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BENVENUTO Rispetta il Matese in tutta la sua bellezza. Dall’erba agli animali, dai rilievi alle sue acque... Rispetta l’ambiente, la cui pulizia e integrità è affidata esclusivamente alla tua educazione.

turista Foto di Elio Leggiero

Invitiamo tutti i vacanzieri a non abbandonare i propri rifiuti nei prati o nei boschi, ma di lasciarli negli appositi contenitori. Meglio ancora sarebbe portarli a casa propria, così da non gravare sui costi di smaltimento dei piccoli comuni matesini.

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Foto vincitrice del concorso “Una foto di copertina per la Guida Turistica del Matese”

Editoriale

Una montagna dai mille segreti

di Gianfrancesco D’Andrea

C’è sempre una grande dose di entusiasmo nell’accingersi a scrivere qualche riga di presentazione di un prodotto editoriale che non soltanto intreccia nella sua narrazione i temi appassionanti di natura&avventura, ma che cambiando formato, si rinnova anche nella veste grafica. Una scelta editoriale progettata già da qualche anno e oggi compiutamente realizzata, dopo il primo ciclo, decennale, che si è chiuso con l’edizione del 2015. Oggi la stampa di settore vive un momento di significativo interesse, specie se collegata alla narrazione di luoghi, eventi, itinerari, tradizioni, paesaggi. A partire da questo numero, la Guida Turistica del Matese si candida a diventare ancor di più il riferimento obbligato di quanti intendano vivere da vicino, e a trecentosessanta gradi, una montagna versatile e per molti aspetti ancora inesplorata. Un altopiano

carsico contenitore di sapori, profumi, colori, arti, emozioni che solo una rivista specializzata può credibilmente raccontare accompagnando con mano i propri lettori. L’ambizione di una narrazione sempre più capillare ha suggerito una revisione del nostro formato e, di conseguenza, del nostro impaginato: apparentemente rinunciamo alla spettacolarità delle immagini che hanno da sempre caratterizzato le nostre pagine nel precedente formato rivista, ma non a caso abbiamo scelto di affidarci alla praticità del “pocket” per poter comodamente entrare in uno zaino, in una borsa, accompagnandovi nelle escursioni e nei vostri lunghi weekend matesini. Passiamo, se volete, da una dimensione originariamente “contemplativa” ad un approccio più empatico e confidenziale: la Guida Turistica del Matese diventa così un vero compagno di viaggio e di avven-

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Lago Matese Veduta panoramica dal versante occidentale del monte La Gallinola

organizzato dal Gruppo Facebook “Le foto più belle della nostra terra” tura, è più maneggevole, facile da sfogliare, e al suo interno continuerete a trovare indicazioni, curiosità, notizie e suggerimenti per le vostre vacanze. Merito di una attenta riflessione che da qualche tempo caratterizza il lavoro di un team orientato alla vera promozione di un territorio variegato come quello del Matese e del Medio Volturno, contigui ad altre aree di eccezionale interesse paesaggistico e ambientale come, ad esempio, la zona del Vulcano spento di Roccamonfina o del Taburno. Ecco, allora, che nel presentare la nuova cifra narrativa della Guida Turistica del Matese, appare un collage sempre più ricco di approfondimenti, con il supporto, da un lato, delle due edizioni annuali della Guida Turistica del Medio Volturno ma, soprattutto, con la presenza “real time” di Guideslow.it, il portale che rappresenta il vero motore di questa nuova esperienza legata allo sviluppo di territori ancora estranei al turismo di massa e, per questo motivo, naturale destinazione di un diverso target di riferi-

Foto di Luigi Rossi

mento: in questo modo le “pagine social”, le App e l’interattività del sito Guideslow.it si legano all’informazione più tradizionale presente sulle pagine a stampa delle due Guide. Natura&avventura, quindi, a cavallo di una nuova sfida che gradualmente si rinnova, quasi come a voler seguire il naturale ciclo delle stagioni, il fluire lento, ritmato e sapiente di una antica cultura rurale che oggi diventa la chiave di volta dei nostri itinerari. Con la Guida Turistica del Matese presentiamo un angolo della Campania fra i più poliedrici: natura, escursioni, cultura, tradizione, sport estremi come ad esempio la speleologia, il canyoning, il volo libero in deltaplano e parapendio, ma anche gastronomia, paesaggio, cultura. L’elenco delle attrattive è davvero infinito. Non a caso l’offerta turistica riesce a declinarsi per 365 giorni l’anno. Sulle nostre pagine ne presentiamo una significativa sintesi, invitandovi a gustare ogni dettaglio e a scoprire, attraverso gli eventi, gli itinerari, le mete e i paesaggi, i mille segreti dell’affascinante montagna del Matese.

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il Massiccio del Matese

Molise ISERNIA

CAMPOBASSO

BENEVENTO CASERTA NAPOLI

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Campania

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Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura

sommario

Periodico di informazioni turistiche del Massiccio del Matese Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso

In copertina Lago Matese, veduta panoramica dal monte La Gallinola Foto di Luigi Rossi

Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (Ce) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta

Tour a San Lorenzello 8 Walking

Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (Ce) Pubblicità Service & Communication srl Piedimonte Matese (Ce) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Paolo Cazzulo Pasquale Buonpane Guglielmo Ruggiero Gianfrancesco D’Andrea Grazia Rossi Elio Leggiero Giovanni Capobianco Vincenzo D’Andrea Mario L. Capobianco Museo MU CI RA MA Pro Loco Castelpetroso Pro Loco Campochiaro Foto Luigi Rossi Giovanni Capobianco Vincenzo Perretta Michele Izzo Pasquale Buonpane Elio Leggiero Massimo Martusciello Paolo Cazzulo Mario L. Capobianco Sisto Bucci Guglielmo Ruggiero Pro Audio Foto e Video Fernando Occhibove Vincenzo D’Andrea

52 Ledelfarfalle Matese

protetta 18 Ladelflora Matese

turistico Rotta 331 30 Itinerio

Finito di stampare Luglio 2016

TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/ by-nc-nd/3.0/it/

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Arte, musica e spettacolo 66 Illuminarti

regionale del Matese 76 Parco A colazione col Presidente 30/07/2016 18.29.32


guida turistica del matese 2016 di migratori 80 Storia viaggiatori

Telese Terme 110 Speciale La cittĂ delle acque tartufo 86 Ildelmisterioso Matese

sapori La zuppa di fagioli di Alife 96 Antichi

incontra 140 Ill’AMatese rma dei Carabinieri

neve 136 Camminando in contemplazione della natura 106 Passione Sci Club Fondo Matese

turistico 142 Itinerario Un viaggio tra i sapori del Matese molisano

156 Pagine utili Guida Matese 12.indd 7

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WALKING TOUR

a San Lorenzello A cura di Letizia De Crosta | Foto di Sisto Bucci

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BORGHI E PAESI

Tra le passeggiate più belle da fare in territorio sannita c’è sicuramente quella a San Lorenzello, uno dei comuni più caratteristici e incantevoli del beneventano, un centro ricchissimo di arte, di tradizioni e di storia. I suoi quartieri sembrano dare vita ad un bellissimo quadro, gli edifici sono una interessante testimonianza di creatività e architettura degli ultimi tre secoli. I vicoli, che sono stati ristrutturati di recente, mostrano, quasi inaspettatamente, suggestive stradine a tratti coperte che formano brevi gallerie, come il vico che collega via Roma a via Pasquale Massone. Lungo il cammino, si trova un incantevole cortile-giardino ornato con fiori e fontane, dove si possono ammirare finissime decorazioni in ceramica, prodotte nelle botteghe locali.

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Accanto al cortile si trova il chiostro dell’ex Convento dei Padri carmelitani, fondato nel 1597 dai frati che giunsero qui dalla vicina Telese. Dopo che Gioacchino Murat sciolse il loro ordine, l’edificio fu destinato ad accogliere gli uffici comunali e le scuole. Risalendo la strada, verso via Cesolle, si può visitare la Chiesa della Congregazione della Sanità, decorata con preziose ceramiche del ‘700. All’interno ci sono quattro pregevoli affreschi ottocenteschi, realizzati dal pittore toscano Bernardino Rullo, che raffigurano scene della vita di Maria Santissima. Il timpano in maiolica che si trova sul portale d’ingresso rappresenta una Madonna con Bambino e fu realizzato da Antonio Giustiniani, famoso ceramista napoletano che qui si trasferì quasi tre secoli fa.

È la ceramica, infatti, la “bella signora” di San Lorenzello, diventata nel 2001 Città della Ceramica artistica e tradizionale. Qui si trovano ancora le antiche faenzere (luoghi dove si cominciò a modellare e decorare l’argilla) e le tradizionali botteghe artistiche. Le faenzere erano servite da una fornace, un deposito e uno spazio aperto dover lasciare asciugare i “cocci”. Oggi ne sono visibili ancora tre, tutte nell’area compresa tra via Roma, strada Sorripe e via Giustiniani. La faenzera di via Giustiniani è di eccezionale importanza, sia per l’ottimo stato di conservazione sia perché conosciamo la data della sua apertura, 4 luglio 1775, riportata su una riggiola decorata e sistemata all’ingresso della bottega. Proprio lungo il fiume Titerno si trovano diversi mulini idraulici, utilizzati probabilmente per molire le sostanze utilizzate dai ceramisti per preparare i colori.

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Di particolare fascino è la stradina che segue via Muro Filippo e risale verso le colline. E’ un breve percorso in salita, agevole e panoramico con un piccolo affaccio sulla vallata circostante e, sullo sfondo, il maestoso massiccio del Taburno. Proseguendo la salita, si incontra il “Muro Filippo”, un tratto di cinta medievale che secondo la tradizione fu innalzato nel IX secolo, al tempo della nascita di San Lorenzello. Secondo la leggenda, il giovane longobardo Filippo Lavorgna scappò dall’antica Telesia, devastata dai Saraceni, e si rifugiò nella grotta di Futa, ai piedi del Monte Erbano. Dopo aver sposato la giovane Rosita, insieme fondarono il villaggio di San Lorenzello, dove oggi si trovano i resti delle mura.

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Ăˆ proprio da qui che si dipartono diversi sentieri naturalistici, percorribili a piedi su un piano di terreno battuto e che consigliamo di fare accompagnati da una guida locale. Alcuni di questi sono anche stati identificati e accuratamente segnalati dal Club Alpino Italiano, come il sentiero di Grotta Futa o di Valle Santa, seguendo via Palombara. In alternativa al trekking, si può raggiungere Valle Santa comodamente in macchina, partendo dalla biforcazione di Strada Sorripe e seguendo il percorso che sale e conduce direttamente sulla sommitĂ della collina. La zona, immersa in una fresca e rigogliosa pineta, oltre alla spettacolare vista sulla valle sottostante, è attrezzata anche come area di sosta e di pic-nic.

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Ritornando giù, verso il centro abitato, non può mancare una visita al jurassic park sannita, il Dino Park o Città dei dinosauri, in località San Sebastiano. Qui si trovano straordinarie riproduzioni di dinosauri in vetroresina a grandezza naturale. All’interno del parco sono presenti anche un’ampia area pic-nic e una sala multimediale che contribuiscono ad arricchire una visita già istruttiva e molto divertente e rendono il parco tematico la meta adatta ad adulti e bambini.

A questo punto, il walking tour non può certamente terminare qui e rinunciare ai “sapori” dei prodotti locali, come i taralli. Anticamente conosciuti come biscotti, o m’scuott, che ricorda la tradizionale doppia cottura, i taralli laurentini sono molto diversi da quelli pugliesi o napoletani. Dall’impasto di acqua, farina, sale, lievito madre e olio, si ricavano bastoncini di circa 15-20 cm che vengono intrecciati o rigirati per dar forma al biscotto, poi immersi in acqua calda e infine infornati. Se è vero che il tarallo classico è quello condito con il finocchietto, oggi i diversi biscottifici presenti sul territorio hanno realizzato numerose e gustose varianti, come i taralli dolci, al vino o all’anice.

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Per promuovere questa splendida zona e le sue tipicità, un gruppo di imprenditori locali ha realizzato una simpatica idea regalo, Olcevita, una bella confezione che racconta e contiene le primizie prodotte sul luogo: l’olio, la ceramica, il vino e i taralli; acquistabile presso l’emporio edicola Ri.Mel. Vi ricordiamo, infine, che la seconda e l’ultima domenica di ogni mese, si celebra la storia artistica di San Lorenzello con il “MercAntico”, fiera dell’antiquariato e della ceramica, che offre ai visitatori il piacere di ammirare i simboli di un passato anche molto lontano.

Sono esposte le tipiche e raffinate ceramiche artistiche laurentine, opera di valenti artigiani locali che hanno contribuito in maniera notevole a promuovere l’immagine di San Lorenzello anche oltre i confini dell’Italia. Ai visitatori del MercAntico vengono offerte visite gratuite ai siti artistici, alle famose botteghe ceramiche e ai luoghi di particolare interesse paesaggistico e culturale.

A questo punto, il tour può dirsi completo solo dopo aver provato qualche squisito piatto tipico in uno dei ristoranti o agriturismi locali, dove la buona cucina sannita è di casa. Che sia a piedi, in macchina o in bici, San Lorenzello offre tante mete interessanti da ogni punto di vista, in grado di accontentare tutte le esigenze, gli interessi e... i gusti dei suoi visitatori. 14 Guida Turistica del Matese 2016

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Foto seconda classificata del concorso “Una foto di copertina per la Guida Turistica del Matese�

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Piedimonte Matese Torre campanaria di Santa Maria Occorrevole

organizzato dal Gruppo Facebook “Le foto più belle della nostra terra”

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Foto di Vincenzo Perretta

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La Flora Protetta del Matese Quando si effettuano escurQuando si raccolgono fiori o sioni oppure semplici passeg- a cura di Pasquale piante in natura bisognerebbe giate sui monti del Matese è estre- Buonpane considerare che nel farlo non sotmamente facile farsi tentare dall’idea di traiamo all’ambiente soltanto il singolo raccogliere qualche fiore con lo scopo fiore o la singola pianta: un fiore recidi portare a casa un pezzo di quella so non produrrà semi, quindi con esso natura che tanto ci ha affascinato, un elimineremo in un colpo solo tutte le piccolo ricordo della splendida giornata piante che da quei semi sarebbero nate; passata in montagna. sottrarre una pianta al suo ambiente siLasciatevi dire che non è mai una buo- gnifica impedirle di trasmettere i propri na idea: nella maggior parte dei casi, a geni alle generazioni successive, e questi fine giornata, vi ritroverete con un fa- non potranno più interagire con quelli di scio di steli appassiti. altre piante della stessa specie presenti in 18 Guida Turistica del Matese 2016

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Aquilegia vulgaris

Asphodeline lutea

quel luogo. Molte piante, come accade per le orchidee spontanee, impiegano anni per crescere, arrivare a produrre i primi fiori, ed evitare di raccoglierli dovrebbe essere un’azione dettata soprattutto dal buonsenso. Esistono anche casi in cui raccogliere fiori o piante è un vero e proprio “atto illecito”, punibile dalla legge, e quasi sempre chi lo commette non ne è consapevole. Sono diverse le norme, per la tutela della flora, che annoverano nelle loro liste specie vegetali presenti sul Matese.

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Doronicum columnae

Alcune sono convenzioni internazionali volte a proteggere determinate specie a livello globale (è il caso di tutte le orchidee spontanee), altre sono normative nazionali o regionali (nel nostro caso emanate dalle regioni Campania e Molise). E’ sempre meglio quindi evitare di raccogliere piante e fiori sulle montagne. A chi volesse imparare a riconoscere e rispettare la flora protetta del Matese consigliamo di visitare il nostro sito.

Epilobium angustifolium

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Gentiana dinarica

Geranium austroapenninum

Lilium martagon

Viola pseudogracilis

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Una madia in legno e due braccia come motore

Tutto inizia così... a cura di Sisto Bucci

mettendo insieme acqua, farina, sale, pasta di riporto, tanta passione e gli insegnamenti ricevuti dai suoi “maestri”. È così che Luca Tavano realizza la sua Vera Pizza Artigianale

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Stamattina sono arrivato alle 9.30 per assistere in diretta alla nascita dell’impasto che darà vita alle pizze che solo domani sera i clienti del Ristorante Pizzeria Classe 93 potranno gustare. Luca ha già preparato la madia. All’interno un bel mucchio di farina con accanto la giusta quantità di acqua già salata. Inizia la lavorazione: poco a poco aggiunge qualche pugno di farina all’acqua e comincia il “massaggio”. Ancora altra farina e un po’ di pasta di riporto, cioè la pasta del giorno prima, quindi leggermente acida, visto che conteneva già un pizzico di lievito di birra. Una volta completata la prima fase, fa una pausa di circa 15 minuti. Poi riprende il massaggio aggiungendo, ogni tanto, ancora un po’ di farina... un’ulteriore pausa di 20 minuti. Ora taglia l’impasto con una spatola in grossi pezzi e mi anticipa che serviranno altri 5 minuti di manualità e tutto sarà pronto per la “crescita”; oramai è diventato come un grosso pallone, liscio, quasi levigato, molto soffice. A questo punto Luca copre la madia e mi spiega che nel pomeriggio l’impasto verrà suddiviso in tanti piccoli “panetti” di circa 270 grammi, che verranno messi a riposo in una cella a temperatura controllata. Questo è importante perché mantenere la temperatura costante serve a evitare sbalzi termici che potrebbero condizionare la qualità del prodotto finale. La farina, si sa, è alla base di un ottimo impasto. Il nostro Artigiano, per la sua miscela, ne combina tre diverse, variandole, a volte, in base alla stagione, alla temperatura e ad altre condizioni che ha preferito non rivelarmi. 24

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“Impastare a mano è una grande soddisfazione - dice Luca - per prima cosa perché i miei maestri, i tre fratelli Pepe di Caiazzo, così mi hanno insegnato, e poi perché si nota proprio la differenza, solo a guardarla, con la pasta lavorata a macchina”. Vedo brillare i suoi occhi mentre mi confida che un altro suo piacere consiste nel veder nascere tra le proprie mani ciò che poi delizierà il gusto delle persone che mangeranno la sua pizza.

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È arrivato il momento di passare dal forno a legna alla cucina, dove trovo Gennaro Spada, chef dalla lunga esperienza e di poche parole... infatti, in men che non si dica, prepara una serie di primi piatti e, subito dopo, alcuni secondi. Quando capisco che ha finito le preparazioni gli chiedo: Chef, perché venire al Classe 93? Un grande sorriso illumina il suo volto e finalmente sento la sua voce.

“Perché personalmente preferisco una cucina semplice, che esclude gli eccessi dei condimenti e dei sapori troppo elaborati... preferisco piatti realizzati per lo più con prodotti del territorio cercando di mantenere quel giusto equilibrio che impedisce ad un ingrediente di prevalere sugli altri. Una cucina leggera che esalta il sapore dei prodotti che metto nei miei piatti”.

Paccheri con ragù di salsiccia di maiale nero casertano, pomodorini, provola e scaglie di pecorino

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Caciocavallo del Matese alla piastra con prosciutto di Parma doppia corona, scarola riccia e pomodorini.

Torciarelli con speck di bufala, pomodorini, scaglie di pecorino e concassè di melanzane

BaccalĂ alla Montanara, con olive Caiazzane, pomodorini del Piennolo, capperi di Pantelleria, cipolla Alifana, patate e crostini di pane.

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Così si conclude una “partita” disputata in tre tempi - il primo per l’impasto, il secondo per le pizze, con conseguente e atteso assaggio, e il terzo per la preparazione dei piatti che si conclude con la sospirata degustazione. Senza pensare alle calorie accumulate - qualche giorno di dieta non mi farà

male - devo proprio dire che questi due incontri sono stati per me molto importanti; due occasioni per “leggere nuove pagine” del mondo della pizza e della cucina genuina. Realtà custodite da due professionisti che, con vera passione, portano avanti la loro “filosofia del buono”.

Gnocchi di patate (pasta fresca fatta a mano con aggiunta di pesto) con pomodorini, fiori di zucca, pancetta di maiale, parmigiano e basilico. Guida Matese 12.indd 28

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Ristorante Pizzeria Braceria CLASSE 93 Via Antonio De Cesare Piedimonte Matese Tel. 0823 911777 Classe 93

Nel centro cittadino, facilmente raggiungibile anche a piedi, a pochi passi da tre grandi parcheggi, in una moderna e accogliente sala climatizzata, ognuno può trascorrere i momenti che desidera, accompagnandoli con una

pizza leggera e facilmente digeribile, con piatti dai sapori delicati a volte corposi quanto basta, un’ottima selezione musicale di sottofondo e, non ultima, la discreta e professionale ospitalità del personale di sala.

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EX SS 158 DIR

1 3 3 A T T O R ISTIC ITINERARIO TUR

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In molti conoscono la bellezza e le attrattive del massiccio del Matese, le sue maestose cime e gli incomparabili paesaggi. Pochi sanno, però, che proprio alle sue pendici ci sono piccole realtà ricche di storia e natura, uniche nel loro genere e certamente meritevoli di essere scoperte.

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Per questo motivo, quest’anno, vi proponiamo due itinerari che vi guideranno verso luoghi dove è sempre sorprendentemente piacevole trascorrere il proprio tempo libero. I percorsi proposti nella scorsa edizione della nostra Guida, “Dislivello MilleeCinque” e “Itinerario delle Acque” vi hanno mostrato il fascino dei borghi matesini dalla valle sannita verso le alte quote, il primo, e tra le sorgenti e i corsi d’acqua del Matese, il secondo. L’itinerario turistico “Rotta 331” ha come punto di partenza la valle alifana, invece, l’itinerario “Un Viaggio tra i Sapori del Matese Molisano“ (a pagina 142), prende il via dalla piana di Bojano.

Questi quattro percorsi hanno in comune lo stesso punto d’arrivo, il lago Matese. Una meta che riteniamo immancabile per chi raggiunge questo territorio da ogni dove. Il nome dell’itinerario è preso dalla Strada Provinciale 331, che lo ricalca per intero a partire dalla splendida cittadina di Alife. Lungo il percorso, vi perderete nella storia dell’antica Allifae, tra le strade della colta Piedimonte Matese, per poi raggiungere la medievalissima Castello del Matese e il romantico borgo di San Gregorio Matese. Luoghi forse meno noti, ma comunque autentici e incantevoli. Il periodo migliore per regalarsi qualche giorno qui? Praticamente ogni momento dell’anno.

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ALIFE Allifae Con il suo immenso patrimonio storico, Alife è un grandissimo museo a cielo aperto che racconta una storia lunga 2.200 anni

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Porta Piedimonte Porta Roma 10 Porta Fiume

Castello Cattedrale

La testimonianza materiale di questo lontano passato è sotto gli occhi di tutti. “Il castrum fondato dalle aquile”, cioè la città fondata dai romani, sopravvive nelle splendide Mura in opera incerta, risalenti al II-I secolo a.C., che hanno difeso la popolazione locale finanche durante il medioevo. Si conservano ancora le quattro porte urbiche, che presentano nella parte superiore un rifacimento medievale di epoca longobarda e angioina. Nel cuore della città, è possibile recarsi nel suggestivo 6 Criptoportico di età augustea, un lungo corridoio porticato a tre bracci, utilizzato come luogo dove trovare ristoro durante le giornate torride. Probabilmente ha servito un’antica e lussuosa villa urbana, dato che recenti scavi hanno portato alla luce raffinati mosaici e affreschi pavimentali. All’esterno della cittadina, invece, uscendo da 4 Porta Napoli, si può raggiungere 1 l’Anfiteatro, il luogo dove si svolgevano gli spettacoli tanto cari al popolo romano. Le gradinate potevano ospitare circa 14.000 persone, ciò rende

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l’edificio alifano tra i più grandi del mondo romano. Fu abbandonato solo nel V secolo, per essere utilizzato come necropoli, come dimostrano le tracce dei loculi, finché i Normanni lo spogliarono dei marmi e delle pietre per la costruzione della Cattedrale. Lungo le strade che da Alife portano a Benevento e a Venafro, si osservano diversi ruderi simili a torri. Si tratta di mausolei o tombe monumentali, in gran parte databili al I sec. d.C. Tra i più importanti segnaliamo il cosiddetto “Torrione” (a circa tre chilometri da Porta Roma) e il 2 Mausoleo detto dei Glabriones, quest’ultimo trasformato in chiesa, situato in Piazza XIX Ottobre.

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3 Le loro imponenti dimensioni ci ricordano il potere economico e politico dei loro proprietari. Numerosi elementi decorativi, che si vedono murati nelle facciate dei palazzi di Alife, provengono proprio da questi sepolcri. Il nuovo 3 Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Allifae è stato allestito in un moderno edificio situato nei pressi del Municipio. Due ampie sale raccolgono numerosi reperti (armi e strumenti litici, iscrizioni e sculture, vasellame ceramico

e vitreo, frammenti di affreschi e mosaici), distinti per contesti cronologici e territoriali, e una serie di pannelli, corredati di documentazione grafica e fotografica, che illustrano in maniera chiara e completa le usanze funerarie e la vita quotidiana dei popoli che hanno abitato questo territorio dalla preistoria. La sala principale ospita, dal 2004, la mostra permanente “Ager Alliphanus”, con i reperti provenienti da una necropoli databile dal VII al IV secolo a.C.

Mura romane

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Caseificio Aziendale APUZZO MICHELE Tel. 329 1830784 Via Pero Buono, 6 - Raviscanina Cucina Casereccia OSTERIA GIZZI Tel. 0824 862018 - Cell. 338 5866617 C.da Ariella - Cusano Mutri Pasticceria Caffetteria Gelateria DELLA MINERVA Tel. 338 7788755 Via Provinciale, 11 - Faicchio Ristorante Pizzeria IL POZZO DEI MONACI Tel. 345 8005112 Via Provinciale - Faicchio

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Macelleria PASCOLI DEL SANNIO Tel. 360 731894 Via Sant’Elena - Massa di Faicchio Ristorante e Pernottamento COUNTRY RESORT VERNELLE Tel. 0823 787091 - 348 4085565 Loc. Mulino Vernelle - Alife Azienda Agrituristica FALODE VILLAGE Tel. 0823 919233 - 919265 Loc. Acqua di Santa Maria Castello del Matese (Lago Matese) Affittacamere LA CASELLA Tel. 340 5906442 www.affittacamerelacasella.com Via Ponte, 4 - Gallo Matese

www.comune.alife.ce.it

Bar Pizzeria MATESE Tel. 0823 945117 - 327 8626723 Via Ponte, 6 - Gallo Matese

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Lasciata Alife, la 331 conduce verso la moderna e dotta

PIEDIMONTE MATESE

È la porta del Matese. Un centro che ha molto da offrire ai suoi ospiti, che siano amanti dell’arte o della natura

Villa Comunale Stazione Ferroviaria

Da Piedimonte si snodano suggestivi sentieri, come quello verso il Monte Cila, considerevole non solo perché questa collina ha ospitato un antico insediamento sannitico, di cui restano le magnifiche 9 Mura Megalitiche in opera poligonale, ma anche dal punto di vista paesaggistico. È un comodo sentiero, facilmente praticabile da chiunque desideri raggiungere la sua cima per godere di un meraviglioso panorama sulla vallata alifana o, semplicemente, per fare una piacevole passeggiata in natura. Spesso è anche meta di escursioni organizzate dalle associazioni locali. Piedimonte Matese ha due centri storici, 7 Piedimonte e 10 La Vallata, entrambi ricchi di storia e di importanti presenze monumentali; come l’antico castello feudale oggi identificato con il 6 Palazzo Ducale d’Aragona. L’edificio domina il quartiere di San Giovanni e dai suoi saloni si può spaziare con lo sguardo sul magnifico paesaggio circostante. Non molto lontano si trova la 8 Cappella di San Biagio, riconosciuta Monumento Nazionale dal 1926 e decorata da straordinari affreschi del XIV secolo. Lo splendore dei suoi ambienti

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interni, che riescono ad essere sontuosi e sobri allo stesso tempo, colpiscono e sorprendono anche chi non è proprio un appassionato di arte. Chi, invece, ha voglia semplicemente di rilassarsi un po’, può intrattenersi in 3 Piazza Carmine o 4 Piazza Roma, per gustare la migliore pasticceria e gelati della zona, e trascorrere un po’ di tempo a fare shopping o a passeggio lungo le strade principali della

cittadina, per ammirare le vetrine elegantemente allestite dei numerosi negozi qui presenti. In occasione di particolari eventi, come ad esempio “Illuminarti” (vedi a pag. 66), numerosi artisti invadono le strade dei centri storici mettendo in scena spettacoli di teatro, mostre, danza, e canto di altissimo livello. Una perfetta occasione per scoprire e vivere appieno questo incantevole comune.

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Il Corridore del Monte Cila

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Complesso Monumentale Convento di San Domenico Museo Civico

Nel cuore del centro storico, ai piedi della collina di S. Giovanni, si sviluppa l’imponente complesso monumentale del Convento dedicato a S. Tommaso d’Aquino che ospita il Museo Civico Raffaele Marrocco (Mu.Ci.Ra.Ma.). Il convento e l’annessa chiesa di S. Tommaso furono edificati sul finire del 1300 da Sveva Sanseverino, moglie di Giacomo Gaetani, signora di Piedimonte Matese e pronipote di S. Tommaso. Nel 1600, sia la chiesa che il piano superiore del convento, ricevettero le prime sostanziali modifiche. Nel 1700, contestualmente alla realizzazione delle “scalelle” che da Largo S. Domenico conducono fino alla soprastante Via Cila, fu realizzato il chiostro minore. Il complesso fu soppresso nel 1809, prima di essere trasformato un secolo dopo in edificio scolastico.

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Museo Civico Raffaele Marrocco Piedimonte Matese, Largo San Domenico 2 info@mucirama.it direttore@mucirama.it Tel. 0823 912320 www.mucirama.it Mucirama

Oggi l’edificio è noto come complesso di S. Domenico, dai Padri Domenicani che vi risiedettero fino all’anno della soppressione. Attualmente ospita le sale espositive del Museo Civico Raffaele Marrocco, istituito nel 1913, rimasto però chiuso per alcuni decenni e definitivamente inaugurato (con nuove sale espositive) il 16 giugno 2013. L’edificio del convento, che si sviluppa su tre livelli, è organizzato intorno al grande chiostro con portici sui quattro lati e finemente decorato da un complesso ciclo di affreschi. I bracci porticati ospitano attualmente il lapidarium del Museo Civico (costituito da importanti epigrafi del periodo romano) ed una serie di capitelli provenienti dall’antica Telesia. Il braccio Nord è collegato al chiostro minore, attraverso il quale è possibile accedere alle sale che ospitano la mostra temporanea “Gens Fortissimae Italiae”. Questa ripercorre, attraverso l’esposizione di numerosi reperti archeologici, tra cui si ricorda il famoso bronzetto raffigurante il “Corridore del Monte Cila”, le vicende del

popolamento pre classico del territorio piedimontese. Il piano superiore ospita invece la prima collezione del Museo Civico, comprendente numerose monete, alcuni elementi lapidei scolpiti, i fossili rinvenuti nell’area circostante, una collezione di armi moderne, alcuni paramenti sacri, una pinacoteca e numerose ceramiche locali del ‘700. Il complesso convento-museo è oggi una prestigiosa sede che ospita numerose iniziative di interesse culturale in ambito nazionale ed internazionale.

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Piscina Comunale di Piedimonte Matese

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La passeggiata sulla 331 continua fino all’inespugnabile cittadella del Matese

CASTELLO del MATESE È sicuramente uno dei comuni più belli della provincia di Caserta, situato su una terrazza che guarda dalla Valle del Medio Volturno al Vesuvio.

Con le sue cinque torri, delle quali oggi ne sopravvivono due, Castello del Matese ha rappresentato una vera e propria roccaforte, insormontabile per qualsiasi nemico; per questo è stato più volte, in passato, l’ultimo baluardo e rifugio degli abitanti delle pianure vicine. Risalenti al X secolo circa, in epoca normanna, delle due torri, la più piccola presenta una merlatura aggiunta posteriormente, mentre la 1 Torre Grande rivela nelle sue fondazioni brani delle mura megalitiche preromane. Dalla piazzetta centrale, seduti comodi nei giardini, si può godere della splendida e rilassante veduta compresa tra le forre del Torano e quelle del Rivo. La natura incontaminata e un incantevole paesaggio fanno da cornice al centro abitato e invogliano ad avventurarsi tra i numerosi sentieri che l’attraversano, come il Sentiero dei

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Monaci. Il sentiero segue il percorso un tempo compiuto dai frati del convento di Santa Maria Occorrevole, per approvvigionarsi d’acqua alla fonte che si trova all’imbocco di 2 Valle Orsara, detta appunto “fonte dei monaci”. È immancabile la passeggiata nel centro abitato, tra le viuzze e i caratteristici “suppigni” (stradine coperte da abitazioni a ponte) che ricordano ancora la forma dell’antico impianto medievale.

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FESTA MEDIEVALE

La Giostra Un evento da non perdere a Castello, è la Giostra Medievale. Ogni anno, nel primo week-end di agosto, si ricordano fatti realmente accaduti durante il feudalesimo, come la sfida tra cavalieri di diverse contrade per l’elezione del podestà del castello. Il paese fa un salto indietro nel passato e si veste di bandiere, fiaccole e festoni. Adulti e bambini sfilano in costume mentre tra le strade camminano giocolieri e sbandieratori, e si ricreano banchetti e spettacoli in perfetto “stile medievale”. Quale migliore momento per degustare i migliori prodotti tipici castellani e matesini, come i rinomati caciocavalli.

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Alfonso Stocchetti Produzione propria e vendita ambulante di formaggi tipici del Matese

Lascia decidere al tuo palato se i nostri formaggi sono squisiti, prelibati o deliziosi.

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Continuando il nostro itinerario, la 331 ci porta verso l’accogliente e romantica

SAN GREGORIO MATESE ... il borgo dal fascino senza tempo

Situato a 856 metri s.l.m. attrae molti visitatori non solo per il suo clima, ma anche per la bellezza del suo borgo. Il paese, secondo alcuni studiosi, prende il nome da un’antica basilica benedettina dedicata a San Gregorio, patrono del paese, crollata agli inizi del ‘700. Osservandole dalla piccola piazzetta centrale, le case sembrano formare una piccola cascata sul fianco della montagna, disposte su piccoli terrazzi collegati tra loro da stradine e scalinate caratteristiche, che invitano ad una piacevole passeggiata. “Perdendovi” tra i vicoli, potreste capitare in un passaggio strettissimo, ricordate allora che siete davanti al terzo vicoletto più stretto d’Italia, largo solo 45 centimetri. Ma ciò che rende esclusiva l’atmosfera di San Gregorio è la romantica 1 Villa comunale in “stile parigino”, un giardino botanico tra i più belli

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dell’Alto Casertano, voluto da Beniamino Caso che qui ha raccolto alberi e specie floreali tra le più rare e antiche del Matese. Gli alberi ormai secolari, i viottoli e le fontane affascinano tutti, e rendono questo luogo ideale per passeggiate rilassanti e romantiche. Il borgo, riparato, incontaminato e legato fortemente alla proprie tradizioni e storia, ogni anno, nel mese di agosto, ricorda la presenza dei briganti durante il periodo risorgimentale. Proprio al brigantaggio è dedicato l’evento principale di San Gregorio, “Le Notti dei Briganti”, dove, accanto a dibattiti e convegni di carattere culturale, non mancano laboratori di musica popolare, percorsi enogastronomici e momenti di festa per adulti e bambini, che rendono la manifestazione un evento che attira non solo storici, ma anche appassionati e curiosi.

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Pochi chilometri e Rotta 331 si conclude a

MIRALAGO

Un piccolo pianoro circondato dalle cime più alte della Campania, con una caratteristica terrazza da cui si può ammirare l’imponenza di Monte Miletto e Monte La Gallinola e il placido Lago Matese.

Oltre ad essere il lago carsico più alto d’Italia, il Lago Matese è uno scrigno di biodiversità e un’importantissima zona umida internazionale. Tra i suoi cannizzi soggiornano Svassi, Marzaiole, Folaghe, Germani reali e moltissime altre specie animali e uccelli acquatici. Gli amanti del birdwatching trovano qui il loro paradiso. Gli appassionati di canoismo possono fare tranquille gite sul lago, mentre i pescatori, muniti delle dovute autorizzazioni, possono dedicarsi al carp fishing e alla pesca a spinning. Le cime del monti circostanti, le vallate e le coste del lago sono mete perfette per un salutare tour in mountain bike, oppure per escursioni a piedi o a cavallo tra boschi e radure. All’interno del lago si trova l’isolotto detto “Montrone” o “Monterone”; in estate non è raro vederlo trasformarsi in una collinetta, quando le acque del lago, calano di livello.

Miralago

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In inverno, invece, quando tutto è ricoperto da un candido manto di neve, l’atmosfera cambia, i ritmi della natura rallentano e con essi anche lo spirito di chi raggiunge questi luoghi. E tutto diventa più magico. A questo punto ricordate che la vostra visita nel Matese non termina qui. Lungo il tragitto che vi abbiamo mostrato c’è molto altro da conoscere e che vi riveleremo, un po’ alla volta, nei prossimi numeri della Guida. Tra le diverse località suggerite, scegliete pure quelle che vi hanno incuriosito maggiormente e, in base alle vostre esigenze e ai vostri gusti, venite a scoprirne gli angoli più suggestivi. A voi va il nostro invito di raggiungere questi luoghi, e vivere le emozionanti esperienze che solo il territorio matesino sa regalare.

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all’

BENVENUTI

Osteria del Baccalà

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Con le olive, con la zucca o con le fave, al limone o con le verdure... oppure semplicemente fritto o al carpaccio... con i pomodorini o senza... a zuppa, con i paccheri o gli spaghetti e... in altri mille modi diversi. Tra tante variabili, per gustare il vero baccalà pescato nei mari d’Islanda, una sola certezza: venire all’Osteria del Baccalà. Ricette garantite dall’esperienza del prof. Antonio Ruggiero, per gli amici “Il Re del Baccalà”. Un alimento mai del tutto dimenticato: sano, magro, ricco di vitamine e con un contenuto proteico decisamente superiore a quello della carne.

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Melanargia arge

RARA E PREZIOSA ABITATRICE DEL MATESE Melanargia arge (Sulzer, 1776) dal vento o in aree collinaè una rara farfalla endemica ri. Si incontra dal livello del di Elio Leggiero dell’Italia peninsulare, diffusa mare fino ai 1.000 metri di alesclusivamente dalla Toscana alla Si- titudine - ma occasionalmente può cilia nord orientale (con popolazioni arrivare ai 1.500. Questa farfalla ha sparse soprattutto lungo il versante un’unica generazione all’anno, gli tirrenico e in Puglia). La specie pre- adulti sfarfallano da metà maggio a dilige ambienti aridi e asciutti esposti metà giugno; in questo arco di tempo al sole, con terreno inclinato, in pre- depongono le uova attaccandole sinsenza di grosse graminacee, cespugli golarmente agli steli delle graminacee sparsi e rocce affioranti. di cui si nutrono le larve. La maggior parte dei siti in cui si rin- Queste, dopo una lunga inattività viene si trovano in fondovalli riparate estiva, cominciano ad alimentarsi 52 Guida Turistica del Matese 2016

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solo in autunno, passano l’inverno e completano lo sviluppo fino alla trasformazione in pupa che avviene verso la metà di aprile. La specie non presenta un vero dimorfismo sessuale ma generalmente le femmine hanno dimensioni maggiori. Melanargia arge è inserita nel Libro Rosso delle farfalle italiane in qualità di “specie minacciata e in progressiva grave diminuzione per cause naturali o per fattori di origine antropica”.

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È specie protetta dalla direttiva Habitat ed è inoltre compresa nell’Appendice 2 della Convenzione di Berna. Negli ultimi decenni si è estinta da molte delle località occupate in passato, in seguito all’alterazione e degrado dei biotopi a cui essa è legata. In particolare gli incendi favoriti dai pastori per stimolare la ricrescita dell’erba ed il pascolo eccessivo possono avere serie ripercussioni sulle popolazioni.

Le foto che corredano questo breve articolo sono state scattate nei dintorni di Cusano Mutri e confermano la presenza sul Matese di questa rara e preziosa specie già segnalata in precedenza per il monte Maio (Volpe & Palmieri, 2001).

www.matesenostrum.com

ALTRE SPECIEE PROTETT E DEL MATES Parnassius mnemosyne

Maculinea arion

P Euphydryas aurinia subsp. provincialis 54 Guida Turistica del Matese 2016

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La Matarca, un’impresa tutta al femminile

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Immerso nel verde di un lussureggiante e grande parco, con il fiume Volturno che scorre al suo interno, da subito si colgono i sentori di un ambiente sano, in cui è possibile trascorrere periodi in totale relax per il benessere del corpo e della mente. Tutto in un armonioso intreccio di tradizione, modernità e buona cucina.

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La struttura principale è caratterizzata da più spazi utilizzabili in base alle varie necessità, una sala bar, sala TV, sala giochi, ma anche di un ampio terrazzo e un caratteristico porticato. Di particolare suggestione è il complesso dei Bungalow. Vi sono ben 18 camere per il pernottamento, da 2 a 6 posti letto. Ogni unità dispone di bagno interno, condizionatore, televisore e di un porticato con un piccolo spazio verde.

Potrai festeggiare i tuoi eventi speciali presso la nostra struttura, affidandoti alla professionalità del nostro personale. Sono disponibili molteplici soluzioni per far fronte ad ogni richiesta: varie sale, spazi all’aperto con gazebo e piscina. Tutto immerso e contornato da lussureggianti spazi immersi nel verde. 57

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Spettacolare è la piscina, ben attrezzata e dotata di servizio bar, in cui è possibile organizzare ogni tipo di ricevimento. La struttura ha una particolare vocazione per l’organizzazione di eventi e ricorrenze, collaborando spesso anche con associazioni locali, per la realizzazione di eventi musicali, culturali e divulgativi, e di carattere enogastronomico. Non mancano le richieste per stage aziendali, in cui oltre agli ampi spazi vi è a disposizione una sala conferenza.

Addentrandosi nella tenuta, si scopre un bellissimo maneggio, circondato da una natura rigogliosa, a ridosso del fiume Volturno. Si offrono servizi di scuderizzazione per privati, lezioni base di equitazione per adulti e bambini e addestramento cavalli. Il maneggio è dotato di tutti i servizi necessari per il cavallo e il cavaliere, compresa un’accogliente Club House. Regolarmente vengono organizzate manifestazioni equestri in varie discipline.

Non manca un attrezzato parco giochi per i bambini con annesso campo di calcetto. Il Resort è anche Fattoria Didattica; grazie alla presenza di vari animali e di sale/laboratorio, dove vengono programmate molte attività ludico/educative, anche con il concorso di vari Istituti Scolastici. Di grande interesse è risultato, negli ultimi anni, il corso di ceramica per bambini, in collaborazione con il laboratorio “Terraquea”

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A tutti gli “appassionati del pedale” vengono assicurati vari servizi: nolo bici, supporto cartografico e dei percorsi, officina, lavaggio ecc. Il Resort, attento alle politiche ambientali, è sostenitore del progetto Alberga-Bici, come struttura “Amica della Bicicletta” e in particolare per quanti, in questi anni sempre in numero maggiore, percorrono la via Francigena (che passa proprio per Alife), verso e dai porti di imbarco pugliesi per la Terra Santa.

Per gli amanti della cucina e delle tradizioni culinarie locali, negli anni si è andata sempre di più affinando la qualità dei nostri piatti. La maestria dei nostri chef ha saputo esaltare, in un equilibrato mix, i sapori della tradizione con le esigenze di raffinatezza dei nostri piatti. Molti dei nostri ospiti vengono a trovarci per poter degustare queste nostre prelibatezze.

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Tra i piatti più richiesti e apprezzati possiamo ricordare: Paccheri con vellutata di carciofi e salsiccia; piatto dal gusto deciso, in cui il sapore del carciofo si accompagna alla delicatezza della carne. Per chi piace, il tutto può essere accompagnato con una leggera aggiunta di piccante. Scialatielli asparagi e speck: il piatto è esaltato dalla pasta fresca dello scialatiello e il gusto forte dello speck si accompagna alla delicatezza degli asparagi. Coppa di maiale in crosta di pane con speck, provola di bufala e granella di pistacchio tostati, contornati con patate del Matese. Tra i secondi non poteva mancare una specialità di carne, in questo caso accompagnata in modo equilibrato da alcune

produzioni e spezie tipiche della nostra terra come i prodotti caseari matesini, le patate nostrane e la cipolla di Alife. Tutte queste delizie possono essere accompagnate con dell’ottimovino Aglianico, prodotto di spicco della nostra terra.

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La struttura si pone inoltre come punto di riferimento per la scoperta del territorio, per gli amanti dell’arte e della natura. A pochi passi è possibile visitare la città ar-

cheologica di Alife, citta d’arte come Piedimonte Matese, e anche i molteplici itinerari naturalistici che circondano tutto il massiccio del Matese.

Vernelle Country Resort Alife, via Vicinale Vernelle Tel. 0823 787091 | Cell. 348 4085565 www.vernelle.it Vernelle Country Resort

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Foto di Luigi Rossi

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GIOIELLERIA FASHION | ARGENTERIA OGGETTISTICA | COMPLEMENTI D’ARREDO OROLOGERIA | BOMBONIERE | LISTA NOZZE Guida Matese 12.indd 64

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Aurum & Complements

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C’è una luce particolarmente intensa che, ogni anno, scende sul quartiere San Domenico di Piedimonte Matese, uno dei quartieri più ricchi, sotto il profilo storico-artistico,

della cittadina capoluogo del Matese che, dal versante casertano, ai piedi del massiccio montuoso, si presenta nella sua bellezza prorompente all’occhio del visitatore.

a cura di Lancillotto

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Fra l’ultima domenica di maggio e la prima di giugno, IlluminArti rappresenta ormai l’evento più atteso che anticipa la stagione estiva e riporta buona parte del borgo medievale in una atmosfera di esaltante spettacolarità. In cinque edizioni, è divenuto l’evento che, unendo magistralmente arte e spettacolo, è riuscito a riportare all’attenzione generale un mortificante stato di abbandono che, progressivamente, va estendendosi al quartiere detto appunto di San Domenico e alla parte più alta del borgo medievale detto di San Giovanni. Per una notte, un lungo itinerario costellato di concerti, happening, mostre d’arte, spettacoli, si snoda da via Ercole d’Agnese fino a Largo Santa Maria Vecchia e alla Sorgente del Torano. Cortili, giardini, palazzi d’epoca, chiese, ex conventi riaprono ai visitatori ospitando artisti,

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poeti, scultori, artigiani, il tutto in un accattivante, suggestivo, inedito gioco di luci che immerge la città antica in una atmosfera davvero unica. Ogni anno l’evento si arricchisce della partecipazione numerosa di orchestre, artisti di strada, band musicali in differenti formazioni, aprendo anche alla rivisitazione di molti personaggi che hanno contribuito a scrivere la storia della città. Aurora Sanseverino, poetessa arcadica, Enrico Caruso, il più grande tenore di tutti i tempi, Gian Giacomo Egg, fondatore della

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filanda che nel 1812 cambiò i destini economici di Piedimonte Matese, e ancora la brigantessa Maria Maddalena De Lellis sono solo alcuni dei personaggi che, ogni anno, rivivono in occasione di IlluminArti per unire spettacolo e conoscenza storica, arte e approfondimento dei trascorsi di questa straordinaria città . L’enorme successo di pubblico delle prime cinque edizioni (una stima al ribasso calcola la presenza di almeno cinquemila persone per ciascuna edizione) ha permesso di avviare un importante lavoro di sensibilizzazione orientato al recupero del patrimonio storico artistico della città antica: basti considerare che il solo

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quartiere San Domenico annovera il chiostro domenicano di San Tommaso d’Aquino con il Museo Civico, la Chiesa di San Tommaso d’Aquino, la Chiesa del S.S. Salvatore, la Cappella di San Biagio, la Basilica di Santa Maria Maggiore e il Palazzo Ducale Gaetani d’Aragona. Il percorso, in più, raggiunge anche la Sorgente del Torano, che alimenta le condotte idriche di buona parte della Regione Campania, e, solo in occasione di IlluminArti, il parco urbano della Sorgente viene aperto in via straordinaria e illuminato con un fantastico gioco di luci, un angolo fra i più suggestivi della città, oltremodo valorizzato da concerti e forme d’arte assolutamente in linea con il sublime paesaggio, incomparabile

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nella sua bellezza e nel suo mix di roccia, vegetazione, acqua e presenza antropica, che si esprime attraverso gli antichi lavatoi e le fontane presenti nello slargo. Dal prossimo anno, IlluminArti potrebbe toccare più da vicino altri quartieri della città antica, come, ad esempio, il vicino quartiere di San Sebastiano, con l’omonima piazzetta e la chiesa, stupenda, mai aperta al pubblico almeno negli ultimi trent’anni. Il quartiere di San Sebastiano è un altro scrigno di bellezza della città di Piedimonte Matese: si raggiunge da via San Rocco lungo via Alfonso Costantini, e da piazzetta San Sebastiano si ridiscende verso la chiesa della Pietà e verso la Sorgente.

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Foto di: ProAudio srl, Fernando Occhibove, Sisto Bucci

Ma da piazzetta San Sebastiano si dipana anche la lunga rete di sentieri che raggiungono la località Scorpeto e l’eremo di Santa Maria Occorrevole. Un grande evento in notturna, dedicato a questo ulteriore angolo di strepitosa bellezza paesaggistica, potrebbe essere il punto di forza della prossima edizione della magica “notte della cultura” di Piedimonte Matese.

IlluminArti

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Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia ed una scintilla all’amore.

Edmondo de Amicis (1846 - 1908)

Il luogo dove la fragranza dei vini più raffinati si accompagna al profumo di un’ampia selezione di salumi, pregiati prosciutti, insaccati e formaggi stagionati, prodotti da importanti aziende campane e italiane.

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Un locale giovane che accoglie piacevolmente per una breve pausa aperitivo, per una cena briosa o per un rilassante dopocena. Tutte occasioni ideali per degustare un ottimo calice di vino.

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EBRIUS VINERIA

Piedimonte Matese, via A. Gaetani 36 Tel. 389 0242722 | Ebrius Vineria

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a colazione con...

UMBERTO DE NICOLA

PRESIDENTE DEL PARCO REGIONALE DEL MATESE A cura di Sisto Bucci

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Un cordiale e amichevole saluto casualmente ci porta al bar di Piazza della Vittoria, a San Potito Sannitico e, con la complicità del profumo di cornetti caldi, riesco a farmi dedicare qualche minuto per una breve intervista. Così, tra un sorso di caffè e un morso al cornetto, pongo le prime domande. Presidente De Nicola, secondo lei il Parco regionale del Matese, per le persone che vivono al suo interno, cosa rappresenta? Devo dire che per molti anni dopo la costituzione del Parco, purtroppo è mancata la giusta informazione per una dovuta sensibilizzazione da parte dell’Ente e delle Amministrazioni comunali nei confronti dei Cittadini del Parco. Senza queste indicazioni il cittadino si è sentito subito penalizzato, a causa dei vincoli doverosi che regolamentano le attività che si svolgono all’interno del perimetro del parco, e non tutelato come

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invece avrebbe dovuto sentirsi, e cioè, essere consapevole che vivere in un’area protetta assicura molti vantaggi, quindi valutare queste differenze come un’opportunità e non solo come doveri. In che modo sta provando a limitare questo disagio? Una corretta comunicazione verso i cittadini stiamo cominciando a farla, per ribadire che la costituzione di un’area protetta sia un valore aggiunto per il territorio, una nuova opportunità di sviluppo, un nuovo metodo di crescita economica che rispetta le regole e si allontana dagli abusi che troppo spesso vengono commessi. Ho saputo del marchio d’area che state proponendo da qualche tempo, che cos’è? e quali sono le finalità? Non è un vero e proprio marchio d’area, stiamo semplicemente suggerendo ai produttori locali di inserire graficamente il logo del Parco sulle confezioni dei loro prodotti, così da rassicurare tutti i consumatori sulla provenienza dei prodotti stessi. Questo vantaggio in realtà arriva anche grazie all’impegno dell’assessorato

all’agricoltura della Regione Campania, che ha ottenuto un decreto ministeriale che certifica la provenienza di circa 40 prodotti tradizionali del nostro territorio. La presenza del logo del Parco per il consumatore rappresenta la garanzia di origine del prodotto. Ho voluto intraprendere questa strada perché all’indomani del grave problema che ha coinvolto molte aziende campane, relativamente ai fatti accaduti nella “terra dei fuochi”, ho pensato di contraddistinguere le nostre produzioni da quelle che purtroppo ne sono state oggetto. L’uso del logo viene concesso, secondo le modalità previste dal Regolamento, alle imprese operanti nei settori dell’Agroalimentare, nel comparto turistico e nel commercio. Grazie Sig. Presidente, ancora due parole per i nostri lettori… Io per primo, insieme agli amministratori locali, i cittadini e a tutti coloro hanno a cuore la conservazione di tutte le peculiarità che il Parco regionale del Matese racchiude al suo interno, vi invitiamo a venire a trascorrere una parte del vostro tempo libero nel nostro meraviglioso territorio, troverete di certo molti buoni motivi che vi porteranno a tornare frequentemente a trovarci. Vi aspettiamo!

Parco regionale del Matese Piazza della Vittoria, 31 San Potito Sannitico Telefono 0823 786942 www.parcoregionaledelmatese.it

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Valle Chiarelle Crediamo fortemente nel ritorno alla terra e nel vivere lento della natura, rispettando i suoi tempi.

I NOSTRI PRODOTTI Lamponi, more e fragole Fagioli e mais di Gallo Farina integrale macinata a pietra Farina tipo 2 macinata a pietra Fagioli di cera e rossi Ceci bianchi e neri

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Foto di G. Capobianco, F. Valerio, M. Soprano, E. Leggiero

DALL’AFRICA ALLA SIBERIA, PASSANDO PER IL MATESE

Storia di Migratori Viaggiatori

Sapete qual è il visitatore più Siberia. Essendo rarissima in fedele del Matese? Colui che a cura di Giovanni Italia, e nidificante solo occasceglie le vette più alte per poter Capobianco sionale, la specie risulta di grande osservare e gustare al meglio il nostro interesse dal punto di vista conservafantastico territorio? zionistico e ogni singola osservazione è È lui, il Pievere tortolino!! un evento davvero eccezionale. Questo Il suo nome scientifico è Charadrius mo- fantastico viaggiatore, a differenza degli rinellus ed è un piccolo uccello migratore altri limicoli che prediligono zone pretdella famiglia dei Caridriformi. È il mi- tamente umide o con presenza d’acqua, gratore per eccellenza in quanto sverna migra utilizzando le praterie d’alta quota in Africa settentrionale, centrale e Me- come quelle che caratterizzano il monte dio Oriente, e nidifica nell’estremo nord Miletto, La Gallinola e il monte Mutria, Europa ovvero Penisola scandinava e in quanto ricche di insetti, cavallette e 80 Guida Turistica del Matese 2016

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piccoli molluschi, cibo preferito da questi uccelli. In Italia, avendo esigenze ecologiche molto particolari, ha nidificato nell’Appennino Centrale (Majella) e in alcune aree della catena alpina. Dal 2010 in poi, grazie al monitoraggio continuo del campo MigrAndata Matese, tenuto dal CEDA Legambiente Matese ed ARDEA, è stato possibile accertare l’assiduità di frequentazione del Piviere tortolino sulle praterie rocciose del Monte Miletto.

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Quasi ogni anno nel periodo della migrazione di andata verso i quartieri di svernamento in Africa, una folta rappresentanza di ornitologi, birdwatchers, escursionisti e appassionati, scalano la vetta più alta del Matese alla ricerca del piccolo “limicolo”. Dal 2016, grazie al gruppo MateseNostrum, è stato possibile accertare la preferenza del Piviere tortolino nello scegliere sempre il Matese come “pit stop” per la migrazione di ritorno nei quartieri di riproduzione siberiani e/o scandinavi. Insomma, il Pievere tortolino rappresenta un “turista modello” che tanto fa piacere al Matese. www.matesenostrum.com

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COUNTRY HOUSE

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Villa Gemma è situata nell’antica città sannitica di Statigliano, frazione del comune di Roccaromana tra i monti Trebulani. Recentemente ristrutturata, in una bellissima posizione panoramica con vista mozzafiato offre ai suoi ospiti un servizio completo in uno scenario unico. L e sale, tutte climatizzate, rese luminose ed eleganti da ampie vetrate panoramiche, consentono di ospitare in totale 400 invitati. La villa è aperta tutto l’anno e consente di pernottare, in quanto dispone di 5 suites, per un totale di 10 posti letto. Il magnifico parco, di oltre 50 ettari che circonda la villa, accuratamente studiato per esaltarne la bellezza, fa da cornice fiorita al Vostro banchetto. L’ambiente caldo ed estremamente accogliente, in grado di offrire suggestioni e piacevoli effetti scenografici, capaci di catturare l’attenzione dell’ospite e condurlo in un’atmosfera raffinata. Villa Gemma mette a disposizione dei suoi clienti il proprio ser vizio banqueting, con ampia scelta di menù personalizzati e antichi sapori trattati con raffinatezza. L a qualità è garantita da personale altamente qualificato, specializzato sia nelle arti culinarie che nell’espletare un raffinato servizio.

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VEDO NERO...

OLTRE IL BIANCO

A cura di Vincenzo D’Andrea

Il misterioso Tartufo è ancora più impenetrabile se non lo si conosce per bene! Parlando ed ascoltando le considerazioni di tanti, ancora molti lo considerano un “ortaggio” ipogeo, spesso chiamato “Tubero” (anche da chi scrive di gastronomia su magazine importanti!), assimilandolo in tutto e per tutto alla patata! … ma patata non è! Se un’Associazione Micologica parla di “Tartufo” è chiaro che il Tartufo è un

Fungo! Il genere è Tuber per la somiglianza alla patata ma non per appartenenza ai tuberi. Un fungo speciale, sotterraneo (tecnicamente detto “ipogeo”) che per farsi notare dalle sue prede naturali non si esalta con forme straordinarie o con colori sfavillanti. L’unica sua arma per farsi catturare è il profumo!

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La similitudine dei suoi aromi a quelli dei feromoni animali lo rende fortemente ricercato da tante specie selvatiche: cinghiali, volpi, tassi. Soprattutto le centinaia di migliaia di insetti, che con il tartufo condividono il sottosuolo, sono attratti, lo mangiano in ridotte quantità e ne diffondono le spore, perpetuando la conservazione della specie. Un giorno un altro animale superiore, un superpredatore bipede, lo conobbe: da allora la sua ricerca è diventata sempre più insistente, non tanto per perpetuarne la specie ma per il piacere del cercatore stesso. Il tartufo, rispetto alla sua origine, solo da tempi recentissimi viene prelevato dall’uomo. In alcuni territori, come il nostro Matese, da meno di un secolo è parte della cultura locale di cercarlo ed utilizzarlo in gastronomia. Ancora pochi sanno che l’area pedemontana del Matese Orientale, lungo il fondovalle che va al mare, è una delle aree a maggior concentrazione produttiva di Tartufo Bianco d’Italia; quasi mai utilizzato “in loco” per essere attrattore turistico e quasi sempre destinato ad essere “sdoganato” come piemontese o di altri luoghi, lì dove son più bravi a sapergli dare valore. Gli indigeni dei nostri luoghi ignoravano di camminare su questo prezioso fungo, incontrando talvolta “cacciatori senza fucile”, frequentemente con accento romagnolo o umbro, che con il proprio cane ed uno strano “bastone” (quello che oggi chiamiamo in gergo “vanghello o vanghetto”) si addentravano nell’impervia boscaglia, tipico ambiente di crescita del Tartufo Bianco. Talvolta, per guadagnarsi il benestare del proprietario dei terreni o

per attenuare il sospetto dello straniero, i cercatori acquistavano tanti favolosi prodotti locali, frutto della sapienza contadina e pastorale del posto: pane, olio, vino, formaggi. E così fino a pochi decenni fa quando poi qualcuno “si è fatto furbo” ed ha acquisito il know-how della ricerca del tartufo, cacciando definitivamente i colonialisti dell’altra Italia! Questo è quanto è accaduto a valle del Matese Orientale. Ma su per i monti, già dalle medie quote di entrambi i versanti, il sottosuolo regala altre preziosità del genere Tuber. Quelli di un altro colore che, come sempre, si mimetizza col terreno e da esso prende le sfumature cromatiche. Il nero del terreno di montagna regala molte altre specie di tartufi, questa volta Neri. Si, perché il tartufo non è solo la “Trifola Bianca”!... per carità, unica nei suoi aromi. Ma i “Neri”, nella loro diversità di odori, riescono a conferire aromi diversi alle

... a tartufi, tra le nevi del Matese

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Sotto a destra, dolce con tartufo del Matese. A sinistra, tartufo nero, uova e formaggio

pietanze che vanno ad arricchire. A patto e condizioni che il suo utilizzo sia quello giusto e, soprattutto, non sia impiegato come il “parente povero” del Tartufo Bianco! Ma quali sono i Tartufi Neri? A questo gruppo appartengono 7 “tipologie” (5 specie e 2 varietà) dei Tuber considerati commestibili: Tartufo Nero Pregiato (Tuber melanosporum), Scorzone estivo (Tuber aestivum), Scorzone d’inverno (Tuber aestivum var. uncinatum), Tartufo nero ordinario (Tuber mesentericum), Tartufo nero liscio (Tuber macrosporum), Trifola invernale (Tuber brumale), Tartufo moscato (Tuber brumale var. moschatum). Quanti di questi sono conosciuti ai consumatori?... Questa è la “Biodiversità del Tartufo”, l’opportunità che deve essere accolta ed utilizzata. I “Tartufi Neri” sono presenti nel corso dell’intero anno ed il loro saggio utilizzo permette di avere sempre un “frutto” fresco, evitando il fraudolento impiego di surrogati… Anche quando il “Bianco” non c’è! Basandosi, però, sull’attenta conoscenza dei loro aromi, delle loro proprietà e caratteristiche.

Il tartufo non va ricercato fuori stagione, quando non deve essere assolutamente prelevato perché il suo ciclo biologico impone di lasciarlo lì dov’è! E poi fuori periodo di raccolta il suo gusto è assolutamente insignificante! L’utilizzo di conserve (salse di tartufo e surrogati simili), inoltre, ha degenerato il gusto del consumatore medio che ha deviato le sue conoscenze verso gli “aromi artificiali”, fortemente lontani dalle diversità aromatiche che le varie specie naturalmente conferiscono. Il Tartufo è e potrà ancor di più essere un’opportunità di conoscenza del nostro Matese, riuscendo ad eviscerarne le diverse peculiarità che lo caratterizzano. Per questo l’Associazione Micologica del Matese ha voluto fortemente che l’intera area del Parco Regionale del Matese venisse riconosciuta nella “Associazione Nazionale Città del Tartufo”, riuscendo a far sì che ne facesse parte ed ottenendo un’integrazione dello statuto di questo sodalizio che non prevedeva inizialmente gli Enti Parco. Purtroppo alcune amministrazioni locali non hanno colto il vero senso di

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Cani da tartufo alla ricerca nella neve

questa partecipazione, non accogliendo questa opportunità! La certezza è che il Tartufo è un ottimo biglietto da visita dell’intero territorio matesino. La speranza è che questa potenzialità diventi realtà. Sarà la nostra sfida!…e di chi con saggezza riuscirà a dare storia a questi profumi, diversi nelle diverse stagioni, interessanti attrattori di chi ama il “naturale” del Matese.

Associazione Micologica del Matese AMicoMATESE

Monte Miletto visto dall’Ariola

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Il Matese è una terra di continue scoperte e di forti emozioni. E’ il posto dove si può ammirare la cima più alta del Molise, la vetta più alta della Campania, il lago carsico più alto d’Italia, visitare i luoghi dove è stato rinvenuto il primo dinosauro in Italia e raggiungere due dei quindici abissi più profondi d’Europa. Immaginate, ora, di poter fare tutto questo in assoluta tranquillità e con ogni comodità a vostra disposizione.

FALODE VILLAGE C’è un luogo ideale, da cui partire, per far “decollare” le vostre vacanze in montagna, l’Agriturismo La Falode. Qui è proprio facile scegliere come occupare il tempo libero. Per chi ama trascorrere le proprie vacanze a contatto con la natura, è presente un’area camping dotata di tutti i servizi necessari, immersa in un ambiente inviolato, e al tempo stesso situata nelle vicinanze dell’azienda. Se si preferisce un diverso tipo di pernottamento, più soft, le camere offrono una comodissima alternativa. 90 Guida Turistica del Matese 2016

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Presso Il Rifugio si trovano il ristorante, un piccolo bar e le camere principali; a queste si aggiungono le stanze dello Chalet del Principe e de La Vecchia Dimora. Un po’ più distante, per chi preferisce una maggiore privacy, presso la Country House La Baita sono disponibili camere e miniappartamenti attrezzati con barbecue, una piscina e un piccolo parco giochi per i bambini, con affaccio sul Lago Matese. Gruppi sportivi, scout e famiglie numerose possono trovare anche una formula di accoglienza più economica, grazie alla presenza di un Ostello della gioventù. Le proposte al Falode Village sono numerose e tutte gratificanti e piacevoli, adatte a ogni tipo di esigenza. C’è solo l’imbarazzo della scelta!

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L’agriturismo si estende su un’area di 500 ettari, dislocati a quote diverse. Le colline sono tenute a varie colture, mentre nelle zone più montuose si allevano splendidi ovini, suini e bovini. Grazie a tutto questo ampio spazio disponibile, all’aria salubre e ai terreni in-

contaminati, dagli allevamenti si ottengono carni di alta qualità e pregiatissimo latte che vengono lavorati per produrre salumi e formaggi, come la squisita lonza, il prelibato lardo di Nero Casertano, deliziosi caciocavalli e saporiti pecorini; tutti acquistabili presso il punto vendita

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situato all’ingresso dell’azienda o pronti per essere consumati nell’area pic-nic tra le più vaste e ben attrezzate della Regione. Gli stessi prodotti li ritroviamo, rielaborati con originalità, nella cucina de Il

Rifugio, accanto ai migliori piatti della tradizione locale. Insomma, si tratta di una filiera produttiva che garantisce genuinità e bontà uniche, non a chilometro zero, bensì a “millimetro zero”.

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Passeggiando all’interno del parco, si incontrano le splendide scuderie di Matese Ranch, dove sono allevati stupendi cavalli di razza americana Quarter Horse e Paint Horse, messi a disposizione degli ospiti. Questi nobili animali riescono a regalare veramente un’esperienza

molto intensa e suggestiva. Si può approfittare dei corsi di addestramento alla monta western o, dietro prenotazione, partecipare a gite tra le meravigliose faggete matesine, su percorsi adatti anche ai meno esperti; sempre accompagnati da una guida locale.

MATESE RANCH

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All’interno dell’azienda si trova anche un punto noleggio di quad e mountain bike, con i quali è possibile uscire in escursione alla scoperta dei magnifici paesaggi circostanti. La Falode è la destinazione prescelta anche dagli amanti del volo libero. C’è, infatti, la possibilità di raggiungere facilmente, in macchina, l’altopiano di Piano della Corte, dove si trova uno dei migliori punti di decollo di tutto l’Appennino meridionale, distante circa sedici chilometri dall’agriturismo presso il quale, invece, si trova una comoda area di atterraggio. Per uscite più romantiche o meno avventurose, sono disponibili calessi o caravan

western (un carrozzone trainato da un trattore), perfetti per fare un tour all’interno dell’azienda e vivere un po’ la caratteristica atmosfera del Far West. E ancora... nel campo polisportivo è possibile praticare il tiro con l’arco, giocare a calcetto, tennis e a pallacanestro. Insomma, La Falode rappresenta un perfetto campo base dove poter scegliere l’attività che più si preferisce praticare. Ogni offerta è curata nei minimi dettagli, e, complice la magnifica cornice ambientale matesina, la permanenza da Falode resta sicuramente un’esperienza appagante e indimenticabile e, chiaramente, da replicare.

FALODE VILLAGE Località Acqua di Santa Maria (Lago Matese) Castello del Matese Tel. 0823 919233 - 919265 - www.falode.it 95 Guida Turistica del Matese 2016

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La zuppa di Fagioli Cera di Alife a cura di M. Grazia Rossi foto di Michele Izzo

Nelle fredde sere della stagione autunnale, vi invito a riscoprire il sapore deciso ed il profumo intenso di questo piatto forse perso nell’oblio di anni difficili, amorevolmente preparato dalle nostre nonne, tipico della cucina popolare campana, in particolare di Alife, Sant’Angelo d’Alife, Pietravairano, Ailano, Prata Sannita, piccoli, talvolta minuscoli, deliziosi borghi a ridosso di due parchi naturali, il Parco regionale del Monte Maggiore e il Parco regionale del Matese. Probabilmente già nel periodo sannitico (IV sec. a.C.), per ri-

scaldarsi e per affrontare il rigore delle giornate più fredde dell’anno e la fatica dei lavori agricoli, si utilizzava, sovente, un bel fuoco scoppiettante del camino per preparare piatti unici, per lo più zuppe calde ed energetiche a base di saporiti legumi, da gustare anche il giorno seguente. Poco noto, dalla buccia molto sottile che lo rende facile alla cottura, altamente digeribile, il Fagiolo Cera o “cerato” di Alife, di media pezzatura, è ancora oggi il prodotto di una coltivazione fatta completamente a mano.

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Viene seminato ad aprile negli orti denominati “cannavine” e raccolto ad agosto. I contadini o “cannavinari” lo lasciano essiccare al sole per una ventina di giorni, fino a quando si rompono facilmente i baccelli ed è finalmente pronto per essere consumato. Il fagiolo va conservato in un luogo fresco oppure surgelato. Indicati per la dieta anche dei più piccoli per il discreto contenuto proteico, vitaminico, di calcio e di fosforo, i fagioli, indipendentemente dalla varietà, necessitano di ammollo e di essere passati o frullati per chi è affetto da dispepsia o disbiosi, in modo da ovviare a problemi digestivi e assorbimento. La notevole presenza di fibre e di grassi vegetali li rende adatti ad essere consumati da coloro che hanno problemi di colesterolo e di trigliceridi elevati. Guida Turistica del Matese 2016

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INGREDIENTI DELLA ZUPPA DI FAGIOLI CERATI 150 g di fagioli cera 100 g di cipolla di Alife 100 g di sedano Una carota piccola Due o tre pomodorini del Piennolo Peperoncino a piacere 20 g di olio d’oliva extravergine DOP Procedimento Dopo la formazione, sistemare la brace in un angolo del camino ed adagiarvi al centro la pignatta, con i fagioli tolti dall’ammollo, la carota, il sedano ed i pomodorini tagliati a pezzetti, la cipolla ed il peperoncino tritati finemente. Ricoprire completamente con acqua calda; chiudere con il coperchio in terracotta e lasciare che i fagioli cuociano per il tempo necessario dal momento dell’ebollizione, aggiungendo mezzo bicchiere I legumi facevano la parte del leone insieme a cipolle, sedano, sedano-rapa, verza, broccoli e ad altre verdure dell’orto autunnale, nella preparazione di pietanze gustosissime ma semplici, utilizzando talvolta, tegami in terracotta come la pignatta. Si tratta di un contenitore in terracotta-coccio particolarmente indicato per la cottura nel caminetto, un metodo antico, semplice, ecologico e che esalta il sapore di ogni singolo componente della ricetta, arricchendo ancor di più questo piatto unico, ricco di principi nutritivi. In poche mosse (per chi ovviamente ha la fortuna di possedere un caminetto): accendere un bel fuoco, aspettare la formazione di un po’ di brace e sistemarvi al centro la pignatta contenente tutti gli ingredienti.

d’acqua di tanto in tanto, non appena gli ingredienti si asciugano e si legano tra loro. A fine cottura condire con poco sale, timo selvatico e olio extravergine d’oliva a crudo. Il mio consiglio è di tenere la zuppa al caldo tutta la notte, così che il giorno dopo sarà favolosa: i fagioli si scioglieranno letteralmente in bocca e saranno completamente amalgamati in un tripudio di sapori.

Il calore consentirà alla zuppa di fagioli cerati (se secchi, in ammollo per 24 ore), di cuocere in modo uniforme e veloce, calcolando che la brace raggiunge una temperatura davvero elevata. In mancanza del camino, si può procedere alla cottura tradizionale mantenendo un fuoco moderato e costante, per circa due ore con l’unico accorgimento all’occorrenza, di piccole aggiunte di acqua.

www.graziarossi.it

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Sapori di

Forno di Stefania Izzo

Valle Agricola, via Gelso 23 - Tel. 0823 942059 Sapori di Forno | Chiuso domenica pomeriggio Guida Matese 12.indd 99

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ALLEVIAMO PASSIONE, POTENZA E LIBERTÀ Cavalli americani Quarter e Paint allevati allo stato brado. Puledri domati, pronti per l’addestramento da performance di cutting o reining; seme di stalloni geneticamente prestigiosi; eventi western e country con competizioni e clinics. Guida Matese 12.indd 100

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MATESE RANCH LocalitĂ Acqua di Santa Maria, Lago Matese - San Gregorio Matese | Tel. 335 1304366 - 388 3267285

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Foto terza classificata del concorso “Una foto di copertina per la Guida Turistica del Matese�

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Roccamandolfi Ciaspolata da Guado La Melfa alla “Precia”

organizzato dal Gruppo Facebook “Le foto più belle della nostra terra”

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Foto di Massimo Martusciello

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Dal 1998 lo Sci Club Fondo Matese, sicuro punto di riferimento per tutti coloro che visitano le montagne del Matese, vi accompagna con le ciaspole o con gli sci di fondo lungo i percorsi innevati, tra le immense e suggestive faggete e gli ampi pianori con punti panoramici su vedute mozzafiato. L’Associazione è anche attività didattica e sportiva per la pratica dello Sci Nordico. Interessante il progetto

“Ambiente fino... in Fondo” riservato a tutti gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado, con sedute di apprendimento dei fondamentali dello sci e delle ciaspole, oltre a laboratori di educazione ambientale. Lo Sci Club Fondo Matese, impegnato costantemente nella promozione del territorio matesino, collabora con Enti e Associazioni, in particolare il Circolo Legambiente del Matese e Guida Turistica del Matese.

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Il buon gelato artigianale dal fresco gusto estivo

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

“Se vi è una magia su questo pianeta, è contenuta nell’acqua” (Loren Eiseleyork) Telese Terme sorge nel cuore della Valle Telesina, su una culla creata dal magico incontro delle acque. Sono infatti quest’ultime a mettere in comunicazione la citta-

dina con tutto il territorio sannita. Come le acque del Rio Grassano e del torrente Seneta, provenienti dal Matese, che vanno ad alimentare il fiume Calore e insieme

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a cura di Paolo Cazzulo

La Città delle Acque al Grassano prendono origine dall’Alto Sannio; senza tralasciare lo stesso Monte Pugliano, la cui natura carsica lo rende ‘intriso’ di acque. Acque che hanno contribuito, fin dai tempi dei Sanniti, allo sviluppo della cittadina di Telese. Un susseguirsi di

secoli che l’hanno trasformarsi da bene primario a risorsa curativa (acque sulfuree) e turistica (lago, Grassano). Il terremoto del 1349 fu il principio di quella che è divenuta, nei secoli, la ricchezza principale della cittadina. 111

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

Il Parco Termale Parte da qui il nostro percorso. La storia del Parco Termale inizia nel 1877, quando l’imprenditore napoletano Alfredo Minieri si aggiudicò la gara d’appalto del complesso termale. Aperte nel 1883, seguite poi dal “Grand Hotel Minieri” sulle pendici del Monte Pugliano, le terme di Telese assunsero rilevanza

nazionale e addirittura internazionale e avviarono lo sviluppo della zona sia dal punto di vista prettamente turistico che economico e sociale. Immerso nel verde, il Parco Termale, che ad oggi, può essere considerato uno dei più grandi d’Italia, accoglie i turisti con alberi secolari e li indirizza, a seconda delle

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LA CITTA’ DELLE ACQUE

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esigenze, verso la Bouvette, per poter sorseggiare la fresca acqua sulfurea, fino ad arrivare alla zona denominata “Cerro”, dove scorre il torrente da cui prende il nome, proveniente dalla fonte “Santa Lucia”; oppure verso le piscine di acqua termale sorgiva, la piscina “Goccioloni” (la prima a essere stata costruita e aperta al pubblico) e la piscina “Pera”, che combinano l’azione refrigerante e d’intrattenimento alla prevenzione e cura delle patologie dermatologiche. A completare la dotazione del parco delle Terme alcune strutture ricreative tra cui un bar, un anfiteatro per spettacoli e meeting, un parco giochi per bambini, uno stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua ed un centro congressi di circa 500 posti. Le acque di Telese hanno una tradizione antichissima la cui attività termale, quindi, si svolge in parte nello stabilimento in Piazza Minieri, ed in parte presso il complesso turistico alberghiero Grand Hotel Telese.

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

Monte Pugliano Alle spalle del complesso termale troviamo Monte Pugliano. Il nome trae origine dalla Via Latina che univa Roma con le Puglie; al suo interno c’è una massiccia presenza di acqua, proveniente dal Matese; si estende per un’area di circa 54 ettari, abbracciando territorialmente i Comuni di Telese Terme, San Salvatore Telesino e Castelvenere. Determinati aspetti che possiamo riassumere in poche, fondamentali voci, ne fanno una particolarità dell’entroterra Campano e del Sud Italia. Storico - Archeologico:

vanno evidenziati i vari ritrovamenti di strutture abitative risalenti al periodo paleolitico. Inoltre sul lato occidentale del Monte sono ben visibili alcuni tratti di mura megalitiche risalenti all’VIII sec. a.C. di matrice Sannita. Geologico: la caratteristica più importante è rappresentata dalla presenza delle doline, alcune visitabili, dove nell’arco dei secoli si è potuto sviluppare un ecosistema tropicale, chiamate comunemente Puri (dal greco Piros, fuoco) poiché i popoli antichi pensavano fossero bocche di vulcani.

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Questo vuole la leggenda, ma la realtà è che le Doline, perfettamente cilindriche, uniche nella forma lungo il massiccio Appenninico meridionale, sono formazioni di rocce calcaree che hanno origine al tempo della formazione dell’appennino stesso. Naturalistico: da questo punto di vista il monte Pugliano offre una svariata tipologia di vegetazione, e oltretutto, si possono trovare specifiche piante presenti solo sulle sue sommità e pendici. Infine offre la possibilità di poter effettuare percorsi trekking.

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

Parco Termale Jacobelli Terme Vecchie Procedendo nel nostro percorso incontriamo le Antiche Terme Jacobelli. Situate all’incrocio tra Castelvenere, Solopaca e Telese furono fondate, nel 1861, dal cavaliere Achille Jacobelli di San Lupo e inaugurate ufficialmente nel 1867. Achille Iacobelli, nell’ultimo scorcio del regno borbonico, ricoprì importanti incarichi pubblici, la cui persona, però, ha subito la damnatio memoriae a causa del suo presunto ed

indiretto coinvolgimento nell’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni, nell’agosto del 1861, ad opera dell’esercito piemontese. Le cronache ci tramandano la descrizione di un luogo delizioso, ricco di verde con piacevoli passeggiate ombrose; l’apparato vegetativo attualmente ricalca quello della fine dell’Ottocento. Il parco presentava circa quaranta camerini, al centro vi era una galleria, alla fine della quale

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si apriva una grande sala, coperta di tende, con tavole e sedili di marmo bianco. Più avanti c’era la vasca di marmo, nella quale affluiva, rinnovandosi di continuo, l’acqua solfurea. La struttura era completata da un porticato che rendeva possibile passeggiare all’ombra ed erano presenti due fontane utilizzate dai bagnanti per bere dopo le cure.

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

Buongiorno Paolo tutto sommato la pagina Orso Bianco può andare... però ci sono alcune cose che vanno corrette: Nella prima colonna 1) Riga 1 - La mela annurca – secondo me ci vuole una virgola (, riconosciuta…) 2) “Della Campania” alla riga 7 – è ripetitivo andrebbe tolto Tornando ai giorni nostri, dopo il passeggiare in un luogo salubre e ric2008, le Antiche Terme –Jacobelstoria, e ultimamente utilizzato 3) Annurche riga 8 – co nondi va plurale – mele annurca li sono diventate un parco naturale, anche per manifestazioni canore e di dove ancora 4) si possono osservare i intrattenimento generale, in modo da Ultima riga – toglierei “per tutti” resti delle cabine private per la bal- ampliare l’offerta turistica per chi deneazione, le Nella piscine pubbliche, la cide di scegliere Telese Terme come seconda colonna bouvette e dove, ad oggi, è possibile meta delle proprie vacanze. 1) Sotto il logo – sannio va in maiuscolo 2) Riga 2 - Di (e non da) generazione in generazione 3) Riga 6 – Nacar che, (aggiungere virgola dopo che) 4) Riga 12 correggere ingredienti 5) Penultima riga –correggere Aglianico - e inserire uno spazio tra falanghina e per – poi a seguire eliminerei POTER e al posto di “al momento del servizio” scriverei “prima di servirla” 6) Qualora si desiderasse – qualora lo si desideri

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Le virtù della Mela Annurca incontrano la semplicità e la fragranza della pasta frolla

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a Mela Annurca, riconosciuta come la “regina delle mele”, designa una varietà pregiata di mela tipica della Campania ed è presente nel territorio da almeno due millenni, come testimoniano alcuni dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano. Annurcotto, nato dall’idea di promuovere e far conoscere ancor di più questo frutto speciale, è farcito con una composta di mele annurca con buccia, racchiusa in una pasta frolla profumata al limone e spolverata con zucchero di canna. È un prodotto fresco che non contiene conservanti, caratteristica che unita alle molteplici proprietà benefiche della Mela Annurca, fanno di Annurcotto un prodotto di qualità buono e gustoso.

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Dall’unione armoniosa tra il cioccolato ed i migliori vini del Sannio nasce il Pandivino.

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andivino nasce dalla volontà della famiglia Nacar di riproporre un’antica ricetta tramandata di generazione in generazione. È una storia che da sempre è stata a cuore della famiglia Nacar che, con l’aiuto delle tecnologie e dell’avanguardia nel mondo della pasticceria, propone questo dolce che è un vero e proprio elogio al Sannio. Da sempre il loro obiettivo è stato quello di coniugare tradizione e innovazione. Il Pandivino è un dolce i cui ingredienti principali sono il cioccolato e l’Aglianico del Sannio DOC, per la versione black, mentre per la versione white, commercializzata a partire dal 1° Aprile 2014, gli ingredienti principali sono pezzetti di frutta e Falanghina del Sannio DOC. Si conserva a temperatura ambiente per 90 gg, ha un peso di 500 gr e contiene all’interno della confezione uno sciroppo di Aglianico o crema di Falanghina per bagnare la fettina di dolce prima di servirla, qualora lo si desideri.

l’orso bianco pandivino annurcotto

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

Lago di Telese

Ubicato a sud-est del centro abitato, non lontano dalle sponde del fiume Calore, è situato ai confini con il Comune di Solopaca. Questo piccolo specchio d’acqua ha una superficie di 49.000 mq circa, un diametro di 108 metri, una circonferenza di circa 850 metri e una profondità

che si aggira intorno ai 20-25 metri. L’origine del lago è da ricercarsi nella natura dei terreni e delle rocce che costituiscono il substrato su cui sorge Telese. Questa roccia, di origine chimica, è chiamata volgarmente “rudine” che, se attraversata dalle acque, può disciogliersi e creare delle cavità.

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Le notizie storiche ci raccontano che nel 1349, a seguito di un disastroso terremoto che distrusse Telese, nella piana di S. Aniello, nelle vicinanze del fiume Calore, un vasto appezzamento di terreno sprofondò di colpo, abbassandosi di circa 30 metri, e nel suo vuoto a forma di paiolo avente un circuito di 900 metri, apparve il lago. Soprattutto negli anni Settanta e Ottanta il lago era la meta preferita di tantissimi turisti, per pic-nic, passeggiate, pesca e balneazione. Ad oggi è divenuto un luogo tranquillo, le cui sponde sono caratterizzate da lussureggiante vegetazione, dove è possibile passeggiare e sostare a stretto contatto con la natura, sia lungo i percorsi trekking delle “acque” che sulle sponde del lago.

Bar Rosticceria FONTANA Tel. 389 0028902 V.le Europa, 37 - Telese Terme Enoteca Coloniali MOSTOVINO Tel. 0824 903207 Via Roma, 87 - Telese Terme Parrucchiere PAR & EST Tel. 0824 976128 V.le Minieri, 200 - Telese Terme Macelleria GIOVANNI CUSANELLI Tel. 0824 868110 - 328 3278495 Piazza Vittoria, 5 - Pietraroja Azienda Agrituristica ARENELLA Tel. 328 7338261 Via Arenella, 33 - Faicchio Taralli Gastronomia Prodotti da forno LA MATARCA Tel. 0824 900007 - 346 1291422 Via San Tommaso, 36 - Calstelvenere Trattoria B&B Azienda Agricola MASSERIE MASELLA Tel. 0824 861975 - 328 8726313 C.da Pezzalonga, 41 Cerreto Sannita Azienda Vitivinicola LA VINICOLA DEL TITERNO Tel. 0824 814380 - 814060 Via Iacovelli - Massa di Faicchio Macelleria MARENNA Tel. 0824 819000 - 335 492811 Via Marafi, 261 - Faicchio

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Torre Longobarda - Normanna Il Borgo e la Cattedrale

Il sito si erge nella zona denominata Episcopio, situata in posizione soprelevata rispetto al territorio circostante, dove la torre campanaria è la struttura meglio conservata. Il borgo si sviluppava su una vasta area ed era organizzato intorno a un

diverticolo della via Latina, riconosciuta poi come Via Francigena, che univa Telesia a Beneventum, corrispondente sommariamente all’attuale Via Roma. Dagli ultimi scavi condotti, la costruzione può essere datata tra la fine

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LA CITTA’ DELLE ACQUE

del IX e il X secolo, quindi in epoca Longobarda, i quali utilizzarono materiale di reimpiego della vicina colonia romana di Telesia, utilizzando in maniera massiccia la pietra “telesina” chiamata rudine; inoltre sono visibili, grossi blocchi e lastre in travertino poroso, squadrati e raccordati da cubilia, messi in opera con la tecnica dell’opus reticolatum e alternati a corsi di mattoni. A questo periodo si possono aggiungere almeno altre due fasi di età Normanna (una riferibile all’XI secolo, con la costruzione di un ossario, l’altra del XII con la costruzione di un muro tra la cattedrale e il campanile), i quali, con diversa utilizzazione del materiale a disposizione e la differente logica costruttiva delle varie parti, molto più lineare del popolo che li aveva preceduti, ultimarono la Torre, con il piano, denominato, “delle campane” ceduto nel 1349, quando, come documentano le fonti, un disastroso terremoto distrusse

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SPECIALE TELESE TERME

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completamente la città determinando, tra gli altri accadimenti, l’apertura delle sorgenti solfuree. Ad oggi la Torre Campanaria è considerata un vanto per la città e può essere ritenuta, a ragion veduta, “il più piccolo museo al mondo”, avendo un’area interna di 38 mq sviluppati su tre piani, dove è possibile leggere ed interpretare la storia del nostro territorio attraverso l’esposizione di opere dell’uomo che vanno dal periodo romano fino ai giorni nostri; infatti attraverso prenotazione è possibile visitarla durante tutto l’anno. Al fianco della Torre Longobarda troviamo le fondamenta della Cattedrale, che la tradizione vuole dedicata alla SS. Croce, la quale presenta una pianta di tipo basilicale a tre na-

vate absidate, delle quali sono state portate alla luce quella centrale e la laterale sinistra, separate da una doppia fila di colonne. L’ingresso si apre verosimilmente sul lato Nord, lungo via Roma. L’esistenza di una chiesa cattedrale in località Episcopio nell’XI secolo è documentata, per la prima volta, da un discusso diploma del 1068, che fa riferimento ad una cattedrale da poco riedificata. Infatti, a partire dalla caduta e dalla distruzione di Telesia, la cattedrale, intitolata a Maria Santissima della Trinità, venne edificata nel castellum di località Episcopio. Nella nuova fondazione, dal 1078, si sarebbero insediati e avvicendati i vescovi elencati, successivamente, nel catalogo di F. Ughelli (Ughelli 1721).

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SPECIALE TELESE TERME

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Cucina tradizionale di Telese Telese esiste da tanto e non ha mai smesso di essere abitata. Nel tempo la zona si è spopolata a causa di avvenimenti storici locali, e i luoghi sono diventati invivibili, a causa delle esalazioni mefitiche delle paludi intervenute. Ha fortemente subito l’emigrazione ma ugualmente è sempre rimasto in vita il suo tessuto urbano e umano, lacerato, ridotto al lumicino, ma è rimasto vivo. E lo ricorda anche e non solo, la gastronomia. Da una ricerca attenta e minuziosa, basata su racconti di vecchie signore ultranovantenni, da appunti su vecchi quaderni con la copertina nera... dalle tradizioni tramandate dalla famiglia che gestiva un’osteria agli inizi del 1900, sono state ritrovate vecchie ricette, inedite, sconosciute ai più, che solo in alcune case sono ancora ricordate. Ad esempio, per citarne solo qualcuna, la zuppa di borragine e malva, la pasta e patate al forno con il pecorino, il panecotto con la verdura, la salsa di menta e germogli di arance, il baccalà con la frutta secca, il “pollo ingrassato”, gli “scaudarielli” e i guanti” (come dolci) e ancora tante altre piccole chicche di lontana epoca.

Tutte ricette semplici (specialmente i primi piatti, in realtà piatti unici) con ingredienti a portata di mano, concepiti per poter consentire alla donna di casa, di cucinare ma anche avere il tempo di badare alla casa ai figli e anche all’orto o alla campagna. Piatti unici quindi, i primi piatti, preparati la mattina presto, prima di uscire per i campi, messi in un tegame chiuso, e posti nel camino con la brace sopra e sotto (il cosiddetto forno di campagna), cosicchè a mezzogiorno (ora di rientro dal lavoro) risultavano perfettamente a cottura.

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SPECIALE TELESE TERME

LA CITTA’ DELLE ACQUE

Pasta e patate al forno (di campagna)con pecorino INGREDIENTI

Pasta militare (occhi di lupo) Patate Pecorino grattugiato Olio di oliva

Salsa di pomodoro Cipolle Salvia Acqua, sale e pepe

Procedimento:

Sbucciare e tagliare a fette sottili le patate, grattugiare il pecorino, tagliare e fette sottili le cipolle. In un tegame con coperchio alternare gli ingredienti: versare un filo d’olio, qualche cucchiaiata di salsa di pomodoro, la pasta cruda, sale e pepe, formaggio grattugiato, e ripetere la serie fino a riempire il tegame. Coprire gli ingredienti a filo con acqua. Chiudere il tegame col coperchio e porlo al centro di un camino con le braci accese. Coprire il tegame con cenere e braci e far cuocere per 5-6 ore senza muoverlo. Quindi togliere la cenere e portare il tegame ancora caldo in tavola, scoprendolo per trovare la pasta e patate perfettamente cotta.

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A Telese Terme per rilassarsi, divertirsi... e fare shopping E partiamo dal divertimento. La movida telesina si concentra soprattutto lungo il centralissimo Viale Minieri, cuore della cittadina termale. È qui infatti che si localizzano la maggior parte delle attività commerciali (negozi di abbigliamento, ma anche pub, pizzerie, bar, pasticcerie, hamburgherie, vinerie). Da qui si procede, nei due sensi opposti, verso le Terme cittadine o verso la stazione ferroviaria. Famoso lo ‘struscio’ serale lungo Viale Minieri, la passeggiata telesina, che nel corso dell’intero anno richiama, anche dai paesi viciniori, famiglie e giovani. E sempre qui, soprattutto nelle serate estive, si tengono intrattenimenti musicali con concerti all’aperto. Per chi è alla ricerca di divertimento, la scelta si amplia anche agli altri locali e al cartellone estivo che anima le terme con mu-

sica, spettacoli e intrattenimento. Alle famiglie e a coloro i quali invece sono alla ricerca di relax, consigliamo di fare una lunga passeggiata, sorseggiando una buona bibita o mangiando un ottimo gelato, che culmini poi, nelle calde notti estive, nell’accogliente parco termale, dove c’è anche un parco giochi per i bambini. Per gli amanti dello shopping, accanto al Viale c’è anche via Roma, l’arteria urbana che ‘taglia’ letteralmente, attraversandolo, il centro di Telese, collegandola con il resto della Valle e quindi a Benevento e a Napoli, dove è possibile ampliare la vostra ricerca con negozi che riescono a soddisfare ogni esigenza legata alla moda, alla gastronomia fino all’enologia, grazie alla presenza di enoteche con vaste cantine in cui è possibile scegliere i migliori vini nostrani e nazionali.

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Tra gli eventi più importanti, segnaliamo: - Trofeo Città di Telesia (giugno) - Telesia Half Marathon (ottobre) - Festina Lente Telesia (giugno) - La notte bianca (agosto) Si va dall’atletica, con due eventi sportivi di forte richiamo e a carattere internazionale, all’intrattenimento culturale di qualità nell’evento che unisce musica e poesia, passando poi per l’intrattenimento musicale notturno. Pro Loco Telesia

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Il Matese rappresenta una vera grande ricchezza, sotto molteplici sfaccettature ed accezioni, in termini di turismo storico, naturalistico, sportivo, artistico, archeologico, architettonico, culturale e, non ultimo, quello eno-gastronomico. L’accesso a un territorio, alle sue tradizioni e alla sua storia, è favorito e “privilegiato” se ci si fa accompagnare da chi quel territorio lo vive quotidianamente, cogliendo tutte le occasioni che può offrire, per ascoltare il racconto del complesso e variegato mosaico che è il Matese.

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L’APT Matese nasce proprio con l’intento di orientare i visitatori verso i tanti siti di interesse, nonché perseguire lo sviluppo e la salvaguardia territoriale, migliorandone la fruibilità, offrendo una notevole e ricca varietà di piacevoli scoperte, di cui è possibile godere. La conoscenza del territorio ci permette di introdurre il visitatore nei vari siti, indicando percorsi e mete assolutamente imperdibili, compresi quei piccoli “tesori” meno conosciuti di cui vi è abbondanza. Noi siamo pronti... e voi?

visite guidate escursioni in natura gite enogastronomiche percorsi didattici attività sportive

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CAMMINANDO

IN CONTEMPLAZIONE DELLA NATURA

Tutto è pronto. Un ultimo sguardo allo zaino. Sì! Ho messo dentro tutto ciò che mi occorre per andare in escursione in sicurezza. Acqua a sufficienza (sul sentiero che ho scelto di percorrere non vi sono fonti), e abiti di ricambio, visto che il meteo quest’oggi non promette bene...

ma come si dice: in montagna “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”. Compagni necessari e sempre fedeli per chi ama conoscere il territorio in maniera approfondita e consapevole sono: carta dei sentieri, bussola e altimetro opportu-

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namente tarato. Ho voglia di camminare e di verificare quanto progettato a tavolino. Già! Ciò che fa di una escursione una bella e piacevole esperienza nella natura, è certamente averla “immaginata” e progettata con cura, con carta alla mano e, magari, ricercando qua e là aspetti storici, naturalistici e ambientali di quel “pezzetto di mondo” che si desidera attraversare. Incominciamo allora. Indosso gli scarponi, zaino in spalla e su per il sentiero che mi condurrà da Guado La Melfa a Serra delle Vallocchie Scure. Mi trovo sul Massiccio del Matese, versante molisano, nello specifico in agro del comune di Roccamandolfi (IS). Il versante ovest del Colle Tamburo (1982 m), anticima del Monte Miletto (2050 m) fa da cornice al pianoro carsico di Campitello di Roccamandolfi, altopiano di origine carsica che ospita l’accogliente Rifugio in località Guado La Melfa, a circa 1300 metri di altitudine. Mi accingo così ad attraversare quasi interamente il pianoro in direzione sud-est. A darmi il benvenuto, il giallo intenso dei Ranuncoli Comuni (Ranunculus acris) e, salendo di quota, il giallo deciso del Lino

Capitato (Linum capitatum) insieme al verde tenue delle prime gemme dei Faggi (Fagus sylvatica) che timidamente si aprono all’estate oramai in arrivo. Un alto richiamo attira la mia attenzione: un canto intenso e a tratti greve, come di un potente e profondo lamento, invade il cielo color turchese. Una Poiana, volteggiando, lancia il suo richiamo. Il sentiero, dopo un primo leggero dislivello, prosegue verso ovest. Immense faggete, rocce affioranti e muschi, sono i protagonisti indiscussi di questo primo tratto. La traccia segue l’orografia del Monte Valle dei Lupi (1530 m) e procede 137

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lambendo le pendici del Monte Morzone (1599 m) fino a guadagnare la cresta che mi porterà ad un affaccio splendido sul paesaggio campano del Parco regionale del Matese. Giungo alla Serra delle Vallocchie Scure, da dove posso ammirare i contrafforti del Monte Miletto (2050 m) e del Monte La Gallinola (1923 m) che si specchiano nelle acque del Lago del Matese, il lago di natura carsica più alto d’Italia, situato ai piedi del massiccio, a circa 1000 metri di quota. Vorrei restare ancora qualche attimo, per riempire il mio sguardo di

colori e i miei pensieri di suggestioni, ma alcuni grossi Cumulonembi, alti come torri svettanti, con le loro sfumature scure, si impadroniscono dell’orizzonte, minacciosi. Meglio affrettarsi sulla via del ritorno. Si preannuncia un bel temporale. Devo evitare alberi e rocce isolate, e preferire la via più rapida per fare ritorno al Rifugio, variante breve che ho previsto in fase di progettazione dell’escursione. Le prime gocce di acqua rumoreggiano sul sentiero e mi costringono ad indossare giacca e sovrapantaloni impermeabili. Il clima è elettrico e il silenzio si impadronisce della foresta. Rumore di pioggia e tuoni lontani avvertono l’imminente scompiglio. Tutto intorno tace, come se la natura ammutolisse improvvisamente. L’atmosfera che prepara il temporale, improvviso e lucente, amplifica i miei sensi. Lo sguardo cerca il sentiero sicuro, l’udito sembra misurare la lontananza del temporale, annotando l’eco del tuono, l’olfatto percepisce un odore particolare: è intenso e un po’ pungente, è l’ozono; non a caso dal greco ozein, odorare. La pioggia si fa sempre più intensa e l’odore del muschio e delle foglie pervade l’aria. Finalmente vedo sulla mia destra le pendici del Monte Alto (1561 m) e questo mi indica che sono quasi giunto

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nei pressi del rifugio di Guado CIMEn La Melfa. tiamoc i Il temporale ora lascia spazio > Esc ursion alla quiete, e a sottolineare la estivo e ismo fine del subbuglio sono i tid in > Tre kking in vernale midi raggi di sole e il canto Italia e all’e dell’allodola, messaggera > Did stero attica del ritorno al sereno, che Ambien mi accompagna fino alla > Orie tale conclusione di questo > No nteering rd mio ultimo cammino in > Cor ic Walking si contemplazione della di Escu rsionism natura. o

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MASSICCIO DEL MATESE

l’Arma dei Carabinieri alza il livello di attenzione a tutela dell’ambiente! Arma dei Carabinieri

di Lorenzo Applauso

La tutela dell’ambiente, anche per i drammatici fatti della terra dei fuochi e per il possibile accorpamento delle forze dell’ordine: Arma dei Carabinieri-Forestale, diventa sempre più una esigenza territoriale soprattutto dove l’ambiente diventa il punto di forza perché area naturale, senza tuttavia trascurare l’aspetto economico che ne deriva. La tutela del territorio fatta con tenacia, professionalità e soprattutto con impegno continuo nel tempo, significa maggiore attrazione, maggiore afflusso turistico, maggiore economia per questi territori che sono particolarmente vocati alla natura ma troppo spesso trascurati. Come non proteggere aree straordinarie dal punto di vista paesaggistico

come il Matese ed il suo Parco e il vicino Molise. Proprio dal Matese negli anni scorsi, con grande tempestività veniva focalizzato dall’Arma dei Carabinieri, l’attenzione verso questo problema, anche perchè un territorio tranquillo per altri reati concedeva maggiori spazi di attenzione all’ambiente. Chi è stato il precursore, dimostrando forte incisività in questo settore è certamente l’attuale Maggiore dei Carabinieri Salvatore Vitiello, che il Matese lo ha vissuto per ben sette anni e che, con i suoi uomini, ha sempre guardato all’ambiente con forte attenzione ed inculcato negli altri alcuni cambiamenti che alla fine, sia pure gradualmente, risultano essere determinanti per la tutela.

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“Il Massiccio del Matese è un patrimonio paesaggistico e ambientale da tutelare. Questo è possibile cambiando le nostre abitudini per salvare la natura che ci circonda”. Un’affermazione del Maggiore Vitiello ed una regola scritta alla quale da sempre si ispira, continuando la sua opera di tutela anche oggi fra Parco del Matese e Molise dove dirige, a Isernia, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri. Ora, con l’accorpamento della Guardia Forestale con l’Arma, la sinergia potrebbe essere perfetta e dare maggiori risultati in termini di tutela dei territori dove anche la pianificazione degli stessi interventi nelle aree protette dovrà essere diversa, più intensa e più specifica.

Chi è il Maggiore Salvatore Vitiello? Colui che aveva già intuito la terra dei fuochi. È stato per circa sette anni Comandante della Compagnia di Piedimonte Matese (CE) e da due anni è a capo del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Isernia.

Prima sul versante campano e oggi impegnato sul versante molisano, ha avuto competenza territoriale sull’area del Matese, zona particolarmente sensibile sotto il profilo ambientale e del patrimonio paesaggistico. Con i suoi uomini ha posto tra le priorità delle attività quotidiane proprio quelle di contrastare ogni forma di inquinamento ambientale, divenuta la piaga dei nostri giorni. In questi anni sono state numerosissime le operazioni condotte per contrastare fenomeni come quello dello smaltimento illecito di rifiuti, del deturpamento del patrimonio paesaggistico attraverso l’abusivismo edilizio e più in generale contro qualsiasi tipologia di crimine ambientale. Il progresso, le industrie, la società consumistica hanno portato l’uomo a danneggiare gravemente l’ambiente, spesse volte compromettendolo per sempre. Per decenni si sono inquinati il suolo, l’acqua e l’aria, poi finalmente si è presa coscienza che si stava distruggendo il pianeta fino alla “scoperta” della “Terra dei Fuochi”.

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ITINERARIO TURISTICO

Un viaggio

tra i Sapori del Matese Molisano Il Molise, si sa, è un territorio che custodisce gelosamente la sua storia. È la terra dei sapori e delle tradizioni, che conserva con orgoglio le più antiche memorie culinarie, le ricette, gli aromi e le

fragranze di tempi lontani. Fantasia, semplicità e genuinità sono gli ingredienti principali di una cucina che vi invitiamo a “provare”, attraverso le tappe che vi suggeriamo in questo secondo itinerario.

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Il Percorso ha inizio nel comune di

CARPINONE

Leggenda vuole che il nome Carpinone abbia le sue origini dalla pianta del carpino o dalle numerose carpe che popolano il fiume Carpino. È un piccolo centro di appena mille abitanti, raggiungibile dalla SS 17, accogliente e familiare, perfetta sintesi di bellezza e tranquillità.

Prima di passare all’assaggio del piatto locale vi suggeriamo di fare una breve passeggiata nel centro storico. Pochi passi, e dalla piazzetta centrale si raggiunge il castello Caldora, uno straordinario esempio di fortezza residenziale, realizzato intorno all’anno mille, in pieno periodo normanno, ricostruito

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e ampliato dai Caldora durante il XV secolo, fino ad ottenere l’attuale versione rinascimentale. Dopo la visita al castello, l’ideale sarebbe recarsi presso un ristorante della zona per gustare un bel piattone delle famose “Taccozzelle e fagioli”. Si tratta di una pasta lavorata a mano a forma di rombo, che trova le sue origini nel mondo arabo. La farina di frumento duro, utilizzata per l’impasto, oltre a garantire una lunga conservazione, permette una buona cottura, senza disfarsi, mantenendo intatte le peculiarità organolettiche. La tradizione gastronomica di Carpinone arricchisce il tutto con un robusto trito di lardo e

un’aggiunta di peperoncino. Un piatto semplice, veloce e molto saporito, che conosce anche diverse varianti, sostituendo i fagioli con altre tipologie di legumi. Dopo questa gustosa pausa si può trascorrere qualche ora verso mete interessanti. Come la splendida cascata in località Schioppo, o la grotta con stalagmiti in località Fontanelle, entrambe raggiungibili tramite sentieri che partono dalla provinciale. La gita può concludersi in località Pontenuovo, dove si trova la sorgente naturale detta “Fonte degli ammalati”, così chiamata per le proprietà diuretiche e di leggerezza che la sua acqua possiede.

Carpinus betulus, Carpino bianco

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Si prosegue in direzione di

CASTELPETROSO I piatti tradizionali di Castelpetroso sono realizzati con prodotti genuini e semplici, e riflettono bene lo spirito degli abitanti di questo borgo. Giunti qui, non si può rinunciare ad un bell’assaggio dell’ottima polenta locale, che viene accompagnata da diversi condimenti, come la salsa di pomodoro e salsiccia; fagioli e cotica, oppure aglio, olio e verdura soffritti. Se poi siete portati per sapori più decisi,

vi invitiamo ad assaggiare le “sciuscielle e ciabbotta”, ossia polpette a base di formaggio e uova cotte in una zuppa di salsiccia, prezzemolo, pelati, cipolla e zucchine o, in alternativa, peperoni... provate a immaginare già solo il profumo! Queste prelibatezze locali possono essere degustate soprattutto in occasione della “Serata al Borgo”, un percorso enogastronomico che si svolge tra le vie del

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paese, animate da musica popolare, che si terrà il prossimo 19 agosto. Dopo questo sostanzioso assaggio, non può mancare una visita al Santuario dell’Addolorata. Si può decidere di fare una passeggiata a piedi di circa mezz’ora, per chi ha buona resistenza, o spostarsi in macchina in pochi minuti. La Basilica svetta su una collina rocciosa che raggiunge gli ottocento metri di altezza ed è una meta molto

frequentata dai pellegrini. Una tradizione viva nel popolo vuole che in questa roccia, che perciò è chiamata la Santa Rupe delle Apparizioni, sia apparsa la Vergine a due contadine di Castelpetroso. Realizzata secondo le regole dello stile neogotico, è di una bellezza e una maestosità che non ha nulla da invidiare alle più grandi cattedrali del mondo. www.prolococastelpetroso.it

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Procedendo sulla strada statale, e superando le località di Cantalupo del Sannio e San Massimo, si raggiunge la terza tappa di questo stuzzicante itinerario

CIVITA SUPERIORE di BOJANO

È uno dei borghi più insoliti e antichi della piana di Bojano, situato su una collina abitata sin dal VI secolo a.C. dominata dal castello, risalente al IX secolo. La scelta di questo luogo non è stata certo casuale, dato che il piccolo centro occupa una posizione a controllo sulla valle che lo circonda. Ciò ha determinato la formazione di un impianto urbano unico nel suo genere, molto diverso da quelli presenti nel resto della Regione. Passeggiando tra le strade del piccolo borgo, è curioso notare come qui gli orti si trovino all’interno dell’abitato, a differenza di tutti gli altri centri. È peculiare, inoltre, vedere le mura perimetrali e quelle di alcune abitazioni fondersi e formare un tutt’uno, come accade nel suggestivo quartiere della Giudecca, dove le stalle, che

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TermoeleTTra S.a.s. di Luca Zarrone & C.

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non hanno bisogno di finestre, sono state costruite addossate al muro di cinta. Dopo la visita del borgo, potete dedicarvi alla scoperta dei sapori locali. Non dimenticate che l’intero territorio è famoso per la produzione di un’ottima mozzarella di latte vaccino, lavorata a mano secondo tradizione. È d’uso consumarla come antipasto, senza alcun condimento, per apprezzarla appieno in tutta la sua fragranza. Se poi amate i sapori dell’orto, sappiate che troverete i fagioli cannellini più saporiti della Regione e i migliori finocchi e sedani bianchi. Da decenni c’è un’aspra contesa con i centri di Acquaviva Collecroce e Isernia per la paternità di questi prodotti. Una battaglia del gusto, da dove il palato esce sempre e solo unico vincitore.

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Manca ancora poco per raggiungere la meta di questo itinerario, Miralago. Ma non si può rinunciare ad una sosta nel comune di

CAMPOCHIARO Ha l’aspetto del tipico borgo fortificato, nato durante la fase di incastellamento del IX-X secolo, situato su una collina sulla cui sommità si trova una delle nove torri che difendevano l’abitato, articolato in un groviglio di suggestive stradine e vicoli. Passeggiando per il piccolo borgo si sente un odore particolare, soprattut-

to durante il mese di luglio. È quello dell’origano, l’aromatica spezia selvatica che ha fatto di Campochiaro la capitale mondiale di questo prodotto. Così si chiarisce una piccola curiosità: l’origano ha bisogno di luoghi aperti e soleggiati per crescere, quindi valli ben illuminate... nessun posto è migliore di Campochiaro, appunto.

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Qui, l’origano raccolto viene conservato in piccoli mucchietti, messi a essiccare in ambienti ben ventilati e bui e infine sgranato a mano; un procedimento che si conclude in pochi giorni. Un prodotto così genuino e fresco esalta in maniera straordinaria i sapori di molti piatti, come la prelibata zuppa di fagioli al profumo di organo. Potete acquistare questa spezia sul posto o, magari, se avete un occhio allenato e un po’ di pazienza, potete provare a raccoglierlo lungo i diversi sentieri che circondano il borgo. Se vi ritrovate a raccogliere origano in località Civitella, approfittatene anche per vedere le rovine del

santuario sannitico del IV secolo, dedicato ad Ercole Quirino. Il tempio principale è collocato su un’ampia terrazza, mentre più in basso è ancora visibile un lungo portico. Chi ama la natura, sarà felice di sapere, infine, che qui a Campochiaro si trova una delle oasi WWF più estese d’Italia. Copre una superficie totale di circa 2.000 ettari, che comprendono spettacolari e alte cascate e profonde gole. Durante tutto l’anno visite guidate, campi lavoro, campi studio ed escursioni rendono la permanenza qui a Campochiaro un’esperienza indimenticabile e appagante.

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Continuando a salire di quota, superato il comune di Guardiaregia e, ancora più avanti, il quadrivio di Sella del Perrone, questo “gustoso” itinerario si conclude a

MIRALAGO Il Matese è terra di pascoli e di transumanza. Grandi protagonisti di queste zone, grazie all’ambiente incontaminato, sono: la carne, che si distingue per la sua alta qualità e il latte, da cui si ricavano il famosissimo “Pecorino del Matese”, gli altrettanto squisiti formaggi di capra, vaccino e l’inimitabile Caciocavallo. Quest’ultimo è buonissimo da assaporare “impiccato”, cioè ammorbidito lentamente sulla brace e,

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man mano che si scioglie, spalmato sul pane casereccio, magari bruschettato. Quindi, arrivati a Miralago, godetevi lo splendido panorama che vi circonda, mentre, nell’area attrezzata, preparate un perfetto pic-nic con i migliori prodotti suggeriti e acquistati lungo questo percorso. Ah!... se vi sentite un po’ appesantiti, una buona tisana a base di origano del Matese vi aiuterà ad alleggerire il senso di pienezza... forse meglio fare anche una bella passeggiata in riva al lago. Alla fine di questo “viaggio”, vissuto nel pieno rispetto dell’ambiente, degli animali e delle persone che vi abitano, ricordate che il Matese è sempre pronto ad accogliervi con calore, per offrirvi quanto di meglio possiate desiderare per il vostro palato, gli occhi e il cuore.

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TROVA L’ATTIVITÀ CHE CERCHI SAN SALVATORE TELESINO Degustazioni Prodotti Tipici BAR ITALIA E ARIA CORTE P.zza Vittoria, 11 Tel. 340 6028270 Bed & Breakfast Resort VILLA LA QUERCIA Macelleria C.da Varco, 26 GIOVANNI CUSANELLI Tel. 342 3674503 Piazza Vittoria, 5 Tel. 0824 868110 TELESE TERME Cell. 328 3278495 Pizza Drink Food JURASSICPUB Loc. Pioppi, 4 Tel. 320 0770422 Ristorante Pizzeria Bar ZEFIRO Loc. Croce Tel. 0824 869917 Cell. 327 2084160 - 389 6858619 SAN LORENZELLO

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CASTELLO DEL MATESE

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Che cos’è GuideSlow? GuideSlow è un progetto editoriale che mira alla valorizzazione di alcuni territori dell’entroterra campano, ancora poco conosciuti ai più. GuideSlow è un grande contenitore di informazioni, diffuse attraverso molteplici canali di comunicazione. Perché GuideSlow? La voglia di aria pulita, di tradizioni e sapori antichi, che dà una nuova consapevolezza al visitatore, negli ultimi anni sta originando una nuova pratica: il turismo lento che, nella sua filosofia slow, permette di osservare tutto ciò che finora non si è visto, anche passandogli accanto molte volte. Cosa trovo in GuideSlow? Informazioni turistiche su tutto il meglio che questi territori possono offrire. La natura che continua a regalare il meglio delle sue espressioni; le tradizioni che ci accompagnano da secoli; le ricette della nonna che sostengono la cucina tipica; oltre a moltissime strutture di ricezione turistica, aziende agricole e tanti produttori che insieme garantiscono la qualità assoluta: le produzioni a chilometro zero, le carni degli allevamenti locali, il latte dalle qualità invidiate, trasformato attraverso generazioni di mastri casari in deliziosi formaggi. Dove trovo GuideSlow? Le attuali riviste, Guida Turistica del Medio Volturno e Guida Turistica del Matese, sono disponibili presso molte attività commerciali del territorio oppure si possono richiedere online dal sito www.guideslow.it E’ possibile, inoltre, trovare tutti i contenuti pubblicati nelle diverse edizioni, sui siti dedicati (www.guideslow.it), costantemente aggiornati e arricchiti. Esiste un’App per gli smartphone? Sì! Dal mese di giugno 2016 è disponibile una versione per Android e presto anche per iOS (cercando guideslow nei rispettivi store). Come posso restare in contatto con GuideSlow? E’ possibile seguire tutti gli aggiornamenti attraverso i canali social (Facebook e Youtube) e, dal mese di luglio 2016, anche dal blog ufficiale di GuideSlow. Le pagine Facebook si possono trovare cercando: Guida Turistica del Medio Volturno e Guida Turistica del Matese

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