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SERENA...MENTE magazine SERENA | numero 3 | anno 2010


Editoriale Nel nostro ultimo numero del periodico Serenamente, Vi parlavo della nostra grande sfida…”Villa Maria Martina”……ricordo ancora il primo giorno in cui vi sono entrata…….. c’era solo una bellissima e grande struttura…….. ma assolutamente vuota…. senza arredi ne colori… Stavamo valutando la possibilità della gestione totale della struttura noi che siamo sempre stati mossi dalla assoluta convinzione che l’assistenza domiciliare fosse la migliore risposta …….. Pensavo a tutta la dedizione, l’impegno e l’amore da me dedicato in questi anni al servizio di assistenza domiciliare e mi chiedevo se sarei riuscita a fare lo stesso con Villa Maria Martina………. Da anni il gruppo direzionale di Serena Gruppo Assistenza , gestisce diversi appalti di servizi socio assistenziali, infermieristici e medici in case di riposo ed enti sia pubblici che privati ma occuparci della gestione totale di una casa di riposo era davvero un bell’impegno…… Abbiamo raccolto la sfida…..ed è stato un successo… Tutto è stato possibile grazie all’impegno sostenuto e condiviso da tutti i soci di Villa Maria Martina (Dott. Gerardo Cancellaro , Dottoressa Maria Cuonzo, Dottoressa Annalisa Picerno, Sig. Lucio Pepe e da me.) Sono passati tre mesi da quel momento ………. abbiamo visto trasformarsi questa immensa scatola vuota in qualcosa che solo il mio cuore può capire e come a volte mi dice mia figlia: “mamma non trovo le parole”….. oggi io dico la stessa cosa a Voi…….non ci sono parole per esprimere quello che VILLA MARIA MARTINA per noi rappresenta. … Non l’ostentato ospizio o la tanto temuta casa di riposo ma un luogo in cui si intrecciano la vita di settanta ospiti (con le loro gioie, i loro dolori, i momenti di allegria,

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i momenti di sconforto, i loro racconti, le loro discussioni) e l’entusiasmo del grandissimo gruppo di lavoro che caratterizza Villa Maria Martina. Abbiamo organizzato tante cose belle (feste di compleanno, anniversari di matrimonio, laboratori artistici, musicoterapia, festa di Natale, festa di carnevale……..) e tante altre ne organizzeremo…… (Convegno “IL MALATO DI ALZHEIMER E LA SUA FAMIGLIA IN VIAGGIO CON UNA MALATTIA CHE DISORIENTA “ 5 Giugno 2010 Sala Consiliare della Provincia vedi pag. 15) ma lascio agli scritti (della nostra sensibilissima psicologa Dottoressa Anna Santoruvo, del nostro esperto di musicoterapia dott. Sabino Martiradonna, della nostra ospite Vittoria …. ) e alle foto realizzate nei momenti di animazione dal signor. Vincenzo Bellacosa…….la testimonianza di quello che accade a Villa Maria Martina. Un ringraziamento ai nostri ospiti che ci scuseranno per i nostri errori, un ringraziamento ai familiari per la fiducia e la comprensione, un ringraziamento agli psicologi, educatori, assistenti sociali e animatori, un ringraziamento agli addetti alle pulizie ma soprattutto un ringraziamento ai miei meravigliosi OSS.

Anna Ragone Coordinatrice Nazionale Gruppo Serena Assistenza Direttrice Villa Maria Martina

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VILLA MARIAMARTINA Casa protetta - Casa di riposo

Servizi Offerti • Assistenza medica polispecialistica • Assistenza infermieristica • Programmi individualizzati di riabilitazione fisica e cognitiva • Assistenza e cura quotidiana dell’Ospite, assicurata da personale qualificato • Alimentazione personalizzata • Servizio di assistenza psicologica e sociale • Palestra attrezzata • Animazione con attività ludiche e culturali • Spazi attrezzati per il tempo libero, zona cinema, zona relax, falegnameria, sala per feste e ballo, laboratorio teatrale, laboratorio cucito e decorazioni • Camere luminose dotate di bagno autonomo, telefono, aria condizionata, televisione • Spazi all’aperto • Servizio taxi

Casa protetta - Casa di riposo via Vecchia per Ceglie 70010 Valenzano (Ba) PER INFO E PRENOTAZIONI tel: 080.4675008 oppure Linea Cuore del Gruppo Serena Assistenza Onlus tel: 080.5423300 www.assistenzaserena.eu 3


L’angolo della poesia Buona Pasqua!

Il ramo rubato

Nei miei sogni ho immaginato un grande uovo colorato. Per chi era? Per la gente dall’Oriente all’Occidente: pieno, pieno di sorprese destinate ad ogni paese. C’era dentro la saggezza e poi tanta tenerezza, l’altruismo, la bontà, gioia in grande quantità. Tanta pace, tanto amore da riempire ogni cuore.

Nella notte entreremo a rubare un ramo fiorito. Passeremo il muro, nelle tenebre del giardino altrui, due ombre nell’ombra. Ancora non se n’è andato l’inverno, e il melo appare trasformato d’improvviso in cascata di stelle odorose. Nella notte entreremo fino al suo tremulo firmamento, e le tue piccole mani e le mie ruberanno le stelle. E cautamente nella nostra casa, nella notte e nell’ombra, entrerà con i tuoi passi il silenzioso passo del profumo e con i piedi stellati il corpo chiaro della Primavera.

Pasqua d’altri tempi Tu pensi ai tempi andati quand’eri ancor bambina e il cuoricino tuo s’emozionava per una tavola imbandita con uova colorate fatte da mamma tua, con fior di primavera con dolci e cioccolata. Per l’aria odor di fiori e suoni di campane, un senso d’allegrezza tutta ti dominava ma tu sei sempre quella ed io così ti vedo e voglio darti ancora con questo uovo di Pasqua insieme a quel ricordo tutta la gioia piena d’averti ritrovata. Antonino Zambotti

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Pablo Neruda

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Un vecchio cammino UN VECCHIO CAMMINO di Silvia Vizio Dove hai lasciato la tua luce, sguardo rugoso di vecchio? Dove hai perduto la tua forza, mano tremante, ricca solo di anni e fatica? Dove hai nascosto la tua speranza, cuore pesante di dolore e solitudine? Leggi ancora nel vento il respirare della tua anima: puoi ancora trovare i colori del tuo cielo, oltre le mura dei pensieri grigi. Posso camminarti accanto... Posso mostrare ai tuoi occhi, con umiltà, come sia ancora grande il mondo. Ti prego, accetta di tenermi la mano, e mostrami la lunghezza del tuo cammino: riscopriamo, insieme, rovi e frutti succosi, nell’armonia della tua vecchia primavera. L’uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore. Vasco Pratolini

Per info e prenotazioni tel. 080.4675008 VILLA MARIAMARTINA Casa protetta - Casa di riposo via Vecchia per Ceglie 70010 Valenzano (BA) oppure tel. 080.5423300 Linea Cuore del Gruppo Serena Assistenza Onlus www.assistenzaserena.eu

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Adoro ascoltare le loro storie... ...specialmente quando raccontano storie di guerra, reali, vissute sulla loro pelle, di personaggi che s’incrociano e si legano fra loro a creare un affresco. Le storie di un mondo che non esiste più, se non nei racconti indelebili di chi lo ha vissuto. “L’anziano racconta e la sua memoria non appartiene solo a lui ma anche agli altri, a quelli che hanno condiviso la sua stessa epoca, a quelli venuti al mondo dopo e che sono inevitabilmente legati ai loro antenati come foglie nuove alle vecchie, gemme ai tronchi spogli”. “L’anziano che racconta, accetta di dare un nome ai tanti episodi accaduti”. “Dare un nome è un modo per sottrarre all’oblio e alla cancellazione, qualche traccia che altri andrebbero a cercare”. Gli anziani sono per loro natura delle fonti storiche viventi. Essi continuano a rappresentare la memoria storica degli eventi del nostro tempo, e non appena iniziano a parlare della loro vita passata, vedi brillare i loro occhi perchè i ricordi sono pieni di vita, emozioni e tanta amarezza. Amo ascoltare le loro storie, perchè penso che loro abbiano avuto una vita molto diversa. Ancora oggi ripensando a quel che mi raccontava mia nonna, alla sua dura vita durante gli anni della guerra...mi scende qualche lacrima. Credo che avere una persona anziana che racconta la sua vita rappresenti fortuna e un arricchimento personale, gli anziani sono in grado di trasmettere serenità e hanno il potere di rassicurare. Ho sempre preso in considerazione le loro parole e non mi stancherò mai di ascoltarle.

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Hanno una vita intera alle spalle e ognuno di loro ha trovato la propria dimensione. Chiara Loiudice Graphic Designer

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Riflessioni: ciò che non possiamo più ignorare Lo sapevate che il Sole, brillerà ancora per miliardi di anni, ed esso invia sulla Terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’umanità consuma in un anno intero. Questo gigantesco flusso energetico è distribuito in maniera relativamente uniforme sulle zone più abitate del pianeta. Per esempio Roma riceve il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Alla fine del 2007 erano installati nel mondo pannelli solari termici per 125 GW, con un aumento del 20% rispetto all’ anno precedente. In Austria ci sono oltre 340 mq. di pannelli solari termici per mille abitanti, in Italia meno di 15 mq. Alla fine del 2007 la potenza fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto 11 GW, con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente. La potenza pro capite installata in Germania è ottanta volte maggiore di quella italiana. Alla fine del 2007 la potenza eolica installata nel mondo era pari a 94 GW (+27% rispetto all’anno precedente). La potenza eolica pro capite installata in Spagna è sette volte superiore a quella italiana. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6 % della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’ area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km2, 0,8% del territorio) . Se Europa e Stati Uniti volessero sostituire soltanto il 5 % dei propri consumi di benzina e gasolio con biocombustibili prodotti con le attuali tecnologie, dovrebbero dedicare allo scopo il 20% della loro terra coltivabile. Nel mondo sono oggi in funzione 800 000 dighe, di cui 45 000 grandi, cioè alte più di 15 metri. A livello mondiale è installata una potenza geotermica complessiva di oltre 9 GW, di cui l’8% in Italia.

Sprechi In Italia sprechiamo ogni anno 1,5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili. Ogni giorno ne finiscono in discarica o negli inceneritori 4000 tonnellate: il 15 % del pane e della pasta, il 18% della carne e il 12% della verdura. Produrre una pila usa e getta richiede da 40 a 500 volte più energia di quella erogabile dalla pila. Un bucato a 90°C consuma 7 volte più energia elettrica rispetto a un bucato analogo a 30°C. Una asciugatrice consuma circa il doppio dell’ energia elettrica impiegata dalla lavatrice per lo stesso bucato. Per produrre una tonnellata di alluminio occorrono circa 16.000 kWh di energia elettrica, pari al consumo di un nucleo familiare di quattro persone per 5 anni. Per riciclare una tonnellata di alluminio occorrono soltanto 800 kWh. Negli USA soltanto il 44% dell’energia primaria si trasforma in energia utile: il 56 % va perduto.

in un anno circa 20 tonnellate di CO2, quasi il triplo della quantità prodotta da un cittadino italiano, che a sua volta ne produce sette volte più di un cittadino indiano. Il consumo energetico medio mondiale pro capite è di 60 GJ, pari al consumo medio di un cittadino dell’Europa occidentale negli anni Sessanta. Oggi ogni europeo consuma il triplo di questa quantità, mentre ogni nordamericano consuma 6 volte tanto. Gerardo Cancellaro Dottore Commercialista via Amendola 174/4 int.A 70125 Bari tel. 080.5421184 fax. 080.5474784 serengru@tin.it www.assistenzaserena.eu

Disparità Ogni minuto nel mondo nascono 1 italiano, 24 cinesi e 32 indiani. Ogni giorno gli abitanti del pianeta crescono di oltre 200 000 unità (una città come Padova). Ogni anno al mondo ci sono oltre 75 milioni di persone in più (pari alla somma delle popolazioni di Francia e Olanda). Negli Stati Uniti 28 milioni di persone (quasi il 10% della popolazione) ricevono dal governo «buoni spesa» per sopravvivere. Da qualche anno alla Giornata mondiale dell’alimentazione (16 ottobre), che ricorda gli 800 milioni di affamati nel mondo, si affianca la Giornata mondiale dell’obesità (1O ottobre) per ricordare che ci sono 1300 milioni di persone sovrappeso. Un cittadino statunitense produce

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Sessualità nella Terza età Sesso e terza età. Mai binomio è stato più azzeccato. Sfatato e fortunatamente sfumato il dire comune che “anziano” facesse rima con una totale decadenza del fisico e del desiderio sessuale, ultime ricerche scientifiche hanno invece, dimostrato che la passione può esplodere in maniera inaspettata proprio dopo i 60 anni. E così è sempre più facile trovare anziani che vivono la propria vita sessualità anche in maniera più appagata di quanto non avvenisse quando erano più giovani, ma presi da mille problemi. Primo fra tutti quello della carriera, ma anche della stabilità economica che da una certa età in poi è praticamente una situazione consolidata. Di recente, poi uno studio di “ Ageing society” ha rivelato un mondo degli “over 60” in cui la socialità e i rapporti umani sono al primo posto. Voglia di affetto, di una vita sessuale normale desiderio di socialità anche come antidoto alla solitudine. Insomma, una “fotografia” del mondo degli anziani realizzata attraverso un sondaggio, che sconvolge, appunto quella che era l’idea che si era fatta la cosiddetta società “giovane e adulta”. Entro il 2030 il 50 per cento della popolazione avrà più di cinquanta anni. La ricerca racconta pensieri, abitudini, desideri e paure di questa fetta della popolazione: oltre dieci milioni di persone. Questo sondaggio, investiga la sfera affettiva e sessuale degli over 60, il rapporto con i figli ma anche quello con il sesso: le relazioni sociali, dalle amicizie all’impegno nel volontariato, il lavoro, la salute il rapporto con i media e le tecnologie. A rimanere integra è soprattutto la vita affettiva e sessuale. Oltre l’80 per cento vede sia i figli che gli amici frequentemente, ol-

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tre la metà si occupa abitualmente dei nipotini. Curiosi i dati sulla sessualità: sebbene oltre il 66 per cento degli anziani rintraccia nella giovinezza l’ultimo innamoramento quasi 40 per cento confessa rapporti sessuali frequenti mentre ne vorrebbe ancora di più il 65 per cento. Il sondaggio evidenza come tra i 60 e i 70 anni si sia ancora pieni di vita, con una smisurata voglia di vivere ma anche di amare. Anna Disanto

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È genetico “l’elisir di lunga vita” Il segreto dell’elisir di lunga vita, ormai è accertato, è scritto nel DNA. Un gruppo di scienziati italiani, infatti, ha scoperto che alla base della vita longeva dei Sardi ci sarebbe la mancanza dello stesso enzima. Una selezione causata forse dalla malaria avrebbe indotto la mutazione in un gene regolatore di un enzima responsabile del processo di invecchiamento. Mentre per la maggior parte degli esseri umani, il deficit di questo enzima può avere conseguenze molto pericolose per la salute, inducendo la distruzione dei globoli rossi, tra i centenari dell’isola vale come passaporto per superare il secolo di vita. Vivere in Sardegna, un’alimentazione e una vita sana, la scienza ha dimostrato che la chiave della longevità risiede nel Dna ed in particolare, in una delle tre varianti dell’apolipoproteina E, una proteina prodotta da ogni persona e coinvolta nel trasporto dei grassi nel sangue. Non tutti producono la stessa forma della proteina. Le tre varianti sono normali e funzionanti, ma più o meno efficaci nel legame e nel trasporto dei grassi, ed ogni soggetto ne può produrre al massimo 2 tipi diversi. I ricercatori italiani e finlandesi (28 uomini e 151 donne che nel ‘91 avevano compiuto almeno 100 anni), hanno scoperto che la forma E2 aumenta progressivamente con l’aumentare dell’età. Questo starebbe a significare, secondo gli studiosi, che chi non produce questa forma della proteina tende a morire prima. Non solo. La variante E2 è stata collegata a una serie di eventi positivi: livelli inferiori di colesterolo nel sangue, minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, disturbi di memoria e malattia di Alzheimer. Pare sia associata anche a un miglior funzionamento del sistema

endocrino e, in generale, a una maggior resistenza delle cellule e dei tessuti agli insulti del tempo e alle malattie in genere. La stessa proteina sarebbe anche più efficace nel riparare i danni cerebrali in caso di patologie degenerative del cervello, di traumi cranici o di disturbi della circolazione sanguigna cerebrale. I ricercatori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati degli studi osservazionali. È necessaria ancora molta ricerca di base che, in laboratorio, dimostri come la forma E2 agisce sulle cellule dell’oraganismo. Solo quando il meccanismo d’azione sarà chiarito si potrà pensare alla sintesi e, forse alla somministrazione della proteina nell’uomo. Antonio Digregorio

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L’alzheimer a Villa Maria Martina Quando si è pronti per un viaggio o si intraprende un’avventura o semplicemente si inizia una nuova esperienza nella vita, si porta con sé il proprio bagaglio accuratamente sistemato e fornito di tutto il necessario. E così … inevitabilmente anch’io, quando circa due mesi fa ho varcato per la prima volta il cancello di Villa Maria Martina, mi sono portata dietro la mia bella valigetta piena di motivazione ed entusiasmo e colma di informazioni, competenze e conoscenze teorico-pratiche in merito alla patologia alla quale ancora una volta nella mia vita mi sarei avvicinata. Come mi aspettavo, il mio lavoro al piano Alzheimer e il continuo contatto con la cosiddetta “malattia che ruba la mente” mi pongono quotidianamente di fronte ad amnesie, perdita di ogni traccia degli eventi appena vissuti, disorientamento spazio-temporale, alterazioni del linguaggio, difficoltà nel prestare attenzione o rimanere concentrati, perdita delle capacità di interpretare e riconoscere gli stimoli nell’ambiente circostante, compromissione delle capacità di utilizzo di oggetti di uso comune, perdita delle capacità di valutazione delle situazioni e di programmazione di una sequenza di gesti … tutto chiaramente traducibile nell’impossibilità di gestire le normali attività quotidiane e di condurre autonomamente la propria vita. A tutto questo si aggiungono quei disturbi comportamentali che costituiscono indubbiamente l’aspetto più problematico nella gestione dei pazienti. Manifestazioni come aggressività fisica o verbale, vagabondaggio, agitazione psicomotoria, allucinazioni, deliri, alterazioni del ritmo sonno-veglia sono comuni e all’ordine del giorno. Eppure, nonostante i deficit e le difficoltà conclamate, al di là di perdite e compromissioni evidenti che la demenza comporta, sentimenti,

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sensibilità e dignità della persona sono e devono essere assolutamente preservate e garantite, fino all’ultimo stadio della patologia. E questo tra le mura di Villa Maria Martina avviene splendidamente. Si avverte ogni giorno, in ogni momento, nei gesti e nelle parole di ogni singola figura professionale che ci lavora o di qualsiasi persona che semplicemente vi entra. Per poter scrivere qualcosa in merito alla mia, seppur ancora breve, esperienza, mi è bastato sfogliare il mio diario..quello che compilo sistematicamente ogni giorno per poter monitorare il mio lavoro.. quello in cui annoto i miei fallimenti e anche le soddisfazioni e i piccoli progressi. E, da una rilettura veloce, indipendentemente dalla data in cima alla pagina o da quello che le righe raccontano, trapela continuamente quella cura, quell’attenzione e quell’amore che tutti si impegnano a non far mancare. Perché ordine e pulizia degli ambienti, sebbene continuamente curati, passano in secondo piano di fronte alle richieste e alle esigenze di ogni singolo paziente. Non ci posso essere programmi standard, né rigida tempistica, né tanto meno comportamenti tipici da adottare indistintamente con tutti i pazienti. Quello che conta e che preme a tutti è fornire le cure e, soprattutto, l’amore necessario, con l’individualizzazione e la flessibilità che la patologia richiede, perché, come ha saggiamente affermato Oliver Sacks, noto professore americano di Neurologia, “le vie dell’anormalità sono innumerevoli e sottili, cambiano da paziente a paziente e di giorno in giorno in ciascun paziente”. L’obiettivo unico che sta a cuore a tutti e che tutti si impegnano a conseguire quotidianamente e assiduamente è il benessere della persona affetta da demenza che risiede nella nostra struttura. Cosicché è un successo il comporta-

mento tranquillo di Nicola e i suoi sempre meno frequenti tentativi di fuga o il ri-orientamento di Antonia, il suo abituarsi agli orari della struttura e alla mia presenza mattutina, così come diventa una gioia da condividere il tendere la mano di Lucia, un ringraziamento di Corrado, un sorriso timido di Pasqua, un baciamano di Francesca, dopo che le hai semplicemente sorriso guardandola negli occhi, una battuta simpatica di Angela, un occhiolino di Gaetano, un discorso, seppur disorganizzato, di Andrea, la richiesta di un abbraccio di Rosa, anche dopo i suoi momenti di aggressività, le mani mosse a ritmo di musica di Raffaella, uno sguardo complice di Emanuella, ogni singolo show inevitabilmente coinvolgente di Marianna, una parola di Anna, una passeggiata in corridoio con Fiorello, un momento tranquillo di Vito. Ed è nella semplicità di questi comportamenti che ogni giorno trovo la motivazione per il mio lavoro, perché, come una meravigliosa Operatrice Socio Sanitaria, una mattina ci ha tenuto a ricordarmi, “le piccole soddisfazioni spesso sono le grandi”. Partendo da queste, imparando dalle difficoltà e dalle inevitabili mancanze ed errori, spinta da una grande motivazione e serena del clima che si respira, continuerò il mio lavoro, sperando di poter continuamente migliorarlo, con l’augurio che Villa Maria Martina diventi per i pazienti e per chi ci lavora qualcosa di cui sempre più sta assumendo la forma..una grande ed accogliente famiglia. Dott.ssa Anna Santoruvo psicologa di Villa Maria Martina


Villa Mariamartina, Vittoria racconta: Nel mese di novembre alcuni mi hanno parlato di una casa di riposo Protetta, da poco inaugurata a Valenzano (Bari). Sono rimasta curiosamente coinvolta ed ho deciso di passare le mie feste di Natale in questa struttura. In particolare sono arrivata il 14 Dicembre e ripartita il 10 Gennaio 2010. È stata una bellissima esperienza e pensavo che fosse finita in quei pochi giorni. Sono tornata a casa portando dentro di me la piacevole compagnia di Villa Maria Martina, così chiamata la casa di riposo. Dopo un mese ho deciso di ritornare e ritrovare, sorrisi e abbracci dei dirigenti e del personale. La direttrice Anna, in particolare, mi ha subito coinvolta affidandomi in alcuni orari la reception e anche momenti dell’animazione agli ospiti. Il giorno di S. Valentino e ultima domenica di carnevale si è svolta una bellissima festa: dirigenti e personale hanno ballato in maschera con la piacevole musica dal vivo di un chitarrista e mandolinista e con l’animazione dell’infaticabile psicologo Sabino, il tutto terminato con una sorpresa culinaria: orecchiette con cima di rape, piatto gradito anche dallo staff. dirigenziale. Molti mi chiedevano se rimarrò quì per sempre; penso che nulla è per sempre, il domani non ci appartiene. Al mio paese ho lasciato la mia casetta, e la Fondazione Turati, centro di riabilitazione e casa protetta in Vieste (FG). In questa struttura ho dedicato venti anni della mia vita. Io mi auguro di vivere ancora momenti sia nella Fondazione Turati e sia a Villa Mariamartina, vorrei dire, infine, che è molto importante per noi anziani poter vivere in una casa di riposo, dove trovare allegria e una buona assistenza,

perchè la solitudine potrebbe con il tempo logorarci sia fisicamente che psicologicamente. A tutti gli ospiti di Villa Mariamartina Buon Soggiorno e Tanti Auguri Vittoria ospite Villa Maria Martina

Per info e prenotazioni tel. 080.4675008 VILLA MARIAMARTINA Casa protetta - Casa di riposo via Vecchia per Ceglie 70010 Valenzano (BA) oppure tel. 080.5423300 Linea Cuore del Gruppo Serena Assistenza Onlus www.assistenzaserena.eu

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Villa Maria Martina... festa di carnevale

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Per info e prenotazioni tel. 080.4675008 VILLA MARIAMARTINA Casa protetta - Casa di riposo via Vecchia per Ceglie 70010 Valenzano (BA) oppure tel. 080.5423300 Linea Cuore del Gruppo Serena Assistenza Onlus www.assistenzaserena.eu

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Secondo piano Villa Maria Martina Nella logica dell’assistenza domiciliare il malato di Alzheimer è soggetto che necessita di assistenza continuativa, specializzata, lungo termine. Si tratta di una organizzazione complessa figure altamente professionali, forte motivazione e determinazione. ............ma a Villa Maria Martina l’Alzheimer è il secondo piano. È Pasqua, Lucia, Angela, pensieri fugaci, anime leggere, che ogni giorno vediamo legate a corpi che vanno lentamente alla deriva...ma l’anima vola lontano. Qualche volta tornano, per farci felici ricordano i nostri volti, il nostro ruolo nella loro vita, ma più spesso inseguono pensieri che non conosciamo, che stentiamo a comprendere. Al secondo piano ci prendiamo cura dei loro corpi, ci preoccupiamo del loro vagabondare, ma non riusciamo sempre a seguirli nel volo. Ci piace pensare che al secondo piano curando i loro disagi e le necessità materiali, liberiamo le loro menti, li lasciamo tornare bambini, figli, impiegati, laboriosi operai. Li lasciamo immergersi nel loro mondo immaginario dove presente, futuro, passato si mescolano senza limiti. Scusate amici se prendendoci cura dei vostri corpi, vi teniamo legati a noi. Siamo egoisti, non conosciamo il vostro mondo senza confini, classi sociali, rivalità e ne abbiamo paura. Perdonateci se al secondo piano, se pure con affetto ed amore, riguardiamo sbrigativi spiccare il volo verso un mondo pacifico e sconosciuto. Il vostro volo lo sappiamo solo chiamare MALATTIA, lo chiamiamo Alzheimer e nel segreto intimo di qualche vostro fugace sorriso speriamo ci sia la comprensione

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per questo piccolo mondo materiale che stenta a lasciarvi andare. Maria Cuonzo cardiologa


Evento Serena 2010 in realizzazione

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Animazione a Villa Maria Martina a cura di.......

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.......Vincenzo Bellacosa

COOPERATIVA SOCIALE “IL PONTE” S.C.A R.L. Sede Legale: Via Papa Giovanni XXIII N 20 - 70010 Valenzano (BA) Cod.Fisc. e P. IVA 06003170724 Iscritta al R.E.A. di Bari n°455726 – R.I. 06003170724 Iscritta al Registro Prefettizio Sez. Produzione e Lavoro al n°677 e Sez. Coop. Sociali tipo ”A” al n° 1187 ALBO REGIONALE Sez. A n° 449 ALBO NAZIONALE SOCIETÀ COOPERATIVE Sez. Cooperative a mutualità prevalente n° A171481 Tel. 3356275667

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Arte di danzare tra le note della vita Afasia, agnosia, amnesia, aprassia ..sono solo alcuni termini per definire la difficoltà e l’incapacità che l’anziano, affetto da demenza, accusa nel relazionarsi con tutto ciò che è intorno a lui; “intorno” e non “dentro” poiché l’anziano, anche quando è colto da gravi deficit compromettenti le sue funzioni vitali, mantiene dentro di sé un nucleo vivo e sano pronto a manifestarsi in momenti di sana convivenza, di intensi ricordi della propria vita o in presenza di un tenero sorriso di un nipotino. Ed è venuto un giorno in cui Anna Ragone, vulcano di iniziative per l’accoglienza e assistenza geriatriche, mi ha proposto di creare attività di Musicoterapia di cui far fruire gli ospiti della Casa Protetta “Villa Maria Martina”, di recente inaugurazione e affidata alla sua direzione ed io… sono stato travolto… Ho pensato alla mia infanzia, a tutti i bambini che ho aiutato col mio lavoro di musicoterapeuta, alla nascita di mia figlia e mi sono chiesto perché, parlando di anziani, i miei ricordi hanno cominciato a viaggiare indietro negli anni. L’immagine classica del nonno narrante, che davanti al focolare domestico racconta ai propri nipotini storie e fatti di vita vissuta, è una scena positiva dell’immaginario umano, spesso presente in film e cartoons per bambini. Semplici momenti, ricordi senza tempo introducono nel mondo anziano e trasportando nell’anzianità del mondo conducono diretti alla catena genealogica che porta alle origini della storia di tutti. Non è dunque difficile immaginare dell’importanza dell’anziano oggi, ancora e sempre. Malato da assistere anche… ma non solo, fondamentale elemento di storia di famiglia e di famiglie, narratore narrante “ sbobinante” l’esperienza. Il Popolo degli anziani conserva la memoria, la cultura e la conoscenza profonda di un territorio.

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L’anziano di una tribù è il saggio ed è colui che legge gli eventi e consiglia le azioni giuste da intraprendersi. Ma in tutto questo come si pone, allora, il problema della demenza e dell’Alzheimer? Come possiamo, in una civiltà superveloce, conservare valori che viaggiano su frequenze più lente e più profonde ? Se l’uomo sordo può avere la musica nell’anima… la musica realizza nell’anima segni presenti all’esperienza della coscienza, la musica esiste come valore spirituale. (cfr. E. S. BRIGHTMAN, La vita spirituale, a cura di Michele Indellicato, Levante editori- Bari, marzo 2003, p. 215). Musicoterapia, risuonanza, percezione, corporeità, benessere psicosomatico. La dott.ssa Ragone, in qualità di Responsabile della residenza protetta “Villa Maria Martina”, nel suo intento di promozione di questo “labor” musicoterapico sicuramente aveva in nuce tutta questa valenza, per questo mi ha contattato, conscia della validità di questa arte-scienza per il ben essere umano e che trova radici anche e proprio nel territorio in cui è ubicata questa realtà, terra che fu ai tempi Magna Grecia, fucina di arte e culla di musicoterapia (cfr. PALMIROTTA FRANCESCO, Musicoterapia Psicosomatica). Solo con queste basi si può pensare di proporsi con la Musicoterapia, come con tutte le artiterapie, in contesti riabilitativi e terapeutici. In particolar modo la musicoterapia con i pazienti geriatrici stimola le risorse intrinseche di ogni individuo e attiva aspetti di percezione, di creatività, di movimento che con l’età tendono a spegnersi. L’obiettivo primo della musicoterapia in una struttura di riposo è quello di favorire la comunicazione e socializzazione attraverso la musica. L’ingresso dell’anziano in una struttura non è mai un even-

to felice e spesso diventa un vero e proprio trauma. Il cambiamento di luoghi e di abitudini sappiamo bene quanto possa influire nella vita di un individuo legato a ritmi consolidati e azioni ripetute ormai nel tempo. L’idea di riproporre temi musicali legati al proprio tempo passato tende, ad esempio, a rassicurare la presenza e la permanenza dell’anziano attraverso ricordi presenti nel vissuto interiore e quindi quasi una compagnia rassicurante. Il progetto natalizio ha costituito un primo momento significativo per gli anziani presenti, da circa 1 mese, presso la struttura. Il presepe, i canti, i racconti, la celebrazione con la festa – spettacolo, evento finale sono state occasioni di felice convivenza tra gli ospiti, i familiari, gli operatori e la direzione di Villa Maria Martina. Quel piccolo gruppo di Natale oggi è diventato una grande famiglia e la voglia di crescere, non solo numericamente ma soprattutto in qualità e gioia nell’ operare a fianco degli anziani presenti, ha portato riconoscenza alla struttura che in pochi mesi di duro lavoro ha quasi esaurito i suoi posti . Il desiderio di superarsi è grande: gli operatori, gli infermieri chiedono approfondimenti e formazione per migliorare le proprie attitudini a questo lavoro che si manifesta spesso come una “mission” per chi vuole operare per la vita con amore. Le iniziative si moltiplicano, i compleanni sono sempre occasioni di festa e di gioia.... tutto il nostro lavoro desideriamo portarlo alla vostra attenzione in un congresso sul tema “Arte e musica per l’Alzheimer” che si terrà il 5 Giugno 2010 nelle sale della Provincia di Bari. Vi aspettiamo numerosi !!! Sabino Martiradonna psicologo - musicoterapeuta Villa Maria Martina


“Io mi ricordo” a cura di Giacomo Papi Dal libro “Io mi ricordo” Ricordo bene gli anni d’infanzia trascorsi in un piccolo paese di provincia, in Sicilia. D’inverno e nel dopocena, mi sedevo intorno alla brace con il nonno paterno che mi raccontava fiabe per bambini, spesso da lui inventate al momento. Nel frattempo mentre raccontava, mi massaggiava i piedini che preferivo tenere scalzi intorno al calore della brace. Ricordo vividamente l’entusiasmo con cui l’ascoltavo e il piacere calmante che mi provocava questa attività quasi rituale. Mi addormentavo con i pensieri dei coniglietti che l’indomani saremmo andati a visitare, convinta che ci aspettassero per ottenere il loro mangime. Sono ricordi per una vita che, nonostante la loro naturalezza semplice e banale, rimasero impressi nella mente di una ragazzina tra i quattro e cinque anni di età, tolta via dai nonni e da un ambiente favorevole, per la maledetta emigrazione. Riproposto da: Sabino Martiradonna psicologo - musicoterapeuta Villa Maria Martina

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Il tempo che fugge… “Vi fu sempre nel mondo assai più di quanto gli uomini potessero vedere quando andavano lenti, figuriamoci se lo potranno vedere andando veloci”.. (J.Ruskin) La Pasqua come tutte le festività è un momento di condivisione, condividere la vita, l’esperienza, qualcosa di tuo con le persone che ti circondano, significa prendersi per mano e prepararsi per fare un cammino insieme che diventa qualcosa di magico, di fantastico solo se tu vivi nella condivisione, che non significa chiudersi in se stessi, ma implica che si vada verso il prossimo trovando soluzioni ai tuoi piccoli problemi. Questa è l’unica soluzione per risolvere le difficoltà e i pensieri che ci attanagliano quotidianamente rendendo la nostra vita più difficile. È importante creare un momento di integrazione e socializzazione in un contesto familiare, alleviando la sensazione di solitudine e di isolamento che colpisce la fascia più anziana della popolazione, in special modo in occasione delle festività. La maggior parte delle persone della terza e quarta età vive una penosa condizione di invisibilità, di mancanza di potere, di emarginazione, ma quello che preoccupa è la mancata sensibilità alle volte della classe giovanile. I giovani restano all’infinito i ragazzi che tutto chiedono e niente danno; non ci deve stupire se gli anziani vengono serenamente affidati alle istituzioni comunitarie, a case di riposo che possono donare tutto quello di cui l’anziano ha bisogno: AFFETTO. Occorre modificare urgentemente le nostre concezioni per rendere le tipologie abitative più conformi alle esigenze abitative della popolazione anziana. Occorrono pensioni più adeguate, che possano permettere all’anziano una più sicura autonomia eco-

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nomica. Quando si è vecchi, sembra che la giornata divenga uno sguardo vuoto, una distesa faticosa da ritagliare, modellare, soprattutto perché, in questa nostra società precipitosa, siamo abituati a che il tempo venga scandito dagli impegni di lavoro, banalmente dalla nostra capacità di produrre. Una giornata che non produce, è una giornata inutile? La cosa pericolosa sembra essere la corsa a una qualunque attività in qualche modo “produttiva”. È come se la vita ci seguisse in una corsa frenetica e senza tempo, e questo non è il lamento che ascoltiamo tutti i giorni, la fatica di essere inseguiti da un’attività ad un’altra, dal lavoro alla palestra, alla meditazione, all’incontro intelligente, alla tintoria, al lavoro da revisionare, all’onnipresente ossessione davanti al computer? I trenta passi per la fermata dell’autobus, un’occhiata alle vetrine, la guida dell’auto, i cellulari che stanno mangiando le briciole del tempo, anche in casa è sempre acceso perché dobbiamo essere sempre a disposizione, ci potrebbero chiamare. Parlare male della tecnologia è solamente una cosa sciocca ma la tecnologia va governata a nostro servizio per fare ciò che vogliamo. Computer e cellulari sono strumenti preziosissimi anche per gli anziani, mezzi di comunicazione indispensabili. Ma come potremo reggere il tempo sguarnito della vecchiaia se non sapremo già oggi e domani gustare un tempo vuoto senza affrettarsi a riempirlo o a farselo riempire? Il tempo non produttivo può dilatare il passo del pensiero, addensare le emozioni dando loro tutto lo spazio per espandersi e fiorire, ma richiede il coraggio di reggere lo sguardo fisso sul vuoto e pensare. La gente difficilmente si ferma a pensare come se avesse paura di perdere del tempo prezioso per proseguire la loro corsa. E

il coraggio che pretendiamo dagli anziani perché almeno loro hanno del tempo per noi, alla fine loro potrebbero sopportare i nostri malumori e le nostre paure. Se cominciassimo a coltivare fin d’ora del tempo con loro, forse saremmo un pò più “addestrati” a vivere la vecchiaia, e potremmo anche sintonizzarci con chi vecchio lo è già e questo coraggio lo usa, lo teme e lo maneggia a fatica. “L’età dell’uomo, vista di dentro, è eterna giovinezza e primavera”. [Hugo von Hofmannsthal (1874 - 1929) Poeta, scrittore e drammaturgo austriaco] Giusy Brescia


Formazione professionale Tra il Sapere e il saper “fare” Nell’ambito delle diverse attività svolte dall’Associazione Serena Assistenza, particolare impegno è dedicato alla Formazione Professionale di operatori in ambito socio sanitario e assistenziale, sul territorio locale. L’impiego di risorse umane competenti, qualificate e motivate rappresenta per ogni tipo di organizzazione l’elemento fondamentale che fa la differenza in termini di efficienza e qualità, ancor più nel settore dei servizi alla persona e, in particolare, dell’assistenza domiciliare dove il fattore umano è indiscutibilmente l’elemento base per la realizzazione delle finalità sociali perseguite. Gli interventi formativi realizzati dall’Associazione Serena rientrano nel quadro di un impegno programmatico assunto dall’Organizzazione e sono finalizzati alla diffusione e all’aggiornamento delle conoscenze teoriche e al potenziamento delle competenze pratiche in ambito di assistenza domiciliare e, più in generale, di “tutela della salute”. Serena Assistenza si prende cura della “formazione continua” dei propri operatori/associati e del periodico aggiornamento delle loro competenze professionali, motivandoli nel contempo a comprendere pienamente il proprio ruolo, le finalità dei propri sforzi. Grazie alla disponibilità di ampi e confortevoli spazi idonei presso la propria sede, Serena Assistenza organizza corsi di formazione specifici e a vari livelli aperti a tutti e, in particolar modo, rivolti a coloro che intendono accostarsi al mondo dell’assistenza e del volontariato, nonché a soggetti coinvolti a vario titolo nella gestione e nel sostegno fisico e morale degli anziani e/o delle persone non autosufficienti. L’operatore che si occupa di assistenza deve essere in grado di ge-

stire a domicilio qualsiasi assistito: dal disabile, all’autonomo, dal paziente lucido al paziente affetto da Alzheimer ed essere in grado di fornire risposte sempre più adeguate e misurate alle contingenti realtà, disponendo, nel patrimonio delle proprie conoscenze e capacità, del giusto connubio tra il “sapere”…e il “saper fare”.. Marilena Stufano

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ALZHEIMER ITALIA BARI la forza di non essere soli

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L’avvocato...risponde Domanda

Domanda

Egregio Avvocato, sono divorziato da diversi anni e la mia ex moglie, alla quale corrispondo un assegno mensile di mantenimento, convive stabilmente con un altro uomo dal quale ha avuto un figlio. Volevo chiedere, se posso sospendere di corrisponderle l’assegno di mantenimento.

Egregio Avvocato, mio marito ha voluto sottoporre nostra figlia minore, della quale sono affidataria, a vista psicologica. Io mi sono opposta, perchè non ne vedevo la necessità visto che nostra figlia è una ragazzina normalissima e ben inserita nel contesto sociale, infatti è molto equilibrata e spesso si dimostra, più matura di noi genitori che viviamo eternamente in conflitto. Posso oppormi alle future eventuali visite dello psicologo?

Risposta Anche se la ex è andata a vivere con un altro, e dalla nuova relazione è nato un figlio, non viene meno per questo l’obbligo del marito di corrispondere l’assegno divorzile. Parola di Cassazione. Infatti con sentenza 1096/2010, ha chiarito che un nuovo rapporto di convivenza more-uxorio, ha caratteristiche di precarietà e quindi i relativi benefici economici che ne possono derivare, sono idonei solo a determinare una riduzione dell’assegno, posto che l’art. 5 della legge sul divorzio ha inteso tutelare, le condizioni minime di autonomia giuridicamente garantite fino a che l’avente diritto non contrae nuove nozze. Neppure la nascita di un figlio, sottolinea la Corte, può giustificare la perdita di quei diritti di carattere economico che derivano del matrimonio.

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Risposta Lo psicologo che nell’ambito dell’esercizio della sua professione, sottoponga a visita una minorenne su richiesta del genitore non affidatario, è passabile di sanzione disciplinare. È quanto stabilisce la terza sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n. 3075/10), ricordando che per eseguire la visita psicologica è necessario il consenso del genitore che ha l’affidamento esclusivo del figlio. Nel caso esaminato dalla Corte per altro, la visita era stata richiesta, non tanto per vigilare sulla corretta educazione ed istruzione della figlia, ma per ottenere l’affidamento, stante il disaccordo con l’altro coniuge. La suprema Corte nella parte motiva, richiama il contenuto dell’art. 31 del codice deontologico secondo cui, le prestazioni professionali su persone minorenni o interdette sono generalmente subordinate al consenso delle persone medesime aventi la potestà genitoriale o la tutela.

Avv. Antonio D’Addosio piazza Gramsci, 49 70010 Capurso (Ba) tel. 080.4507036 fax 080.4559653 cell. 340.2291412 avv.daddosio@libero.it

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Eventi Serena 2010 in realizzazione

SEDE VICENZA L’Associazione Serena Onlus sede di Vicenza, presenta ANONIMA MAGNAGATI IN BANKAPALANKA, sabato 10 aprile 2010 ore 21.00 presso il teatro San Marco (Vicenza).

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Economia e Finanza Banca del Sud: tra illusione e realtà È notizia di pochi giorni fa: il Ministro del Tesoro Giulio Tremonti, alla presenza del Premier Silvio Berlusconi, ha presentato il comitato promotore della Banca del Mezzogiorno, futuro istituto di credito di secondo livello (privo di sportelli al pubblico) dedicato alle imprese del Sud Italia. Come Presidente è stato indicato Vito Lorenzo Dell’Erba, attuale presidente della federazione BCC (Banche di Credito Cooperativo) di Puglia e Basilicata, il quale sarà affiancato, in un tavolo di consultazione, dai rappresentanti delle principali associazioni imprenditoriali (industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, cooperative), Il Ministro Tremonti ha tenuto a precisare che questo nuovo Istituto non sarà un “carrozzone pubblico” in quanto “non sta in piedi con i soldi dei contribuenti, ma con i soldi dei partecipanti”, tra i quali, in verità, c’è anche lo Stato, ma “con una quota minoritaria che verrà dismessa entro cinque anni”. Gli altri partecipanti, per il momento, sono Poste Italiane (quindi ancora lo Stato in veste privata), le Camere di Commercio (enti pubblici) e le BCC. In particolare, Poste Italiane e BCC rappresenteranno, con i loro sportelli, il braccio operativo del nuovo Istituto sul territorio di riferimento. La Legge Finanziaria 2010, art. 2 comma 169, prevede che “la Banca del Mezzogiorno avrà il compito di sostenere i progetti di investimento nel Sud, promuovere il credito alle piccole e medie imprese, favorirne l’aumento dimensionale e l’internazionalizzazione, favorire la nascita di nuove imprese, favorire l’imprenditoria giovanile e femminile e sostenere la

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ricerca e l’innovazione”. Se il buon giorno si vede dal mattino, potremmo dire che siamo ad un passo dal risolvere gli atavici problemi che hanno imbrigliato ed imbrigliano tuttora l’imprenditoria meridionale (dolce illusione). Tuttavia, parafrasando un vecchio slogan di successo, non dobbiamo dimenticare che l’economia è “scienza e non fantascienza” e, pertanto, ciò che non è stato possibile fare nel Sud Italia fino ad oggi non può trovare, “sic et simpliciter”, una risoluzione in una Legge Finanziaria (amara realtà).

All’iniziativa, già encomiabile negli intenti, vanno comunque attribuiti due grandi meriti: 1) aver “certificato pubblicamente” il distacco con cui le grandi banche si pongono di fronte a quella che dovrebbe essere la loro principale nonché imprescindibile attività, cioè la raccolta del risparmio e la contestuale concessione del credito; 2) aver riaperto il discorso

sullo sviluppo del Mezzogiorno che, in tempi di federalismo, risulta sgradito a molte compagini politiche pur rappresentando l’unico grande problema irrisolto dal 1861, anno dell’Unità d’Italia, ad oggi. È evidente che non sarà facile, per la Banca del Mezzogiorno, operare in un mercato nel quale la regolamentazione è stringente ed i parametri del credito devono rispettare la normativa di Basilea II (a breve, potrebbe addirittura entrare in vigore la normativa di Basilea III); bisognerà, inoltre, verificare la validità delle partnerships con Poste Italiane e BCC che, pur essendosi rese disponibili alla collaborazione, sono pur sempre delle potenziali concorrenti che, nel tempo, potrebbero cercare di gestire da sole le operazioni migliori e smistare all’Istituto di secondo livello tutte le operazioni ad alto rischio.

Pertanto, i rischi dell’iniziativa sono elevati e non è detto che lo Stato, fra cinque anni, riesca ad uscirne completamente indenne. È anche difficile, però, immaginare che oggi, all’interno dell’UE, si possa ripetere la fallimentare esperienza della Cassa del Mezzogiorno, vero esempio di “carrozzone pubblico” utilizzato, per quasi mezzo secolo, come “leva per il consenso politico”. Tuttavia, la riuscita dell’iniziativa potrebbe anche consistere nel parziale risveglio delle grandi banche che, stimolate dalla nuova concorrenza, per non farsi sfilare troppe quote di mercato da Poste Italiane e BCC (anche nella raccolta), si vedranno costrette a riorganizzare l’attività di credito alle imprese in maniera più propositiva. Per il momento, la nuova banca del Sud sembra che abbia già conquistato i primi due clienti, visto che il Ministro Tremonti ed il Premier Berlusconi si sono dichiarati disponibili, appena sarà possibile, ad aprire un conto con un versamento personale (speriamo congruo). Ma questa è una storia ancora tutta da scrivere! Fabio Mura Consulente Finanziario per info studio: cell. 328.0080903 e-mail: murafabio@interfree.it


Tempo libero dedicarsi ai propri hobby L’arte di “invecchiare bene”, o, meglio di invecchiare con successo, secondo la fortunata espressione di Havighurst, dovrebbe diventare l’ambito corredo di ogni uomo, l’equipaggiamento necessario a ciascuno di noi per concludere la vita da “vincere”. È questo l’obiettivo a cui tendere fin dalla prima giovinezza e da non perdere mai di vista nel corso dell’età adulta e presenile. Un dato positivo è, senza dubbio, che le conquiste scientifiche, sociali ed economiche dell’ultimo secolo abbiano modificato radicalmente anche le abitudini dell’uomo consentendogli, sin dalla giovane età, di ridurre il tempo destinato all’attività produttiva a vantaggio del cosiddetto tempo libero e delle varie iniziative volte a farne un uso adeguato. Tuttavia va osservato a questo proposito che la nostra cultura di paese occidentale si fonda, in prevalenza, ancora su valori legati alla produzione ed al lavoro e che la stessa esistenza dell’individuo è valutata eccessivamente in termini di capacità lavorativa. Da questo punto di vista può accadere facilmente che le ore conquistate in favore del “tempo libero”, grazie al miglioramento sociale, finiscano con il costituire paradossalmente un problema per lavoratori e pensionati quando non siano stati preparati ad una proficua utilizzazione dello stesso. Il tempo libero dall’obbligo lavorativo rischia, allora, di diventare spesso un tempo di “forzata inattività” per la perdita da parte dell’anziano del suo ruolo produttivo e per l’incapacità di vivere la sua età libera in maniera utile e creativa. Vale la pena di rilevare che non è tanto da temere la mancanza di un lavoro nel soggetto anziano, quanto la mancanza di una qualsivoglia attività, essendo questa, e non il lavoro, uno dei bisogni fondamen-

tali dell’uomo. La persona anziana, infatti, che si mantiene attiva ed operosa può trovare nuovi incentivi e ruoli inopinabili anche nell’età post-lavorativa, appagando così il proprio desiderio di vita ed utilizzando sempre strategie inedite nell’adattamento ai repentini mutamenti sociali ed esistenziali della nostra epoca. Risulta, quindi, piuttosto evidente che il tempo libero degli anziani è, nella maggioranza dei casi, una locuzione neutra che può indicare, a seconda dell’uso che si riesce a farne, una circostanza di emarginazione sociale, di confinamento cioè ai margini della società, come pure un’opportunità favorevole di recupero e di sviluppo antropologico. La cosiddetta “età libera” è ancora il patrimonio di pochi predestinati, mentre per i più il tempo libero è un tempo vuoto, è la stagione del nulla, è solitudine, esclusione da ogni partecipazione collettiva, annullamento dell’individualità. Crearsi mille interessi, non smettere di coltivare i propri hobby, uscire a fare una passeggiata con il nipotino sono le semplici attività che fanno parte della terza età, un periodo di vita appagante quanto a qualità. Antonietta Picca

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Il medico...risponde Il Glaucoma: il killer silenzioso e...subdolo del nervo ottico Il glaucoma è una malattia cronica degenerativa dell’occhio, caratterizzata dall’aumento della pressione intraoculare e dalla progressiva riduzione del campo visivo. La malattia colpisce indistintamente il sesso maschile e femminile e più frequente dopo i 45 anni, ma esiste anche in forma congenita o secondaria ad altre problematiche (tumori o malformazioni del bulbo). Per capire come si possa verificare un aumento di pressione, bisogna pensare che il bulbo oculare deve la sua normale tensione ad un liquido acquoso (chiamato Umore acqueo) che viene costantemente prodotto all’interno dell’occhio e defluisce continuamente attraverso le vie di scarico. Se si dovesse verificare una situazione che porti ad una eccessiva produzione, o ad una insufficienza del sistema di scarico, ovviamente la pressione tende gradualmente a salire. Poiché l’occhio è molto resistente , tranne che al polo posteriore, laddove il nervo ottico penetra nel bulbo, un aumento di pressione si scarica inesorabilmente sulla testa del nervo ottico, che inizia a soffrirne. Da un punto di vista sintomatologico, il paziente non avverte nulla, almeno nelle prime fasi, mentre con il passare del tempo si ha una graduale e progressiva perdita del campo visivo, ossia della capacità di vedere uno spazio ampio; la visione centrale, invece resta spesso valida per molti anni. Da un punto di vista diagnostico, esistono ormai molti esami strumentali che permettono di registrare lo stato di sofferenza del nervo ottico, ma sono sempre esami di secondo livello; ciò significa che sono esami di competenza

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dell’oculista, dopo che, a seguito di una accurata visita oculistica, si sospetti che ci sia una situazione clinica di rischio glaucomatoso. In effetti il semplice esame della vista, che viene effettuato superficialmente anche in taluni esercizi commerciali del settore, non sempre è sufficiente per sospettare che sia ormai iniziato il decadimento del campo visivo a seguito di un aumento della pressione oculare. Dal punto di vista terapeutico, ormai la farmacologia ha raggiunto ottimi livelli, riducendo drasticamente i casi che diventano di competenza del chirurgo. Importante però è la diagnosi precoce che è possibile con una semplice visita oculistica annuale (effettuata da un Medico Chirurgo - Specialista in Oculistica); infatti , una volta che il nervo ottico risulta gravemente danneggiato, l’unica cosa che è possibile fare è cercare di mantenere in vita le fibre che ancora risultano funzionanti, ma non si potrà più sperare di riattivare quelle fibre ormai irrimediabilmente danneggiate. Dott. Ivo Vulpi medico chirurgo specialista in oculistica cell. 333.5469522 ivo.vulpi@libero.it via P. Lembo, 42 70124 Bari tel/fax 080.5429862 orario di segreteria: lunedì - venerdì | 8,00 - 11,00

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Il Glaucoma

La pressione intraoculare si scarica sulla testa del nervo ottico escavandolo e creando sofferenza successiva degenerazione

Confronto fra un campo visivo normale (cornice verde) con un campo visivo gravemente danneggiato (cornice rossa). Le zone nere sono zone in cui l’occhio non ha piÚ capacità visiva.

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Rot: una terapia per l’orientamento Una delle maggiori difficoltà con la quale si trova a fare i conti una persona colpita da deterioramento cognitivo, è sicuramente il “disorientamento”. Quando parliamo di “disorientamento” ci riferiamo con questo termine all’improvvisa incapacità nella quale, piano piano, il soggetto viene a trovarsi di ricordare cose che fino al giorno prima sembravano scontate, come per esempio la strada di casa, che giorno è o peggio ancora il proprio nome! Un “black aut” improvviso che tende a peggiorare sempre più e che di conseguenza tende a compromettere l’autonomia di chi ne viene colpito! Nelle strutture che si occupano di assistenza e riabilitazione dei pazienti affetti da deterioramento cognitivo, essi vengono quotidianamente stimolati attraverso una serie di esercizi, che hanno come obiettivo fondamentale quello di “riorientare” il paziente in base a sé, alla propria storia personale e all’ambiente circostante. La tecnica più utilizzata per fare ciò prende il nome di R.O.T. (“Reality Orientation Therapy”). Tale tecnica che ha ottenuto buoni risultati in un ambito istituzionalizzato può ovviamente, in modo più semplice, essere applicata nel quotidiano anche a casa. A questo punto viene spontaneo chiedersi: “come fare?”. Innanzitutto quando parliamo di orientamento, è importante fare una distinzione fra tre diverse tipologie di “orientamento”: temporale, spaziale e personale. Per cercare di aiutare i pazienti a mantenere il proprio orientamento “temporale”, in reparto generalmente si utilizzano calendari e orologi che vengono molto spesso sistemati (ogni giorno prima di ogni incontro) assieme agli stessi pazienti, ovviamente quelli affetti da una forma di deterioramento cognitivo più lieve; con i pazienti

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affetti da forme più gravi invece risulta più difficoltoso, è bene quindi farli trovare già pronti per poi leggerli insieme. A casa si potrebbe quindi provare a fare la stessa cosa, per esempio posizionando un calendario in ogni stanza. È però importante che tale calendario sia il più semplice possibile senza troppi disegni, colori troppo sgargianti che andrebbero solo a distrarre il soggetto e non otterrebbero il risultato auspicato. Si potrebbe chiedere al paziente durante la giornata che giorno della settimana è, magari fingendo di averlo dimenticato in modo tale da non farglielo vivere come una sorta di interrogatorio. Ancora, si potrebbe guardando fuori dalla finestra e rifacendosi ai vestiti che indossa la stessa persona, risalire al mese e alla stagione in cui ci si trova. Si potrebbe anche, per risalire all’anno in corso, cercare un collegamento con qualche evento importante per la vita del soggetto tale da consentirgli di risalire alla data esatta. Per favorire invece il mantenimento dell’orientamento “spaziale”, in reparto generalmente si utilizzano delle grandi cartine geografiche che rappresentano l’Italia, le regioni e i paesi che una volta individuati vengono segnati con dei post-it colorati per risalire magari alla città di provenienza. A casa invece si potrebbe per esempio cercare di ripetere insieme un percorso familiare per il soggetto come andare dal fruttivendolo, andare in piazza o a casa del figlio. Si potrebbero contrassegnare con dei nastri colorati i percorsi che la persona abitualmente compie, utilizzando una linea gialla per indicare il percorso che porta al bagno, una linea rossa che porta in cucina, una linea verde che porta in camera da letto. Ancora, per favorire l’identificazione delle porte si potrebbe colorare la maniglia delle porte con un

colore diverso rispetto alla porta stessa e la porta rispetto al muro. Si potrebbero applicare sulle porte degli elementi che favoriscano il riconoscimento del tipo di stanza in cui sta per entrare. Per esempio si potrebbero posizionare delle etichette adesive sulle porte di casa per facilitare l’individuazione delle diverse stanze (bagno, cucina, ecc….), oppure utilizzare delle immagini che non siano ovviamente né simboliche (come per esempio la sigla WC), né stilizzate ma familiari, come il disegno di un cibo sulla porta della cucina o il disegno di un letto sulla porta della camera. Un’altro elemento che facilita l’orientamento del soggetto colpito da deterioramento cognitivo e che ha conseguentemente problemi di “disorientamento spaziale”, è la presenza di colori in contrasto tra il pavimento e le pareti del corridoio. Infine per aiutare il soggetto a preservare l’orientamento “personale”, solitamente in reparto vengono compilate delle schede autobiografiche o vengono utilizzati dei cartellini identificativi che servono, oltre che per ricordare il proprio nome e cognome, per ricordare anche quello degli altri membri del gruppo. Ogni giorno viene chiesto loro nome, cognome, età, data e luogo di nascita, magari anche informazioni sulla famiglia, come per esempio se si è sposati oppure no, il nome del marito o della moglie, il numero e il nome dei figli. A casa si potrebbe quindi cercare di porre, durante la giornata, delle domande relative alla storia del paziente ovviamente cercando di finalizzare tali domande. Si potrebbe domandare alla persona: “se andassimo alla posta a prendere la pensione, cosa risponderesti all’impiegata se ti chiedesse delle informazioni?” (nome, cognome, data e luogo di nascita,


età, ecc….). Oppure si potrebbero guardare insieme foto e filmati, cercando di riconoscere le persone presenti, il giorno e l’evento di riferimento. È quindi possibile anche a casa fare qualcosa affinchè queste persone, colpite da una malattia che piano piano porta via loro tutto, possano continuare a mantenere il più a lungo possibile la propria autonomia e i propri ricordi! Marilena Tota psicologa

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Parlano di noi... Due bambini che si amano, lei 14 lui 15 anni, un amore puro e innocente!...Il cattivo destino li separa, durante 53 anni, separati i corpi non l’anima, ancora meno la mente. Ecco tutto di un colpo, l’anima, ancora meno la mente. Ecco tutto di un colpo, l’anima, la mente si svegliano, il destino pure, l’amore innocente di bambini si fa grande, ci riunisce di nuovo, coi mezzi moderni il telefono. Tramite questo filo quasi invisibile ci incatena di nuovo, ecco il miracolo dell’incontro, l’appuntamento? L’areoporto di Chicago, la grande America, là appena visti ci siamo riconosciuti, e non ci siamo più separati, abbiamo fatto la grande festa con un grande matrimonio da spensierati, come due bambini di 14 anni lei 15 anni lui, abbiamo fatto milioni di Km, mano nella mano. Tutto era bello grande gioioso il nostro universo, fino a quando la gelosia del cattivo lupo è venuto e ha dominato la morte?...ecc, ecc... Perché?... Vitandrea Abbinante assistito serena

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Al termine della mia degenza in ospedale, nel giugno scorso, avendo necessità di assistenza, l’organizzazione “Serena” alla quale mia figlia si era rivolta per ricevere l’ausilio di un operatore mi ha inviato il Sig. Luciano Marzulli. Sono sinceramente grato per la scelta di questo ragazzo che mi ha assistito con amorevolezza, dolcezza e grande competenza. Ad oggi, avendo recuperato la mia autonomia e buona parte delle mie precedendi capacità, dopo aver discusso con lo stesso Luciano, con rammarico, per motivi meramente economici (essendo io un pensionato statale e dovendo quindi limitare le spese allo stretto indispensabile) devo purtroppo rinunciare all’assistenza di Luciano con il quale si era instaurato un rapporto sincero amichevole e affettuoso e rimarrà tale anche al cessare del suo impegno di assistente. Luciano Marzulli si è rivelato un operatore molto preciso, corretto, competente che ha sempre atteso i suoi impegni con serietà ed è stato capace con la sua competenza e la sua amorevolezza, di infondermi speranza nella guarigione. Ringrazio la “Serena” che mi ha assegnato Luciano Marzulli al quale ritengo doveroso esprimere tutta la mia gratitudine e riconoscenza per quanto ha fatto nei miei confronti oltre che i migliori auguri per un futuro denso di soddisfazioni che merita veramente. Dott. Nicola Pignataro assistito serena

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Ricette di Pasqua Per l’arrivo della Pasqua è tradizione pugliese preparare il tradizionale “calzone di cipolla” che va consumato il venerdì Santo (giorno in cui non si può mangiare carne). La preparazione è di media difficoltà, quindi ve la propongo fin d’ora per dare tempo ai lettori più intraprendenti di cimentarsi tra i fornelli e raggiungere il risultato per Pasqua. Calzone di cipolla

go tiepido per un paio d’ore, finché non lievita al punto di raddoppiare di volume. Nel frattempo preparare il ripieno. Pulire le cipollesponsali eliminando la parte verde e la pelle, tagliarle a fettine sottile e lasciarle ad ammollo per un’ora. Quindi asciugarle bene e cuocerli in abbondante olio per una ventina di minuti fino a farli ammorbidire totalmente. Salare e pepare a piacere. Quindi snocciolare le olive ed aggiungerle alle cipolle assieme agli altri ingredienti che si è deciso di usare. Cuocere il tutto un altro paio di minuti.

Le Scarcelle Le scarcelle sono i dolci tradizionali di Pasqua. Ricetta tramandata negli anni della tradizione popolare pugliese. Ingredienti: 300 gr farina doppio zero 2 uova 2 cucchiai di olio 100 gr zucchero latte sale buccia di limone grattugiata Preparazione:

Ingredienti base per una ruota: 500 gr. di farina - 1 cubetto e mezzo di lievito di birra - 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva - un pò di olive nere - 500 gr. di sponsali (le cipolle bianche lunghe), 1 bicchiere di vino bianco, sale e pepe. A questi ingredienti è possibile aggiungere il baccalà ammollato se si desidera fare un calzone cipolla e baccalà, o della ricotta forte per fare un calzone più intenso. Insomma, alla ricetta base si possono aggiungere delle varianti personali, senza però alterare il piatto tradizionale.

Prendere la farina, ed impastarla con le uova, i due cucchiai di olio, lo zucchero, un pò di latte, pochissimo sale e la buccia di limone grattugiata. Quando l’impasto sarà pronto, spianare la pasta riducendola a mezzo centimetro di altezza e ritagliare tre ovali, conservando i ritagli. Poggiare su una delle estremità un uovo col guscio, fissarlo con i ritagli, cospargerle di zucchero e di confettini colorati e metterle in forno dopo averle sistemate su una teglia appena unta. Controllare la cottura, lasciare raffreddare e mangiare.

Preparazione: Mettere la farina a fontana, aggiungere l’olio, il vino ed il lievito sciolto in acqua tiepida. Impastare un poco per amalgamare gli ingredienti e dopo aggiungere il sale. Impastare con vigore per una decina di minuti, quindi lasciar riposare la pasta sotto un telo in un luo-

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