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RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione edizione2018 2016

www.guideslow.it

Guida Turistica del Matese Edizione 2018 Anno XII Numero 13 Periodico di Promozione Turistica

€ 4,00

primavera - estate

Speleologia

VIAGGIO AL CENTRO DEL... MATESE Itinerario Turistico

IL SANNIO ALLE PENDICI DEL MATESE ■ SPECIALE

Il Cammino Micaelico


Viticoltori da tre generazioni DUCA ZOTTONE Un rosso corposo dal colore rubino con venature purpuree e dal sapore forte con aromi di frutti di bosco

Azienda Vitivinicola Grillo Pasquale Tel. 0824 940447 grillo.wine@live.it Via Petrara, 10 Castelvenere (Bn)


BENVENUTO

turista

Foto di Alessandro Santulli

Rispetta il Matese in tutta la sua bellezza! Rispetta l’ambiente, la cui pulizia e integrità è affidata esclusivamente alla tua educazione.

Invitiamo tutti i vacanzieri a non abbandonare rifiuti, ma a lasciarli negli appositi contenitori. Meglio ancora sarebbe portarli a casa propria, così da non gravare sui costi di smaltimento dei piccoli comuni matesini.


Editoriale

È arrivato il momento del Turismo Lento

di Sisto Bucci

Dopo l’Anno Nazionale dei Cammini, quello dei Borghi e del Cibo italiano, da qualche mese telegiornali e quotidiani annunciano il 2019 come l’Anno Nazionale del Turismo Lento, così come proclamato dall’ormai ex Ministro della Cultura e del Turismo, Dario Franceschini. Una notizia che tutti noi della redazione GuideSlow abbiamo accolto con grande gioia, dato che da ben dodici anni incoraggiamo e sosteniamo la pratica del turismo lento nei territori dell’entroterra appenninico, in particolare in quello del Matese e del Medio Volturno; luoghi dove decine di piccoli comuni custodiscono un grande patrimonio culturale, materiale e naturalistico di impareggiabile valore e dall’enorme potenziale

turistico, in grado di competere dignitosamente con le mete più conosciute. Il turismo lento è un nuovo modo di vivere il luogo. Esalta l’autenticità delle relazioni umane, stimola la sostenibilità e il rispetto verso il territorio e invita l’ospite a scoprire i percorsi che raccontano la sua storia e la vita delle imprese locali, portate avanti a fatica da “piccoli eroi” che quotidianamente danno valore non solo alla propria azienda ma al territorio tutto. L’Anno Nazionale del Turismo Lento è una grande occasione per tutte le piccole e medie imprese produttive e di trasformazione, dell’accoglienza, della ristorazione e anche per le tante realtà associative che si occupano di accom-

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Lago del Matese - foto di Enrico Raimondo

pagnamento. Queste avranno nuove chance per mettersi in gioco, aprendo le porte della loro conoscenza e competenza a quei visitatori che certamente arriveranno più numerosi rispetto agli ultimi anni. Sarà un’occasione di crescita che aiuterà anche ad arginare lo spopolamento che da tempo investe i piccoli comuni. L’opportunità consiste nel puntare sulla più grande ricchezza che possediamo: il paesaggio; che, siamo sicuri, insieme a gastronomia, tradizioni e produzioni tipiche, trasformerà gran parte del territorio in una meta sempre più ricercata e selezionata. Certamente si dovrà fare anche un lungo lavoro di restyling e sarà necessario

assicurare un netto miglioramento della qualità dei servizi rispetto a quelli finora offerti. Il Matese dà al visitatore la possibilità di dilatare il suo tempo, di occuparlo in pieno e di sentire durante la permanenza il “qui e ora”. Il Matese non si visita, si vive! E GuideSlow racconta come.

Sembrano concetti molto semplici, quasi banali, ma metterli in pratica richiede esperienza, conoscenza, sinergia e volontà di credere nel grande potenziale inespresso di un intero territorio che merita di essere conosciuto e che da troppi anni è stato trascurato da chi invece aveva la responsabilità di proteggerlo. 5

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il Massiccio del Matese

Molise ISERNIA

CAMPOBASSO

BENEVENTO CASERTA NAPOLI

Campania


Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura

sommario

Periodico di informazioni turistiche del Massiccio del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com

In copertina Letino, fiume Lete Foto di Antonio D’Andrea

Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta

la Natura 12 Narrare

Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) Pubblicità GiudeSlow srls Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Paolo Cazzulo Guglielmo Ruggiero Adele Amato Pasquale Buonpane Dolores Ruggieri Francesco Ciaglia Ilaria Melillo Vincenzo D’Andrea Valerio Ferrazza Giovanni Capobianco Massimo Mancini Antonio Tammaro Daniele Di Muzio Foto Antonio D’Andrea Alessandro Santulli Enrico Raimondo Guglielmo Ruggiero Pasquale Buonpane Ciro Schiavone Sisto Bucci Nicola Di Stefano Mario L. Capobianco Vincenzo D’Andrea Luigi Rossi Giovanni Capobianco Tommaso Sangiuliano Nicola Paolantonio Piero Palazzo Antonio Tammaro

Cappella 18 Ladi Sant’ Antonio Abate

36 Vivere in Vetta

Capriati 26 IldiPane

Finito di stampare Luglio 2018 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

Leonessa Sannita 42 Ladi Cerreto

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guida turistica del matese 2018 56 GuideSlow incontra... Artigianato 50 L’della Pietra

80 IldeiRegno Funghi 61 IlalleSannio pendici del Matese

a Campo dell’Arco 86 Escursione

al centro 126 Viaggio del... Matese

Buon 140 IlEnrico

94 IldelLagoMatese

Micaelico 112 IlnelCammino Matese

146 IdiMascheroni Sepino

106 Fototrappolaggio Naturalistico nel Matese

134 L’Uomo di Isernia 152

Pagine Utili


È nato il Parco Nazionale del Matese Finalmente stiamo diventando adulti. Questo comporterà responsabilità, non solo per chi deve accompagnare il Parco dal punto di vista amministrativo, ma anche per chi vive nel Matese e lungo le sue pendici. Facendo un passo indietro, ci si è resi conto che l’Ente parco era ed è visto solo come una serie di vincoli e divieti, dove le iniziative sono lasciate ai singoli privati, comitati e associazioni, senza alcun supporto fattivo e senza una guida che desse spazio, modo e maniera di esprimere a fondo tutte le capacità intrinseche al territorio. Ora, tutto questo non può e non deve continuare. Bisogna consolidare e predisporre le giuste basi a fondamento di un passaggio quanto meno traumatico possibile, attraverso l’attuazione di una strategia turistico-territoriale condivisa, che coinvolga al meglio tutti gli attori presenti e miri al potenziamento delle risorse economiche, tecnologiche e paesaggistiche. Come? Arricchendo l’offerta turistica con attività ecosostenibili; ad esempio, il trekking insieme a nordic walking, birdwatching e cicloturismo contribuiscono molto alla valorizzazione paesaggistica, ambientale ed enogastronomica del Matese. La popolazione, seguendo i dettami condivisi dell’Ente Parco, deve contribuire attuando buone pratiche di tutela del territorio, rispetto dell’ambiente e una migliore disponibilità verso i visitatori. I comuni, invece, devono mettere nelle migliori condizioni di poter operare, sia la cittadinanza che le associazioni. Questo non vuol dire sempre e solo in termini economici, ma anche e soprattutto semplificando e sostenendo la fruibilità e l’accessibilità dei beni storici e naturali, propri del parco del Matese.

Ora, tutti insieme, dobbiamo solo partire! Paolo Cazzulo


Letino

Fiume Lete - foto di Antonio D’Andrea


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Lago di Gallo Matese

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NARRARE LA NATURA passione e professionalità della Guida Ambientale Escursionistica --------A cura di Guglielmo Ruggiero

E così, di buon mattino, indosso i miei scarponi, prendo lo zaino e mi reco all’appuntamento, puntuale come sempre. 14 Guida Turistica del Matese 2018


Eccoli! Trepidanti e desiderosi di trascorrere una giornata immersi nella natura, lasciandosi alle spalle, seppur per qualche ora, la quotidianità e le preoccupazioni o più semplicemente per godere delle meraviglie del creato. Tra di loro riconosco i visi familiari dei frequentatori abituali. Sorridono al mio arrivo. Ci lasciamo trasportare da un abbraccio. Altri volti nuovi incrociano il mio sguardo, suggellando l’incontro

con una stretta di mano e con un gentile e timido: “ciao sono Lucia”... “ciao io sono Tony, piacere”. Nuove conoscenze che stimolano in me l’innata curiosità: di cosa si occupano? Perché hanno scelto me per questa escursione? Mi chiedo se siano escursionisti in erba o esperti; certo questo riesco a capirlo anche dal loro abbigliamento o dalla disinvoltura nell’indossare le scarpe da trekking. 15

Guida Turistica del Matese 2018


Guglielmo Ruggiero

Due minuti per fornire i dovuti chiarimenti e qualche dettaglio e poi via... si parte. Dovete sapere però, che questa escursione per me è iniziata già da qualche giorno. Già! Perché (ogni Guida lo sa) il suo buon esito dipende sempre da un’attenta e puntuale pianificazione. Studio del percorso, tempi di percorrenza, dislivelli, vie di fuga in caso di problemi, definizione del punto di non ritorno. La parte più interessante per una Guida

Ambientale Escursionistica è senz’altro quella di riuscire a narrare la natura o, meglio, narrare il territorio. “La Narrazione” si compone sempre di due elementi inscindibili, la storia e il luogo in cui essa si svolge. La storia offre l’occasione per esplorare, conoscere e apprezzare il luogo, interagire con esso e vivere l’esperienza. Ogni qualvolta la Guida riuscirà a suscitare suggestioni coinvolgenti in chi ascolta, avrà assolto a una parte del suo compito, avrà trasmesso le giuste emozioni anche attraverso il suo sapere. Per fare ciò, non bastano cultura e competenze tecniche, prerogative queste necessarie per accompagnare in sicurezza e con professionalità, occorre avere passione per il proprio territorio. Bisogna che oltre a camminare con un buon paio di scarponi, cammini anche “con il cuore”, osservando, interpretando e descrivendo quell’esperienza.

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Ecco che allora l’escursione si trasforma da una semplice performance tecnico/sportiva diviene un’esperienza autentica per vivere, conoscere e sperimentare quella piccola parte di mondo che si è scelto di percorrere, di esplorare. Incontrare un luogo vuol dire scoprirne non solo gli aspetti naturalistici, ambientali, enogastronomici e storici, vuol dire tentare di comprenderne il significato autentico. Riuscire a svelarne, almeno in parte, gli aspetti più intimi e profondi. Questo significa “incontrare” un luogo, un sentiero, un fiume, un lago, una foresta; e se la Guida avrà favorito questo incontro allora potrà ritenersi soddisfatta, nella sua qualità di “custode del territorio”. Quando nel 2001 ho scelto di intraprendere la strada dell’accompagnamento professionale, avevo la consapevolezza che tutto il nostro territorio,

in particolare il Matese, potesse rappresentare uno spazio per costruire nuovi e innovativi percorsi di turismo sostenibile. ll Matese è uno scrigno prezioso di tesori naturalistici, ambientali e culturali che attende solo di essere svelato a chi, con occhi accorti e curiosi, saprà coglierne tutta la sua bellezza. Una vasta area, ancora poco conosciuta, che ha tutti i numeri per poter rappresentare un’accoglienza autentica. La genuinità della gente, la dolcezza del paesaggio, i colori e le sfumature dei boschi, la trasparenza delle acque sono “talenti” di cui, da sempre, il nostro territorio è dotato. Spetta a noi Guide Ambientali Escursionistiche, ora, saper “narrare” questo nostro Matese, per rivelarne l’incanto a quanti avranno “occhi per guardare e orecchie per ascoltare”.

Guida Ambientale Escursionistica AIGAE - Guglielmo Ruggiero www.cimentiamoci.it - CIMEntiamoci - Tel. 349 6728602

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Pronti, partenza... via!!!

La voglia di aria pulita e di tradizioni e sapori antichi, che dà una nuova consapevolezza ai vacanzieri, negli ultimi anni sta dando origine a nuove pratiche, tra le quali il turismo lento, che nella sua filosofia slow permette di osservare tutto ciò che finora non si è visto, anche passandogli accanto molte volte.

l’App che ti aiuterà a conoscere le tante piccole e preziose bellezze della nostra terra.

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UNA “MERAVIGLIA ITALIANA” IN CASA NOSTRA

La Cappella di Sant’Antonio Abate A cura di Letizia De Crosta Nel 2011, in seguito alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, venne istituito (con il patrocinio della Camera dei Deputati e dei Ministri della Gioventù e del

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Turismo) il bollino “Meraviglia Italiana”. L’obiettivo era, e lo è ancora oggi, quello di far scoprire le ricchezze nascoste del nostro Paese. Anche nel Matese troviamo una di queste testimonianze; parliamo della Cappella di Sant’Antonio Abate. Siamo a Sant’Angelo d’Alife dove veniamo accolti dalla calorosità di Don Mario Rega e dell’architetto Angelo Rossolino che, con grande disponibilità, ci guidano verso la Cappella nota col nome di Chiesa di Sant’Antuono. Si trova nel cuore del centro storico, adiacente alla Chiesa di Santa Maria della Valle. Superiamo il portale d’ingresso, che con il suo stile tardo gotico (XIV XV secolo) si distingue dal complesso ecclesiastico che lo accoglie, per entrare in un piccolo ma straordinario ambiente con un altare sulla parete di fondo.


Sono presenti solo pochi elementi d’arredo, ma a sorprendere enormemente sono gli affreschi che decorano le pareti e la volta. Il ciclo di affreschi è stato realizzato agli inizi del XV secolo da artisti, probabilmente del Centro Italia, che hanno impreziosito ogni angolo della Cappella. Colori accesi e vivaci, tratti ben definiti e iconografie singolari rappresentano scene bibliche legate all’Annunciazione, la Natività, il Bagno di Cristo e l’Adorazione dei Magi.

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Nella bellissima volta a crociera sono raffigurate immagini degli Evangelisti, mentre un motivo di colonnine a tortiglione ne ricalca le nervature. La parete di ingresso reca, invece, epi-

sodi della vita di Sant’Antonio, con la rappresentazione delle tentazioni (come la Lussuria) e l’incontro con il Centauro che indica al Santo la strada per raggiungere San Paolo Eremita.


Tra le scene più rare e toccanti vi è l’immagine della Madonna, raffigurata a letto assistita da una levatrice. È uno spettacolo che sbalordisce chiunque entri nella Cappella ed è fonte di notevole interesse per tutti gli storici dell’arte. Inoltre, è una raffinata espressione dell’arte tardo-gotica e rinascimentale. La Cappella di Sant’Antonio Abate è una rara e preziosissima perla storico-artistica che mostra vicende riportate dalle agiografie ufficiali, rielaborate seguendo un gusto locale e arricchita con particolari artistici originali. Una “Meraviglia Italiana” che rappresenta un tappa importante per tutti i visitatori del Matese.

Per informazioni: Don Mario Rega, tel. 0823 916036 Angelo Rossolino, tel. 347 1295865

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LETINO

Santuario della Madonna del Castello e sullo sfondo, il lago di Gallo Matese

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Il Pane di Capriati

Una tradizione che racconta il territorio

Il pane è l’alimento per eccellenza, da sempre il più presente e diffuso in tutte le case, un prodotto capace di raccontare la storia di un territorio e di rievocare alcuni momenti della nostra infanzia. Una bella pagnotta fumante richiama alla mente l’immagine della nonna occupata in cucina a impastare acqua e farina nella matarca; una volta pronta, si lasciava “crescere” la pasta e si preparavano le fascine per accendere il fuoco e portare il forno alla temperatura desiderata.

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Fino a 50/60 anni fa, questo antico processo era alla base del sostentamento di numerose famiglie, soprattutto quelle contadine, che consideravano il pane il bene più prezioso e sacro da mettere sulla tavola. Il pane sfornato si custodiva con cura nella dispensa; era considerato un grave peccato buttare quello avanzato, tant’è che si utilizzava fino all’ultima briciola anche quando ormai era raffermo. Oggi le abitudini delle famiglie sono cambiate. Il pane abbonda sulle tavole e in commercio si trovano forme e sapori anche molto diversi. Un principio, però, è sempre valido: il pane migliore è quello che conserva il gusto della tradizione, dato da quel lungo processo di lavorazione che l’uomo esegue in maniera rituale da millenni.

Fortunatamente esistono ancora luoghi e forni dove l’usanza del pane fatto in casa è sempre viva e anche “produttiva”, come a Capriati a Volturno. Qui, agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, la famiglia Amato ha cominciato a distribuire il pane che produceva in casa, stimolando nel tempo anche la nascita di nuovi laboratori. Scopriamo così come nasce il pane storico di Capriati. Gli ingredienti di base sono pochi e semplici: acqua (che qui nel Matese è pura e abbondante), farina e sale. Una volta preparato l’impasto si aggiunge il lievito madre e si lascia crescere una prima volta, mantenendo sempre costante la temperatura del laboratorio.

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Nel frattempo si prepara il forno. La legna utilizzata è quella di carpino e faggio, alberi che sono molto diffusi nel Matese. Questa scelta è molto importante, perché partecipa a dare un particolare sapore al prodotto finale. Per capire quando è arrivato il momento di infornare, esiste un trucco molto valido. Non si tratta di alta tecnologia ma di un metodo ben collaudato: quando la calotta diventa di colore chiaro, quasi bianco, significa che la temperatura è ottimale. Compiuta la prima lievitazione si preparano le forme secondo le misure desiderate. Da sempre vengono realizzate due principali pezzature: la pagnotta da tre chili e il filone da un chilo e mezzo. Come tradizione vuole, il pane casereccio “più grande è, meglio è!”. Arriva ora il momento della seconda lievitazione. Le forme attendono “con pazienza” di completare la loro crescita avvolte in un panno di cotone.

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A questo punto si inforna e si lascia cuocere per circa 90 minuti, dopodiché il pane quasi pronto viene fatto colorire per altri 15 minuti a “bocca aperta”. Si ottiene così l’alimento più antico e importante della storia dell’uomo: il pane… bello fumante e fragrante. Il profumo dice molto sulla qualità dei prodotti impiegati. Nel nostro caso, viene utilizzata una farina poco raffinata, ottenuta da grano tenero italiano, che conserva molto della sua parte grezza. Il risultato è un bouquet più intenso e un sapore più deciso. Anche la scelta di usare la pasta ma-

dre è importante e regala molti vantaggi. Questo lievito naturale si può preparare direttamente in casa e, in rari casi, c’è chi lo eredita dalle passate generazioni. Il pane che ne risulta ha un peso specifico maggiore rispetto ad altri; in compenso ha un sapore inconfondibile, è facilmente digeribile e non procura gonfiore. Quello di Capriati è un tipo di pane che “migliora invecchiando”. Mantiene, infatti, integri la sua morbidezza e il sapore per diversi giorni… sempre che si riesca a resistere e a non divorarlo tutto subito.

Ringraziamo il signor Antonio Rossi per la preziosa collaborazione

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Agriturismo

FALODE

Specialisti della vacanza in montagna

Per molte persone, le classiche destinazioni per le proprie vacanze sono due: in estate si va al mare e d’inverno in montagna. Il mare rinfresca e abbronza; la montagna si vive tra sci, slittini e cioccolate calde davanti al camino. Il Matese, fortunatamente, si dimostra da sempre la meta ideale in ogni momento dell’anno. Le giornate, soprattutto quelle esti-

ve, non sono mai troppo lunghe... per un semplice motivo: occupare il tempo libero, qui, non è mai stato un problema perché c’è chi lavora, da circa trent’anni, per soddisfare le diverse richieste dei visitatori. L’Agriturismo Falode rappresenta un vero riferimento per chi sceglie i monti del Matese per la propria vacanza. Non è un semplice agriturismo, ma molto di più.

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Si estende su circa 500 ettari, in pieno Parco del Matese, dove è possibile trascorrere un gradevole e rilassante soggiorno scegliendo tra diverse proposte: camere, miniappartamenti e ostello della gioventù. Le camere sono dislocate tra “Il Rifugio”, “Lo Chalet del Principe” e “La vecchia Dimora”. Tutte sono dotate di ogni tipo di comfort e alcune attrezzate anche per accogliere ospiti diversamente abili. L’Ostello della gioventù è a poche centinaia di metri dalla reception; è particolarmente adatto a gruppi di amici, scout e famiglie numerose. Una valida alternativa, soprattutto nel periodo estivo, è l’agricampeggio che permette una vacanza in

camper, roulotte e tenda in una vasta area verde completamente attrezzata. Una soluzione che offre maggiore autonomia e riservatezza è data dai mini appartamenti della vicina country house “La Baita”. Gli ospiti possono anche usufruire, in maniera esclusiva, dell’area giochi per bambini e di una bella piscina. La Baita dista solo sei chilometri dalla Falode e gode di una magnifica posizione scenografica trovandosi vicino le rive del Lago del Matese.

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In primavera ed estate non c’è di meglio che partire dall’agriturismo per fare belle passeggiate verso il lago o in direzione di Concone delle Rose, una stupenda località immersa nella faggeta. I più volenterosi, magari con l’aiuto di una guida esperta, possono seguire il percorso che parte dalla località San Michele per risalire il sentiero che porta alla Fontana dell’Esule

e, più avanti, fino a Campo dell’Arco. Gli appassionati del mountain biking possono noleggiare la bici per avventurarsi lungo i sentieri che attraversano boschi e pianori oppure seguire le indicazioni presenti sulla “Ciclolago”, una ciclovia che disegna un anello di circa venti chilometri intorno al Lago del Matese. Lungo il tragitto capita frequentemente di incrociare cavalli che pascolano allo stato brado. Molti di questi fanno parte della scuderia “Matese Ranch”, dove bellissimi esemplari di Quarter e Paint Horses vengono allevati anche per “guidare” i visitatori alla scoperta di questo magnifico territorio. Gli ospiti dall’animo più romantico possono fare gite in calesse o in caravan e vivere lo spirito libero e selvaggio del luogo. I più avventurosi possono scoprire la bellezza di questi stessi percorsi anche in quad.

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I bambini, inoltre, possono dedicarsi a divertenti attività di laboratorio che permettono di conoscere da vicino l’intera filiera produttiva Falode.

All’interno della struttura, infatti, sono presenti allevamenti di bovini, caprini, ovini e suini come il caratteristico Nero Casertano. Si passa poi alla trasformazione delle materie prime, latte e carne, in prodotti che si possono acquistare presso il punto vendita situato proprio all’ingresso dell’azienda: carni, salumi, formaggi, yogurt e tanto altro ancora.


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Gli stessi prodotti possono essere acquistati anche per organizzare una piacevole grigliata nell’area pic nic, dove gustare i sapori Falode e rilassarsi all’ombra di grandi faggi. La cucina dell’agriturismo propone piatti della tradizione che ricordano l’antica cultura contadina, ovviamente, con ingredienti a chilometro zero.

Insomma, l’Agriturismo Falode rappresenta un perfetto campo base dove poter scegliere l’attività che più si preferisce praticare. Ogni offerta è curata nei minimi dettagli e, complice la magnifica cornice ambientale matesina, la permanenza qui regala sempre un’esperienza appagante e indimenticabile.

AGRITURISMO FALODE Località Acqua di Santa Maria (Lago del Matese) Castello del Matese Tel. 0823 919233 - 919265 - www.falode.it - Agriturismo Falode

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Vivere in vetta

Le strategie di sopravvivenza delle piante d’alta quota

Acura di Pasquale Buonpane

Androsace villosa ha foglie ricoperte di peluria che protegge la pianta dal vento limitando la perdita d’acqua.

Sulle vette più elevate del Matese, oltre il limite in cui crescono alberi e arbusti, troviamo le praterie d’alta quota. Le piante che vivono in questi ambienti estremi hanno origini assai varie, ma in un certo momento della loro storia evolutiva si sono ritrovate tutte a dover risolvere gli stessi problemi per poter

sopravvivere, “problemi” legati soprattutto al clima. Queste particolarissime specie vegetali, nel corso di milioni di anni, hanno escogitato una serie di espedienti per resistere in ambienti così difficili. Le particolari condizioni climatiche delle vette sono così selettive da fare in modo che la sopravvivenza

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dei vegetali sia continuamente messa alla prova. Ma quali sono i fattori che rendono così difficile la vita delle piante d’alta quota e quali trucchi hanno escogitato per riuscire a conservarsi? In condizioni normali, la temperatura media diminuisce di circa 0,5° C per ogni 100 metri di altezza; si comprende quindi come le basse temperature siano uno dei fattori più limitanti per le piante. A questo va aggiunto che l’escursione termica tra giorno e notte è molto più marcata rispetto alle zone di pianura e che il vento è spesso costante

e più sostenuto. La stagione estiva è molto breve e va considerato che al di sopra dei 1.800 metri la neve può cadere quasi in ogni periodo dell’anno. Spesso permane per diversi mesi, abbreviando la stagione vegetativa delle piante che possono iniziare a fiorire solo dopo la sua scomparsa. A quote molto elevate le radiazioni solari sono più intense e possono minacciare seriamente la loro sopravvivenza. In questi ambienti estremi l’acqua è per gran parte dell’anno presente sotto

Primula auricula

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forma di neve o ghiaccio per cui non può essere assimilata. Durante l’estate, l’acqua presente nel terreno evapora molto facilmente ed è disponibile solo per brevi periodi. Per poter sopravvivere, quindi, le piante devono essere in grado di resistere a cicli di siccità più o meno lunghi. Essere di piccole dimensioni è uno degli espedienti più efficaci e diffusi escogitati dalle piante per sopravvivere nelle roccaglie e nelle praterie d’alta quota. Il nanismo consente di insediarsi anche nelle piccole cavità della roccia

sfruttando al massimo lo spazio disponibile; le foglie piccole riducono la perdita di acqua per traspirazione e sono meno esposte alle radiazioni solari. Le piccole dimensioni offrono anche una maggiore resistenza al vento e al peso della neve che danneggerebbero facilmente una vegetazione d’alto fusto. Alcune piante hanno, inoltre, radici allungate in grado di penetrare profondamente nelle fenditure in cerca di acqua consentendo di vivere anche su nude pareti rocciose. È il caso di Draba aizoides, di Saxifraga exarata e delle altre sassifraghe del Matese.

Myosotis alpestris, il nontiscordardimè alpino riduce le sue dimensioni man mano che si sale di quota

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Alcune specie, per resistere alla siccità, hanno sviluppato foglie in grado di accumulare una riserva d’acqua nei tessuti, non diversamente da quanto accade nelle cosiddette “piante grasse”. È ciò che avviene con le varie specie di Sedum e Sempervivum presenti sul Matese ma anche nel caso della bellissima Primula auricula. Molte piante d’alta montagna presentano, invece, foglie ricoperte da una fitta lanugine biancastra che ha il doppio vantaggio di respingere e filtrare la luce solare e formare uno strato isolante che le protegge dal vento e dalla eccessiva disidratazione. La lanugine inoltre trattiene le gocce di rugiada convogliandola verso il centro della pianta. Ne è un esempio la rara Androsace villosa presente sul monte Mutria.

Draba aizoides cresce formando densi pulvini.

Le piante d’alta quota sembrano dimostrare un attaccamento alla vita fuori dal comune, riescono a fiorire sulla nuda roccia, dove pochi vegetali riuscirebbero a vivere, sono sopravvissute alle glaciazioni e abitano le nostre montagne da molto più tempo dell’uomo. Quando le incontriamo guardiamole con rispetto e ammirazione. In molti casi si tratta di specie protette per legge, evitiamo quindi di raccoglierle o danneggiarle... è l’unico modo per garantire alle generazioni future di continuare a godere di queste incredibili meraviglie della natura.

I Sempervivum come S. italicum per resistere alla siccità accumulano riserve d’acqua nei tessuti

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ALLEVIAMO PASSIONE, POTENZA E LIBERTÀ Cavalli americani Quarter e Paint allevati allo stato brado. Puledri domati, pronti per l’addestramento da performance di cutting o reining; seme di stalloni geneticamente prestigiosi; eventi western e country con competizioni e clinics.


MATESE RANCH LocalitĂ Defenza, Lago del Matese - San Gregorio Matese | Tel. 335 1304366 - 388 3267285


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la leonessa

di cerreto sannita

Nel territorio di Cerreto Sannita, al confine con Guardia Sanframondi, un colossale felino sorveglia da sempre le terre del Sannio. Si tratta di imponenti blocchi rocciosi “erratici”, alti fino a 30 metri, che gli agenti atmosferici hanno modellato nel corso dei millenni, conferendo loro il curioso profilo di una fiera. Gli abitanti la chiamano simpaticamente “Leonessa”.


È un sito di notevole importanza che concentra interessi di tipo geologico, religioso e storico. Durante alcuni scavi, effettuati alla fine dell’800, sono stati scoperti manufatti e strumenti utilizzati per la caccia e la lavorazione dell’argilla che testimoniano una frequentazione del luogo già dal Paleolitico. Inoltre, uno dei ritrovamenti più interessanti riguarda la tomba di un guerriero sannita, completo della sua armatura. Altre testimonianze di particolare rilevanza sono legate anche a epoche successive. Il cuore roccioso della Leonessa presenta un piccola grotta naturale votata dai Longobardi a Michele Arcangelo, probabilmente per consacrare il luogo che precedentemente aveva ospitato culti pagani. Qui fu sepolto il vescovo Biagio Caropipe, le cui spoglie nel 1784, furono trasferite nella Cattedrale di Cerreto Sannita.

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La grotta era ormai diventata un ricovero per greggi e pastori. Nell’anno 2000, la Comunità Montana del Titerno ha riqualificato questo sito trasformandolo in una delle mete più interessanti da raggiungere nel comprensorio del Matese. È sufficiente percorrere poche decine di metri per ammirare lo spettacolare panorama che si apre una volta raggiunto l’affaccio prossimo alla grotta. La presenza di “vie chiodate” testimonia un forte interesse anche da parte degli appassionati dell’arrampicata sportiva verso questi enormi blocchi di roccia levigata.

I massi erratici sono enormi blocchi di rocce trascinati dai ghiacciai verso il fondovalle, definiti anche come “sassi che camminano”. Quello di Cerreto Sannita è noto anche come La Morgia di Sant’Angelo oppure Masso delle streghe. Secondo una leggenda, infatti, la grotta era luogo di tregenda. Qui si riunivano creature malefiche per praticare i loro rituali.

47 Guida Turistica del Matese 2018


Che sia un luogo insolito e suggestivo lo si percepisce sin da subito, dal momento in cui si incomincia a intravedere l’elegante profilo del felino, comodamente adagiato sulla collina.

Anche i geologi confermano questo pensiero, quando ribadiscono che la Leonessa è uno dei “più belli esempi di massi erratici” presenti nella nostra penisola.

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Una parete della “Leonessa” utilizzata per l’arrampicata sportiva


LETINO

Scultura realizzata da un artista locale


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L’artigianato della Pietra TRA CUSANO MUTRI E PIETRAROJA Sul versante beneventano del Matese, nella bella valle circondata dai monti Cigno, Erbano e Mutria, si è sviluppata, nel tempo, un’attività artigianale le cui origini sono strettamente legate alla natura e alla conformazione del territorio: la lavorazione della pietra.

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La lavorazione della pietra, a Cusano Mutri e Pietraroja, ha una tradizione lunga e prestigiosa, tale da essere considerata una preziosa risorsa dal punto di vista non solo economico ma anche culturale. Col tempo gli abitanti hanno imparato a praticarla per “disegnare” il profilo del paesaggio, impiegandola per la costruzione di abitazioni, edifici pubblici e monumenti. Questo territorio ha dato, così, i natali a generazioni di “scalpellini” che han-

no saputo trasformare quest’arte in una grande risorsa e in una nobile vocazione artistica; un processo che richiede tempo e soprattutto impegno, creatività e passione. In passato si procedeva con un paziente lavoro manuale per intagliare la pietra con strumenti semplici e ottenere la forma voluta. Era necessario però, eseguire una serie di procedimenti che richiedevano molte energie e tempi lunghi per ogni fase di lavorazione.

53 Guida Turistica del Matese 2018


Per fortuna, col tempo, gli strumenti di lavoro sono un po’ cambiati, come è possibile osservare nel laboratorio guidato dai Di Muzio, eredi di un’importante famiglia di artigiani. Le nuove tecnologie permettono, a questi maestri della pietra, di compiere anche le operazioni più difficoltose in maggiore sicurezza e in tempi ridotti. Ciò che non viene mai meno, tuttavia, è la creatività; anzi, il progresso nel settore informatico fornisce continuamente nuovi mezzi in supporto all’immaginazione.


Lavorare la pietra significa realizzare un vero progetto artistico che nasce al computer. Con l’aiuto dei programmi di grafica si elaborano dai piccoli manufatti ai grandi elementi d’arredo: la fantasia crea e le macchine eseguono, in maniera molto accurata. Dal progetto si passa alla materia prima. Enormi lastre, di ogni dimensione, formano lunghe file che “attendono” di essere trasformate in oggetti d’arte. Vedere all’opera i giganteschi macchinari che tagliano e rifiniscono la pietra è un’esperienza fuori dal quotidiano. È incredibile osservare come, da un’anonima lastra di calcare senza forma, prenda vita un vero capolavoro. Le tagliatrici hanno una precisione millimetrica ed eseguono il loro compito realizzando tutte le sagome previste dal progetto. Sotto l’attenta supervisione dei maestri scalpellini, nascono eleganti soglie e portali d’ingresso, capitelli che riproducono le forme dei modelli greci o diventano piccole e preziose bomboniere. A questo punto altre enormi macchine provvedono alla finitura e alla lucidatura delle opere.


Nonostante le grandi difficoltà che il settore incontra al giorno d’oggi, queste piccole “grandi” realtà familiari conservano e portano avanti una lunga tradizione artigianale. La si può ammirare e apprezzare ancora di più passeggiando tra le viuzze dei centri storici, osservando le solide abitazioni che danno forma ai borghi e le finiture in pietra viva che caratterizzano e decorano strade, palazzi e piazze.

A testimon ianza di questa antica arte, a C u Mutri si p sano uò ammirare il in pietra p mortaio iù grande del mondo, e far parte ntrato a del Guinness d ei primati

Si ringrazia il signor Daniele Di Muzio per la preziosa collaborazione

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Vincenzo Girfatti Presidente del Parco regionale del Matese

GuideSlow incontra il neo presidente del Parco regionale del Matese 58 Guida Turistica del Matese 2018


Foto di Ciro Schiavone

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Nel mese di maggio la stampa annunciava la nomina di Vincenzo Girfatti quale Presidente del Parco regionale del Matese; una notizia accolta da tutti con grande gioia, perché ha posto fine a un lungo periodo di commissariamento. Spinto dalla voglia di conoscere il suo programma di attività per il nostro Matese, ho chiesto un incontro conoscitivo che subito è stato accordato. L’appuntamento è presso la sede del Parco a San Potito Sannitico. Il presidente mi accoglie nel suo ufficio con una decisa stretta di mano. Con mia piacevole sorpresa, mi trovo davanti a una persona giovane e dinamica, che mostra di avere tante idee e voglia di fare. Non indugio oltre e comincio subito a fargli qualche domanda. Sappiamo che vivere all’interno di un’area protetta comporta per i residenti alcuni doveri ma, ovviamente, ci si aspetta anche dei vantaggi. In che modo, secondo lei, il Parco può contribuire a migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti e l’economia locale? Ritengo che il Parco possa essere una grande opportunità di sviluppo per tutti i comuni che ne fanno parte. Ne è un chiaro esempio San Potito Sannitico, che già da diversi anni sta adottando buone pratiche di accoglienza che attirano molti visitatori e hanno permesso la crescita

esponenziale delle strutture ricettive. È necessario far capire a tutti che un parco naturalistico non è solo un contenitore di divieti, regole e norme a cui essere soggetti, ma è un Ente che deve operare per dare un valore aggiunto a tutto ciò che “viene creato” all’interno dell’area protetta. Per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, ha già un programma preciso? Puntare su una buona comunicazione sarà fondamentale. Il rispetto delle norme riguardanti la tutela ambientale non deve apparire come elemento condizionante ma come strumento di crescita, che implica la presa di coscienza del valore di ciò che ci circonda. La conseguenza naturale è un aumento del senso di appartenenza al territorio, che deve riguardare ogni singolo cittadino del Parco. La mia intenzione, e in parte ho già avviato il lavoro, è programmare e realizzare azioni di tutela e valorizzazione in concerto con le associazioni locali e, chiaramente, in sinergia con le amministrazioni comunali. È quasi ovvio, a questo punto, parlare anche di produzioni tipiche e di “marchio d’area”. Ha già in mente delle azioni a riguardo? Bisogna far conoscere e rendere visibili i processi produttivi affinché aumenti

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l’affidabilità del prodotto che reca il marchio d’area. Questa grande referenzialità determina all’esterno una maggiore percezione della sua qualità. In quest’ottica, la regolamentazione non deve essere vista come un elemento costrittivo ma come un’opportunità di sviluppo economico.

Per questo motivo mi farò promotore della creazione di un tavolo operativo, intorno al quale siederanno tutti coloro che hanno a cuore la crescita di un territorio che consapevolmente sceglie di essere area protetta. Le premesse ci sono tutte e portano a essere molto ottimisti.

Cosa pensa di fare a breve e medio termine per lo sviluppo turistico del territorio? Sono stati già calendarizzati una serie di appuntamenti con i sindaci delle maggiori città della provincia di Caserta, affinché vengano a conoscere la realtà del Parco regionale del Matese e le bellezze che custodisce. Di primaria importanza sono anche i contatti che sto avviando con molte scuole e con i referenti della sezione turismo di Confindustria Caserta e Benevento, perché il Matese diventi protagonista di attività didattiche e, soprattutto, progettuali.

Terminiamo l’incontro, animati da uno spirito positivo e ricco di buoni propositi. Saluto il Presidente Vincenzo Girfatti dandogli un caloroso benvenuto al Matese e augurandogli buon lavoro. Sisto Bucci

Uno degli obiettivi del Parco è stimolare e sostenere il miglioramento della qualità dei servizi offerti, così da superare le criticità attuali che riguardano la ricettività e le disponibilità logistiche nel loro insieme. È un lavoro duro e lungo, che richiederà la sensibilizzazione e la collaborazione con enti pubblici e imprenditori locali.


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ITINERARIO TURISTICO

Il Sannio alle pendici del Matese Un angolo di Campania ancora da scoprire

A cura di Paolo Cazzulo

La Campania è una terra ricca di meraviglie, che attrae turisti provenienti da tutto il mondo. Sono pochi, però, quelli che si spingono verso le aree più interne, dove c’è la possibilità di scoprire territori rappresentati da siti naturalistici, aree archeologiche, borghi medievali e produzioni enogastronomiche che trovano pochi confronti. Sono realtà piccole e discrete, autentiche e diverse nel tipo di accoglienza, con un grande potenziale turistico. Abbiamo, quindi, esplorato alcuni comuni matesini e individuato mete interessanti da inserire in un unico itinerario, che parte dal comune di Faicchio per concludersi a Guardia Sanframondi. Il nostro consiglio è di cominciare sempre la visita con una tranquilla passeggiata nei centri storici per poi continuare verso i punti d’interesse che vi segnaliamo. 63


ITINERARIO TURISTICO

Faicchio

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Faicchio è situato tra Monte Monaco di Gioia e Monte Acero, lungo la Strada Provinciale 83. È un comune che offre più di un motivo per trattenersi per un soggiorno. Dopo una passeggiata nel borgo potete spostarvi verso le campagne circostanti, in auto o a piedi, e raggiungere siti naturalistici e storici.

Fontanavecchia A un paio di chilometri da Faicchio si trova la contrada Fontanavecchia, che prende il nome da un’antica fonte che riforniva gli abitanti della zona. Proprio in questa località si trova un antico acquedotto romano risalente al III secolo a.C., del quale è visibile ancora un tratto di alcune centinaia di metri.

Passeggiata a Monte Acero Se amate le passeggiate in natura, potete approfittare di una giornata fresca per fare un’escursione su Monte Acero. Qui si può ancora osservare un meraviglioso esempio di architettura militare sannita: le possenti mura in opera poligonale, costruite per motivi difensivi nel IV secolo a.C. Seguendo i vari sentieri, si raggiunge anche la sommità del monte, dove si trova la statua del Redentore, da dove si può ammirare un meraviglioso panorama che abbraccia tutto il territorio circostante.

Il ponte Fabio Massimo sul Titerno All’altezza di Faicchio, il fiume Titerno lascia i tortuosi alvei pedemontani per proseguire il percorso a valle. In alcuni punti, il corso dell’acqua si raggiunge facilmente attraverso brevi sentieri. Il fiume è scavalcato da un antico ponte, realizzato nel III secolo a.C. e recentemente restaurato, intitolato al console romano Quinto Fabio Massimo. In questo suggestivo scenario, da qualche anno, si organizzano interessanti manifestazioni culturali e musicali, come concerti di musica classica.

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Ponte Fabio Massimo prima del restauro

La grotta di San Michele È una suggestiva chiesa rupestre situata al termine di un impegnativo ma incantevole sentiero naturalistico (vedi approfondimento a pagina 120). Il castello Ducale Domina il centro storico e fu realizzato dai normanni Sanframondo nel corso del XII secolo. A partire dal XV secolo fu ampliato e ristrutturato in più occasioni, fino ad assumere l’aspetto “residenziale” che vediamo oggi. La pianta a forma di trapezio e gli enormi torrioni rivelano una somiglianza col suo “cugino napoletano”, il Maschio Angioino. PER VISITE GUIDATE

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ITINERARIO TURISTICO

San Salvatore Telesino A qualche chilometro dal comune di Faicchio, seguendo la Strada Provinciale 83 in direzione di Telese Terme, si incrocia la cittadina di San Salvatore Telesino. È tra i centri più caratteristici del Sannio, un territorio dove c’è molto da scoprire. A partire da… L’area archeologica di Telesia Lungo la strada che collega San Salvatore L’Abbazia benedettina Telesino a Telese Terme si trova l’area arÈ uno splendido edificio dell’XI secolo cheologica dell’antica Telesia, città romana che sorge sui resti di una villa romana. del I secolo a.C. Del suo impianto sono All’interno, l’abside conserva pregiati af- ancora visibili le bellissime mura e le torfreschi di Santi. Tra gli ospiti più illustri ri in opera quasi reticolata, le terme e il dell’abbazia ricordiamo Sant’Anselmo grande anfiteatro. In epoca medievale, did’Aosta, arcivescovo di Canterbury, auto- versi monumenti della Telesia antica furore di un’importante opera di teologia: Cur no smantellati e i materiali riutilizzati per Deus homo. Col tempo, l’edificio fu dotato costruire nuovi edifici, come la splendida di un sistema completo per la produzione Torre Campanaria di Telese Terme, un dell’olio. Oggi, invece, accoglie un Anti- bellissimo esempio di monumento norquarium che conserva i reperti dell’antica manno in Campania. città di Telesia. 66

Guida Turistica del Matese 2018


“I Puri” di Monte Pugliano Su monte Pugliano, un’appendice dei Monti del Matese, l’attività erosiva delle acque ha creato delle profonde fratture tra le rocce che hanno determinato lo sprofondamento del suolo e la formazione di grandi cavità. Possiamo definirle pozzi carsici o doline, che si raggiungono grazie alla presenza di piccoli sentieri. In anni recenti sono state individuate anche qui mura sannitiche poligonali di V-IV secolo a.C. e una chiesetta legata a un insediamento altomedievale. La Pinacoteca “Massimo Rao” La galleria di via Sant’Angelo custodisce una splendida collezione di opere di Massimo Rao, geniale maestro di pittura di fine ‘900, originario di San Salvatore Telesino. Le sue opere sono state esposte in tutta Italia così come all’estero, ottenendo importanti riconoscimenti. Sicuramente una tappa da non perdere se si raggiunge San Salvatore Telesino. Accessibile gratuitamente, su prenotazione Tel. 0824 948820 - 330 911640 info@massimorao.it

Gastronomia: lo Struppolo La tradizione gastronomica di San Salvatore Telesino tramanda da secoli la ricetta dello struppolo, un tipico rustico locale le cui origini sono legate, molto probabilmente, al mondo romano. Prodotti con olio, uova e farina, gli struppoli sono sempre preparati nelle occasioni di festa come simbolo di ricchezza e abbondanza. È possibile gustarlo nel primo week-end di settembre in occasione della festa dello struppolo, organizzata dalla pro loco.

Pro Loco San Salvatore Telesino Legambiente Valle Telesina

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ITINERARIO TURISTICO

Castelvenere

Il nome originario Véneri, che conserva il ricordo di un luogo di culto dedicato alla dea Venere, fu sostituito con Castrum Veneris, come appare nei documenti del XIV secolo. Una delle maggiori peculiarità di questo comune è la produzione di uva, resa eccezionale dalla quantità e, ovviamente, dalla qualità. Su 14 chilometri quadrati di territorio comunale, ben 11 sono destinati alla coltivazione della vite. Ciò rende Castelvenere il comune più “vitato” della Campania.

L’attività di estrazione ha dato vita a grotte dalle forme e dimensioni più disparate. All’interno, la temperatura e l’umidità si mantengono su livelli costanti perciò, per secoli, sono state il luogo ideale per la vinificazione e la conservazione del vino.

La Torre Angioina La torre di Castelvenere è stata interessata, recentemente, da un importante intervento di ristrutturazione che ha restituito al territorio lo splendore della sua antica fortezza (XV secolo). Quella che vediamo è una delle torri che dovevano difendere, Le cantine tufacee insieme al castello, l’antico borgo medieLa produzione del vino in questi territori vale. Oggi è diventata una elegante locaha una lunga storia. Lo testimonia la pre- tion storica che ospita molti degli eventi senza di numerose cantine, scavate nel che si organizzano sul territorio. tufo, che circondano il borgo.

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La Festa del Vino Nel mese di agosto si celebra la tradizione vitivinicola, attraverso un programma che mira a far conoscere e valorizzare la pregiata produzione locale, con laboratori di degustazione, visite alle cantine, esposizioni e convegni. Ăˆ l’occasione giusta per scoprire un territorio che fa del vino la sua punta di diamante. Pro Loco Castelvenere


ITINERARIO TURISTICO

Un tour

tra i Castelli del Matese

Guardia Sanframondi

Il comune, con il suo bellissimo castello, ha una strategica posizione sul margine di una collina che affaccia sulla valle Telesina. Guardia Sanframondi trova le sue radici storiche nella lontana epoca longobarda, quando il nome Warda indicava il ruolo di vedetta di questo centro, funzione sottolineata ancor di più nel successivo periodo di dominazione normanna. Il borgo Una passeggiata nel centro storico porta a scoprire uno dei borghi più belli della Campania, tra vicoli, scalini, torri e palazzi storici. Tutto il paesaggio è costellato di vigneti. Quest’angolo di Sannio è il cuore della produzione di pregiate varietà di vini, tutti riconosciuti e prodotti come da disciplinare. Molti turisti, soprattutto stranieri, hanno deciso di stabilirsi qui definitivamente, ispirati e attratti dalla storia e dall’atmosfera di questo comune.

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Il castello Deve la sua fondazione a Raone, esponente della famiglia normanna dei Sanframondo. Fu un’elegante residenza almeno fino al XV secolo, quando i Carafa la trasformarono in un deposito e osservatorio di difesa. Negli ultimi anni è stato oggetto di un importante restauro che ha permesso l’accesso ad alcuni ambienti interni del torrione e alla splendida terrazza panoramica.

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ITINERARIO TURISTICO

Vinalia È l’appuntamento estivo più atteso da enologi e appassionati, che ha luogo nel castello e nell’adiacente centro storico. Ogni anno l’evento chiama a raccolta i produttori e le aziende vitivinicole del territorio, per far conoscere e gustare le grandi etichette, famose per la loro qualità anche oltre il panorama nazionale. I Riti Settennali Una manifestazione religiosa che si svolge ogni sette anni elencata tra le più attese e attenzionate d’Italia. È un evento che richiama migliaia di antropologi, giornalisti e visitatori interessati a documentare e assistere alla secolare sfilata “di dolore” dei battenti che seguono la statua della Madonna dell’Assunta portata in processione. Si parla di centinaia di fedeli che, per devozione religiosa, usano battersi “a sangue” il petto con una spugna ricoperta di spilli. È la seconda celebrazione di penitenza più importante al mondo per numero di partecipanti, dopo le Filippine. Il prossimo appuntamento è per il 2024.

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Non ponete limiti al tempo da dedicare alla singola località; godete di ogni minuto della visita, imparate a riconoscere il piacere e le emozioni che vi regala la scoperta di un posto nuovo, di un piatto che non avete mai gustato, di un panorama che non avete mai visto. Non mancherà certamente l’occasione di ritornare, anche più volte, per completare l’intero percorso proposto.

Regalatevi una perfetta vacanza slow nel Sannio Ringraziamo per la collaborazione Dolores Ruggieri Francesco Ciaglia


La sfida del turismo rurale nel Parco nazionale del Matese

magie sannio DEL

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In un piccolo borgo arroccato alle pendici del Matese, cinque anni fa nasceva Magie del Sannio. William Mattei e sua moglie Angela Onofrio, appena sposi, decisero di lanciare una vera e propria sfida a se stessi: avviare una piccola attività imprenditoriale avente come focus il turismo rurale; quello che William ama definire “turismo rurale di frontiera”. Un genere di turismo non manipolato da leve e forzature commerciali; un’offerta ricettiva rivolta a quel target di clientela che desidera semplicemente rilassarsi, godersi un panorama, i profumi di un piccolo borgo, trascorrere qualche ora in baita vicino al camino, una colazione immersa nel verde, una passeggiata a piedi nudi sul prato che circonda la location… oppure semplicemente sorseggiare un calice di vino del Sannio ammirando la fauna e la flora che questo meraviglioso territorio offre.

In questi primi anni di attività l’indice di gradimento è cresciuto in maniera esponenziale, e lo si vede principalmente dall’incremento delle prenotazioni e anche attraverso le tantissime ed eccellenti recensioni che si leggono sui social e dai circa 25.000 like ricevuti in poco tempo dalla pagina Facebook. William, originario di Piedimonte Matese, dopo una laurea in Economia Bancaria, da oltre 18 anni lavora nel settore dei mercati finanziari e oggi è un dirigente di una nota società di gestione investimenti milanese. “Pendolare per passione”, settimanalmente fa il suo bel tragitto Milano-Faicchio andata e ritorno. Angela, dopo essersi laureata in Scienze Statistiche ed Attuariali, è docente di scuola superiore, si dedica a tempo pieno ai tre figli e ai suoi due hobby preferiti: la ceramica e la coltivazione degli ortaggi per la famiglia. 75

Guida Turistica del Matese 2018


“Si lavora tutto l’anno - dice William - non ci fermiamo mai e fortunatamente spesso siamo in overbooking. Il Sud e le aree interne hanno grandi potenzialità di sviluppo turistico; ci crediamo e lo facciamo con passione, perché per noi questo non è un lavoro ma una vera vocazione! Incontrare gente nuova, sapere che dalla Puglia, dal Lazio, dall’intera Campania e dall’estero ci sono turisti che fanno tanti chilometri per venire da noi è una grande soddisfazione, che ci viene testimoniata quando salutiamo gli ospiti che vanno via, dal loro grande sorriso che spesso è anche accompagnato da una lacrima”. Magie del Sannio dispone di tre strutture: la Baita Fiorita, l’Antica Baita e C’era un Frantoio. Da quest’anno si aggiunge una nuova “magia”: la Mini-Spa ricavata in un’antica cantina. William ci racconta questa sua ultima avventura. “Fino a qualche anno fa c’era la vecchia cantina della nostra famiglia, risalente agli inizi dell’800, con soffitto a volte.

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Era lĂŹ, sempre chiusa; saltuariamente la utilizzavamo come deposito per qualche botte di vino fatto in casa. Un giorno ci balenò la folle idea di crearci una mini-spa a servizio dei clienti delle nostre case vacanza. Un lavoro immane di ristrutturazione, consolidamento statico, rimozione degli intonaci che avevano custodito per anni grandi blocchi di pietra bianca e tufo nero. Questi lavori sono durati oltre un anno, ma poi alla fine, quando abbiamo visto l’acqua illuminarsi nella vasca idromassaggio, abbiamo dimenticato tutti i sacrifici fattiâ€?. Progetti per il futuro? Chiedo all’amico William; lui sorride dandomi la mano quasi come per fare una promessa e risponde: “La Locanda Magie del Sannio nel piccolo Borgo di Fontanavecchia di Faicchioâ€?... e scappa via perchĂŠ alcuni clienti lo stanno aspettando. Buon viaggio William... non solo per i tuoi Milano-Faicchio, ma anche verso la realizzazione di tutti i tuoi sogni. Sisto Bucci

 



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77 Guida Turistica del Matese 2018


Costumi tipici di Letino e Cercemaggiore - Foto di Nicola Di Stefano


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Vent’anni di Sci Club Fondo Matese Un’intensa attività di sci di fondo mostrata attraverso innumerevoli partecipazioni a gare nazionali, in rappresentanza della Regione Campania, ma soprattutto attraverso l’organizzazione di manifestazioni sportive svolte sulla pista omologata FISI di Monte Orso (Castello del Matese) e successivamente sull’anello didattico di Bocca della Selva. Gare Fisi, Giochi Sportivi Studenteschi, Coppa Città di Piedimonte Matese, Trofeo Comunità Montana del Matese e numerose iniziative rivolte alle persone di-

versamente abili hanno contrassegnato la più che onorevole dedizione di tutti i soci verso questa meravigliosa disciplina sportiva. Con la sopravvenuta chiusura delle due piste matesine, l’attività è stata trasferita in località sciistiche del Molise e dell’Abruzzo. Nel comprensorio del Matese, l’Associazione, in collaborazione con Guida Turistica del Matese e APT Matese, ha continuato l’attività di promozione organizzando bellissime ciaspolate, escursioni estive, trekking notturni e mettendosi a disposizione per accogliere i visitatori delle nostre montagne.

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Sci Club Fondo Matese

Un sicuro punto di riferimento per le attivitĂ sportive nel Matese Telefono 0823 911344 | Mario 368 7398441- Netta 333 6090588 www.sciclubfondomatese.it | s.c.fondomatese@gmail.com | sci club fondo matese 81 Guida Turistica del Matese 2018


Il Regno dei Funghi L’AFFASCINANTE MONDO DELLA MICOLOGIA DEL MATESE

Il concetto di biodiversità, spesso inflazionato ma poco compreso, esprime la grande varietà di esseri viventi che popolano un’area, creando un ecosistema. La diversità è la forza che permette un’agevole evoluzione e adattamento ai continui mutamenti del nostro Pianeta. Maggiore è la semplicità di vita degli esseri viventi, maggiore è la loro capacità a evolversi e adattarsi all’ambiente che popolano. Il Regno dei Funghi (Regnum Fungi), vastissimo e ancora inesplorato per molti aspetti, è tra i Regni del Vivente quello che, nella semplicità della struttura, ha una continua evoluzione, al punto da subire nella nomenclatura un continuo

di Vincenzo D’Andrea

aggiornamento. In tutto questo la “mico-diversità” è un aspetto fondamentale per tutti i territori, poiché riesce a dare un’identità unica, spesso riconoscibile attraverso specie autoctone che risultano esclusive del luogo.

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Il Matese è terra di mico-diversità e i funghi, in questo ambiente, ricoprono un ruolo insostituibile, contribuendo al giusto equilibrio tra le varie specie del Vivente. Non a caso il Matese viene considerato, dal punto di vista micologico, tra le aree

di maggiore importanza dell’Appennino Meridionale. Tale particolarità ha attirato l’attenzione e l’interesse dei micologi del posto, che hanno approfondito lo studio e la ricerca, fino al ritrovamento di specie mai identificate in altre parti del mondo.


Negli ultimi anni nell’area del Matese grande risorsa) ma per permetterne l’imsono state trovate ben 7 nuove specie di piego anche come supporto all’economia funghi epigei spontanei, di cui la più re- agroalimentare e turistica locale. cente denominata, con identità inequivocabile, Rhodocybe matesina (Picillo & Vizzini, 2017). Sede della scoperta: lo spettacolare ed esclusivo “Bosco degli Zappini” nel comune di Fontegreca, altro orgoglio naturalistico per il Matese. L’Associazione Micologica del Matese - A.Mico.Matese - sta portando all’attenzione pubblica queste risorse spontanee del territorio, non solo per il loro valore prettamente scientifico (già di per sé una

La cultura micologica è in netto miglioramento ma c’è ancora tantissimo da diffondere, per far comprendere quanto questo patrimonio non sia illimitato e che la raccolta dei “funghi mangerecci” debba essere rispettosa e fruibile nei tempi futuri; in una parola: sostenibile. Anche per il mondo del gruppo di funghi ipogei commestibili, quelli che comunemente chiamiamo tartufi, si sta cercando di lavorare attraverso un’intensa attività culturale e promozionale. Grazie all’intervento di A.Mico.Matese, dall’anno 2013 tutti i Comuni afferenti al territorio del Parco regionale del Matese sono “Città del Tartufo”, aderendo l’Ente Parco all’Associazione nazionale Città del Tartufo. Inoltre, dal 2017, il “Tartufo nero del Matese”, dopo un’attenta valutazione documentale, scientifica e storica, è stato inserito nell’elenco del Mi.P.A.A.F. (Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali) quale P.A.T. (Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Campania). Un traguardo che dà un deciso valore aggiunto a questo pregiato prodotto naturale. 84 Guida Turistica del Matese 2018


C’è ancora tanto sul Matese, da fare e da conoscere, che si conferma essere sempre più un profondo scrigno di risorse, anche micologiche. Invitiamo tutti gli appassionati che desiderano approfondire o avvicinarsi a questo affascinante mondo, a contattare l’Associazione Micologica del Matese; sempre presente, con il proprio infopoint, anche nelle diverse manifestazioni che si organizzano sul territorio nell’arco dell’anno.

Associazione Micologica del Matese amicomatese@gmail.com amm.tartufi@gmail.com www.amicomatese.wixsite.com AMicoMatese

Guida Turistica del Matese 2018


FORMAGGI TIPICI DEL MATESE Parlare del Matese significa anche raccontare di paesaggi incontaminati, boschi di faggio, acque sorgive e verdi campi. In questa splendida cornice naturalistica, robuste e mansuete mucche pascolano liberamente, producendo un latte di altissima qualità. Lo stesso che la famiglia Stocchetti uti-

lizza da anni nel suo piccolo caseificio. La passione per la produzione casearia di Paola e Alfonso, si trasforma in una festa di sapori che invita a scoprire e gustare una grande varietà di formaggi freschi e stagionati, alcuni aromatizzati con erbe spontanee che nascono sui pianori d’alta quota del Matese.

I formaggi Stocchetti sono una vera eccellenza del territorio e un’autentica prelibatezza per il palato. PUNTO VENDITA MOBILE

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ESCURSIONE

a Campo dell’Arco UNA MERAVIGLIA NATURALE DEL MATESE

A cura di Letizia De Crosta

Passeggiando tra le vette, i pianori e i boschi del Matese è facile intuire quanto siano veritiere le parole del grande filosofo greco.

Ogni angolo del massiccio matesino ammalia e riesce a stupire anche chi queste montagne le percorre da anni. Possono cambiare le stagioni,

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In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso Aristotele, IV secolo a.C.

i profumi, i colori, ma il paesaggio riesce a trasmettere sempre nuove emozioni. Tra questi monti c’è un luogo dove la natura ha saputo dare

spettacolo, creando uno straordinario arco naturale in pietra che ha dato il nome a uno dei pianori più belli del Matese: Campo dell’Arco. 89

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Il campo presenta un leggero avvallamento, dove si accumulano le nevi e i ghiacci che si formano durante l’inverno. Col tempo l’azione erosiva dell’acqua e del vento ha dato alla roccia la insolita forma che vediamo oggi. Un solido, imponente e “ventilato” monumento naturale. E proprio perché la natura non smette mai di stupire, e sa rispondere a ogni ne-

cessità, che a pochi metri dall’arco roccioso ha modellato la terra fino a creare un profondo inghiottitoio. Durante i mesi più caldi, le acque prodotte dallo scioglimento delle nevi sfruttano questo particolarissimo passaggio sotterraneo, tra grotte e cunicoli, per defluire e liberare il campo e per dare vita a corsi d’acqua e nuove sorgenti, come ad esempio la sottostante “sorgente della Pila”.

Campo dell’Arco è raggiungibile attraverso più sentieri, che si caratterizzano per differenti livelli di difficoltà. Gli escursionisti posso scegliere facilmente in base alle proprie esigente, senza rinunciare alle emozioni che regala questo splendido paesaggio. Il primo percorso che vogliamo segnalarvi sale dal versante occiden-

tale. È adatto a coloro che hanno familiarità con il trekking e sono ben allenati per percorrere sentieri impegnativi. Ha inizio in località San Michele (conosciuta per la presenza dell’omonima chiesetta), sul lato Nord del Lago del Matese, e prosegue per il primo tratto con una pendenza piuttosto

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accentuata ma straordinariamente panoramica, con un bellissimo e continuo affaccio sul lago e le cime di Monte Maio e Monte Raspalo. Raggiunta quota 1.400, deviando per alcune centinaia di metri dal sentiero principale, si può raggiungere la Valle dell’Esule, dove è possibile sostare qualche minuto per assaporare la

purezza e la freschezza delle acque sorgive direttamente dalla fontana che si trova presso il rifugio montano. Riprendendo il sentiero principale, superata la costa che porta al Campo della Madonna, ancora qualche minuto e finalmente si raggiunge Campo dell’Arco, a poco più di 1.500 metri di altitudine. 91

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La vallata è sovrastata dall’imponente profilo di Monte Miletto… a questo punto si potrebbe anche scegliere di proseguire l’ascesa fino alla cima più alta del Matese. Il cammino è segnalato sulle cartine del Club Alpino Italiano come segmento matesino del Sentiero Italia; copre un dislivello di circa 500 metri e si completa in buone 2 ore.

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Il secondo percorso, sicuramente più agevole rispetto al primo, sale dal versante orientale. Ha inizio da Campitello Matese e attraversa tutto il grande pianoro per raggiungere Capo d’Acqua. Si continua fino ad arrivare in una valle nota col nome di Campo delle Ortiche; superata una piccola sella in prossimità di Colle del Monaco, si scende verso Campo dell’Arco. Se non si conoscono bene i sentieri del Matese, per godere al meglio di tutta la bellezza di questi luoghi in sicurezza, è bene farsi accompagnare da guide esperte. Qualunque sarà il percorso scelto, si potrà scoprire un paesaggio che regala sensazioni uniche, con un fascino che solo la natura possiede, oltre a una totale immersione nell’ambiente e nella pace che accompagna l’intero cammino.

Il 13 maggio 2018 molte associazioni matesine, sia campane che molisane, partendo rispettivamente dal Lago del Matese e da Campitello Matese, hanno percorso i sentieri citati per incontrarsi proprio a Campo dell’Arco. Un’entusiasmante escursione organizzata per festeggiare la 6^ edizione di “In Cammino nei Parchi 2018” e la 18^ “Giornata nazionale dei Sentieri”.

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A cura di Valerio Ferrazza

Il Lago del Matese

origini e caratteristiche

Il Lago, cuore del Parco regionale del Matese (diventato da poco nazionale), con i suoi 1.007 metri sul livello del mare si è guadagnato il titolo di lago carsico più alto d’Italia. Formatosi diversi milioni di anni fa, ha un fondo impermeabile che permette l’accumulo delle acque provenienti dai monti che lo circondano. Questo particolare fondale si è formato in seguito

alla dissoluzione della roccia calcarea (per questo si parla di lago carsico), i cui resti insolubili si sono depositati sul fondo. A tutto ciò, nel corso dei millenni, si sono aggiunte anche le ceneri del vulcano di Roccamonfina e dei Campi Flegrei, oltre a sedimenti di origine argillosa e organica. È così che è nato il Lago del Matese. Da allora viene costantemente alimentato da alcune sorgenti presenti lungo la sponda Nord (poco visibili poiché coperte da detriti ghiaiosi) e da piccoli torrenti

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Monterone

Inghiottitoio

stagionali, generati dalle abbondanti precipitazioni autunnali e dallo scioglimento delle nevi, che sono molto attivi dall’autunno alla primavera. Sempre nei pressi della sponda Nord (in località San Michele) si erge Monterone, una piccola collinetta che, nel periodo invernale-primaverile, con l’innalzamento del livello delle acque si trasforma in isolotto. Purtroppo, i suoi margini si rimpiccioliscono sempre più a causa dell’azione dell’acqua. Data la natura carsica del territorio, lungo la sponda Sud sono presenti

degli “inghiottitoi naturali”: Scennerato (il più grande), Brecce, Caporale e Bufalara. Esiste una connessione tra l’inghiottitoio dello Scennerato e la sorgente del Torano (un torrente che nasce e attraversa il comune di Piedimonte Matese), confermata da alcuni test effettuati prima e durante i lavori del 1920. Per evitare ingenti perdite d’acqua, molto preziosa perché ancora oggi alimenta la locale Centrale Elettrica, l’uomo ha ostruito diversi di questi inghiottitoi naturali con colate di cemento e argini artificiali. 97

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Il Lago del Matese, oltre ad assicurare i vantaggi che finora abbiamo elencato, ha anche delle finalità biologiche dettate da madre natura. Infatti le sue acque sono popolate da tante specie di pesci e anfibi, mentre in superficie vive una grandissima varietà di volatili e piccoli mammiferi. Nel periodo di fine estate, il lago e soprattutto il suo esteso canneto diventano un vero e proprio “dormitorio” e fonte di nutrimento per centinaia di migliaia di uccelli migratori (tra cui spicca per numero la

rondine) che approfittano di questo habitat per cibarsi e riposare prima di riprendere il lungo viaggio che ogni anno compiono per spostarsi dall’Africa verso l’Europa.

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Folaghe

Piviere tortolino

Moriglione

Upupa

Germano Reale

Visitare il Lago del Matese vuol dire vivere un’esperienza in un luogo fermo nel tempo, lontani dalle frenesie umane. Una vera oasi naturale in cui si

Svasso maggiore in abito nuziale

ha la possibilitĂ di provare nuove sensazioni che consentono di immergersi totalmente nel fascino della fauna e della flora che la caratterizza e la rende unica.

Valerio Ferrazza

valeriofe@hotmail.it | www.matesenostrum.com

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AGRITURISMO

A cura di Sisto Bucci

dove natura e tradizione sono di casa

Il Matese è una terra affascinante, dove campi e pianori accolgono da sempre piccole mandrie di mucche e di cavalli che si muovono in assoluta libertà in luoghi ancora incontaminati. La presenza di vasti pascoli e di ricche e numerose sorgenti, che stillano acqua fresca e cristallina, ha permesso per secoli a molte famiglie di trovare qui le risorse necessarie al loro sostentamento.

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NOI SIAMO QUI

Così è stato anche per zi’ Luigino, storico pastore matesino che ha dedicato la sua vita all’allevamento di ovini e alla produzione di formaggi. È lui ad aver tracciato una strada che, da qualche anno, ha deciso di percorrere anche suo nipote Luigi De Lellis.

Dopo un paio di messaggi su Facebook e una breve telefonata, Luigi ci invita a trascorrere qualche ora presso il suo agriturismo per scambiare quattro chiacchiere e visitare la struttura; motivo più che valido per tornare nuovamente tra queste meravigliose montagne.

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Dopo i saluti e un bel bicchiere di acqua fresca, Luigi, con grande emozione e trasporto, ricorda il duro lavoro e i tanti sacrifici compiuti dai nonni, che hanno trovato il loro “rifugio” proprio sul Matese, al Raspato, una località che prende il nome dal vicino monte Raspalo; a pochi chilometri dal Lago del Matese. Già all’ingresso, dove un cartello dà il benvenuto agli ospiti, siamo catturati dal fascino di un paesaggio straordinario, a circa 1.200 metri di altitudine, circondato da boschi di faggio e incantevoli scorci. Nei campi vicini possiamo osservare un gruppo di vitelli che pascola tranquillamente e, poco più lontano, splendidi cavalli che si rincorrono al galoppo. A incantarci ancora di più, nonostante la nostra profonda conoscenza del territorio, è il panorama che si apre davanti ai nostri occhi. Le nuvole bianche risaltano sullo sfondo azzurro di un cielo illuminato dal sole. È stupefacente come in lontananza, dal cuore del Parco nazionale del Matese, si riesca a distinguere il profilo del Vesuvio e delle isole del golfo di Napoli. 102


Ci intratteniamo all’ombra dei gazebo, comodamente seduti ai tavoli esterni, per godere anche della piacevole frescura che fa dimenticare il grande caldo patito in pianura. Il nostro ragionamento giunge subito sul grande potenziale naturalistico e turistico del Matese, che va protetto e sviluppato. In che modo? La visione imprenditoriale di Luigi è molto chiara: legare il futuro di questo territorio al suo passato valorizzando storia e tradizioni. Ritiene perciò indispensabile la sinergia tra le amministrazioni pubbliche e gli operatori privati; una cooperazione che dimostra già tutta la sua efficacia in tante altre realtà del Belpaese. Inoltre, è fondamentale migliorare, ampliare e variegare l’offerta turistica, personalizzandola sulla base delle richieste avanzate dai visitatori. Ciò per sottolineare che il Matese non è soltanto una suggestiva meta estiva, ma anche un territorio capace di intercettare e soddisfare esigenze diverse legate alle singole stagioni.

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Nel frattempo nell’aria si sente la fragranza dei fiori di campo e… un “certo profumino” che fa venire l’acquolina in bocca. Lo chef sa bene come esaltare i prodotti e i veri sapori della montagna. Eh si! Da Zi Luigino la cucina si riconosce anche grazie ai suoi odori. È arrivato il momento di accomodarsi nella luminosa e ospitale sala interna. Fiorella, la compagna di Luigi, ci accoglie con il suo splendido sorriso e con un abbondante e colorato antipasto; ci troviamo di fronte a vari assaggi “caldi” e un ricco tagliere di salumi, verdure miste, caciocavallo e altri formaggi, quelli prodotti dalla famiglia De Lellis da generazioni, che hanno il sapore e il profumo della tradizione. Decidere

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quale sia il boccone più buono è veramente difficile; quello che ci colpisce maggiormente, anche perché non è molto diffuso, è sicuramente lo stracotto di pecora, detto anche “pezzata”. La versione proposta qui vince ogni forma di resistenza. La preparazione e gli aromi di cottura riescono ad addolcire molto il sapore pungente che caratterizza la carne di pecora, esaltandone il gusto e rendendola molto tenera.


Tutte le carni impiegate provengono dagli allevamenti presenti nell’area del Matese. Le portate principali sono sempre legate alla stagionalità dei prodotti, in particolare gli ortaggi, che vengono coltivati nell’orto antistante. Il sapore, il profumo e la consistenza di ogni assaggio vanno ben oltre ogni nostra aspettativa. Terminato il pranzo con un sorso dell’amaro di casa, ci spostiamo di nuovo all’esterno per esplorare l’intera struttura. A pochi metri dall’agriturismo si trovava un piccolo ricovero per gli animali e le stanze abitate dai nonni di Luigi, che ha pensato bene di recuperare il tutto realizzando due miniappartamenti con ciascuno quattro posti letto, servizi e una cucina dotata di tutto il necessario.

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Chiunque desideri trascorrere il proprio tempo libero in montagna, qui troverà la soluzione ideale, avendo la possibilità di essere completamente autonomi e soddisfare ogni esigenza. Gli ambienti sono molto accoglienti e confortevoli, e ricordano le piccole residenze di montagna. Un’alternativa ai miniappartamenti è rappresentata da tre camere, da due o tre posti letto ognuna. Nella ristrutturazione, Luigi ha saputo dimostrare grande attenzione verso il recupero e la valorizzazione degli elementi legati alla storia della famiglia, mettendo in risalto le travi in legno e l’uso della pietra viva. Mentre, alcuni strumenti tradizionali utilizzati per lavorare la terra sono in mostra sul terrazzo d’ingresso a formare un piccolo museo.

Poco più in là, un bellissimo ciliegio protegge un’area giochi destinata ai bambini, che avranno molto da scoprire e di cui stupirsi. Gli adulti possono intrattenersi con rilassanti escursioni a piedi o a cavallo nei sentieri che esplorano le faggete; per gli amanti della bike, c’è la splendida Ciclolago: oltre 20 chilometri di pista ciclabile, ben segnalata, che disegna un anello proprio intorno al Lago del Matese.


Soggiornare qui significa regalarsi del tempo per vivere in un’atmosfera di pace. Possiamo solo immaginare la magia di questo luogo in inverno, quando la neve ricopre tutto con un bianco mantello, esaltando l’autentica bellezza della montagna. Trascorrere piacevoli momenti accanto al camino degustando un calice di vino, in attesa di consumare una zuppa calda o un succulento arrosto di carne. Il nascente Parco nazionale del Matese è un’ottima occasione per la creazione di un marchio “Matese” che sia sinonimo di accoglienza, autenticità e sostenibilità. Zi Luigino è già tutto questo... è un luogo dove si riesce a respirare e a vivere il vero spirito della montagna, attraverso la storia di una famiglia e di un giovane uomo che mostra un solido attaccamento alle sue radici. Lo percepiamo osservando con quanta attenzione sia stato valorizzato il passato, gustando i piatti che sanno di tradizione e, soprattutto, lo leggiamo negli occhi appassionati del nostro ospite.

Nel nome, la risposta alla classica domanda: “Dove si va a mangiare?... Addò Zi Luigino” • Appartamenti indipendenti • Agriturismo • Cucina tipica matesina • Relax • Escursioni • Prodotti locali • Bed & Breakfast Per raggiungere l’agriturismo vi suggeriamo la strada che passa per il Lago del Matese, perchè è più bella, panoramica e piacevole... e perchè è più comoda e sicura (vedi piantina a pagina 99).

San Gregorio Matese Località Raspato (Campo Braca) Tel. 0823 1608016 Cell. 338 9110443 - 338 8997117 www.addoziluigino.it Agriturismo Addò Zi Luigino 107

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Fototrappolaggio Naturalistico nel Matese

OCCHI INVISIBILI CHE REGALANO GRANDI EMOZIONI di Giovanni Capobianco

Lupo

Percorrendo un sentiero, vi siete mai chiesti chi prima di voi lo abbia solcato o chi seguirà le vostre “tracce”? Avete mai desiderato di incontrare inaspettatamente qualche raro animale selvatico? Se a molti queste domande sorgono per pura curiosità, altri se le pongono per motivi di ricerca e studio. Per conoscere la fauna bisogna farsi tante domande e, alcune volte, le risposte arrivano da un incontro casuale. Chi, come noi, studia la fauna selvatica sa che gli incontri programmati in natura non esistono o, meglio, possono essere il risultato di ore e ore di studio basato su prove ed evidenze. Come riusciamo a scoprire chi percorre, frequenta e abita determinati luoghi? Grazie all’uso di tecniche non invasive, ovvero

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che non causano disturbo alla fauna selvatica, come il fototrappolaggio naturalistico. Si tratta di apparecchiature fotografiche che permettono di registrare, su supporti

Tutte le immagini risultano poco definite in quanto le apparecchiature utilizzate dispongono di videocamera a bassa risoluzione

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digitali, immagini fotografiche e video. Si attivano tramite un dispositivo sensibile ai cambiamenti termici e ai movimenti che avvengono nello spazio inquadrato. Appena il sensore rileva una differenza di temperatura (come ad esempio un corpo caldo che attraversa il campo di ripresa) fa scattare la fotocamera. Queste apparecchiature sono dotate anche di un illuminatore infrarossi che permette di registrare di notte o in condizioni di scarsa luminosità. Si possono, così, ottenere immagini e filmati di animali altrimenti assai difficili da incontrare, che risultano efficaci per diversi scopi: dal semplice rilievo della presenza di una specie fino al riconoscimento individuale e alla stima del numero totale degli esemplari di una popolazione animale. Molto spesso ci troviamo di fronte a specie di animali che hanno un’elevata capacità di elusione e, perciò, rendono difficile il lavoro di censimento e monitoraggio della fauna selvatica in aree protette. Grazie all’introduzione di tecniche innovative, come il fototrappolaggio, è possibile arricchire o addirittura completare la conoscenza delle comunità di un luogo, fondamentale per tutelare il patrimonio faunistico.

Cinghiale

L’Associazione Ardea utilizza da tempo questi strumenti per studiare la presenza di specie difficilmente censibili e monitorabili delle quali non si possiedono sufficienti informazioni, come il Gatto selvatico, Lupo, Martora, Puzzola, Capriolo, tutte inserite nelle liste di tutela nazionale e internazionale. Il progetto di “Fototrappolaggio naturalistico nel Parco regionale del Matese”, avviato a fine inverno del 2017 grazie a un contributo del Parco, vuole indagare un aspetto della fauna ancora non svelato. L’installazione di fototrappole in tutta l’area protetta consente di monitorare zone

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nelle quali, nel tempo, si è supposto di ritrovare determinati animali riconosciuti attraverso la presenza di tracce e segni ma mai “impressi” in un’immagine. Gli occhi delle fotocamere stanno dando delle grandi soddisfazioni. Nei pochi mesi di attività, infatti, quasi tutte le specie inserite negli obiettivi del progetto sono state censite. Le scene fino ad ora raccolte hanno contenuti molto emozionanti. Mai avremmo pensato di riprendere il passaggio del gatto selvatico (il famoso fantasma dei boschi), noto per essere molto sfuggente; caprioli che giocano all’interno delle faggete, scattando a destra e sinistra alla minima percezione di un possibile predatore;

Fototrappola

Volpe

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Capriolo

Gatto selvatico

faine che si aggirano curiose tra le radici dei grandi faggi oppure sui sentieri al limite dei boschi. Sono state “catturate” anche immagini degli onnipresenti cinghiali che accompagnano i piccoli lungo le radure, mentre insegnano loro a grufolare alla ricerca di tuberi. E poi, abbiamo potuto osservare i protagonisti indiscussi del Matese, un branco di lupi che giocano e si rincorrono. Sono piccole grandi emozioni che possono essere condivise grazie all’ausilio di questi “occhi indiscreti”, utilissimi per sostenere percorsi di salvaguardia e soprattutto di conoscenza della biodiversità, che valorizza i territori e i suoi abitanti.

Tasso

Il progetto di fototrappolaggio naturalistico rispetta le leggi sulla privacy. Immagini di persone o oggetti non consoni alle finalità progettuali sono prontamente eliminate. Il progetto è coordinato dal Dott. Giovanni Capobianco. Fototrappolaggio naturalistico Matese ardea.cg@gmail.com 111 Guida Turistica del Matese 2018


Bar Rosticceria Tavola calda Servizio Catering Edicola Ricevitoria Sisal Pagamento bollettini Ricariche telefoniche

Strada Provinciale 331 km 2+700 - Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 784881


Il Cammino Micaelico nel Matese

Per secoli i pellegrini hanno percorso migliaia di chilometri, spinti dalla fede, per raggiungere i grandi luoghi sacri della cristianità. Potremmo definire questi uomini come pionieri del trekking, per aver tracciato la strada e indicato quei percorsi che oggi affascinano e attirano anche semplici camminatori.

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Il Cammino di Santiago e la Via Francigena sono tra i cammini più famosi e frequentati dai moderni pellegrini; ma ve ne sono molti altri che permettono di scoprire in maniera slow luoghi meno conosciuti. In queste pagine vogliamo suggerirvi un itinerario inedito: “il Cammino micaelico matesino”.

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È un percorso che attraversa due regioni (Molise e Campania) e tre provincie (Caserta, Benevento e Isernia) e conduce verso siti storico-naturalistici particolarmente suggestivi, cari all’Arcangelo Michele secondo alcune leggende. Michele è l’Arcangelo guaritore, accompagnatore di anime e guerriero che lotta contro il Malvagio e lo sconfigge. Il suo culto si è diffuso tra il VI e il VII secolo, quando i Longobardi giunti in Italia si convertirono al cristianesimo e scelsero Michele quale loro protettore. Una curiosa particolarità di questo culto è la presenza di grotte natu-

rali o scavate nella roccia che le leggende locali collegano in qualche modo a Monte Sant’Angelo sul Gargano, dove si racconta sia avvenuta la prima apparizione dell’Arcangelo. Le grotte micaeliche del Matese si raggiungono tramite sentieri che attraversano boschi o sono vicine a piccoli e caratteristici borghi; alcune sono particolarmente affrescate mentre altre si distinguono per la loro architettura. Il nostro suggerimento, dunque, è di indossare scarpe comode, uno zaino fornito di acqua e qualche snack e mettersi “in cammino” partendo da...

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Sant’Angelo d’Alife

La chiesetta rupestre è situata all’interno di un enorme inghiottitoio carsico, forse frequentato già in epoca preistorica. Sul fondo della grotta si trovano un ciborio (baldacchino), a protezione di un altare, e una sorta di vasca che serviva, forse, da fonte battesimale. All’ingresso della grotta si possono notare profonde fenditure nella roccia, che sembrano incise da grosse e lunghe unghie. Si racconta che furono lasciate dal diavolo durante lo scontro con l’Arcangelo, prima di sprofondare negli inferi.

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La stradina che conduce alla grotta si trova lungo la Strada Provinciale che collega Sant’Angelo d’Alife a Raviscanina. La si può percorrere in auto fino a raggiungere l’antistante chiesa Settecentesca di San Michele, adiacente alla grotta. Una volta superato l’ingresso occorre procedere con prudenza sul fondo roccioso, che risulta scivoloso a causa dell’umidità.

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coordinate GPS 41°21’40.9”N 14°14’43.5”E

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Un tour

tra i Castelli del Matese

Gioia Sannitica La chiesetta rupestre che si trova in località Curti è costituita da poche strutture realizzate a ridosso di una parete rocciosa di natura carsica, delimitate da un muro di cinta. La particolarità di questo luogo è nei suoi meravigliosi affreschi bordati da epigrafi, risalenti forse al XII secolo, ancora in apprezzabile stato di conservazione. Questi furono commissionati da Sicone, un nobile di origini longobarde, per sua moglie Sinta (per approfondire l’analisi degli affreschi consigliamo la seguente lettura:

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Luigi Sandrino Marra, Iconografia della grotta di San Michele Arcangelo a Curti di Gioia Sannita). Su una delle pareti affrescate si apre un varco che conduce all’interno di una piccola grotta naturale. Raggiungere la grotta è molto semplice, dista infatti solo un chilometro da Curti, la piccola frazione di Gioia Sannitica. Qui è possibile lasciare l’auto e incamminarsi lungo un sentiero battuto, circondato da uliveti e campi terrazzati, delimitato da una staccionata.

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coordinate GPS 41°19’33.6”N 14°26’07.1”E

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Cerreto Sannita La chiesa rupestre di Sant’Angelo, a Cerreto Sannita, è sicuramente un sito unico al mondo. Tra gli enormi massi rocciosi, cui la natura ha donato il profilo di un felino, si trova una grotta che i Longobardi hanno consacrato a Michele Arcangelo. Per questi motivi l’area è conosciuta col nome di “Leonessa” e “Morgia di Sant’Angelo” (approfondimento a pagina 42). Il luogo di culto fu frequentato fino al ‘700, quando venne sconsacrato.

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Oggi è tra le mete più interessanti per i visitatori che raggiungono il Sannio. La Leonessa è situata in aperta campagna, tra le località Cerro e Cese. Una volta presa la Strada Provinciale 11, si raggiunge il sito seguendo una stradina abbastanza sconnessa. Nell’ultimo tratto (circa 500 metri) si consiglia un avvicinamento in fuoristrada oppure a piedi.

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coordinate GPS 41°16’48.0”N 14°36’02.6”E


Un tour

tra i Castelli del Matese

Faicchio La grotta di Faicchio si sviluppa su due livelli, in una grande grotta che conserva ancora bellissimi affreschi dai colori vivaci. A differenza delle altre grotte menzionate, l’interesse degli frescanti si è concentrato intorno a una figura in particolare: un monaco benedettino rappresentato in ginocchio ai piedi della Vergine col Bambino. Un eremita abitò per molto tempo questi luoghi e probabilmente è stato sepolto nella tomba situata proprio di fronte all’affresco che lo rappresenta. A Faicchio, l’Arcangelo Michele si manifesta soprattutto attraverso i suoi attributi naturali: la grotta e la sorgente d’acqua.

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Quest’ultima è considerata colma di virtù miracolose e capace di allontanare gli influssi negativi. La grotta di Faicchio si trova a circa 700 metri s.l.m. e si può raggiungere solo tramite due sentieri (segnalati da un’accurata cartellonistica e delimitati da una staccionata in legno) che coprono un dislivello di circa 500 metri. È un’escursione che richiede un minimo di preparazione fisica, che si consiglia di praticare nelle stagioni più fresche. I due sentieri sono accessibili rispettivamente dal convento di San Pasquale e località Fontanavecchia, dove è possibile lasciare la propria auto.

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coordinate GPS 41°17’41.1”N 14°29’17.0”E


Un tour

tra i Castelli del Matese

Santa Maria del Molise La tradizione popolare vuole che la chiesa micaelica di Sant’Angelo in Grotte, frazione di Santa Maria del Molise, sia il luogo prescelto dall’Arcangelo come sua dimora. Fu, in seguito, costretto da Dio a trasferirsi sul Gargano, dove gli venne dedicato un grande santuario. Quello molisano è un luogo di culto veramente incantevole, dove le pareti interne, in roccia viva, riflettono il verde e il rosa della luce del sole. All’esterno invece, tra il verde

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della vegetazione svetta la pietra bianca del campanile. Anche qui si trova una sorgente benedetta da cui sgorga acqua ritenuta miracolosa. La chiesetta è situata su uno sperone roccioso quasi all’ingresso del borgo, comodamente raggiungibile in auto. Da qui, a circa 1.000 metri di altitudine, si può osservare lo splendido panorama della piana di Bojano.

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coordinate GPS 41°33’45.5”N 14°22’18.0”E

Che sia in auto, in bicicletta o a piedi, i luoghi che vi abbiamo presentato valgono bene un’escursione o una gita. Chiaramente, è consigliabile “approfittare” della visita alle grotte anche per intrattenersi qualche ora in più e scoprire le tante e gustose offerte gastronomiche locali.

Per informazioni e visite guidate Guideslow.it Numero verde 800 998609

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Tartufo nero del Matese | Foto di Luigi Rossi


A cura di Massimo Mancini

VIAGGIO AL CENTRO

DEL...MATESE La speleologia, tra avventura e ultima frontiera dell’esplorazione geografica

Alle sei del mattino siamo già in viaggio tra i tornanti dei Monti del Matese; abbiamo appuntamento con altri amici del Gruppo Speleologico del Matese al Passo di Prete Morto, nota ai più come località Miralago. Oggi sarà una giornata impegnativa, infatti saremo in grotta fino a notte fonda! I nostri amici ci stanno aspettando e intanto controllano l’attrezzatura. La sicurezza in grotta è un must se ci si vuole divertire; errori e distrazioni non sono ammessi, l’ostilità dell’ambiente è pari alla sua bellezza e all’ignoto delle sue profondità.

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Ciò che ci spinge ad andare avanti, tuttavia, è la speranza di trovare in fondo a un pozzo, in cima a una risalita, oltre un passaggio strettissimo, qualche metro di spazio da percorrere che nessuno prima è arrivato a vedere. Se volessimo scoprire, scorgere con i nostri occhi e toccare con le nostre mani cosa c’è sottoterra, anche oltre 2.000 metri di profondità, possiamo farlo solo grazie alla speleologia. Speleologi non si nasce, lo si diventa, perché è necessario imparare le tecniche di progressione e soprattutto cos’è una grotta; ma la curiosità e un barlume di incoscienza restano innati e sono quelli che spingono gli speleologi fino al fondo di una grotta, anche a migliaia di metri di profondità e a giorni di distanza dalla superficie. Leonardo e Paolo tirano fuori il rilievo della grotta di Cul di Bove, l’intricata mappa di uno dei due abissi più profondi del Matese. Andremo a esplorare nuovi mondi, direbbe qualche speleologo con un po’ di fantasia. E in effetti sarà così, il Matese ne cela tantissimi; speriamo anche oggi di andare oltre il limite mai valicato da nessuno prima,

dove dovremo fare spazio per i nostri corpi, non più esili come venticinque anni fa, e per le nostre pesanti attrezzature. Cul di Bove (-914 metri) e Pozzo della Neve (-1.125 metri) sono abissi dove, ogni anno, si concentrano le attività di speleologi di tutta Italia. I loro ingressi si aprono nel comune di Campochiaro, nella Riserva Naturale Oasi WWF di Guardiaregia e Campochiaro. Tutta la faggeta intorno si presenta come un luogo incantato, tanto da evocare suggestioni fuori dall’ordinario. Ci avviciniamo a Cul di Bove. Immaginate cosa significhi per uno speleologo assicurare la propria vita a una corda, farla scendere in un pozzo e lentamente immergersi nel buio e freddo respiro della montagna. È ciò che ci accingiamo a fare qui. Raggiungiamo il primo pozzo d’ingresso di circa 15 metri e poi un lungo meandro che si sviluppa tra strettoie e frane per diventare l’alveo di un fiume sotterraneo lungo alcuni chilometri, a una profondità che pochissimi speleologi hanno raggiunto.

Nella pagina accanto, Grotta di Campo Braca. Concrezioni stalattitiche e stalagmitiche del meandro principale. In alto, Abisso Pozzo della Neve. “Sala franosa” a circa 750 metri di profondità. (ph. P. Palazzo)

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Abisso Cul di Bove. (ph. T. Sangiuliano)

130 Guida Turistica del Matese 2018


I nostri soci non sanno dove vanno... ma ci arrivano sempre! SOCIETÀ SPELEOLOGICA ITALIANA

Ci vogliono giorni di allenamento, esperienza e nervi saldi per spingersi sin qui. “Un po’ come scalare la vetta di un ottomila…” è la sensazione riportata in superficie da chi ha avuto la capacità di raggiungere il suo fondo. A queste grotte si aggiunge poi la difficoltà di essere quasi sempre allagate nelle zone più profonde; infatti questo abisso ha termine, per ora, su di un sifone, un tratto completamente allagato che ci impedisce di proseguire. A un livello più alto del fiume, Leonardo ha notato alcuni passaggi raggiungibili attrezzando una complessa risalita su corda. Magari riusciremo a scoprire che, oltre quella risalita, la grotta continua verso ambienti inesplorati. Scendiamo il pozzo d’ingresso, strisciamo nel meandro iniziale, superiamo una strettoia, ci infiliamo poi tra i massi della grande frana che qualche anno prima abbiamo consolidato con i cavi d’acciaio. Ci alterniamo nell’utilizzo del pesante trapano per fissare i tasselli che ci consentiranno di fare un’arrampicata di oltre quindici metri fino al soffitto della grotta, cinque piani di un palazzo da scalare fino a quell’ombra scura. Leonardo e Paolo sono i primi ad arrivare e l’entusiasmo è palese. Gli studi di geomorfologia e carsismo ci hanno insegnato anche con quali occhi guardare una grotta e a riconoscerne le caratteristiche fisiche. Esploriamo così il nuovo meandro; questo spazio angusto è percorso da una sensibile corrente d’aria, l’indizio

che ogni speleologo vorrebbe sentire: significa che la grotta continua e noi ne seguiamo la provenienza con la speranza di giungere in luoghi più ampi. Durante una breve sosta, fatta per rifocillarci, Michele, il più saggio del gruppo, decide di controllare l’orologio. Senza il sole non ci rendiamo conto che si è fatto tardi e che è giunto il momento di ripiegare sui nostri passi. L’esplorazione di oggi è stata impegnativa e ha richiesto tempo; è sempre così quando devi strisciare tra fessure nella roccia relativamente giovani, non ancora grandi perché l’acqua non ha concluso tutto il suo lavoro… “converrà tornare tra qualche milione di anni” dirà Paolo, il geologo del gruppo. Ma la soddisfazione e l’entusiasmo della scoperta restano, perché, anche se non necessariamente verso il fondo, una qualsiasi escursione in una grotta del Matese e un po’ come il “Viaggio al centro della Terra” che Jules Verne aveva immaginato e scritto nel 1864.

Abisso Pozzo della Neve. Campo base (ph. N. Paolantonio)

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Speleokids… piccoli speleologi crescono! È l’evento annuale dedicato ai più piccoli che l’Associazione Speleologi Molisani organizza nelle grotte di Campo Braca e del Cauto di Letino. In occasione dell’ultima edizione oltre 130 bambini sono stati accompagnati in grotta e oltre 300 adulti nella conca carsica di Campo Braca. Il fantastico mondo sotterraneo, il buio assoluto, gli amici pipistrelli che popolano le grotte, il tintinnio della roccia scavata dall’acqua, la discesa e l’arrampicata nei pozzi, fanno di questa esperienza un’avventura unica per grandi e piccini, ogni anno sempre più attesa.

Bambini, genitori e istruttori nella Grotta di Campo Braca (ph. N. Paolantonio)

Grotta di Campo Braca. Ampio e suggestivo ambiente del meandro principale (ph. N. Paolantonio)


Abisso Pozzo della Neve. Particolare delle concrezioni calcaree (ph. N. Paolantonio)

Associazione Speleologi Molisani Nasce nel 1995 da una “costola” del Gruppo Speleologico del Matese di San Potito Sannitico; è al suo ventitreesimo anno di attività, non solo sui Monti del Matese ma in tutte le aree carsiche del Molise e delle regioni limitrofe. Oggi conta oltre 25 soci, gestisce i catasti delle aree carsiche, delle grotte e delle cavità artificiali del Molise; da diversi anni organizza un corso di primo livello, giunto oramai alla quattordicesima edizione. Molti soci prendono parte anche a diverse campagne esplorative in altre parti del mondo in collaborazione con l’Associazione Geografica La Venta (www. laventa.it) e nell’ambito del Qanat Project (www.qanatproject.com). L’Associazione Speleologi Molisani, ha sede a Ferrazzano, vicino Campobasso, dove ospita anche una piccola biblioteca di speleologia e periodici incontri sui temi dell’esplorazione del sottosuolo e della conservazione della natura.

Grotta di Campo Braca (ph. N. Paolantonio)

Sala maggiore della Grotta del Lete nota anche con il nome di Cauto di Letino. La bottiglia lasciata di proposito su di una stalagmite è stata progressivamente ricoperta dal calcare contenuto nell’acqua di gocciolamento determinando un effetto straordinario (ph. N. Paolantonio)

M. Mancini 320 4309112 L. Colavita 320 4318675 www.speleomolise.it Associazione Speleologi Molisani Gruppo Speleologico del Matese ALTRE INFORMAZIONI

Società Speleologica Italiana: www.speleo.it Federazione Speleologica Campana: www.fscampania.it Associazione Speleologi Molisani: www.speleomolise.it 133

Guida Turistica del Matese 2018


Campo Rotondo | Foto di Ciro Schiavone


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A cura di Letizia De Crosta

l’UOMO DI ISERNIA

un mistero italiano durato 35 anni Erano gli anni ’70 quando, durante alcuni lavori di sbancamento in località La Pineta nel comune di Isernia, cominciarono ad affiorare sul terreno numerosi oggetti davvero curiosi. I primi ricercatori giunti sul posto si accorsero subito di trovarsi davanti a “qualcosa” di eccezionale: un misterioso giacimento di migliaia di ossa,

rocce e utensili sparsi su una superficie di oltre 30mila metri quadrati. Da allora gli esperti hanno dedicato mesi di ricerche per svelare la straordinarietà di questo sito. Gli studi, al termine, hanno confermato ogni aspettativa: quello di Isernia è il giacimento paleolitico tra i più ricchi e antichi d’Europa.

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Qui, ai piedi del Matese, 700mila anni fa si trovava una vasta prateria, ricca di paludi e attraversata da un fiume, che ospitava una piccola comunità. Le ossa portate alla luce sono migliaia e appartengono alle specie più disparate. Scopriamo così che in questa zona vivevano anche elefanti, bisonti, ippopotami e, sulle vicine colline, cervi e orsi. Studi lunghi e minuziosi ci hanno rivelato molto sui “primi italiani” che abitavano qui. Il genere vengono definiti cavernicoli, e invece si scopre che l’Homo heidelgergensis della comu-

nità di Isernia possedeva straordinarie capacità: riuscì ad adattarsi a un ambiente apparentemente inospitale, lavorava la pietra e le ossa di animali per produrre strumenti di lavoro ed era un abilissimo cacciatore. Sui fossili animali sono visibili ancora le tracce degli strumenti di macellazione, procurate da utensili appositamente prodotti per spolpare e ripulire le ossa i cui resti, poi, venivano buttati in acqua. Così si sono fossilizzati sotto diversi strati di fango e conservati fino alla loro scoperta nel 1978.

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138 Guida Turistica del Matese 2018


La sorpresa più grande è arrivata solo nel 2014, quando è stato ritrovato un primo resto umano appartenente a un bambino di circa 6 anni vissuto 600mila anni fa: un dente, di appena 7 millimetri. Questo incisivo superiore da latte rappresenta il più antico fossile umano trovato in Italia. La scoperta del sito paleolitico ha portato a Isernia scienziati e giornalisti specializzati da tutto il mondo. Perfino la prestigiosa rivista americana Nature, nel 1988, ha dedicato una delle sue copertine proprio al ritrovamento de La Pineta; l’Unesco lo ha riconosciuto come sito di importanza europea assegnandogli lo Scudo Blu Internazionale, garantendo così la sua tutela in caso di conflitti armati o calamità naturali. L’area è aperta e accessibile a tutti i visitatori. Sul luogo della scoperta è sorto il modernissimo Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia, con diversi padiglioni dove si possono osservare una parte del suolo preistorico portato alla luce e, se si è fortunati, anche ricercatori impegnati nelle loro attività di indagine. La visita risulta molto coinvolgente e interattiva, animata da pannelli e supporti digitali audiovisivi che portano il visitatore in un viaggio indietro nel tempo. All’interno di uno dei padiglioni sono state anche riprodotte le tecnologie e le abitazioni dell’epoca, oltre a una ricostruzione in dimensioni reali del grande elefante preistorico.

Per la sua importanza a livello mondiale, il sito paleolitico di Isernia merita grande attenzione da parte di tutte le istituzioni e del mondo scientifico. La presenza del Museo, inoltre, regala al visitatore una bellissima e indimenticabile esperienza che permette di poter osservare con i propri occhi le origini della nostra specie.

ORARIO DI APERTURA

Martedì > Domenica ore 08.00 - 19.00 Lunedì Chiuso

Museo nazionale del Paleolitico Località La Pineta - Isernia Telefono 0865 290687

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o c i r n E n o u b Il alla scoperta dei sapori di montagna

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Percorrendo i sentieri montani matesini è facile imbattersi in un curioso abitante, ospite di questi incantevoli luoghi: il buon Enrico. Sembra il nome di un anziano pastore (che fortunatamente ancora si incontrano lungo i sentieri percorsi dagli escursionisti), invece parliamo di una pianta conosciuta piÚ comunemente col nome di orapo o spinacio selvatico.

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All’anagrafe scientifica è registrata col nome di “Chenopodium bonus Henricus”, in ricordo di Enrico di Navarra (XVI secolo), il re francese divenuto protettore dei botanici. Intorno al suo nome ci sono diverse leggende. Una di queste ricorda che, per compiacere Enrico IV, nei giardini reali furono raccolte numerose erbe e piante provenienti da tutto il mondo. Quando la Francia attraversò un momento di carestia, il re fece aprire i cancelli del parco reale al popolo, perché potesse sfamarsi raccogliendo le erbe commestibili che vi crescevano. Per questo motivo, l’attributo “buono” non è certo casuale. Oltre a ricordare la generosità del re francese, sottolinea ancor di più le grandi proprietà benefiche di questa pianta ricca di vitamine, ferro e sali minerali che la rendono depurativa oltre che un buon ricostituente. Inoltre, il cataplasma ottenuto con le sue foglie aiuta anche a guarire da scottature e ascessi. Gli orapi spuntano in piena primavera, in particolare nei terreni incolti e fertili, come prati e pascoli montani.

È una pianta selvatica diffusa in tutta la nostra penisola, che cresce a quote elevate. Nel Matese la troviamo soprattutto oltre i 1.500 metri di altitudine. È molto facile riconoscerla: ha foglie grandi, con una forma che ricorda le zampe palmate delle oche; nel toccarle lasciano sulle mani un senso di farinoso. Nella preparazione di appetitose ricette tradizionali è bene utilizzare le foglie più giovani, perché sono più dolci e ricche di gusto; si prestano bene anche come semplice contorno. Appena avrete l’occasione di organizzare una piacevole passeggiata tra i monti del Matese (soprattutto nella zona di Campitello Matese) per godere della naturale bellezza del luogo, non dimenticate di andare alla ricerca di questa preziosa pianta. Una volta rientrati a casa si potranno così rivivere le emozioni della giornata trascorsa davanti a un piatto semplice e gustoso a base di orapi.

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La ricetta che vi consigliamo di preparare è

Taccozze* con orapi e salsiccia INGREDIENTI

500 g di orapi 250 g di salsiccia fresca Olio EVO, aglio, peperoncino, sale e vino bianco PROCEDIMENTO

In una padella fate dorare l’aglio con un filo d’olio e aggiungete il peperoncino e la salsiccia sgranata. Fate rosolare il tutto sfumando col vino bianco. Dopo qualche minuto, aggiungete gli orapi già scottati e fate cuocere ancora un po’ (eliminate l’aglio e aggiungete un pizzico di sale). In una pentola, intanto, fate cuocere le taccozze e colatele un minuto prima che siano cotte. Completate la cottura in padella. A questo punto impiattate e aggiungete un filo d’olio a crudo... e buon appetito. *la taccozza è un tipo di pasta molisana artigianale a forma irregolare, rettangolare o romboidale. In alternativa è possibile utilizzare una qualsiasi lagana o laina di pasta fresca o secca.


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I Mascheroni di Sepino UN LEGAME TRA PIETRA E ACQUA a cura di Antonio Tammaro

Sepino, ridente cittadella alle pendici del Matese orientale, è uno di quei posti che fanno dell’acqua il proprio “genius loci”: Sepino e l’acqua costituiscono un connubio indissolubile, tanto da essere definito e riconosciuto come “il paese dell’acqua”.


Ciò non solo per l’esistenza di una sorgente dalle riconosciute proprietà organolettiche, quale acqua oligominerale, ma anche perché nelle sue innumerevoli contrade si trovano centinaia di sorgenti spontanee, molte delle quali caratterizzate dalla presenza di antiche fontane. L’opera dell’uomo si fa più attenta e articolata nei pressi dell’abitato, laddove le necessità legate al vivere quotidiano rendono indispensabile agevolare l’accesso a

questa preziosa risorsa. È così che i mastri scalpellini della pietra, soprattutto a partire dal ‘500, prediligono ritrarre sulle fontane pubbliche e private rilievi di maschere dall’aspetto decisamente goffo e screanzato, ricco di significati superstiziosi, come ben testimoniato nel piccolo comune molisano. Alla città romana Saepinum apparterrebbero le fontane del Grifo, del Fauno e la fontana del Mascherone, tutte databili tra il I e II secolo dopo Cristo.

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Al 1500 risalirebbe, invece, la Fontana della Canala: essa presenta una triade di bocche innestate in altrettante maschere, due laterali dall’aspetto maschile (dai capelli ricci, orecchie evidenti e grossi occhi) e una femminile centrale con un’acconciatura molto particolare. Decisamente fantasiose sono le maschere che si rinvengono nelle due fontane site in località Convento di Sepino: la prima, collocata sul piazzale di fronte all’edificio, presenta un figuro bizzarro con doppio riporto capelluto e zazzera barbuta; la seconda, collocata nel giardino interno, ritrae un uomo anziano dalla barba circolare e dall’espressione stupefatta. Senza fare eccessive forzature, ma per semplice accostamento simbolico, è possibile riconoscere in questi volti alcune tra le prin-

cipali maschere della commedia e della tragedia greca. Molte altre maschere si rinvengono all’interno di edifici nobiliari o ad abbellimento dei giardini privati, sempre in prossimità di fonti d’acqua. Si tratta di edifici prettamente settecenteschi con giardini all’italiana dove il gusto per l’arte è spiccato e i richiami allo stile neoclassico sono evidenti e frequenti.

150 Guida Turistica del Matese 2018


Questo breve excursus, oltre a guidare i visitatori verso le fontane più belle di Sepino, rimarca quella continuità che lega il mondo arcaico pagano e quello contemporaneo: continuum che, nel territorio del centro Italia, si legge impresso sull’opera in pietra, elemento durevole e imprescindibile del luogo. La pietra accoglie e arricchisce l’acqua, la guida e la porta a destinazione. È un flusso che non si arresta mai e garantisce l’illusione terrena di un’origine che si traduce in eternità, attraverso il sentire, l’arte e la religione. 151 Guida Turistica del Matese 2018


Il Matese rappresenta una vera grande ricchezza, sotto molteplici sfaccettature e accezioni, in termini di turismo storico, naturalistico, sportivo, artistico, archeologico, architettonico, culturale e, non ultimo, quello eno-gastronomico. L’accesso a un territorio, alle sue tradizioni e alla sua storia è favorito e “privilegiato” se ci si fa accompagnare da chi quel territorio lo vive quotidianamente, cogliendo tutte le occasioni che può offrire, per ascoltare il racconto del complesso e variegato mosaico che è il Matese.

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L’APT Matese nasce proprio con l’intento di orientare i visitatori verso i tanti siti di interesse, nonché perseguire lo sviluppo e la salvaguardia territoriale, migliorandone la fruibilità, offrendo una notevole e ricca varietà di piacevoli scoperte, di cui è possibile godere. La conoscenza del territorio ci permette di introdurre il visitatore nei vari siti, indicando percorsi e mete assolutamente imperdibili, compresi quei piccoli “tesori” meno conosciuti di cui vi è abbondanza. Noi siamo pronti... e voi?

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Azienda Vitivinicola AZ. AGRICOLA LUONGO Loc. Quattroventi Tel. 347 9465620 Azienda Agricola Luongo info.aziendagricolaluongo@gmail.com

Gastronomia e Ristopizza LA BOUTIQUE DEL GUSTO Loc. Quattroventi, 48 Tel. 0823 914651 La boutique del gusto

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SAN GREGORIO MATESE

Agriturismo e Camere ADDO’ ZI LUIGINO

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Loc. Raspato (Campo Braca) Tel. 0823 1608016 Cell. 338 8997117 - 338 9110443 Agriturismo Addò Zi Luigino

Accoglienza ed Eventi TENUTA TORELLONE Via Torellone, 14 Tel. 328 0153743 www.tenutatorellone.it Tenuta Torellone

Allevamenti e Scuderie MATESE RANCH Loc. Defenza (Lago del Matese) Tel. 388 3267285 335 1304366 - Matese Ranch www.mateseranch.it

Attività pastorale Camposcuola CASAVACANZE SCARPONI DEL MATESE Loc. Difesa / Miralago Tel. 327 7729883 Casavacanze “Scarponi del Matese” info@scarponidelmatese.it

Formaggi Tipici del Matese ALFONSO STOCCHETTI

SAN POTITO SANNITICO

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Che cos’è GuideSlow? GuideSlow è un progetto editoriale che si occupa della promozione turistica di territori poco conosciuti; un grande contenitore di informazioni, diffuse attraverso molteplici canali di comunicazione.

Perché GuideSlow? La voglia di aria pulita, di tradizioni e sapori antichi negli ultimi anni sta originando una nuova pratica: il turismo lento. Noi sosteniamo questa nuova filosofia slow, mettendovi a disposizione tutte quelle informazioni difficilmente reperibili altrove.

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Guida Turistica del Matese 2018  

Informazioni turistiche sul territorio del Matese. Ospitalità, relax, sport, ecoturismo, prodotti tipici.

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