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SERENA...MENTE

magazine SERENA numero 7 anno 2011

seguiteci su:

www.assistenzaserena.eu/blog

I confini dell’Alzheimer


Editoriale A cura di Flavio Fornelli

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Lo avevamo annunciato nel primo numero del nostro magazine: il 2011 sarà un anno ricco di novità durante il quale il Gruppo Serena entrerà nelle vostre case e nei vostri cuori. Un anno in cui abbiamo deciso di intraprendere un nuovo e faticoso percorso di studio, di conoscenza, di attenzione nei confronti dei nostri assistiti. Ci stiamo provando e l’impegno e lo spirito che ci muovono sono sempre i medesimi: forza di volontà e passione. Il nostro migliore risultato è far raggiungere, a chi con i propri mezzi non può, la serenità: un obiettivo ambizioso che dobbiamo quotidianamente raggiungere attraverso una sfida personale. È partito da pochi giorni un appuntamento che ci vede protagonisti in prima linea sulla emittente Antenna Sud con il format televisivo “Che vita è?” un esperimento, dati i riscontri dopo le prime tre puntate, ben riuscito: raccontiamo – per la prima volta - storie vere di malati di Alzheimer attraverso il familiare più vicino, il medico neurologo, l’operatore e soprattutto attraverso tutti i membri di questa grande famiglia che si chiama Serena Assistenza. Le repliche delle puntate sono disponibili sul nostro canale Youtube. Ma questa è solo una delle iniziative che ci ha visto coinvolti negli ultimi due mesi; in occasione della Santa Pasqua abbiamo allestito degli Infopoint all’interno delle strutture Ipercoop di Bari e Foggia per distribuire gratuitamente il nostro magazine corredato di un simpatico omaggio. Tante le novità per gli ospiti di Villa Maria Martina che sono stati impegnati prima nella Via Crucis Pasquale, poi in due divertenti gite: la prima a contatto con la natura in campagna a Cassano delle Murge, e, la seconda, complice una calda e splendida giornata di sole, in riva al mare a Capitolo.

Anche i canali della comunicazione istituzionale sono cresciuti. Grazie ad un’ interessante collaborazione con Barilive.it abbiamo attivato una rubrica interamente dedicata all’universo “Gruppo Serena” e che ci consente di essere “ospiti” del quotidiano con tre editoriali al mese, che affermo, con un certo orgoglio, essere molto seguiti. Continua il lancio del nostro blogwww.assistenzaserena.eu/blogsul quale vi aspettiamo numerosi per condividere, riflettere e commentare esperienze di vita vissuta e non perdiamo di vista il potenziamento della nostra pagina Facebook. Le novità sono tutt’ altro che terminate; stiamo organizzando la vacanza estiva nel Salento per gli ospiti di Villa Maria Martina e ci siamo messi al lavoro su un progetto “pilota” di assistenza domiciliare, ma non solo. Abbiamo avviato una riflessione importante per organizzare e portare nella città di Bari un evento che possa aiutarci e aiutarvi a migliorare l’approccio ad un tema a noi particolarmente caro: la patologia di Alzheimer. In questo numero del magazine abbiamo ospitato due consiglieri comunali di opposte fazioni politiche per capire come le istituzioni intendano dare il loro contributo a problematiche di rilevanza sociale: il solo fatto di aver accettato il nostro invito rende loro questo merito, per cui un grazie a Marcello Gemmato e ad Angelo Tommasicchio. Non mi resta che augurarvi una buona lettura ricordando i tre attori principali di questa meravigliosa avventura senza i quali nulla sarebbe possibile: lo staff del Gruppo Serena, Anna Ragone, Gerardo Cancellaro ma soprattutto la loro forza e il loro sapersi dedicare agli altri. a cura del Dott. Flavio Fornelli

Indice Editoriale pag. 2 Cultura pag. 3 L’intervista pag. 4 L’intervista pag. 5 Medicina pag. 6 Medicina pag. 7 Attualità pag. 8 Attualità pag. 9 Economia pag. 10 Informazioni pag. 11 Gastronomia pag. 12 Noi di Villa Maria Martina assistenza residenziale pag. 13 Noi di Serena Assistenza assistenza domiciliare pag. 14 Vita del Gruppo Serena pag. 15 Vita del Gruppo Serena pag. 16 Vita del Gruppo Serena pag.17 Vita del Gruppo Serena pag. 18 Vita del Gruppo Serena pag.19 Rassegna stampa pag. 20 Rassegna stampa pag. 21 Soggiorno estate 2011 S. Cesarea Terme pag. 22 Speciale Alzheimer pag. 23


Cultura Costa Crociere presenta la nuova nave: “Costa Favolosa”! Si svolgerà a Trieste il prossimo 2 luglio la cerimonia di battesimo di Costa Favolosa, la nuova ammiraglia di Costa Crociere, il più grande gruppo turistico italiano e la compagnia di crociere n. 1 in Europa, l’unica battente bandiera italiana. Costa Favolosa, con 114.500 tonnellate di stazza e 3.800 ospiti totali, sarà la più grande nave “made in Italy” che navigherà nei mari del mondo. L’evento che celebrerà il suo battesimo sarà un tributo all’Italia, e per questo vede il sostegno e la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Trieste, del Comune di Trieste, dell’Autorità Portuale di Trieste e della Prefettura. Grazie al coinvolgimento delle istituzioni l’evento di battesimo sarà un evento pubblico, aperto alla città, che il 2 luglio diventerà palcoscenico del nostro Paese. Lo spettacolo che accompagnerà il battesimo intende celebrare i caratteri dell’identità italiana: l’arte, la bellezza, la musica, i personaggi , la storia, attraverso un’esperienza straordinaria che coinvolge tutto l’ambiente intorno alla Piazza, dal mare, ai palazzi, al cielo. La notizia è stata annunciata da Pier Luigi Foschi, Presidente e Amministratore Delegato di Costa Crociere S.p.A., nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Marina Monassi, Presidente Autorità Portuale di Trieste, Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, Presidente della Provincia di Trieste e Renzo Tondo, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. “Il battesimo di Costa Favolosa in Italia, vuole essere un tributo all’eccellenza italiana e alla storia del nostro bellissimo Paese, che quest’anno celebra i suoi 150 anni. Sono lieto che le Istituzioni abbiano compreso il valore profondo di questa scelta e che si avvii una stretta e fattiva collaborazione che

darà vita ad un evento eccezionale per la città stessa e il suo territorio. – ha dichiarato Pier Luigi Foschi- La nascita di una nuova nave è un momento importantissimo per la nostra azienda, in quanto segno concreto e tangibile del nostro successo e della leadership internazionale che consegue al continuo impegno di innovare e rinnovare il concetto di viaggio e di ospitalità, coniugando l’esperienza di oltre 60 anni di crociere in tutto il mondo con la capacità tutta italiana di valorizzare le proprie eccellenze.” Costa Crociere sarà partner della “Notte Rosa 2011” (www.lanotterosa.it) della Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna. La compagnia italiana dedicherà all’evento la prima navigazione notturna della sua nuova ammiraglia, Costa Favolosa (www.costafavolosa. com), ricreando la suggestione del mitico “Rex” in “Amarcord”. Nella notte del 1° luglio - durante il suo primo viaggio da Venezia, dove è stata costruita negli stabilimenti Fincantieri di Marghera, verso la cerimonia di battesimo la nave, illuminata a festa, comparirà davanti alla costa romagnola in tutta la sua maestosità, creando un’atmosfera da favola “felliniana”. Alle 23,50, dalle spiagge di Cattolica, si potrà ammirare un eccezionale spettacolo pirotecnico che nascerà dal mare, offerto dalla Costa Crociere. Costa Favolosa è la 15° nave della flotta Costa Crociere, la più grande in Europa, ed è un vero esempio di eccellenza italiana. Debutterà per la sua prima crociera a Venezia il 4 luglio 2011. Costa Favolosa (www.favolosa.costacrociere.it), come suggerisce il nome, interpreta l’emozione di chi cerca in una crociera la magia e l’incanto di un “castello contemporaneo”, perfetta unione tra atmosfere magiche e le tecnologie più avanzate

del divertimento. Con un’offerta di servizi che manterrà fede al suo nome, tra le novità principali della nave ci saranno 6 nuove Suite con veranda e jacuzzi private; una nuova area intrattenimento, per teenager ma non solo, con Cinema 4d, Playstation World. Non mancheranno le novità anche per i bambini, con un nuovo Acqua Park all’aperto, con giochi d’acqua e galeone dei pirati. A bordo si potrà trovare il meglio delle ultime novità proposte dalle navi Costa: la “Samsara Spa”, tra le più grandi aree benessere mai costruite a bordo di una nave da crociera; un’area piscina centrale su due ponti, con copertura semovente di cristallo, dotata di maxi schermo; un simulatore di auto da Gran Premio e un simulatore di golf. L’area piscina di poppa, completamente rinnovata, sarà particolarmente ampia e spaziosa: 1.000 m2 dedicati al relax e al divertimento, con 160 lettini, jacuzzi e una rigenerante cascata d’acqua. La palestra della nave sarà dotata di tutte le più moderne attrezzature Technogym, tra cui macchine con accesso al web, per navigare anche durante l’allenamento. A bordo inoltre uno store dedicato a Emilio Robba, designer di fama internazionale, dove trovare la collezione esclusiva di souvenirs selezionata appositamente per Costa Crociere. a cura di Michele Traversa Direttore Responsabile LSDmagazine.com

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L’intervista: Marcello Gemmato Consigliere comunale (PDL) L’esperienza politica di questi ultimi anni e la nostra esperienza di settore ci ha insegnato che spesso le Pubbliche Amministrazioni hanno un modus operandi rispetto alle politiche sociali piuttosto discutibile, se ne dobbiamo considerare la efficienza del risultato. Cosa ne pensi a riguardo? L’analisi è impietosa, ma corretta. Oltre ad una carenza di fondi determinata dai tagli che a tutti i livelli vengono operati, il vero problema risiede nella disomogeneità e nel deficit di coordinamento tra i vari enti pubblici. Sovente, gli interventi non sono tra loro sinergici e frequentemente si assiste ad uno spreco di danaro pubblico senza il raggiungimento dell’obiettivo finale: la tutela della salute dei cittadini meno garantiti. Quali correttivi - secondo tesi potrebbero nell’ immediato apportare in tal senso? Gli attuali pacchetti legislativi in materia di assistenza risultano essere spesso carenti rispetto a strutture - come quella del Gruppo Serena- che nella eccellenza del risultato hanno la loro ragion d’essere. Secondo te, anche e solo a livello territoriale e comunale, quanto e’ stato fatto e quanto deve ancora essere fatto nella direzione giusta?

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Possiamo asserire senza ombra di dubbio e senza remore che il problema non è solo nella quantità dei fondi erogati, ma soprattutto nella qualità della spesa. Mi spiego: è paradossale che esistano realtà private che riescono ad assicurare un’assistenza con standard elevatissimi contenendo gli sprechi e ottimizzando le risorse, rendendosi fruibili, ma anche

preferite, dalla maggior parte della popolazione. Vi sembra corretto che una famiglia media per poter garantire un’assistenza continuativa al proprio caro, dati i tempi di crisi, giunga al confine dell’indebitamento? È già difficile dover accettare uno status di necessità con tutto il dolore causato dalla malattia se poi a questo si aggiunge la preoccupazione di una retta mensile totalmente a carico dei parenti dell’assistito, la situazione diventa davvero difficile. Sarebbe legittima l’obiezione riferita alla scelta di una struttura privata su una pubblica, ma dato il degrado e i servizi offerti dal settore pubblico, quanti accetterebbero di lasciare il proprio congiunto in queste strutture? Se dipendesse da me opererei nel modo che vi esplico di seguito. Innanzitutto, in qualità di Istituzione, non effettuerei distinzione tra strutture pubbliche e strutture private. Stabilirei, dunque, uno standard di efficienza minimo determinato dal punto d’incontro tra le esigenze di un servizio dignitoso per l’assistito e la minimizzazione dei costi (puliti, dunque, da ogni spreco) per rendere il servizio all’utente. Non effettuando distinzione tra pubblico e privato, permetterei a qualunque struttura di beneficiare dei fondi erogati dagli enti di competenza, ma il mercato si animerebbe poichè la competizione vedrebbe più attori ognuno dei quali cercherebbe di garantire più servizi e una qualità maggiore per poter ricevere nelle proprie casse i fondi. Questo andrebbe a favore non solo delle strutture “vincitrici” ma soprattutto dell’assistito. È chiaro che, superata la soglia di servizi minimi per un benessere soddisfacente dell’utente ci sarebbe un addendum da pagare, ma

d’altronde la differenza tra pubblico e privato è proprio in questo. Inoltre darei più spazio alla formazione del personale. Non è insolito notare nelle strutture pubbliche personale non motivato, scontroso e irriverente nei confronti dei pazienti. Tutto ciò è dovuto al lassismo che si trova a monte della dirigenza pubblica che non infonde le giuste motivazioni ai livelli più bassi della piramide aziendale , poichè decide di risparmiare innanzitutto sulle risorse che sono di primaria importanza per la guarigione del paziente: non dimentichiamo che la componente psicologica ricopre un’alta percentuale tra le variabili determinanti del recupero della salute. A cura della Dott.ssa Alessia Silecchia


L’intervista: Angelo Tomasicchio Consigliere comunale (IDV) L’esperienza politica di questi ultimi anni e la nostra esperienza di settore ci ha insegnato che spesso le Pubbliche Amministrazioni hanno un modus operandi rispetto alle politiche sociali piuttosto discutibile, se ne dobbiamo considerare la efficienza del risultato. Cosa ne pensi a riguardo? In questi ultimi anni, nell’ambito delle politiche sociali, si è realizzato un sistema profondo di cambiamento che ha determinato un impegno notevole di risorse umane ed economiche ma soprattutto ha determinato il realizzarsi di servizi di qualità rispetto alla vecchia logica assistenziale. Ciò è stato possibile con l’applicazione di norme legislative nazionali e regionali- Legge Quadro 328/2000; L.R. 19/2006; reg Reg. n. 4/2007- che attraverso la Programmazione concertata interistituzionale e con il terzo settore hanno consentito la realizzazione dei “Piani Sociali di Zona”, quale risposta territoriale e funzionale ai bisogni prioritari dei cittadini. Tale processo di sviluppo, tuttavia , rischia di essere interrotto a causa dei forti tagli intervenuti a livello di programmazione di bilancio nazionale che negli ultimi mesi ha ridotto la principale fonte di finanziamento in ambito sociale esattamente il F.N.P.S. (FondoNazionale delle Politiche Sociali) del 75 %, determinando di conseguenza una necessaria rivisitazione di quanto programmato per i prossimi anni 2012-2013. Quali correttivi - secondo tesi potrebbero nell’ immediato apportare in tal senso? Gli attuali pacchetti legislativi in materia di assistenza risultano essere spesso carenti rispetto a strutture - come quella del Gruppo Serena- che nella

eccellenza del risultato hanno la loro ragion d’essere. Secondo te, anche e solo a livello territoriale e comunale, quanto e’ stato fatto e quanto deve ancora essere fatto nella direzione giusta? Tra gli obiettivi prioritari di servizio che il Comune di Bari sta attualmente realizzando c’è un’attenzione particolare alla popolazione anziana che dai dati rilevati è in continuo aumento e in condizioni sempre più di solitudine, oltre che di povertà. L’impegno del Comune di Bari è quello di tutelare prioritariamente le situazioni di bisogno sociale, di povertà, di abbandono, di solitudine, per dovere di norma ma anche per il principio di giustizia sociale. Attualmente il Comune di Bari rileva: Circa 200 anziani inseriti in strutture residenziali con rette a carico del comune o in compartecipazione; Circa 160 anziani in Assistenza Domiciliare Anziani e, da un paio di mesi, tale servizio è stato implementato e programmato in assistenza domiciliare integrata con la ASL attraverso un processo di programma di interventi valutati e realizzati a favore dell’anziano in integrazione tra bisogni sociali e sanitari; Circa 600 anziani che frequentano il Centro Diurno per Anziani a carattere socio-assistenziale, ricreativo-culturale-ludico. In estate tale servizio è implementato dal progetto Serenità Anziani che è in rete con tutte le altre istituzioni territoriali e la Protezione Civile ed è rivolto a tutti gli anziani ultra 75enni per servizi di aiuto alla persona in coordinamento con il sistema sanitario. In questi ultimi anni notevole impegno è stato rivolto all’accertamento ed al controllo dei livelli di qualità dei servizi e delle strutture

rivolti alle persone. Tale programma di valutazione di qualità il Comune di Bari l’ha ampiamente adottato non solo in risposta alle precise norme regolamentari introdotte a livello regionale R.R. n. 4/2007, ma in risposta alla volontà politica di riconoscere ad ogni persona il valore ed il rispetto della loro dignità, anche e soprattutto se poveri e senza alcuna risorsa, considerando che il diritto alle cure non può essere appannaggio solo di chi se le può permettere. È indubbio che mai come nel settore delle politiche sociali e dei servizi alle persone bisognerà fare ancora notevoli passi avanti per migliorare l’esistente e per aumentare la risposta pubblica visto che il fenomeno di richieste pubbliche di servizi è in spaventoso aumento a causa del diffondersi dei livelli di povertà. Sarà un impegno estremamente difficile per i comuni sostenere, da soli, il peso di tale dovere sociale, alla luce dei tagli del F.N.P.S. che hanno quasi azzerato i finanziamenti. Il messaggio reale che si legge è che i diritti dei poveri, degli anziani soli, di chi non può, non esistono o siano solo una responsabilità dei Comuni e non dell’intero stato sociale. a cura del Dott. Flavio Fornelli

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Medicina L’ulcera da pressione

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L’ulcera da pressione (comunemente detta piaga o ulcera da decubito) è una lesione tissutale, causata dall’ ischemia con evoluzione necrotica, che interessa la cute, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere nei casi più gravi la muscolatura, le ossa e le articolazioni sottostanti. La parola decubito deriva dal latino “decubitare” che significa “giacere” . La sua comparsa è quasi sempre indice di una scadente situazione organizzativa e di una carente attenzione del personale responsabile della cura del malato. Le cause della formazione dell’ulcera da decubito sono: - Pressione: è il fattore più importante nell’insorgenza dell’ulcera. Quando un tessuto è sottoposto a una pressione esterna più elevata della normale pressione del sangue capillare (32 mm Hg ) per un periodo sufficientemente prolungato si ha un’ ischemia che è alla base delle piaghe da decubito. - Attrito o frizione: è la forza esercitata tra due superfici che si muovono l’una contro l’altra , in questo caso della cute, che può sfregare, negli spostamenti attivi o passivi, sulle superfici d’appoggio. La frizione si determina quando il paziente si muove nel letto (per esempio quando si solleva per mettersi seduto oppure quando viene risollevato nel letto senza l’aiuto di un apposito lenzuolo) e può accellerare il processo di ulcerazione cutanea rimuovendo lo strato più esterno dell’epidermide ed eliminando le normali difese degli strati cutanei superficiali. Forze di attrito dannose per la cute si realizzano anche con manovre di igiene personale non corrette, come l’uso alcol saponato, che dovrebbe essere evitato nei pazienti a rischio di sviluppare piaghe da decubito . - Umidità: l’esposizione costante

della cute all’umidità può macerare la cute stessa esponendola ai danni della compressione e della frizione. L’eccessiva umidità può essere determinata da incontinenza urinaria non corretta in maniera adeguata, diarrea, sudorazione. - Disidratazione della pelle: la secchezza della pelle, l’uso di sostanze astringenti disidratanti e a base di alcol che rimuovono lo strato protettivo idrolipidico superficiale espongono la cute ai danni da compressione. La cute dell’anziano ha un ridotto contenuto idrico e una riduzione dello strato idrolipidico di protezione, pertanto la disidratazione locale provocata, determina un ulteriore fattore di rischio. Il rischio di sviluppare piaghe da decubito potrebbe aumentare anche per uno o più delle seguenti motivazioni: dall’età, dall’alimentazione scorretta, dalla riduzione della mobilità Le ulcere da pressione si possono sviluppare in qualsiasi parte del corpo. Le localizzazioni più frequenti sono le zone del bacino dove le ossa sono più superficiali (sacro 30 - 40 %, il grande trocantere della testa del femore 10 - 15 %; la regione ischiatica 5 - 15 %) i malleoli laterali 6 - 7 % , i talloni 15 - 20 % . Sedi meno frequenti: gomiti, scapole, vertebre ed orecchie. Le ulcere da decubito sono ordinate per stadi al fine di “gerarchizzare” il grado di danneggiamento osservato nel tessuto: STADIO 1: iperemia ed eritema della cute (arrossamento). La pelle è integra, ma l’area è arrossata e leggermente rilevata per l’infiammazione. È uno stadio reversibile spontaneamente quando vengono meno le cause (compressione, stiramento attrito ). STADIO 2: presenza di una soluzione continua (ulcera superficiale) dell’epidermide e del derma con conseguente formazione di

un’ ulcera della cute a margini ben definiti. La lesione è superficiale e si presenta clinicamente sotto forma di abrasione, bolla o cratere poco profondo. Anche questo stadio è reversibile. STADIO 3: lesione cutanea a spessore totale con degenerazione (necrosi superficiale) del tessuto sottocutaneo in grado di estendersi in profondità fino alla fascia sottostante. Vi può essere secrezione sierosa e purulenta. STADIO 4: lesione che si estende oltre il tessuto sottocutaneo, giungendo al muscolo e all’osso (necrosi profonda). Vi è secrezione abbondante di tipo sieroso e purulento. Tale lesione può essere complicata dalla comparsa di infezione all’osso (osteomielite) . PREVENZIONE La più efficace terapia delle piaghe da decubito è costituita dalla prevenzione . Le misure preventive contemplano: a) ispezione della superficie corporea. Tutti i pazienti a rischio devono essere sottoposti, almeno una volta al giorno, ad accurata analisi della superficie cutanea, con particolare attenzione alle zone che ricoprono le prominenze ossee; b) postura: l’individuazione e l’assunzione di una corretta postura, attraverso un idoneo allineamento del capo, del tronco e degli arti superiori ed inferiori, costituiscono un intervento terapeutico e riabilitativo di particolare rilevanza. Una collocazione consona di cuscini può evitare il contatto delle prominenze ossee (ginocchia, caviglie) tra di loro, annullare la pressione in sede calcaneare (ad esempio cuscino posto sotto le gambe ), evitare di far decombere il paziente direttamente sul trocantere quando si colloca il paziente di fianco; c) eliminazione di attrito e sfregamento: è importante evitare ogni attrito e sfregamento cutaneo in quanto determinano la rimozio-


Medicina ne degli strati protettivi superficiali della pelle. Occorre evitare l’uso di traverse di tela cerata o di gomma; l’uso di lenzuola non correttamente asciutte, mantenere una scrupolosa igiene della cute usando soltanto acqua tiepida e detergenti delicati, asciugare con movimenti di tamponamento e non con manovre di strofinamento, evitare le frizioni con alcol saponato e il massaggio delle prominenze ossee. Nell’ambito delle misure preventive rientra la valutazione dello stato nutrizionale del paziente. In presenza di un inadeguato apporto calorico o di carenza di proteine, è fondamentale ricercare i fattori di malnutrizione e ovviare a questo attraverso un’integrazione orale. a cura del dott. Angelo Paoletta Medico chirurgo Continuità Assistenziale Capurso /ASL Bari

Il perchè di una scelta: quando una professione è sinonimo di amore

La storia della mia scelta professionale ha radici profonde nel passato. Nasce mentre, dal buco della serratura, guardavo mio padre misurare la pressione, mettere punti, parlare con i pazienti. La strada sembrava segnata dai pomeriggi in cui mi dilettavo a giocare con le scatole di sciroppo per la tosse, di fiale e compresse che, posizionate a dovere, costituivano forti cinta, tetti di una immaginaria “casa delle terapie”. Tra le mura di casa risuonavano parole inusuali: pazienti, assistenza senile. Esse educavano il mio piccolo animo a coltivare il senso della cura, la percezione della vita, della vecchiaia e della morte. Su tutto imperava una figura di medico invincibile, dispensatore di cure per il corpo, di consigli di vita, di indirizzi di comportamento. Nel confluire delle parole, dei gesti e delle immagini di una assistenza sanitaria fatta di tecniche sapienti e pietas, nasceva la mia passione. Gli anni dell’adolescenza e della prima fase adulta, segnano il venir meno di questi stimoli per la precoce scomparsa di mio padre, ma come ogni mancanza correlano con l’idealizzazione della sua figura e del suo lavoro. Arriva così il periodo dell’università dove l’impegno per lo studio cancella anche l’obiettivo finale e si trasforma in una sfida fine a se stessa. L’ambita laurea mi lancia improvvisamente nel mondo della professione medica dove le vecchie figure idealizzate riprendono potentemente forma. Le prime esperienze nell’ambiente universitario mi portano in un mondo talmente lontano da quello idolatrato da farmi pensare di aver scelto la professione sbagliata. Attenzione per i pazienti inesistenti,

tremende lotte per ottenere posizioni di potere e prestigio, incapacità di trasmettere qualsivoglia principio di rettitudine. L’esperienza della medicina generale naufraga nell’osservazione sbigottita di medici immersi nelle beghe burocratiche, impegnati a far guadagnare budget improponibili, a ridurre al minimo le prestazioni in ambulatorio ed annullare quelle a domicilio. L’ospedale rappresenta l’ultimo disperato tentativo di trovare i comportamenti e le figure che tanto mi avevamo conquistato fin dall’infanzia. Purtroppo le ristrettezze di personale e le lotte di potere mi riportavano alla realtà di una professione mutata nella sostanza e deturpata nel tempo. Nel compimento del mio ventesimo anno di professione si presenta l’occasione di collaborare con Villa Maria Martina, una esperienza facile per chi ha lavorato in frontiera, tra pronto soccorso e terapia intensiva. Magicamente mi accorgo che accanto al gesto tecnico compare la pietas, si affaccia la solidarietà. La necessità di allontanare affettivamente i pazienti dal temuto coinvolgimento, viene violentemente sostituita da una inaspettata partecipazione a dolori fisici e morali. Ed ecco che anche in ospedale ritorno a guardare l’uomo dietro la malattia e la sofferenza, oltre la diagnosi. Inaspettatamente ascolto, orgogliosa, da familiari e pazienti un “Ci fidiamo di lei”. Grazie Villa Maria Martina per avermi permesso, a 20 anni dalla laurea, di ricalcare le agognate orme paterne. a cura della Dott.ssa Maria Cuonzo

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Attualità Educazione stradale: cosa fare Serena...mente?

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Di educazione stradale se ne parla almeno dal 1930 (cioè da oltre ottant’anni); se ne parla, si discute, si studia, si approfondisce specialmente sul piano scientifico, si fanno proposte, si fa di tutto per sensibilizzare i cittadini (cioè tutti gli utenti della strada, dall’automobilista, al camionista, al motociclista, al ciclista, al carrettiere, al pedone <uomini e donne, anziani e bambini> di ogni cultura): fin qui “….parole, parole, parole…”; ma fatti concreti, leggi adeguate, rispetto delle regole da parte di tutti, consapevolezza che si tratta del vero bene per l’intera umanità, di tutto questo ancora poco o nulla! La 1^Conferenza del Traffico e della Circolazione, organizzata dall’Automobile Club d’Italia, svoltasi a Roma dal 5 al 7 Giugno 1930, trattò il tema “Educazione dell’utente alla strada” : dunque, il 1930 se ne avvertì il problema e si rese necessario discuterne. Ma già alla fine del 1800 avemmo un richiamo al rispetto delle regole nella vita sulla strada: fu il grande Edmondo De Amicis con una frase lapidaria ”la strada è il più significativo banco di prova della civiltà di un popolo, il più severo collaudo della sua educazione”. Un richiamo non soltanto ai cittadini che devono conformare il loro comportamento civile sulla strada, ma anche e particolarmente ai politici che devono responsabilmente decidere in materia. Nell’immediato dopoguerra, il 1946, l’A.C.I., consideratane l’esigenza, avanzò al Ministro della Pubblica Istruzione la proposta di introdurre nelle scuole l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Stradale. Creare una consapevolezza dei rischi della strada, visto lo sviluppo che andava assumendo la motorizzazione; occorreva penetrare decisamente nelle coscienze dei cittadini (comunque, tutti, utenti della strada). Con cultori, tecnici, studiosi, volontari si

organizzarono “corsi” extracurricolari in numerose scuole con esame finale per conseguire “attestati”, per vincere “medaglie”, che, consegnati agli scolari, ”… entravano nelle loro case per arrivare ai grandi …. alle mamme, ai papà, ai fratelli, alle sorelle, ai nonni, a tutta la famiglia ….”. Tuttavia, nella scuola, di insegnamento ufficiale nulla, solo volontariato!!! Nel febbraio del 1958, Pio XII – parlando ai parroci e ai quaresimalisti – nel ricordare che “…. troppe vite umane sono stroncate od offese dall’uso imprudente dei moderni veicoli ….” ammonì che “… la frequenza degli incidenti mortali della strada ha purtroppo attenuato la naturale sensibilità verso l’orrore almeno oggettivo di questo fatto …..” e concludendo che “mentre tocca alle civili autorità di reprimere i contravventori delle leggi stradali,e di adottare i necessari provvedimenti di previdenza, a Voi parroci e sacerdoti spetta il dovere di contribuire al medesimo scopo illuminando la coscienza dei guidatori, rilevando le conseguenze anche religiose in caso di decesso delle vittime e ricordando le responsabilità morali davanti alla Società e a Dio stesso.” Nel 1959 anche Papa Giovanni XXIII, con nobilissime parole, lanciò un caldo appello al problema della vita umana sulla strada, complimentandosi con tutti i bambini che, in Piazza San Pietro, avevano dato vita ad un saggio finale di comportamento sulla strada, quali vincitori di un concorso nazionale bandito dall’A.C.I. in tutte le scuole elementari e medie di primo grado. Gli appelli, gli studi, le proposte, le attività dell’A.C.I. non ebbero sosta: negli anni 80 fu anche presentata al Parlamento una “Proposta di Legge a iniziativa popolare” con la raccolta di oltre un milione di firme. Emblematico: si giunse all’an-

no 1992 per legittimare, con l’art. 230 del nuovo Codice della Strada, l’obbligatorietà, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, dell’insegnamento dell’Educazione Stradale, non come materia curricolare ma trasversale; allo stato attuale, dopo ben diciannove anni, benchè un apprezzabile numero di scuole abbia risposto al dettato legislativo, ancora molte scuole non si sono organizzate, pur nella loro autonomia, per garantire un percorso formativo ai futuri cittadini. Il 17 Giugno 2007, Papa Benedetto XVI, coerente con i ripetuti appelli dei Suoi predecessori, ha emanato la “Pastorale dei migranti” richiamando gli utenti della strada al rispetto delle regole civili e morali e ammonendo che ogni contrario comportamento presuppone peccato da confessare. Risulta che i parroci, quali pastori delle anime, si stiano attivando in tal senso? Domanda molto scabrosa, ma inevitabile! Su quanto di competenza della famiglia abbiamo i risultati dei vari “sondaggi statistici”: disastrosamente ci dicono che le peggiori abitudini si apprendono in famiglia. Un’azione sinergica, invece, è imprescindibile: dal trinomio “Famiglia, Scuola, Chiesa” non deve mai venir meno il compito, a ciascuno assegnato, per la effettiva crescita di una Società Civile. a cura di Nicola Chieco Presidente della Commissione Traffico e Circolazione dell’A.C di Bari


Attualità “Vegliando oltre il cancello”: il nuovo libro di Gianpaolo Balsamo Alcuni mesi fa, in occasione di un importante incontro e alla presenza di autorevoli giornalisti, mi colpì moltissimo una affermazione - ampiamente condivisa - secondo cui oggi ad un cronista non occorra più varcare con la propria penna i confini della fantasia perchè la stessa cronaca quotidiana riesce ad offrire elementi che quasi sempre vanno ben oltre ogni acuta aspettativa dell’estro. Fermiamo il tempo per qualche minuto nella calda estate di quattro anni fa nelle rigogliose campagne al confine tra la provincia del nord barese e quella foggiana; proviamo ad immaginare una villa immersa in quel verde, in totale stato di abbandono abitato da tre sorelle, immaginiamo poi che due di quelle sorelle siano morte da oltre un anno e che quel sinistro rudere sia il loro sepolcro custodito dall’unica sorella ancora in vita. Sembra il delirio di una lucida follia eppure questa appena descritta è la scena che si è presentata agli occhi dei vigili del fuoco di Barletta nell’agosto del 2007, quando nel corso di un sopralluogo, scoprirono che una anziana signora di 69 anni – Stefania Tupputi – conviveva da molti mesi con i cadaveri delle due sorelle – Angela Teresa e Carla – all’interno della stessa casa. Una cronaca agghiacciante fatta di veglie, di fede e misticismo, di dolore e follia, di un numero imprecisato di carcasse di animali sparsi e di escrementi e urine sparsi dappertutto. Uno dei giornalisti più attenti che ha seguito per molto tempo la vicenda, tracciandone contorni che superano le aspettative di cronaca, è stato Gianpaolo Balsamo de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il quale da questa esperienza di vita vissuta ha tratto l’ispirazione per il suo esordio letterario: “ Vegliando oltre il cancello”, edito da Secop di Peppino Vincenti. L’attento lavoro di Balsamo che

giunge al capolinea dopo ben tre anni di meticoloso lavoro giornalistico, si pone esattamente l’obiettivo di consegnare al lettore un racconto-reportage di una inchiesta chiara e trasparente; un racconto che comincia molto lontano dal cancellodella villa Tupputi e che tuttavia in quel cancello serrato con un lucchetto racchoude la dicotomia, il distacco da una vita terrena per arrivare quasi ad uno step ultraterreno seguendo le orme della fede. Raccontare una storia fatta di vivi che decidono di convivere con i cadaveri dei propri cari non è cosa facile; soprattutto quando – come nel corso delle indagini accadrà – la unica protagonista viva spiegherà agli inquirenti che eri lì vigile e presente per assolvere ad un preciso compito: quello di assistere alla resurrezione delle sorelle defunte, non volendosene separare neppure nella inesorabile contingenza della morte. Questo fatto di cronaca ebbe - al tempo - una importante cassa di risonanza mediatica; e proprio mentre i riflettori affievolivano la luce sulla vicenda (alcuni ricorderanno nei giorni a seguire l’incendio doloso che distrusse la villa “degli orrori”), Balsamo ha deciso di indagare, studiare, approfondire. Ho avuto la netta sensazione che il suo scritto sia andato “oltre” quel cancello non tanto per dissetare le velleità voyeristiche del pubblico quanto per analizzare meticolosamente aspetti più profondi: cosa può spingere tre sorelle a chiudersi non solo idealmete al mondo esterno? Cosa può aver spinto una di quelle sorelle a non volersi dividere dalla morte delle altre due? Le risposte sono affidate alla acutezza giornalistica di Balsamo; il quale ha ripercorso una strada impervia fatta dai visionari contenuti dei diari ritovati e scritti da Stefania Tupputi e da quel senso della

vita al quale tutti noi tendiamo; le sorelle Tupputi hanno deciso di rimanere insieme e di chiudersi dietro un cancello nella solitudine, per sfiggire alla indifferenza generalista e pensando di poter – in quel lucchetto chiuso – trovare una forza per continuare a vivere. Poi una delle sorelle ha cercato nel misticismo e nella fede la forza per custodire quella solitudine sino al paradosso, arrivando a credere in una risurrezione terrena che non c’è stata. È evidente che la sconvolgente vicenda offre diversi spunti di riflessione nella narrazione e nel collage di articoli e testi menzionati da Balsamo. Il libro è arricchito dalla postfazione del criminologo Francesco Bruno e dalla prefazione del sostituto procuratore Scimè; ed è stato lo stesso Bruno, in occasione della presentazione del libro presso il Circolo Unione di Barletta, a sottolineare come tra sorelle esista una sorta di legame atavico, un cordone ombelicale impossibile a recidersi anche oltre la stessa vita. Balsamo dedica il suo libro a Stefania Tupputi, alla quale dopo il misterioso saccheggio-distruzione della villa è rimasta la curiosità di un “pubblico indifferente”; onore al merito – invece – della onestà intellettuale di un giornalista che ha varcato i confini della “redazione” per scrivere andando oltre la deontologia professionale e ricordandoci che spesso l’umana pietà – nei fatti – non è poi cosi umana. a cura del Dott. Flavio Fornelli

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Economia La nuova frontiera della consulenza indipendente

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Forse, questa volta ci siamo! Per la fine dell’anno, potrebbe vedere la luce il tanto auspicato “Albo dei Consulenti Finanziari”. È dal 1° novembre 2007, giorno del recepimento della MiFID (Direttiva Europea 2004/39/CE sui mercati finanziari), che la consulenza finanziaria in materia di investimenti è tornata ad essere un’attività riservata, esercitabile, cioè, solo da soggetti qualificati ed autorizzati dalla legge. Tra i soggetti autorizzati, oltre a banche ed imprese di investimento, è stata prevista una nuova figura, quella del “consulente finanziario” che, in possesso di elevate competenze economico-finanziarie certificate dal superamento di uno specifico esame, può iscriversi al relativo albo professionale e svolgere l’attività sia in forma individuale che mediante una società (s.r.l. o s.p.a.) costituita a tale scopo e, di conseguenza, necessariamente iscritta all’albo. Tuttavia, dal giorno del recepimento della direttiva, l’iter costitutivo del nuovo albo ha incontrato una serie di ostacoli burocratici e regolamentari che ne hanno rallentato sensibilmente il cammino. In particolare, è stato necessario stabilire quali requisiti professionali devono possedere gli operatori già attivi sui mercati finanziari per essere esonerati dalla prova d’esame e quali requisiti professionali devono possedere i soci e gli amministratori delle società di consulenza finanziaria. Ora che, ormai, le regole paiono definite sia per i consulenti persone fisiche che per le società, resta solo da istituire l’Organismo di tenuta dell’Albo, per l’avvio del quale, però, sarà probabilmente necessario un contributo economico da parte del governo. C’è, comunque, la concreta speranza che nei prossimi mesi si riesca a tagliare anche

quest’ultimo traguardo. La ventata di novità che questo avvenimento porterà all’interno dei mercati bancari e finanziari sarà di sicuro rilievo ed i primi segnali già si possono percepire; infatti, molti istituti finanziari, ormai da parecchi mesi, stanno riorganizzando e riqualificando le proprie strutture al fine di poter offrire nuovi servizi di consulenza alla clientela. Non sarà certo semplice per i consulenti finanziari, almeno inizialmente, ottenere grande visibilità in un contesto storicamente bancocentrico come quello italiano, dove il risparmiatore ha cominciato ad evolversi finanziariamente solo negli ultimi 10/15 anni e nel quale, evidentemente, lo strapotere delle reti di vendita di prodotti finanziari (sportelli e agenti) ha sistematicamente avuto il sopravvento sulla consulenza. Tuttavia, le recenti e persistenti crisi finanziarie, i clamorosi tracolli di alcuni istituti bancari internazionali ed il continuo mutamento degli equilibri economici mondiali hanno fatto affiorare nei risparmiatori una esigenza di consulenza personalizzata mai percepita in passato. Probabilmente, proprio per andare incontro a questa esigenza latente, la legge ha stabilito che il consulente finanziario è autorizzato a fornire alla clientela “raccomandazioni d’investimento personalizzate”, che, in quanto tali, devono essere adeguate alla situazione patrimoniale, agli obiettivi temporali ed alla propensione al rischio di ogni singolo cliente. Tutto ciò deve avvenire in totale assenza di conflitto di interessi. Pertanto, al consulente finanziario è fatto assoluto divieto di percepire compensi da istituti bancari e finanziari in quanto la sua attività, definita “indipendente”, deve essere svolta nell’esclusivo

interesse del cliente, il quale, dal canto suo, si impegna a riconoscere al consulente un compenso concordato contrattualmente, in via preliminare. Scendendo più nel particolare, la normativa ha stabilito che i consulenti finanziari e le società di consulenza non possono mai entrare in possesso delle disponibilità finanziarie e mobiliari dei clienti, neanche in via temporanea ed ha stabilito, altresì, che tutti gli iscritti all’albo sono tenuti a sottoscrivere una polizza rischi professionali in grado di coprire gli eventuali danni causati da errori o imperizie avvenuti nello svolgimento del mandato conferito dal cliente. Al fine di tutelare al massimo i risparmiatori, l’attività dei consulenti finanziari e delle società di consulenza sarà sottoposta alla vigilanza della CONSOB, così come già avviene per tutte le attività svolte da banche ed intermediari finanziari nell’ambito dei servizi di investimento. Se queste sono le premesse, è realistico ipotizzare che l’avvento della consulenza finanziaria indipendente possa segnare un importante momento di svolta per l’evoluzione e la crescita del sistema finanziario e possa, di conseguenza, aiutare il mercato a liberarsi da soggetti che godono, in maniera parassitaria, di posizioni di rendita. Millantatori e venditori di fumo sono avvisati! a cura di Fabio Mura Consulente Finanziario per info studio: cell. 328.0080903 e-mail: murafabio@interfree.it


Informazione Alla scoperta di un nuovo mondo: il Gruppo Serena Assistenza ci apre le sue porte e si racconta

Esistono realtà che rimangono inesplorate fino a quando non si manifesti un bisogno, una necessità. E tante volte la necessità, per lo più dolorosa, oscura la possibilità di constatare la fortuna di cui si può godere nel ricevere un aiuto in momenti critici. Una di queste realtà è quella di cui è regista il Gruppo Serena Assistenza che è tra le eccellenze nel settore dell’assistenza domiciliare e residenziale. La coordinatrice nazionale Dott. ssa Anna Ragone insieme all’artefice di questo universo il Dott. Gerardo Cancellaro ci schiudono le porte di questo mondo e ci raccontano di come 17 anni fa è stata costituita una Onlus che avesse ad oggetto l’erogazione di servizi di assistenza domiciliare e di come, nel corso del tempo, questa attività si sia estesa anche all’assistenza residenziale ed ai corsi di formazione. È un lavoro in cui spesso la razionalità del manager cede il passo al cuore dell’individuo e quindi implica il doppio della fatica nella gestione aziendale. Di storie se ne sentono tante, ed è difficile non lasciarsi coinvolgere. Per questo ed altri motivi il gruppo ha deciso di ampliare il raggio d’azione estendendolo anche alla formazione di chi presta la propria professionalità. Per poter lavorare ad alti livelli secondo standard di qualità ed efficienza, dicono il capo ed il suo braccio destro, bisogna investire, investire su se stessi e sulle proprie risorse. I corsi di formazione permettono

di qualificare non solo gli operatori delle società appartenenti al Gruppo, ma anche chi è esterno all’organizzazione. Il Gruppo Serena non solo genera forza lavoro, ma la impiega al contempo. Chi si avvicina a questo mondo firma un contratto di garanzia, si assicura la tranquillità di lasciare il proprio caro in mani sicure e pronte ad affrontare le criticità dell’età o della malattia. “Il servizio è attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Un bell’impegno, ma che dà tante soddisfazioni quando riceviamo attestati di stima dai nostri stessi clienti” dice la coordinatrice. “Dalla solidità delle nostre linee guida ci è stato possibile aprire sedi anche al di fuori della nostra città: Foggia, Trani, Andria, Napoli, Caserta, Torino, Vicenza e prossimamente anche Taranto. Siamo radicati in tutta la Puglia e ci difendiamo bene anche a livello nazionale” afferma soddisfatto il Dottor Cancellaro. “Ora, per altro, con l’apertura da circa un anno della R.S.S.A. Villa Maria Martina, a Valenzano, che a distanza di pochi mesi dall’inaugurazione registrava già l’overbooking miriamo a consolidare la nostra posizione anche di questo settore” gli fa eco la Direttrice e Coordinatrice Ragone. Il racconto potrebbe continuare per pagine e pagine, ricco di aneddoti, ma è d’uopo soffermarsi anche sulle difficoltà che un’organizzazione privata deve affrontare. Un esempio? La carenza di aiuti da parte delle Istituzioni. La questione non è semplice da sviscerare, ma il rammarico più grande è dovuto al fatto che a li-

vello regionale siano previsti dei fondi da erogare ai contribuenti che ne necessitano, ma questi fondi sono spendibili esclusivamente in strutture convenzionate. Il singolo individuo, dunque, non è libero di scegliere dove o da chi ricevere l’assistenza, ma è vincolato ad utilizzare la somma (oltre all’eventuale differenza aggiunta di tasca propria) nelle strutture che operano in partnership con la Regione. Da dire c’è molto ancora. Troppo. Ci ripromettiamo di riaffrontare l’argomento che certamente interesserà, direttamente o indirettamente, buona parte dei lettori. a cura della Dott.ssa Alessia Silecchia

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Gastronomia La cucina di Serena: la paella La paella è una tipica ricetta spagnola e ne è un pò il simbolo, ma è un originario della città di Valencia. Il nome “paella” deriva dal recipiente nel quale essa viene preparata: un tegame basso e largo con i manici. Può essere di carne, di pesce oppure mista: come per tutte queste preparazioni particolari non esiste un’unica ricetta, ma ognuno la prepara a modo suo. La preparazione di questo piatto è più facile di quanto non si immagini, anche se il procedimento è molto lungo a causa delle diverse cotture degli ingredienti, ma basta organizzarsi e schematizzare il tutto per preparare una paella valenciana da leccarsi i baffi. Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso 2 salsicce 3 coscette di pollo 100 gr di lonza di maiale 300 gr di cozze 2 calamari 300 gr di gamberi 4 scampi 150 gr di piselli 2 peperoni 100 ml di vino bianco 500 ml di brodo 1 cipolla 1 spicchio d’aglio 1 cucchiaino di paprika 1 bustina di zafferano

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Procedimento: Sbollentare i piselli per 5 minuti e tenerli da parte. Far arrostire i peperoni su una griglia quindi spellarli, tagliarli a listarelle e metteteli da parte. In una grossa wok far appassire la cipolla tritata in qualche cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Aggiungere i fusi di pollo e farli rosolare una decina di minuti sfumando a metà cottura con metà del vino bianco. Sollevare i fusi di pollo e tenerli da parte. Nella stessa wok in cui avete cotto il pollo, aggiungere la salsiccia sbriciolata, la lonza tagliata a pezzetti e la parika e far cuocere per 5 minuti sfumando le carni con il resto del vino. Nel frattempo eliminare la pelle dal pollo e tagliare la carne a pezzettini, quindi aggiungerla nella wok con le altre carni. Unire i piselli e i peperoni, mescolare il tutto, aggiustare di sale e terminare la cottura. Nel frattempo pulire i calamari e sgusciare i gamberi. In una padella a parte far soffriggere uno spicchio d’aglio, aggiungere i calamari tagliati ad anelli, i gamberi, aggiustare di sale e far cuocere per un paio di minuti. Preparare del brodo e disciogliere all’interno una bustina di zafferano. Accendere il forno a 180°. Ora, bisogna assemblare la paella valenciana. In una paellera (va bene anche una teglia da forno dai bordi bassi) versare le carni con le verdure e il pesce con i loro sughi di cottura e mescolare il tutto. Aggiungere il riso e coprire a filo con il brodo bollente. Disporre gli scampi a croce sulla paella, coprire con della carta argentata e infornare la paella valenciana a 180° e cuocere per circa 20 minuti. Nel frattempo, pulire le cozze. Farle cuocere in padella con un coperchio finchè non si schiudano i

gusci. Se trascorsi i 20 minuti nella paellera dovesse esserci ancora brodo, ultimare la cottura della paella sui fuochi fino al completo assorbimento del liquido. Servite la paella valenciana in tavola guarnendola con le cozze e se volete degli spicchi di limone.


Noi di Villa Maria Martina Servizi Offerti • Assistenza medica polispecialistica • Assistenza infermieristica • Programmi individualizzati di riabilitazione fisica e cognitiva • Assistenza e cura quotidiana dell’Ospite, assicurata da personale qualificato • Alimentazione personalizzata • Servizio di assistenza psicologica e sociale

• Palestra attrezzata • Animazione con attività ludiche e culturali • Spazi attrezzati per il tempo libero, zona cinema, zona relax, falegnameria, sala per feste e ballo, laboratorio teatrale, laboratorio cucito e decorazioni • Camere luminose dotate di bagno autonomo, telefono, aria condizionata, televisione • Spazi all’aperto • Servizio taxi

Casa protetta - Casa di riposo via Vecchia per Ceglie 70010 Valenzano (Ba) per info e prenotazioni tel: 080.4675008 oppure Linea Cuore del Gruppo Serena Assistenza Onlus tel: 080.5423300 www.assistenzaserena.eu www.assitenzaserena.eu/blog

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Noi di Serena Assistenza I nostri servizi

le nostre sedi

• Ausilio e assistenza • Accompagnamento • Assistenza infermieristica • Assistenza medica generica e specialistica • Supporto psicologico e consulenza familiare • Cure parasanitarie podologo, fisioterapista, odontotecnico • Sportello informativo su tutte le istituzioni e i servizi del territorio • Esami diagnostici a domicilio • Gestione e appalti di strutture assistenziali, sanitarie e case di riposo

Foggia via Dante 14 tel. 0881.724437 Andria viale Venezia Giulia 73 tel. 0883.597159 Trani piazza della Repubblica 35 tel. 0883.954083

Napoli via Nicolò Garzilli 44 tel. 081.7672727 Caserta via Ferrara 26 tel. 0823.441400 Taranto via Regina Margherita 51 tel. 099.4707993 fax. 099.4540254

Busano (To) via Valperga 15 tel. 011.9251737 Vicenza via Maganza 91 tel. 0444.291725

Gruppo Serena Assistenza assistenza domiciliare 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno via Amendola 174/A 70125 BARI per info e prenotazioni tel. 0805423300 fax. 080.5428082 www.assistenzaserena.eu www.assitenzaserena.eu/blog

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Vita del Gruppo Serena Pasqua 2011: Gazebo all’Ipercoop di Santa Caterina - Bari e all’Ipercoop di Foggia Vorremmo con questa pagina dimostrarvi quanto davvero poco ci voglia per arrivare con un piccolo pensiero e con la disponibilità di due amici ad un bel risultato. In occasione delle festività pasquali il Gruppo Serena Assistenza e Serena Onlus hanno avviato un nuovo percorso grazie alla preziosa collaborazione degli Ipercoop di Bari (S. Caterina) e di Foggia. Queste strutture – infatti – concedono ad associazioni di volontariato e onlus la possibilità di allestire spazi informativi e gazebo per favorire lo sviluppo di iniziative sociali non a fini di lucro. Con la disponibilità della dott. ssa Evangelista su Bari e del dott. Consalvo su Foggia, abbiamo potuto essere presenti per avvicinarci ancora di più alla gente comune; abbiamo allestito due postazioni per distribuire gratuitamente la nostra rivista e per consegnare alle famiglie un omaggio pasquale confezionato con le nostre stesse mani. Anche questo è un modo per sensibilizzare la gente ai problemi sui quali il Gruppo Serena lavora quotidianamente perchè crediamo fermamente che dalla forza di tutti possa essere raggiunto un risultato migliore. Lavoriamo nella e per la eccellenza ma questo a volte non basta; farci conoscere, distribuire gratuitamente un giornale serve a partecipare il pubblico di quelle che sono le nostre attività, di come debba essere - per esempio - gestito un paziente affetto da patologia di Alzheimer e di cosa significhi “vivere” e “convivere” con “chi dimentica”. E’ un modo per avvicinarci a voi e per dirvi concretamente quanto siano importanti la divulgazione e la conoscenza, quanto sia importante essere in mezzo a voi. Un piccolo gesto – il nostro dono – che insieme ad un altro piccolo gesto – la disponibilità di Ipercoop – ha consentito la realizzazione di due pomeriggi che non dimenticheremo.

E questo è parte integrante del nostro essere; raggiungere importanti obiettivi con piccoli gesti, ma raggiungerli sempre e comunque, grazie a voi. Gruppo Serena Assistenza

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Vita del Gruppo Serena Il Gruppo Serena va in gita: Cassano delle Murge con gli ospiti di Villa Maria Martina

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Le nostre iniziative, i nostri eventi, sono un motivo di orgoglio per noi del Gruppo Serena e lo sono ancora di più quando permettono di regalare momenti di gioia e spensieratezza per i veri protagonisti delle nostre giornate: gli assistiti. Lo scorso 9 aprile, ci siamo dedicati agli ospiti della R.S.S.A. Villa Maria Martina ed alle loro famiglie e… li abbiamo portati in gita! Alle 8.00 erano tutti puntuali: anziani, operatori/accompagnatori, amici, parenti, in tutto una cinquantina, per la partenza in pullman alla volta di Cassano delle Murge (Ba). Dopo una ricca colazione “al sacco” a base di cornetti e cappuccino presso la Foresta di Mercadante, alle 10.30 l’allegro gruppo ha visitato il convento di Cassano. Alle 13.00 il pranzo in un agriturismo nel Parco della Murgia a base

di piatti tipici e caratteristici della più golosa tradizione pugliese. E qui, tra il vinello dell’agriturismo, la gioia di stare tutti insieme in un’occasione fuori dai canoni quotidiani la situazione ci è un po’ sfuggita di mano: scherzi, canti, racconti divertenti e, alla fine, dobbiamo ammettere che la giornata, colpevole anche il clima quasi estivo, è finita a gavettoni! Alle 17.30 il rientro in struttura, con i nostri ospiti stanchi, ma col sorriso stampato in volto. Esperienze simili ci insegnano come basti davvero poco per regalare e regalarci piccoli attimi di felicità che riempiono il cuore di tutti. Gruppo Serena Assistenza www.assitenzaserena.eu/blog


Vita del Gruppo Serena Alzheimer...“Che vita è?” : in onda ogni sabato e domenica su antenna sud Lo sappiamo tutti. Al contrario di ciò che recita il titolo di un celebre film, la vita NON è una cosa meravigliosa. Alle gioie corrispondono altrettanti dolori: è un’iperbole a crescere o decrescere a seconda della fortuna, delle congiunture astrali, del destino o di ciò a cui ci piace attribuire il merito o il demerito degli accadimenti. Ma questa è pura retorica, un parlare, oserei dire, superficiale. Cosa accade in realtà quando le difficoltà della vita bussano alla nostra porta? Succede che non ci si perde in chiacchiere e ci si rimbocca le maniche, solo così si affronta la malattia. Immaginate un genitore che pian piano dimentica chi siete, inizia a perdere cognizione di sè e del mondo che lo circonda, non è più in grado di badare a sè stesso. Immaginate di essere risucchiati in un vortice dal quale non vedete vie d’uscita, in cui l’unica sensazione che si prova è quella di vedere il fondo sempre più vicino.

Sud ogni sabato alle 8:20, ed in replica ogni domenica alle 13:45. Storie vere di chi ha scoperto e dovuto affrontare la demenza di Alzheimer che ha colpito i propri cari e affronta la malattia con l’aiuto dello staff della R.S.S.A. di Villa Maria Martina a Valenzano (Ba) appartenente al Gruppo Serena Assistenza. Ancora una bella idea di questo Team che vuole rimanere vicino alla gente e desidera dimostrare come il lavoro si trasformi in cuore e di come questo sia la forza di una organizzazione di successo Un mix di emozioni che vi consigliamo di seguire. Ah, preparate i fazzolettini. a cura della Dott.ssa Alessia Silecchia

Immaginate che un giorno, per caso, qualcuno vi tenda la mano e improvvisamente sentite che dal quel vortice si può riemergere, pian piano, certo, ma si può. Ad un tratto quella madre o quel padre che aveva annullato la propria persona, riprende possesso della realtà e il sorriso o la carezza che donano è quella di un tempo. Certo, non è un percorso facile: medicine, terapie, riabilitazione, tanta tanta pazienza, ma almeno la c’è la tranquillità di sapere il proprio genitore in mani sicure. È ciò che racconta il nuovo format “Che vita è?” in onda su Antenna

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Vita del Gruppo Serena Una nuova sfida: il Blog del Gruppo Serena Assistenza Da tempo cercavamo un modo per sentirci più vicini ai nostri utenti o anche solo a chi fosse incuriosito dalle nostre attività. Volevamo farci conoscere o farci conoscere meglio. Volevamo allentare il rigore istituzionale tipico di certi rapporti e mostrare la “parte viva e pulsante” del Gruppo Serena Assistenza. Rita Levi Montalcini asserisce che “Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.” Ecco, vorremo che questo pensiero di cui ci siamo appropriati e nel quale ci identifichiamo, fosse percepito da tutti i lettori affinchè vadano oltre l’apparenza e non ci vedano più solo come un business, ma sentano come propri i nostri valori. Ormai, si sa, internet ha superato il telefono, gli sms, le conversazioni a “quattr’occhi”; il nostro sito è

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frequentemente visitato, ma resta uno strumento formale, che dà informazioni e ci pone in vetrina, ma niente di più… per questo abbiamo deciso di intraprendere l’avventura del blog. Non parleremo (scriveremo) solo noi di noi, vorremmo che foste voi i protagonisti, vorremmo interagire nel modo più moderno possibile attuando un confronto, rispondendo a delle domande, informandovi circa le notizie più interessanti e lasciando spazio anche alla leggerezza dello spirito perchè Serena è anche questo. Vi aspettiamo… Gruppo Serena Assistenza www.assitenzaserena.eu/blog


Vita del Gruppo Serena Un regalo per gli ospiti di Villa Maria Martina Sangiovanni Rotondo, Savelletri, Cassano, Capitolo.. non ci facciamo mancare davvero nulla a Villa Maria Martina, oltre alle molteplici attività di animazione, l’organizzazione delle gite prende sempre più forma e vita e cosi le gite di un solo giorno sono diventate piccola cosa di fronte al desiderio di dare sempre di più, perchè “il dare” è diventato il nostro imperativo di vita . Ogni qualvolta la direzione si muove, un piccolo pensiero vola agli ospiti di villa Maria Martina, andiamo in Fiera e ci vengono in mente i cappellini per quando gli ospiti vanno in gita, andiamo a Lecce e tra un impegno e l’altro visitando la Cattedrale ci viene in mente di voler condividere le magiche bellezze del Salento con i nostri anziani. Nasce così l’idea: regalare loro un soggiorno estivo all’Oasi dei Santi Martiri di Santa Cesarea Terme Villa Maria Martina è una R.S.S.A. iscritta all’albo ma non convenzionata, in casi simili la logica degli utili non sempre sposa bene quella della qualità, ma per quella che è la nostra etica, a discapito degli utili, la qualità della vita dei nostri ospiti viene prima di ogni cosa e pur facendo tanti sacrifici facciamo l’impossibile per regalare loro “il meglio”. La vita va vissuta sino all’ultimo momento ed è esattamente ciò che accade a Villa Maria Martina: i nostri ospiti vivono, ridono, piangono, si emozionano, si divertono e a volte fanno cose che alcuni di loro non hanno mai fatto. La gita la mare non è priva di difficoltà e quindi abbiamo fatto un prova qualche giorno fa accompagnando i nostri ospiti a Capitolo. Abbiamo preso un lido tutto per noi. un bell’impegno e anche una fatica perchè ci vuole calma, pazienza e tanto tempo: quando hai finito di sistemare l’ultimo ospite sulla sdraio in spiaggia, dopo poco

si ricomincia a farli rialzare. È un armeggiare con sdraio, sedie a rotelle, girelli e cappellini, con non poca fatica perchè noi li portiamo davvero tutti: autosufficienti e non, ospiti lucidi e ospiti affetti da demenza. Ma vederli sdraiati al sole, vederli passeggiare sulla spiaggia, vedere i loro sorrisi, vedere i loro volti felici, ascoltare la loro gioia, ascoltare i loro continui ringraziamenti, riempie il nostro cuore e la fatica non la si sente più perchè l’amore che si riceve da questa comunità è assolutamente impareggiabile E allora siamo tutti pronti per la nuova avventura: 5 giorni al mare a Santa Cesarea Terme sempre con il solito entusiasmo e la solita allegria, ognuno per la propria competenza a preparare le valigie, a fotocopiare le cartelle cliniche, a preparare le terapie, ma soprattutto a fantasticare sugli scherzi e sui probabili “gavettoni” perchè le gite di Villa Maria Martina finiscono sempre cosi: gavettoni, giochi, baci, abbracci e tanta tanta affettività…. Anna Ragone Coordinatrice Nazionale Gruppo Serena Assistenza Direttrice Villa Maria Martina

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Rassegna stampa DA LEGGO

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Soggiorno estate 2011 Santa Cesarea Terme (Le) Il dono gratuito di una bella vacanza da chi-per Voi-in vacanza non va mai

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…..“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”…. è una frase che sentiamo spesso ripetere ma che a noi del Gruppo Serena Assistenza non appartiene, perché quando vogliamo offrire un dono agli ospiti di Villa Maria Martina lo facciamo subito e senza riserve e quindi dall’8 al 12 giugno abbiamo ospitato i nostri anziani all’Oasi dei Martiri di Santa Cesarea Terme a Lecce. Siamo tornati ieri e nonostante la stanchezza, le valigie, gli spostamenti e la fatica non abbiamo esitato nemmeno un attimo a guardare le fotografie, era come un voler imprigionare nelle nostre menti e nei nostri cuori gli attimi di magia e i momenti belli vissuti insieme.. Un esperienza unica, irripetibile, momenti di relax, sole e mare mescolati a paesaggi suggestivi, visite culturali e momenti di preghiera.. Per cinque giorni ci siamo estraniati dai progetti, dalle scadenze, da internet, dalla freneticità del vivere quotidiano per regalarci insieme agli ospiti momenti di spi-

ritualità e riposo, a far da cornice alla nostra vacanza l’Oasi di Santa Cesarea Terme e la splendida accoglienza di Don Totò. Non sono mancati attimi di dubbi, incertezze e fatica perché, come sempre, non ci risparmiamo e in gita sono venuti anche gli ospiti affetti da Alzheimer (di grado lieve) e quando a loro per esempio a fine escursione abbiamo chiesto se fosse piaciuta la Cattedrale di Otranto ci hanno risposto: “è stata bella la gita a Bari vecchia “… a noi però piace guardare oltre e nutrire la consapevolezza che al di là di Otranto, Bari, dell’Oasi o di Villa Maria Martina, loro stiano bene e possano avvertire a prescindere dalle loro menti e dalla loro malattia il benessere del sole, del mare, della spiritualità, della calma, della pazienza e della dedizione perché in questi giorni ci siamo interamente dedicati a loro. Lascio alle foto la testimonianza delle stato di gioia e di emozione provata dai nostri ospiti e la testimonianza dei posti meravigliosi

che abbiamo visitato (la spiaggia di Porto Badisco, il Santuario di Santa Maria di Leuca, il Santuario di Monte Vergine e la magnifica Cattedrale di Otranto) e ringrazio i miei operatori Mauro e Daniela per l’impegno, il dottor Sabino Martiradonna (psicologo-musicoterapeuta) per l’organizzazione, Don Totò e il Gruppo Serena Assistenza per aver pemesso la realizzazione di questo Soggiorno. Anna Ragone Direttrice Villa Maria Martina


Speciale Alzheimer Alzheimer cafè L’ “Alzheimer Cafè” nasce come progetto dello piscogeriatra Beire Miesen in Olanda - il primo è stato aperto a Leida nel 1997- ed è da alcuni anni presente nelle principali città italiane; ma cos’è un “Caffè Alzheimer”? Un Cafè Alzheimer è un luogo informale dove pazienti, familiari, assistenti e volontari possono incontrarsi, bere un caffè insieme e, sotto la guida di esperti (medici, operatori professionali, ecc.), ricevere informazioni e scambiarsi esperienze. Un’atmosfera rilassata tra persone coinvolte nella stessa problematica che favorisce le dinamiche di condivisione, ascolto e sostegno alla base di questa iniziativa. Per il paziente è importante entrare in contatto con individui di cui si può fidare perchè sono in grado di capire il suo problema o perchè si trovano nella sua stessa situazione; per il familiare, o caregiver, è altrettanto importante parlare con persone competenti da cui ricevere indicazioni su come comportarsi, sulle possibili forme di assistenza, sui molteplici aspetti della malattia.

fase conclusiva, durante la quale trarre le considerazioni dell’incontro, magari con un sottofondo musicale che stimoli le capacità percettive dei pazienti. Oltre all’informazione e alla sensibilizzazione sulla tematica, sicuramente l’obiettivo principale di questa iniziativa è quello di far emergere i pazienti e i loro familiari da situazioni di “isolamento sociale” migliorando la loro qualità della vita attraverso questi incontri piacevoli e allo stesso tempo costruttivi. a cura del Dott. Antonio Rizzo

Ogni appuntamento è suddiviso in quattro parti, di trenta minuti l’una, alternando momenti formali a momenti informali: Nella prima parte un esperto propone un argomento inerente la patologia e se ne discute in modo interattivo con i presenti; La seconda parte è costituita da una “chiacchierata” informale accompagnata da bevande e pasticcini; La Terza parte prevede un dibattito con un esperto, un familiare o un paziente ove sia possibile; La Quarta parte rappresenta la

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SERENA...MENTE magazine SERENA | numero 7 | anno 2011

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