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Sped. in Ab. postale 70% - Roma

Nuovo mix di fonti per un futuro non più buio Sergei Komlev

Gazprom, nessun problema per la fornitura di gas in Italia Andrea Moltrasio

Problema emissioni? Opportunità per fare impresa Giuliano Zuccoli

Emissioni Co2, Italia penalizzata R. Formigoni/A. Marrazzo

Energia, due regioni a confronto

Periodico del GSE settembre 2008

Elementi

Claudio Scajola

S. Cofferati e B. Draghetti

Bologna: comune e provincia vs l’inquinamento Raffaele Bonanni

Pari opportunità e politiche energetiche coraggiose

GIA R E N E O ONT C O V O U N

in allega

to

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Se quando sei alla guida eviti accelerazioni e frenate brusche, puoi risparmiare fino a 90 euro di carburante all’anno. E seguendo i 24 consigli di Eni puoi diminuire fino al 30% il costo dell’energia nella tua famiglia risparmiando fino a 1600 euro all’anno. Dal 2007 Eni è presente nei più importanti indici di sostenibilità.

www.eni.it


Il momento dei fatti È il momento di passare dalle parole ai fatti. Il settore energetico ha da tempo acceso la spia rossa dell’allarme. Occorre agire, bene e presto. Il prezzo del petrolio ha passato il limite di guardia: ha sorpassato il livello record in termini reali raggiunto durante la crisi del 1980-81. Sofisticate analisi econometriche, condotte dagli uffici studi delle Banche Centrali, indicano che la componente puramente speculativa può essere misurata in circa 20-30% del prezzo. Il risultato è ottenuto depurando gli andamenti del prezzo del petrolio dalle componenti strutturali, identificabili dal lato dell’offerta (carenze infrastrutturali, strozzature logistiche, ecc.) e dal lato della domanda (Cina, India, economia USA in crescita nonostante l’allarme recessione, ecc.). Come rispondere? Le componenti strutturali non possono essere combattute nel breve periodo. Sarebbe come svuotare il mare con il secchiello. Un Governo forte deve e può dirlo al Paese. Ma proteggere le categorie più colpite dal rialzo dovuto alla speculazione – destinata, come tutte le bolle finanziarie, a sgonfiarsi prima o poi – deve e può essere la risposta all’emergenza. Accanto ai provvedimenti di tipo fiscale e amministrativo, già attuati con i Decreti, che potrebbero dare qualche sollievo alla massa di consumatori, bisognerebbe ancor più incentivare tutti i consumatori a risparmiare per ridurre la loro bolletta energetica e quindi la bolletta energetica del Paese. Quest’anno, secondo alcune prime stime, pagheremo il 30% in più di fattura energetica: circa 60 miliardi di euro contro i 46 dell’anno scorso. L’incidenza di questa fattura sul PIL è stimata intorno al 4,5%, una delle più alte nel corso degli ultimi decenni. Quindi, una riduzione della domanda ad esempio del 10% ci fa risparmiare circa 6 miliardi di euro che potrebbero essere

destinati a campagne informative per spronare ad un buon uso dell’energia. Guardando più in là, occorre il coraggio dimostrato dal Ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ha annunciato entro cinque anni la posa della prima pietra del nuovo gruppo di centrali nucleari di terza generazione in Italia. I maggiori Paesi europei soddisfano con il nucleare il loro fabbisogno d’energia. Le percentuali oscillano dal 70% della Francia al 30% dell’UK. Una moderna centrale nucleare vive fino a 60 anni, con un costo finale di produzione d’energia decisamente inferiore rispetto a quello della produzione d’energia di una centrale a turbogas o a carbone. Occorre far capire con una comunicazione capillare, esaustiva e trasparente, che investire nel nucleare non significa fare business, ma operare per il futuro dell’Italia in termini di miglioramento di standard di vita delle famiglie. Sarà cruciale per il successo e la credibilità dell’opzione nucleare in Italia l’istituzione di un’Agenzia di sorveglianza e controllo, stile la francese Direction de la sureté des installations nucléaire. Avviato il grande programma per il futuro, la politica energetica non dimenticherà la ricerca come elemento base per sviluppare intelligenze nel settore. Ricerca che deve poter contare anche sugli incentivi dedicati oggi alle fonti rinnovabili, che rappresentano sicuramente il futuro dell’energia. E poi il carbone pulito, oggi a emissioni modeste e domani quasi azzerate; la cogenerazione; la costruzione di rigassificatori; il risparmio energetico negli edifici; lo sviluppo della filiera agro-energetica; il miglioramento dell’efficienza nei trasporti pubblici e privati e i termovalorizzatori, che oltre ad eliminare i rifiuti, possono produrre energia elettrica, calore per il teleriscaldamento o per usi industriali. La nuova era energetica italiana sta partendo subito.

l’Editoriale di Carlo Andrea Bollino / Presidente GSE

l’E Elementi 14

3


Foto Fototeca Elementi Maki Galimberti (Susanna Tamaro)

Direttore Responsabile Romolo Paradiso Segreteria di redazione e pubblicitĂ  Luca Speziale luca.speziale@ acquirenteunico.it Tel 06 80134794 Collaborazione redazionale Mauro De Vincentiis Comitato di redazione Romolo Paradiso Natascia Falcucci Claudia Momicchioli Editing Maria Pia Terrosi Progetto grafico e impaginazione Imaginali Realizzazione impianti e stampa D.G.P. Srl Via Tiburtina, km 18.300 Setteville di Guidonia Roma

Redazione e Amministrazione Viale M.llo Pilsudski, 92 00197 Roma Editore GSE Direttore Editoriale Fabrizio Tomada Hanno collaborato a questo numero Roberto Antonini Edoardo Borriello Fausto Carioti Valter Cirillo Luigi Crimella Mauro De Vincentiis Vittorio Esposito Natascia Falcucci Liliana Fracassi Jacopo Giliberto Piergiorgio Liberati Fabrizio Mariotti

Un particolare ringraziamento a Luciana Di Giamberardino Fiorella Fontana Michele Panella Domenico Purificati Sandro Renzi Giancarlo Scorsoni Si ringraziano per la collaborazione alla realizzazione di Elementi Asja Banca Intesa San Paolo Co.Ba.Po E-Gazette Enel Eni Irfis Mitsubishi Terna

(La vignetta di Fama)

Gabriele Masini Giusi Miccoli Claudia Momicchioli Luca Speziale

In copertina Espansioni di luce (cascata colorata) 2003, spruzzo su cartoncino cm 25x34,2 di Renato Barisani

Registrazione presso il Tribunale di Roma n.105/2001 del 15.03.2001

Chiuso in redazione nel mese di luglio 2008

Elementi è visibile in internet al sito www.gsel.it

GSE Viale M.llo Pilsudski, 92 00197 Roma T +39 0680111 F +39 0680114392 info@gsel.it www.gsel.it

AU Guidubaldo Del Monte, 72 00197 Roma T +39 0680101 F +39 0680114391 info@acquirenteunico.it www.acquirenteunico.it

GME Viale M.llo Pilsudski, 92 00197 Roma T +39 0680121 F +39 0680114393 info@mercatoelettrico.org www.mercatoelettrico.org

Elementi

Anno 2008 n. 14 settembre 2008

14


L’esigenza “ricerca”

Se non colmerà il grave ritardo che ha nel campo della ricerca rispetto alle nazioni dell’Ue e non solo, l’Italia rischia d’incrementare e rendere difficilmente sanabile una situazione di grave difficoltà a livello economico con riflessi negativi su quello sociale. Questo il senso di una denuncia apparsa nella rivista scientifica americana Science in uno dei suoi ultimi numeri. Non si tratta di un allarme ingiustificato. La ricerca da noi negli ultimi sessanta anni è stata considerata come una cosa di minore importanza rispetto alle esigenze altre, delegandole poche, e mal distribuite, risorse economiche prima e umane poi. Perdendo quelle intelligenze interne costrette a emigrare per dar sfogo alle loro potenzialità. Solo lo 0,9-1% del nostro Pil è destinato alla ricerca, contro il 3,70 della Svezia, il 2,29 della Germania, il 2,18 della Francia e il 3,06 del Giappone. Mentre 3 occupati su 1.000 sono ricercatori, rispetto ai 6 dei Paesi Ue (8 in Francia, 7 in Germania e 6 in Gran Bretagna). Il settore energetico è uno di quei comparti chiave della nostra economia che più di tutti lamenta una deficienza di ricerca e d’innovazione tecnologica, il cui peso si dimostra allarmante a fronte d’una palese carenza di risorse interne capaci di fronteggiare la crescente richiesta d’energia elettrica. Schiavi degli idrocarburi, di normative castranti lo sviluppo energetico, d’ideologizzazioni lontane dall’interesse comune e dal buonsenso e di politiche non sempre lungimiranti e aderenti alle esigenze del Paese, abbiamo dovuto offrire elettricità alla Comunità comprandola all’estero, o producendola con fonti acquistate a costi crescenti e vincolati alle altalenanti situazioni politiche e sociali degli Stati produttori. Senza poter sperare in un futuro in cui la ricerca interna possa contribuire a offrire opportunità per affrontare e superare le difficoltà manifeste. L’ora è quella di cambiare rotta. L’Italia non può più fare a meno di una ricerca oculatamente ben finanziata, mantenendo, ma soprattutto, scovando e incentivando intelligenze nostrane in grado di dare un senso agli investimenti impiegati. In questo processo di crescita scientifico-tecnologico l’Europa non deve esimersi dal fare la sua parte, imbastendo e favorendo cioè una politica comune e una mutualità tra Stati in tal campo, se vuole veramente essere un’importante espressione nazionale e non solo luogo di mercati, di mercanti e d’egoismi particolari. Va in questa direzione la richiesta fatta a Bruxelles dal ministro Tremonti di un Eurobond per finanziare la ricerca nel settore dell’energia. Investire in ricerca significa accrescere lo sviluppo tecnologico stimolando i processi di produzione, migliorare la situazione economica, favorire l’occupazione, e soprattutto, creare maggiore efficienza. Si è vincenti se si è efficienti e se si è efficienti si è competitivi. Non esserlo significa perdere il passo con i tempi e soccombere nel confronto con le Nazioni più responsabili e, in questo ambito, culturalmente evolute.

Virgolette di Romolo Paradiso

Elementi 14

5


rubriche

primo piano

03 l’E l’Editoriale 05 “ Virgolette” 08 P° il Punto 59 Bi Biblioteca 60 Fn Filo di Nota 60 Mp Mondo Piccolo 61 E+ Energia, letteratura, umanità 62 Co la Copertina

10 Nuovo mix di fonti per

Intervista a Claudio Scajola

un futuro meno ‘buio’

14 Gazprom: nessun problema

Intervista esclusiva a Sergei Komlev

per la fornitura di gas in Italia

18 Il problema emissioni? Parla Andrea Moltrasio

Un’opportunità per fare impresa

22 Quale futuro per le energie di Fabrizio Barbaso

rinnovabili?

24 Emissioni Co , l’Italia penalizzata A tu per tu con Giuliano Zuccoli

2

faccia a faccia

26 Energia, due regioni a confronto Roberto Formigoni/Piero Marrazzo

energia rinnovabile

Elementi

14

30 Contact Center Gse, per un’energia prét-à-porter


34 Fotovoltaico, è boom 36 Dalla finanziaria, benefici e Indagine sul settore

48 La previsione della domanda, di Ubaldo Perla

strumento d’efficienza

novità per l’energia rinnovabile

50 Energy Manager, è l’ora!

38 Piccoli impianti con “piccolo”

energia del pensiero

Speciale Mini-idro

futuro? ambiente

52 Famiglia e scuola, le basi

42 Bologna, le imprese

lavoro

ambiente e umanità

56 Puntare su pari opportunità e

Un Caffè con… Susanna Tamaro

A colloquio con Beatrice Draghetti e Sergio Cofferati

vs l’inquinamento

per un uomo migliore

Intervista a Raffaele Bonanni

44 La cultura della

politiche energetiche coraggiose

Parla Pieluigi Malavasi

sostenibilità? Un grande capitale sociale mercato energetico

46 Liberalizzazione concorrenza: Intervista a Paolo Ghislandi

matrimonio con “fughe”

Sommario

So


Armi pari e… “liberi tutti” L’obiettivo condiviso è riuscire ad avere sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi ragionevoli dell’energia, emissioni contenute di anidride carbonica, la possibilità di scelta dei consumatori. Per conseguire questo obiettivo è opportuno non mettere freni alle diverse soluzioni tecnologiche. Il "no" preconcetto all’energia atomica, per esempio, gli ostacoli alle pale eoliche o ancora i brontolii contro i rigassificatori contrastano con i principi di fondo del sistema elettrico, quali la sicurezza degli approvvigionamenti, le emissioni contenute, i prezzi ragionevoli, la competizione tra i fornitori per conquistare clienti. Il problema – non solo italiano, ma soprattutto italiano è che la competizione piace solamente ai consumatori.

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Elementi 14

Perché il monopolio e l’oligopolio piacciono a troppi, cioè a chi consegue guadagni lauti dalla mancanza di competizione. Per questo motivo, dovrebbero essere rafforzati i principi della concorrenza: che siano i mercati, i consumatori, a premiare le aziende e i fornitori più bravi, a bocciare chi non è capace di competere. Per competere, come nello sport, servono però regole uguali per tutti coloro che si confrontano. Chi bara – per esempio chi si "bomba" con intrugli stupefacenti – deve essere espulso dal gioco. Ma la "bomba energetica" degli sportivi truffaldini si usa anche nel settore dell’energia. Qualche esempio. Le centrali elettriche a carbone sono competitivissime, e bruciano i concorrenti, se nel costo del chilowattora non è calcolato il valore delle emissioni


di anidride carbonica e le "esternalità" ambientali e sanitarie. Se nel costo del chilowattora si considerassero anche l’asma e i lavaggi più frequenti delle lenzuola di chi vive attorno alla centrale, buona parte del vantaggio si ridurrebbe. Le centrali eoliche – è un altro esempio – hanno costi ormai competitivi, ma l’incostanza del vento impone forti investimenti sulla rete di trasporto della corrente prodotta (in genere i "ventilatori" sono in luoghi remoti, dove le linee elettriche sono meno salde) e chiede una maggiore disponibilità di centrali termoelettriche di riserva, pronte a entrare in linea se il vento calasse. Questi sono costi: se venissero computati nel costo di produzione dell’eolico, questa tecnologia sarebbe meno competitiva. Il nucleare dovrebbe considerare nel prezzo del suo chilowattora i costi della sicurezza, del complesso sistema che ha alle spalle (per esempio, gli enti di controllo o quelli di ricerca) e i costi di gestione delle scorte. Proprio questi costi avevano reso per decenni anticompetitiva la costruzione di nuove centrali atomiche negli Stati Uniti, Paese che non ama gli incentivi. I Paesi che puntano sul nucleare hanno in genere un regime monopolistico oppure oligopolistico e i sovraccosti che sono legati a questa tecnologia vengono spostati dal prezzo del chilowattora alla fiscalità generale. In altre parole, tutti i cittadini pagano sulle tasse gli sconti concessi ad alcuni consumatori. Viceversa, il sistema nucleare ha in vantaggio di non produrre emissioni di anidride carbonica (se non nella fase di preparazione del combustibile atomico), e quindi di avere uno "sconto" per quanto riguarda i sovraccosti del Protocollo di Kyoto e della direttive europea Emissions trading scheme. Queste "bombe energetiche" che sottraggono ad alcune tecnologie una fetta importante dei loro costi sono una droga per il mercato e spostano le competitività, creano illusioni sui prezzi. Le leggi sulla liberalizzazione dicono che i consumatori devono pagare l’energia in rapporto ai costi di produzione. La differenza di bolletta tra i diversi consumatori dipende dall’entità della loro domanda.

Come avviene per qualsiasi merce. Un chilo di detersivo costa meno a chi ne ordina camionate intere, costa di più a chi compra i fustoni al discount, costa ancora di più a chi compra il fustino dal droghiere sotto casa. Nessuno di questi consumatori ha incentivi particolari sul detersivo. In questa chiave, il consumatore industriale di elettricità può strappare contratti interessanti di fornitura, a patto che il mercato non sia una beffa giocata ai suoi danni dall’oligopolio di fornitori. L’energia atomica entra in Italia, per esempio, dalla Francia. Ma non viene venduta a prezzi francesi. Quando passa il confine, l’elettricità atomica francese, che rappresenta più del 10% dei consumi italiani, si adegua immediatamente al prezzo medio italiano e non contribuisce a ribassare le quotazioni del mercato italiano. Sarebbe sciocca quell’azienda straniera (francese o svizzera) che vendesse in Italia a prezzi stracciati: invece cerca di estrarre il massimo valore possibile da quel chilowattora ottenuto a basso costo. Così è difficile pensare che sul mercato italiano le tecnologie che si riveleranno a costo minore avranno effetti considerevoli sulla bolletta. I produttori di elettricità da carbone oggi offrono la loro “corrente” al prezzo medio di mercato, e altrettanto faranno i produttori nucleari futuri come fanno i produttori nucleari di oggi quando vendono in Italia. Si può immaginare allora un consorzio d’acquisto che acquisti a tariffe convenzionate l’energia, da qualunque tecnologia prodotta (carbone, nucleare, eolica o quello che piace). Attenzione, però. Appena si crea un gruppo d’acquisto che paga sottocosto, qualcun altro paga più caro. Cioè il sistema energetico italiano darebbe vantaggi ad alcuni per scaricare su altri cittadini questo vantaggio, sotto forma di tasse o di rincari energetici. L’unica soluzione è: armi pari. Davvero pari. Senza incentivi. Senza sussidi incrociati. Liberi tutti: liberi di costruire centrali con la tecnologia che riterranno più opportuna, liberi di comprare energia dai fornitori che preferiranno. Nessun altro deve pagare al posto loro.

il Punto di Jacopo Giliberto

P° Elementi 14

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primo piano

Nuovo mix di fonti, per un futuro non più “buio” Claudio Scajola

INtERVIStA A CLAUDIO SCAjOLA Ministro dello Sviluppo Economico di Fausto Carioti

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Elementi 14


Riorientare la politica energetica italiana. Sì al nucleare, alla promozione delle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, all’accelerazione della realizzazione delle infrastrutture energetiche termovalorizzatori, stoccaggi di gas, reti di distribuzioni, collegamenti internazionali - e alla diversificazione delle fonti e delle rotte d’approvvigionamento. Il mix energetico ottimale? 25 per cento da idroelettrico e altre fonti rinnovabili, 25 per cento da nucleare e il restante 50 per cento da combustibili fossili. Meno vincoli procedurali per l’estrazione in Italia dei potenziali 100 milioni di tonnellate di greggio ed in 130 miliardi di metri cubi di gas. Emissioni CO2: nella ripartizione degli obiettivi si deve tener conto dell’efficienza e dei punti di partenza nazionali.

contenute le prime norme per la definizione, entro giugno 2009, della “Strategia energetica nazionale”, che prevede il ritorno all’energia nucleare, la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, l’accelerazione della realizzazione delle infrastrutture energetiche - termovalorizzatori, stoccaggi di gas, reti di distribuzioni, collegamenti internazionali - e la diversificazione delle fonti e delle rotte d’approvvigionamento. E: L’Italia produce elettricità ricorrendo per il 62% a petrolio e gas, mentre il resto d’Europa si affida per il 62% al carbone e al nucleare, riservando idrocarburi un ruolo residuale. Quale è il mix di combustibili ottimale per un Paese come il nostro? CS: Pensiamo che il mix energetico ottimale per la produzione d’energia elettrica debba essere formato per il 25% da idroelettrico e altre fonti rinnovabili, per il 25% da nucleare e per il restante 50% da combustibili fossili. Nella “Strategia energetica” individueremo la strada per raggiungere questo ambizioso obiettivo.

“Sono più di vent’anni che il nostro Paese attende un piano energetico nazionale: noi siamo pronti a farlo”. Claudio Scajola, ministro per lo Sviluppo Economico, si è imposto ritmi forzati. Sin dai primi giorni del suo incarico ha fatto capire che sul nucleare si fa sul serio. Spiega: “Il ritorno al nucleare è una condizione ormai indispensabile per l’Italia. Per motivi strategici, economici ed ambientali. Il motivo, condiviso da un numero crescente di Paesi, è che solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su vasta scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente”. Le novità, però, non si fermano qui, come il ministro Scajola spiega in questa intervista. E: Ministro, l’Italia oggi acquista oltre i propri confini l’85% dell’energia che le consente di sopravvivere. In particolare, importiamo circa il 18% dell’elettricità che usiamo, in buona parte prodotta da centrali nucleari francesi, svizzere e slovene. Come intendete ridurre questa dipendenza? CS: La politica energetica italiana va decisamente riorientata. Nel “Piano triennale per lo sviluppo” approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 giugno, sono

generazione vuol dire aspettare almeno altri 30 anni per poter iniziare i lavori. Non abbiamo tutto questo tempo. E: Di quanti impianti nucleari pensate che abbia bisogno l’Italia nell’arco di un breve-medio periodo? Quando entreranno in funzione? CS: Il Governo nominerà una commissione di esperti che avrà il compito, tra l’altro, di definire quali tecnologie utilizzare e di quanti impianti dovrà essere formato il primo gruppo di centrali, che potrebbe entrare in servizio per il 2020. E: A quali soluzioni pensate per lo smaltimento delle scorie? CS: Entro la fine dell’anno avremo i risultati del gruppo di lavoro, costituito dal precedente Governo, che presenterà una proposta di percorso per l’individuazione del sito per le scorie nucleari. Li esamineremo alla luce dei nuovi orientamenti e della necessità di un sito, a prescindere dalla realizzazione dei prossimi impianti. E: La Sogin continuerà il suo lavoro di decommissioning secondo i tempi fissati la scorsa legislatura?

“Per il nucleare di 4^ generazione servono 30 anni” E: La novità è senza dubbio il ritorno al nucleare. Nel centrosinistra c’è chi sostiene che il nucleare italiano nasce “già vecchio”. Molti, anche nel centrodestra, chiedevano di aspettare che fosse operativa la tecnologia nucleare di quarta generazione. Perché siete stati contrari? CS: Quando si discute di ultima generazione parliamo di “terza generazione avanzata”. Chi sostiene che vogliamo costruire impianti vecchi dovrebbe ricordarsi che ad oggi non vi è nessuna centrale di questo tipo in funzione. Ce ne sono due in costruzione, una in Finlandia e una in Francia. La quarta generazione riguarda impianti ancora in fase sperimentale. Attendere la costruzione del primo impianto di quarta

CS: Il programma di lavoro deve continuare, ma deve anche trovare un nuovo impulso per accelerare tempi e procedure. Lavoreremo con il Ministero dell’Ambiente per raggiungere tale obiettivo. E: Sul fronte degli idrocarburi quali novità saranno contenute nella “Strategia energetica nazionale”? CS: Saranno messe a punto misure per il rilancio delle attività di ricerca e produzione d’idrocarburi, per la diversificazione dell’approvvigionamento e per l’ammodernamento delle attività di raffinazione. Lo sfruttamento delle risorse nazionali d’idrocarburi, stimabili in 100 milioni di tonnellate di greggio ed in 130 miliardi di metri cubi di gas, è stato sin ora ostacolato dalla complessità delle procedure d’autorizzazione, sia dalle opposizione locali. Abbiamo previsto disposizioni che semplificano le procedure e rimuovono vincoli, nel rispetto delle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni.

> Elementi 14

11


CONtO ENERGIA Incentivi complessivi erogati al 23 giugno 2008

Incentivi

Energia kWh

%

incentivi €

%

Scambio sul posto

6.692.526,43

76,4%

2.889.879,44

77,5% 0,0%

Cessione da 1 a 3 kW

2.844,00

0,0%

1.257,73

278.516,00

3,2%

118.095,81

3,2%

1.788.277,22

20,4%

721.848,34

19,3%

Cessione da 3 a 20 kW Cessione oltre 20 kW Totale

8.762.163,65

100%

3.731.081,31

100%

fonte GSE

Produzione lorda da fonte rinnovabile nell’UE15 anno 2006

Idrica

Biomasse

Eolica

Geotermica

Solare

FER 39.953

GWh Austria

35.031

3.185

1.722

-

15

359

3.002

363

-

2

3.726

24

3.923

6.108

-

-

10.055

Finlandia

11.494

10.860

156

-

3

22.513

Francia

55.831

4.996

2.150

-

22

62.999

Germania

19.931

21.265

30.710

-

2.220

74.126

5.865

114

1.699

-

1

7.679

725

128

1.622

-

-

2.475

36.994

6.745

2.971

5.527

35

52.272

Belgio Danimarca

Grecia Irlanda Italia Lussemburgo

111

90

58

-

21

280

Paesi Bassi

106

6.638

2.733

-

35

9.512

Portogallo

11.009

1.998

2.925

85

5

16.022

4.605

9.946

4.225

-

7

18.783

Spagna

25.562

3.050

23.020

-

125

51.757

Svezia

61.721

9.211

987

-

-

71.919

UE 15

269.368

85.151

81.449

5.612

2.491

444.071

Regno Unito

fonte Eurostat

Ipotesi di sviluppo dell’energia nucleare al 2030

Area

Capacità in megawatt anno 2005

Energia nucleare sul totale della produzione elettrica %

anno 2030 I scenario II scenario

anno 2005

anno 2030 I scenario II scenario

Ocse* Nord America

112.000

128.000

144.000

18

15

18

Ocse* Europa

131.000

74.000

110.000

28

12

20

Ocse* Pacifico

65.000

94.000

108.000

25

32

41

Economie in transizione**

40.000

54.000

64.000

17

18

23

Cina

6.000

30.000

50.000

2

3

6

India

3.000

19.000

24.000

2

6

9

Resto Asia

5.000

10.000

10.000

4

3

4

America Latina

3.000

4.000

6.000

2

2

3

Medio Oriente e Africa Resto mondo

2.000

3.000

3.000

1

1

1

368.000

416.000

519.000

15

10

14

*Ocse: organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Di essa fanno parte 32 stati fra cui: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Canada, Giappone, Corea e Australia. ** Economie in transizione. Di esse fanno parte 26 economie fra cui: Russia, Kazakistan, Romania, Slovenia, Ucraina, Belarus, Bulgaria fonte Le energie del futuro di R. Varvelli Etas Editore

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Elementi 14


E: Nei vostri programmi c’è anche la costruzione di nuovi impianti di rigassificazione. Quanti ne saranno realizzati nei prossimi anni?

E: Intendete mantenere gli impegni internazionali assunti dall’Italia per l’abbattimento della CO2 e degli altri gas serra? Li ritenete raggiungibili?

CS: Entro la fine del 2008 sarà operativo il nuovo terminale di rigassificazione di GNL al largo di Rovigo, che si aggiunge all’attuale rigassificatore di Panigaglia e che nel 2009 avrà una capacità fino a 8 miliardi di metri cubi. Entro l’anno autorizzeremo alcuni nuovi impianti di rigassificazione e di stoccaggio di gas in sotterraneo.

CS: Il nostro Paese condivide l’impegno europeo di porsi alla testa della lotta contro il cambiamento climatico. Nel marzo 2007 l’Unione Europea non solo ha fatto propri gli obiettivi di Kyoto, ma si è assunta l’obbligo di raggiungere traguardi difficili: la diminuzione del 20% delle emissioni di CO2, la copertura del 20% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, l’aumento del 20% di efficienza energetica. Sono obiettivi molto ambiziosi, che fanno sorgere interrogativi sulla sostenibilità di quei costi da parte delle nostre imprese. Durante l’ultimo Consiglio dei Ministri dell’Energia europeo, abbiamo proposto che nella ripartizione degli obiettivi si tenga conto dell’efficienza e dei punti di partenza nazionali, per non danneggiare quei Paesi che hanno fin qui adottato politiche virtuose nei confronti dell’ambiente e dell’uso efficiente dell’energia.

“Maggior utilizzo delle fonti rinnovabili” E: Quale ruolo hanno le fonti rinnovabili nel vostro progetto di sviluppo del Paese? CS: L’Italia è sempre stata impegnata sul fronte delle energie rinnovabili e continua ad esserlo, in sintonia con il principio di diversificazione delle fonti. Potenzieremo lo sforzo per ottenere dalle fonti rinnovabili il contributo del 25% alla produzione d’energia elettrica a partire dall’attuale 17% (idroelettrico compreso), intervenendo sulla semplificazione delle procedure per realizzare gli impianti e sull’efficacia ed efficienza degli incentivi.

E: Pensa che l’attuale struttura del mercato elettrico italiano abbia un grado adeguato d’efficienza o sono in arrivo interventi destinati a migliorarlo? CS: Per garantire una maggiore sicurezza energetica abbiamo intenzione di realizzare interventi per diversificare le aree di approvvigionamento, promuovere la costruzione d’infrastrutture e accelerare l’ammodernamento del sistema energetico nazionale. Dunque, più interconnessioni con l’estero, ma anche all’interno della rete nazionale, per risolvere, ad esempio, i “colli di bottiglia” verso le regioni meridionali.

Elementi 14

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primo piano

Gazprom: nessun per la fornitura INtERVIStA ESCLUSIVA A SERGEI KOMLEV di Piergiorgio Liberati A dicembre operativa la nuova banca d’investimenti italo-russa, sotto l’egida di Intesa-Sanpaolo. Il progetto sarà diretto dal consulente della presidenza uscente per i rapporti con l’UE, Sergei Yastrzhembsky.

Sergei Komlev

L’incremento del volume di gas esportato in Italia, che nel 2007 ha toccato quota 22 miliardi di metri cubi. L’avvio di una nuova banca di investimenti italo-russa, operativa entro fine anno e l’ingresso nel downstream italiano attraverso asset di Enel. L’agenda di Gazprom per il prossimo inverno è fitta di impegni, ma con una rassicurazione: “In futuro non ci saranno più problemi con l’Ucraina”. Parola di Sergei Komlev, capo della Direzione Prezzi e Contratti di Gazprom Export. E: Sono davvero finiti gli attriti con l’Ucraina, che si sono ripresentati quest’anno, dopo la crisi dell’inverno 2005-2006? SK: Occorre prima di tutto approfondire l’essenza del conflitto commerciale con l’Ucraina, quello che lei chiama attrito. Dal 1992, il governo russo fornisce assistenza economica a molti Paesi di quella che un tempo era l’Urss. Questa assistenza economica raramente si è concretizzata in

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Elementi 14

aiuti monetari, più spesso ha preso la forma di sconti sui prezzi di compravendita delle materie prime che vengono ad essi forniti. Per anni, la Russia ha venduto gas metano all’Ucraina e ad altri Paesi dell’ex Unione Sovietica ad un prezzo notevolmente inferiore a quello pagato dai propri clienti europei. Nel 2003 Gazprom si è trasformata in una corporation vera e propria, con quasi il 50% delle proprie azioni in mano ad azionisti privati. Da allora, Gazprom non ha più voluto sacrificare il proprio cash flow per motivi politici, poiché ciò sarebbe stato in contrasto con gli interessi dei propri azionisti privati. Diversamente da altri Paesi ex Urss, che hanno accettato un graduale aumento dei prezzi del gas, l’Ucraina non ha nemmeno voluto discutere la possibilità di tali aumenti, cosa che ha obbligato Gazprom ad interrompere le forniture ai clienti ucraini il 1° gennaio del 2006. Dopo tre giorni di trattative l’azienda nazionale ucraina del gas e Gazprom hanno risolto i disaccordi sul prezzo e Gazprom ha


problema di gas in Italia Capo della Direzione Prezzi e Contratti di Gazprom Export immediatamente ripreso le forniture di gas. Negli anni seguenti, le trattative sui prezzi sono sempre state complicate e stressanti perché l’Ucraina ha cercato di sfruttare il suo sostanziale controllo sul trasporto di gas russo all’Europa, cercando di ottenere concessioni sul prezzo del gas venduto all’Ucraina da Gazprom. E: Ad oggi qual è la situazione? SK: Oggi l’Ucraina paga un prezzo fisso di 179,5 dollari per milione di metri cubi, circa il 40% del prezzo all’ingrosso europeo. Gazprom intende firmare un contratto che indichi i tempi con cui questo gap potrà essere colmato. Abbiamo già raggiunto accordi simili con altri paesi dell’ex Unione Sovietica. Entro il 2012, i prezzi domestici del gas in Russia raggiungeranno la parità con i prezzi praticati all’Unione Europea. Non c’è nessun motivo per cui l’acquisto di gas da parte dell’Ucraina debba essere sovvenzionato da Gazprom con prezzi preferenziali molto inferiori a quanto pagano i vicini e i concorrenti occidentali e ai prezzi prevalenti praticati a livello internazionale. E: L’Italia, dal punto di vista energetico, dipende molto dalle forniture estere, tra le quali le principali sono proprio quelle di Gazprom. Possiamo stare tranquilli per il prossimo inverno?

SK: Sì, l’Italia può stare tranquilla per quanto riguarda le forniture di gas. Gazprom vende gas all’Italia dal 1974 e le forniture non si sono mai interrotte, nemmeno durante la crisi del gas con l’Ucraina nel 2006. È vero che l’Ucraina ha prelevato dai gasdotti che la attraversano parte del gas destinato ai clienti europei, ma dopo 3 giorni di conflitto il volume di gas prelevato senza autorizzazione era pari a soli 0,5 miliardi di metri cubi. Appena si è resa conto che l���Ucraina stava sottraendo gas dai flussi di transito Gazprom ha immesso quantitativi addizionali nel sistema di trasporto, proprio per limitare le perdite. Visto il volume che l’Ucraina ha prelevato dalla rete, quella crisi del gas non avrebbe potuto provocare un effetto domino tale da compromettere seriamente il mercato del gas italiano, né causare serie riduzioni alle forniture. Oggi l’Italia consuma circa 80 miliardi di metri cubi all’anno e negli ultimi anni ha diversificato il suo portafoglio di fornitori di gas e anche i percorsi e le modalità di fornitura. Come risultato di questa diversificazione, la quota di gas russo nelle importazioni di gas in Italia è diminuita dal 38% nel 2000 al 30% nel 2007. Anche la quota dell’Algeria, il principale fornitore di gas all’Italia, è scesa dal 46% al 38% nello stesso intervallo di tempo. Nonostante la riduzione della sua quota di mercato, il volume di vendita di gas da Gazprom al mercato italiano continua ad aumentare. Il gas entra in Italia principalmente dal Tarvisio, al confine con l’Austria, attraverso il gasdotto TAG. Nel 2007, Gazprom Export ha consegnato 22 miliardi di metri cubi di gas

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industrie e dalle centrali elettriche. Questo interesse crescente per il gnl e per il gas via gasdotto indica buone prospettive per i fornitori come Gazprom.

all’Italia: dopo Germania e Turchia l’Italia è il maggior cliente di Gazprom in Europa. E: Il ministro per l’Energia del Qatar, Abdullah bin Hamed al-Atiyya, ha annunciato l’impegno per la realizzazione di un impianto di rigassificazione che nascerà il prossimo anno al largo di Porto Levante, vicino Rovigo. Con questo impianto il Qatar stima di diventare il primo fornitore di gas dell’Italia. Ci sono progetti in corso anche per Gazprom? SK: Qatar Petroleum controlla una quota pari al 45% del terminale offshore di rigassificazione nell’Adriatico. La costruzione del terminale per la lavorazione di gas naturale liquefatto con una capacità di processamento di 8 miliardi di metri cubi all’anno è prevista per la fine del 2008. Con questi 3,6 miliardi di metri cubi di gas, Qatar Petroleum potrebbe diventare il principale fornitore di gas naturale liquefatto per l’Italia. I progetti relativi alla costruzione di ulteriori terminali di rigassificazione sono un chiaro segnale che la competizione per il mercato italiano sta aumentando. Il fabbisogno italiano di gas aumenterà del 2% all’anno fino al 2020, per arrivare a 114 miliardi di metri cubi. Nel 2020, l’Italia importerà il 95% del suo fabbisogno di gas. Il gas naturale liquefatto stimola un maggior uso di gas da parte delle utenze domestiche, delle

Gas fornito da Gazprom ai Paesi europei

Germania

fonte Gazprom

Italia

E: A che punto è il vostro progetto di entrare nel downstream italiano, tramite una quota di minoranza in una delle cinque centrali elettriche dell’Enel? SK: Sono in corso delle trattative, ma è prematuro fornire dettagli. E: Le relazioni economiche tra Italia e Russia sembrano ottime. Enel ed Eni hanno incrementato gli investimenti ed è allo studio la creazione di una nuova banca italo-russa sotto l’egida di Intesa-Sanpaolo. A che punto è questo progetto? SK: La nuova banca di investimenti italo-russa avrà quartier generale in Italia e sarà operativa dalla fine di quest’anno. Gazprombank, la banca di sviluppo Vneshekonombank (VEB) e molte altre società di investimenti russe saranno tra i partners sul versante russo. Il progetto sarà diretto dal consulente della presidenza uscente per i rapporti con l’Unione Europea Sergei Yastrzhembsky.

0

10

19,9 10,0

Ungheria

8,8

Regno Unito

8,7

Polonia

7,7

Rep. Ceca

7,4

Slovacchia

7,0

Austria

6,6

Romania

5,5

Finlandia

4,9

Paesi Bassi

4,7

Belgio

3,2

Grecia

2,7

Bulgaria

2,7

Serbia

2,1 1,1

Slovenia

0,7

Svizzera

0,4

Macedonia Altri

0,4 0,1 0,4

dati espressi in miliardi di m3 anno 2006

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Elementi 14

40 34,4

Francia

Bosnia Erzegovina

30

22,1

Turchia

Croazia

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primo piano

Il problema emissioni? Un’opportunità per fare impresa Andrea Moltrasio

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PARLA ANDREA MOLtRASIO Vicepresidente della Confindustria per l’Europa

L’Italia si è presentata in Europa in ritardo sul tema emissioni. Possiamo intervenire sulla struttura del pacchetto energia, non sui suoi obiettivi, cavalcando gli aspetti che possono diventare attività di business. Sulle rinnovabili, l’Italia è al 5,2% con un obiettivo impossibile del 17% concesso da Bruxelles. Significa un costo di 9 miliardi di euro l’anno. La corrente potrebbe costare 25 euro in più al megawattora.

di Jacopo Giliberto

Andrea Moltrasio, bergamasco, 52 anni a ottobre, è un imprenditore nel settore delle vernici industriali e nella sanità. Ma nel campo dell’energia ha un’esperienza importante come consumatore industriale e con il suo impegno confindustriale. Per due anni è stato presidente nella commissione Energia della Confindustria. Oggi è vicepresidente della Confindustria per l’Europa. E: Moltrasio, qual è, in particolare, il suo compito? AM: Mi occupo delle politiche comunitarie. Un ruolo d’interfaccia tra le imprese italiane e le istituzioni europee. Anche la commissione Energia ha un ruolo d’interfaccia: è il punto d’incontro tra i produttori di energia e i consumatori industriali, piccole imprese e grandi gruppi. Figure imprenditoriali che hanno bisogni a volte divergenti e al tempo stesso progetti comuni forti. E: Parliamo del cosiddetto "pacchetto energia" della Commissione europea. AM: Il pacchetto europeo vede l’Italia in una posizione difficile. Per le nostre specificità, per i problemi della rete energetica, per il mix sbilanciato di produzione. In questi anni gli approvvigionamenti dei combustibili sono diventati per noi più difficili, anche dal punto di vista economico. E: Molti problemi energetici però sono stati risolti. AM: Certo. Per fortuna abbiamo diversificato la produzione elettrica verso il metano, visto che le centrali a ciclo combinato hanno un basso costo d’investimento, alta efficienza e consentono un’ottima flessibilità impiantistica e tecnologica. Rispetto a quattro anni fa l’Italia ha fatto passi da gigante nel settore della disponibilità energetica, però... E: Però? AM: C’è il problema delle emissioni. È un tema che stiamo affrontando in ritardo, perché nei momenti delle decisioni importanti l’Italia era assente o marginale. Chi non negozia diventa vittima di decisioni altrui e l’Italia si è presentata in Europa in ritardo su questi temi. In ritardo anche la Confindustria, ed è bene fare autocritica per evitare di

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ripetere l’errore commesso. È inutile dichiararci insoddisfatti oggi per le emissioni di anidride carbonica che ci sono state concesse dall’Europa. E: Si può ancora intervenire e correggere? AM: Possiamo intervenire sulla struttura del pacchetto energia, non sui suoi obiettivi. Dobbiamo saper essere proattivi, e cavalcare quegli aspetti del pacchetto che possono diventare attività di business. Sono rimasto impressionato, ad esempio, da quanto ha fatto Al Gore, che ha costituito il Green Team per creare un fondo di venture capital che raccoglie investimenti sul low carbon. Un fondo che raccoglie 600 milioni di dollari e ne dedica 200 ad aziende piccole e medie e a prodotti che riducono le emissioni di anidride carbonica. In futuro, secondo Al Gore, saranno investiti circa 6mila miliardi di dollari per abbattere le emissioni. Entrare in questo mercato è la logica positiva. Il problema delle emissioni va visto anche come una opportunità di fare impresa. E: Un esempio virtuoso di chi in Italia ha saputo cogliere opportunità sul fronte delle emissioni? AM: Ce ne sono tanti. Per fare un nome noto a tutti, l’Enel, che da monopolista chiuso nella sola Italia, è oggi una società che ha trovato una strada di internazionalizzazione e sta facendo business con il mercato delle emissioni. E: Come intervenire nel pacchetto energia ed emissioni? AM: Sul tema del 20-20-20 come Confindustria abbiamo condotto un intervento con gli europarlamentari italiani per individuare le cose da fare. È giusto, come fa l’Europa, interrelazionare i temi di emissioni, rinnovabili ed efficienza, ma quando si tratta di applicare questi obiettivi allora il pacchetto europeo dimentica l’efficienza energetica. L’assegna come obiettivo ma non la declina nella direttiva. Eppure noi italiani avevamo un fortissimo know how sull’efficienza. Dobbiamo far sì che l’Europa entri nel merito.

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E: Chi deve tagliare le emissioni? AM: A Bruxelles hanno distinto gli obiettivi tra i settori Ets, cioè l’industria ad alta intensità energetica sottoposta all’Emissions trading scheme, e i settori non-Ets, come trasporti, i servizi e le famiglie. L’industria rappresenta un terzo delle emissioni: il resto è dato da trasporti e riscaldamento. Nei settori Ets l’Italia nel 2020 dovrebbe tagliare le emissioni del 28% rispetto al 2005 e nei settori non-Ets del 13%. Bisogna riequilibrare i due obiettivi di fronte all’effettivo potenziale di riduzione. E: Ma è più facile controllare le emissioni in poche migliaia di impianti, rispetto a decine di milioni di caldaie da riscaldamento, camion e automobili. AM: Il problema delle emissioni sarà risolto se si creerà una sensibilità condivisa. È giusto limitare le emissioni inquinanti di un piccolo impianto a fianco all’autostrada, ma anche ridurre le emissioni delle migliaia di automobili che ogni giorno passano vicino a quello stabilimento. Poi, c’è la competitività. Bisogna identificare i settori produttivi più esposti alla concorrenza internazionale e attribuire loro gratuitamente delle quote, almeno su parte delle loro emissioni, offrendo però anche un obiettivo rigoroso da conseguire. Va bene essere primi della classe, ma senza farci fregare: nel 20062007 la Cina ha messo in servizio 200 megawatt di nuove centrali di cui l’80% a carbone con nuove emissioni pari a 1,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, pari a tutte le emissioni annue delle centrali elettriche dell’intera Europa a 25. E: Lei ha detto: se non negli obiettivi, possiamo lavorare sulla struttura del pacchetto europeo. Altri esempi di come lavorare? AM: Dobbiamo evitare che prevalgano aspetti speculativi e burocratici rispetto alla sostanza del problema. Gli inglesi vogliono sottoporre le quote a un sistema di aste: e dove andrebbero i proventi di queste? Se facessero lievitare il valore delle quote di emissione a vantaggio di un’economia virtuale e speculativa? Poi, la burocrazia: è esentato dagli impegni dell’Ets un piccolo impianto con emissioni sotto alle 10mila tonnellate l’anno, ma in troppi

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I grandi emettitori in percentuale sul carico globale di CO2 India 4,2 Cina 15,00

Altri 34,00

Russia 6,10 Giappone 4,80

UE-15 13,30 USA 22,90

fonte Elaborazione da dati Eurostat, IEA

casi "è più la spesa dell’impresa". Se si porta questo tetto a 50mila tonnellate si raggiunge il 95% delle emissioni Ets ma si alleggerisce dalla burocrazia decine di migliaia di imprese in Europa. Ancora: la Commissione europea vuole limitare il ricorso a strumenti flessibili di Kyoto come i cleand development mechanisms e i joint implementation, perché? E: Sulle fonti rinnovabili? AM: L’Italia è al 5,2% e ha un impossibile obiettivo del 17% concesso da Bruxelles al nostro Governo, che aveva stimato la necessità di 104 terawattora di produzione rinnovabile per arrivare al 14%. Significa un costo di 9 miliardi di euro l’anno. La corrente potrebbe costare 25 euro in più al megawattora. E: Che strumento manca? AM: Un tavolo di consultazione, invece della procedura europea concentrata sulla sindrome della comitologia. E: È una malattia? AM: Come le sindromi Nimby (not in my backyard) e Nimto (quella degli uffici scaricabarile, not in my turn of office). Sindromi che non riesco a curare nella clinica che amministro.


CI IMPEGNAMO A FINANZIARE UN FUTURO SOSTENIBILE PERCHÉ SENZA SOSTENIBILITÀ NON C’È UN FUTURO

BancaEtruria - BancaItalease - Banca Agricola Popolare di Ragusa - Banca Antonveneta - Banca Cooperativa Cattolica Banca della Campania - Banca di Piacenza - Banca Popolare del Frusinate - Banca Popolare del Lazio Banca Popolare dell’Emilia Romagna - Banca Popolare di Cortona - Banca Popolare di Fondi - Banca Popolare di Lodi Banca Popolare di Marostica - Banca Popolare di Milano - Banca Popolare di Ravenna - Banca Popolare di San Felice sul Panaro Banca Popolare di Sondrio - Banca Popolare di Verona S. Geminiano e S. Prospero - Banca Popolare Valconca - Interbanca

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Quale futuro per le energie rinnovabili? Fabrizio Barbaso

DI FABRIZIO BARBASO Direttore generale aggiunto Energia della Commissione Europea Sono momenti cruciali per la politica energetica europea. Cambiamenti climatici, sicurezza energetica e competitività sono le principali sfide che l’Unione Europea deve fronteggiare. Le emissioni energetiche, che rappresentano l’80% di tutte le emissioni di gas serra, contribuiscono al riscaldamento globale e provocano catastrofi naturali in molte parti del mondo. L’Europa dipende sempre più dalle importazioni di idrocarburi. In condizioni di “business as usual”, tale dipendenza passerà nel 2030 dal 50% al 65% dei consumi energetici complessivi dell’UE. Alla stessa data, quella dalle importazioni di gas aumenterà dal 57% all’84%, mentre quella dalle importazioni di petrolio salirà dall’82% al 93%. Considerando che la domanda energetica mondiale si prevede aumenti di circa il 60% al 2030, la politica del “business as usual” non è più sostenibile ed occorrerà reagire.


Nel marzo 2007 i leader dell’UE hanno concordato i principali temi di una politica integrata, con lo scopo di consentire all’Europa di produrre energia in modo sicuro e a costi contenuti, riducendo l’impatto dei cambiamenti climatici e contribuendo al benessere economico ed al rinnovamento dell’economia. A tal fine la Commissione ha presentato varie proposte attuative con cui ha cercato di disegnare un quadro giuridico che consentisse – entro il 2020 - di ridurre i gas serra del 20% (rispetto ai livelli del 2005), di portare al 20% la quota delle rinnovabili e, nel settore dei trasporti, almeno al 10%. La proposta di Direttiva sulle energie rinnovabili, presentata dalla Commissione il 23 gennaio 2008, trasforma questo obiettivo globale in obiettivi nazionali per ciascun Stato Membro. Tutti gli Stati membri dovranno incrementare il contributo delle rinnovabili, specie nel settore elettrico, nei trasporti, nei sistemi di riscaldamento e raffreddamento. Infatti, non solo le fonti rinnovabili sono un elemento chiave per assicurare all’Europa un futuro energetico sostenibile, ma rappresenteranno anche un’alternativa sempre più attraente al costante crescere dei prezzi del petrolio.

10% per i biocombustibili, saranno soggetti a controlli rigorosi. Per i biocarburanti, l’UE sta elaborando criteri vincolanti di sostenibilità, che saranno parte integrante della legislazione europea. Abbiamo bisogno di politiche che assicurino un quadro durevole per incentivare l’offerta di biomasse per usi energetici e non energetici, a lungo termine e senza arrecare danni all’ecosistema. La nuova proposta di Direttiva per le energie rinnovabili chiede agli Stati membri di formulare piani d’azione nazionali, individuando un percorso per la realizzazione dei rispettivi obiettivi in materia di energie rinnovabili, oltre che per l’energia elettrica, il riscaldamento, il raffreddamento e l’uso dell’energie rinnovabili nel settore dei trasporti. Anche se nella nuova normativa europea non saranno indicati obiettivi quantitativi per le bioenergie, gli Stati membri dovranno prevedere misure, nei piani di azione nazionali, idonee a finalizzarne lo sviluppo. Se vogliamo un’Europa più “verde” e più sicura dal punto di vista energetico, dobbiamo cambiare senza alcun indugio. Ciascuno di noi può contribuire a costruire un futuro energetico migliore per l’Europa.

Per realizzare l’obiettivo globale fissato per il 2020, l’apporto delle energie rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento potrebbe più che raddoppiare rispetto all’attuale 9%. Il maggior contributo potrebbe venire dalle biomasse, che si gioveranno di migliori impianti domestici e della cogenerazione ad alto rendimento. Le biomasse, prodotte dal settore agricolo e forestale europeo, svolgeranno un ruolo chiave nella realizzazione di questi obiettivi, fino a rappresentare i 2/3 di tutte le energie rinnovabili nel 2020. Infine, i biocarburanti potrebbero dare un contributo di 43 Mtep, pari al 14% dei carburanti, per merito del bioetanolo, che in Svezia ha già raggiunto il 4% del mercato a fronte di oltre il 20% in Brasile, e del biodiesel, che in Germania, leader mondiale, è a quota 6% del mercato diesel. La promozione delle bioenergie è una soluzione doppiamente vincente: offre opportunità di diversificazione dell’attività economica nelle aree rurali e crea occupazione. In Europa gli addetti al settore delle fonti rinnovabili sono oltre 350.000, molti dei quali nelle aree rurali e nel settore agricolo. Il maggiore ricorso alle biomasse e, soprattutto, l’obiettivo del

La Vignetta di Fama

Oggi queste risorse si trovano a diversi stadi di maturità tecnologica e commerciale. Se in certe condizioni l’energia eolica, idroelettrica, le biomasse e l’energia solare termica sono già economicamente sostenibili, altre fonti, come il fotovoltaico, necessitano d’una crescita della domanda per migliorare le economie di scala e ridurre i costi. Nel 2020 la produzione di energia elettrica da rinnovabili potrebbe passare dall’attuale 15% al 34% dei consumi elettrici. L’energia eolica, di cui un terzo da impianti off-shore, potrebbe coprire il 12% della produzione di energia elettrica dell’UE. Già oggi in Danimarca il 18% dei consumi elettrici è coperto dall’eolico, in Spagna l’8%, in Germania il 6%. Il contributo delle biomasse può aumentare con l’utilizzo di legname, colture energetiche e biorifiuti negli impianti elettrici. Il fotovoltaico, il solare termico, il moto ondoso e le maree, si svilupperanno più rapidamente quando scenderanno i costi. Ad esempio, i costi del fotovoltaico dovrebbero diminuire del 50% entro il 2020.

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Giuliano Zuccoli

A tU PER tU CON GIULIANO ZUCCOLI Presidente del consiglio di gestione della multiutility A2A e presidente di Edison

Emissioni CO2 l’Italiapenalizzata Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha posto giustamente il tema della ridiscussione degli obiettivi. C’è un’assurda penalizzazione del nostro Paese e quindi anche gli altri target vanno rivisti di conseguenza. In questo momento l’Italia in termini assoluti inquina meno di altri, ma siccome partiva da valori più bassi viene penalizzata, ciò rischia di mettere in forte difficoltà il settore industriale. Sì ai termovalorizzatori e al nucleare sicuro. Il gas? In presenza di una struttura competitiva di approvvigionamento del gas, l’Italia sarebbe in grado di utilizzare tutto il gas che arriva. A2A è ben assestata, funziona e non ha problemi.

di Gabriele Masini Quando il prezzo del petrolio si attesta con continuità sopra i 100 dollari e la questione dell’effetto serra è riconosciuta quasi all’unanimità come una priorità della politica globale, è fatale che sull’agenda ritorni l’opzione nucleare. Con il cambio di guardia a Palazzo Chigi il dossier ha assunto una prospettiva concreta, anche se nel dibattito non mancano facili entusiasmi e approssimazione. Della questione, e degli altri aspetti della situazione energetica italiana, parliamo con Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione della multiutility A2A e presidente di Edison.

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E: Ingegner Zuccoli, lei si è molto esposto, anche in tempi non sospetti, sulla questione del ritorno del nucleare in Italia. Con il via libera da parte del nuovo Governo il dibattito si è riacceso, a volte perdendo il contatto dalla concretezza dei dati di fatto. Due le questioni più pressanti: quella della sostenibilità e del ritorno economico dell’intero ciclo e quella della capacità di gestire e portare a termine progetti complessi. GZ: In questo campo, noi siamo “appassionati” dell’esperienza finlandese, che può essere punto di riferimento per l’Italia, sia per il meccanismo di coinvolgimento della popolazione, sia per lo strumento consortile. L’ipotesi di costo dell’elettricità in quella centrale è di 37 euro al MWh, compreso il decommissioning. Se il petrolio torna a cinque dollari al barile, 37 euro al MWh sono tanti. Ma se resta sopra i 40 dollari al barile, diventano pochi. E: L’altro aspetto è quello della capacità dell’Italia di gestire progetti complessi. Lei faceva riferimento al coinvolgimento della popolazione, che è un aspetto fondamentale. Ma ce ne sono altri: da quelli ingegneristici a quelli della sicurezza, alla localizzazione degli impianti, alla filiera decisionale. Ritiene che un Paese come il nostro, che ha difficoltà anche a fare i termovalorizzatori, abbia qualche problema in più?


GZ: Quella della Campania è una cosa totalmente anomala. I termovalorizzatori in Italia esistono: sono stati fatti dieci anni fa, funzionano bene, tengono pulite regioni come il Veneto, la Lombardia e il Piemonte. Le rispondo con una battuta: se gli albanesi si propongono per fare una centrale nucleare a casa loro, noi non siamo capaci di farcene una in casa nostra?

E: Un’ultima battuta su A2A. La questione sulla governance è sempre all’ordine del giorno. Quali sono i prossimi obiettivi? GZ: Abbiamo presentato il piano industriale e fissato - a breve - appuntamenti importanti. Attualmente quello che ci sta impegnando è Endesa Italia. Poi, naturalmente sono rilevanti gli accordi internazionali sul gas. Ciò che è certo è che la società è ben assestata e sta funzionando bene.

E: Tornando alla questione economica e tecnologica: quali sono in Italia i soggetti che possono considerare sostenibile un investimento nel nucleare? Edison, in considerazione della contiguità con i francesi, è naturalmente tra i “papabili” come anche Enel. GZ: Un progetto serio non può prescindere da un coinvolgimento di tutti i grandi operatori, altrimenti il mercato viene stravolto. Allo stesso tempo, la gestione della centrale deve essere fatta da un unico soggetto che abbia già le “intelligenze”. Oggi l’unico soggetto che secondo noi potrebbe gestire è Enel perché ha mantenuto una tradizione nel settore ed è operativa in Spagna e in Slovacchia. E: In Italia la questione del gas è all’ordine del giorno, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza ed economicità degli approvvigionamenti. Lei “siede” in una posizione di privilegio, essendo presidente di Edison, che partecipa al progetto Igi (il gasdotto che dovrebbe portare il gas del Caspio in Europa aggirando la Russia) e a quello del rigassificatore di Rovigo. Negli ultimi tempi, in quanto presidente di A2A, è stato inoltre al centro di possibili accordi con Gazprom per la fornitura di gas. Come vede la struttura dell’approvvigionamento di gas in Italia nel medio termine? GZ: Vedo una situazione di abbondanza di gas, senza però dimenticare che l’Italia ha molta potenza istallata nei cicli combinati: in presenza di una struttura competitiva di approvvigionamento del gas l’Italia sarebbe in grado di utilizzare tutto il gas che arriva. E: Vogliamo rispolverare la questione dell’hub del gas? GZ: Non ha senso parlare di hub. Esistono dei tubi che passano dall’Italia, esistono dei contratti che gli operatori italiani possono fare a livello internazionale. Il dato è che l’uso termoelettrico del gas in Italia può essere amplificato già da domani, cosa che non può avvenire nel resto dell’Europa. Nessuno, in Europa, ha fatto i cicli combinati che ha fatto l’Italia. Semmai, dunque si può parlare di hub di produzione di energia elettrica. E: Parlando di costi (e sovracosti) si menziona anche il fardello del Piano Ue 2020 su rinnovabili e CO2. Equità, realismo, onerosità: come considera gli obiettivi delineati da Bruxelles? GZ: Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha giustamente posto il tema della ridiscussione degli obiettivi. C’è un’assurda penalizzazione del nostro Paese per quanto riguarda la CO2 e quindi anche gli altri target vanno rivisti. Oggi l’Italia in termini assoluti inquina meno di altri, ma poichè partiva da valori più bassi viene penalizzata, e questo rischia di mettere in forte difficoltà il settore industriale.

A2A IN PILLOLE PIANO StRAtEGICO 2008-2012 investimenti per 3,1 miliardi di euro

Nascita 1° gennaio 2008 dalla fusione di Asm Brescia e Aem Milano con l’apporto di Amsa ed Ecodeco

Capitalizzazione di Borsa 7,6 miliardi euro Giro d’affari 10,1 miliardi di euro* Margine operativo Lordo 1,936 miliardi di euro*

Utile netto 521 milioni di euro* Dipendenti 8.500 Aree di attività elettricità, gas, ambiente, teleriscaldamento, servizi idrici integrati

Investimenti previsti quinquennio 2008-2012: 2,5 miliardi di euro tasso di crescita del Margine operativo lordo annuo previsto 7,5% Capacità elettrica installata 3.400 MW a fine 2007 – 6.000 MW previsti a fine 2009

Portafoglio gas 5 miliardi di metri cubi Vendita di Calore 1,5 milardi di KWh a fine 2007 – 3 miliardi di KWh previsti per il 2012

termovalorizzazione 5 termovalorizzatori a fine 2007 e uno in fase progettuale

Leader nazionale nel settore ambientale 3 milioni di tonnellate di rifiuti trattati, dei quali 1,7 milioni utilizzati per produrre elettricità. *dati pro-forma 2007

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faccia a faccia

/

D’ACCORDO SU tERMOVALORIZZAtORI DI QUALItà E RACCOLtA DIFFERENZIAtA

Due regioni PIERO MARRAZZO Presidente Regione Lazio di Roberto Antonini

La Lombardia e il Lazio, due regioni importanti e complesse come un piccolo stato e con la stessa necessità di energia. Due regioni che sono anche le due facce dell’Italia, Milano e Roma. Ecco le scelte dei loro ‘governatori’, Roberto Formigoni e Piero Marrazzo, sui temi dell’energia, tra sindrome Nimby, municipalizzate, rifiuti e nucleare.

E: Qual è il percorso che individua in campo energetico per la sua regione? RF: La Lombardia ha intrapreso dalla fine degli anni ‘90 un percorso di programmazione di medio termine, che ha prodotto nel 2003 il Programma Energetico Regionale. Nel 2007 ci siamo poi dotati di uno strumento attuativo, il Piano d’Azione per l’Energia, che ha analizzato i fabbisogni energetici nei diversi settori di consumo, ha delineato le politiche e le azioni da mettere in campo e ha conferito alla nostra programmazione una forte valenza ambientale. Abbiamo, inoltre, adottato un sistema di monitoraggio, il Sistema Informativo Regionale Energia Ambiente (S.I.R.E.N.A.), che è primo nel suo genere in Italia e diventerà fondamentale strumento di supporto alle decisioni. Un eccezionale risultato ottenuto è stata la riduzione della dipendenza elettrica regionale dall’estero: un obiettivo previsto al 2010, ma già raggiunto nel 2007. PM: La Regione Lazio sta seguendo la strada della programmazione e della condivisione delle scelte con impegno, con l’obiettivo di diventare un territorio modello nella gestione energetica, attraverso il Piano energetico regionale. Vogliamo centrare gli obiettivi fissati dall'Europa e accolti nel Piano di azione nazionale per l'efficienza

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Elementi 14

energetica approvato nel 2007. Nei mesi scorsi un comitato scientifico da me nominato ha messo a punto alcune indicazioni che hanno consentito all'Enea di predisporre il Piano energetico regionale, le cui linee guida sono state presentate a novembre. Si tratta di uno strumento adeguato per intraprendere la transazione da produzione a consumo dominati da un modello di energia fortemente concentrata, ad "alta densità", verso un sistema energetico decentrato, con fonti distribuite nel territorio e maggiore attenzione nell’uso delle risorse. Una transizione dalla quantità alla qualità. E: Le municipalizzate si fondono e crescono: un buon affare per gli investitori o anche per i cittadini? PM: Negli ultimi anni le municipalizzate, le cosiddette local utility, sono cresciute di quasi il 6%. In molti casi però a farne le spese sono stati l'efficienza e il consumatore, che ha assistito a forti aumenti (dalle bollette al trasporto pubblico)


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NUCLEARE: NO PER MARRAZZO; Sì, CON IL CONSENSO DEI CIttADINI, PER FORMIGONI ROBERtO FORMIGONI Presidente Regione Lombardia

a confronto

cui non sempre è corrisposta una migliore qualità del servizio. Una priorità indiscutibile, in campo energetico ma non solo, è una razionalizzazione delle società e una riduzione della spesa. È questa la strada che abbiamo scelto per il riordino delle società partecipate della Regione. RF: Un buon affare per tutti se mirate alla centralità dell’utente. Per noi l’energia, insieme all’acqua e ai rifiuti, è parte fondamentale delle strategie connesse ai servizi di Pubblica Utilità. Siamo convinti che ponendo il cittadino al centro del sistema si possano raggiungere gli obiettivi previsti. E: Il rapporto con le comunità sulle infrastrutture energetiche: matrimonio felice o litigioso? RF: Il metodo del partenariato dà i suoi risultati. Cito l’esempio dell’elettrodotto di S. Fiorano /Robbia- rimasto fermo per dodici anni- per il quale in meno di un anno sono stati individuati i percorsi autorizzativi necessari, proprio grazie a un Accordo di Programma stipulato con la Provincia di Sondrio e al prezioso lavoro di Terna. Grazie a questo percorso arriveremo ad avere le linee di trasporto energetico più moderne d’Europa: si utilizzerà principalmente il trasporto via cavo e saranno smantellate tutte le linee obsolete impattanti, inquinati e inefficienti. PM: Per temi di tale complessità occorre non solo un governo, ma una governance, una gestione collettiva del problema. Una grande alleanza, sulla base di obiettivi condivisi, tra investitori pubblici e privati, tra istituzioni, cittadini e mondo produttivo. Servono regole per programmare, realizzando un vero e proprio sistema-energia del Lazio, con un trasparente

percorso di concertazione con i soggetti in campo, per conciliare le politiche energetiche con la sostenibilità. Per questo abbiamo avviato un processo di semplificazione e di dialogo con il mondo produttivo e con gli Enti locali, approvando in Giunta una proposta di legge per trasferire alle Province del Lazio le competenze in materia di concessione dei contributi per l'utilizzo delle rinnovabili. E: Il ciclo dei rifiuti e quello dell’energia si incontrano nei termovalorizzatori: strada più vantaggiosa o obbligata? PM: La politica deve affrontare il tema dello smaltimento dei rifiuti con pragmatismo e grande attenzione. No a guerre ideologiche, sì a programmi e progetti di qualità. Costruire i termovalorizzatori non è però l'unica soluzione: rimane prioritario puntare sulla raccolta differenziata, che nel Lazio è solo al 12%, mentre l'obiettivo previsto è del 50% entro il 2010. Nel Lazio non avremo i rifiuti nelle strade perché abbiamo un progetto funzionale basato sulla chiusura del ciclo e su una campagna incisiva per incrementare la raccolta differenziata. RF: Grazie alla termovalorizzazione dei rifiuti in Lombardia si smaltiscono oltre 2 milioni di tonnellate/anno di rifiuti e si producono oltre 1,5 milioni di MWh di energia elettrica, fornendo calore a migliaia di famiglie attraverso le reti di teleriscaldamento. Senza la termovalorizzazione dei rifiuti l’energia andrebbe sprecata. È una tecnologia necessaria, insieme alla raccolta differenziata e alla riduzione della produzione dei rifiuti, per chiudere il ciclo dei rifiuti. Occorre, però, che il mondo della ricerca e delle imprese si adoperino affinché gli impianti siamo sempre più moderni e riducano al massimo le emissioni prodotte.

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55

Lazio energia richiesta

Deficit [-] Superi [+] della produzione rispetto alla richiesta: GWh -2.859,1 (-11,5%)

fonte Terna

35.000

Energia richiesta nel Lazio: GWh 24.917,0

30.000 25.000 20.000 15.000 10.000 5.000 0 1973

75

77

79

81

83

GWh Deficit 1973 –1.044,0 Deficit 2006 –2.859,1

Lombardia energia richiesta fonte Terna

85

87

89

91

93

95

Richiesta Produzione

Deficit Superi

97

99

01

03

05 2006

Consumi complessivi 22.903,0 GWh; per abitante 4.301 kWh

Energia richiesta in Lombardia: GWh 68.769,5 Deficit [-] Superi [+] della produzione rispetto alla richiesta: GWh -13.090,8 (-19,0%)

70.000 60.000 50.000 40.000 30.000 20.000 10.000 0 1973

75

77

79

81

GWh Deficit 1973 – 7.498,0 Deficit 2006 – 13.090,8

E: Il nucleare è sulla bocca di tutti: accetterebbe una centrale nella sua regione? RF: Quando il Governo avrà formulato un piano e delle proposte saremo pronti a discuterle per vedere se esistano possibili siti anche in Lombardia e se ci siano le condizioni per realizzarli. Le tecnologie di ultima generazione danno il massimo della sicurezza e l’energia nucleare si qualifica come pulita per quanto riguarda l’impatto sull’atmosfera. Ci sono però delle criticità: la principale è relativa ai costi di investimento del nucleare rispetto alle altre fonti energetiche e l’altra è relativa alla gestione del consenso delle comunità

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83

85

Deficit Superi

87

89

91

Richiesta Produzione

93

95

97

99

01

03

05 2006

Consumi complessivi 66.684,8 GWh per abitante 7.013 kWh

locali. D’altro canto non dimentichiamo l’esempio del Regno Unito dove negli ultimi anni l’opinione della gente si è spostata a favore del nucleare. PM: Voglio dare una risposta pragmatica, non ideologica. Il Lazio non ha bisogno di nuovi impianti, soprattutto nucleari. Non ne ha bisogno perché attraverso il Piano che stiamo elaborando sarà in grado di garantirsi autosufficienza energetica. Inoltre, tutti gli esperti dicono che per il futuro occorrerà puntare più che sui grandi centri di produzione di energia su una rete di piccoli produttori. Noi scegliamo questa strada. Ecco perché non direi mai sì a una centrale nucleare nel nostro territorio.


CI FA GUARDARE OLTRE. E SUPERARE OGNI CONFINE.

NOI LA CHIAMIAMO ENERGIA.

È l’energia che entra nelle nostre case. Ma se tu potessi seguirla in un viaggio al contrario, arriveresti in 21 Paesi del mondo. Scopriresti che porta ovunque sviluppo economico e sociale. Vedresti che in America Latina è leader nella produzione da fonti rinnovabili. Che in Russia è il primo operatore estero a integrare gas ed energia elettrica, approvvigionamento, generazione e vendita. Scopriresti che l’energia che da 40 anni alimenta l’Italia, oggi è il secondo operatore europeo. Vedresti che seguendo Enel e la sua energia si arriva lontano. www.enel.it


energia rinnovabile

Per un’energia prêt-à-porter IL CONtACt CENtER GSE di Edoardo Borriello

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L’iniziativa, voluta dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas con la collaborazione del GSE, mette a disposizione degli utenti un ulteriore strumento informativo per fornire in modo diretto, semplice e veloce tutti i chiarimenti sulle regole introdotte dall’Autorità per facilitare l’utilizzo delle fonti rinnovabili


Novemila telefonate al mese, tremila e-mail, centinaia di fax, uno sportello aperto al pubblico. In pochi mesi il Contact Center per le fonti rinnovabili è diventato il cuore pulsante del GSE, il Gestore dei Servizi Elettrici guidato da Nando Pasquali e presieduto da Carlo Andrea Bollino. "Nato per sostenere e diffondere l’utilizzo delle fonti rinnovabili – spiega Pasquali – il servizio è finalizzato a garantire trasparenza e scelte consapevoli anche da parte dei piccoli produttori e dei consumatori". E Bollino aggiunge: "Arricchito di nuove funzionalità, il servizio potenzia quelli dedicati agli incentivi in conto energia e al ritiro dedicato dell’energia stessa, allargandosi alle informazioni sulle fonti rinnovabili e sulla cogenerazione". Risale al settembre 2005 l’evento che ha modificato l’atteggiamento del GSE nei confronti del pubblico, vale a dire la pubblicazione del decreto ministeriale che introduce il "conto energia" per il fotovoltaico, una forma nuova d’incentivazione che riconosce una tariffa incentivante sull’energia prodotta per ben 20 anni. Come era prevedibile, la platea si è allargata a tutti i consumatori d’energia elettrica, rendendo evidente l’esigenza di istituire un sistema informativo facilmente accessibile. È stato quindi creato il Call Center per il fotovoltaico, potenziato di infrastrutture tecnologiche e di personale dedicato, che – come hanno dimostrato le migliaia di chiamate ricevute – è risultato gradito agli utenti. Dopo la decisione aziendale di internalizzare l’attività di informazione e la conseguente acquisizione di operatori esperti, è nato il primo nucleo del Contact Center GSE multicanale, con l’aggiunta parallelamente ai tradizionali canali telefonico e postale - del canale e-mail, fax e dello sportello per il pubblico per affrontare, su prenotazione, gli aspetti più delicati e complessi. Alla fine del 2007 è stato attivato il servizio d’assistenza per il Ritiro Dedicato dell’energia e, dall’aprile 2008, su incarico dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, è stato avviato il servizio d’informazione sulle fonti d’energia rinnovabili e sulla cogenerazione ad alto rendimento. Al tempo stesso sul sito ufficiale del GSE è stato dato risalto nella "home page" al Contact Center, dove si possono reperire le informazioni utili al caso. Nel corso del suo sviluppo il Contact

Center – attualmente composto da 15 addetti e da 4 risorse per la gestione del canale postale tradizionale – ha assunto un carattere di consulenza per fornire informazioni tecnico-giuridiche di sintesi al vasto e eterogeneo pubblico (costituito da privati cittadini, da aziende, enti pubblici, banche ecc.) che si trova ad affrontare l’ampio quadro normativo del settore elettrico. Per soddisfare le esigenze manifestate dalla clientela, si è provveduto a differenziare i canali di contatto in base alla tipologia delle domande poste, dedicandone alcuni a questioni di carattere generale – ad esempio i meccanismi di incentivazione delle FER – ed altri alle questioni specifiche poste dai clienti che già hanno un rapporto di tipo “commerciale” con il Gestore. Con l’attivazione del nuovo servizio sulle fonti rinnovabili e sulla cogenerazione, come afferma Alessandro Ortis presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, “ci proponiamo di mettere a disposizione degli utenti un ulteriore strumento informativo per fornire in modo diretto, semplice e veloce tutti i chiarimenti sulle regole introdotte dall’Autorità per facilitare l’utilizzo delle fonti rinnovabili". Ma quali sono le regole introdotte dall’Autorità? "Si tratta – dice Ortis – di una serie di norme volte a favorire la produzione

d’energia elettrica da fonti rinnovabili e da generazione distribuita, facilitandone il ritiro e garantendo ai produttori certezze maggiori e procedure semplificate. È stata inoltre prevista una remunerazione minima garantita, a seconda della fonte utilizzata, per i piccoli impianti di produzione da rinnovabili, fino a 1 MW di potenza, e un sostegno aggiuntivo agli incentivi già previsti per questi impianti che sono caratterizzati da costi d’esercizio e manutenzione più elevati". Per agevolare i produttori, l’Autorità ha anche stabilito che, a differenza di quanto fatto fin’ora, sia un solo soggetto centralizzato a ritirare l’energia prodotta, cioè il Gestore dei Servizi Elettrici. "Le nuove regole – sottolinea Ortis – semplificano le procedure di ritiro dell’energia, consentono una migliore programmazione della produzione e meccanismi di controllo più efficaci, contribuendo così ad agevolare un settore che assumerà importanza sempre maggiore, anche alla luce degli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili in campo europeo. Il nuovo schema di ritiro dedicato, varato con la delibera 280 del 2007, è operativo dal primo gennaio 2008". Vanno poi ricordate le altre misure introdotte a favore dei piccoli impianti di produzione elettrica. Fra le novità più significative, sul fronte della connessione,

Volumi dei contatti registrati nel primo semestre dell’anno 2008

Articolazione per canali di comunicazione

14.000 17%

Articolazione per servizi erogati

17.700 22%

15.900 20%

66.300 83%

46.700 58%

Contatti telefonici E mail

Conto Energia Ritiro dedicato Energia da fonti rinnovabili

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Carlo Andrea Bollino, Alessandro Ortis e Nando Pasquali

il sistema d’indennizzi automatici in caso di ritardi nella definizione del preventivo e nella realizzazione della connessione della produzione; la riduzione del 50% dei corrispettivi di connessione per gli impianti da fonte rinnovabile, in coerenza con quanto già deliberato nel dicembre 2005 per le connessioni in media e alta tensione. L’Autorità ha anche definito le regole che hanno consentito l’avvio operativo del nuovo Conto energia. Queste procedure sono gestite operativamente dal GSE, che ha attivamente collaborato con l’Autorità alla loro definizione. Ma queste regole sono rispettate da tutti gli operatori? "L’Autorità vigila e controlla - assicura Ortis - affinché le regole siano rispettate. A dimostrazione di quest’impegno, lo scorso novembre, per accertare eventuali violazioni e ritardi, è stata avviata un’istruttoria conoscitiva sulle modalità e i tempi per la connessione degli impianti di generazione alle reti delle imprese distributrici. L’istruttoria si è focalizzata in particolare sugli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Il provvedimento è stato varato tenendo conto d’esposti e segnalazioni inviati all’Autorità da operatori e associazioni di settore, che hanno mostrato problemi e difficoltà emersi in occasione di richieste di connessione d’impianti di generazione elettrica alle reti di distribuzione. L’Autorità ha deciso l’avvio dell’istruttoria anche a causa di carenze in merito ai rapporti informativi sulle connessioni effettuate. Rapporti - precisa Ortis - che le imprese distributrici sono tenute ad inviare".

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Elementi 14

CONtAttI UtILI Fonti di Energia Rinnovabili e Cogenerazione ad Alto Rendimento numero verde (da numero fisso)

800.16.16.16 rinnovabili@gsel.it

Conto Energia Impianti Fotovoltaici numero verde (da numero fisso)

800.89.69.79

chiarimenti.fotovoltaico@gsel.it

Ritiro Dedicato dell’energia numero verde (da numero fisso)

800.19.99.89 ritirodedicato@gsel.it

Operatori presenti dal lunedì al venerdì dei giorni non festivi dalle ore 9 alle ore 18.


clean energy for a clean planet

Questa pagina Ê pulita, come l’Energia che produciamo.

< nel duemila-sette Asja ha prodotto 219 milioni di kWh di energia verde > [ www.asja.biz ][ www.asjacleanplanet.biz ]


energia rinnovabile

Fotovoltaico, è boom! NEI PROSSIMI DUE ANNI RICAVI PER 3,5 MILIARDI DI € Ma lo sviluppo del settore porterà anche posti di lavoro e milioni di euro d’indotto. Lo affermano Franco Traverso, amministratore delegato della Helios Technology Srl, Roberto Brovazzo, direttore generale della Schüco Italia e Gualtiero Seva, division manager della Mitsubishi Electric, secondo i quali nel 2009 il fotovoltaico sarà impiegato non solo nel residenziale, ma su scala industriale. Ma, dicono, occorre snellire la burocrazia ed evitare la speculazione attorno al silicio.

di Piergiorgio Liberati “La quantità di energia solare irradiata sulla terra in un giorno, equivale a quella consumata nel mondo intero in un anno”. Questa frase, che ricorre spesso nei convegni scientifici, fornisce la misura di quanto sia importante, per la salvezza del pianeta, puntare sulle rinnovabili, specie sul fotovoltaico. Considerato, soprattutto in Italia, una soluzione per pochi eletti e relegato alla semplice utenza domestica, a livello industriale ancora oggi il solare accusa i colpi di una burocrazia ingessata e di una cronica mancanza della materia prima, il silicio. Entrambi problemi che ora si avviano ad una rapida soluzione. L’Italia ha superato i 100 MW di potenza solare installata e circa 20 milioni di incentivi erogati dal Gse con il primo “Conto energia”. Ma in futuro, già da quest’anno, si prevede uno sviluppo di due punti percentuali che dovrebbe portare, nel 2020, al raggiungimento dell’obiettivo degli 8.500 MW di potenza installata prevista nel “position paper” del governo italiano. Un risultato che si traduce in ricavi per le imprese,

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posti di lavoro e milioni di euro di indotto. A illustrare a Elementi lo scenario futuro e i numeri che interesseranno il fotovoltaico nei prossimi dieci anni, sono tre tra gli operatori più attivi del settore. Franco Traverso, amministratore delegato della Helios Technology Srl, Roberto Brovazzo, direttore generale della Schüco Italia e Gualtiero Seva, division manager della Mitsubishi Electric. La loro è un’unanime analisi che vede il fotovoltaico attestarsi, nel 2009, come risorsa energetica che sarà impiegata non solo nel residenziale, ma su scala industriale. “A livello economico abbiamo varie ipotesi: le stime sono comprese in una forbice di crescita nei prossimi due anni che oscilla tra i 450 e i 700 MW installati” spiega Brovazzo della Schüco Italia. “Volendo fare un conto brutale, a prezzi correnti di mercato 100 MW possono corrispondere a 550 milioni di euro di ricavi, Iva esclusa, e cioè 5,5 milioni a Megawatt. Proiettando a 400 o a 700 MW, si può arrivare a circa a 3,5 miliardi di euro nel 2010, come ricavi del settore”. Stime importanti, alle quali vanno aggiunte quelle


Statistiche sull’energia solare ai fini elettrici Capacità di generazione elettrica da fonte solare (primi 10 paesi e totale mondiale ,2006) Paese

Capcità installata Megawatt

Quota %

Germania

2500

39 26

Giappone

1708

Stati Uniti

620

9,7

Spagna

120

1,9

India

120

1,9

Cina

100

1,6

70

1,1

Australia Italia

58

0,9

Olanda

51

0,8

Francia

33

0,5

Totale primi 10

5380 83,4

Totale mondo

6400

Fonte WEC, 2007 Survey of Energy Resources

dell’indotto. “Basta dare un’occhiata alle domande ricevute dal Gse con il lancio del secondo “Conto energia”: sono state depositate richieste per circa 1.300 MW”, precisa Seva della Mitsubishi, rendendo bene l’idea di quanti posti di lavoro possa portare questo settore, “visto che ad ogni impianto si appaltano commesse a studi di progettazione e installatori esterni”. Precisa Brovazzo: “ Prendiamo l’esempio di un campo a terra di 1 Megawatt: per realizzarlo occorrono 6 settimane di lavoro di una squadra di 2 operai. Moltiplicando per il numero di MW si può fare un calcolo di quanti lavoratori possono essere impiegati solo per il lavoro di posa” aggiungendo che “ci sono poi i lavori edili, quelli legati all’alta e alla media tensione e alla preparazione del terreno. Poi c’è la parte di indotto, come la vigilanza contro i furti di pannelli e la manutenzione per 20 anni. Questo solo per 1 MW. Se si considerano gli obiettivi che dovranno essere raggiunti, si capisce che i posti di lavoro che gravitano attorno al fotovoltaico sono moltissimi”.

A parte il problema della burocrazie, c’è poi quello della materia prima. Come spiega Traverso della Helios Technology: “Il prezzo medio del silicio sul mercato spot può raggiungere anche 540 dollari al chilo: pura speculazione” aggiungendo comunque che “il prezzo medio normale si attesta sui 240 dollari al chilo, un costo tanto elevato da non consentire alle aziende produttrici di celle di avere un’adeguata remuneratività”. La bolla speculativa, in ogni caso, è destinata a sgonfiarsi e i pannelli si stanno avviando verso un’efficienza non solo economica – abbattimento dei costi di produzione – ma anche pratica, dal punto di vista della conversione luce-energia. “Il costo del silicio dovrebbe scendere al di sotto dei 100 dollari al chilo sui contratti di medio e lungo termine”, argomenta Traverso, sostenendo come “con la tecnologia del film sottile, e grazie alle novità applicate al silicio cristallino, si arriverà ad un rapporto di conversione luce-energia anche del 20%” quando oggi, invece, si aggira attorno all’11-12%. Proprio alla luce di questa maggiore resa energetica e dell’abbattimento dei costi, non sembra spaventare la riduzione degli incentivi che diminuiranno “di un 2% nel 2009 e di un altro 2% nel 2010”, aggiunge Brovazzo. “Gli incentivi all’inizio erano parametrati allo sviluppo tecnologico - spiega Seva - ma ora sia l’efficienza che l’economia di scala stanno crescendo ed è quindi fisiologico che ci sia una riduzione degli incentivi”. Inoltre, secondo Traverso, nonostante la riduzione degli incentivi “riusciremo a breve, molto prima del 2020, a raggiungere l’obiettivo della grid-parity” (costo del KWh fotovoltaico uguale al KWh convenzionale, ndr). A questo sviluppo contribuirà anche l’opinione pubblica che, a livello mondiale, sembra essere molto ben disposta al fotovoltaico. “Un sondaggio pubblicato dall’inglese Economist - precisa Seva - ha rilevato come il 70% delle famiglie sia favorevole al fotovoltaico sostenendo di essere disposti addirittura a pagare un po’ di più per avere questo tipo di tecnologia“. Ed “anche le banche e gli istituti di credito - conclude Traverso - sono disponibili a finanziare progetti relativi al fotovoltaico”.

Elementi 14

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energia rinnovabile

Dalla Finanziaria, benefici di Natascia Falcucci e Liliana Fracassi La Finanziaria 2008, in materia di revisione del sistema d’incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ha portato rilevanti novità nel settore, modificando il meccanismo legato ai certificati verdi (CV), con l’introduzione di particolari benefici per gli impianti di potenza inferiore al MW. Il decreto Bersani, che ha previsto l’obbligo per i produttori e gli importatori di immettere in rete una quota di energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili (IAFR), aveva fissato per tale quota una percentuale del 2,5%. Questa percentuale, incrementata dello 0,35% all’anno nel periodo 2004-2006, è stata portata dalla Finanziaria 2008 allo 0,75% annuo per il periodo 2007-2012, con la finalità di rispondere a due esigenze. La prima è quella di raggiungere gli obiettivi comunitari di produzione di energia rinnovabile rispetto al consumo interno lordo di quella elettrica (pari al 25% per l’Italia). La seconda è quella di dare maggior certezza ai produttori per quanto riguarda la redditività dell’investimento. In riferimento a ciò, la Finanziaria prevede, su richiesta del produttore, il ritiro da parte del GSE dei CV in scadenza nell’anno, ma solo se gli obiettivi nazionali fissati dalla disciplina comunitaria non sono stati conseguiti, e fissa il loro prezzo pari a quello medio dell’anno precedente registrato sulla piattaforma del GME. Dal 2008, a differenza di quanto previsto dal decreto lgs. 387/03 che aveva mantenuto alcune deroghe per le fonti assimilate e i rifiuti non biodegradabili, gli incentivi sono erogati alle sole fonti rinnovabili. Pertanto, nel caso di impianti ibridi, si riferiranno solo alla quota imputabile alle rinnovabili. Novità assoluta è l’introduzione di coefficienti moltiplicativi, differenziati per tipologia di fonte, da applicare per il calcolo

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Elementi 14

dell’energia alla quale attribuire i CV (ved. Tabella 1). Un particolare riconoscimento è andato alle biomasse agricole, da allevamento e forestali, ottenute nell’ambito di “intese di filiera”, “contratti quadro” o di “filiere corte” (cfr. L. 222/07), per le quali il coefficiente passa dal valore di 1,1 al valore di 1,8. Anche la taglia dei CV, per gli impianti rinnovabili qualificati IAFR, ha subito una riduzione a 1 MWh, rispetto ai precedenti 50, ed è rilasciato per un periodo di 15 anni, tre in più del passato. Il ridimensionamento dei CV ha incidenza su tutte le installazioni che hanno diritto agli incentivi, anche a quelle ammesse in base alla precedente normativa, a differenza di quanto accade per l’applicazione dei coefficienti moltiplicativi e per la durata del periodo di incentivazione, che si riferisce agli impianti entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007, e al divieto di cumulo degli incentivi che, invece, riguarda gli impianti che abbiano effettuato il primo parallelo dopo il 31 dicembre 2008. Ad avere un impatto sui produttori, è il prezzo con cui il GSE colloca i CV emessi a proprio favore. Non si tratta più della differenza tra il prezzo di ritiro dell’energia rinnovabile incentivata mediante il provvedimento CIP6 e i ricavi derivanti dalla vendita della stessa, ma dalla differenza tra il prezzo di riferimento (inizialmente fissato pari a 180/MWh, soggetto a revisione ogni tre anni) e il valore medio annuo del prezzo di cessione dell’energia elettrica fissato dall’AEEG, per gli impianti che accedono al ritiro dedicato (delibera 280/07) ovvero a una modalità semplificata per la valorizzazione dell’energia in coerenza con i valori espressi dal mercato. Inoltre la Finanziaria 2008 ha previsto il feed-in (alternativo strumento d’incentivazione) a disposizione degli operatori con


e novità potenza nominale media annua dell’impianto non superiore a 1 MW. Si tratta dell’erogazione di una tariffa fissa omnicomprensiva (energia + incentivo) all’energia immessa in rete, sempre su di un arco temporale di 15 anni, d’importo variabile in funzione della fonte utilizzata (Ved. Tabella 2). Oltre al fatto che anche questa modalità d’incentivazione premia le biomasse agricole, con una tariffa pari a 300 €/MWh, vale la pena sottolineare che il beneficio offerto ai produttori da questa forma d’incentivazione deriva dal non doversi più preoccupare di collocare sul mercato i propri CV, scollegando cosi la redditività dalla variabilità dei prezzi. In ogni caso va detto che, nonostante le premesse poste da questo sistema rappresentino un significativo stimolo alla realizzazione di nuovi investimenti, è sempre più pressante la necessità dell’adozione dei decreti attuativi della Finanziaria 2008, necessari per disciplinare quegli aspetti che necessitano di specifiche regole per diventare operativi. Quindi bisogna definire, in dettaglio, la ripartizione dell’obiettivo nazionale tra le Regioni, il trattamento delle biomasse, la transizione del meccanismo dei CV da prima a dopo l’adozione della Finanziaria 2008, le modalità di calcolo della quota di energia rinnovabile in presenza di impianti ibridi (specialmente nel caso di utilizzo di rifiuti parzialmente biodegradabili) e le procedure di riacquisto dei certificati verdi in scadenza. Infine bisogna ricordare che le previsioni, essenzialmente di carattere economico, introdotte dalla Finanziaria, potranno apportare il loro contributo solo se accompagnate da interventi di natura tecnico-amministrativa, in risposta a difficoltà ancora presenti quali, ad esempio, la connessione degli impianti alle reti e la lentezza dei processi autorizzativi.

Tabella 1 Coefficienti moltiplicati per il rilascio dei certificati verdi Fonte

coefficenti moltiplicativi per la determinazione del numero dei CV

Eolica per impianti di taglia superiore a 200kW

1,00

Eolica off-shore

1,10

Geotermica

0,90

Moto ondoso e maremotrice

1,80

Idraulica

1,00

Rifiuti biodegradabili, biomasse diverse da quelle

1,10

di cui al punto successivo Biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli,

1,80

di allevamento e forestali, ottenuti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro oppure di filiere corte (entro un raggio di 70km) Gas di discarica e gas residuati dai processi

0,80

di depurazione e biogas diversi da quelli del punto precedente

Tabella 2 Feed-in per gli impianti di potenza non superiore al MW Fonte

tariffe onnicomprensive (€c/kWh)

Eolica per impianti di taglia non superiore a 200kW

30

Geotermica

20

Moto ondoso e maremotrice

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Idraulica diversa da quella del punto precendente

22

Rifiuti biodegradabili, biomasse diverse da quelle

22

di cui al punto successivo Biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli,

30

di allevamento e forestali, ottenuti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro oppure di filiere corte (entro un raggio di 70km) Gas di discarica e gas residuati dai processi

18

di depurazione e biogas diversi da quelli del punto precedente

Elementi 14

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energia rinnovabile

SPECIALE MINI-IDRO

Piccoli impianti con “piccolo” futuro? 38

Elementi 14


In Europa l’Italia è il Paese con la maggior potenza mini idroelettrica installata: 2.468 MW a fine 2006, di cui 427 MW da 1.173 centraline di potenza inferiore a 1 MW, e 2.040 MW da 626 impianti di potenza compresa tra 1 e 10 MW. In teoria vi è ancora un discreto potenziale, ma in pratica l’ulteriore sfruttamento si scontra con serie difficoltà, sia economiche (scarsa convenienza legata a stretti vincoli tecnici e idrografici), sia burocratico procedurali, sia di tutela ambientale. Difficoltà che riguardano anche l’ammodernamento/potenziamento di impianti in servizio o il ripristino di centraline in disuso.

LA PRODUZIONE MINI IDRO IN EUROPA

L’avvenire del mini-idro è legato all’equilibrio che si saprà trovare tra le contrastanti esigenze delle due direttive, la 2001/77/CE e la Direttiva quadro sulle acque, e in particolare alla capacità dell’industria di dimostrare come e quanto lo sviluppo del settore possa correttamente integrarsi negli ecosistemi fluviali.

di Valter Cirillo

La fonte idrica ha sempre svolto un ruolo fondamentale per la produzione di energia elettrica in Italia. Non solo è stata quella che ha consentito la prima elettrificazione del Paese all’inizio del ‘900 (nel 1940 copriva ancora l’82% della domanda elettrica nazionale), ma anche il boom economico degli anni ‘50 e ‘60 è stato ad essa largamente tributario (50% della domanda elettrica nel 1965). Oggi, con una produzione di circa 37 miliardi di kWh (pari al 70,5% di tutta l’energia rinnovabile prodotta in Italia) soddisfa l’11,7% della domanda interna lorda di energia elettrica. È soprattutto grazie ad essa se il nostro Paese è al 6° posto nella graduatoria europea di produzione rinnovabile rispetto alla produzione elettrica totale (16,7%), superando anche la Germania, che ha una produzione da rinnovabili del 10,6% (dati consolidati 2006). Tuttavia, quasi tutto il nostro potenziale idroelettrico è ormai sfruttato, e per il futuro le problematiche di impatto ambientale non consentono di ipotizzare un ulteriore sviluppo se non negli impianti di piccola taglia (mini-idro) e nel potenziamento di impianti obsoleti.

Con il termine “mini-idro” si intendono convenzionalmente (secondo la definizione dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale - UNIDO) gli impianti idroelettrici con potenza fino a 10 MW. Tuttavia alcuni Paesi Europei basano la propria contabilità su taglie diverse (da 5 a 25 MW), mentre altri non hanno ancora una contabilità esatta dei piccoli impianti, per cui il calcolo della potenza e della produzione in Europa risulta piuttosto aleatorio. Fatta questa premessa, secondo EurObserv’ER 2007 la potenza mini-idro (<10 MW) installata nella UE-25 ammontava - a fine 2006 - a circa 11.723 MW, con una produzione di 38,5 miliardi di kWh. Negli ultimi anni l’incremento non è stato eclatante (+ 1,3% nel 2006 rispetto al 2005, + 2,1% nel 2005 rispetto all’anno precedente) benché le potenzialità siano ancora rilevanti (circa 6.000 MW nella UE-25, secondo l’European Small Hydraulic Association). E molte ombre si profilano anche per il futuro.

ESIGENZE ENERGEtIChE E tUtELA AMBIENtALE Da una parte, infatti, la direttiva 2001/77/CE e le più recenti indicazioni di politica energetica della Commissione UE obbligano i Paesi membri ad incrementare la produzione da fonti rinnovabili. Ma, d’altra parte, il recepimento nelle diverse legislazioni nazionali della Direttiva quadro sulle acque potrebbe avere effetti negativi sulla produzione mini-idraulica. La direttiva, infatti, che obbliga gli Stati membri a preservare lo stato ecologico delle acque interne, potrebbe portare ad un forte aumento dei corsi d’acqua a tutela integrale, con divieto di sfruttamento industriale di qualsiasi genere. L’avvenire del mini-idro è dunque legato all’equilibrio che si saprà trovare tra le contrastanti esigenze delle due direttive, e alla capacità dell’industria di dimostrare come e quanto lo sviluppo del settore possa integrarsi negli ecosistemi fluviali. Il contrasto tra le esigenze energetiche e quelle ambientali è già evidente in diversi Paesi. In Italia, ad esempio, si è recentemente tentato di favorire lo sviluppo della produzione da piccoli impianti idroelettrici, in particolare con la delibera

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n. 34/2005 dell’Autorità per l’Energia. Ma sono molti i progetti che si sono scontrati con i “Piani di tutela delle acque” già adottati in molte Regioni. Stessa situazione in Francia, ove nel marzo 2007 è stato adottato un decreto favorevole agli impianti idroelettrici di potenza inferiore a 3 MW. Ma è in discussione in Parlamento la nuova normativa sulle acque, che potrebbe rimettere in causa molti dei benefici attesi. In Svezia il Governo prevede di escludere il mino-idro dal sistema dei certificati verdi a partire dal gennaio 2011. Non appare roseo il futuro neppure in Germania. Dal gennaio 2008, infatti, gli incentivi per gli impianti inferiori a 500 kW di potenza si applicano solo alle installazioni ad acqua fluente e in caso di perfetta integrazione ecologica con l’ecosistema idrico. Mentre non sono più previsti incentivi per gli impianti da 5 MW in su, eccetto il caso dei potenziamenti degli impianti realizzati tra l’agosto 2004 e il 31 dicembre 2012 (potenziamenti che devono tassativamente essere del 15% e garantire la perfetta integrazione ambientale). L’Austria, infine, giudica troppo favorevoli gli attuali incentivi per il piccolo idroelettrico e li vuole ridurre. Salvaguardando l’intero periodo d’incentivazione (15 anni) per gli impianti già autorizzati, ma limitando gli incentivi per gli ammodernamenti agli impianti realizzati entro il 2007 e chiudendo al 31 dicembre 2008 gli incentivi per tutti gli altri impianti. I brevi cenni fatti sulle difficoltà del mini-idro hanno peraltro più valore se si considera che l’80% dell’intero parco europeo è installato in soli 5 Paesi: Italia, Francia, Spagna, Germania e

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Elementi 14

Svezia. Inoltre si tratta di difficoltà che non riguardano solo le nuove installazioni, ma anche i potenziamenti, in una situazione in cui circa il 65% degli impianti esistenti è in servizio da 40 anni o più.

PROSPEttIVE FUtURE Buone notizie vengono invece dalla Spagna, che sembra intenzionata a sviluppare con decisione il settore. Il piano per le rinnovabili 2005-2010 prevede nuovi impianti mini-idro per 450 MW entro il 2010. E ottime possibilità sono previste anche per i Paesi recentemente entrati nella UE, in particolare Grecia, Repubblica Ceca e Polonia (ove per il 2010 è prevista nuova potenza per rispettivi 121, 370 e 430 MW supplementari). Complessivamente, le proiezioni di EurObserv’ER, pur considerando le difficoltà citate, prevedono un incremento medio della potenza di circa l’1,3% annuo per il triennio 20082010. Il che porterebbe la potenza mini-idro installata nella UE25 a circa 12.345 MW nel 2010, contro i 14.000 MW che il Libro Bianco sulle rinnovabili (del 1999) prevedeva per quella data solo per la UE a 15. È evidente che con queste cifre è anche fallito l’obiettivo più recentemente posto dalla campagna Sustainable Energy Europe del 2003, che prevedeva 2.000 nuovi MW da realizzarsi tra il 2005 e il 2008 nella UE-25.


IRFIS MEDIOCREDItO DELLA SICILIA L’IRFIS - Gruppo Bancario UniCredito Italiano, nell’ambito della propria operatività, ha dato particolare rilievo ai settori specialistici. Su base nazionale, è organizzata con un team di specialisti di settore, he assistono le imprese sin dalla fase preliminare di studio di fattibilità economico/finanziaria delle iniziative da proporre. L’assistenza della banca prevede l’esame del progetto nelle sue varie componenti, con particolare attenzione ai flussi economici nella fase d’esercizio degli impianti, al fine di strutturare operazioni di finanziamento, che assicurino il ritorno dell’investimento anche in termini di remunerazione per gli investitori.

SEttORI Navale _ cantieristica navale _ porti commerciali e turistici Energia _ centrali elettriche turbogas _ centrali da fonti rinnovabili _ impianti di cogenerazione _ reti di distribuzione gas _ impianti per razionalizzazione e risparmio energetico Ambiente _ depuratori _ trattamento acque reflue industriali _ trattamento oli esausti _ produzione biodisel _ impianti abbattimento fumi _ piattaforme per trattamento e selezione rifiuti Infrastrutture _ aeroporti _ viabilità _ interporti _ autoporti _ parcheggi _ edilizia pubblica _ gestione aree di stazioni ferroviarie _ centri direzionali e di servizi _ A.T.O. acque _ acque

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ambiente A COLLOQUIO CON BEAtRICE DRAGhEttI Presidente della Provincia di Bologna

Beatrice Draghetti

Bologna, le imprese VS

Favorire la diffusione del risparmio energetico, ridurre le emissioni di gas inquinanti coinvolgendo in modo attivo le imprese. Questo è in sostanza il progetto “MicroKyoto Imprese” voluto dalla Provincia di Bologna.

di Luca Speziale Il panorama nazionale, in termini di lotta all’inquinamento, sta evolvendosi. Interessante è l’accordo Mycrokyoto Imprese, nato dalla collaborazione tra la Provincia di Bologna e molte associazioni imprenditoriali. Il progetto condivide gli stessi obiettivi del Protocollo di Kyoto, applicandoli al sistema produttivo del territorio provinciale, coinvolgendo attivamente le imprese. A questo proposito abbiamo sentito la Presidente della Provincia e il Sindaco di Bologna per capire come sta procedendo il programma. E: In cosa consiste precisamente "Microkyoto Imprese"? BD: Il 18 giugno del 2006 la Provincia di Bologna e i comuni del territorio, sviluppando una proposta del Forum di Agenda21, hanno sottoscritto il Protocollo di MicroKyoto, che impegna gli enti locali aderenti a realizzare azioni a livello locale per conseguire gli obiettivi di Kyoto. Nel marzo 2007 sono state coinvolte anche le imprese del territorio provinciale, allargando gli impegni a tutte le risorse ambientali. Da marzo a ottobre, alcuni gruppi di lavoro di Agenda21, in collaborazione con l’Assessorato Ambiente, con l’Assessorato Attività produttive dell’Amministrazione provinciale e attraverso la Consulta per lo Sviluppo economico, hanno messo a punto il testo del Protocollo di

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Elementi 14

MicroKyoto Imprese. Il Protocollo di Intesa viene sottoscritto dalla Provincia di Bologna, la quale si impegna a coordinare il progetto, a fornire supporto tecnico, informazioni e a pubblicizzare i risultati conseguiti. Ma anche dalle associazioni di categoria e dalle associazioni di imprese interessate, che si impegnano a favorire la diffusione di modalità di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni. La partecipazione a Microkyoto è volontaria ed aperta a tutte le imprese della provincia di Bologna. Per aderire occorre presentare un programma di risparmio energetico che quantifica gli obiettivi annuali e definisce le azioni di riduzione dei consumi. E: Come è nata l’idea di avere per "alleati" le imprese per combattere l’inquinamento? BD: Noi facciamo riferimento agli indirizzi dell’Unione Europea e Onu in termini d’innovazione economica, sociale ed ambientale su diverse aree di intervento. La proposta di coinvolgere le imprese del territorio nel progetto MicroKyoto è nata proprio da alcune aziende, le quali hanno lanciato l’idea all’interno del gruppo di lavoro Energia del Forum di Agenda21. E: Quante imprese hanno aderito al progetto? BD: Il Protocollo è stato sottoscritto lo scorso gennaio dalla Provincia di Bologna e da Associazioni di imprese come Unindustria, Cna e da Impronta Etica (onlus). Tra le adesioni possiamo citare Camst, Coop Adriatica, Coop Ansaloni, Coop Murri, Granarolo, Hera, Manutencoop, Scs Azioninnova e Unipol Gruppo Finanziario.


E SERGIO COFFERAtI Sindaco di Bologna

l’inquinamento E: Quali sono gli strumenti su cui puntate? BD: Diffondere l’informazione sull’impegno della Provincia di Bologna e delle associazioni di categoria e delle imprese per raggiungere gli obiettivi del Protocollo di intesa. Un’efficace attività di promozione creerà le condizioni per la nascita di nuove imprese in campo ambientale, inoltre si potranno convertire ai temi della sostenibilità le imprese esistenti, anche grazie alla ricerca di finanziamenti mirati a ridurre la CO2. Fondamentale sarà il contatto tra il mondo dell’impresa e il mondo della ricerca, in modo da trasferire soluzioni tecnologiche per il risparmio energetico alle imprese locali. E: Avete degli obiettivi e quali i tempi per raggiungerli? BD: Coinvolgere le imprese del territorio nella riduzione delle emissioni di CO2 e per il risparmio energetico. Sistematizzare, quantificare e pubblicizzare le iniziative realizzate dalle imprese. Infine, contribuire alla realizzazione di progetti locali per la sostenibilità favorendo la collaborazione tra imprese, enti locali e società civile. Il Protocollo d’intesa ha la medesima scadenza del Protocollo di Kyoto, fissata per il 2012. Le imprese aderenti, invece, possono rinnovare il proprio impegno di anno in anno. E: Ad oggi si possono già vedere dei risultati? BD: Il Protocollo è stato firmato all’inizio di quest’anno, ed un primo risultato è rappresentato dall’impegno e dall’entusiasmo dimostrato dai soggetti coinvolti, pubblici e privati.

IL PUNtO di Sergio Cofferati Il mondo delle imprese, soprattutto quelle che assumono un rischio e investono una quota dei loro profitti nell’innovazione, ha compreso da tempo che il tema dell’energia può essere visto come uno spunto per promuovere lo sviluppo e la competitività del sistema. Nel territorio comunale di Bologna le aziende sono responsabili per circa il 12% delle emissioni totali di CO2. Un dato non elevato perché gran parte delle attività produttive bolognesi sono localizzate all’esterno dei confini comunali. Attraverso il progetto Microkyoto viene fornito supporto tecnico alle imprese che si impegnano a intervenire sui loro impianti per renderli meno inquinanti. Accanto a Microkyoto, l’amministrazione comunale ha approvato l’anno scorso il nuovo programma energetico (PEC), che prevede interventi nel settore produttivo e terziario soprattutto per quello che riguarda l’uso efficiente dell’energia elettrica. Alla base di questi provvedimenti c’è la convinzione che il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili, su scala locale, sia un elemento di valorizzazione dell’economia urbana. Occuparsi di energia è, in definitiva, un modo per valorizzare creatività ed imprenditorialità locale riducendo la dipendenza della città dai combustibili fossili.

Elementi 14

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ambiente e umanità

PARLA PIERLUIGI MALAVASI

Docente di Pedagogia generale e sociale all’Università Cattolica di Brescia e direttore scientifico del Master di II livello in "Sviluppo umano e ambiente. Governance, processi formativi e conoscenza scientifica”

La cultura della sostenibilità? Un grande capitale sociale di Luigi Crimella

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Elementi 14


E: Prof. Malavasi, come illustrare l’attuale fase dei rapporti tra uomo e natura, quella che comunemente chiamiamo ecologia? PM: È una fase complessa, mai presentatasi in passato. Una grande sfida per l’umanità, in quanto ci troviamo di fronte a fenomeni negativi quali l’inquinamento e il consumo indiscriminato di risorse. Il degrado degli ecosistemi è un male pubblico, proteiforme che agisce su tutte le forme di vita della biosfera. Tra i termini che più ricorrono nel dibattito culturale, sostenibilità è una nozione emblematica, espressiva di processi la cui pervasività investe l’intero pianeta. Il clamore suscitato dalla crisi ecologica giustifica l’espressione l’impresa della sostenibilità, che designa la difficile scommessa di coniugare progresso economico e salvaguardia dell’ambiente, presente e futuro della civiltà umana.

Responsibility, per la dignità del lavoro e la costruzione di un’economia civile, attraverso un’ecologia dell’ambiente connessa ad un’ecologia umana. E: Quale interesse avrebbe il mondo imprenditoriale a farsi carico della tutela ambientale? PM: Un grande interesse, sia nell’immediato, sia in prospettiva e non per la bontà di qualche imprenditore illuminato, ma proprio per l’essenza dell’attività economica, che è quella comunemente chiamata creazione di valore. Temi come la tutela della biosfera e la cittadinanza planetaria, sono strettamente connessi con la formazione della coscienza ecologica e l’esercizio della responsabilità educativa, e riscuotono attenzione da parte del mondo imprenditoriale, che intravede prospettive di sviluppo e possibilità di profitto.

E: Cosa intende per "impresa della sostenibilità"? PM: L’Impresa della sostenibilità indica la formazione del capitale umano e la governance di trasformazioni complesse in ambito geopolitico e scientifico-tecnologico. Chiama in causa fenomeni come la globalizzazione dei mercati e i movimenti migratori, l’affermarsi di nuovi bisogni sociali e l’emergere di professioni inedite. L’espressione si riferisce anche al mondo imprenditoriale e alle questioni ambientali che incrociano la sua missione produttiva. La sfida della sostenibilità come fattore d’innovazione e di sviluppo è oggi al centro del dibattito sulla responsabilità sociale che riguarda tutti gli attori economici, in primo luogo il mondo dell’impresa. Molti studiosi indicano la sostenibilità come un bene pubblico e una risorsa collettiva, al cui sviluppo tutti dovrebbero contribuire e dei cui frutti ciascuno dovrebbe beneficiare. Le azioni compiute ai danni all’ambiente non sono riducibili né ad inevitabili effetti collaterali del progresso, né ad esternalità negative dei processi produttivi senza costi sul mercato. E: Chi sono gli attori di questa "cultura della sostenibilità" e come agiscono? PM: Ciascuno di noi. Certo il mondo produttivo e della istruzione, della politica e delle realtà sociali e sindacali, del volontariato e delle istituzioni religiose. La cultura della sostenibilità rappresenta una sorta di capitale sociale che indica il grado di coesione civica, la natura dei rapporti di collaborazione interistituzionale, la profondità dei legami di solidarietà. In questo quadro, dobbiamo rifarci agli sviluppi più recenti della ricerca in educazione ambientale. Occorre correlare le buone pratiche educative a favore dell’ambiente con l’esercizio della responsabilità sociale, per ciò che si riferisce alla salvaguardia e al valore del territorio. L’integrazione volontaria delle preoccupazioni ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate (Corporate Social Responsibility) può designare un laboratorio di innovazione progettuale e un crocevia epistemico, nel segno della formazione della persona e dell’orientamento alla giustizia nelle relazioni internazionali, per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità. E: Come si può agire in una prospettiva pedagogica? PM: C’è un punto di partenza indiscutibile: la coscienza dei problemi ecologici richiede una rinnovata considerazione della vita umana. La pedagogia dell’ambiente, con l’analisi del rapporto tra formazione umana ed ambiente, nelle diverse forme storico-culturali, incontra la Corporate Social

E: Non le sembra illusorio che l’orientamento al profitto si configuri come fattore di salvaguardia ambientale? PM: Dalla pubblicistica scientifica odierna, la Corporate Social Responsibility emerge come un potenziale fattore di sviluppo del sistema formativo integrato. L’impresa può – e deve – essere sostenibile coniugando tutela dei diritti e libertà di mercato, soddisfazione delle attese degli stakeholder e performance economica. L’importanza strategica del binomio formazione del capitale umano/sensibilità verso i problemi dell’ambiente è la connessione attraverso cui la pedagogia configura un peculiare accostamento al dibattito sulla Corporate Social Responsibility. E: Come sintetizzerebbe questa grande "impresa" per il futuro prossimo? PM: L’impresa della sostenibilità, basata sull’investimento, sul capitale umano e sul rispetto del Creato necessita di una reale economia della conoscenza e dell’equità nelle relazioni internazionali per stringere un patto virtuoso tra cultura educativo-ambientale e relazioni produttive e di consumo, in ordine agli stili di vita ovvero ai molteplici ambiti in cui si svolge l’esistenza. È questo patto virtuoso lo snodo per raggiungere tale traguardo. Senza, gli sforzi rischiano di essere vani. Produzione e C.I L. da fonte rinnovabile nell’UE15 - anno 2006 Produzione

FER

Nucleare

LORDA

Saldo Estero

Consumo Int. Lordo

FER / CIL

39.953

0

63.503

6.850

70.353

56,8

GWh

%

Austria Belgio

3.726

46.645

85.535

10.157

95.692

3,9

Danimarca

10.055

0

45.716

-6.935

38.781

25,9

Finlandia

22.513

22.906

82.304

11.401

93.705

24,0

Francia

62.999

450.191

574.473

-63.335

511.138

12,3

Germania

74.126

167.269

636.600

-16.977

619.623

12,0

7.679

0

60.789

4.202

64.991

11,8

2.475

0

27.479

1.778

29.257

8,5

52.272

0

314.122

44.985

359.107

14,6 3,5

Grecia Irlanda Italia Lussemburgo

280

0

4.333

3.557

7.890

Paesi Bassi

9.512

3.469

98.392

21.459

119.851

7,9

Portogallo

16.022

0

49.041

5.441

54.482

29,4

Regno Unito

18.783

75.451

398.327

7.517

405.844

4,6

Spagna

51.757

60.126

303.007

-3.274

299.733

17,3

66.977

143.298

6.040

149.338

48,2

893.034 2.886.919

32.866

2.919.785

15,2

Svezia

71.919

UE 15

444.071

Fonte: EUROSTAT - elaborazioni GSE

Elementi 14

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mercato energetico

Liberalizzazione matrimonio con INtERVIStA A P.L. GhISLANDI Segretario Generale AIGEt

Il quadro dei mercati energetici in Italia appare complesso e poco trasparente. Abbiamo parlato con il Dott. Ghislandi, Segretario Generale dell’AIGET, l’Associazione che riunisce i grossisti dell’energia, per capire quali strumenti andrebbero utilizzati per sviluppare e promuovere un’efficace competitività.

E: Liberalizzazioni e concorrenza non sempre vanno di pari passo. Nei mercati liberalizzati possono permanere distorsioni che impediscono un vero pluralismo nell’offerta ed una adeguata informazione per fornitori e consumatori. Qual’è, secondo lei, la situazione attuale nel mercato italiano e quali le proposte per promuovere una vera concorrenza?

di Claudia Momicchioli

PLG: All’apertura dei mercati energetici italiani una pluralità di forze e interessi hanno contribuito a creare una situazione poco favorevole allo sviluppo di una vera concorrenza. Il potere di mercato rimasto agli operatori dominanti e le distorsioni causate dalla

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Elementi 14

difesa delle rendite di posizione hanno rallentato lo sviluppo della competitività e creato un quadro normativo complesso e poco trasparente. Nonostante ciò, in questi anni ci sono stati notevoli miglioramenti. Più operatori, più possibilità di scelta per i consumatori, notevoli investimenti che hanno portato al rinnovamento del nostro parco di generazione. Si tratta di risultati innegabili. Il fatto che in Italia la fine dei monopoli legali abbia coinciso con un minimo nei prezzi internazionali dell’energia, prezzi che da allora hanno intrapreso un’inarrestabile ascesa, non ha né facilitato l’evoluzione del mercato, né consentito di renderne evidenti a tutti i benefici. Mantenimento e rafforzamento della concorrenza comportano l’eliminazione delle residue barriere allo sviluppo dei mercati e alla piena integrazione del nostro Paese nel contesto europeo. Semplificazione e razionalizzazione del quadro normativo ed eliminazione dei colli di bottiglia rimangono le misure più importanti per continuare nella strada intrapresa.


e concorrenza: “fughe” P.L. Ghislandi

ad esempio, di controllo dei prezzi. Ovunque le conseguenze sono state una riduzione della concorrenza ed efficienza dei mercati, una deresponsabilizzazione nei comportamenti degli operatori e un significativo incremento dei costi per l’intera collettività.

E: Anche i trader si sono lanciati nel mercato retail: prezzi bloccati tutto l’anno, formule con fasce orarie differenziate, formule per aziende con consumi elevati, offerte verdi per clienti attenti all’ambiente. Questa differenziazione porta reali risparmi, o scarsa confrontabilità delle offerte e limitati margini rischiano di frenare la competizione? PLG: L’ampliamento delle possibilità di scelta dei consumatori, grandi o piccoli che siano, è certo un fenomeno positivo. L’elevata complessità delle regole del mercato, e la velocità con cui mutano, possono tuttavia ridurre la trasparenza e "facilità d’uso" del mercato energetico. Un divario culturale tra aziende più evolute che hanno saputo avvantaggiarsi del nuovo contesto ed altre meno attente ad aggiornarsi e ad approfittare del mercato, fa parte delle normali dinamiche competitive tra operatori economici. Per quanto riguarda invece i piccoli consumatori, l’elevato peso sulle bollette delle componenti fiscali

e parafiscali o comunque non soggette a concorrenza (corrispettivi di trasmissione, distribuzione) può ridurre i margini di effettiva concorrenza tra operatori, rendendo comprensibile una significativa inerzia nei comportamenti. E: Col completamento della liberalizzazione, il legislatore ha previsto un mercato della “maggior tutela” per i piccoli consumatori che non cambiano fornitore. Come vede la relazione fra mercato libero e mercato “regolato” affinché quest’ultimo sia compatibile con le dinamiche concorrenziali? PLG: Poche regole chiare e applicate in modo trasparente possono aiutare sia i piccoli consumatori nelle loro scelte di acquisto e di eventuale passaggio al mercato libero, sia gli operatori a proporre offerte convenienti per il consumatore. Condizione indispensabile è che le regole del mercato "protetto" non vengano distorte per imporre vincoli al mercato ed al funzionamento dei meccanismi di trasmissione dei prezzi. In altri Paesi europei talvolta si è fatto un uso distorto delle regole ai fini,

Elementi 14

E: Recentemente sembra riaprirsi la possibilità di un ritorno in Italia del nucleare, con l’obiettivo di una riduzione dei prezzi dell’energia elettrica. È un’ipotesi realistica? PLG: Il dibattito italiano su opportunità e possibili rischi della scelta nucleare si inserisce all’interno di un’ampia rivalutazione riapertasi negli ultimi anni in molti Paesi. Se in astratto i benefici promessi dai fautori di una rinnovata scelta nucleare sembrano sempre più attraenti ad ogni nuovo record dei prezzi petroliferi, è ragionevole non dimenticarne le più che prevedibili criticità. Prima fra queste, soprattutto in un Paese come l’Italia, quella dei tempi e degli effettivi costi di realizzazione. L’esperienza storica, come anche quella recente del reattore attualmente in costruzione in Finlandia, mostra significativi superamenti sia dei tempi che dei budget previsti. In questo senso è importante che un’eventuale scelta in tal senso non faccia passare in secondo piano le molte, e più rapidamente fruibili, opportunità di ottimizzare il funzionamento dei nostri mercati.

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mercato energetico

La previsione di domanda, strumento di efficienza AU E IL MERCAtO

La previsione della domanda, il sistema competitivo, l’importanza della qualità delle previsioni, il ruolo degli operatori, l’offerta: elementi sensibili per il buon funzionamento del sistema elettrico.

di Ubaldo Perla

Fino a poco tempo fa la previsione della domanda di energia elettrica di breve, medio e lungo termine - ai fini della programmazione e del funzionamento degli impianti di generazione - era svolta da un unico soggetto. In tale situazione, ovviamente, gli stimoli all’efficienza provenivano solo dal carattere normativo ed istituzionale del sistema. Con il passaggio al sistema competitivo e l’avvio delle regole di funzionamento del mercato elettrico, la funzione di previsione della domanda (attiva dal 2005) è stata decentrata agli stessi operatori che svolgono approvvigionamento e vendita di energia elettrica e che sono, quindi, soggetti agli stimoli di efficienza del mercato.

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Elementi 14


A Curva di durata della domanda del marcato tutelato (MW) Gennaio 2008 22.000 20.000 18.000 16.000 14.000 12.000 10.000 Da qui nasce la necessità per gli operatori di riuscire a prevedere, per ciascuna zona di mercato, la domanda oraria 8.000 aggregata dei propri clienti. La qualità di tale previsione rappresenta, pertanto, un elemento sensibile per il buon funzionamento del sistema elettrico in cui domanda e offerta, 6.000 espresse dagli operatori nel mercato del giorno prima, hanno 4.000 effetto sui costi del servizio di dispacciamento e, quindi, sul costo della fornitura ai clienti finali. L’importanza della qualità 2.000 delle previsioni degli operatori nel mercato odierno è evidente, tanto che le regole introdotte inducono ad alcune riflessioni. Da un lato è presente il ruolo attivo di Terna che opera anche 0 100 200 300 400 500 600 700 sul mercato del giorno prima (MGP), integrando in acquisto durata in ore e vendita le previsioni fatte dagli operatori. Con tale ruolo si riportano la domanda e l’offerta aggregata, alle capacità e responsabilità di previsione centralizzate per quanto attiene B Previsione Consuntivo gli effetti complessivi, evitando il rischio di scompensi nel passaggio dal sistema centralizzato a quello decentrato. Curva di durata della domanda del marcato tutelato (MW) Peraltro un aspetto positivo – in particolare per AU che Febbraio 2008 copre circa il 30% della domanda complessiva – determinato 22.000 22.000 dalla presenza delle suddette offerte integrative, consiste 20.000 nella visibilità delle stesse integrazioni alla chiusura giornaliera di MGP che fornisce utili indicazioni di controllo giornaliero 20.000 18.000 prima della disponibilità dei consuntivi mensili. 18.000 16.000 D’altra parte è evidente che il ruolo di Terna dovrebbe rappresentare una soluzione ponte idonea a far crescere, con l’esperienza, la qualità delle previsioni degli operatori. 14.000 Se è vero che tale sistema preserva la continuità, è anche vero, infatti, che eventuali errori di previsione a livello centrale si 12.000 ripercuoteranno inevitabilmente sugli oneri di dispacciamento a carico degli operatori stessi, anche in presenza di operatori 10.000 virtuosi. (A)

16.000 14.000 12.000 10.000

8.000

Sul fronte dei segnali di prezzo per gli sbilanciamenti tra previsione della domanda e consumi effettivi, le regole hanno stabilito delle penalizzazioni crescenti per gli operatori passando da una iniziale tolleranza del 10% del 2005, al 7% del 2006 fino all’attuale 3%. (B)

8.000 6.000

6.000 4.000

4.000 2.000

La presenza di una tolleranza per gli errori di previsione determina la socializzazione di una parte dei costi di dispacciamento indipendentemente dalla qualità della previsione. Sebbene tale tolleranza determini una sorta di sussidio incrociato a favore dei “cattivi” previsori, le criticità sulla rilevazione dei consuntivi, evidenziate dalle frequenti rettifiche, ne giustifica il mantenimento.

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ppppp mercato energetico

Energy manager è l’ora! di Mauro De Vincentiis

con la popolazione, aiuta a migliorare la qualità di vita nel territorio e i rapporti fra il cittadino e l’amministrazione. Diversi fattori economici, sociali o culturali, possono spingere le organizzazioni ad intraprendere processi di comunicazione ambientale che permetteranno all’Energy Manager e alle aziende di raggiungere con maggiore efficienza gli obiettivi prefissati.

L’Energy Manager, questa è la nuova figura professionale che si sta imponendo nelle strutture organizzative delle medio/grandi aziende. È il responsabile dell’uso razionale dell’energia. Si occupa soprattutto di stilare il bilancio energetico e consigliare sulle decisioni da prendere in questo settore; deve promuovere la cultura di risparmio dell’energia e fare proposte in tal senso. Un ruolo, dunque, “economico”.

Inoltre, l’adozione di politiche ambientali contribuisce ad accrescere il prestigio presso i diversi pubblici di riferimento. Notevoli sono anche i vantaggi economici: risparmi sui consumi di materie prime e di energia, minor produzione di rifiuti, riduzione delle sanzioni amministrative e penali, aumento di valore sui mercati azionari e maggiore efficienza di produzione.

Con la Legge 10/91, che introduce questa figura professionale per gli enti pubblici e privati con consumi energetici elevati, si vuole arrivare ad un 10-15% di risparmio senza particolari investimenti. In Italia, alcune aziende hanno da tempo un dipartimento che si occupa di politiche specifiche in materia e s’impegnano nella ricerca di soluzioni innovative per ridurre l’impatto con l’ambiente, sia in fase di produzione che di distribuzione di energia elettrica. L’attenzione per questa attività professionale è testimoniata anche a livello accademico, come dimostrano corsi e master sia di formazione che di comunicazione ambientale, organizzati in diverse università e business school. Per quanto riguarda la comunicazione ambientale, in particolare, si ritiene che attraverso le sue specificità, quali trasparenza, interattività, rigore scientifico e proattività, essa possa raggiungere diversi obiettivi: il coinvolgimento in maniera integrata dei differenti stakeholder interni ed esterni su questi problemi, l’accrescimento del valore e della visibilità aziendale sui mercati finanziari e commerciali e la partecipazione alla diffusione della cultura ambientale tra i suoi interlocutori. Proprio l’interattività è fondamentale per la buona riuscita di un piano di comunicazione ambientale. Il coinvolgimento dei dipendenti o delle comunità locali nella valorizzazione e nell’accettazione dell’azienda stessa sul territorio sono risultati spesso determinanti per il raggiungimento degli obiettivi. Anche nel caso di comunicazioni originate dalla pubblica amministrazione, instaurare iniziative di dialogo e di concertazione attraverso forum ambientali o incontri

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DOV’è L’ENERGy MANAGER Comuni Province Regioni Ministeri Enti previdenziali Amm. Centr. Reg. dello Stato Enti e Fiere Sanità (Asl e Ospedali) Gestione immobili Gestione rifiuti Istruzione Assicurazione Istituti di ricerca Sport e spettacolo Servizi a rete *di cui 50 capoluoghi di provincia fonte MF

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internet di ambiente ed energia Il più diffuso notiziario internet dedicato all’ambiente e all’energia, liberamente accessibile in rete. Sette aree tematiche che coprono tutti i settori rilevanti: l’inquinamento, i rifiuti, il riciclo degli imballaggi, le energie tradizionali e rinnovabili, le utilities, l’industria. Ogni settimana più di cento articoli di cronaca sui fatti, le novità, gli scenari italiani e internazionali. Un’area di approfondimento arricchita da interventi autorevoli di protagonisti del settore, testi di legge e documenti inediti.

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energia del pensiero

Famiglia e scuola le basi per un uomo migliore UN CAFFè CON… SUSANNA tAMARO Scrittrice e regista “Non uscire da te stesso, nell’interiorità dell’uomo abita la verità” Sant’Agostino

di Romolo Paradiso

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Susanna Tamaro è una scrittrice fuori del comune. Non si concede molto ai media, non ama apparire, rifugge dal parlato chiassoso e convulso, le piace la tranquillità, il silenzio, la meditazione, la ricerca del pensiero. Ama condividere con gli altri i piaceri veri della vita, la convivialità, gli sguardi, le storie, la bellezza della natura, le emozioni che nascono dal vissuto minuto. Per queste qualità non riscuote troppa simpatia nel suo ambiente, dove il narcisismo, l’arrivismo e una malcelata mancanza di sensibilità la fanno da padroni. Ma lei va per la sua strada, un percorso di ricerca e scoperta di sé e degli altri, di cose per cui meravigliarsi, sognare, arricchirsi. Un percorso dove il tempo sembra dilatarsi all’infinito fino a sparire e dove, su tutto, è forte il ritmo del sentimento. Di quel sentimento di cui è impregnato il suo ultimo libro, “Luisito, una storia d’amore”. Un amore tradito e uno mai scalfito dalla lontananza e dal tempo. Il primo è il fallimento di un sentimento che ha legato in matrimonio due persone, di cui una superficiale e sciatta nel ricambiare il bene che le era donato, l’altro è la tenue linea rossa di un affetto platonico che, però, ha dato un senso alla vita della protagonista. Allora le domando, signora Tamaro, come possiamo riuscire a togliere dalla spazzatura del materialismo, che tutto frantuma e consuma nel nulla, il valore più alto dell’uomo, l’amore, riuscendo a far capire che senza di esso nulla dell’essere ha senso? ST: Viviamo un periodo storico molto impegnativo, nel senso che le forze che vogliono sottrarre all’uomo il suo destino di salvezza si sono scatenate a massimi livelli, sostenute e incentivate dalla potenzialità dei media. George Orwell in confronto ha presentato scenari da educanda immaginando il nostro tempo. Subiamo una manipolazione, sin da bambini, della mente e dei sentimenti che fa paura. M’inquieta molto l’intrusione continua di un pensiero esterno proveniente da un mondo gestito da portatori di valori negativi. Le famiglie in particolare dovrebbero essere più attente a questo, cercare di filtrare quello che arriva ai figli dall’esterno e soprattutto offrire loro dei principi e degli esempi forti con cui aiutarli a crescere. Confido che in fondo all’uomo ci sia sempre la domanda sul senso della vita, che, prima o poi, da sotto la spazzatura, venga fuori a far scoprire la luce della verità. E: Un po’ come accade alla protagonista del suo ultimo libro, Anselma, quando, da un bidone dell’immondizia scopre Luisito, il pappagallo che ridarà un senso alla sua esistenza svilita. ST: Occorre far germogliare le inquietudini e le incertezze che sono nelle persone, perché nascano le domande. I genitori e gli insegnanti non devono mai dare risposte scontate ai ragazzi, ma incoraggiare le domande che aiutano un cammino di crescita interiore e spirituale, altrimenti le certezze favoriscono i valori del materialismo espressi dalla televisione e dai media dominanti.

paragonarci e di cui condividiamo gran parte del patrimonio genetico, si scopre che esse educano i piccoli indicandogli i comportamenti validi per vivere bene nella loro società. Hanno quella sapienza semplice che noi non abbiamo più. Perché distrutta da un turbinio di perversioni mentali, di vanità, di vacuità. Non sarà semplice riconquistarla se le famiglie e la scuola non riprendono in mano le redini della formazione delle persone.

Senza poesia c’è povertà assoluta E: Par Lagerkvist, (scrittore svedese premio Nobel per la letteratura nel 1951), ha detto: “C’è un grido dentro le cose e non c’è nessuno in grado di udirlo”. Non le sembra una disattenzione diffusa e pericolosa? ST: Sì, molto. L’urlo dentro le cose è la poesia e la bellezza che nelle cose vivono. Se dimentichiamo la poesia, se non siamo più capaci di scoprirla, di percepirla, di condividerla, andiamo verso una assoluta povertà. Viviamo in un mondo che considera solo la bellezza narcisistica e non quella del creato. Se questa non vediamo e non siamo in grado di far vedere, non comprendiamo il senso e il valore del mistero, che avvolge la vita e le dà significato e perdiamo la possibilità d’indagare su di esso. E: Siamo degli “ipervedenti ciechi”? Nel senso che avendo troppo da vedere non vediamo nulla, mortificando la possibilità di scrutare le cose e dentro le cose. Rimaniamo così in superficie e non conosciamo, non pensiamo, non cerchiamo e, ancor più, non crediamo a niente? ST: Purtroppo è così. Quando sono in autobus cerco sempre uno sguardo, ma non riesco a trovarne uno che sappia comunicare qualcosa, se non quelli di qualche bambino o di persona straniera. Gli altri non vedono, sono distratti, non si accorgono di nulla. Per chi come me ama il dialogo con il prossimo, non avere con questo il contatto è una situazione di dolore. E: Sembra smarrita la coscienza del dolore, oggi visto come un nemico dell’uomo. Perché c’impone di riflettere sulla finitezza e scopre una fragilità dell’essere vuoto di valori e principi? ST: Abbiamo il terrore del dolore, mentale e fisico, perché ci mette a nudo. Scopre le nostre debolezze. Alla prima inquietudine assumiamo psicofarmaci, invece di domandarci il perché di quello che ci accade e cercare di dare una risposta, superando così il dolore. E: Ma anche l’educazione al dolore deve venire da lontano.

E: Quindi il risanamento della società deve ricominciare dalle famiglie e dalla scuola? ST: Certo, perché si è persa la sapienza naturale, quella della specie. Se si pensa alle grandi scimmie, a cui a tanti piace

ST: Siamo sempre alla famiglia e alla scuola. Il dolore dell’anima è un segno di sanità mentale. Gli adolescenti vivono questo periodo della vita nell’inquietudine. Il contrario sarebbe anomalo, significherebbe non crescere. Allora

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bisogna educarli a comprendere il proprio dolore mentale, a superarlo, che significa capirsi, conoscersi, e quindi avviarsi sulla strada del miglioramento. Quello fisico, così apparirà un “dolore minore”, con il quale si può convivere, specie se vissuto accanto a chi ci vuole bene, ci dimostra attenzione e amore. Per questo trovo incomprensibile che lo Stato stabilisca come e quando, a una persona che soffra, si debba staccare la spina. L’uomo non è una cosa, da gettar via quando non serve più, quando cioè, per certuni, è solo un costo per la Comunità. L’uomo è una meraviglia sempre, fino all’ultimo respiro e nessuno ha il diritto di togliergli la vita. E: C’è una frase di Edgar Varèse, artista americano, che mi ha colpito leggendo un suo articolo sull’umanità contemporanea. Diceva così: “La saggezza abita nelle grandi solitudini”. Qualcuno ha detto che è un pensiero pessimista. A me non sembra. Lei cosa ne pensa? ST: Senza solitudine non c’è possibilità di compiere quel meraviglioso viaggio dentro di noi che porta all’incontro con l’anima. Bisogna ritagliarsi ogni tanto uno spazio di solitudine. Lì le domande più importanti germogliano. Lì noi ci conosciamo e acquisiamo il propellente per vivere degnamente la nostra esistenza. È una solitudine pericolosa quella vissuta, invece, in modo “egoistico”. Penso, per esempio, a chi corre, fa sport con le cuffiette dell’iPod. Si isola dal mondo, si allontana dal pensiero e distoglie lo sguardo dalle persone e dalle cose. E: È bello invece correre e fare amicizia con gli altri. Scambiarsi momenti di dialogo, di pensiero, di sentimento. Dire, insieme, grazie allo sport che ci ha fatto conoscere e volerci bene.

E: Meister Eckhart diceva: “troppo avido l’uomo a cui Dio non basta”. Siamo sempre più pieni d’avidità? ST: Ne siamo pienissimi. Bisogna dare al tempo un senso interiore. Sapendo che c’è un momento per fare e uno per pensare, per riflettere, per cercare, trovare, magari nel silenzio, come dicevamo, o in comunione con gli altri. È in quei momenti che si scopre o si riscopre la presenza di Dio. E: In un’intervista al Corriere della Sera del giugno 2005, lei ha riportato un concetto del pensatore russo Vladimir Solov’ev, secondo il quale “la nostra società si basa sull’atomizzazione, cioè sul fatto che ogni gruppo politico, ogni realtà culturale, ogni scelta di vita afferma la sua verità come totalizzante”. Se questo è esatto, cosa stiamo perdendo? ST: La complessità. La relazione con l’altro ci fa crescere attraverso lo scambio. L’unica verità è quella che ci sovrasta, non ci sono verità autoreferenziali. E: Per colpa di questa atomizzazione l’Italia è un Paese ancora non pacificato, e privo di una parte importante della sua cultura, cancellata da gruppi di potere solo perché il loro pensiero era da quella differente. Abbiamo trascurato autori come Papini, Prezzolini, Gentile, Malaparte, Berto, Longanesi, Pound, Martinetti, per citarne alcuni. ST: Abbiamo subito un danno enorme, che pesa su tutti e soprattutto sui giovani ai quali è oscurata parte della storia culturale che invece appartiene loro e che li aiuterebbe a capire i percorsi importanti che hanno caratterizzato la nostra storia. Pensare di non far leggere Giovanni Papini nelle scuole, o non parlare di Gentile, di Martinetti è un errore imperdonabile.

ST: Lei fa sport? E: “Sbagliare e tuttavia dover continuare a prestare fede a se stessi, questo è l’uomo”, asseriva Gottfriend Benn. È questo l’uomo?

Sì! ST: E lo dice ai suoi amici che gli vuole bene? Certo, e non solo io, anche loro. ST: Allora condividete una ricchezza! Questo valore dello sport bisognerebbe farlo assimilare ai giovani. A scuola si potrebbe, ogni tanto, rosicchiare un’oretta a qualche materia e portare in classe persone di 40, 50 60, 70 anni che praticano sport, per raccontare quanto questo nasconda una forza umana e sociale dirompente. Uno stimolo alla conoscenza di sé e degli altri, ad affrontare la vita con entusiasmo, coraggio, apertura mentale, disponibilità alla mutualità, fantasia e fiducia.

Lo stupore arricchisce E: È vero, come afferma Raffaele La Capria, che “solo lo stupore conosce”? ST: È uno dei moti dell’anima che permette di aprire la mente, di comprendere, di arricchirsi. Ma anche in questo caso, occorre essere educati a individuare e capire la meraviglia e lo stupore. 54

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ST: Sì, e prestare fede a se stessi è la cosa più difficile che esiste. Bisogna resistere e non diventare quello che gli altri vorrebbero farci diventare. Occorre rimanere ancorati alla propria parte profonda, altrimenti si va verso il nulla, il deserto dell’io. E: Quali posti occupano oggi per l’uomo la vita e la morte? ST: Il posto di cose incoscienti, non consapevoli. La vita è un dono meraviglioso che può sempre stupirci nei suoi cambiamenti. Soprattutto perché è un tempo in cui costruiamo l’amore, senza il quale nulla può avere senso. Perché la ricchezza dell’uomo è la relazione con l’altro, il dono di sé e la costruzione di qualcosa in comune. Se vivo solo contemplando il mio ego, alla fine non mi rimane che la freddezza del vuoto. La morte, se si è vissuto secondo valori, è la conseguenza naturale della nostra finitezza, e, ancor più, il momento altro di un cammino che non si esaurisce con la sola vita terrena.

Il pensiero ha tanti nemici


SUSANNA tAMARO Susanna Tamaro è una delle scrittrici italiane più conosciute e amate in tutto il mondo. È l’autrice di tre romanzi bestseller: Va’ dove ti porta il cuore (1994), Anima Mundi (1997) e Ascolta la mia voce (2006). Un volume dei tascabili Firme Oro raccoglie i suoi Romanzi e racconti.

E: La via del sacro è quella per la salvezza? ST: Penso di sì. Anche per dare pienezza alla vita. Non è un percorso facile, lo capisco, ma è una strada da intraprendere. È il cammino che produce arricchimento, benessere, fiducia, speranza. E: Alla fine della strada, c’è sempre un tesoro? ST: Se si percorre la strada sì. E la strada va percorsa, anche se accidentata, tortuosa, difficile. Non è importante raggiungere la meta, ma la tensione che si mette nel percorso. E: La rubrica di Elementi che ospita la sua intervista si chiama: “Energia del pensiero”. Oggi questa “energia” c’è o è latitante? ST: Latita molto. C’è la volontà di non farla esistere. I media hanno grandi colpe. Rifuggono dal proporre e stimolare pensiero. Il mercato frena, non ha interesse che

le persone pensino. Se lo fanno, dedicano meno energie al mercato, nel senso che si allontanano dalle logiche del consumo e del possesso a tutti costi, che invade le nostre menti e ci condiziona le giornate. Le persone, invece, in fondo, amerebbero pensare. C’è una richiesta, e non tanto di nicchia, in questo senso. Si pensi al successo di alcune manifestazioni artistiche e culturali. Ma bisogna fare di più. Per tutti, e soprattutto, per i bambini. Avvicinarli alla lettura di libri. Raccontare loro storie, favole, come si faceva un tempo. E: Dedicargli spettacoli, in televisione, in radio, in teatro. ST: Nelle scuole, fare delle rappresentazioni in cui gli alunni siano protagonisti, attori, sin dalle prime classi elementari e continuare fino all’università. Il teatro è grande maestro di vita, aiuta la comprensione delle cose, avvicina le persone, ci fa capire il senso dell’esistenza. E la migliora. E noi dobbiamo e vogliamo sperare in una società più giusta, umana e solidale di quella d’oggi. Non è poi una pretesa così assurda.

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lavoro

Puntare su pari e politiche INtERVIStA A RAFFAELE BONANNI Segretario Generale Cisl di Giusi Miccoli

“Qualunque sforzo faccia, il mare non saprà mai essere un paesaggio convenzionale. Altrettanto un cuore” Gesualdo Bufalino

Il sindacato, dice Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl, per diventare attore di sviluppo nel sistema delle relazioni industriali deve proporre nuovi meccanismi per la definizione della rappresentanza. Deve prendere posizioni chiare sulle pari opportunità e sulle responsabilità del management nella creazione o distruzione delle prospettive delle imprese. Poi l’energia. Finora - insiste Bonanni - l’Italia non ha sviluppato in maniera organica i temi fondamentali di una politica di approvvigionamento elettrico. Negli ultimi 10-15 anni non sono state affrontate soluzioni strutturali al tema dell’energia, compresa la possibilità di fare rigassificatori e termovalorizzatori. A tutto questo si aggiunge la rinuncia al nucleare. E: Le segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno realizzato il testo unitario per la riforma del sistema contrattuale. Quali le principali proposte? RB: Riduzione del numero dei contratti, potenziamento del secondo livello di contrattazione, aziendale o territoriale, introduzione degli accordi triennali, nuovi meccanismi per la definizione della rappresentanza. Su questi temi il sindacato ha cercato a lungo una posizione unitaria. Il testo approvato dagli organismi dirigenti della Cisl insieme a quelli di Cgil e Uil, ha quindi un carattere storico e pone unitariamente il sindacato come attore di sviluppo e di cambiamento nel sistema delle relazioni industriali italiane e nel rapporto con le Istituzioni.

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La Cisl, in particolare, si è sempre spesa per il secondo livello contrattuale: un contratto nazionale di sostegno e valorizzazione del potere d’acquisto per i lavoratori e un secondo livello di contrattazione incentrata sul salario e legata a parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza ed efficacia. Tutto ciò attraverso l’estensione, anche con incentivi fiscali, della contrattazione aziendale e di quella territoriale. Il sindacato ha offerto agli imprenditori ed al Governo, al Paese in generale, un importante strumento per far crescere i livelli salariali e la competitività. Possiamo dire che stiamo costruendo, insieme, un sindacato che risponde con i fatti alle critiche strumentali cui ultimamente è sottoposto. E: In Italia il 45% del management delle aziende ha più di 70 anni. In Europa occidentale questa percentuale scende al 31%. Qual’è il punto di vista del sindacato? RB: L’età elevata del nostro management ha molte ragioni. La più preoccupante è la staticità dei ruoli dirigenziali e l’autoreferenzialità del top management delle grandi imprese e in genere di tutti i centri di potere. I dati ci dicono che solo il 50% degli amministratori e dei direttori generali è laureato. Peraltro i livelli retributivi sono altissimi e del tutto sganciati dai risultati. I casi recenti degli amministratori delegati di Alitalia e FFSS con stipendi e liquidazioni elevatissime, nonostante le grandi difficoltà delle aziende dirette, sono più eloquenti di qualsiasi discorso. Analogamente il fenomeno delle stock-option ha


opportunità energetiche coraggiose rappresentato una forma di distorsione, perché valorizza solo gli aspetti finanziari di breve periodo, senza curarsi delle prospettive e delle solidità delle imprese e di coloro che vi operano. È necessario cambiare strada, collegando i ruoli dirigenziali alle effettive capacità e le carriere ai risultati di breve e lungo termine. E: In Italia le donne raggiungono ottimi risultati nelle università mentre nel mercato del lavoro non ottengono analoghe performance. Quale contributo può offrire il sindacato al riguardo? RB: L’occupazione femminile in Italia non rappresenta semplicemente uno dei tanti problemi, ma è il problema, con un tasso di occupazione che ci vede penultimi nell’Europa a 27. La questione non consiste solo nell’assicurare pari opportunità o due redditi alle famiglie. L’occupazione femminile è anche un potente moltiplicatore economico, perché ogni donna che lavora genera nuova domanda di beni e servizi. Ma serve una politica mirata e non singoli interventi, che crei una sinergia tra interventi che puntano a riorganizzare i tempi di lavoro e altri che mirino a potenziare i servizi di assistenza per infanzia/anziani. Su ciò la Cisl insiste da anni: occorre superare la contrapposizione tra politiche che puntano solo ad aumentare la quota di donne al lavoro e politiche che valorizzano esclusivamente il loro ruolo familiare. La conciliazione deve essere la parola chiave: per renderla effettiva non bastano i servizi di supporto, ma bisogna anche regolare e ricontrattare organizzazione e orari di lavoro in certe fasi della vita. Spesso, proprio alla minore disponibilità delle donne ad orari prolungati è legata in gran parte la questione dei divari retributivi tra uomini e donne.

Raffaele Bonanni

E: Il problema energetico è una questione nazionale. È possibile individuare soluzioni in grado di offrire risposte efficaci a questo problema? Quali sono le sfide per il nuovo Governo? RB: Il tema dell’energia non è solo una priorità, ma un’emergenza. Da un lato abbiamo un sistema industriale che ha sempre più bisogno di energia. Dall’altro un sistema di produzione energetica dipendente per l’85% dall’importazione di idrocarburi e gas. L’applicazione del Titolo V della Costituzione, spostando alcune competenze alle periferie, ha trasferito alcuni aspetti energetici al Ministero delle Attività Produttive e a quello dell’Ambiente, a Regioni, Province e Comuni. Ma ciò fa sì che se uno di questi soggetti si oppone, il progetto si blocca. Ecco perché negli ultimi 10-15 anni non sono state trovate soluzioni strutturali al tema dell’energia e non sono stati realizzati rigassificatori e termovalorizzatori. A ciò si aggiunge la rinuncia del nostro Paese al nucleare, nel quale occorre ripartire dai consorzi di ricerca e di sviluppo di sicurezza: il cosiddetto nucleare di quarta generazione, pulito e a bassa emissione di scorie. Le fonti alternative, infatti, nell’immediato non possono certo risolvere i problemi dell’approvvigionamento energetico. Bene dunque l’apertura sul nucleare da parte del Governo. Sviluppando il nucleare riusciremmo a limitare le emissioni, rispettando il Protocollo di Kyoto. Sembra una contraddizione ma non è così. Oggi più che mai è necessario fare sì che si sviluppi la consapevolezza che se l’energia è poca, costa di più e inquina.

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NUOVI SISTEMI FOTOVOLTAICI MITSUBISHI ELECTRIC

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La sfida dell’energia

La guerra del gas

Con tutta l’energia possibile

La rivoluzione solare

di Gino Moncada Lo Giudice e Francesco Asdrubali 2008, Franco Angeli, pag. 144 euro 14,00

di Cristina Corazza 2008, Il Sole 24 ORE, pag. 162 euro 19,00

di Leonardo Maugeri 2008, Sperling & Kupfer, pag. XIII-272 euro 20,00

di Travis Bardford 2008, Brioschi, pag. 303 euro 24,00

Il volume espone in modo rigorosamente scientifico, con dati forniti dai rapporti degli Organismi internazionali di riferimento, il susseguirsi dei provvedimenti presi, a partire dalla conferenza di Rio del 1979 e dal Protocollo di Kyoto, nel campo delle energie rinnovabili (“carbone pulito”, energia nucleare, rigassificatori, termovalorizzatori per la combustione dei rifiuti solidi urbani). La prefazione è del prof. Carlo Andrea Bollino.

Il gas è una fonte efficiente, relativamente pulita e abbondante e, per questo, ambita. Come garantire, perciò, la sicurezza delle forniture e affrontare eventuali crisi? Che ruolo l’Unione Europea e l’Italia possono ritagliarsi nel “risiko” dell’energia? Sono le domande centrali di questo saggio per le quali l’Autrice, dall’aprile 2007 responsabile della Comunicazione e Stampa dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, formula alcune risposte. La postfazione del libro (“In che modo l’apertura dei mercati energetici porterà dei vantaggi e una maggiore sicurezza”) è di Andris Piebalgs, Commissario europeo per l’energia (intervistato da “Elementi”, n.13 – aprile 2008). La prefazione è di Pierluigi Bersani, già ministro per lo Sviluppo Economico, nel precedente governo Prodi.

L’autore illustra la difficile sfida energetica del XXI secolo: superare l’eccessiva dipendenza del pianeta dalle fonti fossili (petrolio, carbone e gas). Maugeri offre la sua visione di un ambientalismo razionale, lontano dal catastrofismo, e suggerisce un’articolata linea d’azione per raggiungere risultati importanti entro il 2030.

Per Bardford la scelta dell’energia solare sarà quella vincente, perché si tratta dell’unica fonte che può scavalcare la tradizionale rete di distribuzione e essere prodotta direttamente dal consumatore finale, rivoluzionando i meccanismi consolidati dell’economia energetica. Sarà un cambiamento inevitabile, al pari delle trasformazioni epocali avvenute nelle tecnologie della comunicazione e dell’informazione.

“Il dolore è il filo con cui la stoffa della gioia è tessuta. L’ottimista eccessivo non conoscerà mai la gioia” Henri De Lubac

Biblioteca a cura di Mauro De Vincentiis

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Vincere la notte “Per noi è una questione di vita o di morte, perché noi perdiamo, ogni notte, il vantaggio accumulato, durante il giorno, sulle ferrovie e sulle navi”. È ciò che Antoine de Saint-Exupéry (Saint-Ex, per gli amici), “maestro di vita” perché capace d’armonizzare azione e contemplazione nel suo mestiere di aviatore-scrittore, fa dire a Rivière, l’inflessibile direttore del Corriere Postale in America Latina, in “Volo di notte”. In questa “interpretazione forte” del ruolo dirigenziale, André Gide, commentando

Antoine de Saint-Exupéry

il libro, colse una verità forse paradossale, ma importante dal punto di vista psicologico: “La felicità dell’uomo non sta nella libertà, ma nell’accettazione di un dovere”. In “Vol de nuit” sono ben definite le doti manageriali di Rivière: coraggio, capacità di remare controcorrente, l’intuizione, la capacità di sentire, consonanza con le linee di sviluppo tecnologico vincenti (le macchine più pesanti dell’aria, gli aerei appunto, non i dirigibili). I regolamenti stabiliti da Rivière, poi, nascono dalla conoscenza degli uomini: non attaccare il soggetto, l’individuo; sforzarsi di combattere la resistenza che paralizza gli uomini davanti all’ignoto (“se non li scuoto, i miei uomini avranno sempre paura della notte”). Rivière insegna, così, che in ogni organizzazione vincere la notte (l’ignoto) è la sfida principale da affrontare, qualunque essa sia: un ostacolo, una emergenza, una sfida alla concorrenza, una innovazione.

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Filo di Nota di Mauro De Vincentiis

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Mondo Piccolo di Mauro De Vincentiis

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La forza dell’Io fragile Fragilità come via alla saggezza, come espressione del desiderio di creare legami, sollecitare comprensione, secondo Vittorino Andreoli (psichiatra), che nel suo pamphlet “L’uomo di vetro: la forza della fragilità” (Edizione Rizzoli), analizza la nostra condizione di uomini insicuri – spesso spaventati, frustrati – tentando di sbrogliare la matassa del vivere quotidiano. L’uomo di vetro è delicato come un vaso di Murano o un cristallo prezioso, può rompersi e trasformarsi in “frammenti inservibili”. Ma tuttavia, può trovare proprio nella sua fragilità l’arma per sopravvivere, per battersi in un mondo in cui i valori di riferimento sembrano essere solo quelli della forza e della potenza. In un mondo in cui conta il successo, l’imperativo è “avere grinta” o, perlomeno, mostrare di possederla. Così ognuno ha finito, e finisce ancora, – scrive Andreoli – per tenersi dentro un “io” fragilissimo, nascosto con altre debolezze nel profondo del proprio essere. Tra i riferimenti di personaggi fragili, nelle pagine del libro, troviamo Gandhi: “Piccolo, magro, con la testa rasata simile a quella di un bambino, il Mahatma mostra la sua fragilità e la usa per combattere la guerra e la violenza. Per divulgare la cooperazione anziché la lotta”.


La pioggia nel pineto …Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella che ieri t’illuse, che oggi m’illude, o Ermione. Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitío che dura e varia nell’aria secondo le fronde più rade, men rade.

Energia, letteratura, umanità

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…Or s’ode su tutta la fronda crosciare l’argentea pioggia che monda, il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta. …


Renato Barisani “Dopo i precedenti percorsi nell’astrazione geometrica e nella pittura informale, sentii l’esigenza di operare una sintesi di queste ricerche e, attraverso fasi transitorie, approdai a un modo ove gli elementi che caratterizzavano i due precedenti periodi venivano superati e fusi. L’astrazione ora assume un che di organico, colori forti e spessori materici sono tra gli elementi che caratterizzano questo periodo. Il progetto coesiste con l’utilizzazione del caso e di elementi accidentali. In definitiva ho cercato di far assimilare e armonizzare elementi contrastanti: artificio e natura, per dar corpo ad immagini di un percorso nuovo aperto ad altri esiti, da proseguire senza esitazione”. Così, in un colloquio con Enrico Crispolti, Renato Barisani, pittore e scultore considerato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo italiano, ha sintetizzato i principali momenti della sua ricerca fino alle attuali espressioni. Nato a Napoli nel 1918, Barisani nell’immediato dopoguerra si indirizza verso ricerche sperimentali nell’ambito oggettualetecnologico e partecipa, da promotore, alle esperienze del “Gruppo Sud” (1947-1950), particolarmente attivo nella vita artistica e culturale napoletana e del “Gruppo Napoletano Arte Concreta” (1950-1955), di cui è tra i fondatori, sostenendone l’adesione al “Movimento Arte Concreta” di Milano (1953-1957) e alla “Nuova Scuola Europea” di Losanna (1960-1963). Renato Barisani ha sviluppato, nel tempo, una continua sperimentazione di linguaggi diversi attraverso una ricerca caratterizzata da un forte interesse materico, nell’ambito di una personale interpretazione dell’arte “non figurativa” da lui intesa come espressione di razionalità libera di realizzare una evoluzione stilistica, superando le gestualità inconsce e causali a creare una realtà estetica oggettiva, non imitativa del reale, da lui definita “astrazione organica”. Molte le personali e le antologiche allestite da Barisani dal 1957 ad oggi in Italia e all’estero e le sue partecipazioni a esposizioni di gruppo e rassegne tra le quali la Biennale di Venezia (1962 e 1972), la Quadriennale di Roma (1948, 1965 e 1986), la mostra “Dal Futurismo all’Astrattismo” allestita a Roma nel Museo del Corso nel 2002. Numerosi i riconoscimenti ottenuti, tra i quali, nel 1993, il Premio Pollock della Kasher Foundation di New York e le acquisizioni di sue opere in collezioni pubbliche come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo di Capodimonte di Napoli e la Civica Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Renato Barisani

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Elementi 14

Cascata colorata 2003, spruzzo su cartoncino cm 25x34,2

la Copertina a cura di Vittorio Esposito

Co


SA FAR DIVENTARE OGNI RISORSA UNA GRANDE RISORSA.

NOI LA CHIAMIAMO ENERGIA.

È il risultato di anni di impegno nella ricerca e nell’innovazione. È la nostra determinazione a raggiungere obiettivi sempre nuovi nel rispetto dell’ambiente, per uno sviluppo sostenibile, verso le emissioni zero, e per un mondo più pulito. È la nostra responsabilità a produrre energia a basso costo per tutti noi e soprattutto per l’ambiente, a raddoppiare la produzione da fonti rinnovabili nei prossimi cinque anni, con un investimento di circa sette miliardi di euro. È l’energia di domani, quella che stiamo facendo adesso. www.enel.it


Elementi 14 - Settembre 2008