI

a cura di Emilia Genzano e Michele Casapulla

Gli appassionati escursionisti o anche solo i semplici amanti delle passeggiate in natura devono ricordare il nome di questo sentiero se vogliono vivere un’esperienza veramente unica; in realtà il sentiero 620 CAI nasce col nome più caratteristico di Sentiero del Mirto. Nel Comune di Castel Morrone, è un incantevole percorso naturale che inizia in località Abbetelle, dove si può lasciare l’auto e proseguire verso il monte Castellone-Gagliola.

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Il nome (una stupenda idea degli amici di Trekking Castel Morrone) ricorda le piante di Mirto, la cui presenza è massiccia su queste montagne e colora il cammino dei passeggiatori che decidono di intraprendere questo percorso. Risalendo pian piano le colline si comincia a sentire uno spettacolare pro-

fumo che accompagna l’escursionista per tutto il tempo. Qui non manca certo una vegetazione eterogenea e variopinta; oltre che di cespugli di mirto, queste colline sono ricche di piante di pimpinella, erica, cisto e timo che, nei vari periodi dell’anno, colorano l’intero paesaggio.

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L’erica, in particolare, è famosa perché viene intagliata per realizzare le pipe; un’usanza molto diffusa tra i pastori fino a tempi anche recenti, che occupavano in questo modo parte della giornata, trascorsa tra le montagne, dedicata al pascolo delle greggi. Nel frattempo le colline si aprono allo sguardo dei camminatori, che possono scoprire la stupefacente meraviglia della piana del Volturno osservata dall’alto. Da questo punto in poi, il sentiero costeggia la sommità della prima collina e, mentre si procede verso la seconda cima, si può osservare il fiume Volturno scorrere nel suo letto con un lungo e ammaliante percorso sinuoso che, all’altezza del cosiddetto Ponte Annibale, diventa dimora e rifugio per piante e animali con l’estesa Oasi protetta Le Salicelle. 10 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Proseguendo lungo la dorsale montuosa l’immagine dell’intero paesaggio è sempre più nitida e completa. Come in un bellissimo quadro, le anse del fiume separano le colline Tifatine dai monti Trebulani per attraversare lo stretto corridoio di Triflisco e proseguire verso la città di Capua per raggiungere, all’orizzonte, il Mar Tirreno, la cui superficie saluta con un grande luccichio gli sguardi colmi di sorpresa. La passeggiata conduce fino all’estremità di monte Castellone-Ga-

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gliola dove è d’obbligo una sosta e, magari, un thè caldo tra le mura ciclopiche costruite dai Sanniti tanti secoli fa. Guardandosi intorno si comprende facilmente come mai abbiano scelto proprio questo luogo per costruire il loro insediamento e la vicina necropoli. L’atmosfera che si vive in questo luogo particolare è quasi mistica, circondati dai resti della cinta sannitica da un lato e dal “dio Volturno” dall’altro e ancora dai bellissimi monti ricoperti da boschi.

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Il percorso si completa con un anello che gira sul lato della collina che affaccia su Castel Morrone e, in lontananza, sulla comola grande, una delle doline da crollo più grandi d’Italia, che ha interessato studiosi ed escursionisti. All’interno, infatti, si è creato un microsistema completamente differente da quello circostante, con specie di piante e animali che vi hanno trovato il loro habitat ideale. Si conclude così la passeggiata di circa tre ore, che copre un sentiero lungo circa sei chilometri, praticabile da tutti e senza particolari difficoltà. Consigliamo sempre di dotarsi di un abbigliamento e soprattutto di scarpe adeguate e di rivolgersi ai soci dell’Associazione Trekking Castel Morrone che conoscono bene il luogo e la sua storia, così da riuscire a vivere appieno questa meravigliosa esperienza immersi nella natura tifatina.

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GLI AFFRESCHI

DI SANTA MARIA A MARCIANO CAPOLAVORI DA SCOPRIRE

a cura di Daniela Morelli

C’è un luogo, non molto distante dalla città di Caiazzo, che spinge a riflettere sui tesori custoditi nei territori generalmente considerati “di periferia”. Quante volte capita, entrando in una chiesa o in qualsiasi altro edificio storico, di chiedervi chi e perché ha realizzato quel dato dipinto, affresco o scultura? Non è quanto accade nella piccola chiesetta di Piana di Monte Verna, un vero e proprio gioiello artistico che conserva qualcosa di veramente inaspettato, soprattutto perché sconosciuto anche agli addetti ai lavori. Ci riferiamo ai preziosissimi affreschi che custodisce Santa Maria a Marciano, la cui meraviglia ha fatto sì che venisse indicata come il caso pittorico più interessante del territorio, dopo quello bizantino e più noto di Sant’Angelo in Formis. 14 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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THE FRESCOES

OF SANTA MARIA

A MARCIANO

MASTERPIECES TO DISCOVER

There is a place, not far from the city of Caiazzo, which encourages reflection on the treasures contained within the territories generally considered “suburban”. How many times does it happen, entering a church or any other historical building, to ask you who and why someone created that particular painting, fresco or sculpture? This is not what happens in the small church of Piana di Monte Verna, a veritable artistic jewel that preserves something truly unexpected, especially because it is unknown even to the experts. We refer to the very precious frescos that Santa Maria a Marciano holds, whose marvel has meant that it was referred to as the most interesting pictorial display of the territory, only after the best known Byzantine one of Sant’Angelo in Formis.

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Il “piccolo tempietto”, come affettuosamente qualche pianese definisce la chiesa, ha una faccia barocca e l’animo gotico, segno della ricostruzione che è stata realizzata nel corso del Trecento sul precedente edificio. Se già l’aspetto solletica la vostra curiosità sappiate che, varcata l’antica soglia, rimarrete colpiti prima dalle linee pulite dell’architettura e dopo dagli spettacolari dipinti murali rappresentanti magnifiche immagini di Santi e Vescovi, stipati gelosamente nello spazio ristretto e buio della cappellina (quasi uno scrigno); affreschi che la tradizione locale assegna a seguaci

di noti pittori del Trecento italiano. I dipinti di Santa Maria a Marciano sono una splendida testimonianza della rivoluzione artistica che gli Angioini hanno contribuito a diffondere nel loro Regno chiamando a Napoli i più grandi nomi allora in circolazione, primo tra tutti Giotto (in città dal 1328 al 1334), padre fondatore della cultura figurativa dell’Occidente. Questi giovani artisti erano definiti “a giorno” perché “al passo” con le tendenze artistiche più in voga del momento, che seppero ben rappresentare anche nei territori più interni del Regno di Napoli.

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The “small temple”, as some of the local inhabitants affectionately define the church, has a baroque face and a gothic soul, a sign of the reconstruction that was carried out on the previous building during the fourteenth century. If the aspect already tickles your curiosity know that, having crossed the ancient threshold, you will be struck first by the clean lines of the architecture and then by the spectacular wall paintings representing magnificent images of Saints and Bishops, jealously crammed in the narrow and dark space of the little chapel (almost a casket); frescoes that the local tradition assigns to followers of

well-known Italian fourteenth-century painters. The paintings of Santa Maria a Marciano are a splendid testimony of the artistic revolution that the Angevins contributed to spreading in their Kingdom by calling from Naples the biggest names then in circulation, first of all Giotto (in the city from 1328 to 1334), founding father of the figurative culture of the West. These young artists were defined as “of the day” because they were “in step” with the most fashionable artistic trends of the moment, which they knew well to represent even in the most internal territories of the Kingdom of Naples.

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I dipinti realizzati a Santa Maria a Marciano, infatti, recano una datazione assolutamente puntuale, come quel 1334 indicato nell’iscrizione che qualifica il ciclo di affreschi come esito della volontà di tal Giovanni Cammarrio. Le altre opere, che contribuiscono a impreziosire la struttura, sono ugualmente degne di nota e appartengono a momenti storici successivi. Ad arricchire la storia di questo antico luogo di culto vi sono diverse curiosità, come quella che narra del tempo in cui il suo giardino accolse il cimitero dei colerosi; altri studi, inoltre, riferiscono di come la chiesa insista sulla villa e sui possedimenti di un’antica e facoltosa famiglia romana; ulteriori ricerche, ancora, confermano la presenza del più antico ritratto del patrono di Caiazzo, Stefano Menecillo (935-1023), all’interno del ciclo di affreschi che decorano l’edificio sacro. Si intuisce, quindi, come Santa Maria a Marciano rappresenti forse una delle poche testimonianze, se non l’unica, di come un tempo il territorio caiatino poteva dirsi cuore del Medio Volturno e centro del Regno di Napoli, in un momento in cui viveva uno dei suoi periodi di massimo splendore.

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The paintings made in Santa Maria a Marciano, in fact, bear an absolutely punctual dating, like the 1334 indicated in the inscription that qualifies the series of frescoes as a result of such will by Giovanni Cammarrio. The other works, which contribute to enhancing the structure, are equally noteworthy and belong to later historical moments. To enrich the history of this ancient place of worship there are several curiosities, such as the one that tells of the time when its garden received the cemetery of the cholerosis; other studies also report how the church insists to own the villa and on the possessions of an ancient and wealthy Roman family; further research still confirms the presence of the oldest portrait of the patron saint of Caiazzo, Stefano Menecillo (935-1023), within the series of frescoes that decorate the sacred building. You can sense, therefore, how Santa Maria a Marciano represents perhaps one of the few testimonies, if not the only one, of how the Caiatino territory could once have been called the heart of the Middle Volturno and center of the Kingdom of Naples, at a time when it lived one of its periods of maximum splendor.

VISIT INFO Ph. +39 338 7278423 E Pro Loco Pianese 21 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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La Salsiccia di Treglia UNA TRADIZIONE ANCORA VIVA

A cura di Sisto Bucci

La maggior parte delle persone cresciute nei territori di periferia ha la grande fortuna di portare con sé il ricordo di immagini, profumi e tradizioni “di una volta”, di un tempo in cui si riusciva (e nella maggior parte dei casi si doveva) a provvedere al sostentamento della famiglia producendo con le proprie mani tutto il necessario.

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Anche solo da un piccolo orticello, infatti, si otteneva tutta la genuinità che la terra riusciva a donare; attraverso un pozzo si garantiva acqua fresca e pura da bere, indispensabile anche per curare l’igiene della persona e della casa; qualche animale da cortile e da stalla assicurava il piacere di un pasto sostanzioso e salutare. La natura scandiva il ritmo della vita quotidiana, ogni stagione impegnava gli uomini in una specifica attività e, solo dopo lunghe ed estenuanti

fatiche, si raccoglievano i frutti del proprio lavoro. Spesso intere famiglie (a volte insieme ai vicini) si riunivano, accompagnandosi con allegre chiacchierate e grasse risate, per svolgere lavori tradizionali quasi come fossero rituali ancestrali, come la macellazione dei maiali che ogni inverno arrivava puntuale tra dicembre e febbraio.

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Queste giornate si concludevano con grande soddisfazione ed entusiasmo, dato che si riempivano i soffitti delle case con lunghe file di salsicce, prosciutti e salami appesi alle “perteche” (lunghi bastoni) e messi a stagionare negli ambienti più idonei. Uno spettacolo non solo per la vista ma anche per l’olfatto dato che, in poche ore, la casa si riempiva dell’aroma deciso della carne e delle spezie utilizzate per insaporirla. La vita frenetica dei tempi moderni e la possibilità di trovare tutto quanto si desidera già pronto sugli scaffali dei supermercati ha portato le nuove generazioni ad allontanarsi dalla tradizione del “fatto in casa” e a ignorare anche l’emozione e la bellezza di gustare una specialità prodotta con le proprie mani.

Fortunatamente in alcuni territori questa usanza è ancora viva, anche se limitata a poche famiglie o produttori sempre attenti e fortemente legati al passato, con i suoi sapori e profumi. Tutto ciò accade nel Medio Volturno, tra i Monti Trebulani, dove la presenza di allevamenti di suini cresciuti allo stato semibrado, in un ambiente verde e incontaminato, permette di ottenere una materia prima molto pregiata e ricercata, ideale per produrre la famosa Salsiccia di Treglia.

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Seguendo le regole della tradizione locale, dopo averla tagliata a punta di coltello, la carne viene insaporita con vino bianco, un po’ di finocchietto selvatico e sale; qualcuno dal palato più esigente usa aggiungere anche peperoncino, pepe oppure aglio. A questo punto la carne viene insaccata nel budello naturale e con degli aghi si realizzano una gran quantità di forellini per permettere alla carne di “respirare”.

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curiosità Il termine salsiccia lascia facilmente intuire il legame tra sale e carne. L’etimologia del nome, in realtà, deriva dall’unione delle parole “salsus” (salato) e “insicium” (carne tagliuzzata finemente).

Finalmente le nostre salsicce possono essere messe a essiccare (per circa venti giorni) in un luogo arieggiato, spesso vicino a un camino; l’affumicatura, infatti, riesce a caratterizzare ancor di più il suo sapore, rendendolo veramente unico. Un suggerimento dato dai produttori riguarda una particolare curiosità: la carne utilizzata non

sempre ha un colore rosso acceso, questo perché la materia prima impiegata non subisce particolari manipolazioni o eccessivi trattamenti con conservanti; ciò permette di regalare al palato un gusto semplice, vero e molto genuino, proprio come quello della salsiccia fatta in casa in un tempo neanche troppo lontano.

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Il Medio Volturno

una terra generosa e accogliente

Foto di Enrico Raimondo Lieti, Conca della Campania

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Alla scoperta di Castel di Sasso Un itinerario tra natura e storia Castel di Sasso è uno dei pochi centri della provincia di Caserta capace di regalare al visitatore un percorso turistico veramente originale e insolito, tra natura, gastronomia e piccoli e accoglienti abitati. La principale caratteristica di questo comune, infatti, è di essere sparso su un territorio molto vasto, compreso tra i monti Maiulo (508 m) e Caruso (592 m), formato da una serie di piccoli centri divisi in frazioni e borgate. Un piccolo scrigno di vera bellezza, con tante tipicità da scoprire, vedere e gustare attraverso un percorso che, chi è abbastanza allenato, può completare anche in bici.

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Dalla rotonda di Pontelatone, sulla S.P. 33, si raggiunge in pochi minuti la frazione di 9 Strangolagalli seguendo la S.P. 78. È un piccolo abitato raccolto su un rilievo e protetto dai monti Fallano e Maiulo. Lasciata l’auto all’ingresso del borgo, si può passeggiare placidamente tra le stradine e le case, dove si respira ancora quell’atmosfera di tranquillità e semplicità che caratterizza i piccoli centri rurali che ancora resistono ai ritmi frenetici imposti dalla modernità. Particolarmente interessante è la Chiesa di Santa Maria Assunta, risalente probabilmente al ‘700, oggi trasformata in un centro polivalente. Appena fuori dall’abitato si può notare l’indicazione che segnala la strada verso il borgo 9 Vallata. È percorribile in auto, ma chi lo desidera può fare una bella passeggiata a piedi per raggiungere questo partico-

larissimo abitato. Il percorso è di circa un chilometro ed è completamente immerso nella natura; potrebbe rivelarsi, quindi, una rigenerante camminata nel verde. Il borgo Vallata nasce lungo un tratturo utilizzato dai pastori per portare le greggi al pascolo verso Monte Santa Croce; conserva ancora molto dell’organizzazione e dell’impianto urbano tardomedievale. Tra i ruderi si osservano ancora quelle che un tempo erano residenze eleganti e maestose, con finestre e portoni riccamente decorati. A pochi metri dalla piazzetta, le case più semplici conservano ancora i vani che ospitavano, fino a pochi decenni fa, gli animali da cortile che permettevano la sopravvivenza della famiglia. Oggi vivono qui solo poche persone, tanto da poter definire Vallata quasi un “borgo fantasma”.

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Terminata la visita, si può riprendere la provinciale in direzione di 9Arbusti. La strada attraversa bellissimi campi e tratti ombreggiati da boschi, risalendo le colline trebulane. Una peculiarità che caratterizza questa frazione è senza dubbio la sua splen-

dida cascata. Qui, nel periodo primaverile e autunnale, prende vita un suggestivo getto d’acqua che scende lungo un’alta parete rocciosa per formare un piccolo torrente che, dopo qualche chilometro, raggiunge il fiume Volturno.

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Da Arbusti si può proseguire fino a raggiungere uno dei borghi più caratteristici della provincia di Caserta: 9 Sasso. Tra i sei che compongono il comune, è il borgo più antico e panoramico. Arroccato su uno sperone roccioso a quasi 500 metri di altitudine, nasce come centro fortificato nel X secolo, come testimonia ancora oggi la bellissima torre ubicata al centro dell’abitato e accessibile a tutti i visitatori. La terrazza della piazzetta ha una posizione panoramica veramente invidiabile. Qui, tra le cime dei Monti Trebulani e nel cuore dell’entroterra campano, ci si può sedere comodamente a osservare la vallata sottostante e, nelle giornate terse, il mare del golfo di Napoli con le sue isole, un paesaggio reso ancora più spettacolare dalla luce del sole al tramonto. È possibile trattenersi qui per gustare le migliori eccellenze locali proposte nei piatti della tradizione, per poi continuare la visita riprendendo la S.P. 78.

All’incrocio con la S.P. 35, si svolta a sinistra per ridiscendere le colline verso la frazione Cisterna ma, prima, suggeriamo una sosta nel piccolo abitato di 9 Prea. Circondato da una grande distesa di campi coltivati a uliveti, è uno degli abitati più antichi del comune, già menzionato in alcuni documenti del X secolo. Nel centro si trova la piccola chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli, intitolazione che questo luogo di culto conserva sin dal ‘500. 35

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La strada che da Prea conduce verso 9 Cisterna, per un lungo tratto, segue una serie di curve ed è affiancata da spettacolari pareti rocciose, boschi e punti panoramici. Cisterna è un piccolo centro immerso nella na-

tura, ha bellissimi affacci sulle colline e i boschi circostanti. Lasciata l’auto, è possibile intraprendere il sentiero che sale fino alla sommità di monte Fallano, un rilievo di quasi 400 metri, per scoprire un luogo conquista-

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to dalla tranquillitĂ e dalla visione di un bellissimo panorama che affaccia sulla valle del Volturno e i monti Tifatini. Il percorso è agevole e praticabile da tutti, noto e oggetto anche di studi da parte di numerosi ricercatori che qui hanno individuato importanti giacimenti fossili rocciosi risalenti a un periodo compreso tra i 170 e i 150 milioni di anni fa. L’ultimo tratto della provinciale costeggia Monte Fallano e porta fino alla frazione 9 San Marco. Oltre a ospitare la sede del Municipio, qui si trova anche una bellissima villa del ‘700 con un elegante pavimento in cotto e ambienti abbelliti da tessuti in seta e velluto. Al piano inferiore, una grande sala ricavata nel tufo permette di intrattenersi piacevolmente per degustare i vini locali.

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In tutto il territorio che ospita le frazioni e le borgate che compongono il comune di Castel di Sasso, la qualità del terreno e il particolare clima permettono la coltivazione di rinomati e ricercati vitigni: il Fiamma d’oro, un bellissimo bianco dal colore giallino brillante che si sta recuperando grazie agli sforzi di alcuni viticoltori, e il Casavecchia DOC, forse discendente del famoso vino trebulano tanto amato dai Romani e menzionato da Plinio il Vecchio. Castel di Sasso è noto anche per essere la terra di un ottimo Olio Extravergine di Oliva e del cacio conciato, il famoso

formaggio dalla storia millenaria, la cui “concia” segue ancora tecniche tradizionali di lavorazione e stagionatura; quest’ultima, in particolare, avviene in caratteristiche anfore che ricordano molto quelle di epoca romana. Quest’oasi felice della Campania interna è sicuramente una meta che invita a godere il tempo libero praticando diverse attività, senza dimenticare di gustare i prodotti del territorio e i piatti della tradizione proposti dai ristoratori locali, e assaporare il piacere che la sua atmosfera tranquilla trasmette in ogni stagione.

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Nello splendido verde delle colline di Pontelatone, il Ristorante Pizzeria A’ Patricella regala l’esperienza di un viaggio di scoperta del territorio attraverso il gusto e gli odori, grazie a un menù territoriale che rielabora le esperienze del passato in maniera originale e anche molto fantasiosa.

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Tutti i primi piatti del menu seguono la filosofia del “chilometro zero”; ogni ricetta prevede un’unica vera protagonista: la pasta artigianale di altissima qualità prodotta in un laboratorio situato nelle vicinanze; un vero filo diretto, autentico e genuino, tra produttore e consumatore.

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Ristorante Pizzeria

la felicità

dello stare insieme

Dagli allevamenti di cinghiali di proprietà della famiglia, provengono le ottime carni utilizzate per preparare le famose e succulente “Pappardelle al ragù di cinghiale”. A stuzzicare ancor di più il palato, vi sono gli squisiti “Paccheri con provola e salsiccia di maiale”; anche in questo caso i tre

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principali ingredienti provengono da produzioni locali. Ad arricchire questo straordinario viaggio nei sapori vi sono ancora le deliziose zuppe (di cipolle o di ceci), i caratteristici peperoni ripieni, gli involtini di zucchine e tanti altri ghiotti prodotti dell’orto.

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Tra le tantissime eccellenze proposte si distingue una pizza che ha una singolare e bella particolarità: è la “Stella” del Medio Volturno, con cinque stuzzicanti punte che permettono di provare fino a cinque differenti sapori… una divertente idea per soddisfare ogni preferenza di gusto.

Il forte legame col territorio si riscontra nello stesso nome del ristorante: A’ Patricella… “piccola patria”. Nell’incantevole località che oggi abbraccia la struttura, infatti, un tempo si trovava una grande azienda agricola dove vivevano diverse famiglie che ritenevano questo luogo come la loro “piccola patria”, e così veniva anche identificata dagli abitanti di Pontelato-

ne, distante solo qualche chilometro. Tutto questo meraviglioso passato, con le sue usanze, saperi e gusto, Nico riesce a trasformarlo in squisiti piatti opportunamente rivisitati, per regalare a tutti i clienti un vero tour gastronomico nella tradizione trebulana, nel rispetto dei frutti e di tutto il ben di Dio che sa offrire questa terra, famosa per essere fertile e generosa in ogni stagione.

Pontelatone, via Ponte Pellegrino 21 Tel. 0823 659227 - 346 5202690 E Q Ristorante Pizzeria A’ Patricella Pontelatone

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GLI APPUNTAMENTI

con il Buon Vivere LE SAGRE DEL MEDIO VOLTURNO

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Buona cucina, ricette della tradizione, percorsi di gusto e paesaggi accoglienti e rilassanti vi aspettano nei diversi appuntamenti organizzati nel corso dell’anno dalle associazioni e dai comuni del Medio Volturno, per farvi scoprire grandi eccellenze locali e sapori veramente unici. Nelle pagine che seguono vi ricordiamo alcune delle piÚ grandi manifestazioni organizzate sul territorio, per ciascuna delle quali è riportato un riferimento utile per rimanere aggiornati sui programmi e sulle date. Cogliete questa occasione per scoprire le grandi produzioni enogastronomiche e i bellissimi territori che le accolgono!

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Le Eccellenze del Medio

Sagra degli Asparagi

Volturno

L’evento organizzato nel piccolo borgo di Squille (frazione di Castel Campagnano) ha come protagonista il saporito asparago; delizioso e succulento ortaggio primaverile famoso per le sue ricche e benefiche proprietà, da scoprire e gustare in una grande varietà di ricette proposte dall’associazione Silla. Nel corso della manifestazione, giunta alla 18^ edizione e organizzata nell’ultimo weekend di aprile e nel primo di maggio, è possibile passeggiare tra gli stand allestiti dalle aziende locali e partecipare alle visite organizzate verso le attività agrituristiche e produttive del territorio. Si può assistere, inoltre, a incontri di approfondimento enogastronomico approfittando anche della dolce aria primaverile nella piazzetta centrale del borgo.

Nel comune di Castel Campagnano, lambito dal fiume Volturno e protetto dalle colline caiatine, l’offerta enogastronomica vede grandi produzioni di importanti etichette di vino Pallagrello e Casavecchia e di salumi di Suino Casertano. “Le Eccellenze del Medio Volturno” è la manifestazione che raccoglie le migliori produzioni del territorio con esposizioni e degustazioni di vini, formaggi, salumi, birre artigianali e piatti della tradizione; il tutto in un’atmosfera gioviale, animata da musica popolare e visite guidate alle grotte tufacee e al borgo medievale. L’appuntamento, organizzato dalla Pro Loco, si rinnova ogni anno nel mese di giugno e vi aspetta per regalare grandi emozioni al vostro palato.

E Associazione Silla

www.prolococastelcampagnano.it

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La Sagra al Borgo È all’ombra di Monte Maggiore che la Pro Loco Pietramelara organizza la manifestazione gastronomica tra le più antiche della provincia di Caserta. Nello splendido scenario del borgo medievale di Pietramelara vengono allestiti numerosi stand gastronomici dove è possibile gustare tante specialità tradizionali locali: pettole e fagioli, gnocchi al sugo, panini con carne salsicciara, braciole al forno, tanto vino… solo per citarne alcune. Per l’occasione sono organizzati anche cortei storici, spettacoli con sbandieratori e musicali, oltre a visite guidate al borgo e al museo della torre normanna. Un appuntamento immancabile da vivere ogni anno nel mese di agosto. E Pro Loco Pietramelara

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Sagra degli Gnocchi al tegamino

Piatti locali e vino del contadino sono i protagonisti della festa enogastronomica di Statigliano, frazione di Roccaromana, organizzata dall’Associazione Santa Margherita. I protagonisti sono i saporiti “gnocchi cavati” preparati a mano dalle signore del posto e serviti in tegamini di creta, accompagnati da carne di maiale proveniente esclusivamente da allevamenti locali. La Sagra degli Gnocchi al tegamino rappresenta la giusta occasione per scoprire la rilassante atmosfera del luogo e le bellezze naturalistiche e storiche, come l’antico borgo di Roccaromana e i sentieri boschivi che portano alla torre normanna. Non perdete questo appuntamento di metà luglio. E Associazione Santa Margherita V.M. E Torre Normanna Roccaromana

Sagra Tagliariegli e Ciceri Nel piccolo borgo di Roccaromana, nel mese di agosto, si scoprono i sapori della tradizione locale con la Sagra Tagliariegli e Ciceri, la manifestazione gastronomica organizzata dalla Pro Loco. Ogni anno le signore del posto si dedicano alla lavorazione di prelibati tagliolini freschi fatti a mano e cotti con saporiti ceci e aromi locali, così come venivano preparati in passato, per regalare a tutti l’invitante esperienza di assaporare il gusto della cucina storica di Roccaromana. Accanto allo stand della pro loco si trovano diverse esposizioni di artigianato e prodotti del territorio mentre, passeggiando tra le stradine del borgo antico, si possono visitare antichi palazzi e ammirare mostre fotografiche, accompagnati dalle bellissime e allegre melodie della musica leggera e popolare.

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È l’appuntamento ideale per trascorrere una serata agostana in piacevole compagnia in un’incantevole e fresca località di Monte Maggiore. E Pro-loco Roccaromana

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Sagra della Castagna e del Fungo Porcino foto di Ciro Schiavone e Nicolò Lamberto

Funghi e castagne sono le star protagoniste nei fine settimana di ottobre della celebre manifestazione organizzata nel comune di Roccamonfina, giunta quest’anno alla 43^ edizione.

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Una lunga e ricca esposizione di stand attira, al famoso evento gastronomico, appassionati e curiosi anche da fuori regione. È l’occasione ideale per gustare questi straordinari “frutti”, nei vari piatti proposti e sotto forma di caldarroste, o per acquistare il prodotto fresco da portare a casa, oltre a squisite confetture e straordinari liquori a base di castagne. Spettacoli musicali, esibizioni folcloristiche e laboratori di gusto animano le varie giornate e intrattengono tutti i visitatori, che hanno anche la possibilità di fare escursioni tra i sentieri naturalistici del vulcano Roccamonfina. www.roccamonfina.net Scopri di più sulle Sagre del Medio Volturno

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Pronti, partenza... via!!!

La voglia di aria pulita e di tradizioni e sapori antichi, che dà una nuova consapevolezza ai vacanzieri, negli ultimi anni sta dando origine a nuove pratiche, tra le quali il turismo lento, che nella sua filosofia slow permette di osservare tutto ciò che finora non si è visto, anche passandogli accanto molte volte.

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Il Medio Volturno

una terra generosa e accogliente

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Foto di Gianfranco Carozza Castello normanno, Limatola

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Alvignano, piazza Ex Municipio

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elleborina del Savone a cura di Antonio Croce

Fra le aree naturalistiche piĂš interessanti della provincia di Caserta, il vulcano Roccamonfina rappresenta una preziosa miniera che ospita circa un migliaio di specie di piante. Diversi contributi scientifici, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, hanno reso noto il patrimonio floristico del comprensorio.

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Durante questo lavoro, in cui sono state censite anche oltre 50 specie, sottospecie e ibridi di orchidee spontanee, nella fredda forra del fiume Savone è spuntata una piccola elleborina che ha reso alquanto enigmatica la sua classificazione. Il microclima particolare di questo luogo ha fatto sì che l’elleborina del Savone venisse identificata come Epipactis gracilis, specie tipica delle faggete dell’intero territorio italiano. Grazie all’intuito e all’esperienza di Luciano Bongiorni, massimo esperto delle Epipactis, e di altri due studiosi (Silvana Fori e Riccardo De Vivo) si arrivò, dopo 10 anni di studio, ad avvicinare queste piante a quelle di una specie centroeuropea. Così furono “battezzate” come Epipactis nordeniorum, sottospecie maricae, epiteto ispirato alla ninfa delle acque venerata dai Romani. Infatti la nostra Epipactis vive sempre a poca distanza dall’acqua corrente, su suolo umido. Successivamente qualche studioso tedesco l’ha ritenuta una specie a sé e ha proposto la denominazione Epipactis maricae.

Il suo habitat ideale ricade nel comune di Teano. Troviamo poi individui sparsi in un breve tratto del Savone, in tutto non più di una cinquantina di esemplari, in un ambiente esposto a diverse minacce. Proprio a causa della ridotta consistenza numerica dell’orchidea, del fatto che in tutto il mondo esiste solo qui, e che sul suo habitat insistono notevoli pressioni, nel 2018 è stata inserita nelle Liste Rosse della IUCN (Unione Internazionale per la conservazione della Natura) nella categoria “CR”, criticamente minacciata di estinzione. La sopravvivenza di questa perla, per ora esclusiva del vulcano Roccamonfina, del Parco Regionale e dei comuni di Roccamonfina e Teano, è affidata nelle mani di cittadini, turisti o amministratori. Per questo motivo, raccomandiamo di lasciarle crescere libere nel loro ambiente naturale e di non raccoglierle, così da poterle ammirare ogniqualvolta si raggiunge questo affascinante e ricco angolo naturalistico della Campania.

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1 Epipactis marica 2 e 3 Epipactis savone

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CioccolaTeano La Festa del Cioccolato nella capitale sidicina a cura di Danilo Raimondi

Ottobre è il mese dell’anno in cui Teano si trasforma nel “capoluogo del cioccolato” grazie alla manifestazione CioccolaTeano, organizzata dalla Pro Loco Teanum Sidicinum, quest’anno giunta alla XV edizione. Nei giorni dell’evento, il centro storico della città sidicina si riempie di stand gastronomici di cioccolatieri provenienti da diverse parti d’Italia.

E Pro Loco Teano “Teanum Sidicinum” www.prolocoteano.it Tel. 320 2693737

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L’arte della lavorazione del cioccolato viene presentata in tutta la sua magnificenza attraverso le produzioni che caratterizzano ogni “maestro del cioccolato”: dalle semplici tavolette a vere e proprie sculture; dal classico cioccolato al latte o fondente a elaborate commistioni di sapori che esaltano ancora di più questo delizioso prodotto. L’evento richiama ogni anno migliaia di visitatori e turisti, attratti non solo dalle prelibatezze esposte negli stand ma anche dalle attività che fanno da cornice alla manifestazione. CioccolaTeano, infatti, non

è solo “dolcezza”, è anche un’occasione che permette a grandi e piccini di divertirsi e passare piacevolmente la giornata, grazie ai diversi spettacoli musicali in programma nelle principali piazze del centro storico, alle tante divertenti animazioni per bambini e ai fantasiosi laboratori artistici. Al pari del cioccolato, anche la cultura viene celebrata attraverso l’organizzazione di mostre e visite guidate che permettono ai visitatori di conoscere il vasto patrimonio storico-archeologico che rende Teano un vero e proprio gioiello della Campania.

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Il Museo

città romana

Foto di Paolo De Simone

Virtuale DI Cales

Un viaggio nel tempo alla scoperta dell’antica

Scoprire le bellezze di un territorio e riuscire a viaggiare nel tempo, comodamente seduti in una sala, è una delle esperienze di visita più originali che si possa fare. Grazie ai fondi “Otto per Mille della Chiesa Valdese”, messi a disposizione dalla Tavola Valdese (organo rappresentativo dell’organizzazione religiosa), i volontari della rete di Associazioni Archeocales hanno raggiunto un grande obiettivo: realizzare il primo museo virtuale della provincia di Caserta (il MuViCa) per riscoprire le meraviglie dell’antica Cales, una delle città più importanti della Campania antica, grande quanto Pompei e fondata persino prima di Roma. 60 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Un salto nel passato Secondo gli studiosi il nome della città deriverebbe dal termine calvus, cioè luogo privo di vegetazione; la leggenda racconta, invece, delle grandi imprese dell’eroe greco Calài, che avrebbe dato il suo nome alla città. Di certo questo territorio è popolato da tempi antichissimi, come dimostrato dalla presenza di tracce di capanne preistoriche; lo storico romano Livio descrive Cales come la capitale del popolo Ausone che, successivamente, accolse genti di stirpe etrusca e sannita.

Il fatto che la città, nel III secolo a.C., potesse coniare una propria moneta è una dimostrazione di quanto fosse importante sia economicamente che politicamente. La conquista della città da parte dei Romani portò, tra le altre cose, alla costruzione delle terme, dell’anfiteatro, del teatro e del tempio principale, edifici di cui rimangono ancora oggi tracce importanti. Lungo la strada che porta a questi monumenti (che ricalca l’antico decumano massimo) sono ancora visibili resti di cunicoli scavati nel tufo, 61

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una bellissima testimonianza dell’antico sistema di drenaggio del territorio circostante. Il patrimonio storico di Calvi Risorta non si limita solo al periodo romano. Il visitatore che raggiunge questo comune ha molto da scoprire anche nella bellissima cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita nel corso del XII secolo. Nella sua cripta si trovano 21 colonne di granito cipollino, tutte diverse tra esse, certamente provenienti da qualche edificio dall’antica Cales. A poche decine di metri, c’è lo splendido castello angioino-aragonese sorto su una preesistente fortezza in legno di epoca longobarda. Il suo aspetto ricorda molto quello della fortezza napoletana, Castel Nuovo, e come quest’ultimo è difeso da quattro imponenti torri e un fossato che cinge l’intero perimetro.

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IL MuViCa Il museo raccoglie le più belle immagini video di Calvi Risorta, riprese con un moderno drone che permette di avere una visione completa e inusuale del territorio, attraverso un percorso di visita che dura circa due ore. Grazie alla proiezione di un video è possibile conoscere le abitudini degli antichi caleni e osservare gli edifici della città grazie anche a ricostruzioni grafiche che permettono al visitatore di scoprire e apprezzare meglio l’aspetto originario dei monumenti. Particolarmente affascinante è la visita nella seconda sala espositiva, dove si trova la cosiddetta Tomba 89 o Tomba della Fanciulla di Cales, una sepoltura “principesca” di una bambina di circa sette anni che doveva appartenere a una famiglia aristocratica, come dimostra il

suo ricco corredo databile al VI secolo a.C. La tomba è stata ricostruita in dimensioni reali ed è affiancata da pannelli espositivi che illustrano il momento del ritrovamento. Nella stessa sala si trova anche una riproduzione, a grandezza naturale, di un forno ricostruito a immagine di quelli utilizzati nell’antichità per produrre i famosi vasi caleni rinvenuti dagli archeologi ed esposti nei musei di Teano e Capua. Il pregio del MuViCa è quello di avere la capacità di coinvolgere il visitatore tramite mappe interattive, filmati e supporti informatici che facilitano la visita e permettono di comunicare e far conoscere il patrimonio storico dell’antica Cales in maniera più semplice e diretta, e anche più divertente.

Museo Virtuale di Cales Calvi Risorta, via Oreste Mancini 3 Tel. 338 8374156 www.muvica.org Foto di Oscar Geremia di Controluce

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Nel Parco nazionale del Matese nasce un piccolo liquorificio artigianale che utilizza esclusivamente prodotti naturali, senza l’aggiunta di additivi, conservanti o coloranti, sinonimo di genuinità e tradizione. Il Moro riporta in vita la semplicità delle vecchie ricette tramandate dalle nonne che miscelate alla sapiente maestria artigianale si trasformano in magnifici infusi, tutti realizzati con materie prime semplici ma d’eccellenza, dai sapori unici.

Non berlo, gustalo!

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Pietramelara

a cura di Sisto Bucci

Un salto nel tempo lungo circa 500 anni Una delle esperienze più belle che riserva la provincia di Caserta è la possibilità di vivere l’antica bellezza di piccoli borghi, dove si respira ancora un’atmosfera ricca di magia e suggestione. Se c’è un comune che rappresenta bene tutto questo è sicuramente Pietramelara, un piccolo centro che vive tra presente e passato, modernità

e antichità, situato nella terra di Vairano, stretto come in un abbraccio dai Monti Trebulani e dominato dalla vetta di Monte Maggiore. Disteso tra pianura e colline, il comune di Pietramelara sa regalare elettrizzanti sensazioni a voi che siete alla ricerca di destinazioni alternative alle tradizionali mete turistiche.

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A leap back in time over around 500 years One of the most beautiful experiences that exists in the province of Caserta is the chance to discover the ancient beauty of small villages, where you can still breathe an atmosphere full of magic and charm. If there is a village that represents this most of all, it is certainly Pietramelara. A small town located in the land of Vairano that lives between

past and present, modernity and antiquity, while secured by an embrace from the Trebulani Mountains and dominated by the summit of Monte Maggiore. Stretched between plains and hills, the town of Pietramelara knows how to give thrilling sensations to you who are looking for alternatives to traditional tourist destinations.

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Nella zona centrale, ad accogliervi c’è un’ampia piazza circondata da attività commerciali, bar e caffetterie, e un comodo parcheggio dove è possibile lasciare l’auto prima di gustare una bevanda o un gelato fresco. Tra alberi e negozi subito si nota la splendida chiesa patronale consacrata a San Rocco, realizzata nel XVI secolo. A poche decine di metri si trova la Porta della Madonna della Libera che segna l’ingresso in uno dei borghi medievali più belli della provincia… siete pronti per fare un salto nel passato? Le immagini della Madonna e di San Rocco danno il benvenuto nella parte più alta e antica di Pietramelara, nata prima dell’anno Mille per volontà dei principi longobardi Landolfo e Atenolfo. Oltre l’ingresso si schiude uno scenario dove sembra che il tempo si sia fermato e subito si percepisce la nobile e storica gran-

dezza di questo borgo. Le stradine disegnano anelli concentrici che comunicano tra loro tramite scalini, modellati nella roccia, e angiporti (brevi gallerie molto diffuse nei borghi medievali). Lungo il cammino si susseguono case, palazzi e scorci panoramici. Proseguite fino a raggiungere la sommità del borgo, dove si trova la torre che un tempo faceva parte del castello dei marchesi Celano-Monforte. Oggi il mastio ospita un piccolo museo e dalla sua terrazza si può ammirare lo straordinario panorama che guarda verso i castelli di Pietravairano e Borgo San Felice, Roccaromana, Riardo e Vairano Patenora. Non è un caso, quindi, se la piana che ospita Pietramelara è conosciuta col nome di “Valle dei 5 castelli”. L’abitato era circondato, infine, da dodici torri costruite lungo un massiccio muro perimetrale.

In the central area, there is a large square to welcome you which is surrounded by businesses such as bars and cafes, where the tour starts. You can begin by leaving your car in the convenient parking area before enjoying a drink or a fresh ice cream.

Amongst trees and shops, you can immediately notice the splendid patronal church consecrated to San Rocco, built in the sixteenth century. A few dozen meters away there is the Porta della Madonna della Libera which marks the entrance to one of the

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most beautiful medieval villages in the province ... are you ready to take a step back in time? The images of the Madonna and San Rocco welcome you to the highest and oldest part of Pietramelara, born at the behest of the Lombard princes Landolfo and Atenolfo before the year one thousand. Beyond the entrance a scenario opens up where it seems that time has stopped and the noble and historic grandeur of this village is immediately perceived. The streets draw concentric rings that communicate with each other by steps, modeled in the rock, and “angiporti” (short tunnels very common in medieval villages). Along the way there are houses, buildings and panoramic views as you continue to reach the top of the village, where the tower that was once part of the castle of the Marquis Celano-Monforte is located. Today, the keep contains a small museum and from its terrace you can admire the extraordinary panorama that overlooks the castles of Pietravairano and Borgo San Felice, Roccaromana, Riardo and Vairano Patenora. It would therefore not be an exaggeration if the plain that hosts Pietramelara was known as the “Valley of the five castles”. And to top it off, the town was surrounded by twelve towers built along a massive perimeter wall.

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Questo possente sistema difensivo, tuttavia, non bastò a proteggere il borgo quando, nel marzo 1496, Ferdinando II d’Aragona ne ordinò l’assedio per punire i Monforte, in quanto alleati degli Angioini. Secondo la tradizione, gli Aragonesi per riuscire a conquistare il borgo, aprirono una breccia nelle mura della città, in un punto ancora visibile oggi e noto col nome di “muro scassato”. Il risultato di quindici giorni d’assedio fu il massacro di due terzi della popolazione, mentre i sopravvissuti furono venduti al mercato degli schiavi di Napoli.

This powerful defensive system, however, was not enough to protect the village when, on March 1496, Ferdinand II of Aragon ordered the siege to punish the Monforte, as they were allies of the Angevins. To succeed in conquering the village, the Aragons opened a breach in the walls of the city in a point still visible today known as the “busted wall”. The result of fifteen days of siege was the massacre of two thirds of the population, while the survivors were sold to the slave market in Naples.

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Negli anni seguenti, le sette famiglie risparmiate dalla strage cominciarono a costruire i primi edifici fuori dalle mura, come lo splendido Palazzo Ducale (XV secolo), la prima residenza del Sud Italia annessa a un parco-giardino “all’italiana” (una versione in miniatura dei futuri giardini della Reggia di Caserta). L’androne d’ingresso, che porta all’ampio cortile, conserva ancora un grande e bellissimo decoro che reca lo stemma dei nobili Caracciolo. Nelle immense sale del palazzo, che un tempo hanno ospitato sovrani e nobili famiglie, oggi alcune associazioni vi organizzano interessanti mostre ed eventi.

In the following years, the seven families spared from the massacre began to build the first buildings outside the walls, such as the splendid Palazzo Ducale (XV century), the first residence in Southern Italy annexed to an “Italian-style” park-garden (a version in miniature of the future gardens of the Royal Palace of Caserta). The entrance hallway, which leads to the large courtyard, still retains an impressive and beautiful decoration bearing the coat of arms of the Caracciolo noble family. Today, some associations organize interesting exhibitions and events in the huge halls of the palace which once hosted kings and noble families.

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Una volta terminata la visita al borgo, scoprite le deliziose specialità gastronomiche proposte nelle diverse strutture agrituristiche e ristoranti locali‌ ricordando, però, che Pietramelara va scoperta piano piano, non solo per la sua storia, ma anche per le sue centenarie tradizioni religiose. Once the visit to the village is over, discover the delicious gastronomic specialties proposed in the various agrotourism and local restaurants... remembering however, that Pietramelara must be discovered slowly, not only for its history, but also for its century old religious traditions.

E Pro Loco Pietramelara Mob. + 39 333 7419065 Si ringraziano per il prezioso contributo We thank for the valuable contribution

Francesco Tabacchino, Francesco Sabatino, Antimo De Cesare Foto di / Photo by Giuseppe Paolisso

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Wine tour

a cura di Lucio Pietrangeli

Un viaggio tra i vini DOC del Medio Volturno A journey through the DOC wines of Medio Volturno 78 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Una delle produzioni più rappresentative del casertano è sicuramente quella vinicola, un’attività che nell’ultimo decennio ha avuto grandi riscontri e successi da parte di un pubblico di appassionati sempre più vasto. La provincia di Caserta può vantare un territorio stupendo e variegato, dove la grande piana campana (olim Terra Felix), da un lato, è accarezzata dalla dolce brezza marina del Tirreno e, dall’altro, si inerpica lungo le maestose vette dell’Appennino Meridionale. Il clima mite e le passate attività vulcaniche hanno reso il terreno particolarmente generoso e ideale per la produzione vitivinicola; non è quindi un caso se già solo nella vasta area che si estende a nord del Volturno è possibile incontrare tre importanti produzioni DOC: il Galluccio, il Falerno del Massico e il Casavecchia di Pontelatone.

One of the most representative productions of the Caserta area is certainly the wine, an activity that over the last decade has had great achievements and successes from an increasingly wider audience of enthusiasts. The province of Caserta can boast a wonderful and varied territory where the large plain of the Campania (olim Terra Felix), on the one hand, is caressed by the gentle sea breeze of the Tyrrhenian Sea, and on the other, it climbs along the majestic peaks of the southern Apennines. The mild climate and past volcanic activity have made the soil particularly generous and ideal for wine production; it is therefore not a coincidence that already in the vast area that extends north of the Volturno, it is possible to meet three important DOC productions: the Galluccio, the Falerno del Massico and the Casavecchia di Pontelatone.

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Tra le DOC più “giovani” riconosciute troviamo il Casavecchia di Pontelatone. Questo pregiato vitigno interessa l’intera fascia di territorio compresa tra i comuni di Formicola e Castel Campagnano. La vicinanza al fiume Volturno regala da sempre una buona escursione termica, con livelli di umidità e caldo che riescono a dare giusta forza e freschezza al vino. L’origine di questo vitigno è antichissima: è possibile che coincida con l’uva del vino Trebulanum, forse proveniente dall’insediamento di Trebula Balliensis (Treglia, frazione di Pontelatone), citato da Plinio il Vecchio nel XIV libro della Naturalis Historia. La storia moderna riferisce del ritrovamento di una vite, da parte di un contadino, nei pressi di un rudere di una vecchia casa di Pontelatone e da lì il nome. Il Casavecchia è un vitigno “spargolo”… cosa significa? Che il grappolo è formato da pochi e piccoli acini che contengono un succo concentrato. La denominazione di origine controllata Casavecchia di Pontelatone è riservata solo ai vini “Rosso” e “riserva” costituiti

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da Casavecchia per almeno l’85%. L’intenso colore rubino è accompagnato da un profumo persistente, un sapore morbido, sapido e giustamente tannico; è un vino che sposa in maniera straordinaria i piatti a base di carne e formaggi stagionati. L’altra giovane DOC è il Galluccio, nei tipi bianco, rosato e rosso (anche riserva), prodotto nei comuni di Conca della Campania, Galluccio, Mignano Monte Lungo, Rocca d’Evandro, Tora e Piccilli, tutti nell’area nord-est del Roccamonfina. La grande qualità delle uve di questo territorio è nota già nel ’400, come testimoniato dal famoso umanista Giannantonio Campano, nativo proprio di Galluccio.

Nella varietà “bianco”, il Galluccio DOC è composto almeno per il 70% da Falanghina, ha un bel colore giallo paglierino, profumo fruttato e un sapore fresco e secco. Il “rosso” si presenta con un colore rubino, un profumo molto delicato e un sapore asciutto e fresco. Nella versione “rosato”, infine, il colore è più o meno intenso, il profumo tende al fruttato mentre il sapore è sempre fresco e armonico. Sia il rosso che il rosato sono composti da almeno il 70% da Aglianico. A differenza del bianco, che si abbina perfettamente a piatti a base di pesce, il rosso accompagna piacevolmente pietanze a base di carne e formaggi stagionati. 81

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Among the most “young” DOCs, we find the Casavecchia di Pontelatone. This prized vine covers the entire area of the territory between the municipalities of Formicola and Castel Campagnano. The proximity to the Volturno river has always given a good temperature range, with humidity and warm climates that are able to give the right strength and freshness to the wine. The origin of this vine is very ancient: it is possible that it coincides with the Trebulanum wine grape, perhaps coming from the settlement of Trebula Balliensis (Treglia, a hamlet of Pon-

telatone), mentioned by Plinio il Vecchio in the XIV book of the Naturalis Historia. Modern history refers to the discovery by a farmer of a vine near a ruin of an old house in Pontelatone and from there comes the name. Casavecchia is a loosely olustered vine ... what does that mean? That the bunch is made up of a few small berries, which contain a concentrated juice. The Casavecchia di Pontelatone controlled denomination of origin is reserved only for “Rosso” and “riserva” wines made up of Casavecchia for at least 85%. The intense ruby color is

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accompanied by an overwhelming and persistent aroma, a soft, savory and perfectly tannic flavor; it is a wine that marries meat dishes and aged cheeses in an extraordinary way. The other young DOC is Galluccio, in white, rosé and red (also reserve) types, produced in the municipalities of Conca della Campania, Galluccio, Mignano Monte Lungo, Rocca d’Evandro, Tora e Piccilli, all in the northeast of Roccamonfina. The great quality of the grapes of this area was already known in the fifteenth century, as witnessed by the famous humanist Giannantonio

Campano, a native of Galluccio. In the “white” variety, the Galluccio DOC is composed at least 70% of Falanghina, it has a beautiful blonde color, a fruity aroma and a fresh, dry taste. The “red” displays a ruby color, a very delicate scent and a dry, fresh taste. Finally, in the “rosé” version, the color can be more or less intense, the perfume tends to be fruity while the taste is always fresh and harmonious. Both red and rosé are composed of at least 70% Aglianico. Unlike white, which goes perfectly with dishes of fish, red pleasantly accompanies dishes with meat and aged cheeses.

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Dal territorio caiatino-trebulano, oltre il Roccamonfina, si raggiunge l’agro Falerno, la terra che custodisce uno dei primati più importanti del settore vinicolo, “la prima DOC della storia enologica mondiale”, il Falerno del Massico. Questa pregiata uva viene allevata nel territorio compreso tra il versante occidentale del Roccamonfina e la costa Tirrenica, nei comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola. Furono i Greci prima, poi gli Etruschi e i Romani a introdurre e dare impulso, qui, alla viticoltura. Ne è una preziosa testimonianza la produzione del vino Falernum e la presenza di numerose ville rustiche dove veniva prodotto e conservato questo storico vino autoctono. Le anfore di Falernum venivano imbarcate sulle navi che partivano dalla foce del Garigliano e dal porto di Sinuessa (l’attuale Mondragone) per raggiungere i paesi del Mediterraneo e dell’Europa del nord. Era il “vino degli Imperatori”, il più costoso e ricercato sulle tavole degli antichi Romani.

Il vino Falerno DOC è riconosciuto nelle varietà di Bianco (costituito da Falanghina per l’85%), Rosso anche riserva (composto da Aglianico al 60% e Piedirosso al 40%) e Primitivo anche riserva o vecchio (Primitivo all’85%). I colori spaziano dal paglierino del Bianco al rubino intenso del Rosso e del Primitivo. Il sapore delizia il palato con il sapido e l’asciutto del Bianco e con le note più robuste del Rosso e del Primitivo. Gli abbinamenti ideali per il Bianco sono i piatti di pesce e la mozzarella di bufala; il Rosso e il Primitivo sono perfetti per accompagnare salumi, carni rosse e salsicce. Il glorioso passato di questa terra si manifesta ancora oggi in una produzione di altissimo valore. Tali pregiati vini DOC svelano, in ogni assaggio, la storia di un meraviglioso territorio, il fascino delle sue millenarie tradizioni e gli straordinari e genuini sapori unici che gli esperti viticultori salvaguardano e celebrano con enorme fatica e tanta passione da molte generazioni.

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From the Caiatino-Trebulano area, beyond the Roccamonfina, we reach the Agro Falerno, the land that holds one of the most important origins in the wine sector, “the first DOC in world wine history”, the Falerno del Massico. This precious grape is grown in the area between the western side of Roccamonfina and the Tyrrhenian coast, in the municipalities of Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico and Carinola. It was first the Greeks, then the Etruscans and the Romans who introduced and boosted viticulture here. The production of Falernum wine and the presence of numerous rustic villas where this historic native wine was produced and preserved is a precious testimony. The amphorae of Falernum were loaded on ships leaving from the mouth of the Garigliano river and the port of Sinuessa (today’s Mondragone) to reach the Mediterranean and northern European countries. It was the “Wine of the Emperors”, the most expensive and sought after on the tables of the ancient

Romans. The Falerno DOC wine is recognized in the Bianco varieties (consisting of Falanghina for 85%), Rosso (reserve also, composed of Aglianico 60% and Piedirosso 40%) and Primitivo also reserve or old (Primitivo 85%). The colors range from a straw colored white of the Bianco to an intense ruby red of the Rosso and the Primitivo. The taste delights the palate with the sapid and dry white of the Bianco and with the more robust notes of the Red of the Rosso and Primitivo. The ideal pairings for the Bianco are the fish dishes and the buffalo mozzarella; the Rosso and Primitivo are perfect to accompany cold cuts, red meats and sausages. The glorious past of this land is still manifested today in a production of the highest value. These precious DOC wines reveal in every taste the history of a marvelous territory, the charm of its millenary traditions for many generations and the extraordinary and genuinely unique flavors that the expert winegrowers safeguard and celebrate with enormous effort and passion.

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Macelleria IL

Zullo

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La rinomata e affidabile macelleria, nata negli anni ’70 grazie al duro lavoro di Nicola Zullo e sua moglie Domenica, oggi è guidata dalla seconda generazione Zullo rappresentata da Giovanni, affiancato dalla consorte Carmela, che ha ereditato dai suoi genitori la passione per questo lavoro e l’attenzione verso il cliente. La bontà dei prodotti inizia già attraverso il controllo vigile degli allevamenti di bovini, suini e ovini di famiglia, rispettando tutti gli standard di qualità e sicurezza, per ottenere carni veramente genuine dai sapori unici... un prodotto da poter definire “artigianale”. Tutte le prelibatezze esposte nel punto vendita sono di produzione propria oppure ricercate e selezionate unicamente sul territorio, seguendo la naturale filosofia della filiera corta. Accanto alla carne, sia fresca che lavorata, e ai profumatissimi salumi, la Macelleria Zullo propone una fornitissima scelta di eccellenti formaggi matesini, di ottimo olio EVO locale e pregiati vini del territorio.

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“Noi componenti della famiglia Zullo ringraziamo ogni cliente che ci preferisce. A chi compra al nostro banco per me è come se dessi il frutto del mio lavoro a qualcuno della mia famigliaâ€?. Giovanni Zullo

Alvignano, corso Umberto I Tel. 0823 614102 | 347 4228601 E Q Macelleria Zullo

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La Basilica di Santa Maria in Compulteria 88 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Un gioiello architettonico nella terra del bello e del buono 89 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Nella terra del buongusto, dove le produzioni d’eccellenza contano vitigni antichissimi, pregiati allevamenti e prelibati piatti della tradizione, il passato ci ha regalato anche tanto splendore. È sufficiente passeggiare tra i numerosi borghi del Medio Volturno e avventurarsi nei caratteristici abitati per incontrare splendide ville e dimore storiche (sconosciute ai più) e incamminarsi lungo strette stradine che disegnano affascinanti labirinti per accorgersi di quanta bellezza ci sia; una bellezza che si manifesta a volte in maniera “sfacciata”, altre volte sembra “nascondersi” timidamente in alcuni angoli dei centri storici e nelle periferie.

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In effetti, il bello di questi comuni è proprio questo: potersi “perdere” tra borghi e campagne e scoprire sempre qualcosa di straordinario. Ne è un esempio la magnifica Chiesa di San Ferdinando, meglio nota con il nome di Santa Maria in Compulteria oppure Chiesa di Santa Maria di Cubulteria, un meraviglioso gioiello architettonico situato nella periferia del comune di Alvignano. La chiesa è attestata nel V-VI secolo d.C. e si lascia notare già dalla facciata che, nella sua assoluta semplicità, riesce a trasmettere un’eccezionale effetto di suggestione e magnificenza. L’intitolazione a San Ferdinando è avvenuta quando vi furono trasferite le spoglie di San Ferdinando d’Aragona, vescovo di Caiazzo vissuto nell’XI secolo, il cui volto è rappre-

sentato in un affresco che decora ancora oggi l’altare in muratura. L’ambiente interno è veramente maestoso e ampio, illuminato da quasi venti finestre, due delle quali conservano elementi architettonici con decorazioni di tipo floreale e geometrici. A rendere ancora più eccezionale questo luogo sono stati i ritrovamenti archeologici avvenuti nei pressi della stessa Basilica, come le tracce di una capanna protostorica, case e ville romane e un’area sepolcrale. È un sito veramente affascinante, reso ancor più suggestivo dall’atmosfera del luogo, che non ha nulla da invidiare per bellezza e importanza ad altri edifici simili. Sicuramente una meta straordinaria per una visita che può appassionare anche le persone meno interessate. E Pro loco Alvignanese 91

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Gastronomia | Enoteca | Punto ristoro | Caseificio Il Caseificio Ponticorvo è lieto di presentarvi il nuovissimo punto ristoro, ideale per gustosi e succulenti pranzetti. Una volta accomodati ai tavoli vi serviamo solo il meglio della gastronomia locale e nazionale accompagnato dalla regina della nostra produzione, la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Buon Appetito!

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incucina

con Angela

IL KETCHUP

del Medio Volturno Una salsa tutta nostrana a cura di Angela Cerreto

Qualcuno si chiederà: “cosa ci fa il ketchup in questa rubrica? Dove sono finite territorialità e tradizione?” Quest’anno ho preferito allargare gli orizzonti, andando oltre una classica ricetta antica, per raccontarvi i segreti di una conserva (o concentrato) oramai poco realizzata e proporvi la ricetta di un prodotto di larghissimo consumo. Lo scopo? Rendere genuino e salutare un alimento molto amato da tante persone, soprattutto dai ragazzi.

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La ricetta che vi suggerisco in questa edizione è composta per il 95% da ingredienti a chilometro 0 mentre il restante 5% è costituito da pepe, amido di mais e senape, prodotti che chiaramente arrivano da un po’ più lontano. La territorialità c’è, così come anche la tradizione. Dopo quanti anni un piatto può definirsi tradizionale? Non esiste o almeno non si conosce la regola precisa; personalmente realizzo la “Salsa Ketchup” nostrana da più di 25 anni… bastano? Spero di si! A voi va il mio invito personale a provare questa esperienza… auguri di una buona esecuzione e un ottimo assaggio.

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INGREDIENTI pomodori rossi da sugo - kg 2 peperoni rossi - kg 1 aceto - cl 35 zucchero - gr 400 olio EVO - cl 20 2 spicchi d’aglio 2 cipolle 2 foglie di alloro

2 carote 1 gambo di sedano 2 rametti di timo 2 rametti di maggiorana 15 foglie di basilico 1 cucchiaio di senape 2 cucchiai di amido di mais Sale e pepe a piacere

PROCEDIMENTO

Porre una grossa pentola sul fuoco e far imbiondire la cipolla; a questo punto aggiungere olio, aglio, carote e sedano, tutto tritato grossolanamente, e far cuocere per un paio d’ore a fuoco molto lento. Quando tutte le verdure risulteranno “ammorbidite” è il momento di “passare” la salsa. Per ottenere l’effetto vellutato della salsa ketchup, procedere a una seconda passata, questa volta con un setaccio; al termine rimettere la salsa sul fuoco e lasciare bollire ancora, sempre a fuoco lento, per altri 60 minuti. Quando si presenta abbastanza densa, sciogliere l’amido di mais in mezza tazza di salsa e versarlo nel pentolone. Regolare di sale e pepe (se la preferite piccante è sufficiente aggiungere un peperoncino) e unire, se gradita, la senape. Fare bollire ancora per 10 minuti, passati i quali è possibile procedere all’invasettamento. A questo punto il lavoro è terminato.

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curiosità Esiste in Italia una variante della salsa ketchup. È diffusa soprattutto in Piemonte e prende il nome di “salsa rubra”.

ANCORA DUE SUGGERIMENTI

È importante utilizzare barattoli molto piccoli. Essendo naturale al 100%, una volta aperta, la salsa deve essere tenuta in frigo e consumata entro 3 giorni. Dopo aver riempito i barattoli sterilizzati, bisogna lasciarli raffreddare nell’acqua e riporli al fresco e lontano da luce diretta.

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La vocazione agricola del Medio Volturno Dove nascono grandi eccellenze agroalimentari a cura di Sisto Bucci

In una terra molto fertile e ricca come quella del Medio Volturno è naturale osservare paesaggi costellati di floridi orti, numerose piantagioni, frutteti, vigneti e uliveti che, oggi, sono alla base dell’economia di numerose famiglie dedite alla produzione di grandi eccellenze agroalimentari. Molte di queste attività nascono come un atto d’amore verso la propria terra e le tradizioni nostrane, ereditate e accolte con grande entusiasmo anche dalle nuove generazioni che si mostrano sempre più sensibili e attenti alla conservazione delle produzioni antiche e alla salvaguardia della biodiversità. 98 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Accanto a questi giovani imprenditori, sul territorio ci sono ancora molte famiglie che hanno la grande fortuna di custodire viva l’immagine dei propri genitori e nonni impegnati nella cura quotidiana del proprio orto (al tempo importante e spesso unica fonte di sostentamento) e, sulla scia emotiva di questi ricordi, si dedicano personalmente alla coltivazione di qualche piantina sia per gustare con soddisfazione un prodotto fresco e genuino, ottenuto con le proprie mani, sia perché questa scelta rappresenta oggi una fonte di risparmio economico. Per tutti questi motivi, negli ultimi tempi, sempre più persone si rivolgono a esperti e appassionati ortovi-

vaisti, grazie ai quali possono reperire facilmente quanto serve a soddisfare que sta loro esigenza, a partire dalle piantine. È proprio questa la motivazione che ha spinto Giovanni Cassella e sua moglie Concetta Martino a dare vita, più di trent’anni fa, all’azienda Ortoflora Caiatina (poi cambiata in Ortovivaistica Cassella) divenuta famosa in tutto il territorio. Giovanni, grande esperto del settore, testa le orticole da proporre successivamente ai clienti e seleziona i semi che vengono poi sistemati negli appositi contenitori, detti “seminiere”, per poi vedere la nascita delle piantine da trapiantare. 99

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Un tempo l’azienda destinava diversi ettari di terreno alla coltivazione di pomodori che venivano consegnati alla grande distribuzione; oggi, invece, è specializzata nella produzione di una gran varietà di piantine da mettere a dimora, tra cui datterini e pomodorini rossi e gialli e del “piennolo”. A rendere ricercata l’azienda Cassella ci sono prodotti come il “pomodoro nero”, dal caratteristico colore rosso scuro e il gusto molto sapido; rispetto ai comuni pomodori contiene una maggiore quantità di licopene, un potente antiossidante utile per combattere il colesterolo e l’ipertensione, le malattie cardiovascolari

e l’invecchiamento cellulare… insomma una vera fonte di giovinezza. Altre piantine disponibili, difficilmente reperibili sul territorio, sono il peperone cornetto “Beneventano”, il pomodoro giallo invernale, la cipolla alifana e la zucca gialla da fiore, detta anche “zucca per i maiali”, anticamente coltivata proprio per sfamare i suini. La famiglia Cassella, inoltre, è tra i pochi vivaisti in Italia a selezionare semi di piantine di asparago selvatico da rendere disponibili a tutti gli estimatori, che possono così soddisfare il piacere di gustare un prodotto “selvatico” coltivato nel proprio giardino.

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È sempre Giovanni a scegliere personalmente le “marze” (rametti giovani) dalle piante secolari di ulivi di varietà Caiazzana, presenti nei comuni di Caiazzo e Piana di Monte Verna (per affidarli poi ai vivaisti specializzati nell’innesto), originaria e autoctona proprio delle colline caiatine, che si distingue dalle altre varietà molto comuni in questo territorio; un ottimo modo per tutelare e tramandare questa pregiata cultivar.

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A ereditare tutto questo sapere c’è il giovane Salvatore, entusiasta e zelante “contadino moderno”, che manifesta la sua passione per questo lavoro anche attraverso i suoi hobby, uno dei quali lo porta a guardare perfino oltre i confini nazionali: la coltivazione di ortaggi “giganti”. Per praticare questo hobby ha creato, nella sua tenuta, un angolo dedicato alla coltivazione di zucche, pomodori e girasoli giganti con i quali partecipa a gare e manifestazioni locali e nazionali, ottenendo importanti riconoscimenti. Ad accrescere e sostenere la passione della famiglia Cassella c’è la volontà di ricercare sempre le migliori risorse presenti sul mercato e mantenersi aggiornati sulle nuove tecniche di selezione e coltivazione di semi e piante per essere, al tempo stesso, strumento di crescita per il territorio. A riprova di quanto detto in molte occasioni, l’esempio dei Cassella evidenzia ancor di più la particolare vocazione agricola del Medio Volturno.

Azienda Ortovivaistica Cassella di Salvatore Cassella Caiazzo | S. P. 330 Contrada Cameralunga, 25 Telefono 349 1828150

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IL GENERALE OSTERIA IN CAIAZZO Uno stile che esprime lo spirito della comunità caiatina, una cucina che rappresenta in modo inconfondibile l’intenso legame con i prodotti del territorio.

Caiazzo Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 - 335 6854394

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www.ristoranteilgenerale.com Ristorante Il Generale ristoranteilgenerale

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Campo di volo Rains Club Caiazzo 104 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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... superare i propri limiti e sentirsi piÚ vicini agli dèi 105 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Librarsi nell’aria, col vento che accarezza il viso, e guardare il mondo dall’alto, mentre il paesaggio diventa sempre più piccolo, pervasi di euforia e tanta adrenalina; sembra quasi di riuscire a dominare tutto e a tenere sotto controllo ogni paura… è questo il sogno che accompagna l’uomo da secoli: volare, per superare i propri limiti e sentirsi più vicini agli dèi. Anche Leonardo Da Vinci, una delle più grandi menti passate alla storia, fece del volo una vera sfida personale, al punto da investire molte energie per studiarne la meccanica, riuscendo a elaborare principi e teorie che vennero formulate solo diversi secoli dopo; non a caso proprio al nostro genio toscano è attribuita una delle riflessioni più belle sul senso del volo: “Una volta che abbiate conosciuto il

volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare”. Questo è lo stesso grande sogno di Raimondo Insero, del papà Salvatore e del nonno Raimondo, che più di 35 anni fa, nel piccolo comune di Piana di Monte Verna, ha dato vita al “campo di volo” da diporto o sportivo, svolgendo anche attività di scuola (Delta Club Napoli) per istruire nuovi piloti… questo però, fino a qualche anno fa. Proprio la scuola di volo caiatina è stata un vero punto di riferimento di tutto il Centro-Sud Italia per decenni, permettendo a molti appassionati di ottenere il brevetto di volo e, ai più motivati e “ardimentosi”, di diventare istruttori, dando la possibilità anche di aprire nuovi campi di volo, oggi ancora attivi in tutto il circondario.

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Il Campo Rains è regolarmente riconosciuto e iscritto all’Aero Club d’Italia, con una pista omologata per il decollo e l’atterraggio di aeromobili e per praticare attività di volo con deltaplano a motore, tre assi, parapendio e paramotore. È la meta di tutti quegli appassionati che scelgono di unirsi agli amici del club caiatino per vivere l’ebbrezza di un volo tra gli splendidi paesaggi del Medio Volturno. Il Campo, infatti, si trova in una località molto panoramica, nel cuore della Valle del Volturno alle pendici dei Monti Tifatini, in un’area ricca di interesse paesaggistico, naturalistico e storico. Osservare il territorio da una prospettiva insolita, a qualche centinaio di metri di altezza, è un’emozione impagabile: ammirare dall’alto il corso sinuoso del fiume Volturno, con la vicina Oasi protetta “Le Salicelle”, circondato da dolci colline, incantevoli castelli e meravigliosi borghi è sicuramente un’esperienza non comune e assolutamente da vivere. Anche ai non appassionati e a chi preferisce rimanere “con i piedi ben piantati per terra” il consiglio è di vivere almeno una volta la bellissima

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atmosfera del Campo Rains, per sentire l’entusiasmo che unisce veri “amatori” che con grande convivialità accolgono tutti i curiosi e li invitano a trascorrere qualche ora insieme piacevolmente.

Campo Volo Rains Club Caiazzo Pianta di Monte Verna, S.P. 201 - Tel. 338 2155403 Le coordinate del campo sono: 41°08’75’’N / 14°20’28’’E

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Antica Osteria Pizzeria Pepe L’arte della pizza dal 1931 The art of pizza since 1931

Grazie ai segreti tramandati da generazioni, i fratelli Pepe continuano a soddisfare con grande successo il gusto di tutti i propri clienti, seguendo la consolidata e lunga tradizione di famiglia, iniziata nel lontano 1931. Thanks to the secrets handed down for generations following this long, consolidated family tradition that began in 1931, the Pepe brothers continue to satisfy the tastes of all their customers with great success. 108

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Visto che la celebrità dell’Antica Osteria Pizzeria Pepe è dovuta principalmente alle sue fantastiche pizze, evidenziamo subito che oltre alle intramontabili “classiche”, sposando la filosofia della stagionalità, Massimiliano e Nino propongono pizze veramente speciali utilizzando prodotti di stagione provenienti soprattutto dal territorio caiatino; e così che vediamo nei piatti pizze colorate e profumate secondo i diversi periodi dell’anno: pizza con fiori di zucca, ciuffetti di ricotta di bufala, mozzarella e pomodorino giallo oppure quella con pomodori secchi, crema di zucchine,

mozzarella di bufala e mandorle tostate, oltre all’inimitabile calzone “Mastro Stefano” (inventato decenni fa dal padre) con scarola riccia, acciughe, capperi e oliva Caiazzana. L’impasto, composto da un bland di farine selezionate, merita una speciale attenzione; infatti, viene completamente lavorato a mano e lasciato lievitare naturalmente per almeno dodici ore. Tutto ciò dona alla pizza un sapore unico oltre a renderla molto leggera... quindi facilmente digeribile.

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Given that the celebrity of the Antica Osteria Pizzeria Pepe is mainly due to its fantastic pizzas, we immediately highlight that in addition to the timeless “classics”, marrying the philosophy of seasonality, Massimiliano and Nino offer truly special pizzas using seasonal products coming mainly from the territory of Caiazzo. It’s for this that we can see in the colorful and fragrant pizzas according to the different periods of the year: pizza with courgette flowers, tufts of buffalo ricotta, mozzarella and yellow tomato; or the one with dried tomatoes, courgette cream, buffalo mozzarella and toasted almonds ; in addition there is also the inimitable “Mastro Stefano” calzone (invented decades ago by their father) with curly endive, anchovies, capers and Caiazzana olive. The dough, composed of a blend of selected flours, deserves special attention; in fact, it is completely worked by hand and left to rise naturally for at least twelve hours. All this gives the pizza a unique flavor as well as making it very light... therefore easily digestible.

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Non solo pizze! Il ricco menu propone piatti della tradizione contadina seguendo sempre la stagionalità degli ingredienti, come quelli che troviamo solo nelle domeniche “dal clima freddo”: Zuppa di soffritto di vitello, Pancotto con broccoli e fagioli, Pasta con patate e provola, Baccalà fritto e tante altre golose ricette.

Vini caiatini e birre artigianali completano la giusta accoglienza in un locale piacevole da vivere, dove la grande esperienza dei titolari e un team di giovani collaboratori gentili e disponibili armonizzano l’ospitalità con gli eccellenti prodotti del luogo e le tante bellezze del territorio. È gradita la prenotazione.

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Not just pizzas! The rich menu offers traditional country dishes always following the seasonality of the ingredients, such as those that we find only on Sundays “from the cold climate”: Fried Veal soup, Pancotto with broccoli and beans, Pasta with potatoes and provola, Fried codfish and many other delicious recipes. Wine, made in Caiazzo, and craft beers complete this invitation to such a pleasant place to live, where the great experience of the owners and a team of friendly and helpful staff harmonize their hospitality with the excellent local products and the many beauties of the territory. Reservation is appreciated.

Chiuso il lunedì | Closed on monday Caiazzo, piazza Porta Vetere 4 Tel. 0823 868401 www.anticapizzeriapepe.it E Antica Pizzeria Osteria Pepe

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L’Arco “nascosto” dell’Anfiteatro Campano 114 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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The “hidden” Arch of the Campanian Amphitheater 115 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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La Campania è una regione ricca di meraviglie, dove la storia ha lasciato un’eredità fatta di bellezze veramente invidiabili. Tra le destinazioni più singolari e affascinanti che è possibile ricordare, c’è la città che le fonti storiche ricordano seconda solo a Roma e perciò denominata “altera Roma”: l’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere. Qui Osci, Etruschi e Sanniti posero le basi per la nascita di un grande centro politico che, con la sua cultura, le arti e il commercio riuscì ad ammaliare anche gli imperatori romani, che finanziarono grandi opere pubbliche, come quelle dedicate agli spettacoli. È noto che l’antica Capua conobbe due grandi edifici; non è un caso, quindi, che proprio qui troviamo la grande scuola dei gladiatori. La prima arena fu innalzata tra il II e I secolo a.C. ed è l’edificio che vide combattere Spartaco, lo schiavo di origine tracia che divenne gladiatore, e

la famosa rivolta degli schiavi del 73 a.C. Di questo edificio sono visibili ancora poche tracce presso l’ingresso dell’area archeologica che si trova nella moderna Piazza I Ottobre. A pochi metri di distanza dall’antica arena si trova il “secondo anfiteatro più grande d’Italia” (il primo ovviamente è il Colosseo), realizzato alla fine del I secolo d.C. Nonostante il trascorrere dei secoli, le spoliazioni e i danni atmosferici, questo edificio rimane l’emblema del territorio capuano, capace ancora di procurare grande suggestione.

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Campania is a region rich in wonders, where history has left a heritage made of truly enviable beauty. Among the most singular and fascinating destinations that it is possible to remember, there is the city that the historical sources consider only after Rome and therefore called “altera Roma”: the ancient Capua, today known as Santa Maria Capua Vetere. Here the Osci, Etruschi and Sanniti populations laid the foundations for the birth of a great political center that, with its culture, the arts and commerce managed to fascinate even the Roman emperors, who financed large public works, such as those dedicated to “entertaining the masses”. It is known that in ancient Capua there were two large buildings; it is no coincidence, therefore, that here we find the great school of gladiators. The first arena was built between the II and I century BC and it is the building that saw the fight of Spartaco, the Thracian-born slave

who became a gladiator, and the famous slave revolt of 73 BC A few traces of this building are still visible at the entrance to the archaeological area located in the modern Piazza I Ottobre. A few meters away from the ancient arena there is the “second largest amphitheater in Italy” (the first is obviously the Colosseum in Rome), built at the end of the 1st century AD Despite the passing of the centuries the deterioration and atmospheric damages, this building remains the emblem of the Capuan territory, still able to procure great influence. 117

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Pochi numeri sono sufficienti per intuire la sua magnificenza. La facciata è scandita da 3 ordini, o livelli, con ben 80 arcate ciascuno, a eccezione del quarto e ultimo livello. Ogni arcata ospitava il busto di una divinità, per un totale di 240 sculture, molte delle

quali sono conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli e nel Museo Provinciale Campano di Capua. Quattro ingressi monumentali e ampi corridoi permettevano l’accesso a 40/45mila sedute. Nei sotterranei, tra celle e corridoi, si aggiravano belve, schiavi, gladiatori e personale di servizio che assicuravano al pubblico spettacoli memorabili. Tutto ciò è ormai noto e si può apprezzare grazie alle strutture superstiti; ma catturati da tutta questa magnificenza e bellezza è facile che sfugga un piccolo e curioso particolare: un arco “nascosto” nei pressi dell’anfiteatro.

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Few numbers are enough to imply its magnificence. The facade is marked by 3 orders, or levels, with 80 arches each, except for the fourth and last level. Each arcade housed the bust of a deity, for a total of 240 sculptures, many of which are preserved in the Museo Archeologico Nazionale of Naples and in the Museo Provinciale Campano of Capua. Four monumental entrances and wide corridors allowed access to about 40/45 thousand seats. In the cellars, between cells and corridors, there were wild animals, slaves, gladiators and service personnel roamed, that ensured memorable performances for the public. All this is now known and can be appreciated thanks to the surviving structures; but captured by all this magnificence and beauty it is easy to escape a small and curious detail: a “hidden� arch near the amphitheater.

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Si tratta di un disegno inciso su una parte del pavimento calcareo che circonda l’edificio. È un modello che riproduce il profilo, in dimensioni reali, di un arco formato da una serie di blocchi (conci) in calcare. Sulla base delle misure e dei confronti effettuati dagli studiosi, l’arco in questione è poco più piccolo rispetto a quelli dei tre ordini dell’anfiteatro. Le teorie sulla funzione di questo modello sono diverse. Secondo alcune, quando fu aperto il cantiere per la costruzione dell’anfiteatro, il modello doveva servire a realizzare le arcate dell’edificio. Altri studi hanno proposto, invece, una diversa finalità. La pavimentazione circostante l’arena fu realizzata, verosimilmente, dopo aver completato i lavori di costruzione dell’anfiteatro. L’impronta dell’arco fu realizzata in seguito, quando l’edificio era già in fase di abbandono, da un “marmoraro” che si stabilì in questa zona con la sua bottega. A cosa poteva servire dunque il modello? L’anfiteatro campano è stato un edificio

per spettacoli, una fortezza e, per secoli, anche una ricca miniera di materiali da riutilizzare per nuovi cantieri. È facile immaginare, quindi, che il marmoraro in questione possa aver modellato i blocchi di calcare recuperati nell’arena (e non solo) sull’impronta dell’arco incisa sulla pavimentazione a scopo edilizio. Forse non sapremo mai la vera storia di questo modello d’arco; ma è comunque affascinante scoprire di essere circondati da tanti piccoli dettagli e storie nascoste che spesso sfuggono ai nostri occhi. Il biglietto d’ingresso (€ 2,50) comprende l’accesso al Museo, all’Anfiteatro e Museo dei Gladiatori e al Mitreo. Chiusura settimanale: Lunedì Santa Maria Capua Vetere, piazza I Ottobre Tel. 0823 844206 www.polomusealecampania.beniculturali.it Foto di Letizia De Crosta Per gentile concessione del Ministero per i Beni e le attività culturali - Polo Museale della Campania.

Foto aeree Dronefly

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It is a drawing engraved on a part of the calcareous floor that surrounds the building. It is a model that reproduces the profile, in real size, of an arc formed by a series of limestone blocks (ashlars). On the basis of the measurements and comparisons made by researchers, the arc in question is slightly smaller than those of the three orders of the amphitheater. The theories on the function of this model are different. According to some, when the construction site for the amphitheater was opened, the model was to be used to build the arches of the building. Other studies have proposed, instead, a different view. The pavement surrounding the arena was probably built after completing construction work on the amphitheater. The cast of the arch was built later, when the building was already being abandoned, by a “marmoraro� who settled in this area with his workshop. What then could the model be used for? The Campanian amphitheater was a building for shows, a fortress and, for centuries, also a rich

mine of materials to be reused for new construction sites. It is easy to imagine, therefore, that the marmoraro in question could have modeled the limestone blocks recovered in the arena (and not only) on the impression of the arch engraved on the pavement for building purposes. Perhaps we will never know the true story of this arc model; but it is still fascinating to discover that we are surrounded by many small details and hidden stories that often escape our eyes.

The entrance ticket (â‚Ź 2.50) includes access to the Museum, the Amphitheater and the Gladiators Museum and the Mithraeum. Closed Weekly on Monday Santa Maria Capua Vetere, piazza I Ottobre Tel. 0823 844206 www.polomusealecampania.beniculturali.it Photo by Letizia De Crosta Courtesy of the Ministry of Cultural Heritage and Activities - Campus Museum of Campania.

Aerial photos by Dronefly

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ENOTECA PRODOTTI TIPICI VINI ALLA SPINA SPECIALITÀ ALIMENTARI DEGUSTAZIONE DI PRODOTTI LOCALI

Vairano Scalo - via Napoli, 170 Tel. 0823 988949 - Cell. 339 6866781 La bottega di nonna Elena

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CantinArte Un’idea, un evento, un percorso che mira alla valorizzazione del patrimonio monumentale e culturale del bellissimo borgo di Vairano Patenora. Le storiche cantine ipogee, i vicoli e i palazzi antichi diventano i veri protagonisti di una magnifica serata dedicata al divertimento,

all’arte e all’enogastronomia locale, per rivivere atmosfere e luoghi oggi visti semplicemente come “monumenti ed edifici del centro storico” ma che un tempo erano vissuti e animati dalle molteplici attività che caratterizzavano la vita quotidiana di questo meraviglioso territorio.

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La riscoperta della storia e delle radici di Vairano Patenora passano, infatti, attraverso un cammino che porta il visitatore verso le magnifiche installazioni permanenti realizzate da abili artisti, come i particolari e colorati murales che accompagnano la visita lungo i vicoli, le sofisticate sonorità , di diversi sapori musicali, e le dolci melodie popolari che accarezzano l’udito

regalando un viaggio in una nuova e suggestiva dimensione. Nel cuore del borgo, rappresentazioni teatrali e racconti musicati regalano intense sensazioni e, ancora, a impreziosire la serata ci sono emozionanti mostre fotografiche, affascinanti danze aeree e i giocolieri. A rendere ancor piÚ magica la cornice dell’evento sono le splendide cantine sotterranee,

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aperte per l’occasione anche per visite guidate, che si prestano per una sera a stuzzicanti degustazioni. Gli stand gastronomici, che arricchiscono l’atmosfera della serata con profumi inebrianti, completano l’evento con una ricca e succulenta offerta… carne alla brace, eccellenti vini, le deliziose Peschiole di Vairano, il caciocavallo impiccato e tutti i più ricercati piatti tipici della tradizione vairanese. Il successo e la grande partecipazione che ha visto la seconda edizione fa già provare trepida attesa e “acquolina” per CantinArte 2020.

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L’evento rappresenta un’occasione imperdibile per scoprire le incantevoli bellezze e i genuini sapori di uno dei borghi piÚ belli della provincia di Caserta.

E CantinArte

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La passione per la cucina e il buon cibo, unito al piacere dell’accoglienza, ha spinto i coniugi Battista e Anita a rilevare quello che era “Casale Cantelmo” per trasformarlo in “Babalù - Il Casale”. Il cambiamento non ha riguardato solo il nome del locale, ma c’è stata una trasformazione del modo di intendere la cucina e l’ospitalità. I piatti proposti, così come la pizza, sono connotati da un tratto di semplicità unito a materie prime a “km 0”, il cui approvvigionamento avviene ogni giorno presso fidati fornitori della zona, che hanno fatto della qualità e del rispetto per il consumatore il loro principio cardine. Tutti i piatti vengono realizzati al momento, fatta eccezione per pietanze che richiedono lunghe cotture. Ricordando sempre che la tavola, oltre che appagare i sensi, è anche motivo per stare insieme e trascorrere delle ore piacevoli sorseggiando un buon vino. Non vi resta che provare! Via Patenara Vairano Patenora Tel. 388 8805232 EQ

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Una perfetta -

Vacanza Lenta

I percorsi Slow piĂš belli del Medio Volturno

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Al di fuori dei grandi circuiti turistici, lontano dalle mete più famose e le grandi città, vi aspetta un mondo di sentieri naturalistici, eccellenze enogastronomiche, borghi, siti archeologici, musei e storie tanto affascinanti quanto poco conosciute.

A cura di Fabiola Santoro

Vi sono strutture rurali immerse nel verde, dove poter gustare i piatti che hanno il sapore della tradizione, oppure situate in un antico borgo dove si può ancora respirare un’atmosfera di vera pace e tranquillità. Sono luoghi che non conoscono un turismo fatto di grandi numeri; al contrario presentano le caratteristiche ideali per essere la meta di un turismo sostenibile, diverso… in altre parole slow, in grado di competere dignitosamente con

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quelli più conosciuti. Il 2019 è stato proclamato dal MiBACT Anno Nazionale del Turismo Lento, dodici mesi da dedicare alle destinazioni meno note, che conservano ancora intatto il loro fascino originario… come i comuni del Medio Volturno. È l’occasione giusta, dunque, per scoprire quanto sia ricco e attraente questo vasto territorio, per la sua storia, le tradizioni e il paesaggio, e quanto possa essere calorosa l’accoglienza mostrata dai suoi abitanti.

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Questa è la mission di GuideSlow: far conoscere il territorio in tutte le sue sfaccettature, in maniera lenta, a chi ne è sporadico frequentatore e a coloro che lo abitano, che molto spesso non dedicano la giusta attenzione ai tesori che hanno a portata di mano solo perché l’abitudine fa sembrare ordinario ciò che così ordinario non è. Con questo obiettivo vi presentiamo alcuni dei percorsi slow più belli del Medio Volturno, per poterli ammirare nella loro migliore espressione. Accanto a un dettagliato elenco dei luoghi da visitare ci sono tutte le “istruzioni” per agevolare la vostra permanenza. Con un semplice click sul codice QR potrete scoprire le migliori strutture per gustare gli ottimi piatti del territorio, pernottare e acquistare qualche souvenir da portare a casa.

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Nei luoghi del

Casavecchia

Terra generosa e clima mite Così, nell’antichità, veniva descritto il territorio trebulano, uno scrigno di bellezza e ricchezza ereditato dai piccoli comuni situati tra questi monti. Terra del Casavecchia, forse il vino millenario citato anche da Plinio il Vecchio quando faceva riferimento al vino di Trebula, tanto amato dai Romani; terra del cacio romano, il famoso pecorino “conciato” con erbe e spezie e fatto stagionare in particolari anfore. È in questo angolo di paradiso montano che si

trova Castel di Sasso (approfondimento a pagina 30), il comune “frammentato”, costituito da un insieme di piccole frazioni e borgate dove il fascino della natura, dei panorami e la tranquillità della campagna creano un’armoniosa e ricercata atmosfera. Particolarmente interessante è una delle sue frazioni, il borgo Vallata, un piccolo abitato quasi del tutto abbandonato, occupato ormai da pochissime famiglie.

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A pochi chilometri da Castel di Sasso si trova il comune di Liberi, dominato da Monte Melanico, noto per la presenza di una grotta consacrata al Santo Arcangelo Michele ricavata interamente all’interno di una caverna naturale. Un bellissimo sentiero nel bosco, percorribile da tutti e attrezzato con aree

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di sosta, conduce fino alla grotta micaelica, dove sono ancora visibili tracce di un antichissimo culto preistorico-pagano. Di particolare fascino è la cittĂ di Trebula Balliensis, situata nella frazione Treglia del comune di Pontelatone. Ăˆ un avamposto sannitico, conquistato dai Romani, del quale

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sono ancora visibili le bellissime mura in opera poligonale e l’imponente porta d’accesso, il cui aspetto ricorda la grande porta della città greca Micene. Tra ciliegi in fiore e spettacolari pareti rocciose delle colline che fiancheggiano le strade, lasciando Treglia si raggiunge Pontelatone, col suo bel borgo e la torre medievale. Il piccolo centro è ancora circondato da grosse mura di cinta a ridosso di un profondo vallone, a difesa della popolazione che, nel IX-X secolo, scelse questo luogo per scampare ai saccheggi dei popoli barbarici.

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Un weekend a

Monte Maggiore Tra borghi medievali, natura e gastronomia

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Un fine settimana tra natura e storia vi attende alle falde del Monte Maggiore, con la possibilità di rilassarvi, passeggiare e scoprire destinazioni poco note ma caratterizzate da grande bellezza; a cominciare dal comune di Roccaromana. Questo piccolo borgo è dominato da una collina dove si intrecciano numerosi sentieri che attraversano un bellissimo bosco che a tratti

regala particolari scorci panoramici sull’antica terra di Vairano. Tra affascinanti rovine medievali, potete raggiungere la monumentale Torre Normanna, una splendida fortezza che ancora sorveglia il territorio. Vi suggeriamo di contattare i volontari dell’Associazione Torre Normanna di Roccaromana per scoprire anche il cuore più segreto della rocca, in parte conservata e recuperata, e godere della spettacolare vista dalla sua sommità.

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Pochi chilometri separano Roccaromana da Pietramelara (approfondimento a pagina 66) e Baia e Latina, due piccoli borghi dove è possibile fare un salto indietro nel tempo. Il primo è un bellissimo centro altomedievale protetto da dodici torri e un mastio centrale dove passeggiare tra vicoli, stradine, angiporti e scoprire le meraviglie di un abitato dove il tempo sembra essersi fermato. Nel secondo, storia e leggenda si mescolano nelle stanze delle due torri medievali, che governano come due sentinelle il paesaggio circostante dalla sommità di due colline. È possibile raggiungere entrambe a piedi per godere di una ricreativa passeggiata in natura ricordando, però, che alla torre di Latina si arriva comodamente anche in auto. A Latina ricordate di raggiungere la Chiesa A.G.P. dell’Annunziata; qui si possono osservare ancora meravigliosi affreschi del ‘300-‘400 custoditi in uno splendido edificio settecentesco.

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La vostra permanenza si può arricchire ulteriormente con una passeggiata al comune di Rocchetta e Croce, più precisamente nel borgo fantasma di Croce, dove si può imboccare il sentiero che conduce agli eremi di Monte Maggiore, uno dei luoghi più panoramici del Medio Volturno. Lungo il sentiero boschivo, ben segnalato, sono presenti anche delle comode e piccole aree di sosta. Non molto distante si trova il comune di Pietravairano, noto per il ritrovamento dello scenografico teatro-tempio romano di Monte San Nicola.

Il sentiero è accuratamente segnalato e, anticipiamo, impegnativo per un breve tratto ma molto suggestivo per la vista a 360 gradi sulla valle alifana e i massicci montuosi circostanti. Passeggiate in natura, piatti tipici e il fascino millenario dei piccoli borghi sono la cornice della vostra perfetta vacanza “lenta” nel Medio Volturno. A voi la scelta tra le varie destinazioni, con un solo invito… venite e godete del vostro ideale fine settimana slow, costruendolo a misura delle vostre esigenze. Buona permanenza nel Medio Volturno!

nota

Suggeriamo sempre di organizzare le vostre escursioni attrezzandovi con scarpe comode, acqua, qualche snack e un cappellino per proteggersi dal sole.

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Situato nel piccolo borgo di Statigliano, il nostro Affittacamere prende vita dalla ristrutturazione delle vecchie abitazioni delle nonne Marzia e Giovanna, che nel 2016 sono diventate a tutti gli effetti un’accogliente struttura ricettiva dislocata in due edifici. L’ambiente ricreato si concretizza nella familiarità e nella semplicità, nella cortesia e nella disponibilità a soddisfare le più diverse esigenze. Entrambe le strutture sono dotate di ogni comfort, dal servizio lavanderia

all’aria climatizzata; curate in ogni dettaglio, dalla biancheria colorata alle aree esterne, arricchite di fiori per far sì che l’ospite possa realmente “sentirsi  a casa”. Un soggiorno presso Le Nonne garantisce quella tanto ricercata tranquillità che, purtroppo, nelle città di oggi sembra ormai svanita per sempre. Che sia anche solo per un fine settimana, venite a godere della bellezza di un borgo immerso nella natura e a scoprire i sapori di un tempo, che qui da noi si possono ancora gustare.

Affittacamere

Le Nonne Roccaromana Frazione Statigliano Via Montanari e Vico Borrelli Tel. 0823 644448 Cell. 333 5210796 vannaper87@gmail.com www.lenonnestatigliano.com E Affittacamere “Le Nonne” Q Affittacamere le nonne

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Il vero miracolo della natura si realizza nella tenuta di campagna di Brigida e Salvatore Landolfi, nel comune di Baia e Latina, dove Salvatore ha concretizzato il suo grande sogno: dar vita a un’azienda a conduzione familiare dedicata all’apicoltura.

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L’attenzione e la cura che ricevono le api e l’ambiente che le ospita, adottando pratiche di coltivazione di tipo biologico, permettono a Salvatore e Brigida di ottenere prodotti dalle caratteristiche straordinarie, quasi come se si creasse un equilibrio perfettamente paritario tra le api e i loro amorevoli custodi. Così nell’azienda Landolfi è possibile trovare, oltre alla cera e alla pappa reale, anche mieli di ciliegio, acacia, eucalipto, sulla, castagno e il classico millefiori, dal sapore e colore caratteristico. Le “perline” di polline, inoltre, sono ideali da consumare nello yogurt o sciolte in una bevanda calda; ricche di proprietà disintossicanti, aiutano a ridurre l’appetito e sono una fonte nobile di vitamine e proteine. È questa la favola della famiglia Landolfi, divenuta una realtà ecologica, sostenibile e di successo; un grande esempio e una guida per i giovani che hanno il desiderio di impegnarsi in un settore che può dare grandi soddisfazioni e insegna, come prima cosa, che siamo semplicemente “figli di una straordinaria madre natura”.

Azienda Apistica Salvatore Landolfi Via San Vito - Tel. 340 9017181 E Apicoltura Landolfi #official www.apicolturalandolfi.it 145

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Cece di Teano Chickpea from Teano a cura di Letizia De Crosta

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Dal 2018 la Campania può vantare il riconoscimento di un nuovo prodotto Presidio Slow Food: il Cece di Teano, rinomato legume del territorio sidicino noto per il suo aspetto piccolo, rugoso e color nocciola. From 2018, Campania can boast the recognition of a new Slow Food Presidium product: the Cece di Teano, a renowned legume of the Sidicino area known for its small, wrinkled and hazelnut appearance.

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Già Gennaro de Quattro (dottore fisico) lo ricorda in una sua importante opera del 1816, “La statistica del Circondario di Teano”, dove tra l’altro fa riferimento a un “cece piccolo riccio”, a testimoniare quanto sia radicata e antica la sua presenza sul territorio. Ciò nonostante, per alcuni decenni, questa pregiata varietà ha conosciuto un drastico calo della produzione tanto da contare solo poche decine di chilogrammi, questo perché considerata meno redditizia rispetto alle colture da frutto… almeno fino a qualche anno fa.

Gennaro de Quattro (physician) remembers it in one of his important works of 1816, “The statistics of the district of Teano”, where among other things he refers to a “small wrincled chickpea”, to testify to how rooted and ancient is its presence on the territory. Nevertheless, for some decades, this prized variety has experienced a drastic drop in production, so much so that it counted only a few tens of kilograms. This is because it is considered less profitable compared to fruit crops ... at least until a few years ago.

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Il concentrato di sapore e di gusto contenuto in ogni singolo cece, infatti, ha spinto la Condotta Slow Food Massico e Roccamonfina a dare inizio a un intenso lavoro di ricerca e divulgazione che ha portato grandi risultati; oggi la produzione è cresciuta in maniera esponenziale riscuotendo grande successo e soddisfazione da parte dei produttori tanto da essere oggetto di Presidio… per diversi e buoni motivi. Scopriamo, infatti, che questa particolare leguminosa, dall’aspetto fragile e delicato, ha trovato nel fertile territorio vulcanico sidicino il proprio ambiente ideale, tanto da diventare forte e resistente alla siccità, al freddo e alle malattie. Nel cuore dell’estate, tra luglio e agosto, quando i baccelli raggiungono il giusto punto di maturazione vengono raccolti e lasciati essiccare in campo per poi essere battuti meccanicamente oppure a mano con dei bastoni in legno, secondo il metodo di trebbiatura tradizionale. L’intera fase che precede il raccolto porta alla produzione di un cece che si distingue molto da quelli comuni per l’aspetto minuto e il caratteristico sapore intenso e sapido oltre a una struttura molto consistente che regge la lunga cottura, un fattore che lo rende molto versatile in cucina e adatto a preparare diverse tipologie di ricette.

The concentration of flavor and taste contained in each single chickpea, in fact, pushed the condotta Slow Food Massico and Roccamonfina to start an intense research and dissemination work that brought great results; today the production has grown exponentially, enjoying great success and satisfaction on the part of the producers so as to be the object of the Presidium... for several good reasons. We discover that this particular legume, with its fragile and delicate shape, has found its ideal environment in the fertile volcanic territory which made it become strong and resistant to drought, cold and disease. In the heart of summer, between July and August, when the pods reach the right point of ripeness, they are picked and left to dry in the field. According to the traditional threshing method, they are then beaten mechanically or by hand with wooden sticks. The entire phase that precedes the harvest leads to the production of a chickpea that is very different from the common ones due to the small size, the characteristically intense and savory flavor, as well as a very consistent structure that supports long cooking, a factor that makes it very versatile in the kitchen and suitable for preparing different types of recipes.

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L’assenza di glutine lo rende un prodotto ideale per i celiaci, che possono utilizzare anche la farina di ceci per realizzare diverse panature o la pasta fatta in casa. Sebbene siano di un formato molto piccolo, aumentano di molto il proprio volume durante la cottura; ne bastano quindi piccole quantità per realizzare piatti gustosi e fantasiosi. Che siano zuppe, passate o cucinati con la pasta, il Cece di Teano sa deliziare e appagare ogni tipo di palato e gusto. Come prevede il disciplinare Slow Food, i produttori preferiscono tecniche di coltivazione di tipo biologico ed ecosostenibile all’uso di diserbanti e concimi chimici. Se questo determina una produzione piuttosto modesta, la qualità e le proprietà che acquisiscono i ceci valgono tutto il duro lavoro che comporta questo tipo di scelta.

Oggi è possibile acquistare questo straordinario frutto della terra presso i produttori presenti sul territorio dei comuni di Teano, Carinola, Sessa Aurunca, Francolise, Caianello, Vairano, Pietravairano e Roccamonfina. Il loro consiglio per apprezzare al massimo il sapore e le proprietà del Cece di Teano è quello di preparare la ricetta tradizionale dei “tagliarielli e ciceri”, con sugo di pomodoro non troppo ristretto e salsiccia di maiale, ancora meglio se di “suino nero teanese”. Un tempo questo era il piatto che aiutava i contadini a sopportare le lunghe fatiche nei campi; oggi, per nostra fortuna, è una prelibatezza da poter gustare in compagnia di chi ama la buona tavola. In ogni assaggio si assapora il passato di una terra meravigliosa e la voglia, da parte dei coltivatori legati al proprio territorio e alla propria storia, di recuperare un prodotto tradizionale di grande eccellenza.

Si ringrazia la preziosa collaborazione di Anna Zeppetella Del Sesto per la redazione dei contenuti.

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The absence of gluten makes it an ideal product for coeliacs, who can also use chickpea flour to make different doughs or homemade pasta. Although they are of a very small size, they greatly increase their volume during cooking; small quantities are therefore enough to make tasty and imaginative dishes. Whether they are soups, pastas or sauces, Cece di Teano knows how to delight and satisfy every type of palate and taste. As established by the Slow Food disciplinary, producers prefer organic and eco-sustainable cultivation techniques to that of the use of herbicides and chemical fertilizers. If this determines a rather modest production, the quality and properties that the chickpeas acquire are worth all the hard work that this preferable choice entails.

Today, it is possible to buy this extraordinary fruit of the earth from the producers present in the territory of the cities of Teano, Carinola, Sessa Aurunca, Francolise, Caianello, Vairano, Pietravairano and Roccamonfina. Their advice to fully appreciate the flavor and properties of Cece di Teano is to prepare the traditional recipe of “tagliarielli e ciceri”, with its not too restricted tomato sauce and pork sausage, even better if made with “black pig of Teano”. Once this was the dish that helped the farmers to endure the long labors in the fields; today, fortunately for us, it is a delicacy that can be enjoyed in the company of those who love good food. In every bite, you can taste the past of a wonderful land and the desire, on the part of the farmers linked to their territory and their history, to recover a traditional product of great excellence.

We thank the precious collaboration of Anna Zeppetella Del Sesto for the preparation of the contents.

E Cece di Teano Presidio Slow Food 151 Guida Turistica del Medio Volturno 2019

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Le Ferriere del Savone A volte la storia e la natura si intrecciano riuscendo a dar vita a scenari veramente straordinari, come quello nato lungo il Savone, il fiume che trova le sue sorgenti natie tra le vette del vulcano Roccamonfina e che, alimentato da numerose fonti situate lungo il suo corso, raggiunge il mar Tirreno lasciandosi notare per la sua notevole portata d’acqua. Tra i tufi vulcanici del Roccamonfina, il Savone ha modellato un letto naturale creando tanti piccoli e grandi canyon e salti d’acqua e determinando la formazione di un microsistema naturalistico molto particolare, con una vegetazione spontanea

e rigogliosa che rappresenta un sorprendente habitat per la fauna locale. Il fiume, sorgente di vita per gli animali, è stato anche un’importantissima fonte di sostentamento per l’uomo, che in queste acque ha svolto per secoli l’attività di pesca… e non solo. Definire il Savone come un fiume con una grande portata d’acqua non è solo un semplice dettaglio descrittivo, ma è il principale motivo che ha permesso la nascita di una delle industrie più importanti del territorio, un impianto che rappresenta ancora oggi un affascinante esempio di archeologia industriale.

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GLI OPIFICI È in località Vomite (o Gomite), nel territorio del comune di Teano, che si scopre questa stupefacente opera, non molto nota a dir la verità, ben nascosta e protetta alla vista dalla vegetazione. Si tratta di due opifici utilizzati per la lavorazione del rame (più a monte) e del ferro (più a valle). Furono due fratelli di nobili origini, Nicola e Bartolomeo Salvi, a realizzare questi grandiosi impianti tra il 1830 e il 1845, in un territorio che già conosceva da secoli la lavorazione del ferro, come dimostrato dal nome di altre località vicine: Acciariello (da acciaio), Chiovari (da chiodi) e Furnolo (da Forno). Secondo alcuni racconti, l’inaugurazione degli opifici avvenne alla presenza di Re Ferdinando II di Borbone,

che attraversava le strade di Teano acclamato dalla folla al grido di “Viva il Re”; il legame con i Reali Borbone era testimoniato anche dalla scelta del simbolo del casato, i gigli (emblema di forza e potere), per ornare le magnifiche serrature in ferro battuto delle industrie. A rendere molto affascinante l’intero complesso industriale è il fatto che questo si integra bene col territorio circostante; gli ambienti degli opifici, infatti, si adattano a ogni anfratto, irregolarità o salto di quota, creando un effetto di grande suggestione.

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IL SENTIERO Nella periferia di Teano, lungo la S.P. 111, si imbocca il sentiero che conduce verso le Ferriere. È completamente immerso dalla vegetazione e regala una breve passeggiata (di circa 15-20 minuti) molto semplice e leggera, accompagnata dalla fresca ombra degli alberi. Scendendo pian piano lungo il viottolo si incontrano, sulla sinistra, i resti del grandioso impianto della ferriera. Anche se dell’intera struttura non rimane molto, la visione degli archi, delle porte di accesso e delle enormi stanze in blocchi di tufo, e in parte conquistate dalla vegetazione, regalano la sensazione di entrare in un epico scenario da film. Fiancheggiando le mura della ferriera, si prosegue in direzione del fiume per avvicinarsi all’imponente ponte che scavalca il Savone oppure per raggiungere il corso delle acque, facendo molta attenzione in quanto la superficie delle

rocce è particolarmente scivolosa. La visione che regala quest’angolo di territorio è a dir poco spettacolare, con salti d’acqua e cascatelle che sembra creino una dimensione parallela e quasi immaginaria. Attraversando la diga, per toccare la sponda opposta, il sentiero prosegue verso il secondo opificio, la ramiera. È un edificio, purtroppo, dallo stato fatiscente, per questo motivo è impedito l’accesso ai visitatori. Nonostante ciò, si può comunque godere e restare conquistati dalla bellezza dell’intero paesaggio circostante. Il suono dell’acqua che scorre, insieme a quello della fauna, il verde delle piante, la frescura degli alberi, accompagnano l’intero tragitto del passeggiatore, che può regalarsi in questo particolare paesaggio qualche ora di relax immerso in un’atmosfera veramente straordinaria. 155

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ALVIGNANO

Bar Gelateria Tabaccheria Ricevitoria CUBULTERIA CAFÈ

Bar Gelateria Caffetteria BAR EUROPA Tel. 0824 970157 E Bar Europa

PAGINE UTILI

Piazza ex Municipio E Cubulteria Cafè

Carni selezionate - Salumi LA MACELLERIA di Giovanni Messercola

S. P. 330 - Tel. 0823 865507 E La Macelleria Messercola

Caseificio Punto ristoro Gastronomia Enoteca CASEIFICIO PONTICORVO S. S. 158 - Loc. Miglio XXV Tel. 0823 865000 www.caseificioponticorvo.it E Q Inst Caseificio Ponticorvo

Macelleria Salumi Prodotti tipici ZULLO GIOVANNI Corso Umberto I - Tel. 0823 614102 Cell. 347 4228601 E Macelleria Zullo

Pizzeria PIZZERIA ÉLITE Corso Umberto I Tel. 0823 869092 - 340 9284438 www.pizzeriaeliterossi.com E Pizzeria-élite Pasqualino Rossi Q elite_rossi

Produzione Alga Spirulina BIOSPIRA Via Fraolise, 15 - Tel. 347 7149038 Cell. 49 0926403 - www.biospira.it E Biospira Srl Q biospira_algaspirulina

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AMOROSI (BN)

Parco naturalistico Area pic nic PARCO DEL VOLTURNO Via Volturno - Tel. 328 5338285 Cell. 334 7115875 E Q Parco del Volturno

Pizzeria Ristorante CASAL DI GIOIA Via Calore, 228 - Tel. 0824 970416 www.casaldigioia.it E Casal Di Gioia Q casaldigioia19

BAIA E LATINA Azienda apistica APICOLTURA LANDOLFI

Via San Vito - Tel. 340 9017181 www.apicolturalandolfi.it E Apicoltura Landolfi #official

Ristorante Pizzeria Braceria LA TANA DEL BUONGUSTAIO Viale della Libertà Tel. 327 5805013 - 329 1859549 E La Tana del Buongustaio

CAIANELLO Dolci artigianali Caffetteria Cioccolateria PASTICCERIA MIRANDA

Via Ceraselle Tel. 333 8538102 - 0823 675062 E Pasticceria Miranda

ALVIGNANO - AMOROSI - BAIA E LATINA - CAIANELLO 27/07/2019 15:03:23


Pasticceria Cake design MILLE VOGLIE

Shoes Bags Accessories LANZANO Maddaloni, Caianello, Isernia Teano, Vairano Scalo Tel. 0823 405306 www.lanzanoshop.com

CAIAZZO Azienda agrituristica TEMI DI TERRA

Via Pozzillo II, 9 Tel. 0823 615186 - 331 4451334 www.temiditerra.it E Temi di Terra Q agriturismotemiditerra

Azienda Ortovivaistica CASSELLA di S. CASSELLA

Strada Provinciale 330 Contrada Cameralunga, 25 Telefono 349 1828150

Lounge Bar Caffetteria BORGO ANTICO CAFFÈ Piazza S. Stefano Menecillo Tel. 346 3051086 E Borgo Antico Caffè Caiazzo Q borgoanticocaffe_caiazzo

Osteria Pizzeria ANTICA OSTERIA PIZZERIA PEPE Piazza Porta Vetere, 4 Tel. 0823 868401 www.anticapizzeriapepe.it E Q ANTICA PIZZERIA OSTERIA PEPE

Via Cattabeni, 34/36 - Tel. 0823 868707 www.pasticceriasparono.it E Pasticceria Sparono

Pizzeria PEPE IN GRANI Vicolo San Giovanni Battista, 3 Tel. 0823 862718 - 1764940 www.pepeingrani.it E Q Pepe in Grani

Ristorante IL GENERALE Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 - 335 6854394 E Ristorante Il Generale

CALVI RISORTA Agriturismo TENUTA CERRETO

Loc. Cerreto - Tel. 0823 651461 www.tenutacerreto.it E Tenuta Cerreto - Agriturismo Q tenutacerreto

CASTEL CAMPAGNANO Azienda vitivinicola TENUTA SANTA MONICA

Via Caiazzo, 32 Tel. 335 408498 www.tenutasantamonica.it E Tenuta Santa Monica Q mariomatano

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PAGINE UTILI

Via Montano Dei Rossi Tel. 327 0319633 pasticceriamillevogliediigor.blogspot.com E Pasticceria Mille Voglie di Forlingieri Igor Q pasticceria_millevoglie

Pasticceria artigianale Bar SPARONO

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CASTEL DI SASSO Ristorante RISTORANTE DEL BORGO

Piazzetta San Biagio, 7 Fraz. Sasso Tel. 0823 878051 Cell. 347 2926204 E Ristorante del borgo

PAGINE UTILI

CASTELVENERE (BN) Farine macinate a pietra MOLINO PARENTE srl Via Foresta, 29 - Tel. 0824 940560 E MOLINO PARENTE srl

DRAGONI Macelleria Braceria DIANA CARNI

Via Roma - Tel. 0823 866366 L 327 7822302 E Q DianaCarni

FAICCHIO (BN) Azienda vitivinicola LA VINICOLA DEL TITERNO

Via Iacovelli, Massa di Faicchio Tel. 0824 814380 www.lavinicoladeltiterno.it E La Vinicola Del Titerno

GIOIA SANNITICA Birrificio artigianale ERBANINA

Via Curti - Tel. 0823 1877060 www.birrificioerbanina.com E Birrificio artigianale Erbanina Q birrificio_erbanina

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LIBERI Agriturismo ANTICO CASINO CERRETA

Via Case Sparse, 5 Tel. 334 8867119 - 328 7072419 www.anticocasinocerreta.it E Antico Casino Cerreta Agriturismo

■ PIANA DI MONTE VERNA

Elicicoltura PARCO COCLÉ Via Campo Sportivo, 19 Tel. 0823 861130 - 392 1511447 www.cocle.it E Parco Coclé Elicicoltura

■ PIEDIMONTE MATESE

Gioielleria Complementi d’arredo AURUM & COMPLEMENTS Via C. Battisti,14 - Tel. 0823 543106 www.aurumargenti.com E Q Aurum & Complements

Impresa di pulizie FUTURAMBIENTE Via Don Bosco, 2 Tel. 0823 912321 www.futurambienteservizi.it futurambiente@libero.it E Futurambiente PIETRAMELARA

■ PIETRAMELARA

Enoteca Vineria L’ENOTECA DEL BORGO Via Recinto Tel. 349 6379309 - 331 5200642 Q enoteca_del_borgo

CASTEL DI SASSO - CASTELVENERE - DRAGONI - FAICCHIO - GIOIA S. - LIBERI - PIANA DI M. V. - PIEDIMONTE M. - PIETRAMELARA

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ARA

Azienda agricola ZAFFERANO DI PIETRAVAIRANO di Roberta Creta

Via Arboscello, 28 - Tel. 328 0563502 E Zafferano di Pietravairano

Risto Pub Lounge bar TERRAMIA Strada Provinciale, 68 Tel. 334 1779181 E Terramia Ristopub

■ PONTELATONE

Agriturismo LE FONTANELLE Via Salomoni Acquasanta, 14 Tel. 0823 659263 - 347 2926204 www.agriturismolefontanelle.it

Ristorante Pizzeria A’ PATRICELLA Via Ponte Pellegrino, 21 Tel. 0823 659227 - 346 5202690 E Q Ristorante Pizzeria A’ Patricella Pontelatone

■ ROCCAROMANA

Affittacamere LE NONNE Frazione Statigliano Tel. 333 5210796 - 0823 644448 vannaper@icloud.com www.lenonnestatigliano.com E Q Affittacamere le Nonne

■ SAN LEUCIO

Pasticceria Bar Gelateria VALANGE Via A. Planelli, 6 - Tel. 0823 302751 E Valange

■ TELESE TERME (BN)

Specialisti in nutrizione animale MANGIMI LIVERINI Via Nazionale Sannitica, 60 Tel. 0824 976680 - www.liverini.it E Mangimi Liverini SpA

Lounge bar LUX - BAR & BITES Corso Trieste, 81 - Tel. 0824 976217 E LUX - Bar & Bites Q luxbarbites

■ VAIRANO SCALO

Enoteca e Prodotti tipici LA BOTTEGA DI NONNA ELENA Via Napoli, 170 Tel. 0823 988949 - 339 6866781 E La bottega di nonna Elena

PAGINE UTILI

■ PIETRAVAIRANO

Panetteria Pizza Rustici Dolci ANTICHE BONTÀ Via Risorgimento, 59 Tel. 388 9910685

■ VAIRANO PATENORA

Ristorante Pizzeria BABALÙ - IL CASALE Via Patenara - Tel. 388 8805232 E Q Babalù - Il casale

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