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RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione 2016 primavera - estate

COLLINE CAIATINE MONTI TREBULANI MONTE MAGGIORE ■

www.guideslow.it

Guida Turistica del Medio Volturno Edizione Primavera Estate 2016 Anno II Numero 2 Periodico di Promozione Turistica

€ 4,00

La Castagna Ufarella

IL CEREALE CHE CRESCE SUGLI ALBERI Itinerario Turistico

I PERCORSI DEL MEDIO VOLTURNO Borghi e Paesi

TRA I VICOLI DI CAIAZZO Prodotti Tipici

IL CACIOCAVALLO DEL RE


Centro Assistenza Tecnica di Luca Zarrone

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foto di Daniela Operato

Medio Volturno

un territorio che merita di essere conosciuto GUIDA MEDIO VOLTURNO 23.indd 1

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Editoriale di Gianfrancesco D’Andrea

Guide “slow” nel Medio Volturno, anno secondo Il tempo è volato via e ci ritroviamo già a presentare ai lettori una edizione rivista e ancora più aggiornata della Guida Turistica del Medio Volturno, una pubblicazione che – come stampa di settore – ha riscosso negli ultimi dieci mesi un significativo successo, registrando un gradimento altissimo nel panorama editoriale campano, e non solo. Merito di una redazione sensibile e attenta ai temi del turismo enogastronomico, orientata ad una lettura scrupolosa del territorio, patrimonio di numerose potenzialità, spesso inespresse, ma soprattutto ancora genuino, autentico e quindi carico di un appeal che, invece, molte blasonate località turistiche, anche costiere, hanno perso da tempo.

Il Medio Volturno vive, sul piano turistico, la sua prima giovinezza, fatta di tante scoperte e di soddisfazioni crescenti che toccano non solo il settore delle specialità agroalimentari, ma in particolar modo la vasta gamma di sport e attività en plein air e la ricchezza di un patrimonio artistico conosciuto ancora da un ristretto turismo di nicchia. La avevamo definita, lo scorso anno, “terra di mezzo” questa vasta area della provincia della antica Terra di Lavoro e non soltanto per ragioni meramente geografiche, ma anche per una esigenza immaginativa, per una sua intrinseca caratterizzazione “sognante” tale da evocare, appunto, scenari di fantasia e suggestioni da fiaba.

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foto di Daniela Operato

Compagni di viaggio, in una terra ancora inesplorata Il fiume Volturno la attraversa e la armonizza, ne disegna profilo e fascino e l’alternanza fra montagna e pianura, fra collina e radura, fra prateria e sponde fluviali genera un incantesimo paesaggistico più unico che raro. In questo scenario particolare si inscrive una vasta gamma di specialità agroalimentari, l’espressione più sincera, e più intima, di un territorio che mostra giorno dopo giorno in maniera sempre più evidente il proprio desiderio di apertura all’altro, e quindi al turista, al visitatore attento, a colui o colei che cerca nel silenzio intenzionale di queste lande da fiaba il rifugio anelato, la “terra promessa” che sappia di riservatezza e comunione, di convivialità e di meditazione. Anche per questo la nostra Guida raddoppia, proponendo ai lettori due uscite annuali, sulla scorta dei consensi ottenuti lo scorso anno.

Dal binomio autunno-inverno e primavera-estate ecco un ricco calendario di appuntamenti e un fitto itinerario di possibili destinazioni, da declinare in base alla tipicità stagionale, dall’intimismo autunnale giallo ocra al verde intenso della ridente estate. Ed è proprio da questa primavera-estate che la Guida è già al fianco di voi lettori per condurvi sapientemente lungo i sentieri di questa terra straordinaria, il Medio Volturno, ideale per l’esplorazione ravvicinata, per una “messa a fuoco” di quell’inedito universo paesaggisticoambientale e di quella dimensione antropologica di una umanità ancora fiera della propria radice, della propria identità e della propria storia. Insomma, è tempo di risalire a bordo, o in sella se volete. Da collaudati compagni di viaggio siamo pronti ad entrare con voi nella ancora inesplorata “terra di mezzo”.

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CAPRIATI A VOLTURNO / ISERNIA

CAPRIATI A VOLTURNO ISERNIA

VENAFRO ISERNIA

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il Medio Volturno CAPUA

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CASTEL DI SASSO CISTERNA

NAPOLI

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura Periodico di informazioni turistiche delle Colline Caiatine, dei Monti Trebulani e di Monte Maggiore Allegato della rivista Guida Turistica del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) Pubblicità Service & Communication srl Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Gianfrancesco D’Andrea Mario L. Capobianco Diego Riselli Crescenzo Aruta Armando Del Toro ASD Veloclub VentoContrario Giovanni Capobianco Gianluca Pelella Dario Di Lella Pro Loco Castel Campagnano Pro Loco Pontelatone Pro Loco Pianese Pro Loco Riardo Foto Alessandro Santulli Daniela Operato Mario L. Capobianco Sisto Bucci DroneFly Giovanni Capobianco Vincenzo Perretta Gianfranco Carozza Michele P. Marcuccio Luigi Rossi

sommario in collina 8 Passeggiata a Marzanello Vecchio

38 Ilsuglicerealealberiche cresce

16 IdelFunghi Monte Maggiore

Medio Volturno 22 Idelpercorsi

Finito di stampare Maggio 2016 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

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chiamatelo maiale 52 Non

58 IldelCaciocavallo Re 28/05/2016 02:03:12


guida turistica del medio volturno 2016 104 Baia e Latina dei Castelli 114 Tour del Medio Volturno

130 Pontelatone

148 Idipercorsi Festina Lente

bianco e 46 IlrossoPallagrello, del Medio Volturno

152 L’dell’arteintreccio

passeggiata tra poesia: 84 Una i vicoli di Caiazzo 78 LaCaiazzo ‘copp a tre...

156 Eventi e Sagre GUIDA MEDIO VOLTURNO 23.indd 7

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A cura di Letizia De Crosta | Foto di Sisto Bucci

BORGHI E PAESI

Passeggiata in collina

a Marzanello Vecchio

Se avete un po’ di tempo libero e non volete cimentarvi in un’escursione o impegnarvi in un percorso di trekking, ma fare semplicemente quattro passi dopo una lunga settimana di lavoro, vi consigliamo una bella passeggiata al borgo di Marzanello Vecchio

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La collina si raggiunge comodamente imboccando via Panoramica, una strada secondaria che si snoda tra i rilievi che separano il moderno centro di Marzanello da Vairano Patenora. Proseguendo lungo questa strada, si incrocia il viale d’accesso di Marzanello Vecchio. Suggeriamo di lasciare qui l’auto e di proseguire a piedi lungo il sentiero che conduce alla sommità della collina. Il cammino è leggermente ripido, ma comunque molto pratico, breve e poco faticoso. Durante la salita, circondati dal verde dei boschi, mentre siete attenti a raggiungere la cima, non dimenticate di voltarvi e di ammirare la spettacolare visione del borgo antico di Vairano Patenora col suo immenso castello. Le emozioni che riserva questa passeggiata, tuttavia, devono ancora venire. Mano a mano che vi avvicinate alla sommità, si svela davanti agli occhi un panorama unico.

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La collina affaccia su un’ampia pianura circondata da un lato dalle montagne di Roccamonfina e, dall’altro, dai Monti Trebulani. Tra questi due massicci montuosi si apre una “finestra” in direzione del litorale Domizio e del mare, ben visibile nelle giornate terse, quando il cielo è più limpido. Sulla cima della collina si possono ammirare le rovine di antiche strutture. Qui si trova, infatti, il borgo medievale di Marzanello, dove sorse nel IX secolo durante il periodo di incastellamento, quando le popolazioni, minacciate dalle scorrerie dei saraceni, si barricavano in fortezze innalzate in punti strategici. Le strutture che vediamo oggi risalgono invece al XV secolo. Ancora sono visibili le torri e i resti delle antiche abitazioni. La maestosa chiesa di San Nicola, risalente alla seconda metà del ‘700 e costruita utilizzando materiali di risulta delle strutture medievali, probabilmente sorge sui resti dell’antica dimora signorile, attorno alla quale si sviluppò l’abitato.

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Di recente, l’amministrazione comunale ha realizzato un importante intervento di restauro che ha riguardato la chiesa e una parte della cinta muraria. Uno dei torrioni difensivi è diventato uno splendido belvedere sul paesaggio circostante. Tutt’intorno c’è un’atmosfera di grande tranquillità e di pace che invita ad una rilassante sosta all’ombra della vicina pineta, dove trovare un fresco riparo nelle giornate più soleggiate. Se la visita a Marzanello vi ha coinvolto così tanto da far trascorrere il tempo senza che ve ne siate accorti, e siete vicini all’ora di pranzo, potete concludere la visita trattenendovi in qualche buon agriturismo o ristorante presente in zona, tra Vairano Scalo, Vairano Patenora e Pietravairano, dove poter degustare squisiti prodotti tipici locali.

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ENOTECA | PRODOTTI TIPICI | VINI ALLA SPINA

A pochi passi dal centro di Vairano Scalo, si trova un locale di non facile identificazione. Si tratta di un emporio del gusto, che è anche enoteca, oltre ad essere una boutique di salumi pregiati e di affinati formaggi... Una vera “sala di degustazione del buono”. 14 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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La Bottega di Nonna Elena Vairano Scalo - via Napoli, 170 Tel. 0823 988949 Cell. 339 6866781 La bottega di nonna Elena

Alla Bottega di Nonna Elena si trova un’accoglienza davvero unica, buona e caratteristica. Unica, come l’allegra e vivace atmosfera che Dora e Flavio regalano a tutti gli ospiti. Buona, come il profumo delle tante ghiottonerie proposte, tutte di alta qualità: mortadelle, prosciutti, capicollo… e tante varietà di formaggi, freschi e stagionati, accuratamente selezionati e garantiti da oltre 35 anni di esperienza. Esattamente dal 1981, anno in cui la signora Elena aprì le porte della prima salumeria, oggi ampliata e caratterizzata dalle scelte degli “eredi”. Caratteristica, come la marcata individualità dei vini suggeriti: i migliori bianchi profumati insieme a selezionati rossi, corposi e strutturati, provenienti da ogni parte d’Italia. Tutti prodotti perfetti per vivere una memorabile degustazione che, volendo, si può concludere con un assaggio di raffinati rum e grappe. Una particolare attenzione, inoltre, è riservata ai prodotti regionali e locali. Sui meravigliosi taglieri non mancano i migliori caciocavalli del Matese e le caciotte di pecora e di capra, e, nella fornitissima vetrina troviamo molti eccellenti vini locali: Falerno, Falanghina, Aglianico, Pallagrello, Casavecchia e tanti altri.

Accanto a piacevoli e rilassanti degustazioni, ci sono anche momenti culturali; frequentemente si organizzano serate tematiche, con letture di poesie, presentazioni di libri e anche interessanti corsi per sommelier. Spesso capita di ospitare anche occasioni particolari, come compleanni, feste di laurea o altri tipi di ricorrenze. La Bottega di Nonna Elena è un vero punto di ritrovo, dove gli antichi valori si combinano in una location calorosa e dinamica. 15

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I FUNGHI

del Monte Maggiore A cura di Crescenzo Aruta

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Il territorio del Monte Maggiore, oltre a dare un’identità a prodotti di eccellenza riconosciuti, quali il vitigno autoctono Casavecchia, la Ciliegia Imperiale, il Conciato romano, la Castagna Ufarella e tante altre prelibatezze, è rinomato anche per la buona varietà di funghi che offre in quasi tutto l’arco dell’anno. Di questa Comunità Montana fanno parte nove comuni ubicati a diverse altitudini, che variano dai 400 ai 1000 m s.l.m. Variando l’altezza dal livello del mare, cambia il tipo di vegetazione e di conseguenza la biodiversità di funghi. Salendo per la zona collinare, la macchia mediterranea la fa da padrona, con i boschi misti di leccio, querce, aceri, corbezzolo, orniello, carpino, erica ed altri. Queste specie permettono la crescita di tanti funghi, gran parte dei quali di interesse gastronomico per i residenti, che custodisco-

Boletus aereus Amanita rubescens

Cantharellus cibarius

Boletus aereus

e

no gelosamente le proprie fungaie al pari di un tesoro ereditato da generazioni. Non parliamo solo di Porcini (Boletus edulis e relativo gruppo), che richiamano qui anche i non residenti, ma di Finferli o Gallinelle (Cantharellus spp.), Ovoli buoni (Amanita caesarea), Chiodini (Armillaria spp.), Spugnole (Morchella spp.), Colombine (Russula spp.), Prataioli (Agaricus spp.), Mazze di tamburo (Macrolepiota procera), Leccini (Leccinum lepidum) e del più ambito di tutti... il Cardinale o Cimballo (Infundibulicybe o Clitocybe geotropa). Quest’ultimo fa la sua comparsa solo nell’arco di 2-3 mesi a cavallo di Capodanno e ci onora della sua fragranza solo dopo qualche buona gelata. Precede di qualche settimana la nascita del cardinale il Nebbiolo (Clitocybe o Lepista nebularis), un fungo un po’ controverso, per

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Clitocybe geotropa cardinale

Amanita caesarea

il quale però degli studi hanno dimostrato una doppia tossicità: una da intolleranza soggettiva, ed una a lunghissima latenza o da accumulo. È un fungo che è stato largamente consumato negli anni addietro, forse per la sua abbondanza, o per la sua consistenza. Di fatto oggi è nella lista dei funghi tossici e pertanto se ne sconsiglia categoricamente il con-

sumo... anche se chi ha qualche capello bianco in più continua a mangiarlo, decantandone la prelibatezza e, forse, storcendo un po’ il naso a questa considerazione scientifica. Salendo di quota troviamo castagneti secolari, anch’essi rinomati per i loro funghi eduli, in buona parte porcini, dal profumo particolarmente accentuato, aroma conferito dallo

Cardinale giovane

Amanita caesarea “ovolo buono” commestibile da crudo

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udo

Macrolepiota procera

scambio di sostanze nutritive con questa specie arborea. Un fungo interessante anche dal punto di vista nutrizionale è la Lingua di bue (Fistulina hepatica), ricca di vitamina C. Cresce legata alla base di alberi o ceppi di castagno, ai quali non provoca danni, anzi, conferisce una caratteristica venatura rossastra molto ricercata dagli ebanisti! Salendo ancora, i boschi termofili cedono il posto ai faggi, che pure sono tra i principali simbionti dei boleti (porcini), perdendo leggermente nel profumo e guadagnando nella sodezza ed integrità delle carni. La raccolta nel territorio della Comunità Montana è ovviamente subordinata al permesso che si ottiene tramite abilitazione, a valenza regionale, che va conseguito presso gli Enti (Comunità Montane o Provincia) di residenza. Insomma, una buona passeggiata, dotati di tutto quanto necessario per la sicurezza nei boschi e di quanto prescrive la legge, sulle pendici del Monte Maggiore porterà sempre e comunque i suoi buoni frutti.

Associazione Micologica del Matese

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all’

BENVENUTI

Osteria del Baccalà

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Con le olive, con la zucca o con le fave, al limone o con le verdure... oppure semplicemente fritto o al carpaccio... con i pomodorini o senza... a zuppa, con i paccheri o gli spaghetti e... in altri mille modi diversi. Tra tante variabili, per gustare il vero Baccalà pescato nei mari d’Islanda, una sola certezza: venire all’Osteria del Baccalà. Ricette garantite dall’esperienza del prof. Antonio Ruggiero, per gli amici “Il Re del Baccalà”. Un alimento mai del tutto dimenticato: sano, magro, ricco di vitamine e con un contenuto proteico decisamente superiore a quello della carne.

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Guida Turistica del Medio Volturno 2016

A cura di Giovanni Capobianco

I Percorsi

del Medio Volturno

Il Medio Volturno rappresenta un grande patrimonio culturale e naturalistico, ricco di arte, storia e paesaggi. Qui le antiche tradizioni sopravvivono allo scorrere veloce del tempo e in ogni angolo si respira uno stile di vita slow, semplice, che rispetta i ritmi naturali della vita.

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Importanti resti archeologici ci raccontano la storia dei primi popoli italici che qui si sono insediati e hanno vissuto fino alla conquista romana. Bastioni, borghi e castelli, di epoca successiva, ci rivelano i tentativi degli abitanti del posto di difendersi dalle orde barbariche che, a più riprese, giunsero fin qui dal nord. Sempre in questi luoghi, un secolo e mezzo fa, sono state combattute battaglie decisive per l’Unità d’Italia. Da questo lontano passato abbiamo ereditato non solo testimonianze materiali, ma anche un grande bagaglio culturale fatto di canti, mestieri, usanze popolari e soprattutto una succulenta tradizione gastronomica. Vino, olio e formaggi sono solo alcuni dei prodotti utilizzati nella cucina del Medio Volturno che conservano ancora il sapore di una terra coltivata con tanta fatica, grande sapienza e profondo rispetto. Tutta questa ricchezza è a portata di mano! Per semplificare la visita in questo viaggio di scoperta, a partire da questo numero della Guida, sveleremo diversi itinerari che porteranno dalle Colline Caiatine alle pendici del monte Maggiore, seguendo i rilievi dei monti Trebulani, consigliando alcune interessanti soste che appagheranno certamente i vostri occhi e il vostro palato. Ogni itinerario includerà comuni diversi, in base al tema proposto. In questo modo potrete “gustare” il Medio Volturno un po’ alla volta, scoprendolo sempre da un punto di vista diverso.

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Riardo: ingresso al borgo

Un viaggio nel tempo, tra storia e sapori. Un percorso che ci condurrà in visita tra i borghi caratteristici del Medio Volturno; faremo un salto nel passato grazie a un patrimonio artistico e storico mai troppo conosciuto e avremo l’opportunità di gustare i prodotti tipici locali, alcuni dei quali hanno avuto importanti riconoscimenti.

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Il viaggio comincia da sud-est, dalle prime colline caiatine, precisamente dal comune di

Castel Campagnano La visita del piccolo borgo altomedievale comincia da piazza Municipio. Superato il varco dov’era l’antica porta di accesso, il percorso si snoda lungo una stradinache fascia la chiesa settecentesca di Maria Santissima ad Nives e percorre l’intero centro storico. Pochi metri separano l’arco di ingresso da Palazzo Aldi e il Castello Ducale, originariamente un’unica dimora nobiliare realizzata nel corso del Seicento.

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Nei suoi sotterranei si trova una delle più antiche testimonianze di culto micaelico in una chiesta rupestre. Qui sono presenti i resti di due cicli di affreschi realizzati tra il X e la metà dell’XI secolo e raffiguranti teorie di santi, una Madonna in trono con Bambino e, presso l’ingresso originario, una figura di San Michele Arcangelo. La visita può proseguire verso le cantine ipogee, scavate nella roccia tufacea, che

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raggiungono anche i 20 metri di profondità. Castel Campagnano è anche la terra del Pallagrello Bianco e Nero e dell’oliva Caiazzana, due coltivazioni che proprio su queste colline, grazie al clima mite e alle caratteristiche pedologiche del terreno, trovano le condizioni di crescita ottimali. Sono presenti, inoltre, diverse aziende agricole che hanno dedicato importanti risorse per il recupero e l’allevamento del Suino Nero Casertano. Pro Loco Castel Campgnano

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Proseguiamo il viaggio seguendo il corso del fiume Volturno, lasciandoci alle spalle le colline caiatine e dirigendoci verso le falde della catena trebulana, a

Piana di Monte Verna Nel cuore del centro cittadino si trova la chiesa di Sant’Angiolillo, oggi dedicata a Santa Maria delle Grazie. Questo luogo di culto ha una curiosa caratteristica: una parte di esso è infatti scavata completamente nella roccia, oggi tenuta ancora a vista, dove è stata ricavata una cappella per la statua di culto della Vergine. Non distante dal centro, annesso al ci-

mitero comunale, si trova la chiesa di Santa Maria a Marciano, un meraviglioso edificio altomedievale, ampliato nel XIV secolo. L’ambiente interno è stato superbamente decorato con affreschi, realizzati tra il 1334 e il XV secolo, che rivelano un’influenza artistica di ambiente fiorentino e senese.

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Nella frazione di Villa Santa Croce, una sana passeggiata che parte dalla loggetta del belvedere, conduce su Monte Santa Croce, dove si trovano i resti di un’antica abbazia benedettina del IX secolo. E’ un luogo, questo, dove si intrecciano storia, leggenda e uno spettacolare panorama che, nelle giornate terse, si apre fino al golfo di Napoli.

La tradizione gastronomica pianese è fortemente legata agli allevamenti di bovini, infatti ancora oggi diverse famiglie hanno ereditato o creato ex novo allevamenti e aziende casearie con laboratori attrezzati, dove dalla lavorazione del latte si ottengono saporiti caciocavalli, gustose mozzarelle e formaggi freschi di prima qualità. www.prolocopianese.com Pro Loco Pianese

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foto Luigi Rossi

A questo punto il viaggio si fa più “avventuroso”; si abbandona la strada provinciale 182 per arrampicarsi sulle colline trebulane e raggiungere il comune di

Liberi

Per la sua posizione geografica situata ai piedi del Monte Melanico, potremmo definire Liberi come il cuore della catena trebulana. Quest’accogliente località conserva uno dei siti più interessanti del Medio Volturno. Non molto lontano dal centro, un percorso in natura di 1200 metri, ben segnalato, conduce ad una chiesa rupestre consacrata al culto di San Michele, ricavata all’interno di un’ampia grotta naturale. Il culto micaelico si sovrappose a dei rituali preistorici sopravvissuti all’avvento del cristianesimo.

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Oggetto del culto preistorico doveva essere una stalattite che presenta la forma di una mammella, considerata ancora oggi capace di guarire dalle malattie. Liberi è tra i comuni produttori del vino Casavecchia, un rosso dalla storia millenaria, che ha recentemente ricevuto il riconoscimento nel disciplinare DOC. Oltre alle degustazioni di vino, è divenuta una sorta di consuetudine del luogo concludere l’estate con manifestazioni culinarie, come la Sagra dell’Agnello e degli Arrosticini.

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Terminata la visita a Liberi, si scende lungo il versante nord della catena trebulana, e seguiamo il corso della provinciale 289, in direzione di Vairano. La comparsa di un bastione, che domina una collina coperta da boschi, annuncia l’arrivo a

Roccaromana

Il comune, che conta una storia che ricorda gli eventi bellici che videro scontrarsi romani e sanniti, ha perso molto delle caratteristiche di un borgo antico, anche se diversi edifici di grande valore storico sono in buono stato di conservazione. Tra i piĂš importanti ricordiamo Palazzo De Ponte in piazza San Cataldo e la Torre Campanaria, risalente al 1824, situata nel centro storico. In Via

Marconi si trova la piccola e bellissima Cappella del Purgatorio, risalente al XV secolo. All’interno vi sono preziosi affreschi della Scuola Caiatina rappresentante una Madonna in trono con Bambino. Sulla collina principale si eleva l’antico Castello longobardo, mentre lungo il pendio sono ancora visibili due Torri dello stesso periodo, raggiungibili sia da Roccaromana che dalla frazione di Statigliano attraverso dei vecchi sentieri segnalati. Proprio nella frazione di Statigliano nasce il Cacioforte o, come viene chiamato localmente, Casuforte. Si tratta di un formaggio caprino stagionato, prodotto da famiglie del posto che seguono la lavorazione tradizionale, totalmente manuale. Accanto a questo prelibato prodotto caseario, i legumi rappresentano per Roccaromana i protagonisti assoluti dei piatti tradizionali, tanto da essere le star delle manifestazioni locali organizzate dalle associazioni del posto. www.comuneroccaromana.it

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Il viaggio ancora non è finito, ma prosegue verso un antico borgo di origine medievale

Pietramelara

Il borgo rappresenta il cuore del centro storico; sulla sommità si trova una possente torre longobarda, raggiungibile attraverso un intricato sistema di stradine e gallerie, che conservano incredibilmente l’originario impianto medievale. Il Palazzo Ducale, risalente al XV secolo, rappresenta uno dei primi esempi, nel Meridione, di dimora signorile annessa ad un grande parco giardino, chiamato Pomario. Di particolare interesse e importanza, oltre l’ex convento di Sant’Agostino e la Chiesa Madre di San Rocco, sono le Grotte di Seiano, in località Castellone. L’antichissimo luogo di culto, probabilmente di origine preromana, è delimitato da maestose mura in opera poligonale. Si tratta di un vastissimo complesso sotterraneo di gallerie in muratura che si estendono sino a raggiungere le mura megalitiche, circondanti gli imponenti ruderi. Il tempio principale occupa un’area di circa 1000 metri quadri e si preserva sorprendentemente nonostante i suoi 2500 anni di età. Anche a Pietramelara si lavora il cacioforte di Statigliano, seguendo sempre rigorosamente la tradizione. A questa leccornia casearia si aggiungono le marzelline, ricottine fresche ottenute da latte di pecora, e i formaggi di latte di bufala stagionati.

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Concludiamo questo lungo itinerario muovendoci verso l’ultima tappa

Vairano Patenora La bellissima fortezza di Vairano Patenora domina la collina dove sorge dal X secolo, quando fu costruito un primo impianto al tempo delle invasioni saracene e fu poi rimaneggiato nel corso del XV secolo. Tutt’intorno si sviluppa un incantevole borgo circondato da mura e torrioni che, come nel caso di Pietramelara, conserva molto dell’aspetto originario. Un gioiello imperdibile e poco conosciuto è l’abbazia cistercense di Santa Maria Della Ferrara, risalente al XII secolo e decorata da splendidi affreschi. Quello meglio conservato risale al XIII secolo e rappresenta un gruppo di frati, uno dei quali potrebbe essere Pietro da Morrone, divenuto poi Celestino V, il papa del gran rifiuto. Borghi, chiese, arte, ma Vairano Patenora propone anche un’ottima tradizione gastronomica. Una volta assaggiati è impossibile dimenticare il sapore della tipica salsiccia di maiale, la Sauciccia di Vairano, o della Pezza, un pecorino già noto in epoca medievale e poi, irrinunciabili, sono le gustosissime peschiole, frutticini di pesco raccolti ancora verdi, cotte in acqua e aceto e aromatizzate con spezie. In ultimo, il re di Vairano... il Lupino gigante, detto anche Lupinone, oggi presidio Slow Food. www.prolocovairanopatenora.it

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Nelle verdi campagne collinari ai piedi del Monte Maggiore nasce il Ristorante Villa Solatio, splendida residenza immersa nel verde dei suoi giardini minuziosamente curati e dalle fontane che si fondono elegantemente alla natura in un architettura naturale che unisce terra, acqua e cielo. Una vera oasi di tranquillità e relax. All’interno un ampia sala interamente di pietra di tufo rivela l’antico splendore della location originale dei primi dell’800, finemente arredata con eleganti allestimenti e raffinati dettagli. Una mise en place impeccabile. GUIDA MEDIO VOLTURNO 23.indd 36

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Pietramelara, Via Pantano - Tel. 347 8252730 www.ristorantesolatio.it | ristorantesolatio@alice.it Ristorante Villa Solatio | Chiuso il martedĂŹ

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Il cereale che cresce sugli alberi di Letizia De Crosta

LA CASTAGNA UFARELLA Quando si parte alla scoperta di un territorio, c’è chi preferisce trascorrere il tempo ammirando le bellezze storiche o esplorando i paesaggi, altri scelgono di praticare attività ricreative o sportive… tutti però, prima o poi, si lasciano tentare dal sapore e dal profumo di un invitante piatto tipico, soprattutto quando questo è realizzato esclusivamente con prodotti locali. Ci sono sapori e profumi che creano o rafforzano il legame con un luogo e fanno ritornare alla mente persone e sensazioni vissute anche molto tempo addietro.

Nel Medio Volturno capita spesso di provare simili emozioni, soprattutto se si gustano specialità uniche nel loro genere. Nella scorsa edizione della Guida abbiamo parlato di prodotti di alta qualità del Medio Volturno, come l’Oliva Caiazzana e il vino Casavecchia; visto che nel nostro personalissimo “elenco del gusto” se ne trovano ancora molti, in questo articolo abbiamo scelto di parlarvi di un’eccellenza ancora poco conosciuta e che merita una particolare attenzione.

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La castagna “ufarella” è una varietà molto pregiata, ricordata sin dall’antichità da autori come Plinio il Vecchio (I d.C.) e coltivata nelle campagne dell’area trebulana, in particolare nella estesa località “Le Campole”. Ed è proprio qui, nelle tenute di Pontelatone e Formicola, che si possono ammirare meravigliosi castagneti secolari coltivati ancora seguendo tecniche antiche, tramandate dal passato.

Con l’inizio della stagione autunnale, questi enormi alberi si caricano di frutti che maturano e sono pronti per essere raccolti con l’avvicinarsi della metà di ottobre. Subito dopo, gli agricoltori del posto si occupano della curatura in acqua. Le castagne vengono immerse per circa 10 giorni in acqua fredda, poi vengono messe ad asciugare al sole e conservate in luoghi freschi e ventilati. Grazie a questo procedimento il frutto si conserva meglio e lo si può consumare persino dopo alcuni mesi dal raccolto, anche fino a febbraio inoltrato. La varietà “Ufarella” si distingue facilmente dalle altre per la caratteristica buccia lucida, dal colore bruno con delle striature più chiare e dal particolare profilo che presenta da un lato una evidente bombatura. E’ una pregiata specialità gastronomica che i produttori castanicoli locali

hanno deciso di salvaguardare unendo le loro forze, avviando buone pratiche di coltura e sensibilizzando le istituzioni alla tutela di questo patrimonio. Nel maggio del 2013, con orgoglio di tutti, la Castagna Ufarella è entrata a far parte dell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Regione Campania; un paniere di prodotti di nicchia riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole per l’unicità del loro processo produttivo. E poi… come non elogiare le benefiche proprietà di questo frutto! Nutriente e digeribile, ricco di fibre, minerali e vitamine. E’ un alimento adatto agli anemici, agli sportivi o a chi ha semplicemente bisogno di un po’ di energia in più, grazie all’alto contenuto di zuccheri, carboidrati e calorie. Persino le foglie sono molto preziose, infatti da esse si ottiene un infuso che è un ottimo sedativo per la tosse. 39

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Anche quest’anno a Treglia sarà possibile gustare l’Ufarella in tutte le sue varianti. L’appuntamento con la Sagra della Castagna Ufarella è previsto per il terzo e il quarto fine settimana di Ottobre! La Pro Loco La Trebulana non deluderà nessun palato e, come ogni anno, sarà un gran successo culinario accompagnato da musica, spettacoli e tanto divertimento! 40 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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La castagna trova le sue radici anche nella tradizione contadina ed ha proprietà molto simili al riso e al frumento. Non è un caso quindi se lo storico greco Senofonte (V-IV a.C.) definì il castagno “l’albero del pane”. L’Ufarella, in particolare, ha un sapore tipicamente dolce, anche da cruda, per questo motivo si presta molto bene

alla preparazione di dolci e farinate; ma arrostita si “divora”... letteralmente! Oltre che in pasticceria, è utilizzata anche per la preparazione di minestre con fagioli e porcini e per insaporire ottimi primi piatti uno dei quali è la zuppa di “allesse”, preparata con castagne lessate in acqua insieme a foglie di alloro, com’è tipico nella tradizione locale. Oggi queste portate sono una ricercatezza gastronomica riconosciuta, tant’è che la maggior parte dei ristoratori del luogo presentano nel loro menù un piatto a base di Ufarella. Una prelibatezza da gustare in ottima compagnia, combinando il piatto ad un buon bicchiere di Casavecchia, magari per concludere in bellezza una rilassante giornata trascorsa in visita in questa incantevole e accogliente terra.

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Vernelle è una struttura elegante e confortevole, il luogo giusto per chi desidera regalarsi una vacanza country, in un luogo immerso in vasti spazi verdi con grandi e rigogliosi pioppi, a pochi passi dai Monti del Matese e dai Monti Trebulani Non serve andare molto lontano per scoprire le bellezze di questi paesaggi. La struttura propone pacchetti weekend che comprendono il soggiorno completo, oltre a escursioni verso città d’arte e archeologiche come Alife e Piedimonte Matese, o mete naturalistiche come la Cipresseta di Fontegreca o le Forre di Lavello a Cerreto Sannita, assicurando anche divertimento, relax e benessere presso centri convenzionati. Il Resort dispone di dieci accoglienti bungalow, dotati di ogni comfort, per soddisfare le esigenze di tutti gli ospiti. All’interno della struttura si trovano, inoltre, un piccolo zoo ed una fattoria didattica per i bambini che vogliono scoprire i vari volti della vita di campagna e un’elegante piscina con un bellissimo american bar, perfetta per ogni tipo di evento.Per chi lo desidera, è disponibile anche un servizio nolo per bici; infatti, Vernelle fa parte del circuito alberga-bici, come “struttura amica della bicicletta”, con un’officina attrezzata utilizzabile per ogni necessità dai ciclisti di passaggio. 42 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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Il fiore all’occhiello della struttura è sicuramente il magnifico Parsifal Team Horse, un maneggio attrezzato, con paddock, che ospita splendidi cavalli. Il team organizza ogni anno corsi base di equitazione e corsi di formazione avanzati, per esperti del settore. Il maneggio è stato scelto più volte come teatro di manifestazioni ludiche e per lo svolgimento di gare regionali di equitazione. La cucina accompagna i visitatori in un viaggio tra i prelibati sapori di un tempo, grazie alla magistrale sapienza

degli chef, che riescono ad esaltare i tradizionali sapori della cucina “povera”. Ogni piatto è un’opera, dove ogni particolare viene curato nei minimi dettagli. Gli appassionati troveranno anche l’ottima pizza napoletana cotta nel forno a legna. L’antica masseria di un tempo è stata ristrutturata e oggi ospita una raffinata sala ristorante, un winebar e una preziosissima enoteca situata nelle cantine del vecchio casale. Il piano superiore ospita invece un’ampia sala conferenze ed una terrazza con una vista spettacolare su tutto il territorio circostante. Questi ambienti rendono Vernelle la location perfetta per ospitare eventi culturali, matrimoni e compleanni e renderli indimenticabili grazie alla grande professionalità di tutto il personale. 43 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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Vernelle Country Resort Alife, via Vicinale Vernelle Tel. 0823 787091 | Cell. 348 4085565 www.vernelle.it Vernelle Country Resort

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Il BIANCO e il ROSSO del Medio Volturno

Pallagrello

IL

A cura di Mario L. Capobianco

Quello che ci accingiamo a presentarvi, per il Medio Volturno, è un derby molto singolare, fatto di colori, sapori e profumi. E’ chiaro che non stiamo parlando di squadre e partite di calcio, ma di una eccellenza locale, un prodotto rinomato dalle qualità riconosciute anche dai meno esperti; famoso per essere il vino preferito alla corte del Regno di Napoli.

Il derby è tra le due pregiate varietà di Pallagrello: Bianco e Nero, prodotto da uno dei rari vitigni a bacca sia bianca che rossa. Il nome deriva dal dialetto pagliarello, che era il graticcio di paglia dove si usava mettere ad appassire l’uva, oppure da pallarell, per la forma perfettamente sferica degli acini.

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Le prime notizie sul Pallagrello risalgono al ‘700, quando era conosciuto anche col nome di Piedimonte Bianco e Piedimonte Rosso, poiché veniva coltivato nel territorio alifano e caiatino. Un documento del 1826 attesta la presenza del Piedimonte Bianco e Rosso nella Vigna del Ventaglio, così chiamata per la disposizione dei filari impiantati per volontà di Ferdinando IV di Borbone, nel real sito di San Leucio. Il re amava così tanto questa varietà di vino, soprattutto il bianco, che impedì a chiunque di attraversare il suo vigneto situato in località Monticello, a Piedimonte Matese.

L’ondata di filossera che si diffuse agli inizi del ’900 decimò numerosi vigneti, tanto che per molto tempo si è preferito coltivare varietà diverse di uva, più robuste e resistenti. Fortunatamente, recenti studi condotti dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, insieme alla scommessa di numerosi imprenditori locali, che da anni operano nel settore della viticoltura, hanno permesso la ripresa e la diffusione della cultivar Pallagrello.

La produzione di Pallagrello, oggi, è circoscritta all’area dei comuni delle colline caiatine, dei monti Trebulani e della valle alifana, dove il terreno argilloso si presta bene alla coltivazione di un vitigno delicato e molto vigoroso. Ne deriva un frutto dalle qualità fortemente spiccate, che conferiscono al vino, sia bianco che nero, proprietà organolettiche particolari, legate alle caratteristiche pedologiche e climatiche del territorio in cui viene prodotto. 47

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Il Pallagrello Bianco ha un gradevolissimo profumo e un gusto equilibrato con un lungo finale di albicocca. Bello anche alla vista... dal colore giallo chiaro, brillante, con sfumature dorate. Il suo bouquet di aromi si apprezza maggiormente se gustato alla temperatura di 12 gradi. Per queste sue note, è un eccellente aperitivo che accompagna egregiamente tutti i tipi di antipasto e anche piatti a base di formaggi o pesce. Il Pallagrello Rosso è invece un vino potente e ben strutturato. Ha un aroma profondo, che sfuma verso una scia speziata di more e mirtilli, e un profumo intenso, che rimanda al sentore di frutti di bosco, pepe e cioccolato. Il colore è limpido e varia dal rubino carico al rosso porpora. Morbido e vellutato al palato, il Pallagrello Rosso dà il meglio di sé gustato alla temperatura di 18 gradi. Si abbina molto bene a piatti complessi e ricchi di sapore, come i secondi di carne o piatti di formaggi semi-stagionati. Più di altri vini, si presta meglio all’invecchiamento. 48 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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La bontà di questo “nettare” è nota da secoli! In un Dizionario Geografico del 1761, facendo riferimento al vigneto di Piedimonte Matese, Laurence Echard scrive: “I vini di questa contrada sono eccellenti così bianchi come rossi, e sono de’ migliori del Regno così per loro qualità... Vanno sotto il nome di Pallarelli, e sono stimatissimi ne’ pranzi”. Tanto sono stimati questi vini che non risulta facile preferire un bianco fresco e fruttato ad un calice di rosso deciso e aromatico. E’ VERAMENTE DIFFICILE SCEGLIERE! Il derby, per questa volta, termina con un meritato pareggio, senza dispiacere di alcuno… ma per il piacere di tutti i palati. Numerose aziende locali, che hanno riconosciuto l’alto pregio di questo vino, con grande lungimiranza e volontà hanno dedicato molte risorse alla realizzazione e alla coltivazione di vigneti per la produzione di vino Pallagrello e alla nascita di cantine che riscuotono un grande successo, anche internazionale, e garantiscono al consumatore un prodotto autoctono di alta qualità e dal sapore inconfondibile. Grazie a questo grande impegno, dal 2011, la coltivazione di questo pregiato vitigno è regolata dal disciplinare di produzione ad Indicazione Geografica Tipica “Terre del Volturno”, divenendo così un’importante risorsa locale, riconosciuta anche dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Il nostro invito a “provare” il nettare del Medio Volturno è rivolto a tutti; perché crediamo che degustare un buon vino sia sempre una grande emozione, meglio ancora se condiviso con chi si ama.

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Azienda Agrituristica

Sangiovanni C’è una piccola oasi da scoprire, immersa nel verde delle colline caiatine, tra uliveti e vigneti millenari; una casa colonica restaurata con cura e trasformata dalla famiglia Sangiovanni in un rifugio accogliente, un piccolo “paradiso colorato”. La sua costruzione, realizzata in pietra locale, legno e materiali riciclati rivela particolare attenzione e rispetto per l’ambiente; la sua cucina, fortemente legata alla tradizione locale, permette di apprezzare al meglio i frutti di questa terra, che sono anche acquistabili direttamente sul posto: verdure, miele, marmellate e soprattutto... l’oliva Caiazzana! L’ulivo, patrimonio delle colline Caiatine, è simbolo e prodotto d’eccellenza locale! La famiglia Sangiovanni da sempre lo cura con amore e passione, valorizzando le sue peculiarità, custodendo le ricette antiche fino ai nostri giorni. Da questa passione nascono “trasformati” di grande eccellenza e l’olio extravergine, tra i più prelibati del territorio. Nella piccola sala ristorante dell’agriturismo, rimanendo fedeli alla tradizione, tutti questi meravigliosi prodotti della terra diventano succulenti piatti che soddisfano coloro

che sanno apprezzare appieno la naturalità delle pietanze. Per assicurare ai suoi ospiti una piacevole permanenza, l’azienda, in collaborazione con l’Associazione “Natureduca”, organizza periodicamente giornate didattiche, passeggiate in natura, week-end del benessere... offrendo anche la possibilità di pernottare in comode e tranquille stanze, dotate di ogni comfort. Un luogo di sosta ideale, per chi ama la semplicità della vita.

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Olive caiazzane: in salamoia naturale, essiccate, ai sapori mediterranei, patè Olio extravergine, marmellata, miele, legumi, finocchietto selvatico

L’azienda Sangiovanni è aperta tutte le domeniche, gli altri giorni solo su prenotazione.

AGRITURISMO SANGIOVANNI Via Cicini seconda, 3 - Tel. 339 3275628 Loc. San Giovanni e Paolo - Caiazzo (Ce) Agriturismo Sangiovanni Caiazzo http://agriturismosangiovanni.blogspot.it

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Non chiamatelo maiale! di Letizia De Crosta

Molto spesso, visitando diverse località, siano città o campagne, affollate o poco abitate, capita di scoprire tantissime curiosità e storie avvincenti, quelle che ogni terra custodisce e che ogni visitatore ricorderà con piacere. E’ straordinario accorgersi che ciò che ci circonda e che crediamo di conoscere bene si riveli in realtà una grande sorpresa... e il Medio Volturno non disattende i suoi ospiti neanche da questo punto di vista!

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Chi ha avuto l’opportunità di visitare questa accogliente terra, ha potuto ammirare meravigliosi scorci panoramici, gustare le specialità enogastronomiche e scoprire le tante eccellenze locali. Tra queste ultime, gli allevamenti di maiali! Ops... in realtà non dovremmo chiamarli maiali! Perché quello che andremo a scoprire, in effetti, non sono allevamenti di suini comuni, ma di un tipo che potremmo definire “nobile”. Eh si, che lo si chiami Pelatella o Suino Nero Casertano, si parla sempre di un particolare suino dalle diverse peculiarità che lo contraddistinguono da tutte le altre. Queste straordinarie creature suscitano simpatia e curiosità già solo ad osservarle. A primo sguardo si intuisce facilmente che la denominazione Pelatella è da attribuire al fatto che questo suino non presenta fitte setole ma solo qualche rado ciuffetto, in particolare sul collo e sulla testa, e si può osservare quindi la cute di

colore nero o grigio-ardesia. Ancora più curioso è notare la presenza, nella maggior parte degli esemplari, di due appendici al di sotto delle grandi orecchie. Gli esperti li chiamano bargigli o tèttole, più volgarmente sono note come sciucquaglie, che nel dialetto locale indicano gli orecchini. Non si conosce la loro possibile funzione fisiologica, ma sicuramente conferiscono agli esemplari maggiore simpatia. Il Suino Casertano predilige un allevamento del tipo semibrado. Questa tecnica permette ai suini di avere dei ripari attrezzati per l’alimentazione, il riposo e il parto; allo stesso tempo, possono muoversi liberamente su una vasta superficie di terreno e sono liberi di grufolare nei boschi di castagno o di querce, alla ricerca di ghiande, castagne e altri frutti sparsi nel sottobosco, che trovano anche grazie al loro infallibile olfatto. Probabilmente questa particolare attitudine ha determinato la caratteristica 53

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conformazione del grugno, più lungo e sottile a differenza delle altre razze. Che si tratti di un suino rustico lo si intuisce anche dalle dichiarazioni di cui abbiamo testimonianza scritta, risalenti alla fine del Settecento. Lord Westen, nobiluomo inglese che acquistò dei verri casertani per portarli in Inghilterra per migliorare le razze locali, affermò che il suino casertano era molto apprezzato per la sua propensione “[…] ad ingrassare con piccolissima quantità di foraggi non avendo l’uguale”. Il Pelatello, infatti, nonostante sia di costituzione piccola, è un animale molto grasso, caratteristica che deriverebbe dalla necessità di proteggersi dal freddo, essendo allevato da sempre all’aperto. Ne deriva un tipo di marezzatura, cioè di strato di grasso (nobile nel nostro caso) che si va a depositare nelle masse muscolari, che conferisce alla carne maggiore tenerezza e un sapore particolare, più gustoso e ricco, diverso da quello del maiale comune. Complessivamente non ci sono molti capi di suino casertano. Proprio perchè essendo di piccola taglia, la scrofa, che d’altronde ha anche un forte istinto materno, riesce a dare alla luce solo dai 3 ai 6 suinetti per parto, a differenza dei 12-14 di una scrofa comune.

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Oggi, gli allevamenti di Pelatella non sono numerosi. Il Baldassare, studioso ed esperto di razze animali, riferisce che durante l’800 il numero dei capi allevati era alto. Durante gli anni ’60 del secolo scorso, l’importazione di capi di maiale comune dal nord Europa, più economici in termini di costi di mantenimento, ha causato un calo demografico del Nero Casertana. Il loro numero solo di recente è stato incrementato di nuovo, grazie ad un importante lavoro che gli allevatori e le associazioni dedicate stanno facendo dalla fine degli anni ’90, seguendo un attento programma di conservazione e selezione, così da scongiurare la presenza di esemplari ibridi o meticci. Chiaramente questo determina un più alto valore economico di questi capi, ma l’eccezionale qualità della carne che si ricava vale tutta la spesa. Oggi il Suino Casertano non è una razza, ma è noto come TGAA (Tipo Genetico Autoctono Antico), probabilmente discendente dal maiale nero allevato dagli antichi romani. Esemplari con caratteristiche simili al

Nero Casertano ricorrono nelle raffigurazioni di Ercolano, Pompei e Capua. Considerato dai più un animale umile, il Nero Casertano ci svela una realtà diversa da ciò che si potrebbe credere. L’autore latino Plinio scriveva che il maiale è l’unico tra tutti gli animali da cui “si ricava […] abbondante materiale per la ghiottoneria […] la carne di maiale ha quasi cinquanta sapori diversi, tutti gli altri invece ne hanno uno solo”. Se tutto questo è riferito al maiale comune, vale ancor di più per il Suino Casertano che, come abbiamo visto, ha caratteristiche molto diverse dai suoi simili e dal Nero del tipo calabrese o dei nebrodi, rappresentando una vera risorsa del territorio del Medio Volturno, da tutelare e, soprattutto, valorizzare. Il nostro Pelatello è, infatti, un vero e proprio “salvadanaio”, non solo di gusto e sapore, ma soprattutto di qualità. Si singraziano, per la preziosa collaborazione, gli allevamenti AMICO BIO e L’APE E IL GIRASOLE

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AGRITURISMO

L’Ape e il Girasole In un contesto naturalistico senza eguali, con un punto panoramico privilegiato sul massiccio del Taburno e sulla valle del Volturno, l’Agriturismo L’Ape e il Girasole propone ai suoi ospiti tutto il buono dei prodotti della tradizione, in chiave raffinata e moderna. Da sempre, l’obiettivo è produrre, selezionare, trasformare e conservare le migliori eccellenze agroalimentari del territorio, curando attentamente ogni fase della lavorazione, per garantire la migliore qualità. L’Ape e il Girasole è soprattutto un’azienda agricola, che produce buona parte di ciò che offre ai suoi ospiti e, in alternativa, mostra particolare attenzione per i prodotti locali e di stagione, assicurando il chilometro zero ed esaltando allo stesso tempo gusti e sapori tipici. La genuinità è alla base del servizio offerto dall’azienda, che fa dell’agricoltura ecosostenibile un punto fermo del suo cammino. Muovendo da questa filosofia si organizzano laboratori didattici per studenti e famiglie, grazie ai quali è possibile scoprire e riconoscere i profumi, i suoni, i frutti della terra e ogni segreto della vita in fattoria. Peperoni beneventani, papaccelle, melanzane e pomodori per la cunservera sono alcuni dei prodotti che qui vengono coltivati in regime di agricoltura biologica, come attestato dall’Istituto di Certificazione Etica ed Ambientale (I.C.E.A.) e da cui si ricavano pregiate conserve. Di particolare interesse è l’allevamento del Suino Nero Casertano, nonché del Tacchino beneventano, tutti in via d’estinzione, ma qui curati e preservati. L’Ape e il Girasole è anche accoglienza. L’agriturismo soddisfa ogni esigenza di aria pura, di tranquillità e di maggiore contatto con la natura, ricevendo gli ospiti in una splendida location costituita da una vecchia stalla e fienile ristrutturati. Gli ambienti confortevoli e luminosi, circondati da giardini e sentieri naturalistici, rappresentano una elegante e sobria cornice all’incantevole “cartolina” del panorama. L’Ape e il Girasole Tel e fax 0823 1764551 Cell. 330 447111 – 334 9672883 www. apegirasole.it | info@apegirasole.it via Fusco, 15 fraz. Squille - Castel Campagnano Agriturismo | Ape e Girasole

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IL CACIOCAVALLO

del Re

“Prendete un’oliva nera e inseritela nel capo, così rammenterò dove presi questo cacio” A cura di Sisto Bucci

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Si racconta che un giorno Re Ferdinando I di Borbone, detto anche Re Lazzarone e Re Nasone, durante una sua visita nel Medio Volturno abbia assaggiato un caciocavallo e, trovandolo particolarmente gustoso, ne ordinò la produzione di più di mille, chiedendo inoltre che fosse inserita nella testa dello stesso un’oliva Caiazzana. Da qui il nome Caciocavallo del Re, che

si distingue dagli altri per il suo inconfondibile sapore e per la presenza nella testa di un’oliva schiacciata Caiazzana. Un prodotto “Regale” non solo per il suo nome, legato alla scoperta da parte del Sovrano, ma soprattutto in virtù del suo impareggiabile gusto e del suo inimitabile sapore, che lo pongono indiscutibilmente tra le migliori eccellenze agroalimentari della “Olim Terra Felix”.

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Il Caciocavallo del Re è un formaggio a pasta filata che viene prodotto esclusivamente da caseifici aziendali dell’Alto Casertano. La prima regola è che il latte vaccino utilizzato provenga dal proprio allevamento e successivamente controllato dal Comitato tecnico-scientifico di Garanzia. Un progetto, voluto dall’Associazione Patto per l’Alto Casertano, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che vuole lanciare questo prodotto di nicchia che racchiude in sé storia, qualità e tradizioni. 60 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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Questo squisito prodotto, può essere gustato fresco (anche di pochi giorni), accompagnandolo con un ottimo vino Pallagrello bianco; oppure stagionato medio (6 mesi) e stagionato lungo (12 mesi) o affumicato. In questo caso, si suggerisce l’accostamento con un aromatico miele di castagno e i profumati vini Pallagrello rosso o Casavecchia. 61

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Il Caciocavallo del Re, identificato sempre dal suo inconfondibile bollino di tutela, è candidato ad essere il prodotto di riferimento di un territorio incontaminato, quale l’Alto Casertano, la cui vocazione agricola è manifestata ancora attraverso il rispetto della terra e dei prodotti che la stessa offre; un prodotto eccellente, in totale equilibrio con l’ambiente, il sistema di allevamento e di produzione artigianale. Al fine di tutelare la biodiversità alimentare dell’Alto Casertano, recentemente l’Associazione Saperi e Sapori della Campania ha dato vita al progetto “I Fantastici 4”: Caciocavallo del Re, Olive schiacciate Caiazzane, la Salsiccia di Casa Perol e l’inconfondibile Tartufo del Matese, tutti insieme per annunciare un 2016 all’insegna dei sapori, ricchi e ricercati, in grado di coniugare alla perfezione tradizioni e tipicità locali. Ad oggi hanno aderito alla filiera garantita dall’Associazione Patto per l’Alto Casertano sei tra i migliori caseifici aziendali del territorio, ma presto, confidano i membri dell’associazione, nuovi ingressi “aumenteranno la famiglia”.

TermoeleTTra S.a.s. di Luca Zarrone & C.

IMPIANTI ELETTRICI IDRAULICI TERMICI CIVILI INDUSTRIALI

Si singraziano, per la preziosa collaborazione, il dott. Marco Negri per l’Associazione Patto per l’Alto Casertano e il Caseificio “La Teresina”

Tel. 333 1307510 termoelettra.lz@libero.it Via Santi Settefrati ALIFE (CE)

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CASEIFICIO

La Teresina Il buon sapore della genuinitĂ

Era il 25 aprile del 2004 quando, nelle fertili e incontaminate terre di Piana di Monte Verna, una giovane e appassionata coppia di agricoltori, Teresa Caruso e Arcangelo Santabarbara, hanno realizzato il loro sogno di dare vita al Caseificio La Teresina.

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Fior di latte

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“Dal produttore al consumatore” è sempre stato il motto della famiglia Santabarbara che, con grande attenzione ed esperienza, fedeli alla

tradizione artigianale, producono pregiatissimi latticini utilizzando esclusivamente latte di alta qualità prodotto quotidianamente nella loro azienda. Ben 100 capi di bovine di razza Frisona sono accudite nei bovili dell’azienda, nutrite con fieno di erba medica e loietto, nel pieno rispetto del loro benessere e della loro salute.

Incuriositi dal processo di produzione e dalla bontà dei prodotti, siamo andati a trovare la famiglia Santabarbara che ci ha accolti all’interno del suo laboratorio e ci ha mostrato le fasi di lavorazione dei vari prodotti, eseguite seguendo la cara e vecchia tradizione casearia. Il latte viene lavorato già poche ore dopo la mungitura. La trasformazione avviene manualmente e secondo le rigide norme igienico sanitarie dettate dal protocollo HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points). E così impariamo che il latte appena munto possiede caratte-

ristiche microbiologiche importanti per la produzione dei formaggi e che dal latte crudo si possono ottenere formaggi molli, semiduri e duri; i primi per un consumo immediato, i secondi per un consumo semi fresco e gli ultimi maggiormente dediti alla lunga stagionatura. Arcangelo ci mostra il processo di cagliatura, durante il quale il latte viene fatto coagulare. Nel corso di questa fase, il latte viene riscaldato e aggiunto il caglio così da ottenere la cagliata che in seguito viene “rotta” e messa in forme dalle dimensioni desiderate. 65

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Forte del Monte Verna

Caciocavallo del Re

La lavorazione di formaggi a pasta filata, dalla consistenza morbida, si ottiene solo manualmente... per produrre scamorze e il prodotto principale dell’azienda: il Caciocavallo. La signora Teresa ci informa di aver aderito alla filiera garantita dell’Associazione Patto per l’Alto Casertano, che ha redatto un disciplinare di produzione per assicurare la corretta lavorazione e la salvaguardia del Caciocavallo del Re, riservato ai soli caseifici aziendali del ter-

ritorio dell’Alto Casertano. La sua produzione richiede un bel po’ di olio di gomito. Arcangelo lavora con pazienza la cagliata con acqua bollente (8090 gradi), fino a ridurla in fili che vengono modellati fino a ottenere la tipica forma del caciocavallo, con una piccola sorpresa: un’oliva Caiazzana nascosta all’interno della testa, e poi via... un tuffo in acqua fredda per rassodare il formaggio che successivamente viene messo a stagionare.

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Gerarchico

Caciotta al vino

E non finisce qui! La vetrina del punto vendita è allestita con prelibati formaggi freschi, stagionati, affumicati, bagnati nel vino e speziati. Ce n’è per tutti i gusti. Nel laboratorio e in tutta l’azienda, inoltre, sono accolti, per visite didattiche, bambini e ragazzi di diverse scuole, dando così l’opportunità alle giovani menti di scoprire e conoscere come nascono alcune delle più grandi eccellenze del nostro territorio.

Un’arte, quella della famiglia Santabarbara, che offre tanti sapori diversi, tante pregiatezze, con pochi ingredienti fondamentali di base: passione, attenzione, genuinità e sapienza. Valori che Teresa e Arcangelo hanno trasmesso ai figli Giovanni e Angelo che, con grande dedizione al lavoro, rendono quest’azienda una delle realtà più attive e rappresentative del Medio Volturno.

Caciotte speziate

I NOSTRI PRODOTTI • Forte del Monte Verna 3/5 mesi di stag. • Gran forte del Monte Verna provolone stagionato oltre i 15 mesi, con la particolarità di avere la pasta di color rame • Caciotte speziate • Caciotta al vino • Gerarchico caciocavallo stagionato per 100 giorni in ambiente anaerobico • Caciocavallo • Caciocavallo del Re • Millebuchi caciotta stagionata 30 giorni con la particolarità di avere molti buchi nella pasta, dovuti alla mancata pressatura nel momento di formatura • Ricotta • Fior di latte

Caseificio La Teresina Via Arciaco, 7 - Piana di Monte Verna Tel. 0823 861743 Cell. 349 6364631 www.caseificiolateresina.com caseificiolateresina@libero.it Caseificio “La Teresina”

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Una finestra su un territorio genuino

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Foto di Alessandro Santulli GUIDA MEDIO VOLTURNO 23.indd 69

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Si fa presto a dire:

«Andiamo a mangiare una pizza!» a cura di Sisto Bucci

... la frase giusta dovrebbe essere: “Andiamo a mangiare La Pizza!”. Quella vera, fatta solo con ingredienti di alta qualità, la pizza che piace già solo a guardarla, quella che una volta assaggiata non dimentichi più, che merita anche qualche piccolo sacrificio, magari percorrere dei chilometri in più oppure attendere una breve lista di attesa, pur di poterla gustare. Bene! Il posto giusto dove puoi mangiare LA PIZZA “tutta in maiuscolo” è indiscutibilmente da Pepe in Grani.

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Margherita sbagliata In forno vanno solo l’impasto e la mozzarella di bufala. Successivamente viene completata con riduzione di basilico e di pomodoro riccio dell’Alto Casertano.

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“Non c’è motivo di cambiare. Questo è il modo di impastare che mi ha insegnato mio padre, e a lui mio nonno”. Questo afferma Franco Pepe con semplice e disarmante naturalezza. Maestro pizzaiolo, Artigiano della pizza, il Professore della pizza, il Pizzaiolo di Caiazzo… queste sono solo alcune delle definizioni utilizzate da vari giornalisti o food writers per soprannominare Franco. Personalmente preferisco definirlo un autentico “Fornaio moderno”, nelle cui vene scorre una irrefrenabile passione per la pizza e per il ter-

ritorio che gli ha dato i natali, che ha visto crescere le tre generazioni dei Pepe “fornai”. Tre generazioni di maestri panificatori arricchite dalla passione e dalla dedizione per l’impasto - ritenuto oltremodo sacro - che, dal lontano 1931, caratterizza la storia di questa famiglia.

Il progetto Pepe in Grani, dopo averlo immaginato e realizzato, Franco lo completa e lo migliora continuamente. Da pochissimo tempo, infatti, ha praticamente raddoppiato la produzione. E’ stato impiantato un secondo forno a legna, con una seconda squadra di lavoro all’opera, e una nuova sala per soddisfare il continuo aumento di appassionati della pizza che arrivano da ogni dove. Il tutto per assicurare tempi brevi di attesa e mantenere inalterata la qualità del prodotto.

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[…] La pizza alla maniera di Franco Pepe è il risultato di accurate ricerche e continue sperimentazioni su farine miscelate con maestria per creare un impasto profumato, saporito e leggero, rigorosamente lavorato a mano. Il suo metodo non ha regole fisse, ma è basato su gesti antichi e libere combinazioni di farine studiate giorno per giorno in base al glutine, alla forza delle miscele, all’umidità e alla temperatura dell’ambiente.

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La pizza “senza tempo” Dai secoli del passato Franco riporta in vita una vera rarità: la Pinsa conciata del ‘500, la forza del sapore intenso unito alla dolcezza. Dalla tradizione napoletana ripropone con grande successo la Pizza a libretto, che certo non ha bisogno di presentazione.

Infine, conquista tutti con l’ultima sua creatura, la modernissima, innovativa e sorprendente Margherita sbagliata, balzata alle cronache pochi mesi fa per aver ricevuto il premio speciale “Pizza dell’anno 2016” da Gambero Rosso.

E non finisce qui! Innumerevoli “autorità” della gastronomia internazionale ed eminenti testate giornalistiche hanno scritto pagine entusiasmati su Franco Pepe e la sua “visione”; da Gambero Rosso a Identità Golose, da Repubblica a

L’Espresso e al Wall Street Journal... per arrivare ai tanti e meritatissimi premi e riconoscimenti ricevuti; il più recente, premio “3 Spicchi” della Guida alle pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.

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Il nostro “Fornaio moderno”, al contrario di quanto si possa erroneamente pensare, dedica moltissima attenzione alla ricerca e alla sperimentazione. Accostando ingredienti insoliti, realizza pizze che si abbinano perfettamente agli champagne oltre che a vini selezionati e birre artigianali. Tutto questo lo fa anche grazie a continui confronti con Chef stellati e il mondo dell’alta cucina.

[…] L’incontro con Franco e l’assaggio delle sue pizze sono il motivo per cui la visita vale il viaggio, dovunque sia il vostro punto di partenza. 75 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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Non solo food... Pepe in Grani è anche accoglienza! Ingredienti e procedimento: Prendere il cuore di un centro storico, arricchire con un antico palazzo del ‘700, unire la visione di un Maestro con due eleganti e accoglienti camere; aggiungere una terrazza che è una vera e

propria vetrina sul territorio. Condire bene il tutto con tanto amore, rispetto e passione... il risultato non può che essere quanto di meglio potrete immaginare, per la vostra felice permanenza caiatina.

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Si ringraziano i proprietari delle foto che sono in ordine sparso: Tuukka Koski, Stefano Wurzburger, Luciano Furia, Raffaele Mariniello, Alan Weiner e Maria Grazia Viscito

Franco Pepe... Membro del direttivo dell’associazione Chef Chic 3 spicchi Gambero Rosso per diversi anni consecutivi

Segnalato dalla guida Membro della tavola de L’espresso Ristoranti di Expo per redigere la Carta di Milano insieme d’Italia 2016 ad altri celebri Chef Le stanze della sua Ha fatto suo un laborastruttura sono tra le torio all’Expo 2015, per 100 top charme del rappresentare la pizza, Touring Club Italiano

onore concesso solo a lui e a un pizzaiolo del Nord Italia Ambasciatore nel mondo della Città di Caiazzo

Vicolo San Giovanni Battista, 3 - Caiazzo Telefono 0823 862718 - 0823 1764940 info@pepeingrani.it | www.pepeingrani.it | Pepe in Grani Aperto tutte le sere e la domenica a pranzo - Chiuso il lunedì

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Caiazzo ‘ncopp a tre… Sssssshhhhhh!!!! Chiud’ l’uocchje, parlá u’ Cor! Ascot’ ‘stu silenzio! Chist ‘ è ‘o ruore d’ ‘a pace. ‘O vid’ ‘o sole ca te fá brilla’ l’uocchje? ‘O sient’ ‘o vencello ca t’accarezz’ ‘a faccia? Chist’ è Caiazzo! Terr’ e storia, cultura e sapori. Terra semplice, gent’ allera, che camp’ ancor felice. Terr’ è vino, aulive e maialin’, unici nel gusto, sopraffini! Terr’ è pallagrell! Nu burlone! Pare duro e indomabile, Ma si ‘o saje piglià... ah, quante emozion’ t’ sap dá? Pò essere scur’ e tenebroso, pien’ e corposo! Liquirizia e cioccolato te fanno inebria’. A vvot’, par’ stran, pur’ elegante e feinile! ‘Mmocc, ‘a ceras’ te fá assaporá. Quant’è ruffiano ‘sto Pallagrell’! A tui vó piace’, ai brui e ai belli! Caiazzo sai che at’ te dà? Auliv! Auliv! Terr’ d’ aulive, ‘e sapen’ fà! Pur’ essa, nu poc’ ciangiosa e biricchina

Ne piace l’aria fina, bona, pulita e pe’ piace’ all’uoene se sap’ trasforma!! Intera, schiacciata, nfurnat, aiscat’! Vo’ essere, co’ a feena sciantosa, sul’ ess’, vasat’ e venerata! A’ fine, iss’: cupo, bru, nir’ e cu’ scinquaglioli! Fa quas’ paur’! Cu chella corazza nera pare che s’è me’ scuorn e che ‘ o core vó annasconnere. ‘O core? Ma qua core?? ‘A carne! Carne tenera, bbona, sapurita che so’ ‘o palato s’haddá squaglia’! Ah Caiazzo, che paesiello! Sient’, me vuo’ vede felice? Da’ nu spigul ‘e s vic, addo a contessa Alagna, se vene annamura, Nu bicchiere ‘e Pallagrell’, quaro aulive, e a sasiccia ‘e maialin’ nir. Tu dirai: “Tuo qua?” Tranquill’! ‘O riest’ ce pens’ je: Due uocchie celeste m’ stann già a parlà!!!!

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Sa

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di Serena Romeo e Domenico Rossei (12/06/2015)

C

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IL BUCO WINE

olio . vino . miele Lounge Bar | Caffetteria Cocktail Bar | Wine Bar Sala Rum | Champagnerie Servizio Bar Catering per eventi privati Caiazzo - Vicolo San Giovanni Battista, 2 - Tel. 0823 868772 Cell. 377 2111464 ilbucoloungebar@gmail.com - IL BUCO lounge bar

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BORGHI E PAESI

Una passeggiata

tra i vicoli di Caiazzo

Foto di Gianfranco Carozza

A cura di Letizia De Crosta | Foto di Sisto Bucci

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Guida Turistica del Medio Volturno 2016

Guida Turistica del Medio Volturno 2016

Il modo migliore per apprezzare lo spirito di un luogo è senza dubbio “perdersi” in esso e conoscere gli angoli più nascosti, che spesso sfuggono allo sguardo del visitatore frettoloso. Approfittando di un po’ di tempo libero, di una bella mattinata, meglio se fresca e soleggiata, e indossate un paio di scarpe comode, si può partire alla scoperta dei vicoli di Caiazzo.

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CAIAZZO

IL CENTRO STORICO

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Dall’età antica al medioevo, il piccolo centro caiatino ci ha lasciato un meraviglioso scrigno di tesori, sparsi in un insieme di strade, vicoli e viuzze che formano un divertente labirinto urbano nel quale inoltrarsi senza fretta. Lasciata l’auto nel comodo parcheggio di Rione Garibaldi, ci si incammina lungo il corso principale, via Cattabeni, una strada piena di negozi e molto animata dal continuo via vai di persone e mezzi, per raggiungere, in pochi passi, piazza Porta Vetere. Lo sguardo qui è catturato dalle bellissime ceramiche, vivacemente colorate, realizzate dal laboratorio ClaudiArt, in mostra nelle sue vetrine. Superata la piccola loggetta del belvedere, dove si trova il monumento dedicato ai caduti, ha inizio una delle strade più affascinanti della provincia casertana, via Aulo Attilio Caiatino. La strada ricalca l’antico decumano della città romana, l’asse principale che attraversava Caiatia in direzione est-ovest. Lungo questa via, ancora oggi, sono presenti molte iscrizioni antiche che ricordano la costruzione di edifici importanti,

finanziati da personaggi illustri che all’epoca vivevano a Caiazzo. Si procede adagio, senza fretta, osservando l’elegante vetrina della gioielleria La Bottega dei Preziosi e, catturati dal profumo delle deliziose leccornie sfornate dalla Rosticceria del Centro, si imbocca il decumano, da dove partono numerose stradine più o meno parallele tra loro.

Via Aulo Attilio Caiatino

Piazza Porta Vetere

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La chiesa di Sant’Apollonia e la salita Francesco Manselli

Si può scegliere di proseguire la passeggiata in uno di questi vicoli e, camminando tra scale in pietra, in alcuni tratti protette da coperture a volta, si scoprono scorci interessanti, sia per il fascino del percorso sia per l’inaspettata presenza di significativi edifici, come la Chiesa di Sant’Apollonia, situata in un angolo quasi nascosto proprio all’imbocco della Salita Francesco Manselli. Non molto distante si trova Palazzo Santoro, dimora nobiliare del XIV secolo, oggetto di restauri che gli hanno dato l’attuale aspetto settecentesco.

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ANTICA OSTERIA

Pizzeria

Pepe

Il regno di Antonio e Massimiliano, grandi conoscitori dell’arte della pizza

I fratelli Pepe, continuano a soddisfare con grande successo il palato dei propri clienti, seguendo la consolidata e lunga tradizione di famiglia, iniziata nel lontano 1931, anno in cui il nonno Francesco diede inizio alla sua attività di for-

...dal 1931

naio. Quando si sceglie Antica Osteria Pizzeria Pepe si scopre che ogni piatto è speciale, dal Soffritto alla Zuppa forte; ma la vera eccellenza è la caratteristica pizza di scarole ricce, un vero capolavoro di semplicità e gusto.

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Il soffice impasto, lavorato a mano, con tempi di lievitazione di almeno dodici ore, rende la pizza molto saporita e leggera... quindi facilmente digeribile!

I fratelli Pepe aspettano tutti gli appassionati della buona cucina e della Vera Pizza Napoletana, insieme ad altre gustose e prelibate specialitĂ del territorio.

Caiazzo Piazza Porta Vetere, 4 Tel. 0823 868401 www.anticapizzeriapepe.it Antica Pizzeria Osteria Pepe

E’ gradita la prenotazione Chiuso il lunedÏ

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Proseguendo si incrocia Vicolo San Giovanni Battista, una scalinata in pietra stretta tra due palazzi, che incuriosisce e invita a scendere verso il quartiere dove si trova Il Buco, noto lounge bar, e Pepe in Grani, rinomata pizzeria del maestro Franco Pepe. Addentrandosi tra questi vicoli, nel cuore del quartiere degli Egizi, si possono ammirare i Palazzi durazzesco-catalani, che conservano ancora inalterate le loro caratteristiche e splendide facciate del XIV-XV secolo. Proseguendo sulla stradina parallela al decumano, si raggiunge il Ristorante Il Generale, regno dello chef Stefano De Matteo, attento conoscitore della cucina tipica locale. Pochi metri e si arriva a Palazzo Mazziotti, monumentale edificio

del XV secolo che, in un’iscrizione posta nel cortile, ricorda il vescovo Mirto Frangipane, autorevole caiatino che nel 1492 ottenne tale carica dal re Ferdinando I d’Aragona. Oggi il palazzo ospita la biblioteca civica e il Kere, museo della civiltà e della tradizione contadina. Negli spazi del vecchio giardino annesso al Palazzo, è stata realizzata una piazza che ricopre un’area archeologica, dove sono presenti resti di edifici di epoca romana e medioevale.

In basso, Palazzo Mazziotti e in alto gli annessi scavi archeologici. Nella pagina accanto, via Aulo Attilio Caiatino

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Risalendo via Umberto I, si ritorna verso il decumano e si incrocia Piazza Santo Stefano Menicillo. L’ideale, a questo punto, sarebbe fermarsi qualche minuto da Borgo Antico Caffè, prima di riprendere la passeggiata. Seduti comodi sotto i gazebo si recupera fiato e si osserva la piazza che, al tempo dell’occupazione romana, era il foro di Marco Gavio. Tutt’intorno si trovavano gli edifici pubblici, probabilmente anche un tempio sul quale oggi sorge l’imponente Cattedrale di Santo Stefano. Accanto alla Cattedrale si trova il Palazzo Vescovile, il Seminario cinquecentesco e la Cappella della Maddalena, in onore della quale si celebra la storica Fiera omonima, riproposta oggi dall’amministrazione comunale. Al centro della piazza, infine, si trova un caratteristico pozzo in pietra che comunica con un’antica cisterna.

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Si riprende il cammino... il corso si “srotola” verso est, dove si trova il punto più alto del centro storico, dominato dal castello, sorto sull’antica acropoli osco-sannita. Lungo questo tratto si trovano alcuni edifici religiosi come la chiesa dell’Annunziata e la chiesa dell’Immacolata Concezione, risalente al seicento, seguita dalla Cappella della Confraternita del Ss. Rosario annessa alla Chiesa di San Nicola De Figulis. Dall’altro lato, verso ovest, si percorre il decumano per ritornare a Porta Vetere.

Cattedrale di Santo Stefano e accato il Palazzo Vescovile

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Proprio di fronte la gioielleria Ars Aurea si trova la Cappella Egizi o di Sant’Agnese, menzionata già in una pergamena del lontano 1229. Si racconta che un esponente di questa famiglia fece ritorno dalla Prima Crociata con le insegne di un egizio ucciso, che da allora utilizzò come stemma. Il percorso è sempre più stimolante! Si prosegue ormai trascinati dalla curiosità di scoprire cosa si nasconde in queste stradine, come il Palazzo Savastano,

di fronte la fornitissima Erboristeria D’Avico, un edificio risalente al seicento che presenta una bellissima facciata in stile tardobarocco, decorata con busti che raffigurano simbolicamente i giorni della settimana. Poco più avanti, superata l’elegante bottega Domus Kaiatia, in una piccola piazzetta, si trova il municipio, che occupa le stanze dell’antico convento francescano.

Chiesa dell’Annunziata

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in centro Caffetteria Porta Vetere Piazza Porta Vetere Tel. 0823 868016 Cell. 339 3109042 Antica Osteria Pizzeria Pepe Piazza Porta Vetere, 4 Tel. 0823 868401 ClaudiArt Ceramiche, Oggettistica e Bomboniere Via Cattabeni, 7 | Tel. 366 8781531 Gioielleria La Bottega dei Preziosi Piazza Porta Vetere, 1| Tel. 333 7457016 Rosticceria del Centro Piazza Porta Vetere, 1 Tel. 334 6264488 Lounge Bar Il Buco Vicolo San Giovanni Battista, 2 Tel. 0823 868772 Cell. 377 2111464

Secondo alcune fonti, il complesso fu Palazzo donato dal vescovo Almundi allo stesso Savastano San Francesco quando venne in visita a Caiazzo. Nonostante il lungo percorso, la visita ancora non è finita! Sarebbe opportuno fare una breve sosta e rifocillarsi un po’ all’ombra dei grandi pini di Porta Vetere, dove l’Antica Pizzeria Osteria Pepe accoglie i suoi ospiti sia a pranzo che a cena, oppure facendo un veloce snack alla Caffetteria Porta Vetere. Recuperate le forze, vale proprio la pena spostarsi verso il quartiere Porta Pace e proseguire alla volta di Portanzia. Qui si intrecciano e si susseguono scorci e vicoli affascinanti e misteriosi. Si ha veramente l’impressione di essere in un labirinto.

Pepe in Grani Vicolo San Giovanni Battista, 3 Tel. 0823 862718 - 0823 1764940 Ars Aurea Oreficeria, Argenteria, Orologeria, Regali Via A.A. Caiatino, 59 | Tel. 338 1050532 Domus Kaiatia Oggettistica, Bomboniere e Lista Nozze Via A.A. Caiatino, 33 | Tel. 0823 868858 Erboristeria D’Avico Via A.A. Caiatino, 49 Tel. 0823 868881 Borgo Antico Caffè Piazza G. Verdi Tel. 0823 862704 Ristorante Il Generale Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 Cell. 335 6854394

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Piazzetta Martiri Caiatini, Chiesa e Convento di San Francesco sede del Municipio

«Quanti piccoli comuni possono vantare di aver ospitato uomini illustri?» La domanda sorge spontanea mentre si legge la targa che informa il visitatore di essere giunto presso il palazzo che ospitò, nel XIII secolo, Pier della Vigne; funzionario del re Federico II, reso tristemente famoso da Dante che lo ricorda nel XIII canto dell’Inferno. A questo punto la passeggiata sembra essere terminata, ma così non è! Ci sarebbe molto altro ancora da vedere... ad avere ancora un po’ di tempo, fiato e resistenza! Le stradine e le scale che dal decumano degradano verso la valle, come via Messeri o via San Francesco, raggiungono Largo Fossi, un ampio piazzale dove si può ammirare uno degli esempi più belli di mura in opera poligonale in Campania, risalente al IV secolo a.C., e un panorama che si apre verso la piana del Volturno e la catena dei monti Tifatini.

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Chi preferisce spostarsi comodo non ha nulla di cui preoccuparsi... può raggiungere facilmente Largo Fossi anche in macchina. Ora sì che si è fatto tardi; a malincuore si lascia il caldo abbraccio dei vicoli caiatini. Questa intensa passeggiata non può certamente “raccontare” tutte le bellezze di Caiazzo... ci sono molte altre cose ancora da vedere; sarà opportuno ritornare nuovamente per visitare non solo il centro storico con i suoi vicoli, ma anche i palazzi e le botteghe artigianali. Potrà essere ancora più coinvolgente e suggestivo fare una visita al tramonto, quando tutto è illuminato dalla tenue luce dei lampioni e l’atmosfera diventa magica... ed è proprio in questi momenti che Caiazzo esprime al meglio tutto il suo fascino.

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Ristorante Il Generale C’è uno stile che esprime bene lo spirito della comunità caiatina. C’è una cucina che rappresenta in modo inconfondibile l’intenso legame di questa comunità con le proprie tradizioni.

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C’è lo chef Stefano De Matteo, un caiatino doc, che da qualche decennio rappresenta la cucina tipica del Ristorante Il Generale, arricchendola con originalità e qualità, grazie all’intensa esperienza fatta anche presso prestigiose strutture all’estero. Superata la soglia d’ingresso si nota subito di essere in un locale caratteristico del luogo! Il ristorante si trova infatti nel cuore del centro storico di Caiazzo, all’interno di un palazzo ottocentesco conosciuto come Fattoria de Angelis,

che prende il nome dalla famiglia di origine napoletana che ne fu proprietaria. L’atmosfera è calda e accogliente. In un ambiente utilizzato originariamente come cisterna, per la raccolta dell’acqua, sono state ricavate due sale confortevoli ed eleganti nella loro semplicità, che permettono di ospitare circa 40 persone. Gli ambienti sono impreziositi dalla imponente copertura a volta, costruita con blocchi di tufo giallo, ripulita e lasciata a vista.

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La si può osservare in tutta la sua bellezza insieme alla buca del vecchio pozzo, che permetteva di prendere l’acqua all’interno della cisterna, e ai fori di troppo pieno visibili nella sala più piccola. Il rispetto e l’amore per il territorio e la storia caiatina si rivelano anche in cucina, e Stefano sa sposare bene queste due passioni. Gli ingredienti alla base dei suoi piatti sono semplici, naturali, di stagione e... mediterranei. Tre elementi non mancano mai nella sua cucina: olio di Oliva Caiazzana, pasta e vino di alta qualità. Il menu propone una repertorio di specialità tradizionali e tipiche

locali, orgoglio dello chef e dei suoi ospiti. L’acquolina vien... “leggendo”, si potrebbe dire! Impossibile resistere agli gnocchi di melanzane, mozzarella e pomodorini di collina o ai rondelloni ai funghi porcini e guanciale di maiale nero casertano. La tagliata di vitellone con olio caiatino invita a ben più di un semplice assaggio. Il profumo e il sapore dei piatti rievocano le sensazioni di un tempo passato. La frenesia della modernità non ha per nulla contagiato queste prelibate pietanze. La genuinità e la tradizione si percepiscono nel gusto; la presentazione dei piatti rivela invece la creatività e l’innovazione dello chef.

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Anche la carta dei vini soddisfa i palati più raffinati! Dal Fiano di Avellino ai nostrani, nobilissimi, Pallagrello e Casavecchia. C’è solo l’imbarazzo della scelta! Non mancano eventi speciali da condividere qui con amici e parenti;

come cene e degustazioni tematiche a base di piatti, vini e tante altre eccellenze locali. Ogni occasione è giusta per ritrovarsi da Il Generale e provare di persona la calorosa e familiare ospitalità di Stefano De Matteo.

Ristorante Il Generale Caiazzo, Largo Plebiscito Veneto Tel. 0823 862606 | Cell. 335 6854394 www.ristoranteilgenerale.com info@ristoranteilgenerale.com Ristorante Il Generale

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BORGHI E PAESI

BAIA E LATINA

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Baia e Latina affonda le sue radici in un’epoca antichissima, che ricorda l’arrivo degli etruschi, dei sanniti ed infine dei romani, popolo, quest’ultimo, che ha lasciato in questo territorio importanti testimonianze della sua presenza. Ne è un esempio il monumentale ponte Oloferne sul Volturno. Di quella che doveva essere una titanica struttura, purtroppo non rimane che qualche pilone, in grado comunque di rendere perfettamente l’idea della colossale costruzione che doveva trovarsi in questo luogo. Il ponte è stato muto testimone delle vicissitudini del tempo ed ha visto il passaggio di numerose Legioni romane di stanza nella zona.

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Fino al tempo della dominazione francese, Baia e Latina erano due borghi ben distinti, unificati successivamente con il decreto del 4 maggio del 1811. Oggi è uno dei pochi comuni in Italia che può vantare di avere due borghi medievali. Sulla cima del colle che sovrasta il borgo di Latina, da cui si gode una magnifica vista sul territorio circostante, si trova la chiesa della Madonna delle Grazie, raggiungibile facilmente in auto, oppure a piedi, con un cammino un po’ lungo ma molto rilassante, su un’agevole stradina immersa nella natura. In prossimità della chiesa si trova l’antica torre del castello, recentemente restaurata, sulla quale è possibile distinguere l’originaria merlatura superiore, mentre al suo interno è possibile riconoscere, con un po’ di attenzione, la suddivisione dei piani e dei vari accessi. Di notevole bellezza è anche il borgo di Baia che si sviluppa, con caratteristici vicoli, intorno al castello con torre normanna, entrambi recentemente restaurati, dove ancora oggi si può rivivere la magica atmosfera Medievale. Raggiungendo Baia, alzando lo sguardo si noteranno certamente, sulla collina 106 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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alle spalle del borgo, il Santuario di Maria SS. Assunta e la vicina torre dell’astrologo, dove si dice che abbia soggiornato lo stesso Nostradamus. Si arriva in questi luoghi risalendo la collina tramite un tragitto di circa un chilometro che regala, giunti alla meta, un emozionante panorama che si affaccia sulla rigogliosa valle alifana, da dove si può ammirare anche l’imponente mole del massiccio del Matese. foto di Vincenzo Perretta

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CASEIFICIO

PONTICORVO L’entroterra casertano si sa che è una terra fertile e rigogliosa, capace di regalare sapori e profumi che in altre parti del mondo ci invidiano; sappiamo ancora, che oltre a tali peculiarità, questo territo-

rio, di tanto in tanto, riesce a “sfornare” anche altri tipi di eccellenze... come personaggi famosi, artisti e uomini illustri, e non ultimi, produttori “artigiani” di vere tipicità agroalimentari.

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Questa volta poniamo la nostra attenzione sul Caseificio Ponticorvo. Qui troviamo Massimo e la sua famiglia che trasformano il prezioso latte (raccolto negli allevamenti locali e del Matese, e nelle zone pontine del basso Lazio, tutti rigorosamente controllati e certificati), nell’oro bianco più amato d’Italia: la Mozzarella di Bufala DOP. Nel loro innovativo e attrezzato laboratorio, vengono distinte le produzioni in: solo latte di bufala, misto bufala/vaccino e solo latte vaccino. Le saporitissime mozzarelle di bufala DOP, le trecce e i caciocavalli, vengono realizzati con solo latte di bufala e, a volte,

per qualche produzione speciale, anche con latte misto. Passiamo ora alla produzione di specialità realizzate con solo latte vaccino: fiordilatte, ciliegine, trecce, scamorze, ricotte, caciocavalli e la profumatissima provola affumicata. Tra un paio d’anni, il Caseificio Ponticorvo festeggerà il suo primo “mezzo secolo” di vita. In tutto questo tempo ha ricevuto molti premi che ne hanno riconosciuto le qualità e… ne ha visto passare “di latte” sotto ai ponti.

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Come quasi in tutte le aziende a conduzione familiare, anche in questa, da qualche decennio, i figli hanno dato il cambio ai genitori nella gestione, che nel frattempo ha evidenziato una notevole propensione ai grandi numeri e all’espansione. Proprio questa ten-

denza è stata particolarmente “coltivata”, concentrando una gran parte della produzione nell’esportazione estera, che vede oggi spedizioni settimanali, di molti quintali, verso paesi come Giappone, Inghilterra, Malta e Russia.

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Per fare una buona lavorazione del latte, non basta seguire le regole, che se pur giuste e molto severe, non sono sufficienti per ottenere risultati di qualità, ma è indispensabile aggiungere ingredienti come amore e passione, insieme a tanta conoscenza. Non a caso si dice che essere casari è una

vera arte, occorre esperienza e sensibilità, perché la vera mozzarella di bufala “non si fabbrica... si fa”. Proprio a mano si porta a termine la fase più caratterizzante della produzione: la “mozzatura”... che le dà il nome e che rende questo prodotto artigianale unico nel suo genere.

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Un semplice consiglio per gustare la mozzarella di bufala. Prima di mettere in tavola, immergere la busta sigillata contenente le mozzarelle in acqua tiepida per qualche minuto‌ cosÏ riprenderanno la temperatura di quando sono state fatte e spigioneranno meglio tutto il loro profumo. Mai conservare in frigo.

Una ricetta da preparare venti minuti prima di mettere in tavola. Prendere una mozzarella di dimensione medio/grande, tagliare a fette lasciando unita la base, lasciare scolare un po’ il latte, infilare nei tagli una fetta di pomodoro, quindi condire a piacere con olio, pepe, basilico oppure origano; lasciare riposare per insaporire meglio e... buon appetito.

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Da qualche anno il punto vendita del Caseificio Ponticorvo è stato ampliato con un fornitissimo reparto di enogastronomia, che propone una vasta selezione delle migliori eccellenze campane e italiane. Per evitare di fare un lunghissimo elenco ne citiamo solo alcuni. Torrone d’Asti, pistacchi di Bronte, pasta di Gragnano, salumi emiliani, riso di Vercelli, cioccolato Venchi… oltre a mieli,

confetture e sottoli. Nel reparto enoteca si trovano i migliori vini campani e nazionali e anche selezionate grappe e distillati. Visitando il punto vendita, siamo certi che non resisterete a qualche assaggio, anche perché il Caseificio Ponticorvo è sì rinomato per le sue ineguagliabili mozzarelle, ma lo è anche per la preparazione di gustosissime colazioni dai mille sapori. ORARIO CONTINUATO Chiuso domenica pomeriggio

Caseificio Ponticorvo S.r.l. UNICA SEDE Alvignano, via Miglio XXV Tel. 0823 865000 www.caseificioponticorvo.it info@caseificioponticorvosrl.it Massimo Caseificio Ponticorvo Caseificio Ponticorvo

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Tour dei Castelli del Medio Volturno Nell’immaginariocollettivo il castello rappresenta un luogo ricco di fascino: scale monumentali, giganteschi camini, quadri e arazzi che adornano enormi saloni; torri merlate e immensi giardini che sono stati teatro di vicende ricordate nei libri, straordinarie leggende e storie millenarie. A cura di Gianluca Pelella

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La loro magia conquista tutti, adulti e bambini, appassionati di architettura, di arte, di tradizioni, di storie e di misteri. Nel territorio del Medio Volturno sono presenti decine di esempi di questi manieri. Di alcuni sono visibili solo le strutture piÚ esterne, diversi sono stati recuperati ed è possibile ammirarli in tutta la loro bellezza originaria, altri sono stati trasformati in residenze private.

Con la loro imponente mole dominano sul territorio e sono la testimonianza dell’identità e dello spirito dei popoli che vi hanno vissuto e continuano a viverci oggi. Nelle prossime pagine vi accompagneremo alla scoperta di alcuni di questi splendidi luoghi, con la promessa di farvi conoscere, nei prossimi numeri della Guida, gli altri castelli del Medio Volturno.

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TOUR DEI CASTELLI

Il nostro viaggio comincia da:

Calvi Risorta Una città le cui origini sono più antiche di Roma, che ha ospitato illustri personaggi del passato, che continua a raccontarci la sua storia anche dopo l’assedio e il saccheggio saraceno. Calvi Risorta fu conquistata dai Longobardi e, successivamente, sulle rovine dell’insediamento barbarico, gli Aragonesi costruirono un magnifico castello lasciandoci una maestosa testimonianza della loro presenza in questi luoghi. L’edificio si presenta come una tipica fortificazione del XII secolo, con pianta quadrata e quattro torri cilindriche. Situato alle porte settentrionali della pianura campana, il castello di Calvi aveva una funzione di controllo sulla

vecchia Via Latina, un’arteria stradale che ancora nel basso medioevo assicurava la maggior parte dei collegamenti tra Roma e la Campania. Al castello si accede attraverso una porta arcuata che immette in due successivi cortili, circondati da diversi locali destinati evidentemente agli alloggiamenti dei soldati. Dal secondo cortile, si può salire al piano superiore attraverso una scala. Si arriva così a quello che un tempo veniva definito il piano nobile, dove si trovavano i saloni e gli ambienti riservati al feudatario e ai suoi ospiti. Attualmente il castello è in restauro e presto ospiterà anche il nascente Museo dell’Antica Cales.

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Riardo La fama di Riardo è fortemente legata alla presenza di sorgenti di un’acqua minerale conosciuta e commercializzata in tutta Italia e anche oltre. Una sosta in questo accogliente comune vi permetterà di scoprire anche molto altro... una storia molto antica, come testimonia la presenza del suo magnifico castello. Il castello di Riardo sorge sulla sommità di una collina che, guardando a ovest, domina la piana del Savone, un lungo torrente che nasce a Roccamonfina e raggiunge la costa sfociando nel Tirreno. Le sue origini risalgono probabilmente alla seconda metà del IX

secolo, quando fu costruita una primitiva fortezza per volontà della famiglia Castaldei, dinastia di origine longobarda. L’edificio fu poi ampliato al tempo della dominazione normanna, nel corso del XI secolo. Il periodo di dominazione angioino ha lasciato le sue impronte nella zoccolatura a “zampa d’elefante” e nella particolare merlatura delle torri e delle mura, elementi di chiara funzione difensiva. E’ in questo periodo che il castello prende l’aspetto che vediamo oggi. Il palazzo si sviluppava su ben quattro livelli: un seminterrato, un piano terra e due piani superiori. 117

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TOUR DEI CASTELLI

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Di particolare fascino sono i giardini situati sul versante nord del castello, dove si trova una passerella in legno che permette l’affaccio su un meraviglioso panorama, dove spicca il tutta la sua bellezza il massiccio del Matese. La visita al castello può concludersi con una passeggiata nell’antico e suggestivo borgo medievale, che si sviluppa su diversi livelli collegati tra loro da piccole viuzze lastricate. Molte case del borgo sono state splendidamente restaurate, alcune sono state destinate a botteghe artigianali e a locali da adibire a mostre permanenti; in futuro, ci auguriamo, accoglierà anche un museo.

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Pietramelara A Pietramelara sarete accolti in un borgo tra i più caratteristici della regione. Di origine medievale, risale all’VIII secolo, al tempo dei principi Longobardi Landolfo e Adenolfo. Costituito da strade, vicoli e scalini in pietra viva, il borgo è difeso da una cinta muraria rafforzata da ben dodici torri, utilizzate a

scopo difensivo nel corso dei secoli, in caso di pericolo. Questo grandioso sistema, però, non bastò a proteggere Pietramelara dall’attacco aragonese del 13 marzo 1496. La popolazione subì 15 giorni d’assedio, durante i quali il paese fu messo a ferro e fuoco dall’esercito, che trucidò più della metà della popolazione e distrusse il castello longobardo, trasformato nel frattempo dai Monforte in un elegante palazzo. I sopravvissuti vennero venduti come schiavi. I vincitori lasciarono libere soltanto sette famiglie che iniziarono la ricostruzione della città sulle rovine di quella andata distrutta. A dominare la collina dove sorge il borgo, oggi è ancora visibile un’imponente torre anch’essa di probabile origine longobarda.

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TOUR DEI CASTELLI

Antichi ricordi di Casa Matilde Via Bartolo, Santa Croce Tel. 339 8138279 - Roccaromana

Dalla terrazza più alta si può osservare il vasto panorama che guarda da Montemaggiore al vulcano di Roccamonfina, sino al massiccio del Matese e il castello di Marzanello Vecchio. Non lontano dalla torre si trova una piazzetta, “la corte”, da dove si può ammirare il Palazzo di Corte e la loggia del belvedere.

Ristorante Pizzeria Al Piccolo Mondo Strada Prov.le Pietramelara-Baia e Latina Tel. 0823 986545 Cell. 328 9382506 Roccaromana American Pub Cafè Why Not Via Largo Ponte - Tel. 327 6646595 Roccaromana Agriturismo Casale del Sesto Via Sei Tomoli, 2 - Pietravairano Tel. 345 5279052 - 3920017881 Macelleria Di Canzo Via Volturno, 8 - Tel. 347 0463447 Vairano Patenora Pescheria La Sirenetta Via Risorgimento, Marzanello Tel. 0823 988611 - Vairano Scalo Caseificio San Saverio Via Bonifica snc - Tel. 0823 980419 Baia e Latina Apicoltura Landolfi Via San Vito - Baia e Latina Tel. 340 9017181 - 329 5319132 Ristorante Vairo del Volurno Via IV Novembre - Tel. 0823 643018 Vairano Patenora Agriturismo La Corte del Gusto Via Curiali, 5 - Statigliano Tel. 0823 1764841 Cell. 329 0659472 Roccaromana Panetteria Antiche Bontà Via Risorgimento - Tel. 388 9910685 Vairano Scalo

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TOUR DEI CASTELLI

Vairano Patenora Il castello d’Avalos è situato sulla collina del Piesco, a controllo della parte alta del borgo di Vairano Patenora, importante nodo strategico del Medio Volturno. Fu costruito da Ripandolfo VI nell’XI secolo, ma notizie certe sull’impianto originario si hanno solo nel XII secolo, quando il castello doveva avere

un aspetto completamente diverso da quello moderno. Più tardi, tra il 1491 e il 1503, la fortezza fu racchiusa da nuove mura difesa da 14 torri. In questo periodo, probabilmente, l’impianto passò da quello di torrione isolato a un quadrilatero con quattro torri angolari, la maggiore delle quali è detta torre “mastra”.

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TOUR DEI CASTELLI

L’interno è ormai completamente crollato, ma sono visibili ancora la suddivisione dei piani, le rovine delle cucine, delle carceri e l’antica cisterna, risultato della massiccia ristrutturazione avvenuta ad opera del feudatario aragonese Innico II d’Avalos. Insieme al borgo antico, ancora abitato da poche famiglie, il castello rappresenta un sistema architettonico di grande fascino. Lasciandoci alle spalle la città moderna, si può raggiungere la sommità della collina seguendo un percorso di circa 15 minuti. Superate le mura si fa un vero salto nel passato. Tutte le case del borgo, sono su più piani e sono costruite sulla solida roccia calcarea del Piesco. Speroni di roccia sono visibili all’interno delle stanze di alcune abitazioni. Mentre si raggiunge il castello, si rimane colpiti e trasportati dalla bellezza dei vicoli e delle stradine del borgo, eletto da Skyscanner (sito di promozione turistica) uno dei più belli d’Italia.

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TOUR DEI CASTELLI

Roccaromana Colonna storica del Comune di Roccaromana è il sito fortificato situato sulla sommità di Monte Castello, nell’accogliente frazione di Statigliano. Al termine di un incantevole percorso che attraversa il bosco, si raggiunge l’imponente mastio realizzato tra l’XI e il XII secolo, in un momento in cui Roccaromana comincia a comparire nelle fonti scritte documentarie, che verrà potenziato probabilmente tra il XIII e il XIV secolo. Nel punto di accesso all’area fortificata, raggiungibile sia da Statigliano che dal capoluogo comunale, si possono ammirare una torre minore e una cisterna, utilizzata per la raccolta dell’acqua e, in tempi recenti, come ricovero. Il mastio, superbamente restaurato di recente, ha un impianto cilindrico (probabilmente in origine doveva

essere rettangolare) che si sviluppa su più livelli, dotati anche di diversi comfort. Grazie al lungo lavoro di restauro portato avanti dall’amministrazione comunale con la collaborazione dell’Università di Napoli, oggi sono di nuovo visibili la cisterna, il forno, il camino e parte della scala a chiocciola che conduceva ai piani superiori. Una passerella circolare, situata al primo piano, permette l’affaccio su un meraviglioso panorama che comprende un’immensa distesa di boschi e borghi circostanti, dal Matese a Monte Maggiore. Accanto alla torre, sorge un edificio religioso del XII secolo, la Chiesa della Madonna del Castello, la cui abside è decorata da splendidi affreschi rappresentanti una Madonna con Bambino in trono.

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A questo punto, il nostro itinerario fa un lungo pit stop a Roccaromana, nell’attesa di continuare l’entusiasmante viaggio tra le monumentali testimonianze del nostro glorioso passato. Accomunati da una grande storia comune, ognuna di queste località preserva un segreto da rivelare ai suoi visitatori... e che vi sveleremo nei prossimi numeri della nostra Guida.

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Villa Gemma è situata nell’antica città sannitica di Statigliano, frazione del comune di Roccaromana tra i monti Trebulani. Recentemente ristrutturata, in una bellissima posizione panoramica con vista mozzafiato offre ai suoi ospiti un servizio completo in uno scenario unico. L e sale, tutte climatizzate, rese luminose ed eleganti da ampie vetrate panoramiche, consentono di ospitare in totale 400 invitati. La villa è aperta tutto l’anno e consente di pernottare, in quanto dispone di 5 suites, per un totale di 10 posti letto. Il magnifico parco, di oltre 50 ettari che circonda la villa, accuratamente studiato per esaltarne la bellezza, fa da cornice fiorita al Vostro banchetto. L’ambiente caldo ed estremamente accogliente, in grado di offrire suggestioni e piacevoli effetti scenografici, capaci di catturare l’attenzione dell’ospite e condurlo in un’atmosfera raffinata. Villa Gemma mette a disposizione dei suoi clienti il proprio ser vizio banqueting, con ampia scelta di menù personalizzati e antichi sapori trattati con raffinatezza. L a qualità è garantita da personale altamente qualificato, specializzato sia nelle arti culinarie che nell’espletare un raffinato servizio.

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Contrada Offi - Loc. Statigliano | Roccaromana (Ce) tel. e fax: 0823 644461 - cell. 339 3581565 info@villagemma.com | www.villagemma.com villagemma villagemma

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TOUR DEI CASTELLI

eventi

In diversi momenti dell’anno, si svolgono rassegne medievali che celebrano il passato e la bellezza di questi borghi antichi…

L’intera estate è dedicata “Alla scoperta del medioevo” dei borghi di Riardo, Roccaromana e Pietramelara! L’Associazione Work in Progress ricrea un’incantevole atmosfera medievale, con visite guidate teatralizzate, musica folcloristica, degustazioni enogastronomiche La Festa medievale nella Terra de che sublimeranno i sensi e la fantasia. Vajrani, organizzata dalla Pro Loco Vairano Patenora, è divenuta da diversi anni uno degli eventi “cult” dell’estate in provincia di Caserta, vista la presenza di artisti e gruppi che provengono da tutta l’Italia. Durante la manifestazione, vanno in scena momenti di vita medievale del periodo normanno-svevo, spettacoli di giocolieri, tornei e duelli cavallereschi e ancora… degustazioni e spettacoli musicali. Il fulcro intorno al quale si sviluppa la manifestazione è il “Trofeo della Nel mese di luglio, in occasione della Vittoria”, che vede la competizione tra Sagra al Borgo, il borgo medievale di le quattro contrade storiche di Vairano, Riardo diventa la cornice perfetta per per aggiudicarsi l’ambito Trofeo. trascorrere un fine settimana tra visite Come da tradizione, l’evento si svolge guidate, stand gastronomici, prodotti l’ultimo weekend di luglio e rappretipici e musica popolare… alla risco- senta l’occasione ideale per scoprire le perta della vita quotidiana e delle tradi- bellezze, i sapori e la storia di questo piccolo gioiello dell’Alto Casertano. zioni medievali.

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OSTERIA | PIZZERIA

Al Pozzo di San Lorenzo PIZZA CON FORNO A LEGNA | CUCINA CASERECCIA

Pietravairano, via Padre Cipriani Caruso Tel. 338 2634970 - 334 8822195 Osteria Pizzeria “Al Pozzo Di San Lorenzo” CHIUSO IL MARTEDÌ

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pontelatone Il territorio di Pontelatone è elogiato, sin dall’antichità, per l’elevata qualità dei suoi prodotti. In particolare per il formaggio e il vino. Valerio Marziale, poeta romano del I secolo d.C., riferisce che il cacio di Trebula era apprezzato sia fresco, a mo’ di ricotta, sia affumicato, sotto forma di caciocavallo. Una tradizione, quella casearia, ancora molto radicata nel territorio, grazie ai tanti produttori che hanno investito in questo settore per pro-

durre delizie come mozzarelle, caciotte, provole conosciute e apprezzate anche fuori regione. Un’altra eccellenza locale è sicuramente il vino DOC Casavecchia, un prodotto che ha una storia millenaria e che gli antichi scrittori latini ricordano come “vino trebulano”. Ma lo scettro di “Regina di Pontelatone” va assegnato alla Castagna Ufarella (approfondimento a pagina 38). Questo gustoso frutto, insieme al Casavecchia, è protagonista indiscusso delle manifestazioni eno-gastronomiche locali.

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Ai sapori genuini e al buon gusto, Pontelatone unisce il fascino del suo patrimonio architettonico. Una passeggiata nel piccolo borgo farà scoprire scorci incantevoli, arricchiti dagli splendori dell’architettura catalana, con le splendide bifore e i portali che ornano le facciate dei palazzi. Qui l’arte durazzesco-catalana rappresenta un prezioso documento di arte e

cultura, tale da meritare particolare attenzione anche da parte degli studiosi. Dell’antico insediamento fortificato, sorto nel IX secolo, a causa della minaccia saracena, oggi sono ancora ben visibili un enorme mastio e la cinta muraria che circonda il borgo. Caratteristici sono, infine, i vicoli in via delle Grottole, dove si trovano cantine scavate direttamente nel tufo. 131

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Le tracce più antiche di occupazione si trovano, però, a pochi chilometri dal centro di Pontelatone, nella frazione di Treglia. Trebula, l’insediamento osco-sannita conosciuto per le sue imponenti mura in opera poligonale, tra le più belle presenti in Italia insieme a quelle di Caiatia, a Caiazzo. Il comune di Pontelatone ospita due associazioni Pro Loco, Pontelatone, nel capoluogo, e La Trebulana, nella frazione di Treglia. Grazie al prezioso aiuto dei volontari, le due associazioni lavorano per la valorizzazione e la tutela del territorio. Le manifestazioni previste nel programma 2016 promuovono i prodotti tipici di questa terra. La Sagra della Castagna Ufarella, giunta alla 29 edizione, organizzata dalla Pro loco La Trebulana in collaborazione con l’amministrazione comunale, prevede non solo degustazioni del prodotto ma anche spettacoli musicali.

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La Sagra dell’Uva da vino Casavecchia, organizzata dalla Pro Loco Pontelatone, è giunta a ben 41 edizioni di percorsi enogastronomici e degustazioni di pregiati vini. L’aria salubre, prodotti tipici di qualità e paesaggi incontaminati, rappresentano la combinazione perfetta di elementi in grado di garantire una piacevole e rilassante permanenza a Pontelatone.

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Tenuta don Sebastiano

Antica e nobile residenza immersa nella verde e tranquilla campagna trebulana, nel comune di Pontelatone.

Il passare dei secoli ha accresciuto sempre più il fascino di questa dimora rurale, la cui storia segue gli importanti eventi che hanno segnato questo territorio, feudo fino al 1806, poi comune del Regno d’Italia, infine, durante il Risorgimento, fu lo sfondo di battaglie tra le truppe piemontesi e quelle borboniche. Questi luoghi furono molto amati e frequentati dai Borbone, visto che si trovano poco distanti dalle tenute di caccia

fatte costruire da Ferdinando IV, come la casina reale di Vaccheria, concepita come dimora di campagna panoramica, a pochi chilometri in linea d’aria dalla tenuta di Pontelatone. La Tenuta don Sebastiano mostra la tipica architettura “a torre”, già conosciuta al tempo del dominio aragonese, ma diffusasi soprattutto tra il XVI e il XVII secolo. Doveva trattarsi originariamente di una

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Giambattista Castaldo primo marchese di Cassano, sulla sinistra. A destra, Joannes Carafa principe di Colubrano

dimora fortificata, appartenente a qualche facoltosa famiglia, circondata da un grande podere, ma realizzata in modo tale da contrastare le incursioni dei briganti locali. Ciò che fa della Tenuta don Sebastiano un unicum, nel repertorio architettonico rurale locale, è la presenza di ben due torrioni, che rendono la dimora simile, anche se in piccolo, al Palazzo dei principi Acquaviva di Aragona, a Caserta.

Durante il dominio aragonese la Tenuta era compresa nell’enorme feudo dei principi Carafa della Stadera, molto sensibili ai motivi decorativi dell’arte durazzesco-catalana. Le testimonianze più antiche sulla Tenuta, tuttavia, risalgono al ‘700. In quegli anni, un prelato di nobili origini, don Sebastiano Melchiorre, arciprete di Pontelatone, gestiva l’immensa proprietà agricola. 137

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Questa caratteristica residenza d’epoca è stata recentemente acquisita e ristrutturata dall’illustre famiglia Triente Castaldo dei conti Castaldo patrizi di Ravello che, con grande amore e attenzione per la sua storia, hanno trasformato la Tenuta e il parco circostante in una location ricercata, ideale per cerimonie, convention aziendali, mostre, servizi fotografici e cinematografici. La cucina, affidata alla partnership del rinomato chef Nicola Mangiacapra, permette di usufruire di un servizio catering che propone piatti di altissima qualità, con ingredienti rappresentativi 138 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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Come raggiungerci S.P. 107

PONTELATONE S.P. 107

S.P. 107

Tenuta don Sebastiano

DIR. CASERTA - S. MARIA C. V.

delle eccellenze gastronomiche campane. Gli interni conservano ancora il loro antico fascino. Un elegante e grande camino accoglie gli ospiti in una delle due salette principali, dove le finiture in legno e tufo impreziosiscono ancor di più un ambiente rustico, sobrio e raffinato. All’esterno, un poggiolo coperto permette di rilassarsi e di ammirare l’incantevole giardino che circonda la tenuta. Il panorama riflette

la bellezza di un paesaggio costellato di ulivi e boschi che ricoprono i dolci rilievi dei monti Trebulani. La storia e la bellezza di questi luoghi, insieme alla cordiale ospitalità della famiglia Triente Castaldo, garantiscono un’atmosfera esclusiva che rende la Tenuta don Sebastiano un luogo dove la tranquillità e lo charme si fondono e si respirano in ogni angolo, rendendo unici tutti i momenti che qui si trascorrono.

Tenuta don Sebastiano XVIII sec. - Via Funari Basso - Pontelatone (Ce) Tel. 349 3586323 Tenuta don Sebastiano XVIII sec.

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Foto di Alessandro Santulli

Una finestra su un territorio genuino

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Il Castello

di Limatola

Ristorante Ă la carte

Le Scuderie Sala De Tucziaco, con camino e soffitto in legno cassettonato decorato

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Raccolta, raffinata, permeata di storia, la taberna sita nelle antiche scuderie del castello è il luogo giusto per chi pensa che la cucina sia un’arte, e come tale, sia la ricerca continua della perfezione. Una cucina basata sulla tradizione e sui profumi della nostra terra. La maestria degli chef, la cordialità del personale e l’ambiente curato nei minimi particolari, rendono il ristorante Le Scuderie una proposta allettante per chi ricerca la bontà dei cibi coniugata alla raffinatezza dei locali.

Sala Mangiatoie, ricavata nelle antiche scuderie del Castello

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Ravioloni di melanzane con pomodorino del Piennolo e pecorino ragusano

L’enogastronomia è sicuramente una piacevole forma d’arte, come piacevole è gustare le tante specialità della cucina degli chef del Castello. Raffinata, ma basata su solide tradizioni locali.

Cubotto ai due cioccolati con crema ai lamponi

Soffice di seppia su vellutata di friarielli e pomodorino confit

Castello di Limatola, Via Castello, 1 Borgo Medioevale di Limatola Telefoni 0823 484143 | 0823 481993 Cellulare 345 5384226 info@castellodilimatola.it www.castellodilimatola.net www.mercatinodinatale-castellodilimatola.it E’ GRADITA LA PRENOTAZIONE

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foto di Gianfranco Carozza

Il Castello di Limatola si erge maestoso da una morbida altura su un magnifico panorama che raccoglie la vista del Matese e del Taburno. Ăˆ uno dei piĂš interessanti esempi di architettura fortificata medievale presenti nel Medio Volturno. 145 Guida Turistica del Medio Volturno 2016

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Una finestra su un territorio genuino

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Foto di Alessandro Santulli GUIDA MEDIO VOLTURNO 23.indd 147

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CASERTA

I percorsi di Festina Lente Per un distret t o ciclo t u ristic o tra sorgenti, to rri, c a st e lli e n a t u r a

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I percorsi di tante passeggiate in bici diventano uno strumento per veicolare la conoscenza e l’aggregazione di un intero territorio. E’ così che l’associazione sportiva dilettantistica Veloclub VentoContrario ha fatto della bici un’idea di conoscenza territoriale, all’interno di un progetto denominato “Festina Lente... alla meta senza indugio, con cautela. Il piacere di andare in bici”. l percorsi di Festina Lente si sviluppano in un angolo della Campania che ha un fasci-

no leggero, uno scorcio panoramico che da sempre emoziona chi lo ammira: il Medio Volturno e l’Alto Casertano. Un territorio unico, per molti aspetti ancora da esplorare, ove i ciclisti possono pedalare in un paesaggio variegato che offre incantevoli borghi medievali, località ricche di storia e terre che regalano una vasta gamma di prodotti tipici. Percorsi cicloturistici che permettono di pedalare in una natura di straordinaria suggestione tra torrenti e fiumi, dal Volturno 149

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Lago di Gallo

Bosco degli Zappini

al Lete, tra gli incantevoli laghi di Gallo Matese, Letino e Matese, passando tra le faggete del Matese ai cipressi del Bosco degli Zappini, che danno vita insieme alle cascate del torrente Sava, all’incantevole Cipresseta di Fontegreca. Passeggiate in bici tra la ragnatela di stradine che caratterizza le colline Caiatine, le ascese tra lecci e querce del Monte Maggiore e dei Monti Trebulani, sugli antichi tracciati romani della Via Casilina, della via Latina e della Via Francigena. Tanti itinerari da percorrere in bicicletta senza mai cadere nella ripetitività del paesaggio, con l’unico imbarazzo della scelta del percorso tematico da seguire. Uno dei percorsi di Festina Lente, la “Randonnèe delle Sorgenti” (200 chilometri), è stato riconosciuto dell’Audax Randonneur Italia - unico soggetto italiano titolato alla gestione dei brevetti randonnèe ed al riconoscimento dei brevetti permanenti, le sweet road sweet - come percorso permanente, ovvero caratterizzato da strade secondarie a basso indice di traffico veicolare e ad alta valenza paesaggistico-storico-culturale, vocato, pertanto, al bike slow.

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www.festinalenteeventi.it Asd Veloclub Ventocontrario

In quest’ottica, per offrire a tutti i cicloamatori l’opportunità di pedalare ed attestare le loro passeggiate tra le meraviglie di questi territori, si identificheranno, in collaborazione con l’Unpli Caserta, i Rando Point, strutture, esercizi, siti di interesse artistico-culturale, dislocati nelle immediate vicinanze interessate dal percorso, ove è possibile ritirare la “carta di viaggio” e far

apporre il timbro che ne certifica il passaggio; le Rando Station, strutture ricettive dove si può sostare e pranzare in totale serenità, le Rando Service, ciclo officine convenzionate e punti di noleggio bici; i bike hotel, in grado di ospitare tutti i partecipanti, certificandone il passaggio. Insomma, un’imponente rete ciclabile in un’incantevole area del casertano è pronta ad entrare negli itinerari più belli e caratteristici della nostra penisola. 151

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arte dell’ intreccio l’

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E’ famoso il detto che recita: “La necessità aguzza l’ingegno”! Vale a dire che, di fronte a un’esigenza, l’uomo scopre di possedere doti inaspettate. E così, da secoli, abbiamo imparato a sfruttare le risorse disponibili per far fronte alle diverse necessità. Abbiamo modellato l’argilla, per realizzare mattoni o vasi per contenere acqua e cibo, o plasmato metalli, per creare armi e strumenti per il lavoro. Se un tempo queste abilità erano viste come umili attività, oggi produrre piccoli o grandi oggetti manualmente è considerata una vera e propria arte.

E’ una grande fortuna, e anche una risorsa dei piccoli comuni, conoscere artigiani che conservano e tramandano un grande bagaglio di conoscenza, un bagaglio colmo di secoli di esperienze. Siamo andati a Squille a conoscere uno dei custodi di quest’arte, Angelo Marotta. Un artista della natura, un maestro chef che da qualche tempo ha ripreso la sua passione, la lavorazione del vimini, appresa quand’era solo un ragazzino. Al tempo, ricorda, sgattaiolava fuori di casa per incontrarsi con gli amici e, vedendo giorno dopo giorno un vicino alle prese con i lavori di vimini, a volte rinunciava

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alle uscite di gioventù per conoscere meglio quest’arte. Angelo ha imparato bene a utilizzare tralci di viti, olmo, canna e rami di salice. Piante dalle mille risorse. Con le sue abili mani, questi tralci diventano utili e simpatici strumenti per la casa. Per facilitare il lavoro, i rami devono essere tenuti in acqua per qualche giorno e, successivamente, vengono ripuliti dalle foglie e “scortecciati”. Così diventano flessibili quanto basta e pronti per essere intrecciati senza spezzarsi. A questo punto ci accomodiamo e diamo uno sguardo all’opera di Angelo. Il suo laboratorio è pieno di lavori di ogni forma e dimensione. Nell’aria si sente il fresco e gradevole profumo rilasciato dai rami immersi in acqua. Con grande fantasia e bravura, vediamo realizzare

contenitori per rivestire bottiglie o per conservare prodotti, come si usava fare una volta. Minuto dopo minuto vediamo i rametti trasformarsi in una cesta, come quelle che riempivano le cantine di un tempo, o in simpatici sottopiatti o grate utili anche per essiccare gli ortaggi. Alternando vimini di piante diverse, si realizza un gioco di colori che rende il prodotto finale ancora più ammirevole; oggetti che possono essere utilizzati per la loro originaria funzione o semplicemente per abbellire i diversi ambienti della casa. Certo ci vuole pazienza e abilità, ma è un’arte semplice da apprendere, che dà anche qualche soddisfazione una volta completato il lavoro fatto con le proprie mani.

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Frequentemente Angelo collabora con fattorie didattiche e diverse associazioni che organizzano laboratori dove si ha la possibilità di apprendere questa forma di artigianato. Con la sua grande disponibilità e simpatia, il nostro artigiano riesce a trasmettere alle giovani generazioni e anche ai meno giovani la sua passione. Un hobby che diventa un grande mezzo per scoprire

il passato e le tradizioni del territorio. Allo stesso tempo rappresenta un momento di svago, sano ed ecologico, che parte dall’utilizzo di risorse naturali e si conclude con un’esperienza che coinvolge tutti i sensi; rappresenta quasi un rituale terapeutico, di benessere, perché si lavora con materiali naturali che vengono recuperati direttamente dall’ambiente circostante. 155

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EVENTI E SAGRE Appuntamenti da non perdere CASTEL CAMPAGNANO 10-11-12 giugno “Nei luoghi del Pallagrello, Festa delle carni Marchigiana I.G.P.” VII Edizione www.prolococastelcampagnano.it FORMICOLA 10-11-12 giugno “Festa della Ciliegia” VII Edizione www.prolocoilcaprario.it

CAIAZZO 12 giugno “Medievocando” www.prolococaiazzo.it

CAPUA 12 giugno “Un’idea di Madre” Museo Campano Un’Idea di madre www.caserterrae.it

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BAIA E LATINA 18-19 giugno “Sagra del Miele e del Formaggio” III Edizione baiaelatinaproloco@gmail.com

RUVIANO

FORMICOLA

19 giugno “A tu per tu con la natura” www.prolocoraiano.it

25 giugno “Passeggiata Formicolana” II Edizione prolocoformicola@libero.it

CAPUA 26 giugno “Pedalata In Rosa” ore 9:30, Piazza Dei Giudici, Capua (CE) www.comunedicapua.it RUVIANO 1-2-3 Luglio “Festa della Cultura Contadina” XX Edizione www.prolocoraiano.net

RIARDO 2 luglio “Borghi incantati” www.prolocoriardo.it

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RIARDO 9-10 luglio “Sagra al Borgo” www.prolocoriardo.it

VAIRANO PATENORA 30-31 luglio “Festa Medievale” XV Edizione www.prolocovairanopatenora.it

GIANO VETUSTO

VAIRANO PATENORA 28 luglio-7 agosto “Vairano Bier Fest” Vairano Bier Fest

13-18 agosto “Festa della Birra e Sagra del Maialino nero Casertano” www.prolocojanus.it ALVIGNANO 21-22-23 agosto “Pizza al borgo” IV Edizione prolocoalvignanese@vodafone.it

PIANA DI MONTE VERNA VILLA SANTA CROCE 27-28 agosto Borghi SottoSopra “Il Borgo Racconta… Tra Storie e Leggende” prolocopianese@virgilio.it

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DRAGONI 10-11 settembre “Dalla A... alla Zucca” V Edizione www.prolocodragoni.com

PONTELATONE

CAIAZZO 13 settembre “I piatti tipici del Medio Volturno” IV Edizione www.prolococaiazzo.it TREGLIA (PONTELATONE) 15-16/22-23 ottobre “Sagra della Castagna Ufarella” XXX Edizione www.tregliaonline.it

17-18 Settembre “Sagra dell’Uva da Vino Casavecchia” XLII Edizione luigiscaramuzzo@hotmail.it

CASTEL DI SASSO 9 novembre “Caccia all’olio” www.prolococastellana.it

LIBERI Le Sagre di Liberi Festa del Prosciutto alla Contadina 9-10 luglio Festa della Pancetta alla Zingara 16-17 luglio Festa Country 23-24 luglio Sagra degli Gnocchi al Forno 30-31 luglio Braciata di Maiale Nero Casertano 6-7 agosto L’American Barbecue 13-14 agosto La Grigliata alla Brace 20-21 agosto Festa degli Gnocchi al Forno 27-28 agosto www.sagrediliberi.it Sagre di Liberi

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Che cos’è GuideSlow? GuideSlow è un progetto editoriale che mira alla valorizzazione di alcuni territori dell’entroterra campano, ancora poco conosciuti ai più. GuideSlow è un grande contenitore di informazioni, diffuse attraverso molteplici canali di comunicazione. Perché GuideSlow? La voglia di aria pulita, di tradizioni e sapori antichi, che dà una nuova consapevolezza al visitatore, negli ultimi anni sta originando una nuova pratica: il turismo lento che, nella sua filosofia slow, permette di osservare tutto ciò che finora non si è visto, anche passandogli accanto molte volte. Cosa trovo in GuideSlow? Informazioni turistiche su tutto il meglio che questi territori possono offrire. La natura che continua a regalare il meglio delle sue espressioni; le tradizioni che ci accompagnano da secoli; le ricette della nonna che sostengono la cucina tipica; oltre a moltissime strutture di ricezione turistica, aziende agricole e tanti produttori che insieme garantiscono la qualità assoluta: le produzioni a chilometro zero, le carni degli allevamenti locali, il latte dalle qualità invidiate, trasformato attraverso generazioni di mastri casari in deliziosi formaggi. Dove trovo GuideSlow? Le attuali riviste, Guida Turistica del Medio Volturno e Guida Turistica del Matese, sono disponibili presso molte attività commerciali del territorio oppure si possono richiedere online dal sito www.guideslow.it E’ possibile, inoltre, trovare tutti i contenuti pubblicati nelle diverse edizioni sui siti dedicati (www.guideslow.it) costantemente aggiornati e arricchiti. Esiste un’App per i cellulari? Sì! Dal mese di giugno 2016 è disponibile una versione per Android e presto anche per iOS (cercando guideslow nei rispettivi store). Come posso restare in contatto con GuideSlow? E’ possibile seguire tutti gli aggiornamenti attraverso i canali social (Facebook e Youtube) e, dal mese di luglio 2016, anche dal blog ufficiale di GuideSlow. Le pagine Facebook si possono trovare cercando: Guida Turistica del Medio Volturno e Guida Turistica del Matese

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Guida Turistica del Medio Volturno 2016 . Primavera - Estate  

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