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Pergola magazine

stagione 2014-2015


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Somamrio

09 Le virtù del teatro di Marco Giorgetti 10 Teatro di corte 11 Mozart alla Pergola 12 Firenze Capitale 14 La ‘mia’ Pergola Intervista con Gabriele Lavia

La stagione 2014-2015 Teatro della Pergola 20 Sei personaggi in cerca d’autore Gabriele Lavia 24 ottobre - 2 novembre 22 Servo per due Pierfrancesco Favino 4 - 9 novembre 24 La leggenda del grande inquisitore Umberto Orsini 11 - 16 novembre

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La professione della signora Warren Giuliana Lojodice Giuseppe Pambieri 27 gennaio 1 febbario

44 Improvvisamente l’estate scorsa 3 - 8 febbraio 46 Cercando segnali d’amore nell’universo Luca Barbareschi 10 - 15 febbraio 48 Father and son Claudio Bisio 17 - 22 febbraio 50

Il visitatore Alessandro Haber, Alessio Boni 24 febbraio - 1 marzo

26 Ubu and the truth commission William Kentridge 20 - 22 novembre 30

Spring awakening Federico Marignetti,Arianna Battilana, Flavio Gismondi, Tania Tuccinardi 2 - 7 dicembre

32 Decamerone Stefano Accorsi 9 - 14 dicembre 34 Il mercante di Venezia Silvio Orlando 16 - 21 dicembre 36 Falstaff 6 - 11 gennaio 38

Dopo il silenzio Sebastiano Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio Turi Moricca 13 - 18 gennaio

40 La gatta sul tetto che scotta Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni 20 - 25 gennaio

Ventisette spettacoli, due produzioni, quattro prime nazionali tra Pergola e Goldoni, e il grande ritorno del teatro internazionale compongono la Stagione di prosa 2014-2015

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photo by A. Piunti

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Sommario

52 La parola canta Peppe Servillo, Toni Servillo 4 - 8 marzo 54 Sinfonia d’autunno Anna Maria Guarnieri 10 - 15 marzo 56 Enrico IV Franco Branciaroli 17 - 22 marzo

Teatro Goldoni 68 Cronaca di un amore rubato Federica Di Martino 18 - 20 novembre

58 L’ingegner Gadda va alla guerra Fabrizio Gifuni 24 - 29 marzo

70

60 Il tartufo Eros Pagni, Tullio Solenghi 7 - 17 aprile

72 Gli innamorati 27 gennaio 1 febbraio

62 Favola Filippo Timi 21 - 30 aprile

74 7 minuti Ottavia Piccolo 3 - 8 marzo

64 Vita di Galileo Gabriele Lavia 14 - 20 maggio

76 Il vero amico 7 - 12 aprile

Amerika Giovanni Anzaldo, Ugo Maria Morosi, Carla Ferraro 20 - 25 gennaio

Pubblicazione realizzata da

Gruppo Editoriale

www.gruppoeditoriale.com

Redazione Teresa Favi, Alessandra Lucarelli, Francesca Lombardi Gruppo Editoriale

Presidente Dario Nardella Consiglio di Amministrazione Maurizio Frittelli, Stefania Ippoliti, Raffaello Napoleone, Duccio Maria Traina Collegio Revisori dei Conti Giuseppe Urso (Presidente), Adriano Moracci, Roberto Lari Direttore Generale Marco Giorgetti

Fotografi Gianni Ansaldi, Bepi Caroli, Marco Caselli Nirmal, Fabrizio Cestari per Primopiano Cinetv, Alessio Ciaffardoni, Pietro Coccia, Giacomo Costa, Dario Garofalo, Achille Le Pera, Tommaso Le Pera, Robyn Leigh Swart, Fabio Lovino, Filippo Manzini, Filippo Milani, Gianluca Moggi (NewPressFoto), Alessandro Pizzi, Monica Silva, Marc Shoul Chiuso in tipografia il 20-10-2014

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al teatro

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Guido Guidi Firenze Teatro della Pergola • Via della Pergola Firenze • ph. 055 362059 info@guidoguidi.it - www.guidoguidi.it


editoriale

LE VIRTù DEL TEATRO di Marco Giorgetti

Una delle migliori virtù del teatro è quella di sapersi rigenerare dopo ogni rappresentazione: ciò che avviene sulla scena, e improvvisamente svanisce quando il sipario si chiude, torna rinnovato giorno dopo giorno. Non c’è forse magia più grande di questa catena di epifanie e sparizioni, di questo armonico riapparire, di questo ricominciare dopo un semplice gesto, una parola. Giunta ormai alla quarta stagione di attività, la Fondazione Teatro della Pergola in obbedienza a questa legge si fa trovare pronta a una nuova vita: al salir della novella tela acquisirà una centralità decisiva l’attività di produzione, che darà il suo primo compiuto frutto con i Sei personaggi di Gabriele Lavia. Tutto attorno un fiorire di progetti, dal ritorno di Accorsi, Favino, Gifuni e Timi alla nuova edizione della Gatta sul tetto che scotta, che definiranno per la Pergola una nuova via, diretta là dove puntano le indicazioni della riforma ministeriale appena varata. Insieme punto d’arrivo e nuovo inizio, questa stagione racconterà con maggiore precisione il profilo che la Pergola è destinata ad assumere, basandosi sui buoni risultati del primo triennio sia in termini di incassi che di utilizzo delle risorse. Certo è che una parte importante di stagione troverà casa al Teatro Goldoni, dove si ambienterà anche un’offerta natalizia per famiglie e bambini, sempre in relazione con la sede principale. Daremo una rinnovata importanza alla lettura, anche e soprattutto di romanzi italiani, e attendiamo di ricavare dal vecchio ufficio di direzione una piccola sala polivalente, intitolata alla memoria di Alfonso Spadoni. La formazione e l’attenzione al patrimonio storico e museale completano un quadro profondamente animato, sono il grafico fedele di questo rinnovamento che mai ha fine, e che trova nel pubblico e nella società i suoi valori e la sua ragion d’essere.

La fondazione teatro della pergola, alla sua quarta stagione, é pronta a una nuova vita con un fiorire di attività, produzioni e progetti

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curiosità

gli spazi, gli eventi e i protagonisti straordinari che hanno fatto la storia del teatro della pergola oggi sono raccontati attraverso un itinerario museale aperto al pubblico

Teatro di corte Costruito tra il 1652 e il 1656 dall’Accademia degli Immobili, uno dei tanti gruppi di nobili che a Firenze si occupavano di coltivare le arti, il Teatro della Pergola è il primo teatro all’italiana, ovvero con i palchi a circondare la platea. Nel 1657 il sipario si leva sul «dramma civile e rusticale» di Giovanni Andrea Moniglia Il Potestà di Colognole, su musica di Jacopo Melani. L’evento che inaugura ufficialmente il Teatro è in occasione delle celebrazioni del matrimonio tra Cosimo III de’ Medici e Margherita Luisa principessa d’Orleans con un grande spettacolo - l’Ercole in Tebe (testo del Moniglia e musiche di Melani) andato in scena l’8 luglio 1661. Il Teatro viene aperto per la prima volta al pubblico pagante nel 1718.

In alto, Cosimo III ritratto da Justus Sustermans, Margherita Luisa d’Orleans ritratto di scuola fiorentina. In basso, veduta dell’interno del Teatro della Pergola nella sua prima versione, in una incisione andata in stampa nel 1658

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curiosità

Mozart alla pergola Dopo le presenze di Hasse, Haendel, Paisiello e Cimarosa, Gluck dedica all’amico Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, l’Alceste che va in scena alla Pergola nel carnevale 1786-87. L’anno dopo viene rappresentata la prima nazionale delle Nozze di Figaro di Mozart, ma pare che Pietro Leopoldo non avendo incoraggiato Mozart a ulteriori impegni cittadini. si sia dimostrato abbastanza distratto nei confronti dell’opera.

IL teatro della pergola nasce come spazio per le rappresentazioni musicali. Sul suo palcoscenico, nel corso dei secoli si sono avvicendate le opere dei più grandi musicisti da Vivaldi a Meyerbeer

In alto, ritratto di Wolfgang Amadeus Mozart Pergola magazine 11


curiosità

Firenze nel 2015 festeggia i 150 anni dalla sua elezione a capitale d’italia dopo l’unità nazionale. Un primato che la città ha mantenuto dal 1865 al 1871

PRimato Italiano Durante gli anni di Firenze Capitale (1865-1871) il Teatro assolse brillantemente il compito di primo teatro italiano ospitando i nuovi principi sabaudi, il corpo diplomatico e le autorità nazionali. Un successo dovuto in particolare al maestro concertatore e direttore d’Orchestra Teodulo Mabellini. Fu dotato di illuminazione a gas nel 1875, di caloriferi a carbone coke nel 1888, di illuminazione elettrica dal 1897. Ma per quanto considerato il santuario della musica fiorentina, a fine secolo, non era ormai più in grado di rivaleggiare con gli altri grandi teatri di Firenze. Si giunse persino a udire, nel 1908, che gli impresari di allora Bastogi e De Piccolellis volessero trasformare il salone da ballo in sala da pattinaggio!

In questa pagina, in alto, la Sala Grande del Teatro della Pergola con il sipario storico dipinto da Gaspare Martellini nel 1828; in basso, la Sala delle Colonne (ph. Giacomo Costa)

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intervista

La ‘mia’ Pergola

Incontro con Gabriele Lavia, nuovo consulente artistico della Fondazione Teatro della Pergola “La Pergola può finalmente mostrare tutte le sue potenzialità ed essere, come oggi è, ma credo anche di più nei prossimi anni, uno dei teatri più importanti del paese”

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“Mi è capitato di recitare alla Pergola quasi tutti gli anni da quando ho cominciato. Firenze è peraltro una città che amo molto e che ho avuto modo di frequentare più e più volte: si può dire che conosco il Teatro della Pergola come le mie tasche. Quindi non ci ho pensato tanto quando sono stato chiamato a dirigerlo, sono stato contento e ho accettato. Il lavoro da fare è molto perché il Teatro della Pergola ha avuto nel suo destino una storia particolare che in anni recenti, in qualche modo, non gli ha dato la possibilità di esprimersi come avrebbe meritato, ma adesso la Pergola può finalmente mostrare tutte le sue potenzialità ed essere, come oggi è, ma credo anche di più nei prossimi anni, uno dei teatri più importanti del Paese”. Parla Gabriele Lavia, attore e regista fra i più apprezzati del nostro Paese, legato al Teatro della Pergola a doppio filo, a partire dalla formazione svolta sotto l’egida di Orazio Costa fino alle recite e ai debutti su questo palcoscenico di tutti i suoi grandi allestimenti. Alla sua esperienza, al suo speciale modo di essere tutt’uno con il teatro, come uomo di teatro, ma anche come uomo di pensiero sul teatro, che da adesso la Fondazione Teatro della Pergola affida il suo nuovo corso. Una buona notizia sancita dall’idea condivisa che la Pergola sarà per Lavia una “casa fra le case”, come già nell’atto della fondazione l’avevano immaginata gli Accademici Immobili, ma soprattutto sarà casa accogliente aperta a tutti, sempre: spettatori, attori, giovani compagnie, tradizione, esperienze ed esperimenti. Che sapore avrà la prima stagione della Pergola


ph. Filippo Milani


In questa pagina un momento delle prove aperte di Sei pergonaggi in cerca d’autore, titolo che inaugura la stagione (ph. Filippo Manzini) 16 Pergola Magazine

realizzata con la consulenza artistica di Gabriele Lavia? Io credo fortemente in quella strana cosa che si chiama la ‘tradizione’. La ‘tradizione’ non vuol dire riferirsi al vecchio o all’antico, ma vuol dire avere sempre un occhio, un riferimento ad ‘un’origine’, poiché soltanto l’origine ha la capacità di essere contemporanea. Ma accanto a questa ‘tradizione’ è sempre necessario un matrimonio, un rapporto intimo con quella cosa che si chiama ‘innovazione’. Per questo è importante che vicino ad alcuni vecchi ci siano alcuni giovani, perché anche loro hanno la necessità di riflettersi e specchiarsi in un’origine che non è qualcosa di vecchio o antico, ma che è più antico dell’antico, è un archetipo a cui io stesso ho sempre guardato come riferimento. Insomma tutta la mia vita è questo. Tra le novità, in programma, un concorso di drammaturgia contemporanea. Trovo veramente molto importante per il teatro italiano l’aver messo in cantiere un concorso di drammaturgia contemporanea a tema. Il testo che vince


verrà messo in scena nella stagione 2015-2016. Il tema di quest’anno, l’Eroe, è stato scelto dal presidente del Premio, Franco Cordelli. Forse la figura dell’eroe e del mito è una figura necessaria, non lo so. Però c’è la mancanza di riferimenti, grandi, non so, non ci sono… come direbbe Leopardi “vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri, ma la gloria non vedo”. Ritorna dopo otto anni di assenza anche il teatro internazionale con Ubu and The Truth Commission del sudafricano William Kentridge. Perché si è sentita questa esigenza? Firenze è una città unica nel mondo perché ha un turismo culturale stanziale, avendo avuto avuto per tradizione il destino che persone provenienti da un altro mondo alloggiassero a lungo e studiassero qui, portando all’esistenza odierna di una colonia stanziale, soprattutto anglosassone, molto nutrita. Questa è la ragione che mi ha fatto pensare che accanto agli spettacoli italiani dovessero essere presenti anche degli spettacoli stranieri. Ovviamente questo è un inizio e dobbiamo cercare di capire come continuare perché i costi sono molto alti. L’idea di teatro aperto, di casa fra le case, cos’altro significa? Altre attività collaterali che sono la lettura – quest’anno leggeremo Il deserto dei Tartari – perché voglio cercare di far rivivere quell’usanza della lettura ad alta voce e poi durante il periodo delle feste natalizie i nostri attori diranno a memoria alcune, famosissime e meno, Favole di Andersen, le fiabe più spaventose e commoventi che uno possa immaginare. Il giorno di Natale leggeremo invece Canto di Natale di Dickens. Poi vogliamo che il Teatro Goldoni diventi una specie di Pergola 2 e stiamo lavorando perché anche altri teatri diventino la Pergola 3, 4 etc. perché adesso abbiamo un problema, ci manca spazio per fare tutto quello che abbiamo in programma di fare. La stagione teatrale termina intorno ad aprile. Pensa sia necessario in futuro organizzare attività che superino questa tradizionale conclusione? Il teatro ha una stagione molto semplice, comincia quando finisce il caldo, finisce quando comincia il caldo. Poi si fanno anche delle cose d’estate, Arturo Toscanini diceva che d’estate si gioca a bocce.

Tra le novità in programma per la stagione 2014-2015: la lettura ad alta voce de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati e un concorso di drammaturgia contemporanea

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La stagione 2014-2015 al Teatro della Pergola


la stagione teatrale

sei personaggi in cerca d’autore Gabriele Lavia 24 ottobre - 2 novembre

Nel 1948, dopo che il secondo conflitto mondiale aveva danneggiato il palcoscenico, la Pergola fu inaugurata nuovamente con i Sei personaggi in cerca d’autore. La regia era di Orazio Costa, con Tino Buazzelli nel ruolo del Padre e Rossella Falk in quello della Figliastra. Con un gesto dal forte significato simbolico, Gabriele Lavia, allievo di Costa, sceglie i Sei personaggi per la sua prima regia interamente prodotta dalla Fondazione Teatro della Pergola e per il suo debutto da consulente artistico del massimo teatro fiorentino. “I Sei personaggi sono una lunga avventura alla quale vado incontro - ha detto Lavia - posso dire altrettanto per quanto riguarda il mio impegno come consulente artistico della Pergola. Abbiamo in mente un teatro diverso, un luogo aperto nel quale ciascuno venga ad assistere alla rappresentazione di sé.” Il dramma di Pirandello mette in scena proprio la “pupazzata” della vita stessa. Sul palcoscenico vuoto un macchinista inchioda assi per la scenografia del Giuoco delle parti di Luigi Pirandello. Viene interrotto dal Direttore di scena: stanno per giungere il Capocomico e la compagnia. D’improvviso in sala entra l’usciere seguito da sei personaggi. Alla domanda del capocomico “Chi sono lor signori, che cosa vogliono?” rispondono: “siamo qua in cerca d’un autore”. “Sei personaggi è il più grande testo drammaturgico di tutti i tempi insieme all’Edipo Re di Sofocle - continua Lavia - ma è anche un discorso sociale: è l’impossibilità della borghesia a incarnare i veri motivi di disagio della storia dell’umanità”.

PRIMA NAZIONALE

Fondazione Teatro della Pergola

di Luigi Pirandello con Massimiliano Aceti, Ludovica Apollonj Ghetti, Alessandro Baldinotti, Daniele Biagini, Rosy Bonfiglio, Maria Laura Caselli, Michele Demaria, Giulia Gallone, Giovanna Guida, Lucia Lavia, Andrea Macaluso, Luca Mascolo, Mario Pietramala, Marta Pizzigallo, Matteo Ramundo, Malvina Ruggiano, Alessio Sardelli, Carlo Sciaccaluga, Anna Scola scene Alessandro Camera costumi Andrea Viotti musiche Giordano Corapi regia Gabriele Lavia Pergola magazine 21


la stagione teatrale

SERVO PER DUE One Man, Two Guvnors Pierfrancesco Favino 4 - 9 novembre

Compagnia Gli Ipocriti e REP/Gruppo Danny Rose in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola di Richard Bean tratto da ‘Il servitore di due padroni’ di Carlo Goldoni tradotto e adattato da P. Favino, P. Sassanelli, M. Nissen, S. Solder con gli attori del Gruppo DANNY ROSE elaborazioni musicali ed esecuzioni live a cura di Musica da Ripostiglio musicisti Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli, Emanuele Pellegrini scene Luigi Ferrigno costumi Alessandro Lai luci Cesare Accetta coreografie Fabrizio Angelini canto Gabriele Foschi regia Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli

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È stato lo spettacolo di maggior successo della scorsa stagione per questo Pierfrancesco Favino torna con Servo per due (One Man, Two Guvnors), una riflessione ‘diversa’ su un classico come Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni, nella versione inglese di Richard Bean. Oltre ventuno attori, per due cast che si alternano nella tournée, vincono la scommessa della creazione di una nuova compagnia di repertorio che realizza uno spettacolo esilarante, amalgamando virtuosismi e straordinarie interpretazioni. “Pierfrancesco Favino e io eravamo consapevoli che sarebbe stata una vera sfida coinvolgere il maggior numero di attori e attrici del nostro gruppo - ha sostenuto Paolo Sassanelli, che firma la regia insieme a Favino - ma solo quando anche il pubblico ha riconosciuto che la cosa rara di questo spettacolo è stata la meravigliosa collaborazione tra gli attori, lo scopo è stato davvero raggiunto”. In una Rimini anni Trenta, felliniana, Pierfrancesco Favino è un moderno Arlecchino che ha appena perso il lavoro e si ritrova senza soldi e a pancia vuota. Disperato, ma non senza un guizzo d’ingegno, offre servigi e fedeltà a due diversi padroni, trovando così non solo il modo di raddoppiare il suo salario e i suoi pasti, ma anche di passare da una sorpresa all’altra. Servo per due procede così di battuta in battuta, accompagnato dall’esecuzione dal vivo di celebri brani d’epoca a opera dell’orchestra Musica da Ripostiglio che fa da sfondo agli equilibrismi del protagonista e della sua compagnia.


la stagione teatrale

LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE Umberto Orsini 11-16 novembre

Un percorso nel cuore del grande romanzo di Fëdor Dostoevskij: Umberto Orsini affronta per la terza volta nella sua carriera d’attore I fratelli Karamazov, divenuto negli anni il suo cavallo di battaglia. Dopo il fortunato sceneggiato televisivo di Sandro Bolchi, e una confessione-memoria tratta dal romanzo, La leggenda del grande inquisitore è un nuovo confronto diretto con la complessità del personaggio più controverso e tormentato dell’intera epopea letteraria: Ivan Karamazov, il libero pensatore che teorizza l’amoralità del mondo e conduce forse consapevolmente all’omicidio l’assassino di suo padre. Nella inedita riscrittura a tre firmata dallo stesso Orsini insieme a Leonardo Capuano e al regista Pietro Babina, Ivan Karamazov ormai maturo si misura, attraverso uno specchio, con il se stesso giovane e con il fratello Aleksej, alter ego del Mefistofele tentatore e torturatore di Faust, portato in scena da Leonardo Capuano. Nel celeberrimo capitolo centrale de I fratelli Karamazov, infatti, il dialogo tra l’Inquisitore e il Cristo è inserito in un dialogo tra i due fratelli. “E allora come ridare oggi in palcoscenico quella scena senza ripeterla cosi come fu felicemente concepita?” si interroga Orsini. Abbiamo perciò immaginato di dire quelle parole del Grande Inquisitore davanti alla platea di una TED Conference, un luogo non virtuale dove in diciotto minuti oggi uno può tentare di dire qualcosa che vale la pena di essere raccontato. E il fatto più unico che raro che la mia immagine giovane (quella dello sceneggiato che si identifica con me) possa apparire come sogno di una gioventù perduta, di un desiderio represso, di un patto che sa tanto di reality, rendendo le cose ancora più intriganti”.

Compagnia Orsini da “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij drammaturgia Babina-Capuano-Orsini con Leonardo Capuano scene Federico Babina, Pietro Babina costumi Gianluca Sbicca musiche Alberto Fiori soundesign Alessandro Saviozzi video effects Miguel D’Errico regia Pietro Babina Pergola magazine 25


la stagione teatrale

UBU AND THE TRUTH COMMISSION Spettacolo in inglese con sopratitoli 20 - 22 novembre

Fondazione Teatro della Pergola in collaborazione con Romaeuropa Festival 2014 di William Kentridge e Handspring Puppet Company diretto da William Kentridge scritto da Jane Taylor pupazzi Adrian Kohler animazioni William Kentridge con Dawid Minnaar, Busi Zokufa, Gabriel Marchand, Mandiseli Maseti, Mongi Mthombeni produzione Handspring Puppet Company produttore associato e distribuzione mondiale Quaternaire / Sarah Ford in coproduzione con Edinburgh International Festival, The Taipei Arts Festival and Taipei Culture Foundation, Festival de Marseille_ danse et arts multiples, Onassis Cultural Centre Athens, Cal Performances Berkeley and BOZAR Brussels

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A un anno dalla morte di Nelson Mandela, arriva a Firenze il capolavoro sul dramma dell’apartheid di William Kentridge Ubu and the Truth Commission riallestito per celebrare il 20° anniversario della democrazia in Sudafrica. Dapprima scenografo e attore, poi regista teatrale, scultore, ma soprattutto disegnatore e creatore di film d’animazione, William Kentridge è a pieno titolo nella rosa degli artisti contemporanei più apprezzati al mondo. Lo spettacolo si basa sia sull’archivio storico delle audizioni davanti alla “Commissione per la verità e la riconciliazione” del Sudafrica (istituita nel 1996) che sulla figura drammatica di Ubu Re, il buffone licenzioso creato da Alfred Jarry. Ubu and the Truth Commission ruota attorno al racconto metaforico di un tradimento coniugale, ma la tragicomica interpretazione di Ma Ubu/Busi Zokufa delle assenze notturne di Pa Ubu/Dawid Minnaar ci introduce nella devastante complessità dell’apartheid. Pa Ubu rappresenta infatti i numerosi strumenti di violenza dell’apartheid (poliziotti, assassini, spie e politici) per i quali la tortura, l’omicidio, il sesso e il cibo sono tutti elementi di un lordo appetito individuale. E sono proprio i pupazzi della Handspring Puppet Company che portano in scena le commoventi testimonianze rilasciate alla “Commissione per la verità e la riconciliazione”. Spirito oscuro e sardonico, animazione spettacolare e inquietante, teatro di figura struggente e finemente dettagliato: questa è la quintessenza della collaborazione tra William Kentridge e Handspring Puppet Company. “Ubu and The Truth Commission torna a fare domande imbarazzanti sul potere, la violenza e la disuguaglianza” dice il regista che sceglie di raccontare la sofferenza portando in scena, oltre agli attori, pupazzi, animazioni e documentari di repertorio.


la stagione teatrale

UBU AND THE TRUTH COMMISSION

Show performed in English with surtitles November 20 - 22 Fondazione Teatro della Pergola with the cooperation of Romaeuropa Festival 2014 director William Kentridge associate director Janni Younge writer Jane Taylor puppet designer Adrian Kohler animation William Kentridge lighting design Wesley France Music Warrick Sony and Brendan Jury Choreography Robyn Orlin with Dawid Minnaar, Busi Zokufa, Gabriel Marchand, Mandiseli Maseti, Mongi Mthombeni producer Handspring Puppet Company represented worldwide by Quaternaire / Sarah Ford www.quaternaire.org co-producers Edinburgh International Festival, The Taipei Arts Festival and Taipei Culture Foundation, Festival de Marseille_ danse et arts multiples, Onassis Cultural Centre, Cal Performances Berkeley and BOZAR Brussels

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One year after Nelson Mandela’s death, the world-acclaimed play on apartheid by William Kentridge is being revived in Florence to celebrate 20 years of democracy in South Africa. Set designer, actor, film director, drawer and animation filmmaker William Kentridge is considered to be one of the world’s greatest contemporary artists. The play draws on both the original testimony from witnesses at South Africa’s post-apartheid Truth and Reconciliation Commission (established in 1996) and the dramatic figure of Ubu Roi, the character created by Alfred Jarry. Ubu and the Truth Commission is a story of conjugal adultery but, read as metaphorical, Ma Ubu/Busi Zokufa’s tragicomic misinterpretation of Pa Ubu/Dawid Minnaar’s nocturnal absence from home introduces us to the devastating complexities of apartheid. Pa Ubu represents the many perpetrators of apartheid violence (policemen, killers, spies and politicians) for whom torture, murder, sex and food are the many forms their individual filthy appetite takes. And the puppets created by the Handspring Puppet Company play the witnesses who appeared before the Truth and Reconciliation Commission. Dark and sardonic wit, spectacular and disquieting animation, poignant and carefully detailed figurative theatre are at the core of the collaboration between William Kentridge and the Handspring Puppet Company. “Ubu and The Truth Commission raises embarrassing questions about power, violence and inequality” says the director, who speaks out against persecution by combining live actors with puppetry, animation and documentary footage.


la stagione teatrale

Spring awakening

Federico Marignetti, Flavio Gismondi, Arianna Battilana, Tania Tuccinardi 2 - 7 dicembre

Opera rock innovativa e appassionante, vincitrice nel 2007 di otto Tony Awards e di un Grammy Award per le migliori musiche, Spring Awakening ha stravolto i codici espressivi e le consuetudini stilistiche del musical tradizionale. Tratto dalla controversa opera teatrale di Frank Wedekind, Risveglio di Primavera, pubblicata nel 1891 e a lungo oggetto di censura perché ritenuta scabrosa, è un lavoro travolgente, dionisiaco, forte senza mezzi termini. Un Wedekind ventisettenne racconta le vicissitudini di un gruppo di ragazzi nel pieno del loro ‘risveglio’ in un’epoca e in una società che li isolano, li reprimono e negano loro ogni spontaneità, dal gioco alla sessualità. Wedekind rappresenta tutto questo ancora prima di chiunque altro e crea un labirinto di genitori ciechi, scuole mute e collegi sordi, in cui i piccoli protagonisti sembrano destinati a tacere, o peggio a soccombere. Ma per il regista Emanuele Gamba: “Spring Awakening canta quella meravigliosa combinazione di gioia, paura ed esaltazione che da sempre ragazze e ragazzi hanno provato per il dolce mistero dello sbocciare del proprio corpo”. Il testo è recitato in italiano, ma l’inglese è mantenuto nelle canzoni, tradotte su una grande lavagna e accompagnate da video dall’incredibile impatto scenico. Spring Awakening è uno spettacolo atipico nel suo genere, duro e provocatorio, ma anche un inno alla vita, a una natura nuova e rigogliosa, alla speranza.

TodoModo Music All tratto da “Risveglio di Primavera” di Frank Wedekind libretto e testi Steven Sater musiche Duncan Sheik con Noemi Baiocchi, Paola Fareri, Renzo Guddemi, Vincenzo Leone, Chiara Marchetti, David Marzi, Albachiara Porcelli, Andrea Simonetti con la partecipazione di Francesca Gamba e Gianluca Ferrato scene Paolo Gabrielli costumi Desirée Costanzo coreografie Marcello Sindici direzione musicale Stefano Brondi direzione artistica Pietro Contorno video Paolo Signorini, Raffaello Commone disegno luci Alessandro Ferri regia Emanuele Gamba Pergola magazine 31


la stagione teatrale

Decamerone Vizi, virtù, passioni Stefano Accorsi 9 - 14 dicembre

PRIMA NAZIONALE Nuovo Teatro in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola liberamente tratto dal “Decameron” di Giovanni Boccaccio drammaturgia Maria Maglietta con in o.a. Salvatore Arena Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu, Naike Silipo scene e costumi Carlo Sala disegno luci Luca Barbati adattamento teatrale e regia Marco Baliani

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Sulla strada del progetto ‘grandi italiani’, dopo le rime dell’Ariosto, Stefano Accorsi e Marco Balani incontrano le novelle di Boccaccio con Decamerone. Vizi, virtù, passioni. Attore, regista e drammaturgo, Baliani costruisce per Accorsi, attore che vive sempre più la sua professione tra palcoscenico, cinema e televisione, uno spettacolo in cui si dipana il mistero della vita stessa, un’amarezza lucida che risveglia di colpo la coscienza, facendo scoprire al pubblico che ‘il re è nudo’ e che per liberarci dalla ‘peste’ dobbiamo partire dalle nostre fragilità e debolezze. “Abbiamo scelto di raccontare alcune novelle del Decamerone perché oggi a essere appestata è l’intera società” racconta Baliani, “in questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti”. La vicenda raccontata è nota: la città di Firenze è appestata, la morte è in agguato. Ci si ritira in collina per proteggersi e difendersi dal flagello implacabile. Serve un modo per passare le lunghe giornate. Servono storie che facciano dimenticare, storie di amori ridicoli, erotici, furiosi; storie rozze, spietate, sentimentali, grottesche, paurose, purché siano storie, e raccontate bene, perché la vita reale là fuori si avvicina con denti affilati e agogna la preda. “Le storie servono a rendere il mondo meno terribile - conclude Baliani - finché si racconta, finché c’è una voce che narra, siamo ancora vivi”.


la stagione teatrale

IL MERCANTE DI VENEZIA Silvio Orlando 16 - 21 dicembre

Testo ambiguo e complesso, in cui si intrecciano conflitti sociali e culturali, valori come legalità e giustizia, passioni e intrighi amorosi, Il mercante di Venezia è tra i capolavori shakespeariani di più forte impatto etico. Il Premio Ubu 2011 come miglior regia per Romeo e Giulietta, Valerio Binasco, affronta l’opera in cui a prevalere è il potere del denaro: tutto si compra e si vende, anche un brandello di carne umana, anche l’amore. Sul palco, insieme alla Popular Shakespeare Kompany, Silvio Orlando nel ruolo di Shylock, un vecchio, dice l’attore, “che si mette di traverso alla felicità dei giovani, facendo saltare il patto delle generazioni”. Un po’ quello che succede oggi. Ma il regista Valerio Binasco lo vuole anche ferito e dolente”. Ancora una volta Shakespeare riesce a scavalcare il limite temporale e a fornirci materia per riflettere su di noi e sul nostro presente. Il gentiluomo Bassanio, infatti, vorrebbe la mano di Porzia: per corteggiarla degnamente chiede all’amico Antonio tremila ducati in prestito. Costui non può prestargli il denaro ma garantisce per lui presso Shylock, ricco usuraio ebreo disprezzato dai cristiani, che non sopporta Antonio perché presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d’interesse. Shylock accorda il prestito chiedendo come rimborso in caso di mancato pagamento una libbra della carne di Antonio. “L’essenziale, riguardo a Shylock - commenta Binasco - non è che sia un eretico o un ebreo, ma che sia un outsider. La terribile, umiliante, meschina sconfitta di Shylock mi mette a disagio. Annuncio fin d’ora che sto dalla sua parte”.

Veronica Mona con Oblomov Film srl Compagnia Enfi Teatro di William Shakespeare con la Popular Shakespeare Kompany (in o.a.) Andrea Di Casa, Fabrizio Contri, Milvia Marigliano, Simone Luglio, Elena Gigliotti, Elisabetta Mandalari, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Barbara Ronchi, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati scene Carlo de Marino costumi Sandra Cardini luci Pasquale Mari musiche originali Arturo Annecchino regista assistente Nicoletta Robello regia Valerio Binasco Pergola magazine 35


la stagione teatrale

FALSTAFF 6 - 11 gennaio

Fondazione del Teatro Stabile di Torino ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione da “Enrico IV” / “Enrico V” di William Shakespeare traduzione Nadia Fusini con Giuseppe Battiston, Gennaro Di Colandrea, Giovanni Franzoni, Giovanni Ludeno, Martina Polla, Andrea Sorrentino, Annamaria Troisi, Elisabetta Valgoi, Marco Vergani scene e costumi Simone Mannino suono Hubert Westkemper luci Pasquale Mari adattamento e regia Andrea De Rosa

36 Pergola Magazine

“Tutto nel mondo è burla”. Millantatore, sbruffone, vorace, vitalista, furfante, Sir John Falstaff è un personaggio così dirompente da essere ripreso in due drammi di Shakespeare e da diventare protagonista della irriverente commedia lirica di Arrigo Boito musicata da Giuseppe Verdi. Il felice incontro con Macbeth di Giuseppe Battiston e Andrea De Rosa si rinnova in Falstaff: il loro buffone shakespeariano rivela di sé qualcosa di inaspettato e imprevedibile sotto la maschera solo apparentemente tranquilla che egli sembra mostrarci. “C’è in Falstaff qualcosa che ci conquista subito - afferma De Rosa - un amore sfrontato per la vita, che si manifesta soprattutto nella forma dell’amore per la lingua, per le parole, per il motto di spirito. Nelle sue parole c’è una gioia che non si stanca mai, sempre pronta a rovesciare il male in bene, un senso dell’amicizia ingenuo e vorrei dire persino infantile, una ostinazione a fare di ogni dolore uno scherzo, di ogni situazione senza via d’uscita uno sprone a cercare di non lasciarsi imprigionare”. Di bontà elementare, come il pane, come il vino, trabocca d’amore; chiede poco, e alla fine non ottiene nulla. Tutta la canaglieria, le spiritosaggini da taverna, le bugie e le fanfaronate sono solo un tratto marginale, solo una maniera di sposare pranzo e cena. Per questo la regia di De Rosa moltiplica le immagini del personaggio sino a coniugare con grande perizia la tradizione lirica con quella di prosa. Il vero Falstaff è tutto da scoprire.


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DOPO IL SILENZIO

Sebastiano Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio, Turi Moricca 13 - 18 gennaio

Il silenzio omertoso è una delle armi della mafia: il teatro invece è comunicazione, presa di coscienza. Con Dopo il Silenzio, Sebastiano Lo Monaco, diretto da Alessio Pizzech nell’adattamento del libro di Pietro Grasso Liberi tutti, prende la parola contro la criminalità organizzata. Coraggioso e misuratissimo nel precedente Per non morire di mafia, Lo Monaco si offre ancora alla lezione dell’ex procuratore nazionale antimafia, oggi Presidente del Senato, insieme a Mariangela D’Abbraccio che incarna le donne che hanno vissuto per la legalità, e Turi Moricca nel ruolo del giovane cresciuto e attratto dalla violenza e dal crimine mafioso. Per Pizzech “in Dopo il Silenzio la parola teatrale diventa strumento di indagine di una Storia di un Paese, l’Italia, che coincide, si scontra talora, diverge e poi trova punti di contatto con la storia della mafia, con i suoi addentellati politico/economici, con il suo ribaltamento valoriale che si è unito ad un imbarbarimento dei costumi e della vita pubblica”. Lo spettacolo, dunque, non ha una dimensione cronachistica o di denuncia, ma assume le forme dell’antica Tragedia che affronta i grandi temi della coscienza in lotta con la giustizia e con la morte come orizzonte estremo. Un lavoro “ad alta tensione emotiva”, con Sebastiano Lo Monaco impegnato nella duplice dimensione di determinato narratore e di appassionato interprete della forza, dell’etica, dell’esempio limpido ed eroico di coloro che hanno combattuto contro l’orrore della mafia, anche a rischio della vita.

Sicilia Teatro tratto da “Liberi tutti” di Pietro Grasso di Francesco Niccolini e Margherita Rubino scene Giacomo Tringali costumi Cristina Da Rold, musiche Dario Arcidiacono luci Luigi Ascione interventi video Giacomo Verde canti originali Carlo Muratori coro Discantus diretto dal Maestro Salvo Sampieri regia Alessio Pizzech Pergola magazine 39


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LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA

Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni 20 - 25 gennaio

PRIMA NAZIONALE Compagnia Gli Ipocriti/ Fondazione Teatro della Pergola in esito al progetto di formazione giovani artisti di Tennessee Williams traduzione Gerardo Guerrieri con Paolo Musio, Franca Penone, Salvatore Caruso, Clio Cipolletta, Francesco Petruzzelli scene Dario Gessati costumi Gianluca Falaschi luci Pasquale Mari musiche Francesco De Melis regia Arturo Cirillo

40 Pergola Magazine

Prima nazionale con debutto assoluto per La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams. Vittoria Puccini, musa cinematografica di registi come Sergio Rubini e Gabriele Muccino, e protagonista della fiction sulla vita di Oriana Fallaci, sale per la prima volta sul palco di un teatro in uno dei ruoli immortali della drammaturgia del ‘900, Maggie la gatta. Accanto a lei, avviluppato nella fitta rete di bugie della moglie, si muove il Brick di Vinicio Marchioni, il Freddo nella serie Tv Romanzo criminale di Stefano Sollima. Il testo di Williams materializza l’ossessione di un’idea di amore impossibile, sacrificato ad una famiglia dedita al successo e ai soldi, alla proprietà, in cui la vita appartiene a chi la sa comprare e a chi la vive secondo la più bieca convenzione. Sotto, nascosto da qualche parte, ma che scalpita e brucia, c’è il sogno, di due uomini che si innamorano, di una donna che fugge dalla povertà della sua infanzia, di un dispotico e misogino padre imprenditore, di un figlio alcolizzato, sportivo fallito. È qui che la gatta Margaret non si dà pace e non si dà per vinta, di fronte alla solitudine di un letto abitato solo da lei, rivendica il proprio desiderio di felicità con l’uomo che ama, anche per le sue ambiguità. “Come in un altro testo di Williams, Lo zoo di vetro - racconta il regista Arturo Cirillo - anche i personaggi di questo dramma si rompono, vanno in frantumi, facendo molto rumore, anche se ci sarà l’ipocrisia di chi dirà che non ha sentito niente, di chi non si è accorto che c’è una casa che brucia e sopra al tetto che scotta una gatta, che di saltare giù non ne vuol proprio sapere”.


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LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA WARREN Giuliana Lojodice, con la partecipazione di Giuseppe Pambieri 27 gennaio - 1 febbraio

Scritta da George Bernard Shaw nel 1898 e inserita nella raccolta Commedie sgradevoli, La professione della signora Warren è un’opera dall’efficacia pungente contro l’ipocrisia e i compromessi della società. Sul palco, Giuliana Lojodice e Giuseppe Pambieri diretti da Giancarlo Sepe. Raggiunta una florida posizione economica grazie ai proventi che le vengono dallo sfruttamento di alcune case di tolleranza, la signora Warren decide di acquistare una sontuosa villa in quell’Inghilterra che, molti anni prima, la vide partire povera e affamata. Lì vorrebbe stabilirsi insieme con la figlia Vivie, che ignora tutto della madre, ma ha un carattere fiero e inquisitivo, non dissimile da quello della signora Warren. “La lettura de La professione della signora Warren - ha detto Sepe - mi ha aperto uno squarcio su un mondo che George Bernard Shaw ha rappresentato con attitudini borghesi e ipocrisie varie, tutte legate prevalentemente al sesso e alla voglia di sesso dei quattro protagonisti maschili. Possiamo dire che sono tutti dei “puttanieri” e le due donne, chi per un verso chi per un altro, sono vittime di una società maschilista. Da inserirsi nel contesto letterario-sociale di avanguardia del suo tempo, il testo di Shaw mantiene tuttora una vivacità inesauribile dei dialoghi e un’acutezza ricchissima dei sentimenti posti in gioco. La tensione etica e il coraggio di rottura morale fanno de La professione della signora Warren un vasto processo all’intera società del tempo, che si protrae tenacemente in quella attuale.

Teatro Eliseo in collaborazione con Francesco Bellomo di George Bernard Shaw traduzione e adattamento Giancarlo Sepe con Pino Tufillaro, Fabrizio Nevola, Federica Stefanelli e Roberto Tesconi scene e costumi Carlo De Marino disegno luci Gerardo Buzzanca colonna sonora a cura di Harmonia Team con musiche originali di Davide Mastrogiovanni regia Giancarlo Sepe Pergola magazine 43


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IMPROVVISAMENTE, L’ESTATE SCORSA 3 - 8 febbraio

Teatro dell’Elfo di Tennessee Williams traduzione Masolino d’Amico con Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Cristian Giammarini, Corinna Agustoni, Sara Borsarelli, Enzo Curcurù, scene Carlo Sala costumi Ferdinando Bruni luci Nando Frigerio suono Giuseppe Marzoli regia Elio De Capitani

44 Pergola Magazine

I personaggi di Tennessee Williams rappresentano un campionario di anime malate, di vittime senza eroismi, senza pietà o compassione. Così Improvvisamente, l’estate scorsa stigmatizza in modo estremo il miscuglio di perbenismo, pruderie ipocrita e sessuofobia paranoica della società americana. A cinquantasei anni dal debutto a Broadway, seguito dal film di Joseph Mankiewicz con Elizabeth Taylor e Katharine Hepburn, Elio De Capitani rilegge il testo di Williams tra realismo e naturalismo a forte valenza simbolica, dentro una cornice grandiosa, nel giardino-giungla della signora Venable, creazione e lascito di suo figlio Sebastian, morto “improvvisamente, l’estate scorsa”. Catherine è una giovane donna che sembra impazzire dopo avere accompagnato suo cugino Sebastian in un viaggio in Europa, durante il quale egli era morto in circostanze misteriose. La madre di Sebastian cerca di occultare la verità a proposito dell’omosessualità del figlio e sulla sua morte, in quanto vuole che Sebastian sia ricordato come un grande artista. Minaccia quindi di far lobotomizzare Catherine per le sue confuse affermazioni su Sebastian. “È una creazione potente, molto coraggiosa, affascinante e significativa - spiega De Capitani - c’è l’ambizioso progetto di collocare le pulsioni vitali, esistenziali e sociali nell’allegorica visione della crudeltà del Creato, di cui l’essere umano eredita la spietatezza, vivendo dolorosamente in lotta con quel tremendo lascito, nel tentativo di trovare una via per appropriarsi di una propria minuscola ma significativa consapevolezza e libertà”.


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CERCANDO SEGNALI D’AMORE NELL’UNIVERSO Luca Barbareschi 10 - 15 febbraio

Luca Barbareschi festeggia i suoi primi quarant’anni di carriera con un “one man show” ironico, divertente, pieno di energia. Lo spettacolo è arricchito dalla band di Marco Zurzolo, musicista e amico con cui Barbareschi ha condiviso tante avventure sui palcoscenici d’Italia. Cercando segnali d’amore nell’universo racconta il percorso artistico e umano che ha contraddistinto una vita professionale inimitabile. Barbareschi ripercorre le tappe fondamentali della sua vita prendendo a prestito le parole dei più grandi autori con i quali ha avuto la fortuna e il piacere di confrontarsi: la saggezza di Shakespeare, l’ironia pungente di Mamet, l’entusiasmo visionario di Cervantes accompagnano lo spettatore in un viaggio emotivo nella magia del gioco teatrale, con l’accompagnamento di autori come Mozart, James Taylor, Simon & Garfunkel, Chico Buarque. “Il teatro è un luogo sicuro in cui Luca si sente finalmente a proprio agio, la passione alla quale continua a dedicarsi con energia e impegno - commenta la regista Chiara Noschese - lo fa con la coscienza che questo nostro essere uomini cesserà se non riusciremo a far entrare amore, fantasia e immaginazione nella nostra vita”. Cercando segnali d’amore nell’universo è dunque dedicato a quanti non hanno smesso di cercare se stessi nei loro sogni, nei cieli notturni, nelle storie antiche, nelle lunghe attese, nella voglia di fare festa, perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare. Uno spettacolo emozionante, commovente e coinvolgente in cui ognuno si può riconoscere.

Casanova Multimedia di Luca Barbareschi con Marco Zurzolo 5tet sax Marco Zurzolo piano Piero De Asmundis chitarra e voce Antonio Murro contrabasso e voce Beatrice Valente batteria Gianluca Brugnano regia Chiara Noschese Pergola magazine 47


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FATHER AND SON Claudio Bisio 17 - 22 febbraio

Teatro dell’Archivolto ispirato a “Gli sdraiati” e “Breviario comico” di Michele Serra con i musicisti Laura Masotto violino Marco Bianchi chitarra scene e costumi Guido Fiorato luci Aldo Mantovani musiche Paolo Silvestri regia Giorgio Gallione

48 Pergola Magazine

Father and son è il racconto del rapporto padre/ figlio senza pudori, con un linguaggio tra l’ironico e il doloroso, tra il comico e il tragico. Inventiva sfrenata, brutalità, moralità sono gli ingredienti di un irresistibile soliloquio che permettono a Claudio Bisio, al suo atteso ritorno sulla scena, di confrontarsi con un testo di grande forza emotiva e teatrale. Freud dava ai genitori due notizie, una cattiva e una buona. Quella cattiva: il mestiere del genitore è un mestiere impossibile. Quella buona: i migliori sono quelli che sono consapevoli di questa impossibilità. Father and son le conferma entrambe con sottile ironia strappando applausi a scena aperta. Tratto da Gli sdraiati e da Breviario comico di Michele Serra, lo spettacolo infatti riflette sul nostro tempo inceppato e sul futuro dei nostri figli, sui concetti - entrambi consumatissimi - di libertà e di autorità, che rivelano in filigrana una società di ‘dopo-padri’, educatori inconcludenti e nevrotici, e di figli che preferiscono nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nei propri divani, circondati e protetti dalle loro protesi tecnologiche, rifiutando o disprezzando il confronto. Da questa assenza di rapporto nasce un racconto beffardo e tenerissimo, un monologo interiore (del padre, verboso e invadente quanto il figlio è muto e assente) a tratti spudoratamente sincero. La forza satirica di Serra si alterna a momenti lirici e struggenti, con la musica in continuo dialogo con le parole.


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IL VISITATORE Alessandro Haber, Alessio Boni 24 febbraio - 1 marzo

La coppia Alessandro Haber e Alessio Boni per una commovente, dolce ed esilarante pièce di ÉricEmmanuel Schmitt, tradotta e rappresentata in 15 lingue e in oltre 25 paesi. La sua forza è quella di affrontare grandi temi, temi ‘ultimi’, con una scrittura fresca, diretta, animata da una divorante passione per la vita e un pizzico di humour. Siamo in Austria, aprile 1938. Il Paese è stato appena annesso al III Reich, Vienna è occupata dalle truppe naziste. Un misterioso visitatore/Alessio Boni compare nello studio di Sigmund Freud/Alessandro Haber. Lo psicanalista, sofferente per un tumore alla gola, è indeciso se lasciare la città immersa in un’atmosfera irreale o rimanere per contrastare gli invasori. Intreccia così un dialogo serrato con lo sconosciuto visitatore che a poco a poco svelerà la sua identità e i suoi intenti. “Le domande vertiginose che questa commedia ci pone – sostiene il regista, Valerio Binasco – sono da lasciare tutte, umilmente, senza risposta; tranne una, forse… Una risposta importante, a ben vedere, c’è, ed è questa: ‘Sì’. La domanda, però, dovrete farvela da soli”. Umorismo, ma anche dolore, due ‘linee’ che si intrecciano fino a disegnare il profilo vertiginoso dell’uomo del ’900, preso dal delirio di “onnipotenza” della scienza e dalla tentazione del rifiuto del Creatore e paradossalmente schiacciato dal terribile dono della libertà da parte di Dio stesso. Una commedia brillante, intelligentemente leggera, a tratti commovente, esilarante, che pone quesiti che ci riguardano tutti da vicino.

Goldenart Production di Eric-Emmanuel Schmitt con Nicoletta Robello Bracciforti, Alessandro Tedeschi scene Carlo De Marino costumi Sandra Cardini musiche Arturo Annecchino regia Valerio Binasco Pergola magazine 51


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LA PAROLA CANTA Peppe Servillo, Toni Servillo 4 - 8 marzo

Teatri Uniti con il Solis String Quartet

52 Pergola Magazine

Un concerto, un recital, una festa fatta di musica, poesia e canzoni: La parola canta celebra Napoli e l’eterna magia della sua tradizione vivente, l’importanza dell’incontro fra le epoche e della più ampia condivisione culturale. Sul palco, i due fratelli che hanno lasciato il segno sulla passata stagione con Le voci di dentro di Eduardo De Filippo: Toni e Peppe Servillo. Con il prezioso e suggestivo supporto dell’esecuzione musicale del Solis String Quartet, cantano poesie e recitano canzoni, facendo rivivere e rendendo omaggio ad alcune delle vette più alte della cultura partenopea, fra letteratura, teatro e musica. Un filone inesauribile di fantasia e ricchezza poetica da cui nasce e di cui si nutre la creatività scenica straordinaria dei fratelli Servillo e la maestria e la visione degli archi del Solis: autori classici, da Eduardo De Filippo a Raffaele Viviani, da E. A. Mario a Libero Bovio, fino a voci contemporanee come quelle di Enzo Moscato e Mimmo Borrelli, mescolati con sapiente originalità al jazz, al pop e alla musica contemporanea. Una scelta artistica ben precisa, che spoglia di tutti gli orpelli questi capolavori rendendoli eleganti e raffinati, senza perdere quella forza e quell’incisività che ne hanno decretato il successo mondiale. La parola canta è quindi una dichiarazione d’amore a Napoli, raccontata attraverso gli occhi, le parole e i sentimenti di coloro che hanno contribuito a renderla un luogo immortale. Una città che è stata ed è a pieno titolo un’autentica capitale culturale europea.


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SINFONIA D’AUTUNNO Anna Maria Guarnieri 10 - 15 marzo

Gabriele Lavia e Anna Maria Guarnieri insieme per il capolavoro di Ingmar Bergman. Dramma psicologico e familiare, nato per il teatro e poi diventato film nel 1978, lo spettacolo è un intenso e lucido ritratto del rapporto conflittuale tra una madre e una figlia, una guerriglia sentimentale di rancori e incomprensioni represse e in grado di toccare emozioni e sensazioni profonde. Gabriele Lavia, grande conoscitore di Bergman (ha già messo in scena Dopo la prova e Scene da un matrimonio), lo rimodella sulla presenza di una straordinaria e inimitabile protagonista della scena italiana, Anna Maria Guarnieri. “Il tema è sconvolgente: il rapporto tra madre e figlia racconta Lavia - Ingmar Bergman fa centro in quella strana combinazione di amore, odio, tensione, rivalità e sensi di colpa. Sono condannate a quella che Bergman chiama la “Solitudine Assoluta”, che forse è la maledizione comune della nostra epoca. L’epoca del Nichilismo compiuto”. Le due donne si ritrovano dopo sette anni di lontananza, cariche di aspettative ed entusiasmo, nel tentativo di recuperare un’intimità persa da tempo e mai più cercata. La speranza iniziale lascia presto spazio a rancori e incomprensioni represse e fino ad allora inconfessate che generano 36 ore - la durata del loro incontro - di feroce confronto che non servirà a ricomporre il loro rapporto.

Teatro Stabile dell’Umbria Fondazione Brunello Cucinelli di Ingmar Bergman con Valeria Milillo, Danilo Nigrelli, Silvia Salvatori scene Alessandro Camera regia Gabriele Lavia Pergola magazine 55


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ENRICO IV Franco Branciaroli 17 - 22 marzo

Teatro de Gli Incamminati CTB Teatro Stabile di Brescia di Luigi Pirandello con Melania Giglio, Giorgio Lanza, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli, Valentina Violo, Daniele Griggio e con (in o.a.) Sebastiano Bottari, Andrea Carabelli, Pier Paolo D’Alessandro, Mattia Sartoni scene e costumi Margherita Palli luci Gigi Saccomandi regia Franco Branciaroli

56 Pergola Magazine

La maschera, l’umorismo, l’identità tra forma e vita, la contraddittorietà tragicomica dell’esistenza umana. Franco Branciaroli continua la sua indagine sui grandi personaggi del teatro portando per la prima volta sulla scena Pirandello e l’Enrico IV. Considerato il capolavoro teatrale del Premio Nobel agrigentino insieme a Sei personaggi in cerca di autore, l’opera è uno studio sul significato della pazzia e sul tema, caro all’autore, del rapporto, complesso e inestricabile, tra personaggio e uomo, finzione e verità. Non a caso Pirandello non svela mai il vero nome del protagonista. Un nobile prende parte a una mascherata in costume nella quale impersona Enrico IV; alla messa in scena partecipano anche l’amata Matilde e il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV, che cadendo batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. Dopo dodici anni guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per sottrargli Matilde… “Il protagonista di Pirandello - afferma Branciaroli - non è pazzo, è un attore che interpreta lucidamente il ruolo del re, vittima dell’impossibilità di adeguarsi a una realtà che non gli si confà più. Nell’Enrico IV la tematica della maschera pirandelliana raggiunge la perfezione”.


la stagione teatrale

L’INGEGNER GADDA VA ALLA GUERRA

o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro Fabrizio Gifuni 24 - 29 marzo

Fabrizio Gifuni riprende per il Teatro della Pergola L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro, secondo capitolo di quella “antibiografia di una nazione” scritta da Gifuni e diretta da Giuseppe Bertolucci, lavoro pluripremiato di mirabile forza e rigore, splendida sintesi di immaginazione e rimandi storici. Dopo ‘Na specie de cadavere lunghissimo dedicato a Pasolini, che nella passata stagione ha ridisegnato la sala della Pergola, Gifuni continua il discorso guidato dalla lingua e dal pensiero di uno dei più grandi scrittori del ‘900, Carlo Emilio Gadda. Un monologo ritmico, incalzante, parola creativa e lucida, a tratti di comicità irresistibile, che guarda in volto lo spettatore e lo travolge. “L’ingegner Gadda va alla guerra si presenta al pubblico come un atto utile a chiunque, oggi, voglia provare a riannodare i fili di una tela in brandelli - scrive Gifuni - la tela di un Paese chiamato Italia”. I Diari di guerra e di prigionia - resoconto fedele della partecipazione di Gadda alla prima guerra mondiale - e l’esilarante Eros e Priapo, scritto-referto sulla psicopatologia erotica del ventennale flagello fascista, insieme all’Amleto di Shakespeare, sono vissuti in scena in un unicum d’interpretazione fisica: una perfetta padronanza dello spazio e una voce capace di amplificare il senso. Un viaggio che ci conduce fino al nostro presente, alla scoperta di un popolo mai cresciuto. E, in ultima analisi, di noi stessi.

Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti un’idea di Fabrizio Gifuni da Carlo Emilio Gadda e William Shakespeare disegno luci Cesare Accetta regia Giuseppe Bertolucci Pergola magazine 59


la stagione teatrale

IL TARTUFO Eros Pagni, Tullio Solenghi 7 - 17 aprile

Teatro Stabile di Genova di Molière versione italiana Valerio Magrelli con Marco Avogadro, Massimo Cagnina, Alberto Giusta, Barbara Moselli, Pier Luigi Pasino, Mariangeles Torres, Antonio Zavatteri, Gennaro Apicella, Elisabetta Mazzullo scena e costumi Catherine Rankl luci Sandro Sussi musiche Andrea Nicolini regia Marco Sciaccaluga

60 Pergola Magazine

Insostituibile testo tragicomico del repertorio teatrale di tutti i tempi, Il Tartufo è un classico ‘eterno’ capace di parlare a ogni generazione di interpreti e di spettatori, ora proposto nella nuova traduzione di Valerio Magrelli, con l’interpretazione dei ‘ragazzi irresistibili’ Eros Pagni (Orgon) e Tullio Solenghi (Tartufo) e la regia di Marco Sciaccaluga. Tartufo è un mendicante molto devoto che Orgon, un ricco nobile parigino, ha ospitato nella sua casa. Il suo affetto per Tartufo è tale che lo promette come sposo alla figlia Marianna, già fidanzata con Valerio. Tartufo, però, è segretamente innamorato della moglie di Orgon, Elmira, e a lei si dichiara. La donna, respingendolo, promette di non dire niente al marito a patto che Tartufo rifiuti di sposare Marianna… Nel divenire di scene caratterizzate da una travolgente comicità, Molière costruisce con implacabile determinazione un ‘giallo’ della coscienza, punteggiato da ‘delitti’ contro la logica e la dignità, destinato a risolversi in un sorprendente ‘lieto fine’. “Il Tartufo è strutturato a ‘suspense’ - spiega Sciaccaluga - il pubblico, come quasi tutti i personaggi, sa chi è l’assassino; ma, attraverso il comico, siamo tutti costretti a vivere nell’angoscia perché proprio colui che ha il potere in quella casa non se ne accorge, portando così la famiglia alla rovina. A Molière riesce l’impresa grandiosa di rendere comica e interessante la stupidità umana”. Una commedia travolgente che - come ricordava già Voltaire - fu giudicata a suo tempo opera scandalosa per essere poi ben presto interpretata come una lezione di morale.


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favola

C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più Filippo Timi 21 - 30 aprile

Uno degli spettacoli cult di Filippo Timi riallestito in esclusiva per il Teatro della Pergola. Accanto a lui sempre Lucia Mascino, a conferma del felice sodalizio artistico nato nel 2008, applauditissima la scorsa stagione nel ruolo di Donna Elvira ne Il Don Giovanni e protagonista della prima web serie, poi approdata in tv, Una mamma imperfetta di Roberto Cotroneo. Una casa confetto, in una cittadina qualunque della provincia americana anni Cinquanta, incornicia la ‘favola’ di due casalinghe, due amiche, che cinguettano una felicità tutta apparente. Una vita perfetta come in un film di Doris Day o in un melodramma di Douglas Sirk. Colori laccati, abiti femminili che roteano vaporosi: una Peyton Place qualsiasi. Mrs Fairytale e Mrs Emerald sono due donne, due amiche, due impeccabili mogli. Apparentemente perfette. “Nessuna favola è mai perfetta come sembra - precisa Timi - per quanto imbalsamata tu possa resistere dietro la bugia di un sorriso, la vita, carnosa, brutale, spietata, una notte magica di Natale busserà alla tua porta, e nulla sarà mai più come prima”. Favola è un grande gioco condotto con sapienza, ammicca al cinema e ha il ritmo del Carosello, è improvvisazione scenica e racconto di fantascienza, sullo sfondo delle note di Nat King Cole, dei jingle pubblicitari e delle carole natalizie. E come in ogni fiaba che si rispetti, dietro l’angolo si nasconde l’orco, segreti orribili che si svelano poco a poco … fino a un gran finale “del terzo tipo”.

Teatro Franco Parenti uno spettacolo di e con Filippo Timi con Lucia Mascino e Luca Pignagnoli Pergola magazine 63


la stagione teatrale

VITA DI GALILEO Gabriele Lavia 14 - 20 maggio

PRIMA NAZIONALE Fondazione Teatro della Pergola di Bertolt Brecht e con Massimiliano Aceti, Alessandro Baldinotti, Pietro Biondi, Rosy Bonfiglio, Gianni De Lellis, Michele Demaria, Giulia Gallone, Ludovica Apollonj Ghetti, Giovanna Guida, Lucia Lavia, Andrea Macaluso, Mauro Mandolini, Mario Pietramala, Carlo Sciaccaluga scene Alessandro Camera costumi Andrea Viotti musiche Giordano Corapi regia Gabriele Lavia

64 Pergola Magazine

Galileo si trova a Padova, dove insegna matematica presso l’Università. Qui inizia a compiere i suoi studi a sostegno della teoria copernicana, contro il sistema aristotelico. Insegna le sue scoperte a un giovane discepolo, Andrea Sarti, e impartisce lezioni private di matematica a Ludovico Marsili, giovane di ricca famiglia. Realizza un cannocchiale e individua nuove prove a favore della tesi copernicana… “Vita di Galileo è il capolavoro di Bertolt Brecht. La domanda che pone l’Autore è: che cos’è la vita? La risposta è: l’essenza (la possibilità) della verità è la libertà. La verità per l’uomo è la sola libera ricerca della verità. La notte dell’uomo libero è sempre chiara”. Gabriele Lavia


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CRONACA DI UN AMORE RUBATO Federica Di Martino 18 - 20 novembre

In occasione della ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’ Federica Di Martino interpreta il vibrante monologo civile che ha tratto dal racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore Rubato. Quattro liceali sequestrano una ragazzina di tredici anni dai capelli rossi e abusano di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante. Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in macchina e che la porterà al pronto soccorso. I balordi autori dello stupro sono al commissariato, anche loro vittime inconsapevoli e amorfe di una società tribale, perversa, che li protegge. “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti - spiega Federica Di Martino - ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Per questo affido tutte le parole a una sola donna, una ‘anima morta’ che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo lo stupro di gruppo”. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La trama la vorremmo inventata, irreale, mai accaduta e invece i fatti ci rammentano la sua schiacciante verità e autenticità.

Fondazione Teatro della Pergola di Dacia Maraini uno spettacolo di e con Federica Di Martino Pergola magazine 69


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AMERIKA

Giovanni Anzaldo, Ugo Maria Morosi, Carla Ferraro 20 - 25 gennaio

Gli Ipocriti in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola di Franz Kafka traduzione e adattamento Fausto Malcovati con Giovanni Serratore, Fulvio Barigelli, Matteo Mauriello musiche Alessandro Panatteri eseguite dal vivo da Alessandro Panatteri, Andy Bartolucci, Simone Salza scene Emanuele Luzzati riprese da Francesco Bottai costumi Lorenzo Cutuli movimenti coreografici Carla Ferraro regia Maurizio Scaparro

70 Pergola Magazine

Oggi più che mai Amerika di Kafka è di grande attualità: da anni America ed Europa si trovano a riflettere sulle proprie origini, sulla propria storia, sui propri malesseri. Per questo, Maurizio Scaparro ha deciso di riproporre lo spettacolo, nell’adattamento di Fausto Malcovati, in occasione del Semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea. Il progetto fa parte dei suoi impegni creativi sul tema de ‘L’Europa delle diversità’ che svilupperà in questa stagione tra l’Italia e la Francia. “In un’Europa dove flussi migratori sono sempre più massicci e spesso drammatici - annota Scaparro - ci troviamo, ormai da anni, a riflettere sulle nostre origini, sulle nostre storie, sulle nostre contraddizioni, ma fortunatamente anche sulla nostra dirompente vitalità”. Al ritmo della musica jazz di Scott Joplin, Amerika ripercorre la vicenda dell’emigrante Karl Rossmann, giovane ebreo europeo, inviato oltreoceano come un pacco postale per sfuggire a uno scandalo che lo vede coinvolto con una domestica. Deve raggiungere lo zio Jacob, un autentico “zio d’America” che deve trovargli un lavoro e una sistemazione. Ed è così che iniziano le tribolazioni del giovane uomocavallo (Ross -Man), della sua vita errante in cerca di un benessere (il sogno americano?) che sembra sempre a portata di mano ma che rimane inafferrabile. L’America infatti, ricca di incontri e scoperte, rivela già, nella visione fantastica e sorprendentemente profetica di Kafka, i sui mali, le sue contraddizioni di mondo ora buffo ora tragico.


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GLI INNAMORATI 27 gennaio - 1 febbraio

La paura di amare e di lasciarsi andare a sentimenti sinceri. Gli innamorati è un testo straordinariamente contemporaneo che intrappola il pubblico: si ride e ci si riconosce nelle dinamiche che Goldoni ha saputo orchestrare con acume e infinita umanità. Andrée Ruth Shammah riprende il suo percorso di ricerca sui classici e affronta di nuovo il drammaturgo veneziano, dopo La Locandiera e Sior Todero Brontolon, con uno spettacolo che è una ‘macchina inesorabile’, perfetta per la nuova compagnia del Teatro Franco Parenti, reduce dal successo travolgente de Il Don Giovanni di Filippo Timi. Eugenia Ridolfi, erede di una famiglia in rovina, frequenta da un anno il giovane e ricco Fulgenzio. I due ragazzi sono innamoratissimi l’uno dell’altra, ma la relazione è tormentata, a causa dell’impulsività di lui e, soprattutto, della gelosia di lei. La giovane coppia si divide spesso, ma altrettanto spesso ritorna assieme. “Dalla diatriba tra i due si scatena una tensione vibrante che attraversa tutti i personaggi protagonisti della storia - commenta Andrée Ruth Shammah - e fa sì che agli occhi del pubblico risultino così umani da essere vicini alla nostra sensibilità”. L’opera approfondisce quindi le sfumature psicologiche che ruotano intorno alle inquietudini dei giovani di ieri e di oggi. Una narrazione suggestiva, fresca e senza sovrastrutture, centrata sul sentimento unico e immortale dell’amore.

Teatro Franco Parenti di Carlo Goldoni con Marina Rocco e con Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti, Alberto Mancioppi, Silvia Giulia Mendola, Umberto Petranca, Andrea Soffiantini drammaturgia Vitaliano Trevisan scene e costumi Gian Maurizio Fercioni luci Gigi Saccomandi musiche Michele Tadini regista assistente Fabio Cherstich regia Andrée Ruth Shammah Pergola magazine 73


la stagione teatrale

7 MINUTI Ottavia Piccolo 3 - 8 marzo

ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione Teatro Stabile dell’Umbria Teatro Stabile del Veneto di Stefano Massini con Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Olga Rossi, Maiga Balkissa, Stefania Ugomari Di Blas, Cecilia Di Giuli, Eleonora Bolla, Vittoria Corallo, Arianna Ancarani, Stella Piccioni scene Gianluca Amodio costumi Lauretta Salvagnin light designer Marco Palmieri musiche originali Aldo e Pivio De Scalzi videografie Marco Schiavoni regia Alessandro Gassmann

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Alessandro Gassmann incontra Ottavia Piccolo e il ‘dramma proletario’ dolente e contemporaneo scritto da Stefano Massini. Ispirato a una storia vera, 7 minuti racconta della lotta di un gruppo di operaie tessili di Yssingeaux, nell’Alta Loira, in Francia. Il fatto risale al gennaio 2012 e ha riempito i giornali d’Oltralpe: undici donne si riuniscono per decidere se accettare la riduzione di 7 minuti nella pausa. “Su quella riunione ho costruito tutto - dice Massini - e con grande passione, perché mi sembrava straordinario ritrarre in scena il mosaico estremo di quel conclave tutto di donne, chiamate a votare ‘sì o no’ non solo alla propria sorte, ma anche a quella di chissà quante altre fabbriche nell’Europa della grande crisi”. Ottavia Piccolo rappresenta, tra questi undici caratteri, la possibilità di resistenza, il tentativo di far prevalere nel caos la logica, la giustizia, una sorta di ‘madre coraggio’ che tenta di indicare una via alternativa. “Il disegno registico si concentra sul tentativo di dare verità a queste anime - aggiunge Gassmann - descrivendone, in una scenografia iperrealista, tutte le diversità, emozioni, incomprensioni, tentando di amplificare le emozioni già presenti nel testo”. Calibrato sul serrato dibattito de La parola ai giurati di Reginald Rose, trasposto al cinema da Sidney Lumet, 7 minuti ha un linguaggio vero, asciutto, preciso nel descrivere i rapporti e i percorsi di vita di undici donne capaci di raccontarci una umanità che tenta disperatamente di reagire all’incertezza del futuro.


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IL VERO AMICO 7 - 12 aprile

Da bambino si aggirava incuriosito dietro le quinte quando suo padre Gabriele Lavia metteva in scena Il Vero Amico di Goldoni. Oggi Lorenzo Lavia debutta da regista e protagonista del bel testo del 1751 sul tema amore-amicizia, fra i meno noti e rappresentati del drammaturgo veneziano. Interpreti principali accanto a lui, Massimo De Francovich, di recente Egidio nel film vincitore del Premio Oscar La grande bellezza, Gianna Giachetti e Francesco Bonomo. Florindo, innamorato di Rosaura e da lei ricambiato, rinuncia al suo amore in nome dell’amicizia verso il fidanzato di lei, Lelio. La lealtà del sentimento di amicizia pare prevalere quindi sulla passione amorosa, anche se molte ombre si celano dietro le azioni e le scelte di ogni personaggio. La commedia appartiene al lotto delle sedici che l’autore fece pubblicamente scommessa di comporre nel giro di un anno. Nelle sue Memorie Goldoni dice che l’ispirazione gli venne fornita da un aneddoto storico, e ciò era da lui preferito, in accordo con il pubblico che lo vide rappresentato nel periodo di carnevale. “Perché portare in scena Il Vero Amico? Perché fa ridere, questa è la prima risposta e forse la più sensata che mi viene in mente - ha affermato Lorenzo Lavia. Ma ogni testo è un po’ come una matrioska: ogni bambola ne nasconde un’altra al suo interno e bisogna aprirla, per scoprire quella più piccola e misteriosa... Però alla fine lo scopo della messa in scena è far ridere e non è obbligatorio voler vedere per forza la bambola più piccola”.

Teatro e Società di Carlo Goldoni con Massimo De Francovich, Gianna Giachetti, Lorenzo Lavia, Francesco Bonomo e Federica Rosellini, Massimo Di Michele, Valentina Bartolo scene Matteo Soltanto costumi Alessandro Lai musiche Paolo Daniele regia Lorenzo Lavia Pergola magazine 77


informazioni

BIGLIETTERIA Orario di apertura: dal lunedì al sabato 9.30-18.30; domenica riposo. Tel. 055.0763333; biglietteria@teatrodellapergola.com ABBONAMENTI Completo ∙ 19 spettacoli a posto fisso Platea € 320.00 ∙ Posto palco € 250.00 ∙ Posto palco di III € 220.00 ∙ Galleria € 180.00 Pergola per 10 ∙ Due pacchetti predefiniti di 10 spettacoli ciascuno Platea € 230.00 ∙ Posto palco € 177.00 ∙ Galleria € 134.00 Pergola per 7 ∙ Tre pacchetti predefiniti di 7 spettacoli ciascuno Platea ∙ 169,00 ∙ Posto palco ∙ 135,00 ∙ Galleria € 98,00 SCEGLIPERGOLA x 10 ∙ Abbonamento a 10 spettacoli a scelta Platea € 236.00 ∙ Posto palco € 193.00 ∙ Galleria € 145.00

Chi è abbonato al Teatro della Pergola con soli 30 Euro in più potrà assistere a 4 degli spettacoli in cartellone al Teatro Goldoni

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SCEGLIPERGOLA x 5 Abbonamento a 5 spettacoli a scelta Platea € 135.00 ∙ Posto palco € 106.00 ∙ Galleria € 76.00 PERGOLA26 Speciale Giovani Carta a consumo per 6 spettacoli per i giovani nati dopo il 1°gennaio 1988


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Per 6 spettacoli € 60.00 ∙ Per 4 spettacoli € 40.00 AGGIUNGI GOLDONI Se sei un abbonato del Teatro della Pergola con soli € 30 in più potrai assistere a 4 degli spettacoli in cartellone al Teatro Goldoni: Cronaca di un amore rubato, Amerika, Gli innamorati, 7 minuti, Il Vero Amico. La formula a posto unico è sottoscrivibile al momento della stipula dell’abbonamento o in un secondo momento, esibendo presso la cassa del Teatro della Pergola il proprio abbonamento. CONDIZIONI GENERALI DI ABBONAMENTO valide per tutte le formule L’abbonamento è valido esclusivamente per le recite degli spettacoli precisati sui tagliandi, il mancato utilizzo in tali recite non determina né rimborsi, né validità per recite diverse. Il rimborso della quota proporzionale è dovuto nel caso in cui il numero di spettacoli rappresentati risulti inferiore a quello previsto dall’abbonamento. Nel caso di allestimenti scenici o esigenze particolari di spettacolo che comportino la cancellazione di posti, il Teatro si riserva la facoltà di cambiare la recita di validità dell’abbonamento o il posto dell’abbonato. A seconda della disponibilità del Teatro, gli abbonati possono richiedere lo spostamento pagando una quota di 2 euro per la formula Completo, di 3 euro per le formule Pergola per 10 e per 7. Anche per le formule Sceglipergola è consentito un cambio data che costerà 8 euro per la platea, 6 euro per i palchi e 4 euro per la galleria. La richiesta di spostamento deve essere effettuata entro il giorno (fra quelli lavorativi per il Teatro) precedente la data della recita cui si riferisce solo tramite posta elettronica o recandosi in biglietteria con il tagliando di abbonamento e il biglietto da sostituire. Non possono in nessun caso essere accettate richieste di spostamento riferite a recite la cui data di validità sia già trascorsa. Al Teatro non è consentito il rilascio di duplicati di abbonamento o tessera Pergola26. In caso di smarrimento o furto il titolare dell’abbonamento per l’ingresso a teatro dovrà esibire alla cassa regolare denuncia redatta dagli uffici di competenza.


informazioni

BIGLIETTI Teatro della Pergola Interi Platea € 32,00 ∙ Posto palco € 24,00 ∙ Galleria € 16,00 Ridotti OVER 60 Platea € 28,00 ∙ Posto palco € 20,00 ∙ Galleria € 14,00 Ridotti UNDER 26 Platea € 20,00 ∙ Posto palco € 16,00 ∙ Galleria € 12,00 Ridotti soci Unicoop Firenze Platea € 25,00 ∙ Posto palco € 18,00 ∙ Galleria € 13,00 Teatro Goldoni Interi Platea € 15.00 – palchi € 12.00 Ridotti Platea € 12.00 – palchi € 10.00 Riduzioni: Over60, Under26, abbonati Pergola, Pergola Card, soci Unicoop Firenze I biglietti sono validi solo ed esclusivamente per la recita cui si riferiscono e non possono essere in alcun caso convalidati per recite diverse. I posti con visibilità limitata sono segnalati allo spettatore al momento dell’acquisto. Lo spettatore è tenuto a informarsi sulla visibilità dei posti e sull’esattezza della data dello spettacolo, poiché dopo l’emissione del biglietto non saranno accettati reclami, né effettuati rimborsi o spostamenti ad altra data. Le riduzioni Over 60 e Under 26 sono valide tutti i giorni esclusa la domenica, la riduzione per i soci Unicoop Firenze è valida il martedì e il mercoledì a presentazione della tessera in biglietteria (due ridotti per tessera). Coloro che raggiungono il Teatro della Pergola in automobile possono utilizzare il parcheggio in viale Bernardo Segni (gratuito dopo le 20). Qui è attivo un servizio navetta gratuito che effettua corse fino alle 21 e dopo lo spettacolo fino ad esaurimento passeggeri 80 Pergola Magazine

PERGOLA CARD Una card prepagata con la quale poter godere di particolari condizioni durante le attività della stagione. Ulteriori informazioni saranno reperibili sul sito www.teatrodellapergola.com BIGLIETTERIA Orario di apertura: dal lunedì al sabato 9.30-18.30; domenica riposo. tel. 055.0763333; biglietteria@teatrodellapergola.com I biglietti possono essere acquistati in tutti i punti vendita del Circuito Regionale Box Office.


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Biglietti e abbonamenti possono inoltre essere comodamente acquistati senza code, traffico o attese, da casa o dall’ufficio con un semplice clic attraverso il sito internet del teatro www.teatrodellapergola.com o di Boxoffice Toscana www.boxol.it/TeatroDellaPergola oppure telefonando allo 055.0763333 e pagando con carta di credito. CAFFÈ DEL TEATRO Aperto dal martedì alla domenica dalle 10,00 a tarda sera, il Caffè della Pergola accoglie il pubblico del teatro nella sua morbida ed accogliente atmosfera. Grazie alla cura di Guido Guidi, tutte le sere di spettacolo, dalle 19,00 in poi, sarà possibile cenare a buffet. PARCHEGGIO + NAVETTA Se il Teatro è in via della Pergola, il parcheggio è nel viale Segni. Non c’è bisogno di lunghe ricerche e di esporsi al rischio di una contravvenzione: basta lasciare la propria autovettura dopo le 20,00 nell’apposito spazio del Viale Bernardo Segni (zona piazza Beccaria/ Viale Mazzini) e da lì utilizzare la nostra navetta che effettua corse fino alle 21,00 e dopo lo spettacolo fino ad esaurimento dei passeggeri. Disponibile dal martedì al sabato per gli spettacoli della stagione di prosa in abbonamento. LIBRERIA DEI LETTORI La Libreria dei Lettori propone, oltre a una ricca scelta di testi teatrali, un’accurata selezione di buoni libri: romanzi, saggistica, libri per ragazzi, ecc. Organizza inoltre incontri e iniziative per grandi e piccini, in collaborazione con il Teatro della Pergola. La Libreria dei Lettori è in via della Pergola 12, aperta dal martedì al sabato dalle 11 alle 21 e la domenica dalle 15 alle 21, e nel foyer del teatro durante gli spettacoli. TEATRO DELLA PERGOLA Via della Pergola 12/32 - 50121 Firenze Centralino 055 22641 - Biglietteria 055 0763333 pubblico@teatrodellapergola.com www.teatrodellapergola.com

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guida

Dopo il TEATRO Piazza del vino Atmosfera newyorkese, grande attenzione per i vini (oltre 200 etichette in carta). La cucina spazia dal Nord al Sud Italia, tra i cult: maialino da latte sardo, i pici al ragù di anatra, coccoli con prosciutto e stracchino. Per il dopoteatro bene prenotare. Via della Torretta, 18r, tel. 055 671404

Osteria del caffè italiano Nel trecentesco Palazzo Salviati, si può cenare fino a tardi, ma bisogna prenotare. Ricette semplici e ingredienti di prima qualità. Bistecca alla Fiorentina, ma anche pizza (uno dei must del locale) e lo spazio Sud dedicato ai tipici prodotti meridionali. Via Isola delle Stinche, 11/13r, tel. 055 289080

Il barretto

Acqua al 2

Cucina aperta fino a tardi, ma è sempre meglio avvertire prima. Piatti della tradizione toscana, anche a base di pesce, rivisitati in chiave raffinata. Un must del locale: gli spaghettini alle arselle. Via del Parione, 50r, tel. 055 294122

Indirizzo storico del dopoteatro a Firenze. Si viene per i primi (serviti anche con la famosa formula degli assagi, fino a 5) e per la tagliata servita in molto modi. Ma sono ottime anche le maxiinsalate, i formaggi e i dolci. Vi consigliamo di prenotare prima. Informale, tranquillo e molto internazionale. Via della Vigna Vecchia 40r, ph. 055 284170

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