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A S S O C I A Z I O N E

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Bollettino Ufficiale dell’Associazione

La cancellazione della famiglia naturale GRUPPO LOT

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Se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia


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6 4 Chi siamo 6 PROMUOVERE LA LIBERTà DI SCELTA 8 LE DOMANDE PIù COMUNI SULL’OMOSESSUALITà di Sinclair Rogers 11 L’OBIEZIONE: GAY ALLA NASCITA? LA SCIENZA NON LO PROVA di Giacomo Samek Lodovici

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12 La teoria del gender e la persecuzione contro la famiglia naturale di Dr. Bruto Maria Bruti

sommario 30 34

21 Schegge dalla stampa 30 Bibbia e omosessualità di don Pietro Cantoni 34 COSA DICONO I DOCUMENTI DEL MAGISTERO sulla tendenza, gli atti e le unioni omosessuali 38 la violenza invisibile contro le persone omosessuali ego-distonici 39 la pagina della satira 40 agapo - amico segreto 41 libri, ...per saperne di più ASSOCIAZIONE GRUPPO LOT REGINA DELLA PACE Bollettino ufficiale dell’Associazione

Direttore responsabile: Luca Di Tolve Progetto e grafica: Giorgio Colleoni (keonart@libero.it) Stampa: Mimep-Docete. Pessano (MI)

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16 USCIRE DAL LESBISMO Il Dr. Joseph Nicolosi, PhD, intervista la ex-attivista lesbica Larrell Dillihunt

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Chi siamo Lot, Genesi, 19

Come Lot, che abbandonò la città di Sodoma, abbiamo deciso di uscire dalla città dell’ambiguo inferno contemporaneo in cui viviamo. Seguendo le orme di Maria Santissima ci siamo incamminati fiduciosi verso la “via stretta” che è parola di Dio, Via, Verità e Vita, senza voltarci indietro. La nostra associazione difende l’identità di genere come insegnano il Magistero e il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 355) e come ricorda la Scrittura «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27), fondamenta purtroppo oggi molto sradicate nel mondo contemporaneo. Abbiamo fatto nostra questa preoccupazione del Magistero della Chiesa considerando quanto sia diffusa la mentalità relativistica nel modo comune di pensare e di vivere la propria personalità. L’associazione non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nei confronti di persone sofferenti che portano dentro di sè ferite e dipendenze a livello emotivo, relazionale, d’identità sessuale, di abuso e di violenza, che hanno difficoltà nell’avere sane e buone relazioni con gli altri e che richiedono sostegno al fine di esercitare attività di prevenzione, di assistenza sociale e di affermazione nella società dell’identità sessuale, maschile e femminile. Ci proponiamo di costituire cenacoli di preghiera, di promuovere seminari di evangelizzazione, dibattiti e ricerche a livello culturale.

L’associazione intende svolgere le seguenti attività:

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sostenere con interventi mirati le famiglie coinvolte nelle problematiche inerenti all’identità di genere: ai genitori, ai figli, nelle scuole e nelle parrocchie, al fine di prevenire l’insorgere o l’aggravarsi di ferite dell’identità sessuale dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani; gestire una comunità di accoglienza, per meglio raggiungere gli scopi e portare assistenza sociale a casi umani che richiedono una terapia riparativa, sostegno psicologico continuato, calore umano, condivisione; ricercare le cause psicologiche, culturali, storiche, spirituali che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata.

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Il Gruppo Lot è disponibile a portare la propria testimonianza nelle scuole, parrocchie e comunità sensibili alla tematica riguardante l’identità di genere.


Gruppo Lot SEMINARIO:

“ADAMO, EVA, DOVE SIETE?’’ Il seminario è rivolto a tutti gli uomini e le donne che vogliono intraprendere un cammino di guarigione interiore della propria sfera emotiva, relazionale e sessuale. È profondo desiderio di Dio di portare guarigione nelle aree della nostra identità ferita e ristabilire l’equilibrio in ogni persona con il Suo amore.

TEMI DEL PERCORSO ● Presa di coscienza del nostro reale bisogno ● Le ferite del padre e della madre ● I meccanismi della confusione sessuale ● Abuso e confini violati ●R  iallineare e rafforzare la nostra volontà a quella di Dio ● Le maschere e il falso io ● Il Perdono ● Battaglia spirituale e libertà dalle dipendenze ●M  aschio e femmina li creò: ristabilire la vera immagine che Dio ci ha donato

Gesù

● L’adorazione eucaristica e la Santa Messa quotidiana sono il fondamento del seminario

vivo sì prenderà cura di noi:

Le date dei seminari le potete trovare sempre aggiornate sul nostro sito internet per informazioni e prenotazioni:

www.gruppolot.it

contatti: info@gruppolot.it tel: 392/9182449

skipe: gruppolot

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“VENITE A ME, VOI TUTTI, CHE SIETE AFFATICATI E OPPRESSI E IO VI RISTORERO” (MT 11,28)

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Promuovere la libertà di scelta

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gni essere umano ha diritto di vivere e di rivendicare un’identità gay, oppure ha diritto, se vuole, di sviluppare il proprio potenziale eterosessuale. La vera violenza è impedire la libertà di scelta perché gli orientamenti sessuali possono essere cambiati. La stessa Organizzazione mondiale della sanità, se è vero che considera l’omosessualità una variante naturale dell’orientamento sessuale, è anche vero che considera un diritto cambiare il proprio orientamento sessuale quando esso è ego-distonico, ovvero non desiderato. L’OMS reputa indispensabile il rispetto della libertà e dell’autodeterminazione della persona in merito al proprio orientamento sessuale (OMS, ICD-1O n. F66 1). La stessa polemica del movimento gay contro la canzone di Povia (che parla del percorso di crescita di un giovane oltre l’omosessualità) dimostra come venga aggredito l’inalienabile diritto di scegliere e cambiare il proprio orientamento sessuale. Sembra che il movimento gay abbia addirittura preteso la riparazione preventiva del “sacrilegio” compiuto da Povia con la lettura, da parte di Roberto Benigni, di una corrispondenza sulla passione omosessuale fra Oscar Wylde e un suo amico. Per chi conosce la storia di Oscar Wylde e di sua madre questo è un vero boomerang che si ritorce contro l’ideologia di tanti movimenti gay che pretendono di costruire il DOGMA dell’immutabilità degli orientamenti sessuali finendo per ledere il fondamentale diritto alla libertà di scelta in merito agli orientamenti sessuali. Infatti, proprio la storia di Wylde dimostra che gli orientamenti sessuali non riguardano l’essenza biologica e immutabile di una persona ma sono varianti dell’apprendi-

mento durante le fasi di formazione psicologica dell’identità.

LA VITA DI OSCAR WYLDE, AL CONTRARIO DELLE INTENZIONI, Dà PIENAMENTE RAGIONE PROPRIO AL MESSAGGIO CONTENUTO NELLA CANZONE DI POVIA. La vita di Oscar sin dall’infanzia fu oppressa e segnata dai capricci di una madre intrusiva e dominante e dalla assenza della figura paterna, fra l’altro priva di ogni carisma. La madre copriva il piccolo e sensibile Oscar di un amore ossessivo, sopravvalutandolo in ogni occasione e amava sempre vestirlo con abiti femminili. Inutile chiedersi quale influenza ebbero il viscerale e ossessivo amore materno e le strane tendenze di “Speranza” verso questo bimbo che lei orientava verso la femminilità e verso l’identificazione con se stessa. ✸✸✸✸✸ Il Gruppo Lot (www.gruppolot.it) intende porre all’attenzione dell’opinione pubblica la costante opera di disinformazione operata da rappresentanti del Movimento gay allo scopo di minare la credibilità della nostra associazione di laici cattolici e delle persone che la compongono, nonché allo scopo di impedire una libera circolazione delle opinioni, denigrando o riducendo al silenzio chi porta esperienze diverse. Ricordiamo in merito alcuni fatti. 1. Recentemente una persona aderente alla cultura gay, senza aver pudore di mentirci apertamente, ha finto di condividere una nostra proposta di percorso spirituale per persone segnate da ferite legate alla sfera affettiva e, dopo aver presenziato ad un incontro, ha pubblicato commenti denigranti ed ha distorto le indicazioni del regolamen-

to di partecipazione al Seminario spirituale. Per esemplificare, le parole che nei testi del Gruppo Lot hanno un significato spirituale (tipo “guarigione” o amicizie “sane”) sono state interpretate e presentate come espressioni di significato medico nel tentativo di accreditare la tesi precostituita da alcuni circoli gay che la nostra associazione - sotto il pretesto di itinerari spirituali - stia praticando delle forme di psicoterapia occulta (nella nostra associazione non abbiamo psicoterapeuti!) propinate con l’inganno ai partecipanti. Il messaggio centrale che viene così offerto consiste nell’affermare che Gruppo Lot è un’associazione settaria di tipo fondamentalista che intende coartare la libertà delle persone con tendenze omosessuali e conculcarne i diritti. 2. Riguardo invece alla ragionevolezza della proposta di intraprendere un percorso psicoterapeutico per persone che subiscono un orientamento sessuale indesiderato e all’efficacia dimostrata in numerosi casi da simili terapie (non nel Gruppo Lot, che non le pratica, ma rivolgendosi a dei professionisti) portiamo alla valutazione della coscienza critica di ciascuno l’ennesima vicenda di uno psicoterapeuta di fama internazionale, convocato per registrare un’intervista in un programma di RAI 2 in cui presentava gli argomenti e le esperienze che mostrano la reale possibilità di uscire da un orientamento sessuale soggettivamente indesiderato, nel pieno rispetto della libertà di scelta della persona e delle indicazioni dell’OMS. L’intervento del noto psicoterapeuta è stato completamente tagliato nel servizio della TV pubblica, mentre è stato dato ampio spazio ad una ideologica disinformazione denigratoria nei confronti del noto psicoterapeuta Dr. Joseph Nicolosi, membro APA (Associazione Psicologi USA) e consulente AMA (Associazione Medici USA).


sessuali che sente: ovvero non può essere costruito il principio illiberale e dogmatico secondo cui l’orientamento sessuale ha più diritti della persona che lo possiede e che essa non possa e non debba prendere autonomamente decisioni in merito, come se la pulsione che avverte (ma che non desidera) abbia più diritti della sua identità culturale, religiosa e del suo codice valoriale. 6) Tutte le parole usate nel regolamento di partecipazione al nostro seminario di preghiera vanno intese in senso “spirituale” ed in particolare: a) crescita spirituale e guarigione spirituale b) ferite spirituali che rendono difficile seguire la legge di Dio c) importanza delle amicizie sane dal punto di vista spirituale e cioè nel rispetto della castità e dei comandamenti di Dio d) condividere lo stesso combattimento spirituale e) non è il seminario in sé che produce la guarigione spirituale, è piuttosto la sincera apertura di ciascuno a Gesù che può avere un impatto sulla crescita personale e può produrre un cambiamento durevole nella propria vita. f) durante il seminario si propone a ciascuno di imparare a rispettare dei limiti quando si riceve e si dona amore, in altre parole, imparare a colmare il proprio bisogno d’intimità dentro una relazione rispettosa della castità e dei comandamenti. In realtà ci stiamo accorgendo che molte persone attive nei movimenti gay non ammettono neppure la possibilità che possano esistere forme diverse di omosessualità e percorsi diversi possibili per le persone omosessuali che non si riconosco-

no nell’ideologia gay, e sostengono la loro “verità” con una tale intolleranza ed insistenza da generare grandi sofferenze e umiliazioni in molti di noi, persone che hanno sperimentato (o vivono tutt’oggi) pulsioni omosessuali ma che non si riconoscono dell’ideologia gay secondo la quale ogni omosessuale “nasce così” e può soltanto accettare di restare così.

Ci lascia amareggiati e senza fiato constatare come alcune persone che hanno vissuto sulla loro pelle l’umiliante esperienza di sentirsi ghettizzati da chi li considerava in qualche modo “subumani”, dimostrino a loro volta degli atteggiamenti similmente discriminanti e sprezzanti, alimentando una nuova forma di omofobia diretta a colpire gli omosessuali non gay. Su alcuni di noi questa insistente pressione pesa ormai come una vera e propria persecuzione contro i propri diritti alla libertà di pensiero, alla libertà religiosa ed all’autodeterminazione in merito al proprio orientamento sessuale e si appellano alla coscienza di ciascuno perché sia rispettata la diversità di tutti e sia bandito ogni atteggiamento di dogmatica intolleranza. ■

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Di fronte a questa nuova campagna di disinformazione, precisiamo: 1) Il Gruppo Lot non svolge alcuna forma di psicoterapia. Offre invece sostegno spirituale a chi vuole liberamente fare un percorso di crescita individuale oltre un’omosessualità indesiderata, seguendo gli insegnamenti del Vangelo, perché abbiamo sperimentato a nostra volta un profondo cambiamento di vita e la ritrovata gioia e serenità grazie a questo cammino di affidamento al Signore. 2) Per quanto riguarda i diritti personali, ogni essere umano ha diritto di vivere e di rivendicare un’identità gay, ma allo stesso modo ha diritto, se vuole, di sviluppare il proprio potenziale eterosessuale. 3) L’OMS, se è vero che considera l’omosessualità una variante naturale dell’orientamento sessuale, è anche vero che considera un DIRITTO cambiare il proprio orientamento sessuale quando esso è egodistonico, ovvero non desiderato: il MANUALE DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ ICD-l O riporta infatti il disturbo F66 l (“orientamento sessuale non desiderato”) e ne prevede la terapia. 4) L’omosessualità ego distonica che alcuni di noi hanno sperimentato non è una malattia fisica ne una malattia mentale bensì una variante dell’apprendimento, influenzabile da particolari fattori ambientali, laddove non vengono soddisfatti alcuni bisogni emotivi dell’infanzia, soprattutto quelli riguardanti il rapporto con il genitore dello stesso sesso. 5) I diritti della persona non possono essere messi in secondo piano dagli orientamenti

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Le domande più comuni sull’omosessualità

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(tratto e adattato da “Questions I asked most about homosexuality” di Sinclair Rogers)

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Avere fantasie omosessuali significa essere omosessuali? L’omosessuale è una persona che ha un continuo desiderio erotico e romantico per membri del suo stesso sesso ed è coinvolta sessualmente con loro. Essere “GAY” è invece un’affermazione sociale (e politica) con la quale l’omosessuale abbraccia uno stile di vita e un’identità che esaltano l’omosessualità. Molte persone hanno pulsioni omosessuali, ma non si definirebbero “GAY”. Altre sperimentano comportamenti omosessuali occasionalmente, o per un breve tempo ma ciò non fa di loro degli “omosessuali”. Il sussistere di fantasie omosessuali può significare la presenza di un certo grado di orientamento omosessuale, più forte per alcuni, meno per altri. Queste fantasie non devono per forza trasformarsi in una “identità” omosessuale, e neppure persistere per tutta la vita. In età adolescenziale o giovanile poi il fenomeno delle fantasie è legato alla ricerca della propia identità e quindi va capito con prudenza e buon senso. Ci sono molte persone che non hanno mai agito in base alle loro pulsioni omosessuali. D’altronde, come per ogni altro desiderio o appetito, più questi impulsi vengono alimentati (attraverso la pornografia, le fantasie e la masturbazione), più essi diventano forti e intensi e un coinvolgimento omosessuale diventa più probabile; se la pulsione diventa attività sessuale, la frequenza degli incontri sessuali sembra aumentare sempre più, in particolare tra gli uomini. Coltivare queste tendenze porta spesso al condizionamento.

Quando il coinvolgimento sessuale diventa una abitudine, si instaura un meccanismo simile a quello della dipendenza: la vita risulta imperniata sul sesso, la persona può perdere il controllo e assumere atteggiamenti sessualmente compulsivi assumendosi grandi rischi per quanto riguarda la propria salute, spesso senza mai trovare realmente una relazione duratura e neppure l’intimità così profondamente desiderata. È un tipico “circolo vizioso”, sul momento apparentemente appagante ma poi frustrante, che può però essere spezzato con coraggio, determinazione e con il sostegno di altre persone. Omosessuali si nasce o si diventa? Alcuni omosessuali trovano conforto nel pensare che i loro sentimenti potrebbero essere biologicamente determinati e non frutto di una scelta o responsabilità personale. Alcuni attivisti gay sostengono che gli omosessuali sono nati così, e che perciò l’omosessualità debba essere considerata una cosa normale e naturale. D’altro canto, vi sono altre persone con

tendenze omosessuali che si sentono intrappolate in questa logica, temendo di essere vittime senza speranza di un fato genetico con il quale non vogliono avere nulla a che fare. La scienza, negli studi sui gemelli omozigoti (identici) non ha potuto dimostrare altro che una concordanza del 52% di orientamento omosessuale a riprova che la genetica non è certo in grado di spiegare l’orientamento sessuale (e d’altra parte che dire della bisessualità?). È quindi possibile che possano in alcuni casi esistere dei fattori di predisposizione genetica ma non certo di determinazione. È vero che le persone non scelgono di sviluppare sentimenti omosessuali, ma ciò non significa che si siano pre-programmate ad essere omosessuali, e se pure sperimentano questa modalità di attrazione che questo rimanga un tratto stabile per sempre. Non siamo robot biologici e non possiamo ignorare gli influssi ambientali e le nostre reazioni a tali influssi. Anche se in alcuni casi l’omosessualità fosse il “prodotto” della natura, basterebbe ciò a renderla desiderabile o normale? La natura produce tutta una serie di condizioni indotte biologicamente come la depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, il diabete... ma che non vengono considerate “normali” solo perché avvengono in modo “naturale”. Perché dovremmo quindi dare all’omosessualità uno status differente? Attualmente alcuni ricercatori in campo accademico stanno addirittura suggerendo che l’attrazione sessuale degli adulti verso i bambini potrebbe essere il prodotto di caratteri ereditari. Se ciò fosse vero, significherebbe che dovremmo approvare anche le relazioni sessuali fra adulti o bambini? Alcuni sostengono che se l’omosessualità ha un’origine biologica, allora le proibizioni religiose contro le pratiche omosessuali dovrebbero essere considerate irrilevanti alla luce delle moderne scoperte scienti-


mo chiamati a dominare e vincere le nostre “naturali” tendenze e debolezze, piuttosto che giustificarle come “naturali” ed indulgere in esse. A dispetto di molte teorie e di ricerche neuro-genetiche recenti (ma non conclu­ sive), non esiste ancora alcuna prova scientificamente accettabile che comprovi che gli omosessuali nascano “gay”. Comunque, anche se un giorno la scienza confermasse l’esistenza di un’influenza genetica o di un qualche altro fattore ormonale che possa favorire lo sviluppo omosessuale, l’influenza di questi fattori non verrebbe riscontrata in tutte le persone coinvolte nell’omosessualità . Ed è stato chiaramente affermato da ricerche in campo genetico che le persone con una tale possibile predisposizione, non sarebbero obbligate a diventare omosessuali. Alcuni scienziati credono per esempio che ci siano persone nate con influenze biologiche che le spingono all’alcoolismo, alla tossicodipendenza, a comportamenti criminali e persino al divorzio. Ciò significa forse che queste persone debbano necessariamente diventare e rimanere tossicodipendenti o criminali o essere incapaci di mantenere una relazione matrimoniale stabile? La biologia può avere un’influenza, ma non giustifica automaticamente ogni possibile comportamento che ne risulti. Neppure può eliminare la responsabilità personale, la volontà, la coscienza o la no-

stra capacità di scegliere se controllare o venire controllati dalle nostre debolezze. Quali altri fattori potrebbero fornire lo sviluppo dell’omosessualità? La scienza deve ancora provare che esistono cause totalmente biologiche per i vari tipi di omosessualità: secondo lo studio “Omosexuality: Classification, Etiology and Treatment” pagine 519-525, Baker’s Encyclopedia of Psychology del 1985, (antecedente alla depatologizzazione della omosessualità stessa da parte della associazione psichiatrica americana) le tipologie di omosessualità sarebbero 10, nell’esperienza concreta possiamo dire che ogni individuo porta la sua pulsione omosessuale irripetibile e da contestualizzare nella sua specifica storia personale, famigliare, relazionale. Al contrario della ipotesi biologica, che si può definire superata e che presta il fianco a considerare erroneamente le persone omosessuali come “malati” biologici, esistono numerosissimi studi che portano dati a favore della concezione secondo cui le principali cause della pulsione omosessuale risiedono in esperienze relazionali, cioè legate alla rete di esperienze “ambientali” fatte dal singolo soggetto, a partire dalla famiglia per allargarsi a quelle dei coetanei, della scuola, delle figure di riferimento educativo, con una speciale menzione per le esperienze di abuso subite non necessariamente ma spesso di natura sessuale. Sebbene questa visione semplificata e generalizzata non rappresenti ogni

omosessuale, è vera per moltissime persone omosessuali. In fondo il tratto comune della maggior parte delle omosessualità non ha molto a che fare con l’amore o il sesso, quan-

to piuttosto con un bisogno emotivo, di riconoscimento profondo della propria persona, non soddisfatto e ricercato eroticamente nelle persone dello stesso sesso. Se comprendiamo questo, è chiaro che rifiutare le persone omosessuali è un tragico errore. Al contrario, hanno bisogno di accoglienza, ascolto ed affermazione. Accettare e amare la persona omosessuale non significa però che, per mostrare accoglienza, dobbiamo dichiarare che l’omosessualità è “normale”. L’omosessualità indesiderata esiste? Può essere superata? Dopo due decenni di influenza pro-gay, l’associazione psicoanalitica americana (APA) ha praticamente abbandonato il concetto di offrire aiuto terapeutico a coloro che sono infelici della loro inclinazione omosessuale. La progressiva depatologizzazione della omosessualità (che fino al 1973 era catalogata tra i disturbi mentali), ha fatto si che oggi si parli esclusivamente della possibilità di offrire aiuto e terapia a chi sperimenti un persistente disagio rispetto al proprio orientamento sessuale. Per l’OMS questo “disturbo” rispetto all’orientamento sessuale soggettivamente percepito come indesiderato, malessere che evidentemente include anche le pulsioni omosessuali indesiderate pur senza menzionarle esplicitamente, si chiama F66.1. Fino a non molto tempo fa, gli psicoterapeuti formatisi negli ultimi 25 anni avevano a disposizione pochi elementi che li stimolassero a cercare altre vie che non quelle di incoraggiare i loro pazienti ad accettare la propria inclinazione omosessuale come unica via realistica verso la salute mentale e una vita felice. Questo approccio, di incoraggiare il pa-

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fiche. I sostenitori di questo pensiero non comprendono però che, quando una religione dichiara sbagliati alcuni comportamenti umani, come quelli omosessuali, non importa che questi abbiano o meno un’origine biologica. Di fatto, queste scoperte scientifiche confermerebbero solamente ciò che già affermano antichi scritti religiosi: l’attuale condizione umana è ferita sia biologicamente che spiritualmente. Le Scritture affermano chiaramente che in conseguenza di queste ferite l’umanità deve affrontare molte debolezze ereditarie e dannose. Ma è anche chiaro che sia-

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ziente a sentirsi bene e ad accettarsi come omosessuale, che presuppone evidentemente un lavoro di silenziamento sulle altre motivazioni che fanno percepire come “non desiderabile” questa pulsione, quasi fosse un obbligo o un destino ineluttabile quello di “essere gay”, si chiama GAT (terapia affermativa gay) e implica che la fonte del disagio risieda nella società che odia le persone omosessuali, causando nella persona la interiorizzazione di questa “omofobia sociale”. Il dato reale è che molte delle persone con pulsioni omosessuali indesiderate

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non si riconoscono in questa lettura (disagio come esito della omofobia sociale interiorizzata) e nelle soluzioni proposte da questo genere di consulenza psicologica (GAT). Il presupposto, in effetti fragile, alla luce delle evidenze raccolte, è la convinzione che l’inclinazione omosessuale non si possa affatto modificare se non danneggiando la persona. E in occidente, nell’era delle affermazioni “politicamen-

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te corrette”, gli attivisti gay aggiungono che questa inclinazione non ha neppure bisogno di essere cambiata, con assoluto dispregio del rispetto del desiderio di cambiamento espresso da chi pur provando pulsioni omosessuali non le desidera, e ne soffre. Indipendentemente da quella che può essere la filosofia di vita dell’attivismo gay, rimane il fatto che non tutti coloro con tendenze omosessuali desiderano averle e neppure desiderano essere intrappolati in categorie prestabilite da altri. In un’epoca “Queer” in cui viene detto che ognuno può scegliere liberamente dove collocarsi secondo il suo desiderio soggettivo appare dittatoriale che alcuni gruppi possano dettare legge su altri, anche se fossero numericamente minoritari. Alcuni non desiderano infatti identificarsi nè tanto meno essere controllati dai desideri omosessuali che provano. Cedere a queste pulsioni sarebbe per loro intollerabile, a causa di variegate convinzioni personali, scientifiche o per mille altre ragioni, tra cui possiamo includere anche i convincimenti religiosi, filosofici e i principi morali. È importante ricordare che in un’epoca di relativismo, è assurdo che gli attivisti gay e i simpatizzanti dell’attivismo favorevoli all’omosessualità (pro-gay) pretendano di ergersi a portavoce di tutti coloro che hanno tendenze omosessuali. Gli psicoterapeuti pro-gay affermano che è contrario all’etica professionale offrire un trattamento dell’omosessualità indesiderata, dichiarando tale condizione è naturale e incorreggibile. Ciò cozza contro il principio di realtà, col fatto incontrovertibile e recentemente anche pubblicato da autori identificabili come “gay friendly”, che invece di persone che sono uscite dall’omosessualità indesiderata ne esistono parecchie. I difensori delle posizioni pro-gay sostengono che suggerire possibilità di liberarsi da una condizione di omosessualità soggettivamente indesiderata sia non solo una falsa speranza, ma sia addirittu-

ra offensivo in quanto implica che l’omosessualità possa essere in qualche modo meno desiderabile dell’eterosessualità. Forse, con tutte le buone intenzioni, o per apparire “progressisti”, molti psicoterapeuti occidentali hanno acriticamente accettato questa logica unilaterale a discapito di coloro che desiderano e hanno pieno diritto ad un trattamento professionale che abbia come obiettivo il superamento di pulsioni omosessuali che giudicano soggettivamente indesiderate. Il rispetto per chi le abbraccia dovrebbe prevedere anche il rispetto per chi le rifiuta. L’ideologia oggi sembra pre-

vedere una strada a senso unico. Uso il termine “superare”, non “curare”. Superare implica un continuo processo, senza un preciso punto di arrivo, che include il rischio di ricadute, di alti e bassi (anche se per molti, questo rischio è ridotto al minimo). Ma in ogni “combattimento” per una pulsione indesiderata, che si esplica in comportamenti, questo concetto di superamento anzichè di guarigione è quello più realistico. Questo problema infatti non è molto diverso da altri che condizionano l’esistenza, come ad esempio l’alcoolismo: una percentuale di rischio di ricaduta rimane, ma il comportamento e gli impulsi cambiano e la vita risulta migliorata anche se non perfetta. ■


L’obiezione: gay alla nascita? La scienza non lo prova

termine ‘omosessuale’ designa la persona con tendenze omosessuali, mentre il termine ‘gay’ indica un’identità socio-politica, rappresentata da una minoranza, che si riconosce in uno stile di vita, istanze e rivendicazioni». Molti potrebbero dubitare che si possa uscire dall’omosessualità, ma Marchesini garantisce: «ci sono, e purtroppo, vengono trattati malissimo. Alcuni ex omosessuali che conosco sono stati derisi dal Corriere e in televisione (a ‘Il bivio’) o aggrediti su Radio 24 ». Di più, «gli stessi gay li trattano come dei poveri dementi a cui è stato fatto un lavaggio del cervello». A chi insinua questo, Marchesini replica che «la proposta di Chaire non si rivolge ai gay soddisfatti, ma alle persone con tendenze omosessuali non desiderate, che non si riconoscono come gay, e che vivono nella sofferenza e nel nascondimento». Insomma, «si tratta di una proposta, mai di un’imposizione, una risposta a una libera domanda. Se una persona desidera fare questo percorso è giusto che possa intraprenderlo; impedirglielo sarebbe discriminante». Giacomo Samek Lodovici ■

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la tesi dell’ormai noto manifesto della Regione Toscana, in cui è fotografato un neonato. Abbiamo consultato al riguardo Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, che collabora con un gruppo che si chiama Chaire (www.obiettivochaire.it), che sostiene persone con tendenze omosessuali indesiderate. Secondo Marchesini «questa tesi non ha nessun fondamento scientifico». È vero, ci sono ricercatori, essi stessi spesso gay, che hanno tentato di dimostrare l’origine biologica dell’omosessualità. Tuttavia, «nessuno di essi è riuscito a dimostrare alcunché». Anzi, «le ricerche di Bailey sui gemelli sono un indizio a favore dell’origine ambientale dell’omosessualità, e tale teoria ha il sostegno di ricerche più rigorose, ad esempio quella di Bieber del 1962». Nel primo studio di Bailey, infatti, due gemelli identici erano entrambi omosessuali solo nel 52% dei casi; dato che i gemelli identici condividono il 100% dei geni, se la causa dell’omosessualità di questi gemelli fosse stata genetica, essendo uno dei due omosessuale, avrebbe dovuto esserlo anche l’altro nel 100% dei casi, e non solo nel 52% dei casi. Inoltre, quando Bailey replicò il suo studio nel 2000 (poiché il primo studio si basava su soggetti che non erano stati scelti a caso, ma erano volontari della comunità gay), la concordanza fu molto più bassa: dal 20 al 37,5%. Insomma, per Marchesini, «lo slogan di questo manifesto ha lo stesso fine delle campagne per le unioni omosessuali: non vuole rispondere a una domanda (i registri delle unioni omosessuali sono quasi vuoti), bensì equiparare le unioni omosessuali a quelle eterosessuali, l’omosessualità all’eterosessualità». Marchesini dice che lo scopo di Chaire «è offrire maggiore libertà alle persone con tendenze omosessuali indesiderate, le cui idee e valori, a volte, non concordano con lo stile di vita gay». Infatti, aggiunge, «è importante distinguere: il

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1) LA CANCELLAZIONE DELLA FAMIGLIA NATURALE In Canada si prevede la sostituzione, nella legislazione federale, del termine “genitore naturale”, con la dizione di “genitore legale”. Nella Spagna di Zapatero, da che è diventato legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nei certificati di nascita si legge ora “progenitore A” e “progenitore B” e non più padre e madre (e del resto in Massachusetts, nei certificati di nozze, non c’è più scritto “moglie” e “marito” ma “parte A” e “parte B”). In Nuova Zelanda si sta considerando la possibilità, per i nati da donazione di gameti, di una trigenitorialità legale per il padre e la madre committenti e per il donatore, e un’idea simile è al vaglio in Irlanda, allo scopo di garantire alla donna che affitta l’utero un ruolo materno legalmente riconosciuto, sempre in aggiunta alla madre committente e al padre. Sono solo alcuni tra le decine di esempi condensati nelle 44 pagine dello studio della Commission on Parenthood’s Future. Tutti indicano un forte ruolo degli stati nella forzata ridefinizione del termine “genitore”. Ridefinizione nella quale, si legge nel rapporto, è messo “sempre di più l’accento sul diritto degli adulti ad avere dei bambini, piuttosto che sul bisogno dei bambini di conoscere e di essere allevati dai loro padri e dalle loro madri”.

La teoria del gender e la persecuzione contro la famiglia naturale GRUPPO LOT - NEWS

Non è difficile riconoscere, in tutti questi cambiamenti, alcuni dei frutti prodotti da quella che è stata chiamata, negli anni Novanta, “Agenda di genere”. Vale a dire la traduzione politica in ogni possibile settore pubblico e della teoria del “gender che considera obsolete e discriminatorie le definizioni “sesso maschile” e “sesso femminile”. Una delle sue massime teoriche, la filosofa americana Judith Butler, docente a Berkeley, nei suoi studi sostiene che l’identità sessuale è sempre un’INVENZIONE (!!), che qualsiasi richiamo alla natura è truffaldino, antiquato, socialmente e culturalmente costruito: in una parola, oppressivo e discriminatorio per definizione.

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2) Uomini sessualmente variabili e bambini allevati dagli asili nido di Stato È già il nuovo e spaventoso obiettivo delle “politiche familiari” tedesche “Equiparazione”, “gender mainstreaming”, “Centro di competenza gender”. Il sito internet del ministero per la Famiglia tedesco abbonda di termini che dicono poco ai non addetti ai lavori, ma che se analizzate tracciano fin troppo bene la rotta verso cui naviga a vele spiegate il ministero. Gender mainstreaming significa let-


Quali sono gli obiettivi dell’educazione statale nell’asilo nido e nella scuola materna? Nella pagina internet del ministero per la Famiglia si legge: «Il termine “gender” indica i ruoli socialmente e culturalmente definiti dalla sessualità di uomini e donne. Questi, diversamente dalla sessualità biologica, vengono appresi, dunque sono anche modificabili». Si tratta di social engeenering, della creazione di un nuovo uomo, sessualmente variabile. Per ottenere ciò lo Stato deve impossessarsi dei bambini, “sessualizzandoli” il prima possibile. A questo provvede la BZgA, la Centrale federale per l’istruzione sanitaria. La sezione che si occupa dell’istruzione sessuale sottostà al ministero per la Famiglia mentre tutto il resto è subordinato al ministero dell’Istruzione. La BZgA distribuisce gratuitamente i propri scritti a genitori, insegnanti, educatori, scuole e studenti. Chiunque può ordinarli gratuitamente attraverso internet e lì può anche consultarli. Eccone alcuni esempi Il Vademecum per genitori circa l’educazione sessuale infantile da uno a tre anni d’età invita madri e padri a «unire il necessario al piacevole, solleticando, accarezzando, coccolando il bambino, quando lo si lava, nei più diversi punti del corpo».

«La vagina, e soprattutto il clitoride, vanno scoperti evitando il più possibile di concentrarvi l’attenzione, nominandoli e attraverso amorevole contatto». L’esplorazione infantile dei genitali degli adulti può «destare stati d’eccitazione negli adulti». «Si tratta di un segno di sviluppo salutare di suo figlio, se usa generosamente la possibilità di procurarsi piacere e soddisfazione». Se accade che ci siano bambine (comprese tra uno a tre anni!) che

tano a infilare preservativi in peni di plastica, così, per poter ottenere la «patente per l’uso del preservativo». Nella brochure Questione (i) di femmina si dice: «Così come la maggior parte della gente è curiosa circa il sesso, molti si chiedono anche che cosa facciano le lesbiche a letto (o altrove.). Per ragazze che siano insieme ad altre ragazze accade ciò che accade con le altre coppie: fanno tutto ciò che può dare piacere: baciare, accarezzare, con la bocca, con la lingua o con i piedi. Così come nel sesso tra uomo e donna, dipende dalla fantasia, dalle esperienze, dalla fiducia reciproca, da fino a che punto la coppia intenda spingersi. “Quantomeno le lesbiche non hanno problemi con l’Aids”, possono pensare alcuni. Chiaro, se vanno solo con donne non devono pensare alla difesa dalla gravidanza».

«afferrano anzitutto oggetti che le aiutano» non si deve «usare questo come scusa per impedire la masturbazione». Il Vademecum troverebbe «incoraggiante il fatto che anche padri, nonne, zii o baby-sitter gettino uno sguardo su questo scritto informativo e si lascino intrigare - per favore, sentitevi tutti coinvolti!». Naso, pancia e culetto Si prosegue con la scuola materna. Con il quaderno di canti e di note Naso, pancia e culetto i bambini cantano canzoni come questa: «Se guardo il mio corpo e lo tocco scopro sempre che cosa è mio. abbiamo una vagina, perché siamo bambine. È qui sotto la pancia, tra le mie gambe. Non è solo per fare pipì e se la tocco, sì, sì formicola graziosamente. Puoi dire “no”, puoi dire “sì”, puoi dire “ferma”, oppure “ancora una volta così”, “così non posso”, “così mi piace molto”, “oh, avanti così”». Dalla scuola materna alle elementari Se la pornografia non fa ancora parte­ dell’intrattenimento familiare, i bambini han­no la possibilità di vedere videoclip con il cellulare. A nove anni inizia la lezione sulla contraccezione, chiamata “educazione sessuale”, perché ormai prossimi all’età nella quale gli innocenti giochi da bambini potrebbero avere una conseguenza altamente indesiderata: la gravidanza. I bambini di nove anni a scuola si eserci-

Dall’età di dieci anni vengono adottati nelle scuole gli strumenti di propaganda e addestramento all’omosessualità (con l’aggiunta della bisessualità e della transessualità), non dappertutto in maniera così virulenta come a Berlino, Amburgo e Monaco, ma in Germania c’è una tendenza unitaria. Una Guida per le scuole di 198 pagine del Senato di Berlino sul tema Il modo di vita omosessuale offre un forbito avviamento alla omosessualizzazione degli studenti, da promuovere in «biologia, tedesco, inglese, etica, storia/educazione sociale, latino, psicologia». Materiale informativo, collegamento in internet con la scena omosessuale locale, invito a “rappresentanti” di progetti omosessuali a prendere parte alle lezioni, proiezioni cinematografiche e giornate di studio sul tema, tutto questo dev’essere proposto ed eseguito. Per i giochi di ruolo durante la lezione vengono fornite le seguenti sollecitazioni: «Sie-

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teralmente porre al centro dell’attenzione il genere sociale. In poche parole adoperarsi perché la distinzione sessuale tra uomo e donna e l’eterosessualità come norma siano rimosse; i modi di vita omosessuale, bisessuale e transessuale considerati equivalenti alla sessualità di uomo e donna. La stanza dei bottoni è rappresentata dal Gruppo di lavoro interministeriale per il gender mainstreaming (Ima Gm), che dipende dal ministero per la Famiglia. Lì vengono elaborate le strategie utili a far cambiare direzione alle finanze dello Stato e destinarle alla creazione dell’uomo sessualmente variabile. Il lavoro “scientifico” e l’attività di consulenza per la ristrutturazione della società è prestato dal Centro di competenza gender presso l’università Humboldt di Berlino, centro che viene finanziato in buona misura dal ministero per la Famiglia. Intanto il Governo approva un incremento a tappeto degli asili nido, fortemente voluto dal ministro per la Famiglia Ursula von der Leyen. La “ministra gender” si è battuta per una vera e propria statalizzazione dell’educazione dei bambini sostenendo che l’assistenza “professionale” ai piccolissimi sia meglio della crescita affidata alla custodia naturale della madre.

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di al banco di un bar di omosessuali e oggi potresti avere bisogno un uomo carino da portare a letto. Entra uno che fa al caso tuo. Come cogli la tua chance?». O ancora: «Tu sei Peter, 29 anni. Vuoi contrarre un patto civile di solidarietà con il tuo amico Kemal. Oggi volete raccontarlo a sua madre». «Tu sei Evelyn Meier, 19 anni. Vuoi contrarre un patto civile di solidarietà con la tua amica Katrin. Andate dal pastore evangelico, la signora Schulz, perché lei volentieri vi vuole sposare in chiesa». Tempi n.35 3) Non fa parte del diritto naturale introdurre il matrimonio Gay ma gli ambienti della massoneria francese provano a obbligare gli stati europei con la scusa dell’ONU La proposta della Francia all’ONU, sulla cosiddetta depenalizzazione dell’omosessualità, in realtà cerca di ‘introdurre una dichiarazione di valore politico che si puo’ riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali: a) ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, puo’ venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell’uomo b) in modo da obbligare gli stati democratici ad approvare il matrimonio Gay e quindi le adozioni gay. PROPOSTA FRANCESE: SI TRATTA DI UNA BUFALA COLOSSALE E DI UNA STRATEGIA DI PRESSIONE SUGLI STATI DEMOCRATICI, FAR CREDERE CHE GLI STATI DITTATORIALI E ISLAMICI TOGLIERANNO LE CONDANNE PER GLI ATTI OMOSESSUALI ESERCITATI IN PRIVATO.

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Tali Stati, infatti, ignorano le direttive dell’onu sui diritti umani. Le donne adultere, per esempio, vengono lapidate quotidianamente con tanto di dichiarazioni contrarie votate dall’ONU.

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LA NON APPROVAZIONE DEL MATRIMONIO GAY NON C’ENTRA CON LA DISCRIMINAZIONE DEI GAY. Esempio: la California, con un referendum, ha bocciato il matrimonio gay: il 69 % della popolazione ha votato contro il matrimonio gay. Questo vuol dire che la California condanna o discrimina i rapporti sessuali gay? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che la legge non approva il matrimonio Gay. Stessa posizione della Chiesa Cattolica (basta leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica ): 1) no al matrimonio gay

2) no alle adozioni gay 3) nessuna discriminazione o condanna civile per i rapporti sessuali gay NOTA SUL MATRIMONIO GAY Che significa che la legge è uguale per tutti? Tutti gli studiosi del diritto sanno che questa dichiarazione (art 3 della costituzione, comma 1) sta a significare che gli uomini sono tutti uguali fra di loro per i diritti fondamentali che nascono dall’appartenenza alla natura umana: diritto alla vita, all’onore, al lavoro, alla proprietà, diritto alla libertà religiosa, alla libertà di pensiero e di parola ecc , ecc Dopo i diritti fondamentali la scienza giuridica spiega che si devono trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse. Per esempio: 1) riconoscere e proteggere la gravidanza delle donne che lavorano 2) incentivare il lavoro giovanile in aree depresse 3) favorire l’occupazione e l’impreditoria femminile 4) incentivare l’accesso agli studi superiori per gli studenti bisognosi Perché a due amici che vivono insieme, il cui vincolo di amore può essere superiore a quello di una coppia sposata, lo Stato non riconosce lo status di matrimonio? Si tratta forse di razzismo, di discriminazione? Ma, in questo modo, a due amici che vivono insieme vengono negati specifici diritti civili? In realtà, tutti quei diritti al cui riconoscimento aspirano i partner di una unione di fatto, di amicizia o omosessuale (i DICO italiani prevedono anche la nipote e la zia… ma solo per cercare di nascondere il fatto che viene approvato il matrimonio gay…) possono essere attivati tramite il diritto volontario e senza alcuna necessità di introdurre nel codice nuovi istituti. 1) Il testamento, ad esempio, esiste proprio per far sì che si possa trasmettere il proprio patrimonio a chi non avendo vincoli legali e/o familiari col testatore sarebbe escluso dalla successione legittima. 2) La locazione della casa di comune resi-

denza può essere stipulata congiuntamente dai due partner, in modo tale che al momento della morte dell’uno essa possa, senza alcuna difficoltà, proseguire a carico dell’altro. 3) Per assistere una persona in ospedale basta una delega e, comunque, sarebbe sufficiente un atto amministrativo per risolvere definitivamente il problema dell’assistenza in ospedale o in carcere. 4) Nulla vieta al convivente more uxorio di ricorrere agli strumenti del diritto volontario stipulando una polizza assicurativa o una pensione integrativa a beneficio del partner Non è vero, in altre parole, che ai conviventi o agli amici o agli omosessuali conviventi vengano negati specifici diritti civili. La differenza rispetto al matrimonio sta semplicemente qui, che quei diritti che la legge riconosce automaticamente alla coppia che contrae matrimonio (assieme a corrispondente numero di doveri) nel caso delle convivenze devono essere, per dir così, attivati dai conviventi stessi. Il che, oltre tutto, è particolarmente coerente col principio, tipicamente moderno, dell’autonomia della persona, un principio che viene costantemente rivendicato ed elogiato dalla cultura c.d. “laica” e che non si vede perché, solo nel caso delle convivenze, debba essere messo da parte. Diverso dal diritto privato è invece l’istituto del matrimonio fra l’uomo e la donna che riceve un particolare grado di protezione da parte dello Stato per il suo valore sociale, in quanto assicura l’ordine delle generazioni, cioè gli uomini di domani. La famiglia naturale svolge una funzione pubblica che è quella di perpetuare la comunità. Perché per esempio il diritto dà un riconoscimento pubblico al matrimonio e non all’amicizia? Perché l’amicizia, che pure attiva un vincolo, che può essere in alcuni casi esistenzialmente ancora più significativo di quello coniugale, non ha rilievo sociale, ma esclusivamente personale. Il matrimonio invece, fondando la famiglia, e garantendo l’ordine delle generazioni, ha un rilievo sociale del tutto caratteristico, che ne giustifica la giuridicizzazione. Si pensi al diritto successorio: un individuo, morendo, è costretto a lasciare parte del suo patrimonio (una parte molto consistente) alla sua famiglia, anche dove i rapporti fossero incrinati, rinunciando a fare di essi ciò che meglio crede, proprio perché la famiglia riveste per la società un’impor-


le leggi promuovono una mentalità e un costume Bisogna tenere presente che le leggi civili sono principi strutturanti della vita dell’uomo in seno alla società, per il bene o per il male. Esse svolgono un ruolo molto importante e talvolta determinante nel promuovere una mentalità e un costume. Le forme di vita e i modelli espressi nelle leggi tendono a modificare nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti. Il matrimonio gay sta portando all’adozione dei bambini da parte dei gay, all’abolizione dei termini padre e madre, marito e

moglie ( la cosa si è già verificata in Spagna , Canada, Massachusetts ) all’autodeterminazione del sesso ( ovvero considerare legalmente la natura – cioè l’essere nati maschi o femmine- come qualcosa di cui sbarazzarsi a piacere: per esempio la Regione Toscana con la legge del 10 novembre 2004. La legalizzazione della confusione di genere, l’equiparazione delle coppie gay alla famiglie naturali finiscono per ledere la libertà dei più “piccoli” e dei più “deboli”, in special modo quella degli adolescenti che attraversano una fase delicata di sviluppo relativa a tutti gli aspetti della personalità,

con crisi di identità, compresa quella sessuale. Ha un effetto contagioso e dannoso su quanti hanno ferite psicologiche, che possono predisporre ad un comportamento disordinato; ha un effetto negativo su chi cerca di liberarsi dai comportamenti disordinati e non aiuta a motivare quanti sono diventati dipendenti dei comportamenti disordinati. Ogni disordine comportamentale, quando è istituzionalizzato, non solo tende a perpetuare e a diffondere se stesso, ma apre la porta ad altri comportamenti distorti e irrazionali. Gli atti omosessuali non possono contenere in sè il futuro dell’umanità e neppure quello della stessa omosessualità Punto primo: ogni essere umano ha diritto di vivere e di rivendicare una identità gay o di sviluppare il proprio potenziale eterosessuale. Chiarito il punto dei diritti e delle libertà, non si può non riconoscere che è facilmente obbiettivabile verificare che gli atti omosessuali non possono essere aperti alla vita: questa è la debolezza intrinseca dell’amore omosessuale e amare deriva dal geco “ama” che significa “insieme”. L’amore omosessuale è un amore caratterizzato da un’attrazione dominante ed esclusiva dell’individuo verso ciò che è a lui uguale, non ancora aperta all’unione con il diverso che lo completa dando origine ad una nuova vita. Due esseri diversi e complementari che si uniscono in una nuova vita: la forza dell’amore. Gli atti omosessuali non possono contenere in sé il futuro e il destino del mondo perché l’essere umano è stato progettato maschio e femmina, con organi sessuali anatomicamente e fisiologicamente complementari appositamente fatti per unirsi. Per la loro intima struttura gli organi genitali servono a unire l’individuo maschile con l’individuo femminile e questa unione li rende atti alla generazione di nuove vite, perché è finalizzata all’incontro dello sper-

matozoo con l’ovulo. Secondo leggi inscritte nella natura stessa, l’atto sessuale presenta sempre due significati fra loro connessi: il significato unitivo e quello procreativo. Anche se nella donna esistono naturali periodi d’infecondità, la “disposizione” procreativa resta intatta e presente nella sua natura. Questo rende lecito, e in alcuni casi doveroso per i coniugi, quando le circostanze lo richiedono - salute fisica e psicologica, condizioni socio-economiche ed educative -, l’uso della sessualità senza scopi procreativi. Gli atti omosessuali, invece, non possono, anche volendo, essere aperti alla vita, non possono, anche volendo, contenere in sé l’origine dell’umanità e il suo futuro, ma non possono, anche volendo, contenere in sé l’origine e il futuro della stessa omosessualità. Se una coppia uomo - donna, anatomicamente e fisiologicamente predisposta per un atto sessuale completo, può essere infeconda, ciò è dovuto ad un impedimento (malattia dei coniugi o esaurimento degli ovuli della donna, a causa dell’età avanzata): ostacoli questi che impediscono all’unico tipo di atto sessuale capace di procreare (cioè quello completo di un uomo e di una donna) di raggiungere lo scopo. Nel caso, invece, di due soggetti eterosessuali che compiono atti di tipo omosessuale, la non fecondità non è dovuta ad un impedimento ma ad un atto disordinato, cioè compiuto contro la differenza anatomica e fisiologica dei sessi che sono fatti per unirsi, per completarsi e per procreare. Solo l’atto sessuale completo di un uomo e di una donna può essere “aperto alla vita”, solo esso è l’origine e il fondamento dell’umanità ma anche della stessa omosessualità. Le stesse manipolazioni artificiali, destinate a produrre in laboratorio un nuovo essere umano (clonazione compresa), oltre ad essere gravemente lesive della dignità e dei diritti del nascituro, non possono fare a meno, nel costruirlo, di avere a disposizione l’informazione archetipica e ancestrale della sua essenza: questa essenza incancellabile reca in sé l’impronta originaria dell’unione di un uomo e di una donna. Questo è il fondamento e l’origine di ogni essere umano: l’unione di un uomo e di una donna. Questa è l’essenza propria e ineliminabile di ogni essere umano (l’essenza di qualcosa è ciò che è stabile, costitutivo, caratterizzante ). Può un piccolo essere umano essere privato nel suo processo di crescita fisica, comportamentale e psicologica di ciò che per lui è costitutivo ed essenziale? Dr. Bruto Maria Bruti, medico chirurgo e specialista in psicoterapia. ■

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tanza talmente centrale da necessitare di una tutela molto forte, a ogni costo la coppia omosessuale non crea famiglia: lo impedisce la sua costitutiva sterilità. Certo, una coppia etero può essere sterile o decidere di non procreare, ma resta potenzialmente una coppia “capace” di procreare e quindi di svolgere una funzione sociale fondamentale. I rapporti omosessuali, invece, sono di per sé sterili e dunque non altrettanto importanti per la perpetuazione della comunità e del genere umano. Questo è un dato oggettivo che non ha alcuna attinenza con il valore etico dei comportamenti omosessuali. L’omosessualità è una scelta lecita che non può essere discriminata ma il rapporto di coppia omosessuale non ha rilevanza pubblica per poter attivare il riconoscimento di uno statuto speciale, in modo del tutto analogo a ciò che avviene nel rapporto di amicizia.

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Uscire dal lesbismo Il Dr. Joseph Nicolosi, PhD, intervista la ex-attivista lesbica Larrell Dillihunt

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Nicolosi: Larrell, la ringrazio per la sua disponibilità a discutere pubblicamente della sua vita. Posso ben immaginare che questo non sia semplice per lei. La prego, ci racconti come si è lasciata coinvolgere nel lavoro con le donne provenienti da uno stile di vita lesbico. Larrell: Beh, quando avevo circa 5 o 6 anni, mi ero cimentata in alcune attività sessuali con una bambina della mia età. Da quel momento, ho notato che ero attratta dalle donne. Ho sempre guardato le donne, esaminavo i loro corpi, ma volevo cercare di ignorare quelle sensazioni. Ero cresciuta in una casa cristiana, così sapevo che essere attratta in tal modo da una persona dello stesso sesso non era “giusto”. Poi al liceo mi sono coinvolta in un rapporto con un ragazzo di un anno più grande di me. È iniziato bene, sembrava grandioso, poi è cominciato l’abuso fisico, mentale e sessuale. Sono andata in discesa da quel punto, ho fatto un sacco di cose che ora rimpiango e ora spendo parte del mio tempo condividendo la mia testimonianza con gli altri, nella speranza che non siano vittime delle stesse cose che anche io ho subito e fatto.

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Nicolosi: A quanti anni ha avuto il ragazzo? Larrell: Avevo circa 15 o 16 anni. Non sapevo che cosa fare. Mi faceva paura dire ai miei genitori e amici che faceva pressioni su di me. Ho pensato che mi avrebbero giudicato. Lo amavo, e pensavo che forse si sarebbe fermato dopo un po’di tempo. C’è stato un momento in cui effettivamente lui frequentò dei corsi per cercare di imparare a gestire la rabbia, così ho pensato che sarebbe cambiato. Lui

era il mio unico amico, il mio migliore amico. Dopo che lui mi percosse circa per la 50° volta, finalmente riuscii ad interrompere la relazione. Mi ricordo che ero seduta nella mia stanza e pensavo, ad esempio, “Ora che cosa devo fare?” Ho avuto una reazione di scarsa autostima, perché lui mi diceva che durante la nostra relazione io ero sta-

lo stesso sesso che avevano anche loro, ma io mi sforzavo di cercare di sopprimerle. Pensavo, “Non è giusto ciò che stanno facendo, e non ho davvero voglia di andare a parare proprio lì”. Ma un paio di volte già durante il rapporto con il mio ragazzo, l’idea di avere un trio con un’altra donna era emersa – in realtà lui l’aveva espressa –, poi l’avevo espressa anch’io, avevamo pensato che si sarebbe potuto provare, avremmo potuto farlo una volta o due volte, sarebbe stato giusto, dopotutto non sarebbe stato poi chissà che cosa. Nicolosi: Quindi, a questo punto, lei ha deciso di provare il lesbismo come alternativa a questo rapporto abusivo con il fidanzato. Larrell: Sì, è accaduto così. Avevo già avuto pulsioni sessuali per persone dello stesso sesso, così ho pensato, perché non potevo esprimerle?

to cattiva, che non sarei piaciuta a nessun altro tranne che a lui, che solo lui mi amava. Volevo rifidanzarmi ancora, ma non avevo fiducia nei maschi a causa di quello che lui mi aveva fatto, così ho pensato di provare a relazionarmi con una femmina. C’era una coppia gay nella mia scuola superiore. Sapevo che in me albergavano quelle stesse pulsioni per persone del-

Nicolosi: Allora che cosa è successo? Larrell: Ho incontrato “Cynthia” (non è il suo vero nome), e abbiamo iniziato come amiche. La trovavo interessante, ma non ho mai pensato che il nostro rapporto si sarebbe trasformato in un periodo di cinque anni di relazione lesbica. Pensavo che sarebbe stata la mia amica, dato che stavo attraversando un terribile momento. Essendo stata danneggiata emotivamente dal mio fidanzato, avevo bisogno di qualcuno che mi capisse. Cynthia sembrava prendersi cura di me fin dall’inizio. Nicolosi: Quanti anni avevate quando vi siete incontrate? Larrell: Io circa 20, lei aveva un anno più di me, 21.


Una ex attivista del Gay Pride, Larrell Dillihunt, descrive il distacco dagli uomini e la sua esperienza nei rapporti con lo stesso sesso, così come la convinzione religiosa che ha animato il suo successivo cambiamento.

Nicolosi: Come ha fatto la tua famiglia ad accettare tutto questo? Larrell: Quando mia madre lo seppe ne fu devastata. Ero cresciuta in una casa cristiana, così sapevo che l’omosessualità è sbagliata. I miei genitori ci portavano in chiesa ogni domenica. Nessuno però in chiesa mi ha mai parlato di omosessualità. Questo è anche il motivo per cui sto facendo questo lavoro pastorale oggi, appunto per permettere ad altri di avere l’opportunità di parlare con qualcuno che capisce quello che stanno attraversando. Durante quel rapporto durato cinque anni, mi sentivo in colpa ogni giorno. È stato come portare un peso sul mio cuore, qualco-

sa che sapevo non essere giusto. Nicolosi: Quindi i tuoi genitori si sono opposti alla relazione. Larrell: Mia mamma era devastata e molto ferita e il mio rapporto con lei è andato deteriorandosi. Anche mio padre è stato male come lei. Mi hanno detto che mi amavano, ma che non potevano accettare la mia relazione con una donna. Mi dicevano : “Noi non ci crediamo, che cosa abbiamo fatto di sbagliato? Perché hai preso questa decisione? Conosci Dio, perché fai questo?”, e così ho detto loro: “Ehi, ho intenzione di sposarmi adesso, e ho inten-

sposta costante era “Mamma mi dispiace, io amo Cynthia”. Nicolosi: Questo ha creato un grande conflitto in lei. Larrell: Mi ricordo che dicevo a Cynthia: “Mi sento come se tu fossi un braccio, Dio l’altro braccio ed entrambi stanno tirandomi, ciascuno dalla propria parte. Mi sembrava di essere vicina ad uno strappo, sapevo di dovere scegliere”. Infine Cynthia mi disse, “io ti amo, ma se mi vuoi lasciare e tornare alla tua fede, io ti capirò. Il nostro stile di vita è sbagliato, e io capirò”. Nicolosi: Lei le ha detto “Il nostro stile di vita è sbagliato?” Larrell: Sì. Lei ha detto: “So che è sbagliato”. Nicolosi: Quindi, anche lei ha riteneva che fosse sbagliato? Larrell: Anche lei proveniva da un ambito in fondo cristiano e sapevamo di andare contro la nostra fede. Ma lei mi amava ed era disposta a vivere con me per il resto

zione di andarmene”. Ho potuto vedere mia madre straziata. Ero l’unica figlia; potete immaginare come sapevo bene che lei sognava che mi sposassi un giorno. È stato brutto. Lei mi disse, “Pregherò per te. So che Dio ti libererà da tutto questo. Io credo in Lui quando promette che Dio benedice il suo seme e la sua eredità”. Lei mi diceva continuamente “Vuoi venire con me in chiesa?” Ha cercato di allontanarmi da quello stile di vita, ma la mia ri-

della sua vita. Nicolosi: Lei e Cynthia facevate parte della comunità lesbica? Larrell: Sì, moltissimo. Vorrei dire una cosa su di me: quando amo qualcosa, vado fino in fondo su tutti gli aspetti. Nicolosi: Posso confermarlo. Larrell: In realtà, ero solita indossare qualcosa di arcobaleno ogni giorno. Ave-

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Nicolosi: Durante il periodo di cinque anni della vostra relazione lesbica, è stata una relazione esclusiva? Larrell: Beh, c’è stato un tempo in cui abbiamo fatto un trio con un’altra donna, ma eravamo d’accordo di non farlo di nuovo. Eravamo così innamorate, eravamo inseparabili. Abbiamo trascorso insieme ogni giorno. Lei aveva una figlia, e la bambina è diventata anche mia figlia. Stavamo pensando di andare a vivere insieme e ci eravamo effettivamente messe alla ricerca di una casa. Lei mi propose, e io portai per diversi mesi un anello di fidanzamento. Sapevo che non avremmo potuto sposarci qui in California, ma pensavamo di spostarci in luoghi in cui è legale, avremmo potuto andare a sposarci in un altro Stato. Lei diceva: “Pagherò io per il viaggio. Ho veramente voglia di sposarti”.Lei spingeva sulla questione matrimonio perché mi amava e voleva tenermi per sempre. Io vivevo ancora con i miei genitori in quel momento.

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vo la bandiera arcobaleno nella mia stanza. Sono andata in tutti i club gay e alle feste gay. Mi sono unita alle persone con il mio stesso stile di vita, perché sentivo che tutti al di fuori della comunità gay erano contro di me, arrabbiati con me. Avevamo bisogno tutti di sentirci accettati, per cui ci appoggiavamo a vicenda, a persone che erano come noi. Nicolosi: Certo. Larrell: Andavamo al Gay Pride ogni anno, e anche agli altri grandi “eventi Gay”.

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Nicolosi: Mi parli un pò del mondo gay dal suo punto di vista. Larrell: Beh, in primo luogo, direi che le persone sono gay per molteplici ragioni. Inoltre, vorrei dire che circa la metà dei miei migliori amici nella comunità gay si sentiva in conflitto rispetto al loro stile di vita, proprio come me.

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Nicolosi: Come si entra in una relazione lesbica? Larrell: La maggior parte sono state vittime di abusi sessuali da un maschio, quando erano molto giovani. Si tratta di una paura degli uomini, che conduce al lesbismo la maggior parte delle donne. La seconda influenza più forte, a mio avviso, è la pressione dei coetanei che ti dicono che essere gay oggi è “in”, è di moda, che essere lesbica è “trendy”. Alla scuola superiore si iniziano a sperimentare i “triangoli”, e spesso è il fidanzato che per primo introduce l’idea. L’influenza dei media poi è così forte, i film e i video musicali, gli incontri culturali incoraggiano la sperimentazione omosessuale. La ragazza può pensare che questo “esperimento” non sarà un grosso problema, non sarà gran cosa, ma poi viene catturata dallo stile di vita. Alcuni si sentono gay dalla nascita, anche se questo non è vero. Per me, però, l’attrazione per lo stesso sesso risale a quando ero giovane e poi ho avuto questo problema di autostima. I miei coetanei dicevano che ero troppo alta e magra e così mi sentivo insicura. La loro critica della mia immagine fisica mi ha causato bassa autostima e una scarsa fiducia nella mia immagine corporea, e quindi ero alla ricerca di qualcuno che mi facesse sentire bene in me stessa. Quando ho iniziato con il mio primo fidanzato era perché potevo sentirmi dire da lui tutto quello che avrei voluto sentire dire di me. Lui aveva ricostruito la mia autostima, tranne poi farla precipitare verso il basso. Quando è diventato abusivo, l’ho lasciato e ho iniziato con Cynthia, pensando che le cose sarebbero andate meglio con una donna.

Nicolosi: E che cosa ha scoperto? Larrell: Che “avevo accettato una bugia”, l’idea che una donna mi avrebbe trattata diversamente. Vi è stato anche abuso fisico nel nostro rapporto, a volte, e sapevo che questo accadeva anche con altre giovani lesbiche purtroppo. Nicolosi: Lei ha detto che molte lesbiche vivono un conflitto rispetto al loro stile di vita. Questo era vero anche tra le sue amiche? Larrell: Sì, è vero. Diverse mie amiche erano solite sedersi e dire: “ragazze, dovremo davvero rimanere in un rapporto omosessuale come questo per il resto della nostra vita? Dovremo negare Dio e la sua volontà per il resto la nostra vita?” Il loro atteggiamento era : “Riconosco Dio come creatore, e voglio piacergli”, ma poi, avevano queste emozioni, questi sentimenti. Era

sco qualcuno che ti può aiutare”. Così ha chiamato qualcuno della comunità e subito quel qualcuno mi ha chiamato, in quello stesso giorno, e abbiamo iniziato a parlare della mia vita e di che cosa pensassi di Dio, del peccato, e come Dio ha mandato Suo Figlio nel mondo per redimere i peccati. Entrambi i pastori erano di Passion for Christ Movement. Nicolosi: Che cosa è questa sigla? Larrell: Il Movimento per la Passione di Cristo, “P4CM” opera a Los Angeles. Una donna mi ha illustrato la Bibbia, mi ha spiegato ogni Scrittura che parla del mio stile di vita come peccaminoso. Ha anche portato elementi di prova ragionevoli sul fatto che la Bibbia è affidabile, molte prove, e come Cristo abbia veramente accettato di morire per i miei peccati sulla croce per liberarmi dal mio peccato e concedermi la vita eterna. Dopo un mese o due, ho detto, “Dio, ora sono pronta”, e poi da lì ho iniziato il percorso di discepolato in quella comunità. Nicolosi: È stato così semplice? Larrell: No, la parte difficile è stata quella di imparare a liberarsi dall’influenza delle emozioni che ancora esistevano in modo forte.

una dissociazione mentale. Uno dei miei amici migliori, un giorno mi ha detto: “Forse se leggessi di più la Bibbia, potrei prendere una vera decisione”, quasi come se si potesse trovare nella Bibbia una via d’uscita per rendere migliore il proprio stile di vita. Oggi ho capito che il motivo per cui in molti siamo stati a lungo in un rapporto omosessuale è stato sia perché non conoscevamo la vera posizione del cuore di Dio sull’omosessualità, sia perché non avevamo capito il Suo giudizio di peccato (inteso come assenza di bene). Nicolosi: Come è fuoriuscita da tutto questo? Larrell: Alla fine, ho cominciato a tornare in chiesa. Ho parlato a Dio: “Ho bisogno del tuo aiuto per uscire da questa situazione. Non posso lasciarla, mi sento male per la mia compagna, per sua figlia ...”. Dopo tutto, siamo state un po’una famiglia. Ma Dio ha mandato qualcuno a testimoniarmi qualcosa di reale. Ero da Starbucks, un famoso bar, e un pastore protestante ha iniziato a condividere con me il Vangelo. Gli ho raccontato la mia situazione, il mio background. Lui mi ha detto: “Sai, io cono-

Nicolosi: Come l’hai detto alla tua compagna? Larrell: Le ho solo detto, “ti amo Cynthia,” aggiungendo “ma io non posso vivere una vita in cui ho scelto di disobbedire a Dio, sapendo che il mio stile di vita sta causando la mia separazione da Dio”. Nicolosi: Lei è stata male, ma l’ha lasciata andare, vero? Larrell: Sì, ma non aveva scelta. Nicolosi: Ha parlato ancora con lei da allora? Larrell: L’ho vista in giro per la città e ci siamo dette “ciao” o “arrivederci”, ma per quanto riguarda la conversazione, no. Ci siamo allontanate, il dado è stato tratto, il gioco è finito. Nicolosi: Che cosa è successo alla figlia della sua compagna? Larrell: Sua figlia ha circa 7 anni ora. Ho sentito da un amico comune che va a scuola, che sta andando bene, fa sport, ed è una ragazza apparentemente felice. Nicolosi: Lei pensa che la bambina sarà eterosessuale o lesbica? Larrell: Onestamente penso che sarà una lesbica, perché in un modo o nell’altro ha iniziato a imitare la madre. Sua madre è co-


Nicolosi: Qual era la “lettura” di Cynthia su se stessa, sul fatto di essere così mascolina e di essere lesbica? Larrell: Lei è stata molestata da un uomo quando aveva circa otto o nove anni; diceva che in seguito era cresciuta con un odio per gli uomini, che dopo la sua prima esperienza sessuale si sentiva come se l’uomo l’avesse violentata, così semplicemente non le piacevano gli uomini.

di utilizzare l’idea di essere “nate in quel modo” come in realtà una scusa per aver scelto quello stile di vita, per legarsi ad altre donne e respingere gli uomini. Nicolosi: Come psicologo, vedo le radici del lesbismo come rintracciabili non solo nelle molestie, ma, spesso, per un rifiuto della madre come un oggetto di identificazione. La madre potrebbe essere stata percepita dalla figlia come debole e indifesa. Oppure lei potrebbe essere stata manipolatoria nei confronti della personalità della figlia, così da avere soddisfatto il suo bisogno narcisistico ma avere nel contempo interferito con il bisogno di individuazione della figlia.Per questo tipo di ragazze, il risultato è stato la perdita dell’attaccamento “sano” (del legame) con persone dello stesso sesso. In tali casi, ci sa-

Nicolosi: Lei vedeva qualche collegamento tra il rifiuto degli uomini e il suo modo di agire e di vestirsi trasandato, “Butch”? Larrell: Sì. Capiva che il suo aspetto da “maschiaccio” era il risultato delle molestie e del fatto che lei non poteva aver fiducia nei maschi. Alcune lesbiche “butch” sono state molestate da bambine e si vestono come un uomo così da non risultare attraenti e quindi da evitare l’approccio maschile. Nicolosi: È questo, per lo più, quello che la maggior parte delle sue amiche pensano sulle origini del lesbismo? Che vi è stato un rifiuto degli uomini? Larrell: Alcune delle mie amiche pensano di essere nate in questo modo e di non avere avuto scelta. Altre le accusano

Nicolosi: Da quanto tempo ha rotto con la sua compagna? Larrell: Da poco più di un anno. E sì, a volte, si sa, il pensiero ritorna, e mi domando “Voglio tornare indietro? Sono veramente felice? Devo tornare alla vita di

prima? questo avanti e indietro a volte è difficile, ma non permetto che questi pensieri rimangano con me a lungo. So che Cristo ha fatto di me una nuova creazione in lui. Tutto quello che faccio, quando sento la negatività entrare in me e la mia carne comincia a ribellarsi e vuole tornare indietro, è dire “tieni duro!” e pregare. Il Signore viene in quei momenti e sto bene di nuovo.

Nicolosi: Quindi, lei sapeva che il suo lesbismo era il risultato di un trauma. Larrell: Sì. Nicolosi: Quindi non vi era un discorso del tipo, “Sono nata lesbica”? Larrell: No. Entrambe sapevamo di non essere nate in quel modo. Il suo coinvolgimento nello sport l’ha esposta ad altre lesbiche, il che fece del lesbismo una scelta facile per lei, soprattutto quando si aggiunse a quell’evento iniziale, la sua prima paura degli uomini. Nel mio caso, quando quell’altra ragazza mi aveva molestato all’età di cinque anni, in quell’occasione è iniziata in me l’attrazione per le persone dello stesso sesso che poi si è manifestata più tardi.

mi ha fatto ridimensionare tutto quello che eravamo. È stato come iniziare un rapporto con una nuova persona. Dio è stato in grado di mantenere il suo potere su di me e io sono stata bene.

rà una confusa “ricerca del sé perduto” in un’altra persona dello stesso sesso, erotizzato. E ci sono altri motivi per il lesbismo, come lei ha descritto. Per lei, è stato evidentemente anche un volare lontano da abusi maschili. Lei ha iniziato ad erotizzare le altre ragazze attraverso la molestia sessuale, che è iniziata in giovane età. In seguito, da adolescente, come diceva, la fragile autostima l’ha resa vulnerabile alla ricerca di ciò che appariva come la sicurezza emotiva di un rapporto tra persone dello stesso sesso, dopo che un uomo aveva abusato di lei. Ha mai guardato indietro? Larrell: Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesta come sarebbe stato se fossimo rimaste ancora insieme. Ma ero nello stesso tempo così felice di sapere che la mia vita era ormai diretta verso Dio. Ciò

Nicolosi: Qual è la forma della tentazione, se me lo può dire? Larrell: La mia fisicità chiede ancora baci e abbracci. Voglio ancora­ coccole perché le ho avute per cinque­ anni. Ma poi penso che la Scrittura afferma che il mio corpo appartiene a Cristo, che devo portare ogni pensiero e renderlo obbediente a Cristo, così so quello che devo fare. So che proverò ancora emozioni – ma ciò non significa che devo tornare indietro, – so che non significa che io sono gay. Nicolosi: Lei pensa che potrà innamorarsi di un uomo e sposarsi? Larrell: Sono aperta all’idea del matrimonio e dei figli. Adesso sto solo cercando di conoscere meglio Dio, nel migliore modo possibile. Dio deve essere il mio fondamento, sulla base di questo sto serena e tutto ciò che è nella Sua volontà per la mia vita potrà avere luogo come atto di appartenenza e obbedienza a Lui. Nicolosi: Che cosa diresti agli attivisti gay che respingono la tua esperienza? Larrell: Come si può respingere ciò che si dice della propria vita? Qualcuno prima

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me uno stallone, molto energica. Ha iniziato a voler indossare abiti da maschiaccio e rifiuta cose da ragazze come lo smalto sulle unghie.Sua mamma si presenta come un ragazzo e lei vuole essere come sua madre. Lei era molto maschile. Si vestiva come un ragazzo, agiva come un ragazzo, parlava come un ragazzo. Cynthia aveva cercato di guidare la figlia verso una identificazione più femminile, ma la figlia tende ad imitare la madre, così che i consigli di Cynthia risultano in contraddizione con il suo modo di essere, che è quello che la figlia imita.

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dovrebbe provare a camminare con Dio per essere in grado di capire il motivo per cui voglio fissare tutta la mia vita in Lui. Voglio trascorrere il resto della mia vita onorandolo. Nicolosi: Certo gli attivisti, dall’altro lato, diranno che inganna se stessa, che nega il suo vero orientamento. Larrell: Ho ingannato me stessa quando ho pensato che Dio era d’accordo con il mio stile di vita! Sono felice come non lo sono mai stata. Ora che sono venuta a conoscenza di Dio e sono in pace con

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LIBRI SULL’ ARGO MENTO

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G. V. D. AARDWEG, Omosessualità e speranza, Ares, 1995 G. V. D. AARDWEG, Una strada per il domani. Guida all’autoterapia dell’omosessualità, Città Nuova Editrice, 2004 AA.VV., Omosessualità nella Bibbia, San Paolo Edizioni, 2007 Chiara ATZORI, Il Binario Indifferente Uomo e Donna o GLBTQ? Sugarcoedizioni, 2010 D. BAKER, Oltre il rifiuto, Editrice Uomini Nuovi EUN, 1998

Lui, mi trovo ogni giorno a ringraziarlo per avermi liberata. Nicolosi: Magari, forse, diranno anche il contrario, che non è mai stata veramente lesbica fin dall’inizio. Larrell: Sono stata in un rapporto con una donna che mi ha amato per cinque anni, sono stata emotivamente legata a lei, la nostra relazione è stata sessuale, e mi sono divertita. Ho avuto attrazione per altre donne prima di lei, e in giovanissima età. Che cosa me lo avrebbe fatto fare? Nicolosi: Potrebbe sintetizzarmi un suo ultimo messaggio? Larrell: Sì. Esiste una scelta per l’omosessualità! Anche se avete avuto attrazioni per lo stesso sesso da quando eravate molto giovani come me, avete una scelta nel modo in cui decidete di vivere da adulti. Continuare ad agire sulla base delle sensazioni che ho avuto, o che so-

F. BAMONTE, La vergine Maria e il diavolo negli esorcismi, Paoline, 2010 D. BOLOGNA, La cura pastorale delle persone omosessuali T. CANTELMI - R. BARCHIESI, Amori difficili La crisi della relazione interpersonale e il trionfo dell’ambiguità, San Paolo Edizioni, 2007 T. CANTELMI, Cattolici e Psiche, San Paolo Edizioni, 2008 T. CANTELMI - C. PACE, Il libro nero del satanismo abusi, rituali e crimini, San Paolo Edizioni, 2007 L. CLIVE S, I quattro amori. Affetto, amicizia, eros, carità, Jaka Book, 2001 L. CLIVE S, Le lettere di Berlicche, Oscar classici moderni, Mondadori R. COHEN, Riscoprirsi normali - Comprendere e guarire l’omosessualità, Editrice Uomini Nuovi EUN, 2010 A. COMISKEY, L’identità ferita, San Paolo Edizioni, 2005 A. COMISKEY, Verso un’ identitá sessuale completa, Delta Edizioni, 2006 Centro studi A. DEDÉ, Chi sono io? La sessualità nella mia vita, Sugarcoedizioni, 2007 D. FIELD, Omosessualità, Gruppi Biblici Universitari GBU, 1985 GALLI, Dal corpo alla Persona, San Paolo Edizioni, 2008 Identità di genere? Dalla differenza alla indifferenza sessuale nel diritto D. e M. LINN, Come Guarire le ferite della vita, San Paolo Edizioni, 1998 R. MARCHESINI, Come scegliere il proprio orientamento sessuale (o vivere felici), Fede & Cultura, 2007

no in corso oppure scegliere di rivolgersi a Dio e chiedergli di aiutarmi a prendere un’altra via. Vi è una possibilità di scelta. Posso solo consigliare, “cercate seriamente la Parola di Dio e cercate di scoprire chi siete in Cristo”. Io sono disponibile a lavorare con voi, se avete bisogno di aiuto. Se state leggendo questo articolo e siete curiosi o siete attratti dallo stesso sesso, vi prego di non cedere alle emozioni, solo perché le sentite. Questi sentimenti non provengono da Dio e non sono stati creati da Lui per darveli. Agendo sulla base di tali emozioni si apre la porta a una vita di schiavitù. Non ne vale la pena. Sentitevi liberi di contattarmi se avete domande. Sarò pronta a lavorare con voi. Dio vi benedica tutti! Larrell Dillihunt www.youtube.com/c4cmexhomosexual www.myspace.com/exhomosexual vedi anche: www.P4CM.com. ■

R. MARCHESINI, L’identità di Genere, I Quaderni del Timone, Edizioni Art, 2007 Bruto Maria Bruti, La Nostra Sessualità, Sugarcoedizioni, 2010 Michela, Fuggita da Satana, Piemme, 2007 T. MEZZETTI, Come leone ruggente... L’assedio del male intorno al popolo di Dio J. & L. NICOLOSI, Omosessualità. Una guida per i genitori, Sugarcoedizioni, 2003 J. NICOLOSI, Oltre l’omosessualità, San Paolo Edizioni, 2007 J. NICOLOSI, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Sugarcoedizioni, 2002 J. NICOLOSI, Identità di Genere. Manuale di orientamento, Sugarcoedizioni, 2010 H. J. NOUWEN, L’abbraccio benedicente. Meditazione sul ritorno del figlio prodigo OBIETTIVO CHAIRE, ABC per capire l’omosessualità, San Paolo Edizioni, 2005 L. PALAZZANI, San Paolo Edizioni, Genere: scienze sociali. Collana: Le ragioni del diritto data pubbl. 2008 O. POLI, Mamme che amano troppo, San Paolo Edizioni, 2009 O. POLI, Cuore di papà. Il mondo maschile, San Paolo Edizioni C. RISÉ, Il padre. L’assente inaccettabile, San Paolo Edizioni, 2007 A. RICCARDI, Uomo e Donna sogno di Dio, Paoline C. RISÉ, Essere uomini riscoprire la virilità in un mondo virilizzato, Red Edizioni, 2002 Y. SEMEN, La sessualità secondo Giovanni Paolo II, San Paolo Edizioni, 2005 R. VINERBA, Se questo è amore, Paoline R. VINERBA, Fare i padri essere figli, Paoline


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Tratto da: ABC Per capire l’omosessualità, di Obiettivo Chaire. Edizioni San Paolo.

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Tratto da: ABC Per capire l’omosessualità, di Obiettivo Chaire. Edizioni San Paolo.

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ZI09012403 - 24/01/2009 Permalink: http://www.zenit.org/article-16940?l=italian

Bibbia e om di don Pietro Cantoni

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Docente stabile di Teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore.

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oma, sabato, 24 gennaio (ZENIT.org).- La Bibbia continua ad essere il più grande best-seller di tutti i tempi. Non c’è libro che possa vantare un lontanamente paragonabile numero di traduzioni, edizioni, lettori ed estimatori. Ciò comporta l’inevitabile rischio di risultare particolarmente appetibile agli occhi di chi vuole conferire una superiore e incontestabile autorità alle sue umane teorie. Soprattutto quando gli argomenti di ragione fanno difetto. Alcuni si sono così sforzati di dimostrare che “la Bibbia sostiene la reincarnazione” [1] e oggi ci troviamo davanti ad una crescente ondata opinionistica che tende a diffondere l’idea di una Bibbia non ostile alla pratica omosessuale. Accreditare una visione simpatetica del mondo biblico nei confronti della pratica omosessuale è impresa di gran lunga più difficile che a proposito della reincarnazione, dello spiritismo o di altre dottrine che “galleggiano” nel mare magnum del relativismo contemporaneo.

Il dato storico della Bibbia Uno studio attento e storicamente fondato dei libri che compongono la “Bibbia”, tenendo conto di tutte le stratificazioni dei loro testi e dei contesti che sono i loro propri, spesso lontani gli uni dagli altri sia cronologicamente che culturalmente, converge in un risultato sorprendente: a differenza del mondo greco-romano in cui condanna e accettazione, rifiuto e simpatia convivono in modo sconcertante, il mondo biblico è unanime nel rifiutare la pratica omosessuale in tutte le sue forme e declinazioni [2]. L’amicizia tra Davide e Gionata non si presta ad una interpretazione di

stampo omosessuale. I testi non offrono il benché minimo appiglio (cfr. 1 Sam 18,1-5; 20,30-31; 20,4021,1). L’episodio di Sodoma e Gomorra (cfr. Gn 19,1-29) attesta certamente che il fulcro della condanna è costituito dalla violazione della legge sacra dell’ospitalità, ma è anche contestualmente chiaro che la condanna dell’omosessualità vi è strettamente ed indissolubilmente connessa: i sodomiti violano la legge dell’ospitalità proprio perché vogliono compiere nei confronti degli ospiti degli atti malvagi. Il passaggio al Nuovo Testamento non implica nessuna attenuazione, anzi. La descrizione che san Paolo fa dei vizi della società romana comprende senza tentennamenti la pratica omosessuale che è coinvolta integralmente nella condanna: « Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento » (Rm 1,26-27). Sul punto il quadro è coerente ed unitario.


osessualità

Se dunque troviamo la condanna di una pratica come immorale, la dobbiamo valutare accanto all’accettazione di altre pratiche assai discutibili come assolutamente morali. Uno studio storico-critico della Bibbia può si offrirci dei risultati sicuri, ma solo in ordine alla pratica storica degli uomini della Bibbia, da cui però allora non siamo più autorizzati a ricavare nessun modello normativo. Se l’esegesi non si fa più ampia e profonda, cioè teologica, questa condanna rischia di rimanere una affermazione che riguarda il passato e quindi passibile di una lettura relativistica: “così certamente pensavano una volta gli uomini della Bibbia”…

Necessità di una esegesi teologica Uno studio che voglia programmaticamente limitarsi all’aspetto storico ci mette in possesso di comportamenti fattuali che appartengono al passato, ma per cui non è affatto chiaro il loro rapporto con il presente e quindi il loro valore “assoluto”. Benedetto XVI è intervenuto al recente sinodo dei vescovi su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” richiamando il valore imprescindibile di una esegesi teologico - spirituale che sappia integrare

l’esegesi storico-critica: « Il Concilio dice, seguendo una regola fondamentale di ogni interpretazione di un testo letterario, che la Scrittura è da interpretare nello stesso spirito nel quale è stata scritta ed indica di conseguenza tre elementi metodologici fondamentali al fine di tener conto della dimensione divina, pneumatologica della Bibbia: si deve cioè 1) interpretare il testo tenendo presente l’unità di tutta la Scrittura […]; 2) si deve poi tener presente la viva tradizione di tutta la Chiesa, e finalmente 3) bisogna osservare l’analogia della fede. Solo dove i due livelli metodologici, quello storico-critico e quello teologico, sono osservati, si può parlare di una esegesi teologica – di una esegesi adeguata a questo Libro. Mentre circa il primo livello l’attuale esegesi accademica lavora ad un altissimo livello e ci dona realmente aiuto, la stessa cosa non si può dire circa l’altro livello. Spesso questo secondo livello, il livello costituito dai tre elementi teologici indicati dalla Dei Verbum, appare quasi assente. E questo ha conseguenze piuttosto gravi. La prima conseguenza dell’assenza di questo secondo livello metodologico è che la Bibbia diventa un libro solo del passato » (Intervento alla XIV congregazione generale, 14 ottobre 2008). Se la Bibbia – come libro unico e divino – è nato nella Chiesa e non si sarebbe formato senza di essa, non può neppure essere correttamente interpretato senza – a maggior ragione mai contro – il suo autorevole insegnamento. Questo insegnamento non si giustappone al testo biblico e non è, né può mai essere a lui superiore, ma

ne fa emergere le virtualità nascoste. Tale è sempre infatti una vera ed autentica ermeneutica. Sensus – diceva il giurista romano Ulpiano – non est afferendus ma efferendus. L’interpretazione non addossa al testo un senso a lui estraneo, ma lo ricava dal testo facendolo emergere come il suo proprio. L’interprete non è superiore al testo che interpreta, ma lo serve. La Chiesa quindi non è superiore alla Bibbia: è però importante aggiungere che essa si ritiene superiore a tutti gli interpreti umani della Bibbia. La sua interpretazione è quindi autorevole, “autentica”. Il dato biblico così come emerge dal lavoro dell’esegeta che utilizza con correttezza e sforzo di obiettività il me-

todo storico-critico non è quindi mai di suo sufficiente, ma necessita di integrazione in un contesto teologico più vasto. La razionalità storico-critica deve essere allargata in senso teologico. Ciò non costituisce affatto una forzatura: la Bibbia deve essere interpretata in quello stesso Spirito in cui è stata scritta. Per tornare al nostro argomento, possiamo allora dire che alla luce delle parole “definitive” di Gesù: « da principio non fu così » (Mt 19,8), dobbiamo, guidati dalla Tradizione vivente della Chiesa (e quindi anche dal suo vivo Magistero), rileggere il processo storico per cui nella Bibbia si passa da una antica accettazione della poligamia al suo progressivo abbandono, come espressio-

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Emerge però una facile obiezione. La Bibbia ci dà la testimonianza di pratiche che erano accettate dagli uomini della Bibbia, e non da personaggi marginali, ma da coloro che sono presentati come i modelli, che noi cristiani (e anche ebrei) di oggi consideriamo unanimemente come riprovevoli. Abramo e Giacobbe, due dei patriarchi del popolo di Israele, quindi antenati e modelli di vita, praticano senza scrupoli la poligamia. La cosa per loro va da sé. Anzi, Abramo e sua moglie Sara non trovano niente di riprovevole ad ammettere la relazione sessuale con una serva, Agar, al fine di ottenere un figlio (cfr. Gn 16,2).

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to dall’inizio alla fine, senza soluzione di continuità. E questo sia nel dato biblico sondato con gli strumenti della storia, che nello stesso dato riletto alla luce della Tradizione vivente della Chiesa:

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ne della condiscendenza di Dio che va a raggiungere l’uomo là dove lo ha portato il peccato (“la durezza del vostro cuore” Mt 19,8) – Adamo «Dove sei?» (Gn 3,9) – per condurlo progressivamente ad accogliere in pienezza il progetto di Dio, quel progetto che era presente nel “principio” della creazione e Gesù vuole restaurare nella sua integralità. L’insegnamento di Gesù viene dunque ad incontrare e a compiere un processo già in atto nel mondo biblico. Già infatti con il postesilio la poligamia era scomparsa in Israele e si era andato progressivamente affermando il principio dell’unione matrimoniale come relazione personale e quindi unica.

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Se in san Paolo troviamo l’affermazione del celibato come di una via migliore (cfr. 1 Cor 7,25-40), questo non lo dobbiamo banalmente attribuire ad un presunto “errore” dell’Apostolo riguardo all’imminente fine del mondo, ma al fatto che Paolo riconosce una gerarchia di valori in cui il non sposarsi per il regno dei cieli è meglio rispetto al matrimonio, il quale – peraltro – configura un mistero grande (« Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! » Ef 5,32) ed è quindi incontestabilmente buono e santo. Né vale dire che l’affermazione della santità del matrimonio emerge soprattutto (ma non solo!) nella lettera agli Efesini, la cui autenticità paolina è da alcuni contestata. È fuori dubbio infatti che il contenuto della lettera agli Efesini è incontestabilmente paolino e – soprattutto – biblico. A qualcuno però è venuta la tentazione di trasferire questo schema “non sposarsi è

meglio”, anche alla nostra questione: certamente la relazione matrimoniale è quella che meglio assicura la relazionalità sessuale umana, ma chi ci dice – soprattutto constatando l’incertezza dei valori morali che il mondo della Bibbia ci trasmette – che anche una relazionalità tra uomo e uomo, tra donna e donna, non possa esprimere, anche se in grado inferiore, dei valori autentici? In realtà una lettura storicoteologica, guidata dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa, non autorizza affatto un’operazione del genere. Il matrimonio tra uomo e donna non è solo “meglio” della relazione omosessuale, ma è l’unico esercizio della sessualità umana conforme al progetto che ha presieduto alla creazione dell’uomo. Mentre infatti la poligamia e il ripudio fanno parte di un processo che culmina nella parole di Gesù: “da principio non fu così”, l’omosessualità è parte integrante della storia del pecca-

«Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 8]. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357).

La discriminazione e l’omofobia In questo modo però non si attua una odiosa discriminazione e non si indulge ad una pericolosa e crudele omofobia? Ci troviamo qui davanti ad autentiche “parole talismano”, parole cioè portatrici di una strutturale ambiguità che – se non sciolta per tempo – porta a conclusioni contraddittorie e liberticide. Che cosa vuol dire “discriminazione”? Se per discriminazione sessuale si intende il discernimento morale in tema


Se però per discriminazione si intende l’uso del di-

sprezzo, dell’ironia e dell’irrisione nei confronti delle persone che hanno un determinato orientamento sessuale, allora essa è da combattere. Anche se certi atteggiamenti appartengo ad un remoto o anche recente passato ecclesiale essi vanno coraggiosamente abbandonati. Se non altro perché esistono molte persone che hanno un orientamento omosessuale senza loro colpa e che lo vivono nel dolore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica nella sua edizione tipica latina ha corretto la precedente versione sul punto in cui si parlava di tendenze innate. L’espressione poteva far pensare ad un fantomatico fattore genetico dell’omosessualità. Si è perciò preferito usare il termine “tendenze omosessuali profondamente radicate” (n. 2358) [4]. Queste persone vivono molto spesso questa situazione – peraltro modificabile – con fatica e dolore. Certamente non li si aiuta con il disprezzo o la derisione. Il cristiano poi sa che l’odio per il peccato deve convivere con l’amore per il peccatore. Il suo giudizio non è mai giudizio ultimativo sulle persone, ma solo sui loro atti. Distinzione non facile: non si incontrano per strada “peccati” perché non sono sostanze, ma sempre e solo peccatori, i quali a volte vivono i loro peccati con una tale radicata ed anche aggressiva convinzione da costruire con essi una unità almeno apparentemente inestricabile. Situazioni reali che rendono la distinzione difficile ma pur sempre vera. La via dell’amore, l’unica via praticabile dal cristiano, comporta questo passaggio difficile. Difficile come sono difficili le cose belle. Perché la vita nell’amore è bella, è bella di quella bellezza che contempliamo sorgivamente in Cristo e che siamo chiamati ad accogliere ed manifestare anche nelle nostre storie umane.

Conclusione Tutti gli atti che hanno per soggetto la persona umana, quando sono atti che procedono dalla sua volontà (atti umani quindi e non solo atti dell’uomo) sono essenzialmente linguaggio. L’omosessualità imita, senza poterci riuscire pienamente, la naturale relazione sessuale tra uomo e donna. Non è né può essere aperta alla vita; se è – come è sempre – linguaggio, è linguaggio irrimediabilmente falso, non può mai declinare la verità dell’uomo. Se anche nasce da un sincero desiderio di relazionalità affettiva, è strutturalmente incapace di esprimerla. Quando il cristiano testimonia la verità biblica sull’omosessualità, compie dunque un atto di amore verso l’uomo: «[…] conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Testimonianza che oggi – in clima di crescente “dittatura del relativismo” – si fa sempre più espressione di vero anticonformismo e di autentico coraggio. ■ [1] Mi permetto qui di rimandare al mio: Cristianesimo e reincarnazione, Elledici, Leumann (TO) 1997. [2] Cfr. soprattutto: Robert A. J. Gagnon, The Bible and Homosexual Practice: Texts and Hermeneutics, Abingdon Press, Nashville - TN 2002. Ma si veda anche: Innocent Himbaza Adrien Schenker - Jean-Baptiste Edart, L’omosessualità nella Bibbia, San Paolo. [3] «Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie» (Card. Joseph Ratzinger, Missa pro eligendo Romano Pontifice, 18 aprile 2005). [4] Su punto e sul suo significato, cfr. Gianfranco Ghirlanda, S.J., Gli omosessuali e l’ammissione alsacerdozio. Aspetti canonici, in La Civiltà Cattolica, quaderno 3761 (2007), pp. 437-438.

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di sessualità, la condanna della discriminazione sessuale è solo un capitolo, e non dei più secondari, del processo che conduce alla “dittatura del relativismo” denunciata a suo tempo dall’allora card. Joseph Ratzinger [3]. Un passaggio che non solo contraddice la dottrina cattolica e la libertà religiosa, ma che è anche intrinsecamente contraddittorio: ogni discriminazione è da condannare, tranne quella che discrimina tra coloro che condividono valori morali certi e irrinunciabili e i relativisti…

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Foto: Gennari-Siciliani/SIR

COSA DICONO I DOCUMENTI DEL MAGISTERO

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sulla tendenza, gli atti e le unioni omosessuali

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La cura pastorale delle persone omosessuali (Homosexualitatis problema). Lettera. 1 ottobre 1986 Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali. 24 luglio 1992 Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali 3 giugno 2003 Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla Collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel Mondo, 31 maggio 2004 Pontificio Consiglio per la Famiglia1 Lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa circa la risoluzione del Parlamento Europeo in merito alle coppie omosessuali, 25 marzo 1994 Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia. 8 dicembre 1995, nn. 104.125 Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 marzo 2000 che equipara famiglia e unioni di fatto comprese quelle omosessuali, 17 marzo 2000 Famiglia, matrimonio e “unioni di fatto” 26 luglio 2000, n° 23 Congregazione per l’Educazione Cattolica Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale. 1 novembre 1983, nn. 101-103 Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, 4 novembre 2005

Interventi di Giovanni Paolo II Angelus del 20 febbraio 1994 Angelus del 19 giugno 1994 Angelus del 9 luglio 2000 Interventi di Benedetto XVI Discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2008 Catechismo della Chiesa Cattolica2 2357 - 2359. 2396

DEFINIZIONE Definizione. “L’omosessualità designa la relazione tra uomini e donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso” (CCC 2357). Non solo sesso. “La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficol-

tà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un eterosessuale o un omosessuale e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna” (Cura 16). Distinguere. Tenere “conto della distinzione comunemente operata fra condizione o tendenza omosessuale e atti omosessuali” (Cura 3). “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova” (CCC 2358). Libertà fondamentale. “In un caso determinato possono essere esistite nel passato o possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla. Deve essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale deve essere riconosciuto quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità” (Cura 11; cfr. Sessualità 104). Espressione di un disordine. “La particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere considerata come oggettivamente disordinata” (Cura 3).

QUALE ATTEGGIAMENTO ADOTTARE? Accogliere e sostenere la persona. “Nell’azione pastorale questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale. La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza” (Persona 8). Condannare ogni mancanza di rispetto. “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa la convivenza civile. La dignità propria di ogni persona deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni” (Cura 10; cfr. anche Sessualità 104). Rispetto non significa approvazione. “La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in alcun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali... Tutti i fedeli sono tenuti a opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali... i politici cattolici lo sono in particolare... Il parlamentare cattolico ha il dovere di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge... deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione: si tratta di un doveroso atto di testimonianza della verità” (Riconoscimento 10-11).

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Congregazione per la Dottrina della Fede Alcune questioni di etica sessuale (Persona humana). Dichiarazione. 29 dicembre 1975, n° 8

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QUALI I PUNTI DI VIGILANZA? Attenzione all’idea di fondo. “Alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente libera” (Cura 11). L’ideologia di genere. “Non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia di gender. L’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì della cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali... In questo modo, ogni azione sessuale sarebbe giustificabile, inclusa l’omosessualità, e spetterebbe alla società cambiare per fare posto, oltre a quello maschile e femminile, ad altri generi nella configurazione della vita sociale” (Famiglia 8; cfr. Collaborazione 2).

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Una falsa concezione di natura. “Non di rado l’insistenza della Chiesa sull’etica del matrimonio e della famiglia viene equivocata, come se la comunità cristiana volesse imporre a tutta la società una prospettiva di fede valida solo per i credenti... In realtà il matrimonio, quale unione stabile di un uomo e una donna che si impegnano al dono reciproco di sé e si aprono alla generazione della vita, non è soltanto un valore cristiano, ma un valore originario della creazione. Smarrire tale verità non è un problema per i soli credenti, ma un pericolo per l’intera umanità. Oggi purtroppo serpeggia un relativismo, che spinge a dubitare dell’esistenza stessa di una verità oggettiva. Riecheggia la ben nota domanda posta da Pilato a Gesù: “che cosa è la verità?” (Gv 18,38). A partire da tale scetticismo, si giunge a una falsa concezione della libertà, che pretende di sottrarsi ad ogni limite etico e di riformulare a proprio arbitrio i dati più evidenti della natura” (Angelus 19.6.1994).

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La tattica della discriminazione. “Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione”(Cura 9). “Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa dell’omosessualità” (Risposte 13).

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La strumentalizzazione della Bibbia. “Tra le cause che hanno portato confusione nei confronti dell’insegnamento della Chiesa, va segnalata una nuova esegesi della Sacra Scrittura3, secondo cui la Bibbia o non avrebbe niente da dire sul problema dell’omosessualità, o addirittura ne darebbe in qualche modo una tacita approvazione, oppure offrirebbe prescrizioni morali così culturalmente e storicamente condizionate che non potrebbero più essere applicate alla vita contemporanea. Tali opinioni, gravemente erronee e fuorvianti, richiedono speciale vigilanza”(Cura 4). I gruppi di pressione. “Oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale,

come se non fosse disordinata e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa” (Cura 8). “Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e di diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cristianesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale” (Cura 9). “Alcuni gruppi usano qualificare come cattoliche le loro organizzazioni o le persone a cui intendono rivolgersi, ma in realtà essi non difendono e non promuovono l’insegnamento del Magistero, anzi talvolta lo attaccano apertamente” (Cura 14). Programmi e pubblicazioni. “Questa Congregazione desidera chiedere ai Vescovi di essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così. Un attento studio delle dichiarazioni pubbliche in essi contenute e delle attività che promuovono rivela una calcolata ambiguità, attraverso cui cercano di fuorviare i pastori e i fedeli” (Cura 14). Interventi nelle scuole. “Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente... Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla pratica della programmazione di celebrazioni religiose e all’uso di edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi, compresa la possibilità di disporre delle scuole e degli istituti cattolici di studi superiori” (Cura 17).

QUALE APPROCCIO PASTORALE? La passione per la Verità “Una delle dimensioni essenziali di una autentica cura pastorale è l’identificazione delle cause che hanno portato alla confusione nei confronti dell’insegnamento della Chiesa” (Cura 4). “Dai ministri si richiede studio attento, impegno concreto e riflessione onesta, teologicamente equilibrata” (Cura 2). I ministri della Chiesa devono fare in modo che le persone omosessuali affi-


dominio di sé; promovendo un autentico sforzo morale verso la conversione all’amore di Dio e del prossimo; suggerendo, se necessaria, l’assistenza medico-psicologica da parte di persona attenta e rispettosa dell’insegnamento della Chiesa” (Orientamenti 103).

“Sarà compito della famiglia e dell’educatore cercare innanzitutto di individuare i fattori che spingono verso l’omosessualità: vedere se si tratti di fattori fisiologici o psicologici, se essa sia il risultato di una falsa educazione o della mancanza di una evoluzione sessuale normale, se provenga da abitudine contratta o da cattivi esempi o da altri fattori... Più in particolare, nel ricercare le cause di questo disordine, la famiglia e l’educatore dovranno tenere conto degli elementi di giudizio proposti dal Magistero e si serviranno del contributo che varie discipline possono offrire. Si dovranno, infatti, valutare elementi di ordine diverso: mancanza di affetto, immaturità, impulsi ossessivi, seduzioni, isolamento sociale, depravazione dei costumi, licenziosità di spettacoli e pubblicazioni. Tuttavia, in profondità, soggiace l’innata debolezza dell’uomo, conseguenza del peccato originale; essa può sfociare nella perdita del senso di Dio e dell’uomo ed avere ripercussioni nella sfera della sessualità (Orientamenti 102) “I Vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, sempre mantenendosi in piena fedeltà alla dottrina della Chiesa” (Cura 17).

sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore... Come la croce è il centro della manifestazione dell’amore redentivo di Dio per noi in Gesù così la conformità all’autorinnegamento di uomini e donne omosessuali con il sacrificio del Signore costituirà per loro una fonte di autodonazione” (Cura 12). “Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere nella castità” (Cura 12). La forza della Vita “Un programma pastorale autentico aiuterà le persone omosessuali a tutti i livelli della loro vita spirituale, mediante i sacramenti e in particolare la frequente e sincera confessione sacramentale, mediante la preghiera, la testimonianza, il consiglio e l’aiuto individuale” (Cura 15). 1- Meritano di essere prese in considerazione anche alcune voci del Lexicon curato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia edito nel 2004. Segnaliamo le seguenti voci: “Identità e differenza sessuale” di A. Scola; “Ideologia di genere: pericoli e portata” di O. A. Revoredo; “Omosessualità e omofobia” di T. Anatrella.

“Sarà conveniente promuovere appropriati programmi di catechesi, fondati sulla verità riguardante la sessualità umana, nella sua relazione con la vita della famiglia... Tali programmi forniscono infatti un ottimo contesto, all’interno del quale può essere trattata la questione dell’omosessualità. Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui si trovano persone omosessuali, nell’affrontare un problema che le tocca così profondamente” (Cura 17).

2- Si tenga presente che l’edizione tipica del CCC venne promulgata nel 1997 (l’edizione del 1992 fu “ad experimentum” per cinque anni) con la lettera apostolica di Giovanni Paolo II Laetamur magnopere (15 agosto 1997). Rispetto all’edizione francese del 1992 (e a tutte quelle che ne sono derivate nelle altre lingue), l’edizione tipica contiene un centinaio di modifiche a livello di contenuti, tra le quali anche alcune modifiche concernenti il nostro tema.

L’indicazione della Via “Cercate e comprese le cause, la famiglia e l’educatore offriranno un aiuto efficace nel processo di crescita integrale: accogliendo con comprensione; creando un clima di fiducia; incoraggiando la liberazione dell’individuo e il suo progresso nel

3- Si fa qui riferimento anche al testo del gesuita americano John McNeill, The Church and the Homosexual, 1976 tradotto da Mondadori nel 1979, dichiarato non conforme all’insegnamento morale della Chiesa. La lettura di McNeill, respinta dagli stessi esegeti e biblisti, purtroppo ha fatto e continua a far scuola. ■

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date alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte all’insegnamento della Chiesa... Essa si preoccupa sinceramente anche dei molti che non si sentono rappresentati dai movimenti pro-omosessuali, e di quelli che potrebbero essere tentati di credere alla loro ingannevole propaganda” (Cura 8-9).

“Queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano

Foto: Gennari-Siciliani/SIR

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“Molti casi, specialmente quando la pratica di atti omosessuali non si è strutturata, possono giovarsi positivamente di un’appropriata terapia... genitori, da parte loro, quando avvertissero nei figli, in età infantile o adolescenziale, l’apparire di tale tendenza o dei relativi comportamenti, si facciano aiutare da persone esperte e qualificate per portare tutto l’aiuto possibile” (Sessualità 104).

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na minoranza ignorata Mentre gli atti di violenza contro gli omosessuali gay sono oggi denunciati con regolarità nella comunicazione pubblica, oltre ad essere perseguitati a livello penale, e mentre tutta la societa’ si presta ad offrire protezione se non a sostenere la causa delle associazioni gay, l’opinione pubblica in genere non sa neanche dell’esistenza degli omosessuali ego-distonici. Non compaiono in nessun talk-show, non si fanno proposte di legge a loro difesa, non si offrono servizi sanitari, non si riconoscono i loro diritti. Eppure sono tanti, ma hanno un “difetto”: vivono il proprio impulso e orientamento sessuale con disagio.

Cedimento deontologico nell’Ordine degli psicologi lombardo In data 12 maggio 2010, la VIOLENZA INVISIBILE CONTRO LE PERSONE OMOSESSUALI EGO-DISTONICHE ha raggiunto un nuovo culmine: l’Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia non solo nega internamente un confronto scientifico basato su dati e fatti con i rappresentanti della Terapia Riparativa, ma in una sua delibera diffida addirittura i suoi membri dal prestare aiuto in quel senso alle persone in difficoltà. SEMBRA CHE L’ORDINE DEGLI PSICOLOGI ABBIA FATTO PROPRIE LE POSIZIONI DELL’ATTIVISMO GAY PIù ESTREMO.

Una minoranza denigrata e discriminata La cultura dominante ignorando gli omosessuali ego-distonici non riconosce la loro sofferenza e liquida la questione con risposte come: “l’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano”, come se l’assenza di malattia significasse salute o benessere, disinteressandosi in questo modo degli effetti che tali comportamenti generano nella psiche di queste particolari persone. La società li tratta come se il loro disagio fosse esclusivamen-

La violenza invisibile contro le persone omosessuali ego-distonici

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te dovuto a fattori esterni o alla cosiddetta “omofobia interiorizzata”. Sappiamo dalla nostra esperienza che, quando un giovane si rivolge a un servizio sociale, la risposta che gli viene data è quella di vivere in modo sereno la sua tendenza sessuale, ossia di fare proprio quello che lo abbatte.

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La violenza travestita da atto umanitario Nei media e nelle accademie radical rimbomba una frase quando si parla della cosiddetta “TERAPIA RIPARATIVA” (www. narth.com): “vogliono curare i gay!”, inducendo così a credere che vi sia qualcuno che voglia costringere i gay a cambiare orientamento sessuale con la forza o manipolandoli. In realtà, il presunto mostro intenzionato a fare ciò, non esiste, al di là del fatto che nessuna psicoterapia di questo tipo è possibile contro la volontà della persona. CON LA PRETESA DI PROTEGGERE GLI OMOSESSUALI SI NEGA LORO IL DIRITTO ALLA LIBERA SCELTA TERAPEUTICA. Il presunto “atto umanitario” delle élite radical diventa la la materia prima di cui è fatta la violenza contro gli omosessuali ego-distonici, perché questi non condividono l’ideologia libertina della nuova borghesia culturale.

Immagine tratta da una campagna anti omofobia dell’attivismo gay: colpisce per il suo meccanismo manipolatorio e diffamatorio e per l’assonanza all’immaginario dei movimenti totalitari del ’900.

Maccartismo anti-omofobia Sostiene il dott. Grimoldi, attuale presidente dell’Ordine degli psicologi in Lombardia: «È il concetto stesso di riparazione ad essere sbagliato. Si ripara un’auto quando questa è guasta. Negli omosessuali non c’è niente di guasto», facendo riferimento alla denominazione scientifica di “Terapia riparativa”. In realtà a partire dagli anni ’20 del ’900, il concetto di “riparativo” è assai diffuso nel linguaggio psicologico e si riferisce al danno causato da traumi affettivi subiti nella prima infanzia. Non è affatto legato all’idea di “riparare” gli omosessuali. Questo il presidente di un Ordine degli psicologi dovrebbe certamente saperlo. L’omosessualità è una condizione complessa e variegata L’omosessualità è d’altra parte una condizione estremamente complessa e variegata e NON PUò ESISTERE UNA SOLUZIONE UNICA VALIDA PER TUTTI. Molte delle persone che la praticano stanno bene, altre, che fanno altrettanto, stanno meno bene; vi sono alcuni, inoltre, che escono dall’omosessualità. La maggior parte lo fa in modo spontaneo, altri nell’ambito di un processo spirituale, altri ancora con un aiuto psicologico. NON PRENDERNE ATTO O VOLERLO IMPEDIRE SIGNIFICA RIBALTARE IL PRINCIPIO DELLA TOLLERANZA NEL SUO ESATTO OPPOSTO.

AGAPO Associazione genitori e amici di persone omosessuali (www.agapo.net-info@agapo.net)


La pagina della satira

Terapia senza esito predeterminato – secondo la cultura dominante

Paziente ego-distonico (maschile): mi sento a disagio per i miei sentimenti omosessuali. Vorrei superare questi sentimenti. Psicologo: possiamo esplorare le cause che ti hanno portato a non accettare i tuoi sentimenti omosessuali, ma non possiamo esplorare le cause dei tuoi sentimenti omosessuali. Paziente ego-distonico: credo non sia quello di cui ho bisogno. Psicologo: noi sappiamo meglio di cosa hai bisogno, devono valere soltanto criteri scientifici. L’omosessualità è una variante naturale della sessualità umana, sulla cui origine oggi nemmeno Freud potrebbe indagare. Comunque, non ti preoccupare, ti promettiamo una terapia senza esito predeterminato. Paziente ego-distonico: se è una terapia veramente aperta, allora va bene. Psicologo: la vera e unica causa del tuo disagio è la non accettazione della tua tendenza omosessuale. Perché non ti accetti? Perché ti senti sbagliato? Paziente ego-distonico: io non mi sento affatto una persona sbagliata, anzi: ci sono alcuni miei sentimenti in contrasto con la mia persona che mi portano ad avere relazioni che mi fanno vivere male. L’“amore” con uno come me non funziona, e alla fine non riesco ad avere neanche amicizie vere con gli altri uomini, nemmeno una! A volte mi sento di voler farla finita. Psicologo: l’omosessualità non c’entra. La scienza dice che l’omosessualità è un comportamento naturale dell’uomo. Soffri soltanto di un pregiudizio e hai semplicemente paura del giudizio degli altri. Paziente ego-distonico: non so se è solo quello. Più che paura di un giudizio morale avevo il terrore di essere per il resto della mia vita catalogato e etichettato in base a sentimenti legati al sesso che sono solo un elemento della mia persona, certamente non la sua essenza. Il problema vero è che non mi sento alla pari degli altri e che non ho veri amici. Anzi, non ho mai avuto amici veri, neanche da piccolo. Già all’età delle elementari e delle medie ho sofferto di questo. Psicologo: ma hai avuto delle amiche. Paziente ego-distonico: esatto. Psicologo: è normale. Non c’è problema. La grande maggioranza degli omosessuali in età giovane non ha avuto amici dello

stesso sesso, sempre del sesso opposto. Il problema è che hai sofferto inutilmente, ti dovevano bastare le amiche. Paziente ego-distonico: vorrei approfondire questa parte della mia storia. Psicologo: abbiamo stabilito che non si può indagare sull’origine di specifici sentimenti, soltanto sui motivi della non accettazione di questi sentimenti. Paziente ego-distonico: ma da bambino quando stavo con le femmine, in fondo desideravo l’amicizia dei compagni. Psicologo: quasi tutti gli omosessuali durante l’infanzia e l’adolescenza hanno avuto più amiche che amici. E siccome l’omosessualità è normale e sana, anche il fatto che quasi tutti hanno in età presessuale avuto amiche anziché amici, non può quindi che essere normale e sana. Si può indagare sul perché hai sofferto di non aver avuto amici, ma non sui motivi per cui hai avuto amiche anziché amici. Paziente ego-distonico: questo è logico. Psicologo: l’unico problema è la tua omonegatività interiorizzata e il minority stress, visto che la scienza nel 1973 ha stabilito che l’omosessualità è un naturale comportamento umano. Paziente ego-distonico: sto male lo stesso. Ogni volta che ho un’amicizia con una persona dello stesso sesso, a un certo punto e in qualche modo assumo atteggiamenti erotici nei suoi confronti. Una volta fatto questo, tutto finisce, resto solo e poi ricomincio a star male. Psicologo: provaci ancora. Ti aiutiamo noi. La tua vera natura è quella. Paziente ego-distonico: ma io personalmente, a quegli amori con uno come me non riesco a dare un senso. Non mi vedo complementare all’altra persona, quando è del mio stesso sesso. Mi sento ributtato su me stesso. Credo di aver bisogno di una persona strutturalmente diversa da me per una relazione d’amore. Psicologo: Una relazione d’amore tra due uguali è uguale a una relazione tra due diversi. In termini scientifici: M + M = M + F, perché la diversità tra uomo e donna è soltanto una costruzione sociale e pertanto irrilevante rispetto alla qualità di una relazione. La differenza sessuale è soltanto una “struttura simbolica”. Devi imparare questo. Paziente ego-distonico: Mi sforzerò molto, ma temo di non riuscire a sentirlo così nel mio profondo. Psicologo: se allora cerchi così fortemente la diversità e la complementarietà rispetto al partner, ti possiamo offrire il cambiamento di genere, il passaggio da uomo a donna, con mezzi chimici o anche chirurgici. Paziente ego-distonico: ma io sono un uomo! Psicologo: va bene, tu sei sempre libero di decidere. O decostruisci i tuoi valori, la tua personalità, o decostruisci il tuo corpo. La scelta è tua. Noi, come vedi, abbiamo mantenuto la promessa: una terapia senza esito predeterminato! ■

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n ripetute occasioni durante il 2010, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, per voce del suo presidente e di alcuni altri membri del suo direttivo, ha preso posizione contro la “terapia riparativa” e contro i colleghi psicologi disponibili a rispondere positivamente alla richiesta degli omosessuali ego distonici, quando questi chiedono aiuto terapeutico per governare o superare i sentimenti di attrazione verso lo stesso sesso. Al fine di illustrare il significato concreto della posizione della cultura dominante, un membro dell’Ordine ha predisposto uno Schema Logico, esempio di Best Practice, che riportiamo qui di seguito:

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a “questione omosessuale” viene spesso considerata una questione sociologica e politica, ed i temi dibattuti ruotano prevalentemente attorno ai diritti del mondo gay. Meno visibile è l’attenzione alle singole persone omosessuali, le quali a volte si sentono trascurate nella “normalità” della loro vita concreta, fatta anche di sofferenza, di incertezza e di difficoltà ad instaurare relazioni autentiche con qualcuno che sappia veramente ascoltare e spezzare il cerchio della solitudine. È vero che sono molti coloro che si battono per il bene “pubblico” degli omosessuali – partendo dal presupposto che la non accettazione degli omosessuali da parte della società (ovvero l’omofobia) sia la radice di ogni disagio dell’omosessuale sia esteriore (discriminazioni, ghettizzazioni, violenze), sia interiore (omofobia interiorizzata). Tuttavia per lo più si parla di omosessuali come di una “categoria”, quasi suggerendo che un’unica ricetta, magari decisa in parlamento, sia in grado di risolvere ogni situazione individuale. Così facendo si rischia però di dimenticare che ogni omosessuale è prima di tutto ed in primo luogo una persona umana, e che le tematiche di ordine sociologico e politico (diritti rivendicati e relative polemiche) oscurano le questioni che riguardano più la soggettività, ovvero l’esperienza individuale, le relazioni, la sessualità, il piacere, come anche il dolore e la sofferenza. La missione è quella di aprire una nuova via che porti finalmente l’attenzionesulla singola persona omosessuale (o più in generale su colui che prova sentimenti di attrazione per lo stesso sesso) a partire dalla sua personale esperienza e dai sui personalissimi disagi. Perché l’esperienza e il vissuto non sono mai giusti o sbagliati, ma chiamano in causa un’emozione, una sofferenza, un disorientamento, uno smarrimento, una confusione. “Amico segreto” è uno spazio protetto e anonimo dove si può parlare aperta-

A.G.A.P.O Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali www.agapo.net Siamo un gruppo di genitori con figli omosessuali che alla fine del 2006 comincia a scambiare e condividere le proprie esperienze. Abbiamo dovuto constatare che dal momento che i nostri figli sono entrati nei “circuiti” del mondo gay, si è aperta, o si è allargata, una profonda spaccatura all’interno della propria personalità. Molti pensano che gli unici problemi degli omosessuali consistano nell’ostilità dell’ambiente circostante e nella omofobia interiorizzata, come sostiene Agedo, Associazione dei genitori di omosessuali vicina all’Arci Gay. Crediamo infatti che questa non sia una spiegazione sufficiente. Troviamo sterile la disputa sull’omosessualità come “variante naturale del comportamento umano al pari dell’eterosessualità” o no: noi amiamo i nostri figli indipendentemente dalla loro condizione e vogliamo che siano comunque rispettati. mente della propria omosessualità e del modo unico in cui la si vive (o la si soffre) con un volontario formato all’ascolto. Uno spazio in cui chi chiama può, se lo vuole, parlare senza tabù anche di temi importanti, come chi si è e cosa ci rende felici. Uno specchio insomma per una coraggiosa e spesso sorprendente “prova di verità” personale. “Amico Segreto” è un servizio nell’ambito di SPeSS (Sportello di ascolto per Persone con orientamento sessuale verso lo Stesso Sesso o orientamento Incerto, e i loro familiari), servizio nato dall’iniziativa di giovani volontari e dalla collaborazione di AGAPO (Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali, www.agapo.net e del Consultorio Familiare “Genitori Oggi” (www.genitorioggi.it). AMICO SEGRETO è uno sportello di ascolto telefonico per persone omosessuali, persone che provano attrazione per il loro stesso sesso, o con orientamento sessuale incerto. La chiamata ed il servizio sono gratuiti. Il servizio è erogato da volontari formati all’ascolto, ma non costituisce una prestazione professionale. I volontari si impegnano espressamente a salvaguardare l’anonimato di chi chiama e di chi ascolta, e la più assoluta riservatezza riguardo ai contenuti delle telefonate, che sono esenti da ogni forma di registrazione. I dati eventualmente forniti a voce saranno trattati nel rispetto delle normative sulla privacy d.lgs. 196/03. L’iniziativa della chiamata telefonica è presa esclusivamente da chi vuole essere ascoltato, che è libero di mantenere, interrompere e ristabilire il contatto come e quando lo ritiene necessario. ■


LIBRI

...per saperne di più

Il nuovo libro di

Luca Di Tolve

Ero Gay

Una storia che farà discutere. Il cammino di conversione compiuto da Luca, che accompagnato dalla Madonna di Medjugorje ha ritrovato se stesso, inaugurando una vita finalmente realizzata e felice.

Una storia destinata a far parlare di sé, quella di Luca di Tolve, proprio come la canzone di Povia Luca era gay. Una storia sofferta che ripercorre il lungo cammino alla ricerca di sé, dallo smarrimento della propria identità alla redenzione, fino alla rinascita a nuova vita. Vittima dell’abbandono da parte del padre quando è ancora un bambino, e del conseguente rapporto sbilanciato, ai limiti del morboso, con la madre, Luca si ritrova a mettere in discussione la sua identità e a intraprendere il cammino omosessuale. Eletto Mister Gay negli anni Novanta, Luca incomincia a scalare le vette del successo di un certo mondo omosessuale. Giovane, bello, richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli, in breve vive ogni esperienza di trasgressione che in quel mondo si possa incontrare, tra sesso, lussuria, potere e gironi infernali. Dietro l’angolo, però, sta in agguato un nemico letale: l’Aids, che senza pietà lo priva nel giro di pochi anni dei migliori amici. Finché arriva la sentenza fatale e tanto temuta: anche Luca ha contratto l’Hiv. A quel punto qualcosa si rompe nell’equilibrio artificiosamente costruito in tutti quegli anni, e Luca rientra in se stesso. Intraprende così un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo aiuta a scoprire e a sanare le ferite di tanti anni prima, fino a riappropriarsi della sua identità sessuale. Un cammino faticoso, fatto di tanti dubbi e cadute, che lo porta fino a Medjugorje: l’incontro con la Madonna lo spinge decisamente sulla strada della conversione, favorendone una completa rinascita interiore. Ritrovato se stesso, Luca incontra anche l’amore a lungo cercato e con Terry inizia una nuova vita, pervasa da una gioia e una pace mai sperimentate prima. Un’autobiografia controcorrente, ma non polemica, dettata dal desiderio di testimoniare la propria rinascita trovando tolleranza e rispetto per la propria scelta di vita. ■

Piemme Edizioni, pagg. 208, € 15,00.

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A Medjugorje ho ritrovato me stesso

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LIBRI Chiara Atzori

Il Binario Indifferente Uomo e donna o GLBTQ Esistono ancora i generi maschile e femminile? Oppure sono comprensioni obsolete del carattere sessuato dell’umanità, ormai superate e sostituite dalla riclassificazione in 5 o più « generi » legati all’orientamento sessuale? Quando parliamo di persona umana, ci riferiamo ad una realtà ontologicamente sessuata, descrivibile, oggettivabile, o ad un’identità astratta, a un soggetto astratto, indefinibile, connotato primariamente dalla direzione del suo orientamento sessuale, dal suo desiderio a prescindere dal biologico e, in virtù di questo essere desiderante, portatore di diritti?

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Evidenziando la trappola della falsa opposizione tra «natura-cultura» sottolineando i rischi della frantumazione dell’essere umano, in cui per il determinismo psichico la persona coinciderebbe con il suo «sentire soggettivo», per il determinismo socio-culturale il soggetto sarebbe solo il risultato di una costruzione socio-culturale, e per il determinismo biologico l’uomo equivarrebbe ai suoi geni.

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Il testo vuole rimettere a tema la imprescindibile, reale unitarietà ed inestricabile interdipendenza di tutti questi fattori nella formazione dell’identità sessuata di ogni uomo e di ogni donna, smascherando le irragionevoli pretese dell’indifferenza del binario maschile/femminile portate avanti dall’ideologia gender. ■ Sugarco Edizioni, pagg. 160, € 14,50.

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ra i tanti fenomeni emergenti di questi ultimi anni c’è sicuramente la crisi dell’uomo, inteso come maschio. QUELLO CHE È debole, stanco, demotivato, passivo, GLI UOMINI solo. E triste. Alcuni uomini sono depressi, NON DICONO insicuri, ansiosi; sperimentano un senso di La crisi della virilità inadeguatezza sia in famiglia che sul lavoro, Prefazione di Claudio Risè che con gli altri uomini. Hanno una scarsa SugarcoEdizioni, pp. 160, e 15,00. autostima e poca fiducia di sè e nelle proprie capacità. Si sentono timidi, paurosi, deboli. È una crisi di virilità. Intesa come disponibilità a rischiare la vita per salvarla, per la fedeltà ai propri valori; intesa come assertività, coraggio, fortezza. La crisi della virilità è per l’uomo una crisi d’identità: egli non sa più chi è,come è, come dovrebbe essere e come lo vogliono gli altri. Ci prova, ad accontentare tutti, ma non funziona: sembra che nessuno sia contento di lui. E questo lo fa soffrire. È una crisi inedita nella storia dell’umanità. Non è mai accaduto che che così tante persone restassero senza risposta davanti agli interrogativi: “Chi sono? Quale è il mio ruolo? Quale è il mio posto nel mondo?” Con questo manuale, Roberto Marhesini, psicologo e psicoterapeuta, percorre le tappe di questa crisi dalle sue origini al suo dispiegarsi e fornisce delle soluzioni pratiche. Attraverso la sua lettura, gli uomini che vi si riconosceranno potranno dare un nome alle loro paure, ai loro disagi, e intraprendere un cammino di cambiamento e di crescita. Il cammino che ogni maschio deve percorrere per diventare finalmente uomo. ●

Marchesini Roberto

Bruto Maria Bruti

LA NOSTRA SESSUALITÀ Felicità, desiderio e piacere nell’essere umano

Presentazione di Roberto Marchesini SugarcoEdizioni, pp. 163, e 15,50.

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uesto libro è un sollievo. Il professor Bruti ci parla di cose belle, grandi, importanti. Ci parla di amore, di un progetto personale che si compie nell’unione con l’altro, del desiderio di potersi abbandonare nel completo godimento di un eterno abbraccio. È un sollievo leggere di noi stessi, della nostra sessualità e della persona che amiamo in questi termini. Dopo anni in cui gli “esperti” hanno tentato di convincere che la gioia è “niente altro che”un “orgasmo”, che la persona amata è “niente altro che” un “oggetto sessuale”, che il sesso è “niente altro che” un “meccanismo relativamente semplice che provvede alla reazione erotica quando gli stimoli fisici e psichici sono sufficienti”, finalmente qualcuno ci dice che in realtà dell’altro ci sarebbe: il nostro desiderio di sentirci amati in modo unico, esclusivo, incondizionato, per sempre. Il Dr.Bruti ,medico chirurgo, specialista in odontostomatologia e in psicoterapia cognitiva e comportamentale, è mancato il 6 maggio 2010, pochi giorni dopo avere rivisto le ultime bozze di questo libro. ●


...per saperne di più OMOSESSUALITà MASCHILE: UN NUOVO APPROCCIO SugarcoEdizioni, pp. 184, e 18,40.

Joseph e Linda Ames Nicolosi OMOSESSUALITà: UNA GUIDA PER I GENITORI

SugarcoEdizioni, pp. 240, e 18,40.

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ell’attuale panorama culturale questo libro rappresenta una voce fuori dal coro. Lungi dal voler essere una provocazione fine a se stessa, o peggio ancora una sfida omofoba, vuole piuttosto tentare di colmare una lacuna ed essere un aiuto concreto per coloro che sono in una condizione di omosessualità indesiderata. Infatti, tra i numerosi testi ormai disponibili in Italia sull’argomento scarseggiano titoli autorevoli riferibili all’esperienza, scientificamente solida e ben documentata, maturata dalla corrente degli psicoterapeuti che applicano con successo il cosiddetto “approccio ricostitutivo” basato sulla teoria delle relazioni oggettive e su studi empirici della identità sessuale. L’analisi delle familiari, il recupero della relazione con la figura paterna, l’autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa, l’autoaffermazione e la valorizzazione dell’autostima, lo sviluppo di vincoli di amicizie non erotiche sono elementi fondamentali di questo approccio, che prevede una relazione importante con il terapeuta, la verbalizzazione e la psicoterapia personale e di gruppo. Joseph Nicolosi è cofondatore e attuale direttore dell’Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell’omosessualità (NARTH), membro dell’Associazione Psicologica Americana, conferenziere di fama mondiale e autore di numerosi libri ed articoli scientifici. ●

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Nicolosi mettono in risalto i principali fattori che contribuiscono a formare nei bambini un sano senso di sè come maschi e femmine. Dopo aver raccolto i commoventi ricordi dell’infanzia di uomini e donne ex omosessuali, prendono in esame i vari fattori (biologici, familiari e culturali) che ostacolano il normale sviluppo dell’identità sessuale, e quindi forniscono una serie di consigli pratici (oltre ad esempi concreti che aiutano a scendere nel quotidiano) per i genitori che desiderano aiutare i figli a completare il cammino verso il conseguimento della propria identità di genere. ●

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DVD doppio del convegno: “IDENTITA’ DI GENERE E LIBERTà” L’IDENTITà DI GENERE DI FRONTE ALLA SFIDA DELLE TEORIE GENDER Due giornate di formazione con il Dr. Joseph NICOLOSI Esistono ancora i generi maschile e femminile? Oppure sono comprensioni obsolete del carattere sessuato dell’umanità, ormai superate e sostituite dalla riclassificazione in 5 o più “generi” legati all’orientamento sessuale? Secondo il pensiero “gender”, non esiste il sesso inteso come differenza ontologica tra uomo e donna, ma il genere sessuale sarebbe da ascrivere alla cultura e perciò liberamente opzionabile, poiché gli stessi 5 generi (etero, omo, lesbo, bisessuale e trans) altro non sarebbero che espressioni convenzionali per indicare alcuni punti situati all’interno di un “continuum identitario” ai cui estremi opposti vi sono la figura del cosiddetto maschio identitario e della cosiddetta femmina identitaria. Si tratta di un vero e proprio ribaltamento concettuale, gravido di conseguenze nella vita concreta di singoli e società. Le due giornate di formazione, hanno inteso mettere a tema l’importanza di tale ribaltamento ed esemplificarne le conseguenze a partire dall’esempio emblematico del modo con cui attualmente ci si approccia al fenomeno dell’omosessualità e di che cosa significhi offrire sostegno ed accoglienza alle persone che provano attrazione per lo stesso sesso.

DVD “Luca era gay” Il dvd presenta tre voci fuori dal coro e spesso “minacciose e fastidiose” per chi non accetta che ci possano essere anche persone che hanno il diritto di intraprendere un cammino di cambiamento e di crescita. Racconta infatti la testimonianza di vita di due persone, Luca e Jeff, con un passato vissuto da omosessuali, e Kevin, che per quarant’anni ha vissuto con sofferenza una vita da transessuale. Attualmente, grazie innanzitutto all’incontro con Cristo Risorto e grazie al supporto terapeutico e spirituale di chi ha saputo dare loro speranza, forza e incoraggiamento per ritornare ad essere ciò che Dio fin dall’inizio ha pensato per ognuno di loro, sono sposati e pienamente realizzati. DVD e libro testimonianza di Gloria POLO “DALL’ILLUSIONE ALLA VERITà” La dottoressa Gloria Polo è una donna colombiana che nel 1995 venne colpita da un fulmine. Questa dolorosa esperienza le aprì le porte all’incontro mistico con Dio, che la trasformò da tiepida cristiana a testimone della realtà del purgatorio, dell’inferno e del paradiso.

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Joseph Nicolosi

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